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Allc radici

ella violenza

Rizzoli Editore
PREFAZIONE

Raccolgo in questo volume articoli e saggi sulla violen--


za che sono venuto scrivendo per il Corriere della Serd ^
per La Cntica Soaologica nel corso degli ultimi died anm!
I saggio su Roma come ”caso emblematico” e stato
ubblicato nella rivista Cittd e Regione (numeri ^
ttobre-novernbre 1977). •
Sulla violenza e sulla criminalita, sia comune che-
olitica, si e scritto molto, ma non sempre la rifles^
ione giuridica o morale si e accompagnata al da to sta-
stico. In particolare non si e compreso il nuovo, in-
.uietante intreccio che si e venuto formando fra’ de-
nquenza'comune e violenza politica all’interno de'f
ecrepito sistema carcerario italiano, sfruttandone ap^’
ieno le antiche carenze. £ cosi sfuggito il senso ddU'
uova violenza politica. Il fenomeno e stato piega.to a^
conda delle preferenze ideologiche personal! dei -siti-
li commenta’tori piuttosto che spiegato nella sua og-{
ttiva ambiguita sul metro delle determinazioni di'
tto. L’ambizione di questi scritti e da vedersi riel ten-/'
tivo di aprire un discorso sulla violenza che riesca ..
Ilo stesso tempo statisticamente fondato e politica-
ente significativo.
Franco Ferrarqttj ^
ma, 10 npvembre 1978

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PROLOGO

i fenomeno della violenza, soprattutto nelle sue forrti^


pparentemente immotivate, e un sintomo di crisi del-
H societa industriale, forse il piu grave, piu importante
ddla disoccupazione involontaria e dell’inflazion^. E(T
inoltre uno scandalo storico, perche tradizionahnen-
si pensaya che con la societa industriale, cioe *cori
avyento di una societa profondamente r^ionalizzata^^
violenza,, che e per definizione irrazionale, sarebbe
compars:a, Dobbiamo invece constatare che si va e-.
tendendo. senipre di piu.
Come mai.^
Intontb non c e una ragione singola, bensi un^ ,co-
^ dlazione di cause'o, meglio, di concause e di "con*,
dizioni. Ritengo che la violenza, al livello della per^ .
”"^zione soggettiva e individuale, sia un grido dr allar^:
e, un disperato bisogno di venire riconosciuti, di
istere. La violenza rende visibili. Mi riferisco in questa
aso alia violenza delle manifestazioni, dei movimeriti
protestaygiovanili e soprattutto studenteschi. Sr trat^-
in questi casi di una violenza a valenza politica, tutto
mmato, che terrei molto distinta dalla violen^aori^ '
male.
Se poi ci riferiamo alle esperienze straniere, vedia-
) che i giovani sr prganfezano in bande per espli-
e una violenza che definirei ’’pura”-, senza apparen-
motivazione politica. Per esempio, 15 anni fa-, i

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/’blquaohs ^oirs” in Francia, ;gll'’’hulig^rii’’’nqi'*paesi
l^ddasp-dieferxi ]^cendi; cer^f'attac^i k s^i^fpsCn-
cbmufiisti, i ”3?aggai;e*’ nei paeSi'nbrflici i teddy boys” Jv b a.edifid piilbblid^stiamp’^ia scendend6rdi'|ivelf
. '' iii AiiiefiGa e in Inghilterra. Come" mai da noi, finb ad : fe ihiziato un processo di degradazibne. Ma. quaildb
\og'g|, questo fenomeno non si e verificato, almeno in ;arriva -r proprio in seguito alFarresto di alcurii capl'
Aqpfelte proporzioni? le Brigate Rosse o di altre organizzazioni terroristi--
‘ Effettivamente, nei paesi dell’Europa Occidentale, t - ddncendiare puramente e semplicemente un rp'r
ih parte della Germania, in Francia, Italia, Spagna, /to della Mirafiori, non si colpisce piu il simbolo.de!
,'■Portogallo, soprattutto fra i giovani, la violenza ha un tere.. In. questo caso la violenza e rozza; diventa vio-
^'s^giio politico. In questi paesi, la violenza sembra col- a cfiniinale comune.
Iqg^rsi a un^ scruttura sqciale, di classe, talmente rigi- ^ Cmdps che valga qui un teorema sociologico gene^-
da apparire cristallizzata, da rendere superflua, da ie. Qil^nto piu un’autorita e mancante di autorevo^'
fajr apparire talvolta perfino ridicola, ogni impresa ten- , ^nto piu tende ad essere autoritaria e, per con-
- dehte .a renderla meijo rigida. Allora I’attacco non pud ^^bj^in corrispondenza indiretta, tanto piu violenta,,p
essbre che fronta-le. L’attacco frontale e la violenza. reazione’ ad essa. Viviamo in un mondo in cui le’x-^
' A miq giudizio, si registra perd uno scadimento fondamentali dalla famiglia alio Stato, alia
'nella stessa violenza politica. Mi spiego meglio. Mentre iizi,V all’esercito, al clero, stanno perdendo di cre-
- ritengo fondamentale la distinzione fra violenza a ca- bilita.’
■ rattere politico e violenza di tipo criminale, o fine a se Npn voglio dire che queste istituzioni siano menb
-si'tdssa, debbo riconoscere che i gruppi, che addirittura ^ che, omecessarie oggi di quanto Id fossero ieri.
*si .yantatio delle azioni violente, le ’.’firmanq”, stanno htrarid!' .Qggi sono meglio organizzate, hanno degli
^ ‘suhqndo, anche in Italia, una certa usura ideologica e xi del personale, impongono test attitudinali a co-
fors^ anche psicologica, per cui la loro violenza da sim- 4 parte... Quello che voglio diird
^ boliea ,sta diventando violenza criminale comune. Per violen- ue sf e^^aridito il legame emotivo fra il dttadino .co-
" za sin^ibolica intendo una serie di azioni violente, con- istituzionale dentro il cui quadrb-
certate, strumentali, che colpiscono i segni del potere. divimid hasce, si sviluppa, cresce, invecchia, .m'ub-
‘ Per esempio, il sequestro del giudice Sossi a Genbva o ' In alt'fe parole; la fanfara che una volta ci faceVa
^ del giudice De Gennaro a Roma o, piii recentemente, ^^cfe, 'la ^’Marsigliese” o l’”Inno di Mameli”’che tf
I’uccisione di Aldo Moro sono state tipiche manifesta-1 tayano) oggi ci dicono molto poco. Quindi I’isti-'^
ziqni di violenza simbolica: non si voleva colpire soltanto _ nne diventa autoritaria e a suo modo violenta, re-
, i’uomo-Sossi, I’uomo-De Gennaro, lo statista Moro, ’ ^siva, proprio perche non e piu autorevole. Deve'^
ma, la politica di Moro, I’istituzione repressiva della;, jjnare IL proprio nudo potere con la nuda forza,
mag^istratura, che formula sentenze, e occupata a irro- j he non ha piu quel potere di convinzione sponta-
' gare .pene piu o meno drastiche, e cosi via. Questo, per] che era il riflesso, nei comportamento, del nesso
Ip meno> era I’intento. ] Ptivo per cui Tindividuo aderiva all’istituzione.
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Come mai;,si e allentato quelto tjessa emotivo ? duttivo, ma possiamo coniperare quello= che yogliamo!
Induhbiamente in quest© secolo, due grandi guer­ Noi siamo in realta indotti a comperare ci6 di cui J’in-
re mondiali hanno scosso irrimedii^bilmebte la fiducia dustfia ha bisbgno di disfarsi. Siamo manipolati. E la
degli individui nelle proprie istituzioni. Basta vedere mahipolazione su scala planetaria, ormai, e un dato di
I’estraniamento della classe politica rispetto alia mag- fatto. Perfino la famiglia, che era sempre. rimasta coine
gioranza dei cittadini, constatare come le singole pro- il baluardo inviolato della liberta individuals, perche
fessioni si chiudano; si arrocchino per cosi dire, in ma- era una piccola societa all’interno della grande socie-
riiera corporativa dentro di se e si difendano contro ta, 9ggi,, con il lavoro di marito, moglie e figli, con la
Cutto il resto, contro la grande societa. £ sufficiente differenziazione per gruppi di eta dei divertimenti, dei
tonsiderare il frantumarsi del consenso sociale. La co- programmi televisivi, ecc., e stata invasa e frantumata.
stpuzione del consenso sociale e un fatto giuridico, si... Da che cosa.^
-^*Ma dietro alia legge scritta ci vuole una legge non scrit- Dalle esigenze del mercato. La societa industrial
tat do cl>e Montesquieu definiva ”lo spirito delle leg- avanzata e una societa eminentemente mercantile,
gi”, cio che Socrate sentiva dentro il suo cuore come la che-deve-produrre-per-consumare-per-continu-
musica dei flauti dei coribanti, per cui, quando gli a- are-a-produrre. Non appena questo ciclo di produzio-
mici gli preparano la fuga, rifiuta, accetta di morire. ne-consumo-produzione si inceppa, e la crisi. La crisi
Perthe.^ Perche non puo trasgredire le leggi della sua che cosa significa.^ Che si deve rafFreddare il meccafii-
comunita. smo per poi riprendere. O con I’inflazione, oppure con
L’autoritarismo e quindi il riflesso della caduta del I’imposizione fiscale o con altri sistemi, noi a poco a
senso di validita delle leggi e delle istituzioni. Non e poco riduciamo il tenore di vita, distruggiamo ricchez-
mai un atto di forza. £ la confessione aperta, talvolta o- za, in modo da poter poi di nuovo ricominciare a rico-
scena, di una debolezza. L’istituzione, non esercitando struirla. Queste sono le conseguenze inevitabili di una
piu un potere di persuasione — che ha perduto — eserciia societa tecnicamente e industrialmente avanzata.
• quello che le resta: il potere di coercizione. Per questa Ma queste critiche indubbiamente fondate rendo-
ragiohe di sostanza ci stiamo awicintuido, anche nelle no forse la societa di un tempo, patriarcale e contadi-
democrazie piu antiche, a dei governi pesantemente na, desiderabile.^^
autoritari. In realta, c’e anche un’altra ragione, piu Nieijte affatto! Tutte le volte che critico la societa
profonda: quantq piu una societa si industrializza, si industriale, cerco sempre di non dimenticare mai di
teenicizza, tarito piu diventa autoritaria. aggiungere subito che il ritorno alia societa cont^dina
Perche il grado di tecnicizzazione e direttamente non sarebbe un progresso, ma un regresso. A questo
proporzionale alia limitazione delle liberta dell’indivi- proposito, ho polemizzato a lungo con Pasolini: lui
duo. Sj pensi a che cosa era il modo di lavorare a ciclo tendeva, da buon poeta quale era, a idealizzare il pas-
completo di un tempo e all’operaio di oggi, alia cate­ sato contadino, I’ltalia agreste, ecc. Ma Pasolini igno.-
na di montaggio. Si dira: si, alienati nel processo pro- rava o non ricordava o fingeva di npn ricordare come

IS
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proprio 'dura.nte- quefirit^Ha Ta' |iiaggio,T^.^afte‘ ilei £0n-
ere’la. propria,'ihtegrita/psicOfisiCa, ecc. E r giovani,
tadini .eratiio colpiti.da ernia b^erari'O affettida p^lfe^ra, :he da Un puhtd cfrvist^'Culturale sond incapaepdi iina
per via della-dieta povera di cui ’^’godevano”;,doveva-
elaborazione teorica originale; da ud punto, di‘ vista e-:
npi. ipmigrare; erano costretd ad adattarsi ai lavori piu
; conomicp non possono o non vogliono entrare in -quefr
; umili, Poi, soprattutto, c’era pochissima liberta di scel- sto mercato del lavoro che o li rifiuta o, se li accetta, li ,
‘ t^. Era in sostanza una societa immobile. Bisogna pero
reprime. Si danno allora alia sola possibilita che gli/e’-.
liconoscere che passare da una societa contadina arcai-
sta aperta: cercano di rendersi visibili con la viol^nza, '
_ caja una societa industrializzata in maniera disumana,
in parte per soprawivere e in parte per sfogare le lord' ■
pon e certamente un grande progresso, e questo per
pulsioni eleriientari. In alcuni comportamenti crimi-
deficienza di direzione politica economica e culturale.
nali di giovani e giovanissimi che psicologi, criminolp-
Per via di queste gravi carenze noi non abbiamo saputo
gi, sociol'ogi denunciano come privi di motivazione, ip
^-ppronttare delle occasioni di crescita equilibrata che
invece scorgo proprio questo: che la violenza in appa-
xrano invece tecnicamente possibili. Si pensi a come si
renza gratuita e una specie di atto di presenza. Aggiuhgo
«•€ compiuta I’industrializzazione in Italia: nel giro di
poi una considerazione finale molto triste, a cui non
cjuindici, vend anni, dal 1955 ad oggi, abbiamo tra-
c’e del rest© una risposta. Quando una societa si liio-
sformato completamente un paese, pero con le stesse
difica; si trasforma profondamente, che cosa awiene ?
contraddizioni, con le stesse forzature di ritmo e quin-
Che la gente lascia la campagna e si trasferisce in citta:
dj coti la stessa sofFerenza umana che avevano accom*
poco male. Che la gente abbandona certe professionr e
pagnato la prima rivoluzione industriale 200 anni fa.
passa ad altre: d’accordo. Ma non sono queste le cos^
"Nm abbiamo imparato nulla.
piu impdrtanti. Cio che maggiormente incide sulle p6-
pome mai non si e imparato nulla dall’esperienza polazioni che hanno abbandonato il villaggio per ,tra-
degli altri paesi? sferirsi in un centro urban© e la scomparsa della vec-
Perche i dirigenti economici e politici hanno avuto
chia morale, dei vecchi valori legati alia tradizione,
djeji’industfializzazione un’idea riduttiva. Non hanno
nod sostituiti dai valori della civilta industriale che esi-
" capdto che il processo industriale d un processo sociale stono e sono importanti — il sens© di responsabifita
globale e che se si vuole industrializzare un paese bi­
non piu -collettivo ma individuale, il sens© del. risp'et-
sogna predisporre non solo tecniche e capitali, nia ri-
to degli altri come ’’altri”, la capacita di una critka;
sojse umane, la mano d’opera. Se si vuole muovere
fredda, razionale, il saper vivere da soli, e interpretare i
“Ja mano d’opera con grand! migrazioni interne, biso-
messaggi della societa in sens© psicologicainente neu-. ■
,gpa,.costruire le cosiddette ’’economie esterne” — case,
tro, quasi come la segnaletica stradale.. Nel villaggio.
- scuqle, ospedali, asili — di modo che questa popolazio-
non c’e segnaletica stradale: si esce e si chiede I’infor-.
ne, legata al lavoro industriale per la prima volta, pos-
mazione'a chi capita, ci si saluta tutti. In citta, po,:. bi-‘
' sa vivere in condizioni umane e non subumane e non sogna leggere i freddi annuna scritti. Cosi, proprio a
debba ricorrere all’assenteismo sistematico per proteg- causa di- questo vuoto di valori — non c’e piu la vecchia^

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morale contadina^ noji stricora la nupva -morale ur- In questo tipo di^ societa, come spiegare la violen-
bana — si determina una situ^^one in cui mtto e- pos- za di gruppp sulla donna che.di recente ha subito una
sibile. Da questa • matrice hatino origirie i comporta- recrudescenza notevole? La violenza di gruppo sulla
menti apparentemente piu assurdi e aberranti. donna rientra perfettamente in questa fase di transi-
Possiamo inserire in questa cornice anche un delit- zione. Le dpnne sono, in ogni societa in trasfonriazio-
to emblematicamente italiano di questi ultimi anni, il ne come I’italiana, il gruppo sociale piu discriminate,
sequestro di persona, un delitto die non esiste nel resto non solo sul luogo di lavoro o all’Universita, ma anche
del mondo, tranne che per ragioni politiche. £ neces- dal punto di vista legale. Tutto questo sta mutando da
sario sottolineare che questo delitto e un ibrido: per qualche anno. Ma si nod bene. Nel momento in cui
u|> verso fa perno su un vaiore tiprcamente moderno - tutto questo muta, e il maschio che si sente ’’spiazza-
il vaiore del dei;aro — ma, dall’altro, sffutta un ele- to”. Inevitabilmente. Ora, in questa situazione, con 1
mento che non c’e piu nei paesi avanzati, per esempio gruppi femministi che yanno alPattacco, i maschi rta-
-glr Stati Uniti: Tamore della famiglia, pronta a indebi- liani, .gia cosi ipervirili, gia cosi super-sicuri di se, gia
t^si per trent’anni pur di riavere il proprio caro. Il che cosi tendenzialmente maschilisti e autoritari, tutti in
sta a dimostrare come in qUesto momento mold dei pectore potenziali patriarchi, si sentono letteralmente
comportamenti violenti e irrazionali italiani siano tali muovere la terra sotto i piedi. E c’e una grande insicu-
p.erche il nostro paese non e ancora in una situazione rezza. lo penso che la chiave sociologica di lettura —
■pienamente definibile. £ ambiguo. £ fra I’alba e Tau- che potra essere un po’ generica ma mi sembra fondata
rora. £ fra un mondo e I’altro. £ un paese in bilico. — sia che gran parte dei delitti contro la donna oggi in
Non e piu una civilta contadina, non e ancora una cul- Italia sono collegati con questa fondamentale insicu-
tura industriale. Il fascino dell’Italia e la difficolta del rezza che e stata introdotta, immessa nel maschio pro­
viverd derivano proprio da questa ambiguita di fon- prio dal movimento di liberazione della donna. Nella
dq, da questa specie di labor^torio sociale da cui puo misura in cui la donna diventa un agente libero, evi-
•uscire tutto e nessuno sa bene che cosa. E debbo dire dentemente' I’uomo si sente minacciato nelle^ proprie
che il nostro e un paese, da questo punto di vista, prerogative e... impone la propria superiority con la
straordinario: questa compresenza. di antico e di nuo- violenza. Come schema generale interpretativo, in
vo. L’ltalia e Milano per un verso, ma anche Palermo; questo momento la recrudescenza, se e statisticamen-
e archeologia bellissima e nello stesso tempo palazzoni te provabile, dei delitti contro la donna, soprattutto a
^onimi, degni delle piu squallide periferie neourba- sfondo sessuale, e legata proprio al maschilismo che
ne; e un paese economicamente quasi trqppo svilup- teme di avere i giorni contati. Nessun potere infatti e
pato — la conges done del triangolo industriale Tori- cosi pericoloso come il potere minacciato.
no-Milano-Genova — ma e anche il paese di certe zone Ir; queste senso, I’ltalia e altri paesi europei si stan-
del mezzogiomo dove non sembra ancora che si sia u- no awicinahdo agli Stati Uniti. Che vi siano delle ten-
sciti daU’epoca del somaro, del carro agricolo. denze comuni fra mondo europeo occidental, in par*-

16 /7
* * ■4^ > **

' declare 4’Italia,*'e rnondp nord-anfericafio rjon-^doVreb- istict;.;,mdqbtb]:iia; pfoduzibne di' massa^, r&ncanza di
^pe stupirp,’' dab momento -che Fltaiia si VS industria- icreat'ivita, stanchezza, us.ura psicblogica,^ splitudine...
iizzande) con Uno schema economic©'di tipo nord-a- Mali propri della civilta industriale, che ci ha datb
' merieano, con tutte le differenze del caso, benintesoi mblto, ma a un prezzo notevole. A breve scadenza, a
^uindi, come poco a poco cr si modernizza in senso in- mio avviso, bisogna puntare molto su- quelle che chia-
. dustriale, crescono i casi di contraddizione. Tutto que- merei le istituzioni naturali della socializzazione: la scuola -e
sto, su «cala di massa, in America si e avuto almeno la famiglia.
quarant’anni fa. Noi stiamo andando verso fenome- Sociologi acuti come Pierre Bourdieu cissicurapo
nf di tipo nord-americano di solitudine, disgregazione che i sistemi scolastici non hanno altra funzione che
ecc. Ma anche ■nell’^Unione Sovietica esistono problemi quella di riprodurre, meccanicamente e indefinita-
^ anaioghi./ mente, il ’’consenso”, vale a dire I’insieme dei valori e,
Non e’e dubbio che il problema dell’emarginazio- degli .atteggiamenti cosi come li conosciamo per lunga
ne giovanile esista anche nell’Europa Orientale. £ un tradizione e assuefazione. I maestri non sarebbero al-.
problema che non si puo eliminare con un decreto ”i- tro che docili ’’cinghie di trasmissione” del gia saputo.;
deologico”. Inoltre, non va dimenticato che anche gli scolari, gli arrendevoli consumatori di ’’pasti” .cul-
' I’URSS e gli altri paesi deU’Europa Orientale sono 6r- turalif, a dir poco, premasticati. Anche piu drastico e il
mai .paesi industriali, tecnicamente organizzati. Indi- riform'atbre Ivan ilieh. Egli propone semplicemente"di.
, .• -pendentemente dalle ideologie e dalle istituzioni, e al- abolire la scuola, di ’’descolarizzare” la societa. £ vero
I’bpera e ,si va sviluppando una tendenza ’’isoformica”, che la scuola pub tramutarsi, tradendo se stessa, in un
cioe- di convergenza fondamentale, fra Oriente e Odci- mediocre mattatoio di intelligenze. £ il caso di scomo-
dente, basata sull’industrializzazione. Quando si lavp- dare Platone e Sant’Agostino Ardiremo citare il De
ra.'Cdn le stesse macchine, si finisce per avere le stesse Magistro?, Come imparare qualche cosa che gia non si
reazioni. E I’essere umano e un essere unitario, cjte sappia, qhe gia non sia sepolta nel fondo della per^so-
non si puo sezibnare come un’arancia. Quando un in- nalita, tanto che I’impararq non sia ^Itro, in essenza,
■ ' dividuo spertde sei-sette ore ogni giorno al lavoro con che un richiamare, un ricordare, penoso nel suo farsi,
certe macchine, il tipo di rapporto uomo-macchina fi- ma anche gioioso e splendido nel momento del rie-
nisde poi per condizionare anChe gli altri rapporti. mergere dal profondo, del ’’riconoscimento” e della
"£ possibile, a questo punto, azzardare alcune indi- conferma? Non e questa la gioia che sottende, come
' cazioni terapeutiche. A lunga scadenza e nel quadro un dono ^raordinario e misterioso, la vita intellettua-
di una trasformazione radicale della societa che colmi le.^ Certo, un dono siffatto non lo si puo immaginare
•. il divario fra lavoro manuale e lavoro industriale,. mi elargito a tutti per via istituzionale, indolore ed egu'ali-,
'.'sembra chiaro che bisognera affrontare le contraddi- taria. £ chiaro che dalla scuola non ci si puo atten4er6'
zioni tipiche della societa industriale, sia a Oriente che tutto. L’lmpegno individuale, la fatica personale nello^
• a-Occidente, nei paesi comunisti come nei paesi capita- studio, che alia lettera vuol dire appunto ’’amore”, e -

18^ 19
nell6 stessrb teinpo indlsperi^'abire ^ bpii .surrogabile.'
II
Ma lo s^timolo, la ieuridsita,. il ris^^glio della capacita di
pbrsi domande ppssono venme dalla sduola, bosi xome LO SCANDALO DELLA VIOLENZA
.^li strumenti della couoscenza, le tecniche dell’accesso
ai ’’prodotti”* cultural!. -
'La famiglia, d’altro canto, e oggi in grave crisi
va ripresa: come? Non come quella specie di fortilizio
chiuso verso la societa, cosi come e oggi... Mari to
moglie devono stare insieme non perche ’’came una 1.
ma perche sono dvie persone singole, autonome, ma­
ture,, chej^omunicano problem!, che non tendono alia La violenza fa scandalo. £ infatti una rottura sistema-
comuqipne — cioe all’azzeramento dell’uno nell’altfp tiCa, si rpetfe ’’fuori”, non rispetta le regole del gipco
— ma alia informazione reciproca costante, di mgdo democratico. In quanto tale e deliberamente fuori e
che. iL rapporto viene continuamente, quotidianamen- contro la legal!ta. La scandalo proyocato dalla violeh-
te risc'operto e rinnovato. I figli allora non sono ne ,za e per lo piu collegato con un tipo di ’’angelismo’’
repress! ne lasciati a se stessi: aono ’’accompagnati’’. che considera realizzabile, dal punto di vista pratico-
Qumdi, cpntro la famiglia-ghetto, contrp la famiglia ,ipolitico, un ideale di convivenza civile in cui tutti i con­
chiusa va affermata e cpstruita la famiglia aperta. .Con­ trast! di interesse siano componibili e positivamente
trp la famiglia-comunione la famiglia-comunicazipne. solubili mediante la transazione e il compromesso.
Apertura verso la grande societa. Collegamento con la Non e tuttavia possibile ignorare che al fondo di ogni
scuola. Collegamento con la realta sociale circostante.' legittimita formale emerge un atto di illegittimita so-
Grosso sistematico sforzo verso I’obiettivo che stim'o stanziale, un dramma di violenza. ;Romolo uccide Re­
piii urgente-: ricostruire il te«suto sociale dal basso at- mo. La fondazione della -citta e macchiata di sangue.
travetso una rivaluzione molecolare che dalla periferia La leziohe di Machiavelli e tutta qui. La legittimita npn,
ptPpia sul centro e ne impedisca le prevaricazioni. c uno stato di natura; e un process©, un’idea-limite,
'mai completamente acquisita.

2.

La violenza e dunque connessa con la stessa fondazrp-


ne teoretica e con la struttura del sociale. Ignorare
questa premessa significa condannare alia psicologiz-

21
z^ionie alia _^emp^izz^io1i^\crd&> alia finu rati, come* occarioni di acdeSso k ^rumenti-di par-
da a -e0iTiprender€ rkdPnalmente/ ll/fenP’rnenp del cipaziono bassCr^alle decrsiopi pdriticheTorida-
yiplienza, Po'litiGanxente, la vioknza e un segnale d’a entali. In questo senso-, il terrorismo e I’espressione
laFine e Fin gfido d aiuto insieme. Per questa fagiori ’una' disperazione genuina di strati sociali abbastanza
di sostanza e.nel contempo di metodo, non si possoa
mpi che non puo essere ridotta, tanto meno‘ compr^
mettere sullo stesso piano (come fa G. Berlinguer n in termini di pura ’’aberrazione” individnale b di
‘I Unitd dell’ll ottobre 1977) la spiegazione psicologi
uppi ristretti. La psicologizzazione dei problemi po-
ca: e fisiologica lombrosiana, per cui il comportamen tici e sTociali e la tentazione pin grave ed e inoltre una
to vioknto Sarebbe la risultante di certe caratteristich corciatoia mortale per gli attuali gruppi dirigenti (go-
xoagenti di determinati individui, e come tale non pre^ ernanti e influenzanti) perche puo create I’illusione
venibifj^ e neppure a rigore modificabile, e la spiega- ’aver risolto un problema quando non lo si e neppure,
* zipi^ SGciologica, che rimanda invece alia struttura i ncora determinato nelle sue caratteristiche oggettive.
.'Stixuzionale esistente, ossia ad una costruzione storica,
,e' quindf storicamente modifitabile, almeno come ma {IDOC, VIII, 9-10, ott.-nov. 1977)
trice condizionale, del fenomeno della violenza.

3.

Le regole del giuoco democratico sono valide. Ma pre-


suppongono nn dato di fatto che non sempre e empi-
Ticam'ente verificabile: I’appartenenza e la partecipa-
zione alio stesso -titolo, vale a dire su un piede di so-
5tanziale parita, di tutti i gruppi social! rilevanti. Nello
kesso tempo, il meceanismo della produzione econo­
mica xomporta una progressiva concentrazione dei po-
teri decisional!, una specializzazione dei compiti che
. premia gli alti livelli, sottraendoli, anche solo per ra-
gioni tecniche, al controllo efFettivo dal basso, quindi
una struttura sociale dicotomica. Al fondo del fenome­
no del terrorismo politico vi d questa re^lta. Il terrori-
smo non piove dalle nuvole. Esso e alimentato dalla
insufficienza degli attuali complessi istituzionali con-

55
T9"

ill

LA 'VibLETsl^A COME'RIFIUtQ.
BELiA MEmAZiaNE CLLtURALE

1. Atto violento e atto criminale

Uno sp^ttro si aggira oggi per il mondo, nella secpnda


meta del secolo ventesimo, e tiirba i sonjii delle fami-
glie e dei governanti: lo spett-ro della violenza. A que-
sta spettro dobbiamo forse piu riconoscenza che odio-
La guerra e finka da venticinque anni. I capi paHtici
appaiono ^lmanamente impoveriti ^ intellettualmen-
te esteiiuati. l^petono Gome dischi rotti formule e frasi
che p4)clii compjjendqno. Trasformati in ragionieri
della mediocrita, sono i managers ti’una grigia prole-
tarizzazione dell’anima. Quanto ai capi economici, e
vero, come Sospettava .Schumpeter, che la borsa valori
e un surrogate piuttosto^ prosaico per il sacro Graal e
che le leggi impefsonali del mercato, per quanto* po-
tehti e' proyvidenzialL non sono fatte per entusiasmafe.
Gli ideal! sono Uquefatti.
L chiaro che vivTamo in tempi di consolidamento
organizzativo. Non sono molte ortnai le occasion! in
cui si possa tracciare una discriminante precisa, di fat-
to, fra chi e yigliacco e chi non lo-^ fra chi e pronto a
venders! al miglior offerente e chi resta fedele .ai prin-
cipi. t in questa situazione di apparente tutto Ppo§C)
in cui L -gruppi socialfnente e politicamente, dominant!
imparano le tecniche di uno sviluppo ragioneyole, k-
scio e indefinito, che riemerge, inattesa e spaventosa, la
* V*' ,

violeiKa, cioie il ricprso all^forza. pura,. la cos^rizione uerrg nazidhali’haphaHff genefeVqttehuto -persirio' la
Xo soontro. Iisicof il terrore e le bombe:‘un gesto« ch benedizione eccksiasticapef fi loro stfurridnti di mbrte.
taglia ogni argomentare 6 xhe assume talyolta contrad- Ma, nelle condizioni odierne, la separazione ffa^guerre
dittpriamente, il carattere liberatore d’una funzione a livello internazionale e guerra, violenza sul piano in-
catartica, terno=non e cosi netta come un tempo. Con le .guerre di ,
Il nostro tema e questo: che cos’e e perche la vio- liberazione, la guerra si fa ambigua; da guerra nazio-
lenza? Opera d’un individuo o di un gruppo, orgahiz- nale diviene guerra ideologica. La guerriglia e le techi-
zata oppure occasionale, la violenza e sempre soltah- che di violenza individuale interpersonale che questa
to mrninale, aberrante e quindi automaticamente, per comporta, tali da sottrarsi alia sanzione di un potere
definizione, condannabile? Quando, nel quadro di statuale formalmente codificato e sicuramente identifi-'
quali condiziodi, I’atto violento non e semplicemente cabile^ rendono meno chiari i termini .della questione e
equiparabik all’atto criminale? indicano il grOviglio di contraddizioni che sta dietrb
Quando si carica, questo atto, di un significato po- alle linde formule del formalismo giuridico.
-litico? E non in senso generico, ma d’un significato Tanto vale allora dirlo subito, e con la massima
politico positivo? Cioe: e possibile determinare una chiarezza: al fondo di ogni legittimita formale c’e una
funzione storicamente positiva della violenza? Non si illegittimita sostanziale, un atto di violenza, Romolo
parla qui del sernplice conflitto sociale, le cui funzioni che uccide Remo. Machiavelli e Hobbes su questo
npn necessariamente distruttive sono state ampiamen- punto convergono. Ogni potere Costituito formale, al-
te lumeggiate dai sociologi sia. classic! che moderni; I’inizio, prima che intervengano le ^anatorie dei giu-
qui si parla semmai di quel tipo di conflitto di interessi risti e le razionalizzazioni dei filosofi, gronda sangue.
e. di valori cosi radicale da non lasciare margin! alia Ogni atto di violenza e dunque in realta un atto di cbn-
negoziazione e da porsi appunto all’origine dello scon- tro-violenza. Storicamente cio e verb oggi com’e vero
tro violento. da sempre.
Alcune osservazioni introduttiVe. Il riemergere o-
dierno della violenza non e una novita; e un ritorno.
La violenza e un fenomeno antico; essa permea la vita 2. La violenza come esperienza estetica.
t:ollettiva, e presente nei rapporti quotidian!. Uno dei
meriti dell’atto di violenza esplicita e metodologico, Si notano tuttavia nei fatti violenti odierni alcune ca-
richiama questa verita obliterata dall’assuefazione. ratteris-tiche che vanno considerate con attenzidhe.
L!uso della forza pura in luogo e contro la forza del ra- Forse anche a causa dell’informazione rapida di massa
gionamento e per gli esseri umani un’abitudine tutt’al- su scala planetaria (radio e televisioneh il ritmo di que-^
tro che nuova. Sul piano internazionale, nei rapporti sti fatti sembra divenire incalzante. La pressione au-
fra le nazioni, la violenza bellica, il ricorso alle armi menta. Siamo al parados^o: nella situazione bdierna
,e automaticarhente accettato, se non giustificato. Le anche i pacifisti minacci^no di uccidere per stabilire la
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27
pac^. Se“ ci attentafno aglr elenc^i statis'tici imbarazzo'preliminarei e lecito "parlare-di violenza, ri-
atti'di violenza sono in aumento. dovunque; non pos- flettere* siilla vio-lenza, giudkata in se e peY ser^come
s^iamo diSitinguere con certezza fra violenza .criminale fenomeno a se stante, ritagliato e isolate rispetto al
individuale e violenza con scopi politici perche le poli- flusso degli eventi, lontano dai luoghi in cui il fenome­
zie di tutto il mondo, per semplificarsi il lavoro, tendo no deHa violenza ha origine e si sviluppa? Puo darsi
no a mettere tutto nella prima categoria, ma Taumento che una riflessione a freddo, distaccata sulla violenza si
e certo: nei paesi depressi in via.di modernizz^zione ma giustifichi anche se corre il rischio mortale deU’autb-
anche, soprattutto, nelle nazioni superindustrializzate compiacenza. Ma e possibile capire anche solo un rno-
deirOccidente europeo, del Nordamerica e dell’Estre- to di piazza stando alia finestra ? Pur restandone fuori e
mo Oriente (Giappone); nei ghetti negri ma anche, e certamente possibile ricostriiirne le fasi, darne anche
s'oprattuttcC nelle universita piu ^sclusive e prestigiose un Yesoconto accurate, corredato di cifre e diagram-
del mofido bianco; fra gli affamati del Nordeste jdel mi...'Tutto questo significa veramente capire o limitar-
Brasile ma anche, e secondo 1 vecchi criteri di giudizio si a un rapporto di polizia? Descrivere, comprendere,
inspiegabilmente, fra i giovani dei gruppi sociali urba- spiegare sono operazioni mentali differenti. La violen­
ni a reddito piu alto; nei paesi capitalistici e in quelli a za non e una categoria metafisica. Ma anche ammet-
economia mista, ma anche nei paesi a economia statiz- tendo che sia possibile capire la violenza conie feno­
zata. Non si tratta solo dei grandi assassini politici re- meno in se, al di fuori della situazione umana globale e
centi — i fratelli Kennedy, Martin Luther King, 'Che storigamente determinata di cui e parte, sorge iL pro-
Guevara. A queste morti fotogeniche, che con le relati­ bleina del perche un certo tipo di uomo di cultura sia
ve ricostruzioni del fatto, onoranze funebri, biografie,
morbosamente affascinato dalla violenza di oggi.
anniversari, ecc. hanno occupato per mesi i rotocalchi
Il critico americano Dwight MacDonald confessa
e Fopinione pubblica, alle grandi sommosse negre nel­
nella New York Review of Books con disarmante candore
le cittd americane e ai movimenti studenteschi in tutto
i godimenti provati come spettatore della ’’rivoluzio-
il mondo, e da ^.ggiungersi il grigio, agghiacciante stil-
ne” airUniversita Columbia di New York: ”Mi tele-
liddio di mod, proteste, sparatorie, bombe che, in o-
fono Fred Dupee. Vieni subito, Dwight, c’e una rivo-
gni nazione di oggi, dove piii dove meno, vanno mu-
tando il clima e la fisionomia del nostro tempo. In I- luzione. Non ti capitera mai piu di vederne una. Ci an-
talia, nei solo 1969, secondo i dati ufficiali forniti dal dai;' aveva ragione. Non mi ero mai trovato vicino a
Ministero degli Interni, si contano cinquantatre azioni una rivoluzione. Credo che mi piace. C era un atmo-
terroristiche. sfera di piacevole aspettativa, una liberazione da uria
Il tema e dunque provocante e attuale. La violenza tirannide oppressiva o, peggio, noiosa; Stendhal de-
ci spaventa. Ma e possibile guardare in faccia anche cio scrive uh’atmosfera del genere dopo^ .che I’esercfro
che ci spaventa. Anzi, piu che possibile, e necessario. francese aveva cacciato gli Austriaci da Milano. Di cpl-
Nei caso della violenza, non si pub tuttavia negare un po quelK della Columbia ayevano ’realizzato’ quanto

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2B
vuotat e .mpdiacre/osse k^lorD! vita sottd 3. -Vidlenz§'e-cu(tu%ai. -’f. ""V-
done del' fettOre J(irk”'. tpsi scnye MsCo banald^ Na-
turalmente non si trattava di una rivoluzione. Non'bi- Bu'one intenziPni a .parte, la considerazione. della vio-
confondere le rivoiuzioni con le scampagnate. lenza ad opera degli upmini di cultura obbedisce a mo­
Erk semplicemente Toccupazione deirUniversita. Ma di di pensiero che sono fuorvianti in due sensi fon-”
qtiella di Mac Donald e una reazione tipica. Di regola damentali. In primo luogo, da un punto di vista psieo,-
sono persone che da non mold annj hanno varcato la logico interno. La violenza indica il vero momento di
ioglia della mezza eta; erano filocomunisti o trotskisti crisi per gli uomini di cultura, la cui neutralita e dalla
violenza resa impossibile. La portata della violenza per
-intbrno al 1930, all’epoca della grande crisi econqmi-
quanto riguarda la cultura e data dal fatto che gli attl
ck; er^o i cont^totori del primo dopoguerra„ coii-
di violenza segnano il limite della mediazione cultu-
testa^ori timidi, di una societa che non.consentiva mar-
rale^ un limite invalicabile in termini intellettuali. Cib
^ni di sopravvivenza facile a chi scappava di casa, di
signihea un duplice riconoscimento: a) che vi sono*
una societa non ancora opulenta. In Italia eranq anti- cohtraddizioili oggettive, dure, cioe conflitti di intere^-
fascjsti che avevano doyuto, per mantenere Timpiego,
se e di valore non mediabili; b) che la discussione razio-
^g'iurare fedelta al regime mentre leggevano con religio- nale e la contrattazione non possonp risolvere tutti i
'So fervore la Critica di B. Croce. Adesso corrono dietro prpbiemi degli individui e dei gruppi sociali mentre .
ai giovani contestatori tentandone il recupero e rice- possono forse risolvere i problem! degli intellettuali.
yendone in cambio una noncurante incomprensione In questo senso, la violenza, anche quella piu bwia--.
se non Faccusa di incoerenza. Non per fare del pette- mente. legittimata da fini politic! espliciti, costituisCe .
'golezzo- su una generaziqne, ma si direbbe che sono kf- per gli uomini di cultura una perdita secca perche fa
fascinati- oggi dalle cose che nel loro ternpo non hanno saltare il presupposto delk loro funzione sociale, in-
fatto. Il loro interesse per la rivoluzione, la viole'nza, la dipendente, il presupposto deiruniversalita e dell’au-
protesta dei gipvani, per una societk diversa, radical- tonomia della cultura. La credenza nelFautonomia, u-
m6nte altra rispettp a quella presente, e un pmaggio, niversak e armoniosa, della cultura e alia base e giusti-
pPstumo, alia Ipro gipvinezza, cipe alFepoca in cui non fica la cultura corrie establishment, doe come istituzione
erano ancora ’’ostaggi” della societa, con moglie e figli di potere.
;da mantenere, una professione con orari d’ufficip da Di-qui una singolare cecita, uij’impazienza, uua
jispettare, agli anni in cui non si erano ancora inseriti straordinaria mancanza, o un rifiuto, dello s^pirito a-
sfabilmente, cioe venduti o arresi — e la stessa cosa - nalitico quando si tratti di gesti violent!, disperati,- di-
"alle impersonali esigenze deH’organismo sociale. £ pin sarmonki. Questo atteggiamentp acritico, sostanziaV ‘
uria nostalgia che un programma. merite dimissionario, non distingue solo rintellettualfe
tradizionale;.xaratterizza anche, e immaniera piu sotti-^
le e piu penetrante, I’intellettuale ’’impegnato”, appa-
rentemente doiniaatq impazienza tivoltizionaria. Nel njomento stesso in cui proclania la necessita
BiSogna diffidare del teVmine rivdluzione, specialmen- storica di rovesciare il sisterna sociale e di reinventa-
te; quando lo si trova in bocca agli intellettuali, ai pro- re- la vita, subito, qui e adesso, in base alia stessa ir-
fessori, agli studenti, agli uomini di cultura e di mezza responsabilita della sua richiesta, 1-intellettuale volon-
qultura. Questa diffidenza si fonda su una ragione pie- tario della rivoluzione si colloca individualisticamente
dsa. Sono persone dotate d’una tendenza egocentrica al di sopra della mischia e si prepara un alibi inecce-
irresistibile che li induce sovente, in perfetta buona fe- pibile. La rivoluzione totale, millenaristica e necessa-
de, a vedere nella rivoluzione nient’altro che la coreo- riamente una rivoluzione sognata, ’’concettuologica”,
grafia e'il palcoscenico per un loro atto unico. La vio- non da costruirsi pazientemente giorno per giorno, ma
lenza e il loro brivido di vita, la scossa che spezza un’q- da godersi come spettacolo, esperienza estetica, raptus.
sistema dominata ^alla routine, dalla solitudine, da un La violenza diviene teatro, culto, autoaffermazione e
senso di impotpnza e di marginalita. autodistruzione insieme, suprema catarsi. L’uomo di
Abbondano naturalmente i precedenti. A partire cultura, colui che dovrebbe legare la propria vita alia
dal 188.0, e anche da prima, questa e una componente ricerca razionale, cede qui al gusto rousseauiano del
rmportante della storia intellettuale europea, che va primitivo e del ”buon selvaggio”, dell’incviltura e det-
dai Masnadieri di Schiller, una storia di student! crimi-.
I’anticultura. Il fenomeno della violenza perde il corl-
nali, da Sorel e dal suo mito dello sciopero generale
tatto con le sue basi storiche, oggettive. Nel passaggio
come palingenesi sociale che guarda con caratteristica
dalla razionalita alia sensibilita, cioe dal primato ddl
indifFerenza a Lenin e a Mussolini,.ispira Croce e gli a-
pensare a quello del provare {feeling), del sentire, la vio­
narcosindaealisti, ai simbolisti e ai surrealisti di Andre
Breton e di Tzara con la loro teorizzazione deWambur lenza, in quanto atto che pone in essere I’imprevisto,
fou, dai nichilisti russi agli slogans di Marinetti e dei fu- determina la discontinuita e il nuovo, causa I’interruT
turisti italiani che cantano ”la velocita, lo schiaffo e il ziorie della normalita, viene privilegiata, le si riconosce
pugnale”, fino alia rivoluzione sociale to tale invocata un’autonomia creativa senza riguardo alle condizioni
di recente, con formule tanto suggestive quanto con- in cui sorge, diviene un fine, uno scopo in se. Ma e un
cettualmente vaghe, da Herbert Marcuse. Di fronte al privilegiamento illusorio. Distaccata dalla base struttu-
fattp violento non ci si interroga razionalmente sul suo rale, taciute le condizioni oggettive, la violenza perde
significato, sulle condizioni in cui matura ed esplode, ogni possibilita di garantirsi una funzione positiva, si
sulle conseguenze politiche che "pud scatenare. Si leg- riduce a istinto, moda, prurito, cupidigia di novita, ri-
ge frettolosamente an esso la conferma della necessita gurgito criminale. Non si p,u6 dire che il movimento
d’un rivolgimento sociale radicale e immediate che a studentesco sia andato del tutto esente da tali atteggia-
,gran voce viene richiesto; ma e appunto il carattere menti di rivoluzionarismo neodecadente, pronto a sa-
totale e generico insieme di tale richiesta a svelarne- la crificare I’analisi circostanziata delle situazioni di fat-
natura di irresponsabile distacco dalle esigenze quoti- to, che vanno trasformate, a identificazioni tanto ar-
diane delle grand! maggioranze. dimentose quanto sommarie, che vedono gli studenti
V

33

1. Alli radid della violenza


uiiiversitari eqpiparati ag]i bp^rai delje liriee 'di mon- mente ;g^'eraIkz'ato> moii 46ical;e^. addirittura Cransna-
taggio, r-unWersita alia FIAT, il movimentio stdderite- ziona1e4 una sorte. di cbntagio npidemico. Ma, e^veira;-
-SQO. al Vietnam'. mente cbsi.^ Che quindici richieste avanzate in un’in*
tervista televjsiva da un gruppo di studenti rivoluzio-
nari a San Francisco o a Torino vengano letteralmente
. ‘4- 'L^eSaltazione della violenza e reazionaria. riprese e ripetute il giorno dopo nelFUniversita del Wi­
sconsin o a Roma puo essere. Nessun dubbio che la
L’esaltazione della vioienza coincide con la s>ua variifi- violenza sia piu spettacolare e incisiva della moderaziar
^ ,'c^ione. Non solo,*- I’esaltazione della violenza non ha ne. Ma. intanto il problema e un altro.. Il problema e
nnlla di rivoluzionario\ la credenza che la violenza sia questo: le richieste che gli studenti avanzano, quando e-
,di per se creatrice di nuovi rapporti sociali e solo il ri- loro possibile, anche nel corso? di interviste televisive,
flesso cbntraddittorio di un mito aristocratico elabora- sonb fondate oggettivamente o no.^
to a beneficio di borghesi annoiati. Bisogna ricordare La riduzione della violenza alle dimension! psico-
Baudelaire: ”e la noia che sogna patiboli fumando-la logiche, per cui sarebbero violent! gli individui ansiosi
sua pipa”. Tocchiamo qui il secondo ordine di ragioni che hanno bisogno della violenza per autoaffermarsi
per cui la considerazione intellettualistica della viplen- indipendentemente dalle condiziohi pggettive innui
, za -riesce fuorviante. Questa considerazione si basa su vCrsano, e una spiegazione che rinuncia in .realta-a
un’ottica intellettuale fortemente riduttiva. Per garan- spiegare. Destorifica il fenomeno della violenza; k>de-
tjre Tuniversalita della violenza ne fa il corrispettivo ga a istinti o a spinte interne metastoriche, che giustifi-
neeessario di tenderize aggressive istintive, legate alia cano sia colui che dice ai giovani contestatori di 6ggf:
struttura biogenica degli individui, come tali invariabi- ’’Tutto cio che vi occorre e una guerra che.vi faccia
li se nbn entro limiti molto ristretti. Vengono elise la passare i bollori”, sia chi si limita a registrare,-di frpnte
^ dimensione storica e la dimensione politica. Cade Ogni alia realta di oggi, che non vi e nulla di nuovo sotto
interesse per il mondo degli interessi.economici. Le so­ il sole. "
le^ virtu da praticare in proposito non riguardano piii Resta in piedi il problema; c’e piu di una violenza.
ne la rivoluzione ne la reazione, ne il riformismO .ne E torna I’interrogativo: perche. la violenza e oggi tafitb
. J’integralismo; riguardano invece la natura umana, la scandalosa? Per essere piu precis!, e per citare un e-
mitica natura dell’uomo metastorico, e poiche taJe da­ senipio, chiaro: perche la violenza studentesca e cosi fo-
tura e per definizione immodificabile queste-virtu so no togenica? C’e una violenza cui ci si abitua, che non dice
4a umilta e la rassegnazione. piu niente. Che il traffico automobilistico ammazzi a-
Oppure la violenza e ridotta a moda, tendenza mi- gni anno centinaia di migliaia di perspne non fa pfu
metica, prodotta o quanto meno rafforzata daU’azio- impressione, e un fatto scontato e, salvo -occasionali
ne spettacolare dei mezzi di comunicazione di massa. prdteste, accett^to. Ma la violenza studentesca, cpipisce
Cio! Spiegherebbe anche il suo carattere tendenzial- perche urta contro le aspettative comuni. Essa provie-

3'4 ^ 5-
ne .dai gesti di giovani.appartefienti in niaggibranza an- quotidian! hanrio dedicate- titoli iri caratteri cubital! al-
<ora a famiglie t)orghesi o aspiranii borghesi, che ve- Te sommosse riegre di New York, Watts, Detroit, Cleve­
dono riel figlio che studia, se non I’erede d’una posi- land, Chicago, e cosi via. Ma nessuno si e rnai dato la
zipne di rispettabilita sociale gia acquisita, certamen- pena di registrare le violenze che per decenni sonq sta­
te la speranza d’un successo economico e sociale ab- te esercitate contro la popolaziorie negra degli-Stati del
bastanza garantito. La violenza studentesca e dunque Sud degli Stati Uniti. Lo stesso vale per tutta 1’Ameri­
scandalosa perch6 e il tradimento d’^una aspettativa. ca latina e in generale per i paesi colonial! o formal-
Che questa sia fondata o meno resta da vedersi. Gli mente ex-coloniali. E tuttavia, per I’opinione comune,
StOrici ci dicono_ che rispetto ai fatti di violenza nelle cio rientra nella normalita. Che il povero e lo sfruttato
universita medioevalK quelli di oggi sono esercizi di si ribellino, sta bene; pub essere scomodo, ma e com-
primo apprehdistato. Hasting Rashdall nella sua ope­ ptensibile. Nessuno ha dimenticato Spartaco. Che si
ra Universities of Europe in the Middle Ages scrive di un ribellino in massa gli student! universitari lo si capisce
laureato aH’universita di Praga che per avere tagliato la meno; la cosa fa scandalo; e una rivolta che non si
gola a un collega fu semplicemente espulso; in altri cOmprende perche appare come la ’’rivolta dei privile-
casi di grave indisciplina si procedeva alia confisca dei giati”. Ma sono veramente dei privilegiati Diciamo
libri- e degli effetti personal! dei contestatori. L’idealiz- studente e pensiamo ancora al signorino. Ma le cose
zazione dell’universita medioevale come luogo di studi stanho diversamente. Almeno numericamente, la po-
tranquilli e finissimi non ha nulla a che vedere con la polazione universitaria e cresciuta. Non e piu I’univer-
redta storica. sita di elite dei nostri padri. L’universita di oggi e Una
- ♦
universita di massa che dura fatica a liberarsi dei criteri
di'gestione oligarchic! e autoritari d’una societa conta-
5. La violenza dal basso dina e tradizionalista. L’accesso* alia universita si e al-
largato socialmente, ma poiche i servizi dell’universita
Va notato uno strano fenomeno di daltonismo. Che gli non sono proporzionalmente cresciuti con la sua po-
operai fossero coinvolti in fatti di violenza, manifesta- polaZione il meccanismo della discriminaziorie e del­
zioni, Venissero fermati dalla polizia, ecc. era ritenuto la selezione apparentemente basata sul merito, in real-
' normale, che gli student! siano tenuti a bada, che i ne- ta basata sulla capacita economica delle famiglie degli
gri siano senza bisogno perquisiti dalla polizia, va be­ student! Continua a funzionare come prima. La miseria
ne. Tutto questo appare normale; purche legalizzata, degli student!, dei fuori sede, dei pendolari dell’uni­
anche la brutalita piu violenta appare all’opinione co- versita, degli studenti-lavoratori e una miseria reale,
rt\une accettabile; non solo: ha un valore di rassicu- ha una fisionomia precisa, che andrebbe analizzata a
razione, vuol dire che le cose funzionano per il verso fondo; richiama lo squallore di pensioni e camere mo-
giusto. Ma non vale la reciproca: tendiamo ad mere iper- biliate dove lo studente di fuori viene scientificamen-
sensibili alia- violenza che viene dal 6(2550;'-Cosi i giornali te sfruttato fino all’osso (mancanza di privacy, illumi-

36
nazione insuffi<;iente ^per Jp,. studio.,- ceha-a caffel^tte). rltnia>lu -Sua- Tbudne quatidiana,v si appropria in/qtie^
Questo va teUDutto presente. Aiuta a comprendere alqu- senso di unafun^ione prdfdticSt-:. ’^e stato -scrittp,' m^ ip
\ne funzioni della violenza che 11 moralismo uffidale vi dico...”. G’e un carisma della violenza in setiso prp-
tehde a trascurare: prio', doe un’irruzione di grazia, che presiede alia fon-
a) la violenza rende visibili. Una bottiglia Molotov dazione di ogni nuovo patto sociale e che illumina. la
riqhiama .un’attenzione maggiore, fa piu notizia di die- misteriosa frase ned-testamentaria: ”il regno der c-ieli
xirnila petizioni. Quante tavole rotonde sul problema soflFre violenza; e sono i violent! ad impadronirsehe”.
della scuola si erano tenute in Italia dal 1945? Impose
^ /. ■
3ibile fare il eonto. Ma prima del 1968, doe prima del
mOVimento studentesco, nbn si era andati pfu in la 6: Violenza e potere
d’una commissiorfe di indagine;
h) la vidien$:a dissoda,. doe distacca dal resto della Il legame fra violenza e potere e ora manifesto. I due
comunita, sanziona uno stato di segregazione, taglia i fenqmeni non sono soltanto correlativi; sono Tunp
‘ inargini per il compromesso. Per identificarsi e inrpor- dentro I’altro, due modi di presentarsi d’una stessa
-'tante -^cegliersi i propri nemid; realta. I detentori di potere, i responsabili di organize
c) la violenza come prova d’amore. La violenza e zazioni, i grand!' amministratori che lamentano la vio-.
un nastro di sangue che cementa I’unione del gruppo. lenza crescente di oggi non .sanno forse di essere a:i. ceil-
‘Qui -do che conta e la lealta. La dissociazione che essa tro del fenomeno che lamentano, di avere il nemico'
ofiera rispetto al resto della comunita non riguarda der xhe credono estraneo fin dentrO la loro casa, sulle loro
:gh individui singoli come tali^ li riguarda solo in quan- scrivanie, nei codici in base ai quali stilano senten2le.
fta fnembri di un gruppo, membri in buona fedej leah De te fahula narratur.
fino air ultimo. La violenza e allora un test supremo di La violenza non piove dalle nuvole. C’e piu d-una
fehita da parte dell’individuo verso il gruppo; e la pro- violenza, I’abbiamo gia detto. Ma i termini comune^
va' *4’un attaccamento che va al di la dell’interesse indi- mente impiegati divengono equivoci: viblenza^ rivdl*-
'vidtfale. La societa che non risolve i problem! collettiyi ta, sornmossa, distruzione, e cosi via. Occorrono alcu-
V dispone tuttavia di risorse per corrompere e con^prare ne ferme ,distinzioni. C’e una violenza dimostrativ.d-e-v
idegli individui. La violenza e la risposta a questo peri- spressiva, gestO gratuito che si suppone per virtu pro­
colo. dl gruppo, il movimento rivoluzionario dice ad o- pria ereativo mentre rischia di ridursi a puro immoti-
gnuno dei suoi membri: ”se tu mi ami veramente, se tu vato gesto criminale, e c’e una violenza strumeht'ale,.
Cfedh che Gosa sei pronto a fare per me? Sei pronto premeditata, calcolata, con uno scopo in vista. Vorrei'
'a sparare, ad andare in prigione, ad afiFrontare un pro- notare I’ambiguita di questo secondo tipo di violenza.-
•cessa’?”; Essa puo prpporsi di cambiare la societa a seconda del
-d) la violenza sospende le regole^ mette in crisi il bispgni delle grand! maggioranze ma anche di ffenare
pbtere. della regola form^le generale su cui.la societa o impedire tale cambjamentor Puo, in altri terrpinf^

S9
nalizzata, legalizzaGi, che tehde 3. costringere manipo-
porsr come violenza rivoluz^ionaria b- violeriza- feaziona-
landp, Uccidbndo la spontaneity espcessiva, predispo-
ria„ in senso prOprio fasd'sta. L’essenza del fasdsiho.^e
nendo gli individui all’apatia politica e al cOnformi-
infatti data. daU’interruzione yiolenta, armata, terrori-
smo di massa. Questo secondo tipo di violenza, sanzio-
-sdca delle norme costituzionali di 'un paese quando in
hato dalla societa, privo quindi del senso di colpa che
base ad esse un rivolgimento. sodale profondo si pre­
nbrmalmente accompagna la violazione privata dei di-v
tend come possibile, anzi, come prossimo. Storica-
ritti altrui, pub risultare piii pericoloso. Le societa in­
mente, e accertato che i rivoluzionari autentici non
dustrial!, in quanto sono societa organizzate razional-
pi:edicano la violenza a cuor leggero. Marx dava la pre-
mente, scientifiche e calcolatrici, impegnate a pianifi-
ferenza alia rivoluzione non violenta qualora le par-
care burb^^camente gli aspetti important! della pro­
dcolari condizioni politicbe, economiche e cultural! la pria vita pr&nte e del proprio sviluppo, dietro il velo
rendessero possibile. In Inghilterra, per esempio. £
della loro plausibilita nascondono Una profonda voca-
sua la definizione della violenza rivoluzionaria come di
zione autoritaria. In esse la razionalita ha abbandon^.-
una levatrice della storia incaricata di sgravare la socie-
to I’individuo per diventare un attributo delle grand!
ta yecchia e far nascere la nuova. Ma sapeva probabil-
organizzazioni burocratiche formal!. Di qui una dif­
,mente che si danno buone e cattive levatrici, levatrici
fusa spfferenza immotivata, una softa di vago, ma rea-*
che conoscono il loro mestiere ma anche levatrici che
lissimo, indolenzimento interiore. La rapidita del mu-
ammazzano il bambino. Trotzki scoraggiava la violen­
tamento sociale, per quanto superficiale possa essere,
za allorche Tapparato statale non fosse ancora disor-
I’aumento della specificita e della differenziazione delle
'ganizzato. Temeva quello che oggi si chiama il
furizioni di base cui non pub corrispondere un pro-
”back-lash”, doe la reazione di riflusso.
porzionale aumento dell’integrazione strutturale, la
Sta di fatto che la violenza e sempre sostanzialmen-
razionalizzazione impersonale dei process! social! e la
te la risposta — inarticolata, disperata, sovente contrb-
pressione sull’individuo affinche si adegui ai ruoli pre-
“produttiva — a insufficienze gravi del potere costituito,«
costituiti, tendono a produrre, al livello dell’espcrien-
alia perdita relativa di cpntatto, comunicazione, iden-
za personale, fenomeni vistosi di impotenza, di inef-
tificazione fra il vertice e la base del sistema sociale, a
ficacia delle norme, di esasperante mancanza di sign!--
una situazione di sfruttamento di chi sta sopra verso
ficato e di irrealta quotidiana. Quest! fenomeni com
chi sta sotto. I detentori ufficiali d^l potere costituito,
ducono simultaneamente e contraddittoriamente gli
cioe le autorita, dovrebbero essere grad alia violenza.
individui ad uno stato di apatica sovrasocializzazione e
Essa e il loro campanello d’allarme. Essa ci dice che
nello stesso tempo a disperati, violent! tentativi di in-
anche nelle societa industrializzate, caratterizzate da un
terrompere il flusso di un’esistenza sociale che ha per-^
benessere relativamente diffuso, c’e qualche cosa di
duto i suoi connotati umani per assumere quelli di un
profondamente sbagliato, qualche cosa che non va.
Accanto alia violenza fulminea, rapida, imprevista mero meccanismo.
Questo quadro non va preso alia lettera, ma mi
e imprevedibile c’e anche la violenza lenta, istituzio-

40
presMti,’ilia pr'evaienti 4n''l%hilterra/Ma a qqesto
membra certc^ cH^ Bsf'o ,inm6a^ si^^^uf e.:>Qlo teficfenzial-
punfiblPPH siVckiaifrr.jm ^usa •H-'^a^uarisrno;deUa tr|-- ^
' mente, una .<^id\kcrric^,4fetl'a l^gitthiKita^^ost^^ H
dkibiio ■ ^^e§to famo.sd graduatiy
■' -potfere e qiii HirettaTriente "comvQlto ,* la-sitar-legittimita
smo ha alle 5palle la Rivoluzione puritana e 4a guferra /
]tion-pu6 dipendere dal sisrtiplrcfe controllo notarile-del-
civile, cibe decenni di lotte social! sanguinose in- cui
l^fpropfict legalita formale; deve preoccupary di rin-
principii religiosi e motivi economic! e politic! si in-
novare contirmamente il cbnsenso sdstanziale, cipe de-
trecciavano in modp inestricabile.
, V‘e verificare la funzionalita 4elle istituzioni sul metro
della, loro capacita efFettiva di sodciisfare i bisogni dei
[La Critica Sociologica, 12, Inverno 196.9497-0'). _
-cittadiili. Fra legalita formale e legalita ^ostarjziale non
’ Sr da alcuna coincidenza automatical £ verp che nessu-
;• ndr puo pfesume^e di cono^ere bene e in maniera e-
' jsatiriente i l>isogni dei cittadini, salvo forse i. cittadini
■ -stessi. '£ vero che ci vuole una bella faccia tosta --- direb-
oe Montaigne — o una buona dpse di presunzione per
'uccidere della gente in base alle proprie congetture. £
altjettanto vero che vi sono situazioni politiche e socia-
‘ lidft cui, contro ogni buon senso, la violenza e Vextrema
ratio, la sola cosa da fcire. Tutto il res to significa com-
t
plicita. .Sj pensi ai fratelli RosselU durante il fascismo.
Airbpinione comune del tempo sembrano dei purr
-fblli; Sprio inyece i soli ad aver ragione contro la ragio--
rievolezza ,dei piu.
]£,giusto prospettare soluzioni alfernative, come il
, pdcifisino, come la resistenza non violenta. Ma bisogna
vedernei limit! e .non farsi illusion!. L’efiicacia del pa-
pifismo dipende dall’esistenza anche presso I’awersa-
*Vio. di nna qpmune fiducia e di un mihimo di rispetto
per le ’’regole del gioco”, presuppone il senso del fair
- piayy Che questo senso fosse presente in maniera apn 4
f
pre^zabile in Hitler e in Mussolini e per lo meno dub-
bio. La vittoria di Gandhi in India, a parte ogni con-
siderazione sulla natura di tale vittoria, riprosa sul
/''^’sentimento democratico^’^ e sul rispetta di alcuni va-
« iori fondamentali della tradizione liberale non solb

42
! TIPI E SlJGNIFIiCATO DELLA VIOLEI^ZA

Non passa giorno che non si debba lamentare (^ualche


attentato: bombe contro le fabbriche e i loro depositi;
rivoltellate alle gambe di giornalisti e professori, per-
\
/ sdnaggi che si pensano dotati di Una funzione rappre-
sentativa del ’’sistema”. Ma non mancano le* sparate
1
solitarie ne le sventagliate di colpi di liiitra da un^auto
in corsa durante le ore natturne. L’Ita.lia conosce dun-
que il suo terrorismo alio stato endemico. Un jmese gia^
celebrato per I’indole gentile e bonacciona del suoi a-^
bitanti, da rimproverare tradmonalmente piu per a
pigrizia e la scarsa solerzia che per I’amore delle armi,
seiribra d’un tratto^ popolato da perrigUeri attuali o
pbtenziali. Che signiftca? Cosa ci insejgha in proposito
I’ahaiisi sociorpsicologica?
In primo luogo, occorre. notare che, per le dmenr
sioril ormai assunte dal feUomeno della-violenza, e im-
possrbile ridurle alia sempHce manifestazionp di disa-
dattamenti individuali. Quest! ci sono, naturalmente. I
giovanotti o le ragazze che ad un certo punto impugha-
,no le pistole e. sparano alle gambe, magari minaccian-
do di -alzare il tiro la prossima volta, sono mdividui
specific!. Ma non e da essi che parte il fenomeno. In e,s-
si si incarna; attraverso di essi, prende cprpo e si mani-
festa in comportamento. Ma la matrice causale risiede*
altrove; i guerriglieri specific!, gh individui sono so­
lo strumenti. Le ionti real! della violenza sono istitu-

4^
^ zrohali,. (extra ^jii,^Tirt<diVidlfai>Quand possphbv^triilgere uri' pafto ;dL unita d’azione perfna
paese appare^cpnt^glatd'Td^^ comp'dfetarii^tr yiolenti nente^'^endere ^Ib scardinameritO e-' alio sfascio- totale
coiiie obiefrivp comune. Lo sfascio isfrtUzjonalb e mfat-
come e oggi I’lt^lia, - e la.-struftura d'stituzionale die'e
• . ehiamata in cansa. I filtri della mediazione isti'tuzionale ti la pfemessa per cOnsolitlare il potere dei gruppi viCH
soiio alfneno parzialmente bloccati. Il ritmo e la quan- lend. Quando le Brigate rosse affermano che vogliono,
tita; delle ’’risposte” date dalle istituzioni alle aspira- mirare al ’’cuore dello Stato”, la frase e retorica e pub
' ziOni dei cittadini non sono sufficienti, sono percepiti far sorridere, ma la sua sostanza sociologica e politica
appare scientificamente fondata. Il peso politico della
come inadeguati e in ritardo, quindi ingiusti, quindi
.da.attaccare e da soppYimere. Le istituzioni deboli irtVi- violenza di gruppo cresce infritd nella misura in cui i^
tano' in senso comune Iq scontro violento, aiutano lo gruppi assumono funzioni e posizione di semi-sovrapi-
scatenarsi dei ’ j^xDrporativi^mi” dei gruppi sociali. Ger- ta come sfida oppure come surrogato della legittimita.
-cando »di requperare Tautorevolezza perduta, divengo- dello Stato in crisi. La-scorciatoia autoritaria, suggefita
^ tio autoritarie e paradossalmente offrpno giustificazio- dai cittadini terrorizzati, non farebbe altro che aggra­
.ni.aiia pratica della violenza. vate la crisi e confermare le prevision! dei gruppi vip-
, Il senso comune vede nella violenza nn’esplosione' lenti, che potrebbero in questo caso con una certa
•xirrazionale, sporadica, qualche cosa di relativamente plausibilita presentare la loro violfepza solo comp'una
contro-violenza, una misura di autodifesa contro la rb-
raro ^ di inespHcabile razkmalmente, come se si trat-
tasse di un disastro naturale. Ma il senso comune ha pYessione di Stato.
In realta, si apre una sola possibilita positiva: risco-
lorto. La' vita sociale, di qualsiasi societa, e intrisa di
prire le basi sociali dello Stato democrauco, allargarrie,
cqercizione e di violenza. I rapporti politic! sono rap-
pbrtr di forza. La scoperta fondamentale: del marxismq le ragioni di consensp fra i cittadini, rinnoyare e consor
e da vedersi nella scoperta della lotta di classe, cioe. lidare il quadro politico generale. Ma sono pronti a ce- ;
dere una.fetta del loro potere coloro che per trent inni
'. , ddll'a storia come storia dei rapporti di forza fra le clas-
si.. sociali. la hanno monopolizzato ?
' . In questa prospettiva e erratd equiparare tutte' le
forme di violenza e ridurle alia violenza comune. Oc-
^ cprre saper distinguere analiticamente fra violenza co-
- mune e violenza politica, anche se la violenza politica
piiO' di fatto usare ed essere aiutata dalla violenza co-
^ mime: la violazione criminale delle norme esistenti le
. fe infatti coincidere dal punto di vista del comporta-
'mento osservabile. In una situazione in cui le istitu-'
‘doni vanno perdendo prestigio e credibilita, le due
violenze di fatto collaborano in liianiera sistematica,

46
.1 VIZL SONQ VIR^, iMPAZZIXE

L
\\
‘ I vizi sond virtu iinpazzite. C’e neiratto criminate piu
/ bieco u'n gesto d’amore mal calcolato. Lo smafriift^ntp
/
istituzionale odierno non e tutto negative), ednsente, di^
aprire’ brecce nel mUro della stolidita, richiama Ja ripe-
tivita immemore dell’istituzione al suo significato u-
mario; fa riscoprird i corttenuti di la dalla perfezione
giurldica della forma.

2. '

L’egualitarismo dei sindacati. Per la prima vbfta fen-'


se. nella storia deb sindacalismo italianp. sindacati, fdrti,
come quelli dei metalmeccanici, si pongono come o-
biettivo serio, a-breye scadenza, non rauriieHto del f>e-
nessere di coloro che gia lavorano bensi if deeentra-
mdntaindustriate, la .questione del verde nelle citta, ,gli
investimenti nel^ Sud d’ltalia. La ’’questione meridio-^
nale” cliviene cosi veramente una questione nazionaje.
Si ayvera ii sogno di Gramsci"? L’opeiaio del Nord da
firialtettte la mano al efontaditio del Sud? Non preg-
samente^ semmai, la classe operaia del Nord s acfcofge
di poter dontare su una- cla^&e operaia del Sud che e

^49
attvialmente ,iiel suq '.Resta il‘fatto,- estffem^lnente acqilista^jCpiaWp^^i^zz^' deitpi?6pp scPpiy cdntrdlla r^-
r-sigriifickti’s^p; un foiftp sjhdacata .xihe'non p"Qne piii ziofialnidhte la propria diilsMlc^ di’sviluppo ihveee -di
, (sPltahto)-questloni-4i cafegoria, che as'snine 4a pb’sizio-
rie cespOnsabile di Un potere positivd nell’interessfe” deb
.. la, 'Comunita come tale.

3. La smitizzazione della politica. Finora I’esperienza pb-


\
litica e stata vissuta dagli italiani in termini ideologic!
/L’itTiverenza d^i giovani.\La loro.lotta contro i tabu. magici; muro contro muroj verita contro verita, siste-
“'\M vero che^.c’e il pericolo di una nuova retorica. Ma ma contro sistema. Si assiste oggi ad uno. sgretolamen-
fla 'lotta contro I’autoritarismo, cominciata nelle scuble to salutare. Si fanno i conti in tasca ai politic!. S^ ne,
' ^specialmente al livello. universitario, comincia a dare i scopre la natura di servizio. Gli scg.ndali sono- necessa-
' si|oi .frutti. Nessuno ha detto che si tratti di ftiutti Jdolci. ri, aprono spiragli preziosi, servono a mantenere vb
Sonp' asprigni e qualche volta crudeli. Un professore va Fistanza critica. Sono in definitiva un motivo di .spe-
t'/che abbia organizzato tutta la propria personality (aii- ranza. Naturalmente presuppongono una liberta dl
• toimmagine, ruolo, termini di riferimento) in termini §tampa che arrivi alia spregiudicatezza. Ma sono in ^p-
^ ‘di rapportO'daH’alto verso il/basso e chiaro che dovra stanza uno dei moment! vivi del controllo democra-
A cbpfemplare la propria distruzione. Una scuola anchi- tieo> spingono 'masse di cittadini alia mobilitazione po-
‘Fosata verticaimente, come strumento di traSmissione e litrca, morale e sociale. Non bisogna farsi ingannacrei
-T ’

donierma d’una societa rigidamente spaccata in termi- dalFaria blasee con cui sonp talvolta seguiti. Il cittadU
‘ nrdassisti assiste alia propria, disgregazione. Ma e qu;e- no' scPpre i nervi del potere, i suoi meccanismi. NPnise
sta la condiziorie del suo stfes^p progresso. I ’’decr^ti ne dimentichera facilmente e affilera I’arma del voto,
. ddjegati” sembra che introducano nella scuola un libve pure se ne scoprira pure i linliti. Tutta Fesperiepza po-
vento di folia, disordine e caos, capovolgimento delle litita passera cosi da un’esperienza di entusiasrrii intef-
gerarcMe accettate da sempre... I conservatori scuo- mittenti ad una dura azione di controllo quotidiano. il;
\6nd il capo. Eppure, e qufesto il prezzo della demo^ potere 4ovra trasformarsi da prerogativa privilegiam p
, ^cr^zia; la quale sempre, invariabilmente,^^ si afferrha appannaggio personale ad attivifa di servizio, decisipni
' premendo dal basso. Non e ancpra Tauto-gestione,: e razionali da giudicarsi in base ai risultati .effettivamem
‘'-•pero I’avyicinamento delle famiglie, degli interessi co- te conseguiti.
ihunitari alia partedpazione alia scuola, cioe al fonda-
^ 1 Q ^ ^V
= ’ ;jn€ritale organo di elaborazione e di trasmissione dei
./'Jvalbri in. base ai quali una societa riconosce se stessa.
LA^IOLENZA CftME STATO Ef^DEMICO

L’aspeuo inquietante della situazione italiana. non e


pitji la violenza' in quanta tale,, ma Ik &ua qualita e g^a-
do d^Ua sua. diffusione n^l corpp sociale. Non vi e S6-
cieta in cui la violenza, pale3e pd occulta,, non esista,
non faccia le sue vittime. Si puo anzi dire e dimostrafe
che, xome si industrializza, una societa fa scattate, ih-
siefnp- con i processi di razionalizziazione, una serie di
divieti, vint^oli, repressioni che finiscpno per caratte-
rizzarla. E il prezzo dell’industriaUzzazione. La eontrp-
partita e- la sicure^za del lavoro, una situazione sociale
dipamica che promette miglioramenti materiali di vita
a hreve scadenza, una gamma di scelte- personali. assai.
piu ampia di quella posSibile nella ^societa tradizionkle
da-cui si e usciti, artigiana e contadina. La tragedia at-
tuale dell’Italia deriva dal semplice fatto che Lindu-
strializzazione italiana si e inceppata, .che 1’Italia e <un
paese industriale solo a metk, sospeso fra un mondo
cqntadinp. che- non»c’e piu.e una cultura industriale che
nomc’e ahcora.
I bepefici) ipdubbi, dell’industrializzazione non arr
rivanp a toccare I’insieme della popolazione. Anzi, il
processp di industrializzazione produce lacerazioni
gravh approfondisce il solco fra chi sta bene e chi sta
peggib, fra chi ha lavoro, regolai;e, stabile eprotetto, c
chi non ce J’ha. C^uesto sole© e piu grave, appare incdl-
mabile in quelle situazioni ;n cui Eindnsmalizzazipne e
mm
*-'W •• ,'■
‘S ■•
<.'• r,

' ^ata bloc^ata^. Alloraj -nG^*S6-pi^" ^p^fahza.|)er piolti. ,t| acc^tati nelia"sdcieta, 'e nella cultufa iu4u^tria^.; iS.onb .
4" giQvahi cievofio affrontare un- avyenire in'c-enor,t] traffi- .rimastf nella terra di ilfessuilO, nel linibb cultural d’u-
^ ,€o. fra\le ;gerier^iont, che un tempo si svolgeva CQir sod- na situaziotie post-contadina e pre^industriale. Gaspa­
. disfacehte regolarita, e ora cofigestionato. Per queste re Barbiellini Amidei, con i suoi collaborator!, ha sea--
ragioni si comprende che si comind a parlare di ’’due vato in maniera convincente in questa situazione e; ha
' -soeieta”. Ma do che puo sembrare Timmagine metafo- descritto eon impassibile rigore scientifico questa r^pr-
rica di l^tterati e in realta un fenomenb che da tempo na dell’ ’’identita culturale” (si veda II Re e un feticeSo,
'K
- ha attratto I’attenzione di sociologi e antropologi. Esh Rizzoli, 1976, e I labirinti della sociologia, Laterza, 1977,
^ stonb in proposito studi approfonditi. specialmente il cap. Ill, ’’Inadeguatezze nella valuta-
. n volume egregiamente curato da Giampaolo Ca- ziohe dello sviluppo” e ”Costi rCali e costi global!”).
/ t'elii, La socjetd rriargindle CCitta Nuova Editrice, Roma, • Dovrebbe essere compito di forze politiche demb-
-L^I-6) o^re una serie di analisi impressionanti circa ,gli cratiche, libere dall’ipoteca dei grand! interessi s.etto-
; ' atteggiamenti, la meccanica di riproduzione, le carat- rlali, comprendere il ’’costo occulto ■' dello sviluppo
, teristiche di quella che Catelli chiama ’’spcieta negati- economico, smascherare la falsa razionalita puramefite
Va^’, la controparte e indeme il ’’prodotto dialetticq”., fechica che produce, non corretta, ineguaglianza socia-;
della soeieta normale, razionale, capace di progettare le e sofferenze umane non strettamente necessarie. Una
razipnalmente il proprio awenire. £ appena il caso di nuova razionalita e necessaria, va umilmente riscoper-
. chiarire che, metafore a parte, la ’’soeieta negativa” k pL nei frammenti dell’esperienza di quest! giorni. Le
una^ soeieta di disperati. La sua esistenza e carattbriz- grand! concezioni del mondo e della vita, i modelli, le
zata dalla cronica precarieta dei mezzi elementari di grand! Sintesi si sono liquefatti. Si era pensato chfe la
f > ;jspssistpnza e dalla mancanza quasi totale di sistemi di stdria avesse in se poteri organizzativi automatic!. La
«ignificato, di possibilita di partecipazione. crisi odierna lo smentisce in maniera netta. Il sehsp
. / In senso proprio, e una soeieta di esclusi non tanto della storia non puo prescindere dai bisogni inamedm-
nel .senso che un potere diabolico sia li a perseguitare ti, dull’analisi paziente di cio che gli uomiru chiedo^o,
chi non ce I’ha fatta ad inserirsi nella soeieta produttiva qui e ora. Pier Aido Rovatti, ne La Repuifbliea dell 11
normals. La questione e piu semplice e piu drammati- maggio 1977 intravede la nuova socialita, che sorge itel-
ca: il contadino -o la contadina sradicati negli apiii /del I’accresciuto bis'ogno di comunicare, vedersi, lanciare
boom, dal proprio arnbiente e attirati dalla citta, oggi e ricevere messaggi, nelle esigenze di un ’’confronto cU-
* abbandonati, a se stessi ai margin! delle grand! pei^ife-
rie, non sono piu contadini, sono stati defraudati delle
norme e dei significati che per secali avevano dato senr
so alia loro esperienza di vita e in compenso, per quC-
sta perdita culturale e umana probabilmente neppur
j.valutabile, non hanno ricevuto nulla, non sono 5tatl

u
M VrOLENZA XIUpME PROGEtTO POUTIGO

Parlo. con un leader del ’’movinxento’’. Si tratta del


movirnento degli Mudenti. Non ritonosconO .leaders,’
rifiutario ogrti gerarchia, si proclamarip ,tutti eguali,
ma e chiaro che. qualcuno e piu eguale degli altri. Bi^stj-
gna gararitire Tassoluta- ^onimita. 5i prendono misu-
re da lotta -dandestina. Non perche siano riecessarie,
mi sr spiega, ma solo per abitu^Si, j^et' aSsuefarsi all i-
dea-.e agire di copseguenza. La cosa mi ,sembra logica.
Mija tuttavia un certo effetto pensare che si debba torr.
nare a leggere, oggi, i-’’MasnadierL^ di'Schiller o i De-
ihoni’* di I>ostoievski per capije'qualche cosa del mqm
do politico italiano, del suo sottosuolo tqnebroso. IL 19
maggio si awicina. La deroga al divieto* delle manif^
stazioni il goyerno non I’ha concessai Che fareteB Si,
vidjenza^.. Trisposta e netta e piuttosto agghiaccian-
te: IsC violenza paga. I comunisti oggi p^rlano e scrivo-
no contro la violenza perche non- sono piu comunisti..
La violenza ti rehde yisibile, e uu mezzd essenziale di
autpdifea e di attacea. RinUngiare alia violenza vupl
dire rinunciar'e a nascere storicamente, rinundis.re a
(^arnbiare il mdiido. Le* distinzioni fra violenza comune
e^violfenza politica sono roba da prbfessori, la violenza
e sdmpre pdlitica.
Il movim^^^C^ 1^^ dunque scelto la strada della yio-
lenza contrO. le is^utuzloni e gli uomirii che le rappre-
sentano^ La percorrera fino-in fondo? Sembra die le
'57
•mie;domafide sikrip ’ingep^d'e.f3l'-”m6yi^|nto iipn esi- che :speciftche^ ;a5pune rpses^nno: r
^te-.co'ine raovimeiitd t>rganizzato in- rnctdd precisp", do- dirig^nti dpgli" ^’aiitphomi”* -sonb di origiiie borghe^e',.
tato d’una sua strategia p^’iina-sua tatticaben del^nita. addifittura fnedib e .alto-bprghese. Ma x:i6 non signifi-
]Sion-e ancora strutturato, ma ha davand a se'-un suo ca- molto. Certo, significa che € gente che puo tr^^cbr-
. spazio polidco potenziale. Come il parrito comunista rere tutto il proprio tempo ’’occupando” I’universjta
'i’awicina al centro, cerca I’accordo con la democra- ^enza avere problem! di sussistenza. Ma bisogna distin-
:zia cristiana, si apre per il movimpnto un margine di guere fra origine sociale e familiare, che puo esserfe
^ maiiovra, fedutamento, organizzazione mol to ampio-. bbrghese, e condizione giovanile studentesca, che ^ og-
.'Ghi e fuori non puo capire. Il movimento si presenta gi' nella* maggibr parte dei casi, pid che proletaf ia (gik •
come una facciata mobile, sfuggente, un ribollire di vorrebbe dire un inserimento rpgolare nel prqcesso
tendenz^, gruppi, sottogruppi. Il movimento vive ed e produttivo), sotto-proletaria o sembproletafia, cibe
formato da frammenti molecolari. Sembra- per questp una ‘Condizione di marginaliti sociale vissuta come vio-^
debole, ma e la sua forza^ Non lo si puo colpire. £. flui- lenza^ continilata, esclusione e discriminazione.
dp, duttile, resistente. Il movimento non e dunque facilmente identificar
Il leader carnbia registro, diviene patetico, autode- bile. Il fatto che gli autbnomi espellano dal moyimen-
-precativo. Che nervi bisogna avere per reggere la vita to 'gli altri gruppi della sinistra extra-parlamentare o
dentro un simile ’’m'ovirnento”! Non s^ sa mai cosa che ne yengano a loro yolta espUlsi come e accadutb- in
succedera il giorno dopOi Si stilano comunicati, si quest! giorni a Milanoj non e molto importante. Per-
prendono deliberazioni, si approvano in assemblea or- che la natura del movimento non e rigida: si entra e si
dini del giorno. Ma I’assemblea carnbia facilmente esce; il moyimento comprende tutti e non si identifica
d’umore... Non sono d’accordo con il mio interlocu- con nessuno.
fore’ e glielo dipo. Secondo me, il gruppo dirigente del Il leader con cui parlo ammette di pensare ceyte co^
.movimento esiste, ma e un gruppo ’’interno”, appa- se, ma di non poterle dire mentre parla all assembleaj
rentemente labile, in realta piuttosto ben coordinate. nt sarebbe subito emarginato, e forse per sempre. C%
Roma, Bologna, Torino, Napoli: la manovra concer- grande insicurezza. In questo mondo di neurolabilj
jtata. mi sembra evidente. Il gruppo dirigente non puo rabbiosi, la sola certezza ^ dunqUe data dalla P.38? B
-essere vi.sto dalla gente, dal pubblico, e I’opinione un fatto che il moyimento puo essere imntaginatb -e;
pubblica media, anche quando sia mediamente infor-^ descritto come un insieme di cerchi concentric!, par-
diata e legga i giorriali, non e in grado di valutare; tendb dalla, superficie esterna, si hanno le formadoni
Il giornalismo italiano, inoltre, ancora essenzialmente politiche tradizionali della sinistra extra-par lamentare
Iqgato a moduli letterari e privo di mezzi -sistematici dl e la grande massa degH student! relatiyamente neutri,
ricerca empirica, non aiuta granche Tanalisi. Le inter- mfes§i di volta in yolta in mote* sull onda dei fatti di
prptazioni sono estrose, anche interessanti, ma dovute cronaca. Ad uno strato piu profondo, gli ’’indiani me-
piu a ispirazioni individuali che a dati ricavati da ricec- tybpblitani”, i gyuppi autonomi alio state brada, gli K

X8 59
solktirpiu -sotto ,y^rsQ''il feentro i cdllet-tiviror-gihfezati cq del'lx contfaddizionr del .sisteiyi^ capitalistico russo
stabilroente-e coordinati, ch,e*hannQ trovato per lo piu del suo xempo? - il libra di Negri richiama GeOrges
^n^iruniversita il loro punto di ^ggregazione^ mk adche Sprel e le Rijlesiioni sulla violenza. Alla logica delle i-
al Policlinko e pre'sso alcune aziende municipalizzate stituzioni, alia loro *dinamica e ai loro compromessi,.
come TACEA o presso I’ENEL; infine, al centro del fe- Sorel oppone I’azione diretta, il ’’fatto esemplare”, lo
nomeno, come elemento duro, militarmente organiz- Scontro violento. Nelle Riflessioni sulla violenza ammet-
te chiaramente di essersi allontanato dal marxisrno. le
zato, Brigate Rosse e Nap. Questa formazione chiarisce
perche la gente, ma anche uomini politici e giornalisti ’’profezie del razionalismo” lo trovano pessimista e la-
- specializzati, vedano il movimento solo nel suo aspetto sciano intatta la sua insoddisfazione nei confront! della
’’generico” e si fd^mino una certa idea intorno ai siioi lentezza del formarsi delle class! social!, dell affievolirsi
obiettivi; ma non atrivino a scorgerne il cuore, doe il del positivismo e delle sue teorie dell evoluzione, da-
nucko profondo, do che sta dietro e sotfo gli atteggia- vanti alle ’’astuzie” del parlamentarismo.
'.menti insoliti e pittoresehi, le formule e i ’’graffiti”, lo A giudiziq di Sorel il spcialismo, e il socialismo
spontaneismo e le invenzioni verbal!. Sfugge tutta la ’’scientifico” di Marx non fa a questo proposito ec-
gravita del fenomeno perche non si'tolgono i nessi es- cezione, si e irrimediabilmente imborghesito per dive­
senzikli fra le parti che lo compongono. La violenza nire a poco a poco parte integrante del sistema; non e
aitro ormai che un’etichetta rassicurante. Bisogna tor-
stessa appare come sporadica, occasional, determifia-
ta da scontri non prevedibili, anche quando sia invece nare alio scontro delle classi, e senza passare attravefso
programmatica e cbordinata. mediator! sempre, in grado maggiore o minore, op­
Nofi che gli aspetti ’’culturali” vadano trascurati. portunist! i il proletariato non ha nulla da sperare dalle
Tutt’altro. Solo che occorre impedire che funzionino istituzipni esistenti, non deve contare che su se stesso,
come cortine fumogene. Occorre saper vedere oltre il sulla sua forza e sulla sua capkeita di iniziativa, facendo
linguaggio esoterico e ricollegare i fenomeni odrerni ricorso alia violenza.
alia ricca tradizione dell’anarco-sindacalismo italiano Piuttosto curiosamente, questo realismo oltranzi-
xhe all’occorrenza puo anche vestire i panni d’un dub- sta fu salutato con favore da uomini sostanzialmente
bio neo-leninismo. Il Ubro di Antonio Negri {La fah- conservator! come Croce e come Pareto, beqche 1 o-
'hrrca della strategia — JJ lezioni su Lenin, Collettivo Edi- pera di 4emistificcizione condotta innanzi da Sorel non
xoriale Librirossi, Padova, 1976) e in proposito un te- risparmi alcun tabu ne si fermi davanti ad alcuna tradi­
sto istruttivo. Vi si parla diffusamente dell’insilrrezione zione. Egli critica, per esempio, il concetto di ’’dovere
socialista”, giustificando, e anzi auspicando, lo scio-
conle arte e del piacere.della lotta e dello scontro fisico.
Pin che alio squadrismo fascista o al leninismo, che qui pero geherale” che e, a suo giudizio, I’atto creatore per
mi sembra usato solo strumentalmente — dopo tutto eccellenza del proletariato. Tuttavia, si noti che^ se' la
come dimenticarb che Lenin da inizio alia sua attivita violenza e la fonte d’una energia morale nuova, oio e
xivoluzionaria con un accurato esame sbcio-economi- vero assai meno per il proletariato, che non ne ha in

61
cQrriprpme§^%! )erazia. ferghbe,^ I5ass|^ente
cQs^ietira ^storica.r ^’TUtipf^ua anedra' es&^F^ udliT^istica.- ^
^si.gi^ngera^ a^traverso ia:* ^iojenza, a rafForzard la^Uiyi-^ -Sforturikfamente, questa -concezione ..del smdacali-^ ^
smo, che si appoggia ad una esteti'ca della violenz^, h^,
^sionp^n':class! C a-re^tituire alja borghesia un minimp’
*Hefla sua .ener.gia: uon si da in questo-momePto opera avuto applicazionr- che certamenfe non erano nei yqd.-
'piu-^raiide pef il pensiero. di uomini che non siano^c- del suoi inventor!: essa ha ispirato il cdrporativismp
vCecati d^'piccoli fatti quoddiani,- ma che al contrarid si nazionalista e, piu tardi, fascista, da F. -Pellouder a E.„ .
ptedccupino del dpmani. -La vidlenza proletaria, qiian- Leone, passando atPaverso Arturo Labriola, A.. Lan:^ ■
do martifesta il sendmento della lotta di. classe, e cosa zillo e A. a. Olivetti. In quest? coridizionr, indipepdea-*’
%beli'issima, erorca: es^ serve gU interess^prijnprdiali temente dalla volonta e dai progetti evenPiali dei ^Pf
' della* ciyika;<pu6 ben .darsi che essa non siail mezzapi^ merhbri, il rriovimento puo ben volere e lotfare per
una societa ^ocialista O akernativa, radicalmehte diffe" -
xdhdlcato per ottenere ^antaggi materiali, ma essa pup
/salvarp il mondo dalle barbaric”. rente dalla societa attuale: il suo disegno ci riporta ci^
> SI dom’prende bene come il modello sorelliano fac- nonostante- al passato, a dei rapporti social! Jntrisi ,di/
violenza e di sangue; tende di fatto la mano ai npstalgiy ./
cia^a pugni e neghi la- ddttrina -socialista delle picco'ld
_fep.pe-pragmadche, che^ fa soprattutto capo ai copiiigi cl della reazione e del fascismo. .
Sidriey e a BeaPice Wpbb, L’idea di Sorel consiste pint-'
{foslp nej ricreare un socialismo vivificato dall’utopia, [Cornere della Sera, 21 maggio l97-7)>
P^ecigafrrente conPario alia nozjone di §ocialismo svi-
.^luppata^da Marx e da Engels. Sorel rovescia il loro pro-:
^apmrna: dal ’’socialismo scientifico” al socialismo ”u-
Ktpptisdco”. In questa odic5^, il siPdacato costituisce un-"
eiepiento essenziale e lo' scioperp generale diviene il
fnioprepp) cenPale della sPategia rivoluzionaria.
. Lo scioperp, dunqiie, non e soltanto una decisione
^ecphomica p polidca; e anche un/mito, ’’un’organi^^
-zazione di immagini capace di evocare^td i sendmend
che corrispondono alle diverse manifestazioni della
guerra portat^ avand dal socialismo .aU’interno delle
sfecieta .moderne”. Lungi pertahtp dall’esaurir^i nelle
^Ippe .sociali, il sindatzaliSmo rivoluzionario e.^per So-
^1 iU-veicolo di una nuova civilta; pone Je basi della
’’nlprale del produttori’^ futura, riconcilia rivoluzio-
'’ner.P-progresso, salva I’umanita dalla corruziotie e dai
LA CULTORA^ BELLA VIOLENZA

Le teor-ie che fanno da supporto o che costituisconO,


piu o meno consapevolmente, il retroterra delle. inizia-
tive politiche e sindacali d^ll’”area dell autonornia ,
come ormai correntemente si dice, corrispondono cOn
U^a puntualita impressionante alle funzioni e alle am-
biguita'di ruolo dei gruppi'sociali che le esprimono# Il
linguaggio e rivoluzionario^ I pro^ammi postulano la
.trasformazione radicale -della societa pr£sente in una
societa in cui il centrd del potere nella. sua acceziohe
piu. vasta — ecohomico, politico, culturale — passi dalle
mani della borghesia in quelle del proletariato. In
realta, questi programnit esprimono I’angoscia della
borghesia m^dia e specistlmente della bdrghesia pic-
cola e minuta oggi al declinoj schiacciata fra grande
borghesia capitalistica- e proletariate solidamente or-
ganizzato nelle strutture della sinistra ufficiale. Questa
angoscia genuina ed esistenziale, oltre che intellettuale
e polidca, la si cogiie molto bene nella preoccupazione
per il destine del ’’soggettp” e neU’insistita richiesta
che si salvino la spontaneita, la liberta di scelta, lo spa-
zio-politico potenziale, tutti quei valori, in una parola,
che sono tradizionalmente legati ai ceti artigiani, bot-
tegai, intellettuali umanisti di vecchio tipo, che si per-
cepiscono oggi minacciati dall’avvento delle grandi
tecnostrutture capitalistiche o proletarie di massa,^ chd
nel loro incedere impei^onale non hanno tenerezze
65

3. yl//* radifi della vioUnza


'versail <lWrarite5.il SQ^ettivp'§'U' ifYfers0f >'' / thipj: Ciueslp eyMente-riduziphismO di teoria a pras^i,
^ t, mter/essatite d.n pr<)pasitQ -rilWarp qUesta ainbi- -e^a prassi Soggetti’vistidk e ,quiridi spoht^jifeistrCa> collo-
gufta ancW pressp qner tePrici cpme Antpnio Mpgri, ca Antonio -Negi^i fuori del lilarxismo.e, forSe’pio che a
«A'che hanno fatto negli ultimi atini del leninismo la la- Lenin, lo rimarida a Blanqui, cipe all insurrezioriisnlo
ro. bandiera e lo scopo ultimo dei loro studi e la loro volontaristico, e certamente a Georges Sorel, che co-
attivita polijica. Negri intende riproporre una lettura sfeituisce I’espressiorie piu conlpiuta della borgh'esia ill
rriarxista di Lenin (si veda A. Negri, La fahbrica d^lla crisi. Comune a Sorel e a Negri e una ambiguita irri-
strategia, 33 lezioni su Lenin, Collettivo editoriale Libri- solta di fondo. Per enpambi, la violenza in quanto tale
i^ssi,. Padova, 1976), ma il m^rxismo di Lenin che Ne-* e necessaria; cioe, e, necessaria non solo strumental-
gri si propone .dr riscoprire e di rinverdire si presenta mente, ma come principio generatore d’una liuoya
poi,. inydefinitiva, Kcome un marxismo singolartnente moralita, come, direbbe Negri, il momento della cem
^ppirtaneistico e soggettivistico cho veramente - non si tralita teorico-pratica dell’iniziativa so'wersiva, dellin-
Vede come possa coneiliarsi con i presuppostiblosofici .surrezione come arte, come sporitanea invenzione del
,ed epistemologici del marxismo di Marx, il cui merito' soggetto rivoluzionario.
storico, fino a prova contraria, va visto nell’ayer sot- Rispetto a Negri, Sorel ha perb il vantaggio di esse-
trattp il sodalismo alle attraenti, ma fallaci spinte Ur - re piu chiaro, meho schematico o esoterico. Non parla
topistiche nonche alle seducenti trappoie della precet^ a iniziati; scrive per un pubblico borghese che* lo ca-
tfstica moraleggiante. Il merito storico di Marx consi- pisce benissimo, da Croce a Mussolini. Per ^Sorel, la
ste infatti neiravere implacabilmente descritto, con un violenza e necessaria per il proletariato, ma e special-
forrnidabile, apparato teorico-concettuale, il modello mente necessaria, e anzi probabilmente la extrema ration
delle forze dinamiche che nel loro insieme costituisco- il rimedib estremo, per la borghesia tninacciata di e-
rio il oapkalismo e neU’averne anpcipato e in parte stinzione sodale. E allora? Per chi lavora il ”mito
spiegato. lo sviluppo sul piano storico non in termini di cioe la 'violenza generatrice d’una nuova morale socia-
’’ricchi” e ’’poveri” o di forze ’’buone” o ’’cattive”, le di Sorel ? Per la rivoluzione o per la reazione ? Pef il
bensi nei termini scientific! d’una logica impersonate, socialismo 0 per il fascismo? C’e qui un’ainbivalefiza
capace di prescindere dalle .consapevoli intenzioni dei che torna oggi nei gruppi della cosiddetta ’’area del-
^soggetti storici direttamente implicati. La visione ri- I’autonomia” e nelle frange estremistiche di cib che si
duttiya .che invece Negri ofFre mupvendo alia, ’’lettura indica genericamente come ’’movimento degli studen-
marxista d^l marxismo di Lenin” e fin troppo eviden­ ti”. Ma, sono veramente solo ’’frange” ? Si pub parlare
ce, ”11 pensiero marxista - scrive - pub confrontarsi di ’’frange” in un ’’movimento” in istato di fluidita
soiamente con la serie di problemi che di volta in volta si permanente ? • ' j• j•
rinnc^ano e la continuita che assume non pub essere £ certamente suggestivo che in una citta.di media
altra che quella — dinamica e contraddittoria — del sog- grandezza, corhe Padova, medio-borghese- e periferica,
getto rivoluzionario cui si dferisce” a^., p.9; corsivo abbiano trovato la sede teorizzazioni e pratiche di vio-

'66 61
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. I. J.L .
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di se^dp‘ bp|3o§ti?j^e if" vj.
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'■.denu. 'Ila ,dtta d& S,antd. e. ail|:he;ia si^bafrlw deJla *■ , V /r/'’' ■> ^ M, N " .' I i ^
, tensione, italiana attuale, -Rols^Q vixq' Q ti'ferp cupav isem^ LA GTOSTipeAZlONE |DE0£6GICA DELLA f K.*
/brano darsi la maftio. £ qui, non nelle grand! metrbpo-
ii 'H'l
. . VIGLENZA 1^’
ii ip:4ustriali operaie, 'Che si proclama che ''tutk, le armi
Mel proletariato yanrio leninistieamente utilizzate” per
, ■',!
A&isojyere nella pratica sowersiva il problema della in- 'i 1
•?,surrezione e della liberazione” (A-N-» op., city p. 223;
epfsivo nel testq). La stoi^ia del prossimO fujturo, ci dira La violenza e> sempre scandalosa. L’assilefazione ad es^ ' 1: i P
'Hi
,se sjamo in presenza d’una fondata anticipazione o se 1/ sa e relativa. Quando, ^splode, benche vaccinati d^L,
iqvece, come io ritengo, sja questo I’irrazionale pateti- la cronaca quotidi^ina, I’atto violento riesce ancora. rf'<?
co panto del cigno d’una borghesia prmaj periferica e ’’bucare”, almeno per un attimo, lo spessore deMa^ 111
; dpstinata aU’irrilevanza storica. quotidianita, quei ritmi e meccanisrrii semi-autbrnatid'
'If/ If-' iPH
I che consentono alia vita di ogni giomo di andare' af . rs
{Corriere della Sera, 31-5-1917) K vanti nonostante tuttp. La violenza costrihge a inter*'
.. romperne il grigio fluire; per un mbmento obbliga a 'W'i'
riflettere e fa’ inorridire. .Non pub essere accettata che % L" kii

come mostruosita, aberrazione/Non sembra possibi-


le vederla come un esito premeditato, un risultato -vp;?
I 1
t . luto, freddamente deliberate e calcolato. L’opiniahP.
media e restia ad accettare I’idea die Ik violenza sia ^
! prpgrammata, coordinata da un centro operativo eke
agisca in base ad un piano tattico e strategico e che sia
mosso, vale a dire auto-giustificato, da un disegno ideP-
logico. Per il termine ideologia non vorrei scomodar-e
ne Marx ne Mannheim. Intendo semplicemente quello
che intende il senso comune, ossia I’insieme delle idee
che fungono da spiegazione, per quanto sommaria e
parziale, di certe situaizioni di fatto e funzionano quiTi-
■ di come motivazione e spinta all’azione per determina-
ti gruppi social!. Si comprende che I’opinione media s)
tenda a reagire al peri'colo della violenza sistematica, e
ideologicamente giustificata ’’rimuovendolo”, dicen-
do che non c’e. Fa specie che anche presso studios! seri

69

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’>, t'%¥^’^A^Xlf^kt>Ta7n‘a>4el '^’i/^iiaggi&^h44ato ’’’'z^o”''!‘iri% .1^ gidfhaljlstft ’^l^idllat fase 4ifUaleldelldl scdhfbd“* di'claSse,
\ ^ iiiitta qlieM the Vi^e.drrtiai edm^nemente runico/mezzo pef'abtattCre la classe bdrghese e la lof^a
lildicat^ come I’area deH’autohbmia. £ una bocdatura 'M
armata che va a col’pire It radici della dittat,ura deraO^ ^ 'il
,sen2a poSsibilita d’appello. Come dire degli autonomi: cratica ovvero le - cosiddette istituzioni democratiche.-, ^ ^
feacche idee, piani o ideologia. Gli si dia del lavoro, La violenza e Tunica arma che il proletariato ha per ''*4 I
lose da fare, buoni stipendi, e tutto si aggiustera da se. combattere il capitate e per creare una socreta non vip- 4t..
• if*'> !/’Jrl
y ’ .,%if I
ff*V'V >--t, ‘^uesto atteggiaihento di rude realismo e cert^ente
Y„|, lenta- basata sulla uguaglianza socialeT. Qui non c!q •f ^

acfeaftivante nella situazione in' cui versiamo. Ho pero pazzia. A meno che non si,vogiia dire, con Ghersteftctiij
^ lyh^pfessione die pecchi di semplicismo. La deforma- che il pazzo e colui che ha perduto, tutto fuorcheda rai^' 4 >' ■’ •>' vHi
•'H"' ^ fA
\ <v ^ ‘^ipne’ professionale del professore consiste probabil- gione. La formula ’’dittatura derhocratica’\ a parte 1^^ i-hl
.X
U’ * '■mentc nel dare gli esaliii, nel promudvefe e nel boc- definizioni classiche di Lenin in Stato e rivoluzione^ ppd " ,. ';i Nir if
,H Aw- iff
f'dd^fe. Puo darsi che qualthe yolta gli accada di dare un suonare contraddittoria ad orecchie raffinate, ma fino.
4'““Vif. H/' vdto anche a do che nqn ha ancora capito. Ai NAP e ad un certo punto. Chi ha dimenticato il capovefso' A' ^
'"■* »,.
r “allt :Brigate Rosse zero in ideologia; vadano a lavorare con cui si apre \uomo urti-dimenswncde di Herbert Ma!r-
•>! V f
‘questi* ragazzacd, e non se ile parli piu. cuse? ’’Una.confortevole, liscia, ragionevole, democra-r
^' i^arebbe' auspicabile e anche comodo. Ma le’cose tica mancanza di liberta prevale nella civilta industfiale .
s^sdno, piuj complesse. Non si tratta df avere o meno il avanzata, quale garanzia, di progresso tecnico”. I'l
sfeAsd -cJelle proporzioni. Si- taratta forse di tenere gli oc- La violenza, e i grezzi tentativi di dare-ad essa ve^tp
' cfif .aperd e di non ostinarsi a bocciare i fatti perche e giu^tificazione ideologica, non piovono dalle nuvole, ’•Sv f<--4; .v’s

•tidn quadrano con le proprie preferenze. PoSsono contare su antecedent! storici e cultural! piut-
* £ vero che Pideologia dei gruppi estremisrici oggi tosto precis!, ma non credo, come invece crede Gior­
hitivi 'in Italia non la si pud trovare lindamente esposta I gio Amendola, che si esauriscano in una sorta di ”^sirF ,* ■* '
?A ' jfi
tdme in una tesi di iaurea.. Bisogna ricavarla pazien- drome fiumana”, anche se potra scoprirsi in essi quer.
. temente e cpn una certa dose di umilta da fonti poco sto elemento. Erovengono dalle condizioni matetiali
• ortodosse che vanno dai messaggi che i commandos di vita. Hanno le loro radici nelTinoccupazione dei lid
>
• depositano' in cabine telefoniche a scritti rapsodici di K giovani, nelTapparente inutilita degli .studi, nell’emarT
*# 4, riviste poco note, come Re Nudo o Tempi moderm, 'o an- Jginazione cui il modo di prbduzione Pdierno sembra.
eora ai graffiti che si leggono sui muri delle universita e * irrimediabilmente condannare una percentuale sem-
tlelle'periferie. Si parla ormai per abitudine, I’indo- "» pre piu consistente della popolazione. La sinistra stp-
mani degli attentati, di proclami ’’deliranti” e di ”luci- \ rica ha creduto che bastasse la mutua per tutti per ge-
’ ‘da follia”'. Ma questo non e sempre il caso. Accettati i ‘‘nerare un consenso di massa. Ora e finalmente chiaro
p'rincipi o le premesse di partenza, i corollari ne de- ^ iper tutti che non basta piu. Il lungo. dibattito sul plura-
.fiyano con assoluta necessita logica- Si legge, per e- ' lismo aveva incautamente datO' per scontata una pre-

70 71
%

*<

cori$2i6ne che'eraln'^eMtiritt^sistentei li pXes^a^e la


•'£0mparted[p‘azidne di turn i gtuppl soici^vJimportaiin REPRESSIONE E POTERE
d'entro lo stejssp qtiadro i3timzidnale, airmtefno” degli
st^si liveUi di corisumo, con le stessn o analoghe possi-
bilita di influenza sulle decisioni cruciali. Ora e eviden-
te che quel dibattito era poggiato sul vuoto, non t^neva
Conte d’una situazione di fatto che gia debordava e.
> pi^emeva er metteva in crisi la cornice istituzionale nei La discussione intorno alia repressione m Italia e piu
s^uoi ritmi e nelle sue prestazioni normalL La boria de- in genCrale in Europa, specialmente nei temimr in cui
'gli iniellettuali ora^ servita solo, e per pochissimo tem- e giunta dalla^Francia con I’ormai famoso tn^itesto
. p'o, -a ^prire la sconfitta dei politici. firmato da Jean-Paul Sartre e da Felix Guattari, mi
sembra partita con il piede sbagliato, d soffre m ogni
[Cvrriere della Sera, 25-6-lr977) case di un’iinpostazione non sufficientemente rigorosa
sia con riguardo alle parole fe ai concetti impiegati sia
con riferimentd ai suoi cbntenuti specifici.^ A questo
duplice vizio di impostazione va aggiunta 1 ^bitudme,
da cqnsiderarsi una delle oredita negative del 68, a slit-
tare dal piano del dibattito delle idee a quello, in vferita
sdrucciolevole, degli argomenti ad hommem e delle piu
o meno scoperte ingiurie personali. Invece di dialoga^
re in base ad argomenti logici si fa allora del giorha i-
smo giallo, un genere forse in se legitqmo soprattutto-
qualora si tratti di divertire un pubblico balneare, ma
che con qualche buona ragione si poteva ritenere ap-
pannaggio escludvo di rotocalchi come Parwrama o No­
vella Duemila.' La certezza che basti discreditare un uo-
mo per distruggere la validita delle sue idee e trpppo
primitiva, per “cssere presa sul serio.
Eppure, anche uomini acuti e informati come Lu^
do Colletti non sempre resistono alia tentazione. Ne
La Repubblica del 16 settembre 1977 Colletti insinua che
V
Sartre sia in fondo vittima d’una cornpremibile vamta
senile che lo spingerebbe alle posizioni filosoncorpoli-
tich,r^».dierrie/sblp 'per' ‘to@re- fc^ppiLaflrar^Xltfei^te £a9^£atii^iire^sa''Pesfecutiyo, .g^aritisce ^ nessb yi-
^ Moravia jiolfo kesjso giomkie 'spiega- leVis.e#e,€i Skf-tre tale^£ra,istiti;zipn!.CoFbi^M e movimefttb rekle dfeUa. sp.-
Ti^pistto ai'€oippr6ii|lssb storico e al'PCr^i.Bqtlinguer ciefk, d^ile *^sue' aspirazipni prbfpnde, anChe se anco-
; ricordando la vecchia amicizia dello scrittore frarice- ra pon precisamente formulate, dei suoi bisogni e del
suoi interessi. In un regime a. partito unico, in cui il
Se per Palmiro Togliatti. Di questo passo temo che la
(Ikcussione filosofico-politica in Italia dovra cedere il parti to dominante e unico. si identifichi con il governb
/:Campo abbastanza presto alio stato di famiglia; I’ana- e con lo Stato pretendendo di riassumere in se tutta la
grafe diverra piu importante delle biblioteche e delle societa e bruciando, teoricamente e praticamente, e)gpi.
^libxerie; bisognera controllare indirizzi ^ parentele; margine di possibilita per I’orgahizzazione operati^a
. non conter^ tanto cio che si dice rna chi si e, chi si co- ed efficace dell’opposizione, questa si .trasforma inevi-
'-* - npsce, .chi si\frequenta e chi si ignora. Vedp in cio un tabilmente in dissenso, vale a dire in un movimento di
i/s \^istoso- passo indietro, una tendenza regressiva che an- contestazione radicale che non mira soltanto alia rota-
- 'drei)be bloccata e rovesciata, Naturalmente non credo zione dei posti dl potere, bensi al rovesciamento della ^
,, ghe cio possa dipendere solo dagli sforzi e dalla buona situazione esistente. . \
yolonta dei singoli. In questo atteggiamento infatti ve- Trascurare questa distinzione concettuale e termi- ?
cjo an'che il puntuale riflesso d’una vita cultur^le an- nologica non .e solp sciatteria intellettuale. Mi sembra/ .
' nora troppo ristretta e ’’Familistica”, di piccoli cFan, in un grossolano errorp di analisi politica. La situazione
contatto personale e il peUPgolezzo tengono cosi italiana me esce -gravemente distorta. Si pub airivare
speSso il postO' e, anzi, espongpno o rendono apparen- all’assurdita di ritenerP che la citta di Bologna ^ia I’ar- ^
.tementi superfluo un cPnfrontO spregiudicato di idee. cipelago Gulag. O per converso che tutti gli student!
ia, sQcieta italiafia non e abitiiata alia democrazia delle siano criminal!. O che i gruppi anarchic! in Germania
.4- idee^ ne al dibattito razionale su question! politiche spe- piovano dklle nuvole e > siano il frutto di pura aber^-
'■'Ci'ficiie. £ abituata. agli allineamenti- opportunistic!. razione individuale. Qui mi sembra che il rischio com
/ 'Non ci si dpmanda: ”£ giusto quello che dice?”, ma: sista nel vedere riegli istituti democratici formali uiides-
'^Da che parte sta? Per conto di chi lavora?”. ticcio fubri dal tempo-^e dalla storia e il neof-conser-
~ Accknto aile deformazioni 4el discorso dovute al- vatorismo di Colletti mi fa a tratti pensare a quella der.
I’feccessiva personalizzazione, va poi notata una insuf- finizione secondo la quale un reazionario e un rivo-
^ ficiente determinazione critica dei termini usati. 0ppo- luzionario "che e stato picchiato la sera prima.
" .s^izipne e dissenso, per esempio, sbno usati. intercam- Il problema vero e un altro. Formulato klla buOna
bigbilmente come se avessero la stessa valenza. Ma non suonerebbe ali’incirca cosi; pub un paese come 1 Ita­
e cpsi. In un regime democratic© formale, o di 4emo- lia, pelFattuale fase' del suo sviluppo, al termine d’una '
crkzia borghese, che oggi e quasi, di moda syalutare o evoluzione rapidissima, economica e sociale, chC' ne ha
^-^^sprezzare metltre costituisce una grande, rivoluzio- alterato profondamente tutti gli equilibr! tradizionali,
. . nafria conquista storica, I’opposizione giuoca un ruolo concedersi il lusso di non avere un’opposizibne? Vo-
'«Tondamentalef controlla le decision! della maggioran- glio dire; una opposizione razionale, ma intransigen-

' 7:4 75
m
. ■’«' >

te? Dem6cratiek,. ;m^-dfecKa\^''|%3^'4;’e U rischiQ^ .^li


^rta caButa. (ieiropposizione « del sup‘idete^.eiite, chp la
pppplazione ifelian^ ven^v ppr cosi dire,^ \seqtiestra- . 1,A REPHESSIONE COME MANIPOLAZIONE '
ta., ponsegnata nelle lxian4. di interessi corporativi tanto
lettoriali quanto feroci, costretta o portata ancora a
considerare, come gia anni fa, k tessera dei partiti co­
me la tessera del pane, a far cdincidere e a risolvere,
.‘senza residui, la parteeipazione sociale di base sponta^*
rncg.^ e genuina^ nella parteeipazione politica formale, £ passato poco piu d’un anno. Enrico Berlinguer par-
prevista e prevedil^ile? lava a Parigi in uii grande comizio; al suo banco as^
^ Dal ParlamentcK aL parkmentarismo il passo, ahi- sentiva, sul palco, Georges Marchais; segretarip del
me,£ ^breve. Per trent’anni I’opposizione e stata assi- Partito comunista francese. L’astro dell epfocomutii^
Curata^ alia democrazia italiana dal partito comunista. smo stava per toccare il sixo zenith e, incredibile .a dirsi,-
posta nei termim degli astratti il fenomeno era stato elaborato ed era effettivamehte
dilemmi fra Libejta e Potere. Con molta 'semplicita bi- guidato dagli italiani. La difesa del pluralism© fatta da
sogria invece domandarsi: nelle condizioni odierne Berlirtguer a Mosca ayeva fatto serisazione. I semi del
,.pnb il Pci essere nello stesso tempo partito di lotta e memorandum di Yafe di Togliatti davano i loro frut-
j^artito di governo? 6 siamo. alia vigilia d’uri nuovo ti. Si faceva strada una formula originale, ideolbgica e
trasformismo come alia caduta della Destra storica nel politica insieme, una nuova sintesi, al di la della _poli^
J874.3 tica dei blocchi, che era poi per i paesi intermedi una
Inoltre, il potere non va piu concepito, come anco-
rinuncia a far politica, contro una concezione gretta-
ja^ lo Goncepiscono Sartre e i suoi interlocutor! italiani,
mente dogmatica e catechistica del marxism©. Gramsci
af rhodo di un mostro antropdmorfiCo pronto a col-
era citato da Louis Althusser e da Jean-Paul Sartre;, la
pjre con iniziative dirette. 11 potere oggi opprime e re-
sita straordinar.ia statura intellettuale e morale vehiva
pfi);rie rifiutahdosi di agire,^ lasciando le cose come
startno, sancendo cosi ed eternizzando gli attualf rap- infine. riconosciuta. Non poteva durare.
po^i di forza, dimenticando od-emarginandp i gruppi Che non potesse durarp me ne ero con chiarezza ac-
«d^ali periferjei. Il problema consiste oggl nella possi- corto nel corso di tre giornate di studio alia ’’Maison
b^i'litadi dar corso ad un riformismo di tipo nuovo, che des sciences de Thornme”. C’e un nazionalismo di fon-
f^cia. ’’piccoli passi” ma che non-per quest© dimenti- do' id ogni intellettuale francesej anche nel piu aperto,
cht ibdisegno globale. In cio sta la dimensione origina- che non sembra consentire alcun riconoscimento ad
Ife delPespefienza politica odierna,r il fascino, ma anche altri quando e in gioco la leadership intellettuale in
la difft^ha, del ’^paradosso italiano”.- Europa, e non solo in Europa. Nell’immediato dopo-
guerra la resistenza alia penetrazibne della cultura nor-
{Corfkre della Sera, 20-9-1977) damericana non riguardava contenuti specific!; inve-
77
...

5tiva'-ja:cultura U3A inri^uanto cultut^. fimotQ del.rfe^tp^' sb'ha frovato jn -essi Un jo’stacblo insbrmontabile. Cbn
^ the §nd-a cei^i .recenule if^duzignk irr.ftanqese tia -al^ un0--"sforzo enofmfe "sonb arrivati alla ^SUprema conces-
- liilguq sDpo' sta^te JenOinOLeni-piuttpstb straor^ijiari. sibnb di urfEufbpa delle patrte secondo^ la bafocca for­
" NpHa rjunione parigina, opi partecipavo x:on Lelio Bas-
mula gaullista. Le radici di questo atteggiamentb sono
>s&, <Jiuseppe Prestipino e Massimo L. Salvador!, era cosi profonde che Ib^tesso. partito comunista francese
subito evidente che il favorfe dell’afino prima era acqua si fa oggi paladino delle tesr nazionalistiche piu oltran-
, "passata. Anche il nome, di Gramsci stava .perdendo il ziste, fino alia ’’force de frappe” atomica e dno al ri-
Slid smalto. Il tema della riunione riguardava i presup,- schio d’una rottura con i socialisti di Mitterrand. Non
ppsti- ideologici della sinistra italiana, Pochi mesi pri- meraviglia che in queste circostanze la Stella di ,Gram-.
n^a poteva venir ^considerato, ,per la sinistra francese, sci sia impallidita. Dovrebbe a rigore meravigliare* il
^qiiasi ,ur> tema pe^agogico. Gli italiani venivanp ad in- confrario. Del resto, le curiosita intellettuali di Mar-'
^ segn^c come si forma e si gestisce un riuovo ’’blocca chais e dei suoi collabbratori non sembrano straor-
stofico e si cbniugano marxisnio e democrazia. dinarie, tanto piu che e stato sancito il- prindpio'eh^
*' '.Adesso il clima era cambiato. Parigi tornava ad es- ”un partito prolbtario non ha bisogho di giustifica-
serb il centro. Parigi e il deserto francese’’ aveva scritr zione teorica”. Dev’cssere la raffinata, postuma. verr-
taal socio-geografo Gravier. Ma non basta: I’ar^ea de-
detta di Stalin.
‘sertica va Pstesa ftno a comprendere almeno tutto il Tenuto presente questo quadro generale, si conl-
,^^.editerraneo. Il dominio di Parigi deve .essere solita-
prendono, due fenomeni apparentemente lontani, in
rjo per divenire assoluto e garantirsi nel tempo. La sii- realta capaci di funzibni arialoghe: i ’’nuovi filosofi’’ e
bitanea, conversione del partito comunista francese ai le accuse "di repreSsiorie rivolte all’Italia. I pfimi soho.
^alofi nazionali, se non sorprende piu. di tanto, da pe-
una specie di rivincita intellettuale, avanzanb una-Con-
t'0,il:.cplpo di grazia ad ogni confronto e scambio cultu- tro-proposta teorica; al concetto gramsciano Jdi ”ege-
rale qon tradizioni o.pensatori stranieri su un piede di monia” sostituiscoho, forse Sulla sCorta delle ’’Con­
"spstanziale parita, al di fuori di ogni preclusione vieta- fession!” di Sant’Agostiiio, il concetto e la pratica del-
mente sciovinistica. r’’interiorit^”. A giudicare dal rumore commerciale e
■ Per capire questo atteggiamento- e la rapidita con mondano che ha accompagnato il loro* ingresso in so,-
pui si torna ad esso dopo ogni momentanea parentesi cieta c’e da giurare che la sbstituzibne non riuscira faci­
di apertma verso I’esterno: c’e un testo fondamenta- le nCppure ai proponent!. L6 seconde, cioe le accuse^di
, le. i^l’oj^ra di Herbert Luthy, A" I'heure de son clocher,
repressione, sono invece probabilmente intese a risar-
■ C -AJl. pra del suo campanile”J. Memori nipotini di Na- cire, per cosi dire, gli intellettuali francesi della- debo-
l!^bleonp, con poche, splendide eccezioni (R. Aron, Cl lezza in cut per un attimo erano caduti pensando ;che
Levi-^auss) ,gli intellettuali francesi appaiono ingua- qualche cosa dt buono potesse venire dall’Italia. Inge-
tjbflrriente maiati di- franco-centrisnio. La- costruzione nui! Jn Italia c noto che cr sono solo 1 lager nazisti, le
divUn’EurOpa federata e seriarnente. unita non per car infami succursali delle camere di tortura cilene e dei

19
bTitic(>£empey tici' s^yiqfiid ."^Bbloigna^ helJo-Statp, e nel para-^Stato, salvo a,non eserdtarlo per.,
rjrqpel^gb^Gblag. ^ ;V ^ non veniq giudicatt in ba^p ai fisultati cpnseguiti. Forse
Se tie potii^bbei ^soqnidere se .dietFo l^incGti^tieiiza ora :si contprendt il sepso pcofondP dtlla cinica mas-
.delle accuse "non vi fossero problemi* seri. Intdlettuali sima deU’attuale^ primo ministro, che saggiamente cor-'
dlgran name come Sartre e Guattari afFermant> di cre- regge quella piu antica attribuita a Lord Acton: ’ll pp-
beqe all’esistenza della repressione in Italia, ma le pa­ tere logpra solo chi non ce I’ha”.
role Usate sono cosi cpnsunte, le formule sono cosi i- In queste condizioni c’e .da interrogarsi seriamente;
i^deguate che It montatura si fa trasparente e tutto il sugli effetti dell’assenza d’una opposizione politica de-
problema viene -messo da parte, t yn etrore. La re­ cisa, razionale ma intransigente. E si apre inoltre Una
pressione nelle ct^dizioni odierne, anche nelle societa possibility di analisi e di intervento per intellettuali che
solo tnediamente sviluppate dal punto di vista della non siano.,frenad da timori reverenziali o da complessi
lecpologia produttiva', e uri problema vero, che per6 di casta, di una casta troppo pura per rischiare la con-
non afidrebbe espresso facendo ricorso a formule e a tamihazione manuale trattando di materie e di proble-
concetti ottocenteschi, mi strettamente legati alia quotidianita. Duole dover-.
^, Et*altra parte, non e forse vero che tutto il dibattito usare un termine cosi ambiguo come questo di ’’intel­
politico e intellettuale odierno e ancora largamente tri- lettuali”. Giuliano Gfamigna (sulle pagine del Giorno)
.butarip delle fomiule e degli scHemi ideologic! del tar- se ne lamenta con buone ragioni. Gli intellettuali come -
do Ottpcento.^> Altro che ’’secolp stupido”! Campiamp casta separata non hanno certo diritto ad alcuna spe-
ancor^ pggi, pur in maniera stentata e grama, sul suo ciale considerazione. Intellettuali sono tutti coloro che
as«e ereditarip. non si arrendono alia logica del fare per fare e che
La repressione e oggi ipanipolazione, cooptazione d’altro canto richiedono contipuamente al potere i ter­
dell’opposizione, diluizione e congiura del silenzio nei mini espliciti della sua legittimita, ne bloccano con-
confront! del dissenso. Repressione e oggi occupazione tinuamente la tendenza a confiscare la sovranita po-
^njoilppolistica del potere da parte dei partiti politid polare, a svuotarla di senso e di mezzi d’intervepto. In­
che ^i comportano come esosi padroni di casa: chi si tellettuali sono dunque coloro che non si esauriscono
faqcia "sorprendere senza tessera in tasca non sara certo nella funzipne sociale professional che gli e toccata,
perseguitato,' rischia semplicemente Tirrilevanza, di es- che si riservano una quota di spifito critico per tornare
sere lasci^to fuori al buio dov’e pianto e stridor di ,den- sulla loro stessa routine quotkiiana, per interrogarsi
tfj'.mentre i previdenti (cosi si chiama I’opportunismo) sul sigpificato del loro agire nel quadro politico e cul­
qiielli che hanno in tasca la tessera giusta al momento turale complessivo. Dietro il ruplo sociale, previsto e
giustc^cumuleranno allegramente cariche e incarichi, scontato, non rinunciano. a trovare la persona, un de-
" ammasseranno' nelle loro mani tutto il potere disponi- stino individuale unico, irripetibile e irriducibile ad al­
bile, da quello politico a quello economico e culturale, tro. Forse e quesia la via da battere per uscire dal senso

80 8r
di irrealta cfte cariuterizza i ijappdrfi, sodaU^nelle'Xoele-
» . XU,
Xa jndtls^ttiali anehe 01b rriediamente a^git^ate: da un
‘ mofido/di inaschere’al recuperp di qiiella iiiiprevedibi- LA TRAPPOLAJDELLdRRAZIONALISNlO
J^ta. che definisc6 L’umanita degH esseri umarii. . l^ELLA SQCLETA AG£FALA

{Corriere della Sera, 23-8-1978)

Adesso, dopo i fatti di Roma, Torino e Bologna, dopp


i cortei e i controcortei, gli insulti a Lama, le ironie e Je
/ invenzioni verbal! degli ’’Indian! metropolitan!”, il mi­
st! cismo del sampietrino e della P. 38, i ”^ovanol6gr’
non rischieranno pin per un bel pezzo la disoccupazib-
f ne tecnologica. Chiamo ’’giovanologo” una persoha-
di mezza eta che non si rassegna. Osservatore del costu­
me e studioso di problem! social!, invece del Gerovital,
sciroppo di dubbia efficacia, si dedica a pieno tempp
all’analisi e all’interpretazione del problema dei giova-
ni. Con la speranza, destinata ad andare delusa, di rin-
giovanire lui stesso.
Non si fraintenda: di analisi e di interpretazione c’e
gran bisogno. Ma i giovanologi hanno comprensibil-
mente fretta, temono, se non proprio di invecchiarfe,.
di perdere il passo, soffrono lo spasimo dell’attualL
ta. Cosi, annusano i problem! invece di approfondirli,
j . non hanno pazienza per i dati empiric!, fanno dell^
|- is. sociologia ad orecchio -e finiscono per dare ragione a
coloro, ancora moltissimi nella cultura italiana, che
vedono nella sociologia una perdita di tempo, oltre
tutto noiosa. Credo che alia sociologia si sia sempre'
chiesto troppo, che attese eccessive siano state jmpru-
dentemente alimentate. Ma mi sembra anehe chiaro,
che di nessun altro strumento analitico abbiamo pggi
altrettahto bisogno. Il vissuto e piu ricco del pensato..
L^espcFienzC debor4a% Si- prdfik tentazip^e,. yeCr - e^etti tutto. %ommato ^aloghi, signihea diverdrsr con
chk cpiiosdsHza delja;cultura, italiana^JasckrSi ahdaf^r geriefalizz^ioni troppo -approssimative per esSere preT
fnfettere tutto Sullo- stesKo ,piah6, de prediche e i manga- " Se: -SuT serio *o riuscire di' gualche utilita conpscitiva o
ngllr, accettare il fare per fare, il ’’geato”, Tazione, con pratica.' Una utilita possono averla, ma e quella del
-la scusa che tutto ’’produce” cultura, c nuova per giun- mascheramento interessato dalla situazione di fatto, a
ta, che non si ha da essere settari, che bisogna capire tuttpr vantaggio dei centri sociali e politici in posjzione
COsa c’e dietro... Appunto, cosa c’e dietro? Pier Aldo di vantaggio. Non abbiamo dad in quantita e qualita
-Rovatti ha ancora una volta lamentato, ne La Repub- sufficienti. il mistero che deriva da questa carenza per:*
hlipa, che i sociologi vengotio meno al loro compito feziona I’effetto sorpresa di cui godono immancabil-
pfrofessionale di pffrire dei dati su cui ragionare. Mi mente i progettisti della destabilizzazione. Ne servono
sembra^he abbia fagione. Gli farei solo osservare che a colmare questo buco le teorizzazioni affrettate dr Al­
cjuelli;che lui chiama ’’scheniini” sono modelli, o sche- berto Asor Rosa, e piuttosto estemporanee relative alle
ihi interpretadvi, necessari per far parlare i dad em- due societa parallele, la societa integrata e normale-e la
piritt, che notoriatnente non parlano da soli,- e che societa emarginata, esclusa. In realta le due societa so­
quindi sono costfuzioni almeno in parte arbitrarie in no tutt’altro che parallele, sono al eontrario legate diaf
^qiianto rispondono ai valori e alle esigenze eucarisdche letdeamente Tuna all’altra tanto che I’una e il prodotto ^
del: ricercatore. Certo, modelli non vatoo usad come necessario e inevitabile dell’altra.
gadgets. Quando si afferma perentoriamente che qual- In una parola: iTsociale e dialetticamente unitarid,
.^si gruppo ’’nuovo” crea una ’’nuova cultura” o che non vi sono due speieta; solo che la dialettica non va
quallsiasi gruppo ’’nuovo” e necessariamente ’’irrazio- edneepita astrattamente, come un meccanismo rneta-
jiale”, intendendo per ’’irrazionale” tutto cio che si storico; va specificata e compresa nel concrete, cioe va
qppone alia razionalita esistente, come se un’opposi- ’’datata e vissuta”. I concetd vanno scomposti; la pol-
zione razipnale alia razionalita esistente fosse tli per se pa sociologica della dialettica va resa evidente.
Inconcepibile, mi sembra difficile dimPstrare' che non In un recente sqambia pdlemico con Giovanni Ber-
^^:si e caduti in un relativismo culturale di terz’^ordine. Lo linguer e Piero Della Seta a propbsito delle borgate di
^ schema interpretativo diviene. allora un mero brie d brae Roma, dei rappord fra proletariate, sottoproletariato'.
^ spciologico, cioe una formuletta buona ad eccitare i e proletariate, intermittente (si Veda Corriere^della-Serc^
gonzi o a non far conoscere le cose come st-anno. Di- 21 e 28 novembre 1976; Paese Sera, 22 dicembre 1976)
Corned stato detto, che.il ’68, che si suppone nato e questo punto delicatissimo, che e teorico e politico im
•^'CTesciuto a Trento, era un’eresia riguardante la Chiesa sieme, era emerso con grande nettezza. Berlinguer e^
caftolica,-mentre il’77 d una ’’spina interna” del Parti­ Della Seta ritenevano che non si potesse parlare di bor-
ta'eo^unista, in altri termini xhe ci troviarno di ffonte gatari emarginati solo perche a Roma il partite coftiu^
a^ dne chiese con prablemi simili, se non identici, che nista aveva. avuto il 20 giugno' un forte successa elet-
tornano con oscillazioni perfettamente prevedibili od torale. A. loro giudizio, k classe operaia andava avand,

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e classe operai%includex^,,af^zi;faeev^^e fa.perno"su^^^ intarito d^-saggiare Ji^ko- ^Icdile ipotesirTa) dovunque
la .popola^iqne della periferia roinaria. £ appena ii. ea-
vLsiafin soggetti che pkLtecipirib af processo di aCcu-
sot di osservare c^ie riqn si puo' ridurpe il politiqa al
fnulazidhe capitalisdca come produttori di plusvalore;
/uo .momento elettorale. Una gfand& vittoria elettorale.
li si deve parlare di ’’praletari”, siano essi dentro o
-' ^^o.'CSseFe una vittoria pirrica nel senso che ptjo celare,
^ Pietro cifrc" e percentuali entusiasnianti, debolezze gra- fuori della fabbrica: Se e vero che e il capitale'ad avere
operato su larga scala il decentramento prbduttivo per
-vi/je-^arretramenti sostanziali. Ma non si tratta solo di
un obietdvo economico (diminuzione del costo del la-
,qlie§to. Il mio'punto e un altro e mi sembra di averlo
^ voro) o« un obietdvo politico (divisione e indebolimen-
^gia espresso con. chiarezza: il superamento, da parte
to del proletariato) e se quindi Talta quota di prole­
dei-borgatari, ^ella loro condizione di vita, che e di fat-
tariat perifericq va considerata in funzione dello svi-
ftx u^a condizione di alienazione o di emarginazione,
luppo eapitalistico, e anche vero che essa pub venir
^ r^n.pud essere visto come la pura conseguenza di una
trasformata in una contraddizione mortale per il qa-
lotta politica generale a favore, delle classi popolari ge-
pitalismo se non viene meno una piu articolata unita
nqricamente intese perche vi sono contraddizioni interne al­
politica del proletariato; b) la critica al sindacato per
ia Masse -operaia neLpresente assetto capkalistico della societd
essere ancora assente tra il proletariato periferico e'
^he vanno tenute presenti e indagaie empiricamente. Queste
contraddittoria se si sviluppa in concomitanza con teo-
contraddizioni sono innegabil-i, per'esempio, fra ope-
rie e pratiche che rendono ancor piu grave la fradhra e^
rai stabilmente occupati, persone disoccupate e gio-
allontanano ancor di piu la ricomposizione delk clas-^
.. vanj in cerca di prima occupazione. ^^uesta ricerca e*
se; e) e da riprendersi la categoria del ’’surplus” nel
fnancata. Mancando cjuesta ricerca, e venuta meno la
senso dell’analisi di Baran e Sweezy, con pardcolafe
p.ossibilita di prevedere I’esplo'sione della collera degli
riferimento, alio spreco delle riserve lavoradve e alf &-
esclugh^ non.ci si e accord che si era seduti su unyulca-
marginazione della forza lavoro che sono «obiettiva-
no. I segni non erano .mancati, la criminalita apparen-
mente richieste dal tardo capitalismo; do colloca la ri­
temente .gratuita, gli stupri, le violenze, gli spari contro
composizione del proletariato come classe generale in
. 4 conducend di autobus, mancata la capacita inter-
una prospettiva di medio e lungo periodo in vista^ di
P^etativa che avrebbe dovuto collegare quest! sintomi
una trasformazione globale>della societa che poggia
,vi§tosi alle cause sottostanti. t troppq facile chiamare
sulla eontinuita fra progetto tattico e disegno strate-
in caiisa i fascist!, gli .agent! provocatori. Le' provoca-
gico.
zjp'ni cadrebbero nel vuoto se non vi fosse una situazio-
£ allarmante invece che attori del processo sociale
he dLfatto, sociale o psicologica, favorevole. In realta,*
e- analisti subiscano in modo cosi smaccato il fascino
W cultura italiana non sembra in grado di impostare. e
dell’illusoria scorciatoia della violenza priva di idee e
:sv|lg€re quejle ricerche che appaiono oggi essenziali
sembrino optare per la forza pura contro la forza del'
per-.la ricomposizione del proletariato, stabilmente oc-
ragionamento. La violenza per la violenza, vale a dire
cupato o marginaje o precario che esso sia. Ma sono
la violenza in luogo dell’cizione politica, sia essa tesa a
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87
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r^iamfesfapi.^:ome ’’^tt^^ti&ipl3i-^l’^ c^; §^rain|efce:cofic^^


;dizibni so.cfali di- disgregiizione^ galoppahte ,1a, violei^a
,pit^ rome^^esto. pbKtickmente t^^sttivo in s^ non iia
riVoluzioiikdo; e ,isOlo I’altra^facGik della rea- nioistra 'un sud^trpiqo carattere cohtagioso,, esercita sui
giovani i’attfattiva potente d’un. g^^to creativo e riso-
‘ zione, ehe del resto aiuta poi, a scadenza piu o meho
lutore. I valoH della tolleranza democratic^ soho' per-
- rawicinata,-a cojisolidarsi al potere ofFrOndole prezio-
cepiti come truffa e mistificcizione. Si fa strada un. an-
* 'pezze giustificative. In Italia cio potra anche sem-
ti-intellettualismo di fondo, sempre sonnecchiante nel-
nuovo, ma e vecchia di almeno tre generazioni. la storia italiana, il mito anarcoide — caricatura del
^ fiisogfia tornare a leggere il ’’manifesto del futurismo”
grande sogno anarchico — di un incendio purificatore
di Mkrinetti, die e del 1908. £ gik li I’es^ltazione della
che consentirapoi — da chi? con quali risorse? — di/co-
yefodta, dellaxviolehza, dello schiaffo e del pugnale. La
struire sul pulito. Vengono avanti i teorici -dell’antiteo-
^^itplplogia della P.38 viene da lontano nella cultura i-
ria, i profeti del ’’movimento”.
ta-liatia una cultura singolarmente incapace di fare
Quest! teorici non hanno preocqapazione di rigore
r^iprialmente i conn con i problemi pratici della eo-
analitico o di conosrcenza scientifica, cioe inter-sogget-
jnuhita,, tipicamente irresponsabile, reazionaria o bar-
tiva, o pubblica.. Sono dei rabdomanti. Si lascianp do-
nicadiera che sia. Bksti considerare come autori intel-
cilmente guidare dallo ’’spirito del-tempo”. Non jsi
. rettualmente non sprovveduti tendano a coccolare
^uppi e persOnaggi che fanno aperta professione di propongono ne di descrivere ne tanto meno' di spie-
gare. Essi annunciano. Sono i canori battistrada della
"fedfe nella violenza e come degne persone di convinzio-
rivoluzione. Si lasciano portare dal ’’movimento”, ne
Jii 'p^ogressistiche non si rendano conto della portata
enfatizzano gli aspetti contraddittori di moralismcr u-
. ®gg^ttivamente ’’fascista” che un attacco indiscrimina-
toplstico, non privo di vaghe aspirazioni millenafisti-
to .contro i sindacati e i partiti storici della sinistra ne-
che, e di violenza fisica. Quest’ultima viene presentata
tessariamente riveste.
come il ”neo-leninismo”, ossia come il leninismo nel-
situazione dei giovani e degli studenti, e dram^
I’epoca del capitalismo maturo. Tutto' do e ospresso
dnatiCa-. La dialettica capitalistica d’uno sviluppo ridot-
in termini esoteric!, comprensibili solo agli iniziati. Il
,to ,a. pura espansione spezza I’unita della popolazione
gruppo dirigente del ’’movimento” e un tipico ”grup-
' subakerna. Le prOspettive permangono incdrte e gli
po interno”, che il pubblico non vede e che l’opini6n6
interlocutori vengono meno. Il governo non governa.
pubblica media non e in grado di valutare. La gefite.
'I titolari di ruoli di responsabilita, invece di dirigere,
vede il ’’movimento” nel suo aspetto ’’generico” {per
-mirano a durare. Il potere non assume le. iniziative cui
la distinzione analitica fra movimento sociale ’^gene-
e^tenuto per non essere giudicato in base agli offetti rico” e ’’specifico”, cff. il mio Lineamenti di sociologia^
conseguiti. La societa e nello stesso tempo bloccata e
specialmente il cap. ’’Sulla psicologia dei movimenti
.a^^ala. In queste condizioni I’irrazionalismo^ e una
social!”, pra Liguori, Napoli, 1973), si forma una certa
^ h-appola mortale. fe in questa trappola che il movi-
idea intorno ai suoi obiettivi, ma non arriva a scorgere
^ ;thefito (Jei giovani e degli student! sta cadendo. In con-
il ’’cuore”, cioe41 nucleo profondo, do che .sta dietro e

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. 'sottb |li%tteg|mm^i^ns6liti-6 ;pKt6re^ehiv% fo^ntufel.; j- ^III-
eb -graffiti’V spontaneisrnp tfi-'gritppf
c^e sembrafio mClbVersi alio stato bradb; 'Sfu'gge la LA SPIEGAZiONE DELLA VIOLENZA
sgrayita del fenomeno perche non si cblgono i nessies-
''senziali fra le parti che lo compongono. La violen^a
^ppare come sporadica, occasionale, anche quando sia
programmatica e coordiriata. Si vedono solo gli aspetti
>cukur^ili”, e non manca chi gia rawisa negli ’’-attivisti Con la consueta chiarezza Giovanni Berlinguer si inter-
'pep-leninisti” le avangtiardie di una ’’nuova cultura’’. roga, ne I'Unita delVl I ottobre scorso, sui perche* della
:^uesti innoV^tori cultural! servono in realta interessi violenza. Cio che p'ero sembra soprattutto premere a
^a^chi; Dietro la loro ’’poesia’’ cariCa di suggestion! G. Berlinguer e di richiamare quelle forme di violenza
^rr^ionali si nasconde una ’’prosa” dal passo- lento e nascosta ma quotidiana che colpisce le fasce della po-r
aall’occhio lungo. Ghe* cid venga detto pptra parere polazione piu. debole e che raramente^ appunto acausa^
bwio o di x:attivo gusto. Temo pero che vada detto in della sua quotidianita che la fa apparire normale, rice-^
^ dgui- caso. Come gli innamorati che credono di com- ve I’attenzione che si meriterebbe. G. Berlinguer cita.l
■piere un gesto unico e sublime con il loro innamo- casi dolorosi del lavoro nero e della selezione scorla-
ramento’ e invece seguono solo le regole per la per- s'tica che miete le sue vittime fra i piu poveri. Ma e poi
petuazione/della specie, cosi i novatori rivoluzionari attento nel rilevare simmetricamente, gli attentati alia
bdierni possono credere di scoprire la nUOva ’’citta fu- serenita e alia tranquillita- della vita sociale che sonp
/ttita” mentre obbediscono* semplicemente alia veechia organizzati o messi in opera da gruppi come le ’’Briga-
"bsigenza borghese di dividere e quindi indebolire le te rosse” e simili. Ed e a questo proposito che si. do^
•class! subalterne. manda: ” perche
Di regola, coloro che collegano gli atti di violenza e
{La Critica Sociologica^ n. 41, primavera 1977) di terrorism© dei gruppi estremistici con le violenze
istituzionalizzate del sistema produttivo, si limitario a
vedere in quegli atti dei tentativi comprensibili, per
quanto rozzi, di auto-difesa, quasi delle reazioni di con-
*tro-violenza. G. Berlinguer si sottrae a siffatto giustifi-
cazionismo a buon mercato ed espone correttamente'
la sostanza delle due spiegazioni tradizionali della vio­
lenza: quella lombrosiana, o individualistica, legata al­
ia struttura psichica e fisiologica del singolo, per cui
si nasce violent! e tendenzialmente criminali, e quella
ambientalistica^o sociologico-istituzionale, in base aha

91
*

scajfispe'fa Iqgica deh sist4na Sociale vigente;. >ono^ a


questb^^pt®pb.sitO sinfpfriatiche...
, sj;iAe delle iStitu^idrii/^G. Berlin^er ritiene. ^jnfeedue Jin re^lta, Sppdalmente per una societa ihdusjcriale
..""le' kpiegazioni insufficiend, tna sorprende che le tnetta di massa che abbia puntato tutto ,Su|la razionalita in­
siillo stesso piano e scorga in entrambe la stessa ”ass6- terna dei propri procedinienti, la violenza e scandalosa
f lutizzazione” di momend pardcolari. ta spiega^ione perche indica, con il solo suo insorgere come fenp-
iqmbFDsiana sembra a me caratterizzata da un deter-> meno socialmente rilevante, che esistono problem! e
'mtnismo assai piu totale e definitivo, tanto da scorag- contraddizioni, la cui composizione non e possibile sul
« giafe qualsiasi intervento di cura e di prevenzione che piano della transazione e del compromesso e inOltre
- yada al di 14^ della repre^sione poliziesca e della difesa che la mediazione cultuirale incontra liitiiti invalicabi-
4ddale in chiaye autoritaria. Non e cosi per quanto ri- li. La cultura stessa emerge dalla prova della violenza
^^arda la spiegazione sdciologica la quale, lungi dal profondamente scossa: da elaboratrice e disp^nsatrice
.den^onizzare la violenza, scorge in essa-un drammadco di \^lori universal! e intemporali essa e costfetta a met-
, 'segnale d'^allarme per la societa e rende possibili quei tere in mostra le vergogne delle sue radici materiali,
pam^iamenti istituzionali che sono dchiesti dal rrnno- dei suoi condizionamenti sociali e delle basi pratico-e-
y2||nento del.patto sociale. conomiche dei suoi significati.
^^o scandaio determinato dalle recenti esplosioni di
-o
violenza, ‘ §ia poHdca che genericamente sociale, tocca [Corriere della Sera, 25 ottobre 1977)
^ yerita livelli troppo profondi perche si possa. legitd-
mafnente limitarne la considerazione ai motivi espliciti
Ci^Ie condotte di aleuni individui. Le reazioni di smar-
/ rimento, di incertezza e di paura si comprendono con
""" xel*ativa facilita, Vi sono tuttavia riverberi che vanno
oltiT j naturali atteggiamenti di auto-difesa e che in-
djcano, per quanto indirettamente, una caduta piu
jpidfondaj e una piu oscura, contiirbante minaccia. La
■violenza di questi giprni s,ta in effetti a significare qual-
/'Che cosa di piu di una seplplice temporanea turbativa
delFordine sociale esistente o della ’’normalita” quoti-
; di^a. La fretta e la cura con cui si tende a sofFocare lo
scandaio e a. dame una interpretazione rassicurante in
^Jtemiini di ’’aberrazione” individuale o di gmppo ossia
termini di u.n feriomeno che sara sicuramente rias-
sotbito. nelFattuale quadro istituzionale in quanto non
H. ...
1*5? JS- 0 ” U>^ -r *'
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LA FUG^A DEGLI INTELLETTUALI


NELLO P.SICOLOGISMO

gli intellettuali si occupano troppo degli intel:;


li e in termini, va da Se, molto intellettuali, le CQS^f'*
sT p^ttbno male per la cultura e la vita politica di un^
pai^gse. Gerieralmente vuol, dire che sta per iniziare upa
Fase nuQva, ma per niente esaltante, nel clima culto-
ralp prevalente: una sorta di giro perverse di rappqrti
’’incestuosi’* che possono giungere al narcisismo pip ’
,s]^gc<^to tanto da far ritenere che il solo oggetto.rder i
^np‘''4i considerazione intellettuale siano gli intellettu^,-
I’F ste^si. Invece di guar dare fuori, ai fatti e ai prbblemi *
dplla -societa cosi come risultano osservabili e di stabilii-
ll"'hecessarie connessioni fra gli scopi desiderati ,e’i -
rnbzzi’., disponibili, in base al principio d’una ragione-
Volezza^ media *se non di una razionalita assoluta, che j
frop^^p, certamente di questo mondo ne tanto rheno e',
frio,rid^olio di coloro che usano professionalmente del ^
.‘Iqrb .Iptelletto, si comincia a guardarsi quasi esclusi- . h.
^amefrte !’dentro”, ci si interroga sul proprio posto e
sulla‘ propria funzione nel mondo, si organizzano e st
svolgpno studi ’’corporativi”; in.parole povere, si per-*
de d,i vista la realta dell’ambiente sociale in cui si vivie.
Per' mettere a punto gli strumenti dell’analisi intelletr ‘
tiiale, come il viaggiatore di Marco Aurelio che dimep-
ticava lo scope del viaggib lungo la via, si finisce pet”
scordare i fini cui quegli strumenti dovrebbero servire.
Essere pessimisti oppure ottimisti? Scrivere chiarb o

^5
4-^- »r " '. "i. '' J s'■4 ':-“*
; scfiver^' 'oscurol?'' -Ek-^c- ^Jttijrnisrno'' d pes^§imi^^io^ dipoi- chb ai-uta '^!sopp*drtkrq,"'non jpotendo -eyaderfre, una si-
^ -dess^to inVece dalfe buQiia o catdva digestion^? O "sem- .tua2iofre‘'%6hqiiHtaihente"t pblltrc^ente greve.
pkcetoente iis^LiTietabDlismo? Cbrne ia-icietterebbero i „ Di "qubsta funzione non setnbra accbrgersi Giorgio
; "ftai disquisitori che di qilesti giorhi —'Norberto Bob- Amendbla, che e fornatb a fifrattere le sue* analisi e fe
. bio> da una parte; G. Amendola, daH’altra - hanno sue bnische esortazioni ancora recentemente (si yeda^
^SQttilmente soppesato le rispettive ragioni deirottimi- UUnitd del ,3 luglio 1977). Amendola giustifica soprat-
$mo e dd pessimismo vuoi deirintelligenza vuoi della tutCo la sua accuSa di ’’disfattismo” a carico degli ifi'tel-
yojonta? E che dire del dibattito sullo scrivere chiaro e lettuali italiani, a suo giiidizio coljpevoli di ’’invitare i
* suHo scrivere oscuro, che ha impegnato intelligenze va- cittadini a non compiere il loro dovere”. Il suo piglib.
jie e divei^^e, da Eraiico Pertini a Piero Chiara, pur non polemico da grande ’"^arfuolatore”, se per un verso Sci'
>^lvaridosi, a mib sbmmesso parere, dalla ihortale con- della grezza pedagogia d’un maestro di scuola a frn
fusibne fra seniplicita e athplificazione, ossia fra la ca-
tempo burbero e bonario, per altri aspetti e certarnert-
p^cijta di arrivare in termini largamente comprensibili te accattivante. ”So che va prevalendo — scfive — e non
M nocciolo dei problem! e la scordatoria delle valuta-
solo nella societa letteraria ma anche in quella political
,zioni magari riduttive a chiare ma sommarie? la tendenza a sfumare i termini delle polemiche... Hp
Negli ultimi mesi le caratteristiche del dibattito -in-
'^telFettuale italiaho non mi sembrano confortanti. Cosi evidentemente' il tortb di essere .stato educato ad^ altre
ipfatti cominciano tutte le areadie, vale a dire quelle si- scuole, nelle quali prevalevano I’ambre per la chiarezz^i
ed il vigore delle forti ttnsibni”. No. Non direi pro^
tuazioni culturali e socio-politiche in cui gli. intellettua-
" M, scrittori e artisti, si fanno il verso alternando insulti pdo che siano quest! i torti di Giorgio Amendola.
e complimenti. Gli intellettuali italiani si parlano trop- mio parere il limite dei suoi interventi e da yedersi. at-
^.po tra loro. In un paese in cui i giornali sohO letti an- trove. Mi sembra che Amendola, proprio per if ‘peso
cbra solo da un’esigua minoranza puo darsi ehe do sia che loro attribuisce, lungi dal valutare correttanien-
'inevitabile, ma allora mi sembra inutile e, anzi, peri- te gli intellettuali .ne faccia un mito, un corpo a'suo,
cdloso, costruird- su troppe speranze o addossarsi ec- modo ’’separato”, con funzioni levitiche, cioe sacerdo-
5
tessive responsabilka. £ una situaziohe che potra an- tali, proposto alia guida del popolo, delle grand! masse
che piacere ai patiti dei premi letterari e in genere a tut^ die si suppongono in attesa- del messaggio degli intel-
d coioro che concepiscono la vita culturale come una lettuali come di una suprema indicazrone morale £ di
hsqrta di domestica corrida a colpi di -citazioni e di pet- corhportamento politico. £ li the vedo annidarsi tin
" tqgoleZzi.^ Ma non si vede come cio possa aiutare a ri- ritardo culturale e politico molto grave. Anche ytoen-
'solyere o anche solo a ridefinire in termini ragione- dbla, pur sapendo che sarebbe lui per primo a meravi-
¥ vqlmente praticabili i problemi italiank Al piu si puo gliarsene, debbo dire che ha contribuito in maniera;
-ricbnoscere a quella odierna, tome del resto a tutte le autprevole e fprse decisiva a dnverdire il mito autorita-^
arc^die, una funzione di anestetico estivo: un diversivo rio deirintellettuale- che porta alle masse la consaper
96 91

Alh raJicu dtlla violenz^ -


YOle’z^a; 5torica dpTle" f'^s^irmaeiqni-riYbJ’uzib-. Croce fra ,gii:anaifabet'i naboletanf; Carlo Levi in mez­
-immrnjsnti'. - MoaV imeft^bla scrjfe zo ai c“afonf.vd.6Jla\Lncania. Le cose\3tanno piuttosto
:di ^’ijipbilitaziojie .pbpcflajib-risqettq alia quaie'-;natdral-^ -rapidamenie c^nibiando. Piangere sull’ecUssi dell’in-
jp(ente,gli intellettuali hanno il dovpre di fmnzionare tellectukle e sempre pm pate tico, per die significa pian­
' Gbme essenziali detonator!, come la scintilla, senza^ la gere su qualche cosa die non c’e. I problem! vanno
. ,quale il corrlbustibile, pur abbondafite € pronto alia ben al di la delPedificazione individuale o delle esorta*
fiartirnata, resterebb'e apatico e inerte”. Gli intellettuali zioni moraleggianti. Credere di avere con se. gli intef-
'■ continuano cosi ad essere concepiti come una casta a lettuali perche un paio- di nomi famosi sono stati rnessi'
s'e, chiusa in se stessa, con funzioni di incitamento, illu- in lista. per le elezioni e magari eletti e, un atteggia-
rhina?ione e, coscienza storica pressoche esclusive. Le mento regressivo piu die di sfruttamento strurnentale.
prjgini liberal-democratiche di Amendola si fanno qui I problem! dell’impegno politico e della liberta, espfes-
Ipdesiv emergonq alio scoperto. Non si pub non ammi- .siva sono naturalmente problem! seri oggi come e, an­
;rare la sincerita di. Amendola quandp lo ammette e se zi, ,piu di ieri. Ma la loro soluzione va ricefcata non
np-rdiee, anzi, fiero:’Ma altrettanto chiaramente non se negli appelli, ma in garanzie organizzative dentro e
^nq.pnb sottacere il carattere sottilmente autoritario ed fuori delle strutture statuali. All’interno dello stesso
^litisdco, cioe legato a gruppi ristretti, cui collbcazione .Partito comunista il problema e vivo e si pone in termi­
sociale e consappvolezza politica impongono, si suppo- ni nuovi. La polemica Yittorini-Togliatti appartierte al
pe,, speciali doveri nei confront! delle anonime mag- pasfs^to,. Secondojohn Fraser, in un saggio molto sti-
fgioranze. Noblesse ol^ligel .molante sull’argomento (si veda ’’L’intellettuale am-
■Questa idea dell’intellettuale-interprete della storia ministrativo del PCI” ne La critica sociologica, n. 42, E-
liberainerite' sorvblante al di sopra delle immediatezze §tate 1977), I’utilizzazione degli intellettuali al seryizio
d^la vita quotidiana e cipieno della propria consape- delle class! subalterne non pub piu essere I’utopia. die
tblezza interiore, gui Amendola con commovente de- era sembrata negli anni ’60 e non costituisce certo la r-i-
djzione fa la predica, e .solo tm’idea sempre piu eva- sposta al problema dell’inteflettuale letterato costt-etto
nescente nelle condizioni. odierne. La realta del proces- a liiercificare la sjia produzione. L’intellettuale ammL
.^b sociale odierno ci fa conoscere un nuniero crescente nistrativp e al massimo il supervisore di un’econopiiaL
lavori di alto contenuto intellettuale e nello stesso mist'a e di una struttura sociale aU’interno della quale-il
■te.mpo ci fa assistere al declino del?intellettuale come conflrtto e immediatamente fra un^ concezione \vebe-
.’’fna^stro di pensiero” tr3.dizi0.nale. Questo intellet- nana della burocrazia e il clientelismo. Piuttosto die Ja
"tuale era un tempo- come, una palma nel deserto, per liberazione, come negli anni della Resistenza, gli inteb
dirla cqn^ la frase di Hermann Hesse, come il ”Lupo lettuali odierni cercano anche nel Parti to comunista
-della steppa”. Ma appunto, per affermarsi, aveva biso- una sistemazion6. Continuare a ponsidcrarli una casta
gno del deserto O’ della, steppa intorno a se: fienpdetto di suggeritori ideologic! di ispiratori moral! pub sqIq

99-
-V " V ^ ^ X
' - V ^ '■-- '■ ^ .,

^ rit3^i^r^ j]'.pr(^esap' di elabprazidnP t ^i/ado/ione; del-


-XV
^ lev^af^Li^ie di liberta^^ che ^dnb indispepsapiH'Iri' ptna:.
SQCieta dofriid^tar' dalle gp^hdi. .atrudufe. liuro&adciie ViOLENZA; -^UALE? PERGHfi
formal!. - - ;

‘ {Corriere della Sera, T-8-l9]y)

Tempi, i nostri, di fraintendimenti che sarebbero co­


mic! se non ci scoppiassero sulla pelle e. non coinvol-
gessero destiyii umani, vite, intere class! social!. Bis6-
gnerebbe scrivere un elogio della violenza ,tanto le cre­
pe che apre nel =corpo sociale risultano istrutrive e in
fondo benefiche: se il marcio non viene asportato gli si
dia almeno una ventata d’aria. Da Trento a* Reggid Ca­
labria, passahdo per i grand! centri urban!, i viali e i
corridoi delle unlversita^ gli spiazzi del]e Fabbriche, la
violenza ,e all’ordine- del giorno. Ha infranto calcoli
sottili; sembra sfuggita di manp anche ai sapient! dosa-
tQfi dei nostri mali quotidian!. Ma e raro che il discor-
so vada al di la dell’invettiva o si apra un varco yerso
una comprensione piu netta, piu incisiva e specifica di
queUa che sottende gli appelli generic! e interessati. £.
un discorso che resta moralistico nel suo tentativo di
porsi come discorso a validita universale, buono a tutti
gli usi, ’’equidistante”. Astratto, astorico, esso perde
.semplicemente di vista il p-roblema stesso che ne costi-
tuisce il tema, la giustifieazione profonda; cade nella
peroraziqne pura. MusicA. Chiacchiere (a proposito,
perche gU Italiani cadono cosi facilmente e gofFamenlq
nfel tono, e nella spstanza, della predica ? Perche gli uo-
mini politici, ma anche gli uomrni rappresentativi del­
la nubva sinistra-, gli extra e gli anti parlamenjari, par-
lano con lo ste^o tono lamentoso e vittimistico dei

101
parjQci di .egjnpagna^dre KanAQ/perso- raUtobys? t^Jbn- si fisplve in‘Un’ih:&rpr&taziOno‘hidnttiv^ per cui rl vid-
dizibnarAentQinfantile t- oratorio, ,cojniTanio^e e cfesi^ iTehtd-l pur^mt€,e sempliceinente un malato da .cura-
maoppure* congenita invirtcibiie lagnbsa voca^ion^ fe. Restano fndri dall’ambito di questa interpretaziohe
Vetorita?). la.«toria, gli interessf econdmici, le istituzioni politjche,
, ' H libro di Furio Colombo Le condizioni del conjiitto cioede ragioni e gli strumenti della yiolehza quo'tidia-
(Bompiani, Milano, 1970) e un notevole tentativo si- na, cosi lenta da non essere piu percepita cohie tale,
itertiatico di fissare le moke facce della violenza. Cdn che fa da supporto alio statu quo. In questa prospettiya,
-modestia eccessiva, I’autore ne parla come di un inveh- la yiolenza aperta, espressiya, .hnprevedibile e fulnlinea
t;aHo, una specie di repertorio-prontUario, ma e un- in- non e a ben guardare che contro-violenza, un gesto i^tim
^yentario ragionato, xicchissimo di informazioni rare e tiyo di legittima difesa. Essa esprime clamorosamente
hello ^,tesso tempo pertinenti, che ha I’ambizione di if mancato raccordo, il vpnir meno della sintonik fra
darci dimensioni nuove della lotta delle class! nelle -potere legale e soyranita sostanziale, lo scarto, ahzi la
lihoVe condizioni in cui oggi si frohteggiano cultura CO.ntraddizione tra funzionamento istituzionaleve Lisd-
dominante e cultura subalterna. La stessa straripan- gni popolari profbndi.
te ricchezza del libro copre probabilmente un limite Si comprende allora abbastanza facilmente lo
xhe ya reso esplicito. Non si .distingue con la necessaria scambiq di etichette che tinge di farsa la nostha espe-
’hette^za fra la yiolenza come fatto storico e politico, a rienza politica. Si e ipersensibili a questa contro-yio-
rilevanza istituzionale, e la yiolenza considerata nei ter-‘ lenza^ o yiolenza dal basso, che e la sola violenza contrd
mini d’una ineyitabile conseguenza di particolari strut- cui si scaglia con convinzione assoluta I’uomo d’ordi-
-ture bio-fisiche, pulsioni e aggressiyrta scatenate o la­ ne, il moderato 1970. La denuncia delle altre violence
tent all’interno'di particolari individui o animali, cioe fa da schermo e da falsd scopo. La violenza the indigna
la yiolenza come fatto zoologico, astorico, irridueibile. e che occasionalmente fa trerriare e quella praletaria.
Nessun dubbio che Lorenz, con il suo studio su II cosid- Questa non ha nulla da spartire' con la violenza sciocca
'detio male, abbia a questo proposito fatto scuola. La di alcuni gruppi minoritari i quali sembrano aver sco^
yidlenza cessa d’essere un fatto e hn comportamehto perto con un secolo di ritardo il terrorismo come uha
" chc' interessano a fondo sociologi e politic!; la mano specie di corso accelerato per I’educazione degli adulti
passa alio psichiatra e al sacerdote. Visto che ogni ani- e credono di sancire la loro vocazione rivoluzionaria
hdafe t necessariamente aggressiyo nella .misura in cui con il gratuito, provocatorio lancio di qualche botti-
iSi autoafferma, che ogni gruppo difende il proprio ter- glia molotov eontro la polizia. Questa non e la violenza
"fjtorio contro I’inyasore, che c*e dentrd ognuno di noi proletarian QUesto e il ges'to isolato di un piccolo bor-
-il rhostro che sonnecchia, che altro fare se hpn tenerci ghese declassato in via di emarginazione sociale che
(foG^hio, soryegliarci, curarci-come indiyidui? La cOn- grida la sua protesta contro la societa nel solo mddo
slderazione biolqgica* della yiolenza, di cui non siyuole che questa stessa societa delFcirdine ricerca e vuole per
' mimmamente negare la legittimita, lasciata a se stessa. metterlo poi fuori legge ed escludere con lui le masse.

los
^cKe .^gli^4ic,e ^ rappreseficafe. 1^ queftp sen?o ^il pen- '
danf sirnmetriGp 4ella yiolen^^fa&qsfa: Xeqadefchi ; ,xvr" .
^ .questa,:vioteiiza venga ihtefessat^ente confusa'e addj*
nittura yhificak cbn^ un’ahtra presimta* violenzay cioe ^A3^'BASIl:iaE tilNTORm
politica di ijiassa che e la sola ad- incuterb il.
^ote nei gruppi sodali dominant! perche incide di-
j ,tettamente sulle basi oggettive dei rappord di potere:
'«* ^9^ scioperi ad oltranza, con I’ocCupazione di fab-
. ,bfica,r per. cui non passa giorno che non si seopra nel
" c6dice penal^ rielaborato da Rocco ad uso dei fascist! e £ Una vecchia storia. Ancora una volta ci sono voluti i
tntj^ra in vigb^e una nuoVa Te diversa norma punitrice, gas lacrjniogeni della polizia e le bottiglie molotpy di
=:eodi.^picchetti contro i crumiri, con le decise reazioni Lotta continua e di Autonpmia operaia perche i grand!
giornali di informazione riaprissero il discor-so sulle
prbvQcazioni fasciste che da qualche tempo varca-
riQ i-cancelli delle fabbfiche^ con la lotta,degli student! legate-di Roma. La sera dell’8 settembre 1974, xbfi la
;che dfiutano I’idea e la pratica d’una scuola ridotta a jpotte per un colpo d’arma da fuoco di Fabrizio Ceru^-
-zona di parcheggio per disoccupati. so, un giovane can;eriefe. di Tivoli, dopo le^ scaramUcce
Per -questa via, difficile e talvolta incerta priva e if ’’colore” della giierriglia jurbana la cronaba ha tro- v
codi e. di segnaletiche dogmatiche, passa fautosvilup- vato la -tragedia, I’ha' prontamente convertita in Un ca-
pcr deirumanita. Per la coStruzione d’una societa alter- pitblo del pietismo n^ionale* Ma cosa c’e dietro? Era
non si danno scorciatoie. proprip necessario che anche questa volta, come tante
altre volte, ci scappasse ii morto? Nulla di piii dep>fi-
(La Critica Smologica, 16, Inverno 1970-71) mente, a San.fiasilio come in Iflanda come ad Harlem,
del sangue inutile Non e ercfismo; e solo arretrate^za.
.Non e -k rivoluzione che batte alle porte ; e solo la caUi-
•ya amminretrazione, I’ineffibiehza saj>ientemente ma-
noyrata che alia fine riesce a schierare i poveri coniro i
payer!. Sono anni che-questa rivista e i ricercatori del-
I’lstituto di Sociologia, fra la totale indifferenza della'
cukura ufficiale e nella piu completa congiura del si-
lenzio da parte di quelle ’Torie intellettuali” che si ri-
pordano dei baraccati solo per scriyergli sulla pelle i
jbro best-sellers, vanno documentando le eondizibni
"V
di vita intollerabili e lo,.stato di segregazione e di ab-
bafidono della periferia romana.. Quando alia fine lo
Stato si muove e per'cacciar via, per far sloggiare, per
105
b’uttaf^ sui ‘lasti3iC6r.\, .Agli bCchi..4€l baraeGatoril -GQftip'i- del fqstp della tit^j desifit in-pk'cerh, con la intetclasdsfa
tpr dello Stato si fiassurfie in una'bpefazidjie durariiente invpcaziOYie alia Vcollaborazione di tutti”. Si salvaya il
oppressiva sia cb’egli Venga sempiiGemierlte dimentiGa- padre del bambino morto; il tiplco operaio di borgata,
sia- Ghe venga iriveGC svegliato air alba per essere but- . operaio tuttofare, lavoratore edrle e nello stesso tempo,
ta,to in istrada Gon tutta la famiglia e le masserizie. Ma stracciarolo, guardiano notturno, facchino, lavamac-
ehe Stato dunque e mai questo? £ lo Stato demoGrati- chine, rivenditore al minuto, e cosi via. Era la persona
cof O si tratta inveGe dello Statb fasGista? Ma Ghe difFe- piu seria. Al confronto gli esperti agivano e parlavana
retea e’e? Non e forse solo e sempre lo stesso Stato di come inconsapevoli giullari. Di fronte alia sua conqre-
Glasse the ^sprime e fa duramente valere Tomogeneita tissima modesta richiesta di un ambulatorio con una
. e da Gontinu'ita degli interessi dei gruppi s^oeiali privi- guardia medica ventiquattro ore su ventiquattro e di
legiati ? Non e questo il eeritro di potere Ghe ti opprime un.posto telefonico, I’esperto trovava che tali richieste,
dgiiorandoti, laSeiandoti mareire ai marginr della so- cpnie quelle espresse nel corso di tumultuose assqm-
?.,eieta, proibendos^i di interferire, timoroso — dicono — Slee popolari di borgata, sono un puro e seitiplice ”de-
di- liniitare la tua sovrana liberta formale, oppure, in Congestionamento psicologico”, par lava dr ’,’de-re-
casf.eGGezionaIi, intervenendo solleeito ma solo per ri- sponsabilizzazione”, corpe se la causa della segregazio-
.stabilire la logieS del dominio di elasse, pronto alia ne e la mancanza d’un tetto fossero da ricercarsi in un
' yiolenza pur di Gonfermare il saGro prinGipio dtlla pro- atteggiamento soggettivb dei segregati e dei senza casa> '
-pfi^ta privata? La sua assoluzione della elasse politica era plenafia in
iGi vuol altro Ghe 41 Gonvegno dioGesano promosso base ad un argompnto aH’apparenza ineccepibile: hpn
,tetopo fa dal cardinal Poletti sui ”mali di Roma” per si pbssono addossare tutte le responsabilita alia dasse-
fxiitigare e demoeratizzare questo potere; ei vogliono politica; questa infatti non e altro che il riflesso dqlla
.Sen altri strurhenti ehe le divagazioni moraleggianti e societa. A Roma la dasse politica e alto-amministrativa
p^^ra^soGiologiGhe del dottor De Rita per sanafe certe riflette le esigenze e serve i bisogni del ceto medio e deh
coptraddizioni. In OGGasione della morte d’un ragazzo 1-alta borghesia; i borgatari "sono abbandohati perche
di'borgata eausata da un ehiodo di gomma inghiotti- non sono rappresentati. Ma allora, se cosi stanno le
to a SGuola, una trasmissione televisiva aveva dato, se pose, com’e possibile ridurre le loro proteste a ’’decom
possibile, la misura deH’ipoGrisia uffieiale, opportuna- gestionamento psicologicoCom’e possibile ritenere
'-rriente Gondita da uh’ansia soGial-rifbrmista e mistifiGa- che* si rischi la galera e che si affronti una lotta cruenta
-toria a un tempo. Era una specie di sinistra Gommedia solo-per fare scena.?
in- GUi ognuno reqitava k parte dellkltro aSsolvendolo Naturalmente, come si e detto e si continuepa a di­
c6n la fondata speranza di venire a sua volta assolto. Il re, a San Basilio e’e stata la provocazione. D’accordp.
Tappresentante del sindaeo faeeva Gosi il pianto greGo;- Ma o’e gente che^d mette la coscienza a posto troppo a
il Gomunista, the Gomineiava bene domandando per- bupn mereatQ. Dice la parola ’’proyocazione” e d sen­
*£he in borgata la mortalita infantile e tre volte quella te subito itranquilla,r serena. Ma la provocazione non
l06 107
;ifohzip)iaV^e non trdy^ R tefrenp-adattp, fcEite'^ertp che -int^essa h^tlp d MeZzogiotnO ^ta.cercando i termi­
un“,difFuso> sang'mnante^ spnsjcxdi’ 1rt|iustizia>. unp^ stato. ni de]la-suaidentita.e 1 nuovi mOdi della sua presenza
“^dpmico di pre'carieta etOnomlca. proYoCa2it«afe- storica. Sah Basifio e un sintomb.
■pud-esscFci^ ma non basta di per se, non muove nUlla,-
“ nadrebbe nel vuotd senpn edstessero determinate con- {La Critica Sociologica, 30, Estate 1974)
Rizioni pggettive: miseria cronica, prospettive di gran­
de incertezza, difficolta crescente, in una fase di &ta-
,;.gnazione economica e di inftazione galoppante, di ti-
rafe avanti Qpeste condizioni’ definiscono la vita quo-
i^jana delta periferia romana; sono la regola; non
;PeCc^iOne. t fatti di San Basilio conferm.ano che la
tensione sociale in Italia ha raggiunto un gfado straof-
dinariamente alto, alia' lettera esplosivo. jSi pone if pro-
-blpma della 'rappresentativita sostanzial'e degli stessi i-
kituR .rappresentativi.- La provocanone, gll specialisti
del t^rrorismo ,e della violenza... D’accordo. Ma una
deMocrazia non puo morire se non commettendo: Sui-
-cidio. Una democrazia muore per consunzione inter­
na,' per I’incapacita di esprimere un progetto collet-
tivo, uno scopo comuhe. La determinazione di uno
-scopp sociale veramente coniUne non e mai un regalo
d'elle circostanze, Richiede un prncesso di pianihcazio-
ne jmperadva al Servizio degli interessi collettivi, Ri-
^ chiede, in altre parole, il pa$saggio dalla democrazia
forniale alia democrazia di partecipazione. L’equili-
Vbrio derivante dall’insieme dei reciproci ^icatti non e
sufficiente; e solo la premessa alia paralisi della volon-
ta^ generale. Occorre che la tensione sociale trovi un
siio progetto -rigOrosQ, si traduca- in un impeto di tra-
sformazione razionale della societa. Non si improwisa
nulla. La generosita, il coraggio non bastafio. Il prole-
tariato invisibile che oggi vive nelle borgate alio stato
framimentario e in un mercato del lavoro marginale^
^mi
UN CASO EMBLEMATICO : LAVIOLENZAAROMA

1., La violenzacome rottura sistemica.

Devianza, criminalka, violenza sono concetti e temjini'


correlativi; Incamati da mdividui *e da gruppi specifici,
questi fenomeni toccano livelli troppo profondi per-
che'sia possibile litnitarne la considerazibne ai modvi
esplititi e ai loro configurarsi fenomenologico/ Le rea-
zi’pni di smarrimento, di ificertezza e di paura si cornu--,
preridono coji relativa faciiita. Assistendo ad una scena
di violenza, il cittadlno medio si idfentifica con la vit-
tima'; la conseguenza logica, e politica, e che si «enta
disarmato e in. pericolo e che invochi dunque la, prO-
tezione dello Stato, della polizia e in generale della*xo,-
munita. In r^alta," la. violenza e scandalosa, specialmem
te in. una societa industriale di massa che ha puntato
tuttd* sulla razionalita interna dei propri procedimenti,.
perche indica, cpn il solo suo insorgere cPme fenome-
no socialmente rilevante, che esistono problemr-la ctti
conippsizione. e soluzione non sono possibili sul pia- .
no -della transazione e dbl compromesso e inoltre* che
la' Hiediazione xulturale incontra limiti invalicabili. La
tiiltura stessa emerge dalla prova della criminalita dif­
fusa e della violenza profondam^nte scossa: da olabo- ^
ratrice e dispensatrice di valori universait e jntem'porali
essa -o xostretta .a mettere in ftiostra le vergogne delle
sue radici mater^ili, dei suoi eondizionamend sociali e
111 '
delfc h asi pratkp-ecQnoiHiche dei.siiof^ignilicatK, to di dfhargiriazibrife strUtturale i cui aspetti psicologici
Vi € quaklje pds^ di patetitp nel'ifenfedvo frettdlor. sono i'piix appariscenti,-quetlt che ’^fanno .noti?ia”, ma
|d\e^ soinmaria da parte dei mezzi- cfci cbriiunicazion’e' di anch^i menq iniportantia Ho cercato di chiarire gli U-*
mas§a di mettere il significato profondo ^della ’Criolenza spetti di questa situazione socio-?intropologica nel sag-
fra. parentesi, di sofFocare lo scandalo che provoca me- ,gip La violenza come rijiuto- della mediazione culturale (cfr.
Jiaflte una interpretazione riduttiva in termini di ”a- F. F., in ”La critica sociologica”, 12, Inverno t969-
•-berfazione” individual e di gruppo. Questo bisogno 1970). '
dL ta-ssicurazione e anche, almeno in parte, soddisfatto Nelle condizioni odierne di crisi economica gene-
.dalle“ teorie politiche e socio-psicologiche correnti, le raiizzata, interna ed international, i processi di esclu­
^tjuali tendono a racchiudere, interpretare e spiegare sione ed emarginazione collettiva appaiono inevitabili
? cpminalita e violenza sulla base del concetto di ”sub- come processi naturali e vengono in generale accettati
^ cpkura”. L’in^ufficienza teorica ed esplicativa di que­ come dati dt fatto anche dall’opinione politica di sini­
sto, concetta e resa evidente dal rinvio che esso richie- stra. -La hnea di demarcazione fra violenza e- criminali-
d^ ad una ’’cuitura dominante” percepita ed accettata ta comune, da una parte, e violenza a rllevanza politica
come tale. daU’altra, tende ad offuscarsi. La rappresentinza po^
Utica formale si impoverisce dal punto di vista della
rappresentativita. Le autorita devono affrontare il pro-
2^ Violenza ’"lenta” e violenz/i.esplicita come contro-violenza. biema aperto dalla perdita relativa di autorevolezza e.
quindi di legittimita sostanziale.
'SF registra una forte differenziazione di gradi nella per-
pezione della violenza. Ne si tratta solo della contrap-
posizione freudiana fra ’’principio del piacere- e 3. Roma come luogo di corttraddizioni tipiche della societd ita-
- ’"’principio della realta”. £ chiaro infatti che non vi e liana in trasformazione.
pbssibilita di vita associata che non implichi un certo.
grado di Organizzazione sociale e quindi di costrittivita Dietro 'una facciata sonnolenta e bonaria Roma na-
, dspetto. alle opzioni degli individui e dei gruppi. In sconde tensioni -e contraddizioni profonde^ Come cit-
realta e da considerare il presupposto analitico che, ta-cerniera tra Nord e Sud, Roma e oggi il-centro non
qiianto piii una istituzione o un complesso istituzio- solo p-olitico-amministrativo dell’Italia, ma anche il
ri'l'le cessa di essere autorevole, tanto piu si sviluppano suo effettivo laboratorio sociale. In Rnma da capitale a
eomportamenti e stili di sviluppo istituzionale autorita- periferia (Bari, Laterza, 1970) ho iissato il significato di
ri; ^^esta situazione puo raggiungere in breve tempo quqste contraddizioni, che hanno nella degradatione
i'fdn .gTado di. acutezza patologica in cui I’esperienza del urbana il loro aspetto esterno, e ho inoltre cercato di
xohvivere sociale si tramuta in una situazione di sepa- deterrninarne la portata in senso statistico., Criminalita
c razione ed esclusione dalla societa, e quindt in uno sta- e violenza politica qui si danno la mano. I processi di
de^fad^foije" e dil^egazidnes^sociaie, cti&.'diecf.dnni>Fa in sertsa proprib’; sifnbdlo di' tin p.as/at.o glorioso, fia-
potevo-^sdld'intuif*£ fiella; loro, diriaxnita intefna ^o- sconde clamorpse :Vergogne e .non niesce ad affidntare i,
Fpnda «i vanno oi^ dispiegando. secondo una prd^es- problemi del suo presente me s'emb'ra capace di pro-
•I slpne-impressionante: da una parte, a Roma or'mai grarnmare razionalmente il suo awenire. Con una ca-
'^uina farniglia su quattro ha subito almeno un furto g. pitaie cpme Roma, e quindi con i miti della romanita
dornidlio e uft delitto cosi raro come lo stupro e dive- sempfe sotto gli occhi, da quella dei Cesari a. quella,
nuto invece quasi abituale-; daH’ahra, a Roma piu che pendurante, dei Papi, e difficile per gli italiani dimenti-
''altfove, la violenza di destra e di estrema sinistra e stata care il loro passato, rria riesce loro anche piu difficile
usata ’ politicamente, con efFetti non sempre corret- Fare^razionalmente i conti con esso. La coscienza stori-
j 'teLijiente previsti o conFormi agli scopi strategici pre- ca sa anche essere crudele. Gli italiani spnp coscienti di
^5ssati. quanto li separa oggi dal loro passato glorioso, ma ne
-.Rqma e per Tanalisi sociologica un tema diFficile. ricordano anche le vergogne; le invasioni, il frequente
: Che pdriodicamente, ma con una certa regolarita, si assoggettamento alio straniero, I’awerito del Fascismo,
rlapra in Italia il dibattito su Roma, sulla sua posizione il cedimento alia manipolazione di massa della dittatu-
^ella cultura italiana ,e sulla sua Funzione economiea e ra. Com’e possibile, in una capitale cosi antica, immo­
.pqhtica nella vita nazionale, non e ne un case ne uh bile e distratta come Roma, veder sorgere e acquistare
puro capriccio. Parlare e ragionare su Roma e difficile, in spessore e peso civile un’autentica ’’coscienzg mlio^
ma necessario. Occpire Farlo con cautela perche si trat- nale”, il sense dell’’’interesse pubblico”
j ta d.i una realta sociale complessa, eterogenea, in mo- Specchio dell’Italia, la Roma odierna non e piu la
; vilnento. E poi, a Roma c’e la storia: trenta volte se­ sonaolenta Roma papalina, artigian^ e paleo-capitali-
ed lare, come dicevano i retori di ieri; tanto ricca da pa-' stica, ma non e ancora il centre d’una cultura induf^
.ralizzare- il presente, da pregiu'dicarne la plasticita, co- striale. Vive, come I’ltalia, in una specie di limbo-. DL
-me temeva Nietzsche. qui il sense di irrealta che comincia. £ sospesa Fra
Ma anche nella prospettiva piu rawicinata, che^ qui mondo contadino, che nelle sue reazioni piu negative e
,(%dnteressa, Roma costituisce un paradosso s.traordi- ancora presente, e societa industriale; della quale per
narip: eapitale di uno Stato nazionale, uno.dei piu Fra­ ofa pstenta solo i segni esteriori della modernitai, le.
zil!' come struttura politica unitaria e recenti, ma nello cromatture, I’asFalto, il neon, il rumore e la motoriz?a’-
stesso tempo antichissima e centro mondiale della cri- zione eccessiva, la terziarizzazione spuria, cioe .parassi-
stianita^ luogo-sacro alia retorica e ai monumenri, ma taria, e non I’essenziale, cioe I’autonomia di giudizia, il
intanto circa un terzo dei suoi attjuali abitanti vive in calcolp razionale, I’assunzione ind.ividuale di respom
bo|-ghetti e baracche improvvisate ohe non hanno nul- sabilita al di Fuori e anche centre la logica protettiva
^la da invidiare a qnelle sud-americane; e un polo di-at- della tribu o della coxporazione.
trazione per gli immigrati piu poveri in cerca di lavo-
xb ma non e in grado di ofFrlre sistemazioni produttive

11^
A.-^GriininqUtd k yiolehm cor^ Mdki’^deWevoiiiziorie "di Mo- scite a rehdarevalida la posizione tebrica eon la ricerca
-.ma. ' . ^ , . ' .- e la spefi-njentazione conCreta, connessa alia realta ro­
mana,' e quindi nbn investono in -modo efficace 41 pro-
Xcrme si puo vedere dalle tabelle nn. 1 e '2, sono in di- blema.
minuzione i delitti. cantro la persana, i class id ”de- Il fatto e che' manca una politica del movimento o-
, litti di coltello”, mentre aumentano in misura sensibile peraio, nelle sue diverse componenti partitiche e sin-
i 'dditti contro il patrimonio. La linea di tendenza e dacali, verso il ’’diverso sociale”: attraverso la breccia
.cbig.ra, ma le considerazioni tradizionali che crimino aperta da questa carenza passa la difesa deirassettd so-
jogd, sdciotogia e antropologia hannd ofFerto al ri- ' dale edstente anche da parte di chi si propone il fine
guardb nod sembrano adeguate e vanno ripensate S del suo cambiamento.
fohdo. Se e un errore serio per il movimento che vuole
operare per il radicale mutamedto del sistema cedere
alia criminalizzazione di tutti i comportamenti che fuo-
> S..*-Ld dialettica fra ''normale” e ''diverso’\ riescono dalla norma, non esente da conseguenze dan-
nose e anche la tendenza a porre un segno di eguak tra
Come puo parlarsi di ’Violenza, criminalita, deviant” questi comportamenti e lotta rivoluzionaria. Si proce-
^ senza cadere nell’abbraccio mortak delFopposizione da, per esempio, ad' una riflessione sui cosiddetti ”de-
tra”^normale” e ’’diverso”, tra cio che e consentito e cio litti contro il patrimonio”: furto, rapina, estorsione,
. che ^ proibito ? truffa, sequestro e cosi via. Essi sonq tutti riconducibili
La cosa che piu colpisce oggi a Roma, quando si alle' diseguaglianze sociali e alia differenziazione nel-
tratta delFallarme sociale che scaturisce da tutta -una I’accesso e nell’uso dei beni disponibili. Nella provin--
"serie di fatti e di comportamend, e probabilmente la da di Roma second© le statistiche dell’ISTAT che
scarsa capacita di analisi, di interpretazione, di indivi- cbriteggiano le denunce all’autorita giudiziaria che da
■duazione del rapporto tra fenomeno della ’’devianza’^ questa siano state accolte cori inizio di azioni penali —
e quadro generale dei meccanismi operanti nella ver- questo tipo di ’’delitto” raggiunge e supera il 90% del-
.sione romana del fenomeno urbano, Ne deriva che si I’imera area della criminalita censita.
prdsenta come vincente e maggioritaria la ppsizione Nel 1972, il 14 per cento delle famiglie della citta e
che affida al diritto penale la definizione dei comporta- del suo hinterland subirono furti: nel 1974, questi cplpi-
‘ftienti devianti, criminali, violenti senza che sul corpo. rono 23 famiglie.su cento. Oggi questa percentuale e
delle leggi e delle norme venga opefata la piCi modesta ancbra piu forte. Una famiglia su 3-4, nel corso di uh
operazione critica. D’altra parte, quelle forze, assoluta- solo anno, perde qualche cosa dei suoi beni quasi sem-
r^mente mirioritarie. che muGvono dal convincimento pre per scippi, scassi, furti aggravati da violenze a per-
-che il comportamento deviante sia un segnale di biso- sone -e cose. L’estensione stessa del fenomeno, che pu­
gni, desideri che premono insoddisfatti, non sono riu- re potrebbe essere ricondotto ad un comportamento
117
Opp,6^Xip^ 3odalp,.-|a ‘sLfehe .es|p jdivfen^a^fun^jio- cuna,‘'‘cppftisibhef.;dll^rihe, fru^tr^idni e ^sefiso. di im^
n .nale, ^l^la ^iBobilitaziorie djslla opiliionp puHSlic^i ift di-
potefiza^ ^ ^ '
fiippsioni di itiassa^ a favore delFinasprimentD delle-
fnis^ure repressive. Il fatto che, poi, oltre il ^5 per cento
questo tipo di reato sia -e .resti axarico di ignoti ac- 6'. lArfiiti analitici e nuove direzioni di ricerca.
Ittace i sentimenti di rivalsa indiscriminata. L’anmen-
t€> dieL ’’delitti contro il patrimonio” copre tutto I’au- Gome si e gia osservato, manca un’analisi della crimi-
dei coniportamenti devianti denunciati all’au- nalita e violenza che faccia emergere le caratteristiche,
Hprita giudiziaria nel corso di questi ultimi 5 anni d\e le ifnee di tendeiiza, i momehti qualitativamente niiovi
^anno visto' un’espailsione massiccia del fpnomena, chb essa ha assunto, pggi, a Roma. L’analisi andreb-
fteHa misura del cento per cento. be condotta e approfondita in molte direziotii. In tir
^ * - Sempre sulla base delle statistiche ISTAT (cfr. ta- na, soprattutto: Tintreccio tra violenza comune e vip-
possiamo verificare che modesta e relati- lepza politica.
j^ai^ente stabile e I’inc-idenza di' altri tipi ,di devianza La ’’criminalita dei potent!” offre un primo molte-
sotloposti a sanzione penale’ read contro la persona, piice' esempio di simbiosi. norma servirsi del pptere
CpHtro la famiglia, la moralita, oontro Teconomia per violare leggi, regolamenti, costumi vigenti e lo ste$-
|>,ubblica e la pubblica incTolumita, contro lo Stato, le' so codice penale. Ma quaitdo si vaal fondo di tali cPm-
istituzioni social!, I’ordine pubblicoj Tutti questi ber- portamenti si disvelano i meccanismi del pofe're e
lagli vengono raggiunti, in media, per circa 2a000 si-, quindi a\^nza I’esigenza di modificare questi ultimfr.di,
tuazipni pgni anno: a fronte di 3 milioni e mezzo ,di metterli in mano a forze e soggetti socialr e politic! di-
abitanti quanti ne contano la citta e la proyincia di versi e nuoVi. Ingenua e perfiho fuorviante puo essefb
Roma non puo dirsi di trovarsi di fronte a sitmazip- la? richiesta di ’’criminalizzare” tutti coloro che si sond
.. mi-limite. fattr attori e veicolo di illeciti. Non si puo essere esdner
Anche a fronte di questa considefazione la valu- ratt dalla condscenza scientiftca della societa pfesente
tazione della funzione che giocano i delitti contro il *se si vuole agire per la sua trasformazione. La riforma
.patt’imonio acquista maggior peso^ perche I’immagine morale', di cui tantd si parla, non e un ritornd all'e virtu
sodaip del delinquente non viene costruita jsui soggetti (pe'raltro da accertare) degli avi, .nd una predicazione
phi- frequently ma al -Cohtrario sui casi-limite, utilizzan- delfa citta futura; e un obietfivo da conquistare attr^^
do pgni artificio impressionistico, concentrando la lu-' vejrso una nuova dislocazione e configurazione dei rap­
t'e spgli episodi piu sconcertanti, piu clamprosi, piu port! di fotza.
bfribili. Su questa linea tutti. concorrono alia forma- Non si vtiole qui manifestare indifferenza per Fesi-
Sone- dello stereo tipo del criminale: la cronaca der to the avra il proccsso di Catanzaro o' per i giudizi che
.pofnali di sinistra non si distingue da quella di destra; emettera la' Carte Costituzionale per. gli imputati deb
^’ \ rfiass~$nedia spargono, - senza incontrare resistenza ab I’-aff^e- LQckheed."Si vuol dire piuttosto che anche la
1L8 119
tfdnclusfone. di quesje vicradd nCri deriva dalla letti^ r”erratO” sviluppo di. Roin^, Jasciando sempre aperta.
ra ^attenca o disattedta' ddi fc'odid, ma ,dal jivello-dello I’ipotesi. che si sarebbe pOtiito avere pno* sviluppp di-
^coHtfo s'ociale e politico. Non si tratta, quindi, di met- verso- se le forze che lo hanno diretto fossero state,.,
^tere una pietra sul passato e tanto meno di "sopportare meno fasciste, piu democratiche, meno miopi, piu ca-
in silenzio gli illeciti, i read che hanno contraddistin- pari di reale egemonia. Non viene afferrato il nesso esisteuz
td e contraddistinguono la vita e la pratica sociale dl te tra la fondamentale e strutturale diseguaglianza di classe e
■Roma. Occorre un'analisi scientifica dei meccanismi di le nuove fasce di emarginazione. Queste nuove fasce sono,
potere che hanno funzionato e funzionano a Roma il prodotto inevitabile dei meccanismi produttivi- d’ur
condotta con inetodi e strumenti tali da poter diventa- na societa industriale avanzata che faccia perno, per­
rc' conpscenza coscienza delle masse subalterne dei il sup sviluppo e per la sua legittimazione, sulla pura
governiti. razionalita tecnocratica. In questa prospettiva e da ri-
dl nuovo ruolo assunto dallo schieramento di sini­ prendersi la tematica di Paul Baran e Paul Sweezy «sul
stra, ed in particolare dal PCI nelle sedi. di governo deh surplus, vale a dire suUa funzione dello spreco nelle societa
iajcitta e della regione non sembra, fino ad oggi, aver tardo-capitolistiche e nello stesso tempo vanno riformulati i ter­
prodotto risultati in questa direzione. Realismo polh mini della questione giovanile come problema strutturale delle
tlco, prudenza, motivazioni tattiche possono, pero, economie progredite.
condurre ad accettare una eredita tanto discussa senza Il problema non e determinabile in base a meta-
nemmeno chiedere il beneficio d’inventario Non si fore piu o meno convincenti, come quella relativa allp
Gorre il rischio di far- ^erdere alle forze antagoniste la ’’due societa”, tipicamente letteraria e fuprviante in
fhemoria della propria storia.^ (si ricordi il discorso del quanto non consente di scorgere il legame dialettiqp
■sindaco Argan in Vaticano). intercorrente fra di esse,e induce inyece a pensarle, le
’’due societa”, come meccanicamente giustapposte
tanto da illudere che la soluzione possa sostanzialmen-
7f .Le' nuove fasce di emarginazione. te consistere in un ”interstiziale riaggiustamento” che
regoli il trafficb intasato fra le generazioni.
La -cultura di sinistra non manca di collegare il feno- Bisogna invece andare oltre il muro dell’ufficialita,
meno della violenza e della criminalita alle cause eco- interrogare e determinare i process! real! oltre e anche
nomico-sociali. che lo originano. Tale richiamo, pero, contro gli inganni delle metafore letterarie e d^l lin-'
-quanto meno a Roma, ha toni rituali o si adatta a. mo­ guaggio .giuridico-formale. Alcuni dati sono acquisiti;
de. Si veda come tanta parte della sinistra parla dei Con riguardo alia delinquenza minorile, e accertato
giovani squadristi fascisti o dell’elettorato popolare per espmpio che, con riferimento all’Istituto di Casal
■ niis^o oppure della spinta eversiva delle P 38. del Marmo di Roma e per I’anno 1974, piu della meta
. , Gi si richiama, in modo gonerico, alia emargina­ di tutti gli ingress! proviene dai ”quart!eri” e che i
zione, le cui manifestazioni vengono fatte risalire' al- quartieri piu colpiti sono anche i quartieri piu perife-

d20 121
Hd, ‘sovrapp0jyol%tiv 'ppven. e XlienantiV cbm^tfliisco- stesso,piano,'-come fa 0iovanrii.B,erHi^^uer:(cfr. G. B., I
'• l^no (con 73 jiil^essi')/.ftrmiav?QlX^(62)5. Pcehestino Cen- volti deka violenza m (i VUnitd.}% li>“ottobre I ?? 7), senza
tocelle (45);. Ma questo 4'giX un discoirso alquanto dare spazio alia-psicologizzazione di problem! che hiin-
^contato. Occorre procedere e saggiare I’ipotesi che I’i- ilo invece nella situazione econorhica e politica di fatto
perprotezione, sindacale e politica, del mercato del'la- la loro matrice causale, salvo a dar corso, a partico-
voit) regolare, ’’normale”, sia di fatto pagata e si tra^ lari fenomenologie in presenza d’un determinato ”cUt
duc^L nella condanna ad una emarginazione perma- ma” bukurale.
nente del mercato del lavoro precario e del mercato
-dd lavoro nero, con la conseguente emarginazione dal
mercato del\ lavoro regolare, spedalmente dei-giovani 8. Un COSO ''visibile” di violenza romana: la violenza xontro
-all^ r-icerca della prima occupazibne. le donne.
Sembra di potersi concludere, almeno prowisoria-
mente, che la tradjzionale spiegazione della violenza in Un -esempio in cui I’intreccio fra condizioni ambientali
terrnini di condizionamento sociale legato alle origin! oggettive, stratificazione sociale, atteggiamenti aggres^
social! di partenza ha ancora una sua validita, di cui. sivi connessi con I’ideologia che si puo qui indicare
HbGcorre tener conto', ma che tale validita e lungi dal- somm,ariamente come ’’maschilista-fascista’^, anche se
I’es^ere esauriente. Essa va tenuta presente ad evitare presenta a.H’analisi peculiar! difficolta descritfive ed e-
iXiritaduta in vieti pregiudizi imperniati su nozioni splicative, e certamente dato dalle violenze che di re-
d'ogmatiche quali ’’natura umana” b ’’innate strutture cente a .Roma hanno dovuto subire le donne.
biofgenetiche”, tipiche di un dato individuo, che lo La ’’stagione romana” delle violenze contro le
Gondannerebbero a delinquere- indipendentemente dal donne e inaugurata neH’ottobre ’75'dal delitto del Gir-
CQntesto sociale obiettivo in cui si troverebbe a viver€, ceo. Il secondo evento clamoroso e lo stupro di Clau­
e pertanto alio scopo di evitare di psicologizzare pro- dia Caputi (primavera ’77). In mezzo vi sonb numerosi
l?lemi e atteggiamenti che hanno radici social! ogget- episodi di violenza, tanto che ,Roma diventa nel corso
tive ed empiricamente riscontrabili e quindi pblitica- ’76/7'7 una citta in cui e pericoloso per una donna gira-
niente modificabili. Ma la spiegazione sociologica va re'sola dopo il tramonto. Si puo essere stuprate in un
integrata, ossia va formulata in termini dialettici, rispet- pprtone di Corso Vittorio Emanuele, aggredite in Via
^bv^he" doti individual! e alia dinamica sociale nel suo del Corso, per non parlare di cio che accado nei qiiar-
Complesso. , tieri e nelle periferie della citti. Perche questa escalation
Detto questo, occorre pero rammentare che biso- della violenza contro le dbnne.?
gna^ pur sempre partire -da un’ipotesi radicale circa la Innanzitutto occorre precisare (purtroppo manca^
^^.trice causale del fenomeno della violenza, pena la no i dati necessari per la verifica di questa ipotesi) the
paralhi. Non e possibile mettere le due spiegazioni puo esserci un effetto di maggiore ’’visibility sociale”
(biologica-individuale. e sociologica-istituzionale) sullo degli episodi di violenza. Fatti chfe una volta entravanb

f23
.fieila. nortBale crojiaca .qiiiotidiiria (lc>'stuprb.;Qdftie le (Jel quotidianb” alle dotiheX Se sb.e disposti pero 4 co-
marti per; l^aboi‘to) diventano :hpti?ia* e^D’ggedo dt ana- gliere cpipe le mpdalita panacoUri del rapporto uo-
lisi ,nella misura in ,cui iin soggetto ,(le‘donne) rCt mette mo^dofiiia esprimano i diversi livelli. in cPnjtrattazione
in -luce il significato latente. In questo modo si ha un fra f due partners si puo osservare come il femminism©
cambiamento del senso comune, -per cui Timmanen- abbia incisq sulla contrattualita femminile,
'.te tla yiolenza contro le donne) si storicizza e acquista In termini sintetici, la presenza di un soggetto co,l-
rnaggiore rilievo. Di fronte aU’emergere delle donne lettivo femminile che mette in discussione la societa
come soggetto che modifica i rapporti di forza reali fra patriarcale si riflette nei comportamento individuale
i due -sessi e con essi incomincia ad incidere anche sulla coil una. modificazione del ’’prezzo” del rapporto. In-
moralita dqminante, e lecito attendersi non solo la rea- tendiamp. per ’’prezzo” le condizioni general! del rap­
ziprte maschile ma anche la sua rnaggiore ’’visibilita’’. porto,. di cui relement© foridamentale e il grade di
y\ Gli anni che seguono il referendum -sul divorzip soggettivita e di possess© del proprio corpo concesso.
\fino:alla prima meta del ’7.7 sono segnati da una gran­ alia donna. La sessualita e, quindi, il terreno sul quale
de crescita del movimento femminista. La campagna in ultima analisi (e forse anche ultima in ordine di tenj-
pdr I’abprto contribuisce decisamente all’emergere su pp) si misurano i cambiamenti nei rapporti di potere
§cala di massa di una nuova consapevolezza femminile. masschio-femmina. Di fronte a quest! process!, lo-stu-
basti ricordare come nei primi mesi del ’75 il movi- pro appare come la risposta maschile in cui raggiunge
^ento femminista, i radicali e la nuova sinistra abbia- la sua massima esplicitazionp I’oggettualizzazione dellaj
no raccolto oltre 700.000 firme per il referendum a- donna come sesso, la negazione della sua sessualita,
brogativo delle norme fasciste sull’aborto. Contempo- I’espropriazione del suo corpo doe I’assoluta negazio­
raneamente si andava consolidando una rete femmini- ne della donna come soggetto. £ per questo che uno
-sta" di ’’contro poteri”: si estendevano i collettivi nei degli slogans piu .frequent! delle manifestazioni femmi-
quartieri, nelle scuole ma anche nei luoghi di lavoro e histe d ”Lo stupro ,e solo un fatto piu evidente di una
fiei sindacati; si sviluppavano i primi consultori au- violenza- che s.ubiamo quotidianamente”. Ed e anche
-iogestiti. Sono tutti segni dell’emergere delle donne per questo ,che accanto ad iniziative che hanno avu-
coine soggetto antagonista all’assetto patriarcale della to uno sviluppo importante in Italia e all’estero, come
societa. Tuttavia, in questo periodo le donne non arri- la creazione .di centri anti-violenza, i movimenti delle
vano ad una ridefinizione reale e generale del rappor- donne di alcuni paesi (per esempio I’Australia) han­
i:o,,maschio-femmina. La modalita generale del rap- no chiesto nuove niisure legislative che^rendano pu-
pofj:o e ancora quella fondata su una specularita di nibile anche lo stupro ’’legale” costituito dalfimpo-
moli (donna: moglie-madre;- uomo: capofamiglia-la- sizione del rapporto sessuale di un uomo a sua mpglie.
js^oratore) cui corrisponde una dicotomia dei rapporti I due episodi di violenza piu clamorosi awenuti a
di forza (potere ecPnomico, sociale e politico agli uo- Rotna- (il delitto del Circeo e il caso Caputi) si possono
' mint; sotto-potere sessuale, riproduttivo e di ’’gestione leggere come la risposta al process© generale nei quale-

124 125
4e‘.^40nne, ^ pui:^ T^sta'iidef j:>el: jdi ui]pa. liiodUita la propria ^6'ggett'ualizzazione Sessuale Coine meccani-
di rappotjtQ.-ih .dui> la/propria o^gettuali^zazro'ne. ses,sua- smo’ di .mobility sociale. dl desiderio e ’’rotnantico^’,
te "e forterrie.nte determinata, tentano di ’’coritrattare” doe if dGver ^Ssere si conforma all’ideblogia del mi-
la propria condizidne. to che a sua volta corn'sponde alle leggi dichiarate del­
Il casfo della Lopez e il primo a sfondare il muro la mpralita dominante. L’obiettivo profondo non puo
della cronaca spicciola per entrare nelle prime pagine che essere, quindi, la felicita della moglie-ideale bor-
dei ^andi qoiotidiani. Il suo rilievo deriva dal signifii^ ghese; il mezzo fantasmatizzato, il matrimonio. Accan-
"'ealo profondo che lo collega alia mitologia fantasm^- to a questi scopi profondamente intrOiettati vi e, perb, '
tizzata della condizione femminile. Lo schema, infatti, spizio. per un’ampia serie di mediazioni in cui robietti-
,0 tjuello xdella favola di Cenerentola :rovesciata. E sap- vo intermedio e il riscatto temporaneo dalla propria
^pi^amo che Cenerentola e, dal punto di vista della le- condizione. La pregnanza dell’ideologia patrimonia-
giitimazione della condizione femminile, ancora piu le familistica nell’ambiente di provenienza delle due
centrale e profondamente interioriz2;ata di eio che e, il ragazze e' evidenziata, grottescamente, dalla decisione
^"’30gno americano” [VAmerican Dream) per'la societa a- della famiglia della Lopez di seppellire la figlia nel tra-
mericana. Da sempre, il destino femminile ideale e di dizionaie abito da sposa bianco. Cosi, simbolicamente,
passare from rags to riches — dagli stracci al lusso — peril si nega I’accaduto e Rosaria, anziche essere la tragica*
tramite di un principe azzurro. (Ne i rags ne i riches in testimone e vittima della demistificazione del mito,- fi-
-questione vanno interpretati semplicisticamente. Sia- nisce nell’idealizzazione del ruolo di cui e divenuta vit­
mo^ di fronte al problema, insormontato, del rapporto tima sacrificale, santa. Le ’’ragioni di Rosaria” cpsi
delle donne con il mondo del potere, che passa per il schematicamente riassu'nte si collocano nell’ambitp
rapporto con Tuomo detentore del potere sociale, eco- della ijioralka legittimatar la subaltefnita femminile
nomico, culturale o politico.) vietie accettata come costante; il potere sociale^ e ri-
Richiamiamo alcuni dati essenziali della storia del conosciuto al maschio; a lui e rivolta la richiesta di ri­
Circeo: la Lopez e la Colasanti conoscono dei ragazzi scatto. Tutto cio corrispon^e non solo alia condizione
della> ’’Roma bene” i quali offrono loro un passaggio femminile, ma anche al ’’modello di ruolo femminile”
tri macchina e successivamente le invitano ad una festa. ed e pienamente approvato dall’opinione pubblica.
:Le ragazze, provenienti da famiglie assai disgregate del La lOgica degli assassin! e, invece, inaccettabile nel-
proletariate marginale, vedono probabilmente in que- la ,stessa misura e nello stesso modo in cui il fasdSmo
sto invito I’occasiOne per frequentare ragazzi di ”buo- non e accettabile per lo Stato e I’ideologia borghese.
na faijiiglia”. Viene da pensare che la ’’prospettiva fan- Non a caso gli assassin! sono dei fascist!. L’esercizio ci-
tasmatica”, benche probabilmente non esplicitata, sia nico dello strapotere, la negazione dell’altro come sog-
quella del riscatto della propria-condizione sociale. Vi getto, la rivendicazione di un dominio incontrastato,
e una iniziale accettazione (la cui induzione storica e in una parola I’incivilta totalitaria, suscita sgomento
sqdale e troppo nota>p.er dover essere riepilogata) del­ e crea lo scandalo. Le dinamiche del Comportamento

127
^ V ^ C. H

‘ mascl)ile'^sj ;ba%arto, inttaifi^itiitfo^, suiraLffermkziorie di meno complieifa, in un momento in cui ”la presa del
un dirittQ di prdprieta->assblu0: deU%omo suHa‘dx3n- potere” da parte delle ^sinistre non epiu.sblo un peri-
fia, in partTeolare ddlt’uomo bor^hese. sulia donna colo generico, ma appare quasi come un destifio ine-
proletaria. Come neUa favola di Generentola, I’uomo sorabile. Nello stesso peiiodo incomincia a mostrare
pua tutto. Infatti, se, da un lato, donna proletafia le crepe anche il sistema di potere maschile. Il nuovo
atp'pare come la questuante del rapporto, dall’altro, femminismo produce anche cambiamenti significativi
Tuomo borghese si pone come arbitro della sua sorte. nel'”senso comune”: il problema della donna* oggetto,
Xui stimola I’illusione per adescare la donna, le si pre- della subalternita femminile, della doppia moralita di-
senta come un ’’bravo ragazzo” di ’’buona famiglia”, vengoho element! di discussione generale.
rende plausibile I’idea della mobilita sociale femminile I fascist! del Circeo sembrano essere gli eredi del
^om’e definita nella ideologia dominante poi, ayendo- potent! sconfitti. Reagiscono con violenza contro la lo­
la- a'ttirata in un contesto da lui compl'etameme corl- ro perdita di potere e scelgono le loro vittime fra chi
tfpllafo (la villa del Circeo), da libero sfbgo al suo odio, simbplicamente sintetizza le coordinate dei loro nemi-
•di classe e -di sesso (in questo caso strettamente intrec- ci, essepdo donne e proletaries ma e ancora egemoniz-
" ciati) per ridurla a puro oggetto del suo piacere. Infine, zat6 dalla vecchia ideologia per cui appare iridifeso nei
cbn I’assassinio afferma il suo potere totale negando, confront! della loro aggressione. In questo insieme di
- taddirittura, il dlritto di esistenza in se dell’oggetto. motivi la violenza contro le donne e intrecciata alia
Il delitto del Circeo riassume esemplarmente gli e- violenza di classe; il conflitto fra gli individui e croha-
. leinend del conflitto maschio-femmina. £ percio im- ca, ma e anche irnmediatamene politica, perche in essa
portante comprenderlo in relazione al momento spe- il fascimio si scaglia contro le donne in quanto sogget-
tcificO in cui awiene. Nell’ottobre ’75 il potere delie to emergente; emerge, brutalmene demistificato, tutto
- "dassi dominanti appare seriamente in crisi. Dopo il fe- I’orrore del vecchio, il vecchio potere maschile e la vec­
‘ ftrelndum sul divorzio e il 15 giugno la crisi di legitti- chia mitologia femminile, che fa si che il delitto del
. mita e ormai evidente, contemporaneimente la classe Circeo diventi un grande fatta di sensibilizzazione del-
dominante perde ampie fasce di potere reale. Inoltre, I’opinkne pubblica e di mobilitazione sociale. Nello
'nell’bpinione pubblica come a liyello qualificato, viene stesso periodo passa in secondo piano lo stupro awe-
subito chiarito come la portata reale del 15 giugno in­ nuto contemporaneamente a Cinecitta, di una ragazz^
vesta direttamente gli equilibri politici general! e quin- ad opera di sette ragazzi di borgata.
:di il governo dello Stato. £ indubbio che fra i piu du- Dopo il delitto del Circeo, I’opinione pubblica —
famente colpiti dalle trasformazioni in atto. siano gli in particolare il rnovimento delle donne — si mobilita
strati di quella borghesia di Stato romana che ediretta- in relazione ad una serie di clamorosi delitti contro le
^mente legata alia vecchia guardia fascista. e alia destra donne (fra cui ricordiamo Cristina Simeon! di Verona;
-DC e che appare meno capace di rinnovarsi. Essa con- la ragazza^ di Milano uccisa a sangue freddo da due suoi
jlfhua a detenere un potere notevok, ma trova sempre amici. Colpisce il fatto che, come i ragazzi, la ragazza

m 129

5. Ala radici dtlla violtroM


h fosse'ddla stess^a esirazione'^ocial^ “e gpcfi’e^sa-^# de- La Caputi <(Qno“sce4A Uh bar del quartiere uri gruppo
stra).- A-Roma^ if pTbssimo ’etento "Signtficativ6"«e il pro- di rdg^#, uno dei qnali.la inVka ad una passeggiata.
Gessp' di Ciaudla Caputi, il secondtD episodic' di stupro Nel corso della passeggiata essi la violentano. In segui-
d£ essa subito e le due fasi del processo cohtro i suei to.'a questa vrolenza, d’accordo con il Gemma, decide
. stupratori. La storia di Claudia Caputi e simmetrica di denunciare i ragazzi ed alcuni di loro vengono^ messi
pispetto a quella di Rosaria Lopez^ se la Lopez si rifa in catcere. Nell’ospedale deH’Aquila e contattata da un
al modello Cenerentola, la Caputi e invece la ’’don­ gruppo di femministe. Le femministe dell’Aquila in-
na persa”, quella che ha ’’scelto” la prostituzione co­ terpellano il movimento romano che si mobilita per il
me meccanismo di piobilita sociale, che ’’cinicamente” processo. In questo periodo la Caputi, intimorita da
(contro se stessa, si intende) gioca dentro le regole del- alcune lettere intimidatorie, e ospitata da diverse fem-
/la societa maschile assumendo la propria oggettualiz- rnihiste. Viene prima ricbverata a Roma. Poi la farnii-
jzazione per modificare la propria condizione. Se la Lo­ glia ;Se la riprende e la -fa successivamente ricoverare
pez si Qolloca dentro la moralita ideologiea, anche la all’kquila. A pbchi giorni dall’inizio del processo, k-
Caputi in un modo contrario, ma che porta lo stesso scehdo dallo studio della sua awocatessa, telefona pri­
segno, si situa a-dialetticamente dentro il sistema delle
ma al Gemma, poi alia femminista che la oSpita di-
coordinate fondamentali dell’oppressione femminile.
cendg. di essere inseguita da uno del gruppo dei suof
La Caputi fugge dalla sua famiglia dominata da un
padre autoritario, residence a Villa Lago (un paesc di stupratori. (La Caputi tenta prima di tenere nascosto
^00 persone deU’Abmzzo) insieme con le due sorellq a- questo fatto e lo ammette solo in un secondo morhen-
, vendo letto un annuncio in cui si ofFre lavoro per ”-ra- to.J Riappare dopo qualche ora violentata e sfregiat|i e
jgazze alia pari” a Roma. Autore dell’annuncio e Vito attribuisce la colpa a questi. Dai fatti successivamente
Gemma, un impiegato dell’ENEL, il quale, dopo tin emersi si pub ipotizzare che:
incontro con il padre delle ragazze, propone alia Ca­
puti un impiego come sua cameriera. In realta il Gem­ — ^Vito Gemma abbia fayorito la decisione della
ma intende inserirla nel mondo della prostituzione; a Caputi di* denunciare i suoi primi stupratori per punir-
tal fine, inizia una serie di fasi preparatorie. In partico- li deli’aver violate una ’’merce” di sua pfoprieta;
lare la dene praticamente chiusa in casa e non la paga
^ il coinvolgimento del movimento femminista e,
per il suo lavoro mentre. lei diventa anche sua amafite.
(Da informazioni successivamente ottenute, risulta che in particolare, I’insieme di azioni di solidarieta che es-
il Gemma facesse abitualmente il ’’procuratore” per SG ha espresso nei suoi conffonti, abbiano indotto la
Un racket della prostituzione; generalmente metteva, a Caputi a contemplare, e fbtse ad awiare, dei tentativi
questo scopo, annunci chiedendo ’’ragazze alia pari” di sganciamento dal racket della prostituzione;
,sul ’’Messaggero” o su ’’Confidenze”, (infatti su que- — il- secondo episodio di violenza sia stato opera
st’ultima pubblicazione la Caputi aveva letto I’annun- del r^k^t stesso per intimidire la ragazza e prevenire
cio). qualunque suo tentativo in questo senso. Infatti, i se-

rjo 131
gni fattrle-la .lametta, p^t^& clie indichinp nelniriT STATISTICH& SULLA vfpLENZA A ROMA
guaggio'deL ^’giro’*^ l^aVVertimento ad ufi tr;^dkore‘i

II prime episodic di violenza ha due cojnponenti


foijdamentali: si disconosce il valore della ragazza co­ Tab. 1 - DELITTI DENUNCIATI PER I QUALI l’aUTORITA GIUDIZIARfA
HA INIZIATO AZIONE PpNALE
me prostituta in quanto si riduce il suo corpo da merce
xrhe ha un valore rii scambio a pure oggetto d’uso, ne- Delitti contro: Regione LAZIO , ROMA e Proyinda
gando sia il suo diritto di essere parte di un processo di 1972 1973 1974 1972 1973. 1974
' Gdntrattazione sia la sua collocazione sul mercato. Ttit-
il patrimonio 54,6 66,4 55,7 89,3 87,0 92,0
tavia, il bersdglio prindpale della violenza e la ragazza
la persona 24,2 17,0 19,6 2,5 2,3 2,1
in ^danto oggetto- di proprieta del suo protettore. Si
la famiglia, 1
George cdsi in questo episodic un forte elemento di la'moralita 2,7 1,6 1,8 0,5 0,4 0,3
cdncorrenzialita maschile; che del resto .il coriipiaci- I’economia 13,6 11,5 17,3 6,3 9,1 4,7' .
niento, del Gemma per la denunda del prime stupro lojStato
cpnferma chiaramente. Il secondo episodic di violenza I’ordine pubb. 3,4 2,3 2,3 0,9 0,6 0,5 .
diretto Contro la ragazza in se e i suoi teritativi di assu- Base, doe delitti
in totale: 182.929 220.588 284.584 162.375 191.749 257.606. '
jiiere. la gestione della sua condizione e contro il movi-
mento delle donne e la sua ’’interferenza” nel mondo Fonte\ ISTAT
della prostituzione.
L’analisi dei due casi (la LopeZ e la Caputi) confer-
ma come la violenza, in particolare lo stupro, sia una
reaziorie maschile di fronte al modificarsi dei rapporti
sociali. Questa reazione mira a riportare le donrie ad
. urio state di pura oggettualizzazione. La denuncia di Tab.. 2 - DELITTI DENUNCIATI IN RAPPORTO AI NUCLEI FAMILIARI

.questi episodi e. i prdeessi Che ne derivano sono, a loro


.Regione LAZIO esduse
Volta, il segno del rifiuto di questa riduzione da parte Roma e Provincia
ROMA e Provincia

delie donne. Tuttavia, la forza del mondo maschile si Anno Totale delicti di cui furti Totale delitti di cui furti
manifesta nuovamente nel fatto, apparehtemente pa-
1972 - . 5,3 3,0 15,7, 14,0
radossale, che sono le donne stesse, in questi processi,
1973 7,9 5,0 18,6 16,1
ad essere chiamate a dimostrare la loro innocenza.
1974 7,6 4,2 25,0 23,0
iCiitd e Redone, n. 10-11, ottobre-novembre 1977)
Base 1.394.256 famiglie iri tutta la regione, di cui 363.962 nel Lazio e-
sdusa;la cifta e la provincia diJRoma e 1.030.294 ailpma e provinda...

Fonte\ ISTAT ■
Tab S ’* 6Ei4tTi DENCij^cfATi EER i't^UAi,E.,^’AuEOEifA «GidDi2^V^RiA HA iniziXto ^^/azi^ne^ penale (ip,at|-IST^T)
.v--.,' :,>> ■,
............ , .4
-y ^ ;
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J
__- ‘ ____'l973'
1 ::
• 1974 —
----- ------------------- :------ " .
t*rovincia di^’OinR » . ._________ j_____________
di cui> dicili ’ di Cui
% Totale autore % Totale autore % Totale autor^ ' f 1' *' '■ ‘
ignoto ignoto ignoto 'V
2,5 3.773 806 2,3 4.371 1.335 2,1 5.525 2.090
CQNTRO LA PERSONA
42 256 61
Contra la vita ■ 247 15 206
4 3
'J ,
1 i_ 2 2^
Strage 27 11,
Omicidi,o volontario consumato 18 1 14 6
44 15 48 . 23
28 4
Omicidio volontario tentato
2 1 — 1 !*
Infanticidio per causa d’onore _
,.rf
2 1 3 — 3 2
Omicidio preterintenzionale
196 9 142 19 173 22
Omicidio colposo
2.798 695 3.336 1.095 4.181 1.609
Contra I’incoluniitd e la libertd individtuUe r
88 6 123 55 141 76
Percosse
LeSioni personali volontarie 917 198 1.207 369 1.296 467 . ti
498 -j ■»: V
966 259 1.178 403 1.608 ^
Lesioni personali colpose
112 7 84 9 98 39
Rissa, abbandono incapace, ecc.
715 225 744 259 1.038 529
Violenza privata, rrtinacce, ecc.
728 96 829 198 1.088 420
Ingiurie e diffamcaioni
CONTRO LAfAMIGLIA, LAMORALITA
884 66 0,4 884 246 0,3 873 209
PUBBLICA E IL BUON COSTUME 0,5
457 4 353 11 299 .5
Contra lafandglia 6 145 5
232 1 190
Violazione obblighi assistenza Familiare
202 1 137 2 138 —
t-
Maltrattamenti in Famiglia
23 2 26 ■ .3 16 —
A'dulterio, bigamia, ecc.
417 61 525 235 563 202
CorUro la moralitd pubblicd e il buon costume'
62 10 66 17 171 26
Violenza camale . I.
44 5 54 16 98 15
Atti di libidine violetui 133
133 34 104 .64 169
Atti'osceni 47* 72 24
CorrUzione di minorenni, ecfc. 96 12 139
91
8? ^......... ^
(<?) ..........,

Rit|:«ftja",estS5rfidtiie,'S'e^^estrd persona ■ 5iT 309


Darini a cose, animali, terreni, ecc. 1.358 1.138 1.633 1.414 2.151 1.820
Ttujfa e altrefrodi 1,500 436 1.858 883 2.042- 1.102
TrufF|i 836 334 '847 455 1.044 d61
Apprbpnazione indebita 283 1'5' 276’ 64 ' 263 88.
Ripettazidne s , ,, f k
2il 33 356 42 431 110
Insolvpnza fraudolenta, ccc. 104 54 379 322 304 243
CONTRO L’ECONOMIA E LA FEDE PUBBLICA 6,3 10.203 1.332 9,1 17.629 3.235 4,7 12.207 • 3.913
Contra I’economiapubblica, I’industria e il commercio 8.908 659 14.945 962 9.711 2.049
r Frode nell’esercizio del commercio 65 62 6 8
Vendita sostanze alimentari noji genuine 14 _ 16
_ 2
Arbitr^ia invasione azienda, ecc. 8 4 47 42 3 3
Bancarotu (a) 45 32 14 21
_
Emissioni assegni a vuoto (a) 8.776 655 14.786 900 9.677 2.046
Contra'I’incolumitd pubblica 205 156 562 506 842 814
Contra lafide pubblica 1.090 517 2.122 i.050
1.767 1.654
Fal^ita in monete 2io 197 427 400 335 237 .
Falsita in sigi|li 16 2 18 2 38 10
Falsita in atti e persone ^ 864 318 1.677 1.365 1.281 803
CONtRO LO STATO, LE ALTRE ISTITUZIONI
SOCIALI E L’ORDINE PyBBLICO 0,9 1.491 100 0,6 1.189 130 0,5 1.238 184
Contra la personalitd delb Stato 28 2 41 5 35 IJ
Contra la pubblica amministrazione 1.172 75 8899 74 909 109
Violenza, resistenza, oltraggio a P.U. 800- 58 621 35 587 88
Peculato, malversazione, ecc. 30 3 19 1 24 7
Omissione atti di.ufficio, ecc. 342 . 14 249 38 298 14
Contra I’amministrazione deUa giustizia 245 16 229 38 244 27
Contra il sentimento religioso, ecc. 8 3 3 2 4 1
Contra I’ordinepubblica 38 4 27 .H 46 30 .
ALTRI DELITTI (a)‘ '0,6 958 M6- .0,5 911 255 o;4 .830 277
' Totale,. J62.375 143.540 191.749 166.797 257.606 239.094
(a) Delitti previsti da leggi speciali
r 608-82 -t99:02
'iiBiaads iSSajcp psiA3jd4]]ip^ (v)
.BUCO^^QIZBT pp 0)S3'^
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^' “xV-iii ' '

ALLE RADICI DEL ’’BOOM” CRIMINALE

Mentre problemi grandi e piccoli, crisi istituzionali


croniche e nuovissime, da quella della giustizia e della
scuola a quelle, forse ancqr piu complesse, degli istituti
di cFedito, -vengono quotidianamente scaricati dai mass
media sulle teste del comuni cittadini che tendono ad
esserfie iinpauriti e frastornati e che solo mediahtemna
saggia assuefazione riescono a soprawivere; va richia-
mato un fatto paradossale; la spregiudicata, democra-
tica denuncia contro gli scandali e. soprattutto contro
ogfii-forma di violenza messa in atto con ammireVole
solerzia dalla sinistra scatena nel grosso pubblico non
tanto sdegno morale ne ’’mobilitazione”, come si dice,,
di massa quanto smarrimejito, paura e quindi bisogno •
di- rassicurazione.
Questo bisogno di rassicurazione si traduce in ter­
mini politici in un rafforzamento della situazione- e-
sistente e in un riflusso moderato. Paradossalmente,
almeno per questo aspetto, la sinistra lavora contro se'
stessa, Assumendo, sotto' I’etichetta di ’’sinistra” quei-
I’insiome di forze che sostengono in Italia, dopo tren-
t’anni di gestione quasi monopolistica del potere da
parte dei democristiani, la necessita di un cambiamen-
to sostanziale e di una democratica ’’rotazione” nei po-
sti di responsabilita, sembra chiaro che qiieste forze,
non avendo: elaborato una politica della violenza, ca-
pace di determinarne le matrici e quindi di fronteg-

139
^iarne pbsitivamente. Je forme aftuali;- si trpvano legate cambiamerjtb si ^vra4a.ta'istallizzazione di rapporti-so­
ad uh atteggiamento demonkzante e di pura denuncia cial! e poHtici prmai-anacronistici; invece del rinnova^
che contribuisce al bisogno d’ordirie, che a sua volta mertto si tornera ai balletti delle vecchie facce.
blocca o quanto meno frena ii processo del cambia- Bisogna allora tornare ad interrogarci sulla natura
mento. della criminalita italiana e in particolare sulla valenza
La denuncia della violenza a sfondo politico, per politica di tale criminalita in aumento. Uno sguardo ai
quanto necessaria e politicamente opportuna, e lungi dad ci da. subito una prima indicazione. Gli 889 mila
dalFessere sufficiente. La ’’premessa” al ’’Dossier sulla delitti del 1961 diventano 1 milione e 15 mila nel 1970,
violenza eversiva a Roma”, elaborato dalla Federazio- 1.813.000 nel 1974, 2.039.000 nel 1975, 2.044.394 nel
^ ne romana del PCI, contiene in proposito u.na diagno- 197-6, con un aumento di piu del 13096 in 12 anni. An-
si^be e ormal divenuta luogo comune: ”Le forze rea- cora piu netto I’andamento dei quozienti di criminali­
^zionarie si rendono conto che non e possibile bloccafe ta- per 100.000 abitanti: 1.704,1 nel 1961, 1.705,1 nel
.1 processi politici che si sono messi in moto con I’uso 1965, 2.316,7 nel 1971, 3.641 nel 1975. Si tratta di cifre
^ della democrazia; allora cercano di 'Sostituire la violen- ineguivocabili: la criminalita italiana sta registrandb
""za al confronto, I’attentato al ragionamento politico; iiidici di incremento senza precedent! jiella nostra- sto-
cercano di far arretrare il grado di partecipazione delle ria sociale.
grandi masse facendo scendere una cappa di paura e di Un esame piu attento dei dad permette di andare
panico sulle nostre citta”. Ben detto. Salvo che la pu- oltre.. Le cifre assolute e i quozienti di criminalita sono
ta denuncia di questa cappa di paura non fa che con- rimasti costanti pradcamente per mezzo secolp. Il quo-
fermarla. ziente* medio di criminalita per 100.000 abitanti era di
La sinistra e rimasta ferma ad un concetto classi- 1.469,5 nel decennio 1901-1910, e di 1.549,6 nel
co di criminalita per i] quale la violenza politica non 1951-1960: una differenza irrilevante. Anche negli-an­
rientra negli schemi esplicativi tradizionalizzati e riesce ni ’60.1’indice registra increment! lievi, concentrati.nel-
semplicemente scandalosa. Ma non e con lo sdegno la-seconda meta del decennio. Ma e con il 1970 che.i-
morale che si costruisce una politica di trasformazione nizia I’ascesa verdginosa della criminalita: i 1.700 de­
tazionale delle- strutture social! italiane. Anzi, lo sde­ litti per 100.000 abitanti del 1969 diventano 1.886 nel
gno, alleato con la ben nota retorica nazionale, anneb- 1970 (+ 1196 rispetto all’anno precedente), 2.324,-2 nel
bia gli orizzonti, convince tutti a ritirarsi nel private, 1971 (+2296), 2.580,6 nel 1972 (+ 1 196), 2.897,6 rid
magari, sprowedutamente certi che il private e gia di 1973 (+ 1-2%), 3.272,7 nel 1974 (+ 13%), 3.653,3 nel
per se politico^ come commentator! superficial! hanno 1975 (+11,6%).
da tempo sentenziato, tende nuovamente a far ritene- Dunque un ininterrotto movimento ascendente
%'e che la ’’politica e sporca” e che ad ogni btion conto della criminalita che inizia in forma strisciante nel 1965
non^ si merita altro atteggiamento che quello della e si impenna dal 1970. Sono due date che fanno pensa-
’’nausea”. A questo pun to il gioco e fatto. Invece del re, perche corrispondono a moment! di svolta nello

140 141
^wiljuppo iSGonomkd^r'sodale dd(-'n£)sltro- p-ctesef:JS[^l“ f'965 i settori b'. gli asp.etth deila speida italiana. Complicafis-
il bGoM'eeoiriomico ^ gia tliveritata unipicordo.. La pace simi cquiHbri -di poteri e di contropoteri impediscono
sociale e fihita con i rinnovi'cOntrattuali del 19&2-6S, soluzibni linear! e -scelte precise. Le conseguenze sonb
d’lHusione' di iino sviluppo economico costante e stata molfeplici e spesso negative: una vita politica paludosa
spezzata dalla crisi recessiva del 1963 e dalla dura poli- ed crmetica, una struttura economica che tenta I’im*-
tica deflattiva che Tha seguita. Intanto i nodi del pasr possibile sintesi di una pseudo-economia di mercato
' s’ -^"saggio dal capitalismo al neocapitalismo investono la con un capitalismo assistito e forme indirette di con-
sbcieta italiana in tutti i suoi aspetti'. Le grandi migra- troUo operaio sulle scelte economiche, una famiglia e
, ' “ dbni interne verso i poll industriali del Nord e vefsb i cistern! di valori dove coesistono element! rural! e post-
icentri urban! del Centro-sud disgregano il sistema so- industriali, una scuola che si ostina a recitare rituali.
^iale rurale' e gonficino a dismisura in poco tempo- le meritocratici cui nessuno crede intorno a contenuti
- / citta. Il passaggio di milioni di persone dalle cantpa- che. quasi nessuno accetta.
Su tutto questo si inseriscono i nuovi rapporti di
gne alia fabbrica li costringe ad una drammatica tra-
forza tra le class!: una classe operaia ’’protetta” che si
sjcfmazione di tempi, modi e concezioni di vita. Il sal-
difende bene dalla stagnazione recessiva; una piccola.
.. Jo da una economia di accumulazione ad una econo- borgTiesia che ha perso prestigio e statiis rispettb agli
mia di consumi di massa sconvolge nel giro di pochi opefai, e presa nella morsa della disoccupazipne in-
.anni abitudini e valori del ceto medio urbano. Gia dab tellettuale, ma riesce a difendere residui di privikgib
la meta degli anni ’60 questa transizione accelerata si grazie al suo tuolo di ’’ago della bilancia” politico. A
, traduce in una crisi della visione del mondo e della fianc-o della classe operaia e dei ceti medi, i gruppi so^
sbcieta che aveva orientato stabilmente lo sviluppo ciali marginal!: il sottoproletariato urbano e i gruppi
; " postd^ellico. piu deboli della classe operaia, gli strati giovanili dei
La famiglia, la scuola, i ruoli sessuali, I’etica del settori proletarizzati dei ceti medi.
lavoro vengono investiti e minati. Tra il 1968 e il 1970, questa la situazione di fatto che mostra f insuf-
questa trasformazione al tempo stesso complessa e ficieilza della teoria del complotto come spiegazipne
bxutale esplode nelle lotte degli student! e nell’autun- delle esplosioni di violenza. Se la sinistra non riuscira
ho caldo operaio, che a loro volta introducono nuovi ad elaborare una diagnosi e una spiegazione.piu convip-
, “ dementi di contraddizione. Si apre con il 1969-70 una cehti dell’ambiguo intreccio fra violenza comune e vio­
crisi seriza precedent!, che e al tempo stesso economi- lenza: politica che conjtraddistingue oggi la vita italiana,-
- ca; sociale e struhurale. Il vecchio ordine ha perso le essa- continuera inevitabilmente a lavorare contro se
sue fondamenta. La pace sociale, un certo tipo di scuo- stessa, slittando a poco a poco sulle posizioni e facendo
;la e di famiglia, determinati equilibri tra le class! ap- proprie le parole delle tradizionali forze dell’ordine e
y paiono definitivamente compromessi. Ma nessun mo- degli interessi costituiti.
dellp nuovo riesce a diventare rapidamente egemone.
• ‘ Una complessiv^ carenza di legittimita investe tutti [Corriere della Sera, 18 febbraio 1978)

142
XIX

PitRTENOGENE3I OWERO IL MOI^OLOGO


CULTURALISTICO

I ciDnti tornano. Che la sociologia — non solo q'uella


’’amministrativa”, accreditata o andllcire rispetto alle
forze -dominanti, ma la sociologia in quanto tale — si
trovi oggi circondata dal sospetto, che in base ad un
accordo tacito, ma sostanziale, di quelli che si siglano
con. un’occhiata d’intesa, tanto profondi da non aver
bisogno di scritture, si pensi oggi da parte di rappre-
sentahti politici decisivi di abolire, puramente e sem-
plicemente, i corsi di laurea in sociologia, non dovreb-
be stupire. Tutto cio e norniale. Dovrebbe stupire che
non. si verificasse. £ una conferrtia. Qual e la cultura
oggi dominante? Come si pongoilo i problemi dello
sviluppo della societa? Come si configurano i rappprti
fra economia e politica? Con settant’anni di ritardo ri­
spetto alia ’’controriforma” della dialettica hegeliana'
operata dai neo-idealisti, Mario^Tronti riscopre r”au-
toriomia del politico” efra i marxistic’e chi lestarriente
vi costruisce sopra la difesa postuma di Stalin (si veda
Rita Di Leo^ II modello di Stalin, Feltrinelli, 1977). Sia-
mo Ar recuperi. Lo storicismo mostra la sua virtu pre-
clara: quelia d^l giustificazionismo. Bisogna, si dice,
saper leggere contestualmente. D’accordo. Ma intanto
bisogna anche capire cosa ci sta dayanti e non limitarsr
a glossare Taccaduto con la furia di chi sfoga il disap^
pUntq d’una sconfitta politica odierna rovesciandp I’i-
deologia nella filologia. Cosi non si fa piu. ne cultura
145
;fie ppli,tiGa ma ei si limita'^a mordersf la cdda.- zione sociale feale di ofgif 4 quali non rientrano nello
£; sensazione diffuse oggHn. Italia xh« molti dibat- schema diacronico dello. s^toridsma tradizionale, che
titi. intellettuali non rignardino la realti,* ma sol6 gli ama giustificare il precedente con il susseguente. Vi so­
’’addetti ai lavori”. Sono esempi di come si producano no, nella societa industriale odierna, nuove fasce di e-
idee mediante idee, non idee per cap ire cio che awie- marginazione sociale, che non rientrano ne si possono
ne nella realta del processo sociale. Per questa ragione, spiegare facendo ricorso ai vecchi schemi.
ritengo insufficiente fermarsi al dibattito interno del Si. prenda, per esempio, la discussione intorno al
marxismo, domandarsi se abbiano ragione coloro che, pluralismo. Questa discussione non e solo equivoca
^ nel marxismo, si richiamano agli idealisti neo-hegelia- per Je ragioni comunemente dette, e doe che non si
ni napoletarji, attraverso Croce fino a De Sanctis, e a garantisce formalmente I’esistenza di piu partiti e. che
Labriola, oppure quei marxisti che intendono torna- non si distingue abbastanza nettamente fra democrazia
y'te ai ’’primi principi”, ciqe all’essenza rivoluzionaria con piu partiti e parlamentare rappresentativa.e demo­
del marxismo. Mi sembra che ambedue queste corren- crazia plebiscitaria, di tipo cesaristico. Il prohlema ver
ti coineidano nel fatto di credere in un marxismo dot- ro e un altro. L’idea stessa di pluralismo come quella
trinario che non riesce strumentalrnente a cogliere i pfo- di democrazia rappresentativa presuppone che tutti i
> blemi della societa di oggi. Vedo al fondo del dibattito gruppi sociali importanti partecipind e siano compresi
interno del marxismo, oggi, unHnsuJJicienza strumentale dentro un quadro comune, abbiano cioe lo stesso tipo
che non e possibile sanare restando solo sul piano i- di accesso alle font-i di decisione, che centro t periferia
d^ologico, e che dipende sostanzialmente dal fatto che siano in una posizione di relativo equilibrio e non di e-
il marxismo in generale, e non solo italiano, noil e riu- straniazione o di forte asimmetria. Non si puo-dire che
seito ad impadrohirsi e a usare correttamente le teqni^ questo sia il caso della situazione italiana. Con rigUar-
che della ricerca sociale empirica. La sua concezione do air Italia, abbiamo qui la splendida confluenza di
dello sviluppo storico e ancora legata ad una storia due superficialita analitiche che si traducono in una su-
concepita come ’’storia sacra”,, totale e prevedibile, prema confusione di ordine ideologico e politico.
dni-lmeare, necessariamente orientata verso il meglio, Da una parte, vi e la superficialita semplificante di
e tutto sommato dogmatica. Lo sviluppo storico divie- certi sociologi, antropologi culturali, politologi. Si e
ne cosi a-problematico. C’e un centro che interpreta, detto che l’Italia, dagli anni ’50 in poi, passava, era gia
che decide; la base sociale deve seguire, dar prova di anzi passata, da una societa di tipo agricolo, piu o mer.
bupna volonta, essere docile, doe ’’storicamente ma- no- arcaico, ad un tipo di societa industriale moderna.
tura”. Era sempre il vecchio trucco dello schema dicotomico
Con la concezione della storia come ’’storia sacra” ingenuo: lo sviluppo sociale concepito come un pro^
^ dello sviluppo storico come processo globale, neces- cesso che passa da uno stadio all’altro, da una forma-
sariamente orientato verso soluzioni positive, non si zione sociale ad un’altra, come un treno che, correndo
possono comprendere aspetti importanti della situa- sui suoi bjnari, passa tranquillo da stazione a stazione.
146 147
Com’e ra^rsicuraixjie qjuesta cqnc^idne dejlo sviluppo deologia" Ordivenuta ideologismo dottrinario e giusdfi-
5torica; com’e unilineare e preyedibile,. e idonea sCd es- cazionistico della'^itu^ione. qiiale e. E d’altro canto la
sere esppsta net riianuali! Ma, andie, com’e falsa! Il situaziojdie e paradossale: da una parte, vi e oggi in Ita­
modello binario per cui vi e, da una parte, la societa a- lia una -tensione sociale straordinaria, una dbmanda.
^^gricola e, dall’altra, quella industriale e perspicuo, ma di partecipazione che mette in crisi le vecchie strutture
'■ijisostenibile. Non dice nulla sulla effetdva ricchezza e preme dietro la facciata istituzionale. Ma, dall’altra
problematica dello sviluppo sociale. Pud darsi che I’l- parte, doe dalla parte dei vertici, si nota una incredibi-
talia si stia trasformando in societa industriale moder- le incapacity di tener dietro al movimento sociale che si
na. Ma ci sono anche altre possibilita. Per esempio: origina alia base della societa. Questo movimento fa-
Fkalia poteva, e pud, trasformarsi in societa industria- rebbe la gioia di Gramsci: e tutto un pullulare di i-
le,^ma con larghe zone di parassitismo, nonostante e niziatiye, di consigli di fabbrica e di quartiere, di ma-
xontro ogni criterio di calcolo razionale; in societa nifestazioni, di organizzazioni spontanee. Ma i vertici
nroderna, ma non per questo razionale, con gravi squi- arrivano in ritardo, non capiscono, sono colti di sor-
libri, riuscendo alia fine, nello stesso tempo, elettronica presa, sono frastornati. C’e una grande incapacity teo-
ma. ancora borbonica. rica di comprendere, descrivere, intefpretare, e' ancor
Dall’altra parte, vi e la superficialita dei mandsti meno di spiegare, prevedere.
dottrinari. Sono dei marxisti che amano nascondersi Il marxism© italiano paga oggi la sua colpa storica
dietro le etichette. Per esempio, I’ltalia e diventata una di non avere mai intrattenuto rapporti regolari con I’e-
nazione capitalistica. Ma che cosa significa il termine conomia e in generale con le scienze; e stato ed e un
’’capitalismo”? Tutto e niente. Occorre stabilire di che marxism© letterario, filosofeggiante, vagamente uma-
tipo di capitalismo si tratta. Secondo me, I’ltalia rap- nistico. In tutto Gramsci non c’e una pagina dedicate
presenta un caso alquanto eterodosso. di capitalismo, all’analisi economica della situazione reale. li riflesso
una specie di invenzione socio-cattolica, che chiamerei di quest© caratteristiche letterarie si vede ancora og­
, ’’capitalismo dinastico” a significare I’elemento famili- gi, di fronte ai problemi di oggi. Invece di descrivere
v5tico e nepotistico che lo caratterizza. Si potrebbe an­ sincronicamente gli aspetti delle situazioni, dialettica-
che parlare dell’Italia come di un caso di capitalismo mente interrelati, si elaborano metafore, magari bril-
periferico, non inter-dipendente, ma piuttosto dipen- lanti, ma in definitiva fuorvianti. Il discorso politico si
dente, rispetto alle grandi centrali del potere capitali­ sviluppa sub specie ideologica e quindi, per cosi dire, a
stic© transnazionale. ruota libera.
>Queste determinazioni dipendono da una capacita Marxisti e anti-marxisti, credenti nella society co­
analitica che non ha nulla a che vedere con la storia me realty dicotomica e fautori d’una visione inter-clas-
fpon la ”S” maiuscola. Questa capacita analitica non la sista della convivenza umana si sono a lungo affrori-
yedo in Italia ne fra i marxisti ne in geqerale fra gli tati in dispute serratissime, ma singolcirmente prive di
-,scienziati socialr. L’ideologia qui ha fatto"^ strage; da i- ’’pezze d’appoggio” empiriche, e quindi sfornite di

149
coritrcfllf SGiefttifici in Senso prxjpria^ p^-ghe, in mam " ‘-,XX
cafiza di meglio, della cperenza e della CGg^za* pura-
mente formal! dei ragiotiaraenti a ternatispao pur,o cui COME ISOLARE I TERRORISTI
affidavano le fortune di preferenze puramente private
personal!. Analoga caratteristiea mostra il dibattito in-
torno al dissenso e alia democrazia formale e sostan-
2;iale: le posizioni sono accuratamente definite sul pia­
no concettuale; sintesi, contrapposizioni e mediazioni
"Vengono con scolastica pedanteria elaborate. Mancano Il Papa ha sbagliato. ^L’ONU ha commesso una-gaffe. I
's^ig i dati wipirici. Manca la ricerca. Il ragionamento gira dociimenti nobili sul piano morale possono produire
ydrticosamente a vuoto. £ acuto e brillante, passa ra- effetti disastrosi su quello politico. La lettera di Paolo
pido. da .una posizione all’altra, si costruisce' giustifiga- VI,, toccante e comprensibile sul piano umano, e pef le
?ioni storiche retrospettive anche convicenti. Ma. sono BR un riconoscimento prezioso. Un nemico senza yof-
Eacutezza e la rapidita tipiche delle operazioni .che non to si vede recapitare una missiva che implora pieta ferr
-frnbrdono nella realta, che non ne subiscono il salutare mo posta. Raggiunge di colpo il suo obiettivO pifi am-
effetto di sobrio ffenaggio. £ una locomotiva senza va- bizioso: «coprire senza essere scoperto. Ci sono d’altfo
,^6ni. Viene alia mente il passo 6AVIdeologia tedesca do- canto posizioni di magistero cosi alte da compottare la
■'■ve. Marx e Engels lamentano che la storia sia concepita crudelta. La commozione privata e per esse un lusso L
-e ■Scritta come il prodotto partenogepetico di idee me- nammissibile. Il caso delEONU-e meno grave se nOnal-
djante idee. Non solo. Manca anche la consapevoiezza tro perche ci sicimo abfiuati. Di gaffe TONU ne ha fatte
chie ad ogni posizione, o modello teorico, debba cor- talmfent^ tante. Ma il Papa,- la Curia.,.. Chiaro che la
rispohdere un tipo preciso, specifico di organizzazio- commozione fa velo agU occhi, non consente di vedere
~ne sociale. le cose con la chiarezza necessaria.
Se il sedici marzo io fossi stato presidente del Con-
siglio, avrei immediatamente decretato un black-out as--
soluto. Avrei condannato le organizzazioni criminali
clandestine alia loro clandestinita. Ogni giorno dl gp-
verno avrebbe emesso un comunicato con i dati piu
important! e le notizie salient! emerse dalle indagini.
Come si fa eon i bollettini medici per certi malati, sa-
perido che I’ammalata e oggi la societa italiana, op-
puro, in tempo di guerra. Avrei seguito la regola fpn-
damentale di non concedere all’awersario il ricono-
scirnento cui pwiamente aspirava. Non sarei sceso sul

151
suo' tetreno di lotta, non avrei accfettattr. le iniziative prono sadi'camente. tr^gici dissidi e ^ari fraintendi-
mob'ilitando legioni di semiologi e filologi per sfdggia- menti. Per rompere la monotonia, reinventano la beffa.
re acribie professorali sulla sua. incerta grammatica e di Buccari al lago della Diichessa, in uno spirito goliar-
sui suoi arrischiati nessi sintatrici. Quella sarebbe stata dico-dannunziano che trasfprma una ricerca afFannosa
la condizione effettiva ed operativamente efficace per e drammatica in un pic-nic Fuori stagione.
un ,autentico isolamento delle BR. Perche di questo si La gente sino ad ora si e comportata bene, con una
tratta. Gli obiettivi delle BR con il rapimento di Al- calma e una saldezza di nervi insospettate. Direi che gli
do Moro sono intuibili: piu importante ancora dello italiani comuni, doe la grandissima maggioranza, .si
scambi'o di detenuti e il riconoscimento della loro esi- siano comportati di Fronte al terrorismo meglio, con
stenza e ddla loro forza. maggiore sobrieta e lucidita della loro rappresentan-
I fatti, cinque settimane dopo, sono andati oltre le za politica.
^ loro piu rosee speranze. Vinca il partito della trattati- Certo, vi sono i legami Familiari, il caldo tepore
-va o quello delPintransigenza, le BR hanno gia vinto. della Famiglia, questo segreto ammortizzatore di tiitte
' Dal' loro punto di vista, come formazione combattente le tragedie italiane. Ma c’e anche il senso potente, di
clandestina, hanno gia la vittoria in pugno: sono usciti una giustizia proFonda che non guarda in Faccia a nes-
dall^ catacombe, niettono in ginocchio Papa e politica, suno, ^he mette tutti sullo stesso piano.
difFondono il panico in tutta una popolazione famosa C’e Forse anche, nel proFondo, la consapevolezza
per il suo atteggiamento scettico confinante all’bccor- che qualcuno dovra morire per la salvezza della comli-
renza con il cinismo. nita. Del resto, nessuno dimentica che gli uomini della
Forse neppure i brigatisti piu oniricamente ottimi- scorta, e i numerosi altri nelle varie citta italiane, sono
^tici avevano mai sperato tanto. Si pensi. Il Papa si ri- gia morti. Fra le loro vite spezzate e quella di Aldo Mq-
volge a loro dal balcone di piazza San Pietro, Kurt ro non vi e, non puo esservi un salto qualitativo.
Waldheim, segretario dell’ONU, continua a prenderli Un altarino eretto per anonima iniziativa popolare
seriamente in considerazione, li tratta come il nucleo, in via Fani sta a sahzionare questa Fondamentale cq-
la elite di punta di un paese emergente, pur non igno- munanza. Un articolo come quello di Raniero La Valle
hando che si tratta di una banda di criminali, che ha (nel Paese Sera del ventiquattro aprile) meditato e ben
^cdperto la comoda teoria ottocentesca secondo la costruito, non sarebbe tuttavia capito. Per La Valle la
quale in ogni bandito sonnecchia un rivoluzionario vita di Moro non e solo una vita, non e una vita come
potenziale. le altre. Ma non capisco in che senso sia diversa, questa
vita, da quella degli altri, di quelli che sono gia stati uc-
cisi, di quelli che sarebbero uccisi qualora la catena di
V Ma intanto, da quaranta giorni le BR inondano e occu- sangue che soFFoca la vita italiana non venisse final-
pano le prime pagine dei giornali. Giocando sui. due mente ora, subito, tagliata.
canali, comunicati al governo e lettere alia famiglia, a- Siamo dunque ancora Fermi a questo vieto eliti-

132 13J
sma; a ^questo:.doppia5taiidard‘.di/giu^i2ipI-che Ha s.to- essere dtidora piu -blandoj'merio energico, piu indiret-
rfcanafente attraverkto e ayveleilato la tormmita, divisa to.. Qtfcsld si-Smbr dire afrCndersi aha iogica delle BR,
in,cittadini e sudditi? . ' . al loro ingenue concetto del potere, al loro ragion^e
Secando La, Valle lo Stato deve difendersi anche schematico, per ffasi fatte eper parole d’ordine,Kioe al
da se stesso. Ha ragione quando scrive che ’’questo av-
lore sragionare.
veFsario non vuole distruggere la fermezza dello Stato, Emerge qui un fatto conturbante. Note uno scarto
■qnello che vuole distruggere e proprio la sua apparen- sensibile fra le dichiarazioni ideologiche delle BR, che
te debolezza, cioe la sua tolleranza, la sua umanita, la sono poverissime e scolastiche nel loro dogmatisfno
^ua civilta...”. Cio che non comprendo e la conclu- imparaticcio, e la loro efficienza tecnica operativa ac-
sirone che^^La Valle trae da questa premessa: ”Lo State coppiata ad una consumata abilita nello sffuttare la
ydeve difendersi da cio che alberga dentro di se, nelle psicologia di massa. £ un fatto che da cinque settimane
proprie stesse strutture; e deve difendersi non solo dal­ la vita politica italiana e bloccata, cristallizzata ai limiti
le sue inadempienze e dalle deviazioni gia consumate, dell'ossessione su un problema di cui le sfuggono to-^
ma anche dalle sue tentazioni, dal rischio di diventare, talmente i termini, con una polizia che deve aspettare
attraverso una serie di atti-preparatori compiuti, anche dai casual! difetti dell’idraulica deiredilizia romana le
^n piena lealta, per salvaguardarsi, troppo simile alio indicaz^ioni per'procedere a colpo sicuro.
,Stato che i suoi nemici vorrebbero instaurare”. Si, e vero: e passata la legge sull’aborto. Ma la leg-
ge non e stata discussa in profondita. L’economia at-
tende misure urgenti che non arrivano. Le forze poli-
£ strano che il paralogismo del ragionamento non gli tiche agiscono in un’atmosfera di ricatto emotivo che
riesca evidente. Si comincia con Taffermare che lo Sta­ ne- smussa la capacita analitica, del resto mai smaglian-
te deve difendersi senza eccedere, e su questo punto te. Si determinano unanimismi sospetti. La normale
non si pud certo non concordare, per terminare poi dialettica della convergenza-divergenza delle ppiiiioni
niettendo Stato e BR sostanzialmente sullo stesso pia­ e delle posizioni, essenziaH per Un regime democratic
no; Se cio induca ad una cura omeopatica, in realta CO, appare gravemente compromessa. Non si fa piu
^uicida, secondo la quale lo Stato si difende rihutando politica; si fanno pianti, dichiarazioni e proclami. Si
dl difendersi, non pud a rigore meravigliare. comprende la tragedia dei democristiani; si ammira
Ma quale Stato, ad ogni buon conto? Dov’e lo Sta- I’iritransigenza dei comunisti. Ma il gioco. e fermo.
tp? Per anni il potere politico in Italia e riuscito op­ ‘ dra sappiamo, ma e forse troppo tardi, che la ge*.
pressive ed ha eluso una parte dei suoi compid rihu^ rierosita e la disponibilita di grand! masse non sonb
'tandosi di dirigere, di prendere iniziative anche impor necessariamente alleate delEefficienza e che la mobili-
polari, ma mirando solo a durare. Oggi questd potere e tazione popolare soggiace alle stesse leggi entropiche
cosi cauto che perdno il suo silenzio deve sembrargli, di quakiasi altro fenomeno: alia lunga si raffredda, en-
troppo superbo, e qualcuno viene a dirci che dovrebbe tra in Crisi, lo stato di stress nervoso ha bisogno di ri-

755
44Ssarsij si^pf^eite; e:&Ssf6fina riel^vs^O'CQiitrario, i di ric6noscinjerito,_come. quella italiana. Ma sino ad
una vaga; ,att;6sa -non §i sa bpne -di. che^ re^essipne bggi il vertice sdcio-poMtico e sembrato tardo nel co-
delia vita. ;politica italiaria vepjso Forme magiche e ir- gliered' segni della novita, il bisogno di cambiamento.
-e evidente; cela, per la democrazia, nn’insi- Si ncfta una divaricazione Fra i tempi in cui la crisi e vis-
^a mortale. suta .alia base della societa e quella in cui gli impulsi
Per gli studiosi di problemi aociali e politici il rapi- dal basso si traducono in volonta politica esplicita. Se
menro di Aldo Moro restera probabilmente il dassico questa divaricazione sara colmata in un tempo ragio-
esempio di come si possa asportare in rnaniera relati- nevole, la democrazia italiana sara salva e la soFFerenza
yarnente rapida la glandola politica ad un intero paese. di quest! giorni tetri non sara stata inutile.
4) giorno del rapimento si era fatto subito appello alle
forze politiche e sindacali di inassa. La risposta era sta- [Corriere della Sera, 26 aprile 1978)
ta^entusiastica,' convinta. Ma nel suo stesso calore era
implicita nna ragione di debolezza. Non si pu6 vivere,
. ^mpre, con quaranta gradi di febbre. Non solo. Para-
dossalmente, la stessa imponenza delle manifestazioni
per Moro rendeva visibile in primo luogo Pimpotenza
dello Stato; in secondo luogo I’esistenza, ma anche la i-
nafFerrabilita^ una sorta di onnipotente pnnipresenza
delle BR. La violenza dunque ”paga”, rende visibili.
- I’aspetto a mio giudizio piu grave di tutta la vi-
C^nda., Per il, momento non yi sono stati crolli psico-
Jo^ip di massa. La violenza trova nella convivenza civi-
te.,i propri anticorpi. Il rapimento di Aldo Moro, come
tutte le grand! arisi, ha un duplice efFetto' Produce'una
lacerazione e una sofFerenza quasi iriesprimibili. Nel-
Fo .stesso tempo ha una Fimzione rivelativa. Obbliga a
guardare dentro, sino in Fondo. Mette a nudo fibre in-
time. Un popolo si trova Fra le mani la routine della
su^/vita quotidiana spezzata, cerca di rimetterne insie-
me i Frantumi, e costretto a guardarsi in Faccia.
£ la grande occasione, per gli italiani e la loro clas-
% se* dirigente, di stipulare un nuovo patto sociale. Non
c’^ in Europa e Forse nel mondo, oggi, una societa cosi
viva^ alia, base, cosi mobile e ansiosa di partecipazibne
156‘

"f--J"!----

LA VIOLENZA PAGA SE HA UN ’’TEATRO"’

Viviamo in un’epoca paradossale che oscilla fra un ec-


cesso di informazioni e il drammatico silenzio della so-
litudine. Il culto dell’informazione, accurata e tenfipe--
stiva, si accompagna contraddittoriamente con i mec-
canismi sottili della censura indiretta, della manipo-
lazione di massa e della discriminazione sociale. £ pos-
sibile sollevare I’inquietante interrogative: Vinformazio-
ne informa o deforma, rivela oppure fagocita? Nello stesso'
momento in cui si park di mezzi ,di comunicazione di
massa si deve riflettere su fenomeni 'di emarginazione
sociale, di esclusione e di genoddio culturale.

Gli specialisti di comunicazione di massa tendono


in genefale a rassicurare, negano che la situazione sia
allafniante e che I’obiettivita delle notizie insieme con
la capacita di riflessione critica intorno ad esse, die e il
fondamento reale di ogni regime che si voglia demo-
cratico non solo di facciata, siano oggi in serio p^rico-
lo. £ vero che Marshall MacLuhan ha affermato che il
’’messaggio' e il massaggio” vale a dire che, indipei)-
dentemente dai contenuti, siamo condizionati dai mez­
zi tecnici attraverso i quali i messaggi ci raggiungonp.
Nessun dubbio, per esempio, che il piccolo schermo
televisivo sia uno specchio assai meno innocente df
quanto appaia.

159
La. tividiozia -nor; ,e-|Drdbabilmente un^t taalattia idirtiav significazione del kjessaggi; x^tcorre far emergere. il
^naria. La pUBblicfta dei cOmmfercianti in apparecchi ondo sominerso degli interessi economici e polkici
televisivi, assicura che la TV ci porta il mondx)' in ca- ttostanti.
sa. D’altro canto, nonostante il mondo in casa, e vero
quanto gia negli anni ’50 affermava, a conclusione di
ricerche ponderose, David Riesman: siamo una ’’folia brse lo schema del pluralismo politico-partitico come
' solitaria”. Bombardati dalle notizie, ma in fondo isola- trumento di controllo e inadeguato, se si tiene conto
ti, ’’tagliati fuori”. ella, rapidita delle decision!, ddle stesse caratteristiche
E tuttavia, interrogate da in^ervistatori attend e lecniche dei mass media, delle infinite, e certamente
•magari petulanti, molte massaie, ma anche studentes-
imprevedibili, o non prevedibili nella loro specificita,
- .se^ammettono c,andidamente di seguire i programmi ppssibilita di evasione, rispetto ai controlli formal!,
>della felevisione per avere qualche cosa da dire in com^
che esse aprono. L’evento puo essere presentato con
pagnia, quando si trovano con le- amiche. I fagazzi una. suggestivita all’apparenza inattaccabile, anzi, pre-
hanno addirittura preso a prestito dalla pubblicid te- gevole; nella realta, tale da bloccare qualsiasi bilan-
levisiva certi modi del loro linguaggio, presto divenuto cio critico, da oscurare, ’’scotomizzare” i dati di fat-
gergo piu o meno esoterico. Le canzonette pubblicita- to cniciali.
rfe dei detersivi hanno conquistato il cuore, ma anche
Il lavoro dei mass media si incontra qui special-
la mente, di molte casalinghe. Chi non segue la televi- hnente in Italia, con la vecchia retorica nazionale che
sipne, chi perde il passo rispetto alle sue quotidiane e- non e mai del tutto morta e che non perde occasidne
' ruzioni di banalita rischia semplicemente di trovarsi a per risvegliare antiche nostalgie, -toccare corde ripo­
corto di argomenti di conversazione. ste di un mondo statico, aclassista, pre-moderno. Il co-
L’anno 1978 restera per I’ltalia come un anno ter- ro dell’unanimismo celebrativo travolge tutti gli argiril
ribile e memorabile: morti ed eleziohi di papi, dimis- faticosamente messi in piedi dal discorso razionale; la
srioni ed elezione di un nuovo presidente della Repub- sindrome cerimoniale della ’’sOcieta celebrante” vince
blica, la Sindone a Torino, il rapimento e I’uccisiDne agevoimente e supera i tentativi di analisi sobria, I’in-
efferata di un leader politico. Ma esiste cio di cui non si tento di costruire, con modestia effettiva, una lucidita
‘ parla.3 Se la televisione, la radio, i giornali hanno il po- condivisa. I mass media, si tratti di Aldo Moro o di
tere di annullare la realta, tacendola, oppure quello, Papa Luciani o di Sandro Pertini, rischiano allora di
eorrelativo, di gonfiare certi dati di cronaca, sottoli-
agire veramente come un gran ferro.da stiro che tut­
- meandoli con la semplice tecnica dell’iterazione ossessi- to unifica e omogeneizza nel grigiore opaco di un’aih-
va e nel contempo mesmerizzante, non eserckano per mucchiata primordiale.
^io stesso un potere, enorme e irresponsabile, di vita e Contro questa visione piuttosto apocalittica, Paul
di rnorte sulla realtaChi agisce.^^ Chi subisce.^^ Occorre F. Lazarsfeld e alnri studios! di mass media e dei pro­
con urgenza gettare un’occhiata alle basi material! del- blem! dell’informazione hanno messo le mani avanti.
750
161

6. AlU radici della violtnza


.,Sec6ndo ^ostoro,' S errato pei|s^e .che vr sia," ^ u informazjbne ,arriya e the dovrebbero filtrarl^^ discu-
parte, il mexzo dl comuhicazione' di 'massa, sglitari erla, ctnali&arla ed. eventualmente depurarla d^gli e-
mikerioSo e onnipotente, e, dall’altra, ia ’’maSsa’’, d' emend manipolativi. Ma dove sono q\iesti piccoli
sarticolata, amorfa, ”uni-dimensionale”, come' dire gruppi, capaci di un lavoro di de-codificazione e di
be Herbert Marcuse, tendenzialmente passiva. In real de-mistificazione cosi difficile e necessariamente cok
ta, sostiene Lazarsfeld, fra il ’’mezzo” e la ’’massa” c’ contifiuativo.? (Si veda in proposito il capitolo su ’’Ga­
il. piccolo gruppo, con la complessa rete dei suoi ca' briel Tarde” nel mio libro La societd come ^problema e cq-
nali di comunicazione, con le sue strutture di sense e di; me pfogetto, di prossima pubblicazione presso Monda-
linguaggio, con quelle relazioni inter-personali fluide, dori).
imprevedibili, ma ricche e dense, che lb caratterizzano.' Q^uesti idealizzati ’’piccoli gruppi” sono stati in
43’e, in altre parole, la ’’conversazione”. realta disintegrati e per gran parte dissolti da un pro-
cessa di urbanizzazione tanto travolgente quanto irri-
spettoso delle antiche tr^dizioni locali, teso solo alia
Oggi, potremmo aggiungere, vi sono le radio libere, le massimizzazione dei profitti per i gross! rentiers. L’im-
televisioni local!... Ma e’e ancora la conversazione.^ E si postazipne della ricerca sui mass media caldeggiata da
da veramente ancora il piccolo gruppo di vicinato, la Lazarsfeld ha avuto. come significativo risultato quello
comunita integrata all’interno dei grand! centri metro­ di far dimenticare i responsabili veri delle trasmissioni
politan!.? E dawero si pensa, seriamente, che le radio e della emissione dei messaggi per concentrare I’atten-
libere e le televisioni local!, cosi come il video-tape e gli zione sugli ’’effetti delle comunicazioni di massa”, at^
altri mezzi audio-visivi, su cui negli anni ’60 si era co- tribuendo la responsabilita finale dei messaggi stessi
Stfuita tutta una mitologia, possano funzionare come non tanto agli originator! quanto agli utenti. £ un mo-
un valido filtro critico, qualitativo, quasi come una do elegante per punire due volte le vittime dimentican-
sorta di contro potere locale, o contro-informcizione do i carnefici.
rispetto alie emittenti central!, ai grand! giornali che In una ’’civilta dell’immagine”, come spesso si. defini-
hanno ormai anche le pagine locali, i servizi, centraliz- sce la societa industriale odierna, la realta e invero cxea-
"zati, ma dalla provincia.? ta da Goloro che controllano il flusso delle immagini e-
Lazarsfeld e quegli studios! che chiameremo i ”ras- dei messaggi. La censura piu grave, nelle condizioni o-
s^icurafori” puntano tuttavia sul ’’piccolo gruppo” dierjie, non e piu quella ottocentesca, non consiste in
considerato come il momento focale e decisivo per la un’omissione ne rimanda agli spazi bianchi con cui u-
strutturazione e I’orientamenta deH’opinione pubbli- scivano certi. giornali sottoposti ai tagli del censore. Og­
ca. If tema della ricerca sui mass media si sposta cosi gi la censura e piu semplice e piu brutale nello stesso
dai gruppi economico-finanziari e politic! che cohtrol- tempo. Basta il silenzio. Gib di cui non si parla non esi-
lano i media, influiscono sulla formazione e la comu- ste. La radio, lo schermo televisivo, la prima pagina
nicazione dell’informazione, ai gruppi di base ai quali del giomale godono oggi di. un potere creativo che, in

162 16J
.epQche stoirithe. aritefeiori^ „aUbr(^e Ib -Aoti^ie-passava' pongonb preSuijQrbilmehte di partecipare ad^alcuna
‘bo .di bocca in bocGa e ricQilbgraba ,4idattica era.-mo- campagna elettorale. Generahnente, gli errori analitici
rijOpolizzata balle volte delle grandi cattedrali, non Jra piu.gravi sf commettono allorquando I’analista prbiet-
** neppure imraaginabile. ta i propri legittimi valori sull’analizzato. £ compren-
I gruppi terForistici su scala mondiale hanno cdm- sibile che un ministro in cturica si preoccupi del con­
preso perfettamente cio che stentano a capir^ i capi po- senso. Ma bisognerebbe capire, e Far capire, che alle Br
iitici e i ministri dell’interno. La violenza paga perchf del consenso democratico non importa nulla. Ad esse
la violenza rende visibili. Essa rende visibili perche non impor.ta di essere visibili, di compiere gesti ’’esempla-
e’'e atto di violenza che non goda immediatamente- di ri” in modo da ottenere due efFetti: a) il primo, riegafi-
. quel palcoscenico straordinario che sono i mass me- vo, di difFondCre insicurezza e sfiducia nelle istituzioni,
/ dia. I gruppi terroristici hanno cosi risolto il ’’proble- gia minate per conto loro dalla vecchia gestione clien-
" ma dell’accesso”. In questo senso e sulla base di que- telare; b) il secondo, positivo, di rinFrescare la propria
sta analisi, scientificamente verificata da moke riceyche immagine, renderla dura e Fotogenica per i giovani ab-
‘ sperimentali, avevo a suo tempo afFermato, a proposi- bandonati a se. stessi, awiare un’eFficace prassi di reclu-
to del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro,^ che il tarhento, obbligare Topinione pubblica, anche qbella
Papa Paolo VI aveva sbagliato, rivolgendosi diretta- qualificata (certi scrittori, politici, ecc. dalla trattatiya
mente e pubblicamente alle Brigate rosse, e che il se- Facile), ad accettare il terrorismo come una specie di i-
gretario generale deU’ONU aveva commesso una gaffe stituzione semi-legale, un male neeessario, quasi una
imperdonabife, regalando ad esse lo status di una sorta sorta di rappresentanza poco ortodossa cosi come I’l-
di ’’Organizzazione per la liberazione della Palestina”. talia di questo dopoguerra ha finito per accettare la
Non.e in gioco la generosita umana; e in gioco la com- mafia. In queste condizioni I’isolamento dei terroristi
. prensione dei modi operativi e degli efFetti del mass potie un problema arduo, la cui soluzione non puo
media. Di colpo, nel giro di pochi giorni se non di po- prospettarsi che a lunga scadenza.
che ore, le Br sono divenute un interlocutore di pfima
grandezza^ addirittura sul. piano internazionale.
{Corriere della Sera, 9 novembre 1978)
5 Ci si puo consolare in proposito in vari modi. Il
ministro dell’Interno italiano, an. Rognoni, ha soste-
nuto recentemente che, con il delitto Moro, le Br han-
' no commesso un errore perche si sono isolate rispetto
albopinione pubblica media italiana, hanno perdutb'il
Gonsenso. Ma a parte il Fatto che ci hannp guadagnato
in credibilita, bisogna osservare che le Br non sono ifi-
.teressate al consenso, bensi alia visibilita. Il consen-
so dertiocratico le lascia indiFFerenti. InFatti non si pfo-
1&4
V
■4

‘IS " ■ ,
■>, • ,* # *■
sf^TISTiCjHErGIUDIZlARIE PENALI
’(Fdnd:Ka^AT>^

1".. criminalitA

1. 1. — Delitti denunciati per i.quali Tautbrita giudi-


ziaria ha inMato I’apone penale — Nella Tav. 1 vengo-
no riportati i delitti per i quali Tautorita giudiziaria ha
inizlato Tazione penale, con riferimento al mese di feb-
braio 1977 e a due period! di 12 mesi ciascuno: il pri-
mo intercofrente fra marzo 1975 e febbraio 1976 e il
secondo fra marzo 1976 e febbraio 1977 (1). Nella ta-
vola stessa i delitti sono raggruppati secondo la classifi-
cazione prevista nel C.P..
I delitti denunciati fra il primo e i] secondo period©
sono passati da 1.806.805 a 1.913.832 con un aumento
4cl 0%. Il relativo quoziente di criminalita, ossia' il rap-
porto su 100.000 abitanti del nuniero dei delitti de­
nunciati, e risultato, nelfultimo period©, pari a S.398
con un auiiiento del 5% rispetto al period© precedent^.
I ^elitti di autore ignoto rappresentano heirultimo pd-
riodo’ il 79% dei delitti: denunciati rispetto all’80% del
period© precedente: percentuali particolarmente ele­
vate si riscontrano per i delitti contro la fede pubblb
ca, contro I’incolumita pubblica e contro il patrimo-
, ‘.Il confronto su dati cpmprendenti 12 mesi risulta piu ^igiiificarivo
di quello che potrebbe pttenersi per periodi piu brevi in quanto in un^pe-
rio,do dj 12 mesi vefigono a compengarsi le variazioni t^lora accidentdli
determinate da maggiore o minor lavoro delle cancellerie giudiziarie, ri-
tardi' nella comunicazibne dei dati, ecc,

169^
IIK

t;

nio.. Le persone denunciate IbjiO' pass'ate d^; S90..285 I


nel pfimo periodo a 44l.03j6 nel secondo..
Nella Tay. 2 sono ripprtati i dati relativi ad alcuni

TAV. 2 -A L C U N I DELITTI PIU* SIG N IFIC A TIV I PER I QUALI L AUTORITA' GIUDIZIARIA HA INIZIATO L'AZIONE PENALE
dei piii significativi delitti. Nel periodo marzo 1976 -
, febbraio 1977, si notano i seguenti aumenti rispetto al t
i
periodo precedente: lesioni personali colpose e furto
/ "+4%; lesioni personali volontarie +1196; violenza priva­
te, minaccia, ecc. +1596; sequestro di persona a sco­
pe di rapina o di estorsione +1696; insolvenza fraudo-
* lenta, ecc. +17%; danpi a cose, animali, terreni, ecc. 1
- -t24%; rapina e violenza, oltraggio a P.U. +23%; falsita
,, ^in atti e persone +26%; estorsione e falsita in moriete
+36%; omicidio volontario consumato +55%.

I sequestri di persona a scope di rapina o di estor-


^ sione, che in numero assohito sono passati da 244 a
283, si riferiscono a tutti i delitti previsti dall’art. 630


' del codice penale e percio comprendono anche i se-
jquestri di brevissima durata.
Secondo le comunicazioni pervenute al Ministero
' deirinternO, i soli sequestri di persona di rilevante gra-
vita — cioe quelli organizzati e posti in essere con parti-
colari modalita e caratterizzati dalla richiesta di ingenti
sqmme per il rilascio delle vittime — sono stati 58 nel
periodo marzo 1975 — febbraio 1976 e 52 nel periodo
- marzo 1976 — febbraio 1977. Per questi ultimi seque­
stri sono state denunciate 131 persone di cui 123 in sta-
’ to di arresto.
Anche i dati delle rapine, passati da 8.807 a 10.859
comprendono sia i casi di minore gravita, in relazione
alle modalita di esecuzione e al modesto valore delle
«somme sottratte, sia i casi piii gravi, caratterizzati dal-
I’uso delle armi e dall’elevata entita del bottino (rapine
: in banche, ufbci postali, gioiellerie, ecc.). Le rapine di
172
a MAR 75 - -FEB 76 ' ' MAR 76 - FEB, 77-

di dui ‘"n. Hi c u-i <, ,


' REGIONI N.
contro la contro il contro la dontto i !•¥
/ delicti delitti
persona patrimonio person a patrimc^nitf

Piemonte. . . ....................................................................... 158.067 7.385 134.785 178.533 9.096


1 2,118 4,^118 852
Vailed*Aosta ..................................................................... 3.660 741
311.lib 24’0,38|' • A
Lombardia............................................................................... 21.500 243.788 321.629 23.579
Trentino*A1to Adige ..................................................... 24,911 3.377 18. 309,. 27.427 3.460 20,40?
Veneto.......................................................................................... 111.602 14.023 82.482 118.799 16.454 85.^81‘
Friuli'Venesia Giulia........................... . 26.934 4.817 18.981 26.675 4.599 18.•55 V
Liguria ..................................................................................... 71.947 5.382 56.340 73.859 4.956 58.420"
Emilia-Romagna..................................................................... 102.666 8.571 81.134 108.513 8.982 8'4.'38<:
Toscana ..................................................................................... 89.083 6.888 68.150 99.193 8. 166 73.189
Umbria.......................................................................................... 10.645 2.769 5.818 18.454 3.807 11.'975 .
Marche..................................... .................................................... 14.744 2.893 8.435 21.432 3.893 13.^26 ,
Lasio...................................................................................... . 272.776 10.196 237.000 .285.723 10.070 250.801
Abrussi.......................................................................... . 19.800 3.720 13.680 19.743 3. 352 13.788 ■
Molise.......................................................................................... 3,590 649 2.335 4.187 747 2.7 14
damp an i a.................................................................................... 200,10,3 10.581 159.569 2a4.635 12.419 159 ..59 7
Puglia.......................................................................................... 155.330 16.683 120.575 159.541 17.202 121.672
Basilicmta............................................................................... 7.729 1.513 4.962 8.765 1.507 6'.09f *
Calabria.................................................................................... 35.258 4.138 23.009 34.153 4.301 22/372’
Sicilia.................................................................................... 160.509 7,927 127.335 170.8t7 7.250 139,101
Sardegna.................................................................................... 26.230 2 .<20 4 20.<59 27.447 1.996 21.706
^ I T X L I A................................ ..... 195.957 1.429.264 . 1,913.703 146.688, ' 1.495,992
P i
(a) I dati^ si riferiscono ills regione ore il 'deli jtto' e* stai^o, cottaiieasq; sand esclusi i delitti commeasi all* eatero.
2. 1V4QVlM#frC^,DEt=:I^ROGEDlMENTI"
+ •+•-+
O ^ • Ov Cl
-♦'I *1
1
XX- Movittiento dei procedimeriti negli ufiici giu- c- CM O c- m Os^
CO m ^ Cl m m m
diziari — Nella Tav. 4 ve'ngono riportati, relativamente so CO CO ^ m fo CO CM

ai'periodi agosto 1975 - luglio 1976 e agpsto 1976 -


luglio 1977 i dati relativi ai procedimenti in caricb e a
qUdli esauriti negli uffici giudiziari. Dalla stessa tavola
ri^ultano anche, per ciascuno dei periodi considefati, |H.. ^^ O
-TO ^
ce o* 00 C4 o
}e percentuali dei procedimenti esauriti nel periodo e r-
so NC
o 'O o Cl
CM
m c- ro
Os CO 00 r-
^m fo so Os
o
so r*>
ro*
in h- co^ ^ Os
ro ^ mCO ro CM
ro ro —«
-del procedimenti pendenti a fine periodo. Cl ^^
o O' CO Cl «/> r- CM Cl c- Cl to
c- CO CO 00 r- \o o
so < to 00 Cl lO o» s^CO to
CMO m Cl
■2. 2. — Durata dei procedimenti — Alio scopo di. form­ CO
in eo
roosO mo
CM Cl >-<
's re una misura della durata dei procedimenti presso i fo m m CO

toi uffici giudiziari, nella Tav. 5 sono riportati -i dati ^ o »-i ro CO

c« 2 ^ ^ m^o«' mMincio^
ro so OS O' so*
CM JN CO CM CM
^relativi alia durata media in giorni per gli anni, dal
•B r
. 49i7'4 al 1976 (1).
Ai fini di una corretta interpretazione dei dati, e. da
tener presente che la durata media puo essere stata, in
^ CO in m
parte, influenzata, dalle difficolta funzionali di taluni
uffici giudiziari.
O'-mc-
CO 00 -t •—' -.O m Os
sc cj fo ^ o m r*.
|s. t.o V- c. Cl o eo CO CO
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00 CM
m
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CM CD Cl «-*
CO o VO »f 0>

CO
m 00 m CM
»-< t-4

8-
durata media dei procedimenti viene calcolata secondo la seguiente O O
fofrpula:
Pi+Pf... («19 ’Q *
V)
< M u
D =------- X 365
S+E «o
< o
•D
■Q►-■OtJ
«
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JO.
3 < • ,toi-i ts tfii-ij 5 M>
Dove Pi rappresenta i procedimenti pendenti all’inizio dell’anno, Pf 419 U 0e'9 Oe
u Q c
^ 9 •«« •*« «
N Ci M

•-T93 «U=?Q OU«i-f CO2O o !-ase o4 eCQ-4(E


X >< > KZ '
Hoeaj-
i procedimenti alia fijie dell’anno, S i procedimenti soprawenuti nell’an- •ttM *1 ^ U 4.1u
UQlM.HHI^UJ'Mb bJ «8
H «0 .^CM Qgco
•'.no ed E i procedimenti esauriti nell’anno. uiMb4iee;.i«ooo
Oi3H(/3U C.HUOU
>0.HU

176-
pETENtJTJ ^E. INTEFiNAtlSy^EGLl I&^nTyjL*
pi PREVENZIONE E pi TENA

. ' 3;. 1. - Detenuti present! negli Istituti ,di preyenzione e


^ di'^pena — Nella Tav. 6 e riportato il numero dei, dete-
, , riuti.present! negli Istituti di prevenzione e di pena se-
rondo la posizione giuridica.
^ Alla fine del mese di maggio 1977 le persone pre-

E DI PENA (
^ "erano 3,3.368 con una diminuzionej rispetto al-
% fine cjfl corrispondente mese dell’anno preceden-
" Je; del 2%)

IST IT U T I DI PREVENZKWE
i. y- .V partkplare, tra il maggio 1977 e lo stesso mese
:.del 1976, sono verificate ‘ diminuzioni del 4% per i
► d'etenuti a disposizione deH’Autorita giudiziafia, .della
^ dei G.C., e del 12% per i sottoposti a misure di
' ^^^.sicurezza, ed un aumento dell’1% per i detenuti cofi-

f ilie a e a e
i dannati.
.f)alla stessa Tav. 6 si puo, inoltre, rilevare die gli
. , imputati a disposizione della Autorita giudiziaria,- del-

E INTERNATI PRESENTI ItEGLI


a
la P.S., dei C.C., ecc. rappres^ntavano alia fine^ del

S itu a x io n e
^maggio 1977, il 58% dol totale dei presenti, i-condan-
. ' 1! 38% e i sottoposti a misure di sicurezza il 4%.

- DETENUTI
TAV. 6

-V

17»'
^A

A *■’
Ig'stQga^dr xbhseiftf^fu'^t .ic0i^(jci^keraporai:
sp5 pre^enti “ne^li di prevenzio'n^ e di^ptena, nelL, % •
“j^av; 7. sorio^nportati pi&r alcuni-'aniai L 4^tt relativi al "Vi 0. t.. in tn ^

^’^,eterind alla^fine di ciascun anno dfstinti per j^sizione HUN


wO es5 CCbi
gidridica.
bail’esannife dei dati si nota come il totale det pre-
«O'0o\cO'ONeocn.#i-i
j s^nti che negli anni 1960 e 1965 si aggirava mtorno alle

E INTEFWATI PRESENTI NEGLI IS T IT U T I DI PREVENZIONE E DI PENA


^35.‘0OO;unita,. sia.disceso nel 1970 a 21.000 circa lanno
in. cui €u emanato prowedimento di amnistia), aiimen-
/tando ppi negli anni successivi.
^ Dalla\tessa tavola si rileva tra I’altro che mfentre

PER POSIZIONE GIURIDICA ALLA FINE D I ALCUNi ANNI (■ )


nlel 1960 e nel 1965 il num^ro dei condannati risultava
;pari. ad oltreul.5096 dei prCsenti, nel 1^9 7 6 tale percen-
ooo.0.#in^cn
tdale^^si e xidotta al 37%. CO ao ^ CO ^ t.. .#
r-uics'^.^c-vou^
O' ^ ^ ^

cc< uu
u^ r

>H Z
CCgo:CO ^ O -€S ^ 00 CO
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C4 00 ON o\0
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O CO rH
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so
^ in t? Os ic di
>0 «-i eo

- DETENUTI
m so fh ^

TAV. 7

.^4

omo^csco^to so
im OsOi^^^^<^OsCN
-7 rieteilutr eanferhafi/ehtraii fe'Usdt'r liegK.Is:
kuxi :di' preyendone e di pena. ^ N^Ua TavV-8 sonp
portati i d'ati sugli entrati e gli usciti dagli Istituti
prevenzione e di pena secondo i motivi.
Nel mese di maggio 1^77 le persone entrate dal­
le state di liberta sene state 7.976, quelle uscite in li
berta 7.699.

MOTIVI
Nel periede gennaie-maggio 1977 gli entrati dal­

> E .DI PENA SECQNDO


le statp di liberta sene stati 40.144, di cui rsi% entrati
a disposizione deH’Auterita giudiziaria, della P.^S., dei^
C.C,, ecc. e il 19% per espiaziene della pena; gli usciti
in liberta sene stati 35.770 di cui il 45%.usciti injiberti
prowiseria, il 25% per compiuta espiaziene della pena,
ril% per spspensiene cendizienale della pena, il 2%

U ^IT I^N E G J.1 ISTITU TI DI PREVENZIONE


per decerrenza del termine di custodia preventiva ed il
1’7% per altri motivi.

ENTRATI E
je, delittir-di|uiiidatf ^ Come gia

(O"
cennata;^i| jpair^^afo 4rm :rtii§ura-ddla frequ(
4ei dditd essfere d^sUnfa dai cosiddet'ti/’'’quozie

E INTERNATI
4i“ criminalita”, ossia dai rappofti su 100.000 abita
del numero del delitti denunciati.
Nel grafico 1, sono ripqftati detti quozienti kssie

INIZIATO L ’ AZIONE PBIALE E DETENUTI


ajl numero dei detenuti present! negli ktituti di.preve
zione e di pena, sempre su 100.000 abitanti, negli a

e b ita n ti
dal 1956 al 1976.

1 0 0 .0 0 0
\Dal confronto del dad emerge, tra I’altro, ch
m^ritre nella media del triennio 1956-58 il quozierite
V
^iminalita era di circa 1.525 delitti ^ il numero dei

-1 )a ti p er
:3
5/5

tenud er^ di 70, sempre su 100.000 abitanti, mel tri s


mia 1974-76 il quoziente dei delitti denunciati ^ale
a.
3.569 mentre quello dei detenuti discende a 52.

PRESENTI NEGLI IST IT U T I DI PREVENZIONE E DI PENA


a
a

HA
a

L ’ AUTORITA* GIUDIZIARIA
•a-
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QUALI
N
oCl,
<n

I
•G
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DENUNCIATI PER ■a
aG
u
Qu
1 - DELITTI

184
GRAF.
3.4. -*peteniiB"mileum- misura:ael fe

1
m^no della, crifnirialita e tt@tevorhienl;e influenzata CO -43 CM vO
vari Paesi oltre che dailfe norme di ‘dkitto penale e pr O'

cessuale, anche dal momento nel quale il Cenbmen


stesso viene rilevato (ad es. al momento della denunc
allAutorita di P.S., o qilando viene iniziata I’azio

1974
ocdoouoeoor^so
. penale, ecc.), dalla diversa incidenza dei delitti* lievi
di quelli gravi, nonche da altre molteprici dfcostanze
‘ Pertanto i confronti internazionali, basati sulla fre-

1973
quen^a totale dei delitti per 100,000 abitanti, non po

INNV
sono ritenersi del tutto valid!. <
fi invece possibile stimare approssimativamente i
quale misura le varie collettivita nazionali si difendon

.
dalla criminaiita attraverso la segregazione degli ind’

1972
OO^.OnO h- O <J\
vovnu3so««(#'m\oo\

vidui considerati asocial!. La detta misura pu6 esse


appunto fornifa dal quoziente per lOO.OOO abitanti d BS
detenuti present! a fine anno nei vari Paesi. 5
S P
Tali quozienti per il periodo 1971-1975 sono ripor ^ MS
OC
MvOLV£ivo.#'or>0'

a. M
tati ndla Tav. 9 dalla quale sirileva che nel 1975 il quo o
s g.

1
ziente dellTtalia (52 detenuti p.er 100.000 abitantij, pu

'E tr.a ac ia . . ............................................... ..... ...............................................................


superando quello del Lussemburgo (42), risultava no
tevolmente piu basso di quello degli Stati Unit! (96)
della Gran Bretagna (70), della Germania Federal

,
(6i), della Danimarca (5*8), del Belgio e della Franci

...........................................................................
(56).

D a n im a rc a ...........................................................................

r e ta g n a ................................................................
sH a

B e lg io ...........................................................................
t mfine da tener presente che, come gia accennat

G e rm a n ia R ep . F e d ........................................... ,
........................................................... ^
OB
,^al paragrafo 3.1, nella popolazione carceraria italiana a. •

................................
PAESI
a-dpsrenza di do che accade in altri Paesi, e moltb el
vata la proporzione dei detenuti in attesa di giudizio.

.O'

L u sse m b u ra o . . .
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S ta ti U n iti
G ran B
Ita lia
186 ■
1
\ INDI.CE

\
\
I PROLOGO ................................................ 9
II LOSCANDALO DELLA VIOLENZA .... 21
III LA VIOLENZA COME RIFIUTO DELLA
MEDIAZIONECULTURALE.......................... 25 '
1. Atto violento e atto criminale...............................25
2. La violenza come eSperienza estetica ..... 27
*, / J. Violenzd e ctUtura.................. 31
4. L'esaltazione della violenza e reazionaria . . . 35
5. La violenzd dal basso .......................................... 36
6. Violenza e potere ............................................. 39
IV TIPI ESIGNIFICATO DELLA VIOLENZA , 45
V IVIZISONOyiRTtllMPAZZITE................... 49
VI LA VIOLENZA COME STATO ENDEMICO . 53
.4,
VII LA VIOLENZA COME PROGETTO
POLITICO................................................... 57.
VHI LA CULTURA DELLA VIOLENZA................... 65
IX LA GIUSTIFICAZIONEIDEOLOGICA
DELLA VIOLENZA..........................................69
X REPRESSIONE E POTERE.......................... 73
XI LA REPRESSIONE COME MANIPOLAZIONE 77
>
XII LATRAPPOLADELLTRRAZIONALISMO
NELLA SOCIETA ACEFALA ...........................83
XIII LA SPIEGAZIONE DELLA VIOLENZA ... 91
1a rKTEtEETtUALll^ELLp APPENDICr''. .................... .... 167
VsK?diQQlS]S|Q \ \ 95 Statistiche giudiziarie penpli tfonti 1STAT)
\XV VIOLENZA: QUALE? PERCHfe? ..... 101 1. Criminalita ............................................ 169
:XVI SAN BASILIC E DINTORNI .........................105 2. Movimento dei procedimenti................ 176
- 3. Detenuti e internati negli istituti di
XVII UN CASO EMBLEMATICO: UA VIOLENZA prevenzione e di pena ............
AROMA.......................................................... I'll
1. La violenza come rottura sistematica ■............... . 111
2. Violenza "lenta'' e violenza esplicita come
contro-violenza.............................................. 11^
3. ^oma come luogo di trasformazioni tipiche della
societditalianaintrasformazione ....................... H3
4. Criminalitd e violenza come indici delVevoluzione
diRpma. ............................................................ H®
5. La dialetticafra''ndrmale'" e’^diverso" . . . ..116
6. Limiii analitici e nuove direzioni di ricerca . . . 119
7. Le nuovefasce diemar^nazione....................... .120
8. Uncaso "visibile"di violenza romana:
la violenza contro le donne................................... 123
Statistiche sidla violenza a Roma................ ,. . . 133
Tab. 1 Delittidenunciati peri qualirautorita
giudiziaria ha iniziato I’azione penale 133
Tab. 2 Delitti denunciati in rapporto ai nuclei.
f^miliari............................................... 133
Tab. 3 Deiitti denunciati per i quali I’autorita.
giudiziaria ha iniziato I’azione penale,
5 (Provincia di Roma) . . . . , • . • 134
Tab. 4 Delitti denunciati per i quali I’autorita
giudiziaria ha iniziato I’azione penale,
(Resto del Lazio) 136
Xyill ALLE RADICI DEL’’BOOM” CRIMINALE 139
XIX PARTENOGENESI OVVERO IL MONOLOGO
CULTURALISTICO.................................... -145
XX COMEISOLAREITERRORISTI ..................151
XXI LA VIOLENZA PAGA SE HA UN ’’TEATRO” 159