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Elisabetta Degl’Innocenti
L’opera è disponibile in due configurazioni
IL PIACERE DEI TESTI
EDIZIONE ARANCIO
(per l’anticipo dello
studio storico della
letteratura nell’ultimo
IL PIACERE DEI TESTI anno del primo biennio)
IL PIACERE DEI TESTI
VOLUME 1 - Dalle origini all’età comunale VOLUME Le origini della letteratura italiana
+ Laboratorio delle competenze linguistiche 978 88 395 1542 1
978 88 395 3222 0
VOLUME 1 - L’età comunale
VOLUME 2 - L’Umanesimo, il Rinascimento + Laboratorio delle competenze linguistiche
e l’età della Controriforma 978 88 395 1539 1
978 88 395 3223 7
VOLUME 2 - L’Umanesimo, il Rinascimento
VOLUME 3 - Dal Barocco all’Illuminismo e l’età della Controriforma
978 88 395 3224 4 978 88 395 3223 7

VOLUME 4 - L’età napoleonica e il Romanticismo VOLUME 3 - Dal Barocco all’Illuminismo


978 88 395 3225 1 978 88 395 3224 4

VOLUME Giacomo Leopardi VOLUME 4 - L’età napoleonica e il Romanticismo


978 88 395 3228 2 978 88 395 3225 1

VOLUME 5 - Dall’età postunitaria al primo Novecento VOLUME Giacomo Leopardi

LABORATORIO DELLE COMPETENZE LINGUISTICHE


978 88 395 3226 8 978 88 395 3228 2

VOLUME 6 - Dal periodo tra le due guerre


ai giorni nostri
VOLUME 5 - Dall’età postunitaria al primo Novecento
978 88 395 3226 8 Elisabetta Degl’Innocenti
978 88 395 3227 5
VOLUME 6 - Dal periodo tra le due guerre ai giorni nostri
978 88 395 3227 5
LABORATORIO
DELLE COMPETENZE
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G. Baldi, S. Giusso,
39

M. Razetti, G. Zaccaria
5

IL PIACERE DEI TESTI


32

vol. 1
22

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Elisabetta Degl’Innocenti

LABORATORIO
DELLE COMPETENZE
LINGUISTICHE

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Elisabetta Degl’Innocenti

LABORATORIO
DELLE COMPETENZE
LINGUISTICHE
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Coordinamento editoriale: Franca Crosetto
Coordinamento redazionale: Chiara Buffa
Redazione: Barbara Garofani
Progetto grafico: Eva Ferri
Copertina: Sunrise Advertising, Torino

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La Tipografica Varese, Varese, Italia

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Premessa

Nella scuola la scrittura occupa un posto di rilievo, perché rappresenta una fondamentale
abilità linguistica e, come tale, fornisce competenze generali, sia di tipo comunicativo sia
di tipo espressivo.
Con le altre abilità linguistiche, in particolare con la lettura, coopera nell’instaurare rapporti
con ogni tipo di testi, letterari e non, “continui” e “non continui”, di ogni contenuto, e perciò
permette l’acquisizione e la rielaborazione del patrimonio culturale e di informazioni tra-
smessoci dal passato e di quello attualmente operante.
Come “traduzione” riflessa del proprio pensiero, la scrittura richiede – e abitua ad acquisire
– una strutturazione del discorso, che sia in grado di chiarirlo a se stessi e di approfon-
dirlo, per esprimerlo in forma organizzata e rispondente a criteri logici.
In quanto rivolta sempre a un destinatario, essa educa al confronto con gli altri e, specie
attraverso i testi di tipo argomentativo, favorisce la formazione del pensiero critico.
Per le sue caratteristiche specifiche rispetto al parlato, esige una cura e una correttezza che
abituano al rigore formale, nel rispetto delle modalità con cui si è manifestata e si mani-
festa la lingua italiana nella sua lunga tradizione e nel suo presente di lingua di cultura e di
comunicazione.
Essendo l’italiano la nostra lingua veicolare nella quale si esprime ogni contenuto, tali
competenze travalicano lo specifico ambito disciplinare della “materia”, per percorrere tra-
sversalmente tutte le discipline, trovando applicazione anche nei nuovi canali tecnologici.
E travalicano la stessa scuola per essere utilmente spese da ciascuno nella propria vita indi-
viduale e di relazione.

In questo manuale gli studenti troveranno le indicazioni – teoriche e operative – per la produ-
zione dei principali modelli di scrittura in uso nella scuola superiore, con esemplificazioni
e proposte di attività, grazie a cui possono sviluppare specifiche abilità che concorrono
all’acquisizione delle competenze generali sopra indicate.
L’autrice

III
Indice generale

UNITÀ 1 Il riassunto ......................................................................... 1 3. Comprensione, analisi e interpretazione


di un testo non letterario ............................................... 44
Un esempio di riassunto .......................................................... 3 Comprensione del testo non letterario: il riassunto 44
Laura Mancinelli Il viaggio Analisi del testo non letterario ......................................................... 44
dell’abate Nevoso ........................................................................ 3
da I dodici abati di Challant, cap. V Un esempio di analisi e commento
di un testo non letterario ....................................................... 46
LABORATORIO ................................................................................................ 8 Hannah Arendt La banalità del male di un
Griglia di valutazione del riassunto ................................................... 12 cittadino ligio alla legge ............................................... 46
da La banalità del male

ON LINE
LABORATORIO ................................................................................................ 50
Analisi e commento di testi letterari in poesia ...................... 50
Esempio svoltof Analisi e commento di testi letterari in prosa ......................... 55
Esercizi aggiuntivif Analisi e commento di testi non letterari ..................................... 59
Griglia di valutazione di analisi e commento del testo
letterario e non letterario ............................................................................... 65
UNITÀ 2 L’analisi e il commento
di un testo .......................................................................... 13 ON LINE
1. Comprensione, analisi e interpretazione
di un testo letterario in poesia ............................. 13 Analisi di un testo teatralef
Comprensione del testo poetico: la parafrasi .............. 13 Esempio svolto - Testo teatralef
Analisi dei livelli del testo poetico ................................................ 14 Esercizi aggiuntivif
Interpretazione del testo ......................................................................... 20
Un esempio di analisi e commento
di un testo poetico .............................................................................. 21 UNITÀ 3 Il saggio breve ......................................................... 66
Dante Alighieri Tanto gentile e tanto
1. Prescrittura ................................................................................................. 67
onesta pare ............................................................................................ 21
Lettura della consegna e dell’argomento .......................... 67
dalla Vita Nuova, cap. XXVI
Lettura della documentazione ......................................................... 69
Ideazione ...................................................................................................................... 70
2. Comprensione, analisi e interpretazione Organizzare le idee .......................................................................................... 71
di un testo narrativo in prosa ............................... 29 Scelta della tesi e delle argomentazioni .............................. 72
Comprensione del testo narrativo in prosa: Costruzione della scaletta ...................................................................... 73
il riassunto .................................................................................................................. 29 2. Scrittura .............................................................................................................. 74
Analisi del testo narrativo in prosa ............................................. 29 Stesura del corpo centrale del testo ......................................... 74
Interpretazione del testo narrativo in prosa .................. 34 Stesura dell’introduzione e della conclusione ............. 76
Un esempio di analisi e commento Assegnazione del titolo ............................................................................. 77
di un testo narrativo in prosa ........................................ 35 3. Postscrittura .............................................................................................. 78
Giovanni Boccaccio Lisabetta da Messina ........... 35 Revisione del testo .......................................................................................... 78
dal Decameron, IV, 5 Presentazione grafica del testo ....................................................... 78

IV Indice generale
Un esempio di saggio breve .............................................. 80
ON LINE
Argomento: I “nativi digitali” ............................................. 80
Giornalismo in video e in audiof
LABORATORIO ................................................................................................ 91 Giornalismo on linef
Saggio breve di ambito artistico-letterario ...................... 91 Esercizi aggiuntivif
Saggio breve di ambito storico-politico ................................ 95
Saggio breve di ambito socio-economico ......................... 99
Griglia di valutazione del saggio breve ......................................... 104 UNITÀ 5 Il tema .......................................................................................... 152
1. Prescrittura ................................................................................................. 153
ON LINE Lettura e analisi della traccia .............................................................. 153
Espansione della traccia e raccolta
Esempio svolto - Saggio breve delle informazioni ............................................................................................. 154
di ambito storico-politicof
Organizzazione dell’informazione, ideazione e
Esercizi aggiuntivif riflessione personale ..................................................................................... 155
Costruzione della scaletta ...................................................................... 156
2. Scrittura .............................................................................................................. 156
Stesura del corpo centrale del testo ......................................... 156
UNITÀ 4 L’articolo di giornale ................................ 105 Stesura dell’introduzione e della conclusione ............. 158
1. Prescrittura ................................................................................................. 106 3. Postscrittura .............................................................................................. 158
Lettura della consegna e dell’argomento .......................... 106
Lettura/acquisizione della documentazione ................. 107 Un esempio di svolgimento di un tema ...... 159
Ideazione, organizzazione delle idee e costruzione «Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo
della scaletta ........................................................................................................... 109 per quindici minuti»
2. Scrittura .............................................................................................................. 109
Struttura del testo ............................................................................................ 109 LABORATORIO ................................................................................................ 163
Modalità espositive nei diversi tipi di articolo ............. 113 Temi d’ordine generale .............................................................................. 163
Linguaggio e stile ............................................................................................... 121 Temi storici ................................................................................................................. 165
3. Postscrittura .............................................................................................. 124 Griglia di valutazione del tema ................................................................ 170
La presentazione visiva dell’articolo di giornale ........ 124
ON LINE
Un esempio di articolo di giornale ...................... 125
Torino e il Risorgimento ................................................................... 125 Esempio svolto - Tema storicof
Esercizi aggiuntivif

LABORATORIO ................................................................................................ 137


Articolo di giornale di ambito artistico-letterario .... 137
Articolo di giornale di ambito socio-economico ....... 142 UNITÀ 6 La relazione .................................................................... 171
Articolo di giornale di ambito tecnico-scientifico .... 147
1. Prescrittura ................................................................................................. 171
Griglia di valutazione dell’articolo di giornale ................... 151 Raccolta della documentazione ..................................................... 171

Indice generale V
2. Scrittura .............................................................................................................. 172 LABORATORIO ................................................................................................ 197
Stesura della relazione ............................................................................... 172
3. Postscrittura .............................................................................................. 174
Revisione e presentazione grafica del testo ................... 174 ON LINE
Un esempio di relazione .......................................................... 174
Esempio svolto - Mappa concettualef
Escursione naturalistica al Monte di Portofino Esercizi aggiuntivif

LABORATORIO ................................................................................................ 177


Relazioni compilative ................................................................................... 177
Relazioni di attività .......................................................................................... 179 ON LINE
Griglia di valutazione della relazione .............................................. 181
UNITÀ 8 Competenze
ON LINE comunicative trasversalif
Le forme del parlare
Relazione tecnicaf Attività al servizio della lettura
Verbalef Comunicare con le nuove tecnologie
Esercizi aggiuntivif

UNITÀ 9 Tipologie di scritturaf


UNITÀ 7 La tesina .................................................................................. 182
1. Prescrittura ................................................................................................. 183 UNITÀ 10 Strumenti di avvicinamento
Scelta dell’argomento e organizzazione al lavorof
del percorso di ricerca ................................................................................. 183 Il curriculum
Raccolta della bibliografia e schedatura .............................. 183 La lettera di autocandidatura
Organizzazione della documentazione, Il colloquio di lavoro
ideazione, scelta della tesi e argomentazioni ............... 184
Elaborazione della mappa concettuale
e della scaletta ...................................................................................................... 185 UNITÀ 11 Trattazione sintetica
2. Scrittura e postscrittura .................................................. 185 di argomento e quesiti
Stesura della tesina in forma cartacea .................................. 185 a risposta singolaf
Composizione della tesina in forma ipertestuale .... 188 Prove strutturate
Composizione della tesina in forma audio-visiva .... 189 Prove semistrutturate
3. Esposizione orale ............................................................................. 190 Trattazione sintetica di argomento
Quesiti a risposta singola
Un esempio di tesina ...................................................................... 192
Argomento: La guerra civile di Spagna
(1936-1939) ....................................................................................... 192 Indice degli autori e delle opere ............................................................ 202

VI Indice generale
UNITÀ 1

Il riassunto
Definizione e funzione Il riassunto è un testo che riproduce in forma abbreviata i principa-
li contenuti di un testo di partenza più ampio. Esso costituisce un’attività scolastica frequente
in tutti gli ordini di scuola, sia come esercizio autonomo sia all’interno di altri modelli di scrittura
(ad esempio come parte preliminare all’analisi e commento di testi).
È usato anche in ambiente accademico ed editoriale. Ne sono un esempio le parti preliminari
o conclusive a carattere riassuntivo di molte pubblicazioni scientifiche (articoli in riviste spe-
cialistiche, relazioni di convegni ecc.), che costituiscono una sorta di “microletteratura” assai
diffusa per la comodità di lettura rispetto al testo integrale, i risvolti o le “quarte” di copertina,
che forniscono un riassunto dei contenuti dei rispettivi libri (romanzi, saggi ecc.). Seguono questa
modalità di scrittura anche i “richiami” sulle prime pagine dei quotidiani e altre forme di scrit-
tura giornalistica “breve”.
Esso trova inoltre applicazione in ambito lavorativo e nella vita sociale: sono sostanzialmente
riassunti i resoconti d’ufficio o gli abstract per congressi o pagine web.

Le fasi di svolgimento del riassunto Il riassunto costituisce un’operazione complessa e di


una certa difficoltà; per questo, nella scheda che segue, analizziamo insieme, fase per fase, le
procedure di realizzazione.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere un riassunto


1. ProgeƩazione
Tieni conto della dimensione consentita (numero di parole o di righe o di battute), che per il riassunto
costituisce una prescrizione tassativa.
Considera il destinatario (a scuola l’insegnante, mentre in ambiente di lavoro può essere un superiore o
un cliente) e lo scopo del riassunto (una verifica scolastica, il ripasso in vista di un’interrogazione, la risposta
alla richiesta del questionario di un’analisi e commento di un testo letterario ecc.) e, in base a ciò, decidi il
registro linguistico da utilizzare (che potrà essere diverso da quello del testo di partenza).

2. LeƩura e analisi
Leggi attentamente, integralmente e analiticamente il testo.
Verifica di aver ben compreso il significato di tutte le parole:
• in caso di dubbio ricorri al dizionario;
• in caso di parole specialistiche o poco usuali, appunta a margine un sinonimo, la definizione o una breve
spiegazione.
Verifica di aver ben compreso eventuali riferimenti culturali impliciti; in caso di dubbi, consulta un’enci-
clopedia o un manuale scolastico.
Individua l’argomento principale (topic) del testo considerato nella sua globalità, ad esempio:
• se il testo è descrittivo, l’oggetto della descrizione;
• se il testo è un saggio argomentativo, la tesi dell’autore;
• se il testo è narrativo, una rapidissima sintesi della vicenda narrata;
• se il testo è un articolo di cronaca, la notizia principale.

Il riassunto 1
Dividi il testo in blocchi, cioè nelle principali porzioni di testo, corrispondenti di solito:
• ai paragrafi in un testo espositivo;
• alle sequenze in un testo narrativo;
• alle strofe in una poesia.
Dopo aver riconosciuto l’argomento principale di ciascun blocco, segnalalo a margine della pagina oppure
scrivilo su un foglio a parte o sul computer, quindi esegui le seguenti operazioni:
• riconosci la successione degli argomenti o delle sequenze (se il testo è descrittivo, le parti in cui è ar-
ticolata la descrizione; se il testo è narrativo, la successione cronologica degli eventi; se il testo è argo-
mentativo, la successione delle argomentazioni ecc.);
• riconosci la gerarchia di importanza degli argomenti trattati nei blocchi di testo, distinguendo tra argo-
menti di primo piano (fondamentali) e argomenti di secondo piano (meno importanti dei precedenti,
ma comunque non irrilevanti o superflui);
• sottolinea e trascrivi parole, espressioni, brevi frasi che consideri importanti in ciascun blocco;
• cancella con la matita o poni tra parentesi quelle che reputi superflue ai fini del riassunto.
Collega tra loro, con opportuni segni grafici, i blocchi di testo che trattano il medesimo argomento o argo-
menti affini.
Se usi un programma di videoscrittura, sfruttane i procedimenti, utilizzando ad esempio:
• i caratteri di grassetto o sottolineatura oppure il colore, per evidenziare le parole chiave, le frasi princi-
pali, le idee portanti;
• il “copia/taglia e incolla” per smontare e rimontare blocchi di testo o loro parti;
• gli elenchi puntati e numerati, per porre in gerarchia gli argomenti.
Visualizza la gerarchia che si è creata con dei numeri a margine del testo, il cui ordine costituirà la scaletta
per la stesura del riassunto.

3. Stesura del riassunto


a) Struttura
Articola il riassunto in paragrafi, ciascuno dei quali corrispondente a un punto della tua scaletta.
Rispetta la tipologia testuale:
• se il testo è argomentativo, dedica il primo paragrafo alla tesi dell’autore e quelli successivi alle sue
argomentazioni (ovviamente sintetizzate);
• se il testo è descrittivo, riporta nel primo paragrafo la descrizione globale dell’oggetto o del personaggio
protagonista del brano e nei successivi gli altri elementi della descrizione;
• se è informativo, indica subito che cosa, chi, dove, quando, perché (le “5W” del giornalismo di informa-
zione p. 109);
• se è narrativo, riassumi la vicenda, eventualmente accorpando sequenze narrative o modificandone
l’ordine.
b) Lingua e stile
Scegli il tempo verbale, che non necessariamente deve coincidere con quello del testo di partenza: di
solito si usano il presente, il passato prossimo e il futuro indicativo.
Sintetizza in un unico periodo concetti espressi da più periodi, facendo ricorso alla subordinazione, so-
prattutto di tipo temporale e causale.
Adotta spesso il procedimento di “nominalizzazione”, cioè sostituisci intere proposizioni con nomi: ad
esempio “essi presero una decisione su cui nessuno sarebbe ritornato” diventa “con una decisione irre-
vocabile”, oppure “la tecnologia moderna esige che molti scienziati, collegati tra loro in gruppi di ricerca,
lavorino insieme” diventa “la tecnologia moderna esige la collaborazione di équipes di scienziati”.
Condensa proposizioni o periodi in incisi (brevi frasi in funzione di parentesi).
Se il testo di partenza è in prima persona, sostituiscila con la terza persona: ad esempio “L’autore afferma
che...”.
Se il testo di partenza contiene dei discorsi diretti, trasformali in discorsi indiretti.
Classifica gli eventi con definizioni generali: ad esempio “quel disco ha venduto 3 milioni di copie non solo
in Europa ma anche negli Stati Uniti e in Giappone” diventa “quel disco ha avuto un successo planetario”.

2 UNITÀ 1
Usa gli iperonimi (cioè vocaboli di significato più generale ed esteso rispetto ai vocaboli di significato più
specifico e limitato): ad esempio, se nel testo di partenza si parla di “mais, frumento, riso, orzo, avena, se-
gale”, indicali come “cereali”.
Usa pronomi e sinonimi per non ripetere le medesime parole; pochi aggettivi; singole parole al posto di
perifrasi (non “miglior amico dell’uomo” ma “cane”) e locuzioni (“al fine di” diventa “per”).
Mantieni le parole più significative, eventualmente citandole tra virgolette per far capire che si tratta di
parole del testo originario.
Non aggiungere argomenti nuovi, ma esplicita sinteticamente quelli che sono dati per impliciti.
Poni all’inizio di ogni paragrafo gli opportuni connettivi che evidenzino i rapporti (logici, temporali, di
causa-effetto ecc.) ed evitino la frammentarietà tra un paragrafo e l’altro (sui connettivi p. 75).
Va’ a capo dopo ogni paragrafo.
Se il testo di partenza è corredato di figure, tabelle ecc., queste non vanno riportate nel riassunto, ma ne
va citato sinteticamente il contenuto informativo.
Assegna un titolo al riassunto, indicando espressamente la fonte da cui è tratto.

4. Controllo
Verifica che il riassunto contenga gli argomenti fondamentali del testo di partenza e non manchino particolari
o dettagli significativi; che non siano rimasti dettagli superflui o siano state inserite considerazioni personali.
Verifica la correttezza formale (grammatica, ortografia, punteggiatura).
Se usi la videoscrittura, conteggia il numero di parole con l’apposito comando.

ESEMPIO
Un esempio di riassunto
Ti proponiamo come esempio il riassunto di un breve capitolo del romanzo I dodici aba-
ti di Challant di Laura Mancinelli (1933), che si presta a una rapida lettura e compren-
ON LINE sione globale. Per agevolarne ulteriormente la lettura ti forniamo alcune informazioni
Esempio essenziali sulla trama del romanzo e sui suoi personaggi.
svolto Il testo di partenza è di poco più di 4500 battute (spazi inclusi); il testo di arrivo di
quasi 1700 battute (circa 1/3).

Laura Mancinelli
Il viaggio dell’abate Nevoso
da I dodici abati di Challant, cap. V
Ambientato nel XIII secolo in Valle d’Aosta, il romanzo narra le vicende collegate all’eredità di un
castello. I personaggi sono numerosi: la bella castellana, marchesa di Challant, il duca Franchino, am-
ministratore del castello, il misterioso cavaliere Venafro, ospite della marchesa, alcune dame di com-
pagnia e i dodici abati del titolo, le cui morti progressive danno al romanzo il carattere di un giallo.
Il capitolo qui sotto riportato è intitolato Il viaggio dell’abate Nevoso e segue quello nel quale è
stata narrata la morte di uno degli abati, di nome Umidio.
Le operazioni sono articolate in tre fasi:
1. A lato del testo di partenza – suddiviso in “blocchi di testo”, corrispondenti alle
sequenze narrative segnalate dall’autrice stessa attraverso gli “a capo” e i rientri
all’inizio di ogni paragrafo – sono indicate le operazioni di lettura e di analisi
del testo eseguite preliminarmente alla stesura del riassunto.
2. Viene proposta una scaletta per il riassunto.
3. Segue il riassunto, suddiviso in tre blocchi di testo, con indicazioni a lato delle
operazioni compiute per realizzarlo.

Il riassunto 3
LETTURA E ANALISI DEL TESTO
TESTO DI PARTENZA OPERAZIONI DI LETTURA E DI ANALISI
(parole: 747; baƩute spazi inclusi: 4516)
Le esequie dell’abate Umidio furono gravi e solenni, Questa sequenza narrativa si può suddividere a sua vol-
come si conveniva al suo stato e al rango dei castellani ta in quattro parti, individuabili non dagli a capo, ma dal
suoi ospiti. Il duca volle che nella chiesa fossero cantati punto fermo, da alcuni connettivi ( p. 75) e dal cambia-
i salmi di Davide trascritti per più voci dal grande Gre- mento di topic:
gorio, e la marchesa stessa con le sue bianche mani de- 1. nella prima sottosequenza è descritto con una certa
pose sulla pietra tombale, una volta rinchiusa a livello dovizia di particolari il funerale dell’abate Umidio,
del pavimento nella chiesa del castello, una ghirlanda svoltosi con solennità per volere del duca Franchino,
di quei fiori che s’usa intrecciare con paglie di grano ed alla presenza della stessa marchesa di Challant;
altri erbaggi disseccati quando l’autunno bandisce dalla 2. nella seconda sottosequenza, introdotta dal connetti-
terra foglie e fiori. / Poi gli abati si unirono in capitolo e vo grammaticale poi (avverbio temporale), si è infor-
decisero che uno d’essi scendesse a valle, al convento mati della decisione, presa collegialmente dagli abati
di sant’Orso, da cui proveniva l’abate Umidio di buona presenti al castello, di inviare a valle uno di loro per
memoria, a portare la novella della cruda dipartita del informare i fratelli del convento di provenienza della
fratello Umidio, e a dire che, santamente spirato, ormai disgrazia avvenuta;
si giaceva nella pace dei giusti. / A tale incombenza la 3. la scelta per tale incombenza (connettivo semantico)
sorte destinò l’abate Nevoso, ancor giovane d’anni e cade sull’abate Nevoso, di cui è fornita una rapida de-
assai robusto e corpacciuto, ma pigro ed amante dei te- scrizione fisica e psicologica: si tratta di un uomo anco-
pidi ozi più che delle cavalcate nel freddo dell’autunno. ra giovane, piuttosto grasso e pigro. Si precisa inoltre
Ancor meno egli amava i cavalli, dei quali anzi aveva che per viaggiare è solito servirsi di un asinello perché
sommo orrore, sì che per i suoi viaggi soleva servirsi di timoroso dei cavalli;
un mite e piccolo asinello su cui a fatica si reggeva la 4. l’ultima sottosequenza introduce il cavaliere Venafro
sua gran mole col peso della carne e del sapere. / Assai (già noto al lettore), che cortesemente si offre di ac-
cortesemente si offerse Venafro di essergli compagno al compagnare l’abate in un viaggio che si presenta peri-
viaggio accidentato vuoi per i pendii erti e malfidi, vuoi coloso.
per il cielo minaccioso dell’autunno. Per suggerirti le operazioni da compiere nella fase preli-
minare alla stesura del riassunto, nel testo troverai alcu-
ne segnalazioni grafiche:
• slash colorati in rosso che suddividono la sequenza
nelle sottosequenze;
• grassetto per le parole chiave di ogni sottosequenza;
• sottolineatura di altre parole importanti ai fini del rias-
sunto.
Per quanto riguarda la comprensione letterale del testo,
non sembrano esservi particolari difficoltà di lessico an-
che laddove il registro linguistico si innalza a livello di regi-
stro alto es. bandisce = allontana, scaccia; novella della
cruda dipartita = notizia della crudele morte; si giaceva
nella pace dei giusti = giaceva, ormai morto, nell’eterna
pace riservata ai giusti; tepidi ozi = vita di riposo al caldo;
pendii erti e malfidi = salite ripide e pericolose.
Qualche notazione può esserti utile riguardo a informa-
zioni implicite del testo es. i salmi di Davide trascritti
per più voci dal grande Gregorio sono i testi biblici at-
tribuiti al re Davide, musicati, secondo la tradizione, da
papa Gregorio I Magno (V-VI sec.); il capitolo è l’assem-
blea in cui si riuniscono gli abati per prendere le loro de-
cisioni; il convento di sant’Orso è da identificare con la
Collegiata di Sant’Orso situata ad Aosta, legata alla fami-
glia di Challant.
Complessivamente questa sequenza fornisce il contesto
e l’antefatto da cui si sviluppa la vicenda narrata nelle
sequenze successive, che costituiscono il vero e proprio
oggetto del capitolo.

4 UNITÀ 1
TESTO DI PARTENZA OPERAZIONI DI LETTURA E DI ANALISI
(parole: 747; baƩute spazi inclusi: 4516)
E partirono. / Venafro teneva forte con la briglia il Il periodo semplice iniziale E partirono, collegato alla pre-
suo grande Rabano generoso perché seguisse il passo cedente sequenza dalla congiunzione copulativa, segnala
faticoso dell’asinello che, a testa bassa, trascinava la l’avvio della vicenda oggetto del capitolo: il viaggio di an-
sua gran soma. Era un asinello piccolo e grigio, e con data e ritorno dei due uomini.
la schiena sorpassava di poco la pancia del cavallo. Non I rispettivi animali hanno un ruolo di rilievo in questa
aveva ornamenti né sonagli, neppure un fiocco, né il suo sequenza: il cavallo di Venafro, Rabano, è chiamato per
padrone gli parlava mai nel viaggio, né gli dava voce; gli nome e definito con aggettivi elogiativi (grande, gene-
dava bensì gran calci nella pancia perché allungasse il roso, fortissimo); dell’asinello (definito così due volte e
passo. Venafro lo guardava dall’alto del suo fortissimo un’altra povera bestia) dell’abate, invece, si sottolinea,
Rabano, e pensava che alla povera bestia non era stato oltre alla differente corporatura rispetto al cavallo, so-
dato neppure un nome. prattutto la misera condizione: costretto a trasportare la
gran mole del padrone, che non lo ama né lo considera,
e soggetto alle sue angherie, suscita la compassione del
cavaliere.
Anche qui sono utilizzati i medesimi segni grafici della se-
quenza precedente.
Scendeva la nebbia sui poggi boscosi mossa da un Questa sequenza, dedicata ancora al viaggio d’andata, è
umido vento protervo, e per freddo e tristezza rabbri- suddivisa in due sottosequenze:
vidivano uomini e animali. / Quando si fermarono a 1. la prima è costituita dalla sintetica descrizione del fred-
riposare in una capanna di montanari, Venafro com- do clima in cui si svolge il viaggio (che amplifica l’ac-
prò buon fieno per il suo Rabano e lo divise in due parti cenno posto alla fine della prima sequenza: il cielo mi-
uguali. Una la mise davanti all’asinello accarezzandogli naccioso dell’autunno);
il collo freddo e sudato. La bestia lo ringraziava strofi- 2. la seconda, dedicata alla sosta per riposo dei due viag-
nandogli il muso sul mantello. giatori, in realtà focalizza la sua attenzione sui gesti
d’affetto rivolti da Venafro ai due animali, in particola-
re all’asinello che ricambia.

Al convento si fermarono poco: Nevoso non vol- Anche questa lunga sequenza narrativa, nella quale si
le pernottare e malgrado le bestie, soprattutto l’asino, condensano sia la sosta a valle sia l’inizio del viaggio di
fossero evidentemente provate dalla fatica, insistette ritorno, si articola in alcune sottosequenze:
per partire dopo aver pranzato. / Ma se duro era stato 1. raggiungimento della meta (il convento di sant’Orso),
il viaggio d’andata, ancor più duro fu il viaggio di ritor- dove l’abate non intende pernottare nonostante l’evi-
no. Quello era in discesa, il ritorno fu in salita. La nebbia dente stato di stanchezza delle bestie;
inoltre s’era condensata in neve larga e molle che im- 2. presentazione delle difficoltà del viaggio di ritorno, a
pastava i sentieri e li rendeva scivolosi. / Rabano tirava causa delle cattive condizioni meteorologiche e dello
gagliardamente con passo sicuro; l’asinello arrancava stato dei sentieri in salita;
sdrucciolando nella poltiglia fredda. / Là dove comin- 3. a questa situazione i due animali reagiscono diversa-
ciava la salita Venafro propose di sostare per ristorare le mente: gagliardamente Rabano, sdrucciolando fatico-
cavalcature. Ma Nevoso non volle, ché sperava di giun- samente l’asinello;
gere al castello prima di sera, temeva che la neve gelas- 4. alla diversa condizione degli animali fa da contrappun-
se sulla strada, ché smaniava di trovarsi nel calore del to la reazione degli uomini: Venafro continua a insi-
camino davanti una tavola imbandita. / Invano Venafro stere per fermarsi, Nevoso si oppone nella speranza
gli disse che l’asino era stanco, che la strada era ancor di raggiungere al più presto il castello per riscaldarsi e
lunga, che potrebbero anche dormire in un casolare per mangiare;
via. Nevoso non intese ragioni. 5. la contrapposizione di atteggiamento tra i due uomini
– l’uno sensibile alle esigenze dell’asino, l’altro egoi-
sta – è ribadita nell’ultima sottosequenza.

E l’asino tirava a testa china, inarcando la schiena Protagonista di questa sequenza è l’asino che, mentre i
sotto il grave peso dell’abate. La neve scendeva sem- due viaggiatori camminano in silenzio nella rigida atmo-
pre più fitta e gelida a mano a mano che i due uomini sfera autunnale, arranca faticosamente fino a cadere, tra
salivano dal fondo della valle. Camminavano in silen- la tristezza di Venafro, impotente a reagire, e la crudele
zio. Venafro era assai triste. A un tratto l’asino piegò le violenza dell’abate.
zampe anteriori e cadde in ginocchio. Maledicendolo,
Nevoso cercò di farlo alzare a furia di calci nella pancia.

Il riassunto 5
TESTO DI PARTENZA OPERAZIONI DI LETTURA E DI ANALISI
(parole: 747; baƩute spazi inclusi: 4516)
– Se non volete che l’asino muoia, dovrete prose- Il silenzio è interrotto dalle parole di Venafro (unico di-
guire a piedi, – disse Venafro. / L’abate non rispose. Be- scorso diretto del testo), finalizzate a continuare il cam-
stemmiando riuscì a rialzare la sua cavalcatura e montò mino a piedi, cui l’abate risponde bestemmiando. La sua
in groppa. / L’asino proseguì ansimando per qualche pervicace volontà di riprendere il cammino in groppa
centinaio di metri; ma la salita diventava più ripida e all’asino, persino quando questo è ormai stramazzato al
la terra gelata gli sfuggiva sotto le zampe. / Quando il suolo, causa la morte dell’animale, quando sono in vista
castello di Challant apparve alto sulla valle al di sopra del castello. Solo Venafro compie un gesto di pietà acco-
della nebbia, l’asino stramazzò a terra trascinando nella stando la carcassa dell’animale al bordo del sentiero.
caduta il suo cavaliere. A fatica l’abate si districò dalla
bestia e tentava di farla rialzare a calci. Ma Venafro scese
dal suo cavallo, allontanò l’abate e trascinò l’asino sul
ciglio della strada. Poiché era morto.

E non disse nulla. L’autrice isola questa brevissima sequenza tra due a capo,
caricando di significato il silenzio di Venafro.

Così giunsero al castello, Venafro a piedi tenendo Ultima sequenza: la scena dell’arrivo al castello dei due
le briglie di Rabano su cui stava inerpicata l’immensa uomini – Venafro a piedi, il grasso abate su Rabano ge-
mole di Nevoso. nerosamente offertogli dal cavaliere – chiude con ironica
(L. Mancinelli, I dodici abati di Challant, Einaudi, Torino 1981) amarezza il capitolo.

SCALETTA
1. Introduzione
a. informazioni generali sul testo e sul romanzo da cui è tratto
b. antefatto e contesto delle vicende oggetto del capitolo
2. Presentazione degli elementi narrativi del capitolo da riassumere
a. la vicenda: il viaggio (andata e ritorno)
b. tempo e durata: fredda giornata autunnale, un solo giorno
c. personaggi e loro caratteristiche fisiche e psicologiche: uomini (Nevoso e Venafro) e animali (Rabano
e l’asinello)
3. Vicende della storia
a. atti di crudeltà di Nevoso verso l’asinello
b. compassione di Venafro e tentativi di indurre l’abate alla sosta
c. rifiuti di Nevoso
d. morte dell’asinello
e. ritorno al castello

RIASSUNTO
RIASSUNTO OPERAZIONI COMPIUTE
(parole: 264; baƩute spazi inclusi: 1699)
Il capitolo V de I dodici abati di Challant di Laura Il primo paragrafo del riassunto condensa gli essenziali
Mancinelli narra il viaggio compiuto da uno degli abati dati informativi sul testo di partenza (tratti in parte dal
del titolo dal castello valdostano, principale ambienta- testo stesso, in parte dalla nota introduttiva) e sintetizza
zione del romanzo, al convento di appartenenza, sito a in poche parole il contesto e l’antefatto che nel testo di
valle, nella città d’Aosta, per dare notizia ai confratelli partenza occupano l’ampio primo paragrafo.
dell’avvenuta morte di uno di loro (narrata nel capitolo
precedente).

6 UNITÀ 1
RIASSUNTO OPERAZIONI COMPIUTE
(parole: 264; baƩute spazi inclusi: 1699)
Sia l’andata sia il ritorno si svolgono, subito dopo il In questo secondo paragrafo si identificano il topic (il
funerale, in una sola fredda giornata autunnale, per sen- viaggio, per altro indicato dal titolo), il tempo e il luogo in
tieri resi viscidi dalla nebbia gelata, e hanno per prota- cui si svolge la storia, e i personaggi: oltre all’abate Nevo-
gonisti l’abate Nevoso, incaricato della missione da una so, segnalato nel titolo, anche il cavaliere Venafro e i due
decisione collegiale degli abati, e il cavaliere Venafro, animali che li conducono.
ospite anch’egli del castello, che si offre cortesemente di Si accenna sinteticamente alle caratteristiche fisiche e
accompagnarlo. Li conducono due animali: lo splendi- psicologiche dei quattro personaggi, tralasciando tuttavia
do cavallo Rabano, su cui monta Venafro, e un asinello, molti dei particolari forniti dall’autrice.
costretto a sopportare l’ingombrante peso e le frequenti Da notare che in questo paragrafo sono sintetizzate in-
percosse di Nevoso. formazioni che si leggono lungo tutto il racconto (e non
solo all’inizio):
• l’andata e il ritorno del viaggio avvenuto in una sola
giornata;
• il clima rigido e le difficoltà del sentiero;
• le frequenti percosse inflitte all’asinello.
Da notare anche i procedimenti di nominalizzazione uti-
lizzati in:
• subito dopo il funerale riassume la lunga descrizione
delle solenni esequie fatta nella frase iniziale del testo
di partenza;
• incaricato della missione da una decisione collegiale
degli abati riassume le frasi Poi gli abati... A tale in-
combenza...
L’insensibilità e la crudeltà dell’abate nei confronti Nel terzo paragrafo sono riassunte le “peripezie” che,
dell’asino, non degnato neppure di un nome, si mani- in crescendo nel corso del racconto, portano alla morte
festano in più occasioni durante il viaggio, di fronte al dell’asino:
muto rimprovero di Venafro che cerca di compensare • gli atti dell’abate sono riassunti in L’insensibilità e la
l’egoismo del compagno rivolgendo all’animale qual- crudeltà dell’abate; l’egoismo del compagno; Nevoso,
che gesto affettuoso prontamente ricompensato. Ma ansioso di...;
le sue reiterate proposte di far riposare le bestie – sia al • quelli di Venafro in muto rimprovero di Venafro; qual-
raggiungimento della meta sia durante una breve sosta che gesto affettuoso; reiterate proposte di ... animali;
nel viaggio di ritorno – incontrano il tenace rifiuto di al cavaliere Venafro non resta che...; un ultimo atto di
Nevoso, ansioso di raggiungere al più presto il castello pietà...
e trovarvi calore e cibo. E così la povera bestia, sfiancata Inoltre:
dalla fatica e dai calci, muore e al cavaliere Venafro non • il sintagma non degnato neppure di un nome riassume
resta che far accomodare l’abate su Rabano e raggiun- la descrizione dell’asinello fatta nel secondo blocco di
gere a piedi il castello, dopo un ultimo atto di pietà verso testo, tralasciando altri dettagli ritenuti superflui;
l’asino, da lui sistemato sul ciglio della strada. • le più occasioni e le reiterate proposte di Venafro rias-
sumono diversi passaggi del testo di partenza.

Il riassunto 7
LABORATORIO
ON LINE
Troverai qui di seguito alcuni esercizi finalizzati all’allenamento delle competenze e alla
Esercizi
verifica in itinere su come svolgere un riassunto. aggiuntivi

1 Leggi attentamente questo passo di Mario Rigoni Stern, tratto da Stagioni, la sua ultima opera, il
cui genere letterario si colloca tra il romanzo, la memoria autobiografica, la riflessione storico-
filosofica.
Si tratta dell’incipit del primo capitolo, dedicato all’inverno (gli altri tre capitoli sono intitolati
Primavera, Estate, Autunno). Rispondi quindi alle richieste formulate di seguito tese ad accer-
tare la comprensione del testo. Infine esegui il riassunto del testo seguendo le indicazioni date.

Mario Rigoni Stern


T1 L’inverno da Stagioni

Sono nato alle soglie dell’inverno1, in montagna, e la neve ha accompagnato la mia


vita. All’asilo infantile le suore ci avevano insegnato una canzoncina che diceva di un
bambino che dormiva in una culla e di una vecchia che cantava, il mento sulla mano:
«... Nel bel giardino il bimbo s’addormenta. / La neve fiocca lenta, lenta, lenta». Scopersi
5 molto tempo dopo che era un sonetto del Pascoli2.
Alle scuole elementari il maestro Marcant ci faceva cantare: «... Sui lucenti e tersi cam-
pi del nevaio sconfinato / Sorridenti al nostro fato...», che nella Grande Guerra era stato
l’inno degli alpini sciatori.
Anche nel Libro delle favole che mi aveva portato la Befana avevo trovato la neve della
10 Piccola fiammiferaia3 di Hans Christian Andersen.
Quando andavo con gli sci in spalla sui campi di gare dei balilla4 era il tempo che leg-
gevo di Zanna Bianca5 sulle nevi del Nordamerica e di Michele Strogoff6 sulle nevi della
Siberia. Troppo presto finì per me il tempo delle gare di sci e dei libri d’avventura7.
Cadeva la neve sulle montagne della guerra dove ci portava il destino. Delle Alpi occi-
15 dentali e dei ghiacciai avevo letto qualcosa di Antonio Stoppani; quando ero sulle dram-
matiche montagne del’Albania, in qualche momento potevo rileggere anche: «... piovean
di foco dilatate falde, / come di neve in alpe sanza vento»8. Ma il vento c’era, e pure il
fuoco dei mortai greci.
Ad Aosta, nel gennaio del 1942, in attesa della partenza per il fronte russo, i segnali di
20 tromba per gli alpini sciatori del Cervino erano preceduti da quattro o cinque note di una
canzonetta che allora cantavano i dopolavoristi in gita: «Si va sulla montagna...»9

1. alle soglie dell’inverno: Mario Rigoni italiana era irregimentata in formazioni za di Rigoni Stern finisce quando viene
Stern è nato il 1° novembre 1921 ad Asia- paramilitari; i balilla erano i ragazzi tra i 9 richiamato in guerra nel 1939. Combatte
go (sulle Alpi vicentine), dove è morto e i 13 anni. in Albania, Grecia, Russia (luoghi citati nel
nel 2008. Stagioni è stata la sua ultima 5. Zanna Bianca: romanzo dello statu- seguito del passo). Lì partecipa alla tragica
opera letteraria. nitense Jack London (1876-1916), è un ritirata che narrerà nel suo più celebre li-
2. un sonetto del Pascoli: si tratta della poe- classico della letteratura per ragazzi. Am- bro Il sergente nella neve (1953).
sia Orfano, da Myricae di Giovanni Pascoli bientato in Canada, ha per protagonista 8. «... piovean ... vento»: citazione tratta
(in realtà non un sonetto, ma una coppia di un lupo. da una poesia di Antonio Stoppani (1824-
strofe di 4 endecasillabi ciascuna). 6. Michele Strogoff: è un romanzo d’av- 1891), scienziato risorgimentale, alpinista
3. Piccola fiammiferaia: è una delle fiabe ventura di Jules Verne (1828-1905), am- e letterato per diletto.
scritte dal danese Hans Christian Ander- bientato in Siberia e in altri territori della 9. «Si va sulla montagna...»: anonimo
sen (1805-1875). Russia zarista. Canto dello sciatore.
4. balilla: durante il fascismo la gioventù 7. il tempo ... d’avventura: la fanciullez-

8 UNITÀ 1
Dopo dieci anni Elio Vittorini10 mi scoperse Sergente nella neve e ancora tale sono
rimasto per tanti. Da allora ho letto anche della tristissima neve della Kolyma, di quella
rosso-nera di Stalingrado, di quella di Leningrado che non copriva i bulbi dei Giardini
25 d’Inverno11 ma le migliaia di migliaia di cadaveri dei civili morti di fame durante l’assedio.
In questi giorni è nevicato molto e sul mio tetto, sopra quella di dicembre, c’è più di
un metro di neve fresca. Sono isolato dal paese. Da un libro traggo un foglio dove Andrea
Zanzotto12 mi ha trascritto a mano una sua poesia: «Gelo: // Stagione del candore - /per
le più variate nevi / mille stelle sorelle / verso me prendono il cammino».
30 (M. Rigoni Stern, Stagioni, Einaudi, Torino 2006)

10. Elio Vittorini: romanziere e critico della Russia tristemente celebri: Kolyma, le sorti della Seconda guerra mondiale;
letterario (1908-1966), come responsa- fiume siberiano, presso cui furono depor- Leningrado (oggi San Pietroburgo), che fu
bile editoriale della Casa editrice Einaudi tati milioni di russi sia in epoca zarista sia assediata lungamente dai nazisti.
fece pubblicare il libro di Rigoni Stern. in epoca staliniana; Stalingrado, sede del- 12. Andrea Zanzotto: poeta nato a Pieve
11. Kolyma ... Giardini d’Inverno: luoghi la lunga e gigantesca battaglia che segnò di Soligo nel 1921 e morto nel 2011.

Comprensione leƩerale del testo


Leggi attentamente il brano e individua i blocchi di testo in cui è suddiviso (facilmente riconoscibili in quan-
to scanditi dagli a capo e dai rientri).
Leggi le note che spiegano i riferimenti culturali presenti nel testo. Se qualche dato non ti è chiaro, appro-
fondiscilo su un’enciclopedia o sul tuo manuale di letteratura.
Riconosci il topic di ogni blocco di testo e il criterio di successione.
Qual è l’elemento che unifica tutti i blocchi di testo?

Riassunto
Esegui il riassunto, passando dalle 2333 battute (spazi inclusi) del testo di partenza a 700-800 battute (circa
un terzo).
Esegui quindi un ulteriore riassunto costituito da un unico paragrafo di massimo 400 battute.

2 Leggi attentamente il brano seguente tratto dal saggio Il mare in un imbuto. Dove va la lingua
italiana scritto dal linguista Gian Luigi Beccaria.
Individua la tesi che l’autore esprime con molta chiarezza e l’antitesi alla quale si oppone.
Esegui il riassunto in non più di 500 battute (dalle 1447 del testo di partenza). Organizza il tuo
testo ponendo nel paragrafo iniziale la tesi dell’autore, quindi nel paragrafo o nei paragrafi suc-
cessivi le argomentazioni da lui portate a sostegno della tesi e a confutazione dell’antitesi.

Gian Luigi Beccaria


T2 Lingua o dialetti? da Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana

La lingua italiana, oltre che per parlare, serve per scrivere. I dialetti invece si parlano,
non si scrivono (a meno di essere poeta), non si insegnano. La loro trasmissione è una
questione privata e familiare.
L’italiano serve al piemontese al calabrese al sardo per l’allargamento della propria cul-
5 tura e per un’apertura sociale. In italiano sono scritti libri e giornali, alla radio e in TV si par-
la in italiano. In certi momenti e situazioni ci si cala nel proprio dialetto per serbare l’espres-
sività e l’affettività di un idioma materno, che è ancora per molti lingua più di natura che di
cultura. Ma non conoscere l’italiano, e disporre soltanto di una varietà locale (un dialetto),
limita enormemente, e in passato ha molto limitato, le possibilità comunicative e lo scam-

Il riassunto 9
10 bio. Il dialetto è sempre carico di ambivalenza: significa ora genuinità e fedeltà ora arretra-
tezza. Le rivendicazioni localistiche hanno presa sulla gente meno colta, ma hanno poco
futuro. Ci sono delle limitazioni oggettive, culturali tra lingua e dialetto, inutile insistere.
Sono differenze di sostanza: la lingua basta ai bisogni intellettuali di un popolo, il dialetto
no. Dal punto di vista delle possibilità espressive e comunicative, l’italiano è ben più ricco
15 del dialetto. Con tutto quel po’ po’ di scrittori che ha avuto, la lingua si è arricchita nei piani
bassi e alti sino al punto da bastare ai bisogni intellettuali di un popolo intero, il dialetto no.
(G. L. Beccaria, Il mare in un imbuto. Dove va la lingua italiana, Einaudi, Torino 2010)

3 Leggi il canto I dell’Inferno dantesco e riassumilo in un numero libero di battute, seguendo una
scaletta che abbia al primo punto una sintetica presentazione di tutto il canto e i cui punti suc-
cessivi corrispondano alle principali sequenze narrative del canto, qui di seguito elencate:
1. Smarrimento nella selva. Il colle luminoso (vv. 1-27)
2. Le tre fiere (vv. 28-60)
3. Apparizione di Virgilio; sue prime parole (vv. 61-78)
4. Preghiera di Dante e risposta di Virgilio. La lupa e il veltro (vv. 79-111)
5. L’unica via di salvezza che resti a Dante. Inizio del viaggio (vv. 112-126)

4 Riportiamo un brano tratto da Gomorra di Roberto Saviano, caso letterario degli anni Duemila,
in cui si mescolano i caratteri del romanzo, dell’inchiesta giornalistica, del saggio e dell’auto-
biografia. In questa pagina si spiega come la camorra effettui test sulla droga prima di metterla
in vendita regalandone dosi a eroinomani, detti in gergo Visitors, disposti per disperazione a
rischiare la morte come cavie.
Dopo la lettura esegui il riassunto utilizzando le parole segnalate in grassetto nel testo di parten-
za. Non superare il numero di 500 battute (rispetto alle 1798 del testo di partenza).

Roberto Saviano
T3 I Visitors di Gomorra da Gomorra

Anche qui i clan di Secondigliano sono in anticipo su tutti e il vantaggio è prezioso.


Qui ci sono i Visitors: gli eroinomani. Li chiamano come i personaggi del telefilm degli
anni ’80 che divoravano topi e sotto un’apparente epidermide umana nascondevano squa-
me verdastre e viscide. I Visitors li usano come cavie, cavie umane, per poter sperimentare
5 i tagli. Provare se un taglio è dannoso, che reazioni genera, sin dove possono spingersi
ad allungare la polvere. Quando i “tagliatori” hanno bisogno di molte cavie, abbassano i
prezzi. Da venti euro a dose, scendono anche a dieci. La voce circola e gli eroinomani ven-
gono persino dalle Marche, dalla Lucania, per poche dosi. L’eroina è un mercato in totale
collasso. Gli eroinomani, i tossici, sono in diminuzione. Disperati. Prendono i bus barcol-
10 lando, scendono e risalgono sui treni, viaggiano di notte, prendono passaggi, camminano
a piedi per chilometri. Ma l’eroina meno costosa del continente merita qualche sforzo. I
“tagliatori” del clan raccolgono i Visitors, gli regalano una dose e poi attendono. In una te-
lefonata riportata nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere del marzo 2005, emessa
dal Tribunale di Napoli, due parlano tra loro dell’organizzazione di un provino, un test su
15 cavie umane per provare il taglio della sostanza. Prima si chiamano per organizzarlo:
“Le levi cinque magliette... per le prove allergiche?”.
Dopo un po’ si risentono:
“Hai provato la macchina?”.
“Sì...”.

10 UNITÀ 1
20 Intendendo ovviamente, se aveva testato:
”Sì, mamma mia, troppo bello, compa’ siamo number one, devono chiudere tutti”.
Esultavano, felici del fatto che le cavie non erano morte, anzi avevano gradito molto.
Un taglio ben riuscito raddoppia la vendita, se di ottima qualità viene subito richiesto sul
mercato nazionale e la concorrenza viene sbaragliata.
(R. Saviano, Gomorra, Mondadori, Milano 2006)

5 Presentiamo una delle Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana (8 settembre 1943 -
25 aprile 1945), pubblicate per la prima volta nel 1952, estrema commovente testimonianza di
132 caduti, per lo più giovani e giovanissimi, di diversa condizione sociale e livello culturale,
arrestati e condannati a morte prevalentemente in quanto partigiani.
La lettera che proponiamo è di un giovane disegnatore di 21 anni, partigiano a Torino, catturato,
processato e fucilato nel gennaio del 1945; è indirizzata alla ragazza amata.
Dopo la lettura esegui il riassunto, passando dalle circa 1700 battute (spazi inclusi) del testo ori-
ginario a circa 500-600. Utilizza allo scopo anche le informazioni di contestualizzazione fornite
in precedenza (o altre che puoi ricavare da altre fonti) e quelle implicite contenute nel testo (ad
esempio il riferimento alla “vita di quest’ultimo anno” o alla condizione di “garibaldino”, come
l’autore della lettera si definisce, o all’“idea” che “trionferà”).

T4 Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana


Dalle Carceri Giudiziarie di Torino
22 gennaio 1945
Sandra carissima,
dopo appena sette giorni dal mio arresto mi hanno condannato a morte, stamani.
Non mi dispero per la mia sorte. Ho agito in piena coscienza di ciò che mi aspettava.
Il tuo ricordo è stato per me di grande conforto in questi terribili giorni. Non hanno avuto
5 la soddisfazione di vedere un attimo di debolezza da parte mia.
Non mi sarei mai immaginato di scrivere la prima lettera ad una ragazza in queste
condizioni. Perché tu sei la prima ragazza che abbia detto qualcosa al mio cuore. Mi è
occorso molto tempo per capire cosa eri per me. Il mio carattere, la mia vita di quest’ul-
timo anno mi hanno impedito di corrispondere subito come avrei voluto al tuo affetto.
10 Solo quando sei stata ammalata ho capito che senza di te mi mancava tutto. Io ti amo, ti
amo disperatamente.
In questi giorni ho avuto sempre un nome in mente: Sandra; due occhi luminosi – i
tuoi – hanno rischiarato la mia cella.
Oso dire che il ricordo carissimo, il ricordo di mia Madre, era unito al tuo tanto che io
15 li confondo in un unico grande affetto. Più grande della mia sciagura – perdonami se con
questa mia oso turbare la tua pace – la consolazione di scriverti è così grande ed io sono
un grande egoista.
Ritorno dal colloquio – ti ho veduta ed ho la certezza che non mi hai dimenticato.
Adesso voglio vivere – per te – per noi, Sandra, non lasciarmi mai.
20 Perdonami questa mia debolezza, sii forte come voglio e saprò esserlo io.
Da buon garibaldino ho combattuto, da buon garibaldino saprò morire. La nostra
idea trionferà ed io avrò contribuito un poco – sono forse un presuntuoso –. Sii felice, è il
mio grande desiderio.
Bruno
Sta’ vicina a mia madre, ne ha tanto bisogno. Sandra, Sandra.
(Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana - 8 settembre 1943 - 25 aprile 1945,
a cura di P. Malvezzi e G. Pirelli, Einaudi, Torino 1952)

Il riassunto 11
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DEL RIASSUNTO
Proponiamo una griglia di valutazione del riassunto, articolata in 10 “indicatori”, corrispondenti alle
principali competenze richieste per la sua esecuzione.
I punteggi, da 10 a 3, sono suddivisi in 5 colonne, di cui la centrale segnala il livello di sufficienza.
La somma dei punteggi acquisiti per ogni indicatore, divisa per 10, dà il voto.
La griglia può essere utilizzata, oltre che dall’insegnante, anche dallo studente per un controllo anali-
tico e differenziato della propria prestazione e per una autovalutazione. Tali operazioni possono essere
effettuate anche in modo incrociato tra studente e studente o, collegialmente, da più studenti insieme.
INDICATORI PUNTEGGI
(‘Ù®ã›Ù® —®
òƒ½çãƒþ®Êě
—›½½› ƒ®½®ã„
› —›½½› ‘ÊÃ֛ã›Äþ›)
PUNTEGGI
10ͳ9 8ͳ7 6 5ͳ4 3 PARZIALI
1. Rispetto della completo pressoché parziale, ma carente molto scarso
consegna completo comples-
sivamente
adeguato
2. Comprensione totale abbastanza soddisfacente, carente con molte
letterale del testo corretta ma non imprecisioni e
di partenza sempre precisa scorrettezze
3. Completezza totale comples- pressoché contenuto con molte
del contenuto sivamente esauriente incompleto imprecisioni e
essenziale del testo esauriente scorrettezze
di arrivo
4. Struttura perfettamente per lo più equilibrio e disequilibrata molto
del discorso (equilibrio equilibrata e equilibrata e ordine nel e disordinata disequilibrata
e ordine tra le parti ordinata ordinata complesso e disordinata
del discorso) accettabili
5. Struttura perfettamente quasi sempre accettabile incoerente e del tutto priva
del discorso (coerenza coerente e coerente e non coesa di coerenza e
e coesione) coesa coesa coesione
6. Sintassi perfettamente corretta semplice semplicistica/ con molti
corretta, con contorta/ errori/
elementi di con qualche decisamente
complessità errore scorretta

7. Registro linguistico adeguati, quasi sempre complessiva- con diverse gravemente


e lessico appropriati, adeguati, mente improprietà inadeguati e
efficaci appropriati, adeguati, non appro-
efficaci con qualche priati
imperfezione
8. Ortografia pienamente corretta, con con pochi, non con molti con moltissimi
corretta qualche gravi errori errori errori/
imperfezione decisamente
scorretta
9. Punteggiatura pienamente corretta, ma con qualche imprecisa con molte
corretta, non sempre imprecisione e imprecisioni/
accurata ed accurata incuria scorretta
efficace
10. Presentazione ottima buona complessiva- insoddisfa- gravemente
grafica (leggibilità, cura mente accet- cente inadeguata
dell’impaginazione) tabile
VOTO
PUNTEGGIO TOTALE corrispondente a ....... / 10

12 UNITÀ 1
UNITÀ 2

L’analisi e il commento di un testo


Definizione e funzione L’analisi e il commento di un testo costituiscono una tipica attività
scolastica che consiste:
1. in una lettura attenta e approfondita del testo finalizzata alla comprensione del suo signifi-
cato letterale;
2. nell’analisi dei mezzi linguistici e stilistici usati dall’autore, ai fini della comprensione del
suo significato profondo;
3. nella formulazione di un’interpretazione critica, basata sull’analisi effettuata e su altre in-
formazioni in possesso dello studente.
I testi oggetto di quest’attività sono prevalentemente letterari (poesia e prosa), ma possono an-
che essere non letterari (saggi, articoli giornalistici, manuali, relazioni, lettere, testi normativi
ecc.).
L’attività di analisi e commento costituisce una delle tipologie di prima prova scritta agli esami
di Stato, in cui è accompagnata da quesiti che guidano lo studente nelle operazioni richieste. Tali
quesiti, solitamente articolati in “Comprensione”, “Analisi del testo” e “Interpretazione com-
plessiva e approfondimenti”, sono formulati in forma aperta e le risposte possono avere estensio-
ne varia, a seconda del contenuto. Gli studenti devono rispondere separatamente ai quesiti secon-
do l’ordine di successione, oppure, se è consentito o espressamente richiesto, comporre un testo
espositivo in cui le risposte ai quesiti siano inserite secondo l’ordine da loro liberamente scelto.

Le fasi di svolgimento dell’analisi e del commento Nelle pagine che seguono descriviamo le
operazioni da compiere ai fini della comprensione, dell’analisi e dell’interpretazione del testo,
distinguendo tra testo letterario in poesia, in prosa e testo non letterario.
Per ciascuna delle tre tipologie ti proponiamo l’esemplificazione su un testo – il sonetto Tanto
gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri, la novella Lisabetta da Messina di Giovanni Boc-
caccio e alcuni stralci dal saggio La banalità del male di Hannah Arendt – con quesiti sul model-
lo della prima prova degli esami di Stato.

1. Comprensione, analisi e interpretazione


ON LINE
Analisi
di un testo letterario in poesia
di un testo
teatrale COMPRENSIONE DEL TESTO POETICO: LA PARAFRASI
Per comprendere un testo letterario in poesia – anche quando non viene esplicitamente richie-
sto – è utile eseguirne la parafrasi. Essa costituisce la riscrittura di un testo secondo modalità
diverse da quelle del testo di partenza, mantenendone intatto il significato letterale. È un’attività
di scrittura prevalentemente scolastica, condotta su testi letterari, soprattutto poetici (viene de-
finita “versione in prosa”), con l’obiettivo di favorirne la comprensione da parte degli studenti,
ma può essere svolta anche per un testo in prosa, quando è particolarmente complesso e di diffi-
cile comprensione.

L’analisi e il commento di un testo 13


SCHEDA OPERATIVA

Come fare una parafrasi


Ripeti i medesimi argomenti del testo di partenza (senza tralasciarne e senza aggiungerne di nuovi).
Ricalca la struttura del testo di partenza, mantenendo l’ordine di disposizione degli argomenti.
Passa dal registro linguistico e stilistico “alto” (in cui sono solitamente scritte le poesie, o testi di alto im-
pegno intellettuale), a un registro standard.
Semplifica (e “normalizza”), se necessario, la sintassi,
• modificando la posizione delle parole (ad esempio eliminando le inversioni);
• evitando le ripetizioni (ad esempio sostituendo dei nomi con pronomi);
• completando le ellissi e i sottintesi;
• trasformando, eventualmente, il discorso diretto in indiretto.
Modifica, se necessario, la punteggiatura rendendola più conforme all’uso comune.
Agisci soprattutto sul lessico,
• sostituendo le parole più difficili e inusuali – antiquate, tecniche, “poetiche” – con altre di uso comune,
o con sinonimi o perifrasi. Nel far questo considera il significato precipuo che le parole possono avere
nel vocabolario dell’autore e nel suo periodo storico;
• mantenendo le medesime parole, se sono di facile comprensione o hanno una particolare pregnanza
di significato (in tal caso puoi virgolettarle).
Spiega le metafore e le allegorie, se non sono di immediata comprensione.
Non inserire commenti o valutazioni.

Altra operazione solitamente richiesta per verificare la comprensione letterale di un testo, soprat-
tutto se in prosa, è il riassunto ( pp. 1 ss.).

ANALISI DEI LIVELLI DEL TESTO POETICO


L’analisi di una poesia viene condotta solitamente sui cosiddetti “livelli” di analisi, cioè su que-
gli aspetti ed elementi che caratterizzano distintamente il testo poetico sul piano contenutistico
e formale rispetto ad altri testi e attraverso i quali si esprime quello “scarto dalla norma”e quella
polisemia del testo, in cui risiede la sua peculiarità.
Sul piano formale i principali sono i livelli
strutturale,
lessicale,
morfologico-sintattico,
metrico,
fonico,
stilistico-retorico,
mentre sul piano contenutistico è da considerare il livello
tematico.
Va precisato che, pur essendo tutti i livelli di analisi importanti, non è necessario che ciascuno di
essi sia esaurientemente approfondito in ogni poesia. Ciascun critico letterario – e quindi anche
lo studente quando assume tale ruolo nella simulazione scolastica, a meno di indicazioni specifi-
che – ha diritto di scegliere su quale di essi soffermare in particolare la propria attenzione, sia in
base a personali preferenze e sensibilità, sia in base alla rilevanza che in un autore alcuni livelli
hanno rispetto ad altri, sia anche in base alle aspettative o richieste del destinatario.
Benché spesso più livelli interagiscano tra loro (ad esempio lo strutturale con il sintattico, il metrico
con il fonico ecc.) e possano essere analizzati congiuntamente, per comodità d’esposizione, nelle
prossime schede, indicheremo distintamente le operazioni da compiere per ciascuno dei livelli
sopra elencati.

14 UNITÀ 2
Livello tematico
Il livello tematico è quello che riguarda il contenuto di un testo. L’analisi si propone perciò di iden-
tificare il tema, cioè l’argomento fondamentale, detto anche topic. Quando il tema è costantemente
ripetuto nel testo, viene anche definito, con un termine mutuato dal linguaggio musicale, leitmotiv.
Il tema principale di un testo è segnalato al lettore dalla presenza di parole ricorrenti, o di loro
sinonimi, poste in posizione di rilievo, che sono dette “parole chiave” in quanto, metaforica-
mente, “aprono la porta” al significato di un testo e sono perciò essenziali alla sua comprensione.
Al tema principale di un testo possono accompagnarsi temi secondari, anch’essi segnalati da
parole chiave o loro sinonimi.
È infine da considerare che, dato il carattere polisemico della poesia, quello che appare come il
tema principale di un testo può in realtà celarne altri più profondi.

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello temaƟco


Riconosci la situazione rappresentata nella poesia (una vicenda esteriore o interiore, statica o dinamica)
e chi vi agisce (l’autore stesso, altri personaggi).
Riconosci l’area semantica dominante nel testo, individuando le parole di uguale o analogo significato
che ricorrono più sovente.
Individua la parola chiave che:
• appartiene di solito all’area semantica dominante ed è confermata da sinonimi;
• è spesso collocata in posizione di rilievo (ad esempio all’inizio o alla fine di versi) o accompagnata da
figure retoriche di suono (assonanze, consonanze ecc.);
• può essere evidenziata da figure retoriche di significato (metafora, similitudine, sineddoche ecc.).
Individua a questo punto il tema dominante e verifica se ricorre nel testo come un leitmotiv.
Sintetizzalo in un titolo: un sintagma o una breve frase nominale.
Riconosci eventuali temi secondari e stabilisci in che relazione stanno con quello principale.
Colloca il tema principale e gli eventuali temi secondari
• nel quadro dell’elaborazione intellettuale dell’autore e nel resto della sua produzione letteraria;
• nel contesto storico e culturale del tempo.
Ricerca nel testo eventuali ulteriori temi celati e sottesi.
Esegui dei segni grafici sul testo e prendi appunti sulle osservazioni compiute.
Per concludere esegui (eventualmente) un sintetico riassunto del contenuto tematico della poesia (analogo
a quelli che compaiono nei manuali scolastici come introduzione alla poesia).

Livello strutturale
Il livello strutturale riguarda la disposizione dei temi all’interno del testo. Un testo poetico
può avere varie forme di struttura:
lineare, nella quale i temi si susseguono in progressione ordinata, anche se con diversa am-
piezza;
a elementi paralleli, in cui uno o più temi si ripetono, con eventuali variazioni, nel medesimo
ordine;
a elementi alternati, in cui due o più coppie di temi si ripetono alternandosi le une alle altre;
circolare, per cui il tema iniziale della poesia ritorna nel finale, dopo una serie variata di altri
temi;
a intreccio, in cui diversi temi sono distribuiti nel testo in ordine sparso o con apparente
disordine;
a chiasmo, in cui due coppie di temi sono incrociate.

L’analisi e il commento di un testo 15


SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello struƩurale


Analizza il modo in cui i temi sono disposti all’interno del testo, riconoscendo il tipo di struttura (lineare,
a elementi paralleli o alternati, circolare, a intreccio, a chiasmo): prendi appunti e realizza schemi cercando
di riprodurla visivamente.
Riconosci nel testo l’eventuale utilizzo di più schemi strutturali combinati insieme.
Riconosci la corrispondenza tra la struttura e il significato che i temi assumono nel testo.
Rileva la corrispondenza tra livello strutturale e altri livelli di analisi.

Livello morfologico-sintattico
Il livello morfologico-sintattico riguarda le scelte effettuate dal poeta rispetto alle forme no-
minali e verbali (morfologia) e al loro legame all’interno della singola frase e a quello tra frasi
(sintassi).

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello morfologico-sintaƫco


Rileva la quantità di forme nominali (sostantivi, aggettivi, pronomi ecc.) e verbali e il rapporto quantitati-
vo tra di esse, evidenziando l’eventuale prevalenza delle une sulle altre.
Analizza i tempi verbali.
Esegui l’analisi del periodo e rileva l’ampiezza dei periodi, la prevalenza di struttura paratattica o ipo-
tattica, di polisindeto o asindeto, i tipi di proposizioni subordinate usate, eventuali ellissi del verbo, frasi
nominali ecc.
Esegui l’analisi logica di ciascun periodo ed esamina la disposizione delle parole, specie se è particolare
rispetto all’uso comune; analizza la posizione del predicato e le funzioni logiche.
Poni le soluzioni sintattiche adottate dal poeta in relazione con il loro significato tematico e con altri
livelli (ad esempio con quello strutturale).

Livello lessicale
Il livello lessicale si riferisce alla scelta delle parole effettuata dal poeta. In particolare:
vanno individuate le parole più “poetiche” in quanto difformi dall’uso comune e dense di
significato;
in presenza di testi antichi è opportuno verificare la corrispondenza o meno di significato
rispetto a quello attuale;
va riconosciuto il significato “tecnico” che certe parole assumono nel vocabolario del poeta o
nel quadro di particolari movimenti culturali o all’interno di linguaggi speciali o settoriali.
L’analisi lessicale permette di individuare anche le aree semantiche, cioè le parole appartenenti
al medesimo ambito di significato, e il registro linguistico del testo.

16 UNITÀ 2
SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello lessicale


Riconosci le parole difformi dall’uso comune. In particolare parole:
• polisemiche (a cui puoi attribuire diverse sfumature di significato);
• storicamente connotate, il cui significato in passato era diverso da quello attuale;
• aventi nel vocabolario del poeta un significato specifico;
• appartenenti al vocabolario di movimenti letterari, filosofici, teologici, scientifici ecc.;
• metaforiche (in tal caso va sciolta la metafora);
• di varietà linguistiche: dialettismi, latinismi, arcaismi, neologismi, termini gergali, specialistici ecc.
Di ciascuna di queste parole controlla di aver ben compreso il significato letterale (operazione già com-
piuta in fase di parafrasi) e cerca di riconoscere anche sfumature di significato più profonde.
Individua le principali aree semantiche che possono costituire una “spia” degli intendimenti espressivi del
poeta.
Definisci il registro linguistico del testo: aulico o quotidiano, purista o dialettale, plurilinguista o monolin-
guista ecc.
Da’ una sintetica definizione del lessico del testo esaminato, con un sintagma o una breve frase nominale.

Livello metrico
Il livello metrico riguarda le scelte metriche del poeta in merito a:
tipologie di componimenti, tra i quali i più importanti e diffusi nella letteratura italiana sono:
• il sonetto (di antichissima tradizione, ma ancora usato nel Novecento), formato da due
quartine e due terzine di endecasillabi, generalmente in rima;
• la ballata, articolata in strofe dette “stanze”, con la ripresa o ritornello generalmente di tre
o quattro versi, che alterna endecasillabi e settenari secondo schemi liberi;
• la canzone, che alterna anch’essa endecasillabi e settenari ed è composta da una serie di
stanze, ciascuna delle quali costituita da una “fronte” e da una “sirma”, collegate da un
verso detto “chiave”;
• il madrigale, breve componimento musicabile, in endecasillabi a schema metrico variabi-
le, sul modello della stanza di ballata;
• l’ode, caratterizzata dal vario raggruppamento di versi in quartine, sestine, ottave e dalla
frequente alternanza di versi piani e sdruccioli;
versi, tra i quali i più diffusi sono l’endecasillabo e il settenario, oppure il verso libero di
molta poesia contemporanea;
rime, che possono essere baciate (AA BB), alternate (a coppie alterne secondo lo schema AB AB),
incrociate (AB BA), incatenate (ABA BCB, come nelle terzine dantesche), invertite (ABC CBA)
ecc.; le rime possono anche essere interne oppure ci possono essere assonanze;
strofe, costituite da raggruppamenti di versi secondo vari schemi, ad esempio:
• la terzina della Divina Commedia, in cui i tre versi endecasillabi si succedono a rime
incatenate;
• le quartine e le terzine del sonetto;
• l’ottava dei poemi epico-cavallereschi (Boiardo, Pulci, Ariosto, Tasso ecc.), costituita da
otto endecasillabi, sei dei quali a rima alternata e due a rima baciata (AB AB AB AB CC);
• la strofa libera, formata da versi tradizionali, mescolati in vario modo (utilizzata da Leo-
pardi);

L’analisi e il commento di un testo 17


durata dei versi e loro velocità, pause (indicate dagli “a capo” e dallo spazio bianco tra una
strofa e l’altra), relazione tra l’articolazione metrica e la punteggiatura, tra le pause metriche
e quelle sintattiche ecc., con particolare riferimento all’enjambement, che consiste nella spez-
zatura di una frase o di un sintagma tra la fine di un verso e l’inizio del successivo.

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello metrico


Descrivi le scelte del poeta in campo metrico (se necessario, consulta un manuale di metrica), definendo
il tipo di componimento e di versi, lo schema strofico e metrico ecc.
Interpreta tali scelte in relazione al significato della poesia, facendo riferimento alla produzione del poeta
e al contesto in cui opera.
Poni in relazione le osservazioni di livello metrico con altri livelli (fonico, sintattico, retorico ecc.).

Livello fonico
Il livello fonico riguarda il “suono” di un testo poetico, la sua musicalità, che può variare dal
chiaro al cupo, dallo stridente all’aspro ecc.: essa può essere determinata dalla scelta di vocali e
consonanti (liquide come “l” e “r”, sibilanti come “s”, dentali come “t” e “d”, nasali come “m” e
“n” ecc.) oppure può essere accentuata dalla presenza di figure retoriche di suono (come allitte-
razione, onomatopea, assonanza, consonanza ecc. p. 19).
Spesso il suono di un testo acquista valore simbolico, o fonosimbolico, comunicando al lettore
(in questo caso dovremmo dire “all’uditore”) un’esperienza percettiva e il significato che essa ha
per il poeta (esempi in tal senso sono Foscolo e Pascoli).

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello fonico


Riconosci la presenza nel testo di vocali e consonanti (prevalenza delle une sulle altre, ripetizione di alcu-
ne ecc.).
Da’ una definizione generale del “suono” del testo (chiaro, cupo, aspro ecc.).
Individua la presenza di figure retoriche di suono.
Rileva l’eventuale valore simbolico di alcuni suoni e il loro significato.
Riconosci la corrispondenza delle scelte foniche del poeta con il significato della poesia.
Poni in relazione le osservazioni di livello fonico con altri livelli (per esempio metrico o retorico).

Livello stilistico-retorico
Il livello stilistico-retorico riguarda le scelte di stile di un autore, cioè la sua “maniera di scri-
vere” e l’insieme dei tratti formali che caratterizzano il suo linguaggio.
Tali scelte possono riallacciarsi alle tipologie classificate dai retori classici e riprese durante il
Medioevo (stile alto, medio, basso), oppure uniformarsi alle caratteristiche tipiche di un genere
letterario (stile epico, lirico, bucolico ecc.), oppure corrispondere (consapevolmente o no) a quel-
le proprie di uno specifico movimento o scuola (Scuola siciliana, Dolce stil novo, Neoclassicismo
ecc.), o ancora “imitare” lo stile di un autore (petrarchesco, montaliano ecc.).

18 UNITÀ 2
L’analisi di tale livello esamina in particolare l’uso di figure retoriche, le quali sogliono essere
distinte in figure:
di suono, come:
• allitterazione: ripetizione degli stessi suoni in parole vicine («caddi come corpo morto
cade», D. Alighieri);
• onomatopea: imitazione di suoni o rumori di fenomeni naturali (“bau bau”, “fruscio”,
“rimbombo”);
• paronomasia: sorta di bisticcio, di gioco di parole, che consiste nell’accostamento di pa-
role dal suono simile, ma non accomunabili né per significato né per origine etimologica
(“ricci capricci”, “fratelli coltelli”, “traduttore traditore”);
• omoteleuto: disposizione ravvicinata di parole che terminano allo stesso modo («Ma se-
dendo e mirando», G. Leopardi);
• anadiplosi: ripresa, all’inizio di un verso o di una frase, di una parola conclusiva del verso
o della frase precedente («da cielo in terra a miracol mostrare. / Mostrasi sì piacente a chi
la mira», D. Alighieri);
• assonanza e consonanza: somiglianza fonica tra due o più parole, prodotta, rispettiva-
mente dall’uguaglianza delle vocali e delle consonanti («Distesa estesa / stagione», V. Car-
darelli);
di parola, come:
• anacoluto: costruzione sintattica con grave errore di concordanza (“il suo discorso sono
tutte invenzioni”);
• anafora: ripetizione di una parola o di un gruppo di parole all’inizio di proposizioni o versi
(«Per me si va ne la città dolente, / per me si va ne l’etterno dolore, / per me si va tra la
perduta gente», D. Alighieri);
• chiasmo: disposizione incrociata di quattro elementi (due coppie di due, in cui il primo
elemento della prima coppia corrisponde al secondo della seconda e viceversa secondo lo
schema ABBA) collegati tra loro (“vizi privati, pubbliche virtù”);
• asindeto: assenza di congiunzioni tra parole o frasi strettamente correlate (“era immobile,
pallido, distrutto”);
• polisindeto: elencazione di parole o frasi con la ripetizione di congiunzioni coordinative
(«Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento / et per aere et nubilo et sereno et onne tempo»,
Francesco d’Assisi);
• iperbato: interposizione di una o più parole tra due termini che, di norma o secondo il
senso, dovrebbero stare contigui (“il di lei fratello”);
• poliptoto: ripetizione a distanza ravvicinata della medesima parola diversamente declina-
ta o coniugata («caddi come corpo morto cade», «Amor, ch’a nullo amato amar perdona»,
D. Alighieri);
• climax (traslitterazione della parola greca che significa “scala”): disposizione di una serie
di parole secondo una gradualità crescente (climax ascendente) o decrescente (climax di-
scendente o anticlimax) («O mia stella, o Fortuna, o Fato, o Morte», F. Petrarca);
• figura etimologica: accostamento di due o più parole derivanti dalla medesima radice
(«sfiorata Fiore», «Amor, ch’a nullo amato amar perdona», D. Alighieri).
A queste vanno aggiunte le figure retoriche di significato, che si differenziano dalle prece-
denti in quanto agiscono non sull’aspetto esterno delle parole (il cosiddetto “significante”),
ma, appunto, sul loro significato. Appartengono a questa tipologia le seguenti figure:
• similitudine: paragone evidente introdotto da “come”, “similmente” ecc. (“la giovinezza è
come la rosa”);
• metafora: trasferimento di significato di una parola dal senso proprio a un altro figurato
che abbia con il primo un rapporto di somiglianza (“sei un leone”);

L’analisi e il commento di un testo 19


• perifrasi: espressione costituita da più vocaboli al posto di un solo termine («l’amor che
muove il sole e l’altre stelle» per indicare “Dio”, D. Alighieri);
• antitesi: accostamento di parole o frasi di significato opposto («e ardo e son di ghiaccio»,
F. Petrarca);
• sinestesia: associazione di termini che si riferiscono a sfere sensoriali diverse («urlo nero»,
S. Quasimodo);
• ossimoro: accostamento intenzionale di parole di significato antitetico (“lucida follia”, o il
titolo della raccolta di G. Ungaretti Allegria di naufragi);
• metonimia: sostituzione di una parola con un’altra che esprime un concetto vicino o di-
pendente dal primo, ad esempio causa per effetto, astratto per concreto, contenente per
contenuto ecc. (“un Picasso” per indicare un quadro di Picasso);
• sineddoche: sostituzione di una parola con un’altra che ha con la prima una relazione di
quantità (la più frequente sostituisce la parte per il tutto: “il mare è pieno di vele” invece
di “il mare è pieno di barche a vela”);
• iperbole: amplificazione, per eccesso o per difetto, di un’immagine o di un concetto oltre i
limiti del verosimile (“è un secolo che aspetto”, “sono pronto tra un attimo”);
• litote: negazione di un concetto per esprimere il suo contrario («Don Abbondio non era
nato con un cuor di leone», A. Manzoni);
• personificazione (o prosopopea): consiste nel dare voce a un personaggio assente
o defunto o a un concetto astratto che viene così personificato (ad esempio nel sonetto
dantesco Tanto gentile è personificato lo spirito d’amore “che va dicendo a l’anima:
Sospira”).

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del livello sƟlisƟco-retorico


Riconosci le caratteristiche dello stile del poeta, riconducendole a qualche categoria generale (genere
letterario, movimento poetico ecc.).
Individua e definisci le figure retoriche. Se necessario, consulta un manuale di stilistica e retorica.
Distingui tra i vari tipi di figure retoriche (di suono, parola, significato) e soffermati in particolare su quelle
di significato.
Commenta le scelte dell’autore.
Poni in relazione le osservazioni di livello retorico con altri livelli.

INTERPRETAZIONE DEL TESTO


L’interpretazione di un testo consiste nella ricerca del suo significato profondo, su cui il com-
mentatore formula delle ipotesi, per sostenere e argomentare le quali si avvale dei risultati
dell’analisi testuale e di altre informazioni in suo possesso.
Nelle consegne della tipologia A della prima prova degli esami di Stato è consuetudine richiedere
degli “approfondimenti” su questioni collegate al testo esaminato: confronti con altri testi del
medesimo autore o di altri autori, con opere di arti figurative; questioni linguistiche, filosofiche o
religiose; attualizzazione di tematiche in epoche successive o nel presente ecc.
I suggerimenti che proponiamo nella scheda seguente riguardano non soltanto il testo letterario
in poesia, ma anche quello in prosa e quello non letterario.

20 UNITÀ 2
SCHEDA OPERATIVA

Interpretazione del testo


Sulla base degli elementi raccolti durante le operazioni di comprensione e di analisi, elabora una tua
interpretazione del testo, nella sua globalità oppure su elementi parziali, eventualmente riprendendo in
toto o in parte interpretazioni elaborate da altri (ad esempio critici letterari), che puoi trovare nei manuali
scolastici o raccogliere da altre fonti. In particolare considera:
• la personalità dell’autore, il suo mondo interiore, la sua psicologia, il rapporto con le vicende della vita;
• la formazione culturale, l’adesione a determinate correnti o movimenti;
• il suo sistema di pensiero, l’adesione a movimenti filosofici, la sua ideologia;
• il rapporto con le vicende storiche, la partecipazione a eventi, la loro influenza sull’elaborazione cultu-
rale dell’autore e sulle sue convinzioni ideologiche;
• il confronto con manifestazioni culturali, coeve o no, di altri ambiti (ad esempio artistico, musicale ecc.).
Esprimi il tuo giudizio sull’efficacia dei mezzi linguistici e stilistici adottati dall’autore argomentandolo con
citazioni e riferimenti al testo o con altre informazioni in tuo possesso.
Rifletti sulle intenzioni dell’autore che possono essere di varia natura (denuncia, persuasione, intrat-
tenimento, manifestazione della propria interiorità ecc.) e sul messaggio che egli ha voluto trasmettere.
Esprimi, eventualmente, la tua valutazione al riguardo.
Da’ risposte di tipo argomentativo ai quesiti di interpretazione e approfondimento, “giustificando” le tue
ipotesi.
Se il quesito è semplice e richiede una risposta secca, sii sintetico, formulando una breve frase che vada
al nocciolo della questione, evitando divagazioni e annotazioni superflue.
Se invece il quesito è complesso e richiede per risposta una sorta di “mini-saggio”, articola la risposta in
paragrafi.

ESEMPIO
Un esempio di analisi e commento
di un testo poetico
ON LINE Per ciascuna delle fasi sopra descritte e delle relative schede operative ti proponiamo
Esempio svolto un’esemplificazione condotta sul sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri.

Dante Alighieri
Tanto gentile e tanto onesta pare
dalla Vita Nuova, cap. XXVI
› Metro: sonetto, secondo lo schema ABBA, ABBA, CDE, EDC

Tanto gentile e tanto onesta pare


la donna mia1 quand’ella altrui2 saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
4 e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va3, sentendosi laudare,


benignamente d’umiltà vestuta4;

1. Tanto ... mia: la donna (signora, dal 2. altrui: non significa “qualcun altro”, è andare.
latino domina) è connotata dai tipici attri- un pronome indefinito che funge da og- 4. benignamente ... vestuta: si tratta di
buti stilnovistici: gentile (nobile, in senso getto del verbo transitivo secondo l’uso una metafora per indicare le virtù morali
spirituale) e onesta (decorosa quanto ad dell’italiano dell’epoca. di Beatrice.
atteggiamenti esteriori). 3. Ella si va: Contini: si impegna nel suo

L’analisi e il commento di un testo 21


e par che sia una cosa venuta
8 da cielo in terra a miracol mostrare5.

Mostrasi sì piacente a chi la mira,


che dà per li occhi una dolcezza al core,
11 che ‘ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova


un spirito soave pien d’amore,
14 che va dicendo a l’anima: Sospira.

5. e par ... mostrare: par riprende il pare del verso 1; Contini: si fa evidente la sua natura.

COMPRENSIONE DEL TESTO: PARAFRASI


Ecco un esempio di parafrasi sul testo dantesco, accompagnata da notazioni relative alle opera-
zioni compiute, strofa per strofa.

TESTO PARAFRASI OPERAZIONI DI PARAFRASI


Tanto gentile e tanto Beatrice, che è mia signora, Il soggetto (la donna mia), che nel testo dantesco è po-
onesta pare / quando porge il suo saluto, sposto al predicato, viene anticipato, nella parafrasi, con
la donna mia quand’ella si rivela così nobile d’animo e l’aggiunta del nome di Beatrice che era sottinteso. Per
altrui saluta, / così dignitosa che ogni lingua il resto è mantenuta la struttura sintattica del periodo.
ch’ogne lingua deven ammutolisce per il tremore e Le uniche modifiche riguardano il lessico e “storicizza-
tremando muta, / gli occhi non osano guardarla. no” il verbo pare, parola chiave del testo, gli aggettivi
e li occhi no l’ardiscon di gentile e onesta e il sostantivo donna, dando loro il
guardare. significato che avevano al tempo di Dante.
Altre piccole modifiche riguardano la grafia antica:
ogne = “ogni”, deven ... muta = “diviene muta, ammu-
tolisce”, no = “non”.
Il termine aulico ardiscon è sostituito da “osano”.
Ella si va, sentendosi Ella procede con atteggiamen- Anche qui è mantenuta la struttura sintattica del pe-
laudare, / to di modestia e umiltà, pur riodo, con l’esplicitazione del valore concessivo del
benignamente d’umiltà sentendo le parole di lode a gerundio sentendosi.
vestuta; / lei rivolte, e appare come una A livello lessicale sono chiariti i significati dei termini
e par che sia una cosa creatura giunta dal cielo per “stilnovistici” e “danteschi”: benignamente, umiltà, cosa,
venuta / mostrare un miracolo in terra. miracol e, di nuovo, par.
da cielo in terra a
miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi Ella si manifesta a chi la con- È ancora mantenuta la struttura sintattica del periodo
la mira, / templa con una tale bellezza con l’esplicitazione del soggetto sottinteso.
che dà per li occhi una da infondere nei cuori, attra- Dal punto di vista lessicale, da notare le “traduzioni” di
dolcezza al core, / verso gli occhi, una dolcezza Mostrasi, piacente, mira.
che ‘ntender no la può che può comprendere solo chi La forma negativa chi no la prova è trasformata in af-
chi no la prova: la sperimenta direttamente. fermativa.

e par che de la sua labbia E risulta evidente come dal- I due punti da cui sono divise le due terzine sono tra-
si mova / l’espressione del suo volto sformati nella parafrasi in punto fermo.
un spirito soave pien promani una soave ispirazio- Da notare a livello lessicale il significato attribuito a
d’amore, / ne amorosa che suggerisce labbia, spirito e, di nuovo, par.
che va dicendo a l’anima: all’anima di sospirare. Il discorso diretto Sospira è trasformato in indiretto.
Sospira.

22 UNITÀ 2
ANALISI DEI LIVELLI DEL TESTO POETICO
Ti proponiamo ora un’analisi del sonetto di Dante Tanto gentile e tanto onesta pare articolata
nei livelli tematico, strutturale, lessicale, morfologico-sintattico, metrico, fonico e stilistico-
retorico.
Analisi di livello tematico
Situazione: Beatrice, protagonista della poesia, è rappresentata mentre procede offrendo il suo saluto
e ricevendo le lodi di chi la contempla. La sua apparizione è una manifestazione divina che produce effetti
miracolosi.
Area semantica: prevalgono termini della tradizione cortese e stilnovistica, riferiti alle qualità di Beatrice
e alle sue benefiche azioni.
Parola chiave: pare al v. 1, il cui significato non è “sembra”, bensì “appare con evidenza”, ripetuta
come un leitmotiv ai vv. 7 e 12 (e par) e con il sinonimo Mostrasi al v. 9; queste parole sono collocate
in posizione di rilievo: alla fine del verso 1 e all’inizio dei versi 7, 9 e 12. Altra parola chiave è miracol
posta in posizione centrale, nello snodo tra quartine e terzine: alla fine del v. 8, collegata al v. 9 dai verbi
mostrare/Mostrasi.
Tema principale: l’apparizione miracolosa di Beatrice.
Altri temi: qualità di Beatrice e sua lode, caratteristiche della folla degli astanti.
Contestualizzazione: ambiente comunale fiorentino; la figura storica di Beatrice; tradizione poetica cor-
tese e stilnovistica; dibattito filosofico-teologico; composizione della Vita Nuova; rapporto tra il sonetto e
il resto del cap. XXVI (prosa e altro sonetto).
Valore ideologico: concezione religiosa dell’amore.

Analisi di livello strutturale


Il sonetto presenta una struttura a quattro elementi paralleli, corrispondenti alle quattro strofe, ciascu-
no dei quali è caratterizzato dalla parola chiave pare con le varianti e par e Mostrasi. Quest’ultimo verbo,
che apre la prima terzina, replicando il mostrare con cui si conclude la seconda quartina, fa da raccordo tra
le due coppie di strofe.
Questa struttura a elementi paralleli si combina con una struttura lineare in cui il tema portante dell’ap-
parizione miracolosa di Beatrice è espresso in quattro successive manifestazioni (v. 2: saluta; v. 8: miracol
mostrare; v. 10: dà ... dolcezza; v. 14: va dicendo).
È riconoscibile anche una struttura a elementi alternati, in quanto la prima strofa fa coppia con la terza,
essendo entrambe caratterizzate da una proposizione consecutiva, e la seconda con la quarta, presentan-
do entrambe e par in inizio di verso (quasi un’anafora).
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand’ella altrui saluta,
ch’ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l’ardiscon di guardare.

Ella si va, sentendosi laudare,


benignamente d’umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
mostrare

Mostrasi sì piacente a chi la mira,


che dà per li occhi una dolcezza al core,
che ‘ntender no la può chi no la prova:

e par che de la sua labbia si mova


un spirito soave pien d’amore,
che va dicendo a l’anima: Sospira.

L’analisi e il commento di un testo 23


Analisi di livello morfologico-sintattico
L’analisi del livello morfologico rivela la prevalenza di forme verbali (22 non contando i 2 servili ardiscon,
può) rispetto agli aggettivi qualificativi (6) e ai sostantivi (15). In un caso è usata la perifrasi (va dicen-
do = dice).Quanto a tempi e modi, nelle proposizioni principali e nelle subordinate relative è sempre usato
l’indicativo presente che “attualizza” di fronte al lettore l’immagine di Beatrice e al tempo stesso la rende
eterna e immutabile. È da notare che i verbi sono collocati in posizioni di rilievo, specie alla fine di versi, co-
stituendo ben 11 rime su 14. Pur designando delle azioni, essi non imprimono dinamismo al testo (escluso
il si va del v. 5, che ricorda il Passa per via di Cavalcanti in Io voglio del ver), anzi sembrano esprimere una
sospensione del moto (deven tremando muta, no l’ardiscon di guardare) e uno stato di contemplazione
estatica (sentendosi laudare, mira, va dicendo, Sospira), oppure hanno valore spirituale e metaforico (pare,
venuta / da cielo in terra, mostrare, Mostrasi, saluta).
Anche le forme nominali evocano una situazione spirituale e non realistica. Gli aggettivi (gentile, onesta,
piacente, soave, [d’umiltà] vestuta, pien [d’amore]) e l’avverbio benignamente indicano qualità morali di
Beatrice; i sostantivi (miracol, dolcezza, spirito, amore, anima) hanno valore poetico e filosofico. Anche
quei sostantivi che sembrano designare elementi fisici (donna, cosa, lingua, occhi, core, labbia) assumono
valore metafisico. Infine gli aggettivi indefiniti e i pronomi contribuiscono a sottolineare la indefinitezza
degli astanti: altrui, ogne (lingua), chi (la mira; no la prova).
Per quanto riguarda l’analisi sintattica, il sonetto è composto da quattro periodi complessi, distribuiti
nelle quattro strofe, chiuse da punto fermo, eccetto la prima terzina chiusa da due punti che però hanno
sostanziale valore di punto fermo.
Osserva lo schema.
1a strofa

P
pare

S1 S1 CS1
temporale consecutiva coord. a sub.
consecutiva
quand’ ... saluta ch’ ... deven ...
muta e ... no l’ardiscon
di guardare

S2
modale implicita
tremando

2a strofa

P CP
si va e par

S1 S1
temporale implicita dichiarativa
sentendosi laudare che sia

S2
finale implicita
a ... mostrare

24 UNITÀ 2
3a strofa P
Mostrasi

S1 S1
relativa consecutiva
a chi ... mira che dà

S2
relativa
che ... può

S3
relativa
chi ... prova

4a strofa P
e par

S1
dichiarativa
che ... si mova

S2
relativa
che va dicendo
Legenda
P = proposizione principale
S1, 2, 3 = proposizione subordinata
S3 di I, II, III grado
discorso diretto CP = coordinata alla principale
CS1 = proposizione coordinata
Sospira alla subordinata di I grado

Si rileva una prevalenza di subordinate (complessivamente sono 14, di cui 4 implicite), ma la distri-
buzione di 4 principali nelle 4 strofe e la presenza di 2 coordinate attenua l’ipotassi. Tra le proposizioni
subordinate quelle che svolgono la funzione più importante sono le consecutive, in quanto esprimono
le conseguenze dell’azione di Beatrice, evidenziata nelle rispettive proposizioni principali (vv. 1-2; v. 9) e
chiariscono il divario tra la perfezione di lei rispetto all’inferiorità degli astanti (vv. 3-4; 10-11). In tal modo,
il livello sintattico coopera a quello tematico, enfatizzando la lode di Beatrice e gli effetti della sua appa-
rizione miracolosa. Da notare l’insistenza del nesso subordinante che, ripetuto 7 volte con valori diversi,
a introdurre sia le consecutive sia le dichiarative sia due relative. Molto presente è anche la congiunzione
coordinativa e (anche in posizione iniziale di verso).
Beatrice è il soggetto delle proposizioni principali delle prime tre strofe, mentre la quarta ha per predi-
cato la forma impersonale par. In una sorta di climax discendente, nella prima strofe è definita la donna
mia, nella seconda ella, nella terza è sottintesa.

Analisi di livello lessicale


L’analisi di livello lessicale permette di attingere al significato profondo del testo che si cela sotto la sem-
plicità di un registro linguistico standard e di un lessico ancor oggi largamente utilizzato.

L’analisi e il commento di un testo 25


Le parole da sottoporre ad analisi sono in particolare:
• quelle storicamente connotate, che avevano ai tempi di Dante un significato diverso da quello attuale;
• quelle del lessico poetico della tradizione cortese, siciliana e stilnovistica, di cui Dante è erede;
• quelle che nel vocabolario di Dante, e in particolare in questa poesia, assumono uno specifico signi-
ficato.
Dal momento che i tre piani si intersecano, esse possono essere così elencate:
• gentile: termine cortese con il significato etimologico di “nobile” (dal latino gens) ripreso dalla poesia
stilnovistica (cfr. Guinizzelli, Al cor gentil rempaira sempre amore) con il significato di “nobile d’animo”;
• onesta: latinismo (da honos “dignità, onorevolezza”), sinonimo di gentile con la specificazione seman-
tica di “nobile esteriormente”;
• pare: il critico letterario Gianfranco Contini, nel saggio Esercizi di interpretazione sopra un sonetto di
Dante (1947), ha spiegato che non significa “sembra” come nell’italiano moderno, ma “appare” in
tutta la sua evidenza. È la parola chiave che ricompare in tutte le strofe nelle varianti e par e mostrasi;
• donna: latinismo da domina “signora, padrona” (ripresa della concezione cortese della donna amata,
“padrona” del cuore del poeta);
• saluta: il tema del saluto, che etimologicamente (dal latino salus) si connette a salute fisica e per
estensione a salvezza spirituale, è uno dei tòpoi della poesia stilnovistica (cfr. Cavalcanti, Io voglio del
ver la mia donna laudare) e di Dante in particolare (cfr. Donne ch’avete intelletto d’amore);
• laudare: altro tòpos stilnovistico; in questa poesia Dante prosegue e porta al massimo risultato poetico
lo “stilo della loda” inaugurato dalla canzone Donne ch’avete intelletto d’amore;
• per li occhi ... al core: il percorso di innamoramento da occhi a cuore è un tòpos della poesia cortese,
ben presente nei poeti siciliani e stilnovistici (cfr. ad esempio Giacomo da Lentini, Amor è un desio che
ven da core);
• ‘ntender no la può: tema dell’ineffabilità, già presente in Cavalcanti (cfr. ad esempio Donna me prega),
che Dante svilupperà ampiamente nella Divina Commedia;
• spirito: termine filosofico che indica un’attività vitale ed emotiva; la personificazione dello spirito
d’amore è un motivo cavalcantiano;
• Sospira: altro motivo cavalcantiano.
Le aree semantiche si raggruppano intorno ad alcuni temi: qualità di Beatrice (gentile, onesta, donna
mia, benignamente d’umiltà vestuta, piacente, dolcezza, soave, pien d’amore), sue azioni (saluta, si va,
sentendosi laudare, cosa venuta / da cielo in terra, miracol mostrare, si mova / un spirito, va dicendo), at-
teggiamento degli astanti (deven tremando muta, no l’ardiscon di guardare, chi la mira, Sospira), parti del
corpo interessate dall’azione di Beatrice (lingua, occhi, labbia).
Da notare inoltre – come già accennato nell’analisi morfologica – che le scelte lessicali di Dante condu-
cono a una rappresentazione non realistica ma trasfigurata: le espressioni e i termini riferiti a Beatrice e al
“coro” degli astanti non hanno concretezza visiva; così come i verbi non esprimono dinamismo, ma hanno
valore filosofico e spirituale.
In sintesi il lessico di questa poesia può essere definito di un’apparente semplicità che cela un profondo
significato filosofico e religioso.

Analisi di livello metrico


È un sonetto, formato, secondo regola, da due quartine e due terzine.
Lo schema delle rime è il seguente: ABBA, ABBA, CDE, EDC (nelle quartine rime incrociate, nelle terzine
rime invertite). All’omofonia tra le rime delle quartine fa riscontro la mancanza di rime in ciascuna delle
terzine (così che tra le due rime in C sono interposti ben 4 versi), temperata però dalla consonanza delle rime
in C e in D («mira» / «core»; «amore» / «sospira»).
I versi sono endecasillabi, caratterizzati da una frequenza di accenti ritmici maggiore del consueto. Infatti,
mentre comunemente gli accenti negli endecasillabi sono due o tre e cadono sulla sesta e sulla decima, op-
pure sulla quarta, ottava e decima sillaba, in questa poesia sono di più, ad esempio ben cinque nei vv. 1-2:
Tànto gentìle e tànto onèsta pàre / la dònna mìa quand’élla altrùi salùta. Ciò produce una particolare lentez-
za del ritmo (accentuata dagli enjambements ai vv. 1-2, 7-8 e 12-13), che pone il livello metrico in relazione
con quello tematico della contemplazione estatica di Beatrice e della sacralità dei suoi atteggiamenti.

26 UNITÀ 2
Analisi di livello fonico
Si rilevano da un lato l’assenza di suoni aspri e di scontri consonantici, dall’altro la presenza di suoni
aperti e chiari soprattutto nelle vocali finali delle rime, che sono sempre a ed e. La fluidità di suono, già
riscontrata a livello metrico nella mancanza di pause e di spezzature, è accentuata dal legame lessicale tra
coppia di quartine e coppia di terzine creato dalla ripetizione del verbo mostrare.
Questi elementi, uniti alla lentezza del ritmo analizzata a livello metrico, producono una dolce musicalità,
confermata a livello lessicale da termini riferiti alla dolcezza (cfr. vv. 10 e 13) e alla vocalità (cfr. vv. 2, 3, 12-14).

Analisi di livello stilistico-retorico


Lo stile corrisponde alle caratteristiche del Dolce stil novo di cui Dante è il principale esponente, sia per
i temi trattati (in particolare la lode della donna amata) sia per il linguaggio, improntato a “dolcezza” in
opposizione allo stile aspro della precedente poesia siculo-toscana. Di quello stile Tanto gentile rappresen-
ta l’espressione più alta e al tempo stesso il superamento collocando Beatrice in una sfera sovrumana e
attribuendo all’amore un valore religioso di tipo mistico.
Le figure retoriche sono le seguenti:
di suono:
• assonanza e consonanza: tra vestuta e venuta ai vv. 6 e 7;
• anadiplosi: ripresa di Mostrasi all’inizio del v. 9, rispetto a mostrare alla fine del v. 8;
• allitterazione: tra miracol, mostrare, mostrasi e mira (vv. 8 e 9) e tra spirito e Sospira (vv. 13 e 14);
di parola:
• climax: posizione discendente di Beatrice, definita al v. 2 la donna mia, al v. 5 Ella, al v. 9 sottintesa;
• poliptoto: tra Mostrasi e mostrare (vv. 9 e 8);
di significato:
• metafora: d’umiltà vestuta al v. 6, riprende una metafora biblica molto utilizzata nella letteratura me-
dievale;
• sineddoche: labbia per “volto” al v. 12;
• personificazione: lo spirito che dice all’anima “Sospira”, ai vv. 12-14.
Complessivamente le figure retoriche di questa poesia sono poche, il che contribuisce a dare un tono (al-
meno apparentemente) semplice.

SVOLGIMENTO DI ANALISI E COMMENTO


Invece di fornire un’esemplificazione di interpretazione distinta dall’analisi, proponiamo un
esempio di svolgimento completo di analisi e commento del testo in questione, condotto se-
guendo la traccia formulata secondo la tipologia A della prima prova degli esami di Stato.

Quesiti sulla poesia Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri
Comprensione complessiva
1. Esegui la parafrasi della poesia.
2. Riassumi la poesia in una frase di massimo due-tre righe (200-250 battute, spazi inclusi).
Analisi del testo
3. Qual è il significato del verbo pare (v. 1)? È presente in altri versi?
4. Analizza il verbo mostrare ripetuto ai vv. 8 e 9: qual è il suo ruolo nell’architettura del sonetto? Quali
figure retoriche sono utilizzate nell’accostamento delle due forme verbali? Indica i diversi complementi og-
getto dei due sintagmi miracol mostrare (v. 8) e mostrasi (v. 9): possono identificarsi?
5. Attraverso quali scelte linguistiche e stilistiche Dante esprime il rapporto tra Beatrice e gli astanti che
ricevono il suo saluto?
Interpretazione complessiva e approfondimenƟ
6. Colloca questa poesia all’interno del percorso tematico della Vita Nuova.
7. Esprimi una valutazione della poesia in relazione con i caratteri propri del Dolce stil novo.
8. Commenta la poesia dal punto di vista del suo significato religioso.
9. Riconosci echi cavalcantiani in questa poesia.

L’analisi e il commento di un testo 27


Esempio di svolgimento
QUESITI COMPRENSIONE COMPLESSIVA
1. Si rimanda alla parafrasi a p. 22.

2. Nel sone o Tanto genƟle Dante esprime la lode di Beatrice del cui passaggio per via e del cui saluto
presenta gli effe su coloro che la contemplano, ricevendone una dolce ispirazione amorosa, e la cui
apparizione risulta una manifestazione miracolosa della volontà divina.

ANALISI DEL TESTO


3. L’analisi di livello lessicale condo a da Gianfranco Con ni ha rivelato lo spessore seman co delle
parole di questo sone o, che, so o l’apparente semplicità di un registro linguis co standard e di un
lessico ancor oggi largamente u lizzato, rivelano una complessa profondità di significato. In par co-
lare Con ni ha a ribuito alla forma verbale pare il ruolo di parola chiave: posta in rilievo alla fine del
primo verso, ribadita come un leitmoƟv nelle varian e par (vv. 7, 12) e mostrasi (v. 9), anch’esse in po-
sizione rilevante in inizio di verso, non significa “sembra”, come nell’italiano moderno, bensì “appare”,
“si manifesta in tu a la sua evidenza”.

4. Tra le qua ro varian della parola chiave, par colarmente significa vo risulta il ruolo di Mostrasi:
posto all’inizio del v. 9, riprende in anadiplosi e in poliptoto il mostrare che si trova alla fine del v. 8,
occupando una posizione centrale nella stru ura del sone o, in cui collega le due quar ne alle due
terzine. La sua sinonimia con pare è confermata dall’iden tà di sogge o – Beatrice – ed è enfa zzata
dal rapporto tra i rispe vi complemen ogge o. Infa , come il riflessivo Mostrasi ha per ogge o “se
stessa”, cioè Beatrice, così mostrare ha per ogge o miracol, da iden ficarsi con Beatrice, miracolosa
manifestazione in terra della volontà divina (vv. 7-8: e par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a
miracol mostrare).

5. Beatrice è la protagonista indiscussa della poesia, ogge o della lode che Dante le rivolge “per inter-
posta persona”, infa , a parte il fugace accenno a se stesso con l’agge vo possessivo mia (v. 2), il poeta
osserva la donna amata a raverso gli occhi degli astan , immedesimandosi in loro. Definita con una serie
di agge vi pici del linguaggio s lnovis co che ne esaltano la nobiltà interiore, il decoro esteriore e la
dolcezza (genƟle, onesta, benignamente d’umiltà vestuta, piacente), ella è rappresentata a raverso verbi
che esprimono non azioni dinamiche, ma a eggiamen di lenta, quasi immobile sacralità, mentre di-
spensa benefici (saluta, si va, sentendosi laudare, dà ... dolcezza, da le sue labbia / si muova uno spirto...).
Coloro che assistono al suo passaggio e ne ricevono il saluto, accomunati in un’indistinta “coralità” (v. 2
altrui, v. 3 ogne lingua, vv. 4, 10 li occhi, vv. 9, 11 chi), la contemplano estatici (v. 5): impediti dal parlare
e persino dal guardarla (vv. 3-4), incapaci di comprendere appieno la dolcezza della sua apparizione
(v. 11), si limitano a ricevere l’invito a “sospirare”, non potendo esprimersi compiutamente a parole.
Il rapporto di superiorità/inferiorità tra Beatrice e gli altri esseri umani, segnalato a livello lessicale,
è confermato dalla struttura sintattica della prima quartina e della prima terzina, nettamente divise in
due, a esprimere un rapporto di causa-effetto tra l’apparizione della donna (proposizioni principali) e
gli effetti sui presenti (proposizioni consecutive).
Esso trova spiegazione nel sintagma a miracol mostrare, che, come già osservato, è collocato in po-
sizione “strategica”: la proposizione finale implicita indica l’intenzionalità divina di attribuire a Beatrice
il ruolo di manifestazione “oggettiva” (par che sia una cosa) del miracol che ella rappresenta in quanto
intermediaria tra cielo e terra (venuta / da cielo in terra).

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI


6. 7. 8. 9. Questa poesia, posta nel capitolo XXVI della Vita Nuova insieme a un altro sone o (Vede perfeƩa-
mente onne salute) e alle rela ve “prose”, porta a maturazione quello “s lo de la loda”, che Dante aveva
annunciato nella canzone Donne ch’avete intelleƩo d’amore (capitolo XIX), e che consiste in una sorta di
“san ficazione” di Beatrice, “smaterializzata” e collocata in una rarefa a atmosfera quasi “paradisiaca”,
esaltata come un essere soprannaturale, una creatura celeste, espressione della volontà divina.
Così l’amore che ella suscita supera le caratterizzazioni della poesia cortese (con le lodi alla bellezza
fisica della donna) e della stessa poesia stilnovistica (ad esempio l’amore angoscioso di Guido Caval-
canti, di cui, peraltro, il sonetto dantesco reca molte tracce formali), e si appresta a connotarsi di quel
misticismo cui Dante stava approdando in quegli anni e che esprimerà nella Divina Commedia.

28 UNITÀ 2
2. Comprensione, analisi e interpretazione
di un testo narrativo in prosa
COMPRENSIONE DEL TESTO NARRATIVO IN PROSA: IL RIASSUNTO
Per un testo letterario in prosa è solitamente richiesto il riassunto, per l’esecuzione del quale
rimandiamo all’unità 1 ( pp. 1 ss.).

ANALISI DEL TESTO NARRATIVO IN PROSA


Un testo narrativo è quello nel quale un narratore racconta una storia, reale o immaginaria,
sviluppata attraverso una serie di azioni significative, collocate nel tempo e nello spazio e svolte
da uno o più personaggi.
I testi letterari narrativi, pur nella grande varietà delle forme che assumono (romanzi, novelle, rac-
conti, poemi epici ecc.), presentano alcune caratteristiche costanti che permettono di riconoscerli
come tali e che sono oggetto, nell’ambito della critica letteraria, degli studi di narratologia.
Nei prossimi paragrafi sono elencati i principali tra gli elementi narratologici.

Fabula e intreccio
Nell’analisi di un testo narrativo occorre innanzitutto tenere presente il rapporto tra la fabula
(o storia), intesa come l’insieme degli avvenimenti che si susseguono in ordine cronologico, e
l’intreccio (o discorso), cioè l’organizzazione liberamente data dal narratore a tali avvenimenti.
Nell’intreccio il narratore segue uno schema narrativo, che nei romanzi tradizionali è presso-
ché fisso: c’è una situazione iniziale di equilibrio (detta esordio) che viene turbata (ad esempio
l’intervento dei bravi per mandare a monte il matrimonio di Renzo e Lucia nei Promessi Sposi);
seguono poi varie peripezie, in un crescendo di tensione che raggiunge il massimo, detto Span-
nung (come, nei Promessi Sposi, il rapimento di Lucia), per giungere alla conclusione che ristabi-
lisce l’equilibrio (detto scioglimento, che non è necessariamente positivo).
Il testo narrativo è articolato in sequenze, cioè in segmenti narrativi di contenuto unitario e di
senso compiuto. Si distinguono le sequenze della fabula, cioè le singole parti o porzioni di cui
essa è composta, dalle sequenze dell’intreccio, che contengono elementi in aggiunta o anche in-
significanti ai fini della fabula, ma significativi nelle intenzioni dell’autore. Le sequenze hanno
carattere dinamico, quando “movimentano” la narrazione, o statico, quando non si riferiscono
ad avvenimenti, ma “si soffermano” per descrivere o dare spiegazioni o argomentare, esprimere
riflessioni, fare excursus storici (es. i capitoli dei Promessi Sposi sulla guerra di successione per
Mantova e il Monferrato) ecc.

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi narratologica: fabula e intreccio


Riassumi in poche parole fabula e intreccio evidenziando differenze e discordanze.
Identifica le sequenze narrative, distinguendo le sequenze della fabula da quelle dell’intreccio. Eventual-
mente crea una tabella in due colonne ponendo nella colonna di sinistra le sequenze della fabula e in quella
di destra quelle dell’intreccio.
Identifica nel testo i principali elementi dello schema narrativo tradizionale: esordio, rottura dell’equili-
brio iniziale, peripezie, Spannung, scioglimento. Se la narrazione non corrisponde allo schema tradizionale,
descrivi la particolare modalità utilizzata dall’autore.
Definisci le sequenze in base al loro carattere statico o dinamico.

L’analisi e il commento di un testo 29


Tempo e spazio
Per quanto riguarda il tempo bisogna distinguere:
il tempo della storia, in cui si svolgono i fatti narrati, che, se nel testo vi sono sufficienti
indicazioni, si può calcolare. Ad esempio, il tempo della storia dei Promessi Sposi è quello
che intercorre tra novembre 1628 e agosto 1630, per complessivi due anni circa, che però si
dilatano se si considerano i flashback (le biografie della monaca di Monza e di fra’ Cristoforo)
o le digressioni storiche (la carestia del 1628);
il tempo del discorso, cioè il tempo con cui il narratore presenta la storia.
I rapporti fra tempo della storia e tempo del discorso variano per ordine e durata:
l’ordine di successione degli avvenimenti nel discorso può coincidere o meno con quello
della storia. Quando non coincide si hanno delle anacronie che si distinguono in:
• anticipazioni, dette anche “prolessi” o flashforward (ad esempio quando, nell’episodio
della discesa agli inferi di Enea, nel sesto canto dell’Eneide, il padre Anchise mostra
all’eroe la sua discendenza e preannuncia la gloria futura di Roma);
• ritorni indietro, detti anche “analessi” o flashback (ad esempio nei Promessi Sposi il rac-
conto della vita della monaca di Monza precedente il suo incontro con Lucia o nell’Eneide
il racconto che Enea fa a Didone dell’ultima notte di Troia);
la durata degli avvenimenti può
• coincidere in intreccio e fabula, come ad esempio nelle scene dialogate dei Promessi Sposi
(tra don Abbondio e Perpetua, tra padre Cristoforo e don Rodrigo, tra l’Innominato e Lucia
ecc.);
• variare, rallentando o accelerando la narrazione (velocità narrativa): ad esempio nei
Promessi Sposi i capitoli I-XVII corrispondono a 7 giorni; XVIII-XIX ad alcune settimane;
XX-XXIV a due giorni; XXVII-XXXII a due anni; nei capitoli XXV-XXVI c’è una lieve
accelerazione; nei capitoli XXXIII-XXXVIII c’è un ritmo lento fino alla lieve accelerazione
della conclusione.
Il rallentamento della velocità narrativa può giungere fino alla:
– pausa narrativa (o digressione o sospensione del racconto), in cui il tempo della fabula
è sostanzialmente nullo (le frequenti digressioni di Manzoni a carattere descrittivo, storico
o valutativo);
– ellissi narrativa, in cui è nullo il tempo dell’intreccio, quando sono omessi dal discorso
fatti che non interessano al narratore (es. a proposito di padre Cristoforo, Gertrude, Renzo
ecc., Manzoni dice esplicitamente di volere tacere alcuni eventi).

La rappresentazione dello spazio può assumere valore oggettivo (come in molti dei romanzi
ottocenteschi, tra cui I Promessi Sposi o i romanzi naturalisti o veristi, come I Malavoglia di
Verga), o simbolico (la Commedia dantesca); può servire da sfondo alla storia (come avviene
per i paesaggi dell’Orlando furioso di Ludovico Ariosto), oppure interferire con essa, o addi-
rittura avere un ruolo determinante (nel capitolo VIII dei Promessi Sposi, l’addio ai monti di
Lucia). Può inoltre essere unitaria nel corso della narrazione, oppure variare (nei Promessi
Sposi si passa dal villaggio sul ramo del lago di Como, a Lecco, a Monza, a Milano, a Bergamo
e al Bergamasco).
È comunque sempre da considerare lo scarto tra spazio della fabula e spazio dell’intreccio, de-
terminato dalle intenzioni dell’autore nel rappresentarlo.

30 UNITÀ 2
SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi narratologica: tempo e spazio


Indica quale rapporto vi sia tra il tempo della fabula e il tempo dell’intreccio.
Se vi sono sufficienti indizi nel testo, quantifica la precisa durata degli avvenimenti narrati.
Descrivi il loro ordine di successione, rintracciando eventuali anacronie (prolessi o flashback).
Descrivi la velocità narrativa, se costante o con variazioni:
• indica eventuali rallentamenti o accelerazioni;
• rintraccia eventuali pause o ellissi narrative.
Descrivi lo spazio in cui è ambientato il testo. L’ambientazione è unitaria oppure varia nel corso della
narrazione?
Precisa le caratteristiche dello spazio: è reale o immaginario, ha un valore simbolico, fa da semplice sfon-
do alla storia, interferisce con essa o addirittura vi svolge un ruolo determinante?
A quali intenzioni narrative corrisponde la caratterizzazione che l’autore ha apportato allo spazio?

Personaggi
I personaggi possono essere storici o, più spesso, di fantasia.
In base al ruolo svolto nelle vicende si distinguono:
il protagonista, cioè la figura principale (o le figure principali), al centro dell’azione (nei
Promessi Sposi Renzo e Lucia);
l’antagonista, cioè colui che contrasta l’azione del protagonista (don Rodrigo);
l’oggetto, cioè il personaggio o la cosa oggetto dell’interesse del protagonista (per Renzo è
Lucia, e viceversa, ma potrebbe intendersi in senso lato il matrimonio dei due);
l’aiutante, colui che agevola il protagonista o il suo antagonista (padre Cristoforo da una par-
te, don Abbondio dall’altra);
le figure secondarie e le comparse (numerosissime nei Promessi Sposi, alcune storiche, altre
di fantasia).
L’insieme delle relazioni esistenti tra i personaggi può dar luogo a un “sistema dei personaggi”
nel quale ciascuno non ha significato per sé, ma in relazione ad altri: ad esempio nei Promessi
Sposi si può riconoscere un sistema dei personaggi appartenenti al mondo della Chiesa cattoli-
ca, costituito da don Abbondio, padre Cristoforo, monaca di Monza e cardinal Borromeo, legati
a coppie incrociate da rapporti di similarità e opposizione (padre Cristoforo e don Abbondio
appartengono alla Chiesa povera, mentre la monaca di Monza e il cardinal Borromeo alla Chiesa
potente; padre Cristoforo e il cardinal Borromeo sono aiutanti dei protagonisti; don Abbondio e
la monaca di Monza del loro antagonista). I sistemi dei personaggi possono essere resi in schemi
grafici che li rappresentano visivamente.
I personaggi possono essere variamente caratterizzati dall’autore dal punto di vista fisico, psico-
logico, ideologico, sociale, culturale ecc., con una presentazione “a piatto”, cioè schematizzata
in pochi tratti ripetitivi, o “a tutto tondo”, cioè in modo complesso, aperto a possibili mutamenti
ed evoluzioni.
Anche il sistema dei personaggi è soggetto a evoluzione nel corso della narrazione.

L’analisi e il commento di un testo 31


SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi narratologica: personaggi


Identifica i ruoli dei personaggi: protagonista, antagonista, oggetto, aiutanti.
Riconosci l’eventuale presenza di figure secondarie e comparse.
Precisa se si tratta di personaggi di fantasia o se ve ne sono di storici.
Descrivi sinteticamente la caratterizzazione (fisica, psicologica, ideologica, sociale, culturale ecc.) dei per-
sonaggi principali.
Definisci se i personaggi sono “a piatto” o “a tutto tondo” e motiva la tua definizione.
Prova a ricostruire un “sistema dei personaggi”, rappresentandolo in uno schema grafico, e descrivilo
motivandolo.

Invenzione e realtà
Il rapporto creato dall’autore tra la sua invenzione artistica e l’esperienza reale può esprimersi
come:
rispecchiamento realistico di situazioni, ambientazioni, personaggi veri o verosimili: l’am-
bientazione può essere nel presente contemporaneo, o in un passato storico più o meno lonta-
no, o in un futuro ipotizzabile; lo spazio è in genere geograficamente definito e riconoscibile;
i personaggi sono storici oppure di fantasia, ma in tal caso verosimili e credibili (I Promessi
Sposi di Manzoni, I Malavoglia di Verga, Ragazzi di vita di Pasolini, Il nome della rosa di Um-
berto Eco ecc.);
invenzione fantastica di mondi sconosciuti o inverosimili, fuori del tempo o in un tempo irri-
conoscibile (Il Signore degli Anelli di Tolkien);
deformazione grottesca e caricaturale di spazio, tempo, personaggi ecc. (le Malebolge dante-
sche);
rappresentazione simbolica, in cui ambientazione, personaggi, vicende sono fantastiche e as-
surde, ma rispecchiano simbolicamente situazioni reali (Utopia, ambientato in un “mondo alla
rovescia” rispetto a quello contemporaneo al suo autore Thomas Moore, o I viaggi di Gulliver
di Jonathan Swift).

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi narratologica: invenzione e realtà


Definisci il rapporto tra invenzione e realtà nell’opera analizzata e precisa:
• se realistico, in che periodo storico e in quali località l’opera è ambientata; il grado di verosimiglianza e
storicità dei personaggi e delle vicenda;
• se fantastico, quali siano gli elementi di invenzione dell’autore e quanto si discostino dalla realtà;
• se grottesco e caricaturale, quali siano gli elementi deformanti;
• se simbolico, a quali elementi della storia i simboli siano applicati e che cosa significhino.

32 UNITÀ 2
Narratore, punto di vista, tecniche narrative
Il narratore, cioè la voce cui è affidata la narrazione della storia, può essere:
presente nella storia come personaggio della vicenda: protagonista, come Dante nella Divina
Commedia, o come nelle Ultime lettere di Jacopo Ortis, nella Coscienza di Zeno o nel Fu Mat-
tia Pascal; oppure non protagonista come il giovane Adso nel Nome della rosa. Questo tipo di
narratore è detto “omodiegetico”;
assente dalla storia: un esempio è quello dei Promessi sposi. Questo tipo di narratore è detto
“eterodiegetico”.

Accanto a questa distinzione, ne va considerata un’altra, relativa ai vari tipi di focalizzazione (o


punto di vista), ovvero alla prospettiva scelta dal narratore per raccontare una storia ed espri-
mere il suo livello di conoscenza delle vicende narrate:
focalizzazione zero: è quella del “narratore onnisciente”, che sa tutto della storia e si col-
loca in posizione “superiore”, come un dio che sa più di quanto sappiano, vedano o possano
sapere i personaggi, permettendosi anche incursioni nella loro mente (è la focalizzazione pre-
valente nelle novelle del Decameron o nei Promessi sposi);
focalizzazione interna: il narratore si presenta come interno al racconto, calato nei livelli
di conoscenza propri dei personaggi, riferisce quanto apprende da essi e quindi costruisce la
storia a poco a poco attraverso i loro punti di vista (come nei Malavoglia e in altri romanzi di
fine Ottocento e del Novecento, ad esempio Senilità di Svevo);
focalizzazione esterna: il narratore ignora aspetti fondamentali della vicenda, anzi ne sa meno
dei suoi personaggi e si limita a registrare ciò che oggettivamente vede (come in genere nel
romanzo giallo).
In un testo narrativo possono intrecciarsi più focalizzazioni, come nei Promessi sposi, in cui il
narratore è prevalentemente onnisciente, ma talvolta si cala nei suoi personaggi (ad esempio in
Renzo, quando giunge a Milano).

Per esprimere voce e pensieri dei personaggi sono utilizzate varie tecniche narrative:
il discorso diretto, tipico della focalizzazione esterna, è introdotto di solito da un verbo di-
chiarativo;
nel discorso diretto libero, invece, è omesso il verbo dichiarativo e le parole dei personaggi
sono riferite direttamente come in un testo teatrale;
nel discorso indiretto il narratore riferisce discorsi e pensieri dei personaggi dal suo punto
di vista: è introdotto da un verbo dichiarativo seguito dalla congiunzione subordinante ed è
tipico della focalizzazione zero con narratore onnisciente;
nel discorso indiretto libero sono omessi verbi dichiarativi e congiunzioni subordinanti e
discorsi e pensieri dei personaggi sono inseriti nella narrazione e si confondono con quelli del
narratore; è tipico della focalizzazione interna.
Vi sono inoltre due tecniche tipiche delle narrazioni novecentesche:
il monologo interiore, una sorta di esasperazione del discorso diretto libero, con cui un
personaggio è come se rispondesse a se stesso, esprimendo i suoi pensieri, a voce alta o men-
talmente, senza riorganizzarli in sequenze temporali o logiche (La coscienza di Zeno di Italo
Svevo);
il flusso di coscienza (in inglese stream of consciousness), in cui pensieri, idee, ricordi,
associazioni mentali sono riportati così come si presentano, senza alcuna rielaborazione
razionale, facendo risaltare le dinamiche psicologiche del personaggio (ampiamente utiliz-

L’analisi e il commento di un testo 33


zato da Joyce nell’Ulisse e in Finnegans Wake e inoltre da Virginia Woolf, Eliot, Kerouac,
Faulkner ecc.).
L’autore poi, in base alle sue personali opzioni ideologiche ed estetiche, all’ambientazione del
testo, alla caratterizzazione culturale e sociale dei personaggi, al contesto storico, sceglie il regi-
stro linguistico e stilistico (che può essere formale, standard, informale ecc.) e in base a questo
regola le scelte:
sintattiche (ad esempio l’uso dei tempi verbali, la costruzione del periodo a prevalenza para-
tattica o ipotattica ecc.),
lessicali (il ricorso ad arcaismi, tecnicismi, termini dialettali ecc.),
retoriche (caratteristiche dello stile, presenza di figure retoriche).

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi narratologica: narratore, punto di vista,


tecniche narraƟve
Definisci se il narratore è presente o assente dalla storia e motiva la tua risposta.
Il narratore è onnisciente?
Nel testo sono presenti più focalizzazioni? Quale delle tre focalizzazioni è prevalentemente utilizzata:
zero, interna o esterna?
Riconosci una o più tecniche del discorso tra le seguenti: discorso diretto, discorso diretto libero, discorso
indiretto, discorso indiretto libero.
Nel testo è utilizzato il monologo interiore o il flusso di coscienza?
Analizza le scelte stilistiche e linguistiche dell’autore relative a:
• registro linguistico: formale, standard, informale, aulico, gergale, dialettale ecc.;
• sintassi: uso dei tempi verbali, costruzione del periodo a prevalenza paratattica o ipotattica ecc.;
• lessico: ricorso ad arcaismi o tecnicismi, a termini dialettali ecc.;
• stile e retorica: pluri o monolinguismo e stilismo; figure retoriche ecc.

INTERPRETAZIONE DEL TESTO NARRATIVO IN PROSA


A questo riguardo rimandiamo alla scheda operativa sull’interpretazione del testo a p. 21.

34 UNITÀ 2
ESEMPIO
Un esempio di analisi e commento
di un testo narrativo in prosa
Per ciascuna delle fasi sopra descritte ti proponiamo un’esemplificazione condotta sulla
novella Lisabetta da Messina di Giovanni Boccaccio.

Giovanni Boccaccio
Lisabetta da Messina dal Decameron, IV, 5

I fratelli d’Ellisabetta uccidono l’amante di lei: egli l’apparisce in sogno e mostrale


dove sia sotterato; ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo1 di bassi-
lico, e quivi sù piagnendo ogni dì per una grande ora2, i fratelli gliele3 tolgono, e ella
se ne muore di dolor poco appresso.

[...]
5 Erano adunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti, e assai ricchi uomini
rimasi4 dopo la morte del padre loro, il quale fu da San Gimignano5; e avevano una
loro sorella chiamata Elisabetta, giovane assai bella e costumata6, la quale, che che
se ne fosse cagione7, ancora maritata non aveano. E avevano oltre a ciò questi tre
fratelli in un lor fondaco8 un giovinetto pisano chiamato Lorenzo, che tutti i lor
10 fatti guidava e faceva; il quale, essendo assai bello della persona e leggiadro molto,
avendolo più volte Lisabetta guatato9, avvenne che egli le incominciò stranamen-
te10 a piacere. Di che Lorenzo accortosi e una volta e altra, similmente, lasciati suoi
altri innamoramenti di fuori11, incominciò a porre l’animo a lei; e sì andò la biso-
gna12 che, piacendo l’uno all’altro igualmente, non passò gran tempo che, assicura-
15 tisi13, fecero di quello che più disiderava ciascuno.
E in questo continuando e avendo insieme assai di buon tempo e di piacere,
non seppero sì segretamente fare, che una notte, andando Lisabetta là dove Lo-
renzo dormiva, che14 il maggior de’ fratelli, senza accorgersene ella, non se ne
accorgesse. Il quale, per ciò che savio giovane era, quantunque molto noioso15 gli
20 fosse a ciò sapere, pur mosso da più onesto consiglio16, senza far motto o dir cosa
alcuna, varie cose fra sé rivolgendo intorno a questo fatto, infino alla mattina
seguente trapassò17. Poi, venuto il giorno, a’ suoi fratelli ciò che veduto aveva la
passata notte d’Elisabetta e di Lorenzo raccontò; e con loro insieme, dopo lun-
go consiglio, diliberò di questa cosa, acciò che né a loro né alla sirocchia alcuna
25 infamia ne seguisse, di passarsene tacitamente e d’infignersi del tutto d’averne
alcuna cosa veduta o saputa infino a tanto che tempo venisse nel quale essi, sen-
za danno o sconcio di loro, questa vergogna, avanti che più andasse innanzi, si
potessero torre dal viso18.

1. testo: vaso di terracotta. vendita. 17. trapassò: attese.


2. per ... ora: per lungo tempo. 9. guatato: guardato. 18. diliberò ... viso: affinché non ne deri-
3. gliele: glielo (il vaso). 10. stranamente: straordinariamente. vasse qualche disonore né a loro né alla so-
4. rimasi: rimasti. 11. lasciati ... di fuori: lasciati altri suoi rella (sirocchia), decise a questo proposito
5. San Gimignano: esistevano effettivamen- amori con donne estranee alla casa. di lasciar stare la cosa senza parlarne, e dis-
te, a Messina, nel Due e Trecento, colonie di 12. bisogna: faccenda. simulare del tutto di aver veduto o saputo
mercanti di San Gimignano, cittadina non 13. assicuratisi: sentendosi sicuri. alcunché finché venisse un momento in cui,
lontana da Siena. 14. che: dopo l’inciso viene ripetuto il che senza danno o vergogna per essi, potessero
6. costumata: gentile. retto da non seppero ... fare. togliersi da sotto gli occhi questa infamia,
7. che ... cagione: qualunque fosse il mo- 15. noioso: doloroso. prima che andasse più avanti.
tivo. 16. più onesto consiglio: un pensiero più
8. fondaco: magazzino con bottega per la cauto, più attento all’onore della famiglia.

L’analisi e il commento di un testo 35


E in tal disposizion dimorando19, così cianciando e ridendo con Lorenzo come
30 usati20 erano, avvenne che, sembianti faccendo21 d’andare fuori della città a dilet-
to22 tutti e tre, seco menaron Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e ri-
moto, veggendosi il destro23, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono
e sotterrarono in guisa che niuna persona se n’accorse. E in Messina tornatisi die-
der voce d’averlo per loro bisogne mandato in alcun luogo24; il che leggiermente25
35 creduto fu, per ciò che spesse volte eran di mandarlo da torno usati.
Non tornando Lorenzo, e Lisabetta molto spesso e sollecitamente26 i fratei do-
mandandone, sì come colei a cui la dimora lunga gravava27, avvenne un giorno che,
domandandone ella molto instantemente28, che l’uno de’ fratelli disse: «Che vuol
dir questo? che hai tu a far di Lorenzo, che tu ne domandi così spesso? Se tu ne do-
40 manderai più29, noi ti faremo quella risposta che ti si conviene». Per che la giovane
dolente e trista, temendo e non sappiendo che30, senza più domandarne si stava
e assai volte la notte pietosamente il chiamava e pregava che ne venisse; e alcuna
volta con molte lagrime della sua lunga dimora si doleva e senza punto rallegrarsi
sempre aspettando si stava.
45 Avvenne una notte che, avendo costei molto pianto Lorenzo che non tornava e
essendosi alla fine piagnendo adormentata, Lorenzo l’apparve nel sonno, pallido
e tutto rabbuffato31 e co’ panni tutti stracciati e fracidi32: e parvele che egli dicesse:
«O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t’atristi
e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più
50 ritornarci33, per ciò che l’ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m’uccisono». E
disegnatole34 il luogo dove sotterato l’aveano, le disse che più nol chiamasse né
l’aspettasse, e disparve.
La giovane, destatasi e dando fede alla visione, amaramente pianse. Poi la mat-
tina levata, non avendo ardire di dire alcuna cosa a’ fratelli, propose di volere an-
55 dare al mostrato luogo e di vedere se ciò fosse vero che nel sonno l’era paruto35.
E avuta la licenzia d’andare alquanto fuor della terra a diporto36, in compagnia
d’una che altra volta con loro era stata37 e tutti i suoi fatti sapeva, quanto più tosto
poté là se n’andò; e tolte via foglie secche che nel luogo erano, dove men dura le
parve la terra quivi cavò; né ebbe guari cavato38, che ella trovò il corpo del suo
60 misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto: per che manifestamente
conobbe essere stata vera la sua visione. Di che più che altra femina dolorosa,
conoscendo che quivi non era da piagnere39, se avesse potuto volentier tutto il
corpo n’avrebbe portato per dargli più convenevole sepoltura; ma veggendo che
ciò esser non poteva, con un coltello il meglio che poté gli spiccò dallo ’mbusto40 la
65 testa, e quella in uno asciugatoio inviluppata, e la terra sopra l’altro corpo41 gittata,
messala in grembo alla fante42, senza essere stata da alcun veduta, quindi si dipartì
e tornossene a casa sua.
Quivi con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e
amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dando-

19. dimorando: restando. 27. dimora ... gravava: il lungo ritardo an- 36. fuor della terra a diporto: fuori della
20. usati: abituati. gosciava. città per svagarsi.
21. sembianti faccendo: facendo finta. 28. instantemente: con insistenza. 37. una ... stata: una donna che era stata a
22. a diletto: a spasso. 29. più: ancora. loro servizio altra volta.
23. veggendosi il destro: vedendo giunto il 30. non sappiendo che: non sapendo esat- 38. né ... cavato: e non ebbe scavato molto.
momento opportuno. tamente di che cosa. 39. che ... piagnere: che non era questo il
24. dieder ... luogo: sparsero la voce d’aver- 31. rabbuffato: coi capelli scompigliati. tempo e il luogo per piangere.
lo mandato da qualche parte per loro fac- 32. fracidi: fradici. 40. ’mbusto: il busto.
cende. 33. ritornarci: tornare qui, tra i vivi. 41. l’altro corpo: il resto del corpo esanime
25. leggiermente: facilmente. 34. disegnatole: indicatole. di Lorenzo.
26. sollecitamente: con premura. 35. paruto: apparso. 42. alla fante: alla serva.

36 UNITÀ 2
70 le in ogni parte. Poi prese un grande e un bel testo43, di questi ne’ quali si pianta
la persa44 o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messa-
vi sù la terra, sù vi piantò parecchi piedi45 di bellissimo bassilico salernetano, e
quegli da niuna altra acqua che o rosata o di fior d’aranci46 o delle sue lagrime
non inaffiava giammai. E per usanza aveva preso di sedersi sempre a questo testo
75 vicina e quello con tutto il suo disidero vagheggiare47, sì come quello che il suo
Lorenzo teneva nascoso: e poi che molto vagheggiato l’avea, sopr’esso andatase-
ne cominciava a piagnere, e per lungo spazio, tanto che tutto il basilico bagnava,
piagnea48.
Il basilico, sì per lo lungo e continuo studio49, sì per la grassezza della terra pro-
80 cedente dalla testa corrotta50 che dentro v’era, divenne bellissimo e odorifero mol-
to; e servando la giovane questa maniera del continuo51, più volte da’ suoi vicin fu
veduta. Li quali, maravigliandosi i fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che gli
occhi le parevano della testa fuggiti52, il disser loro: «Noi ci siamo accorti che ella
ogni dì tiene la cotal maniera». Il che udendo i fratelli e accorgendosene, avendo-
85 nela alcuna volta ripresa53 e non giovando, nascosamente da lei fecero portar via
questo testo; il quale non ritrovando ella con grandissima instanzia54 molte volte
richiese, e non essendole renduto, non cessando il pianto e le lagrime, infermò55,
né altro che il testo suo nella infermità domandava. I giovani si maravigliavan forte
di questo adimandare, e per ciò vollero vedere che dentro vi fosse; e versata la terra,
90 videro il drappo e in quello la testa non ancora sì consumata, che essi alla capella-
tura crespa non conoscessero lei essere quella di Lorenzo. Di che essi si maraviglia-
ron forte e temettero non56 questa cosa si risapesse: e sotterrata quella, senza altro
dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono57, se
n’andarono a Napoli.
95 La giovane non restando58 di piagnere e pure59 il suo testo adimandando, pia-
gnendo si morì, e così il suo disaventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo
tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcun60 che compuose quella
canzone la quale ancora oggi si canta, cioè:
Qual esso fu lo malo cristiano,
100 che mi furò la grasta61, et cetera.

43. testo: vaso. 50. corrotta: in decomposizione. zioni per trasferire di lì tutti i loro affari e le
44. persa: maggiorana, pianta aromatica. 51. e servando ... continuo: mantenendo loro cose.
45. piedi: piantine. la giovane il medesimo comportamento. 58. non restando: non cessando.
46. o rosata ... d’aranci: acqua aromatizza- 52. occhi ... fuggiti: gli occhi sono tanto 59. pure: continuamente.
ta con petali di rosa o fiori d’arancio. incavati che sembrano della testa fuggiti, 60. alcun: un cantore popolare.
47. vagheggiare: riflette al tempo stesso secondo un’espressione popolare. 61. che mi furò la grasta: che mi rubò il
l’adorazione, la contemplazione e il rim- 53. ripresa: rimproverata. vaso. Sono i primi versi di un canto popola-
pianto di Lisabetta per Lorenzo. 54. instanzia: insistenza. re dal titolo La canzone del basilico, raccolto
48. piagnere ... piagnea: il pianto apre e 55. infermò: si ammalò. nel suo testo integrale da Carducci: Cantile-
chiude il capoverso (La giovane ... amara- 56. temettero non: temettero che (costrut- ne e ballate dei secoli XIII e XIV.
mente pianse). to esemplato sul latino timeo ne).
49. studio: cura. 57. ordinato ... ritraessono: date disposi-

COMPRENSIONE DEL TESTO: IL RIASSUNTO


Ti proponiamo due redazioni di riassunto della novella di Boccaccio, una di circa 1800 battute,
scomposta in sequenze narrative, corrispondenti a quelle del testo di partenza, e una più bre-
ve, di circa 1200 battute, in cui le sequenze narrative sono liberamente sintetizzate. Entrambi
i riassunti sono messi a confronto con la “rubrica” di Boccaccio, ancora più breve (di sole 300
battute spazi inclusi).

L’analisi e il commento di un testo 37


RIASSUNTO DELLE SEQUENZE RIASSUNTO SINTETICO RUBRICA
(1756 baƩute) (1186) DI BOCCACCIO (300)
1) La novella di Boccaccio narra I fratelli d’Ellisabetta ucci-
Lisabetta, giovane, bella e ancora nubile, vive l’infelice storia d’amore, ambien- dono l’amante di lei: egli
a Messina con tre fratelli, ricchi mercanti originari tata a Messina, tra Lisabetta, l’apparisce in sogno e mo-
di San Gimignano, i quali hanno alle loro dipen- sorella di tre ricchi mercanti, e strale dove sia sotterrato;
denze un bel giovane, di nome Lorenzo, di cui la Lorenzo, loro dipendente. ella occultamente disotter-
fanciulla si innamora, ricambiata, sicché tra loro Scoperta per caso la segreta ra la testa e mettela in un
nasce una relazione segreta. e a loro parere disonorevole re- testo di bassilico, e quivi sù
2) lazione dei due giovani, i fratelli piagnendo ogni dì per una
Una notte, per caso, uno dei fratelli li scopre decidono di eliminare Lorenzo: grande ora, i fratelli gliele
e informa gli altri. Insieme decidono di eliminare attiratolo in un agguato, lo ucci- tolgono, e ella se ne muore
la causa di ciò che considerano un grave disonore dono, diffondendo la voce di un di dolor poco appresso.
per sé e per la sorella. suo allontanamento per affari.
Lisabetta, angosciata per la
3) misteriosa e improvvisa scom-
Attirato Lorenzo in un agguato, lo uccidono, parsa dell’amato, non ricevendo
diffondendo quindi la voce di averlo mandato dai fratelli risposte chiarificatrici
per affari fuori città. ma solo minacciosi rimproveri,
4) cade in una profonda tristezza,
Lisabetta, angosciata per la misteriosa e im- finché una notte questi le com-
provvisa scomparsa di Lorenzo, non ricevendo pare in sogno rivelandole l’acca-
dai fratelli risposte chiarificatrici ma solo rimpro- duto e il luogo della sepoltura.
veri e minacce, cade in uno stato di profonda Lì recatasi, la giovane sco-
tristezza, pre il cadavere e, prelevatone
il capo, lo depone in un vaso di
5)
basilico, facendone oggetto di
finché una notte l’amato le compare in sogno
adorazione e di continui pianti.
rivelandole l’accaduto.
L’attaccamento smodato di
6) Lisabetta al vaso di basilico su-
Recatasi allora, insieme a una donna fidata, scita la curiosità del vicinato e la
nel luogo della sepoltura indicatole in sogno, riprovazione dei fratelli, i quali
scopre il cadavere, da cui preleva il capo per glielo sottraggono. Scopertone
portarlo a casa. il reale contenuto, nel timore
7) e 8) di uno scandalo, abbandonano
Quindi, depostolo in un vaso di terracotta in Messina per trasferirsi a Napoli.
cui è coltivato del basilico, la fanciulla lo bagna Lisabetta, disperata, muore, ma
continuamente con le sue lacrime, sì che la la sua tragedia verrà divulgata
pianta cresce sempre più rigogliosa. da una canzone ancora cantata
ai tempi del Decameron.
9)
L’attaccamento smodato di Lisabetta al vaso
di basilico e lo sfiorire della sua bellezza, in se-
guito al continuo piangere, suscitano la curiosità
del vicinato e la riprovazione dei fratelli, i quali,
dopo averla ripetutamente rimproverata, le sot-
traggono il vaso. Scopertone il reale contenuto,
timorosi di uno scandalo, abbandonano Messina
per trasferirsi a Napoli.
10)
Privata dell’ultimo ricordo dell’amato, Lisa-
betta muore per disperazione.
Così la storia si conclude, ma la sua tragedia,
divenuta nota, viene divulgata da una canzone
ancora cantata ai tempi in cui è ambientato il
Decameron.

38 UNITÀ 2
ANALISI DEL TESTO NARRATIVO
Nelle schede seguenti ti proponiamo alcuni esempi di analisi della novella di Boccaccio, corri-
spondenti ai principali elementi narratologici già considerati nelle schede operative alle pp. 29-34.

Fabula e intreccio
La vicenda è narrata da Boccaccio in ordine cronologico senza anacronie: fabula e intreccio sostanzial-
mente coincidono.
La novella può essere suddivisa in due macrosequenze, separate dall’episodio dell’uccisione di Lorenzo
e precedute da una premessa con antefatto.
Ciascuna delle due macrosequenze può essere, a sua volta, suddivisa in tre sequenze corrispondenti a un
medesimo triplice schema narrativo: divieto-infrazione-punizione.
SCHEMA NARRATIVO PRIMA MACROSEQUENZA SECONDA MACROSEQUENZA
divieto Alla fanciulla è fatto divieto di avere Il fantasma di Lorenzo vieta a Lisa-
una relazione. betta di evocarlo ancora.
infrazione Lisabetta e Lorenzo hanno una rela- Lisabetta disseppellisce il cadavere e
zione amorosa. ne asporta la testa.
punizione I fratelli uccidono Lorenzo. I fratelli le sottraggono il vaso con la
testa e la fanno morire di dolore.
Le sequenze sono tutte a carattere dinamico: in ognuna si verificano azioni e reazioni, non ci sono pause
di riflessione o descrittive o excursus.
All’interno della novella si può rilevare un parallelismo tra le due macrosequenze. Inoltre Lisabetta da
Messina è accomunata da somiglianze (ma anche significative differenze) con altre novelle della IV giornata:
• IV, 1 Ghismunda e Tancredi (schema divieto-infrazione-punizione; familiare antagonista; parte del cor-
po sostitutiva del cadavere);
• IV, 4 Gerbino e la figlia del re di Tunisi (testa tagliata). Inoltre, vi è citata la città di Messina a cui la nar-
ratrice Filomena, nell’introduzione alla novella di Lisabetta, dice di volersi raccordare;
• IV, 6 Andreuola e Gabriotto (apparizione in sogno, fantesca aiutante);
• IV, 7 Simona e Pasquino (donna senza voce, pianta officinale);
• IV, 6 Messer Guglielmo Rossiglione (parte del corpo sostitutiva del cadavere);
L’intreccio può essere così schematizzato:
1. Lisabetta e Lorenzo hanno una relazione amorosa;
2. i fratelli uccidono Lorenzo;
3. Lorenzo rivela a Lisabetta la sua morte e il luogo di sepoltura;
4. Lisabetta, dopo aver trovato il cadavere di Lorenzo, ne seppellisce la testa in un vaso di basilico;
5. Lisabetta piange continuamente davanti al vaso di basilico;
6. i vicini si insospettiscono;
7. i fratelli sottraggono il vaso;
8. Lisabetta impazzisce;
9. i fratelli lasciano Messina;
10. Lisabetta muore.

Tempo e spazio
Dalle informazioni fornite dal narratore e da conoscenze storiche in nostro possesso possiamo supporre
che la novella sia cronologicamente collocata nel XIII-XIV secolo in quanto si sa che in quel periodo colonie
di mercanti provenienti da San Gimignano operavano a Messina.
La durata complessiva degli avvenimenti si può quantificare in qualche mese, massimo un anno: alla fine
dell’inverno-inizi primavera Lisabetta scopre il cadavere tra le foglie secche del bosco; in estate il basilico
cresce rigogliosamente; in autunno si può collocare la morte della fanciulla in concomitanza con lo sfiorire
della pianta.

L’analisi e il commento di un testo 39


L’ordine di successione degli avvenimenti è lineare. Si osserva tuttavia una sorta di prolessi, che colma
la distanza di tempo tra quello della storia narrata e quello della narratrice, quando – come lei stessa ci
informa – la canzone su Lisabetta era ancora cantata.
La velocità narrativa è costante nella prima macrosequenza, mentre subisce un rallentamento, quando
illustra il rituale con cui Lisabetta onora la testa dell’amato coltivando con devozione il vaso di basilico, e
un’accelerazione, quando presenta in rapida successione il degenerare della vicenda (voci dei vicini, sco-
perta della testa, timori dei fratelli, loro fuga, morte di Lisabetta).
Nella prima macrosequenza svolge un ruolo rilevante l’opposizione notte/giorno: la notte degli incontri
furtivi degli amanti opposta al giorno dell’uccisione di Lorenzo; la notte del sogno di Lisabetta opposta al
giorno del ritrovamento del cadavere e della sua decapitazione.
Lo spazio in cui si svolge l’azione è la città di Messina, su cui Boccaccio non fornisce particolari infor-
mazioni, ma la cui importanza ai fini della narrazione non è marginale, essendo la Sicilia la zona di prima
diffusione della canzone su Lisabetta.
L’ambientazione è quasi sempre interna alla casa, dove Lisabetta è confinata e dove lavorano i fratelli con il
garzone “tuttofare” Lorenzo. Uniche uscite sono quella dei fratelli con Lorenzo per ucciderlo e quella di Lisa-
betta con la fantesca per recuperare il cadavere del giovane. Altra dialettica tra dentro e fuori è rappresentata
dalla collocazione del vaso di basilico sul balcone e dalle voci di critica che provengono dal vicinato.

Personaggi
I ruoli rappresentati in questa novella sono i seguenti:
• Lisabetta è la protagonista;
• Lorenzo, poi sostituito dalla sua testa, è l’oggetto del suo desiderio;
• i fratelli sono gli antagonisti;
• personaggi secondari sono la fantesca (aiutante della protagonista) e i vicini di casa (aiutanti degli
antagonisti).
Tutti i personaggi sono di fantasia, ma storicamente verosimili.
La caratterizzazione fisica e psicologica dei personaggi è sommaria, mentre quella socio-economica è
precisa.
I personaggi sono “a tutto tondo”: infatti evolvono nel corso della narrazione.
Lo schema “Donna amante - Oggetto d’amore - Antagonista” caratterizza questa novella: il triangolo è
dunque la figura geometrica che meglio esprime il sistema dei personaggi, con alla base due personaggi
accomunati da un elemento narrativo, ma in opposizione tra loro nel rapporto con il personaggio posto al
vertice. Ecco qualche esempio, graficamente rappresentato:
La famiglia L’amore
Lorenzo Lisabetta
(esterno alla famiglia) (donna)
am
o
an

or
e

es
or

od

em
am

or
io

ala
am

to

Lisabetta (interni alla famiglia) Fratelli Lorenzo (uomini) Fratelli

L’amore Convenzioni sociali vs amore


Fratelli Lisabetta + Lorenzo
(antagonisti dell’amore)
(coppia amanti)
uc
re

fu
mo

cid

ia

or
igl
o
l’a

i fa
no

fam
no

amore
vince

mi
l
’am
o

gl
in
cid

ia
or
uc

Lisabetta Lorenzo Fratelli Vicini


amanti

40 UNITÀ 2
Invenzione e realtà
La vicenda è ambientata in una realtà storica determinata e riconoscibile: la Messina dei primi del Tre-
cento, in una famiglia medio borghese di mercanti provenienti da San Gimignano, con al servizio un gar-
zone, proveniente da Pisa. La sorella, Lisabetta, vive in casa in una condizione di soggezione comune alle
donne del tempo.
Come nella maggior parte del Decameron, la rappresentazione delle condizioni economiche, sociali e
culturali dei personaggi rispecchia fedelmente la situazione storica in cui questa novella è ambientata. I
personaggi e le situazioni sono perfettamente verosimili.

Narratore, punto di vista, tecniche narrative


Il narratore è Filomena, una dei dieci giovani della cornice del Decameron, portatrice dei sentimenti e
dell’ideologia di Boccaccio stesso. È un narratore eterodiegetico e onnisciente: il lettore viene messo al
corrente anche dei retroscena e non sarà perciò sorpreso da nessuna vicenda inattesa o imprevedibile.
La focalizzazione è zero, in quanto la narrazione non adotta il punto di vista di nessun personaggio: né di
Lisabetta (nel qual caso noi non sapremmo che fine ha fatto Lorenzo e lo scopriremmo solo quando le appare
in sogno), né dei fratelli (noi non sapremmo che Lisabetta è l’amante di Lorenzo), né di altri personaggi.
Vi sono pochissimi discorsi diretti (quello dei fratelli che rispondono bruscamente alle richieste di Lisa-
betta sull’assenza di Lorenzo, quello del fantasma di Lorenzo in sogno e quello dei vicini insospettitisi sulla
sorte di Lisabetta). Manca comunque qualsiasi forma di dialogo. Significativo è il fatto che Boccaccio non
attribuisca mai la parola a Lisabetta, il cui mutismo si fa sempre più radicale nel corso della narrazione.
Il realismo di Boccaccio si esprime a livello stilistico e linguistico attraverso la scelta di un registro stan-
dard, coerente con lo status sociale dei personaggi, che nel corso della narrazione, seguendo il doloroso
sviluppo della vicenda, assume toni patetici tipici dello stile elegiaco.
Dal punto di vista lessicale, da notare l’insistenza di parole appartenenti all’area semantica del pianto,
tra le quali il verbo piagnere è costantemente utilizzato in poliptoto (es. lagrime r. 43, avendo ... molto
pianto r. 45, piagnendo r. 46, amaramente pianse r. 53, lungamente e amaramente pianse rr. 68-69, lagri-
me r. 69 e r. 73, cominciava a piagnere, e per lungo spazio ... piagnea rr. 77-78, non cessando il pianto e le
lagrime r. 87, non restando di piagnere ... piagnendo si morì rr. 95-96) e della preghiera, rivolta ai fratelli e
mai esaudita (in particolare a r. 36, 38, 40, 41) che caratterizzano il personaggio di Lisabetta.

SVOLGIMENTO DI ANALISI E COMMENTO


Ti proponiamo un esempio di svolgimento di analisi e commento del testo in questione, condotto
seguendo la traccia formulata secondo la tipologia A della prima prova degli esami di Stato.

Quesiti sulla novella Lisabetta da Messina di Giovanni Boccaccio


Comprensione complessiva
1. Riassumi il contenuto della novella in massimo 1500 battute.
2. Individua i “nuclei” narrativi della novella e confrontali con la rubrica di Boccaccio.

Analisi del testo


3. Qual è l’ambientazione storica e sociale di questa novella? È un’ambientazione realistica oppure no?
4. Come è affrontato il tema della “ragion di mercatura”? In quale relazione si pone con il tema della natu-
ralità dell’amore che Boccaccio pone nell’Introduzione alla IV Giornata?
5. Individua i rari discorsi diretti. Come si spiega la quasi totale assenza di dialoghi in questa novella?
6. Individua nel testo le parole appartenenti all’area semantica del pianto e motivane la presenza e la fre-
quenza in corrispondenza di determinate sequenze narrative.

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


7. Come ritieni che vada interpretata la tragica fine di Lisabetta? È il segno della sconfitta dell’amore di
fronte alla ragion di mercatura e alle convenzioni sociali?

L’analisi e il commento di un testo 41


8. La novella si conclude con la citazione, da parte della narratrice, dei primi due versi di una canzone po-
polare “la quale ancor oggi si canta”. In quale relazione sta questo epilogo con l’esordio con cui Filomena
annuncia la novella? E quale relazione supponi esista tra la vicenda narrata nella novella e il contenuto della
canzone?
9. Sviluppa un confronto tra la novella di Boccaccio e il testo della canzone popolare Qualesso fu lo malo
cristiano citata in conclusione da Filomena (di cui si riporta di seguito un più ampio stralcio) individuando
discordanze e concordanze.
Qualesso fu lo malo cristïano
che mi furò la resta1
del bassilico mio selemontano2?
Cresciut’era in gran podestà:
ed io lo mi chiantai3 colla mia mano:
fu lo giorno della festa.
Chi guasta – 1’altrui cose, è villania.
[...]
Fummi furata, e davanti alla porta:
dolorosa ne fu’ assai.
ed io la meschinella or fosse io morta,
che sì cara 1’accattai4!
[...]
Fu di maggio lo bel mese.
tre volte lo ‘nnaffìai la settimana.
Che son dozi volte el mese,
d’un’ acqua chiara di viva fontana.
Signor mio, com’ ben s’ apprese!
Or è in palese che mi fu raputo5.
[...]
Ed io per lo suo amor morrò di doglia,
per amor della grasta mia.
[..]
(da R. Coluccia, Tradizioni auliche
e popolari nella poesia del regno
di Napoli in età angioina, in “Medioevo Romanzo”,
1975, n. 2, pp. 117-121)

1. che mi furò la resta: che mi rubò il to di “vaso”. 4. accattai: comprai (altro sicilianismo).
vaso; resta è variante di “grasta” e di “te- 2. selemontano: in Boccaccio salernitano. 5. raputo: rapito, sottratto (altro siciliani-
sta”, presenti in Boccaccio con il significa- 3. chiantai: piantai (sicilianismo). smo).

Esempio di svolgimento
QUESITI COMPRENSIONE COMPLESSIVA
1. Si rimanda al riassunto a p. 38.

2. La “rubrica”, che Boccaccio è solito premettere alle sue novelle, contiene, nel caso di Lisabetta da
Messina, quasi tutti gli elementi narrativi essenziali, quelli che nel linguaggio della narratologia sogliono
essere definiti “nuclei”. Essi possono essere così identificati: Lisabetta e Lorenzo hanno una relazione
amorosa; i fratelli di lei uccidono il suo amante; Lorenzo rivela a Lisabetta la sua morte e il luogo di se-
poltura; Lisabetta, dopo aver trovato il cadavere di Lorenzo, ne spicca la testa e la seppellisce in un vaso
di basilico; Lisabetta piange continuamente davanti al vaso di basilico; i fratelli le sottraggono il vaso;
Lisabetta impazzisce; poi muore.
Altri elementi della narrazione che mancano nella rubrica – ad esempio, l’intervento dei vicini che
inducono i fratelli a scoprire il contenuto del vaso; la loro fuga per timore dello scandalo; e soprattutto
la sopravvivenza del ricordo della triste vicenda di Lisabetta in una nota canzone popolare –, pur non
essendo indispensabili allo sviluppo della vicenda, offrono importanti elementi utili a comprenderla.

42 UNITÀ 2
QUESITI ANALISI DEL TESTO
3. La storia dello sventurato amore di Lisabetta si colloca in un tempo e in uno spazio identificabili in
base a elementi interni ed esterni alla novella: siamo agli inizi del Trecento – circa una generazione pri-
ma di quella della brigata dei giovani narratori del Decameron – in una città siciliana, Messina, colonia,
tuttavia, di mercanti provenienti da San Gimignano, che hanno al proprio servizio un garzone pisano.
Il contesto mercantile, comune a molte altre novelle di Boccaccio, è segnalato attraverso informazio-
ni precise, benché molto sobrie, ma soprattutto risulta ben caratterizzato dal punto di vista ideologico.

4. A ispirare i comportamenti dei fratelli nei confronti di Lisabetta è infatti la “ragion di mercatura”,
propria del ceto mercantile del Basso Medioevo, che in altre novelle (Andreuccio da Perugia, Landolfo
Rufolo ecc.) Boccaccio colora di elementi positivi (spirito imprenditoriale, virtù, fantasia, dinamismo
ecc.) e che invece in questo caso presenta come una logica di profitto esclusiva e spietata, capace di
sacrificare anche i più importanti sentimenti e valori morali. Per essa i tre giovani mercanti non esitano a
uccidere il garzone e a provocare la disperazione della sorella, nel timore di uno scandalo che, nella loro
mentalità piccolo-borghese, potrebbe derivare dalla notizia della relazione amorosa. Analogamente la
preoccupazione che la riprovazione sociale possa pregiudicare i loro affari sarà la molla che li porterà ad
abbandonare Messina dopo la scoperta del reale contenuto del vaso di basilico, provocando la morte
per disperazione di Lisabetta.
Alla logica materialistica e conformistica dei fratelli Boccaccio oppone la forza dell’amore – una
forza naturale e incoercibile, come ha spiegato nell’Introduzione alla IV Giornata – che prima travolge
i due giovani nell’incoscienza della passione e poi conduce Lisabetta sulla strada di una lucida, coe-
rente follia.

5. L’incomunicabilità tra il mondo dei fratelli mercanti e quello di Lisabetta innamorata è rappresentata
a livello narrativo dalla quasi totale assenza di dialoghi, inconsueta in Boccaccio che è solito inserire nelle
sue novelle ampi e magniloquenti discorsi diretti (Ghismunda nella novella IV, 1).
Uniche eccezioni sono il brusco e minaccioso rimprovero di uno dei fratelli a Lisabetta per le sue
continue domande su Lorenzo e le parole che il fantasma del giovane rivolge all’amata apparendole in
sogno, con cui la informa della propria morte per mano dei fratelli e le chiede di non evocarlo più. Una
terza battuta, pronunciata dai vicini di casa per avvertire i fratelli del comportamento anomalo di Lisa-
betta, oscilla tra il discorso diretto e quello indiretto.
Se il silenzio di Lisabetta richiestole da Lorenzo è determinato dalla ormai irriducibile distanza tra la
vita e la morte, quello impostole dai fratelli è il segno della soggezione femminile nella famiglia e nella
società che qui Boccaccio rappresenta realisticamente (e implicitamente condanna, come già ha fatto
nel Proemio del Decameron).

6. Alla parola, che le è impedita, Lisabetta sostituisce un’altra forma di linguaggio: il pianto. Esso com-
pare nel suo comportamento dopo che i fratelli l’hanno minacciosamente tacitata (r. 43 con molte
lagrime) e si fa sempre più frequente nel prosieguo della vicenda: rappresenta una sorta di richiamo
(r. 45 avendo ... molto pianto, r. 46 piagnendo, r. 53 amaramente pianse) a Lorenzo che, quasi rispon-
dendole, le appare in sogno annunciandole la sua morte; si interrompe solo al momento dell’azione
(r. 62 quivi non era da piagnere), quando va alla ricerca del cadavere dell’amato e coraggiosamente ne
taglia la testa; si infittisce sempre più davanti al vaso di basilico (rr. 68-69 lungamente e amaramente
pianse; lagrime, rr. 77-78 cominciava a piagnere, e per lungo spazio ... piagnea) che infatti, così ab-
bondantemente innaffiato, cresce a dismisura, mentre ella, proprio piangendo, si consuma d’amore,
suscitando le perplessità del vicinato (r. 87 non cessando il pianto e le lagrime) con la conseguente sco-
perta del contenuto del vaso da parte dei fratelli e la sua sottrazione, cosicché Lisabetta non restando
di piagnere ... piagnendo si morì (rr. 95-96).

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI


7. La novella si conclude dunque tragicamente con la morte di Lisabetta, che segue quella del suo
amante. Ma la sua non è una sconfitta: l’amore, così tenace fino alle estreme conseguenze, riesce alla
fine vittorioso sui fratelli, costringendoli alla fuga proprio per timore di quella riprovazione sociale da cui
tutto era inizialmente partito.
Così Lisabetta ci appare un’eroina dell’amore, ponendosi, malgrado la bassa condizione sociale, sullo
stesso piano delle nobili dame della letteratura cortese e accomunandosi all’aristocratica Ghismunda,
protagonista di un’altra novella della IV Giornata che ha molti punti di contatto con questa.

L’analisi e il commento di un testo 43


QUESITI INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI
8. Ma la vittoria di Lisabetta non si ferma qui.
Come ci informa la narratrice, la vicenda dolorosa dei due amanti messinesi, dopo la morte della
fanciulla, diviene oggetto di una canzone popolare che “ancor oggi si canta” (così dice Filomena nella
Fiesole del 1348), opera di qualche anonimo cantore, ma la cui supposta autrice fu Lisabetta stessa poco
prima di morire (la canzone è infatti in prima persona).
La fanciulla piangente è stata capace dunque di infrangere il suo silenzio in maniera clamorosa, fa-
cendosi trobador della sua storia, che così viene divulgata ben al di là dei confini spaziali e temporali da
cui è partita.
E il fatto che Filomena, nell’esordio della novella, abbia tratto spunto dalla città di Messina (citata nel-
la novella precedente), per riportare alla memoria la storia di Lisabetta, lascia forse intendere che quella
canzone sia la rielaborazione (al confine tra il rosa, il noir e il giallo) di un fatto di cronaca realmente acca-
duto e che da essa la narratrice e Boccaccio abbiano tratto gli elementi narrativi per costruire la novella.

9. Ad avvalorare l’ipotesi che la novella di Boccaccio sia la riscrittura della canzone popolare citata da
Filomena sta, oltre alla presenza nella canzone di alcuni sicilianismi, la concordanza tra i due testi di un
fondamentale elemento tematico, che nella novella compare fin dalla rubrica e nella canzone fin dalla
prima strofa, e che in entrambi i testi è costantemente ripetuto: il vaso, anzi il testo di basilico, in cui Li-
sabetta (nella novella di Boccaccio) occulta la testa di Lorenzo, e la grasta di cui la fanciulla della canzone
lamenta il furto.

3. Comprensione, analisi e interpretazione


di un testo non letterario
COMPRENSIONE DEL TESTO NON LETTERARIO: IL RIASSUNTO
Per l’esecuzione del riassunto rimandiamo all’unità 1 ( pp. 1 ss.).

ANALISI DEL TESTO NON LETTERARIO


L’analisi di un testo non letterario presenta delle varianti a seconda della tipologia testuale
che ne definisce la funzione (descrittiva, argomentativa, informativa, regolativa ecc.), del genere
o modello di scrittura cui appartiene (saggio, articolo giornalistico, relazione, lettera, voce di en-
ciclopedia ecc.) e del contenuto (storico, filosofico, economico, scientifico, ecc.). Altra variante
da considerare è se il testo è “continuo”, cioè esclusivamente verbale, oppure “non continuo”,
cioè costituito da elementi quantitativi e iconici (tabelle, grafici, mappe ecc.), oppure misto, in
cui le due modalità sono compresenti.
Ecco alcuni consigli sulle operazioni da compiere allo scopo.

SCHEDA OPERATIVA

Operazioni di analisi del testo non leƩerario


Analizza il testo in base alla tipologia testuale e verifica l’efficacia del discorso rispetto agli scopi che si
prefigge.
• Se il testo è argomentativo, individua:
– la tesi dell’autore e le argomentazioni a favore,
– l’eventuale antitesi e le argomentazioni per contrastarla,
– la metodologia argomentativa (deduttiva, induttiva, abduttiva, analogica ecc.);

44 UNITÀ 2
• se il testo è informativo, ricerca:
– quali informazioni e notizie sono fornite,
– se l’informazione è obiettiva o contiene commenti e valutazioni,
– se vi è applicata la regola giornalistica delle “5W” ( p. 109);
• se il testo è descrittivo, osserva come è condotta la descrizione:
– se d’insieme o di dettaglio,
– da quale punto di vista,
– quali cose, ambienti, persone, situazioni, fenomeni ecc. sono oggetto di descrizione,
– quali categorie spaziali e sensoriali sono considerate,
– se la descrizione è oggettiva o soggettiva;
• se il testo è regolativo, ricerca
– quali norme di comportamento o d’uso,
– quali obblighi o divieti o consigli,
– quali istruzioni contenga;
• se il testo è narrativo non letterario, utilizza con moderazione gli strumenti di analisi narratologica:
soprattutto riconosci i personaggi e lo sviluppo degli eventi, articolati in sequenze.
Ricorda che in un testo possono coesistere più tipologie testuali.
Analizza il testo in base alle caratteristiche del modello di scrittura. Ad esempio:
• se è un saggio ( pp. 66 ss.), osserva se fornisce un’informazione esauriente e se le argomentazioni a
sostegno della tesi sono convincenti;
• se è un articolo giornalistico ( pp. 105 ss.), valuta la sua efficacia in relazione agli scopi dei diversi tipi di
articolo (di cronaca, d’opinione, recensione ecc.) e alle caratteristiche tipiche del linguaggio giornalistico;
• se è una relazione ( pp. 171 ss.), controlla la precisione dei dati e la chiarezza espositiva;
• se è un testo di legge o un manuale di istruzioni, controlla la schematicità del discorso, la gerarchia e la
precisione di contenuto, la specificità del linguaggio tecnico.
Analizza il testo in base al contenuto. Ad esempio riconosci:
• la metodologia caratteristica di alcune discipline (scientifiche o umanistiche);
• la specificità del linguaggio disciplinare;
• i riferimenti culturali impliciti o sottesi al discorso.
Distingui tra testo continuo, non continuo, misto. In particolare per i testi non continui e misti, impara a
“tradurre” in parole i dati quantitativi e le immagini e a interpretarne il significato.
Identifica gli intendimenti, espliciti e impliciti, dell’autore (pedagogici, morali, politici, di intrattenimento,
di denuncia ecc.).
Analizza il testo dal punto di vista linguistico e stilistico (scelta di registro, caratteristiche morfo-sintatti-
che, lessico, figure retoriche ecc.).
Trascrivi citazioni da utilizzare in fase di stesura.

L’analisi e il commento di un testo 45


ESEMPIO
Un esempio di analisi e commento
di un testo non letterario
Per ciascuna delle fasi sopra descritte ti proponiamo un’esemplificazione condotta sul
brano La banalità del male di un cittadino ligio alla legge di Hannah Arendt.

Hannah Arendt
La banalità del male di un cittadino
ligio alla legge da La banalità del male
Eichmann ebbe molte occasioni di sentirsi come Ponzio Pilato, e col passare dei
mesi e degli anni non ebbe più bisogno di pensare. Così stavano le cose, questa era
la nuova regola, e qualunque cosa facesse, a suo avviso la faceva come cittadino li-
gio alla legge. Alla polizia e alla Corte disse e ripeté di aver fatto il suo dovere, di ave-
5 re obbedito non soltanto a ordini, ma anche alla legge. [...] Oltre ad aver fatto quello
che a suo giudizio era il dovere di un cittadino ligio alla legge, egli aveva anche agito
in base a ordini, preoccupandosi sempre di essere “coperto”. [...]
La prima volta che Eichmann mostrò di rendersi vagamente conto che il suo
caso era un po’ diverso da quello del soldato che esegue ordini criminosi per natura
10 e per intenti, fu durante l’istruttoria1, quando improvvisamente dichiarò con gran
foga di aver sempre vissuto secondo i principi dell’etica kantiana2, e in particolare
conformemente a una definizione kantiana del dovere. L’affermazione era vera-
mente enorme, e anche incomprensibile, poiché l’etica di Kant si fonda soprattutto
sulla facoltà di giudizio dell’uomo, facoltà che esclude la cieca obbedienza. [...]
15 E con sorpresa di tutti Eichmann se ne uscì con una definizione più o meno
esatta dell’imperativo categorico3: “Quando ho parlato di Kant, intendevo dire che
il principio della mia volontà deve essere sempre tale da poter divenire il principio
di leggi generali”. [...] In questa versione ad uso privato, tutto ciò che restava dello
spirito kantiano era che l’uomo deve fare qualcosa di più che obbedire alla legge,
20 deve andare al di là della semplice obbedienza e identificare la propria volontà col
principio che sta dietro la legge - la fonte da cui la legge è scaturita. Nella filoso-
fia di Kant questa fonte era la ragion pratica; per Eichmann, era la volontà del
Führer4. [...]
La difesa affermò che in fondo Eichmann non era che una “piccola rotella” del
25 gran macchinario della soluzione finale5; l’accusa sostenne invece che Eichmann
era stato la rotella principale. [...] Ma nella misura in cui si tratta di crimini, tutte le
rotelle del macchinario, anche le più insignificanti, automaticamente in tribunale
si trasformano in esecutori, cioè in esseri umani. [...]

1. istruttoria: fase preliminare del proces- qualche scopo (felicità, utile, Dio ecc.), ma 3. imperativo categorico: vedi nota 2.
so penale. secondo una legge morale a priori valida 4. Führer: in tedesco capo, guida; è il titolo
2. etica kantiana: il concetto del dovere è un per tutti e per sempre (ciò che egli defini- che, sul modello del “duce” usato da Mus-
punto essenziale dell’etica kantiana, espres- sce “imperativo categorico”). Questa legge solini, Adolf Hitler assegnò a se stesso.
so in particolare nella Critica della ragion morale è dettata all’uomo dalla pura ra- 5. soluzione finale: sintagma usato dai na-
pratica (1788). Per il filosofo Immanuel Kant gione e non dalla convenienza o dal mero zisti a partire dal 1940 per definire il pro-
l’uomo, in lotta permanente tra ragione e ossequio alla legge o alla consuetudine gramma di sterminio sistematico della po-
impulsi egoistici, deve agire non in vista di vigente. polazione ebraica.

46 UNITÀ 2
Per sua natura ogni regime totalitario e forse ogni burocrazia tende a trasforma-
30 re gli uomini in funzionari e in semplici rotelle dell’apparato amministrativo, e cioè
tende a disumanizzarli.
(H. Arendt, La banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, trad. it. di P. Bernardini,
Feltrinelli, Milano 1999)

ANALISI DEL TESTO NON LETTERARIO


Ecco una sintetica analisi del testo.

Informazioni di base
Il passo è tratto da La banalità del male di Hannah Arendt (1906-1975), filosofa tedesca naturalizzata sta-
tunitense: l’opera, pubblicata per la prima volta nel 1963 negli Stati Uniti e quindi riedita numerose volte
e tradotta in tutto il mondo, costituisce la rielaborazione del resoconto del processo intentato nel 1961 a
Gerusalemme contro il criminale nazista Adolf Eichmann, che la Arendt aveva seguito come inviata della
rivista New Yorker.
Tipologia testuale e modello di scrittura
La tipologia testuale di questo passo, come di tutto il libro, è narrativa, in quanto racconto del processo,
combinata con quella argomentativa, laddove la Arendt riflette sulle dichiarazioni di Eichmann e sulle sue
scelte dandone un’interpretazione. Anche il modello di scrittura può essere considerato una combinazione
di inchiesta giornalistica e di saggio.
Struttura del testo
Il testo si presenta articolato in quattro “blocchi” di testo, ciascuno dei quali tratta un topic (vedi infra
risposta al primo quesito).
Riferimenti culturali
Nel secondo blocco di testo, è presente il riferimento alla filosofia di Immanuel Kant, in particolare alla
Critica della ragion pratica e al concetto di “imperativo categorico” (sinteticamente illustrato in nota).

SVOLGIMENTO DI ANALISI E COMMENTO


Ti proponiamo un esempio di svolgimento di analisi e commento del testo in questione, condotto
seguendo alcuni quesiti, formulati secondo la tipologia A della prima prova degli esami di Stato.

Quesiti sul brano La banalità del male di un cittadino ligio alla legge
di Hannah Arendt
Comprensione complessiva
1. Inquadra il testo nell’opera da cui è tratto.
2. Identifica il topic di ciascuno dei paragrafi (segnalati da un rientro) che compongono questo testo, asse-
gnandogli un sintetico titolo.

Analisi del testo


3. Che cosa significa che Eichmann si sentiva “come Ponzio Pilato” e si preoccupava di essere “coperto”
(rr. 1-7)?
4. A quali elementi della filosofia di Kant, espressamente citati da Eichmann, egli afferma di richiamarsi
nella sua autodifesa (rr. 10-12)? Quali sono le obiezioni della Arendt a tale ricorso?
5. Come è affrontata dalla Arendt la questione della responsabilità personale sollevata dall’argomento
della difesa secondo cui Eichmann era solo una “rotella del macchinario” (rr. 29-31)?

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


6. In che cosa consiste la “banalità del male” che dà il titolo all’opera della Arendt? E in quale rapporto sta
con il totalitarismo?

L’analisi e il commento di un testo 47


7. Metti in relazione con il contenuto di questo testo il concetto di totalitarismo espresso dalla Arendt nel
saggio storico-filosofico Le origini del totalitarismo, del 1951, anche facendo riferimento alla seguente affer-
mazione ivi espressa: «L’individuo può perdere tutti i cosiddetti diritti umani senza perdere la sua qualità es-
senziale di uomo, la sua dignità umana. Soltanto la perdita di una comunità politica lo esclude dall’umanità»
(H. Arendt, Le origini del totalitarismo, trad. it. di A. Guadagnin, Edizioni di Comunità, Einaudi, Torino 1999).

Esempio di svolgimento
da G. Burghi, G. Chiurazzi, M. Maruzzi, Le tracce del pensiero. Temi e percorsi della filosofia, vol. 3-Temi, Paravia, Torino 2005

QUESITI COMPRENSIONE COMPLESSIVA


1. 2. Il testo proposto è tratto da La banalità del male di Hannah Arendt (1906-1975), filosofa tedesca
naturalizzata statunitense: l’opera, pubblicata per la prima volta nel 1963 negli Stati Uniti e quindi riedita
numerose volte e tradotta in tutto il mondo, costituisce la rielaborazione del resoconto del processo in-
tentato nel 1961 a Gerusalemme contro il criminale nazista Adolf Eichmann, che la Arendt aveva seguito
come inviata della rivista New Yorker.
Il passo in questione si articola in quattro paragrafi, costituiti da altrettanti stralci, prevalentemente
tratti dal cap. VIII, intitolato I doveri di un cittadino ligio alla legge.
Il contenuto di ciascuno di essi può essere così sintetizzato:
1. La “coscienza” di fare il proprio dovere.
2. Obbedienza al capo e imperativo categorico: un confronto.
3. La questione della responsabilità individuale.
4. L’essenza del totalitarismo.

ANALISI DEL TESTO


3. Secondo quanto riferisce la Arendt riguardo alle deposizioni di Eichmann durante il processo, questi
continuò a difendersi sostenendo di aver soltanto obbedito agli ordini e di essersi sentito sollevato da
ogni senso di colpa, come Ponzio Pilato, in quanto si era limitato a “fare il proprio dovere”, “coperto”,
cioè protetto, da leggi e ordini superiori.

4. È singolare che durante il suo interrogatorio Eichmann si giustificasse richiamandosi all’imperativo


categorico kantiano, che comandava il dovere per il dovere. La Arendt nota però che, mentre l’imperativo
kantiano sottoponeva il dovere al giudizio della coscienza, che valuta l’agire in rapporto a una possibile
legge universale, valida per tutti, l’imperativo cui obbediva Eichmann era quello riformulato dal regime
nazista nella forma: “agisci in maniera tale che il Führer, se conoscesse le tue azioni, le approverebbe”.

5. Eichmann appare alla Arendt fondamentalmente come un uomo “senza idee”, disposto a essere
un’efficiente “piccola rotella” nell’ingranaggio del sistema totalitario. La questione, se in tal modo la
responsabilità personale venga “scaricata” sul sistema o permanga (perché “tutte le rotelle del macchi-
nario, anche le più insignificanti, automaticamente si trasformano in esecutori, cioè in esseri umani”),
sembra essere lasciata alla coscienza del lettore come la più drammatica delle questioni poste dall’espe-
rienza tragica del totalitarismo.

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI


6. La proclamata “normalità” di Eichmann, la sua “deresponsabilizzazione”, fanno riflettere sul fatto
che, contrariamente a quanto si potrebbe immaginare, i crimini efferati del nazismo furono possibili non
perché i loro esecutori fossero dei demoni, ma perché erano persone assolutamente “anonime”, grigie,
normali, dei perfetti burocrati come tanti, la cui particolarità era quella di non pensare, ma soltanto di
obbedire facendo esattamente quello che gli altri facevano. In Eichmann la Arendt vede l’incarnazione
non di un male demoniaco e perverso, bensì di un male tragico perché “banale”.
E ciò che rende “banale” il male del nazismo, come di tutti i totalitarismi, è proprio il tentativo di giu-
stificarlo ricorrendo a un “ordine superiore”: sia esso la natura (la pretesa pseudoscientifica di giudicare
gli ebrei una razza inferiore), o la legge ultima che emana dal potere (ideologicamente propagandata), o
anche (nel regime staliniano) la storia (la dittatura del proletariato come esito necessario dello sviluppo
storico). In ciò sta l’essenza ultima del totalitarismo: nel voler riportare tutto a una dimensione “totale”,
che non ammette limiti o vie d’uscita, neppure quella della coscienza individuale, cioè della capacità di
ognuno di pensare e giudicare autonomamente.

48 UNITÀ 2
QUESITI INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI
7. Secondo la Arendt il totalitarismo giunge a negare alla radice la stessa umanità dell’uomo, che, come
diceva Aristotele, è un essere dotato di linguaggio e, perciò, politico, in quanto capace di regolare con
la parola anziché con la forza gli affari pubblici. L’isolamento e l’annientamento subito da coloro che vi-
vevano o che ancor oggi vivono in regimi totalitari tende ad annullare questa capacità, su cui si fondano
ogni relazione umana, ogni comunità pubblicamente garantita, ogni azione politica.
La totale perdita di interesse politico degli individui, che è allo stesso tempo un presupposto e un
sintomo dei sistemi totalitari, va di pari passo con la totale perdita di interesse per se stessi, fino all’ab-
negazione di fronte a quelle “entità”, o motivazioni “superiori” di cui i sistemi totalitari si avvalgono per
legittimare la loro azione.
L’arbitrarietà del potere dei regimi totalitari – il loro eludere sistematicamente la legge positiva –
veniva infatti legittimata col ricorso a una “legge superiore” (ideologicamente propagandata, anche av-
valendosi di giustificazioni pseudoscientifiche), a cui si trattava di obbedire e a cui tutte le altre leggi
dovevano sottostare: la legge della natura che portava a giudicare gli ebrei come una razza inferiore e
indegna di vivere, per il nazismo; la legge della storia, che portava ad affermare la dittatura del proleta-
riato come esito necessario dello sviluppo storico, per il totalitarismo sovietico.
Proprio questa sottomissione, questa obbedienza cieca a ciò che il regime richiede, è l’oggetto
dell’analisi che Hannah Arendt conduce ne La banalità del male.

L’analisi e il commento di un testo 49


LABORATORIO
ON LINE
In questo laboratorio ti proponiamo alcuni testi da analizzare rispondendo a quesiti che ti
Esercizi
guidano nello svolgimento. Troverai testi letterari in poesia e in prosa (disposti in ordine aggiuntivi
cronologico per accompagnare lo svolgimento del programma scolastico) e testi non letterari.

ANALISI E COMMENTO DI TESTI LETTERARI IN POESIA


Francesco Petrarca
T1 L’aura serena che fra verdi fronde dal Canzoniere, CXCVI

L’aura serena che fra verdi fronde


mormorando a ferir nel volto viemme,
fammi risovenir quand’Amor diemme
le prime piaghe, sí dolci profonde;

5 e ’l bel viso veder, ch’altri m’asconde,


che sdegno o gelosia celato tiemme;
et le chiome or avolte in perle e ’n gemme,
allora sciolte1, et sovra òr terso bionde:

le quali ella spargea sí dolcemente,


10 et raccogliea con sí leggiadri modi,
che ripensando ancor trema la mente;

torsele il tempo poi in piú saldi nodi,


et strinse ’l cor d’un laccio sí possente,
che Morte sola fia ch’indi lo snodi2.

1. chiome ... sciolte: Petrarca allude giovinetta portava i capelli sciolti. massero un laccio sempre più stretto in-
all’usanza delle donne nobili maritate di 2. et strinse ’l cor ... indi lo snodi: è torno al cuore del poeta.
raccogliere i capelli sotto una cuffia rica- come se le trecce, in cui Laura col tempo
mata d’oro e ingemmata, mentre Laura raccoglie i capelli che portava sciolti, for-

Comprensione complessiva
1. Esegui la parafrasi della poesia completando il testo che ti proponiamo qui di seguito nelle parti man-
canti e aggiungendo anche la punteggiatura.
“L’aria di primavera ..................................................... viene a sfiorarmi il viso ..................................................... mi
fa tornare alla mente ..................................................... mi inferse ..................................................... tanto più dolci
quanto più profonde ................................................... e mi fa vedere il bel viso che ..............................................
mi tiene nascosto ..................................................... mi è tenuta celata dal suo comportamento altero o
dalla sua gelosia ..................................................... più bionde dell’oro purissimo .....................................................
ripensando ai quali l’anima avverte ancora un tremito di emozione ..................................................... il
tempo, con l’avanzare dell’età, le attorse ..................................................... che solo la morte sarà in grado
di .....................................................”.
2. Chi è altri al v. 5? Da che cosa è causato il comportamento altero di Laura e a che cosa è dovuta la sua
gelosia (v. 6)? A quale elemento della frase è riferito il che al v. 5? A quale il che al v. 6? Qual è il riferimento
(volutamente ambiguo) di ella al v. 9?

50 UNITÀ 2
3. Qual è il significato che Petrarca attribuisce al termine gelosia (v. 6)? Consulta un dizionario (preferibil-
mente etimologico) per ricavare indicazioni al riguardo.
Analisi del testo
4. Il topic di questo sonetto è il tema dei lacci che avvolgono il poeta innamorato. Quali parole chiave per-
mettono di riconoscerlo come tale?
5. Quali elementi dell’aspetto fisico e del comportamento di Laura rimandano all’immagine dei lacci?
6. In quali versi è presente il motivo del ricordo, inteso come legame (di nuovo “laccio”) tra il passato e il
presente? Quali strumenti linguistici adotta il poeta per esprimere tale rapporto temporale?
7. La critica ha rilevato una corrispondenza tra il tema del laccio, inteso metaforicamente come “laccio
d’amore”, e la struttura formale, in particolare metrica e sintattica, del sonetto. Esegui dunque l’analisi di
livello metrico e sintattico per avvalorare, o meno, questa interpretazione.
Interpretazione complessiva e approfondimenƟ
8. Questa poesia fa parte del gruppo dei sonetti “dell’aura” (CXCVII, CXCVIII, oltre al CXCVI), che iniziano
tutti con il sintagma L’aura e sono costruiti attorno a questo senhal della donna amata dal poeta: quali ele-
menti coincidono nei tre sonetti e quali si differenziano? Puoi istituire un confronto anche con altre poesie
“dell’aura”, ad esempio con il sonetto XC Erano i capei d’oro a l’aura sparsi: anche in tal caso, quali somiglian-
ze e differenze riscontri?

Alessandro Manzoni
T2 Adelchi Coro dall’Atto III

È questo il primo dei due cori che Manzoni inserì nell’Adelchi (l’altro, nell’Atto IV, è dedicato alla
morte di Ermengarda).

Dagli atrj1 muscosi, dai fori2 cadenti,


dai boschi, dall’arse fucine stridenti,
dai solchi bagnati di servo sudor,
un volgo disperso repente si desta;
5 intende l’orecchio, solleva la testa
percosso da novo crescente romor.

Dai guardi dubbiosi, dai pavidi volti,


qual raggio di sole da nuvoli folti,
traluce de’ padri la fiera virtù:
10 ne’ guardi, ne’ volti, confuso ed incerto
si mesce e discorda lo spregio sofferto
col misero orgoglio d’un tempo che fu.

S’aduna voglioso, si sperde tremante,


per torti sentieri, con passo vagante,
15 fra tema e desire, s’avanza e ristà;
e adocchia e rimira scorata e confusa
de’ crudi signori la turba diffusa,
che fugge dai brandi, che sosta non ha.

Ansanti li vede, quai trepide fere,


20 irsuti per tema le fulve criniere3,

1. atrj: androni degli antichi palazzi. 3. irsuti ... criniere: con le bionde capi- (accusativo di relazione alla greca).
2. fori: piazze. gliature scompigliate e ritte per la paura

L’analisi e il commento di un testo 51


le note latebre4 del covo cercar;
e quivi, deposta l’usata minaccia,
le donne superbe, con pallida faccia,
i figli pensosi pensose guatar.

25 E sopra i fuggenti, con avido brando,


quai cani disciolti, correndo, frugando,
da ritta, da manca5, guerrieri venir:
li vede, e rapito d’ignoto contento,
con l’agile speme precorre l’evento,
30 e sogna la fine del duro servir.

Udite! Quei forti che tengono il campo,


che ai vostri tiranni precludon lo scampo,
son giunti da lunge, per aspri sentier:
sospeser le gioje dei prandj6 festosi,
35 assursero in fretta dai blandi riposi,
chiamati repente da squillo guerrier.

Lasciâr nelle sale del tetto natio


le donne accorate, tornanti all’addio,
a preghi e consigli che il pianto troncò:
40 han carca la fronte de’ pesti cimieri,
han poste le selle sui bruni corsieri7,
volaron sul ponte che cupo sonò.

A torme, di terra passarono in terra,


cantando giulive canzoni di guerra,
45 ma i dolci castelli pensando nel cor:
per valli petrose, per balzi dirotti8,
vegliaron nell’arme le gelide notti,
membrando i fidati colloquj d’amor.

Gli oscuri perigli di stanze incresciose,


50 per greppi senz’orma9 le corse affannose,
il rigido impero, le fami durâr;
si vider le lance calate sui petti,
a canto agli scudi, rasente agli elmetti,
udiron le frecce fischiando volar.

55 E il premio sperato, promesso a quei forti,


sarebbe, o delusi, rivolger le sorti,
d’un volgo straniero por fine al dolor?
Tornate alle vostre superbe ruine,
all’opere imbelli dell’arse officine,
60 ai solchi bagnati di servo sudor.

4. latebre: nascondigli. 6. prandj: banchetti. 9. per greppi senz’orma: pendii imprati-


5. da ritta, da manca: da destra e da si- 7. corsieri: cavalli. cabili.
nistra. 8. dirotti: scoscesi.

52 UNITÀ 2
Il forte si mesce col vinto nemico,
col novo signore rimane l’antico;
l’un popolo e l’altro sul collo vi sta.
Dividono i servi, dividon gli armenti;
65 si posano insieme sui campi cruenti
d’un volgo disperso che nome non ha.

Comprensione complessiva
1. Chi sono i protagonisti collettivi del coro? In quale momento storico sono rappresentati?

Analisi del testo


2. Attraverso quali elementi Manzoni sviluppa la contrapposizione tra Latini e Franchi? Indica i versi di riferimento.
3. Analizza i versi in cui Manzoni fa riferimento alla grandezza dell’antica Roma. Qual è la posizione del poeta nei
confronti di quel passato?
4. Analizza la struttura ad accumulo con cui sono elencate nelle strofe VI-IX le fatiche sopportate dai Franchi.
Vi riconosci un climax?
5. Qual è la risposta all’interrogazione retorica dei vv. 55-57? Riconosci dell’ironia nei vv. 58-60?
6. Quante volte è usato il sostantivo volgo? A quali aggettivi è associato? Qual è il significato della ripetizione?
7. Metti in evidenza gli elementi metrici (struttura del dodecasillabo) e sintattici (paratassi, ripetizione) che con-
feriscono al coro un ritmo da epica popolare. Anche il lessico ha un carattere popolare?

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


8. Esiste un rapporto tra la rievocazione storica del Medioevo e l’attualità politica?
9. In quale modo Manzoni realizza il modello di poesia storica teorizzato nella lettera a M. Chauvet?

Eugenio Montale
T3 A mia madre da La bufera e altro

Questa poesia, composta da Montale nel 1942, chiude il gruppo di liriche Finisterre nella raccolta
La bufera e altro. Il poeta si rivolge alla madre sepolta in un cimitero delle Cinque Terre per dirle
che gli eventi storici (la guerra sta infuriando) e lo stesso fluire della vita minacciano la memoria.

Ora che il coro delle coturnici1


ti blandisce dal sonno eterno, rotta
felice schiera in fuga verso i clivi2
vendemmiati del Mesco3, or che la lotta
5 dei viventi più infuria4, se tu cedi
come un’ombra la spoglia
(e non è un’ombra,
o gentile, non è ciò che tu credi5)
chi ti proteggerà? La strada sgombra6
10 non è una via, solo due mani, un volto,
quelle mani, quel volto, il gesto di una

1. coturnici: uccelli simili a fagiani, che 4. la lotta ... infuria: riferimento alla guerra. 6. La strada sgombra: si riferisce alla con-
vivono in ambiente alpestre. 5. ciò che tu credi: la madre, molto reli- dizione di libertà dalla materialità del corpo.
2. clivi: colline. giosa, considerava il corpo un’apparenza
3. Mesco: promontorio confinante con le insignificante e per questo aveva rifiutato
Cinque Terre. le cure funebri.

L’analisi e il commento di un testo 53


vita che non è un’altra ma se stessa,
solo questo ti pone nell’eliso7
folto d’anime e voci in cui tu vivi.
15 E la domanda che tu lasci è anch’essa
un gesto tuo, all’ombra delle croci.

7. eliso: denominazione classica per indicare il regno dei morti.

Comprensione complessiva
1. Esegui la parafrasi del testo.

Analisi del testo


2. Come si presenta la struttura sintattica dei due periodi in cui è divisa la poesia? Quali effetti produce
tale articolazione?
3. Quanti versi occupa ciascuna delle due parti? Quali confronti possono essere istituiti tra la struttura
metrica data da Montale alla poesia e le strutture metriche della tradizione lirica italiana?
4. Quali figure retoriche sono utilizzate? Quali effetti producono?
5. Sviluppa una tua libera analisi sull’uso lessicale.
6. Riconosci nella poesia echi foscoliani dai Sepolcri? Con quali finalità sono utilizzati da Montale?

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


7. Interpreta e approfondisci l’identificazione (operata dal critico L. Blasucci) del nucleo lirico-ideologico
della poesia nella contrapposizione tra la “fede ingenuamente astratta della madre” e “la determinatezza
di due mani, di un volto, di tutto ciò che insomma costituisce l’individualità concreta e irripetibile di una
persona”.
8. Opera un confronto tra questa poesia e La madre di Giuseppe Ungaretti:

E il cuore quando1 d’un ultimo battito


avrà fatto cadere il muro d’ombra,
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.

5 In ginocchio, decisa,
sarai una statua davanti all’Eterno,
come già ti vedeva2
quando eri ancora in vita.

Alzerai tremante le vecchie braccia,


10 come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

E solo quando m’avrà perdonato,


ti verrà desiderio di guardami.

15 Ricorderai d’avermi atteso tanto,


e avrai negli occhi un rapido sospiro.
(G. Ungaretti, Sentimento del tempo,
in Vita d’un uomo, Milano, Mondadori 1982)

1. E ... quando: e quando il cuore...: anastrofe. 2. vedeva: vedevo.

54 UNITÀ 2
ANALISI E COMMENTO DI TESTI LETTERARI IN PROSA
Niccolò Machiavelli
T4 Il Principe cap. XVII

De crudelitate et pietate; et an sit melius amari quam timeri, vel e contra.


[Della crudeltà e pietà e s’elli è meglio esser amato che temuto, o più tosto temuto che amato]

Scendendo appresso alle altre preallegate qualità1, dico che ciascuno principe debbe
desiderare di essere tenuto pietoso e non crudele: non di manco debbe avvertire di non
usare male questa pietà. Era tenuto Cesare Borgia crudele; non di manco quella sua cru-
deltà aveva racconcia2 la Romagna, unitola, ridottola in pace et in fede. Il che se si con-
5 sidererà bene, si vedrà quello3 essere stato molto più pietoso che il populo fiorentino, il
quale, per fuggire el nome del crudele, lasciò destruggere Pistoia4. Debbe, per tanto, uno
principe non si curare della infamia di crudele, per tenere e’ sudditi sua uniti et in fede;
perché, con pochissimi esempli5 sarà più pietoso che quelli e’ quali, per troppa pietà, la-
sciono seguire e’ disordini, di che ne nasca occisioni o rapine: perché queste sogliono of-
10 fendere una universalità intera, e quelle esecuzioni che vengono dal principe offendono
uno particulare. Et intra tutti e’ principi, al principe nuovo è impossibile fuggire el nome
di crudele, per essere li stati nuovi pieni di pericoli. E Virgilio, nella bocca di Didone, dice:
Res dura, et regni novitas me talia cogunt
Moliri, et late fines custode tueri6.
15 Nondimanco debbe essere grave7 al credere et al muoversi, né si fare paura da sé stes-
so, e procedere in modo temperato con prudenza et umanità, che la troppa confidenzia
non lo facci incauto e la troppa diffidenzia non lo renda intollerabile.
Nasce da questo una disputa: s’elli è meglio essere amato che temuto, o e converso8.
Rispondesi che si vorrebbe essere l’uno e l’altro; ma perché elli è difficile accozzarli in-
20 sieme, è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell’uno
de’ dua. Perché delli uomini si può dire questo generalmente: che sieno ingrati, volubili,
simulatori e dissimulatori, fuggitori de’ pericoli, cupidi di guadagno; e mentre fai loro
bene, sono tutti tua, offeronti el sangue, la roba, la vita e’ figliuoli, come di sopra dissi,
quando il bisogno è discosto; ma, quando ti si appressa, e’ si rivoltano. E quel principe
25 che si è tutto fondato in sulle parole loro, trovandosi nudo di altre preparazioni9, rovina;
perché le amicizie che si acquistano col prezzo, e non con grandezza e nobiltà di animo,
si meritano10, ma elle non si hanno, et a’ tempi non si possano spendere. E li uomini
hanno meno respetto a offendere uno che si facci amare, che uno che si facci temere;
perché l’amore è tenuto da uno vinculo di obbligo, il quale, per essere li uomini tristi, da
30 ogni occasione di propria utilità è rotto; ma il timore è tenuto da una paura di pena che
non abbandona mai. Debbe non di manco el principe farsi temere in modo, che, se non
acquista lo amore, che fugga l’odio; perché può molto bene stare insieme esser temuto
e non odiato; il che farà sempre, quando si astenga dalla roba de’ sua cittadini e de’ sua

1. Scendendo ... qualità: Machiavelli pas- che tra il 1501 e il 1502 insanguinarono positi di fedeltà a mio marito Sicheo e a
sa a trattare altre qualità ricordate nei ca- Pistoia, città soggetta a Firenze, divisa tra difendere i vasti territori, sposandomi con
pitoli precedenti. fazioni rivali, per punire le quali il governo un altro uomo, Enea”.
2. racconcia: riappacificata, rimessa in se- fiorentino diede prova di una indecisione 7. grave: ponderato, cauto.
sto. che Machiavelli giudica deplorevole. 8. o e converso: o al contrario.
3. quello: il Valentino, cioè Cesare Borgia 5. esempli: punizioni esemplari. 9. nudo ... preparazioni: privo di altre
(1475-1507), esemplare “principe” per Ma- 6. Res ... tueri: Virgilio, Eneide, I, vv. 563- difese.
chiavelli. 564: “la situazione difficile e la novità del 10. si meritano: si comprano (latinismo
4. Pistoia: Machiavelli allude alle lotte regno mi costringono a cambiare i pro- da mereor).

L’analisi e il commento di un testo 55


sudditi, e dalle donne loro: e quando pure li bisognasse procedere contro al sangue di
35 alcuno, farlo quando vi sia iustificazione conveniente e causa manifesta; ma, sopra tutto,
astenersi dalla roba d’altri; perché li uomini sdimenticano più presto la morte del padre
che la perdita del patrimonio. Di poi, le cagioni del trarre la roba non mancono mai; e,
sempre, colui che comincia a vivere con rapina, truova cagione di occupare quel d’altri;
e, per avverso, contro al sangue sono più rare e mancono più presto.
40 [...]
Concludo adunque, tornando allo essere temuto et amato, che, amando li uomini a
posta loro, e temendo a posta del principe, debbe uno principe savio fondarsi in su quel-
lo che è suo, non in su quello che è d’altri: debbe solamente ingegnarsi di fuggire lo odio,
come è detto.

Comprensione complessiva
1. Esegui la parafrasi del testo passando dal linguaggio letterario e cinquecentesco di Machiavelli a quello
standard di oggi.
2. Riassumi il contenuto del capitolo in non più di 10-15 righe, mettendo in evidenza le due questioni es-
senziali presentate dall’autore nella consueta forma dilemmatica.

Analisi del testo


3. Che cosa intende Machiavelli per “crudele”?
4. Analizza l’utilizzo delle proposizioni avversative: quale funzione concettuale svolgono?
5. Quale funzione argomentativa svolgono i due esempi di storia contemporanea relativi alla Romagna e a
Pistoia? Quale tesi intendono dimostrare?
6. Qual è la principale argomentazione sostenuta da Machiavelli per dimostrare la tesi che è meglio essere
temuto che amato?
7. Sulla base di un criterio di valutazione tecnico-utilitaristico, quali comportamenti devono caratterizzare
il perfetto principe? In che senso essi costituiscono un ribaltamento del comune giudizio morale?

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


8. In quale sezione del Principe si trova questo capitolo? Come si collega concettualmente agli altri capitoli
della medesima sezione?
9. Confronta in particolare questo capitolo con le conclusioni del capitolo XV.

Galileo Galilei
T5 La funzione conoscitiva della vista
da Lettera a Piero Dini, da Roma, 21 maggio 1611

Io non voglio in questo proposito tacere a V. S. quello che li giorni passati risposi a
uno di quei genetliaci1, che credono che Dio nel creare il cielo e le stelle, non pensasse a
niuna cosa di più che quelle alle quali pensano loro, per liberarmi da una tediosa instan-
za che ei mi faceva acciò che io gli dicessi gl’effetti di tali Pianeti Medicei, protestandosi
5 che altramente gl’haveria rifiutati come oziosi2 e perpetuamente negati come superflui
(credo che questi tali conforme alla dottrina del Sizii3, stimino che gl’astronomi habbino
conosciuto, essere nel mondo li altri 7 pianeti4, non per haver veduti i lor corpi in cielo,
ma solo i loro effetti in terra; in quella guisa appunto che non per mezo della vista, ma
da gl’effetti stravaganti, si scuoprono alcune case essere occupate da maligni spiriti).

1. genetliaci: astrologi. stotelico, autore di un duro attacco al Si- era considerato un pianeta; Plutone, Ura-
2. oziosi: inutili. dereus Nuncius, morirà a Parigi nel 1618. no e Nettuno verranno scoperti a partire
3. del Sizii: Francesco Sizzi, astronomo ari- 4. 7 pianeti: nel sistema tolemaico il Sole dall’Ottocento.

56 UNITÀ 2
10 Io gli risposi, che ritornasse a considerare quei cento o mille giudizi li quali haveva
a i suoi giorni notati, et in particolare che esaminassi bene gl’eventi che da Giove ha-
veva predetti; et se trovava che tutti precisamente fossero succeduti conforme alle sue
predizioni che seguitasse allegramente a pronosticare secondo le sue vecchie et usitate
regole, che io lo assicuravo che i Pianeti nuovi non haverebbero alterate punto le cose
15 passate, et che egli per l’avvenire non saria men fortunato indovino di quello che stato
era per il passato ma se, all’incontro5, vedesse, gl’eventi dependenti da Giove in alcune
piccole cosette non havere risposto a i dogmi et aforismi prognosticali6, procurasse di
trovar nuovi calcoli per investigar le costituzioni de i quattro Gioviali circolatori7 in ogni
passato momento, che forse dalle diversità di esse habitudini potria, con accurate os-
20 servazioni et multiplicati riscontri, trovare le alterazioni et varietà di influssi da quelle
dependenti: et gli soggiunsi, che non in tutti i secoli passati si erano con poca fatica im-
parate le scienze a spese di altri sopra le carte scritte ma che i primi inventori trovarono
et aqquistarono le cognizioni più eccellenti delle cose naturali e divine con gli studii e
contemplazioni fatte sopra questo grandissimo libro, che essa natura continuamente
25 tiene aperto innanzi a quelli che hanno occhi nella fronte e nel cervello; et che più ho-
norata e lodevole impresa era il procurar con le sue proprie vigilie, studii e sudori, di
ritrovare qualche cosa admiranda e nuova tra le infinite che ancora nel profondissimo
abbisso della filosofia restano ascose, che, menando vita oziosa et inerte, affaticarsi solo
in procurar di oscurar le laboriose invenzioni del prossimo, per escusar la propria codar-
30 dia et inettezza alle speculazioni, esclamando che al già trovato non si possa aggiugner
più altro di nuovo.

5. all’incontro: al contrario. 7. le costituzioni ... circolatori: l’andamento ve. L’orbita circolare fu erroneamente pri-
6. aforismi prognosticali: previsioni. e le varie posizioni dei quattro satelliti di Gio- vilegiata da Galilei rispetto all’orbita ellittica.

Comprensione complessiva
1. Sintetizza in non più di 5 righe il concetto essenziale del testo.

Analisi del testo


2. Analizza il testo dal punto di vista linguistico e stilistico.
a) Per quanto riguarda la struttura sintattica del periodo, predomina la coordinazione o la subordina-
zione?
b) Per quanto riguarda il lessico, prevale una terminologia tecnico-scientifica oppure no? Come defini-
resti il registro linguistico di Galilei?
c) Sono utilizzate delle figure retoriche?
3. Individua i passi del testo nei quali Galilei utilizza l’ironia (come di consueto negli attacchi polemici).
Contro chi si indirizza tale ironia in questa lettera? Per quale motivo?
4. Riconosci nel testo la metafora del “libro”. A che cosa si riferisce? L’hai letta in altri passi dell’opera di
Galilei?
5. Che cosa significa la definizione che Galilei dà dei nuovi scienziati come coloro “che hanno occhi nella
fronte e nel cervello”?
6. Quali strumenti tecnici rappresentano, al tempo di Galilei, una dilatazione delle possibilità della vista?

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


7. Quale teoria è sottintesa all’importanza che Galilei attribuisce al “vedere”?

L’analisi e il commento di un testo 57


Primo Levi
T6 Il disgelo da La tregua

Nei primi giorni del gennaio 1945, sotto la spinta dell’Armata Rossa ormai vicina, i
tedeschi avevano evacuato in tutta fretta il bacino minerario slesiano. Mentre altrove,
in analoghe condizioni, non avevano esitato a distruggere col fuoco o con le armi i La-
ger insieme con i loro occupanti, nel distretto di Auschwitz agirono diversamente: ordini
5 superiori (a quanto pare dettati personalmente da Hitler) imponevano di «recuperare»,
a qualunque costo, ogni uomo abile al lavoro. Perciò tutti i prigionieri sani furono eva-
cuati, in condizioni spaventose, su Buchenwald e su Mauthausen, mentre i malati furono
abbandonati a loro stessi. Da vari indizi è lecito dedurre la originaria intenzione tedesca
di non lasciare nei campi di concentramento nessun uomo vivo; ma un violento attacco
10 aereo notturno, e la rapidità dell’avanzata russa, indussero i tedeschi a mutare pensiero,
e a prendere la fuga lasciando incompiuto il loro dovere e la loro opera.
Nell’infermeria del Lager di Buna-Monowitz1, eravamo rimasti in ottocento. Di questi,
circa cinquecento morirono delle loro malattie, di freddo e di fame prima che arrivassero
i russi, ed altri duecento, malgrado i soccorsi, nei giorni immediatamente successivi.
15 La prima pattuglia russa giunse in vista del campo verso il mezzogiorno del 27 genna-
io 1945. Fummo Charles2 ed io i primi a scorgerla: stavamo trasportando alla fossa comu-
ne il corpo di Sómogyi, il primo dei morti fra i nostri compagni di camera. Rovesciammo
la barella sulla neve corrotta, ché la fossa era ormai piena, ed altra sepoltura non si dava:
Charles si tolse il berretto, a salutare i vivi e i morti.
20 Erano quattro giovani soldati a cavallo, che procedevano guardinghi, coi mitragliatori
imbracciati, lungo la strada che limitava il campo. Quando giunsero ai reticolati, sostaro-
no a guardare, scambiandosi parole brevi e timide, e volgendo sguardi legati da uno stra-
no imbarazzo sui cadaveri scomposti, sulle baracche sconquassate, e su noi pochi vivi.
A noi parevano mirabilmente corporei e reali, sospesi (la strada era più alta del cam-
25 po) sui loro enormi cavalli, fra il grigio della neve e il grigio del cielo, immobili sotto le
folate di vento umido minaccioso di disgelo.
Ci pareva, e così era, che il nulla pieno di morte in cui da dieci giorni ci aggiravamo
come astri spenti avesse trovato un suo centro solido, un nucleo di condensazione: quat-
tro uomini armati, ma non armati contro di noi; quattro messaggeri di pace, dai vizi rozzi
30 e puerili sotto i pesanti caschi di pelo.
Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un con-
fuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo.
Era la stessa vergogna a noi ben nota, quella che ci sommergeva dopo le selezioni, ed
ogni volta che ci toccava assistere o sottostare a un oltraggio: la vergogna che i tedeschi
35 non conobbero, quella che il giusto prova davanti alla colpa commessa da altrui, e gli
rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che
esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa.
Così per noi anche l’ora della libertà suonò grave e chiusa, e ci riempì gli animi, ad un
tempo, di gioia e di un doloroso senso di pudore, per cui avremmo voluto lavare le nostre
40 coscienze e le nostre memorie della bruttura che vi giaceva: e di pena, perché sentivamo
che questo non poteva avvenire, che nulla mai più sarebbe potuto avvenire di così buono
e puro da cancellare il nostro passato, e che i segni dell’offesa sarebbero rimasti in noi per
sempre, e nei ricordi di chi vi ha assistito, e nei luoghi ove avvenne, e nei racconti che ne

1. Lager di Buna-Monowitz: campo di la- gomma Buna.


voro a Monowitz presso Auschwitz, dove 2. Charles: compagno di Levi, conosciuto
i prigionieri lavoravano nella fabbrica di nell’infermeria del Lager.

58 UNITÀ 2
avremmo fatti. Poiché, ed è questo il tremendo privilegio della nostra generazione e del
45 mio popolo, nessuno mai ha potuto meglio di noi cogliere la natura insanabile dell’offe-
sa, che dilaga come un contagio. È stolto pensare che la giustizia umana la estingua. Essa
è una inesauribile fonte di male: spezza il corpo e l’anima dei sommersi, li spegne e li
rende abietti, risale come infamia sugli oppressori, si perpetua come odio nei superstiti,
e pullula in mille modi, contro la stessa volontà di tutti, come sete di vendetta, come ce-
50 dimento morale, come negazione, come stanchezza, come rinuncia.
Queste cose, allora mal distinte, e avvertite dai più solo come una improvvisa onda-
ta di fatica mortale, accompagnarono per noi la gioia della liberazione. Perciò pochi fra
noi corsero incontro ai salvatori, pochi caddero in preghiera. Charles ed io sostammo in
piedi presso la buca ricolma di membra livide, mentre altri abbattevano il reticolato; poi
55 rientrammo con la barella vuota, a portare la notizia ai compagni.
(P. Levi, La tregua, Einaudi, Torino 1963)
Comprensione complessiva
1. Riassumi il contenuto del testo in non più di 5 righe.
Analisi del testo
2. Ricava un’interpretazione del significato di questo passo e del messaggio che l’autore vuol tramettere
dall’analisi delle scelte linguistiche e stilistiche analizzando:
a) l’uso di un lessico caratterizzato da una certa patina letteraria;
b) la scelta di connettivi che segnalano razionali rapporti di causa-effetto;
c) la frequenza di forme con “in-” privativo;
d) le metafore tratte dal linguaggio di scienziato (quale Levi era in effetti);
e) le anafore;
f) l’abbondanza di sinonimi;
g) l’uso di polisindeto e asindeto;
h) il ricorso a termini con valenza religiosa.
Interpretazione complessiva e approfondimenƟ
3. Confronta questa pagina iniziale del romanzo La tregua con quella finale di Se questo è un uomo, rispetto
al quale essa costituisce un elemento di collegamento.
4. Approfondisci uno dei temi toccati da Levi in questo passo, ad esempio il tema della vergogna, ponen-
dolo a confronto con un’opera successiva, I sommersi e i salvati, pubblicata nel 1986.

ANALISI E COMMENTO DI TESTI NON LETTERARI


Mario Luzi
T7 Il discorso per la nomina a senatore a vita
Signor Presidente, Onorevoli Colleghi, sento di dovere un ringraziamento dal profon-
do del cuore a quanti, e sono molti, si sono adoperati per questa nomina che mi onora
superlativamente [...]
No, non è un abbaglio, devo convincermi, e dunque io siedo veramente dove hanno
5 seduto Manzoni, Carducci, Montale, ma anche Garibaldi, Verdi, Verga.
La storia dell’Italia è salita fin qua, e addirittura qua è stata fatta. Il che è avvenuto non
infrequentemente. L’istituzione ha un grande prestigio e ha, allo stesso tempo, una parte
incisiva e determinante nella vita politica nazionale. Mi permetto di insistere su questo
vocabolo che voglio sia inteso nella pienezza che le aspirazioni tribolate e appassionate
10 delle vicende risorgimentali e prostrisorgimentali gli hanno dato, senza diminuzioni pa-
lesi o surrettizie.

L’analisi e il commento di un testo 59


Non sono un uomo di parte, né di partito e spero neppure di partito preso. Sono qui,
suppongo, aldilà dei miei meriti, non dico a rappresentare, ma almeno a significare un
lato della nostra realtà troppo spesso trascurato e maltrattato, quando dovrebbe essere
15 privilegiato e sostenuto in tutte le sue manifestazioni di splendore e di bisogno. È il set-
tore, mi dispiace chiamarlo così, della cultura, dell’arte, della loro storia, dei loro docu-
menti e monumenti, della loro attualità.
Non sono un uomo di parte, dicevo, sono però un uomo di pace e tutto quanto si fa
per promuoverne e assecondarne il processo e la durata lo considero sacrosanto, inclusa
20 qualche inopportunità, qualche errore controproducente perdonabile con la buona fede.
Non devo dire molto di più su me stesso se non confermarmi nell’atavico sentimento
comune a tutti gli uomini della mia generazione e delle antecedenti alla mia che l’Italia è
un grande paese in fieri, come le sue cattedrali. Lo è secolarmente, non discende da una
potestà di fatto come altre nazioni europee, viene da lontani movimenti sussultori fino
25 alla vulcanicità dell’Otto e del Novecento. La nazione si unisce e ascende a se stessa, la
sanzione di quella ascesa è lo stato, per il quale penso si debbano avere, data la nostra
storia, speciali riguardi. Revolution e amelioration possono equamente curarlo, ma tra-
dirlo e spregiarlo non dovrebbe essere consentito a nessuno.
Con questi pensieri e convincimenti mi associo a questo illustre consesso.
(M. Luzi, in “la Repubblica”, 2 marzo 2005)
Comprensione complessiva
1. Sintetizza in una breve frase, anche nominale, i concetti essenziali espressi in ciascun paragrafo del
discorso pronunciato dal poeta Mario Luzi nell’ottobre del 2004, in occasione della sua nomina a senatore
a vita da parte dell’allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e pubblicato sul quotidiano “la
Repubblica” dopo la sua morte, il 28 febbraio 2005.
Analisi del testo
2. Analizza il linguaggio utilizzato per questo discorso: ritieni che presenti le caratteristiche tipiche dell’oralità
o che assomigli piuttosto a un testo scritto? In tal caso a quale genere e modello di scrittura lo avvicineresti?
3. Che tipo di lessico è utilizzato? Vi noti ascendenze letterarie? Vi si riconoscono dei colloquialismi?
4. Riconosci figure retoriche?
5. Come interpreti la scelta di nominare Manzoni, Carducci, Montale, e Garibaldi, Verdi, Verga? In base a
quali criteri sono associati i due gruppi di nomi?
6. Pensi che nel penultimo paragrafo, dedicato all’Italia come nazione, Luzi abbia inteso trasmettere anche
un messaggio di attualità politica? Se sì, quale?
Interpretazione complessiva e approfondimenƟ
7. Collega il contenuto di questo discorso alla vita e all’opera di Mario Luzi.

Pier Paolo Pasolini


T8 Contro la società del benessere
Io so bene, caro Calvino, come si svolge la vita di un intellettuale. Lo so perché, in parte,
è anche la mia vita. Letture, solitudini al laboratorio, cerchie in genere di pochi amici e mol-
ti conoscenti, tutti intellettuali e borghesi. Una vita di lavoro e sostanzialmente perbene.
Ma io, come il dottor Hyde1, ho un’altra vita. Nel vivere questa vita, devo rompere le barrie-
5 re naturali (e innocenti) di classe. Sfondare le pareti dell’Italietta, e sospingermi quindi in
un altro mondo: il mondo contadino, il mondo sottoproletario e il mondo operaio. L’ordine

1. dottor Hyde: personaggio del romanzo Jekyll e mister Hyde (1886), in cui uno scien- emergere la parte malvagia nascosta in lui e
di R. L. Stevenson Lo strano caso del dottor ziato, il dottor Jekyll, trova un filtro che fa si trasforma in mister Hyde.

60 UNITÀ 2
in cui elenco questi mondi riguarda l’importanza della mia esperienza personale, non la
loro importanza oggettiva. Fino a pochi anni fa questo era il mondo preborghese, il mondo
della classe dominata. Era solo per mere2 ragioni razionali, o, meglio, statali, che esso face-
10 va parte del territorio dell’Italietta. Al di fuori di questa pura e semplice formalità, tale mon-
do non coincideva affatto con l’Italia. L’universo contadino (cui appartengono le culture
sottoproletarie urbane, e, appunto fino a pochi anni fa, quelle delle minoranze operaie,
ché erano vere e proprie minoranze, come in Russia nel ’17) è un universo transnazionale:
che addirittura non riconosce le nazioni. Esso è l’avanzo di una civiltà precedente (o di un
15 cumulo di civiltà precedenti tutte molto analoghe fra loro), e la classe dominante (naziona-
lista) modellava tale avanzo secondo i propri interessi e i propri fini politici (per un lucano
– penso a De Martino3 – la nazione a lui estranea, è stato prima il Regno Borbonico, poi
l’Italia piemontese, poi l’Italia fascista, poi l’Italia attuale: senza soluzione di continuità).
È questo illimitato mondo contadino prenazionale e preindustriale, sopravvissuto
20 fino a solo pochi anni fa, che io rimpiango (non per nulla dimoro il più a lungo possibi-
le, nei paesi del Terzo Mondo, dove esso sopravvive ancora, benché il Terzo Mondo stia
anch’esso entrando nell’orbita del cosiddetto Sviluppo).
Gli uomini di quest’universo non vivevano un’età dell’oro, come non erano coinvolti,
se non formalmente, con l’Italietta. Essi vivevano quella che Chilanti ha chiamato l’età
25 del pane. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse,
che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che
i beni superflui rendono superflua la vita (tanto per essere estremamente elementari, e
concludere con questo argomento). Che io rimpianga o non rimpianga questo univer-
so contadino, resta comunque affar mio. Ciò non mi impedisce affatto di esercitare sul
30 mondo attuale così com’è la mia critica: anzi, tanto più lucidamente quanto più ne sono
staccato, e quanto più accetto solo stoicamente di viverci.
Ho detto, e lo ripeto, che l’acculturazione del Centro consumistico ha distrutto le varie
culture del Terzo Mondo (parlo ancora su scala mondiale, e mi riferisco dunque appunto
anche alle culture del Terzo Mondo, cui le culture italiane sono profondamente analoghe):
35 il modello culturale offerto agli italiani (e a tutti gli uomini del globo, del resto) è unico. La
conformazione a tale modello si ha prima di tutto nel vissuto, nell’esistenziale: e quindi nel
corpo e nel comportamento. È qui che si vivono i valori, non ancora espressi, della nuova
cultura della civiltà dei consumi, cioè del nuovo e del più repressivo totalitarismo che si sia
mai visto. Dal punto di vista del linguaggio verbale, si ha la riduzione di tutta la lingua a lingua
40 comunicativa, con un enorme impoverimento dell’espressività. I dialetti (gli idiomi materni!)
sono allontanati nel tempo e nello spazio: i figli son costretti a non parlarli più perché vivono
a Torino, a Milano o in Germania. Là dove si parlano ancora, essi hanno totalmente perso
ogni loro potenzialità inventiva. Nessun ragazzo delle borgate romane sarebbe più in grado,
per esempio, di capire il gergo dei miei romanzi di dieci-quindici anni fa: e, ironia della sorte!,
45 sarebbe costretto a consultare l’annesso glossario come un buon borghese del Nord! [...]
Tu dirai: gli uomini sono sempre stati conformisti (tutti uguali uno all’altro) e ci sono
sempre state delle élites. Io ti rispondo: sì, gli uomini sono sempre stati conformisti e il più
possibile uguali l’uno all’altro, ma secondo la loro classe sociale. E, all’interno di tale distin-
zione di classe, secondo le loro particolari e concrete condizioni culturali (regionali).
50 Oggi invece (e qui cade la «mutazione» antropologica) gli uomini sono conformisti e tut-
ti uguali uno all’altro secondo un codice interclassista (studente uguale operaio, operaio del
Nord uguale operaio del Sud): almeno potenzialmente, nell’ansiosa volontà di uniformarsi.
(P. P. Pasolini, Scritti corsari, Garzanti, Milano 1990)

2. mere: pure. studioso di etnologia che si è occupato delle


3. De Martino: Ernesto De Martino (1908-1965), culture contadine del Sud d’Italia.

L’analisi e il commento di un testo 61


Comprensione complessiva
1. Riassumi il contenuto del testo (un articolo pubblicato da Pasolini sul quotidiano “Paese sera” dell’8 lu-
glio 1974, in forma di lettera aperta indirizzata a Italo Calvino) in un massimo di 10 righe.
Analisi del testo
2. Quali sono le argomentazioni utilizzate da Pasolini per dimostrare che la società contemporanea, carat-
terizzata dai consumi, sia il più «repressivo totalitarismo che si sia mai visto»?
3. In che cosa consiste la mutazione antropologica dell’uomo che vive in tale società?
4. Quali sono le ragioni del rimpianto di Pasolini per il mondo contadino e le culture proletarie e sottopro-
letarie?
5. In che cosa consiste il “terzomondismo” di Pasolini?
Interpretazione complessiva e approfondimenƟ
6. Condividi le posizioni di Pasolini? Ritieni che abbiano ancora validità?

Steve Jobs
T9 Restate affamati, restate folli
Riportiamo la parte iniziale e quella finale del discorso tenuto da Steve Jobs (1955-2011), fon-
datore con l’amico Steve Wozniak della Apple e guru dell’informatica e della comunicazione, in
occasione della cerimonia di laurea alla Stanford University della California nel giugno del 2005,
quando già era stato aggredito dalla malattia che lo avrebbe portato alla morte. Il primo passo è
un racconto autobiografico della sua nascita, della sua famiglia e delle conseguenze relative alla
scelta di lasciare l’università; il secondo è una riflessione sulla morte e contiene il celebre messag-
gio rivolto ai giovani Stay hungry, stay foolish.

Ho lasciato il Reed College1 dopo il primo semestre, ma poi ho continuato a frequen-


tare in maniera ufficiosa per altri diciotto mesi circa prima di lasciare veramente. Allora,
perché ho mollato? È cominciato tutto prima che nascessi. Mia madre biologica era una
giovane studentessa di college non sposata, e decise di lasciarmi in adozione. Riteneva con
5 determinazione che avrei dovuto essere adottato da laureati, e fece in modo che tutto fos-
se organizzato per farmi adottare fin dalla nascita da un avvocato e sua moglie. Però quan-
do arrivai io loro decisero all’ultimo minuto che avrebbero voluto adottare una bambina.
Così quelli che poi sono diventati i miei genitori adottivi e che erano in lista d’attesa,
ricevettero una chiamata nel bel mezzo della notte che gli diceva: «C’è un bambino, un
10 maschietto, non previsto. Lo volete voi?» Loro risposero: «Certamente».
Più tardi mia madre biologica scoprì che mia madre non si era mai laureata al college
e che mio padre non aveva neanche finito il liceo. Rifiutò di firmare le ultime carte per
l’adozione. Poi accettò di farlo, mesi dopo, solo quando i miei genitori adottivi promisero
formalmente che un giorno io sarei andato al college. Diciassette anni dopo andai al col-
15 lege. Ma ingenuamente ne scelsi uno altrettanto costoso di Stanford, e tutti i risparmi dei
miei genitori finirono per pagarmi l’ammissione e i corsi.
Dopo sei mesi, non riuscivo a vederci nessuna vera opportunità. Non avevo idea di
quello che avrei voluto fare della mia vita e non vedevo come il college potesse aiutarmi
a capirlo.
20 Eppure ero là, che spendevo tutti quei soldi che i miei genitori avevano messo da par-
te lavorando per tutta la loro vita. Così decisi di mollare e avere fiducia che tutto sarebbe
andato bene lo stesso. Era molto difficile all’epoca, ma guardandomi indietro ritengo che

1. Reed College: di Portland, nello Stato dell’Oregon.

62 UNITÀ 2
sia stata una delle migliori decisioni che abbia mai preso. Nell’attimo che mollai il college,
potei anche smettere di seguire i corsi che non mi interessavano e cominciai invece a
25 capitare nelle classi che trovavo più interessanti. Non è stato tutto rose e fiori, però. Non
avevo più una camera nel dormitorio, ed ero costretto a dormire sul pavimento delle ca-
mere dei miei amici. Guadagnavo soldi riportando al venditore le bottiglie di Coca Cola
vuote per avere i cinque centesimi di deposito e poter comprare da mangiare.
Una volta la settimana, alla domenica sera, camminavo per sette miglia attraverso la
30 città per avere finalmente un buon pasto al tempio Hare Krishna: l’unico della settima-
na. Ma tutto quel che ho trovato seguendo la mia curiosità e la mia intuizione è risultato
essere senza prezzo, dopo.
Vi faccio subito un esempio. Il Reed College all’epoca offriva probabilmente la miglior for-
mazione del Paese relativamente alla calligrafia. Attraverso tutto il campus ogni poster, ogni
35 etichetta, ogni cartello era scritto a mano con calligrafie meravigliose. Dato che avevo molla-
to i corsi ufficiali, decisi che avrei seguito la classe di calligrafia per imparare a scrivere così.
Fu lì che imparai dei caratteri serif e san serif 2, della differenza tra gli spazi che divido-
no le differenti combinazioni di lettere, di che cosa rende grande una stampa tipografica
del testo. Fu meraviglioso, in un modo che la scienza non è in grado di offrire, perché era
40 artistico, bello, storico e io ne fui assolutamente affascinato. Nessuna di queste cose però
aveva alcuna speranza di trovare una applicazione pratica nella mia vita. Ma poi, dieci
anni dopo, quando ci trovammo a progettare il primo Macintosh, mi tornò tutto utile.
E lo utilizzammo tutto per il Mac. È stato il primo computer dotato di una meravigliosa
capacità tipografica.
45 Se non avessi mai lasciato il college e non avessi poi partecipato a quel singolo corso,
il Mac non avrebbe probabilmente mai avuto la possibilità di gestire caratteri differenti o
font spaziati in maniera proporzionale. E dato che Windows ha copiato il Mac, è probabi-
le che non ci sarebbe stato nessun personal computer con quelle capacità3.
Se non avessi mollato il college, non sarei mai riuscito a frequentare quel corso di calli-
50 grafia e i personal computer potrebbero non avere quelle stupende capacità di tipografia
che invece hanno.
[...]
Quando avevo 17 anni lessi una citazione che suonava più o meno così: «Se vivrai ogni
giorno come se fosse l’ultimo, sicuramente una volta avrai ragione». Mi colpì molto e da
55 allora, per gli ultimi 33 anni, mi sono guardato ogni mattina allo specchio chiedendomi:
«Se oggi fosse l’ultimo giorno della mia vita, vorrei fare quello che sto per fare oggi?». E ogni
qualvolta la risposta è «no» per troppi giorni di fila, capisco che c’è qualcosa che deve essere
cambiato. Ricordarsi che morirò presto è il più importante strumento che io abbia mai in-
contrato per fare le grandi scelte della vita. Perché quasi tutte le cose - tutte le aspettative di
60 eternità, tutto l’orgoglio, tutti i timori di essere imbarazzati o di fallire - semplicemente sva-
niscono di fronte all’idea della morte, lasciando solo quello che c’è di realmente importan-
te. Ricordarsi che dobbiamo morire è il modo migliore che io conosca per evitare di cadere
nella trappola di chi pensa che avete qualcosa da perdere. Siete già nudi. Non c’è ragione per
non seguire il vostro cuore. Più o meno un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. [...]
65 Questa è stata la volta in cui sono andato più vicino alla morte e spero che sia anche la più
vicina per qualche decennio. Essendoci passato attraverso posso parlarvi adesso con un po’
più di cognizione di causa di quando la morte era per me solo un concetto astratto e dirvi:
«Nessuno vuole morire». Anche le persone che vogliono andare in paradiso non vogliono

2. caratteri serif e san serif: “con” e “sen- 3. Steve Jobs accusa ironicamente la con- tosh, ma gli riconosce anche il merito di
za grazia”: definizione di tipologie di carat- corrente Microsoft di Bill Gates di avere aver commercialmente diffuso l’uso del
teri tipografici. copiato il sistema operativo dei Macin- personal computer.

L’analisi e il commento di un testo 63


morire per andarci. E anche che la morte è la destinazione ultima che tutti abbiamo in co-
70 mune. Nessuno gli è mai sfuggito. Ed è così come deve essere, perché la morte è con tutta
probabilità la più grande invenzione della vita. È l’agente di cambiamento della vita. Spazza
via il vecchio per far posto al nuovo. Adesso il nuovo siete voi, ma un giorno non troppo
lontano diventerete gradualmente il vecchio e sarete spazzati via. Mi dispiace essere così
drammatico ma è la pura verità. Il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo
75 la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i
risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offu-
schi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il
vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente
diventare. Tutto il resto è secondario. Quando ero un ragazzo c’era una incredibile rivista
80 che si chiamava “The Whole Earth Catalog”, praticamente una delle bibbie della mia gene-
razione [...] una specie di Google in formato cartaceo tascabile, 35 anni prima che ci fosse
Google: era idealistica e sconvolgente, traboccante di concetti chiari e fantastiche nozioni.
Stewart4 e il suo gruppo pubblicarono vari numeri di “The Whole Earth Catalog” e quando
arrivarono alla fine del loro percorso, pubblicarono il numero finale. Era più o meno la metà
85 degli anni Settanta e io avevo la vostra età. Nell’ultima pagina del numero finale c’era una
fotografia di una strada di campagna di prima mattina, il tipo di strada dove potreste tro-
varvi a fare l’autostop se siete dei tipi abbastanza avventurosi. Sotto la foto c’erano le parole:
«Stay Hungry. Stay Foolish», “Siate affamati, siate folli”. Era il loro messaggio di addio. Stay
Hungry. Stay Foolish. Io me lo sono sempre augurato per me stesso. E adesso che vi laureate
90 per cominciare una nuova vita, lo auguro a voi. Stay Hungry. Stay Foolish.
(da www.focus.it/tecnologia/hi-tech/steve-jobs-1956-2011-siate-affamati-siate-folli_C7.aspx)

4. Stewart: Stewart Brand è il fondatore di “The Whole Earth Catalog”.

Comprensione complessiva
1. Leggi attentamente il testo. Possibilmente ascoltane anche la registrazione integrale in video su YouTube
(www.youtube.com/watch?v=jRTMZdF8USk); testo completo in inglese in http://news.stanford.edu/news/
2005/june15/jobs-061505.html): anche se non conosci l’inglese, l’intonazione dell’oratore, le pause, il rap-
porto che instaura con il pubblico ti saranno utili per comprenderlo più in profondità.
2. Informati (se non sei già al corrente) su Internet o altre fonti sulla vita e sull’attività di Steve Jobs.

Analisi del testo


3. Analizza separatamente i due passi:
a) dal primo racconto autobiografico quale rapporto di Jobs con le sue famiglie emerge? Qual è stata a
tuo parere la principale motivazione dell’abbandono dell’università? Quale aspetto del suo carattere
è rivelato dall’episodio dei caratteri tipografici? Ritieni che Jobs esprima il parere dell’inutilità degli
studi universitari? Trovi in questo racconto elementi del tòpos del self made man e della “frontiera
americana”? Come sintetizzeresti la “morale” da trarre da questo racconto?
b) quali concetti filosofici sono espressi nel secondo passo? Alcune riflessioni sono raffrontabili con
quelle di importanti filosofi del passato (ad esempio le riflessioni di Seneca sul trascorrere del tem-
po)? Come commenti la definizione di morte come “agente di cambiamento della vita”?
4. Quali concetti accomunano i due passi?
5. Che cosa significa il messaggio “Restate affamati, restate folli”? Traduci le metafore lì espresse e sviluppa
il concetto in un discorso più ampio.

Interpretazione complessiva e approfondimenƟ


6. Ritieni che Steve Jobs abbia realizzato questo progetto nella sua vita? In che modo?

64 UNITÀ 2
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DI ANALISI E COMMENTO
DEL TESTO LETTERARIO E NON LETTERARIO
INDICATORI PUNTEGGI
(‘Ù®ã›Ù® —®
òƒ½çãƒþ®Êě
—›½½› ƒ®½®ã„
› —›½½› ‘ÊÃ֛ã›Äþ›)
PUNTEGGI
10ͳ9 8ͳ7 6 5ͳ4 3 PARZIALI
1. Rispetto della completo pressoché parziale, ma carente molto scarso
consegna completo comples- o nullo
sivamente
adeguato
2. Informazioni preli- ampie, ap- esaurienti corrette superficiali, molto
minari e/o di contesto profondite, incomplete imprecise
articolate e/o limitate,
scorrette
3. Comprensione lette- perfettamente quasi esau- sostanzialmen- con diverse gravemente
rale del testo / parafrasi esaurienti e rienti / con lievi te completi e imprecisioni e lacunosi e
e/o riassunto correttamente imprecisioni corretti, seppur lacune imprecisi
espressi con qualche
lacuna
4. Analisi dei livelli e esauriente e comples- con alcune incompleta gravemente
degli elementi del testo condotta con sivamente lacune e im- incompleta
acume esauriente precisioni, ma
sostanzialmen-
te esauriente
5. Interpretazione profonde, per lo più accennate o poco ricono- assenti
critica e valutazione con originali e ben presenti e inte- saltuariamente scibili
argomentazione evidenziate ressanti presenti
6. Struttura del articolata e quasi sempre schematica / con diverse disordinata
discorso / coesione e ben approfon- coerente e semplice, ma incongruenze / e incoerente /
coerenza / sintassi dita / perfet- coesa / abba- nel complesso semplicistica o con molti
tamente coe- stanza artico- organizzata / contorta, con errori,
rente e coesa / lata e corretta talvolta poco qualche errore decisamente
perfettamente corretta scorretta
corretta, con
elementi di
complessità
7. Registro linguistico adeguati, quasi sempre complessiva- con diverse gravemente
e lessico appropriati, adeguati, mente adegua- improprietà inadeguati e
efficaci appropriati, ti, con qualche non appro-
efficaci imperfezione priati
8. Ortografia pienamente corretta, con con pochi, non con molti con moltis-
corretta qualche imper- gravi errori errori simi errori,
fezione decisamente
scorretta
9. Punteggiatura pienamen- corretta, ma con qualche imprecisa con molte
te corretta, non sempre imprecisione e imprecisioni /
accurata ed accurata incuria scorretta
efficace
10. Presentazione ottima buona comples- insoddisfa- gravemente
grafica (leggibilità, cura sivamente cente inadeguata
dell’impaginazione) accettabile
PUNTEGGIO TOTALE corrispondente a VOTO
....... / 10

L’analisi e il commento di un testo 65


UNITÀ 3

Il saggio breve
Definizione e funzione Con “saggio breve” si intende un testo diffusosi nella pratica didat-
tica italiana soprattutto a partire dal 1998, con l’entrata in vigore della normativa sugli esami di
Stato, dalla quale è previsto come uno dei modelli per la prima prova scritta.
La sua denominazione indica che si tratta della forma ridotta – per ragioni pratiche dovute al
contesto scolastico – di un’opera di saggistica, genere letterario di consolidata tradizione, costi-
tuito da testi in prosa di vario contenuto, nei quali l’autore fornisce un’esauriente informazione
ed esprime una personale tesi, suffragata da argomentazioni volte a convincere il lettore. Il saggio
è dunque, al tempo stesso, un testo informativo e argomentativo.
Nella composizione di saggi si cimentano studiosi ed esperti di ogni disciplina (scienze, fi-
losofia, politica, storia, arte, letteratura, sociologia, economia ecc.), a diversi livelli di ap-
profondimento – da un alto grado di specialismo alla divulgazione – e con varie destinazioni
editoriali: dalle riviste ai libri, dalle pubblicazioni accademiche a quelle aziendali o di centri
di ricerca ecc.
Per il suo carattere informativo e argomentativo insieme, il saggio presenta affinità con altri mo-
delli di scrittura, come, in ambito scolastico, il tema ( pp. 152 ss.) e, in ambito giornalistico, gli
articoli d’opinione, culturali e specialistici ( pp. 115 ss.).
Il saggio rientra nella cosiddetta “scrittura documentata”, in quanto si basa su un’ampia e
accurata documentazione che l’autore è tenuto ad acquisire come supporto informativo della
propria interpretazione di una questione e come garanzia di serietà per il lettore.
Nella scuola e nell’università il saggio viene “simulato”, in dimensioni più o meno ridotte, a
scopo di esercitazione o di verifica, assumendo la forma, oltre che di saggio breve, anche di tesi
e tesina ( pp. 182 ss.).
Per lo svolgimento di un saggio breve a scuola viene solitamente fornito allo studente un dossier
informativo, il quale, in un certo senso, sostituisce la documentazione, che in quella sede non
può essere compiutamente ricercata e acquisita, oppure arricchisce (e indirizza) le conoscenze
già in suo possesso.
La consegna scolastica del saggio breve presenta solitamente prescrizioni relative all’ampiezza
del testo, alla destinazione, alla collocazione editoriale ecc. analoghe ai vincoli imposti in sede
editoriale agli autori di testi.
Anche dal punto di vista linguistico e stilistico, il saggio breve tende a riprodurre le principali
caratteristiche della saggistica: sintassi complessa, con un periodare di tipo più ipotattico che
paratattico, lessico preciso, il cui livello di specialismo varia in base al grado di competenza del
lettore cui è rivolto, uso sobrio di figure retoriche.
Nella prima prova degli esami di Stato gli argomenti proposti per il saggio breve riguardano gli
ambiti artistico-letterario, socio-economico, storico-politico, tecnico-scientifico.
Nella corrente attività didattica, tuttavia, il contenuto può vertere anche su singole disci-
pline di studio (letteratura, scienze, filosofia ecc.) o su questioni varie attinenti a discipline
anche non espressamente contemplate dai programmi scolastici (sociologia, psicologia, econo-
mia ecc.).

Le fasi di svolgimento del saggio breve La composizione di un testo di una certa complessi-
tà, qual è il saggio breve, richiede buone capacità di progettazione. È pertanto necessaria una

66 UNITÀ 3
chiara individuazione delle fasi di lavoro e delle relative procedure metodologiche, grazie alle
quali esprimere con disinvoltura e relativo automatismo le proprie capacità.
Tali fasi (applicabili anche ad altri modelli di scrittura) possono essere così schematizzate:
prescrittura, che comprende le operazioni preliminari alla stesura del testo:
• lettura della consegna e dell’argomento;
• lettura della documentazione;
• processo di ideazione;
• scelta della tesi e delle argomentazioni;
• elaborazione della scaletta;
scrittura, cioè la stesura vera e propria del testo, che consiste in:
• stesura del corpo centrale del testo;
• stesura dell’introduzione e della conclusione;
• assegnazione del titolo;
postscrittura, che comprende le operazioni successive alla stesura:
• revisione;
• presentazione grafica del testo.

1. Prescrittura
LETTURA DELLA CONSEGNA E DELL’ARGOMENTO
La consegna del saggio breve è costituita da una serie di prescrizioni precise e dettagliate che
dovrai leggere attentamente e rispettare. Agli esami di Stato del 2011 era così formulata:
Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando,
in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.
Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti
alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.
Se scegli la forma dell’«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul
quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.
Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.

Le richieste riguardano:
la scelta di questo modello di scrittura in alternativa ad altre opzioni eventualmente proposte
(finora l’articolo di giornale);
l’assegnazione di un titolo;
l’estensione massima consentita del testo;
A queste richieste può essere aggiunta (come è successo in passato) l’indicazione circa l’ipotetica
destinazione editoriale del saggio.
Nella consegna, inoltre, sono implicitamente compresi i limiti di tempo consentiti (sei ore all’esa-
me di Stato, solitamente tre ore nelle prove di verifica durante l’anno scolastico).

La consegna è completata dall’argomento, cioè dal contenuto su cui deve vertere il saggio bre-
ve, che di solito viene espresso con poche parole generiche e neutre.
Nella scheda seguente troverai alcuni consigli riguardo alla prima operazione di prescrittura, cioè
la lettura della consegna e dell’argomento.

Il saggio breve 67
SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la leƩura della consegna e dell’argomento


Modello di scrittura
Ricorda che il saggio breve:
• in quanto testo informativo, deve fornire informazioni corrette, esaurienti, possibilmente aggiornate,
con un’esposizione ordinata, ben organizzata, chiara e precisa;
• in quanto testo argomentativo, ha lo scopo di argomentare, cioè di presentare un problema e di for-
mulare su di esso una tesi, accompagnandola con ragionamenti e dati (ipotesi o prove) collegati tra di
loro, al fine di dimostrarne la validità.
Rifletti sulle differenze del saggio breve rispetto ad altri modelli di scrittura (tema, articolo di giornale
ecc.) per rispettarle in fase di svolgimento.

Destinazione editoriale
Ipotizza una destinazione editoriale per il tuo saggio breve e, quindi, il lettore cui ti rivolgi (una persona
più o meno “esperta” dell’argomento trattato, con convinzioni più o meno vicine alle tue, con determinati
connotati socio-culturali ecc.). In coerenza con ciò adotterai nello svolgimento precise soluzioni formali (un
registro linguistico più o meno elevato, un lessico più o meno specialistico, l’utilizzo più o meno ampio di
figure retoriche) e di contenuto (un livello di approfondimento scientifico dell’argomento corrispondente al
livello culturale del lettore, la scelta di argomentazioni adatte a convincerlo ecc.).
Nel caso fosse richiesta, scegli una destinazione editoriale adeguata al contenuto del saggio. Tra gli esempi
di destinazioni editoriali da simulare in contesto scolastico indichiamo: rivista specialistica, fascicolo scola-
stico di ricerca e documentazione, riviste divulgative, pagine culturali di quotidiani o settimanali, giornalini
scolastici, fascicoli editi da associazioni di settore, siti Internet ecc.

Titolo
Rimanda alla fine della stesura del testo, quando avrai ben chiaro l’intero contenuto, la formulazione di
un titolo, ma fa’ attenzione a non dimenticartene.

Estensione
Rispetta l’indicazione circa l’estensione massima consentita: di solito essa è espressa in termini di colonne
di foglio protocollo (se scrivi a mano) o di “cartelle”, righe o battute (se scrivi con il computer).
Tieni conto di tale vincolo in fase di pianificazione del testo e durante il suo svolgimento.

Tempo
Rispetta i limiti di tempo assegnati per la prova. Abituati a pianificare il tuo lavoro, stabilendo un tempo
per ogni fase e cercando di rispettarlo: ad esempio, in una verifica di tre ore puoi assegnare 45 minuti alla
prescrittura, 90 alla scrittura, 45 alla postscrittura.

Argomento
Identifica l’ambito culturale cui l’argomento appartiene. Se hai la possibilità di scegliere tra più argomenti
appartenenti a diversi ambiti culturali (come negli esami di Stato: ambito artistico-letterario, storico-politico,
socio-economico, scientifico-tecnologico), scegli quello in cui sei più competente.
Se l’argomento è indicato in termini generali e si riferisce a un ampio campo di applicazione, scegli un
aspetto particolare sul quale focalizzare la tua attenzione, come fanno in genere gli autori di saggistica.

68 UNITÀ 3
LETTURA DELLA DOCUMENTAZIONE
La documentazione fornita per lo svolgimento di un saggio breve consiste solitamente in un
numero variabile di testi di diversa tipologia:
testi cosiddetti “continui”, cioè a carattere esclusivamente verbale: stralci da saggi, articoli
giornalistici e opere letterarie, voci di enciclopedie, testi normativi, cronologie ecc.,
testi cosiddetti “ non continui”, cioè costituiti, in toto o in parte, da elementi grafici e con-
tenenti dati quantitativi (tabelle, mappe, diagrammi ecc.);
testi iconici, costituiti da riproduzione di opere d’arte, fotografie, fotogrammi di film, immagi-
ni elaborate al computer, infographics ecc.
Questa documentazione può essere anche considerata secondo la seguente distinzione:
oggettiva, quando dati numerici, tabelle, carte geografiche, foto e fotogrammi, brani docu-
mentari, testi di legge ecc., sono presentati in modo “neutro”;
soggettiva, quando stralci di saggi o articoli giornalistici, citazioni letterarie, riproduzioni di
opere d’arte ecc. rappresentano interpretazioni dell’argomento di altri autori.
La documentazione fornita costituisce parte integrante della consegna in quanto precisa ed
eventualmente delimita il campo della trattazione, ma non toglie allo studente la libertà di uti-
lizzarla (in tutto o in parte) secondo le proprie scelte interpretative e di incrementarla con altre
informazioni in suo possesso.
Peraltro un saggio breve può essere assegnato per esercitazioni o prove di verifica in itinere,
anche senza documentazione: in tal caso lo studente deve reperire autonomamente l’infor-
mazione necessaria sui libri di testo, in biblioteca, in Internet ecc. o fare appello alle proprie
conoscenze in materia e utilizzarle come base documentaria della propria trattazione.
Consideriamo adesso le operazioni da compiere rispetto alla lettura della documentazione.

SCHEDA OPERATIVA
Consigli per la leƩura della documentazione
Se la documentazione è allegata alla consegna
Effettua una lettura orientativa, scorrendo i testi forniti nel loro complesso.
Distingui tra testi continui e testi non continui.
Nel caso di testo non continuo:
• riconosci la forma grafica adottata: diagramma cartesiano (basato sugli assi cartesiani su cui sono di-
sposti i dati rilevati), ortogramma (in cui i dati sono rappresentati da rettangoli di uguale base ed equidi-
stanti tra loro, disposti verticalmente), cartogramma (carta geografica su cui vengono rappresentati dati
statistici con colori e simboli diversi), diagramma a torta (utilizzato in statistica per descrivere variabili
quantitative misurate su classi di categorie, rappresentate proporzionalmente da una fetta della torta),
piramide delle età (per descrivere la distribuzione per età di una popolazione) ecc.;
• leggi attentamente le eventuali didascalie;
• analizzalo a cominciare dai dati macroscopici, immediatamente comprensibili (ad esempio lo spicchio
più grande di una “torta”), per poi procedere con i dati più specifici (ad esempio la proporzione tra la
grandezza di uno spicchio e quella degli altri);
• “traduci” l’immagine in un forma verbale.
Nel caso di testo iconico:
• osservalo attentamente sintetizzandone il contenuto in forma verbale (didascalia, breve riassunto ecc.).
Nel caso di testo continuo procedi a una lettura di approfondimento durante la quale per ogni documen-
to dovrai:
• individuare il topic (l’argomento principale), ad esempio la tesi dell’autore se il testo è argomentativo,
l’informazione principale se è informativo, l’oggetto della descrizione se è descrittivo ecc.;

Il saggio breve 69
• riconoscere i “blocchi di testo” in cui ciascun documento è eventualmente articolato (paragrafi, se-
quenze narrative, strofe) e la gerarchia di importanza degli argomenti trattati;
• verificare la comprensione del significato delle parole (se necessario con il dizionario), identificando in
particolare le parole chiave.
Distingui tra documentazione oggettiva e documentazione soggettiva. In tal senso ti può aiutare la nota
bibliografica posta alla fine di ogni documento che ti permette di comprendere di che tipo di testo si tratti,
da chi e quando è stato scritto, in modo da avere un contesto di riferimento in cui inserire il testo stesso.
Sottolinea, fa’ schemi, prendi appunti a margine dei documenti o in un foglio a parte, aggiungendo altre
informazioni in tuo possesso e formulando brevi osservazioni e commenti.
Sintetizza (in una breve frase anche nominale, come una sorta di piccolo titolo) il concetto essenziale
espresso in ogni documento, oppure esegui un breve riassunto, formulando eventuali prime riflessioni.
Considera che non tutti i documenti devono necessariamente essere utilizzati, perciò comincia a selezio-
nare quelli più interessanti e utili ai tuoi fini, senza però eliminarne troppi.

Se la documentazione non è stata fornita


Se puoi reperirla autonomamente:
• elabora un elenco dei dati necessari allo svolgimento, con l’indicazione dei testi (libri, riviste, enciclo-
pedie ecc.) e dei siti da consultare;
• procurati tutti i materiali necessari ed effettua la lettura dei testi acquisiti;
• esegui le consuete operazioni di sottolineatura, appunti, schemi, riassunti.
Se devi ricorrere alle conoscenze già in tuo possesso:
• fa’ un elenco dei dati utili al tuo svolgimento (titoli di opere letterarie, eventi storici, leggi della fisica,
della chimica ecc.);
• riporta alla memoria le tue conoscenze ed esegui le consuete operazioni: riassunti, schemi, appunti ecc.

IDEAZIONE
La fase di ideazione, cioè di produzione di idee proprie, che qui descriviamo dopo quella di
lettura della documentazione, in realtà si svolge in contemporanea e s’intreccia strettamente
con la precedente (per questo motivo nell’esemplificazione alle pp. 80 ss. le abbiamo unificate).
Infatti, durante le procedure sopra descritte, in genere non ci si limita a esaminare o a raccogliere
la documentazione prodotta da altri, ma si comincia a riflettere personalmente su quanto si legge
e a compiere una serie di operazioni mentali (ad esempio riportare alla memoria ulteriori infor-
mazioni, associare liberamente concetti diversi, individuare nessi, formulare ipotesi ecc.) che
mettono in gioco altre conoscenze e producono a loro volta nuove idee.
In questa fase è molto importante essere a proprio agio e nelle condizioni di massima concen-
trazione, se è possibile in silenzio, e avendo sotto mano gli appunti raccolti in precedenza e tutti
gli strumenti necessari.
Non sempre, tuttavia, queste operazioni riescono con facilità, anzi talvolta sembra di rimanere
“bloccati” davanti allo schermo o al foglio bianco. In tal caso può essere utile qualche accorgi-
mento per farsi venire le idee a partire da un’informazione o da un’idea precedente.

SCHEDA OPERATIVA

Come farsi venire le idee


Per analogia o per contrario
Segnala un’idea analoga o contraria a quella di partenza “il Verismo italiano è analogo al Naturalismo
francese”; “il monolinguismo di Petrarca si contrappone al plurilinguismo di Dante”.

70 UNITÀ 3
Per vicinanza cronologica
Riporta fatti o fenomeni verificatisi prima o dopo un evento “nel 1833 Carlo Alberto reprime con durezza
un tentativo insurrezionale dei liberali; l’anno dopo si verificano nuovi tentativi insurrezionali dei mazziniani”.

Per vicinanza geografica


Indica ambienti vicini o simili, oppure eventi verificatisi nelle vicinanze a ciò di cui si parla “in età napo-
leonica, in Francia viene proposta l’esaltazione della Roma antica; in Germania invece gli artisti neoclassici
identificano l’antichità con il culto per la Grecia antica”.

Per definizione
Spiega il significato di un termine, di un fenomeno, di una teoria ecc. “Restaurazione: dal punto di vista
storico la parola si riferisce al periodo che va dal crollo dell’Impero napoleonico ai primi anni Trenta dell’Ot-
tocento”.

Per esemplificazione
Porta esempi a sostegno o spiegazione di un fenomeno “esempi di corti rinascimentali italiane sono
quelle dei Gonzaga a Mantova, degli Estensi a Ferrara, dei Medici a Firenze, quella papale a Roma ecc.”.

Per generalizzazione
Indica la categoria generale di cui un dato fenomeno può essere considerato esempio “i rapporti di
protezione tra i signori rinascimentali e i rispettivi artisti sono esempi del fenomeno del mecenatismo”.

Per suddivisione interna


Riporta le possibili articolazioni interne di un dato fenomeno “l’evoluzionismo come corrente di pensie-
ro interessò le scienze naturali (Darwin), filosofiche (Comte), politiche e sociali (Marx, Spencer)”.

Per confronto con esperienze personali


Raffronta un evento a vicende esteriori o interiori tue personali o di altri, possibilmente personaggi auto-
revoli.

Con statistiche e documentazione varia


Arricchisci l’informazione di partenza, fornendo dati documentari.

Con aneddoti, proverbi, storielle, citazioni ecc.


Arricchisci l’informazione di partenza con racconti e citazioni.

ORGANIZZARE LE IDEE
In genere, in questa fase le idee si producono disordinatamente. Come organizzarle dunque?
Quali accorgimenti adottare per dare loro un ordine che si possa trasformare in “scaletta”, cioè in
quell’elenco di punti che costituirà la base del saggio in fase di stesura?
Per far ciò può essere utile disporre le idee in forme grafiche strutturate, scegliendo quelle che
più si addicono al proprio modo di lavorare. Le principali sono le seguenti:
la tabella: consiste nella rappresentazione grafica di un elenco di dati, suddiviso in colon-
ne o caselle in ognuna delle quali sono disposte delle informazioni in ordine verticale (asse
dell’ascissa) e orizzontale (asse dell’ordinata), corrispondenti ciascuno a un criterio. Per un
esempio p. 83.
il diagramma di flusso (o “diagramma a blocchi”, o “schema gerarchico di base”): è costitui-
to dalla successione in verticale di argomenti, a partire dal primo, che è il principale, seguito,
tramite una freccia o una lineetta, da argomenti successivi che ne dipendono (o cronologica-
mente o come effetti di causa o per altre relazioni). Per un esempio p. 103.

Il saggio breve 71
lo schema ad albero: è costituito da un elemento principale (“radice” o “tronco”), da cui
si diramano (come “rami” appunto) gli elementi dipendenti da esso o a esso collegati, da cui,
a loro volta, si diramano elementi sempre più specifici per step progressivi. Per un esempio
p. 98.
lo schema a mappa concettuale (o a grappolo, o a raggiera): è costituito da una serie di
elementi disposti a raggiera intorno a un nucleo, che costituisce l’elemento principale; dalla
prima raggiera se ne possono dipartire altre per step progressivi. Per un esempio p. 86.

SCHEDA OPERATIVA

Come realizzare forme grafiche struƩurate nella fase di ideazione


Tabella
Componi una tabella, decidendo di quante colonne e di quante righe.
Stabilisci i criteri di elencazione sia nell’ordine verticale sia in quello orizzontale.
Se usi il programma Word, attiva la funzione “Tabella” nella barra degli strumenti e quindi scegli il numero
delle colonne, delle righe, la larghezza ecc.; utilizza le varie opportunità che questa funzione offre: “Ordina”,
“Elimina”, “Nascondi” ecc.
Puoi anche utilizzare il programma Excel, che consente di archiviare i dati in fogli più ampi e flessibili, data
la varietà delle funzioni che offre (ricavabili soprattutto in “Dati”).
Se invece scrivi a mano, disegna la tabella con precisione, magari utilizzando un righello per fare linee
diritte.

Diagramma di flusso
Compila un elenco verticale di idee, disponendo inizialmente un’idea per riga del foglio, in ordine casua-
le, scrivendo frasi brevi ed evidenziando quelle che ti sembrano le parole chiave.
Successivamente raggruppa le parole e le frasi in nuclei associativi in base a determinati criteri da te scelti
(cronologici, di causa-effetto ecc.).
Disponi le idee secondo un ordine di successione logica.

Schema ad albero
Individua l’argomento principale (topic) e ponilo al primo posto.
Fa’ discendere da esso altri argomenti secondari.
Da ciascuno di essi fa’ discendere altri argomenti e così via fino a esaurimento.
Collega gli argomenti tra i quali individui dei nessi logici.

Schema a mappa concettuale


Individua l’argomento principale (topic) e ponilo al centro.
Disponi intorno, a raggiera, parole e brevi frasi che ti vengono in mente per associazione di idee, come
collegamento logico o come informazione aggiuntiva.
Metti molte idee al primo livello di raggiera e crea successivi livelli.

SCELTA DELLA TESI E DELLE ARGOMENTAZIONI


In un saggio breve il processo di ideazione deve condurre l’autore a elaborare una tesi, cioè un
enunciato di cui si vuole dimostrare la validità generale, e le relative argomentazioni, cioè i
ragionamenti o i dati portati a sua dimostrazione.
Vediamo alcuni consigli al riguardo.

72 UNITÀ 3
SCHEDA OPERATIVA

Come scegliere la tesi e le argomentazioni


Chiedi a te stesso quale sia la tua opinione sull’argomento in questione, se avevi già in precedenza delle
idee a riguardo, se le hai modificate durante la lettura della documentazione, se hai dei dubbi ecc.
Rileggi attentamente gli appunti presi in fase di lettura della documentazione per rintracciare opinioni
altrui con cui confrontare la tua.
Formula una tua interpretazione della questione; non preoccuparti di essere a tutti i costi originale: se le
condividi, puoi utilizzare interpretazioni altrui (quelle presenti nella documentazione o altre apprese in altre
sedi), eventualmente modificandole parzialmente.
Sintetizza tale interpretazione in un’enunciazione di validità generale: questa sarà la tua tesi. Anche se è
possibile che durante la stesura del testo alcune idee si modifichino, tuttavia è importante che tu identifichi
da subito una tesi, o almeno scelga la posizione a tuo parere più convincente tra quelle possibili.
Oltre alla tesi, comincia a individuare anche le sottotesi, cioè i punti in cui eventualmente si articola la
tesi, soprattutto se essa riguarda un problema ampio e complesso.
Individua le obiezioni che un immaginario interlocutore potrebbe opporre alla tua tesi (antitesi).
Rifletti (questo è un passaggio molto impegnativo) sulle possibili argomentazioni, cioè sulle prove da
produrre a sostegno della tesi e a confutazione dell’antitesi. Esse sono in generale riconducibili a metodi di
ragionamento cui corrispondono alcune tecniche di argomentazione:
• il ragionamento deduttivo parte da principi generali, da premesse presumibilmente condivise o da
assiomi definiti e, attraverso una serie di deduzioni, giunge a conclusioni indiscutibili. La sua forma
espositiva più caratteristica è il periodo ipotetico “se ... allora ...”;
• il ragionamento induttivo, al contrario, parte dall’osservazione di casi particolari (dati di fatto certi, fe-
nomeni naturali, eventi storici, dati numerici, risultati di statistiche e ricerche ecc.) per ricavarne conclu-
sioni valide in generale (“Considerando ... e ..., si può affermare che ...”). La forza persuasiva di questo
tipo di ragionamento è condizionata dalla qualità e dalla quantità di casi osservati;
• il ragionamento abduttivo, simile al metodo induttivo, si basa anch’esso sull’osservazione di casi, ma, in
mancanza di un gran numero di esempi, si affida a pochi indizi;
• il ragionamento analogico si basa sul confronto tra una situazione nota e una situazione ignota, che si
suppone simile alla prima.

COSTRUZIONE DELLA SCALETTA


L’operazione finale della fase di prescrittura è rappresentata dalla costruzione della scaletta,
cioè un elenco di punti e sottopunti, disposti in ordine verticale, che servirà come schema per la
stesura del testo.

SCHEDA OPERATIVA

Come fare una scaleƩa di saggio breve


Rileggi attentamente gli appunti presi in fase di ideazione, distinguendo ciò che a questo punto ti pare
rilevante, ai fini di una esauriente informazione e della dimostrazione della tua tesi, cancellando gli appunti
che ti paiono superflui o fuorvianti.
Collega con segni grafici (ad esempio una freccia) concetti e dati affini, raggruppandoli se necessario.
Individua una gerarchia di importanza tra i vari concetti e dati e una loro successione che risponda a un
qualche criterio logico.

Il saggio breve 73
Organizza la scaletta rispettando la struttura base di un testo argomentativo, che prevede solitamente i
seguenti elementi:
• enunciazione della questione, nei suoi elementi informativi fondamentali, da mettere in posizione di
rilievo, ad esempio nell’introduzione del testo o nel primo paragrafo del corpo centrale;
• dichiarazione della tesi, anch’essa in posizione di rilievo (all’inizio del testo o in conclusione, oppure
ribadita in successivi paragrafi);
• presentazione di eventuali antitesi;
• in successivi paragrafi le principali argomentazioni a favore della tesi e confutazione dell’antitesi, sce-
gliendo un criterio per la loro successione;
• riepilogo dei ragionamenti condotti e conferma della tesi.
Inserisci nella scaletta punti relativi a specifici elementi informativi.
Costruisci la scaletta in forma di lista verticale di punti:
• suddividi eventualmente ogni punto in altri sottopunti che segnalano ulteriori articolazioni del discorso;
• assegna un titolo (una parola, una breve frase) a ogni punto e sottopunto;
• attribuisci dei numeri ai punti e sottopunti della scaletta (se utilizzi il computer, puoi servirti degli elen-
chi puntati).

2. Scrittura
Analizziamo ora le operazioni di scrittura, cioè la vera e propria stesura del testo, a cominciare
dal suo corpo centrale.

STESURA DEL CORPO CENTRALE DEL TESTO


Il corpo centrale del testo è quello che sta tra l’introduzione e la conclusione e contiene la
trattazione vera e propria dell’argomento oggetto del saggio. Ti consigliamo di dedicarti subito a
questa parte, rimandando a una fase successiva la stesura dell’introduzione e della conclusione.
Nel corpo centrale del testo devi sviluppare i punti della scaletta. Nel farlo puoi compiere le
operazioni illustrate nelle schede che seguono.

SCHEDA OPERATIVA

Sviluppo dei punƟ della scaleƩa e paragrafazione


Trasforma ciascun punto della scaletta in un paragrafo, cioè in una “porzione di testo” compresa tra due a capo,
unitaria per significato e struttura morfosintattica e caratterizzata da una relativa autonomia dal resto del saggio.
Mantieni nella stesura (almeno provvisoriamente) la numerazione e la titolazione di punti e sottopunti
della scaletta, per evidenziare i paragrafi.
Rispetta la coesione, vale a dire la compattezza interna di ciascun paragrafo dal punto di vista sia del
significato (coesione semantica) sia della correttezza grammaticale (coesione grammaticale), e la coerenza
(cioè la continuità logica e di significato) tra i vari paragrafi (cfr. scheda infra).
Dedica il paragrafo iniziale all’enunciazione della questione (con gli elementi informativi fondamentali) e
(almeno) un altro paragrafo alla dichiarazione della tua tesi.
Dedica vari paragrafi alle argomentazioni a favore della tesi o, dopo averla presentata, a confutazione
dell’antitesi.
In ciascun paragrafo inserisci sia dati informativi (desunti dalla documentazione o da altre conoscenze
in tuo possesso) sia ragionamenti (nessi logici, esempi, confronti ecc.) che motivino le tue affermazioni e
costruiscano progressivamente il procedimento argomentativo. Oppure, dedica paragrafi distinti alle infor-
mazioni e alle argomentazioni.

74 UNITÀ 3
Utilizza gli elementi informativi e argomentativi offerti dalla documentazione allegata alla consegna, sia
rielaborandoli con parole tue sia, eventualmente, citandoli tra virgolette.
Una volta concluso il paragrafo, va’ a capo, sia che tu scriva a mano sia che usi il computer: è il segnale
grafico che avvisa il lettore che si cambia argomento.

Ecco alcuni consigli per ottenere la coesione e la coerenza dei paragrafi.


SCHEDA OPERATIVA
Come oƩenere la coesione e la coerenza dei paragrafi
Coesione
Per ottenere la coesione semantica, cioè l’unitarietà di significato di ciascun paragrafo:
• evidenzia l’argomento principale (topic) di ogni paragrafo, ad esempio collocando all’inizio la frase che
lo contiene (“frase tematica”) e sviluppandolo nelle frasi successive del paragrafo stesso;
• se, oltre all’argomento principale, introduci argomenti secondari, non riservare loro eccessivo spazio.
• Per ottenere la coesione grammaticale, cioè l’unitarietà di morfologia, sintassi e lessico, devi prestare
attenzione a:
• rispettare la concordanza del numero e del genere tra soggetto e predicato e tra le parole (ad esempio
tra nomi e pronomi, aggettivi, articoli);
• mantenere costanti i tempi verbali adottati (senza sbalzi cronologici, a meno che non siano espressa-
mente voluti) e verificare la concordanza di modi e tempi tra proposizione principale e subordinata;
• usare pronomi e aggettivi dimostrativi e possessivi in sostituzione di nomi utilizzati in precedenza, per
evitare di ripeterli;
• usare connettivi (soprattutto congiunzioni, avverbi, locuzioni avverbiali) che esprimono legami di vario
tipo (cronologico, spaziale, logico ecc.) tra parole o tra parti del discorso all’interno di una frase o tra
una frase e l’altra (cfr. elenco infra);
• utilizzare parole chiave o parole appartenenti alla medesima area semantica per far riconoscere imme-
diatamente l’argomento principale del paragrafo e dare coesione lessicale.
Coerenza
Per ottenere la coerenza, cioè la continuità tra un paragrafo e l’altro, disponi i paragrafi secondo ricono-
scibili criteri logici:
• cronologico: i paragrafi si succedono seguendo lo sviluppo temporale degli eventi narrati;
• spaziale: i paragrafi si succedono descrivendo un determinato percorso nello spazio (dal centro alla
periferia, da destra a sinistra, dall’alto al basso o viceversa ecc.);
• causa-effetto: in un paragrafo è trattata la causa di un fenomeno e in quello successivo se ne analizza
l’effetto (o viceversa);
• somiglianza-opposizione: sono messi a confronto, in paragrafi successivi, elementi simili o divergenti;
• spiegazione: in un paragrafo viene spiegato quanto affermato nei paragrafi precedenti.
Connettivi
Per esprimere il tipo di rapporto che esiste tra un paragrafo e l’altro, si utilizzano spesso dei connettivi che
possono essere:
• forme nominali e verbali che rimandano a una parola del paragrafo precedente (ad esempio pronomi
e aggettivi come “ciò”, “questo fatto”, o aggettivi, sostantivi e verbi ripetuti o sinonimi);
• congiunzioni, avverbi, locuzioni, espressioni ecc., che esprimono il criterio logico di successione dei paragrafi:
– “quindi”, “pertanto”, “perciò”, “dal momento che”, “dato che”, “perché”, “poiché”, “siccome” ecc. se
vuoi evidenziare un rapporto di causa-effetto;
– “se ... allora ...” se formuli un’ipotesi;
– “cioè”, “ossia”, “vale a dire”, “ovvero”, “in altri termini”, “in altre parole”, “ad esempio” ecc. se intro-
duci una spiegazione;
– “quindi”, “perciò”, “pertanto”, “in conclusione”, “di conseguenza” ecc. se vuoi concludere.

Il saggio breve 75
Ecco alcuni consigli di lingua e di stile.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli di lingua e di sƟle


Adotta con consapevolezza uno stile personale che rispecchi il tuo carattere, le tue scelte culturali ed
estetiche.
Adatta il tuo stile personale alla specifica situazione comunicativa, che, nel caso di un saggio breve in
contesto scolastico, è formale.
Usa una sintassi abbastanza complessa con un periodare preferibilmente ipotattico, con proposizioni
subordinate adeguate al tipo di ragionamento (causali, se intendi evidenziare i rapporti di causa-effetto;
temporali, se stai ricostruendo un percorso storico; periodi ipotetici, se utilizzi il metodo deduttivo ecc.).
Per dare un senso di validità generale alle tue affermazioni, usa il tempo presente e verbi ed espressioni
verbali in forma impersonale (“si deve”, “è necessario che”, “è opportuno affermare che” ecc.). Se in qual-
che raro caso, invece, vuoi evidenziare il tuo ruolo e rivendicare la diretta responsabilità di ciò che affermi,
come sono soliti fare scrittori autorevoli, usa i verbi in prima persona singolare (“credo che”, “penso di po-
ter sostenere”, “ritengo giusto”, “affermo che”). Puoi enfatizzare la tua soggettività anche con espressioni
come “a mio parere”, “secondo il mio punto di vista” ecc.
Cerca di coinvolgere il tuo (ipotetico o reale) destinatario appellandoti a lui e facendo riferimento alle sue
opinioni ed esperienze, con espressioni come “qualcuno potrebbe obiettare che” ecc. Ricorda di scegliere
sempre una registro linguistico adeguato.
Usa un lessico più o meno specialistico a seconda del livello di competenza del destinatario. A ogni modo
il lessico deve essere preciso e rigoroso specie nelle parti informative del testo.
Scegli parole che rafforzino la funzione persuasiva del testo: ad esempio usa parole gradevoli, che sug-
geriscano idee positive nel lettore, associandole alle argomentazioni a favore della tesi, mentre all’antitesi
associa parole “negative”, oppure usa perifrasi, sinonimi per “occultare” qualche aspetto discutibile.
Fa’ un uso consapevole delle figure retoriche (in funzione persuasiva).
Verifica costantemente la correttezza grammaticale (uso dei verbi, concordanze ecc.) e ortografica.
Presta la massima attenzione alla punteggiatura.

STESURA DELL’INTRODUZIONE E DELLA CONCLUSIONE


Ti consigliamo di scrivere l’introduzione e la conclusione solo dopo aver completato la stesura
del corpo centrale del testo, a meno che tu non abbia qualche idea brillante in corso di svolgi-
mento.
Come l’introduzione ha in genere la funzione di presentare in modo globale l’argomento,
anticipandone il contenuto (eventualmente anche la tesi), così la conclusione ha quello di rias-
sumerlo congedandosi dal lettore.
Nella scheda seguente ti proponiamo in parallelo alcuni consigli per la stesura di queste due parti
del testo.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la stesura dell’introduzione e della conclusione


Cerca di predisporre il lettore alla lettura del tuo saggio con un’introduzione coinvolgente e non troppo
lunga.
Nella conclusione sii coerente con quanto esposto precedentemente.

76 UNITÀ 3
Puoi scegliere tra varie tipologie di introduzione e conclusione.
INTRODUZIONE CONCLUSIONE
Inquadramento sintetico Riassunto sintetico
• puoi anticipare sinteticamente le parti in cui si • puoi riprendere molto sinteticamente i passaggi
articolerà la tua trattazione: tesi e principali ar- fondamentali della tua trattazione: tesi e principali
gomentazioni. argomentazioni.

Domande Domande
• per coinvolgere il lettore in una sorta di collo- • se vuoi lasciare, in un certo senso, ancora aperta la
quio, puoi formulare domande sulle principali discussione, puoi riproporre al lettore la problema-
questioni a cui il testo tenterà di dare risposta. ticità delle principali questioni affrontate.

Affermazioni Affermazioni
• se vuoi affermare da subito la tua opinione, co- • se vuoi riaffermare la validità delle conclusioni a
mincia con delle affermazioni che anticipano le cui sei giunto, ribadiscile più o meno perentoria-
conclusioni del testo. mente.

Citazioni Citazioni
• per dare autorevolezza a quanto ti appresti a • per dare autorevolezza a quanto esposto, ma an-
esporre, puoi citare in esordio la frase di un che per arricchire il tuo testo, puoi chiudere con la
personaggio famoso, un proverbio o un breve frase di un personaggio famoso o un piccolo testo
brano letterario. letterario.

Fatti Fatti
• puoi cominciare collegandoti a un fatto storico, • a conferma di quanto è stato detto, puoi citare un
a una vicenda personale o citando un aneddoto. fatto storico, un aneddoto o una vicenda personale.

In medias res Nessuna conclusione


• puoi decidere di entrare direttamente in argo- • se ritieni che il discorso sia già sufficientemente chia-
mento evitando l’introduzione. ro e completo, puoi fare a meno della conclusione.

ASSEGNAZIONE DEL TITOLO


La consegna della prova scolastica di un saggio breve richiede la formulazione di un titolo.
Esso è di solito costituito da un nome, un sintagma o una piccola frase (verbale o nominale) che
riassume in forma molto sintetica il contenuto del testo, con lo scopo, oltre che di anticiparne
il contenuto, anche di attirare l’attenzione del lettore invogliandolo a leggere il testo per esteso.
Ecco qualche consiglio per l’ideazione del titolo di un saggio breve.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere un Ɵtolo di saggio breve


Scegli tra titolo:
• denotativo, tale cioè da riferire in modo oggettivo il contenuto del testo, scrivendo una breve frase
(anche nominale) che riassuma la tua tesi;
• connotativo, tale cioè da suggerire un commento, un’interpretazione soggettiva, formulandolo con una
frase a effetto, in forma interrogativa o esclamativa, con figure retoriche, evocando immagini fantasio-
se, citando titoli di film o di romanzi, utilizzando tecniche pubblicitarie e giornalistiche.
Per approfondire e ampliare il contenuto del titolo, aggiungi eventualmente un sottotitolo, cioè un titolo
secondario che ne spieghi e ampli il contenuto, come accade spesso, oltre che per i libri di saggistica, per gli
articoli di giornale.

Il saggio breve 77
3. Postscrittura
Dopo la stesura della “brutta copia”, è il momento di passare alla “bella copia”, attraverso ope-
razioni di editing, cioè di revisione complessiva e di messa a punto del testo per la presentazione
al destinatario.

REVISIONE DEL TESTO


La revisione del testo consiste nella rilettura attenta della brutta copia per apportare eventuali
correzioni e modifiche a ciò che si è scritto, per quanto concerne sia il contenuto, sia la sua
organizzazione, sia la correttezza formale.
Prima di procedere a una revisione puntuale e analitica del testo, segui alcuni consigli d’ordine
generale che ti forniamo nella scheda seguente.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la revisione del saggio breve


Lascia passare del tempo (qualche minuto o anche di più, se puoi) tra il termine della stesura del testo e
la rilettura, per “staccare” e predisporti a un atteggiamento più oggettivo rispetto a ciò che hai scritto.
Rileggi il testo globalmente, con molta attenzione e spirito autocritico.
Controlla di aver rispettato la lunghezza del testo richiesta dalla consegna.
Per quanto riguarda il contenuto del testo e la sua struttura generale, verifica che:
• il tuo saggio sia pertinente all’argomento richiesto (cioè di non essere andato “fuori tema”);
• corrisponda alle caratteristiche tipologiche del saggio breve come testo informativo (correttezza e com-
pletezza delle informazioni) e argomentativo (evidenza della tesi, efficacia delle argomentazioni);
• l’ordine della scaletta sia stato rispettato: se tale ordine è stato modificato in corso di stesura, controlla
che il nuovo ordine sia coerente e logico;
• le proporzioni tra introduzione, svolgimento e conclusione siano equilibrate.
Per quanto riguarda l’articolazione del testo in paragrafi:
• rileggi il testo paragrafo per paragrafo, controllandone la lunghezza, la coesione e la coerenza e veri-
ficando che ogni paragrafo, delimitato tra due a capo, evidenzi con chiarezza l’argomento principale.
Per quanto riguarda la correttezza formale del testo:
• controlla attentamente l’ortografia, soprattutto se essa costituisce un tuo punto debole; per ogni dub-
bio usa il dizionario;
• accertati della correttezza grammaticale: morfologia, sintassi, lessico;
• verifica l’efficacia della punteggiatura;
• effettua, se opportuno, alcuni cambiamenti: ad esempio elimina parole o frasi superflue, trasforma
subordinate in coordinate o viceversa, verbi di forma passiva in quella attiva o viceversa ecc.

PRESENTAZIONE GRAFICA DEL TESTO


Al termine delle operazioni sopra descritte, il testo va trascritto a mano oppure al computer,
rispettando alcune regole di presentazione grafica, che facilitano la comprensione da parte di
chi legge e favoriscono l’apprezzamento del testo.
Nella scheda seguente troverai alcuni consigli che valgono, oltre che per il saggio breve, per
qualunque testo scritto.

78 UNITÀ 3
SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la copiatura e la presentazione del saggio breve


Se scrivi a mano Se scrivi al computer
• Adopera fogli di formato e tipo di carta adeguati. • Imposta l’impaginazione e la paragrafazione.
• Scrivi con una grafia chiara e comprensibile, con • Scegli tipo e dimensione del carattere: i tipi più
caratteri non troppo piccoli. Ricorda che una gra- diffusi sono “Times New Roman”, “Courier”, “Arial”,
fia di difficile comprensione induce il lettore a “Verdana”; il corpo consigliabile è il 12.
un atteggiamento malevolo verso il testo che sta • Rispetta le convenzioni redazionali (corsivi per
leggendo e può provocare fraintendimenti. le parole straniere, per i titoli di libri; virgolette
• Scrivi su colonne di larghezza equilibrata. per le citazioni ecc.).
• Non lasciare margini a sinistra e a destra che sia- • Numera le pagine, le note, le tabelle ecc.
no o troppo larghi o troppo stretti; in particolare, • Inserisci il titolo generale e i titoli dei paragrafi,
se si tratta di una verifica scolastica, abbi cura di considerando che, specie se il testo viene spe-
lasciare un margine a destra sufficientemente dito in posta elettronica o pubblicato sul web,
largo per le correzioni e i commenti dell’inse- questi rappresentano un’importante struttura di
gnante. richiamo e di contatto con il lettore.
• Evidenzia con un rientro l’inizio di un nuovo pa- • Controlla, eventualmente con il correttore auto-
ragrafo. matico, di non aver fatto errori di ortografia o di
• Puoi dare dei sottotitoli ai singoli paragrafi scri- stampa.
vendoli a margine o prima del paragrafo; non • Salva accuratamente il documento, fanne even-
mettere il punto fermo dopo i sottotitoli. In parti- tualmente una copia, archivialo in una cartella.
colare puoi segnalare la tesi e le argomentazioni.
• Sottolinea o poni tra virgolette le parole straniere
non entrate ancora stabilmente nell’uso lingui-
stico italiano.
• Poni tra virgolette le citazioni tratte dai docu-
menti della consegna, indicandone l’autore e la
fonte.
• Sottolinea i titoli di libri, saggi, testi scolastici.
Metti tra virgolette i titoli di riviste o quotidiani.
• Colloca il titolo sopra il testo, in posizione cen-
trale e scrivilo in caratteri più grandi. Non mette-
re il punto fermo dopo il titolo.

Il saggio breve 79
ESEMPIO
Un esempio di saggio breve
Ti proponiamo l’esemplificazione di un saggio breve su un argomento di ambito
ON LINE tecnico-scientifico, riprendendo le fasi sopra descritte e seguendo le indicazioni for-
Esempio nite nelle relative schede operative.
svolto

LETTURA DELLA CONSEGNA E DELL’ARGOMENTO


ARGOMENTO OPERAZIONI DI LETTURA
I “NATIVI DIGITALI” L’argomento fa riferimento alla generazione dei giovani
di oggi, nati e vissuti a contatto con le moderne tecno-
logie informatiche e telematiche, le cui caratteristiche
sono illustrate nella documentazione allegata. La defini-
zione, messa tra virgolette, non presenta qualificazioni o
precisazioni che condizionino lo svolgimento del saggio
breve.

CONSEGNA OPERAZIONI DI LETTURA


Sviluppa l’argomento scelto in forma di «saggio breve», Questa consegna ricalca la formulazione adottata negli
utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi che ritieni esami di Stato del 2011, a parte il mancato riferimento
opportuni, i documenti e i dati forniti. Interpreta e con- all’opzione tra saggio breve e articolo di giornale (in que-
fronta i documenti e i dati forniti e su questa base svol- sta sede superfluo).
gi, argomentandola, la tua trattazione, anche con op- I limiti di tempo consentiti non sono indicati nella conse-
portuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze gna, ma supponiamo siano le 6 ore concesse abitualmen-
di studio. te negli esami di Stato.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddivi-
dilo in paragrafi.
Non superare le quattro o cinque colonne di metà di
foglio protocollo.

LETTURA DELLA DOCUMENTAZIONE E IDEAZIONE


Ti forniamo un dossier costituito da otto documenti a carattere per lo più verbale, ma anche
iconico e numerico, di varie fonti di provenienza; alcuni sono documenti “oggettivi” (cronologia,
tabella statistica), altri “soggettivi” (stralci da saggi e articoli giornalistici).
Di seguito a ciascuno di essi sono indicate le operazioni di lettura compiute insieme con quelle
di ideazione, per le quali si sono seguiti i suggerimenti forniti nella scheda operativa a p. 70.

Documento 1
È sorprendente per me come, nel trambusto e nel dibattito sul declino della formazione degli
Stati Uniti, spesso ignoriamo la più rilevante delle sue cause. I nostri studenti sono cambiati radi-
calmente. Gli studenti di oggi non sono più i soggetti per i quali il nostro sistema educativo è stato
progettato e sviluppato.
Gli studenti di oggi non hanno subìto, cioè, una trasformazione incrementale come è successo
in passato nel succedersi delle generazioni. [...] Si è manifestata una discontinuità radicale. [...]
I bambini e anche gli studenti del college oggi rappresentano la prima generazione che è cre-
sciuta all’interno di questo nuovo paradigma tecnologico. Hanno trascorso tutta la loro vita circon-
dati da e utilizzando computer, videogiochi, lettori di musica digitali, videocamere, telefoni cellula-
ri, giocattoli e tutti gli altri gadget e strumenti che sono stati creati dalla rivoluzione digitale. Hanno

80 UNITÀ 3
trascorso meno di 5000 ore della loro vita a leggere, ma oltre 10000 ore davanti ai videogiochi (per
non parlare delle 20 000 ore passate a guardare la TV). [...]
La denominazione più efficace che ho coniato per loro è digital natives. I nostri studenti sono
oggi tutti “madrelingua” e parlano il linguaggio digitale dei computer, dei videogiochi e di Internet.
(M. Prensky, Digital Natives, Digital Immigrants, in “On the Horizon”, 2001, vol. IX, 5)

Operazioni di lettura della documentazione e di ideazione: documento 1


Il documento chiarisce il significato dell’argomento di questo saggio breve. E lo fa con le parole di colui che
ha coniato la fortunata espressione “nativi digitali”, tratte dall’articolo del 2001 in cui essa comparve per la
prima volta: Mark Prensky, newyorkese, nato nel 1946, studioso di problemi educativi. Egli, intervenendo
nel dibattito sulla crisi delle istituzioni scolastiche negli Stati Uniti, ne attribuiva la responsabilità al divario
tra i sistemi educativi tradizionali e le nuove modalità di apprendimento di bambini e giovani, immersi fin
dalla nascita in un mondo di tecnologie digitali.
Questi bambini e giovani sono da lui definiti Digital Natives, la cui “madrelingua” è “il linguaggio digitale
dei computer, dei videogiochi e di Internet”.
Il titolo dell’articolo, che coordina in asindeto Digital Natives e Digital Immigrants, mette implicitamente in
contrapposizione i “nativi” con gli “immigrati digitali”, vale a dire con coloro che, nati prima della diffusio-
ne del computer e di Internet, hanno appreso il nuovo linguaggio come una seconda lingua.
La tesi che l’autore esprime è che “si è manifestata una discontinuità radicale” tra gli uni e gli altri.

Documento 2
1960 IBM 7000 è il primo computer su base di transistor.
Avvio delle ricerche di ARPA, progetto del Ministero della Difesa degli Stati Uniti.

1967 Prima conferenza internazionale sulla rete ARPANET.

1971 Ray Tomlinson mette a punto un nuovo modo di comunicazione: la posta elettronica.

1972 Nasce Xerox Alto, il primo computer dotato di un display bitmap a finestre con capacità di sovrap-
posizione, connesso alla prima stampante laser e collegato alla prima rete Ethernet in local area
network (LAN).
Nascita dell’InterNetworking Working Group, organismo incaricato della gestione di Internet.

1976 Steve Wozniak e Steve Jobs creano l’Apple I.


Paul Allen e Bill Gates danno vita a Microsoft.

1977 Nasce Apple II, il primo computer per il quale viene usata l’espressione personal computer e il primo
modello di successo prodotto su scala industriale.

1980 Tim Berners-Lee mette a punto un sistema di navigazione ipertestuale e sviluppa un software battez-
zato Enquire che permette di navigare.

1981 Nasce Xerox Star, il primo computer sul mercato dotato di interfaccia grafica utente a icone, con
mouse, le cui soluzioni ispireranno tutto il futuro mondo dell’informatica.

1982 Microsoft introduce l’uso del mouse nel proprio software e commercializza Microsoft Windows, ca-
pace di gestire finestre che consentono all’utente di vedere simultaneamente più programmi non
correlati tra loro.
Definizione del protocollo TCP/IP e della parola “Internet”.

1984 Apple produce Macintosh dotato di serie di interfaccia grafica e di mouse, elegante nel design e facile
nell’approccio, ottenendo un successo di mercato senza precedenti. L’interfaccia grafica usa per la
prima volta metafore facili da comprendere (cestino, scrivania, finestre, appunti ecc.) aprendo l’uso
del computer anche a persone con limitate conoscenze informatiche.

Il saggio breve 81
1985 Microsoft sviluppa l’interfaccia grafica Windows, introducendo aspetti tipici del Macintosh nei com-
puter DOS compatibili. È rilasciata la versione 1.0 di Microsoft Windows.

1987 È rilasciata la versione 2.0 di Microsoft Windows. Da allora a oggi quasi ogni anno esce una nuova
versione di Microsoft Windows.

1990 Tim Berners-Lee mette a punto il protocollo HTTP (Hyper Text Tranfer Protocol), il linguaggio HTML
(Hyper Text Markup Language) e l’URL (Uniform Resource Locator) sequenza di caratteri che iden-
tifica l’indirizzo di una risorsa in Internet e che permette di navigare con l’aiuto di legami ipertestuali,
attraverso le reti. È nato il World Wide Web.

1994 Jim Clark e Marc Andreessen fondano la Netscape Communications.


Esce il primo browser della Netscape ed è subito boom per i navigatori del web.

1995 Microsoft commercializza Windows 95 che include il browser Internet Explorer che supporta funzioni
multimediali avanzate e capacità di grafica 3D.

1996 Microsoft annuncia Windows CE, la versione per portatili del noto sistema operativo.

1998 Apple introduce gli iMac, computer molto semplici da usare e con un design decisamente rivoluzio-
nario.

2000 Microsoft distribuisce Windows 2000 in 4 edizioni diverse.

2001 Microsoft rilascia Windows XP.

2002 Viene annunciato un supercomputer vettoriale ad architettura NUMA da 52,4 teraflops: il Cray X1,
prodotto da Cray Inc.

2003 Microsoft rilascia Windows Server 2003, un aggiornamento del sistema operativo per server che
incorpora e migliora molte delle caratteristiche di Windows XP.

2005 Cray Inc. rilascia la versione X1E di Cray.

2007 Microsoft rilascia Windows Vista.

2009 Esce Windows 7, successore di Windows Vista.


Gli utenti di Internet sono circa 1 miliardo in tutto il mondo.

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 2


Il documento consiste nella cronologia dei principali eventi che hanno segnato, dal 1960 ai giorni nostri, la
storia dell’informatica e della telematica. Tra le varie date colpisce l’accumulo di innovazioni nel periodo
tra il 1984-85, caratterizzato dallo sviluppo dei computer a interfaccia grafica e dei sistemi operativi a fine-
stre, e il 1990, data di nascita di Internet: esso segna la diffusione di massa dei PC e di Internet e, a partire
da allora, prende avvio il fenomeno dei “nativi digitali”.
Colpisce, in questa tabella, anche il dato geografico: sono gli Stati Uniti la patria di questa rivoluzione di-
gitale, sia pure con alcune significative eccezioni (l’inglese Tim Berners-Lee, il fisico inventore di Internet,
lavorava al CERN di Ginevra, anche se poi si trasferì al MIT di Boston). Comunque la diffusione dei fenomeni
derivanti è planetaria.
Puoi aggiornare e ampliare la tabella con date che riguardano anche altri mezzi a tecnologia digitale (giochi
elettronici, telefono cellulare, smartphone, navigatori satellitari ecc.).

82 UNITÀ 3
Documento 3

(da “Il Venerdì di Repubblica”, 25 febbraio 2011)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 3


Il documento è costituito da una doppia immagine elaborata al computer, in cui sono messi a confronto e
contrapposti un adulto e un bambino: il primo, che appartiene all’“era Gutenberg”, usa i tradizionali pen-
na e quaderno; il secondo, che appartiene invece all’“era Internet”, è rappresentato con più braccia che
manovrano in contemporanea i molti strumenti messi a disposizione dalle tecnologie digitali: computer,
telefono cellulare di nuovissima generazione, iPod con cuffie, tablet, smartphone, occhiali per vedere in
3D... L’immagine rende visivamente il concetto della contrapposizione tra nativi e immigranti digitali già
rilevata nel documento 1. Inoltre evidenzia il diverso rapporto tra l’utente e i mezzi utilizzati: lineare e
monodirezionale nel caso dei “gutenberghiani”, pluridirezionale e a rete in quello degli “internettiani” (su
questo concetto vedi il doc. 5).

Documento 4
Tabella: Famiglie per beni tecnologici posseduti e tipologia familiare. Anni 2008 e 2009 (per 100
famiglie con le stesse caratteristiche).
Decoder Consolle Connessione Connessione
ãò Antenna Lettore Videoregi- Personal Accesso a Video-
digitale Cellulare per video- a banda a banda
color parabolica —ò— stratore computer Internet camera
terrestre giochi stretta larga

Tipologia familiare Famiglie con almeno un minorenne


2008 96,4 42,0 31,6 84,5 74,7 99,6 42,7 74,3 12,3 41,0 60,9 47,5
2009 97,0 46,0 39,7 87,1 70,9 99,8 46,1 79,0 8,3 51,6 68,1 50,9
Famiglie di soli anziani di 65 anni e più
2008 96,5 13,8 9,0 16,7 27,2 58,1 0,4 7,1 1,6 3,5 5,5 4,6
2009 97,0 15,1 12,7 19,3 27,5 64,7 0,5 7,7 1,4 4,1 5,9 4,7
Altre famiglie
2008 94,4 32,3 26,4 66,0 63,3 96,6 12,4 56,8 10,8 31,3 48,5 25,5
2009 95,2 34,1 30,9 70,3 60,4 97,8 14,5 62,1 8,0 39,0 54,9 26,5
Totale
2008 95,4 30,7 23,8 59,7 58,1 88,5 18,1 50,1 9,1 27,6 42,0 26,8
2009 96,1 33,1 29,2 63,3 55,7 90,7 20,1 54,3 6,6 34,5 47,3 28,3

(Fonte: ISTAT, 2009)

Il saggio breve 83
Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 4
La tabella ISTAT fornisce una documentazione oggettiva riguardo ai beni tecnologici posseduti dalle fami-
glie italiane, classificate in base a criteri di età. Il dato più significativo ai nostri fini è costituito dal divario
tra le famiglie costituite da anziani e quelle con almeno un minorenne, le quali si collocano agli estremi
opposti: le prime sono sostanzialmente escluse dal possesso di beni tecnologici (appena il 7,7% di esse
possiede il PC e solo il 5,9% ha l’accesso a Internet); le seconde possiedono PC e accesso a Internet rispetti-
vamente nel 79% e 68,1% dei casi. Queste hanno anche il più alto tasso di possesso di connessione a banda
larga e telefono cellulare; molto diffusi sono anche il lettore DVD, il videoregistratore, la videocamera e
la consolle per videogiochi. In posizione intermedia tra i due estremi si collocano le “altre famiglie”, nelle
quali si suppone vi siano adulti di età inferiore ai 65 anni e giovani maggiorenni: anch’essi hanno dotazioni
tecnologiche nettamente superiori a quelle delle famiglie anziane, ma inferiori a quelle con figli minorenni.
Ciò dimostra l’effetto di “trascinamento” al digitale da parte dei più giovani nei confronti degli adulti, “ob-
bligati”, per così dire, dai figli a dotarsi di tecnologie.

Documento 5
Il termine Homo Zappiens identifica una generazione che ha avuto nel mouse, nel PC e nello
schermo una finestra di accesso al mondo. Questa generazione, i nativi digitali di Prensky, mo-
stra comportamenti di comunicazione e apprendimento differenti dalle generazioni precedenti; in
particolare, apprendere attraverso schermi, icone, suoni, giochi, “navigazioni” virtuali e in costante
contatto telematico con il gruppo dei pari significa sviluppare comportamenti di apprendimento
non lineari come quelli alfabetici e gutenberghiani.
(W. Veen, B. Vrakking, Homo Zappiens. Crescere nell’età digitale, trad. it. di L. Schettino,
Edizioni Idea, Roma 2010)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 5


Gli olandesi Wim Veen e Ben Vrakking, studiosi di tecnologie applicate ai sistemi educativi, hanno coniato
un’altra fortunata definizione per i “nativi digitali di Prensky”, cioè per la nuova generazione di studenti
nati con il mouse in mano, capaci di passare continuamente da un medium a un altro tramite uno “zap-
ping” consapevole tra le differenti fonti di apprendimento e comunicazione: Homo Zappiens, che è anche
il titolo di un loro saggio del 2006 (pubblicato in Italia nel 2010). Nel documento sono espressi i concetti di
apprendimento non lineare e non alfabetico (già individuato nel doc. 3) e di rapporto tra “pari”, in inglese
peering, termine spesso associato a sharing, che indica lo scambio di informazioni ed esperienze, preferi-
bilmente tra pari.

Documento 6
La campanella suona, gli studenti si siedono e, joypad della PS3 alla mano, iniziano una sfida a
Little Big Planet. Siamo alla Quest to Learn di New York, una scuola superiore (per ora di primo, in
futuro anche di secondo grado) dove al posto dei libri di testo si usano i videogame. Alcuni sono
disegnati ad hoc, talvolta dagli studenti stessi, altri sono normali videogiochi sfruttati in maniera
particolare. [...]
L’idea di fondo è che i videogiochi immergono gli studenti in problemi complessi, risolvendo
i quali non solo si acquisiscono le conoscenze base, ma anche abilità trasversali. Per esempio
quella di pensare in maniera innovativa, cooperare, prevedere i possibili sviluppi di una situa-
zione.
In Being, Space and Place, per dirne una, gli studenti devono impersonare un soldato spartano
che deve valutare le forze ateniesi e stabilire una strategia d’azione. Nel farlo, secondo le aspettati-
ve dell’insegnante, dovrebbero imparare storia, geografia e politica pubblica. In The Way of Things

84 UNITÀ 3
Work, invece, diventando ingegneri incaricati di costruire una piramide, dovrebbero acquisire
competenze di matematica, geografia e storia delle religioni.
I videogiochi avrebbero anche un altro pregio: coinvolgono e mantengono gli studenti concen-
trati sulle lezioni per ore. Ai videogame si aggiungono anche altri strumenti di apprendimento, per
esempio Being Me, un social network chiuso, o lo SmalLab, uno spazio fisico dove, grazie a video-
camere motion capture e proiettori digitali, si creano scenari con cui interagire.
Gli studenti alla fine dell’anno devono superare gli stessi test dei loro coetanei delle altre scuole.
Con una sola differenza: al posto del voto, in pagella, c’è il livello raggiunto.
(C. Visco, A New York, addio ai libri: si studia sui videogame, in “Il Venerdì di Repubblica”, 25 febbraio 2011)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 6


In questo articolo per una rivista di larga diffusione (non specialistica), la giornalista illustra l’esperienza di
una scuola pubblica di New York, Quest to learn (“Ricerca per imparare”), nella quale i bambini studiano
e imparano su videogame, risultando in grado di sostenere, alla fine dell’anno scolastico, i medesimi test
degli allievi delle scuole tradizionali.

Documento 7
Il lavoro di Bennett, Maton e Kervin, The ‘digital natives’ debate: a critical review of the evidence,
pubblicato nel 2008 dal British Journal of Educational Technology, espone la questione dei nativi di-
gitali in modo molto chiaro, dimostrando che: 1) nonostante si dia per scontato che i ragazzi vivano
immersi nella tecnologia, il reale uso è ancora molto tradizionale (scrittura, email, navigazione web);
2) la produzione di contenuti è un fenomeno limitato; 3) le differenze di skills all’interno della “gene-
razione” giovanile sono le stesse esistenti tra le diverse generazioni. Gli autori ripropongono il con-
cetto di moral panic per indicare come questo fenomeno dei nativi digitali sia enfatizzato dai media e
anche da parte del mondo accademico, senza reali evidenze scientifiche e con toni spesso drammati-
ci sull’inadeguatezza della scuola e degli insegnanti davanti a questa ipotetica “generazione”.
Il moral panic in questo caso nasconde un ulteriore pericolo: il sistema educativo potrebbe es-
sere tentato di abdicare al proprio ruolo rispetto al tema delle tecnologie, sia perché si ritiene ina-
deguato sia perché pensa che comunque i nativi siano... nativamente competenti in virtù della loro
appartenenza generazionale!
Sarebbe un grave errore, perché esistono ben documentate prove, al contrario, dell’esistenza di
un ampio divario digitale, dovuto alle diverse situazioni socio-economiche, all’interno della stessa
fascia giovanile.
Il ruolo della scuola è pertanto ancora più che utile, nell’indirizzare e aiutare i giovani a formarsi
una vera competenza digitale.
Non lasciamoci allora intimorire o confondere dai nativi digitali: in realtà... non esistono!!
(A. Fini, Il mito dei nativi digitali, intervento al Convegno “La competenza digitale dei Digital Natives”,
Bari, 27 marzo 2009)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 7


Questo documento, tratto da un intervento a un convegno di uno studioso di informatica gestionale, “rie-
quilibra” l’impostazione culturale e ideologica offerta dai testi di Prensky (doc. 1) e di altri (in particolare
doc. 5). Nel riportare le analisi di alcuni studiosi britannici, l’autore elenca le obiezioni alla tesi dei “nativi
digitali”, la cui antitesi è sintetizzata nell’affermazione finale “i nativi digitali non esistono”. Le argomen-
tazioni sono elencate all’inizio del documento in tre punti. Sono anche indicati i pericoli insiti nell’accetta-
zione acritica della tesi dei “nativi digitali”, da cui l’autore deriva l’invito alla scuola a riaffermare il proprio
autonomo ruolo educativo.

Il saggio breve 85
Documento 8
Esistono moltissime ricerche autorevoli sui nativi digitali. [...] Tutte le più prestigiose istituzioni
scientifiche e di ricerca internazionali hanno dedicato una grande attenzione al tema dei “nativi”, ma-
gari chiamandoli con nomi diversi. Possiamo citare per esempio l’OCSE e la sua ricerca New Millen-
nium Learners, un approfondimento di OCSE-PISA che dimostra come l’uso delle tecnologie a casa
(più che a scuola) migliori gli apprendimenti e renda più “brillanti” i nostri digital kids, e inoltre il pro-
getto di ricerca Digital Natives del Berkman Centre for Internet Society di Harvard i cui coordinatori
hanno pubblicato il volume Born Digital. Understanding the first generation of digital natives.
(P. Ferri, Nativi digitali: una replica ad un acceso dibattito, da www.educationduepuntozero.it/
tecnologie-e-ambienti-di-apprendimento/born-digital-20-406701188.shtml)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 8


L’autore di questo passo (cui si deve anche il più importante saggio italiano sui nativi digitali) cita alcune
importanti ricerche europee e statunitensi sull’apprendimento nei nativi digitali, che costituiscono un’ar-
gomentazione a favore della tesi secondo cui i giovani di oggi ottengono risultati più brillanti con l’uso delle
tecnologie. Nel documento si trovano altre denominazioni, sinonimiche di “nativi digitali”: digital kids (già
letto nella presentazione della scuola Quest to learn), Millennium Learners.

ORGANIZZAZIONE DELLE IDEE


Sulla base delle osservazioni fin qui compiute, si possono organizzare le idee nel seguente schema
a mappa.

rivoluzione era era


tecnologica Internet Gutenberg

strumenti NATIVI immigrati


digitali DIGITALI digitali

intelligenza intelligenza
“a rete” lineare

SCELTA DELLA TESI E DELLE ARGOMENTAZIONI


La tesi che si sceglie di dimostrare in questo saggio breve – sulla base delle informazioni rac-
colte e delle proprie opinioni elaborate nel confronto con quelle espresse dai documenti – è la
seguente.

Tesi:
I giovani del XXI secolo, immersi fin dalla nascita in un mondo di tecnologie digitali (i “nativi digitali”),
hanno sviluppato modalità di apprendimento, di comunicazione e di espressione di sé radicalmente diver-
se da quelle delle generazioni precedenti, anche delle più recenti (“immigrati digitali”).

86 UNITÀ 3
Sottotesi:
• Ciò crea problemi di rapporti tra giovani e adulti e tra studenti e istituzioni scolastiche.
• Ciò impone la ricerca di soluzioni innovative.
Antitesi:
I nativi digitali non esistono!
I nativi digitali non esprimono una differenza radicale, ma una graduale evoluzione delle modalità di
apprendimento e di comunicazione tradizionali.
Argomentazioni a favore della tesi:
Enorme successo dei mezzi digitali presso i giovani.
I principi su cui si fonda l’utilizzo delle tecnologie digitali sono radicalmente diversi da quelli tradizionali
(linearità vs simultaneità; unicità vs multischermo ecc.).
Le statistiche e le ricerche dimostrano il successo dirompente dei mezzi digitali presso i giovani e più
brillanti risultati scolastici con il loro utilizzo.

COSTRUZIONE DELLA SCALETTA


A questo punto si propone la seguente scaletta.

1. Il XXI secolo ha segnato una radicale trasformazione negli stili di comunicazione tra:
1.1 la generazione “Gutenberg”
1.2 la generazione “Internet”.
2. I “nativi digitali”:
2.1 chi sono e quando nasce il fenomeno
2.2 sono immersi fin dalla nascita in una società “multischermo”
2.3 gli schermi sono strumenti di comunicazione e di interazione sociale e tra pari
2.4 esemplificazioni.
3. Il digitale serve ai nativi per comunicare e per esprimere se stessi:
3.1 le modalità più recenti (Facebook, YouTube ecc.) accentuano il divario con i “gutenberghiani”
3.2 provocano identificazione tra mondo reale e mondo virtuale
3.3 sono strumenti di comunicazione, espressione e creazione condivisa.
4. Il digitale serve ai nativi per imparare e divertirsi:
4.1 nuove modalità di apprendimento
4.2 l’esempio dei videogiochi.
5. I nativi digitali apprendono:
5.1 tra multitasking
5.2 e zapping
5.3 brillanti risultati confermati dalle ricerche internazionali.

SCRITTURA E POSTSCRITTURA
Proponiamo adesso – come esemplificazione delle operazioni di scrittura e postscrittura – un
possibile svolgimento del saggio breve in questione, messo in “bella copia”. Si tratta della riela-
borazione, con poche modifiche, dell’introduzione al saggio di Paolo Ferri, Nativi digitali, edito
nel 2011 da Bruno Mondadori.
Esso è articolato in paragrafi, caratterizzati da coesione e coerenza, dei quali il primo e l’ultimo
costituiscono rispettivamente l’introduzione e la conclusione, mentre tutti gli altri rappresentano
il corpo centrale del testo, che sviluppa i punti della ipotetica scaletta sopra elencata.
A ciascuno dei paragrafi è assegnato un sintetico titolo, come suggerito dalla consegna.
Lo svolgimento risulta complessivamente di 5819 battute (spazi inclusi).

Il saggio breve 87
Formuliamo, inoltre, il titolo del saggio breve e immaginiamo un ipotetico lettore per definire
il registro linguistico da tenere.
A lato di ciascuna delle parti di cui si compone il testo completo del saggio breve segnaliamo le
osservazioni sui procedimenti operativi con precisi riferimenti ai documenti allegati alla consegna.

TITOLO OSSERVAZIONI
Nativi digitali oggi: una sfida per il fu- Il titolo pone in evidenza il topic del saggio, dando per acquisito questo fe-
turo nomeno nella realtà presente (“Nativi digitali oggi”), cioè rifiutando l’anti-
tesi che “i nativi digitali non esistono”. Specifica, dunque, fin da subito il ta-
glio interpretativo che il saggio intende proporre (“una sfida per il futuro”).
Dal punto di vista formale, si noti la netta suddivisione del titolo in due par-
ti tramite i due punti, che creano un ponte tra l’“oggi” e il “futuro”. La pa-
rola “sfida” diventa una sorta di apposizione di “nativi digitali” e offre una
prospettiva ottimistica indirizzata in particolare agli “immigrati digitali”.

DESTINAZIONE EDITORIALE OSSERVAZIONI


Rivolto a lettori interessati all’argomen- Immaginando che a scrivere questo saggio sia un giovane discretamente
to, ma non particolarmente esperti. esperto e appassionato dell’argomento, si ipotizza che egli si rivolga a lettori
coetanei, ma anche a persone della generazione precedente (adulti che uti-
lizzano le tecnologie digitali, ma hanno una mentalità da “immigrati digitali”).
Le sue argomentazioni avranno quindi lo scopo di rendere più consapevoli
i giovani e di convincere gli adulti della bontà della sua tesi.
Dato il carattere divulgativo del saggio e il livello non troppo esperto degli
ipotetici lettori, l’autore adotterà un linguaggio relativamente semplice, ma
non privo di termini tecnici, seppure alquanto diffusi e comprensibili.

SVOLGIMENTO OSSERVAZIONI
Introduzione Introduzione con citazione accattivante per il lettore;
Recita un fortunato apologo che, se un alieno dalla permette di guardare al nostro tempo in una prospettiva
vita millenaria fosse ritornato sulla Terra nel 2000 dopo di lunga durata; al tempo stesso indica nel 2000 una data
cinquecento anni di assenza, avrebbe trovato irricono- simbolo di separazione tra un prima e un dopo in alcuni
scibili i laboratori scientifici – ad esempio quelli di fisica, settori.
non potendo mettere a confronto gli studi di Newton
e Galileo con i Bell Labs o il CERN –, ma avrebbe rico-
nosciuto facilmente un luogo deputato alle assemblee
politiche, una chiesa o un’aula scolastica.

1. Dalla generazione Gutenberg alla generazione Il primo paragrafo dello svolgimento, collegato al prece-
Internet: una radicale trasformazione dente dai nessi “infatti” e “quella data”, è suddiviso in
Infatti, fino a quella data, continuava a funzionare due parti che mettono a confronto-contrasto il modello
il modello gutenberghiano di comunicazione “uno-mol- di comunicazione tradizionale (gutenberghiano doc. 3
ti”: una voce che parla in un’assemblea e molti astanti e 5) con uno nuovo derivante dalle tecnologie digitali.
che ascoltano, una cattedra e molti studenti, lo scher- La seconda parte del paragrafo è collegata alla preceden-
mo televisivo e i nostri divani. Oggi, però, i nuovi stili di te dal nesso “però”, che esprime una contrapposizione
comunicazione abilitati dalle tecnologie digitali hanno ribadita da “oggi” (in antitesi con “fino a quella data”) e
avviato un processo di trasformazione della tradiziona- dall’aggettivo “nuovi”.
le configurazione della comunicazione, così come de- Le caratteristiche del nuovo modello di comunicazione non
gli spazi dell’apprendimento per renderlo più adatto a sono ancora esplicitate, ma si possono supporre in antitesi
bambini e bambine che hanno davvero caratteristiche con quelle del vecchio (rapporto lineare “uno-molti”).
molto “originali”. Nel paragrafo si introducono bambini e bambine con ca-
ratteristiche molto “originali”: la virgolettatura crea un
senso di suspense e di curiosità. Si dirà in seguito che essi
sono i “nativi digitali”.
Questa seconda parte del paragrafo contiene, implicita-
mente, la tesi dell’autore.

88 UNITÀ 3
SVOLGIMENTO OSSERVAZIONI
2. I “nativi digitali” nella società “multischermo” Questo lungo paragrafo spiega che quei bambini sono i
Quello che è successo è che, tra il 1985 – anno del- “nativi digitali”, ricordando il creatore di questa definizio-
la diffusione di massa dei PC a interfaccia grafica e dei ne (doc. 1) e collocandone storicamente la comparsa tra
sistemi operativi a finestre – e il 1996 – l’inizio della ri- il 1985 e il 1996 (doc. 2).
voluzione di Internet –, si è affermata rapidamente una Il saggio conia poi un’altra definizione per i nativi digitali:
nuova “versione 2.0” dell’Homo sapiens: si tratta dei “Homo sapiens versione 2.0”, traendo spunto dall’espres-
“nativi digitali”, secondo la fortunata definizione conia- sione Web 2.0 che indica uno stato di evoluzione della
ta da Marc Prensky nel 2001. I nativi sono notevolmen- rete di Internet rispetto alla condizione precedente.
te diversi dai “figli di Gutenberg”. Sono nati in una “so- La novità del modello comunicativo dei nativi digitali è
cietà multischermo” e interagiscono con molti di questi individuata (nella seconda parte di questo paragrafo) dal
schermi fin dalla più tenera età, circondati, come sono loro essere immersi in una “società multischermo”, la cui
fin dalla nascita, da numerosi monitor interattivi: com- descrizione (attraverso i nomi dei numerosi strumenti di-
puter, consolle per videogiochi portatili, cellulari smar- gitali) traduce verbalmente l’immagine del doc. 3.
tphone, navigatori satellitari. Per i nativi digitali questi Il ruolo svolto dagli strumenti dotati di schermo è approfon-
schermi costituiscono soprattutto strumenti di comuni- dito nella terza parte del paragrafo in cui sono introdotti i
cazione e di interazione sociale e tra pari. Ad esempio, il concetti di dimensione ludica (“uno spazio per giocare”) e di
display del cellulare è per i nativi uno spazio per gioca- “interazione sociale e tra pari” (doc. 5), riportando esempi
re, per comunicare attraverso gli ÝÃÝ. L’obiettivo della tratti dalla comune esperienza.
videocamera del cellulare è usata per “pubblicare” con- Il paragrafo è a carattere prevalentemente informativo,
tenuti on line. Solo pochi nativi utilizzano il telefonino ma costituisce anche un’argomentazione a favore della
per le comunicazioni in voce (anche a causa del costo). tesi, perché attribuisce alla grande rivoluzione tecnolo-
Ed è soprattutto lo schermo del computer connesso a gica della fine del ’900 la formazione di caratteristiche
Internet quello che amano di più. generazionali nuove.
A differenza di quanto obiettato nel doc. 7, si attribuisce a
ÝÃÝ, video girati con il telefonino ecc. un carattere pro-
fondamente diverso dalle tradizionali forme di comuni-
cazione.

3. Il digitale per comunicare e per esprimere se stessi Si allarga il panorama degli strumenti adottati dai giovani
I “nativi” sono diversi dagli “immigrati digitali”, anco- ad altri ambiti legati a Internet: Facebook, blog, YouTube.
ra legati al modello gutenberghiano, perché, a scuola, a Questo approfondimento informativo non trae spunto
casa e con gli amici, sono sempre accompagnati dalle loro dalla documentazione allegata, ma da altre fonti a dispo-
protesi comunicative ed espressive digitali che contribui- sizione dell’autore del saggio, oltre che dalla sua espe-
scono a delineare il perimetro del loro sé e del loro agire. rienza. Esso offre l’occasione per un’ulteriore argomen-
Per questo i “nativi” si “espongono” su Facebook, sui blog tazione a favore della tesi e contro l’antitesi (doc. 7): la
o su YouTube, vivono nello e sullo schermo, allo stesso diversità tra “nativi” e “immigrati” si manifesta non solo
modo in cui abitano il mondo reale. Questo rende il loro a livello di comunicazione, ma anche a quello di espres-
modo di vedere e costruire il mondo molto differente da sione di sé. Da ciò viene dedotta l’identificazione tra
quello dei loro genitori. È la diffusione di Internet che ha mondo reale e mondo virtuale, in quanto i nativi digitali
enfatizzato in maniera eclatante questa trasformazione. egualmente abitano i due mondi proprio grazie a quegli
I computer non sono più solo strumenti di produttività strumenti.
individuale, ma sono soprattutto mezzi di comunicazione,
espressione e creazione condivisa della conoscenza.

4. Il digitale per imparare e divertirsi Sono ribaditi i medesimi concetti con l’aggiunta di uno
Mentre gli “immigrati digitali” adottano un atteggia- nuovo, riguardante le modalità di apprendimento (per
mento prudente, se non “negazionista”, nei confronti cui si cita tra virgolette il doc. 5). Sempre traendo spunto
delle tecnologie digitali, i “nativi” sviluppano nuove da Veen e Vrakking, sono introdotti i concetti di sharing e
rappresentazioni e nuovi metodi per conoscere e fare peering (di cui è data spiegazione).
esperienza del mondo, sperimentano differenti schemi A conferma di quanto affermato nella prima parte del
di interpretazione della realtà che li circonda e “svilup- paragrafo, viene portato l’esempio dei videogiochi, al-
pano comportamenti di apprendimento non lineari e cuni dei quali sviluppano capacità di apprendimento
non alfabetici”, come osservano gli olandesi Veen e (cfr. doc. 6 con l’esperienza della scuola Quest to Learn).
Vrakking. Lo stile di comunicazione e apprendimento
dei nativi è ludico, fortemente orientato all’espressione
di sé, alla personalizzazione e alla condivisione costante

Il saggio breve 89
SVOLGIMENTO OSSERVAZIONI
di informazione (sharing) con i pari (peering). Ad esem-
pio, per quanto riguarda i videogiochi (su consolle, tele-
fonino e notebook), alcuni di questi non hanno nulla a
che fare con l’apprendimento perché nel lungo periodo
non ne potenziano le capacità. Altri, invece, per esem-
pio quelli di strategia e costruzione di mondi possibili,
sviluppano l’attenzione selettiva, la “riserva cognitiva” e
la capacità di apprendere una modalità nuova.

5. Nativi digitali tra multitasking e zapping Ulteriore argomentazione a favore della specificità dei
Uno dei comportamenti di apprendimento più ori- comportamenti di apprendimento dei nativi contro l’anti-
ginali dei nativi è il multitasking: studiano ascoltando tesi di chi nutre dubbi sulla loro stessa esistenza (doc. 7):
musica e, nello stesso tempo, si mantengono in con- il multitasking, affrontato dai nativi attraverso i procedi-
tatto con gli amici attraverso MSN, mentre il televisore menti di zapping (doc. 3 e 5), cui segue la conferma offer-
è acceso con il suo sottofondo di immagini e parole. Il ta dai risultati delle ricerche internazionali (doc. 8).
problema del sovraccarico cognitivo è risolto attraverso
il continuo passaggio da un media a un altro, tramite
uno zapping consapevole tra le differenti fonti di ap-
prendimento e di comunicazione. I nativi digitali, infatti,
stanno imparando a “navigare” tra i media in maniera
non lineare e creativa. Gli immigrati digitali cercano
sempre un “manuale” o hanno bisogno di strumenti per
inquadrare concettualmente un oggetto di studio prima
di dedicarsi a esso. I nativi no! Apprendono per espe-
rienza e per approssimazioni successive. E le ricerche
degli ultimi anni stanno dimostrando che le tecnologie a
casa e a scuola migliorano gli apprendimenti e rendono
più brillanti gli studenti.

Conclusione Dimostrata la tesi che i nativi digitali esistono, che hanno


Il nuovo stile cognitivo e di apprendimento dei nati- sviluppato capacità intellettive specifiche e radicalmente
vi digitali pone alla società un problema cruciale: come diverse da quelle degli immigrati digitali, l’autore si pone
stabilire un linguaggio comune tra i “figli del libro” e i “fi- il problema di come questa differenza possa essere col-
gli del computer”? Come superare il digital divide inter- mata e di come possa essere creato un passaggio gradua-
generazionale? Mentre la cultura alfabetica sta cedendo le dall’“era Gutenberg” all’“era Internet”.
il passo a quella digitale, come traghettare al digitale la Lo svolgimento dunque si conclude con una serie di inter-
memoria analogica della cultura dell’Homo sapiens 1.0? rogativi che lasciano aperte le possibili risposte.
Come renderla disponibile ai nativi che appartengono
alla specie dell’Homo digitalis o dell’Homo sapiens 2.0?

90 UNITÀ 3
LABORATORIO ON LINE
Esercizi
aggiuntivi
Nel seguente laboratorio proponiamo saggi brevi con argomenti attinenti agli ambiti artistico-lettera-
rio, storico-politico e socio-economico, mentre per l’ambito tecnico-scientifico rimandiamo all’esem-
plificazione condotta alle pp. 80 ss. e all’argomento proposto per l’articolo di giornale alle pp. 147 ss.
Per tutti, salva diversa indicazione, vale la consegna ministeriale riportata qui di seguito.
Consegna
Sviluppa l’argomento scelto o in forma di “saggio breve” o di “articolo di giornale”, utilizzando, in tutto o
in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti. Se scegli la forma del “saggio breve”,
argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.
[... la parte omessa riguarda l’articolo di giornale]
Per entrambe le forme di scrittura non superare le cinque colonne di metà di foglio protocollo.

SAGGIO BREVE DI AMBITO ARTISTICOͳLETTERARIO


1 ARGOMENTO: L’AMICIZIA

Documento 1
In questa lettera del febbraio del 60 a.C., Cicerone (106-43 a.C., autore, tra l’altro, di un trattato Sull’ami-
cizia), sfoga la sua malinconia (causata dall’evolversi della situazione politica, a lui sfavorevole) con Attico,
l’amico più caro che era solito trascorrere lunghi periodi ad Atene, contrapponendo la sincerità dei rapporti
affettivi, in famiglia e con gli amici veri, all’esteriorità dei rapporti che si coltivano nelle sedi pubbliche e per
ragioni di prestigio sociale.
Devi sapere che in questo momento non c’è nulla che mi manchi tanto quanto una per-
sona che io possa mettere a parte di tutto ciò che mi dà qualche pensiero, una persona che
mi sia amica, che sia sensata, con la quale, quando io parlo, non debba fingere nulla, nulla
dissimulare, nulla nascondere. [...] E tu che tanto spesso con le tue parole e col tuo consiglio
hai portato sollievo alle preoccupazioni ed alle inquietudini dell’animo mio, tu che nella
vita politica mi sei sempre compagno, in ogni vicenda di quella privata confidente e parte-
cipe di ogni mia parola o piano, dove mai sei tu? Guarda come tutti mi hanno abbandonato:
così che quel poco di sollievo che ho è quando sto con mia moglie, con la mia bambina, col
mio adorato Cicerone [il figlio]. Sì, perché quelle mie amicizie d’apparato, pura esteriorità,
valgono qualcosa per il lustro del mondo, ma per la domestica intimità sono sterili.
(Marco Tullio Cicerone, Lettere ad Attico, 1-5, a cura di S. Rizzo, A. Mondadori, Milano 1991)

Documento 2
Il sonetto, scritto da Dante nel periodo giovanile, propone il tema dell’amicizia poetica, fin dal vocativo di
apertura in cui si rivolge all’amico Guido Cavalcanti. Dante in questa poesia esprime il desiderio di un isola-
mento totale da vivere insieme con i suoi amici, legati a lui da una profonda unione di spirito.
Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
4 per mare andasse al voler nostro e mio;

sì che fortuna od altro tempo rio


non ci potesse dare impedimento,
anzi, vivendo sempre in un talento,
8 di stare insieme crescesse ’l disio.

Il saggio breve 91
E monna Vanna e monna Lagia poi
con quella ch’è sul numer de le trenta
11 con noi ponesse il buono incantatore:

e quivi ragionar sempre d’amore,


e ciascuna di lor fosse contenta,
14 sì come i’ credo che saremmo noi.

Documento 3
«È notevole l’effetto di immediatezza con
cui l’artista coinvolge lo spettatore nel suo
personale dialogo con l’amico che Raffaello
sembra rassicurare con la sua serafica espres-
sione del volto e con la mano appoggiata sulla
sua spalla.»
(Raffaello, I capolavori, a cura di N. Baldini, Rizzoli,
Milano 2003)

(Raffaello Sanzio, Autoritratto con un amico, 1518-1519,


olio su tela, Parigi, Museo del Louvre)

Documento 4
In questo quadro del 1976,
Renato Guttuso (1911-1987)
rappresenta l’interno del ce-
lebre caffè romano, luogo di
incontro di intellettuali (tra gli
avventori si riconosce il pitto-
re Giorgio De Chirico), turisti,
gente nota e ignota, ricca e po-
vera, soli o accompagnati.

(Renato Guttuso, Caffè Greco, 1976, acrilico su cartone foderato,


Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza)

92 UNITÀ 3
Documento 5
Si riproducono alcuni stralci del romanzo L’amico ritrovato (1971) di Fred Uhlmann (1901-1985). Esso nar-
ra la storia, ispirata ai ricordi personali dell’autore, ebreo tedesco, dell’amicizia con il compagno di scuola
Konradin von Hohenfels, aristocratico, che in seguito aderì al nazismo per poi distaccarsene. Il romanzo si
conclude con la scoperta da parte dell’autore del destino dell’antico amico – condannato a morte per aver
partecipato al fallito attentato contro Hitler nel 1944 – e con la postuma riconciliazione tra di loro.
Entrò nella mia vita nel febbraio del 1932 per non uscirne più. Da allora è passato più
di un quarto di secolo, più di novemila giorni tediosi e senza scopo, che l’assenza della
speranza ha reso tutti ugualmente vuoti – giorni e anni, molti dei quali morti come le
foglie secche su un albero inaridito.
Ricordo il giorno e l’ora in cui il mio sguardo si posò per la prima volta sul ragazzo che
doveva diventare la fonte della mia più grande felicità e della mia più totale disperazione.
[...]
Non ricordo esattamente quando decisi che Konradin avrebbe dovuto diventare mio
amico, ma non ebbi dubbi sul fatto che, prima o poi, lo sarebbe diventato. Fino al giorno
del suo arrivo io non avevo avuto amici. Nella mia classe non c’era nessuno che potesse
rispondere all’idea romantica che avevo dell’amicizia, nessuno che ammirassi davvero o
che fosse in grado di comprendere il mio bisogno di fiducia, di lealtà e di abnegazione,
nessuno per cui avrei dato volentieri la vita.
[...]
Ho esitato un po’ prima di scrivere che “avrei dato volentieri la vita per un amico”, ma
anche ora, a trent’anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione
e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia.
[...]
Afferrai l’opuscolo con l’intenzione di stracciarlo ma, all’ultimo momento, mi tratten-
ni. Facendomi forza, quasi tremando, lo aprii alla lettera H e lessi. “VON HOHENFELS,
Konradin, implicato nel complotto per uccidere Hitler. Giustiziato.”
(F. Uhlman, L’amico ritrovato, trad. it. di M. G. Castagnone, Feltrinelli, Milano 1986)

Documento 6
Il romanzo Due di due (di cui si riproduce l’incipit) di Andrea De Carlo (1952) è una storia, ambientata duran-
te il Sessantotto, di amicizia tra due compagni di scuola, che intraprenderanno, in seguito, due percorsi di
vita diversi, corrispondenti a due differenti caratteri: quello tranquillo e concreto di Mario, voce narrante, e
quello anarchico, insofferente e creativo di Guido.
La prima volta che ho visto Guido Laremi eravamo tutti e due così magri e perplessi,
così provvisori nelle nostre vite da stare a guardare come spettatori mentre quello che
ci succedeva intorno entrava a far parte del passato. Il ricordo che ho del nostro primo
incontro è in realtà una ricostruzione, fatta di dettagli cancellati e aggiunti e modificati
per liberare un solo episodio dal tessuto di episodi insignificanti a cui apparteneva allora.
In questo ricordo ricostruito io sono in piedi al lato della strada, a guardare il brulichìo
di ragazzi e ragazze che sciamano fuori da un vecchio edificio grigio, appena arginati da
una transenna di metallo che corre per una decina di metri lungo il marciapiede.
Ho le mani in tasca e il bavero del cappotto alzato, e cerco disperatamente di as-
sumere un atteggiamento di non appartenenza al mondo, anche se sono uscito dallo
stesso portone e ho fatto lo stesso percorso faticoso solo un quarto d’ora prima. Ma ho
quattordici anni e odio i vestiti che indosso, odio il mio aspetto in generale, e l’idea di
essere qui in questo momento.
(A. De Carlo, Due di due, Einaudi, Torino 1989)

Il saggio breve 93
Documento 7
Questa canzone del cantautore Francesco Guccini (1940) fa parte dell’album Stanze di vita quotidiana, uscito
nel 1974.
Mio vecchio amico di giorni e pensieri da quanto tempo che ci conosciamo,
venticinque anni son tanti e diciamo un po’ retorici che sembra ieri.
Invece io so che è diverso e tu sai quello che il tempo ci ha preso e ci ha dato:
io appena giovane sono invecchiato tu forse giovane non sei stato mai.
Ma d’illusioni non ne abbiamo avute o forse sì, ma nemmeno ricordo,
tutte parole che si son perdute con la realtà incontrata ogni giorno.
[...]
Quei giorni spesi a parlare di niente sdraiati al sole inseguendo la vita,
come l’avessimo sempre capita, come qualcosa capito per sempre.
Il mio Leopardi, le tue teologie: “Esiste Dio ?” Le risate più pazze,
le sbornie assurde, le mie fantasie, le mie avventure in città con ragazze.
Poi quell’amore alla fine reale tra le canzoni di moda e le danze:
“È in gamba sai, legge Edgar Lee Masters. Mi ha detto no, non dovrei mai pensare.”
Le sigarette con rabbia fumate, i blue jeans vecchi e le poche lire,
sembrava che non dovesse finire, ma ad ogni autunno finiva l’estate.
Poi tutto è andato e diciamo siam vecchi, ma cosa siamo e che senso ha mai questo
nostro cammino di sogni fra specchi, tu che lavori quand’io vado a letto.
(F. Guccini, Canzone per Piero)

Documento 8
L’amicizia al tempo di Facebook: non più una frequentazione continua fatta di sera-
te, discussioni, reciproche consolazioni. Casomai, un dialogo virtuale fatto di battute tra
individui che quando va bene si sono visti due volte. E allora: se abbiamo 768 «amici» su
Fb, in che senso li abbiamo?
[...] In questi tempi di social networking «l’amicizia si sta evolvendo, da relazione a
sensazione. Da qualcosa che le persone condividono a qualcosa che ognuno di noi ab-
braccia per conto suo; nell’isolamento delle nostre caverne elettroniche, armeggiando
con i tanti piccoli pezzi di connessione come una bambina solitaria gioca con le bambo-
le». Eccoci sistemati tutti. Ecco perché, magari, dopo certi pomeriggi domenicali passati
a chattare, non ci si sente appagati, casomai lievemente angosciati e col mal di testa. La
cupa frase è di William Deresiewicz, ex professore di Yale e saggista, autore di un saggio su
The Chronicle of Higher Education e una conferenza sulla National Public Radio dedicata
alle «false amicizie». La preoccupazione è di molti, in America e fuori. Se ne è occupato
persino il Wall Street Journal. La serie tv di nicchia «In Therapy» ha fornito la battuta - pie-
tra tombale (speriamo di no): «Le famiglie sono ormai andate e gli amici stanno andando
via per la stessa strada». Deresiewicz infierisce: «Essendo state relegate agli schermi dei
computer, le amicizie sono qualcosa di più di una forma di distrazione? Quando sono ri-
dotte alle dimensioni di un post in bacheca, conservano qualche contenuto? Se abbiamo
768 “amici”, in che senso li abbiamo? Facebook non include tutte le amicizie contempo-
ranee; ma di certo mostra il loro futuro». Morale: «L’immagine del vero amico, un’anima
affine rara da trovare e molto amata, è completamente scomparsa dalla nostra cultura».
(M. L. Rodotà, L’amicizia svuotata nell’era di Facebook. Meno tempo assieme e affinità,
più dialoghi tra (quasi) sconosciuti, in “Corriere della Sera”, 27 dicembre 2009)

94 UNITÀ 3
GUIDA ALLO SVOLGIMENTO
Analizza i documenti proposti che in parte coincidono con quelli forniti in occasione degli esami di Stato
del 2004, in allegato all’argomento “L’amicizia, tema di riflessione e motivo di ispirazione poetica nella lette-
ratura e nell’arte” di ambito artistico-letterario.
Alcuni documenti – a differenza di quanto accade all’esame – sono accompagnati da qualche informazione
che può aiutarti a identificarne immediatamente il tema e il significato. Puoi modificare o ampliare tali infor-
mazioni facendo riferimento al tuo bagaglio culturale e, se ti è possibile e consentito, ad altre fonti cartacee
o telematiche.
Proporresti (in eventuale sostituzione) altri documenti?
Segui il percorso storico suggerito dalla successione cronologica dei documenti riconoscendovi eventuali
differenze derivanti dal diverso contesto socio-culturale.
Da’ una specifica definizione di amicizia per ciascuna delle situazioni prospettate dai documenti.
Sono tutte forme di amicizia ancora valide e possibili al giorno d’oggi? Se non è così, quale o quali ritieni
eventualmente superate? E perché?
In quale delle forme di amicizia prospettate dai documenti ti riconosci in particolare, per esperienza per-
sonale?
Sei un utente di Facebook? Se sì, lo consideri una forma di amicizia? Condividi la tesi espressa da M. L.
Rodotà nel doc. 8? Motiva le tue risposte.

SAGGIO BREVE DI AMBITO STORICOͳPOLITICO


2 ARGOMENTO: L’EMIGRAZIONE ITALIANA NEL MONDO DALL’OTTOCENTO AL NOVECENTO
Documento 1
262 554 Il grafico evidenzia l’aumento
del flusso delle migrazioni dal-
l’Italia agli Stati Uniti tra il 1870
e il 1910 (i numeri si riferiscono
121 139
agli individui emigrati)
44 359

2891 5711

(G. De Luna, M. Meriggi, Il segno della


1870 1880 1890 1900 1910 storia, Paravia, Torino 2012, vol. 3)

Documento 2

(Emigranti in attesa di salpare


dal porto di Genova alla volta
degli Stati Uniti, 1905, in Ca-
talogo della mostra “Lamerica!
1892-1914. Da Genova a Ellis
Island. Il viaggio per mare ai
tempi della migrazione italia-
na”, tenutasi a Genova, Galata
Museo del Mare, 1 gennaio-30
settembre 2009)

Il saggio breve 95
Documento 3 Documento 4

(Locandina dell’edizione inglese del film (Mulberry Street a Little Italy, New York, 1906)
Il nuovo mondo di Emanuele Crialese, 2006)

Documento 5
Emigrazione italiana per regione 1876-1900, 1901-1915
Piemonte 709.076 13,5 831.088 9,5
Lombardia 519.100 9,9 823.695 9,4
Veneto 940.711 17,9 882.082 10,1
Friuli V.G. 847.072 16,1 560.721 6,4
Liguria 117.941 2,2 105.215 1,2
Emilia 220.745 4,2 469.430 5,4
Toscana 290.111 5,5 473.045 5.4
Umbria 8.866 0,15 155.674 1,8
Marche 70.050 1,3 320.107 3,7
Lazio 15.830 0,3 189.225 2,2
Abruzzo 109.038 2,1 486.518 5,5
Molise 136.355 2,6 171.680 2,0
Campania 520.791 9,9 955.188 10,9
Puglia 50.282 1,0 332.615 3,8
Basilicata 191.433 3,6 194.260 2,2
Calabria 275.926 5,2 603.105 6,9
Sicilia 226.449 4,3 1.126.513 12,8
Totale espatri 5.257.911 100,0 8.769.749 100,0
(Rielaborazione dati ISTAT in G. Rosoli, Un secolo di emigrazione italiana 1876-1976, Cser, Roma 1978)

96 UNITÀ 3
Principali Paesi di emigrazione italiana 1876-1976
Francia 4.117.394 Stati Uniti 5.691.404
Svizzera 3.989.813 Argentina 2.969.402
Germania 2.452.587 Brasile 1.456.914
Belgio 535.031 Canada 650.358
Gran Bretagna 263.598 Australia 428.289
Altri 1.188.135 Venezuela 285.014
Totale 12.546.558 11.481.381
(da www.emigrati.it/Emigrazione/Esodo.asp)

Documento 6
Gli oriundi italiani nel mondo
Brasile 25 milioni (ca. 13-14% pop. totale) italo-brasiliani
Argentina 20 milioni (ca. 50% pop. totale) italo-argentini
Stati Uniti 17,8 milioni (ca. 6% pop. totale) italo-americani
Francia 1,5 - 3,5 milioni (ca. 2-8% pop. totale) italo-francesi
Canada 1.5 milioni (ca. 4,5% pop. totale) italo-canadesi
Uruguay 1.3 milioni (ca. 40% pop. totale) italo-uruguaiani
Venezuela 1 milione (ca. 4% pop. totale) italo-venezuelani
Australia 850mila (ca. 4% pop. totale) italo-australiani
Germania 650 - 700mila (< 1% pop. totale) italo-tedeschi
Svizzera 500 - 700mila (ca. 8-9% pop. totale) italo-svizzeri
Perù 500mila (ca. 1.8% pop. totale) italo-peruviani
Regno Unito 300 - 500mila (< 1% pop. totale) italo-britannici
Belgio 290mila (ca. 3% pop. totale) italo-belgi
Cile 150mila (< 1% pop. totale) italo-cileni
Costa Rica 120mila (ca. 2% pop. totale) italo-costaricani
Paraguay 100mila (ca. 1,5% pop. totale) italo-paraguaiani
(da Wikipedia, s.v. Emigrazione italiana)

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Analizza i documenti proposti, che variano per tipologia testuale e che costituiscono esempi di fonti su cui
puoi svolgere ulteriore ricerca storica.
1. Il primo documento è costituito da un ortogramma che fornisce i dati relativi all’emigrazione italiana
negli USA dal 1870 al 1910, da cui emerge con evidenza visiva il boom migratorio a partire dal 1900.
Approfondisci le informazioni storiche riguardo a questo fenomeno. Ad esempio: quali caratteristiche
aveva l’emigrazione italiana in America prima di quella data? Puoi istituire un confronto tra Stati Uniti e
Sud America (ad esempio Argentina)? Quali eventi nazionali e internazionali hanno determinato l’esplo-
dere del fenomeno? Quali conseguenze ebbe sulla situazione economica e sociale in Italia?
2. Analizza la fotografia del 1905 che mostra un nutrito gruppo di emigranti in attesa di imbarco nel porto
di Genova, dal quale partiva la maggior parte delle navi dirette in America. Fa’ le tue osservazioni.
3. Se ne hai la possibilità prendi visione del film di Emanuele Crialese, Nuovo Mondo (2006), di cui è qui
riprodotta la locandina dell’edizione inglese. Il film narra le vicende di una famiglia siciliana che emigra
negli Stati Uniti agli inizi del Novecento ed è articolato in tre macrosequenze: la prima mostra la vita
disperata della famiglia in Sicilia; la seconda è dedicata alla traversata per mare; la terza presenta lo
sbarco a Ellis Island, dove tutti gli emigranti sostavano a lungo prima di essere accettati.

Il saggio breve 97
4. Che impressioni ti suscita la fotografia di Little Italy ai primi del Novecento? Sapevi che nel 1910 New York
diventò la quarta città per numero di abitanti italiani, dopo Roma, Milano e Napoli? Oltre a New York, quali
città americane furono meta di emigrati italiani? Come si presenta Mulberry Street oggi? Cerca in Internet
qualche fotografia. Confronta le informazioni che possiedi sulla vita degli italiani negli USA nel primo No-
vecento con la rappresentazione che ne è stata data in importanti film quali C’era una volta in America di
Sergio Leone e Il padrino di Francis F. Coppola.
5. Esamina le due tabelle che contengono i dati relativi all’emigrazione italiana nei periodi 1876-1900 e
1901-1915, distinti per regione. Ne risulta che il fenomeno interessò tutte le regioni italiane, ma, men-
tre tra il 1876 e il 1900, furono soprattutto le regioni settentrionali a esserne interessate (con tre regioni
che fornirono da sole il 47 per cento dell’intero contingente migratorio: Veneto, Friuli Venezia Giulia e
Piemonte), nei due decenni successivi il primato passò alle regioni meridionali.
6. Esamina infine il doc. 6 che offre un quadro schematico delle principali comunità di oriundi italiani nel
mondo. Individua in quali Paesi si trovino quelle più numerose e spiega il dato in base a informazioni
storiche in tuo possesso o in base a ipotesi che puoi formulare.
Utilizza il tuo manuale di storia (o altri testi) per approfondire le informazioni.
Proporresti (in eventuale sostituzione) altri documenti?
Quale linea interpretativa intendi dare al tuo saggio? Storiografica in senso stretto? Allora documentati sul-
le principali interpretazioni storiografiche elaborate dagli studiosi su questo tema. Vuoi invece trattare del
contributo (economico, culturale ecc.) fornito dagli italiani nei Paesi in cui sono emigrati? Oppure istituire
un confronto con fenomeni migratori successivi (l’emigrazione interna all’Italia degli anni Cinquanta e Ses-
santa, o quella attuale dai Paesi del Terzo Mondo verso l’Europa) per evidenziarne somiglianze e differenze?
Preferisci, invece, ancora un’altra linea?
Trasforma il seguente schema ad albero in una scaletta per un saggio breve la cui ipotetica tesi, sintetizzata
nel titolo, sia “Italiani abitanti del mondo”.

ITALIANI ABITANTI DEL MONDO

Milioni di oriundi italiani

nelle Americhe in Europa in Australia

negli USA, tra il 1900 e il 1914,


9 milioni di immigraƟ

dimostrate capacità

di inserimento di sacrificio buone capacità


imprenditoriali

cfr. ad esempio New York cfr. viaggi per mare


oggi gli italiani godono
di buone posizioni
economiche e sociali

98 UNITÀ 3
SAGGIO BREVE DI AMBITO SOCIOͳECONOMICO
3 ARGOMENTO: TRA MACRO E MICROͳECONOMIA
Documento 1
Il Rapporto sui limiti dello sviluppo (The Limits to Growth), commissionato al MIT1
dal Club di Roma2, fu pubblicato nel 1972. Donella Meadows ne fu l’autrice principale.
Il rapporto, basato sulla simulazione al computer, predice le conseguenze della conti-
nua crescita della popolazione sull’ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della
specie umana. In estrema sintesi, le conclusioni del rapporto sono:
1. Se l’attuale tasso di crescita della popolazione, dell’industrializzazione, dell’inquina-
mento, della produzione di cibo e dello sfruttamento delle risorse continuerà inaltera-
to, i limiti dello sviluppo su questo pianeta saranno raggiunti in un momento impreci-
sato entro i prossimi cento anni. Il risultato più probabile sarà un declino improvviso
ed incontrollabile della popolazione e della capacità industriale.
2. È possibile modificare i tassi di sviluppo e giungere ad una condizione di stabilità eco-
logica ed economica, sostenibile anche nel lontano futuro. Lo stato di equilibrio globa-
le dovrebbe essere progettato in modo che le necessità di ciascuna persona sulla terra
siano soddisfatte, e ciascuno abbia uguali opportunità di realizzare il proprio poten-
ziale umano.
Nel 1992 è stato pubblicato un primo aggiornamento del Rapporto, col titolo Beyond
the Limits (Oltre i limiti), nel quale si sosteneva che erano già stati superati i limiti della
“capacità di carico” del pianeta.
Un secondo aggiornamento, dal titolo Limits to Growth: The 30-Year Update è stato
pubblicato il 1º giugno 2004 dalla Chelsea Green Publishing Company. In questa versio-
ne, Donella Meadows, Jorgen Randers e Dennis Meadows hanno aggiornato e integrato
la versione originale, spostando l’accento dall’esaurimento delle risorse alla degrada-
zione dell’ambiente. Nel 2008 Graham Turner, del Commonwealth Scientific and Indu-
strial Research Organisation (CSIRO) australiano, ha pubblicato una ricerca intitolata
«Un paragone tra i I limiti dello sviluppo e 30 anni di dati reali» in cui ha confrontato i
dati degli ultimi 30 anni con le previsioni effettuate nel 1972, concludendo che i muta-
menti nella produzione industriale e agricola, nella popolazione e nell’inquinamento
effettivamente avvenuti sono coerenti con le previsioni del 1972 di un collasso econo-
mico nel XXI secolo.
(da Wikipedia, s.v. Rapporto sui limiti dello sviluppo)

1. MIT: Massachusetts Institute of Techno- nativa no profit di scienziati, economisti, la prima riunione, a Roma presso l’Acca-
logy, una delle più importanti università di uomini d’affari, attivisti dei diritti civili, alti demia dei Lincei: la sua missione consiste
ricerca del mondo, con sede a Cambridge, dirigenti pubblici internazionali e capi di nell’analizzare i cambiamenti della società
nel Massachusetts. Stato di tutti e cinque i continenti, fondata contemporanea ricercando soluzioni pos-
2. Club di Roma: associazione non gover- nel 1968, il cui nome nasce dalla sede del- sibili.

Documento 2
Lo statunitense Joseph Stiglitz (1943) è stato professore a Yale e alla Columbia University, tra il 1997 e il 2000
vicepresidente senior della Banca Mondiale e nel 2001 ha ricevuto il premio Nobel per l’economia. Tra i suoi
saggi più celebri La Globalizzazione e i suoi oppositori, 2001.
C’era una volta la speranza che la globalizzazione avrebbe portato benefici per tutti,
sia nei Paesi industriali avanzati, sia nel Terzo mondo. Oggi la faccia oscura della globa-
lizzazione è sempre più evidente. [...] Abbiamo sotto gli occhi un sistema commerciale
globale ingiusto, che ostacola lo sviluppo, e un sistema finanziario globale instabile, in

Il saggio breve 99
cui i Paesi poveri si trovano ripetutamente oberati da un debito ingestibile. Il denaro dovrebbe
affluire dai Paesi ricchi a quelli poveri, ma sempre più spesso va nella direzione opposta.
L’aspetto più significativo della globalizzazione è la disparità tra promesse e realtà. [...] La
teoria economica prevedeva che ci sarebbero stati individui penalizzati dalla globalizzazione,
ma sosteneva anche che il numero dei beneficiati avrebbe compensato quello dei penalizzati.
[...] Non è successo. [...]
Molti degli insuccessi della globalizzazione ruotano intorno a un fatto molto semplice: la
globalizzazione economica ha viaggiato a un ritmo superiore a quello della globalizzazione
della politica e della mentalità. Siamo diventati più interdipendenti, e una maggiore interdi-
pendenza crea la necessità di un’azione coordinata. Ma manca ancora il quadro istituzionale
per poterlo fare in modo efficace e democratico. [...]
La globalizzazione può essere modificata; anzi, è evidente che sarà modificata. La doman-
da è: i cambiamenti ci saranno imposti come risultato di una crisi o prenderemo il controllo
del processo di globalizzazione? Nel primo caso si rischia di scatenare una reazione ostile alla
globalizzazione, oppure si rischia di fare interventi alla rinfusa che serviranno solo a preparare
il terreno per altri problemi. Nel secondo caso, ci sarebbe la possibilità di ricostruire la glo-
balizzazione mettendola in grado di esprimere appieno le sue potenzialità e di migliorare le
condizioni di vita in tutto il mondo».
(J. Stiglitz, Un mondo ricco con tanti poveri, trad. it. di F. Galimberti, in “Il Sole 24 Ore”, 10 settembre 2006,
estratto da J. Stiglitz, Making Globalization Work, W.W. Norton&Penguin, 2006)

Documento 3
Stralci da un’intervista del 2009, pubblicata sul quotidiano francese “Le Monde” all’indomani della grande crisi
economica negli Stati Uniti: l’intervistato è l’economista e filosofo indiano Amartya Sen (1933), premio Nobel
per l’Economia nel 1998, il quale ha posto al centro della propria riflessione l’idea dei “confini della libertà
economica” in polemica contro un liberismo incontrollato dallo Stato. Inoltre egli afferma che i parametri per
la valutazione di un’economia non devono riguardare solo l’aumento della ricchezza, ma anche la felicità e la
qualità della vita.
La crisi economica è l’occasione per rivedere i nostri modelli di sviluppo?
«Offre certamente l’opportunità di farlo. [...]».
È solo un problema di regolamentazione, o bisogna ripensare in senso più ampio le no-
zioni di progresso e di benessere?
«Sì, bisogna ripensarle. Benessere e regolamentazione sono questioni collegate. Se si crede
che il mercato non abbia bisogno di controllo, perché la gente farà automaticamente le scelte
giuste, non ci si pone neppure il problema. Se invece ci si preoccupa del benessere e della
libertà, bisogna organizzare l’economia in modo tale che queste due cose siano realmente
possibili. Allora le domande sono: quali regolamentazioni vogliamo? Fino a quale punto? Ecco
le questioni importanti che devono essere discusse collettivamente».
Bisogna elaborare altri indicatori della crescita economica, a parte il prodotto interno
lordo?
«È assolutamente necessario. L’indicatore del PIL è molto limitato. Utilizzato da solo, è un
disastro. Gli indici della produzione o del commercio non dicono granché sulla libertà e sul
benessere, che dipendono dall’organizzazione della società. Né l’economia di mercato né la
società sono processi che si autoregolano. Hanno bisogno dell’intervento razionale dell’essere
umano. La democrazia è fatta per questo: per discutere del mondo che vogliamo, ivi compresi
i termini di regolazione dei sistemi della sanità, dell’istruzione, delle tutele contro la disoccu-
pazione... Il ruolo degli indicatori è di aiutare a portare il dibattito su questi temi nell’arena
pubblica. È necessario per le decisioni democratiche».

100 UNITÀ 3
L’indice di sviluppo umano Idh può essere uno dei nuovi indicatori?
«L’Idh1 è stato concepito per i Paesi in via di sviluppo. Permette raffronti fra la Cina,
l’India, Cuba..., ma dà anche risultati interessanti riguardo agli Stati Uniti, e in genere per
quei Paesi che non hanno assicurazione sanitaria universale e che sono contrassegnati
da grandi disuguaglianze sociali. Ma abbiamo bisogno anche di altri indicatori per l’Eu-
ropa e l’America del Nord, pur sapendo che non saranno mai indicatori perfetti».
(G. Allix, L. Caramel, A. Sen, Non si vive di solo Pil. Benessere e progresso devono essere ripensati.
Senza regole non è possibile realizzarli, intervista in “Le Monde”,
tradotta e pubblicata in “La Stampa”, 10 giugno 2009)

1. Idh: è l’acronimo di Indice de dévelop- conomico realizzato dall’economista paki- si membri, basato principalmente su tre
pement humain (in francese “indice di stano Mahbub u Haq nel 1990 e utilizzato criteri: l’aspettativa di vita, il livello d’istru-
sviluppo umano”), corrispondente all’in- accanto al Ö®½ (Prodotto Interno Lordo) zione e le condizioni di vita.
glese HDI-Human Development Index: si dalle Nazioni Unite a partire dal 1993
tratta di un indicatore di sviluppo macroe- per valutare la qualità della vita nei pae-

Documento 4
Il microcredito (Grameencredit, letteralmente “credito del villaggio”) è un sistema di piccoli crediti destinati
a imprenditori (spesso donne) troppo poveri per ottenerli dai circuiti bancari tradizionali. A idearlo e rea-
lizzarlo è stato Muhammad Yunus (autore dell’articolo di cui si propone il seguente stralcio; n. 1940), ben-
galese, fondatore anche della Grameenbank, che effettua prestiti basandosi non sulla solvibilità, ma sulla
fiducia (e il 98% viene rimborsato). Il suo esempio è oggi seguito in tutti i Paesi del mondo. Nel 2006 Yunus
e la Grameenbank hanno ricevuto il premio Nobel per la pace.
La caratteristica generale del Grameencredit è la promozione del credito come diritto
umano. La sua missione è aiutare le famiglie povere nel loro tentativo di superare la po-
vertà. È pensato per i poveri, e in particolare per le donne.
Il tratto distintivo del Grameencredit è dato dal fatto di non basarsi su alcuna garanzia
collaterale, e nessun contratto a valore legale. Si basa sulla «fiducia» anziché su procedu-
re legali.
Viene offerto per la creazione di lavoro autonomo, di attività che generino reddito o
diano un tetto ai poveri, e non a fini consumistici. È nato come sfida al sistema bancario
tradizionale, in cui le banche rifiutano i poveri, considerati «non meritevoli di riceve-
re prestiti». Ne consegue che il Grameencredit rifiuta i metodi fondamentali del sistema
bancario tradizionale e crea metodi propri: offre un servizio a domicilio, basandosi sul
principio che le persone non dovrebbero andare dalla banca, ma la banca dalle persone.
Per ottenere un prestito, occorre che il richiedente si unisca ad un gruppo di richieden-
ti. I prestiti possono essere concessi in sequenza continua. Il richiedente che ha ripagato
un prestito precedente può richiederne di nuovi. Tutti i prestiti devono essere ripagati a
rate (settimanali o bisettimanali). È possibile ricevere simultaneamente più di un prestito.
I prestiti sono accompagnati da programmi obbligatori, o volontari, di risparmio.
I prestiti in genere vengono concessi attraverso organizzazioni non-profit o istituzioni
nelle quali i richiedenti hanno una partecipazione maggioritaria. [...]
Per sviluppare la sua agenda sociale il Grameencredit intraprende un processo di in-
tense discussioni tra i richiedenti, li incoraggia a prendere le decisioni comuni con se-
rietà e ad implementarle. Dà particolare enfasi alla formazione del capitale umano ed è
interessato alla protezione ambientale. Segue l’educazione dei bambini, fornisce borse
di studio e concede prestiti agli studenti. Per ottenere la creazione di capitale umano, si
sforza di diffondere la tecnologia, come i telefoni cellulari e l´energia solare, e promuove
l’energia meccanica come alternativa al lavoro manuale.
(M. Yunus, «Il nostro sistema di prestito: un patto fondato sulla fiducia», trad. it. di M. Porta,
in “la Repubblica”, 14 ottobre 2006)

Il saggio breve 101


Documento 5
L’aspirazione alla frugalità, a una vita fondata su valori essenziali, non è affatto estra-
nea all’identità culturale degli Stati Uniti. Consumismo e austerità si sono contesi l’anima
dell’America fin dalla sua nascita. Oggi il consumismo è in ritirata sotto la pressione dello
stato di necessità. Gli squilibri provocati da anni di indebitamento facile hanno innescato
dei contro-aggiustamenti rapidi. In poco tempo la massa delle famiglie americane, fa-
cendo di necessità virtù, ha riscoperto una parola che sembrava dimenticata: risparmio.
[... La parsimonia] è una strada obbligata per rimediare agli eccessi del passato. E que-
sto rinsavimento collettivo è agevolato dai mass media, dall’industria della comunica-
zione, che sfornano nuove ideologie e nuovi trend per accompagnare l’evoluzione dei
comportamenti. Anche i ceti privilegiati si adeguano. Martha Olney, economista dell’uni-
versità di Berkeley e studiosa della Grande Depressione degli anni Trenta, dice che è tipi-
co di queste crisi storiche il ribaltamento dei valori: “La parsimonia e una nuova sobrietà
di costumi riemergono come le virtù nazionali di quest’epoca”.
(F. Rampini, Le dieci cose che non saranno più le stesse. Tutto quello che la crisi sta cambiando,
A. Mondadori, Milano 2009)

Documento 6

(Michelle Obama lavora nell’orto con alcuni bambini)

Documento 7
Il low-cost non è solo un fenomeno economico imponente. È la parte più visibile del
grande cambiamento sociale e culturale in corso in tutto il mondo occidentale.
Quando si sente la parola low-cost, il pensiero corre spontaneamente ai mobili Ikea,
ai voli Ryanair e alle auto Dacia. Ma questi prodotti a prezzo contenuto sono solo la parte
più visibile di un new deal che sta cambiando l’economia e la società occidentale e che
corre su due binari paralleli: la neosobrietà e la nuova economia low-cost. [...] Riscoprire
il giusto valore delle cose. È la cifra migliore di questo new deal [...]. Giusto valore delle
cose significa, certo, cercare il prezzo ottimale approfittando delle occasioni. Ma anche,
se si vuole, continuare a usare lo stesso paio di scarpe per vent’anni o più, se sono ancora
belle e ci siamo affezionati. [...] Riscoprire il giusto valore delle cose significa anche abor-
rire lo spreco, evitare gli acquisti inutili, e le cose che poi buttiamo. [...]

102 UNITÀ 3
A livello italiano, i numeri complessivi sull’andamento del settore sono stati raccolti
dall’associazione Assolowcost [...]. Esposti di seguito sono davvero impressionanti.
Nel 2009 il valore del low-cost di qualità in Italia si attesta a 67,729 miliardi di euro, pari
al 4,45 per cento del totale del PIL, con un incremento sul 2008 che è quantificabile – a
parità di operatori – intorno al 12 per cento. Per il 2010 è previsto un ulteriore aumento
di fatturato tra il 6 per cento e l’8 per cento. Notevole anche l’impatto occupazionale,
quantificabile tra i 700 e gli 800 mila addetti».
(F. Astone, R. Lacala, Italia low cost, Aliberti editore, Reggio Emilia 2011)

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Formula le definizioni di “macroeconomia” e “microeconomia”. Quali delle situazioni e dei concetti prospet-
tati nei documenti proposti si iscrivono, a tuo parere, nella macroeconomia e quali nella microeconomia?
Rispetto alle informazioni contenute nel doc. 1, hai aggiornamenti da aggiungere, traendoli da tue cono-
scenze personali o (se ti è possibile) da recenti fonti giornalistiche?
Sintetizza i concetti espressi da Stiglitz nel doc. 2. Conoscevi questo economista premio Nobel? Hai delle
osservazioni da fare sulle sue posizioni economiche?
A proposito del doc. 3: conoscevi il nome e le proposte dell’altro premio Nobel Amartya Sen? Condividi il
contenuto dell’intervista? Quali argomenti a favore o quali obiezioni ti senti di formulare al riguardo?
A proposito del doc. 4: conoscevi l’esperienza del microcredito e le proposte dell’altro premio Nobel
Muhammad Yunus? Condividi il contenuto dell’articolo? Commentalo e motiva le tue opinioni.
Eri al corrente della tendenza alla “neofrugalità” in atto negli Stati Uniti e in altri Paesi del mondo occiden-
tale di cui parla Rampini (doc. 5)? Come definiresti, con parole tue, il concetto di frugalità? Perché il giorna-
lista lo pone in opposizione a quello di consumismo?
Quale relazione individui tra il doc. 5 e l’immagine dell’orto di Michelle Obama (doc. 6)?
Secondo te, c’è relazione tra la “neofrugalità” (doc. 5) e il low-cost (doc. 7)? Motiva la tua risposta.
Gli autori del doc. 7 sembrano esprimere un’opinione favorevole al low-cost: la condividi? Quali obiezioni
faresti?
I documenti proposti sono molto eterogenei per contenuto, ma sono legati da un filo logico, come viene
proposto nel seguente diagramma di flusso. Trasformalo in scaletta.

LIMITI DELLO SVILUPPO

Impongono nuove scelte economiche

che modifichino la globalizzazione

che superino il liberismo incontrollato

che favoriscano nuove forme


di imprenditorialità (es. microcredito)

che oppongano frugalità


a consumismo

Il saggio breve 103


GRIGLIA DI VALUTAZIONE DEL SAGGIO BREVE
INDICATORI PUNTEGGI
(‘Ù®ã›Ù® —®
òƒ½çãƒþ®Êě
—›½½› ƒ®½®ã„
› —›½½› ‘ÊÃ֛ã›Äþ›)
PUNTEGGI
10ͳ9 8ͳ7 6 5ͳ4 3 PARZIALI
1. Rispetto della completo pressoché parziale, ma carente molto scarso
consegna completo comples- o nullo
sivamente
adeguato
2. Informazione / ampia, esauriente corretta superficiale, con molte
utilizzo della approfondita, incompleta imprecisioni /
documentazione articolata molto limitata,
scorretta
3. Elaborazione ben evidente abbastanza presente, ma appena assai limitata /
della tesi evidente non sempre accennata assente
evidente
4. Argomentazione articolata, presente e soddisfacente, poco articolata spesso
sempre abbastanza ma non e superficiale assente /
presente e articolata sempre del tutto
approfondita presente assente
5. Struttura del perfettamente quasi sempre schematica, con qualche disordinata e
discorso coerente e coerente e ma nel incongruenza incoerente
coesa coesa / un po’ complesso
schematica organizzata

6. Sintassi pienamente corretta, non sempre con alcuni con molti


corretta con qualche corretta / errori gravi errori /
imperfezione contorta decisamente
scorretta
7. Registro linguistico adeguati, quasi sempre complessiva- con diverse gravemente
e lessico appropriati, adeguati, mente adegua- improprietà e inadeguati
efficaci appropriati, ti, con qualche imprecisioni e non
efficaci imprecisione e appropriati
imperfezione
8. Ortografia pienamente corretta, con pochi, non con molti con moltissimi
corretta con qualche gravi errori errori errori /
imperfezione decisamente
scorretta
9. Punteggiatura pienamente corretta, ma con qualche imprecisa con molte
corretta, non sempre imprecisione e imprecisioni /
accurata ed accurata incuria scorretta
efficace
10. Presentazione ottima buona comples- insoddisfa- gravemente
grafica (leggibilità, cura sivamente cente inadeguata
dell’impaginazione) accettabile
PUNTEGGIO TOTALE corrispondente a VOTO
....... / 10

104 UNITÀ 3
UNITÀ 4

L’arƟcolo di giornale ON LINE


Giornalismo in video
e in audio
Giornalismo on line

Definizione e funzione Il giornalismo è uno dei settori più significativi della cultura moderna,
non solo per le sue peculiari caratteristiche linguistiche e stilistiche, che ne fanno un genere let-
terario ormai con una lunga storia, ma anche e soprattutto perché, nel realizzare la sua principale
missione, cioè l’informazione, contribuisce in maniera determinante alla diffusione delle cono-
scenze, favorendo la crescita democratica dei cittadini e l’esercizio consapevole dei diritti.
Il professionista che opera in questo settore è il giornalista, che si occupa di ricercare, acquisire
e selezionare le notizie per poi redigere articoli (singoli pezzi o inchieste e reportage) per quo-
tidiani, riviste periodiche, agenzie di stampa, che vengono tempestivamente pubblicati su carta
stampata o in radio, televisione e Internet.
Gli articoli giornalistici assumono caratteristiche diverse a seconda dei “sottogeneri” in
cui si configurano: l’articolo di cronaca, d’opinione, quello culturale e specialistico, la re-
censione e l’intervista, cui si aggiungono testi caratterizzati da maggiore ampiezza, come in-
chieste e reportage, o al contrario più brevi, come i corsivi o le note d’agenzia. Gli articoli si
diversificano anche in base alla collocazione all’interno della testata (cartacea, telematica,
radiofonica o televisiva): nelle prime pagine dei quotidiani, in cui sono raccolti alcuni carat-
teristici tipi di articolo (di apertura, di fondo, di spalla, di taglio medio o basso ecc.); nelle
pagine interne dei giornali (il cui contenuto è spesso segnalato dalle “testatine” collocate in
alto); nella successione delle notizie annunciate in radio o nel telegiornale, secondo scelte
editoriali variabili.
L’articolo di giornale è una delle tipologie testuali previste per lo svolgimento della prima prova
scritta degli esami di Stato, dall’entrata in vigore dei quali, nel 1998, si è diffuso nella pratica
didattica come prova di verifica e come esercitazione.

Le fasi di svolgimento dell’articolo di giornale Ti suggeriamo qui di seguito alcune indica-


zioni per la stesura di un articolo, suddividendole nelle fasi che abbiamo già considerato a pro-
posito del saggio breve ( pp. 67 ss.):
prescrittura, che comprende le operazioni preliminari alla stesura del testo, cioè lettura della
consegna e dell’argomento, lettura (o acquisizione) della documentazione, processo di ideazio-
ne e costruzione della scaletta;
scrittura, cioè la stesura del testo dell’articolo secondo le modalità proprie della tipologia
testuale e del linguaggio giornalistico;
postscrittura, che assume particolare importanza per l’articolo giornalistico, in quanto
consiste non solo nella consueta revisione del testo, ma soprattutto nella sua presentazione
grafica.

L’arƟcolo di giornale 105


articolo
di apertura

articolo
di fondo

articoli
di spalla

articolo
di taglio
medio

articolo
di taglio basso

1. Prescrittura
LETTURA DELLA CONSEGNA E DELL’ARGOMENTO
La consegna della tipologia B della prima prova scritta degli esami di Stato del 2011, come ab-
biamo visto per il saggio breve, è così formulata:
Sviluppa l’argomento scelto o in forma di «saggio breve» o di «articolo di giornale», utilizzando,
in tutto o in parte, e nei modi che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti.
Se scegli la forma del «saggio breve» argomenta la tua trattazione, anche con opportuni riferimenti
alle tue conoscenze ed esperienze di studio.
Premetti al saggio un titolo coerente e, se vuoi, suddividilo in paragrafi.
Se scegli la forma dell’«articolo di giornale», indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul
quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato.
Per entrambe le forme di scrittura non superare cinque colonne di metà di foglio protocollo.
L’articolo di giornale è posto in opzione al saggio breve e per entrambe le tipologie testuali sono
proposti i medesimi argomenti distribuiti sui quattro ambiti (artistico-letterario, storico-politico,
socio-economico, scientifico-tecnologico p. 66).
Lo studente che si accinge a scrivere un articolo deve inoltre scegliere il “sottogenere” giornali-
stico (articolo di cronaca, d’opinione ecc.), tenendo conto delle peculiarità di ciascuno, e la desti-
nazione editoriale del suo articolo, rispettando gli altri vincoli imposti dalla consegna (titolazione,
lunghezza ecc.).

106 UNITÀ 4
SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la leƩura della consegna e dell’argomento


Consegna
Se scegli l’articolo giornalistico, tieni conto delle profonde differenze rispetto alla tipologia del saggio breve.
Scegli lo specifico “sottogenere” giornalistico, tenendo conto delle tipologie testuali cui ciascuno di essi
fa riferimento:
• nell’articolo di cronaca è prevalente la tipologia informativa, mista a quella narrativa e a quella descrittiva;
• nell’articolo d’opinione è prevalente la tipologia argomentativa;
• negli articoli culturali e specialistici la tipologia è per lo più mista, informativo-argomentativa.
Scegli una destinazione editoriale coerente con la tipologia prescelta:
• gli articoli di cronaca si trovano prevalentemente sui quotidiani, locali e nazionali;
• quelli di opinione su quotidiani e riviste;
• quelli culturali e specialistici sulle pagine dedicate dei quotidiani, su riviste generalistiche e specialistiche;
• recensioni e interviste si possono trovare in ogni tipo di giornale.
Puoi anche decidere come destinazione un giornale on line, un telegiornale o un radiogiornale.
Identifica, in base alle caratteristiche della destinazione editoriale prescelta, l’ipotetico lettore cui ti rivol-
gi: più o meno “esperto” dell’argomento trattato, con convinzioni più o meno vicine alle tue, con determi-
nati connotati socioculturali ecc.
Rimanda alla fine della stesura del testo la formulazione del titolo, che è parte integrante dell’articolo;
bada a non dimenticartene.
Rispetta l’indicazione contenuta nella consegna circa l’estensione massima consentita: di solito essa è
espressa in termini di colonne di foglio protocollo (se scrivi a mano) o di “cartelle”, righe o battute (se scrivi
con il computer).
Rispetta i limiti di tempo assegnati per le prove: solitamente tre ore per le prove di verifica in corso d’an-
no scolastico; sei ore per gli esami di Stato. Programma i tempi di scrittura anche per i compiti da fare a casa.

Argomento
Identifica l’ambito culturale cui l’argomento appartiene. Se hai la possibilità di scegliere tra più argomenti
appartenenti a diversi ambiti culturali (come negli esami di Stato), scegli quello in cui sei più competente.
Se l’argomento è indicato in termini generali e si riferisce a un ampio campo di applicazione, scegli un
aspetto particolare sul quale focalizzare la tua attenzione, identificando una notizia (vera o inventata) da
cui prendere spunto.

LETTURA/ACQUISIZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE


Nella pratica didattica l’articolo giornalistico fa parte, al pari del saggio breve, della “scrittura
documentata”, per lo svolgimento della quale, cioè, è necessario disporre di una documenta-
zione. Per questo, in occasione degli esami di Stato e durante verifiche ed esercitazioni scolasti-
che, vengono forniti materiali, come brani di articoli e saggi, immagini, tabelle e dati quantitativi.
Questo insieme di documenti simula e sostituisce nella situazione scolastica quell’attività fonda-
mentale della professione giornalistica, che precede la composizione vera e propria dell’articolo e
che è costituita dalla ricerca, dall’acquisizione e dalla selezione delle informazioni da trasmettere
sotto forma di notizia ai lettori.
Le fonti di informazione cui il giornalista solitamente si affida si distinguono in:
primarie: sono le fonti cui il giornalista attinge direttamente, recandosi sul luogo dell’evento,
raccogliendo testimonianze e prendendo appunti;
secondarie: sono costituite da una rete organizzata di strutture, quali le agenzie stampa (in Italia
le maggiori sono l’Ansa: www.ansa.it e l’Adn-kronos: www.adnkronos.com) o gli uffici stampa (di

L’arƟcolo di giornale 107


enti, organizzazioni, singoli personaggi ecc.), che forniscono notizie già selezionate al giornalista
sotto forma di comunicati stampa e di note d’agenzia. Tra le fonti secondarie si possono con-
siderare anche quelle attualmente più diffuse, reperite dal giornalista in Internet, i cui siti forni-
scono un’enorme mole e varietà di informazioni. A Internet, peraltro, possono attingere non solo
i giornalisti, ma anche i singoli cittadini, mettendo in un certo senso in discussione la funzione
mediatrice del giornalista e creando un’oggettiva concorrenza ai giornali e alle agenzie stampa.
La ricerca della notizia in situazione scolastica presenta delle difficoltà: per uno studente è
infatti quasi impossibile assumere informazioni di prima mano recandosi sul luogo di un avve-
nimento e poco agevole è anche il reperimento di fonti secondarie come i comunicati stampa e
le note d’agenzia; opportunità decisamente maggiori offre invece la consultazione di Internet.
Tuttavia qualche tentativo di simulazione può essere effettuato durante il corso di studi, come
suggerisce la scheda che segue.

SCHEDA OPERATIVA

Come simulare a scuola la ricerca di noƟzia giornalisƟca


Argomento dell’articolo / notizia Tipo di articolo Fonti di informazione
Un avvenimento di cronaca (nera, rosa, Articolo di cronaca Raccogli informazioni direttamente sul po-
giudiziaria, sportiva ecc.) a cui hai par- locale. sto, anche ascoltando impressioni e giudizi
tecipato direttamente o di cui sei stato da altri testimoni diretti o da protagonisti.
testimone.

Un avvenimento di cronaca conosciuto Articolo di cronaca Consulta le agenzie di stampa, leggi quanto
indirettamente o inventato. locale. è già stato scritto sui giornali su quell’avve-
nimento o su uno simile; fa’ una ricerca in
Internet per approfondire l’argomento o per
informarti su eventuali precedenti.

Un avvenimento reale o inventato di ca- Articolo culturale Se l’avvenimento è reale: recati sul posto, os-
rattere culturale, sportivo e del mondo o specialistico; serva e raccogli testimonianze. Consulta le
dello spettacolo (una scoperta scien- d’opinione; agenzie di stampa e i giornali per conoscere
tifica, un’invenzione tecnologica, l’im- recensione; i precedenti, presta attenzione alle voci, rac-
missione sul mercato di un prodotto di intervista. cogli indiscrezioni e commenti.
contenuto scientifico o tecnico, il tour di Consulta altre fonti (cartacee e telematiche)
un gruppo musicale o di una compagnia per approfondire le tematiche in oggetto.
teatrale, uno spettacolo teatrale, l’uscita Se l’avvenimento è inventato o non cono-
di un film atteso, una conferenza, l’arri- sciuto direttamente: leggi quanto è già stato
vo di un personaggio importante, un’im- scritto sui giornali su quell’avvenimento o su
portante gara sportiva, una partita ecc.). uno simile, fa’ una ricerca in Internet per ap-
profondire l’argomento o per informarti sui
precedenti.

Un avvenimento in corso a livello na- Articolo di Consulta le agenzie stampa, leggi quanto è
zionale o internazionale (ad esempio cronaca; culturale già stato scritto sui giornali su quell’avve-
il campionato di calcio, qualche fatto di o specialistico; nimento, fa’ una ricerca in Internet per ap-
cronaca eclatante, i risultati elettorali, d’opinione; profondire l’argomento o per informarti sui
vicende politico-militari estere ecc.). intervista. precedenti.

Un avvenimento del passato, simulando Articolo di Fa’ una ricerca in biblioteca o sui tuoi libri
di esserne contemporaneo o adattando- cronaca; culturale e manuali scolastici per creare un contesto
lo ai tempi moderni (l’assassinio di Giulio o specialistico; verosimile. Consulta giornali per ispirarti a
Cesare, la condanna all’esilio di Dante, un d’opinione; eventi analoghi e costruire una notizia plau-
episodio della Resistenza ecc.). intervista. sibile.

108 UNITÀ 4
IDEAZIONE, ORGANIZZAZIONE DELLE IDEE E COSTRUZIONE
DELLA SCALETTA
Nella fase di acquisizione della documentazione ti consigliamo di svolgere tutte quelle operazio-
ni di ideazione, organizzazione delle idee e costruzione di una scaletta, che abbiamo illustrato
nell’unità del saggio breve. Rimandiamo perciò alle schede operative alle pp. 70-74.

2. Scrittura
Nello scrivere un articolo di giornale, devi considerare ciò che caratterizza questa tipologia di
scrittura in modo specifico rispetto ad altre (come il saggio breve o il tema). In particolare dovrai
considerare da un lato la struttura del testo e dall’altro il linguaggio giornalistico, le cui
peculiarità, pur nella libertà e varietà di stile di ciascun autore, presentano alcune costanti per
quanto riguarda sia le modalità espositive sia le soluzioni linguistiche e stilistiche.

STRUTTURA DEL TESTO


Un articolo giornalistico si presenta come una “griglia” costituita da una successione di para-
grafi piuttosto brevi, ben scanditi dagli a capo e dal rientro iniziale, ciascuno dei quali di senso
compiuto e relativamente autosufficiente (sulla definizione di paragrafo p. 74).
Il carattere “modulare” di questa struttura, sempre esistito nel linguaggio giornalistico, si è
ulteriormente accentuato negli ultimi tempi su influenza della scrittura on line, in cui l’unità
di misura è data dalla pagina web, che il lettore solitamente legge non in successione lineare,
ma in un sistema “a rete”, passando attraverso i link. Inoltre, per “marcare” la paragrafazione,
alcuni articoli (specie quelli on line) usano dare dei piccoli titoli a singoli paragrafi o a gruppi
di due o tre.

Il lead
Per attrarre l’interesse del lettore e “inchiodarlo” all’articolo, è molto importante il primo para-
grafo, detto lead (in inglese “guida”), di cui esistono varie tipologie. Quella più classica condensa
in sé le informazioni essenziali per proseguire con gli approfondimenti nei paragrafi successivi.
Tali informazioni essenziali sono identificate nelle cosiddette “5W”:
what, “che cosa”, cioè l’evento che rappresenta il fulcro della notizia;
who, “chi”, cioè il o i protagonisti;
where, “dove” l’evento si è verificato;
when, “quando” si è verificato;
why, “perché”, cioè le sue possibili cause;
cui viene solitamente aggiunto anche
how, “come”, cioè le modalità di svolgimento dell’evento.

Come esempio di lead ne proponiamo uno “storico”: quello dell’articolo con cui Miriam Mafai
il 10 maggio 1978 dà notizia del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, assassinato il giorno
precedente dalle Brigate Rosse (il testo integrale dell’articolo può essere consultato in rete:
www.repubblica.it/online/album/settantotto/mafai/mafai.html).

L’arƟcolo di giornale 109


ESEMPIO

TESTO
Questo fagotto gettato dietro il sedile posteriore
della Renault color amaranto parcheggiata in via
Caetani è il corpo di Aldo Moro.
Un fagotto informe, avvolto in una coperta di
lana color cammello, con un bordo di raso, una
coperta come ce ne sono in tutte le nostre case.
Il sedile è leggermente inclinato verso l’avanti. La
macchina ha gli sportelli aperti. A pochi metri ci
sono il ministro Cossiga, i sottosegretari Darida e
Lettieri, il procuratore capo Giovanni De Matteo,
il capo della Polizia Parlato, il generale Corsini
comandante dei carabinieri. Sono le 14,15.
Giancarlo Pajetta passa attraverso il cordone di
carabinieri, rivolge uno sguardo interrogativo a
Cossiga: “Sì, è Moro” risponde il ministro degli
Interni a voce bassissima.
(M. Mafai, in “la Repubblica”, 10 maggio 1978)

COMMENTO
Chi: Aldo Moro (detto subito tra le prime parole e
ribadito alla fine del lead) e comprimari (ministri
e altri).
Dove: in via Caetani, dettagli della macchina.
Che cosa: l’assassinio di Moro e il ritrovamento del
suo cadavere (“corpo di”, “fagotto informe”).
Quando: ore 14,15.
Perché: manca, ma viene spiegato dopo e, comun-
que, è implicito data la notorietà del caso.
Come: è da intendersi la descrizione della scena.

Molte sono le variabili del lead, favorite dal fatto che la funzione di informare sulle “5W” può
essere assolta dalla titolazione dell’articolo (nel testo sopra citato, ad esempio, titolo e sopratitolo
contengono il “chi”, il “che cosa” e il “dove”) e che la loro applicazione pedissequa può ingene-
rare monotonia. Il lead può cambiare in base al tipo di articolo (in un articolo di cronaca sarà di-
verso da uno d’opinione), al mezzo utilizzato (stampa, radio, TV, Internet), allo stile del giornalista
o agli orientamenti politico-ideologici del giornale, al pubblico cui l’articolo è destinato (locale o
nazionale o internazionale, specialistico o generalista ecc.). Si hanno così lead molto diversi tra
loro, che partono da una citazione o da un’interrogazione retorica, da un aneddoto, da un episo-
dio simbolico o da una notazione locale, da un dettaglio colto e specialistico, da un particolare
apparentemente marginale ma capace di suscitare le emozioni del lettore (come nel lead sopra
riportato della Mafai, l’insistenza su dettagli patetici) ecc.
Il lead può essere ripreso o completato nel successivo paragrafo dell’articolo, soprattutto se nel
primo la notizia non è stata esaurientemente trattata: è il cosiddetto “secondo lead” o “amplia-
mento del lead”.

110 UNITÀ 4
Il paragrafo
Dopo il lead, l’elemento più importante di un articolo è il paragrafo (uno o più di uno) in cui è
evidenziato il focus, cioè l’elemento della notizia su cui il giornalista intende focalizzare la sua
attenzione, quello attraverso il quale la notizia acquisisce significato. Può essere già stato antici-
pato nel lead, oppure venire alla luce, quasi a sorpresa, in seguito.
Intorno al focus ruotano anche i contenuti degli altri paragrafi, nei quali sono inserite infor-
mazioni o note di dettaglio e approfondimento, testimonianze, dichiarazioni, descrizioni: la loro
successione, per essere coerente, deve seguire un ordine logico, che può essere cronologico,
descrittivo, di causa-effetto, di azione-reazione, di ipotesi-deduzione.
Tra le informazioni contenute nei paragrafi, non può mancare (per lo meno in articoli di cronaca)
il cosiddetto background, cioè lo sfondo e/o i precedenti dell’evento.
L’ultimo paragrafo svolge la funzione di conclusione, ma è facoltativo.

SCHEDA OPERATIVA

Come organizzare la struƩura dell’arƟcolo


Paragrafazione
Suddividi l’articolo in un numero variabile di paragrafi, rispettando la coesione interna di ciascuno e la
coerenza tra l’uno e altro (su coesione e coerenza p. 75).
Scrivi paragrafi “modulari”, cioè relativamente autosufficienti e autonomi l’uno dall’altro, in modo che un
articolo possa essere compreso anche se letto parzialmente.
Componi paragrafi piuttosto brevi: di norma non superare le 4-5 righe.
Dopo ogni paragrafo va’ a capo lasciando un rientro di 4-5 centimetri.
Assegna al primo paragrafo la funzione di lead, al secondo quella di focus, a quello finale di conclusione.

Lead
Se con il tuo articolo intendi soprattutto soddisfare le esigenze informative del lettore adotta il tradiziona-
le modello delle “5W”, elencandole secondo un ordine non standard, ma corrispondente all’importanza di
ciascuna di esse ed evitando di inserire commenti o elementi connotativi.
Anticipa nel lead quello che consideri l’elemento più importante, che dà più significato alla notizia (coin-
cidente con il focus), con l’obiettivo di completare l’informazione nei paragrafi successivi.
Se intendi stimolare la curiosità del lettore, fa’ un lead a effetto: tratta un particolare apparentemente
marginale – un aneddoto, un episodio simbolico, una notazione locale, un dettaglio colto e specialistico –
oppure inserisci una citazione o un’interrogazione retorica ecc.
Puoi suddividere il lead in due paragrafi successivi, creando così il “secondo lead” o “ampliamento del lead”.
Se la tradizionale funzione informativa del lead è assorbita dal titolo, nel quale sono sinteticamente rias-
sunte le “5W”, evita il modello tradizionale, adottandone piuttosto un altro.
Ricorda che in ogni caso il lead deve essere breve: secondo le regole del giornalismo anglosassone addi-
rittura non dovrebbe superare le 40 parole, ma oggi si aggira in genere sulle 100-150.

Focus
Scegli il focus, cioè l’elemento della notizia su cui intendi focalizzare la tua attenzione.
Dedica al focus uno o due paragrafi subito dopo il lead. Se l’hai già anticipato nel lead, riprendilo esplici-
tamente.
Se nel lead non hai esaurientemente trattato le “5W”, dedica almeno un paragrafo a ognuna di esse.
Dedica un paragrafo anche a How (“Come”), specie in articoli di cronaca.

L’arƟcolo di giornale 111


Dedica un paragrafo al background, cioè allo sfondo e/o ai precedenti dell’evento.
Nei vari paragrafi inserisci informazioni o argomenti di dettaglio e approfondimento, testimonianze, di-
chiarazioni, descrizioni.
Organizza il contenuto dei paragrafi disponendoli secondo un ordine di successione gerarchica, in base
all’importanza e al significato che attribuisci ai singoli fatti, oppure logica.

Conclusione
Dedica, se credi, l’ultimo paragrafo alla conclusione in cui puoi:
• riepilogare il contenuto dell’articolo;
• riallacciarti circolarmente al lead;
• esprimere un giudizio sintetico sull’argomento trattato;
• congedarti dal lettore con una battuta umoristica o patetica o a effetto.

Il Ɵtolo
Un altro importante elemento strutturale dell’articolo è il titolo: esso non solo assolve alla
funzione informativa di anticipare i principali contenuti dell’articolo (in un certo senso sosti-
tuendosi o aggiungendosi al lead), ma, fornendo un’interpretazione della notizia, rappresenta
una chiave di comprensione della linea (ideologica, politica, culturale ecc.) del giornale. Inoltre
il titolo, con la sua grafica sempre più appariscente, costituisce un importante strumento di at-
trazione del lettore, che in un colpo d’occhio è in grado di riconoscere e selezionare gli articoli
di suo interesse.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere il Ɵtolo


Scrivi il titolo distinguendolo negli elementi che solitamente lo compongono:
titolo vero e proprio: riassume l’argomento fondamentale dell’articolo. A seconda del rilievo della notizia
è su una sola riga, su due o più. È di solito costituito da un nome, un sintagma o una piccola frase (verbale o
nominale), che riassume in forma molto sintetica il contenuto dell’articolo, con lo scopo, oltre che di antici-
parne il contenuto, di attirare l’attenzione del lettore, utilizzando spesso le tecniche del registro linguistico
brillante (figure retoriche, frasi a effetto, neologismi, sigle ecc., come nel linguaggio pubblicitario);
occhiello: detto anche sopratitolo, di corpo più piccolo rispetto al titolo sopra al quale è collocato. Contie-
ne uno o più elementi integrativi della notizia oggetto dell’articolo, oppure un giudizio sul fatto;
sommario: sintesi dell’articolo in due-tre righe; non sempre utilizzato, vi si ricorre quando un evento è
particolarmente rilevante o complesso;
sottotitolo: detto anche sommarietto, di corpo più piccolo rispetto al sommario sotto a cui è posto. Elen-
ca, di solito in una sola riga, alcuni contenuti importanti dell’articolo;
catenaccio: non molto utilizzato nei giornali attuali, di corpo più grosso rispetto all’occhiello e al sottoti-
tolo, aggiunge in una o due righe un’ulteriore informazione.

Anche per la titolazione proponiamo un esempio ormai storico: quello riguardante l’attentato alle
Torri Gemelle dell’11 settembre 2001 che occupava a tutta pagina il “Corriere della Sera” del
giorno successivo, collocato al di sopra dell’editoriale del direttore del giornale e di altri articoli
di cronaca e d’opinione.

112 UNITÀ 4
ESEMPIO

Occhiello Il più grave atto di guerra


(sopratitolo) dal 1945. Il mondo scon-
volto e paralizzato, eserciti
in allerta. Bush: puniremo i
colpevoli e i Paesi che li pro-
teggono.

ATTACCO ALL’ AMERICA


Titolo
E ALLA CIVILTÀ

Sottotitolo Aerei di linea dirottati dai


(sommarietto) terroristi si schiantano con-
tro i grattacieli di New York
e sul Pentagono
Crollano le Torri gemelle,
forse ventimila morti sotto
le macerie. Sospettati gli
islamici di Bin Laden
(da “Corriere della Sera”,
12 settembre 2001)

MODALITÀ ESPOSITIVE NEI DIVERSI TIPI DI ARTICOLO


Le modalità espositive della scrittura giornalistica, oltre a essere soggette alle opzioni profes-
sionali e stilistiche di singoli giornalisti e testate editoriali, presentano alcune differenze anche in
relazione alle tipologie di articolo, le cui caratteristiche vanno rispettate, per quanto possibile,
anche in sede di simulazione scolastica.

L’arƟcolo di cronaca
L’articolo di cronaca, come abbiamo già visto, è un testo prevalentemente informativo, con in-
serti di parti descrittive e narrative. Si distinguono articoli di cronaca locale, cittadina, nazionale o
internazionale; di cronaca politica, nera (su vicende delittuose o cruente), rosa (su eventi mondani
o sentimentali), bianca (su vicende quotidiane della vita civile), giudiziaria (su processi, indagini,
vicende giudiziarie in genere), sportiva (su avvenimenti di specialità sportive), economica (su avve-
nimenti della vita economica), scientifica (su fatti rilevanti per la comunità scientifica) ecc.
Rappresentando la forma principe della scrittura giornalistica ne assume le caratteristiche più
tipiche: struttura nettamente scandita in paragrafi, linguaggio chiaro e facilmente comprensibi-
le, ma anche creativo e innovativo. Secondo le regole classiche del giornalismo di informazione
anglosassone, l’impegno di obiettività dell’articolo di cronaca deve essere esplicato, oltre che
“dicendo la verità” (telling the truth), anche attraverso la netta separazione della notizia dal
commento (“i fatti separati dalle opinioni”), così da non limitare la libertà di giudizio del lettore
sull’avvenimento trattato. Nella pratica attuale, tuttavia, alcune testate tendono a privilegiare un
giornalismo “militante”, in cui emergono con evidenza le posizioni ideologiche, politiche, cultu-
rali del singolo giornalista o della direzione (views contrapposte a news), mentre altre mantengono
un profilo più “asettico” e neutrale.

L’arƟcolo di giornale 113


Ecco alcuni consigli su come scrivere un articolo di cronaca in simulazione scolastica.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere un arƟcolo di cronaca a scuola


Scegli il tipo di cronaca e la notizia a cui agganciarti (eventualmente “inventala”).
Scegli il tipo di giornale cui è destinato il tuo articolo (quotidiano, rivista, cittadino, nazionale, giornalino
studentesco ecc.) e identifica l’ipotetico lettore del tuo pezzo (generico, di media cultura, uno con specifi-
che caratteristiche sociali, culturali, d’età ecc.).
Decidi il focus dell’articolo.
Nel lead condensa le “5W”, oppure adotta un’altra modalità di lead.
Organizza l’articolo in una serie ben scandita di paragrafi coesi e coerenti, andando a capo con un rientro
dopo ogni paragrafo.
Dedica ogni paragrafo a un elemento della notizia (una delle “5W”, il “Come” e il background).
Utilizza varie metodologie espositive (narrative, descrittive, discorso diretto ecc.).
Sii il più possibile obiettivo, distinguendo i fatti dalle opinioni.
Cerca di “sorprendere” il lettore con qualcosa di nuovo, di curioso, di inconsueto ecc.
Non parlare mai di te stesso.
Nel paragrafo conclusivo ricapitola la vicenda, oppure adotta un finale a effetto (una battuta umoristica,
un’immagine patetica ecc.).
Rispetta la lunghezza assegnata: in genere per un articolo di giornale è compresa tra le 250 e le 500 paro-
le, corrispondenti a 1500-3000 caratteri (spazi inclusi) e a 25-50 righe di foglio protocollo.
Componi il titolo con le varie parti che lo formano.
Rifinisci il testo dal punto di vista della rappresentazione visiva (lettering, fotografie, infographics ecc.),
procurandoti eventualmente i materiali da Internet o da altre fonti.

Come esemplificazione, ti proponiamo tre paragrafi dell’articolo di cronaca dedicato dal giorna-
lista Mario Platero alla notizia della morte di Steve Jobs, il guru dell’informatica, avvenuta negli
Stati Uniti nell’ottobre 2011. Dopo il lead, contenente le essenziali “5 W” ed “espanso” nel
paragrafo successivo, il terzo paragrafo avvia una sintetica biografia del fondatore di Apple, che
prosegue nei paragrafi successivi, qui omessi.

ESEMPIO NEW YORK – Steve Jobs è morto ieri sera a 56 anni. La notizia si è diffusa in America
ieri sera in modo istantaneo sugli iPad, sugli iPhone, sui terminali dei personal
computer, sugli strumenti che Jobs aveva inventato alla Apple Computer per dare
all’individuo il potere di cavalcare in pieno controllo l’era di Internet.
Si sapeva che stava male, si sapeva che le sue dimissioni dalla guida della Apple
avevano solo un significato terminale per la sua vita. Eppure quando la notizia
è giunta, lo stesso a sorpresa, l’America si è paralizzata. Le televisioni hanno
interrotto i programmi. E le reti hanno trasmesso la storia della sua vita. Una
storia di cui l’America stanca, affranta, carica di debiti, assediata dagli Indigna-
dos, tradita dal suo modello di crescita, aveva bisogno per tornare a sognare e a
commuoversi.
Appena ventunenne Steve Jobs, figlio adottivo di gente comune, aveva fondato
la Apple Computer insieme a Steve Wozniak e Ronald Wayne. La sua grande idea,

114 UNITÀ 4
che poi perseguì restando da solo alla guida dell’azienda, era per la diffusione
del personal computer, per la trasmissione del potere informatico alla persona,
all’individuo. [...]
(M. Platero, L’America si è fermata, in “Il Sole 24 Ore”, 6 ottobre 2011, tratto dall’edizione on line,
www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-10-06/lamerica-fermata-080303.shtml?uuid=Aan0kPAE)

L’arƟcolo d’opinione
L’articolo d’opinione, pur contenendo elementi informativi o il riferimento all’attualità, ha
come scopo prevalente l’espressione della personale opinione del giornalista rispetto a un de-
terminato tema, il cui contenuto spazia dalla politica al costume, da un fatto di cronaca a una
questione culturale ecc.
L’articolo d’opinione può assumere le forme particolari di editoriale (a firma del direttore stes-
so o di un importante redattore, che esprime il parere ufficiale del giornale sull’argomento più
significativo della giornata); di articolo di fondo (scritto e firmato da giornalisti di prestigio,
personaggi del mondo della politica, della finanza, scrittori, saggisti famosi ecc., che forniscono
un’interpretazione degli eventi soggettiva, ma sostanzialmente condivisa dal giornale); di artico-
lo di spalla (che rafforza l’argomento trattato nell’articolo centrale oppure un altro importante
argomento d’attualità).
A questi possono aggiungersi altri due particolari tipi di articolo d’opinione: il corsivo, una sorta
di articolo di fondo in miniatura (commento breve, aspramente polemico, ironico o satirico su una
questione di interesse dell’opinione pubblica) e la rubrica, uno spazio fisso, pubblicato su un
quotidiano a intervalli regolari e affidato a un opinionista autorevole.
L’articolo d’opinione è un testo prevalentemente argomentativo, che perciò presenta caratteristiche
analoghe ad altri testi della medesima tipologia, come il saggio o il tema. È perciò necessario presta-
re molta attenzione a rispettarne rigorosamente le peculiarità di articolo giornalistico, anche nella
simulazione scolastica: in modo particolare va espresso il collegamento a una notizia d’attualità
(anche ipotizzata o inventata) e va utilizzato un linguaggio specificatamente giornalistico.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere un arƟcolo d’opinione a scuola


Chiediti se effettivamente hai un’opinione da esprimere riguardo a uno specifico evento (e non generica-
mente su una questione).
Prendi spunto da una notizia reale oppure eventualmente “inventala”.
Decidi la tua tesi sull’argomento in questione (un fatto d’attualità su cui c’è dibattito politico, un episodio
di costume, un evento clamoroso ecc.).
Condensa nel lead la tua tesi in forma rapida ed essenziale, ma anche “a effetto”, per catturare l’attenzio-
ne del lettore.
Fa’ riferimento alla notizia da cui l’articolo trae spunto (“5W”), ma evita di fornire informazioni dettagliate.
Organizza l’articolo in una serie ben scandita di paragrafi coesi e coerenti, andando a capo con un rientro
dopo ogni paragrafo.
Distribuisci nei paragrafi le argomentazioni adottate a sostegno della tua tesi.
Nel paragrafo conclusivo ricapitola la tua tesi fornendo eventualmente qualche spunto per un ulteriore
dibattito.
Rispetta la lunghezza assegnata.
Completa l’articolo con titolo ed eventualmente elementi visivi.

L’arƟcolo di giornale 115


Come esempio ti proponiamo i primi due paragrafi e l’ultimo di un articolo d’opinione di Eugenio
Scalfari, relativo al tema della laicità dello Stato, implicitamente collegato ad alcune questioni
politiche di attualità al momento della pubblicazione: nel primo paragrafo è enunciato il tema,
“espanso” nel successivo; nell’ultimo paragrafo è espressa la tesi dell’autore. Le argomentazioni
si trovano espresse nei paragrafi di mezzo, qui omessi.

ESEMPIO Da parecchio tempo avevo in animo di tornare su un tema che accompagna da


molti anni i miei pensieri e i miei comportamenti politici e professionali. Il tema è
quello del laicismo, del rapporto tra le credenze religiose e lo Stato, tra i diritti indi-
viduali e l’organizzazione d’una società di uomini liberi.
Questo gruppo di questioni sta all’origine della modernità occidentale e perfino
dell’evoluzione delle Chiese cristiane. Se infatti il cristianesimo ha saputo e potuto
aggiornare costantemente la propria dottrina e i canoni interpretativi della realtà
sociale senza rinchiudersi nelle bende del dogma, ciò è dovuto soprattutto al fatto
della presenza dialettica del potere civile accanto a quello ecclesiastico, nella reci-
proca autonomia dell’uno e dell’altro, alle lotte che ne sono derivate e agli equilibri
che di volta in volta ne sono scaturiti.
[...]
Per questo è vero che non possiamo non dirci cristiani ed è altrettanto vero che
non possiamo non dirci laici in tempi nei quali cresce la bestiale violenza, l’inu-
tile guerra, l’intolleranza, l’egoismo, il disconoscimento dell’altro e del diverso. I
contrari di tutti questi sono i valori dei laici e con essi noi laici ci identifichiamo. È
anche questa una fede, che ingloba le fedi al livello di ragione. Una fede che si affida
alla volontà anziché alle illusioni e agli esorcismi contro la morte. Personalmente
mi consola pensare che la nostra energia vitale è indistruttibile e servirà anch’essa
a mantenere la cosmica energia che alimenta in perpetuo la vita.
(E. Scalfari, Perché non possiamo non dirci laici, in “la Repubblica”, 7 novembre 2004)

L’arƟcolo culturale e specialisƟco


L’articolo culturale, traendo anch’esso spunto da notizie di attualità (una scoperta scientifica,
un evento spettacolare, una novità editoriale, una ricorrenza storica ecc.), sviluppa, con intenti
divulgativi, tematiche sia attinenti alle varie discipline (dall’arte alla letteratura, dalla bioeti-
ca all’informatica, dall’etnografia al cinema ecc.), sia collegate all’industria culturale (ricerche,
dibattiti, convegni, spettacoli, meeting ecc.) o alle tendenze di costume (dalla moda alla salute,
dalla musica ai viaggi ecc.).
Gli articoli culturali, a cui un tempo era dedicata la “terza pagina” dei quotidiani, sono oggi pub-
blicati per lo più in pagine tematiche (spesso sotto la testatina “Cultura e Spettacoli”), oppure in
inserti (“Domenica” del “Sole 24 Ore”, “Cult” de “la Repubblica” o “Tuttolibri” de “La Stampa”).
Talvolta gli articoli culturali possono avere un taglio specialistico ed essere destinati a un pub-
blico più esperto e definito (particolari sezioni o inserti di quotidiani, riviste specializzate di mu-
sica, storia, fotografia, astronomia, giardinaggio ecc.). Un caso particolare è costituito dallo sport,
cui sono dedicati specifici quotidiani (“La Gazzetta dello Sport”, “Tuttosport” ecc.).
Gli articoli culturali e specialistici sono testi prevalentemente informativi, ma, quando espri-
mono il punto di vista dell’autore su un determinato argomento, utilizzano anche la tipologia
argomentativa.
Per le loro caratteristiche possono essere utilizzati abbastanza agevolmente nelle simulazioni
scolastiche, purché se ne rispettino le peculiarità giornalistiche (collegamento alla notizia, strut-
tura, linguaggio ecc.).

116 UNITÀ 4
SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere un arƟcolo culturale e specialisƟco a scuola


Identifica la notizia da cui partire (una scoperta scientifica, un dibattito, un evento di varia natura ecc.).
Verifica se possiedi conoscenze adeguate sull’argomento; comunque documentati ulteriormente (su ma-
nuali scolastici, enciclopedie, Internet ecc.).
Decidi il “taglio” da dare al tuo articolo: prevalentemente informativo, se intendi soprattutto arricchire le
conoscenze dei lettori, oppure anche argomentativo, se intendi esprimere un tuo motivato punto di vista
sul tema in questione.
Condensa nel lead le informazioni relative alla notizia da cui l’articolo trae spunto (“5W”), eventualmente
anticipando sinteticamente le tue opinioni al riguardo.
Organizza l’articolo in una serie ben scandita di paragrafi coesi e coerenti, andando a capo con un rientro
dopo ogni paragrafo.
Distribuisci nei paragrafi le informazioni sull’oggetto del tuo articolo e le tue riflessioni.
Nel paragrafo conclusivo ricapitola la vicenda da cui l’articolo ha tratto spunto, oppure sintetizza le tue
riflessioni al riguardo eventualmente fornendo qualche spunto per un ulteriore dibattito.
Rispetta la lunghezza assegnata.
Completa l’articolo con titolo ed eventualmente elementi visivi.

Un esempio di articolo culturale e specialistico insieme è riportato alle pp. 132 ss.
Ti proponiamo un esempio di articolo culturale, tratto dall’edizione on line del “Corriere della
Sera”, dedicato ai risultati dell’esperimento condotto nel 2011 dal CERN sulla velocità dei neutrini.

ESEMPIO «I neutrini sono più veloci della luce»


Il Cern mette in discussione Einstein
Fasci di particelle lanciati nel laboratorio del Gran Sasso. / La scoperta di un team guidato
da un italiano

I neutrini sono più veloci della luce. Lo dimostrerebbero i dati del rivelatore
Opera, dell’esperimento Cngs (Cern Neutrinos to Gran Sasso), nel quale un fascio
di neutrini è stato lanciato dal Cern di Ginevra e ha raggiunto i Laboratori Nazio-
nali del Gran Sasso, dell’Istituto nazionale di Fisica Nucleare (Infn). Dalla comunità
scientifica non è ancora arrivata la conferma ufficiale, attesa molto probabilmen-
te venerdì dal Cern. Se confermato, il risultato rivoluzionerà l’attuale concezione
dell’universo. Rompe infatti uno dei capisaldi della fisica contemporanea, quello
dell’impossibilità di superare la velocità della luce, previsto dalla Teoria della Rela-
tività Generale di Einstein.
Un team di ricercatori guidato dall’italiano Antonio Ereditato ha registrato che i
neutrini, le particelle più piccole e così sfuggenti da attraversare qualsiasi solido,
hanno superato i 300.000 chilometri al secondo. Ereditato, che lavora al centro di
fisica delle particelle del Cern, ha raccontato che nel corso di tre anni di misurazio-
ni è stato verificato che i neutrini si muovono 60 nanosecondi (un tempo infinite-
simale) oltre la velocità della luce sulla distanza di 730 km tra Ginevra, sede del
Cern, e il Gran Sasso, sede del laboratorio dell’Istituto di Fisica Nazionale (Infn).
In particolare nell’arco di tre anni sono stati «sparati» 15.000 fasci di neutrini dal
Cern a Ginevra verso il rivelatore dell’Infn sotto il Gran Sasso. I neutrini avrebbero
dovuto percorrere i 732 km di distanza tra i due laboratori in 2,4 millesimi di secondo,

L’arƟcolo di giornale 117


ma in realtà ci hanno messo 60 nanosecondi (60 milionesimi di secondo) in meno
di quanto avrebbero dovuto impiegarci secondo i canoni della fisica di Einstein.
«Si tratta (apparentemente) di una piccola differenza», ha spiegato Ereditato,
«ma concettualmente è incredibilmente importante. La scoperta è così sorpren-
dente che, per il momento, tutti dovrebbero essere molto prudenti. Non voglio ne-
anche pensare alle possibili implicazioni».
(“Corriere della sera”, redazione on line, 22 settembre 2011, 22:13, da www.corriere.it/scienze_e_
tecnologie/11_settembre_22/neutrini-piu-veloci-luce_2a86da40-e553-11e0-ac8f-9ecb3bbcc6bf.shtml)

La recensione
La recensione ha per oggetto l’annuncio di novità editoriali o di eventi nel mondo dello spetta-
colo e della cultura, di cui fornisce al lettore una descrizione e altre informazioni fondamentali,
insieme con un giudizio critico. Le tipologie testuali adottate sono dunque quelle informativa,
descrittiva e persuasiva.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere una recensione arƟcolo a scuola


Scegli l’evento oggetto della recensione (novità editoriale, film, spettacolo teatrale, concerto, mostra
ecc.) cui hai eventualmente assistito di persona o che conosci indirettamente.
Scrivi il “blocchetto”, cioè una scheda sintetica con i dati relativi all’evento (titolo, date, interpreti ecc.).
Decidi il giudizio che intendi esprimere nella recensione.
Condensa nel lead le informazioni relative all’oggetto della recensione (“5W”), eventualmente anticipan-
do il tuo giudizio.
Organizza l’articolo in una serie ben scandita di paragrafi coesi e coerenti, andando a capo con un rientro
dopo ogni paragrafo.
Distribuisci nei paragrafi le informazioni generali e più rilevanti sull’oggetto recensito. Esegui un’analisi,
confrontandola con altre opere del medesimo genere o autore.
Nel paragrafo conclusivo esprimi una valutazione personale, finalizzata a indirizzare il lettore nel “consu-
mo” del prodotto culturale oggetto della recensione. Eventualmente sintetizza il tuo giudizio in un simbolo
grafico (asterischi, pallini ecc.).
Rispetta la lunghezza assegnata.
Completa l’articolo con titolo ed eventualmente elementi visivi (per esempio una fotografia dell’evento
recensito).

Ti proponiamo come esemplificazione la recensione scritta da Paolo Mereghetti di un film che ha


per protagonista un adolescente.

ESEMPIO IL RAGAZZO CON LA BICICLETTA


Regia: Jean-Pierre Dardenne, Luc Dardenne
Data di uscita: 18/05/2011
Nazione: Belgio/Italia/Francia
Durata: 87’
Produzione: Jean Pierre e Luc Dardenne, Denis Freyd
Distribuzione: LUCKY RED

118 UNITÀ 4
Cast: Cécile de France, Thomas Doret, Jérémie Renier
Note: Grand Prix (ex-aequo con “Bir Zamanlar Anadolu’da” di Nuri Bilge Ceylan) al
64° Festival di Cannes (2011).
Trama: Dal centro di accoglienza dove vive, il dodicenne Cyril scappa, deciso a tut-
to pur di ritrovare il padre, che lo ha lasciato senza lasciare recapiti. Il ritrovamento
della bicicletta permette a Cyril di rintracciare anche il genitore, che lavora nella
cucina di un ristorante. Ma l’esito non è quello sperato: lui in effetti sta per rifarsi
una nuova vita e non vuole più saperne del figlio. Accolto in casa da Samantha,
parrucchiera che accetta di tenerlo per i fine settimana, Cyril conosce un giovane
spacciatore che lo coinvolge in un furto con aggressione. L’azione non va a buon
fine, Cyril cerca la conciliazione con le vittime. E poi chiede a Samantha di restare
a vivere con lei.

“[...] La storia del dodicenne Cyril, senza madre e abbandonato dal padre,
che trova in una parrucchiera (Cécile de France, straordinaria) chi è deciso a
dargli l’affetto che cerca, ricorda le opere precedenti [dei fratelli Dardenne] su
giovani disadattati e solitari. Ma a dare nuova energia al film qui c’è uno sforzo
di essenzialità e di intensità che va direttamente al cuore della loro scommes-
sa di registi: raccontare la realtà attraverso la finzione. Balza all’occhio da certi
particolari (i «dispetti» di Cyril, i suoi scatti d’ira), da certe scene «secondarie»
(l’energia che il ragazzo mette nel pedalare per la città) così che l’essenziali-
tà della trama diventa una nuova qualità, capace di andare davvero all’essenza
delle cose e di regalarci una inaspettata e inedita complessità narrativa, quella
che trasforma il dramma di un adolescente in una specie di favola moderna, con
il bosco dove perdersi (se non l’orientamento, almeno la morale), l’«uomo catti-
vo» che insegna a rubare e naturalmente la «fata buona» che come ricompensa
offre il proprio amore.”
(P. Mereghetti, in “Corriere della Sera”, 16 maggio 2011)

L’intervista
L’intervista consiste nel resoconto di un dialogo tra il giornalista (l’intervistatore), che pone
domande, e un’altra persona (l’intervistato), che risponde. Si distinguono interviste tematiche,
il cui oggetto è uno specifico argomento di cui l’intervistato è esperto o testimone privilegiato,
e interviste personali, il cui oggetto è la personalità dell’intervistato stesso, le sue vicende, le
attività, una sua particolare esperienza.
Il dialogo è guidato dal giornalista, il quale in genere pone delle domande brevi, ma focalizzate
con precisione sulle tematiche di suo interesse.
Spesso il testo dell’intervista è preceduto da un’introduzione, in cui il giornalista enuncia in
sintesi l’argomento che sarà affrontato o presenta il personaggio e l’ambiente in cui il dialogo si
svolge, ed è “punteggiato” da didascalie o commenti del giornalista.
Nelle parti dialogate è usato, ovviamente, il discorso diretto, mentre nell’introduzione o nelle
parti di didascalia e commento si trovano la forma espositiva o il discorso indiretto.
Dall’intervistato il lettore si aspetta l’espressione di personali opinioni, mentre il giornalista
deve manifestare imparzialità e neutralità, anche se, in particolari circostanze, può assumere
un atteggiamento consenziente o polemico nei confronti dell’intervistato o comunque esprimere
il proprio punto di vista.

L’arƟcolo di giornale 119


SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere un’intervista a scuola


Scegli la persona da intervistare.
Decidi il focus dell’intervista, cioè la questione centrale sulla quale desideri ricavare dall’intervistato noti-
zie e informazioni da trasmettere ai lettori.
Predisponi un elenco (provvisorio) di domande.
Nell’introduzione fornisci informazioni sull’ambiente in cui l’intervista si è svolta e descrivi fisicamente e
psicologicamente l’intervistato.
Riassumi alcune informazioni generali sul problema trattato o sul personaggio intervistato.
Organizza l’intervista in una serie di domande, possibilmente sintetiche e precise, cui seguono le risposte
dell’intervistato.
Riporta il dialogo in forma diretta; occasionalmente usa la forma indiretta. Rielabora e sintetizza le rispo-
ste, eliminando divagazioni, ripetizioni, elementi superflui, accorpando argomenti comuni e ricostruendo il
filo del discorso, sempre prestando attenzione a non travisare il pensiero dell’intervistato.
Nel paragrafo conclusivo ricapitola il nucleo essenziale dell’intervista oppure descrivi il momento dei
saluti tra intervistatore e intervistato.
Rispetta la lunghezza assegnata.
Completa l’articolo con titolo ed eventualmente elementi visivi.

Come esempio ti proponiamo alcuni stralci dall’intervista rilasciata dal celebre architetto Renzo
Piano a “Il Sole 24 Ore”.

ESEMPIO Architetto Piano, che cos’è l’aspetto umanistico che sta dietro l’architettura?
L’architettura è prevalentemente luogo pubblico, costruzione di città, luogo di
civiltà e di incontro, quindi avamposto contro la barbarie. La curiosità e la radice
umanistica sostengono e reggono il tutto, la città ma anche l’edificio.
La radice umanistica fa pensare all’Italia. Che rapporto ha con l’Italia, lei che
vive fra Parigi e New York?
L’italianità non è un passaporto o un luogo fisico. È proprio quell’eredità umani-
stica, è quella mescolanza di arte, scienza, letteratura, musica, tecnica. Essere ita-
liani è come stare sulle spalle di un gigante: ti fa cogliere la complessità delle cose,
te le fa vedere da lontano. Questa attitudine, questo tratto, tanto più è riconoscibile,
anche in Europa, quanto più ci si allontana, si guarda da lontano.
[...]
Eppure l’Italia contemporanea è un Paese che fa grande difficoltà a costruire
luoghi e segni d’identità collettiva.
Questo è vero, ma mi pare dipenda dai meccanismi decisionali. Anche all’estero
si discute tanto di un progetto, anni e anni, con il massimo grado di democrazia,
mettendo a confronto tutte le posizioni, ma poi arriva un punto in cui si decide e
da quel momento si va avanti. Questo momento della decisione manca in Italia e
rende difficile trovare oggi momenti di sintesi.
[...]
I giovani dovrebbero aiutare in questo rapporto, ma l’Italia non premia i gio-
vani talenti. Lei lo dice da tempo.
È così. I giovani talenti vengono penalizzati in Italia. Oggi, ma anche ieri. Io ho
fatto la mia carriera altrove.

120 UNITÀ 4
Il Beaubourg, lei aveva 33 anni. Come fu accolto?
Io e Rogers la spuntammo su 681 partecipanti. La nostra forza fu essere scelti da
una giuria internazionale, ma all’inizio anche lì non fummo visti bene. Fu neces-
sario un decreto del presidente Pompidou, su suggerimento della moglie, la signo-
ra Claude, per dichiararci architetti francesi. Allora per costruire bisognava essere
Grand Prix de Rome. La grande stagione francese dei concorsi cominciò dopo, con
la legge di Mitterrand. Ma quello fu l’inizio della frana che poi ha fatto così bene
all’architettura francese.
Torniamo ai giovani italiani. Non è anche un po’ responsabilità degli architetti
più anziani come Renzo Piano se i giovani non si fanno spazio?
Io non sono un pigliatutto e poi lavoro per il 90% altrove. Il problema è che in
Italia non si danno incarichi e non si fanno concorsi.
[...]
Che cos’è il progetto?
Progettare è saper interpretare, a modo proprio, necessità e bisogni. È falso che
i buoni progetti siano quelli che si fanno in totale libertà. L’architetto deve nutrirsi
della pura forza della necessità, prenderla e farla volare.
[...]
Esiste la bellezza?
La bellezza è un’idea inarrivabile, se allunghi la mano ti scappa. È un’idea che ci
arriva dall’antica Grecia, mi ha sempre colpito che nei linguaggi africani non esi-
stano due parole distinte per “buono” e “bello”.
Lei in Grecia sta realizzando la nuova biblioteca di Atene.
Oggi la Grecia è un paese martire. La nuova biblioteca sarà realizzata nel Falero,
il vecchio porto, con i soldi della fondazione Niarchos. Non sarà solo un luogo di
libri, ma anche un centro di connessioni con altri luoghi del sapere, come deve
essere una biblioteca oggi. Spero possa costituire una barriera contro l’imbarbari-
mento, rimandare indietro questo rischio.
Qual è la parola chiave dell’architettura nel XXI secolo?
Se nel XIX secolo è stata acciaio e nel XX globalizzazione, direi che nel XXI secolo
sono fragilità della Terra, dialogo con la Terra, energia. I nostri edifici devono im-
parare a respirare, stop all’aria condizionata: qui c’è una componente energetica e
tecnologica, ma anche una di poesia. L’architettura deve saper guidare e spiegare
questa transizione degli edifici verso un’era nuova.
(G. Santilli, Intervista con Renzo Piano: «Buoni concorsi per far ripartire l’architettura»,
in “Il Sole 24 Ore”, 28 gennaio 2011, versione integrale reperibile
in www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-27/intervista-renzo-piano-buoni-201652.
shtml?uuid=Aa0UVV3C)

LINGUAGGIO E STILE
La sintassi
Il linguaggio giornalistico presenta alcune peculiarità sia grammaticali, sia lessicali, sia stili-
stiche.
Nel campo della sintassi, tali peculiarità consistono in prevalenza della coordinazione, frequente
utilizzo dello stile nominale, un fitto uso della punteggiatura.
Ti proponiamo a questo riguardo qualche suggerimento, affiancato da esempi.

L’arƟcolo di giornale 121


SCHEDA OPERATIVA

Quale sintassi adoƩare in un arƟcolo giornalisƟco


Adotta una struttura del periodo prevalentemente paratattica, con frasi brevi.
“Mistero a ‘Ballarò’. L’annunciato faccia a faccia tra i leader dei due maggiori partiti è saltato. Il conduttore
Giovanni Floris si trincera dietro un no-comment”.
Inserisci poche proposizioni subordinate implicite o esplicite.
“Servono molti milioni di euro per risanare il deficit dell’azienda”.
“Nega tutto. Vuole un avvocato che lo tolga dai guai. Lo hanno incriminato per insider trading ma il noto
finanziere dice che non è vero”.
Puoi utilizzare la coordinazione sia per asindeto sia per polisindeto.
“La fabbrica è ferma: da stamani non si lavora. Oltre duemila macchine sostano, una accanto all’altra, nel
piazzale. Picchetti di operai davanti ai cancelli”.
“Il sindaco condanna le iniziative illegali e gli atti di violenza di cui la città è stata teatro negli ultimi giorni e
ringrazia le forze dell’ordine”.
Ricorri a procedimenti enumerativi.
“I sindacati, nell’incontro con il governo, riportano in primo piano i problemi delle ferrovie italiane: riforma
del sistema dei trasporti, tariffe speciali per i pendolari, nuovo assetto della dirigenza, finanziamenti dello
Stato per il risanamento di Trenitalia”.
Utilizza spesso lo stile nominale.
“Aggrappato al volante, un colpo di pistola alla testa, la giacca sul sedile accanto: così i carabinieri l’hanno
trovato dentro la sua Panda”.
Mantieni costante il soggetto dell’azione se corrisponde al protagonista della notizia, ripetendolo oppure
sostituendolo con pronomi o sinonimi:
“«Andrò a Beirut e poi a Gerusalemme» aveva comunicato Hilary Clinton ai suoi collaboratori. Ma il segreta-
rio di Stato Usa voleva dare un forte segnale [...]. Hilary ne ha avuto una conferma diretta. Per raggiungere
la sua ambasciata ha dovuto attraversare la città [...]. Il capo della diplomazia americana non ha ottenuto
però risultati significativi. Nell’incontro con il premier libanese, la Clinton [...]”.
Cambia invece il soggetto se l’accento è posto non su singoli personaggi ma sull’azione.
“Dall’alba di stamani sono ripresi i combattimenti fra guerriglieri afgani e militari delle forze statunitensi.
Si spara con ogni sorta di arma da fuoco, inclusi i mortai, i bazooka, i kalashnikov e i cannoni dei carri armati.
Particolarmente intensi gli scontri nel quartiere delle ambasciate. Edifici in fiamme. Popolazione in preda al
panico. Combattimenti sono scoppiati anche in altre zone del paese”.
Utilizza l’apposizione, in particolar modo se riferita al protagonista della notizia, e collocala, se possibile,
alla fine del periodo, o addirittura staccala dal periodo precedente.
“Paola e Anna, le due ragazzine di Rapallo fuggite di casa da una settimana, non sono ancora state rintrac-
ciate”.
“Si è svolto ad Amsterdam il più importante degli incontri del G8, vero e proprio vertice dei potenti del
mondo”.
Usa in apertura di frase connettivi come “e”, “ma” (per rafforzare il collegamento con il discorso avviato).
“E lunedì scioperano i medici”.
“Ma i falchi preannunciano ostruzionismo”.
Ricorri a una punteggiatura fitta (virgole, due punti, lineette, parentesi, punti esclamativi e interrogativi
ecc.).
“Le continue provocazioni dei naziskin contro gli immigrati turchi di Berlino (bastonature, intimidazioni, atti
di vandalismo) dei giorni scorsi hanno raggiunto il loro scopo: oggi c’è stata battaglia nei quartieri popolari
tra polizia e manifestanti. A farne le spese questa volta sono stati anche i bambini!”

122 UNITÀ 4
Il lessico e i registri
Consideriamo ora il lessico e lo stile, che sono gli ambiti nei quali la scrittura giornalistica espri-
me la massima originalità, influenzando notevolmente anche il linguaggio corrente.
Essi presentano variazioni a seconda del registro linguistico adottato:
il registro standard, con lessico comune e comprensibile e stile piano, è utilizzato ampiamen-
te in tutti i tipi di articoli;
il registro informale, più vicino al parlato, è presente soprattutto negli articoli di cronaca;
il registro formale, con un lessico più colto e tecnico, è utilizzato (ma moderatamente) in ar-
ticoli d’opinione, culturali, specialistici ecc.
A questi tre registri occorre aggiungerne un altro, il più diffuso attualmente nel linguaggio gior-
nalistico: il registro brillante, ispirato al linguaggio pubblicitario, che sempre più connota l’in-
formazione come intrattenimento (da cui il neologismo anglosassone infotainment = information
+ entertainment), e caratterizzato da una notevole creatività linguistica. Le sue principali carat-
teristiche sono:
un uso abbondante di termini appartenenti ai vari sottocodici, con frequenti trasferimenti da
un sottocodice all’altro (dal calcio alla politica, dalla guerra alla finanza ecc.) o da un sottoco-
dice al linguaggio comune;
l’abbondanza di figure retoriche, specialmente metafore, similitudini, sineddochi, metoni-
mie ecc.;
l’uso dell’iperbole al fine di enfatizzare, esasperare e spettacolarizzare eventi anche di porta-
ta modesta;
l’invenzione di immagini ed espressioni di forte impatto e di rapido successo, ma per lo più
destinate a veloce deterioramento;
l’abuso di immagini ed espressioni stereotipate.

Nella scheda che segue ti proponiamo qualche suggerimento riguardo al lessico e allo stile propri
del registro brillante.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli di registro brillante


Utilizza neologismi, prestiti da altre lingue, parole dialettali e gergali ecc.
Ispirati al linguaggio pubblicitario per la creazione di slogan e giochi di parole, adatti soprattutto ai titoli.
Ricorri a varie figure retoriche, come:
• similitudini (“la città come un campo di battaglia”);
• metonimie (“Quirinale” al posto di Presidente della Repubblica);
• paronomasie (“Tutti per Totti”);
• metafore, tratte da vari ambiti culturali e sociali: “essere in alto mare”, “andare in tilt”, “fare il pieno”,
“mettere in orbita”, “ago della bilancia”, “anni di piombo”, “stanza dei bottoni” ecc.;
• ossimori, soprattutto nel linguaggio politico (“convergenze parallele”, “fuoco amico”, “guerra umanita-
ria”, “serena sfiducia”);
• iperboli (facendo attenzione a non esagerare con il rischio di cadere nel ridicolo): “maxiprocesso”, “me-
gaoperazione”, “allucinante”, “apocalittico”, “straordinario”, “favoloso”, “avvenimento del secolo”;
• citazioni riferite a opere letterarie, cinematografiche, artistiche ecc., di conoscenza comune: “una tra-
gedia annunciata” (che riecheggia Cronaca di una morte annunciata di Gabriel García Márquez), “ed è
subito crisi” (da Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo), “il cielo in una 500” (dalla canzone Il cielo in
una stanza).

L’arƟcolo di giornale 123


Cerca di non cadere negli stereotipi più abusati (“caccia all’uomo”, “due fitte ali di folla”, “morsa del gelo”,
“tragedia della solitudine”, “cauto ottimismo”, “delicato intervento”, “ricchi premi”, “spettacolare inciden-
te”, “tunnel della droga”, “pesante come un macigno” ecc.).
Rifletti seriamente sull’utilizzo di tale stile da parte del giornalismo di infotainment e sugli effetti da esso
prodotti sulla percezione della notizia da parte del lettore; decidi di conseguenza se usarlo con moderazione
oppure sfruttarlo al massimo delle sue potenzialità.

3. Postscrittura
Il testo, una volta scritto, va revisionato per verificarne la correttezza grammaticale e ortografica,
la coesione e coerenza dei paragrafi, la pertinenza del contenuto ecc.
Ma, ben più che per altri modelli di scrittura, per l’articolo di giornale è importante la presenta-
zione grafica.

LA PRESENTAZIONE VISIVA DELL’ARTICOLO DI GIORNALE


Un articolo giornalistico destinato alla carta stampata, una volta scritto, trova la sua collocazione
nel giornale, con un’impaginazione, una titolazione, l’eventuale corredo di immagini, schemi,
riquadri ecc., che ne danno una rappresentazione visiva che contribuisce ad attrarre l’atten-
zione del lettore. Ne è una dimostrazione l’articolo riportato a p. 136, a forte impatto visivo, con
un lettering molto curato, corredato di fotografie e di infographics.

Anche a scuola (ad esempio nel giornalino d’istituto) si possono adottare delle strategie finaliz-
zate a una tale resa, grazie alla collaborazione di insegnanti di diverse discipline (disegno, infor-
matica ecc.), con l’uso del computer e facendo ricorso a Internet.
Ecco alcuni consigli a tale proposito.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la rappresentazione visiva dell’arƟcolo


Progetta il lettering, vale a dire decidi quali caratteri tipografici applicare sia al corpo dell’articolo sia
al titolo.
Inserisci eventualmente delle fotografie, in bianco e nero o a colori, a contenuto informativo oppure in
funzione spettacolare, ponendole singolarmente in evidenza, oppure in sequenza, quasi a riprodurre il flus-
so di fotogrammi della televisione.
Inserisci eventualmente qualche elemento di infographics, cioè schede, schemi, disegni, grafici, tabelle,
diagrammi ecc., anche colorati, che spesso si trovano posti a corredo di uno o più articoli, in pagine temati-
che, secondo modelli visivi che si ispirano alle pagine di siti Internet.

124 UNITÀ 4
ESEMPIO
Un esempio di articolo di giornale
Ti proponiamo l’esemplificazione di un articolo di giornale di ambito storico-politico,
condotta seguendo, per ciascuna fase, le indicazioni fornite nelle schede operative.
In alcuni casi si fa riferimento all’unità dedicata al saggio breve, che, come l’articolo di
giornale, è un modello di “scrittura documentata”.

1. Prescrittura
LETTURA DELLA CONSEGNA E DELL’ARGOMENTO
ARGOMENTO OPERAZIONI DI LETTURA
Torino e il Risorgimento L’argomento collega il tema storico del Risorgimento alla città
di Torino, che vi svolse un ruolo determinante.

CONSEGNA OPERAZIONI DI LETTURA


Sviluppa l’argomento scelto in forma di «articolo di Questa consegna ricalca la formulazione adottata negli esami
giornale», utilizzando, in tutto o in parte, e nei modi di Stato nel 2011, salvo il mancato riferimento all’opzione tra
che ritieni opportuni, i documenti e i dati forniti. saggio breve e articolo di giornale (in questa sede superfluo).
Indica il titolo dell’articolo e il tipo di giornale sul I limiti di tempo consentiti non sono indicati nella consegna,
quale pensi che l’articolo debba essere pubblicato. ma supponiamo siano le 6 ore di prammatica negli esami di
Non superare le quattro o cinque colonne di metà di Stato.
foglio protocollo.

LETTURA DELLA DOCUMENTAZIONE E IDEAZIONE


Ti forniamo un dossier costituito da sette documenti molto eterogenei: testi giornalistici e lette-
rari, stralci da un manuale scolastico, una mappa stradale, fotografie ecc.
Di seguito a ciascuno di essi sono indicate le operazioni di lettura e di ideazione compiute
seguendo le indicazioni fornite nell’unità sul saggio breve ( schede operative a p. 69 e a
p. 70).

Documento 1
L’Italia nasce a Torino, di domenica. Battezzata dalla Camera per acclamazione e dal Senato con
due voti contrari (leghisti precoci?), la creatura viene mostrata in pubblico per la prima volta sulla
“Gazzetta Ufficiale” del 17 marzo 1861 con questa frase: “Vittorio Emanuele II assume per sé e i suoi
successori il titolo di Re d’Italia”.
I travagli del parto hanno attraversato le guerre d’indipendenza e l’epopea dei Mille per sfo-
ciare nel bombardamento della fortezza di Gaeta, dove il Re borbonico ha tentato l’ultima re-
sistenza. Si è arreso il 13 febbraio, appena in tempo per non turbare l’inaugurazione del primo
Parlamento italiano, celebrata cinque giorni prima nell’aula che l’architetto Peyron ha costruito

L’arƟcolo di giornale 125


a Torino nel cortile di Palazzo Carignano. Vittorio Emanuele vi è giunto fra due ali di folla e
squilli di fanfara. E ha letto ai 443 rappresentanti della nuova nazione il discorso preparatogli da
Cavour: “Signori senatori! Signori deputati! L’Italia confida nella virtù e nella sapienza vostra!”.
Illusioni di gioventù.
(C. Fruttero, M. Gramellini, La Patria, bene o male, Mondadori, Milano 2010)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 1


È questo l’incipit del fortunato volume scritto in coppia da Carlo Fruttero e Massimo Gramellini in prossi-
mità della ricorrenza dei 150 anni dell’Unità d’Italia, celebrati il 17 marzo 2011, sottotitolato Almanacco
essenziale dell’Italia unita e diviso in 150 capitoletti corrispondenti a 150 date. La prima di queste date è
proprio il 17 marzo 1861, qui rievocata attraverso la metafora del parto, con umorismo un po’ dissacrante,
ma anche con simpatica partecipazione. Torino vi compare come il punto di partenza e di arrivo della vi-
cenda risorgimentale, ricordata con estrema sintesi. La battuta finale del passo qui riprodotto (“Illusioni di
gioventù”) anticipa il “sottotesto” di attualità politica che caratterizza tutto il volume.
Da questa lettura – come da quelle che seguono – puoi prendere spunto per un ripasso di studio sui ma-
nuali scolastici, arricchendo così la documentazione che ti è stata fornita.

Documento 2
La libertà di stampa garantita dallo Statuto Albertino e alcune forme di assistenza concesse ai
perseguitati politici attiravano a Torino dopo il 1849 scrittori e profughi, e la città divenne nel de-
cennio successivo il centro della vita civile e intellettuale in Italia. La mescolanza, la varietà, la con-
fusione, e anche la rissa giornalistica, erano il tratto caratterizzante del contesto politico-culturale.
[...]
Nel 1860 l’abilità di Cavour riuscì a risolvere il problema italiano, facendo prevalere la soluzione
unitaria e moderata sotto la monarchia sabauda sulle altre due soluzioni a confronto: quella fede-
ralista e quella repubblicano-mazziniana. Iniziò allora a Torino, divenuta capitale, la costruzione
del nuovo Stato, e iniziò un processo di estensione a tutta Italia della struttura amministrativa e
militare piemontese.
Accanto a uomini politici, uomini di cultura, giornalisti locali (come Massimo D’Azeglio, Co-
stantino Nigra e il giovane Vittorio Bersezio) affluirono a Torino, talora in veste di deputati nel nuo-
vo parlamento, molti uomini di rilievo intellettuale, provenienti da ogni parte d’Italia. Si trattava,
spesso, di letterati che ora si sentivano attirati dalla possibilità di intervenire finalmente in modo
diretto nell’attività politica. [...]
La città di Torino nel corso dell’Ottocento ha avuto un’evoluzione significativa. Da capitale di
uno Stato culturalmente e politicamente periferico, Torino è diventata il centro propulsore del pro-
cesso risorgimentale. Ha perduto questa centralità politica con il trasferimento della capitale a Fi-
renze e poi a Roma, ma ha assunto a fine secolo una fisionomia nuova e importante per lo sviluppo
dell’economia. Dalla tradizione militare è passata al modo di vita tipico di una città industriale e
operaia. Nei primi decenni del Novecento Torino sarà una città-laboratorio della cultura socialista
e liberale (con Antonio Gramsci e con Piero Gobetti). Già prima, fra Otto e Novecento, sono nume-
rosi nell’ambiente torinese gli intellettuali che si avvicinano al socialismo, spesso con incertezze
e tormentosi ripensamenti. Ricordiamo De Amicis, Gustavo Balsamo Crivelli, Arturo Graf, Cesare
Lombroso, Giuseppe Giacosa, Giovanni Cena».
(R. Ceserani, L. De Federicis, Il materiale e l’immaginario. Manuale e laboratorio di letteratura,
Loescher, Torino 1995, vol. 4.1, pp. 428-29; vol. 4.2, p. 1326)

126 UNITÀ 4
Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 2
In questi passi, tratti da un manuale scolastico, è sinteticamente presentata l’evoluzione del ruolo culturale
e politico di Torino in alcuni passaggi cruciali della storia italiana dell’Ottocento: nel periodo risorgimenta-
le, al momento dell’unificazione e dopo il trasferimento della capitale, quando si appresta a diventare una
città industriale.

Documento 3
Un Italiano che venga a Torino per la prima volta, se appena ha una scintilla d’amor di patria
nel sangue, è impossibile che, addentrandosi nel cuore della città, serbi tanta freddezza d’animo
da non giudicarla che con l’occhio dell’artista. Egli deve sentirsi sollevato, travolto da un tor-
rente di ricordi, sfolgorato da una miriade d’immagini care e gloriose, che trasfigurino la città
ai suoi occhi e gli facciano parer bella ogni cosa. Deve veder Carlo Alberto, affacciato alla loggia
del palazzo reale, in atto di bandire la guerra dell’indipendenza; incontrar sotto i portici il conte
Cavour, che va al Ministero, dandosi la storica fregatina di mani; vedere i Commissari austriaci
del ’59 che portano l’“ultimatum” al Presidente del Consiglio; i corrieri che divorano la via Nuova
recando le notizie delle battaglie di Goito, di Pastrengo e di Palestro; le deputazioni dell’Italia
centrale che vanno a presentare i voti dei plebisciti; una legione di vecchi generali predestinati a
morire sui campi di battaglia; a una cantonata Massimo D’Azeglio, in fondo a una strada Cesare
Balbo, qui il Brofferio, là il Berchet, laggiù il Gioberti; visi tristi e gloriosi di prigionieri dei Piombi
e di Castel dell’Uovo; giovani a cui brilla sulla fronte, come un raggio, il presentimento dell’epo-
pea dei Mille; battaglioni abbronzati di bersaglieri della Crimea che passano di corsa e stormi di
giovani emigrati che sbarrano la strada, agitando i cappelli, alla carrozza di Vittorio Emanuele;
in ogni parte cento immagini di quella vita ardente e tumultuosa, piena di speranze e di audacie,
di grida di dolore, di canti di guerra e di fanfare trionfali, che s’agitò per quindici anni fra queste
mura».
(E. De Amicis, Le tre Capitali, Treves, Milano 1911)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 3


Si tratta di un passo tratto da un reportage dedicato da Edmondo De Amicis (1846-1908) alle capitali del
Regno d’Italia (Le tre Capitali: Torino-Firenze-Roma), scritto alla fine dell’Ottocento. A distanza ormai di
decenni dall’epopea risorgimentale, De Amicis mostra tutto il suo fervore patriottico nel descrivere i luoghi
che ne erano stati teatro, immaginando, come se fossero ancora vivi, i protagonisti di allora.
In questa carrellata vengono riassunti – e collegati alla città di Torino – elementi fondamentali della sto-
ria risorgimentale: dalla Prima alla Seconda guerra di indipendenza; dal ruolo dei Savoia a quello degli
intellettuali; dalle persecuzioni subite dai giovani patrioti del Nord e del Sud d’Italia all’azione diploma-
tica di Cavour; dalla guerra di Crimea alla spedizione dei Mille; dalla partecipazione dei militari a quella
popolare.
Il taglio giornalistico con cui è condotta la narrazione offre uno spunto per un’imitazione del procedimento
adottato da De Amicis (che in effetti fu giornalista) anche per un articolo giornalistico odierno.

L’arƟcolo di giornale 127


Documento 4

(Stradario del centro di Torino)

128 UNITÀ 4
Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 4
La toponomastica di Torino evidenzia lo stretto legame della città con la storia risorgimentale, i cui prota-
gonisti – in gran parte torinesi di nascita o d’adozione – danno il nome a molte strade, piazze ed edifici.
In questa mappa del centro della città sono inoltre segnalati i luoghi legati a importanti vicende risorgi-
mentali e a personaggi significativi.
Si osservi in particolare:
• Vittorio Emanuele II ha dedicati un corso e una statua su colonna, ma la sua presenza è soprattutto
ricordata nel Palazzo Reale, residenza dei duchi di Savoia, dei re di Sardegna e dei re d’Italia fino al
1865, e nel Palazzo Carignano, dove nacque, sede dei deputati del Regno Sardo, del primo Parlamento
italiano e, oggi, del museo del Risorgimento; oltre ai già citati Palazzo Reale e Palazzo Carignano, è da
notare Palazzo Madama, sede del Senato Subalpino;
• suo padre e predecessore Carlo Alberto, legato ai medesimi palazzi, è collegato anche a piazza Statuto,
che celebra la concessione dello Statuto Albertino nel marzo 1848; a lui sono inoltre intitolati una via,
una piazzetta e un monumento equestre;
• i precedenti sovrani, gli assolutisti Carlo Felice e Vittorio Emanuele I, hanno dedicati, rispettivamente,
una piazza e un ponte;
• a Cavour sono intitolati una via, una piazza, un liceo, oltre al palazzo barocco dove nacque e morì;
• a Garibaldi sono dedicate una via e una piazza; ai Mille una via il cui nome ha sostituito quello della
preesistente Contrada di San Lazzaro, dove nel 1859 Garibaldi arruolò volontari per il corpo Cacciatori
delle Alpi;
• in largo Guglielmo Marconi un obelisco celebra i moti carbonari del 1821 guidati da Annibale Santorre
di Santarosa ( infra immagine in doc. 5), cui sono intitolati una via e un istituto tecnico;
• tra le sedi di incontro di patrioti si ricordano anche i caffè Nazionale e Florio, in via Po;
• corso Siccardi è intitolato al ministro del governo Cavour promotore delle cosiddette “Leggi Siccardi”.

Documento 5

(G. Gabetti, Obelisco ai moti


del 1821, pietra, 1873)

L’arƟcolo di giornale 129


Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 5
L’obelisco, eretto nel 1873 davanti alla Chiesa di San Salvario (oggi in largo Guglielmo Marconi), celebra i
moti carbonari del 9-11 marzo 1821.
Preceduti da manifestazioni studentesche, furono messi in atto dai militari della guarnigione di Alessan-
dria, guidata da Annibale Santorre di Santarosa, il quale confidava nelle simpatie liberali di Carlo Alberto.
Questi, invece, fece mancare il suo aiuto e così l’insurrezione, priva anche del sostegno popolare auspicato
dai carbonari, fallì di fronte alle truppe regolari mandategli contro l’11 marzo a San Salvario. Non vi fu
spargimento di sangue. Sull’obelisco (sormontato da una stella a cinque punte, simbolo della massoneria,
cui appartenevano molti affiliati alla carboneria), un’epigrafe collega quell’evento alla conquista di Roma
capitale, indicando, implicitamente, nelle due date dell’11 marzo 1821 e del 20 settembre 1870 l’inizio e la
fine del processo risorgimentale: “Qui l’11 marzo 1821 fu giurata la libertà d’Italia. Il 20 settembre 1870 il
voto fu sciolto in Roma. I veterani e il Municipio”.

Documento 6
L’obelisco nasconde qualche cosa di parti-
colare e ciò lo rende più suggestivo. La gente,
ignara di che cosa vi sia stato sepolto alla base,
talvolta parla genericamente di un tesoro. In
effetti, non c’è alcun “tesoro”. Nel 1852, quan-
do venne posta la prima pietra, vennero chiu-
si in una cassetta alcuni giornali, soprattutto i
numeri 141 e 142 del quotidiano La Gazzetta
del Popolo, contenenti, in sintesi, il progetto
del monumento come lo aveva disegnato Fe-
lice Govean, patriota e battagliero giornalista.
Insieme ai giornali si richiuse alla base del na-
scente monumento una copia della discussa
Legge Siccardi, alcune monete dell’epoca, un
sacchetto con semi di riso, un pacco di grissi-
ni, e una bottiglia di Barbera, prodotti genui-
ni da affidare ai posteri, simboli del Piemon-
te, nel caso che in futuro fosse mai venuto in
mente a qualcuno di andare sottoterra e vede-
re quei cimeli, ma per scoprirli occorrerebbe
quasi di certo arrivare sotto l’obelisco metten-
(L. Quarenghi, Obelisco alle leggi Siccardi, 1853) done a rischio la stabilità. Fra le scritte che ri-
coprono la superficie del monumento spicca:
“Abolito da Legge IX Aprile MDCCCL il Foro ecclesiastico, popolo e municipio posero IV Marzo
MDCCCLIII”.
(da http://sketchup.google.com/3dwarehouse/details?mid=abd337c725026aefdcbf5a968e0d30b8)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 6


Il testo che commenta l’immagine dell’obelisco di piazza Savoia, oltre a ricordare che esso celebra le leggi
Siccardi del 1850 che abolirono i privilegi goduti fino ad allora dal clero cattolico, allineando la legislazio-
ne piemontese a quella degli altri stati europei, ci informa della curiosa notizia del “tesoro” celato alla
sua base.

130 UNITÀ 4
Documento 7
Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di
buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d’accordo, si leggevano al
pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell’anno per ogni terra d’Italia [...].
In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l’egregio pittore che tutti i miei
genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che
aveva cavato di tasca in quel punto: – To’ gli disse; te lo manda Goffredo. – Il Novaro apre il foglietto,
legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos’è; gli fan ressa d’attorno. – Una cosa stupenda! – esclama
il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. – Io sentii – mi diceva
il Maestro nell’aprile del ’75, avendogli io chiesto notizie dell’Inno, per una commemorazione che
dovevo tenere del Mameli – io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei
definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star
fermo.
Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convul-
se quel povero strumento, sempre cogli occhi all’inno, mettendo giù frasi melodiche, l’una sull’altra,
ma lungi le mille miglia dall’idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me;
mi trattenni ancora un po’ in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente.
Vidi che non c’era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi
buttai al pianoforte.
Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d’un foglio di carta, il
primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conse-
guenza, anche sul povero foglio; fu questo l’originale dell’inno Fratelli d’Italia.
(C. A. Barrili, da www.quirinale.it/qrnw/statico/simboli/inno/inno.htm)

Operazioni di leƩura della documentazione e di ideazione: documento 7


È questa la testimonianza (che si può leggere sul sito del Quirinale) resa da Carlo Alberto Barrili, patriota
e poeta, amico e biografo di Goffredo Mameli, sulla messa in musica dell’inno Fratelli d’Italia da parte di
Michele Novaro, a Torino nel settembre del 1847 nella casa di Lorenzo Valerio.

COSTRUZIONE DELLA SCALETTA


Sulla base della documentazione fornita e del processo di ideazione conseguente, si propone la
seguente scaletta.

Costruzione della scaleƩa


1. Lead
2. Focus: il Risorgimento continua a vivere nella Torino attuale
3. La toponomastica torinese per una lettura del Risorgimento
3.1 Il punto di partenza: dove si svolsero i moti carbonari
3.2 Una carrellata su personaggi, eventi e luoghi
4. I protagonisti
4.1 Cavour
4.2 Vittorio Emanuele II
4.3 Garibaldi e i Mille
4.4 I Savoia
5. Il ruolo degli intellettuali
5.1 L’Inno d’Italia è nato a Torino
6. Conclusione

L’arƟcolo di giornale 131


2. Scrittura
Ti proponiamo adesso un possibile svolgimento dell’articolo di giornale in questione: esso
rielabora, con pochissime modifiche, il testo di un articolo comparso nell’inserto “Viaggi” del
quotidiano “la Repubblica” il 9 marzo 2011 (a una settimana dalla celebrazione dell’anniversario
dell’Unità d’Italia), dedicato alle città resesi protagoniste del Risorgimento.
Si tratta di un articolo, insieme, culturale (dato il contenuto storico) e specialistico (dal mo-
mento che il contesto editoriale è dedicato specificamente a viaggi e turismo), a carattere di-
vulgativo, destinato com’è ai lettori di un quotidiano di larga diffusione, con lo scopo non solo
di accrescere le loro conoscenze, ma anche di suggerire una possibile visita turistica alla città
di Torino. È un testo prevalentemente descrittivo (descrive un itinerario “risorgimentale” di
Torino), ma anche argomentativo, in quanto suggerisce spunti di interpretazione della vicenda
storica in chiave di attualità e tenta di “persuadere” il lettore a visitare la città secondo tale
interpretazione.
Troverai il testo scritto, articolato in paragrafi con osservazioni sulle operazioni di scrittura com-
piute, anche in collegamento con la documentazione presentata precedentemente.
L’articolo risulta complessivamente di 6323 battute (spazi inclusi), corrispondenti, grosso modo,
a 4 colonne di foglio protocollo.
È preceduto dal titolo e dalla destinazione editoriale (come richiesto dalla consegna).

SVOLGIMENTO DELL’ARTICOLO DI GIORNALE


TITOLO OSSERVAZIONI
Titolo: Torino Il titolo è assegnato al termine dello svolgimento.
Occhiello: Il punto di partenza è la chiesa di San Salvario • Qui il titolo vero e proprio è semplicissimo e identi-
dove, nel marzo 1821, scoppiarono i moti carbonari. E poi fica immediatamente l’oggetto dell’articolo: Torino.
strade, palazzi, statue, portici, caffè, targhe. Tutto parla del La specificazione che sarà data al topic è espressa da
tempo in cui si fece l’Unità d’Italia. Un itinerario da riper- occhiello e sottotitolo.
correre. • Molto ampio è infatti l’occhiello che riassume l’iti-
Sottotitolo: Dal Sangone al largo Po / la storia è stata scrit- nerario turistico-culturale descritto nell’articolo e
ta qui. indica il taglio interpretativo dato dall’autore (“Tutto
parla del tempo in cui si fece l’Unità d’Italia”). Svolge
anche una funzione argomentativo-persuasiva nei
confronti del lettore invitato a visitare Torino o, se
torinese, a ripercorrere la città guardandola con oc-
chi nuovi.
• Il sottotitolo sintetizza l’occhiello sia nella funzione
descrittiva sia in quella argomentativa.
La connessione tra le tre parti del titolo è espressa
non a livello sintattico, ma visivo attraverso il lettering
( p. 136).

DESTINAZIONE EDITORIALE OSSERVAZIONI


Inserto specialistico di viaggi e turismo di un quotidiano La destinazione editoriale presuppone lettori indi-
a vasta diffusione nazionale. Il numero in cui è inserito stinti, dei più vari livelli culturali, interessati ai con-
l’articolo – uscito in prossimità dell’anniversario dell’Uni- tenuti dell’articolo sia per accrescere le proprie co-
tà d’Italia – è interamente dedicato alle città che hanno noscenze sia per programmare un’eventuale visita
svolto un importante ruolo nelle vicende del Risorgimento di piacere a Torino. La motivazione alla lettura è ac-
italiano. cresciuta dalla ricorrenza dell’anniversario dell’Uni-
tà d’Italia, occasione in cui sono state programmate
molte iniziative e si è sviluppato un acceso dibattito
storico-politico.

132 UNITÀ 4
TESTO DELL’ARTICOLO OSSERVAZIONI
Travolto da una corrente di ricordi. Così Edmondo De Il lead scelto per questo articolo non corrisponde a
Amicis voleva che si sentisse il viaggiatore italiano che nessuno degli schemi del giornalismo tradizionale,
approdava a Torino. Lo scriveva nel 1880, con due decenni che vorrebbe che vi si condensassero tutte le prin-
di Regno d’Italia sulle spalle e le battaglie risorgimentali cipali informazioni. Qui invece è proposta, implicita-
in archivio, ma ancora vive. Sognava si potesse vedere mente, un’identificazione quasi sentimentale tra un
Carlo Alberto affacciato alla loggia di Palazzo Reale viaggiatore italiano che oggi si reca a Torino e quello
mentre bandiva la Guerra d’Indipendenza. E che sotto i di fine Ottocento, immaginato da De Amicis “travolto
portici ancora s’incontrasse il conte Cavour che andava da una corrente di ricordi”. L’autore, insomma, adotta
al Ministero. E poi D’Azeglio, Balbo, Brofferio, Gioberti. E la medesima invenzione giornalistica di De Amicis, di
Vittorio Emanuele che attraversava la città in carrozza. cui ripete, con poche modifiche, le parole tratte da Le
tre Capitali (doc. 3).

La notizia è che i ricordi sono stati travolti dalla corrente Il secondo paragrafo dell’articolo, collegato al prece-
e dall’oblio. E però si sono incagliati nella quotidianità. Si dente dalla ripetizione di “ricordi”, “travolti” e “cor-
sono fatti panorama, paesaggio, strade, palazzi, facciate, rente”, trasferisce alla quotidianità odierna gli eventi
monumenti. Basta pulire la patina dagli occhi per notarli. del passato, dandone una connotazione malinconica
(“oblio”, “incagliati”). Al tempo stesso introduce il fo-
cus dell’articolo, costituito dall’itinerario “risorgimen-
tale” (“panorama, paesaggio, strade, palazzi, facciate,
monumenti”) che il giornalista si appresta a percorre-
re per i suoi lettori, invitandoli a “pulire la patina dagli
occhi per notarli”.

Il Risorgimento a Torino, restituito in spirito e Questo paragrafo entra esplicitamente in tema, indi-
mattoni, va da Mirafiori a Barriera di Milano, dal cando l’itinerario che sarà descritto: un itinerario spa-
Sangone al Po. È uno spazio oltre che un tempo. Una ziale (“da Mirafiori a Barriera di Milano, dal Sangone al
città nella città. Il suo Aleph, il punto di partenza è corso Po”, “una città nella città”) e temporale (il tempo del
Marconi. C’entra sempre corso Marconi con la storia di Risorgimento).
Torino, anche prima che qui s’impiantasse la tolda di Di questo itinerario viene individuato il punto di par-
comando degli Agnelli. Il punto esatto, in verità, si trova tenza, coincidente con San Salvario, dove si svolsero i
dove il corso è ancora uno slargo, accanto alla stazione primi moti carbonari nel 1821, ricordati piuttosto dif-
di Porta Nuova. Allora non si chiamava Marconi, c’era la fusamente dal giornalista traendo spunto dall’obelisco
chiesa di San Salvario e nel marzo del 1821 scoppiarono che li celebra (doc. 5). Il testo dell’epigrafe che vi è in-
i moti carbonari guidati da Santorre di Santarosa. Gli cisa individua in quella data l’inizio di un processo che
insorti chiedevano a Vittorio Emanuele I di concedere si sarebbe concluso con Roma capitale nel 1870, ma la
la Costituzione e liberare l’Italia. Il sovrano abdicò in coincidenza del luogo con la sede della direzione ¥®ƒã
favore del fratello Carlo Felice, che si trovava a Modena. (in corso Marconi) sembra far dilatare al giornalista il
Assunse la reggenza il giovane principe Carlo Alberto, percorso storico fino alla trasformazione di Torino da
che appoggiava gli insorti. Tutto finì in dieci giorni. capitale politica del regno d’Italia a capitale dell’indu-
Appuntamento con la Storia rinviato. A distanza di due stria italiana (doc. 2).
secoli, in largo Marconi, un obelisco ricorda: “Qui l’11
marzo 1821 / fu giurata la libertà d’Italia. / Il 20 settembre
1870 / il voto fu sciolto in Roma”.

Con il tempo, Santorre di Santarosa è diventato una L’autore dà un ulteriore sguardo alla toponomastica
via e un istituto tecnico; Carlo Felice, una piazza davanti torinese (doc. 4) riconoscendo nei nomi dei luoghi
alla stazione; Carlo Alberto, una via e una piazzetta ormai della Torino attuale quelli dei personaggi della storia
pedonalizzate e un monumento equestre fra Palazzo ottocentesca.
Carignano e la Biblioteca nazionale. Vittorio Emanuele I, L’elenco che ne fa non è monotono ma vivacizzato
restauratore assolutista, è solo un ponte che unisce piazza da notazioni che presuppongono un’interpretazione
Vittorio Veneto e la Gran Madre. Non distante, saldo in riva storiografica: così Vittorio Emanuele I è punito per il
al Po, si erge Giuseppe Garibaldi. Dà le spalle al fiume, la suo assolutismo con un “solo” ponte; così Giuseppe
spada appoggiata al ginocchio, e guarda via dei Mille che Garibaldi “si erge”, provvisto di “spada” e “guarda via
gli si apre davanti. dei Mille”.

L’arƟcolo di giornale 133


TESTO DELL’ARTICOLO OSSERVAZIONI
Via dei Mille è pieno Risorgimento, fra via Mazzini e via Attraverso via dei Mille (che fa da nesso con il para-
Cavour. Quando risuona questo nome, bisogna fermarsi grafo precedente) entriamo nel cuore dell’itinerario,
tutti, far pausa, perché a Torino l’immagine, il santino, la una specie di trilatero i cui altri lati sono via Mazzini e
foto ricordo del Risorgimento, tutto porta la sua faccia. In via Cavour. Essi identificano simbolicamente i tre volti
centro lo trovi ovunque. All’impareggiabile Tessitore sono del Risorgimento: quello delle idealità repubblicane di
dedicati una piazza con alberi e prati, una via, un palazzo Mazzini; quello dell’azione rivoluzionaria di Garibaldi e
barocco dove nacque e morì – oggi rinomata sede espo- dei suoi Mille; quello diplomatico e sabaudo di Cavour.
sitiva –, il più antico liceo classico della città, un tavolo al A Cavour è dedicato in particolare il paragrafo: rico-
Ristorante del Cambio, dove mangiava e riceveva abitual- noscimento del ruolo preponderante da lui svolto nel
mente, un massiccio monumento allegorico e un bed & processo unitario. Si elencano i luoghi che ricordano
breakfast. Vittorio Emanuele II, re d’Italia, si accontenta di l’“impareggiabile Tessitore”, tutti connotati dal gior-
un corso e di una statua in cima a una colonna. nalista in modo da farne risaltare la figura: la piazza è
ornata di “alberi e prati”, il liceo è il “più antico” della
città, il monumento è “massiccio” ecc.; abbassando il
tono alla quotidianità, si ricordano anche il ristorante
dove Cavour era solito mangiare e un bed & breakfast
che oggi porta il suo nome.
Al suo confronto, ben minore appare il ruolo di Vitto-
rio Emanuele II, che si deve “accontentare” di un corso
e di una statua.
Le fonti di documentazione di questo paragrafo sono
ancora la mappa stradale (doc. 4).

Tornando a Garibaldi: è in un palazzo di via dei Mille, A Garibaldi e ai Mille, già accennati nel terzo paragrafo,
quando ancora si chiamava contrada di San Lazzaro, il giornalista torna in questo paragrafo. Qui l’Eroe dei
che il generale nel 1859 arruola volontari per il corpo dei due Mondi è citato in relazione a un importante epi-
Cacciatori delle Alpi. A due passi di distanza viveva in sodio della Seconda guerra d’indipendenza, quando
esilio il patriota ungherese Lajos Kossuth, di fronte agli costituì il corpo dei Cacciatori delle Alpi. L’accenno al
attuali Giardini Balbo, in ricordo di Cesare Balbo, patriota patriota ungherese Lajos Kossuth e al federalista Cesare
confederale. Balbo allarga i ricordi scolastici ad altri aspetti della sto-
ria risorgimentale: la sua dimensione europea e l’ela-
borazione di soluzioni politiche (come il federalismo)
alternative a quella centralistica che poi prevalse.

Ha anche una via tutta sua, l’Eroe dei due Mondi, la pri- Il paragrafo è dedicato agli altri protagonisti della sto-
ma pedonalizzata in città. Elegante, commerciale, collega ria risorgimentale, finora solo accennati: i Savoia.
due piazze storiche: piazza Statuto, che celebra la conces- A loro riconducono piazza Statuto, Palazzo Madama,
sione dello Statuto Albertino nel marzo 1848, e piazza Ca- Palazzo Reale, che segnano sia la storia del casato sia
stello, dove troneggia Palazzo Madama, accrocchio di stili la sua evoluzione verso una monarchia liberale.
e di epoche, sede del Senato Subalpino, già casa-forte degli
Acaja, ora cassaforte del cuore di Torino, della sua Storia e
delle sue storie, fasti, splendori e miserie, ben più del vici-
no Palazzo Reale.

Per importanza risorgimentale, Palazzo Madama cede I Savoia e i loro palazzi (qui è citato il più importante:
il passo solo a Palazzo Carignano, il luogo dove sono nati Palazzo Carignano) costituiscono il nesso per passare
Carlo Alberto e Vittorio Emanuele II, dove si riunivano i de- a un altro elemento della storia risorgimentale di cui
putati del Regno Sardo, dove il 18 febbraio 1861 si è aper- Torino mantiene memoria: il dibattito sviluppato da
to il primo Parlamento italiano, dove ha sede il museo del intellettuali di vario orientamento culturale e politico
Risorgimento. E forse anche a qualche caffè, come il Na- che usavano riunirsi nei caffè (che tuttora esistono a
zionale e il Fiorio, entrambi in via Po, dove si incontravano Torino) e nei salotti delle case dei patrioti.
democratici, liberali, moderati, ex giacobini, e circolavano
le notizie dall’estero, così che Carlo Alberto, Vittorio Ema-
nuele e Cavour erano soliti chiedere: «Che si dice oggi al
Fiorio?». Si commentavano le nuove idee liberali; si legge-
va in anteprima lo Statuto Albertino; si cantava ciò che era
stato composto non lontano da lì, in via XX Settembre.

134 UNITÀ 4
TESTO DELL’ARTICOLO OSSERVAZIONI
Nella casa di Lorenzo Valerio, patriota e politico in- L’accenno ai salotti dove si riunivano i patrioti costi-
giustamente dimenticato, a lungo capo dell’opposizione tuisce il nesso per guidare il visitatore in altri due
a Cavour, una sera del novembre 1847 il tenore e maestro luoghi della storia risorgimentale: la casa di Lorenzo
di cori Michele Novaro musicò i versi di Goffredo Mameli, Valerio, dove l’Inno d’Italia fu musicato, e l’attuale tea-
e nacque l’Inno d’Italia, che risuonò la prima volta in via tro Gobetti, dove fu suonato per la prima volta. Questi
Rossini 8, indirizzo del teatro Gobetti. A proposito di Go- episodi fanno riferimento al doc. 7.
betti: dura fino a lui il Risorgimento a Torino, giornalista, Il nome di Piero Gobetti – grande intellettuale torine-
intellettuale, antifascista, perseguitato dal regime, rivolu- se (doc. 2) – offre al giornalista lo spunto per un colle-
zionario liberale, nato nel 1901, morto a Parigi nel febbraio gamento tra le lotte dei patrioti risorgimentali e quelle
del 1926. degli oppositori al Fascismo (in un ideale filo di conti-
nuità che conduce fino alla Resistenza, considerata da
alcuni storiografi l’ultima fase del Risorgimento).
Il centro studi che porta il suo nome è in via Fabro 6, L’ultimo paragrafo, aperto dal nesso con il liberale
dove visse, a un passo da corso Siccardi, ministro della Giu- e laico Gobetti, torna al passato Regno di Sardegna,
stizia del Regno di Sardegna che nel 1850 propose le leggi di cui il giornalista ricorda le leggi Siccardi finalizzate
per abolire i privilegi del clero. Due passi più in là, attraver- alla laicizzazione dello Stato (doc. 6). Il finale, con la
sata via Garibaldi, c’è piazza Savoia, intesa come regione massima costituzionale “La legge è uguale per tutti”,
francese, non come dinastia, dove sorge un obelisco. Ce- sembra (un po’ forzatamente) suggerire una implicita
lebra l’abolizione del Foro ecclesiastico. Porta incisi i nomi lettura dell’itinerario risorgimentale in chiave di attua-
dei comuni che hanno finanziato l’opera. Sepolti ai suoi lità politica.
piedi, ci sono i numeri della Gazzetta del Popolo usciti nel
giugno 1850 che parlano del monumento, alcune monete,
un chilo di riso, un chilo di sementi, una bottiglia di bar-
bera e un pacco di grissini. Sulla base campeggia l’unica
scritta leggibile: “La legge è uguale per tutti”.
(da G. L. Favetto, Torino. Dal Sangone al largo Po la storia è stata
scritta qui, in “la Repubblica”, 9 marzo 2011)

L’arƟcolo di giornale 135


LABORATORIO
Nel seguente laboratorio ti proponiamo argomenti per articoli di giornale attinenti agli am- ON LINE
biti artistico-letterario, socio-economico e tecnico-scientifico, mentre per l’ambito storico- Esercizi
politico rimandiamo all’esemplificazione condotta alle pp. 125 ss. aggiuntivi
Per tutti gli ambiti valgono anche gli argomenti proposti per il saggio breve sia nell’esemplificazione
( pp. 80 ss.) sia nel laboratorio ( pp. 91 ss.).
Per tutti, salva diversa indicazione, vale la consegna ministeriale fornita a p. 106.

ARTICOLO DI GIORNALE DI AMBITO ARTISTICOͳLETTERARIO


1 ARGOMENTO: COMICI, SATIRA E POTERE
Documento 1
Castigat ridendo mores. (Jean de Santeuil)
“[La satira] corregge i costumi con il riso”.

Documento 2
Non ve la prendete, spettatori, se pezzente quale sono vengo a parlare, in faccia agli Atenie-
si, della loro città! Buffonate? Anche le buffonate sanno la verità. Dirò cose amare, ma giuste.
(Aristofane, Acarnesi, vv. 496-501, trad. it. di U. Albini, in U. Albini, Aristofane o la fabbrica del riso,
Garzanti, Milano 1997)

Io, d’altra parte, sono grandissimo poeta e non porto la zazzera, non cerco di imbro-
gliarvi presentandovi la stessa roba due o tre volte: mi sforzo di offrirvi sempre nuove pen-
sate, che non si assomigliano per niente, tutte fini. Cleone, io l’ho saputo prendere a calci
nella pancia, quando era potentissimo: una volta caduto, però, non l’ho più calpestato.
(Aristofane, Nuvole, vv. 545-550, trad. it. di U. Albini, in U. Albini, op. cit.)
Documento 3
I poeti Aristofane, Cratino ed Eupoli con gli altri autori dell’antica Commedia, se qual-
cuno meritava biasimo perché ladro o disonesto o adultero o assassino o in altro modo
infamato, con molta libertà lo bollavano.
(Orazio, Sermones, I, 4, vv. 1-5, in Quinto Orazio Flacco, Tutte le opere, trad. it. di E. Cetrangolo,
Sansoni, Firenze 1968)
A costoro [Eschilo e altri tragediografi nominati in precedenza] successe la Commedia
antica, non senza molta lode; ma qui la libertà di parola sconfinò nel vizio e nella violen-
za in tali eccessi che fu repressa dalla legge: la legge infatti fu approvata e il Coro tacque
vergognoso, toltogli il diritto di nuocere.
(Orazio, Ars Poetica, vv. 281-284, in Quinto Orazio Flacco, Tutte le opere, cit.)
Documento 4
“Il riso ha liberato non solo dalla censura esteriore, ma soprattutto dal grande censore
interiore, dalla paura del sacro, delle proibizioni autoritarie, dal potere.” [...] La verità
[popolare, antifeudale] nel corso dei millenni si è formata e si è difesa al riparo dal riso e
dalle forme comiche della festa popolare. Il riso ha rivelato un mondo nuovo soprattutto
nel suo aspetto gioioso. [...] Il riso ha un profondo significato di visione del mondo, è una
delle forme più importanti con cui si esprime la verità sul mondo nel suo insieme, sulla
storia, sull’uomo; è un punto di vista particolare e universale sul mondo, che percepisce
la realtà in modo diverso ma non per questo meno importante di quello serio [...] soltan-
to al riso, infatti, è permesso di accedere ad aspetti estremamente importanti della realtà.
(M. Bachtin, L’opera di Rabelais e la cultura popolare. Riso, carnevale e festa nella tradizione
medievale e rinascimentale, trad. it. di M. Romano, Einaudi, Torino 1979)

L’arƟcolo di giornale 137


Documento 5
Sorge il Mattino in compagnia dell’Alba
innanzi al sol, che di poi grande appare
su l’estremo orizzonte a render lieti
gli animali e le piante e i campi e l’onde.
Allora il buon villan sorge dal caro
letto cui la fedel sposa e i minori
suoi figlioletti intiepidir la notte;
poi, sul collo recando i sacri arnesi
che prima ritrovar Cerere e Pale
va col bue lento innanzi,al campo, e scuote
lungo il picciol sentier da’ curvi rami
il rugiadoso umor che, quasi gemma,
i nascenti del sol raggi rifrange.
[...]
Ma che? Tu inorridisci, e mostri in capo,
qual istrice pungente, irti i capegli
al suon di mie parole? Ah, non è questo,
signore, il tuo mattin. Tu col cadente
sol non sedesti a parca mensa, e al lume
dell’incerto crepuscolo non gisti
ieri a corcarti in male agiate piume,
come dannato è a far l’umile vulgo.
A voi, celeste prole, a voi, concilio
di semidei terreni, altro concesse
Giove benigno.
(G. Parini, Il Giorno, Il Mattino, vv. 33-45; 53-63)

Documento 6
Se poi la coda
Tornò di moda,
Ligio al Pontefice
E al mio Sovrano
Alzai patiboli
Da buon cristiano.
La roba presa
Non fece ostacolo,
Ché, col difendere
Corona e Chiesa,
Non resi mai
Quel che rubai.
Viva Arlecchini
E burattini
E birichini;
Briganti e maschere
D’ogni paese,
Chi processò, chi prese e chi non rese.
(G. Giusti, Il Brindisi di Girella, vv. 55-73)

138 UNITÀ 4
Documento 7 Documento 8

(G. Grosz, Le colonne della società, 1926, (Charlie Chaplin in un fotogramma del film
olio su tela, Berlino, Nationalgalerie) Il grande dittatore, 1940)

Documento 9

Lo spettacolo Mistero buffo consta di vari pezzi,


in gran parte legati a tematiche religiose: donde il ti-
tolo, che si richiama ai “misteri” medievali, cioè alle
sacre rappresentazioni. Però l’aggettivo “buffo” sotto-
linea che i materiali religiosi sono presentati da una
prospettiva comica, perché visti dal basso, dall’ottica
popolare ingenuamente deformante. [...] L’ottica dal
basso, il rovesciamento “carnevalesco” delle prospet-
tive, l’insistenza sul materiale e sul corporale intendo-
no assumere un significato politico. La comicità po-
polare è assunta come espressione di una resistenza
e di una protesta contro l’oppressione, la violenza, lo
sfruttamento, la fame, la miseria.
(G. Baldi, S. Giusso, M. Razetti, G. Zaccaria,
Testi e storia della letteratura, Paravia, Torino 2011,
vol. G, p. 480)
(Dario Fo, 1969)

L’arƟcolo di giornale 139


Documento 10

(Vignetta di F. T. Altan)

Documento 11
“La satira è come lo yogurt”: intervista a Michele Serra
a cura di Andrea Curiat
Michele Serra, giornalista, scrittore, umorista italiano, è commentatore ed editorialista di “la Re-
pubblica”, dove cura anche la spigliata rubrica fissa L’amaca. Per anni ha scritto su “l’Unità”, per
cui ha diretto anche il famoso inserto satirico Cuore. A Serra abbiamo chiesto un cardiogramma
della satira italiana oggi.
[...]
Lei ha diretto Cuore, lo storico settimanale satirico nato come inserto de L’Unità.
Ci potrebbe descrivere la sua esperienza negli anni d’oro dell’esperimento satirico ita-
liano per eccellenza?
“Cuore ha tentato di fotografare, in maniera ovviamente acida e distorta, la vanità
sociale di allora. La vera anima di Cuore non se la prendeva solo col palazzo, con i poten-
ti, ma anche con la gente, secondo la filosofia in base alla quale ogni Paese ha la classe
dirigente che si merita. Capire questo significa comprendere lo spirito che animava il set-
timanale. Ce la prendevamo con i tic sociali, con le mode – come quella dei vestiti griffati.
Peccato non avere avuto allora Dolce e Gabbana: li avremmo massacrati!”.
Lei ha detto: “La satira è come lo yogurt: quando nasce ha già la data di scadenza
impressa sulla confezione”.
“Cuore era legatissimo a tutti gli elementi degli anni in cui è nato. E lo stesso vale per
ogni genere di satira: quando cambiano i tempi per i quali è tarata, perde in parte la sua
ragione di essere, diventa obsoleta”.
I tentativi di replicare il successo di Cuore sono falliti. Perché?
“Per due fattori. Innanzitutto perché la tv ha assorbito una quantità enorme di ener-
gie. Dopo la fine di Cuore, c’è stato un boom della satira sul piccolo schermo, grazie an-
che ad artisti di grande qualità. Mi riferisco a Guzzanti, alla Dandini e a tutta la banda
di Avanzi. La satira televisiva ha aperto le porte a un mutamento di costume, con una
maggiore apertura mentale e un linguaggio più spigliato. Insomma, la concorrenza della
televisione alle altre forme di satira è stata spietata”.
E il secondo fattore?

140 UNITÀ 4
“Tutte le avventure intellettuali nascono da uno spirito di gruppo. Il lavoro che fa-
cemmo con Cuore era lo sbocco logico di un comune sentire politico. Si proveniva tutti,
insomma, da un retroscena comune che ci permetteva di lavorare insieme e di concerto,
con una comunione di intenti. Oggi, invece, tutto è sfilacciato, individuale. Predominano
le personalità dei singoli comici. Come si potrebbe riproporre l’esperienza di Cuore in un
contesto del genere?”.
(in “Penne Digitali”, post pubblicato il 19 febbraio 2007 alle 11:26 pm, in pennedigitali.wordpress.
com/2007/02/19/%E2%80%9Cla-satira-e-come-lo-yogurt%E2%80%9D-intervista-a-michele-serra)

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Esamina i documenti forniti, che sono molto numerosi, e da’ a ciascuno di essi un sintetico titolo; fanne
eventualmente un breve riassunto e/o commento. Ti forniamo alcune indicazioni che ti potranno essere utili
per la comprensione dei singoli documenti:
1. il primo documento contiene la lapidaria definizione di satira data in latino dal poeta francese Jean de
Santeuil, sovente posta sul frontone di teatri comici;
2. il secondo documento è costituito da due citazioni da Aristofane (450 ca.-380 ca. a.C.), massimo espo-
nente della Commedia antica ateniese, autore di commedie dai contenuti legati a problematiche di
attualità politica e sociale, spesso fortemente polemici contro istituzioni e uomini politici, tra i quali
in particolare il demagogo Cleone. Nei passi citati Aristofane rivendica il diritto di attaccare i potenti
prendendoli in giro e facendo ridere gli spettatori;
3. sempre rimanendo nell’antichità classica, sono di Orazio (65-8 a.C.) i due passi citati nel terzo docu-
mento: in uno egli rivendica la discendenza del genere letterario latino della satira dalla Commedia
antica ateniese, nell’altro, tratto dall’Ars poetica, in cui pure fa riferimento alla Commedia ateniese, ne
attribuisce la decadenza all’eccesso di licenza;
4. il quarto documento è costituito da un passo dal saggio L’opera di Rabelais e la cultura popolare,
pubblicato nel 1965, del critico letterario russo Michail Bachtin (1895-1975), in cui presenta la sua
teoria del comico (carnevalesco, grottesco, popolare) a partire dall’analisi di Gargantua e Pantagruel di
François Rabelais (1483 o 1494-1553);
5. proseguendo nel percorso storico, con il quinto documento si passa al Settecento: qui abbiamo una breve
citazione dal Giorno di Giuseppe Parini (1729-1799), componimento poetico satirico contro l’aristocrazia
milanese, ispirato alle concezioni dell’Illuminismo di cui Parini fu uno dei principali esponenti italiani;
6. risale all’Ottocento la poesia Il Brindisi di Girella di Giuseppe Giusti (1809-1850), da cui sono tratti i
versi riportati nel sesto documento: una satira contro il signor di Talleyrand, protagonista con Met-
ternich del Congresso di Vienna, preso in giro dal poeta di simpatie liberali e risorgimentali per il suo
camaleontismo politico;
7. con il settimo documento, passiamo al Novecento: qui riconosciamo la satira politico-sociale in una pit-
tura di George Grosz (1893-1959), importante pittore tedesco, che interpretò la tragedia del dopoguerra
utilizzando lo stile della caricatura. In particolare, oggetto della critica di Grosz è la spietata avidità dei
ceti dirigenti e di volgari uomini d’affari, nascosta sotto la maschera della rispettabilità, che fa da con-
trappunto alla miseria materiale e morale di operai, prostitute, ubriachi, assassini, soldati feriti. Nel 1933,
con l’avvento del nazismo, Grosz fu considerato un “artista degenerato” e per questo motivo lasciò la
Germania per insegnare a New York;
8. al nazismo rimanda anche l’ottavo documento, che riproduce un fotogramma del celeberrimo film di
Charlie Chaplin Il grande dittatore del 1940: il regista vi interpreta, con effetti esilaranti, le parti del
dittatore Hynkel (evidente parodia di Hitler) e di un barbiere ebreo;
9. il nono documento si riferisce al capolavoro di Dario Fo, Mistero Buffo, di cui è messo in evidenza il
carattere “carnevalesco” (cfr. doc. 4 di Bachtin) e politico;
10. il documento 10 è costituito da una vignetta di Francesco Tullio Altan con protagonista la sua creatura,
l’operaio Cipputi;
11. il documento 11 riporta parzialmente un’intervista del 2007 a Michele Serra sull’esperienza del gior-
nale satirico Cuore (pubblicato tra il 1989 e il 1996) e sul ruolo della satira politica e di costume nel
mondo contemporaneo.
Data la quantità ed eterogeneità dei documenti, decidi se vuoi utilizzarli tutti, oppure privilegiarne alcuni
e scartarne altri.

L’arƟcolo di giornale 141


Scegli la notizia da cui intendi trarre spunto per il tuo articolo: ad esempio l’assegnazione di un premio in
un concorso per la satira, una polemica per una satira risultata sgradita a qualche personaggio pubblico, la
programmazione televisiva di una trasmissione satirica ecc.
Scegli anche tipologia d’articolo, mezzo (cartaceo, radiotelevisivo o telematico), destinazione editoriale.
Non dimenticare, tra le possibili tipologie d’articolo, la recensione (ad esempio, in occasione dell’uscita di
uno spettacolo o di una nuova trasmissione televisiva), l’intervista (a questo riguardo cfr. quella a Michele
Serra nel doc. 11) o il corsivo, che è di sua natura ironico.

ARTICOLO DI GIORNALE DI AMBITO SOCIOͳECONOMICO


2 ARGOMENTO: IMPRENDITORIA ED ECOLOGIA

Documento 1
Al giorno d’oggi si definisce economia verde, o più propriamente economia ecolo-
gica, un modello teorico di sviluppo economico che prende origine da un’analisi eco-
nometrica del sistema economico che oltre ai benefici (aumento del Prodotto Interno
Lordo) di un certo regime di produzione prende in considerazione anche l’impatto am-
bientale, cioè i potenziali danni ambientali prodotti dall’intero ciclo di trasformazione
delle materie prime a partire dalla loro estrazione, passando per il loro trasporto e tra-
sformazione in energia e prodotti finiti fino ai possibili danni ambientali che produce
la loro definitiva eliminazione o smaltimento. Tali danni spesso si ripercuotono, in un
meccanismo tipico di retroazione negativa, sul PIL stesso diminuendolo a causa della
riduzione di resa di attività economiche che traggono vantaggio da una buona qualità
dell’ambiente come agricoltura, pesca, turismo, salute pubblica, soccorsi e ricostruzio-
ne in disastri naturali.
Questa analisi propone come soluzione misure economiche, legislative, tecnologi-
che e di educazione pubblica in grado di ridurre il consumo d’energia, di risorse naturali
(acqua, cibo, combustibili, metalli ecc.) e i danni ambientali promuovendo al contempo
un modello di sviluppo sostenibile attraverso l’aumento dell’efficienza energetica e di
produzione che produca a sua volta una diminuzione della dipendenza dall’estero, l’ab-
battimento delle emissioni di gas serra, la riduzione dell’inquinamento locale e globale
fino all’istituzione di una vera e propria economia sostenibile a scala globale e duratura
servendosi prevalentemente di risorse rinnovabili (come le biomasse, l’energia eolica,
l’energia solare, l’energia idraulica) e procedendo al più profondo riciclaggio di ogni
tipo di scarto domestico o industriale evitando il più possibile sprechi di risorse. Si tratta
dunque di un modello fortemente ottimizzato dell’attuale economia di mercato almeno
nei suoi intenti originari.
(da Wikipedia, s.v. Economia verde)

Documento 2
Ecco come eco-convertire un’azienda. Parola di green manager
Complici la crisi e la crescente domanda di prodotti verdi, aumentano le figure dei professionisti
che aiutano le imprese a passare alla produzione sostenibile e a ottenere certificazioni ambientali.
Come racconta a Sky.it uno di loro, Paride Raspadori.
[...] Paride Raspadori, 52 anni di cui 21 passati a lavorare come pubblicitario, ha deci-
so di diventare green manager nel 2008. “Mi sono licenziato dall’agenzia in cui ero diret-
tore creativo e ho cominciato a studiare da autodidatta – allora non c’erano corsi o ma-
ster – per capire come indirizzare un’impresa verso una produzione più sostenibile”. Di

142 UNITÀ 4
solito il green manager comincia dalle piccole cose: “Il primo obiettivo è il contenimento
dei danni all’ambiente, la riduzione degli sprechi e dei costi. Per esempio, si convince,
o si obbliga, a seconda dei casi, i dipendenti di un’azienda a usare meno carta, meno
inchiostro, a stampare su entrambi i lati del foglio o a non stampare del tutto”. Insomma,
prima si sponsorizzano le buone pratiche per risparmiare. Poi, si pensa a un progetto più
ampio: “In alcuni casi aiuto a ottenere le certificazioni ambientali, che oggi sono un costo
per un imprenditore, ma in futuro diventano un investimento. [...]
Nonostante il successo crescente degli eco-manager, dice Raspadori, sono ancora
pochi quelli che hanno davvero capito che dietro il fenomeno green c’è un mercato in
espansione. “Il momento più complicato nel lavoro di eco-conversione è partire. Per-
suadere un’azienda a riposizionarsi nel green market perché è conveniente anche dal
punto di vista economico”. Gli imprenditori italiani, ne è convinto Raspadori, vivono
ancora molte resistenze nei confronti di un mercato che reputano ancora lungi a veni-
re, anche se è già in grande crescita. “Poi difficile è anche convincere tutti i dipendenti
della bontà e dell’utilità delle trasformazioni che suggerisci. E infine, non è così sem-
plice chiedere agli imprenditori di lasciare parte del comando delle loro aziende a me.
Non tutti sono disposti a farlo così facilmente”. Mentre all’estero, sostiene Raspadori,
è diverso: “Ora ho molti contatti anche con la Cina. Lì hanno già capito che il mercato
va in quella direzione. Tra i miei clienti c’è un’azienda di arredamento cinese. La sua
formula vincente è questa: assume due italiani, un green manager e un designer, e pro-
duce a basso costo in Cina. Così sbaraglia la concorrenza. Certo, loro non avranno mai
il marchio made in Italy. Noi, invece, possiamo ancora contare su quello. Se riuscissimo
a puntare sul made in Italy green sarebbe entusiasmante. E sarebbe, tra l’altro, l’unico
modo valido per uscire dalla crisi”.
(I. Fantigrossi, da tg24.sky.it/tg24/eco_style/2011/04/28/green_manager_storia_
paride_raspadori.html)

Documento 3
ISFOL: Boom di occupazione nelle professioni ecologiche
Roma - Dopo soli sei mesi dalla fine degli studi l’80% di studenti con una laurea in
materia ambientale trova un’occupazione, di alto profilo e in buona misura coerente con
la formazione realizzata. È quanto emerge dalla ricerca condotta dall’Isfol (Progetto Am-
biente) relativa alle ricadute sul versante dell’occupazione della formazione ambientale.
Circa il 58% degli occupati ha raggiunto l’obiettivo di far coincidere il proprio percorso
di studi con le aspirazioni professionali e il lavoro svolto. Il 68% degli occupati ha trova-
to una collocazione rispondente al livello formativo acquisito: il 31% circa ha un lavo-
ro nell’ambito delle professioni intellettuali, scientifiche e di elevata specializzazione, il
31,7% svolge professioni di tipo tecnico ed il 5,2% è collocato nelle posizioni di legislato-
re, dirigente, imprenditore.
A dare maggiori garanzie di successo per quanto concerne la collocazione lavorativa sono
i master ambientali di II livello con l’85% di occupati, seguono i master privati con l’83%.
Cresce, inoltre, l’offerta formativa legata all’ambiente: sono più di 2mila i corsi attivati
e ci sono oltre 50mila persone in formazione all’anno. I Green Jobs valorizzano il lavoro
femminile: cresce infatti la percentuale della componente femminile impiegata nel set-
tore ‘verde’, che dal 12,7% del 1993 passa al 25,5% del 2008. Migliora anche la posizione
occupata: il 57,8% delle donne contro il 35,3% degli uomini ricopre posizioni di livello
medio-alto di tipo impiegatizio.
(da www.climaenergia.it/content/isfol-boom-di-occupazione-nelle-professioni-ecologiche)

L’arƟcolo di giornale 143


Documento 4
Nel nostro Paese esistono aziende che usano fanghi e scarti di lavorazione delle con-
cerie per produrre fertilizzanti organici impiegati in agricoltura.
Altre utilizzano plastiche miste, di per sé materiale difficile da recuperare, le lavano e
le rafforzano grazie a sistemi innovativi, dopo di che le trasformano in materiali di ampio
utilizzo sociale, quali, ad esempio, le panchine.
Nel mercato enogastronomico vengono ampiamente utilizzati sacchetti e stoviglie
monouso biodegradabili e soggetti a compostaggio in conformità con le norme euro-
pee. Si tratta di prodotti che nascono da risorse rinnovabili di origine agricola; grazie
al loro uso diminuiscono le emissioni di gas a effetto serra, si riducono il consumo di
energia e di risorse non rinnovabili e le materie prime di origine agricola tornano alla
terra attraverso processi di biodegradazione o di compostaggio senza il rilascio di so-
stanze inquinanti.
Si diffondono sempre più le imprese edilizie che hanno come obiettivo la sosteni-
bilità ambientale degli edifici. Ciò viene realizzato innanzitutto attraverso la rinuncia a
fonti energetiche esterne: gli immobili costruiti devono essere autosufficienti nella pro-
duzione di energia pulita attraverso pannelli solari, impianti fotovoltaici e turbine eoli-
che. Essi, inoltre, non devono produrre emissioni nocive e devono risultare riciclabili, nel
senso che i materiali utilizzati per la loro costruzione devono essere separabili tra loro,
riciclabili e riutilizzabili per costruzioni successive.
(M. R. Cattani, Una finestra sul mondo, classe terza, Paravia, Milano-Torino 2012)

Documento 5

(Elaborazione grafica di una abitazione ecologica)

144 UNITÀ 4
Documento 6
Curiosità dall’Olanda: una seconda vita per i resti delle vecchie bici
Riciclare vecchi rottami di biciclette e farne dei luccicanti accessori d’abbigliamento
o lampade e lampadari dal design accattivante.
Questa la missione di “Wheels on Fire”, azienda olandese dove la parola d’ordine è
re-design e “riciclo creativo, ecologico e sostenibile”. L’idea è balenata nella mente di Jan
Willem van Breugel mentre attraversava l’Asia in bicicletta, durante il suo anno sabbatico
dopo aver ottenuto una brillante laurea all’Università Tecnologica di Delft. “Wheels on
Fire” produce sacche per la spesa, portacellulari e borse lucide, accessori robusti ricavati
dai vecchi sellini o dalle camere d’aria delle bici o ancora complementi d’arredo, illumi-
nazione d’interni ottenuti dai cerchioni, addirittura comodini e tavolini.
La materia prima non manca di certo, visto che siamo in Olanda (16 milioni di bici-
clette circolanti, quasi una per abitante), più precisamente a Zevenbergen piccolo centro
poco distante da Rotterdam. Qui Jan ha fondato la sua attività riadattando un vecchio
mulino a vento e usandolo come laboratorio, punto vendita e per stipare il suo partico-
lare magazzino, dove arrivano bici ormai defunte provenienti da officine di riparazione,
ma anche recuperate da cunette e canali dove giacciono abbandonate.
(da http://marraiafura.com)

(Un pacco regalo realizzato


con oggetti riciclati)

Documento 7
Environment Park nasce nel 1996 per iniziativa della Regione Piemonte, della Provincia di
Torino, del Comune di Torino e dell’Unione Europea e rappresenta un’esperienza originale
nel panorama dei Parchi Scientifici e Tecnologici in Europa per aver saputo coniugare in-
novazione tecnologica ed eco-efficienza.

In un territorio dove sono presenti importanti centri di produzione di conoscenza e


un tessuto industriale caratterizzato da molteplici piccole e medie imprese, il ruolo di
Environment Park è stimolare e raccogliere la domanda di innovazione promuovendo
iniziative progettuali che coinvolgono il mondo accademico piemontese, centri di ricer-
ca, parchi tecnologici e poli di innovazione.
Environment Park è articolato in due Business Unit, rispettivamente dedicate alla ge-
stione immobiliare del complesso e all’attività di ricerca e innovazione.
La Business Unit dedicata alla ricerca si è storicamente sviluppata intorno al concetto
di eco-efficienza, con un approccio tipicamente trasversale alla tematica ambientale. Se

L’arƟcolo di giornale 145


è vero che da tale approccio si sono generate attività anche estremamente settorializzate,
l’esperienza ha portato con il tempo a selezionare quattro ambiti operativi:
• Bioedilizia: dedicato all’attività di supporto alla progettazione a privati e istituzioni
nell’ambito dell’architettura eco-compatibile;
• Progetti Ambientali Integrati: rivolto ad imprese e istituzioni per offrire soluzioni inno-
vative ed eco-efficienti basate su trasferimento tecnologico, analisi ambientali e territo-
riali, strumenti innovativi di gestione ambientale;
• Energia: finalizzato a offrire un servizio di assistenza a imprese ed a enti pubblici nel
campo delle tecnologie energetiche attraverso attività di ricerca di soluzioni gestionali,
tecnologiche ed impiantistiche-innovative, studi di fattibilità tecnico-economica e test
sui prodotti. Dell’Osservatorio Energia fanno parte HySyLab, centro di eccellenza e sup-
porto alle imprese sulle tecnologie dell’idrogeno, e Bioenergy Lab, laboratorio di ricerca
sui sistemi di produzione di idrogeno da biomasse;
• Plasma: orientato alla ricerca e al trasferimento tecnologico nell’ambito del trattamen-
to delle superfici con nano-tecnologie eco-efficienti basate sul plasma. L’attività è svol-
ta nel laboratorio Clean NT Lab, dotato di tre impianti per processi al plasma.
La Business Unit dedicata alla gestione immobiliare (property management) è accom-
pagnata da servizi di carattere tecnologico e logistico:
• Facilities come assistenza alle imprese fin dalla fase di insediamento
• Allacciamento alle infrastrutture di telecomunicazione
• Condizionamento e riscaldamento con energie rinnovabili
• Manutenzione delle aree verdi
• Affitto del Centro Congressi di Environment Park per conferenze, seminari ed esposi-
zioni.
(da www.envipark.com)

Documento 8 Documento 9

(Studio di logo di impresa edile ecosostenibile)


(Studio di logo per promuovere una cultura
europea di tutela dell’ambiente)

146 UNITÀ 4
GUIDA ALLO SVOLGIMENTO
Leggi attentamente i documenti dando un titolo a ciascuno di essi.
Riconosci un filo logico che li lega? Quale?
Se puoi, ricerca in Internet altra documentazione relativa a esempi di imprenditoria ecologica.
Tu, personalmente, hai qualche idea che si potrebbe attuare in questo campo?
Su quest’argomento scrivi un articolo culturale o specialistico, da pubblicare su un quotidiano, una rivista
o su qualche sito Internet. Puoi eventualmente scegliere di realizzare un’intervista (l’intervistato potrebbe
essere un giovane che ha realizzato un’eco-impresa) anche radiofonica o televisiva.

ARTICOLO DI GIORNALE DI AMBITO TECNICOͳSCIENTIFICO


3 ARGOMENTO: LA RICERCA SCIENTIFICA AI TEMPI DI INTERNET

Documento 1
Un risultato storicamente decisivo dell’opera di Galileo – che fa di lui il padre della
scienza moderna – è l’individuazione del metodo della fisica, ossia del procedimento che
ha spalancato le porte ai maggiori progressi scientifici dell’umanità, da Newton a Ein-
stein e ai giorni nostri. [...]
Nel Saggiatore, nel Dialogo dei massimi sistemi e nei Discorsi, Galileo tende ad artico-
lare il lavoro della scienza in due parti fondamentali: il momento “risolutivo” o analitico e
quello “compositivo” o sintetico. Il primo consiste nel risolvere un fenomeno complesso
nei suoi elementi semplici, formulando un’ipotesi matematica sulla legge da cui dipen-
de. Il secondo momento risiede nella verifica e nell’esperimento, attraverso cui si tenta di
comporre o riprodurre artificialmente il fenomeno, in modo tale che, se l’ipotesi supera
la prova, risultando quindi veri-ficata (= fatta vera), essa venga accettata e formulata in
termini di legge, mentre, se non supera la prova, risultando smentita o falsificata (= non
verificata), venga sostituita da un’altra ipotesi.
(N. Abbagnano, G. Fornero, Fare filosofia, Paravia, Torino 1998, vol. II, p. 34)

Documento 2
Il “principio di falsificabilità” è per Popper il principio secondo cui una teoria risul-
ta empirica o scientifica nella misura in cui può venir smentita, in linea di principio,
dall’esperienza, ossia quando può esibire possibili esperienze falsificanti. [...]
La “superiorità” di tale principio, che insiste sul valore della smentita rispetto a quello
della conferma, deriva, secondo Popper, dalla asimmetria tra verificabilità e falsificabili-
tà, ossia dal fatto che miliardi e miliardi di conferme non rendono certa una teoria, men-
tre basta un solo fatto negativo per confutarla (ad esempio nessuna osservazione di soli
cigni bianchi sarà mai in grado di giustificare la validità della tesi generale “tutti i cigni
sono bianchi”, mentre basta l’osservazione di un solo cigno nero per smentirla).
Ciò significa che quel che si può imparare dall’esperienza non è la “verità” di una teo-
ria, ma la falsità di un’ipotesi, ovvero che la scienza non è il mondo delle verità certe e
definitivamente “veri-ficate”, ma l’universo delle ipotesi, che, per il momento, non sono
ancora “falsi-ficate”.
Popper ritiene che le teorie, pur non potendo essere verificate, ma solo, eventual-
mente, falsificate, possano tuttavia venir “corroborate”. Un’ipotesi teorica è corroborata
quando ha superato il confronto con un’esperienza potenzialmente falsificante. Tuttavia,
il fatto che una teoria presenti un alto grado di corroborazione, non dice nulla sulla sua
capacità di sopravvivere a controlli futuri. Inoltre, il fatto che una teoria sia più corrobo-

L’arƟcolo di giornale 147


rata (di altre) non significa che essa sia più vera (di altre). La corroborazione non è un
indice di verità, ma uno strumento per stabilire “la preferenza rispetto alla verità”. Questo
significa che la corroborazione, pur non potendo fungere da (definitivo) criterio di giu-
stificazione delle teorie, può fungere da (temporaneo) criterio di scelta tra ipotesi rivali”.
(N. Abbagnano, G. Fornero, Le tracce del pensiero. Storia e testi della filosofia, Paravia,
Torino 2005, vol. III, p. 352; 366)

Documento 3
L’interrogazione della natura ha preso le forme più disparate... La scienza moderna
è basata sulla scoperta di una forma nuova e specifica di comunicazione con la natura,
vale a dire, sulla convinzione che la natura risponde veramente all’interrogazione spe-
rimentale [...]. In effetti, la sperimentazione non vuol dire solo fedele osservazione dei
fatti così come accadono e nemmeno semplice ricerca di connessioni empiriche tra i
fenomeni, ma presuppone un’interazione sistematica tra concetti teorici e osservazio-
ne... Arriviamo così a ciò che costituisce secondo noi la singolarità della scienza moder-
na: l’incontro fra tecnica e teoria... Il dialogo sperimentale con la natura, che la scienza
moderna ha scoperto, non suppone un’osservazione passiva, ma una pratica. Si tratta
di manipolare, di «fare una sceneggiatura» della realtà fisica, per conferirle un’approssi-
mazione ottimale nei confronti di una descrizione teorica [...]. La relazione fra esperien-
za e teoria viene dunque dal fatto che l’esperimento sottomette i processi naturali a un
interrogatorio che acquista significato solo se riferito a un’ipotesi concernente i principî
ai quali tali processi sono assoggettati.
(I. Prigogine, I. Stengers, La nuova alleanza. Metamorfosi della scienza,
trad. it. di P. D. Napolitani, Einaudi, Torino 1981)

Documento 4
Emc1 ha scelto di chiamarlo big data. È la formula per sintetizzare il cambiamento,
come spiega il Ceo di Emc, Joe Tucci: “Il cloud computing è la più grande e più dirom-
pente trasformazione che si sia mai vista nel settore dell’It. Questo massiccio cambia-
mento è anche una notevole opportunità di mercato. È il nuovo livello della tecnologia
informatica”.
Il big data rappresenta l’effetto del cambiamento nella società: i dati diventano digi-
tali, crescono in maniera esponenziale e si spostano nella nuvola, che accelera ulterior-
mente la loro crescita. “Il mercato dello storage, l’archiviazione in generale, cresce – dice
Tucci a Nòva24 – in maniera costante: del 50% nell’ultimo decennio. È un ottimo mercato
dove lavorare, perché richiede anche altre competenze. La sicurezza, la protezione, la
continuità del servizio”. Quello che cresce è la scala per misurare il big data: per i con-
sumatori siamo passati dai gigabyte ai terabyte, mentre per le aziende si parla di ordini
di grandezza superiori: petabyte (centinaia di migliaia di milioni di bit) e addirittura di
zettabyte (milioni di milioni). “Per girare Avatar – dice Tucci – a James Cameron è stato
necessario archiviare petabyte di dati; per fare prospezione geologica servono petabyte
di dati. Quando un’azienda fa ricerca sui farmaci, oppure Netflix prepara gli streaming
dei film, oppure il sistema sanitario di un paese si informatizza, ormai si parla sempre di
petabyte di dati”.
Quella del big data è una tendenza che non può essere frenata. Nel 2009 tutti i dati
del mondo erano 0,8 zettabyte, nel 2010 sono diventati 1,2 zettabyte, nel 2020 saranno
circa 40 zettabyte. «Non sono solo cifre – dice Tucci –, ma indici della trasformazione che

1. Emc: azienda con sede negli Stati Uniti che sviluppa, fornisce e supporta infrastrutture informatiche.

148 UNITÀ 4
avviene soprattutto grazie a tecnologie di storage, protezione, virtualizzazione, autenti-
cazione. Dal punto di vista del mercato, abbiamo un piede in tutti questi settori con Rsa,
Vmware, il brand Emc e gli altri».
(A. Dini, Le insidie della nuvola, in “Il Sole 24 Ore”, 19 maggio 2011)

Documento 5
Fa sognare l’ultima novità di Internet, a partire dal nome: si chiama “nuvola”. Permet-
te di usare quello che si vuole, come e quando si vuole, e pagare quello che si consuma
come fosse acqua, gas o corrente elettrica. Si chiama “Cloud Computing” ed è un insieme
di tecnologie informatiche che permettono l’utilizzo via Internet di risorse hardware e
software remote: un luogo accessibile via rete dove risiedono risorse di calcolo condivise
configurabili e disponibili in modo elastico e rapidissimo sotto forma di forniture. [...] In
pratica, tramite il proprio browser web (o altri tipi di software) l’utente è in grado di uti-
lizzare applicazioni e di accedere a dati che non si trovano sul proprio computer, ma in
qualche parte on line, in una non meglio definita “nuvola” di computer.
(A. Masera, La tecnologia che va oltre la macchina, in “La Stampa”, 1 giugno 2011)

Documento 6
Una ricerca medica secondo il metodo tradizionale e attraverso il Big Data
IL MODELLO TRADIZIONALE... ...E L’ALTRO SISTEMA DI INDAGINE
Ipotesi Reclutamento
Un primo studio suggerisce che i pazienti con il mor- Ai pazienti che presentano i sintomi viene sottoposto
bo di Gaucher (causato da un gene mutante) potreb- un questionario. Vengono reclutati diecimila parkin-
bero avere più facilmente il Parkinson. soniani, di cui si raccolgono Dna e dati.
Raccolta Analisi
Vengono condotti ulteriori studi statistici e seleziona- I ricercatori interrogano il database generato dalla
te informazioni su oltre 5.500 pazienti di Parkinson. raccolta dati e in venti minuti estraggono un gruppo
I dati sono assemblati e analizzati. di 3.200 soggetti.
Conclusione Risultati
Lo studio, pubblicato su una rivista scientifica, rivela Dopo 8 mesi la scoperta: i soggetti con il gene mutato
che il gene mutato è 5,4 volte più frequente nei par- sono 5 volte più a rischio Parkinson. È esattamente in
kinsoniani. Ci sono voluti 6 anni. linea con lo studio tradizionale.

(tabella allegata all’articolo di E. Pisani, Google contro Popper. Il metodo scientifico ai tempi di Internet,
in “la Repubblica”, 12 gennaio 2011)

Documento 7
Le insidie della nuvola
2020 Il terzo nella nuvola
Entro il 2020 un terzo di tutte le informazioni prodotte in formato digitale risiederà nella nuvola.

35% Deficit d’archivio


La quantità di dati prodotti è superiore del 35% alla capacità di essere archiviata. Questo divario in
due anni salirà al 60 per cento.

45 Crescita moltiplicata
I dati digitali crescono in maniera esponenziale: nel prossimo decennio aumenteranno di 45 volte
ogni anno.

(A. Dini, Le insidie della nuvola, in “Il Sole 24 Ore”, 19 maggio 2011)

L’arƟcolo di giornale 149


GUIDA ALLO SVOLGIMENTO
Analizza i documenti proposti, alquanto eterogenei tra di loro.
I primi tre documenti affrontano le tematiche del metodo scientifico, del rapporto tra scienza ed espe-
rienza e tra scienza e tecnologia, secondo tre punti di vista: quello del fondatore del metodo scientifico
moderno Galileo Galilei (1564-1642), quello del filosofo della scienza Karl Popper (1902-1994) e quello dello
scienziato e filosofo Ilya Prigogine (1917–2003). Identifica il topic di ciascun documento sintetizzandolo in
una breve frase. Se possibile, amplia le tue conoscenze su questi tre importanti intellettuali (specie su chi
conosci meno), facendo una rapida ricerca sulle loro elaborazioni in materia.
Con i documenti successivi, entriamo nell’attualità prodotta da Internet e dalle sue ultime innovazioni, in
particolare il cloud computing. Sintetizza in una breve frase il contenuto dei documenti 4 e 5, che ne defini-
scono il significato.
Analizza attentamente la tabella del documento 6 che mette a confronto i risultati di una ricerca in campo
medico svolta secondo il metodo tradizionale (galileiano) e secondo il metodo che utilizza il cloud compu-
ting. In che cosa differiscono i due metodi? Quali i vantaggi e gli svantaggi?
Il documento 6, pur nella “neutralità” della tabella, sembra voler dimostrare la superiorità del metodo del
cloud computing rispetto a quello tradizionale. Il documento 7, invece, mette in guardia dai rischi insiti in
questo strumento. Ritieni di poter esprimere un’opinione al riguardo? Quale potrebbe essere la tua tesi?
E quali le argomentazioni?
Scrivi un articolo culturale o specialistico. Quale destinazione editoriale supponi? Quale livello di com-
petenza dei tuoi lettori? Da quale notizia (vera o inventata) intendi trarre spunto? Intendi utilizzare tutti i
documenti allegati oppure ne vuoi scartare qualcuno? Intendi aggiungerne altri?
Sintetizza la notizia da cui intendi trarre spunto per questo articolo in un comunicato stampa.
Fa’ una ricerca in Internet per procurarti immagini da porre a corredo del tuo articolo.

150 UNITÀ 4
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DELL’ARTICOLO DI GIORNALE
INDICATORI PUNTEGGI
(‘Ù®ã›Ù® —®
òƒ½çãƒþ®Êě
—›½½› ƒ®½®ã„
› —›½½› ‘ÊÃ֛ã›Äþ›)
PUNTEGGI
10ͳ9 8ͳ7 6 5ͳ4 3 PARZIALI
1. Rispetto della completo pressoché parziale ma carente molto scarso
consegna completo comples- o nullo
sivamente
adeguato
2. Informazione esaurienti pressoché corretti superficiali/ con molte
e utilizzo della esaurienti incompleti imprecisioni /
documentazione molto limitati
e scorretti
3. Rispetto delle completo pressoché non completo, limitato assai limitato /
caratteristiche della completo ma accettabile assente
tipologia di articolo
(di cronaca, opinione,
culturale ecc.)

4. Struttura ben articolata abbastanza schematica, con qualche disordinata e


giornalistica articolata / ma nel incongruenza incoerente
dell’articolo un po’ complesso
schematica organizzata
5. Struttura del perfettamente quasi sempre schematica / con qualche disordinata e
discorso (coesione coerente e coerente e un po’ incongruenza incoerente
e coerenza) coesa coesa / un po’ confusa, ma
schematica nel complesso
organizzata
6. Sintassi pienamente corretta, non sempre con alcuni con molti erro-
corretta sia pur con corretta / errori gravi ri / decisamen-
qualche contorta te scorretta
imperfezione
7. Registro linguistico adeguati, quasi sempre complessiva- diverse gravemente
e lessico appropriati, adeguati, mente adegua- improprietà e inadeguati e
efficaci appropriati, ti, con qualche imprecisioni non appro-
efficaci imprecisione priati
8. Ortografia pienamente corretta, con pochi, non con molti con molti
corretta con qualche gravi errori errori errori /
imperfezione decisamente
scorretta
9. Punteggiatura pienamente corretta, ma con qualche imprecisa con molte
corretta, non sempre imprecisione e imprecisioni /
accurata ed accurata incuria decisamente
efficace scorretta
10. Intitolazione e ottime buone comples- insoddisfacenti del tutto
presentazione grafica sivamente inadeguate
accettabili
PUNTEGGIO TOTALE corrispondente a VOTO
....... / 10

L’arƟcolo di giornale 151


UNITÀ 5

Il tema
Definizione e funzione Il tema è uno dei più diffusi e tradizionali testi di scrittura sco-
lastica, utilizzato a scopo di esercitazione e di verifica. È anche richiesto talvolta come prova
d’ammissione per incarichi di lavoro o d’esame nei concorsi.
Consiste nella trattazione di un argomento di vario contenuto disciplinare o di attualità, cui si
accompagna la formulazione di opinioni personali, interpretazioni, commenti, considerazioni, ri-
flessioni. È perciò un testo di tipo informativo e descrittivo, per quanto riguarda l’esposizione dei
contenuti, e di tipo argomentativo, per l’affermazione e l’argomentazione delle proprie opinioni.
Il tema viene assegnato per mezzo di una “traccia”, che consiste nella proposizione di una questione,
cui sono eventualmente aggiunte indicazioni, più o meno sintetiche, per lo svolgimento. La traccia
del tema non è accompagnata (a differenza della cosiddetta “scrittura documentata”) da alcuna do-
cumentazione, ma fa appello alle conoscenze possedute dallo studente o alle sue esperienze di vita.
Un tempo nelle prove d’esame il tema era un modello di scrittura pressoché esclusivo, mentre
oggi si trova “in concorrenza” con altri modelli (analisi e commento di un testo, saggio breve
ecc.): nella prima prova scritta degli esami di Stato in vigore dal 1998 rientra nella tipologia
C – tema storico relativo alla storia del Novecento – e nella tipologia D – tema su un “argomento
di ordine generale, attinto al corrente dibattito culturale” –. Per questo motivo, anche se nella
quotidiana attività scolastica il tema può vertere su contenuti di qualsiasi disciplina, nelle pa-
gine che seguono consideriamo in particolare il tema di argomento storico e quello di ordine
generale o di attualità.
Nel tema storico lo studente deve riferire a proposito di un dato evento, fenomeno o perso-
naggio, in una particolare situazione o nella sua evoluzione, fornendo informazioni su di esso e
descrivendolo complessivamente e/o analiticamente; indagarne le cause e le conseguenze; porre
a confronto situazioni diverse della stessa epoca o di epoche diverse; dare o discutere una o più
interpretazioni storiografiche.
Il tema di ordine generale o di attualità tratta di un fenomeno, di un evento, di un problema,
su cui, al momento dello svolgimento, è in corso un dibattito giornalistico o politico, o a cui
comunque è interessata l’opinione pubblica: allo studente si richiede di dimostrare una vali-
da conoscenza dell’argomento proposto – tratta da informazioni giornalistiche o d’altro genere o
dall’esperienza dello studente stesso – e di esprimere su di esso un giudizio argomentato, insie-
me, eventualmente, alla manifestazione dei propri stati d’animo.

Le fasi di svolgimento del tema Lo svolgimento del tema segue le consuete operazioni di
composizione di un testo di media ampiezza, articolate, come per il saggio breve e per altri mo-
delli di scrittura, nelle fasi di:
prescrittura, che comprende le operazioni preliminari alla stesura del testo:
• lettura e analisi della traccia;
• raccolta e organizzazione delle informazioni;
• ideazione e riflessione personale;
• elaborazione della scaletta;
scrittura, cioè la stesura vera e propria del testo, articolata in:
• stesura del corpo centrale del testo;
• stesura dell’introduzione e della conclusione;

152 UNITÀ 5
postscrittura, che comprende le operazioni successive alla stesura:
• revisione del testo;
• copiatura e presentazione grafica del testo;
• rilettura conclusiva.

1. Prescrittura
LETTURA E ANALISI DELLA TRACCIA
La prima operazione consiste nella lettura analitica e approfondita della traccia del tema, che si
presenta di solito secondo tre tipologie:
traccia aperta: enuncia un problema in termini molto generali e fornisce indicazioni generi-
che, lasciando ampia libertà di svolgimento.
• Esempio (esami di Stato del 2009): “A 20 anni dalla caduta del muro di Berlino, il candida-
to rifletta sul valore simbolico di quell’evento ed esprima la propria opinione sul significato
di libertà e democrazia”.
traccia-scaletta: contiene indicazioni piuttosto precise e vincolanti per lo svolgimento (una
sorta di miniscaletta).
• Esempio (esami di Stato del 2008): “Cittadinanza femminile e condizione della donna nel
divenire dell’Italia del Novecento. Illustra i più significativi mutamenti intervenuti nel-
la condizione femminile sotto i diversi profili (giuridico, economico, sociale, culturale) e
spiegane le cause e le conseguenze. Puoi anche riferirti, se lo ritieni, a figure femminili di
particolare rilievo nella vita culturale e sociale del nostro Paese”.
traccia-citazione: riporta il pensiero, una dichiarazione, un breve testo di un filosofo, uno
scrittore, uno studioso, un personaggio di spicco antico o moderno.
• Esempio (esami di Stato del 2011): “Lo storico Eric J. Hobsbawm definisce Secolo Breve gli
anni che vanno dall’esplosione della prima guerra mondiale fino al collasso dell’URSS. A suo
giudizio, «la struttura del Secolo breve appare come quella di un trittico o di un sandwich
storico. A un’Età della catastrofe, che va dal 1914 sino ai postumi della seconda guerra mon-
diale, hanno fatto seguito una trentina d’anni di straordinaria crescita economica e di trasfor-
mazione sociale, che probabilmente hanno modificato la società umana più profondamente di
qualunque altro periodo di analoga brevità. Guardando indietro, quegli anni possono essere
considerati come una specie di Età dell’oro, e così furono visti non appena giunsero al termine
all’inizio degli anni Settanta. L’ultima parte del secolo è stata una nuova epoca di decompo-
sizione, di incertezza e di crisi - e addirittura, per larghe parti del mondo come l’Africa, l’ex
URSS e le ex nazioni socialiste dell’Europa orientale, un’Età di catastrofe».
Il candidato valuti criticamente la periodizzazione proposta da Hobsbawm e si soffermi
sugli eventi che a suo parere caratterizzano gli anni Settanta del Novecento”.

Ecco alcuni consigli per le operazioni di lettura e analisi della traccia.

SCHEDA OPERATIVA

Come eseguire la leƩura e l’analisi della traccia


Identifica la tipologia della traccia:
• se è una traccia aperta, individua l’argomento che vi è sinteticamente espresso;
• se è una traccia-scaletta, distingui l’enunciazione generale dell’argomento (di solito espressa in una prima
frase) dalle indicazioni di svolgimento (che di solito propongono uno schema strutturato da seguire);

Il tema 153
• se è una traccia-citazione, leggi attentamente la frase riportata, dopo la quale spesso vengono fornite
indicazioni di svolgimento, più o meno generiche.
In ogni caso, riconosci l’argomento principale, distinguendolo da argomenti secondari o aggiuntivi.
Verifica la tua personale conoscenza dell’argomento: per temi storici o relativi ad altre discipline, dovresti
averla acquisita attraverso lo studio scolastico o altri canali educativi; per quanto riguarda i temi d’attualità,
rifletti sulla tua effettiva padronanza dell’argomento (chiediti se hai letto articoli giornalistici al riguardo, se
ne hai discusso con persone esperte ecc.), per evitare di trattarlo in modo superficiale o banale.
Identifica le parole chiave della traccia, oltre a eventuali altri termini particolarmente significativi.
Sottolinea le parole più importanti.
Annota, da subito, le idee che ti vengono in mente durante la lettura.

ESPANSIONE DELLA TRACCIA E RACCOLTA DELLE INFORMAZIONI


Una volta letta la traccia, ti suggeriamo di “espanderla”, cioè di trasformare le singole parole, o
almeno le più significative, in frasi (più o meno brevi) che sviluppino le informazioni implicite
in esse contenute aggiungendone altre che potrai trarre dal tuo bagaglio culturale e dalle tue
esperienze di vita.
Nella scheda che segue, ti suggeriamo le operazioni da compiere.

SCHEDA OPERATIVA

Come espandere la traccia e raccogliere le informazioni


Seleziona le parole chiave della traccia e quelle comunque significative.
Da’ una tua definizione, oppure ricercala sul dizionario, delle parole più importanti.
Metti in evidenza tutte le informazioni esplicite o implicite contenute nella traccia e prendine immedia-
tamente nota. Ad esempio:
• date,
• indicazioni di luogo,
• nomi di personaggi ecc.
“Espandi” ogni parola selezionata, trasformandola in una frase o in un’espressione più ampia, ricorrendo a:
• esempi,
• fatti,
• statistiche e documentazioni,
• aneddoti e storielle,
• confronti,
• citazioni ecc.
Se lo svolgimento si svolge in classe e non ti è consentito consultare altri testi, richiama alla memoria
tutte le informazioni già in tuo possesso riguardo al tema in questione.
Se, invece, esegui il compito a casa, consulta i tuoi manuali scolastici, Internet ecc.
Per stimolare il ricordo delle informazioni in tuo possesso, o anche per indirizzare la tua ricerca su altre
fonti, ti consigliamo di porti una serie di domande, come quelle che troverai qui di seguito, accanto all’indi-
cazione dell’argomento principale proposto dalla traccia del tema.

ARGOMENTO PRINCIPALE DOMANDE DA PORSI


Evento specifico (storico o • In quale periodo si colloca l’evento?
della cronaca recente) • In quale territorio?
• Qual è la causa principale?
• A quali altri eventi contemporanei si può collegare?
• Di quali successivi eventi è stato causa o origine?

154 UNITÀ 5
ARGOMENTO PRINCIPALE DOMANDE DA PORSI
Fenomeno (storico, cultu- • Quali sono i limiti cronologici di tale fenomeno?
rale, di costume ecc.) visto • In quale territorio si è sviluppato?
nel suo sviluppo • In quali settori (economico, religioso, artistico ecc.) si è manifestato?
• Chi ne è stato il principale promotore?
• Quali sono le principali cause?
• Quali sono le principali caratteristiche?
• Di quali ulteriori fenomeni è stato causa o origine?
Personaggio (uomo politi- • Chi è il personaggio in questione?
co, autore, personaggio in • Con quale/i evento/i va messo principalmente in relazione?
vista nell’attualità ecc.) • Se è un autore letterario (o artistico ecc.), quali sono le sue principali opere?
• Quali sono le principali caratteristiche della sua produzione o attività?

Opera letteraria, artistica o • Qual è il titolo completo e preciso dell’opera in questione?


filosofica, produzione tele- • Chi ne è l’autore?
visiva o cinematografica ecc. • Quali sono i contenuti e le caratteristiche principali?
Confronto tra più eventi, • Quali sono gli eventi, i fenomeni, le opere, i personaggi da porre a confronto?
fenomeni, opere o perso- • Sotto quali aspetti vanno confrontati?
naggi • In quale periodo e in quale territorio si colloca tale confronto?
• Quali somiglianze o differenze emergono dal confronto?

ORGANIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE, IDEAZIONE


E RIFLESSIONE PERSONALE
Durante le operazioni sopra descritte, in genere non ci si limita a riportare alla mente e a raccoglie-
re le informazioni su un determinato argomento, ma si comincia anche a organizzarle secondo
criteri personali. Contemporaneamente si riflette sul tema in questione, associando liberamente
concetti, individuando nessi logici, formulando ipotesi ecc.: insomma si avvia quel complesso pro-
cesso di ideazione e di riflessione personale che troverà espressione nello svolgimento.
Ecco alcuni consigli sulle operazioni da compiere a tale riguardo.

SCHEDA OPERATIVA
Come organizzare l’informazione e avviare l’ideazione e la riflessione personale
Riepiloga in forma di appunti i dati raccolti (eventi, personaggi, date ecc.). Non ti preoccupare se in que-
sta fase essi sono senza ordine.
Prendi nota delle idee che ti vengono in mente, scegliendo, tra i procedimenti di ideazione indicati a p. 72
(diagramma di flusso, schema ad albero, schema a mappa ecc.), quello che più si adatta alle circostanze e al
tuo personale modo di lavorare.
Per “farti venire idee” e approfondire quelle già elaborate puoi seguire i suggerimenti della relativa sche-
da operativa ( pp. 70-71).
Individua un criterio di ordinamento e organizzazione dei dati e delle idee: causa-effetto, narrazione,
catena degli eventi, confronto/contrasto ecc.
Rifletti sulle interpretazioni e sulle opinioni che sono state date o che si esprimono correntemente sul
tema in questione; trascrivile in forma sintetica.
Elimina dall’elenco dei dati e delle idee a essi collegate quelli superflui, irrilevanti o fuorvianti rispetto al
tema da trattare (quelli cioè che ti porterebbero “fuori tema”).
Organizza le informazioni relative al contesto (storico, culturale ecc.) in cui si colloca l’evento, il fenome-
no, il personaggio ecc. oggetto del tema.

Il tema 155
Rifletti sul tema in questione interrogandoti sulla tua personale opinione con la massima sincerità (ma
anche senza sposare immediatamente i luoghi comuni), per esprimere un giudizio (morale, estetico, politi-
co ecc.). Eventualmente, soprattutto per i temi d’attualità, fa’ riferimento alla tua esperienza di vita.
Individua gli argomenti a sostegno della tua opinione e le possibili obiezioni (per i procedimenti argomen-
tativi p. 73).

COSTRUZIONE DELLA SCALETTA


L’operazione finale della fase di prescrittura è rappresentata dalla costruzione della scaletta:
essa consiste in una lista di punti disposti in ordine verticale, con eventuali sottopunti, corrispon-
denti agli argomenti principali dei paragrafi in cui si articolerà il testo nella fase della stesura.
Ecco alcuni consigli allo scopo.

SCHEDA OPERATIVA

Come fare la scaleƩa di un tema


Rileggi attentamente gli appunti presi.
Se la traccia contiene indicazioni precise per lo svolgimento (traccia-scaletta), segui tali indicazioni come
schema per la tua scaletta.
Se invece la traccia contiene indicazioni generiche o nessuna prescrizione, scegli tu un percorso di svolgi-
mento, che risponda a un criterio organizzativo.
Evidenzia graficamente l’argomento principale e quelli che ne dipendono; in posizione subordinata inse-
risci gli argomenti minori per evitare che al momento della stesura acquisiscano troppo rilievo.
Unisci con un segno grafico (ad esempio una freccia) argomenti affini, formando così gruppi di idee col-
legate.
Individua una gerarchia tra le varie idee, che segua il criterio da te scelto (cronologico, causa-effetto ecc.)
e segnalala, ad esempio, con dei numeri e/o delle lettere.
Trascrivi l’elenco per punti (ed eventuali sottopunti) disponendoli in una lista verticale.
Fa’ corrispondere a ogni punto della scaletta (contrassegnato con numeri o lettere) un piccolo “titolo”:
una parola, un’espressione, una breve frase (che in fase di stesura si trasformerà in un paragrafo del testo);
suddividi eventualmente ogni punto in altri “sottopunti”, che segnalano l’ulteriore articolazione del discor-
so (un esempio è la scaletta alle pp. 165-166).
Rileggi attentamente la tua scaletta per verificare che vi sia coerenza logica nella successione dei punti.
Se, in corso d’opera, apporti delle modifiche, controlla che esse non alterino l’ordine logico che hai inteso
dare al tuo discorso.

2. Scrittura
Alle operazioni sopra descritte segue la fase di stesura del testo che si articola, secondo lo sche-
ma tradizionale, in un corpo centrale (ottenuto attraverso lo sviluppo della scaletta), preceduto
dall’introduzione e seguito dalla conclusione.
Ti consigliamo di scrivere il corpo centrale del testo prima dell’introduzione e della conclusione.

STESURA DEL CORPO CENTRALE DEL TESTO


Il corpo centrale del testo contiene la trattazione vera e propria dell’argomento oggetto del
tema. Concentra perciò in esso lo sviluppo dei punti della scaletta, compiendo le operazioni
illustrate nella scheda che segue.

156 UNITÀ 5
SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la stesura del corpo centrale di un tema


Trasforma ciascun punto della scaletta in un paragrafo, mantenendo la successione di punti e sottopunti.
Se – come succede quasi sempre – fai delle modifiche in corso d’opera, verifica che il nuovo ordine sia
ugualmente coerente.
Controlla costantemente che il tuo svolgimento sia “in tema”, cioè che sia pertinente all’argomento pro-
posto.
Quando fai riferimento a eventi storici o di cronaca, rispetta rigorosamente i fatti e non fare appello alla
fantasia.
Se il tema riguarda un fenomeno culturale (produzione di un autore, corrente letteraria o di pensiero
ecc.), fa’ riferimento ai testi e agli autori con citazioni.
Se parli di una specifica opera (letteraria o filosofica o artistica ecc.), basa le tue riflessioni sul contenuto
del testo, inserendo eventualmente delle citazioni.
Se esponi degli eventi, adotta dei procedimenti narrativi, suddividendo la narrazione in sequenze che se-
guano un criterio verticale di successione (diacronico) o orizzontale (sincronico) di contemporaneità. Indica
anche protagonisti, comprimari ecc.
Ricostruisci, sia pure sinteticamente, il contesto (politico, economico, sociale, letterario, filosofico, artisti-
co ecc.) nel quale un evento si colloca.
Fornisci i dati informativi (date, nomi, luoghi ecc.) con precisione e sinteticità. Ricorda la regola, tipica del
giornalismo d’informazione, delle “5W” ( p. 109).
Se vuoi descrivere oggetti, persone, situazioni, fenomeni ecc., scegli un tuo “punto d’osservazione” (come
per la fotografia o il cinema), un tuo “punto di vista” (affettivo, psicologico, sociale, politico ecc.), un tuo per-
corso (dal generale al particolare, o viceversa; dall’alto al basso, da destra a sinistra ecc.) e decidi se fornire
una visione d’insieme o di dettaglio.
Scegli un’interpretazione del tema in questione (storiografica se si tratta di argomento storico, politica o
filosofica se si tratta di argomento d’attualità ecc.) tra quelle che hai conosciuto nel corso dei tuoi studi, ma
prova anche a elaborarne una tua personale. Abbi cura di argomentare sempre le tesi interpretative.
Se il tema riguarda una problematica di attualità, evidenzia bene i dati informativi. Esprimi liberamente
il tuo punto di vista, ma, per evitare il rischio di luoghi comuni e frasi fatte, bada a produrre le opportune
argomentazioni a sostegno delle tue idee.
Svolgi dei confronti (tra avvenimenti, fenomeni, autori ecc.) mettendo in evidenza somiglianze e differenze.
Suddividi bene il tuo svolgimento nei paragrafi: in ciascuno di essi inserisci una “porzione” del discorso
(un evento, un fenomeno, un personaggio ecc.).
Bada che ciascun paragrafo sia ben coeso dal punto di vista sia semantico sia grammaticale.
Presta attenzione alla coerenza dei paragrafi, in modo che si succedano secondo un ordine logico.
A tale scopo, usa in modo appropriato i connettivi all’inizio di ciascun paragrafo.
Riguardo alla coesione e alla coerenza dei paragrafi, rileggi la scheda operativa a p. 75.
Adotta un registro linguistico piuttosto formale, adeguato al contesto scolastico e all’importanza degli
argomenti solitamente trattati in un tema, ma senza eccedere.
Adotta comunque un tuo stile personale che rispecchi il tuo carattere, le tue opzioni culturali ed este-
tiche.
Se vuoi dare un senso di validità generale alle tue affermazioni, usa il tempo presente e verbi ed espres-
sioni verbali in forma impersonale (“si deve”, “è necessario che”, “è opportuno affermare che” ecc.).
Se vuoi enfatizzare la tua soggettività, usa i verbi in prima persona singolare (“credo che”, “penso di poter
sostenere”, “ritengo giusto”, “affermo che”) ed espressioni come “a mio parere”, “secondo il mio punto di
vista” ecc.
Verifica costantemente la correttezza grammaticale (uso dei verbi, concordanze ecc.) e ortografica.
Presta la massima attenzione alla punteggiatura.

Il tema 157
STESURA DELL’INTRODUZIONE E DELLA CONCLUSIONE
Dopo aver completato la stesura del corpo centrale del testo, scrivi l’introduzione e la conclu-
sione del tema, scegliendo tra le tipologie elencate alle pp. 76-77: inquadramento / riassunto
sintetico; domande; affermazioni; citazioni ecc.
Benché solitamente non sia richiesto, puoi dare al tuo svolgimento un titolo, costituito da un nome o
un sintagma o una piccola frase (verbale o nominale) che riassuma in forma molto sintetica il conte-
nuto del testo. Anche a questo riguardo, rileggi i consigli forniti a proposito del saggio breve ( p. 77).

3. Postscrittura
Siamo giunti all’ultima fase di lavoro, quella della postscrittura, che comprende le operazioni di
rilettura e correzione, di copiatura e presentazione grafica del testo e infine di rilettura conclusiva.

SCHEDA OPERATIVA
Consigli di postscriƩura
RileƩura e correzione
Rileggi tutto il testo sia globalmente sia paragrafo per paragrafo, con molta attenzione e spirito autocritico.
In particolare verifica che:
• siano state rispettate le indicazioni di svolgimento contenute nella traccia;
• le proporzioni tra introduzione, svolgimento e conclusione siano equilibrate (ad esempio che l’ampiez-
za di introduzione e conclusione non sia eccessiva rispetto a quella del corpo centrale del tema);
• la lunghezza complessiva del testo sia ragionevole (anche se non ti sono state date prescrizioni al ri-
guardo): ad esempio 3-4, massimo 5 colonne di foglio protocollo;
• ogni paragrafo evidenzi con chiarezza l’argomento principale;
• ogni paragrafo sia coeso al proprio interno e coerente con quello precedente e successivo;
• il testo presenti correttezza grammaticale (morfologia, sintassi, lessico, punteggiatura e ortografia); per
ogni dubbio usa il dizionario.
Effettua, se lo ritieni opportuno, delle modifiche: “asciuga” il testo eliminando parole o frasi superflue;
aggiusta la sintassi trasformando subordinate in coordinate o viceversa, verbi di forma passiva in quella
attiva o viceversa ecc.
Soffermati soprattutto su quelli che sai essere i tuoi punti deboli (ad esempio errori di ortografia, perio-
dare farraginoso, lessico impreciso ecc.).
Copiatura e presentazione grafica
Al termine delle operazioni sopra descritte, metti il testo in “bella copia”.
Se trascrivi a mano (come accade per lo più a scuola):
• usa una grafia chiara, leggibile, precisa;
• scrivi su colonne di larghezza equilibrata, lasciando i giusti margini anche per le correzioni e i commenti
dell’insegnante;
• evidenzia l’inizio di un nuovo paragrafo con un rientro;
• poni tra virgolette, o sottolinea, le citazioni e le parole straniere non entrate ancora stabilmente
nell’uso linguistico italiano;
• controlla accuratamente che non vi siano errori ortografici (anche di distrazione).
Se scrivi al computer:
• imposta l’impaginazione e la paragrafazione; scegli tipo e dimensione del carattere; numera le pagine;
• controlla, eventualmente, con il correttore automatico di non aver fatto errori di ortografia o di stampa
(ma attenzione: talvolta il correttore inganna!);
• salva accuratamente il documento.
RileƩura conclusiva
Prima di consegnare il tuo elaborato, rileggilo un’ultima volta.

158 UNITÀ 5
ESEMPIO
Un esempio di svolgimento di un tema
Ti proponiamo l’esemplificazione di un tema di ordine generale a partire dalla traccia
ON LINE assegnata agli esami di Stato del 2011 (Tipologia D).
Esempio svolto

LETTURA E ANALISI DELLA TRACCIA


TRACCIA OSSERVAZIONI
«Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo Si tratta di una traccia-citazione, in quanto riporta una celebre frase
per quindici minuti». di Andy Warhol, cui segue la consegna vera e propria con le indica-
Il candidato, prendendo spunto da questa zioni per lo svolgimento.
“previsione” di Andy Warhol, analizzi il va- Tale frase sembra assumere – secondo gli estensori di questa trac-
lore assegnato alla “fama” (effimera o meno) cia – un valore profetico. Il tema in questione è la “fama”, o, per
nella società odierna e rifletta sul concetto di meglio dire, la sua fugacità (ovvero instabilità) nella attuale società
“fama” proposto dall’industria televisiva (Rea- dell’industria televisiva e dei social media. Parola chiave è, infatti,
lity e Talent show) o diffuso dai social media “fama” (ribadita due volte nella consegna, sempre tra virgolette, e
(Twitter, Facebook, YouTube, Weblog ecc.). anticipata dall’aggettivo “famoso” nella citazione) con gli attributi
“effimera o meno”.
Altre parole importanti sono quelle riferite all’attuale industria cul-
turale, che contestualizzano il tema nella situazione presente (che
per Andy Warhol rappresentava il “futuro”).
L’argomento è presumibilmente conosciuto dagli studenti di oggi,
cui sono familiari i prodotti televisivi e telematici citati (pur igno-
rando, eventualmente, Andy Warhol). Ma proprio tale diffusa no-
torietà comporta il rischio di ripetere con una certa superficialità
luoghi comuni.

ESPANSIONE DELLA TRACCIA DEL TEMA


Proviamo ora a “espandere” la traccia trasformando le parole più significative in frasi (più o
meno brevi), per sviluppare le informazioni implicite in esse contenute, e aggiungendo ulteriori
elementi tratti dal proprio bagaglio culturale e dalle proprie esperienze di vita.
PAROLE, ESPRESSIONI, ESPANSIONI
FRASI DELLA TRACCIA
Andy Warhol Nato nel 1928 e morto nel 1987, americano, è il massimo esponente della Pop Art.

“Nel futuro ognuno sarà famoso La frase, molto celebre, fu scritta nel 1968 a Stoccolma per il catalogo di una
al mondo per quindici minuti” mostra (in inglese In the future, everyone will be world-famous for 15 minutes) e
reiterata nel 1979.
Previsione L’estensore della traccia attribuisce un valore profetico alla frase di Andy Warhol;
dunque, ciò che per l’artista era futuro, per noi può essere presente.

Fama Significato: reputazione, nomea, rinomanza, notorietà.

Effimera Significato: di breve durata, labile, caduco.

Società odierna Dei molti aspetti che caratterizzano la società odierna, la traccia suggerisce di
considerare solo quelli che hanno attinenza con l’industria televisiva e i social
media. Odierna può essere intesa non solo la società attuale in senso stretto, ma
quella degli ultimi decenni (dagli anni Sessanta-Settanta di Warhol a oggi).

Il tema 159
PAROLE, ESPRESSIONI, ESPANSIONI
FRASI DELLA TRACCIA
Reality e Talent show Sono format televisivi (cioè schemi di programmi già sperimentati e riproducibili
presso varie emittenti) accomunati dalla partecipazione del pubblico tramite te-
levoto e da un giudizio generalmente negativo da parte del mondo intellettuale
che li considera (soprattutto i reality) esempi di cultura “spazzatura” (trash).
I reality trasmettono situazioni non legate (almeno teoricamente) a un copione,
ma i cui protagonisti agiscono come fosse la loro vita reale. Attraverso la nomi-
nation a eliminazione, il pubblico televisivo elegge un vincitore, cui spetta un
premio (denaro, contratti televisivi o discografici ecc.) e che guadagna una fama
in genere molto effimera.
I Talent show si basano sulla scoperta di giovani talenti in campo artistico, la cui
fama è in genere passeggera.
Social media Sono mezzi di comunicazione on line (nati negli anni 2000) tra persone che inten-
dono condividere contenuti testuali, immagini, video e audio: Twitter fornisce agli
utenti una pagina personale aggiornabile tramite messaggi di testo con una lun-
ghezza massima di 140 caratteri; in Facebook gli utenti sono “amici” che si scam-
biano messaggi in rete; YouTube consente la condivisione di video, caricati per lo
più dai singoli utenti; Weblog (o solo blog) è un sito Internet gestito da una persona
(blogger) che pubblica più o meno periodicamente una sorta di diario on line.
A differenza dei reality possono esprimere livelli culturali anche elevati. Sono for-
me di socializzazione innovative rispetto a quelle tradizionali. Recentemente il
loro utilizzo ha avuto un ruolo importante in vicende politiche (le rivolte dei Paesi
arabi, le elezioni amministrative e i referendum del 2011 in Italia ecc.).

SCHEMA A MAPPA PER IL TEMA


Come risultato del processo di organizzazione delle informazioni e, nel contempo, di ideazione e
riflessione personale, si propone il seguente schema a mappa.

professionalità

ristreƩa élite separatezza


fama duratura palcoscenico / ribalta

ieri

definizione dizionario FAMA citazione A. Warhol

oggi

desiderio di protagonismo potenzialmente tuƫ fama effimera

mancanza di competenze

160 UNITÀ 5
SCALETTA
0. Introduzione sulla frase di Warhol
1. Il concetto di fama prima dell’avvento dei nuovi media
2. Il concetto di fama dopo l’avvento dei nuovi media
3. La fama dopo l’avvento dei reality e di talent show televisivi
4. Un processo che si accentua dopo l’avvento dei social media
5. Conclusione

LO SVOLGIMENTO DEL TEMA


Ecco un possibile svolgimento del tema: esso consiste (salvo poche modifiche) nel testo pubbli-
cato sul “Corriere della Sera”, in occasione degli esami di Stato del 2011, a firma di Aldo Grasso,
critico televisivo di quella testata.
Benché non richiesto espressamente dalla consegna, si è assegnato un titolo allo svolgimento (che
non corrisponde a quello attribuito all’articolo di Aldo Grasso sul “Corriere della Sera”).
La lunghezza complessiva del testo è grosso modo corrispondente a 4 colonne di foglio protocollo
scritto a mano.

SVOLGIMENTO OSSERVAZIONI SULLO SVOLGIMENTO


Titolo L’effimera fama al tempo dei Il titolo sintetizza l’opinione personale dell’autore in merito alla
reality fama prodotta dai reality show.
Il sintagma “effimera fama” riprende le parole della traccia dan-
do una risposta all’implicita domanda contenuta nella parentesi.
Il riferimento ai reality, nel titolo, corrisponde al maggiore spazio
dato dall’autore a questi programmi rispetto alle altre forme di
comunicazione citate nella traccia del tema.

Introduzione La celebre frase di Andy L’introduzione riprende la frase citata nella traccia (cui aggiunge
Warhol del 1968 – «Nel futuro l’informazione che essa risale al 1968) anticipando l’interpreta-
ognuno sarà famoso al mondo zione che l’autore del tema intende darne: in essa è sintetizzata
per quindici minuti» – è scolpi- la postmodernità (intesa come cultura dell’attuale fase stori-
ta sul frontone della postmo- ca, caratterizzata dalla perdita delle certezze ideali, filosofiche,
dernità. scientifiche considerate proprie della modernità novecentesca).
La metafora “scolpita sul frontone”, che evoca l’antica consuetu-
dine di scolpire le massime filosofiche sui templi, dà alla frase di
Andy Warhol un tono solenne, in implicito (e ironico) contrasto
con il contenuto della frase stessa.

Paragrafo 1 Segna una fase decisiva: Il primo paragrafo del corpo centrale del testo si addentra nel
la caduta di quel velo che per tema della fama, pur senza nominare ancora questa parola, ma
anni, per secoli, ha segnato la evocandola attraverso immagini tratte dal mondo dello spetta-
netta separatezza fra ribalta e colo (“palcoscenico”, “ribalta”, “retroscena”).
retroscena. Il palcoscenico era La fama dell’età postmoderna viene definita per contrasto, in
riservato a pochi: agli eroi, alle opposizione a ciò che era prima, quando erano famose le perso-
celebrità, agli uomini “fuori ne “fuori del comune”: con ciò l’autore anticipa implicitamente
del comune”. che oggi famose sono le persone comuni (come nella citazione di
Andy Warhol “ognuno sarà famoso”).
Paragrafo 2 Le esplosioni dei media (la Il secondo paragrafo prosegue una sorta di sintetico excursus
fotografia, il cinema, la TV) storico individuando nelle “esplosioni dei media” il passaggio tra
hanno ribaltato le gerarchie un prima e un dopo la postmodernità. L’“apparire” (in implicita
concedendo a tutti la possibi- contrapposizione con l’“essere”) costituisce un’altra caratteristi-
lità di apparire. Anzi, l’appari- ca fondamentale della fama nell’età postmoderna.
re è diventata la nostra nuova Il nesso semantico di questo paragrafo con il precedente è costi-
carta d’identità. tuito dalla parola “gerarchie”, che rimanda ai “pochi” (detentori
della fama in passato) in contrapposizione con i “tutti” (poten-
zialmente famosi oggi).

Il tema 161
SVOLGIMENTO OSSERVAZIONI SULLO SVOLGIMENTO
Paragrafo 3 La nuova consacrazione Tra i media citati (cui accenna il paragrafo precedente), è qui messa in evi-
è avvenuta soprattutto at- denza la , in particolare i programmi di reality e talent show (citati nella
traverso la TV e il suo genere traccia), giudicati negativamente dall’autore del tema (“genere triviale e
più triviale e basso, il reality basso”, “intelligente” sarcasticamente virgolettato).
show (e il suo derivato “intel- Il nesso semantico di questo paragrafo con il precedente è costituito dal
ligente”, il talent). sintagma “la nuova consacrazione”, in cui l’aggettivo rimanda al ribalta-
mento di gerarchie prima segnalato e il sostantivo riprende (ironicamen-
te) la sacralità dei templi antichi evocati nell’introduzione.
Il tema dei reality e dei talent show viene ulteriormente sviluppato nei tre
paragrafi successivi.
Paragrafo È innegabile che una delle L’autore del tema individua proprio nei reality e nei talent show la con-
3.1 principali svolte del reality sia ferma dell’affermazione di Warhol (definita “profezia”, come nella traccia
stata quella di portare a com- era definita “previsione”): essi rappresenterebbero il punto di svolta tra il
pimento la famosa profezia “prima” e il “dopo” del concetto di fama (come già anticipato nei paragrafi
di Warhol, modificando radi- 1 e 2).
calmente i confini di quella
che chiamiamo “fama”.

Paragrafo Un tempo era qualcosa Sostanziale ripetizione di quanto detto nel paragrafo 1, ma con una sotto-
3.2 che bisognava costruire con lineatura di quella “professionalità” caratterizzante la fama di un tempo.
professionalità e che richiede- Il nesso grammaticale di questo paragrafo con il precedente è costituito
va tempo, preparazione, prove. dal soggetto sottinteso “fama” (ultima parola del paragrafo precedente).

Paragrafo Il reality ha cambiato le Ripresa di quanto detto nel paragrafo 2: sono ribaditi i concetti di radicale
3.3 carte in tavola: da un punto trasformazione (ribaltamento di gerarchie) e di allargamento a tutti (con-
di vista antropologico, il ge- trapposti a pochi) della possibilità di essere famosi.
nere cerca di traghettare sto- Anche in questo paragrafo sono usate metafore (“le carte in tavola”, “tra-
rie di gente comune, di farle ghettare”) ed è ripresa l’immagine del palcoscenico (“ribalta”, “dal buio
uscire dall’anonimato in cui alla luce”).
generalmente vivacchiano, di Il paragrafo si conclude con la definizione del famoso di oggi come “star
portarle alla ribalta del video quotidiana” (quasi un ossimoro).
e farle esplodere. In modo
istantaneo, i suoi protagonisti
passano così dal buio alla luce
e viceversa: nasce il paradosso
della “star quotidiana”.

Paragrafo 4 I social media hanno poi Seguendo l’indicazione della traccia, dopo i reality e i talent show sono
complicato ulteriormente le citati i social media, che, invece del mezzo televisivo, utilizzano il web.
cose: la celebrità sul web è Seguendo l’excursus storico, essi sono visti come un ulteriore sviluppo
ancora più istantanea e forse del processo in atto di una fama sempre più “effimera” (aggettivo ripreso
più effimera, si basa su pro- dalla traccia): dalla “quotidianità” del paragrafo precedente si passa alla
cessi virali ancora più impre- “istantaneità” di questo, in cui si lascia anche intendere che il processo
vedibili di quella televisiva. proseguirà con conseguenze imprevedibili.
Il giudizio dell’autore del tema su questo fenomeno è sempre molto ne-
gativo, come suggeriscono termini ed espressioni fortemente connotate
in tal senso (“hanno complicato le cose”, “processi virali”). Egli evita di
trattare il ruolo svolto di recente dai social media nella socializzazione tra
giovani (e non) e nell’esplodere di rilevanti fenomeni politici.

Conclusione Vecchi e nuovi media ride- La conclusione riassume i concetti espressi nello svolgimento (“Vecchi e
finiscono così l’idea di “fama” nuovi media ridefiniscono così l’idea di «fama»”), azzardando una spie-
perché sono spesso capaci di gazione di tipo psicologico (come desiderio di massa di protagonismo).
trasformarsi in una grandio-
sa seduta di autocoscienza
collettiva che curiosamente
intercetta un bisogno esteso,
uno psicologismo diffuso: il
desiderio di protagonismo.
(da A. Grasso, La profezia pop.
«Star quotidiane» nate con
il reality, in “Corriere della Sera”,
23 giugno 2011)

162 UNITÀ 5
LABORATORIO
ON LINE
In questo laboratorio proponiamo alcune tracce di tema sia di ordine generale (o di
Esercizi
attualità) sia di argomento storico, seguite da guide allo svolgimento. aggiuntivi

TEMI D’ORDINE GENERALE

1 Rifletti sulle trasformazioni in atto in Italia nell’istituto della famiglia, a partire dai seguenti dati
statistici, relativi agli anni tra il 1970 e il 2005.
1. Il numero medio dei figli per ogni donna si è dimezzato: da 2,4 a 1,2.
2. Il numero di figli naturali (nati, cioè, fuori del matrimonio) è cresciuto dal 2,2% al 17%.
3. Forte diminuzione dei matrimoni (religiosi e civili): 150000 in meno.
4. All’interno dei matrimoni celebrati, forte crescita dei matrimoni civili.
5. Solo il 43% delle famiglie è formato da coppie con figli.
6. Una famiglia su 4 è formata da una sola persona (1 su 4).

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Analizza i dati forniti e mettili a confronto con le tue personali esperienze e conoscenze.
Contestualizza storicamente i dati. Quali eventi degli anni Sessanta e Settanta possono aver influenzato, a
tuo parere, queste trasformazioni? Quali condizioni socio-economiche degli anni successivi e dell’attualità
possono costituire la causa del loro protrarsi?
Quali cambiamenti di mentalità riflettono? Quale concezione di famiglia ritieni che esprimano?
Nel medesimo periodo da un lato cresce in maniera inarrestabile il numero di matrimoni civili, ma
dall’altro il dato più impressionante è il calo in termini assoluti della cifra dei matrimoni. Il fascino delle
nozze sembra essere tramontato. E le famiglie che si formano molto spesso non hanno figli. Ritieni che
i fenomeni analizzati siano in ulteriore crescita nella società italiana? O ritieni che vi possa essere un’in-
versione di tendenza?

2 Gli usi scorretti dell’alimentazione sono presenti in tutte le età, ma colpisce la loro frequenza fra
i giovani e le giovani. Come mai?

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Delimita il campo di trattazione, ad esempio ai disturbi alimentari di anoressia e bulimia.
Fornisci le principali informazioni al riguardo, indicando alcuni elementi distintivi.
Metti in evidenza quali sono le categorie di persone che risultano affette in modo particolare da tali pro-
blematiche.
Chiediti quali possano essere le cause psicologiche di tali disturbi. Quali sono le terapie adottate dalla
medicina?
Sulla base della tua esperienza (ad esempio conoscenza di persone anoressiche o bulimiche) e di eventuali
letture fatte, quali pensi dovrebbero essere le strategie da mettere in atto per contrastare questo tipo di
disturbi?

Il tema 163
3 La moda nell’abbigliamento dei giovani.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Analizza il fenomeno proposto dal tema, limitandoti magari solo all’Italia.
Si può parlare di un’unica moda dei giovani oppure di più mode? Quali caratteristiche presentano? Corri-
spondono a particolari gruppi d’età, sociali, culturali? Oltre all’abbigliamento, quali altri ambiti sono investiti
dalla moda (ad esempio la capigliatura)?
Le scelte di abbigliamento dei giovani sono, a tuo parere, libere? Se non è così, in che modo e da che cosa
sono condizionate?

4 Numerosi bisogni della società trovano oggi una risposta adeguata grazie all’impegno civile e al
volontariato di persone, in particolare di giovani, che, individualmente o in forma associata e co-
operativa, realizzano interventi integrativi o compensativi di quelli promossi da enti istituzionali.
Quali sono, secondo te, le origini e le motivazioni profonde di tali comportamenti?
Affronta la questione con considerazioni suggerite dal tuo percorso di studi e dalle tue personali
esperienze.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


“Espandi” ogni singolo elemento della traccia (assegnata agli esami di Stato del 1999). Ad esempio:
• da’ una definizione di “volontariato”;
• quali sono i “bisogni della società” cui il volontariato risponde? In quali settori sociali opera?
• in quali forme si esplicano “l’impegno civile e il volontariato”? Come si configurano giuridicamente gli
organismi di volontariato?
• quali sono le forme di aggregazione attraverso le quali i volontari esplicano la loro attività?
• in che cosa consiste l’integrazione o compensazione degli interventi istituzionali? Conosci il concetto di
sussidiarietà?
Attraverso questa “espansione” fornisci un quadro informativo della situazione adeguatamente aggiornato
ed esauriente.
Rispondi alla domanda relativa alle origini e alle motivazioni del volontariato, distinguendo tra i due ambiti.
In particolare, per quanto riguarda le motivazioni, prova a elencarne alcune possibili: la gratificazione per
fare qualcosa di altruistico, i rapporti di amicizia che si creano in tali situazioni, il desiderio di fare qualcosa
non quantificabile in denaro ecc.
Sei a conoscenza di organismi di volontariato nella tua città? Quali caratteristiche presentano? In quale
campo si svolge la loro attività? Ne conosci a livello nazionale e internazionale? Quali sono i tuoi giudizi?
Tutti positivi?
Conosci persone che svolgono attività di volontariato? A quali categorie sociali e di età appartengono? Tu
stesso ne svolgi o ne hai svolte?
Quali aspetti del tuo percorso di studi entrano in relazione con la questione posta dal tema? Ad esempio:
• tra le tue conoscenze storiche ve ne sono riguardo a forme di volontariato nella storia passata (antichità
classica, Medioevo ecc.)?
• a quali orientamenti religiosi e filosofici rispondono alcune attività di volontariato?
• possiedi conoscenze economiche e sociali per inquadrare il problema sotto questi profili?
Qual è il tuo giudizio sulla funzione del volontariato nella società attuale? E quale sul ruolo dello Stato nei
campi in cui opera il volontariato? Secondo te, lo Stato dovrebbe intervenire di più o di meno?

164 UNITÀ 5
5 “Siamo veramente liberi? Oppure tutto è già perfettamente predeterminato, al punto da rendere
vano e illusorio il sentirci protagonisti delle nostre vite e delle nostre decisioni? Il fatto è che un
mondo deterministico, che nega la nostra libertà, e dunque anche la moralità e la responsabilità, ci
pare assurdo e paradossale, fino a rendere insensate le nostre ragioni di vita. Che senso ha un’esi-
stenza tutta determinata da forze su cui non è possibile agire? È un’idea che il senso comune, prima
che quello filosofico, tende a rigettare”.
(A. Massarenti, Nati per crederci liberi, in “Il Sole 24 Ore”, 22 maggio 2011)

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Il tema qui posto è quello del libero arbitrio affrontato da filosofi di tutti i tempi. Riconosci nella traccia del
tema i principali nuclei concettuali e sviluppali.
Sulla base delle tue conoscenze, consultando il manuale di filosofia ed eventualmente altri testi, fa’ una
ricognizione dei più importanti orientamenti filosofici riguardo al determinismo-indeterminismo.
Quali risposte hanno dato gli scienziati a questo problema (ad esempio Newton)? E quali risposte danno
scienza e tecnica attuali (ad esempio la neuroscienza)?
Raccogli citazioni da testi filosofici e non. Raccogline anche da testi letterari (ad esempio il canto XVI del
Purgatorio dantesco, con il colloquio con Marco Lombardo ai vv. 25-51).
Come risponderesti tu alle domande poste nella traccia?

TEMI STORICI

6 L’inizio del secolo XIV coincise per l’Occidente con l’inizio di un periodo di profonda crisi:
l’espansione avviata nel secolo XI si arrestò, violente carestie ed epidemie si abbatterono sull’Eu-
ropa e la fame tornò a farsi sentire.
Illustra i caratteri della crisi demografica, economica e sociale e gli aspetti della ripresa.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Analizza la traccia che richiede la trattazione di un fenomeno storico nel suo sviluppo, ovvero l’analisi delle
fasi di un processo; in particolare i limiti del fenomeno preso qui in considerazione, la crisi del Trecento, sono
compresi tra l’XI e il XIV secolo.
Ripassa (se ti è possibile) sul manuale di storia i contenuti dei capitoli dedicati a questo tema. Leggi le pa-
gine di critica storiografica eventualmente contenute nel tuo libro.
Svolgi il tema secondo la scaletta qui di seguito proposta.
0. Introduzione: coordinate spazio-temporali.
1. Descrizione e analisi delle cause della crisi del Trecento: economia e demografia.
2. Narrazione e descrizione del diffondersi della peste e delle sue ricadute sul piano culturale e nell’imma-
ginario collettivo:
a. riferimenti a testi letterari e figurativi;
b. analisi in particolare del crollo demografico.
3. Descrizione e analisi della paralisi economica:
a. arresto della produzione e scarsità della moneta;
b. crisi della grande proprietà fondiaria;
c. condizione dei contadini;
d. effetti della crisi economica sulla vita quotidiana: precarietà dell’esistenza e malattie.

Il tema 165
4. La ripresa economica: descrizione dei suoi vari aspetti:
a. allevamento del bestiame, specializzazione delle coltivazioni;
b. processo di ristrutturazione fondiaria: trasferimento delle terre dalle famiglie aristocratiche a quelle
borghesi;
c. differenze sociali nel mondo contadino.
5. Descrizione e analisi delle rivolte contadine in Francia e in Inghilterra; loro interpretazione.
6. Conclusioni.
(da G. De Luna, M. Meriggi, A. Tarpino, La scena del tempo, Il Quaderno, a cura di G. Di Caro,
Paravia, Torino 2003, vol. 1, p. 18)

7 Due grandi contemporanei della crisi italiana della fine del XV e degli inizi del XVI secolo, Fran-
cesco Guicciardini e Niccolò Machiavelli, ne diedero interpretazioni diverse.
Scrive Guicciardini: «Le calamità d’Italia [...] cominciorono con tanto maggiore di-
spiacere e spavento negli animi degli uomini quanto le cose universali erano allora
più liete e più felici [...]. (L’Italia) illustrata sommamente dalla magnificenza di molte
nobilissime e bellissime città, [...] fioriva d’uomini prestantissimi nella amministra-
zione delle cose pubbliche [...]. Lorenzo de’ Medici [...] conoscendo che alla repub-
blica fiorentina e a sé proprio, sarebbe molto pericoloso se alcuni de’ maggiori Po-
tentati ampliasse più la sua potenza, procurava con ogni studio che le cose d’Italia in
modo bilanciate si mantenessino che in una che in un’altra parte non prendessino. [...]
Quando nel mese di aprile dell’anno mille quattrocento novantadue, sopravvenne la
morte di Lorenzo de’ Medici; morte acerba a lui [...] e incomodissima al resto d’Italia».
(Storia d’Italia, libro I)
Scrive Machiavelli: «Credevano i nostri principi italiani, prima ch’egli assaggiassero
i colpi della oltramontana guerra, che a uno principe bastasse sapere negli scrittoi pen-
sare un’acuta risposta, scrivere una bella lettera, mostrare ne’ detti e nelle parole arguzia
e prontezza, sapere tessere una fraude, [...] governarsi co’ sudditi avaramente e super-
bamente, marcirsi nell’ozio, dare i gradi delle milizie per grazia, disprezzare se alcuno
avesse loro dimostro alcuna lodevole via, volere che le parole loro fussero responsi di
oraculi; né si accorgevano i meschini che si preparavano ad essere preda di qualunque li
assaltava». (Dell’arte della guerra).

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Leggi attentamente i due testi controllando di averne ben compreso il significato letterale.
Identifica la tesi sostenuta da ciascuno dei due autori e riconosci le argomentazioni addotte.
Mettile a confronto e discutile sulla base delle tue conoscenze storiche.

8 Le tre grandi rivoluzioni politiche dell’età moderna: l’inglese, l’americana e la francese.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Costruisci una prima tavola sinottica dell’argomento in oggetto, ponendo in linea verticale la cronologia,
cui corrispondano in tre colonne (relative alle tre rivoluzioni) i singoli avvenimenti.
Costruisci una seconda tavola sinottica dell’argomento in oggetto, ponendo in linea verticale i fattori co-
muni alle tre rivoluzioni, cui corrispondano in tre colonne le singole situazioni.
Discuti le due tavole.

166 UNITÀ 5
9 La storia dello Stato nazionale italiano si caratterizza per la successione di tre tipi di regime:
liberale monarchico, fascista e democratico repubblicano. Il candidato si soffermi sulle fasi
di passaggio dal regime liberale monarchico al regime fascista, e dal regime fascista a quello
democratico repubblicano. Evidenzi, inoltre, le caratteristiche fondamentali dei tre tipi di re-
gime.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Questa traccia di tema storico (assegnata agli esami di Stato del 2009) indica un percorso cronologico nella
successione dei tre regimi che hanno caratterizzato la storia della nazione italiana. A tale riguardo potreb-
be esserti utile compilare una tabella di confronto-contrasto in cui schematizzare gli elementi istituzionali,
politici, sociali, economici, culturali ecc. di ciascun regime, come, ad esempio, quella che si propone qui di
seguito.

Regime liberale Regime democratico


Regime fascista
monarchico repubblicano
Costituzione
fondamentale

Evento di formazione

Governi succedutisi

Principali figure
politiche

Caratteri generali della


situazione economica

Caratteri generali della


situazione sociale

Caratteri generali della


situazione culturale

Principali eventi storici


verificatisi

Altro

La traccia ti chiede in particolare di soffermarti sulle fasi di passaggio da un regime all’altro.


• Per quanto riguarda l’avvento del fascismo, dovrai far riferimento a vari elementi: le tensioni sociali suc-
cessive alla fine della Prima guerra mondiale, la formazione e il ruolo dei nuovi partiti formatisi, le vicende
elettorali, il ruolo della monarchia, la personalità di Mussolini e le sue scelte tattiche e stratetiche, le preci-
se vicende che lo portarono al potere (marcia su Roma, il discorso dopo il delitto Matteotti ecc.).
• Per quanto riguarda la nascita dell’Italia democratica e repubblicana, dovrai fare riferimento alla guerra
in particolare dopo l’8 settembre del 1943, alla Resistenza, al ruolo dei partiti antifascisti, alla fine della
guerra e alla rinascita della vita politica italiana, con i protagonisti (De Gasperi, Togliatti ecc.) fino al
referendum istituzionale del 2 giugno 1946 con il varo della Costituzione.
In questo succedersi di eventi, potrai mettere in evidenza gli elementi di graduale continuità e quelli, al
contrario, di netta discontinuità.
Potresti anche concludere gettando uno sguardo sinottico d’insieme sui 150 anni di Unità d’Italia.

Il tema 167
10 La storia europea del Novecento è caratterizzata da vicende di segno contrastante in merito all’af-
fermazione della democrazia e l’Italia rientra pienamente in questo quadro, segnato da avveni-
menti drammaticamente significativi.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Puoi scegliere tra due percorsi di svolgimento: presentare i principali eventi della storia europea richiesti
dalla traccia, oppure partire direttamente dalla situazione italiana inquadrandola o collegandola a vicende
sovranazionali.
Considera in particolare le seguenti grandi vicende storiche:
• in Europa: esplosione di tensioni socio-economiche dopo la Prima guerra mondiale; rivoluzione russa e
nascita dell’URSS, dittatura staliniana, storia sovietica fino a Gorbaciov e al crollo dell’URSS; il nazismo
in Germania; lo scoppio della Seconda guerra mondiale; l’olocausto degli ebrei; esito del conflitto; divi-
sione delle due Germanie; Guerra fredda;
• in Italia: il fascismo; la Resistenza, la nascita della Repubblica; la Costituzione.
Individua in ciascuno di questi eventi il rapporto tra autoritarismo/dittatura e democrazia.
Sviluppa anche l’interpretazione suggerita dalla traccia di “contrasto” o contraddittorietà tra le vicende
prese in esame.

11 ONU, Patto atlantico, Unione europea: tre grandi organizzazioni internazionali di cui l’Italia è
stata membro. Inquadra il profilo storico di queste tre organizzazioni e illustra gli indirizzi di
politica estera su cui si è fondata la scelta dell’Italia di farne parte.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Leggi attentamente la traccia (assegnata agli esami di Stato del 2006) e riconosci con precisione che cosa
ti viene richiesto.
Da’ una definizione di queste organizzazioni e dei rispettivi campi di azione.
Se ti è possibile, fa’ una ricerca, sui manuali scolastici e in Internet, sulla loro storia.
Svolgi, come richiesto, un “profilo”, cioè un sintetico inquadramento storico, ricordando le vicende essen-
ziali che hanno portato alla loro nascita e che ne hanno caratterizzato la storia. Ad esempio:
• riguardo all’ONU: precedente della Carta atlantica (1941 e 1942 con la Dichiarazione delle Nazioni Uni-
te contro le potenze dell’Asse); statuto delle Nazioni Unite nel 1945; creazione dell’ONU dopo la fine
della Seconda guerra mondiale, ma forti limitazioni alla sua azione a causa della Guerra fredda; ruolo
dell’ONU nel processo di decolonizzazione; interventi umanitari negli anni Novanta (in Iraq, Somalia,
Cambogia, Balcani ecc.);
• riguardo al Patto atlantico: primo accordo nel 1949 come alleanza difensiva tra i Paesi dell’Europa occi-
dentale, gli Stati Uniti e il Canada contro il blocco sovietico in piena Guerra fredda; successive integra-
zioni; creazione del Patto di Varsavia; organizzazione militare del Patto atlantico;
• riguardo all’Unione europea: lungo cammino di alti e bassi dell’idea di un’Europa sempre più integrata;
prima elaborazione di un’Europa federale (nel 1941 Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli ed Erne-
sto Rossi); nascita del Consiglio d’Europa nel 1949; (Comunità europea del carbone e dell’acciaio)
nel 1950; firma a Roma, nel 1957, dei Trattati istitutivi della Comunità economica europea ( ) e della
Comunità europea per l’energia atomica (Euratom); “serpente monetario” nel 1972 trasformatosi nel
1979 nello (Sistema monetario europeo); nel 1984 progetto di Trattato sull’Unione europea; nel
1985 accordo di Schengen; nel 1986 Atto unico europeo, con obiettivi da conseguire a scadenze; nel
1987 Jacques Delors, nella veste di presidente della Commissione europea, presenta un ambizioso pro-

168 UNITÀ 5
gramma normativo ed operativo per assicurare l’eliminazione di qualsiasi ostacolo alla libera circolazio-
ne di persone, beni, capitali e servizi; nel 1992 Trattato di Maastricht: la (Comunità economica eu-
ropea) diventa (Unione europea); nel 1998-99 abolizione dei controlli alle frontiere interne dell’ ;
10 gennaio 2002 introduzione della moneta unica; definizione di un Trattato Costituzionale necessario
per assicurare il buon funzionamento dell’Unione europea che dal 1 maggio 2004 è composta da ben
25 Paesi.
Individua quali elementi accomunano le tre organizzazioni e quali le distinguono.
Chiarisci il ruolo dell’Italia al loro interno sia in prospettiva storica sia nella fase attuale.
Quali sono le attuali problematiche di queste organizzazioni? Quali gli attuali campi di intervento? Quali le
prospettive future? Quali i punti critici?

Il tema 169
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DEL TEMA
INDICATORI PUNTEGGI
(‘Ù®ã›Ù® —®
òƒ½çãƒþ®Êě
—›½½› ƒ®½®ã„
› —›½½› ‘ÊÃ֛ã›Äþ›)
PUNTEGGI
10ͳ9 8ͳ7 6 5ͳ4 3 PARZIALI
1. Rispetto della completo pressoché parziale, ma carente molto scarso
consegna completo comples- o nullo
sivamente
adeguato
2. Informazione ampia, esauriente corretta superficiale / con molte
articolata incompleta imprecisioni /
molto limitata,
scorretta
3. Riflessione ben evidente e abbastanza presente, ma appena assai limitata /
personale significativa evidente e non sempre accennata assente
significativa evidente e
significativa

4. Argomentazione articolata, presente e soddisfacente, poco articolata spesso


sempre abbastanza ma non e superficiale assente /
presente e articolata sempre del tutto
approfondita presente assente
5. Struttura del perfettamente quasi sempre schematica, con qualche disordinata e
discorso coerente e coerente e ma nel incongruenza incoerente
coesa coesa / un po’ complesso
schematica organizzata

6. Sintassi pienamente corretta, non sempre con alcuni con molti


corretta sia pur con corretta / errori gravi errori /
qualche contorta decisamente
imperfezione scorretta
7. Registro linguistico adeguati, quasi sempre complessiva- con diverse gravemente
e lessico appropriati, adeguati, mente adegua- improprietà e inadeguati
efficaci appropriati, ti, con qualche imprecisioni e non
efficaci imprecisione e appropriati
imperfezione
8. Ortografia pienamente corretta, con pochi, non con molti con molti
corretta con qualche gravi errori errori errori /
imperfezione decisamente
scorretta
9. Punteggiatura pienamente corretta, ma con qualche imprecisa con molte
corretta, non sempre imprecisione e imprecisioni /
accurata ed accurata incuria decisamente
efficace scorretta
10. Presentazione ottima buona comples- insoddisfacente gravemente
grafica (leggibilità, cura sivamente inadeguata
dell’impaginazione) accettabile
PUNTEGGIO TOTALE corrispondente a VOTO
....... / 10

170 UNITÀ 5
UNITÀ 6

La relazione
Definizione e funzione La relazione è un testo che riferisce in modo oggettivo dati e informa-
zioni a proposito di un argomento di cui l’autore è a conoscenza in quanto ha svolto su di esso uno
ON LINE studio specifico e ha raccolto della documentazione, oppure perché ne ha avuta esperienza diretta
Relazione attraverso un’attività. Dato il suo carattere di oggettività, in una relazione le opinioni personali
tecnica dell’autore non sono espresse, oppure sono collocate in un breve spazio distinto dall’informazione.
Verbale
Vari possono essere sia i contesti in cui una relazione è svolta (scuola, università, aziende ecc.),
sia i contenuti (argomenti delle varie discipline di studio, esperimenti scientifici, risultati di
ricerche e indagini, esperienze didattiche, prove tecniche ecc.), sia gli scopi (dimostrare all’inse-
gnante le proprie conoscenze, fornire a colleghi di lavoro o clienti i risultati di una prova o di una
ricerca, informare di una determinata questione persone interessate a vario titolo ecc.). Molteplici
sono anche le fonti di documentazione: libri, siti Internet, archivi, inchieste ecc.
Sulla base delle variabili sopra indicate, principalmente nella pratica scolastica si possono ritro-
vare le seguenti tipologie di relazione:
compilativa: viene scritta utilizzando e ordinando materiali provenienti da fonti di docu-
mentazione cartacee o telematiche. È spesso assegnata a scopo di verifica quando si richiede
allo studente di riferire sui contenuti di studio appresi da testi diversi. Talvolta, testi definiti
“temi” o “tesine” sono in realtà relazioni, in quanto riordinano materiale documentario rac-
colto a scopo informativo, senza una rielaborazione personale o l’argomentazione di una tesi.
Sono da considerarsi relazioni anche le cosiddette “ricerche” assegnate come compito a casa
su determinati argomenti;
di attività: si riferisce ad attività ed esperienze svolte dallo studente dentro e fuori la scuola:
esperimenti scientifici e di ricerca, prove tecniche, viaggi d’istruzione, visite a musei, mostre,
convegni, stage di orientamento allo studio e al lavoro, tirocinio ecc.
La relazione, oltre a essere redatta in forma scritta, può essere presentata oralmente, ma anche
in questo caso va precedentemente progettata come testo scritto.

Le fasi di svolgimento della relazione Tre sono le fasi fondamentali per lo svolgimento di una
relazione (come per altri modelli di scrittura):
prescrittura: preliminare alla stesura del testo, coincide sostanzialmente con la raccolta di
documentazione;
scrittura: cioè la stesura del testo, che risponde a uno schema strutturato, con alcune varianti
a seconda della tipologia di relazione;
postscrittura: revisione del testo e messa a punto per la sua lettura.

1. Prescrittura
RACCOLTA DELLA DOCUMENTAZIONE
Per eseguire una relazione, particolare importanza assume la raccolta della documentazione,
che fornisce il fondamentale supporto informativo al testo. Quali dati vanno raccolti? Da quali
fonti? Con quali modalità?

La relazione 171
SCHEDA OPERATIVA

La raccolta della documentazione


Prima di svolgere una relazione:
• consulta a casa e in biblioteca libri e giornali;
• consulta siti Internet;
• sottolinea e prendi appunti;
• scheda i testi letti;
• elabora schemi, riassunti, sintesi.
In particolare, per la relazione di attività:
• prima e durante l’attività, raccogli da fonti cartacee e telematiche documentazione varia (opuscoli
informativi, dépliant, cartine geografiche, immagini, stralci da articoli di giornali attinenti all’oggetto
dell’esperienza);
• durante l’attività, prendi appunti su ciò che vedi e fai;
• se l’esperienza dura più giorni (un viaggio o uno stage), tieni un “diario di bordo”;
• trascrivi i dati quantitativi, elabora sintesi e schemi, esegui (eventualmente) fotografie e disegni.

2. Scrittura
STESURA DELLA RELAZIONE
Una relazione è solitamente articolata secondo uno schema strutturato in questo modo:
titolo: sintetizza il contenuto della relazione in modo oggettivo e neutro;
introduzione: definisce l’oggetto della relazione, con motivazioni, scopi e destinatario;
corpo centrale della relazione: è la vera e propria relazione, da suddividersi in più sotto-
punti;
conclusioni: riepilogo dell’argomento trattato, con eventuale interpretazione dei dati;
allegati (facoltativi): tabelle, schemi, mappe, materiale iconografico ecc.
Tale schema presenta delle varianti a seconda delle tipologie di relazione, come risulta dalla
seguente scheda.

SCHEDA OPERATIVA

Schemi di relazione compilaƟva e d’aƫvità


RELAZIONE COMPILATIVA DI ATTIVITÀ
Titolo • Sintetizza il contenuto della relazione in un sintagma (ad esempio sostantivo + agget-
tivo, sostantivo + complemento di specificazione) o in una breve frase (anche nomi-
nale).
• Utilizza termini concreti, di valore denotativo, senza figure retoriche, né immagini po-
etiche o brillanti.
• Fa’ eventualmente un sottotitolo.

172 UNITÀ 6
RELAZIONE COMPILATIVA DI ATTIVITÀ
Introduzione • Definisci l’oggetto della relazione con una sola frase, al massimo due, o anche solo con
una frase nominale.
• Indica le motivazioni didattiche ed educative (materie coinvolte, programmi di studio ecc.).
• Indica gli scopi e il destinatario della relazione (verifica scolastica, informazione desti-
nata alla classe, alla scuola o per altra occasione pubblica ecc.).
• Illustra schematicamente l’attività di progettazione e di preparazione (ore di lezione
dedicate, studio domestico, prove di verifica in itinere ecc.).
• Fornisci eventuali informazioni tecniche (modalità di consultazione in Internet, sedi di
biblioteche per il reperimento di libri, tempi di svolgimento e mezzi di trasporto utiliz-
zati in una visita ecc.).
• Presenta l’oggetto della relazione in una frase, massimo due.
• Seleziona, tra i dati raccolti in fase di documentazione (compreso l’eventuale “diario di
bordo”), quelli più importanti e significativi e scarta gli altri.

• Disponi gli elementi informa- Descrivi dettagliatamente l’esperienza:


tivi selezionati secondo un • nel caso di attività esterna alla scuola (viaggio, escur-
criterio da te scelto (crono- sione, visite varie ecc.):
logico, geografico, di causa- – illustra l’itinerario scelto;
effetto, dal generale al parti- – descrivi le singole fasi dell’esperienza, facendo riferi-
colare o viceversa ecc.). mento a eventuali allegati (foto, tabelle, mappe ecc.);
• Per ciascun punto in cui ar- • nel caso di esperimento scientifico:
ticoli il corpo centrale della – enuncia il problema e l’ipotesi da verificare con
relazione, fornisci le infor- l’esperimento;
mazioni più importanti in – indica tempi, luogo, modalità di svolgimento del-
maniera esauriente, ma sem- l’esperimento;
pre sintetica e schematica. – elenca il materiale utilizzato;
• Fa’ riferimento, se opportuno, – descrivi la metodologia usata;
a testi d’autore, opere d’arte – descrivi analiticamente le varie fasi dell’esperimen-
o manufatti di vario genere to, indicando con precisione le operazioni compiu-
(che eventualmente riprodur- te in ciascuna fase;
Corpo – elenca i dati raccolti, facendo riferimento a eventua-
rai in allegato).
centrale della li allegati (tabelle, grafici ecc.).
relazione
Non aggiungere riflessioni e in- Estrapola dalla descrizione analitica i dati generalizza-
terpretazioni personali; caso bili (leggi fisiche e/o chimiche relative all’esperimento
mai, riporta interpretazioni cri- scientifico compiuto; caratteri artistici, naturalistici,
tiche altrui (indicandone chia- storici del luogo visitato ecc.).
ramente l’autore).

• Mantieni una struttura molto schematica del testo.


• Suddividi nettamente il testo in paragrafi, distanziandoli l’uno dall’altro con un’interli-
nea ed eventualmente dando a ciascuno di essi un piccolo titolo.
• Scrivi frasi piuttosto brevi con un periodare prevalentemente paratattico, con poche
subordinate.
• Presta attenzione alla coesione grammaticale e semantica all’interno dei paragrafi e
alla coerenza tra i paragrafi, cioè rispetta l’ordine logico della loro successione, evi-
denziandolo con gli appropriati connettivi in apertura di paragrafo ( Come ottenere la
coerenza e la coesione nei paragrafi, p. 75).
• Usa un lessico chiaro, facilmente comprensibile, ma anche tecnicamente preciso, so-
prattutto nelle relazioni a contenuto tecnico. Adegua il livello di specialismo dei termini
al grado di competenza del destinatario.
• Presta attenzione alla correttezza ortografica e grammaticale.
• Mantieni un tono oggettivo, senza inserire considerazioni, impressioni, riflessioni personali.

La relazione 173
RELAZIONE COMPILATIVA DI ATTIVITÀ
Conclusioni Sono facoltative, ma nel caso tu scelga di scriverle:
• fa’ un sintetico riepilogo dell’argomento trattato (una, due frasi);
• indica eventuali problemi presentatisi durante lo svolgimento delle varie fasi della rela-
zione e risolti o rimasti aperti;
• eventualmente aggiungi un paragrafo di considerazioni personali, evidenziando sem-
pre la distinzione tra dati oggettivi e soggettivi.
Allegati • Elenca in allegato i materiali e le fonti utilizzate.
• Completa eventualmente la relazione con tabelle, grafici, immagini, infographics ecc.
• Puoi aggiungere agli allegati anche un abstract, cioè un sunto schematico da inserire in
cartelline di convegni o circostanze simili.
• Se prevedi di esporre la relazione oralmente, prepara le slide per Power Point e valuta
se sia opportuno fornire anche queste in allegato.
• Numera e intitola gli allegati. Se sono numerosi, fanne un indice.

3. Postscrittura
REVISIONE E PRESENTAZIONE GRAFICA DEL TESTO
Per la revisione e la presentazione grafica del testo, puoi far riferimento alle indicazioni fornite
nell’Unità 3 relativa al saggio breve, pp. 78-79.

ESEMPIO
Un esempio di relazione
Ti proponiamo l’esemplificazione di una relazione di attività su un’escursione di-
dattica, rimandando al laboratorio gli esempi di relazioni di tipo compilativo o di altri
generi di attività.
L’escursione didattica in questione, di contenuto naturalistico, si suppone effettuata
al Monte di Portofino da due classi di terza di un liceo scientifico di Genova, in una
giornata di aprile del 2011.

RACCOLTA DELLA DOCUMENTAZIONE


Nella scheda seguente ti presentiamo le operazioni di documentazione svolte sia in classe sia
durante lo svolgimento dell’escursione al Monte di Portofino.

Documentazione per relazione di escursione naturalisƟca


Prima dell’escursione (preparazione):
documentazione raccolta dalla classe presso l’Azienda di Soggiorno di Portofino e presso la sede dell’En-
te Parco di Portofino: opuscoli informativi, dépliant, cartine geografiche;
consultazione del sito Internet dell’Ente Parco di Portofino: www.parks.it/parco.portofino/edu.php;
ripasso sul manuale di scuola e degli appunti presi durante le lezioni di Scienze relativamente a:
• rocce sedimentarie e processi di sedimentazione;
• concetto di tempo geologico;
• concetto di bosco, rimboschimento, degrado ambientale;
• concetto di clima, microclima, principali caratteristiche del clima mediterraneo.

174 UNITÀ 6
Durante l’escursione:
appunti; fotografie e schizzi eseguiti dagli studenti;
rielaborazione degli appunti a casa, “a caldo” al rientro dall’escursione, consultando per chiarimenti,
quando necessario, il manuale scolastico, enciclopedie e il sito.

STESURA DELLA RELAZIONE


Ti proponiamo ora un esempio di svolgimento della relazione, seguendo lo schema e le indicazio-
ni illustrate nelle pagine precedenti.

Relazione sull’escursione naturalisƟca al Monte di Portofino


Titolo Escursione naturalistica al Monte di Portofino

Sottotitolo Un’esperienza didattica en plein air

Introduzione Località visitata: il Monte di Portofino, in provincia di Genova. Alto 610 m, è il monte più
elevato del promontorio che porta la medesima denominazione. Località di grande pre-
gio ambientale, fa parte del Parco naturale regionale di Portofino.
Partecipanti: studenti delle classi III A e III C del Liceo scientifico “Cristoforo Colombo” di
Genova, guidati dalle insegnanti di scienze e di italiano, promotrici dell’escursione e del
programma didattico collegato.
Data dell’escursione: 20 aprile 2011.
Trasporti: pullman privato fino a Ruta di Camogli (tempo di percorrenza da Genova a
Camogli: un’ora); l’escursione prosegue a piedi.
Itinerario: Ruta di Camogli – Portofino Vetta – Gaixella – Pietre Strette – Costa dei Ghidelli
– Olmi – Portofino Mare – Paraggi.
L’escursione è stata preceduta da un ciclo di tre lezioni dell’insegnante di scienze e una
dell’insegnante di italiano, concluse da una prova di verifica strutturata.
Obiettivi didattici dell’esperienza predisposti dalle insegnanti e discussi preliminarmente
con la classe:
1. Saper osservare e riconoscere:
– alcune essenze mediterranee;
– differenze tra paesaggio antropizzato e naturale;
– differenze tra forme paesaggistiche;
– componenti di un ecosistema naturale (rocce, vegetazione, animali) e le sue modifi-
cazioni causate dall’attività umana (rimboschimento, incendio, urbanizzazione ecc.);
– diversità e uguaglianze tra gli ambienti dell’itinerario prescelto, individuando per
ciascuno di essi i fattori caratteristici (microclima, tipo di substrato, componente ar-
borea e/o arbustiva dominante);
2. Arrivare a comprendere le relazioni tra le caratteristiche climatiche, il substrato e le
specie vegetali e animali presenti.
3. Esporre oralmente e per iscritto i risultati dell’esperienza.

Corpo centrale Caratteristiche del percorso


della relazione Abbiamo percorso inizialmente il settore settentrionale del promontorio, nella sua
zona più fresca e più umida; superate le Pietre Strette siamo passati sul versante meridio-
nale del monte; in questa zona il paesaggio è determinato dal diverso tipo di substrato
geologico: il conglomerato infatti, a differenza dei calcari, fornisce un aspetto dalle forme
più incise e rigide.
Scendendo verso l’abitato di Portofino, abbiamo osservato un paesaggio più domesti-
co: infatti, tra orti e uliveti, si fanno sempre più numerose le tracce della presenza umana.
Dopo una visita all’antico borgo marinaro di Portofino, ricavato in un porto naturale
ben protetto dalla violenza delle mareggiate, abbiamo proseguito lungo l’itinerario pe-
donale che porta fino a Paraggi, in mezzo a una ricca vegetazione di lecci, carrubi, allori
e pini d’Aleppo.

La relazione 175
Osservazioni naturalistiche
Nella prima parte del percorso prevalgono le specie caducifoglie (roverella, castagno,
orniello); insieme con queste compaiono anche piante di tipo mediterraneo: corbezzolo,
ginestra, viburno tino.
Si osservano esempi della presenza umana con le caratteristiche fasce terrazzate sor-
rette da muretti a secco, nonché alcuni maestosi esemplari di leccio visibili poco prima
dell’albergo di Portofino Vetta.
In questa zona è presente un substrato roccioso di tipo sedimentario di notevole spes-
sore: i calcari del Monte Antola. Questa roccia, formata prevalentemente di carbonato di
calcio, a cui si aggiungono anche percentuali di argilla e sabbia, determina un paesaggio
dolce, ampio e maestoso facilmente erodibile e, quindi, modellabile.
Poco prima delle Pietre Strette si entra nella zona caratterizzata dall’altro tipo di sub-
strato roccioso: il conglomerato, roccia sedimentaria anch’essa, ma con caratteristiche
plastiche molto differenti dalla roccia precedente. Si tratta, infatti, di una roccia molto
dura, resistente all’erosione superficiale formatasi con il deposito e la successiva com-
pattazione di ciottoli dalle forme più o meno arrotondate; in corrispondenza dei punti
di frattura preesistenti, l’acqua incanalata, aiutata dai ciottoli liberi, finisce per scavare
profondamente nella roccia, dando luogo a ripide e scoscese pareti.
Il tipo di vegetazione dominante in questo settore è la macchia mediterranea; in par-
ticolare troviamo lentisco, mirto, corbezzolo, ginestra spinosa, alaterno, smilace.
Vanno anche citati i numerosi rimboschimenti di conifere, di tipo mediterraneo, tra
cui prevalgono il pino marittimo, il pino domestico, il pino d’Aleppo (quest’ultimo già
presente sul promontorio).
Tuttavia a Portofino, come in moltissime zone della Liguria costiera, la vegetazione si
presenta alquanto degradata, a causa dei frequenti incendi: solo poche specie riescono a
sopravvivere, prendendo così il sopravvento sulle altre.

Allegati

Cartina
dell’itinerario

(da www.portofinotrek.com/trek/da-portofino-vetta/50-portofino-vetta-portofino-
paraggi-molini-olmi-portofino-vetta.html)

176 UNITÀ 6
LABORATORIO
ON LINE
In questo laboratorio ti proponiamo alcuni argomenti per relazioni sia compilative sia di
Esercizi
attività, accompagnati da guide allo svolgimento. aggiuntivi

RELAZIONI COMPILATIVE
1 ARGOMENTO: IL “DOLCE STIL NOVO”
GUIDA ALLO SVOLGIMENTO
Esegui una relazione compilativa a carattere letterario sull’argomento proposto completando e sviluppan-
do il seguente schema.
Titolo Il “dolce stil novo”

Sottotitolo ......................................................................................................................................................................................................................................

Introduzione Obiettivi didattici della relazione: ..............................................................................................................................................


Citazione delle fonti utilizzate:
– Manuale scolastico alle pp. ....................
– Altro: .......................................................................................................................................................................................................
Per una definizione di “dolce stil novo”:
– la definizione data da Dante (cfr. All. A): (citare) ....................
– una moderna definizione (quella del manuale scolastico o altra): ....................

Corpo centrale 1. Contesto storico-geografico del “dolce stil novo”: il mondo comunale di Bologna (anni
della relazione 1260-1276) e soprattutto di Firenze (anni 1280-1310).
2. Novità del “dolce stil novo” rispetto ai rimatori precedenti:
2.a fedeltà all’ispirazione amorosa;
2.b donna-angelo;
2.c la “gentilezza”;
2.d indagine filosofica;
2.e “dolcezza” dello stile.
3. Personalità del “dolce stil novo”:
3.a Guido Guinizzelli:
– breve presentazione di vita e opere (cfr. All. B);
– impegno filosofico;
– identità amore-gentilezza.
Es.: Al cor gentile rempaira sempre amore (cfr. All. C)
3.b Guido Cavalcanti:
– breve presentazione di vita e opere (cfr. All. D);
– amore come tema centrale della sua poesia;
– amore come esperienza dolorosa.
Es.: Voi che per li occhi mi passaste il core (cfr. All. E)
3.c Dante Alighieri:
– brevi notazioni biografiche relative al periodo di composizione della Vita Nova;
– presentazione della Vita Nova (cfr. All. F);
– nuova poetica e nuovo pubblico.
Es.: Donne ch’avete intelletto d’amore (cfr. All. G)
– simbolismo e allegorismo;
– la lode di Beatrice, donna “gentile”.
Es.: Tanto gentile e tanto onesta pare (cfr. All. H)

Conclusioni Riepilogo sintetico dell’argomento.

La relazione 177
Allegati All. A: definizione dantesca di “dolce stil novo” in Purgatorio, XXIV, 52-54
All. B: cronologia della vita e delle opere di Guido Guinizzelli
All. C: testo della poesia Al cor gentile rempaira sempre amore di Guinizzelli
All. D: cronologia della vita e delle opere di Guido Cavalcanti
All. E: testo della poesia Voi che per li occhi mi passaste il core di Cavalcanti
All. F: scheda su datazione, struttura e genere della Vita Nova di Dante Alighieri
All. G: testo della poesia Donne ch’avete intelletto d’amore di Dante Alighieri
All. H: testo della poesia Tanto gentile e tanto onesta pare di Dante Alighieri

2 ARGOMENTO: ITALIA, APRILE 1945

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Esegui una relazione compilativa a carattere storico sulle vicende più significative del mese conclusivo del-
la Seconda guerra mondiale (dal 10 aprile all’8 maggio 1945) con particolare riferimento all’Italia.
Utilizza come documentazione di base la cronologia fornita qui di seguito, arricchendola con altre informa-
zioni tratte dal tuo manuale scolastico di storia e da altri testi a tua scelta.
Ricava dal testo della relazione uno schema per l’esposizione orale.
Allega, se credi, alla relazione immagini, tabelle o altro materiale di corredo.
La destinazione è l’esposizione orale e la distribuzione cartacea del testo scritto ai partecipanti a una giornata
di studi organizzata dalla tua scuola sul tema della resistenza, in occasione della ricorrenza del 25 aprile.

Cronologia
10 aprile Luigi Longo (comandante generale delle brigate d’assalto Garibaldi) dirama ai
partigiani, con la direttiva n. 16, la data dell’insurrezione: è fissata per il 25 aprile;
su Milano si decide di far convergere quasi tutte le formazioni partigiane.
18 aprile Mussolini arriva a Milano e si stabilisce nel palazzo della Prefettura, in corso
Manforte.
21 aprile Bologna è liberata.
23 aprile Insorge Genova.
24 aprile Insorge Cuneo. A Torino arriva l’ordine dell’attacco finale. Quel giorno, in Eu-
ropa, sul fronte orientale, i sovietici stanno già combattendo per le vie di Berli-
no; su quello occidentale gli alleati hanno raggiunto l’Elba e sul fronte italiano
hanno varcato il Po. I soldati italiani combattono nelle prime file incalzando i
nazifascisti in ritirata.
25 aprile Il Cnlai impartisce l’ordine di insurrezione generale. A Milano si spara per le
strade, muoiono fascisti e partigiani. Nella sede arcivescovile di Milano, per
iniziativa del cardinale Ildefonso Schuster, alcuni capi del Cnlai incontrano
Mussolini per chiedergli la resa incondizionata di tutti i fascisti. Nella serata il
duce fugge verso Como.
26 aprile Genova è libera. A Milano continuano gli scontri.
27 aprile I partigiani liberano Aosta. A Musso, vicino a Dongo, i partigiani della 52a Bri-
gata Garibaldi individuano la colonna tedesca con la quale Mussolini cerca di
scappare in Svizzera. A sera i fascisti firmano la resa a Padova.
28 aprile A Giulino di Mezzegra, Mussolini, con Claretta Petacci, cade sotto i colpi dei
partigiani. Insorge Venezia, mentre a Mestre i tedeschi si difendono fino al
giorno successivo. Torino è libera dopo una sanguinosa battaglia. A Milano, il
comando tedesco è trincerato all’Hotel Regina, intenzionato a cedere le armi
solo alla presenza delle truppe alleate.

178 UNITÀ 6
29 aprile Gli Alleati entrano a Milano. I corpi di Mussolini, della Petacci e di altri gerarchi
fascisti sono esposti in piazzale Loreto, nello stesso luogo dove, il 10 agosto
1944, i fascisti hanno fucilato 15 partigiani lasciando i loro corpi esposti. I par-
tigiani occupano Como. I combattimenti continuano in Italia, ma a Caserta, al
quartiere generale alleato, è firmato l’armistizio per la resa totale delle truppe
tedesche in Italia, che entrerà in vigore alle 14 del 2 maggio.
30 aprile Adolf Hitler si suicida nel bunker di Berlino con Eva Braun.
1 maggio Berlino si arrende all’Armata Rossa. Mentre i soldati del Terzo Reich depongono
le armi, in tutta Europa s’intensificano colloqui e contatti per discutere i nuovi
assetti istituzionali e risolvere la questione della smobilitazione dei partigiani.
3 maggio Le avanguardie degli eserciti alleati entrano in Torino liberata.
8 maggio Capitolazione della Germania e fine della Seconda guerra mondiale.
(R. Coaloa, Un mese che cambiò il mondo, in “Il Sole 24 Ore”, 24 aprile 2005)

RELAZIONI DI ATTIVITÀ
3 ARGOMENTO: VISITA DI ISTRUZIONE A UNA CAPITALE EUROPEA
GUIDA ALLO SVOLGIMENTO
In preparazione di una visita di istruzione a una capitale europea (Londra, Parigi, Berlino, Praga ecc.), ela-
bora un possibile itinerario sul quale sarai chiamato a svolgere una relazione.
Segnala con un evidenziatore colorato il percorso da te scelto sulla cartina della città.
Svolgi studi e ricerche relative al percorso scelto.
Durante la visita, tieni un “diario di bordo” (come quello indicato nella scheda sottostante).
Compila la scheda di uno o più monumenti o luoghi di interesse.
Al rientro a scuola stendi una relazione secondo lo schema fornito a p. 175.

“Diario di bordo” di visita d’istruzione


• Nome e cognome, classe ...............................................................................................................................................................................
• Giorno .........................................................................................................................................................................................................................
• Tempi (ora di partenza e di ritorno all’albergo / altri orari) .........................................................................................
............................................................................................................................................................................................................................................

• Percorso effettuato (segnalare sulla cartina i luoghi visitati nonché le soste) .............................................
............................................................................................................................................................................................................................................

• Monumenti visitati (sintetica descrizione) ................................................................................................................................


............................................................................................................................................................................................................................................

• Incontri (con abitanti del luogo, altri turisti ecc.) .............................................................................................................


............................................................................................................................................................................................................................................

• Rapporti interpersonali (con compagni e accompagnatori) .....................................................................................


............................................................................................................................................................................................................................................

• Impressioni personali e di gruppo (sui luoghi visitati e sulle esperienze compiute) ...............................
............................................................................................................................................................................................................................................

• Riferimenti culturali suscitati dalla visita (confronto con le proprie conoscenze di storia,
letteratura, arte, osservazioni di attualità e politica ecc.) .............................................................................................
............................................................................................................................................................................................................................................

La relazione 179
GRIGLIA DI VALUTAZIONE DELLA RELAZIONE
INDICATORI PUNTEGGI
(‘Ù®ã›Ù® —®
òƒ½çãƒþ®Êě
—›½½› ƒ®½®ã„
› —›½½› ‘ÊÃ֛ã›Äþ›)
PUNTEGGI
10ͳ9 8ͳ7 6 5ͳ4 3 PARZIALI
1. Rispetto della completo pressoché parziale, ma carente molto scarso
consegna completo comples- o nullo
sivamente
adeguato
2. Utilizzo della ampio e esauriente sufficiente superficiale/ con numerose
documentazione articolato incompleto imprecisioni /
molto limitato
e scorretto
3. Informazione accurata, presente e complessiva- alquanto assente
fornita al destinatario articolata e accurata mente soddi- superficiale
approfondita sfacente
4. Interpretazione accurata, presente e schematica, con qualche disordinata e
dei dati articolata e accurata ma nel incongruenza incoerente
approfondita complesso
organizzata
5. Struttura del perfettamente quasi sempre un po’ con molte disordinata e
discorso coerente e coerente e confusa, ma incongruenze incoerente
coesa coesa nel complesso
organizzata

6. Sintassi pienamente corretta, non sempre con alcuni con molti


corretta con qualche corretta / errori gravi errori /
imperfezione contorta decisamente
scorretta
7. Registro linguistico adeguati e quasi sempre complessiva- diverse gravemente
e lessico appropriati adeguati e mente adegua- improprietà e inadeguati
appropriati ti, con qualche imprecisioni e non
imprecisione e appropriati
imperfezione
8. Ortografia pienamente corretta, con pochi, non con molti con molti
corretta con qualche gravi errori errori errori /
imperfezione decisamente
scorretta
9. Punteggiatura pienamente corretta, ma con qualche imprecisa con molte
corretta, non sempre imprecisione e imprecisioni /
accurata ed accurata incuria decisamente
efficace scorretta
10. Presentazione ottima buona comples- insoddisfa- gravemente
grafica sivamente cente inadeguata
accettabile
PUNTEGGIO TOTALE corrispondente a VOTO
....... / 10

La relazione 181
UNITÀ 7

La tesina

Definizione e funzione La “tesina” – diminutivo di “tesi di laurea”, cioè la dissertazione


scritta che il laureando presenta al termine degli studi universitari per il conseguimento della
laurea – è un testo scritto, d’uso scolastico e universitario, che consiste nella trattazione di un
particolare argomento su cui lo studente abbia svolto una ricerca e a riguardo del quale abbia
elaborato una personale interpretazione.
Nella scuola secondaria italiana la pratica didattica della tesina si è diffusa soprattutto dopo
il 1998 con l’entrata in vigore degli esami di Stato, che prevedono, in avvio della prova orale,
l’esposizione di un argomento a scelta da parte del candidato, in preparazione della quale egli
può aver redatto, per l’appunto, una tesina.
Essa è preferibilmente a carattere pluridisciplinare (in cui cioè siano trattati argomenti afferenti
a più materie non necessariamente collegate tra loro) o interdisciplinare (in cui invece argo-
menti di più materie, anche non strettamente facenti parte del programma scolastico, siano posti
in relazione tra loro e integrati).
La tesina rientra nel genere saggistico, in quanto si prefigge lo scopo, oltre che di documentare
l’oggetto della trattazione, di dimostrare la tesi dell’autore, facendo ricorso all’argomentazione,
cioè al metodo di discussione e di ragionamento volto a convincere il lettore. La sua tipologia
testuale prevalente è dunque argomentativa, oltre che informativa.
Oltre alla tesina argomentativa, nella scuola vengono elaborati anche testi, che pur prendendo il
nome di “tesine”, sono piuttosto assimilabili alle “relazioni compilative” ( p. 171), in quanto
utilizzano e ordinano materiali provenienti da fonti altrui, senza un particolare contributo di in-
terpretazione personale.
L’ampiezza di una tesina può variare da un minimo di 10-15 pagine a un massimo di 50 o addi-
rittura di più, anche se nella scuola è preferibile optare per soluzioni ridotte, in quanto alla sua
esposizione durante il colloquio sono destinati non più di 10-15 minuti.
L’editing della tesina deve rispettare le regole redazionali di una pubblicazione saggistica
(suddivisione in capitoli, note, bibliografia, indice ecc.) e le convenzioni di stampa (impaginazio-
ne, uso dei caratteri ecc.).
In ambiente scolastico, in particolare in sede d’esame, alla pubblicazione della tesina in fascicolo
può essere affiancata (o sostituita) la presentazione (e la preventiva consegna agli insegnanti) di
un abstract che ne riassuma il contenuto essenziale, oppure della scaletta utilizzata per la sua
stesura, oppure di una mappa concettuale che sintetizzi graficamente il percorso di ricerca
effettuato, oppure di un testo multimediale e/o ipertestuale: tutti strumenti che servono allo
studente come tracce o supporto per l’esposizione orale.

Le fasi di svolgimento della tesina Le fasi in cui si articola lo svolgimento di una tesina
possono essere schematizzate in quelle consuete della prescrittura, della scrittura e della post-
scrittura, per larga parte coincidenti con quelle del saggio breve ( pp. 66 ss.) e in parte invece
peculiari.

182 UNITÀ 7
1. Prescrittura
SCELTA DELL’ARGOMENTO E ORGANIZZAZIONE
DEL PERCORSO DI RICERCA
Le prime operazioni da compiere sono rappresentate dalla scelta dell’argomento della tesina e
dall’organizzazione del percorso di ricerca.

SCHEDA OPERATIVA

Come scegliere l’argomento della tesina e organizzare il percorso di ricerca


Scegli per la tua tesina un argomento per il quale tu sia effettivamente motivato, perché hai per esso uno
specifico interesse culturale e magari hai già compiuto delle letture e degli studi al riguardo, oppure perché
si collega a tue esperienze di vita o ad aspirazioni personali.
Considera anche la sua corrispondenza a esigenze di tipo scolastico: ad esempio che riguardi le materie del
programma d’esame o che si presti a collegamenti con argomenti sui quali ti senti adeguatamente preparato.
Opta per una tesina pluridisciplinare oppure interdisciplinare.
Puoi scegliere un argomento che riguardi anche discipline non direttamente contemplate dai programmi
scolastici, ma comunque collegabili alle materie d’esame (cinema, musica, economia, psicologia, sociologia
ecc.).
Decidi la modalità con cui intendi presentare il tuo lavoro in sede d’esame: in forma cartacea per esteso,
come riassunto o scaletta o mappa concettuale, oppure in forma multimediale (video) o di manufatto (mo-
dellino, robot ecc.).
Valuta il grado di complessità dell’argomento in relazione alle tue effettive capacità e al tempo a disposi-
zione.
Chiedi consiglio e collaborazione ai tuoi insegnanti per un inquadramento generale del problema, per le
prime indicazioni bibliografiche e per individuare la tesi da dimostrare.
Delimita il campo della tua indagine, così da evitare inutili perdite di tempo e di impegno intellettuale.
Assegnati degli obiettivi di estensione massima del testo da produrre.
Compila, fin dall’inizio, un indice provvisorio dei capitoli in cui prevedi di articolare la tesina.
Tieni un “diario” della ricerca: un quaderno o un bloc-notes in cui quotidianamente prendere appunti
sulle letture in corso.
Raccogli documentazione da varie fonti:
• ripassa sui manuali scolastici i capitoli riguardanti l’argomento scelto, sottolinea e prendi appunti (ricor-
dando di prendere nota dei numeri delle pagine utili);
• sfoglia quotidiani e riviste, ritaglia e conserva gli articoli interessanti;
• ascolta radio e TV e prendi appunti;
• consulta Internet: prendi appunti, salva le pagine web utili ed eventualmente stampane alcune.
Procurati un raccoglitore, nel quale riordinare il materiale raccolto e da raccogliere, avendo scelto dei
criteri di classificazione.

RACCOLTA DELLA BIBLIOGRAFIA E SCHEDATURA


Una fase importantissima del lavoro consiste nella predisposizione di una bibliografia (un elen-
co di titoli di libri) e/o di una sitografia (elenco di siti Internet) riferite all’argomento della tesi-
na, sulla base delle quali potrai svolgere le tue ricerche in biblioteca o in Internet.
Dopo la lettura dei libri e la consultazione dei siti è opportuno procedere alla schedatura, vale a
dire alla registrazione su schede (cartoncini appositi oppure, semplicemente, le pagine staccabili
di un quaderno o di un bloc-notes) delle informazioni e dei dati più importanti rilevati.

La tesina 183
SCHEDA OPERATIVA

Consigli per la raccolta della bibliografia


Inizia da una bibliografia essenziale (che potrai ampliare successivamente), costruita in questo modo:
• chiedi indicazioni ai tuoi insegnanti ed eventualmente al bibliotecario;
• svolgi autonomamente ricerche sui libri di scuola (spesso i manuali scolastici contengono bibliografie
essenziali al termine del volume o di singoli capitoli) e su altre fonti.
Nel mettere insieme la tua bibliografia, puoi raccogliere i titoli:
• in ordine alfabetico o cronologico;
• in una sorta di bibliografia ragionata, affiancando all’indicazione del libro annotazioni, commenti, sin-
tetiche illustrazioni del contenuto o dell’orientamento critico; questo secondo tipo di bibliografia ti
aiuterà maggiormente a identificare i libri di tuo interesse.
Via via che hai a disposizione i testi della bibliografia o della sitografia, esegui prima una lettura esplora-
tiva e quindi una lettura di approfondimento.
In Internet o da altre fonti raccogli anche documenti sonori e visivi (fermi o in movimento) da porre a
corredo della tua pubblicazione o che possono servirti se opti per la forma multimediale.

Consigli per effettuare la schedatura


Procedi alla schedatura di ogni libro eseguendo le seguenti operazioni:
• trascrivi tutti i dati informativi (autore, titolo, pubblicazione ecc.) ricavabili dal frontespizio del libro
stesso o riportati nella scheda della biblioteca;
• raccogli sintetiche notizie sull’autore (dalla quarta di copertina, da Internet o dai manuali scolastici);
• trascrivi i passi che intendi riportare come citazioni;
• eventualmente riassumi le parti lette;
• prendi sempre nota delle pagine del libro cui si riferiscono appunti, citazioni, riassunti;
• se effettui una schedatura per argomento, seleziona a priori gli argomenti di tuo interesse, assegna
una scheda a ciascuno di questi argomenti, riempi le schede di appunti, riassunti, citazioni relativi agli
argomenti selezionati, via via che li incontri (ricordando di indicare sempre le pagine da cui sono tratti).

ORGANIZZAZIONE DELLA DOCUMENTAZIONE, IDEAZIONE,


SCELTA DELLA TESI E ARGOMENTAZIONI
Una volta raccolta la documentazione, occorre organizzarla, avviando quel processo di idea-
zione, nel quale l’autore di un’opera di saggistica può dare il maggiore contributo personale,
elaborando una propria tesi e le relative argomentazioni.

SCHEDA OPERATIVA

Come organizzare la documentazione, elaborare le idee


e scegliere la tesi e le argomentazioni
Rileggi molto attentamente gli appunti e le schede di lettura e riordina il tutto alfabeticamente e/o cro-
nologicamente.
Raggruppa argomenti, temi, spunti, soggetti che siano associabili, sotto provvisorie titolazioni.
Formula riflessioni critiche personali e collegale alle tematiche già individuate o ad altre che emergeran-
no nel corso del tuo lavoro.
Disponi le informazioni e i concetti più importanti in una prima versione di schema strutturato: diagramma di
flusso, schema ad albero, a mappa ecc. ( pp. 71 s.). Se hai difficoltà a “farti venire idee”, adotta uno degli accorgi-
menti elencati nell’unità sul saggio breve ( pp. 70 s.) e prendi appunti immediatamente a ogni idea che ti viene.
Per la scelta della tesi e delle argomentazioni vedi la scheda operativa riferita al saggio breve ( p. 73).

184 UNITÀ 7
ELABORAZIONE DELLA MAPPA CONCETTUALE E DELLA SCALETTA
L’operazione conclusiva della fase di prescrittura è, come al solito, l’elaborazione della scaletta,
un elenco verticale di punti e sottopunti che costituisce una sorta di indice provvisorio del testo
che ci si appresta a scrivere.
Prima di stendere la scaletta (o addirittura in sostituzione di essa) c’è chi preferisce schematiz-
zare i contenuti del proprio testo secondo modelli strutturati, come lo schema ad albero, a mappa
ecc., che possiamo genericamente definire “mappa concettuale” ( p. 72).
Quest’ultima è assolutamente necessaria nel caso tu intenda presentare una tesina in forma iper-
testuale: la sua struttura non lineare ben si adatta infatti a quella dell’ipertesto, costituito da una
“rete” di testi collegati tra loro e consultabili secondo percorsi non sequenziali scelti dal lettore.
La scaletta degli argomenti che saranno trattati nella tesina ipertestuale andrà a costituire la
home page.
Se invece decidi di presentare la tua tesina in forma audio-visiva, devi fare una doppia scaletta:
una per elencare le immagini (ferme o in movimento), che si succederanno nella proiezione, e una
come traccia per il testo scritto da ascoltare mentre scorrono le immagini.

2. Scrittura e postscrittura
Nei paragrafi che seguono, dedicati alla stesura della tesina e alla sua presentazione al destina-
tario (insegnanti, commissione d’esame), distinguiamo i casi in cui essa sia formulata in forma
cartacea, oppure in forma ipertestuale, oppure in forma audio-visiva.

STESURA DELLA TESINA IN FORMA CARTACEA


Per la stesura della tesina in forma cartacea ti proponiamo questo schema.

SCHEDA OPERATIVA

Schema di tesina
Introduzione Un capitolo iniziale con:
• argomento della tesina: sua definizione, delimitazione del tema, contenuti
che si danno per noti, discipline coinvolte ecc.;
• motivazioni (personali e culturali) della scelta dell’argomento;
• obiettivi: quali aspetti del problema si intendono esaminare;
• enunciazione della tesi.
Corpo della tesina Articolato in capitoli, ciascuno dei quali riferito a un particolare aspetto dell’ar-
gomento oggetto della tesina e contenente:
• riassunto o relazione sulle parti di documentazione utili al discorso;
• argomentazioni della tesi;
• presentazione di eventuali antitesi e loro confutazione.

Conclusioni Un capitolo finale con:


• riassunto dello svolgimento della tesina;
• risultati conseguiti.
Allegati Indice generale della tesina.
Bibliografia, possibilmente ragionata.

La tesina 185
Titoli
Dopo aver scritto il testo, devi assegnare un titolo generale alla tesina e titoli particolari ai
singoli capitoli.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli per l’intitolazione della tesina


Assegna un titolo generale, che riassuma in forma sintetica, ma efficace, il contenuto della tesina, ed
eventualmente un sottotitolo, che spieghi e ampli il contenuto e ne espliciti in forma più discorsiva il signi-
ficato.
Attribuisci titoli ai singoli capitoli ed eventualmente ai paragrafi di ciascun capitolo.
Ti consigliamo di premettere un numero (arabo o romano) progressivo a partire da 1 ai titoli dei capitoli;
nei titoli dei paragrafi, puoi far seguire al primo numero (dopo un punto) un altro numero (arabo) progres-
sivo a partire da 1 (ad esempio 1.1).
I titoli dei capitoli e dei paragrafi vanno riportati nell’indice generale della tesina.

Note
Un elemento importante in un’opera di saggistica di un certo impegno, come è la tesina, è costituito
dalle note, cioè da quelle brevi annotazioni, collocate in una porzione separata del testo, che
servono a fornire chiarimenti, approfondimenti, ulteriori informazioni, ma al tempo stesso non in-
terrompono l’esposizione. Nella scheda operativa che segue ti forniamo qualche consiglio in merito.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere le note


Puoi collocare le note:
• a piè di pagina;
• in fondo al capitolo o alla tesina.
Scrivi le note con caratteri di corpo più piccolo.
Falle precedere da un numerino che rimandi alla parola o alla frase del testo cui la nota si riferisce.
Inserisci note che contengano:
• eventuali rimandi ad altre parti del testo;
• dettagli in aggiunta o a chiarimento di quanto detto nel testo;
• la fonte di citazioni fatte nel testo;
• citazioni a sostegno di quanto detto;
• citazioni portate ad esempio di posizioni diverse da quelle sostenute;
• approfondimenti di un’informazione o concetto, che non vengono inseriti nel testo per non appesantire
il discorso.
Se usi la videoscrittura, ad esempio con i programmi Microsoft, per inserire le note devi attivare il coman-
do “Nota a piè di pagina”.

Come esempi di note vedi alle pp. 35 ss.

Citazioni
Le citazioni sono singole parole, porzioni di frasi o frasi intere, pronunciate o scritte da altri e
riportate all’interno di un altro testo – in questo caso la tesina – con lo scopo di dare autorevolezza
e sostegno alle proprie tesi e trarre da esse spunto per organizzare un proprio discorso.

186 UNITÀ 7
Ecco qualche consiglio.
SCHEDA OPERATIVA

Come riportare le citazioni


Quando inserisci una citazione, preoccupati di riportarla fedelmente, senza apportarvi modifiche.
Le citazioni possono essere più o meno lunghe (in genere, è preferibile che siano brevi).
Poni le citazioni sempre tra virgolette, quando sono collocate all’interno del discorso.
Quando la citazione è piuttosto lunga, di solito viene collocata al centro della pagina, distanziata dal mar-
gine di sinistra. In tal caso può essere differenziata graficamente, ad esempio usando il carattere corsivo o
una diversa dimensione del carattere.
Accompagna sempre alla citazione l’indicazione della fonte da cui è tratta, o in nota o tra parentesi (se la
fonte è un testo scritto, indica: autore, titolo, editore, luogo e data di edizione, pagina). Inoltre considera che:
• se la fonte è già stata citata precedentemente, per non ripetere le medesime indicazioni, si usa sosti-
tuirle con “op. cit.” (o solo “cit.”) oppure scrivere ibidem (in latino “nello stesso posto”);
• se la citazione riguarda più passi di un testo, invece di indicare le pagine precise, si usa scrivere passim
(in latino “qua e là, senza ordine”).

Bibliografia
In un’opera di saggistica è opportuno pubblicare (solitamente in appendice) la bibliografia utilizzata
– cioè l’elenco dei libri, degli articoli e dei siti consultati – per consentire al lettore sia di verificare
il corretto utilizzo delle fonti sia, se lo desidera, di ampliare e approfondire le proprie conoscenze.

SCHEDA OPERATIVA

Come scrivere una bibliografia


Puoi elencare le fonti utilizzate:
• in ordine alfabetico (per autore);
• suddividendole per argomenti;
• elencandole in ordine cronologico (dal testo più recente al più antico o viceversa);
• eventualmente accompagnandole con commenti (si parla in questo caso di “bibliografia ragionata”).
Utilizza le convenzioni bibliografiche in uso: ad esempio, per un testo scritto da autori vari usa l’abbrevia-
zione ƒƒ. òò.; per l’edizione di un’opera letteraria indica il nome del curatore; per un’opera straniera riporta
il titolo in traduzione (se possibile indica anche il nome del traduttore).
Adotta le convenzioni grafiche in uso ( esempio a p. 201), diverse a seconda che l’indicazione bibliogra-
fica riguardi libri, articoli da riviste o da quotidiani, siti Internet.

EdiƟng della tesina in forma cartacea


Nella fase di postscrittura di una tesina, oltre alle consuete operazioni di rilettura e correzione del
testo, acquisiscono particolare importanza le operazioni di editing, cioè di messa a punto, con il
computer, del testo, per la sua presentazione al destinatario.

SCHEDA OPERATIVA

Come eseguire l’editing della tesina


Lascia margini ampi intorno al testo.
Usa l’interlinea singola o 1,5.
Usa preferibilmente il corpo 12 e un carattere ben leggibile (ad esempio “Times New Roman” o “Arial”).

La tesina 187
Fa’ in modo che ognuna delle suddivisioni logiche più importanti (capitoli, sezioni ecc.) inizi in una nuova
pagina.
Numera progressivamente ogni foglio.
Poni gli indici al termine del fascicolo, oppure all’inizio.
Prepara il frontespizio, cioè la prima pagina della tesina dopo la copertina, in cui vanno indicati il tuo
nome (in quanto autore), il titolo che hai assegnato all’opera, la classe e l’anno scolastico (oppure, come si
fa solitamente nelle pubblicazioni, luogo e data di pubblicazione).
Scegli la copertina, arricchendola eventualmente con lettering e immagini.

COMPOSIZIONE DELLA TESINA IN FORMA IPERTESTUALE


Ecco alcuni suggerimenti per la composizione della tesina in forma ipertestuale.

SCHEDA OPERATIVA

Consigli per comporre una tesina ipertestuale


Crea la home page:
• indica il titolo e l’eventuale sottotitolo, utilizzando un lettering elegante e sobrio, corredandolo even-
tualmente di immagini e di suoni;
• indica l’autore, cioè il tuo nome;
• elenca i contenuti dell’ipertesto in forma di indice: a ciascun punto dell’indice poni un pulsante che
porti al corrispondente capitolo.
Struttura i capitoli:
• in modo modulare, affinché siano il più possibile autonomi, abbiano cioè significato e valore di per sé,
anche al di fuori del contesto per il quale sono stati creati;
• fornisci comunque tutti gli elementi utili a ricostruire il contesto in cui sono inseriti;
• da’ un piccolo titolo a ogni capitolo, che funzioni anche da richiamo nei motori di ricerca;
• in ogni capitolo, scrivi paragrafi brevi, possibilmente di trenta righe al massimo (che è il limite di leggi-
bilità di una schermata);
• meglio ancora se suddividi lo spazio di una pagina in più blocchi di testo;
• usa gli elenchi puntati e numerati che scandiscono con chiarezza il discorso e hanno evidenza sullo
schermo.
Prediligi una sintassi caratterizzata da semplicità, chiarezza e leggibilità. Usa un lessico chiaro e preciso.
Inserisci link in corrispondenza di hot words (“parole calde”, dette anche “attive”), che permettono colle-
gamenti:
• ad altre pagine all’interno del medesimo ipertesto, per permettere al lettore di costruire il suo perso-
nale percorso di lettura;
• ad altri siti per permettere al lettore approfondimenti non previsti dal tuo ipertesto o deviazioni dal
percorso ideato. In questo caso verifica che conducano non su una generica home page, ma su una
pagina precisa e che siano validi e funzionanti;
• da’ al link un alt text (cioè il “titolino” che compare sfiorando con il mouse la parola) estremamente
sintetico e chiaro ed evidenzialo sempre con lo stesso colore.
In particolare inserisci link:
• in corrispondenza di nomi propri di persone (personaggi storici, letterati, artisti, scienziati ecc.), di luo-
ghi geografici, di eventi storici, di fenomeni culturali, di date;
• in corrispondenza di citazioni, permettendo il collegamento a siti che contengano l’opera integrale da
cui esse sono tratte o informazioni su di essa;
• in sostituzione di note che in un testo cartaceo sarebbero collocate a piè di pagina;
• che rimandino, oltre che a pagine scritte, a siti con immagini, suoni e video (film, documentari ecc.).
Inserisci pulsanti che riportino agevolmente alla home page o a pagine consultate precedentemente.

188 UNITÀ 7
Come organizzare visivamente l’ipertesto
Cura l’immagine visiva della pagina secondo un meditato progetto grafico:
• non sovraffollare lo spazio dello schermo con troppe parole;
• scrivi su colonne non molto larghe, con margini ampi;
• usa di norma l’allineamento a banda sinistra ed evita la giustificazione che, in un testo per il web, può
evidenziare “buchi” nella successione delle parole;
• usa linee di testo più corte che per la videoscrittura le cui pagine sono destinate alla stampa;
• utilizza il grassetto per evidenziare, “dare enfasi” ad alcune parole;
• usa poco, invece, il sottolineato perché si confonde con i link, o il corsivo che risulta di lettura poco
chiara;
• scegli un tipo di carattere chiaro, semplice, ben leggibile (come “Times New Roman” o “Arial”) e un
corpo adeguato (ad esempio 12);
• dissemina il sito di segnali visivi e parole chiave che rendano più semplice la consultazione; puoi utiliz-
zare i colori soprattutto per evidenziare le parole chiave, i titoli e parti di testo in modo da creare una
sorta di mappa visiva della pagina;
• evita invece di usare il colore per lo sfondo o lo scritto che talvolta risulta sfocato o poco evidente.
Arricchisci il testo di immagini e suoni, ma senza eccedere per non sovrastare le parole.
Crea eventualmente link a video (spezzoni di film, di trasmissioni televisive, YouTube ecc.).

COMPOSIZIONE DELLA TESINA IN FORMA AUDIOͳVISIVA


Supponendo che la tua tesina audio-visiva assuma la forma di un documentario sull’argomento
oggetto della ricerca, ecco alcuni consigli per la stesura dello storyboard, cioè della successione
delle inquadrature visive (eventualmente accompagnate da suoni), e della sceneggiatura, cioè
del testo scritto, letto a spiegazione e commento delle immagini, che verrà ascoltato durante la
proiezione.

SCHEDA OPERATIVA

Come comporre la tesina in forma audiovisiva


Decidi preliminarmente quale debba essere la durata complessiva del video che presenterai come tesina:
in linea di massima non superare i 15 minuti.
Ricerca in Internet le immagini ferme (fotografie, riproduzioni di opere d’arte, cartine geografiche ecc.) o
in movimento (spezzoni di documentari, di film ecc.) che servono al tuo discorso.
Contemporaneamente predisponi la sceneggiatura, seguendo l’ordine di successione della scaletta e svi-
luppando ogni punto in un sintetico testo verbale, la cui durata di lettura sia uguale a quella di proiezione
dell’immagine corrispondente.
Decidi se vuoi dare al tuo video un carattere prevalentemente informativo (tipo documentario divulgati-
vo), oppure (meglio) se intendi proporre una tua interpretazione dell’argomento in oggetto.
Compila una tabella in cui siano poste in parallelo le sequenze dello storyboard e quelle della sceneggia-
tura.
Scegli anche i suoni (musiche d’autore, suoni quotidiani ecc.) e collegali alle immagini.
Decidi chi sarà la “voce recitante”. Se sarai tu stesso, preparati adeguatamente a una lettura accurata, a
una pronuncia corretta, con le giuste pause e la giusta intonazione.
Registra il tutto con i mezzi tecnici a tua disposizione, consapevole del carattere artigianale del tuo pro-
dotto, ma cercando di essere il più possibile accurato.

La tesina 189
3. Esposizione orale
Una tesina in forma cartacea è scritta per essere letta, ma è consuetudine che sia esposta oral-
mente dal suo autore davanti al destinatario principale (l’insegnante o la commissione d’esame)
per essere discussa, seguendo gli accorgimenti necessari. Anche se si presenta una tesina in
forma ipertestuale o audio-visiva, è possibile che sia richiesta allo studente un’illustrazione dei
suoi principali contenuti.
In questi casi è opportuno che lo studente predisponga, preliminarmente, una traccia sintetica
del suo discorso, da seguire durante l’esposizione e da consegnare alla commissione d’esame.
Come traccia possono essere utilizzate la mappa concettuale e la scaletta, ovvero lo storyboard e
la sceneggiatura già predisposte in fase di prescrittura, oppure un abstract, cioè un breve riassunto.
Ecco alcuni consigli e uno schema per un’esposizione orale, che supponiamo debba svolgersi in
un tempo massimo di 10-15 minuti.

SCHEDA OPERATIVA
Consigli per l’esposizione orale della tesina
Tieni conto che il linguaggio orale è parzialmente diverso da quello scritto: componi perciò la traccia del discor-
so secondo modalità specifiche dell’orale e non “riciclando” pedissequamente un testo scritto già pronto.
Utilizza un registro linguistico vicino alla lingua parlata, ma anche “brillante” ( p. 123).
Adotta una sintassi semplice: frasi brevi e prevalentemente coordinate, poca subordinazione; imita co-
strutti tipici del parlato (ad esempio il discorso diretto).
Usa un lessico semplice vicino al parlato; se il pubblico è “esperto”, usa un lessico specialistico.
Ricorri eventualmente a esempi concreti, riferimenti a situazioni note ecc. a sostegno dei tuoi argomenti.
Ogni tanto riepiloga le informazioni.

SCHEMA DELL’ESPOSIZIONE DURATA


Introduzione L’introduzione è molto importante per l’interesse che deve suscita- 3 min.
re in chi ascolta, predisponendolo all’ascolto. Può essere un’apertura
a effetto (senza esagerare per non cadere nel ridicolo), può contenere
un’anticipazione dei punti salienti del discorso ecc.
Articola l’introduzione nei seguenti punti (da esporre in modo estre-
mamente sintetico):
• presentazione dell’argomento e delimitazione della trattazione;
• motivazioni della scelta;
• metodo seguito, strumenti utilizzati (con riferimento alla bibliogra-
fia pubblicata in appendice).
Corpo centrale Suddividi la scaletta in punti numerati, corrispondenti a: 10-11
dell’esposizione • capitoli della tesina; min.
• argomenti “trasversali” ai capitoli.
Seleziona gli argomenti su cui ti concentrerai e quelli che invece do-
vrai scartare.
Scandisci il discorso in blocchi distinti e ben marcati, relativamente
autonomi gli uni dagli altri, per far fronte a eventuali tagli di tempo o
interruzioni.
Questa parte dell’esposizione può essere accompagnata da una pre-
sentazione in Power Point.
Conclusione Concludi sinteticamente l’esposizione con la presentazione e la valu- 1 min.
tazione dei risultati.

190 UNITÀ 7
L’esposizione orale di una tesina, come anche di qualunque discorso pubblico, richiede la messa
in atto di un insieme di procedure varie e complesse, che, se poco padroneggiate, mettono a
rischio il successo di tutto il lavoro precedente.
Ecco alcuni consigli per la sua gestione.

SCHEDA OPERATIVA
Come gestire un’esposizione orale in pubblico
Prima dell’esposizione
Informati con la massima precisione del tempo a disposizione: per l’esposizione di una tesina a scuola o
in sede d’esame sarà all’incirca di 10-15 minuti. Considera che la soglia di attenzione del pubblico tende a
scemare rapidamente, per cui dovrai adottare strategie necessarie a mantenerla viva il più possibile.
Rileggi più volte il testo preparato per calcolarne i tempi di esposizione, valutare l’efficacia del discorso,
individuare eventuali punti deboli, memorizzarlo il più possibile.
Nei giorni precedenti esercitati a parlare ad alta voce con la giusta dizione, la giusta intonazione, pronun-
ciando le parole né troppo velocemente né troppo lentamente, scandendo bene le sillabe, facendo le pause
al momento opportuno, alternando enfasi e tono più dimesso ecc.: in un certo senso impara a recitare.
Usa eventualmente il registratore per riascoltarti.

Durante l’esposizione
Rivolgiti al pubblico con un saluto.
Consulta la scaletta per seguire il filo logico del discorso e non disorientarti per eventuali inconvenienti,
ma non tenere gli occhi fissi su di essa.
Non superare i limiti di tempo assegnati.
Regola la velocità delle parole e il volume della voce, evitando di alzarlo o abbassarlo inconsapevolmente;
cerca di alternare toni alti e bassi in relazione alla scansione del discorso; scandisci bene le parole; pronun-
cia correttamente le parole straniere, senza inutili affettazioni.
Controlla i movimenti delle braccia e delle mani. Accompagna l’esposizione con gesti misurati, per sot-
tolineare particolari passaggi o per indirizzare l’attenzione verso materiali di supporto; evita un gesticolare
scomposto o troppo accentuato.
Volgi lo sguardo verso il tuo uditorio, senza fissare un’unica direzione, sia per stabilire una relazione sia
per cogliere e interpretare le reazioni dei destinatari (sorrisi, sbadigli, distrazione, malcontento ecc.) e mo-
dificare, eventualmente, alcuni elementi del discorso.
Fa’ frequenti ripetizioni e rimandi per aiutare l’ascoltatore a seguire il discorso.
Rivolgiti spesso al destinatario con allocuzioni.
Programma stacchi e pause nei passaggi del discorso.
Congedati con un saluto.
Preparati a sostenere un dibattito.

Ecco infine alcuni consigli per una esposizione della tesina con l’ausilio di Power Point.

SCHEDA OPERATIVA

Come realizzare una presentazione con Power Point


Se per la tua esposizione utilizzerai il programma Power Point:
prepara in un file apposito i testi che intendi inserire nelle slide, ossia nelle singole diapositive che verran-
no proiettate;
scegli immagini e suoni e raccoglili in apposita cartella;

La tesina 191
scegli i font all’interno del repertorio fornito dal programma.
Componi le slide utilizzando eventualmente gli schemi offerti dal programma:
• utilizza la prima slide per il titolo, con eventuale sottotitolo;
• utilizza la seconda slide come indice avendo cura che la successione dei punti sia dotata di coerenza;
• prepara le slide corrispondenti ai punti dell’indice.
Utilizza un linguaggio molto sintetico e accattivante:
• in ogni slide scrivi poche parole, titoli, quasi degli slogan (non più di sei righe);
• metti anche frasi a effetto, poni domande ecc.;
• evita il più possibile avverbi e aggettivi.
Imposta il testo
• con liste puntate o numerate;
• con frecce e altri simboli per esprimere relazioni e nessi;
• con caratteri di corpo grande.
Arricchisci il testo
• con immagini e suoni;
• con grafici e tabelle che esprimano dati;
• con combinazioni cromatiche;
• con presentazioni dinamiche.

ESEMPIO
Un esempio di tesina
Come esempio ti proponiamo una tesina sulla guerra civile di Spagna da svolgere in
ON LINE
forma cartacea.
Esempio svolto Ci limitiamo a fornire qui di seguito le indicazioni per le operazioni di prescrittura, non
potendo, per ragioni di spazio, esemplificare il testo conclusivo nella sua completezza.

ARGOMENTO: LA GUERRA CIVILE DI SPAGNA Έ1936ͳ1939Ή


Organizzazione del percorso di ricerca
L’argomento scelto rientra nel programma di storia dell’ultimo anno di scuola e si presta a sviluppi inter-
disciplinari.
Le materie di studio interessate, e i relativi contenuti, sono:
storia:
• le principali vicende della guerra civile spagnola dal 1936 al 1939;
• i suoi precedenti dal 1931;
• la guerra di Spagna nel contesto internazionale dei conflitti avviati dalle potenze fasciste negli anni
Trenta (1931: guerra Giappone-Cina; 1935-36: guerra d’Etiopia; 1939: annessione tedesca dei Sudeti);
• “internazionalizzazione” della guerra di Spagna: appoggio ai franchisti da Italia e Germania; appoggio
ai repubblicani dalle Brigate internazionali e dall’URSS;
• la guerra di Spagna come esempio di guerra civile (atrocità);
• la guerra di Spagna come banco di prova di nuove armi che saranno più ampiamente utilizzate nella
Seconda guerra mondiale;
italiano:
• intellettuali italiani che parteciparono alla guerra di Spagna (tra gli altri Carlo Rosselli, autore del di-
scorso radiofonico “Oggi in Spagna, domani in Italia”, assassinato da sicari fascisti in Francia nel 1937);

192 UNITÀ 7
inglese:
• Omaggio alla Catalogna (Homage to Catalonia, 1938), diario-reportage del britannico George Orwell;
• il romanzo Per chi suona la campana (For Whom the Bell tolls, 1940) dello statunitense Ernest Hemingway;
storia dell’arte:
• Guernica di Pablo Picasso (1937);
• i manifesti di propaganda politica, in particolare quelli dipinti da Joan Miró;
• la documentazione fotografica della guerra, in particolare la celebre fotografia Il miliziano colpito a
morte di Robert Capa (1936);
filosofia:
• elaborazioni filosofiche e sociologiche circa la funzione degli intellettuali nei confronti delle vicende
storiche, in particolare: Max Weber, Il lavoro intellettuale come professione (1918); Julien Benda, Il
tradimento dei chierici (1927); Paul Nizan, I cani da guardia (1932);
fisica:
• innovazioni tecnologiche di nuove armi, prodotte per lo più in Germania e sperimentate per la prima
volta nella guerra di Spagna e che sarebbero state ampiamente utilizzate nella Seconda guerra mon-
diale (ad esempio, i bombardieri pesanti Junkers Ju 87, detto Stuka, e Heinkel 111);
altri ambiti disciplinari interessati:
• letteratura spagnola: la figura di Federico García Lorca, filorepubblicano, ucciso dai franchisti nel 1936;
• cinematografia: Per chi suona la campana (For Whom the Bell tolls, tratto dal romanzo di Hemingway)
del 1943, diretto da Sam Wood, con Ingrid Bergman e Gary Cooper; Terra e libertà (Land and Freedom)
di Ken Loach, del 1995 ispirato a Omaggio alla Catalogna di George Orwell;
• latino: La guerra civile di Lucano, come “modello” di guerra civile e repertorio di tòpoi relativi.

Come esemplificazione di documentazione utile allo svolgimento della tesina, proponiamo le


seguenti indicazioni bibliografiche e sitografiche.
Raccolta della documentazione
Documentazione preliminare sulla guerra di Spagna nelle pagine del manuale scolastico di storia.
Inquadramento storico con bibliografia e sitografia in www.homolaicus.com/storia/spagna/guerra_civile.htm.
I saggi storici e gli articoli in riviste specialistiche di uno dei massimi studiosi della guerra di Spagna,
Gabriele Ranzato:
• Rivoluzione e guerra civile in Spagna (1931-1939), Loescher, Torino 1975 (con ampio materiale docu-
mentario e le principali indicazioni bibliografiche fino a quell’anno); Guerre fratricide. Le guerre civili
in età contemporanea, Bollati Boringhieri, Torino 1994; L’eclissi della democrazia. La guerra civile spa-
gnola e le sue origini, Bollati Boringhieri, Torino 2004; Il passato di bronzo. L’eredità della guerra civile
nella Spagna democratica, Laterza, Roma-Bari 2006; e il più recente La grande paura del 1936. Come
la Spagna precipitò nella guerra civile, Laterza, Roma-Bari 2011;
• Fascismo e antifascismo: ripensare la guerra di Spagna, in “Passato e Presente”, 1998, n. 3; Dies Irae:
la persecuzione religiosa nella zona repubblicana durante la guerra civile spagnola (1936-1939), in
“Movimento operaio e socialista”, 1988, n. 2.
Altri saggi storici:
• A. Petacco, Viva la muerte! Mito e realtà della guerra civile spagnola 1936-1939, Mondadori, Milano
2008; L. Ceva, Spagna 1936-1939. Politica e guerra civile, Franco Angeli, Milano 2010; C. Venza, Anar-
chia e potere nella guerra civile spagnola (1936-1939), Eleuthera, Milano 2010.
Sugli argomenti interdisciplinari collegati alla guerra di Spagna: documentazione preliminare raccolta dai
vari manuali scolastici; ulteriore documentazione raccolta da altre fonti cartacee o in Internet. Ad esempio:
• il testo del discorso di Carlo Rosselli: in Oggi in Spagna, domani in Italia, introduzione di A. Garosci,
Einaudi, Torino 1967 (prima edizione con prefazione di G. Salvemini, Edizioni di “Giustizia e libertà”,
Parigi 1938); oppure in Internet: www.circolorossellimilano.org/MaterialePDF/oggi_in_spagna_do-
mani_in_italia.pdf.
Immagini (con relative notizie) riguardanti Guernica di Picasso, il manifesto di Miró, la fotografia di Ro-
bert Capa, i film sopra citati: ricerca in Internet.

La tesina 193
Come esempio di organizzazione della documentazione proponiamo il seguente schema a mappa.

Anni Trenta
in Europa
e nel mondo
Regimi totalitari Confliƫ “fascisƟ”
in Italia, (Cina, EƟopia, SudeƟ)
Germania,
Giappone. PrecedenƟ
Stalinismo in URSS guerra di Spagna
(1931-36)

GUERRA DI SPAGNA
Έ1936ͳ39Ή

guerra civile guerra internazionale

esempi arƟsƟ contro pro


di guerra spagnoli la repubblica repubblica
civile nella guerra
(cfr. Lucano) civile

Germania Italia Francia URSS Brigate


di Hitler di Mussolini e Gran internazionali
P. Picasso Bretagna
dipinge neutrali
Guernica armi truppe
tecnologicamente volontarie
innovaƟve
J. Miró
emigrato
a Parigi dall’Italia da tuƩo il mondo

F. García anƟfascisƟ intelleƩuali dibaƫto su


Lorca perseguitaƟ funzione
ucciso dai intelleƩuale
franchisƟ (Weber ecc.)
intelleƩuali

Rosselli: Orwell
discorso ’36

Hemingway

Capa

194 UNITÀ 7
Consideriamo ora una possibile tesi da dimostrare nel corso della tesina, con relative argomen-
tazioni.
L’enunciazione della tesi può fungere da titolo generale.
L’elenco delle argomentazioni può costituire la scaletta per lo svolgimento e per l’esposizione
orale. A esso, comunque, facciamo seguire un’ulteriore scaletta per lo svolgimento.
Agli esami di Stato, il candidato, qualora non intenda presentare alla commissione il testo in-
tegrale della tesina in forma cartacea, può consegnare sia lo schema a mappa sia una delle due
scalette.

Tesi e argomentazioni
Tesi:
“La guerra di Spagna come banco di prova e anticipazione della Seconda guerra mondiale”
Argomentazioni:
La dimensione internazionale della guerra di Spagna anticipa quella globale della Seconda guerra mon-
diale.
Nella guerra di Spagna si fronteggiarono i blocchi contrapposti del fascismo (Germania e Italia alleate
dei franchisti) e dell’antifascismo (URSS e Brigate internazionali). Ruolo defilato di Francia e Inghilterra.
Assenza degli Stati Uniti (se non per la presenza di individui volontari).
La guerra civile si ripeterà nella Seconda guerra mondiale negli Stati occupati dai nazisti (in particolare
Francia e Italia).
La resistenza, attuata dai repubblicani contro l’avanzata dei franchisti, anticipa i movimenti di Resistenza
negli Stati occupati dai nazisti (in particolare Francia e Italia) durante la Seconda guerra mondiale.
Consapevolezza che la guerra di Spagna fosse il banco di prova per uno scontro globale espressa da
intellettuali come Carlo Rosselli.

ScaleƩa
1. Dichiarazione della tesi
2. Vicende storiche della guerra di Spagna
contesto in cui la guerra matura:
• internazionale: crisi economica, conflittualità sociale, regimi totalitari in Portogallo, Italia, Germania,
Giappone; stalinismo in URSS; guerre d’aggressione imperialista in Cina e in Etiopia;
• nazionale: tra il 1931 e il 1936 alterne vittorie elettorali di destra e sinistra; fuga del re, instaurazione
della repubblica;
sollevazione delle guarnigioni militari coloniali contro il governo repubblicano; scontri militari tra truppe
ribelli del generale Franco e truppe lealiste repubblicane con i rispettivi alleati;
atrocità della guerra civile (falangisti di Franco contro popolazione civile, anarchici contro clero, conflit-
tualità tra anarchici e marxisti);
vittoria di Franco e instaurazione della dittatura (1939).
3. “Internazionalizzazione” della guerra
a sostegno di Franco intervengono Italia e Germania, che in tale occasione impostano un’alleanza foriera
di sviluppi; la Germania sperimenta bombardieri tecnologicamente avanzati;
Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti e altri stati democratici scelgono la via del “non intervento”;
ma, a sostegno dei repubblicani, giungono in Spagna le Brigate internazionali, promosse dall’URSS, a cui
partecipano anche volontari di diverso orientamento politico antifascista, provenienti complessivamente
da circa cinquanta paesi.
4. Il contributo dell’intellettualità antifascista
intellettuali spagnoli antifranchisti:
• il poeta García Lorca, fucilato dai franchisti per le sue posizioni apertamente repubblicane e per la sua
omosessualità;

La tesina 195
• il pittore catalano Joan Miró, esule a Parigi dove si impegna a raccogliere fondi per la causa repubbli-
cana (è celebre il suo manifesto Aidez l’Espagne affisso sui muri di Parigi con la richiesta di 1 franco);
• Pablo Picasso, che ha lasciato la più straordinaria espressione artistica della guerra spagnola (e di tutte
le guerre), Guernica, realizzata nel 1937 dopo il bombardamento della cittadina basca da parte dei
bombardieri aerei tedeschi (un’anticipazione dei micidiali bombardamenti sulle città inglesi – le co-
siddette “coventrizzazioni” – durante la Seconda guerra mondiale). Il quadro era destinato a decorare
il padiglione spagnolo durante l’Esposizione mondiale di Parigi del 1937, ma, dopo la sconfitta della
repubblica, Picasso ne vietò il ritorno in patria fino alla fine del franchismo. Rimasto al MOMA di New
York fino al 1981, è oggi esposto al Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofia di Madrid;
intellettuali italiani:
• Carlo Rosselli, fondatore di “Giustizia e Libertà”, che nel 1937 sarebbe stato assassinato con il fratello
Nello da sicari fascisti in Francia, il 13 novembre del 1936 pronunciò alla radio di Barcellona un celebre
discorso intitolato “Oggi in Spagna, domani in Italia”, che sarà il motto degli antifascisti italiani. Ecco
una breve citazione: «È con questa speranza segreta che siamo accorsi in Ispagna. Oggi qui, domani in
Italia. Fratelli, compagni italiani, ascoltate. È un volontario italiano che vi parla dalla Radio di Barcello-
na. Non prestate fede alle notizie bugiarde della stampa fascista, che dipinge i rivoluzionari spagnuoli
come orde di pazzi sanguinari alla vigilia della sconfitta».
intellettuali da tutto il mondo, tra cui:
• il britannico George Orwell, che partecipò alla guerra come membro del P.O.U.M., partito d’ispirazione
trotzkista, e che nel 1938 scrisse Omaggio alla Catalogna, diario-reportage polemico contro i filosovie-
tici spagnoli accusati di tradimento nei confronti degli anarchici (a cui si ispirerà il regista inglese Ken
Loach per il film Terra e libertà del 1995);
• lo statunitense Ernest Hemingway, corrispondente di guerra, il cui romanzo Per chi suona la campana,
del 1940, è ispirato alla guerra civile e che lavorò, assieme alla commediografa Lilian Hellman e al
romanziere e giornalista John Dos Passos a un film-documentario Terra di Spagna, presentato a New
York nel 1940;
• il poeta rumeno-francese di origini ebree Tristan Tzara, comunista, combattente in Spagna e poi nella
Resistenza francese;
• l’ebreo ungherese, vissuto a lungo in Francia, Robert Capa (pseudonimo), fotografo e documentarista
della guerra civile, autore della celebre fotografia intitolata Il miliziano colpito a morte, scattata a
Cordoba nel 1936 che ritrae un soldato dell’esercito repubblicano ucciso da un proiettile sparato dai
franchisti.
5. 1939-1975: la dittatura di Francisco Franco
feroce repressione politica; non intervento nella Seconda guerra mondiale; isolamento internazionale;
arretratezza economica; ritorno alla democrazia dopo la morte di Franco.

196 UNITÀ 7
LABORATORIO
ON LINE
Nel laboratorio troverai alcune proposte di tesina, con argomenti per lo più a carattere Esercizi
pluridisciplinare, seguite da documentazione e da una guida allo svolgimento. aggiuntivi
I contenuti e le aree di ricerca sono attinenti a discipline scolastiche, ma anche ad ambiti culturali
non sempre trattati a scuola.
Nella guida allo svolgimento si prospettano possibilità di scelta da parte dello studente rispetto al
livello di difficoltà e di ampiezza del lavoro.

1 ARGOMENTO: LA LUNA TRA REALTÀ E IMMAGINAZIONE


GUIDA ALLO SVOLGIMENTO E DOCUMENTAZIONE
Ti proponiamo una serie di argomenti attinenti a diversi ambiti disciplinari, tra i quali puoi operare le tue
scelte sia per delimitare il campo della trattazione sia per individuare il taglio interpretativo che intendi dare
alla tua tesina.
Come documentazione utilizza i manuali scolastici delle materie interessate, i testi letterari di seguito in-
dicati, consulta i siti Internet relativi soprattutto agli eventi più recenti e procurati, se puoi, i DVD dei film
citati.
Scienze della Terra:
• il sistema Terra-Luna e i moti lunari;
• morfologia della superficie lunare;
• formazione e composizione della Luna;
• la Luna e le maree;
• le fasi lunari;
• gli strumenti di osservazione;
• calendari lunari;
• le tecnologie delle missioni spaziali.
Storia:
• storia delle esplorazioni lunari (in particolare le missioni Apollo e l’allunaggio del 1969).
Filosofia:
• la Luna nelle concezioni astronomiche della filosofia e della scienza del mondo classico e medievale;
• Galileo e la Nuova Scienza.
Italiano:
• D. Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, II (il cielo della Luna; dubbi sulle macchie lunari);
• L. Ariosto, Orlando Furioso, XXXIV, 71-92 (Astolfo con l’ippogrifo sulla Luna); satira III (la favola di quelli
che volevano raggiungere la Luna);
• G. Leopardi, Alla luna; Canto notturno di un pastore errante dell’Asia;
• L. Pirandello, Ciàula scopre la luna;
• F. T. Marinetti, Uccidiamo il chiaro di luna;
• I. Calvino, Le Cosmicomiche, La distanza della Luna.
Greco:
• Luciano di Samosata, Icaromenippo; La storia vera (tratta di un viaggio immaginario sulla Luna).
Latino:
• Lucrezio, De rerum natura, V (sul sistema dell’universo);
• Cicerone, Somnium Scipionis, XVII-XVIII (la Luna nel sistema dei pianeti);
• Seneca, Naturales Quaestiones, I, 2 (la luce lunare); I, 8 (alone lunare); I, 12 (immagine della Luna dalla
Terra); VII, 1 (conformazione della Luna); VI, 3; VII, 2, 12, 25 (eclissi lunari); VII, 27 (colore della Luna);
• Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, II, 53 (riferisce della previsione di eclissi lunare da parte di Talete di
Mileto nel 585 a.C., e di Sulpicio Gallo nel 168 a.C., il giorno prima della battaglia di Pidna contro il re
macedone Perseo (come anche riferito da Livio, Ab Urbe condita, XLIV, 37);
• Petronio, Satyricon, LXI-LXII (il racconto del lupo mannaro);

La tesina 197
• la Luna nella mitologia classica (divinità “lunari” femminili, legate alla fertilità e alla magia: Artemide,
Diana, Ecate, Trivia, Selene, Giunone ecc.).
Latino moderno:
• Giovanni Keplero, Somnium (viaggio immaginario di un islandese trasportato sulla Luna da demoni vo-
lanti; travestimento letterario delle proprie convinzioni astronomiche);
• Galileo Galilei, Sidereus Nuncius (presentazione delle scoperte astronomiche del cannocchiale; descri-
zione della Luna).
Arte:
• Giacomo Balla, La lampada ad arco, 1911 (la luce artificiale contro la luce naturale della Luna);
• Vincent Van Gogh, Notte stellata, 1889.
Inglese:
• Daniel Defoe, The Consolidator or, Memoirs of Sundry Transactions from the World in the Moon (viaggi
tra la Cina e la Luna su un macchinario chiamato The Consolidator: una satira del Parlamento inglese);
• P. B. Shelley, To the moon;
• Oscar Wilde, Salomè (traduzione dell’edizione originale in lingua francese), scena iniziale con dialogo
tra i soldati, il siriaco e quello di Cappadocia che discutono sulla bellezza della Luna e sulla bellezza della
principessa Salomè;
• Thomas Hardy, Shut Out that Moon; At a Lunar Eclipse; romanzo Tess of d’Urbervilless (simbologia ma-
triarcale della Luna nella figura di Tess);
• The Gods Themselves di Isaac Asimov, ambientato in un insediamento lunare nell’anno 2100.
Francese:
• Cyrano de Bergerac, L’autre monde ou Les ètats et empires de la lune (storia di un viaggio fantastico
sulla Luna);
• Jules Verne, De la Terre à la Lune, trajet direct en 97 heures 20 minutes (romanzo di fantascienza).
Filmografia:
• Totò nella luna di Steno, 1958 (parodia);
• 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick, 1968 (comprende una scena ambientata presso una base
amministrativa lunare);
• Un lupo mannaro americano a Londra di John Landis, 1981 (film horror);
• Apollo 13 di Ron Howard, 1995 (sulla missione NASA del 1970, interrotta da un incidente).

2 ARGOMENTO: LA QUESTIONE MERIDIONALE


GUIDA ALLO SVOLGIMENTO
Elenchiamo alcune possibili linee di svolgimento:
a. Percorso storico
Puoi decidere di sviluppare una sintetica carrellata sui 150 anni di storia italiana, oppure focalizzare l’atten-
zione su una sola delle ripartizioni cronologiche qui proposte.
• Unificazione nazionale (dal 1861 a fine Ottocento: scelta politico-istituzionale unionista; “piemontizza-
zione” dell’Italia)
• Industrializzazione del primo Novecento
• La politica agricola del fascismo
• Dopoguerra e boom economico (occupazione delle terre, emigrazione interna, Cassa del Mezzogiorno,
mafia ecc.)
• Oggi (perdurare della questione meridionale)
b. Percorso letterario-artistico
Anche in questo caso puoi optare per una carrellata complessiva oppure per la focalizzazione su una parte.
Puoi anche decidere di esaminare un solo letterato o artista per trarne indicazioni più generali sull’argomen-
to della tesina oppure prendere in esame una particolare zona geografica.

198 UNITÀ 7
Queste le tematiche principali:
• Le classi sociali del Sud Italia negli scrittori veristi siciliani (Verga, Capuana, De Roberto; confronto con
il Naturalismo francese; confronto con il Positivismo filosofico) e in altri scrittori di primo Novecento
(Pirandello, Deledda ecc.).
• La “questione meridionale” nella letteratura d’epoca fascista sino alla fine della Seconda guerra mondia-
le (Corrado Alvaro, Ignazio Silone, Francesco Iovine, Carlo Levi ecc.).
• Il romanzo neorealista, populista e “antistorico” nel secondo dopoguerra (Elio Vittorini, Francesco Iovine,
Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Leonardo Sciascia ecc.).
• Il Sud Italia nella letteratura dei nostri giorni (Roberto Saviano, Andrea Camilleri ecc.).
• La questione meridionale nel cinema (i film neorealisti di Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Vittorio
De Sica, Pietro Germi, Gomorra di Matteo Garrone ecc.).

3 ARGOMENTO: FUTURISMO E FUTURISMI


DOCUMENTAZIONE
Forniamo una bibliografia di testi eterogenei sul Futurismo letterario e artistico.
Bibliografia
• G. B. Nazzaro, Introduzione al Futurismo, Guida, Napoli 1973.
• C. Salaris, Storia del futurismo, Editori Riuniti, Roma 1985.
• E. Crispolti, Storia e critica del futurismo, Laterza, Roma-Bari 1986.
• L. De Maria, La nascita dell’avanguardia. Saggi sul futurismo italiano, Marsilio, Venezia 1986.
• A. Saccome, Marinetti e il futurismo, Liguori, Napoli 1984.
• F. T. Marinetti, Opere, teoria e invenzione futurista, a cura di L. De Maria, Mondadori, Milano
1968.
• G. P. Lucini, Marinetti, futurismo e futuristi, a cura di M. Artioli, Boni, Bologna 1975.
• I. Gherarducci, Il futurismo. Materiali e testimonianze critiche, Editori Riuniti, Roma 1984.
• L. Caruso (a cura di), Manifesti, proclami, interventi e documenti teorici del futurismo 1909-
1944, Spes, Firenze 1980.
• Futurismo & Futurismi, catalogo della mostra, a cura di P. Hulten, Bompiani, Milano 1986.
• M. Verdone, Cinema e letteratura del futurismo, Manfrini, Calliano (TN) 1990.
• N. Misler, Avanguardie russe, Giunti, Firenze 1989.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Fa’ una ricerca in biblioteca sulle opere sopra elencate, scegliendo di leggerne solo alcune.
Se hai occasione di visitare una mostra d’arte sul Futurismo, consulta il catalogo (che può aggiungersi a
quello citato in bibliografia).
Decidi, ad esempio, di limitare il campo al Futurismo letterario, oppure opera confronti tra questo e il Fu-
turismo figurativo, cinematografico, musicale ecc., oppure approfondisci il Futurismo russo ecc.

4 ARGOMENTO: IL MELODRAMMA ITALIANO E IL RISORGIMENTO


DOCUMENTAZIONE
Forniamo una bibliografia di testi a carattere generale con particolare riguardo a Giuseppe Verdi
e ai libretti d’opera.
Bibliografia
• Dizionario dell’opera, a cura di P. Gelli, Baldini e Castoldi, Milano 2001.
• M. Mila, Breve storia della musica, Einaudi, Torino 1977, cap. XVII L’Ottocento musicale ita-
liano, pp. 251-293.

La tesina 199
• M. Mila, La giovinezza di Verdi, ERI, Roma 1978.
• M. Lavagetto, Quei più modesti romanzi. Il libretto nel melodramma di Verdi. Tecniche costrut-
tive, funzioni, poetica di un genere letterario minore, Garzanti, Milano 1979.
• L. Baldacci, Libretti d’opera e altri saggi, Vallecchi, Firenze 1974.
• L. Baldacci, I libretti di Verdi, in AA.VV., Il melodramma italiano dell’’800. Studi e ricerche per
Massimo Mila, Einaudi, Torino 1977.
• P. Petrobelli, Poesia e Musica, in Letteratura italiana, diretta da A. Asor Rosa, Einaudi, Torino
1986, vol. VI, pp. 240-243.

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Per lo svolgimento della tesina fa’ una ricerca sulla produzione “risorgimentale” di alcuni importanti musi-
cisti d’opera: Gioacchino Rossini (in particolare Guillaume Tell) e Vincenzo Bellini (vedi per esempio Norma
e I Puritani).
Concentrati soprattutto su Giuseppe Verdi, identificato come figura simbolica del Risorgimento italiano.
Della sua produzione puoi considerare in particolare:
• Nabucco (1842): il coro “Va’ pensiero” è considerato l’inno del Risorgimento italiano; negli ebrei sogget-
ti al dominio babilonese gli italiani dell’epoca riconoscevano la propria condizione politica;
• I Lombardi alla prima crociata (1843): di ispirazione patriottica è il coro “O Signor che dal tetto natio”;
• Ernani (1844): celebre il coro con i versi “Pugnerem colle braccia, co’ petti; / schiavi inulti più a lungo e
negletti / non saremo...”;
• La battaglia di Legnano (1849): rappresentata durante la Repubblica romana con un successo travol-
gente dei cori.
Sviluppa, eventualmente, uno o più dei seguenti spunti:
• i rapporti tra i libretti d’opera italiani e la coeva letteratura europea (ad esempio il libretto dell’Ernani di
Verdi è tratto dal dramma di Victor Hugo Hernani);
• confronto tra l’opera e Manzoni: l’andamento ritmico della poesia manzoniana risente della coeva musi-
ca operistica e anche le tematiche affrontate nei cori delle tragedie, negli Inni Sacri e nella lirica patriot-
tica e civile (in particolare in Marzo 1821) mostrano molti punti di contatto;
• la reciproca influenza tra il melodramma e la pittura risorgimentale: vedi in particolare Francesco Hayez;
• il pensiero di Giuseppe Mazzini espresso nella Filosofia della Musica, 1836 (Domus Mazziniana, Pisa
1996), in cui l’autore attribuisce alla musica una funzione di esortazione patriottica e di identità nazio-
nale.
Analizza il ruolo della musica di Verdi nel cinema di argomento risorgimentale:
• Senso di Luchino Visconti, 1954: ambientato a Venezia al tempo della Terza guerra d’indipendenza, il
film si apre con la rappresentazione al Teatro La Fenice della scena finale del III Atto de Il Trovatore men-
tre il pubblico dei patrioti grida «Viva Verdi, viva l’Italia»;
• Il Gattopardo di Luchino Visconti, 1954: tratto dal romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, è una
profonda e amara riflessione sul Risorgimento e sul processo di unificazione dell’Italia: il valzer della
scena del ballo è la trascrizione per orchestra di Nino Rota di un inedito di Verdi (reperito in una libre-
ria antiquaria di Roma), in originale solo per pianoforte, dedicato alla contessa Maffei. Il manoscritto
fu acquistato da Mario Serandrei, montatore del film, che ne fece dono a Visconti stesso.
• Noi credevamo di Mario Martone, 2010: ricostruzione “controcorrente” del processo risorgimentale, in
particolare del ruolo svolto dal movimento mazziniano, la cui colonna sonora comprende musiche tratte
dalle seguenti opere di Verdi: Don Carlo, Rigoletto, Il corsaro, Attila, Ernani, Otello, Macbeth, I Masna-
dieri, I Vespri Siciliani. Sono utilizzate anche musiche di Bellini e di Rossini.

200 UNITÀ 7
5 ARGOMENTO: LA GUERRA FREDDA NELLA LETTERATURA E NEL CINEMA
DOCUMENTAZIONE
Proponiamo una bibliografia di opere letterarie (prevalentemente narrative) e una filmografia
risalente agli anni della Guerra fredda.
Bibliografia
• La spia che venne dal freddo, di John Le Carré, è un classico della letteratura sulla Guerra fredda.
Nella scena finale, la spia è sul Muro, a un passo dalla libertà, ma torna indietro per amore.
• Il cielo diviso, l’opera più nota di Christa Wolf, racconta gli struggimenti e l’angoscia dei tede-
schi dell’Est dopo la divisione del paese e l’inizio delle fughe a Ovest.
• Il saltatore del Muro, di Peter Schneider, è stato definito una “raccolta di leggende metropoli-
tane” i cui protagonisti “trovano la loro identità solo vicino al confine”.
• L’ultima partita. L’agente Bernard Samson, personaggio preferito dall’inglese Len Deighton, è
impegnato ripetutamente nella lotta fra spie a Berlino nell’Ultima partita e in altri romanzi.
• Lettera a Berlino, dell’inglese Ian McEwan è insieme una spy story e una tenera storia d’amore.
Ma è stato anche definito dai critici “una metafora di questa Europa di fine secolo”.
• Morte a Berlino, un dramma del tedesco orientale Heiner Mueller, fu bandito dai teatri della
Repubblica democratica per 18 anni.
(da “la Repubblica”, 9 novembre 1999)

Filmografia
• Funerale a Berlino, girato da Guy Hamilton nel 1966. Un agente occidentale deve far attraver-
sare il Muro a un colonnello sovietico, e decide di trasportarlo chiuso dentro una bara.
• Uno, due, tre! di Billy Wilder, 1961. James Cagney va a Berlino con la figlia del suo capo ma
lei si innamora di un bel dissidente dell’Est.
• Totò e Peppino divisi a Berlino, di Giorgio Bianchi, 1962. Antonio La Puzza (Totò) si sostituisce
all’ammiraglio Canarinis, ed è rapito dai russi. Le scene del Muro sono state girate a Tor di
Valle.
• Enigma, di Jeannot Szwarc, 1982. I killer del KGB inseguono cinque dissidenti sovietici, stan-
no per ucciderli ma l’intervento di un agente della CIA li salva.
• Il sipario strappato, di Alfred Hitchcock, 1966. Paul Newman è uno scienziato in cerca di una
formula segreta. Finge di voler passare a Est, ma convince anche la fidanzata Julie Andrews.
• Accadde a Berlino, di Carol Reed, 1953. James Mason vive al confine e traffica con i sovietici.
Ma alla fine si redime con l’amore.
(da “la Repubblica”, 9 novembre 1999)

GUIDA ALLO SVOLGIMENTO


Ripassa sul tuo manuale di storia e su altri testi eventualmente consigliati dal tuo insegnante le principali
vicende della Guerra fredda.
Leggi i libri consigliati (o alcuni tra essi a tua scelta) e prendi visione dei film (se hai difficoltà a recuperarne
i DVD, consulta qualche repertorio filmografico).
Elabora una tua tesi sull’“immaginario” creatosi nel dopoguerra fino alla caduta del Muro di Berlino sulla
divisione nei due “blocchi”.

La tesina 201
Indice degli autori e delle opere
Abbagnano Nicola Fruttero Carlo Pisani Elizabeth
da Fare filosofia, 147 da La Patria, bene o male, 125 da “la Repubblica”, 149
da Le tracce del pensiero. Storia Galilei Galileo Platero Mario
e testi della filosofia, 148 da Lettera a Piero Dini, 56 da www.ilsole24ore.com, 114
Alighieri Dante Giusso Silvia Prensky Marc
Tanto gentile e tanto onesta pare da Testi e storia della letteratura, 139 Digital Natives, Digital Immigrants
(da Vita Nuova), 21 (da “On the Horizon”), 81
Giusti Giuseppe
Arendt Hannah da Il brindisi di Girella, 138
da La banalità del male. Eichmann Prigogine Ilya
a Gerusalemme, 46 Gramellini Massimo da La nuova alleanza. Metamorfosi
da La Patria, bene o male, 125 della scienza, 148
Aristofane
da Acarnesi, 137 Grasso Aldo Rampini Federico
da Nuvole, 137 da “Corriere della Sera”, 161 da Le dieci cose che non saranno
Guccini Francesco più le stesse. Tutto quello che la crisi
Astone Filippo sta cambiando, 102
da Italia low cost, 103 Canzone per Piero, 94
Guicciardini Francesco Raspadori Paride
Bachtin Michail
da Storia d’Italia, 166 intervistato da I. Fantigrossi
da L’opera di Rabelais e la cultura
Jobs Steve da tg24.sky.it, 142
popolare. Riso, carnevale e festa
nella tradizione medievale dal discorso tenuto alla Stanford Razetti Mario
e rinascimentale, 137 University della California, da Testi e storia della letteratura, 139
Baldi Guido da www.focus.it, 62 Rigoni Stern Mario
da Testi e storia della letteratura, 139 Lacala Rossana L’inverno (da Stagioni), 8
Barrili Carlo Alberto da Italia low cost, 103 Rodotà Maria Laura
da www.quirinale.it, 131 Levi Primo da “Corriere della Sera”, 94
Beccaria Gian Luigi Il disgelo Rosoli Gianfausto
da Il mare in un imbuto. Dove va (da La tregua), 58 Rielaborazione dati ISTAT
la lingua italiana, 9 Luzi Mario da Un secolo di emigrazione italiana
Boccaccio Giovanni Il discorso per la nomina 1876-1976, 96
Lisabetta da Messina (da Decameron), 35 a senatore a vita Saviano Roberto
Cattani Maria Rita da “la Repubblica”, 59 da Gomorra, 10
da Una finestra sul mondo, 144 Machiavelli Niccolò
da Il Principe, 55 Scalfari Eugenio
Cavalcanti Guido da “la Repubblica”, 116
Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io, 91 da Dell’arte della guerra, 166
Mafai Miriam Sen Amartya
Ceserani Remo intervistato da G. Allix e
da Il materiale e l’immaginario. Manuale da “la Repubblica”, 110
L. Caramel per “Le Monde”
e laboratorio di letteratura, 126 Mancinelli Laura da “La Stampa”, 101
Cicerone Il viaggio dell’abate Nevoso
(da I dodici abati di Challant), 3 Serra Michele
da Lettere ad Attico, 91 intervistato da A. Curiat
Coaloa Roberto Manzoni Alessandro da “Penne Digitali”, 140
da “Il Sole 24 Ore”, 178 da Adelchi, 51
Stengers Isabelle
De Amicis Edmondo Masera Anna
da La nuova alleanza. Metamorfosi
da Le tre capitali, 127 da “La Stampa”, 149
della scienza, 148
De Carlo Andrea Massarenti Armando
da “Il Sole 24 Ore”, 165 Stiglitz Joseph
da Due di due, 93 da “Il Sole 24 Ore”, 100
De Federicis Lidia Mereghetti Paolo
da “Corriere della Sera”, 118 Tarpino Antonella
da Il materiale e l’immaginario. Manuale da La scena del tempo.
e laboratorio di letteratura, 126 Meriggi Marco Il Quaderno, 165
De Luna Giovanni da Il segno della storia, 95
da La scena del tempo. Il Quaderno, 165 Uhlman Fred
da Il segno della storia, 95 da L’amico ritrovato, 93
da La scena del tempo. Montale Eugenio
Il Quaderno, 165 A mia madre Ungaretti Giuseppe
(da La bufera e altro), 53 La madre
Dini Antonio
(da Sentimento del tempo), 54
da “Il Sole 24 Ore”, 149 Orazio
da Sermones, 137 Veen Wim
Favetto Gian Luca da Homo Zappiens. Crescere nell’età
da “la Repubblica”, 132 da Ars Poetica, 137
Parini Giuseppe digitale, 84
Ferri Paolo
da Il Giorno. Il Mattino, 138 Visco Caterina
da www.educationduepuntozero.it, 86
Pasolini Pier Paolo da “Il venerdì di Repubblica”, 84
Fini Antonio
intervento al Convegno da Scritti corsari, 60 Vrakking Ben
“La competenza digitale dei Digital Petrarca Francesco da Homo Zappiens. Crescere nell’età
Natives”, 85 L’aura serena che fra verdi fronde digitale, 84
Fornero Giovanni da Canzoniere, 50 Yunus Muhammad
da Fare filosofia, 147 Piano Renzo da “la Repubblica”, 101
da Le tracce del pensiero. Storia intervistato da G. Santilli Zaccaria Giuseppe
e testi della filosofia, 148 da “Il Sole 24 Ore”, 120 da Testi e storia della letteratura, 139

202 Indice degli autori e delle opere