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7 peccati capitali

“Peccati Capitali” come a Sette Vie che ci indicano dove e in che


modo non siamo liberi? Sette Peccati Capitali come indicazioni per andare
oltre ciò che ci frena e ci impedisce di essere noi stessi…

Ecco allora la chiave di lettura proposta:

– Avarizia: Il far dipendere le decisioni da qualcosa al di fuori di te, come


il denaro.

Non è solo la tirchieria. È il non voler dare in generale, né agli altri né a se


stessi.
L’avaro, per esempio, dice che non ha tempo.
Invece ne ha, eccome: ma vuole tenerlo da parte.
Crede che il tempo si conservi, se non lo si spende, e che potrà spenderlo
poi. Allo stesso modo dice che non ha voglia, che non ha pazienza, e così
via.
A volte si accorge di sbagliarsi, prima di morire.
A volte no.

CONSEGUENZE DELL’AVARIZIA: ossessioni di vario genere


e la sensazione che il mondo sia pieno di tentazioni
da cui difendersi sempre, ogni giorno, ogni istante.

DIFFUSIONE DELL’AVARIZIA: sempre più alta


di quanto si immagini. Hai sempre ricchezze immense,
non hai idea di quante siano
fino a che non cominci a darle.
Quindi c’è il rischio che tu sia più avaro di quanto creda.

COME USCIRNE: sapendo che più dai


e più ti accorgi di avere. Scopri di essere un fiume
invece che un flacone. Prova.

– Lussuria: Il far dipendere le tue scelte di vita da un’altra persona.


LUSSURIA È il guardare qualcuno (anche se stessi) vedendo solamente il
corpo.
All’inizio dà sollievo perché guardare un corpo è meno complicato del
voler scoprire una personalità.
CONSEGUENZE DELLA LUSSURIA: insensibilità, egocentrismo,
solitudine, sottile disperazione, – e tendenza a banalizzare tutto per non
accorgersi di quanto si è insensibili, egocentrici, soli e disperati.
DIFFUSIONE DELLA LUSSURIA: ci passi per forza, te la insegnano fin
dall’adolescenza, e il guaio è che quando ci ricaschi «ti sembra di essere
ancora un ragazzino» e te ne vanti.
COME USCIRNE: desiderando di più; se desideri qualcuno, desidera
anche la sua anima, il suo passato, il suo futuro, i suoi segreti, tutto.

– Invidia: Far dipendere le tue scelte sulla base del comportamento di


un’altra persona.
Dicono che sia la stizza per le riuscite altrui o il desiderare la roba d’altri.
È molto peggio.
È il desiderare ciò che desiderano gli altri e non ciò che desideri tu;
e il detestare ciò che detestano gli altri e non ciò che detesti tu.
Viene da IN-VIDERE, cioè: «guardare nel guardare altrui» o anche: «non
riuscire a guardare (da soli)».
DIFFUSIONE DELL’INVIDIA: altissima, a causa della pubblicità
che da quando siamo nati ci pone altri come esempio.
CONSEGUENZE DELL’INVIDIA: asservimento, conformismo, perdita
di identità, paura di dire, pensare, sentire cose originali.
COME USCIRNE: prima sii te stesso (è terribilmente semplice),
poi smetti di essere te stesso, perché è troppo poco, e diventa di più,
sorprendendo tutti.

– Gola: Far dipendere le tue decisioni non dalla tua volontà o dalla
scoperta di te stesso, ma da un atteggiamento sbagliato che fa di una
piccola cosa il centro di tutto, che si tratti del cibo o dell’ascesi stessa…

Non è l’avidità di cibo. È il non sapere più cosa ti piace e cosa no. È
causata dal senso del dovere:
ti dicono che devi mangiare o bere questo perché fa bene, e che non devi
mangiare o bere questo perché è sbagliato.
Tu obbedisci e non ti ricordi più dei tuoi gusti, e finisce che non sei più tu,
sei solo quello che bisogna essere secondo qualcun altro.
CONSEGUENZE DELLA GOLA: insoddisfazione perenne, ipocrisia, e
diffidenza verso se stessi
che si riallaccia a vecchi sensi di colpa.

DIFFUSIONE DELLA GOLA: enorme, dato che ogni civiltà impone certi
gusti e ne vieta altri, solo perché sono altrui.

COME USCIRNE: è semplice ed è difficile, come tutte le cose veramente


semplici.
Si tratta di chiedersi: «Ma a me, che cosa piace?»
Per molti è una domanda insopportabile: hanno paura che se rispondessero
si scatenerebbe una reazione a catena, e finirebbero per cambiare tutto:
lavoro, amici, città. E così vivono senza rispondere.

– Ira: Il far dipendere i tuoi comportamenti dalla voglia di avere ragione in


modo ottuso… meglio scoprire di avere torto e aprirsi continuamente a
nuove dimensioni di conoscenza.
È la diretta conseguenza dell’aver ragione.
Chi pensa di aver ragione chiude il suo campo visivo perché se si
guardasse intorno potrebbe avere dubbi; e per proteggere la propria
chiusura si irrita, parla forte per non sentire, aggredisce e odia.
DIFFUSIONE DELL’IRA: è stata, a lungo, il vizio principale
dell’Occidente quando, per ira, sterminavamo popoli interi che ai nostri
occhi avevano torto a vivere diversamente da noi.
CONSEGUENZE DELL’IRA: ottusità, stasi, profonda noia interiore
inconfessata, rancori, e in seguito rimorsi e rimpianti; si sa: nella vita o hai
ragione o sei felice.
COME USCIRE DALL’IRA: ogni volta che sostieni un’idea chiedi
all’interlocutore, con sincera curiosità: «E tu cosa ne pensi?»
Prendi questa abitudine. Fa miracoli.

– Superbia: Far dipendere la tua scoperta del mondo da un’idea che tu hai
di te stesso, dando enorme importanza non a quello che sei ma a quello che
per ora sai di essere… Non ci si conosce mai abbastanza …

È il non voler mostrare i propri talenti perché tanto la gente non li merita.
In realtà, solo se non fai sapere quanto vali puoi illuderti di valere
moltissimo.
CONSEGUENZE DELLA SUPERBIA: paura di agire, cammuffata da
vanità, da disprezzo per gli altri.
Senso costante di frustrazione, cammuffato da senso di superiorità.
Odio per chiunque crei qualcosa.
Odio per chiunque apprezzi una creazione.

DIFFUSIONE DELLA SUPERBIA: alta tra le persone colte, altissima tra


le persone semi-colte (cioè tra quelli che hanno leggiucchiato qualcosa).

COME USCIRNE: quasi impossibile. La superbia è fatta di pigrizia e


narcisismo, che sono tendenze facili e gratificanti; per liberarsene bisogna
faticare e cambiare radicalmente idea su se stessi.
Pochissimi ci riescono.

– Accidia: Si può vedere come il prodotto degli altri Peccati, per i quali il
mondo appare attraverso vie così negative che alla fine ti lasci deprimere e
viene meno l’energia… diventi servo di qualcuno …
Parola d’origine greca: è il contrario di «kedos», che vuol dire «prendersi
cura», «interessarsi».

Accidia è quando non ti importa più di niente. È quando le preoccupazioni


ti hanno talmente sfiancato che non riesci più né a gioire, né a indignarti,
né a fidarti di nessuno – semplicemente perché non ti va più.
CONSEGUENZE DELL’ACCIDIA: nessuna, gli accidiosi si sentono
persone normali, anzi addirittura intelligenti. È solo che la vita passa e loro
non la vivono.
DIFFUSIONE DELL’ACCIDIA: non grande, per fortuna; per la maggior
parte delle persone, va a giornate. Ma avere a che fare con un accidioso
comporta sempre un notevole calo di energia.
COME USCIRNE: fidandoti.
Meglio fidarsi sempre.
Le persone di buon senso si lasciano scoraggiare dalle delusioni.
Le persone buone no.
“Cos’è la mente e come imparare a pensare”
*Superbia. Non vuol dire essere superbi. I “sette vizi capitali” non sono
cristiani, sono di Aristotele, 300 anni prima di Cristo. Voleva individuare
nell’animo umano i grandi motori della sconfitta, e ha trovato questi sette.
Quando scopri di essere superbo, non cercare le cause per cui sei superbo:
sei superbo e basta.
[…]
Superbia vuol dire una persona che non fa quello che può fare perché
pensa: loro non meritano. Quindi io non faccio quello che non posso fare.
Chi ci rimette, loro o lui? Ci rimette lui. Indicazione di sconfitta.
*Ira. Ira non è uno che si arrabbia; ira è: io voglio avere ragione. Perché se
ho ragione posso arrabbiarmi. Se ho torto non mi arrabbio, sto zitto. Se io
ho ragione, faccio uno dei più grandi errori che posso fare nella vita: come
dice il proverbio, “nella vita o hai ragione, o sei felice”. Questo perché
quando hai ragione tu continui a pensare quello che pensavi fino ad ora. E
stai limitando il tuo campo visivo per non vedere attorno a te dieci, venti,
trenta, cento cose che ti danno torto. Per aver ragione devi chiudere il
campo visivo. Tutte le volte che invece hai torto, e dici “ah finalmente ho
torto” c’è da rallegrarsi tantissimo perché vuol dire che dentro di te il
campo visivo si è allargato, e la tua vita sta cominciando a cambiare. Ira è
il blocco legato all’aver ragione.
*Gola. “Gola” non vuol dire che uno è goloso… gola vuol dire “io non
sono più spontaneo nel decidere cosa mi piace e cosa non mi piace. Ho
perso l’istinto del mi piace/non mi piace”. Un anoressico è uno che ha un
problema di gola, perché ha tagliato i ponti con il piacere del cibo. Una
persona che non sa riposarsi quando c’è un giorno di vacanza ha un
problema di gola, perché non si ricorda più le cose che gli piacciono.
Perché ha fatto così? Mah, perché voleva essere troppo severo con sé
stesso, perché si immaginava di essere diverso da com’è, eccetera. La gola
è questo.
Naturalmente, ti toglie spiritualmente, non ti rilassi mai, non ti nutri mai…
ti stanchi, e muori prima del tempo.
*Accidia. L’accidia è una cosa molto particolare. A tutti nella vita tocca
aspettare: finché sei pronto, finché è il momento…, giusto? L’accidia è
quando tu continui ad aspettare oltre il tempo. È il momento, ma tu
continui ad aspettare. Perché lo fai? Non c’è nessun perché. È una specie
di non voler vivere. “Non voglio esistere. Ci sono, però non parto,
continuo ad aspettare. Posso partire adesso, a vent’anni, decidere, ma no!,
quando sarò in pensione. No facciamo in estate”, questa è l’accidia.
Bloccato lì, non ti accorgi ma stai bloccando tutta la tua vita.
*Avarizia. Avarizia non è che spendi poco. Avarizia non riguarda solo il
denaro. Avarizia è: io spendo poche energie per me. O per altri. Io tengo
ferme le mie energie. Potrei andare a fare ginnastica, perché così mi
diverto, mi fa bene, eccetera, ma no. Non ci vado perché costa troppo e
perché ho da fare. In qualche modo rimandi questo momento tranquillo
perché ti piace l’idea di avere una ricchezza da spendere. In termini di
tempo, di energia, anche di soldi, di idee, di desideri, di intenzioni… tengo
fermo. Tenendo tutto fermo, la vita è più facile. Hai meno emozioni… Ti
sembra di risparmiare veramente tempo…. e intanto è tempo che non vivi.
Ed è tempo che “va a male”. Sapete che a un certo punto nella bibbia c’è la
manna, La manna se provate a leggere, è nel Libro dell’Esodo, è un cibo
che cade dal cielo, però ha una caratteristica: non dura più di 24 ore. Se
dura di più, se tu fai la scorta per il giorno dopo ammuffisce e manda un
tale fetore che devi buttar via la tenda, perché fa un odore insopportabile.
Per cui quello che vogliono tenersi la manna e tenerla magari per domani,
buttano via la tenda. Va consumata subito. Una buona parte delle cose
della vita vanno usate perché se no vanno a male. E fra queste cose c’è il
tempo: non è conservabile.
*Invidia. Invidia non vuol dire io sono invidioso: vuol dire, se io devo
decidere qualcosa che mi interessa, qualcosa che desidero, qualcosa che
voglio fare in quella direzione lì, io per decidere non guardo in quella
direzione lì, ma guardo cosa decidono gli altri. Invidia è: io devo comprare
una macchina, “che macchina ha preso coso? Ah, se lui ha preso quella
allora io prendo quella lì… non posso mica…”, cioè non scelgo più.
Invidia vuol dire “guardo storto”, invece di guardare davanti, guardo di
qua, guardo di là, vado sugli altri per decidere cosa mi piace. C’è un
comandamento nella Bibbia, peraltro tradotto malissimo, che dice “non
desiderare la roba d’altri”. Sapete com’è nell’originale? Nell’originale è: tu
non desideri quello che desiderano gli altri. Cambia tutto, no?
[…
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*Lussuria. Lussuria non vuol dire esagerare … in attività fisica. Lussuria,
in che cosa diventa sconfitta? Lussuria è quando tu valuti te stesso in base
agli standard che tu immagini che gli altri abbiano.
Lussuria è vedere nell’altra persona (ed anche in sé stessi) solamente il
corpo. Cioè uno si riduce ad essere un oggetto. Quando una persona vede
un’altra persona deve vedere anche l’interno (l’IO), mentre il lussurioso
vede solo l’aspetto esterno e si perde il meglio.

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