Sei sulla pagina 1di 528

ex .

Li'6 R IS
Digitized by the Internet Archive
in 2011 with funding from
Research Library, The Getty Research Institute

http://www.archive.org/details/idiecilibridelarOOalbe
I D I E e I L I B R I

DE L' ARCHITETTVRA
DI LEON BATTISTA DE GLI
ALBERTI FIORENTINO^
Huomo in ogni altra dottrina eccellente , ma in
quella fìngoUreida la cui pr efattone breuet:-

mente fi comprende

ta commodità^ Vutilità , la necej?iti , e la dignità

di tale operaie parimente la cagione, daU


quale è flato mojfo àfcriuerla:

llouamente da la Latina ne la Volgar Lingtà


con molta diligenza tradotti.

Con^atia .CpriniUgio de lo lUuflris, Senato

Vinitiano per anni diecu

IN VlNEGIA,
APPRESSO VINCENZO VAVORIS»
M D X L V I*
ALLO ILLVST. ET
GENEROSO SIGNORE, IL SI=
GNOR CONTE BONIFATIO B E=
uiUcqud.Victro LXuro Modoncfe,

o N o gJd flati nioUi.a^ anchora ne fo


no alcuni , lUuft.C gcncrofo Signor
mioj quxli hanno dannato , e dannano
grauemente il tradurre i libri de Lati-
ni fcrittori nel nojìro uolgare idioma;
€ qucUi mafimamcntc^che contengono le dottrine efcien
tic de le cofe : non potendo tollerare ,fe non con moU
to lor dijpiacere.che le MUtanatiche^lc Filofoficjlc Reto
ride y e le altre fimili , fìano potute leggere da chi non
habbia dato , ò non dici opera d la Latina fiuella pa- 5

rendo loro come un gran facrikgio , che talifcicntiefl


diuulghino , eT manifeftino , sì che da ogni perfona
generalmente , ter illiterata ch'ella fifid , pojjano cfjc^
re intefe: come fé ogni perfona di nccePitàfujfe baiian^
te i,ad intendere CT diuenirui dotta , fubito che rimof^^

fa la dijficultà de la lingua , uenijfe chiaramente ad


intender le parole , con le quali fuffero dcfcritte le

cofe 5 ne per cib gli bifognajfe altro lume , ne altro uà-


lor d'intelletto, ne altri maefhri : e come fé i Greci non
hduejfero hauuto le dottrine in quella lingua ^ che gi4
era natia , e communcmente intcfa da tutti di quella
natione , e come fé tutti coloro , chefapejjcro la Grc^
caccia Latina lingua , fuffero dtti k penetrare i feti^

^ z timenti
timcnti.z^ d diuenir dotti, ne le metterle, che ui/lcofiten

gono.E chi no falche una lingua particolxre , ne laquale

fi truoui fcrittd cjudche fcicntia , non è altro i la fi^

ne , che un femplice mezzo d la inteìligentia di quella f

A hquale quantunque fenzi ejjo malagtuolmente pof=

fa arriuarji , tutta uolta quel folo non baita per arrì^


uaruì Quel mezzo adunque è necejjario a punto infi^
.

no k tanto , che non fi può tale inteìligentia acqui^


flave per uia d'unaltra lingua, ne laquale fia trasfe*
rita . Fu a gli antichi Latini già neceffaria la noti^

tia de la Greca lingua , mentre ch'in quella folafitro^


uarono ejpofle le difcipline i lequali poi che ne la Lati^

na uenero d ejfer tradottela ihor che pur anchora era na


tia,e commune à tutti;queUa d i nojìri e flato il mezzo
più neceffario per impararle ; ilqual è durato infino 4

quejii tepi , per non efferfì gljt huomini più preilo accor
ti di quanto pregiuditiofuffe de la nojìra Italia , che le

notitie de le cofé uifieffcro cosi uelatefotto lafcorza di


quella lingua.che ragioncuolmcnte doueua.gia buon tem
pò fa,riceuer da la nojìra uolgare ti mede/imo furto, che
già da ejfa riceuctte la Grccaipoi che la medefima ragia
ne , à punto di ciò militaua in quetia, che in quella mili

tò Xiò s"è in buona parte conunciato d fare in queiia


età nojìra i laqual un'umentefl può chiamar felice, mer
ce di tanti bcUi , CT utili acquici , <;he tuttodì fi fanno:

CT tra gli altri di quciìo del tradurre i buoni libri ne

la nojìra faueUa; onde tanta commodità può ueni^

re a molti clcuati /piriti , poi che tolto uia cojì fatto


impedimento de U lingua , che copriuu loro , O cuo^
prc
prc dnchordj mì^erij di tante fcientie ; pojfono eJfercU
tur quella uirtu, che fi ritruoua in ej^i ì mediante Uqua^
te fono attifimi ad intendere tutte le uere dottrine ,

e che fole fanno neramente dotto , efauio chiunque le

pofiede)non meno^anzi forfè affai piit^e meglio, che mot


ti di qucUij ch'in tutto il tempo de la lor uita non hanno
maifaputo altro , che un poco di lingua Latina : e di

ciò fi pregiano tanto, e uanno tanto altieri , chejìimano


tutti gli altri da niente , che a forte non la fanno ; tra i

quali non è dubbio, che altri per troppx uiuacitk dingc*

gno ne letàfanciulefca Ihano negletta,comequafi no pò


tcdo da loro ftefii impetrare d affaticarfi fi bajfamente,
CT à cofe più alte ajpirando ; altri per mancamento di
tempora d'altre comodità neccffarie, che la baffa fortu^
na toglie a molti :c:T altri per altre cagioni più to(lo,che
per difetto dingcgno non hanno potuto impararla ì che
fènza effi potrebbono in ogni modo uenir dottif^imi ne

la inteUigentia de le cofe:comc già s'è ueduto , che molti


hanno fatto: de quali fi troucrcbbe anchora maggior nu-
mero, V in ogni forte di difciplinefe più per tempo fuf
fero fiate in quella uolgar lingua portate llche con quan
topoca rxgione alcuniCcom'ho già dettante r.g.vio per co
fa malfatta , non fa meiliero air imeni i di dimofirara
tffendo affai ben chiaro per fé . E quantunque la loro

opinione appreffo di tutti i buoìiixfani giudicij ampia^


mente fia riprcuata per falfa , tutta'uolta ejìi non re^
fiano pero di biafimar e, V dannar quanto pcffono quejìa
belline laudabile imprefa del tradurre; e cofeguentcmete

chiunq^ à ciò fare attende, Doue cofideràdo io queiìo CT


"^
3 haueni%
hduendonuoudmeute trddotto U p'cfente op(r4 d'Ar^
chitcttuYA de lEcceUcntìl^imo Leon Battifla de gli hU
berti nobile Tciorentino.ad utìliù untuerfale di ^uelUyche

di cosi degna , e nobile arte fi dilettano , non mipareud


punto à propofito Jafciarla ufdr fuor a cefi tradotta.fen
Zd Id p otcttion di perfona tale, che potejje col nomepAO
fare feudo à quePta mia traduttìone; e difenderla finche

etiandio quei pochi detrattori, che hoggi anchora fi truo

uanoJ.e poffano poco 6 nulla nuocere con le loro maledt


centie.A qucilo ho eletto V. S. ìUuft.il cui nome è tale,

e cofi pregixto^O' honoratofra gli hucminifmerci: de le


rarCyO' egregie qualità.che fono in lei ) quanto in ogni
altro nobilifimo,^ tnrtuofo Caualie. o; che io no dubito
puto.che per fio riffettofxra nofolamen'-e riguardata,
maftimata e gradita molto più anche 'a di quello , ch'io

ficffo no potrei dcfiderare à pena^pur che da lei non fU


fdegnata.e dijprezzata^com' ic /pero, che per lafuxcortc
fe,e benigna natura nonfva^ma bene humanifimamen^
teuifìa , CT accettata. 'Et in talcjperanza mi conferma
molto Jlfapcre quanto cUafi diletti di quefìa fcientia, e
quanto uolenticri legga i libri di colo o^che n hanno fcrit
to,Tra i quali ejfendo qucfìo dottifv.no auttorc , forfè il

migliore , CT il più eccellente di quanti mai CT antichi e


moderni n hanno trattato ( ilche fa detto con pace di
tutti) fc mai d'alcuno V. S. leggendo fifatisfece, tenga
per certo dhaucre de la lettion di coflui à refiarc fatisi
fatti fima . Qj^i haiirei da dirle de la fua dottrina
cofe mara>ig!iop: , per dimofìrare che ne Vitruuio , ne
altri Architetti hanno cofi perfettamente , ne con tanta
chiarezza
chiccrczzdycome fd eglì^de la tcorica.e pratticd di ^uefli
fcicntU ragionato. Ma perche ne egli ha hifogno del te^
{limonio de le mie parole , ne io potrei pur con lunghj^i^
mo difcorfo dirne la minor parte di quello che con ragio
ncjipotrebbe h lafcio che con legger V. S. medefima le

cofefuey conofca ejpreljamcntc di quanto grande intera


uallo egli auanzi tutti . E chi pur uolcife eccetuarne

Vitruuioynon udendo ammetter per ucro^che unco^


fi grande , V
antico fcrittore Ila flato da Leon Bat^

tiflafupcrato ne la dottrina , iofo bene che no potrà ne


gare ahnen quefco^che per cjjer Vitruuio molto diffida
le , CT ofcuro , egli h abbia tanta luce arrecato à le ccfc

fu€:,che fenza ej]o nonfiapcr ciuuentura pojsibile inten^

derlo à pieno . Per tanto V. S, trouera in queUo libro

torte intiera.e perfetta de t edificare , con tutte le rego^


le,e documenti a ciò necejfarijie con lumuerfale, e parti
cuUr notitia. di tutte le cofe . che intorno à ciò fi poifon
defidcrare-Come de le regioni, luoghi, e fti da edificare.

Di tutte le forti d'edificif,efibricbe;e dz le uaricfome:,


e maniere low.De redification de le Cittù^CaRclli, For^

tezze , Ville,Café, Palazzi , Tempij , e di tutte le altre

flrutture,cofi publiche^ come priuate . Di tutte le mem-


hra,partiye conditioni , che in cufcuna forte d'edipcifji
ricercano;e de le confiderationi.V auucrtentie, che uijì
conuiene hauerc . De gli ornamenti :,che appartengono 4
gli cdificif , fecondo le lor uarie maniere i con tutto ciò,
che neceffariamente fi ricerca à la loro intiera perfettio
ne. De la naturalo" qualità de gli ifìromenti , CT di tutti

gli altri apparecchi tutte laltrc cofe nccejjarie a Vedifi-


^ A catione
catione yt dei nero ufo toro . Et injlcme di molte Belle,cf
norie notitie.che nel difcorfo de t operi uengono k darfi
à dìuerfl propofìti ; tutte degne (tejjer lette , CT intefc.
hegga dunque V,S. CT uiua felice, CT me fi degni hauer
nel numero defuoi minimi feuitort ,•
di che con tutto il

cuore la prego , CT fupplico ; CT <i /a humilmente mi


raccomando , CT con ogni nuerentia hafcio le mani*
.y..

TAVOLA DE I LIBRI,
ET CAPITOLI DE L'aRCHU
TETTVRA DI LEON
Battiflit degli Alberti Fiorctìno,

«AFITOLI DEL PRIMO LIBRO,


nomato de i lineamenti.

LA Vrefatione de lauttore.
De lineamenti, e loro forzi:>e ragione, Cap, i

Occafione de edifidw'e le eafe, e di quante parti confidc


tedificiO:,e ciò che à cixfcuna parte couienfì. Cap.i,
De la regione dd Cielo^ ouer aria^ del Sole CT uenti^ che
laria etiandio uariano, Cxp. j.

OJial regione ad edificare è più b meno comoda, Cap.^.


Co quali inditlj la rcgioe comoda fi dcbhe inucfligarex. ^
IDi alcuni occulti commoiiyO' incommodi de la regione
che da Ihuomo fauio fi dcbbeno inuefligare, Cxp. 6,
De Varx^t de Icjpecie de le line. Cap. 7
Specie de le are^^e loro forme, e figure, e quale fia più uti

le.eflubile. Cap, 8.
De la diuifione:,e de l'Architettura t origine. Cap. 9.
De /e colonne , e muri , e di ciò che à le colonne apper^
ti enfi. Cap. io,
Qj^nto i tetti er a gli habìtanti, CT a le altre parti de
l'edificio fiano gioiicuoli.e per che di fua natura fono
de più maniere ^con uarie f.gure fannofi, Cap. 1 1

De le aperture de li cdificij, cioè fencflre e porte^ciT aU


tre che non aprono il muro^c del loro numero e gran
dczza. Cap. 12.

De le
,
TAVOLA.
De kfcak et Udric mamere di quelle, e del numerose c/ua
tiù no uguale de gradi. De glijpadj interpofii^delfi^
to del cdìnino.CT ufcìta de le acque .del commodo for
ma e fito de pozzio^ de le fogne. Cap u.
.

CAPITOLI DEL SECONDO LIBRO,


nel quale fi parla de la materia.

Non fi

ca^'e^ma
debbe fcioccamente dar principio ad edifì^
prima fa mejìievo quale , ò di che gi'an^
dezza debbi effer lafabrica.uolgert con V animo, Do-

poi fatto nonfolamète il difcgno^b lapitlura.ma com


pofio con tauolctte , ò altra cofa un modello di tutta
Vope^dy e di ciafcuna parte le mifure col configlio di
€J^erti huomini debbonfi efamitiare.àfine che poifat
ta t opera non te ne penti, Cap, i.

No/J fi attenti opera alcuna fopra il potere nodroy no fi


contrauenga a la naturarne folamcntc de i confiderà^
re queUoyche far puoi.ma che cofa fa coucneuolcy CT
oue hai ordinato di fabricar e, Cap, z.

Coprefa da ciafcuna parte del modello de tutta lafabri^

ca la ragione, debbe/ì da prudenti Architetti pigliare


configlio;coft fa manifejìo in che maniera la ffefa fi

pofi foflencre prima^che fi dia principio al fabricar e

epotrafii ciò che fa de inefiero à fornire l opera ap^i


pregiare. Cap, 3,

Che cofa per lo edifìcio debbafì appre^are.e chefabrifi


habbiano à eleggere , CT d qual tèpo à giudicio de gli
antichi fi tagliano gli alberi, Cap, 4.
De
T A y O L A»

vi confcruare li tigUati legnami, c^ ugnerli^^^iYonta

dij contro le infermiti de Icgni,^ oue ucconciamen^


te fi pongano, Cap, |.

Qì^éi alberi [Uno ai edificar pia acconci , f qudjìa U


natura ufo^ CT utile loro , CT 4 che parte de (edifici^
ciò atti. Cap. 6".

De gli alberi in fomma, Cap. j.


De le pietre uniuerfalmcntc ,0' àche tempo fi debbano
cauare ^mettere in operaie quali fono più tenere,c[ua^
li pia à toUerxre la fatica attere quali fiano migliori,
€ più dureuoli, Cap. 8.
Cofé mcmoreuoli de le pie 're da gU antichi dette. C4.9.
Vi qual luogo.e quado fi facciano i mattonile la lorofor
mUyC generatione uaria . Dr lutile de le pietre di tre
cantoni^e de la terra da mxttoni. Cap. io.

Ve la calce , e delgcjfo la natura fufo e generationi , in


che fi. conuengonoefono differenti^c^^ altre cofc mc^
morcHoli. Cap. ii^

Vi tre jfecic e differenti e difubbia , e di uaria materia

per edificare in diucrfi luoghi acconcia. Cap. i :.

5*^ ne l edificare gioux ojfcruare il tempo : qual tempo è


acconcio^ CT 4 quali preghi et augurij dcbbcfi elegge^

re. Cap. 13*

CAPITOLI DEL TERZO LIBRO, OVB


fi narra di mandare ad effetto la fahrica.

N che cofiile la ragione d^ edificare, quante fono de U


1 fabrica le partile di che hanno bifogio.e che ilfcndd

. mcn.o
.

TAVOLI»
mento non e de U fabrica parte. Cap, i

Bcbbonfi co lìnee dij^egnare i fond<onenti,e con quali fé


gni lafcrmezXit del terreno fi conofce, Cap. u
Y arie fono le gencrationi de luoghi, e però di ninno e dd

fidarli difubitofi prima no fi cauano condutti, cifler

ne e pozzi > tna ne paludi debbonfì figgere pali ar^


(ledati per fondamento con Uggieri martelli, ma con
Jpejfe botte. Cap, 5.

l^atura forma e conditione dipietre,V kfojìenere e fa-


re tenace la calcele de le ligature. Cip, 4»
Di edificare i pedamenti il modo da li antichi piglia-

to, (lap.$,

Debbefi ne più ^ofi muri lafciare alcuno Jp ir aglio dal

fondo fino à la cima:che differetiafia tra ilpedamen


to CT // muro : fualifono del muro le parti principa-

li :di tre maniere difabricarc^e de la materia e forma

pozzo òfottopic. Cap. 6.


De la cr catione yCoUocatione, e cogiuntione de le pictre^e

quali fian piufcrmc:,c quali più deboli. Cap. 7.


De le parti del compimento ^comc corfi.cucro fcorze,^
empire tra murice cofcfimili. Cap. S.

De l'affettare le pietre Je la legatura.e fortificatione de


le cornici , e come le pietre nel muro fodamente firi-
flringano. Cap. 9.
Del Icgitimo , cr nero modo difabricare y e de le pietre

con la fibbia la conuenicnzà. Cap. i o


1/ modo difmalta^e le mura,et uefcirleje gli xrpcft,e h^
ro remedij'.de la antichifÀma legge degli Architetti,
CT i remedij contro le fuctte. Cap. n.
Dela
TAVOLA» .,

De U congiunttone de le dr itte lince traui ^ e palchi (UT


oj^i, Cap. 11^
De i tetti co curue linee:,de gli archi:,e la loro dtjferezdp

e fabrica.e di porre ne gli archi li conlj, Cap. 13 .

Che norie fono le mitene la loro differeza^e di che linee

fannoftyZ^ in che modo fi rallentano . Cap, 14


De tintonicdre li tetti efua utilità^e lagenerationefor
ma^e materia de le tegole, Cap, 15.
De i p aumenti fecondo topinione dt vlimo4i Vitruuio,
e de gli antichi ,e de i uarij tcpi di cominciare e finire

le opere^e de la qualità de tannale de tarìa,Cap, 16*

CAPITOLI DEL Q^VARTO LIBRO,


noìttato trattato uniuerfale di

tutta topera,

Li edipcìj,come cheflano^ ò per neccj^iti^ò per co


J modoy
C"^ ò per diletto trouati , tuttauia per (huomo
fatti fono: uarid diuifione di republiche appo diuerfe
nationi^lhuomo con la ragione ^e conditione de le arti

è da le beiiie digerente Ver ciò uedcfi tnt gli huomi^


ni e tra gli edificij la differenza. cap, i

De la r egideJ,uogo :>e fito comodO:, 6 incomodo k le città

fecondo la mente de gli anttchiiC parte feconde la prò

pria opinione, Cap. 2,

Del cerchio /pacio e larghezza de la citta^ e de lafor-


ma de murice quale era de gli antichi il cofìumcje cc^
rimonie^e Vofferuationc 4 dil^cgnare le città. Cap. 3,
De le
f
j

r A T « L A.

ve le mu)'4 , bafììoni , tcrrì , cornici , porte e lorofcr^


r^igli* ap. 4.
Lit forma e modo de le uìeper t faldati , e per lo popo^
lo^ Qap. 5.

Oue acconcìamcte i ponti di legno di pietra fare fi pò

fìttole de loro pilalìri,uoltiyar chi, cantoni ^ripe^ponteU


li.conij^arpefijaflrico e frontifj^icio. Cap. 6,
De ccndutti CT ufo loro, e forma De fiumi e foffe . naui^
gabili, Cap, 7,
Del fabrìcare commodi porti^ e diuidere le piazze ne la

cittì. Cap, 8.

CAPITOLI DEL Q^VINTO LIBRO,


nel quale fi tratta difahriche richiede

ad ogni flato d huomini*

DE la fortezza^ouero habitatione regale

differenza e parti,
^ela
Cap.
loro

i.

Del portico,ueflibulo,entrxtxfialafala/encflreyporte di
dictro.nafcofli riduttt. Qualfia tra le cafe de princi^
pi e de priuati la diffcrèza^e de la afa dd principe
e de la moglie fua diuifa ò congiunta. Cap, z,

Difabrìcae commodamcnte il portico fentratay il cena


culo de lejìx^c dd uzrno^e la ucdelta,e de la rocca^e

qual fìa del Re e dd tiranno lafianza, Cap. 3,

De lafibricafito e foltezza de la rocca.ò in mare^ ò in


pianoro in mote posìa.Dc! podio, ara jmurofojfe^pon
ti,ò torri de la mcdcflma rocca, Cap, 4.
Modo di fabrìcare ne la rocca , e nel foro le flanze de
le guardie
TAVOLA.
te guàrdie , e come fi fortificano , e de V altre cofe,

per edificare del Re y ò del ti:- anno la rocca necejja^

rie, Cap. $,

Peparti de la repuhlica, cue V in che modo il palazzo


de magifirati:,e de potefici fi debbia edificare Je mag
glori e minori tempij. Cip, ^,
I choflrifono de pontefici gli fleccatii^uale è del ponte
fice lufpcìo.cjuàte jiano le maniere de claufiri^O' ouc
cr m che guifa più acconciamente fifanno, Cap. 7.
De la palcRra e publichefcole, de gli hojpitali ouc deb^
boliyò infermi mafchi, bfemine hxbitano. Cap3,
De la corte de Senatori e de iudicijel tempicjelpreto:^
rio e firn commodi ordini ne la fabrica, Cap, 9,
Tre fono de gli alloggiamenti lcj}>ecie, come fi faccia il

flcccato àgli alloggiamenti fecondo t openione de gli


altri. Cap. io.
Come fi facciano comodamente gli alloggiamenti fiatiui,
e loro grandezza forma e parti. Cap. n.
De le nauiyC parti loro^dc fieccati di mare, e come fi for
tificafw, Cap. 12,

Del Ciuefiore, Gabellieri, Decimano, CT altri magifira-


ti di uettonaglia,al granaio à t era' io , k l'armamene
to,al mercato a t Arfienale, à le fiaUe foprapofii' di tre
maniere di prigione , e lorofabrica luogo, e forma,

Cap. ij.

De priuati edifici] ^e loro differenza ,Dela uilla e come


fi debbe collocare efabricare, Cap, 14.
Sono tre maniere de tetti ruflicani , De le parti , eflto
commodo de la uiUa parte ad ufo de glihuomini.par^
te per
Tavola.
te per gli animali , parte per gli jìromenti nccejjarif.
Cap. is.
E tufficio del caflaldo di cjjer circd gli ammali J raccol
tijl raccogliere i frutti^ e riporli, CT acconciare Va^
ra occupato, Cap, i6,

Df la rujìicana cafa del padrone ^e dhuomini liberi, e de


le fue parti e commodo [ito, Cap, 1 7 »

Qìialjìa tra le cafe de ricchi fatte in uiUa da quelle de la


città la differenzade cafe de poueri à quelle de ricchi
quanto è po^ihilefi ajjomiglixno, efaccianoji più to^
fio k la ejìate che al uerno commode, Cap, iS,

CAPITOLI DEL SESTO LIBRO^


intitolato degli ornamenti,

DE la diffìcultà di quella operaie lafua ragione, on


de fi manifejia quanto ftudio, fatica^et ìndulhia i
fcriuere in quejìa arte fi ricerchi» Cap, u
De la bellezza , CT ornamento , e ciò che indi deriua^ e

qualfìa tra loro la differenz<Ì9 che fi debbe con certa


ragione artijìciofa edificare, e chifìa de le arti padre
e nutritore. Qap* 2»

Fw t Architettura in Afìagiouane, in Grecia fionda^ in


Italia maturale compiuta, Càp, s-

ì^afce ne le cofe ogni uaghezzaie:^ ornamento ouero da


V ingegno, ouer da lo artefice yde laregioneiet oraie di
alcune leggi de gli antichi fxtte per t edificare i tipi,

CT altre cofc noteuoli CT mirabili^ in tanto che fono


k credere difficili. Cap. 4.
Breue
.

Tavola.
"Breue repetitionc di diuidcre dcconckmentCy e di orna*.

re il muro CT // tettOyC che dcbbefi ojjeruare diligcn*

te ordine e mifar a in comporre, Qup. 5.

1/ modo ti mouer ageuolmente le grande pietre, e leuarle


in alto, Cap, 6,
De le rote afjeck rotuli flanghe taglie , cioè quei legni i
quxUfono ne le circUe per cauare acqua e lovogran^
dezza. Cap, 7.
De la uida efua anncUa^come fi traheno portano ej^in^
gono ipcfl^e Ixjiguya de la forfi e e , e de lo impleola,

cioè foro ò caua,e de la machina. Cap, 8.

Dcbbefi tre fiate finaltarc con barena prima che sincro


fii,e loro ufficij e materia , De le intonicationi:,e loro

Jpecie , di preparare le calce à tintonicare commoda^


de le maniere èfegni, CT intcnicationi à pittori com-
mode, Cap, 9.
hlodo di pagare il marmo , qualfabbia à quello fìa più
conuencnol: , L conucmcuza de marmi à quadri ò in
tondone di fx' e la pultigUa per riempire difopra i la*

ftrcghi e farli lifci, Cap. i


'-
.

De i trauamenti del tetto, de i uenti, CT intomcationi al


fcQperto, Cap, n*
Come gli orumcti de le aperture rendono la opera ua^
ga,matengono rriolte C:T uarie di^icultko' incommo^
di fono due gcnerutioni di ope) cfoprapo^e,e qual co
fa a cufcuna fi couuenga. Cxp, 1 2

De le colonne e loro ornamentij che fignifica plxna,afi[ey


finitore ^proiettore, retrattione Mentre, ccUarino,na^
.
firo Cloe [afe ìa quadretto. Cap. ij»
"""^
G A PITOLI
.

Tavola.
CAPITOLI DEL fHTTlMO LIBROj
nel quale fi tratta d'ornare i

[acri luoghi,

LE murxj regione
tepij.e le bafiUche fono (acre

ara. de la città.e dcfuoi piu degni orna^


ì Dei.De la

mefiti» Cap, z.

Di quali e quante pietre fi faccino le murale chi prima


edificarono templj. Cxp. 2.
Con quanto ingegno, cura e diligenza fi edifichi il tem=
pio e fi ornLd quali Dei et in che luogo fi poga^e del
uario rito de facrificij. Cap . 3»
Voj'ti forma , e figura del tempio, de i tribunali , e loro

fito> Cap. 4.
De / por tichi anditi, e gradi del tcmpio.c de le aperture
interuaUi del portico, Cap. s-

Varti de rincoUonnare, de i capitelli ^ CT uarie maniere


de quelli. Cap. é»
De i lineamcti de le colonne e loro parti^de la bafcj^afio
ne:,cauetti,anneUiJataflro,e de le particole de gli or=^
namenti fafcia, rudefufaiuolo, canaUettogolariuer^
fcia.e gola dritta. Cap. 7,
De/ capitello. "Dorico , Ionico , ccrinthio y CT italico*

Cap. 8.

De tarchitraue e trauamenti^e tauole fafcic ^tegole ^can^


ncUature de capitelli ^CX altre ccfc fimili,chc ad incoi
lomuire fi appcrtcngono. Cap.c).
Del pauimcnto del tempio, de gii /pacij di dentro del ho
gOyde le arCydc le murale loro ornamenti. Cap. io
Per
TAVOLA. ,

Per cu Sfanno ì mito li tetti de li tempij. C<tp. tu


•De le aperture de lì tcmpij fene^re,porte^ CT ufci e loro
particole, (::T ornamenti, Cap. u.
Ve [altare de la commmione , de le luci ytdei candì*
lieri. Cdp, ij.

Vrencipij de la hajìlicd^portichi^porti^c come fi feerica,


cr in che cofa ella fìa digerente dal tempio, Qap,i^^
Degli incolonnati k trauamenti c7 ad arco y quali liana
le colonne , e come, de le bjfihche ^ cr // loro /ito , e

parimente taltezza .larghezza, e de la operar etico*


lata, de li trauamenti de le bajiliche^c le portele lo^

ro mifure, o u» :» Qp. i$.

De le publiche memorie ,ftàh guerra , come dopò U


uettoria^parte da Romani sporte da Greci poflc, e riz
zate, Cap,i6*
Se fi debbono porre flatue ne lì tempi] ^ t di quale mate^

ria fi facciano più acconciamente. Cap, ij*

-> CAPITOLI DE l'ottavo LIBRO,


i^ '
nomato del profano^e del puhlìco.

I ornare le uie publice o militari ò de U citti.oue


71 debbe fcpclire CT ardere il corpo morto.Cap,i*
'-
De // fepolcri CT uarij modi defepelire, Cap, 2,

. De le capette de i fepolcri piramidi colonne altari , t


moli, Cap. %
De li Epitafif de lifepolcri^e de le cofefcolpite in quetU,

De le uedette^e loro ornamenti, Cap, S'


, ,

TAVOLA»
Df le più degne uie de la cittk^e come fi ornano te por*
te , i porti , li ponti , gli archi , li triuij , CT il foro.

Cap. 6".

D/ ornare , gli Jpettacoli , i theatri , CT / corfu e quan^


ta fu la lor utilità Cap, 7.
Df Vanfìtheatroy del cerco , puffcggiatoi , fldtioni , e
portichi da liti per minori giuditij , e loro ornamene
ti. Cap. 8.
Vi ornare il configlio , // Senato , le curie de la cittì , li

luoghi da nuotare ^i libri ^le librarie Jc fcaleje ftalle-M


portico' gli inlìrumenti mathcmatici, Cap. 9,
Ve le terme cioè jiufe , e loro commodità , cr ornamene
ti. Cap. IO.

CAPITOLI DEL NONO LIBRO,


chiamato ornamento di fabriche di
pr'iuatihuomini.

Come la parfimonia fi debbe offeruaxc tn tutte le

cofe pubiche ^ e priuate ;> e mafimamente ne U


Architettura . Di ornare la cafa regale , Senatoria:, e

Confolare. Cap. i.

VI ornare le cafe ciuili,e le rufticane. Cap. 2.

Le parti , e membri degli edìficij fono per natura , e


forma differenti y e debbonjì ornare uariamente
Cap» j»

Con quai pitture pianìe^e jìatue fi ornano le cafe prìuA-


te , glipauimenti , i portichi , le are , a' i giardini.

Cap. 4»
Tre
T A ^O L A.

Tre cofc danno Udghezza k kfabrica , // numero Ja fi^


guTdyC U coUocatìone. Cap. 5»

De ̀ corrijpondentie de gli numeri nel mifurare le are^

e de U ragione del differire, ò terminare non nafciu^


ta ne lehannonie ne ancho ne li corpi, Cap. 6,
lAodo^mifura^e [ito nel porre le colonne, cap, 7.
D/ alcuni uitii più gycui de l Architettura, Cap, 8.
<^dfia tufficio de le Architetto , e qud cofe facciano
udgo lornamento. Cap. 9»
Qi^di cofc debbe confìderure l Architetto , CT è tenuto

àfaperc. Cap, io.


Con quali huomini debbe tArchitetto comunicare ilfuo
configlio :ì^Iopera, Cap,iu

CAPITOLI DEL DECIMO LIBRO,


ouefcriuefl di r inorar e le opere
già fatte.

Donde riefc ano in uitij ne le opere : quxli fi pof^

fino amendare^^e qual nò,e quale cofe aggjrauano.


Ima, Cap. i.

Come Vaqua è neceffaria à la uita hum^na, e che fono di


quelle ua^iejpecie. Cap, 2,

Quattro cofe fi hanno da confiderare circi le acque ^ CT


onde fi generinolo forgano^O" oue corano, Cap» ^.

Inditij di truouare l acqua nafcofìa, Cap. 4,


Di cauareyefabricare i pozzi, e le caue ò mine, Cap. 5.
Del ufo de le acque:, quali fono più fané , quali nociue,
Cap, 6.
Modo
.

TAVOLA»
Modo di condurre Va,cqudjCT in che guifa eUd fi dc<^om*
modi i glt ufi bumani. Cap, 7.
De le ciflcrne^e loro ufo.CT utilità. Cap. 3 .
Di fare il uignale^ c7 prato, come crefca unafelua ne U
palude, e come fi foccorra à, le regioni ^che fono d.i le

acque mole {tate. Cap. 9.

Difirade^'O' uie acquatiche.e de l'aggine. Cap. io.


vi fare le foffe./ne non ui manchi acquarne fia impedito
tufo di quella. Cap. lu
Con qu4i argini fi fermerà il litto del mare,in che modo
fi fortificxno i f
porti, e le offe dei fiumi , e con quale
cci-teficio fi rinchiudano le foci Cdp . 12.

D/ amendare alcune cofé , CT altri reme dìj generali,


Cap. 13,

A Icune cofe minute al fuoco pertinenti. C <ip 14*


Come fi uccidono ferpi,zenzarejCÌmici,mofche^topi,pu^
liei. tignole e fimili animali. Cap. 15.

Difcaldare e raff'-eddare i luoghi de le cafe^e di riforma


re.et emendare li uitij de le mura. Cap. lé.
D/ cofe che ncnfipoffono preuedere. ma bene amenda^
re poi che fono fatte, Cap. ly,

IL FINE DE LA TAVOLA.
y

PREFATIONE DI
BATTIS-TA
JLEON DE GLI AL*
BERTI FIORENTINO
ne i dicci libri ds la fua
Architettura.

Brcuemente comprende U commodità.tutìlitìjit necefn


fitì^p' la dignità de l Architettura y CT in oltre:,

le cagioni , per le quali egli ha prefo 4

fcriuere cotal opera, CT injìeme


lordine di lei.

oLTE arti, e di diuerfe maniere i la


he ata^Z^ lieta ulta conueneuoli^a no*
fin maggiori jiudiofamente inuediga^
tc'^fono pcruenute a noi per loro indù
lìria.LequaliyCome che quafi à gara di
moflrino ne la fratesche à profitto de thuomofiano del
tutto accomodate yUeggiamo però tuttauia efjer in queU
le nofo che di particolare e natio propommento^che eia
fcuna un proprio frutto ^p' da gli altri diuerfo par che
prometta Perciò che ad alcune arti da necej^ità cojlret^
ti ci diamo^ad altre per tutile^altre, perche intorno à co

fé degne di ejfer conofciuteft raggirano fono in prezzo.

le quali arti , quali eUeno jì fìano , perche fono i tutti


notil^ime^non mipiglierò altrimente fatica di racconta^
reJEt fé tra tutte le grandij^ime arti uorrai ricercare
niuna uer amente ne trouerai.che non habbia ilfuo pro^
priofineioue ognifuo intento dinzxiinon mefcolandofi
a con
PREFATIONE*
con le altre. lAdfe pure unii cotale ne troueraì , che tu
non pol^i di cfueUa mancare, ax apprcffo tutile, il dilct^

to à ladignit.i congiunto tiporga.pcrmio auifo da fi-


Viiili l Architettura non cfcludcrai. guado che eUafcpcr
ogni fua paiate la uorrai conjìdcrare.cf in piiblico
Cf in
particolare cfommamcnte commodif^ima^CT àgli huo^
mini oltre modo giocondaòc tra le principali non ultima
per dignità, Ma prima che più oltre fl proceda , parmi
coueneuole di far manifc fio quale io uoglia^che fìa l Ar
chitetto.Ver eli io non produrrò un legnaiuolo jlquale tu
uogli eguagliare à gli huomini dottile di tutte le faenze

e difcipline ef^ erti. Ver ciò che f Architetto ufa la mano


del fabroperfuo flrcmcnto . Colui adunque chiamerò
Architetto Jlquale co' l giuditio, e con la mente e/perta

fa con merauigliofe ragioni, e modi diffegnare^ e manda


re ad eletto tutto ciòcche dal mouimento depejì:,e con*
giuntione de corpi , CT aumentatione ad ufo dignifimo
de gli huomini acconciamente saccommoda . llchenon
può eglifare^non hauendo prima la cognitione de le co^

fé migliori e più nobili Tale adunque farà t Archi-


.

tctto.Kitorno àpropofito. Dicono alcuni che il fuogo.c


t acqua è flato cagione di condurre gli huomini ad habi^
tare infleme.tuttauia à mcgìoua di credere^che la com^
modità.e che è più, la nccefiità del tettoie de le murajìa
fiata cofa.chc molto più ha giouato à r accogliergli ^e ri-
tenergli uniti in un luogo . Debbiamo tcnirci obligati à
l'Architetto, no di queflo folamente che egli ci h.ibbia da
to fecuriyC dcfiderati rifugij contro [ardente fole, contro

la brutale contro il fi'cddo(ccme che fia queflo non pic^


dolo bcneficìo)ma che egli habbia trottato anchora cofé
di
PREFATIONE» a

di maggior profitto,
O" utile,fi al puhlico.come in parti
colar €^€7" 4 tufo de U uita guanto più dirfipojpt accon
eie, Quante nobili famiglie da uarij trauagli, CT infortu
nij di tempi trauagliate,€T afflitte far ebbono annullate^

€ nella noftra citta^O' in diuerfe altre di tutto l mondo,

fé le paterne cafe
non gJJ hauejfero^come nelgremio co
feruatif Dedalo fu più che per ogni altra cofa àfuot tem
pi lodato^che egli
fé appo i Salinunci una cauerna, on^

de con tanta foauita ufciua unfitepido^efottile uapore,


che cauaua da i corpi fudori fi gratinimi, che con dilet^
to,e piacere loro rimancuanofani. Che dirò d altri , che
pia cofe di cotal maniera a lafanitdprofitteuoli hanno
ritrouatOyCome il modo de feffer portato miluoghi da nuo
tare,leftufe:,e t altre cofe fi fatte , che dio de le carette
de ipifìrini de i granai.e tali picciole cofe ; le quali pu-
re al uiucr humanojono di no picciolo giouameto cagio
nefchefidirà de la copia de tacque , le quali da remoti
luoghi condotte:,^ tantti uarij ufi saccommodano f Ag^
giuganuifìpoi i trofei, i tempi, e ifacri luoghi, che eUa al
culto de la religione, O" à lutile de i dcfcendenti hatro^
uato.Che dirò finalmente de le tagliate rupi, de i canati
monti,de le uaUi ripiene, (CT alzate ò de i laghi , e mare
tra ifuoi termini rifirctto j de le paludi infermi efaldi
campi ridotti , de le nani edificate , de fiumi tirati per
dritto,che prima torti a gufa di ferpe correuano ; de le

foci,e de i ponti fabricatifLa Architettura ha prouedu^


to nonfolamente k gli huomini di porto,oue poffano ri^

cour orfi fuggendo lafortuna^ìna ctiadio k tutte le cit^


ta ha aperto [entrata. Di qui poi e auuenuto che lafpe
yienza,V la cognitione de i fruttile lejpeciaric , de le

a 2 gioie.
PREFATIONE»
gioie, c de faltre cofefuffe dagli huomim agli altri huo
mini fcamhieuolmcnte comunicata . A quefto jì pofjono
aggiugnerc le artiglierie le machine, le rocche, e faltre
co/e, che giouano a difender e, ad ampliar e, a fare più lu
gamete durar e, O' ajìabilie la patria, la liberta,i beni,

V ornamento de la citta,e de lo Imperio, lo credo che fé fi

domandajfe (Quante citta per affcdiofono uenute dal tem


pò antico (che fé nhahhia notitia) in potere altrui , fé fi
domandajfe dico,da chi furono prefe f rijponderebbonoy
da un Architettoùmperò che haurehbono elleno ageuol
mente foftenuto il furore degli a- mati nimici\ ma no pò
terono refifiere à la forza de lo ingegnosa le ma
grandi
chine e a tempito de le arteglierie;con le quai cofe ueni
nano r i/Ire tte,cr oppreffe dal Ar chi tetto. Domada poi i
tincotro a gli ajfediati,di che fi fono più preualuti ne U
too difefa,che de [Architetto. Se fi uorrapoi metter cu
ra à le IJ>cditioni,ejferciti,(CX armate per adietro fatte,
fi troueraforfe che fi fono hauute,0' acquifiate più uit-

torie con le arti,o' ingegni, e uertk de t Architetto , che

con la condutta e ualore de i capitani : e che tinimico


più uolte cflatofconfittopcr loco^ui ingegno,fenza le
armi di queUi,che con le armi di quclli,fenza lo ingegno
di queflo.Et qucUo che e afiai piw^l! architetto con po-
ca gente , e fenza far morire ifoldati, uince . Ma baili
qu€llo,chc infino à qui fi è detto de lutile . Quanto poi
fia a grado,ct ingenerato negli Immani cuori il penfie-
ro, e la ragione,dcUo edificar e, da più fcgni,e ffiecialmen

te da quello di leggieri fi può comprendere . Che non fi


trouerà giamai niuno (pur che egli per le facoltà fia i
ciò acconcio)che ad edificare non fia molto inchinato;
e che
j

PREFATIONE* 5

€ che fé difud ìndujìria , hdurk trouato alcun mono mo


do ne tarte dello edificare, noi mandi più uolonticri ad
effetto: e, come fé la natura a ciò loflrtngejfe , a tufo de
gli huomini noi faccia manifeflo.O quàtofouente auic^
ne^che,quàtunq^ (tamo in altre bifogne occupati^ non pò
tiamoperò cejfare coniammo da laconfideratione de
lefabrichcie toilo che hahbiamo ucduta una altrui fabri
cajncontanente poniamo [occhio à le mifure, ricrean-
do ^per quanto tingegno nojìro fi fende,fé uifipuò ag^
giugnerefiemare, ò mutare alcuna cofa : affine che ne
doutti quell'opra più uaga;e fcnzu cjfcrne dimadati^nc
diamo auifo.Mafe ni farà cofa ben compaHita, O' a la
fuaperfettione condotta , chi non ne piglia , mirandola
fommo dilettole piacerei che dirò poi quando tArchitct
tura à i cittadini^e ne la patria.efuo, i habbia nonfola^
mente dilettato ma etiàdio fattogli raguardcuolifEt chi
non loda fé medeftmo dhaucr fatto unfuo bcUo edificio^
Et chi parimente non fi gìo ia de le café proprie magni
ficamente edificatefSe tu harr ai fatto un lieto portico^

CT unafabrica^e che le porteJe colonne,^ il tetto hab^


bi ornatamente compiuto^, gli huomini da bene del loro,
e del tuo commodo fi godono e rallegrano. Mafimamcn
te conofcendo eglino, che tu col frutto de le tue ricchez-

ze hai aggiunto à fe,.ì la famigliala defcendenti^C à la


citta ancchora molto di uaghezz^.e di maefla, ìlfcpol^

ero di Gioue die primieramente gloria , e fama à tìfola


di Candia.Vìfola di Celo^no tanto per toracolo dApol
lo ucniua cekbrata,et hauuta inprcgio,quàtoper lafor
ma,e bellczzaic per la marauigliofa fahrica del tcpio.

Quanto poi d autorità habbia dato lo edificare à tlmpc


a 3 rio
e
PREFATIONE.
rio Ldtìnoidltro no ne dirò fi non che noi hahhiamo dp
parato k cedere d gh hifloria da le paffute ruine fue;
le quali de lafud g andczZd y e magnificenza rendono
non cfcura teRnnonianzaichc forfè finza qucUe^ thau^
remmo tenute per cofc incredibili. Tucidide ragioneuoU
mente adunque loda la pnidcnzd de gli antichi , / quali

con ogni maniera dedificio s ingegnarono di rendere


adornale bella la citta di V\.or,ia:,a fine che parejfc la lor
potenza uiepiu dajfaixhe non era maggiore . Et quale
tra ifommi Vrincipi e fiato annouerato gìamai^ilquale

non habbia collocata l Architettura fra i principali fuoi


penficri di farfi chiarore famofof Ma bafli l iuucr di quc

fio parlato infino ad hora.Dicafi finalmente^che la jìa^

bilitàja dignità , e [ornamento de la Kepublica deriua


da t Architetto ^ cjfendo che per opera di lui ne totio
prattichiamo con giocondit^i^^diletto^ efanitÀ^e ne lefa^
cende con guadagnalo' accrefciméto i O' in ciafcuna di

quefle due ccfe meniamo la uita nofira fenza pericolo,


confomma dignità^ar honore .Cotale Artefice adunque
dcbbc effer lodato e tenuto caro, fi per il diletto , che fi

'prende nel guarda 'e la uaghczzd^e la grarìa de le ope^


re fue fi per la ncccfit'a^e perg'i aiuti , che dafuoi tro-
uamenti ci ueugono e non foto lodato CT hauuto caro,
,

ma ctiàdio me; itamentc poflo nel mimerò de primi, che


tra gli hucmini ucngono di gloria , e premij tenuti dc=i

gn.Ccmprendcndo io adunque qucPco, incominciai per

nuofollazzo d confidcrare più puntahnentC:, e con mag


giove accuratczzd di cotale art e, e di tutte le fue cofcy
e co quali modi da lei e fi dana principio, e fi conduce
uà Icpera d perfetto fine » Le quai cofc trouando io di

tante
FRBFATIONE. 4
tAte uarie.et quafi infinite mmere.pure in effetto fi mi
rabìli,e di fi incredibile utilitì;che 4 le uolte non fi può
colpenfiero ben comprendere^^quAl conditione dhuomì^
ni, 6 qual parte di Kcpublicd.ò quale flato de la citta fia
pm obligato d t Architetto , anzi inuentore di tutti i

commodi ife lecofcpublicheyO le priuate ifele facre,


ò le nonfacre ife il ripofo, ò lefacende^fe ciafcuno par
ticolarmente , ò pure tutta tbumana gencratione infìe*

me glifia dico pm obligato : deliberai per più cagioni,

(lequaliper brcuitàlafcio difcriuer€)iifare una raccol


ta di queile cofc.che in quefd dicci libri fi potranno kg
gcrt.il CUI ordine a trattare questa materia farà tale.

Concìofìa che Tedificio ^ ilquale noi ticggiamo che non


è altro.che un certo corpo e di linee , e di materia com^
potto^qucUc da (ingegno nafcono, questa da la natura fi
pigliai à qucUc la mente, CT ilgiudicioj queiìa t appa-

recchiare 5 CT eleggere sadopra , Ma ne limo ne taU


tro giudichiamo, che da fé fia per fé bafceuole ,fe non

nifi aggiugne la mano deUo ejperto artefice'^ laquale d


la materia dia giu^a forma . Eteffendo uarijgliufì de
gli cdifìcif.haueuamo noi ad inuefìigarefi le medefinte li

nee d qualunque edifìcio fuffero acconcie. Per laqual co

fa habbiamo diuifo le maniere de gli edificij , ne i quali


uedendo noi.che più haueua di momento la commiffura,
ci modo de le linee , onde principahnente deriua la beU
lezza,^ uaghezza loro ; però habbiamo cominciato d
ricercare di effa bellezza, e uaghezza , che cofa fifnf-
fcy C7 quale ; CT d cui fi conv.cnijfc . Et accadendo taU
hora,che in cofé fienili fifogliouo ritrouare de gli erro^
rijjabbiamo ricercato in che guifa quelli fi pof^i no emen
a 4 dare
PREPATIONS»
dare e yì^oyjxc , 'Dando k ciafcun libro , fecondo la tu
vieti de le cofejlfuo proprio titolo, tn ^ue^ìa foggia . 1/

primo de i lineamenti, il fecondo, de la materia Al terzo

de topera.ll quarto, de [opera di tutti in genere Al quin


to de fopera à ciafcuno conueneuole . 1/ feflo de tornai

mento, llfettimo.dc [ornamento de i luoghi facri. Hot^


tauo.dcl [ornamento publico non facro Al nono, del orna
mento priuato;ò particolare Al decimo , del riRorar gli

edifici ^
IL PRIMO LIBRO DE
JL'ARCHITETTVRA di LEON
BATTISTA DE GLI ALBERTI
fiorentino j nel quale fi trutU de t

lineamenti*

De / Untamenti.e de la loro forza e ragione. Cap, i»

AVENDo /o dfcriuere de i linearne

ti.faro unàfcelta di tutte le migliorile

più eleganti cofé , Icquali ho trouato.,


che da i nojìri antichi fono fiate ferita
%tey€ da loro nel fare de gli edificij fo^

nojtate ofjeruate^e le porterò ne i mici libri: aggiugne^

Youi poi Jalcuna cofa per mio ingegno Jnduflriay efati^


ca hauro tnueiligatojacjual et paia à quello douer effer
gioueuole.Ma defideràdo io in qucfìc cofc dure.ctajpre;
eper lo più ofcurifime.cHio ho ùfcriucreji ef]}r chia^
ro^O'^quanto è pofibilc facile CT iJpcdito;farò manife^
fio la cofa di che intendo parlare Xonciofa cofa che di
qui fi fanno aperti i fonti, da tenerne non poco conto,
dcUe cofejcllc quali hauranno ad cffcre i noflri ragion
namentitonde l altre cofc che rimangono fi diranno con
parlare più temperatole facile. Cominciar emo adunque
in quefia guifa.Tutta l Architettura confijie de lineamc
ti,e fabrica.ll fine del ualore, e ragione de i lineamenti ^i che co
è, che
fi habbia drittate perfetta uia di adattare , e con- fiftelar^
giugncre bene le lineerò' i cantonixon i quali fi compre chitettu-

da e conchmda la forma de fedifido, Conuienfi à linea- ra.


menti
DB LARCHITBTTVRA
menti ctaj^igndre 4 tcdificio,o' k ciafcuna fua pitrte co
ueneuol luogo;^ un certo numero co degno modo, e già
condo ordine accompagnatoidi mmera.che tutta lafor
ìua.e U f'gura de tedificìo confifla in ejU lineamenti . \l

lineumento non e tenuto dfcguire la materia, ma è di fi

fatta maniera^che ueggiamo eh in più edificijdiuna me^


de/ima forma fi trouano quegli fletei lineamenti . Cioè
doue le loro parti , elfìto e lordine di ciafcuna fi con^

uiene con tutti i cantoni:, e con le linee ,farà anchor Ic^


cito comprendere ne tanimo una intiera forma dedifi-
cio,non confiderata alcuna materia . il che diffegnando
cantoni, e linee co certa rettitudine ^ e congìuntione po-
tremo far e. Onde effendo uero quedo, chi ameremo linea-

mento un certose cofìante dijfegno coprefo ne la mente


fatto con linee, e cantoni , e compiuto da ingegno dotto,

ey e/perto . ^tfe uogliamo cofiderare che cofa fia tedi


ficio^e tuttala fthricaper fé jìejja:farà forfè gioueuole

fé confidcr
eremo con quali principij.O' aumenti lafian^
zanche fi habita,che edificio chiami amo, per adietro co

minciajfe.efìapoi crefciuta,oue fé drittamente fi confi=:


dera^potiamo del tutto cofi dire,

Oecaflone ({edificare le cafe y e di quante parti confi/le

[edificio.e ciò che fi couiene a ciafcuna parte, Cap. 2,

L ' Humana generatione da principio


cercò luogo dhabitar chetamentaCT oue
do,e grato piano trouò.iui fermofi\ occupando
in ficuro paefe

common
il luogo
in guifa^che non uuole^che tutte le bifogne de la fami^
glia in un mede/imo luogo fifacejjero, perciò altroue or
dinò.
LIBRO I,

dinòjchcfi dormiffe^altroue pofe ilfuogo; CT te altre co


uarij luoghi diuife, Allhora cominciarono eglino 4>
fé in
penfare difdbricarc i coperti dfinc , che dal Sole, e da
lepioggie fi coprijferodlche non fi può fare fé prima
:>

nonfifabrica da i lati le muratone fopraponejfero i tet-

ti'perche intendeiww.che cotal fahrica da le gelate tc^


pefte.e da i freddi ucti gli doucjfe difendere. leceropoi
ne le mura uicino a terra le portele lefinejìrey acciò che

tentrare,e lufcirefujfe concedutole la lucere laria ne i

fereni tempi pot effe entrando e f acquaie lupori finifri


natiyC generati ne la cafa fi purgafero.Di maniera che
chiuquefifu colui, o la Dea Vefla figliuola dì Saturno,
mero Eurialo^c^ Uiperbio fratellino Gellio, ò Trafone,

Tifiiuhio Oclopexhc infitta quedo da principio Aopu


re me auifo che quefti fono fiati i principìj dello edifica^
rCjC che poi con tufo , e con tarte cotal opera fia diue^
nuta maggiore^e fi fieno ritrouate iiarie maniere dedi^
ficijnt alche quafi infiniti modi ne fono nafciuti . 'Bjfen^

do che altri fi fanno puhlici, altri particolari 3 altri fa^


cri^altri profani, altri ad ufo e necefiita^altri ad ornare
la citta\altri à la bellezza de templiima niuno negherà
tutti quefii da cotdi principìj fé cofi e, Architet
effcr deriuati. E
come detto habbiamo, ageuolment e tarchitettura fi può tura in
diuiderein fciparte,cioènelaKegione,nelfi:o!o,ne la fei parti
diuifione , nel muro ,, ?iel tettoie ne la porta, òfinefire» diuifa.
chi intenderà cotali principi] farà più iff edito a cono^

fcere ciò, che hahbiamo a dire , Gli dìjfiniremo adunque


in cotal guifaxhiamcremo Regione ilfito dattorno fte^ Regione
fo,V d piano,oue fi dcbbe edificar e;di cui ilfuolo è una Ara.
parte^che è un certo Jfacio diterminatoùlquale uoglia^
mo
y

DE L ARCHITBTTVRA
nto cingerete circondare con muro ad ufo y^ utile no^
flroxhiameraj^i tuttauia fuolo tutto quello , che è com^

prefo ne tedifieio ,
per oue caminiamo . Lit diuijìòne e

quella, che fa di qucUo/pacio tutto ^oue fi edifica, più mi


norifpactfyondefal^i.che quafi membri cogiuntt,^ ac-
commodati infieme tutto l corpo de lafabricafia compo
fio di minori edifìcij.Muro chiamiamo ognifabrica , che
sakd da terra àfo^lenere il tetto , ouero che dentro de
tedifieio fifabrica à diuidere la parte nuota di quello.
Tetto chiamiamo no pure la più alta parte de tedifieio
oue cadono lepioggie, ma quello anchora si dira tettOy

che è fopra al capo de chi caminaicome fono trauamen^


ti^uolto.cy archi. Aperture chiamiamo tutto quello^ che

rf4 1 entrata e tufcita de tedifieio à gli habitantt^ a' àie


altre cofe,Dt quelle cofé aduque.e dognifua parte hah
biamo k parlarapofcia che alcune cofe haueremo det-
todequali per effere principij ,ouero congiunte, e mefco
late coiprincipij de topera cominciata, k la prefcnte

intentione fono molto utili, e commode. Ver che confide^


randofegli era cofa alcuna, che à qualunque di queile
parti potei]} giouare, tre cofe da non tacere trouamode
quali al tettoia le murajCT à limili parti fi conuengono,
Btfono quefce,che ciafcuna parte à determinato ufo fia
accommodataiO'Cilchc piuimporta)fana Quanto àia
.

Sanità, fermezza , e perpetuità intiere, efode , CT à modo che


IcermeZ' fi^^o eterne. Quxnto à la grattale diletto, ornate, e ben
za, compone, e da ogni par te, per cofi dire, uefiite. Tal che
Amenità gittati ifondamenti,Z:T i principij di quello che habbia^
mo à dire,feguircmo lordine nofiro.

Bela
L I B R O I,
7
De U regione del cielo^ouero ma, del Sole e uenti , che
larìa etiandio uariano, Cap, 3*

^ Tudiarono gli antichi dhauere la regione , fi come


,1 da ogni cofa noiofa libera^colì^quanto era loro pòf:^
fibile (fogni commodo picna.h]^€cìalmente che no ha^ Habitifi

ueffcro grieuc aria e peilifera confammo fludio singer in pura


gnauano , con prudente in uero , CT quanto direftpuòy aria,

necefjario conjigìio. Quando che non ncgauano la terra


CT {acqua uitiofa poterfi con arte CT ingegno purgare,
Ma taria con niuna induflria.con niunofapere humano
poterfi emendare affermano. Et in uero taria che Jpiria
mo^co^l quale la uita nojìra mirabilmente uiene nodrita
CT conferuataAebbe ejfer purifiima,Ne trouafi alcuno^
che quanto di uigore habbia il cielo a generare a produ
re^a nodrire^O' 4 conferuare le cofc non fappia.Quan^
to conofcerai effer di più alto ingegno quelli, che' n pura
aria uiuono , che chi nelhumido efodo fijìanno , onde
credefi effere auuenuto che Athcniefi di migliore , e più hthcnie
acuto ingegno che Thebani fujfero . Vcggiamo il cielo^ fi de The
cioè Varia per la uarietk de luoghi e del /ho ejferc diffe bani più
rente da l altronde le quali uarìetà parte conofciamo le acuti,
caufe,parte da la natura n<xfcoiie ,ci fono occulte . Var-
liamo prima de le manifcihc, cT apprcjfo de le nafcoPte
diraj^iyacciò che potiamo eleggere commodifima regio^
ne^et uiuerut fani. Chiamarono gli antichi theologi l'aria

Valladejaqualefecodo Uomero e Dea:,e Glaucopi chia


mafiychc è pura e lucidij^ima aria. Gli è manifefta cofa
quell'aria effer falutifera , che e molto purgata e pura, QM^U^^
vigli occhi no refifte^che è lucida e leggiera:, e d'una P^^aaxia

maniera.
DE LARCHITETTVRA
manicrafcnxd luriurfi. A rincontro qucU.i diremo cjjer
pcflifcra ariamone U ucdraijpefjli , e di nebbie e uapon
mefcoUtd € puzzolente di maniera, che cdfuagrauez-
Zdje ciglia g'-aui:,^' 4flig^ gli occhi. Et che fia cojì uà
riato laria:penfo che da più altre caufe, e maj^imameti

te dal Sole e dal uento auenga . Non replicherò qui


quelle cofe naturali^ che guifa i uapori con uigore del
Sole da le uifcere de la terra Ji cauino e ne lana fi lieui

no.ouc nel gran fpacio del mondo raccoltilo co fua gran


dezzà ci danno noia.ouero dal Sole fcaldati oue jìfec^
cano.uengano k baffone colfuo cadere [fingono tariate
muouono uentiAndi poi da fé flefì ne l Oceano portati,

per la fetechc hanno nifi fommergono . Bfjendo poi


d humori pregni da nuouo per Vana uanno erràdo, e da
uentt rijìrctti.come una /ponga à goccia a goccia jìiUd^
rio e piouono l humor e :, affine che nuoui uapori da U
terra fi generino,fé egli è nero ciò che detto habbiamo,
onero fé gli è uento ò fecca fumofìta de la terra:, ò caldo

uapo'e dal freddo cacciato ^ ouero fiato e Jpirare de


tarla , ouero pura aria c&l mouimento del mondo ^c per
corfo de pianeti, ò col raggio comoffo ^ ò pure fé gli è
qualche cofa, eh e non fia da lariafeparata, da la forzai
de la più alta aria cauata , r accefa la più liquida aria,
onero scaltra ragione ò openionc debbc effer giudi-
tato più ferma CT antica , non me affatico di pro^
tiarlo y come che non farebbe fuor di propofito M^ .

fc non mCnganna il mio auifo , qui di potn-ne cono-^

fcere alquanto , la uia trou cremo , quando uederemo


alcune regioni per gioconda aria liete, quantunque alcu
ne 4 quelle uicine in più gricue ariane più trifìo giorno
marcifcano
LIBRO I.

mdrcifcdtio.'Bt queflo mi credo che auenga non per altra

caufa 5 che quelle col Sole^ CT co uenti nonjì confanno.


'Diceua Cicerone Saragofa ejjere in cotal fitopoila, che Sarago^
gli habit citi per un anno intiero ogni dì uedeuano il Sole^ ft*

cofa in nero di raro da ejjer defìderata , ma folamente


quanto la necej^itk è l'oportunità del luoco non impedii

fceja efjer cercata. "Eleggafì innanzi ad ogn altra regio


ne quella , che da nebie e da più groj^i uaponfia lonta-
na. Chi fono difapcre tal cofe uaghi,affermano^ch\ rag^
gi del Sole è l ardore percotendo in foda cofa pu fono
uehanenti.che in rara toccando^come in oglio più che in
acquajn ferro più che in lana . Onde argomentano che
quella aria più chel uicino effendo caldo, egli parimene
te più ^ieuefia e piufodo.Egittij de la nobiltà contea^

dendo con le altre gente, gloriauanfl:, che gli huomini iui


da principio erano flati generatile che non doueano ue^
nir generati fé no doue fanifìimi poteffero uiuere.Qtian
do che eUi quafi continua primauera e cofiante qualità

darla per benignità de Dei mirabilmente hanno hauuto,


Scriuepoi Yierodoto, che gli Egitti] uerfo Libia non mai
ueggono tana uariarfi , onde fono huominifxnif^imi. Et
certamente ueggo più citta e ditalia e d altre regioni

non per altro, che per lafìemprata aria,che hora di fubi

tofi raffrcdda,horafì raccéde pe^ifcre diuenire.Adunq;


quanto di Solerei in che afpetto fhabbia la regione deb-
hefi confìderarCy accioche più Sole ouero ombra di quan
tofa merlerò non gli fi a. Gar amanti il Sole quando na^ Garanu
^'»
fce e tramonta bcitemiano^perche dal continuare dclfuo
raggio uengono arficciati. Altri quafi in perpetua notte
impaUidifcono.il che ejfendo cosi, non tanto gli nuoce ò
gioua
DE LARCHlTBTTVRà
gioud che habbumo più totano ilpolO:,òpìu uicino{bcn^
che queiio affai importa) quanto di cf^i luoghi laforma^
che al Soky CT 4 ulti più fiano ejjjoiìi.ò da quelli coper
ti, Vorrei tuttauiapiutofco uctìceUo.cheuenti gradi^no
dimeno foffrirei più uolonticri uenti furiofuo" uehemen
ti:,chc immobile e grieue aria. Come ha Ouidio, Nociue
fono fé ftan ferme l acque. Parimc te Varia per il muouer
fi ne diuentapiu chiaro. Et io nìauifo cheì mouimentO:,ò
dif^ipì.ò col caldo confumi i uapon.che da terra fi lieua
no.Vorreiperò che quefìi uenti da monticò dafeluefuf^
fero prima rotti;, ouero che da lontano fianchi e debboli
k me ueniffero, nonpaffando tuttauia per luoghi pe^ife
rifonde 4 noi portaffcro le infcrmità.La onde no dobbia
mo 4 luoghi difimfiro aria auicinarci. Come ouefia gric
ne odore , ò uapore de paludi ^fpecialmente de marcite
itque.o' defof^i . Vogliono i Yifici che ogni Yiume , che
per neui aefce,freddo egrojfo aria porti:, ma pure quel
la farà piufozzd acqua, chefenza muouerfi marcifce.c
fìa di cotal uicinanza la cotagione tato peggiore:,quato
faranno i ucti men buonLVerche dicefi i uenti non effer
tutti ugualmcte fam ò cattiui^ma Plinio feguendo Theo^
fraiio CT Uippocrate dice y il ucnto Aquilone k rendere
^
e conferuare lafanità ejferc acconcio. Affermano tutti li

Ofcro e j^ifici chei n^to Ofcro più de gli altri a Ihuomo e danno
nociuo, fo^anzt giudicano che gli animali fojfiando oibropati^
,

fcano ne pafcoli Efi offeruato^che le cicogne foffiando


.

O^0:,non fi mettono à uolo.l Delfini foffi andò Aquiloni


ne odono per dritto le uoci.ma [odiando oQrOypiu tar^
damente,0' al contrario de lana le poffcno udire. Sof^

fiando Aquilone le Anguile per fei di fuori dacqua uiuo


no^ma
L I B R O I.
^
no.ma con tQ^ro fi muoiono, tanU è di qucHo uenfo la
g'OjJczxa, CT 4 muoucrc Unfcrmìu il uigorcVcrò dico
m che O^o porta infermiù j^ccidmcte de catarri,^
il uento Coro la tojjc Non lodano etiamdio il Marc da
mezzo il,faccialmente, che giudicano la regione,che è i
lincontro,per il ribatter de raggi patir di due Soli il cai

do^uno dal cielo4^ le acque l'altro.Et iui mafimamentc


uogUono che fta uariata taria,oue tramontando il Sole,

fredde ombre fi lieuano. Altri uo^iono^che uenti da occi


dente e le piegature de raggi da l acqua e dal Mare oue
re da monti mandate,fiano de le altì'c più moleiìC:, quan
do chél luogo per tuttól giorno [caldaio dal Sole fa^i ;,

più ardente y condottola e raddoppiato per lo ribattere

il caldo. Se auenirà poi che con queiti ardenti caldliUen-,


ti più grieui à te liberamente uengano , che cofafia più
grieue^e meno dafofferire . I uenti di mattina:,che crudi
uapori da terra nafcenti pcrtano,ma'itamente uengono
biafimati.Uabbiamo del Sole e de uenti,che uariano ta^
ria efana ò peilifera à noi la portano, brieucmete quan
to ne (entiamo, fatto manifcsìo, tuttauia di quefti alfuo
luogo più chiaramente ne tratteremo»

Qual regione ad edificare e più ò meno


commoda» Cap.4..

LA ti e
regione, che uoi eleggere fia tale, che gli habitan

da la natura , e da uiucre con gli altri huomini


Iterino bene. Ver ch'io no edificherei in alcuno giogo de
le aìpixomc Caligida hauca desìinato difare^^nonfirin-
gendomi alcuna neccJ^ità.Schiuero parimente una dcfer
b tafoUtuiine
't> E l'a RCHITETTVRA
tdfohtudine, quale dice Vdncne.chc era quelli parte di
Gallia.che e tra Adieno^ouero quale dice Cefare^che era
dfuoì tempi la Britanijìa.Non mi piacerà anchora quel
luogo . Cue di uoua ducelli fi conuenga uiucre:, come in
Oenone di ponto ìfola^ ouero di ghiàdc.come a tempi di
Tlinio in più luoghi di Spagna fi uinca. Voglio adunque
che muna thumano ufo bifogneuole gli manchi,
cofa à
Isoteaolmente adunque non uoUc Alejfandro nel monte
Atho edificare città Ja quale tuttauia per inuentione di
Volicrate Architetto farebbe fiata mirabile ^moffo da que

fla ragione, chcgh habitati di cofe neceffarie no harcbbo


no hauuto copia . Voteua forfè ad Arinotele piace) e per
edificar città quelli regione y ouc maìagcuolmente fi po^
tejfe andare . Trono anchora ejfer flato popoli, che per
non fare à nimici commodo À firn confini difertauano. Se

quefia loro ragione fìa lodcuole^altroue parlar emo. Ma


fé nepublichi edificìj così giouano quefte cofe, io non le

Regione debbo al tutto biafimare . Ma ne gli altri edifcij queUa.


ad edifi' regione fommamct e mi piacerà, che uarij e molti luoghi

care com ha dentrarui^per i quali con naue^con cauaUi,con carri,

moia, la fate el uerno le cofe neceffarie fé gli pofino codurre.


Sia la regione no per copia d'acque bagnata^nc per fec
co ajpra^ma acconcia e temperata . E non potendo cosi
il tutto hauerepiu toflo più fredda efecca^che meno cai
da e più humida eleggeremo . Perclje col coperto.con le

mura,con le ucHi cól fuoco , e cól mounnento cacciamo


il freddo . llfccco à troppo noiare à gli Immani corpi,
cucro gli ingegni, non ha molto di uigor e. Crede/i che gli

huomini cólfcccopofino indurirfì , e forfè cól freddo


aggìacciarfijma con Ihumido fi marcifcano i corpi^e cól
caldo
LIBRO I. '
IO

caldo sindcholifcono . Vucft oltre ciò ucdcrc gli htiomU


ni ne U fredda jlagione infreddi luoghi habìtanti , cjTe^

re digdgli^do e [ano corpo, quantunque dicefiychc ne i

caldi luoghi fon gli ingegni più che nei freddi acuti e
prcnti.lntendcfi poi da Apia*io,che Numidi :perche non l^umidìa
hanno il ucrno freddo , uiucno più lungamente . Ottima ottima
farà quella regione , che dhumido e caldo e temperata^ regione*
per che quella grandi e belli huomini , e di lieto aJ}>etto

produce. Sarà à queiìa per bontà uicina quella regione,


che in luoghi di neue abbandeuoli haurà più Sole. E quel

la chén prouincia dal Sole arfa più humore , CT ombm


femirà . h\a niuno edificio farà più incommcdo in qua=
lunque forma , che eglifiafabricato , che quello.che trd
uaUi e nafcofto.Etper tacerne altre cofe , che dire fé ne
potrebbono, quello el]}ndo del diletto di uedere da lon^
terno priuatofenzd dignità alcuna flà nafccftoXhe dirò
poi, che qucUo à poco tepo data rouina depioggie sem^
pira E beuutol grande humore^ il iiapore da la terra 4
corpi peRifero mandcrdfuorif lui non ualeranno gli in^
gegni, effendogli f^iriti indeboliti ;, non ui dureranno i

corpi 5 macerate di quelli le congiunture e nerunmarci^


rannof i libri , le arme , e ciò che ne i granai farà per
Ihumido abbondante corrcmperafi. Se u entrerà il So^
le, ribattuti da ogni parte i r aggi ^sabbrufci eranno/e na
hauranno Solejndurerannojì ne l ombra, e faranno fiupi
di . Aggiugneui , che fé u entrerà uento, egli come per
canali risìrctto, troppo furore e durezza gli porta . Se
non gli fojfia taria ini ammaffato , come un fango do^
uenta.Per che potiamo chiamare la conuaUe un lago da.
ria.Quella forma de laocofari lieta,^ oinena, che non
b z è baffo.
DE LARCHITBTT'VRA
è bdffd e qtiajìfomcrfa.ma altdjO' in ucduta, CT ouclie
ta aria da continuo Jpìrarc di ucnto fla mojjo . Siangli

Forma di anchora di quelle cofc in copia^cìje ad ufo,^à dilettto


luogo fa fono conucneuoli:,come acqua^fuoco, cibi, confiderando
no, tuttaiua.chén quelle cofé non uifia a la falute^ CT à gli
atti humani cofa alcuna dannofa. Bifogna aprire eguila
re i fontine col fuoco fare de t acqua ijpcrienza,che quel

la niente di uifcofo di marcio ò crudo habbiafeco mcfco


lato 3 che 4 gli habitanti ([infermità farebbe cagione.
Taccio che alcune acque e goj^i e mal di pietra fogliono
generare, "i^io parlo di quei più rari miracoli, da Vittru^
tuo Architetto con piena dottrinalo" elegantia raccolti,

l-cggefi dlìippocrate Tifico quella fcntenza , chi berrà


non purgata acqua , magrieue:,e difconciofaporefegli
gonfiera il uentre con moleito caldo ^ e gli altri membri
come le bracciaJejpalle , e la facci a douenteranno ma^
gri e fottili. Et apprejfo , non cffendo bene congiunto il

fangue^per uitio de la milza Jn uarie e peRifere infermi


ta caderanno.Ne te fu perflujfo di corpo fiiUando la co
tera , cfciolti gli humori da più grieui infermità e hn^
ghe.pcr tutto tanno faranno grauati, e da acqua tra cor
ne e pelle , da dolori di neutre e de fianchi patiranno . I

giouaniper la nera colera impazzir ano :>i uecchiper cai


di humori boglieranno.Le fcminc a fatica potranno par
torir e. E finalmente ogni età fi morrà innanzi tempo da
infermità maceratalo" evinta. La ulta di queiiifarà di
malinconia piena^e da cattiui humori macchiata , e cto^
gni maniera ^affanni trauagUata , CT effendo- d animo
coquaffati in malinconia e pianto faranno tutthora. P/'w
cofc de le acqueta gli antichi Incorici notate uarie e mi
rabili
LIBRO I* IZ

rahili, CT* i nuocere o i giomre k thuomo potentij^hney


fi
potrebbono dirc^ma quelle più rare 4 moflrare la dot^
trina più che à giouare ualercbbono , e noi più amputi
mente nelfuo loco de le acque parleremo, Queiìo.che è
manife^Oynon è dd tacere^che t acqua ogni cofa che ere
fce nodrifceje pianteci fcmi, e ciò che per mouimento pi
glia uita del cui frutto gli huominifì nodrifcono.Se cosi

è adunque , dobbiamo confomma diligenza Jpiare qual


fapore habbiano le acque nelpacfe, che dhabitare inten
diamo. Dice Diodoro , che hndiapcr lo più grandi ga^ Ver che
gliarde e d acuto ingegno huomini produce , per che clli (india
pura aria traheno.e bcono fanifìime acque, Qneltacqua hagran^
giudicheremo di fapore ottima , che non ha alcuno fira^ di huomi
nofapore:,e di colore buono.cioè che di niuno colore par m,
tecipa , Dicefi etiamdio queU acqua efjer perfetta^ che é ottima
timpida.chiara efottile^e la quale fopra candido Icnzuo acqua^
ìoj^arfa^non lo macchiale boglita,no lafcia feccia alcu:^

na^nefa nel uafo oue eUa e tenuta fia legno ^.ò faffo, mu^
fcOyò fuccidumc alcuno. Altri u aggiungono, che quella è
commoda acquarne la quale i legumi ageuolmente fi cuo
cono, e quella che fa buon pane, Debbefì apprefjo inten
dere ^ che non generi quelpaefe cofa alcuna perlifera ò
uenenata^per la quale chi uhabbitanofiano in pericolo.
Taccio quelle ccfe da gli amici celebrate, cioè chen Col
co dagli alberi fliUa mcUe,che gufcatofa cader IhuomOy
e per un di come morto lo fa parere, E quello, che dicefì
ne Icffercito et Antonio per alcune herbe, che i faldati di

^ano bifognofi mangiarono, cjjer aucnutoj quali impaz


Ziti, intanto à cauar pietre saffaticauano, che uomitata
la colerafimuoriuano, non hanendo uerfo tale infermità

b i rimedio
D B i/a rchitettvra
rimedio dlamo/uori chc,comc ha IPlutarco, bere del uU
no,QJ!.e^e fono cofé antiche, O
buono Dioiche cofx k no
fra cù se ueduto in Vuglicif che incredibile Jpecie di uè
Uno dd alcuni ragni terre fn'i e app>arito , col cui morfo

gli huomin: a uarie pazzie fono concitatile come dafu^


Tore fi trouano mofiifEt e cofa mirabile jiiwu gonfiata^
ra ò liuidura dal mordere ò daloftimolo de l'animale ut
nenofo generata ucdcrfi nel corpo, ma da principio douc
tano i mordati attoniti e flupidi.e fé no fé gli porge pre
ftofoccorfofi^ muoiono.':^ ananfi. con la medicina di Theo
fr alilo j che uoleua i morduti da uipere con fuono di pifa
ro uenir medicati . Aduncjue i mufici con uarij fuoni gli

placano^et uenuti i quel puono, che più .ì morduti aggra


da incontanente fi lieuano , e gagliardamente come per
folctzzo ballano e falt ano . Vedrai cjuefa morduti, altri

baUando^altn cantando, altri facendo con ogni loro sfor


zo altre opere, come à la pazzia loro più aggrada fé n*

za pofarfi,per più S fidar e, ne prima fanarji, che de U


prefa e comminciatapazzidfi trouinofatij Leggiamo ,

ma fmile disgratia ejferc auemita a gii Albani, che con


tro Pompeo con numcofa copia di cauaUi comabttero^
"Ragni no. Dicef che mi fi generano ragni, che morduto Ihuo^
Albani. mo,ridendo,ò piagnendo lo conducono i morte.

Con quali inditi] U regione ccmmodafi debbe


inuesìigare, ^^ip-S*

NOn baRa tuttania ad eleggere la regione quelli

fcgni folamcnte confìdcrare , che fono nel primo


affretto manifciti^ma glie di mcfuero a più ofcuri inditij

porre
LIBRO I* 22

porre t animo , e tutta lacaufa comprendere . Saranno


d'ottima aria e di fané acque buoni inditi/fé produrrà ,

quel paefe buoni frutti,^ in copia.fé molti uecchi ui uè


drai . Se la gioueutìi farà bella e gagliarda, fé le donne
fouente,<^ k tempo partoriranno: e
fé non ui nafceran^
no mofiri.lo ho ueduto città Je mali hora nò è coueneuo
k nominare, oue uiuna par torifesche d alcuna moihruo
fa creatura non fi troui ejfer madre. Ho ueduto in Italia
un'altra città, oue gofjìui, lofchi, zoppi, ejiorti nafcono
in tal numero, eh e non ui fa famiglia alcuna,ne la quale
alcuno fiancato e mohvuofo nonfiuegga. QucRobene
ti auifi 3 che oue tra corpi e membra più differenze ue^
drai e noteuoli difondati fa manifeiio quefto per uitio
de laì'ia,c per qualche corifa de la guafla natura di quel
luoco auenire, A queÈÌo gioua il comune detto, ne la grof
fa aria meno di fame fentimo,c ne la fottilepiu difcte.

No.'z è apprefjo fconuenenole da la forma degli ammali^


quali debbano gli huomini ejfcrc pigliar coniettura. Per

chefc ui uedrai buoi e altri animali rohufti,grandi,^ m


gran numero, potrai con ragione cotaìi figliuoli ff erare,

Ì<i0nftrà poi fuor diragione dagli altri corpi fcnza ui^


ta de l'aria e de uenti pigliare iudìciCPcrche daprofi^
mi edificij potiamo qucfco comprenderei quali fé fgrot^
tati € carolofi uedrannofi faranno de mali natiui no pie*
colo inditio . Gli alberi in una parte quafi d accordo in^
chinati, moPtrano che da uenti molesìi habbiano patito,

Ifafi anchora in quei luoghi nafciuti , fé ne la parte di


fopra appaiono putrefattici aria temperatura del luoco,
e d aria hora ardente, hora fredda fanno inditio.Dehbefi

4.1 tutto fchiiwe quel paefe jche da tempeduof tempi fa


b 4 trauagliato
DB LARCHITETTVRA.
trdUdgìiato.Vcrchefc i corpi hum,m da uchanen^e cd^
do ò freddo fìano occuputt.difii'^'ito tutta la congiuntio^

ne del corpo fi fcicgliCy V indebolìfcc , CT à li:ifermiti

ò 4la uccchiezza s'auicina . La cittì fotto r,wnti,e che

ucdc uerfo occidente il Sole abbajpirfi.per ciò e creduta

menfana, per che dal uaporc de la notte più gelate om^


bre ni jì fentono . Conuienfi etiaindio le occorentie de
pajjatì tempi, da gli antichi ojjèruate , efc uifono altre
più rare cofe,con diligenza confiderarc. Per che fi come
fono alcuni luoghi, che da natura nonfo che tengono, on^
de felicita b difgratia ne riefce,fenza uederne la caufa,
Dicefi ch^en Locri, CT in Crotona non mai e fiato la pe
jìe.ln Qandia non fi troua nocino animale. In Trancia di
raro ej^i ueduto moPcro alcuno . Alircue dicono i Fi/ìcty

che non fi ueggono lampi nel maggior caldo , ne anche


nel uerno. In Campania fecodo VlinioÀ cuci tempi lam
pegiaua, Qeraunijfono moti in Albania da le J^effe faet^

te,chc ui cadono xosi chi amati. Dice Seruio i poeti hauer


detto ne llfola Lenno ejjcr caduto Vulcano, per chefo^
nenie ui cadono faette. Nel Bosforo,Cy appo ifodoni tuo
ni e faette non r,i ai fi fentono . In Egitto fé pione è cofa

moiiruofa. In lìidal];>e nel principio de leflA di continuo

pioue . Dicono che^n Libia tanto di raro fofj-iano uentiy

che per ilfodo aria uarie forme de raccolti uapori fi ueg


gono.ln Calatia à l incontro tanti uenti regnano , che le
pietre , come fé poluere fuffcro, ucngono leuate in alto.

Dicefi che'n Spagna prcffo ad Uibero fiume , i carri ca*

richi da l Circio ucntofono leuati, e cheì uento Koto in


Etiopia nonfoffiaal quale fcc odo gli hi^o: tei appo Ara
bi e Trogloditi abbrufdagli alberi, ci herbe. Sariue Thu
cidi de
L I B R O I. t $

tidide, che lìfoU Delo non mai da terremoti ha patito^


ma fempre cjìata nel mcdcfimo faffb immobile , come
che le tacine ìfole per te)remoti ftano rouinate. Veggia
mo quella parte d^ltalia , che da Algido uicìno k Koma,
per il tratto dHcrnìcifino à Capuafiflcdeja terremoti
tutta fmojja e quafi romnata. Vogliono alcuni Acaia dd

lojpeffo aUagare de tacque uenir così chiamata, lo trouo


Roma fempre effcr fiata defebri abbondeuolc , le quali

Galeno noua generatione difcbre femiterciana chiama,


d la quale uarij e quafi contrari/ nmcdij dhora in hora.

fi debbono dare. Dicono fauolofamente i poeti ^chc Tifo*

ne ne lìfola Vrocida fcpolto muoucfi , onde auicne.che


tlfola dal fondo fi muoue e trema . E ciò hanno detto i

pocti.perchc da continui terrcmoti.et aperture e affliti

to quel luogo intanto^chc Eritrienfi e Calcidcnfi^chc per


addietro uhabitarono .furono à fuggire cofcretti.e quel
li anchora.che da Uierone Siracufano ad h abitami man^

datifurono per edifcarui citta , dal continuo pericolo,

t paura de la rouina mojsi fuggirono. Adunque tali cofé


gran tempo innanzi auenute fi debbono con/ìderare, CT
kgli altri luoghi comparare , acciò che meglio tutta U
ragione ti fia manifesìa

De alcuni occulti commodi, C incommodi de U


regione. che da Ihuomo fauio fi debbono
inue^igarc, Cap. 6,

'Ehhefl anche auertire fc'l pacfe da occulti incom*


modi fia folito nenie ofjefo. Credcua Platone che
in alcuni luoghi una cotal dminu mrtii J^iv'affé ^.et gli def
fc uigon
DI LARGHITI TTVR A

fé uigore^c
potere de demoni k gli habitatori gtoucuok ò
conti\irio. Soma alcuni luoghi:, ouegli huomini dgcuoU
mente impazzifcono^ahri oue per poco d U propria ro
uinafidanno^V ò appiccandoli, ò con prccipitio.ò con
ferroso con ucleno la uita lafciano^Epoi di hifogno, con
fidcrati de la natura ipmfecreti inditij, quelli che fono
d propofito meglio guardare . Giù di Democrito un'ano
tico ordine nonfolamcnte a edificare città e terre , mn
etiamdio kfare Jicccati per guerreggiare, che de lepe^
, core lui pafciute guardiamo ilfegato,di che affetto e co

lare eUofìa.Efe appariranno guaili, di fchiuare quel luo

go^come non fanno t'auifano. Dicea Varrone d hauer in


alcuni luoghi ueduto minuti atomi come ammali per la.

ria uolarCyi quali per il ref^irare pigliati nel polmone à.

te uifcere s accollano, e rodendole, un infermità horribilc

e rahhicfa,e quafi unapeiìc generano. Non è però da ta.

cere , chetrouerai luoghi perfua natura quafi da tutti


gli inccmmodi noti e liberi, ma fono di maniera appcrti,
che leflraniere genti pefiilenza e rouina fouente ui por
tano.Ne quello fanno con arme ò ingiuria alcuna,come
de Barbari fi potrebbe dire, ma per ma d amicitia, e^ al
hergo fomrn.miente nuocono . Pltvi che haueano uicini

di nimie cofc uaghi , po' la loro rouina, fono parimente


Tera. andati in precipitio.Vera in Ponto de Genouefi Colonia
paté di continuo dape^e,per eh' ini ogni di uengono ri-
ceuutifcrui daltrouc condotti, che e per affiittìone d'ani
mo,e per macilentiafono infermi, Vogliono anchora,che
ricercare prr aug:vij,0' oiferuando il cielo, lagidfa del

paefcp"cuedcre,fia cofa da faggio. Le quali arti pur che


<i la r egide jìano couencuolijo no biaJimoXhincghcrdj
che
L I B R O I» 41

the che fi fu Id fortuna quella ne l humune cofé no poco


W4/c-'c.No niego già la publica fortuna di Roma ad àplia
re (imperio non hauer giouato.So ine Diodoro, che lo^
lao città in S.v>-dì dal nipote d'HerccIe edificata , quan^
tunque da Carth.^ginefi e Koraani fia fiata co arme dxn Iclao cit
ncggiata.tuttauiafcmprefu libera.E forfè fcnza lafor^ ta feni *
tuna di quel luogo auemito, chel tempio da "elegia arfo, pre libe^

d tèpi di SiUa la terza fiata ardcjrefQU-inte fiate è or- ra>


duto li Capitolio f La città de Sibariti ejfendo una , CT
un altra fiata conqiuffata.e da nuouo abbandonatole da Sibariti^^

nuouo deftrutta , finalmente e rimafa del tutto deferta.


Anzi la difgratia quelli che indi fuggirono perfeguitò.
Ver che andati altroue.e de la città il nome hanendo mu
tato^pure di calamita non mancarono. Qj^indo che li ut

cini habitatori tutte le più antiche e nobili, famiglie con


arme confumar ono.cT i tempij con la città infieme nati
darono in precipitio.Lafciate da parte qucfle cofeje le

quali fono (hinorie piene, hahbiamo noi qucsìo pey fer^


mo couenirfi ad figgio f^irare dogni cofa.per che Ipen^
fiero,€ lafpefa dedificayc non fa uana^e che l opera fia
ferma e falutifera.Et neramente glie coja dafauio,e con
fiderato huomo non pretermettere alcuna cofa/be à ta^

le opera fia gioueuole . Xc;/ ti pare imprefa grandifima ^


à comminciare per te e per i tuoi cofa , che à la falutc Vjt/ao
uaglia, CT che à uiuere con dignità e piacere fi conuen^ difauio
ga,e che a donarti chiara fama fia acconciai Qjiiui i fìu hucmo.
dij d ottime cofe.quiui i figliuoli e U dolce famiglia^qui^
ui di face nde òdi ripofo haucrai t giorni . Quiui tutti i

fatti de la tua uitafir compiranno, tanto eh io non penfo


effcr ne l'humana aita cofa alcuna, fuori che la uertìiA
la quale
DE l'aRCHITETTVRA
ìd (judle con più attcntione^ CT opera fi debbia con ogni
foUccitudìne inflarCyche che con fana famiglia tu habitiy
t ninno (prezzate le dette cofe.può bene habitarcMa di
quefto fia detto affé, Segue che de tara jì parli.

De tccrd^t de lejpecie de le linee, Cap. 7.

AD elegger tara
sofjerni » Per che
, ciò che de la regione

fi come la regione è
dicemmo
d alcuna
prouincia la miglior parte > cofi l'ara è di tutta la regio

ne un determinato Jpacio, che edificando uicnc occupato,


la onde farà quafì in ogni cofa co la regione partecipa^

la quale di lode 6 biafimo gli fia cagione. Ma ben che (la


cosi.tuttauiafono alcuni precetti , che à t ara folamentc

fi appcrtengono^ey alcune non foh 4 diffinire tara , ma


anchoya à la regione in qualche parte fono commode , e
fono tali. Glie da confiderare qual opera uogliamo fare,
puhlica ò priuata.facra ò profana^ efimili de le quali al

fuo luogo diraf^i.Ver che altro fpacio e luogo alforo^aU


tro al iheatro^altro a la paMra.altro al tempio fi con^
uiene.e però confiderata di ciafcuno edificio la conditio^
ne^c l ufojleggafi de (ara ilfito e la forma. Mafeguia^
mo quiuiycome se comminciato 4 parlare di queitoge^
neralmente ^quelle cofc folamentc toccando, che giudiche
remo neceffario^ ma prima de le lìnee alcune cofe uoglio
trattare , chea far tal materia più chiara fono acconcie
fommamcte. ver ciò che di diffcgnare tara doucndo par
lare conuienfi di quelle direje quali il dijfcgno notano e
mofir ano. Ogni ara co linee e cantoni fi diJjCguaJe linee
fono de tara le c^emità^che tutto quello lf>acio circon^

dano.
a
L I B R O I» 15
dano.QueUdfupcrfìcic efuoloyche tra due linee concor^
Ycnti fi uede, cantone chUmufì, "E unnofi tagliando due li Cantone
me quattro cantom^e quali fc ciafcuno k gli altri tre fa
rà uguale ychiamanfi dritti y e quelli> che del dritto fono
minori acuti fono detti ^ lì come i più larghi del dritto,

ottufìXe linee alcune dritte^ alcune piegate fono ,per^


che di qucUe ch^en più giri ^ ò à lumaca sauolgono non
accade far mentione . "La dritta linea da un punto i linea
(altro tirata di maniera > che fé ne poj^i fare una dritta*
più corta, chiamafi lunga Linea torta e parte del cer^ Linea
chio. Cerchio è una linea da un punto in modo tirata in piegata*
torno la mede/ima fuperficie, che eUa da timmobilpunri Cerchio*
tofempre ugualmente fi fcofti, cingetidolo tuttauia con
la linea dal punto di fuori ttrataMa uifidcbbe aggiuM
gnere , che la torta linea, la quale dicemmo effer parte
del cerchio , appo noi Architetti per fìmilitudiney arco
chiamaJtB la linea^che da due punti de la torta fì trahc
drittUypur con queUa fìmilitudine uien detta corda^ e la Corda*
linea , che da mezxo de la corda con uguali cantoni i
torco uiene tirata chiamafi faett . E la linea dal punto Saetta^
immobile à la piegata, CT ultima lìnea del cerchio con^
dotta^r aggio diraj^i. Il punto immobileyche é nel mezzo faggio,
del cerchio chiamafi centro la dritta linea^che paffando Centro,
per il centro Ja torta del cerchio tagUerà.Diametro fa^ L>iame*

rà detta.Tra gli archi poi uè dìfferenza.alcuno è intie tro

ro^alcuno fminuitOyOlcuno compofco , Intiero è quello^


che fa un mezzo cerchi o^cioè a cui la corda è il Diame
tro d un intiero cerchio, Sminuito è quellOyche ha la cor
da meno, chel Diametro tefa^O' è queftarco parte del
mezzo cerchioAl comporlo è di duefminuiti, e però fa
ne la
DE l' A R C H I T E T T V R A
ne Ufommita un cantone, Muìdendofì gli archi infiemc.
Clic fi cog'ungonojl che ne k t intiero ne k lo fminuito
fi conuicne.HiiHUta cotd cognitione/eguÌ4mo il nodro
parlare.

Specie de le are.v loro forme cr figure , CT quale fia


'^ '
y*'^^.}A<^fiuutile e ftabile, Qap. 8.

A '
"Lcuna ara è a cantoni^alcuna in cerchio. Di quel
j.xleà cantoni^altre con dritte linee folamente^altre
Dìnìfio* con dritte e torte fono dijfegnate. Quella che e d canto^
ne de le ni con piegate linee fcnza intermetteruene alcuna drit^

UTC* ta^non mi ricorda ne gli antichi edificij hauer ueduto.


Fia debbonfi attentamente offcruare alcune cofejequa^
ti
fé mancano negli edificij, ne fono biafimati, efcuifo
tioji^atia e comodo giudicanfi ornati, cioè ne i canto^
ni^e ne le linee , e ne le altre parti anchora gli fia una
certa uarictà,l<lon già troppo frequente, ne anche moU
to rara,ma in guifa à l'ufo c^ àia uaghezza acconcia,
che le parti intiere a (intiere, le uguali à le uguali fi co^
facciano, Cantoni dritti acconciamente fi ufano, ^i acu*
ti non piaciono ad alcuno,come che fujfero in picciole,
€ /prezzate are,fe non ouefo^fe il luogo ò la conditio
ne de (ara à queiìo jìringeffc, cantoni ottufi paruero co
ueneuoli,ma di maniera che uolcuano , che fujfero du^
guai numero . Vogliono qucl(aya ejfer più capace e di
minor jpcfa,fc di jicpe ò muro la uonai cingere , che è
rotonda . Vicina à quejìa e (ara con cantoni /porti in
fuori y ma chefiano parimente corrcjpondcnti , e che fi

pofiino in ogni ara fare »g«4/t.M^ qucUa fommamente


lodanOi
L I B R O 1» t€
ìcddno.chc ha le mura accocie ifabricarui fopra un d
tafabricd:, come qucUa.che e di fci ouer otto cantoni.

Vidi già ma corte di dicci cantoni molto acconciai


commoda.pHOJi etiandio di dodici e di fc dici cantoni far
tarajo di uentiqiuttì'o ne ho ucduto una ^ ma gli è cofd

rara.Le linee di fuori da luna e f altra parte cefi deb^


bono uguahuente oppoficrfi chcn tutta (opera ugualmc
tefifcofiino luna da taltra^ma fieno di g!u{ìa e couene
noie proportione collocate. I cantoni uerfo quella parte

fi facciano ^oue ò cadere di acque Jy empito e uiclcz^ de


uenti dia noia , a^ine che t ingiuria con la fonte di

quelli :fiafejfa e fatta minore , ilche non potrebbono de


lafabrica i fianchi mandare ad eletto fé de l edifìcio

la forma di fare coiai catone ti uietera. faragli una pie


gatura in fuori ^quando che la linea piegata è Jpecie di

cerchiojlquale fecondo filofofi tutto è a cantoni. Figlie^


ra_fi il luogo per (oì'a^ò nel piano , ò in luogo ertOy ò ne

la Kel piano fa mcRiero alzana il


cima de un monte ,

terreno.O'farui come unarginc^ il che gli accrefce di^


gnitàyO" non facendoli e di danno cagione . perche fo^
glionoi fumi e le pioggie aUdgxndo portarui fango.

Onde fé ne gonfia la terra à poco a poco ^ e le [pine CT


altri Ijyorchezzi per negligenza Ufciateui ageuolmente
accrefcono il piano cfanlo meno uguale, Diceua fratino
che per i Ijyel^i fuoghi in Kom.a afua cht, eranui crefciu

ti i coUi.Bt la ucggiamo noi hora da rouinc e brutture


quafi coperta. Ho ueduto in Vmbria un picciol tempio

antico e pofìo nel piano, ma per la maggior parte cadu^


to , crefciutoui entro il teneno , perche quel piano e à
monti ideino. Ma che parlo io de luoghi à monti uicini,
quando
D E l'a RCHITBTTVRA
quando che preffb i Kducnna è gucl nobil tempio , cht
ha per tetto un uafo intiero dì pietraMnche fta dal ma
re e da monti fcoRato.tuttauia più che la quarta par^
te di terra è copertoci che da uiolenza de tempi credeji

chefìa auuenuto. Quanta poi dcbbafi fare (argine aU


tofiue di ciò più dipintamente parler aj^i, tratterò , mn
Ogni (tfd qi^i breucmete ne ho trafcorfo. M a glie ragioneuole che
jìa ben fi
troui ara , ò per natura , ò per artificio [oda e fer^
ferma, ma,delaciual cofa per mio amfo a quelli debbefi ere»

derej quali ci auifano , che canato in uno ò due luo^i,


qual pefi) la terra per effer rara:, òjpeffa^ò tenera,

puoft portareJnuefcighiamo . Sem luogo inchinato s ha


dfabricare , gli è da confiderare, che la parte difi)pra

col pefi) non ^aui , e che la parte di fiotto dando luos


go non tiri ficco lafabrica a rouina.Voglio quella parte
ejfier fiermifiima.O' da ogni parte fortificata , laqual di
tutta lafabrica debbe efiere la bafe :
fie (ara ne la cima,
dun monte, onero fìa bifiogno da alcuna parte accreficier

UjOuero la cima del monte tagliarlo ,far uguale ilpia^


no.cxuiui h abbiamo a confiderare^che eleggafi cotal luo
go.nel quale hauiito tuttama a la dignità rijpetto , con
poca fatica effiefafipofiafiar quefio . Saràfiorfic bifio^
gno la parte più alta abbafiarc.V accreficere la più baf
faìlche quel prudente Architetto in Alatro Uernica cit

ta pofta nel monte:,chi chefifiuffie egli, ftudiiofamente fic


ce. IP er che egli operò in modo, che'Ifondameto de la roc
ca,ò del tempio Jlqual folo.roumate le mura di fopra^ue

defiiji pezzi del monte difiopra taghati.scdificafife. Et


queiìo più lodcuole cofia parmi ejfiere in queìt opera, che
egli contro quella parte^oue pende il monte,pofie il can^
ione.
LIBRO ! •
^ xy
ìoncs^ con pietre grandij^ime lo fortificò. "Et purìmen^
tepuofc grà lìudiOyHC f accozzare lcpìctre,chc lafubri
cu co pocajpefa rcndcj]c uaghezZ-i-Pi^icqucmianchora
di qucli Architetto il configliojl quale non trouàdoji di
pietre la copia bifogncuole, co uolti nel vaote famati fc
ce un argine^per fojìcmre del monte ilpefo. La qualfa^
brica è da uedcr grata efortil^ima^e di minor Jf>efa,Fers
che gli è un non fodo muro^ma di cotal fermezKd , che
non ih a il fodo maggiore ^ e largo quante e degli archi
la larghezZit.'Piacemi parimente di vitruuio la ragione,

laquale io ncggo in Roma da gli antichi Architetti, maf


fimamente ne t argine di Tarquinio ojferuata, che li con
trafortife gli fvttometteffero^ma quesìo non offeruaro^
no in tutti e luoghi ^che li contrafati fempre tanto fuf^
fero inno da t altro lontani^quantofujfc lafahrica alta,
ma fi come era fermo ò debole il monte , più rari òpm
ffef.i li metteanoMo ucduto eùamdio gli antichi Archi^
tetti ncn hauerfi contentato di folamcnte fermare la ru-
pe a la fabacà uicina,ma uolferofino à le radici del mo
te,come fé facejfero gradi.tutte le rupi fortificare, li cui
configli non fi debhe (prezzare, llrioà Verofa uicim,
che tra monte Lucmio cr il coUe de la citta corre, Vodcit
do di qudlo le radici^tuttolpefo uerfe inchina' o muo^
uc.onde amene che de la citta gi'an parte minaccia rouì
uà . Ledo fommaraente più picciol: capeUeal tempio m
uaticano accofcatc da (una e l altra parte. Verche qucU
le, che tra il mente tagliato al tempio s appoggiano,ajfai
di aiuto CT di ccrnmodo donano ^perciò che di continuo
il pefo del monte, che aggraua foììentano^CT' metano che
l'humidojche dal mote forge Jmcini al tempio, et però
e il primo ^
DB l'a R C H 1 T E T T V R A

// primo muro di qucUc e pm fermo efccco, QueUe cd^


pelle k t altro lato ne la più baffa parte del monte pofle,
tutto l'arco de la fabrica fomentano, ^ ad ogm apcrtu^
ra di terra ò mancamento poffcno agcuolmcnte refijle^

rf .Ho ccmprefo anchora che queli Architetto acconcia^


mente d l opera V k lafabrica de fondamenti prouid^
dejlqualc di L atona il t cupio in Roma edificò. Perche
egli pcrfe uerfol monte chcfcprajìci // cantone de (a'd
in cotal guifa.che due dritte mura il pefo che grana fo^
fienìffcro , e col cantone oppoiio la molerà grauezz<C
diuidejfcro.e la faccjfero minore.Horapoi che de le lo^

di degli antichi babbi amo cominciato k parlare xhe co


puditio edificarono.nonuoglio quello , che mi fi para
dinanzi tacere.ejjendo cofa k la prefente opera non pò
cogioueuole.VedeliìnVinegiad'un Architetto un bel
ordine Jlquale facendo de la chiefa di fan ^\arco il fon
damcnto CT ilfuolo^gli Ufciò più pozzi > affine che sai

cuno ucnto di fotterra ui fi raccoglieffe y indi trouaffc

tufcita.Yinalmentc tutte le areiche ucrrai con tetto cuo

prire.e di meftieri farla k lineilo uguale. ClijeUc, che lì la

fciano alfcopertofolamente con ( archipenzuolo fi deb^^


tono /pia nare quanto baiti j che elle popmo de le piog-
gie rimanere fcariche. Mafofe oltre il conueneuole hab
biamo di tal cofe quiui parlato -Quando che molte de le

dette cofe ad edificar le mura fi conuengcno^ ma noi ef=^

fendo cofe per natura congiunte ynon le habbiamo uolu^


to fepar are Mora fcgue de la par tit ione il parlare.

De la
o Gni uigore de
diuifione^e de ( Architettura torigifie.Ca.^»

l ingegno , CT urte CT indufbria

d'edificarey
LIBRO I. iS
J edificar e^ncl dinìdcr e conjìiic.Vcrche U Dìuìjicne fo^
la ha hauuto de utile 4c U dignitd,e de l'amenità cofì^
l

deratto'ìcjc pjrti di tutta lafJmatye di ciafcuna parte


tutta la d!jì> olì t ione j^y findmaite di tutte le linee e catt

tornati congiungimento e laccojUrfi k componerc Fcpe^


ra,mifura V ordina. E fé la citta per fcntenza de "Elio*

foji è una g>'an cafa ^CT a l incontro una ccifa è una pic^
doli cittd,perche non potia noi dire le parti de la cafa
fffer picciolc e afe. come e l atrio il cenacolo^ il portico^
ne alcuna di quefce sezafare [opera biafimeuole, fi può
lafciare di faremo per no curarfene,òper ncgligcza.Deb
tonfi adunque fludiofamente cofìderare tali cofe.che tut
ta lopera abbracciano , ^fare in effetto , che tutte le
partiycome che picciole con ingegno CT arte paiano re^
golate.P. queiio tutte le cofe de la regione e de tarla fo^
pr adette molto uagliono , e conuienfl che come le mem^
b'a ne gli ammali hanno tra fé un conucncuole accordo,
cojì de [edificio le parti pano con ragione accopiate.
Onde dicefi che i grandi edificij fonoetiàdio di molti
membri.Qu^eiìo di maniera ojferuarono gli antichi, che
non folamente'le altre cofe , ma i mattoni anchora ne i

publicì e g'andi edifcij mette!fero maggiori , che ne le


cafe priuate. Adunque àqualu?ique membro conueneuo*
le regione e commodo ftto dara^i^non maggiore che fia
bifognarne minore di quel che la dignità richicde:,non in
luogo fcoueneuole, ma nelfuoyV cojì proprio, che altro*
uè non shabhia potuto meglio di/ponerlo, Perche la par
te più honorata de la cafa no debbc ejfcre in j^rezzato
luogo trulle: ne la publica infecreto, ne quella che co^
uiene ejjer nafcofia^dcbhofi inmoftrafabricare.DebbÒfì
e 2 poi
•• DE LARCHITETT^VRA
poi confìdcr^trc le fidgioni, perche co altra guifa i luoghi
da eilk con altra in quelli dal uernojìfabricanO:, CT aU
tìofito e gràdczza à tuna couienfi.che à t altra farebbe
difdiccuolc. QjicUepcr tejìà fannofipiu ampie^.ma quel

le del ucrnofefono più flrctte .hanno più gratia. A quel


le deità lomh'a CT / uentifi diano , à quelle del uerno ti

Sole. Et queflo fommamente e dauertire:, che non auen^


ga che gli habitanti dal freddo luogo a molto caldo di fu
titopafino.ouero dal tepido à quello ^ che da brine e ut
ti è trauagliatojkhe non poco à la fanità farebbe noio^
fo.Gli e poi di meflieri che quelle mcbra in guifafl did^
no luogo àfare di tutto l corpo lopera lodeuole , CT ac=^

concia^che non paia l artefice, hauendo poiio in una par


te ogni fuo fludio.hauerfi fcor dato de laltra . Ma liana
in tal maniera tra fé concorde uoli^che di quelle più to^

fio un intiero corpo co dritta ragione compoflo, che me


brifcparati e diuifi ne rifidti. Conuienfi anchora nelfor
mar de le membra imitare la natura . Cerche fi come ne
l altre cofé , cofl in quefrajafobrietà più eh ci fondo
fpendere lodiamo. debbono effer picciole le membra.et i
V edifica queUo^che^i dei ufare necejfarij.Perciò che fé drittamc

re da ne- te confiderì. ogni caufa d edificare da la necef^ità ha


cefitàha hauuto origine. Il commodo poilha nodritafufo Ihaor
hauuto natafinalmente di farla diletteuole ci uenne in penfie^
origine, YOyCome che ninna cofaJ?enche picciola faj^i fenz^ que^
fio. Sara adunque lafabrica in modo compofta, che niu^
na parte richieftaui gli fia di men0:,ue alcuna parimenti

teche fuperfiua fi giudichLNonuoglio però che tutte


con ugual mifura di lince e forma fi facciano, di manie^
ranche nonfìano in cofa alcuna difimili^ma alcune pia^
ccranno
.

LIBRO r* 1^
ter amo effendo maggiori, altre faranno più acconcie mi
nori, altre più aggrada che fiano mediocri, Lodcranno/i
queiìe fé fiano de linee dritte Mtre di piegate ^ altre di

ìuna et altra forte compone Jur anno piugratia^^pur


che sojjèrui qucUo cliiofoucttie ammonifco ^ che non fi
faccia un mojìro con le (halle ò con fiancl;i meno ugua^
li\efenza la giufìa propórticne.La uarietì neramente in
ogni cofagli da la gratia e (ornamento offendo però de
corriti» onde nte ugj.idità ne le parti difgiuntc compcfla
e fermata Jc cjualifc fconci amente CT duna tale difccrdc

Ucle contrarietà fa'^anno compofie:, fia tutta [opra liafì


meuclc e brutta-Efi come ne la lira quando le uoci acute
d le mezzane tra quelle e qu.cilc
grani s accordano, e le
fanno gioconda harmonia,^ un mirabile cf uguale con
cento 5 che fommamccnte diletta CT* intertiene gli animi:,

cofi ne le altre ccfc a:denc,che a muoucrc CT à dilettare


gli animi fono acconcie, Tuttauia in qucfìo, come po'^ta
il cofcume^il Commodore de ef^erti huomini la confuetu^

dine facciafi ypcr che in più ccfe il repugnare k la confue


tudincMcua la uaghczza^O" il confcntirgli non poco di
utile C7 ornamento (eco porta. Quando che i prr.dentif

fimi Architetti cefi paiono tefrificare^qucfia dimfìone ò


Dorica ò lonica^ò Corinthia , ò Tofcana effcr di tutte

commodifma, non che uoglia cjfere afiretto di trappor


tare ne topera mia gli faitti loro , ma affine che indi
duifati nuoue cofe cijiudiamo di ritrouare.per acquiftar
ne uguale, e fé gli è poiSibilc, maggior gloria, che la lo^
Yo non e fiata- bAa di qucflo puntahncnte al fio luogo
diremo, quando de la citta i fuoi membri, e come fiano ^ì

tufo conueneuolmentefabricatijparlcraj^i
e 3 Df le
DB i/a flCHlTETTVRA
Dr le colonne e murije di ciò óe i le colui
ne apparticnfi. Cap, io.

SEgue hora che de le murd bricucmentc fi parli. Md


non uoglic tacere dì cjucUo^cbe ne gli antichi ho no
tdtOyche cUi fommamcnte fi guardaro:io di non tirare al

cuna linea di fuori cojl al drit tocche con alcuna torta li

nea non svigcgnaffono intcrromperla.O' anche con aU


cuni cantoni diuiderla.e la ragione perche ciò [accano e
tale, che uolcuano con tali aiuti fare il muro più fermo,
dandogli ouc appoggiarfi,Y olendo de la forma de muri
parlar e, debbcfi da le più degne cofc pigliar principio,
QuePco luogo adunque ci ammonifce^che de le colonne,
e di ciò che 4 quelle appartienli parliamo , quando che
lordine de le colonne, altro m e che un muro in pia luo

Chcecfa ^oi aperto. Anzi uolendo di^tnir e che cofa fia colonna,

e colÒna. ^'^^ quella cffer una ferma e perpetua parte di muro eie

uatu da terra per dritto alpiombino^anzi fno'à la cima,


per fojìencrc il coperto. Kecofain tutta t Architetturd

troueraiychepcr opera.fpefa.e gratiafì pojfa à le coloni


ne preporre Sono le cclÒne ueramcte tra fé dij^miili .ì^oi

^ui la fimilitudine ,chc ingenerale mafimametnc conuic^

fi narreremo, ma la dijferentia.che è ne le /pecie , altroi^


nel può luogo dirafi. E per cominciare,per cofi dire , dd
le radici, che fono à le cotone il fcndamèto. Fatti ne lard
i fondamenti uguali Jìcbbero per coftume fopraedifìcarui
un muretto che noi picciola ara-Altri guanciale chiama*
no. Sopra il muretto la bafc fermauano ^ fopraponcndout
la coionru.fopra laquale coUocaHano il capitello. Et erd
quella u loroformaichc ogni colonna difetto al mezzo
fufic
IIBROI. 20

fuffe graffalo' dct indi in fu fi rìfhrmgcjjc / fujfc ne! gof .

foun pici: più che nel fonile di fopra . Io crederei k co^


lonnx da principio dfoJìencre ti tetto efferflata trouata.

Veggiamo poi gli humuni fludij -l que^o ejfer ucnuti^che

defiderando di acfuifru^e cofe grandi, quantunQue jiano


tnorta!i,di fare le lorofabriche eterne CT immortali s'in A cJie

gegìiarcno u lor potere. Et però fecero le colonne Jtrauiy effetto e

i pareti CT / tetti di [odo marmo. Gli antichi Architetti tr oliata

k dijporrc tali cofe, la natura imitarono^non uolcndopa^ la colon*


Ter e che dal commune ufo d^edificarejìfcojìajjero e però na*
di questo furono fommamentejìu diefi, che fuifero le loro

opere, Cy' ^ l'ufo commode e ferme, e dafÌ>etto gioconde.

La natu'a primieramente le colonn: rotcnie di legno ci


diede, e dipoi in alcuni luoghi s'incominciarono ai ufar
quadre . E però quanfio m'auifo uedendo ne l uno e "

l altro capo de le colonne di legno effer polle annella di


ferroso di metaUo,affinc che non fifenieìfero, gli Achi
tetti nel piedeje colonne di marmo un largo anello, come
una fafcia intagliarono , la quale anche da le goccie che
/jyruzzano la difendejfe , e parimente di fopra una fa^
fcia foprapojìoui un cerchio xomc la colonna di legno ui
dero fortificata. Ne li ha/i de le colonne queflo ojjerua^
rono chefujfero difotto con dritte lime, e dritti canto^

ni terminate, e la parte di fopra a la forma de la coloni


nafrifìringeffe.offcruaronoanchorache la Bafc fujfe
per ogni uerfo più, larga che altane che quella fuffe aU
quanto de la colonna più larga , e che la parte dirotto
più che quella di fopra fuffe ampia, 'G' che'l murofotto^
poflouipiu che la bafe per ogni uerfo fìfiendejfe , CT il
^ondivnento più che quel muro piccolo largo faceano, e
e 4 fopraponendo
DE LARCHITETTVRA
fopraponcudo qucHe cofc una 4 ldtra,fempre al dritto
del piombino le rizzarono dal centro . Tutti e capitelli

in quejìo s^aljomigliano, che ne la parte di fotto i for^


ma de la colonna fono rotondi, ma difopra quadri ^facat
do però che la parte di [opra di quella di fotto jìa più
larga.Et quefìo fia detto de le colonne. \l muroàpropor
tionc de le colonne faraf^i alto e fé lo uorrai quanto è U
colonna co'l capitello altajnnx!zare lo dei fare di queU
la grojfczza^che è ne la ba'Ja parte la colonna . QuePto
€tiamdio ojferuarono che non ui fulfe colonna, ò bafc^ ò
capitello ^ò muro^che à gli altri del fio ordine non fujje
inogmfua parte fimile per altezza e lunghczza.c final
mente in ogni fo: ma e mifura. E come che/la tiitiofare il
muro più fot t ile ò più groffo^piu baffo ò più alto del con
uencuc!e,uogl:o tuttavia più toRo trafcorrere in cucii cr

rore.chefe ne poffa leuare il fouerchio,che che fia bifo^


gno aggiugnerui . Sara utile non tacere de uitij , che ne
gli edificij pojfono accadere :,affi ne che fìamo più pruden
ti. La fomma lode è d'ogni uìtio mancarc.Et io ho auer
tito ne la chicfa difm Pietro in Kom a, come fi puh ina
nifcftamcn'-e nede e eifer jìato con poco configlio fabri^
caio y che fopra Jpejfc e continuate aperture un molto
lungo e largo muro è fabricato fenza fortif catione d'ar
chifinzafofleg'io alcuno >et il che fi douea bencconfide^
rarc,cjfa ala del muro con troppo /pejfc aperture , uà
molte in alto , e contra lempitj degli aquiloni uenti e
pofta à rcfijìcrc.tnie è auuenuto , che da principio per
continua molcflia de ucnti.piu de fci piedi da lafua drit
tura fia piegata la cima. Et ho per certo che a poco tem
pò .ì uenire con picciolo mou,mcnto ella debba cade'' e.

E/è
y

L I B R O I. 2f

B/V dd trdid chi coperto fomentano non fuffe tenuto

dritto il murOyHo e dubbìo.che hauedo cominciato d pie


garlìrhoggimdi cddcrebbc.l^cn debbo tuttauia bia/ima^
rei Architetto, il(]uak dal luogo e daljìto aflrettofi die

de k crcderexhcH monte oppofto da ucnti lo difcnicfjc,


tuttawa a mio gìuditio le ale di quel tempio uorrebl?o*

no ejfer più ferme ;, CT più fide-

Quanto i tetti CT d gli hahitanti ^c^dk altre parti de


l edifìcio pano gioueuoli^ e per che difua natura fono
di più maniere ^con uarie figure fannofi. Cap, lu

LYtile 5 che CI nafce da tetti e di tutti il maggiore


perche nofolamétc àgli habitàti glouano^caccian
done la notte humida la pioggia, e fpccialmente lardore
del Sole, ma etiùdio tutto Vcdifcio da ingiuria difcde.Lie
uà uia il tettoMarcirafA la ma^eria^roumcranno le mu^
ra,s"apriranno i lati, e finalmente tutta lafubrica d po^
co d pocofcioglierai^i. li fondamenti ifìef^i (il che forfè
itlcuno non credcebbc) uengono dal tetto foilenuti nel lo

ro uigore.Non fono rouinati tanti cdifìcii con ferro òfuo


go 5 ne da mano nemicalo da altra difgratia , quanti per
ciò fono caduti , che per negligenza de cittadini, di tetto
fono flati lafcia ti nudile arme neramente de gli edifìcij I e arme
contro le ingiurie^CT empito de fortune fono i tetti. E pe degli edi

Yo ^appare che i noftri maggio i^e ne l altre cofe , CT in fìcij fono


qucfìa prudcntcmcte facefjcroj quali uoìfcro tanto hono i tetti,

rare il tetto , che ne l'ornare i tetti quafi tutta larte de


gli ornamcii pofero.Ver che ucggiamo i tetti di metallo,

di uetro^c d'oro con traui d'oro fojfitadti e lame indora^

te
D« LARCHITETTVRA
tefabricati.a' apl^reljo di corone fiori, e fiatue fcòlpiti^
€7 uagamenfe lauorati. Alcuni tetti fono al fcoperto^aU

tri nò. Al [coperto fono quelli fopr a i quali nonficami^


n.i,mafolamcntc à cacciare la pioggia fonofa'^ricati^no
fono alfcoperto i palcbi^c le uoltc intermediale , con le

quaifafi.chc quaji fi foprapoga un edificio ad un" altro»


in quefti adunque aueni\i,chc clli ci le parti difetto fia^
no per tetto , cT ìi quelle difoprapcrfaU uagliano.Md
di qucPti palchi queflo acconciamente chiame, emo tetto,

chefopral capofificde.e cuopreci^c potiamo anche chid


Vauìmen marlo cielo . Ma quello fop -a cui fi cantina, pauimento
to, uien detto, Se^l tetto alfcoperto fopra cui pioue fi debba,
chiamare pauimento, altroue diraf^i . I tetti alfcoperto,
come chefìano una fuperfide , nondimeno non faranno
ugualmente fopra l pauimento auicinati, anzi uerfo alca
tju parte fiano pendenti , per mandar gili le pioggie più
acconciamente. Ma i tetti al coperto debbono efiere pia^
iù,e dal pauimento oue foprafianno ugualmente fcoPcati,
Tutti e coperti à mifura de Lara e de le mura, che cuo^
prono4cbbono con linee e cantoni efier fabricati. Bt ef^
fendo di uarie maniere gli edificij, altri di torte linee aU
tri di dritte, altri di quelle e di queile mefcolati.e di fimi

le manierajndi auicne, che molte uane forme di tetti et

fìano nafciutc , quantunque i tetti per fua natura hanno


tra fé uarietk alcuna , de quali altri hemi/pherìj cioè di
mezza uolta.altri con uolta continua, altri con uolti di^
nifi, altri con più a- chi fab ic.\ti Ma che che fifia,ogni
.

copo'to dcbbe ejfcr di cotal forma, che egli con l'ombra

fua cuopra e difenda il pauimento , e da tutta la fua fa^


Lapiog^ brica m cacci la pioggia. Per ciò che la pioggia fempre
^ •^'iocere
LIBROI» ZI

i nuocere dpp^tcchuta,€^ ogni picciolo buco gii hd~ gid fcm^


è

fla ad entrare , quando che cUa per cffcr fottilc/oru con


prc k imo
tu molitic infctta.coi continuo difcorrere ogni uigorc eoe è

del tetto macera, e finahncte tutta lafabrica inicbojifce prontd*-


( rouina . Ver tale caufa prouidero gli Inerti Architetti
di dare a le pioggie un i_fp edito fcendcre diJ}^o?ìendo che

l acqua in niuno luogo fi potefj e fermare , ouero andare


in luogo 5 che potejfe dar noia . Onde ne i luo^iù di neuc
abbondeuoli uolfero , che i fero ne la
tetti fuf cima molto
aitile co acuta puta, ajfinc che meno ui crcfccjfero le ne
uijCpiuagcuolmente ne fcendeffero . Ma ne i luoghi pili

caldi.meno inchinati tetti fabricarono. Glie tuttamad'a

ucrtirCyche quanto in uno intiero tetto è pofìbile.hauu^

ta però de lefine^re e de le mura confideratione , tutto

V edificio per lungone largo in modo fi cuopra^chc la grò.


dena in niuno luogo bagni le mura Tacci afi anchora il
.

tetto in modoyche egli non pioua fopra altro tctto.Deb^

beft att edere chcH piano de le tegole ò uno dire de i cor


pi troppo abhonderehbono , e ne l edifìcio fliUerebbono
no fcnza grandij^imo danno de lafabrica. Adunque oue
farà ilfpacio ampio.debbc il tetto in più parti effer diui

fo,e da più lati picuere.ll che^CT à bellezza, & à corno


dita è accodo. Se auenirà.chepiu tetti slubbmo à por^
re in un luogo, congiungafì tetto a tetto in guifa, che chi

èfottoH tetto , poffafìando al coperto andare per tutta


la cafa.

De le aperture degli edificii,cioc finefire e porte,

V altre , che non aprono al tutto il muro^


€ delloro numero e grandezZd.Cap,!!,
DE LARCHITETTVRA
R'EJìa che de (apertura fi parli Souo due maniere
^ ^d'apertureyaltre à la luce^cy 4 / twiti , altre 4 gli
mere di habitat ori, CT à la robha danno (entrata e l'ttfcita . Le
aperture jìnciìre 4 la luce feruoncJ,e porte , lefcale, gU/pacij tra
le colonne a la robba.E quelle per le quali l'acqua.CJ' il

fumo paffa^come pozzi. acquedutti , e de caminila can^

na y la bocca del forno > e/piragli, fi nomano aperture,


ogni parte de la cafa haueràfineé'h'e , per le quali l'aria
entrando,^ ufcendo nnuou:ifi , altramente marcendofi
darebbe noia.'Dice Capitolino hi^orico,ncl tempio d'A^
pollo in Babilonia una cajja picciola d'oro molto antica

ejfer ftata^da la quale aperta un pefcifero uapore tiufci,

che nofclo chi erano uicini uccifé :, ma etiamdio tutta la

Afa fino à Varti empi di pefci lenza . 'Leggefi etiamdio


in Marcellino hiÈÌorico, che a tempi di M. Antonio e di

Y errebaccheggiato in Seleucia il tempio , e portatone

dhpoline Comico la fatua à Koma.trcuarono ifoldati


un picciolo buco da indouini Caldei chiufoCT hauendo^
lo per defiderio di fare bottino aperto^nufci un peiìife^
ro uapore, e di modo attroce^e furibondo:, che da confini
di Verfiafino in frauda tutto Ipaefc dig'ieue e morti::

fera pcMcnza ne fu macchiato, fu adunque nccejfario.


che cgniflanza haueffe lefneftre:, e per riceuerela lu^
ce,e per rinouare faria,ma che ad ufo del luogo, e quan
to del muro compo:-ta la largii ezza fiano accommoda^
te:>che ne più ne meno di luce piglino, ne fiano piu/pejfe
Ouefì ò rare di cucUoòe ìufo ricerca. Glie di bifogno confide
pongano rare apprejfo ucr quali tienti fi pagano le fine^re. Cluel
le fine- le che uerfo aria fano fi uoltano , // poifono da ogni lato

fi'C» fare capaci^ CT ampie , E giouerà aprirle in guifa^chel


uento
L I B R O I. 13
ueto^hc uifoffia de gli habitatori i corpi circodi.E quc
fio /pecialmcte hauerà effetto fé de le finestre le fronde
:,

faranno in guifa buffe ^chc tu poj^i ucdere chi m per uia,


CT" effere du loro ueduto. Ma le fineftre k regione di me
nofani uenti uoltàte^cosìfcirdinofi.chefuno di quÀta luce
fa mefìiero capaci ^ma no di più. Tifar anofi alte , affine,

che à uenti $ apponganocele no tocchino i corpi.Perchc


cosi no barano uenti^à rinuouare lana accoci,pure,pcr
che far ano rotti^io gli giudico nociui meno.Cofìderifì ap
prejfojche Sole entrerà ne la cafa.et accomodadofi à eia
felino,faccianofi più ftret te le fineftre ò più ampie . Ne le
fiaze da €Ìii:,gradi per ogni lato, Se farano fettctrionali
ò da mezzo dì :>
gìoua di porre baffe e picciole fineilrcy
quando , che quelle più ampie , maggior uento pigliano
quelle da minori raggi uengano offefe, Et harrà queiìo
luogo dal continuo lampeggiar d^ attorno del Sole affai
luce joue più toUopcr tombra.che per la luce concorro^:

no gli huomini . Ne leflanze del ucrno facciafi lefene^


fire al dritto del fole ^ fé non far anno dauanti occupate,
ma facendole alte non così facilmente pigheranno i uen
tij quali non potranno per dritto foffiar e ne le perfone,
che ftar anno in piedi- Ma douunq^ uuoi pigliare la luce,
deifaperCyche da qucUa parte l barrai più J}>edita,oue il

ciclo non e impedito , Niuna apertura ù pigliare la luce

fatta debbe effer al palamento uicina , quando ;, che con


gli occhi non con piedi fi uede la luceiV auiene che flati
dota alcuno innanzi Mluce fi faccia minore^ CT // luogo
ne douentipiu ofcuro,il che non auiene pigliando la luce

da alto.Le porte come le fineftre fecondo la frequentia. Verte

V ufo del luogo maggiorilo minoriJn maggior :,ò minor


numero
IX DE LARCHlTfiTTVRA
numero fi facciano Mu io ueggo quefto ojjeruarfìsche ne
ipublicki cdifìcij pili aperture de tuna.e t altra maniera

fl faccino.
onesto ne mamfeilano i TheatriJ quali fi uo
gliamo conjìder are fino tutti di aperture ^^efcale^e maf^
fimamente di fineilre e porte . Le aperture debbonfì in
cotaiguifa dijforre , che negli ampij muri nonfifac^
ciano picciole fine Pere , e ne più ftrettijionfiano minori
di quellOyche lufo ricercaci quePcc aperture uarij lineai

menti fono lodati, ma gli huominijpcrti^oue è putto pof^


fibile/olamente quadrangulare e dritte linee hanno ufa^
to^^inalmente tutti a quello s accordano, che à la gran^
dezza de t edificio, et a la figura tali aperture fiano prò

portionute. Le porte più aite fannofi^che larghe . E che


le più alte di due cerchi cotinuati^Vunofopra t altro fid^
no capaci, ma le più baffe fiano più alte un Diametro di
quel quadro j dd cui lato fafii la larghezza de la foglia

da baffo. Con uienfi porre iui leporte.oue quanto è pofii^

bile, per tutta la cafa facilmente fi poffa andare . ìlab:^

biafi etiamdio de la bellezzd confiderationc in queile


aperture, che offeruata conueneuole grandezza quelle
da man de fera à quelle da man manca corriffiondano,
V cifro y che lefine^rc e le porte fuffero di non ugual
numcrc,ma in cotalmodo poile^che quelle da i latifuf:^

fero uguali, e quella di mezzo maggiore. E da quefto fom


mamente fi guardauanO:,che non faceffcro lafabrica più
debholc,e però lontano da i cantoni, e dal luogo ouefot*
togiaccanc le colonne, metteano le aperture , eleggendo
lucghi uer amente oue era il muro più debbole ^U" àfo*

flencre pefo meno forte. Olferuauano anckora, che più


parti del muro da terra final tetto fenz^ aperture fi le
uajfero
t f B R e t, 24
UdJJcro al dritto . E«w' una forma dapcrtwc i lepnf*
fi)e,CJ' d,U porte fimili j fuori che non al tutto pajja il

tnuroy ma comefcafe, ò uuoidire nicchi, 6 ìncauature 4


por ui imagi ni, ò flatue fono comode. Otte quefie.e quan^
to/pcjfe,e grandi porre fi debbano, à (bora punt almeno
te di-'af^.i ^quando di ornare gli edifiàjfi trotter k^ quan^
tunqueyZ:X àfare minor /j>efa,CT à la uaghczza uoglia
no i che meno pietre , e calce a fare il muro fi confumi.
CXuefcofolamcntcfacciafipcr l'utile^ ò ornamento^ che
tali nicchi fiano di numero e grandezza conueneuoli.Zf
4 lefincftre del loro luogo ajjomigliati, lo ho comprefo
ne le opere de gli antichi , chen tali aperture come che

fiano 5 le maggiori la fcttima parte del muro occupano,


le minorila nona'.O" ijpacij tra le colonne ^tr a le aper^
ture sannouerano . I quali per Ut uarietà de gli edificìj,

fannofl di più forme. Ma di quefci più partitamente di^


rcmojoue d edificare fé parler afi. Quiui
le cine ha baRi
uer detto ^che tali /pacij in cotalgidfafi difrangano ^che
prima attentami te à lordine de le colonne:,che àfofiene
re lafabricafi rizzano habbiafi t occhio ^che nojtpoga
no piufottili ò più ra)'e , che de lafabrica ilpcfo ricerx
ca^nepiufode òjpcjfeji quanto e coucncuole, che à por
tare cntì'ole co
fé neceffarìe fiano larghi i ffacij.CT d ti*
fo d'ogni ftagiom ijpediti. Ma
faranno le aperture di uà*
ria forma come k colonne rare òjpcjfefcno po{le . Pcr=s

che a kff^effe colomie un traue^a le rare un'arco fi fopra


ponc^ma in tutte le aperture, che gli farai arco , dcbbe/l
aucrtire , che queUo nonfia minore dun mezzo cerchio,
aggiuntaui la fettima parte del mezzo Diametro La .

^ual mfura fecondo gli huomini Jì>crti i al durare lunga


mente
O E l'a RCttlTETTVRl
mete comodifirnUj ma tutti gli dtn axhi giudichamo i
fbfcencre il pefo ìhcìio idonei;, CT à la rouina più acconci.
Giudichiamo oltre ciò il mcKZo cerchio cffcre uìCarcho^

che di corda b d'alt'o aiuto no ha bifognc^pcr che gli al


tri tutti ò di corda o di cotra'àj pcfi fono bifognoji.fe no
che da fé mcdcfimi s'aprono ò uanno à rouina, No.^ ta^
cerò ciucila notcuole.CT' eg-cgia opera, che appo gli an^
tichi ho ucduto CT notata^cotali aperture.^' archi de le

teiiuiini ejfcrc in guifa da quelli ottimi Architetti poiic

ne tempij:, che leuandone uia tutte le colonne di dentro,


tuttauia la aperture degli archi , e le tefcudini de tetti

nonfipiegcino.ne cadono x questo auicne, per chc'l mu^


rocche gli archi fofiiene fno k terra continuato fa co mi
rabile artificio , e da pochi comprefo , che l'opera fola^
mente appoggiandofi à gli a-chiflia forte. Et ueramente
ejfendogli la terra in luogo di corda , ò catena . Per che
non debbono gli archi in perpetuo durarci

De lefcate, C uarìe maniere di quelle , e del numerose


quantità non uguale de gradi. De ghf^acij interpol
fiijcljito del camino^rj' ufdta de le acque 4^ la can
tia del camino,di condurre le acque^d commodofor
maj€ fito de pozzi, e de lefonghc, Qap, 13.

NEÌ porre kfcale in luogo conueneifole, molto har*


rai che fare,fe prima con maturale prudente con

figlio non eleggerai il più commodo.Vcr che in cgmfca


la è di militerò fare tre aperture , Vna è la porta > per
oue à la fcala fi monta}' altra è la fineiìra^che a dare In
ce à ìg^radi è bifogncuole ^ la terza è lapertura, per la
quale
LIBRO I. 25
^ujik ndpauimcnto difopra cntrafi . E pero dicono le

fcale efferci impedimento, che meno puutalmente lefa^


briche fi dcfcriunno. ^'^a chi non uuole da le fate uenire
impedito, non imt>edifc4 le fcale^anzi proprio e determi
nato Jp atto à la fcaU ajjegm.per oue libcrametefinofotz
pral tetto fi monti, ne ti paia nuouo che tanto Jpacio uc
ga da le fcale occupato. Et ini acconciamente fi porran
nOyOue meno d'incomodo ne ucnga à lafabrica-quatunq;
gli archi e uoti luoghi fotto le fcale lafciati à più como^
di feruonoMahbiamo due maniere di fcale .l^on parlo di
queUe che ifoldati ne lejpeditioni à pigliare le citta ufa
no. luna e per laquale non per gradi^ma per una uia al*
quanto erta yl altra oue per gradi monti amo. Cojhmaua*
negli antichi fabric are quelle me afcendenti,c:X quanto
era pofìbile facili e bajfe.Ma.come per le loro opere ho
notato ^qui Uà giudicarono molto comoda^laquale in gui^

fa fuffe fahricata^che la linea per t altezza fujfe di quel


la giacente per longhezza la fefla parte . Voifero ne i

gradi che non fujfe il numero parijpecialmente ne i tè^


pi, onde aueniua che col pie dritto s'entraffe nel tcpio.

ilche glipareua che faceffe la religione maggiore. Et in


queiìe ho coprefo che i buoni Architetti ojfcruarono di
non porre oltre 7,0 o.^adi continuati Jmitando forfè
de i pianeti ò de le citta il numero Et a queiìi gradi d
.

j.ou^ro a ^.diuifi mettcuano un picciolo f}>.uio, affine


che i deboli eflàchi la fatica del montare ripofandoji te.

peraffero,^ accadendo che per difgratia cadeffero , gli

fujfe oue fé) marfi luogo,che nò uenijjero fino in terra*


io parimente comendo che fìano ne le fcale ifuoi/pacij,
€ che lucide V ampie, quanto concede il luogo fi faccia^
no^ValtczZA decadi uoleam che fujfe no meno duna
d fcfia
Dfi larchitettvra
fefld parte d'un piede ^ne più di tre quartine di h'ghez^
za.ncn meno che un piede e mezzo /x piti che due pic^
di. Quanto meno fcale e più [frette ^ faranno ne ledifi^
cio.tanto più commode le giudichiamo. Vufcitadcl fu^
mo e de l acqua debbe ejjere ej}>edita:,cdi modo tirata in
fuori, che non pi, fermino. nj fopr abbondino, non macchi
no, non offendano ^no diano à l'edificio noia. Glie di mc^
fliero leuare alte dal tetto le canne de camini , e da ogni
materia fcojìarle, affine che 6 dafcintilìe ò dal caldo no
fi raccenda ò traue ò palco uicino.l condutti de le acque
debbofi fare vi giufa,che rodendo b bagnando niuno dà^
no facciano a [edificio. Ver che fé tali cofenuocono, ben
che poco,tuttauia .ì lungo tempo per lo continuo rodere,
daneggiano fcmmamete.Ho poi coprefo che gli Archi=^
tetti peritifimi in quefii acquedutti hàno ojferuato, che
lepioggìe cuero slongando i cànoni di modo po'gejjero
infuori,che non bagnaffcro chi uiene ù laftanza, ouero
ne iegornc in tal guifa le pigliajfero , che ouero ad ufo
degli huominile raccogliejfero ne le ciiì:erne,oue^
Yo à laua e uia le brutture ad alcuni luoghi le manddffe

rofenza offendere de gli huomini le nari 6 gli occhi . E


parrai che fuffero k quefto fommamcte fludiofì che lac^
qua piouuta lontano da l edificio cacciajfero , e per più
altre caufe,e f^Kcialmcnte acciò che^lfuolo de lafabnca
non fi bagni. A queho etiaiio ucggo che hanno ftudiato,
che mctteifero le aperture in luogo, ondeìutto [edificio
ne piglia]fé maggior commodi. i pozzi per mio giudi^
tio ne la più ampia parte de la cafa fi facciano, non oc^
cupando però e più degni ffiacij, CT ad altri bifogni pni
acconci. ¥J uogUono i fifìci che l acqua fia più parafe i

pozzi faranno alfcopcrto.Ma in qualunque parte de Li


cafd
LIBRO II. i6
cafa pf^^.no pozzi b acqucdutd, ouero qualche acqua
ò kumorc hagncr^tjuifa mcfiicro che [uno aperture, ac
cloche u^ entri Varìaxhc gli humidì uapo'i del puuimcn
to ficchilo' d uento fojfiàdo gli cacci. Uahbiamo jhi ai
bora de i lineamenti, de gli edificij , che à tutta l'opera
s'appartegono brieuemete detto notando di ciafcuna co
fajiche hal^t k parlare la gcneratione.Uora de l opera,
€ de lafabrica de gli edificij h abbiamo a trattarle pri*
ma de la materia , e di queUe cofe che ad] apprejìare U
mate) ia fono bifogneuoli,

IL SECON DO LI BRO
DI LEON BATTISTA DE GLI
ALBERTI FIORENTINO
de l Architettar a, oue de la ma^
iena trattaji.

Ko fi debbefciocc amente dar principio ad edificare^ ma


prima fa mejliero quale e di chegradezzd debbi effer la

fabrica uolgere co V animo. Dopoi fatto no folamcnte il

dilfegno ò la pittura jna compojìo con tauolctte ò altra


cofa un modello di tutta l opera e di ciafcuna parte le
mifu e.co^l ccfglio di eJ}>ertihuom:ni4cbbonlì elfamì<
n.rc.affine che poifattatopcra^no te ne penti, Cap.i^

ARMI che niuno/i debba fcioccames


te porre à /pendere ne l'edificare per
molte ragionile mafimamente per no
macchiare thonore e buona fama. Ver
che fi cerne lopcra bene condotta^tut:>i
d 1 ti queìU
DE LARCHITETTVRA
ti (judlì commenda , che in cjuclU opera alcuna òfludio
pollo hanno , cofife uifia alcuna cofa, che de (artefice
la poca man:fera , la lode CT // nome di lui
cjp cr lenza

fafii ofcuro .Et fi


ueggono troppo bene le uirtu CT ut*
tij ne le publichc opere, ne Icquali non fo per qual ragio
ne, più ageuclmcntc ciòcche u"e di uitiofo fi mamfcjìa à
^It ochi noflri.che quello, che ornatamente e con mjfard
è condotto à pcrfcttione.ht i cofa mirabile onde auen^
gauche auifandoci la naturale detti cf indotti ne le ar^
ti e ragioni de le cofé ciòcche u'c di uitiofo ò lodeuole co
prendiamo difubUo.'Et hahbiamo il uedere , più che gli
altri fentimenti d giudicare di quef:o uchcmente . Onde
ctuienc che
fé cofa alcuna, ne laqualefìa alcuna curtcz^
za^di/parìta òfopr abbondanza , ò alquanto di uoto.b
altramente fconcio.ci fi para dauanti, incontanente fia-
ino commoJsi,e migliore forma gli defideriamo,E perche
quciio aucnga non tutti fanno afiignare la ragione , co^
me che ognuno affermi cotal opera doucr ejfer ammé
data. Ma con qual ragione s^habbia a far quefco, no tut
ilio potranno far chiaro , perche glie d huominijperti
vfficioXonuienfi i prudente e fauio huomo hauer pri^
ma confiderato puntalmente,c conchiufo nei animo il

tutto, accio che nel fare l opera, onero poi che e compiu*
ta non gli auenga di dire.quefco non uoleua io. Et è mi
rabil cofa quanto gr anifimo fupplicio de la mal condot^
ta opera ci fcgua.Perche confuccejfo di tempo compren
diamo Ìerroifc,che con poco gmditio e confideratione ha
ueuamo cominciato OndefaJ^i che onero de terrore
. in
perpetuo ci pentiamole non fi annulla 6 amcnda, onero
fé lafabrica ne uicne rouinata ^ del danno CT doppiata
Ipcfa
LIBROII. Ij

l^cfd carichì:,e dì leggiero giudìtio CT inconQantia jìtu

mo hiafvmti. Afferma Suetonio che Giulio Cefar e Itfa^


brica dufondamcti nel femorefé cominciata^ e congrui

Jpefa compiuta, perche à l'animo fuo non ag^adiua ro


uinò.Ne laqual cofa anche appo noi è di uituperio de^
gno.S alcuno quanto a l'opera e bifogneuole, non haura
molto bene penfato^ouero fé forfc per leggicrezza te bc
fatte ccfcgli comincìeranno à uenire in odio . E pero il
\l coftume d antichi edifcatorifcmpre mi piacerà, che
nonfolamente con dijjcgno e pittura , ma con modelli dì
tauolette ò altra materia fimile di tutta l operaie di cia^.

fama parte le mifure^co l giuditio dcjpcrti huomini una


CT un'altra fiata eì] aminiamo, prima che diamo princi^
pio à cofa, oue Jpefa, ò penfiero fé gli ricerchi Potrai .

nel fare i modellile la regione iljìto,de tara iljpacioy

de le parti il numero e l'or dine, e finalmente di tutte le

cofe nel primo libro dette,la ragione CT conformiti ue^


dcre et confederare. Q^uiui potrai fenza biajìmo aggina
gnere,minuire,mutare,rinouare,CT' al tutto rouinarc U
fabrica: fino che a giusta mifura CT ordine Iharrai con
dotta. Aggiugncui poi che più chiaramente faprai quan
ta debbia cfjcr la Jpefa,il che non fi debbefprezzarcco

fi derata col giudi t io defabri la largjxzza, (altezza, il


numerosi fpacio, la forma Jajpecieja qualità di ciafcu
na cofa quanto fé gli conuiene. Ver ciò che haueraf^i de
le colonne de capiteUì,de le bafi,de le cornici, de i tetti,

de Pintonicationi,de pauimcti,de le fiatue la ragione più


chiara e più jpedita. Mo« mi pare di tacere quello , che
al propofto j-a fommamente,non conuenirfì ad Architet
to^lquale di mofìrarc la ucrità fi ftudia,produrre model
d 3 U
M
D H L*A R C H I T E T T V R A

// imb(U(ttati , e cCoperd uaghi , perche appartienfì ad


ambitiofcxhc negli j. gli occhi de ngiurd^fiti àft ritrae
herc^e ricchumarc r altrui animo da confiderare le par
tiyÌL cotnmendare V artefice. La onde uorrci chefiprod't
cej]ero i mod(Ui non con diligente artificio copiuti, tcrfì

e politi, ma midi e [empiici riC i eguali de linuentore Pin


gegno.non la mano dclfM'ofi commendi. Tra il dijje^

gno del pittore e de l Architetto gli è cotale differenza,

che quello le eleuaturc con ombre e linee, e con cantoni


Jpczzati s'ingegna di porre in mcjìra . V Architetto
Jpr ezzate le ombreje eie nature dal deftgnato fon dame
io ti mette innanzi 'Et i]i>acij e figure di ciafcuna fac*
data yC de lati con certe lince e uè. i cantoni dimofìrOy
come colui che uuole l'opera fiu , non con app^ventì li^

net, ma con certe e determinate mifure cfficr notata. Cefi

fa mcfidcrofa-e di tal guifah mcdsUi , che prima tcco.c


poi con più altri gli habbi diligentemente ejfaminati.O'
una V un'altra fiata confidci ati di maniera,chc no fta
ne lopera cofa alcuna, benché mìnima Ji cui l'edere
qu<ditk CT 4 che ufo dlafia accccia^no ti jia manifefìo,
E Jpecialmente de i tetti la ragione O" arte debhcfi ha^

Tetto* ^^^^'^ ^^ pronto. Verche'l Tetto per mio auifojifua natu


rafu la prima parte dì fabrica,che gli huomini per loro
ripofo:,^ad altre bifogne fecero di modo, che non nic^
gano r.on pure il muro, e ciò che con quello lieuafi in aU
tOyma le cofc anchora che fono fottevra per il tetto ejfer

fiate trouate^ccme i coduttìà pigliare e cacciare le ac^


quexhcda pioggie e da fogne ò fimili caufe ucngono.
Ma io per lungo ufo di tali cofé ammaefiì-ato, compren^
do quanto fio. malageuole condurre àfine un opera, che
uip4
tu fin de k pxrti U commoditk k U dignitìy<::T à U gra^
tia cmg!U'ìta,cioc che ne le altre cofe uengano commctt
d^e , cT hdbbuno ornata uarietà de le parti , quale U
proportio:ie,e gìufla comcneuolezz^ richiede . Gli e in

uer cofa no piccola condurre cjuejìo ad effctto^ma con


habile accommodato,conHeneuole^(y acconcio tetto cuo
prirejpermio auifo folamcntc di fiicgliato e circojpet
to ingegno operatone poi finalmente Àte^ À gli altri

Jpcrti tutto l modello de l opera piacerà di modo,che no


ni babbi dubbio alcuno.jie cofa.ouc di muta^'c conjìglio ti

fia nel penfìero , pu.e ammonifcoti che per uagoczz^


d^ edificare ^non t agretti a cominciare yroiànìido gli an^
fichi cdificljyò facendo ì l'opera grandij^imi fondamene
ti pliche poco giuditiofì artefici fogliono fare. Ma fé uor^
rai in quefto ubbidirmi^ fopraflarai per alcun tempo fi::,
no che Id prcfente complxcentia de (ingegno fi raffrcd*
di:,oue poi riuedendo il tutto,pofìo giù l'amore del pro^
prio trouamcto con più temperato configlio più cofide^
ratamente potrai giudicare, Vorta il tcpo 4 tutte le im^
prefe molti auifì.per i quali più cofe^che non haiieuipo

tuto uedere.ti fi parano innanx.i*

ì^on fi tenti opera alcuna fopra il potere nofìo, ne fi


cotrauenga k la naturarne folamente dei confiderare
queUo che far puoi ma che cofa fia conueneuole , cf
oue hai ordinato di fabricare. Cap, z.

DOuendo confderare i modelli , quelle ragioni hai


à porti innanzi ^ Primieramente che non tenti
cofc che 4 k humane forze no fiano pofiibili.e che no pi
d 4 g^^
D E l'a RCHITETTVRA
gli ùfare opera akunctjucjtulc .ì la natura de le cofe re

'datura, pugni. Quando che de la natura la forza, come che a le

fìate,poJhui un contrapcfofia irapcdita.CT à forza dal


fuo corpj ritrAtta,clla pure è di cotal ma!ìicra,che tutto

ciò che le refifìe^e da noia, fuolc abbattere e cacciare da

fé. Et og'ìi cofa contro difc ofdaatamente rizzata , con


lunga e continua rejiiìenza.col tcmpo^con taccrefcere
indebolìfce e caccia à tcrr:i. Qjiante opere da humana
induflria fatte leggiamo CT uedumo per niuna altra cau

fa non haucr durato, che che con la natura de le cofe co


tendcano.Chi non fi hejfa di colui ^che fatto con nauifo
pral mare un ponte di caualca-' fui mare diffegnana:
onero più tofio chi non ha in odio la fua pazzia. 1/ por=:

to di Claudio uicino ad Ro^ia,e quello di Adriano pref


fo à Terracina.opcre in ogni fua parte per altro eterne
tuttauia le ueggiamo già fa gran tempo ^chiufé con fab^y
bia ne le bocche, O' empiuto il porto ejfa'c del tutto an*
date 4 rouinaiiion celfando il mare di continuo di darle

noia e di dì in di diroccandole. che pcnftu chefara^ oue


(empito de le acque , onero de le rupi la gdeuerouinx
uorrai ribattere' ilchc elfendo cofi^dei aucrtire^ che non
ti metti a fare opera Jaf.iale con la natu'a de le cofe no

fi conucnga.Debbefi apprejfo confderare, che non pigli


alcuna imprefaj.aquale poi non pofÀ ad effetto codurre.
chi non hayrebbe biafimato Tarquinio de Romani Re,
fc i Dei ad ampli.tr e la citta non haueffcro fauorito.efe
nel crcfcente imperio lefaco'ta à cotal mag'iifica ope^

ra non haucjfe afufficienzafoccorfo.che ne fondamene


ti del tempio tutta lajpcfa de la f èrica haucjfe gittatof
Vi saggiug'ic poi che nonfolamcnte quello che parti di
poter
' L J B R to II. S <3
29
poter fure, ma che cofa più fìa conueneuok dei confidt^:.

r cere, io non commendo Kòdope meretrice di'^acrafa^


mopij^ima ^ fuoi tempi Jacjualc con fpefu incredibile, ca^
mifeche fé gli edifìcdffe un fcpoìcro. Perche cjuantuque
ella con arte me' etnei a regali thefori hauejje aìnmalfa^
toMttduia di regale fépoìcro non fu d^'g'ia. A tincotro
poi non uitupe- Artemijìa di Caria Reina.che al moU^
to amato e dignj^imo manto un magnifico fepolcro edi
ficòjCjuantuncjue in quefli anchora la modefiia comendo-
Horatio riprendea ìAecenateshe ne [edificare impazzi
uà . Ma io lodo colui :,che appo Cornelio Tacito rizzò
ad Otthone un piccolo^ma perpetuo fepolcro. E quatim^
que le prtuate fabriche la modefiia, e lepuhliche la ma^
gnificenza ricerchino ^comendafi. à le fiate ne le public
che quella modefìia^che ne le pnuate ufafì.Lodtamo so:^

Piamente di Pompeo il theatro per l'egregia dignità e Thedtro


grandezza de lope-'a,dcgna neramente di Pompeo e de di Fcpco
la uittoriofa KomaMa il furore d' edificare in Nerone,
eie fmifurate opererà ninno fono commendate, E pari=:
mente colui che a Pozzolo con opca di tanti migUaioi
dhuomini cauo un monte^non harrebhe egli co maggior
lode in più utile opra tanta fatica e ff>cfa coUocata.Chi
non biafima d Ueliogabalo la mofìruofa infolenza, ilqua
le hauea di/pofìo rizzare una colonna di cotal gi'andez
zanche per entro fi poi ef/e montare a la cima, per porui

heliogabalo Dio^à cui egli erafacroma no trouato cofi


gran fafjo.come che fino in T hcbaida nhaueffe fatto cer
care fi rima fé da fa e [opera. Oj^elìo etiàdio ui f d:bbe
aggiugnere^che no fi cominci opera alcun a, quantunque
utile e degnale facile da condurre à finejjauendo il tc^
DB LARCHlTETTVRA
pOyC le facoltà fuuorcuolì/c fia ella di talforte^chen cor
to tempo b per negligenza de gii heredi , ò per falcidio
de gli habitatori debba, mancar e. lo lafoj^a che con ga^
Ice nauigauafì da duerno fino ad Uoliia^a l^erone fa^
bricata^pcr pili ragioni uitupero, majìimamente che e
(gli per confemarla dcfideraua chcfuffc eterno e felice

t imperiose che i Principi nefuffcro uaghi • ìlche fendo

cofifia conucneuole à le dette cofe por mente, cioè-, che


cofafar noi CT oue.e chifei turche difabricare intendi.
Et haunto à la dignità, v a Info rifletto potrà thuomo
prudente e conjiderato edificare.

Comprefa da ciafcuna parte del modcUo di tutta la fa*

brica la ragione , debhefi da prudenti Architetti pi^^


gliar couftgHo , cofi fia manifeRo in che maniera U
Jpefa fi pofifoflenere prima, che fi dia princip>io alfa
hricare^CX potraj^i ciò che fa di mesìicro à fornir U
opera apprestare » Cap, j»

Notate queB:e cofé, e confideratekjjai i uolger ta^


nimo à le altre , fé fono ciafcuna
di queUc dritta^:

mente ordinatele nefuci luoghi acconciamente difficHe.


Et uolendofare un tale ejJctto,gliè di mefiicro,che fap^
parecchi, che nel confiderare quefce cofe, tu giudichi ef-
fer cofa biafimcuole^che ninna opera con uguale ffiefa, e
fintile ccmmodità più uolentie^ ifia guatata , e di mag^
giore artificio lodaU.Ver che non baila in cofafimile no
ucnir biafimato.mafa meftiero effcrcomendato,et hauu
to in tal conto, che ne sij da gli altri imitato . Eprr ciò

dobbiamo effer feueri^e molto diligenti explicatori de le

cofe
LIBRO It^ 3 O

co/è\ Martifcafi, che non uis'intrametta cofa meno uà*


gd € lodatale che tutte le parti ncU dignità^ e ne la gr^
tia fi corrijpondano in gmfx , che qiuknjue coja n'ag^
giugnerai, muterai , ò leuarai da l opera , quella fia pili

uitiofi,c biafimeuok . Ma di nnouo ammo:ufcoti, che di


tali cofc la mifura e lordine per configUo de lìcerti huo^
mini uuogH regolare, pigliando da cjucUi.che con puro e
dritto giuditio [appiano il meglio di[cerner e Verche per
fcienza^O' ordini di tali huomini più toflo, che per par
ticoUre defiderio,ò[entimcnto,[aratti concel[o,che otti
mefab'tche tu pol^i [are onero k
, le ottime molto fimilì.
Tinalmente glie bclUl^ima lode, [e Popera tua tienga da
Jperti Architetti commendata, ben che af[ai copio[dmen
te la lodano^chi no[m'io co[c migliori 4el che tu ne do-
uenti lieto, quando og'iiuno ne l'Èrchitettua tenuto [a^
uio le tue opere commèda. Cioua anchora hauer udito d
cuni,quàdo che à le fiate auiene.che t mal ejpcrti di que
fia co[a dicano qiicllo^che da dottifjmi non uiene/prez-
Zato . Ouepoi harr ai tutta la ragione de V edificio per
ciafcuna parte de i modelli attentamente confidcrata^ e
compre[a ingui[a:,che non ui rimanga co[a non bene co^
no[cmta^O' attentamente guardata, e pure hai determi^
nato dedipcare, e [ai onde pigliare per edificare il dana
ro, appretterai le co[e a l'opera nece[[arie,ajfine che cdi

ficando no gli manchi alcuna cofa, che da compire Vope


ra ti ritardi . E per che à[ornire l opera [a di più co[e
bi[ogno4e le quali cia[cuna mancandouiypuofì ò impedi
re la[abrica , ò danneggiare, farà co[a da prudente non
premettere alcuna cofa^che eÌ[endoui fia gioucuole^ò mi
cadoui poj[a notare, Dauid e Salomone Ke d'ilebrei do^
uendo
e
DE l'aRCHITETTVRA
pendo edificare in Gierufalemme il tempio , gran copia
doro e dd^gcntOydi metallo e di legnile di pietre appa^
ricchiaono , CT accio che non ni m.incajfe alcuna cofa^

che i la facilitale prc^ezzd de lopcrafujfe bifogncuo*


le , fcriue £ufcbio Pamfìlo , che da uicini Re molte mà^
gli aia defahrixpiu Architetti conduiJcro.il chcfomma
mente fi commenda. Ciuando che fai] aie più degnalo^
pera V autore ^ fé quello, che con artificio.
e più chiaro

mifura e fatto, anche in corto tempo fi faccia. Commen^


dano ifcrittori Aleffandro Macedone ^ il quale come ha,

Curtio , una gran città appoH fiume T and in fìtte dì

edificò. E Nabuchodonofi)r^che'l tempio di Belo^come di


ce Giofefo in quindeci di fece compiutamente , e che egli

pure in quindici dì babilonia di tre mura cinJe.Tito^hc


un muro poco meno di quaranta fiadij edificò . Semira^
mis che ogni dì unoftadio de le mura di babilonia fabri^:.

co e che ella à rifìringere un Lrgo (patio unpronfondo^

CT alto muro di fiadij ducente infette dì fece. JSl.t di ciò

altra fi xta diremo.

Che cofa per l edificio dehbafi appxBare , e che fabri

s'habbiano à eleggere^ CT à qual tempo à giudicio de


gli antichi Ji taglino gli alberi. Cap. 4.

/^\ Vesìe cofe debbonfi preparare , la calce , la


V,^ fxbbiaje pietre ài ferro il metallo , il piomboy
il uctro ouerofmxlto à cofe fimili. Et innan^
zi ad ogni ccfa peritifimi Artefici non hggieri ne inco^
fìanti s' eleggano j k i quali tu cometti di far l'opera dili
gen'emente difignat.t, e gli ammonifchi che cttimamctc
U
tlBROII. 3 t

U dirizzinolo' in coto tempo ne ucngmo a fine. Gio^


meglio
ueratti ad eleggere di queste cofe il
fé di uicine
,

opere cdtroue fatte , argomenti , e congietture piglierxi

dx le quxli xuifxto.ciò che ne tuoi futi meglio fìx xccon^^

cio^potrxi determinxre. Ver che fi come in queUegli ern


rorijC le cofe noteuoli uengono comprefe^cofì dei credei
.
re, che le me defimi cofe ne (opera tua, fimile fuccejfo ha
ueranno.Uauendo Nerone principe determinato di riz^
Zare in Roma ad honore del Sole un colojfo dì cento e
uinti piedi, per uinccre de h po^i per addietro lagran^
dezza.e magnìficcza,nd prima à Zenodaro à quei tem
piycomeha Plinio famofo Architetto lo diede a fareiche
lo conobbe à l'artificio di tanta opera pienamente fper^
to, haucdo lui fatto prima in ¥r ancia uicino ad Auerno
un coloffo di gran pefo,Hora dijf^ofte queiie cofe, pafÀa
ino à le altre.Diciamo hora, che de commvdi a l'edifica

refi tratta, quelle cofe , che i dotti antichi hanno detto,


ffiecialmcte Theofraiìro, ^riPtotile,Catone,Y anone, Vii
nio,e Vitruuio. ver che quelle più toftoper un longo ofa
feruarle,che con arte alcuna fi comprendono , di modo,
che da quelli, che con uigilante fcudio le hanno notate fi
debbono pigliare . Seguirò dunque à raccogliere quelle
cofe, che i dottif^imi antichi in uarij luoghi hanno tratta
te . V aggiugneremo poi a co fiume noftro s alcune cofe
da le opere de maggiori , ò per auifo de fperti artefici
habbiamo notato, che à le cofe che habbiamo k dire fia^
no in parte alcuna gioucuoli.parmi che fìa commodo, Se
guendo la natura de le cofe , da quelle piglierem.o prin*
cipio^chegli huominiad edificare primieramente ufaro*
no.Se non m'enganna ilgiudicio gli alberi^ che fi taglia
no
a
DE LARCHITETTVRA
Ito e matcrid de lefduc pigliata , furono le prime cofe,
guatunqucgU auttori di queilo non affermano il mcdc^
fimo . Dicono alcuni che gli hiiomini da principio ne le
Jpelunche hahitarono di modo , che gli huomini , CT gli
animali fottolmedcfimo tetto fnjjero rinchiufì . E per
Trottato ciò credefi à Plinio , che un chiamato Gclho Tafio imi:^
pi de le tando la natura primieramete edificajje cafa di luto. Di
cale. ce Diodoro , che Vefca di Saturno figliuola fu de le cafe

l inucntrice. Eufcbio de le antichità diligente confiderà^

tore per tefcimonio de gli antichi afferma i nepoti di


5

Vr otogene primie 'amente hauer difabricarc trouato il


modojteffendo con foglie di canne e papei'o.lAa tomia*
Pìoci à cafa. Gli antichi adunque e fpeciahnente Theofra
fio comanda che gli alberi, mafimamente l pez^
abete, il
Zanojlpino fi fenda quando cominciano à mandar fuo^s
ri lep ime frondi^per che à thora per il copiofo humo^
re ne puoi leuare lafcorza. Alcuni tuttauia dopo la uen

demia tagliati più uagliono^come ilcerroj'olmojlfrafii

A che te no, e la tigli a.Dicono che i r oneri ne la primauera taglia

pò debbo ti, intarlano, ma ne i dì brumali tagliati nonfentauo ui^


taglia^ tio alcuno,ne s aprono. Dicafi anchora ciò che eUi nota^
fi
re gli aU rono , chela medcfima quercia ne i d'i brumali tagliata
bcru foffiando Borea anchora uerde arde ottimaméte,e quafì
fcnzafurao . 1/ che fa manifeilo Ihumore non ejferein
quella crudOjVìa cotto e bene temperato. Viace a Vitru^
uiOyche dal comminciare de l autunno, fino che nonfof^

fia Yauomo fi tagli il legname . Dice Hefìodo , quando!


Solependcdofopral capo no faro, fa ardentif^imo caldo,
et ofcuraft de gli huomini il coler e,il raccogliere del gr

no è uicino,ma oue cadcranno le foglie, taglicrKii i legna


mi.
.

L I B R O II» 3^

mì.Md Catone così ordina la cofa dicendo. Taglie^-ai U


guercia nel fottìit io. Ver che ella ne la bruma non è al ta
gUo bene acconcia gli altri alberi, che hanno feme, quan
do quello e maturo fi tagliano , quelli che non l hanno,
quando ti piace t agiterai . Quelli chel uerde e maturo
femc hanno infcmc.oue l hai ranno gittato^ tagUerai E .

lolmo quando lafcia le foglie, importa come dicono af^


fai, in Luna fi tagli. Qv.ando che sauifano tutti , CT
che
Yarrone maf.imamente tanto effe) e de la Luna iluigore
in tagliare gli alberi.che affermano, s alcuno calando U
"Luna fi tondci accolla incotanentc douentare caluo.Epe
rò dicono che Tiberio .1 tonderfi ojferuaua tempo conue^
neuole , Affermano gli Afìro!ogì,chel animo nefcntiri
malinconia fé nel macare de la Luna i capelli ò le ugneti

taglierai.Aggiugajì quello che dicono, chele cofe che dei


ufare muouendole da un luogo à l'altro con ferro ò con
mani Je farai effendo la Luna in Libra ò in Cancro. Ma,
quelle che non fi hanno à muouere, à Ihora fi facciano,
chefia in Leone Jn Tauro efmilifcgni la Luna. Ma uo
gliono tutti gli huominijpci ti chél legname mancado la,

Luna fi tagli.? er che affermano quell humore^che a cor

rompere il legno e attifimo^à quel tempo effer confuma


to ,echei legni in coiai fiato di Luna tarlati, non fono
da tignole offefì. Di qui dicono che dei uendere il grano
tffendo la Luna piena, il quale e k l hora più pieno:fé lo
uoi conferuare,miedcrai con la Luna arida.? oi che glie
manifefco, che le foglie de gli albai mancando la Luna
raccolte non marcifcano.Pare a ColumeUa,che dal uen*
tefimofìnal trenteflmo de la mancante Luna fa comma
do tagliare gli alberi . Vuole Vegetio , che dal x v
fino
DB LARCHITITTVR/I
fino dyi X II. de la Luna fi tàgli laWa-o , e dì cjuì pcn
fvio che la religione fia nafciutu chcn cjue^i difolamen
te per U eternitdfifu fucrifiào.per che le cofe in quelli
tagliate in perpetuo durano, v'aggiungono che sofferui
il tramontare de la Luna. Giudica Plinio che ottimamcn
te fi tagli l albero ne l appaire di Cane Jìella,e nel con^

giugnerfi de la Luna.che interlunio chi amafi , CT uuole


che s^ a/petti la notte di quel giorno quando è tramonta
tx la huna.hiirolcgi la ragione najfcgnano^che per m^
gore de la Luna ogni humorefia commojjò. Adunque uol
tato Ihumore uerfo la Luna à le più bajjc radici^ il tron
co reiìa più puro, v'aggiungano che faranno piufodifi
non fiano flefi,ma tagliati intorno intorno fi lafcino cofi
ritti fcccx' e ^ affermano etiamdio.chetabietc non molto
contra Ihumore gxgjiardo Se mancando la Luna fia f^o
gliato difcorza, non uiene da l acqua corrotto Dicono .

alcuni che la quercia, O' ogni grieue legno^chefl.ì fiotto


l acqua, fé fia nel principio di prima uera tatuato dat^
torno,e lafciate le frondi,gittato a terra^che elio per no
ìianta dì nuota fopra (acqua. Altri uogliono,che falbe^

rofiando ritto fino a mezzo la midolla fi tagli, affine che


ogni cattiuo fugo fliU mdo fé ne uada.v' aggiungono, che
nonfiflenda à terza l albero che noi lauora^e,prima che
elio hahhia fatto i fuoi fruttile maturato ifemi,e debbc^

fi, tagliato i albero fruttifero, jjfogUarlo difcorzd y per


che fiotto qucUa ageuolmente fi guafcano.

Di conferuare li tagliati legnami , e di ugnerli, CT / re^


medij contro le infermità de legni, CT oue acconcia-
mente fi pongano. Cap. $.

I legni
L I B R O Z I* 3ì
Legni tdgUdti/ì tengano in luogo, oue caìdij^imi foli,

I CT tmpetuofi uenti non uengano^e J^ectatmete quelli


che dafefiej^i nafconoftano tenuti d Combra-Eperò gli
antichi con jìercho di bue gli ugneuano. QueHo fecondo
Theofrailopcr ciòfdfii, che rinchiufi Jattorno t meati,
l humore raccolto, CT i molti uaporiper la midolla efca

riofindefaj^i che l legno ugualmente fi fecchi , Giudica^


no anchora chepofte con la cima ingiu.piu ageuolmen^
tefifecchino,Danfipoi contro la uecchiata,^ uarie in^
fermiti più rimedi^Theofraito uuole che'l legno fottera*
to fi faccia più fodo. Catone commanda^che con morchia
fi ungaiacciò che da tignole e tarli fiaficuro,QueUi che
da l acqua e dal mare uengono danneggiati , con pece fi
ungono.Dicono etiamdio che i legni in morchiamacera^
ti^come che lungam'cte jìiano al fumo, non ardono,fcriue
VUnio nel labirinto Egittio effer jiatitraui di IpinaEgit

tia cotti ne foglio,Dice TheofraRo chel legno unto con


uifchio,non arde . Kon tacerò que^o . Leggefì in GeUìo
ne gli annali di Q_. Claudio , che una torre di legno in
Ftreo da Archelao di Mitridate capitano co alume un^
ta,no puotè da Siila effer arfa. Altri alberi a uarij modi

fi fanno fodiyC contro le tcpefia dureuoli . 1/ ciedro unto


di cera cuoprano conterrà,^pgni fette dKaltri fette fo

pra mucchi di fermento lo pongono : onde egli ne douen


ta più robuitOy<(^ à l opera più Commodore mirabilmen^
tefa^i leggieri, affermano etiamdio che queflo nel ma^
re feccato, una foda fermezza, er incorruttibile nacqui
fta,Scriue ?Unio chel fico ((Egitto fi fommerge ne lac^
qua,affine che fi fecchi,^ aUegerifca,per che quello pri
ma nuotafopra hcqud.lnofirifabri di legnami coferua
e no per
DE LARCHITETTVRA
no per trenta dì i legnami ne le acque e nel lutofommer
fi.^eciahncnte quelli^ che ufano ai torno, a'ftine che co^
me sauifano.eUi più toèìofi fecchi^a^ ad ogni ufo diuen
ganPiu idonei. Affermano alcuni, che ogiu legno fottera
to Iter de ^ non più fi corrompe :,ma fé lo ugni, onero ne i
bofchi lo conferui,fì conuengcno gli autori.che tu lo con
feruerai ripo^o^non toccandolo per tre mcfi.perche glie
di meiìiero che fi raffodi , e quajifi maturi prima che fi

metta in opera . 'Efjendo cofi tenuto, uuole Catone che fi


<:auiy e porti al Sole nel ìuancare de la Luna , ma dapoi
mezzo dì, tuttauia non uuole che ne i primi quattro dì,

che la Luna comincia a mancare fi faccia qucjìo^ne fof^


fiando O^ro.E che canato il legno non lo tirrpcr la ru^

giada,ne lo uogli in modo alcuno lauorare.ejfendo di ru


giada bagnatolo freddifimo^ò molto fecco.

Quali alberi pano ad edificare più acconci , CT qualfìd


la natura.ufo.CX utile loro , CT anche parte
de tedificio atti, Cap, 6.

PArue à Theofrafro chel legno innanzi tre anni no


fuffe ben fecco. Specialmente ad ufo de palchi e de
le porte.Giudicanfi à gli edificij commodi queiti alberi.
Alberi ad Cerri, querele, rouerixfculo,puouolo,tiglia/alzo , alno,

edificare frafiino.pinoy cipreffo,olea&o , uliuo^caflagno , larice,

comodi* buffo^cedro:, CT ebano:,e la uite . Ma fono di uaria natu^


ra,e perciò a uarij ufi commodi, perche altri al fcoperto

più uagliono, altri meglio ne [ombra fi conferuano, altri

4 l'aria Jplcndono, al tri s indurano ne tacquaie fot terra


più durano. E però alcuni in tauole fcultu^c CT opere al
coperto.

L I B R e II» j 4
tcpnto.aìtri i ìntonìcctrc e far h'àiii, altri nepduimenti
d [coperto, O' 4 cHoprimenti fono più fedine /pedaline
te lalnc ne fiumi e palificate de foudamcti è molto buo Alno.
no , perche da humidità non facilmente uienc offefo . 1/

medefimo ne [aria e nel fole non dura. lEfculonon può Efculo.


foffc. ire thumcreJJcbno ne tuta alfcope.tofi raffoda^ Olmo,
dtroue fendefi e non durali pczzano cr il pino fiotterà VczZ-tno
rafono eterni. Il rouerefodo neruofo e rifiretto con pie Fino,
ciole punture:,ch€ non ammetta lacquayà terreni edificij Kouerc*
i molto acconcio ^e mafiimamente afoiìenere pefi fard
fortifima colonna . Ma quantunque gli habbia datola,
natura una tal durezza.che fenza bagnarlo nonftpof^

fa pertufare^tuttatiia affermano che [òpra terra non du


raje che fi
apre e torce, CT ageuolmente da l acqua del
mare uienc corrotto. A tuliuo à l ilice CT i tuliuo falud
tico non auiene qucfìo che m V acqua fi corrompano^co^
me che ne t altre cofe coi r onere fi conuengano. La quer QuercU
eia non mai fi corrompe, perche eUa ha dentro fugo CT è
tutthora come uerde.Annouer.mo la caRagna.o'ilfag^ faggio,
gio tra queUi^che da t acqua non fi corrompono^ e dura^
nofottcrraAlfouero il pinofaluaticojl moro , lacerale
tohno non fono x colonne inutili. ThecfraRo giudica k
noce Euboica cjfereper traui utile, perche prima che fi
rompa,colfcopp..o nefafegno ìndi auenne che tutti che
erano nel bagno in Atandro fi faluarono da larouina,
dà tetto che cafco.hla t abete è di tutti il migliore . M^ Abete
quale ejfendo per lu?ighezza e grojfczza de gli altri pri

mo^con naturale rigore fortificato ^non fi piega fott 61


pefo, mafiafi ritto efaldo. Aggiugniui poi che gli è da
lauor are-facilejt colfiiopcfo no graua lafabrica.Que
e z fio
DE LARCHITETTVRA
flo di più uìrtu uiene commendato,^ è d più cofe utile.

Gli danno tutta uia un diffetto, che ageuohncnte arde Al


cipreffo , albero appo noi di gran prezzo none punto
di quejìo inferiore a fare traui . Gli antichi quefto tra i
più prezzati computauano , al cedro , CT à t ebano ag^
guagliandolo. 1/ ciprejfo appo Indi tra le /peciaric san*
noucra , CT in uero meritamente , perche commendi chi
uuole lamcniaja chiame la cinaica^che è fecodo Theo^
frailo eterna^nondimeno per odore,splendore faldezza,
grandezza,drittura,e perpetuità , che albero gli potrai
agguagliare f Dicefi chcl ciprejfo no fente il tarlo, o uec
chiaia.V da fé non fi fende . ha onde ucUe Platone che
le publiche leggi e jìatuti in facre tauole di ciprejjoft

fa'iueffero,auifandofiche fuffeno più che nel metallo du>


reuoh.Queiio parlare ne ammonifce eh io narri del ci*
prejfo cofe memoreuoli da me lette C uedute . Dicejì che

le porte di cipreffo nel tempio di Diana Efejìa 400.


anni durarono,tenendo ilfuofplendore inguifaychefem*
pre tifarebbono parute nuoue.lo ne la chicfa di fan Pie
tro in Roma ho ueduto.che re^ituendoui Eugenio ponte
fice le porte, quelle, oue per cauarne fargeto,di che era*
no fiate coperte, non erano fiate^x>ffefc :,fode CT intiere

per ^s^-anni effer durate. ^Jeuogliamo de Romani pò


tefci (hifloria confìderarc uedraj^i che da Adriano ter^
Zo che lefecefino ad Eugenio quarto fono tanti anni.
Commendano adunque kfar trarui labiete,^ il cipref^
fo forfè perciò gli prepogono,che gli è più dureuole, ma
glie de tabiete più grieue. Lodano appreffo il pino, CT il

pezzano,malì danno à credere cheì pino ì tabiete in


quello fiafimile, che egli contro ilpefolicuafì, AI4 ilpi^
nodo,
L I B R O I I. ^^
no da tacete C^ in quello maj^imamente è
in più cofe^

dij^mikychc tabietc tanto meno tarme uìene rodu Me


tocche i pino^quanto del pino il fugo è di quello de tubic
te più dolce .lo à tutti prepongo il larice Jlquale de le fa

briche il pefo fermamente, e per lungo tempo fojìenta^co


me altrouey CT in Vinegia ne le porte del palazzo hab^
biamo notato, ^t affermano che da quejio tutti i como^
di che da gli altri alberi uengcno , fi pojfono pigliare:
perche gli e neruofo e tenace ^ne la tempciia fermo , e di
tarli no teme. Gli e opinione dantichi^che queRo dafuo
gofi difendale quafi non nefia offefo. Anzi commanda-
no che centra quel luogo, onde fi tenie difuogo^tauolc di
larice ui fi pongano, lo tuttauia tho ucduto ardere:, ma
in guifa che mi parcua il fuogo da queUo ejfcr cacciato,

cr hauuto in dif^rezxo. Yn difetto è in quello che ba^


gnato d'acqua mareja
tarme uiene roduto. Dicono pUn. Ub*
di le

che tram di rouere e duliuo non fono buoni^per la trop^ 6.c4.4o»


pagrauezza,^ che quafi de feftefii cedono al pefo, et
fi piegano QucUi etudio che fono più atti à romperfi
.

che a fenderfi non fono per traui utili,come tuUuojlfi^


co la tiglta ilfalzo efimili.Karrafi de la palma una ucr
tu mirabile, che ella contro'lpefo lieuafi.O' al contrario
(Spiega , ilgiunipcro in traui fot toH coperto pofticdi
tutti il migliore, e dice Vlinio,che quello è col cedro di P^''^- ^^^
medefima natura^ma più fodo. Affermano etiamdìo tuli »^.c.ió.
uo durare infiniti anni. Vii bufio tra principali annone
rano. La cavagna come che s'apra e torga^tuttauia non
la computano tra queiie opere^che al coperto far dch^
fi
bono. Qommendanfi fommamente luliuo faluatico^per
U medefima ragione^che del cipr effo dicemmo,Z7 egli no
e 2 fente
e
D B i/a RCHITETTVR a

finte il tarlo, ticl qud numero fono gli alberi di fug:> un^
to e tmacc^mapimamcnte amuro, per che non aumiette^i

no uerme, CT pOjfono cacciare da fé ogni firanuro hu


ti

moreXontraria materia giudicano elfcr ciucUa^che hu


dolce fugo, 'ZX ad ardere e pronta. Eccettuando pero tuli
uo dimcftico eìfaluatico . Afferma Viti'uido il cervo el

fiiggio effcr contro le tempcfìd per natura debole , e du^


rare corto tempo. Dice Vltnio che la quercia iojio mar^
cifce.Ma ne le opere al coperte, come di pcrtc,letti,tai^o
ìe,fcanni,efimiii cofe, Wxbcte è attifimo , (peciahnentc
quello che nel monte Alpino d' Italia nufé. Perche que^
fi albero e per natura molto fecco, e di tenacifimo hu^
more, il pezzuno e cipreffo à tali hifogni è comr.iodil^i^
mo, il faggio 5 come che fa frale , pure d caffè e letti e
buono,o'infottilifimetauolcageuolmente jìfeg^. La
ilice parimente d uenirfcgara e acconcia La caéìagna .

Volmo ilfrafiino à tauolefono inutili, perche ageuolmen


teff rompono,e benché f pieghino fono facili ai fender^

fi.ucgjiono tuttauia cheHfr afino ad ogni opera fia com


modo e facil legno, Marduìgliomì che la noce non fa dd
gli antichi pili commendata,quando che ella,come ucde*
refi può,.ì più uf,e maj^imavaente à tauolc e molto ac^
concia e trattabile. Lodano il moro, perciò che lungo te
pò dura ,e che di dì in di fafi più nero e hello . Dice
Thcofraflo che i ricchi cofumauafio di fare le porte di

Loto, d dice, 6 di buffò, tolr/to perciò lungamente confcr


uà ilfuo rigore, ìi cardini de le porte giudicano accon^
ciò , ma ucglìono che la radice fi uolti uerfo fu . Cd^
tene comanda , chele lìanghe d^Aquifolio , di lawo
d'obnofi facciano^ 4 le cauecchie lodano il cornolo,ne t

gradì
LIBRO II*

Ip-adi de Icfcak le mctteano torno e lucerà . il pino ^ U


pice4,lohno i gli acqucduttì sHnterrmetteano ^ìna non
Ulcuoprendo con tcra in bretuj^imo tempo inuecchia^

no. Ad ornare le cafe il larice fcmuu di colore al mellc

ì flmiie e acconcio, cfjcndo flato comprefo che ne le tauo^


k de pittori è immortale, e non mai fendefi , Oltre ciò,
perche no ha i ne:ui difteft per lugo,ma interrotti uanj
\ minuti, onde kfare de dei le imagini l'ufauano. Yfauano
parimente il Lotojl hujjojl cedro , CT // ciprc-Jo , e dt

l'uliuo la radice pili foda/J' ilperflcoEgit'iaco, che di


cono al Loto cjjèr fimìlc.Uaucndo poi kfare opere a tor
no gli è nccejjaio il faggio, il mcrojitcrebmtho , e'pe^
Clemente il buffo innanzi ad ogni altro fodo, V al tor^

no ubidiente , e V ebano pili facile di tutti, kfare fatue o


tauoie,da dipingere non ffrezzauano il bianco puo-iolo,
CT // ncro.jlfalzojl carpencjl forbo.ilfamhucojlfco,
i quali alberi po' la lorofccchezza e temperatura a pi^
gliare e ritenire de pittori la colU e lineamenti fono uti^

liyZ^ a ricciic.e le ferme facili e pronti . Ma tra queili

la tiglia è più molle e commoda.Lcdano alcuni àfarfla.


tue lagiugiola.A quc^ìi è contrario il rouereulquakfe^
co, e co gli altri alberi malamcte s^ accompagnale rifiuta
ogni colla, Auiene il medefmo à tutti i lagrimanti e cre=^

fpi alberi, che ogni maniera di colla da fé caccino,f^gni le


gno fedo, che fi può radere:, con dipelata piglia la coU
la,QudU che fono per natura dijjercti, come hcUcra,laii
ro/iglia,per cjjcr caldi con gli alberi in humidi luo§n
nafciuti,chc di natura fono freddi, lungamente nonjìan^
no in colla. V olmo, f 'afino M vnoro.zj
il il ciregio, pcr^
che fono fccchiiCon Vainole col platano no s'accordano,,

t 4 perche
DB LARCniTETTVRA .

perche qucjlifono humidi» Anzi gli antichi tanto di giù*


gnere con colla legni contrarìj fi guardaronOjche etiàdio
di auicinargli infleme non urdiuano.Pcrò ci ammonifcc
Vitruuio che fefculo à la quercia non fi accompagni.

De gli alberi infomma. Cap. 7

MA per dire de
gano tutti gli
tutti ^i alberi infomma
auttori:,che gli alberi fìaili fono
fi conué*
de
i fruttiferi più robufli^c^ ifaluatichi , ne con ferro, ne
con mano coltiuati fono de i dimcftichi più duri . Dice
T heofraUo^che ifaluatichi non uengono da infermità ai
cuna uccijì^e che i dimcftichi, e^/pecialmente fruttiferi i
grauifiime infermità fot togiacc no - Affermano parimen*
te, che ne ifruttifcri,i temporiuipiu che i tardi , ( dolci
più che i garbi fono deboli . Tra quelli che d acuto CT
afferò fapor e fono, qucUi più fermi giudicano , che più
acerbi e rari frutti producono. Quelli che ogn''altranno
fruttano CT iftcrili al tutto hanno più nodi, CT di quelli

li più corti con maggior difficultàfilauorano . I fierili

più che i fertili cr efcono. v'aggiungono poi gli alberi , i

quali ne da monti ne dafclue copcrti,anzi da cotinui uc


ti e fortune traudgliati,fonopiufodi,mapiu Icorti e no*
dofi, che quelli che ne le uaìli,<0' in luogo da uenti ficuro
fono cr efciuti. Vogliono anchora,chc gli alberi in humidi
CT ombrofi luoghi fumo più tencri,che i nafciuti in ele^

uatiefecchi luogjn . E quelli che ucrfo borea guardano


più acconci^che quelli uerfo 0^0 . Rifiutano poi quelli
che in luoghi à la loro natura contr arij\ fono nafciuti.
QucUi da mezzo di uogliono che fiano molto duri , ma
di torta
L 1 B R O I I.
%j
é tiyrtd medoUa , CT 4 1 opera più difficile,! fecchi.che
per natura tardi crefconofono più robufìi ^ che li teneri

efertili.Et uuole Varrone,che in qucftifia mafchio efe^


minale che i candidi legni fjano ptufodi e trattabili , che

quelli che fono <£ alcuno colore. Et ogni materia grieue è


più che la leggiera foda e dura,Onde auiene che ogni aU
bere più leggieri fia più frale, e quanto è più in fé ritrai
to, tanto pm jiretto.QueUi etiàdio che hanno di natura,

più lungo uiue^e , hanno anchora che taciuti più tar^


di fi corrompcno.Et in ogni legno quanto gli è meno di

tnedoUa.tanto uè più di uigore e faldezzahe parti à U


mcdoUa più uicine/ono de le altre più dure e fode:,quelk
che 4 la forza sauicinano fono di miglior neruo. Vet^
che fi come è ne gli animali, cofi uogliono che de talbero
lafcorzafia la pelle, e ciò che dctro à quella fi chiude la
camene la parte d la medoUa uicina per ojfo pongono,^

ì nodi ne gli alberi a i nerui affomigliaua Ariflotile. giù

dicano il g'' affo humore de l albero effer di lui lapeggior


parte , Oltre ciò le parti uerfo mezzo di fate ^ fono più
fecche agili e fottili , e la medolla da quefia parte a U
fcorza è più uicinaLe parti etiàdio à la terra più uici^
ne rimarranno anche più grieui^che le altre, ilche perde*

fi comprende, che dpena fopra t acqua nuotano. Lepore


ti di mezzo di ciafcun albero fono più crejj>e e macchia
te, e quanto più k le radici sauicinano , tanto fono di
maggiore tortuofìta,nondimeno giudicano le parti à den
tro più che quelle di fuori robuile e commode. Ma io tra
gli alberi ne trouo alcuni, de i quali ifcrittori cofe mira
colofe narrano. La ulte uiue m.olta eta.Vedcuafi à tempi De la ui^

di Cefarc in Populonia citta di Gioue la ftatua già molte te.

età
DB l'aRCHITBTTVRA 1

€t4 fatta di uìtcfinza corottìone ò mancameto alcuno,


ha onde mgliono niuno legno cffer più dureuole . Dice
Strabene che ne l ^riana prouincia de Indiani fono uiti

Tetto di in modo^rojfe .che kpcnx due huomini pofino abhrac


cedro, dare il trocone. hUrrjfì che in vtica un tetto di cedro

i7.yS,anni duròAn Spagna i traui di giunipero nel tcm^


pio di Diana per anni -x.^- prima che fujfe rouinata
Troia fato à tempi d Annibale durarono. Mirabile è del
cedo la natura fé, come dicono^quefi^ albero folo non ri

tiene il chiodo. ne i monti à Bcnaco uicini nafce un'afpc

ro e duro Abiete, del quale fé farai un uafo, fé prima no


tignerai con oglio,non gli far a dento uino,E tanto de
gU alberi detto fia.

De le pietre uniuerfalmente,0' a che tempo fi debbano


calure ^metter e in oprale quali fono più tener e. quali
più à tolerarc la fatica atta , e quali fiano migliori e

piudureuoU, Cap,S,

DEbbonJì etiamdio apprejìare le pietre per imuri,


e faranno di due maniere, una kfare la calce e le
pietruccie, che uì fi mefcolanoj altra che a lafabrica e

hifogiieuole. Parliamo di quella primieramcnte,che d U


fabrica^cioè a fare il muro fi ricerca^lafcieremo tuttauia
più cofc da parte^e per breuità^e perche d tutti fono per

fé chiare. Non mi occuperò à di/putare come la natura,


CT origine de le pietre di miitura d acquaio di terra con
uifcofi principij prima in luto, poi in pietra fia indurata:

ouero fcpcr uigore di freddo, ò come de le gioie leggefi,

conforma di caldo e col raggio del Sole doucntarono fo


de.O
LIBRO !! '
^ S

de. O pure [e fono ne li terra, come de le altre cofé, cofi

. etumdio de le pietre tlfcme da la naturai datogli . E fc


I
fono colorate le pietre per la rara miPtura de terreni

I
corpi con la liquida accfua mefcolati.o per uigcre delfe^t

I
me , onero da fimprefione de raggio del Scie. Tali cofc
adunq;, come che fa fé ad ornare il parl.ir no'Iìro fareb^

,
bono ualeiioli ytuttauta di parlarne mi rimango, e trattan.
do più liberamente f Architettura tra e/pe:tì f'.briper

ufo difabricare cofiumata,più fcioltamente forfè ne par


lerbxhe à Vilofofi non farà grato. Dice Catone. Caiicrai A and te
dentate la pietra.tenendola dfcopertojie la porrai an^ pò cauàji
Zi due anni in oprale que^oper ciò ne l'ejìa farai, acciò k pietre*
che le pietre a uenti^à pioggic, cS à le altre ingiurie de
tempi non auezze, a poco à poco àfofferirgli imparino.
Ver chefc canata la pietra, cosi dhumore natiuo piena^
rì uenti-àfubite pioggie la po-rai,fende'afì ella^C^ an^
derà in fcheggie . Viglicfi de la pietra una cotd prona,
quanto fìa ella dura, e contro le aiuerfiti dureuoli e co^
jìante a lungo tempio, tenendola alfcoperto non innan^

zi due anni,acciò che le deboli, e che ne lafabrica hareb


bono fatto fallo tifano manifefle , e da le più fede poj^i
fciegliere.Ma glie maniféfio che fi trouano pietre dipm
generat ionico' uarietà naturale di modo, che altre à l'a^
ria indurifcono.altre da la brina fpjirfé .douentano rugi^

ni e jì rompono. Ma qudfìa la loro natura in uarij luo^

\ ghi j (ejperlenza ne darà inditi o . E puofl di qualunque


[
pietra il uigo'e e la uertk più ageuolmentc da gd cdifi^
'

cij de gli antichi , che da fcritti de Filofop comprendere,


Tuttauia per dire mfomma di tutte le pietre, cofi detcr^

mino,Og>u bianca pietra è de la colorita miglior e. la tra


Jparentc
DB LARCHITETTVRA
fpicentepiu che fofcura facile i Uuorare , e quanto pia
fari la pietra fimile al fakpianto à l'opera fia meno ubi^
diente, J^a pietra di lampeggiante fabbia ajperajjarrà de

Jje quali ta/}>ro,fegli uedrai come fcintille d' or o,fari refidente i

fi de le fartefice fé ui fi ucggonoycome neri punti , è al tutto in^

pietre* eti . Quella che di gocciole i cantoni è Ipafa , fari più


ferma e foda.che queUa che le ha rottondC:,e quanto faran
no le gocciole minori, tanto fia la pietra più tollerabile,
E quanto il colore più purgato e trajparete uedraj^i, tan

to fia la pietra più dureuole. L a pietra che ha meno uene


€ più intiera cfodaJE quanto la ucna è di colore i la pie^
tra più fimile^ella e tanto migliore, fé è fot t ile la moUra
Jpiaceuole, quando la ucna e più torta e di maggiori auol
gimenti.eUa e più auserà, e quanto ha più nodi e più a-
cerba.Qv^ella uena fendefi agcuohncntc^che ha nel mez^
zo una rojfa linca^oucro gialgiante, e quafi putrida fari

fimìk quella j che di colore di fmarita e di biancheggiante


herbafari offufcata,Ma quella é più difficile Ja quale i
giaccia uerdcggiante s'affomiglia . 1/ numero de le uene
debbe ejfere difcGrdeuok,(:::r uario^e le dritte fono giudi^
cate piggiori,QjielÌ^ pietra è piufodaje cuifcheggie le

Hate :,uengono più acute e terfé. La pietra che rotta difo


pra^rimane più lifciafia de lajpcra migliore . E lepie=s

tre ajpere quanto più fono candide, tanto i V opera me^


no libidifono. A (incontro poi la pietra fofca quanto fa^
ri la Luna minore, tanto più rifiuteri il
f
erro. Ogni pic^^

tra ignobile è di maggior durezza,quanto e più cauer^


nofax quella chejpruzzata con acqua non fifecca e mot
to cruda.Ogni pietra greue è piufoda.e lifcia che la lig
giera , la quale i anche più che lagrieue frale , e quella

che
LIBROII» s^
che hattutd rifond e de Idforda più fodd.Qneìla etìdm^
dioiche lìropiccìdtd^mdndd odore difolfo e più durd^che
queUd che non rende odore alcuno , efindlmente queUd,
the alfcdlpcUopìu refì^ie/ard cotro le tcmpeRdpìufer
trid e dureuole. La pictrd innazì Id prederà pofìd d cdc*
cidrne Idfurid de tempi , Id qudle fatte mdggìor fcheg^
giefi hduerd conferudtd,giudicdfi migliore. Ogni pietra
di nuouo cdUdtd è più tenera , che dipoi che e tenutd dì
(copertole kpietrd dnchord humidd è di ferro più arren
deuole:,chefeccd Vdrimente ogni pietrd in più humtdo
luogo cdudtd.come fìd feccd.douentd più dura, CT uoglio
no chefofjidndo O^ro più ageuohnente fi lauorino , che
fé Borea foffid ,
per che ddl foffiare di Bored più toflo,
che di Ofìro uengonofejje . E puo/ìpiglidr tale inditio
pietre faranno dureuolLQuelld che effendo bdgnd^
fé le
td ne t 'acqua douenterd più ^ieue, ageuohnente da Ihu^
more fcioglieraJ^i:e queUa che ddlfuogo ftfgrotd ò dprc
non durerà di caldo ò al Sole, Non mi pare di tacere aku

ne memoreuoU cofe d'alcuni antichi de le pietre narrate,

Cofe memoreuoU de le pietre da gli antichi


dette, Cap, 9.

Non fari fconueneuole fdpere quanto di marauigha


cr udrietdfì ueggd ne le pietre :, dffinc che cidfcu
nd d conueniente ufo ffd dccommoddtd,DicefÌ che nel ter
reno Yollinio eStrdtonefe é und pietrd^à cui nefuogo,ne
uiolenzd dì tempi nuoce ^ondefdfÀ che eUd dd ogni edifi*
ciofìa commodd^e contro ogni empito dureuole^c^ eterei

na^e lungamente i lineamenti de le imagini conferui.Rt^


edificando
DE L ARCHI TETTVRA
edificando Nerone la cittì in moke parti arfa . Scrìiìe
Tranquillo, che egli de la pietra Gahina er Albana fece l

traiH,pcr che ella non uiene dalfuogo confmnata. In Lf*


guria^in Venetiajn Vmbriajn Piceno.et appo Belgi ca i

uaji bianca pietra , che ageuohnente fi fcga e lifcia. Efc


nonfiiffc ella debole e frale, ad ogni opera farebbe conto
da, niA la brina il giaccio e tacgua la rompe, V d uenti
TietrMi di ma-re non può refifcere . Cauafi in Uifria pietra non
firi^na, dipiìuile dal marmo , ma da uapore ò fuogo toccata fen^
defi, er uà in pezzi . 1/ che dicono à tutte le dure pietre
auenirejpecialmcte 4 la bianca e nera felice, perche eìU
dd fuogo non fi difende An Campania è una pietra à ce^
nere bruna fimile.à la quale parratti,che fimo mefcolati
carboni. Qvcila oltre ogni no§hro filmare e leggiera^e al

ferro ubidientc,molto tenace e cofiante, e control fuogo


t le tcmpeilà gagliarda^ma di modofecca e ptibonda,che
tuttoHfugo de la calce fi bee^ e di modo lofuccia,che co^
me polucre Ltfcia lafoprapoPta calce, onde l'opera in cor
to tempofiiolte le congiunture , dafemedefima rouina,
A qucÈÌa e la rotonda pietra, /pecialmcnte ne fiumi tro^
uata,contraria,k quale, per chefempre è bagnata,con U
calce non fi rappiglia.Chc dirò che ne le predcrc s'è ue^
marmi duto che i marmi ui erefono. \n RO/?w à queRi tempi fa
crcfconc* no flati trouati pezzi di Tiburtina pietra Jpongofa , dal
tempo e dal uigcre de la terra in una pietra rappigliati,
Nel lago Reatino , oue Vaqua da balzi nel Nare fiume
fcende,uedrai il labro del [affo effer erefiuto, onde hanno
molti pigiato argumento , che da tale accrefcimento fa
vietra fiata de la ualle chiufa la bocca, onde poi ne è fatto il la^
nel terre go . prejfo al terreno tucano non lungi da Silari fiume

ucìfo
L 1 B R O li. 40
ucrfo oriente flill ano acque da dte balzi ^ OUe ^andi no tuca
ghiaci uedraì crefccre in pietra di tale grandezza che no. ,

dogniunafi caricherchhono più carri , Qv.ef:a pietra da


nuouo cauata , e del natiuo humore piejia è mclto tenera,
oue pei e fccca:fafii durifiima.V ad ogni ufo acconcio, \l
medefimo ho ueduto auenire tre gli acqucdutti , che i lati

de la bocca^ come da unagumma accrcfciuti facciano di

pietra una croiìa.ln Francia due cofc di memoria degne


fono in quefl'età uedute. E nel terreno^Cornellano un'al-
ta riua d'un torrenteJa quale molte grandi e rotonde pie
tre ne le fue uifcere confette partorifce . Ne/ terreno di
tauenza uicino à U ripa di Lamone, fono lunghe e gran -pietre
di pietre da la natura produtte^le quali gran copia di fa^ ^^^ /^
^^^
te ogni di mandano fuori, e crefcom. Ne/ terreno Fioren
fiafcono*
tino appo Ciati fiume è un campo nel quale ogni fette an
ni ifaj^i^ che uifono in copia in zoUe jì mutano Narra .

etiamdio Vlinio^che appo 7.izeni,et ideino à Caffandria


le zcUe infafii mutanofi, A Tozzolo la poluere da Vac*
qua del ma'^e vidurita, douenta pietra . Dicono anchora,
che'n tuttol litto da Oropofino in Aulide tutto ciò che
bagna il mare^douenta pietra e ralfodafi, Narra Diodoro
che'n Arabia le zoUc odorìfere di terra cauati .fondute
dfuogo come il metallo^ mutanfi in pietra . V'aggiugne
egli che fono quefie pietre di cotale natura^chefe da goc
eie di pioggia uengono bagnxte , e fciogUendofi la calce,

che è tra loro , fi r apigliano infieme e faffene un" intieri


pietra nel muro. Affermano etiàdio in Ajfo di Trode ca-
uà fi lapiet)'a Sarcofago^ la quale co uena à fenderfi faci
le fi congiunge . I morti corpi mej^i in quePu pietra, in^
tianzi quaranta di tutti fi confumano ^e che più ti farebbe

ma:rauigliare
D « t'A RCHlTlTTVltà
m^duiglkrc dicono, che le ue^i e le calze infiemc con i
corpi unti fi conuertono in pietra. Contraria a ^ue^a U
pietra Chernite^nc la quale dicefi che fu Dario fepolto^
Ver che queita i corpi mantiene intieri* Mafia dì j«fflo
detto à bafcanza. *^

Di qual luogo e quando fi facciano i mattoni , f la loro


forma j e gcneratione uana De Vutile de le pietre di .

tre cantoni, e de la terra da mattom. Cappio*

— C^
"Lic cofa mantfeila, che gli antichi in luogo di pie^
J tre ufarono mattoni. Credo che per mancamento di
chi ufxro pietre^ e da neccfiti a^ctti primieramente con mattoni
no i mot' edificaffcro.E comprefo cotal maniera difahrica efferfa^
toni^ cile,commoda , uaga CT à durare acconcia e cofìante.fe*
guirono àfabricarc de mattoni le altre fabriche , CT ap*
preffo i reali palagi. Copy efero poi fufje cafo ò indufìria,
che'lfuogo afarfodi i mattoni era ualeuole , la onde ad
edificare co qucUifi diedero. E quanto d'antichif^ìmi edi
ficij ho notato , niuna cofa meglio che la pietra cotta ad
ufo de edificare è acconcia , pur che con temperata ra^
gione fi cuoca . Varlercmo altroue à commendatione di
Terra di quefì' arte, Diciamo hora che quella terra a fare mattoni
mattoni, e utile , che fi ucde biancheggiare , e come creta tenace,
Comendafì parimente la rojfcggiante , e quella che ma^
fchiafabbia chiamafi , ma quella che è di fabbia piena^ ò
di pietruccie, uogliono che fi lafci, per che nel cuocerfifì
torcano e fendono, e compiuti da fé medefìmifi rompano.
No uogliono,che fi facciano difubito cauata la terra,ma
• commandano, che
..
-
,;;.. . la terra ne V autunno fi caui,e macerata
LIBRO II, 41
per tuttofi uè 'no , che ne la prima nera fi Uuori.pcr che
fdcenddi ne U bruma , la filaccia che fcgue li fende . Se
neìfoltitio narrai farli, il gr iene caldo feccandoli difopra
ìifenderd.Se fia neceffario nel maggior freddo fare i mot
toni^cop i aili di fubito con mdafabhiac ne l'ejìa di ba
gelate paghe, per che tenuti in coiai guifa, non fi fendano
ò torcono. Piace ad alcuni balere i mattoni inuitriati. Se
queno f agraierà. guarderai i, che non li facci di terra fa^
bulofa, troppo magra ò arìda^per che forbiranno tuttofi

uetro , mafaccianfi di bian:a,cretofa , V al maniggiare


piegheuole^e llano fattili, per che igrofiinon bene fi ciio^
dono, nefcnofcnzafiffira , Mafepa bifog'w chefiano
grofi in più parti, ne la parte grolfafìpertufino , affane

chefeccare e cuocere fi pòfino, ufcendone, per quei bu^
chi ilfudore^V' il uapore. Mae feri da uafi con bianca ere
^^ gli fcp abagnano di modo , che linuitriatura gli cuo<
I

pre ugualmente come una cute QucRo etiamdio a fare .

.
i mattoni gioua. Se gli antichi edificij ho notato ne i lati

1 ejjer mefcclato alquanto difabbia roffa e di marmo mi^


nucciato.Uo fatto ijperieza che duna medefima terra fan
nofì più fedi e migliori mattoni , fé primieramente, come
]

fé uoleiìifar pane , fermenterai la maffa,e da nuouo pin


fiate domatala,come una cera la farai, cacciandane tutte
le pietrucce.S indurano cuocendofi in g'ufa, che colfuo*
go uengano come la felice duri A mattoni aera per ilfuo
go quando fi cuociono , oueroper laria quando fi fecca*
nOjCome anche auiene al pane fanno unafoda crofìa. Gio
ucra per ciò farli fattili, affine che habbiano più croRa,
e meno midoUa.E puofi fare cotal proua,fe terfi e politi

faranno fatti , non faranno da le tempefìa offejì^e cefi

f mene
t> B l'a rchitbttvra^
duìeue ad ogni pietra , che efjeiido terfu , non uengd dd
Vdjprezza raduta. Vogliono etiamdio che i mattoni pri
ma che fi bagnino ò dopo che fono feccati^ fi faccino li^

fci, per che l mattone bagnato,^ apprcffo fcccato^sHn*


dura in guifalche non teme del coltello il taglio, Noi più

commodamente cauatolo anchora ardente lo radiamo.


Tre maniere di mattoni hebberogU antichi j uno lungo
un piede e mezZ0:,e largo un piede /altro di cinque pai
mi per ogni lato , il terzo non ha più di quattro palmi.
Veggiamo ne gli cdificij i mattoni ^/pecialmente ne gli
archi e ne le congiunture due piedi per ogni banda lar^
ghi . Dicejì che non ne ufarono di tali gli antichi uguaU
mente,ma ne publichi edtficij i maggiori ^ne priuati ipiu
piccioli. Di quefci CT" altroue e ne la uia Appia ho nota^
tocche uarie guife de lati hanno i maggiori e minori mat
toniyche uariatamente s'ufauano^onde io rriauifo che no
folamcte qucUo che craprofitteuole,ma ancho ciò che ai
ornamento e uaghczza ualeua ucnu togli in animo,uole^

uano mandare ad effetto.Ver tacere d'altre cofe \^ho ue^


duto mattoni lunghi fci dita.grofi uno.e larghi tre, ma
con queiìi lafirigauano africa, A mepiaceno più de gli
altri quei triangoli.che eUifaceuano in qucflo modo,fa^
ceuano il mattone per ogni ucrfo un piede alto , e groffo

un piede e mezzore mentre crafrejco con linee diame^


troll da un catone à l altro a queUo oppoRofino al mez
zo lo tagliauano^onde quattro triangoli uguali ne refuU
tauano. Erano i quadrelli a queflo commodi che meno di

Creta u'entraua, e più acconciamente ne la fornace, met^


teanjìc cauauanfi^e jì metteano in opra,perche quattro
in una mano poteuanfi portare^e poi il muratore per co
tendo
L I B R O II. 4»
tendo gii ditddcua . E con qucCti fucciwio che le fronti

de mui mclìraffcro di fuori larghezZit di due picdi,uol


tatouerfo dentro il emione. Onde aueniua che con mi*
norjpefa l opera più uaga e ferma riufciua. Ver che ap*
parendo che nel muro ogni mattone fufje intiero :, i can*
toni dentati ne le rotture del muro ligatij.' opera faced

nofcrmi^ima.^on uogliono che fatti i quadrelli di fu*

bito ne la fornace fi mettano non effendo benfecchi , //

che no fifa in meno di due anni, e meglio k i ombra che


al fole. Babbi anw forfè di quefii parlato affai/e nonfor
uuoi aggiugnerui.che parue à gli antichi d fare imat

toni la terra S amia. l Aretina e la Modonefe ejfer otti*
maAn Spagna queUa di Sagonto.ln Afa queUa di Ffr^
gamo. Quantunque io di breuitafia uago, pure non ta^
cerò,che quello che de mattoni è dettO:,nele tegole coppi
€ cannoni, CT in ogni opera di terra douerji offerna*
re . Habbiamo detto de la pietra ^fegue che de la calce
parliamo,

Ve la calce e del gejfo la natwa , lufo e generatiomjiìi

che fi conuengono e fono differenti, CT aU


tre cofe memoreuoU, Cap,ii,

Blafima Catone Cenforino la calce di uarie pietre^ e


quella che di felice faf^i al tuttOyCome inutile dana,
A fare la calce e utile ogni pietra fecea,de humori pur*
gata Cifrale laqual non habbia in
,
fé cofa alcuna , che
dal fuoco debba uenir cofumata.ccme fono Tofo, e quel
le che fono dattorno Roma nel terreno Fidenute,^ Al
bano.fono rofigne e pallide. Debbe la calce lodata effer

z terzo
f il
.

DE LARCHITETTVRA
il terzo più kggicra.che nonfìaflaU la fua pietra. L4
pietra di molto fugo^e difua natura bagnatajaquale nel
fncgo manda fuori il uetro,non è per far calce ut ile. La
pietra uerde fecondo Plinio dalfuogo fi difenderlo de la
pietra porfirite ho neramente compreforche non folamc
te non fi cuoce, ma ctiadio à uicinifafi ne la fornace do
va ucr turche nonfiano cotti La pietra che ha
dalfuogo.
Calce da ^^<^lto di terra, non può render pura calce. Commendano

gli àtichi Z^^ antichi Architetti quella calce, che di durifima fpef^

lodata, A ^ candida pietra fiafatta.Queiìa giudicano a le altre


opere affai commoda,ma àfare le tciìudini fommamen^

te utile . Lodafi appreffo quella calce , che fa di pietra


'
leggiera, ne mar eia, ma Jpongofa. M a affermano quefca
ad ogni fahrica ejfer migliore CT atta ad effer flcfa , e
rendere la fahrica più uaga e jplendida.V edmo in Gal
ha gli Architetti non ufare altra calce, che fatta difaj^i
rotondi rofi e7 durifimi,come la felice del torrrcte rac
colti, nondimeno è manife{lo,che qucUa ne t opera e con
fajii e co mattoni è fata faldifima. Trono appo Vlinio,
che la calce fatta di pietre da molino e di fua natura
graj]a,e però ad ogni opera acconcia . lo da IJperienza
ho comprefo che la pietra da molino che pare digoccio*^
le di fate cfjcr macchiata , per effer più ruuida e fecca,
non rende buona calce, ma qucUa che non li'hafale,^^ è
più ammaffata CT rompendone con lima.getta fottìi poi
uere,riefce.Ma infomma ogni pietra canata a far la cai
ce è de la raccolta migliore,e di omhrofa CT humida ca^
uà più toflojche difecca, e di bianca meglio fi adopera
che di IrunaAn Tracia ideino à le marine regioni d He,
duiyperche di pietre mancano di coperte d'cfirce e di co
che
LIBROII. 4}
che marne U fanno E parimente ilgefjo unaf^ecic di
.

calce,perche fa^i pure di pietra cotta , come che dicafi

chen Cipro V in Thebe caualìdgcljo^ nelfommo de la

terra dal fole ayficcìato , Ma ogni pietra digejfoèda


quella de la calce differente,perche quella è molto tene^

ra efrjlcfuori una forte che'n Soria cauafi.Sono etia^


éo differenti.che la pietra di gcffo fohmente pcrhorc
zo.ma quella de la calce per fejfanta fi cuoce. Ho ucdu^ Geffb di
to in Italia digejjb quattro maniere Jue fono trajparen quattro
tiedueofcure efode.Dele trafparentiuna àfalumeò maniere.
k talabailro e jìmile , e chiamafi fquameola , perche di
fottili fune fcaglie fopr aposte una d [altra confisìe. L'ai

tra è purefcagliofa.ma più toflo à bruno fale che a ta^


lume s affomiglia.Le ffecie che nojplendono à fodx ere
ta fono limili , ma uè n'c una che biancheggia V impe=i
difcej altra fottol pallido di rofigno colore e Jparfaje
ultime fono più che le prime ammajfate, e tra le ultime
la rofigna è più tenace. Tra le prime Jpccic la più cm-
dida epura a imbiancare le mura , CT à fare imagi -n e
corone è utilc.Trcucrai appo Arimino gefo di malica
fodoyche ti parrà 7narmo ò alabaflroji quello io feci fe^
gar tauolc ad intonicare commodifune , ogni gefjo ,per
non tacerne cofa alcuna , debbefì co martelli piuare^ZT
inpoluere minutifima ridurrete fatto in mucchio in fcc
co luogo cottferuare,(y poi infonderli preftamente l ac^
qua, e metterlo in opra. La calce à lincontro non/ipi^
Jìd 5 ma cofi intiera bagnafi , e per più di fi macera con
acqua copiofa prima che s adopri,eJ}^ecialmente ne tet-
ti. Y,
fé alcuna fc agli a non farà compiutamente cotta .gli
è di mcdiero più lungamente macerarla,fino che ella do

f s ^cnti
©E LARCMITETTVRA
uenti licfuidct^Verchc fcfipiglU non bene macerata, df
che uifiano alcune pictruccie crude , auicne che mace*

randofì ne la fabrica facciano alcune clcuature,che la fu


perfide del muro guadano . Aggmgniui che ne la calce

nonfìdebhe in una fiata infondere laccjua tutta , maji


conuiene in più fiate bagnarla fino che cllafia bene jlem,
pcrata.Dipoi in luogo humido e ne l'ombra fenza mefco
lami cofa alcuna^ folamente di leggiera fabbiajparfala,

fi confcrui.lEf^i per ifferienza ccmprcfo la calce cojì Imi


gamente maccratajoucnturne più tenace, io ne ho poco
fa trouato,che già cinqueceto ò più anni^come pcrfcrit
ti antichifìimi, C7 altre congictture faceuafi manifedoi

cofi bagnata liquida e matura, che di tenerezza il miele


e le medcUe dogli ofA uincea , e meglio dogni altra ad
a,
ogni opera accommodat 'Dicefi che in talguifa tenuta,
due tanta fabbia ammette ^che non farebbe di nuouo ba^
gnataAn queile cofe adunque la calce elgeffo hanno con
uenicnza.nel resìofono differenti . Vcrchel gejfo de la
fornace canato incontinente ne l ombra ò in luogo ficco
debbefi bagnare, Qvanio che ò ne la fornace, ò altroue
à tariaJ la hma,ò al fole tenuto, ne leftà mafiimamen^
te,di fubitorefcluefi inpclue. e.e diuenta inutile , Sia di
quefte detto ajfai.^on metterai ne le fornaci la pietra

fc prima infchcggie non la rompi,perche oltre gli altri

commodi che uengonofono à cuocerfi più atte.Efj uedu


to nel mezzo de le pietre, Jpcciabnente ne ciottoli efier
alcune concauita, ne lequali l'aria rinchinfo e di danno,
Verche accefu la fornace auicne, che tirandofi à dentro
ilficddofi firinga la la , onero fcaldandofi la pietra^

l ariafciolto in uapo.e fafii più gande^onde fé ne gcn-

fi"
pa la pietraie slargato il luogo oue era rìnchìufa , con
altofcoppio CT empito muoucfi, tur bando de la fornace
l'ordine e la dijpojttione . Hanno ucduto alcuni in que^
fte pietre animali nini di più forme , Cf uerm di pelo^

fafchena con molti piedini quali à le fornaci fuogUono


dar noia . Narrerò quiui cofe mcmoreuoh à noflra
età di queih uedute . Quando che no folamcnte fcri^
uiaìTto a muratori , ma etiaìndio a jìudiofi di cofe de^
gne , onde mi gioua mcfcolarui cofe foUaceuoU , pur
che da la prcfente intentione nonjìano aliene^ Ejfcndo
Martino Quinto Voteficc un alato fcrpente fu nel latio Vn uiuo
da cauaton ne la prederà trouato , ilquale in unapic^ fcrpcntc
tra d^ogn" intorno chiufa uiuea . furono anchora troua^ rinchiulò
te alcune rane e cancri morti . Io te^ifco che à qu: inpietra*.

fli tempi in un candidifimo marmo frondi d'albero :,

fono fate trouatc, il monte Vellino altifimO:, che Brìi

tij da Martij diuideji candida pietra e da nuouo na^


fciuta ha coperto lacmajui ne la parte ucrfo Brutij

uedrai pietre rotte ^ e di conche marine J}>arfe per en^


tro non maggiori che fi pojfa tenere ne la mano . che
dirò 5 che nel Veronefe terreno fi raccogliono pietre co
cinque foglie , c:T altre ben dijpofie linee da la natura
rnvabilmcnte lauorate , e diflinte di maniera , che non

pojfa Ihuomo la fottìi opra imitare . E che muouc più


marauiglia-ogn'una di quefce pietre con i fegni uolta-
ti a lingiu trouerai.onde fi può auertire la natura non
pcrmuouere gli huomiui àmarauigliarfi,mapcr (lio

diporto cotali dclitie haucr formato. Ritorno à la mate


rù.NofZ m'affaticherò qui à narrare in qual forma la

bocca de la fornace "dei comporre O'il luogo ordina^

/ 4 ^^
BB LARCHITETTVRA
re ouc mettefi entro il fuogo in gaifa , che U fiamm:t
non Jpiri fuori , ma fi a da Ltfua luce riji etta , e che

del fuogo tutto"! uigorc à cuocere il tutto lì raccolga»

Non diro che dcbbeji à poco d poco raccenderete rallen

tare ilfucgojìno che la fiamma cfca difoprafenzafu^


mOyCX i mattoni difopra la fornace fìano r accefi, e che
non fono cotti y fé non quando la fornace per le fiam^
me gonfiata sharra rifiretta , Gli è mirabil cofa ccn^

fìderare del elemento la natura . Verche fc cotta la cai

ce , ne cauerai il fuogo , la fo nace de la calce fi raf^


fredda nelfondOyC più fi. raccende di fopra.Uora perche
k tale opere non hafca la calce, ma gli concorre anche U
fahbiadi quella debbefi parlare.

Di tre fbccie e dijfcrcntie di fibbia, e di uaria materia

per edificare in diuerfi luoghi acconcia. Cap iz,

TKefono de lafabbia le /fedeli caua.di fiumi.e di


mare. quella di caua e di tutte miglioreyet e di più

maniereynera,bianca,rcffa:,e carbunculo,e di giaia mefco


lata. Se midimadcrà alcuno, che cofa fa fabbiajirò ejfc
re minutifiirac pietr uccie da gradi pietre rotte, e minuc^
date, come che piaccia à Vie uuio la fabbia, e/pecialmc
te quella, che carbunculo chiamali in Tofana ejfer ter^

ra dal fuogo ne monti rinchiufo arft , e de la te. ra non


cot- a più feda y e più moU: eh c'Itofo . Ccmcndano tra
quefce fibbie più il carbunculo . \n Koma ho ueduto la

rojja negli edificij uenir ufata . La bianca tra quelle di

caua e la piggiorc. Quella che e di gì aia mefiolata àfoii


damcnti e molto utile. Ma comcndano lagiaiapiu minu^
e

LIBROII» 45
Uj}^cialmetite dentata fcnz<i mìflura dalcuna terraneo
me appo Vilimb: ifc ne uede gran copia.Comedano ap*

pnffo la rabbia^che ne i fiumi fottoH primo fuolo cauafi,


quelle de torrenti fono tra kfluuiali miglioriy maj^ima*
mente quelle che [otto la balza onde le acque (cendono

fi ritruoua.Lifabbix che nel mare cxuafi è di tutte men


buona,ma queUa che nerezza, CT e come uctro luciddi

non fi hiafima . Appreffo Picenti nel Salernitano terrea


no.lafabbia maritima di quella de caue non è peggiore,
1
ma non è buonx però la cauata di quahinq; lito del pae^

fé.
Per che lef^crienz-^ gli ha moflrò , lafabbia ne i liti

I
ad OPcro aperti , di tutte effer pefinta M.t quelli che .

guardano ucrfo Africa non producono cattiux fxbbia.


Tra le maritime fxbbie quella è migliore^che a la riua s'a
uicinXyCy cpiugroffa . Sono etiamdio le fxbbie luna dx
I
l'altra differenti. QJietla di mare tofiofeccafì, efoluen^

dofi per ilfalfomcontanctc fi bagna ejpargef, onde ma


lagcuolmente fofdene i pcfi . Qi^clla di fiume quanto è
più che qucUa de caue humidx , txnto più facilmente ji
mette in opra , CT e più idonea à i tetti. QucUa di caua^
per che è grajfx , è più tenace , ma fendefi facilmente,
però à le uoltc continue , non à le intonicationi l ufano,
Sxrà ognifabbia ne la fuajpecie ottima Ja <palc con ma
ni premuta e maniggiatafìride y e quella che pigiata in
candida ucRe,non la macchia:,ne ui lafcia terra . Cattiua
farà la fabbia/ne è moUc^no ajpra ne in colore ^CT odo*
re àia terra fango fa fnule, e quella che ne l'acqua me^
.
folata la fa turkida e fangofa,e fé lafciatx ne l xra, gcr
minerà herbe:non farà parimente buo'ix quellaxhe lun*
go tempo 4 la la al Solerà la Luna^ à la brina fata fia,

per
D S LA R C HITBTTVRA
per CIÒ che ha di terreno affai e di marcio humore, CT J
produrc arhufccUi e caprifichi e xtta , cr 4 lefabriche,
che [ode fare uogliamo men ferma. Habbiamo detto qua^
li legnami pietre, e alce efabbia à gli antichi piaceffe, ma
non troucral^i in ogni luogo, che le cofc al bifogno corno

de cifiano in pronto. Diceua Ciceronc^che ìhjìaper cf^


fer di marmo copiofa , d'edificij è fatue fu femprc fiorii

da.Ma non trouerai in ogni luogo marmijn alcuno luo^


go non uè pietra alcuna ^e fé pure uè nè.queUa non e ai
ogni ufo hahile Dicefi chen tutta Italia uer mezzo dì
.

trouafi fabbia di caua, ma da tapcnnino in qua no fé ne


troua.Dice tlinio che ^abilonìj ufano il bitumine,e Car
thaginefi il luto. Altroueper mancamento di pietre, con

gratici e argilla che cjpecieliicreta edificano, Narra He


rodoto che Bodini le piibliche e priuate cafe di legno fo

hmente edifìcano,e le mure anchora^e de Dei le imagi^


ìli fono appo loro di legno.Dice Mela^che macano i Neil

ri de Icgne la onde fono aftretti brucciare ofi. In Egitto


la fece di giumenti ardeno in luogo di legne. Di qui fafi
che caffè di più maniere da popoli diucrfi per necefiitk
sufano. Alcuni in Egitto anche i regali palazzi di can^
nefabricano . Indiani con le coite di balene le loro cafe

edificano An Dcdalia appo Sardi fecondo Diodoro .habi^


tano in caue fot terrà, in Ca^'i d Arabia de la città le mu
ra,e cofi de le cofé fanno di maffe di fiale . Ma di questo
altre fiate parleremo . Adunque(come dicemmo) non in

ogni luogo è la medcfima copia di pietre efabbia, e cofe

fvnilijnafono per la uarietà de luoghi diuerfe e per na^


tura e per eletto. Yfinfi adunque le materie, che hauer
jìpoffono . Sciegliciido però le più ìubbili e conimodc.
L I B R O 1 1* 46
CT tdiflcando le più acconcie ufiamo, dtj^onendo 4 Im*
^hi comeneuoU ciufcuna.

Se ne t edificar e gioua ojjeruare il tempo . Q«-^^ tempo


u- i acconcio , e con quali preghi ^ CT augurij dcbbcfl
^ eleggere. Cap, 13.

Slcgue che appreilate le cofe che dicemmo , cioè le^

gm,pietre, e alce y e [abbia 5 hora la ragionc^e modo


riedificare trattiamo Del ferro, piombo,mctallo, ò uetro
non fa d^induitia alcuna mc{licro,p'Ar che tanto ne co^

pri 5 che k compire l opera fra ba^euole, quantunque di


fcieghere e diiiribuire tali cofe , che adornato e compia
mento fanno de (opera diraf^i alfuo luogo. Soi, come fé
bora uolefìmo edificare , da ef^i fondamenti k trattare
tcommincaremo . M^f prima da nuouo ammomfco, che fi
confìderino i publici e priuati tempi . Le nofìre imprefe

fiano duna cotale maniera^ che non cominciamo cofa.ne


la qude,pcr alcuno turbamento^ò fi muoui ( altrui inui^
dix edificandolo con danno te ne rimanght.l tempi natu
tali nondimeno principalmcte s'offcruino,Veggiamo,che
gli edificij nel ucrno rizzati faccialmente ne freddi luo^
ghi aggiacciano.E lefabriche fcfìà maf^imamcte in caU
di luoghi, prima fi fece ino ^ che fiano raffodare . Ver ciò Tempo
Trotino Architetto sauifaua che ad edificare fujje d'ac~ acconcio
concio tempo mcftiero.che è da Calende d'Aprile fino à àfabrica
Calcde di Nouembrio.ceffando però ne i caìdifi'mi gior re.

ni . Ma fecondo la uà" i età de l'aria e de luoghi, xffermo


che tardando ò in fretta s edifichi. Quando adunque con
queflc e con le fopr adette cofe farai in acconcio Jijfegnc
vai
DE LARCHITETTVRA
rui l\ira de Ufahrica , fignando nel fuolo gli fpucij e dt
le linee e cantoni U comieneuole e giuPca mifura.Ammo
tufcono alcuni che con buoni principij fi cominci ud edi-
ficare , CT ucr amente molto importa in che momento il

numero de cofé prefentifiritruoui Diccft che Lucio


le .

Tarucio notati più piccefi , quel d'i nel qud Komu heb*
he principio notofano cuole.Epenfarono gli antichi que
fio momento k cominciare opera, alcuna tanto hauer di

tiigorc , che fecondo Giulio hirmico Materno alcuni da i

faccefi to igine del mondo notxrono , e diligentemente

nefcrijfcro.Pcr che Efculapio Ann:ibio,e Petofiri^che fc


gui queili, e Neccpfò affermano che ella cofifu.Leuan^
dofi Cancro da (orizcnte, V effendo la Luna mezza Jl
Sole in Leone, Saturno in Capricorno,Gioue in Sagitta^
no, Marte in Scorpione, Venere in Libra, Mercurio in
VergineXt in uerofe uogliamo cofderare meglio.i tem
pi in più cofe uogliano ajfai, che uuol dire chel di bruma
le ilfecco pulcgio fìorifce . Legcnfiate ucfiche ne lafo^
glia del falzo fcoppianoA grani de pomi fi uolgono intor
no, e le ponte nel fegato de topi con i dì de la Luna ere
fcono in numero uguale , Quatunque io àjperti di que^
fartele offcruatori de tempi non conceda y chepofino
con loro arte certa fortuna,c::T duenimcnto à le cofe por
re, nò però giudico che fiji>rezzin0j fé dir ano cotaliprc
fii^i tempi, opcrandoui il ciclo,ne luna e l altra parte ha
ucr molto di uigorc.Ma che che fi fia,ojferuare i loro aui

fi ò molto gioucranno ,fe neri fono, ò ejfcndofalfi meno


di noia ci portcranno.V'aggìugncrci alcune cofe da ride
re, che piacquero àgli antichi nel cominciare le imprefe

loro^ma non uorrei che fìni{ìrxmcnte fujjcro interpreta


te. So no
LIBROII» 47
tfSono dd hefftre ueramente ^ oue dicono , che tutte le
cofé e 1^ edulmente il dijfegno e l ara con buono auguno
debbcfi comincìiore , Erano gli antichi in guifx in cotali

fiipcrPcitioni occupati , cheuoleuano che un faldato, che


non haueffe nome infelice nel dìffcgnarc il luogo fuffe il
primoiar in purgare la colonia j et efferato hw^^im di
buon nome elcggeuano.chc le uittime conducejfero, cr i

Cenfori ne l affittare i dacij uolfero cheì Lucrino Lago


per la felicità del nomefujfe il primo . E mofi dal cat^
tiuo augurio del nome di quelli città V.pìdanno detta,

uccio che non ui nauicaffero gli huomini con loro danno,


la chiamarono Dirachio.Fcr la ftcjfu ragione chiamaro:^
no Beneuento la terra, che prima cnt detta Malcuento.
Niuouemi riforche uoleuano buone e fupplicheuoli paro^
le effer dette. E non ui mxncano chi affermino, le parole

de thuomo ejj'er di un tale uigore^che da le fiere e da co^

fé mute uengono udite , Tdccio che dice Catone , i buoi


flracchi co parole uenir^reiìaurati. Et uogjiono appref^

fo che gli huomini dal terreno paterno con prìcghipoj^i


no ottenere , cheflranieri e nonfolitt alberi uifì nodri^

fcano,e che gli alberi con prieghi fi poffono altroue con^


durre, e far ch'iui crefcano. Già che ho cominciato à paf
feggiar€,non mi rimarrò di narrare per foli azzo queUo
che dicono,che Ihuomo di manieri da le altre cofé uiene

uditOyche larapa douenta maggiore, fé nelfcminarlafia


pregata,che à la fu.i famiglia . CT à uicinifia gioueucle,
il che fé è ucro, nonfo come sauifano lozimo herba txn
to più dincnir florida, quanto con più maleditioni uenga
feminata.Ma lafciamo que^e cofé da parte . Io m'auifo

effer meglio fé Jprezzatx


ognifuperjiitionc,religiofamen
te diremo
DB l'aRCHITETTVRA"
te dar ano k iopcrd principio. come ha Vergilio. \^
Viglia da Giouc ogni cofa principio,
Ter che tra tutte l fuo uigor fijparge.
Comincicral^i adunque una tal opera co puro anitnoyddo
rando pietofamente ilfacrificio , porti maj^imamente k
D/o humili pieghi, che egli à ìopera fìafauoreuele in gui

fa che felice e projpcrofucccjjo ne aucng^.e duri lope^


ra à lungo tempo confanità difese deforeilieri^confer
mezza de le cofe.e quiete danimo.con aumento de beni,

frutto de linduihria.accrefcimento di gloriale perpetui^


ti di tutti e beni. Sia di quedo detto ajfai.

IL FINE DEL SECONDO LIBRO*


IL TERZO LIBRO
DI LEON BATTI^'TA DE GLI
ALBERTI FIORENTINO
de VArchitettura.oue di mandare
ad effetto Icpera trattafi.

in che confile k ragione d'edificare. Quinte fono de U


fahnca le partile di che hanno bifogno.E che lfonda*
mento non è de la fahnca par te. Cap, i.

GN I ragione , e forma d'edificare in

queiìo confifceJO' ha compimento ^chc


composte pili cofe e con arte congiun-
te^bfìano lauorate pietre, òfragmenti
rozzijò legnamijò altra foda materia,
€ conducali quanto e poj^ibile lafabrica intiera,0' uni^
tu.QucUafìa detta unita V inticraj,e cui parti nonfa^
ranno da le altre difgiunte efcoiìate^e nefuoi luoghi pò
fìe.con linee feguentijn ninno luogo interrotte. Debhefì
nel fabricare auertirc quali fìano le parti principali, e le
linee, ^ ordini de leparti.Le parli à compire bifogneuo
li fono manifciìe. per che la cima, il fondo, la destra ejì^
Mra par te, la uicina e la diflante,e tra quefte cfircmita
I mezzi perfefiej^i chiaramcte fi mojirano. h\a di eia-

fcuna di quejìe cofe la natura,e per chefìano tra fé diffe


venti, non tutti intendono. Per che non fa mcfcicro,comc
i mal ejperti artefici sauìfanofipr aporre pietra d pie*
tra,fajfo afaffo,ma effendo le parti diucrfe, di nane co^
fé e di molta inédlna hanno bifogno. Ver che altra ma*
teria
OB LARCHITITTVRA
terid kfondameti, altra alfine de lopera.V 4 le cornh
et cioè j altra ne cantoni e ne labri de le aperture, altra

ne la fuperfide, altra ne le congiunture de muri dentro e


conueneuolcychc cofa 4 ciafcuna Jì conuenga habbiamo 4
nxrrxre. Adunque p^r dxrnc piinx inflrutione dxfondA
menti pigltcrcmo principio, conformxndofì à qu^Ui, che
hxnno àfxre loperxMfondxmentofc non m'ingxnnx il

giudicio^ non è de lafabrica par te, ma è il luogo e la


fé-
dia 5 oue s'ha da porre e rizzare lafahrica , Per chefc
harremo arafoda e fermale forfè di pietra , come appo
Vcij alcune fé ne trouano, che uorrai affaticarti a por ui
fondamenti, e non più toiio fahricarui fopra f Veggonfl
uicino 4 Siena grandi fondamenti di torri nelfuolo, per
che glie unfodo monte fop'ra'l tofo fermato . Sarà adun
que di fondamento bifogm, oue di cercare ilfodo terrea
no far.ì di mefìiero,cauando in già ne la terra,ilchefaf^
fi per lo più ne i luoghi, de i quali parlar emo. Ottimo in
ditio difodo terreno fari , che non uifìano herbe in hu^
midi luoghi folite nafcere, fé non produce albero alcuno,
mero folamente quelli chefolamente in duro efodo ter^
reno uengono.Se'l pacfe d'attorno farà arido efecco.Se

faù faffofo , non con piccioli faf^i ne rottondi , ma con


punte acute fodi,c che di felice fiano migliori. Se non ui
forgerà font e, ne correrà fiume fotto , Qj4«(/o che e del
fiume natura, che quanto e grande ilfuo mouimento,fcie
ma la materia di fotto ò laccrefce. Ver ciò auiene che i

piani à fiumi uicinì, npn fiano fermi,fé prima più fotto y


che'l fondo del fumé non cauerai. Vrtma che tu à caua^
re dij principio,glie di meitiero,che de tara i cantoni,e
de i lati le linee una CT un'altra fiata habbi confiderato
/" quali
LIBRO III» 4^
qtialt efjer debbano , CT in che luogo . A dìjporre que^i
cantoni d una gran fquara tifa bifogno , affine che mi^
glior drittura de le lince te nefcgua. Faceuano gli anti^

chi la fquara di dritti legni in un triangulo compofH


de ì quali era uno di tre gomitici altro di quattrojl ter^

zo di cinque. Ma non fanno imen elperti diffegnarc i

cantoni fi prima Vara non e mondata, nuotale pianai^ E


però cauateae le piante , mandano opere a diflruggerc^
CT à /pianare il tutto , ilche non farebbono nel terreno

de nimici^e però fi debbono cajìigare .Qji^^^ào che moU


te ingiurie di fortuna contrarietà di tempi , CT aueni^
menti di cofe uarie ò necejìitk poffono auenire,che ti uie

tinodifabricarc. La onde non fi conuiem tra tanto de


gli antichi rouinarc le fatiche, (CT incommodare i citta-

dini in quelle cofe, che ne le cafe de maggiori loro foglio


no godere , quando che tutthora potiamo rouina^e, git^
tae à terra e diradicare . Voglio adunque che le cofe

prime fina tanto fi conferuino,cheno potrai farli nuo^


uè opere fenza rouinare le antiche»

Debbonfi con linee defignare i fondamenti , e con quali


Tt
fegni la fermezza del terreno fi conofce, Cap, 2.

nel
diffegna' e i fondamenti auertire che'l pri^
DE/'
mo muro, ex il fiocco, che pure chiamano fondante
to debbe ejfer alquanto più largo chel feguente muro,
imitatido i Tofani, che ne le Alpi caminano per le ne^
ni, quefii fiotto k piante alcune fiuole fatte di funi a coiai
ufo fi legano, la cui larghezza non gli lafcia ne la neue
profondare. Potrei folamente con parole il modo di por
g re
DE LARCHITETTVra
Yt queiii cantoni dìmoflr are, quando che la uia dinten^
derli da la mathematica fi trahe , O' gli fanno me^iero
linee, ma gli e cofa da la prefente intcntione aliena , cT
eo ne Commentarij Mathematici ne ho pa'- lato à pieno,
Metterommi tiittama à la prona , quanto il cefi parlare
fia quiui gioueuole, acciò che gli ingcniofl molte cofe ap
prendano, onde il rimanente gli fia mauifcflo . Ma farà
forfè alcuna cofa ofcura, laquale fé uorrai à pieno inten
dere, leggerai i Commentari] Ao disegnando i fondarne
ti sfoglio in queiìo modo drizzare le linee , che radici
chiami amo^Da mezzo la facciata de la fabrica fino di
dietro tiro una lìnea , e nel mezzo ficco ne la terra un

chiedo ;per il traucrfo de laquale per precetti de Mathe


matici una ne conduco per dritto E cofi a quefce due li^
nee ciò che fi mifura riporto, e/ ottimamente mifuccede
ogni cofa.le difìantie riefcono uguali j cantoni giufìi, le

parti infieme con giu^a mifura fi confontano. Se forfè


auenira che per ejfcrui interpoftì uccchi muri,non hah
bia potuto t occhio ef^edit amente notar del cantone il

termine hai à tirare due linee d'ugual diflantiaper quel


la uia che potrai, quiui fìgnato il punto oue le taglicrai,

e producendo con lafquara e co'l diametro, la forma de

lafahrica , e giurando le altre linee di ugud dislantia à


lafquara li uerra fatto benifimo cotal dijfcgno.Nòfa^
ra incommodo fìgnare con V occhio una linea ne più alti

luoghi 5 affine che mandato indi giù il piombino pofi U


dritta linea trouare. Sarebbe necejjano chefignatc le li-

nee V i cantoni gli occhi à uede^e le cauefotterra tanto


haueffero di uigore,quàto diceli,che à qucftì tempi heb
te un Spagnolo, ilquale cofi le uenc Ì acqua fotterra cor
venti
LIBRO III» SQ
Ythtì difccYntdxomc fc di fopr.i correjjero . Tante cofc
non comprcfe fotterra jì nafcondono,4 Icqudi non puoi
fccurai7tcntc il pcfo.e la fpcfu de l edificare commettere,
ninna cofa in tutta lafabrica.e/pccialmente ne (fonda
pienti fi dchte fonacchiofamente trattare , ne lacuale di
eonfidcrato Architetto Varie e la diligenza fi pojja defi
derare perche ne le altre parti gli errori meno offendo^
no,e fi ammcndano pm agcuohncnte.e con meno incom
inodo fi
tolcrano.che ne i fondamenti , ne i quali niun4

fcufa cuopre l errore. Dicono gU antichi cauerai con bua


no augurio fi^o che' l fodo terreno fi ritroui. Ha la terra
piufcorze ò coperte , alcuna di groffafabhia , alcuna di
minuta.ahra di pietre mefcolata fitto lequalicon uario
ordine è feda terra , à fodenere gli edificij fortifiima.

Quella etiamdio è di uaria mtu^a e da le altre difiimi*


le, perche ella altroue e durifiima.e quafi dal ferro ficu

ra^altroue più foda,altroue negrczxa.altroue imbianca,


€ queiìa è tenuta la più debole . Ahroue come creta^aU
troue di tcfc.altroue d^argiUa con giaia mefcolata.De le
quali tutte qualfia fottima,unfolo inditiofe ne può da
re, che qucUa miglior e, che k fatica fi taglialo queU
e la

la che bagnata non fi diffolue in luto.Ver ciò s'auifano,

niun terreno ejjerepiu fodo e colante , che quello che


fottogiace à l acqua, che per le uifcere de la terra forge.
Ma uoglio che da dotti e peliti habitatori,e da gli Archi
tetti del pdcfe fi
dimandi configlio. I quali da gli antichi

edificij, O' dui continuo fahric arcadi quefio edificio qual ""P:'^
.:>^£.i)

fia il te: renose de la regione, e di qual ualcre.ageuolmen


te pojfono h.xuer comp'efo . Dannofi nondimeno alcuni
indi tij, che la fermezza del terreno ti predicono, SeuoU
g i gendo
DE LARCHITETTVRA
getido per terra alcuna greue materiato d'alto gittando^
la no tretncra il luogo^e l'acqua iui pofca in un uafo tur
go^non jì turberà mouendofi, ueramcte iui potremmo un
fermo terreno promettere . No/? trouerai però in ogni
luogo (odo terreno, ma trouerai regione^ come in Adria
CT Venetta.oue niente altro che tenero luto fot to ifcn^
damenti fi uede.

Varie fono le generationi de luoghi, e però di nìuno è dd


fidarjì di fuhitOyfe prima nonficauano conduttici^
fierne e pozzi ^^a ne paludi dehbonfi ficcare pali
arficciati profondamente con leggieri martelli , ma
con/pejje botte. Cap. 3*

V Ario far a di fare i fondamenti il

uarie le regioni > Alcuno luogo è alto, alcuno baf-

fo, alcuno mediocre,come quello che è inchinato. Altri fo


modo, come fono

no molto fecchi^come ne gioghi de monti,alcum bagnati


e moUi,come quelli che al mare,à lagune uicim^ò tra uai
li fi giacciono. Alcuno in guifa e po^o,che non fempre è
bagnato òfecco al tatto^come fono i luoghi inchinati, ne
i quali fi fermano le acque, ne marcifcono, ma cadono al
baffo. Non ci fidiamo d alcuno luogo, come che co fra du
rezza dal ferro fi difenda , perche potrebbe effere in
parte campefire,e debole , onde gran danno cr di tutta

Vopera la rouina ne feguir ebbe, vedemmo appo Mnefto


re terra di Venetia una torre, che già pochi anni fu co^
piuta,che aperto colpefo il terreno, oue fopraliaua,co^
me poi fi uide mal fermo, tutta fifommerfe. Onde più fo
no colpeuoli quelli, che non fatto fodo fondamento da la

natura^
LIBRO III. ^l

natura,fU4nto k portare gli edifìcij comienfi.md troua^


to alcuno mucchio d'antica rouina non confiderano quji
to f Ik pròfendi y anzi difccmare la/pefa auidiyinconfu
deratamente rizzano alte murale fj^ontaneamente ogni
fatica ui perdono . Ottimo è adunque (aui'o, che prinu
ni lì cauino pozzi .e quello per molte ragioni , majpe^
cialmente acciò fi faccia manife^o quanto ogni fuolo 4
fofìentamento ò rouina uagUa/cnza che l'acqua ìi più co
modi nclfabricare è acconciale la materia,che de i poz
zi cauafi è utile .V i fi aggiugne che If^ir aglio fora /V-
dificio dd moutmento de uapori fotterranci fccuro efer

trio .Adunque con pozzo ò cifterna ò condutto, ò altra


fofja profenda conofciute le più profonde cuti de la ter^
raJM la migliore elegge e, oue ponghi fedifìcio in alto
luogo, onde l'acqua chefccde puofi cauare 6 portare uid
co fa alcuna.caidfi più fotto per lo fondamento . Verche
gli e manifciìo che i monti per le continue picggie uen^
gono lauati efcemati^ con quefùnditio^che gli ahi luo^
ghij quali per i monti interpol non fi uedeanc^di dì in
di più appaiono di fopra.Maurclio mente , che à liren^
zafoprafìd k tempi de noflripadn era dabieti florido,
ma bora per mio anifo,per ilfcendere de le picggie nu^
do efcabro è rimafo.Voìcua ColumeUa che ne le piegai
te areali fondamento ne la più bajfa parte fi cominciaf^

fe^e prudentemente in uero. Verche oltre chefattlni pri


majiefuoi luoghi fermercin'wfì , e come ualidofoftegno
refPtcràno a! pefc de lafabrica nel più alto luogo pcfta,
fafi etiàdioxhe iuitij fonti da cotali cane nafccre, apre
dofi la terr almeno ti jìano nafcoiri . Ke pdudofi luogni
gioua cauare larga fojfa^e con pali^cratici^tauole, alga,

g 5 luto
yn BB LARCHITETTVRA
luto e cofe flmili intonicare i lati^acciò che altro no utn
triAndi cainfi l'acqua che li e rimafla e la fibbia^e parì^
mente ognifangofa materia , fino che trcui oue fermare
ilpicdeAl medefimo in terreno arenofo^quanto fa bifo^
gno farai .Ma il fondo d ogni foffa à liucUo facciajì
ugudle^acciò che con ugual pcfo ui ji pongano i fondai
menti , quando che di cofa grane è natura, che à la più

baffa parte più graui Altre cefé uogliono alcuni che ne


le paludi fi facciano Jequalì a lafabrica più tolto che à i

fondamenti s appartengono. Comandano che gran copia,


di pali arficciati ne la punta col pie de infine la terra

fi ficchinO:,occupando doppia ara di quello che dchbe ef^


fere il murojfìano i pali per l altezza del muro niente
meno corti^^che tottaua parte CT grofi per k longjjez^

za loro la duedecima parte . Debbofift ficcare in modo


Jpefi.che non fé ne pofinc ficcare ci altri. Le machine à
ficcare i pali di qual guifa fé fi ano .debbono hauerc men
grieue il martello,ma cheffe'jjo percuota, per che i grie^
ui co'lpcfo CT empito intollerabile rompono incontancn
te la materia , Ma il fficffo percuotere la durezza del

fuolo slarga e doma.Puofi uedcrc^che oue tu uoglifcttil


chiodo in dura maierix ficcare ufando grieue martello no
tifuccedcra , ma con leggieri CT acconcio ti uerrà fat^
to.Sia detto fino ad hora de le caue ^ fé non forfè uo^
gliamo aggiugnerui , che à le fiate per riJpArmiare.ò
per fuggire un tarcno debole jjon confojfa continuata,
ma lafciati alcuni interualìi^ccrnc s'hauejfero 4 mettere
colonne fondiamo lafabrica per tirare da une pilaflì'o à
V altro gli archi /opra ì quali fi rizziuo le mura. In que

fiioljèruifiUome fin ad hora detto habbiamo de fionda^


menti.
LIBRO III» 52

mentf.Md quinto piti ichbc efjcre ilpefo gìeuc , tanto

i
più fodì fondamenti fi facciano.

f
l^a*:tiraforma e coniitionc dì pietre ^O" afoflenere efa^

re tcìuce la calce JO" de le ligxture. Cap.4.

REfla che de lafahrica fi parli. hU qiudo che tutto


l'artificio fjT ordine del muratore px'te da k nata
\ ra forma e coditione de le pietre depende parte d.il rcpi

gliamento e legatura de la calce e de lafahrica. Di que^^


Ile cofe prima quanto fa meiiiero tratterò . Alcune pic^
tre fono uiuaciforti^picne dif.igo.come la felice, il mar
tno fUnili a lequali lafddezz^ , V il fuono è intuito.

\ Altre aride leggiere forde , come tofì^e pietre arenofé.

Sono etiàdio pietre duguale paperjìcic con dritte linee,

ì CT uguali cannoni, che quadrate uengoio dette , altre di


'

fuperjicie linee e cantoni uaiatc.e chìama'ifi infcrte, fo


no aichora Pietre grandi ing'dfa.chefenz^ carro ò ro^
tuli con mano humana nonfìpoffono maneggiare, altre
picciolc di modo, che con una mano le puoià tuo modo
mettere in opra.le pietre traqueflemczz-tne chiamiamo
giunte. ogni pietra debbe cjfcrc intiera non fangofa e bd
gnxta d'auàtaggio.mafefia intiera ò rottaMttcdoui en
trofaratti manifeilo^e meglio fìa nel torrente bagnarla.
No fi bagnano a pieno le giuQe pietre fino à none gior
w/jCT le maggiori a bagnar[ì più tardane , Le canate di
nuouofono de le tiecchie migliori . La pietra fata una

fatu in opra con calce jion e un'alt 'a fata bene accon^
eia di pigliare la calce . Qucflofìa detto de la pietra. Ld
calce de la fornace tolta che non harra le fcaglie intie^

g 4 re
DE LARCHITETTVRA
re.wa rifolte in poluere ,come debole bixlìmuno. Ccm*
vie n dando cju. Ha , che dal fuoco h spigliato colore ^ CT
€ Lggurct C^T fonom.e che bdgnmdok confrepito^xcrc
uaporc licucc in ^Ito Ne k primx perche e più debole,
.

rmno fcihhu fi mefcoU.mx in queji^ migliore più ne dd


porre. Voleua Centone che per ogni piede fi deljc di cdU
ce un mozzo e due difihbin , ilche ad altri non piace,
Yitrumo e Plinio com.tndano che la (Quarta parte di fé
bid di cxua e U terzx di fiume ne k calce fi mefoli. MX
oue per la natum de le pietre e qualità fa.-à bifogno
che k cxlce fiapiu tenera e molle , ciuellifi. k fébiuy
mafie conMrachefiiajfiejfa.giaia, CT acuta, e ptz^
zi di rotte pietre per la meta ne k ftbbia mefcokrai.
Se k tirza parte di uafi pillati u\iggiugmrxi dicono ,

che k calce fiara più tenace. Ma comunque Ih arr. urne*


fcokta,f<^^'^ntc la pifttrai incorpo^'ando ogni minima
fcaglia . Alcuni per meglio mcfcokrk ne mortali la pi-
Siano. Sia de k calce detto à ballanza.fc non uogliarno

aggi.igneruija calce con le pietre de k fina caua meglio


che con le ftrmere rappigliarli.

Di edificare i pedamenti il modo da gli antichi

pigliato. Cap. 5.

N "^
On
re i
trouo appo gli antichi alcuno auifo d'edifica^
pedamentijcioe
ti fuori che queUo.che la pietraM^^iale
di leuarefina (ara i fondarne

efifiendo per due


anni. come dicemmo fa l\xria,harra mofìro defietto alcu^

no jtcl fondamento lìgctti.E come i faldati deboli , V4


guerreggiare meno attici quali non pofjono al Sole CT 4
k
LIBRO - IH. ?, a 5J
la poluo'e duwe.nonfenza biafìmo loro mediamo k ca
fd.cojì quciìe molìi e guajìe pietre ributtanfi, affitte che
ne lotto , CTne lombrafi ftiano à ripofo . Quantun^
que truuo da hitìorici che gli antichi kfare i pedamen^
ti ogmfludio ufauanoyche lafabrica lui quanto era pof^
fibilefKJjenon meno che l altro muro foda efcma Afì^
the di ulcerino figliuolo Ke dEgitto^Uquale fece ilflatu
tocche chifoffè molto debitore,d corpo del padre afii^

(gnaffe per pegno, dolendo far e di mattoni una piramide,


fijjè ne la palude traui per farui fopra ifondamenti^, CT

con mattoni gli copcrfe. Leggefi che quell'ottimo Qtefi*


fo 5 ilquale di Diana il celebre ttmpio in Efefo fabricò

hauendoft eletto un piano luogo e [ecco ilqude da terrea


moti fiijfe ftcuro , primieramente per non porre tant<t

fabrica in tcreno meno flabile.uifottopofe battuti carbo


ni. Dipoi fece tra li pah à liuclli di carboni empire flret
t amente ^e di [opra quadre pietre con lunghi nodi ui lìe^

fe.Trouo etiàdio che ne i fondamenti de le publiche fa^


buche in Gierufalemme , alcuni ui puofero pietre uenti
gomiti lunghc^ne meno che dieci alte . Ma altroue ne le

opere di pentifimi antichi ho comprefo , che eUi uario


modo ad empire tfondamèti ufauano, Alfepolcro de gli
Antonij con pietre non maggiori che fi piglino ne la ma
no e calce copiofa empirono il fondamento. Prejfo alfo^
ro argentario ogni forte di rotte pietre ufirono. Vicino
al Comitio di pezzi e fcaglie d'ogni uilij^ima pietra fe^
cero il fondamento. Giacquero à me tuttauia queUi , che
ideino a Tarpeia con opera a i colli conueneuole imitaro
no la natura. Verche fi come quella àfar i monti , tra le

fode pietre la più tenera materia intermettere cofì que^


Iti
DB LARCHITBTTVRA
fìi fecero di due piedi il fondamento con pietre cjmntó
loro fu pol^ibile, quadre CT intiere, fopr a cjuefto ftempra

ta calce due piedi akafop-raf^arfcro, e coji fcambieuoU


mente con pietre e calce empirono ilfondamcto. Ahro^
uc con giaia canata CT raccolte pietre ho ueduto fermif

fimi fondamenti cfabriche da gii antichi fatte durare


per molte età Rouinado Bologncjì un'alta torre,appar
.

uè che i fondamenti erano con ciottoli e creta per fei go


miti in altezza compost Jl rimanente fino al mure di fa

pra con calce era fatto. Vano è adunque de fondamenti


il modo, e però non facilmente direi qucd di queiii modi
fia più ficuro^perchen ciafcuna di queflejpecie netrouo
alcuno fermij^imo e benefìcuro . Io nondimeno giudico
elfer bene rifbarmiare ,pur che non ui fi getti faj^i uec^
chi ò putridi. Sono altre maniere depedamctij:na à por
tichi e luoghi fimili e conueneuole.oue fi pongono le co^
lonne,[altra ne luoghi maritimi ufafi fi può i , cue non
uogha noflra eleggere fermo terreno. Parleremo de ma^
rittimi fondamenti à Ihor a, quando del porto e di gran

machina da porre nel profondo mare parler ajsi, perche


quefìo parlare non s appartiene à lopera di tutti gli edi

fici.de laquale hora parliumo^ma ad una particolar par


te de la citta,de la quale con lefue fimili tratteremo, oue

di cotali publiche opere particolarmente fi parler a. l<lon

fa melìicro continuare il fondamento feguendo de le co-


lonne lord:n:jna prima conuienfi nel luogo de le colon
ne fare il fondamento, e poi da Vuno à l altro fi facciano

archi con lafchena in giù, la corda de i quali jìa il pia^


no de l ara.Prrche cofi in un luogo più pefi qua e li po^
fli^mcno potràno pertufx^e U terra,ef[cnioui quefìi fon
damenti
L I B R O IH, .! a 3^4

dementi l difcfd.'B quanto le colonne pcrtufìno dgeuoU


mente jC cfuanto premano i pcfìfopra quelle pcjli:, il no-
bile tempio di Vejpefiano lo manifcfla nel cantone^ che
uerfo oue tramontana deiia il foie è uoltatj.Perche uo^
lendo lafciare libca la uia puhlica che ddi^acio del ci
tone uemua occupata/ itrattìfi alquanto a dentro,(^fat
to per lafabrica del tempio un arco^il catone come una
colonna à lato la uia lafciarono e con foio fondamento
con un contraforte dauanti fermarono t opera loro, ma
queila finalmente fu afìretta dal pefo, e dando luogo U
terrajaperfe,

'Dehhefi ne più gro/^i muri lafciare alcuno Jpiraglio dal

fondo fino a la cimai che differctiafia trai pedamen


: to jCfil muro. OjixU fono del muro le parti princi^

.t pali . Di tre maniere difihricare ^ e de la materia e


6".
4f forma del pozzo òfottopie, Cap,
't?

FAtti efond.tmentifigueil dritto muro,Non uoglio


quiui tacere cofa.che ad empve i fondamenti ^CT 4
compire i muri e bifogncuole . Ne i grandi edifìci] , oue
debbc il muro effer più largo fi lafcino alcuni Jpiragli
aperti,onde s' alcuno uapore fotterra raccolto muoueraf^
fi.queUofinza noiare lafabricaj7abbia Vufcita.Gli an-
fichi e per quefca caufa ò per commodo di poter alfom^
mo de la cafa montare > e forfè per fc emare laffefa una
fcala à lumaca nel mezzo ficcano . Tra ilpedamento
cioè il foiientamento de la fabrica , muro
e lo Jpedito
glie quetìa differenza, che quello da i lati de lafojfafo^
jiewAto yfoUmenteper ejfer intiero confièle, ma quefco,
come
;? DE l'architettvra
come dirò dì più pxrti fi compone Sono
. nel muro le par m
ti principali ^queUd difotto^ che dal fondamento licuaft, \é
pozzo chiameremo ^queUa di mezzo , che l edificio cir^ u
conda-^chiamafi procinto, e la parte difopra uicino al co I li

perto, chiamala cornice. Sono tra le principali parti del \


i

muro i cantoniyC pilaibri ò colonne, b jìmiU foilegni, che \

k fofcentare i trauamenti e gli archi per colonne fuppli^


'
'

fcono:, e chiamanjì tutti queiìi foPtegni offe . Sonni de le

aperture i labri cioè pila^rate da l'uno e da l'altro la=^

tocche a i cantoni:,^' 4 le colonne s^affomigìiano.La co^


perta de le aperture fìa poila dritta ò in arco, tra le offe

sannoucrà. Quando che altro non è arco, che un piegai


to traue, CT" // traue è una colonna à traucrfo poiìa . Le
altre ccfc, che tra que^e principali parti s interpongo^
no^ragioneuolmente copimenti dirannojì. Debbc in tut^
tol muro cffcrc alcuna cofa , che a tutte queite parti ji
conucnga.cioè del muro lafabrica di mezzo e duefcor^

ze de le quali una s apponga al Solevi altra à dctro guar


di, CT uarianofiper la diucrfità de lafabrica . Sono tre
maniere difrabrica , ordinuria/eticulata , CT inccrta^e

giouaci chiamare quel detto di Yarronepue dice. Le fie


pi Tufculunc con mui di pietra ala uilla guidano . l'i

Francia fannofi di mattoni cotti, in Sabini di crudi, ma


in Spagna co pietruccie à terra mcfcolate fi frabricano.
Ma di quello p.irlerafii poi. Quella è fabrica ordinaria,
ne la quale pietre quadre,ò giuéìe.ò molto grandi fi
met
teno in opra , giuntandole à liucUo con la fquara , e co'l

piombino, V è quesìa la piufoda e colante fabrica. Re^


ticulata dirafii quella oue quadre, ògiu^e pietre,^ an^
che picciole non fi mettono in banda, ma incantone,uoU
tata
LIBRO III» $f

dU U front e al piombino. Incerta e quetld,oue ogni iru

era di pietre comunque meglio pojjono cadere pur che


f accollino, mettefi . Cotal guifx difabrica a lailrignerc
l^ uie di felici ufiamo^ Cotalijpecie difabricke uariata^

mie in uarìj luoghi uferemo . M pozzo metteremo di

'uori quadrata grande e dura pìetrx.E fé debbe ejjer U


^fibrica quanto cpojìibileferma e robuiìa:,e non ha tut^

$pl muro difaldczza maggior bifogno,chen queftapar


te. Se glie poj^ibik con una fola pietra:, ò con tal numero
dì pietre lafermerai.che ad una intierasalfomigli^ onde
fiapiu dureuole . Come fi maneggi una gan pietra, per
che queiìo a l'ornamento de V arte fi conuiene^alfuo ho
go ne diremo Leuerai . dice Gitone la fahrica confod^
pietra e calce unpiedefopra terrx,e V altra parte anche
con crudi mattoni puoi fire. E mojfefi egli con txl ragia
ne,che legoccie di pioggia da tetti cafcanti queUa par^
te baffx del muro rodono. Ma io confiderando le xntiche
fabriche^trouo in più luoghi, e Jpccialmentc appo genti,
che dapioggie nonfentono un tal danno, quefte parti di
pietra dunf^ima effer fabricate , quando che douendo in
Egitto faruifi unx piramide di nera e dura pietra uife^
cero Ix bafe^ e più ampixmente la cofafjponendo : fi co^
me fé ferro, ò metallo uer una parte e taltrafouente fin
piegato, rompefi, cofi gli altri corpi da fcambieuoli ojfe^

fé di qua e di là trauagliati fi uitiano e corrompono , //

che ne i ponti di legname ho comprefo. Ver che le parti


per il cambiarli de tempi , ò dal Sole, ò da uentifecche,
hora da notturni uapori de l acqua bagnate, à co to tati

pofiucggono corrofe CT intarlateli medefimo ne le più


baffe parti del muro fi può uedere, per che du ihumore,
e da la
.

DE LARCHITETTVRA
f da la poker e , che fcamhicuolmcnte lo molefca , uiene
macerato e rodate. La onde io conchiudo che tutto l pie
de f edificio di fodc e grandi pietre fi faccia , affine che
da le offefe contrarie (i pofì difendere . Quali fiano le
più dure pietre nel fecondo habhiamo detto.

Ve la creatione,coUocatione,e congiuntione de le pietre. .

E qualifìano più ferme, e quali più deboli. Cap j.

Glie gran differentia , e quiui CT altroue, con quaì


forma e cogiuntione le pietre fi mettano in opra,
per che fono :,come nel Icgno^coft ne la pietra uene e no^
di.O' parti più de le altre deboli- Anzi è manifeilo che'l

marmo s'apre e torce.fono ne le pietre aposteme e putrì


de materie raccolte, che per il beuuto aria 4 tepo fi gon^
fiano 5 onde più greui gonfiature e rotture de colonne e

traui nefeguono.Vcr tantofopra le fopr adette cofe de le


pietre, gli è dafapcre la pietra da la natura uenir creata

come ucggiamofìefa,di materia liquida e tener a Ja quale


d poco à poco rappigliata,^ indurita,coferua la maffa,
ìa prima figura de lefue parti. Di qui auiene che le più
haffe partile corpi maggiorile più grieui fono, che queU
le di fopr a , CT ui p affano entro le uene , come materia
k materia uiene fopragiunta-^O' accodata. Adunque glie
cofa certa, che la pietra iui e atta àfenderft,oue è la ue^
naja quale fapi ò diffiuma de la prima materia, 6 dift^
ce de la fopragiunta, quando che non confentir ebbe la na
tura , che materie differenti fenza mezzo conueneuole
s unijfero. oltre ciò, come te/perienza manijeda, tempi
to de le tcmpcftàjpcr non parlare di cofe più fecreti, ogni
congiunta
KongiuntdyGy indurita fabricafcìogUc . Cefi ne le pietre

quelle parti ^che le tempeiìa hanno fojfcrtOy fono più ma


cere e putride . E però à porre le pietre in operajebbe/l

auertire ^ maf^im amente in faeUc.parti de l'edificio, che


debbono ejjerpiu robuiie, affine che ipm fermi e fedi U
ti de le pietre contro le cffefe de la fortuna fi pongano,

l^onfì metta adunque la uena de la pietra in fianco ac^


ciò che da le tempefd non (ìafcorciata , ma Ilefa, affine

che premuta da lafabrica difopu^non fi apra, "La par^


te^cke ne la caua era à den^tropongafi di fuori , per che
quella ha più fugo , cr è più ferma. Ma niuno lato fari
migliore, che quello, che non per lungo de la caua hattrà

fenduto la malfa , ina qucllo,cheptr trauerfo da laftefa

majfafarx tagliato. 1 e anioni, per che debbono cffer ) o=s

buììi,per tutto f edificio fermamente fi fabrichino . Per


che fé bene cofiderò, fono i cantoni de l edificio la mez-
za parte, quando che non fi fa errore in un cantone , che
due parti del muro non nefentano offefa. E fé uuoi confi
derare,far atti chiaro ninno edificio quafi per altra cau^
falche per debolezza de càtcni,hauer cominciato à man
care.Fabricauano adunque gli antichi, drittamente i can
toni più che le mura à doppio grofsi,e ne i catoni de por
tichi a colonne :fer mif^ime alefabricauano. Konfidefi^
dera adunque de cantoni la fermezza folamente, perche
foflentino il tetto, il che k le colonne più toflo che à i can
toni dafìi , ma affine che tengmo le mura ritte, che da la

drittura del piombino in niuna p.irte fi fcoftino.Vorraui


adunq; le più dure e lughe pietre ^accio che corde bracciay
per il muro fi fendano, e pano a la mifura del muro lar^
ghe tali pietre , acciò che di empire nel mezzo nonfia
bifogno
>^ DE LARCHITBTTVRA.
hìfogno debbono le offe del mwo e de le aperture k i con
toni effer fimili , e tanto più ferme .quanto fo fé ù mag^
g!cr pefo debbono fottogiacere Si lafcino fuori le marnali
che fi chiama dentcUto cioè alcune pietre dì cjuà e di U
porte in fuori kfofknerx il compimento del muro , che
uifi debbe aggìugnerc.

De le parti del compimento, come corfi ouerofcorze,^


empire tra murice cofe fUnilu Cdp . 8*

r^ Ono le parti del compimento queUe, che dicemmo 4


^tutt&l muro effer communi come li corfi ^O' il fabri
care nel mezzo de muri con rottami, ma le intonicatio^
ni altre fono di fuori^altr e dentro , Se quella di fuori fa
di ben dura pietra , per chefia più dureuole, potrai con
reticulata ò incerta opera empire il muro , pur che à le
moleiiie graui del Sole, e de uenti, ò di fuogo, ò brina fi
pongano quelle pietre , che fono per natura e grandtzzd
loroàfofunere cotal ingiuria fortifiime. Et iui mafima^
mente , ouele pioggie dagorne 6 cannoni fcendendo in
gran copia Ja uenti nel muro uengono rijpinte , pongafl
lapiufoda materia, quando che negli antichi edifcij uè
defi il marmo in più luoghi da cotale /pruzz^re di piog-
gie
féffo e corrofoy ben che tutti quafìgU Architetti per
prouedere a cotal danno coflumano di condurre uia la

raccolta pioggia. Che dirò che notarono gli antichi le fo


glie de gli alberi ne lautunno uerfo Oftro e mezzo di

prima cafcare . tìabbiamo ueduto tutti gli edifici uerfo

Oflro hauer cominciato à mancare . 1/ che forfè auiene,


che l ardore eforz^ del Sole mentre che era himida Io-
pera
LIBRO III* 7
perUyinnmzì tempo gli humori de la calce feccò.Aggiu^
gnìui^che'l muro da ucnti d'Gfcro fouentc fatto humido,

er appreffo dal Sole racccfojè putrefatto, Aduncj; con^


tro tali ingiurie la più robufca materia oppongafì,'Oue*
ito fommamente sojferui.che lordine cominciato in tut^

ta t opera ugualmente fegua/t, che non fi faccia la de/ìra


parte con g'andejafiniilra con picciola pietra.Perchc
dicono lafabrica , foprapoiloui ilpefo.uenir premutale
la calce nel feccxrfì fuggire cromperfu onde ne lafabri
ca necejfanamente uengono rotture- Non ti uieto che no
facci la cute di dentro di più tenera pietra , ma comune
que tu lauori a dentro ò di fuori fia la cute a dritta li^

nea col piombino ugualmente giufìa , La fua linea fari


quella , che al dijfegno de -(ara corri/ponde in guifa, che
nonfìa altroue gon^ìata^altroue concaua^ne ondeggiane
te^ma dritta per tuttO:<:!X a giufla mifura uguale, Mentre
che fifabrica:, CT è ucrde il muro primamente fé cofab^
bia lojpargerai^farà l opera ò cute ò bianco che gli fo^
praponghi perpetua. Sonui due fpecie dirilpimenti^umt
con la quale ^ ne lafcorza confcaglie s empiono i luoghi
uoti . V altra oue con pietre meno prezzate s'empie nel
mezzore luna, e t altra pare.che per rijparmio fia fiata
t) ouata 5 quando che le pietre più uili in quePce parti fi
pongono. Per che fé grandi e quadre pietre non ci man^
cxfjero chi uolentieri uferebbe minute e rotte pietre f Le
offe da i compimenti fono in quefco differenti ^che in que
fti rotte e minute pietre che ci uengono in manose quafì
fenza artificio mettiamo: in quelli poche ò nume pietre
picciole 5 e fenza a'' te e mifura ui fi pongono , ma tutta
l opera 4 dentro e fuori con ordine fanno » Vorrei che
h per
DB LARCHITETTVRA
pcrfcire l opera eterna, tutt&l muro di cjuadrate pietre,
fi faceffe,tuttauia qualunque pietra ad empire ne lafcor
za uferai auertirai quanto è pofiibile, che ugualmente,
€ con ordine fi raggiungano Giouerà da una fcorza 4
.

Valtra del muro porre fouente alcune pietre ordinx'ie


per tmuerfo del muro , le qu.tli luna e Ultra fcorza ri^
iìringano, accio che le pietre posle nelmczxo ad empire
non/pingano infuori le JjJondcCofìumxrono gli antichi'

empire tra le fronde no più alto de cinque piedi tra ogni

ordine , acciò che la fahrica quxfi con nerui e legature

fuffe riftretta e raffodata^ej' affine che fé nelmezzo per


errore del muratore ò per auenimento alcuno , le pietre

calafjh'O, non uifccnda dietro tutto! picfo, ma hahbia co


me una bafe oue fermarfi. Vogliono anchora^come etiam
dio bene ojjeruarono gli antichi ^ che non fi pongano per-
empire nel mezzo maggiori pietre d'una libra , per che
ìepiu minute meglio sunfcono^et k le cogiuture saccop
piano^che le gradi Dicali ciò che Plutarco del Re Mino
narra. Qoihui dift'ibuendo la plebe per le a'^ti:, giudicaiu
ogni corpo quanto in più minuti parti fuffe diuifo^ tanta
più agcuolmente poterfi affettare e mxneggiare . Kon e

da tacere , che glie neccifar io empire ogni cauajion Ix-


[dando uoto in luogo alcuno ^e per altre più caufe.efpe^

cixlmente .per che non u' entrino animji , che co l farai

mdO:,e portaruifforchezzi generino e aprifichi, Glie co-

fa incredibile quante gradi pietre, quali f èriche da una


radice ho ueduto commojfe. Dei adunque legare con di^
Ugenza e compire tutta lafldrica.

De
L I B R a III, ^8
Dr tdjfdtxre le pie tre, de ìa legatura e fortifi catione de

le cornici:, e come le pietre nel muro fodamente fi ri^


fìringauo. Cdp. ^»

NE l'affettar e, e legare

tre fi legano injieme in tal


il muro alcune maggiori pie
modo^che la cute difuo
ri e di dentro,e le offe s incatenano, come quclle^che di^
cemmo douerfi interponere di cinque piedi . Sono altre
principali lcgature,che ad abbracciare i cantoni,^ à te

nerefirctta la fabrica per lungo del muro fannofi . M4


<]iue{ìi ultimi fannofi più rari:,ne mi ricorda hauerne «e=
àuto in un muro più di tre. La lorofianza è che la cima
del muro , come una corona fortifichino con frequenti
congiunture ugualmente dici?tquepiedi,ne nifi conuen^
gano deboli pietre. Ma in quelli che chiamiamo cornice,
quanto fono più rare^Cy hanno più grieue imprcfa, tan^
to più robufce e grofi'e pietre ui fi pongano . In ciafcuno
per lafuafpecie lughifiime larghifiimc e benfode pietre
fi richiedono. Ma fi diff>ongono le minori in guifa , che
al piombinoci àia fquara dentro e fuori del muro fi
couengono^quefii come corona efcano del muro.Mettofl
cotali pietre lunghe e larghe à la regola e piombitio con
ordine ben legate in guifa^che fop^apofio il pauimento,
la fabrica di fiotto fi cuopra .La legatura de le pietre

quiuifafii quando ogni pietra dopo le altre polla cofi co


la commifiura di due prima poile s' acconcia à giufia mi
fura.che mezza da queUe e toccata, Qneita legatura di
pietre non fi deue pretermetter e, ma ffiecialmente ne le
legature offeruifi fommamate. Ho ueduto che gli antichi
ne le opere reticulate ufauano di tirare il legamento di
h z cinqui
DE LARCHlTETTVRA
citKjuc mattoni ò almeno di trecche erano tattico alme^
no un'ordine di pietre no più grojjc che le altre, ma più
lunghe e larghe. t\e le ordinarie ab) f . )e de mattoni ue^
demmo per ogni cincjue piedi effer ballato d'uno matto^
ne di due piedi per legatura . Vedemmo etiadio alcuni
porre nel muro per legatura lame di piombo lunghe^e co
me il muro larghe. Ma fabricando con grandi pietre ueg
go.che di più raro ligamento , e quafì de la fola corona
può bailare.Kel copire le corone, che fono del muro un
fermìfiimo nodo.non fi pretermetta ciòcche del legamen
to dicemmo, eh e folamente lughe e larghe pietre, e le più

ferme ui fi ponganole con legatura continuata s'acconci


no drittamente, e con ordine al piombino giu^andole,CT
4 la fquara trahendole,E debbefi in queiìo ufare più di^
ligenza^quanto il luogo da la corona cinto è più debole,
Bt hanno i tetti nel muro ilfuo ufficio , Et però dicono
che ne le mura de crudi mattoni, facciafi pure di terra
cotta la corona,affine che la pioggia non danneggi la fa
brica, mafia da la corona diffefa . Fero debbefi m ogni
muro offcruare,che uicino al tetto fa bcftbricata la co
rona àfpignere da le mura lòtano ogni pioggia.Debbefi
poi cofiderare con chefojìcgno CT aiuto più pietre àfer
mare un muro fano ligate e riftrette, S' alcuno uipenfa,
gli uicne in mente , che ^à fa mciìiero la calce , benché
non affermo ogni pietra douerfi con calce congiugnere,
VerchcH marmo da la calce toccato, non folamente per^
de la fu candidczza,ma cti^tdio da macchie di fangui*.
gno colore uiene [forcato: tanta e nel marmo de la can-
didezza la fuperbia.che à pena altro cohc può f co pa
tire^che dirai che quello del fumo ffdcgna,unto co oglio
imp^Uidifce^
LIBRO III. 59
impallidìfceMg^^-'^^to con no'o nino fd colore di lutoXo
acqua di calìagna negrezza à dentro in modo^ che rade
done parte, no però fé ne uà la macchia.La onde gli an^
tichi quanto con meno calce poteuano. mette ano in opra

I marmi. Ma di ciò parlera^i di [otto.

Del legittimo CT uero modo difabricare , e de le pietre


conlafahbialaconuenienZii' Cap.to^

Esfendo di perito muratore ujficio non tanto ùleg^


gere le più conmode materie, quanto ufarc accon^
ciamète quelle ^che hauerefipojjcno.cofi ne parleremo.
Intenderai quella calce ejjer ben cotfa^quando bagna^a^
e dopol boglimento raffreddata,faraj}>uma come di lat

te gonfi àdofi di queUa tutte le zcUe.' Saràno di non bene


• maceratale pietr uccie trouateui inditio.Se oltre''! doue^
re ui mefcolerai fabbia^non farà tenace,^ fé meno glie
ne porrai, come mfchio ritraherafi e farà meno atta da
fendere. la calce meno macerata con minor danno met^
terai ne li fondamenti, eh e nel muro , ^ nel mezzo ,che
ne le eflremita . Ma da cantoni , ofi e legamenti caccifì
ogni calce uitiofa , ma ne gli archi mettajì la megliore,
I cantoni le offa i legamenti Ja corona uogliono più mi^
nuta,tenera e pura fabbia, ma imamente f otte con pietra
lifcia/i lauora . le pietre da empire nel mezzo pojfcno
cffer ciottolofe. La pietra fecca e fitiboda confahhia di
fumé conuenirafi. Pietra di natura bagnata CT numida
con fibbia di cauaftara bene Non uoglio che fibbia di
.

mare uerfo offro ff metta , ma uerfo Settentrione forfè


più acconciamente porrafi. A minute pietre debbeffpm
h s ffcjfa
DE i/architettvra
Jpeija calceli fecche più fodd, quantunque gli antichi in
tutta la fabrica più comcndano la calce tenace, che fciol
ta e fenza ncruo . Non fi mettono le grande pietre in
cpera/e non fopra tenera e liquida calcele forfè piuto
flo per fare il luogo lubrico ^acciò che nel ccciark fipof
lino maneggi Lire, che per congugncrlc.ui fi mette fotto
la calce. Gioua fommamcnte fottoporui alcuna cofa terfa

e foia .perche le pietre


li dulgncue pcfo non fiano rotte,

Alcuni uedcndo grandi pietre de le antiche fabriche di


rubrica ne le coraijfure tinte Jamfarono, che eUi per cai
ce tufalJero.Ma qucPtc 4 me non pare UC: ifwiiic, perciò
maf'imamcte, che una fola fuperficie neueggo tinta.Gli
e ne le mura cofa da non tacere . Non f dcbbe in fretta.

fenza pigliar ripofo fabricare il muro , ne anche fonaci


chiofamente.come fé centra tua uoglia ftbricafì:,tarda^
re ne lopra^mafcguafi m modo lopra con ragione, ne U
laquulc jìa la p eùczza col raaturo confìglio accompa^
gnata. Vietano i penti , che )i licui molt alto il muro fé
prima la parte fatta non è indurita, perche topcrafrc^
fca e tene>a,ciò che ui porrai fopra non foftemra. Vfg-
giamo le rondini da la natura ariimacfìrate fare iloro ni
di in que fi a gai falche il primo fango che hanno pcrfon^
damento.e queuo che pei u aggi ungono, non fenza giudi
tio ,ma d.^po dquanto di tempo a poco a poco fabrica-
no fino che l primo luto fa rajjoduto. Ah bora uogliono
la calce ejjer indurita. quando ella una lanugine , e certi

fiori da mwaton conofciuti manda fuori . Dopo quanti


piedi fi debba intermettere tcpera, la la'ghezza del mii
ro la condttionc del tepò e del luogo te ne auifera.QUan
do uorrai da (opra ceJjayc,cuoprirai di fopra co paglia,
ò altro
4 L i B R O l 11, 6Q

6 altro lìmile.acaò chelfiigo de ueiito e dal fole fecca*

tOyiìònfuanifca prima che temperatamente fi fccchi cT


induri la materia.oue poi .1 fopera toner ai ^ bagnerauui
una CiT un altra fiata con pura acqua , fino che fa bene
bagnatole la poluere che genera': ebbe capifichi ne uen^
ga bagnata. S.iente a far lopera Jìabile e feda è più gio

ueuole,che con acqua copiofa bagnare le pietre, ne uo^


gliono quella pietra eìfer bagnataMq'i^tle rotta non fa
mtro humidu e nrg-ezzuntcAggiugniui che Lucrando
tn quei luoghi, ne i quali d uarij ufi e pcrfoUazzo fpof
fono defider are fine sire fi faccia un arco .affir.e che apcr
toil luogo h abbia ilmuro ficuro fofcegno ouc pofirf,:>\6

fi può dire quanto al uigore e nerno de la fabricafia di


noia il leuarne una benché piccioli, pietra. ì:^on ci uerru
mal fitto d ^ggi'^^'g'^cre nuoue à necchie fabrichcyfnza,
che ;j'' nafca apertura.da la quale quanto fé n indebolii
fca il muro, non accade parlarne . llg^ojfo mure non ha
d armatura bifògw , quando che i imratori ui
pò!
fono
flarfopra lauorando,

lì modo di fmalure le mura €7" ueslirle , de gli arpcjì


€ loro rimcdij. De la-itichipima legge degji Ar=
chitetti^CJ' i rimedij contì'o lefaette.Ca.n,

Dolemmo del modo legitimo di fdricare , comi: fi

metta in oprala' in che guifa co k calce uifìfer


mi. ina cfendoui di dijforre le pietre nane marne e^alcu
ne non con cilce^ma con luto raggiugneno , dire con
fi
pietre feiza colla alcuna.e fonui apprejfo nari e mani e ^
re d ed>f care: alcune folamcnte di rottami fono cunten*

h 4 te.
DE LARCHITETTVRA
tc.altrc con li corfi di pietre fi finifcono di cjueile hrìe^
uemente p Merano. La pietra che con terra fi mette in
cprUydebbe ejfcr benfccca e cjuadm , operò il mattone
I^uro cotto ò crudo più toào^ma benfecco k cotal opere e ac^
crudo, concio . 1/ muro
mattoni fat to fa la fabrica fana
di crudi

è dafuogofecura,ne molto da terremoti patifce, ma non


effondo ben groffo^non fo^iene i palchi. La onde uoleua
Catone che ui jì facejfcro pilajìri.che li trauamenti fofle
nejfero.ll luto dafabricarc uorrebbcno alcuni eh: al bi^
tume fuffe fimile^p' quello ottimo giudicano , chepoilo
ne l acqua Jxnt amente fi diffolue , e non to^ofijpica da
le mani. e che feccandofi bene fi ammajfa e rajfoda. Altri

tarcnmo prepongono, come quello che meglio ftflende.

Debbefi cotal opra ue^ire di fuori con calce , CT entro


con gcjfo ò creta argcntaria^c per che meglio fi rappi^
gli, ponganofi ne lefijfure pezzi di u.xf di ter-ay che co^
me denti porgano infuori^oue la crofla meglio fi fermi.
ha nuda pietrx debbe ejfcr quadra e grande molto, e fo^
da e dura^quiuinon famifiicro d intermettere fcaglie, ò
pietre picciole , quanio che t giufii odini con perpetua
congiuntura ui fi
ricercano ma di arptfi^e chi odi più le
gature uifmno di bi fogno chiamo arpefi quelli con che
due pietre fi giungono injieme à paro, chiodi fono queU
lische ne la pietra difotto^cj in quella di foprafifii.uie^
tano , che le pietre non uengano ffìnte di ordine Non .

biafimano gli Parchi tetti gli arpeli e chiodi di ferro, ma

io ne le annche opere ho coprefo ,che'l ferro fi corrom^


pe,e non dwi, ma lo otto-i: e quxfi perpetuo . Anzi ho
ueduto chel marmo anchora da la rugine del ferro uie^

ne roduto e guafco, Veggcnfi ne le antiche opere arpefi


di legno
LIBRO III. 6l

a legno i qucdi non fono per mio auìfo di queUi di ferro

pcggiori^gli arpeji dì ferro ò otthone di qua.e di la con


piombo fi fermano ^quelli di legno per la loro forma fono

ben fermile fi fanno in guifa^che per fimilitudinc ^ code


di rondena li chiamano . Mettanfi gli arpefi in modo
cheìfiiRar de le pioggie non penetri à guaflarli . Gnidio
canofi quelli di otthone effer più dweuoli.fe la trentefi*
ma parte diflagnofe gli mefcola,meno da la rugine fa^
ranno ofjefi ugnendoli co bitumine ouero ogìio,Voglios
no che ferro con cerufa g^ffo.e liquida pece tempera^
l

•to,nonfenta rugmcCli a' pefi di legno con pura cera ò


morchia unti^ncn marcifcono . Io ucggo che infufo affai

piombo à li capi degli arpefiM pietra se aperta di fot


to.Trouerai ne gii antichi edificij m.uri folamente de rot

fami edificati fermifimi. QJiefci come quelli di terra fan

nofi, come l^frica e la Spagna ufaua^pofloui da due la

tijponde di tauole ò gratici.chegli fiano per foélcgnOy


fino che topera.che era bagnata s'induri. Ma gli e qiie^
fia differenza , che quiui [infondono come una liquida
calce Jn terra con l'acqua inteneritalo' cól batterla fat
ta tcnace^con i piedi la caìpe^ano,e confianghe lafbia^

nano, Quiui ctiàdio ogni tre piedi mettono per Icgatu^


ra pietre alquanto 7naggioriJ}^ecialmete intiere^O' an-
che rotte^w.a che habbiano cantoni^perche la pietra roto
da^quantunque ella fia centro le ingiurie forte , fé non e
da o^ii parte fotifcataynÒ fa a ferma. Spargono ne le

terre d Africa nel luto de i pareti gfonco di mare, opera


in itero ìmr abile ^chc da ucnti e picggic non mene corrot
ta.A tempi di Plinio le torri e le ucdette ne i moti fi uè
deano da Annibale fabricatc di tcrra^^acciamo le crofte

di O'atici
y

D E l'a RCHITETTVra
dì cratici e flore di canne fccchc^opera uilc.ma da U pie
be Romana ufata.fi empiono i cratici con luto k paglia,
mcfcolato per tre gìorni,dopoi con calce ò gejjb fi cuo^
prono, aggiugfu^ndouì per ornamento dipinture ò flatue,

fé con gcjfo uafì di terra pijìati ui mefcolcrai la terz^


parte non temerò de fajprezza . llgeffo a la calce me^
fcolato piglia molto uigore.ma ne Ibumido, ne le brine
e nel ghiaccio douentainutile^Narrerò una legge come
per una fomma appo gli antichifimi Architetti offerua

tajaquale io come un'oraculo uoglio che fia accettata.

Sottoporrai al muro una h afe fermij^Ama, e fa che le par

ti difopra con quelle di fotto infeme col mezzo fiano


giufce al piombino.fé) mcrai i cantoni,e le offe de ledifi^
ciò con le piufode pietre dal fondo fino à la cima. Macc
rabene la calce. Metterai la pietra bene bagnata in
oprale ne le parti onde fi teme ingiuria poganofì le più,

dure,far al lafabrica a lafcjuara.Cf al piombino giufìa,


(india che le commijfure de le pietre da le altre di mez^
zo uengano rìflrette . Metti gli intieri per ordine^e nel
mezzo de rotti empirai. congiugnerai con pietre trauer
fate gli ordini uno a [altro. Sia detto fin' ad bora del mu
ro, parliamo del tetto. Ma nv uogho tacer cofa.de laqual

appo gli antichi molti fcgnifc ne fono ueduti.Sono ne la

natura alcune cofe di no /prezzata ueytìr.il lauro^laqui


la.il uitcllo marino ^come dicono no uien da ftette percof
fo.Però uogliono alcuni che tali cofe ne l'edificio pofce

da lafaetta lo difendano.lo ueramete pojfo credere quel


b che dicono Ja rana rubeta in uafo di terra rinchii<fi,

efotterrata nel campo, cacci are gli uccelli da ifcmi che


non li mangino.B lojlri albero portato ne la cafafa che
la donna
, LIBUOIII, (^ Z

la donna makgeuohncnte partorìfccEt Enomione Lefz


bia fronde tenuta in cafa , genera fliifjo e peMenzd,
l.\d quìuifa mesìiero replicare quello, che de lineamene
ti degli edifictj difopra breucmente dicemmo.

De la congiuntione de le dritte linee^traui^

e palchi, CJ'ofi. Qap.n.

Sono alcuni coperti à faria,alcuni nò , e fono alcuni

di linee dritte altri di torte , CT altri di quelle , e di


quc^e mcfcolati. Aggiugniui poi chel tetto 6 di Icgna^

mi,ò di pietra fa/^i . Quiui adunque cominciar emo , per


far manifeiìo ciò che à la ragione di tuttoH tetto s'ap-

partiene^zf è queito.Ogni tetto ha oj^i.nerui^empimen^ Varie


ti di mezzo , fcorz^ e crofta , come nel muro dicemmo f^ccie di
(ffer e, e glie e o[i conAderiamolo . Vrimicramente.per tetti,

cominciare da quelli, che con dritte linee di legnxmifo'
no fattila foiìener e i tetti fono uccejfarij tram da un mu
ro X l altro fottopofci.è quefli^come diccmmo^nonfl nie
ga che nonfiano colonne posìe àtraucrfo.ll trauc adun^
que e in luogo dol^i > e fé nongraualfe lajpefay chi non
amerebbe meglio hauere tutta Icpcra.per cofidirc^d'of^
fo efoda con Jpejfe colonne , CT uniti traui congiunta è
fermata: Ma uolendo al rijftarmio guarda e , giudichia-
mo ejfcr difouercbio ciòcche fatta topera ferma cfodafl
può lafciare di fare , però ui fi lafciano interualli tra i

traui, quando che [opra i t ani fé ne mettono altri àta


uerfo^tutte le quali cofc ragioneuohnente chiamanfi lega
ture. Le larghe tauolefopra quefti pò f:e faranno in luo^

go di compimento,e per la medefima. ragionejl paiumen


to^e
DB LARCHITETTVRA
to e le tegole faranno V ultima fcorzUy CT il cielo detteti
to uerfo ti capo nojhro chiameremo lafcorzu dentro . il

chefc e coii^ueggiamofe ognuna di queile parti ha le


fue proprietà , le quali conofciute.ciò che a tetti di pie:=
tra conncnga intenderemo'.. Di qucde cofc adunque
fi

quanto fa hifogno bricuemcte tratteremo^ ma quc^o pri


ma diròAo non lodo gli Architetti di nokra etd.che la*
faano ne le offa de muri larghi pertufi^ne i quali xopiu
ta l'opera mettano per il palco i traui , Onde faffene il
muro più debolej e l'edificio contro Ifuogo è meno fìcu^
romper che indi può ilfuogo nel palco pigliare la uia.On
depiaccmi l'ordine de gli antichi, che ne i muri ufauano
di porre modioni fodi di pietrafipraponendoui de i tra
ut le tcilc, E fé uorrai incatenare le mura con i tramano
ti mancheràno Arpefi.e 'Fibule di metallo, e la parte che
del modione auanza , che ti uerrà troppo bene in accon
ciò . Dcbbe il traue effer fincero ^ e nel mezzo cffere al
tutto fcnza menda alcuna . VoPca (orecchia da un capo
al traue, epercotcndo ne taltro,fc farà unfuono muto e
incoflante,moftrafi,che dentro uifìa difettoso uitio.l no
di nel traue fi biafimano^mafimamente JpeJ^i:, raccolti e

gonfiati. La parte de legno uer la midolla lauoreraf.i in


guifalche fa difopra ne topera, via da lafuperficie
ella

de la parte difetto , fuori che la forza b poco ò niente


fi lieui, metterai in fu quel lato^oue apparirà uitio alcu-
no, Sei traue farà per lo dritto feffo affai, non lo giugne^
Vai con le pietre con queUa parte , ma ò in su in già lo
uolterai. Se fa hifogno pertufare ò tagliare in luogo aU
cuno/non offendere nel mezzo , e la fupcrficie di fiotto.

Accadendo à mettere , come ne i templi fiu ojficruatc, di


porre
LIBRO in* 63
porre due trm k paro . Lafcicrctiiut Jpacio ctalqudnte
diU per oue rcj^irino , acciò che non fi rifcaldino infie^

me, onde fé ne marcifca?io . Giona etiamdio uariare ogni


paro de traui, che nonjiiano de l'uno e l altro i capi ucr

fo la medefima parte -ma oue uno ha il piede. t altro hah^


bia il capOi e cofi la fermezza del piede à la debolezza
de l'altra parte porgerà aiuto. Siano i traui,s'egiic pof^
fibile , duna generationejn una felua.ncl medefimo fito,
CT in un di tagliati, affine che con uguali forze J uguale
pefo fojìengano.'Farai i luoghi de i tram al piombino gin
fii 5 dandoli fodo e fermo foftcgno . Ne/ mettere i traili

aucrtiraij che da la calce no fiano tocchile lafciaui dat^


torno fpir agli aperti , acciò che non fiano per il toccale
alcuna cofa uitiati , onero ejjendo rinchiufì marcifcano,
Nel luogo oue debbe giacere il traue ,fottoporrai lafe^
liccio hcrbafccca,ò carboni più tofco morchia co li no
cioli.CXuando harrai minori alberi, che no ne pòfi d'u^
no cauare il traue intiero , ne congiugnerai più in guifa
firetti, che la linea di fotto no pòfi per ilpefo accorciar
fi, ne quella di fotto far fi più lunga, ma jia come una cor
d4 tra i trcnchi,che con la fronte Jpingano Vuno V altro,

CT infcmejì riflringano .Le tauole e l'altra materia,che

da trauifcgafi da la fincerità,<:::T integrità de quelli po^c


trai lodare biafmare. Non fi loda porr e le tauole moU
to goffe, per che oue fi torcono, ne cacciano i chiodi. Co

mandano che due chiodi ne le tauole bè che fiottili fi fìc^


chino, ffecialmetc ne i palchi al fcoperto, acciò che i can
toni de le tauole , CT i lati fiano fermi . I chiodi che per
trauerofo il pefo foftengonofiaccianofi più gròfi, gli aU
tripoffono ejfer più fiottili^ ma più lungn^e con più lar:^

go capo
?^ D E l'a KCHITETTVRA
go capo. Ho comprefo che chiodi di ottone l lofcoper^
to e ne (humido più durdno, qucUi di ferro al coperto e
nel [ecco hanno più uigore. Ouefa medicro di rafferma
re i trauamcnti, ufano chiodi di legno . Ciò che de legni
dicemmo, il me defimo de traui di pietra sinterM.
dritti

Trmì di l-cuene trafuerfuli ò altri uitij non uogliono.che fi tifino

pietra* P^^ colonna il trav.e , mx fé fi a liggieri il uitio, quel lato


porrai difopra in opera.Le uene per lungo in ogni tra^
ucfono più che le trxfuerfali tollerabili, he tauole di pie
tra per più ragioni e fpccialmente pei' il pcfo debbono
cffer fattili. Ma traui 6 tauole di pietra ò legno, non fta^
inguifu ò rari, che non poj^ino fé flefi ne tipe
tio fattili

fofoPccnereyne grofi in modo ej}>e/^i, che facciamo Vo=


pera men belli e uagajel che altroue pxrlercmo. Baila
hauer detto del tetto di dritte linee fé non forfè arricor^
do cofa che n ogni opera giudico fommamcte douerft of-
fernare. Hxmio comprefo ififici che la natura ne i cor-
pi de gli ammali cofi cfolita ordinare l opera fua , che
non ha mai polio ofii da gli altri ofi feparati . Cq/i noi
le offa à gli of^i auicineremo con nerui e legature fer^
mandoli, affine che lordine e cogiuntione degli of^i, con
Ix quale fola J?en che le .iltre cofe ui mancaffero ^jiareb^

he l operarne ifuoi membri fix compiuto.

De i tetti con ctirue lineeJe gli xrchi e loro differenza,


efabrica.e dì pò re ne gli xrchi li conij, Cap, i^,

V
habbiamo d
Engo hora d parlare de
ti , oue ciò che d dritti
tetti

tetti
con linee torti fat^
conuienfi con questi

cÒfìdcrure.ll tetto curuofaf^i con archi^cioc


con
e,
LIBRO III* é4
ecn truui picgdti.ui fi fanno etUmiio legxture e s'empio
no i uotif^acij. lAd uoglìo far pili chi aro che cofa è :,
ar^
co, e le fuc partì , Venfo che gli huomini di fare gli archi

indi hMiano apparato, che uedcndo due traui giunti cól


capo, poter. slargxti i piedi, fermarfi in giùfalche con la

fcambieuole congiuntura , e correffondenti pefi jìeffero

faldipiacqueli cotal trouamento.e cominciarono a cotal


modo fare i tetti^che gìk mandaffero la pioggia.Nonpo
tendo poi per la curtezza de traui fare un largo coperà
tornicino à i capi de i traui interpofero un pezzo di tra

uè facendo la Grecx Ut era ir ,e quello chiamarono Co=


nio.Et uenendoli benfatto^moltiplicati cotali conij^que^

fa forma d'arco lodarono, e trasferendo cotal modi d'ar

chi à le opere di pietra.feccro con le aggiunte un'intiero


arco, tanto che potiamo dire l arco hora con pochi cunei

farjì . Der quali alcuni fotto i capi de l arco fi pongono,


altri dìfopra il cerchio annodano;, altri il rimanente del
cerchio copiono-Kon fa fconueneuole replicare, ciò che

nelprmo libro dicemmo. Gli ai chi fono di più man ice,


alcuno è dritto e fafi d un mezzo cerchio, la cui e orda

per diametro del cerchio tirafi , alcuno e più al traue,


che à larcofìmile è chiamaf minuito , per che non e un
intiero mezzo cerchio , ma di quello parte, la cui corda

fcoiìaf dal cefitro.Euui il copoilo arco, che alcuni angu


lare, alcuni arco chiamano,che di due minori archi e co
pofco,0' ha ne lafua cordx due centri di due piegate li^

nee,che fi tagliano una co l'altra . Moihaft ed effetto,


per rxgione , e manifcfìo argumeto che'l dritto arco è di

tutti più fermo, ne ueggo come fi poffa per fé dijfcgliere,

fc un conio no jf igne nix l'xltro, ii che tato meno e popi


bile
^ O E L^A RCHITETTVR/I
hit, che aiiengu,ciUàto ueggumo l'uno da taltro uenirfò
fieniito.Anzifc uorrai tctarc di rouinarlo^dal pefo che è
ne i conij ti uicne uictato.Fero dice Varroneme gli archi
la de fera dx la fiiniftra , e lajiiiiRrx da la dcitrx parte

uienc fo^ientata.B pucfi uedcre in effetto. Come potrà il

conio difopra.che cfolo ne laJÌ>ina,OjUei da le bande f^i^


gner uiaf Onero come potranno cjueki cxcciare quello di

luogo QucUi poi che fono ne le coile riPcretti dal pefo


f

flxranno fermi Finalmente come fi muoueranno queUìy


,

che fono ne i capi^jixndo fermi quelli di fopra- Adunque


ne i J quxli agcuolmentc fi foìtengono^non fa
dritti archi

mciliero di corda , ma ne gli archi minori con catena ò


altra cofa in uece di cordx le difiatie de muri.le quali no
uogliamo che fiano minori di quato è il minore cerchio,
fi pojfafare intiero, confermi amo. \l che fecero attenta^
mente gli antichi Architettile tutti li mimati archi quan
to erapofibilc^con i lati de le mura fecero intieri. Ojfer
uarono etiamdio attentamente quesìo.che hauutane buo
na occafione:,nn minuito arco fopra i dritti traui metter
no 5 e fopra gli archi minuiti dritti xrchi aggiugneuano,

che i minuiti fcrcenijfero.aUcggiercndolt il pefo . Archi


componi appo gli antichi non fi ueggono. Vogliono aU
cuni che ne le xpcrture de le torri fi facci ano^ per che di

uidano.come una proda ilfoprxpofto pefo. Qvantunque


i comporli archi uengono dal pefo confermati piatolo,
che opprcfi.ti conij che fanno tarco, di larga e grande
pietra.quanto e poj^ibìle fi facciano. Per che quella par^
te del corpo meno fi può diifulucre, la quale è da la nxtu
ra congmnta.chc quella che Ihumana indùf via ha unita,
€ copo^ìa.Debbono etiamdio efferc ugiuli^che co forma,
pefo
LIBRO III. ^5
pepo e mifura giù fta fi ri/p ondano Icpxrtì Se furai più
archi dal portico a le colonne yO" à li capitcUifirauui li

conif oue uno ò più archi congiunti fi licuXno,che non fio.


no due pìetre^ò quanti fono gli archi^mafia una intiera
pietra 3 che di quciìo e di queWarco il capofojìenti . I

protrimi conij fc faranno di ^ande pietra far ai^ch e l'uno


k l'dtro con le reni giunto a la linea s'accodi . 1/ terzo
che cuopri quelli à liueUo del muro con ugu.de congiunsi.

i
tura sacconciera in guifa , che egliferuà k tutti due gli
archi, et i loro conij abbracci,far ai in tutto tirco che le
giunture rinchiufe al centro fi riferifcano.Vofero i periti

Architetti il conio de la /pina d'una grande , e^ intiera

pietra y fc la groffexx^i del muro t impedirà, che non può

fi
cotali conij, porre intieri ^queito non farà arco , ma k
t eftudine^che noi uolta chiamiamo.

che uariefono le uolte^e la loro differenza^e di che linee

fannofjO' in che modo fi rallentano, Cap. 14.

"^ 7 Arie fono de le teiìudini lejpecie , la 'ondefidehbe

V inueiìigxre in che fono differenti^e con che linee fi

facciano. Ma farà bifogno fingere i nomi, per effere^co^


me in tutta t opera ho jiudiato facile e chiaro . Non mi
fcordo che Ennio poeta chiamò gli archi del cielo gran^
difiimi.e Seriiio caua ne le dijfe, per che à modo di naui

fatti fono. Ma quciio chiedo che'n quedi libri fia hauu^


tx per Ixtina parola.queUa che farà à la materia accon^
eia e facile da intendere . I ejpecie de le teftudinifonoy
Arco.camera, e drittx sferica , e fé altre parti di quelle

uifono.Di quefte la ditta sferica difua natura folamen


ì . tene
DB LARCHITETTVRA
té' ne le mura , che da rotonda ara forgonojfoprapon/t,
ha camera à le quadrate are. Ma le are dì quattro can^
tonì/ìano lunghe ò corte, come ucggiamo ne le uoltefot^
terra^chcjì cuoprono con archil Qu^clìa tefludinexhe a
monte pertufato s'ajjomiglia , con fimilitudine di nome
chiamaft da Latini fornix , cicc arco ^[ark quella^ oue

un'arco ad altri archi s'accoppia ^e come un largo trauc


piegato laflcndcrai^Di qui aucrrà^ che un piegato muro
cijix per tetto. Ma fé forfè un'arco dafttctrione k mez
Zo dì 3 e taltro da oriente ad occidente fi taglieranno nel
mezzo faraf^i la tejìudtneja quale à fimilitudine de pie
gdte comasche ne cantoni fendono^ chiamo emo came^
ra. Ma fé più archi d^ ugual numero al punto de la cima
fi taglierxnno infìcme^fa'anno una tefludine al cielo fi^
tnile^e qucjìa àitta sferica chiameremo.Tefludini di quc
fìc parti compofie,fono lefcguenti/c thcmijfycrio del eie
lo per dritta diuifionc da oriente uerfo occidente farà in
due parti feffo , due tcfìudinc m nafceranwje quali à le

coKcauità de mezzi cerchi fono per tetto Ma fé dal


i .

cantone d'oriente à quello dimezzo di , e da quefìo di


mezzo di a quello di fettentrione ^ e dal fettentriona^

naie al primo d'oriente , rcfulterà con equd mifura un


mezzo cerchio . rimarrà nel mezzo una tefìudine ^ che
noi da la fimilitudine dun gonfiato ucUo.razzi chiamia^
vio : quella poi che con più parti darco ueggiamofarfi^
come di fci dotto cantoni sferica angulwe chiamare^
mo.Tcgafì àfabrica) e le tefludini la medef ma ragione,
come ne muri. Le ojje intiere fcguendo quelle del m.uro,

fino à la cima fi facciano, leuandole à modo conueneuole


k la fabrica^e con ugnale dijìantia . Debbonfì da un offo
à l'altro
LIBRO III» é^
i tètro condurre le legature , empiendo poi nel mezzo
quanto fu meflìero.Ma glie coté diffcrenza^chc nel mu
ro le pietre al dritto del piombino e de lafquAra fi com^
pongono 5 e7 aduttanO:,mit ne le tcfludini , dnzzdnfigli
ordini a modo d arco, e tutte le pietre d centro de Varco
oue chiudere fi debbc , ucltanfi . Fc errò g// antichi le

offx quafiin ogni teftud(ne di mattoni di due piedi , CT


uogliono che le pietì'c à compire pano leg^
le te^ludini

gierc, affine che non fi granino le mura. Come ches'cuc


duto alcuni non fempre ufare le offa piufode , maj]>ar^
geriu ne i lati mattoni ritti congiungendo i capi l'uno
con laltro^à (]ueUa guifa,che con la cima de i diti de la
deflra mano fi firingano quelli de la finifìra . Vfauano
poi d'empire di rottami con calcele Jf^ecialmcnte dipo^
micajaqual pietra k riempire ne le tefiudini è tenuta co
modijuma.i^elfire tc^udini C7 archi fa mefìicro fot-
toporui un armamento 3 cioè un txuolato à la piegatura
di quelle conforme .ponendola fopra cratici ò canne , ò
fìmil cofa uik àfoftcnere la matcriajino che la teiludi-

ne fi fa ben dura Tuttauia la tc{iudine dritta sferica


.

d'armamento non ha bifogno , quando faf^i nonfoUmen


te de archi^ma ut s aggiungono le cornici. E chi può di^
re ò pcfare quàtofano que^À archi accoltati et rifrct^
ti, pai] andò l'uno per l altro à gli uguali cantoni , CT 4
non uguali, che ouunque per la te fendine , per alcuna di
quelle pietre coni arco pafferai a più archi e co' mei y
habbi pofto un comode che facendo una cornice , (altra

fi faccia più ferma : Vunarco à l altro fia di foiìegnof


"^ingeti che talfabrica debba cadcre,onde comimcra eU
la,quando che tutti li conij ad un centro eoa uguali fcr^
l z ZC
DE LARCHITETTVRI
zc e giuntura fono dirizzati. Sì fidarono gli antichi ne
la fermezza d'una tale tcRudine ingtiift, chefolamente
ogni tanti piedi faceano di mattoni fcmplici le corniciy

empiendo il rimanente difcheggic e confufa materia . lo


tuttxuia più commendo quelli, che di legare le corone di
fotto a quelle di fopra à gli archi infiemc in più luoghi jì
fludiano.con qucU' arte che le pietre nei muri sincathe-
,

nano mafimamente non hauendo fibbia di caue, ouero


,

fé [opera uer il mare b ucrfo Ojìro è uolta. Potrai pari^


mente fenzJC armamenti la teiiudine à cantoni sferica fa
bucare, pur che fc gli fabrichi perlentro la dritta sferica,

ma (juiui fommamcnte hanno luogo le legature, acciò che


le deboli parti
à più firme fìrcttamente ftano legate,
le

Gioua tuttauia fatto uno ò due corfi di pietre , CT indu^


rate le cornice,fottoporui leggieri armature , cr porgere
fuori pietre fopra Iccjuali fi ferminogli annametipcr
foflenere le cornici, eh e di fopra fi fanno ogni tanti p/f^s

di, fino che fi fcccano.Lecjuali fcccate, cotdi armamenti


fottopo'rai à le altre Jvf che i opera fia compiuta. Tac^
elafi la teftudine la camera , CT // uolto fottoponcndoui
gli armamenti, ma uoglio che di quePte i primi ordini yZT
i capi de gli archi fopra fermo luogo fi pongano. Non
mi piacene chi prima lieuano tutto l muro , lufciandoui
folamente fuori i modioni fopra i cjuali poi féricano la
tCiiudinc, opera uerameate debole CT incofìj.nte.Epero
a mio ginditio queftì archi con ugual ordine injìeme col
muro fi facciano^acciò che con più legature, e quanto più
e pofiibilc ferme fi unifcano. I uuoti luoghi ta il muro,
gli a'chi.dafabri Cofìa chiamati^non di fola terra ò nu^
de fcheggie fiano empiuti, ma di ordinxria CT buona ma
teria
LIBRO III.

terUfoucntc co^l muro lcg4ta.VUcciomi alcuni che per


alleggerire lafabrìca , uà fi dì terra nuoti:,€ da ogni Uto
fefii e riuerfci ne la groffa parte del muro pongo io, ac^

ciò per raccolto humore non douentino griaà.cuopren


doli di leggiera calce e picciolc fchcggie , che paino ben

rafjodate. \mitarcmo in ogni teiìudinc la natura,U(Juale

dggiugnc oj^i CT le carni con legature de neui^


ad ofbi

per lungo,pcr largo ^eper l'altezza hx t€fJuto,offeruifÌ


per mio giuditio cotale artificio di natura di congiugne
re le pietre ne le tePmdini, Segue dipoi che fi laflrighi^
nOyche è in tutta lafabrica di maggiore confideratione,
e non tanto neceffaria , (guanto makgcuole , ne laquale
op' a molti foucntc slunno aff.iticato .Di^uefiahoni
habbiamo à parlarc^ma prima uoglio ciò cìk d fare le

te fcudini fi ricerca fare manifefìo. A compire le te feudi

ni gli è cotale differenza' Gli archi , e le teiludini , che


s hanno a fare con armamenti fenzd intermettere topc
ra fifabrichmo^ma oue non hanno luogo gli armamenti
quafiper ogni ordine debbiamo ccjfare tanto^che Vope^
r a fatta fi fermi. affline che la fegucnte fabrica, k li non
bene raffodata.foprapofca no uenga meno. Ver ciò gioue
rdjcompiute le tefludini co gli armamenti ^ e fccatcui i

cunei, alquanto rallentare i traui , che (armamento fo-


ilcngono .Et f-AJ^i cjucPco.accioche i cunei ne [opera an-
chorfefca non fi muouano tra lefcheggie e la calce, ma

trouino guidato il pefo, oue fermarfi ^ altramente non co


me fi richiede à (opera fi rifìringeebbonojna fi fende-

rebbe la teiìudine . Non fi lieuino pero uia difwito gli


armamenti ma a poco à poco fi rallentino accìò che Ic^^

uandoli uia innanzi tempo , t opera non fccca etiamdio


i s s abbaiai.
Bfi larchitéttvra
s Mafì. Dipoi al(]Udntì di confiderai pure de t opera
la grandezza gli rallenterai ancorale cofi dei fare ^ fino
che i cunei di pietra ne la te Mudine fi fermino accoda^
mente^e l opera s^ induri. Tale e di rallentare gli arma*
menti il modcHauendo ne ipilaftri po^^i ouepa conue*
neuolcgh armamcti.gli fottoporrai conci di legno à far
ma duna [cut e, Z^ one uorrai rallentare lopera^rompe^
rai à poco à poco co un martello quelli cunei fenza peri

colo quanto ti farà dì bifogno. io giudi co, che non fi lie^

ui ma l armatura fé non pajjato il uerno^zf ciò per più


ragioni. ma Jpecialmente che t opera da lepioggie inte^
nerita non cada^quantunque à le tciìudim fommaracnte

€ commodOyche fono di copiofa. a,cqua bagnate*

De Vintonicare i tetti cfua utilità , e de la generatione^


forriia:,€ materia de le tegole, Cap» 15.

Torno à tintonicationc de tetti. Verain^'nte fé uo^

gli amo con dritto giudi t io confidar are no e in tut

to (edifìcio cofa più antica^che hauere con che da tardo


re del fole, e da le tcmpesìà tipojìi difendere. No/z ti^d
cotale beneficio il muro,non tara.non alcun altra pxrtCy
ma quanto fi pub uedere Imtonicatione del tetto Jaqua,^
le a pena con indufìria dbuomini, e con uarij modi fat^
tone if^crienza.s'è potuta trouarefcda e ferola, come è
d quelli parte di mejìierOy e credo che maligeuolmente
fi pojfa tr Oliar e. Quando che non pure le pioggie , ma il
giclo , il Ciildo , e tutti i uenti nocua non cejjano da'gli

?wia,chi potrebbe aficontinui, efuriofi nimici lunga^


mete rcJìfcere^Di qui auiene^che alcuni difubito f mar
ci fono t
LIBRO II X« 6^
'
cifcono,iiicunì fi diffoluo}io,altri roumutio le mur^i, ahi
fi fendono e
rompono^altn fìfcuoprono^c^ i mtaUì aU
troue contro k tcmpejU fortifiimì quiui non pojfono à

tante ingiurìe re/ijìcrcMa gli hnomini di quello che ne


i luoghi trouauanofcruendoli,à la loro ncccj^ità rcparx
rono.Aduquc uarij modi di far tct-ififono trouati. Fr/

gijycomcha vitruuio^con canne ^ e Mafilicnf con pa^


giiae terra cuopronole cafe.Tbeloftgi prcjfo dGa^'a^
mantijcomc ha Plinio, con kgufcie di teslugini le cafe

cuoprono.yfauàfl per lo più in Germania tauole. in Bel


gica più agcuohncntc le pietre fi fcgano infottiU tauole
che il kgio,0' quelle ufanoper tegole. Liguri e Tofca^
mp, cuoprire le cafe lafre di pietra in più tauole fegatc

ufano. Altri dopo molt'efperienza niente più acconcio,


che tegole di terra cottahanno ritrouato . Perche'l cc^
per to per le brine fifa afhro e ruginofo ,sfendefi :pieg.u

fì.il piombo dal caldo dd fole fi liquefa. Porta il mctullo


grieue,e di granfiefa. Se lo porrai leggieri jl uento lo
muoueja rugine lo rode eflracciafi.Dicefi che Crinia di
contadino Ciprioto figliuolo fu de le tegole tinuentore,

E fono di due maniere. Vna è piana Urga un piede Jun^


ga un gomito, con le ff onde da due latija nona parte al

te quàto è la larghczza.t- altra è come lagambica pie


gata.Tuttc le tegole oue riceueno t acqua fono più hir^
ghe.che oue la mandano giu^ma gli acquedutti piani fo^
no più comodi^pur chefiano à drittura^O" d liuelb giu^
flamentepofli^ch: non pendano in fianco, che non uifia^
no caie.o alcune eleuature.che niente à ritenirc la piog^
già s .ittrauerfi.ne ni rimanga alcuna parte uuota . SeH
piano del coperto farà oltre modojpaciofo più larghe
i 4 tegole
DE LARCHITBTTVRA
tegole fc gli ricercano ^accìochc le picggic fuori deicd^
naletti nò fi /Porgano. Si fermino con calce le tegok.acs
cioche dafuricfi uenti non uengano portate uia.JpcciaU
menti ne le publiche opcre.Ne le prv.atc baflcra difer
mare il primo ordine , perche cofi meglio fi riconciano
gli altri,fc gli auiene uitio alcuno . Vafi acconciamente
il coperto ad altro mode . Nf le cafe di legno tauolettc
di terra s'acconciano, per le quadre aperture con geffo
fermandole , fopra lecjualifi pongono piani canali con
la calce un iti. 'La tegola che uuoi co calce fermare, ma f^
fimamentc ne lepubliche opere jìa fiata al gelone al fole

per dui anni ^perche non efjendo ben raffodata è fortc^

non fenza danno de la fabrica pigli erafi . Mifouiene


quello che leggiamo appo Diodoro hiiìcrico de gli hor^

tifojpefi in Scria^chefu nuouo e molto utile trouamett*


to . Legarono à i traui canne d'Asfalto coperte , CT in
quelle acconciarono mattoni in due ordini con gcfio con

giunti.Vi aggiunfcro poi tegole di piombo unite ingui=^


finche nonpotea f bum ore a le prime pietre arriuare.

Dei pauimcnti fecondo l opinione di Vlinio , di vitruuio

e de gji .mtichi:, e de aarij tcpi da cominciare e finire I

le opere, e de la qualità de tanno e de (aria. Cap.i6,

"^ 7 E?'go ho a à i pauimenti , che fono al tetto pmilu \

D/ queftL altri fono a laria^altri con traui , altri

fenza , e debbono tutti hauercfodo e giu{to piano oue fi


por'gano . Mjcoperto kuarafi nel mezzo in guifa, che
ogni due piedi jì licui un dito sfacendo che la cafcantc

ac]Ha in ciPterne ò in condutti difccnda.fe non potr.ì


con
LIBRO III. éf

con dcfucdutti uenìr portata ?icl mare 6 ne fiumi , con^
duraUd in pozzi fifio oue forge l'acqua empiendoli , e U
foffa di ciottoli empier ai. Non potendo far quefto^ cauc
raijdicono larghe fojfcrponendoui carbonile fabbix difo
pra,le quali cofc Ihumorc copiofo forbiranno. Sclfuoìo
de Vara far a di terreno )iKffo,battafi d'auantagio con lo
iflromento nomato il becco.efopraponganuifigrofirot^
tami difabriche per lo primo fdo, e poi altri più minu
ti rottami. Ma fé tara farà con trauamentufacciailifi fo
pìéL k trauerfo un'altro tauolato.fopr.<ponendoui rottd^

mi grofi e fopraponendoui poi de minuti di un piede^af^


fine che la materia di legn^jue da la calce non riceua
noia . Se li rottami faranno nuoui, a tre parti di cjsi una
di calce mcfcolcrai , fefiano uecchij due con cinque dei
porre inficme fxcendoli J])cfi^ e con flanghe ò co'l becco
battendoli . Aggiugniui di pislati mattoni uifempiajìro
ultofei ditaymefcolando a tre parti una di calce . YinaU
mete ui intermetterai pietre inferite una tra taltra, ò ta
ucUe cuero quadretti à la riga.et ù lafjuarafaràpiu fU
cura uiafe tra li minuti rettami, e lapultigliafcttopcr
rai tegole con calce^con cglio impaflata. Vuole Varrone
che^lpauimcnto al coperto Jl che per il luogo fecco uicne
fommamcte comodato f faccia in questa forma. Caucrai
due piedi, e batti il fuolo.fcpraponedoui un pauimeto de
mattoni. Lafcixui alcufie aperture.per lequai l'acqua flit
li fuori per lifuoi cxnxliftendiiù carboni, CX hauendoli
pelati ^V Vilpefiti-mettem fcpra fahbione,e calce, e ce

nere impaftata,^' alta un mezzo piede. Ciò che hofno


adhora detto da i-hnio^e da Vitruuiojfecialmctefkopi
gliato. Ho/a narrerò ^ciò che da ì opere degli antichi co
fomma
DB l'a RCHIT KTTYR A

fommu uttentìonc ho de ipmmenti raccolto , du i quali


molto più che dd i fcrittori confcjjo d'haucr imparato.
Comincìcrò d<i la fuperjicie , la quale malageuolmentc
potiamo hauere che nonfia debole efeJJa.Pcr che <IJen^
do piena d'humori dd Sole e dauenti tocca,feccafìdt
fopra,pcr il che fi rifìringe la cute , e fanfene fìjjtirc iìu

emendabili, Quiudo che le parti feccate, rat più fi pofs


fono con alcuno a'^tificio raggiugj^erc^e le humidc parti
facilmente feg^Aono^ oucfono tirate.Tccerò gli antichi il

fuolo di mattonilo dipictreima oue no ficamina ho ue^


duto tegole larghe un gomito con calce unta in oglio co^
giunte. Veggonfi ctiavidio piccioli mattoni grofii un di^
tojarghi due, e lunghi quattro congiunti in fianco àfor^
ma di /pica . Veggonflfuoli di pietra fatti con larghe ta
mie di marmo, altri di picei ole e quadre. Si ueggono ol-
tre quedi fuoli alcuni di calce,[abbia , e mattoni pigiati

minutameute^pcr raiogiudicio la terza parte A quali ho


comprcfo che faranno più fermi e dureuoli ,/c la quarta
parte di pietra Tiburtinx pida^u aggiugnerai . Coment
dano alcuni in quefìopera lapoluere Puteolana , che ra~
pillo chiamano . tìxcci moflrato Ic/pcricnzd che l fuolo
di miiìura fatto foucnte battuto, di dì in dì fafi più fodo
e duro in guift.che quafi uince di durezza la pietra. Se
votali fuoli con lauatura di calce ò oglio di linofiano ha
guati, pigliano una inuitriatura , che contro le tempefìd
fi difende. Dicefi che la calce con loglio ftcmperata àpa
tiimenti no noce. V eggo fottol pauiracto un licore di cai

ce efragmcti piccioli di mattoni alto due ò tre dita /par

fo.Truouàfidifotto poi comeunfwlo^parte de /pezzati


mattoni,parte difchcggie^chedalfcalpelio de lauoratori
sbalzano
L I B R o' ^iit; < 70
^huìZdnOyC cfueflo è gi-offo un piede. Truouo tra qucjio.tt
i fiiolo dìfopra di piccioli muttoni Ujlrìgdto fotto i qtu
li fono faj^i no maggiori del pugno. Veggonlì ne torrenti Saf^i md
Qifìyche mafcbi uègono detti, come rotodi felici, e cattiti fchi*

di fubito feccarfi. Ma i mattoni O' il tofo cofcruano il pi


\gliato humore. Ver che inciti ajfermano,che no penetra
thumore de la terra alfuolo^oue di cotalfajfo fa fatto il
pauimento.V edemo etiamdio alcuni, che n pile d'un pie^
de emezzo di/po^e in quadro
lontane tra fé due piedi ,

foprapongono tegole di terra,e co cjueiìe prepararono il *

pauimento, la qual manie)' a dipauimcnto e conueneuolc


d i bagni , de i quxli alfuo luogo dirafii, Codonjì t pani
menti d humore e d'humido aria quando [{fanno, e dura
j no in ombro/ì CT humidi luoghi più lungamente , Nuoce
I maj^ imamente il terreno menfermo,c::T il prePtofeccar^ ciò che
: fi à i pauimenti. Fa- che fi come dafpejfe pioggie la ter nuoce ò
'

rafiraffodaxofii pauimenti bene bagnati in wiH'itiero gioua àt


'
corpo meglio sunifcono • Oue la pioggia da i pauimenti pauimeti
per canali mandata pcrcuote,pongafi foda,et intiera pie

tra che dal continuo percuotere de le goccie non uenga


I

pertufata ò guafta.Dcbhcfì aucrtire chcH pauimento^che


'

fopra trauìjifajubbia le offa fodc robufte,e trafc ugua


che fé muro ò traue pm fodo de gli altri farà in un
li ,

luogo Jui sfendcrafÀ il pauimcnto Per che facendo il le^


gnofcuente mutatione,come il tempo gli dona, hora con
l humido intenerendoli , horaco''l caldo feccandoft,fajli,

che le più deboli parti foito''lpefo s'inchinino, e cnfifen^


defi ilpatdmento. Voglio aggiugnerui hora un precetto
alfahricare non poco bifogneiwlc. Altro tempo de l anno
e diue/fa aria ricercafi à cauare ifondamenti , altro ad
em.pire
DE L'aRCHITETTVRA I

empire la aiua,dltro àfabrìcare le mura, altro à fopra* \ \


porre le teiludiniy^ altro à ìntonìcare. Qauanfi accon*
ciamentc i fondamenti ne la Canicolare ne tautunno ^wr.
che lafeccx terra, onero gran copia dhumori non lo uic
ti. s'empiono ne la primauera , mafìmamente le più prò
fonde , per che la terra, che glie dattorno dal gran caU
do ifondamcti difenderà, ^mpirannofi con più prefitto
nel principio de la bruma, pur che nonfia in paefe a tra
montana fottopo{lo 6 molto freddo , oue regni la ghìac*
cia.offendcfì il muro da troppo caldo Ja gradi freddile

dafubitcgclo, e ff>ecialmente da uenti Aquiloni. La te^

fìudiìie di temperato ariafommamente ha bifogno ,fino


che fi fermilo" induri. Le a'ofce nel nafcere de le Vergi
He e ne i di che O^o tiento ben foffia , commodamente
farannoji , Fer che non ejjendo ben humido il luogo,che
di crofla ò di bianco uogliamo cuoprire, non s'attaccherà
ciò che ui porrai, ma cadendo farà (opera a/pera efca^
brofa- Ma de la ero fra e Rimbiancare alfuo luogo dire^
mo.l<larrate le generationi de le cofe,che ne l'Architet^
tura ufiamo, à parlare del rimanente pafferemo. E pri^
ma de le]f>eci€ , CT uarietà de gli edificij , e di ciò che à
ciafcuno e conueneuole, indi de gli ornamentifinalmen^
te de loro uitij^che ò per errore del muratore , ò per in*

giuria detempi fi fcuoprano,e come fi ammendino,

IL FINE DEL TERZO LIBRO,


IL CVV^ARTO LIBRO
DI LEON BATTIS'TA DE GLI
ALBERTI FIORENTINO
de lArchitettura.echumaft trattato
umucrfde di tutta topera^

ìli edificìj.come che pano ò per necej^itx b per common


do,o per dilettò trouatìy tuttauia per Ihuomo fatti fo
fio. Varia diidfione de republiche appo diuerfe natio
ni. Vhuomo con la ragione e cognitione de le arti è da
le b esile differente. Per ciò uedcji tra gli huominì , e
tra gli edificij la dijferentia. Qap, i,

LI E MANIFESTO, C^C
gli edificij fono fatti per gli huomini.
Per che gli huomini da principio tal

opera per difenderfi da le tempera co


I minciarono kfarc , Seguirono poi non
pure le cofé 4 lafalute necejfarle, ma le più f^ edite com
modità anchorx non lafcix'ono da pa^te . L^ onde da le

opcrmne cofc ammoniti , CT adefcati^ àfare ne gli edi^


ficij quelle parti fi conduifcro.che a diletti efoUazzi uà
gliono.Onde non fa fconueneuole dire, che alcuni edifi=^

cij per nccej^ità de la ulta, altri à la comodità de gli hu^


inani bifogni xltri à dilettarfi fatti fono^V edendo poi de
gli edificij la copiale la uarietàjntcndiamo che non tut^
ti à quesìi ufi fono acconciarne folamente per ciò ritroua

ti,ma chefecodo la iiarietà de gli huomini uariamcte fan


nofi^acciòche gli habbìamo di più maniere. E fé uorremo
lejpecie
N DE LARCHITETTVRA
hjpecie de CT uarìc partì loro,comc propò^
gli cdìfìcìj,

fio h^biamo.puntahncntc narrare. Gabbiamo à ìnuefti


garc,c dure princìpio da queilo.che conftderìamo la dìf
fcrcntia tra gli hucmini per i quali e manifc^o gli edi-

fidj cljer fattile per loro uemre uctriati ^affine che più dì
Jìintamente potiamo le altre cofc trattare. KeplichUmo
aduncjue^ciò che quegli antichi huomini paitif^imi de le
republice ordinatori, e de le leggi inuentori, de l adunati
za degli htioniini dijjcro:, i quali confommofludio , CT
attentìone ad inue^igare tali cofc, à notarle confomma
lode e marauigliaja le trouatc cofe moffa, s" affaticare^

no.Thefeo.come ha Plutarco, la republica diuifc in quel

li che le diuine.CT humane leggi fatino, e /pongono, e ne

gli artefici. Diuifc S olone cfuoi cittadini con Uiiimo , e


quantità de le ricchezze^ ne uoUc quafi hauer cittadini,
chi non pigìi aua ogni anno de fuoi campi almeno boo,
loro denari. Atheniefì pofero ì dotti huomini, e ne le bì^

fogne de la republica fp erti nel primo ordine, nel fccon^


do gli oratori , nel terzo gli artefici. Romolo la plebe i

cauaUierì,^^ i patricìj diuife.ì^uma diuife la plebe fecon

do le arti.ln Calila la plebe come fé mi era da ricchi te^

nuta.Gli altri, dice Cefar e ò erano foldati, ò à lafapien^


tia .O" à Li religione dauanji, e Druidi fi chumauano,
Appreffo Panthei fono primi i Sacerdoti, fecondi i con*
tadini,il terzo luogo tengono i foldati , annoucrandoui
€ paJ}orì,c::T altri conduttori di tutte le cofe, ò gouerna^
tori . Diuideano "Qr it ani ì fuoi in quattro fpecie . erano
quei primi, che fi p>otcuano far Kcfeguiuano i Sacerdo^
ti,nel terzo luo^o i fidati, efnxlmente iluulgo.Diedc-
IBgìttij. ro Egitti] àficcrdoti il primo g>'ado,di poi i Rce7 / ma
gìfrati
LIBRO mi» 72
ì^àti pofcro.nel terzo ordine pòfero i foldati.'Dìuìfe^

parimente la plebe in contadini,pafcori^ CT artefici.e


!\:omc ha Uerodotojn mercmm. Narrafì che Hippoda^
Amo Ufuarcpublica in tre parti diuifé. Artefici contadi-
niycfoldati Non pare che Aristotile hiafimi qwUi^chc
,
Arìf]o:s
fciegliendo gli htwmini degni.che à configli, CT a giudi- tilt

cif fopraponelfero.diuidendo la moltitudine. tra contadi^

ni^artefici , mercatanti^ mercenarij, cauaUicri, pedonile


marinari , come fu fecondo Diodoro la republica degli
Indiani , Oue erano facer doti^oratori,pafcoriy artefici.
Indiani
faldatijnercatantijnercenarij, tribuni, e publici cofiglie
ri . Dijfe Vlatone che glie una republica cheta, chefifli
in ripofo 5 1 altra à guerreggiare dijpofìa , come fono di

chi le reggono gli animi , CT egli fecondo gli affetti de


gli animi le repubhche diuifé in tre parti: una di quellìy

che con ragione , e configlio reggono il tutto, V altra di

queUi,che la republica con arme difendono , la terza 4i


qHcUi,che a i padri, ^ àfoldati appressano gli alimenti,

Qucfco dafcritti d'antichi ho pigliato, efcrittolo breue


mente. Il che mi ammonifce , eh io affermi le cofe da me
raccolte effer di republiche parti, e però à dafcuna saf^

fegni proprio ufficio .Ma per meglio difiingucre quello,


che di manifeftare intendo,giouami cofi meco di/fiutare.
Se uorrà alcuno il numero de mortali diuidere,che altro
principio gli uerrà in mente , che giudicare gli huomini
infieme uniti duna medcfima regicnc,non eficr di\qucUa

flejfa naturale parimente confiderandoli in parti diuifif

Confiderando meglio la natura , non conofcerà egli che

queUe cofe s hanno d pigliare con le quali uno da labro


è differente r Ma in uero niente uc con che Vhuomopiu
D E l'a RCHITETTYRA.
fid dd thuomo dij^imilc^chc qucUct coft.con che thuomo \\i

dx le bcBic è dipimic , cioc con la ragione, e cognitionc

de le ottime arti , aggiugneuifc uuoi la felice fortuna,


Ner le quali doti pochi tra mortali fono eccellenti SiglÌ4
renio di qui xduncjue Li prima dmifionc.che de la moltU
tudine fcicgliamo pochi y de i qnxli alcuni per fapientia,
conliglio,^ ingegno fiano lUuftri^akn per ufo,C^ ejpe
rientia di molte cofe, altri per ampie ricchezze ragguar
deuohXhi ncghera,che non tengano cjuefìi ne la rcpubli
ca il primo luogo Daraj^i adunque agli huomini egrc^
.

gif che fono à configliare prudenti il penfiero maggiore,


Zj ilgcuerno.Qucfli lediuine cofe ordincr amo,faceti^
do apprcjfo ne la giu^uia , CT equità cònuenientc mifu^
ra:mojìreranno di bene e felicemente uimre la uia^e per
difatdtre de fioi cittadini la dignità ^ di continuo ueg^
ghicranuo , E /è ucdrannc cofa alcuiu commodu^utik^ò
nccefjlxria.pcr che erano ellija Ictà fianchi , CT d con*^

templare occupati^ come àf[>erti di tali cofe, z^ a man


darle ad tjfitto atti le comnitttcano^pcr fempre gìoua^
re à la patria. Ciucili poi, pigliata l'imprcfa.e n: la p4-
tria confoUecitudinc,efuori con fatica e tclhanza.at^
tcntamente la cofa maneggitrxnno^^rmder anno ragione,
guideranno foldati , con mano , ej induflriafe.O' ifuoi
Cifcrci'-ercinno, Intendendo poi che lUnx fa ne limpre-
fc UfdUiOUcnonfiano le ftcoltx bifogneuoli , dafii 4
ricchi d fecondo luogo J quxU ò dx terremmo dx mcrcx^
txntic piglixno guadxgno . Ma tutti gli hucminiàquc^
fu principali come fi il bifogno ubidiranno e fcru irxn^
no. Se ciò che detta e fi conuiene al nero. gli e mxniffioy
che altri edificij xprincipdiiXltriàtutti e cittxdmi, altri
U
LIBRO IIII. 7^
U moltitudine fono conucncuoU . Cefi d principali. altri

\edificij à conJigUeri, altri à publici miigifìrati^altri 4 chi


ine iacquiilo de le ricchezze sxffccticiUio.De i quali huo
'mini effendouene alcuni pc necepit^.dUri per commodi
.tà^not parimente che degli edificijfcriuiamOj debbiano
perfohxzzo alcuna pxrte de l'edificio afignare, hauen
do ddfilofofì 5 il principio di cotal diuifìone pigliato.
Uabburao adunque àfcriuere quali edificij 4 tutti e cit

tadini uniti infieme fi conuengano, quali ù pochi princi^

pdi^^ quali k la plebe. Ma onde piglieremo noi a nar^^


rare di tate cofc il principiof Forfè come hÙno cominciti
to gli huomini àfabricare^cofl noi da le priuate cafe de
poueri piglieremo p^incipio,CT indi ^ quelle à pie opc
re detheM^dc bagniM templi ^che ucggiiimo perueni^^
remo. Gli è mmfefto che le genti per g^an tempo fenz4
huuer murate citta hxbitarono.Efcriuono alcuni hiito<
r iucche andando per Clniia Dionifio^non li erano terre

murate.AJfcrmaThucididc che per adietro le citta in

Grecia non erano cinte di muro.l<[e la Gallia 4 tempi di


Cefare in Borgogna non u\rano murate citili^ ma frac
coglieuan ne borghi. lo trèno che Biblo dx Fenici occupai

tafu la prima città, che Saturno con mura cinfe. Quan^


tunque uoglk Pomponio fino iniùzi il diluuio loppe ef^
fer (l.ita edifcata.EtiopiJice tìerodoto occupato lEgit
j

\ to^niuno colpcuolc uccidcimo^ma gli face ano fare argini


à i borghi^che habitauxno , cJ coji dicefì che edificarono

lemura 4 le cictu M.a noi di qucfio altroue parleremo*


.

i
Uora come ch'io ueggia la natura da piccoli principij
hauer cominci ato.uoglio tuttauiu dd le più degne fabri^
che piglia,- e principio,

k De la
. y

DE LARCHITETTVRA
De Lt regione luogo e Pito commodo b incommodo k le
citta feconde U mente de gli antichi , e parte

fecondo la propria opinione . Cap . 2

FAcciafiin tutte le citta ì puhlichi luoghi , che fono'


di quelle la parte piti noteuole.Se uogliamo fecon^
do eflofofi la forma e la caufa d edificare la citta conjì^
derarejiremo perciò effcrjìatafatta^affine cheuijìia*
no gli habitatori chetamente ^e quanto è pofiìbile ^fenzd
incommodi ò mole^ii.E però debbeft attentamente con
fiderire in che luogo efito^c con qual cerchio la faccia^
mo D/ quefo fono
. uarie opinioni . Scriue Cefare che
Germani ftudiaUiino à quefcOychc haueffero d'attorno
ampie folitudini,0' guailauano eUi il paefc uerfo i confi
m^auifandofi con qiiciìa ni a di aficurarfìda le corrency
de nimici.Venfano gli hiiìorici che Sefofiri d'Egitto Re
non conduceffe in Etiopia telfoxito/apcdo che non u'e^
ra copia di grano,Cf ì luoghi erano ajpri e difficili. Gli
Arabi parimente , perche di frutti CT acqua mancano,
fono dajìranieri populifecuri.Kara Vlinio^che l'Italia

cojifouente uiene da barbari trauagliata, che ej^i da ui~


no e da fichi ut fono chiamati. Aggiugniui poi che la co-
pia de diletti, come diceua CrateÀ uecchi.O' a giouani è

nolofi, per che fa quelli feroci ^c quejìi auilìfce. Dice P//=


nio che hanno Americi un pacfe fertìhfirno^ma come ne
g^raj^i terreni fuolc auenire genera deboli h nomini . Ma
Ligeiyche terreno fajfofo co!tiua?tooue è di meiìiero che
di contìnuo fudino adxlfcyciturlojduendo parcamente
fono indufhofi e rohuftifbimi.llche ejfendo cefi, piacerà
uo forfè ad a'cuni gli a'hri efolita-ij luoghiyper edifcar
ui
LIBRO mi. 74
M citta^alcuni gli hufimcunno , dcfidcrundo godere dì
natura il bencjicioinonpurc quanto k neccj^ità richic-
da^md etiamàio per hauerc ogni diletto ^quanto à loro e
pofibile. Quando che potiamo ufar temperatamente de
la natura i beni,facendo i padri le leggi CT ordini a ciò
hifogncuoli,^ che le bifogne de la aita fono J?auute in ca
pXjpiu gioconde,che à douerle cercare altrcue. Bramerà
no perciò di trouare terrcno.comc è in Memfite^ ilqualc
i
come ha VarronejM l aria tanto propitia^chc non cado
no per tutto Vanno le foglie de gli arbcri^ouero quale à
pie del Tauro monte uerfo aquilone fi uè de ^oue afferma.
Strabone,che ui uengono le grappe d'ima lunghe due go
miti,^ da ogni uite uri'amfora di uino.c da un fico 70.
moggia di fichi lieuano.o come l'India CT iHipcrborea
ìfola uerfo lOceano coltiua.oue dice Berodoto che fi
raccogliono x l'anno due ricolti,oucro quale è in Lufita^
nia^ouc de le cadute fcmenti due ricoltef{fanno,òpiuto

fio quale e Talge nel Cajpio monte Jlqual terreno fenza


effer coltiuato fruttifica - Que^efono rare cofcjequali.
per uenturapiu toiìo defiderare potrai^, che ritrouarle.

Adunque gli antichi.che dagli altri pìgjiando, e con lo^


ro indufìriainue^igando hanno fritto di qucilo uoglio.
nocche fi fabrichi la citta in talfito.che del fuo terreno
contcnta.quauto de le cofe humane può effere la condii
tione migliore jdi cofe altronde condotte non h abbia bifo
gno,(CX in giufane i confini fortificata, che non pofii il

nimico facihentc affalirUyCr ella malgrado de nimici


da mandare fiori ifoldatifia libera.Vcrche una coiai cit
tapuò tenerfi in liberi à^^ ampliare t Imperio fuo. Ma
che ho detto IO. Fiaccuafommamcntc à gh Egitti] la cit

k i ta
,

DB LARCHITETTVRA
tdychcfufje d'og!i'intornofortificataMuedo da umpaf
te il mureja l altra un g>'an deferto À dejìrn erti monti,
d fini/ira ampie paludi ^Et il terreno in guifa fertile ^ che
dice ano gli antichi t Egitto effer di tutto' l mondo un grd
n.ùo publico.oue t Dei e pei' loro diporto e per faluarfi
erano foliti fuggire. Tuttauia dice Giofefo che queita re
gione è co/ì fortificata e fertile che può etiàdio pafcere
i Dei efaluarli,de lacjuale eUi fi gloriano, non mai èjìa^
ta libera-Onde bene dicono che ci ammonirono , le cofe

mortali.ne anche nelfeno di Gioue effer fecure.Seguia^


mo adunque di Platone quel detto^che ejfendo egli dima
dato, Olle cotal citta da lui finta potèffero ritrotwe.Ki*
ff>ofe non cerchiamo quefio^ma quella chefia ottima in^
uefiighiamo^e quella giudico ottima, che più a quefia sd
uicina.Cofi noi cotal citta dipingeremo, che gli huomini
dottif^imi giudicano ottima,conformandofì tuttauia col
tepore con la nccefità de le cofe^Teniremoci à mete che
Socrate diceria cofa che non può peggiorare ejfergiudi^
caia ottima.Giudichiamo adunq; che la cikafia da que^
gli incommodi libera.che nel primo libro dicemmo , e di

cofe ci (humano uiuere neceffarie non manchi Mabbia fa


no terreno ^ampio Mario, ameno .fertile fortificato, pieno
di frutti copiofo,e di fonti abondcuole . Sianui fiumija^
g/j/jCT il mare commodo^onde acconciamente ciò che ut.

manca, fé gli portile quello che ui nafcc di fcuerchio^al*

trouefi conduca.Vifìa di ordinare le ciuili bifogne,CT i

fatti de la guerra,^' apprcffo d'accrefccrli il commodo


affine che pofii ella difendere i fuoi,farfì gloriofa,dar di
letto àgli amici, ej i nimici f^ allentare . io quella citta

giudico felice ^che può malg'ado defuoi nimici,coltiua-


re
LIBRO IIII. 75

ye molti campi. facciafì U citu nel mezzo del terreno j

itcciochc poj^i [coprire il pacfc^e ucdere le cofc oportu^

ne [occorrer e ouefu bifogno^c che! Cataldo e l aratore

pojfa acconciamente ufcire à le fatiche , e tornarfcne di

frutti carico in pocliora . CU è però differenza fé nel


pianoro nel lito^ò ne monti la porrai, cjuàdo che in ogni
uno di queiìi luoghi fonm alcuni ccmmodi con altri dif^

conci accompagnati . Andando Dionifio con tejfercito

per tindia.uolédo dal caldo difc?idedojChe gli hauca da,

to noia lo conduffe ne monti.ouci faldati, pigliato fano


ària fi rifanarono. Occuparono i montigli edificatori de
le citta parendo loro d effcrui più ficuri ma ui mancano
te acque, che nel piano da fumi ci fono date, ma euui Va
ria più grieticjlquak ne U fiate boghe , e nel ucrno oU
tre modo agghiaccia,& e contro l empito de ramici me
no ficuro. Vagliano i liti à riceuere le mercatantie , w.a

come diccfi.ogni citta maritima da nuoue delicatezzc^e


da molti mercatanti trauagf.iata di continuQjcndcggia,

cr à più pericoli d' axm.ate jìraniere e fottopojtu . Però


dico , che ouunque porrai la citta , dei attendere che fìa

ella di tali commodi ornata , e de gli incommodi unota.


Vorrei chefuffe ne monti il piano, e nel piano i monti,
ouefi dcbbe edificare ma non fi potendo per la ua-ictà

de luoghi ottenir quefco a uoglia nofira , uferemo p r il

pigliare le co
fé neccifané cotali argomenti,che ne i luo-
ghi maritimi no fi a la citta molto uicina
al marcMcfco
fiata troppo fé ne monti la porrai. Dicefi che i liti
fi mu^
tano.h\olte cittainpiuluo^n.c:^ in Italia Baie è dal
mare coperta.preljo ad Egitto Taro, che prima fu [(ola,

bora come Chcroncjfo^à terraferma è congiunta . Cofi


h 3 furono
D E l'a RCHITETTVRA
furono fecondo Strahone Tiro e CUzzomene. Narrali
chc'l tempio (f Amone fu al mare uicino.ma poi ritirati
dojì il mare e rimafo infra terra, Mifano poi che ouero
ftbrìchi ideino al litOyò che bene dal mare tifcofii^quan
do che Ittria di mitre per ilfde è grieu€(CT af^ra.Adun
cjue uencndc infra terra mafimamente nel piano una hu
mida aria per il hcji'.efatto file ui troucr ai fatto g'ojfo,

e quafi marcito in giàfalche parratti in più ìucghi uede

re, cerne tele di ragno aiio-.gerfi.O' auiene parimente de


le accjuejecjuali con k falfe mefcoLt e, fi corrompono ^c
col puzzo offardono. Commendano gli antichi ^ e fpe-^
ciahnente Platone la citta per io.m:glia dal marefcofla
ta.Non fi potendo lontano dal ìuare fibricare , eleggafì

unfitOyCuc tali tienti non uenganofe non rotti, banchi,


epuTgati.efacciaf inguija.che da moti interpola ogni
uiolaiza del mare fa int irrotta. Vedere il lito del mare
e cofa diletteuole.e pure difana aria.Qvando che imo-
le Arifiatile quelpacfc efjerfano.ouc da continui uenti
mene follata e nwfja l aria.Guardifi però che no ui fa
il mare herbofo, onero che lafpiaggia del lito, à poco d
poco s' abbafi ,anzi uoglio che uijia alto il mare con le

rupi dififjo uiuo e nudo. 'edificar e citta in fuperba^co-


me dicono fchcna di monte fi la dignità yàlamenita.e
che e più à la fanita naie. Ver che'l mare k monti tiici^

no nccejfx^iamcnte è profondo, E fé qualche grofo uà-


pare dal mare lieuafi,qiicUo ne l\tllcnderefl confuma.c
fopruuencndo k lunprouifo e nimici, più a tempo fc gli
prouede^e meglio ji cacci ano, Lodano gli antichi la citta
ne monti, che fìd uolta ucrfo O'-iente , e quella che ne la

calda regione iiienc da borea toccata . Fiaccra forfè ad


altri
&IBRO mi. 7^
tìltri queUx che ucrfo occidente fia inchinata j parendo^
gli che i coltiuati cumpi ui [uno più fertili. M^t le parti

uerfo aquilone nel monte Tauro fono più fane,per qucU


la ragione che gli Infiorici le affermano cjfer fertili. F/-
nahncnte fé fi debbe fabricarc ne monti la citta:, debbefi

duertire primieramentejche grieui e continue ncbie non


faccino il giorno ofcuro efofco,e tarla dura, ilche fiale
in quegli luoghi auenire ^ ffecialmente oue più alti colli

pano d'attor no. Proueggafì anchora che l empito de uen


ti , mafimamente di Borea quiui con furore nonfoffij:,

perche quefto.come ha, Uefiodo.fa tutti,ma i uecchi jhc


cialmente deboli e lenti farà quel/pacio àfabricare cit^^

ta incommodo^ncl quale un alt a rupe i uapori dal ribat^


tere del fole in quella rigitta , omro nel qual luogo le

puzzolenti Halli /pargono il putrido aru. Vogliono aU


cuni che le mura de la citta à le balze de monti fi fini-
fcanoMa queiìi precipitij mofrano in più luoghi:>^ffe*
cialmcnte in Volterra di Tofcana quanto fiano contro
mouimeti de tempi deboli ^per eh e col tempo cadono, tra
hendofeco ciò , che uharrai posto difopra . Aucrtìfcafi
che non uifoprajlia alcun monte uici nocche pojfa da ni
mici uenire occupato^nc ui fia di [otto fpaciofo piano,.
oue pofja il nimico fare injìeccati , e porfi per dare la
battaglia mfchiere ordinate. Leggiamo che Dedalo fece
Agrigento fopraalta pictra.ouc per uiafiretta e tanto
malagcuolc poteuafi andare, che tre huomiii l'har ebbo
no difefa.Gli huomini de la militia efferti lodano Cin-
golo da Labieno edificata pe-- molte ragioni, ma ffeciaU
mente che iui non fi troua,ciò,che ne le altre citta mon
tane fuole auenire, che afcefo il monte nifi pojfa nel lar
k ^ go
LARCHITBTTVRA
DE
go piano combatter per che m tagliata rupe
e, la non lo

confente. Non pojja il nimico con una correria faccheg^


giare il tutto kfua uogha,ne pigliare tutte le uie, ne fi*
curamcnte ritra^-fi ne [leccati , ne mandare in pafcolo,ò
per legne ò per acqua fenza pericolo. \ cittadini k lin^
contro habbiano di cjua e di la più bafii coUi co uaUi in^
terpoile , ondepojfono ufcire incontanente , CT ad ogni
occxfione opprimere il nimico . Non meno commendali
"Bifido terra di N^^arfi trai ccrfo di trefiumi^e neljhret^

to entrare de uaUi CT erta uia de monti che uifono d'at^s


torno in guifa.che non può il nimico ajfcdiare il luogo,
ne tutte le aperture de le ualli occupare. che non pofiino
i cittadini di codurre le cofe necefjarie ucnirc impediti^

efÌMO à molcflare il nimico pronti. Si a detto fin" ad ho*


ra de monti. Se nel piano edificherai . e come è coiiume
uicino à fiume, e forfè che quello pafiiper la citta^guar^
dcrai che'l fiume non uenga da oflro.nonficenda uerfo ti

medcfi,mo ofh'o. Perche da quella parte humorija que*

fla freddure da iu.ipori dd fiume accrefiuti , uerranno


grieui e mole fci.Se fuori de la citta correrà il fiume, deb
befi aueì'tire.che cue i uenti entrano piufacilmcte s'op

ponga il muro,C:X hahhia il fiume di dietro . Giouera ne


l\ilt'-e cofe quel giuditio de marinari , che dicono i uenti

difux nxtura effcrfoliti à fcguire ilfole.Dicono ifificiy

che Cono i uenti d'oriente la mattina più puri , e la fera,

più humidi gU occidentali k l'incontro fono nel appari^

re del fole pia ffcfj e quanio tramonta più Uggieri . \l

chefecofi è,i fiumi che ucrfo orienterò uerfo occidente


corrono faranno commedi. Per che il iiento col fole uc^
ncdo ò cacciera ogni uapo'c nocino, che trouera oltre li

citta.
LIBRO mi, 77
dtta^ò almeno non lo farà mdggìo''eJin:thnente più to^
fio uorrci che fiumi ò Ugo uer Borei dndMJcro.che utr^

fo ojìro.pur che non fu la citta fotto t ombra, dun mon


te pofìa.che è pel^imofito. Taccio le cofc dette difopra*

Yidcci mofkato tejpericnza , che loflro è per natwd


Igiene e moleflo, perche empiendo lui le uele, quafìle ita

uiper il pefo fi fommcrgono. Ma oue foffia Borea il ma,


rCjf la nane fifa liggt^ra .'Gli è tutta uolta meglio che

ciafcuno di quc^i fia da le mura fcoiìato che uicino, ò


che entri ne le ìnura.Biaflmano fpecuìmente <juel fiume

che con alte ripeso' erte per letto profondo ^faffofo ^


ombreggiato corre. Quando che è al bere menfa?io^efa
torta gr iene e nowfa.Sara di prudente huomo ufficio da
lago e morta òfangofa palude fcofìarfi. ^o replico qua^
li infermità di qui nufccno,gìi è appeffo le altre peftìlc
0'
ze de la fiate de pulia.c^ altri fozzi ucrmi il puzzo,
oue tu penfi che quella fa più piirg.tta e monda , qiiedo
non gli manca che qucHi luoghi.^come del piano dicano,

affai più fi raffreddano nei uerno.e la fiate più boglicno.


finalmente fa mctìicro attentamente .iucrtire , che non
ui fia monte, rupe, lago, palude yfìume , fonte , ò cofc fi^
milc , de laquale jìpreuaglia il nimico , e nepatifca la

citta incommodo alcuno . 'ianto de la regione cfito de


le citta detto fia.

Del cerchio,Jjy.icio e lar^^ez'^a de le citta.e de la forma,

de muri, e quale era de gli antichi il coRumcJe ceri^


monie,e tofftruatione à diff^gnure la città. Cap.s*

per la nari età de luoghi comprediamo trop^


N''Oi i

pò benc^ chel cerchio de le città e lefue parti uà

riamente
DB LARCHlTETTVR A

rLimcntc/i debbono dil}>orrc, cjuando che non potrai ne


monti rotondalo quadrata dijJcgftarUyCome più tifarcb
be à grddOjCome nel piano fare fti. Biajìmarono gli anti
chi Architetti i cantoni 4 cingere lepicciole terre , per
che à nemici più to^o^che .t gli habi tutori fono infauo-
re, che àfjpLencrc de le machine il battimento non fono
potenti, ìLt in nero i cantoni àfare gli aguati, cr à lan^
dare le arme ù nìmici gìouanOyCjuando che poffono tra-
fcorrerCyC dietro à quelli faluarfi, Ma ne le città de mon
ti fono i cannoni ccmmodi.oue à le uiefiano oppoRi. Ve^
roft città celebre ^che come le dita duna mano fìefa^ por
gc uerfo e colli i borghi , non concede^ che ui s' appretti

con g^'ande efferato il nimico :, il quale come fé hauejfe


trouato una rocca, le arme e l empito de chi ufciffe fuo^
ri non potrebbe fo/ìenere. Adunque non circondano in
ogni luogo le città à la mcdefima guifa.Dtcono pnalmen
te gli antichi che non fi faccia la città 6 la nane in tan-
ta grandezza, che per cjfcr uota iiucdle, ò ejfendo piena
nonfoftenga il pcfo. Alcuni per chcfujfepiu fìcura , la

fecero fh-etta,altre ff>erando meglio, di più lar^oi ff>acij


fi dilettarono Altri forfè à la fama, che gli fcguiuaheb^
bero ri/petto. lo ne le antiche hifcorie leggo ^ che la città
del Sole da Bufiride edificatale chiamata Thebe.fu lar^

ga i6o.fìadlj. ^enfiti i^o. Babilonia 3So- ^iuiue 480.


Kinchiufcro alcuni tanto ffacio, che t:'a le mura il uiue^
re de cittadini ogni anno ui fi raccoglieua . Io però lodo
(antico prouerbio che dice. Facciaft il tutto fenzà )nan^
camcnto alcuno, e fé pure in una parte fi debbe peccar e^
facci afi la città più toiìo in coiai gidfa , che de cittadini
il crefciuto numero poffa capire^che quella che non può
de
LIBRO III. 7^
(kfuoi cittdiini boncRamente Cjfcr capace. Aggìt4gnm,
che noiifaj^ifolamcntc ad ufo de le cafe la città,ma deb-

beli in gidfa dijporre , che 4 le ciuili bifogne uifiano de


le piazzerei conerete gli hortì^c le loggie de luoghi

da notare e d'altri ornamenti e diporti de la città conne


neuohjpacij CT uie, Dicono gli antichi Varrone Vlutar^
to e più altri:, che folcano gli antichi padri con tal rito e
religione le mura de la città dijfcgnxe , giugneuano ad
un'aratro de metallo^ un bue,o' una uacca,e pigliato per
lungo fpacio V augurio:, facendoli tirar e , il primo folco,
de la città dijfegnauano quella^ mettendo pero lafcmi-
Ita à dentro CT :, il mafchio di fuori. l padri che uhauea^
no ad habitar e .raccogliendo nel folco Jelparfe zoUe^affi
ne che niente fé ne perdejje, uenuti al luogo de le porte :,

foUeuauano con le mani lu^- atro. acciò che la foglia de la


porta fi courerualfe intiera.E però tutto l cerchio del rnu
Yo,e t opera fuori che le porte .uenia chiamato facro. Ma
non era lecito chiamai' facrc le porte.Dìce Dìonifìo Ea-
licarnafco , che a tempi di Romolo ccfaimauano i padri
nel cominciare le città fatto'lfacrifìcio, accendere innan

zi al tabernacolo unfuogo.e conduttoui il popolo.per le

fiamme, affine che fi purgaffe, lo fiaccano pafjàrc .auifan^


dofi che non fnife gii i^a cofa à mettere immondi huomi
ni à cotale facrificioAo leggo altroue^che conpoluere di

bianca terra, pur a chiamata > la linea de le mura fiole ano


dilfegnare.Et Pdeffandro in luogo di quella poluere^per
che gli mancò la pura , edificando il Faro, usò fiarinajl
che à gli indouini diede occafione,di predire le cofc à ne
nirc:per che noi.ite con tali Prefigijy quei di che le città

cominciauano.gli erx xuifo di poterne predir e gli aueni^


menti.
DE l'aRCHITBTTVRA
menti. Anzi ne libri de riti Tofcxm moibr.iUdft qud cf^
fer douc/Je de le città ilfucceffo , conjìderando di queUe
il natde:,e guejìo fenza guardare il ciclo faceuafijel che
nel fecondo libro diccmmo,ma pigliando d'alcuni prece^

dctifcgm la conicttura.Cofì dice Ceforino, che elltfcrifl:

fero . L'età di quelli^, che ejfendo nel di che cominciafi la

città ^nafciuti, più lungo tempo durale de la prima età dt

la città Ja mifura, e de gli altri di quella città dopo na*


fciuti^ colui che più txrdi muore la feconda età dijfegna,

e cofi de le altre auenia/.màdauano i Dei noteuoUfcgni,


quado le età fi termi naua. Queiìo dicono cUi.V'aggiun
gono , che Tofcani con tali argomenti lefue età ottima^
mente conofceuano. Prr che dijferò le quattro prime lo^
Yo età furono d'anni loo.ha quinta ns.Lafefla iso.La
fettima altre tanto . La ottaua hora corre ne i tempi de
Cefm.La nona^e la decima ut manca. Vogliono ctiam^
dio , che con tali inditij fi comprenda quali debbiano ef==

fer le età . Yecerò coniettura, che Roma douejfe hauere

del mondo l imperio con quello argomento, che uno na^


fciuto quel dhche Roma fu edificata^fu creato Re, Cioè
Numa Vompiliojl quale fecondo Plutarco à lo.di Apri^
le nacque y nel qual dì fu Roma ediftcata.Glorìauanjt La
coni,che la loro città non haueuano di muro cinta , per
che ne la forza defuoi cittadini fidandofi affai gli era
duiforche fuffcro con le leggi ficuri . Egittij e Verfiani à
[incontro Je città loro confodo muro cinge ano , Ver ciò
molti, majpccialmente Niniuiti e Semiramis uolfero le

fue città di gyoffo muro cingere in guifa,che uipotcffe^

ro andare fopr a due Carri à parole più che cento gomi^


ti alto, N4rr4 Arriano che le mura di Tiro furono cen^
to
LIBRO mi» y^
to e cincfRantit piedi ddtezzd Alcuni non furono d'un
»

murofolo contentiXharthaginefi con tre ordini de mu=i


ri U città cinfcro Tiice Hcrodoto che Deioci confette
, y

muri U città Cebetctnd cinfero, come chefuffe ella in aU


to luogo edifìcatii.Ma noi che ucggiamo U difenfìone de
la libertà efalute nofka ejjere ne le mura, oue il nimico
per fortuna , ò per numero fia più potente non al tutto
commendiamo coloro y che la città fenza mura uolfcro
hauere.ne qucUi > che ogni loro /per anzd nel fortificare
le mura pongono . Confento tuttauia à Vlatone^ che fio,
innato à le città di cffer in ogni punto e momcto cattiue,

tt in pericoloyquado che ò per naturayò per co^umi niu


no alfuo defìderio in publiche ò priuate cofe ha pofìo ter
mine alcuno, onde le ingiurie chefannofi con armejjan
no hauuto origine. \l che fé co fi è chi negherà , che non

fi guardi attentamente e fi fortifichi la cittàf Sarà come


dicemmo , la rotonda città meglio d^ogn" altra capace:, e
quella più ficura , che di piegate murafix cinta . Come
fcriue Tacito, che fu Gierufaleme. Perche fé auifano chel
nimico fio fenza pencolo entrerà ne le piegature,ne ani
cinerà le michine à i cantoni . Confidcrcremo nel porre
la città quali commodi fi poffano di quel luogo pigliare,
il che ueggiamo hauer fatto gli antichi. Mofb- ano le rota
ne d'Antio città latina.che eUx abbracciajfe il lito. Q-
ra lungo al Nilofiendcft. Scriue Megaflene, che Volume
botra Indiana città in Garsijfu ottanta fiadlj lunga fé-
guendo il fiume, e quindeci larga . Babilonia fu quadra^
Menfiti fu à guifa de la littera A . tinalmcte qualunque
forma di muro ti piacer aggiudica yegetio bafiarc,felo
farai largo tcmto, che i foldati fcnzu impedirfi utfipcf^
fino
e* DB LARCHITETTVRA
fino incontrare,^ alto in gitifa, che le fede non auìcini^

no à la cima firmandoli con la calce cT artìfìciofamen^


tejì modoyche àgli arieti o" àie machine riliflancvcr
che fono due maniere di machine^una che col percuote^
re rouina le muraci altra che cauando le mura difotto le

fa cadere. Vrouedcfì contro luna à l'xltra cól miro e co^

lafofJa.l>\onfì loda il muro di pietra debole efenza ac^


qua da baffo.anzi uogliono che ui fia lafojja larga e prò
fonda Impedirà que^a che la tefcudine e la torre che fi
.

conduce , e limili machine nonfipofiino auicinare, e che


trouata V acqua ò ilfajjo nonftpojfono far caue.conten
dono i foldati fé glie meglio hauer la fojfa d acqua piena
òpurfecca . Qj^4/icfo c^e* à lafalute de cittadini dehbejì

prouedere.Comcndano quella anchora,ne la quale fé per


lempito de le machine cader à cofa alcuna Ja puoi cauar
fuoriy acciò che non fi faccia per il nimico un argine da
montare fu le mura.

De le mura,ba^ioniytorriyCornici:,porte,e Uro
fé ragli.
i Cap.4.

Tornò à le mura.Vogliono gli antichi^che fi faccia


no due muri , Lfciatoui Jpacio di uinti piedi ^ nel

facciano qual luogo empiafi di terra battcndouila entrò, facciali


le mura, il ^^'o l'i g'^if^ ? ^^^^ ^^^ P^^'^o de la città liggiermente

montando fino à i bajìiom fi pojfa afcendcr e. Dicono aU


cimi, mcttafi per argine la terra , che de lafofjafi caua,

facendo l muro dd fondo de la fojfa cominciando di tale


fermezza, chflpcfo del terreno liafoscenuto . Farai ne
la città unaltì'o muro più alto, e dd primo tanto lonta^
no
LIBRO UH,
vo cjudnto una fquiidra ordinata jì> editamente uipofjk
cobattere. Tirerai da que^o d quel muro altn muri per

trauerfd., i quali queiìi due muri tengano uniti eftrettt:,

onde meglio la terra che è nel mezzo posino foilenere.


l^oi appreffo comendiamo quei muri fatti in tal guifxy

che fé da le machine uengano rouinati habbiano di die^

tro oue cadere unjpacio capace , e non empiano kfojje


cddedo.Viacemi nel re fio Yitruuio che dice. Yacctafi per
mie giudicio il muro, che per lafua grofjezza tauole de
uliuo arficciate fi pongano, ajfìne che luna è t altra cro^

fla del murofìa riflretta meglio^e duri in perpetuo. Via-

teonfufeccndo Thucidide da Veloponejì ajjediati,un co=


tal muro per oppofero. Mefc alarono tra
loro diffefa gli

mattoni più legni,fermando con quelli il muro. Dice Ce^


fare, che i muri in Trancia fono à cotalguifa fatti, Co/i*

giungono tram dritti per lungo del muro con uguali in^
teruaUi,e con fafi grandi li fermano in modo^ che non fi
tocchinole fatti di tram tali ordini fermi Jieuano à la giù

fìafua altezza il muro . Cotd opera e affai uaga , CT a


difendere la città ferma e robufta, quando che la pietra
dalfìiogo.O' i tram da l'ariete lafannoficura. Non loda
no alcuni tali legature ne le mura con tal agione, che la

calce c&l legno non dura lungamente infeme ,


per cheH
fale,V ardore de la calce labbriiggia^e fé con pietre da
machine gittate faranno elle moffe^ tutta la fxbricaper
cffer in un corpo con traui congiunta, ne firà conquajfa
ta,<0' à rouinare prefta.Giudicano clli che le mura con=
tro le machine in cotalguifa acconciarne te fi polunofer
mare. Yabicheremo in una baie di tre cantoni porgendo
ne uno contro nimici li contrafo. ti dieci gomiti uno da
{altro
DB L^ARCHITBTTVRA.
t altro fco flati y per il dritto del muro , tirando da uno i
t altro archi,facendoli [opra il uolto^o' il uoto che ui ri^
ìnarrà con paglia ad argilla, mefcoiata e conjìanghe bai
tuta . Di qui auerrà che l empito de le machine da tar^
giUa tenera foflenuto fu uano.nó potrafii etiamdio apri
re il muro ,/c non di luogo in luogo fargli in più luoghi
fenefcic^che ageuohnente fi potranno otturatele cofì non
farà il muro men fermo, ha copia del pomice in Ciciliane

ualerà à quello che detto habbiamo. Vfano alti'oue ilto

fo in luogo de {argilla e del pomice. Non fi rifutx a co^


tal opera ilgcjfo.Mafe wfara alcuna parte uerfo OJìro

uoltayò da uapori de la notte ofjefà,con pietra la cuopri


rai^Giouerà etiamdio fare la ripa di fuori de kfojfapiu
alta alquanto che i campi , per chen talguifa k baUe de
le artigliane le mura de la citta non toccheranno, ma uo
leranno difopra. S'auifano alcuni quel muro contro le ar
tigliarie ejfcr fermiJ^imoja cui croitajìa fatta à dentei
h . Lodanfi le mura di Roma , ne i quali è al mezzo un
corrido. e per oue fi uà intorno y e nel muro alcune aper^
ture 3 per le quali il mal accorto nimico da gli arcieri

può uenirferitO'facciafi ne le mura ogni cinquata papi


le to ricche porgano infuori la fonte rottonda , e fiano

più che le mura alte, accio che s alcuno s'auicina:, egli no


habbia oue cuoprirfinche non uenga ferito. Ver che à tal
guifa le torri, i muri e le torre diffenderannofi fcambie^

uolmente una i altra . Lafcicrai quella parte de le torri


aper tacche e uer la città, acciò che fé ui entrafi il nimi^
co, quella pa'-te non gli defenda da gli arcieri.Le cornici
à le torri e à le mura fono d'ornamento , e le fanno più
ferme efode^ uietando che le appoggiate fcale f pofino
accodare
LIBRO iiir. 8l

decorare. Vogliono alcuni che fi lupino tra. le mura/pé


ci Àlmente prejfo à le torri alcuni prccipitij con ponti di

legno coperti y che agcuolmentc fi pofjano leuare e mette


rCyComefia à lafalute bifogno. Cofcumauanogìi antichi
fabmare à i lati de le porte due ^andi torri difode pie
tre, le quali coìne due bracci ilfeno e tcntrxta defcnda^
no.Non/ì faccia uolto a le torri, ma con legni ft cuopra
no,i quali me fia bifogno fi pofiino cauare ò ardere. Le
tauole de le torri non fìano fitte con chiodi , affine che

uincendo il nimico di fubito fi pofino leuar uiu . Sianut

ftanze e coperti, oue le guardie le ingiurie del uerno pof


fino tcUer are. siano ne le torri buchi a t ingiù guardane
ti,ondepietre,e fxccUe fopra nimici.O' acqua etiamdio,

fé la
porta ardeffe, fi poffa gittare . Le porte di cuoio ò
di ferro cuoperte fono dal fuoco ficure,
*,

: Ì4 formio e modo^e grandezza de k uie per ifoldati,€


per lo popolo, Cap. $,

LE porte col numero de le uie militari fi

no. per che fono alcune uie militari dette^, altre


conuenga^
no
militari « No/i uoglio quiuifeguìrc i giureconfulti , ch'io

dica atto elfer la uia da caminare per gli huomini ^eda


codurre gli ammalile che il camino è luogo da caminar^
ma no ui codurre ammalile che quejlo nome uiafigmfica
uno elaltro.Sono le uie militari quelle^ per lequali ne la
prouincia co tejjercito e i carnaggi andiamo Jequali deb
tono eijère più ampie, e quanto da gk antichi ho compre
fo non erano meno d'otto gomiti. La legge de le iiMuo»
le cofi la uia ordinaua,qucUx che è dritta di ^i. piedi, ma
l U
DE LARCHITETTVRA
U torta e piegata di i6,Le non militari fono qucUe, che
dii la militare efcono à U mUa,à la tcrra.oucro ad un'ut
tra uia milititre, come fono per i campi ifentieri , f per
le citta i duicrticoli.Sono poi alcune uie che hanno Jpe^
eie di piazza , come quelle che uagliono à publichi ufi,
cioè che à tempij,al corfo.ne la bafilica menano . Le uie
militari ne la citta e fuori non fono di mcdcfima ragio^^

ne. Attendefi in quelle di fuori che fiano ampie aperte da


poterfi gua/dare d'attorno.da acque ò rouine libere ej}>c
dite,ne ui fiano caue , ouefi pofìno i ladri nafcondcre^e

porfi in aguato, non ui fiano alcuni luoghi fcoflati ^nc i

quali non fi poffa ageuolmente con l ejferetto andare, fi


ndmentefia ella dritta , e quanto dir fi può corta . fam
cortifiima:,non come altri uogliono , quella che è dritta,
ma quella che 'eficuraX!T io amo meglio hauerlapiu lun
ga che meno commoda. Venfano alcuni il terreno Vri*
uernate:,percio ejferfìcuro, che per uie profonde e come

folfcfc gli uà, che fono à (entrare dubbiofé ^ a càminarut


incerte, e mal ficur e, quando chel nimico da le altre ripe

ageuolmente può offenderti .Giudicano ipiu ej^erti quel


la effer ficurifiima,che pcrsetieri de collifafii,à Uguale
profiima qucUa , che a cojiumc antico, fatto un argine,
per i campi conduce. Anzi la chiamarono gli antichi ar^
ginejaquulc cofi leuatafara in più cofc comoda, perche
e farà à mandanti per fatto luogo,ondc pctr.vino di lon

f
tano guardare diletteuole ,e aragli del cambiare la fati
ca men grieuex gioia affai fcorgere di lontano il nimi-
co, e potere ò con poca gente raffrenarlo, ò fenza dan^
no de tuoififofd uinto/itra^ti. Faccia à quefco propofi
to ciò, che ne la uia Portuenfe ho notato.Quando d'Egit
to
L I B R o mi. B 1

to ((Africd:,diLibìa,di Spagna Ji GcrmmdyC de l'ifolc


gran numero d huomini t di mcrcatantic gran copia 4
Koma concorrea fecero due uie lafirigate.nel mezzo de
Icquali era di pietre un corfo più alto un piede, come una
dimfìone.per una andauafuper txltrafi tornaua fchiuan
do foffefa delincotrarfì.Tal dehbe ejjer la militare ma
fuori de la citiatef^ edita^dritta^e ficur a. Auicinandojì d
la citta che/la chiara e potente,fìano le uie ampie e di^
ritte^come à la maeéià de k citta è couueneuole^ejfendo
Colonia ò terra far a Ventrata fecura , fé non andara la

uìa al dritto à la porta:, ma piegando a deilra ò a flni^


flra prejfo à le mura, e Jpecialmente innanzi 4 le torri
fia condotta . Mafia la uia ne la citta in queiia , CT in
queUa parte piegata e torta:, perche oltreché parendo
più lunga far a la città apparire maggiorenne fegue an*
chora più uaghezz^i e commodo ne quotidixni ufi ^CT 4
ncceffarij t empi, Quàto farà diletteuoky che ad ognipaf
fa nuoua forma dedificij ti jì pari dinanzi in guifa , che
Vufcita O' affetto di ciafcuna cafa, dal mezzo de (am*
pia uia tiparrà elfcre al dritto. Anzi benché fia altroue
il luogo troppo largo, meno ornato efano , quiui la lar^
ghezza è utile e commoda.Varra Cornelio Tacito , che
Nerone slargando le uie in Roma , la fece più caldaie
perciò meno fana. Altroue ne lefìrette uie e cruda aria,
efono^anche ne la fiate ombrofe. Non ui fia cafuoue no
entri del fole il raggio^e non entri il uéto^ perche douun
que muouerafsi d> Ut a e cfpedita ma dafojfiare tr onera,
Nonfentira uenti nocini, per che da i muri oppoiìi farxn
no ribattuti, Aggw.gniui che'ntrandoui li nimici (tognìn
torno ajfatiti non potranno durare.'Ba^iihauer detto de
l 1 k
DE LARCHITETTVRA
le me militari. Sarinno le non militai k fomiglunza di
quefic ,/c non fé gli ft coiai differenza , che fé faranno
dritte quefte , con i emioni e con le parti de gli edifìcij

s' accorderanno. Io ueggo che piacque à gli antichi haue


re le uie auolte in più gm,a' alcune fcnzd ufcita,per le
quali entrando il nemico fi fmarifca^ouero ejfendo ani^

mofo.piu ioiìo ucnga opprejfo. Giona che ui jìano corte


mecche ne la uia da trauerfo entrino, che non dimopu*
blico CT ifjyedito camino , ma più tofto ad alcuna cafa
guidino,perche indi haueranno le cjfepiu luce , e meno
farà à correrie de nimici ef[>edita.Scriuc Curtio chefus.
rono in Babilonia i borghi qua e la dilperfi. Platone à
rincontro uoUci muri de le cafc anchora ejfer congitm
ti , non che i borghi, giudicando quedo ejfere de la cit^
U un'altro muro,
Oue acconciamente i ponti di legno ò di pietra fare fi
poflino^e de loro pilafhri,uolti:archi, cantoni :,ripe,pu
telli yconlj, arpe/i jafbrigOiefrontiJpicio, Qap,^,

Eli ponte de la uia la principal parte. Non ogni luo^


'
go è acconcio da porui ponte. Perche non debbe ef
fere il ponte in un cantone ^aferuitio di pochi, ma nel
mezzo de la rcgiom a communc ufo . Tacciaft adunque
oue è più comodo e fiale il luogo , e che minor f^efafi
facciale che fi /peri che fìa perpetuo. Eleggaft meno prò
fondo uarco^non incerto ne mobile, ma uguale e perpe^
tuo.Schiuinofi le uertigwtj gorghi,e le uoragtni.e gli al
tri mali, che per i fiumi fi ir ouano. Guardiamoci etiadio

da le piegature de le ripe, e per altre ragioni , e perche


fono
LIBRO mi. Bj

fonò qmui le ripe, come p può uedereÀ U rouina appetì

rccchiate.e perche in effe piegiture le inonùtìoni trahe

do (èco la materia de campi leuata^V i ceppi e troconi^


non uanno giù al dritto ^ma fcrmandouifi più altre cofe
ritardatole fatto gran mucchio ù li pila/ìri sauolgonOy
endclc aperture de gli archi rinchiufe ne patifconoin
modoyche l opera dal pefo de le acque uicne tirata a ro^
ulna Ma fono i ponti altri di pietraia! tri di legno. Varie
remo di quelli di /egno prima, per eh e fannofi con mino^
re opera.dipoi a qucUi di pietra paj] eremo. Debbefi fa-
re lune e t altro ben fermo. Quello con molti e forti le^
gni jì fortifichi. llch e ottimamente faraj^i hauendo l oc^.
chic al modo di fabricare il ponte da Cefi e diuiiato.

Ciugneua egli due traui di un piedi e mezzo luno al-


quanto acuti di fot to, mifurati à f altezza del fiume , CT
jcoiìandoli due piedi luno da l altro . Hauca fioccato
quePci co'l beccolò itogliam dire battipalo nel fiume,pie

gati al corfo de lacqua.Vuofc a l'incontro altri due tra


ui di quaranta pie dt.ma più baffo à foPienirc d:l fiume
l empito. Giugnena poi queiii in cotal guìft d:lì>oììi con
traui larghi due piedi, e lunghi quanto quei traui erano
tra fé lontani . Quefa traui interpofti erano da l'uno e
taltro capo con due fibule fermati , lequali al contrario

legate aprendofifaccano V opera in guifa forte e robu^

fiacche quanto era de t acqua il eanco maggiore^ tanto


più ella fìfermaua. Cuopriuanfi. queiii traui con tauo^
le 5 pertiche ò cratici , mettendo tuttauia a trauerfo più
fattili tramane la più baffa parte a tacqna uicinijiqua^
li come wi' ariete ^c con tutta l opera congiunti:, t empito
del fiume ritadaffero . V'erano appreffo traui che fo-
l 3 pral
D B l'a RCHITETTVRA
praH ponte forgcdno.e con (altro capo dcjudnto fcena
deano ne l\icfiit,affine che fé tronconi dalberiò ud^
fcUi da barbari per rompere il ponte fujjcro mandati
giu^meno al ponte in cotxlguifa difcfo nuoceffero. Q«e
fio fece Cefar e. Giona di Japcre che ufano Vcrone/ì di
lajìrigarc i loro ponti con ucrghe diferro , iui maj^ima^
mcteoue i carri p affano, Die afi bora del potè dilpictrUy
le cui parti fono il fondamento de le rìpe.j piltflri^gli ar

chi, il pauimento.Tra i capi del ponte ne le ripe fondai

ti, V i pilafìri tale è la differenza , che quelli debbono


ejjcrc befermJ e fodi, no pure xfo^enire de gli archi il

pcfo.come ipilaflrtfàno.ma a tenere inficme limo e Val


tro capo del ponte , CT à riflringere gli archi ^ che non
s aprano. 'Elcgg.mfi adunque ripe, anzi fermi ime ru^ f
pt, per che quelle di pietra fono fermi fime ,àle quali di
fofccnerc i capi del ponte fi dia il carico. 1/ numero de
pila fa' i per il largo del fiume fi faccia. Gli archi di nu^

mero difigari fono da ucdcrcpiu ua^oi^e fanno piufer^


m.t l'opera. Perchcl corfo di mezzo è tanto più libero
CiT impetuofo.quanto egli è da le ripe piufcofrato. La~
fciafì adunque aperta quella parte , accioche a i pila^

fìri non dia noia di continuo percotendoU . Vaccianfi i

piUfìri oucfono le acque più placate e Untegli che da le


piene de le acque fifa mani fio f , tuttauia noi per quc^
fìa nix ce ne potremo chiarire ^imit andò quelli, che man*
dauano per il fiume le noci a popoli affediati . Gittere^
mo nel continuo e dritto corfo del fiume per un miglio
e mezzo alcuna cofa, che fopra micti.fpccialmente nel
crefcerc de fiumi. oue più cofe fi raccoglieranno, faprai
ini efere il corfo maggiore. Fuggiremo adunque nel fa
re
ò
tlBRO IIII. 84
re pitali coiai luogo, ekgcndo quello , oue le cofe pm
i

r^e etardcfi rxccoglieramo.Mìna Re u olendo fabri-


cxre in Memfi un ponte ,fecc andare il Nilo tra alcuni
montile compiuta i opera nel può letto lo ritornò. Nico
re d'Aj^irij Reina appreiìato ciò che dfahricare un pon
te facea di meiluro^cauato un lago ui condili]} il fiu-
mcyonde empicndofi il lagc/eccof^i ilfiwncjlche difa-

bricare [ipilaflri gli diede agio . M^ noi cofi diremo.


IlEdccianfì ne l autumno quando le acque mancano dei
pilajìri i fondamenti, rinchiudendoli confiepe, in cotal

modo fatta. ¥iccanfi due ordini di pali ff>cì^i, che appa-


iano fopra lacqua^comc un fioccato, mcttenioui per en-
tro crxtici, e di alega e fango empiendo i uuoti luoghi,
che V acqua non u' entri. Cauiji poidelchinfo acqua

fangOycheuifìa rimafto à l'opera noceuole . il rima^


nentc.come e detto nclprojìimo libro farafi. Cau^fì fi^
no al fermo terreno, oucro con pali fìccatiui fi ferma
il fuolo . io ho ucduto che gli Architetti fatto hanno
fotta al ponte un-i continua bafe , non già che chiu^
fo tutto l fiume continuatamente la faceffero , ma 4
parte à parte ^quandoché non fi può tutto [empito
del fiume foftenerc . Debbejì adunque lafciare alcuna
apertura , per oue l empito de le acque habbia il fuo
corfo . Queste aperture ò nel uarco fi lafcino , ò farai
canali di legno, chefiando pendenti, a l'acqua diano il

pajJo.SetigraualaJpefiyfarai ad ogni pilafìrolx faa


bafe à forma dinaue con due punte al corfo de l'ac-

qua drizzate, affine che {empito de le acque diuifeftc^


ciane minore.Habbiamo àfapere , che la px'te dì die^
tro de la bafe , più chequeUa (fauanti uiene da l ac^
l
4 qna
e
DS LARCHITETTVRA
gita oyxfd 5 per che di dietro Idcqud più Wabbondd , che
duuanti, CT uifi caua il fiume , oue dauanti riempie/i di -

[abbia dal fiume /pintauf .Il che effendo cojì4ebbono cfuc

Jìe parti ejjer fo: tijìime, CT a fofìcncre de le acque ilfu^

rore robujic. Giona adunque fare profondo e largo il fon .

damento Jpccialmente uerfo la paté di dietro^accio che ..

tolta uìaper ogni cafo paté dd fondamento^ ui rimana


gar,o più altre par ti, che de pilaàri il pefo pofìno fofte*
nere.Cicua mapmamcte fare la bafe inchinata dal prin
àpi omaccio che le acque non cadano corne in precipitio,
mafcendano chetamente. Per che V acqua d^alto caden*
do commoue il fondo , e fatta torbida ne porta il moffo
terreno, e cojì cauafi il luogo. Yaremo li pilafhri con pie^
tre maggiori , che potremo hxuere^ e che di loro natura
al gelo refijìano , nefixno macerate da le acque ^ne d'aU
t'a ingju-ia gia^c jie che firompxno fottol pefo. ¥ac^
cixji con ogni diligenza al piombino giunto , giugnendo
con arpefi k dritto ^xf a traue fo le pietre, e non empien
do dì picciole pietre . V'aggi ugnerai chiodi di metallo.
molte legature j empiendo ejlri-ìgcndo in guifa i pertufì
di quelle che j le pietre per tale apertura nonfiano inde^

bolite , ma con tal prefa più fermate . Leucrajsi fopera


afta in guifalche t catoni nel crefcere de le xcque lafron

te de ipilaflri fupe- ino . V altezza de pila^à fecondo


hag-of^ l altezza del ponte fia quafi quadrata.Non fecero alcu=
fezza de ni le fronti de la bafe à cantoni dxuanti e di dietro , ma
pilaflri. con mezzo cerchio le tirarono ,moJ^i credo da lineamene

ti de gli antichi. O^.tntunque io confej^i il cerchio le me


defxmc forze h aver e, come il cantone. tuttauia lodo quiui

molto più il cantone, pur che non fi faccia in guifa acu^


jt:^. L1BR0 IIII. 85
t0,che dd ognipicciola ingiuria fi rompa e guafd. Anzi
fucilo tagliato in cerchio farà uago da uedm , non Io

tondando in modo.e minuendo , che al furore de (acqua


non pojfa re/ìiìcre. Sarà del cantone lagiufca mifurafe
barra il dritto cantone in propo.tione fefcjuiterza òfef*

quialterasome più t'a^xderà. QucPto fìa detto de i pi*


iafìri.Se no trouercmo le ripe cjuah uogliamo faccianoli

con pilaflrife mefabricando nclfecco de la ripa pilaflri


cr archi, acciò che fé le acque parte de la ripa rouinalfe

ro,nonfia la uia da i ampi al ponte tmpedita.Gli archi


per molte ragionile fj^ecialmct e per il continuo paffarui
de carri fìano robufli , e ben foii , e per che forfè aue*
nirà ,che colcfi obclifci e cofcfimili di fmìfurato pefo,
per i ponti si: abbi ano a tir arcuacelo che non auenga co
me quàdo Scauro la pietra dal termine trabcua^chc i con
duttori di pagare il publico danno fi temcuano . faccia*
fi adun^jue il ponte, e ne lincamete, V in ogni cofa quan
to è pql^ibile pcrpctuo^fCT à fojìencrc de carri iljpcffo.e
mokfto battimento ben fermo . Che ne i ponti intiere e
.grandi pietre sljabbiano à porre, muoueci de l incudine
Veffcmpiojl quale fc è grande, e per ciò anchor grieue,
le battiture de martelli ageuolmente foiìentx ^fefia lig*

giera.percoffayfalta in fu e muoucfi . Uubbiamo detto il

mito di iirchi riempiuti cofijlcrc^e l'arco dritto cffcr fer


mifiimo,mafep:r la difpofitione depila^ri.la'CO dritto
co la troppa dtezza offenderà^uferemo il diminuitofer
mando meglio ne le ripe il fondamento. finalmente ogni
a' co che di la fronte di queilo uolto forgerà, fopra du^
riiìimo fajfo fi ponga non con minor fermezza di quello
che fopra i pilaflri dicemmo doucrfi porr e, Non faranno
ifaf^i
DB LARCHlTETTTRA
ifal^i ne tarco più fottili,che d la corda coparati^ fiano
di cfueUi U decima parte, l^c farà la corda più luga,che
lafc^a parte di quanto e grojjb il piUjlrOyìie più corta,

che la quoì'ta parte. Vorrai à giugnere quciìi conij chio*


di di metaUo.e forti arpcftyO' il conio difoprade larco
chcjpma chiamxfi farà con la linea de gli altri uguale,
ma da un capo lo lafcierai alquanto più groffo, tanto che
non fi poj^i fenxa il battipalo por dentro , e con liggiera
botta del becco nclfuo luogo acconciare . Per chen tal
guifa gli altri conci nel baffo de larco rijìretti faranno
più fermi . Tmpianofi gli archi quanto più è poj^ibile di

pietre cheflraggiugnano , CT un ifcano^e fiano bcnfer^


me Ma non hauendo di tali pietre copia.non rifuto , che
per necef^ità^de le più deboli fi piglino, pur che ne lafche

na del tiolto la /pinato" gli ordini che la pina hanno nel


mezzo,fiano di durif^ Ima pietra . Kciìa che fi lafireghi
Vopcra.Debbonfl rajjodare le uic cofì ne i ponti come al
trouCylhargendoHi giaia alta un gomito ^ e fopraporui le

pietre confabbia pura di fiume ò di mare. Sotto Ifuolo


de i ponti confcagliefilieui il fuolo, facendolo à gli ar*
chi uguale ^e con calce lo farai unir e. Ne le altre cofefa^
ranno fìmili, per che li farai i fianchi alti, lafirigandoui
con pietre no picciole ne uolubili, ne grandi in guifa^che
i giumenti, non trottando oue fermare tugna^cadano nel
fiume Amportx affai con qual pietra fi lafireghi. quanto
penfi turche per il coturno paifar ui de piedi e de k ruote
fi confumi la pietra , hauendo ucduto le formiche hauer
ne la felice cauato con piedi il cale'Ho comprefo gli an^
tichi in più luoghi J fi ccialmente il mezzo de la Tibu^ti
na ttia di felice hauer lafirigatoXoperfero etiamdio i la

ti di
LIBRG III» Zé
Iti di minutd gUidA^ine che le ruote meno gmflino il U
firego , e k ugne de gli mmAlt non cojl uenguno o^efe.
Akroue ejpecialmente ne i ponti erano ne le/pondepiu
ditecM.ouefcnzx br attorjì andauano i pedoni, lafciata
U parte di mezzo per cauatti e per carri. Comendaros
no gli antichi a cotal opera la felice , tra le quali la ca^

uernofa e migliore , non chefia più dura, ma che meglio


ui fi ferma il piede . vfcremo le pietre che ne la regione

fi
potranno haueye:pur che le più dure s eleggano, con le

quali almeno quella ma fi la/Ir cghi,oue carri, o" animali


caminano. Cercano la più uguale pietraie quello che è in
più luoghi Icuata rifutano , M etterati la pietra felice ò
altrx larga, V un gomito grojfa,ò almeno un piedc,uoU
tando la più piana parte di Copra , e chcftano accollate

in gutfi,che non ui rimanga apertura, attedcnio che gli

fia alquanto di Icuatura , acciò che la pioggia difccnia.


Sono tre maniere di kuature,oucro fari baffo nel mtz^
zc,il che ^le g 'andi uie fi cduiene,ouero da i lati, il che
leflrette uie meno impedìfcc , onero al dritto per lungo.
Que^e fecondo l altezza de condutti,riui, CT ufcite del
mare nel lago ò nel fumé fi facciano. bafierà in due go^
miti leuatura di un dito e mezzo . lo ho ueduto che gli

antichi ne le leuaturc de monti, ogni trenta piedi alzana


no un piede. In alcuni luoghi^come ne capi de moti, ueg^
gonfi leuature per ogni gomito un palmo, ma fono in gui
fa breui,chcli un momento V animale carico uipaffa.
De condutti,c^ ufo loro,e forma. Ve fiumi efoffe
nauigabili. Cap. 7.
ICondutti de le acque con le uie
fi conuevgono acco*
modarc , per che fi fanno fiotto quelle ^eche k fa^le
uguali
DB l'aRCHITBTTVRà
Uguali e mondarle giouanoyper ciò di ej^i parliamo. Che
dirò chefia altro il codutto^che un ponte ouero un largo
drcoy Ix onde àfdbricarc tali accjucdutti fogne dettit o/^
ferui/ì ciò che ne lafabrica del ponte habbi.imo mo^a^
tu^Uebbcro gì/ antichi qmftc fogne in tanta fiima.che'n
muna opera txntaf^efa e diligcza ufarono come in quel
le, le fogne in B^oma tra le principali opere s'annoueratt
no , Non m^ affaticherò quiui àfar manifeiio quanto le

fogne flano comode a la mondicie de la città,e de le ca^

fé publichc è priuatc , k confcruare taria fana e /incera.


Diccfì che Smirna cittày ne la quale DolabcUa Trebonio
da lajfedio lihcròfaeper le dritte uie^c per l'or nate fa

briche beUifima , ma s'offendeano (foraci eri dalpuz^


Zo,per che non u erano fogne yche le immondicie condu^
ceffcro uic^Siena in Tofcana e meno diletteuole, per che
manca di fogne. Onde auicne che non pure ne la primUy
cr ultima uigilia de la notte ^quando le raccolte immon^
dicic fi gittano da lefineiìrey per tuttofi fentajpiaceuo

lepuzzOyma etiamdio a le fiate tutta la città ne rimana


ga /porca crhumi da . Chiamo alcune fogne emi/^iue , le

quali in mare in lago ò in fiume notano le acque . Altre


cuoperte dale quali l immonde acque ne in fiume ne in
lago ne in mare fccndenoyma uengano dal terreno fior bi
te. Le emij^iue habbiano il la/ir igo inchinato efodo, on^
de liberamente le acque fendano , e lafxbrica dal conti^
nuo humore fermatoui/ì non ma^'cifca, Gioua che quelle
jìano dxl fiume Icuate^acciò che dalfuo crcfcere no uen-
gano empiutele co luto rinchiufe, ne le coperte fo^e ba
/ìa hauerui la torà nudx . Ouando che dicono (poeti la
terra e/fere de Dei il Cerbero yVilofofi lupo la chiamano,
per
A : LIBRO UH. 87

per che tUdil tutto diuora e confuma- Adunque gli f})or


chezzi che uiflgittdno dui terreno faranno forbiticene
de meno offenderanno i puzzolenti uapori.Le fogne oue
ferina fi gitta/iano da le mura fcofìate, per che ne gran
caldi ucngano da qucUa guafd e corrotti . Fiumi cfcj^e
da nauicxre ne le uiefi debbono computare, quando che
la naue al carro s'ajfomiglia , CT // mare altro non è che
unaliquida uia.Ma no accade quiui parlare di quefle co
fcSe non darà la natura del luogo idi commodi.co ma^
no CT arte ne li procaccieremo, emendando fé ui faranno

uitijjna di quefco alfuo kogo parlerafii.

Di fabr icore commodi parti, e diuidere le piazze


ne la città, Cap. 8.

porto ueramente è una parte de la città à queite


IL
fimile,de lequali hora parliamo. E il porto come quel
luogo onde à correre fi comincia.onde tu cominci il uiag
giOyOueyo tornandone ti ripoft. Altri dicono il po) to effe
re de le nxui la ftaUa chiamalo adunque come più ti pia
cey ueramente fé l'ufficio del porto è
raccogliere in fé le
naui da la fortuna fcampate,è ragioneuole etiamdio.che
le confcrui.Uabbia robusti e alti fianchi CT djpacio in
,

guifa acconcioyche glandi e cariche naui commodamcn^


te u mirino, e ficure ui filano . il che fé dal luogo ci farà
ddto non hxi che più defiderare ,fc non forfè , come
, in

Athene oue dice Thucidide , che erano trepcrtiJoRi in


dubho , qualpiu fujfe à pigliare commodamente terra
acconcio. Ma per le ccfe nel primo libro dette è mxnife
fio , che'n alcune regioni non regnano tutti i uenti, altre

fono
DB LARCHITETTTRA
fono da molefli ucnti tuudglUte. Giudicheremo adunqut
migliore quel porto, che più fom e quieti ucti ej^hala > e
nel quale fcnza troppo a/pettare i uenti.puoi entrarti
ufcire.Dìcefi che Borea è di tutti più piaceuole.e che cef
fando di foffiare Aquilone^il mare ccmmojjo da lui fac^
cheta incontanente :,ma ceffando Oflrojl mare per gran
Jpacio ondeggia. Secondo la uarietà de luoghi la più co*
moda e Inedita parte à l'ufo de le nani eleggerai . Se gli
conuiene chefia profondo ne Ìentrata:,Helfeno, ne le ri*

pe, acciò che una carica naue u'habbia luogo. Il fondo fla
da herhe^p' altre fozzu^e purgato. Quantunque lejjpef

fé radiciyO' infìeme a uoltc à fermare le ancore 4 Icfia»


te giouano.lo pure uoglio più toilo, che non generi cofi

dcuna.che contamini l'ariane dia noia à le naui.come al


ga,Z!T altre herbe, ne Vacqua nafciute. Ver che generano
uermiytarli e tignuole^e marcmdofì ne^liti^, puzzole ti uà
pori generano . Le dolci acque à le falfe mefcolatc fan^
no il porto pePcifero./pecialmètc mandate da monti, che
da nebbie le hxhbiano pigliate . Habbia tuttauia fonti €
candetti uicini, onde pura e dureuole acqua fi poffa pi*
gliare Voglio che habbia dritta ejpeditatufcita/enza
.

fecche,€Z impedimenti Jkur a da infidie de nimici e pira


ti.Sianoui alti monti uicini e notcuolij quali dx nauigan
ti conofciuti, glifìano unfegno à dirizzare i uiaggi lo*
ro . Facciafi nel porto una ripago' un ponte, oue meglio
acconciamente fi fcarichino le naui . Yecero gli antichi^
tale opera in uarie guife, de le quali hora non hahbiamo
k pslare. Ver che l loro dilpgno ad emendare il pcrto^
CT à fargli robu fa fianchi s'uppertiene, del che nelfuo
luogo di'afii.Ha^ra il porto uno (pacio d atorno , oue fi
pof^i
LIBRO Hit. 88
poj^i cdtninarejl perticone' il tempio, oue poj^ìno i ma^
rinari ufciti di naue ridurfi . non ui manchino colonne,
arponi, C^ anneìla di ferro per U naui. Facctanouifl mol
tcuolteper riporui le robbe pariate. Si faranno etiam^
dio ne f entrata da funo , e taltro lato due torri alte , e
guernite, acciò che da quelle uegganofi ucnire le uele^eU
notte 4 namganti fi mo^i coH fuogo fé glie commeda
tentrata, e difendano da gli alti luoghi le naui da ràmi^

ci . Si tirino a trauerfo cathene,per efcludere il nimico,


facciali dal porto àia città per dritto la uia milìtarCy

concorrendoui più borghi onde contro armata nimica fi


poffafare impeto. Sianogli à dentro minori golfiOue le

guaite naui fi racconcino. No fi taccia quello, che al por


tofuolegiouare. Furono già e fono anchora celebri cit^
tà più ficure , che innanzi Centrata hanno incerta uia,
che à pena da chi d hora in hora ui nuota, le torte piega
ture de canali fi poffono comprendere . Quefco Emmi
paruto dire de le publiche opere, fé non forfè uuoi aggiu
^erui,che uogUono che fi diuidano le piazze, ouepacifi
cxmente le condotte maxi fi uendano , e la giouentu ft.

efferciti,€ ne la guerra i legnami, CT i cibi à toUa-are lo

dffedio fi confcruinoAl tempio, la bafilica,il Theatrofo^^


no più toilo comuni, che proprij luoghi, tic de moltifia^

nofacerdoti ò magiiirati. De queftialfuo luogo diraj^i.

IL FINE DEL Q^VARTO LIBRO.


I L GLV I N T O LIBRO
DI LEON Battista de gli
ALBE Ri* FIORENTINO 1

de l Architettura , ouc difabriche di


cìafcuno flato d huominì

fi tratta.

De la fortezza oucro haktationc regale^ e dd tiranno,


e la loro differenza e pai tL Qap, i »

L 1 è di meiìiero accommodare ne la
citta efuo'i le parti de le opere d bi
fogne de cittadini , come nel libro di

foprx habbiamo fxtto tnanifeiio , di*


chia' andò apprejfo diri edificij per
fattoi popolo , altri à più degni , altri ad ignobili ejfer

conueneuoli. De gli edificij communi habbiamo parla»


to a pieno. Qjicfto libro le fabì'iche particolari dichia^

fera . ilche quantunque fia cofa uaria e da manifejìart


difficile jiotuttauia quanto dinge^o mi presterà Dio,

fiudiero di farti conofare^chio niuna cofa habbia uolu


to tacer e, che fi pojfaper tale cognitione defìderxre, ne
ufare più eloquenza ad ornare il parlar mio , di quanto

ad ejfequire laprefcnte opera fa a bifogneuolc . Cornine


damo adunque da più degni huomini , Dignijìimi fono
queUiyà i quali di reggere la Kepublica dafi il gouerno,
fono più ouero uno . Dignifimo uer amente dcbbe ejfer
colui , che foio tiene f Imperio . Confideriamo adunque
qualfaJbricaper coHui fclo fi faccia. Magli è non pie*
cola
L I B R O V, S9

cola dijferenzd (ju^lc uoglUmo che fin cofluijò che egli


pi amente^e con uolonU de i popoli jìgnoreggi , non più
dfuo profitto, che d la [càute de cittadini ftudiando, oue

re al contrario ^chc fìa de cittadini nimico^ CT mal gra^


do brogli fìa tiranno. QuÙdo che tutti gli altri edijicijy
ij ejja citta^oue un tiranno regna^non debbe ejjer come
queìla^ne laquale congiuro imperio ò magijirato la rc^
pubhcafi maneggia. Sia la citta regale per cacciar i ni*

mìci da taffedio^e per diffefa fortificata. Ma queUa del citta del


tiranno k cui fono cofi nimici ifuoi,comc i flranieri,deb tiranno,

he effer dentro e fuori contro tali nimici fortificata, per


poterfì. con ifuoijoldati daflranieri e da fuoi cittadini
difendere.tìabbiamo di fopra fortificato contro flranie^
ti h cittayhora in cheguifa contro e fuoi dcbbafi fortifi
cureiConfideriamo. Giudica Euripide la turba ejfere un
duo auuerfarìo^e che ufa frode CT inganno incffiugnabi
U.Carra citta d' Egitto populofa intantOychefenonne Cdrracit
moriuano uco, al giorno^ucniua giudicata fana.fuda ^a,
prudentifimi re con fofje in maniera diuifa,che no una,
ma più piccole citta raccolte inflemc parca. Qiicfco per
mio anifo fecero ^accio che la commodità per tutta la cit

tafijjpargejje . Ma ne pigliarono cotal profitto:, che di

grieui mouimenti non hebbcro ffiauento ^ CT / piccoli

raffrenauano leggiermente .Come s" alcuno d'una fmifu^


rata pietra facejje più imagini piccole e trattabili. Ko/J
mandauano Romani alcuno Senatore Confolo in Egitto,

ma diuideano per i lucani al goucrno cauaUieri. Per tal

ragione uuole ternano che fi facejfe, acciò che tale pro^


uincia k Yinouarc le cofé xcconcia , non fujje da unfolo
gou.rnata, knnoixrcrìfì etiàdìo niuna citta da la nxtwa
m diuifi
Dfi LARCHITBTTVRA
dìuifi cjjcrefcnzd dì/cordi e, come fé gli paffa un fiume.
Se gli fono più colli, oucro parte èfopral ccUc.parte nel
piano, conduttoui un muro ageuolmente potrà effr di*
utfa. Io uoglio che fi faccia un muro non 4 trauerfo , ma

in giro.pcrche i ricchi di largo Jpacio ddcttandofu.fa^


cilmcnte dclprimo cerchio ufcirannojafciando d gli or
tefci e ucnditori de cibi^le botcghe del mezzo de k cit
ta,e rimarrxuui queUa inutil turba di Gnntone. Vendita
ri di cibi, cuo^njbeceari^e fmili-4a la(]uale più flcurta,

e meno timore nàfceraychefe uhabitafjero anche t nobi


li'SaKi ì propofito che Icggixmo appo Fe{lo,ejfer flato
a patria] commejfo^che n un borgo habitajfero.oue fé co
fa alcuni contro ilpublico moucano^dal luogo di fopra
poteano uenir opprefii.Sia questo muro k dentro in gui
fa dijpofto.che d tutte le parti de la citta s'auicini^e h9rt
che debbano i muri de la citta ejfer grofii,quefco pure co
ogni arteficio fi faccia fortifiimo tf alto^ che le cafe de
priuati fuperi.ConuicnIì con torri e altre diffefe, CT dn*
che fé gli è pofibile cofojfa da luna e l altra parte far
tifi cario, accioche i foìdati luna e [altra parte con quel
lo cuoperti difendano. Non fiano le torri aperte dentro^

mali pongono co(i uerfo ifuoi^come uerfo ftranieri ni^


mici di intiero muro.faccialmente oue uie ò alti tcmpij
fune d tincontro.^on fl pojfa ne le torri montare fé no
per lo muro^ nefia il muro apertole non forfè tharra
d Principe conccjJo.Dd la torre d le uie no fl\ lafcino ar
chi ò altre torri per la cittaile mura etiadio s abbacino,

fé non fi pojfono da i luoghi, onde fi factta cacciare de i


borghi ifc!d.tti.¥acciafi lafabnca inguifa,che colui fo*
lo nel cui potere e U fignoria tenga gli alti luoghi , ne

poffu
LIBRO V. 90
poffu alcuno impedirCy che non difcorrano per tutta U
, citta lefue guardie. In que^o adunque la citta de Tiran
Iti da la regale e digerente. Gli e forfè anchora una cotal
differenza, che à Uberi popoli è più commodo ilpiano.et
il monte à tiranni k più fìcuro.Gli altri edifcij da Re e
tiranni habitati non pure trafe.ma co le cafe de priuati
€ plebei hanno fomigliàZ'hO' fono in alcuna cofa dij^imi
lijiro prima la loro fìmilitudine, dipoi quello che à eia*
feuna è proprio
faro manifcilo. Sono cotali cafe per ne^
ceptà fabricAte^ui fono tutta, uia alcune parti common
dejequali tufo e cofìume di uiiare le ha fatte giudicare
neceffarie .come il portico^la loggia efimili.Noi le par*
il commode da le neceffaxie , perche cofi la ragione de
itdificare ricerca.non distinguer emo, ma far afii mani*
fé^o che, fi come ne le attaccofi in queiie cafe, altre fo
no di tutti CT communi , dire di pochi , altri di par*
ticolanperfone.

Del portico^ueflibuloyentratafcalafala^uie fine/ir e, por


'
te di dietro,nafcofti,ridutti . Qual fìa tra le cafe de
Vrincipi^e de priuati la di^eren'Za , E de la cafa del
Vrincipe^e de la moglie fua diuifa cogiunta, Cap.t,

Giudichixmo il portico, cf il ueilibulo non folo per


i fcrui,come penfa Diodoro, ma per tutti effcrfat
to.Ma la loggia, tar e a^lentrata,lafala Mq^ale per mio
auifo dalfiltare,che ne le nozze e letitie uififa,è cofi

detta,non per tutti, ma folo per gli habitatori fono fat»


teXenacuUfono alcuni pa^ liberi, alcuni per ferui,pari*
mente le ftanze da dormire per matrone, per uergini
mi per
DE LARGHI TETTVRA
per forafìi cri fono diuìfc.Di cjuc^tepM quanto fé con*
uenia habbiamo nel primo libro de lineamenti parlando
dettole fi facciano con numero, larghezza ^e jìto, coitte
acconciamente fìa necefjario a Info, bora particularme
te parliamone. Facciafi il pertico ^^ il ueilibulo con Un
troito raguardeuokyilcfuale habbia lirga uia, e fia di no
teuole opera^che d leflanze dentro fia commoda. Que^s
fìe jìano in guifa diJ}>ofle,che le robe po{ìeui fi conferai
no bene ,h abbiano aria,fole ^è uento conueneuole.O' fa^
no^efiano k tufo commodi.maji diuidano, acciò che U
compagnia de for avieri, e de chi frequentano la cafa.U
dignitàri commodoro' il follazzo di queiìi non faccia
minor e, e faccia quelli più importuni ^giudicando /V/i=

trata^e lafala ne U cafa effer.come ne la cittaja corte,


6 la piazza, facci anfì adunque in luogo degnojio afco^
fio, ne jirctto^ma in guifa, or din ate.che gli altri membri
Jpecialmente uiconcorrano.lnquefìele aperture de le
uie e [calerò' i luoghi ouefi accettano ^e falutano i con-
Iti tati mettano capo.Uabbia la cafa una fola porta.ac^
ciò che' l Portinaro uegga chi u entragne lafci portar fuo
n cofa alcuna. fKuertircmo che le porterò fineflre no fa
no in luogho, che ladri ui pollino entrare, ne che uipof
fino guardare dmtro^^ejpiar ciò che uifìfa ò dice. "Egir
tij le e afe loro in talguifa ediftc.iuano,chc non fìuedea
no fuori le aperture Vorrebbe forfè alcuno hauer la
.

porta di dietro, per laqujile le biade con carri ò giumen

ti fi portino dentro fenza fporcare [entrata dauanH^ag


gÌHgnendoui appreffo una piccola porta, oue fenza fapu
ta de la famiglia pof^i il padrone ammettere ,e mandar
fuori di nafcofto cauaUari ò altri mej^i , come ti tempo
k fuoi
L I B R O V. ^i

etfuoi fatti ricercano >Ouc^e non fi btajimanomd uor^


rei, che glifujjero luoghi nafcoiti/J à pena al pad 'one
manifedi oueper Jlrano auenimento argento^ueiiCj^

tffo padrone anchora uiftpoteffe nafcondre,¥urono fat


tiprejfo alfepolcro di Dauid occulti luoghi da nafcon^
4erc i thcfcri de (heredita regale con tale artificio , che
nonfipoteua comprcdere che uifujfero.Di uno de qua-
li dopo ami ijz o.dice Giofefo , che hircano pontefice
Booo.talenti d'oro cauò.per liberare d'alfedio d'Antio^
co la citta. Narrafi che Hcrode granfomma d^orojndi 4
lungo tempo de l altro rapiSajfomigliano in quefcc le

cafe de principi d quelle de p iuati , ma gli e poi co^


tal differenza^che luna e ìaltra ha la propria natwa.
X^lla che ad ufo di molti fifabrìca, fi a di molte ftan^
ze e molto ampia,ma la cafa per pochi ò per ciafcuno,
(la più tofìo ornata che grande. Sono etiamdio difiimili,

che lefianze debbono la natura dd Vrincipe rapprefen


tare^fe fono per il commune popolo fatte ;,
quando che
tutt'hora è ne le cafe de principi di gente gran numero,
ma ne le priuate cafe faccianofi le parti inguifa.che no

fìano meno, che ne la regale diiiife.dc la moglie del ma-


rito de fmigliari^e che uifiano non pure le parti a (u^

fa necejfarie^ma etiàdio queUe^che a la maejìà del prin-


cipato s'ppar tengono,fenza che tra le parti de famiglia
ri uenga confufione.Ma perche gli è difficile , CT cin:he

imponibile comprendere il tutto fiotto un coperto , diafi


k ciafcuna cafa la fu a area,<C intiero Jfiacio di tetto, ma
in guifia congiunto, che i famigliari a fieruigij dati , non
come daltra uicina cafa chiamati fiano al ficrutre tar^

diurna di fubito s'apprefentino . l fanciulli ,fcrui più

m 3 uili.
y

DE I. ARCHITBTTVRA
uìlìfirtie^e fìmili mimjlri dal commercio degli huomi^ .

m fi diuidunoJdfaU e flunzadel Principe fia in luogo


digmpimo, come f(irebbe in alto luogo fopral mare^oue
colli CT ampio pacfe a gli occhi fta uagamentc fottopo*
fio. Tutta la cafa de la moglie fia dal marito feparata»
fuori che [ultima camera, ouc ufano di gia,cere infieme^
hahbia luna e t altra cafi la 7nedefima porta e guar^
dia . Ma qualfia dx qucf:e à le altre la differenza , nel

parlare de le cafe de priuati, ne lequali tal dijjcmiglian

za meglio fi uè de :,ne parleremo Ver che oltre le cofé »

che fono à loro particolari commodi , dehbe ella ucr la


uia militare hauer la porta , ò innanzi à marciò 4 fiu^
me.Sianoui innanzi la porta ampie loggie,cue di amb4
fciatori e baroni le compagnie in cano ò naue condot*
te fi riducano.

Difabricae commodamente il portico t entrata il cena*


culo de icjia e del uerno^e U ucdetta.e de la rocca^

€ qualfiii del Re e del tiranno Li flanza. Cap. 3*

Voglio che ui fiano pertichi non folo per gli huoiììi


ni,ma ctiamdio per gli ammali. acciò che da fole,
e da pioggia fiano difcfi. 1/ portico e la loggia, e la uia

da portar dentro la robba acconciamente fapi p^'effo

al ueiìibuloy ouc lagiouentu affettando che luecchi da


parlare co'l Principe,uengano àfaltare à la balla, d gitx
tare il palo, à la lotta fi poj^i effercitareSia più à den*
tro (atrio.ouero bafilica , ouejì fidano i clienti alpettan

do i padroni , à difhutare , cr oue habbia il Principe à


render ragione il tribunale fcgta poi il cenaculo , oue i

pili
tlBROV, 92
più antichi àfalutarc il Principe fi raccolgano, O'ui ft

fxccia il configliele fia bene che uè ne fia uno per lafla^


te,^ uno per il uerno . Vroueggufì per la fianca €tx,e
delitie de padri , che ui concorrono, che non uifìa cofa

menfanx , e quanto la natura CT necef^ità de tempi lo


confente fiano acconci in guifa, che fenza impedimento
alcuno ui pojfano flare. Leggo appo Seneca, che Gracco
primieramente iO" appreffo Liuio Drufo ordinarono
d'udire gli hnomuti in più luoghi.e feparando la turba
udire alcuni infecreto, altri co^i più.Altri à la prcfcntia
di tutti^manifcfcando inqueiìaguifa quali gli fujjcno
più ò meno amici . Se quePto uuoifare, gli è di meftie^
rofare molte porte , per kquali da più parti puofì in^
trodure chi più ti pi^xcc^c gli altri fenza. ingiuria cfclu^
dere . Sopra la cafafia un'alta uedctta , onde inconta-
nente ogni muouimento ti fia mamfeììo . s'affomiglia=
no adunque in quesìccf altre cofé limili tm^^itiè in

quesìe differenza . Ccnuicufi che fia la caja del Ke nel


mezzo de la citta^oue agcuolmente fi uada.conuago or
nato, diktteuole più tofto e gioconda.che fÀperba.Con^
uienfi al tiranno più tofio w,u rocca che cafa , e che non
fia entro ne la citta , ne di fucri . Aggiugniui ch-^ à la
fianza regale fi
congiugne acconciamente il tempio , il

the atro, e le cafe de fuoi baroni . lAa la fÌMiza del ti^

ranno da tutti gli ediftcij non poco fi debhe fcoflare.


Honehij^imo fa quel palaggio.che luna e laltrafxbri^
ca harra in fé comprefo^cioc che non fia in guifa il pa^
laggio aperto, che non fi pòfi cacciarne wùnfGlcntcJie

fa la rocca diuifata in modo ^che una prigione più to^


jìo,chepalaggio di delicato Principe fia gmdicata.Qne
m 4 fio
DE LARCHITETTVRA
fio non uogliofcordArmi . uMUno i tiranni trd le mu
Yd alcune aperture, per lequali ciò che da, famigliari fi
dice, pollino afcoltare occultamente . Ma ejjèndo de la
cafa regale propria natura.che quajì in ogni cofa^ej^e^
cialmcnte ne le parti principxli fia da lajìahza del tira
no difimde/ara conueneuoìe fabricare prejjo al palagio

la rocca j oue il Keàfubiti muouimenti fipofii faluare.


Ordinarono gli antichi di fabricare la rocca per potere
nifi à tcm pò de lefcdìtioni ridurrete faluarui de le uer^
gini e matrone Ihoneflà infìeme con lorofacre cofe. Di-
ce ¥elìo che la rocca fu da gli antichi a la religione fa^
crata^e chiamaiufi loco Miguralc^oue occulto CT al uul

go nafcoPcofacrifccio era [olito da le uergini per a die^


tro fxrfi . Ld onde in ogni rocca antica ui trouerai il

tempio . tiranni dipoi ufurpatefi le rocche , la pietà CT

religione del luogo : ne la loro maluagit.ì e fceler aggine


mutarono facendo il luogo de le calamita rifugio, dì mi

ferie foPtcgno.Ma temiamo a la materia . Era la rocca

in Ammonij di tre mura attorno l tempio circondata,


nel primo era de tiranni la munitione,ncl fecondo la mo
glie con li figlioli hahitaua:,fìantiauano nel terzo ifol-

dati ò la corte . Qucf:a fu neramente opera attijyimay


non che più toHo à tollerare la uiolmza, che à nuoce
re al nimico e difpofca . Ma
io, fi. come non commendo

quel foldatOyche folamente àfoflenere il nimico uaglia^

cofi uoglio,chc la rocca nonfolo de nimici fofìenga lem


pito,ma che apprcffo à noiare fia pronta-Dóbefi adun^
que k limo , Z!j d l altro in guifa fiudia^-e , che fi uegga

qucftofino al fondo effer flato cercato. Que^o co'lfito

e forma de le mura ti uerra fatto.


De la
ej
LIBRO V. 9^
De lafdbricUyfito e fortezza de U rocca ò d mare ò in

piano ò in monte pofla. Del podio^ard , muro,foj]}y


pontile torri de U mede/ima rocca. Cap. 4Ì

huomini /perti de
Sono in dubbio gli la mìlitiafepa
più jìcura la rocca nel piano, 6 nel colle edificata,
osando che non fi trouano per tutto collLche nofipof^
fino aj]cdiare,òj})ianare: e nel piano fé non bene fi forti

fica.nonflpuò difendere il luogo. Di quello io non dijpu


to . Metta/i ogni indujiria, ne la commodità del luogo,
CIÒ che de la città di cerno, il tutto ne [edificare la rocca
sojjerui. Babbi la rocca e^editc me onde contro nimiciy
ò cittadini òfoldatife ui ftmuouejjc fcditione.ò perfidia

fi polja ufci e , e pigliale fuj^idio:, ò mandarlo fuori per


tcrra.per fiume. per lagoso per mare. Sarà di queUa roc-
ca il dilfegno ottimo.fc le mu a con le corna a guifa d'un
C la luterà O pigoleranno y non la chiudaìio in mezzo
ma glifiano le mura come raggi da un punto deriuati.

Cefi la rocca,comc dicemm.ojion farà ne la città,nefm


ri di quella al tutto . E fé dirà alcuno la rocca efferc la >

fortipma parte di dietro à la città^non potrà egli uenir

riprefo . Mafia^come uogUono de topera la più alta ci-

ma e nodo de la città. dcbbe ella ejfere minaciofa^af^ray


rigida, coftante, uittoriofa, e picciolafita più jìcura , che
grande,per che conpochi fedeli fi potrà, fendo picciola,
mantenere . E per che diffe Euripide. ì^on fu mai molti^
tudine alcuna , cue non fujje di maluagi huomini buon
mimerò , peròfia quiui di pochi la fede più certa-che di
molti. E araldi de la rocca il podio con grandi pietre fior ^
te, ZT à dentro picg.ùo , acciò che le appoggiate fcale,

per
DB l'aRCHITBTTVRA
per U piegatura fiano deboli , CT // nimico dccojlato al
muro non fia dafafii di alto mxndatiflcuro^e lebaUe de
le artiglio'ie non percuotano fermo y ma per la piegatu^
ra balzino indietro. Si laflreghi Vara dentro còfode lar
ghe 3 e duplicate pietre^ affine che nimici non u' entrino
per cane fott erra . Facciafi il muro alto,fcrmo,egrojfo
fino a la corona difopra^che le balle de le artegliaric no
ummctta^ne ni arrimnofcalcyò argine alcuno fé gli poj^i
agguagliare.il rimanente^come de le mura de le città di

cemmofrafi^ Sara principale uia a difendere le mura,


che non poj^i il nimico fenza pericolo auicinaruifi. Q^uc
fio con profonia e larga foffa ti ucrrà fatto , e con nafco

fle fìffure nel podio , cnie il nimico copertofi col feudo ^

farà oue non è coperto percojfo . Qj^eiìa è d'ogni difcfa


la migliore. Ver che quindi pigUafì di ferire il nimico pm
ficura occafione.e più d'app.effo , ne andcrà quafi botta

in uano , per che non toccando la factta uno percuoterà


V altro, ex à le fiate due ò tre . Lefacttc d alto mandate
non Hanno al dejlinato luogo ficur amente ^^ à pena per
cuoteno uno,fenza che può il nimico auertirfene , efug^
gendo ò repardndo col feudo faluarfi.Sela rocca èfopra
mare, con paliefaj^i empiafì ne i uarchi^ajfine che non
ui s'auicinino le machine. Se farà nel piano, co foffa dal
ta acqua fia circodataM quale fui à lacqua uiua fi cauiy
acciò che non fé ne generi mal fano\aria.Se fa nel mote^
de precipitij la circoderai^et oue ti è cocef]o,tutti quefii

modi uferai.Oue le artegliarie poffono dar noiafacciaft


a cerchi, ouero à cantoni il muro xome prode acuto.No
mifcordo che glijpertifoldati non lodano gli alti muri
contro
LIBROV. 94
contro te (Crtcgìidrie^per che empiendo con U rouina lo^
ro lefojJe,fxf^i 4 umici f entrata più facile, ma non aue
nirk quefco offcruando le cofe predette. Torniamo d prò
pofito.Ueuilì ne la rocca una torre principale benfoda,
robu^aeguernita d'ogni parte, oue malageuolmente per
ponte mobile fi uada.Ducfono de mobili ponti lifoggie,
una co la quale in sii uolto chiudefì Ventrata .l'altro, che
porge fuo.'i , e tirafi 4 dietro , oue [odiano maggiori
fi
ucnti,il quale è più commodo, le torri che contro queiìa
pofjbno trare , fi lafi:ino da quePca parte aperte ^ ò con
fottile muro coperte.

Jslodo difabrìcare ne la rocca, e nel foro Icjlanzede le

gua''die,e come fi fortificano . E de le altre cofe^

pericdificarc del Re ò dd tiranno la rocca

necejfaria. Cip, $.

Siano le fìat io ni de le guardi e, e de chi difendono Ufo


ro difj^osìe inguifa,che altri la parte difopra de la
rocca, altri le più bajfc, altri hahbiano altrouc diuerfi uf

ficij.Siapoi Ventrata e tufcita , fjT ogni in modo diuifa,

che ne perfìdia d'amici , ne uiolcnza nimica 6 inganno


poffa noiare.ìl tetto de la rocca facciafi acuto,affine che
dal pefo defaj^i da mxchine gittati non uenga rotto ^cuc^
ro fifxcciano conjpel^i tram fodi^e fermi, fopraponen-
doui una croiìa , ne la quale fi pongano cannoni , eh: la
pioggia m.tndinogiu,cuoprafipoi co pezzi de mattoni^
ouero con pomice per altezza di due piedi. E cofi non fi
temerà
-

DB L'aRCHITETTVRA
temer k de pefi.che ut cadano fcpr^i, ne di fuogo.ìn fom^

mafacciafi la rocca à modo, che una picciola città fi fa*


rebbe.Fortifichi/ì con uguale artificioso' opera la città,
dcccmmodandoui le cofe chepof^inogiouare. Noiul man
chi acqua jìc oue i foldatije armeno ilformcntp^ le car
ni, taceto, e faccialmente le'kgne fi tengano. Quefl^.tor
reprincipxle.che dicemmo ne la rocca douerfi fare y farà
come una picciola rocca, ne ui manchi ccfa alcuna ne le

rocche bifogneuole. Siaui la cifìema,c luoghi per confa-


uare la uettouaglia, che abbondeuolmentc le guardie no^
drifca . Uabbia l'entrata onde malgrado de nimici po^i^
no ufcirc ifoldati.e pigliare dentro ilfufidio.Non tace^
ròy che le rocche à le fiate con caue d acqua fi fono dife-

fe ,ele città per le fogne fono fiate pigliate Qucfle à ,

mandare fuori mcj^i fono fiate commodc. Ma ghè d'auer


tire che di queHi più utile^che danno no nafca.Yaccianfi
adunque le caue in torto e profonde, che non pofi il fot

dato armato trappa/Jare, ne diftrmato ne la rocca afcen


dere^non u'ejjaido ammcjjo. terminerafi acconciamente
la fogna in deferta e non conofciuta caua da fabhia ,ouc^
ro àfepolch i de tempij. B fé gli humani cxfifi debbono
temere , gioueràfapere Ventrata ne la più fecreta parte
de la rocca affine che fé nefo^i efclufo, tu pòfi ageuoU
mente con tuoi foldati entrar ui perforz^- farà forfè à
quello gioueuole hauere una pxrte de le mura nafcofia,

non di calce .ma di creta fatta à commodo di colui fola^

mente,che regna , fa egli Ke, ò tiranno , No/ quanto fu


mefciero di fare detto habbiamo.

Le parti
A ^ " L I B R O V. 9 5

Lf parti de la republica.Oue V in che modo il palazzo



de magiHrati e de pontefici fi debbia cdificare,de ma
;:giori,e minori templi» Cap,^»

RERa che fi parli de le cafe di ^ucUi,chen più nume


ro la rcpublica reggono. A cjuesìi ò tutta la rcpu^
blica ò parte fi commette . Confifle la rcpublica de fiacre

cofe.con le quali honoriamo i Dei: a qucttc fifioprapon^


gono i pontefici:, e di profane xon le quali de gli huomini
la compagnia , e lafalutefiiconfcrua. Soprasìà à quelle

ne U città un Senatore giudice, k la guerra un Capitano


de l efifercito.ò de (armata. Debbe ciaficheduno di queftì
hauere due cofie^una alfuo ufficio pertinente, l altra oue

egli con la famiglia habiti. Sia di ciafcheduno laflanzd


tale,k quale perfona egli uuolc uenir giudicato fimile^ò k
Re,ò k tiranno ^6 k priuato, e fono alcune cofe k ciafchc

dune di queiìi folamente proprie.Verò dice Vergilìo.


Era d'AnchifeH Palazzo fcoflato,
E dalberi rinchiufo d'ogni intorno,
polendo dire le cafede principali per fé, e per la fami-
glia doucr effer dal uulgo, e dafirepito ((artefici fico fta^

ta,€ per più altre ragionile per lorofoUazzo^e commo-


do Jampif horti.e de luoghi ameni, cr accio chen tanta
famigliarla giouentù lafciua, quando che niuno quafi urne
kfe ftefio^colbere, e mangiare altri, non uenga k luffu-
riofo furore, e le altrui mogli contaminilo' appreffo af-

fine che gli importuni falutatori non inquietino i padro


ni. io ueggo prudentil^imi pyincipi,che nonfolo de lafre
quenza del uulgo, ma etiamdio de la citta ufcirono , acciò

che da plebei fenza gran bifogno non uenijjcro molefla^


ti. E
4
,,

t>B LARXJHITETTVRA
ti . E che giòuercbbono le loro tante ricchezze , non gli
tjjendo lecito 4 le fiate flore in otto e cheti.Uabbiano di
coloro le e afe quali che elle/ìano, i luoghi ampij dafa^
lutare, cofi tufcita e la uia ^ che al foro conduce ampia
acciò che i famigli ari, clienti, la cortese queUi,cheperfa
re de togati mxggiorc il numero ^ s'accompagnano, ftu*
diando di ficcarfi auanti,Jion turbino tuno l altro, eguali
ftano le ftanze oue que^i magiflrati f ufficio loro ejfcr^
citino.facilmente fi dimofcra,al Senato la curia,al giudi^
ce la bafìlica ò il pretorio, al capitano gli fleccati, Vanna
tdyC luoghi fimili . Che dirò del pontefice, à lui nonfolo
il tempio, ma etiamdio luoghi afomiglianzd defleccati

fé gii conuengono,quando che'l pontefice, e chi con lui ne


facrificij miniflrano , dura efaticofa militia effer citano^

fi come nel libro intitolato pÒtefice moflrato habbiamo,

cioè per la uertu contro i uitij cobattendo.Gliè un teni^


pio grandif^imo, oue ilfommofacerdote i facrificij folen

nem'ete offcrfceZO' altri minori per la città,oue minori


facerdoti i facrificij frequentano, e cofiper il numero de
le regioni fono piccioli templi, e ne le uille anchorafarà
il maggior tempio nel mezzo de la citta più commodo
ma da lafrequenz^t del popolo lontano più honefto , nel

colle harrà più dignità , nel piano per i terremoti far


più fermo finalmente facciafi il tempio oue maggior ri*
uerenza e maculagli ne fegux.Rimuouanfi lefozzure il

puzzo, ^ ogni cofa fconuencuolc , che li padri,matrone


e le ucrgini , che uanno a Voratione pofi offendere, ò da
tal (opera pietofa ritraherli. Trouo appo Nigrigeno Ar
chitetto,che de termini fcriffe, che commcndauano gli an
tichi Architetti quel tempio,la cui faccia uerfo occiden^

te era
LIBROV. ^ C
te era uotu,mii i dcfcendentì mutata cotale religione, la

faccia de tempij ucrfo oriente uoltarom, ajfine che di fu


bitojpontato il Sole , lopotelfero ucdere . Questo però
ueggo hauer ojferuato gli antichi ne li tcrapij e capcUe^
che la loro fronte uerfoHìTUircò fiume , ò uia militare^
onde ui concorra il popolo fia uolta . Debhefndmente
effere in guifa talmente ornato,<0' in ognifua parte che :,

per la marauigìiofa e rara opera tiri ognuno a uedcrìo,

\n uoltofarà dalfuogojkuro, ma contraui meno da tera

remoti farà offcfo^ma quejìopiu contra la uecchiaia f$?i


ra dureuole, quello harrà più di grati a iC^ uaghezt^^^^t
jìi hauer de tempij fino qui parlato . Quando che molte
cofe che pareuano douerfi dire,à Vornamento più toiìo,
che a tufo de tepij s^apper tengono, ma ne parleremo aU
troue.ì minori tempij e capeUe ficodo la dignità, CT ufo
del luogo al maggiore tempio faranno fimili-

I chioflrifono de pontefici gli fleccati. Quale e delpon^


tefice tumido, Quante fono le maniere de claufbi.V
oue è in che guifa più acconciamete fi fanno. Cap.j,

Sono ì chioihri de pontefici gli fìeccati , oue per


amore di pietà 6 ucrtìi molti fi fono ra- colti , come
quelli che fono fatti chericie che hanno diucrginitàfat
to prcmefione à Dio , Sonui etiamdio de pontefici gli
fleccati, oue fludioft ingegni ad intendere le diurne, CT hu
mane cofe s'affaticano. Per che fé glie del pontefice uffi-
cio di condurre con ognifuo sforzo gli huomini à la per
fetta Ulta, queito più acconciamente con lafilofofia (ì

potrà fare . E/ effendo ne (humana natura due cofe, che


quefco
DE LARCHITETTVR/I
'queflo cipQJfono dare.U ucrtk e la ucritì, quando aucr^
r.l, che cjucfca ì turbamenti de [anima accheti e cacci da I

noi, e qucUx l'opera di natura e le ragioni apra e con noi


le partecipi . Le quali cofe t'ingegno da ignoranza, e la

mente da la contagione del corpo mondano . Per queiia i

pigliamo la beata mta^e quajì a Dei doHentiamoJìmili. ;

Aggiugniui quello che i buoni ft conuicne.come uoglio^


no jC pontefici cfjere O" uenir tenuticelo è penfare^ftudia^

re^e mandare ad effetto quelle opere^che ìntèdono thuo^


)tp\i^Ìhuomo efjer debitore , folleuando, aiutando infera
ìtfiM^ohyabbandonati e fimih.co ufficio, beneficio^e mi
fericordia . Tale ejjer deue del pontefice teffercitio . Di
queile cofe ò 4 maggiori ò d minori pontefici pertinenti
habbiamo sparlare, cominciando da i chioiìri.Sono chio

flri de rinchiufe perfone,che non mai n efconofi non for


ucngono nel tempio e ne le procefiioni. Altri no in gui

fa rinchiufi che d'ogm tempo ni jìano riflretti : flanno


etiamdio in alcuni mafchi in alcuni femine, Non lodo che
t chioftri de le uergini fìano fuori de la città , ne che fi

facciano dentro biafimo.luipcr la folitudine faranno me


no molefcate,ma s" alcuno u'entrerx,harrà egli più coma
da licentia à la maluagia opera^non u'ejfendo chi lo ueg
gauche ne la città , oue da molti fia ueduto,e da lafcelc-
raggine ritratto Vroueggafi in tuno,et in V altro che no

uogliano ellefornicare,maJpecialmente, che nopof^ino.


Ver che chiudafì ogni ma d entrare ,faccciauiji la guar^
dia, che non uifi anicini alcuno per molarle , die non fia
di biafimo notato. Non cojì debbono ejferc forti gli allog
gì amenti conflcccati efolfo.comc quello d'ognintorno-,
con alti O" intieri muri fi debbono cingere,
off
ine che no
diro
,^

L I B R O V. ^2
diro i molatori de la cujiiU , me ne anche de gli occhi, ò
de le parole le amoroj} faci ad ammollire i loro animi

pollino penetrare. La luce de (a- a che è dentro ji pigli

facendoui dattorno il portico Ja lo^iaje ccUejl refet^


torio,eH capitolo , e ciò che a tujo è richiedo, fecondo

che de le priuate cafc dicemmo di conueneuoli luoghi jl


faccia.^on ui manchino hor ti ^O" ampij piani à ricrea^
re gli animi.non à muouere lafciuc uogiic^ondc fu me^
glio lontano da la frequenza del popolo edificarli, efia

buono etiamdio de gli huomini e chiofbri porre fuori de


la citta.oue la loro fantimonia e quiete d'ammoda laqua
le del tutto s hanno , meno da la frequenza de chi
dato
gli uifitafara molefiat a Yorr cipero che tali chiofhri
.

quanto e poj^ihile fujfeno infani luogln^ accioche ftando


rinchiuflper darfi à la contelUplatione, nonfwio da gli

infermi corpi impediti. I chiofiri fuori de la citta fiano


in luogo forte, affine che uiolenza dirubatori ò piccola

fquadra di nimici non pojja dimprouifo opprimerli,e


per ciò con murofieccato^e torre fìano fortificati, quan
to U religione confente. Ma il mona^ero di quelli , che i

ftudijfaeri con la religione congiungono , acciò che elle

con più commodo à li bifogni degli huomini pollino dar

configlio, non fimo tralfbepito degli artefici, ne anche


'.
-fuori de la frequenza de cittadini, e queilo per molte ra
giom.ma ff>ecialmente che le loro famiglie fono numero
fé, e che molti predicatori, er difputatori di fiere dottri
ne ui concorrono,per lequaU bifogne gli è di meiìiero^

che habbiano ampia fìanzA-^drajìi acconciamente ui^


cino à le publichefabrichc.come è il theatro, il circo,

la piazza,accioche la moltitudine da fé fteffa concor^


n rendoui.
DE LARCHITBTTVRA
Ycndoui ,
per loro perfuafìonc CT conforti y da uitij 4
ucrtu^a [ignoranza a la cognitione de le ottime cofe

fia chiamata.
, i \

De li palc/ì^ a e publichcfcole^de gli hojpitalì oue dcho*

liyò infermi mafchi òfemine habitino» Cap.2,

Coflumauano gli antichi, majlimamente Greci fare


nel mezzo de la citta la palejka , oue a dijputart
concorreano.eranui aperti f^acij da guardar fuori yt tuo
ghi da fèdere per ordine, Eranui por tichi ameni^chiteL*
ra herhofa e di più fiori dipinta circondauanc , cotale
opera a quella generatione de religiofi troppo bene fi co
uiene . M^ io uorrei che chi di buoni jìudij fono uaghiy
coti i maeflri de tali arti di cotinuo cofommo diletto ha
bitaffero fenza fuQidio ò facietà de le cofe prefenti. E-
perciò farogli portico^ara, e fimil luoghi , affine che di
pratticarui meno t'increfca, quando che uifara il uerno
tepido fole, e la fiate uenticelloy egrati/^ima ombra^ma
di que^e delitie ne l edificare altroue parleremo. Se uor
raifabricare publiche fcole , oue faui e dotti huomini fi
raccolgano far alle in luogo à tutti i cittadini commodo.
No/i uifìa de fabri ftrepito.nc puzzo alcuno ideino jion
ammetta de lafciui locio,fìafolitario:, CT ds graui huo*
mini a grandif^ime contempUtioni occupati dcgno:hab^
hia più maeihàyche uaghezza . Ma acciochel pontefice
uerfo deboli O' abbandonati ufi U pietà :,facciajì un

luogo di uariejlanze . Cerche altroue gli incurabili aU


t oue gli infermili hanno a porre e gouernare, V uifo
no infermi da i quali fa meiiiero guardare ^i altri, ac*

Cloche
LIBRO V. 98
€Ìoche uolendo i pochi <CX inutili prouedcre.i molti CT
utili non li dia dxnno.Victauano alcuni principi in lt4^
lia,chc quei mendicanti co membri e ucfci /tracciati ccr
cajjero ne le loro citta il pane di porta in porU. Adun
^ue difubito gii uenia ddto^che non ui jìejjero fenza af
faticarli più che te di,qu.indo , che non e alcuno cojì
smembrato , che non popi in alcuna cofa ù gli huomini
%j[er gìoucuole , anzi i ciechi 4 maeftri de funi porgono

4mt0.Se alcuno da gricue infermità oppreffo u'ariuaua,


i magiflrati fcpra ifor avieri tra le legioni fotto mino^
ri pontefici gli dmdeano.Cofi elli non chiedeano in uà-
no da le uicine citta aiuto, ne la citta, da cotal Ipiaceuolc
fozzura ueni^i, offefa. In Etrichia per l antico culto di
fantita e nera religione ^di chefemprefu il luogo famosi
fo.ueggoniì grandi e ricchi hoJ}>itali con gran ffefa tc^
nutiyOue niuno (ia cittadino Jìranieri di ninna cofa 4
htfalute bifogneuole manca . Ma ejjendoui alcuni infer-
mi che di lepra,di pejìe^e di cotali contagicjì ueleni con
taminano i fani.altri che fi pojfono da la malattia fana
re , fìa bene haueregli hofpitali diuift. Yabricauano gli
antichi i tempij in luogo fano ad Efculapio.ad Apollo jd
LtfalutCyperche erano tenuti Dei,con la cui arte e diui^
nità gli huomini lalanita r epigli auxno, e la fi conferita*

uano Attendendo che ui fuifcro puri uenti O'ftncerc ac^

que,affine che gli infé mi mi portati, non folo con laiu^


to de Oei^ma ctiarndio per beneficio di l luogo più age^

uolmcntelifanal^tro.Etin uero elcgganfi luoghi fanif^


liminone in pubhco in priudto dei tenere gli injermi.

hoderxnfi fcrfe i luoghi fajfolì e da uenti di continuo


purgati^che nonfiano arfi dalfole^ma tanperatamente
n i faldati
pfi LARCHlTETtVRA
fcaU<itì, perche gli humidi 4 marcire i corpi fono dccon

ci Mei gli è manifeiìo che U natura in ogni cofa del te*


pesamento fi gode, cy il poco tutVhora diletta. 1 contai

gìofi non pure da la città.ma da la uia publica anchora

fi tengano
lontani,gU altri ne la citta fimo gouernati,
Biuìdanfi inguifa le cafe.che altrouefi accettino queUiy
che fi hanno dfanare , altroue cjuelli che più toRoper
non fanxrli^^cheper conferuarlifi tengano,fino che uiu&
no,coviefono uecchi e matti, hggiugmui che mafchi itt
f
altro luogo da cjueUo da le emine fiano infermi ò al go^
ucrno di quelli fiiano, Debbono etiamdio,comefuf^i ne le

famiglie ^altri ne t piufecreti luoghi, altri ne i communi


hauer la fianzd.come più farà conueneuole^ma io di par
lame più di^ufamente mi rimango. Solamcte a questo fi
dtienda^che talifabrichc a Vufo de prillati fiano accom^
modate.Torniamcci a V ordine noflro.

De la corte defenatori.e de giudici Jel tempio^ delpre^s

torio^efuoi commodi ordini ne lafabrica. Cap.^*

Dumo t altra
effer de la

pròfatta. De
Republica due parti^unafacra,
la [aera è detto a pieno , e de
la profana anchora in parte ^oue del Senatore del giudi^
ciocche faj^i ne la cafa del Principe parlatno, quiui bre^
uetnente ciò che uè daggiugnere tratteremo Jndi à di^
re dejieccati e de l'armata paff eremo, lafciando ne la fi
ne a dire de le priuate cafe.CoRumauano gli antichi rac
cogliere nel tempio il Senato. Sorfé poi il coilume di co
uocarlo fuori de la citta , par uè finalmente k la maeill
di tale ufficio conuenirfi,che gli fuffe propria e certa fia

Zit in tal luogo, che i uecchi padri du la lunga uia nofuf


fero
L I B R O V« ^^
fero Jpuuentutijne da tìncommoditi del luogo , che non
ui concorreffero in gran numerose gran tempo uijlefje^
ro. becero adunque la corte del Senato nel mezzo de la
citta^aggìuntoui qucUa de giudici , eS il tempio memo,
non da qixUo foknìente mofi^che da le proteiche e cxufe
delforo cccupatipiu acconciamentefenza intermettere
ò/ìudio ò uff-icio alcuno à Inno CT à ( altro fatisfacejfe^
ro^ma etiadio affine che ejsi padri, come fono per lo più i

uecchi à la religione inchinati /aiutato dìo immantinen


te dal tempio à le loro bifjgne paljaffero d tempo , Ag*
giugniui chcfc a l: fiate ambafcìatori 6 principi di fra
niere nationi di entrare nel Senato chicdcjfero^conuienft
che habbia la Rcpublica un luogo.oue con honore ddfo
rasiere e de la citta lo poj^i raccogliere . Finalmente in
quefte publìche flanze non fi lafci difarui ogni cofalche
4 raccogliere de cittadini la moltitudine fia commoda à
tenirmli honefla,,CT ^ mandarli fuori acconciale Jpecial
mente hahbiafi cura.che ninno commodo ne le uie^nela
lucerne ijpacij ui manchi . Siano nel pretorio ouefi liti

ga lefintRre in più numero e più grandi , che nel tem^


pio ò ne la corte. L'entrata nel Senato fia non meno for
tificata eh e honefla. E quefto per molte ragiom^maf^e^
cialmcnte, affine che l uulgo de baccanti da qualche mal
uagio huomo plebeo concitato non ui poffa con danno
de padri entrare perforzu.Ld onde ui fifxccia loggia e
luoghi fimi li, oue iferui.i clientiJe famiglie affrettando

ifuoi^à non penfati cafi porgano aiuto, Queiìo non ta^


cero, A quei luoghi^oue de recitanti ycantanti^ò diffutan
tifa mefìicro.che soda la uoce^non couienfi il uolto.che
ribatta la uoce^ma i coperti con trauifono piufonori,
n j Tre
DE LARCHITETTVRA
Tre fono degli alloggi ametHì Icjpccicxomefìfdcciu il

(leccato à gli alloggiamenti fecondo Copettionc -^.

de gli altri, Cap. io.

! confide i nclfa^e gli alloggiamenti ciòcche ne i h^


S bri di Copra di edificare le citta dicano. Verchefo*
no gli alloggi amenti, come tinfeme de le citta e trouerai
molte citta effer fabricxte , oue i capitani de la milttid
ejperti pofero gli alloggiamenti. Sono ne gli alloggiarne

ti.per fapere [effetto lo v ^alcune parti principali . i^on

fi farcbbono gli alloggiamenti, non fi temendo di fubito


affalto d'arme e maggior forza de nimicij anzi paorreb*
he opera uana , adwK^uc de nimici li conditione debbcfl
confìderare. Sono à le fiate li nimici per arme cr uigo^
re uguali, CT alcuni più potenti. Per ciò tre maniere d ai
loggiamé ti faremo, una à tempo e mutabik,lagiule con
tro uguale ejfaxito facciamo , parte per tenere ficuri i

foldatipa^-te per accomnioda. e Voccu/ìonc di mandare


ad effetto le tue cefi cominciate . V altra ìnanicra d'aU
loggiamento chiamafi fiata- ia, oue tu dijfonghi d'oppri
mere il nimico, che delfuo efferato non fidandoli Jnfur
tificaio luogo lo ritiene. Sara la terza Jpecie cC alloggia
mento,col quale del nimico l empito e l affato fi foftie^
ne fino che eglijatio ò d^affediarti fianco fc ne uadx,
Vroueggafì in tutti cjueiìi^che non ui fia meno alcuna di
quelle parti, che d lafalute, à difenderti a foPtenere CT
indebolire il nimico uagliono, e che non habbia il nimi^
co alcuna cofx,con laquale egli poffa nvurti.ò farfi ui^
cinofcnza incommodo e pericolo . P;gliefi adunque il

luogo opportuno, oueftpof^i abbondeuolmente trouare


€ condurre
t t B R O V. lOO

t condurre , i tua uoglU il fufiidto,e la utttoudglu ri^


ctuereMon ut manchi tiicquct,V il pafcolo^lclcgne non

[lino lonUne. Siati libero il ritrarti k i tuoi y eT tufata


contro nimìci e/j>edita , procacciando à ( incontro ^chel
nimico fia d^ ogni parte impedito cr auolto . Vorrei che
fujferogli alloggi amenti alti in guifalche tutta, Uregio^
ne del nimico indi fi uedefjè, affine che ncn ardifca egli

fare alcuna nuoux cofa.che tu non nefij informato , Sia


il luogo da parti piegai e, baffe.eleuate ò precipitofc for*
iificato 3 che non poffa il nimico con numirofo efferato
circondarlo youero fcnza ejlremo pericolo auicinarfi . E
che fattofì finalmente uicino , non pofi liberamente le
machine ufa'c, e fenza grande perdita fermamifi . P/-
^ierai tali commodi fé la natura del luogo li barra ap^
sparecchiati , altramente dei conjìdera'^e quali aUoggja^
menti , CT in che luogo , per mandare ad cretto la tua
ejpedìtione fa me^iero di fare.Verche fìatarij alloggia
nienti più che i momentanei debbono ejfcr guermti,e nel
piano più artefìcio e maggior opera, che ne i ccUifi ri^
cerca. Noi da temporanei comincieremo,perche tali più
fouente uengono fatti. Anzi credefi che mutare /peffo al
loggiamenti^rendapiu fani ifoldati . 'Dubiteremo forfè
nel fare gli alloggiamenti ^ fé fa meglio ne fuoi ò negli
altrui confini porgli. Diceua Senofonte che mutare fo^
uente alloggiamenti a tuoi gioua^e fonda il nimico , eS
èfenza dubbio di fortezza chiaro inditio l altrui terrea
no calpestareyma tornarfi nelfuo pacfe ha più di com-
modo eficurrezza.Ma diamoci à credere che gli alloga
giamenti fiano in queUx regio- leccamene la citta la roc
cacche debbc haucre àfuoi il ritornare uicino , e contro
n 4 nimici
B I L*A RCHITETTVRA
nimici pronta er ejp edita lufcìta . Ianno/i 4 diuerji ma
di gli peccati de gli ahggi.imentì . Bntan?u con perti^
che di diece piedi aiìcciate <CT dente fi fortificano gli
alloggiamenti ficcando lun capo in terra^e l'altro pie^
gaio in guifa^che guardi uerfol nimico. Dice Cefa^e che
ufano Galli per ficccati i carri , ^ che Thraci contro
Alejjando il medefimo fecero. ^crui per ritardare i ea
ualli, tagliati tene i alberi gli inferiuano uno ne l'altro^

€ legandoli con pia rami faccano una fi epe. Narra Ar«


rioìio che Nearcod^Alcj] andrò capitano per tìndico
mare nauigadoftce dì muro uno fece ato, per aficura^fi
da Barbari. Romani in ogni cafo di fortuna ò di tempo
fludiauano in guifanel prouederc àie loro hifogne , che
nofencpentijjero^e però non meno elfercitauano il foU
ditto à fortifi e .ir e gli alloggiamenti :, che nelamilitia,
facendo più fcim.i di conferuarc i fuoi , che dar noia al
nimico , e potere fcftenerc il nimico^e fatto ogni fuo dif

fegno Uiino cacciarnclo . Giudicando qucfia efjcre.nÒ pie


cela parte di uittoria.Ld onde tutto ciocche da ciafcuno

uenia detto b penfato abbracciauano, ufandolo à loro co


modi efalute.fe non u erano alti eprecipitofi luoghi co

profonde fojfe CT alto argim i precipitij imitauano, cin

gcndofi appreffo con pali e cratici.

Come fi facciano commodamente gli aUoggiamenti fla^


tiui^e loro grandezza formale parti. Cap. 1 1.

SEguiremo noi di qucfii il coHume. Porremo gli aUog^


gì amenti non pur e in commodo luogo,ma fiudieremo
di trouarlo duna talguifa,che i le prefenti bifogne non
uè ne
L I B R O V. tot

ue nepa il più acconcio^ CT oltre le cofe dette,jìafeccOy

nonfdngofojie 4 crefcentì acque [oggetto , ma di tal far


macche à tuoi ogni cofafiaf^edita,^ 4 nimici ogni fiat
rezza fi Ueuì.NÒ ui fiapefìife.a acqua uicina, ne la bua
na lontxnaforga nejieccati puro fonte, ouero pongafi il

/leccato à riuo 6 à fiurnc uicino,ii che non fi potendo fa^


re^^jìudijfi almeno, che l'acqua comodamente fi pofii pi^
gli are. NonfianogU alloggiamenti per il numero defoU
dati più larghi, affine che dati ifcgni de le [colte, e mu*
tandofi le fquadre nel combattere ,fenzu troppa fatica
jiano difefi,ne [retti in guifa, che non habbiano ifoldati
d loro bifogne il debito Jpacio. Giudicau a Licurgo i can^
toni al[eccato inutili , e però lofaceua rotondo/c non
hauea di dietro monte, [urne, ò mura . Viacque ad altri

Ùra quadrata,ma noi il porre e dijfegnare gli all^gia^


mentirà la qualità de tanpi,.ì la natura de luoghi acco^
modaremoxome à dunniggtare il nimico , ò à difenderli
parrà conueneuole- Faremo lafojfa tanto ampia e capa^
ce 5 che[enza molta materia e lungo tempo nonfì pojfa
empire, onero più to[o dueJa[ciatoui nel mezzo alquan
to dijpacio . Va^'ue à gli antichi chel numero difjparc k
la religione sappertem[e,per ciof;jiccano la [offa larga

quindeci piedi , e profonda none . Cauifi la [offa giù al


dritto, che tale [a del fondo la Lrgljezza, quale è ne i la

bri di [opra.Maoue lalterra agetwìmcte [grotta facciaft

di [opra alquanto più larga. Nel piano con acqua dafiu


ine da mare ò lago condotta lempirai.non fi potendo far
queiloycon pali e tronchi acuti e triboli di ferro V acuti

fa fi per tutto Jparft faràfi ajpra e malageuole. Ccmpiu^


te le [offe ^[acciafì l argine [odo in gui[a , che da minori Argine,
machine
DB LARCHlTETTVRA
tttdchinf mufcuìi dette non uenga rotto , CT aitò fdnto,

che non foto co falci no fi poj^i romnarc^ma ctiMo no ui

pò l'alno lanciare i nimici dardi ,0 altre arme da mano. La


terra de le fojjc cauata^fare l'argine ti farà commoda,
t od arano gli antichi d cotal opera ilfuolo de prati con
fherb.t , e le radici tagliato , altri uumnc di uerdi falzi
uCanoJc quali germinandole infieme auolgendofi fanno
targhjepiufodo . Yiggonfi ne i labri de la foffa k dentro
Pdiìpinofi.hami e fimili impedimenti x uictare chc'l ni-

mico no ui monti. Fal^i k pie del argine il medefimo. Ne


ìafinc de l argine fìccanfi pali d^ attorno, attrauerfando
ne degli altri, e con cratici e tauole, aggiuntoui creta fi
fortifichino. Vi farai ctiamdio elcuaturc,e forcclluti mcr
li .Finalmente facciafi il tutto, che l'opera ne/ia piufcr^
ma, ^opra la quale meno ageuolmcte fi poffa montar e^
fìudìando chelfoldato uifliapiu coperto eficuro . Yac*i

cianfi le torri alte cento piedi , mafpccialmente oue fi


combatte, più f^cffc e più alte fi facciano, acciò che pofc
fino opprimere li nimico , anche entrato ne flcccati, il

pretorio Ja quintana, e decumana porta e fimili con no^:


mi da campo chiamate,fiano inftcuri luoghi ad ufcire i
guerreggiar e, ì condurre uettouaglia , CT 4 ricuperante i

foldati cfpedita.fono come dicemmo tali prouifìoni afta


tini alloggiamenti più toHo, che à temporanei conitene^
uoli,ma per che ogni cafo di fortuna 6 de tempi è da te=^

mere , non fi lafci anche ne ijleccati temporanei di fare


quanto fia bifogno, cotali prouedimenti . Quello che de
flcccati fiatarij .faccialmente à foflcnere taffedio fabrica

V^occa . ti habbiamo dctto,à quello saffornigli a, che de la Kocca


de Tiranni parlando dicemmo . E laKocca una fabrica
ajfediata
L I B ft O T. I02

tiffedUta , U quale fcmp'-e d cittadini è oiiofa , quando


the non e più cruda maniera cTajjedio , che di contìnuo
uegghiarc, cercale ogni momento, CT occafìone come ro
ninandola tu poj^i a Iodio fatisfare. Per ciò debbefi\co^
me dicemmo -fare fortil^ima eflabile, pronta k difender
fij^ àfofcenere^e cacciare il nimicojlando contro ogni
empito cr opinato ajfediofìcura.Ma ne gli aUoggiamen
ti con i quali tu affedij il rinchiufo nimico , non meno di

tutto queiìofi proucgga, quando che la guerra e di txle


natura , che chi affedia altrui , parimente uienc in gran
parte alfcdiato. La onde no tanto fi fludij pigUare lafor
tezza.quanto che tu da l audacia ò indufi ia de nimìci.ò
per dapocagginc de tuoi, nò fi i oppreffo. A pigliarla gio
uà il combxttere e cingerla , ma che tu non sij opprejfo,
due cofc parvnete u^ghcn^, ' l refiflcre e fortifìcarQ.Ogni

sforzo di combattere le città faf^i per entra- ui. No nar^


Ter 6 qui delefcale , con le quali m:ilgradj del nimico tu

monti fu le murajwn de le cane, non de le torri codotte,

non de machinc,no:i de ogni lìromèto da ojfendere, ouc


acqua fuogo,^ altre fiMili cofe ufiamo, altroue dique^
fle machine puntalmente parlerò. Ma quello non fi tac^
ciacche dicono tranamenti ,tauolc,cratici funi, fafa /ac^
chi di lana, alga ò fieno pieni contra le bulle de le arti^
gliarie ualere^fpecialmcnte fé fi mettano pendenti, e che
ondeggino . Bagn: ai queite co'c control fuogo , w^/?/-
mamente con aceto^ o con luto ò crudi mattoni le cuopri

rai^mettendo con pelli fopra i mattoni , per che da lac^


qua non filano difciolti , er acciò che da le percoije non
uengano pertufate le peW., e firacciate fichi auine bagnai
te ui porrai fiop a. Parafii lo flcccato dal^iorno à le ajfe

dia<c
DE l' A R C HITETTVRA
didte mura per più ragioni uicino, perche con più hritf
ne cerchio, con minore fatica dcfoldati, e manco mate^
ria^e minor Jpefa faraj^i , e compiuto :,con manco foldati
farà guardatoima non sauicine à le mura in guifalche i

foldati da terrazzani uengano fui opera con dardi > CT


altre cofe gittate opprefii.SefaJ^i iljìeccato , a^ine che
gli ajfedixti ne prejidio ne uettouaglia poj^ino haucre,

qucììo ti uerrx fatto pigiando i paj^i, chiudendo i ponti,

CT / uarchi.e le uie con legni ò pictre.fc laghi spaludi,fiu i

miyCoUi con muro ò (leccato efcluderai.fe fingegnerxi di


far crefcere i fiumi per empire i luoghi bdfii . A quello
s aggiungi tutto ciò che d difefi CT à fortificarfi è gioue
mie. Ver che glie di mefti€rofortLfìcarC:,e contro la città

e contro le prouincie che gli porgano aiuto,UfojJa,lar^


gine.eje torri.acciò che ne qucfti fatando fuorì^ne quel
li corfoggiando diano noia.Yarànofl in luoghi idonei ca-

flelli et uedette, affine chepofiino ifoldatiirc à pigliare


acqua e legne,^ andure piuficwi à pafccli. Konjl diui

dano lefquadre in più parti , che non pofiino da uno ef^

fer gouernati-^e con le forze infieme unite combatterete


porgere in un tratto luno à l altro aiuto. Narrerò quiui
cofa memoreuole d' Apiano hifiorico pigliata. Ottxuiano

ctffediando in Verofa Lucio Antonio ^fece unafoffa cin*


^uantafei fìadi) lunga fin' al Tenere , e larga e profonda
trenta piedi, v'aggiunfc appreffo un'altro murOy e miUc
€ cinquecento tori di legno deuate dal muro fifanta pie
diyV in guifa fortificò l'opera,che gli affediati non tan^
to erano rinchiufi^ quanto che erano di potere lejfrci^
to offendere efclufi . Dcfieccatì terreni fia dettole non
Hogliamo aggiugncruijche s elegga dignifimo luogo, oue
de la
L I B R O V* 10^

de krepuhlica k bandiere con maefl^ fi ponganole fxc^


cidnfl con fomma rìucrenza i ficriitcij .cr i militari ma*
gi [irati à concilio chiamati ui concorrano,

Df le nxuiyC parti loro^de fleccati di morene come


fi fortificano,
Cap. n,

NEgheranno forfè akum^che uì fiano ficeeati mari


timi 5 con dire che ufano clli la naue come un'elea
fante acquatico^regcdola col fuo freno, e che l porto ad
ufo più tofio degli ejferciti ,che de le naui e fatto- Altri
k V incontro affermano la naue altro non efferCy che mX
tnohil rocca.^oi tali controuerfielafciando da parte,co

fi diremo . T>ue cofe mc/ìra t Architettura, che à capi*


tani e faldati maritimi dona uittcria, una inguernire le
naui.laltra à fortificare i porti, ò uogli affalire il nimi^
co,ò difenderti.Fu de le naui il primo ufo, che Ihuomofe
fieffo e le cofe fue per acqua conduce)fé . Segui poi che fi

potelfero fenza pericolo in guerra ufare. Saranno i peri


coUyò ne Li naue, come nel corpo di quella innanti, oucro
di fiori nafcono.Sono eftrinfeci,uiolenza di uenti.gran*
di ondefercuota-e in fogli ò fccche: quegli tutti per co:^
gnitione e prattica de luoghi, CT uenti,0' altre cofe ma^
ritime affai per tempo fi potranno fcimare . Ma i uitij

con la naue nafciuti, faranno fdrucire i legni ò marcire,


al che debbefì prouedere . Yituperafi ogni materia,che
dgeuolmetefì sfende, eche èfrale,moUe e putrida.lodan
fi più i chiodi e laflre di metallo, che diferro.YLo coprefo
ne la naue di Traiano, che à quciìi di del Nemorcfe leg^ Naue dt

go cauata,oue oltre miUectrcclto anni era fiata somer^ Traiano


DE LARCHITETTVRA
fdjl Vino, cr // CiprCjfo ottimumcte haiicrli conferuuto,
Erdnui di fuori due tauok foprapofìoui nera pece , CT
un.i teU.di poi con una Umx ii piombo con chioui dì me
tallo fìttaui ihaucanorajjoda'-a , Pigliarono gli antichi
Architetti difabricare naui le lince d^ pefci,ma uolgcn^
do lafchcnx in giù per fcntina, e facendo del capo la prò
da, e de la coda il timone, e per le branche jò ale piglia^
Tono i remi Sono due fpccie di naui.da caricale da cor^

fo. La mue lunga per correre al dntto è più commoda,


la corta meglio ubidifce al timone fia de la nane da cari

co la lun^oezzu 4 la larghezza propo cionatajton me-


no de la terza parte di quella da corfo,ne più de la no^
na.ì^eì lib o intitulato nane habbiamo di quella copio*
famcnte parlatOjhora quanto fa bifogno fé ne diràSono
de la nane le parti la fentinaja poppe la proda, Vi li^
ti^agg'.ugniuife uoi il timone Ja uela^e ciò che a nauica^
re apparticnfì . Tanto di pefo foilenirà la mue, quanto
farebbe de facsjua.che tutta l'empijfc la^auezza.Deb^
he la fentina ejfer piana , // rimanente lauorafi piegato.
Quanto farà la fentina più larga^tatofofcerrà maggior
pefo, ma nel camino farà più lenta ha fentina rijhrctta .

farà più ueloce , ma non la empiendo difaorna uaciUerà

il Icgio.Sefia larga ne le ba))e acque è commoda ^ma ri^


firetta ne lalto ma e è più jìcura . I lati e la proda alta
meglio da le onde ma il uento gli da piu
fi difendono ,

noia. Qwi Ito farà la prodi più acuta, tanto più in fet^

ta andera il legno . La poppe fottile meglio nel folco fi


mantiene . die di mestiere , che fia la naue ne la prodM
ferratale benfe.may acciò che con l empito de uele e re^
mi igeuolmcnte fenda le onde . La poppe fi uadafirin^
gendo
LIBRO V» 104

gendo acciò che ddfefìefju trafcorru CT uolì. hmerpiu


timoni meglio al^icura la naue^mu la fa più Icnta.Valbe
ro guanto e lunga la naue jìflenda. Non dirò d'altre co:^
fesche k tufo de la naue,^ k combattere foìio bifogneuo
ii.come remi, anchore,funi,Jp erompi orri ponti, efimili
altre minori cofe.Quefto fia alpropofito, che traui e /c-

gm ne le ff>onde penditi, e ucrfolfj^eronejìefi.fùno con


tro t empito dogniuioknza per uno feudo. gli alberi le^
nati per torri uaglionoile antcnCy e lefcafc ne le antenc
leuate per ponti . YaceanogU antichi ne la p oda alcune
machine dette coruij noftri in proda,V in poppe licua-

no le torri k difeja de t'albero mettendouifopra e dauan


tifchiauine ,funi cfacchiperflcccato.e tirata per una
rete la fune, hanno trouato il modo di uietdre,che niuno
fu la naue monti . Uabbumo altroue fatto manifeflo in
che guifafipoffa in un tratto quando fi combatte , e ui
montano e nimici cuoprirfi con le tauole che non uipof^
fa alcuno nimico fenza periglio muouerfi , CT k Vincono
tro ouefia bifogno , con maggior preftezza slxrgare il

jf»acio, altroue habbiamo dickiaratoja onde quiui no ne


farò mètione^ba^a haucrne auifato li buoni ingegni. Ho Troua^
trouato etiamdio con qual arte fi poffa con una botta di mento de
martello tutto lff)Xcio disfare , e cacciar gik il nimico, tauttore
che uifark montato, CT in un tratto racconciarlo . No/z
dirò par imctc ciò che kfcmmcrgcrc, CT ardere le nani,
ad uccidere miferabilmctc la ciurma de le nani ho troux^
to.forfe di que Ho parleremo altroue. Qucflo nonfitac^
ciacche uariafi de le nxui la lun^aezza,fccondo Ix uane^
tk de luoghi. Naui grandi tra le ifole di Fcnto con diffi-

cultk potrai reggere. In Gadi k [incontro il largo e mo^


bil
DB LA R C HITETTVRA
hìl mare le pìccioleforbe. Giona à Iurte maritima difcn

dcre il porto ^O" a/^icurxrloJaraJ^i qucPro con profondi»


CT alti fondamenti yccn argine, cathene, e cofefimili al ni
mico opporle , de le quali nel libro difopra ottimamente

dicemmo, Yiccanfi palile pietre nifi pongano y empiendo


con uimine , e tauolc i noti luoghi . Se per la natura del
luogo uifarà di molta f^efa bifogno , come fel fondo fìa
in (labile,fangofo ò troppo alto , cofi farai. Sottoponga^
nofi uafi ordvict amente uniti, .iggiugncndoui tram e ta^
glie per dritto CT 4 trauerfo fermate infteme , facendo^
che acuti e leuati (peroni da la parte di fuori porgano
utrf&l nimico, e pali con la punta ferrata^acciò che non
drdifca il nimico con naue /pedita à piene uele nel opera
urtare, e fcorrae oltre . Cuoprirai la rate con terra per
apicurarla dalfuogojnettcdo d'attorno craticietauole.
fxrai nefuoi luoghi torri di legno , e con Jp effe anchore

ne i fermi luoghi,non uedute dal nimico,fermerai l'ope^


ra.Gioueràfar l opera piegata in cerchio, acciò che àfo
Jìenere le onde più uaglia^e d'ancora,et dltro fufìdio me
no habbia bifogno, Sia di qutfio detto affai.

Del Quefcor e, GahcUieri, 'Decumano •X:T altri magiihrati

di uettouagli e, al granaiola terrarioÀlarmameto,al


mercatOyi l'Arfenale.à le flaUefoprapofti,Di tre ma*
nwe dip-'igioi,e loro fabricaJuogo,e formaXap.is

MA perche à
ejpefafa
tali ejpeditioni di

bifogno, die afi


molta ucttouaglia
de magiiirati , che tale
prouifione miniftrano^come (jueiìeri.gabetlieri.dccuma^
niyC fimili. Maneggiano queèi il granaio gl'erario,! arma
mento.
LIBRO V^ 10^

metojl moxxto,ta''JcnalekfliiUe, Quiui poche cofc ui


fono da dir e, ma pure no fi debbono tacer e. Gli è manifc
(io che il granaio l erario^ l'armamcto nel mezzo deh
citta meglio jìàno, acciò che più ficuri fiano e più corno
dLVarjenale per ilftwgofia da le cafefco^ato.Quefto.
non fi taccia^che gioua fare intiere le mura da terra fin
fopra'l tettOii quali uietino chel'jUOgo per gli edificij e
tetti fi Jpandi. Le piazze de mercati fopra mar e,.ì lefo
ci de fiumi e ne triuij de le militari uie fi facciano. Sia ne
larfenale un canale À condurre dentro^CT à conciare le
naui.O' à mandarli fuori acconcio, ma debbe l'acqua in
cotal luogo di continuo muouerfi. Marcifcono le naui da
Oftro di mezzo di yS aprono col gran caldo jna col rag
gio dOrtentc uengono confcruxtt , i granai ouunque fi,

facciano 4i ficca aria fommamente fi godono . Parlerei


mo di quefii largamcte,oue de le cafe depriuati,à i quali
tali opere s^ appartengono Jiraj^i . Tarai i luoghi da fiale
in tal guifaSottoporrauui carboni per altezza d'ungo
mito,^ battuti;, aggiugncndoui fabbia con creta impa-
fiata alia tre palmi efacciafipiano , e con mattoni fino

che negrezzano cotti li hfireghi, I lati del muro fé non


barrai di tali mattoni, con quadrcte pictrCyno di tofo ne
dipietra uiua cuoprirai facendo co traui e tauole lungi
dd muro un gomito un parete con chiodi di metallo oue^
Yo co incavature fermato VinteruaUo trai muro elpn
rete con canne empir ai. Giouera fommamente cuoprire
ilegnami con luto di creta CT morchia^tagliatoui entro
minutamente fp arto V gionchi . Siano queite publiche
opere da infidie CT empito de ladri , nimiclyC feditiofi
cittadinifCon mura CT torri fortificate Farmi hauer de
U
DE LARCHITBTTVRA
le publìche opere parlato a pieno, fé non uogliamo ag^

giugnerui cjucUo^che k magifirati s appari iene^che hab*


bia^oue rinchiudere (jucUi,che per contumatia, perfidia,
6 maluxgità giudicano dipunitione degni. Trouo che fu
rono apprejfo gli antichi tre foggie di pregionc . Vna
oucgli huomim poco co^ìumati e ciuiii fi conducono^ac
ciò da prtidcnti e dotti negano ammacfìrati di tutto ciò,
che d buoni coftumi e temperata uita s'appartiene, h'd
tra di quelli che fono debitori^ e chi dal fconcio mmre
con hi prigione debbono uenir f^aucntati . La terza ri^
tiene huomini federati jindegni de la luce e de la compa^
gnia deglihuomini.e che àpoco tempo debbono uenir
uccifi. Ma s alcuno farà cotal prigione fotteìra,come un
fepolcro bombile , co^ui più à punire i colpeuoli farà

attento jchc non ricerca la legge ò la ragione humofta,


Verche quantunque i rei huominifìano per loro malua^
gie opere dogni fuppUcio degni, non però debbe la l\epu
blìca ò il Principe di pietà Jpogliarfi. Baila fare fodo il

muro , che non ne poffano da parte alcuna ufcire i pri^


gioni.Gioua che fia d'ogni parte di grandi pietre cofer
ro congiunte .a^iugniui fé ti piace le porte de traui fer
ratiyC cofefimili.come chefiano deboli e poco forti, sai
amo de la liberta bramofo con forze di natura ciT uigo
re d'ingegno à rcmperk/enza effere impedito, fi porrà.
Ma parmi ottimo auifo quando dicefi^V occhio del guar^^

diano efjer una prigione di diamante ,Nelc altre cofé i

modi antichi feguiremo^admonendo che fia ne la prigio^

ne il ceffo da purgare il uctre.CT il focolare Jenz^i noia


di puzzo ò di fumo. Tarai la prigione inquefca guifa.
Cingierai confodo e robufio muro fenza aperture un''
ara
LIBRO T. tO^

ard con toryi e uieM questo muro d qucUo de la prlgio*

ne fi lafcijpacio di tre piede, accìoche le guardie de pri^


gionieri i configli del fuggire pojfano udire. Diuidafi il

j^acio nel mezzo l'ara , acciò ne Ventrata fia ma fata


meno trifla, oue fi tengano chi ad imparare il ben uiue^
re nifi conducono . Indi ftiano le guardie tra ì cancelli

CT i /leccati . Siauipoi unarafcopcrtafaccianjì di qua


e di Ix pertichi,per i quali k più ceUe per molte apertu*

refiuada.Tenganofi in queàe celle i falliti e debitori,

non tutti infieme,ma diuifi . Sia ne la fronte una/ketta

prigione, oue i mcn rei huomini filano,più oltre quet,che

di morte fono dtgnifi rinchiudano,

De prillati edipcij e loro differenza. De la uiUatC come


(i debbe collocare e fabricare, Cap, 14»

priuati. Gabbiamo detto la ca^


VE/igo k gli ed'.ficij

fa effere una piccola citta.Debbefi adunque cir^


ca quella conjìderare quafi tutto ciòcche nel fare la cit

tufi rlcerca.chefiafaìUyhahbi le opportunità e commo*


di k uiuere in pace e tranquillità delicatamente . T?armi
ne libri pajfati haucr di quefie ccfe quali fano di fud
naturale di che maniera effe) dcbbouo detto affai. Gli e
manìfeiio chcfajii la cafa.affine che lafarai^ùa accon^
cìamente uiftia , laqualc non [ara bene ccmmoda^non
u'ejfcndo ciò che k qucUafa r,:clìiero. Grande e il nurne^^

Yo degli hucmini,c di cofc ne lafr.uigUa , ilquale mnfi


dilj^one co ugual modo ne la cittax ne la uiUa. ?crche]ttc
ciuili edifcij li muro uici.ioj canncntja uia pubica eia
ara ti danno noia.che non {ofi d tuoi piaceri fatisfare^

1 ilcht
DB LARCHITBTTVRA
lìche nel contado non mene,oue ogni cofa è più lihera
V ejp edita. Adunque per altre ragioni^ e j^ecialmente

per queiìa coli debbiamo diiìinguere.chegU è tra ciudi


e ruiìicane fabriche de priuati differeza^ oltre che i piti

ricchi cittadini, anche più ampie e noteuoli le uogliono.


I poucri per necej^ità le loro cafe riflringono.i ricchi 4
pena d ampliarle fi ueggono fatij. Ma io per manifeiiarc
quale ejjer debba di prudente huomo la mode^ia^piglie^^
ro d'i le più facili cofé principio,Le fabriche in contado
fono più ijpcdite,e fono i cittadini 4 Jpendere ne la uiUa

meno granati. Ma diciamo prima de la uiUa alcune co^


fesche à qucUagmeralmente s appartengono, ^uggafi il

cielo perlifero e terreno gua^o e marcio . ¥^difichi/t nel

mezzo dun campo a le radici dun monte , in regione

acqucfa^ elcuatayfana ^ V elcggaji la più fana parte di

quella, Crcdcftche txria trilla a mal fana generi glinco


modi nel primo libro narratilo' appreffofajpejje fcU
uè dalberi piene che hanno la foglia amara,perche lana
iui non effcndo da uenti ne dal fole toccata , s incrudii

fce efafii il teireno flerile e mal fino, che altro chefeU


uè no genera. Sia la uiUa nel campo à la cafa del padro^
ne uicina e commoda.Vuole yienofonte che fi uadx à /.t

uilla 4 piedi , ZTfì torni à e auaUo. Gonfia adunque la


uilla da la citta fcoilita ne ui fi a malageuole CT impedii
ta uia.ma acconcia dandarui la fiate el uerno^z^ a con
durre i ricolti J> uogli attdarui à piedi ò in carro ò in na
ue,^ fé non farà da la porta lontana^potrai fcnza note-
uolì ueiii co la moglie e figlioli fenza molta compagnia
da la citta a la uiUa andare jC tornarti à dietro fouente,
Gioua hauerc la uiUa in luogo^che andandoui la mattina

i raggi
LIBRO ¥ 107

i raggt del fole non diano noia percotcndo m gli occhia


CT li fole nel ritorno la fera non fia mole fio . No/z fa la

uiUa in luogo abbandonato, ignobile^et jj^rezxato, ma fid


luogo che porga de copiofi frutti buona Jperanza . con
buona aria e diletteuole,acciochc lietamente , CT fenz<t
pericolo ui f habiti. N fia però in luogo molto celebre,
come à la citta.à la uia militare ^ ò al porto congiunta,
oue de naui gran numero armila porraj^i in guifa che

non ui manchino qucdi foìlazzi^e che le faculta da fo^


reitieri chepaffano non f ano molefìate. Dicono gli an^
tichi che i luoghi uentofi nonfntom rugine , ma i luo-
ghihumìdi e conualli.c qucUt che non hanno onde efca^
no i uenti/cno à tali difetti fottopofli. lofempre comen
dero.comefi diccja uìlli.chc ucr Vcquinottio g:urda il

nafcer del Jole .Glie manifcfto che queilo che delfole e


de lana dicefi per la forte de le regioni fi muta, che non
i fcmpre aquilone leggieri, ne oflro in ogni luogo malfa
no.Diceua prudentemente Celfo filcfofo iucnti dal mare
cafcanti ejfer piugrofi^e quelli che ucgono datava piu
purgati e leggieri Ao giudico che fia conueneuoU da k
bocca de le uallì guardarf^per li uenti che fono,uenendo
per l ombra freddifiima,ma fé pajfano per il luogo dal
fole tocc.ito CT arfcyfono olire modo caldi.

Sono tre maniei'e de tetti ruflìcani.De le parti e fto co*


modo de la iiiUa parte ad ufo de gli huomini , parte
per gli mmalhparte per lijìromctineceffanj. Q.15.

Esfendo ne la uilla coperti, oue habitanogli huomi^


ni liberi, e queUi ouefìanno i kuoratori, quelli per
o s dilctt9
B 1 LA HCHlTBTTVRA
diletto fono edificati , ^uef^i per (utile e guadagno*

Tarliamo di quelli che per lauorarc il toreno fatti fo^s

9ìoJ quali non debbono cfjcr da quelli de i padroni fco^


pcfjano cUid'hora in hora ciòcche fi fa fape^
fiati, acciò

reXotali cafc ad apprc{ìarCyriccglicrc,e confcruarc ciò


che de campi fi piglia fono fatte. Se non uuoi che le cafe
de padroni quiui o ne la citta fiano à confa uare il ricol

to deflinate più toflo.che quelle del contadino. ouefie co


con fatica d'huoniini.copia di fir omenti, e fpecialmen
te con induflria e diligenza dclcaflaldo ti uerrannofat^
te,Tecerogli antichi una bafieuole compagnia di contai
dinidi\is.huomini.\ìabhiafìperqueitiil luogo ouedd
freddo fi rifìaurinoyouero oue cacciati da le tcpefìàfug^
gano.oue mangino ^do'- mano, t le ccfe necejfarie apprefli

no.faraf^i aduquc ampia e chiara cocinafccura dal fuo


coycó'l forno , focolare, acquaie condutto.Siaui un luor^
go fepcirato^oue i maggiori dormano.oue U caffa dal pd
ne,i pcrfutti.il lardo à loro ufo cofcruino.Qli altri in gut

ftfìxno d^fìribuiti^chc fia ciafcuno à t uffici o fuo prrfìo.


il caRaldo à la macflra pò- tacche no efca alcuno ne por
ti uia cofa alcuna fcnz-t fuafaputa . I boari prelfo à le

fìaUc, affine che fiano ad ogni bifogno prefenti.Baili hu^


uer de laiiorutcri detto. Sono alcuni de gli fbromenti ani
matiycome buoi e cauaUi ,aìtri inxnimatLcomecjirriyfcr
ramenti.e fimiU.faraf^i per cjucfci prelfo £ila cucina un
piccolo coperto fitto' l quale il carro,l bcrpica, baratro^

i gioghi Je corbe da fieno fi raccolgano . Guardi qucfìo


coperto uer mezzo di,oue la famiglia fìia ne lefefle del
uerno alfoìcDiafi al torcolo conueniente e purgato tuo
go,efiaui}ianz<ipiu rimota,oue uafi^cePd, cerchi, funi e
cofc
LIBRO T* loS

COfé fìmilifi ripongano.fopr a t trduì di cjueilo coperto

fi pongano aratici ficfi per porui foprafknghe^pcrticìic


farmenti fiondi yC flrame di huoi^e Uno e canape no ma
cerato. Sono da quattì'o piedi animali di due maniererai
cuni lauorano^come buoi ^alcuni fruttano ycome porci pe
core caprese ogni armeto.Varlumo prima di quelli che
lauorano.i quali fono un iftrometojnii à quelli chefrut
tano pajferemo.i quali à linduU'ia delcajìaldo scappar
tengono, Studier ai che le falle de buoi e cauaUi non fiano
fredde nel uzrnoyfaragli à la mangiatora una fepe , che f
non diRipino il fieno, furai a cauaUi che gli penda il lira Caualli.
me difopra^che mangino fiondo in pie nonfcnza quaU
che futicaypcrche in tal modo fé gli fu^ocra pia il capo.,

e furano di coUopiu agili. L'orzo efcmi a lincontro gli

darai che da una caua lo mangino , onde faranno ilpct^


topìu robuiio cgigUardo . Dcbbcfi auertire chel muro
innuJizi la mangiatora non fia humido ^perche il canal-
lo ha l ofio del capo foitilc^^chc da freddo o' humori age
uolmcntc patifcc,pcrcio aiicrtirui che no entrino per le

fineftre de la luna i ragg^J quali gli fanno l occhio bian


co^e gricuc tofi'e.cy il raggio de la luna à befiiameferi^
to è pef::fero. Dar ai à buoi il mangiare k baffo. Se igiu
menti guarderanm nelfuogo ^ douentcranno horrihili e
crudeli Al bue ucduto gli buominifi^ r Allegra . La mula
in culdo CT cfcuro luogo tenuta impazzifje. Vogliono ai
cuni buflure^che li mula habbia coperto il capo, lafdan-
do al freddo , CT ^ lana le altre parti . Lafìregherai à
buoi ilfuolo di pietre , affine che le ugneper Ihumore
non murcifcano . Cauerui ne la fiaUa de cau.tlli il fuolo^
cuoprendo con pertiche e cratici ò tauole lafojfa.ajfine
A. che
D H l'a RCHITETTVRA
che non jl /por chino per il luto , e col calpcflio tugtut^
il pduimento rompano.

E fufficio del candido di ejjer eira gli anim.ili i ricoU


tijlracccglurc t frutti e nporli,0' dcconcia^
re l'aru occupato. Cap, i^.

N Onfara il

glìcrc i frutti del


mali di cjuattro piedi
cafaldo foUmcnte occupato à racco^

M
campo, ma etiamdio da gh ani*
uccelli Japefci ftudiera di pi-
giar frutti.^ accianfi de gli armiti lejìaUe in luogo fec
co^accommoiando ilfuolo^cheflia inchinato , accioche
fi poj^i ageuolmcnte mondare. parte ne cuoprirai, parte
lafcicrai alfcopcrto,prouededo che di notte l ofiro ò Ihu
mida aria non tocchigli ammalile che i uéti non gh dia
no noia sfarai i le lepri un ara in quadro fina lacqua
inchinata , e lafìrìgxta di pietra, facendoui di fabbione
\l póìla- mafchio e di creta cimolia alcuni mucchi. Diafi à le galli

re. ne ne la corte un portico di molta cenere jparfo.ponen^


do difopra il nid0:,<CT una pertica,ouc la notte fi raccoU
gauo. Vogliono alcuni che legillinc fi tengano in gabbie

in luogo rinchiufo uerfo oriente uoltato . Ma quelle che


d generare uoua e polli fono tenute , meglio fruttano in
hbertk,pe>'che fono più liete, e tuono ne l ombra genera
'La colo- to e meno fapor Ito . ha colombara farcii à pura acqua
bara. uicina in gufa che fi goda (uccello uolmdoui fopra di
.

gmocare.e con tale bxfje di toccarla fi rallegri. Dicono


alcuni che U colomba pigliata tefca del campo , quanto
ha più di uiaV di fatica nel tornarfi à i figlioli , tanto

meglio gli nodrifcc,perche ifcmi nel gozzo portati, fo^


no
LIBRO V. lO^

no mezzo paditi.epcrò uoglono che fi faccia U colom


bara alta.Lodano parimente chefia da le acque fcofca^
ta, acciò che non bagnino co piedi le uona, efiraffrcd^
dino.Se rinchiuderai ne cantoni l uccello chiamato tiiio^

culo, ne caccieraigltjparuierijfe ne la colombara metter


rai fot terra un uafofeffo po^oui entro il capo del lupi^
no.^arfoui fopra comino.gran copia di colombi da lo^

dorè adefcata ni concorrerà fé frai il pauimento di ere


tayjpargendouifopra hurnana urina più finite, ma lafcian
do de più uecchi colombi U ccUe intiere, ne raccoglierai
in gran numero. Vonganofi ne Icfnefire corone di pie^
tra ò tauole duliuof^orte fuori un gomito , oue (ucceU
lo ufcito de lafineflra , po'Ja ridurfi, CT indi uolare i
pafcoli . f minori uccelli rinchiufi , ucdendo gli aìbe^

ri el cielo sattri^ano . Le ftanze, CT tara facciali à


gli uccelli in tiepidi luoghi , ma a qucUi che più to^
ito caminano , che uolino ^pin baffe CT uicinc à ter-

ra a gli altri più in alto,Qìngancfi i nidi dtjponda.pcr-^

che gli uoui.CT i polli non cadano . àfare il Icro pollare


megliore è il luto che la calce , e la calce più acconcia,

chcl geffo, ogni pietra uiua è nociuaj mattoni ben cotti


fono del tofo migliori. l Legnumi dipuouolo ò d'abictefo
no utilifimi . Siano degli uccelli kflanzepure e nette,
fpecialmente de colombi. Anzi l animale di quattro piedi
fiando in luogo immondo, douentcra Icprofo . Facciauift
adunque difopra il uolto^c:;' i pareti di marmo fiano in=^

torneatile co diligenza rinchiuji,che legate,i topi, la cor

te,e fimili nociue befiiole àgli uoui.à t polli, et a le mura,


non diano noia.Sianoui uafi di efcax da acqua, ver ciò
facciajì dattorno la cafa unafojja^ oue locha , tanitra,

il porco
DB LARCHITBTTTRA
il porco, li buefìpofiiuolgerCy attendafi che" l luogo ouc
mangiano fìa in guift dr^oflo^ che effendó fcrcno ò piog
già non fiano dal cibo impediti . Yarannofi ne le fianzc
de minori uccelli luoghi da efcA e da acqua.fatti nel mu^
ro,dlcuni canali in giiifty che non po/^inojpagere il cibo
nejporcarlo.fìanoui di fuori alcuni condutti, per li quali
ni fi ponga il cibo, e nel mezxo il lauatoio.oue fia copio^

fa e pura dcqua.Cauerai la pifcina in terra crctofa,tan

Vefchic* to profonda , che dal Sole faldata jion boglia, ne per il,

W. freddo fi agghiacci.farauui ne i lati aperture, oue il pc^


fcc nefubiti turbamenti pojfa faluarft . 1/ pcfce col fugo
de la terra fi nodrifce^afflìgcli per troppo caldo,c muo^^
re per gran freddo , ma
mezzo di fifa lieto,
nel Sole di

Crcdcfi che le acque fangofc per pioggia commodamen


te a le fiate fi ammettano , ma le prime acque doppo la

canicola fi mandino fuorijper che fanno da calce C ucci

dono il pcfce , pigliando entro le pure e limpide, per ciò

chc'l mufco puzzolente fa languire il pcfce . Hudijfi che

di continuo u^ entri 6 efca V acqua da fiumcy da fonte, da


lago ò da mare condotta. Magli antichi depcfci mariti
mi parlano più diffufamente dicendo, Se la terra fangofa
nodrifcc bene ti pcfce pi ano, come la fole a , e le conche, il
mare meglio nodrifce gli altriycome le orate i dentali :ne

I faj^i uiuono più acconciamente i tordi , e le merule , e

queUi che trafafi nafcono. Dicono finalmente quel lago


cffer a le pefcine commodo , oue le onde del mare^chefe^
guono^ne cacciano le prime ^ non ui lafciando rallentare

la uecchia acqua , CT affermano quelle acque effcr meno


fané, che lentamente fi muouono. Sia fino ad hora de Un-
dufìria del Cajìaldo in più cofe detto affai:, ma lodafi ciò
che
LI B ft O V HO
che egli 4 ricogUere le bUde^O' i frutti, eJT d ripórglixo
futicd fi adopra. Dcbbeji per ciò appr eilare (ara per il

grano^al Sole,^ 4 uenti ej^ojh e slargata, non lontana


da la texxa cioè dal cuoperto rujìicano.dd (juale dìcent

mo.affine che moffa difubito la pioggia,pepino le opere


in un tratto le falche al coperto jpig?iere. Oue farai Va^
ra,facciafi uguale ilfuolo,non già à giujla mifuray Cf a
filcp ma legicrmente /pianandolo , CT apprcjfo con mor^
thia lo Jpargeraijndt fi rompano minutamente le zoUey
t col chilindro lofa^'ai uguale , battendolo con leggieri
pali . ìndi fé da nuouo co morchia lo bagnerai, ne topo^
ne fornica uifara nido poi che fiafccco^ non douenterà
fangofone ui nafccrà herba. La creta à cotal opera mol
to ualefia de lauoratori detto à bastanza.

De la rusticana cafa del padrone^e d'huomini liberile de


le fue partile commodo fito, Cap. 17»

\7 Ogliono
da ^ una per
alcuni, che hahbia il padrone una/ìanza
uerno .affermando
la fiate, lo , che
le camere per lo uerno gnard.no uerfo oriente brumale,
CT il cenacuìo uefo occideme ecjuin otti ale . Le camere
'per la fiate uer mezzo dì yd cenacolo uerfo o'iente inuer

•naie , la loggia uer l'ecjuinottio di mezzo di fia aperta,


Ma noi fecondo la tw ietk de pacfi.e del ciclo uoglumo,
^che à uarij modi fi facciano, tempc andò i freddi luoglji

'con i caldine con i


fé echi gli humidì Siano tali coperti in

luogo menofetile,ma per altro commodi, onde uen-i. So


lecTog-n diletto acconciamente ui fi goda.pojfa ageiiol

mente ciafcuno indi à campi andare, CT à riceuere fora^


fiieri
^

DE LARCHITBTTVRA
jììeri habbìd ampìj e degni luoghi . Vegga la cittì, efia
indi ucduto.Babbia innanzi à gli occhi le terreni mare,
il pianole le cime de cvUi e montici lieti horti, e dipefca

re e cacciare ifoUazzi^ Et hauendo detto altre parti de


le cafc efjcr communi à tutti, altre X molti.altre a partii
colari de la cafa ejjer allignate . Siano le parti communi
k le cafc de principi fimili con ampijfjpacij dauanti^oue
con carri, e caualli fi facciano i giuochi , efianopiu che
un tratto difaetta lunghi entro à le porte pariméte, oue

tutti fi ammettano, faccianfi loggie^uie, luoghi da ncta^


re^Cf are herbofe efecche: portichi^uolti^oue i uecchi al
Sole di ucrno filano a ragionare , e la famiglia lefeite ut

flia^egodafi la fiate tombra.Gliè manifcilo, che altrx co

fa e la famiglia da quelle che fono per la famigli a nccef=.

far ic Confile la famiglia di mar ito, moglie,figliuoli, pa^


renti , e di quelli che per loro hifogno uijianno infiemCy
come procuratori, miniflri,f€rui, iforafticri anchora da
la famiglia non fi efcliidino, Debbonfi hauerc per Ixfami

glia quelle cofe,che uagliono al uiuere,come i cibi, e quel


le che fono ad ufo,ccme ucfìi,armejibri^€ cauaUi^La pri
ma parte de la cafa atrio,ò cortile chiJimata,d.i noi uic^
ne detta fcno,fcguono i cenaculi, indi fono di tutti le ca-
mere, e finalmente le anticamere , gli altri luoghi hanno
da tufo il ncmcSarà adunque ilfeno la principal parte
Quegli altri minori membri , come nel foro concorrano.

Indi non foUmcnte fia commoda (entrata , ma etiamdio


u entri la luce, la onde e manifefio,chc dcbbe cffere ilfe^

no ampio,apcrto , degno,'0' acconcio . Mcuni d'unfeno


s hanno contentati, altri ne fanno più, diuidendoli, ò con

aitilo con baf^i muri.N e fecero etiamdio alcuni coperti,

CT alcuni
L I B R O V, Ut

e^ aìcuttt alfcopcrto^alcimi di un Uto^dcuni du due^d^s

tri dd più, ò da tutti i luti gli pcfcro i pertichi , étrouc


hanno in terra il pauimento altroue glie fottopcP.o un
uolto.Di dueilo non dico più fi non che fi confidcri la re
glene è li fortune de tenipi.acccmmodando il luogo, co^
me l'ufo riccrca^cioè che ne la fredda regione il furore di
Borea e lajprezza de tarla e del terreno fi debbefchiua
re, ma ne la parte caldifima efcludafi il moleRo Sole^am,
mettedo il giocondo uentoe la grata luce quanto è pofs
fibile da ogni parte pipando , Habhiajì a mente, che da
thumido de la terra non fi lieui noiofo uapore,ouero che
le nebbie fcendendo,noft bagnino lafabrica. Sia nel mez
zo delfeno lentrata,col magnifico^V' ampio, non moU
to alto ne ofcuro uefiibulo, efauiprima un picciolo tent

pio con Vara,oue entrando ifor avieri, faccino religioft

annettiamo' ti padre difxmiglia tornandoli à cafa,chieg


gadaDei pace t de la fuà famiglia il tranquillo fiato.
Quiui abbrxccierk f
egli chi lo alutano, e con gli amici di
dare alcuna fentenxapiglierk configlio, ò de altre bifo^
gne.Con quePdfì conuengono lefincilre di uetro,ò daU
tra cofa trajparente nel mezzo del portico, per le quali
guardaft à diporto, CT entra ne la cafa il Sole e l aria,co
me li flxgionericchiede. come ha Martiale.
ILe finche, che tarla de la notte
Son fatte per cacciar e, il giorno poi
Vigliano il puro Sole e tariafana.
Vofero gli antichi il portico a mezzo é , per chel Sole
ne teftk non entra per gii archi, per che fa il uiaggtofuo
molto alto,0 u entra il uerno,per che uà baffo. Il guar^.
dare uerfo monti da mezzo dK che fimo lontani e meno
giocondo
DE LARCHITETTVRA
giocondo p(r che fono d'ombra copertile che hUnchg^
gUndo du i]ucUd parte il uaporc , douentano caliginofi.
Se fiano uicini molto , generano la notte brina , e gelate]
omb/c^ma per altro fono grati l^imi quando fono uicinì,e
per che ritengono il ucnto oRro, commodi f^imìM monte
àfettcntrìone , che ti fa uicino, ribattendo ti raggio del
Sole , aumenta il uaporc , ma po^o lontano è lietifimo y

per che col puro aria, chefcmpre in quella regione è fé


renose col lampeggia^- del Sole^che uifijpa:gejegli me*
ne reiduto illustre e dilctteuole. Fanno ifubfolani monti
le hore innanzi giorno fredde, a' gli occidentali lauro*
rafan'io rugiadofa.ma lontani mediocremente, fono He*
ti . ?xr mente fumi e laghi troppo uicini fono nocciui,
troppo lontani meno giocondi . 1/ mare ideino alquanta
manda impuro Sole , ma prof^imo nuoce meno, oue non
muta il temperato fuo aria Ejfendo lontano in questo è .

grato 5 che muoue à chi lo uede defiderio d'auicinaruifì»


Glie differenza da qual parte del cielo eglipo^fia. 1/
mare da mezzo di abbrufcia,da oriente bagna, da occi^::

dente fa caligine Jafettentrione raff edda.Vafifi da ta^


trio ne i cenaculi , che fiano fecondo Ìufo de Icflagioni
fatti,alcuni per la fate, altri per lo u€rno,eilcuni, à mca
diocre lÌAgione conueneuoli . Habbiano i cenaculi per la
fiate l acqua et ucrdcgiante horto,\n quelli dal ucrno/ìa

tepido aria,^ il camino, ma fiano tutti ampij,Heti,efol


lazzeuoli.Habbiamo inditio manifeilo , che non ufau<i*t

no gli antichi i camini, come fono horaonde èfcritte,


ìumat de tetti le colmegnc intorno.
Veggiamo quescofuori,chen Tofcana Cfin Gallia,ufar
fi per tutta Italia , che non fiano le canne de camini fos
pral
L I B R O y» 111

pra'l tetto Icuate.Non èfecodo VìtruuÌ0:,ut ile fare itri


cUnij in mito lauorati c(attorfiofottibnente,pcr che da
continuo fumo efauiUe ucngono ofcurati, anzi faccano il

uolto difopra ncroycomcfe ciò fìtjje fatto ddfumo Rt= .

trono altroue che ufauano purgati legniy che nonficca-


no fumo, che cotti chiamauanfì.e per ciò non annoueram
t giurcconfulti queiti cotti tra i lcgni,onde puoi giudica^

rCiChe ufauxno gU antichi il focolare mobile di metalio


ò di ferro some à U dignità loro fi conuenia.B forfè que l^gfi ufi
^ huomini à la militia auezzi^oue erano infume^ pò. o di conti^
ufauano ilfuogo.^^^e uoglicno ififici che di continuo ufia nuo ilfuo
mo ilfuogo . Diceua Arifiotile che la carne de l'animale go,
col freddo fi raffoda . l^cta^'ono queUì che di ciò fono

fhertt.che t magnani hanno la pelle affra e crefpa , per


chcl caldo cotmuo confumando ilfAgo,fafìnari e la car

ncyonde ne rimane la pelle cauata e grincia . in Germa-


nia V in Colcho,oue ènecejfaì'io ilfuogo.ufanofcaldare

le camere iCcme alfuo luogo dir afi, Torniamo al fecola^

re^il quale debbc ejjcr aperto e capace di più pcrfcne.co


buona luce ^ e ficure d^ uenti^maffaui lufcita dclfumO:,
altramcte queUo no afcender ebbe, Non /ia adunque in un
caìttonc.ne molto a dentro nel muro.no però che fìa mot
to à le tauole uicino^ ne che dalfoffiare de le fineftrefta
turbxtojjabbia la bocca difotto non molto larga fia ca-
pace la canna à defhra,^ a man manca, cr al piombino
rizzatalo' alta in guifalche co [apertura dal fumo auan
zi la colmcgna.E quefio ucr amente per i pencoli delfuo
go^€T acciò chcl uento offendendo il tetto^, non raccolga
le onde del fumose uè lo ritengaMfumo da fé medefimo
f^into da k fiamme , come da la tromba il fuono , efce

fuori.
D E L*A RCHITETTVR\
fuori,faf^i Id camia dd camino in guìfa^, che n^fca ìlfu^
mo.come de la t omba il fiato, ne la quale parimente tot
Tiaù dict'O il fiato fi fi a larga molto y come ne laeanna
del camino il fumo . Cuoprafi la cima per la picggiaM^
fciando intorno difcofto molte aperture , ma in guifa aU
te, che il uento non u entri lafciaidoui però capace ufci^
ta per lo fumo. Ouc non puoi far queÌio,uoglio chefac*
ci uno capello di bronzo ò uuoi dire una celada tanto lar
\\ 4\ ó . gauche capifca in fé lafomma apertura de la gola e pon^
' -: cz la fopra uno pirlo dritto, h abbia ne la froiUe una creRa,
.i Vi e la quale le fia per timone , acciò che foffiando li uenti,
miti à quelli la collotolafia commodo porre à li capi de
le gole corni di bronzo, ouero doccioni larghi ^ aperti,

e co la bocca uolta uerfo la gola:per mandare fuori il fu


mo malgrado de li uenti. Si a prejfo a li cenaculi la cuci^
na,e Varmario^oue le reliquie de cibiyO' uafi e màntiliji
riportino. ì^o fiala cucina troppa) uicina,ouefi mangia y
ne molto lontand , acciò che le uiuxnde mentre che fono
portate in tauola,nonfì raffreddino, bafla che nùfì ueg^
gano de la cucina le immonditie , ne soda iljkepito de
cuoghi . Vroueggafi che le portate uiuandc non jìano dd
pioggia bagnate, ne per luoghi intricati òjporchi fi por^
tino,onde perdano la loro dignità. Vafii da i cenaculi à
le camercMi fi para dinxziqud detto di lucullo,che no
debbc thuomo libe o ejfer di peggior conditione , che te
^u e le cijìle. lAa noi la moleiìix che debbe ciafcuno ufa
re diremo. Erano [oliti i Greci, come ha Emilio ?robo,fo
lamente ne couiti de parenti ammettere le mogli, ne en^
traua in quella parte, oue le mogli habitauano , chi non
era ftretto parente, Et in uero debbe lajìanza de le don^
ne effer
L I B R O V. 11}

ile cjjer k la oLRiÙfdcrd, uoglio anchoru che ì fanciulle


e ucrgimfi diano flanzc delicate cacciò le loro tenere me
ti più lietamente ne le picciole camere fiano ritenute.
Starà acconciamente la padrona in luogo ^ onde ciò che
fafiiper cafa glifia mamfcfto.Ma diciamo noi ciò che a
cofcumi di cìafcunu patria e conuencuclc. Habbia il ma-
rito e la moglie leftanze per il donnire diuifc , non fola
acciò che la moglie nel partono alt)' amente [conciajio jìd
ni marito molcfca^ ma acciò che mcglio-ne IcRà pofino
dormire, Habbia ciafcuno la fua porta, Z^ appreffo una
<omune porta^onde pofinofenza mezzani aleni andare
tuno da l'altro.Sotto la camera de la moglie fìa lafìaza,

oue le ucjìi fi tengano.[otto quella del marito , la libraria.

il uecchio padre, che di ripofo ha bifognojhabbia il letto

in tepido luogo, e dal flrepito de la famiglia e de firanie^^


n [colato, Siaui primia-amente il fuogo, e tutto ciò che
al corpo , CT a lanimo di menfano huomopuò ejjere di

aiuto efollazzo . Sotto lafua camera fìa la cella de gli


argenti . In que^a igiouanetti figliuoli dormiranno, nel
nesìiario le uergini,^ uicino a quello le baile. Mettere^
mo ilforaiìiero in quella parte de la cafa à V atrio uici^
na,oue ifuoi più liberamente lopofino uifitare , e meno
dar noia à la famiglia.! gioumetti che ufano la potefc^j
cioè quando cominciano à uiuere più liberamente , non
fliano lontani da lajìanza de forestieri , per raccogliere
i fuoi famigliari eT amici.Sotto lajiazà de fore^ieri fia
un luogo, oue le loro co
fé rinchiudano,
e le piglino a loro

uoglìa. Sotto quella degiouanifia l armamento, fattorta


miniflr i, e ferui filano in qucUa parte , onde pofino a le

opere a loro debite ufcircSerui e camerieri fiano uicini


p in
DE LARCHITBTTVRA
in guifalche chiamati agcnolmcnte s appxcfentino, ilpre
pofto attriclìniopojja à k cantina CT alfilua roba an^
dare commodamcntc. Chi goucrnano gli animali fliano
innanzi 4 ìaflalla, I caualli per lo padrone da qucUi da
carico jìano feparatt^e fliano in luogo, che non offenda^.
no la cafa co l puzzo, oucro co l loro contendere , e che

non uijìa pericolo di fuogoAlformento CT ogni feme/i


marcifce per fhumidoJmpaUidifce per lo caldofi rijirin
gè ammajjato.e per toccare la calce fi gua^a fiudierai .

aduque chel luogo oue lo porrai fìa cauerna^pozzo ò ta


uolato.ouero nudo terreno. Siafciutto e nouo.Karra Gio

fefo che' nfiboli furono canati formati che loo. annipri


ma u erano flati poiìi . Vogliono alcuni che lorzo non
cofiuenga offefo dal caldo.mapafjato un" anno più age^
uolmentefi corrompe Affermano i fifici che Ihumorc
.

dijpone i corpi a la corrottione^O' il caldo gli corrom^

pcHauerai piufodi e dureuoh grani :>fe intonicherai le

mura del granaio con fango a paglia ejparto mefcolato

e bxttuto,non gli darà noia la tignuola,ne le formiche lo


ruberanno . Sara ottimo il granaio di crudi mattoni ^fe
uuoi conferuarui ifemi.ll granaio ouefiripogono igra
ni più di Borea che di O^rofigode, e da uento portato
da humidi luoghi fono t ai granai guarii da tignuolc^e da
uermini cauati.Ogni uento uchemcnte CT continuo fa i

g'-ani deboli Intonicherai con cenere temperata co mot


ckiai! granaio de legumi,Jpecialmcte difaue.Tenganofi

i pomi rinchiufi infreddo luogo con tauolc fottopo^e.


Vuole hrifiotele che i pomi in grandi uafi tenuti fi con
fcruìno tutto tanno. Ogni aria incoftante à corrompere

cacconcio.cperòogni uento fi debbe efcluderc . Vyicefi

anchora
LIBRO T. 114

4inchora che i uenti aquiloni fanno la cute de pomi or c^

j^aXoiafila cantina (otterrà e rinchiufa^quantunquc al


cmi nini a V ombra sindebolifc ano, ogni uento fubfolano
da mezzo di ucrfo occidente mandato , faccialmente ne
la brumale ne la primauera corrompe il nino . (Quando
appare la canicula muoiafi anche Borea fcffiàdo, feccaft.
col raggio del fole, con la lunafafi debole, col mouimen
tofi corrompe, pi^ia forza da buono odor e, e co" l puz-
zo fi guafia, in fecco e freddo luogo dura più anni. Dure
raddice ColumcUaJl uinofino chefarà freddo. Farai adii
que la cantina in luogo flabile, dal ftrepito de carri lon^
tana,pigliando la luce da Subfolano ucrfo aquilone, fe^
parerai da quella ogni Jporchezzo e trillo odore,humo=i
rc,cr uapore graffo , ogni fumo e uapore d'horti,di cipol
leji caoli,di caprifico mondato. Laflrigherai la cantina
come fi fa al coperto,facendo nel mezzo unafoffa , oue
uino per cafo deuafeUi/parfofi raccolga, fanno alcuni
i uà fi di rtiuro,ma il uino farà più potente, quanto faratt
no i uafipiu capaci. Le cantine da oglio babbi ano calde
ombr e, ne fintano freddi uèti,cofi da fumo e fuligine fia
no fecure.Tacciafi quello che dicono, eh e fi hahbiano due
luoghi da letame: uno , oue il nuouofierco, V altro oue il

uecchio fi tenga,ma in luogo humido e da uenti ficuro.


1 luoghi per fucgo pericolofi,come il fenile , e ogni cofa

da uedere V odorare fcocia fi facciano da la cafa lonta

ni. Kon nafceraferpe alcuno di letamar di rouere rin^

chiufo.Queito non tacere *che fiochezza è queiìa,por*


re letame in luogo remoto,chc non fé n offendano col
il

puzzo i contadini.^' hauere ne le camere CT uicino (kI


letto le caue di tri^lifwio cdore,oue purghiamo il cor^
p z poi
DE LARCHITETTVRA
"
pofSe alcuno e infermo , potiamo ufare unafeccbia, mi
di gratia.perche non portano i [ani cotal puzzo lonta^
//o- E puoj^ì ucdcre ne gli uccelli,Jì)ccialmcnte ne le ron* \

dini.che Jìudixnofommxmente hauere i loro nidi mondif


/ìmi.Et è cofa mirabile de gli auifì de la natura,perche i

hropuUicini quanto più toiìo pojfono fuori del nido


fi
notano il uetre,<0' il padre e madre, per che pano più mo
di efenzd puzzo , portano lofierco lontano, Seguanfl
adunque de la natura gli auifi,

Qualfta trale cafe de ricchi fatte in uiUa da queUe de la


citta la differenza. Le cafe de poueri à quelle de ric^
chi quato è pofibile s"affomiglino,efaccianofi più to
(io i la fiate che al uerno commode, Cap,i3,

LE cafe de ricchi huomini in uilla, e ne la citta fono


in queflo dil^imili,che à nobili la uilla è jìaza per
ta fatele le cafe ne la citta i tollerare ti uerno fl fanno
acconcie, E però pigliafi da la uiUa ognifolkzzo ^i luce
diuèto , CT di uedetta, ne la citta ombrofi e più delicati

piaceri fi godono, Bx{ìa adunq; chefiano quanto à la di


gnità CT ufo ciuile commodc e fané, ma quanto il luogo e
la luce ccnfente ogmfoìlazzo di uiUa ui fi faccia . Uab^
hia oltre V atrio ampio,anchc il portico^ loggia, Ihor^
to^e limili delitie .No/7 potendofì far queilo ne tara de

lafabnca, una parte fopra Valtrafacciafi, dandoli giu^


da mifura. Se la natura del luogo lo patifce ,faccian~
^'luoghi fottcrra , oue le cofc liquide, le Icgne eT ifer=
^i fi pongano^edìficandouipoi fopra più honeiìi luoghi,
Potrai poi fopraedificar e altre danze j fé cofi pabifo-
gno
L I B R O V» 115

gno per meglio accommodare la famiglia . Le prime 4


primi ufije altre àpiu degni fi diano . Attendajì final-
mente che fìAUo i luoghi diuifì CT apparecchiati, oue le

biade^i frutti :gliJiromètiyO' ogni mafferitiajì riponga.

No» ui manchino i luoghi , oue afacnfcij fi dia opera,


ouefliano de done gli haliti per i giorni fé Riià,e co/i
le

per gli huomini yO'ouelì tengano le arme ,fì Ituori di


lana fi màgi fi accetti i forestieri, ^ oue le bifogne che
dirado auengono.commodamente far (ì pofino. Altro^
ne la prouifìone dun mcfc,altrouc qucUa cCun anno , aU
troue quella di di in di. ma fé non potranno hauer fcpx
rati luoghi,tenganofi dinanzi, più uicine ò lontane, co^

me il loro ufo richiede. Quando che la cofa ogni di ucdu


ta,èpiu da ladri jìcura.he fabrichc de poueri fianoper
le Icrofaculta a quelle de ricchi fìmiliy hauendo rifletto
4tutilcpiu toRo,che al diletto . Adunque la loro cafa
in uiUa non meno a prendere a huoi^ CT al gregge fi fac
ciacche à la moglie. Uabhia la colomhara eia pcfchierà
per utile più toftoxhe per folUzzo . Tabricherai tutta^
uia la cafx in uilla alquanto meglio , accioche la mad) e
di famiglia più uohntieri ui jìia,^ a reggere le facuU
ta s'auezxi.'^onfi guardi però tanto a V utile, che de la

fami a no fi confidcri.Ouefa mc^iero mutare ara, imo


le Cclfo che fi faccia nel uerno.pcrche con minor perico
loci auezziamo a tollerare lagrime aria nel mrno,che
ne la fiate. Ma noi più tofw andiamo la fiate in uilla.

Troucggafi adunque chefia la uiUa benfana.Giudico ef^


fer di maggiore profitto hauer fiotto le cafie la bothega
più ornata eh ci triclinio ^leggendo un triuio ò lafron^
te delforo , ò innanzi la uia militare qualche noteuole

p 5 piegatura.
©fi LARCHITBTTVRA
picgiCtuTcue fu la fua maggiore foUecitudinc, che propo
nendo cofe ucndihiU V uaghc,adefchì li copratori, vfia

mo 7ic i muri di dentro crudi mdttoni.ò cratici.ò cretx k


uimine interpofta * E perche non fcmpre auiene che tu

habbi uicino da bene e commodo.per ciò la circonderà


di fodo muro à foilenere de ladri e de tempi le ingiurie

robuila.. Le uie da i lati ò frano Ur^.je in guifalche tofto

fi fcechino, ò eofi fìrcttc.chc le gorne de tun etaltro in


un canale ptouino e fiano, condotte uia le acque, facciaji

queiìe uie oue pioue tra le cjfe^fl facciano con una ele^

uatura,pcrche non fi fermi l acquarne torni 4 dietro,ma


difibito fi purghi per lo migliore modo che fia poj^ibi^

le, ma diciamo in fomma di tutte le cofe ^che jì debbono


replicare . Le parti che debbono ejjcrda fuogo jìcure,
e quelle che à le ingiurie de tempi fono fottcpofle jò che
debbono flar chilifere mancare diftrepitojì cuoprano co
il uolto. Tutte le terrene fìanze in uolto fi facci ano , ma
quelle difopra con ilfolarofarano più fané. Quelle che

debbono haucr luce neljpontare del di^come il luogo de

le falutationijaloggìa^e Jpecialmente la libraria guar^

dinoucrfoleqnlnottio orientale. Le cofe che da tarme


da palidezZiiÀ^i muffa da rugine patifcono, come ueiti,

libri, arme fimi, e tutto ciò che fi mangia^tra mezzo di

^ occidente fi tengano fi dipintore ^fcrittore, ò inta^


gliatore hanno di gvufla luce bifognO:,dafettentrione la
piglierxi. Volterai gli e^iui luoghi uer Borea^ queUc dd
tierno à mezzo diÀ ^'wc/// di primauera^e gli autunna^
li ad oriente^ d i bagni^Z!^ à ccnaculi di primauera da^

raiilfole da occidente fi qtiefto non ti può uenir fatto,


occuperai per la fiate le parti pm commode. E per mio
auifo
LIBRO VI* 11^

mfo chi edificd,p€r U fiate edifichi,perche ageuoìmen^


te per lo ucrno fuccommodcraiy chiudendo le apcrturey

CT accendendo il . Contro
caldo pia cofé bifo-
fuogo il

^wiOyle quali tuttauia nonfempregiouano, Perciò fa^


rat per lo uerno le flanze piccole, baljc con piccole fine
fire.à t'incontro quelle de VeRx larghe, CX aperte fi fac^
ciano, Siano àfi^eddi uenticeHi e^fpoiìe^^efcludcndo il /ò-
/e 5 cT // caldo fiato, che da quello uicne . Molta, aria in
àmpia fliinza meno fifcalda^come di molta acqua in Ur
go iuocopoftafiiole auenìre,

ILFINEDRL QyiNTO LIBRO.

IL SESTO LIBRO
DI LEON BATTISTA DE GLI
ALBERTI FIORENTINO
de larchitetturà : intitolato de gli

ornamenti.

De la difficultà di quella operaie Ufua ragione ^ onde fi


manifetìa quxntofludio,fatica V indufiria àfcnue^
re in queslUrteft ricerchi, Cap, u

ABBIAMO ne foprafcritti cinque lì


bri dato mamfeiìa cognitione de linea
menti, de Ix materia e modo di Uuora
re, dichiarando quali cofe a publìchi ò
priuati,fiacri ò profani edificij fujjeno

bifogneuoli , e come àfoiìenere le tcmpesìà y e le acque

p 4 acconci,
DE LARCHITETTVRA
deconci, z^ d comenicntc ufo fecondo i tempii i luoghi.e \

gli atti humamficino dccommoiati^e quciio con tde di


ligenza.comc per ef^i libri hai potuto uedcrc^èfatto^che
non puoi 4 trattare fimil cofc dcfiderarla maggiore^ ma
conpiugrieuc fatica.che per timprefa pigliata harrei
dejìderato.Gli occorrevo Jpcffe difficultà à> dichiarare
le cofc.C à trouare nomi A.cconci.O' à trattare la mxte
ria^lequali cofc da feguir e t incominciata opera mif^a^"
uentauano.Da taltra parte la ragione, che à cominciar
V opera mhauea moffo^àfguirla mi richiamaua.Doleua:
vii che tanti fcritti di chiari huomini per ingiuria de tt^
pi ò dapocaggine de gli huomini fuffcno perdidi^cheàpe

Vìtruuio na ci fìarimafo vitruuio fcrittore ueramente peritici-


mo,ma in guifa troncato e guado, che pia cofc in molti
luo^oi fi defidcrano,'::^ apprejfo ha pxrlato cofl uKulta^
mente, che uogliono Latini lui hxuer uoluto parer Gre^
co, Greci che egli in L atino fcriueffe affermano, ma dimo
fini ilfuo fcriuere, che egli nofujfe ne Latino ne Greco,
onde potiamo dire lui non hauer fritto in modo, che pò
tcffe da noi uenirc iutcfo.Gli reftauano gli antichi efie^

pij, ne tempi], ne the^tri,da i cjiixli^come da ottimi mae


[lì i più cofc sHmparano, ma uedeiia non fenza lagrime
quelli di di in di andare à rouina. E che chi hora edifica

uano,di micue inettic più toslo,che de le opere de lodati


artefcijì dilcttaiutno. Onde giudicaua ciafcimo che quc
jìa pdTtcJÌ: G,di uita,e di cognitione,k poco tepo doueffc
mancare, Ver ciò nedendo io le cofc in cotal (iato , mi fu
forza pcnfare lungo tepo di fcriuerein quella materia.
Tra qucdi penfieri detcrminaua non tacere tante cofc
cofi degne cr utiliM-^^o à Ihumana ulta nec effarie^che
nel
LIBRO VI, iij

ntlfcriuere mijiparduano dinatizhgiudicando apparte


ncrji di huomo da bene e jìudiofo ingcgnarfi di riuocx-

re da la reuma quc^a parte di dottrina:, che gli antichi


prudentij^imi hcbbcro fcmpre in granp'czzo.Ccfi adu-
quc era tra due , fé douepi l opera cominciata feguire,
ò pure lafciarla imperfetta,firingeuamì l'amore de tope
ra.ela charìta^chc porto àftudìofi.e quello che no mhd
uea potuto dire l ingegno, da l ardente fludio, (CT incredi

bil diligenza mi uenia porto.Non era alcuna opera an^


tica che fuffe commenddta,che no ftudìaj^i imparare da
queUa alcuna coft.^on ceffaua adunque dijìpiare.confu
derare, mifurar e ,e raccogliere da lineamenti e pitture
quanto era pof^ibile di comprendere fino à la radice,che

ingegno, che artificio ni fulfe fiotto ufxto. Cefi col defo e


piacere d'impa^'a^'e la fatica, dclfcriuere allcggcriua . £t
in nero racc(>^liere ccfc tanto uarie e digerenti, cofi di^

Ipcrfe e da tufo e cognitione dcfcrittori aliene, e nar^


rarlt con debito ordine CT" elegante oratione, rendendo

ad ogni cofx le proprie ragioni, ad hucmopm di me dot


to V eloquente s'' appartiene Ao non però mi pento fé ho
ottenuto di effer riputato più tcjio nel dire facile , che
eloquente Alche quàtofia malagcuole à fare,lo fanno me
glio gli ef^o'ti.che chi no ne ha fxtto proua akuna.E fé
no mingano, habbiamo fritto in guifa , che giudicherai
le opere Latine, e bene intcfeAl medcfimo cijìudiaremo
fare nel rimanete. De le tre parti ad ogni edificio richie^
ste,cioè chefuffe à tufo atta,ad ejfer perpetua fermijii^
ma.O' à l'amenità e diletti apparecchiata, habbiarno de
le due parlato , reità che de la terza innanzi ad ogni aU
tra dignifma e necejfaria fi parli.

De la
DB LARCHlTBTTVRA .

De U h:Jl:zZd Zf orname'ìto , e ciò che indi deriua , e


(juul/h tra loro U differenza , che fi debbc con cer^
ta ragione artijìciofa edificare, E chi fU de le artipa
dre e nutritore. Cap, 2.

Cludtcdfi da molti, che la gratia C amenità da aU


- tro non dcriui.che da la beliezza.e da lornamen^
to^con quefìa ragione , che non fi troua alcuno cofi ma^
ninconicOjtardOyrozzo.O' uillano^ che de le bellifiime co

fé non fi dilettile fegua le ornatifiimejafciando le altre,


hauendo vi odio le brutte,fconcie e mal compofie. Onde
quanto di ornamento fente mancare i ciafcuna cofa, tati

to dì gratia e dignità pare, che glifia meno. E adunque


giocondifiima e degna da uenir cercata la bellezzaJpe^
cialmcte da colerò, che uogliono le loro opere far dilct^
teuoli.Qi^into di fiudio fi debba porre in (jneilo, ne fan
no inditio gli huomini prudetifiimi,i quali di ornoì'efom
mamente le leggi,la militia,i facrificij, e tutta la republi

cafludiarono , come
fi dicejfero ,
quefte cofé ,fenza le

quali à pena confile la iuta humana , leuatogli (ornjL^


mento e la pompa , effer cofa malfaporita e di poco di^
letto . Guardato il cielo e le mirabili opere de quello più
ne commendiamo i Dei per la ueduta bellezza , che per
lutile che ne fintiamo. E che uo perdendo tempo . Ejfa
natura non cejja difcherzare con diletto di bellezza , il

che fi può in più cofi uedere^ffecialmente nel dipignerc


ifioriyper tacere de l altre cofi. E fé cofa alcuna di que
fia ha hifogno, ueramente l edificio è tale, chefenza Ha
fiamo di Ifierti^CT incjperti no ne può mancare. Per che

ci offendiamo noi di fabricafconucueuolefe no chequan


to
LI B R O ¥ I» ll8

to (Ha è mdggioreM^^o più la perduta Jpefa uituperian


\moMàjìniando Vincofidcrato appetito d aggiugnere pie
tre à pietre . Satisfare a la necel^itk è Icgiera cofa j md
prouedere al commodo fenza tutghczza de lopera, e co

fa Jptaceuole, V/ s'aggiugne che questa uaghezz^ de la.


quale pirliamo, porge al commodo ^CT àia perpetuiti
non poco di aiuto. Chi neviera che nonftapm common
do entrare in cafa,oue fiano ornati i muri, che rozzi f t
che cofa potrai tu fare tanto ferma , che da lingiuria de
gli huominifta ficura f Ma la bellezza anche da nimict
ottenirà,che tcprando lira non diano noia, onde ardifco
d dire 5 niuna cofa tanto à difendere le opere da ingiuria

tffer uakuole.come una degna,^ uxga bellezza. Quiui


ogni penfìcro diligenza e fb efa fi dcbbe porre, affine che
,

la fabrìca fendo utile e commoda, fi x etiamdìo ornatil^i^

ma,e parimente g-atifima,acciò che ogniuno che U ue^


dra,fi goda, che tanta ff efa non ahroue,ma in queiia fix

fatta. Ma che cofafia per fé Li bellezza, CT ornamento,


e (jualfi.i tra loro la differenza, potiamo forfè meglio in

tendere, che con parole mani e fc,irlo f . Pwe per breuità


cofi la diffiniremo dicendo. La bellezza ejfer una ragia che cofa
neuole conuenienz^ di tutte le parti in guifa compojìa, è bcUez^^
che non ui fi poffx aggiugnere, ncfciemare,ò mutare co za,

fa alcuna,che (juella opera non douentipcggiore.Gran^


de è quefia cofa e diurna À l^ quale tutte le forze de lar
te e de l'ingegno fi confumano , CT auiene di rado ne an^
che è àia natura conceffo di produrre cofa k pieno per^
fetta in ogni fua parte. Clualgìouanetto, dice colui ap^
pò Cicerone, trouafi bello m Athencf Sentina quel confi^
deratorc de bellezze ^ch e gli manciua ò era di più alcu^
nx
\ DE LARCHITETTVRA .

nd cofa in (]ucUi,che egli non lodduu^pcr che con le bfU


Ultime ragioni di bcUczZd non fi confuceano.cht 4 queU
li hauejje aggiunto g}i ornamenti colorando, ò cuoprcn*

che cofa do le pa'^ti brutte spettinandole facendo pulite Icpiu ua^

i bellez- gh^ pa:rti,meno harrebbeno offefo ^ e le parti amene più


Z4* diletto porger ebbono Sarà (ornamento unadiutrice lu=
.

ce0 un compimento di bellezza. Ver queiio penfo che


fia manifcRo la bellezza effcre cofa innata ejparfa nel
corpo, ma lornamento di cofa finta e trouata più tolto,
che di naturale hauer forma,Torno àfeguire il parlare.
Chi edificano^acciò che Icfje opere fiano commendate,
come debbc ad ogni fauio piacere, debbono da certa ra^
gione uenir moj^i. Et è cofa arteficiofa operare con ra-
gione. E chi affermerà , che fi popifabricare opera giù-

fla e lodata/enza artifìcio^ Effcnio poi que^a parte cir


ca la bellezza ^ Z:T gli ornamenti la principale di tutte
barri eUa neramente alcuna certa e corcante ragione, Z:X

arte, la quale chijprczzerà , ne farà tenuto fciocco.Ma


nonpiaceno à molti que^e ragioni:, dicendo quefta effer

una uaga openione , con la quale de la bellezza d'ogni


edifìcio giudichiamole che la forma fecodo la lurietà de
gli edificatori è uaria,ne fotto precetti d'arte comprefa.
Qt^efìo è comune uitio d'ignoranza,negare che fia qucU
losche tu nonfai.Parmichefilieui uia un tale errore, no

già ch'io uoglia, che fi ricerchi più à dentro quxli prin^


cipij hebbcro le arti, con qual ragione fiano riufcite,e di
quali nodrimenti accrefciute. Non è fuor di propofito di
re il padre de le arti effer fiato il cafo, CT // confiderare,
il nutritore lufo,e lcjperienza,e con la cognitionc,e ra-
gioneucle conferire gli auenimenti effer crefciuti . Cefi

dicefi
L 1 B R O VI. 11^

écefl Id medicina in miUe dnni da mille miglidid dhuo^


mini ejferflata trouata , cofì il nauicare , CT altre fìmìli
Arti a poco k poco fono crefciute,

fu {Architettura in Affa giouane :> in Grecia floridaJn


r Italia matura e compiuta. Cap. s-

L Architettura guanto da fcritti d'antichi fi copren^


giouanezza fua in Afta confumò , indi appo
dcy la
Greci fiori , finxlmcnte in Italia diuennc matura e com*
fiuta: io mi do à credor , che ciuci Re di thefcro e do*
tio abbondati, uedendo fc jìejìi^e le ricchezze ^coìifidcran

'do delfcettro loro fampia maejix intendeanodipiujpa


-ciofì 5 er ornxti tetti effergli hifogno , onde à cercxrCy t
raccogliere ciò:, che a queiìo parca gìoueuole fi diedero,
e per hauer più ampij :, V honorati palazzi > e fare de
glandil^imi alberi i tetti, fecero di miglior pietre le mu*
ra.'Parue t opera mirabile e gratajndi fentendo le gran*
difabriche uenir commendatele^ auifandofi chefuffe re
galeimprefafare quelle fabriche.che non poffonofare i

priuatiyi Re delettandofi de le grandi opere y comincixro


no tra fé à contendere ^jìno che à rizzare le piramidi à
garraficondujfcro . Credo che l'ufo d'edificare habbia

mofirato molto bene qualfìa la differenza difabricare


ton un numero ,ordine,jìto,ò facchiyouero a l altrove per

ciò delettandoft del meglio, hauer le più fconueneuoli fa*


briche /prezzato, Succeffe la Grecia^la quale cfjendo per
buoni ingegni CT dottrine florida , cr uaga difarft glo^
riofa,fkdiò difarepiufxbriche, o'Jpecìalmcnte il tem-
pio. Per questo co più attcntioiie cominciò à confiderà^
re
À
DE LARCHITET.TVIIA
re (tAfiirij e de Egittij le opere, ne le quéi conobbe tffir
più hdeuole de gli Architetti iartificio^che le regali rie

chczze . Quando che fare grandi opere appertien/ì i


ricchi huomini.mafure opere dafperti huomini lodate
quelli conutenfi, che fono degni di gloria.Ver ciò dijpofc

la Grecia difiudiarc.che uinceffe con le doti de t ingegno


qucUijà chi non potcano in ricchezze agguagliarli. Co»
minciò adunque a cauare del gremio de la natura TAr*
chitettura.come anche le altre arti^confìderando^e pen*
fando il tuttofagacemente per hauerne piena cognitio*
ne. Non lafciò d'inueiìigare qualfujfe tra i hdxti cdifi»
cif^O" i meno lodati la differenza, E cercando de la natu
ra ogni ueiligio,fi uoUe del tutto chiarire, conferendo le

cofe uguali a difuguali, le dritte 4 le piegatele aperte i


le ofcure.Vedea che quafi con matrimonio di mafchio 6
femina nafceuane una terza ccfa, che à l artifìcio fi con
ueniua . Non cej^ò etiamdio ne le più minute cofe ogni
parte confiderare , come il deiiro al manco , lejiefe à le

ritte partirle profime a le lotanefi confaceffero^aggiun


fcyminuìjece le minori a maggiori ugualiJe fìmili à dif^
fimili , le prime d le ultime , fino che pienamente fu in^
firutta.Mtra cofa lodarfi ne le fabnche^che a perpetua
memoria fi fanno dureuoli , altro in quelle chefolamen^
te per uaghezza , e diletto fi fabricano . Qveélo fecero
Greci. Vltalia da principio per l'innata parftmonia giù
dicaua {edificio non effer altramente diJpof^o.cheH cora
pò de l'animale, Ver che , comefa'ebbe dire nel cauallo,
affermaua la figura de membri ad alcuni ufi accommo-
data, per lo più fare lanimale 4 quelli ufi accommodato,

auifandofi la gratia de la bellezza da la richicfia commo


diti
L I B R O VI, l2o

diti non mai uenir trouata diuifa.Mu hctucndo poi otte^


nuto l'imperio, ne haucndo minor dcjio di ornarfi Roma,
che hebbe U Grecia U più bcUa cafa
, , che era fiata m
"Roma innanzi trenta anni , non orinò a ccnto^CT ejfcn^
doni copia d^ ingegni, chén que^o seffèrcitauano , trono
che furono a un tempo in "Roma fettecento Architetti,
le cui opere a pena potiamo meritamente lodare. Et ha^
^uendo l impeno in guifa ricco, che potea porgere mara^
utglia , leggefi che uno chiamato Tacìofece delfuo a ho
thenne cioè ftufe co cento colonne di Numidia fa^
-fila le

4?ricate.Le quai cofé effendo cofi, piacque loro di congiu


gnere co la ricchezz^t de Re potctif^imi la parfimonia,
la quale nonfcicmaffe lutile, ne che lutile per donaffe i
le ricchezze, aggiugncdo però in amendue tutto quello,
che fi puotcjje penfaì'e perche loperafuffe uaga e delica
taXofi no mai cejfandò d^ edificare co ddgente foUecitu^

dine,fecero larte ((edificare cefi chiara, che non uifuf^

fé cofa tanto repofca,nafcofa,ouero ofcura^che nonfuffc


inuefiigata, e fatta manifeiìa, con fauore però de Dei,
non repugnando tarte à linduilria . Uauendo adunque
t Architettura in Italia antico albergo,Jpecialmcte pref-

fo à Tofani, de i quali oltre quei miracoli de i Re , cioc


labirinthi efepolcri, leggonfi antichifimi e lodati precet

ti ((edificare templi Ja gli antichi Tofani ufati, Bfien-


hIo adunque l Architettura in Italia antica , e quafifola

da tutti ricercata , parue che cUa àfuo potere donajfe,


che l imperio del mondo da le altre uertu fatto gloriofo,
diucniffe confuoi ornamenti più mirabile. Adunque fi la

fciò da noi cenofere k pieno, Parendogli ueramcte brut^


ta cofa la rocca del mondo e V ornamento del le genti no
efjer
DE LARCHITETTVR/L
tffer per gloriddi fabriche IqueipucjìfupcriorCyche cU
la co uertà banca fupcrato. Che narrerò quiuiportichiy
tempij,porti:,theatri,lìufc^ opere da giganti Jc qiiali tan
to dimaraiiiglìa porfero.che negarono alcuni ArchiteU
tiforaftieriiChe fi poteffefare quellOyche con gli occhi fi
uede fatto . Che dirò che nel fare le fogne , non uolfero
mancare di heUezZd > dilettandofi in guifa de gli orna^
menti:, cheghparue cofa lodeuok J}>endere per questa i

thefori de V imperio , cioè edificando,per hauer cofe^che

potè]fero ornare. Cofi per ej^empi de gh antichi^c^ auifl


de inerti huomini e frequente ufo di fabricare mirabili

operejhafi la perfetta cognitione, da la quale fi cauano


precetti noteuoli, li quali da chi uogliono edificando di-

uenirgloriofi:,non fi debbono ff>rezZ(tr e Jl che à tutti gli


Architetti sappertiene. Quelli ne laprefente opera hah
biamo à raccoglieremmo' ejplicare a nofiro potere. Pdcu^
ni di queiìi precetti la heUezza , CT ornamento di tutto

t edificio abbracciano , alcuni circa le parti fi fiendono.

E primi di mezzo de lafilofofia cauati,à la uia e ragioni-


ne di quefiarte s'hanno 4 accomodar e, gli altri dx la co*
gnitione^de la qual dicemnio,cauati,àla regola difdofo^

fia giuflati,hanno prodotto lordine del arte, Dirò prima


di quelli che più a larte s'auicinano, gli altri che uniuer

falmcnte coprendono t artejbreuemente poi raccoglierò»

N^/cc ne k cofe ogni uaghezZd.O' ornamento, ouero da


(ingegno, onero da lartefice.De la regione , CT ara,
e de alcune leggi de gli antichi fatte per l edificare i

t€mpli,o' altre cofe notteuoli e mirabili in tanto,che


fono à credere difficili. Cap. 4.
duello
LIBRO VI. Ili

/^^ VcUo.che ne le ornatela' ndghe opere piace,


V^y^ onero du ingeniofo trouamento e ragionilo d<t

^^^^muno artefidofa j ò da la natura ne le cofé me


fcolataAcriua. Tocca k (ingegno lo elegga- e, diftribiiirc^

collocare efimili effetti yche fanno t opera degna. A la ma


no appertienfi murare, formare , tagliare ma, pulire V
altre opere, che fanno ìedifcio grato CT uago . Sara ne
I
le cofe naturali grauità,lcggierezza/aldezza,e puritL
Cantra la uecchiaia fìa la uertk, CT altre fimili cofe che

rendono V opera mirabile. S^hanno queiìe tre cofe à diui


dere per le parti,come è di cìafcuno tufo e V ufficio. Va
rie ragioni shanno àconfidcrare ncldiuidcre le parti.

Ma noi diuidiamo tedificio oueroper cofa , ne la quale


tutti gli edificij fi coucgcno, o per quella ne U quale fo^
nodifimili,Uacci il primo libro manifefiato couenirfiad
ogni edificio la regioe,(ara,la diuifionejl muro, il coper
to e le aperture, et in quefle cofe fono fimili. Ma fono dif
ferèti,per che fono alcuni fAcri, altri profani, alcuni pu^
blici,altripriuati^altriper necefiità,altìi per diletto, CT
altre uarie caufe fabricati. Cominciamo da quelle parti,
ne le quali fi conuengono-Nonfi uède che gratia ò digni
tk poj^i Ihumana induilria porgere à la regione, fé non

forfè gioua imitar quelli , che le miracolofé opere, de le


quali fi legge, trouarono . I quali però non fono da pru^
denti biafimati, fé fi danno a far e opere commode , ma
fc non fono ncccffxrie , li uituperano . E meritamente in
uero.Chi loderà Staficrate.come ha Fiutar co, ou ero dì*
nocrate/ecodo Vitruuio,il quale promettea fare delmo
te Athos laftatua dAleffxndro di loooo.huomini cap.u
cefNo biafimcrò già Nitocri Keina,ch€ piegato trefia*
te
q
DE LARCHITETTVRA
te lEufratc con lunghe CT profonde caue , lo coniujfe i
lApirU Ulano. Si fece la regione con ul fiume più for^^
te e con la copia de le acque più fertile. Ma piacciano ì
i Re tali opere xongiunguno i man infieme , tagliato il

terreno che gli diuidc^f^ianino i monti, facciano nuoue


IfolCyCongiungano k fatte k terraferma , non lafcino 4
gli altri cofé, che fipofino imitare , e cofi uadano lodati

a dcfccndenti . Saranno neramente le loro opere tatito


commcndate,qiwito farà in loro d utile più copia. QoRu
marono gli antichi fare i luoghi raguardeuoli co bofchì,
CT il paefe con la religione. Leggiamo tutta la Cicilia ef
fae {lata a Cerere facra. Ma txcciamo di quello. Viace
rami che fia il paefe di qualche finguUre e rara cofa do*^
tatOyche fia per uertu mirabile , e ne la fua generatione
ottima, come fé farà di temperato e collante aria , quale
è in Meroe^oue gli huomini uiuono quanto uogliono , O
fé ui nafceffe cofa non altroue ucduta,comc ambro, cin-
namomo Jpalfamo^b fé glifuffe alcuna diuina uertu , co-
ine e ne la tara in Eubofo \folajne laquale dicefi, che no
e cofa nociua.L'ara che è de la regione parte farà de le
rnedefime qualità ornata,ma preftaci la natura più cofé
con che potiamo meglio à tara giouare,che à la regio-

ne. Yìarrcmo promontorij che daranouario diletto ò ma


rauigliaytu faranno pendici , cime di monti ^ laghi, Jfe-

lonche,fonti e cofe fìmili,nc Icquali per muouere più ma


rauiglia,fara meglio hMare,che altroue. No/i ui man-
cano d alcuna memoria antica i negligi , / quali b per il

lungo ttmpOyòpcr la cor. dit ione di ejfe cofe.ò di loro aut


tori muo'.iono con manuigliagli occhi e la mente. No/i
dico de i campi jouc fu Troia.o de i Lentie i per fangue
humidii
L I B R O Vr, 122

humidi^ò de Thrafimenijò d'altri fimtli. Non diro faciU


mente quxnto à qucfto uaglia Ihnduflrìii CT humana opc
ra.T accio le cofc più facili ^cioc Platani cfjcr fiati con^
dotti per ma'' e ne lì fola di Diomede per ornare lara, e

che rizzarono alcuni principi colonne V ohelifci, ò aU


beri da defcendenti honorati, come tuliuo dd Nettuno e

Mincrua piantato fette preffò à la rocca dkthene lun^


go tempo. Taccio di molte cofeperpiu anni conferuatey
e da maggiori à defcendenti permane , come era in Che
bro il tcrebintho che dal principio del mondo fin à tan
pi di Ciofefo dicefii che durò , farà la cofa più degna
quello y che uietauafì per legge , che ne nel tempio de la
buona Dea:,ne in quello di Diana entraffero mafchi . E^
in T magra che donna non entrajfc nel bofco , e cofi in

fanéìa fanólorum del tempio di Gierufaléme.E che foli i

faccrdoti al tcpo^cioè delfacrificio,nel fonte in P.mtho

fi lauaffero.che ninno f^uti in Dolioli luogo in Roma ni


cino a la fogna mafima^oue fono di Pompilio Re le offa,
di è in alcuni tcpij fcritto^che no u entri meretrice.No
s'entraua nel tepio di Dianx in Cadiafe no co i piedi nu
di' Ne entrala ferua 6 fantefca nel tempio di Matuta,
Nel tepio diprodione in Rhodi no entraua banditore, e
nel tempio di Temo in Tenedo no s'ammetteano piferi.
Non era lecito ufcire del tempio di Gioue Alfefciofipn
ma non fifacea f.icrifcio.Nel tepio di PaUade in Athe^
ne^V in quello di Venere in Thebc nonjiportaua} heU
lera-Non erx lecito pur nominare il uino nel tempio di
fàna.Ordinarono ctiadio che la porta lanuale in Roma
non fi chiudefj} /e non à tempo diguerra.e che s'aprijfc

il tempio di lano^quando era pacejcx uolfero che il tem


q t pio
DE LARCHITETTVRA
pio di Uorta contimmctc jìejfe aperto.Sc uorrcmo noi
imiUre qmile coje^gìoueraforfe ordinare^chc ne le che
fé de martiri non entrino donneane in quelle de le uergia
ni huominuOuello è poi dignifimo^pur che con huma^

no ingegno fifaccia.ilche quantunque leggiamo ejferfat


to non lo crediamo fé non ne appariffe a nojìri di tef^
fetto.Dicono alcuni efjer fatto co humana indujìria che
in Co^atinopoli leferpinon nuocano ad alcuno ^ne u'en
trino cornici, E che nel terreno di Napoli non sodano le

cicale xhe Candia non genera ciuette.e che'l tempio rf'A


chille ne Vifola Doricene non fia dd uccelli moleilato.

In Roma nel foro Boario^non entra nel tempio d^Herco


le mofca 6 caneXhe diro di cofa à nojìri tcpi ueduta^ ne
Upuhliche fìanzede Cenforiin Vtnegia non entrano,
tnofche di generatione alcunafNe la publica beccarla in
Toleto non ui uedrai a tanno più che una mofca per
bianchezza noteuole . Lungo farebbe molte fimili cofe,
che leggiamo ynarrarcane fo troppo bene fé per natura,
ò per arte fiano fatte. Chi fa fé fiaper natura ò arte
quello che fi dice, che efce delfepolcro del Bebria in Po
to un' alloro Jal quale
fé fi piglia alcuna parte, ò fi por^
ti in nauejui no ceffano le dìfior die,fino chefigittafuo
rijion piour ne Vara del tempio di Venere . non marci
fcono nel tempio di b\incrua i fiacrificij lafcixtiuiSe fi

caua cofa alcuna delfepolcro d' Antco,fubito piouejino


che fi riempie il uuoto luogo. Affermano alcuni che que
fie marauiglic con arte fi finito . Sono gii gran tempo
annullate le imagini ,cheàgli a^hrohgi non fono nafco

fie, in che guifa fi facciano » Trouo da colui che la ulta

d^ Apollonio fcrijfe, che legarono i magi à la bafiMca re

gale
L I B R O VI» 12^

gÀÌe in Babilonia quattro ucccUì d'oro, chiamati da loro


lingue de DeiJ quali haueano forza di trahcre gli huo-

mini ad amare il Re . Tc^ifica Giofcfo grauc auttore,


Eleazaro hauer ueduto uno.prefcntc Vejpcfìanoj er ifi
gUoh^auicinato à le nari ctun indemoniato unaneUo, di
fubito hauerlo fanatoie confejja^che fece Salamone uer^
%che le infermità fanauano, Dice Eufcbio che Serapi in
Egitto chiamato da noi Vlutonefece ìncantefimi à cac^
'dare i demoni^e fece manifeiìo à che guifat demoni pi^
gliata figura de bruti animali ci nciano . Narra Seruio^
che con certi ìncantefimi gli huomini à la fortuna re/ì^
iìonc^ne poffono morire^fe prima di tale confcc^atione
non uengono priuati. Se ciò e uero , potrò ageuolmentc
credere queUo,che lediamo in ? lutar co, ejfer fiato appo
Vendei una jiatua , laquale tratta del tempio, ouunque
guardaua,empiua di terrore e turbamento, nepoteua al
cuno guatarli in faccia. Qucslo /la detto per foUazZo.
No/; diro più di quelle cofc,che generalmente ornano la
rd,cioè iljpacìojl circuito Jl terrazzare, ffianare,ejìd
bìlire,hauendone pienamcte nel primo, e terzo libro par
lato. Sia ottima,come dicèmofecca,uguale ,foda , CT X
quelTufo cheti accade atta et tJpedita.Gioua affai fé fla
ìaflrigata co una foli crona,de laquale parleremo, tratti
do del muro.Giouerafapere che Fiatone dice, che harra
il luogo più auttorità,mettendogli chiaro nome . \lche
ejjer piacciuto ad Adriano principe fi uede, per quei no
mi Lico,Canopcio,Achademix, TcpcO'dtri celebrino
mi yche à le camere del palaggio ne U uilla Tiburtina
puofe.

q .? v>reuc
DB LA.RCHITETTVRA
Breuc repctitione di diuidere acconciamente, e di ornare
il muro ex il tettoie che dcbbcfi offeruarc diligcn^

te ordine e mifura in comporre, Cdp.5.