Sei sulla pagina 1di 16

Nascita ed evoluzione di Inter net 1 

Ettore Bolisani, Giorgio Gottardi 
Università di Padova 

1.  Introduzione 
Da  alcuni  anni  qualsiasi soggetto, anche del tutto privo di competenze tecniche specifi­ 
che, può entrare operativamente a far parte di una rete telematica mondiale senza preoc­ 
cuparsi  di  come  gestire  le  interconnessioni  e  garantire  l'interoperability.  Su  questa  rete 
può  liberamente  scambiare  informazioni  e  anche  effettuare  transazioni  con  qualunque 
altro soggetto, in qualunque punto del globo. L’adozione di uno standard di comunica­ 
zione  globale  e  la  convergenza  tra  telecomunicazioni,  computer  e  tecnologie  multime­ 
diali hanno generato Internet: un mezzo di comunicazione estremamente efficace e fles­ 
sibile, semplice e economico, abbordabile da un vastissimo numero di utenti. Questi ca­ 
ratteri  conferiscono  al  nuovo  mezzo  enormi  potenziali  di  crescita  con  orizzonti,  in  ter­ 
mini di dimensione del fenomeno e di possibili effetti, ancora largamente inesplorati. 
Le  precondizioni  tecnologiche  alla  base  della  rapida  diffusione  di  Internet appaiono so­ 
stanzialmente  due: l’esistenza di un’interfaccia end user  sufficientemente diffusa (il per­ 
sonal  computer,  vero  terminale  multimediale)  e  la possibilità di utilizzare una rete dagli 
accessi  capillari  (ossia  di  operare  da  una  qualunque  utenza  telefonica,  fissa  o  mobile, 
tramite un server  locale). Dal punto di vista economico, la crescita di Internet è dovuta 
(prescindendo dai vantaggi, al momento ancora modesti) al fatto che per la prima volta 
si offra a chiunque la possibilità di accedere a una rete incredibilmente estesa a costi tra­ 
scurabili, indipendentemente dal ruolo occupato nelle gerarchie sociali o economiche. 
Internet  è  diventata  così occasione di incontri virtuali non gerarchici, possibilità di libe­ 
ro  scambio  di  informazione,  strumento  di  ampliamento  delle  conoscenze.  Dato  che  ad 
ogni accesso della rete c'è un soggetto in grado di introdurre dati, elaborare proposte ed 
esprimere  creatività,  la  rete  è  qualcosa  di  vivo  e  dinamico  che  produce  continuamente 


Questo testo è tratto, con qualche adattamento, dal capitolo degli stessi autori nel volume Garrone P., 
Mariotti S. (a cura di) L’economia digitale, Il Mulino, Bologna, 2001
un’enorme massa di nuove informazioni. Molti ritengono che Internet rappresenti un'op­ 
portunità  culturale  formidabile,  rivoluzionaria  in  senso  letterale  perchè  capace  di  modi­ 
ficare  le  prospettive  di  osservazione;  altri, più concretamente, che possa trasformarsi in 
uno strumento per ottenere risposte a bisogni individuali o locali, e soprattutto in un’op­ 
portunità  economica.  Si  tratta  in  ogni  caso  di  un  fenomeno  che  potrebbe  avere  risvolti 
tecnologici,  sociologici  e  culturali  impressionanti.  La  difficoltà  di  condurre  un  asses­ 
sment  di  questa  tecnologia  ha  avallato  le  prospettive  più  fantasiose;  per  questo  motivo 
Internet è ancora territorio di divulgatori che scrivono pour épater, di specialisti nell'arte 
della  congettura,  di  diffusori  di  mode  e  (comprensibilmente,  viste  le implicazioni politi­ 
co­sociali)  di  politologi  e  di  ideologi.  A  questi  si  affiancano  varie  classi  di  operatori e­ 
conomici che si muovono sulla base di interessi diversificati, ma già molto corposi. 
Tra le difficoltà di un'analisi di potenziali e significati di Internet c'è anche il fatto che le 
tecnologie  che  la  sostengono  e  i  contenuti  che  vi  risiedono  sono  soggetti  ad  un'evolu­ 
zione  così rapida che lo stato dell'arte può cambiare in pochi giorni, un nuovo paradig­ 
ma può nascere e morire in pochi mesi. Il fatto che i trend in atto vengano sconvolti da 
rivoluzioni continue fa cambiare non solo il tipo risposte che è possibile dare, ma modi­ 
fica anche le domande: rende superati i problemi ancor prima che vengano risolti. Alcu­ 
ni  sostengono  ad  esempio  che  Internet  renderà  rapidamente  obsoleti  i  tradizionali  me­ 
dia :  già  oggi  molta  musica  e  altri  prodotti  ad  alta diffusione non vengono distribuiti su 
CD ma su siti web a pagamento oppure scaricati gratuitamente; i quotidiani on line sono 
già una realtà e lo stesso potrebbe avvenire domani per la TV. E soprattutto che Internet 
modificherà radicalmente ruoli e relazioni tra soggetti: di fatto la possibilità di ‘mettersi 
in  rete’  e  di  stabilire  interazioni  dirette  senza  mediazioni  gerarchiche  o  tecnologiche  ha 
già raggiunto una vastissima dimensione individuale. 
Su Internet sono state dette moltissime altre cose: che è luogo, strumento e stimolo per 
l'immaginazione  e  per  l'espressione  della creatività; che è il nucleo tecnologico di nuovi 
linguaggi  e  modelli  di  comunicazione  (la  posta  elettronica  sta  modificando  forme,  con­ 
tenuti  e  stili  della  comunicazione:  più  intensa  e  rapida,  più  asciutta  e  efficiente).  Sono 
state  offerte  letture  ideologiche:  la  ‘rete’  come  sogno  realizzato  del  villaggio  della  co­ 
municazione  globale,  luogo  e  linguaggio  per  il  confronto  e  lo  scambio  one­to  one  a  li­
vello  planetario.  In  quanto  caratterizzata  da  assoluta  libertà  di  accesso,  strumento  per 
l’eliminazione  di  ogni  asimmetria  informativa  e,  in  prospettiva,  economica.  E  sul  piano 
sociale  e  politico,  strumento  di  democrazia  diretta:  con  Internet  è  possibile  realizzare 
vaste  consultazioni  a  costi  virtualmente  nulli, raccogliere in tempo reale opinioni di mi­ 
lioni di persone pro o contro qualunque cosa.  Ma anche tutto al contrario: Internet come 
possibile mezzo per diffondere in futuro l'entertainment passivo, una cultura di massa u­ 
nidirezionale e normalizzata forse ancor più della TV (oggi negli USA i ragazzi siedono 
sempre  meno  davanti  al  televisore  preferendo  la  ‘navigazione’;  giochi e intrattenimento 
sono  i  siti  più  visitati).  Una  rete  che  potrebbe  finire  con  l’essere  dominata  da  pochi 
grandi operatori, e quindi portare a sostituire la gerarchia tradizionale con una, assai più 
efficiente, gerarchia elettronica. 
Limitandoci al presente, un aspetto che viene continuamente sottolineato è che Internet 
offre per la prima volta a chiunque l’accesso a un enorme volume di informazioni a co­ 
sti  virtualmente  nulli.  Le  formidabili  implicazioni  di  questa  opportunità  sono  tuttavia 
messe in discussione da altri, che sollevano il problema della natura  e della qualità  del­ 
l'informazione  circolante  in  rete:  dal  punto  di  vista  del singolo utente, si tratta di infor­ 
mazione dotata di valore o non piuttosto di ‘rumore’ da cui è difficile districarsi? E’ oc­ 
casione  per  un  generico  ‘ampliamento  delle  conoscenze’,  oppure  può  fornire  davvero 
soluzioni a problemi individuali o locali?  Una convinzione diffusa è che Internet, per la 
sua  capacità  di  facilitare  relazioni  e  transazioni  economiche,  costituirà  una  gigantesca 
occasione di business. Secondo alcuni potrebbe anzi rappresentare la strada maestra ver­ 
so  il mercato  globale,  inteso  come  modello  di  organizzazione  dell'economia  e  come  i­ 
deologia.  Buona  parte  della  letteratura economica recente attribuisce a Internet il ruolo 
di  infrastruttura  portante  della  nascente  digital  economy,  di  motore  fondamentale  della 
crescita  di  efficienza  dei  sistemi  economici.  Gli  autori  più  attenti  iniziano tuttavia ad e­ 
sprimere  anche  preoccupazioni:  ad  esempio  che  in  relazione  alla  natura,  ai  contenuti  e 
alla  modalità  di  diffusione  dei  servizi  distribuiti  via Internet possano manifestarsi nuove 
gravi asimmetrie, e più in generale rischi di esclusione di larghe fasce di popolazione. E 
che  non  siano  affatto  improbabili,  a  causa  dell’assenza  di  mediazioni  istituzionali  nel­
l’uso  delle  rete, rischi di violazioni della privacy, di uso improprio dei dati personali, di 
diffusione di usi criminosi. 
L’analisi  del  caso  Internet  è  interessante  anche  perché  può  gettare  luce  su  alcune  delle 
fondamentali  domande  della  storia  e  dell’economia  delle  innovazioni.  Ad  esempio:  co­ 
me  nasce  una  "rivoluzione  tecnologica"?  E’  il  prodotto  di  un  continuo  processo  di up­ 
grading  o  emerge  improvvisamente  come  netta  discontinuità  rispetto  al  passato?  E’  in 
certa misura pianificabile in anticipo, oppure i risultati sono in larga parte frutto di con­ 
dizioni  e  decisioni  ‘emergenti’?  E  inoltre:  come  interagiscono  i  diversi  attori  apparte­ 
nenti alla sfera scientifica, economica e politico­istituzionale? Che peso hanno i rapporti 
di  ruolo  nella  produzione  di  innovazioni  economicamente  utili?  Una  breve  storia  di  In­ 
ternet  che  richiami  le  condizioni  della  sua  nascita,  le  ragioni  della  diffusione,  i  caratteri 
attuali  e  (cautamente)  le  possibili  prospettive, non può certo rispondere alla serie di in­ 
terrogativi posti; tuttavia ci sembra indispensabile per un iniziale chiarimento di quadro. 

2.  Da Arpanet ai servizi WWW 
In un articolo del 1996 intitolato The accidental superhighway, The Economist sostene­ 
va  che  mentre  i  giganti  dell'informatica  e  della  comunicazione  si  confrontavano  e  si 
combattevano  per  imporre  ciascuno  la  propria  via  all’interconnessione  globale,  nello 
stesso periodo stava nascendo un po’ in sordina quella che sarebbe diventata la vera in­ 
frastruttura mondiale di comunicazione. Una sorta di ‘confederazione di computer’, do­ 
minio  per  oltre  due  decenni  di  militari  e  scienziati,  viene  messa  alla  portata  del  grande 
pubblico  alla  fine  degli  anni  ‘80.  Da  quel  momento,  scombinando  opinioni  e  previsioni 
accreditate  di  governi,  multinazionali,  gestori  di  telecomunicazioni  e  ambienti  accade­ 
mici, esplode il fenomeno Internet. Le tappe fondamentali della sua storia possono esse­ 
re  ripercorse  distinguendo  tre  fasi:  la  fase  militare,  quella  della  ricerca ,  e  quella  com­ 
merciale. 
La rete come applicazione militare: Arpanet (anni ’60  – ’70) 
Anche  se  Internet  è  talvolta  considerata  la  metafora  del  "pluralismo"  creativo  contrap­ 
posta  alle  gerarchie  del  mondo  delle  telecomunicazioni,  la  sua  origine  è  molto  diversa. 
La  ‘madre  di  Internet’,  Arpanet,  viene  concepita  dall’agenzia  governativa  ARPA  (A­
dvanced Research Project Agency) negli anni Sessanta, in pieno clima di guerra fredda, 
per rispondere al primato che i sovietici paiono aver conquistato nella gara spaziale. La 
missione  dell’ARPA  è  stimolare  il progresso militare con progetti di valenza strategica, 
e tra questi lo sviluppo dell'interconnessione tra computer che allora sta diventando tec­ 
nicamente fattibile. Gli esperti militari cercano in particolare una soluzione che permetta 
di  superare  i  limiti delle  tecnologie  di  comunicazione  dell’epoca  in  caso  di  attacco  ne­ 
mico. Tra le varie idee che emergono vi è quella di connettere tra loro i grandi computer 
(mainframe) per rendere la condivisione di dati e risorse di calcolo più efficace di quan­ 
to possibile nelle rigide connessioni mainframe­terminale, basate sulla tecnica time sha­ 
ring2   che  allora  inizia  a  diffondersi.  Nonostante  gli  obiettivi  militari  la  tecnologia  che 
alla  fine  viene  sviluppata  è  frutto  di  una  pluralità  di  contributi  della  vasta  comunità 
scientifica internazionale che lavora all’interconnessione tra computer 3 . Nell’idea di rete 
che emerge sono adottate tre soluzioni che risultano in seguito determinanti nella conce­ 
zione  della  Internet  attuale:  l’impiego  di  una  struttura  ridondante  a  maglia   sostanzial­ 
mente  priva  di  livelli  gerarchici  (consentendo  la  comunicazione  anche  in  caso  di  spe­ 
gnimento  o  guasto  di  un  nodo 4 ),  l’adozione  della  tecnica  a commutazione di pacchetto 
(compatibile  con  la  struttura  a  maglia  e  più  efficiente  nella  comunicazione  tra  compu­ 
ter),  e  l’idea  di  connettere  in  rete  non  direttamente  i  singoli mainframe  (gli  “host”  dei 
diversi siti che ospitano i dati) ma piuttosto unità di interfaccia  tra host e rete (ciò che 
facilita  la  soluzione  di  problemi  di  interoperability  tra  sistemi  diversi 5 ).  Sulla  base  di 
queste  specifiche  ARPA  indice  nel  1968  una  gara  d’appalto  per  la  realizzazione  del 

2. Questa tecnica viene sviluppata nei primi anni '60 per consentire a più terminali di condividere una ri­ 
sorsa  di  elaborazione  centrale  (il  mainframe).  Tra  le  prime  grandi  applicazioni  il  sistema  SAGE  per 
l’intercettazione radar, realizzato nel 1962 dalla IBM per conto del Dipartimento Difesa; esperienza uti­ 
lizzata nel 1964 dalla stessa IBM per il primo sistema di prenotazione area online, SABRE. 
3. Fin dall’inizio lo sviluppo di Internet coinvolge scienziati di provenienza diversa tra cui Baran della 
RAND, Roberts e Kleinrock del MIT, Davies del British National Physical Laboratory. I vari contributi 
convergono  al  simposio  del  1967  dell’Association  for  Computing  Machinery,  forse  il  primo  confronto 
pubblico sulla rete globale. 
4. Questa struttura, scelta per assicurare la comunicazione militare anche nel caso di guerra atomica, vie­ 
ne proposta da Baran nel 1964 per superare i limiti della rete telefonica del tempo in cui ogni nodo è col­ 
legato ad altri di livello superiore secondo una configurazione gerarchica “stellare”: un attacco nemico a 
pochi hub di controllo può mettere fuori uso l’intero sistema. 
5. L’unità di interfaccia (Interface Message Processor – IMP – precursore degli attuali router ) consente la 
connessione con altre unità simili e al tempo stesso con il proprio host (che può quindi continuare a fun­ 
zionare con i propri sistemi operativi). In questo modo si può collegare anche host incompatibili.
progetto  pilota.  La  gara  è  vinta  dalla  BBN  Corporation,  media  azienda 6  di  Cambridge 
(Mass.).  La  progettazione  e  l’implementazione  avvengono  nel corso  del 1969, la prima 
connessione sperimentale il 25 Ottobre 1969 7 . 
Proprio in quel periodo, per effetto indiretto della guerra del Vietnam, ARPA subisce un 
consistente  taglio  dei  finanziamenti  e  si  trova  costretta  a  focalizzare  la  propria  attività 
sui  progetti  già  in  corso.  I  responsabili  di  ARPANET  premono  per  aggiungere  nuovi 
nodi alla rete, e già nel Luglio 1970 si connettono altri quattro nodi (tra cui il MIT e la 
BBN). I primi nodi sono per lo più Università o imprese, pur se coinvolte in progetti mi­ 
litari  (tanto  che  nel  1972  ARPA,  come  per  ridare  un  nuovo  impulso  alla  sua  funzione 
istituzionale originaria,  cambia  il  suo  nome  in  DARPA ­  Defense  ARPA).  Tra  le  prime 
decisioni della nuova DARPA vi è il progetto di estendere la commutazione di pacchet­ 
to  a  reti wireless dato l’interesse militare di questa tecnologia 8 . La possibilità di usare i 
satelliti  per  estendere  ARPANET  ad  aree  sempre  più  vaste  pone  anche  il  problema  di 
rivedere  il  progetto  iniziale  per  facilitare  la  connessione  di  ulteriori host e delle relative 
sotto­reti 9 . L’obiettivo ora non è più tanto di realizzare una  rete di computer affidabile, 
quanto  di  realizzare  l’internetworking,  cioè  di  collegare  qualsiasi  rete di computer esi­ 
stente  (il  termine  Internet  verrebbe  coniato  proprio  in  questi  anni  da  Kahn,  ricercatore 
ARPA,  come  contrazione  del  termine  INTERconnected  NETworks;  Di  Nardo,  Zocchi 
Del Trecco, 1999). Questo richiede la riprogettazione del protocollo fino a quel momen­ 
to utilizzato, in modo da disporre di un sistema capace di instradare pacchetti di dati in­ 
dipendentemente  dalla  sotto­rete  di  transito 10  e  senza  la  necessità  di  nodi  di  controllo 
centrale. In questo stesso periodo si inizia a discutere delle prospettive di DARPA, che 
dopo aver dimostrato la fattibilità tecnica della comunicazione a pacchetto e aver messo 

6. A conferma che la grande industria informatica va in altre direzioni, colossi come IBM non partecipano 
nemmeno alla gara ritenendo che "la rete non avrebbe mai potuto essere costruita” (Hafner, Lyon 1998). 
7. I primi quattro nodi di Arpanet sono l’UCLA, lo Stanford Research Institute, l’UCSB (University of 
California  Santa  Barbara)  e  infine  l’University  of  Utah.  Ciascun  centro  possiede mainframe  differenti, 
connessi tramite IMP utilizzando linee punto a punto dedicate prese in affitto dalla AT&T. 
8. In questo periodo vengono realizzate le reti Packet Radio (PRNet) e Packet Satellite (SATNet); e suc­ 
cessivamente altre in collaborazione con enti esterni al territorio statunitense. 
9.  Nel  1974  Metcalfe  sviluppa  al  centro  di  ricerca  PARC  Xerox  lo  standard  Ethernet  per  reti  locali 
(LAN); la rapida diffusione della tecnologia nel mondo industriale e scientifico contribuisce allo sviluppo 
di reti indipendenti in numerose organizzazioni. 
10. Nella primavera del 1974 Kahn e Cerf pubblicano A protocol for Packet Network Interconnection, che 
pone le basi del protocollo TCP/IP, che diverrà però ufficialmente lo standard Internet solo dal 1983.
a  punto  la  relativa  tecnologia  anche  per  gli  apparati  militari,  ha  in  sostanza  esaurito  la 
sua  missione.  L’idea  di  un  protocollo  standard  per  connettere  qualsiasi  rete  interessa 
moltissimo il mondo scientifico e accademico, sicché un ruolo centrale nello sviluppo di 
Internet viene assunto dalla National Science Foundation (NSF). Inizia la fase della rete 
come applicazione per la comunità scientifica 11 . 
La rete come applicazione scientifica: Internet (anni ’70 ­ primi anni ’90) 
L’importanza  strategica  di  una  rete  telematica  per  studiosi  e  ricercatori  diviene  sempre 
più  evidente.  La  stessa  NSF  sottolinea  in  un  rapporto  del  1974  che  un  servizio  di  rete 
per  la  comunità  accademica  avrebbe  creato  un  ambiente  di  avanguardia  per  la  collabo­ 
razione e la condivisione di risorse (Di Nardo, Zocchi Del Trecco, 1999). In quegli anni 
poi,  sulla  spinta  del  crescente  successo  della  tecnologia,  vengono  sperimentate  nella 
comunità accademica sistemi di rete indipendenti da Arpanet. Nel 1976 nasce presso gli 
AT&T  Bell  Labs  il  protocollo  UUCP  (Unix­to­Unix  Copy  Protocol),  che  costituisce  il 
mattone delle reti per computer Unix, le prime delle quali (THEORYNET e USENET) 
furono implementate proprio da università. Nel 1981, nel tentativo di armonizzare le di­ 
verse  iniziative  nascenti  evitando  la  proliferazione  di  reti  indipendenti,  la  NSF  in  colla­ 
borazione  con  il  DARPA  e  l’Università  del  Wisconsin  finanzia  la  creazione  di 
CSRNET,  una rete agganciata a Internet per i dipartimenti di Computer Science che a­ 
vrà un grande successo nel mondo accademico 12 . Il fine di NSF è quello di supportare la 
creazione  di  reti agganciate ad Arpanet per diffondere la tecnologia al maggior numero 
di ricercatori, lasciando poi che siano le singole università a finanziare i sistemi una vol­ 
ta  che  l’uso  si  sia  diffuso  a  sufficienza.  La  tecnologia  di  rete  assume  importanza  cre­ 
scente  nella  comunità  scientifica,  non  solo  per  la  dimostrata  facilità  di  condivisione  di 
risorse di calcolo ma anche per lo sviluppo dei nuovi sistemi di comunicazione come la 

11. Il passaggio dalla fase “militare” a quella “scientifica” non è ovviamente netto, e non è possibile iden­ 
tificare date precise. La stessa Arpanet rimane sotto il controllo del Dipartimento Difesa fino alla metà 
degli anni ’80 (Hafner, Lyon, 1998). 
12. Contribuiscono al successo di CSRNET non solo l’esigenza delle università di mettersi online, ma so­ 
prattutto  la  precedente  diffusione  delle  macchine  con  sistema  operativo  UNIX  facilmente  adattabile  ai 
protocolli Internet (Hardy, 1998). Unix diventerà prima dello sviluppo dei PC la piattaforma più diffusa in 
ambito universitario, e il modello Unix­TCP/IP diventa di fatto lo standard per reti aperte superando ini­ 
ziative altrove condotte per gli standard del modello ISO/OSI (Hafner, Lyon, 1998).
posta  elettronica  e  i  sistemi  di conferencing13 
  ,  che  offrono  agli  scienziati  l’opportunità 
di  scambiare  informazioni  e  opinioni  in  modo  rapido,  snello  ed  efficiente,  e  assoluta­ 
mente nuovo rispetto agli strumenti esistenti. Queste applicazioni hanno un successo va­ 
stissimo e una diffusione rapida all’interno della comunità scientifica, tanto da diventare 
una  forza  trainante  del  successivo  sviluppo  di  Internet.  Ciò  però  pone  anche  problemi 
nuovi  di  natura  non  tecnica  riguardanti  le  modalità  di  impiego  della  rete  e  le  relazioni 
sociali  tra  utenti,  aspetti  questi  non  considerati  dai  primi  ideatori  e  che  anticipano 
l’attualissimo  dibattito  sulla  necessità  o  meno  di  “regolamentare”  la  rete 14 .  Durante  gli 
anni ’70 e ’80 un numero crescente di reti di università e centri di ricerca si agganciano 
ad Arpanet, anche al di fuori degli Stati Uniti 15 ; alla fine degli anni ’80 la rete conta già 
ben  300.000  nodi.  L’utilizzo  sempre  più  diffuso  da  parte  della  comunità  scientifica  so­ 
stituisce  quasi  del  tutto  le  comunicazioni  militari,  del  resto  progressivamente  spostate 
nella  rete  militare  MILNET  creata  appositamente  nel  1982 16 .  La  stessa  Arpanet  viene 
definitivamente  dismessa  nel  1990  e  sostituita  anche  nelle  funzioni  di  dorsale  primaria 
dalla  NSFNet  creata  nel  1986.  Il  passaggio  da  Arpanet  a  NSFNet,  con  l’istituzione  di 
nuove regole di accesso che prevedono esplicitamente il traffico destinato a ricerca e di­ 
dattica, decreta formalmente quel che era già avvenuto di fatto. 
La rete come applicazione commerciale e per il grande pubblico:  il Web (seconda metà 
anni ’90) 
Anche se i privati avevano partecipato fin dall’inizio al progetto ARPANET come forni­ 
tori di tecnologia e subsistemi, l’utenza business inizia ad assumere un ruolo attivo nello 
sviluppo  e  nell’utilizzazione  di  Internet  solo  molto tempo dopo. I maggiori utenti busi­ 

13. La posta elettronica per Arpanet viene sviluppata nel 1972 da Tomlison della BBN, fra l’altro inven­ 
tore del segno di interpunzione @. I sistemi di conferencing si basano sulla raccolta di messaggi e news 
poi inoltrati a tutti gli utenti iscritti a determinati gruppi di interesse (newsgroup). 
14. La diffusione di strumenti di comunicazione “incontrollabili” pone problemi di riservatezza e sicurez­ 
za, considerato che la rete opera ancora nell’ambito militare. In secondo luogo le modalità di comunica­ 
zione informale che il mezzo consente favoriscono un clima di libertà di espressione che non ha prece­ 
denti. Tale libertà solleva però problemi inaspettati. I newsgroup della rete USENET degenerano in am­ 
bienti in cui è possibile parlare in totale libertà arrivando a dibattiti che oltrepassano i limiti della decen­ 
za e costringendo gli amministratori di Usenet a proibire esplicitamente messaggi su pornografia o droga; 
da altri viene addirittura proposto una sorta di restrittivo “galateo della rete” (la c.d. Netiquette). 
15.  Tra  le  prime  reti  di  ricerca  al  di  fuori  degli  USA  ricordiamo  JANET  (Joint  Academic  NETwork) 
costituita nel Regno Unito nel 1984. Per quanto riguarda l’Italia si veda più avanti. 
16. Nel 1982 Arpanet è ormai troppo grande per garantire i livelli di sicurezza necessari ai militari; la par­ 
te militare della rete (MILNET) viene scorporata imponendole regole di accesso assai più restrittive.
ness  disponevano  infatti  (come  anche  oggi)  di sistemi proprietari chiusi a esclusivo uso 
interno, e solo dai primi anni ’90 compaiono le prime reti commerciali basate su proto­ 
collo Internet offerte da provider  privati 17 . Negli stessi anni matura negli USA in diversi 
ambienti  la  convinzione  dell’utilità  di  una  rete  di  comunicazione  globale  che  permetta 
all’utenza  business  diffusa  di  sfruttare  le  potenzialità  dell'interconnessione  elettronica.  I 
primi utenti sono soprattutto i grandi Dipartimenti di R&S di imprese di elettronica e in­ 
formatica,  alcune  delle  quali  avevano  connesso  fin  dagli  inizi  i  propri  nodi  ad 
ARPANET. Parallelamente alla crescita di interesse per le potenzialità della rete, cresce 
rapidamente  il  numero  di  utilizzatori,  coinvolgendo  gruppi  sempre  più  vasti  di  imprese 
anche  fuori  dalle  ‘aree privilegiate’. La diffusione è facilitata dai continui progressi del­ 
le tecnologie di interconnessione, fuori e dentro l’ambiente Internet. Fuori da Internet le 
novità  tecnologiche  più  importanti  sono  lo sviluppo delle reti locali (LAN), e l’avvento 
del Personal Computer ad opera come è noto di piccole società come Apple e Commo­ 
dore  dalla  fine  degli  anni  ’70.  All’interno  dell’ambiente  Internet  l’innovazione  più  im­ 
portante  è  la  nascita  del  World  Wide  Web  (WWW),  concepito  nel  1989  dal  fisico  del 
CERN Berners­Lee 18 . WWW permette di collegare efficacemente tutti i file residenti in 
rete tramite la cosiddetta ‘struttura ipertestuale’ 19 , che facilita l’accesso e la navigazione 
tra  documenti  di  tipo  e  formato  diversi  (inizialmente  solo  testi  e  immagini,  e  successi­ 
vamente anche audio e video). Il nuovo servizio supera ben presto l’ambiente originario 
di  applicazione,  dato  che  si  configura  come  un  vero  e  proprio  ambiente  multimediale 
globale,  facilmente  accessibile  e  utilizzabile  anche  da  non  specialisti.  È  su  WWW  che 
verranno  progressivamente  introdotti  i  servizi  e  le  applicazioni  che  costituiscono  oggi 
l’ossatura  della  nascente  economia  digitale.  Oltre  ai  progressi  tecnologici,  avvengono 
anche  diversi  sviluppi  in  parallelo.  Il  crescente  interesse  degli  utenti  si  accompagna  in 
particolare  alle  teorizzazioni  sviluppate  in  vari  ambienti  accademici  attorno  ai  concetti 

17. La prima rete commerciale privata Internet­based è per la verità TELENET, creata da Roberts dopo 
aver lasciato l’ARPA nel 1974. Telenet rimane peraltro un caso isolato per diversi anni. 
18. Lo scopo originario era semplicemente un sistema per facilitare ai fisici nucleari l’accesso ai risultati 
delle  diverse  ricerche  disponibili  in  computer  differenti.  Per  sviluppare  l’idea  Berners­Lee  si  avvale di 
alcuni giovani dell'Università dell’Illinois, tra cui Clark ideatore del software MOSAIC e poi fondatore di 
NETSCAPE. Il progetto viene avviato dalla Commissione Europea nel 1993, e l’anno dopo l'organismo 
indipendente 3W consortium (www.3wc.org) attiva la fase di sviluppo vera e propria.
di information economy e di information society, intesi come contesti in cui la produzio­ 
ne di ricchezza dipende esplicitamente dalla capacità di trattare e scambiare informazio­ 
ne 20 . Dato che la diffusione delle tecnologie di interconnessione appare offrire opportu­ 
nità notevoli, diviene a questo punto sempre più pervasiva. Va comunque rilevato che il 
tipo  di  strumento  tecnico  più adatto non è risultato evidente fin dall'inizio: la stessa In­ 
ternet  deve  attendere  parecchio  prima  di  venire  identificata  come  il  possibile  supporto 
della  società dell’informazione. Infine anche il mondo politico inizia a interessarsi diret­ 
tamente  alla  questione.  Nel  1992,  subito  dopo  la  sua  elezione,  Clinton  annuncia 
l’iniziativa  del  suo  governo  per  l’information  highway,  e  due  anni  dopo  costituisce 
l’IITF (Information Infrastructure Task Force); gradualmente l’idea di I­way finisce per 
sovrapporsi a Internet. Va rilevato che il modello Internet, pur con tutti i vantaggi di una 
rete  aperta  e  capillarmente  diffusa,  evidenzia  comunque  fin  dall’inizio  alcuni  grossi  li­ 
miti  nell’uso  commerciale,  tuttora  non  superati  (Dutton  et  al.,  1996).  E’  anche  interes­ 
sante notare che nello stesso periodo i grandi produttori di computer vedono in realtà il 
protocollo TCP/IP come fastidioso (se non pericoloso) per il proprio business, centrato 
sullo sviluppo dei grandi sistemi proprietari. Infine, le società di telecomunicazione, im­ 
pegnate  in  quel  periodo  nello  sviluppo  della  rete  ISDN  (Integrated  Services  Digital 
Network) la cui logica di funzionamento è molto diversa da quella di Internet, vedono a 
loro volta il Web come un potenziale concorrente. Nonostante queste resistenze, il Go­ 
verno federale effettua con decisione la scelta di ‘privatizzare’ Internet. Anche la NSF si 
convince che il Governo non avrebbe potuto sostenere finanziariamente un ulteriore svi­ 
luppo della rete (Tanenbaum, 1997). Negli anni ’80 la NSF inizia dunque a incoraggiare 
lo sviluppo di reti commerciali regionali e di provider  privati per la connettività Internet 
a lungo raggio; tra questi in particolare ANS (Advanced Network and Services) 21 , a cui 
nel 1990 la rete NSFNet viene venduta. La politica di privatizzazione culmina nel 1995 

19. Il termine ipertesto è stato coniato nel 1965 da Nelson al quale si deve anche la prima implementazio­ 


ne informatica. 
20. Sul concetto di information society  si veda Webster (1997). Negli USA gli economisti discutono da 
tempo sulla necessità di adattare principi e teorie dell’economia, formulati con riferimento alla produzio­ 
ne manifatturiera, al modello di un’economia basata sull’informazione (cfr. Machlup, 1962; Porat, 1977). 
21. L’uso commerciale e l’interconnessione con operatori privati comincia a porre problemi di gestione 
del traffico e solleva il problema se sia corretto usare la rete scientifica per far transitare gratuitamente 
dati commerciali. Al crescere della rete appare peraltro inevitabile la liberalizzazione degli accessi.
con  la  definitiva  sospensione  dei  finanziamenti  governativi  a  NSFNet.  La  scelta  dei 
tempi non appare prematura perché l’esplosione del fenomeno Internet procede poi inar­ 
restabile, coinvolgendo tutto il pianeta. 
Per quanto riguarda peraltro l'Italia, lo sviluppo avviene in ritardo. Fino agli anni '80 so­ 
no  poche  anche  le  organizzazioni  (essenzialmente  multinazionali  o  il  sistema  bancario) 
in grado di sviluppare reti chiuse su sistemi proprietari. Le stesse reti di ricerca utilizza­ 
no  sistemi  tra  loro  incompatibili;  le  prime  connessioni  internazionali  poi  (ad  es.  il  Cen­ 
tro  Ricerche  IBM  di  Roma,  collegato  a  BitNet, o i nodi italiani di HepNet per la fisica 
delle  alte  energie)  si  sviluppano solo dopo la metà negli anni '80. L’offerta di servizi di 
trasmissione dati per il pubblico 22 , in forte ritardo rispetto ad altri paesi, è sviluppata in 
pratica  dal  solo  gestore  di  telefonia  pubblica  SIP.  Per  quanto  riguarda  Internet  vera  e 
propria,  il  primo  nodo  viene  attivato  solo  nel  maggio  1986  presso  il  CNR­CNUCE  di 
Pisa,  a  cui  seguono  gli  istituti  e  dipartimenti  di  Fisica.  Bisogna  però  attendere  il  1988 
perché venga riconosciuta l’importanza di una connessione per la ricerca, con la costitu­ 
zione  da parte del MURST della commissione GARR (Gruppo Armonizzazione Reti di 
Ricerca)  la  cui  missione  è realizzare l'interoperabilità tra le varie Università 23 . L'utilizzo 
della  rete  resta  comunque  fino  a  tempi  recenti  sostanzialmente  riservato  a    impieghi 
scientifici. Dopo il 1994, con la caduta del monopolio Telecom, i grandi provider  privati 
(ad es. Unisource e Sprint) iniziano a offrire nodi di accesso in varie città; il mercato si 
apre poi a piccoli operatori (tra i primi Video On Line, poi acquisito da Telecom Italia). 
Dal 1999 compaiono gli “abbonamenti a costo zero” da parte di Tiscali, Infostrada, Tin 
e altri, il che accelera la diffusione nell’utenza residenziale. 

3. Conclusioni 
Raccogliendo il ‘caso Internet’ abbiamo ritenuto di dare un certo spazio ai suoi contenu­ 
ti  tecnologici:  siamo  infatti  convinti,  in  pieno  accordo  con  Rosenberg  (1982)  che 

22. Ad es. la rete ITAPAC a commutazione di pacchetto su protocollo X.25, il Videotel, o la stessa ISDN 
che ha avuto in Italia uno sviluppo lento e sofferto. I fornitori privati (come GEIS Italia o INTESA) hanno 
poi all’epoca limitazioni legislative e non possono essere proprietari di linee di trasmissione. 
23.  La  rete,  prima  vera  porzione  italiana  di  Internet, è ufficialmente inaugurata il 12 Marzo 1990; nel 
1997 viene approvato il progetto GARR­B (Garr­Broadband) che entro il 2000 dovrebbe ampliare in mo­ 
do consistente la capacità dell'infrastruttura (vedi www.garr.it).
nell’analisi  delle  innovazioni  sia  difficile  evitare  di  ‘sporcarsi  le  mani’,  e  che  occorra 
entrare  dentro  la  scatola  nera   (“inside  the  black  box” )  della  tecnologia.  Abbiamo  poi 
tentato di ricostruire, oltre all’evoluzione delle tecnologie in gioco, il ruolo dei principa­ 
li attori coinvolti, e di indicare le situazioni e i passaggi più significativi. 
Come dare ora un senso a questa storia? Ci sembra che su alcuni degli interrogativi po­ 
sti  all’inizio  sia  possibile  arrischiare  qualche  risposta;  mentre  altri  restano  (almeno  per 
noi) questioni del tutto aperte. Gli interrogativi su cui il caso offre spunti interessanti ri­ 
guardano il processo che porta alla nascita di una rivoluzione tecnologica. Nella traietto­ 
ria  che  lo  genera,  quale  peso  assumono  le  componenti  deterministiche,  e  quale  quelle 
dovute al caso? Si tratta di un processo in certa misura pianificabile in anticipo, oppure i 
risultati  sono  in larga parte frutto di scelte e di condizioni ‘emergenti’? E inoltre, quale 
ruolo rivestono le componenti istituzionali? Ovviamente le conclusioni che qui trarremo 
valgono per il caso esaminato; ma non è da escludere che possano valere anche per altre 
tecnologie. 
Diciamo  subito  che  nel  percorso  che  ha  portato  ad  Internet non è possibile rintracciare 
alcun elemento di determinismo tecnologico. La maggior parte delle scelte e delle deci­ 
sioni sono state prese quando il senso e la portata del nuovo strumento non erano ancora 
chiari,  quando  la  natura  degli  impieghi e dei possibili benefici non era ancora valutabile 
(a  conferma,  gli  impatti  di  Internet  non  sono  del  tutto  chiari  nemmeno  oggi). 
L’esplosione di Internet, nella forma che oggi conosciamo, si è prodotta solo in seguito 
a  una  serie  di  coincidenze,  o  meglio  di convergenze  scientifiche  e tecnologiche, econo­ 
miche  e  politiche,  che  non  erano  affatto  scontate  in  partenza  perché  nate  in  ambienti  e 
frutto di interessi diversi (Carlini, 1998) 
Riguardo alle convergenze scientifiche e tecnologiche. Il technology concept di Internet 
si  basa  su  tre  idee  fondamentali:  1.  controllo  non gerarchico della comunicazione (pac­ 
chetti  di  dati  smistati  perifericamente versus grandi centrali di commutazione), 2. inter­ 
operability (rendere comunicante ogni computer con qualsiasi altro), 3. uso di terminali 
multimediali  a  basso  costo  (i  personal  computer,  essenziali  per  poter  offrire  servizi  al 
vasto pubblico). Se da un lato non si può escludere che il modello concettuale alla base 
di Internet fosse noto da tempo, dall’altro la storia dimostra che la soluzione tecnica più
adatta non è risultata evidente fin dall'inizio. Anche dopo aver assunto la configurazione 
attuale,  Internet  non  è  stata  subito  identificata  come  possibile  supporto  della  società 
dell’informazione:  che  all’epoca  la  cosa  non  fosse  affatto  scontata  appare  confermato 
dal fatto che molti la mettono in dubbio tuttora. In effetti, anche se Internet ha caratteri­ 
stiche  che  la  fanno  avvicinare  al  modello  ideale  di  rete  aperta  e  capillarmente  diffusa, 
evidenzia limiti nell’uso commerciale che sono ancora irrisolti. 
L'espansione  della  rete  è  avvenuta  solo  grazie  al progressivo e convergente sviluppo di 
applicazioni  e  soluzioni  tecniche,  interne  ed  esterne  all’ambiente  Internet.  Senza  lo  svi­ 
luppo del personal computer, della tecnologia delle reti locali (LAN) e dell’applicazione 
WWW,  non  sarebbe  mai  stato  possibile  realizzare  la  configurazione  che  conosciamo. 
Forse la convergenza di questi elementi non è totalmente frutto del caso; ma è certo che 
i  progressi  in  queste  aree  sono  avvenuti  in  modo  indipendente.  L’idea  del­ 
l’interconnessione  tra  computer  qualsiasi rappresenta  il  filo conduttore di tutta la storia 
della rete; ma gli obiettivi dei vari progetti di ricerca, e dei stessi soggetti promotori, so­ 
no  cambiati  più  volte:  da  strettamente  militari  prima,  a  scientifico­accademici  poi,  e in­ 
fine  economici  e  commerciali.  Questi  cambiamenti  di  orizzonte  e  di  finalità  hanno  reso 
necessario  un  continuo  adattamento  delle  soluzioni  tecniche  e  organizzative,  tanto  che 
alcuni  limiti  della  rete  attuale  derivano  proprio  da  diverse  impostazioni  originarie.  An­ 
che  gli  sviluppi  recenti  evidenziano  la  presenza  di  elementi  di  incertezza  tecnologica: 
fino  a  pochi  anni  fa, ad esempio, si riteneva fondatamente che l’uso di Internet sarebbe 
avvenuto prevalentemente da postazioni fisse, mentre oggi molti pensano che una parte 
importante  degli  utilizzi  futuri  sarà  affidata  alle  reti wireless.  Comunque  stiano le cose, 
il successo di Internet era del tutto imprevedibile fino a pochi anni fa. 
Anche  le  convergenze  economiche  e  politiche  hanno  avuto  un  ruolo  determinante. 
Quando  si  fece  strada  l’idea  delle  enormi  potenzialità  di  una  rete  globale,  le  soluzioni 
proposte  dai  concorrenti  più  temibili  di  Internet  (gestori  di  reti  di  telecomunicazioni  e 
imprese informatiche) continuarono ad ispirarsi a principi tecnici e a modelli di organiz­ 
zazione  caratteristici  dell’era  fordista.  Rispetto  al  modello  di  business  dei  produttori  di 
mainframe  e  di  grandi  sistemi  proprietari,  il  protocollo  TCP/IP  rappresenta  infatti  una 
totale  rottura,  se  non  elemento  pericoloso.  Rispetto  alle  reti  ISDN,  su  cui  le  società  di
telecomunicazioni  sono  impegnate  finanziariamente,  Internet  possiede  logiche  di  fun­ 
zionamento  del  tutto  diverse.  Per  molti  motivi,  insomma,  i  settori  economici  più 
influenti  non  incentivano  e  anzi  sottilmente  osteggiano  Internet,  ben  oltre  la  fase  dei 
suoi  sviluppi  preliminari.  L’affermazione  di  Internet  è  possibile  solo  quando  i  suoi 
potenziali  diventano  così  evidenti  da  rendere  pericoloso  escluderla  dalle  strategie  delle 
maggiori  imprese  dell’informazione  e  della  comunicazione.  Non  è  un  caso  che  negli 
USA  il  numero  di  utilizzatori  cresca  parallelamente  alle  teorizzazioni  sviluppate  in 
ambienti accademici attorno ai concetti di information economy e di information society 
(intesi  come  contesti  in  cui  la  produzione  di  ricchezza  dipende  esplicitamente  dalla 
capacità  di  trattare  e  scambiare  informazione),  e  agli  interessi  per  le  potenzialità  della 
rete  gradualmente  maturati  all’interno  di  ambienti  economici.  La  convinzione 
dell’utilità di una rete di comunicazione globale che permetta all’utenza business diffusa 
di  sfruttare  le  potenzialità  dell'interconnessione  elettronica  si  accompagna  infine 
all’entrata  in  campo  della  politica.  Il  fatto  che  il  Governo  federale  intervenga  per 
favorire  la  diffusione  della  information  economy  (ci  riferiamo  soprattutto  all’iniziativa 
del  Governo  Clinton  per  le information highway) è importante per una larga diffusione 
di  Internet.  Ma  è  giusto  ricordare  che  questa  scelta  appariva  inizialmente  tutt’altro  che 
scontata;  esattamente  come  l’uso  di  Internet  da  parte  dei  principali  Ministeri  nelle 
relazioni  commerciali  interne  e  esterne  (sistemi  di  e­procurement  della  Pubblica 
Amministrazione,  aste  pubbliche  elettroniche).  Questa  scelta  rappresenta  forse  il  più 
potente  fattore  di  diffusione  negli  USA,  ma  non  c’è  dubbio  che  abbia  incontrato  anche 
Si potrebbe notare che, anche se il concepimento e lo sviluppo tecnico di Internet sono il 
resistenze e difficoltà. 
prodotto  delle  istituzioni  pubbliche  per  la  Ricerca,  la  vera  espansione  inizia  negli  anni 
’90 con la privatizzazione della rete. Ma in questo processo appare cruciale non tanto la 
decisione  in  sé  di  chiudere i finanziamenti, ma la scelta dei tempi: non prima (né dopo) 
che le condizioni economiche e tecnologiche siano sufficientemente mature. Il fatto che 
queste  scelte  si  siano  dimostrate  di  successo  non  ne  riduce  incertezza  e  rischio  intrin­ 
seco.  In  Europa,  Commissione  e  governi  nazionali  stanno  definendo  politiche  a  favore 
di Internet; ma nonostante si muovano nella scia statunitense (quindi in un quadro appa­
rentemente già tracciato) la validità di queste scelte non è dimostrabile in anticipo 24 . La 
storia di Internet conferma che nello sviluppo delle innovazioni, incertezza e rischio so­ 
no  sempre  elevati  (ove  si  dubitasse  di  questa  affermazione,  si  può  ricordare  il  caso Iri­ 
dium, una grande lezione di come sia sempre incombente il rischio di fiaschi colossali). 
Nonostante lo sforzo di ripercorrerne la storia, dobbiamo ammettere che quella di Inter­ 
net è in parte ancora da interpretare e in parte maggiore da scrivere. Che dire allora del 
suo futuro? La realtà è che nessuno conosce ancora la vera natura di questo strumento, 
né  quali  usi  converrà  farne,  e  nemmeno  come  lo  strumento  stesso  evolverà.  Nella  sua 
forma  attuale  Internet  ha  dimostrato  la  fattibilità  del  passaggio  dalle  reti  per  scambiare 
dati  a  quelle  per  scambiare  informazioni.  L’importanza  di  questa  transizione  non ha bi­ 
sogno  di  essere  sottolineata:  i  suoi effetti e le sue ricadute, tra le quali il commercio e­ 
lettronico,  sono  evidenti.  Ma  una  sofisticata  tecnologia  di  produzione  e  distribuzione 
dell’informazione  potrebbe  rivelarsi  poco  efficace  senza  sistemi  complementari  che 
permettano  di  rintracciare  quella  al  momento  necessaria,  di  filtrarla, interpretarla e infi­ 
ne impiegarla utilmente; in altre parole senza una funzione di intelligence. Solo così po­ 
trà avvenire davvero l’ulteriore passaggio dalle reti per diffondere informazione alle reti 
per veicolare conoscenza . La futura Internet non solo avrà una velocità molto maggiore 
e sarà dotata di una sofisticata Quality of Service, ma disporrà anche di linguaggi potenti 
e  agenti  software  ‘intelligenti’.  Una  volta  potenziata  l’infrastruttura,  ossia  l’hardware, 
saranno probabilmente rivolti al software i prossimi principali cambiamenti. 

Bibliografia 
Carignani  A.,  Mandelli  A.  (a  cura  di),  1999,  Fare  business  in  rete,  Milano:  McGraw­ 
Hill Italia 
Carlini F., 1998, Lo stile del Web. Parole e immagini nella comunicazione di rete, Tori­ 
no: Einaudi. 

24. L’esistenza in Europa di un’utenza diffusa e di un’infrastruttura sviluppata per la telefonia cellulare ha 
indotto i paesi di quest’area a sviluppare progetti strategici di mobile Internet (UMTS) in grado di sfrutta­ 
re il costoso sistema di antenne radiobase già installato o in via di ampliamento e di utilizzare come ter­ 
minale il telefonino, assai più diffuso del PC. Nonostante l’apparente razionalità del progetto, va ricordato 
che gli elementi di incertezza tecnica e economica di questa operazione sono al momento elevati.
December  J.,  1996,  “Units  of  Analysis  for  Internet  Communication”,  Journal  of 
Computer Mediated Communication, vol. 4. 
Di Nardo N., Zocchi Del Trecco A.M., 1999, Internet. Storia, Tecnica, Sociologia , To­ 
rino: UTET 
Dutton W.H. et al., 1996, “The Politics of Information and Communication Policy: The 
Information  Superhighway”,  in:  Dutton  W.H.  (ed.),  Information  and  Communication 
Technologies. Visions and Realities, Oxford: Oxford University Press. 
the Economist, 1996, “The Accidental Superhighway”, 19 th  October 
Hafner K., Lyon M. , 1998, La storia del futuro, Milano: Feltrinelli 
Hardy H.H.,  1998, The History of the Net, http://www.ocean.ic.net/ftp/doc/nethist.html 
Machlup F., 1962, The Production and Distribution of Knowledge in the United States, 
Pronceton, NJ: Princeton University Press 
Porat M.U.,  1977. The Information Economy: Definition and Measurement, OT Special 
Publication 77­12, Washington: US Department of Commerce. 
Rosenberg  N.,  1982,  Inside  the  Black  Box:  Technology  and  Economics,  Cambridge 
University Press, Cambridge. 
Tanenbaum A., 1997, Reti di computer , Torino: UTET 
Webster F., 1997, Theories of The Information Society, London: Routledge.