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Economie e culture - Wilk

CAP 1- Antropologia economica: una disciplina indisciplinata

La scienza sociale, la scienza in genere nasce dalla controversia. La scienza sociale è sempre il risultato tra
oggettivo e soggettivo, ideologia e verità e anche potere e conoscenza. Fino agli anni 50 l'antropologia
economica era essenzialmente lo studio dei metodi di sopravvivenza delle varie culture. Gli antropologi
economici accusavano di etnocentrismo e limitatezza gli economisti e dicevano che questi dovevano prestare
maggiore attenzione all'antropologia e ai vari sistemi economici esistenti al mondo. Il dibattito
formalista/sostanzialista si verificò nella maggior parte delle contese accademiche, ma fu, in un certo senso
proficuo per l'antropologia economica. Tutto nasce un po' con Malinowski e i suoi studi sull'economia delle
isole Trobriand al largo della Nuova Guinea. Gli antropologi dicevano che ogni cultura deve essere compresa
nel rispetto della sua peculiarità mentre gli economisti ritenevano importante costruire in tutte le culture dei
modelli generali per ogni comportamento umano. Il dibattito formalista/sostanzialista è una sorta di variante
di una disputa molto più antica che oppone l'ottica relativista all'ottica universalista, per la prima ottica le
culture sono così profondamente diverse che non possono essere comprese con gli strumenti propri della
scienza occidentale. Il punto di vista universalista, invece, dice che l'esperienza umana è fondamentalmente
unica e può essere compresa con strumenti oggettivi universali Gli universalisti affermano che la scienza non
è vincolata da una sola cultura e può dunque formulare dichiarazioni comparative generali.
Sarà Polany, mostrando nostalgia per il passato, a dare due definizioni del termine economico:
 Formale: lo studio della capacità di decisione razionale;
 Sostanziale: gli atti materiali legati al vivere.
Secondo Polany nel capitalismo moderno, che massimizza l'interessa personale dell'individuo, le due
definizioni diventano sinonimi. L'economia formale, secondo Polany studia solamente una modalità
d'integrazione dell'economia all'interno della società e cioè quella dello scambio e non può spiegare le altre
due modalità di integrazione dell’economia all’interno delle società, e cioè la reciprocità e la ridistribuzione.
La modalità della reciprocità prevede degli esseri umani che si aiutano, forse perché sono della stessa
cultura, forse perché appartengono alla stessa società, la ridistribuzione prevede una qualsivoglia autorità che
riceve dai cittadini e poi ridistribuisce con altre forme. Secondo Polany, lo scambio è commercio calcolato e
ogni sistema va studiato singolarmente non si possono studiare aztechi con gli strumenti con cui si studia il
capitalismo.
Secondo Polany la reciprocità è la forma più elementare di economia, solo alla fine, in un'ottica di
evoluzionismo, arriviamo allo scambio. Quindi la società moderna è un punto di rottura col passato. Sia
Polany che l'antropologo Dalton non danno molto spazio all'individuo, alle usanze, a sistemi di simboli. Sono
sostanzialisti e il loro metro di analisi sono le società nella loro interezza.

Secondo i formalisti (Robbins Burling, Harold Schneider, Edward LeClaire, Frank Cancian e Scott Cook):
o la massimizzazione non richiede per forza denaro o mercati, qualsiasi cosa anche l'amore o la
sicurezza può essere massimizzata.
o I sostanzialisti non sono realisti, ma romantici illusi;
o I metodi formali (se adattati e migliorati) possono funzionare nelle società non capitaliste perché
hanno un comportamento razionale;
o Il metodo deduttivo è migliore di quello induttivo (usato invece dai sostanzialisti).
o Polany fraintende la storia nel senso che molti imperi del passato avevano mercati, scambi e
commercio. In ogni caso ora ci sono quasi ovunque le economie monetarie e quindi il
sostanzialismo non ha più importanza.
I formalisti dimostrarono, senz'altro, che le scienze economiche possono essere applicate anche a economie
non capitaliste e che bisogna considerare le singole società, le possibilità, le costrizioni e i contesti.
Le due posizioni non si escludono reciprocamente. Esistono svariate alternative alle ipotesi di razionalità
formalista (gli esseri umani sono irrazionali ed è possibile definire altri tipi di razionalità oltre a quella
bassata sulla massimizzazione, la razionalità economica si riscontra solamente in alcuni tipi di
comportamento e di società, la razionalità economica secondo la definizione degli economisti non è
dimostrabile). Allo stesso modo esistono alternative all’idea sostanzialista che l’economia sia sempre inserita
in altre istituzioni sociali (l’economia è un sotto-settore della società, la società è inserita nell’economia e
non il contrario, l’economia è parzialmente inserita nelle istituzioni sociali, l’economia è inserita in ogni
società in maniera diversa quindi non vi sono “tipi”, l’economia penetra in ciascuna attività umana).

Da questa disputa non ci furono vincitori, ad esempio Marshall Sahlins (sostanzialista), ebbe una certa
influenza sull'antropologia socio-culturale in generale perché fece studi interessanti sui tipi di reciprocità e
sui tipi di economia di Polany. Dall'altro lato gli antropologi applicati, ecologici e demografici si sono
appropriati di molte idee del formalismo. Le idee della razionalità, del minimo sforzo, vengono considerate
valide da molti antropologi, per essere applicate anche a società non capitaliste e non occidentali.

Dopo gli anni 70 l'antropologia economica si sviluppò in varie direzioni:

-il neo-marxismo: i marxisti francesi posero le basi di un’attenzione agli aspetti legati ai cambiamenti sociali
ed economici quando si dedicarono allo studio delle popolazioni africane. Tra di essi vi era Claude
Meillassoux il quale affermava che molto prima di Polany ci fu Marx che disse che i sistemi economici erano
inseriti nelle diverse società secondo tipologie evolutive definite "modi di produzione". Anche Marx come i
sostanzialisti afferma che la scienza economica è etnocentrica cioè osserva il mondo nell'ottica del sistema
capitalistico in cui vivono gli economisti. L’homo economicus è un prodotto della storia. La scienza
economica classica, secondo Marx dava l'illusione della libertà economica, ma tuttavia, secondo Marx si era
in catene ovunque. Marx propone un formalismo alternativo, basato sull'interesse di classe invece che sulla
scelta individuale. Questo contraddice la microeconomica moderna perché non crede che gli esseri umani
possano scegliere liberamente in un mercato aperto. Il marxismo però è interessante per l'antropologia perché
costringe questa disciplina a non guardare le società come statiche ma dinamiche, si considera lo
sfruttamento legato al colonialismo, la violenza del potere, il commercio. Tutto questo muove il contesto
sociale, scatena la lotta di classe che porta alla trasformazione del sistema.

-Il femminismo: le femministe sostengono che l'economia si muove per lo più nell'ambito di un patriarcato
moderno che tende ad escludere le donne da posizioni di potere e controllo. Secondo le regole culturali del
XIX secolo le donne stanno in casa e gli uomini lavorano e questa è divenuta una legge scientifica
universale. I filosofi greci, i teologi cristiani ritenevano che una società economicamente ben sviluppata
avesse come fondamento un'accurata gestione famigliare. Ma nel diciottesimo secolo la sfera pubblica si
separa da quella privata ed emerge in effetti questa ideologia che relegava la donna all'ambito domestico.
Quindi la scienza economica non venne più considerata come l'arte della gestione domestica, ma come
scienza dell'industria, del commercio e del potere pubblico. L'economia è ora affare di stato, politica globale,
guerra e non più casa e famiglia. Gli antropologi riconoscono che molte società per poter opprimere, per
rendere naturali le sofferenze creano i dualismi culturali. Osserviamo i dualismi culturali occidentali, essi si
dividono solitamente in pubblico e privato e quindi nascondono divisioni di genere:
pubblico/privato; economia/famiglia; uomo/donna; razionale/emozionale; mente/corpo; storico/naturale;
oggettivo/soggettivo; scienza/umanità; scienza economica/sociologia; competitivo/educativo;
indipendente/dipendente.
L'economia si è sempre autodefinita un'impresa che si occupa di attività di genere maschile mentre le attività
femminili non erano considerate economiche. Molti economisti ancora discutono se
inserire o meno il lavoro domestico nel calcolo del PIL. Le ragioni per cui il lavoro domestico non è
considerato lavoro reale sono culturali e non fondate su fatti scientifici oggettivi. La microeconomia è essa
stessa parte, secondo le femministe, dell'ideologia che consente il funzionamento del capitalismo stesso.
Polany considerava protagonista assoluto dell'economia moderna "il mercato" mentre le femministe
considerano anche altri fattori come la religione, l'amicizia, la consanguineità. Ma ciò che risalta è il rifiuto
della divisione tra domestico ed economico. La famiglia è il luogo in cui si sopperisce al fatto che molti
lavori non bastano al sostentamento della famiglia stessa.

-Antropologia ecologica: essa osserva i diversi modi in cui i gruppi umani si procacciano da vivere, gli esseri
umani commerciano, si scambiano le cose, si dedicano alle provviste. Ci si occupa dei legami tra gli
individui e l'ambiente naturale che li circonda. L'antropologia ecologia classica è sostanzialista, ma questo
cambia negli anni ‘80 quando non si considera più gli individui come isolati ma influenzati da un mondo
esterno, l'ambiente naturale cambia e quindi gli esseri umani si devono adeguare e operare delle scelte.

-L'antropologia dello sviluppo: molti antropologi si rendono conto, ad un certo punto, che molte politiche di
sviluppo invece di aiutare distruggono ancora di più i paesi poveri questo per l'ansia di strapparli a possibili
sistemi socialisti o marxisti. La guerra del Vietnam fu la prima vera disillusione in questo senso per molti
antropologi dello sviluppo. Gli antropologi dello sviluppo viaggiando essi stessi nei paesi in questione si
resero conto che la povertà spesso non dipendeva dalle popolazioni ma da politiche inique, dal narcotraffico,
dalla corruzione. Rimane una questione filosofica irrisolta, l'uomo è agente e quindi in grado di agire da solo
oppure è vittima di lavaggi di cervelli, di dominazioni?

-Studi sulla questione contadina: la domanda principale fu se i contadini fossero un gruppo economico
autonomo o se fossero semplicemente inseriti in un sistema più vasto, operano nell'ambito del capitalismo?
Nei primi anni del XX secolo l'economista russo Chayanov diceva che il nucleo famigliare contadino ha una
sua logica che non è quello dell'azienda agricola capitalista. I contadini, secondo questo studioso, cercano un
equilibrio tra l'ingratitudine del lavoro e il proprio tornaconto e hanno ben pochi desideri oltre a quello di
nutrirsi e di essere garantiti. Essi lavorano per se stessi e i loro figli che una volta cresciuti dovranno
contribuire col loro lavoro. È un concetto sostanzialista. Rimane, in ogni caso, aperta la domanda del perché
questi contadini russi non volevano essere imprenditoriali come i contadini americani ad esempio, se era una
questione culturale o no. Altri studi mettono in evidenza di come il capitalismo fu un attacco alle regole di
reciprocità che c'erano nei villaggi contadini. I contadini lavoravano e davano qualcosa ai proprietari terrieri
che li proteggevano. Vi sono poi due interessanti studi sulla condizione contadina: quello di Scott che diceva
che i contadini devono, rinunciare parzialmente alla propria cultura se desiderano entrare nel moderno
mondo dei mercati; quello di Popkin che afferma che i contadini, basta che hanno gli strumenti, le
opportunità e le risorse, possono trasformarsi in agricoltori altamente produttivi orientati al mercato. Essi
agiscono come contadini solo perché oppressi che non possono avere proprietà e devono pagare sempre
tasse. Quindi, secondo Popkin, i villaggi contadini restano uniti per aiutarsi a vicenda e non perché c’è alla
base un’identità morale. È il capitalismo coloniale che ha creato l’attuale mondo contadino in molti paesi
asiatici ad esempio e, conclude Popkin, esso non è un residuo di tempi primitivi.

CAP 2- La scienza economica e il problema della natura umana

Ritornando alla disputa formalisti/sostanzialisti il termine "formale" si riferisce a un tipo di logica, al modo
in cui le persone operano delle scelte. Con "sostanziale" ci riferiamo propriamente alla sostanza
dell'economia, alle transazioni quotidiane di produzione, agli scambi, all'immagazzinaggio e consumo che
costituiscono buona parte dell'esistenza umana. Questa definizione di "economia" era comoda per gli
etnografi per osservare le culture esotiche, per poter comparare, descrivere. Una definizione sostanziale la
ritroviamo anche nel libro “Habitat, Economy and society” di Daryll Forde (1934), nel quale si raggruppano
società in base ai diversi metodi impiegati per la sopravvivenza; alcune tipologie economiche definite a
seconda delle attività svolte. Egli adduce valide argomentazioni per collegare un ambiente naturale (deserto
caldo), spiegando così alcune configurazioni sociali e culturali (tecnologia semplice, piccoli gruppi mobili).

Ma sorge subito un interrogativo quando si scopre che certi scambi sono religiosi come ad esempio
l'elemosina ai poveri. Quindi la transazione economica è difficile da definire, ci si chiede dove finisce la
transazione economica e dove inizia qualcosa di diverso (una persona può anche regalare un cavallo per
amore ad esempio o in cambio della mano della figlia). Gli antropologi da un lato cercano di capire i diversi
comportamenti umani e da un altro cercano modelli universali umani. I formalisti ritenevano che una
definizione sostanziale dell'economia sarebbe stata sempre arbitraria, relativa e che alla base di
comportamenti che riteniamo economici ci sia sempre un modo di pensare. In microeconomia ci sono dei
principi simili a delle leggi, nel senso che in maniera generale l'individuo è considerato un essere razionale
che usa l'economica come mezzo per massimizzare i suoi tornaconti. In realtà anche le definizioni formali di
economia sono arbitrarie; perché certi tipi di logica sarebbero economiche, mentre altri no?

Una possibile definizione


Sostanzialmente il termine economia può essere inteso come il classico ciclo produzione-scambio-consumo
oppure in maniera più efficace i rapporti tra gli uomini e il mondo degli oggetti, delle idee e delle immagini
da essi prodotto. Questa definizione pone l’accento sui rapporti e non sui prodotti.
Formalmente possiamo definire come economici solo quei pensieri e comportamenti collegati alla scelta e
alla capacità decisionale. Questa definizione consente di ampliare l’oggetto di studio, includendovi i diversi
metodi impiegati per appropriarsi di valori, desideri e bisogni.
La teoria economica tradizionale tende a sottovalutare i valori, sa che ci sono ma tace su ciò che li origina.
L'antropologia economica recente, invece, li considera, si chiede perché si provano i desideri che poi devono
essere soddisfatti. A volte appare ridicolo considerare le scelte economiche di chi chiede l'elemosina su un
marciapiede eppure essi fanno parte di un sistema economico ed è impossibile scindere la politica
dall'economia.
L'antropologia economica è un ramo dell'antropologia che apre un dialogo con la scienza economica.
Secondo Malinowski, che si recò a studiare gli abitanti delle isole Trobriand, gli strumenti per studiare
l'economia occidentale sono completamente inadatti per studiare, invece, il pensare economico dei
trobriandesi in quanto questi ultimi non erano spinti dall'individualismo, dall'interesse per il denaro e in
genere dal materialismo come gli occidentali. Malinowski sosteneva il relativismo. Non è possibile un
parametro universale come l'economia vuole essere. Per M. l'economia era solo uno strumento etnocentrico
degli europei per capire se stessi. Ciò che adirava Malinowski, che tentava di dimostrare che gli esseri umani
non sono naturalmente egoisti, era che gli economisti affermavano che l'uomo primitivo era per natura
egoista e selvaggio incapace di condividere e dare. Anche Geertz dice che molti antropologi tuttora
considerano l'economia una scienza squallida incapace di vedere nell'uomo quell'essere meraviglioso e
complesso, ma visto solo come un procacciatore di profitto che attento ai vincoli e alle possibilità materiali
cerca di ottenere il massimo profitto. C'è quindi un'ostilità tra economia e antropologia economica perché la
prima ha un potere enorme servendosi di calcoli e facendo previsioni che influenzano i tassi di interesse e
quant’altro mentre la seconda è come se sedesse sempre in panchina. Questo succede perché non esiste un
dialogo equilibrato tra le due discipline. Sarebbe forse necessario lasciare da parte i termini formalismo e
sostanzialismo.

La questione della natura umana (tre ipotesi):


La scienza economica nacque in Europa come studio di filosofia morale, ponendo (analogamente al
cristianesimo), interrogativi in merito alla natura umana. Separandosi dalla teologia, le domande furono
formulate diversamente (gli esseri umani perseguono i propri interessi a scapito degli altri o vi è un senso
morale che li spinge a preoccuparsi degli altri?)
Thomas Hobbes diceva che l'uomo antepone i propri bisogni a quelli degli altri e quindi sono costretti, con la
coercizione a collaborare per il bene comune. La domanda principale quindi ruota intorno all'egoismo o
all'altruismo delle persone. La scienza economica con Adam Smith segue essenzialmente Hobbes e non
Rousseau che studiando le popolazioni primitive diceva che essi in fondo vivevano in modo naturale in
condizioni di prosperità e felicità mentre Hobbes descriveva le popolazioni primitive come cattivi, brutali,
poveri.
In sociologia, con Comte e Durkheim, si afferma che gli uomini hanno una natura sociale e per questo
collaborano per il proprio clan, la propria tribù e la propria nazione. Secondo Durkheim, l'individuo è tenuto
sotto pressione dal gruppo, l'uomo vuole adeguarsi e teme conseguenze se non lo fa.
Tuttavia Weber riteneva che ogni persona, crescendo in un determinato ambiente sociale e religioso,
apprendesse una serie di precetti morali (quindi l’immaginazione morale dell’individuo era più efficace della
pressione sociale).
Abbiamo dunque tre modelli per quanto riguarda il comportamento umano:
1. Il modello egoistico: tipico della micro-economia: l'uomo agisce cercando di massimizzare il proprio
tornaconto anche quando è altruista, ad esempio da l'elemosina ma lo fa per soddisfare se stesso.
2. Il modello sociale: è spesso la base dell'economia politica, gli uomini socializzano e formano gruppi
per esercitare il potere. Essi condividono norme, credenze comuni. Essi vogliono appartenere a
qualcosa e, una volta raggiunto l’obiettivo, rinunciano a parte dell’autonomia e sono pronti a
sacrificarsi per il bene del gruppo. Anche Durkheim appartiene a questa categoria, anche se egli non
credeva che gli individui fossero naturalmente sociali (era la religione che li spingeva). Wilson
credeva invece che gli esseri umani si siano geneticamente evoluti per arrivare a un comportamento
sociale attraverso una selezione naturale. Dopo Durkheim molti studiosi di scienze sociali hanno
sostenuto che la differenza tra società moderna e primitiva risiede nel fatto che nella società moderna
l’uomo si è separato dal gruppo.
3. Il modello morale: questo modello analizza principalmente il pensiero e il credo degli individui nel
tentativo di spiegarne le azioni. Tale pensiero è alla base di ciò che si può definire economia
culturale. Gli uomini sono modellati culturalmente e le loro azioni sono accompagnate dall'idea di
giusto o sbagliato. Le azioni contrarie al regno del possibile creano conflitto (vedi anche Freud, io e
super io).
Secondo molti studiosi la società moderna è perdita di valori e regno di egoismo amorale. Si può fare un
esempio usando i tre modelli: l'esempio della decisione di avere dei figli 1. Li si mette al mondo per
avere poi un tornaconto 2. la coppia sceglie di avere figli affinché il gruppo si rafforzi, gli esseri umani
non possono vivere isolati. 3. La gente si occupa dei propri figli per un obbligo morale, per insegnare
loro la religione e le regole del comportamento corretto. Le scelte non sono chiare, molti studiosi hanno
cercato di collegare le tre opzioni, altri accettano la realtà oggettiva dell’altruismo, di una ragione non
egoistica, come ad esempio il modello di “equa condivisione” di Margolis e quello di “economia morale”
di Etzioni. Entrambi ritengono che gli esseri umani abbiano due motivazioni e non una. Il primo le
definisce motivazioni d’interesse personale e di gruppo; il secondo contrappone invece l’interesse
personale materiale alla soddisfazione morale. L’umanità, secondo entrambi, si muove in una ricerca
dell’equilibrio, combattuta tra due stimoli che sono l’io e il gruppo per Margolis e l’io e la coscienza
morale per Etzioni. Entrambi credono che questi impulsi abbiano una base genetica e che siano prodotti
dell’evoluzione umana.

Nella vita reale gli uomini raramente agiscono a questi livelli estremi, ma trascorrono la propria vita in
una posizione sfumata, cercando di trovare un equilibrio tra interesse personale, interesse di gruppo e
precetti morali derivanti dalla cultura.
Cap.3 L'egoismo e la microeconomia classica

Tra il XV e XVI secolo si è avuta un'incredibile espansione e crescita economica. I governanti sentivano
la necessità di stabilire tariffe, aumentare le entrate e affrontare eventuali scarsità di merci e denaro.
L'occidente si espande rapidamente verso l'Oriente e l'Asia e la macro-economia nasce come una sorta di
discussione relativa a questioni mercantili e i filosofi economisti tentavano di capire che cosa fosse bene
per la nazione e per l'individuo. Si instaura dunque una discussione intorno al mercato in grado di
autoregolamentarsi, alcuni economisti affermavano che ogni interferenza fosse deleteria, altri invece
asserivano che bisognava ad esempio incoraggiare le esportazioni e scoraggiare le importazioni.
Ad un certo punto le problematiche legate al commercio e al denaro vengono separate dalla teologia e la
morale cattolica che giudicava male i profitti e i guadagni esagerati, viene messa da parte cedendo spazio
al valore (separato dalla moralità).
È con Adam Smith (1723-1790) che abbiamo l'inizio della scienza economica moderna. Egli scrisse La
ricchezza delle nazioni che è una serie di lezioni sulla politica pubblica. Si voleva anche definire il bene
in maniera laica, non si voleva più essere sottoposti al giudizio divino. Quindi scienza razionale e non
teologia. Per Smith è precisamente il lavoro la miglior misura del valore. Non il denaro e neanche i
diamanti (non servono a nulla eppure valgono tanto mentre l'acqua non costa e ha un altissimo valore). Il
valore reale o naturale di un bene è determinato dalla quantità di lavoro necessario per produrlo e dallo
scambio. Il valore del lavoro di un individuo è individuato come "naturale". Per Smith il mercato agisce
come una mano invisibile e gli uomini massimizzano il loro profitto cercando di vendere il loro lavoro e
vendendo merci a prezzi vantaggiosi. L'uomo cerca la ricchezza e questo desiderio deve essere coltivato
con l'istruzione e la civilizzazione. Per Smith l'egoismo individuale è positivo perché favorisce la
competizione e quindi la crescita. Partendo da un individuo che ha impulsi positivi egli sferra severi
attacchi verso governi corrotti, ai monopolisti e alle potenti lobby affaristiche. Smith non visse
abbastanza per vedere gli effetti spesso negativi del mercato libero.

Anche David Ricardo (1772-1823) con la sua idea di equilibrio di offerta e domanda, secondo la quale
l’equilibrio è una condizione naturale di un’economia libera di operare senza interferenze, continuerà
sulla scia di Smith. I suoi studi sui salari e sul vantaggio comparato si dimostreranno utili in futuro: “la
legge ferrea dei salari” si basa sul principio secondo il quale senza un intervento esterno, i salari si
manterranno sempre su di un livello minimo di sopravvivenza per i lavoratori; “vantaggio comparato”
significa invece che la cosa migliore per un paese è quella di produrre ciò che può in modo più
economico rispetto agli altri, favorendo così il commercio di tali prodotti, piuttosto che cercare di
produrre tutto il necessario per la propria sopravvivenza.

Malthus (amico di Ricardo), invece, disse che erano la guerra, la carestia i fenomeni che riportavano
equilibrio in caso di carenze di risorse alimentari. C'è sempre questo desiderio di cercare un ordine
naturale dietro al caos della storia umana. Gli storici tedeschi, in contrapposizione a Smith e Ricardo che
erano entusiasti dell'industria e del commercio, apparivano conservatori e idealisti, si voleva tornare, si
sognava forse di tornare a un'economia basata sull'agricoltura in un'epoca di pace e stabilità. Come per
Malinowski, la loro critica si basava sul disprezzo nei confronti del capitalismo, del consumismo e
mercantilismo. Idealizzavano uno spirito nazionale, da qui poi il passo verso il nazismo fu abbastanza
breve. Un'altra alternativa all'utilitarismo di Smith era il marxismo.

I macroeconomisti si occupano di interi sistemi economici: esempio: se aumentiamo le spese miliari di


20 miliari, la disoccupazione si riduce del 2% e il loro strumento principale è l'econometria. I
microeconomisti si occupano, invece, delle famiglie, delle imprese. La scienza economica neoclassica è
quella che si basa su precetti utilitaristici (Ricardo, Smith). Ci sono varie teorie per quanto riguarda le
previsioni in economia, si approntando leggi di movimento dell'economia mondiale. Con utilità si
intende in economica la soddisfazione che si ottiene col consumo, con disutilità, che è il suo opposto si
intende l'insoddisfazione derivante da un lavoro sgradevole. Quando abbiamo soddisfatto il bisogno di
un bene diminuisce il desiderio verso quel bene e questo è l'utilità marginale decrescente. Man mano che
si comincia ad ottenere in eccedenza qualcosa a cui si tiene, ogni incremento aggiuntivo fornisce una
minore utilità marginale.
La teoria economica sostiene che per ciascuna combinazione di beni vi sarà sostituibilità nella
massimizzazione dell’utilità totale. In realtà poche coppie di beni sono sostituibili, ciò richiama il
concetto di tasso decrescente di sostituzione marginale: dopo aver soddisfatto i bisogni urgenti, si
comincia a desiderare altro.

“The economics of women, men and work” di Francine Blau e Marianne Ferber, analizza come le coppie
distribuiscono il proprio tempo nel lavoro domestico e in quello retribuito, per raggiungere una
combinazione ottimale di beni prodotti in casa e nel mercato. Esse dimostrano che con il diminuire dei
salari crescerà la domanda di manodopera e i datori di lavoro saranno più efficienti. L'offerta e la
domanda sono connesse in tutta l'economia. Così se le donne vengono pagate di meno aumenterà il
salario degli uomini. I salari diminuiscono quando ci sono più persone che cercano lavoro.

Gli antropologi si sono serviti di altri elementi dell'economia neoclassica:

1) Analisi di elasticità: quando una domanda di un bene resta fissa e la domanda non cambia affatto
anche se il prezzo sale, allora si dice che quella domanda è rigida. es. un particolare alimento che è di
importanza primaria per una certa popolazione. Se invece la domanda di un bene diminuisce quando il
prezzo sale allora si dice che quella domanda è elastica (se la domanda scende nella stessa percentuale in
cui si alzano i prezzi, si dice che l’elasticità è unitaria). Resta infine l'effetto Veblen dal nome
dell'economista Thorsten Veblen, che inventò l'espressione "consumo cospicuo". È il caso della Porsche,
il prezzo sale e contestualmente anche la domanda sale (neanche si mantiene allo stesso livello come
nella domanda rigida), in quanto il prezzo elevato accresce l’interesse del consumatore per quel prodotto
specifico.
In antropologia l'elasticità è molto interessante in quanto mette in evidenza di come i bisogni spesso
siano culturali, si dice che gli alimenti abbiano una domanda rigida, il vestiario di lusso l'hanno elastica e
spesso in seguito a delle crisi una domanda che prima era rigida diventa elastica ( shock petrolifero, si
consumava meno energia combustibile anche per l'ambientalismo, l'attivismo politico e le donne che
cominciarono a lavorare molto).

2) La teoria della produzione: in antropologia si cerca di capire secondo quali criteri vengono allocate
risorse e lavoro. Negli studi sulla produzione abbiamo due concetti fondamentali:
 La specializzazione, che si riferisce alla divisione del lavoro verso persone o gruppi che possono
essere più efficienti in quel settore;
 L'economia di scala, che si riferisce alla scelta di un numero ottimale di persone per svolgere un
certo lavoro. Abbiamo un’economia di scala quando per ogni aumento percentuale del fattore
produttivo impiegato (lavoro, denaro, materiali) si verifica un incremento percentuale maggiore
della produzione ottenuta (profitto marginale crescente-velocizzazione del lavoro, aggiunta
ancora di persone, velocizzazione ulteriore del lavoro-profitto marginale decrescente), ma non
vale sempre la legge più siamo e meglio è, in taluni casi un numero troppo alto di persone
rallenta il lavoro(profitto marginale negativo). La teoria della produzione si mostra
particolarmente interessante anche per studiare le abitudini di vita di diversi gruppi produttivi,
se la terra è poca e si è coltivatori si tende a sposarsi più tardi e ad avere un numero limitato di
figli; mentre se si produce qualcosa di utile e che si vende sempre, in quel gruppo ci si sposa
prima e si ha un numero più elevato di figli. Questa teoria si dimostra importante per gli
antropologi che lavorano su gruppi sociali che suddividono il lavoro: se si riesce a capire in
quale modo essi possono migliorare la propria condizione di lavoro collettivo, risulta più
semplice identificare situazioni di oppressione, limitazione politica, ambientale, culturale che
spingono a lavorare più duramente e in maniera meno efficiente.

3) L'economia istituzionale: partendo da ipotesi neo-classiche (che affermano che gli individui
conoscono le proprie opzioni e sono in grado di prevedere i risultati delle proprie scelte) gli studiosi di
questa disciplina dicono che le informazioni, i costi delle capacità decisionali, i costi degli ordinamenti
istituzionali comprese le famiglie, la burocrazia e le imprese giocano un ruolo importante nelle scelte.
Una certa scelta può essere a prima vista economicamente razionale (essere una donna sposata con figli e
abbandonare il lavoro domestico per dedicarsi ad un’attività esterna), ma ad un certo punto gli svantaggi
(rinegoziazione rapporto con i figli e con il marito) possono prendere il sopravvento sui benefici, al
punto tale da far rinunciare a tale attività -> questo cambiamento viene definito dagli economisti rigidità.

4) La teoria dei giochi e la scelta rischiosa: nella vita reale, l’uomo opera delle scelte in condizioni di
rischio (prevedibile e quantificabile) e d’incertezza (imprevedibile). Secondo lo studio di Frank Cancian
sui processi innovativi tra gli agricoltori maya, chi corre rischi rientra quasi sempre nella categoria
medio-alta di ricchezza mentre i poveri non possono permettersi rischi. I più ricchi, infine, non hanno
bisogno di correre rischi. Gli antropologi hanno condotto importanti ricerche sulla percezione del rischio
mostrando come la cultura possa influenzare le idee degli individui riguardo a situazioni considerate
rischiose o pericolose. Si è scoperto che gli esseri umani hanno più paura degli eventi infrequenti ma
disastrosi (esplosione nucleare), piuttosto che degli eventi frequenti ma famigliari (incidenti stradali).
Abbiamo poi la teoria dei giochi per cui si cerca di spiegare come certe persone riescono a raggiungere
vantaggi collaborando (esempio degli amici a cena che decidono di dividere il conto). Si fanno
simulazioni di situazioni anche al computer (è una teoria degli anni 40 di due matematici Neumann e
Morgenstern).

Critiche alla scienza economica formale(neoclassica):


1. La razionalità umana: Amos Tversky ha dimostrato che il cervello è uno strumento decisionale
imperfetto. Simon esamina i limiti del ragionamento di fronte a scelte importanti, conia il
termine “satisficing” per esprimere l’idea che l’uomo preferisce usare la prima strategia
disponibile per raggiungere l’obiettivo, senza sprecare troppo tempo. Secondo molti studiosi le
utilità di ciascun uomo sono individuali, ciò che può essere considerata la scelta più utile non
sempre è la scelta ottimale. Inoltre non sempre l'uomo agisce in maniera razionale
massimizzando perché non ha le idee precise su cosa sia la scelta migliore (Elster). Come si può
stabilire se un uomo è razionale o no? Ciascuna posizione estremista basata su un concetto
universale di razionalità e irrazionalità risulta non accettabile.
2. I metodi e il linguaggio economici: un anziano economista di nome Wassily Leontiev afferma
che molti saggi pubblicati sono soli calcoli matematici privi di dati empirici. Gli economisti
imbrogliano e poi aggiustano fintanto che avranno i risultati che si prefiggono. Alcuni dati come
disoccupazione e reddito sono astrazioni arbitrarie che non possono essere usati per fare
comparazioni tra culture e nel tempo. Il PIL non risulta affatto una misura accurata della salute
economica o del benessere sociale e spesso sono ingannevolmente concrete. Secondo
McCloskey le scienze economiche con le loro metafore matematiche, sono diventate un
linguaggio di potere scisso dalla realtà, uno strumento nelle mani dei potenti. È una scienza
rigida molto maschile che non considera esperienza, emozione e intuito personale e non è un
caso che, inizialmente, le donne sono state escluse da tutto ciò. Egli desidera che l’economia si
mantenga razionale e che abbandoni la falsità, le limitazioni e l’ipocrisia dei metodi modernisti.
3. L’immoralità economica: l’ipotesi utilitaristica considera gli uomini come esseri immorali,
ricercatori edonistici di piaceri risoluti a calcolare il proprio vantaggio in ogni situazione.
Etzioni, invece, ha un'idea di capitalismo più morbido e ritiene che l'uomo sia soprattutto un
essere sociale e morale e, solo in un secondo momento, inizia ad agire in maniera più logica. A
sostegno di questa sua posizione egli suggerisce tre argomentazioni:
 l'uomo è un essere illogico, si lava i denti ma non si allaccia la cintura in macchina.
Fuma pur sapendo che fa male. Insomma non collega la causa all'effetto.
 Non è come dicono i neoclassici, l'uomo non agisce nella sua individualità, ma agisce
come rappresentante di un'istituzione. I prezzi non vengono stabiliti dal libero mercato,
ma dalle disuguaglianze e dal potere istituzionalizzato.
 Gli esseri umani sono spesso altruisti e non egoisti, l'uomo è in grado di fare digiuno per
il Ramadan e si gettano nel fiume per salvare qualcuno in pericolo, risparmia per i propri
figli, accudisce il proprio compagno di vita anche se ha l'alzheimer. Ogni società segue
codici morali e essere egoisti è considerato in ogni caso devianza.
Le considerazioni di Etzioni sono interessanti, ma comunque non dimostrabili. Quindi egli dice
che nell'uomo vi sono due impulsi mentre l'economia neoclassica dice che l'uomo ha un solo
impulso, ma entrambi le tesi non sono dimostrabili.
Inoltre la sua tesi è etnocentrica e può essere considerata l'ennesima critica morale alla
modernità, all'individualismo che risale alla teologia cristiana. L'uomo inoltre non è un automa
che non decide mai da solo.

CAP. 4 – Economia sociale e politica

Individualismo americano vs gli uomini appartengono a gruppi e tipologie e la maggior parte di essi
agiscono in base all’età, al genere, al background culturale ecc.
Appartenenza -> caratteristica naturale, tanto che molti studiosi di scienze sociali si dedicano allo studio di
gruppi sociali e non di singoli individui.
In molti casi, gli individui si radunano in gruppi come soluzione razionale ai problemi economici (per trarre
il meglio da se stessi se restano uniti agli altri – teoria dei giochi)
Tuttavia, per poter pensare, agire e vivere in gruppo la natura umana deve essere sociale. È evidente che
alcuni gruppi non sono al servizio di tutti i propri membri, al contrario alcuni individui esercitano un potere
maggiore e costringono i deboli ad acconsentire (nobili – schiavi). Invece che massimizzatori razionali
avremo animali politici in cerca di potere e di seguaci disposti a ottenerli attraverso la persuasione, le idee, la
forza fisica e la paura.
Questa idea possiede una storia. Dopo l’illuminismo, disordini sociali. Nisbet suddivide 3 gruppi di teorici
sociali:
1. Liberali (Bentham, Spencer): sostenitori dell’importanza della libertà individuale;
2. Radicali (Marx): Stato, chiesa e ricchezza erano ostacoli alla giustizia sociale. La risposta ai
problemi sociali NON era maggiore libertà, ma eliminazione sistema sociale ed economico.
3. Conservatori (Burke, Le Play): individualismo e utilitarismo erano causa dei problemi economici e
sociali. Gli esseri umani necessitavano di istituzioni sociali più coercitive e di minore libertà.
Ciascuna di esse si basa sulla natura umana, ruota attorno ai bisogni e desideri dell’uomo. Due teorici,
Durkheim e Marx, forniscono visioni differenti sulla natura umana. Unica analogia: entrambi rifiutano
l’individualismo radicale, l’utilitarismo di Adam Smith e la corrente dominante della teoria economica.

Secondo Durkheim (1858-1917) autore e professore francese, l'uomo è un essere sociale che vive in gruppo e
possiede una sorta di consapevolezza derivante dalle interazioni esistenti tra gli individui. Il collettivo non
può essere spiegato osservando l'individuo. Lui non la pensa come gli utilitaristi che dicono che gli uomini si
uniscono per interesse, anzi lui dice che gli uomini si uniscono soltanto quando hanno represso il loro
egoismo e iniziano ad agire in favore del gruppo. C'è un sistema di credenze e sentimenti che unisce le
persone e Durkheim chiama questo "inconscio collettivo". Questo trattiene le velleità egoistiche e orienta gli
animi in una direzione collettiva. Le società impongono il proprio volere attraverso il sistema del bastone e
della carota: la carota è il sistema di credenze nel sacro e conferisce ordine al mondo. Il potere della società
causa nell’individuo un sentimento trascendente. Il bastone è un insieme di sanzioni e punizioni. Quando si
infrangono le regole sociali veniamo puniti per esserci allontanati dal gruppo.
Le sue concezioni sono spiegate nel suo famoso studio sul suicidio. Abbiamo un suicidio egoistico, l'estremo
individualismo provoca allontanamento, disorientamento, alienazione dalla famiglia, dalla religione e cosi ci
si sente perduti. Il suicidio altruistico è mancanza totale di individualizzazione, si muore in guerra o per
questioni di onore perché si è troppo sommersi dagli universi sociali. Altre 3 tematiche:

-Anti-utilitarismo: Per Durkheim il valore delle cose non deriva dalla ragione ma dalle convenzioni sociali
(es. bandiera). Desideriamo qualcosa per il valore che rappresenta per la collettività e non per il loro valore
intrinseco. Pertanto i valori sono prodotti sociali. I desideri illimitati sono la fonte di battaglie anarchiche che
portano alla distruzione della società. Bisogna regolare questi desideri illimitati e infatti Durkheim non scarta
affatto l'idea di una regolamentazione sociale e politica dell'economia. Al contrario degli utilitaristi
Durkheim vede nella libera competizione un cronico malcontento popolare. Quindi D. perorava un intervento
diretto del governo negli affari economici e riteneva la ricchezza e la libertà frivole sostituzioni moderne
delle emozioni trascendenti e magiche che ci suscita l'unità con gli altri.

-Anti-individualismo: nella sociologia di D. l'individuo non esiste e la società è un’entità a se stante ed è


sempre una causa e non una conseguenza. Tutte le idee che noi ci facciamo del tempo, dello spazio, della
causalità sono immagini riflesse del tipo di comunità e di gruppi sociali a cui apparteniamo. Ciò non
significa, secondo D., che siamo essere non dotati di ragione, ma vi sono rituali, eventi sociali e riunioni nel
cui ambito una persona rinuncia alla propria individualità. Ma da dove proviene la coscienza collettiva?
Durkheim, nell'ambito del suo funzionalismo, risponde che la società funziona per mantenersi e perpetuarsi.

-Evoluzionismo tipologico: Durkheim nel suo evoluzionismo tipologico, per spiegare il passaggio da una
società primitiva a una società evoluta, studia gli aborigeni australiani, distingue tra solidarietà meccanica e
solidarietà organica. Nelle società meno evolute prevale la s. meccanica. Il tipo individuale quasi non esiste
perché si confonde con gli altri, tutto è stereotipato e si lavora in comune per il bene comune e tutti
possiedono la medesima coscienza e anche l'attività economica segue questa linea. Ma, con l'aumentare della
densità della popolazione gli uomini cominciano a specializzarsi formando sottogruppi come le
consociazioni e le corporazioni. Questa divisione del lavoro fa sì che le persone si raggruppino a seconda
dell'attività svolta. La religione domina di meno e gli uomini iniziano a sviluppare il senso della loro stessa
individualità. Quindi Durkheim fa rientrare il cambiamento economico all'interno dell'evoluzione sociale. Gli
utilitaristi dicono che gli uomini si specializzano per ottenere di più mentre Durkheim dice che essi lo fanno
per mantenere la solidarietà in una società in vista di un aumento numerico della popolazione. Gli uomini,
quindi, si specializzano per ridurre la competizione e il conflitto. Per questo il suo approccio lo consideriamo
come economia sociale. Economia politica: manca dunque la politica in D. I gruppi combattono anche e
questo lo mette in rilievo Marx (1818-1883).

Secondo Karl Marx la coscienza non è determinata, come dice Durkheim, dall'esperienza di appartenenza ad
un gruppo ma dal lavoro. Marx concorda con Durkheim sulla suddivisione del lavoro e sui gruppi di
appartenenza a seconda della specializzazione, ma questi gruppi sono in conflitto tra loro e lottano tra loro
con la coscienza della loro posizione inserendo la politica nella vita sociale. Marx si muove a partire dalla
convinzione che il potere è distribuito in maniera diseguale. Per Marx il valore è il lavoro. L'uomo si esprime
attraverso il lavoro. L'uomo lavora e questo lavoro vale qualcosa. Con questo qualcosa l'uomo sopravvive,
quello che rimane del valore del suo lavoro si chiama plus-valore. Quindi il plus-valore è il di più rispetto a
quello che l'uomo usa per soddisfare i suoi bisogni essenziali. Questo di più potrebbe essere risparmiato o
usato per attuare miglioramenti e cambiamenti. Secondo Marx ed Engels questo plus-valore è stato sempre
storicamente sottratto da chi ha più proprietà privata (uomini, capo famiglia, nobili, proprietari di fabbrica...).
È la proprietà privata il mezzo principale attraverso cui si sottrae il plus-valore accumulato da altri. Marx si
oppone a Hegel: non è la coscienza che determina l'essere delle persone, ma è l'essere sociale che determina
la loro coscienza. La storia può essere compresa solo in termini materiali. La politica, la religione, la filosofia
sono fatti per convincere coloro, a cui viene sottratto il plus-valore, che questa è una cosa naturale. Marx
chiama questo “sovrastruttura ideologica”. Marx non era un materialista meccanicistico come dissero alcuni
studiosi. Quest'è un'accusa assai infondata perché M. disse sempre che nella struttura economica sono
compresi anche i rapporti tra gli uomini. Ci saranno sempre lotte dovuta alle contraddizioni del capitalismo e
questo conferisce dinamismo alla struttura sociale. L'ideologia che maschera, razionalizza e giustifica un
sistema iniquo, non potrà mai funzionare perfettamente. Antonio Gramsci si chiese come mai persone che
erano sottomesse da questo sistema potessero accettare idee come il fascismo, il razzismo e, riprendendo un
concetto di Marx, quello di falsa coscienza (gli uomini non comprendono fino in fondo i rapporti di
dominazione e sfruttamento) disse che anche nella cultura popolare, nei canti, nella religione, nell'arte c'era
sempre qualcosa che faceva apparire come naturale i rapporti di dominazione e sfruttamento. Diventa così
difficile sfidare il sistema. Da qui nasce il concetto in antropologia di egemonia culturale. Quindi idee,
credenze mentre Marx riportava sempre la discussione sui modi di produzione. In un sistema capitalista c'è
una piccola classe che ha la proprietà privata dei mezzi di produzione, gli altri, i proletari non possono far
altro che vendere la propria forza lavoro. Il lavoro diventa, dunque, una merce di scambio al pari delle patate
o qualcos'altro. Il capitalista trattiene per sé il plusvalore e lo usa per investire e creare ulteriore capitale.
Marx non prevede, tuttavia, quella che poi sarebbe stata una continua crescita della classe media e del potere
dei sindacati.
Marx sperava nell'accrescimento della coscienza di classe della classe operaia, questo avrebbe portato al
conflitto sociale e la rivoluzione avrebbe infine restituito la proprietà dei mezzi di produzione. Differenze tra
Marx e Durkheim: Marx eleva il conflitto di classe mentre Durkheim esalta l'integrazione sociale e la
stabilità funzionale di una società. Invece l'analogia di fondo tra i due si riscontra nella loro visione della
natura umana: nessuno dei due ha tempo per analizzare l'uomo egoista della microeconomia degli utilitaristi
e per entrambi le idee e gli ideali non sono alla base del comportamento umano. Per l'uno servono da collante
sociale, per l'altro sono un mezzo per rendere gli uomini ciechi verso i loro interessi più vitali. Radcliffe
Browne trae ispirazione da Durkheim: elemento essenziale in R.B è la struttura sociale costituita da gruppi
diversi di individui, organizzati secondo ceti sociali che svolgono i propri ruoli sociali, conformemente a
regole, diritti e doveri. Questo serve per far funzionare correttamente il sistema. Lo scambio di beni e servizi
è un mezzo per mantenere una certa struttura. Anche Evans Prichard in I Nuer afferma che l'economia non è
particolarmente interessante, il vero nocciolo della questione è la struttura sociale. L'economia è come il
carburante che fa funzionare la struttura sociale. Questo è chiamato determinismo e fu rifiutato dal
funzionalismo strutturale. Abbiamo poi studiosi francesi e americani neo-marxisti che tentano di cercare dei
legami tra politica, organizzazione sociale e struttura economica. La scuola francese: essi sono convinti che i
concetti di sfruttamento, ideologia e potere possono essere indubbiamente utilizzati anche per comprendere
le società prive di stato e di gerarchie politiche elaborate. Meillassoux descrive un modo di produzione
domestico nel quale l'uomo anziano sfrutta quello più giovane controllandone il lavoro, questo avviene
tramite un sistema di consanguineità. Gli anziani controllano la ricchezza delle loro spese, i matrimoni delle
loro figlie e così via. Nel modo di produzione domestico quindi il controllo non è sulla proprietà privata, ma
sul controllo degli individui. Il controllo del plus-valore avviene attraverso l'abitudine e i legami famigliari e
non tramite salari e tasse.
Quindi ricapitolando: secondo i funzionalisti strutturali inglesi la consanguineità era espressione della
struttura sociale, mentre per n.marxisti francesi essa è strumento di potere fondato sul controllo del lavoro e
dei prodotti anche se, al pari dei funzionalisti st. essi non considerano mai l'individuo come unico ma solo
immerso nell'insieme sociale. Nello schema marxista francese, l'unico momento in cui l'economia diviene un
elemento dinamico è quando i diversi sistemi economici entrano in contatto e si articolano. Marx riteneva
che la società attraversasse una serie di stati nel loro cammini, da comunismo primitivo, al capitalismo e
quindi dal socialismo al comunismo. Meillassoux, dimostra, invece, che il capitalismo, laddove si introduce,
riesce a sfruttare a suo servizio modi di produzione(i mezzi di produzione, i proprietari di questi, il
proletariato che lavora-queste sono le strutture, poi abbiamo le sovrastrutture che sono sia politico giuridiche
che ideologiche e quindi filosofia, religione, essi fanno in modo che tutto questo sistema di sfruttamento e di
sottrazione del plus-valore appaia naturale) non capitalistici come avvenne in Africa occidentale con
l'awento del capitalismo coloniale. Dopo la seconda guerra mondiale si ritenne, con la teoria della
modernizzazione che tutti i paesi meno sviluppati dovessero seguire, sulla scia degli Stati Uniti, un percorso
di sviluppo verso un'economia prospera e dinamica. I teorici della dipendenza, negli anni 60, misero in
evidenza che in realtà si continuava, con lo sfruttamento del lavoro e la sottrazione delle materie prime a
questi paesi, a creare dipendenza e povertà. Quelle che un tempo erano state grandi civiltà e potenze
economiche furono prosciugate dal capitalismo occidentale. Anche nella teoria dei sistemi mondiali di
Wallerstein si mette in evidenza di come la geografia globale può essere divisa in nuclei che accumulano
ricchezza e periferie da cui viene sottratta.
La scuola americana: il marxismo francese discende da Durkheim mentre quello americano ha radici tutte
americane che si affondano nella ricerca sul campo. Essi analizzarono la condizione dei contadini che
vennero trasformati da agricoltori in operai senza terra, analizzarono i minatori boliviani, ma dimostrarono
che non sempre queste persone subivano, ma resistevano e spesso erano anche capaci di combattere.
Donald Attwood in Raising Cane vide che in India occidentale che molti agricoltori gestivano
autonomamente e in cooperazione i zuccherifici ben lungi dall'essere passivi e sfruttati. Eric Wolf (1982)
considerò la teoria della dipendenza troppo schematica e meccanica poiché in essa il capitalismo è come una
malefica potenza uniforme,mentre tutto il resto risulta semplicemente come pre-capitalista. Wolf dice che in
500 anni, invece il capitalismo assume forme diverse e si rapporta a culture diverse ciascuna delle quali
aveva i suoi modi di produzione.

CAP. 5 – L’essere umano morale: l’economia culturale

Gli antropologi scoprono che gli uomini considerano i valori appartenenti a un ordine naturale. All'interno di
sistemi morali di certe culture alcuni comportamenti, considerati magari violenti dalla cultura occidentale,
hanno un valore altamente morale di fede come il sacrificio umano considerato dalla cultura Azteca come
indispensabile per il nutrimento degli dei e per consentire il perpetuarsi del mondo. Gli economisti affermano
invece che, anche se i valori possono essere relativi non lo sono la logica e la razionalità. Si usano sempre gli
stessi mezzi per trasformare i valori poi in preferenze cercando poi di massimizzare in modo prevedibile e
razionale. Gli antropologi dissentono e si concentrano di più sui concetti di simbolismo e ideologia.
Un'ideologia si dimostra molto più efficace di un sistema di valori. Quando un'affermazione viene accettata
come fatto, pur essendo vera solo parzialmente, allora diventa un'ideologia come: tutti hanno diritto a
possedere una pistola. I marxisti di Francoforte (Marcuse, Habermas, Horkheimer) affermavano che le
ideologie appoggiano sempre gruppi di potere riuscendo nel contempo a celarne i diretti interessi. Michel
Focault sostiene che lo stato moderno mantiene l'ordine e la disciplina tra i cittadini attraverso ideologie di
classificazione e regolamentazione (concetti di igiene, crimine, devianza e sessualità). Inoltre gli economisti
dicono che la ragione ultima per cui alcune cose risultano desiderabili risultano nella loro utilità mentre gli
antropologi simbolisti dicono che molte cose sono desiderabili perché scatenano potenti emozioni, perché
simboleggiano qualcosa. Quindi i simboli sono strumenti di pensiero e di azione, questo distingue gli esseri
umani dagli animali.

Le radici dell'economia morale: per secoli, per le religioni arricchirsi era considerata una cosa sporca e
pericolosa. Anche adesso i nuovi ricchi vengono guardati dall'alto verso il basso perché considerati volgari.
La società si è sempre battuta in modo diverso per controllare l'economia, le questioni morali non sono mai
disgiunte dalla vita economica. La ragione, infine, divenne il grande tema dell'Illuminismo. Immanuel Kant
in “La critica della ragion pura” disse che la razionalità era sempre in parte limitata da un bagaglio mentale
che gli uomini hanno dalla nascita. Quindi non tutto nasce dalla ragione, ma da altre origini, ma che origini?
Da qui anche il determinismo etnico e biologico che portò purtroppo al nazismo (Klemm: i tedeschi erano
attivi per nascita, il resto del mondo passivo).
Herder disse che ciascun popolo adattandosi al suo ambiente sviluppava il proprio carattere di unicità.
Queste culture custodivano modelli unici di pensiero, inconsci e deterministi: stereotipi-pigrizia degli
spagnoli, disonestà degli zingari, abilità negli affari degli inglesi. Accusato di razzismo, anche se il
comportamento degli individui secondo lui era prodotto della storia e non di caratteristiche fisiche o mentali.

Max Weber, invece, collegò la razionalità alla storia, egli visse in un'epoca in cui la Germania ebbe una
grande espansione (1864-1920). Weber non credeva alla tesi di un impulso naturale universale alla base di
ogni azione umana. Considerava invece il contesto. Talvolta gli individui si orientano ai valori, talvolta agli
interessi e altre volte sono legati alla tradizione. Determinate azioni derivano dalle idee e dai valori scaturiti
da circostanze storiche. Lo spirito specifico di una cultura ne determina le fortune economiche. Per esempio
il sistema delle caste indiane non permette lo sviluppo del capitalismo. Nella sua critica del mondo moderno,
egli lamenta la perdita di un mondo basato sulla moralità religiosa, sui rapporti personali e sulla
consanguineità ma si rendeva conto che non si poteva tornare indietro.

Secondo Closkey le lamentele di Weber sono solo una critica da parte degli intellettuali verso la nascente
borghesia a cui le élite dovevano soccombere e per questo la borghesia veniva descritta come grossolana,
avida e materialista. Weber dice che i comportamenti economici sono prodotto di considerazioni etiche e
personali, Marx sostiene il contrario. Per Weber le persone appartenenti alla stessa popolazione condividono
valori, hanno atteggiamenti simili mentre Marx sostiene che gli individui sono determinati da un certo
contesto storico e che si muovono insieme in quanto appartenenti a una stessa classe ad esempio di lavoratori
e produttori. Per Weber, con l'avvento del capitalismo i contadini, fermi nelle loro tradizioni, desiderosi solo
di vivere la loro vita di sempre, rifiutano di aumentare il loro lavoro per guadagnare di più e cosi il capitalista
per ottenere più produttività inizia a diminuire i salari. La tradizione cristiana, fino ad allora rispettata e
seguita, diceva che non si doveva perseguire il denaro con avidità. Il vero cambiamento avviene, tuttavia,
con l'etica protestante che trova il modo di far coesistere la ricerca della ricchezza con una moralità ascetica
distinguendo tra ricchezza cattiva, lusso sfoggio dispendioso che porta all'indolenza e dall'altro lato il giusto
riconoscimento del duro lavoro. Il credo protestante, secondo Weber porta a un capitalismo razionale ed
efficace. Secondo molti studiosi il conservatorismo dei contadini è un mito, i contadini si rifiutano a volte
verso il capitalismo perché semplicemente capiscono che ciò significherebbe per loro sfruttamento e
deprivazione di autonomia.

Malinowski (1884-1942): i comportamenti umani scaturiscono dai bisogni che sono primari e secondari.
Quindi le sue teorie si possono far risalire a motivazioni individuali. Egli creò una gerarchia di bisogni, non
esisteva alcuna azione o abitudine in grado di resistere se non si soddisfaceva un bisogno (non vi erano
bisogni inutili).
Egli dimostrò con il suo studio sul sistema di scambio (di conchiglie) Kula nelle isole Trobriand, che esso era
utile da un punto di vista economico e sociale, aveva quindi importanti funzioni. Le idee degli economisti per
Malinowski sono etnocentriche persino se applicate al moderno capitalismo occidentale che, secondo lui, è
intriso di magia e simbolismo. Al contrario, le motivazioni primitive sono sociali e simboliche e gli esseri
umani sono spinti ad agire in modo economico da desiderio di prestigio, da credenze nella magia, dal
desiderio di rispettare le usanze. Le risposte ai bisogni, secondo Malinowski sono dettate dalle abitudini,
dalle tradizioni. La magia è un tentativo di dare un senso alle cose che non si possono spiegare perché si
vuole soddisfare il bisogno di sicurezza. Ogni cultura si differenzia dall'altra, in antropologia, ma tutte le
culture hanno in comune una razionalità usata per soddisfare importanti bisogni universali.
Approccio M. problematico: solo gli studiosi sono in grado di spiegare quando gli esseri umani agiscono in
modi universali e quando secondo una propria usanza.

Boas (1858-1942): c'è un nesso tra questo studioso e la filosofia economica romantica tedesca che aveva
studiato all'università: ciascuna cultura è un prodotto storico unico che può essere compreso solamente
nell'ottica soggettiva di coloro che ne condividono lo spirito. Quindi per lui le popolazioni native
conservavano le virtù positive che mancavano ormai alla società industriale moderna. Per Boas le azioni che
si ripetono diventano poi usanze e diventano inconsce. Una volta trasformate in usanze i sistemi culturali per
fare alcune cose, qualsiasi altro modo appare come pericoloso e irragionevole. Secondo Boas non è che si è
razionali ma si seguono abitudini e usanze dettate dalla propria cultura. La creatività artistica è l’unica forma
di volontà libera negli esseri umani, e non vi è l’egoismo calcolatore. Il comportamento economico quindi
cos'è? È solo un aspetto delle tradizioni e delle usanze legate alla produzione, allo scambio e al consumo.

I successori di Boas:
-Ruth Benedict in Modelli di cultura afferma che non si possono paragonare le culture, esse sono uniche e
ciò che appare come irrazionale è comprensibile analizzando il contesto di quel modello culturale. Ad
esempio gli indiani Kwakiutl sono al servizio di un'unica ossessione e cioè la rivalità. Durante le loro feste
potlàc si distribuisce ricchezza per umiliare gli altri o addirittura si distruggono i beni. Ma anche in società
avanzate succede ciò. Chi non si adegua è considerato deviante o un paria. La Benedict considera che gli
uomini sono essenzialmente conformisti, non esiste scienza economica, ma soltanto una configurazione
culturale.
In realtà l'antropologia economica comincia a vivere proprio quando gli antropologi cominciarono a sfidare e
mettere in discussione il concetto di cultura di Boas in quanto meticolosa raccolta di dati relativi alle usanze
o semplice abito mentale.

-Manning Nash in “Machine Age Maya” studia un villaggio di lingua quiche-Maya situato sulle colline del
Guatemala dove, nel 1876, sorse una manifattura tessile. Si accorge che gli agricoltori sono più tradizionali e
gli operai più moderni, per questi ultimi la famiglia e la consanguineità hanno meno importanza. Nel
complesso però tutti hanno lo stesso insieme di credenze e la stessa visione del mondo. Tema emergente:
economia di prestigio, secondo cui gli abitanti del villaggio non investivano in attività economiche ma per
soddisfare l’esigenza di rivestire funzioni politiche pubbliche, religiose. Da questo punto di vista sono
razionali ma non mirano alla ricchezza (come gli occidentali), ricercano uno status sociale.

Il problema della razionalità e della cultura – economia culturale: scuola di pensiero recente che utilizza
alcune variabili di antropologia simbolica e un modello morale della natura umana.
L'antropologo simbolista Spiro nel suo saggio sugli abitanti della regione Burma di religione buddista dà una
definizione molto chiara della razionalità. Pur non conoscendo questi poveri contadini a fondo la teologia
buddista essi hanno assorbito a livello inconscio Il valore che ha l'elemosina e la sottomissione al karma per i
buddisti e quindi, in quel contesto, risulta essere una scelta razionale spendere I propri averi per i monaci, i
rituali e così via. Il nocciolo della teoria di Spiro è che tutti gli esseri umani sono ragionevoli, ma nell'ambito
della loro cultura e quindi delle loro percezioni, dei loro valori tutti massimizzano a modo loro. Gli obiettivi
da raggiungere sono determinati dalla cultura. La razionalità inoltre si osserva solo dall'esterno perché gli
informatori di Spiro non dissero mai apertamente che non volevano accumulare e che per loro risulta meglio
dare ai conventi e costruire pagode. In realtà è la cultura ad essere razionale e non l'individuo. Appare
Irrazionale che in India c'è la povertà ma le vacche camminano libere, ma Marvin Harris diede una
spiegazione funzionalista: per gli indiani usare le vacche come animali da traino e usare, inoltre, il loro stereo
alla fin fine risultava più utile.
Talcott Parsons afferma inoltre che la razionalità non funzionava mai tra motivazioni e comportamento come
collegamento concreto. Essa confida nella psicologia e socializzazione come processi utilizzati per inculcare
la cultura nelle menti delle persone. Ma sui modi in cui la cultura si radica nella psicologia individuale o in
che modo la mente conscia e inconscia lavorano insieme non otteniamo risposta né da Malinowski, né da
Boas e Spiro.

L'economia culturale, secondo round: C. Geertz separa la cultura dal sistema sociale. La cultura è un insieme
dl idee mentre la società è un ordinamento osservabile di persone e di comportamenti.
Egli dimostra che cultura e società sono spesso in conflitto tra loro. Per Geertz il successo economico
potrebbe dipendere dal fatto che, in senso weberiano, una certa cultura potrebbe ostacolare l'imprenditorialità
mentre altre la enfatizzano anche troppo creando eccessiva competizione. Questo modo di pensare potrebbe
sfociare in un particolarismo frustrante, è la cultura l'imputato. Quindi sarebbe la cultura anche la causa della
povertà? Harrison in Underdevelopment is a state of minde fa molti errori di valutazione eppure il suo libro
fu molto apprezzato nei circoli politici governativi americani. Se il problema nasce dalla disuguaglianza,
dalla classe dirigente, dai mercati inefficienti allora la povertà può essere superata, ma se il problema è la
cultura cosa ci resterebbe? Mandare missionari e insegnanti che si dedicano al cambiamento culturale di
queste persone? È sciovinismo descrivere alcuni gruppi umani come più razionali di altri. L'antropologia
definita pst-moderna mette, invece, in discussione la capacità dell'antropologia di definire veramente la
razionalità perchè nessuna cultura può essere definita più razionale di un'altra. Marshall Sahlins dice che il
comportamento umano è una sorta di risposta alle forze materiali che ci sono come la mancanza di terra da
coltivare. L'idea che l'uomo è fondamentalmente egoista è solo un'invenzione del capitalismo dominante.
Secondo Sahlins gli economisti credono di confrontarsi con realtà tangibili, ma in realtà tutto è dato da un
mondo simbolico. Quindi nelle culture occidentali non si mangia carne di cane perchè c'è un ordine
tassonomico simbolico che avvicina il cane all'uomo molto di più rispetto alla mucca ad esempio. Quindi
l'ecologia storica, 'economia politica che vuole dare una sua spiegazione rispetto al consumo di carne di
manzo è perfettamente inutile. Per finire nell'economia culturale per comprendere il comportamento umano
in relazione al lavoro, al commercio e al consumo bisogna osservare la realtà dal punto di vista soggettivo e
culturalmente determinato. Ancora negli anni 90 le teorie di Weber esercitano una certa influenza su autori
che cercano di interpretare comportamenti economici di contadini della Colombia e del Guatemala e in
queste ricerche (Conversations in Colombia di Gudeman e Rivera e God and Production in a Guatemalan
Town di Sheldon Annis) si rileva che molti comportamenti possono essere considerati irrazionali, questi
contadini preferiscono lavorare duramente piccoli appezzamenti di terreno invece di accettare lavori salariati
o comprare il grano, preferiscono invece coltivarlo loro e lavorare molto di più. Nella seconda ricerca si fa
una differenza tra i contadini cattolici che cercano di ottimizzare mentre quelli protestanti massimizzano e
sono più individualisti. I loro lavori tessili sono più dozzinali. I cattolici invece sono frugali e riciclano merci
e spendono soldi nelle fieste paesane per acquisire cosi prestigio. Annis definisce ciò "tassa culturale
cattolica".
Infine alcune economie complesse che si basano sul dono e sul baratto dimostrano che anche il concetto di
egoismo risulta una semplice costruzione culturale altrimenti come mai in alcune culture si dona senza
cercare un ricambio, anzi chi dona sembra stare in una posizione migliore rispetto a chi riceve. Nell'oggetto
donato rimane l'essenza di chi ha donato. In Melanesia i concetti che sono alla base della microeconomia e
dell'economia politica non hanno quindi più alcuna rilevanza. In ogni caso la posizione culturalista spinta
all'estremo non ha nessun senso anche perché la scienza economica nasce comunque come ricerca di qualità
umane universali. 6 capitolo: conclusioni esseri umani economici complessi. Sociali, egoisti o culturali?
La storia delle case di Santa Cruz-California: dalla ricerca emerge che coibentare le proprie abitazioni per
risparmiare sui consumi elettrici risultava quasi un lavoro sporco, imbarazzante, come ammettere che le case
degli intervistati non fossero perfette. Gli intervistati non riuscivano a catalogare il lavoro di coibentazione,
cos'è? Un miglioramento? Una riparazione? Una manutenzione? Quindi era un problema culturale più che
economico e sociale. Nella cultura nordamericana la casa è un bene profondo che tocca che la sfera emotiva.
Molti apportano modifiche anche rispetto all'andamento del matrimonio e molti decidevano di coibentare o
no per reali questioni politiche. Molto può essere spiegato attraverso la fede e le convinzioni anche se
l'economia politica non è d'accordo e dice che bisogna considerare le differenze di classe, la mancanza di
possibilità, ad esempio di risparmiare a causa della povertà quando guardiamo, ad esempio, che a Singapore
quasi un 50% di pii viene risparmiato e re-Investito mentre in America Latina solo il 9%. Abbiamo dunque
esaminato tre modelli dl comportamento. Molti studiosi hanno constatato che le Ipotesi sulla natura umana
hanno una tendenza ciclica. Gli scienziati sono attirati dall'utilitarismo In tempo di crescita economica e dl
ottimismo politico. Si pensa invece in termini romantici, particolaristici ed etnici in tempo dl crisi e così si
negano i concetti universali e si sottolineano le differenze.
Oltre ai tre modelli fino ad ora trattati abbiamo dei modelli Ibridi come La teoria della pratica sulla scia di
Durkheim I teorici della pratica sottolineano che gli individui conoscono le regole e agiscono seguendo le
regole sociali, ma ci sono alcuni momenti in cui diventano innovativi e manipolano e infrangono queste
regole e a volte ingannano facendo credere che le stanno seguendo quando non è assolutamente vero. Al
contempo gli esseri umani non sono liberi dalle costrizioni sociali e Bordieu chiama ciò habitus, esso rimane
sullo sfondo come verità comune e accettata. Gran parte delle esperienze vengono esperite come naturali,
non bisogna pensarci sopra. Questa sovrapposizione tra come il mondo realmente è e dl come viene esperito
Bordieu la chiama don. Si chiama eterodossia un mondo in cui si valutano anche altre opportunità e regole
diverse tra cui scegliere. Noi viviamo per la maggiore In un mondo dominato dall'eterodossia. Bordieu
considera una terza possibilità: ortodossia quando c’è la violenza simbolica, quando ci sono persone che
possono imporre e costringere gli altri in certi limiti. C'è come una doxa ma stavolta consapevole e non
inconscia. Secondo B. gli uomini talvolta seguono regole sociali, talvolta sono egoisti e altre volte sono
guidati dalla loro conoscenza culturale. Bisogna man mano osservare le diverse situazioni che si verificano
nel mondo reale. Sulla scia dl Malinowski B. afferma che economia e società non sono scindibili e solo la
società e la cultura danno valore e significato alle cose. Eppure a differenza di Sahlins e Malinowski egli dice
che l'uomo usa quanto ha in capitale sociale e capitale e lavoro per avere potere e dominio. Le società
capitaliste sono diverse dalle pre-capitaliste perché basta andare all'università o appartenere a famiglie
potenti per avere dominio mentre nelle seconde è nell'interazione faccia a faccia che gli individui creano
personalmente capitale culturale e sociale. B. vuole allargare i concetti economici di capitale e scambio ad
ogni ambito della vita sociale
umana eppure non dice mai come si misura questo capitale sociale. In ogni caso il punto di forza della teoria
della pratica è la sua capacità di spiegare il comportamento attraverso l'osservazione empirica delle singole
situazioni che si vengono a creare.
• Rielaborare il marxismo: nella cornice dell'antropologia marxista, infine, Donald Donham si basa
sull'esperienza tra i Maale dell'Etiopia meridionale per affermare che la mia micro-economia è in effetti uno
strumento per decisioni a breve termine dove i valori culturali e la struttura sociale sono già dati (v.ricerca
pag. 215). Quando invece vogliamo studiare eventi su scala media e a lungo termine allora e l'antropologia
marxista uno strumento utile perché svela le dinamiche che scaturiscono dal potere e dalle istituzioni sociali,
dalle ideologie. Ma, a un livello superiore è necessario tener conto della storia di eventi al di fuori del
controllo dei singoli individui e, infatti, ad esempio proprio in Etiopia ci fu il marasma dovuto all'invasione
degli italiani. Quindi scienza economica globale e politiche internazionali.
• Ripensare la natura umana: abbiamo quindi una sola regola (quella di Donham) per rendere in qualche
modo compatibili i 3 modelli della natura umana. Tutto può essere visto come razionale, ma su scale diverse
e in contesti diversi. L'obiettivo è capire empiricamente cosa rende qualcosa razionale.
Consideriamo il tempo, alcune culture hanno un solo scopo: quello di costruirsi un benessere in una vita che
non è ora, ma che si sarà dopo la morte. Si contempla l'eterno e il soprannaturale. Inoltre si costruisce per il
futuro e spesso questo è visto come un comportamento altruistico. Quindi in questo caso gli uomini agiscono
in base a principi che riguardano l'eterno, in base a ciò che è considerato giusto o sbagliato. Nella maggior
parte dei casi, quando si diventa adulti si riflette sulle azioni e le conseguenze a lungo termine. In quasi tutte
le culture saper procrastinare la gratificazione personale è considerato un pregio e costruire o comprare
qualcosa che perdurerà oltre la nostra vita anche è considerato positivamente. Inoltre le famiglia, i clan, le
nazioni ci ricordano costantemente che dobbiamo pensare più che a noi stessi al gruppo. Le motivazioni
appaiono come variabili continue e non tipi di comportamento o tipi di persone. L'egoismo è sempre relativo
e può manifestarsi in molti modi diversi.
Consideriamo il tempo, alcune culture hanno un solo scopo: quello di costruirsi un benessere in una vita che
non è ora, ma che si sarà dopo la morte. Si contempla l'eterno e il soprannaturale.