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RIFLESSIONI SULL'ECONOMIA

Gli scenari probabilistici, ciò


che Consob e banche non ci
dicono
15 giugno 2016 · di Diana Bin ·  2 Commenti

      
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Torna ad accendersi il dibattito sulla (scarsa) tutela dei


risparmiatori in occasione del salvataggio di CariFerrara,
Banca Marche, Popolare dell’Etruria e CariChieti.

E le critiche all’operato della Consob inziano a diventare pressanti, con le associazioni


dei consumatori che puntano il dito contro il presidente della Commissione, Giuseppe
Vegas, alle quali si aggiungono quelle del ministro dello Sviluppo Carlo Calenda, che
parla di “gravi errori” nel vigilare sulla vendita di obbligazioni bancarie rischiose (ma
poi, quali sarebbero quelle “non rischiose”?).

A riportare la questione sotto i riflettori è stata una recente puntata di Report, in cui la
conduttrice Milena Gabanelli ha mostrato una lettera secondo cui Vegas avrebbe fatto
eliminare gli “scenari probabilistici” nei prospetti informativi delle obbligazioni bancarie.

Naturalmente la replica di Vegas non si è fatta attendere: Consob non ha mai abrogato
l’obbligo di inserire gli scenari probabilistici nei prospetti perché quest’obbligo non è mai
stato introdotto, né a livello nazionale né a livello europeo – ha puntualizzato il

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presidente della Commissione, ricostruendo passo dopo passo l’evoluzione


regolamentare in materia.

Cosa sono gli scenari probabilistici?


Al netto di polemiche e rimpalli di responsabilità, facciamo un passo indietro per capire di
cosa stiamo parlando. Gli scenari probabilistici sono una rappresentazione
probabilistica dei rendimenti futuri basata su modelli matematici: in sostanza,
esprimono il grado di rischio di uno specifico investimento, e le probabilità future di
guadagnare o perdere. Chi volesse approfondire può leggere la nota metodologica
prodotta dalla stessa Consob.

In pratica, gli scenari probabilistici costituivano una sezione dei prospetti informativi, che
conteneva una tabella nella quale si riportavano le probabilità, espresse in percentuali,
di quattro scenari rilevanti:

1. ottenere un rendimento negativo dall’investimento;


2. avere un rendimento positivo, ma inferiore a quello di un’attività priva di rischio;
3. avere un rendimento in linea con il tasso “privo di rischio”;
4. avere un rendimento superiore al tasso “privo di rischio”.

Quindi, semplificando, gli scenari probabilistici stimano quanto è probabile perdere o


guadagnare, in ipotesi ben precise.

Per esempio, come si legge in un articolo apparso su glistatigenerali.com, nel caso


delle obbligazioni subordinate 2013/2018 di CariChieti, gli scenari probabilistici avrebbero
segnalato il rischio di perdere quasi il 50% del capitale con una probabilità del 37%.
Leggendo invece l’ipotetico prospetto dell’emissione subordinata di Banca Etruria
2013-2023, l’investitore avrebbe saputo in quel momento che:

1. aveva il 62,73% di probabilità di ottenere in media la restituzione di 47,85 euro per


ogni 100 euro investiti (-7,11% all’anno);
2. il 36% di portare a casa 157,66 euro (con un rendimento del 4,66% l’anno);
3. e solo l’1,24% di avere un rendimento del 5,49% l’anno (valore medio 170,72).

Cosa è successo
Nei prospetti delle obbligazioni delle quattro banche nell’occhio del ciclone gli scenari
probabilistici non c’erano! – è proprio questo il problema sollevato da Report. La storia
è piuttosto
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l’inserimento degli scenari probabilistici – su base volontaria – all’interno dei prospetti di


emissione, ma successivamente gli “scenari” sono stati accantonati. Report ha
pubblicato una lettera inviata a Vegas dal responsabile della divisione emittenti della
Consob, Claudio Salini, a maggio del 2011: nella missiva, Salini segnalava al presidente
che “conformemente alle indicazioni fornite per le vie brevi (quindi a voce, n.d.r.) dalla
S.V. al responsabile divisione studi economici”, gli uffici “inviteranno gli emittenti a non
inserire gli scenari nel prospetto e ne chiederanno l’eliminazione ove le riportassero per
autonoma iniziativa”.

Vegas da parte sua ha spiegato che la disciplina europea non prevede gli scenari
probabilistici e che anzi, nel 2012 ha armonizzato la descrizione dei titoli offerti al
pubblico e i loro rischi “con informazioni che non includono gli scenari probabilistici”.
Pertanto, sostiene il presidente Consob, i regolatori nazionali “non hanno il potere di
imporli in via generale”. Un funzionario della Commissione UE citato dal Secolo XIX però
smentisce questa ricostruzione, sostenendo che non si possa far risalire alle norme UE
una misura che va nella direzione opposta rispetto alla trasparenza nell’investimento.

Fate valere i vostri diritti


Insomma, i fuochi incrociati non sembrano destinati a cessare tanto presto. Quello che
interessa a noi è ricordarvi l’importanza di pretendere informazioni dettagliate quando vi
apprestate a sottoscrivere un prodotto di investimento. Naturalmente gli scenari
probabilistici sono stime e non hanno la pretesa di corrispondere alla verità assoluta,
ma offrono comunque un’indicazione utile.

E, in qualità di investitori, avete tutto il diritto di ricevere una rappresentazione


comprensibile della rischiosità dello strumento che intendete sottoscrivere, con una
stima chiara delle probabilità di perdita. Per rinfrescarvi le idee su quello che potete (e
dovreste) pretendere, andate a rileggervi la nostra Carta dei diritti dei Risparmiatori by
AdviseOnly.

Diana Bin
La scrittura è sempre stata la sua passione. Laureata in Economia per le Arti, la
Cultura e la Comunicazione all’Università Bocconi di Milano, è entrata nel mondo del
giornalismo nel 2008 con uno stage in Reuters Italia e successivamente ha lavorato
per l’agenzia di stampa Adnkronos e per il sito di Milano Finanza, dove ha iniziato a
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conoscere i meccanismi del web. All’inizio del 2011 è entrata in Blue Financial Communication, dove si
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è occupata dei contenuti del sito web Bluerating.com e ha scritto per il mensile Bluerating. Leggi tutto

Tags BANCHE DIRITTI DEI RISPARMIATORI INVESTIRE OBBLIGAZIONI BANCARIE

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2 Commenti 
1

zipperle •

Gli scenari probabilistici raccomandati nel 2009 dall’Ufficio Analisi Quantitative della
Consob sono costruiti usando la misura di probabilità risk neutral ovvero assumendo
che gli agenti siano neutrali al rischio. Questa ipotesi va bene quando ne ricorrono
alter (completezza dei mercati, possibilità di fare delta hedging ovvero di fare
arbitraggio da parte dell’investitore: si veda il teorema fondamentale dell’asset pricing)
e tipicamente si applicano quando si tratta di prezzare un derivato. Ma quando si tratta
di prezzare e quindi di stabilire la distribuzione dei rendimenti di un’obbligazione,
magari non quotata, o di un OICR (più in generale di un prodotto di gestione del
risparmio) usare la misura risk-neutral è fuorviante perché le ipotesi richieste non
ricorrono (l’obbligazione bancaria non quotata e tipicamente negoziabile solo con la
banca che la ha emessa ha un prezzo ben diverso da quello ottenuto con il metodo
raccomandato dall’allora Ufficio Analisi Quantitative).
Sia tra coloro che sono stati consultati dalla Consob quando si è trattato di varare il
nuovo Regolamento Emittenti che contenesse gli scenari sia all’interno della Consob
si è creata una forte diatriba in merito, tanto da arrivare ad avere posizioni
antagoniste tra Accademia e settore finanziario (si vedano gli esiti delle consultazioni
Consob) ma anche all’interno della Consob stessa (nel 2013 esce un paper della
Consob che pone la questione in maniera diversa: “Probabilità reali e probabilità

• •

Raffaele Zenti Mod •

Concordo.
Fin da quando furono introdotti gli scenari probabilistici, fui uno di coloro che
obiettavano sulla probabilità "risk neutral" - del resto mi sono formato come risk
manager, e i risk manager hanno a che fare con la realtà, non con mondi
fantastici.

Solo, in tutto questo casino intorno alla Consob e agli scenari probabilistici, la
discussione su probabilità "risk-neutral" e probabilità "real world" forse è fin
troppo sottile rispetto alla natura del problema concreto dei risparmiatori.
Piccola digressione per i lettori del blog - poiché giurerei che il 99.9% non abbia
idea di che cosa siano le probabilità "risk neutral": è la probabilità in un mondo
in cui non siamo avversi al rischio e, conseguentemente, il rendimento atteso di
tutti gli investimenti è pari al rendimento risk-free (che non esiste... è subito
evidente quanto sia teorica 'sta roba - se volete approfondire, suggerisco
questo pregevole paper: http://ssrn.com/abstract=13953... ). Le probabilità
"real world", invece, sono quelle reali. E, ovviamente, si parla sempre e solo di
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stime che hanno in pancia errori enormi. Fine della digressione.
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Ora veniamo al punto.

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