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Sintesi

IL MONDO E DIO
- E ci sono tre interrogativi di fondo:
- La domanda dell’assoluto: anche nel contesto ateo c’è sempre un assoluto, l’uomo che decide,
legifera.
- La capacità dell’uomo di trasformare il mondo: l’uomo è capace di trasformare le cose del
mondo fino a creare nuove culture. La sua capacità di creare, di pensare, ecc. lo porta a intuire
un assoluto.
- Le scienze umane in continuo dinamismo, che portano l’uomo alla domanda: il mondo ha
un’esistenza casuale oppure è stato creato da Qualcuno? Il mondo è una serie di coincidenze
oppure è stato ordinato da Qualcuno che è al di fuori del mondo? Queste domande si
scontrano con il pensiero razionalistico, che si limita a quello che è calcolabile.
 Si vedi nella sacra scrittura e anche nella rivelazione.
 Cioè una domanda che soltanto uomo si fa domandarsi per quello che lui vede.
 Guardandosi ce l’abbiamo tanti motivi: filosofico, culturale, e scientifico
 La domanda perche ce il mondo, cose il mondo? Ce sono tante pensieri che puo respondire
nelle domandi: sia filosofica- naturalismo e culturale.

LA CREAZIONE NELLA SCRITTURA


Il primo elemento di fondo è la coscienza storica di Israele; poi le tre certezze di Israele.
Coscienza storica di Israele
La Rivelazione ha una dimensione storica. Dio interviene nel tempo per la salvezza dell’uomo. Il
punto di partenza per il concetto di Dio è il suo manifestarsi nella storia. Jahwe è il Dio dell’alleanza,
e Israele è il popolo che esiste in vista di questo patto.
Essere popolo per Israele è prendere coscienza di fare parte di un cosmo creato da Dio e un popolo
scelto mediante un’alleanza.
Tre certezze
1) Essere il popolo creato per la stipulazione dell’esistenza: messo a esistenza per un fine
preciso.
2) Avere ricevuto la missione particolare tra le genti: far conoscere Dio a tutti i popoli.
3) Anche l’umanità e il mondo sono creature di Dio e esistono in vista dell’alleanza.

AT
- Sintesi del racconto: la clemenza di Dio verso l'uomo - nonostante la sua colpa - e
l 'abbandono del proposito di distruzione, mentre in altri testi di questo periodo abbiamo la
lode a Dio (A m 4,13 e 5,8) oppure lamenti sulla dimenticanza di Israele verso Dio ( Os 8,
14).
Un grande inno di lode è il Salmo 24: ‘Il Signore è la terra quanto contieni...’
- Sintesi globale del'AT: PRE-ESILIO = interesse antropologico (preminenza della
relazionalità nel bene e nel male)/ ESILIO = atteggiamento di fiducia verso il Dio Creatore l
POST-ESILIO = gioia della contemplazione della Creazione che segna la vicinanza di Dio. In
ogni tempo, sebbene in modo diversificato, viene ribadito il legame Dio-mondo-uomo.

SINTESI: Nella letteratura pre-esilica troviamo l’uomo in relazione con Dio e con il cosmo.
Durante l’esilio troviamo una fiducia in Dio creatore di tutto il mondo. Nel post-esilio (spazio di
sei secoli) prevale la gioia della contemplazione della natura e della vita umana. La natura è il
mezzo per avvicinarci da Dio, anche se di lui non si può dire tutto.
Il nesso di tutto l’AT è l’Alleanza. In questo senso la creazione è la prima forma di Alleanza
(anche se la prima Alleanza vera e propria è quella con Abramo). L’uomo è creato come
l’interlocutore di Dio per l’Alleanza.
NUOVO TESTAMENTO
 Nel discorso di Pietro in Atti degli Apostoli (c. 2 in poi) viene proclamata la singolarità di
Cristo nei confronti dei tempi messianici. Gesù inaugura i tempi messianici, quindi ogni
evento passa per lui. In secondo luogo, la risurrezione di Cristo lo rende Signore degli uomini

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e delle cose. Il terzo elemento è il fatto che ascendendo in cielo Cristo condivide la potenza
del Padre in pieno, e viene costituito giudice e signore della vita. Due conclusione che
servono di cornice a quanto fa Gesù nel vangelo: il mondo sussiste in vista di Cristo e grazia
alla sua presenza e la sua opera; Gesù mostra che la storia si dirige verso di lui.
 Il rapporto di Gesù con la creazione:
a) Il primo aspetto è l’attenzione di Gesù per la creazione. Le parabole dimostrano
l’osservazione di Gesù sulla natura.
b) Il secondo aspetto è la sollecitudine per la sua creazione che Gesù sottolinea in Dio: Egli
fa piovere su giusti e malvagi. Per questo Gesù invita i suoi discepoli a non affannarsi per
il mondo materiale, ma per il regno di Dio; e sottolinea che Dio ha misericordia per tutti.
c) Favore di Gesù per i poveri e peccatori: è un novum di Gesù rispetto alla società del suo
tempo. È il fattore critico attraverso il quale vedere il mondo. La nuova visione del modo
appare quindi nel testo delle beatitudini (Mt 5,1-12 Lc 6,20-23). Gesù si avvicina a tutte
le forme di povertà: materiale, malattia, peccato. Il perdono mostra la misericordia di Dio
per i poveri, e lo manifesta in modo grande in Lc 15 (figlio “prodigo”).
d) Dimensione salvifica in cui è emersa la creazione: questa dimensione salvifica porta
anche una dimensione erica: se Cristo ha portato il regno e il regno è già presente in
qualche modo nella creazione, coloro che sono stati chiamati da Cristo devono portare la
pace. Essere per l’alleanza nell’AT significa essere per il Regno nel NT. Questo comporta
dei sacrifici, non in sé stessi, ma in vista del Regno.
e) Ripristino dell’ordine buono della creazione: Gesù ridà alla creazione lo splendore che
Dio vuole donare. Questo si manifesta nelle guarigioni lette alla luce del mistero
pasquale. Non riguarda solo lo spazio, ma anche il tempo. Il sabato è il riposo dell’uomo
per lodare Dio per il dono della creazione. Però non è qualcosa di legalizzato, ma
manifesta il beneplacito di Dio per l’umanità.
 Nei sinottici, al centro della manifestazione di Gesù troviamo il regno di Dio. che diventa
effettivo quando gli uomini vivono nella giustizia e nell’amore. Un Dio che non è lontano,
ma prende cura dell’uomo. Così si compie il carattere universalistico dell’AT.
 Paolo, il grande “convertito” del NT, vede Cristo come centro del cosmo. Paolo considera il
posto di Cristo e dell’uomo nella creazione. L’uomo vive in uno stato deficitario, sperimenta
la sofferenza. Tuttavia Paolo invita ad un’attesa della redenzione universale. Paolo è
particolarmente toccato dalla sua esperienza a Damasco, e questo traspare nella sua
cristologia: se Cristo ha salvato lui che era persecutore, allora vuol dire che la redenzione è
veramente vicina. Cristo nel mondo inizia una nuova creazione, i tempi nuovi (Galati e
Efesini). La nuova creazione significa deporre l’uomo vecchio (Efesini) e vivere come uomini
nuovi, riconciliati. Poi il discorso di Paolo si restringe sull’uomo. In 1 Cor considera il Nuovo
Adamo, primizia di coloro che sono morti. Il parallelismo Cristo-Adamo non serve per
mostrare la miseria di Adamo, ma la potenza redentrice di Cristo.

compendiare tutto in Cristo


Ricapitolazione Cosmo
(vicende di Cristo) rifondare/restaurare Uomo

Riconciliazione Dio
Mediazione Uomo
(servizio e amore) Cielo
Rapacificare Terra
 Letteratura giovanea: per Gv il mondo in Gv assume diversi significati:
- il creato
- opposizione a Cristo
- il tempo futuro
Gesù è presentato in tre dimensioni:
- Dimensione della creazione: luce della vita
- Dimensione escatologico-etica:
- Dimensione protologico-cosmica: implicita nel resoconto del Battesimo di Gesù

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Il Prologo del vangelo rispecchia la sapienza dell’AT, soprattutto nel partecipare attivamente nella
creazione. Gesù riceve un ruolo di mediazione nella creazione del mondo. viene sottolineata la
preesistenza di Cristo. accanto a questa relazione tre Gesù e la sapienza, Gv aggiunge ancora la luce e
la vita, che sono aspetti della sublimità di Dio. Verità e assolutezza della subordinazione del mondo a
Cristo. Negare a Cristo implica rifiutare l’incontro con la parola creatrice. Ultimo aspetto: nel
Battesimo di Gesù viene lo Spirito e posa su di lui, revocando il mondo uscito dalle acque nella
creazione: Cristo è la nuova creazione.
L’apocalisse presenta Gesù in relazione al cosmo, tanto nella dimensione protologica quanto
escatologica: Gesù il primo e l’ultimo, l’alfa ed omega (21,1-6). Cristo allora è principio dinamico di
tutta la creazione, tiene in mano il destino del mondo (cap. 4).
LA DOTTRINA DELLA CREAZIONE
Dividiamo questa sessione in tre capitoli:
1) Storia della dottrina della creazione
2) Creazione a partire dal Dio creatore
3) Situazione del mondo creato
Possiamo allora dividere la storia della riflessione sulla creazione in 4 periodi:
 Patristica - Un pensiero fortemente impregnata di Sacra Scrittura, all’Alleanza, che afferma la
centralità cosmica di Cristo. Molti autori vedono nel Cristo Uomo è possibile leggere la
grandezza dell’uomo creato nella Gn.
- Due autori hanno sviluppato questi aspetti in Occidente (Giustino e Ireneo) e due in
Oriente (Atanasio e Cirillo di Alessandria).
a) Giustino anticipa Agostino e identifica il Logos con Cristo, un Logos presente in tutti gli
uomini (cfr. Seconda Apologia). È il primo ad aprire la strada a un’interpretazione particolare
del “facciamo l’uomo alla nostra somiglianza (cfr. Dialogo con Trifone). Così anticipa
Agostino, che vede nell’uomo una traccia della SS: Trinità.
b) Ireneo prosegue con l’insegnamento di S. Paolo. Nel 3° libro dell’Adversus haereses
approfondisce l’immagine e somiglianza dell’uomo con Dio, ovvero, con il Nuovo Adamo.
c) Tre aspetti da sottolineare nella Patristica:
1. Graduale processo di inculturazione della fede
2. Il formarsi dell’eresia ariana
3. La persona e la teologia di Agostino
 Medioevale - Il Medioevo è caratterizzato da un tentativo di conciliazione tra ragione e fede.
- Si arriva alla formulazione dogmatica della creazione Concilio Lateranense IV (1215)
contro i catari. Per il Lateranense, la creazione viene dalla Trinità: il Padre genera, il
Figlio nasce, lo Spirito Santo procede. Riappare qui il termine “consustanziale” di Nicea.
La creazione appare come fondamentalmente buona, il male appare poi a partire dalla
libertà dell’uomo.
- In questo modo, il sovrannaturale per tomaso cioe per rendire appunto forza di vedire Dio,
ha due significati: porta l’uomo a Dio; è dono di Dio. Nel desiderio di vedere Dio si
colloca la potenza obbedenziale. Gesù è il livello più alto di questa obbedienza, perché ha
in sé l’unione delle due nature.
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 Moderna – Il Vaticano II accentua la centralità cosmica di Cristo e vede nella grazia di Dio la
chiave per capire la natura, invece che gli argomenti filosofici. Al centro la Rivelazione, non
la filosofia. La filosofia del Vaticano II è soprattutto la fenomenologia e l’esistenzialismo,
soprattutto nella GS, che non è un trattato di antropologia, ma ne dà diversi spunti (cfr. GS 22,
38 e 45). La centralità cosmica di Cristo, applicata ad altri aspetti, appare per esempio
nell’AG 3 e NA 1. La GS 12 sottolinea inoltre la centralità dell’uomo creato all’immagine di
Dio.
- Si intravede una fiducia nel progresso e nella capacità dell’uomo, che produce beni
culturali e tecnologici (GS 39). Lo stesso numero proclama l’autonomia della realtà
creata, autonomia che non significa conflitto, ma dipende delle leggi naturali che reggono
la creatura. Un altro aspetto della GS è la dimensione familiare e sociale (nn. 47-51).

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 contemporanea post-conciliare - La Redemptor hominis di Gv Paolo II (1979), di
impostazione molto fenomenologica e morale, appare come un prolungamento della GS 22.
Parte della centralità di Cristo, il Dio della creazione è il Dio della Rivelazione. In Cristo
l’uomo realizza la coscienza della propria dignità. Al n. 14 l’uomo rivestito di Cristo diventa
la strada della Chiesa dove passa l’umanità. Ai nn. 15 e 16 presenta il meccanismi del
progresso indiscriminato che minacciano l’integrità dell’uomo. Applica qui le categorie di
Gabriel Marcerl, il quale in opposizione alla matematica cartesiana aveva impostato il
discorso sul mistero. Riabilita il primato del vivere sopra il pensare.

Il Dio creatore
L’azione di Dio è contraddistinta da quattro elementi: fedeltà, libertà, creazione dal nulla, dimensione
trinitaria.
 Fidelta - La fedeltà di Dio alla sua creazione viene dal fatto che Dio non solo crea, ma una
volta creato il mondo, mantiene una sollecitudine verso quello che è creato.
 Liberta - Accanto alla Provvidenza si colloca il discorso della libertà di Dio, cioè, l’apertura-
disponibilità di Dio, che in fondo significa amore, servizio. Dio non crea il mondo per
vantaggio personale, ma in modo disinteressato e per manifestarsi. La creazione non è
arbitrarietà e casualità, ma occasione per la manifestazione dell’amore di Dio.
 Creazione dal nulla - Creatio ex nihilo sui – Creazione dal nulla da sé: Dio crea dal nulla, non
da sé, e rimane lo stesso anche dopo che ha creato.
Nella Scrittura troviamo la fondamentazione:
- 2 Mac 7,28 → la madre esorta il figlio: «contempla il cielo e la terra, osserva
quanto vi è in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è anche
l’origine del genere umano»
- Gv 1,3 (Prologo) → «tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato
fatto di ciò che esiste»
- Rm 4,17 → Paolo rilegge Abramo: «[Dio] dà vita ai morti e chiama all’esistenza
le cose che non esistono»
- Is 34,11; 41,29; Gb 26,7 → testi indiretti in cui si parla del vuoto attorno a Dio,
espressione del monoteismo: «tohu na bohu»
La dottrina del ex nulla significa che Dio opera senza condizionamenti, in completa libertà e
amore.
 Dimensione trinitaria - Il mondo è posto in essere da Dio, e Dio è il principio centrale e unico
di tutta la creazione. La particolarità della fede cristiana per quanto riguarda la creazione è
l’idea della creazione trinitaria.
- Attraverso la creazione Dio si comunica in modo trinitario. Il mistero del Dio che crea
(immanente) e si comunica (economico) lascia nella creazione le sue orme (cfr.
Bonaventura, Commento sulla creazione).
Creazione come manifestazioni di Dio
Due dimensione:
1. Creazione come Rivelazione
2. Creazione come un potenziale
La gloria di Dio appartiene alla sua attività creatrice, è il punto terminale della creazione. Ecco quello
che dice Vaticano I e II:
- Dei Filius: Se qualcuno dice che Dio ha creato il mondo per necessità e non per la stessa
gloria di Dio sia anatema (cfr. DH 30,25).
- Ad gentes, 2: Dio crea liberamente e gratuitamente, effonde con liberalità la divina bontà.
- Lumen Gentium: Dio Padre ha creato l’universo ed ha invitato l’uomo alla partecipazione
della sua vita divina. Quando l’uomo cadde, non lo abbandonò, ma enviò il suo Figlio per
far dell’uomo partecipe della sua gloria.

DIMENSIONE CRISTOLOGICA DELLA CREAZIONE

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 Si tratta di ampliare il discorso del rapporto tra creazione e alleanza, che è il punto nodale
della antropologia teologica, che si condensa in Cristo, massima immagine e somiglianza con
Dio.
 L’alleanza è la ragione ultima della creazione. Vi è un forte legame tra questi due punti: la
creazione è il mondo esterno dell’alleanza, che è il mondo interno della creazione. E tutte e
due, alleanza e creazione, si poggiano sull’onnipotenza di Dio.
 Qual è il legame tra Cristo e la creazione? Il messaggio del NT è l’universalità di Cristo come
il Mediatore tra Dio e l’uomo. Dio è Creatore e Padre del Signore Gesù Cristo, attraverso il
quale ha fatto tutto ciò che esiste.
 Ritorna qui il concetto di pienezza. Non si tratta di una realtà quantitativa, ma salvifica o
soteriologica. Parlare di pienezza della Rivelazione in Cristo è esprimere la complessità delle
opere di Dio manifestate in Cristo. Il verbo incarnato esprime tutto il cosmo nel quale l’uomo
è collocato nell’apice. In Cristo possiamo contemplare l’uomo perfetto. È la pienezza tanto il
forza della sua persona divina, ma anche in forza della sua perfetta umanità. Per questo è il
Mediatore.
 Qui entra il tema proprio dell’antropologia cristiana: la grazia. Anche se l’uomo all’inizio ha
detto un “no” a Dio, quel “no” non era assoluto, ma rientra nel disegno di salvezza di Dio. per
cui il cristiano non dovrebbe essere pessimista di fronte al peccato, alla sofferenza e al male,
perché anche Cristo ha affrontato il peccato, la sofferenza e il male, ma per mezzo di questi
“difetti” ha redento il mondo.
o Divinità dell’uomo guardata attraverso la persona di Cristo: in Cristo l’uomo
riconosce la propria personalità e dignità. All’essere in Cristo deve seguire un agire
(aspetto etico): agire in funzione e sulla base del mistero di Cristo.
o Cristo è la chiave interpretativa più alta dell’uomo, per cui la antropologia appare
come una cristologia applicata, e rifiutare Cristo è rifiutare il senso più nobile
dell’uomo.

LA SACRA SCRITTURA: STRUTTURA DELL’UOMO CREATO AD IMMAGINE DI DIO


La Bibbia, infatti, insegna che l'uomo è stato creato «ad immagine di Dio» capace di conoscere e di
amare il suo Creatore, e che fu costituito da lui sopra tutte le creature terrene quale signore di esse, per
governarle e servirsene a gloria di Dio».
Vediamo ora il concetto di uomo quale creato ad immagine/somiglianza di Dio:
- Antico Testamento: non sono molti i testi che nel!' AT parlano in modo esplicito dell'uomo come
immagine di Dio: alcuni- come Gn 1,26-27 - si situano all'interno della teologia della Creazione; altri
-come Sap 2,23- fanno parte di una riflessione sapienziale.
Il testo chiave resta Gn 1,'~6-2 7 dove abbiamo:

IMMAGINE (selem) rappresentazione, copia, statua; rassomiglianza somatica con Dio. Indica l'uomo
nella totalità di materia e spirito, simulacro di Dio (dalla parola Salam usato dai Settanta per indicare
le statue e gli idoli).

SOMIGLIANZA (demut) corrispondenza tra la copia e l'originale. [( significato è più formale, ma


non meno importante ! Il «come» esprime tale rapporto.
Importante e costitutivo dell'antropologia veterotestamentaria è che l'uomo è creato A
IMMAGINE, non è semplice immagine. Ciò differenzia l'uomo dal complesso dei miti del vicino
Oriente (es. l'Egitto che vedeva nel re una divinità). Per la Bibbia, invece, l'uomo è senz'altro dalla
patte di Dio riproducendone una qualche caratteristica, ma mantiene la sua autonomia creatura/e.
Autonomia dell'uomo e di Dio significano senz'altro diversità, ma non incomunicabilità!

Per Gn 1,26 si tratta non tanto di definire l'essenza di immagine, quanto il compito, la missione
ricevuta da Dio. Essere creato ad immagine di Dio significa essere rappresentante di Dio sulla terra,
una rappresentanza che è legittimata proprio dalla somiglianza sancita dalla razionalità (ma anche
potere di conoscenza come appare in Gn 3,22: "come uno di noi che conosce bene e male") propria

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dell'uomo che lo rende diverso dagli altri esseri sulla terra. Dominando sulla Creazione (orientato però
ad una conservazione di essa= dono) e partecipando all'attività creatrice di Dio con la procreazione,
gli uomini attuano il loro essere immagine di Dio.

 Se l’uomo è creato a immagine di Dio, Cristo è l’immagine di Dio. L’uomo può essere
immagine di Dio solo se rimane in Cristo. Livelli di discussione nelle lettere di Paolo:
1) Cristo è immagine di Dio diversa di quella degli uomini (Col 1,15); l’uomo può divenire
immagine di Dio in quanto figlio adottivo di Dio, ma solo in Cristo.
2) Salvezza: Cristo è principio dinamico di salvezza; grazia a lui possiamo compiere il
passaggio dal peccato alla riconciliazione; con il Battesimo possiamo divenire nuove
creature.
3) Livello etico o del comportamento: ogni uomo collocato da Dio nella situazione di figlio è
chiamato a mantenere questa conformità nell’esercizio delle virtù, che lo fanno cambiare
interiormente. L’uomo diventa immagine di Cristo se vive nella giustizia e nella pace.
4) Compimento: il divenire immagine di Dio conforme a Cristo è un processo che dura tutta
la vita; in questo processo svolge un ruolo fondamentale la fede.
Ad ogni modo, il NT compie una cent..alizzazione sul mistero e sulla persona di CRISTO =
UOMO NUOVO e PERFETTA IMMAGINE DI DIO. Operando questo salutare e logico
spostamento, su Cristo viene modellato l'ideale di uomo per il cristiano. L'uomo è immagine di
Dio solo in quanto è in Cristo.
Possiamo individuare 4 livelli presenti in S. Paolo relativi all'uomo legato al mistero di Cristo:
l) Livello cristologico: Cristo è la vera immagine di Dio diversa però da quella propria
dell'uomo. GESÙ è IMMAGfNE DI DIO in quanto FIGLIO DEL
PADRE e DA LUI GENERATO (Col 1,15), mentre l'uomo è a
immagine perché creato e figlio adottivo del Padre in Cristo (Gal 4,5).
Centrale è GS 22 ripreso dal Catechismo al n. 359
2) Livello soteriologico: Cristo - specie in Rom e Col - è il principio dinamico di salvezza.
Grazie a Lui è possibile compiere il passaggio dal peccato alla
riconciliazione (Col 1,20). Il Battesimo, in tal senso, permette di
divenire una nuova creatura che oltrepassa Io stato del primo Adamo
(cf., nel loro insieme, Rm 5, 17 e 6, 4).
ogni uomo venendo collocato da Dio nella situazione di figlio in
3) Livello etico: Cristo, deve (è eh i amato a ... ) mantenere tale coriformità a Cristo,
mediante l 'esercizio delle virtù che lo fanno interiormente cambiare.
L'uomo diviene nuovo se- a immagine di Cristo- vive nella giustizia
e nella pace (cf. Rm 6, 13.19 e 7, 4-6), ma anche se lavora per la
salvezza pur in mezzo a difficoltà (cf. Fil2,12ss).

L’UOMO COME ESSERE SOCIALE NELLA CREAZIONE

Struttura dell’uomo
 Alcune caratteristiche raggruppate, che girano intorno alla relazionalità: l’uomo è
essenzialmente relazione. Parlare di relazione è parlare di persona. Sul piano metafisico,
persona indica l’individualità e la dignità dell’uomo. Sul piano esistenziale, indica l’individuo
capace di realizzarsi nella comunità.
 Nel racconto biblico la relazionalità appare nel’uso del plurale del dialogo di Dio: «facciamo
l’uomo a nostra immagine e somiglianza». Alla creazione del maschio segue la creazione
della donna: relazionalità. All’uomo è dato il cosmo: rapporto con il mondo. L’uomo è
abilitato sin dall’origine alla relazione con Dio, con il prossimo e con il cosmo:
o Relazione con Dio: è la base di tutta la relazionalità; Dio agisce ed opera il bene
o Relazione con il cosmo: nell’ottica del dominio, inteso come conservazione e
salvaguardia

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o Relazione tra gli uomini: relazione di orientamento; nello specifico uomo-donna la
relazione è di reciprocità (Mulieris dignitatem, nn. 6-8).
Rapporto uomo-donna
 Il discorso sul rapporto interumano permette all’individuo di fare esperienza come persona.
Alla base di questa relazionalità troviamo la differenziazione di sesso: struttura dialogale,
prima forma di socialità.
 L’uomo nasce ed è inserito in mondo di relazioni. La relazionalità umana si fonda sulla
relazione trinitaria di Dio (GS 24). La realizzazione dell’uomo non si trova solo nel
profondo di sé stesso, ma soprattutto nel suo uscire da sé stesso verso l’altro e verso Dio, nella
sua apertura. La persona si realizza in quanto si dona.
Rapporto singolo e totalità
 L’uomo creato all’immagine di Dio è un essere unitario, pluridimensionale e aperto alla
comunione. Alla base della sua strutturazione abbiamo la creazione che forma l’uomo
portatore di corpo, anima e spirito. Questa triplice composizione impedisce il riduzionismo
duale anima-corpo.
o Spirito indica sostanzialmente un rapporto con Dio
o Anima è la soggettività aperta e relazionale (l’intelligenza)
o Corpo rappresenta la relazione immediata con i simili e con la natura.
Lo spirito
 Lo spirito è l’energia o forza salvifica di Dio della quale l’uomo partecipa e mediante la
quale l’uomo è aperto a Dio. È la dimensione della trascendenza. È la dipendenza dell’intero
uomo da Dio. Nel CCC 367 si afferma che lo spirito è quello che ci mette in comunione con
Dio. Anche qui viene richiamata la relazionalità.
Immagine cristica dell’uomo (Gaudium et spes, n. 22)
 Un numero che unisce antropologia e cosmologia con la cristologia ed è posto in una
posizione particolare all’interno del documento: al n. 12 l’uomo a immagine di Dio; al n. 22
Cristo uomo nuovo; al n. 32 la solidarietà resa possibile da Cristo che condivide il quotidiano
dell’uomo. Il n. 22 allora svolge una funzione di ponte tra i due argomenti: immagine di Dio e
solidarietà umana, unite nella persona di Cristo. Ancora il n. 24 è importante perché considera
la comunità umana sotto in segno della Trinità. Vediamo paragrafo per paragrafo del n. 22:
a) Trova vera luce: solo nel Cristo l’uomo trova vera luce, perché Adamo era solo figura
dell’uomo che doveva venire. Cristo è il mediatore tra Dio e l’uomo, rivela non solo chi è
Dio, ma chi è l’uomo. Tutte le verità dell’uomo trovano in Cristo il vertice, il
perfezionamento massimo dell’umanità. La corporeità di Cristo è quella dell’umanità, che ci
porta alla comunione trinitaria.
b) La natura umana non viene annientata nell’incarnazione, ma innalzata. Con l’incarnazione,
Dio si è unito ad ogni uomo. Infatti, l’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio, mentre
Cristo è l’immagine di Dio.
c) Con il suo mistero pasquale, Cristo ci ha meritato la salvezza, perché in lui Dio ci ha
riconciliato con sé stesso. In Cristo vita e morte ricevono nuovo significato.
d) Il cristiano è capace di adempiere la legge dell’amore perché è stato reso conforme
l’immagine del Figlio nell’incarnazione.
e) Il cristiano può affrontare il dolore e la morte perché è stato conformato a Cristo nella morte e
lo sarà anche nella risurrezione.
f) Questo vale per tutti gli uomini, non solo i cristiani. La dimensione universalistica nasce dal
fatto che Cristo ha dato la vita per tutti gli uomini e dalla vocazione ultima di ogni uomo: la
vocazione divina.
g) Ogni dolore umano riceve luce nel mistero di Cristo. Nel Figlio diventiamo figli e possiamo
chiamare Dio di Padre.
L’uomo come (con)creatore e il suo mondo
 Dio lavora. La funzione di Dio nel mondo è quella di liberazione. L’uomo collabora con Dio
e esercita la sua regalità nel servizio e come amministratore della giustizia (nel senso
ecologico).
 Quattro livelli di lavoro:

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1) Biologico: l’uomo all’interno del mondo si riscopre debole e deve farsi largo per
sopravvivere, attuando una prassi. L’uomo elabora sé stesso nel lavoro. Mediante il
lavoro l’uomo prende possesso della realtà e la cambia a proprio beneficio.
2) Dimensione personale: il lavoro visto come possibilità di realizzazione della propria
persona. la dottrina sociale della Chiesa ha contribuito a congiungere lavoro e
realizzazione personale. Qui però si calla un pericolo, che è la disoccupazione, causata da
due problemi: l’incremento demografico e il modo di porsi di fronte al lavoro (molti
rifiutano i lavori disponibili perché essi non lo realizzano).
3) Dimensione sociale: il lavoro crea unità. Anche qui appaiono due problemi: la feroce
competizione; e la disoccupazione in quanto portatrice di frustrazione e fallimento da
parte di una porzione della società. Al cristiano allora si impone la denuncia di questa
disoccupazione a favore di una cultura della solidarietà.
4) Configurazione del mondo: chiama in causa il potere creativo dell’uomo, la sua capacità
di costruire qualcosa di nuovo. Si può qui riprendere cristianamente l’homo faber e l’idea
di progresso. L’universo è stato dato all’uomo come un luogo dove operare. Il mondo
passando attraverso l’uomo può rivelale tutta la sua potenzialità.
In tutto questo il lavoro non appare come qualcosa da sfruttare, ma come una manifestazione
della dignità dell’uomo, che si accresce appunto nel lavoro. L’uomo cambia la natura e
realizza sé stessa nel lavoro. L’uomo diventa ancora più umano nel lavoro, che lo mette in
rapporto con l’altro.

LIBERTA E PECCATO DELL’UOMO

All'interno del mondo creato l'uomo pensa e agisce mantenendo o spezzando la comunione
triplice, con Dio, con i suoi simili e con il cosmo. Si tratta di un assetto particolare dell'uomo che è
quello della libertà. La libertà è un vero e proprio potere che Dio conferisce all'uomo rendendolo
aperto a quella complessità di scelte che il mondo, le situazioni e le persone gli pongono dinanzi.
Appare chiaro che l 'uomo attraverso la propria capacità di scelta può costruire sé stesso ( santificarsi)
oppure distruggersi (perdersi, dannarsi).

Attraverso sulla liberta 3 linei: possibilità, limiti, e rischi

 La libertà è apertura verso l’altro, non limitata alle azioni che il singolo sperimenta, ma
appare come un orizzonte più vasto e unitario della vita dell’uomo. È la capacità di porsi in
relazione con il reale. E questo reale comporta anche la relazione con Dio.
 Il discorso sulla libertà tocca il discorso sull’essere (ontologia) e quindi anche l’agire
(morale). Ma tocca soprattutto il tema della struttura dell’uomo.
 La libertà umana, nella sua consistenza, si giustifica in virtù di un fondamento che è oltre sé
stessa, cioè, il rapporto con Dio.
 Essere persona ed essere libero sono tra di loro collegati, cioè, il crescere dell’uomo va
insieme alla libertà.
 Se la libertà è l’entità che porta l’uomo al proprio compimento, questa è anche la possibilità
data all’uomo per conoscere Dio.
 Nella Sacra Scrittura appaiono alcune meditazioni sulla libertà, basate su Gn 2,15-17
o Sir 15, 14-18: «Egli da principio creò l'uomo e lo lasciò in balìa del suo proprio
volere. Se vuoi, osserverai i comandamenti; l'essere fedele dipenderà dal tuo buon
volere. Egli ti ha posto davanti il fuoco e l'acqua; là dove vuoi stenderai la tua mano.
Davanti agli uomini stanno la vita e la morte; a ognuno sarà dato ciò che a lui piacerà.
Grande infatti è la sapienza del Signore, egli è onnipotente e vede tutto.
o Dt 30,15.19: « Vedi, io pongo oggi davanti a te la vita e il bene, la morte e il male.
Prendo oggi a testimoni contro di voi il cielo e la terra: io ti ho posto davanti la vita e
la morte, la benedizione e la maledizione; scegli dunque la vita, perché viva tu e la
tua discendenza».
 La libertà dell’uomo è per scegliere la vita, e la vita è in Dio, quindi la libertà è rivolta a
scegliere Dio.

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 Anche dopo il peccato l’uomo resta libero. La sua libertà è ferita, ma Dio gli dà sempre la
possibilità di ricuperare quella libertà originaria, perché in Cristo, Dio ha “liberato” la nostra
libertà dal peccato originale.
Peccato originale
 Il peccato originale appare in Gn 3, che però non può essere letto staccato dai primi due
capitoli. Infatti, la storia raccontata dalle Scritture non è la storia del peccato, ma la storia
della redenzione (Rm 5,12-21): solo così si può comprendere il peccato originale.
 Il peccato è una realtà che non impedisce, ma ostacola la salvezza, e rende più difficile la
percezione dell’uomo come homo religiosus.
 Oltre la disgregazione con Dio, il peccato è disgregazione con l’uomo Peccato è dimenticanza
dell’amore che ci crea, e questo produce lo strappare Dio dal campo del diverso (l’Altro) e
portarlo a quello dell’identico, cioè, abassare il livello di Dio: ma è impossibile eliminare la
divinità di Dio. Il peccato allora è sempre idolatria, è voler «essere come Dio» (Gn 3,5).
 Due testi scritturistici che portarono all’elaborazione dottrinale del peccato originale:
o Gn 3: illustra la situazione dell’uomo all’interno del mondo fino al peccato, e questo
peccato procura all’uomo la precarietà che opprime la natura umana.
 Rom 5,12-21: elabora il parallelo tra Adamo e Cristo. Paolo afferma che in Adamo tutti
abbiamo peccato. Tuttavia, l’accento non cade sul peccato, ma sulla giustificazione operata da
Cristo, che riceviamo attraverso la fede. La salvezza in Cristo è già in atto. Se in Adamo tutti
abbiamo peccato, in Cristo tutti siamo salvati. Un’azione di disobbedienza messa in atto dal
primo uomo trova il suo contrapposto nell’obbedienza dell’uomo per eccellenza, Cristo.
quest’obbedienza di Cristo è un’azione di grazia ed è assolutamente superiore alla potenza del
peccato.
 Il peccato originale ha portato l’uomo a quattro aspetti di un disordine generale (Il popolo
ebraico e le sue scritture, n. 28):
o L’uomo già non obbedisce Dio: non agisce più secondo Dio e secondo i suoi ordini
o L’uomo si appropria di una conoscenza che appartiene solo a Dio
o Allontanamento dal luogo dove Adamo ed Eva dovevano svolgere il loro compito:
«dove sei?», un vero allontanamento della missione dell’uomo
o L’accorgersi della nudità, che indica perdita di fiducia nell’altro
 L’immagine e somiglianza rimane anche dopo il peccato, ma viene offuscata dal peccato.
 Il peccato tocca sempre la relazionalità, la socialità. Nessun peccato è individuale, è sempre
sociale. Il peccato è misterium iniquitatis, cioè, realtà di squilibrio o disordine. Da questo
squilibrio iniziale parte ogni peccato: ogni peccato puntuale è collegato al peccato originale e
originante, non in rapporto di temporalità, ma di globalità.
 Due conclusioni quanto al male:
o Il male però è sempre collegato al bene;
o Il male è sempre opposizione a Dio.
Il Concilio di Trento affronta la questione nel decreto sul Peccato Originale (1546):
1) Peccato e sua consistenza (DH 1511-12): il peccato è prevaricazione, cioè, prendere quello
che non è lecito, ribellarsi. Il peccato originale ha cinque effetti: (1) perdita della giustizia
originale; (2) l’uomo cade nella collera di Dio; (3) morte; (4) soggezione al male; (5)
deformazione globale.
2) I rimedi (1513-15): il peccato di Adamo è propagato e il rimedio è l’insieme dei meriti di
Cristo. Nel n. 1514: necessità del battesimo e universalità del peccato originale. Distinzione
tra peccato originale e peccato puntuale. Nel n. 1515 la grazia battesimale è capace di togliere
completamente il peccato originale. Rimane però la concupiscenza che in sé stessa non è
peccato, ma la vita del cristiano rimane sempre una lotta.
3) La vergine Maria (1516): il Concilio di Trento evidentemente non promulgò il dogma
dell’Immacolata, ma in alcune righe ha definito il rapporto tra la vergine Maria e il peccato
originale: la chiama “beata e immacolata vergine Maria” e raccomanda la messa
all’Immacolata, promulgata da Sisto IV con la bolla Cum prescenza.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 404-406:
1) Vi uno stato di peccato nativa (peccaminosità) che precede i peccati personali.

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2) Questa peccaminosità dipende della scelta iniziale di Adamo
3) Il peccato originale è una realtà di peccato che porta con sé la concupiscenza, che spinge al
male pur non essendo un peccato vero e proprio
4) Il peccato originale è rimosso realmente col Battesimo che è una vera rigenerazione reale
dell’uomo (rinascita).
Doni preternaturali, cioè, quelli che contraddistinguono l’uomo prima della caduta. Questi doni
sono le privazioni di negatività, due riconosciuti dal concilio:
- Esenzione della concupiscenza. Questo aspetto appare a Orange e a Trento.
- Esenzione della morte: l’immortalità dell’uomo prima del peccato era il passaggio non
traumatico dalla situazione terrena a quella eterna. Questo aspetto appare a Cartagine e a
Trento.
E altre due privazione presenti nella Tradizione, ma non nei Concili:
- Esenzione dalla sofferenza: in Gn, dopo il peccato, Dio annuncia la sofferenza, che prima non
era presente.
- Esenzione dell’ignoranza: non per il fatto di non sapere, ma l’ottusità spirituale. All’inizio
l’uomo aveva una conoscenza più limpida di Dio, e quindi del mondo.
Effetti del peccato originale dopo il Battesimo e la tentazione
 Peccato originale originante: peccato dei progenitori che ha effetti su tutta l’umanità. La
teologia sempre si è domandata come è possibile contrarre un peccato non commesso in modo
particolare.
 Peccato originale originato: situazione in cui si trova l’uomo a causa dell’evento che
all’origine ha indebolito il rapporto Dio-uomo.
 Quindi l’effetto del peccato originale anche dopo il Battesimo è la concupiscenza, che in sé
non è peccato, ma una tensione alla quale l’uomo può resistere. La concupiscenza ci mantiene
comunque in relazione diretta al peccato originale. Rimane questa forza perché il cristiano sia
ancora messo alla prova. Con il peccato personale l’uomo conferma la scelta iniziale di
Adamo che ha portato alla morte.

PREDESTINAZIONE
Il destino indica una direzione, è l’espressione sostanziale di tutta la Rivelazione, essa è data
appunto perché l’uomo possa essere orientato verso Dio. Dio si manifesta a partire dalla
creazione ed è pronto a stabilire un’alleanza, essa è già un’azione di grazia. Alleanza è
essenzialmente una relazione di grazia. Nell’AT attraverso momenti storici che trova sì e no
da parte dell’uomo.
 Noi siamo destinatari dell’azione di un Dio che si offre.
 Nel momento in cui Dio si offre è impossibile pensare ad una salvezza autonoma e
separata da Dio.
 La salvezza raggiunge il suo culmine nella persona di Cristo con la quale noi abbiamo
un rapporto diretto.
 La predestinazione è il disegno eterno di Dio di rendere l’uomo partecipe al suo progetto e
alla sua natura nel figlio e di ricapitolare in Cristo tutte le cose.
 Nel NT: Cristo è l’eletto, l’amato del Padre, essendo l’eletto apre il suo regno
preparato da tutta l’eternità:
 Testo fondamentale sulla predestinazione.
1 Tim 2, 4: Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e arrivino alla conoscenza
delle verità.
 Tommaso: Lega la predestinazione alla provvidenza e la definisce come il disegno di
Dio…
Avevo Cristo come fondamento, la predestinazione raggiunge tutti e appartiene a Dio, è una
sua iniziativa:
 la grazia è la prima ed ultima parola che Dio ha sull’uomo.

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 La giustizia, la misericordia e la predestinazione non devono essere in
contrapposizione.
La morte
Chiude la vita ma apre ad un futuro: tempo finito e l’eternità. Rappresenta la fine della
sofferenza per l’uomo. È una realtà carica di tensioni e interrogativi. Ogni persona è chiamata
a vivere e esperimentare in modo proprio. Nessuna persona è assente a questa realtà.
I fenomeni umani legate alla morte. E’ una realtà che accompagna all’uomo:
 L’incertezza sulla data e sull’ora. Siamo tentati d’evitare a pensarci, a dimenticarla
per avere una certa felicità.
Abbiamo due linee in confronto alla morte:
a. Non se ne parla, essa diventa un argomento sul quale è meglio stare ziti. Se ne parla
ma cancellando la parola morte. Si elimina perché la morte sembra tagliare la vita.
b. La morte come un evento da spettacolarizzare.
Il paradosso: la morte diventa il barometro di come viviamo.
Cosa c’insegna la morte? C’insegna essenzialmente due realtà: ci fa consapevole della nostra
fragilità e ci spinge ad un uso accorto del tempo.
La persona viene ricordata per la testimonianza che ha lasciato: ecco la memoria. Essa ci lega
coi non credenti.
All’interno del nostro vivere cristiano, considerando la gravità del momento guardiamo con
fede il comportamento di Dio verso la morta, per avere anche noi un comportamento
adeguato di fronte ad essa. Non possiamo dare una spiegazione razionale del perché di essa
ma soltanto alla luce del Signore.
Prefazio II egli prendendo su di se la morte ci ha liberati di essa e ci ha aperto la vita
immortale.
Prefazio V la morte è comune eredità di tutti gli uomini ma per un dono misterioso Cristo ci
chiama con
sé ad una vita nuova.
Il cristianesimo non mette all’angolo la morte, ma dà la redenzione all’uomo passando per
essa.
L’abbandono è simile alla morte.
La morte con Cristo non viene negata ma viene assunta, presa su di sé dal Cristo e in questo
gli dà il suo significato più profondo.
La morte come conseguenza del peccato: Rom 5, 12ss
L’opera di Cristo distrugge la morte attraverso la sua morte. Distrugge il potere del maligno.
La morte indica allontanamento dalla vita però funzionalizzato all’avvicinamento del
Signore. Lontananza del nostro corpo per andare a vivere presso il Signore.
Battesimo come un morire nel Signore per guadagnare la vita nuova. La vita cristiana come
una preparazione alla morte nel Signore.
Destino dell’uomo
Cos’è il destino? Fondamentalmente viene visto come qualcosa che muove il mondo,
qualcosa che l’uomo non riesce a dominare.
In ottica cristiana è la comunione eterna che l’uomo conseguirà alla fine dei tempi, quindi
rinvia ad un futuro. È economia divina che tutti le creature entrino nella comunione eterna
della trinità.
L’accoglienza di Cristo, del suo messaggio
Il rifiuto di esso…
Un Dio che entra nel nostro concetto, raccoglie e opera una trasfigurazione. Un uomo non
destinato all’annullamento ma a realizzarsi pienamente.

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