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Libro “ISTITUZIONI DI DIRITTO PUBBLICO”:

RIASSUNTI

Capitolo I: “CARATTERI FONDAMENTALI DEL FENOMENO GIURIDICO”

1.Il diritto e la società

Definizione di DIRITTO: COMPLESSO DI REGOLE DI CONDOTTA CHE DISCIPLINANO I RAPPORTI


TRA I MEBRI DI UNA COLLETTIVITÀ, IN UN DATO MOMENTO STORICO.

Ciò porta all’esistenza di un nesso strettissimo tra fenomeno giuridico e fenomeno sociale: come il
fenomeno giuridico nasce là dove esiste una qualche forma di aggregazione umana, così lo sviluppo della
società si svolge all’interno delle regole che disciplinano i rapporti tra i soggetti che lo compongono.

Anche nelle strutture sociali più semplici esiste tutta una serie di rapporti che scaturiscono da regole
riconosciute e accettate. esse nascono dal generale consenso intorno a determinati fini da conseguire
attraverso l’organizzazione comune

FENOMENO GIURIDICO: ESSO CONSISTE NELLA NASCITA DI UN COMPLESSO DI REGOLE CHE SI


APPLICANO ALL’INTERNO DI UN AGGREGATO SOCIALE, ENTRO UNA DETERMINATA SFERA
TERRITORIALE, ATTRAVERSO UN’ORGANIZZAZIONE DOTATA DI UN MINIMO DI STABILITÀ.

I suoi fini possono essere assai vari e i suoi contenuti possono riguardare ogni tipo di rapporto di
convivenza.

l’esigenza di avere regole uguali per tutti nasce in coincidenza con le prime forme di aggregazioni umana
stabile ( “città-Stato” ). L’emergere di finalità comuni pone le premesse per l’avvio di un processo evolutivo
nelle strutture sociali e per la formazione di un tessuto di regole

da ciò ha origine lo Stato, come inteso da noi : UN’ENTITÀ CHE SI COLLOCA IN UNA POSIZIONE DI
SUPREMAZIA RISPETTO A TUTTI I SOGGETTI ( = popolo) INDIVIDUALI E COLLETTIVI, CHE
VIVONO IN UN DETERMINATO AMBITO SPAZIALE ( = territorio dello stato ) RIVENDICANDO
L’ORIGINALITÀ DEL PROPRIO POTERE ( = sovranità ), E CHE CONSEGUENTEMENTE DISPONE
DELLA FORZA LEGITTIMA NECESSARIA PER ASSICURARE LA SOPRAVVIVENZA E LO SVILUPPO
DEL GRUPPO SOCIALE CHE NE HA DETERMINATO LA NASCITA. UN’ENTITÀ CHE, ATTRAVERSO I
SUOI ORGANI ESPONENZIALI,PARTECIPA ALLA FORMAZIONE DI ALTRE REGOLE DI
COMPORTAMENTO DIRETTE A DISCIPLINARE I RAPPORTI CON GLI ALTRI STATI CON I QUALI
INTRATTIENE RELAZIONI,SIA PACIFICHE CHE OSTILI
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REGOLE DIRITTO STATALE REGOLE RELIGIOSI MORALI O FILOSOFICHE

Disciplinano in modo stabile i rapporti sono orientate a disciplinare i comportamenti dei


singoli

Tra gli individui in quanto soggetti di quella, e del gruppo in vista del conseguimento di fini
particolari;

funzionali al raggiungimento di tutti i fini ritenuti

di interesse generale;

sono legate indissolubilmente agli eventi storici concreti; sono legate a valori trascendenti;

caratterizzate dalla coattività affidate all’adesione spontanea

(= elementi sanzionatori).

le regole giuridiche non sempre sono contenute in particolari atti, ma a volte nascono spontaneamente
dal comportamento consuetudinario di coloro che appartengono ad una certa società (= diritto non scritto o
consuetudinario).

2. le caratteristiche del fenomeno giuridico

Quali sono le caratteristiche specifiche che contraddistinguono il diritto statale?

 EFFETTIVITÀ = una regola di diritto può considerarsi davvero esistente, in quanto i membri della
società all’interno della quale è destinata a produrre i suoi effetti, le riconoscano un valore
OBBLIGATORIO e colleghino alla sua violazione l’irrogazione di determinata SANZIONI, di natura
giuridica o statale.

non è sufficiente che una regola sia prevista come tale, ma a ciò deve accompagnarsi l’effettivo
adeguatamento dei comportamenti individuali e sociali alla norma stessa.

( in determinati casi la disapplicazione delle regole giuridiche può portare ad un processo di tipo
rivoluzionario). In ogni ordinamento giuridico,anche nel più semplice, esiste sempre una norma che
disciplina la fonte legittimata a porre in essere tali prescrizioni. Tale norma può mutare o essere
annullata attraverso diversa volontà che affermi in quel determinato contesto sociale.

 CERTEZZA DEL DIRITTO = Tale obiettivo si cerca di raggiungere attraverso strumenti che
garantiscano la conoscibilità delle regole, nonché mediate particolari strutture ( = ordinamento
giudiziario )e particolari istituti ( = sanzioni ), che vengono applicati nei casi di accertata infrazione
della regola stessa.

Sono regole con le quali si vuole produrre una “certezza” al diritto.

 RELATIVITÀ = essa sta a significare:


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come le regole di diritto possano avere come possa mutare l’ambito di estensione

un contenuto mutevole a seconda della del diritto che lo sviluppo di una società via via
pone

comunità sociale a cui si riferiscono, a seconda e a cui si ritiene debba darsi soluzione sul piano
giuridico. dei fini che essa si propone di raggiungere.

le regole stabilite in una certa materia possono mutare, ma può mutare anche ciò che è considerato
giuridicamente rilevante

3. il contenuto delle norme giuridiche

Per imporre un determinato comportamento è necessario avere preliminarmente determinato:

quale ordine di fatti si intende regolare: quali effetti si intendono riconnettere a tali fatti,

consiste in una selezione, nell’ambito degli una volta assunti ad O di una n.g. :

innumerevoli aspetti della vita umana,che comporta la determinazione degli effetti

implica valutazioni di natura politica circa obbligatori che a tale assunzione nella sfera del

l’opportunità o meno di disciplinare questo o diritto si collegano, di effetti cioè che si

quell’aspetto. Impongono al di là e anche contro la volontà

dei destinatari della N.g. che si è posta

• Meccanismo che presiede la formazione di una norma giuridica: esso implica una scelta degli eventi
cui riconoscere determinati effetti giuridici. Tali fatti costituiscono la FATTISPECIE ASTRATTA che
la norma intende disciplinare: essa può consistere o in un’attività,espressione della volontà
dell’uomo ( = atti giuridici ) o in un fatto preso in considerazione di per sé, e non in quanto
determinato da un’espressa volontà ( = fatti giuridici ).

Esso comporta la scelta degli effetti giuridici che conseguono obbligatoriamente al verificarsi in
concreto della fattispecie astrattamente prevista dalla norma:essi posso consistere:

POSIZIONI SOGGETTIVE DI SVANTAGGIO = POSIZIONI SOGGETTIVE DI VANTAGGIO =

attribuzione ai destinatari della norma diritto di esigere da altri un comportamento


dell’obbligo da svolgere una determinata conforme a quello imposto dalla norma giuridica
attività
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si parla di:

 DOVERI = previsti per la soddisfazione di un interesse di carattere generale;

 OBBLIGHI = previsti per la soddisfazione di un interesse particolare di un altro soggetto;

 ONERI = previsti per la soddisfazione di un interesse proprio e non altrui.

Vi è il diritto SOGGETTIVO. Né è titolare colui il cui interesse riceve


una tutela diretta da parte della norma giuridica,mediante l’imposizione
di un obbligo di rispetto di tale interesse ad altri soggetti.
Si distinguono:

DIRITTI ASSOLUTI = DIRITTI RELATIVI =

là dove l’interesse diritti che non sono solo nei


individuale è tutelato attraverso confronti di soggetti determinati.
l’imposizione di obblighi nei confronti
di una pluralità indistinta di soggetti.
o Quando la tutela assicurata dalla norma giuridica è una tutela solo INDIRETTA DELL’INTERESSE
DEL SINGOLO = INTERESSE LEGITTIMO

INTERESSE SEMPLICE INTERESSE DI FATTO

(il diritto non riconosce alcun rilevo ma


che è una situazione che potenzialmente può
tradursi in un diritto soggettivo di interesse legittimo )
4. I soggetti giuridici
Chi sono i destinatari delle norme giuridiche?

Sono innanzitutto persone FISICHE; secondo quanto stabilito dall’art 1 del Codice Civile,ciascuno
persona fisica è dotata di CAPACITÀ GIURIDICA = IDONEA,almeno in astratto, AD ESSERE TITOLARE
DI DIRITTI E DESTINATARIA DI OBBLIGHI, FIN DAL MOMENTO DELLA NASCITA. Tuttavia non significa
sempre idoneità a svolgere in concreto l’attività. Perché tale ipotesi si realizzi,il soggetto deve possedere
non solo la capacità giuridica ma anche la CAPACITÀ DI AGIRE. Questa è limitata dal diritto,con
riferimento alle ipotesi in cui non si ritiene che il soggetto sia in grado di esprimere consapevolmente la
propria volontà in vista del compimento di atti giuridici ( = minore o infermo di mente).

accanto alle persone fisiche vi sono poi le PERSONE GIURIDICHE = pluralità di persone che danno vita
ad un’organizzazione al fine di perseguire una finalità comune,ovvero una pluralità di beni materiali gestiti
da alcune persone fisiche, sempre in vista del raggiungimento di una specifica finalità comune.

o Persone giuridiche PRIVATE = espressione di fenomeni di aggregazione sociale;


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o Persone giuridiche PUBBLICHE = enti pubblici. Il più importante è lo Stato, che è S giuridico sia nei
confronti degli altri Stati,sul piano internazionale, sia nei confronti dei cittadini,sul piano interno. Ciò
consente di ricondurre ad unità tutte quelle attività statuali, che sono esercitate attraverso una serie
di organi; organi che agiscono in nome e per conto dello Stato =, in virtù di un RAPPORTO
ORGANICO.

Tra i soggetti giuridici vi sono anche tutti i fenomeni associativi che anche se privi di apposito
riconoscimento pubblico, sono destinatari di alcune norme giuridiche.

5. il concetto di ordinamento giuridico e la pluralità degli ordinamenti giuridici

Nel momento in cui le regole di diritto si presentano con i caratteri di stabilità e di complessità dettati dalla
complessità e stabilità di un certo gruppo sociale e dei fini che ne rappresentano il tessuto connettivo,
essere possono essere considerate un sistema = ORDINAMENTO GIURIDICO.

L’insieme delle regole giuridiche ha bisogno di un apparato organizzativo, di S istituzionali, che ne


assicurino la PRODUZIONE (= organi che pongono le regole ), l’APPLICAZIONE e l’OSSERVANZA ( =
sono gli organi chiamati ad assicurare l’esecuzione delle regole e il loro rispetto da parte di tutti i
consociati )

 PLURALITà DEGLI ORDINAMENTI GIURIDICI = si riconosce la possibile illimitatezza del numero di


ordinamenti che possono qualificarsi come giuridici. Vi potrebbero essere tanti ordinamenti giuridici quanti
sono i possibili fini che in concreto possono determinare un’aggregazione di più individui. La natura di un
ordinamento giuridico dipende soltanto dal rapporto tra l’ordinamento e il gruppo sociale che ad esso si
richiama e che in esso si riconosce. La natura dei fini vale a distinguere gli ordinamenti:

ordinamenti PARTICOLARI = ordinamenti GENERALI =

si propongono il raggiungimento si propongono il soddisfacimento di una finalità


delle finalità più varie, ma comunque delimitate tendenzialmente onnicomprensiva di tutti i possibili
ad un certo settore,dirette cioè al soddisfacimento interessi sociali. In esso si distinguono:
di specifici interessi. Ordinamenti originari = ripetono da sé medesimi il
loro carattere di sovranità ( es.
Stato)

Ordinamenti derivati = ripetono i loro poteri da un altro


Ordinamento ad essi sovraordinato (es. Comune)

Sia sul piano interno,che su quello esterno, il problema principale nasce dall’esigenza di assicurare una
convivenza armonica e non conflittuale di diversi ordinamenti giuridici. Un problema che viene risolto
riconoscendo all’ordinamento giuridico generale. Le relazioni tra ordinamento statuale e altri ordinamenti
particolari possono assumere forme diverse,nel senso che lo Stato può assumere un atteggiamento di
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maggiore o minore apertura nei confronti di altri ordinamenti. L’adozione di uno o dell’altro atteggiamento
dipende dalla volontà manifestata dall’ordinamento generale in ordine all’estensione dei fini che esso
intende perseguire direttamente attraverso il proprio apparato autoritativo. A questo scopo da un lato si
sono sviluppate forme stabili ed efficaci di collaborazione internazionale di natura politica,economica e
militare, dall’altro si sono messi a punto strumenti volti a disciplinare sia le relazione tra regole di
ordinamenti statuali diversi in relazione ad uno stesso O.G.,sia le relazione tra norme giuridiche che
nascono sul piano internazionale.
 Lo stato è l’ordinamento giuridico che, attraverso una propria organizzazione ( ovvero l’insieme
degli organi politici,amministrativi e giurisdizionali = STATO-APPARATO),assicura la pacifica
convivenza e il perseguimento di finalità generali, condivise da una determinata collettività sociale
( = STATO COMUNITÀ sia sul piano interno ( dettando e facendo rispettare regole di
comportamento destinate a singoli come ai gruppi ), sia sul piano esterno (favorendo la formazione
di regole coerenti con quelle finalità e impegnandosi ad assicurarne il rispetto, in accordo con gli
altri O. ce compongono la comunità internazionale).

6. Ordinamenti giuridici di “COMMON LAW” e di “CIVIL LAW”

Nel campo dell’Europa fino a non molto tempo fa si potevano riscontrare tre diversi modelli di ordinamento
giuridico:

1. ORDINAMENTO DI COMMON LAW;

2. ORDINAMENTO DI CIVIL LOW;

3. ORDINAMENTO DI DIRITTO SOCIALISTA.

Il 1 e il 2 hanno avuto storicamente forme diverse: nell’1 rientra l’ordinamento inglese e anche quello

statunitense; nel 2 tutti gli altri ordinamenti.

1. Caratteristica principale è quella di basarsi su un tessuto di regole,molte delle quali non scritte,non
contenute in specifici atti normativi, bensì in decisioni GIURISDIZIONALI, basate sull’affermazione di
principi tratti dall’esperienza, dalle consuetudini, dalle prassi. Neppure le regole costituzionali,in
Inghilterra, sono contenute in un’unica carta, ma esse si rifanno in parte ad atti normativi risalenti nel
tempo ( Magna Carta del 1215, la Petition of Rights del 1628, il Bill of Right del 1689, l’Act of
Settlement del 1701 e i Parlaments Acts del 1911 e del 1949), in parte, e molto spesso a regole di
carattere consuetudinario.

In questo ambito particolare importanza acquista la figura dei GIUDICI,infatti la loro sentenza
acquista un valore normativo FONTE DEL DIRITTO.

In questo ordinamento è presente il PRINCIPIO DELLO STARE DECISIS ( o del valore obbligatorio

del precedente giurisdizionale ) = NESSUN GIUDICE PUÒ DISCOSTARSI DAI PRINCIPI DI


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DIRITTO AFFERMATI IN ALTRA PRECEDENTE SENTENZA RIGUARDANTE UN CASO
ANALOGO A QUELLO CHE EGLI SI TROVA A GIUDICARE.

2. È legato alla tradizione romanistica. L’influenza del giuspositivismo ha favorito lo sviluppo di sistemi
giuridici fondati su un tessuto di regole di diritto SCRITTE,siano esse di livello costituzionale o
inferiore.la norma giuridica diventa tale solo se contenuta in atti cui lo stesso ordinamento riconosce
la capacità di produrre regole di questo tipo; atti che a loro volta, sono espressione della volontà
degli organi dello Stato cui l’ordinamento ha inteso affidare il potere normativo.

Il ruolo del giudice è solo quello di INTERPRETARE LA regola giuridica scritta e di


APPLICARLA al caso concreto,mentre NON gli è riconosciuto alcun compito CREATIVO di
diritto.

il potere giudiziario è escluso dal circuito decisionale (centrato esclusivamente sugli organi
rappresentativi della volontà popolare)

Esso opera in condizioni di indipendenza dagli altri poteri dello Stato,


in funzione di garanzia di un’imparziale applicazione della legge.

negli ordinamenti di CIVIL LAW la funzione del giudice è andata arricchendosi di contenuti in parte
analoghi a quelli del giudice inglese, mentre nel ordinamento di COMMON LAW è andato
progressivamente aumentando il ricorso al diritto scritto

7.Le fonti del diritto e i principi che ne regolano i rapporti ( accenni )


Le norme possono nascere attraverso due meccanismi:

mediante l’attribuzione di certi organi mediante il riconoscimento di valore giuridico


del potere di creare,integrare modificare a regole che nascono da certi fatti o certi
il diritto (es. diritto oggettivo,vigente in comportamenti umani.
Un determinato momento storico).

Con esso si avrà la produzione di norme saranno norme da ricondurre alle FONTI-FATTO e cioè,
contenute in ATTI =FONTI-ATTO a fatti o comportamenti umani da cui ugualmente si
(es. Legge del Parlamento,Regolamento del determinano regole dotate di forza obbligatoria
Governo o di un ente locale ). (es. consuetudini,prassi amministrativa).

Sono entrambe dotate di capacità di incidere,modificando,sul sistema giuridico


Vi sono però dei limiti:
• Ciascuna fonte risulta dotata di un grado di intensità ( o forza normativa,intesa come capacità di
incidere sul sistema dato di regole giuridiche ) che risulta diverso a seconda della disciplina dei
rapporti ce legano tra loro le diverse fonti normative;

Uno dei principi fondamentali è quello GERARCHICO = serve per ordinare le varie fonti normative lungo
un’immaginaria scala gerarchica a seconda della diversa forza normativa di cui ciascuna è dotata:
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UNA REGOLA DI DIRITTO NON PUÒ MAI DEROGARE ALLA REGOLA DI DIRITTO POSTA DA UNA
FONTE SITUATA SU UN GRADINO SUPERIORE;

se ciò avviene,l’ordinamento predispone opportuni rimedi, tesi a garantire il rispetto del principo gerarchico
e ad eliminare la regola che lo ha violato.

Negli ordinamenti statuali moderni al vertice di tale gerarchia v’è l’insieme di regole = COSTITUZIONE.

Essa traccia il quadro di riferimento generale,cui tutte le altre regole di diritto e i comportamenti dei soggetti
che operano in un determinato O.G. devono uniformarsi.

Essa è RIGIDA: non può essere modificata attraverso una semplice legge ordinaria, ma dev’essere
predisposto un apposito procedimento lungo e complicato.

Si distingue tra :

o COSTITUZIONE FORMALE = complesso di disposizioni previste come costituzionali;

o COSTITUZIONE EFFETTIVA = parte della costituzione formale che davvero è operante in un dato
momento storico, in un dato O.G. )

o COSTITUZIONE MATERIALE = ci si riferisce alla risultante delle concezioni culturali e istituzionali


delle forze politiche dominanti, in un determinato contesto storicoessa può assumere anche
contenuti diversi da quelli che caratterizzano la costituzione formale. Quando però tale diversità
tocca gli elementi essenziali della Costituzione formale, si creano le condizioni per un mutamento di
quest’ultima.

Un altro principio che regola i rapporti reciproci tra le diverse fonti è quella delle COMPETENZA.

Si fa riferimento all’organo che è titolare del potere di emanare le regole stesse e all’oggetto che possono
investire.

(rapporto tra leggi statali e leggi regionali : esse si trovano sullo stesso gradino e i loro rapporti sono
regolati dalla diversa sfera di competenza che la costituzione attribuisce alla prima e alla seconda. Così le
leggi regionali potranno investire certi settori materiali e non altri,ma anche nei settori in cui esse potranno
intervenire, esse dovranno rispettare tutta una serie di limitazioni che a volte spetta alla legge statale
precisare )

altro valore importante hanno IL VALORE DELLE NORME NEL TEMPO E NELLO SPAZIO:

 la regola fondamentale è quella per cui tra norme di paro grado gerarchico si debba applicare quella
entrata in vigore per ULTIMA. Per sapere qual è la disciplina legislativa di una data materia è
necessario individuare l’ultima ( in ordine di tempo ) legge approvata in quel settore. Se invece le
norme sono di grado diverso è il principio gerarchico che va applicato, non ha nessun rilievo il fatta
che una norma sia entrata in vigore prima di un’altra.

 Il principio generale che si applica è quello della TERRITORIALITÀ DEL DIRITTO: le norme
giuridiche hanno efficacia con riferimento ad una collettività di soggetti, individuati in relazione ad
una determinata area geografica ( la legge statale ha efficacia nei confronti dei cittadini e di coloro
che operano all’interno del territorio nazionale, e lo stesso avviene per le leggi regionali e i
provvedimenti degli enti minori. Esistono delle eccezioni. I rapporti disciplinati dalle regole del diritto
internazionale privato.

Le fonti normative fin qui citate sono FONTI INTERNE = operano nell’ambito di un determinato sistema
giuridico e ne assicurano la continuità attraverso particolari meccanismi di produzione di norme giuridiche.
Accanto a queste vi sono le FONTI ESTERNE = appartenenti a sistemi giuridici diversi da quello
considerato e tuttavia dotate anch’esse di capacità di spiegare effetti normativi nell’ambito di quest’ultimo.
Questa capacità è disciplinata da ciascun sistema giuridico attraverso la predisposizione di determinate
regole al riguardo, attraverso il quale si richiama sul piano del diritto interno quanto stabilito dalla fonte
straniera
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8.l’interpretazione del diritto come metodo e come fonte
Esso è collegato all’attività interpretativa del giudice = DIRITTO GIURIDIZIARIO

L’attività giurisdizionale consiste nell’applicazione della regola ad una specifica situazione umana; non
sempre però, è agevole identificare quale sia più opportuna: tale ricerca è condotta dal giudice utilizzando:

• INTERPRETAZIONE LETTERALE = Condotta sul dettato testuale della norma in questione, sulla
base del significato lessicale delle parole che la compongono;

• INTERPRETAZIONE LOGICA = diretta ad individuare la coerenza interna della legge,facendo, se


del caso, ricorso ai lavori preparatori della legge o del regolamento, o di un’altra fonte normativa;

• INTERPRETAZIONE ANALOGICA = diretta a ricercare la norma da applicare al caso concreto in


disposizioni che disciplinano materie o fattispecie analoghe a quella che il giudice sta analizzando;

• INTERPRETAZIONE SISTEMATICA = diretta a ricerca la norma da applicare al caso concreto


desumendola dai principi vigenti nel sistema giuridico complessivo.

Nel sistema del COMMOW LAW può accadere che sentenza enunciate da un giudice possa divenire poi
fonti del diritto; tale possibilità si realizza soltanto in presenza di determinate circostanze, cioè là dove le
decisioni del giudice sono dotate di forza obbligatoria capace di importi nei confronti di tutti.
nell’ordinamento del CIVIL LAW essa non trova riscontro ( ad eccezione della Corte Costituzionale).

Capitolo 2.”LE FORME DI STATO E LE FORME DI GOVERNO NELLA LORO


EVOLUZIONE STORICA”
1. Il concetto di forma di stato e di forma di governo
Le regole giuridiche investono 3 ambiti:

• Settore relativo all’organizzazione dell’apparato statale;

• Settore relativo ai rapporti tra apparato statale, cittadini e società civile;

• Settore relativo ai rapporti intersoggettivi ( = che si stabiliscono tra i singoli membri della
comunità ).

Vi è stata un’evoluzione che ha portato lo stato moderno ad affermarsi

FORMA DI STATO =

L’insieme delle finalità che lo Stato si propone di raggiungere ed i valori a cui ispira la propria
azione.

modo in cui è risolto il rapporto tra autorità e libertà, ovvero quel rapporto tra potere statuale e società
civile,che nasce e si sviluppa ogni esperienza statuale.

Si fa anche riferimento ai tipi di rapporti tra l’entità statuale e la comunità territoriale ( Es. stato
unitario,federale…) di appartenenza del cittadino, anch’essa rilevatrice di un importante modo di essere del
rapporto tra stato e società. In base poi all’aggettivo che viene dato a “Stato” si possono rintracciare le
caratteristiche fondamentali che esso acquisterà.

Il susseguirsi delle diverse forme di stato nel tempo è stato accompagnato, sempre, da una fase di
transizione in cui i caratteri del vecchio assetto si univano e convivevano con elementi propri del nuovo che
cominciava ad affermarsi.

FORMA DI GOVERNO =

L’insieme degli strumenti e dei mezzi mediante i quali una determinata organizzazione statuale
persegue le sue finalità.
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È descritta dagli elementi che contraddistinguono il modello organizzativo.

Modi e mezzi che sono un’insieme di regole che disciplinano i rapporti tra gli organi al vertice dell’apparato
statale. ( es. monarchia assoluta = forte concentrazione del potere statuale nelle mani di un unico organo
costituzionale,il Sovrano )

Stato e governo sono molto connessi; la storia di diverse forme di Stato si è accompagnata ad
un’evoluzione della forma di governo. Ogni forma di governo va valutata alla luce della forma di Stato in cui
essa opera

2. Lo Stato patrimoniale
= prima forma di Stato affermatasi dopo la caduta dell’impero romano e che caratterizzerà tutta il periodo
dell’Alto medioevo.

È una forma di stato molto embrionale, nella quale sono ancora assenti alcune delle strutture portanti:

 Manca un’organizzazione amministrativa stabile, in grado di consentire il perseguimento dei fini di


carattere generale, di interesse dell’intera collettività;

 Non sempre sicura è la stessa sovranità di queste entità statuali rispetto al potere di entità
sovranazionali ( Impero e Chiesa );

 Non sempre costante e stabile è la subordinazione ad esse di tutti i soggetti che operano al loro
interno;

a fondamento vi è un accordo che interessa solo alcuni soggetti ( i feudatari ), e che ha ad oggetto la tutela
del diritto di proprietà, di cui tali soggetti sono proprietari.

È uno stato che non ha una pluralità di fini, ma solo la difesa contro le minacce che possono provenire nei
riguardi della proprietà privata, e che su questa base fonda i rapporti che si stabiliscono tra coloro che
hanno il potere.

È il diritto di proprietà a determinare e legittimare il potere; ad esso si associa anche l’esercizio di alcune
funzioni “pubbliche”, gestite da alcuni embrionali apparati.

Al di là dei soggetti titolari di diritti di proprietà, esiste una comunità indistinta di individui, che appare come
oggetto di diritti altrui.

3. LO STATO ASSOLUTO ( a ) E LO STATO DI POLIZIA ( b )

A)

Il tramonto dello stato patrimoniale e lo svilupparsi dello stato assoluto coincide con l’accrescersi dei compi
assunti dallo Stato rispetto ad una società che pone esigenze sempre più complesse.

Esso va di pari passo con l’apertura della società medioevale e dell’entrata in scena di nuove attività
economiche,quali per es. il commercio.

Viene a sostituirsi uno stato che tende a farsi carico dei nuovi problemi che nascono dagli svolgimenti della
vita sociale ( es. assicurale le condizioni ottimali per lo sviluppo delle nuove attività economiche sul piano
interno ).

Diviene uno stato che assume come proprio dei fini di carattere GENERALE,rappresentati oltre che da una
sicurezza interna e da una politica estera di potenza nazionale, anche dal benessere dell’intera collettività

= stato come tutore dell’interesse generale.

Lo stato sviluppa la sua azione nei vari settori in cui si svolge la vita sociale ed economica,secondo una
concezione INTERVENTISTA del suo ruolo.
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Tra i settori in cui l’intervento si manifesta maggiormente:

o Proprietà fondiaria ( in cui si punta a favorire una semplificazione dei titoli + maggiore commercialità
e circolazione dei beni);

o Settore finanziario ( in cui si assiste alla riduzione dei privilegi fiscali riconosciuti alla classe
nobiliare, e ci si avvia verso un sistema di tassazione uniforme);

o Settore dell’istruzione ( in cui lo Stato rivendica a sé un ruolo);

o Settore delle PRIME opere pubbliche ( per i collegamenti,la difesa … ) .

Sul piano dell’ordinamento statuale si ha una progressiva differenzazione degli organi e degli atti che essi
compiono ( si distinguono in modo più netto le fonti normative dai provvedimenti amministrativi ).

A tutto ciò si accompagna un fenomeno di progressiva concentrazione del potere nelle mani del Sovrano,la
cui legittimazione risiede su un principio di natura trascende. Mentre il potere statuale si laicizza e si
svincola dal potere religioso, il potere del Sovrano, così come il potere dell’autorità ecclesiastica, rivendica
un’origine divina.

B)

È forma di Stato che si afferma verso la fine del XVII secolo, soprattutto in Austria e Prussia.

È uno sviluppo dello stato assoluto.

Pur mantenendo le caratteristiche di fondo dello Stato assoluto, esso è caratterizzato da un elemento di
novità : dal RICONOSCIMENTO DI ALCUNE POSIZIONI SOGGETTIVE DEI SINGOLI,TUTELABILI
DAVANTI AI GIUDICI,ANCHE CONTRO I PUBBLICI POTERI ( è ancora molto parziale come
riconoscimento ma che è molto importante perché prelude all’affermazione del principio cardine dello Stato
di diritto, in base al quale la pubblica amministrazione è tenuta al rispetto della legge ed è possibile che sia
sottoposta al giudizio dei giudici).

È un potere pubblico che incontra dei limiti nelle norme giuridiche e nei meccanismi di controllo
giurisdizionale,chiamati ad assicurarne il rispetto.

4. Lo Stato liberale
Si afferma nel periodo che va dalla fine del XVIII alla metà del XIX secolo.

In Inghilterra si affermerò con un anticipo di quasi un secolo

È una forma di Stato che caratterizza l’esperienza costituzionale del continente europeo fino agli anni
immediatamente successivi al primo conflitto mondiale.

Le ragione che portano al tramonto dello Stato assoluto sono:

 Di tipo economico legate da un lato all’aumento della conflittualità internazionale ed alla


conseguente accentuata pressione fiscale, e dall’altro, ad una crisi interna sempre più profonda;

 Di ordine politico-sociale dovute all’inadeguatezza della struttura del potere proprio dello Stato
assoluto a soddisfare le esigenze di partecipazione alla gestione della cosa pubblica delle nuove
classi emergenti:

 Diffondersi delle dottrine razionaliste.

Ciò porta all’affermarsi dello Stato liberale, che conserva ai pubblici poteri il compito di perseguire come
finalità generali il soddisfacimento degli interessi dell’intera collettività , ma attraverso un’azione indiretta,
volta ad assicurare condizioni di sicurezza sul piano estero ( politica estera ) e il rispetto dei diritti di libertà,
in primo luogo quelli economici, sul piano interno ( sicurezza pubblica ).

Quello ottocentesco poggia su una concezione GARANTISTA E NEGATIVA dei fini dello Stato.

Si ispira a dottrine liberiste.


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Si presenta come Stato NON interventista.

Il suo elemento portante è il nuovo principio di LEGITTIMAZIONE DELL’ESERCIZIO DEL POTERE: una
legittimazione che proviene direttamente dai consociati.

Il modello organizzativo dello stato tende a garantire la separazione e la reciproca autonomia dei diversi
apparati preposti alle funzioni legislative, esecutive e giurisdizionali.

Ciò porta all’introduzione di regole generali, destinate a disciplinare l’azione degli organi di vertice
dell’apparato statuale, destinate a guidare e limitare l’azione dei soggetti politici che operano nelle nuove
istituzioni.

Si ha anche l’affermazione del valore della legge come atto in grado di vincolare tutti i soggetti che porta
allo STATO DI DIRITTO = il funzionamento e l’organizzazione dello Stato devono essere disciplinati dalle
leggi e gli atti della pubblica amministrazione devono essere conformi alla legge, pena la loro annullabilità
da parte di un giudice.

5. Lo Stato totalitario
Il primo conflitto mondiale e la crisi economica susseguente finiscono per funzionare da detonatori di una
crisi.

Ciò avviene soprattutto in paesi come l’Italia, in cui il sistema economico si presentava più fragile, il
sommarsi di un diffuso malcontento delle classe più disagiate, ai problemi legati alla riconversione della
macchina industriale bellica, produsse un malcontento tale da determinare il crollo dello Stato liberale.

Lo sbocco di questa situazione fu rappresentato dall’avvio in alcuni paesi europei dell’esperienza dello
Stato TOTALITARIO.

Uno Stato che nasce con l’obbiettivo primario di sostituire l’apparato istituzionale proprio dello Stato
liberale, mediante l’introduzione di una nuova organizzazione, ma ispirata ad un forte ACCENTRAMENTO
del potere intorno alla figura di un “capo” o di un organo supremo, espressivo della forza politica egemone,
in grado di contenere e regolare in materia autonoma i conflitti sociali; uno Stato che assume su di sé un
ruolo di GARANTE, INTERPRETE E ARTEFICE degli interessi generali della collettività nazionale, e su
questa base, modella la sua struttura di potere e il suo modo di agire nella società.

Uno Stato esplicitamente IMPEGNATO IN OGNI SETTORE di vita.

Per il raggiungimento di queste finalità, utilizza ;

• un PARTITO UNICO, quale essenziale canale di formazione dell’indirizzo politico generale;

• i SINDACATI DI STATO, quali soggetti destinati a garantire i conflitti del mondo del lavoro;

• i MEZZI DI COMUNICAZIONE DI MASSA, quali elementi fondamentali per l’allargamento della


base di consenso.

Questo tipo di Stato persegue una politica REPRESSIVA dei diritti e delle libertà, ed in particolare delle
libertà politiche,arrivando a calpestare il principio di uguaglianza.

Al fondo della concezione sta la concezione secondo la quale lo Stato, protagonista della Storia,
rappresenta l’artefice in OGNI situazione GIURIDICAMENTE rilevante, senza che alcun limite possa
essergli imposto.

6. Lo Stato socialista
Nasce con la rivoluzione che portò alla caduta del regime zarista in Russia, ma è solo nel secondo dopo
guerra che si espande a molti paesi dell’Europa centrale e al di fuori del continente europeo.

Caratteristiche tipiche sono:

 Se le disuguaglianze derivano dalla proprietà privata dei mezzo di produzione, si afferma la nozione
di proprietà SOCIALISTA;
40
 Se la disuguaglianza nasce dalla divisione della società in classi, ecco che si impone il
superamento AUTORITATIVO di tale divisione;

 Se il riconoscimento della libertà,intesa come diritti individuali, si traduce in un privilegio per i soli
gruppi sociali dominati, si ha il riconoscimento delle sole libertà COLLETTIVE,funzionali alla
edificazione di una società di EGUALI;

 Se la mancanza di strumenti di aggregazione sociale tiene ai margini dei processi decisionali le


classi subalterne, si afferma la nozione del PARTITO COMUNISTA come perno centrale, attorno al
quale ruota tutto il sistema, unico e vero centro dell’intero apparato statuale.

Tutto ciò comporta una serie di innovazioni:

 La prevalenza di UNA CLASSE SOCIALE sulle altre ( = dittatura del proletariato );

 La CONCENTRAZIONE del potere come modulo organizzativo;

 La PIANIFICAZIONE di tutte le attività economiche e sociali;

 Un sistema di governo di tipo FEDERALE, ma di fatto incentrato sul partito unico.

7. Lo Stato sociale
Anche questo tipo di Stato ha alla base la crisi dello Stato liberare ottocentesco, di cui però riprende
numerosi principi, ripensandoli e reinterpretandoli alla luce di un’analisi delle ragioni che portarono alla sua
crisi.

Il suo fine è quello di RIMUOVERE LE DISUGUAGLIANZE di fatto presenti nella società, orientando in
questa direzione l’azione dei pubblici poteri. Essi devono intervenire ATTIVAMENTE nei diversi settori
economici e si adoperano per la soluzione dei conflitti sociali = STATO INTERVENTISTA.

In questo modo lo Stato, i cui organi politici sono ora rappresentazione di TUTTI i cittadini,si propone di
esercitare i DIRITTI CIVILI E POLITICI, ELIMINANDO progressivamente le ragioni di ordine economico e
sociale che spesso limitano l’effettivo svolgimento di tale esercizio.

Il fine principale è quello di raggiungere l’obiettivo dell’UGUAGLIANZA SOSTANZIALE e non solo formale
dei cittadini.

Si assiste Da un lato al pieno riconoscimento di istituti fondamentali per garantire la effettiva partecipazione
dei cittadini in una grande società di massa dall’altro, ad un profondo mutamento dell’atteggiamento dei
pubblici poteri, impegnati in un’opera di progressivo riequilibrio delle posizione di svantaggio.

Elementi tipici sono:

 il notevole accrescimento degli apparati amministrativi e la loro differenziazione in relazione alla


diversificazione dell’azione statale;

 il massiccio intervento diretto o indiretto nell’economia;

 l’aumento significativo delle risorse necessarie alla finanzia pubblica.

8. Lo Stato unitario, (I) lo Stato federale ( II )e lo Stato regionale (III)

Vi è un possibile altro elemento di classificazione delle forme di stato che tiene in rilievo che, nell’ambito
delle diverse esperienze statuali, viene riservato al PRINCIPIO DELL’AUTONOMIA TERRITORIALE.

Storicamente tale principio è un’acquisizione recente per i paesi europei, mentre ha radici assai più lontane
nell’esperienza inglese.
40
Il salto è rappresentato dalla istituzione di autorità LOCALI dotate anche di autonomia legislativa; autorità
che si pongono come soggetti di mediazione politica degli interessi sociali delle comunità locali.

II.

È basato sulla regola per cui i membri della federazione hanno una competenza generale,dalla quale sono
escluse le materie che vengono espressamente riservate dalle norme costituzionali agli organi federali. In
essi sarà più ampia l’autonomia degli organi federali e gli stati membri mantengono spesso alcune tipiche
caratteristiche degli Stati sovrani

III.

Sono gli organi centrali dello Stato ad avere una competenza generale, fatte salve le specifiche
competenze affidate alle Regioni. L’autonomia delle autorità locali incontra limiti maggiori rispetto agli stati
federali.

Il riconoscimento del principio autonomistico determina una serie di reazioni sul piano dell’assetto della
forma di governo, influenzando, in misura maggiore o minore, struttura e funzione degli organi centrali dello
Stato.

9. Le forme di governo: monarchia assoluta


È la prima forma di governo in senso proprio e nasce con lo Stato assoluto.

In precedenza la natura quasi privatistica che era alla base dello Stato feudale, non aveva creato problemi
particolari.

Co l’affermarsi dello Stato assoluto, l’estendersi dei fini statuali e il moltiplicarsi dei settori in cui si esercita
l’intervento dei poteri pubblici, creano le premesse per la costituzione dei primi nuclei di struttura
amministrativa statuale unitaria e stabile.

Al vertice di tale struttura si pone il Sovrano, unico organo titolare del potere di decisione politica, che ripete
direttamente dalle vicende storiche e dalla divinità la legittimità al suo esercizio. Al Sovrano fanno capo
tutte le funzioni statuali: sia la funzione legislativa ( Il Re fa le leggi ), sia la funzione esecutivo-
amministrativa ( Il Re nomina i funzionari ), sia la funzione giurisdizionale ( il Re nomina i giudici, che
amministrano in suo nome la giustizia .

È una struttura di tipo piramidale.

Tale fenomeno, accompagnandosi ad un progressivo accrescimento degli apparati organizzativi dello


Stato, determina ad un certo punto l’esigenza che il Sovrano si doti di un potere ausiliario,come organo di
consulenza del Re, più alcuni collegi rappresentativi dei maggiori ceti sociali.

10. La monarchia costituzionale


la rivoluzione francese rappresenta storicamente, la fine sia dello stato assoluto sia della monarchia
assoluta. Ciò vale per l’Europa continentale, mentre in Inghilterra già un secolo prima era avvenuto.

Ed è proprio in Inghilterra che con Locke si assiste alla prima teorizzazione del principio liberista della
divisione dei poteri.

Esso postula la frammentazione dell’unicità del potere sovrano e la sua ripartizione tra organi distinti e
autonomi l’uno rispetto l’altro.

Nell’ottica di Locke ciò significava immaginare una forma di governo centrata su due organi costituzionali:

 Il Sovrano,titolare della funzione esecutiva e di quella federativa ( oggi politica estera );

 Il Parlamento, titolare della funzione legislativa

Questa forma di governo risente però dell’esperienza inglese del 60o. il sovrano ha ancora un ruolo
fondamentale nel quadro della forma di governo, ma si trova ora di fronte il Parlamento.
40
Diversa la concezione di tale principio in Francia alla fine del XVIII teorizzata da Montesquieu e
Rousseau:in essi appare centrale l’idea per cui non solo no ci dovrà essere per il futuro alcun potere
esercitato in condizioni di monopolio da alcun organo dello Stato, ma nemmeno alcun potere esercitato al
di fuori da uno stretto collegamento con la volontà popolare. Essi individuano quindi un nuovo tipo di
principio di separazione dei poteri con un’individuazione di una pluralità di soggetti istituzionali
( Parlamento, Governo, Giudici , ciascuno chiamato ad operare in condizioni di separazione e di autonomia
rispetto gli altri.

In realtà però non si riscontra mai una NETTA separazione dei poteri; essi appaiono correlati uno all’altro.

La prima applicazione di tale principio teorico si ebbe con la Monarchia costituzionale, che caratterizza tutta
la prima fase di avvio dello Stato liberale. In esso accanto al Sovrano, si afferma un altro organo titolare di
un potere autonomo,ovvero il Parlamento. Esso ripete la legittimazione, per l’esercizio del suo potere, dalla
volontà popolare e si pone, come interlocutore necessario del Re.

Il sovrano rimane titolare del potere esecutivo e del potere di nomina e di revoca dei membri del Governo;
rimane, almeno formalmente, titolare anche del potere giurisdizionale, ma deve dividere l’esercizio del
potere legislativo con il Parlamento e sottoporre al suo controllo tutta una serie di atti fondamentali per la
vita dello Stato.

11. La forma di governo parlamentare


A partire dalla seconda metà del secolo scorso si assiste ad una sempre più marcata rottura di
quell’equilibrio a tutto vantaggio del ruolo del Parlamento.

Tale mutamento coincide con la definitiva uscita del Governo dai poteri sovrano e con l’inizio di una veste
di organo autonomo di decisione politica, nei confronti del Parlamento.

L’istituto che sanziona questo passaggio è l’ISTITUTO DELLA FIDUCIA.

Esso comporta che il Governo, una volta formato, si presenti di fronte al Parlamento per ottenere un avallo
preliminare al PROGRAMMA di attività che intende svolgere. Grazie a questa fiducia iniziale, il Governo si
salda alle forza politiche maggioritarie in Parlamento e ne diviene espressione. In secondo luogo,insieme al
potere di concedere o meno questo programma, il Parlamento acquista anche il potere di REVOCARE la
fiducia al Governo,mediante l’approvazione di una MOZIONE DI SFIDUCIA, la quale obbliga
giuridicamente il Governo a dimettersi.

Politicamente il Governo diviene responsabile del suo operato dinnanzi al Parlamento.

Si passa così da una fase dualista, ad una fase MONISTA, in cui al centro del sistema si colloca ora il
Parlamento.

Questo passaggio avviene storicamente in modo graduale:

∗ In un primo momento il Governo resta ancora parzialmente vincolato alla volontà del Sovrano. Esso
si trova in una situazione di doppio vincolo;

∗ Successivamente,divenuto fondamentale per il funzionamento del sistema il rapporto tra Governo e


forze politiche di maggioranza, l’unica vera sede in cui può essere fatta valere la responsabilità
politica del Governo è il Parlamento.

In Inghilterra avviene con largo anticipo (nel XIX secolo); negli altri paesi Europei nel XX secolo.

In Italia si avrà con la trasformazione da monarchia costituzionale, a monarchia parlamentare quella


formalmente disciplinata dallo Statuto albertino del 1848.

All’istituto della fiducia si lega il formarsi di una nuova concezione del CAPO DI STATO (Monarca, o
sempre più spesso Presidente della Repubblica).

Viene ad intendersi quest’organo come un ORGANO NEUTRO, lontano dalle dispute politiche, e
destinatario del compito di SUPREMO GARANTE delle regole costituzionali.
40
Si tratta di una forma di governo presente fino al primo conflitto mondiale. La crisi di inizio secolo porta
l’esigenza di introdurre delle varianti rappresentate da istituti diretti:

• a consolidare il principio rappresentativo, moltiplicando le sedi di rappresentanza politica a livello


locale ( = principio dell’autonomia territoriale );

• gli istituti volti ad una verifica della corrispondenza tra volontà dei rappresentanti e volontà di
rappresentati ( = istituti di democrazia diretta );

• a vincolare l’operato delle maggioranze politiche al rispetto della costituzione, attraverso


l’introduzione di sistemi di controllo anche sulle espressioni di volontà del Parlamento ( = sistemi di
giustizia costituzionale );

• diretti a rafforzare il ruolo del Capo dello stato, dotandolo di poteri rilevanti diretti all’eliminazione
delle cause che impediscono il regolare funzionamento del sistema.

L’introduzione di queste varianti,variamente combinate, ha determinato la nascita, nel periodo successivo


della seconda guerra mondiale, di forme di Governo che se ne distaccano ( ciò vale per la forma di governo
disciplinata dalla Costituzione italiana del 1948 ).

12. Le forme di governo presidenziale ( a ), semi-presidenziale ( b ) e direttoriale ( c


)
Si hanno nelle forme di Stato sociali contemporanei e appaiono come forme alternative alla forma di
governo parlamentare.

Vengono così chiamate per la particolare posizione che in essi viene attribuita al Presidente della
Repubblica.

Dittatoriale per il particolare ruolo che in essa assume l’organo esecutivo.

a.

La prima forma di governo presidenziale si ha con la Costituzione degli Stati Uniti d’America del 1787

Al fondo vi è la scelta di porre al centro del sistema costituzionale l’organo presidenziale. Tale organo
riunisce in sé tanto i potere e le funzioni proprie del Capo dello Stato, quanto quelli di Capo del Governo.

Spetta al presidente il potere di nomina e revoca dei più alti funzionari statali e fra questi anche dei Ministri
e degli altri vertici politici del Governo.

Non esiste un rapporto fiduciario tra Parlamento e Governo,bensì tra Presidente e Governo.

Il Parlamento non può essere sciolto dal Presidente.

La somma di poteri che spettano al Presidente trovano un bilanciamento con il PRINCIPIO


DEMOCRATICO, attraverso l’elezione DIRETTA da parte del popolo del Presidente, dall’altro
nell’introduzione di tutta una serie di poteri di controllo e di freno,affidati ad altri organi costituzionale in
funzione di limite nell’esercizio dei poteri.

b.

si salda molto più al regime parlamentare rispetto alla A.

Ha avuto un precedente importante nella Costituzione di Weimar del 1919 in Germania; in Francia con la
Costituzione del 1958.

In esse si ritrovano alcune caratteristiche di fondo del regime presidenziale, le quali però convivono con
alcuni istituti tipici della forma di governo parlamentare ( es. istituto della fiducia ).

L’organo dell’Esecutivo opera secondo un regime di DOPPIA fiducia:

I. È nominato dal Presidente, nei cui confronti risponde politicamente;


40
II. È espressione della maggioranza parlamentare a cui è legato da un rapporto fiduciario.

c.

il suo obbiettivo primario è quello di raggiungere e garantire la stabilità dell’Esecutivo, prefissandone a


priori la durata, spesso facendola coincidere con la durata della legislatura

= regime del Governo a termine, in cui,una volta formato e una volta investito con voto del Parlamento,
l’organo esecutivo opera al riparo dal rischio che altri organi costituzionali ne provochino la caduta.

È un Governo che svolge anche le funzioni del Capo dello Stato.

È una forma di Governo che postula la formazione di ampie coalizione governative e la possibilità di
attivare agevolmente da parte del corpo elettorale strumenti di controllo sulla permanenza di una
corrispondenza tra la volontà dei cittadini e quella dei suoi rappresentanti.

13. La forma di Governo dittatoriale


Si ha nello Stato totalitario.

In Italia è la forma di Governo dello Stato Fascista.

Esso postulava una struttura di potere che tentasse di recuperare i caratteri dell’unitarietà e
dell’accentramento che erano stati tipici dello Stato assoluto. Nasce così la figura di un Capo del Governo
come vero CENTRO motore dell’intero sistema costituzionale.

Grazie ad un’investitura che gli viene dall’essere al vertice dell’UNICA formazione politica ammessa =
REGIME A PARTITO UNICO,esso è svincolato da ogni forma istituzionalizzata di controllo.

In esso si concentrano:

 le funzioni proprie dell’organo dell’Esecutivo;


 di nomina e revoca dei membri del Governo;
 il comando delle forze armate;
 una serie di poteri diretti a condizionare e limitare la stessa funzione legislativa di un Parlamento
che è divenuto composto di membri scelti tra i vertici del partito unico o tra i rappresentanti delle
categorie professionali.

Il Capo del Governo assume il compito di interprete principale degli interessi della comunità nazionale e,
insieme, quelli di arbitro dei conflitti sociali.

14. La forma di Governo negli Stati socialisti


Essa presenti tanti aspetti peculiari,quanti sono i paesi che a tale regime si affidano.

Per individuare i tratti fondamentali bisogna risalire al modello costituzionale della Costituzione sovietica del
1936.

Essa prevedeva:

 Struttura statuale fondata:


a) Sul riconoscimento di ampie autonomi locali;

b) Su una fitta rete di assemblee elettive ( i soviet), gerarchicamente ordinate; ciascuna


espressione delle assemblee di livello inferiore, fino ad arrivare agli organi supremi dello
Stato: il Soviet supremo ( + o – il Parlamento ), e il Presidium (che svolgeva i compiti del
Capo dello Stato), legati insieme da un rapporto che ricorda l’istituto di fiducia
40
Nel senso che il Presidium rispondeva politicamente del suo operato nei confronti del Soviet
supremo.

 Principio informatore dei rapporti tra le varie assemblee è quello gerarchico;

 Ruolo del partito: ad esso aspetta, per espressa scelta costituzionale, una funzione di guida della
collettività nella costruzione della Società socialista, il che si traduce in una serie di poteri specifici,
primo fra tutti quello di scelta dei candidati per i vari organi elettivi.

Su questo nucleo centrale di principi, le diverse esperienze dei Paesi dell’Est europeo avevano poi
innestato una serie di istituti particolari che hanno portato a differenzazioni.

15. Forma di Stato, Forma di Governo e sistema delle fonti normative


La storia delle varie forme di Stato coincide con la storia del modo in cui certi sconvolgimenti sociali
hanno determinato un certo assetto del potere statuale e del modo in cui un certo assetto di potere si è
posto rispetto ai problemi presenti in quella società.

In ogni tipo di ordinamento esistono dei principi che assegnano a ciascun tipo di norme un particolare
valore rispetto alle altre. Sono dei principi che sono riconducibili a scelte che hanno una matrice nella
storia politico-istituzionale dei vari ordinamenti.

All’evoluzione delle varie forme di Stato e di governo ha corrisposto un diverso modo d’intendere e
regolare i processi di produzione di norme giuridiche,il loro regime, la loro efficacia e i loro rapporti.
Esiste un nesso tra il modo in cui è venuto a configurarsi l’assetto del potere politico e la distribuzione
tra i diversi organi dello Stato, la natura dei rapporti tra Stato e cittadini e il parallelo sviluppo del
sistema delle fonti normative.

Di un vero e proprio sistema di fonti si può cominciare a parlare a partire dal tramonto dello Stato
assoluto e del principio di unità del potere statuale, impersonato dal Sovrano ( in tale forma di Stato
l’unica forma di fonte normativa era rappresentata dai DECRETI REALI ).

Con i risvolti successivi alla Rivoluzione Francese e con l’affermarsi dello Stato di diritto, inizia ad
affermarsi un sistema più articolato,seguito dalla nascita dell’esigenza di definirne il rispettivo regime e i
reciproci rapporti.

Un’esigenza di cui si faranno carico le Costituzione, le quali si preoccupano oltre a fissare la tavola dei
nuovi principi, a definire le regole fondamentali di distribuzione del potere tra i diversi organi di Stato e,
in quest’ambito, anche del potere di porre norme giuridiche dettando NORME SU NORME.

Capitolo III : “le trasformazioni delle istituzioni pubbliche dallo Statuto


Albertino alla Costituzione repubblicana
1. Le caratteristiche fondamentali dello Statuto Albertino
Viene concesso il 4 marzo 1848 da Re Carlo Alberto, Re di Sardegna, divenuto poi Costituzione del Regno
di Italia nel 1861. Esso segna tutta la prima fase della nostra storia costituzionale rimanendo in vigore fino
al 1948,anno dell’entrata in vigore della Costituzione.

Si presenta come un versione moderata dei principi enunciati durante la Rivoluzione Francese.

Caratteristiche dello statuto:

 Costituzione “OTTRIATA”:concessa ai Sudditi dal Sovrano, che fino ad allora aveva governato in
veste di Sovrano assoluto, senza che la stessa fosse sottoposta ad alcuna verifica.

Ciò dimostra il voler accogliere parzialmente la democratizzazione dello Stato, ma nel quadro di un
sistema che conservasse comunque al Sovrano un ruolo centrale.

 Costituzione “FLESSIBILE”: di grado pari alla legge ordinaria; lo Statuto era modificabile con un
semplice procedimento legislativo ordinario,non offrendo nessuna garanzia di tutela ai cittadini; un
meccanismo cioè che NON prevede alcun meccanismo giuridico di reazione nei confronti di
40
possibili <<abusi>> del legislatore ordinario, e che affida ad esso la più ampia autonomia
decisionale.

 una MONARCHIA COSTITUZIONALE PURA, di tipo dualista, basata su 2 centri di potere:


i. il Sovrano;spetta al Re:

A- nominare e revocare i “suoi” ministri;

B- condivide il potere legislativo con Parlamento,attraverso il potere di sanzionare le


leggi;

C- nominare i membri del Senato;

D- potere di scioglimento della Camera elettiva;

E- è capo supremo dello Stato;

F- ha il comando delle forze armate;

G- esercita il potere estero

H- previsione del Sovrano come organo irresponsabile, riversandosi la responsabilità


degli atti regi sui ministri chiamati a controfirmarli.

ii. il Parlamento. Esso è formato:

1) Camera elettiva;

2) Senato, di nomina regia.

Ad esso spetta, insieme al Sovrano:

a) il potere legislativo;

b) la funzione di approvazione dei bilanci e dei conti dello Stato.

Lo Statuto da grande importanza ai diritti di libertà, cui è dedicato un intero titolo (<<diritti e doveri dei
cittadini>>). Vi sono pochissime libertà garantite: in 9 articoli sommari, riferiti alle sole libertà individuali,
quali quella di proprietà.

Fa poi rinvio alla legge per la definizione dei limiti al concreto esercizio dei diritti di libertà;lascia libero il
legislatore di dare l’interpretazione, non trovando in esse alcuna limitazione.

2. Gli sviluppi della forma di governo: dalla monarchia costituzionale alla monarchia
parlamentare
La forma di Governo disegnata dallo Statuto doveva presto scontrarsi con la sua inadeguatezza rispetto
alle trasformazioni politiche e sociali che andavano diffondendosi. Ciò si tradusse in una progressiva
erosione dei poteri regi a favore del binomio Governo-Parlamento, attraverso la previsione espressa dal
voto di Fiducia o sfiducia. Esso rafforza il Governo rispetto al Parlamento, ma dall’altro lo rafforzava anche
nei confronti del Sovrano. Da qui prende avvio una tendenza che porterà ad una maggiore estensione dei
poteri del Governo, passando così ad una forma di governo incentrata sull’equilibrio dei rapporti tra
Governo e Parlamento, mentre il ruolo del Sovrano passa in secondo piano.

A questo cambiamento di forma di Governo si accompagna la progressiva accentuazione della rilevanza


politica del Presidente del Consiglio.

Ciò è testimoniato anche dall’espansione dei suoi poteri normativi, i quali tendono ad investire la sfera della
formazione primaria,mediante il ricorso a decreti legge ed ai decreti legislativi.

3. La legislazione elettorale: dal criterio censita rio al suffragio universale maschile


40
Il carattere censitario di questo periodo finisce per ridurre fortemente il carattere rappresentativo della
Camera elettiva. La legge elettorale adottata nel 1848 consentì l’esercizio di voto ad una percentuale
non superiore al 2% della popolazione.

Una prima novità si ha solo nel 1877, quando il diritto di voto viene esteso ai cittadini di sesso
MASCHILE che avessero raggiunto la MAGGIORE età e che avessero adempiuto l’obbligo scolastico
( = tre classi elementari ), non si superò comunque il 7% della popolazione.

Con le leggi elettorali del 1912 e del 1919 si arriva all’introduzione del suffragio elettorale maschile:

quella del 1912 consente l’esercizio del diritto di voto a tutti i cittadini di sesso maschile con più di 30
anni, nonché ai maggiorenni che sapessero leggere e scrivere o avessero prestato servizio militare.

La legge del 1919 estende il diritto di voto a tutti i cittadini di sesso maschile che abbiano raggiunto la
maggiore età. Essa introdusse per la prima volta un sistema elettorale di tipo PROPORZIONALE.

Bisogna però attendere il1945 perché si avveri la piena affermazione del principio di suffragio
universale anche Femminile.

4. La costruzione di un modello accentrato e l’accantonamento dell’ipotesi regionalista


Già durante il periodo cavouriano l’amministrazione statale era andata conformandosi secondo un modello
ACCENTRATO di derivazione francese: esso faceva perno:

A- al centro sui Ministri;

B- sul piano locale sui Governatori delle Provincie, i quali rappresentano il Governo e al tempo stesso
sono a capo delle amministrazioni provinciali;

C- sui Sindaci, scelti anch’essi dal Governo tra i membri dei consigli comunali.
Vi era un rigido sistema di controlli sia di legittimità che di merito sugli atti degli enti locali.

Anche dopo l’Unità si scelse di mantenere questo assetto politico, espandendolo a tutte le altre regioni
italiane ( ciò è risposta delle leggi di unificazione amministrativa del Regno ).

In questo contesto si ha un significativo riordinamento degli organi ausiliari del Governo e quelli
giurisdizionali:

• Consiglio di Stato come organo di consulenza giuridico amministrativa del Governo;

• Corte dei Conti organo di controllo esterno sugli atti di spesa del Governo stesso;

• Giudici con una posizione di autonomia, nei confronti dei quali il Governo mantiene tuttavia una
serie di poteri;

• Vi è la nascita del sistema di giustizia nell’amministrazione, ossia di un sistema che consente al


singolo di chiamare l’amministrazione a rispondere delle eventuali illegittimità commesse
nell’esercizio delle sue funzioni davanti a un giudice ordinario. Nel 1889 si avrà un’ulteriore risposta
a questo nell’istituzione della:

• IV Sezione del Consiglio di Stato, con il compito di decidere quelle controversie che avessero ad
oggetto anche la violazione di altre posizioni soggettive, tutelate con minore intensità
dall’ordinamento. Si tratta di un giudice speciale.

Negli stessi anni si assiste ad un primo allargamento dell’autonomia degli enti locali territoriali, un
accrescimento quantitativo degli apparati pubblici, nonché una loro progressiva differenzazione.

Accanto alle tradizionali strutture ministeriali, cominciano a nascere:

 le prime AZIENDE PUBBLICHE, dotate di autonomia gestionale e finanziaria;


40
 i primi ENTI PUBBLICI NAZIONALI (es. INA ), in grado di operare secondo modalità analoghe a
quelle dell’impresa privata, sia pure secondo gli indirizzi e sotto la vigilanza ministeriale.

5. La legislazione ordinaria in tema di diritti e libertà e i rapporti tra Stato e Chiesa


La disciplina dei diritti di libertà nello Statuto Albertino si limita ad una enunciazione di tali diritti, lasciando
al legislatore ordinario la disciplina dei limiti al loro concreto esercizio.

Ciò avviene soprattutto per le libertà personali: la legislazione di pubblica sicurezza di questo periodo e
quella penale si caratterizzano come estremamente severe nella prevenzione e repressione dei reati,ma
anche dei comportamenti ritenuti antisociali o pericolosi per il sistema politica,con una vastissima
attribuzione di poteri decisionali agli organi di polizia. Ciò portò a delle resistenze tra coloro che vedevano
l’espansione della discrezionalità dei poteri un sostanziale svuotamento di tali garanzie.

Grazie a queste resistenze cominciarono a registrarsi le prime modifiche in senso liberale sul piano della
legislazione penale ( es. codice penale Zanardelli del 1889 ) e si diffuse una sempre più presa di coscienza
circa l’impossibilità di uscire dalle difficoltà sociali e politiche esistenti senza un effettivo rispetto delle
libertà affermate dallo Statuto.

 Tutela della libertà religiosa: lo Statuto sembrava prefigurare uno Stato confessionale; in realtà
immediatamente dopo la sua entrata in vigore, si sviluppò una legislazione ispirata all’opposto della
laicità dello Stato, che puntava a ridurre le differenze giuridiche nella tutela delle diverse confessioni
religiose; un conflitto che il nuovo Stato aveva cercato di sanare con l’approvazione della LEGGE
DELLE GUARENTIGIE (legge 349/1871), con la quale si intendeva garantire il libero esercizio delle
funzioni del Pontefice e della Santa Sede, ma che viceversa era destinato a durare ancora a lungo,
per il rifiuto del Papa di accettarne i contenuti, ritenuti insufficienti.

8. le caratteristiche fondamentali della Costituzione repubblicana


La nuova Costituzione si configura come un sistema costituzionale radicalmente difforme da quello che
aveva trovato espressione nello Statuto Albertino.

Nuovo è il fondamento di legittimazione dello Stato:

art 1.2 Cost.<< la sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione
>> = PRINCIPIO DELLA SOVRANEITA’ POPOLARE. Esso sta ad indicare che NESSUN organo di governo
potrà avere una legittimazione autonoma all’esercizio delle massime funzioni statuali, ma dovrà poter
contare su una legittimazione proveniente dal popolo l’unico che è in grado di attribuire l’esercizio ad altri
soggetti.

( Gli organi costituzionali = Presidente della Repubblica, Parlamento, Governo e la Corte Costituzionale )

Tutti gli organi che hanno un rapporto più o meno diretto con il popolo ( = organi rappresentativi ) hanno:

 il compito di determinare gli obiettivi della politica nazionale nel quadro dei principi costituzionali ( =
organi titolari della funzione di indirizzo politico );

 sono indispensabili al corretto funzionamento del sistema costituzionale ( = organi necessari );


 non possono, se non in casi necessari, essere sostituiti nell’esercizio delle loro funzioni ( = organi
indefettibili ).

La scelta preliminare è stata quella di configurare tutta una serie di diritti e doveri individuali e collettivi e di
regole di funzionamento delle istituzioni.

Il ruolo dello Stato si riassume:

 in una funzione strumentale di GARANZIA;

 di pieno sviluppo dei valori personalistici e comunitari dei cittadini.


40
L’articolo 2 Cost. afferma che << la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia
come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità >>, facendo riferimento a tutti gli
uomini, individuati come portatori di valori individuali e sociali preesistenti alla stessa organizzazione
statuale.

L’ultima comma affianca ai << diritti inviolabili >> i << DOVERI INDEROGABILI di solidarietà politica,
economica e sociale >>.

Il primo comma dell’articolo 3 Cost. riprende e ribadisce il principio liberale dell’eguaglianza di TUTTI i
cittadini, dotati di << pari dignità sociale >>, ed << eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di
razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali >>.

Il secondo comma esprime il SUPERAMENTO dello Stato liberale a favore dello Stato sociale,,
prescrivendo che << è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che,
limitando di fatto l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva
partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese >>.

Tutto ciò comporta l’inserimento di diritti sociali, concepiti come diritti ad un impiego di pubblici poteri ad
operare, in positivo, per il raggiungimento di condizioni di maggiore giustizia e di più equo sviluppo. (si
tende a favorire i ceti sociali più deboli )

Nel quadro di una Costituzione rigida e garantista, si giustifica la previsione di conseguenti ed adeguate
tecniche giuridiche a tutela delle situazioni di libertà individuali e collettive ( = varie riserve di legge ).

Vi sono però molte più libertà garantite, in particolare emergono le libertà collettive che in precedenza
erano state ignorate. Si ha l’attribuzione di veri e propri poteri ad alcune essenziali formazioni sociali, di cui
si riconosce un ruolo incomprimibile ( Es. la famiglia ).

L’articolo 1 Cost., definendo l’Italia come << una Repubblica fondata sul lavoro >>, individua nel lavoro,
inteso come contributo che ciascuno dà al progresso materiale e culturale alla società, il valore sociale
primario.

Il rapporto tra Stato ed economia, ovvero i principi della Costituzione economica, toccano i rapporti di
lavoro e in particolare riconoscono oltre alla libertà sindacale (Art 39 Cost.), ma anche il diritto di sciopero
(Art. 40 Costi). In secondo luogo, quelli che attengono da un lato la disciplina dei diritti di proprietà e di
libera iniziativa economica, dall’altro la disciplina dell’intervento diretti dei pubblici poteri nell’economia;nel
riaffermare la tutela di tali diritti, ne consente varie limitazioni a fini sociali:

L’articolo 42.2 Cost. Riconosce e garantisce la proprietà privata, ma ne consente una disciplina legislativa
che ne assicuri la funzione sociale e ne favorisca l’accesso al maggior numero possibile di soggetti.

L’articolo 41 Cost. afferma la libertà di iniziativa economica privata, ma contestualmente non solo vieta che
essa possa essere esercitata in contrasto con l’utilità sociale, con la sicurezza e la libertà e dignità umana,
ma prevedere anche che essa possa essere indirizzata e coordinata dalla legge al raggiungimento di fini
sociali.

Quanto all’intervento dello Stato nell’economia la linea di fondo è quella volta all’istituzione di un sistema
MISTO, nel qual iniziative pubbliche e private, nell’ambito dei programmi generali fissati dal legislatore,
contribuiscano al perseguimento delle finalità di riequilibrio e sociale indicate dall’art 3.2.

Un intervento dello stato non visto come obbligatorio, ma come facoltativo, così come disposto dall’articolo
43 Cost.,ove si afferma che, per fini di utilità generale, la legge può riservare allo Stato, ad enti pubblici o a
comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese.

Per quanto riguarda “Ordinamento della Repubblica”,esso viene trattato solo nella seconda parte (artt. Da
55 a 139), preceduta dai “Principi fondamentali” (artt. 1 a 12), e dalla prima parte, dedicata ai “Diritti e
doveri dei cittadini” (artt. 13 a 54).

Si ha un autorevole sistema statale centrale, un articolato e forte sistema di autonomie regionali e locali; al
primato degli organi rappresentativi della volontà popolare, il ruolo davvero autonomo degli organi di
giustizia costituzionale ed ordinaria.
40
Accanto alle disposizioni che segnano il nostro sistema politico come un sistema rappresentativo, vi sono
altre disposizioni che disciplinano alcuni importanti strumenti di democrazia diretta, quali l’istituto
dell’iniziativa legislativa popolare e il Referendum.

I partici politici vengono intesi come strumento di permanente partecipazione dei cittadini all’elaborazione
ed attuazione della politica nazionale, nonché nella riserva alle forze sindacali del potere di disciplinare,
mediante la contrattazione collettiva, aspetti essenziali del rapporto di lavoro.

Al sistema politico centrale si affiancano i sistemi politici regionali o locali, introdotti sia al fine di adeguare
meglio l’amministrazione pubblica alle tante e diverse esigenze locali, sia al fine di arricchire il quadro
istituzionale attraverso la formazione di sedi di mediazione degli interessi più ravvicinati ai cittadini.

La grande concentrazione di poteri tipica dello Stato contemporaneo trova un suo bilanciamento, oltre che
nel sistema delle forze politiche, nel ruolo autonomo e nelle funzioni degli organi giudiziari.

La Costituzione ha introdotto notevoli novità in riferimento:

 alla garanzia di indipendenza della magistratura ordinaria;

 al Consiglio superiore della magistratura, un nuovo organo prevalentemente rappresentativo degli


stessi magistrati, ma formato anche da soggetti designati dal Parlamento e presieduto dallo stesso
Presidente della Repubblica.

 Al tempo stesso il divieto di istituzione di giudici straordinari o speciali, diversi da quelli


esplicitamente previsti dalla Costituzione, contribuisce a rafforzare la garanzia dell’effettività del
giudice e riduce il rischio di disfunzioni.

 Tutto il sistema costituzionale trova nell’istituzione e nei poteri della Corte costituzionale lo
strumento di garanzia fondamentale del rispetto della legalità costituzionale. I suoi poteri di
giudicare sulla legittimità costituzionale delle leggi dello Stato e delle Regioni, di risolvere conflitti di
attribuzione che sorgono fra i supremi poteri dello Stato o fra Stato e Regioni, di giudicare sulle
eventuali responsabilità penali del Presidente della Repubblica.

Si è scelto per una forma di governo di tipo parlamentare razionalizzata e parzialmente corretta dalla
previsione di alcuni poteri, affidati ad altri organi costituzionali, incidenti sul funzionamento e sui poteri del
Parlamento.

Ad esso vi è però posto un freno rappresentato dal Presidente della Repubblica e da suoi particolari
compiti (es. scioglimento anticipato delle Camere).

Un ulteriore elemento caratterizzante della Costituzione repubblicana è rappresentato dalla particolare


apertura internazionalista che essa manifesta (Art. 10 Cost. che afferma la subordinazione
dell’ordinamento giuridico nazionale alle norme internazionali generalmente riconosciute), nonché
dall’esplicita adesione al principio pacifista, in base al quale l’Italia << ripudia la guerra come strumento di
offesa alle libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali >> (Art. 11
Cost.); principio che impegna l’Italia, in nome della pace e della giustizia tra le Nazioni, a consentire delle
limitazioni di sovranità che a questo fine si rendessero necessarie, nonché a favorire le organizzazioni
internazionali rivolte alle stesse finalità.

È sulla base di questi principi che l’Italia ha chiesto ed ottenuto di far parte dell’ONU ( = Organizzazione
delle Nazioni Unite )ed ha svolto un ruolo da protagonista nella formazione della Comunità Europea.

Costituzione rigida e apertura internazionalista sono gli elementi sui quali si realizzo il “COMPROMESSO” tra
le tre grandi correnti ideologiche che animarono il dibattito in Assemblea Costituente:

1) Ideologia cattolica;

2) Ideologia marxista;

3) Ideologia che si rifaceva alla tradizione laico- liberale prefascista.

Si tratta di un compromesso che appare come il frutto di un lungo confronto di ampio respiro, a volte anche
molto aspro, che aveva al centro le sorti future del Paese.
40
Dall’entrata in vigore della Costituzione ad oggi, il testo originario ha subito numerose modifiche, in gran
parte puntuali ( = relativa a specifiche disposizioni), alcune di portata ampia, relative ad interi Titoli.

Tra le prime:

I. Modifiche all’Art 48 Cost., in ordine al voto degli Italiani all’estero ( legge Cost. 1/2000 ;

II. Dell’art. 51 Cost., in ordine alle pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive ( legge Cost.
1/2003);

III. Dell’art .56 Cost., in ordine alla composizione della camera ( Legge Cost. 2/1963 e legge
Cost.1/2001);

IV. Dell’art 57 Cost., in ordine alla composizione del senato ( Legge Cost. 2/1963 legge Cost.1/2001);

V. Dell’art. 60 Cost., in ordine alle immunità dei membri del Parlamento (legge Cost. 3/1993);

VI. Dell’art 79 Cost., in ordine alla disciplina dell’amnistia e dell’indulto (legge Cost. 1/!992);

VII. Dell’art 88 Cost., in ordine ai poteri del Presidente della Repubblica nell’ultimo semestre del suo
mandato ( legge Cost. 1/1991);

VIII. Dell’art 96 Cost., in ordine ai reati ministeriali (legge Cost. 1/1989);

IX. Dell’art 111 Cost., in ordine alla disciplina del giusto processo (legge Cost.2/1999)

X. Dell’art 134 Cost., in ordine alle competenze della Corte costituzionale (legge Cost. 1/1953 e legge
Cost. 1/1989).

Tra le seconde:

1- Riforma del Titolo V ( le Regioni, le Provincie e i Comuni ) operata con la legge Cost. 1/1999 e la
legge Cost. 3/2001);

2- La riforma dell’intera seconda parte della Costituzione, approvata in seconda lettura dal Parlamento
il 16 novembre 2005, la quale toccava i profili importanti della forma di Governo e di Stato.

quanto alla forma di governo, la riforma si proponeva di rafforzare il ruolo del Presidente del
Consiglio ( cui venivano conferiti i poteri di revoca e nomina dei Ministri, il potere di chiedere lo
scioglimento anticipato delle Camere);quanto alla forma di Stato, si sommavano competenze
legislative regionali esclusive e forti condizionamenti centralistici, cui si aggiungeva la
trasformazione del Senato in una Camera federale. La legge di riforma è stata respinta dal corpo
elettorale con il referendum tenutosi il 25 e 26 giugno 2006.

Capitolo IV: “L’Italia e l’Unione Europea”


1. La nascita dell’Unione Europea
Il processo di integrazione europeo prevede avvio agli inizi degli anni ’50 con la nascita delle tre “comunità”
europee originarie (prima la Ceca e poi successivamente la Cee e la Ceea o Euratom), le quali avevano
finalità economiche, ma anche un obiettivo politico preciso: quello di scongiurare il rischio del riprodursi in
Europa delle condizioni di conflittualità che avevano portato a 2 conflitti mondiali.

A questo risultato si pensava di arrivare partendo dalla creazione di un MERCATO COMUNE, attraverso una
progressiva eliminazione delle barriere allora esistenti, al fine di garantire la libera circolazione delle merci,
la libera circolazione dei lavoratori dipendenti, il diritto di stabilimento dei lavoratori autonomi, la libera
prestazione di servizi, la libera circolazione dei capitali.

Da allora l’integrazione è andata sempre più intensificandosi,grazie alla stipula di una serie di contratti che
modificavano quelli precedenti; trattati che operavano in un duplice senso:
40
a) Verso un progressivo allargamento dei poteri delle istituzioni comunitarie (con conseguente
depotenziamento dei singoli Stati membri);

b) Verso una sensibile modifica dell’originario impianto istituzionale delle Comunità e delle regole
decisionali che prescindono alla loro azione.

Le tappe principali:

A. TRATTATO DI BRUXELLES DEL 1965:

• Realizza una forma di coordinamento tra le 3 comunità riunificandone gli esecutivi;

• Si dà vita ad una sola Commissione europea ed ad un unico Consiglio;

• Si vara un unico bilancio europeo.

B. ATTO UNICO EUROPEO DEL 1986:

• prevede l’eliminazione di un gran numero di barriere ancora esistenti alla libera circolazione;

• amplia le competenze delle istituzioni comunitarie a nuovi settori ( ricerca scientifica,


ambiente … );

• contiene nel preambolo l’intento espresso di voler dar vita ad un’Unione Europea, quale
forma istituzionale di una più intensa cooperazione tra gli Stati membri non solo
economica,ma anche politica;

• istituzionalizzazione del Consiglio europeo, quale organo nel quale maturano le grandi
scelte di indirizzo politico;

• potenziamento del ruolo del Parlamento europeo nell’ambito dei processi decisionali;

• avvio della cooperazione europea in materia di politica estera.

C. TRATTATO DI MAASTRICHTI (trattato dell’Unione Europea) del 1992:

rappresenta la tappa decisiva in vista della nascita dell’Unione Europea;

• Si procede ad un ulteriore ampliamento dell’area degli interventi delle istituzioni europee;

• Si procede al rafforzamento di alcune politiche comunitarie di particolare rilievo ( in materia


di coesione economica e sociale);

• Si dà il via alla cooperazione in materia di politica estera e di sicurezza (PESC);

• Si dà il via alla cooperazione in materia di giustizia e affari interni (GAI);Essi rappresentano il


secondo e terzo pilastro su cui regge,l’U.E.

• Si pongono le basi per l’introduzione della moneta unica europea (EURO) e per l’istituzione
di una Banca centrale europea, quale organo di decisione in materia di emissione della
moneta e di controllo della liquidità, allo scopo di garantire la stabilità dei prezzi all’interno
del mercato unico.

• Introduce novità istituzionali quali il Comitato delle Regione e delle autonomie locali;

• Introduci tra i principi ispirato il principio di sussidiarietà ( in base all’art 5 del testo coordinato
del Trattato di Maastricht e del Trattato istitutivo della comunità europea, la Comunità
europea è legittimata ad agire ne settori che non sono di sua esclusiva competenza,
<<soltanto nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere
sufficientemente realizzati dagli Stati Membri e posso essere realizzati meglio a livello
comunitario>>. Si tratta di un principio importante che dovrebbe funzionare da freno
all’ampliamento dell’area degli interventi comunitari, a tutela delle competenze degli stati
membri.
40
• Viene introdotta la nozione di cittadinanza europea, attraverso la quale si punta a rafforzare i
diritti che ciascuno Stato membro è tenuto a riconoscere ai cittadini degli Stati della
Comunità.

D. TRATTATO DI AMSTERDAM DEL 1997:

• Ulteriore valorizzazione della cittadinanza europea con:

 l’inserimento tra i compiti fondamentali delle Comunità del perseguimento


dell’uguaglianza tra uomini e donne:

 della protezione delle persone fisiche in ordine alla raccolta e trattamento dei dati
personali;

• Alcune modifiche alla forma di Governo comunitaria, attraverso un’estensione e una


semplificazione delle complesse procedure medianti le quali il Parlamento europeo partecipa
al procedimento legislativo;

• Particolare rafforzamento della politica sociale europea, attraverso:

 il riconoscimento del tema dell’occupazione come questione di interesse comune;

 potenziamento degli strumenti di intervento dell’Unione in questo settore.

Progressivo ampliamento dei membri della Comunità:dai sei paesi fondatori:

1) Belgio

2) Francia

3) Germania

4) Italia

5) Lussemburgo

6) Olanda.

si è passati all’Europa dei 15:

1) Belgio

2) Francia

3) Germania

4) Italia

5) Lussemburgo

6) Olanda

7) Regno Unito

8) Irlanda

9) Danimarca

10) Grecia

11) Spagna

12) Portogallo

13) Austria
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14) Finlandia

15) Svezia

E nel 2004 all’Europa dei 25.

E. TRATTATO DI NIZZA DEL 2001:

• Modifiche relative al rafforzamento degli interventi dell’Unione nei settori della politica estera,
di sicurezza e di difesa;

• Rafforzamento degli interventi in materia di cooperazione rafforzata ( quella che nel quadro
dei principi del Trattato, può essere decisa da due o più Stati membri );

• Modifiche alla forma di governo comunitaria:

 Nuova composizione del Parlamento Europeo e della Commissione;

 Nuova ponderazione dei voti per le decisioni del Consiglio;

F. TRATTATO DI ATENE DEL 2003 ( Trattato di adesione ):

il 16 aprile 2003 p stato sottoscritto ad Atene il Tratto di adesione tra i 15 Stati Membri dell’Unione
Europea e i 10 Stati che entrano a farne parte:

16) Cipro,

17) Estonia,

18) Lettonia,

19) Lituania,

20) Malta,

21) Polonia,

22) Repubblica ceca,

23) Slovacchia,

24) Slovenia,

25) Ungheria.

Esso concludendo il lungo iter che ha portato all’ingresso nell’Unione di questi Paesi, contiene:

• alcuni adattamenti a Trattati vigenti;

• serie di disposizioni transitorie, volte a facilitarne l’ingresso dei nuovi Stati membri.

2. La forma di governo
Quando si parla di forma di governo comunitaria si fa riferimento all’aspetto relativo alla composizione e
alle funzioni degli organi tra i quali i trattati ripartiscono i poteri ceduti degli Stati membri.

Dell’apparato istituzionale comunitario fanno parte dei comitati che svolgono compiti istruttori o consultativi:

a) CONSIGLIO EUROPEO:

è composto dai Capi di Stato o di Governo; formalizzato a partire dall’Atto unico europeo del 1986k
rappresenta il centro di indirizzo politico della Comunità: spetta ad definire gli orientamenti generali
e stimolare il processo di costruzione dell’Unione.
40
Esso svolge un ruolo preminente soprattutto in ordine alle decisioni da assumere nel quadro del
secondo e terzo pilastro. Delle sue riunioni (almeno 2 all’anno) esso riferisce al Parlamento europeo

b) PARLAMENTO EUROPEO:

Originariamente era composto da membri designati dal Parlamento degli Stati membri. Dal 1979 è
organo ad elezione diretta: i suoi membri, che durano in carica 5 anni, vengono ancora eletti sulla
basi di leggi elettorali nazionali. A ciascuno Stato membro spetta un numero di seggi diverso,
calcolato in rapporto alla popolazione. Con il Trattato di adesione sono stati redistribuiti i seggi tra i
25 Stati ( per l’Italia il n è 78) per un totale di 732 membri.

I compiti del Parlamento erano al’inizio solo consultivi,ma si sono andati progressivamente
rafforzando. Privo di un proprio potere di iniziativa legislativa, il Parlamento è ora in grado di in
decidere sul contenuto degli atti normativi comunitari,attraverso l’esercizio di un potere di
emendamento che, in certi casi, può arrivare fino all’arresto ( = potere di veto )del procedimento
stesso.

Ha importanti poteri in materia di bilancio della Comunità ( la cui adozione finale spetta appunto al
Parlamento ).

Ha poteri di controllo sulla Commissione Europea, e poteri relativi alla conclusione di accordi
internazionali tra la Comunità e i Paesi terzi.

In seguito al Trattato di Amsterdam si è riconosciuta al Parlamento europeo la possibilità di


raccordare i propri lavori sia con l’attività svolta dal Comitato delle Regioni e delle autonomie locali,
sia con quella dei Parlamenti nazionali, attraverso la Conferenza degli organi parlamentari
specializzati in affari comunitari (COSAC), nonchè il potere di approvare le nomine del Presidente
della Commissione.

c) COMMISSIONE EUROPEA:

è l’organo esecutivo. È composto da 20 membri nominati dai Governi degli Stati membri, i quali
durano in carica 5 anni ed operano in regime di assoluta indipendenza degli Stati, dai quali non
possono ricevere né istruzioni, né direttive.

Con il Trattato di adesione si è stabilito che a partire dal 1 novembre 2005 e fino al 31 ottobre 2009,
la Commissione sia composta da un membro per ciascuno Stato membro ( per l’Italia due, come
per gli stati più grandi ). A partire da questa data, è previsto che il numero di membri della
Commissione si riduca e si applichi un principio di rotazione tra gli Stati membri.

Il Parlamento è chiamato ad esprimere la sua approvazione sul Presidente della Commissione


designato di comune accordo dai Governi degli Stati membri, ma anche sull’intera composizione
dell’organo, previa audizione dei singoli commissari designati.

Ha il compito di esercitare una serie molto consistente di poteri:

• Poteri di iniziativa e di stimolo nei confronti delle altre istituzioni comunitarie: tra questi è
importante il potere di iniziativa in ordine agli atti normativi comunitari;

• Poteri di esecuzione: ha il compito di assicurare la corretta esecuzione di tutte le decisioni


assunte a livello comunitario, nonché quello di curare, in questo ambito, la gestione del
bilancio comunitario;

• Poteri di controllo: ad essa spetta garantire che sia gli Stati membri, sia i privati adeguino i
propri comportamenti agli obblighi derivanti dall’adesione alla Comunità, potendo a questo
scopo attivare poteri ispettivi, e nel caso di riscontrata infrazione, chiamare i soggetti
inadempienti a rispondere davanti ala Corte di giustizia;

• Poteri sanzionatori: in certi casi la Commissione dispone di poteri sanzionatori diretti nei
confronti delle imprese o dei privati che abbiano violato gli obblighi derivanti dal diritto
comunitario.

d) CONSIGLIO DEI MINISTRI:


40
è l’organo che detiene la quota più consistente del potere decisionale, soprattutto in materia di
normazione: “legislatore comunitario”.

È presieduto a rotazione,ogni 6 mesi, da un rappresentante degli Stati membri ed è composto dai


Ministri ( o da soggetti di livello ministeriale, designati dal proprio Governo) degli Stati membri
competenti per materia di volta in volta posto l’oggetto di discussione.

Esso delibera secondo la regola dell’unanimità, si avvale dell’esercizio delle sue funzioni del
Comitato dei rappresentanti permanenti (COREPER), composto da rappresentanti degli Stati
membri aventi il rango di Ambasciatori, cui spetta il compito di preparare e istruire i lavori del
Consiglio.

In conseguenza dell’allargamento dell’Unione, il Trattato di adesione ha stabilito una nuova


ponderazione dei voti, con la quale le deliberazioni devono essere assunte a maggioranza
qualificata ( all’Italia spettano 29 voti ) e fissano la soglia di validità di tali deliberazioni ( 232 Stati
membri, se oggetto è una proposta della Commissione; 232 voti purchè rappresentino il voto
favorevole dei 2/3 degli Stati, negli altri casi).

e) GLI ORGANI DI CONTROLLO E DI GIUSTIZIA:

• La CORTE DEI CONTI: è composta da 15 membri, che dovranno passare a 25 nominati,per


6 anni, dal Consiglio, sentito il Parlamento; esercita il controllo sulla gestione finanziaria
della comunità, redigendo al riguardo una relazione annuale che vale, come punto di
riferimento per il Parlamento;

• La CORTE DI GIUSTIZIA: è composta anch’essa da 15 membri che dovranno diventare 25,


per 6 anni, dai Governi degli Stati membri; è l’organo cui spetta il duplice compito di
assicurare la legittimità degli atti delle istituzioni comunitarie, nonché il rispetto del diritto
comunitario sia da parte delle autorità statali, sia da parte dei privati. Ad essa possono
ricorrere gli Stati membri quando ritengono che un atto comunitario sia illegittimo; le
istituzioni comunitarie contro uno Stato che abbia violato i suoi obblighi comunitari; i privati; i
giudici nazionali che si trovino a dover applicare una norma internazionale che sia di incerta
interpretazione. Nel dicembre del 2000 a Nizza si è istituita una Carta dei diritti fondamentali
dell’Unione Europea. La Carta non è inserita nei trattati e non ha valore giuridico.

• Il TRIBUNALE DI PRIMO GRADO: istituito nel 1988 che ha competenza più ristretta rispetto
la Corte e le cui sentenze sono applicabili davanti alla medesima.

• Il COMITATO DELEL REGIONI E DELLE AUTONOMIE LOCALI: organo rappresentativo dei


livelli diversi di governo locale presente negli Stati membri, che è dotato di poteri solo
consultativi.

3. I poteri delle istituzioni comunitarie


Sono i poteri che la comunità è in grado di esercitare. Si tratta di:

A- POTERI NORMATIVI:
ve ne sono di ampi, e che sono andati progressivamente ad estendersi grazie al verificarsi di due
fenomeni concorrenti:

1) L’interpretazione estensiva che le istituzioni comunitarie hanno inteso dare alle competenze
che loro i trattati attribuiscono;

2) Lo sviluppo delle stesse disposizioni formali dei trattati.

Questi poteri normativi sono esercitati attraverso:

 Le DIRETTIVE: atti normativi che fissano, in una determinata maniera, degli obiettivi, dei risultati che
devono essere raggiunti dagli stati membri lasciando questi ultimi liberi di scegliere i mezzi più
idonei al loro conseguimento. Di regola ad una direttiva comunitaria fa seguito un intervento del
40
legislatore nazionale che deve dare attuazione al contenuto della direttiva. Questo strumento è
previsto quando si è ritenuto opportuno lasciare al legislatore nazionale un margine di intervento
discrezionale.

 I REGOLAMENTI: atti normativi comunitari che, in genere, non richiedono un ulteriore intervento dei
legislatori nazionali,poiché contengono una normativa AUTOSUFFICIENTE,che non richiede altro che
essere applicata. L’adozione di questo è previsto per certe materie, ma non per tutte, a significare la
gradualità che i trattati hanno inteso mantenere. La caratteristica principale è rappresentata dal fatto
che esse producono direttamente i loro effetti all’interno dell’ordinamento giuridico degli Stati
membri: essi devono obbligatoriamente essere osservate sia dai soggetti pubblici, sia da quelli
provati. È quella che l’art.189 del Trattato CEE chiama la “diretta applicabilità degli atti normativi
comunitari”. Perché questo atto si verifichi è necessario che l’atto sia legittimi.

B- POTERI AMMINISTRATIVI:
in genere il compito di attuare sul piano amministrativo il diritto comunitario spetta alle
amministrazioni nazionali. Però rientra anche tra i compiti della Commissione europea quello di
assicurare che tale attuazione sia effettiva. Questa attività viene svolta mediante l’esercizio di poteri
amministrativi di controllo, decisione, ispezione e sanzione. In esso, la Commissione si avvale
dell’attività consultiva di comitati composti dai rappresentati degli Stati membri, e dell’attività
istruttoria e di supporto dei propri uffici, che operano in contatto con le amministrazioni nazionali
coinvolte nelle politiche comunitarie.

C- POTERI IN CAMPO MONETARIO:


il Trattato di Maastricht prevedeva che il sistema della moneta unica prendesse il via col 1.gennaio.
1999, una volta che gli stati membri avessero provveduto a ridurre le distanze tra le loro situazioni
economiche, nel rispetto di quattro parametri predeterminati, relativi a:

 Tasso di inflazione;
 Livello del debito pubblico;
 Stabilità del tasso ufficiale di cambio nei confronti delle altre monete europee;
 Tasso di interesse sui titoli a lungo termine.
Questa fase si è oggi conclusa e con una decisione del maggio 1998 del Consiglio Europeo sono
stati ammessi fin dall’inizio 12 dei 15 Stati membri, tra cui l’Italia. Il sistema è dotato di un suo
apparato istituzionale di governo centrato sulla BCE. Gli organi al vertice di questa Banca sono:

 Il Consiglio direttivo, composto dai Governatori delle banche centrali nazionali e dai
membri del Comitato esecutivo, cui spettano le decisioni di indirizzo;

 Dal Comitato esecutivo, composto da 6 membri nominati di comune accordo dai Governi
degli Stati membri, con il compito di dare attuazione alle decisioni del Consiglio;

 Il Presidente, nominato sempre dai Governi degli Stati membri tra i membri del Comitato
esecutivo.

Tra i poteri della BCE, oltre a quello di autorizzare l’emissione di banconote all’interno della
Comunità, vi è anche quello di emanare dei regolamenti che hanno la stessa efficacia degli atti
normativi adottati dalle altre istituzioni comunitarie.

La BCE opera in un regime di assoluta indipendenza, sia nei rispetti dei Governi nazionali, sia
rispetto alle stesse istituzioni comunitarie.
40
La BCE ha anche l’obiettivo della stabilità dei prezzi, che può essere conseguito solo attraverso il
concorso con le decisioni della banca delle scelte in materia di politica fiscale e in materia di spesa
pubblica facenti capo alle autorità politiche comunitarie e nazionali.

D- POTERI GIUDIZIARI:
Sono esercitati dal Tribunale di 1°grado e dalla Corte di giustizia,i quali assicurano che gli atti e i
comportamenti adottati dalle istituzioni comunitarie siano legittimi: a tale scopo è previsto un ricorso
per l’annullamento dell’atto in questione.

Essi poi valgono ad assicurare il pieno e uniforme rispetto del diritto comunitario da parte degli Stati
membri: a questo scopo è preordinato il ricorso per infrazione o inadempimento promosso dalla
Commissione o da uno Stato membro.

Essi assicurano anche un risarcimento del danno a chi, persona fisica o giuridica, abbia subito un
pregiudizio dall’attività svolta da un organo comunitario.

E- POTERE ESTERO:
si ha solo in alcune materie espressamente previste dai trattati. La Comunità in tali ambiti ha il
potere di stipulare accordi internazionali che, una volta sottoscritti, vincolano al loro rispetto tutti gli
Stati membri. Il progressivo allargamento d’azione in politica estera, di sicurezza comune e di difesa
ha portato all’affidamento al Segretario del Consiglio il compito di svolgere le funzioni di “Alto
rappresentante”.

F- POTERI IN AMBITO PESC E GAI:


nel quadro della cooperazione in materia di politica estera e sicurezza comune e in materia di
giustizia e affari interni; in questi campi si operano con poteri e procedure decisionali speciali.

In assenza di un potere normativo,le decisioni assunte in quest’ambito divengono azioni comuni di


posizioni comuni;

 Le azioni comuni impegnano l’Unione ad un intervento diretto, mirato alla soluzione di uno
specifico problema;

 Le posizioni comuni impegnano gli Stati membri ad adottare politiche nazionali conformi alla
posizione comune assunta.

Sono decisioni prese per lo più all’unanimità.

4. Il nuovo Trattato costituzionale europeo


Con la dichiarazione di Laeken del 15 dicembre 2001, il Consiglio europeo ha avviato una nuova fase del
processo di integrazione, che ha assunto un carattere costituente.

Si ha chiamato un’apposita Convenzione (rappresentativa degli Stati, del Parlamento europeo, della
Commissione europeo e dei Parlamenti nazionali), e gli è stato affidato il compito di predisporre un progetto
di un nuovo Trattato,da approvare in sede di Consiglio europeo;un mandato che investiva l’intera U.E.

Il trattato varato a Bruxelles dal Consiglio europeo il 18 giugno 2004, firmato a Roma il 29 ottobre 2004, ora
aspetta la ratifica dei 25 Stati membri.

Esso è destinato a sostituire tutti i Trattati europei precedenti.

Oltre a razionalizzare il contenuto dei vecchi Trattati,introduce delle novità:

 Attribuzione all’UE della personalità giuridica;


40
 Inserimento di norme di principio sui diritti e della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, con
conseguente maggiore riconoscimento dei diritti tutelati e rafforzamento del vincolo di rispetto dei
medesimi da parte dell’UE;

 Definizione dei criteri di riparto di competente tra Unione e Stati membri, attraverso una competenza
esclusiva della Comunità per un numero limitato di ambiti e d una competenza concorrente per un
numero più cospicuo;

 Disciplina di un sistema delle fonti normative europee basato su leggi europee e leggi quadro
europee, distinte dagli atti non normativi;

 Riconduzione ad un unico sistema decisionale anche dei due pilastri della politica estera e della
difesa comune;

 Rafforzamento del ruolo politico del Presidente del Consiglio europeo,eletto per un periodo di due
anni e mezzo;

 Istituzione di un Ministro degli Affari esteri dell’Unione, con il compito di coordinare l’azione
esterna dell’Unione, e quest’ultima con l’azione esterna dei singoli Stati membri;

 Rafforzamento del ruolo del Parlamento europeo nell’esercizio dei poteri normativi, attraverso un
aumento delle procedure di codecisione, nonché in materia di bilancio attraverso l’affidamento
all’Assemblea dell’ultima parola in riguardo;

 Accentuazione del rapporto fiduciario tra Commissione e Parlamento: il Presidente della


Commissione, proposto dal Consiglio europeo, tenuto conto delle elezioni per il Parlamento, viene
eletto da quest’ultimo; gli altri membri della Commissione, anch’essi designati dal Consiglio d’intesa
con il Presidente, sono soggetti collettivamente all’approvazione parlamentare insieme al
Presidente del Ministro degli affari esteri, che fa parte di diritto della Commissione;

 Riduzione del n° delle decisione per le quali è richiesta l’unanimità;

 La definizione di un nuovo sistema di voto a doppia maggioranza( la cui entrata in vigore si


prevede per il 2009), il quale prevede che le decisioni siano assunte da almeno il 55% degli Stati
membri, che rappresentino almeno il 65%della popolazione complessiva.

Per l’entrata in vigore del Trattato si richiede la ratifica da parte di tutti i 25 Stati membri; si prevede
anche che se nel termine di due anni dalla sua sottoscrizione ( cioè entro il 2006) solo i 4/5 degli Stati
abbiano provveduto alla ratifica (dovrebbero essere quindi 20), ogni decisione sulla sorte del Trattato
viene conferita al Consiglio europeo.

5. I riflessi sul sistema costituzionale della partecipazione dell’Italia all’UE


Il Trattato di Maastricht ha portato molti paesi dell’UE alla modifica della Costituzione in base ai nuovi
principi adottati nella Comunità Europea; ciò è avvenuto anche in Italia.

Ciò è avvenuto però solo attraverso semplici leggi ordinarie attuate di volta in volta.

a. Sul piano della forma di governo, si deve registrare un progressivo rafforzamento del ruolo del
Governo che viene visto come dominante della partecipazione dell’Italia all’UE ( il Parlamento infatti
non sa molto delle decisione del Governo in sede comunitaria);

b. Sul piano delle grandi scelte di indirizzo politico, solo una parte significativa del potere estero
dello Stato e ogni scelta di politica economica risultano vincolate a decisioni assunte in sede
comunitaria;

c. Sul piano della legislazione, intere materie non sono più nella disponibilità del legislatore
nazionale, essendo stabilmente passate nell’area decisionale della Comunità; ciò vale sia per il
Parlamento che per le regioni, in ordine ai quali esse sono chiamate a dettare una normativa di
40
dettaglio, di applicazione e adattamento alle realtà regionali di scelte normative di carattere
generale e operate a livello europeo;

d. Sul piano dell’amministrazione, si assiste al crescete fenomeno per cui organi amministrativi
operano in rispetto dei regolamenti o delle direttive comunitarie;

e. Sul piano della giurisdizione, il giudice italiano è obbligato ad applicare le norme comunitarie
direttamente applicabili e non le norme italiane, nel caso in cui la materia della controversia sia
disciplinata da entrambe le fonti. La “legge” della Comunità prevale automaticamente su quella del
legislatore nazionale.

Capitolo XV: “le fonti del diritto”


Le fonti del diritto sono tutti gli atti o i fatti dai quali traggono origine le norme giuridiche.

Si distinguono le:

 FONTI DI PRODUZIONE quali sono le fonti del diritto. Un ordinamento giuridico può attribuire a
determinati organi o enti il potere di produrre norme giuridiche.

 FONTI SULLA PRODUZIONE: procedimenti attraverso i quali le fonti devo essere prodotte.

L’ordinamento può attribuire la capacità di essere considerata come un regola un comportamento


obbligatorio per tutti anche a comportamenti umani o a fatti sociali non esplicitamente previsti; il semplice
fatto che un comportamento venga tenuto dalla generalità dei consociati.

1. FONTI DI PRODUZIONE, SULLA PRODUZIONE E FONTI DI COGNIZIONE

 FONTI DI PRODUZIONE: pongono le norme di comportamento costitutive del diritto oggettivo e


possono essere definite come ogni fatto abilitato dall’ordinamento giuridico. Esse si distinguono in:

• Fonti fatto: tra di esse vi sono vari tipi di:

o Consuetudine: detiene due elementi fondamentali:

 uno oggettivo:si identifica con la ripetitività di un determinato comportamento


nel tempo;

 uno soggettivo: si identifica con la convinzione da parte di coloro che


rispettano la norma, che tale comportamento è obbligatorio.

= è un comportamento costantemente ripetuto dai membri di un gruppo nella


convinzione di osservare una norma giuridica o nella previsione che anche gli altri
assumano un comportamento analogo.

o Le consuetudini costituzionali sono fonti di rango costituzionale: possono


essere applicate nella risoluzione dei conflitti di attribuzione fra i poteri dello Stato e
nei giudizi di legittimità costituzionale.

o Consuetudini internazionali: disciplinano i rapporti tra gli Stati nell’ambito del diritto
internazionale. Sono fonti di formazione spontanea che rappresentano il prodotto
della coscienze giuridica della Comunità internazionale e vengono richiamate nell’art
10 della Costituzione italiana.

• Fonti atto: esse si distinguono a seconda della forma che assumono. Tale forma si può
ricondurre all’autorità emanante, o al nome dell’atto.

 FONTI SULLA PRODUZIONE: disciplinano i procedimenti formativi delle fonti di produzione, indicano
chi è competente ad adottarle e i modi della loro adozione. Si annoverano le “disposizioni sulla
legge in generale”, e la stessa Costituzione.
40
 FONTI DI COGNIZIONE: costituiscono gli strumenti attraverso i quali è possibile venire a conoscenza
delle fonti di produzione ( Gazzetta ufficiale ).

 TESTI UNICI: atti che raccolgono e riformulano disposizioni di molteplici testi normativi succedutisi
nel tempo,accomunanti dal fatto di disciplinare la stessa materia.

Possono essere testi unici di coordinamento: testi unici di disposizioni regolamentari adottati con
regolamento; testi unici di norme regionali adottate con leggi regionali …

Essi però appartengono al passato. Ciò è dovuto all’art 23 della L 229/2003 che ha introdotto la
figura del CODICE, con il quale si intende dar luogo in singole materie ad un complesso d norme
stabili ed armonizzate che garantiscono certezza di regole. Il Governo può procedere alla
compilazione di Codici soltanto previa delega legislativa.

2. Il sistema delle fonti e la risoluzione delle antinomie


Il nostro ordinamento accoglie una varietà di fonti; accanto a quelle tradizionali, la Costituzione, esso ne
prevede altre, espressione dell’autonomia normativa riconosciuta ad organi costituzionali ed enti locali.

Ogni fonte è destinata a produrre continuamente diritto, per adeguare il sistema normativo alle mutate
esigenze politiche, economiche e sociali.

La varietà e l’inesauribilità delle fonti rendono probabile che una stessa fattispecie possa essere
disciplinata in modo configgente da norme poste da fonti diverse o dalla stessa fonte in momenti diversi =
ANTINOMIE.

Tuttavia la natura dell’ordinamento giuridico e l’esigenza di certezza del diritto impongono che eventuali
antinomie debbano essere risolte, attraverso l’applicazione di una serie di criteri:

 CRITERIO ANALOGICO:

quando due norme configgenti sono poste da fonti dello stesso tipo.

= non si applica ( perché si ritiene abrogata) la norma precedente, ma quella successiva.

Tale criterio non trova però applicazione quando la norma precedente ha carattere speciale o
eccezionale, a meno che, interpretando la legge generale, l’interprete non ritenga che essa non
tolleri alcuna disciplina diversa,sia essa precedente o successiva.

ABROGAZIONE = fenomeno giuridico in base al quale l’area di applicabilità di una norma viene
circoscritta nel tempo da una norma successiva, nel senso che se prima essa era riferibile ad
una serie indefinita di fatti futuri, dopo l’abrogazione può trovare applicazione solo a una serie
definita di fatti passati.

Esistono tre tipi di abrogazione:

1) Espressa: quando è lo stesso legislatore a volerla, specificando le norme ad essa soggette;

2) Tacita: quando la disciplina successiva è incompatibile con la precedente oppure regola in


modo diverso l’intera materia, per cui non è possibile la contemporanea presenza di
entrambe;

3) Innominata: quando il legislatore prevede l’abrogazione, ma non specifica quali norme ne


siano oggetto ( <<sono abrogate tutte le norme incompatibili con la presente legge>>).

 CRITERIO GERARCHICO:

quando norme configgenti provengono da fonti diverse.


40
Le fonti si collocano a livelli diversi, per cui le norme successive, poste da fonti di rango
inferiore, che siano in conflitto con norme provenienti da fonti di rango superiore, sono per
ciò stesso invalide e devono essere soggette ad annullamento o a disapplicazione.

Quando sono le norme di rango superiore a seguire quelle di fonti inferiori, si risolve il
conflitto attraverso l’abrogazione: leggi incostituzionali anteriori alla Costituzione
Repubblicana possono essere abrogate laddove sussistano i presupposti oppure annulla
dalla stessa Corte se incostituzionali.

 CRITERIO DI COMPETENZA:

per la risoluzione delle antinomie fra norme di fonti diverse. Può assumere due forme diverse:

 Tra due fonti può sussistere una separazione di competenze, fondata sulla diversità di
oggetti regolabili o di ambito territoriale oppure su entrambi gli elementi;

 In altri casi la Costituzione preferisce, per la disciplina di una particolare materia, una
fonte piuttosto che un’altra, senza impedire pero a quest’ultima,di regolarla fino a
quando la fonte preferita non abbia provveduta d introdurre la sua disciplina ( =
criterio della preferenza ).

 FONTI ATIPICHE E RINFORZATE:

quando si parla di rapporti tra fonti omogenee o disomogenee si presuppone che si possano
individuare tipi diversi di fonte, ciascuno caratterizzato da un particolare procedimento di formazione
e da una determinata forza, vale a dire una specifica capacità di innovare il diritto oggettivo e di
resistere all’abrogazione da parte di altre fonti.

 Si definiscono fonti rinforzate quegli atti che presentano varianti di procedimento o di forma
rispetto al tipo cui appartengono;

 Si definiscono atipiche, quelle fonti che hanno una forza attiva o passiva diversa dal tipo a
cui appartengono.

3. Le fonti dell’ordinamento costituzionale italiano


(la classificazione del codice civile è da considerarsi ormai ampiamente superata)

Una classificazione moderna delle fonti impone di seguire un criterio che fa riferimento ai centri di
produzione delle fonti atto del sistema costituzionale od operanti nel sistema costituzionale:

i. COSTITUZIONE E LEGGI COSTITUZIONALI E DI REVISIONE COSTITUZIONALE;

ii. FONTI COMUNITARIE;

iii. FONTI DELL’ORDINAMENTO STATALE;

iv. FONTI REGIONALI;

v. FONTI LOCALI;

vi. FONTI ESTERNE ALL’ORDINAMENTO;

vii. USI E CONSUETUDINI.

i. LA COSTITUZIONE:
il termine costituzione può essere usato in tre accezioni diverse:
40
- In senso descrittivo, indicando i tratti strutturali e le modalità di funzionamento di un
determinato sistema politico. In questo senso è possibile individuare una Costituzione in
qualsiasi sistema:

- Nel senso di manifesto politico, ovvero quale programma per il perseguimento futuro di
determinati obbiettivi;

- Nel senso di testo normativo, che attribuisce diritti e doveri e disciplina la distribuzione dei
poteri e le modalità del loro esercizio.

= è la legge fondamentale di un paese, l’atto che ne delinea le caratteristiche essenziali, descrive i valori e i
principi che ne sono alla base, stabilisce l’organizzazione politica su cui si regge.

la Costituzione può essere:

 SCRITTA: essa si presenta come un documento redatto in forma solenne da un organismo


appositamente convocato.

 NON SCRITTA:non esiste un testo di riferimento, ma il funzionamento delle istituzioni si fonda su una
serie di consuetudini e su testi parziali che affrontano soltanto aspetti particolari ( Regno Unito ).

 CONCESSA ( O OTTRIATA ): essa è unilateralmente concessa dal sovrano, e il suo contenuto non è
stabilito attraverso un confronto tra le varie parti politiche e sociale che formano lo Stato, ma è
deciso solo dal Re.

 VOTATA: sono adottate da un organo democraticamente eletto o approvate da un corpo elettorale.

 FLESSIBILE: quando può essere modificata dagli ordinari strumenti legislativi, senza richiedere un
procedimento particolare;

 RIGIDA:quando è modificabile solo attraverso un procedimento aggravato rispetto a quello ordinario,


e se ne richiede una maggioranza più ampia ( le Costituzioni moderne sono nella maggior parte
rigide).

Può essere definita RIGIDA IN SENSO DEBOLE quella Costituzione che non prevede alcun controllo
sulla conformità ad esse delle leggi ordinarie; RIGIDA IN SENSO FORTE sono, quelle Costituzioni
che tale controllo prevedevano, o autorizzano ogni giudice a disapplicare le leggi incostituzionali,
oppure istituendo un organo apposito che annulli le leggi con esse contrastanti;

 BREVE: contiene soltanto l norme sull’organizzazione fondamentale dello Stato e alcuni diritti di
libertà.

 LUNGA: sono riconosciuti e tutelati, accanto alle libertà civili, i diritti politici ed economici e sono
enunciati i valori e i principi cui deve ispirarsi l’azione dei pubblici poteri.

La Costituzione italiana è: scritta, votata, rigida in senso forte e lunga.

Vi è un’ulteriore possibile distinzione tra formale e materiale.

FORMALE si identifica con il documento in quanto tale, ovvero con il documento normativo che si inserisce
nel sistema delle fonti del diritto di livello più alto.

MATERIALE è che per cogliere il significato di un ordinamento, non è sufficiente limitarsi ai testi scritti, ma è
necessario cogliere i rapporti e gli equilibri che si istaurano fra attori politici, forze sociali ed economiche in
un determinato contesto storico.
LE LEGGI DI REVISIONE COSTITUZIONALE E LE ALTRE LEGGI COSTITUZIONALI.

L’art 138 Cost. disciplina il procedimento di formazione di un peculiare tipo di leggi, denominate di
revisione costituzionale e leggi costituzionali.

Per leggi di revisione costituzionale si intendono quelle leggi che incidono sul testo costituzionale,
modificandolo, sostituendo o abrogando le disposizioni in esso contenute.
40
Per altre leggi costituzionali si intendono:

- Tutte quelle leggi che sono espressamente definite come tali dalla Costituzione;

- Tutte quelle leggi che si limitano soltanto a derogare una norma costituzionale, senza
modificarla in via definitiva;

- Ogni altra legge che il Parlamento vuole approvare con procedimento aggravato previsto
nell’articolo 138 della Costituzione.
I LIMITI ALLA REVISIONE COSTITUZIONALE:

Esistono dei limiti sostanziali, di contenuto, che possono essere classificati in:

 LIMITI ESPLICITI: ovvero espressamente previsti dal testo costituzionale. L’unico limite di questo tipo
è posto dall’art 139, secondo cui la forma repubblicana non può essere oggetto di revisione
costituzionale.

 LIMITI IMPLICITI: ovvero non espressamente previsti, ma ricavabili dai principi generali della
Costituzione. Non possono essere cancellati tutti gli istituti fondamentali di ogni Repubblica
democratica e pluralista: libertà personali, libertà di manifestazione del pensiero, diritto di riunione e
di associazione, partiti politici, diritto di voto. Non possono ,poi, essere elusi i diritti inviolabili
dell’uomo sanciti nell’art 2 cost., i quali devono essere inserititi tra i principi supremi
dell’ordinamento costituzionale

ii. Le fonti comunitarie:

con l’adesione dell’Italia alle comunità europee, la categorie delle fonti primarie include ora anche gli atti
adottati dalle istituzioni comunitarie.

L’art 249 del Tratto CE stabilisce che le istituzioni comunitarie sono abilitate ad emanare regolamenti,
direttive, decisioni, raccomandazioni e pareri.

 REGOLAMENTI COMUNITARI:

<<il regolamento ha portata generale. Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi e direttamente applicabile
in ciascuno degli Stati Membri>>.

Caratteristiche fondamentali del regolamento sono:

 Portata generale: il regolamento è destinato a produrre i propri effetti nei confronti di un numero
indeterminato e indeterminabile di destinatari e le sue prescrizioni recano il carattere
dell’astrattezza;

 Carattere obbligatorio in tutti i suoi elementi: ciò non implica il carattere della completezza;

 Diretta applicabilità in ciascuno Stato membro: tutti i regolamenti dispiegano automaticamente i


loro effetti negli Stati membri al pari delle leggi nazionali.

 DIRETTIVE:

<<la direttiva vincola lo Stato membro cui è rivolta per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salvo
restando la competenza degli organi nazionali in merito alla forma e ai mezzi>>.

Le direttive risultano concepite come atti destinati a vincolare il singolo stato in relazione al solo risultato di
perseguire, lasciando ferma l’autonomia dello stesso per quanto riguarda la forma, e entro certi limiti, il
40
contenuto dell’atto di recepimento che può concentrarsi in una legge,un regolamento o un atto
amministrativo generale.

 DECISIONI:

<<la decisione è obbligatoria in tutti i suoi elementi per i destinatari da essa designati>>.

Sono atti aventi portata concreta, che possono indirizzarsi ad uno Stato membro o ad un altro soggetto,
vincolanti per il destinatario. Essi acquistano efficacia con la semplice notifica ai destinatari.

 RACCOMANDAZIONI E PARERI:

sono atti sforniti di efficacia precettiva e vincolante.

iii. Leggi ordinarie dello Stato:

si intendono gli atti deliberati dal Parlamento secondo il procedimento disciplinato dagli articoli 70 e
seguenti della Costituzione e dai regolamenti parlamentari.

L’appartenenza al tipo di legge ordinaria comporta l’assoggettamento a un regime giuridico peculiare =


FORZA O VALORE DI LEGGE.

In particolare la legge:

- È idonea a modificare o abrogare, nell’ambito di sua competenza, qualsiasi disposizione


vigente, fatta eccezione per quelle costituzionali;

- È in grado di resistere all’abrogazione e alla modificazione da parte di fonti ad essa


subordinate;

- Può essere soggetta al controllo di conformità alla Costituzione e alle altre disposizioni di
rango costituzionale soltanto dalla Corte costituzionale;

- Può essere sottoposta a referendum abrogativo.

vi sono diversi tipi di legge:

a) Legge in senso formale: si intendono gli atti deliberati dalle due Camere o dagli altri organi cui è
costituzionalmente attribuita la funzione legislativa secondo il procedimento disciplinato dagli artt 70
e seguenti.

b) Leggo in senso materiale: si intendono gli atti a contenuto normativo, indipendentemente dagli
organi che li pongono in essere e quale che sia il procedimento della loro formazione;

c) Leggi meramente formali: pur essendo rivestite della forma di legge, non hanno contenuto
normativo, non sono in grado quindi di innovare il diritto oggettivo. L’iniziativa di tali atti appartiene
al Governo o a soggetti estranei alle Camere, che non possono disporre, se non in misura limitata,
del loro contenuto.

RISERVE DI LEGGE E PRINCIPIO DI LEGITTIMITÀ:

La Costituzione e le altre leggi costituzionali possono riservare determinate materie o oggetti alla legge.

L’istituto della riserva di legge non è omogeneo né unitario. Si distinguono:

 Riserve assolute: escludono la possibilità di disciplinare certe materie con fonti di grado
secondario, lasciando tale determinazione solo alla legge o ad atti aventi forza di legge;

 Riserve relative: in basi alle quali l’intervento della legge è previsto solo per definire le
caratteristiche fondamentali della disciplina, lasciando spazio alle fonti secondarie di intervenire per
definirla compiutamente;
40
 Riserve di legge costituzionale: quando la materia è affidata a leggi costituzionali ( sono sempre
assolute);

 Riserve rinforzate: quando la Costituzione, nel riservare la materia alla Legge, determina anche
ulteriori limiti. Tali riserve si distinguono in:

o Leggi rinforzate per contenuto: prevedono che una determinata materia possa essere
regolata solo da leggi aventi un contenuto particolare;

o Leggi rinforzate per procedimento: sono istituite nel momento in cui una certa materia può
essere disciplinata solo con un procedimento aggravato ( es. rapporto Stato e Chiesa ).

 Riserve implicite: quando non sono espressamente previste dalla Costituzione.

Rispetto alle Riserve di legge diverso è il vincolo che al legislatore pone il principio do legalità. In basa a
tale principio, infatti, i pubblici poteri possono esercitare determinate competenze solo se esse vengono
loro esplicitamente attribuite da una norma di legge.

LEGGI PROVVEDIMENTO:

vengono ricondotte diverse categorie di leggi ( talvolta prive del carattere di generalità e astrattezza) che
disciplinano singoli casi o situazioni già determinate da precedenti leggi:

 Leggi personali: provvedono a favore o contro singoli soggetti o categorie, derogando al diritto
comune;

 Leggi concretamente applicative di leggi precedenti.

Questo tipo di leggi sono tenute a rispettare il principio d’eguaglianza formale.

PRINCIPIO DI IRRETROATTIVITÀ E LEGGI DI INTERPRETAZIONE AUTENTICA:

L’art 11 comma 1 delle disposizioni preliminari al codice civile afferma che<<la legge non dispone che per
l’avvenire; essa non ha effetto retroattivo>>.

Il principio di irretroattività assurge al rango costituzionale solo in materie penale, secondo quanto dispone
l’art 25 cost. <<nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del
fatto commesso>>.

Cosa si intende per leggi di interpretazioni autentica?

La Corte costituzionale ha affermato la propria competenza a giudicare le leggi che sono suscettibili di
violare il principio di eguaglianza e di ledere l’affidamento dei destinatari delle norme e la certezza dei
rapporti. In quest’ottica si inquadrano le leggi di interpretazione autentica, con le quali il legislatore fissa il
significato delle disposizioni normative contenute in una precedente legge. La Corte ha ritenuto che solo
quando le disposizioni interpretative rappresentano una delle possibili interpretazioni del testo si può
parlare di leggi interpretative e non di leggi retroattive.

iii bis. GLI ATTI AVENTI FORZA DI LEGGE:

la funzione legislativa, in base all’art 70 e nel rispetto di separazione dei poteri, è attribuita al Parlamento.
Esistono, tuttavia, delle circostanze che possono giustificare l’emanazione di atti normativi di rango
primario anche da parte del Governo. È il caso di materie che richiedono una specializzazione tecnica e un
insieme di conoscenze che i parlamentari non posseggono, oppure situazioni che vanno fronteggiate con
tempestività che un’assemblea come il Parlamento non è in grado di assicurare.

Tali circostanze vengono disciplinate dagli artt. 76-77 Cost.


40
In base all’art 76, l’esercizio della funzione legislativa può essere delegata al Governo, purché ciò avvenga
con legge e nel rispetto di alcune precisi condizioni ( = decreti legislativi ).

In base all’art 77, il Governo può, di sua iniziativa e sotto la propria responsabilità, fronteggiare casi
straordinari di necessità e urgenza mediante provvedimenti provvisori con forza di legge, che vanno
necessariamente convertiti in legge pena la perdita della loro efficacia ( = decreti legge ).

Tratto comune agli atti aventi forza di legge è la capacità di abrogare norme di legge e di resistere
all’abrogazione da parte di fonti di ramo inferiore ( = forza di legge ).

A) DECRETI LEGISLATIVI O DELEGATI:

l’articolo 76 della Costituzione consente al Parlamento di delegare l’esercizio della funzione


legislativa al Governo.

I criteri da rispetta nell’attribuzione della delega legislativa sono:

 La delega può essere conferita soltanto con legge e soltanto al Governo nel suo complesso,
cioè non a singole sue componenti, o ad altri organi;

 La legge di delega deve definire gli oggetti si cui il Governo potrà esercitare la delega;

 La delega deve essere esercitata in un termine prefissato dalla legge di delegazione;

 La delega deve fissare i principi e i criteri direttivi cui il Governo deve adeguarsi nell’esercizio
della delega.

Accanto ai limiti fissati dalla Costituzione, la legge di delega può introdurne altri ( = limiti ulteriori ).

Secondo l’art 14 comma 4, della legge n 400/1988 nel caso in cui la delega ecceda il biennio, il
Governo ha il compito di chiedere il parere delle commissioni in ordine agli schemi dei decreti
delegati. Sebbene tali limiti ulteriori non siano fissati dall’art 76, il carattere di norme interposte delle
disposizioni della legge di delega implica che in sede di giudizio di costituzionalità, la Corte possa
configurare un eccesso di delega in caso di loro violazione.

Esistono dei limiti generali al fine di evitare che il Governo, attraverso l’istituto di delegazione,arrivi a
cumulare funzioni esecutive e legislative: in linea di massima i limiti non devono essere vaghi e
indeterminati da non rappresentare alcuna vera direttiva per il delegato, né devono estendersi in
maniera tanto diffusa da non lasciargli alcun margine di discrezionalità.

In particolare:

 Un limite di ordine razionale, implicito nella necessità di distinguere soggettivamente


controllore e controllato, comporta che non può essere delegato al Governo il compito di
emanare atti che costituiscono approvazione, conversione etc., di atti del Governo
medesimo; non possono costituire oggetto di delega la conversione dei decreti legge,
l’approvazione dei bilancio, l’autorizzazione del Presidente della Repubblica per la ratifica di
trattati internazionali;

 Un limite di carattere tecnico-giuridico: comporta l’esclusione della delega per materie


che debbano essere disciplinate con legge costituzionale, atteso il particolare procedimento
per esse previsto dall’art 138 Cost.;

 Dal punto di vista soggettivo, la delegazione deve essere fatta al Governo nel suo
complesso e non a favore di uno degli organi semplici che lo compongono;

 Dal punto di vista procedurale, è esclusa la possibilità del procedimento deliberante in


Commissione: la legge di delegazione deve essere discussa e approvata dall’Assemblea
plenaria di ciascuna Camera.
40
Il Parlamento può concedere la delega in materie coperte di riserva di legge, stante la natura
legislativa delle leggi delegate.

La delegazione consente al Governo di avvalersi della collaborazioni di esperti e tecnici della


fattispecie in esame nell’elaborazione della disciplina legislativa.

B) DECRETI LEGGE:

sono atti normativi che possono essere adottati dal Governo per far fronte a situazioni imprevedibili,
di necessità e urgenza, che impongono di intervenire a livello di formazione primaria con una
disciplina che trovi immediata applicazione.

Sono deliberati dal Consiglio dei Ministri ed emanati con decreto del Presidente della Repubblica.
Devono contenere l’indicazione delle circostanze straordinarie e di necessità e di urgenza che
hanno determinato l’emanazione.

Sono pubblicati nella Gazzetta ufficiale immediatamente dopo la loro emanazione ed entrano in
vigore il giorno stesso della pubblicazione, in via provvisoria salva ratifica del Parlamento.

L’art 77 Cost. sancisce che i decreti legge devono essere presentanti alle camere, per conversione
in legge, nel giorno stesso della loro pubblicazione; entro cinque giorni da tale data le Camere,
anche se sciolte, si devono riunire per l’esame del decreto.

La conversione dei decreti in legge deve avvenire in 60 giorni, ad opera delle Camere, pena
la perdita di efficacia.

Il controllo sulla sussistenza dei casi straordinari di necessità e urgenza che li giustifica può essere
svolto da diversi organi:

• Dal Presidente della Repubblica in via preventiva, cioè in sede di emanazione del decreto;

• Dal Parlamento. L’art 78 del regolamento del Senato prevede che il disegno di legge di
conversione è deferito alla Commissione competente e alla 1° commissione permanente,
affinché valuti la sussistenza dei presupposti richiesti; qualora la Commissione esprima
parere negativo per difetto di tali presupposti, spetta all’Assemblea pronunciarsi sulla
questione, e nel caso in cui non si ritenga sussistente la necessità e l’urgenza, il disegno di
legge di conversione è respinto. Per quanto riguarda la Camera, l’art 96 bis attribuisce alle
Commissioni di Merito competenti per materia il controllo sull’esistenza dei presupposti di
necessità e urgenza. A seguito di tale verifica è possibile che l’Assemblea si esprima
negativamente sul decreto legge;

• Dalla Corte costituzionale, in via successiva, cioè al momento dell’eventuale giudizio di


legittimità.

L’art 15 della legge n40 del 1988 individua una serie di limiti alla decretazione d’urgenza. Il
decreto legge non può:

 Conferire deleghe legislative;

 Provvedere nelle materie indicate nell’art 72, quarto comma Cost.;

 Rinnovare le disposizioni di decreti legge dei quali sia stata negata la conversione in legge
con il voto di una delle due Camere;

 Regolare i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti;

 Ripristinare l’efficacia di disposizioni dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale per vizi
non attinenti al procedimento.

Tali limiti possono essere implicitamente desunti dalla Costituzione.


40
Il decreto legge non può sospende o derogare a norme di rango costituzionale.

La reintegrazione dei decreti legge, visto le dimensioni enorme che avevano preoccupato,è stata
dichiarata incostituzionale dalla Corte costituzionale per violazione dell’art 77,

si ha reintegrazione, secondo la Corte, quando il decreto produce senza variazioni sostanziali il


contenuto di un decreto non convertito oppure quando esso non risulta fondato su autonomi e pur
sempre straordinari motivi di necessità e urgenza, motivi che possono essere ricondotti alla sola
mancata conversione dei precedenti del decreto. L’unico margine lasciato al Governo riguarda
l’ipotesi in cui il decreto legge reintegrato venga dal Parlamento in sede di conversione.

La legge di conversione. La sanatoria degli effetti prodotti da decreti non convertiti:

il decreto legge è una fonte ad efficacia provvisoria e limitata temporaneamente a 60 giorni: il suo
destino è quello di essere convertito in una legge che ne consolidi gli effetti, proiettandoli anche nel
futuro. Anche quando il decreto non viene convertito, il legislatore ordinario può intervenire per
disciplinare i rapporti sorti sulla base delle sue disposizioni attraverso una legge di sanatoria o
convalida.

In sede di conversione possono essere introdotti emendamenti al testo del decreto: gli
emendamenti aggiuntivi operano solo per l’avvenire, mentre gli emendamenti soppressivi e
modificativi escludono la conversione d’una parte del decreto, che perde efficacia fin dall’inizio.
L’emendamento modificativo introduce, poi, una disposizione nuova, che produce effetti dal giorno
successivo alla pubblicazione della legge, salvo che questa non disponga diversamente.

iii.ter. il referendum abrogativo:

è il più importante istituto di democrazia diretta. Grazie ad esso i cittadini possono esprimere il loro parere
direttamente, senza la mediazione del Parlamento.

Solo il referendum abrogativo costituisce un’autonoma fonte di diritto. Esso dispone della capacità di
innovare il diritto oggettivo in negativo, in quanto abroga disposizioni preesistenti di leggi o atti aventi forza
di legge.

Il referendum non può abrogare:

I. Norme di fonti secondarie, cioè collegate sotto la legge, o di leggi regionali, in quanto l’art 75 fa
riferimento solo alla legge dello Stato e agli atti equiparati;

II. Le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e indulto, di autorizzazione a ratificare trattamenti


internazionali;

III. Norme di rango costituzionale, per le quali è previsto il procedimento di revisione costituzionale
disciplinato dall’art 138 della Costituzione;

IV. La Corte costituzionale ha il potere di esercitare, in via preventiva, il controllo di ammissibilità delle
richieste. Ha affermato come inammissibili le richieste:

a) Che abbiano come oggetto disposizioni che, pur non essendo ricomprese nell’elenco
dell’art 75sono << produttive di effetti collegati in modo stretto all’ambito di operatività
delle leggi espressamente indicate dall’art 75 che la preclusione debba ritenersi
sottintesa>>;

b) Che incidono su leggi dotate di forza passiva rafforzata, in quanto non abrogabili da leggi
ordinarie successive;

c) Che abroghino leggi a contenuto costituzionale necessario, vale a dire leggi il cui
<<nucleo normativo non possa venir alterato o privato di efficacia, senza che ne risultino
lesi i corrispondenti disposti della Costituzione stessa>>;
40
d) Che incidano sulle norme che disciplinano l’elezione di organi costituzionali o a rilevanza
costituzionale, a meno che la normativa di risulta non sia tal da consentire all’organo
stesso di essere sempre operativo,

e) Che richiedano l’abrogazione di leggi a contenuto comunitariamente vincolato.

La Corte ha precisato che il contenuto del quesito deve essere:

a. Omogeneo: essendo inammissibili le domande che coinvolgono una pluralità di norme


fra loro non collegate, per cui il corpo elettorale è costretto ad abrogarle tutte;

b. Chiaro, semplice e completo: dovendo investire tutta la disciplina della materia oggetto
del referendum;

c. Strutturato in modo tale che il risultato dell’abrogazione sia chiaro e riconoscibile dai
votanti.

La presentazione della richiesta referendaria non limita il potere legislativo del Parlamento; le norme
oggetto della richiesta possono essere abrogate semplicemente, oppure sostituite da una nuova disciplina.

Le situazioni che possono prodursi sono:

- La legge abrogata,totalmente o parzialmente, non è sostituita da una nuova disciplina; in


questo caso il procedimento referendario si arresta.

- La legge abrogata, totalmente o parzialmente, è sostituita da una disciplina che corrisponde


all’obiettivo che i promotori del referendum si erano prefissi: in questo caso non si procede
alla consultazione referendaria;

- La legge abrogata è sostituita da una disciplina che nella sostanza riproduce quella oggetto
di richiesta del referendum abrogativo.

iv. REGOLAMENTI PARLAMENTARI:

non sono dei regolamenti in senso tecnico: sono dotati di efficacia sostanziale propria delle fonti
normative, ma la loro efficacia formale non è quella dei regolamenti.

Essi sono fonti SUBORDINATE solo alla Costituzione; fonti del diritto che sfuggono ad una
collocazione nella scala gerarchica.

Si tratta di fonti separate che trovano la loro legittimazione in una riserva di competenza
costituzionale riconosciuta a ciascuna Camera, di modo che la legge formale non può
disciplinare la materia loro propria.

Essi non sono soggetti al sindacato della Corte Costituzionale. Alle camere è riconosciuta
l’indipendenza nei confronti di ogni potere.

La Costituzione riserva loro la disciplina di determinate materia su cui altre fonti del diritto non
dovrebbero intervenire ( = riserva di regolamento ). I regolamenti approvati nel 1971 prevedono
la loro stessa pubblicazione nella Gazzetta ufficiale e la vacatio di 60 giorni per l’entrata in
vigore.

I regolamenti disciplinano la formazione delle leggi. Le norme dei regolamenti vanno interpretate
dalle Camere, che possono decidere di derogarvi mentre danno vita al testo legislativo.
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v. REGOLAMENTI DELLA CORTE COSTITUZIONALE E ALTRI REGOLAMENTI:

attribuisce alla corte il potere di emanare un regolamento che disciplini l’esercizio delle sue
funzioni.

ALTRI regolamenti = il Presidente della Repubblica può emanare un regolamento interno su


proposta del Segretario alla Presidenza e nella forma del decreto presidenziale senza
controfirma.

Il regolamento interno del Consiglio dei Ministri è un atto contenente norme sul funzionamento
del Consiglio, che non trovano applicazione al di fuori di esso.

vi. REGOLAMENTI:

sono atti formalmente amministrativi, in quanto emanati da organi del potere esecutivo, aventi
forza normativa ( = sostanzialmente normativi), perché contenenti norme destinate a innovare
l’ordinamento giuridico.

Caratteri generali sono:

- GENERALITÀ;

- ASTRATTEZZA;

- INNOVATIVITÀ.

il fondamento della potestà regolamentare è l’espressa attribuzione di competenza fatta dalla legge
ad un organo amministrativo; solo la legge può attribuire tale potere, determinando l’inserimento
degli atti conseguenti nella gerarchia delle fonti.

CLASSIFICAZIONE DEI REGOLAMENTI:

1) REGOLAMENTI ESTERNI = espressione del potere di supremazia di cui il potere esecutivo


dispone verso tutti i consociati e chiunque altro si trovi nel territorio dello Stato, sono fonti del
diritto e la loro violazione consente di ricorrere in Cassazione.

2) REGOLAMENTI INTERNI: espressione del potere pararegolamentare. Che regolano


l’organizzazione interna di un organo o ente. Essi obbligano soltanto coloro che fanno parte
dell’ufficio,organo o ente, non costituiscono fonti del diritto e la loro violazione solo
eccezionalmente costituisce vizio dell’atto emanato.

La legge 400/1988 ha introdotto una nuova classificazione, in base al loro contenuto:

A) REGOLAMENTI DI ESECUZIONE = destinati a specificare una disciplina di rango legislativo con


norme di dettaglio. Sono gli unici ammessi ad operare nell’ambito di una riserva di legge
assoluta;

B) REGOLAMENTI DI ATTUAZIONE E INTEGRAZIONE = volti a completare la trama di principi fissati


da leggi e decreti legislativi. Tali regolamenti non possono regolare materie riservate alla
competenza regionale;

C) REGOLAMENTI INDIPENDENTI = la nuova legge autorizza il Governo a disciplinare materie in cui


l’intervento di norme primarie non sia ancora configurato, purché non si tratti di materie soggette
a riserva assoluta o relativa di legge;
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D) REGOLAMENTI DI ORGANIZZAZIONE = disciplinano l’organizzazione e il funzionamento delle
pubbliche amministrazioni secondo disposizioni dettate da legge, cui l’art 97 Cost., riserva la
disciplina di queste materie. Tale tipologia non gode di autonomia, in quanto può avere natura
esecutiva o attuativo-integrativa a seconda che la disciplina di rango legislativo abbia maggiore
o minore estensione;

E) REGOLAMENTI DELEGATI O AUTORIZZATI = categoria elaborata dalla dottrina prerepubblicana


e comprensiva di tutti quei regolamenti che superano i limiti cui è soggetta la potestà normativa
dell’Esecutivo, derogando a singole disposizioni di legge, abrogando intere discipline di rango
legislativo, intervenendo in materie coperte da riserve di legge o non amministrative.

l’art 17 della L. 400/1988 prevede n particolare tipo di regolamento delegato, il regolamento di


delegificazione attraverso il quale il legislatore autorizza il Governo ad emanare regolamenti che
sostituiranno la legge vigenete;

F) REGOLAMENTI DI ATTUAZIONE DELLE DIRETTIVE COMUNITARIE = la legge comunitaria


annuale, può autorizzare il Governo ad attuare le direttive comunitarie mediante regolamento,
purché si versi in materie disciplinate ma non riservate alla legge.

LIMITI DELLA POTESTA REGOLAMENTARE:

o Non possono mai derogare o contrastare con la Costituzione, né con i principi in


essa contenuti;

o Non possono derogare né contrastare con leggi ordinarie, salvo che sia una
legga ad attribuire loro il potere di innovare anche nell’ordine legislativo;

o Non possono mai regolare le materie riservate dalla Costituzione alla legge,
neppure una legge ordinaria può attribuire tale potere;

o Non possono mai derogare al principio di irretroattività della legge;

o Non possono contenere sanzioni penali;

o I regolamenti emanati da autorità inferiori non possono mai contrastare con i


regolamenti emanati da autorità gerarchicamente superiori;

o Non possono regolare istituti fondamentali dell’ordinamento;

o I regolamenti governativi non possono disciplinare materie di competenza


legislativa delle Regioni.

10. le fonti in situazioni di necessità


Il sistema della fonti risente in varia misura di situazioni di necessità.

L’ordinamento giuridico si fa carico di possibili situazioni di assoluta necessità, che possono alterare il
normale funzionamento degli strumenti ti disciplina dei rapporti interpersonali e collettivi: sul terreno delle
fonti si ha nella disciplina della decretazione di urgenza e dei poteri normativi in caso di guerra. Nella
legislazione ordinaria esistono anche delle manifestazioni della rilevanza delle situazioni di assoluta
necessità:

• BANDI MILITARI: abrogati dall’art 2.1 della legge 6/2002;


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• ORDINANZE DI NECESSITÀ: conseguono al conferimento ad alcuni organi amministrativi del potere
di adottare, in determinate materie, << ordinanze con tingibili ed urgenti>> in caso di emergenze
sanitarie o di igiene pubblica o comunque grave pericolo per l’incolumità i cittadini: caratteristica
tipica di questi atti ad efficacia temporanea è quella di poter derogare anche alle prescrizioni
legislative vigenti, con l’unico limite rappresentato dai principi generali dell’ordinamento giuridico
dello Stato. La legittimità di questi atti viene fatta risalire ad un’espressa manifestazione di volontà.

La necessità può essere anche un fatto normativo, che produce i suoi effetti al di fuori delle stesse
regole costituzionali o legislative

11. fonti di natura consuetudinaria


Rientrano nelle fonti-fatto

Per CONSUETUDINE si intende una norma di comportamento non scritta, di rilevanza


collettiva,regolarmente seguita nel gruppo sociale o nell’ambito territoriale interessato dalla norma, in
quanto ritenuta giusta o necessitata.

L’art 8 delle preleggi prevede che gli usi abbiano efficacia <<nelle materie regolate dalle leggi e dai
regolamenti>> soltanto <<in quanto sono da essi richiamate>>.

Vi sono alcuni usi che ne legittimano il riconoscimento; la loro esistenza viene documentata mediante
raccolte ufficiali tenute dal Ministero dell’industria e dalle Camere di commercio.

Emerge la forza di fenomeni consuetudinari, alcune volte capaci perfino di modificare o rendere
inapplicabili disposizioni di legge. Ma, in questi casi, la consuetudine si afferma come un fatto normativo,
sulla base della mera effettività dell’adesione sociale alle sue prescrizioni.

La disciplina costituzionale non regola ogni ambito della materia costituzionale e si presenta, per molti
aspetti, suscettibile di subire adattamenti e integrazioni in relazione ai mutamenti che possono intervenire
nel contesto in cui opera.

A livello delle fonti costituzionali, la consuetudine può dare adito ad una produzione normativa di tipo
primario.

Non sempre comportamenti costanti nel tempo ad integrazione delle disposizioni costituzionali
costituiscono consuetudini costituzionali. Esistono le norme di correttezza costituzionale, che
rappresentano mere regole di corretto espletamento delle funzioni che spettano agli organi fondamentali
dello Stato, ma non provocano conseguenze giuridiche di alcun genere, né possono provocare reazioni se
non di tipo strettamente politico.

Diffuse sono le convenzioni costituzionali e cioè regole di comportamento, relative al funzionamento delle
istituzioni pubbliche, che gli organi fondamentali dell’ordinamento costituzionale si danno autonomamente
per l’esercizio delle loro funzioni. Tali regole convenzionali, ove violate, possono, al più, determinare delle
reazioni negative da parte di altri soggetti dell’ordinamento, che tali regole né di fonti normative, né di
accordi.

Può avvenire che alcune di queste regole vengano progressivamente sentite come obbligatorie, e tendano
a trasformarsi, quindi, in vere e proprie consuetudini vincolanti, ove riconosciute come tali dagli organi
titolari dei poteri istituzionali ed, in particolare, della Corte costituzionale, chiamata a giudicarne la natura.
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