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1 Capitolo 7.

Recettori antigenici e molecole accessorie dei lin-


fociti T
I linfociti T hanno una doppia specificità: per i residui di MHC e per l’antigene. Il recettore che
riconosce questi complessi MHC-antigene prende il nome di TCR (T-Cell Receptor) ed è distribuito
in maniera clonale, cioè cloni di cellule T con diverse specificità avranno diversi TCR. Le cascate
biochimiche di segnalazione iniziate dal TCR non sono da esso trasdotte: questo compito viene svolto
dalle proteine invarianti CD3 e ζ, che insieme al recettore formano il cosiddetto complesso TCR. La
segnalazione è dunque legata a elementi estremamente variabili (il TCR) e a elementi costanti.
Le cellule T esprimono altri recettori di membrana che non riconoscono l’antigene ma che con-
tribuiscono alla risposta: in generale si parla di molecole accessorie. Il ruolo fisiologico è per alcune
di facilitare la segnalazione del complesso TCR, per altre di fornire secondi segnali che attivano
completamente le cellule. Altre molecole accessorie ancora servono a stabilizzare il legame con le
APC, in modo da garantire il tempo necessario alla trasduzione del segnale.

1.1 αβ-TCR per antigeni MHC-associati


Il recettore antigenico sia dei linfociti CD4+ che dei CD8+ è un eterodimero costituito da una catena
α e una β tra loro unite da un ponte disolfuro. Entrambe le catene sono costituite da un dominio
simil-Ig N terminale variabile, uno simil Ig costante, un dominio transmembrana e una piccola
regione citoplasmatica; la porzione extracellulare è dunque simile alla porzione legante l’antigene di un
anticorpo, con una regione variabile e una costante sulla catena leggera e una variabile e una costante
sulla catena pesante.
Le regioni variabili V delle catene del TCR contengono piccole frazioni sulle quali la grande variabilità
è concentrata: si parla di CDR, o Complementarity Determing Regions. Tre CDR sulla catena α sono
giustapposte a tre regioni simili sulla catena β a formare la parte del recettore che riconosce i complessi
peptide-MHC. La regione variabile della catena β contiene poi una quarta regione ipervariabile che è
il sito di legame per i cosiddetti superantigeni. Ogni catena del TCR è codificata da più segmenti genici
che subiscono riarrangiamento somatico durante la maturazione dei linfociti. In entrambe le catene
la terza regione ipervariabile è composta da sequenze codificate dai segmenti genici V e J (catena α) o
dai segmenti V, D, J (catena β).
Le regioni costanti C di entrambe le catene formano cerniere che contengono i residui di cisteina per
i ponti disolfuro.
I TCR e gli anticorpi sono strutturalmente simili, ma vi sono delle profonde differenze. I TCR non
esistono in froma secreta e non hanno funzioni effettrici da soli, inoltre non subiscono variazioni
nella regione C e non hanno maturazione della loro affinità.

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1.1.1 Ruolo del TCR nel riconoscimento dell’antigene
Il riconoscimento è mediato dalle regioni determinanti la complementarietà, o CDR, formate da en-
trambe le catene del TCR. Queste catene formano un singolo recettore eterodimerico responsabile sia
della specificità per il peptide che per l’MHC.
Il sito di legame per l’antigene è formato dalle sei CDR sulle due catene che formano un’interfaccia
molto simile a quella degli anticorpi. Il contatto tra il TCR e il complesso peptide-MHC è limitato a uno
o due aminoacidi: le cellule T riconoscono dunque i loro substrati sulla base di differenze minime.
L’affinità del TCR per i complessi è bassa, molto più di quella della maggior parte degli anticorpi.
Questa bassa affinità è probabilmente la ragione per cui sono necessarie le molecole di adesione per
avere una risposta biologica. Il TCR e le sue molecole accessorie sul linfocita T si muovono in maniera
coordinata ai loro ligandi sulle membrane delle APC per creare una struttura sopramolecolare detta
sinapsi immunologica.

1.2 Proteine CD3 e ζ del complesso TCR


Le proteine CD3 e ζ trasducono il segnale che porta all’attivazione del linfocita dietro stimolo del TCR.
La molecola CD3 è in realtà un insieme di tre proteine designate γ, δ e ε. Le tre proteine CD3 e la ζ
sono sempre uguali in tutte le cellule T: non hanno infatti ruolo nel riconoscimento ma solo nella
trasduzione del segnale.

1.2.1 Struttura
Le tre proteine CD3 sono omologhe tra loro, e le regioni extracellulari di tutte contengono un singo-
lo dominio simil-Ig: queste tre proteine sono dunque membri della superfamiglia delle Ig. I domini
citoplasmatici variano da 44 a 81 aminoacidi di lunghezza e ciascuno contiene una copia di una se-
quenza conservata detta ITAM (Immunoreceptor Tyrosine-based Activation Motif) che gioca un ruolo
fondamentale nella segnalazione da parte del complesso.
La catena ζ ha una piccola regione extracellulare, una transmembrana e una lunga regione cito-
plasmatica contentente tre ITAM.
L’espressione del complesso TCR richiede la sintesi di tutti i suoi componenti. Nei linfociti T maturi
infatti l’intero complesso viene prodotto nel RE e trasportato sulla membrana.

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1.2.2 Funzione
Il primo evento intracellulare a seguito del riconoscimento antigenico è la fosforilazione dei residui di
tirosina contenuti nei domini ITAM di CD3 e ζ da parte di kinasi quali Lck o Fyn. Lck si associa alle
code citoplasmatiche di CD4 e CD8, Fyn a CD3. Le fosfotirosine così create diventano siti di attacco per
una tirosin kinasi, ZAP-70, che viene reclutata dalla catena ζ e porterà alla variazione dell’espressione
genica delle cellule T.

1.3 Recettori antigenici dei linfociti γδ


Il γδTCR è un secondo tipo di eterodimero espresso in un piccolo set di linfociti T αβ-negativi; questo
recettore è comunque associato alle proteine CD3 e ζ. La maggioranza delle cellule con questo recettore
non esprimono CD4 o CD8.
Le cellule che esprimono questo recettore sono linearmente distinte da quelle che esprimono il più
comune αβTCR: in totale meno del 5% dei linfociti esprime questa struttura. Queste cellule, insieme
alle cellule NK-T, i linfociti B di tipo B-1 e le cellule MZ B, potrebbero rappresentare un importante
collegamento tra l’immunità innata e quella adattativa. Le cellule con recettore γδ non riconoscono
gli antigeni peptidici MHC-associati e non sono MHC ristrette; alcune riconoscono piccole molecole
fosforilate o lipidi comuni nei batteri, altre riconoscono proteine che non richiedono processamento o
collaborazione delle APC. Il ruolo di queste cellule è comunque poco definito in quanto topi deficitari
non si mostrano particolarmente immunodeficienti o maggiormente suscettibili alle infezioni batteriche.

1.4 Recettori antigenici delle cellule NK-T


Una piccola popolazione di linfociti T esprime i markers tipici delle cellule NK: si tratta delle cellule
NK-T. Le catene alfa del TCR di queste cellule hanno una diversità limitata e sono caratterizzate da un
riarrangiamento caratteristico nell’uomo; queste cellule fanno ancora una volta da ponte tra l’immunità
innata e quella adattativa.
Tutte i TCR delle cellule NK-T riconoscono lipidi legati alle molecole simil-MHCI CD1. Queste cellule
producono rapidamente citochine quali IL-4 e IFN-γ a seguito della stimolazione.

1.5 Corecettori e recettori costimolanti nelle cellule T


I corecettori sono una categoria di proteine di membrana che amplificano il segnale di TCR; queste
strutture legano le molecole di MHC. I costimolanti conducono anch’essi dei segnali che attivano le
cellule T, ma riconoscono molecole sulle APC che non sono parte del complesso MHC-peptide.

1.5.1 CD4 e CD8: Corecettori coinvolti nell’attivazione delle cellule T MHC- ristrette
Le cellule T αβ mature esprimono CD4 o CD8, ma mai entrambi. Queste strutture interagiscono con
entrambe le classi di MHC quando i TCR della cellula riconoscono i complessi MHC-peptide dell’APC.
La funzione principale è nella trasduzione del segnale al momento del riconoscimento, ma possono

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anche aumentare l’efficacia del legame tra cellula T ed APC. Nel pool dei linfociti maturi circa il 65%
esprime CD4 e il 35% CD8.

Struttura Entrambi i corecettori sono glicoproteine transmembrana facenti parte della superfamiglia
Ig. CD4 viene espresso come monomero e presenta quattro domini simil-Ig extracellulari, una regione
transmembrana e una coda basica citoplasmatica. I due domini simil-Ig amino terminali del CD4
legano il dominio β2 non polimorfico dell’MHCII.
Le molecole CD8 esistono quasi sempre sotto forma di eterodimeri di due catene dette CD8α e
CD8β. Entrambe presentano un singolo dominio Ig extracellulare, una regione transmembrana e la
coda citoplasmatica basica. Il dominio Ig di CD8 lega il dominio α2 non polimorfico delle molecole di
MHCI.

Funzione La separazione delle risposte dei linfociti CD4+ e CD8+ è dovuta alla capacità di queste
molecole di legare solamente una classe di MHC e non l’altra.
• CD4 è in grado di legare MHCII e viene espresso sui linfociti i cui TCR riconoscono i complessi
peptidici di questo tipo. Quasi tutti i linfociti CD4+ sono cellule di supporto che producono
citochine.
• CD8 è in grado di legare le molecole MHCI. Quasi tutti i linfociti CD8+ sono linfociti citotossici il
cui ruolo è sradicare le infezioni intracellulari. Esistono linfociti CD4+ con funzioni citotossiche
ma sono comunque MHCII ristretti.
CD4 e CD8 partecipano ai primi eventi segnalatori dopo il riconoscimento del complesso MHC-peptide.
Queste funzioni sono mediate da una tirosin chinasi specifica dei linfociti T che prende il nome di
Lck: questo enzima è associato in modo non covalente alle code sia del CD4 che del CD8. Quando un
linfocita riconosce il complesso MHC l’interazione di CD4/8 con l’MHC porta il corecettore e la sua Lck
nelle vicinanze del CTR; Lck a questo punto fosforila i domini ITAM delle proteine CD3 e ζ e da il via
alla segnalazione.

1.5.2 Recettori costimolanti ed inibitori della famiglia CD28


CD28 è una proteina che trasduce il segnale in associazione ai segnali in arrivo dal complesso TCR per
attivare le cellule T naive. I linfociti T naive in generale necessitano di due segnali extracellulari
distinti per proliferare e differenziare; il primo deriva dal legame dell’antigene al recettore e garan-
tisce la specificità della risposta. Il secondo segnale viene fornito da molecole che vengono definite in
generale costimolatori.
I costimolatori meglio definiti per i linfociti T sono chiamati B7-1 (CD80) e B7-2 (CD86) e sono
espressi sulle cellule dendritiche, sui macrofagi e sui linfociti B; queste molecole hanno specifici re-
cettori sul linfocita. Il primo recettore per B7 scoperto fu la molecola CD28, espressa su quasi tutti i
CD4+ e su metà dei CD8+ . Il legarsi delle molecole B7 delle APC a CD28 fornisce al linfocita il segnale
per esprimere proteine anti apoptosi, per produrre fattori di crescita e citochine e per promuovere
proliferazione e differenziazione.

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Un secondo recettore per molecole B7 venne successivamente scoperto e chiamato CTLA-4; questa
struttura è omologa a CD28 e viene espressa sui linfociti recentemente attivati: la sua funzione è inibire
l’attivazione controbilanciando i segnali in arrivo dal complesso TCR e da CD28. Molte altre strutture
sono state scoperte in grado di legare le molecole B7 e sono equamente divise tra vie di attivazione e vie
di terminazione.

1.5.3 CD2 e la famiglia SLAM di recettori costimolanti


Un’importante famiglia di proteine che gioca un ruolo nell’attivazione delle cellule T ed NK è un gruppo
di proteine strutturalmente legate ad un recettore detto CD2. Questo recettore contiene due domini
Ig extracellulari, una regione di membrana e una lunga coda citoplasmatica. Nell’uomo il principale
ligando è la molecola LFA-3 (Leukocyte Function-associated Antigen 3) che è espressa in molte cellule
ematopoietiche e non. CD2 è esempio di molecola accessoria che funziona sia come una molecola di
adesione che come trasduttore del segnale.
Un sottogruppo distinto di protine CD2 è detto SLAM (Signaling Lymphocytic Activation Molecule).
Le SLAM sono proteine integrali di membrana con due domini Ig extracellulari e una coda citoplas-
matica che contiene un dominio detto ITSM (Immunoreceptor Tyrosin-based Switch Motif); il dominio
si lega ad un adattatore detto SAP (SLAM Associated Protein) che contiene un dominio SH2 in grado
di fare da ponte tra SLAM e Fyn, una chinasi. Un importante membro della famiglia SLAM è 2B4,
mutazioni in questa molecola possono seriamente danneggiare il sistema immunitario.

1.5.4 Altre molecole accessorie dei linfociti T


CD44 è una glicoproteina espressa in varie cellule, tra cui linfociti T maturi, timociti, cellule B, gran-
ulociti, macrofagi, eritrociti e fibroblasti. Questa molecola lega lo ialuronato e questa proprietà è
responsabile della detenzione dei linfociti T nei siti extravascolari di infezione.
Le cellule CD4+ attivate esprimono una proteina della famiglia del TNF detta CD40L, che lega CD40
dei linfociti B e di altre cellule e le attiva. CD40L è quindi un importante mediatore delle funzioni helper
di questi linfociti.
I linfociti attivati esprimono anche il FAS ligand; l’attivazione di FAS da parte di FASL porta
all’apoptosi ed è importante per eliminare le cellule T iperstimolate.