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GBPress- Gregorian Biblical Press

Paul - One of the Prophets? A Contribution to the Apostle's Self-Understanding (WUNT 2,43)
by Karl Olav Sandnes
Review by: Romano Penna
Biblica, Vol. 73, No. 1 (1992), pp. 120-122
Published by: GBPress- Gregorian Biblical Press
Stable URL: http://www.jstor.org/stable/42611237 .
Accessed: 28/06/2014 09:15

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120 Recensiones

Novum Testamentům

Karl Olav Sandnes, Paul - One of the Prophets?A Contribution to


theApostle'sSelf-Understanding (WUNT 2,43). Tübingen,J.C.B.
Mohr, 1991. x-291 p. 15,5 x 23. DM 84,-

Questa Dissertazione,sostenutaall'Università di Oslo, affrontaun argo-


mentosicuramente interessante oltreche originale,tenutocontoche una ri-
cerca monografica sull'autocomprensione profeticadi Paolo non esisteva
ancora.E occorresubitodireche l'interrogativo del titoloricevepoi una ri-
spostapositiva.
L'Autorepartecon l'esaminarecome fosseroconsideratial tempodi
Paolo i profetidell'AT. Egli basa lo studioessenzialmente sulla Laus Pa-
trumdi Sir 44-50, corroboratada un brevericorsoa 2 Bar, Par Jer,e al
rabbinismo (il cui assiomasulla finedel profetismo vienegiustamente cor-
rettocon alcunelimitazioni). Ciò che ne risultaè che nel sec. I, a partele fi-
gurepiù alte di Mosè ed Elia, i profetipiù popolaridovevanoessereGere-
mia e Isaia (cf.i trattileggendari del primonelle Vitaeproph.).Questopri-
mo capitoloperòmi pareil menosoddisfacente. Per tratteggiare la situazio-
ne (pur omettendo tuttoil versantepagano) occorrevauna ben altraricer-
ca, che prendessein considerazione altriambientidel giudaismocontempo-
raneo,come quello apocalittico(d'altrondeè ignoratolo studiodi J. Bar-
ton,Oraclesof God.Perceptions ofAncient Prophecy inIsraelaftertheExile
[London1986]).
S. proseguelo studioaffrontando quello che egli ritieneil testo-base
della sua tesi:Gal l,15-16a.Qui l'Apostoloimpiegaun vocabolarioe delle
tradizioniprofetiche, che ne manifestano non solo una meraconoscenzadel
linguaggiobiblico,ma ancheuna chiaraautocoscienza.L'Autoreha buon
gioconel rifiutare la posizionedi B.H. Brimsmead, secondocui il testopao-
lino sarebbesolo un'eco della concezioneprofetica dell'apostolatodegliav-
versarie non della propria,dato che anchela struttura narrativadel passo
mettebenein risaltola chiamatadi Paolo con reminiscenze di quelleprofe-
tichedell'AT. La cristofania di Damasco fondadunquela concezionepro-
feticadell'apostolatodi Paolo, contrassegnata dall'incaricodi predicareil
vangelo.Una conferma vienepoi vistanel terzodei raccontidi vocazione
presentinegliAtti(e cioè 26,16-18),anchese Luca non pone mai aperta-
mentePaolo nellalineadel profetismo. Purtroppol'Autorenon sviluppala
componente della missioneai Gentilicome parteintegrante della chiamata
divinae dell'autocomprensione dell'Apostolo;ma occorrepurchiedersi fino
a chepuntoquestodato possa entrarea farpartedi un'identità profeticaal-
l'internodella tradizione giudaica:forsela rispostaandrebbepiuttostocon-
trola tesidell'Autore, ma in ognicaso il Deutero-Isaiapotrebbevenirgli in
soccorso.
Su questabase,S. cercapoi di confermare la tesiutilizzandodue criteri
metodologici: riscontrare la stessacoscienzaprofeticain altripassi paolini
sulla scortadi un campo semanticoomogeneoa quello di Gal (apostolo,

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predicazionedell'evangelo,rivelazione,ecc.) e il ripetersidi situazioniin


cui l'Apostolo dimostrila propriaautoritàcon questa stessa autocom-
prensione.
Vengonoallora dedicatialtrettanti capitolia una seriedi settepassi
delle lettereautentiche:1 Cor 2,6-16; 9,15-18; 2 Cor 4,6; Rm 1,1-5;
10,14-18;11,25-36;1 Ts 2,3-8.L'analisicondottadi voltain voltaè sempre
moltoaccuratae i giudiziconclusivionesti,ben bilanciati.Nel primocaso,
opponendosial concettocorinziodi profezia,Paolo fa della «parola della
croce»un nuovocriterio basilareperil discorsoispirato,tendente alla edifi-
cazionedella comunitàoltreche alla salvezzaindividuale; in tal modo l'A-
postolostessosi proponecome un «pneumatico»autorevoledi frontealla
disarmonica vitadella chiesacorinzia.Anchein 1 Cor 9 si fa luce un con-
cettodi servitore pienamente sottomessoa un padrone(cf. la anankē ), che
rientranel motivodella divina costrizioneesercitatasui profetisecondo
l'AT e ancheil rabbinismo. Inveceil motivodella visionedi Dio assiso in
trono,che soggiaceal terzotestoesaminato,non è esclusivodei profetima
è regolarmente associatoad essi, tantopiù che contestualmente Paolo si
presentacome una controparte dello stessoMosè. Quanto al prescritto di
Rom,S. distingue traciò che i lettoripotevanopercepire, che non concerne
la dimensione profeticadel mittente, e ciò che Paolo stessointendeimpie-
gandoalcuniconcettitipicidi una coscienzaprofetica. Il quintotestoè par-
ticolarmente peri suoi aggancia GÌ 3,5; Is 52,7;53,1;vi appare
significativo
l'idea tipicadei profetiescatologiciche proclamanola consolazioneultima
sullabase di una legittima missione.Il passo di Rom 11 implicaun oracolo
profetico sulla salvezzad'Israele,fondatosull'interpretazione della Scrittura
alla luce dell'eventoevangelico(comunquel'adattamento del linguaggiobi-
blico a una nuova situazioneinducel'Autorea non operareuna frettolosa
identificazione tra profeziaed esegesicarismatica, come vorrebbequalcu-
no). Infine,l'esegesidi 1 Ts 2 suggerisce di vederenel testoun Paolo che
rintuzzal'accusa di essereun falsoprofeta,fondandosisulla combinazione
deuteroisaiana di paraklēsised euanghēlion , sull'allusionea Ger 11,20 LXX,
e sull'antitesidelledimensioni umana e divinanella predicazione. Un ulti-
mo capitoloprendepoi ancorain considerazione il passo di Ef 2,19-3,7,l'u-
niconel NT a connettere direttamente apostolie profeti e a faredi Paolo il
loro modelloprimario(ma è difficilmente sostenibile l'interpretazione data
a Ef 2,20,in cui il genitivo« sul fondamento degliapostolie profeti » viene
intesocomesoggettivo, nel sensoche sarebberogliapostolie profeti a porre
il fondamento, consistente nellapredicazione dell'evangelo).
Dare un giudizioglobalesul risultatodi questaricercanon è semplice.
L'Autoreha impostatobene il suo lavoroe ha condottotuttauna seriedi
analisiche,se non altro,impongonoil problemae la sua importanza. Egli è
anchecoscientedelledifferenze esistenti traPaolo e gli altriprofeti cristiani
primitivi:si trattadi due tipidiversi,sia perla naturadellerispettive rivela-
zionisia peril mododi esercitare la lorofunzione.
ForseS. potevaancheseguireun'altrapista,quella dellacriticapaolina
dellaTorah.Confrontato con Geremia,che annunciauna nuova alleanzae
una leggescrittanel cuore(cf. Ger 31,31-34),l'Apostolopotrebbeapparire
in una nuovaluce profetica: sarebbecertoun profetismo atipico,ma parla-

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122 Recensiones

re di un superamento se nondi un declassamento della Leggeè possibileso-


lo da partedi un profetae di un profetaapocalittico.Da questopuntodi
vista,Paolo risultadavveroil testimone e l'annunciatore di una svoltaepo-
cale,quale può esseresolo chi,comeil profeta,ha la capacitàdi fìggere gli
occhinel fondodellecose e accorgersi che un nuovofuturoincombe,quello
segnatodall'evento-Cristo.
In definitiva,allo storicodelleoriginicristianeinteressaforsenon tan-
to la dimensione interioredell'autocoscienza di un personaggio (con ciò che
essa può comportare di psicologizzante)quantola sua effettiva collocazione
nell'ambitodella fenomenologia storico-religiosa.E qui è indubbioche
Paolo attingein qualchemodo alla dimensione profetica, la quale del resto
nel sec. I conosceuna tipologiaassai diversificata (da Gesù di Nazareta
Teuda,da Agabo finoa Elchasai,ecc.). CertoPaolo, perla sua chiamatae
il suo apostolato,è un tipopiuttosto a sé stante.Ma sicuramente non si può
ridurre la sua identitàa quella di profeta.Altrihannovistoin lui una sorta
di Rabbino(cf.J.Jeremias, Paulusals Hillelit[Edinburgh 1969]),altrianco-
ra un Maestrodi sapienza(cf. ora J. Theis,Paulusals Weisheitslehrer [Re-
gensburg1991]).La monografia di S. attirala nostraattenzione, e lo fa in
manieraeccellente, su un'altracomponente di quella eccezionalepersonali-
tà,cheora perciòci risultaancorapiù ricca.

Pont.UniversitàLateranense RomanoPenna
P.za S. Giovanniin Laterano,4
1-00120Roma

L. ThurÉN, The RhetoricalStrategyof 1 Peter: withSpecial Regard


to AmbiguousExpressions. Âbo, Akademis förlag, 1990. 213 p.
21 X 15

L'approccioretorico, propostoda L. Thurén,rappresenta una svoltadecisi-


va nello studiodella 1 Pt. L'autore si proponedi motivare,mediantela
strutturaretorica(2), le espressioni ambigue(4-40),non soltantoin riferi-
mentoai participi(cf. 1 Pt 1,13;3,16),ma ancheai sintagmi ed alle formu-
lazionicristologiche (cf. 1,18-21;2,21-24)della 1 Pt (27). La sua fondamen-
taleintuizione consistenellospiegaretaliespressioni ambigue,non a partire
da un ipoteticoretroterra giudaico,come aveva sostenutoD. Daube, né a
causa della povertàlinguistica dell'autore,comeaveva propostoE. Mayser,
bensìcome «strategiaretorica»o persuasivadell'autorestesso.Così, la 1
Pt sarebbedestinata,non ad uno, bensìa due tipidi destinatari. Da una
partesi trovanoalcuniche, «in modo passivo», per non incorrere nelle
persecuzioni, cercanodi adattarela loro fedealla societàpagana (112-119);
dall'altra,si trovanoquanti,«in modo attivo»,accentuanola loro opposi-
zionealla stessasocietàdel tempo(119-123).Infine,perle affermazioni che
non si riferiscono all'uno oppureall'altrotipo di destinatari (cf. 1 Pt 1,22;
4,7-11;5,1-11),è necessarioriconoscere dei problemigenerali,internialla

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