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LETTERATURA RUSSA I – LEZIONE 6 MAGGIO 2020 (TEAMS)

Dopo le prime due strofe iniziali del I capitolo viste la volta scorsa, segue una strofa dal III capitolo.

Situazione: Tatiana ha incontrato Onegin, si è già presa una bella cotta e adesso è lì che ha scritto la lettera in cui
dichiara il proprio amore per Onegin e adesso aspetta di vedere che cosa succede.

È una strofa importante dal punto di vista della micro-stilistica, per far vedere come funzionano queste strofe: se uno
le legge velocemente, pare che non ci sia niente di particolare e, invece, c’è tutto un concorso di artifici,di
procedimenti inerenti alla micro-stilistica, non escluso anche l’utilizzo delle forme della tetrapodia giambica, che crea
un’intera atmosfera.

Come si era già detto la volta scorsa, uno dei compiti che Pushkin si pone è quello di creare l’interiorità, di
rappresentare l’interiorità in poesia, di rendere il punto di vista del personaggio. Anche lo stesso narratore, come
abbiamo visto, quando dice “a Pietroburgo anch’io sono nato sulle rive della Neva, forse anche tu lo hai fatto” 
anche il narratore stesso si presenta spesso come personaggio, è molto proteiforme. A volte è un narratore
impersonale, che vede tutto dall’alto, addirittura entra nella testa della gente (come nella prima strofa dell’Oneegin);
altre volte concretizza se stesso come un personaggio secondario fra gli altri (dice di aver conosciuto Onegin, per
esempio, di essere stato suo amico).

Comunque, come si è detto, uno dei compiti che Pushkin si pone è quello di creare l’interiorita, un filtro attraverso
cui passa la percezione della realtà.

Abbiamo detto che Derjavin è un poeta con ancora aspetti barocchi, che amam molto descrivere l’esteriorità, le cose,
i colori, i suoni, i profumi (e questa cosa nell’Onegin c’è – tra l’altro proprio in questa strofa che andremo a leggere),
ma c’è poca interiorità: l’io poetico, una specie di X – a parte alcuni casi in cui si concretizza maggiormente – non c’è
la rappresentazione di personaggi ben definiti. Questa cosa, invece, viene elaborata dai romantici russi, che dicono
“io, io, io, io”, ma in loro c’è poca concretezza: c’è molta interiorità, ma poca concretezza.

Pushkin vuole rappresentare il mondo attraverso una individualità, o più individualità, che filtrano in se stesse ciò
che accade intorno a loro. Punti di vista soggettivi sul mondo, perché a Pushkin è abbastanza chiaro che se la società
russa vuole progredire, può farlo solo come concorso, interazione tra soggettività diverse. Quindi, di queste
soggettività che percepiscono il mondo, lo interpretano e, poi, entrano in relazione le une con le altre, bisogna
parlare.

Strofa dal III capitolo: Quindi, questa strofa del terzo capitolo, quella che comincia con “Смеркалось; на столе,
блистая,” è, in apparenza, molto semplice, non succede niente di particolare: si parla di una sera a casa di Tatiana, la
sua è una famiglia della piccola nobiltà terriera (si ritorna sempre a questa nobiltà terriera, che per Pushkin, così
come era stato per Karamzin, il centro della storia e della cultura russa, del carattere russo) e,viene rappresentato un
tipico rituale familiare, che è il чаепитие, ossia il rituale del tè, al quale non si può sfuggire neanche oggi.

Leggiamo
3
XXXVII
Смеркалось; на столе, блистая,
Шипел вечерний самовар,
Vediamo, tra l’altro, si comincia subito, nel primo verso, con una tetrapodia giambica della terza forma, ossia con
pirrichio sul secondo piede: questo на è enclitico, cioè l’accento si appoggia alla parola successiva. Quindi leggeremo:
Смеркалось; на столе, блистая  saltiamo il secondo piede.
Questa è una tipica forma settecentesca, una tipica forma derjaviniana: è come se, in questa strofa, Pushkin entrasse
in dialogo con Derjavin, copiando in qualche modo un po’ lo stile derjaviniano nella prima parte della strofa (sapete
che le strofe dell’Onegin si smontano facilmente in due parti contrapposte, perché sono tre quartine e un distico
finale, che in genere conclude un po’ il discorso, mette una sorta di sigillo su quanto detto fino a quel momento; o in
tre parti, addirittura, quindi quartina per quartina).
Nella prima parte, molto descrittiva, Pushkin sembra, non proprio copiare, ma in qualche modo appoggiarsi molto
allo stile derjaviniano: questa prima parte è piuttosto statica, apparentemente (non succede molto); è molto
pittorica, molto figurativa, si vedono molte cose, molti oggetti descritti nella loro materialità, vi è un effetto
sinestetico (vengono descritti anche odori)  siamo difronte ad un quadretto piccolo, domestico, ma dipinto con
molta nettezza di colori e forme.
E inizia con questa tipica forma settecentesca. Come si è detto, le forme della tetrapodia giambica in cui si salta il
secondo, o il terzo piede, o secondo e terzo piede (forme ad anello, quindi un accetto in levare, subito all’inizio nel
primo piede e, uno sull’ultimo, sul quarto, che non si salta mai e, in mezzo una sorta di ventre molle, dilatato)  è la
Tipica forma settecentesca.
Contrapposta, incece, al ritmo a zig zag: primo accento non c’è, il secondo c’è, il terzo non c’è e il quarto c’è. Quindi, si
ha una forma a zig zag dove ci si appoggia sul seondo e sul quarto piede, creando questi due semi-versi (TA TA TA TA
– TA TA TA TA – Адмиралтейская игла)  questo è tipico, invece, dell’Ottocento.
In questo primo verso Pushkin “strizza l’occhio al lettore”, dicendo: “guarda, sto scrivendo un po’ come Derjavin”.
Смеркалось, da смеркать, vuol dire “imbrunire” = imbruniva
на столе, da стол, “tavolo” = sulla tavola
блистая, è un gerundio presente (di solito, i verbi che terminano in -а/-я sono gerundio presente), dal verbo
блистать, che vuol dire “scintillare” = scintillando
Quindi: “Sulla tavola, scintillando/scintillante”
Шипел, dal verbo шипеть, “fischiare” = fischiava
il самовар serale (вечерний, da вечер, “sera”)
Si descrive qui il tipico rito di famiglia della piccola nobiltà terriera

Китайский чайник нагревая;


Под ним клубился легкий пар.
Rimettendo un po’ a posto la sintassi, che risulta invertita (poichè Pushkin deve sistemare le parole per creare il
metro e le rime, quindi si basa molto sulla facilità, che ha la sintassi russa, di essere invertita e manipolata, perché
tanto c’è la declinazione delle parole, grazie alla quale noi sappiamo sempre un aprola che ruolo svolge dal caso in
cui la troviamo). Quindi, rimettendo a posto la sintassi:

легкий пар = il vapore leggero*


нагревая, dal verbo нагревать, “riscaldare” (anche questo un è gerundio) = riscaldando
чайник (inanimato, quindi è all’accusativo, ma ha la stessa forma del nominativo – sotsantivo maschile
inanimato) = riscaldando il чайник = “la teiera” (la ritroveremeno spesso, in quanto elemento tipico
dell’entourage casereccio russo)
Китайский = cinese
Quindi: “Scaldando la teiera cinese”
Под ним (si riferisce al самовар) = sotto di esso
клубился = fumigava* (клубился, vuol dire “fumigare”/”mandare vapore”)
Quindi: “Scaldando la teiera cinese, sotto il самовар, fumigava un vapore leggero”
Come sapete, il самовар è una specie di affare panciuto di metallo, che contiene acqua bollente,
sopra il quale si mette, in un apposito spazio, la teiera, che rimane, quindi, calda. Poi, da un rubinetto
piccolo del самовар si versa l’acqua bollente nella teiera, che poi si può mettere sopra il самовар
stesso, per tenerla calda.

Come si è detto, sono strofe abbastanza statiche, descrittive. Anche nella cadenza, ci sono pochi enjambement: sono
versi poco legati fra loro, da enjambement abbastanza deboli (in genere gli enjambement dinamizzano la poesia,
perché òegano le righe dei versi le une alle altre, si ha un andamento più dinamico).

Veniamo alla seconda quartina della strofa oneginiana (siamo sempre nella prima parte, costituita dalla prima e dalla
seconda quartina; mentre la seconda parte, molto in contrasto con la prima, costituita dalla terza quartina e dal
distico).

Разлитый Ольгиной рукою,


По чашкам темною струею
Уже душистый чай бежал,
И сливки мальчик подавал;
Qui, naturalmente, il verbo della principale è бежал, dal verbo бежать, “correre”.
Уже душистый чай бежал:
Уже = “già”
чай =“il tè”
душистый, da душа o da дух, che vuol dire “spirito”, ma vuol dire anche “odore”
Quindi: “il tè fragrante già correva”
Разлитый, è il participio passato passivo del verbo разливать/разлить, dove il prefisso раз indica un’azione
plurima, una cosa che avviene più volte, o si divide in tante azioni singole. Quindi, разливать/разлить vuol
dire “dividere, versando”/”versare qualcosa in tanti bicchieri, o in tante tazze”. Lo si può dire anche di una
bottiglia, “разливать бутылку по нескольким стаканом” = in alcuni bicchieri versi il contenuto della
bottiglia.
Quindi: “versato...”
рукою: noi oggi diremmo рукой, lo strumentale di рука, “mano”  Ольгино рука (in russo si possono
creare gli aggettivi dai nomi, quindi Ольгино рука, mantengono la maiuscola è ”la mano di Olga”).
Olga è la sorella di Tatjana. Dunque, Olga sta versando.
Quindi: “Versato, dalla mano di Olga” (рукою, questo -ою è uno strumentale un po’ arcaico.)
По + чашкам [dativo plurale], per indicare la pluralità di oggetti, nei cui confronti si svolge l’azione del
verbo con раз, quindi un’azione plurima, indirizzata ad una quantità di oggetti e, questa cosa viene “versata
По чашкам”, ossia “di tazza in tazza”.
Si tradurrà, semplicemente: “Versato dalla mano di Olga nelle tazze (di tazza in tazza)”
C’è una canzone dei marinai russi, che dice: “по морям, по волнам”  “di mare in mare, di onda in onda”.
Se siete al banco di un bar e siete in compagnia di più di una persona potete dire: “ Нам пажалуйста водка
по стаканчику”, o “по стакану”, ossia “Date ad ognuno di noi un bicchiere, o un bicchierino di vodka”
(“Каждаму по стаканчику” = “Un bicchierino per tutti”/”A ognuno un bicchierino”). Ci sono dei
fraseologismi ancora un po’ difficili, ma facciamo questi esempi, perché si comprenda com’è costruita
grammaticalmente questa strofa, questa quartina.
Quindi: “Versato dalla mano di Olga...”
...in струею, (струя è un “flutto”) – темною, (тёмный, тёмная, “oscuro”)  тёмная струя = flutto oscuro
Quindi: “in flutto oscuro di tazza in tazza, già correva il tè fragrante”

И сливки3 мальчик1 подавал2 = “e il мальчик подавал сливки”


подавать, dal verbo давать - дать, vuol dire “servire”, “servire a tavola” (non è “dare”, ma “servire”  по +
давать - дать
мальчик: è il valletto, il garzone, il servitore di casa giovane. Non è semplicemente un ragazzo.
сливки: è ciò che dava il servitore, il valletto, ossia la panna
La famiglia è tutta riunita. È un quadro abbastanza statico, ma profondamente collettivo, perchè è unita tutta la
famiglia, in questo quadro molto pittorico, dove si consuma il rituale del tè. Una scena molto minimalista, se
vogliamo. Pushkin ha costruito questa scena come di integrazione famigliare, è una scena che, da quello che si
capisce, avviene nella sala da tè, nel salotto che si affaccia, probabilmente, sulla veranda della tipica casa di
campagna nobiliare, dei piccoli nobili, con un salotto, una sala da tè che è la prima stanza da cui si esce sulla veranda
e, oltre alla veranda c’è un giardino. Come si è detto, è tutto abbasatnza stilizzato, in sesno derjaviniano. Si noti che,
però, è una scena statica, ma ci sono molti verbi. Quindi, a suo modo, non succede niente di particolare, ma è
dinamizzata da questa presenza di versi: Смеркалось – блистая – Шипел – нагревая – клубился – Разлитый
– бежал – подавал. C’è un verso solo (По чашкам темною струею) in cui non abbiamo un verbo. Quindi statico,
sì, ma vediamo che Pushkin costruisce una sorta di scena contrastiva, dove in una scena in cui non succede niente di
particolare, abbastanza statica, dove c’è tutta la famiglia riunita, però tutti questi oggetti sono dinamizzati, come se
tutto e tutti fossero uniti da una sorta di corrente elettrica, che li lega tutti insieme, sottolineata da tutti questi verbi,
che indicano azioni che legano le persone agli oggetti, ad altri oggetti. È un quadro dove molte persone, molti
oggetti, sono profondamente uniti tra di loro da tutti questi verbi, che indicano azioni che gli uni compiono sugli altri.
Nella seconda parte della strofa cambia completamente il punto di vista e cambia anche il tono.
Come si è detto, Pushkin ama molto cambiare il punto di vista: vedere le cose dal proprio punto di vista; poi dal
punto di vista del narratore; poi da quello di un personaggio attraverso il discorso diretto, col monologo interiore;
alle volte tutto è visto dal punto di vista di un personaggio, ma non in maniera esplicita, bensì attraverso le parole del
narratore (ed è questo il caso: nella prima parte il narratore – è tutto molto chiaro – ci sta descrivendo una scena dal
proprio punto di vista, è una sorta di spirito che aleggia e vede tutto; adesso, invece, il punto di vista cambia, è
diverso da quello della prima parte della strofa ed è il punto di vista di un singolo personaggio, che viene subito
nominato).

Татьяна пред окном стояла,


На стекла хладные дыша,
Задумавшись, моя душа,
Прелестным пальчиком писала
Anche questa seconda parte della strofa, ossia il primo verso edlla terza quartina è una forma tre, in cui abbiamo il
pirrichio sul secondo piede:
Non leggiamo: Татьяна пред окном стояла,
Ma leggiamo: Татьяна пред окном стояла, (di nuovo, Settecento)

Il punto di vista, adesso, è quello di Tatjana, che non paretcipa alla scena acolorata, molto dinamica (con tutti questi
verbi, che legano tutti quanti in una sorta di collettivo, di un tutto unitario, nella pirma parte, piena di colori, di
odori). Qui Tatiana guarda da tutta un’altra parte, non vede la scena a cui noi abbiamo appena assistito, perché lei:

пред окном стояла: (Tatjana stava) пред – slavismo arcaico, da перед – окном = (stava, dove?) davanti
alla finestra. Facendo, cosa? Abbiamo di nuovo un gerundio:
дыша, da дышать  дыша На стекла хладные
стекла, da стекло, che vuol dire “vetro”. Стекла è plurale del neutro.
хладные, da хладный, un altro slavismo. Noi oggi in russo diciamo холодный, mentre in slavo ecclesiastico
хладный.
Pushkin non si nega gli slavismi. Oltretutto, essendo una strofa abbastanza stilizzata sulla maniera
settecentesca, è chiaro che gli slavismi пред, хладный, ci stanno bene.
Quindi: “Alitando sui freddi vetri”
Da un punto di vista generale di un interno, si passa ad un focus repentino su una singola persona, che non
partecipa alla scena conviviale e che è totalmente immersa nel suo mondo: Tatjana guarda il vetro, alita
contro il vetro, guarda il patio, all’esterno, guarda il giardino, guarda ciò che sta fuori dalla finestra. Non
aprtecipa al rito famigliare, ma è chiusa in se stessa e guarda fuori dalla finestra. È una sorta di immagine per
indicare l’interiorità, il pensare al futuro: “guarda fuori”, quindi pensa al futuro; “guarda il patio e il giardino”.
Задумавшись, моя душа,  Di nuovo terza forma, con pirrichio sul secondo piede
Задумавшись è un gerundio passato, da задуматься, che significa “impensieritasi”
E il protagonista la chiama моя душа = “anima mia”, esprimendo un trsporto empatico, affettivo, eni
confronti di Tatjana. Non è più un narratore esterno, che descrive in modo molto meticoloso una scena
famigliare, ma è in forte legame empatico con Tatjana, la tratta come una persona cara (“anima mia”).
Esattamente come nel primo capitolo aveva parlato di Onegin come di un proprio conoscente. Sale molto il
tasso di affettività, di sentimentalismo (qualcosa di totalmente estraneo a Derjavin). Qui entra in gioco il
narratore, con un suo trasporto nei confronti di Tania. E poi ci dice cosa fa Tania:
Прелестным пальчиком писала  finisce la terza quartina, che è legata, in modo piuttosto forte al
distico finale (perché “писала”, passato di “писать”, “scrivere”, ha il complemento oggetto nel distico finale,
che succede la terza quartina). Quindi abbiamo questa seconda parte molto compatta > teraza quartina +
distico.
пальчиком, da пальчик, che proviene da палец, che vuol dire “ditino”  questi diminutivi indicano che
dalla sfera di Derjavin siamo passati nella sfera di Karamzin. Questi sono tutti epiteti del sentimentalismo:
моя душа, пальчик(ом), прелестный (Прелестным, che vuol dire “grazioso” – tipico termine
karamziniano).
Quindi: “Col ditino grazioso scriveva” (dove?) – la scena è: lei guarda fuori, alita sul vetro e scrive, col
grazioso ditino, sopra l’alone del respiro, che è rimasto sul vetro (naturalmente è inverno, fuori fa freddo e
rimane una sorta di arabesco sulla superficie del vetro della finestra, su cui lei scrive col ditino)  è
un’immagine, un focus molto individuale, contrapposto alla prima parte della strofa, in cui siamo passati ad
un clima sentimentalista: Tania è qui desritta con uno stile che ricorda molto “La povera Lisa”, di cui lei è
comunque un po’un avatar, anche se avrà un destino molto diverso; siamo in un ambito intimo.
писала = “scriveva” (dove?  primo verso del distico )

На отуманенном стекле
Заветный вензель О да Е.
отуманенном, da отуманенный, che proviene туман, “nebbia”
Quindi: “Sul vetro”, стекло, “annebbiato”, “scriveva” (che cosa?)
да  non significa “si”, ma è un sinonimo di и, quindi significa“e”
вензель = “monogramma”, il “ghirigoro” (in questo caso “monogramma”)
Заветный  altro termine karamziniano, sentimentalista, che vuol dire “nascosto”, “arcano”, “segreto” (ma
fa anche riferimento a завет, che è il “testamento”. Il “Nuovo Testamento” si dice “ Новый Завет” > quindi,
è un termine di riferimento anche biblico). Tatjana non scrive, dunque, tutta la parola, ma solo il
monogramma О да Е, ossia “O ed E”, che è arcano, segreto, così che gli altri non lo capiscano, perché lei è
una persona che tiene molto alla propria privacy; ma questo monogramma arcano è anche sacro, sacro al
suo cuore.
О да Е  iniziali delle parole “Onegin” ed “Evgenij”.

Si noti come Pushkin riesce, in modo mirabile, a comunicarci l’interiorità di una persona e tutto il destino di queste
due persone, che poi vivranno la propria storia con aspetti tragici, attraverso dei quadri che ci ricordano cose che
abbiamo vissuto tutti noi. Pushkin capisce benissimo che se lui vuole convincerci di ciò che vuole dire con l’ “Onegin”,
con questo romanzo in versi, deve mostrarci persone nelle quali noi possiamo identificarci, persone che fanno cose
normali, che abbiamo fatto anche noi. Scrivere il nome delle paersona amata sul vetro col dito è una cosa di cui tutti,
bene o male, abbiamo fatto esperienza nella vita  attraverso questo quadro, noi possiamo perfettamente
immedesimarci in Tatjana. Così come Pushkin la chiama моя душа, anche noi possiamo considerarla una proiezione
di noi stessi, una persona a noi vicina, che fa le stesse cose che facciamo noi. E da questo momento in poi,
prenderemo sul serio, crederemo a tutto ciò che questi personaggi fanno, perché li vediamo agire come esseri umani
del tutto normali e fare le stesse cose che anche a noi sarà capitato di fare più volte. Non sono eroi romantici
eccezionali; infatti vediamo Tatjana come una persona che si estarenea dalla realtà, dagli affetti famigliari. Tatjana
può essere vista come quell’adolescente un po’ musona, un po’ timida, che tutti considerano magari anche un po’
banale. Mentre la sorella Olga è la beniamina della famiglia ed anche della piccola società di amici che i Larin
frequentano, perché è carina, è molto vivace, anche un po’ civetta, al contrario di Tania, considerata anche un po’ la
sfigatella della situazione, che sta sempre lì sulle sue. Però il lettore vede che nel suo animo, attraverso queste poche
cose che ci vengono mostrate da Pushkin, c’è un grandissimo lavoro interiore.
Tania agisce e parla poco, ma è una che vede; lei è il personaggio dello sguardo. È dotata di una forte interiorità,
perciò riesce anche a vedere l’interiorità degli altri. È colei che percepisce, è la persona empatica per eccellenza.
Pushkin, con pochissimi tratti da grande artista, costruisce un carattere.
In “Delitto e Castigo”, abbiamo la tipica eroina dostoevskiana, che redime il personaggio maschile. Il personaggio
maschile è un personaggio che parla parla parla, si incasina sempre di più nelle sue contraddizioni, da cui non riesce ad
uscire, ma ad un certo punto arriva il personaggio femminile (che in Dostoevskij ha un apetto fortemente connotato in
senso religioso, una sorta di figura cristologica), che con la forza dello sguardo, dell’empatia, con la forza spirituale che
non ha bisogno di tante parole, lo redime, redime il personaggio maschile.

L’ “Onegin”, quindi, da come si evince, è una sorta di cristallo che emana una luce, la quale, poi, si scompone in tutti i
colori dell’iride e tutti gli scrittori successivi prendono a piene mani, da Pushkin, quello di cui hanno bisogno. In
sostanza, nell’ “Onegin” c’è tutto quello che, in seguito, gli scrittori prenderanno per un buon mezzo secolo.
Nell’ “Onegin” ci sono molte cose nascoste, è una narrazione che ci appare povera di eventi, ma nel profondo
ritroviamo tutto ciò in cui Pushkin crede: tutta la sua scala di valori; ciò che si aspetta per il suo Paese; la costruzione
dell’uomo russo, così come se la immagina  soprattutto dopo la sconfitta dei decabristi, Pushkin comincia a
costruire una nuova scala di valori, ma è sempre tutto nascosto, è sempre tutto suggerito, attraverso pochi tratti, che
noi dobbiamo interpretare.
Dal punto di vista stilistico abbiamo avuto un ulteriore esempio di quella che il prof. chiama la “doppia
illuminazione”, la “doppia prospettiva”: questo interno di famiglia, prima visto da un punto di vista, poi il campo
visivo si sposta completamente verso un’altra prospettiva. Questa doppia, o plurima prospettiva, che rende così ricca
la realtà che ci viene rappresentata nell’ “Onegin”, si unisce allo stile eterogeneo. Lo stile eterogeneo è uno
strumento fondamentale, che Pushkin usa per diversificare la rappresentazione della realtà (l’abbiamo visto nella
prima strofa dell’ “Onegin” in come è rappresentato lo zio, nel punto di vista dello zio, nel punto di vista di Onegin,
nel punto di vista dell’autore su Onegin. Tutto questo mescolato. E spesso ci sono parole che per il loro stile, per il
loro non concordare stilisticamente col contesto, ci fanno capire dove ci vuole portare Pushkin)
Nel caso della strofa letta oggi, questo si vede soprattutto nelle prime due semi-strofe, le prime due quartine,
contrapposte alla terza quartina + il distico. Queste due parti si contrappongono molto – a parte il punto di vista –
anche come autore di riferimento:
- Derjavin  con la presenza degli slavismi, arcaismo (nelle prime due strofe)
- Karamzin  negli epiteti della seconda semi-strofa

Vediamo adesso un altro caso forse è sicuramente uno dei punti cardine dell’Onegin: il sesto capitolo.

È un capitolo fondamentalmente perché vi è il duello tra Onegin il suo amico Lenskij, una delle poche cose che
succedono nel romanzo visto che la è costruito su occasioni perdute, su incontri mancati, dove di concreto la trama
offre ben poco. Quindi una delle poche cose che succedono davvero è il duello con la morte di Lenskij, dove Puškin in
qualche modo si congeda da una figura letteraria, forse anche da un se stesso giovanile, ma sicuramente dalla figura
del poeta romantico, del poeta sognatore.

Lenskij rappresentato sempre con un po’ con ironia bonaria, come il tipico scrittore romanzo che ha studiato in
Germania filosofia e molto influenzato dalla poesia tedesca, da queste brume del nord, ha capelli lunghi. È sempre
pallido e divorato al suo interno da queste cose romantiche mentre invece come sappiamo Onegin ostenta una certa
freddezza, anche lui è un personaggio romantico ma rispecchia di più il romanticismo inglese, con i capelli tagliati e
sempre divorato dallo spleen, solite cose che Puškin dice bonariamente di questi personaggi.

Quindi Onegin è un romanticismo un po' più byroniano e sempre con questa ironia un po' anglosassone. Il duello tra
i due amici, con conseguente morte di Lenskij è importante perché Puškin lo usa per dirci che la fase giovanile è finita
con l’eroe romantico che muore in nome in un'idea astratta, perché è questo che succede, Lenkskij si vece nel tipico
ruolo romantico, ci crede davvero, vive di queste cose dell’idea del salvatore che salva la pulzella pura e che viene
sedotta da un demone perverso, che sarebbe Onegin (in realtà questa considerazione del protagonista è un disguido
dettato da una serie di circostanze, fa un lo stupido durante una serata con Olga, anche per togliersi di torno
Tatiana).

Questa cosa interpreta da Lenksij in una chiave iper-romantica e con un nonnulla lui sfida l'amico, l’amico sottovaluta
la gravità della situazione e accetta sempre un po' per noia per questo spleen di ispirazione inglese, accetta il duello e
uccide il proprio amico. Lenskij è il poeta, il giovane romantico che si immola un'idea astratta nella quale lui si vede
come un eroe anche se in realtà non è così, è un modo per congedarsi dai decabristi (vedremo più avanti che Puškin
li nasconderà nel testo dove non se ne poteva parlare), l'eroe romantico, l'eroe decabrista che si immola per niente il
cui sacrificio è vano.

Da questo momento in poi bisogna fare sul serio questo dice Puškin, è finita la fase giovanile della nostra
generazione, è finita con un sacrificio vano in nome di ideali astratti, adesso comincia la fase della nostra maturità.

Nel sesto capitolo a iniziare dalla strofa 37ª ci sono due strofe in realtà non sono due vedremo che c'è anche un
brano nascosto non pubblicabile dal sotto il regime di censura. La strofa 37 e la strofa 38-39 (la strofa successiva un
numero doppio il che già indica il lettore che c'era qualcosa di nascosto) e sono due strofe molto importanti con una
meditazione sulla morte di Lenskij, dove Puškin si chiede in tono in certi punti serio in certi assolutamente non serio,
qui proprio lo stile eterogeneo e il punto di vista stroboscopico (che vede tutto da tutti i punti di vista: da un punto di
vista serio, da un punto di vista invece scherzoso ironico e cambia continuamente punto di vista come un
caleidoscopio) si pone il problema del senso della vita di ognuno di noi e della sua generazione.

È come se la cosa si svolge su tre piani paralleli: un piano individuale ossia il senso della vita difronte la morte, chi
siamo stati e chi avremmo potuto essere e non saremo mai; il senso che la nostra vita può acquistare nell’ambito
della società in cui viviamo; nell’ambito della nostra generazione delle possibilità che ci sono offerte. Il primo piano
individuale, un piano che possiamo definire generale, sociale, storico e poi un piano universale che hanno dei valori
universali sono due strofe (tre con quella di mezzo nascosta) dove Puškin dice tutto quello che pensa sul destino
dell'uomo sul piano universale, sul piano storico generale sociale e sul piano individuale del destino di ognuno di noi.

Sono due strofe assolutamente incredibili, ne parla dal punto di vista serio, solenne, scherzoso, ironico addirittura
scurrile perché Puškin sa benissimo che il mondo è tutto questo e che la vita di ognuno di noi è una lega inscindibile
di solennità e di ridicolaggine, ciò che va trattato in modo serio se ne parla in modo serio, ciò che va trattato in modo
scherzoso ironico anche basso per quello c’è il suo linguaggio. Il poeta diventa una sorta di stroboscopio che parla di
tutto questo.

Comincia la meditazione sulla morte di Lenskij, su chi sarebbe potuto diventare

6
XXXVII
Быть может, он для блага мира Forse egli era nato per il bene del mondo
Иль хоть для славы был рожден; O almeno per la gloria
Его умолкнувшая лира La sua lira silente
Гремучий, непрерывный звон Un suono tonante
В веках поднять могла. Поэта, Avrebbe potuto sollevare nei secoli. Poeta,
Быть может, на ступенях света forse, sui gradini del mondo
Ждала высокая ступень. aspettava un alto gradino.
Его страдальческая тень, La sua ombra di martire,
Быть может, унесла с собою forse, si era portata con sé
Святую тайну, и для нас un sacro mistero, e per noi
Погиб животворящий глас, una voce creatrice di vita,
И за могильною чертою e oltre il limitare della tomba
К ней не домчится гимн времен, non si spingerà fino a lei l’inno dei tempi
Благословение племен. la benedizione dei popoli.

Быть может, он для блага мира


Иль хоть для славы был рожден

Qui siamo al centro dello spirito russo, della cultura russa, di ciò che i russi sono storicamente diventati, parliamo del
nucleo centrale di tutto ciò che significa essere russi proprio e Puškin qui è un geniale costruttore della soggettività
russa.

Быть может significa forse, anche se noi siamo tentati di dire может Быть, forse egli era nato per il bene del
mondo, ossia per rendere il mondo migliore. Da notare che Быть может sarà un po' un refrain in queste due strofe
che all'inizio non si coglie ma quando poi comincia a ripeterlo fa capire che si parte in tono molto solenne, Puškin ci
fa capire subito il tono ma c'è un altro lato della questione perché è tutto in forma dubitativa, forse gli era nato per il
bene del mondo, per rendere il mondo migliore, e questa è per Puškin la missione Suprema dell'uomo: rendere il
mondo migliore, rendere gli altri migliori.

Una volta che si è esaurita l’avventura decabrista, il tentativo di cambiare il mondo da un punto di vista esteriore
attraverso una rivoluzione, la nostra missione deve essere migliorare noi stessi e rendere il mondo migliore un po’
per volta e nella misura in cui siamo in grado di farlo e il poeta è colui che più di tutti può migliorare il mondo perché
ingentilisce gli animi, la poesia nobilita gli animi, insegna la misericordia, la stessa misericordia di Dio. Lui sta dicendo
forse sarebbe diventato un grande poeta era nato per il bene del mondo.
Иль хоть, хоть è una variante di хотя che vuol dire almeno, o almeno per cosa per la gloria. Cosa ci dice Puškin? Per
il poeta la gloria non è l'obiettivo principale, quella arriva un giorno, se ne dimenticano, l'importante è rendere il
mondo migliore e poi si c'è anche “un po' almeno per la gloria”, ossia il poeta che consegue la gloria è un bravo
poeta ma il vero grande poeta è quello che rende il mondo migliore e la gloria se arriva bene altrimenti ne puoi fare
ne puoi fare anche a meno.

Иль è un poetismo per или, in russo moderno sarebbe или хотя для славы был рожден. La gloria è la cosa meno
importante per il bene del mondo e questo è proprio il significato etico che Puškin da all'arte che non è
egocentrismo, non è neanche soffiare sulle braci del romanticismo per rendere una quisquilia chissà che cosa come
aveva fatto per esempio il povero Lenskij dando importanza eccessiva sopra determinando un evento talmente
banale, l'arte e il significato etico è questo rendere migliore il mondo e mostrare ad ognuno che può diventare se
agisce per il bene del mondo.

Questo lo può fare solo l'arte, è quello specchio nel quale ognuno vede se stesso come potrebbe essere, ecco,
questa è una proiezione di sei nel mondo dell'arte come tu potresti essere quella cosa, quello è l'ideale di te diventa
quella cosa puoi farlo puoi essere migliore di quello che sei così renderai migliore il mondo.
Его умолкнувшая лира
Гремучий, непрерывный звон

Умолкнувшая participio passato di умолкнуть che vuol dire smettere di parlare, cessare di parlare mentre invece
tacere, cioè stare zitto si dice молчать, quindi dice “la sua lira ormai silente”, da un punto di vista lomonosoviano
saremo sul registro alto. Puškin sta usando il registro alto, solenne in morte del poeta. Questo tono Lomonosov
l'avrebbe usato in morte di un imperatore o di un patrizio, lui lo usa in morte del poeta.

Гремучий vuol dire “un tonante”, un aggettivo affine a гром che vuol dire tuono, siamo in un livello alto
lomonosoviano, “un suono tonante, incessante”.

непрерывный è un complemento oggetto. Lira è il soggetto lo vediamo perché è femminile quindi lira e
sicuramente nominativo, Гремучий, непрерывный звон è un maschile inanimato quindi può essere entrambe le
cose ma è il complemento oggetto, il verbo è messo nel terzo verso con cui inizia la seconda strofa, qui invece
abbiamo un andamento molto dinamico con un forte enjambement perché il soggetto è in un verso, il complemento
oggetto in quello dopo e il verbo ancora dopo.
В веках поднять могла. Поэта,
Быть может, на ступенях света

В веках поднять могла. “Avrebbe potuto sollevare nei secoli”, век significa secolo.

“la sua lira ormai silente avrebbe potuto sollevare nei secoli un suono tuonante”. Il verso finisce con Поэта, “poeta”
abbiamo l’accusativo di Поэта, sono versi molto sincopati perché questo verso В веках поднять могла. Поэта, così
finisce il verso, la sintassi è molto scollegata rispetto alla scansione dei versi. Poeta di nuovo un altro accusativo
alla fine del verso.

Быть может di nuovo il forse, на ступенях света “sui gradini del mondo”, свет qui è inteso “sui gradini”, il mondo
è inteso come una scala gerarchica.
Ждала высокая ступень.

Ждала verbo aspettare, chi aspettava il poeta sui gradini del mondo? высокая ступень “alto gradino”, ossia forse
un alto gradino aspettava il poeta sui gradini del mondo. Tutto è ovviamente è ipotetico per via della presenza dei
continui Быть может. Puškin dice in modo ipotetico cosa forse aspettava Lenskij ossia, forse era atteso a un gradino
in alto nella scala del mondo come grande poeta che rende migliori gli uomini.
Его страдальческая тень,
Быть может, унесла с собою

Dopo per la terza volta Быть может a questo punto un orecchio abituato a Puškin si rende conto che c'è qualcosa
che non va, questa continua ripetizione vuol dire che c'è Puškin non ci crede poi tanto, cioè lui ci sta dicendo cos'è un
grande poeta però questo è tutto molto ipotetico visto che c'è continuamente questo Быть может.
Его страдальческая тень “la sua ombra di martire”, страдалет è il martire che deriva dal verbo страдать
“soffrire”, “la sua ombra dolente”

Быть может “forse”, унесла с собою “forse si era portata via con sé” che cosa?
Святую тайну, и для нас
Погиб животворящий глас,

Святую тайну “un sacro mistero”, и для нас “e per noi”, Погиб dal verbo Погибать significa perire “è perita”,
животворящий глас “una voce” глас è uno slavismo per голос, животворящий è un aggettivo composto molto
settecentesco, è un participio presente composto che viene dal verbo творить che vuol dire creare e жиси vita
quindi “una voce creatrice di vita”.

Siamo nel campo dello stile odico, la voce del poeta crea vita perché feconda il mondo con valori superiori, ci
trasporta nel mondo di questi valori superiori quindi è come se ci desse una seconda vita. Questa strofa dove
vediamo il ruolo supremo del poeta.
И за могильною чертою

“e oltre il limitare della tomba”, abbiamo за + strumentale vuol dire oltre qualcosa, inoltre è uno strumentale
arcaico, черта è il limite, limite di che cosa? Della могила, могилни è l’aggettivo di могила e oltre il limitare della
tomba

К ней не домчится гимн времен,


Благословение племен.

К ней è la lira del poeta, не домчится “non si spingerà fino a lei oltre il limite della tomba”, домчится viene dal
verbo spingersi fino a. гимн времен “l’inno dei tempi” quindi l’inno di ringraziamento che le epoche, la nostra è
quelle successive leveranno al poeta, “non arriverà fino a lui oltre il limitare della tomba l’inno dei tempi” perché la
sua lira non ho fatto in tempo a svolgere la propria missione, ad innalzare la propria voce creatrice della vita e che
cosa anche non si spingerà fino a questo fino alla sua lira oltre a limitare la tomba? L'inno dei tempi di
ringraziamento.
Благословение племен.

Племя è stirpe, in questo caso i popoli, Благословение è benedizione, quindi “la benedizione dei popoli”, “la
benedizione di tutti i popoli”

È una visione globalizzata dell'arte, il poeta rende migliore tutti questa rende migliore tutti, a lui vengono innalzati
inni di ringraziamento in tutte le epoche successive quindi va oltre il tempo e va oltre tutti i popoli, tutte le razze tutti
i popoli tutte le stirpi lo benedicono quindi è un ruolo analogo a quello del messia che viene Benedetto in tutti i
tempi e da tutte le stirpi. Tra l'altro si vede tutte le stirpi sono affratellate, questa una cosa molto forte in Puškin, il
poeta rende migliore il mondo anche perché affratella tutte le stirpi. Tutte le stirpi diventano sorelle nel benedire il
poeta. la stessa cosa che fa il messia ovviamente perché fa Cristo e viene benedetto da tutti e affratella tutti
l'umanità per Puškin deve essere formata dai fratelli e l'unica cosa che li può che può rendere tutti i popoli fratelli è il
ruolo della poesia, dell'arte. È una visione potente globale universale che Puškin da all'arte.

Dicendo così Puškin dice che forse Lenskij era atteso proprio da questo destino supremo ma a lui non arriverà mai
l'inno dei tempi né la benedizione dei popoli, è un messia poetico che non risorgerà mai, che ha portato via con sé il
proprio il proprio dono.

A questa strofa ne segue una con un doppio numero con un doppio numero 38-39, con questo Puškin vuol far capire
al lettore implicitamente che c'era un'altra strofa tra le due, nascosta, che ha dovuto tagliare per motivi di censura. È
lo stesso poeta che l'ha messa da parte, è un’autocensura e Puškin fa intendere c'era una strofa che parlava di
politica. Se si parla di politica in relazione al sacrificio dell’eroe giovane e romantico, del sacrificio inutile dell’eroe
romantico, finora abbiamo parlato di un poeta che è morto in duello per sue paranoie mentali e quindi rappresenta
la fine dell'epoca romantica. Se però Puškin fa capire al lettore c'era una strofa nascosta, vuol dire politica,
chiaramente il sacrificio dell’eroe giovane romantico, sacrificio inutile, significa che si parlava sicuramente di
decabristi.
Finora siamo rimasti sul piano universale, ciò che Lenskij avrebbe potuto portare al mondo di universale ma che non
ha portato, valori universali che la poesia porta al mondo, il miglioramento etico miglioramento spirituale, la
fratellanza fra i popoli e ne viene ripagato con questa lode con questa benedizione che tutti gli portano, adesso nella
strofa nascosta che noi conosciamo perché Puškin l'ha lasciata nella brutta copia così noi la leggiamo in appendice.

<XXXVIII
Он совершить мог грозный путь, Egli avrebbe potuto compiere il cammino minaccioso,
Дабы в последний раз дохнуть per arrivare a compiere l’ultimo respiro
В виду торжественных трофеев, in vista dei propri trofei trionfali,
Как наш Кутузов иль Нельсон, come Kutuzov e Nelson,
Иль в ссылке, как Наполеон, oppure può morire in esilio, come Napoleone
Иль быть повешен, как Рылеев.> o essere impiccato come Ryleev.

Он совершить мог грозный путь,

Passiamo dalla sfera universale dei valori della poesia, dei valori dell’arte, alla sfera generale, ossia la problematica
politica, sociale, storica, il cammino è un'altra opzione. Lenskij sarebbe potuto diventare un poeta e quindi passare
sul piano universalmente umano avrebbe potuto invece compiere quello che è il cammino della personalità storica,
dell'uomo politico che agisce nella storia che è un po' più basso, non è così universale rispetto al cammino del poeta,
non è il cammino paragonabile a quello di un messia, di un profeta e Puškin lo definisce грозный путь, грозный
che significa “terribile” anche se in realtà si intende minaccioso, “egli avrebbe potuto compiere il cammino
minaccioso”, un cammino terribile, quello dell'uomo che agisce nella storia terribile per quantità di responsabilità
che l'uomo politico, il combattente militare, il condottiero, il rivoluzionario, coloro che agiscono nella storia si
prendono delle grandi responsabilità perché sono gli uomini che agiscono, che trascinano dietro di sé il collettivo, la
collettività della propria nazione.

Siamo sul piano di una sola nazione, di una sola generazione non è più ruolo universalmente umano ma è un ruolo
non più profetico, non più messianico, è una strada fatale dell'uomo storico che trascina dietro di sé la propria
collettività e può essere la strada del combattente o quella del politico, implicitamente del rivoluzionario.

Совершить “poteva”
Дабы в последний раз дохнуть

Дабы è arcaismo, è una finale “al fine di”, дохнуть “respirare” è aulico e si potrebbe usare anche nel senso di
“esalare l’ultimo respiro” quindi “avrebbe potuto compiere il cammino fatale nella vita per arrivare in fondo a spirare
l’ultimo respiro”. Il punto di vista del mondo dell'uomo storico è tutto proiettato su ciò che lui acquisisce durante la
vita e i risultati che gli stanno intorno quando gli muore quindi il suo è comunque un cammino fatale, una grande
responsabilità di colui che si trascina dietro la propria generazione, la propria collettività ma in qualche modo si
esaurisce con la sua morte. È un destino, un cammino, che viene descritto da Puškin tutto dal punto di vista
dell’ultimo respiro di questo uomo storico, che può esalare l'ultimo respiro in tanti contesti diversi per esempio
В виду торжественных трофеев,

“in vista ossia di fronte” В виду, трофеев “dei propri trofei”, торжественных “trionfali”, quindi di fonte ai propri
trofei trionfali”, l'uomo storico può morire in mezzo ai propri trofei trionfali quindi qui stiamo parlando di un
militare, di un condottiero vittorioso che può morire il грозный путь può concludersi come epopea vittoriosa tutto
naturalmente poi finisce con l'ultimo respiro, finisce con la morte l'uomo storico, il condottiero può morire da
vincitore.
Как наш Кутузов иль Нельсон,

Vincitore come chi? Come Kutuzov e Nelson, accomunati dalle vittore su Napoleone, uno russo, l'altro inglese, uno
ha vinto Napoleone nulle battaglie di terra, l'altro lo ha vinto la grande battaglia navale, sono i due vincitori di
Napoleone quindi due condottieri vittoriosi per eccellenza dell'epoca che si è appena conclusa ossia l'epoca delle
guerre napoleoniche. L'uomo storico può morire da conquistare condottiero vittorioso in mezzo ai propri trofei di
vittoria oppure
Иль в ссылке, как Наполеон,

Il condottiero glorioso ma sconfitto proprio da Nelson e Kutuzov muore in esilio la ссылке è l'esilio, può morire in
esilio come Napoleone un grande uomo, un grande condottiero che però muore in esilio.

Alla fine Puškin ci vuol far capire sì alcuni hanno vinto è un грозный путь, una strada fatale, ti prendi una grande
responsabilità guidi tutta la tua collettività, guidi il tuo popolo in una strada fatale che è quella dell’azione storica, in
questo caso militare, si può concludere tra le vittorie con la gloria, si può concludere con la sconfitta e con l'ausilio,
alla fine però muoiono tutti perché è una strada, un грозный путь, che si svolge sul piano storico e che quindi con la
tua morte affine a quello che hai fatto, che sia gloria o che non sia gloria, finisce con la tua morte.

Napoleone muore in esilio e poi oltre al cammino, al грозный путь del condottiero, c'è il грозный путь che è sempre
il путь, il cammino fatale storico che non è quello militare, è quello politico, è quello del rivoluzionario, come dice
nell’ultimo verso.
Иль быть повешен, как Рылеев.

Kondratij Ryleev viene nominato e una strofa in cui viene nominato Ryleev è automaticamente

non pubblicabile infatti Puškin non la pubblica ma conclude con un appello a Ryleev, uno dei 5 decabristi impiccati,
uno dei 5 martiri decabristi ed era tra i 5 il poeta, era per antonomasia il poeta rivoluzionario ma non un grande
poeta. Quando era erano in vita lo stesso Puškin non prendeva sul serio le capacità poetiche di Ryleev che era, tra
l’altro, un poeta molto prolifico, scriveva soltanto poesie politiche, era fissato con gli ideali del decabrismo di cui
rappresentava il modello allo stato puro.

повешен vuol dire “impiccato” quindi può essere impiccato come Ryleev.

Puškin vuole dire questo, l'uomo che prova se stesso, anche con risultati notevoli sul piano dell'azione storica, può
vincere come condottiero, può essere sconfitto come Napoleone o addirittura essere ignominiosamente impiccato
come traditore come Ryleev. Puškin ci dice che è glorioso lo stesso perché ci ha provato, ha provato ad agire nel
mondo ed a fare una rivoluzione libertaria, per cui tra l’altro Puškin aveva simpatia, ed è messo sullo stesso piano di
Napoleone e degli altri generali e stato quindi uno che con la morte ha testimoniato i propri ideali politici, propri
ideali rivoluzionari.

Sono tutte tutti uomini degni di rispetto per Puškin, la cui stagione comunque è finita si è chiuso un ciclo storico, la
gloria di questi uomini che siano o condottieri che siano rivoluzionari finisce con la loro morte colpa con la quale si
chiudono dei cicli e uno resta consegnato alla propria immagine di uomo storico che si è preso la responsabilità
грозный путь.

Come ho detto Ryleev era un poeta ma per Puškin non era uno di quei poeti che attingono i valori universali, era un
poeta diciamo un po' di propaganda e Puškin lo aveva sempre considerato come tale.