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Gruppo di lavoro 7‐11 anni

materiale per la sperimentazione diocesana


SCHEDA 7.2 “ABBIAMO TROVATO UN TESORO”
Presentazione di itinerario di primo annuncio ai ragazzi
Versione aprile 2010
PRESENTAZIONE

Il primo annuncio affidato alla Comunità parrocchiale

Il bisogno globale di ogni uomo, ad ogni età, da piccoli e da grandi, è il


bisogno di acco-glienza, di comunione e di amore. E non solo per l'oggi, ma
"per sempre". E solo l'amore di Dio è la risposta globale e definitiva a questo
bisogno. L'incontro con questo amore su-scita la fede.
Il primo annuncio (primo in quanto genetico e fondante centrato sul nucleo
portante del messaggio evangelico, ha il compito di condurre la coscienza in
ascolto a conoscere e a sperimentare il dono dell'amore di Dio consegnato
nell'umanità di Gesù crocifisso, morto e risorto: un amore gratuito,
incondizionato, forte e coraggioso, e che ama sino alla fine.
Questo testo propone un primo annuncio pensando ai ragazzi di 8-9 anni.
Ma lo propone, così come deve essere, "attraverso" la Comunità cristiana, i
par-roci e i catechisti: perché essi in quanto testimoni ed evangelisti
lo"raccontino" e lo "consegnino" ai propri ragazzi (cfr Salmi 78,1-8 e 22,30-
32).
Esso si inserisce nel contesto più ampio del cammino di Iniziazione cristiana
che preve-de, dopo il primo annuncio, il tempo del catecumenato, della
preparazione ai sacramenti e infine della mistagogia. E, prima dell'annuncio
della Buona Notizia, richiede l'ac-coglienza dei genitori e dei ragazzi e dunque
la cura di "un terreno preparato all'ascolto, una disponibilità ad accogliere una
Buona Notizia, un'attenzione al proprio vissuto... ".
Riferendoci ancora al testo della sperimentazione raccogliamo una ulteriore
preziosa indicazione: "Senza fretta e con le molteplici modalità possibili, il
mistero pasquale è annunciato attraverso la consegna narrativa della passione
secondo Marco e dei racconti evangelici delle apparizioni del Risorto, desunti
dagli altri scritti evangelici... La proposta fondamentale da offrire ai fanciulli
non è quella di imparare i fatti, bensì quella di immedesimarsi nei discepoli
che vedono Gesù dare la vita per i suoi amici; così da imparare a lasciar
emergere e a condividere i sentimenti che i fatti narrati suscitano, anche nella
forma della preghiera spontanea".
Seguendo queste indicazioni, approfondendole e cercando di tradurle in atto, è
nato il percorso che viene qui proposto.
Un esempio di primo annuncio ai ragazzi
All'interno del processo dell'evangelizzazione, l'asse portante è il servizio del
(primo) annuncio, cioè un servizio della Parola specifico. Tale servizio mira a
costruire un'economia di ascolto, di preghiera, di assimilazione personale, di
condivisione in gruppo e di verifica conforme allo schema del processo di
traditio, receptio, redditio...
Ora, per cominciare ad entrare in questo orizzonte, è utile disporre di strumenti
o sussidi. Essi hanno la funzione di "tipo", di esempio. Con l'esempio ci si
confronta, se ne assimilano le intuizioni fondamentali per passare ad una
personalizzazione dell'annuncio sempre seguendo quella logica e quella
metodologia richieste dall' annuncio stesso. Perciò attenzione: lo strumento,
questo testo, non è il servizio, ma un aiuto per entrare concretamente nel
servizio dell'annuncio. Non facciamo coincidere l'ampiezza dell' annuncio con
una sua esemplificazione.
Tuttavia, oggi come oggi, è particolarmente urgente ed utile provare ad
oggettivare e a mostrare concretamente un esempio con cui gli operatori
pastorali possano confrontarsi per entrare in dialogo con il primo annuncio e
svilupparlo. Difficilmente nelle nostre Comunità potremo mettere in atto il
primo annuncio se non cominciamo dal confronto con qualche prototipo... Non
per farne un utilizzo "letterale" ma, crescendo nella pratica, per arrivare ad
elaborare il "proprio" annuncio
.
L'itinerario proposto

Il racconto con cui comincia questo itinerario è ispirato alla parabola


della pecorella vagabonda di Lc 15,1-7. Esso vuole fare da ponte tra la fase
dell'accoglienza e quella del primo annuncio. In tal senso, intende aiutare ad
entrare nella narrazione della Buona Notizia attraverso una prima "lettura
vissuta". Così i ragazzi possono cominciare a prendere confidenza con
l'ascolto delle risonanze che nascono dal confronto con la storia della pecorella
e con l'esercizio della drammatizzazione. In tal modo, sono condotti a mettersi
sulle tracce del pastore buono.
A questo punto, per incontrare il vero, grande tesoro per la propria vita, Gesù
Pastore buono, si avvia la proposta del primo annuncio ai ragazzi.
Il cuore dell'annuncio offre la contemplazione della passione, morte e
risurrezione di Gesù e cioè il dono dell'incontro con un amore gratuito, forte e
coraggioso, fino alla morte. Il punto di arrivo è l'entrare nel senso e nella
densità del kerygma pasquale. Per questo è importante una previa introduzione
alla conoscenza dell'umanità di Gesù e al cammino che lui ha percorso nella
logica della consegna di sé pienamente attuata nella Pasqua. In tal senso i
ragazzi sono invitati a:
- prendere familiarità con la persona di Gesù, con il suo modo di essere e con
alcuni suoi insegnamenti.
- Conoscere per sommi capi il suo ministero prepasquale.
- Fare esperienza della sua benevolenza, iniziando ad affidarsi a Lui.
- Comprendere come mai Gesù ha avuto dei nemici e a quali contestazioni è
andato incontro.
- Cogliere la sua disponibilità a perdere la propria vita per servire il bisogno
dell'uomo e la sua decisione di andare incontro ai nemici.
- Riconoscere che ci vuole bene anche quando lo rifiutiamo.
- Comprendere il significato evangelico della sua consegna nelle mani degli
uomini... e sperimentare che questa consegna è ancora attuale nelle nostre
mani.
- Stare con Gesù nel Getsemani ed essergli vicino nel suo abbandono alla
volontà del Padre.
- Vivere in prima persona l'annuncio della risurrezione e coglierne il
significato.
- Aprirsi all'esperienza del dono promesso dello Spirito santo.
- Udire dalla viva voce dei testimoni il significato della morte di Gesù.
- Attraverso l'incontro con Gesù, percepire qualcosa della ricchezza dell'amore
fino alla morte di Dio per noi.

Al termine dell'itinerario, l'annuncio della Buona Notizia culmina nell'invito e


nella promes-sa rivolti ad ogni ragazzo di sperimentare l'accoglienza
dell'amore di Dio, andando ai piedi della croce per affidare a Gesù Signore la
propria vita.

Una metodologia adeguata al primo annuncio


Offrire l'annuncio della Buona Notizia non è solo questione di contenuti e di
percorso. È anche e soprattutto attenzione a come si offre il servizio della
Parola. Nel contesto di una narrazione vivace, occorre raccogliere con
continuità e attraverso varie modalità le risonanze che la narrazione della
Parola suscita. Per questo, diventa molto prezioso lo strumento della
drammatizzazione. Tutto ciò mette in condizione di contemplare, cioè di
"udire, vedere e toccare", le scene evangeliche in modo coinvolgente così da
esserne personalmente raggiunti e toccati. A questo punto diventa importante
lo spazio del silenzio, della preghiera personale e comunitaria.
Ribadiamo: svolgere il servizio dell'annuncio ci chiede
sì, di mettere a punto i contenuti del kerygma (assai densi e non certamente
"esauribili" nello spazio di un solo itinerario), ma al tempo stesso di utilizzare,
nel proporre l'annuncio, solo quella metodologia che di tale servizio è propria:
un intreccio sapiente di Parola, profezia, promessa, ascolto, dialogo,
condivisione delle risonanze, testimonianza personale e pedagogia
"battesimale", che educa all'affidamento, con gesti e con parole, di sé al
Signore, ai piedi della Croce.
Tutto questo cammino apre poi al "catecumenato", che consente
l'interiorizzazione e l'accoglimento dell'annuncio.
A suo tempo, preciseremo la fisionomia e gli strumenti propri del cammino
catecumenale, adattandoli alle necessità dei ragazzi.
È evidente che la comprensione e la pratica di tale metodologia non si possono
apprendere didatticamente; esse sono il risultato di una sperimentazione sul
campo dell'annuncio. Da qui, l'importanza di offrire alle parrocchie delle
indicazioni pratiche su come procedere alla sperimentazione dell'itinerario
proposto.
Indicazioni alle Parrocchie
Che cosa occorre predisporre da parte delle parrocchie che sperimentano
questo itinerario? I sacerdoti e i formatori incaricati della sperimentazione ne
facciano una lettura completa per arrivare ad una assimilazione globale della
proposta.
Occorre perciò dedicare del tempo sia personalmente che con il gruppo dei
formatori a questo confronto, che avrà il suo punto d'arrivo più significativo
nell'entrare in contemplazione e preghiera davanti alla croce di Gesù e alla
Buona Notizia della sua passione, morte e risurrezione.
Per evitare di "bruciare" questa proposta, e proprio per conseguire l'obiettivo di
una buona riuscita della sua sperimentazione, è bene che il presente sussidio
venga utilizzato solo da quegli operatori pastorali, incaricati dalle parrocchie,
che si dedicano a compiere questo cammino di ascolto e di assimilazione e che
si preparano in modo significativo al compito del primo annuncio rivolto ai
ragazzi.
Viceversa, usare questo testo al di fuori di tali coordinate rischia di far
proporre un'esperienza povera e svuotata e di non pervenire agli obiettivi
propri del primo annuncio.
Ci vuole perciò la pazienza, il tempo e l'umiltà di mettersi alla scuola del
primo annuncio. Infatti l'annuncio, come si può constatare, ha contenuti,
obiettivi e metodi propri.
"Condizioni di possibilità" per svolgere l'annuncio
Talora accade che ci attendiamo da uno strumento la soluzione dei problemi
dell'evangelizzazione. Va da sé che tale attesa non può che andare giustamente
delusa.
Infatti l'evangelizzazione rinvia alla necessità di alcune condizioni previe:
- la qualità dell'accoglienza e delle relazioni nell'orizzonte della gratuità (il
cammino dell'iniziazione cristiana non è un do ut des),
- l'educazione all'ascolto,
- i ritmi ed i tempi più favorevoli alla vita dei ragazzi e all'assimilazione delle
proposte,
- una certa familiarità con il mondo della Bibbia,
- la crescita della motivazione personale e la conoscenza dei propri bisogni,
- il superamento della logica del dovere ("imperativo") a favore della logica
del dono ("indicativo")
L'annuncio della Buona Notizia fiorisce su un terreno che coltiva assiduamente
tutti questi aspetti. L'evangelo così risulterà quale è, cioè libero da ogni
costrizione, e risuonerà come invito, annuncio, profezia e promessa che
conducono, per dono del Signore, coloro che entrano in dialogo con esso a
"udire, vedere, toccare" il Signore della Vita.(1 Gv 1,1-3)
Quindi questo strumento a servizio del primo annuncio sarà tanto più fruttuoso
quanto più
porterà le Comunità a interrogarsi e a verificare le proprie modalità di
accompagnamento dei ragazzi e delle loro famiglie (giorni, tempi, luoghi,
durata degli incontri, ma anche clima, linguaggi, stili...).
In vista di ulteriori sviluppi ...
Il percorso di primo annuncio ai ragazzi che viene consegnato alle parrocchie
della sperimentazione presenta un testo che attraverso l'esperienza dei prossimi
mesi si arricchirà dei contributi di chi lo frequenterà e lo impiegherà, in
cammino verso una stesura più matura di questo prototipo.
Una speranza ...
A questo punto entriamo nella narrazione e nell'avventura dell'incontro con la
Buona Notizia.
Con l'augurio che questo piccolo strumento possa essere di aiuto alle Comunità
parrocchiali e ai loro ragazzi e che lo Spirito del Signore ci apra all'amicizia e
alla confidenza con il dono dell'Amore Crocifisso e Risorto di Gesù.

PER ENTRARE IN ASCOLTO DELLA BUONA NOTIZIA


IL PASTORE BUONO

Obiettivi
- Familiarizzare i ragazzi con l'ascolto delle risonanze, il metodo della
drammatizzazione e l'intervista.
- Riconoscere le dinamiche di autosufficienza e rivalità.
- Sperimentare che i rapporti contrattuali o di potere non realizzano i nostri
bisogni.
- Incontrare l'accoglienza del Signore, nelle vesti del pastore buono.
- Comprendere la sua disponibilità a morire per noi.
- Alla luce della gratuità e dell'accoglienza ricevuta, avviare una riflessione su
ciò che realizza veramente la nostra vita.

Oggi svilupperemo insieme una breve parabola di Gesù, riportata nel


Vangelo di S. Luca, al capitolo 15.( Lc 15,4-7)
Sapete che cosa sono le parabole? Si tratta di brevi storie, che Gesù raccontava
ai suoi amici e alla gente che lo ascoltava, per aiutarli a capire ciò che
insegnava loro.
Come vogliamo chiamare la nostra pecorella? Vi viene in mente qualche bel
nome? Che ne dite di "Bianchina"?
Bianchina apparteneva ad un gregge numeroso, composto da un centinaio di
pecore. Era ancora giovane e solo da pochi mesi il pastore le aveva dato il
permesso di lasciare l'o-vile - la casetta delle pecore per raggiungere il
pascolo.
Il primo giorno di pascolo tutto le era apparso bellissimo: il sentiero che
scendeva ripido verso il prato, il ruscello che lo costeggiava, i grandi alberi che
lo circondavano... Aveva esplorato la grande radura sulla quale il gregge
pascolava e aveva subito scoperto dove l'erbetta era più fresca e saporita. Poi si
era messa a giocare con le sue amiche, divertendosi a più non posso.
Ogni mattina il gregge lasciava l'ovile, condotto dal pastore, per andare a
pascolare. Di quando in quando il pastore decideva di cambiare prato, per
offrire alle sue pecorelle un nutrimento migliore. Bianchina aveva un ottimo
appetito e in poco tempo era diventata forte e grassottella, con una bella lana
bianca come la neve.
Ma ciò che dapprima era apparso a Bianchina bello e interessante, a poco a
poco le divenne sempre più indifferente. Anzi, un po' noioso... "Uffa, ancora
questo prato! Qui non si cambia mai!", si lamentava, vedendo che il pastore la
stava conducendo allo stesso posto del giorno prima.
"Il pastore sa qual è il pascolo migliore. Smettila di brontolare", le diceva sua
mamma. Ma Bianchina aveva sempre qualcosa da ridire: "Mah, a me sembra
che il prato qui vicino abbia l'erba più grassa... Il fatto è che il pastore non
vuole fare la fatica di portarci là!"
Più passavano i giorni, più Bianchina trovava nuovi motivi per lagnarsi, con il
sostegno dei suoi amici, con i quali condivideva tutti i suoi pensieri...
Ora infiliamoci anche noi in questo gruppo di pecorelle. Io impersonerò
Bianchina. Voi i suoi amici. Ognuno dirà tutto ciò che desidera.
Drammatizzazione
Spunti:
Bianchina: - Oggi il pastore ha continuato ad accarezzare quella stupida di
Violetta, che faceva finta di essersi azzoppata. A me, in tutti questi mesi, non
hai mai dato una carezza!
- Per forza, tu gli stai alla larga...
- No, è lui che non mi guarda proprio! Ieri, per di più, mi ha sgridata, perché
non vole-vo tornare all'ovile... Io non ero l'unica che non voleva andarsene, ma
ha beccato solo me! Non è giusto!
- Lui fa il suo mestiere...
Bianchina: - Lui fa i suoi interessi, lasciatemelo dire! Guardate dove stiamo
brucando da una settimana... In questo pascolo non c'è neppure un po'
d'ombra! Era meglio dove era-vamo andati un mese fa. E sapete perché stiamo
qui? Perché qui è più comodo per il pa-store... fa meno fatica... perché è vicino
a casa sua.
- Beh, possiamo andare a bagnarci nel ruscello...
- Io non ci vado: i sassi sono scivolosi e per poco ieri non sono affogata...
- Dai, che esagerata!
- E poi i cani vengono subito a tirarti fuori, non credere... Io mi sono stufata di
tutte le loro regole! "Vai di qui"... "Non andare di là"... Ogni volta che voglio
andare in qualche posto mi vengono dietro e mi fanno correre... Non sono una
pecorella appena nata!
È vero, a me ieri hanno dato un morso nel sedere!
Io alla mattina li frego sempre... Mi vado a nascondere sotto la mangiatoia e
così posso dormire un po' di più.
Bianchina: - Avete sentito che tra un mese c'è la tosatura?
Sì, anch'io l'ho sentito...
Bianchina: - Mamma mia, ho una paura terribile... E poi io non voglio perdere
tutta la mia bella lana!
Dicono che non fa male...
Bianchina - Eh sì, dicono tante cose... Ieri la pecora più anziana mi ha detto
che l'erba in fondo al prato era cattiva, per non farmi andare là, invece era
buonissima! Io a tutte le storie che raccontano non credo più! Ad esempio
quella dei lupi... Da quando siamo nate ci raccontano la storia dei lupi e ci
mettono addosso una gran paura... Secondo me i lupi non esistono! Voi ne
avete visto mai uno?
No, io no!
Ecco, vedete? È solo una favola! E sapete perché ce la raccontano? Per farci
stare buone e non andare a spasso per conto nostro... Secondo me è il pastore
che ha messo in giro questa storia, per non farci scappare...
Mah, può darsi, ma se ci sono...
- Ah, vedi che fifona che sei?! Credi ai lupi! Fifona... fifona... fifona...
- Io non sono fifona!- Già, allora perché ieri non hai voluto venire con me fuori
dal recinto?
- Ma non si può!
- E chi l'ha detto?! Dai, ragazzi, svegliamoci un po'! Che cosa può mai
succedere se an-diamo qualche metro fuori dal recinto? I lupi ci mangiano, ah,
ah... Guardate che cosa faccio!
(Bianchina si alza ed esce per un momento)
Rientra dopo un po', con aria di trionfo: - Avete visto? Non mi è successo
niente... E sa-pete che cosa ho visto fuori dal recinto? Non ci credereste mai...
Una valle meravigliosa! Proprio dietro la grande siepe. C'è un fiume che scorre
in mezzo, come un grande nastro d'argento, e da una parte all'altra pascoli
verdissimi! E lì vicino c'è un bosco, un vero bo-sco... Wow, ragazzi, questa sì
che è una scoperta! Vedete che vale la pena mettere il naso fuori dal recinto?
Che ne dite? Qualcuno di voi si riconosce in Bianchina?
Risonanze dei ragazzi
Da quando aveva scoperto la "valle meravigliosa" Bianchina non stava più
nella pelle. Chissà quali stupendi animali abitavano in quel bosco... E chissà
quanto doveva essere buona l'erba accanto al "nastro d'argento"! Più ci
pensava, più la vita nel gregge le appariva triste e monotona: sempre le stesse
cose! Sempre la stessa erba! Questi pensieri l'agitavano e alla sera faceva
fatica ad addormentarsi.
"Che cos'hai?", le chiese un giorno Cirillo, il suo migliore amico, vedendola
agitata.
"Mi sono stufata di stare qui", rispose Bianchina
"Non dirmi che stai pensando alla Valle Meravigliosa...".
"Sì, ci penso giorno e notte... Perché non ci andiamo insieme? Vuoi venire con
me?".
"Ma noi siamo pecore! Non possiamo cavarcela da sole! Abbiamo bisogno del
pastore, dei cani e del resto del gregge!".
"E chi l'ha detto? Ma perché crediamo a tutte queste storie? Non hai ancora
capito che è il pastore che le mette in giro, per non farci scappare? Io me ne
voglio andare!".
"Dai, dormi... che ti passano tutti questi strani pensieri".
Ma Bianchina continuò a pensarci...
Passarono i giorni... Arrivò la primavera e, con la buona stagione, anche il
tempo della tosatura. L'ordine era di restare tutte unite, vicino ai cani, e poi, in
fila, passare tra le mani del pastore. Bianchina aveva una gran paura, anche se
non la dava a vedere, per non passare per fifona. Ma, soprattutto, le scocciava
perdere la sua lana, di cui era orgo-gliosissima.
"Non è giusto! Non è giusto! - pensava tra sé - Il pastore vuole portarmela via!
Non voglio!".
"Avanti, Bianchina, in fila anche tu!", abbaiavano i cani.
"Manco per sogno! Manco per sogno!".
Sapete che cosa faceva Bianchina? Quando i cani non la vedevano, scalava di
posto e, chissà come mai, restava sempre l'ultima.
"Ma com'è che sei ancora qui?", la sgridavano i cani pastore.
"Sono andata in bagno...".
Altre pecore si erano aggiunte alla coda, che era diventata molto lunga.
Bianchina, quasi senza accorgersi, si trovò vicino allo steccato, accanto alla
siepe che separava il pascolo dal resto del mondo. Allora le venne un'idea: "Un
balzo e sono di là... Poi una bella corsa e sono nella Valle Meravigliosa...
Perché no? I cani sono tutti oc-cupati... Questo è il momento buono!". Il tempo
di pensarlo ed era già dall'altra parte, a correre a più non posso lungo i
verdissimi pascoli della Valle Meravigliosa...
Che cosa succederà alla nostra pecorella ora che è libera? Dove andrà? Come
se la caverà tra le creature del bosco? Voi che cosa pensate?
Risonanze o drammatizzazione
Spunti:
Bianchina corre tutta felice nella valle e passa le prime ore facendosi una gran
scorpac-ciata. Ma ad un certo punto si accorge che il sole sta tramontando e
non ha alcun riparo per la notte. Tutti gli animali del bosco si ritirano nelle loro
tane, ma Bianchina è all'aperto e non sa dove andare. Cerca di infilarsi in
qualche tronco, prova ad entrare in qualche piccola grotta, ma tutti i buchi
sono già occupati e viene mandata via in malo modo.
"È permesso? Posso entrare?", chiede gentilmente ad un cinghiale.
"Via! Via di qui! Non c'è posto per te!".
"Per caso avete da farmi dormire?".E tu chi sei? Toh, un nuovo animale del
bosco... Non sembri molto forte... Non c'è posto per te, vattene!".
La prima notte Bianchina si rintana, piena di paura, sotto un mucchietto di
foglie. Pensan-do al calduccio dell'ovile, viene presa da un po' di malinconia,
ma pensa: "Beh, e adesso mi faccio prendere dallo scoraggiamento? Se torno
indietro che figura ci faccio? Devo farmi forte... e domani vedrò come
sistemarmi meglio".
L'indomani non è più tanto spensierata. Il problema della tana è serio! Alcuni
animali non sono per niente simpatici e senza una tana non si può stare...
"Scusi, signor cervo, lei che ha una bella tana spaziosa, non avrebbe un
angolino anche per me?".
"Ma certo, mia cara, vieni pure... Però, se vuoi stare qui, mi devi spazzare due
volte al giorno la casa e anche portarmi, tutte le mattine alle 8, una bella
colazione! Ci stai?". Se-condo voi Bianchina ci sta?
Un bel giorno le viene un'idea: "Qui sono l'ultima di tutti perché non so farmi
valere... Non ho niente che faccia paura e quando mi metto a belare tutti si
mettono a ridere... Mi devo inventare qualcosa... devo diventare più forte, fare
paura anch'io... allora sì che mi rispetteranno! Per esempio, potrei far sloggiare
la volpe zoppa, se solo riuscissi a farle venire una gran paura...".
Come potrebbe fare? Diamole qualche idea...
Che ne dite di un casco di spine appuntite, da mettersi in testa, come tante
belle corna?Vediamo se funziona...
Appena Bianchina si presenta davanti alla tana della volpe zoppa con quel
coso sulla testa, la vecchia volpe si spaventa a morte e scappa a gambe levate...
"Evviva! Ce l'ho fatta!", grida Bianchina, prendendo possesso della tana.
"Mah, acci-denti, che male queste spine... Ahimè, per farmi rispettare dovrò
tenermele in testa, anche se pesano un accidenti e mi strappano tutta la lana...".
Finalmente anche Bianchina, dopo tanta fatica, era diventata una creatura del
bosco. A volte pensava a Cirillo, alla sua mamma, alle altre pecorelle e diceva
tra sé: "Chissà a-desso cosa stanno facendo" e si sentiva molto sola. Che ne
dite, secondo voi era felice?
Proviamo ad intervistarla. Interpreterò io la parte di Bianchina e a voi di farle
tutte le do-mande che volete.
Intervista
Come stai? Sei felice?
Mah, insomma...
Come ti trovi in questo bosco?
Beh, sapete, la vita non è semplice, qui... Ma mi sono fatta forte e, come
vedete, sono riuscita a farmi valere. Ora ho il mio posticino e mi lasciano in
pace.
Ti senti sola?
Sì. Mi mancano i miei amici, il gregge... A volte mi mancano perfino quegli
antipatici dei cani pastore...
- Allora perché non torni indietro?
Ci ho pensato, ma non è facile... Cosa dirà il pastore? Me le suonerà di santa
ragione... E poi le altre pecore, che sono rimaste là? Mi prenderanno in giro, se
non peggio. Sono di-ventata brutta, ho la lana tutta strappata, sono sporca da
morire... mi vergogno troppo. E poi, soprattutto, qui sono libera, faccio quello
che voglio, vuoi mettere?
Davvero?
Perché, ti sembra che qualcuno mi comanda?
Mah...
Chi di voi, al posto di Bianchina, ragionerebbe allo stesso modo? E chi invece
non la pensa come lei?

Risonanze dei ragazzi


Una sera d'estate, dopo un pomeriggio molto caldo e afoso, Bianchina stava
pulendo la sua tana quando sentì uno strano sibilo nell'aria. Poi un altro... "Che
cosa succede?", pensò tra sé, tutta preoccupata. Non aveva mai sentito un
rumore simile... Poi tutti gli uccelli della foresta si levarono in volo,
chiamandosi l'un l'altro. Anche i vicini di casa di Bianchina uscirono in fretta e
furia, fuggendo all'impazzata.
"Ma che cosa succede?", gridò Bianchina ad un tasso che, correndo, stava per
andarle addosso.
"Il fuoco, il fuoco... scappa anche tu, stupida!".
Di lì a poco Bianchina capì da sola che cosa stava succedendo: un grande
incendio era divampato nel bosco e ora le fiamme stavano già lambendo gli
alberi vicini alla sua tana.
"No! Come faccio a lasciare la mia tana? Io non me ne vado!".
"Vuoi finire arrosto? Scappa anche tu!!", le disse lo scoiattolo che abitava
sopra di lei.
A malincuore, lasciando il suo caschetto di spine nella tana, Bianchina si mise
anche lei a correre, con il cuore in gola. Già l'incendio aveva divorato grandi
pezzi di bosco e, per non essere presi dal fuoco, la maggior parte degli animali
si era precipitata verso il fiume. Anche Bianchina capì che l'unica cosa da fare
era di buttarsi nell'acqua, sperando di non affogare.
Ragazzi, che brutto momento! Per vari minuti l'acqua vorticosa portò
Bianchina a valle, facendola sbattere di qua e di là, trasportata dalla corrente.
Finalmente, ad una giravolta del fiume, la pecorella si ritrovò a pancia in su,
all'asciutto. In quel punto il fuoco non era ancora arrivato... Meno male! E fu
lì, che, in lontananza, sentì una voce... "Bianchina... Bianchina... Bianchina...".
"È la voce del pastore!! - sussultò Bianchina - Mi sta chiamando! Mi sta
cercando!".
Voi che cosa avreste fatto al suo posto?
Risonanze dei ragazzi:
"Corri verso quella voce... mettiti a belare a più non posso, fatti sentire!! -
diceva una voce dentro di lei - È venuto a salvarti!".
"Zitta - diceva un'altra voce - non farti trovare, altrimenti ti riporterà a casa! Il
pastore, se ti trova, ti ammazza di botte! Nasconditi!".
A che voce avreste dato retta, al suo posto? Che cosa avreste fatto?
Risonanze dei ragazzi
Bianchina si nascose sotto ad un cespuglio e per parecchio tempo non si mosse
di lì... La voce del pastore divenne sempre più fioca, ancora più lontana, fino a
perdersi del tutto.
"Ah, meno male, non mi ha trovata, sono ancora libera e padrona di me
stessa!", pensò Bianchina, con soddisfazione.
"Ma che faccio adesso, conciata così? Potevo tornare a casa...", fu il secondo
pensiero.
"Me la sono cavata tante volte... me la caverò anche stavolta!!", concluse tra
sé, quasi a chiudere quel-a penosa discussione interiore.
"Mi devo trovare un rifugio per la notte, e subito! - pensò ancora tra sé -
sembra che l'incendio si sia fermato e troverò certamente qualche tana
abbandonata!".
Bianchina quella notte trovò una bella e spaziosa caverna, sotto una grande
roccia del bosco. "Ci ho guadagnato, mi è andata meglio, hai visto?", disse alla
fine tra sé, prima di addormentarsi.
Ma, nel sonno, cominciò a sentire degli strani versi di animali... lunghi e
lamentosi "Uuuuuuh... Uuuuuuuh" e nel sonno pensò: "Sto sognando i lupi...
meno male che non esistono...".
Altro che non esistono!! Non aveva ancora finito di dirselo che si sentì
azzannare una zampa e fu trascinata fuori da una bestiaccia dal pelo ispido e
dagli occhi piccoli e lucen-ti... E, al chiarore della luna, ecco l'amara sorpresa!
Un branco di lupi le era addosso!! Non uno, ma un bel po', tutti con i denti
appuntiti e la lingua di fuori, pronti a sbranarla!!
'Via, andate via!! Mamma, aiuto! Aiuto! I lupi!! -cominciò a belare Bianchina
con tutto il fiato che aveva in gola - Mi ammazzano! Aiuto! Ahi, la mia testa!
Ahi, la mia zampa... Addio, sono finita!".
Bianchina chiuse gli occhi per non vedere quelle orribili bestiacce che, una
dopo l'altra, le si avventavano contro. Ma, ad un tratto, in mezzo alla mischia,
Bianchina sentì distintamente una voce: 'Via, andate via! Lasciatela!".
"È la voce del pastore!”.
Aprì gli occhi. Il pastore era lì, con una grande torcia in mano. I lupi adesso
erano tutti contro di lui! Il pastore ne mise fuori combattimento uno, ma due
gli erano addosso, poi tre, poi quattro...
"Aaahhh!" gridava il pastore, mentre roteava la torcia per spaventare i lupi e
farli scappa-re. Ma quelli non lo mollavano...
"Oddio, non ce la fa! Sono troppi - si disperò Bianchina, coprendosi gli occhi
con le zam-pe per non vedere - Non ce la può fare...".
Ad un tratto calò un grande silenzio. I lupi se n'erano andati! Il pastore era
riuscito ad al-lontanarli.
"Evviva! Sono salva! - pensò Bianchina - Ma... dov'è il pastore?".
Non era più davanti a lei, in piedi... ma steso a terra, ferito e sanguinante...
"Pastore, pastore mio! Che cos'hai? Rispondi... Pastore...".
Il pastore non si muoveva...
"Dimmi qualcosa! Amico, Pastore mio!".
Ma non rispondeva...
Non vi dico quante cose passarono nel cuore di Bianchina in quel momento!
Un vortice di sentimenti e di pensieri, stupore e commozione insieme...
Vogliamo entrare nelle sue risonanze? Proviamo a ricostruire l'ultima parte di
questa avventura.
Consegne per la drammatizzazione
Io sono il pastore, due di voi i lupi, che si scagliano contro di me. Tutti gli altri
si mettono al posto di Bianchina, che si vede difesa e salvata dal pastore. Poi io
andrò a terra, mentre i lupi se ne vanno.
Raccogliete, voi che siete al posto di Bianchina, le vostre risonanze. Che cosa
sentite? Che cosa pensate quando vi avvicinate al pastore?
Spunti:
- Sono viva!
- Il pastore è venuto a cercarmi...
- Mi ha difeso lui...
- E mi ha salvato la vita!
- È morto per salvare me!
- Allora... ha lasciato tutto il gregge per venire a cercarmi...
Ha attraversato l'incendio... e poi affrontato i lupi...
- Per me!
- Allora ci tiene alla mia vita!
- È molto più buono di ciò che pensavo...
- Non sapevo di valere tanto per lui...
- Non voleva picchiarmi...
- Mi ha sempre voluto bene... e io non l'avevo capito!
- Non avevo capito niente di lui!
- Che farò adesso? Ora che so quanto è buono, non c'è più...
- Perdonami, non ho capito nulla di te!
Bianchina piangeva, mentre pensava tutte queste cose. Sfiorò con le zampe il
volto del pastore e, per la prima volta, si accorse di quanto era bello. Il pastore
aveva un'espressione contenta, di uno che aveva portato a termine un compito
importante.
Bianchina baciò, con le lacrime agli occhi, quelle mani ferite, che l'avevano
difesa dai lu-pi. Non riusciva a staccarsi da lui... È vero, i lupi potevano
tornare, ma accanto a lui sentiva una strana forza, come se ora non le potesse
più succedere nulla di male. Poi, sopraffatta dal sonno, cadde addormentata.
Ma anche nel sogno tornò l'immagine del pastore, che l'accarezzava e le
diceva: "Bianchina, non piangere, è tutto finito... ". Era tanto vero, quel sogno,
che le sembrava perfino di sentire la carezza del pastore e di udi-re nelle
orecchie la sua voce: "Bianchina, sveglia, è tutto finito!".
Bianchina apri un occhio, poi un altro... Il pastore era lì, accanto a lei! Con un
grande sor-riso, e le diceva: "Ti sei svegliata, finalmente! Era ora!".
"Pastore mio! Sei vivo!".
"Ben trovata, Bianchina, come stai?".
Bianchina non stava più in sé dalla gioia. Il pastore era vivo! Era li, tutto per
lei. Quante cose aveva da raccontargli... Non le pareva vero di restare
rannicchiata sul suo petto, a piangere di sollievo e di gioia.
Dopo averla ascoltata a lungo, il pastore le disse: "Cosa vogliamo fare adesso?
Vuoi tornare all'ovile, insieme con me, oppure vuoi riprendere la tua vita nel
bosco?".
"Ma, come? Tu mi lasci libera?".
"Certo! Ora tu mi conosci un po' di più e conosci anche la vita nel bosco... Che
cosa desideri fare?". Voi, al posto di Bianchina, che cosa fareste?
Risonanze dei ragazzi
La nostra Bianchina, quel giorno, decise di tornare all'ovile.
"Sai - disse al pastore lungo il viaggio, mentre la portava sulle sue spalle -
avevo pensato male di te e delle altre pecore... Credevo di essere la più furba e
la più intelligente. Non mi fidavo di nessuno. Ma questa avventura mi ha
insegnato tante cose... Mi vuoi per-donare?".
"Ti perdono, Bianchina. Sono felice che ora capisci tutte queste cose. E sono
contento che tu abbia deciso di tornare..."Sai, ho un'altra cosa da dirti... Io ho
bisogno di te. Adesso che so quanto mi vuoi bene, non ti lascerò mai più"...
"Fino alla prossima scappatella...".
"No, no...".
"Va bene, so che ora resterai buona per un po'... Ma, comunque vadano le
cose, io non ti lascerò, te lo prometto! E, se dovessi scappare ancora, ti verrò
ancora a cercare...".
Che ne dite? Esistono tipi come Bianchina? Le assomigliamo tutti un pochino,
non è ve-ro?
Ed esiste un tipo come questo pastore?
Questa è una domanda un po' più difficile... Io dico di sì!
Andando avanti nel nostro cammino lo conosceremo di persona.
Preghiera
Caro Gesù, grazie per questa storia che hai raccontato anche a noi. Siamo
molto curiosi di conoscere chi è questo pastore buono... Dona anche a noi di
incontrarlo.

UN AMORE GRATUITO
UN TESORO DI NOME GESÙ

Obiettivi
+ Attivare la motivazione per il percorso di gruppo.
+ Definire le regole fondamentali.
+ Raccogliere ciò che i ragazzi già conoscono di Gesù.
+ Offrire alcune coordinate teoriche essenziali per l'avvio del percorso.

Avete mai fatto un sogno ad occhi aperti? Ora entreremo insieme in un


bellissimo sogno...
Ci state?
Per dare campo libero alla fantasia, mettetevi comodi e chiudete gli occhi. Vi
racconterò una storia. A voi di riempirla di immagini, di suoni e colori. Vi
chiedo di non parlare, fin-ché il sogno sarà terminato.
Possiamo partire?
Immaginazione guidata:
Stai camminando su un sentiero di campagna. Immagina gli alberi e i prati che
ti circondano. Ascolta il canto degli uccelli... e il rumore di un ruscello in
lontananza. Cammini pia-no, respirando l'aria pura.
Ti guardi intorno... Sotto la luce del sole vedi scintillare qualcosa, ai piedi di
un grande cespuglio... Che cosa sarà mai? Ti avvicini per vedere meglio.
Scosti un poco i rami
del cespuglio e... scopri una moneta d'oro! Pesa molto... deve essere di grande
valore! Ti giri e ne vedi un'altra! Guardi un poco più in là e trovi un
braccialetto di perle! Wow! Oggi è il tuo giorno fortunato!
Poco più in là, sepolto nella terra, scopri un cofanetto... è pieno di pietre
preziose!
Hai trovato un tesoro!
Dovunque ti giri, vedi qualcosa di prezioso. Altro che la grotta di Aladino!
Immagina adesso questo tesoro... Toccalo, prendilo tra le mani.
Che cosa potrai fare con tutto questo ben di Dio? La tua vita cambierà! Sei
ricco, straric-co!!
E mentre già pensi a tutto quello che potrai farne, scavi un poco di più e trovi
dell'altro...
È incredibile! Questo tesoro non finisce più...
Ora ascolta che cosa stai provando dentro di te.
Apri gli occhi.
Vedo degli occhi luccicanti e dei grandi sorrisi. Per caso... avete trovato un
tesoro?
Cosa avete provato?
Risonanze dei ragazzi
Ho una cosa importante da dirvi. Durante i prossimi incontri, camminando
insieme, troveremo davvero un tesoro! Più grande di quello che abbiamo
appena immaginato... Un tesoro tanto prezioso, da trasformare la nostra vita.
Mi guardate stupiti...
Qualcuno di voi si starà chiedendo: "Davvero?! Che cosa sarà mai questo
tesoro? I tesori, ahimè, si trovano solo nelle fiabe...".
Ebbene, io vi dico che c'è davvero! E non è difficile da trovare, perché è lui
che ci viene incontro e ci invita a scoprirlo. Non è un tesoro fatto di pietre
preziose e di monete d'oro, ma di carne ed ossa. È una persona, di nome Gesù.
Qualcuno di voi avrà già sentito parlare di Gesù... Forse ve ne hanno parlato i
vo-stri genitori, oppure avete visto qualche cosa della sua vita alla televisione.
Testimonianza:
Anch'io da piccolo ho sentito parlare di Gesù. Mi pareva un tipo interessante...
A quel tempo mi frullavano in testa tante domande, che non osavo rivolgere a
nessuno. Quan-do trovavo il coraggio di tirarle fuori, non sempre rimanevo
soddisfatto dalle risposte che mi davano. Forse Gesù -mi dicevo - mi avrebbe
risposto... E avevo ragione! Non solo Gesù ha risposto alle mie domande, ma è
diventato mio amico, mi ha accompagnato in un lungo cammino e mi ha
donato molto di più di quanto avrei potuto immaginare.
Qualcuno di voi, a questo punto, mi potrebbe domandare: "Ma come hai fatto a
incontrare Gesù, se è vissuto più di duemila anni fa?".
Per conoscere Gesù sono andato a cercare i suoi amici, le persone che hanno
vissuto con lui, che hanno mangiato con lui ed hanno ascoltato la sua voce.
Questi amici - loro direttamente o attraverso altri loro compagni - hanno scritto
la sua storia. Sapete i loro nomi? Sono Matteo, Marco, Luca e Giovanni, i
quattro evangelisti. E sapete perché si chiamano così? Perché il libro che
hanno scritto si chiama Vangelo, che significa "Buona Notizia". Sì, tutto ciò
che riguarda Gesù è stata una gran bella notizia per i suoi primi ami-ci! E poi,
nel corso dei secoli, lo è stata per tantissime altre persone che da loro l'hanno
ricevuta.
La Buona Notizia è un grande dono, una grande promessa, che il Signore,
attraverso Gesù, fa a ciascuno di noi. È una promessa che ci allarga il cuore e
ci indica la strada da percorrere per arrivare al tesoro della nostra vita.
Ciò che è scritto nel Vangelo ci aiuta a capire Gesù, a conoscere come la
pensa, a-scoltare che cosa dice, vedere che cosa fa... È ciò che faremo anche
noi durante i prossimi incontri...
Man mano che darete ascolto a questa parola, anche voi, come me, potrete fare
un'espe-rienza personale di Gesù. Lo incontrerete di persona. E lo potrete
vedere e toccare anche attraverso i suoi amici, andando a conoscere tutti coloro
che, nel corso dei secoli, l'hanno amato e seguito, tanto da diventare un po'
simili a lui.
Tutto quello che gli amici di Gesù mi hanno raccontato, ora io vorrei
raccontarlo a voi. Non posso tenermi questo tesoro tutto per me, vi pare?
Quello che vi racconterò è come quel sentiero in mezzo alla campagna che, un
passo dopo l'altro, ci porterà a scoprire questo grande tesoro.
Ci state a camminare con me? Volete ascoltare la storia di Gesù?
Risposte dei ragazzi
Per render questo cammino interessante e anche piacevole, vi propongo di
entrare nella storia di Gesù insieme ai suoi primi amici. Per questo vi chiederò,
in alcuni momenti, di mettervi al loro posto, oppure di dire la vostra,
esprimendo ciò che sentite e pensate, le vostre risonanze. Sarà come vivere una
grande avventura... E sarà anche un modo per conoscerci meglio tra di noi e
per imparare ad ascoltarci.
Le uniche regole di questo lavoro sono l'attenzione ed il rispetto: ascolteremo
in silenzio il racconto, per non perderci neppure una parola... Ci ascolteremo
gli uni con gli altri con grande rispetto, senza fare commenti o battute, perché
le risonanze di ciascuno sono preziose per tutti.
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera:
- Signore, siamo molto curiosi di conoscere quale tesoro hai preparato per noi.
Accompagnaci tu in questo cammino. Fa' che ti possiamo incontrare e
conoscere Gesù, come hanno fatto tanti ragazzi prima di noi.
Insegnaci a stare attenti. Liberaci dalle distrazioni. Insegnaci ad ascoltarti e ad
ascoltarci tra di noi.
Nei momenti di maggiore fatica, facci coraggio. Aiutaci a stare insieme e fa'
che nessu-no di noi perda il sentiero buono che conduce alla vita.
Grazie perché oggi ci hai fatto questa proposta.
Grazie, Gesù, perché ci chiami a diventare tuoi amici!
Cartellone
Raccoglieremo su un cartellone ciò che via via scopriremo di questo tesoro.
Oggi possiamo scrivere il titolo: "ABBIAMO SCOPERTO..." e abbellirlo con
qualche disegno.

CHE PESCA, RAGAZZI!

Obiettivi

+ Calarsi nella precarietà e nelle frustrazioni del quotidiano.


+ Entrare in contatto con l'umanità di Gesù e dei suoi primi amici.
+ Ascoltare l'annuncio del Regno dalla bocca di Gesù.
+Realizzare che la parola di Gesù mantiene ciò che promette.
+ Rispondere all'invito di Gesù di far parte dei suoi amici.

Oggi incontreremo Gesù, così come l'hanno incontrato i suoi primi


amici.
Ascoltiamo che cosa ci racconta S. Luca di questo incontro. Aprite il suo
Vangelo al capi-tolo 5, versetti 1-2.
Un giorno, mentre, levato in piedi, Gesù stava presso il lago di Genesaret e la
folla gli faceva ressa intorno per ascoltare la Parola di Dio, vide due barche
ormeggiate alla sponda.
Siamo in Palestina, in Galilea, e precisamente a Cafarnao, non molto lontano
da Nazaret, il paese di Gesù. Vedete qui Nazaret e Cafarnao sulla cartina... Di
chi sono quelle bar-che? Appartengono a Simone e Andrea, Giacomo e
Giovanni - due coppie di fratelli - che di mestiere sono pescatori. Sono appena
tornati sulla spiaggia, dopo una notte passata sul lago a pescare.
Perché mai pescano di notte? Non sarebbe più comodo andare a pesca di
giorno? La ragione è questa: di giorno i pesci stanno troppo in profondità ed è
impossibile pescarli, mentre di notte salgono verso la superficie e possono
essere presi con le reti.
Il lavoro di Simone e compagni è faticoso e li occupa per buona parte della
notte. E non sempre va bene... A volte il lago è agitato... A volte invece i pesci
sono dispettosi e non si fanno trovare. Ebbene, oggi è proprio uno di quei
giorni sfortunati: Simone, Andrea, Gia-como e Giovanni hanno pescato tutta la
notte, ma non hanno preso nulla, neppure un pe-sciolino! Potete immaginare
con che stato d'animo ritornano, all'alba, sulla spiaggia di Cafarnao…

Esempio
Pensate a cosa sentite quando vi siete impegnati per tutto il pomeriggio in un
compito diffi-cile o impegnativo e, nonostante i vostri sforzi, vi è uscito un
gran pasticcio, che vi farà certamente prendere un'insufficienza.
Ora sediamo anche noi sulla riva del lago, con le reti vuote in mano, e
proviamo a dar vo-ce alle risonanze di questi pescatori, chiacchierando tra di
noi.

Drammatizzazione
Spunti:
Che sonno! Non vedo l'ora di farmi una dormita! Accidenti a questo lago!
Questa settimana siamo proprio sfortunati... Abbiamo sudato per niente!
Che cosa porteremo oggi a casa?
E devo pure pagare le tasse, a quei maledettissimi Romani!
Qualcuno sta zitto, con aria arrabbiata. Qualcun altro, invece, ciondola di qua e
di là e non vede l'ora di andare a letto. Insomma, è una giornata "no"!
Ma accade un fatto inaspettato. Sentiamo dapprima un vociare di gente, poi
scorgiamo una grande folla venire in direzione della spiaggia. La gente si
accalca attorno ad un gio-vane uomo... Poi sentiamo qualche voce: "Maestro...
Gesù... Vieni... Alla spiaggia!".
"Ragazzi, è Gesù di Nazaret! Sta venendo verso di noi", dice uno dalla vista
buona.
Ma chi è questo Gesù?
L'evangelista Luca racconta che Gesù è arrivato da poco a Cafarnao. Ha circa
trent'anni e di lui non si è saputo nulla fino a questo momento. Subito ha fatto
grandi cose: è en-trato nella sinagoga - che è un luogo di preghiera, come la
nostra chiesa - e ha parlato di Dio in modo meraviglioso. Lì ha guarito un
uomo infelice, tormentato dalla forza del male. Dopo questi fatti tutti vogliono
vederlo e molti gli portano i loro ammalati, perché li guarisca. (Lc 4, 31-40)
Dicono che sia un "Rabbì", un grande Maestro, un uomo di Dio...
Non siete anche voi un po' curiosi?
Gesù si avvicina, ma ben presto ci accorgiamo che non è così semplice
vederlo, per-ché la gente gli si accalca attorno: chi lo tira di qua, chi lo spinge
di là... Una gran confu-sione!
Ma a Gesù viene una brillante idea: si muove verso di noi e, tra la confusione
generale, chiede a Simone se può salire sulla sua barca, così da parlare
tranquillamente alla gente.
Cosa fate al posto di Simone?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
Caspita, quale onore! Il Maestro Gesù di Nazaret vuole salire proprio sulla mia
barca!
Ma quanto tempo durerà questo discorso? Sono stanco morto e non vedo l'ora
di andare a riposare... E poi che cosa dico a casa, quando tornerò con le mani
vuote? Dovrei darmi da fare, rimediare qualcosa per il pranzo...
Ma... ma... come si fa a dire di no? E poi Andrea è entusiasta. Sta già porgendo
la mano a Gesù...
- Prego, Maestro, è un onore per me!
La folla finalmente si mette a tacere. Tutti aspettano che Gesù inizi a parlare.
Luca non ci riferisce che cosa dice il Maestro in quella occasione. Ma
possiamo pensare che parli del Regno di Dio, come è solito fare in questo
periodo. (Mc 1,15)
Avete mai sentito l'espressione "Regno di Dio"? Che cosa significano queste
parole?
Il Regno di Dio è la vita così come il Signore l'ha pensata per noi. È una
bellissima realtà, che Egli vuole realizzare su questa terra: un mondo in cui
regnano - fra tutti gli uomini - la verità, la giustizia, la pace e l'amore. Per
questo viene in mezzo a noi e ci propone di entrare a far parte del suo popolo,
la grande schiera di tutti coloro che lo accolgono e si lasciano guidare da Lui.
Al tempo di Gesù il popolo d'Israele aspettava con ansia la venuta di questo
Regno; e attendeva in particolare l'arrivo di un salvatore, un uomo mandato da
Dio, capace di rea-lizzarlo pienamente. Sapete come veniva chiamato?
"Messia" o "Cristo", che significa "consacrato" di Dio.
Molti amici del Signore, i profeti - chiamati così perché parlavano a nome di
Dio -, da secoli avevano annunciato la venuta del Messia: un "uomo forte", che
avrebbe liberato il suo popolo dalla miseria e dalla schiavitù. Uno di loro,
l'ultimo dei grandi profeti, Giovanni il Battista, da diverso tempo andava
dicendo a gran voce: "Prepariamoci! Il Messia sta per arrivare! Il Signore sta
per mandare questo grande dono!". (Mt 3,2)
Ora sentiamo che cosa dice Gesù... Dalle sue parole capiremo meglio che cos'è
il Regno di Dio.
Immaginate di essere anche voi sulla barca di Simone, seduti vicino a lui, a
pochi metri da Gesù. Io impersonerò Gesù.

Annuncio:
-La nostra vita non è sempre facile... Molti di noi sono provati dalla malattia.
Molti si trova-no nel bisogno. Tanti soffrono perché non c'è pace e unità nelle
loro famiglie... Non siamo più padroni della nostra terra e ci pesa tanto questa
schiavitù! Il lavoro è faticoso ed è già molto quando c'è... Io vi porto una
buona notizia. Il Signore viene in mezzo a noi! Il Re-gno di Dio, che abbiamo
aspettato per tanto tempo, è qui. Beati coloro che l'accolgono! Conosceranno
quanto è grande il Signore! Ascoltate, dunque, questa parola. Il tempo è
compiuto: è arrivato il momento in cui si realizzeranno tutte le promesse che il
Signore ha fatto al nostro popolo. Il Regno dei cieli fiorirà sulla terra. La faccia
della terra cambierà, perché faremo esperienza di tutto il bene che Dio ci vuole
e, per dono suo, impareremo a volerci bene come fratelli.
Che cosa provate, che cosa pensate al posto di Simone, ascoltando questo
discorso?

Risonanze dei ragazzi


Spunti:
Gran belle parole! Nessuno mai ci ha promesso cose così grandi!
Sarebbe proprio bello se il Signore si ricordasse di noi!
Una favola, se in questo paese cominciassimo ad andare un po' più d'accordo!
Sì... sì... ma mettiamo i piedi per terra: io e la mia famiglia, oggi, che cosa
mangiamo?
Trascorre la mattina...
I "nostri" sono divisi tra la stanchezza, la preoccupazione per il pranzo e le
cose di Dio. Si fa mezzogiorno. Finalmente Gesù finisce di parlare e congeda
la folla. Mentre la gente si allontana, commentando le parole di Gesù, il
Maestro dice: "Grazie, Simone, per la tua gentilezza. Ho una proposta da farti:
prendi il largo e calate le reti per la pesca. Il Signore si ricorderà di voi!".
Che cosa rispondete, al posto di Simone?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
Scusa, Maestro, tu sarai molto istruito sulle cose di Dio, ma non ti intendi
proprio di pe-sca... In questo lago si pesca di notte, non di giorno! E poi
abbiamo pescato tutta la notte e non abbiamo preso un fico secco! Credimi, è
solo fatica sprecata …
Luca ci racconta che alla fine Simone accetta: "Sulla tua parola, perché me lo
dici tu, getterò le retti. Ha fiducia in Gesù? Crede che la sua idea funzioni? Lo
capiremo andando avanti nella storia...
Adesso prendiamo il largo anche noi, insieme con Simone e Andrea. Su!
Coraggio! Diamo loro una mano a remare e a calare le reti.

Drammatizzazione
Spunti:
Andiamo un po' al largo.
- Ehi, è proprio da pazzi pescare a quest'ora! Giacomo e Giovarmi sono rimasti
sulla riva del lago e stanno ridendo di noi...
- Ormai lo dobbiamo accontentare, il Maestro... e, visto che abbiamo deciso di
ballare, balliamo!
- Ma sì, quattro colpi di remo... giusto per staccarci dalla riva e farlo
contento... Cosa vuoi che capisca quello lì?
- Hai ragione. Facciamo un po' di scena e niente più... così ce lo togliamo dai
piedi...
- Dai, le reti sono in acqua... La fatica l'abbiamo fatta... Andiamo a casa,
adesso...
- Aspetta, aspetta... le reti si stanno tirando... abbiamo preso qualcosa!
Altro che qualcosa!! Cominciano a guizzare pesci da tutte le parti. Pesci grossi,
come non se n'erano visti da tempo!
- Forza, ragazzi, dobbiamo tirarli su!
- Accidenti, come sono piene! Ancora un po' e si rompono!
- Chiamiamo Giacomo e Giovanni, perché vengano a darci una mano!
Arriva di corsa anche la barca di Giacomo e Giovanni, che si riempie di pesci.
- Attenti ragazzi, perché rischiamo di affondare... state attenti!!
Finalmente tocchiamo terra. Gesù sorride, vicino a noi. Che cosa gli diciamo?
Risonanze dei ragazzi
Luca ci racconta che Simone si butta in ginocchio, ai piedi di Gesù, dicendo:
"Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore!".
Perché Simone si esprime così? Con queste parole egli riconosce di non
meritarsi l'amicizia di Gesù. Come mai? Perché lui, Simone, e i suoi compagni
hanno riso della pa-role di Gesù e hanno calato le reti giusto per toglierselo dai
piedi... E Gesù lo ha capito benissimo, e ne ha sorriso... Ma dopo questa pesca
impossibile, è evidente che Gesù sa-peva che cosa diceva e che quelle parole le
ha dette a nome di Dio. Vuol dire che il Signore ha visto l'incredulità dei loro
cuori, ma il regalo di quella pesca miracolosa glielo ha fatto lo stesso... È
proprio buono!
Che cosa passa nel cuore di Simone?
Contemplazione
-Allora ciò che Gesù ci ha detto è vero! Davvero il Signore si ricorda di noi e
ci vuole be-ne! Allora... allora... la storia del Regno di Dio non è una favola!
Quello che dice quest'uomo si realizza sul serio! E io che non ci credevo! Ho
pensato male di quest'uomo! Invece è davvero un uomo di Dio! E chi sono io
per stargli vicino?
Gesù rialza Simone, lo abbraccia, si congratula con lui e con tutti noi per come
abbiamo riportato le barche a terra. Finalmente ci sediamo, tutti sudati, sulla
spiaggia. Gesù prende la parola e dice: "Ragazzi, sono felice di avervi
incontrati! Volete diventare miei amici? Venite con me, seguitemi! Fino ad
oggi avete pescato pesci in questo lago... Da ora in poi, insieme con me,
diventerete pescatori di uomini, al servizio della vita di molti".
Che ne dici? Vuoi anche tu diventare amico di Gesù?
Risposta dei ragazzi
Che cosa fanno i nostri quattro pescatori? Luca, Marco e Matteo raccontano
che la-sciano le loro barche e seguono Gesù. Sono i suoi primi discepoli, a cui
si aggiungono, nei mesi successivi, molti altri. Li ringraziamo, perché oggi
hanno "pescato" anche noi! E diamo loro appuntamento al prossimo incontro.
Cosa diciamo a Gesù?

Preghiera spontanea
Spunti di preghiera:
- Grazie, Gesù, perché oggi ti abbiamo incontrato.
- Grazie perché ci hai fatto conoscere i tuoi primi amici.
- Le tue parole hanno fatto sperare anche noi.
- Grazie, Gesù, perché ci hai chiesto di diventare tuoi amici.
Cartellone
Sul cartellone possiamo scrivere: " La parola di Gesù realizza ciò che
promette!".
Consegna
Durante la settimana leggete tutto il brano di Vangelo che racconta questo
episodio (Lc 5,1-11) e ripensate a ciò che abbiamo vissuto con i primi amici di
Gesù. Potete anche a-scoltare e raccogliere tutte le speranze che avete nel
cuore .

AMICO DI TUTTI
Obiettivi
+ Prendere familiarità con la persona di Gesù, il suo modo di essere e alcuni
suoi inse-gnamenti.
+ Sperimentare la sua benevolenza, iniziando ad affidarsi a Lui.
+ Conoscere alcuni elementi essenziali del ministero pre pasquale di Gesù

Ci ritroviamo ancora in compagnia di Simone, Andrea, Giacomo e


Giovanni, i nostri amici pescatori.
Prima di ascoltare come è andata avanti la loro avventura, potremmo chiedere:
"quel giorno avete trovato un tesoro?"
"Certo! - ci risponderebbero - per questo abbiamo lasciato ogni cosa per
seguire Gesù: stare con lui valeva molto di più di tutto ciò che possedevamo!".
(Mt 13,44 ; Mt 19,21.27)
Vogliamo conoscere meglio quale esperienza hanno fatto questi amici? Vi
invito a farmi tutte le domande che vi vengono in mente. Io vi risponderò
riprendendo ciò che ci hanno raccontato nel Vangelo.

Intervista
Cosa ha fatto Gesù prima della pesca miracolosa?
Gesù è vissuto in Galilea, in un paese chiamato Nazaret, fino all'età di
trent'anni, insieme ai suoi genitori, Maria e Giuseppe. Racconta S. Luca che
"stava loro sottomesso" (Lc 2,51), cioè li ascoltava e obbediva loro. Fattosi
grandicello, ha lavorato nella bottega di falegname di suo padre. La sua vita
era molto semplice, come quella degli altri ragazzi del paese. Ogni giorno, e in
particolare il sabato - il loro giorno di festa - ascoltava con grande attenzione la
Parola di Dio. (Lc 4,16) Amava molto pregare e via via cresceva sempre di più
la sua confidenza con Dio, che chiamava "Abbà", Papà mio.(Mc 14,36) In ogni
occasione Gesù chiedeva: "Abbà, Padre, che cosa desideri? Che cosa vuoi che
io faccia?".
Quando era piccolo qualcuno si è accorto che era un tipo speciale?
Pare proprio di no... Tutti pensavano che fosse soltanto il "figlio del
falegname", un ragazzo qualunque…(Mt 13,55) Ma, intorno ai trent'anni, Gesù
ha lasciato la piccola Na-zaret. Dapprima è andato sul fiume Giordano, a Sud
della Galilea, dove ha incontrato Giovanni Battista.(Mc 1,9) Poi a Cafarnao,
dove l'abbiamo trovato la volta scorsa. Aveva una grande missione da
compiere, che il Padre suo gli affidava…
E dopo cosa è successo?
Gesù ha cominciato a muoversi, andando di villaggio in villaggio, perché
voleva che tutti ascoltassero la Buona Notizia e fossero raggiunti dall'amore di
Dio. Allora un bel gruppo di persone ha cominciato a seguirlo. Tra di loro
Gesù ha scelto dodici uomini, che ha chiamato Apostoli -"Inviati" - perché
rimanessero sempre con lui e lo aiutassero nella sua missione. (Mc 3,13) I
nostri quattro amici pescatori erano tra questi. Da quel momento in poi Gesù è
stato sempre accompagnato dalla sua piccola comunità, composta dai Dodici e
da alcune donne, tra le quali, in alcuni momenti, c'era anche Maria, la sua
mamma". (Lc 8,1-3)
- E come si muovevano?
- A piedi, come la maggior parte della gente di quel tempo... Quanto ha
camminato Gesù per le strade della Palestina! Mentre era in cammino Gesù
parlava con i suoi amici, o con la gente che incontrava, oppure pregava con i
Salmi, le preghiere di Israele, che spesso venivano cantati.
Alcune volte, la notte arrivava mentre erano per la strada, perciò dormivano
all'aperto, accampandosi dove potevano. (Lc 9,58) Altre volte erano ospiti
presso qualche famiglia di amici. (Lc 10,38)
- Di che cosa vivevano?
- La comunità di Gesù si affidava a ciò che il Signore, giorno per giorno,
donava loro, at-traverso la generosità delle persone. Gesù diceva sempre di
non preoccuparsi per il cibo o per il vestito, perché "il Signore sa di che cosa
abbiamo bisogno”(Lc 12,22-30). Non solo il giorno della pesca miracolosa, ma
anche per tutto il tempo in cui sono stati con Gesù, Simone e compagni hanno
fatto l'esperienza che il Padre dei cieli non faceva loro mancare nulla. Anzi, ciò
che ricevevano, a volte, era così abbondante, che lo regalavano alle persone
più povere. (Gv 12,5)
-Ma com'era Gesù?
- I primi discepoli di Gesù non ci hanno lasciato molte notizie sul suo aspetto
fisico. Gesù era un uomo come tutti gli altri. Non attirava le persone per la sua
bellezza, né per una sua particolare forza fisica. Ciò che colpiva di lui era il
suo modo di essere: uno sguardo profondo e intenso, che leggeva dentro al
cuore. Chi lo incontrava rimaneva affascinato dal modo gentile e premuroso
con cui si avvicinava alle persone, dall'attenzione con cui ascoltava tutti.
(Lc11,27) A chi gli chiedeva aiuto, Gesù domandava: "Che cosa vuoi che
faccia per te?", come fa un servo con il suo padrone. (Mc 10,51) Aveva un
modo di parlare molto semplice, che tutti potevano seguire. Spesso raccontava
delle piccole storie - le parabole per farsi comprendere meglio.
Ma, quando era necessario, Gesù tirava fuori anche una grande grinta: diceva
con fer-mezza la verità e difendeva con decisione i piccoli ed i deboli. (Gv
8,3;Mt 21,12-17)
- Ma come faceva a fare i miracoli?
- Erano un dono, anche per lui. S. Luca racconta che da lui usciva una forza
che guariva tutti. (Lc 6,19) Era la forza stessa di Dio, che operava in lui. E
Gesù non teneva per sé, non vendeva a caro prezzo le sue doti straordinarie,
come facciamo noi, per intenderci, quando sappiamo fare bene qualche cosa...
Al contrario, tutto quello che riceveva dal Padre suo, lo condivideva con gli
altri. (Gv 15,15) Dedicava tutto il suo tempo, dall'al-ba fino al tramonto, alle
persone che lo cercavano. Ed era disposto ad offrire la sua amicizia a
chiunque. Stava e si giocava con tutti: piccoli e grandi, ricchi e poveri,
personaggi famosi o gente semplice e modesta. Accettava volentieri gli inviti a
pranzo o a cena e approfittava di quei momenti per conoscere nuovi amici,
dialogare con loro e insegnare le cose di Dio. (Lc 7,36-50)
Quante mani ha stretto, quante lacrime ha raccolto, quanti abbracci ha dato
Gesù in quegli anni! Ha mostrato il volto di Dio a folle numerose, guarito tanti
ammalati, liberato molte persone dagli spiriti cattivi, risuscitato pure alcuni
morti... Non s'era mai visto un uomo così buono!
S. Giovanni dice che non basterebbero tutti i libri del mondo per raccontare
tutte le cose belle e buone che Gesù ha fatto. (Gv 21-25)
- Anche i bambini lo seguivano?
- Sicuro! Li incontrava ogni volta che era invitato a casa loro o entrava nel loro
paese. Gesù aveva una vera e propria predilezione per i ragazzi... Conosceva
bene i loro giochi (Lc 7,31) e si fermava volentieri a parlare e a scherzare con
loro. Perciò c'era sempre qualche bambino accanto a lui. Mentre insegnava,
Gesù cercava con lo sguardo i suoi piccoli amici, perché desiderava farsi
capire anche da loro. A volte i suoi discepoli sgrida-vano i ragazzi che gli
stavano attorno, perché avevano paura che lo disturbassero. Ma Gesù diceva:
"Non li mandate via! Fateli venire qui, vicino a me", e, imponendo loro le
mani, li benediceva…(Mt 19,13)
Volete vedere con quale gesto Gesù li benediceva e pregava per loro? Venite
qui tutti intorno a me!
drammatizzazione
Invito alla preghiera spontanea
Vi piace quello che ci raccontano gli amici di Gesù?
Risonanze dei ragazzi
Anche la gente del suo tempo rimaneva meravigliata e ammirata. E dicevano:
"Non abbiamo mai visto una persona simile! Che sia lui il Messia?...". (Mt
9,33;Mc2,12)
Più passava il tempo, più Gesù diveniva famoso. Carovane di gente venivano
per ascol-tarlo e chiedere la guarigione per i loro ammalati. Erano disposti a
passare anche giorni e giorni lontani da casa, pur di incontrarlo. E Gesù era
costretto a rimanere fuori dalle città, in grandi spazi aperti, per riuscire ad
accogliere tutti. ( Lc 6,17-18)
I suoi parenti, un giorno, vedendo che era talmente preso dalla gente da non
riuscire nep-pure a mangiare, si preoccuparono e dicevano: "È impazzito! Di
questo passo gli verrà l'esaurimento nervoso". Andarono a cercarlo per
riportarlo a casa. (Mc 3,20-21) Ma Gesù non li ascoltò. Non era affatto
preoccupato di "esaurirsi"... E sapete perché? Possedeva una forza
straordinaria. Una specie di Superman? No, non era più forte, o più robusto
degli altri... La sua forza era un grande fuoco, che ardeva dentro di lui (Lc
12,49): una passione, un grande sogno, che lo animava e lo spingeva a donarsi
senza posa.
Sapete come si chiama questa grande passione? Fraternità: il sogno di
un'umanità diversa, in cui ci si vuole bene davvero!
Gesù teneva molto alla fraternità. Credeva appassionatamente alla comunione
tra tutti gli uomini. Perché - diceva - siamo tutti fratelli, figli dello stesso
Padre.(Lc 6,27-37) E, per realizzare questo sogno, aveva deciso di giocare
tutto se stesso, divenendo lui, per pri-mo, fratello di tutti. Facendo lui, come si
dice, il primo passo... E non si è tirato indietro neppure quando ha scoperto che
i fratelli che aveva così appassionatamente cercato, erano "brutti e cattivi"…
(Lc 19,41-42)
Ma questo sogno non era solo il suo... Era - ed è! - il sogno stesso di Dio, del
suo Papà.
Forse anche in casa vostra una grande passione del papà o della mamma - il
calcio, la musica, la cucina... - è passata a voi. Così è stato anche per Gesù. E
proprio nel rapporto con il Padre suo, in lunghe ore di preghiera strappate al
sonno, Gesù "si ricaricava".( Lc 6,12) Come succede quando il papà o la
mamma vengono a fare il tifo per noi e allora niente ci sembra difficile o
troppo faticoso…
Che cosa vi colpisce di questo racconto?
Risonanze dei ragazzi.
Vi dico che cosa colpisce me: Gesù non chiedeva nulla in cambio. Non
pretendeva di es-sere neppure ringraziato o riconosciuto. "Anche noi - diceva
ai suoi amici - abbiamo ricevuto tutto in dono, perciò mettiamoci al servizio
degli altri gratuitamente". (Mt 10,8)
Noi siamo abituati, anche quando facciamo un regalo, a pensare a che cosa, a
nostra volta, riceveremo in cambio, ad esempio quando arriverà Natale o il
nostro compleanno. E se un amico non è abbastanza generoso con noi, non lo
consideriamo più.
Gesù non era così! Anzi, andava a cercare proprio quelli che non avevano
nulla da dargli ed era contento di poter fare del bene proprio a chi era
dimenticato da tutti. (Mc 1,40-42).

Torniamo ora all'esperienza dei primi amici di Gesù. Potete immaginarvi


quanto fos-sero piene le loro giornate! Stare con il Maestro era una continua
avventura, come il primo giorno! Nonostante egli si dedicasse tanto alle
persone che lo cercavano, aveva sempre un'attenzione particolare per i suoi
amici. Ogni sera, quando la gente se n'e-ra andata, li raccoglieva attorno a sé e
condivideva con loro le risonanze della giornata. Se non avevano capito
qualcosa dei suoi discorsi, li spiegava di nuovo. (Mc 4,10) Era anche il
momento delle confidenze e degli scherzi. Poi si andava a dormire.
Il Maestro era l'ultimo ad andare a letto ed il primo ad alzarsi.
Vogliamo vivere anche noi questo momento con Gesù?
Vi chiedo di usare ancora una volta la vostra fantasia.

Immaginazione guidata
È ormai buio. Il fuoco si sta spegnendo ed il sonno comincia a farsi sentire.
Chiudete gli occhi... Abbiamo passato tutta la giornata con Gesù e con i suoi
amici. Ripensate a quello che è successo.
Gesù è ancora in piedi e viene a darvi la buona notte. Si avvicina anche a te...
Puoi rac-contargli ciò che oggi è stato importante per te. Puoi raccontargli
anche le tue fatiche, se ci sono state... Gesù ti ascolta... e ha una parola per te.
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera
-Grazie, Gesù, per il buon amico e fratello che sei. È bello conoscerti!
Cartellone
Possiamo aggiungere sul cartellone: "Gesù è amico di tutti. Non chiede nulla
in cambio".
Consegna
Questa settimana, prima di dormire, chiedete a Gesù di ritornare vicino a voi,
per vivere ancora qualche momento di confidenza con lui. Potete raccontargli
quello che avete vissuto, che cosa è stato bello e vi è piaciuto e anche che cosa
vi ha fatto fare fatica.

UN AMORE FORTE E CORAGGIOSO


CHE RISCHIA LA VITA…

Obiettivi:

+ Comprendere come mai Gesù ha avuto dei nemici, a quali contestazioni è


andato in-contro.
+ Riflettere sulla risonanza dell'invidia.
+ Partecipare ad un'esperienza di liberazione dal male.
+ Comprendere la disponibilità di Gesù a perdere la propria vita per servire
il bisogno dell'uomo
.
Oggi seguiremo Gesù e i suoi amici in un altro momento importante
del loro cammino.
La volta scorsa abbiamo visto che molte persone cercano Gesù e si mettono ad
ascoltar-lo. Ma non tutti si comportano così... Gesù non ha solo degli amici,
ma anche dei ne-mici...
Chi - direte voi - può avercela con lui, se è così buono?
Gesù non è il Maestro e neppure il tipo di Messia che tanti si aspettano. La
gente istruita, che ha studiato e appartiene a famiglie importanti, dice: "Chi lo
conosce questo Gesù? Com'è che adesso tutti vanno dietro a questo 'zoticone'
che viene da Nazaret?". (Gv 1,46)
Mettiamoci per un momento al loro posto. Per capire le loro risonanze
ascoltate questo esempio.
Esempio
Un vostro compagno, che pensate sia meno bravo e intelligente di voi, un
giorno strabilia tutti con un compito stupendo. E vince pure un premio!
Che cosa provate?
Incredulità, diffidenza, invidia, un po' di rabbia…
E ora chiediamoci: che cosa ci fa fare l'invidia? Se noi l'ascoltiamo,
avvertiamo il desi-derio di "abbassare" chi è più bravo - o buono o bello - di
noi, magari mettendo in dubbio le sue capacità, oppure trovando mille difetti in
quello che fa o che è. La stessa cosa suc-cede a molte persone nei confronti di
Gesù.
Ci racconta il Vangelo che alcuni lo aspettano al varco, per vedere quando dirà
una "cavolata", che mostri a tutti che non è poi quel grand'uomo che tutti
pensano... Anzi, per accelerare i tempi, alcuni tendono dei trabocchetti: gli
fanno domande difficili e insi-diose, per coglierlo in errore, soprattutto rispetto
alla Legge. (Gv 8,6)
Sapete che cos'è la Legge?
È un dono molto prezioso che il Signore ha fatto al popolo ebreo. La Legge è
un insieme di regole e insegnamenti che dicono come comportarsi bene, per
vivere in pace e buona armonia con il Signore e con gli altri. Queste regole, ai
tempi di Gesù, erano molto nu-merose. C'era chi - come gli scribi, i farisei e i
dottori della legge - le conosceva benissimo e le insegnava ad altri.
Ebbene, molti di questi "esperti" della Legge cominciano a criticare Gesù. Una
delle cose che rimproverano a Gesù è il fatto di operare guarigioni in giorno di
sabato, disobbedendo alla Legge che proibisce ogni lavoro durante quel
giorno. (Gv 9,16).
Perché era proibito lavorare di sabato? - direte voi... Perché il popolo ebreo era
stato schiavo in Egitto, e aveva molto sofferto per il fatto che il faraone li
sfruttava, facendoli lavorare giorno e notte, senza mai fermarsi. Finalmente era
arrivato Mosè, mandato dal Signore, a liberarli e farli uscire dall'Egitto. Allora
finalmente avevano apprezzato il riposo come un grande dono, ricevuto da Dio
insieme alla loro libertà. Un dono così importante, da decidere di non sfruttare
più nessuno, concedendo un giorno di riposo anche agli schiavi e agli animali.
(Dt 5,12-15).
Come vedete, la regola del riposo in giorno di sabato non è affatto cattiva. Ci
fa bene fermare ogni attività per un giorno della settimana, riposarci, ritrovarci
insieme ad ascoltare la Parola di Dio, perché in questo modo cresciamo
nell'amicizia con il Signore e tra noi. Questo è il senso anche della nostra
domenica.
Tuttavia, ai tempi di Gesù, molti dottori della legge vivevano questa regola in
maniera molto rigida e minuziosa, tanto da stabilire, ad esempio, quanti passi
di cammino si potevano fare durante il giorno di sabato.
Gesù ha sempre rispettato il riposo del sabato. Ma pensa: "Questo giorno è
dedicato al Signore. Quale giorno è migliore di questo per far conoscere a tutti
quanto Dio è buo-no? Per questo oggi non solo parlerò dell'amore di Dio, ma
opererò tutte le guarigioni che Egli mi suggerirà di fare".
Ora entriamo con Gesù e con i suoi discepoli nella sinagoga. Immaginatevi
una grande sala, dove uomini e donne si radunano per pregare, assai simile ad
una nostra chiesa.
È sabato. E vediamo cosa succede...
L'evangelista Marco racconta, all'inizio del capitolo 3: C'era un uomo che
aveva una mano inaridita, cioè paralizzata. Gli scribi e i farisei lo osservavano
per vedere se lo guariva in giorno di sabato per poi accusarlo". (Mc 3,1-6).
Eccoci qui! Per gli scribi e i farisei è un'occasione d'oro per incastrare Gesù!
Infatti tra la gente c'è questo poveraccio dalla mano paralizzata. Vogliamo
dargli un nome? Che ne dite di Amos? Tutti i presenti nella sinagoga si
domandano: "Cosa farà Gesù? Lo guarirà o non lo guarirà?".
I farisei pensano: "Se lo guarisce, è la prova lampante che disobbedisce alla
Legge! Dunque è un cattivo ebreo, altro che uomo di Dio!".
Nella sala scende il silenzio. Si capisce lontano un miglio che c'è tensione...
Tutti gli occhi sono puntati su Gesù, per vedere che cosa farà.
Anche noi, suoi amici, ci accorgiamo del pericolo che il Maestro sta correndo.
Cosa gli diciamo all'orecchio?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
- Hai visto come ti guardano? Stai attento! Qui si mette male! Fai finta di
niente!
- Non guardare nemmeno quell'uomo, fai come se non lo avessi notato...
- Dai, Gesù, puoi guarirlo anche domani, oppure, se proprio proprio lo vuoi
aiutare... guariscilo fuori di qui, quando non ci vede nessuno!
Aiuto, mi è venuto il mal di pancia dalla paura…
Finalmente Gesù rompe il silenzio. Marco racconta: disse a quell'uomo dalla
mano inari-dita: "Mettiti nel mezzo".
"Mamma mia, ecco, Gesù ha raccolto la sfida! Adesso certamente lo guarirà!",
pensano i discepoli.
E cosa prova Amos, quando Gesù lo chiama nel mezzo? Che cosa avremmo
provato noi al suo posto?
Pensate a quanto l'ha fatto soffrire quella mano rattrappita! Per tutta la sua vita
non ha potuto lavorare... Forse è stato costretto a chiedere l'elemosina... Per
quanti anni ha desiderato, ha sognato, di poter guarire! Questa è la grande
occasione della sua vita! Ma, se va nel mezzo, rischia anche lui di "andarci di
mezzo"...
Mettiamoci ora al suo posto.
Consegne per la drammatizzazione
Sei seduto nel tuo angolino, con la tua mano rattrappita. Forse ti vergogni di
mostrarla e cerchi di non farla vedere... Gesù ti dice: "Vieni nel mezzo!".
Ascolta che cosa provi e scegli tu, liberamente, che cosa fare, se venire qui, al
centro della stanza, oppure restare al tuo posto.
Che cosa avete pensato voi che siete rimasti seduti? E voi che vi siete mossi?
Perché vi siete alzati?
Risonanze dei ragazzi
Vedete ora cosa succede...
Racconta Marco che Gesù alza gli occhi verso tutti i presenti e chiede: "È
permesso in giorno di sabato fare il bene o il male, salvare una vita o
toglierla?'.
Gesù non vuole sfidare proprio nessuno! Non ha chiamato Amos in mezzo per
metterlo in imbarazzo. Vuole semplicemente che tutti lo vedano, perché si
mettano nei suoi panni. Come a dire: "Guardate questo fratello! Non vedete
quanto è grande il suo bisogno di essere guarito? Perché, amici miei, non vi
mettete al suo posto? Dai, pensiamo al suo bene! Lo chiedo a voi... Che cosa è
bene fare in giorno di sabato, che cosa è davvero gradito al Signore?".
Vedete, dunque, che Gesù non vuole sbattere loro in faccia il miracolo... Ma -
dice ancora Marco - essi tacevano...
Perché si comportano così? Mettetevi nei panni degli avversari di Gesù.
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
Se rispondiamo: "Non è permesso fare del bene", facciamo una brutta figura e
passiamo per dei cuori di pietra... Ma se diciamo che è permesso fare del bene,
come si fa? Diamo ragione a Gesù!
Meglio stare zitti…
Che furbi!
Ci dice Marco che, di fronte a quel silenzio, Gesù li guarda uno a uno "con
indignazione, rattristato per la loro durezza di cuore". Gli dispiace molto che
non pensino al bene di quell'uomo, né che si chiedano che cosa vuole
veramente il Signore. È chiaro: voglio-no solo avere la meglio su di lui, a tutti
i costi!
Adesso, se il Maestro guarisce quella mano, saranno guai!
Ma Gesù non si tira indietro. Si volge verso Amos e gli dice: "Stendi la
mano!".
Drammatizzazione
Anche voi che state al centro, piano piano, stendete la mano... Sentite la forza
che ritor-na, il movimento che pian piano riprende... La vostra mano è guarita!
Domanda
Che cosa avete provato voi al centro? E voi, che avete assistito alla scena?
Immaginatevi la gioia di quell'uomo e la meraviglia di tutti i presenti!
Ma - conclude Marco - i farisei uscirono subito e tennero consiglio contro di
lui per farlo morire.
Non aspettavano altro!
Amos ben presto si rende conto che i farisei lo lasciano perdere, perché sono
tutti con-centrati ad accusare Gesù. Entriamo nelle sue risonanze…
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
- Chi mai mi ha voluto bene così? Neppure mio padre e mia madre! Non
parliamo poi
dei miei concittadini! Quest'uomo, Gesù, per salvare me, ha messo in pericolo
la sua vita! E ora che gli faranno?
Al posto di quell'uomo io cercherei Gesù, per dirgli: "Grazie per il grandissimo
dono che mi hai fatto. Ma tu... adesso? Per causa mia... ti uccideranno!! Mi
dispiace moltissimo! Per salvare la mia vita, rischi di perdere la tua!".
Ma Gesù - sono certo - mi risponderebbe: "Amos, sono felice che il Signore ti
abbia guari-to! Benedici il suo nome e ritorna a vivere! Non ti dare pensiero
per me: la mia vita è nelle mani del Padre mio!".
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera:
- Grazie perché quel giorno non hai abbandonato quell'uomo alla sua infelicità
e, anche a costo della tua vita, gli hai ridato la gioia di vivere.
- Grazie perché il tuo è un amore forte e coraggioso, che non ha paura di
perdersi.
Per questo, grazie Gesù.
Cartellone
Possiamo aggiungere: "È un amore forte e coraggioso, che non ha paura di
perdersi".
Consegna
Nel corso della settimana potete guardare se nel vostro cuore si muove un po'
di invi-dia nei confronti di qualcuno. Non vi spaventate se scoprite questa
risonanza. Quando, prima di dormire, vi confidate con Gesù, potete affidarla a
lui.

VUOLE BENE ANCHE AI CATTIVI!

Obiettivi

+ Confrontarsi con la fatica per la propria diversità.


+ Comprendere la disponibilità di Gesù a perdere la vita per ciascuno di noi,
anche se lo rifiutiamo.
+ Mettere a fuoco la risonanza positiva e la risonanza negativa che il cuore
vive nei con-fronti della gratuità dell'amore.

Oggi rivivremo un episodio famoso del Vangelo, che ci viene


raccontato dall'evangeli-sta Luca. (Lc 19,1-10) Stiamo per entrare, insieme a
Gesù e ai suoi amici, in Gerico, una ricca città a sud di Gerusalemme, posta
nella depressione del Mar Morto. Cerchiamo insieme sulla cartina dove si
trova il Mar Morto. Vedete dove si trova Gerico?
Apriamo al capitolo 19. Entrato in Gerico, Gesù attraversava la città. Ed ecco
un uo-mo, di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco, cercava di vedere
quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo
di statura.
La scena ci è familiare. Gesù è ormai un personaggio famoso, riconosciuto dal
popolo come un uomo di Dio e un grande profeta. Una grande folla gli è uscita
incontro, deside-rosa di vederlo e di ascoltarlo. Tra questa gente c'è anche
questo tipo, Zaccheo, che Luca dice essere un pubblicano.
Sapete chi sono i pubblicani? Sono agenti del fisco, vale a dire persone
incaricate di riscuotere le tasse. Gli Ebrei non sono affatto contenti di pagare le
tasse, perché sono imposte dagli odiati Romani: vanno per buona parte a finire
a Roma, nelle tasche dell'Imperatore. Ma i pubblicani non sono romani. Sono
anch'essi degli Ebrei. Si prestano a raccogliere le tasse per conto dei Romani
perché, una volta consegnata a loro la quota
richiesta, si tengono - come proprio guadagno - il resto per sé. Per questo Luca
dice che Zaccheo è ricco. Si è "ingrassato" ben bene sulle spalle dei suoi
fratelli!
Ci dice ancora Luca che Zaccheo era basso di statura.
Cosa vi fa pensare questo fatto?
Chissà quanto la bassa statura l'ha fatto soffrire! Cosa ne dite? Può capitare?...
Pensiamo a quante volte i suoi compagni l'hanno preso in giro, dandogli del
"nanetto" o soprannominandolo "tappo". Forse proprio a causa di questo suo
limite Zaccheo ha litigato con tutti e ha scelto di diventare pubblicano... Quasi
a dire: "Io inferiore? Più piccolo di voi!? Neanche per sogno! Vi faccio vedere
io! Sono più intelligente di voi: diventerò la per-sona più ricca e più potente di
Gerico! E vedremo chi riderà per ultimo!".
Succede anche a noi di reagire così, quando qualcuno sottolinea i nostri limiti?
Esperienza dei ragazzi
Ora mettiamoci in mezzo alla folla. Vediamo Zaccheo venirci incontro. Cosa
pensiamo di lui?
Piccola drammatizzazione
Sporco traditore! Amico dei Romani! Rinnegato! Venduto!Ladro, farabutto, ci
hai portato via i nostri soldi! Vigliacco!
Nano maledetto!
Che cosa prova Zaccheo di fronte a questa gente? Noi che cosa proviamo al
suo posto?
Risonanze dei ragazzi
Anche la Legge d'Israele non è tenera con un tipo come Zaccheo. Lo considera
un "pubblico peccatore", perché ha lasciato la strada buona per mettersi in
affari con i pagani, che non conoscono il Signore. Perciò la Legge dice che non
si deve avere più a che fare con un tipo simile e neppure farlo entrare più in
sinagoga.
Non solo, dunque, Zaccheo non riesce a vedere Gesù, perché è basso di
statura, ma non ha nessuna voglia di mescolarsi con la folla, che lo odia a
morte. Inoltre, star lì a sgomi-tare e a sollevarsi sulle punte dei piedi è far
vedere a tutti, ancora una volta, quanto è "tappo"...
Ma il nostro Zaccheo ha una brillante idea. Sentite!...
Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì (come un monello!) su un
sicomoro (un grande albero, dalla folta chioma), poiché (Gesù) doveva
passare di lì.
Ed eccolo appollaiato lassù, che pensa: "Vi ho fregati tutti quanti! Da qui potrò
vedere comodamente Gesù, senza essere visto da nessuno. Bravo Zaccheo, sei
sempre il più furbo!".
Zaccheo si nasconde ben bene, perché guai se qualcuno lo vede! Ci farebbe
una gran brutta figura!
Il corteo che accompagna Gesù si avvicina. Zaccheo è curiosissimo:
finalmente riuscirà a vedere in volto il famoso Maestro e forse riuscirà anche a
sentire qualche sua parola...
Ora ognuno di voi immagini di essere al suo posto, ben nascosto sull'albero.
Ognuno veda come ripararsi, con quello che ha a disposizione.
Drammatizzazione sul posto
Ecco, ecco, Gesù deve essere quello là, a cui tutti si rivolgono. Certo, certo, è
lui!
Per vederlo meglio ti sporgi un pochino in fuori... Ora Gesù è proprio sotto di
te.
Che fortuna! Si è pure fermato! Sono proprio fortunato! Ma... che succede
adesso? Gesù alza lo sguardo, proprio verso di te! Zaccheo, nasconditi! Non
farti vedere! Mille occhi stanno adesso scrutando la chioma del sicomoro.
Qualcuno esclama: - Ma è Zaccheo!
Quel farabutto di Zaccheo!!
- Ladro! Traditore! Vigliacco!
Ah... ah... ah... guarda dove si è andato a ficcare!
Bravo Gesù, l'hai scovato! Sei proprio un profeta!
Fallo scendere e mettilo a posto, quello lì!
Sì, dagli la lezione che si merita!
Zaccheo, cosa stai provando?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
Cretino che non sono altro! Adesso Gesù mi fa scendere di peso e poi me ne
dirà di tutti i colori! E la folla, inferocita, mi farà la pelle! Ohi ohi, sono
perduto! Sono un uomo finito! Vorrei scomparire, vorrei sprofondare...
Maledetto il giorno in cui sono andato dietro a questo Gesù! Guarda in che
guaio mi sono cacciato!! E adesso che cosa faccio?
Cosa vi pare? In questo momento Zaccheo è come il bambino "beccato" in
fallo dalla maestra, mentre ne combina una delle sue. Invece la gente di Gerico
si sente come i compagni di classe, tutti contenti, perché finalmente "la peste"
avrà la lezione che si merita.
Ma attenzione al colpo di scena...
Gesù alzò lo sguardo e disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo
fermarmi a ca-sa tua".
Zaccheo, hai sentito? Gesù ha detto: "Devo venire a casa tua"...
Cosa provi?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
A casa mia?!
Non riesco a credere alle mie orecchie! Sono sbalordito.
Non solo Gesù non mi tira giù di peso dall'albero per farmi il processo davanti
a tutti, ma si invita a casa mia, come il mio migliore amico! Ti rendi conto? E
tutta la gente è rimasta lì, con un palmo di naso! È incredibile! Certo che
scendo! Scendo subito, anche se mi tremano ancora un po' le gambe…
Gesù accoglie Zaccheo con un sorriso, come se lo conoscesse da sempre.
E la folla?
È rimasta di stucco! Dice Luca che tutti mormoravano: "È andato ad
alloggiare da un pec-catore!". Inaudito!
Mettetevi adesso al posto dei discepoli di Gesù? Cosa vi passa dentro?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
- Come può il Maestro fare una cosa del genere? Tutta la gente di Gerico lo sta
aspettan-do, lo sta accogliendo come un grande profeta... e lui che fa? Molla
tutti!
Per invitarsi a casa del peggiore peccatore della città! Addirittura il capo dei
pubblicani!
Così! Sotto gli occhi di tutti!
Non so più dove guardare...
Io questa volta non lo seguo proprio, vado a nascondermi...
Mi vergogno di essere amico suo.
E cosa vive Zaccheo, mentre, tutto gongolante, accompagna Gesù a casa sua?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
Ragazzi, che soddisfazione! Tra tutta la gente di Gerico, da chi ha scelto di
andare Ge-sù? Da me, Zaccheo! Alla faccia di tutti quelli che mi volevano
morto!
Ma c'è qualcosa che non capisco... Come mai questo uomo di Dio si è messo
contro tutta la città per venire proprio da me? Gesù si rende conto in quale
guaio si è cacciato? Chi glielo ha fatto fare? Forse... forse... si aspetta qualcosa
da me... Forse mi chiederà un favore, un prestito, oppure una
raccomandazione, visto che io conosco un sacco di gente importante... Beh,
qualunque cosa voglia, sono ben contento di dargliela, perché una sod-
disfazione così grande non me l'ero mai presa, parola mia! E ora trasferiamoci
a casa sua.
Contemplazione
Zaccheo ha certamente mandato di corsa i suoi servi ad avvertire sua moglie e
a prepara-re un grande banchetto per il suo illustre ospite. Mentre entra in casa
sembra perfino più alto, perché "vola" dalla felicità ...
Gesù si siede a tavola e si intrattiene amabilmente con i suoi nuovi amici.
Chiacchiera con i figli di Zaccheo, ascolta le storie di famiglia, condivide
qualcosa di sé...
Intanto Zaccheo si domanda: "Quando mi chiederà quello che gli serve?".
Ma Gesù non fa il minimo cenno di chiedergli qualcosa. Sta in mezzo a loro
come un vecchio amico che è tornato a far loro visita.
"Forse ha bisogno di un po' di riservatezza... è ovvio! Approfitterò della pausa
tra una portata e l'altra per portarlo nel mio studio e parlargli a tu per tu ",
pensa Zaccheo. Gesù e Zaccheo si trovano finalmente da soli, nel lussuoso
studio del pubblicano.
Per togliere Gesù dall'imbarazzo, il pubblicano apre il suo forziere, gli mostra
tutti i suoi tesori e gli dice: "Oggi la tua visita mi ha reso felice. Vedi questo
forziere? Prendi quello che vuoi... Mi hai fatto un tale regalo che tutto ciò che
contiene, al confronto, è niente".
Ma Gesù scuote la testa e gli risponde: "Grazie, Zaccheo, non voglio nulla da
te...".
Zaccheo insiste, propone dei favori, qualche buona raccomandazione, ma Gesù
rifiuta tutti i suoi regali.
Zaccheo non sa più cosa pensare...
Infine prende il coraggio a due mani e dice: "Gesù, scusa se ti faccio questa
domanda... Perché sei venuto a casa mia? Io sono felicissimo che tu sia
venuto! Come ti ho detto, mi hai fatto un enorme regalo. Ma non sono uno
stupido: tu, per venirmi a trovare, ti sei tirato addosso l'odio di tutta la città!
Perché lo hai fatto?".
Siamo arrivati al punto culminante di questa storia. Vi chiedo di seguire quello
che succede con tutta la vostra attenzione. Io impersono Gesù. Uno di voi fa la
parte di Zaccheo, che gli rivolge la fatidica domanda: "Perché sei venuto a
casa mia?"
Vi prego di ascoltare in silenzio, fino in fondo, la risposta di Gesù.
Drammatizzazione
- Gesù, perché sei venuto a casa mia?
- Perché un uomo, di nome Zaccheo, ne aveva bisogno... Quando ho visto
quell'uomo sull'albero, tutto solo, mi si è stretto il cuore... E ho pensato: se
quell'uomo, invece di stare in mezzo alla gente, se ne sta nascosto lassù, deve
essere molto solo... Allora ho deciso di andargli incontro e offrigli la mia
amicizia, chiunque fosse... Quell'uomo poteva esse-re buono... poteva essere
cattivo... non mi importava. Tutto è stato più chiaro quando la gente ti ha
riconosciuto e ho saputo chi eri. Allora, più che mai, ho sentito il desiderio di
venirti a trovare. Sapevo che la città intera si sarebbe rivoltata contro di me,
che neppure i miei discepoli avrebbero capito... Ma il tuo bisogno mi è apparso
più importante. Il Signore mi ha messo questo pensiero nel cuore: tra tutta la
gente di Gerico quell'uomo là, seduto sull'albero, è quello che ha più bisogno
di te.
Zaccheo, che cosa provi? Che cosa stai pensando? E tutti voi, al suo posto?
Risonanze dei ragazzi
Contemplazione
Nel cuore di Zaccheo si muove una risonanza positiva che dice: "È vero, Gesù!
Sono un uomo molto solo, disperatamente solo! Ho tante persone intorno, ma
nessun vero amico... Tutti mi cercano per i miei soldi, oppure perché hanno
paura di me, ma chi mi vuole bene davvero? Neppure io voglio bene a me
stesso, perché con il tempo sono diventato duro e cattivo e tante volte faccio
schifo pure a me stesso. La mia vita è una guerra continua, che mi costa tanta
fatica... Tu mi hai capito!.
Non credevo che avrei trovato qualcuno capace di volermi bene, soprattutto
adesso che sono diventato quello che sono... Uno disposto ad essermi amico,
così, senza interesse. E mai e poi mai avrei immaginato di trovare qualcuno
che mi volesse bene fino al punto di perdere la faccia per me! Allora l'amore
esiste davvero! Mi sento rinascere... mi sento ritornare bambino, con una
nuova vita davanti!
Allora, Gesù, Dio non mi odia, non vuole punirmi per quello che ho fatto?".
Gesù lo abbraccia e gli dice: "Ti sei già fatto tanto male, Zaccheo, con le tue
stesse mani. Ti sei condannato tu stesso all'inferno della solitudine. Perché il
Signore dovrebbe punirti ancora? Anzi, io sono qui, oggi, per dirti che Dio è
pronto ad accoglierti di nuovo!".
Ma c'è anche una risonanza negativa, mossa dall'orgoglio e dalla rivalità, che
si agita nel suo cuore e dice: "Ma come?! Io, Zaccheo, il più povero, il più
bisognoso di tutta Gerico?! Scherziamo? Gesù, come ti permetti di parlarmi
così? Io ti ho fatto compassione? E per questo sei venuto a casa mia?! Non ho
bisogno della tua compassione io! Io sono solo? E quando mai! Io il più
bisognoso di tutta Gerico?! Per chi mi hai preso? Per un pezzente? E tu Gesù
chi ti credi di essere? Chi ti vuole? Chi ti ha chiamato?! Fuori di casa mia!". Se
Zaccheo ascolta questa risonanza, chiama i servi e fa buttare fuori Gesù.
Gesù si ritrova per la strada, da solo, in mezzo alla gente arrabbiata e ostile,
che forse vuole fargliela pagare. Ma l'aveva già messo in conto... Quando ha
deciso di andare a casa di Zaccheo, aveva già messo in conto che Zaccheo
avrebbe potuto rifiutarlo e buttarlo fuori di casa.
Vi sorprendono queste due risonanze? È ciò che viviamo ogni volta che
qualcuno ci vuole bene davvero. Avvertiamo una risonanza positiva, che ci fa
correre incontro all'a-more, perché riconosce che ne abbiamo bisogno. Ma
anche una risonanza negativa, che ci fa sentire sconfitti, inferiori, come se
l'amore ci portasse via tutta la nostra grandezza. Per difendere questa nostra
presunta grandezza non c'è altra via che "far fuori" l'amore che ci è venuto
incontro.
Fate bene attenzione, adesso! La prima risonanza fa gli interessi della nostra
vita. La seconda no, perché, illudendoci di difendere la nostra grandezza -non
una grandezza vera, ma solo apparente! - la risonanza negativa ci condanna
alla solitudine.
Adesso siamo tutti molto curiosi di sapere come va a finire la storia...
Leggiamo: Zaccheo, alzatosi, disse al Signore (Gesù): "Ecco, Signore, io do la
metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro
volte tanto".
Quale risonanza, alla fine, segue Zaccheo?
Questa conclusione ci permette di capire che, dopo aver vissuto il
combattimento del suo cuore, alla fine ascolta la risonanza positiva. Riconosce
che il vero tesoro della sua vita è l'amore di Gesù per lui. Perciò decide di
riorganizzare la sua vita: riconosce i suoi torti, decide di ripararli e si mette -
lui che ha fatto del male a tanta gente - a fare del bene, anche a costo di
diventare povero.
Dice S. Luca che Gesù è molto felice per questa decisione ed esclama: "Oggi
la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo". Poi
spiega: "Il Figlio dell'uo-mo - lui, Gesù - è venuto a cercare e a salvare ciò
che era perduto".
Cosa dite a Gesù, al posto dei suoi discepoli, al termine di questa avventura?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
- Gesù, anche questa volta siamo morti dalla paura e abbiamo provato tanta
vergogna; non siamo stati capaci di starti dietro...
- Ma Gesù ci fa questa promessa: "Venite con me. E anche il vostro cuore, per
dono di Dio, cambierà!".
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera
- Gesù, sei proprio straordinario! Non solo rischi la vita per i piccoli e i poveri,
ma pure per i tipacci come Zaccheo!
- Tu vieni a cercare anche me e mi vuoi bene, anche quando faccio il cattivo!
Cartellone
Possiamo aggiungere: "E vuole bene anche ai cattivi!".
Consegna
Nel corso della settimana potete pensare a tutte le volte in cui la paura - di
essere diversi, di scoprire i vostri limiti, di essere criticati - vi "taglia le
gambe", vi impedisce di essere quello che siete. Potete raccontare a Gesù tutte
le vostre paure e affidarle a lui.

UN AMORE FINO ALLA MORTE


COME IL CHICCO DI GRANO…
Obiettivi

+ Verificare a che punto è la conoscenza di Gesù.


+ Ascolto delle dinamiche di competizione.
+ Conoscere il primato di Pietro.
+ Primo approccio alla figura del 'separatore'.
+ Introdurre i ragazzi alla decisione di Gesù di andare incontro ai suoi
nemici.

Esempio
Pensate se a scuola un giorno si presenta un nuovo insegnante. È molto bello e
anche interessante. C'è chi dice che si fermerà... Chi dice che invece è di
passaggio. Che mate-ria insegna? Nessuno lo sa... Le ragazzine perdono la
testa. Che risonanza provate nei suoi confronti? Non morite dalla voglia di
sapere chi è e in che classe insegnerà?
Bene, tutta la gente vive la stessa curiosità nei confronti di Gesù. E i suoi
discepoli, che si sono giocati la vita dietro a lui, ancora di più. Chi è veramente
quest'uomo? E dove lo por-terà la sua missione? Il suo nome corre di bocca in
bocca e di lui si dicono un sacco di cose... Il Maestro, fino ad ora, ha lasciato
che ognuno pensi di lui ciò che vuole.
Ma viene finalmente il giorno in cui Gesù svela questo mistero...
Sentiamo cosa ci racconta l'evangelista Marco. Aprite al capitolo 8, a partire
dal versetto 27. Gesù partì con i suoi discepoli verso i villaggi intorno a
Cesarea di Filippo; e per via interrogava i suoi discepoli dicendo: "Chi dice
la gente che io sia? Secondo la gente io chi sono?" Ed essi risposero: "(Un
nuovo) Giovanni il Battista, altri poi Elia (uno dei più grandi profeti) o uno
dei profeti".
Ma egli replicò: "E voi chi dite che io sia? Secondo voi, amici miei, chi sono
io?".
Vogliamo rispondere anche noi a questa domanda?
Vi piace Gesù? Che ne dite di lui?
Risonanze dei ragazzi
La domanda di Gesù prende i suoi amici un po' in contropiede. Come succede
a noi, quando dobbiamo dire qualcosa di molto importante, ma abbiamo un po'
paura di sco-prirci. Solo Simone, a cui Gesù ha dato il nome di Pietro, si fa
avanti e dice: "Tu sei il Cristo, l'uomo consacrato da Dio, il Messia!".
Gesù è felice per questa risposta. Dice: "Benedetto tu, Simone, perché è il
Signore che te l'ha fatto capire! Per questo dono che Dio ti ha fatto io ti metto a
capo della mia comuni-tà!". (Mt 16,17-18)
Come vi sentite al posto di Pietro?
Esempio
Pensate a cosa provate quando, a scuola, vi affidano un incarico importante,
oppure quando l'allenatore vi nomina capitani della vostra squadra.
Risonanze dei ragazzi
Pietro è raggiante. Ma anche noi siamo contenti. Finalmente Gesù ha detto chi
è! E la notizia è grossa! Gesù è davvero il Messia! E adesso che cosa
succederà? Lasciamo correre la nostra fantasia…
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
- Allora presto tutti lo riconosceranno, la nazione intera lo seguirà!
- Gesù regnerà su tutto il popolo, come il re Davide!
- Ci libererà dai Romani, riconquisteremo finalmente la nostra libertà!
Ma non facciamo in tempo a pensare queste cose che Gesù ci dice,
guardandoci uno a uno, con una faccia molto seria: "Mi raccomando, non dite
a nessuno che io sono il Messia!". Leggiamo infatti dal testo di Marco: impose
loro severamente di non parlare di lui a nessuno.
"Come? Perché? E come fa la gente a riconoscerti, se non lo diciamo a
nessuno? Pro-prio adesso che abbiamo capito chi sei, non possiamo dirlo?".
Non c'è niente da discutere... Le parole di Gesù sono così decise, che non
osiamo fargli alcuna domanda. Non riusciamo a capire il comportamento di
Gesù. Un giorno però capiremo: Gesù non vuole farsi pubblicità, per non
alimentare le false aspettative di coloro che sognano il giorno in cui il Messia
caccerà dalla Palestina i Romani. Infatti, Gesù sarà un Messia tutto diverso: il
Messia dell'amore e del perdono, non della rivincita e della vendetta.
Il Maestro, di lì a non molto, ci chiama di nuovo a raccolta. Ha una cosa molto
importan-te da comunicarci: "Ascoltatemi bene... io sto per essere consegnato
nelle mani degli uomini e mi uccideranno. Ma una volta ucciso, dopo tre
giorni, risusciterò. Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane
solo; se invece muore, produce molto frutto... Io sono come quel chicco di
grano, amici miei. Per questo sono venuto al mondo... ". (Mc9,31 ; Gv 12,24)
Che cosa vivono gli amici di Gesù a queste parole? Che cosa avete provato
voi, ascoltandole?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
Mamma mia, altro che gloria! Altro che Regno! Gesù ci sta dicendo che lo
uccideran-no!!
Certo, di nemici ne ha, eccome!
- Ma non è possibile! Come può essere?
- Se tu, Gesù, sei il Messia, non puoi fare questa brutta fine! Sei tu il Salvatore.
E chi sei venuto a salvare, se non ti salvi neppure tu?!
Che facciamo? Lasciamo che il Maestro coltivi questi brutti pensieri?
Gli evangelisti raccontano che Simon Pietro, facendosi probabilmente
portavoce di tutti gli altri discepoli, parte all'attacco. Porta Gesù in disparte e
comincia a rimproverarlo: "Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà
mai! Gesù, come fai a farti venire in testa certe idee?!".
Ma Gesù rimprovera a sua volta Pietro. E non in disparte, ma davanti a tutti!
Gli dice: "Lontano da me, Satana! Stammi dietro e segui me! Tu stai
ragionando come gli uomini, non come ragiona il Signore!" (Mt16,22-23)
Chi è Satana? Lo sapete? È il nemico di Dio e della vita. È una creatura creata
dal Signore come gli angeli, molto prima di noi, che ha deciso di dividersi da
Lui e di fare a meno della sua amicizia. Invidioso di Dio, Satana ha fatto e fa
di tutto per separare anche noi uomini dal Signore e dividerci tra di noi. Per
questo viene anche chiamato "diavolo", che in greco significa "separatore".
Pensiamo al dispiacere e alla confusione di Pietro, che si sente rimproverato
così duramente! Poco prima Gesù l'ha esaltato e nominato capo della
comunità. Ora invece gli dice che il suo modo di ragionare non corrisponde a
quello del Signore e viene ad-dirittura da Satana!
Qual è il punto che divide Simone da Gesù? Eccolo qua: Gesù si fida
dell'amore del Padre. È certo che questo amore realizzerà comunque la sua
vita, anche se si troverà ad andare incontro ad una brutta fine. Simone, invece,
a questo non ci crede ancora. Qui, proprio qui, c'è lo zampino del diavolo, che
fa di tutto per impedirci di fidarci dell'amo-re di Dio per noi.
Lungo la strada Gesù ripete più volte: "Ragazzi, prepariamoci... A
Gerusalemme io sarò consegnato nelle mani degli uomini', ma i suoi amici non
ci vogliono pensare e hanno paura di fare domande su questo argomento. (Mc
9,32 ; Lc 18,34) Anzi, stanno proprio da un'altra parte: si mettono a discutere
tra loro su chi si merita il posto migliore al fianco di Gesù, nel Regno che sta
per arrivare. Infiliamoci anche noi in queste discus-sioni...

Drammatizzazione
Spunti:
- Avete capito che qui si sta per realizzare il Regno di Dio?
- Gesù sarà incoronato re!
- Certo, che bello! Qui il più istruito di tutti sono io! Voglio fare il primo
ministro...
- Ma se non capisci niente!
- Ehi, come ti permetti?!
Ecc... ecc…
Vi capita mai di fare questo genere di discussioni?
Esperienza dei ragazzi
Gesù, sentendo i nostri discorsi, ci chiama tutti intorno a sé e ci dice: "Ragazzi,
voi sapete che coloro che sono considerati capi delle nazioni le dominano e i
loro grandi eser-citano su di esse potere. Fra voi però non sia così; ma chi
vuole essere grande tra voi si farà vostro servitore, e chi vuole essere il primo
tra voi sarà il servo di tutti. Io non so-no venuto per essere servito, ma per
servire e dare la mia vita per tutti". (Lc 22,24-27)
Teniamo bene in mente queste parole di Gesù, perché ci saranno utili per
comprendere il suo cammino. Stiamo per entrare nel momento più importante
della sua vita. Gesù è in viaggio verso Gerusalemme. Non l'attendono onori e
trionfi, ma la morte... Lui lo sa! Ma, invece di scappare e andare il più lontano
possibile, si dirige decisamente verso la città santa. Cammina spedito, senza
fermarsi, mentre i suoi amici lo seguono pie-ni di paura.
Anche per noi questa decisione di Gesù rimane un mistero, non è vero?
Perché, caro Gesù, vuoi andare a Gerusalemme, se sei sicuro che lì "ti faranno
la pelle"? Che ne sarà di te? E che ne sarà dei tuoi amici?
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera:
Ti chiediamo, Gesù, di accompagnarti, anche se non capiamo... Prendici per
mano e do-naci di venire con te a Gerusalemme, perché proprio lì tu hai il
tesoro più grande da mo-strarci.
Cartellone
Possiamo aggiungere: "Si mette all'ultimo posto, per servire".
Consegna
Durante la settimana potete pensare a tutte le volte in cui, come i discepoli,
avete un po' "sgomitato" per apparire più grandi degli altri. Tornate a pensare a
ciò che ha detto Gesù ai suoi amici quando litigavano. In quelle parole è
nascosta la chiave per capire anche perché Gesù sta andando a Gerusalemme.

INCOMPRESO E RIFIUTATO

Obiettivi

+ Comprendere le ragioni della crisi di Giuda.


+ Confronto con la dinamica aspettativa - delusione
+ Rendersi conto di quanto è difficile, in certi casi, la ricerca della verità.
+ Cogliere il gioco del `separatore' nella crisi di Giuda.

Siamo ormai vicini a Gerusalemme.


È un momento difficile per la nostra piccola comunità. Gesù aveva ragione: le
cose si stanno veramente mettendo male, molto male! I capi del popolo, che
finora hanno lascia-to fare a Gesù, ora si mettono decisamente contro di lui. Ci
giunge la notizia che chiun-que si azzarda a dire che Gesù è il Messia, il
Cristo, verrà espulso dalla sinagoga.(Gv 9,22) Circola la voce che cercano
Gesù, per arrestarlo. Chi sa dove si trova, deve segnalarlo alle autorità.
Ragazzi, vi rendete conto? Siamo spiati e ricercati, come dei banditi!
Ma Gesù non sembra tanto spaventato. Continua a parlare con tutti quelli che
lo cercano e a compiere miracoli e guarigioni. Come se nulla fosse... Noi, suoi
amici, comincia-mo ad essere preoccupati... Tuttavia, vedendo il Maestro
andare avanti come al solito, non riusciamo a pensare che le cose andranno a
finire così male, come lui dice.
Nel nostro gruppo c'è un uomo chiamato Giuda. È un ragazzo sveglio, che ha
studiato e sa fare i conti. Ha seguito Gesù con grande passione, lasciando la
sua casa e il suo lavoro. Gesù ha stima di lui e l'ha chiamato a far parte dei
Dodici. Gli ha anche affidato la responsabilità della cassa, i soldi con i quali
tutta la comunità si mantiene e aiuta i poveri.(Gv 12,6 ; Gv 13,29)
Il Vangelo non ci racconta quasi nulla di ciò che è passato nella mente e nel
cuore di Giuda in questo momento difficile per la comunità. Gli evangelisti ci
dicono che, ad un certo punto, egli decide di andare dai sommi sacerdoti - che
sono i responsabili del po-polo - per "consegnare" loro Gesù, cioè per aiutarli
ad arrestarlo.
Giuda è stato dipinto spesso come uno "sporco traditore", un uomo furbo e
spregevole, che ha venduto il Maestro per trenta denari, il prezzo - a
quell'epoca - di uno schiavo. Ma, mettendoci nei suoi panni, ci rendiamo conto
che deve aver vissuto momenti terribili e come non sia stato facile per lui
arrivare a questa decisione.
Oggi vi propongo di seguire questo fratello passo passo, senza giudicarlo.
Vedrete che, nella sua storia, troveremo qualcosa di noi...
Interpreterò la parte di Giuda, nel momento in cui ha ormai deciso di tradire
Gesù e andare a denunciarlo. A voi di intervistarlo, facendogli tutte le
domande che volete.
Intervista
- Perché vuoi tradire Gesù?
- Sapevo che mi avreste fatto questa domanda... E voglio rispondervi. Ma
prima, cercate di capirmi... Vi è mai capitato di essere delusi da un amico?
Avete speso un sacco di tempo con lui, avete puntato tutto su di lui, fatto mille
progetti, e poi, sul più bello, vi ac-corgete che non ci sta, è diverso da quello
che vi aspettavate... Che delusione! Ecco, io ho vissuto proprio questo nei
confronti di Gesù.
- Ne hai parlato con Gesù?
- Ho cercato di farglielo capire. Più che altro, anche insieme agli altri, ho
cercato di farlo ra-gionare... Ma ricordate che cosa è successo a Pietro? Il
Maestro non ascolta nessuno! È inutile parlargli... E poi, un poco alla volta,
sono arrivato alla conclusione che non è il Messia che pretende di essere: ci sta
ingannando e illudendo... E allora che faccio? Gli vado a dire queste cose?
- Ma come mai dici questo?
- Non vedete cosa sta succedendo? Vi pare che Dio sostenga quest'uomo?
Siamo stati emarginati, messi tutti al bando! Siamo degli scomunicati, ritenuti
dai capi fuori dalla vera fede d'Israele! Chi ci vede può denunciarci su due
piedi... Vi sembra che le cose stiano andando bene?
- Ma allora hai solo paura!
- Certo che ho paura. E voi, al mio posto, non ne avreste? Ditemi voi: se
continuiamo a seguire Gesù, dove andiamo a finire? Se lo arresteranno,
finiremo in galera pure noi! E per chi, poi? Gesù dice che va a morire... Chi lo
capisce è bravo! A noi non pensa proprio... Ma io non ho nessuna voglia di
morire dietro di lui! Questa è una morte stupida e inutile...
- Beh, se non credi più al Maestro, perché non te ne torni a casa?
- Ecco, questa è una bella domanda. Anch'io ci ho pensato, un sacco di volte...
Ma mi so-no detto: "Eh già, adesso torno a casa e chi sono? Mi sono giocato
tutto dietro a questo Gesù! Ho perso tutto... E ora torno a casa, fresco fresco,
come uno che ha fatto lo sbaglio più colossale della sua vita... e cosa succede?
La mia famiglia, la gente del paese, mi prenderanno in giro e mi diranno: "Hai
visto, che succede a fare il sognatore?" Forse non mi vorranno neppure più in
sinagoga... e chissà se qualcuno mi vorrà dare ancora lavoro! Gesù mi ha
proprio rovinato!".
- Va bene, puoi andare da un'altra parte, a rifarti una vita... Perché tradire
Gesù?
- Mi è venuto questo pensiero: se lo vado a denunciare, mostrerò a tutti che
non sono più suo discepolo. Allora le autorità mi perdoneranno... anzi, mi
capiranno... avranno stima di me... forse mi daranno qualche buon incarico...
vedranno che persona seria e intelligente sono!
A quel punto qualcosa si è rivoltato dentro di me: "No, Giuda, come puoi fare
una cosa del genere? Tradire Gesù, che ti è sempre stato amico! No, è
un'infamia!".
Ma poi mi è venuto un altro pensiero, che mi ha convinto del tutto: "Giuda, fai
bene a con-segnare Gesù! Tu stesso hai capito che non è un buon Maestro, che
non è un vero pro-feta. Ha ingannato te... vuoi che continui ad ingannare gli
altri? I capi hanno ragione: è un uomo pericoloso, che deve essere giudicato
per quello che fa e che dice. Tu devi dare loro una mano per prenderlo! Questo
è un dovere e una responsabilità per te, se ci tieni alla verità!".
Vi ha colpito l'ultimo pensiero di Giuda?
Quante volte, cari miei, le cattive decisioni si presentano sotto forma di bene!
Questa storia ci fa pensare, non è vero?
L'evangelista Giovanni, parlando di Giuda, ci dice che qualcuno, molto più
grande di lui, ha approfittato della sua crisi. (Gv 13,27) Avete forse intuito di
chi sto parlando...
Gesù non ha avuto solo dei nemici in carne ed ossa. Contro di lui si è mosso,
con tutta la sua astuzia e potenza, anche il 'separatore', che ha fatto di tutto, fin
da principio, per rovinare la sua fiducia nei confronti del Padre e separarlo da
noi uomini. (Mt 4,1-11) Egli si è scagliato contro Gesù, più che contro
chiunque altro, perché ben sapeva che Gesù avrebbe rovinato tutti i suoi piani.
Capiremo più avanti per quale motivo... In-tanto ci basta riconoscere che
questo misterioso personaggio si è servito anche di Giuda, per farlo giocare a
suo favore.
E ora ci possiamo chiedere: "Ma Gesù lo sa che Giuda gli è diventato nemico e
sta per tradirlo?". La risposta alla "prossima puntata"...
Intanto, cosa diciamo al Signore?
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera:
- Signore, ti affido tutti i miei pensieri. Anche io spesso penso male degli altri.
Un giorno papà e mamma mi sembrano buonissimi e li adoro, un altro giorno
mi paiono cattivi e me la prendo con loro... Un giorno i miei insegnanti mi
piacciono, un altro mi sembrano ingiusti e non voglio più ascoltarli... Qual è la
verità, Signore? Ti affido ogni divisione che c'è anche nel mio cuore.
- Spesso mi capita di pensare male anche di te. Ti affido tutto il sospetto e la
diffidenza del mio cuore nei tuoi confronti, che mi impedisce di fidarmi
dell'amore tuo per me.
- Guida Tu, Signore, i miei pensieri. Donami di cercare e trovare la verità, per
condividere e coltivare insieme con te il sogno di una grande amicizia con
tutti.
Consegna
Durante la settimana pensate a tutte le volte in cui siete stati delusi - di voi
stessi, degli a-mici, dei grandi - e che cosa avete vissuto. Potete condividere
tutte queste esperienze con Gesù, quando gli parlate.

VUOLE BENE ANCHE A GIUDA!

Obiettivi

+ Comprendere la consegna di Gesù nelle mani di Giuda.


+ Riconoscere che Gesù ci vuole bene anche quando lo rifiutiamo.

Siamo arrivati al momento più importante della vita di Gesù. Entriamo


nella sua "passione" per la vita di ognuno di noi.
Da ora in poi seguiremo passo passo quanto ci narra il Vangelo, in particolare
il racconto dell'evangelista Marco.
Gesù con i suoi discepoli arriva a Gerusalemme per vivere la grande festa della
Pasqua. Al suo ingresso una grande folla gli va incontro accogliendolo come il
Messia. Allora i capi del popolo cominciano a preoccuparsi e a temere che la
città intera si metta dalla parte di Gesù. Vorrebbero catturarlo, ma non sanno
come fare, perché, se lo prendono in mezzo alla gente, certamente il popolo si
ribellerà, e i Romani, pensando ad una sommossa, po-trebbero intervenire con
le armi. (Lc19,28-48)
Apriamo al capitolo 14 del Vangelo di Marco, versetti 10 e 11.
Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai sommi sacerdoti, per
consegnare loro Gesù. Quelli all'udirlo si rallegrarono e promisero di dargli
del denaro. Ed egli cercava l'occasione opportuna per consegnarlo.
È naturale che si rallegrino! Giuda ha tolto loro, come si dice, "le castagne dal
fuoco": li ha aiutati a risolvere il problema di come catturare Gesù. Ora hanno
nientemeno che un "agente segreto", uno "007", infiltrato tra le fila di Gesù,
che dirà loro, al momento oppor-tuno, dove e come catturarlo. Non solo. La
visita di Giuda è per loro una conferma di es-sere sulla strada buona: "Avete
visto? Anche uno dei Dodici, uno dei suoi più stretti collaboratori, non crede
più a questo falso Messia! Abbiamo ragione noi!".
Come vi dicevo, sta per arrivare la Pasqua, la più grande festa degli Ebrei.
Sapete che cosa significa Pasqua? Vuol dire "passaggio". E perché mai?
Perché durante la festa di Pasqua, ogni anno, il popolo d'Israele ricorda il
famoso passaggio del Mar Rosso, quan-do il Signore ha aperto davanti a loro
nientemeno che il mare, per farli scappare dall'eser-cito del faraone e condurli
alla libertà. Vedremo come questo "passaggio" acquista con Gesù un nuovo
significato.
In che cosa consiste questa festa? Il momento culminante è una cena, nella
quale, tra canti e preghiere, si ricorda quanto Dio ha compiuto per il suo
popolo.
Anche Gesù si prepara a celebrare la Pasqua insieme con i suoi amici.
Entriamo anche noi nel Cenacolo, la grande sala che è stata apparecchiata per
la cena di Pasqua.
Prima di andare a tavola siamo abituati ad andare in bagno per lavarci le mani,
non è cosi? Ai tempi di Gesù, oltre che lavarsi le mani, usavano lavarsi anche i
piedi. Come mai? Perché camminavano scalzi o con i sandali, per cui i piedi si
sporcavano molto ed era bene, prima di camminare sui tappeti di casa, oppure
sdraiarsi sui divani, pulirseli be-ne. Ma non c'erano i bagni... Perciò, quando
arrivavano degli ospiti, una donna di ca-sa, oppure un servo, si incaricava di
lavare loro i piedi, in segno di accoglienza.
Ma, chissà come mai, questa sera nessuno si fa avanti per lavarci i piedi... E,
con tanti pensieri nella testa, nessuno di noi discepoli pensa a fare questo
servizio. Forse qualcu-no se n'è pure accorto, ma ha pensato: "Perché devo
farlo proprio io?", come succede quando in famiglia nessuno si fa avanti per
portare fuori la pattumiera oppure per racco-gliere i giochi da terra.
Gesù cosa fa? Si alza, prende un asciugamano e una bacinella e, prima che
riusciamo a renderci conto, sta già lavando i piedi ad uno di noi. Lo guardiamo
meravigliati. Come? Proprio lui, il Maestro, si mette a lavarci i piedi!
Caro Gesù, non cessi di stupirci! Ci sentiamo imbarazzati e ci vergogniamo
anche un po'... Ti sei messo a fare quello che nessuno di noi avrebbe fatto!
Chiudiamo per un momento gli occhi. Immagina Gesù inginocchiato davanti a
te, che ti lava un piede, poi l'altro, con dolcezza, e ti sorride...
Che cosa hai provato?
Risonanze dei ragazzi
Ora la cena inizia, tra una preghiera e l'altra, un canto e l'altro, così come vuole
la tradi-zione d'Israele. Giuda si è andato a mettere in un angolino, un po'
defilato. Giovanni e Pietro sono vicini a Gesù. Anche noi ci mettiamo vicini a
lui, per vederlo meglio.
Gesù prega intensamente e ci guarda con grande tenerezza e con un affetto
tutto parti-colare. Dice che quella è l'ultima Pasqua che mangeremo insieme...
A noi si stringe il cuore. Cosa sta per succedere?
Leggiamo ancora dal racconto di Marco: mentre erano a mensa e mangiavano,
Gesù. disse: "Vi assicuro, uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà".
( Mc 14,18)
Nel gruppo dei discepoli cala il silenzio. È una doccia fredda!
Uno di noi tradirà Gesù? Non è possibile!! E Giuda? Cosa sentite al suo posto?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
"Scoperto! Credevo di aver fatto tutto di nascosto, senza farmi notare, e invece
mi ha sgamato! Ma come ha fatto?! Gesù, sei proprio diabolico! E stupido io!
Dovevo saperlo che, con i suoi poteri, non l'avrei fatta franca! Sono venuto qui
bello tranquillo, pensando di poterlo spiare... invece è lui che ha spiato me! E
ha aspettato questo momento per fare il mio nome e così denunciarmi come
traditore, davanti a tutta la comunità! Sono finito! Adesso certamente dirà chi è
lo sporco traditore, punterà il dito su di me, e...".
Ora seguiamo con attenzione che cosa succede…
Contemplazione
Giuda si aspetta di fare una brutta fine. È preso dal panico, non sa più dove
guardare... Vorrebbe scappare, ma si ritrova inchiodato al suo posto.
"Cosa mi faranno adesso, quando scopriranno che il traditore sono io? E
Pietro, con le su-e minacce?! Sono finito!". Ma la sua paura dura poco, perché
Gesù non fa il suo nome. Invita soltanto colui che lo sta per consegnare a
pensare a ciò che sta facendo, perché questa scelta lo condurrà a farsi del male.
La preghiera riprende. Ma la comunità è in agi-tazione... Alcuni discepoli
cominciano a rattristarsi e a chiedere a Gesù: "Sono forse io?(Mc 14,19) Sono
io che ti sto per tradire?". Nessuno sopporta l'idea di essere sospettato come
traditore. Tutti vogliono avere la certezza che Gesù non sta pensando male di
loro... Ma Gesù non risponde a nessuno.
A questo punto cosa pensa Giuda?
"Allora Gesù non lo sa! Forse sospetta qualcosa... ma chi sia il traditore, non lo
sa!! Altri-menti avrebbe già fatto il mio nome... Furbo lui! Ecco perché ha
fatto questa sparata! Sperava che qualcuno si agitasse, scappasse, si tradisse da
solo... Ah, meno male che non ho fiatato e non sono scappato! Caro Gesù, il
più furbo sono ancora io!".
Giuda si sente di nuovo a cavallo: Gesù non sa niente... Può stare tranquillo...
Se non che tutti i suoi compagni, uno dopo l'altro, si alzano per chiedere:
"Sono forse io?".
Giuda torna ad agitarsi: "Se si alzano tutti e io no, che figura faccio? Sembrerà
che ho paura di fare anch'io questa domanda... E non è la prova che Gesù sta
aspettando, per capire chi lo vuole tradire? Devo andare anch'io... come gli
altri... per non destare sospet-ti... Dai, Giuda, fatti forte! Alzati, devi farla
anche tu, questa domanda...".
Giuda si alza, si avvicina al Maestro e gli chiede, con lo stesso tono degli altri:
"Rabbi, sono forse io?"...
"Sì, sei tu... ", gli risponde Gesù.(Mt 26,25)
Allora Gesù conosce il traditore!!
Sa benissimo che è Giuda colui che lo tradisce! Perché allora si è comportato
così? Per-ché ha parlato del tradimento, ma non ha smascherato il traditore?
Intanto alcuni discepo-li hanno udito la risposta di Gesù a Giuda. Come mai
non si fanno avanti per fermarlo? Perché il comportamento di Gesù li
disorienta: Gesù non solo non accusa Giuda, ma lo guarda con affetto e gli
sorride...
Con il cuore sottosopra Giuda esce, di corsa, dalla sala. Vedendolo uscire
pensiamo che Gesù gli abbia affidato qualche faccenda da compiere in città.
Ora Giuda è fuori, nella notte, e dice tra sé: "Allora Gesù lo sa! Sa quello che
sto per fare, ma non mi ha fermato! Non mi ha accusato! Non mi ha guardato
con rabbia e con ma-levolenza!".
È stupito, sorpreso, perplesso... Come è possibile?
"Perché Gesù non mi ha denunciato ai discepoli? Perché non mi ha fermato?".
E si in-cammina verso la casa dei sommi sacerdoti, con tutte queste domande
nel cuore.
Fermiamoci per un momento. Anche per noi è un bel mistero! Ci stiamo
facendo le stesse domande di Giuda, non è vero? Vi propongo di rivolgerle a
Gesù, l'unico che può chiarire perché si è comportato così. Io risponderò, a
nome suo.
Intervista e annuncio
- Gesù, ma perché hai lasciato andare Giuda? Tu lo sapevi che ti stava
consegnando, che ti era diventato nemico... Perché non l'hai fermato?
- Perché voglio che Giuda sappia che non ce l'ho con lui.
- Come?! Non ce l'hai con lui?! Guarda che cosa ti ha fatto!
- No, non ce l'ho con lui. Perché, vedete, io lo capisco... Si è sentito tradito e
ingannato da me. Non vuole morire dietro a me... E come dargli torto?
- Sì, ma sta per farti arrestare!
- È vero, questa è la sua scelta. In questo momento la mia vita gli serve, per
salvare la sua. Il tesoro, il capitale della nostra amicizia, gli serve per rifarsi
una vita... Capite? O lui, o io... Giuda pensa che consegnarmi ai miei nemici
sia il modo migliore per salire sul cavallo vincente e non perdere tutto. E lo
capisco... Per questo non ce l'ho con lui.
- E ti lasci mettere nelle mani dei tuoi nemici, così, senza fiatare?!
- Sono io che mi consegno nelle loro mani, miei cari... Ma, ancora prima, mi
consegno nelle mani di Giuda...
Pensate di essere Giuda, in questo momento, e aprite le mani...
Questa è la mia vita, Giuda. La metto nelle tue mani Usala come vuoi... Se
oggi la mia vita ti serve per salvare la tua, prendila... usala... per farne ciò che
vuoi... Perché ti voglio bene... e ci tengo, alla tua vita, più di quanto ci tieni tu.
Sono disposto a perdere la mia vita, purché tu realizzi la tua. Così come vuoi
tu... Fai la tua strada, Giuda! Fai quello che desideri fare...
- Ma Giuda non sta facendo una cosa cattiva? Caspita, sta tradendo il suo
migliore ami-co! E tu, Gesù, non gli dici nulla? Non lo sgridi?
- No, non lo sgrido... Voglio che capisca che gli sono amico. Come può
comprenderlo, se mi metto a sgridarlo? Ma non vivo la sua scelta a cuor
leggero... Quella di Giuda è una scelta sbagliata e sono preoccupato... Non
tanto per me, ma per lui! Questa decisione lo porterà in un terribile pasticcio, a
vivere una grande divisione nel cuore. Per questo prima ho detto di stare
attento, di pensarci bene... Non per sgridarlo, non per minacciarlo, ma per farlo
riflettere... Giuda è uscito... Che cosa deciderà di fare? Spero che il mio sguar-
do resti impresso nel suo cuore. Prego per lui, perché, se dovesse pentirsi, si
ricordi che gli ho voluto bene e l'ho perdonato... E spero che, alla fine, si lasci
volere bene... Spero che la mia amicizia, insieme al perdono di Dio, diventino
il tesoro più prezioso della sua vita'''.
Restiamo un po' in silenzio, stupiti, ad ascoltare queste parole. Lasciamo che
parlino an-che a noi.

Preghiera personale
Condivisione della preghiera personale
Spunti di preghiera:
Quante cose, Gesù, sono successe in questa notte trascorsa con te!
Un'emozione dopo l'altra, una sorpresa dopo l'altra... Grazie perché hai invitato
anche noi nel Cenacolo, in-sieme con i tuoi amici.
Non ce lo saremmo mai aspettato: Giuda ti ha abbandonato e Tu gli sei stato
fedele. Ti ha consegnato nelle mani dei tuoi nemici, Tu invece ti sei
consegnato nelle sue!
Per questo, grazie Gesù.
Cartellone:
Possiamo aggiungere "Non ci abbandona mai, anche quando lo rifiutiamo".
Consegna
Durante la settimana potete parlare a Gesù di tutti i vostri sogni, desideri o
progetti. Ve-dete se in alcuni di essi c'è, come per Giuda, il desiderio di
"rifarvi" un pochino, ricuperare qualcosa che in qualche occasione avete perso,
ad esempio la stima e la considerazione degli altri, oppure la fiducia in voi
stessi

SI METTE NELLE NOSTRE MANI...

Obiettivi

+ Comprendere il senso dell'Eucarestia.


+ Motivare i ragazzi al cammino di preparazione ai sacramenti.

Giuda è uscito dal Cenacolo, nella notte. Un giorno seguiremo il suo


cammino, per capire che cosa ha vissuto in seguito.
La cena non è finita... Gesù continua a pregare intensamente. È molto assorto...
Arriva il momento della benedizione e, come fa ogni capofamiglia durante la
cena, prende il pane, lo solleva, benedice il Signore per questo dono, poi lo
spezza e lo distribuisce tra i suoi discepoli. È un gesto che Gesù ha fatto molte
volte. Ma ora il Maestro lo accompagna con queste parole: "Prendete, questo è
il mio corpo". (Mc 14,22-24)
Poi, dopo aver recitato la preghiera di benedizione sul calice di vino, lo fa
passare - come sempre - da una mano all'altra. Mentre compie questo gesto,
Gesù dice: "Bevete, questo è il mio sangue, versato per molti, per tutti".
Che cos'è questo boccone di pane che i discepoli si ritrovano tra le mani? E
che significa-to ha questo vino? Facciamo un po' fatica a comprendere, non è
vero? Possiamo chiede-re ancora una volta a Gesù di aiutarci a capire...
Gesù, perché hai detto queste parole?
Questo pane e questo vino sono il mio corpo e il mio sangue: è la mia vita,
sono io... Ciò che ho fatto con Giuda, ora lo voglio vivere nei confronti dei
miei amici. Metto la mia vita, tutto me stesso, nelle loro mani. E ho detto:
"Questo è il mio sangue versato per tut-ti", perché il mio sangue, di qui a poco,
sta per essere davvero versato, fino all'ultima goccia, per il bene di tutti gli
uomini.
Vedete, miei cari, sono io che decido - liberamente - di donare la mia vita. Non
sono i miei nemici a portarmela via... E stanotte ho voluto, attraverso questo
gesto e queste pa-role, far vivere in anticipo ai miei discepoli quanto sta per
accadere. Voglio che proprio loro, gli amici miei, che mi hanno seguito in
questi anni, ricevano per primi il dono che sto per fare all'umanità intera.
Restiamo un poco in silenzio...
Allora questo pane e questo vino sono la vita di Gesù! È tutta la sua umanità -
il suo corpo, la sua forza, le sue capacità, la sua intelligenza, i sentimenti del
suo cuore - con-segnati ai suoi amici, al servizio della loro vita.
È lo stesso pane che il sacerdote, nel nome di Gesù, distribuisce durante la
Messa a tutti coloro che decidono di diventare amici suoi: il pane della
Comunione.
Risonanze dei ragazzi
Preghiera spontanea
Spunti:
Grazie, Gesù, per il dono della tua vita. Aiutaci a custodire nel cuore le tue
parole, a con-servare nella memoria i tuoi sguardi e i tuoi gesti. Donaci di
gustare nel corso della set-timana tutto ciò che finora abbiamo ricevuto da te.
Cartellone
Possiamo aggiungere: "Si mette nelle nostre mani".
Consegna
Nel corso della settimana ripensate a tutte le cose che abbiamo vissuto con
Gesù nel Cenacolo e soprattutto ricordate queste parole: "Metto la mia vita
nelle tue mani"

....E NELLE MANI DEI SUOI NEMICI!

Obiettivi
+ Comprendere l'angoscia di Gesù e in che cosa consiste la volontà del
Padre.
+ Fare esperienza che Gesù ha cura della nostra vita e della vita di tutti.
+ Confrontarsi con la nostra fatica nell'accettare la debolezza e i limiti.
+ Fare esperienza dell'accoglienza incondizionata di Gesù.
Ciò che Gesù ci ha detto la volta scorsa ci ha rassicurati. Non capiamo ancora
bene per-ché ha deciso di andare incontro alla morte, ma una cosa è certa: non
è travolto, non è preso alla sprovvista da ciò che sta succedendo.
Mettiamoci nuovamente in cammino con lui e con i suoi discepoli.
Finita la cena, usciamo dalla città di Gerusalemme. Scendiamo lungo la valle
del Cedron e risaliamo sulla collina di fronte, chiamata Monte degli Ulivi, per
raggiungere un podere chiamato Getsemani (che significa "frantoio", l'attrezzo
usato per spremere le olive) dove siamo abituati a trascorrere la notte.
Lungo la strada Gesù ci dice: "Questa notte tutti rimarrete scandalizzati,
perché sta scrit-to: Percuoterò il pastore e le pecore saranno disperse. Sarà un
momento difficile: non mi capirete più e mi lascerete solo". (Mc 14,27)
Immaginiamo che il nostro migliore amico ci dica: "Io lo so che domani,
quando mi tro-verò nei guai, tu mi lascerai solo". Che cosa gli rispondiamo?
Risonanze dei ragazzi
Sentite che cosa raccontano gli evangelisti: Pietro esclama, tutto infervorato:
"Anche se tutti saranno scandalizzati, io non lo sarò. Con te sono pronto ad
andare in carcere e anche alla morte!!". (Mc 14,29 ; Lc 22,33)
Naturalmente anche gli altri, che non possono stare indietro, dicono la stessa
cosa.
Gesù guarda Pietro con dolcezza e gli risponde: "Pietro, proprio tu oggi, in
questa stes-sa notte, prima che il gallo canti, mi rinnegherai, dirai di non
conoscermi, per tre volte".
Pietro è sincero? Sì, è sincero. Ma non conosce ancora bene il suo cuore...
Vedremo tra poco che cosa succederà.
Eccoci arrivati al Getsemani. È notte fonda. La cena di Pasqua è stata lunga e
piena di emozioni. Stiamo crollando dal sonno. Ma Gesù è ben sveglio.
Racconta Marco: Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e cominciò a
sentire paura e angoscia. Gesù disse loro: "La mia anima è triste fino alla
morte. Restate qui e vegliate, pregate anche voi insieme con me". Poi, andato
un po' innanzi si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da
lui quell'ora. E diceva: "Abbà, Papà mio, tutto è possibile a te, allontana da
me questo calice! Perché è amaro e doloroso ciò che mi aspetta... Però non ciò
che io voglio, ma ciò che vuoi tu". (Mc 14,32-42)
Noi siamo vicini. Sentiamo queste parole... Anche Gesù ha paura... Anche lui
trema, di fronte alla morte. Ciò che lo spaventa di più non è il dolore fisico, ma
la solitudine che sta per attraversare a causa della cattiveria e del rifiuto della
gente. Ma in questo mo-mento terribile cerca il Padre, parla con Lui. Non gli
nasconde la sua angoscia. A Lui affi-da il desiderio che quella morte gli venga
risparmiata. Ma alla fine si rimette a Lui, come ha sempre fatto. "Non ciò che
voglio io, ma ciò che vuoi tu", dice alla fine.
Ma cosa vuole il Padre? Cosa chiede a Gesù? Ecco, Dio Padre non vuole che
Gesù sof-fra, ma gli chiede di continuare ad amare gli uomini e perdonarli, a
nome suo, anche e proprio ora che lo rifiutano e gli fanno del male. Dio chiede
a Gesù questo, perché, in-contrando un amore così, noi uomini possiamo
arrivare a capire quanto Dio ci ama... e trovare, allora, il nostro vero tesoro.
Vi è mai capitato di obbedire a papà e mamma, quando vi chiedono qualcosa
di buono che, sul momento, vi costa fare?

Esperienza dei ragazzi


La stessa cosa ha vissuto Gesù, da vero figlio, obbediente al Padre suo.
Racconta Marco che gli amici di Gesù non ce la fanno a star svegli: i loro
occhi "erano appesantiti', e non solo dal sonno, ma anche dalla fatica di
pregare in un momento così difficile.
Tante volte, nei momenti più duri, invece di pregare, come fa Gesù, facciamo
come gli struzzi: mettiamo la testa sotto terra e dormiamo...
Gesù ha un grande bisogno, in questo momento, dei suoi amici. Ma, vedendoli
addor-mentati, li lascia tranquilli. L'esperienza più difficile per lui, l'ora della
prova, sta per arriva-re. Il Padre suo gli ha dato nuovamente coraggio. E Gesù
si prepara ad andare incontro ai suoi nemici...
Attenzione a cosa sta per succedere …
Ci siamo appisolati da poco quando sentiamo in lontananza delle voci.
Apriamo un oc-chio e vediamo delle torce. Subito dopo scorgiamo Giuda, che
viene verso il Maestro e, come sempre, gli dice: "Salve, Maestro" e lo bacia.
Gesù guarda Giuda e accoglie quel bacio. Non storce la bocca. Non fa un gesto
di schifo... Gli dice: "Amico, per questo sei qui!".(Mt 26,50) In queste parole
c'è tutta l'amicizia, tutto l'affetto di Gesù per l'amico Giuda, che non ritira
neppure adesso. C'è anche la preoccupazione per la sorte di Giuda, perché
Gesù sa - come ci ha già detto - che la sua scelta si ritorcerà contro di lui.
Perché Giuda ha baciato Gesù? Non certo per affetto... Sapreste acchiappare
un vostro compagno al buio, in mezzo a tanti altri? Avete bisogno di
riconoscerlo, in qualche modo, altrimenti sbagliate persona. Quel bacio è
dunque un segnale per le guardie che Giuda ha portato con sé, per riconoscere
chi è Gesù. Infatti, non appena Giuda bacia il Maestro, quelle sbucano fuori e
gli mettono le mani addosso.
La scena è rapidissima. Gesù si consegna ai soldati e dice: "Se cercate me,
lasciate che questi miei compagni se ne vadano".(Gv 18,8) È preoccupato non
tanto per sé, ma per i suoi amici: non vuole che a nessuno di loro accada
qualcosa di male.
Ma Pietro, invece di ascoltare cosa dice il Maestro, tira fuori la spada che ha
con sé e comincia a menare colpi a destra e sinistra. Colpisce all'orecchio un
servo del sommo sa-cerdote, chiamato Malco, che comincia ad urlare per il
dolore. Ma Gesù non vuole che si facciano male neppure i suoi nemici!
Racconta Luca che, toccandogli l'orecchio, lo guari-sce…(Lc 22,51)
Cosa provate al posto di Malco?
Risonanze dei ragazzi
Immaginatevi anche lo stupore di Pietro. Non solo il Maestro non gli dice
"bravo", ma guarisce pure l'orecchio del servo che lui ha colpito! In più gli
ordina, decisamente: "Pietro, rimetti la spada nel fodero!". (Mt 26,52)
Così i soldati, prima ancora che il resto della comunità si sia resa conto di
quanto sta suc-cedendo, trascinano via Gesù.
E i suoi discepoli? Presi dal panico, pieni di paura, scappano, chi di qua chi di
là, per non farsi arrestare pure loro. Pietro e Giovanni seguono Gesù da
lontano, per vedere dove lo porteranno. (Gv 18,15) Ritornano a Gerusalemme
ed entrano nella casa di Caifa, il sommo sacerdote, dove in tutta fretta si è
riunito il sinedrio, il gran consiglio dei capi del popolo, per giudicare Gesù. È,
come si dice, un processo "per direttissima". Hanno una gran fretta di
condannare Gesù, prima che la gente che lo segue si possa organizzare per
difenderlo. Pietro si ferma nel cortile...
Riprendiamo il racconto di Marco. Sentite cosa succede al nostro amico
Pietro...
"Venne una serva del sommo sacerdote e, vedendo Pietro che stava a
scaldarsi, lo fissò e gli disse: 'Anche tu eri con il nazareno, con Gesù. Sì, sì, ti
ho visto con lui!".
Caspita, l'hanno scoperto! Proprio nella "tana del lupo", ad un passo dal
sinedrio!
Cosa fareste voi, al posto di Pietro?
Risonanze dei ragazzi
Pietro si trova a mal partito. Racconta ancora Marco: ma egli negò: "Non so e
non capisco quello che vuoi dire". Fa finta di cascare dalle nuvole... Uscì
quindi fuori del cortile e il gallo cantò. E la serva, vedendolo, ricominciò a
dire ai presenti: "Costui è di quelli". Ma egli negò di nuovo. Dopo un poco i
presenti dissero di nuovo a Pietro: "Tu sei certo di quelli, perché sei Galileo
(la tua parlata ti tradisce...)", ma egli cominciò a im-precare e a giurare:
"Non conosco quell'uomo che voi dite". Per la seconda volta un gallo cantò.
Riflettiamo un momento... Pietro ha fatto una cosa sbagliata? Valeva la pena
scoprirsi come discepolo di Gesù, in quella situazione? Che dite? Certo che
no! Non dimentichiamoci che Gesù non gli ha chiesto di rischiare la vita per
lui... Ma Pietro, ricordando le solenni promesse fatte al Maestro ("Andrò in
carce-re e a morire con te!"), ci resta malissimo!
Contemplazione
-Ho detto che non lo conoscevo!! Io che dovevo seguirlo fino in prigione e alla
morte! Dove sono andate a finire le mie parole? Questa è la mia fedeltà?
Questo è tutto il mio amore per Gesù? Che vergogna! Sono un pallone
gonfiato! Non ho scuse... nessuna giu-stificazione!
Gesù si accorge di ciò che Pietro sta vivendo e gli va incontro. Racconta
l'evan-gelista Luca: "Allora il Signore (Gesù), voltatosi, guardò Pietro...". E
Simone, a sua volta, incrocia lo sguardo del Maestro.
Cosa dice a Pietro quello sguardo di Gesù?
Annuncio
-Pietro, amico mio, non disperarti... Io non ti ho chiesto di morire dietro a me!
Perché ci tengo alla tua vita! Non ce l'hai fatta a seguirmi, così come avresti
voluto... Ti capisco!
Per questo non ti giudico e non ti condanno... La tua vita è il bene più prezioso
per me! Non darti addosso, non farti del male... Vedi, ho cercato di prepararti a
questo brutto momento: per farti capire che io lo sapevo, ma non ho nulla da
rimproverarti... Su, Pietro, non fare quella faccia... Ti voglio bene, così come
sei... Ti sono amico e lo sarò per sem-pre, qualunque cosa tu faccia! Lasciati
voler bene…
Ora mettiamoci anche noi davanti al volto di Gesù e lasciamoci guardare da
Lui.
Momento di silenzio
Annuncio personale
Gesù oggi dice anche a te: "Ti voglio bene così come sei".
Che cosa suscitano in voi queste parole?
Risonanze dei ragazzi
Pietro capisce quello sguardo di Gesù? Luca racconta che, uscito dal cortile,
"pianse a-maramente". È tutto preso dalla delusione per se stesso e non si
lascia raggiungere dall'amore di Gesù. Invece di aggrapparsi all'amore che
Gesù gli offre, si fa forte del rifiu-to di se stesso, scoppia in un pianto amaro e
disperato, fugge via da quel cortile e abban-dona Gesù. Più tardi comprenderà
il valore di quello sguardo, lo accetterà e lo conserverà nella sua memoria,
come un tesoro prezioso... il suo tesoro!
Intanto, cosa succede a Gesù?
È trascinato davanti al sinedrio, il grande consiglio dei responsabili del popolo,
e accusato da falsi testimoni. Questi però raccontano cose diverse, si
contraddicono tra lo-ro, per cui i giudici non riescono a trovare un motivo
preciso per condannarlo a morte. Al-la fine il sommo sacerdote Caifa si alza in
piedi e gli chiede: "Sei tu il Cristo, il Messia, il Figlio di Dio benedetto?". E
Gesù, con grande semplicità risponde: "Sì, io lo sono". Al-lora il sommo
sacerdote si alza in piedi ed esclama: "Avete udito la bestemmia? Che ve ne
pare?'. Come dire: "Quest'uomo è un bugiardo: usa il nome di Dio per
attribuirsi un potere e un dono che non ha mai ricevuto". Tutti i presenti
gridano: "È reo di morte! Me-rita la morte!".
Allora alcuni cominciano a sputare addosso a Gesù. Le guardie lo insultano e
si di-vertono a prenderlo in giro, mentre i servi lo picchiano.
Caro Gesù, ti stai avviando verso il momento più importante del tuo cammino.
D'ora in poi noi se-guiremo i tuoi amici, per vivere insieme con loro tutto ciò
che ti accadrà.
Preghiera spontanea
Spunti di preghiera:
- Gesù, anche noi, come Pietro e i tuoi amici, facciamo un po' fatica, giunti a
questo punto, a seguirti... Ciò che stai vivendo è più grande di noi. Ma tu ci
farai comprendere ogni cosa.
- Grazie, perché mi guardi così come hai guardato Pietro.
- Grazie perché ci tieni così tanto alla mia vita.
Cartellone
Aggiungiamo: "Ci vuole bene così come siamo".
Consegna
Durante la settimana pensiamo a tutto ciò che non ci piace di noi e lasciamoci
guardare da Gesù, che ci dice: "Io ti voglio bene così come sei".

SEI VIVO!

Obiettivi

+ Ripercorrere lo scandalo della croce con i discepoli di Gesù.


+ Sperimentare in prima persona l'annuncio della risurrezione.
+ Cogliere il significato della risurrezione di Ge-sù.
+ Aprirsi alla promessa dello Spirito santo.
+ Motivare la ripresa del cammino a ritroso, per tornare ai piedi della croce.
Ritorniamo, ancora una volta, in compagnia dei discepoli di Gesù. Dopo
l'arresto del Ma-estro, a parte Pietro e Giovanni, tutti sono scappati, chi di qua
chi di là. Non riescono a stare dietro agli avvenimenti. Però vengono a sapere
che Gesù è stato crocifisso come un malfattore qualunque. Ci restano
malissimo!
Esempio
Immaginate di aver messo in piedi con i vostri amici una squadra sportiva.
Avete trovato un eccellente allenatore, che vi ha preparato nel migliore dei
modi. Siete diventati bravi e avete vinto molte partite. Finalmente vi iscrivete
al campionato più impegnativo della vostra categoria e con il vostro allenatore
ce la mettete tutta per allenarvi al meglio. Tutti vi dicono che vincerete
sicuramente il campionato. Siete "gasatissimi"... Se non che, una settimana
prima della finale, il vostro allenatore sparisce, dopo aver ritirato la squadra
dal campionato. Addio sogni di gloria!
Come ci rimanete?
Questo esempio ci aiuta a comprendere come gli amici di Gesù hanno vissuto
la notizia della sua morte.
Che brutto momento! Non riescono a capacitarsi di come Gesù - un uomo di
Dio! - ab-bia potuto fare una fine del genere…(Dt 21,23)
Come mai Dio non l'ha difeso?
Insieme all'amico Gesù sono andati in fumo i loro ideali. Sono svaniti, nel giro
di poche ore, tutti i loro sogni.
Ma la storia non finisce qui...
I discepoli arrivano, alla spicciolata, nel Cenacolo. C'è anche Pietro. Proviamo
a metterci ancora una volta nei loro panni.
Drammatizzazione
Spunti:
Siamo morti di paura...
Ora che hanno crocifisso Gesù, verranno ad arrestare anche noi... Che
facciamo? Se scappiamo, ci prenderanno sicuramente, perché le porte della
città sono sorvegliate.
Conviene stare qui, con le porte sbarrate. Anzi, barrichiamoci dentro!
Le ore scorrono lentamente. E non succede nulla. Verso sera arriva Giovanni
(impersonato dal catechista), l'unico che, insieme a Maria e alle donne, ha
seguito Gesù fin sotto la croce. È lui che ci racconta come sono andate le cose.
Questa mattina, all'alba, i sommi sacerdoti hanno portato Gesù dal governatore
Pilato. L'hanno accusato davanti a lui e gli hanno chiesto di crocifiggerlo.
Pilato ha cercato di difendere Gesù mostrandolo come innocente e ha anche
provato ad evitare la condanna a morte. Ma, alla fine, di fronte all'insistenza
dei capi e anche della folla, se n'è lavato le mani. Gesù è stato flagellato e poi
trascinato, insieme a due malfattori, fuori dalla città, sulla collinetta del
Golgota, per essere crocifisso. I suoi nemici l'hanno insultato e sfidato fino
all'ultimo, dicendogli: "Se tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, scendi dalla croce e
ti cre-deremo!". Ma Gesù non ha mai risposto... Ha detto poche parole... È
morto verso le tre del pomeriggio, rimettendo la sua vita nelle mani del Padre.
Ma, prima di morire, ha chiesto al Signore di perdonare quelli che l'avevano
crocifisso. Lo hanno seppellito in fretta e furia, in una tomba nuova, scavata
nella roccia, perché ormai stava cominciando il riposo del sabato. Nel
Cenacolo piomba il silenzio. Per molti minuti nessuno riesce più a parlare...
Poi, piano piano, affiorano le prime risonanze.
- L'hanno ucciso!
- Non ci posso credere...
- Sulla croce, come un maledetto!
- La morte peggiore che potesse fare!
- E non ha detto niente...
- Lui se lo sentiva... l'aveva detto...
- Sì, ma allora, se se lo sentiva, perché ci ha fatto rimanere a Gerusalemme?
Perché non siamo andati via, prima che succedesse?
- Non avete sentito Pietro? Si è consegnato lui alle guardie... non ha voluto
nemmeno che lo difendesse!
- Non capisco...
- È tutto finito!
- Noi siamo finiti!!
- Peggio di così non poteva andare!
- Dio l'ha abbandonato...
- E noi che avevamo sperato in lui...
- Pensavamo fosse lui a liberare Israele... e invece!
- Gesù è stato un buon amico, un uomo eccezionale, ma non era il Messia che
aspetta-vamo.
- Abbiamo solo sognato... a occhi aperti... come bambini.
- Abbiamo sbagliato tutto!
- Non ci resta che tornare alle nostre case...
- Io a casa non torno, non ho il coraggio di presentarmi...
- Restiamo insieme...
- A fare che cosa, senza Gesù?
Per i discepoli la morte di Gesù sulla croce è un grande scandalo. È un
fallimento totale, su tutta la linea.
Forse non hanno il coraggio di dirlo apertamente, ma pensano: "A che cosa è
servito seguire Gesù per tre anni? Tante belle esperienze, tanti miracoli, belle
parole... ma poi?".
Il tempo scorre lentamente. Nessuno viene per arrestare i nostri. "Forse perché
è saba-to", pensano tra sé.
Le donne non fanno altro che piangere ed aspettare che passi il giorno di
riposo per poter tornare alla tomba di Gesù. Tra queste c'è Maria di Magdala,
affezionatissima al Maestro.
La notte passa mezzi svegli, tra un incubo e l'altro. Qualcuno grida nel sonno.
Final-mente verso l'alba cominciamo a dormire un po' meglio.
Sdraiatevi anche voi e chiudete gli occhi. Io impersonerò Maria di Magdala.
Attenzione a quello che succede...
Drammatizzazione!
Maria entra nella stanza come un razzo e dice, ridendo e piangendo insieme:
- Ragazzi, svegliatevi! Ho una grande notizia!! Ho visto il Signore! Gesù è
risuscitato! È vivo! Io l'ho incontrato!
- Come?!
- Ma sì, vi dico, è vivo! Come ci aveva detto... La tomba era vuota, lui non
c'era... Io al mo-mento ho pensato che l'avessero portato via e mi sono messa a
piangere. Ma il Maestro era lì!
- Come, era lì?
- Sì, era lì fuori! Mi ha chiamata per nome e allora l'ho riconosciuto. Era
proprio lui, vivo, bellissimo... Mi sono gettata ai suoi piedi e non lo lasciavo
più andare... Allora mi ha det-to: "Non mi trattenere, perché non sono ancora
salito al Padre; ma va' dai miei fra-telli e di' loro: Io salgo al Padre mio e
Padre vostro, Dio mio e Dio vostro". (Gv 20,17)
- Sveglia, ragazzi!! È tutto vero, credetemi!
I discepoli ci credono?
L'evangelista Luca ci racconta che queste parole parvero loro un
vaneggiamento e non credettero ad esse.(Lc 24,9-11)
Povera Maria! La prendono per scema. "Tu sei pazza! Stai sognando! Sei così
affasci-nata da Gesù, che ti è parso di vederlo! Non è possibile!! Vai a
riposare... e non far im-pazzire anche noi!".
E che cosa si dicono i nostri, dopo l'irruzione di Maria?
Risonanze dei ragazzi
Spunti:
- È proprio il colmo!
- Qui stiamo andando fuori di testa!
- Basta, io torno a casa... Altrimenti diventiamo tutti pazzi!
- E poi, ammesso pure che Gesù è risorto, va a farsi vedere prima da Maria
invece che venire da noi?
- No, non è possibile...
- E adesso dov'è? Sono già le undici del mattino e di Gesù neppure l'ombra...
- Noi siamo uomini! Non lasciamoci suggestionare, come fanno queste
donnicciole.
Arriva la sera e ci mettiamo a cena. Anche oggi abbiamo poco appetito, ma
dobbiamo pur mangiare...
Ora vi propongo di contemplare quanto accade. Vi prego di stare in silenzio e
di immagi-nare la scena. Mentre racconto, ascoltate che cosa passa dentro di
voi.
Contemplazione (Lc24,36-42)
Ci siamo appena seduti a tavola quando vediamo un uomo, proprio lì, accanto
alla por-ta...
Assomiglia a Gesù!
Ma non può essere lui!
Gesù è morto, non può essere lui! E poi come ha fatto ad entrare? Le porte
sono sbarra-te!
Allora è un fantasma! Il fantasma di Gesù!!
"Aiuto, è un fantasma!!", gridiamo tutti insieme.
Il "fantasma" si avvicina e ci dice: "Shalom, pace a voi! ". Il volto è quello di
Gesù... il sorri-so è proprio il suo! Oddio, abbiamo anche noi le visioni?!
"Perché siete così spaventati? Sono proprio io!! Guardate le mie mani e i miei
piedi. Ecco qui i buchi dei chiodi... Sono io! Su toccatemi! Un fantasma non
ha carne ed ossa come vedete che io ho!".
Piano piano ci avviciniamo. Qualcuno, timidamente, allunga la mano e sfiora
un brac-cio di Gesù. È proprio una persona vera, in carne ed ossa!
"Avete qualcosa da mangiare? - riprende Gesù - "Adesso vi faccio vedere che
man-gio, come una persona normale". Gli allunghiamo un piatto di pesce e lo
mangia con gu-sto, davanti a noi.
"Ma allora... ma allora... sei proprio tu! Sei vivo!! Come è possibile?!".
Guardiamo Gesù, con gli occhi spalancati.
Non riusciamo a dirgli una parola. Poi, piano piano, visto che non svanisce
come un fan-tasma, riprendiamo un po' di confidenza. Finalmente possiamo
abbracciarci, stringerci a lui e piangere di gioia…
Ora che ci siamo un po' ripresi, abbiamo un sacco di domande da fare a Gesù,
non è vero? Torniamo a dialogare con lui…
Contemplazione o intervista
Gesù sorride e, come ha fatto tante altre volte, ci rimprovera dolcemente: -
Perché, amici miei, non avete creduto a Maria e alle altre donne? Non
ricordate ciò che vi ho detto pri-ma di arrivare a Gerusalemme? Il Figlio
dell'Uomo deve molto soffrire, essere ucciso e poi risorgere il terzo giorno?
Voi avete certo pensato che il Padre mi aveva abbandonato
al potere della morte... Ma non è stato così. I profeti e i Salmi l'avevano
predetto…(Is 52,13-53,12 ; Sal 16,10)
- Ma, allora, il Signore davvero non ti ha abbandonato! Non ti ha rigettato,
come un maledetto, mettendoti nelle mani dei tuoi nemici!
- No, non mi ha abbandonato. Il Padre è sempre stato con me e mi ha
sostenuto... È Lui che mi ha guidato lungo tutta la mia passione.
- Allora perché tutta quella vergogna... la croce... questa morte terribile?
- Per il bene degli uomini, miei fratelli... L'amore del Padre è così grande che
ha scelto, attraverso di me, di amarli fino alla morte. E io sono contento di aver
obbedito alla sua voce! Egli ha mantenuto la promessa che mi aveva fatto:
quella di condurmi - proprio at-traverso la via impossibile della passione - alla
pienezza della vita. Ora tutti gli uomini della terra potranno capire, per mezzo
mio, fino a che punto Dio li ama.
Restiamo in silenzio, sbigottiti…
- "E ora che succederà?", chiediamo a Gesù.
- Il Padre mi ha dato ogni potere, in cielo e in terra: il potere di liberare dal
male e dal-la paura tutti gli uomini che si affideranno a me, invocando il mio
nome. La mia morte e la mia risurrezione sono una buona notizia per l'umanità
intera. La buona notizia che Dio ama la vita di ciascuno di noi più della sua
vita! Questo amore è il vero tesoro della vita di ogni uomo. E voi andrete in
tutto il mondo ad annunciarla e ad insegnare ciò che avete ascoltato da me".
(Mt 28,18-19)
- Noi?!
- In tutto il mondo?!
- Gesù ci sorride: "Non abbiate paura. So che non siete ancora pronti... Per
questo resta-te qui, a Gerusalemme, insieme con Maria. Pregate con lei e con
tutte le sorelle di comu-nità. (Lc 24,49) Avete bisogno di ripercorrere tutto ciò
che abbiamo vissuto insieme in questi tre anni. E voi che non c'eravate, andate
sotto la croce... fatevi raccontare... per scoprire quale grande dono è stata per
me e per tutti gli uomini. Io tornerò ancora qual-che altra volta..."
- Ma... allora... ci lascerai di nuovo?
- Non vi lascerò, amici miei! Quando tornerò al Padre non mi vedrete più
fisicamente, ma io sarò sempre con voi e con tutti coloro che - tramite voi -
diverranno anch'essi miei amici. Resterò con voi per sempre, fino alla fine del
mondo...
- Ma come faremo ad essere testimoni di te? Siamo quattro gatti, poco istruiti...
Come fa-remo senza di te?
- Non vi preoccupate. Io vi manderò un grande dono, lo Spirito santo, la
grande forza dell'amore e della vita, che ha mosso anche me e ha infiammato il
mio cuore. Sarà Lui a farvi comprendere ogni cosa e vi darà il coraggio di
annunciare questa buona notizia. (Atti 1,4).
Il Regno di Dio ha iniziato il suo cammino, amici miei! Il piccolo seme della
mia vita è ca-duto a terra - come vi avevo detto - è morto, è scomparso tra le
zolle, per germogliare di nuovo. E ora porterà molto frutto! Grazie perché siete
ancora con me! Per questo vi be-nedico e vi ringrazio. Io sono il tronco di
questo albero benedetto, voi i rami. E i frutti sa-ranno tanti: frutti di amore e di
pace: una vita piena e senza fine, per tutti coloro che cre-deranno alle vostre
parole... E adesso vogliamo mangiare?
Che ne dite? Siete rimasti anche voi a bocca aperta?
Risonanze dei ragazzi
Preghiera spontanea
- Grazie, Gesù perché sei ritornato! Grazie perché sei di nuovo con noi. Se tu
non fossi venuto, non avremmo capito nulla della tua morte.
- Grazie perché ci prometti il tuo Spirito, che ci spiegherà ogni cosa.
- Sei proprio bello, Gesù! Ora so che ogni volta che ti parlo, tu mi ascolti,
perché sei vivo e rimani sempre con me.
Cartellone:
Possiamo aggiungere: "È un amore sempre vivo, che non ci lascia mai".
Consegna per la settimana
Ripensate a tutto quello che abbiamo vissuto nel Cenacolo, insieme agli amici
di Gesù. Poi leggete il racconto della resurrezione in Luca 24,36-49.

TORNIAMO AI PIEDI DELLA CROCE

Obiettivi

+ Cogliere, dalla viva voce dei testimoni, il significato della morte di Gesù.
+ Conoscere l'amore fino alla morte di Dio per noi, attraverso suo Figlio
Gesù.
+ Comprendere la natura divina di Gesù.
+ Capire perché la croce di Gesù è la disfatta del `separatore'.

Vi ricordate quale consegna ha dato Gesù ai suoi amici dopo la sua


risurrezione? Li ha invitati a restare a Gerusalemme, insieme con Maria e le
donne. Vi ricordate per fare che cosa? Per ripercorrere tutto il cammino fatto
insieme con lui, ma soprattutto per ritornare ai piedi della croce, perché - ha
detto - proprio là c'è il tesoro più grande da scoprire...
Beh, che facciamo? Vogliamo anche noi ritornare ai piedi della croce?
Mettiamoci dunque in cammino...
Vi propongo di intervistare le persone che hanno visto Gesù negli ultimi istanti
della sua vita. Chiediamo loro di raccontarci "dal vivo" che cosa hanno
vissuto. Dalle loro parole capiremo come è morto Gesù e perché la sua croce è
un tesoro così grande.
Tra le persone che sono state più vicine a Gesù durante la sua passione ci sono
due tipastri, due ladri - probabilmente anche omicidi - che sono stati crocifissi
con lui. Marco ci racconta che anche loro insultavano a più non posso Gesù.
(Mc 15,32)
Ma l'evangelista Luca ci riferisce altri particolari preziosi. Poco prima di
morire uno dei due malfattori ha smesso di prendersela con Gesù, si è rivolto a
lui e gli ha detto: "Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno" . (Lc
23,42)
Non vi sembra strana questa cosa? Prima insultava Gesù, poi si è rivolto a lui
come ad un re, per entrare con lui nel suo regno! Ma quale regno? Come ha
fatto a vedere in quel-lo sgorbio di uomo, crocifisso accanto a lui, nientemeno
che un re, pronto ad entrare nel suo regno?
Se ricordate, tutti quelli che erano sotto la croce stavano prendendo in giro
Gesù proprio per questo. Gli dicevano: "Ah! Ah! E tu saresti un re? Tu saresti
il figlio di Dio? Conciato così!? Vatti a nascondere!". (Mc 15,29,32)
Bene, è un bell'enigma, non vi pare? Oggi cercheremo di risolverlo insieme...
Se questo ladrone potesse parlarci oggi, che cosa ci direbbe del suo incontro
con Gesù? Proviamo ad intervistarlo…

Intervista (o contemplazione)
- Perché insultavi Gesù?
- Vorrei vedere voi al mio posto! Sapete perché sono stato crocifisso proprio
quel giorno? Perché bisognava far fuori questo Gesù! Erano mesi che
aspettavamo, io ed il mio a-mico, il giorno dell' esecuzione. Ma non
pensavamo certo di essere giustiziati alla vigilia della Pasqua... Eravamo lì,
belli tranquilli, quando siamo stati tirati fuori in fretta e furia dal carcere e
portati al supplizio. E per colpa di chi? Di questo Gesù, perché i sommi sacer-
doti avevano deciso di farlo sparire al più presto. Voi, al mio posto, non ve la
sareste pre-sa con lui?
- Ma Gesù che cosa c'entrava?
- Niente, ma con chi dovevo prendermela? Dai, ragazzi, non fate i
"santerelli"... Anche a voi succede così! Non vi è mai capitata una brutta
giornata, che va tutta storta? Qual-cuno vi ha picchiato a scuola,
un'interrogazione vi è andata male... Quando tornate a casa, trovate il fratellino
sulla scala e gli mollate un calcio, così, senza ragione... Perché? Per-ché avete
un sacco di rabbia e di violenza in corpo, che dovete scaricare addosso a qual-
cuno.
Allora pensate che cosa stavo vivendo io in quel momento... Avevo dentro una
tale rabbia, un tale odio, che avrei incenerito il mondo intero, se avessi potuto!
È vero che a-vevo fatto cose cattive, chi lo mette in dubbio? Ma per questo
volevano buttarmi fuori, uc-cidermi, togliermi di mezzo. Voglio vedere voi! E
poi la paura... una paura terribile! Pen-sate a come state voi prima che vi
facciano un'iniezione... E pensate che paura dovevo provare io di fronte allo
strazio che mi aspettava!
- E allora te la sei presa con Gesù...
- E con chi, se no? Non potevo prendermela con i soldati, perché mi avrebbero
picchiato ancora di più... E neppure con l'altro condannato, con il quale avevo
fatto alleanza, per sostenerci un po'... Quello lì, quel Gesù, era diverso da noi.
L'abbiamo capito subito, dalla prima occhiata, che non era un malfattore come
noi. Poi siamo venuti a sapere che era nientemeno che il famoso Nazareno,
quello che predicava l'amore e la fraternità in giro per la Palestina. Bell'illuso!
Un motivo in più per prendercela con lui! Vedi, caro Gesù, che cosa hai
ricavato a credere all'amore? Quella sì che era una bella rivincita per noi!
Quell'uomo era condannato insieme con noi, alla stessa pena, pur essendo
innocente. Noi non avevamo mai creduto alla giustizia e all'amore. Lui sì... Ma
chi aveva sbagliato i conti? Chi era più fallito tra di noi? Certo lui, che aveva
fatto il "bravo ragazzo", per finire peggio di noi! Almeno noi ci eravamo
goduti la vita!
Non pareva vero, a me e al mio amico, di trovare questo stupido da prendere in
giro!
- E Gesù come ha reagito?
- Vi sembrerà strano... Non ha reagito... Da principio mi è parso proprio
stupido. Mi sono detto: "L'hanno talmente riempito di botte, che non capisce
più nulla". Poi mi sono reso conto che Gesù non era affatto "suonato": era ben
presente alla situazione. Ma si com-portava esattamente al contrario di come
mi aspettavo...
- E come?
- Voi che cosa fate se uno vi molla un calcio senza alcun motivo, oppure vi
prende in giro davanti a tutti? Rispondete per le rime, non è vero? Tu mi dai un
calcio, ed io te ne do due... tu me ne tiri tre e io te ne restituisco quattro. Gesù,
invece, non solo non risponde-va per le rime, ma ci guardava con dolcezza,
come un amico. Avrebbe potuto schivarci, stare lontano da noi, come fanno le
persone perbene con i poco di buono. Avrebbe potu-to dirci: "Ehi, ma non
avete neppure un po' di umanità? Che vi ho fatto di male?". Invece no... Ad un
certo punto mi ha perfino chiamato "fratello" e mi ha fatto coraggio...
"Ma da dove viene questo qui? Chi è? - ho pensato - Non ha paura di morire,
come noi? Dove la prende la forza di occuparsi di noi?".
Io lo insultavo... e lui si interessava a me. Io lo rifiutavo... lui invece mi
guardava dritto negli occhi, con dolcezza. Vi rendete conto?
E poi che cosa ti è successo?
Piano piano l'amicizia di quest'uomo mi ha conquistato. Non avevo mai avuto
un vero a-mico. E ora, mentre tutto il mondo mi rifiutava, quell'uomo, di nome
Gesù, era lì, ad accogliermi. Sapete che cosa mi diceva il suo sguardo?
Annuncio
- Coraggio! Non è finita qui! Lo so che per te è un momento terribile! Ma non
sei solo. Sono contento di fare questo pezzo di strada insieme con te. Tu mi
stai insultando, mi prendi in giro, te la stai prendendo con me... Ti capisco...
Hai dentro una rabbia enorme... Non ti perdoni di essere andato a finire così. E
non perdoni questa gente che ti ha con-dannato a morte. Non ce la fai a
tenertela dentro, questa rabbia: ti fa stare troppo male! Se ti può dare un po' di
sollievo, buttala addosso a me. La prendo io. Prendo io il tuo odio... Sfoga su
di me il tuo desiderio di rivincita, il tuo bisogno di non essere l'ultimo. Accetto
io di essere l'ultimo... Perché, vedi, tu sei importante per me. Io non ti butto
via! Non ti rifiuto... Sono dispiaciuto per la tua morte. E non solo per la tua
morte sulla cro-ce, ma soprattutto per quella che ti porti nel cuore. Io posso
liberarti dall'inferno che hai nel cuore. Posso prenderlo io e donarti, al suo
posto, l'amore che non hai mai incontrato. Vuoi conoscerlo? Vieni…
Risonanze dei ragazzi
-Quello sguardo, amici miei, è stato come un raggio di sole, che a poco a poco
ha riscal-dato il gelo del mio cuore. L'amicizia di Gesù è scesa come una
fontana d'acqua, a dis-setare quel bisogno di essere amato che avevo seppellito
dentro di me, fin da quando ero piccolo.
Non credevo che l'amore esistesse. Mai e poi mai avrei immaginato che
qualcuno mi a-vrebbe voluto bene... e proprio nel momento in cui me la stavo
pigliando con lui!
Ma non ho subito accolto quel dono. Dentro di me si è scatenata una grande
lotta. Da u-na parte il desiderio di abbandonarmi all'amore di Gesù, di
lasciarmi abbracciare e perdo-nare da lui. Dall'altra una voce che diceva: "Che
cosa fai? Cambi bandiera? Cambi strada all'ultimo momento? Non è vero che
ti vuole bene! Non illuderti! Non è possibile! Non esiste una cosa del genere.
Resisti. Fai il duro! Mettilo alla prova. Digliene ancora di più. Vedrai che non
resisterà! Vedrai che non sarà capace di volerti bene, se lo colpisci anco-ra di
più...".
- E come è andata a finire?
- L'amore di Gesù è stato più forte. Più tenace della mia resistenza e della mia
diffidenza. Gesù non ha smesso di volerci bene, neppure quando, sia io che il
mio amico, abbiamo rincarato la dose... Incredibile, no? Allora mi sono arreso.
Ho smesso di insultarlo e final-mente ho cominciato a guardarlo e a parlargli
come ad un amico. Da quel momento non ho avuto occhi che per lui...
Ma volete sapere la cosa più straordinaria? Neppure io, da quel momento in
poi, ho più avuto paura di morire! Perché una nuova vita stava nascendo dentro
di me. E ho intuito, in fondo al cuore, che quella vita era un dono e non
sarebbe finita lì…
- E il tuo compagno?
- Ha continuato a prendersela con Gesù. Non si era ancora arreso all'amore...
Allora gli ho detto: "Basta! Non capisci che quest'uomo è innocente? Noi
riceviamo il giusto per quello che abbiamo fatto, ma quest'uomo è diverso, non
è come noi!".
- Ma come hai fatto a riconoscere in Gesù un re?
- Beh, adesso che avete ascoltato la mia esperienza, anche voi ragazzi potete
arrivarci... Vi sembra che un amore così sia di questa terra? Questo è un amore
con la A maiuscola, un amore a fondo perduto, fino alla morte! Un amore che
ama la nostra vita più della sua! Capite?
Io ho pensato: "Se Dio c'è, non può essere altro che questo! E quest'uomo,
Gesù, che sta appeso sulla croce accanto a me, è davvero suo figlio! Allora è
proprio un re! E il suo Re-gno esiste, da qualche parte, perché è riuscito a
strappare dalla morte della paura e dell'odio un cuore indurito come il mio!".
Per questo ho detto: "Gesù, ricordati di me, quando entrerai nel tuo Regno!".
- E Gesù che cosa ti ha risposto?
- Mi ha sorriso e mi ha guardato, pieno di gioia. Ha annuito con il capo e mi ha
detto: "Oggi tu sarai con me nel Paradiso, nel giardino di Dio".
Sapete allora che cosa ho fatto? Ho ringraziato la croce, perché, se non fossi
finito lì so-pra, non avrei mai incontrato un amore così!
Che ne dite? Valeva la pena intervistare quest'uomo?
Risonanze dei ragazzi
Spero che questo ladrone divenga vostro amico, come è diventato amico
mio…
E ora sentiamo un altro importante testimone. Si tratta del centurione romano
che ha cro-cifisso Gesù, insieme con i suoi soldati. Racconta Marco: allora il
centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse:
"Veramente quest'uomo era Figlio di Dio!. (Mc 15,39)
Anche lui! E anche questo è strano, non vi pare? Che ne sapeva questo soldato
pagano del Dio di Israele?
Andiamo ad intervistarlo.
Intervista (o contemplazione)
Come mai hai detto quelle parole? Che cosa hai visto?
Una cosa incredibile! Ne ho visti tanti morire, perché questo è il mio
mestiere... Sulla cro-ce ho portato decine di condannati a morte. Ma nessuno si
è mai comportato come Gesù!
Sapete come si chiamano quelli come me? Carnefici, boia... Spetta a noi il
compito più ingrato, quello di fare soffrire i condannati a morte e infine farli
morire. E tutti i condannati a morte, naturalmente, se la prendono con noi e ci
trattano come il loro peggiore nemico. Per di più qui in Palestina io
rappresento l'odiato impero romano, che ha tolto la li-bertà e impone le sue
leggi. Per questo, nel momento del supplizio, sono odiato ancora di più! Per
difendermi ho dovuto farmi una pellaccia dura. Il mio cuore è diventato di pie-
tra. Non ho più guardato in faccia nessuno. Questo è il mio mestiere... Lo devo
fare, capi-te?
- Ma Gesù era diverso?
- Sì, Gesù era davvero diverso! Non si è scagliato contro di me, non mi ha
insultato, non mi ha guardato con odio e con disprezzo. Non riuscivo a
crederci! Mi sono stropicciato gli occhi: mai vista una cosa simile! Ho
cominciato a guardarlo... E Gesù si è accorto del mio interesse e mi ha
ricambiato lo sguardo. È stato uno sguardo caldo, sereno. Mi ha detto poche
parole, come un amico. Come se non fossimo lì, in quella situazione - io il
carnefice e lui la mia vittima - ma insieme, da un'altra parte.
- E cosa hai provato?
- Per la prima volta nella mia vita non mi sono sentito in colpa per quello che
stavo facen-do... È stata una liberazione! Per la prima volta ho sentito la libertà
di essere quello che sono: un soldato, per di più un carnefice, al servizio di
Roma. Quello sguardo, cari ra-gazzi, mi ha rappacificato con me stesso. Quel
giorno non ho dovuto indurire il cuore e fare la faccia di bronzo...
- E allora che cosa hai fatto?
- Anch'io, nel mio piccolo, sono stato vicino a Gesù. L'ho guardato morire... E,
con uno stupore sempre più grande, mi sono reso conto che non ce l'aveva
neppure con quelli che lo insultavano e lo avevano condannato. Eppure
continuavano a dargli addosso! Ho sentito le parole ciò che ha detto prima di
morire: "Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno”. (Lc 23,34)
Ha perdonato tutti, capite?
L'ultima parche ha detto al ladrone e poi ola di Gesù è stata: "Padre, nelle tue
mani consegno il mio spirito, la mia vita”. (Lc 23,46)
Allora, in un lampo, ho capito che si stava rivolgendo a Dio. Non un Dio
lontano, ma Qualcuno che sentiva vicino, un Padre, a cui era profondamente
legato. Ad un tratto tut-to dentro di me è diventato chiaro: "Sì, veramente
quest'uomo è figlio di Dio! Perché nessuno, al mondo, ha mai amato così!
Nessuno mai ha accolto e amato il suo carnefice! Se Dio c'è, è certamente
questo Amore qui! E quest'uomo è generato da Lui: è davvero suo figlio!".
Che cosa pensate di questo racconto?
Risonanze dei ragazzi
Ora potremmo chiederci: ma come ha fatto Gesù a vivere tutto questo? Come è
riuscito a volere bene a tutti in questo modo, proprio nel momento in cui
soffriva di più?
Rivolgiamo questa domanda alla mamma di Gesù, che meglio di chiunque
altro lo cono-sce. Cosa ci potrebbe rispondere?
Testimonianza di Maria
-Vi ricordate la preghiera di Gesù nell'orto degli Ulivi? Gesù ha pregato molto
durante la sua passione. Si è affidato a suo Padre, con tutto se stesso. Il suo
cuore si è abban-donato, si è aperto alla volontà del Padre e il Signore l'ha reso
grande! In quel cuore a-perto il Padre ha riversato, come un torrente in piena,
la forza del Suo amore per l'uma-nità intera. Gli ha dato la forza di affrontare
la sofferenza e la morte. Ma, ancor più, gli ha dato la libertà di prendersi cura
di tutti coloro che ha incontrato durante la sua passione. Me compresa... Io ero
distrutta dal dolore. Tutto quello che stavano facendo a questo mio figlio, era
come se lo stessero facendo a me. Allora Gesù, indicando con lo sguardo
Giovanni, mi ha detto: "Donna, ecco il tuo figlio...". E a Giovanni: "Ecco la
tua madre".(Gv 19,26-27) Giovanni ed io ci siamo abbracciati, piangendo, e da
quel momento in poi Giovanni e tutti gli amici di Gesù sono diventati miei
figli. Quel giorno, sotto la croce, Ge-sù mi ha fatto un grande dono, che
continua ancora oggi...
Ringraziamo Maria per queste parole. Anche noi, allora, siamo stati affidati a
lei...
E ringraziamo Gesù.
Caro Gesù, davvero qui, ai piedi della tua croce, abbiamo trovato qualcosa che
non ci a-spettavamo: un amore incredibile, a fondo perduto, che accoglie tutti,
senza riserve, fino alla morte.
Anche i discepoli di Gesù, quando finalmente sono tornati ai piedi della croce,
dopo aver raccolto tutte queste testimonianze, si sono guardati l'un l'altro e
hanno esclamato: "Caspita! Adesso capiamo! La morte di Gesù è stata un dono
per l'umanità intera! Allo-ra... allora... attraverso suo figlio Gesù, Dio ci ha
amati così, fino alla morte! E ci ama co-sì, sempre! Allora... allora... Dio è
molto più buono, molto più bello di quello che pensava-mo! E Gesù non è
soltanto un uomo, ma è Dio stesso, che nel suo figlio Gesù si è fat-to uomo,
per farci conoscere il suo amore per noi!".
Aggiungiamo: la morte di Gesù è stata la sconfitta definitiva, la disfatta del
nemico di Dio, il diavolo. Sapete perché? Perché tutto ciò che il Separatore ha
messo nel nostro cuore per dividerci dal Signore, di fronte alla croce di Gesù è
finalmente apparso per quello che è: una colossale bugia!
Sì, perché lo spirito cattivo ci suggerisce continuamente che Dio non c'è, che è
lontano, o addirittura cattivo. Se noi gli crediamo, invece di diventare amici di
Dio, stiamo alla larga da Lui, perché ci fa paura. Invece Gesù è venuto a farci
vedere come stanno veramente le cose: la sua croce ha mostrato, una volta per
tutte, che Dio ci vuole bene. E vuole be-ne a ciascuno di noi più che a se
stesso, tanto che è pronto a dare tutto, la sua stessa vita, per ciascuno di noi.
Non è questa, cari ragazzi, una bella e buona notizia?
Preghiera spontanea davanti al crocifisso
Spunti di preghiera:
- Signore, anch’io, oggi voglio chiamarti “Papà”, come Gesù. Perché ho
scoperto quanto sei buono e fino a che punto mi vuoi bene! Grazie, Padre
buono e santo, perché sei così! E grazie a te, Gesù perché hai lasciato che il
Suo amore attraversasse il tuo cuore e mi hai permesso così di riconoscerlo.
Cartellone
Aggiungiamo questo pezzo al nostro tesoro: “E’ un amore fino alla morte, che
vuole bene alla nostra vita più che alla sua. Capace di liberare il cuore dalla
prepotenza e dalla pau-ra”.
Consegna
Durante la settimana restate qualche minuto ai piedi della croce, a casa vostra
o in chie-sa. Potrete ritrovare lì, ogni volta che volete, l’amore di Gesù che vi
accoglie e vi vuole bene così come siete. A lui potete raccontare e affidare
tutto quello che state vivendo. Oppure, semplicemente, potete stare lì, con lui,
per lasciarvi voler bene.

ORA GESU’ DICE PROPRIO A TE…

Quante cose abbiamo scoperto camminando insieme agli amici di


Gesù! Non è vero?
Rileggiamo il nostro cartellone dove, come uno scrigno, abbiamo messo i
pezzi più im-portanti e preziosi di questo tesoro.

ABBIAMO SCOPERTO

 La Parola di Gesù realizza ciò che promette


 Gesù è amico di tutti. Non chiede nulla in cambio
 Il suo è un amore forte e coraggioso, che non ha paura di perdersi
 E vuole bene anche ai cattivi
 Si mette all’ultimo posto, per servire
 Non ci abbandona mai, anche quando lo rifiutiamo
 Si mete nelle nostre mani
 Ci vuole bene così come siamo
 L’amore di Gesù è un amor sempre vivo, che non ci lascia mai
 E’ un amore fino alla morte, che vuole bene alla nostra vita più che alla sua,
capace di liberare il cuore dalla prepotenza e dalla paura
Ora aggiungiamo questi ultimi due punti:

 E’ l’amore di Dio Padre


 Gesù è il Signore

E ora Gesù ha qualcosa da dire a ciascuno di voi, attraverso di me.


E’ un momento molto importante
Vi invito ad ascoltare tutto ciò che vuole dire a ognuno di voi con grande
attenzione.
Annuncio personale
Caro…
Sono felice di essere arrivato insieme con te a questo momento. Sono contento
che tu, in questi giorni, hai iniziato a prendere confidenza con me.
Hai camminato con me e con i miei amici sulle vie della Palestina, mi hai
ascoltato e par-lato,hai condiviso con me tante cose...Abbiamo cominciato a
conoscerci, stiamo diven-tando amici...Ti benedico per questo! Mi hai
accompagnato nella lunga notte dell’ultima cena, nella fatica del Getsemani e
del mio arresto. Poi ci siamo riabbracciati nel Cenaco-lo , dopo la mia
risurrezione. Sono contento perché, seguendo il mio invito, sei andato a
cercare il mio amico ladrone e il centurione e hai raccolto la loro
testimonianza. Ai piedi della croce hai conosciuto mia madre e anche questi mi
ha fatto piacere.
Forse in questo momento ti stai domandando: ”Ma questo amore è anche per
me? Il si-gnore vuole bene anche a me?”.
Sì - ti dico– questo amore è anche per te, proprio per te! Ti ha accompagnato
sempre, prima che nascessi. Ma ora finalmente te l’ho fatto conoscere e ho
voluto che tu lo incon-trassi, perché divenga, se vuoi, il tesoro della tua vita.
Ho detto: se vuoi...Perchè non ti costringo ad accettare questo dono.
Altrimenti, che rega-lo sarebbe? Vengo come un amico e un fratello, in punta
di piedi per dirti: “Vuoi lasciarti volere bene da me? Mi permetti di servire la
tua vita?”. Ecco, se tu mi apri la porta del tuo cuore, Io farò grandi cose
insieme con te! Te lo prometto!
In questi giorni hai scoperto molti pezzi importanti di questo immenso
tesoro...E forse ti stai chiedendo se sono monete vere o false, gioielli veri o
fasulli. Ciò che il catechista ti ha raccontato è una favoletta o la realtà?
Hai bisogno dimettere le mie promesse alla prova. Hai bisogno di toccare con
mano se ti sono davvero amico, se di me puoi fidarti davvero...Per questo ti
dico: mettimi alla prova!
Ti dico come puoi fare… Parlami di ciò che desideri. Affida a me ciò che ti fa
soffrire. Condividi con me tutto ciò che ti preoccupa. Lascia a me i tuoi
bisogni, piccoli e grandi. Consegnami le tue paure… Ogni volta che ti trovi in
difficoltà, ogni volta che la paura o la vergogna ti bloccano, chiamami, invoca
il mio nome, chiedi il mio aiuto: io verrò accanto a te e ti donerò il coraggio di
essere te stesso e di vivere ogni cosa. Lascia che io mi occupi di te… allora
scoprirai che io ci sono, accanto a te, e ti voglio bene proprio così!
E ricorda! A me, il Signore dell’universo, stai bene così come sei! Con quello
che hai...Là dove sei...Non dimenticarlo: per me tu vali molto e sei importante,
più importante della mia stessa vita…
E allora, dai...sorridi, fai festa! Vieni a cantare e a ballare insieme con tutti i
miei amici! C’è una grande festa che ti aspetta! Una festa che neppure la morte
può guastare perché il mio amore è più grande della morte, di qualunque
morte. Una grande avventura ti at-tende: l’avventura della fraternità e della
comunione con tutti coloro che hanno scoperto, come te, il tesoro del mio
amore.
Vuoi entrare anche tu a far parte della comunità dei miei amici?
In cielo c’è Pietro e Andrea, Giacomo e Giovanni, mia madre Maria, Maria di
Magdala e tanti altri che fanno il tifo per te. E qui, accanto a te, io metto
persone con le quali tu po-trai trafficare questo tesoro e godertelo: amici che ti
ascolteranno e ti capiranno, che ti aiuteranno a crescere, con cui potrai volerti
bene ed essere amico sul serio.
Vuoi tutto questo?
Questa è la vita che io ho preparato per te. Perché ti voglio bene…
E adesso ti do un appuntamento...Ti aspetto ai piedi della croce, insieme ai tuoi
compa-gni. Là troverai anche tu, come il ladrone e il centurione, la mia
amicizia ed il mio amore che ti vengono incontro. Vieni e affida a me come hai
già fatto tante volte in queste setti-mane, tutto ciò che hai nel cuore: i tuoi
desideri e i tuoi bisogni, ciò che ti fa soffrire, le tue paure o le tue difficoltà, le
persone o le cose che ti sono più care...Io ci sono! Ti aspetto…
Testimonianza
Questa promessa, tanti anni fa, Gesù ha fatto anche a me e si è realizzata nella
mia vita
Ora ascolta che cosa ti passa per la mente e nel cuore. Poi raccogli per iscritto
le tue ri-sonanze e tutto ciò che desideri affidare a Gesù ai piedi della croce.
Può darsi che a questo punto, incontrerai delle difficoltà o delle resistenze. Può
darsi che anche nel tuo cuore si accenderà una lotta simile a quella vissuta dal
ladrone che diven-ne buono. Ricordi la sua storia? E’ la lotta tra due tendenze:
quella che ti spinge ad acco-gliere l’invito di Gesù a lasciati voler bene da lui,
e quella che ti spinge a rifiutarlo. Non ti meravigliare! E, soprattutto non
spaventarti! A tutti coloro che incontrano l’amore di Gesù succede qualcosa
del genere...E’ successo anche a me!
Come tu stesso puoi constatare, queste chiusure del cuore ti impediscono di
affidarti all’amore di Gesù per te. Questo ti aiuta a comprendere perché in
mezzo a noi uomini Gesù ha avuto una vita così difficile.
Ma tu, mi raccomando, a queste resistenze non darla vinta! Affidale tutte a
Gesù, deponi-le ai piedi della sua croce … E vedrai che tutto diventerà più
facile!
Preghiera personale
Preghiera ai piedi della croce
Indicazioni per il formatore
E’ il momento culminante del percorso. La prima comunità cristiana,
riprendendo il passo di Gioele “Chiunque invocherà il nome del Signore sarà
salvato” (Gl 3,5) invita coloro che hanno dato ascolto alla Buona Notizia ad
invocare il nome di Gesù (At 2,21; Rm 10,9-13), affidandosi alla sua
mediazione. Conduciamo i ragazzi la termine di questo itinerario a vivere la
stessa esperienza. Per questo va particolarmente curata.
E’ bene che prima della preghiera comunitaria ai piedi della croce, il
conduttore del grup-po incontri personalmente ogni ragazzo, legga quanto ha
scritto, aiutandolo eventual-mente a svilupparne il contenuto. Si ponga
attenzione tuttavia a non sostituirsi alle rispo-ste e alle risonanze dei ragazzi.
NB: l’accompagnatore si assicuri che il ragazzo sia disponibile a condividere
con il grup-po tutto ciò che ha scritto. Nel caso emergano risonanze o
preghiere particolarmente im-pegnative, relative a situazioni che il ragazzo non
è in grado di condividere integralmente con i compagni, il catechista lo aiuti a
mettere a fuoco quale misura di condivisione è capace, in quel momento, di
vivere con i suoi coetanei, proponendogli di affidare insieme con lui o con altri
adulti, in un diverso momento di preghiera, quanto non è ancora in gra-do di
condividere con loro.
Ciò aiuta i ragazzi che si trovano in maggiori difficoltà a trovare in ogni caso
uno spazio di ascolto, di condivisione e di preghiera personale, crescendo
gradualmente nella capacità di esprimere le proprie risonanze e di condividerle
con i propri pari. E’ inoltre importante chiedere al gruppo di mantenere la
discrezione rispetto a quanto ognuno ha condiviso di sé nel corso del lavoro e
nella preghiera ai piedi della croce.
Terminata la fase di preparazione, uno alla volta i ragazzi leggono le loro
preghiere da-vanti al crocifisso, stando al centro del gruppo. Se lo desiderano,
possono aggiungere alla fine altre preghiere spontanee. Al termine di ogni
preghiera il catechista prega a sua volta per ciascuno, chiedendo in particolare
al Signore di benedire la decisione di far par-te della comunità degli amici di
Gesù. Riprendendo l’esperienza della benedizione ai fan-ciulli da parte di
Gesù (vedi il capitolo “Amico di tutti”) il catechista può accompagnare la
preghiera di intercessione con il gesto dell’imposizione delle mani.
E ADESSO…?
E adesso…?
Adesso proviamo a fare il punto della situazione…
Che ne dici di questo assaggio di Buona Notizia? Hai intravisto anche tu
qualcosa del tesoro di cui ti ho parlato? Il luccichio almeno di qualche
monetina?
Io, nel nome di Gesù, ti ho fatto una promessa. Tu mi hai ascoltato e sei venuto
ai piedi della croce. Dimmi un po’ : la mia promessa si è in qualche modo
adempiuta? Ti sei sentito accolto, voluto bene da Gesù? Hai fatto esperienza
che il trovarsi insieme ai piedi del-la sua croce vuol dire sperimentare una
comunione di vita –con lui e con gli altri– finora mai conosciuta?
Io ti ho raccontato tante cose del mio incontro personale con Gesù. Un giorno
spero che mi racconterai anche tu qualcosa del tuo…
Sei contento di aver incontrato Gesù?
Gesù è davvero un grande amico. E’ l’amico migliore del mondo. Vuoi
conoscerlo meglio e diventare anche tu amico suo?
Se sì, sappi che abbiamo ancora un bel pezzo di strada da fare insieme...Ci
sono ancora tante cose da vivere, tante ancora da scoprire e imparare. Ad
esempio, che Gesù è con-temporaneamente uomo e Dio;che Dio è una
comunione di persone, che noi chiamiamo trinità: formata dal Padre, dal Figlio
e dallo Spirito santo; che la Chiesa è la comunità di tutti gli amici di Gesù,
sparsi per il mondo intero; che il dono dell’amicizia di Gesù passa attraverso
alcune esperienze di Chiesa che si chiamano “sacramenti”; che l’incontro con
Gesù farà di te un uomo nuovo…
Ma soprattutto ciò che c’è da scoprire e da vivere è che l’amore di Gesù è
immensamen-te più bello e più grande di quello che chiunque possa
immaginare: è un amore che ti in-vita a vivere in comunione con lui per
sempre, nella sua amicizia, per tutta l’eternità…
E’ una prospettiva davvero affascinante, non ti pare?
Allora, vuoi proseguire insieme con me il cammino che abbiamo
incominciato?
E’ un cammino che si chiama “catecumenato”…
Cosa ne dici?
LEGENDA DEGLI STRUMENTI
PER LA METODOLOGIA DELL’ANNUNCIO

Gli elementi riportati fanno parte integrante della proposta della Buona
Notizia, secondo la modalità della “traditio-redditio”. In quanto tali vanno
impiegati insieme, rispetando la funzionalità di ciascuno.
NARRAZIONE: è la modalità base del lavoro di gruppo. Condotta dal
formatore, segue le vicende evangeliche passo passo, citando la fonte
evangelica e i passi più significativi. E’ svolta in forma semplice e piana, con
parole comprensibili ai ragazzi. Mira a ricostruire la vicenda narrata, in modo
tale da permettere agli ascoltatori di essere partecipi.
DOMANDE: punteggiano la narrazione e costituiscono la principale risorsa
per attivare il coinvolgimento dei ragazzi. Aprono, dunque, all’utilizzo delle
successive modalità.
RISONANZE: è il principale strumento di coinvolgimento dei ragazzi. Si
intende per “risonanza” tutto ciò che il ragazzo avverte dentro di sé e
manifesta –verbalmente, grafi-camente o per iscritto– rispetto alle
sollecitazioni del lavoro di gruppo.
L’ascolto delle risonanze chiama ciascuno a prendere parte in prima persona,
alle vicen-de narrate, mettendosi al posto dei vari personaggi. Spesso tale
coinvolgimento favorisce la condivisione di vissuti personali, ugualmente utili
per crescere nell’ascolto della propria coscienza e nella conoscenza reciproca.
NB: non ci sono risonanze giuste o sbagliate, buone o cattive. Tuttavia le
risonanze, così come vengono espresse, sono da accogliere con attenzione e
rispetto, come preziosa espressione della coscienza di ciascuno.
Al termine del “giro di risonanze”, il conduttore del gruppo ha cura di
1. riformulare brevemente quanto è emerso dal gruppo, allo scopo di:
- fissare con più precisione gli elementi significativi
- Ricollegare tali elementi al testo evangelico
2. integrare le risonanze, qualora non siano esaurienti per la comprensione dl
testo.
CONTEMPLAZIONE: la contemplazione sviluppa in maniera progressiva
gli elementi for-niti dal testo evangelico. Calandosi nella vicenda, il ragazzo è
invitato ad “ascoltare” i dia-loghi (interni e interpersonali) dei vari personaggi,
“vedere” come si muovono, “sentire” i loro sentimenti, “toccare con mano”
quanto accade.
In questa fase iniziale il formatore introduce i ragazzi alla contemplazione
attraverso un proprio racconto.
NB: nell’esercizio della contemplazione l’attenzione è rivolta a non
stravolgere gli elemen-ti fondamentali del testo e a rispettare la loro
connessione interna.
ANNUNCIO (KERYGMA): si tratta di una parte fondamentale
dell’esperienza, centrata sulla promessa del dono di Dio. Esplicita i contenuti
della Buona Notizia sia in forma indi-retta –mediante la storia evangelica– che
in forma personale e diretta.
Attraverso l’annuncio il Signore interpella personalmente gli ascoltatori.
Perciò, al termine dell’annuncio, i ragazzi sono invitati:
1.ad un momento di silenzio e di ascolto personale
2. alla condivisione delle proprie risonanze
3. ad affidare al Signore, con l’aiuto della catechista, la loro risposta alla
Buona Notizia.
NB: è fondamentale il rispetto di ciò che ogni coscienza elabora a partire
dall’annuncio. Il ragazzo è dunque lasciato libero di accogliere positivamente
o negativamente quanto l’annuncio gli propone, così come di manifestare
dubbi, domande o altri vissuti. Il catechi-sta ha semplicemente cura di
riformulare in maniera più chiara la sua risposta, così da aiutarlo a prenderne
coscienza. Propone inoltre di affidare al Signore ogni risonanza al Kerigma,
positiva o negativa che sia.
PREGHIERA COMUNITARIA SPONTANEA: raccoglie –nel corso o al
termine dell’incontro– l’esperienza del gruppo e l’affida al Signore.
L’accompagnatore aiuta i ra-gazzi a parlare al Signore in maniera semplice e
personale. Termina con una breve for-mula, che permette a tutto il gruppo di
unirsi alla preghiera di ciascuno (ad esempio: “Grazie Gesù”, “Signore pietà”,
“Per questo ti preghiamo...ascoltaci Signore”; al termine del percorso: “Nel
nome di Gesù, Signore nostro. Amen”).
PREGHIERA PERSONALE: silenzio, raccoglimento, dialogo con il
Signore, al termine dei quali i ragazzi mettono per iscritto la propria preghiera.
PREGHIERA AI PIEDI DELLA CROCE: preghiera comunitaria nella
quale ogni ragazzo affida al Signore la sua preghiera personale. E’ un
momento prezioso, di consegna di sé nelle mani dell’amore di Dio. In quanto
tale, aiuta a rivivere le disposizioni battesimali.
TESTIMONIANZE: è la condivisione dell’esperienza di fede del formatore.
particolar-mente utile nella fase iniziale di questo itinerario, in cui si delinea la
promessa del Signo-re, e nella parte finale in cui tale promessa viene
chiaramente esplicitata.

NB: attraverso la testimonianza del formatore (cui possono unirsi altre persone
della co-munità) i ragazzi hanno modo di verificare quanto e come la Buona
Notizia si realizza nella vita di ogni persona.

PER LA COMUNICAZIONE DEI CONTENUTI


ED IL COINVOLGIMENTO DEI RAGAZZI
Ognuno di questi strumenti metodologici ha una propria ragion
d’essere, in base all’obiettivo formativo che si prefigge. In alcuni casi a
seconda del tempo a disposizione o della competenze del formatore, uno
strumento può essere sostituito con un altro, fermo restando il raggiungimento
dell’obiettivo prefissato. Il lavoro può essere utilmente svilup-pato anche con
l’utilizzo di canti o altri strumenti metodologici.
DRAMMATIZZAZIONE: si tratta di un utile strumento per stimolare
l’ascolto e la manife-stazione delle risonanze. I ragazzi sono invitati a entrare
nella vicenda narrata, muoven-dosi al posto dei personaggi e interagendo tra
loro. E’ cura del formatore:
- definire con precisione il contesto di partenza, allestendo l’ambiente in modo
da av-viare la drammatizzazione.
- Assumere in prima persona i ruoli più difficili, facilitando la
drammatizzazione
- Impersonare i ruoli negativi che i ragazzi faticano – per una naturale
protezione di sé- a mettere in atto.

NB: non ci sono drammatizzazioni giuste o sbagliate. Ogni drammatizzazione


è utile per la messa a fuoco delle risonanze , anche se si discosta dalla vicenda
narrata. Nel caso ciò avvenga, il catechista chiarisce ai ragazzi la divergenza
tra il loro vissuto ed il raccon-to evangelico proponendo eventualmente in un
secondo tempo, una drammatizzazione più aderente alla vicenda narrata. La
drammatizzazione è assai utile per introdurre alla contemplazione.
ESEMPIO: viene utilizzato per facilitare la comprensione del contesto
evangelico attra-verso il confronto con situazioni più familiari ai ragazzi.
IMMAGINAZIONE GUIDATA: è utile per fissare alcuni contenuti emotivi
ed affettivi, so-prattutto nella fase iniziale.
INTERVISTA: viene utilizzata per far comprendere ai ragazzi situazioni
nuove o com-plesse, che non sono in grado di ricostruire da soli. Il conduttore,
nei panni del personag-gio della vicenda, risponde alle domande del gruppo.
Questa modalità evita un’eventuale monotonia del racconto o della
spiegazione, coinvolgendo i ragazzi in un ruolo attivo. Le domande possono
essere messe a fuoco, con l’aiuto del catechista prima dell’intervista.
FUMETTO E DISEGNO: mezzi simpatici per fissare le risonanze principali.
Spesso è un utile strumento di verifica per cogliere quanto sono stati
interiorizzati i contenuti proposti. Si consiglia i loro utilizzo al termine
dell’esperienza di gruppo. Il fumetto può essere pre-definito o disegnato
totalmente dai ragazzi.
CARTELLONE: viene utilizzato al termine di ogni sezione di lavoro per
fissare in modo essenziale ciò che i ragazzi hanno scoperto camminando con
Gesù. Al termine del per-corso fornisce una sintesi e permette una
ricapitolazione delle acquisizioni principali.
CONSEGNA: si tratta delle indicazioni per l’ascolto della settimana.
Generalmente chie-de ai ragazzi:
- di rileggere il testo del vangelo su cui ci si è soffermati in gruppo
- Di esplorare alcuni vissuti personali, in funzione della crescita nell’ascolto
personale e della preparazione all’esame di coscienza.
- Di coltivare la confidenza con il Signore, attraverso la persona di Gesù.

APPENDICE
L’ANNUNCIO DELLA BUONA NOTIZIA
Il primo annuncio ai ragazzi può essere utilmente inserito nel quadro
di un presentazione più completa del servizio della buona notizia. A tale scopo
aggiungiamo questa scheda sintetica che ne evidenzia gli elementi portanti.
La tradizione cristiana ha adottato il termine “Buona Notizia” per indicare il
nucleo fonda-mentale del messaggio cristiano.
Anche noi siamo chiamati, attraverso il servizio dell’annuncio, a portare la
Buona Notizia di Gesù al cuore e alla vita di coloro che ci sono affidati. Si
tratta non di una buona notizia qualunque, ma della Buona Notizia per
eccellenza tale per ogni uomo di questo mondo, di qualsiasi tempo e di
qualsiasi cultura.
Il primo annuncio è un servizio alla fede essenziale, primario, perché consente
di “impiantare” - innestare , si può dire - la speranza evangelica in tutti coloro
che lo ascolta-no e gli danno credito.
Per comprenderne i valore è necessario sviluppare alcune premesse: perché
abbiamo bisogno di una buona notizia? In termini più consueti: perché
abbiamo bisogno di essere salvati? E da che cosa?
Il primo annuncio va a toccare le problematiche di fondo della vita dell’uomo,
si rivolge alla sua condizione di limite e di morte, offrendo una risposta al suo
bisogno di essere amato e al suo desiderio di realizzazione. L’esperienza dice
che ciascuno di noi, pungola-to dal confronto con la morte e dal proprio
bisogno, nella convinzione di doversela cavare da solo, mette in atto varie
strategie per realizzarsi, anche a spese degli altri. Da qui i no-stri rapporti di
potere e di uso reciproco, da qui tanti conflitti ed esperienze di solitudi-
ne...Constatiamo che le nostre strategie, anziché condurci alla vita tanto
desiderata ci consegnano anzitempo a molte esperienze di fatica e di morte.
Abbiamo bisogno gli uni degli altri, ma chi a questo mondo è disposto a
compromettere la propria realizzazione per favorire la nostra? Constatiamo
anche che, nonostante i valori etici e morali in cui crediamo e che ci sforziamo
di mettere in pratica, siamo incapaci di amare e servire la vita gli uni degli
altri, così come la vita richiede di essere amata e servita.
E’ importante dunque che tutti coloro ai quali rivolgiamo il primo annuncio
arrivino gra-dualmente, con il nostro aiuto, a prendere coscienza della realtà
della condizione umana e dei suoi bisogni, così da aprirsi all’attesa e
all’ascolto della Buona Notizia.
Veniamo al messaggio kerygmatico.
Il nucleo essenziale della Buona Notizia, fin dai primi passi della comunità
cristiana, è stato definito attraverso poche parole: “Gesù di Nazaret è morto ed
è risorto”. Ma perché mai questo fatto costituirebbe una buona notizia? Come
può la vicenda di un uomo vissuto tanti secoli fa, e soprattutto la morte e la
risurrezione di quest’uomo, costituire una spe-ranza per noi, uomini e donne
del terzo millennio?
Per rispondere a questi interrogativi è necessario entrare anzitutto nel
significato della morte di Gesù fino a rendere esplicite le molte implicazioni
legate agli eventi della Pa-squali. Scopriremo allora che la morte di Gesù di
Nazaret è stata -ed è tuttora– un fatto di eccezionale portata (una “spettacolo”
per usare un termine caro alla tradizione di Luca –Lc 23,48) che schiude
davanti ai nostri occhi un’immagine di Dio completamente nuova e
inaspettata.
Alla luce della morte di Gesù potremo quindi comprendere il significato della
sua risurre-zione e rileggere tutta la sua esistenza prepasquale, il suo essersi
totalmente e “perdutamente” consegnato al bisogno di ogni uomo.
In queste poche righe condensiamo, attraverso una rapida sintesi il messaggio
della Buo-na Notizia, rimandando ai saggi di primo annuncio esistenti per il
necessario approfondi-mento.
La tua esperienza di uomo ti dice che l’amore vero non esiste, non è di questo
mondo...E’ proprio così: non è di questo mondo...Ma l’amore vero esiste, ed è
Dio: un Dio che ama la vita dell’uomo, la tua vita, più della propria. Questo
amore –gratuito, incondizionato, a fondo perduto e fino alla morte—si è
manifestato, una volta per tutte, nella vita e ancor più nella morte e
resurrezione di Gesù.
E a te che sei già, in qualche modo, credente, la Buona Notizia aggiunge: Dio è
assai di-verso da come te lo immagini. Egli è molto più buono del Dio nel
quale finora hai creduto. Si mette nelle tue mani, senza chiederti nulla in
cambio. Per convincertene, contempla le piaghe di Gesù risorto… (Lc 24,39-
40 ; Gv 20,20.24-29)
Per quanto tu possa volere il tuo bene –dice il Signore della Buona Notizia -io
lo voglio molto più di te. Alla realizzazione della tua vita ci tengo, come te e
più di te. E per contri-buire ad essa ti offro tutta la mia collaborazione: sono
pronto a mettere al servizio della tua vita il mio essere Dio, la mia esperienza e
la mia sapienza, tutto quello che sono. Per-ché tu, nella condivisione con il mio
essere, possa crescere e realizzarti davvero. Nella libertà.
A questa “dichiarazione d’amore” potremmo obiettare: ”Signore se ci vuoi
tanto bene, perché hai creato la morte? Perché ci lasci morire? Perché il dolore
degli innocenti?”. Co-nosciamo bene questi interrogativi…
La Buona Notizia viene a far luce anche e proprio su questo lato oscuro della
nostra esi-stenza, mostrandoci che l’amore di Dio è capace di mettere ogni
cosa, anche e proprio la morte al servizio della realizzazione della vita. Esso si
fa garante della realizzazione della vita di ognuno di noi in questo mondo e in
quello futuro, per l’eternità.
Non temere –dice il Signore– Io metto anche la tua morte al servizio della vita.
Il “separatore” ha fatto della morte lo strumento di distruzione del creato. Io
invece nella vi-ta e nella morte di tutti coloro che si fidano del mio amore,
faccio della morte uno stru-mento di riconciliazione e di comunione.
L’annuncio della Buona Notizia è l’occasione per constatare ch’essa muove,
agita forte-mente il cuore di chi l’ascolta. Infatti quando l’amore gratuito si
manifesta, incappa nell’ostilità e nel rifiuto del cuore dell’uomo.
Perciò mettendo i nostri catecumeni a tu per tu con l’umanità di Gesù ci
disponiamo fin dall’inizio ad accogliere sia la loro risonanza positiva, che li
inclina ad abbandonarsi con gioia all’amore, sia la loro risonanza negativa, che
li istiga a rifiutare come la morte peggiore la dipendenza dall’amore di Gesù.
L’incontro con l’amore vero diviene allora l’occasione per scoprire qual è il
vero male del-la nostra vita: la tendenza a possedere l’amore, la nostra
incapacità a lasciarci amare da un amore gratuito, accettando di dipendere
semplicemente da lui.
ma anche la scoperta della forza della risonanza negativa al kerygma nella
nostra vita non ci deve spaventare. Il nostro rifiuto dell’amore-dono è stato, è
già accolto, amato perdonato.
Come possiamo trasmettere questo messaggio?
1. Prendendo noi per primi familiarità con la Buona Notizia.
2. Introducendo chi ci ascolta nella contemplazione di quel segno, unico al
mondo che è l’umanità di Gesù, la sua morte e la sua risurrezione. Per
scoprire, insieme a colui che accompagniamo alla fede, il tesoro della Buona
Notizia, abbiamo dunque biso-gno di udire, vedere e toccare con mano l’amore
di Dio nell’umanità di Gesù (1Gv 1,1-3), ripercorrendo il cammino che i suoi
amici hanno fatto al suo fianco.
3. Aiutando colui che ci ascolta a mettere alla prova la Buona Notizia, perché
arrivi a fare esperienza in prima persona dell’amore di Gesù –oggi- per lui .

Come? Consegnando al Signore, ai piedi della croce il proprio bisogno di


essere amato nella verità di se stesso. Questo cammino si svolge efficacemente
attraverso la dinamica battesimale, mediata dalla comunità, ed ha bisogno di
essere preceduto ed accompagna-to da un’iniziazione all’ascolto, che metta
ciascuno –alla luce della Parola di Dio– a tu per tu con la verità del proprio
cuore.
Attraverso il cammino battesimale il catecumeno potrà sperimentare che Gesù
è davvero capace di trasformare la sua morte in vita, così da fare della sua vita
e della sua morte un’esperienza di benedizione, nella comunione con l’amore.
Ricordiamo infine che solo lo Spirito santo all’opera nel cuore dell’uomo può
persuaderlo che la Buona Notizia è vera. Il compito di ogni accompagnatore è
dunque quello di asse-condare in tutti i modi l’azione “persuasiva” della
Spirito santo nel cuore di coloro che lo ascoltano.

CRITERI METODOLOGICI DEL PRIMO ANNUNCIO


Abbiamo già detto nella presentazione di questo testo che l’annuncio è
un servizio della Parola in cui la profezia, la promessa, l’ascolto, il dialogo, la
testimonianza personale e la preghiera si intrecciano.
Questo intreccio costituisce una metodologia particolare i cui cardini sono:
1. il primato della parola
2. la distinzione nel servizio della Parola tra annuncio, catechesi e parenesi.
3. la dipendenza della catechesi e della parenesi dall’annuncio, in quanto la
caratteristica dell’annuncio è quella di offrire a che l’ascolta la possibilità di
verificare che la parola che gli viene rivolta, mantiene –immancabilmente– ciò
che promette.
4. l’identificazione tra annuncio e profezia e lo stretto legame esistente tra
annuncio e promessa.
5. la preminenza del dono sul dovere.
6. in relazione al primato della Parola, la fondamentale importanza dell’ascolto
attraverso la fractio verbi, ossia attraverso la condivisione delle risonanze alla
parola annunciata.
7. la valorizzazione delle risonanze di ciascuno all’annuncio, in funzione della
redditio, della risposta personale.
8. il discernimento sull’origine delle risonanze, che valuta se provengono dalla
nostra u-manità, dal Signore o dal divisore.
9. il ricorso alla pedagogia “battesimale” che educa all’affidamento, con gesti
e con paro-le, di sé al Signore, ai piedi della croce.
L’uso di questa metodologia consente l’interiorizzazione e l’accoglienza
dell’annuncio a cui è finalizzato il “catecumenato”.
L’elenco degli elementi riportati introduce molti aspetti tra loro collegati.
Proviamo ad e-sprimere il senso di questo schema attraverso qualche parola di
spiegazione, sollecitata da alcune domande:

- Quali coordinate pastorali sono necessarie per attuare il primo annuncio?


Se vogliamo fare primo annuncio dobbiamo mettere la Parola al centro. La
Parola di Dio è la sorgente fondamentale a cui l’annuncio deve attingere. Ne
deriva che l’annuncio “attecchisce” là dove alla centralità della Parola
corrisponde una pastorale dell’ascolto, che guidi le persone ad una familiarità
nel quotidiano con la Parola di Dio, sia personale che comunitaria.

- A che cosa conduce il primo annuncio?


Ad una esperienza personale dell’amore gratuito di Dio attraverso l’incontro
con il dono della passione, morte e risurrezione di Gesù.

- Come si realizza concretamente questa esperienza?


In un cammino di progressiva apertura al dono di Dio. Sperimentando
l’adempimento –sia pure parziale– della promessa ricevuta, il cuore si apre ad
una fiducia sempre più grande, condizione per un esperienza via via più ricca
dell’amore del Signore.

- Che cosa distingue il primo annuncio dalla catechesi e dalla parenesi?


La catechesi spiega e istruisce rispetto alle verità della fede, che suppone già
esistente. La parenesi esorta il cristiano a camminare sulla via del Signore
secondo la Parola. Il pri-mo annuncio invece è quel servizio essenziale che
fonda la fede: attraverso una promes-sa di vita raggiunge il bisogno più
profondo dell’uomo e lo invita anzitutto a lasciarsi ama-re senza chiedergli
nulla in cambio. Perciò, in questa prospettiva, il dono ha il primato sul dovere.
I catechisti siano attenti a non confondere il piano morale con il piano
evangelico: il dovere, gli inviti morali, la conversione cristiana nascono
proprio dall’incontro con la Buona Notizia dell’amore crocifisso.

- E se le orecchie non sono aperte?


La tradizione cristiana conosce le resistenze all’ascolto, perciò invita a rivivere
l’esperienza dell’effathà che Gesù ha donato al sordomuto (vedi Marco 7,31-
37). In che modo? Attraverso una preghiera di affidamento al Signore di
queste resistenze per speri-mentare l’apertura delle orecchie, degli occhi, delle
labbra e del cuore per dono di Dio. Questo è il punto di arrivo
dell’introduzione all’ascolto.

-Quale è il compito della preghiera ai piedi della croce?


Permette a coloro che hanno ascoltato la Buona Notizia di consegnarsi
all’amore del Si-gnore, riconoscendo davanti a lui il proprio bisogno di
liberazione, di guarigione e di salvezza. In questa consegna si sperimentano i
doni dello Spirito santo secondo la promessa ricevuta. Questo esercizio di
affidamento, attraverso l’invocazione del nome di Gesù, educa a vivere nel
contesto comunitario le disposizioni battesimali.

- Perché non basta annunciare, ma occorre raccogliere le risonanze degli


ascoltatori?
Perché la Scrittura e l’esperienza della fede biblica ci insegnano che il dono
del Signore passa attraverso l’invocazione del suo nome. Un’invocazione
compiuta in sinergia dal cuore e dalle labbra, attraverso la quale che viene
iniziato alla fede si apre a ricevere la preghiera di intercessione della Chiesa.
Ma il cuore e le labbra non si schiudono improvvisamente. Perciò l’ascolto
educa gra-dualmente sia alla fractio verbi, sia alla preghiera spontanea
comunitaria.
Questo processo di interazione crescente e progressiva fra il cuore e le labbra
di ogni singolo e fra ogni singolo e gli altri componenti del gruppo, conduce ad
una serie di redditiones, che culminano nella confessio vitae, nella confessio
laudis e, man mano che si sperimenta la ricchezza del dono del Signore, nella
confessio fidei (ossia la redditio in senso proprio).
In questo processo il compito del formatore è insostituibile: egli propone la
Parola, pro-muove la fractio verbi, accoglie e valorizza le risonanze di
ciascuno, guida al discerni-mento su di esse, invita ed esorta alla preghiera
personale e comunitaria ai piedi della croce, anima la preghiera di
intercessione.
Il processo di interazione descritto si traduce in un processo di integrazione
interpersona-le: nasce la Comunità.
 Se i ragazzi portano in gruppo difficoltà, problemi, conflitti personali, come
è possibile accompagnarli, a partire dalla Buona Notizia annunciata?

Il formatore, in questo caso, proprio in nome dell’accoglienza dell’amore di


Gesù si fa ca-rico, nella misura del possibile, dei vissuti dei ragazzi non
avendo paura di lasciarli emer-gere ed affidandoli al Signore. Non
dimentichiamo che il gruppo dei ragazzi una volta for-mato ed accompagnato
secondo lo stile dell’ascolto e della condivisione delle risonanze, diviene esso
stesso un dono e una risorsa per ciascuno e per tutti, in particolare per colo-ro
che vivono maggiori difficoltà.

- I ragazzi fanno fatica a mettere a fuoco le proprie risonanze. Come attivarle?


I ragazzi specie se piccoli, devono essere progressivamente educati ad
ascoltarsi. Inizial-mente è necessario aiutarli ad individuare le risonanze
principali chiamandole per nome ( ad esempio l’invidia, la paura, la rivalità,
ma anche la gioia, la gratitudine, lo stupore…).
Seguire i racconti evangelici si presta anche a questo tipo di servizio.

- Perché dopo il primo annuncio. È necessario il tempo del catecumenato?


Perché aver conosciuto qualcosa dell’amore del Signore non significa che
siamo già di-sposti a lasciarci convertire e a vivere in comunione con lui.
Il dono di Dio (opus operatum) non si sostituisce mai alla libertà dell’uomo
(opus operantis). Questo principio, valido universalmente, è valido in
particolare per chi viene iniziato alla fede.
Occorre dunque del tempo perché il cuore dell’uomo si apra davvero
all’azione dello Spirito. Nel linguaggio dell’Iniziazione cristiana questo tempo
si chiama appunto catecumenato.