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Romano Amodeo

Armagheddon
«A.Roma’, che dono!»
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Scritto a Saronno, di ritorno da Belo Horizonte
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L’ultimo annuncio.
Lunedì 25 agosto inizia questo mio ultimo libro, l’ultimo che scri-
verò nella mia vita.
Tirerò la somma conclusione di quello che mi è accaduto vivendo
in questo primo lato del mondo che ne ha due. Lo farò, per la prima volta
assistito da un programma di scrittura automatica, per cui credo che il
mio linguaggio scorrerà più fluido, perché riprodurrà esattamente il mio
pensiero per come esso si svolge usando la parola detta.

Nella conclusione della vita è sempre da farsi il punto conclusivo,


cercando di descrivere l’esistenza trascorsa nelle sue varie fasi, per come
essa è, per chi essa è stata condotta, sviluppata, articolata, per come si è
giunti proprio a quelle fondamentali conclusioni.

Questo è necessario soprattutto quando le conclusioni cui una vita


giunge sono straordinarie, eccezionali, direi uniche come quelle cui è ar-
rivata la mia. Infatti, pur essendo io una persona ragionevole e che fa uso
della sua ragione quando assume i suoi giudizi, io sono arrivato a credere
accaduta a me una cosa che in tutta l'esistenza del mondo, comprenden-
dovi passato presente e futuro, accade una sola volta e ad un solo uomo:
la discesa del Dio Padre e del Dio Spirito, sulla terra, per vivere in me in
prima persona e realmente usando il mio corpo mortale.
La domanda, immediata, che nasce allora dentro a chiunque si pos-
sa trovare nella mia unica condizione è questa e non può essere altra:
“Possibile che stia succedendo e sia successo proprio in me?”.

Io mi sono proposto questa domanda, però, solamente a 64 anni


compiuti. Fino ad allora avevo percepito una straordinaria e impossibile
capacità apparente, appartenente alla mia persona, di compiere cose as-
solutamente impossibili non solo a me, ma a tutti.
Nella legge fisica – infatti – ci sono punti morti, domande che sono
ancora irrisolte, senza soluzione. E a me, un architetto, proprio a me po-
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teva mai succedere che io risolvessi questi dubbi, superassi questi punti
morti, arrivando a delle soluzioni così avanzate da non essere prese
nemmeno in considerazione dal mondo scientifico?
Sono soluzioni che, anche quando sono state mostrate in maniera
esplicita al mondo scientifico, avevano in sé un tale avanzamento rispet-
to agli obiettivi presenti della scienza, da sembrare come dei salti in a-
vanti, che scavalcassero tutta una serie di condizioni intermedie e di pas-
saggi che dovevo esistere, e quindi apparivano come vere improvvisa-
zioni e, più che opera di raziocinio, di una fantasia che facesse non della
fisica, ma opera della fantascienza. Nel Newsgroup italiano di scienze
fisiche, quando ho proposto le mie conclusioni, non le ho avuto accettate
proprio per l'accusa rivolta a me di non esercitarmi nella scienza, ma del-
la fantascienza. Ve lo riferisco per farvi capire come io avessi realmente
fatto dei passi da gigante, presentando conclusioni ancora troppo avanza-
te rispetto allo stato attuale della conoscenza, troppo per essere creduto
che operazioni veramente conseguite a passi regolari e scientifici, com-
piuti uno dopo l'altro, fossero state veramente fatte e non dei grandi balzi
in avanti, della pura fantasia. Ciò è avveduto anche quando io ho detta-
gliatamente mostrato tutti i passi e i passaggi, nella giusta sequenza che
portava a queste così avanzate conclusioni.
Ebbene, lo stato attuale della conoscenza scientifica è tale che, pur
avendo io ho indicato la sequenza perfetta di tutte le azioni che portava-
no a quei punti straordinari, la stessa sequenza non era poi riconosciuta
come una serie di passi progressivi che portavano ai nuovi risultati.
A me sarebbe toccato, dunque, di riuscire a compiere questi passi
nemmeno riconoscibili in essi stessi, e la domanda ovvia per me era sta-
ta: “ma come è stato mai possibile? Come è possibile che io, un architet-
to, anche se sono una persona che ho studiato a modo mio la fisica, pos-
so essere stato capace di tanto?”
Io nel corso degli studi universitari di architettura avevo studiato gli
argomenti scientifici sui libri, ma dopo avevo proseguito non più stu-
diando sui libri, bensì nella mia mente, nella mia mente soltanto, che
cercava di immaginare come fosse possibile, partendo da alcune posi-
zioni precise, arrivare ad altre. Quindi io avevo realmente compiuto uno
studio in relazione alla fisica, ma non uno studio per come si intende sia
lo studio, ossia la lettura di libri, di testi che permettessero una più ap-
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profondita preparazione culturale, tale poi da consentirle la capacità di
giungere a determinare delle nuove scoperte. No i miei studi erano solo
esercitazioni mie personali, compiute solo con la mia ragione, e che, sa-
pendo dove collocare un obiettivo, cercavo di raggiungerlo compiendo
tutti i passi necessari, secondo me, a compiere felicemente tutto questo
cammino.
Certo, questa è una esercitazione relativa alla scienza, ma non è
uno studio fatto così come si intende che sia lo studio, non è approfondi-
re la conoscenza degli altri per avere poi la necessaria competenza per-
sonale indispensabile a compiere questi passi.
Il mio era il tentativo umano di arrivare a questo risultato usando
semplicemente e solo quel bagaglio di informazioni per come erano esi-
stenti nella mia memoria, quella di una persona che oramai aveva com-
piuto questi studi… diciamo così: “classici”, facendolo nel corso di studi
universitari di architettura fatti ormai una trentina di anni prima e che e-
rano rimasti nella mia memoria solo come un suo sottofondo.
Tra l’altro negli esami che avevo dovuto superare e che avevano ri-
guardato la Fisica, la Chimica, la Matematica io ero quasi sempre uscito
come attraverso il classico “rotto della cuffia”, meritando dei 18 o poco
più Di conseguenza la mia stessa preparazione universitaria in relazione
a questi argomenti di scienza non era stata tale da determinarmi qualcosa
che fosse in sé veramente ad alto livello e tanto importante da sopravvi-
vere nella memoria per più di trent’anni.
Così di fatto sprovveduto, come avrei potuto riuscire laddove sten-
tavano ad aver risultati validi studiosi promossi negli esami di Fisica con
30 e Lode e che poi avevano fatto della ricerca lo scopo di tutta la loro
vita.
Così ragionavo perfettamente bene, se io mi domandavo:
“Ma come è possibile che io abbia avuto questa capacità di compie-
re questi balzi in avanti di scienza e non di fantascienza?”

Credo che siate tutti d'accordo con me che il giudizio espresso dai
vari scienziati sulla impossibilità che io compissi realmente dei passi po-
sitivi fosse un giudizio assolutamente ben fondato!
Quando Benito, mio fratello, si sentì rimproverato da me di aver ri-
cevuto il mio aiuto per tre mesi interamente spesi da me per sistemare la
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sua casa, mentre egli non aveva voluto mai spendere nemmeno un’ora
per controllare ed aiutare il mio lavoro in fisica, essendo egli il laureato
in Fisica e non io, Egli mi rispose: "L'ho fatto di proposito" e aggiunse
"Dove potevi arrivare? Non avevi i laboratori, non avevi strutture, non
avevi una preparazione tecnica appropriata! Dove poterli arrivare? Io
di proposito non ti ho voluto incoraggiare a farti continuare a cercar di
raggiungere quello che in nessun modo potevi conseguire. Tu stavi pro-
prio perdendo anni di vita impiegati a raggiungere una possibilità che
assolutamente non esisteva, per te!"
Benito aveva pienamente ragione. Mio fratello non avrebbe avuto
alcun motivo per non incoraggiarmi in un tentativo addirittura assurdo,
considerati i miei mezzi.
Ora, andando con la memoria a quei tempi, io capisco che aveva
perfettamente ragione. Ma, ripensando a quello che è accaduto dopo, mi
sono reso che avevo ragione anche io. Mentre infatti Benito confidava
solo sulla mia capacità, io, che soprattutto stavo spendendo e avevo spe-
so la mia vita interamente per far esistere Gesù Cristo, confidavo, senza
nemmeno accorgermene, sull'aiuto divino dato a me da Gesù. Con l'aiuto
di Dio, infatti, ogni incapace può divenire virtualmente capace di tutto.

Io mi ero accorto – infatti – di questa grande capacità che, improv-


visamente, era intervenuta della mia vita e mi aveva addirittura trasfor-
mato in una sorta di straordinario e impossibile "nuovo Leonardo da
Vinci ". Nel 1993 ero stato al “Maurizio Costanzo show” e lì avevo pub-
blicamente espresso, a tutti gli Italiani, proprio questo mio dubbio: "Ma
chi sono io? Un nuovo Leonardo?".
Maurizio Costanzo l'aveva “buttata sul ridere”, mi aveva deriso con
un certo qual garbo, ma era chiaro a tutti, era evidente a tutti che un uo-
mo della mia età, se fosse stato un vero "nuovo Leonardo da Vinci "… lo
avrebbe già dimostrato da molto tempo. Io invece uscivo così,
all’improvviso, dall’anonimato con quella “sparata” che poteva essere
accettata solo come una provocazione di cui sorridere.
Anche a me sembrava paradossale che io potessi essere un nuovo
Leonardo da Vinci… stavo evidentemente sbagliandomi. Solo 9 anni
dopo mi sarei accorto di essermi sbagliato in difetto e non in eccesso…
perché mi sarei accorto di essere addirittura Dio Padre, e il Dio Spirito
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santo. Nemmeno un Dio solo, ma ben due. Quello che manca a Leonardo
da Vinci per raggiungere la condizione di un solo Dio è uno spazio anco-
ra superiore a quello che manca a un illustre sconosciuto per essere un
Leonardo da Vinci. Figuriamoci poi quando uno è due Dio in uno solo!
Ecco perché, all'inizio, io ho detto che la mia esperienza era unica!
Solo uno, in tutta l'esistenza del mondo, può arrivare a dare corpo a
quell'unico Dio che, se vive in una persona, vive in quella unica e sola in
tutta quanta la storia dell'uomo.

Voi direte:
"e Gesù Cristo? Non era forse Dio? ".
Io vi rispondo dicendo che:
“Sì, Gesù Cristo era Dio, ma nella persona unica del figlio di Dio.
In me Dio si è presentato nella persona unica del Dio Padre e del Dio
Spirito santo.
Così come in Gesù Dio si era presentato nella sola persona del Fi-
glio che, salito in Cielo, avrebbe poi mandato il Padre Spirito salto”.

Ora c'è una bella differenza, anche, tra il Figlio di Dio e il Dio Pa-
dre. Possiamo dire che tra il Figlio unico di Dio e il Padre di Gesù Cri-
sto, c'è ancora più distanza di quanta ne possa passare tra un uomo nor-
male e un Leonardo da Vinci.
Infatti il Figlio di Dio è, per sua stessa dichiarazione, chi è stato
mandato dal Padre a illustrare le Paterne ragioni. Le ragioni del Figlio
Gesù sono le ragioni di Dio in funzione del loro essere le ragioni del Pa-
dre. Solo il Padre è chi decide tutto, solo il Padre prepara per il Figlio
Unico prediletto e i Figli tutti il loro mondo limitato, delimitato, protetto.
L’Unico Figlio prediletto da Dio vive, assieme a tutti gli altri figli
di Dio, in una condizione protetta, in un mondo costruito apposta per i
figli, cioè affinché facciano la dovuta esperienza. I figli devono compie-
re la loro preparazione per la vita.
Lo scopo per cui è stato costruito il mondo dei figli è quello di con-
sentirgli di prepararsi per il momento successivo, in cui ogni figlio possa
divenire Padre, possa assumere il risultato di tutta la sua esperienza per
passare di ruolo, per cominciare a poter essere finalmente libero di gesti-
re infine la sua possibile e matura paternità, nei confronti dei suoi futuri
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eredi.
Questa è la differenza sostanziale che passa tra il mondo dei figli e
il mondo del Padre. Infatti il mondo del Padre è quello volto a costruire
per i figli questa condizione protetta.
Possiamo fare un esempio, facile da capirsi. Il mondo del Padre e
simile a quello del mondo di un Alessandro Manzoni, il quale ha una se-
rie dei figli, scaturiti tutti e solo dalla sua immaginazione, e sono Renzo,
Lucia, Don Abbondio, l’Innominato… personaggi buoni e cattivi, che
devono essere inseriti in una storia delimitata che questo autore poi
chiama “I promessi sposi”. In questa storia ogni figlio riceve dal Manzo-
ni ogni cosa: pensieri, parole, opere e mondo intero. Tutti gli accadimen-
ti di questo mondo sono già configurati tutti quanti, dalla fantasia e
dall’attività di Alessandro Manzoni, che gli dà vita grazie al dono del
suo stesso tempo.
Egli considera le prerogative personali concesse ai vari Renzo, Lu-
cia e a tutti gli altri. Ciascuno di essi è immaginato con un suo carattere
fondamentale.
Questo carattere in un certo senso condiziona il modo con il quale
poi l'autore lo farà esistere. Un personaggio voluto in questa opera come
un personaggio buono avrà questa condizione della bontà come un attri-
buto suo che incide sull’operato del Manzoni quando egli deve pensare
per lui e agire per lui.
Allora l’Autore dà spazio ai suoi pensieri, alle sue parole, alle sue
opere e all'esercizio della sua libertà, e questa libertà, del personaggio, si
esprime attraverso le scelte apparenti del personaggio.
Messo di fronte ad un dilemma, se fare questo o fare quello, il per-
sonaggio sembra liberamente scegliere, ma non è davvero lui, in fondo,
chi liberamente sceglie. Chi sceglie per conto suo e poi attribuisce alla
libertà della sua creatura quella scelta, è il Manzoni.
Così la scelta libera del personaggio appare libera, ma è tutta con-
dizionata interamente alla scelta per conto suo del Manzoni, ed è dunque
una scelta che gode di una libertà secondaria.
Così succede che un cattivo influenza con la sua natura il Manzoni
quando l’Autore lo deve far esistere e - per farlo - deve calarsi il lui e vi-
vere personalmente tutta la sua cattiveria. Quando il Manzoni farà essere
il malvagio, sarà dunque anche egli condizionato da quanto ha conferito
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al personaggio, al punto che il suo carattere costringerà l’autore stesso ad
assumere anche i pensieri malvagi, i desideri torbidi e tutte quelle condi-
zioni che, in un certo senso obbligheranno il Manzoni ad essere come
non vorrebbe e ad escogitare malefatte.
Lo scrittore di un libro giallo, in cui si esegue un delitto perpetrato
da una mente diabolica, costringe l’Autore a impersonare quella mente, e
per lui è fuorviante, perché di certo non si compiace di vivere quello sta-
to. Eppure anche l’assassino è il necessario figlio di uno scrittore di libri
gialli e suo Padre fornisce tutto anche a lui: pensieri, parole ed opere.
Per ogni Autore che si rispetti, deve poi trionfare il suo ideale. Per
il nostro Creatore, per di più, deve vincere anche l’amore e il nostro Pa-
dre del Cielo è stato descritto da Gesù come il Buon Seminatore, che de-
stina il buon seme della sua immaginazione, a far esistere figli buoni e
figli cattivi.
Egli però, a differenza di ogni creatore umano, darà modo ad ogni
seme buono di portare il suo frutto, sia che fosse caduto sulla strada, sia
tra le pietre, sia tra le spine, sia nella terra buona.
E questo perché tutti i figli, buoni e cattivi, sono stati decisi tali
proprio da Dio, ed Egli non può caricare loro le colpe del personaggio
che hanno dovuto interpretare, e solo per imposizione del Padre e non
per loro libera scelta.
Dio potrà anche mostrare l’esistenza dell’Inferno. Ma in esso non
manderà in eterno i Figli interpreti di quel personaggio, ma solo il perso-
naggio, perché consentirà ad ogni figlio di uscire a poco a poco da quel
personaggio.
Il nostro mondo è infatti un'opera particolare, è un mondo che è sta-
to costruito dal Padre appositamente per il bene di tutti i figli e, attraver-
so di essi, di Dio stesso.
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Il mondo dei figli.


Ora, in un mondo in cui tutti siamo figli di questo Padre nostro che
sta nei cieli, il nostro ambiente, il nostro universo è il luogo costruito ap-
posta per i figli.
Gesù Cristo è generato dal Padre come l’esempio fulgido che esiste
per tutti i figli: egli è l’unico nel quale il Padre si è visto compiutamente
realizzato e rappresentato.
Quando Gesù si battezzò e i cieli si aprirono e si udì la voce “que-
sto è il figlio mio prediletto di cui mi sono compiaciuto” tutto ciò fu coe-
rente a quello che sto dicendo e che è la rivelazione diretta che il Padre
dell'opera fa a tutti i figli inseriti nell'opera, dicendo loro chiaramente
che il Padre entra in un Figlio come tutti i figli e quel Gesù è il solo pre-
diletto così tanto da Dio, da avergli concesso le divine capacità che altri
non hanno avuto, di poter fare tutto.
Questa capacità personale è la prerogativa del Dio Padre onnipo-
tente. Infatti, nell'opera scritta per i figli, accade tutto ciò è solo quello
che il Padre vuole che accada. E allora, quando il Padre proietta la sua
esistenza nel figlio in cui si predilige, assume in lui la condizione di un
Figlio Unico, che ha ricevuto dall’unico Signore, attivo come un Padre,
l'incarico di far capire, in questo mondo di figli voluti buoni e cattivi,
come il Padre dia certamente vita a tutti, ma abbia poi le sue idee e i suoi
gusti precisi: egli ama il bene, lo vuole e dispone affinché esso infine
vinca e dimostri in tal modo tutta la sua divina capacità di risolvere se-
condo il suo disegno tutte le situazioni esistenti nel mondo.
Così Dio Padre, per dimostrare questa capacità paterna in un figlio
voluto come tutti gli altri sotto il profilo fisico, gli dona le capacità pa-
terne di cambiare a suo modo la storia del romanzo e di compiere prodi-
gi. Questo figlio cammina sulle acque, comanda sugli agenti atmosferici
e fa cessare le tempeste, porta dall'altro mondo a questo alcuni morti, ri-
genera parti del corpo consumate dalla lebbra. Egli mette tutte queste
capacità prodigiose in un unico Figlio perché esse devono dimostrare a
tutti gli uomini che questo nostro mondo, che in apparenza sembra con-
dotto da uomini capaci di fare tutto, in effetti ha in loro degli incapaci.
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Esiste infatti un suo unico e solo creatore, ed è onnipotente. Se que-
sto nostro mondo fosse quello de “I promessi sposi”, e noi fossimo come
Renzo, Lucia e tutti gli altri, dobbiamo poter arrivare a capire che ab-
biamo a monte un nostro Alessandro Manzoni, che sta formando di sana
pianta per ogni personaggio la sua vita, la sua capacità, il suo futuro.
Dunque il compito fondamentale che i figli devono avere, prima
ancora di quello di pensare alla loro vita, è di sapere che essa è tutta
condizionata dal volere del solo e vero Padre. Pertanto, se desiderano
cambiamenti della loro storia, non devono affidarsi esclusivamente alla
loro capacità, ma al volere del Padre, come di questo solo Manzoni che è
il solo arbitro del suo libro.
E allora Gesù consiglia a tutti di pregare il Padre, ma intanto dice
anche che quello che poi occorre loro è già noto al Padre, che ha già pre-
visto tutto per il loro bene, per cui si fidino di Lui. Gesù stimola alla pre-
ghiera fatta a Dio perché vuole che tutti capiscano che è tutta opera Di-
vina. Continua a insistere su questo argomento e racconta che la bellezza
di un giglio esiste senza che il fiore semini o ari il suo campo. Esso è vo-
luto da Dio ed è più bello di qualsiasi gemma esistita nella reggia di un
gran re. E quando il Cristo dice “Non potete aggiungere un solo momen-
to alla vostra vita e i vostri capelli sono tutti contati”, egli insiste su
questo modo di essere, di ogni cosa, nella piena dipendenza dal Padre.
Il Figlio unico prediletto in tutto cerca in tutti i modi di far com-
prendere a tutti che esiste un destino insormontabile che sta tutto nella
volontà del Padre. L'uomo crede di essere libero, ma questa libertà è
condizionata interamente al volere del Dio unico che gliela dona.
E allora l'uomo, in questo suo sentirsi libero e padrone così della
sua libertà, se desidera ottenere veramente qualcosa, bussi al Padre e Dio
gli aprirà. Occorre la fiducia assoluta in Dio, perché Egli è un Padre
buono, misericordioso, che conosce il bene vero di ogni figlio e a cia-
scuno lo dà in modo assolutamente gratuito.
Ecco, tutto l'orientamento che il Figlio dell’uomo dà ai fratelli è ri-
volto a far loro comprendere che tutto dipende dalla volontà del Padre,
anche la loro volontà. Anch'egli, pur essendo il figlio prediletto di Dio e
dunque avente la stessa intenzione del Padre, anche egli dipende intera-
mente dal volere di Lui. Così, quando mancherà poco alla sua esecuzio-
ne e a quell’agonia che per il figlio Gesù sarà terribile, egli suda sangue
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dell'Orto degli Ulivi. Vorrebbe non bere questo suo così troppo amaro
calice, ma ancora una volta dice:
"Non la mia volontà, Padre, sia fatta la tua!".
Sto cercando di farvi capire come la preghiera consigliata da Gesù
non sia finalizzata all’ottenere secondo le cose richieste, perché questa
necessità non esiste, giacché il Padre sa meglio di ogni figlio le sue vere
necessità, ma a fissare chiaramente nella mente di ciascuno che egli è so-
lo una Creatura, interamente parte di un supremo disegno che è perfetto,
in termini qualitativi e ancora perfetto nel senso di già perfezionato.
All’uomo resta solo da vedere e condividere, accettando la Divina
provvidenza e in tal modo salvando la loro anima.
Per raggiungere questa salvezza la cosa fondamentale è di abban-
donarsi con fiducia nelle mani di Dio Creatore.
Ma l’uomo è di dura cervice per stessa volontà di Dio, tanto che le
lezioni che debba ricevere siano continue e di tutti i possibili tipi.
Lo stesso Padre Nostro, era stato così espresso da Gesù:
“Padre Nostro che sei nei cieli, è santo il tuo nome, viene il tuo re-
gno, è fatta la tua volontà, come in cielo così in terra.
Ci dai oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti
come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci induci in tentazione ma
ci liberi dal male.”
La preghiera non era un auspicio, espresso con i “sia santificato…
sia fatta… dacci… non indurci…”, ma un riconoscimento, espresso con i
“è santo… è fatta… ci dai… non ci induci…”. Ma la “dura cervice” vo-
luta anche per gli Apostoli da Dio Padre, li ha portati ad esaltare il loro
ruolo, esaltando la loro volontà nei confronti di quella del Padre, come
se Dio avesse bisogno dei loro auspici.
Dio non ha bisogno che l’uomo “voglia santificare” ma che egli ri-
conosca che Dio è “è santo” e che “è fatta la sua volontà” perché è que-
sto il modo di essere divino e quanto accade grazie alla sua onnipotenza.
L’uomo è accoppiato a Dio come lo sono Padre e Spirito santo, e
non può esercitare nessuna opera senza compiere ciò in Comunione, es-
sendo l’uomo solo come l’immagine riflessa di Dio. Una immagine che
è assolutamente condizionata al volere di Dio.
A questo fine doveva essere vissuta la preghiera: al raggiungimento
consapevole di questa unione assoluta tra Dio che dispone e l’uomo che
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agisce solo come chi si rispecchia nel Creatore e, grazie al suo essere,
esiste in questo modo assolutamente subordinato, vivendo di riflesso.
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Il Padre nel mondo dei figli.


Ecco allora che quando il Padre viene personalmente al mondo,
non ci viene come il Figlio, che dipende dal Padre, ma proprio come chi
scrive tutta la storia. Ci viene però anche da figlio, ossia come chi è inse-
rito anche in quanto tale nella storia dei figli e del loro mondo. E ci viene
nello Spirito santo dell’assoluta trascendenza di ogni cosa rispetto a que-
sto mondo di uomini assolutamente delimitati.
Lo Spirito santo di trascendenza è quanto porta il Padre a poter tra-
scendere ugualmente da questo mondo, pur se vi si è imprigionato, e lo
porta poco a poco a comprendere il mondo posto sopra a quel suo dise-
gno e che appartiene alla sfera del Padre che ne decide tutto l’ordito. Lo
Spirito santo è chi raccorda con ogni rigore l'opera creata all'essere
sommo del creatore. Si esprime nel nostro mondo come la Verità.
Nel caso specifico, lo Spirito santo porterà infine il Padre, disceso
come ogni uomo comune nel nostro mondo, a riconoscersi, ma solo do-
po un intero periodo di tempo, costituito da 64 anni, volutamente pari al-
la potenza di 1+1 elevato a 3+3.
Questo perché è in gioco la Potenza del Dio Uno e Trino, ma che
ha alla sua sorgente la coppia divina Paterna data dal Padre e dallo Spiri-
to santo (divino modo, quest’ultimo, dell’essere di Nostra Signora).
Pertanto è sulla base della sostanziale coppia Padre e Madre, Si-
gnore e Signora, che si realizza la potenza 3+3 della stessa coppia.
Saranno 64 anni indispensabili alla “presa di coscienza” dell’uomo
comune, un peccatore, di “essere Dio Padre e Dio Spirito santo”, anni
costruiti con il dovuto criterio scelto da Dio, a maturare quella “presa di
coscienza” sulla base della potenza trinitaria della Coppia genitrice, a
quel punto, anche del Figlio: il Dio UNO = 1/1, impostato sul fondamen-
tale DUO, consapevole di se stesso e collocato in un Figlio.
Riconosciutosi come il Padre e Spirito santo, questo nuovo Figlio
dell’uomo potrà completare quello che non aveva potuto compiere e
completare il Figlio dell’uomo Gesù.
Gesù non aveva potuto superare, se non idealmente, il suo stesso
ruolo di figlio.
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Tra Padre, Figlio e Spirito santo, esiste una differenza, anche se
quanto è diverso è riferito ad una cosa sola. La diversità sta proprio nel
ruolo, perché il figlio è subordinato ad Padre, ma in presenza dello Spiri-
to santo il cui ruolo è di riunire Padre e Figlio in una sola unità dinamica,
diversa però nei suoi due opposti versi di possibile percorrenza.
In questa linea attiva, il Padre provvede al Figlio, ma mettendosi a
servizio del Figlio perché sia a sua volta il Padre.
Padre e Figlio sono nella stessa linea dell’essere, ma con i ruoli di-
versi di uno che decide per l'altro, nel bene vero per l'altro che si attua
mettendosi a servizio dell'altro.
Il Padre domina come uno straordinario servitore del Figlio, tanto
che gli crea tutto il mondo, gli crea tutta l'esistenza.
Quando il Padre viene al mondo, pertanto, non vi giunge come un
dominatore, ma come un assoluto servitore, senza ruoli di comando. Sarà
inserito nel mondo con il solo fine della sua esistenza e sopravvivenza.
Infatti il Dio creatore crea (per ogni persona ma anche per tutta la
storia dell’umanità) un suo possibile momento finale, una sua possibile
Apocalisse, nella quale tutta l'esistenza del mondo sia infine condiziona-
ta alla verità dell'esistenza del Dio Creatore.
Se non esistesse il Padre non esisterebbe nemmeno tutto il mondo
creato da lui. Di conseguenza, sotto il profilo escatologico, il Creatore e
la sua terrestre umana creazione arrivano a questo momento finale e de-
cisivo, in cui il mondo, interamente creato dal Signore dell’esistenza e
della vita sulla terra, è messo in crisi totale, per un momento finale della
possibile fine dell'esistenza reale di tutti i figli creati sulla Terra.
E allora il Padre, sceso sulla terra per servire alla vita dell'uomo,
deve dimostrare (e vuole farlo) che questo sarà il suo fondamentale ap-
porto: egli in persona servirà ad impedire la fine della sua stessa opera.
Lo farà, per chiarezza, dimostrando che il mondo non finisce, né il
mondo né i figli, ma soltanto perché il Padre questa volta servirà, con la
sua vita, alla vita del mondo e ne impedirà la fine. Egli metterà in atto
una ideale bilancia e su un piatto metterà la sua vita reale e sull’altro
quella di tutta l’umanità. Ciò fatto, farà pesare nel modo giusto la sua
personale morte e grazie ad essa salverà la vita di ogni uomo.
Questo è lo scopo finale e fondamentale della venuta del Padre.
Egli è il Creatore, il creatore di tutto, ma lo è solo per servire amo-
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revolmente tutti i suoi figli. Li ama con l'estrema ed assoluta abnegazio-
ne dell'amore per se stesso. Egli ama i figli e dona loro la sua vita, per
preservare la possibilità della loro. Lo fa come Egli lo mostra realizzato
da qualsiasi creatore umano; anche il Manzoni dona la sua vita a far esi-
stere il romanzo de “I promessi sposi”.
Ecco, il Padre deve dimostrare “con i fatti reali” questo amore per
i figli, che sia superiore all'amore per la sua vita. E allora dona a se stes-
so una vita in questo mondo e poi la pone sul piatto della bilancia; da
una parte la sua vita, dall'altra quella di tutte le sue creature.
Cosa farà il Creatore? Prediligerà la vita umana concessa a se stes-
so oppure quella di tutti gli altri che dipendono da lui?
La risposta che il Padre desidera assolutamente dare è questa: io
prediligo la vita dei figli alla mia.
Come il Manzoni quando non si dà alla pazza gioia ma impegna il
suo tempo nel creare la sua opera umana in cui fa vivere gli altri, così
vuol fare il Padre che è in me, in questo Romano Amodeo che vi sta par-
lando: egli predilige la vita di tutto il mondo creato da lui alla sua stessa
vita, di lui Creatore.
Romano Amodeo, infatti, dopo di essere vissuto nell’impossibile
impegno di “dar corpo a Dio”, ora vuole che questo suo corpo “dato a
Dio” muoia, e proprio nella divina tensione di un Dio Padre che voglia
sacrificarsi nel suo corpo umano per far esistere e perpetuare la vita cor-
porea altrui su tutto il mondo, nell’imminenza della possibile catastrofe
che l’apostolo San Giovanni aveva chiamato Apocalisse.
Dio, infatti, è venuto in questo “personaggio”, di nome Romano
Antonio Anna Paolo Torquato Amodeo (sei nomi come il Duo Trinitario
di Padre e Spirito santo) al quale non ha concesso nessun privilegio. Al
contrario si è calato in un uomo giudicato Reo, Rio, accettando di avere
per sé in lui delle condizioni che tutti giudicherebbero assolutamente i-
naccettabili.
Con ciò avrebbe dimostrato di non essere venuto per ricevere rin-
graziamenti o ovazioni, ma per servire umilmente una umanità che non
avrebbe riconosciuto in lui niente di buono. Sarebbe stato vittima di tutte
le possibili ingiustizie, da parte di uomini, istituzioni e della stessa Chie-
sa Cattolica, dalla quale sarebbe stato giudicato (dai suoi sacerdoti su, su
fino al Papa) uno che poteva anche morire, essendo in fondo riconosciu-
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to solo come un povero di spirito e mentecatto che nessuno aveva inte-
resse a salvare se - per far questo - doveva piegarsi “a forza” a fare quel-
lo che Gesù aveva ordinato loro.
Giunto Dio a questa umana stazione, avrebbe “preteso con forza”
dalla sua Chiesa la sequela al vangelo di Amore del Figlio, altrimenti
“non avrebbe mangiato più che l’Ostia del Figlio fino a morire”.
E la Sua Chiesa, messa di fronte esattamente alla “morte di Dio”,
nella morte di un riconosciuto povero di spirito, si sarebbe sentita “ri-
cattata in Cristo!” e gli avrebbe detto chiaro-chiaro: “E muori!”
Gli avrebbe risposto così un Parroco (Don Luigi Carnelli) e di fatto
il Vaticano governato da due Pietro.
Giovanni Paolo II non avrebbe nemmeno risposto ad una richiesta
di “pura misericordia umana” fatta da 4 sacerdoti e 460 persone e Bene-
detto XVI non avrebbe nemmeno risposto a tre lettere del giornale “Il
Centro”, di Pescara, che gli segnalavano che “una pecorella smarrita
stava morendo di fame nell’attesa che il Buon Pastore la cercasse”.
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Il Padre non cerca lodi.


Tutti gli uomini credono che Dio Padre ami d’essere notato, ringra-
ziato, supplicato e venerato; pensano che Egli abbia fatto il tutto per ri-
cevere la gratitudine umana, per essere stato l’uomo oggetto di amore e
di creazione… e così lodi Dio! Non è così!
Dio Padre non ha bisogno e non cerca Lodi, preghiere, atteggia-
menti che siano ossequiosi verso lui perché è il Potente Creatore. Dio
Padre sa che ogni preghiera, ogni lode, fatta dall'uomo solo perché si
sente inferiore a Dio e sa che tutto dipende da lui, è un atto mirato solo al
personale tornaconto.
Ogni Padre di questo mondo non crea i figli per essere lodato da lo-
ro, ma solo perché ama di proiettare in loro stessi tutta la sua vita, e lo fa
gratuitamente, senza chiedere nulla, se non il rispetto della verità.
Che Padre sarebbe mai se concepisse i figli solo affinché poi tra-
scorressero interamente la loro vita con gli occhi puntati sul padre e in-
tenti solo a trascorrere la loro vita interamente per ringraziarlo, pregarlo
e venerarlo?
Dio non vuole che i Figli vivano per lui, ma per loro stessi, e li
vuole rendere indipendenti!
Pertanto chi concepisce che lo scopo ultimo dell’uomo sarebbe la
Preghiera e la Lode a Dio, non conosce Dio Padre!
Gesù lo disse: “non perdetevi in tante parole”.
Chiedete a questo punto perché le apparizioni della Madonna invi-
tino invece sempre e solo all’adorazione, alla preghiera, alla incessante
tiritera dei Rosari?
Accade perché la Madonna, al contrario del Figlio, per il suo amore
verso Dio, vuole a sua volta dare a Lui tutta la sua vita, e va oltre
l’abnegazione del Padre per se stesso, e cerca a sua volta di superarla,
nell’amore gratuito tutto offerto per la vita dell’Altro, il suo Sposo.
E’ una gara sublime, in cui ogni distinta parte vuol farsi serva
dell’altra. E tira in gioco il diverso ruolo esistente tra la Madre e il Padre.
Chi lotta per l’uguaglianza dei sessi trascura il ruolo specifico ca-
ratteristico di ciascuno dei due. Il maschio, nella lotta per la vita, è un
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esercito di possibilità, tutte in lotta tra loro, per raggiungere l’unico o-
biettivo della fecondazione di un ovulo. La sua caratteristica è
l’intrapresa, la decisione, la lotta, l’iniziativa.
La donna sta solo in attesa, con il suo ovulo, dell’iniziativa maschi-
le. Per cui quando è lei che prende l’iniziativa e va in cerca dell’uomo e
del compagno, ella snatura la sua vocazione profonda.
Nelle questioni normali della vita, maschio e femmina sono uguali
per intelligenza e capacità, ma quando si legano assieme, per costruire
una famiglia, l’ordine naturale stesso suggerisce che uno solo scelga, e a
questo ruolo è deputato l’uomo, reso dalla stessa natura più intrapren-
dente, più risoluto. La donna sceglie con più fatica, perché l’amore ugua-
le per tutti i figli le impedisce di badare ad altre ragioni. La donna ama di
più, è più fedele, abbraccia tutti nel suo grembo, perché la stessa natura
la predispone a poter accogliere ogni seme che la cerchi.
Pertanto, a livello divino, la Madre di Dio supera Dio stesso, nel
suo amore, mentre Dio Padre è più determinato nel suo scopo Creativo.
Così Maria SS nella sua vita non si mosse per determinare scelte, ma si
dispose ad essere la Madre di tutti, che ama tutti e che nel corso dei se-
coli ha evidenziato questo amore correndo lei a rincuorare l’uomo e a
confortarlo.
Ma quando Essa chiede Rosari, e sembra che Essa stessa “voglia
essere pregata incessantemente” (perché si sono 10 Ave Maria per ogni
Padre Nostro e Gloria alla Trinità), Ella non sta cercando preghiere, ma
la disponibilità del cuore ad accettare il volere di Dio.
Ed esso non sta nei Rosari, ma nel Rosario stesso fattosi uomo. Sta
in Dio Padre disceso in un RO di SA, un R. nel suo IO. Sta nel Dio ve-
nuto al mondo in Romano, nato a Salerno, e giudicato RIO, reo, colpe-
vole al punto da non essere considerato attendibile da nessuno. E’ Dio
che si è castigato il lui così ed il rimedio contro questo castigo, di chi si
è sottomesso e si è fatto assolutamente trascurare, è di non più trascu-
rarlo e castigarlo più.
La Madonna che invita all’assidua recita del Rosario in verità
incita a considerare il nuovo Verbo del Padre disceso a Salerno,
nell’IO di Romano.
Anche la Madonna, guidata dallo Spirito santo trascendente che in
lei incarnò il Verbo, si rivolge all’uomo nel modo TRASCENDENTE
21
dello Spirito santo, che con alcune parole terra-terra ne rivela altre
SUBLIMI e TRASCENDENTI.
La Madonna vuol superare la scelta di Dio che si è calato nel mon-
do in modo assolutamente oscuro, e che non cerca nulla per se stesso ma
vuole offrire solo in dono a tutti l’estremo servizio dato colla rinuncia
alla sua vita. E incitando al Rosario lo fa.
Ma lo fa non compiendolo in quel modo reale che, se fosse così,
violerebbe la TRASCENDENZA cui ella stessa è legata come Sposa.
Pertanto anche Nostra Signora non spinge col suo incessante Rosa-
rio a lodare Dio ma solo ad ascoltarlo sempre! Signore e Signora voglio-
no solo la libertà dei figli, perché è in tutti essi che Essi proiettano tutta
la loro vita unitaria! Tutti i Genitori vogliono solo che ogni figlio viva
infine liberamente la sua vita e non che stia sempre attaccato alla gonnel-
la della madre a pietre favori!
Il Padre, però, è più imparziale della Madre, la quale, essendo
mamma, con l’amore oltrepassa anche la giustizia. Il Padre è più conso-
no alla “via di mezzo” del Buddah. Per questo la stessa Madre è sostitui-
ta dallo Spirito santo della Verità, nella sua espressione divina. Le resta
quella più “umana” della Sposa che, non dovendo decidere, perché de-
cide lo Sposo e lo fa con Verità, lei può indulgere come “avvocata no-
stra”.
Il Padre, invece, deve dirigere la famiglia e lottare per la vita, af-
frontare come ogni padre sia il male, sia il bene, senza che un amore ec-
cessivo impedisca le possibilità di bene insite anche nel male. La “via
dimezzo” del Buddah è nel senso di un compromesso che però è divina-
mente compiuto nello Spirito santo della Verità che tutto serve per il be-
ne: sia il male, sia il bene.
La Madonna invece “umanamente” soffre quando un figlio prova
male.
Anche il Padre soffre, ma Egli va oltre questa sua stessa sofferenza,
perché se nell’esistenza non ci fosse una lotta da condurre e da vincere,
cesserebbe la molla stessa che la rende appetibile, bella e interessante.
Pertanto sta nella stessa natura del Padre che tutto sia mobilitato al
raggiungimento del fine estremo, senza pietismi, senza sopravvalutazio-
ne del dolore, del male, e di tutti gli altri aspetti negativi che devono es-
serci nella vita per il bene stesso della vita.
22
La differenza tra Padre e Madre potete vederla in una famiglia in
cui, quando c’è da fare la voce grossa, sia chiamato in causa il Padre. E-
gli è meno vicino al benessere momentaneo dei figli, di quanto lo sia la
madre.
E così è anche in relazione a Dio, perché Dio è la sublimazione
dell’IO da Dio stesso donato all’uomo, per vivere in essi. Solitamente,
nella famiglia, un Padre è più schivo di baci e abbracci, di quanto non lo
sia la madre. E’ lei che ha portato il figlio nel suo grembo, lei lo ha allat-
tato, e quel gesto le dava anche piacere sessuale, legandola al figlio co-
me una amante.
Pertanto così è anche la Madonna: è l’amante dei suoi tanti figli.
Dio padre invece non ama le smancerie, bada al sodo. E il sodo non
è lui, sono i suoi figli.
E allora proprio non interessa, al Padre, più di tanto, che un figlio
impieghi la sua vita rivolgendosi indietro, a lui. E gli mostra la faccia se-
ria, stimolandolo alle cose della ragione, affinché non prevalgano oltre il
dovuto le ragioni del cuore.
A sua volta il Figlio Gesù dimostra di vivere e voler vivere nel di-
segno del Padre che lo ha mandato, ma poi insegna a tutti il suo punto di
vista del Figlio di Dio, che fa la volontà del Padre. La fa però nel modo
caratteristico ad ogni figlio, così egli si occupa alla libertà che il Padre
gli concede, concede a tutti, e cerca di orientarla al bene. Non è il bene
di questo mondo, perché qui chi ama la sua vita la perde e solo chi la
perde la ritrova davvero. Gesù lo indica chiaro che solo nel mondo che
segue alla morte vi sarà la vera libertà.
Non ostante ciò, esprime tuttavia sempre il punto di vista del Figlio
che opera nel disegno del Padre, e che lo supera senza però trascenderlo
del tutto. Egli sa che per lui tutto dipende dal Padre, e resta con lui, in
preghiera, più che può, per assumere lumi, forza e tutto quello che gli
serve a condurre da Figlio la sua esistenza nel mondo dei Figli.
Dunque Gesù, allo stesso modo di sua madre, ha un occhio privile-
giato e attento per tutti gli uomini del mondo, ai quali dice di affidarsi a
lui Buon Pastore… delle sue greggi avute dal Padre. Gesù sa benissimo
che il compito dato da Dio Padre a lui è di curare le pecorelle della casa
di Israele. Non disse il falso alla Cananea.
E questo è così perché Dio Padre ha molti figli.
23
Gesù è il solo di cui il Padre si è compiaciuto appieno, essendosi
riconosciuto in lui al 100%. Ma ci sono poi anche altri Figli, nei quali
pure il Padre si è compiaciuto, ma non così nel modo UNICO che ha a-
vuto con Gesù.
Ci sono i greggi lasciati ai tanti profeti di tutte le religioni del mon-
do. Ciascuna lo ha chiamato in modo differente, ma Dio Padre è il Padre
di tutti e il padrone di tutti i differenti greggi.
In tal modo la Madonna, Madre di Cristo, è assolutamente legata al
Gregge consegnato al Cristo. Ma questa sua essenza comprende anche
tutte le altre forme con cui l’uomo ha sempre celebrato la Maternità di-
vina. Era Argiva, trapiantata a Paestum, aveva l’abbellimento di fiori di
melograno, ed oggi in quel luogo, divenuto una Chiesa Cristiana, è la
Madre di Gesù ad avere quei fiori, nella Chiesa della Madonna del Gra-
nato.
Quello che soprattutto diversifica il Figlio dal Padre sta nel fatto
che il Figlio giace nella storia scritta dal Padre, mentre il Padre la sovra-
sta. In tal modo, mentre il Figlio lotta contro i Demoni e li scaccia dalle
persone invasate, il Padre si avvale dei Demoni per compiere tramite lo-
ro il cosiddetto “lavoro sporco”.
In tal modo, mentre il Vangelo del Figlio punterà a far voler vince-
re il bene, impersonando la lotta tra il bene e il male, il Vangelo del Pa-
dre punterà a “smantellare” questa lotta per rivelare che essa è stata deci-
sa da lui, e eliminare di sana pianta il peccato che invece il figlio solo
perdonava.
Smantellare significa eliminare dalla radice, come mai fatto. Signi-
fica un tale dominio sul mondo da farlo REGREDIRE con autorità asso-
luta fino al momento iniziale in cui Satana ancora non si era ribellato a
Dio… nel Disegno fatto da Dio.
Pertanto Dio Padre insegnerà in che modo fa davvero ritornare tutto
alla condizione iniziale, facendo rientrare ogni gesto ed ogni intenzione
umana nel campo solo delle cose che esistono in potenza e non in realtà.
Il Figlio, a differenza del Padre, vive nel disegno e cerca di operare
sui fratelli affinché sia assunta e vissuta in sé la logica di quel libro, alla
luce delle intenzioni paterne.
Pertanto egli non indica chiaramente che la vita dell’uomo si dis-
solverà e ritornerà nella condizione di non essere mai esistita. Egli deve
24
cercare di dare un senso eterno a questa vita e non di renderla vana. Gesù
la valorizza, anche se afferma poi chiaramente che la funzione di questo
mondo è solo come una pura premessa al Regno dei Cieli.
Anche gli esempi che fa riguardanti il regno dei cieli non sono mai
dati per indicare la vanificazione di tutta la vita reale, anche se, badan-
doci bene, lo rivela quando paragona il regno dei cieli ad una perla. Un
mercante la trova e allora vende tutto quello che ha e la compra.
Oppure è come un tesoro trovato in un campo. Chi lo trova lo sep-
pellisce nuovamente, va, vende tutto quello che ha e compra quel campo.
Sia in un caso, sia nell’altro, prima dell’acquisto Gesù dice chiaro
che occorre privarsi di tutto quello che si ha, per comperare la perla o il
campo.
Forse avrà anche spiegato con chiarezza agli apostoli che questa vi-
ta sarà fatta sparire, sarà tolta interamente di mezzo, ma nessuno degli
Apostoli lo ha poi capito. Infatti è restata in tutti coloro che sono conte-
nuti nel libro scritto da Dio che il Signore rispetta l’intervento libero
dell’uomo. “Cosa fatta capo ha”, resta in eterno, tanto che poi Dio per-
dona o castiga e premia… Dio chiederebbe all’uomo di Convertirsi e
non Convertirebbe egli la dinamica di un mondo in costruzione, portan-
dolo alla progressiva vanificazione di tutto quello che prima sia apparso
come fatto.
Ma è assolutamente difficile, visto il mondo dei bambini da parte
dei bambini, arrivare ad immaginare il mondo degli adulti.
I bambini vedono nel Padre un direttore severo che anche punisce
quando occorre, e non possono arrivare a congetturare un mondo in cui
non ci sia più la paterna punizione quando un Figlio a sua volta diventa
Padre e si libera dell’autorità su di lui di suo Padre.
Questi figli che vedono inevitabile il giudizio del Padre sono figli
che non hanno capito che quando sarà il momento giusto diverranno Pa-
dri e non avranno più quel Severo Giudice su di loro.
Pertanto il Cristianesimo, religione impostata sui Figli, necessitava
dell’aggiornamento. Il primo fu operato mediante l’Islam, che recuperò
l’idea che Dio è il Padrone e il Figlio Prediletto è solo un Figlio.
Per superare senza violentare il Cristianesimo, costruito su un Fi-
glio autorevole solo perché “mandato” dal Padre, doveva venire solo il
Duo Paterno del Cristo, del Padre e dello Spirito santo.
25

Il Buon Seminatore paterno.


Dio Padre sa che deve far esistere tutte le condizioni possibili ed
immaginabili perché è onnipotente e, come il Buon Seminatore descritto
nel Vangelo, egli semina ovunque, anche dove sembra che non ci sia
possibilità alcuna!
Per far esistere la suprema lotta, tra il bene il male, egli deve far e-
sistere entrambi, e lo fa perché attribuisce a ciascuno il suo compito. Chi
è stato voluto come strada ha il compito della strada che sembra non dar
possibilità alcuna al buon seme, mentre chi è stato creato come il campo
ha il compito di portar frutto.
Dio Padre cura l'attuazione di tutte le possibilità, perché se esistes-
sero solo le possibilità positive non sarebbero più positive. Esse infatti
sono positive solo in relazione all’esistenza di quelle negative.
Dio Padre crea un mondo relativo in cui la fondamentale relazione
esiste tra il bene il male… ove il bene è il superamento del male. Per cui
se non è prefigurata la condizione del male non si può nemmeno ottenere
quella del bene.
Se la condizione del male sta in un cattivo, l'ideale suo non potrà
certo essere il ringraziamento per Chi l’ha fatto così. Ecco allora che in-
tanto il Padre non punta, su questa terra, ad essere lodato dai malvagi.
Così se avesse creato i figli per esserne lodato avrebbe già escluso
da questa reale possibilità tutti quelli che ha dovuto creare come cattivi
per far rifulgere i buoni.
E allora, per un senso di basilare giustizia, Dio non crea i figli per
cercare la lode: creerebbe privilegi indebiti tra i suoi figli destinati a vi-
vificare personaggi malefici e quelli destinati a vivificare i santi.
I santi, nella loro libertà, lo ameranno lo stesso, ed arderanno del
desiderio di ricambiare a lui il suo amore disinteressato. Invece i cattivi
non lo faranno.
Dio vuole da tutti i figli l'espressione libera di se stessi. Ognuno
deve risolvere il problema della sua vita, voluta solo dal Padre inizial-
mente più o meno buona. Così, in una condizione di tale completo asser-
vimento di tutti al suo volere, Dio Padre non può in alcun modo essere
26
Chi abbia creato tanta discriminazione per esser poi lodato solo da una
parte, quella messa da lui in condizione di una lode, ed odiato dall’altra,
quella di chi è stato trattato da Dio come se gli volesse male.
Dio Padre non può fare figli e figliastri! Anche costoro, in un per-
corso finalmente felice, saranno indotti infine a superere liberamente o-
gni cattiveria, a correggersi, a convertire il cuore.
Il modo di esistere, relativo, dell'uomo sarà proprio questo passag-
gio, dal momento iniziale di una cattiveria più o meno diffusa, a quello
di un libero pentimento, in una libera educazione e comprensione di qua-
le sia il Dio della personale salvezza di ciascuno, nelle condizioni avute
da ciascuno.
Dio Padre è generatore di libertà vera e non fasulla come è, quando
essa è condizionata da una legge qualunque cui la libertà sia costretta.
Dà invece il Decalogo al Suo popolo, che egli si è scelto come Sua
Proprietà, e solo allora il Signore lo chiama al rispetto della sua Legge…
perché quel Popolo non è più libero, ma è servo del Signore e Iddio se ne
serve, per mostrare a tutti come egli opera la sua salvezza.
Se il Creatore Assoluto creasse per tutti gli uomini, e non solo per il
Suo Popolo, una libertà condizionata dalla Legge, non darebbe il Libero
Arbitrio ma un obbligo. Dio, invece, dona ad ogni altra persona del
mondo (Ebrei esclusi) la facoltà di pensarla “ciascuno a modo suo”.
Tutti gli uomini del mondo sono stati esentati dal Decalogo, e tenu-
ti nella condizione di quei “pagani” in cui chi “paga è NI”, è il Nazare-
nus Iesus. Paga NI, paga Gesù e muore per tutti, ebrei e pagani.
La discendenza di Abramo, infatti è stata costruita per dare un e-
sempio a tutti. Gli Ebrei sono “comandati” da Dio che cammina alla sua
Testa, nell’Arca dell’Alleanza.
Ma sono voluti nel disegno come un popolo dalla testa dura, sem-
pre bisognoso di Dio, che lo tradisce ed é abbandonato, si pente ed è ri-
costituito.
Ciò è valso da allora fino ai nostri giorni, in cui, pagato il terribile
dazio sotto Hitler, il Dio Fedele, al suo ritorno nel mondo con la Gloria
del Padre, gli ha ricostituito il suo libero stato di Israele.
Per questo il Cristianesimo, che scaturisce da quello stesso seme,
nasce con la venuta nel popolo proprietà di Dio, del Figlio di Dio… per
essere sacrificato da quel Popolo. E per la stessa ragione il Figlio sarebbe
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ritornato nella Gloria del Padre, per essere immolato stavolta dai credenti
nel Figlio. Il tutto sempre per il bene della vita di tutti gli altri figli esi-
stenti nel mondo, per come questo bene si è espresso, nel solo Popolo al
mondo prefigurato come “il possesso” di Dio.
Dio, facendovi nascere il Figlio, si mette in sottordine al Figlio, ma
poi manda anche il Gregge di Maometto, in cui sia ripristinato il valore
del Padre, per quel “Dio è il Padrone” che fu posto a fondamento
dell’Islam.
Non dovete credere che questa svolta, voluta da Dio ad opera del
Profeta Moammed, misconoscesse Gesù. Infatti non l’ha fatto. Ma ha
corretto a suo modo (molto omettendo con Maometto) quello che in Ge-
sù era espresso bene, ma non risultava poi molto chiaro.
Gesù operava nel segno del Padre che l’aveva mandato. Gesù era il
latore della volontà di un Padre che era la sua stessa fondamentale natu-
ra, ma nel ruolo del figlio che obbedisce al Padre.
Quando il Cristianesimo ha minimizzato, fino ad azzerare, la diffe-
renza tra il Figlio e il Padre, senza accorgersi ha messo il Figlio al posto
del Padre, invertendo i due ruoli.
L’uomo non può che fare così, perché, essendo una figura relativa,
non arriva a comprendere come possano essere assolute sia la Legge, sia
l’Amore, sia il Comando. E allora idealizza uno degli aspetti a discapito
degli altri due, minimizzati.
Così Dio ha fatto sopravvivere gli Ebrei che ne osservano la Legge
e sono il suo Popolo, ha fatto sopravvivere il mondo di Fede costruito at-
torno all’Amore fino alla morte dimostrato mediante il Figlio e ha fatto
sopravvivere la Fede di chi celebra l’Ordine esecutivo di Dio Padre.
Per l’Islam non esiste la Trinità, perché vede appiattito sia il prin-
cipio della Bibbia, sia la Fine del Vangelo del Figlio, e deve dotarsi di
uno scritto divino nuovo, il Corano,che rispetti la prospettiva della vista
trasversale.
Invece il Flusso che dal Padre porta al Figlio è visibile tutto quanto,
nella visione laterale, e allora Bibbia e Nuova Scrittura sono viste en-
trambe allo stesso modo. Solo l’una dagli Ebrei, entrambe dai Cristiani.
Nella discendenza del Popolo di Dio, il Padre è rappresentato da
tutti e tre gli aspetti, e sono pari, nel loro insieme, alla stessa Trinità di
Dio. Le tre Fedi diverse devono essere superate ma non stravolte, dal
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Dio Padre che esiste in tutte e tre. Come il Padre nell’Ebraismo, come il
Figlio nel Cristianesimo e come la Verità trasversale dello Spirito santo
nell’Islam.
Da ciò capite anche come la funzione del Dio Padre, tornato al
mondo, completi e raccordi tutte le posizioni donate da Dio Padre a tutti
i suoi Figli, quando donò loro una Fede in Dio.

Se – in generale – Dio Padre avesse creato un figlio, apparente-


mente libero, e poi l’avesse costretto alla sua volontà di fare il bere, gli
avrebbe imposto il bene e non dato la libertà.
Differente la cosa, invece, per il Popolo che Dio ha costruito come
SUO. Dio comanda al SUO popolo ed esso è OBBLIGATO ad obbedir-
gli. Se non gli obbedisce, Dio lo castiga.
E’ un popolo che Dio ha costruito nella Terra d’Egitto, della servitù
al faraone e che poi condurrà ad esser libero nella Terra Promessa.
Ebbene Dio ha costruito questo SUO Popolo per dare ad ogni uomo
l’INSEGNAMENTO trascendente di come sono le cose al mondo. Il Po-
polo è sottoposto all’assoluta servitù a Dio, rappresentato dal Faraone e
dal Dio Amon RA, dell’Egitto.
In questo Dio, fin dal principio di Adamo, si è dichiarato andare
“ad” Amo, verso quel se stesso che sarebbe vissuto in un Amo, oppure
un Romano “con Dio”, che in latino si dice “deo”, dunque in un Amodeo
Romano, che nel tempo dell’Egitto era Amon RA.
Quando la Bibbia scrive “dall’Egitto ho tratto mio figlio” essa scri-
ve che il Figlio è venuto “da” Amodeo Romano, scrivendolo in latino,
giacché riferito a un Romano, dunque “ab” R.Amo, e Dio costruisce il
Popolo suo facendolo cominciare tutto da Amodeo Romano, perché que-
sto sarebbe stato il nome di Dio, quando Padre e Spirito santo sarebbero
scesi nel mondo impersonando R.A.
Un Dio Padrone, che detta per filo e per segno il suo Decalogo, che
ha un primo punto fondamentale, che descrive l’UNICO Creatore, e poi
armonizza il tutto in 10 leggi, essendo Dio sia 10, sia Uno, a partire dalle
decime da destinare a Dio, imposte al popolo Ebraico.

Tutta la Storia della salvezza del Popolo di Dio è stata scritta come
una somma LEZIONE, da cui emergesse il nome che infine avrebbe as-
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sunto Dio quando sarebbe venuto al mondo nel Padre e nello Spirito san-
to, e la necessità di un “passaggio del Mar Rosso” in cui ci sarebbe stato
per il Popolo il pericolo di uno Tsunami che fu risparmiato al Popolo di
Dio e non ai veneratori del Dio Sole.
Questo Tsunami è quanto dovrebbe accadere all’Apocalisse, quan-
do la Terra invertendo i suoi poli sarebbe costretta a ribaltare la sua mas-
sa, e gli oceani avrebbero sorpassato i 5 continenti a 1.000 chilometri
l’ora per molte ore.
Avrebbe livellato tutti i monti e colmando tutte le valli, come nella
profezia di Elia, del Battista e nel III segreto di Fatima, che descrisse
l’uccisione del Dio sceso sulla terra e che accadrà il 13-10 di questo cor-
rente 2008.
Ma l’uomo si tranquillizzi: il Popolo di Dio non patì questo Tsu-
nami globale e sorpassò salvo questo Mar Rosso, che allude ad un
“M(aria) AR, RO SS ò” che trascende il senso di “Ho il SS AR-RO (A-
modeo Romano) nei panni di Maria (Nostra Signora)”. Un tale evento
che fu guidato da un “Mose dall’Alfa all’Omega” che altri non sembra
essere se non un a-mose-o, ossia il Dio in A-mode-o.
Pertanto il Popolo di Dio sarebbe giunto alla Terra Promessa… e
sarebbe accaduto su questa terra.
Tutte le altre indicazioni, connesse al Ceppo di Abramo, riferite in-
fine al Dio di Tutti, dovranno assumere una gamma ancora più ampia e
comprendere anche tutte le altre Fedi che Dio Padre ha fatto sorgere nel
mondo, anche se ne ha poi scelta solo una per mostrare cosa accade a
quel popolo quando esso è il SUO.

Dio, Padre di Tutti, vuole che ognuno accetti la croce di se stesso.


Il Buon Seminatore non vuole che la strada o i sassi, o le spine, in
cui il buon seminatore semina il buon seme, travalichino la loro natura,
che gli fu donata come strada, sassi e spine, perché divengano terreno
buono e produttivo.
Dio vuole che ciascuno sia se stesso. Perché ognuno, in base a se
stesso, ha avuto in dono la piena libertà di portare a maturazione il buon
seme che ha ricevuto su quella base.
La base di partenza di ognuno è che porti all’unica sublime solu-
zione che esiste per quel caso relativo. È una soluzione divina. Il Figlio
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di Dio, sceso nella sua persona ad animarla, mette in campo tutto il suo
divino potere per 50 volte i 40 anni trascorsi nel Deserto di altri aiuti.
Finché giungiamo all’avvento sulla Terra dello stesso Dio Padre,
del Padre buono, che giunge per salvare il suo buon seme.
Salvandolo, Dio salva anche se stesso, perché come un buon Padre
si è proiettato in esso, con la sua vita.
Resta il Buon Padre anche dopo di aver assunto quella condizione
filiale, perché essa esistesse e perché portasse alla definizione del figlio
giusto e buono, sulla base di quell’iniziale modo datogli di essere.
Se un uomo si pone come la strada su cui è riversato il buon seme,
questo uomo deve definire chi è Dio, chi è il buon seminatore, in rela-
zione al suo essere strada.
Per questo è il Buon Seminatore descritto da Gesù anche quello che
semina sulla strada.
Le varie condizioni espresse da Gesù (il figlio che conosceva il vo-
lere del Padre) sono proprio quell'essere ciascuno quello che ha avuto in
dono dal Padre di essere.
Chi ha avuto in dono dal padre di una parte, una caratteristica, un
carattere, deve vincere la sua battaglia personale. La vincerà senz'altro
perché il suo io non è l’io di una persona qualunque ma è lo stesso essere
di Dio che lo sta facendo esistere come persona.
E Dio non vuole che cada niente del suo progetto e nessuna perso-
na. Dio è un Padre buono che ama tutti. Ama soprattutto coloro ai quali
ha assegnato una parte terribile, cattiva, mostruosa.
Dio li ama e ama questi malvagi perché non sono anime malvagie
ma sono sua stessa anima di se stesso. Il Padre, per far esistere quei mal-
vagi, si è dovuto calare in quelle personalità malvagie per farle esistere.
Quanto dolore ha provato il Padre buono a far esistere quei malva-
gi, assumendo come sua la loro malvagità. Un Hitler, vero personaggio
dell'umana vicenda disegnata da Dio, che interviene pesantemente nella
vita e ordina lo sterminio degli Ebrei, è un essere così malvagio che, nel
suo essere, è di Dio stesso, che si è calato in quel malvagio a far esistere
anche quella malvagità come la siepe che soffoca la vita.
Pensate al dolore di Dio quando ha assunto quella parte, per far esi-
stere anche quel figlio così malvagio. Quest'anima di Dio, questo Figlio
in essenza, che ha animato Hitler ha già avuto la sua pesantissima croci-
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fissione nel personaggio di quell’assassino.
Ma quell’anima è Dio, e farà portare a maturazione anche il seme
seminato in quel terribile caso. Dio, che ha dovuto animare anche quel
terribile personaggio, alla fine salverà tutto e proprio il suo pentimento e
pieno recupero sarà il massimo godimento di Dio descritto da Gesù
quando disse che c'è più gioia in cielo per ogni peccatore pentito che di
tutti i buoni che non hanno avuto bisogno di un pentimento.
Dio Padre ha tanto amato ogni membro della sua creazione da dare
a tutti, per quanto necessariamente e inizialmente malvagi, l'occasione di
vincere la propria partita cominciata da un punto così negativo. Ciascuno
ce la farà.
Pertanto, questa è la prerogativa di Dio Padre: egli crea tutto ed ha
il dominio su tutto. Tutto il male, per quanto male possa sembrare in un
primo tempo, sarà superato da Dio, in virtù di un amore paterno e infini-
to che può correggere ogni male, perché dona a ogni possibilità, dei
buoni e cattivi di ogni tipo e livello, di avere alla fine lo stesso successo
preparato per tutti.
Il successo comune sarà come l'estrema armonia di una musica alla
quale ciascuno partecipi per come è stato liberamente chiamato a farlo.
C'è così chi nella vita sembra di avere scelto liberamente di fare il can-
tante, chi il suonatore, e chi invece che ha scelto il silenzio, disprezzando
ogni suono, inteso come rumore.
Ma che peccato se anche il silenzio non partecipasse a creare la
musica, facendo tacere volta per volta alcuni strumenti o cantanti e ad
abbassare il livello del suono da essi prodotto!
Se non esistesse un silenzio così prepotente, ad un certo punto, da
far tacere tutti perché canti o suoni solo un solista, con un suono flebile e
delicato, se non esistesse un silenzio così generale e quindi un rifiuto co-
sì generale del Dio-suono, allora non avrebbe alcuna possibilità di esiste-
re anche questa musica lieve, leggera, che si stagli e spicchi rispetto al
momento nel quale invece tutti i musicisti e tutti i cantanti esplodono tut-
ta la loro potenza.
Allo stesso modo, un quadro che non contenesse tutti i colori, ma
solo quello che li contiene tutti, ovvero il bianco, sarebbe quella tela
bianca ed iniziale in cui manca proprio l'opera e questa opera sta proprio
nel togliere al tutto bianco alcune lunghezze d'onda della luce e in modo
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che, alla fine, quando anche ha tolto tutto alla luce, c'è il vero esistere di
tutte queste possibilità diverse, affinché partecipino al quadro a crearne
la bellezza.
Il dipinto teoricamente più bello è quello che contiene tutti i colori
e tutte le gamme e tutte le tonalità, a partire dal nero fino al bianco più
luminoso e ad ogni colore.
L’opera creativa di questo grande Pittore si poggia anche sulla pos-
sibilità data dal nero che sembra essere il rifiuto di ogni luce ed ogni co-
lore, ed è a suo modo un colore identico a tutti gli altri.
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Dio Padre e Dio Madre,


in bell’ordine.
L’Unità del Padre viene prima della Madre.
Infatti, se il nero non contenesse in se stesso tutta la luce, tanto da
non mostrarne nessuna al suo esterno, non vi sarebbe luce da poter esse-
re posta “in atto” mediante la “gestazione materna”.
E’ in questo modo preciso che si gioca l’Unità e Trinità di Dio. In-
fatti Dio Padre è il Dio Uno celebrato dagli Ebrei e dai Musulmani, che
non ne ammettono la Trinità, mentre la Triade Padre, Madre (o Spirito
santo) e Figlio sono il “nucleo” della vita eterna di Dio, che è simile alla
vita umana perché Dio è la “sublimazione” della vita umana, voluta dal-
lo stesso Creatore che infonde del suo Essere tutta questa vita creata, per
farla essere nel Relativo, Egli che è l’ESSERE in assoluto.
Per farla ESSERE, l’unico Dio deve sdoppiarsi in Padre e Madre (o
Spirito santo Madre della vita), generando la Madre dal suo UNICO es-
sere del Padre, allo stesso modo di Eva tratta dalla costola di Adamo. Ci
deve essere questa “derivazione”, della Madre come lo Spirito santo che
trascende o procede dal Padre alla Madre perché assieme, come un 1/1,
generino 1 figlio.

Pertanto, o uomini cari, il Dio Padre che si è calato in me Romano,


ma anche in ciascuno di voi, opera proprio come il nero che sta in tutti
voi e – a causa del disprezzo che suscita – è finalizzato a far essere
SOLO VOI.
Ma opera nella dinamica inversa a quella che voi vedete nel reale: e
mentre vi sembra che la vostra vita assuma il color nero del dolore, della
malattia e della morte, Dio Padre vi sta traendo via da tutto questo in cui
voi sembrate andare… e – resosi nero e non visto – proprio con ciò vi
salva!
Come il quadro inizia con il bianco in cui è “in atto” ogni colore,
sottraendo, punto dopo punto, frequenze di luce a quel bianco, così è la
vita umana: comincia proprio da una opera in cui già tutto è “in atto”.
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Questa è la condizione “degli ultimi che sono i primi” espressa da
Gesù e gli ultimi istanti della vita sono veramente i primi dell’esistenza,
quelli che la contengono tutta “presente in atto” e sono come l’iniziale
bianco della tela da dipingere.
Aggiungere colori a quel bianco significa “togliere” momenti a
quel “bianco totale”, a quel “tutto compiuto” totale.
Voi nascete da quella morte e già conoscete tutto il vostro futuro.
Dio Padre non vi crea in modo oscuro, ma presentandovi già svolta
tutta la vostra vita… che cominciate a svolgere in un fantastico ma vero
replay che, annullando giorni, mesi ed anni di vita, sembra di aggiungere
colori a quel bianco. Nel mezzo della vita esistono tutti i colori che poi, a
mano a mano che essa ringiovanisce, diventano sempre più scuri, finché,
giunti a ritroso al momento iniziale, tutta la vita è rientrata nel buio del
suo esistere solo “in potenza”.
In questo modo tutto il bene e il male visti ora “compiuti”
dall’uomo nella vita, hanno la loro verità in quanto “assolutamente tra-
scende” questa realtà del “compiersi”, perché la verità “divina” sta nel
loro “disfacimento progressivo”.
Alla fine si giunge a tutto esistente in potenza , come rientrato nel
nero di quando ogni irradiazione è stata trattenuta nella materia, come
una luce che può nuovamente esplodere a vostra volontà, quando sarete
rientrati fino a Dio, ripercorrendo tutta la via di Padre-Madre-Figlio, nel
senso inverso che dal figlio procede nell’ovulo della Madre e poi nello
sperma del Padre.

Le donne non si sentano umiliate a discendere “divinamente” dagli


uomini, nel mentre “realmente”, in questa realtà vista al contrario del ve-
ro, esse sole sembrano costruire la vita, essendone la culla.
Ma l’ovulo materno è proprio questa culla della vita, ed essa, nei
maschi e nelle femmine, è solo il frutto dell’iniziativa reale della gara
degli spermatozoi, per avere accesso e fecondare quella culla.
Insisto su questo tasto perché c’è questa basilare differenza tra il
maschio e la femmina; essa è la stessa che c’è tra la Madonna condi-
scendente e il Padre che sembra negarsi, dopo di avere espresso il suo
essenziale spunto iniziale, fondamentale alla vita di un ovulo che è solo
in attesa.
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La Madonna, allo stesso modo, è in attesa.
Quando si manifesta, nella sua reale presenza nel mondo, come ac-
cade da decenni a Medjugorje, è solo in attesa che il Padre oscuro pre-
sente da tempo nel mondo, ma invisibile come il nero, infine si presenti
in tutta la luce che ancora in se stesso contiene e trattiene.
Infatti il Padre nero e invisibile si è presentato nel mondo, e non so-
lo negli ultimi tempi ma da sempre.
Si è crocefisso nei due Ladroni ai due lati di Gesù sul Calvario, ed
aveva l’aspetto nero di un Ladro, che nottetempo svaligia gli altri d’ogni
bene.
Non protestate, o Fedeli dell’Unico Figlio in cui Dio Padre si com-
piace, ribellandovi all’idea di Dio Padre e Madre compresi e invisibili
nei due Ladroni alla destra e alla sinistra di Gesù, che voi mai avete ce-
lebrato… perché Dio Padre non vuole essere celebrato!
Vuole che celebriate la Madre, e, sul Calvario, ai piedi della Croce,
c’era umanamente la mamma umana e divina Maria, una Madre per voi
finalmente riconoscibile, mentre non sapete scorgerla in uno dei due La-
droni, per quell’aspetto “trascendente” dello Spirito santo legato alla
Madre a sua volta “trascesa” da Dio Padre.
Dei due Ladroni, Dio Madre, o Spirito santo, era quello pentito.
L’altro, biasimato da tutti perché accanito Ladrone e critico, bef-
fardo nei confronti di Gesù, era il NERO ed invisibile Dio Padre sceso
per soffrire in quel massimo peccatore, a distruggere, sul Calvario che
crocefisse tutto il Dio Uno e Trino… il peccato che sembrava distrutto
solo dal buon Gesù per il modo consueto di agire, dei genitori, solo a
vantaggio dei figli e perché essi subentrino alla loro vita.

Questo nostro Dio creatore, Dio Padre, che infine viene ed è pre-
sente umanamente sulla terra, stavolta venuto come se stesso, ci viene
dunque nel momento nel quale deve dimostrare a tutti come egli opera
per la vita di tutti, come messa sul piatto di una bilancia, e allora mette
sull'altro piatto la sua stessa vita.
Lo fa dopo di aver vissuto per settanta anni, in una condizione “ne-
ra e oscura” di una assoluta mancanza di lode da parte degli uomini che
egli, Dio stesso, ha creato.
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Il Padre si è negato
ogni onore e gloria.
Così io, Romano Amodeo, che sono solo il portatore di questo Dio,
da quando sono nato fino ai miei settanta anni compiuti, ho assunto nella
mia vita delle posizioni personali coraggiose e caratteristiche proprio del
modo con cui opera un Padre, ma esse non sono state quasi mai degnate
di onori e lodi.
Solo inizialmente sono state intuite da mio Padre da mia Madre, al-
lorché avevano intravisto in me il mistero di una straordinaria predesti-
nazione divina e si attendevano grandi cose che poi non riconobbero più,
quando le videro… a parte mia madre, ma solo quando si era scimunita a
causa del Morbo di Alzheimer o della Demenza Senile, negli ultimissimi
anni della sua vita.
Tutti gli altri – dico tutti ! – si sono sempre ben guardarti dal farmi
lodi, vedendo solo all’opera un personaggio che aveva una grandissima
quantità di lati oscuri.
Se ne sono ben guardarti sia per non creare in me delle condizioni
esaltate, sia perché non vedevano in me proprio nulla per cui ci si potes-
se esaltare.

Anche quando ho avuto ruoli modesti, come di chi giochi al calcio


e segni un gol, anche allora la gioia che mi è stata dimostrata dai compa-
gni non è stata mai proporzionata ai meriti che avevo, perché, dirigendo
io le mie squadre, chi vi giocava dentro finiva per essere inibito dal mio
ruolo egemone, e non voleva che io mi dessi ancora più importanza di
quella che avevo.

BIASIMATO DAI DIPENDENTI.


Non ho avuto lodi quando ho creato un'azienda e, per farla esistere,
ho messo in gioco tutto quello che avevo, mettendolo sul piatto della bi-
lancia e consumandolo fino alla fine, per dare possibilità ai miei dipen-
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denti, di uno stipendio e di una loro vita costruita è donata loro da un
datore di lavoro che per far guadagnare loro perdeva tutto il suo.
Anche in quel caso io non fui mai lodato, se non da principio. Ac-
cadeva che quando una ragazzo veniva da me e mi chiedeva
d’impiegarlo, io gli rispondevo che non avevo bisogno di lui, ma egli di
me. Io non avrei potuto assumerlo, perché, avendo più di tre dipendenti,
avrei potuto assumere un principiante solo attingendo il solo nome da un
elenco pubblico. Potevo però assumere chi volevo se era un vero operaio
specializzato. E allora io dovevo gratificarlo di questo titolo, di operaio
specializzato, che non aveva, per poterlo assumere liberamente… e lo
avrei fatto e gli avrei dato anche il mensile da quell’operaio specializzato
che egli non era. Egli avrebbe fatto, da parte sua, il suo possibile, avendo
ben considerato la situazione cui partecipava, di una azienda già piena di
persone, e più del necessario. Questo ragazzo, accortosi del mio amore
nei suoi confronti, per mesi mi lodava, ma poi, quando cominciava ad
accorgersi che il mio amore per lui andava oltre lui perché io ne assume-
vo un secondo e un terzo, cominciava a pensare, senza dirmelo chiara-
mente: "Ma come puoi assumere tutti così? Puoi assumerne 2, 3, ma non
tutti quanti!” E così, la lode iniziale diveniva una critica disapprovazio-
ne, quando l'aiuto e l'amore dato a lui lo davo ad altri nella sua stessa
condizione.

BIASIMATO DALLA FAMIGLIA.


Quando io nella mia vita ho incontrato l'amore per Gesù Cristo in
un modo così travolgente che io ho desiderato di non vivere più per me,
ma di far esistere Gesù in me (ed è stato proprio il momento in cui si è
attivato il mio essere Padre suo), e allora ho messo questo amore sul
piatto fondamentale della mia bilancia, e tutto resto, ossia la mia fami-
glia, i miei genitori e suoceri e tutti gli altri affetti su un piatto seconda-
rio, anche allora io non sono stato per nulla lodato, ma terribilmente cri-
ticato. La mia famiglia, i miei suoceri e tutti coloro che vivevano in un
certo senso una seppur minima dipendenza da me, mi dicevano: "Vivi
per tutti? E noi chi siamo? Tu non vivi per noi? "

BIASIMATO DAGLI IMPRENDITORI.


Quando mi sono confrontato coi miei dipendenti che non mi appro-
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vavano, io li capivo: essi avevano l'abitudine a gestire la vita a partire da
uno stipendio assicurato. Non potevano ben comprendere chi invece but-
tasse le reti in un mare, solo nella speranza e senza alcuna garanzia poi
di poter prendere del pesce con certezza. Io che rischiavo una vita così
dedicata al Cristo, che non lo facevo a partire dalla certezza iniziale di
un bene, ero naturalmente uno che rischiava troppo, per il loro modo di
vedere da impiegati, persone che, appunto, partivano dalla garanzia di
uno stipendio fisso su cui potevano confidare.
Allora ho cercato di confrontarmi con imprenditori che fossero cri-
stiani come me. Trovai quelli di Comunione e Liberazione, nel momento
iniziale del nascere della Compagnia delle Opere, nata da CL. Ho portato
così ad essi la mia esperienza di uno che aveva creato una struttura tutta
volta al bene di chi vi lavorava e che avevo messo tutta nelle mani di Di-
o, nella certezza che la Provvidenza avrebbe fatto quello che era il me-
glio, in relazione a questa mia opera, che si fondava interamente sulla
giusta e immancabile Provvidenza di Dio. Ebbene, dalla Compagnia del-
le Opere, io fui pesantemente criticato! Mi dissero: “Tu non devi farlo!
Se tu sei veramente intenzionato a che esista il bene di chi lavora nella
tua azienda, per prima cosa deve pensare al bene dell'azienda!”. Io gli ri-
spondevo che il bene dell'azienda era il bene di un qualcosa che non esi-
steva, se non si trasformava immediatamente nel bene delle persone che
lavoravano nell'azienda. L'azienda non esisteva in se stessa, ma le perso-
ne sì.

NON LODATO DA DON GIUSSANI.


Mi recai, dopo dodici anni, dal fondatore di Comunione e Libera-
zione e gli esposi l'essenza del mio problema umano. Gli dissi:
"Don Giussani, io sono sposato, ho famiglia, ma nella mia perso-
nale libertà sto orientando la mia vita poggiandola esclusivamente sulla
Provvidenza di Dio. Umanamente parlando io sto rischiando moltissi-
mo, perché, poggiandomi sulla Provvidenza di Dio, io compio quotidia-
namente passi come nel vuoto, nella speranza e nella certezza che Dio
poi mi aiuti, se ciò è nel suo disegno! Mi rendo conto che questo mio
modo di agire e di pensare, umanamente parlando, è il modo usato da
uno che è giudicato molto imprudente. Mi rendo conto che io metto a
repentaglio non solo la mia vita, ma anche quella della famiglia, che
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non mi approva in questo mio affidarmi alla Provvidenza di Dio. Allora,
anche se poi vede che io mi impegno al massimo e sto tutt’altro che a
guardare. Caro Don Giussani, che cosa devo fare? Devo seguitare a vi-
vere questa mia assoluta dipendenza da Dio e dalla sua Divina Provvi-
denza o devo ricominciare a poggiarmi solo sulla mia umana capacità
di vedere, prevedere e provvedere agli eventi? Devo non considerare le
pressioni e le spinte che io ricevo dalla mia famiglia perché io ho una
"ragione di più " opporre devo continuare ad affidarmi così tanto a Di-
o?"
Don Giussani non seppe cosa rispondermi. Volle prendere tempo.
Mi rispose: "Ci penso su. Poi ti farò sapere".
Non ci fu un tempo in cui mi fece sapere né io ebbi più modo di in-
terrogarlo in relazione a questo quesito. Ma, nemmeno lui, una persona
così giusta nella valutazione di Gesù Cristo e di quello che ci chiede,
nemmeno lui ebbe parole di lodi per quello che io stavo facendo. Sem-
plicemente non seppe cosa dirmi. Dovette pensarci su.

ESALTATO PERÒ DA DIO!


Poi, dopo dodici anni in cui io condussi in un modo così apparen-
temente spericolato la conduzione della mia esperienza, e Dio volle che
io cambiassi il tipo della risposta, io fui costretto a fallire. Quindi io fallii
tre volte, come persona, come ditta individuale, e come società a respon-
sabilità limitata. Fallì al Tribunale di Milano. Fu un momento terribile
nel quale io ho non ebbi lodi da nessuno… ma in un modo oscuro da Di-
o, e che avrei conosciuto solo 19 anni dopo! Dio mi lodò in modo indi-
retto, il giorno 28 febbraio 1988, festività liturgica di San Romano. In
quel giorno, rivolgendovi al mio santo protettore, decisi di salire sulla
croce del mio fallimento personale, del mio umano tentativo di dar corpo
Gesù.
Nello stesso giorno, a Montesilvano, vicino a Pescara, 20.000 per-
sone, sotto una croce in calcestruzzo eretta sulla “Collina della vecchia”,
aspettarono in cielo un miracolo che era stato annunciato “più grande
che a Fatima e a Lourdes”. Questo giudizio di grandezza era stato e-
spresso a Don Diodati, il viceparroco della Chiesa di Sant’Antonio di
Montesilvano, addirittura da Gesù, che il buon Don Diodati, assieme a
una sua figlia spirituale di cognome Fioritti, vedevano quotidianamente
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da quasi un anno e che aveva detto loro due della grandezza estrema del
miracolo che sarebbe successo il 28 febbraio 1988. Essi, aderendo alle
pressioni di Gesù e della Madonna, avevano indetto una conferenza
stampa per avvertire tutti di questo grande miracolo. Ci fu molto scalpo-
re nella Chiesa locale ma anche in quella italiana, quando essa fu messa
di fronte alle dichiarazioni di questo sacerdote. Ma, quando quel giorno
venne, le 20.000 persone accorse da tutta Italia ad attendere questo gran-
de miracolo furono messe in croce, come il Dio in me che salì in croce
quel giorno a Milano, quando io mi decisi a salire sulla croce del mio
tentativo umano “di dar corpo Gesù”.
In quel giorno di San Romano, che io Romano salii sulla croce di
Gesù facendolo non visto a Milano, il mio gesto non si vide, a Montesil-
vano, e fu decretato il solenne fallimento dell’attesa di quel miracolo.
Ebbene, quel fallimento che successe, fu il fallimento di San Romano,
cioè accaduto nel giorno di quella celebrazione liturgica, e trascese il fal-
limento del San Romano vivo in me che, a Milano, e dunque lontano
dalla loro vista, però stavo salendo sulla stessa croce di Gesù Cristo del
mio paterno tentativo di dar corpo a Cristo.

BIASIMATO QUANDO FALLISCO.


Non fui lodato da nessuno quando io assunsi la croce del mio falli-
mento. Ma è evidente: come si può essere lodati nel momento di un fal-
limento? Eppure la gloria “divina” e “trascendente” viene proprio nella
vita umana quando essa assume la massima croce del fallimento! In me
era apparso proprio il fallimento “paterno” di un Padre umano che cerca
di “dar corpo” in sé stesso all'esistenza del figlio Gesù!

QUANDO RINUNCIO A TUTTO PER MAMMA.


E non ricevetti lodi in seguito, quando - nella necessità umana di
riprendermi - mi ritrovai con la mia madre che si ammalò del Morbo di
Alzheimer, o di demenza senile, e necessitò di chi la prendesse come un
bravo figlio per mano, e non la lasciasse più finché Dio non l’assumesse
nel suo cielo.
Occorreva lo straordinario amore di un figlio che abbandonasse
ogni cosa per prendere nella sua mano la mano di sua madre e farsi così
Padre e Madre a lei stessa… e io lo feci.
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Credete che io sia stato mai lodato per aver scelto una cosa di que-
sto tipo? Sbagliereste a crederlo!
Perfino mio fratello pensò che quella era stata per me, tutto somma-
to, una fortuna giunta nel momento in cui, essendo fallito, dovevo po-
termi appoggiare, per vivere, alla pensione di nostra Madre.
Molti giudicarono che fosse quasi comodo, da parte mia, che mi ri-
tirassi da tutto e mi riducessi solo a fare l'infermiere a vita di mia madre,
smettendo ogni altra preoccupazione!
Però mio fratello, quando anni dopo si sarebbe sentito fare una do-
manda se voleva prendere lui in casa nostra mamma, sostituendosi a me,
riunì la sua famiglia e assieme decisero che il compito era troppo gravo-
so e pieno di responsabilità. Erano disposti a farsi carico di mamma, ma
solo facendola ricoverare in una struttura che le desse più di quanto po-
tessero darle loro. Quando però prima io avevo avuto questa apparente
predisposizione a quel compito gravoso e a quella responsabilità, non gli
era parso qualcosa per cui io potessi essere lodato ma un sacrificio fatto
da mamma, che viveva male assieme a me, ma intanto mi aiutava.

CRITICATO QUANDO CERCO LE RISPOSTE.


Neanche ebbi lodi per il mio tentativo di comprendere e promuove-
re la verità fisica del mondo, quando, successivamente, mentre io curavo
mia madre, la mia madre del cielo – quella Madonna che mi aveva pro-
digiosamente fatto guarire da un male incurabile a due anni e mezzo tan-
to da divenire la mia vera madre – cominciò a ricompensarmi per quello
che io stavo facendo alla mia madre terrena infondendomi la Sapienza di
Lei “Sede della Sapienza”….
Il mio stesso fratello, come vi ho raccontato all'inizio, era contrario
a che io fossi il suo umile strumento. Giudicava che io non potessi arri-
vare a nessuna personale conclusione. Che io perdessi mio tempo.

LASCIATO MORIRE QUANDO OFFRO AIUTO AL PAPA.


Quando, trasferitomi a Saronno, cercai di rispondere al Papa Gio-
vanni Paolo II che, rivolgendosi ai filosofi, aveva chiesto che venisse
scoperto finalmente quanto di ragione vi fosse del Vangelo di Gesù, io
fui io solo che raccolse tutto il coraggio stimolato dal Papa, che spingeva
tutti i filosofi. Ma accadde che quando tentai di rispondere, io non fui
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minimamente lodato dalla Chiesa, ma messo nuovamente in croce!
Accadde che, mentre il Papa assicurava in quella sua Enciclica “Fi-
des et Ratio” che al filosofo che avesse tentato di trovare questo nuovo
percorso sarebbe stato dato aiuto dalla fede, perché ne avrebbe avuto
l'avvocatura, io mi trovai invece di fronte non ad avvocati difensori, ma
addirittura a pubblici accusatori… che mi condannarono a morte.

GIUDICATO UN RICATTO IL MIO RISCHIO DELLA VITA.


Fui costretto a digiunare e lo feci per 57 giorni consecutivi.
Credete che io abbia ricevuto lodi per averlo fatto?
No, uno studente del Seminario mi disse che io stavo spaccando in
due la Chiesa e questa giudicò in un modo terribile il povero miscono-
sciuto Dio Padre-Spirito santo in me, dicendo a lui mediante me:
"Tu non sei all'altezza! Tu compi solo ricatti!".
Mentre il Papa mi benediceva apostolicamente due volte perché io
indicevo un Convegno che portasse avanti l'Enciclica “Fides et Ratio”,
don Luigi Carnelli, il mio confessore e parroco della chiesa di San Gio-
vanni Battista di Saronno, evitava perfino di dire ai parrocchiani che il
Santo Padre mi aveva benedetto per quanto stavo facendo. Egli non con-
divideva assolutamente la mia iniziativa singola. Chi ero io per risponde-
re al Papa? Avrei potuto farlo in una struttura della Chiesa, se questa si
faceva carico di me! Ma, come singolo filosofo, io non avevo, secondo
lui, dei motivi fondati per rispondere al Papa… che aveva chiesto ai sin-
goli filosofi di trovare tutto il loro coraggio, “volare alto” col loro filoso-
feggiare e infine rispondere, sia fossero Cristiani, sia no!
Mi trovai così di fronte ad un sacerdote bravo, ma del tutto incapa-
ce a comprendere l'enciclica “Fides et Ratio” del Papa, nella parte in cui
questi aveva mandato come veri “Messia della ragione”, i filosofi, affin-
ché cercassero la via ragionevole che portasse al Cristo. Il Pontefice, da
parte sua, ammetteva con ciò stesso di non conoscere questa ragione,
perché essa non esisteva. Non la riconosceva nemmeno nel contributo
dato dal Magistero della Chiesa, altrimenti non avrebbe incaricato i filo-
sofi di cercarla, essendo già stata ben definita dal corpo della Chiesa.
Il Papa si rendeva lucidamente conto che tutta la Ragione di Gesù
Cristo era riconosciuta dal Magistero della Chiesa così come egli stesso
la conosceva, ossia solo in base all'autorità chiara ed evidente attribuita
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per pura Fede a Gesù Cristo! Si credevano generalmente nelle sue ragio-
ni solo perché Gesù era giudicato sommamente attendibile, e non perché
“avesse evidentemente ragione”!
Il Vicario di Cristo cercava allora questa verità autonoma, e, cer-
candola, ammetteva pubblicamente che fossero i filosofi a doverlo fare,
per quell’arte in se stessa del ragionare che non doveva seguitare ad es-
ser timida ma doveva proprio decidersi a ritornare a “volare alto” come
faceva nei primi tempi!
Invece, non era questa l'idea del buon don Luigi Carnelli! Per lui,
evidentemente, la fede ne sapeva già abbastanza! Il suo era l'atteggia-
mento dei tanti Fideisti che non riconoscevano la necessità di un “Messia
della ragione”! Non c'era nessun bisogno di costui perché la fede era e
doveva restare il solo fondamento, anche della Ragione!
Se essa si fosse appoggiata sulla ragionevolezza, che merito ne a-
vrebbe avuto?
Ecco loro non facevano una questione che fosse relativa alla verità,
ma al merito che ha il cristiano ad aver fede rispetto a chi non l’ha!
Costoro non si rendevano conto di che povera fine avesse fatto il
vangelo di Gesù Cristo, non aiutato nel tempo dal santo Spirito della Ve-
rità che opera attraverso la ragione e si manifesta sia nella Scienza, sia
nella Filosofia.
Era divenuto, essendo vivo nell’intelligenza di chi credeva nella
Verità del mondo, un Vangelo che era stato stravolto nella sua essenza
più profonda! Per il tentativo assiduo dei Dottori della Chiesa di ricon-
durre il Vangelo di Gesù nell'ottica comprensibile all'uomo, tutta la fede
straordinaria del messaggio trascendente di Gesù era stata tradotta e a-
dattata alla comprensione che si aveva in questo mondo, e che non era
trascendente ma immanente.
Con ciò aveva cessato di essere una fede divina, che trascendesse
questa realtà, ma che si era conformata pienamente a questa stessa realtà
che, come ho già scritto prima “è uguale e contraria” alla verità “divi-
na”, che è appunto “trascendente” rispetto alla realtà umana!
In questo modo i Dottori della Chiesa avevano fatto una quantità
enorme di trasformazioni ed adattamenti del messaggio trascendente di
Gesù, tanto che alla fine esso era stato esattamente capovolto: l’uomo
non doveva affidarsi interamente alla Divina Provvidenza ma ai Valori
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del proprio Spirito santo.
E questo Spirito non era compreso come un puro tramite che ricon-
giungesse la Creatura all’Unicità del Creatore, ma come un Valore che
poteva essere donato all’uomo tanto che il Creatore potesse essere vali-
damente sostituito da una miriade di altri creatori non poveri di Spirito,
ma Ricchi. Non poveri nemmeno di risorse economiche, ma Ricchi di
beni destinati tutte alla realizzazione del disegno di Gesù. Quel disegno
che invece Gesù raccomandava “di non fare più di tanto” perché un Gi-
glio era reso tale da Dio senza che esso arasse e concimasse il campo in
cui cresceva ed era voluto così Bello.
Laddove la verità “trascende” il mondo ed è condotta dal Creatore,
i Dottori della Chiesa avevano idealizzato la soluzione di una verità
“immanente” e posseduta dalla Creature, pienamente capaci e responsa-
bili dell’attuazione del Vangelo di Gesù… che poi raccomandava quanto
era perfettamente opposto.
Questo era l’Anticristo che “era atteso” alla Fine del Tempo.
Nelle mani di tali “Anti-Cristo” il Libero Arbitrio (di compiere
consapevolmente il Bene o il Male, che era stato conquistato dall’uomo
attraverso la disobbedienza di Adamo, che aveva contravvenuto l’ordine
divino e aveva mangiato dell’albero della conoscenza del Bene e del Ma-
le) diveniva - da frutto di “disobbedienza vera” qual era - il risultato di
un “vero dono” ricevuto da Dio.
Capite tutti quindi la grande necessità, da parte del Dio Padre, di in-
tervenire nei confronti di questi “Anti-Cristo” e di raddrizzare le idee a
questi che hanno a poco a poco ribaltato tutto il Vangelo di Gesù Cristo,
sulla base di una ragione mal intesa, perché portata avanti da “dilettanti”
della Verità, che non erano capaci di distinguere le incongruenze intro-
dotte nella Fede del Figlio.

BIASIMATO COME RIBELLE DAI RIBELLI.


Ecco, quando il Papa desiderò che fossero i filosofi a dimostrare
vera la ragione di Gesù Cristo, accadde per il volere di Dio Padre-Spirito
santo di reintrodurre la verità “trascendente” e “divina”, che era stata i-
navvertitamente sostituita da quella “immanente” ed “umana”.
Se ci fate attenzione, oggi non c’è più nessuna differenza tra un
“credente” in Gesù Cristo e un semplice “uomo per bene”. Dove è ormai
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la buona “norma” della Croce per i Cristiani? Essi, come gli “uomini per
bere”, ripongono il loro ideale solo nel bene e non in quanto lo “tra-
scende” perché è un valore divino.
Ecco allora il bisogno che Dio Padre-Spirito santo suscitò nel Pon-
tefice Giovanni Paolo II, affinché lo Spirito santo (che ha come strumen-
to ideale la Filosofia), venisse ad illuminare le menti dell’uomo ed a
scoprire un percorso nuovo verso Cristo e… ragionevole.
Il suo fine era di aiutare il percorso sostanzialmente riconosciuto
“senza una sua ragione” dalla stesso Papa che, a conoscenza della ca-
pacità e competenza conferita da Dio alla Filosofia, voleva che venisse a
scongiurare i pericoli corsi da una Fede che era stata gestita non dalla in-
dipendente Ragione dei Filosofi ma da quella dei Fideisti, le cui ragioni
dipendevano in tutto a partire dalla Fede e dunque non erano in grado di
esercitare nessun vero controllo sulla ragionevolezza della Fede.
Quando però fui io, il Dio Padre-Spirito santo di Romano, a voler
dare questa risposta al Papa, a parte le iniziali benedizioni apostoliche
date con molta facilità a chi presenta le sue buone intenzioni, dallo stesso
Vaticano non giunsero più lodi ma una vera condanna a “morire pure”
se il Dio in Romano “non mangiava più fino a morire”, perché credeva
di dover dare al Papa le richieste fatte dal Papa stesso.
Così, il solo che obbedì a Sua Santità e, per farlo con il coraggio da
egli stesso richiesto, si mise perfino a rischio di morire, si vide intimato
dai fideisti disobbedienti al Papa l’ordine di tacere e – non riconoscendo
egli la loro autorità su chi li comandava e non dando loro alcun ascolto –
si sentì poi accusato di essere disobbediente, superbo, e ricattatore.
Secondo costoro il suo eroico tentativo di mettere a repentaglio la
sua vita per indurli alla sequela al Papa e a Gesù Cristo… era solamente
un inammissibile ricatto fatto usando i valori di misericordia umana di
Nostro Signore come l’arma impropria per perpetrare questo ricatto!
Quando la fede è finita in mano ai valori stravolti, lo stesso Vange-
lo, quando si fa ricorso ai suoi valori, viene giudicato… un’arma offen-
siva. Ma da chi, allora, se non dagli Anti-Cristo?
Il tragico era poi che costoro, disavvezzi al controllo della ragione,
credevano di professare i valori di Gesù e non di Satana. È mai possibile
lasciar morire qualcuno che mette la sua vita nelle tue mani, e credere
poi che stai professando l’amore comandato da Gesù anche per i nemici?
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Le 10 nuove piaghe di Egitto.


A evidenziare come in me Amodeo esistesse dall’alfa all’omega un
A-Mosè-Ω, per il compito, alla fine dei tempi, di traghettare l’umanità
nella definitiva Terra Promessa, si ripeterono a questo punto le 10 Pia-
ghe che già esistettero, quando il Popolo Eletto trovava resistenze ad u-
scire dall’Egitto, per l’opposizione dell’establishment.

La PRIMA PIAGA dell’Egitto fu l’acqua mutata in


sangue, e questa piaga si ripeté.
Invece dell’acqua ch’è linfa vitale, la Chiesa Cristiana Apostolica
Romana, messa di fronte al Messia della Ragione, provocato dal Papa ad
intervenire per riscoprire nuove ragioni che portassero al Cristo, accettò
allora il sangue del Dio Padre-Spirito santo in Romano.
E se non credete che in Romano ciò vi fosse, perché era solo un
“poveretto”, un “ultimo” nei confronti di Pietro e non doveva pretendere
nulla nemmeno quando era stato invitato chiaramente proprio dal Papa a
mettersi in gioco a tutti i costi…, lo pensate ancora una volta secondo la
mentalità dell’Anti-Cristo. Infatti, per Gesù, tutte le cose fatte in bene e
in male ad un “suo povero”, sono fatte espressamente a Dio.
Per Gesù, Pietro deve occuparsi delle sue pecorelle e dei suoi a-
gnelli, e deve farlo personalmente, perché per tre volte glielo raccoman-
dò nell’episodio della “pesca miracolosa” dei 153 grossi pesci con cui si
conclusero i 4 vangeli.
Ma, “cinto da un altro” - ossia dall’Anti-Cristo – Pietro sarebbe
stato portato dove non avrebbe voluto: a cercar di far valere il suo pre-
stigio e il suo “primato” (per cui non poteva aver tempo per un ultimo,
dovendo occuparsi dei primi e più influenti di questo mondo), e non la
sua “misericordia”, per cui – proprio in virtù del suo primato – si met-
tesse in fondo a tutti a “lavare i piedi” ed a “servire” agli ultimi.
Così il 17-9-1999, quando Dio in un povero ultimo si accinse a mo-
rire e a trasformare in sangue l’acqua battesimale, si attuò nuovamente
la prima delle nuove 10 ed identiche Piaghe di Egitto.
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La SECONDA PIAGA di Egitto, delle rane, accadde
quando Pietro, che per tre volte aveva risposto “Ti amo!”, fu invece in-
sensibile all’amore che Dio imponeva a lui come ad una delle sue peco-
relle e dei suoi agnelli.
Le rane popolano le acque stagnanti e paludose, fanno un gran bac-
cano con il loro gracidare, e saltano, saltano. Così successe che lo stesso
Pietro, “cinto in vecchiaia da un altro” – il solito Anti-Cristo – dopo
che aveva proclamato in lungo e in largo la sua enciclica “Fides et
Ratio” promettendo il concreto aiuto della Fede alla Ragione, addirittura
mediante una “avvocatura”, dimostrò che tutto ciò corrispondeva solo al
gracidare delle Rane.
Questi animali non vivono nell’acqua viva e corrente, ma stagnante
e paludosa, e – per non essere ravvivate nella loro Fede – saltano tutti
gli impegni presi ed abbandonano alla triste sorte quei filosofi che aves-
sero fatto come consigliato dal Pontefice al punto 56 dell’enciclica, ossia
che avessero trovato “il coraggio di rischiare volentieri per tutto quello
che era Santo, Giusto e Vero”.

La TERZA PIAGA di Egitto, delle zanzare, corrispose a


quanto fece la Chiesa di Saronno il 24 ottobre 1999 al Dio Padre-Spirito
santo discesi in Romano a santificare nuovamente la vita trentatrennale
di Gesù, in quel dì in cui ebbe 22.222 +330 giorni di vita che dichia-
ravano nei numeri il Duo divino ad ogni dimensione e i 33 anni del Fi-
glio, nel ciclo 10 del Dio Padre.
Erano 38 giorni che il Dio in Romano digiunava alimentandosi solo
del Figlio divino nell’Ostia consacrata, che, per lui nato nel 38 significa-
vano anche un reale rinascere in Cristo.
In quel giorno la Provvidenza di Dio volle fosse fissato il
TRASPORTO DELLA CROCE, a Saronno, lungo tutta via Roma. Tutta
la Chiesa aderì a quel Trasporto del legno, che fu virtualmente trasporta-
to da Gesù al Romano ultimo e povero filosofo, disprezzato proprio nel
mentre lottava per Cristo e il Papa pagando di persona per le disobbe-
dienze del Corpo della Chiesa al volere di Dio espresso per mano del Vi-
cario di Cristo.
Ma già quella mano che aveva firmato l’Enciclica e non l’aveva poi
difesa, dopo di aver impunemente mandato i filosofi allo sbaraglio, co-
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minciava a tremare, vistosamente per il Morbo di Parkinson.
Dalle spalle del Cristo la croce fu trasportata per volere della Prov-
videnza di Dio sulle spalle di Romano, che la portava per conto di Padre
e Spirito santo.
La Chiesa stessa che beneficiava di questo TRAPORTO, però stava
succhiando il sangue di Romano, come fanno le zanzare che lo rubano di
notte, e pungono, fanno male con le tante critiche che poi piovevano in-
giustamente addosso al Dio sceso per farsi umiliare in Romano.
Queste zanzare cercarono di impedire questo Convegno in cui Ro-
mano, al 38° giorno di digiuno, si stava esaltando della Croce del Cristo
e stava erigendo la Torre della Ragione dello Spirito santo divino, a lato
della nuovamente eretta Torre del vero Cristo.
Queste zanzare, della Chiesa Cattolica che stava contrastando
l’iniziativa di Dio Padre-Spirito santo fatta promuovere dal Vicario di
Cristo, tentarono di abbattere le due Torri Gemelle di Dio, la Fede e la
Ragione, il Figlio vero e lo Spirito santo della Verità, ma non poterono e,
in quel giorno, il Convegno ci fu.
Padre e Spirito santo riproposero la vera verità di Gesù “vincendo
la morte” ed esprimendo il “Giudizio Universale” che era atteso alla
fine del tempo.
Questo giorno 24-10-1999 era la attesa “pienezza del tempo del
Mille e non più Mille” perché il giorno 24 completava le sue ore, il mese
10 completava il ciclo divino che si poggia sul 10 e il 1999 completava
l’ultimo anno del secondo millennio.

Non ci furono lodi nella QUARTA PIAGA di Egitto, quella


dei mosconi.
Non ci furono per il Dio Padre e Spirito santo in Romano che fece
venire su tutto il mondo la grande paura a vedere la massima potenza
mondiale messa in crisi da uno sparuto gruppo di fedeli di una fede ribel-
le, che attaccarono le due TORRI GEMELLE della potenza umana, l’11
settembre 2001 a New York.
Dio fece vedere all’uomo che “si deve molto temere” quando un
vero potente è attaccato nello stesso modo con il quale DIO PADRE e
SPIRITO SANTO erano stati attaccati, dallo sparuto gruppo dei Fideisti
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cultori di una fede Anti-Cristo, che avevano cercato di abbattere le due
TORRI DI DIO.
Non vi erano riusciti, ma dovevano temere che resuscitasse IL DIO
DEGLI ESERCITI di biblica memoria, a punire questo tentato tradimen-
to di chi avrebbe dovuto seguire l’iniziativa del Papa voluta espressa-
mente da Dio.
Quando Dio puniva il Popolo che si era scelto lo scacciava dalla
sua terra, per cui ora era prevedibile che il più potente esercito del mon-
do reale – il Dio degli Eserciti – muovesse guerra al paradiso terrestre
storico, per cacciane i regnanti.
Il Dio di Romano immediatamente scrisse tutto questo in un libro e
lo consegnò alla Chiesa, ma con il solo risultato non di lodi, ma di bia-
simo! Che cosa c’entrava DIO con quanto di terribile stava accadendo?
Cosa c’entrava la Fede in Cristo?… (che non si accorgeva di essere di-
venuta la Fede nell’Anti-Cristo).

E venne così la QUINTA PIAGA di Egitto, quella della


morte degli animali.
Il Dio in Romano stava cantando da tre anni nella Cantoria parroc-
chiale di Cogliate. Ma vi erano stati terribili malintesi e tutti stavano
giudicando malissimo la sua Maestra, accusandola di essere una Giuda.
Per Romano e il Dio in lui non era così! Ella era una eletta GUIDA
e non una GIUDA. E allora la difese, pubblicamente, su un giornale,
spiegando tutte le sue GIUSTE ragioni.
Ma lei era donna schiva, che non amava si parlasse di sé e che pen-
sava di non aver nulla di cui essere scusata e giustificata. Così ora nem-
meno da chi Dio aveva difeso vennero lodi, ma offese. Lei infatti prima
cercò per una buona ora di farlo scacciare dal Giornale e, non essendovi
riuscita, cercò di farlo scacciare dal suo coro.
Agì allora veramente come Giuda: lo consegnò al Coro così come
Gesù era stato consegnato al Sinedrio. Il capo del Sinedrio non poté nul-
la contro Gesù e anche Raffaella, la Presidentessa del Coro, non poté
nulla contro di lui.
In una sera del martedì in cui accadde questa piaga, i Coristi prima
dovettero pregare per la pace (e pregarono nella Cappella, su invito del
Papa che temeva per la Pace del Mondo), subito dopo, dimenticandosi
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delle buone intenzioni appena espresse a Dio, mossero guerra al povero
Dio in Romano. Egli, Dio stesso era colpito, in quel “povero corista” che
era attaccato da una moltitudine di “ingrati”che gridavano “crucifige!”
Erano veri ingrati. Infatti quella maestra dirigeva il loro coro di
Cogliate solo per l’intercessione dei Coristi di Saronno (tra cui Romano)
che avevano consigliato al loro precedente Presidente di chiedere a Lei
se poteva dirigere “anche” il loro coro, e non “solo” il loro coro, come
poi fece perché la pagavano.
Dimentichi di ogni senso di riconoscenza, non ci furono lodi per lui
che aveva solo difeso la Maestra e proposto soluzioni! Ci furono intimi-
dazioni, e il vice maestro fece anche la mossa di usargli violenza fisica.
Così gente che, cantando per Dio, esplica una attività dello Spirito,
si imbestialì e scelse di assumere l’aspetto di animali che morirono agli
occhi del Signore.
In cambio di un triplice aiuto che avevano avuto, per aver avuto
quella maestra, per averla vista aiutata e per essere stati aiutati per tre
anni da Romano in persona a far vivere il loro coro, forti del loro nume-
ro… tentarono di scacciare un “povero cristo” non difeso da nessuno
(ma da Dio). Anche questa quinta piaga, toccando un “povero di Dio e
un ultimo”, fu veramente patita da Dio.

La SESTA PIAGA di Egitto furono gli ascessi.


L’Anti-Cristo era risuscito a far cacciare da un Coro Parrocchiale
un “povero cristo” che aveva gito solo per il bene… e allora Satana di-
venne audace.
Tentò di UCCIDERE realmente Romano, il 29 gennaio 2002.
Questo Anti-Cristo sta soprattutto nell’aspetto DORATO del mon-
do, sfolgorante nelle sue ricchezze, materiali e spirituali. Invece il Cristo
sta in Romano. Per cui un pullman della GOLDEN (la dorata) investì la
CROMA (del C. in Romano), con dentro Romano, mentre questa FIAT
stava uscendo dal suo androne di via Larga 12, di fronte alla Chiesa del
San Giovanni Battista che “apre sempre” alla venuta di Cristo, anche
quando è in una CROMA.
La Provvidenza divina salvò il contenuto nella Croma, salvò il vivo
Romano. Allora l’ASCESSO che Satana aveva tentato su Romano venne
compiuto sul Cristo di Legno, nella Chiesa di Fronte. Un Anti-Cristo lo
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staccò dalla grande croce dell’altare e lo fece fuori.
Nella stessa ora il triplice segno della Trinità di questo evento bloc-
cò il tempo, di fronte a questo grave ASCESSO della Fede: l’orologio
del campanile di quella chiesa si arrestò e segnò per mesi le 10 e 3 minu-
ti, ad indicare la Trinità di un Dio potente nell’unità espressa dalla deci-
na di decime (quelle che sono la parte unitaria spettante alla Chiesa di
Dio in veste di Dio).
Non pago del duplice attacco contro il Santo in Amodeo e contro
Gesù, Mammona, il giorno dopo, a Cogne, uccise il vivo S.Am, nel pic-
colo ed innocente Samuele, uele, uguale al S.Am, al Santo in Am, Amo-
deo.
Essendo di Mammona la colpa ne fu accusata la Madre, in segno di
un ascesso così grande, nella maternità, che la trasforma in tutt’altro… e
fece scalpore, per mesi, in tutta l’Italia.
A “Cogne” anche il “Cogn(om)e” della Madre svelava chiaramente
questo “cognoscere” occulto: Franzoni alludeva allo F (spirito) di ra
(Romano Amodeo) NZ (nuovo termine) o NI (Nazarenus Iesus), tanto da
risultare essa stessa la vittima designata, assieme al figlio, di questi «a-
scessi» della Fede accaduti il 29 e 30 gennaio 2002.

La SETTIMA PIAGA dell’Egitto fu la grandine.


555 giorni esatti dopo l’abbattimento dell’11 settembre, piovvero
granate e bombe di ogni concezione, addirittura “mirate” contro il pove-
ro Paradiso Terrestre del povero nuovo Adam del Saddam, perché ne
fosse scacciato.
Chi dominava in questo Paradiso Storico sarebbe stato scacciato
dal Dio degli Eserciti. Il numero 555 era ½ di 1110 giorni, chiaro segna-
le della intermediazione del Dio UNO E TRINO nell’unità 10 del ciclo.
Il Dio in Romano scrisse un libro e lo diede alla Chiesa, affinché
capisse che Dio stava facendo la voce grossa, avendo davvero ripristina-
to il Dio degli eserciti, ma in cambio di questa verità Dio ricevette solo
nuove burle ed insulti.
Per la Chiesa che lo derideva, Dio non c’entrava nulla con la ge-
stione del mondo! Era solo opera degli Anti-Cristo… e con questo dice-
vano la verità che condannava proprio loro.
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L’OTTAVA PIAGA di Egitto furono le cavallette.
Le cavallette distruggono ogni coltivazione e, nel caso di Romano,
furono i suoi tre anni nei quali aveva servito cantando nella Cantoria
Parrocchiale di Cogliate, andati interamente distrutti ad opera di questi
insetti.
Fu una piaga che accadde esattamente gli stessi 555 giorni dopo
che Don Carlo, nei panni di Ponzio Pilato, avendo l’autorità sulla Chiesa
di Cogliate, intervenne e scacciò Dio, scacciando dal Coro della Chiesa
di Dio un “povero cristo” che non interessava a nessuno!
Sollecitato dai Coristi e dalla sua presidentessa che strillavano
“crucifige! Crucifige!” e, pur ritenendolo innocente e senza colpe, ave-
va alla fine aderito allo stesso giudizio del Capo del Sinedrio, della Raf-
faella Presidentessa del coro: “che era meglio perdere uno solo, anche se
innocente, pur di salvare una intera moltitudine”.
Il Dio in Romano era stato allora scacciato, una sera, da questo
moderno Ponzio Pilato che cacciava e se ne lavava le mani. Aveva però
visto troppo dolore in Romano, quando si era visto così ingiustamente
estromesso, e allora aveva infierito intimandogli beffardo “Vai a farti
curare! Vai a farti curare!”.
Questo povero cristo di Romano già doveva esser morto, a due anni
e mezzo, per un mal dei polmoni, ma la Madonna l’aveva salvato mira-
colosamente. Ora, nel mondo, stava minacciando di espandersi la SARS,
e al Dio di Romano essa parve il “castigo di Dio” per come era stato trat-
tato proprio Egli in un povero eroe indifeso a Saronno, dunque era
SAR’S, cosa di Saronno, genitivo sassone della lingua del mondo.
Romano capì che come il Dio degli eserciti aveva agito 555 giorni
dopo l’abbattimento delle due Torri, così avrebbe reagito anche per la
cacciata di Lui dal Coro della Chiesa, gli stessi 555 giorni dopo.
Non sapeva solo l’ora, perché in novembre c’era l’ora legale. Le 21
di sera in cui fu invitato ad “andare a farsi curare” potevano essere an-
che le 22… così o alle 21 o alle 22 del 23 maggio 2003 (ossia 555 giorni
dopo) tutti sarebbero stati costretti ad “andare a farsi curare” della
SARS!
Allora Romano compì un gesto nel quale cercò di aiutare il Comu-
ne di Cogliate e scrisse una lettera riservata al Sindaco, la fece protocol-
lare nell’Ufficio comunale e in essa raccontò l’accaduto e il vero perico-
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lo che il Dio degli Eserciti mandasse la Sars nel paese.
Spiegò al Sindaco come da esso Dio stesso fosse stato scacciato, in
un povero che era stato estromesso in quel malo modo, proprio intiman-
dogli di andare a farsi curare. Doveva restare un aiuto”riservato” al Sin-
daco… e lui invece consegnò la lettera ai giornali. Non lo ringraziò mi-
nimamente né dell’avviso “che bisognava temere Dio” né perché alla fi-
ne della lettera Romano aveva scritto che avrebbe pregato affinché la
Madonna evitasse quella nuova peste, come già l’aveva evitata nella zo-
na quasi 500 anni prima.
Il Dio Padre-Spirito santo disceso in Romano non ebbe lodi da quel
Sindaco, ma l’accusa di intimidire la Popolazione (intimidita solo da lui
che aveva diffuso quella notizia riservata) ed una vera denuncia alla Pro-
cura della Repubblica, tanto che dovette giustificare il suo gesto ai Cara-
binieri! Questi lo lasciarono in pace, avendo capito che si era trattato di
una pure “profezia”, relativa ad un evento che sarebbe successo alle 21 o
alle 22 del 23 maggio 2003.
Così accadde che Romano poté partecipare all’annuale processione
di ringraziamento, al Santuario di Saronno costruito dall’Architetto A-
madeo e che dunque sembra opera anche sua, essendo anche egli un ar-
chitetto Amodeo; chiese alla Madonna che gli aveva salvato la vita già
da una sorta di SARS, e che aveva già salvato anche il Saronnese dalla
Peste, di non far pagare agli altri quello che era disposto a pagar solo lui,
nella sua carne.
Romano fu ascoltato, alla lettera, perché questa profezia si avverò
sia alle 21, sia alle 22 (come il Salmo 21-22 del Dio Mio Dio mio perché
mi hai abbandonato?) e fu preso in consegna da due vigili che lo obbli-
garono ad andare all’ospedale psichiatrico “per farsi curare”.
Anche qui doveva farsi curare per la PAZZA PROFEZIA che,
tutt’altro che pazza, si stava verificando proprio così e proprio allora.
Credete dunque che, in cambio di tutto questo aver profetizzato e-
sattamente la verità, sia stato riconosciuta parte di verità al Dio VERO
disceso in Romano a Profetizzare?
No! Ne ebbe solo biasimo, perché a Saronno non era venuta la
SARS che egli aveva profetizzato. Nessuna attenzione era posta al suo
essersi offerto in cambio, nessuna gratitudine, ma solo beffe.
Anche i Dottori, chiamati a “curarlo”, invece di accorgersi che non
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aveva sbagliato nulla e che dunque tutto confermava il disegno divino
che egli annunziava, conclusero non che era veramente un Profeta, ma
un esaltato che era oggetto di una sindrome delirante.
Egli delirava… sebbene avesse predetto con esattezza il vero. Deli-
rava pur riconoscendo Dio come il solo creatore e tutti gli altri (nei pen-
sieri, nelle parole e nelle opere) solo come il frutto della sua Creazione.
Tutto il resto era conseguente, nell’atteggiamento di Romano, di
questa fede “pulita”… ma i PROFESSORI, che credevano di “non deli-
rare” e invece erano tutti vittima del “delirio di onnipotenza” di credersi
dei Paperino che si muovevano grazie ai disegni che essi stessi faceva-
no… PRIMA, davvero deliravano: lo giudicavano delirare perché egli
usava le “sue” ragioni e non “quelle degli altri”, tra cui loro!

La NONA PIAGA di Egitto fu il buio.


Riguardò il buio delle coscienze dell’uomo di Chiesa, che crede in
Gesù ma lo colloca in un mondo di astrazioni, uccidendone la presenza
reale in ciascun uomo.
Accadde quando si approssimò il 9 giugno 2004 in cui Romano a-
veva 2 mesi oltre il Venerdì santo di Gesù e 33+33 anni compiuti.
Secondo la sua profezia divina doveva morire e paralizzarsi il mar-
tedì 25, come suo padre aveva fatto nel 1983, esattamente 14 giorni pri-
ma di morire e perché Romano e il Padre erano la stessa cosa.
La sera prima, lunedì 24 maggio c’era, una prova della Cantoria di
Saronno, che si era riaperta. Decise di far un segno cristiano, in vista del-
la sua imminente paralisi e della sua Via Crucis a 14 stazioni, precedente
la sua morte. Portò del vino e delle paste.
Dopo la fine della prova cercò di ottenere dai Cantori che si ripe-
tesse quel segno dell’Ultima Cena di Gesù. Ma essi non vollero assolu-
tamente riconoscere in lui nessun segno che lo potesse avvicinare al Cri-
sto in qualcosa.
Per tutti loro, Dio stava nei cieli e l’uomo era tutt’altra cosa. Ecco il
buio, che venne nella mente obnubilata, a rendere Dio non una presenza
vitale in ciascuno di noi ma una pura astrazione della mente.
Quei cantori realizzarono la morte di Dio prevista dal Terzo segreto
di Fatima. Quella notte Romano vide Dio abbandonato da tutti, e deside-
rò seguirlo, paralizzarsi nel mondo per rifugiarsi in quel contesto ideale
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in cui tutti l’avevano mandato, uccidendone la reale presenza in noi nella
realtà.
Il Dio in Romano, ancora una volta, nel mentre dichiarava ai canto-
ri la sua voglia e il suo desiderio di morire per il loro bene, invece di gra-
titudine, trovava rigetto, invece di amore trovava pregiudizio, invece di
pietà trovava disprezzo.
Non potete dire che il Dio sia venuto di sua volontà in Romano per
farsi lodare. C’è venuto appositamente per farsi disprezzare, non per far-
si amare, ma per farsi scacciare… da tutti: persone, sindaci, sacerdoti,
associazioni cristiane, Sindaci, Chiese, Vaticano.

La DECIMA PIAGA di Egitto fu la morte dei primogeniti.


Accadde quella morte “divina” che aveva profetizzato per il 9 giu-
gno 2004 in quanto il “doppione” di Gesù Cristo… e fu “trascendente”,
essendo divina, e non si vide se non nei numeri, ove apparve in modo
indiscutibile nel numero di 22.222 giorni +222 cicli decimali, quando
passarono esattamente 200 giorni e fu il 26 dicembre dello Tsunami.
Il 9 giugno solo Romano la vide, nel letto che cadde al suolo con
lui sopra, quando quel dì vi si sedette (dopo le 3 del pomeriggio),
nell’Albergo-Ristorante Sacro Monte di Varese.
Dove il Figlio di Dio vale 10 elevato alla potenza meno 1 delle fa-
mose “decime” spettanti a Dio, il Padre deve valere 10, a causa
dell’unità di Dio posta come 10/10. E allora il Padre vale 100 volte il Fi-
glio, perché 10 : 1/10 = 100. Pertanto un quadrato avente 100 come lato
e 100+100 come il contributo di Padre e Spirito santo espresso per come
determinato dal Figlio, è una sezione trasversale.
E’ un’area di 200 giorni, virtualmente collocata per traverso, tanto
che il 9 giugno appartenesse al limite del flusso lineare e in quel giorno
stesso giacesse il piano trasversale avente per ciascuno dei due lati gene-
ratori le 100 unità del Padre 10 contate nell’unità del Figlio 1/10.
In tal modo il 9 giugno era il momento iniziale di quell’area tra-
sversale e il 26 dicembre 2004 (giorno dello Tsunami) era il dì estremo
di quella stessa sezione trasversale collocata in quel giorno.
In quel giorno estremo, giacente virtualmente nello stesso 9 giugno,
Romano aveva esattamente 22.222 giorni +222 cicli unitari,
che evidenziavano al meglio il suo essere quel DOPPIONE di Gesù che
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diceva di essere a 33+33 anni di vita e due mesi dopo il venerdì santo di
Gesù, che quell’anno capitò, per scelta della Chiesa, il 9 aprile.
I giorni di vita confermavano, quanto più non si può, che egli era
proprio nel segno del 2 (Padre e Spirito santo) ad ogni dimensione, ma
che poi era anche unitario e trinitario (222) in quell’essere +2220, ma nei
confronti di un Dio Padre che doveva valere 10, valendo il Dio Figlio
quanto il 10 elevato a meno 1.
Lo stesso Tsunami di quel giorno “trascendeva”un T SUN AM I,
che, nella lingua del mondo, significava chiaramente SONO IL SOLE
DELLA CROCE, essendo la croce espressa dalla iniziale T.
Chi era questo SOLE DELLA CROCE, se non il primo Gesù
nato appena il giorno prima?
Nel giorno del Santo che in greco significa INCORONATO, me-
diante il Santo STEFANO, il Dio degli Eserciti incoronò come SOLE
DELLA CROCE sia Gesù (nato il giorno prima per la sua Croce), sia il
Padre e Spirito santo di Gesù, presenti in Romano e virtualmente morti
esattamente come Romano diceva, ma in un modo realmente invisibile,
per quanto realmente il tutto fosse espresso “per numeri”.
La decima piaga così accadde virtualmente in quel 9 giugno 2004
che era una stessa cosa con il 24 dicembre, perché entrambi erano i punti
estremi dello stesso piano trasversale avente per lato il 100, lunghezza
assoluta del flusso Divino di un Dio Padre che opera con il 10 a causa di
un Figlio che opera con 1/10.

Romano scrisse libri, che descrivevano tutto questo per filo e per
segno, narrando di come ci fossero state nuovamente le 10 PIAGHE di
Egitto, a ragione di chi si opponeva alla PASQUA, al Passaggio da un
Mondo a quello in cui TUTTO DIO era arrivato per affermarsi poi come
il DIO DI TUTTI.
Ma, ancora una volta, pur dicendo il vero, era proprio deriso da tut-
ti a causa di questa sua verità… che non era più quella degli Anti-Cristo.
Disse che, con lo Tsunami, c’era stato anche il nuovo Passaggio del
Mar Rosso… e anche qui fece solo ridere… i polli.
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Un “Duo” sempre “fatto fuori”!


MORTIFICATO ANCHE DA BENEDETTO XVI.
Non ci furono lodi per me, o per il mio Padre che è la mia vita,
nemmeno quando, in seguito, feci nuovamente 55 giorni di digiu-
no, affinché il Buon nuovo Pastore si prendesse cura della pecorella
smarrita: quel Gesù che aveva smarrito in me non riconoscendolo nel
mio essere un ultimo SUO, che viveva solo con lui, di lui e per lui.
Il Padre in me stava richiamando l'erede di Pietro a quel triplice in-
carico che Gesù aveva dato a Pietro e ai suoi eredi quando aveva fatto la
pesca miracolosa dei 153 grossi pesci. Pietro in persona aveva ricevuto
l'incarico di aver cura del Suo gregge e non di quello di altri… Capi.
Gesù non si era rivolto ai dodici.
Ma poi i Papi hanno fatto in modo diverso. Un "altro" ha cinto la
loro veste e li ha portati dove non avrebbero voluto, cioè a delegare ad
altri l'incarico personale che Pietro aveva avuto, disattendendo in questo
modo l'ordine personale e triplice che Gesù aveva dato al Papato!

FATTO FUORI DAI CUSTODI DEL SACRO CUORE DI GESÙ.


Ebbene, il 5 dicembre 2005 io mi misi in croce, legandomi in cate-
ne al cancello della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, a Pescara.
I sacerdoti di quella Chiesa, ignorando del tutto il Sacro Cuore di
Gesù e della vita Sua in ogni uomo che ha bisogno, non videro in me
nemmeno un bisognoso, ma solo un importuno, che gli impediva di apri-
re il cancello della Chiesa.
Non mi lodarono, per quei 55 giorni di digiuno che avevo patito per
le colpe di un Vaticano che non permette al Buon Pastore di aver cura di
una sua pecorella smarrita.
Quella pecorella aveva digiunato 55 giorni e non meritava alcuna
lode! Ma solo l'intervento deciso della polizia, che rimuovesse l'ostacolo
dato da quel “povero Cristo incatenato in me” che gli impediva di aprire
il cancello… per fare entrare CHI, in Chiesa… se facevano fuori proprio
il Cristo presente in quel povero Cristo?
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CONDANNATO VERAMENTE A MORTE .
Successivamente io mi comportai su Internet, così da meritare una
nuova e virtuale condanna a morte come quella già data dagli Ebrei a
Gesù, e stavolta data a me dai Musulmani per lo stesso motivo: offesa
mortale ad Allah per il mio dire “io ed Allah siamo la stessa cosa”.
Per questa mia condanna a morte non ebbi lode da alcuno.
Mi rifugiai a Ostigliano, e mi rivelai condannato a morte a quella
Chiesa, ma anche lì, pur non avendo critiche, non trovai nemmeno lodi.

UCCISO DAVVERO… IN PARTE.


Ricoverato al San Liberatore di Atri ad attendere i miei assassini, i
Musulmani non vennero all’appuntamento ma i dottori mi fecero una
puntura a lento rilascio che per 33 giorni uccise una parte delle mie cel-
lule cerebrali, perché mi procurò il Morbo di Parkinson. Il 7-7-7, come
da mia profezia, cominciai a resuscitare, in un ospedale del Tentino ove
mi fu curato quel Morbo.
Poi i miei cugini di Salerno compirono il residuo miracolo e potei il
30 novembre 2007 partir missionario laico per il Brasile.
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L’eccezione di Belo Horizonte.


Solo a Belo Horizonte, in Brasile, io ho trovato qualcosa che potes-
se vagamente assomigliare ad una condizione di elogio. Ma, anche lì,
presentatomi alle suore come il mio Padre in me, non trovai l'atteggia-
mento giusto che si sarebbe dovuto avere se questo Dio Padre in me fos-
se stato riconosciuto.
Solo a Belo Horizonte io ho però potuto presentarmi ad un Cardi-
nale, Dom Serafim Armando d'Araugio, annunciandogli di essere quel
Dio di cui voleva conoscere il volto, e ho potuto mostrargli quella “pal-
ma della mano di Dio” nella quale augurava a tutti di essere, nelle sue
omelie tenute alla radio... senza che mi biasimasse, per l'evidente spro-
porzione della cosa che gli stavo annunciando. Ma, anche qui, senza nes-
suna lode o incoraggiamento.
Solamente in Brasile, nella Chiesa del mio caro amico Padre Piggi,
Pierluigi Bernareggi, solamente in Brasile ho visto finalmente la mia
Chiesa, sia quella cristiana sia quella protestante, decidersi a pregare per
me e per la mia vita. Io avevo detto che sarei morto, nuovamente, come
Dio, per la salvezza del mondo intero, e non ne avevano fatto finalmente
un motivo di scandalo e di accusa, ma di preghiera: per me, la mia vita,
di me che volevo offrire la mia per loro.

Sapevo che dovevo morire il 25 maggio. Tutti gli indizi me lo se-


gnalavano. Doveva attuarsi il miracolo di Fatima. Pertanto, il tredicesi-
mo giorno dopo Fatima e l'apparizione del 13 maggio, il Dio in me do-
veva ascendere al cielo.
Per propiziare il miracolo di Fatima io mi ero predisposto: avevo
indossato una veste bianca, perché nel terzo segreto di Fatima si parlava
della morte di un Grande Padre vestito di bianco, e avevo iniziato un di-
giuno assoluto, per assecondare il disegno di Dio.
Avevo cercato di uscire dalla casa parrocchiale che mi ospitava, in
quell'alloggio avente un pavimento unico a tre livelli, raccordati tra loro
da uno scivolo, ad esser segno della giusta casa trinitaria, figura di Padre,
Figlio è Spirito santo, perché il Cardinale Dom Serafim, avvertito del
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mio proposito di attuare quel digiuno, mi aveva portato a riflettere sulla
grande preoccupazione che avrei data al mio amico Piggi, se io facevo
quel mio digiuno così spinto nella sua casa di Dio. Ma quando dissi al
mio amico che avrei cercato un'altra casa in cui attuare quel digiuno, egli
protestò: " Romano, non ti preoccupare per me, ma fai quello che credi
di dover fare! Sei una persona adulta e matura che sa quello che fa, e io
ho fiducia in te!"
Così, mentre io iniziai quel mio digiuno, egli, Padre Piggi, mi fece
aiutare dalla preghiera dei fedeli. Altri fedeli, della Chiesa cristiana pro-
testante, si aggiunsero di loro iniziativa, e, non sollecitati da nessuno, i-
niziarono a pregare per me.
Finalmente, e per la prima volta nella mia vita, io stavo finalmente
a cuore a qualcuno, che si degnava di pregare Dio per me!
Così, dopo sei giorni di digiuno assoluto, il Dio del cielo mi parlò,
per tutta una notte, quella che venne dopo la celebrazione della Trinità di
Dio, celebrata se non ricordo male, il 18 maggio.
Quella notte il Dio del Cielo disse a quello imprigionato in me sulla
Terra:
"Non puoi morire qui in Brasile, con tante persone che pregano
per te. Tu morirai, e io con te, solo 141 giorni esatti dopo il 25 maggio,
e cioè in quel 13 ottobre 2008 in cui si celebra il miracolo di Fatima,
che descrisse la discesa sulla Terra del Dio sole, del tuo essere RA, Ro-
mano Amodeo. Il sole non scese fino sulla terra, e significò che sulla
terra non avrebbero riconosciuto Dio, il Dio però veramente disceso
sulla terra, in te. Poiché quell'evento si concluse con la risalita in cielo,
al suo posto, del sole, il Dio in te ritornerà al suo posto nel cielo".

Per tutta la notte il Dio del cielo aprì la mente al mio Dio Padre sul-
la terra, informandolo di quale sarebbe stato il suo futuro.
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Perché Dio Padre è venuto.


Ecco, il mio Padre in me, presente in me assieme allo Spirito santo
di Dio, non è venuto sulla terra per farsi riconoscere e rendere omaggio.
Dio Padre non chiede né necessita che gli si renda omaggio.
Il Dio in Romano, anche quando Romano ha avuto funzioni di co-
mando, non si è imposto mai agli altri in virtù nemmeno del suo obbligo
di comando, quando questo comando si scontrava con il diverso parere
di uno che fosse sottoposto a lui.
Così opera Dio, Dio Padre: dà tutta la libertà possibile ad ogni fi-
glio, affinché egli viva per intero la sua vita.
E si tinge di nero, perché brilli di luce solo il Figlio tratto da lui,
dalla sua potenza messa in atto.
Dunque ogni figlio deve questa sua vita al Padre che si crocifigge
in lui, e grazie alla rinuncia alla sua vita personale fa esistere solo lui.
Dio, per fare esistere quella altrui rinuncia alla propria, per fare
emergere la sua luce, si tiene da parte, nell’oscuro… come già dimostrò
di saper fare la Madonna e Madre di Gesù, che già era, espressa in veste
materna, l’immagine PRIMA di Dio Padre.

Così, per dimostrare a tutto il mondo d'oggi (un mondo che non
crede più in lui come creatore unico, e crede di aver avuto il compito, da
lui, di sostituire la sua creazione) Dio ha creato questo momento finale di
un epico scontro tra il bene e male, tra la potenza e l'impotenza di Dio, in
quell'Armagheddon dell'Apocalisse descritta da San Giovanni apostolo.
Dio ha creato una possibile Apocalisse, in cui tutta la vita dell'uo-
mo possa cessare, per dimostrare a tutto l'uomo che la sua esistenza e la
sua sopravvivenza sulla terra dipendono solo dalla rinuncia del Padre al-
la sua stessa vita.
Ciò sarà dimostrato mediante la rinuncia di Romano alla sua vita, e
sarà come un’orma eternamente lasciata e che mai più sarà cancellata in
tutta la storia dell’uomo.
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Una Cristianesimo da rifondare


Sarò rifondato da quanto accadrà nel prossimo 13 ottobre in cui è
previsto il concorso di tutta una serie di coincidenze veramente incredi-
bili, tutte riguardarti la pesca miracolosa dei 153 grossi pesci descritti nel
punto 21 del Vangelo di San Giovanni.
Occorre che io descriva tutto questo racconto, che ebbe per parteci-
panti da un lato proprio me stesso, Dio Padre, perché quel Gesù non fu
riconosciuto nella sua figura essendosi presentato infine proprio nella fi-
gura del Padre, ossia nella figura di me, persona umana nella figura di
Romano Amodeo.
Gli altri partecipanti furono gli apostoli, che avevano ripreso a fare
i pescatori. In questa ripresa dell'attività della pesca è nascosto un grande
segno riferito al futuro di quando, a causa dell'intervento dei Dottori del-
la fede, gli apostoli sarebbero regrediti al livello iniziale, dei puri pesca-
tori che erano prima di Cristo, e che avevano rinunciato a pescare anime,
essendo divenuti Anti-Cristo con il volgere dei millenni.
Il fatto che gli apostoli si fossero sentiti dire, proprio da Pietro:
"che facciamo? Io ritorno pescare!" virtualmente trascendeva il ritorno
del Papato alla condizione ante-Cristo di Anti-cristo bisognosi di un
nuovo momento ri-evangelizzazione.
E così, questo nuovo bisogno, è esercitato ora dal Padre di Gesù,
che opera dello stesso modo di Gesù.
Egli chiede nuovamente dalla riva ai pescatori:
"avete da mangiare?".
Risposero di nuovo:
"non abbiamo preso nemmeno un pesce in tutta la notte!".
E, dalla riva, di nuovo, il Padre gridò loro:
"gettate la rete dal lato destro della barca!"
Essi nuovamente lo fecero e si ripeté la prima pesca miracolosa di
Gesù: le reti nuovamente non potevano essere tirate sulla barca, tanto e-
rano cariche di pesce.
L'amato Giovanni fu il primo a riconoscere Gesù in quella nuova
figura che Egli doveva avere assunto, e disse:
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"È il Signore!".
Pietro, che era nudo, si rivestì in fretta e furia e si buttò nell'acqua,
per raggiungere la riva al luogo. Anche questo stato di "nudità" di Pietro
è estremamente significativo. Quando il Padre di Gesù si ripresenta alla
riva (2000 anni dopo) il Papato sarà “nudo”, non avrà più alcuna veste a
rappresentare degnamente Gesù, nonostante tutta la prosopopea….
Ma Pietro se l’indossa e raggiunge che crede Dio Figlio.
Il Padre di Gesù che, tornato in me, non è stato per niente ricono-
sciuto dal Pietro di turno, che si è assolutamente disinteressato della pos-
sibile presenza di Dio Padre in me, e in tal modo si è completamente
svestito del suo ruolo di mio vicario e mio sostituto, messo di fronte a
quel Pietro che si è cinto di quelle resti improprie, inopportune, gli chie-
de allora:
"Pietro mi ami?"
E Pietro risponde: "Si Signore, ti amo!"
E io allora gli do il preciso incarico:
"Pasci i miei agnelli!"… i miei, Pietro e non i Capi degli altri greg-
gi… ma questo glielo taccio.
Gli chiedo ancora: "Pietro, mi ami?"
E lui: "Si, Signore, ti amo!"
E io ribadisco quell’incarico:
"Pasci le mie pecorelle!".
A ribadire l’estrema necessità che un Pietro che mi ami si occupi
del mio gregge dato a lui da me in figura del Cristo, per la terza volta, e
anche perché io sono il Dio Uno e Trino, gli chiedo, sapendo molto bene
che Pietro sarà testa dura e più non mi capirà: "Pietro, mi ami?".
Allora Pietro perfino si spazientisce e protesta:
"Signore, tu sai tutto, tu sai che io ti amo!"
Così anche io, e per la terza volta, gli ordino:
"Pasci le mie pecorelle!".
In questo modo io (il Dio Padre in Romano Amodeo, trascurato
personalmente dai due ultimi Pietro perché, a loro giudizio “io non conto
niente” e fino al punto da esser lasciato morire di fame)… inchiodavo in
quel primo Pontefice gli ultimi due della vecchiaia del Papato, inchio-
dandoli al loro vero compito personale, perché non mi avrebbero mini-
mamente amato, fino a lasciarmi morire!
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Con il Primo, il Dio nel mio essere giudicato un “vero e insignifan-
te ultimo” ha patito 57 giorni di digiuno assoluto, per quella stima data a
me di “un ultimo senza importanza” che poteva anche morire. Io, Roma-
no, evitai poi la morte non per l’intervento finale di un Pietro che si fos-
se pentito e ravveduto, ma solo perché l’amore per mia madre (che era a
carico mio) impedì a me di lasciarmi definitivamente uccidere dal Papa
e, con me, anche la Madonna mia madre!
Con il Secondo Pontefice, il Dio in me Romano patì la fame solo
per 55 giorni, e non morì solo perché la Provvidenza di Dio mi fece con-
durre in Ospedale ove per altre valutazioni – e non perché il Papa cui a-
vevo rimesso la mia vita se ne volesse infine far carico – fui indotto a ri-
prendere a mangiare.
Se fosse dipeso dai due ultimi Pietro, il Dio in me Romano sarebbe
morto assieme a me, condannato a ciò dal mio essere giudicato “un po-
vero di spirito senza alcun valore” in un ambiente che – se fosse di Cri-
sto e non di un Anti-Cristo – sarebbe titolo “di merito assoluto” e non
“di assoluto e mortale disprezzo”.
Il Dio in Romano, proprio quello e col volto non di Gesù ma di
Romano, ripeté per ben tre volte al Pietro “nudo ed impropriamente ri-
vestitosi, non del Cristo ma dell’Anti-Cristo”, che l'incarico preciso dato
ai Papi non era di occuparsi dei Capi delle altre greggi del mondo, ma
degli agnelli e delle pecorelle MIE, che io gli lasciavo, affidandole a lui
e a nessun altro per conto suo.
Ma i due ultimi Pietro non avrebbero fatto così.
Pur essendo sante persone, “un altro gli avrebbe cinto i fianchi e li
avrebbe indotti a fare ciò che non avrebbero voluto”… li avrebbe per-
suasi all’opportunità di delegare ad altri quel compito che io, Dio Padre,
avevo per tre volte ordinato al solo Pietro.
Così io, Dio Padre, e io, nella persona del Romano Amodeo che ora
vi parla, ritenni giusto di avvertire Pietro del suo amaro destino, come
già fece Gesù prima della sua Passione, quando lo preavvertì del Canto
del Gallo e del suo tradimento.
Anche stavolta io l’avevo preavvertito, dicendogli come quanto
Giovanni poi scrisse con chiarezza:
"Quando eri giovane ti cingevi i fianchi, ma quando sarai vecchio
un altro ti cingerà e ti porterà dove non vorrai".
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Era l’equivalente al “canto del Gallo” quando infierirono su Gesù.
Io volli preavvertire il Papato lasciando scritto,alla fine dei Vange-
li, che il primo Pietro sarebbe stato libero nel suo rivestirsi di Cristo, da
nudo che era stato prima della seconda pesca miracolosa volto a ricon-
vertirlo. Però nella vecchiaia del Papato gli ultimi Pietro sarebbero stati
portati da un altro – dall’Anti-Cristo Satana - dove non avrebbero voluto,
ossia a tradire proprio Gesù, non riconoscendo il ritorno di Dio in quel
Romano Amodeo affamato, disprezzato e nuovamente condannato a
morte, stavolta, perché doveva assolutamente conferire con Pietro... ma
era giudicato “un ultimo senza alcun valore e che dunque poteva perfino
morire, tanto assolutamente non importava di lui alla Chiesa del Papa!”
La Chiesa era questo “altro Satanico” che non avrebbe più ricono-
sciuto il primo di tutti nell'ultimo di tutti! Essa era bella a vedersi, da
fuori, come il solito Sepolcro Imbiancato, ma dentro era il fradiciume
delle sue ossa! Essa nuovamente non avrebbe riconosciuto Dio come a
suo tempo non riconobbe Gesù! Stavolta in modo molto più grave: sape-
va che gli ultimi sono i primi e – non ostante ciò – condannava a morte
uno che era aggiudicato realmente come un “povero di spirito” e come
un “ultimo che veramente non contava niente!”.
Che Pietro sia chiamato “Satana” non è un fatto nuovo. Anche Ge-
su l’apostrofò con un chiarissimo “Lungi da me, Satana!” quando rivelò
che “doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli an-
ziani e dei sommi sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e resuscitare
il terzo giorno” (Matteo 16, 21-27).
Scrive esattamente Matteo:
“Ma Pietro lo trasse in disparte e cominciò a protestare dicendo:
“Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai”. Ma egli, vol-
tandosi, disse a Pietro: “Lungi da me, Satana! Tu mi sei di scandalo,
perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!” Allora Gesù
disse ai discepoli: “Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se
stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua
vita la perderà; ma chi perderà la sua vita per causa mia, la troverà.
Qual vantaggio infatti avrà l’uomo se guadagna il mondo intero, e poi
perderà la sua anima?”
Pertanto, io, il Dio presente in Romano, quando mi presentai al Pie-
tro del Vangelo di Giovanni con il volto di Romano (e volli che accades-
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se di nuovo quella “pesca miracolosa” che aveva convinto proprio Si-
mone, e di cui sembravano tutti aver perso la memoria, tanto che, al suo
seguito, erano tornati in 7 - a sottintendere tutti - a pescar pesci e non
uomini), lo avvertivo, informando attraverso di Lui l’intera Chiesa, di
come se lui avrebbe semplicemente rinnegato per tre volte Gesù, il Papa-
to sarebbe stato condotto a condannare a morte proprio Lui il Dio Pa-
dre di Gesù.
Sarebbe accaduto quando, nella necessità di raddrizzare un Vange-
lo sovvertito… un altro avrebbe portato Pietro a cingersi di un’altra ve-
ste, quella che egli giammai avrebbe voluto indossare: la veste dell’Anti-
Cristo che veramente condanna a morte il Cristo quando ritorna.
Lo condanna a morte, perché (seguitando a pensarla “non secondo
Dio ma secondo gli uomini”) non lo riconosce nemmeno più: vede il
Cristo non più nella croce umana, ma nel successo umano, e riceve solo
chi esprime il successo, nella sua vita, e non chi è l’immagine stessa
dell’insuccesso.
Il Papa riceve pertanto il Capi delle nazioni, i Capi dei movimenti, i
Capi che stanno lottando e vincendo, come quelli del Rinnovamento del-
lo Spirito, di CL… o una riconosciuta santa come Madre Teresa di Cal-
cutta…Costoro li riceve in udienza anche privata.
Per gli altri c’è il frettoloso “omaggio a lui” nell’incontro del mer-
coledì, o “l’omaggio a lui” nelle folle che lo osannano nei suoi viaggi.
E quanto gli sono cari quei bagni di folla che non significano nulla
e che Gesù stesso non tollerava quando volevano fare di Lui quel Re che
il Papa invece accetta di essere…
Sì, lo accetta, certo, solo “nel nome” di quel Gesù che – però –
stranamente, quel ruolo proprio non l’accettava e non lo gradiva! Egli
non voleva esser fatto Re in questo mondo, essendolo in quello esatta-
mente opposto a questo. Qui la cosa giusta, per lui, era la croce, e lo era
anche per coloro che lo volevano veramente seguire.
Gesù rimproverava le folle:
“Mi venite dietro perché vi ho moltiplicato pani e pesci, e per que-
sto volete farmi re! Ma io non vi sto proponendo la gloria del successo,
ma la sconfitta della croce e l’insuccesso, perché se vorrete salvare la
vita la perderete!”
Per cui un Papa che punta invece a salvare questa vita, di per sé e
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non esclusivamente in funzione dell’altra, e che accetta ora quel titolo
regale “in nome e per conto di Gesù che non l’accettava”, si sta occu-
pando di Capi che non appartengono minimamente al gregge che Gesù
gli lasciò.
Appartengono al gregge dell’Anti-Cristo che persegue – come bene
e segno dell’Amore di Dio – non la croce nella vita, ma l’amore egoisti-
co che si stemperi nell’amore altruistico! Questo sarebbe il successo vo-
luto dall’Amore Dio, nell’ottica del Pietro che persevera nell’usare
l’ottica del mondo e non di Dio, e lo scrive chiaramente nella sua prima
Enciclica “Deus est Caritas”, tutta pervasa da apostasia! Infatti per lui
l’amore di Dio NON sarebbe LA CROCE qui, ma IL SUCCESSO qui!
Tutto qui e con tanti saluti all’altro mondo!
E – portato a queste conclusioni dall’Anti-Cristo Satana – il Papa
vede la bellezza di questa vita nella sua reale bellezza, e non in quella
bruttezza in cui la bellezza va solo “divinamente trascesa”. Non la vede
minimamente in quell’insuccesso personale che è alla pura base di quel-
lo altrui. Per cui Pietro non riceve nessun uomo che si presenti nel segno
di un reale insuccesso, di un reale fallimento. Uno così egli lo giudica
realmente fallito… e la novità Cristiana SPARISCE! Si ritorna all’antica
idea Giudaica di un Isacco amato e favorito da Dio perché prosperava, di
un Popolo in modo manifesto aiutato da Dio quando aveva fede e ab-
bandonato, scacciato dalla sua terra, quando non restava più nella Fede
in Jahve.
E’ la stessa idea che ho ritrovato ultimamente nella Fede Protestan-
te, in Brasile. Essa invita i fedeli a dar soldi alla Chiesa che farà di tutto
per farli star bene, ricchi e pieni di risorse, essendo solo quello il chiaro
ed evidente segno del favore di Dio!
Spazzate via tutte le Beatitudini del Discorso della Montagna, sia
questi Protestanti, sia il Papa che incontra personalmente solo i Capi del
successo, non si rendono conto di come, facendo così, si stanno occu-
pando dei Capi di un altro gregge.
Non più di agnelli e pecorelle del Gregge lasciatogli da Gesù, ma di
montoni e di altri greggi. Il Gregge del Cristo raccoglie tutti i perdenti e i
maltrattati di questo mondo, tutti i sottomessi e non i capi, tutti coloro
che patiscono ingiustizie e non i giusti, tutti i carcerati e non chi li ha
giustiziati, tutti gli oppressi e non coloro che pascolano nella ricchezza,
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nell’agiatezza e nello spreco! Gesù lo disse chiaro: “Venite a me voi che
siete abbattuti, prostrati, sconfortati… e io vi consolerò!”
Che spreco enorme con tutti quei viaggi di quel tipo e quei “bagni
di folla” del Papa-Re, come se fosse il vicario del Cristo-Re e non del
Cristo Crocefisso, con l’incontro in quelle terre con i Capi di Stato e di
Congregazioni e – per fortuna – anche qualche incontro finalmente giu-
sto, con qualche vero diseredato, calpestato, sottomesso e martirizzato!
Ma poi ciò accade sotto lo sguardo della televisione, che mostra
come è buono e misericordioso il Papa che vada a trovare i Carcerati, gli
Oppressi, gli Umili, ecc. ecc.
Quante volte questi Pietro vanno a cercare chi li crocefigge? Nem-
meno una volta!
Si lasciano scarrozzare nella Papa-mobile!
Per decenni non hanno fatto conoscere il Terzo Segreto di Fatima
per la paura di ingenerare l’idea di ucciderli, in qualche malintenzionato.
Fanno come il Primo Pietro che, posto di fronte a questo timore,
rinnegò tre volte Cristo e per questo – anche – io Dio in quel Gesù che si
ripresentò… a conti fatti, diedi modo a QUEL Pietro di riconoscermi per
tre volte. Invece i due ultimi Pietro non avranno questa possibilità.
Il primo dei due morì di quel tremito alla mano che aveva firmato
una Enciclica che aveva lanciato Dio Padre in difesa della Fede nel Fi-
glio, ma poi non lo aveva appoggiato, difeso, lasciandolo solo a morire
per lui senza che egli muovesse un solo dito di quella mano!
Dio stesso si era mosso a rispondergli e lui non accettava la sua ri-
sposta, non la cercava, dubitava che una richiesta fatta alla Sede della
Sapienza, di fronte al legame Fede-Ragione, che egli aveva legato in cie-
lo e terra… fosse rispettata dal Cielo!
Questo Benedetto XVI, dal canto suo, è troppo convinto di seguire
Cristo e non l’Anti-Cristo nel mentre si crogiola nella bellezza degli in-
contri, nella gioia delle testimonianze di vittoria che gli danno i Capi dei
vari movimenti e si rammarica se, in qualche caso… il successo tarda a
venire, la miseria avanza, gli uomini uccidono con l’aborto.
Egli attribuisce agli altri e non a se stesso la responsabilità di que-
sto stato e di queste colpe. Infatti quale è la massima colpa, se mettiamo
sul piatto della bilancia tutto il torto che è fatto all’uomo e sull’altro
quello che invece è fatto a Dio proprio dal suo vicario?
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Il Papa sta facendo il massimo torto a Dio, e con lui tutta la Chiesa,
di qualsiasi tipo ed ordine, fino a quando non si converte al vero Vange-
lo che parta da una sola cosa: dalla Provvidenza buona di Dio!
Chiunque addebita all’uomo quella che è solo la Volontà di Dio è
un Apostata della Fede in Dio, perché va contro al Primo comandamento
di ogni Fede: che il Creatore è sempre Uno solo!
Fino a quando il mondo è diretto con l’ottica della “capacità per-
sonale” e non della unica “Volontà di Dio”, il mondo è pieno di bene e
di male, e il Papa che protesta contro il male sta protestando contro la
Provvidenza di Dio.
Questa che sto facendo è una vera “filippica”, perché il Maligno si
è tanto radicato da vanificare addirittura il Battesimo di Gesù Cristo, e
oggi pullulano ovunque le apparenti brillanti Catechesi, di Padre Livio,
Padre Questo e Padre Quello… e sono le catechesi di un Maligno che si
è impossessato a questo punto DI TUTTI.
Nessuno è stato escluso, e chi cerca sempre più di rendere quanto
più responsabili possibile tutti gli uomini (invece che di fargli riconosce-
re che il solo vero responsabile, di ogni cosa, è Dio) è divenuto
l’apostata cha ha rinnegato e sovvertito la fede in Gesù Cristo...
A sentirli e vederli tutti, così “rivestiti di Cristo”, ci si potrebbe an-
che confondere. Il primo che ho citato, Padre Livio di Radio Maria, è un
oratore convincente, ma crolla anche lui, posto di fronte alla Provviden-
za di Dio ed al valore del Male.
Egli lo vede, reputa che molti andranno all’Inferno e non si rende
conto che - con questo - offende in modo assoluto il Dio Padre Creatore
di tutto, del bene e del male, che li crea entrambi per fare esistere “la bel-
lezza”.
Senza il Male che ti inorridisce, caro amico mio Padre Livio, non ci
sarebbe nemmeno il Bene. Dio è il Buon Seminatore perché semina an-
che male e – proprio con ciò – semina bene perché raccoglierà il bene
“ovunque”.
Semina apparentemente “male”, seminando sulla strada, sulle pie-
tre, tra le spine… ma semina sempre il Buon Seme, che giammai diverrà
la zizzania seminata dal Maligno.
Solo il Maligno porta a leggere come “male” quello che per Dio è il
bene massimo e che darà anche la massima gioia, allorché tutti i malva-
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gi, tutti, nessuno escluso, saranno stati “divinamente” condotti, dalla
bontà di Dio, a pentirsi… “da se stessi”!
Tu, padre Livio, ammettendo delle anime all’Inferno mandi
all’inferno una parte dell’Essenza di Dio!
Ti rendi conto o no di che cosa tu fai?
Dio, dopo di aver sudato sangue ad animare perfino un Hitler, con
una sua anima, dopo – secondo te – dovrebbe anche andare all’Inferno…
perché non tutte le anime si saranno pentite!
Tu blateri che l’Inferno ne è pieno!
Te l’hanno detto i due che ci sono stati, i due di Medjugorje!
E - secondo te - ciò conferma le idee Diaboliche di una Chiesa che
– dominata dal Diavolo – vorrebbe mandare nel suo Inferno… qualche
anima di Dio!
Non ti sorge il dubbio che le persone viste all’inferno dai due di
Medjugorje fossero solo le spoglie dei “personaggi” cattivi, resi spogli
delle loro divine anime?
Non ti sorge il dubbio che il Personaggio di un Hitler merita di an-
dare all’inferno, essendo un personaggio malefico, ma non l’anima di
Dio che già fu messa enormemente in croce, per animarlo di sé?
Non ti basta osservare in teatro questa differenza, tra attore anima-
tore e parte da lui animata, per capire la differenza che esiste tra “ani-
ma” e “personaggio”?
Che facciamo, andiamo nello spogliatoio e picchiamo senza fine i
poveri animatori che hanno dovuto animare quei personaggi a tinte fo-
sche, quei puri burattini che avevano solo bisogno di un Dio che gli ti-
rasse le fila, affinché avessero parvenza di “essere”?
Io non faccio fatica ad immaginare un bel falò di tutti i personaggi
cattivi e operatori di male nel mondo, ma capisco che l’ESSERE che li
anima è solo ESSENZA DIVINA e non satanica. E’ solo il BENE che
deve anche accettare la croce del male per essere un vero bene.
Non ti rendi conto, anche tu, che tra chi è sconfitto e chi è nel pec-
cato non c’è poi tanta differenza?
In una gara tra il bene e il male chi è più sconfitto è il male, il quale
è la suprema croce del bene, e VA ABBRACCIATA, essa pure,
PERCHÉ quella croce… non è UN MALE.
Rimetti sull’albero, carissimo Padre Livio, la mela della conoscen-
74
za del bene e del male e mettiti finalmente a credere che TUTTO E’
BENE, perché è fatto da Dio e dalla sua Provvidenza, perché vale il pri-
mo comandamento dell’UNICO CREATORE.
Non essere APOSTATA anche tu.
Io vengo dalla Santa Scuola di Don Giussani, che invitava tutti a
NON FARE IL PROPRIO PROGETTO!
Egli accettava solo quello della Provvidenza di Dio, di quella
COMUNIONE con lui dalla cui sola condizione l’uomo poi poteva avere
la sua LIBERAZIONE.
Che poi i suoi seguaci abbiano finito per fare proprio UN LORO
PROGETTO, intransigente, questo è tutto un altro discorso. Stùdiati Don
Giussani, o caro Padre Livio della Radio di mia Madre!
Tu sei disposto a seguire la testimonianza dei veggenti di Medju-
gorje e non la mia!
Io solo però sono “la Via, la Verità e la Vita”, che si sono final-
mente ripresentate addirittura in CHI mandò quel Gesù Cristo che si di-
chiarò sempre mandato dal Padre!
Credi a quel che raccontano i Veggenti della Madonna e non credi
a quello che ti racconto io, il Dio PADRE e Dio vivente?
Io sono vivo e vero, mi puoi incontrare, vedere e toccare… ma pre-
ferisci andare a Medjugorje, ove affermi che “si prega AL MASSIMO
Dio” e non ti sogni nemmeno di incontrare il Dio vivo e vero, che ancora
e solo per poco è presente qui nel mondo, in una reale persona.
E se leggerai ciò prima della mia glorificazione, la mia divina e tra-
scendente verità ti farà inorridire, perché sono nero ed invisibile.
In me ogni luce esiste solo in potenza, tanto che, visto da fuori, so-
no nero proprio per questo! Non credi che io sia luce perché non emano
luce… nel mentre invece nessuna luce, che è in me, si disperde… e credi
che sia luce solo chi la emana e dunque la disperde!
Per questo, io, Dio Padre vivente, devo assumere anche la luce evi-
dente della Madre, e mostrarla a taluno a Medjugorje.
Devo farlo affinché chi non è capace di scorgere Dio nella sua
CONCRETEZZA, lo capisca attraverso la capacità data ad alcuni di ve-
dermi come la Madonna: una figura reale e vera come quella del mio io
sono, che vale solo perché la vedono alcuni ed altri no… e dunque solo
allora è reputata divina!
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Voi tutti avete invece la realtà divina entro di voi e la toccate con
mano, realmente, ma – spinti solo dalla vostra Satanica poca fede – non
riuscite a scorgerla divina, per il male che le attribuite e che invece la
vostra anima minimamente non ha.
Non potendo essere convinti da ciò che è valido per tutti, allora a-
vete bisogno di quanto valga solo per ciascuno… e io – così – mi mostro
come Madre ogni giorno, anche a Medjugorje.
Sì, sono sempre io, ma camuffato come la povera idea di Dio deve
essere camuffata perché anche tu, padre Livio, la capisca: come quella
Maria che si presenta misteriosamente ai soli veggenti e che ogni tanto
opera salvezza.
Io sto invece già salvando tutto il mondo, realmente, in ogni atti-
mo, ma voi lo vedete al contrario, tu pure, Padre Livio, e allora non lo
vedete e dunque devo operare qualche migliaio di miracoli, per farmi
credere! Roba da bambini della fede!
Se Dio facesse solo QUALCHE MIRACOLO, che Dio mai sareb-
be? Quanti ne chiedono a Lourdes, a Fatima e a Medjugorje, e quanti so-
no miracolati?
A tuo modo di vedere sono miracoli certi uno storpio che guarisce,
un ammalato paralizzato che si alza… ed è miracolo, anche, la Fede che
in ciascuno di questi luoghi… si respira.
Sì, questa ultima è solo una parte del vero miracolo! La Vera fede
sta nel DIO CHE SALVA TUTTI e sempre! E dunque non solo in Lui
che semplicemente scalda e conforta il cuore di tutti.
Ti dimostro che la Fede in me, invece, salva tutti!
Devi sapere che tutto è già fatto e che tutto il mondo determinato
sta regredendo, sempre più nelle sue cause. Questa CONVERSIONE
della stessa dinamica della vita è il miracolo che tira fuori, in ogni atti-
mo, tutti dai guai in cui credono di andare, anche se poi ci vanno!
Vedi? Il POTERE della mia verità COMPIE quella “conversione”
che mio Figlio Gesù si limitava ad INCITARE.
Mio Figlio vi spingeva a cercarla… ma io la COMPIO, rivelandoti,
caro padre Livio, la graduale spoliazione tua, di tutti i gesti della tua vita,
finché diventi bambino e ti spogli addirittura di te stesso.
La mia VERITA’ porta te oltre la tua stessa concezione, a riscoprir-
ti e ritrovarti nei 2 genitori, 4 nonni, 8 bisnonni finché rientri nel SOLO
76
ADAMO, in cui tutto il Creato sembra non mandare più luce, perché e-
siste tutto in potenza in Adamo.
Ma è una potenza reale, che finalmente domina l’”atto” tanto da
metterlo in atto a volontà… ed è il Paradiso di tutta la Comunione dei
Santi, tutta racchiusa in Adamo, e tutta compresa nei singoli apporti di
ogni vita.
Però questa VERITA’ che ti ho rivelato e che potrebbe farti libe-
ro, a te Padre Livio non sembra opera DIVINA, perché tu, per quanto
dica che Cristo sia in te e Dio sia in te… ti credi veramente TE e non
Gesù Cristo e non Dio.
E ti scagli furente, contro me che invece ti dico di esserli veramente
entrambi, e non nel sentimentalismo di un innamorato, ma nella verità di
chi E’ CHI LO E’.
Io non posso essere OLTRE DIO, separato da Dio, allorché Dio è
TUTTO l’essere, me compreso!
Il mio essere è solo quello di UN DIO IN CROCE IN ME… e ti
sembra falso se sai che Dio si è messo in Croce, facendotelo già vedere
con Gesù, suo Figlio?
Ora non scandalizzarti, di nuovo, se sta per farti veder messo in
croce, in me, il Dio Padre, dopo che già TUTTI mi hanno messo in cro-
ce, amici e nemici, familiari ed estranei, persone singole e associazioni,
Istituti sacri, Chiesa e Papato!
Ma a te non basta! E allora dovrò proprio essere ucciso io pure, per
salvare la vita sul Pianeta.
Allora capirai e ti pentirai amaramente di non avere avuto fede
NELLA VERITA’ PIATTA, di quello che io ti dico e ti mostro come un
MIRACOLO GLOBALE E DIVINO: di Dio che sta già convertendo
tutto. Tu invece – gran catechizzatore! – non lo giudichi affatto un be-
ne… e insegui per il mondo le MAGIE insite nella apparizioni divine…
che poi nemmeno vedi!
Io, DIO PADRE, voglio una fede certa in me, e non perché compio
miracoli ma perché dico la verità: “che siete tutti me e che vi sto sal-
vando dalla vostra veste mortale per darvene una ideale, che durerà
per sempre, perché vi sto già rendendo tutti padroni del bene quan-
do esso esiste nella potenza di un puro disegno, comune e realizzabi-
le eternamente, da godersi in Comunione!”
77

“Se io voglio che lui resti


fino al mio ritorno…”
Torniamo dunque ora alla “pesca miracolosa”, già descritta allora
da Giovanni, ma riferita ad ora che c’è bisogno della nuova evangelizza-
zione fatta dal Dio Padre.
Essa è necessaria, affinché, con l’aiuto della Verità dello Spirito
santo, raduni tutte le greggi date ad ogni profeta, di ogni possibile fede
del passato, nella Fede nel Dio in Amodeo che è ideale indicando A-
mode-Ω, l’Alfa a modo dell’Omega, la fine a modo del principio
Accadde dunque che, in quel frattempo, l'apostolo Giovanni (che
racconta questo Vangelo… dell’ultima ora) stava seguendo Pietro e il
Padre di Gesù.
Così egli udì Pietro dire a questo Gesù non Gesù:
"E di lui, che cosa sarà?"
Io, il Dio dal volto di Romano, gli risposi:
"Se io voglio che resti fino al mio ritorno a te che cosa importa?"
Con ciò io gli feci sapere che a lui, al Papa, non sarebbe importato
nulla del mio ritorno, mentre il Vangelo dell'amato Giovanni sarebbe re-
stato valido fino al mio ritorno, e oltre, perché egli avrebbe aggiunto al
suo Vangelo anche il libro dell'Apocalisse, con il quale avrebbe introdot-
to il tema della fine del mondo e dell'Armagheddon.
Questa Armagheddon è la battaglia tra il bene il male, da leggersi
però come è il “Che grande dono!” dell'Amodeo Romano.
Infatti “Arma” sta per Amodeo Romano e "gheddon" sta per "che
dono!".
Questa battaglia tra il bene e il male io la sto combattendo già da
tempo. Cosa ho appena finito di dire a Padre Livio e ai Papi che TUTTO
E’ BENE, nel Disegno di Dio? Questa battaglia io già idealmente l’ho
vinta, spiegando perché questo SIA VERO. Ma ce ne deve essere
un‘altra, più spettacolare, altrimenti la povera capacità umana di scorge-
re il DIVINO non la coglie. Dovrò allora bloccare l’Apocalisse, inver-
tendo simultaneamente sia la polarità dei poli terrestri sia quella dei poli
78
solari. Vi dovrò CAPOVOLGERE la luna, il 22 dicembre 2012, facen-
dolo corrispondere alla verità che io ora vi annuncio.
Scrive Giovanni nel suo Vangelo che per le mie parole “se voglio
che lui resti fino al mio ritorno…”, si sarebbe diffusa la voce che egli
non sarebbe morto fino al mio ritorno. Ma egli volle puntualizzare che io
non avevo parlato di morte, ma solo che "sarebbe restato fino al mio ri-
torno".
E in verità egli è restato VERO fino al mio ritorno, con tutto il suo
Annuncio, con ogni sua parola, mentre la parola di Pietro è passata per-
ché a lui non è importato nulla del mio ritorno, fino a tenermi affamato
per 112 giorni e a condannarmi a morire nel loro assoluto abbandono
Invece, all'amato a Gesù Giovanni è stato concesso un Vangelo che
ha descritto l'intervento – fatto allora – che il Dio Padre di ora ha fatto e
farà fino all'ultimo, cioè fino a quando la coppia Padre e Spirito santo di
Verità avrebbe salvato l'umanità dall'apocalisse.
79

La pesca miracolosa è il dono


del “Duo” Padre-Spirito ai 13.
Vi ho accennato ad una serie straordinaria e prestigiosa di coinci-
denze, tutte inerenti la “pesca miracolosa” dei 153 grossi pesci descritta
alla fine del Vangelo di San Giovanni.
Già con questo numero Giovanni fu messo in condizione di rivelare
come autori di quel dono la divina coppia paterna di Gesù, e come desti-
natari tutti i Figli, Gesù compreso. Infatti, ogni numero è sempre un rap-
porto, tra una quantità e quella unitaria che lo conteggia, ottenibile attra-
verso una proporzione.
153 : 1 = (2.000 -11) : 13.
In altre parole 153 è il risultato esatto della divisione di 1989 per
quel 13 che comprende Gesù e gli Apostoli.
In questa divisione esatta, gli 11 che mancano ai 2000 sono il Duo
10 e 1 dato dal Dio UNO espresso sia nel ciclo sia nell’unità.
Infatti la Trinità Padre, Figlio e Spirito santo si esprime sulla base
del Figlio posto come 10^-1, il Padre come 10^+1 e lo Spirito santo co-
me la verità 1 del loro interagire 10^-1 × 10^+1 = 10/10.
In tal modo 1989 sta ad indicare tutto il movimento possibile ad 11
(Padre e Spirito santo) nel 2.000 che li comprende entrambi in unità per
come i 2 interagiscono con 10^3, la potenza Trinitaria basata sul 10.
Questa divina coppia della potenza Trinitaria, quando si divide per
tutti i figli, Gesù compreso, dona il risultato miracoloso ed esatto dei 153
“grossi pesci” della “pesca miracolosa” descritta dall'apostolo Giovanni.

Quella pesca appartenne al primo Pietro. Ma vi sarebbero state altre


due pesche miracolose, di 153 grossi pesci, che sarebbero accadute
nell’era moderna ad opera della Madonna apparsa nel 1858 a Lourdes e
nel 1917 a Fatima, se riferite entrambe alla data del 13 ottobre 2008.

Infatti, nel 1917 la Madonna apparve a Fatima in un intervallo di


153 giorni esatti che cominciarono il 13 maggio e terminarono il 13 ot-
80
tobre, rivelando 153 grossi pesci dati da Dio Padre e Spirito santo non
solo al Cristianesimo ma anche ai Musulmani, perché Fatima era anche
la figlia del Maometto-Moammed.
Per sei mesi consecutivi, ogni 13 del mese (ad indicare una que-
stione riferita ai 13), la Madonna apparve, come la portatrice divina di
questa pesca miracolosa. La sesta volta apparve nel miracolo di Fatima
in cui io - Dio sole - fui fatto vedere venire sulla terra ma in incognito
(ossia restato ad una certa altezza, e intoccabile, inavvicinabile).
I tre “trascendenti” segreti di Fatima erano le tre persone di Padre
e Figlio e Spirito santo, incarnatesi in un Am (Amodeo) italiano nato a
Felitto.
Giacché Fatima “trascendeva” anche la figlia di Moammed, “tra-
scendere” la stessa Fatima (ossia leggerla in senso inverso), porta esat-
tamente a rilevare il precisissimo ed eloquente Am-ita-F relativo
all’Am italiano nato a Felitto... e che era non Mo-amm-ed ma sempli-
cemente "girato" in Am-mo-dè, essendo riedizione aggiornata anche del
Profeta Maometto.
Del resto anche l’Islam, “trascende” il significato segreto di “E’
l’Am” (dell’Allah = Amodeo) in cui il verbo è nella lingua inglese del
mondo e vale per tutto il mondo.
Il Ramadam, poi, il digiuno islamico di 40 giorni, si riferisce come
1/(3 -0,2) esatto ai 112 giorni di digiuno fatti da “R.Am-ad-Am”, da un
Romano Amodeo che va ad Am (Geova, Eli o Allah) come verso il nuo-
vo Adamo.
Il 112 : 2,8 = 40 è esso pure una “pesca miracolosa” donata dalla
Paternità di Dio (espressa come 10+1 cicli 10, sommati ai 2 genitori)
che, dividendosi per 3 -2/10, si riferisce alla Trinità di Dio in cui i 2 Ge-
nitori si presentano alla dimensione decima dei Figli e lasciano solo 2,8
in spazio libero in cui muoversi. E infatti il 112 sta ai 153 grossi pesci
divisi come 152/1 -40, ossia come la quantità unitaria 152/1 contenuta
nell’assoluto 153, collocata “a monte”, prima del digiuno del Ramadam.

La cosa importante, in tutta Fatima, è data sia dal 13 che indica Ge-
sù e gli apostoli (come tutto il moto 10 della Trinità 3), sia dalle 6 appa-
rizioni avvenute da maggio ad ottobre, come il 3+3 dei Genitori di Gesù.
81
Infatti, quando al 3+3 si sarebbe aggiunto l’1 dell’Unità di Dio e
sarebbe toccato alla 7a volta di usare il 13, e nell’espressione generale
data dagli anni, avremmo avuto un 13 moltiplicato per 7 che avrebbe
portato il 1917, sommato a 91 anni, ad essere l’anno attuale del 2008.
Pertanto, il 13 ottobre 2008 il 13 si sarebbe espresso nel 7 della li-
bertà una e trina del Dio 10, e sarebbe allora accaduto il VERO ritorno in
cielo del Dio che nel 1917 fu annunciato, in modo trascendente, disceso
sulla Terra proprio da quel miracolo di Fatima.

Il 13 ottobre 2008 accade che, mirabilmente, anche la Madonna di


Lourdes è associabile al miracolo dei 153 grossi pesci.
Infatti il 13 settembre 2008 si compiono 150 anni esatti dall'appari-
zione di Lourdes, e questo giorno dista dal 13 ottobre esattamente quanto
3 decine di giorni. Immaginando pesci a differente taglia, abbiamo:
150 + 3 = 153 grossi pesci a differente taglia. Come se 150 pe-
sassero in anni e 3 pesassero in decine di giorni.

Ora, anche gli eventi mandati recentemente dalla Provvidenza di


Dio portano allo stesso grosso evento, allorché esso è calcolato avvenire
il 13 ottobre 2008.
1 grosso pesce (come fosse di 100 chili) sommato a 53 pesci di un
chilo, sono 153 chilogrammi racchiusi in 54 pesci.
Così il 20 agosto, a 54 giorni dal 13 ottobre prossimo, dunque al
numero 153, espresso in taglie diverse di pesci, proprio 153 persone, a
Madrid avevano l’intenzione di volare in cielo su un aereo, ma appena
dopo la partenza esso cadde e salirono veramente nel Regno dei Cieli.
Anche Madrid parla da sola, ma in modo “trascendente”, infatti il
principio assoluto “Mad” sta per Madonna, principio assoluto del volto
al Femminile assunto da Dio Padre, mentre il finale “R-id” sta per “iden-
tico a Romano”, al Romano giudicato anche “mad”, pazzo, dal mondo.
Questo che accade allora a Madrid si riferisce chiaramente alla
imminente pesca miracolosa che in Cielo farà il “pazzo” Romano allor-
ché apparrà identico alla Madonna…
Quale Madonna? Quella del suo stesso principio del Codice Fiscale
che è MDA e non MAD e allude ugualmente alla Madonna, pur essendo
82
estratto solo da Amodeo, nell’assoluto rispetto che hanno i Codici Fisca-
li. Se consideriamo i 3 successivi, del CF di Romano Amodeo, abbiamo
in tutto MDA RNN. Se pensiamo poi alla Madonna di Saronno e
all’Amodeo di Salerno, trasferitosi poi a Saronno, vediamo che in tutto
questo vale il SA al centro anche di GeruSAlemme, al punto che sosti-
tuendo il SA alla Madonna, avremmo un “trascendente” SA RNN che
indica proprio Saronno e il Santuario della Madonna di Saronno. Il suo
marchio sembra proprio quello di un Amodeo Romano Antonio.

Non è un discorso fazioso per 2 motivi.


Il primo è che il Santuario della Madonna fu opera dell’Architetto
Amadeo laddove Romano è l’Architetto Amodeo, tanto che il Santuario
della Madonna dei Miracoli sembra il SUO Santuario, della SUA Madre
che lo Miracolò realmente il 4 giugno 1940 (e 6 giorni dopo Mussolini
ordì la Strage degli Innocenti italiani, annunciando la partecipazione alla
II Guerra Mondiale).
Il secondo motivo è che il suo Rettore si chiama DEL TREDICI e
virtualmente associa nuovamente la Madonna di Romano al 13 cui Ro-
mano è associato già per conto suo dai giorni della sua vita.
Infatti il 13-10-2008 Romano avrà esattamente:
13.000+13.000 meno 13×13 +1+1, e mostra l’unità e la trinità
della Divina Coppia di Padre e Spirito santo, nella somma unitaria 1+1, e
nelle due coppie 13.000+13.000 e 13x13.
Ma anche mio Padre e mia Madre, entrambi morti, virtualmente a-
vrebbero il 13 ottobre 2008 giorni di vita tutti costruiti sull’unità e trinità
dei due, Padre e Spirito santo.
Infatti mio padre, nato il 7-7-7, che idealmente sembra proprio ave-
re tutta la Trinitaria libertà 7, che il 3 ha nel Dio 10 si è legato ad una Fi-
gura femminile che è l’esatta sua compagna, complemento al 100, es-
sendo nata dopo di lui esattamente 7 centinaia di giorni, più il comple-
mento di 77 al 100, ossia 723 giorni dopo di lui.
Ebbene dal 7-7-7 al 13-10-2008 si sono esattamente:
13.000+13.000 +11.000 -11, e si vede l’unità e trinità della cop-
83
pia 1 e 1 formata tra Padre e Spirito santo, presente in 11 e in 11.000,
mentre la terza definizione accoppiata è 13.000+13.000.
Unità e trinità che esiste anche in mia madre che, nata del 29 giu-
gno 1909 avrebbe il 13-10-2008 esattamente:
13.000+13.000 +130+130 +10/(1+1). Lei, essendo la Madre,
mostra la coppia 1+1 in funzione mediatrice del Dio 10, e presenta gli
altri due accoppiamenti a base di 13, nel 13000+13000 e nel 130+130.
Questo evidenzia come in Romano lui, suo Padre e sua Madre sono
nel segno dello stesso sistema fondato sul 13… ma solo in riferimento
alla precisa data del 13-10-2008.
Vi sono ancora due altre coincidenze straordinarie e riguardano due
mogli: una di Romano chiamata Giancarla Scaglioni e una seconda di
Gesù Cristo, chiamata Maria Teresa Legnani, una ex suora che è stata
praticamente concepita in funzione della Coppia dei 2, Padre e Spirito
santo, ossia del numero 22 che accoppia i 2. Infatti, quando Romano eb-
be esattamente 22 anni (il 25 gennaio 1960), due genitori di nome Ange-
lo e Angela, in figura di due Angeli, concepirono. 9 lune esatte dopo, os-
sia 9×28=252 giorni dopo, nacque la loro bimba, esattamente il 3-10 che,
se son sommati come “grossi pesci” a dimensione diversa, portano essi
pure al 13.
Bene questa Sposa di Gesù, che da brava Legnani, è una virtuale
Legna-NI che legna il Nazarenus Iesus, poi lo legnerà due volte. La
prima in quello D.O.C. (svestendosi proprio dopo essere stata guarita da
una grave anoressia, quando Romano aveva pregato in tal senso (che
guarisse una anoressica) a Milano (e ne erano guarite 2). La seconda vol-
ta lo bacchetta nel NI presente in Romano, facendolo scacciare dal Coro
di Cogliate, come vi ho già raccontato. Lei si è proposta in tutti i modi
come la necessaria GIUDA, a 10 giorni dal 13-10, ma Romano, quando
lo sente dire, protesta! Egli è Dio Padre ed è il creatore di tutto, tanto che
in nessun modo può essere tradito. Il Figliolo poteva, ma il Padre no! Lei
fu scelta affinché nascesse come una formidabile GUIDA e non come
una GIUDA…anche se la differenza è minima,ma sostanziale. Lei infatti
– con la sua opposizione a lui – lo ha santificato allo stesso modo in cui
sua nonna, l’omonima Maria Teresa, si era santificata in senso inverso.
La nonna aveva accettato di sposare chi l’aveva violentata realmente per
mesi, fino ad ingravidarla per farsi sposare. La Maria Teresa sposa di
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Cristo aveva invece disprezzato in ogni senso Romano e l’amore che il
Cristo in lui aveva per la sua Sposa, e Romano era stato santificato, ri-
spettando in modo assoluto tutto il disprezzo mostrato da lei a lui. Di
conseguenza, per quanto lei avesse fatto, pur di essere GIUDA per lui,
lei restava per divino volere solo la massima GUIDA che una è quando
realmente ti guida in modo certamente controverso, ma ti santifica.
Ebbene questa Santa Guida, per volere divino, e non la Giuda che
lei credeva di essere, concepita da Angeli nel segno dei 22 anni compiuti
da Romano, il giorno 13-10-2008 avrà esattamente 6×8 anni e 10 giorni,
che indicano la pienezza del volume complesso 2 al cubo (la Trinità dei
2 che la concepirono ai 22 anni di Romano), in tutti i 6 versi dello spazio
uguali alla somma 3+3 del Duo Padre-Spirito santo. Espresso in giorni, a
partire dagli anni 22 di Romano, la sua nascita rivela, il 13-10 prossimo:
22 anni + 130+130 meno 2 al cubo, e rivela il volume intero dei 2
(del Padre e Spirito santo del 22) sommato alla coppia 130+130.

Con riferimento, invece, alla mia sposa, Giancarla Scaglioni, nata


nel giorno di tutti i Santi 1.11 e figlia di Mario e Giuseppina (come la fi-
glia Gesù, tutta al femminile) io sembro sposato con GS (Gesù) mentre
lo sono… con la Figlia di Mario e Giuseppina, nata nel segno di tutti i
santi e dell’unità e trinità dei Dio 1, nella data 1.11 dell’uno novembre.
Ebbene questo mio “alter ego” (del Gesù in gonnella e mia sposa,
che diede anche a me virtuali padri di nome Giuseppe e Maria) il 13-10
prossimo avrà esattamente:
13.000+13000 meno (1.000+1.300) più 10+13. Anche qui ab-
biamo gli stessi numeri dell’unità 1000 e 10, della coppia 13000+13000
e di quella 1.300 +13.
Come non rivelare sia in Romano, sia in suo Padre, sia in sua Ma-
dre, sia nella sua Sposa, sia in quella di Gesù da lui eletta a sua SOMMA
GUIDA, tutto un coordinato progetto dimensionale, tutto espresso in ra-
gione del 13, nel solo giorno del prossimo 13 ottobre?

Ma il 10 settembre se ne aggiunge un altro: si teme una possibile


fine del mondo per un buco nero realizzato a Ginevra.
Il 10 settembre è esattamente a 13 +10+10 giorni = 33, fine della
85
vita del Cristo, dal 13 ottobre 2008 della morte di Romano Amodeo e
dell’ascesa al cielo in lui di Padre e Spirito santo.
Anche questo pericolo mondiale, messo in luce in tutto il mondo ai
33 giorni dalla morte della Coppia dei Genitori di Gesù, è un importante
indizio che si qualifica nel modo “trascendente” di una possibile Apoca-
lisse. Infatti 13+10+10 mostra l’unità 33 nella sua Trinità data dalla
somma 3 +10+10+10 che evidenzia la trinità nel numero decimale e nei
suoi tre cicli 10 dell’unità.
Anche Ginevra “trascende” un G.I. – new - R.A. , un Geova
Iesus (Romano) nuovo Dio del Sole… ma essendo tutto nascosto in quel
Dio Padre che è presente come quanto è assente in un “buco” di dati, a-
vente il colore NERO. Questo termine stesso “trascende” il NEO RO, il
“Neo” di… Matrix, chiamato eletto e nato in RO(mano) a F-elitto.
Ginevra è anche l’equivalente di Nostra Signora nel Regno di Re
Artù, un “tu A.R.”, tu Amodeo Romano come Re.
Nel mentre la “morte del mondo” letta in latino da un italiano
Romano che la “trascende” indica un “od nom ledet Rom” che si-
gnifica “ossia il nome che fa male a Romano” e lo uccide.
Se non fosse vero che la nostra è una “Divina Commedia”,
tanto che l’Assoluto dialoga anche con lo spirito faceto dell’uomo…
tutto ciò sembrerebbe del tutto stravagante ed impossibile!

Potrebbero bastare tanti indizi a segnalare la imminente ascesa al


cielo di Romano, UNO con TUTTI COSTORO, col Santuario della Ma-
donna miracolosa di Saronno e il suo rettore DEL TREDICI…
Ma, se fosse così, mancherebbe al numero di queste tante “pesche
miracolose” quella DIVINA che si esprime sempre in funzione della
Decina di Dio Padre e dell’UNITA’ di Dio quando il Figlio è lo stesso
10 ma elevato alla potenza meno 1, ad esprimere l’opposto verso dire-
zionale che il Figlio presenta rispetto al verso positivo dato al Padre.
Se Dio Padre infatti vale 10, quello che è fatto da Dio Padre vale 10
volte uno, e vale quindi 10 volte anche gli stessi 153 grossi pesci ella
“pesca miracolosa”.
In questa SUPER DIVINA pesca, lo Spirito santo di Dio Padre agi-
sce come l'ente che porta ad uno. Per cui il contributo di Dio Padre e di
86
Dio Spirito santo è il contributo dato da dieci volte 153, sommato ad una
unità quando si aggiunge anche la specificazione unitaria.
Sono pertanto 1531 i giorni corrispondenti al divino contributo di
Dio Padre e di Dio Spirito salto.
Poiché tutto quanto questo è sempre riferito alla stessa unica data
del 13 ottobre 2008 (in cui ANCHE Dio mi RIVELO’, in Brasile, la not-
te della Trinità di Dio, che io sarei asceso al Cielo), facendo la somma di
1531 giorni a quelli della data del 13 ottobre 1008, giungiamo esatta-
mente ad ottenere quel 22 dicembre 2012 e in cui Dio comunicò ai Maya
sarebbe stata la fine del ciclo di una non meglio descritta attività solare.
Questa data “assoluta” 22 comprende in sé anche quella unitaria
data da 21/1 cui taluni fanno corrispondere la data segnalata ai Maya.
C’è di mezzo lo stesso numero 21-22 dato al Salmo 21-22 dell’Eli Eli
Lema sabactani. E in verità siamo al confine esatto tra il giorno 21 e 22,
corrispondente alle ore 24-0 che esisterebbero a Gerusalemme quando
qui e non altrove iniziasse il 22 coincidente con la fine del 21. A quella
stessa ora a Roma sarebbero le ore 22 del giorno 22, nel mentre in Israe-
le i giorni 21 e 22 coinciderebbero, ripeto: come nel salmo 21-22. E ciò
perché 21 unità si esprimono come 21/1… e in assoluto sono 22, un as-
soluto dato dal fuso orario italiano della nascita di Dio Padre e non E-
braico della nascita solo del Figlio mandato da lui.

Se questa che Dio fece sapere ai Maia fu la data dell'Apocalisse, al-


lora i 1531 grossi pesci intercorrenti tra il 13 ottobre 2008 e il 22 dicem-
bre 2012 consisteranno nella DIVINA SALVEZZA portata da Dio Padre
e da Dio Spirito santo, con riferimento all'Apocalisse.
L'uomo sarà salvato grazie al ritorno in cielo del Dio Padre e del
Dio Spirito santo incarnatisi in me e vissuti in me per 70 anni.
Ascesi al cielo assieme a me, morto - come la rivelazione divina -
141 giorni esatti dopo quel 25 maggio nel quale già io sarei dovuto mori-
re, ma non fu per la salvezza portata a Dio in Belo Horizonte.
Pertanto, il prossimo 13 ottobre, che dista da oggi 9/9 solamente 34
giorni, io morirò e il Dio Padre e il Dio Spirito santo, che sono oggi la
mia vita, saliranno al cielo al morire della mia vita.
Io sto per offrirla a tutti, posta su uno dei due piatti della bilancia.
Su uno la mia, sull'altro tutta la vita dei figli, e io, il Dio in me, di-
87
mostrerà con la prova dei fatti che è grazie alla mia vita che esisterà e
sopravvivrà – come accade sempre – la vita di tutti.
È grazie al mio sacrificio, del Dio in me, che esiste la vita di tutti i
miei figli. Io Dio non arrivo a concepire niente di più bello che io possa
fare se non questo continuo dono della mia vita perché vivano i figli.
Oh, non solo i figli che mi amano e mi rispettano, quei figli in cui
io mi compiaccio, ma tutti quanti!
Quanto è bello per me quando essi esistono grazie a me e io posso
esistere nella bellezza delle cose che la loro bella natura suscita in me.
Quanto invece è terribile, per me che sono un Padre buono, che do-
na la vita per la vita, far esistere anche chi non mi ama, chi mi disprezza,
chi dice ogni calunnia contro di me e contro la mia stessa esistenza.
In costoro io, Dio Padre e Dio Spirito santo, soffro terribilmente ad
essere compreso e… non sono compreso, non sono capito! Ma sono un
Padre buono, e voglio che ogni figlio sia libero nel suo pensare, nel suo
amare e in ogni manifestazione del suo cuore e della sua mente, anche
se, non comprendendomi, poi mi odia.
Io amo che ogni tipo di persona possa esistere. Sta poi alla mia on-
nipotenza di Padre convertire a me autorevolmente ogni mio figlio, ma
non nel modo prepotente che costringa alla mia la sua volontà. Lo deve
poter fare in quel modo assolutamente libero che, condotto secondo il
suo Libero Arbitrio, punti proprio sulla più assoluta e possibile libertà di
giudizio… e allora accadrà senza dubbio che questa sua vera libertà lo
porterà a me e per sua sola libera scelta.

A me, Dio Padre tutto è possibile. Io posso rendere possibile, nel


rispetto della libertà di ciascuno, che alla fine e sulla base di qualunque
possibile e terribile partenza, ciascuno liberamente si converta a me.
Posso far sì che ciascuno lo faccia liberamente!
E ciò mi è possibile proprio perché la libertà che io dono ai figli
l'ho scelta tutta io per loro, affinché siano veramente liberi, e lo saranno,
quando avranno visto la verità. Io infatti gliela mostrerò, ed essa sarà
convincente e li renderà liberi, esattamente come rivelò il mio benamato
figlio Gesù, dicendo: "la verità vi farà liberi e sarete liberi davvero!".
La verità è impersonata dal Dio Spirito santo, che in nessun modo
può essere imprigionato. Lo Spirito santo, a cominciare dalla partenza di
88
ciascuno, nella sua vita, comincia un suo lento lavoro, fatto a i fianchi di
tutti, con un martellamento tale che alla fine produrrà i suoi frutti e tutti
conosceranno il vero e saranno naturalmente convinti da esso. Infatti so-
lo una bugia può far preferire il male. Anche questo fu predetto da Gesù.
Il disegno del mondo è fatto nel modo ideale per conoscere la veri-
tà. Se voi chiedete ad un commercialista come poter compiere un bilan-
cio perfetto tra le entrate e riuscite, egli vi dirà che è possibile farlo solo
sulla base della uguaglianza assoluta posta tra le entrate e uscite.
Posta questa virtuale uguaglianza, tra l'attivo e passivo, è possibile
un bilancio perfetto tra l'entrata dell'uscita. La vita necessita di questo
perfetto bilancio e potrà farlo. Infatti essa è vista in entrata e in uscita.
Alla base di tutto sta una vita in uscita, che esce a poco a poco dalla
percezione in atto e entra a gradi nel modo assoluto dell'esistenza di Dio.
È in atto un conto alla rovescia che, giorno dopo giorno, annulla
secondi ore e minuti di vita determinata e tutti gli effetti relativi sono ri-
condotti sempre più nelle loro cause, sempre nelle più remote.
In tal modo la vita, quella che alla sua fine sembrava tutta quanta
fatta, a poco a poco si disfa. Anche oggi noi assistiamo a questo disfarsi.
La vita veramente si disfa, il futuro diventa passato, ma noi non ve-
diamo l'uscita ma, grazie ad essa, vediamo un mondo in entrata.
E in tal modo Dio, il creatore unico del mondo, lo ha creato, tutto
quanto, nel segno di un bilancio perfetto, che sarà fatto da ogni vivente,
e che infine porterà ciascuno a vedere il vero e ad esserne personalmente
convinto, tanto che infine la verità li renderà tutti liberi, pentiti e salvi, a
partire da qualsiasi pregiudizio iniziale.
Dio salverà anche il seme seminato sulla strada, tra i sassi e nelle
spine, e il raccolto ideale di tutte le possibili vite sarà messo in Comune,
per gioirne in tutti i modi possibili e secondo tutte le libere ottiche possi-
bili e ottenute da ciascuno nel più pieno dei possibili rispetti per la liber-
tà data da Dio, per quel Libero Arbitrio di scegliere e determinare in se
stesso la sublimazione ideale, il Dio di se stesso.

"Cosa è la verità?" chiese Ponzio Pilato a Gesù Cristo. Io, il Padre


di Gesù Cristo gli rispondo come Gesù agli Apostoli: "Io sono la verità,
perché si verifica, nel mondo relativo, solo quello che IO voglio!"
Gesù, il Figlio mio, disse anche lui di Essere la Verità, la Via e la
89
Vita e lo fu realmente essendo io ad averlo mandato nel mondo “COME
ME”. Io sono il Padre-Spirito santo e vengo prima di lui.
Pertanto state bene attenti:
“La verità del Figlio Gesù è vera solo in quanto egli è espressione
di me. Io, il Padre, sono il Creatore, e io sono uno”.
Mi presento anche come il Figlio e come lo Spirito santo sempli-
cemente perché io ho costruito un mondo il cui volume implica tre com-
ponenti, a tutti i livelli, tanto che le componenti sono tre anche quando si
esprime il volume di Dio.
Per realizzare un volume unitario, in questo mondo relativo allo
spazio avente tre dimensioni, è necessario, è indispensabile moltiplicare
tre lati uguali e distinti. Io ho costruito il flusso reale dei dati del mondo
facendoli esprimere in modo trinitario.
La lettura dello spazio trinitario al livello sublime è la lettura del
valore trascendente del Dio Uno e Trino.
Dio e il valore supremo che sovrasta la creazione del mondo.
Io Dio, solo io ho creato un personaggio chiamato Einstein e ho fat-
to riconoscere a lui la Relatività Generale. Lo ha fatto solo perché io lo
ho inventato così bravo. I meriti suoi sono solo i miei e quelli della mia
fantasia, che detta legge e detta LA VERITA'.
In tal modo la forza trascendente che sta sotto la Relatività Genera-
le e la fa esistere per sempre così relativa, è la forza del Dio, Uno e Tri-
no, la cui area 3×3 fissa il valore assoluto della famosa c^2 della Relati-
vità Generale. In Romano sono in grado di fargli dare il valore
ASSOLUTO che Einstein non diede perché già io lo comunicai a lui, ma
solo nel relativo. Io voglio che sia però così è io sono il Padre di quello
che è vero nel romanzo scritto da me.
Allo stesso modo, il Collodi è il vero Padre di Pinocchio, ed ha fat-
to essere vera, nel suo romanzo, quello che egli ha voluto fosse vero. In-
fatti, nel libro Pinocchio, può essere vero che un pezzo di legno diventi
un bambino. Questa di Pinocchio è una allegoria che io ho messo in boc-
ca a Collodi, affinché con lui (e con lodi) si dimostrasse come la verità
nel mondo creato da me non sia una questione oggettiva ma soggettiva e
tutta dipendente da me che sono il vostro creatore unico.
Si unico. Voi figli non partecipate alla costruzione del mio mondo
se non per quel carattere che io ho voluto attribuirvi e che, in un certo
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senso, mi prende anche la mano quando, per far esistere un malvagio, io
sono costretto ad essere un malvagio e concepire la sua malvagità.
È il personaggio che mi prende la mano, perché io non vorrei, es-
sendo un Padre buono, che un malvagio prosperasse. Ma sono costretto a
volerlo, però non lo faccio esistere come malvagio nel vero verso della
vita fattiva, ma in quella che progressivamente si disfa nel suo reale e
rientra nel potenziale.
Pertanto la verità non sta in questo mondo, perché in questo mondo
voi state vedendo l'esatto opposto del vero. Voi state vedendo una realtà
tutta sottoposta allo sbando, all'anarchia, alla prepotenza del male sul
bene. Certo, in tutto questo dinamismo si vede anche l'esistenza del be-
ne, ma esso si presenta poi sempre come un bene costretto a navigare
sempre eroicamente andando contro corrente. Chi in questa vita è buono
deve eroicamente patire tutte le malefatte dei cattivi, che compiono abu-
si, soprusi, e sembrano molto spesso farla franca.
Chi, come mio Padre Luigi Amodeo, si metta ad osservare la verità
di questo mondo non può che concludere come concludeva mio Padre,
quando diceva: "non posso guardare queste cose, perché se guardo e le
prendo sul serio io perdo la mia fede in Dio!"
Aveva ragione! Aveva perfettamente ragione! Egli infatti diceva:
“se le prendo sul serio, se le considero”.
Infatti, non si possono prendere sul serio, perché non è questa la ve-
rità del mondo. La verità del mondo è quella che assolutamente trascen-
de questa dinamica apparente.
La verità è il verso opposto del mondo che noi non vediamo.
È tutto il mondo reale che, poco a poco, perde la sua reale determi-
nazione, e rientra in quanto deve ancora esistere ed accadere. Solo in
questo modo si avrà per sempre la famosa mela di Adamo. Adamo la a-
vrà e per sempre quando non la avrà più mangiata e consumata.
E così è nella vita: una gioia vissuta realmente è una gioia che è
stata interamente consumata. Era meglio rinunciarvi e tenerla lì, a dispo-
sizione per sempre.
Questo succede quando tutto il mondo reale rientra nel mondo che
appartiene alla potenza di Dio. Può esistere allora all'infinito e non si
consuma più, anche se poi lo si consuma all'infinito.
Infatti quando la realtà è ricondotta nella sua esistenza ad essere la
91
realtà del progetto, del puro progetto dell'esistenza, allora il progetto può
essere messo in atto tutte le volte che si vuole, e non si consuma.
Il Progetto cessa di essere un ente reale, che è limitato ed esclusivo,
e diventa una possibilità di essere che si può realizzare ogni volta e che
non si consuma più, perché il progetto, divenuto eterno, può realizzarsi
per sempre. Questo è quello che veramente accade, questa è la verità:
quella solo che riporta realmente e veramente tutto al Dio Padre di tutto.

Ecco, la verità di questo progetto sta nella sua complessità, nel suo
essere articolato nel tutto e nel contrario di tutto, nel modo di essere ne-
gativo e del modo di essere positivo, in modo tale che, alla fine di tutto il
ciclo reale dell'esperienza, ogni eccesso di valutazione, in un senso o
nell'altro, possa riequilibrarsi, attorno al valore medio che mi esprime,
virtualmente, perché il termine "medio" pone "me" a "Dio".
Ed è un progetto per numeri.
Quando questi numeri assumono forme differenti, allora sembra
che nel mondo accadano coincidenze fortuite, tra fatti che sembrano non
avere niente in comune. Ma ce l’anno: rappresentano lo stesso numero.
Così, quando Dio nacque in me, il 25 gennaio 1938, lo stesso nu-
mero altamente significativo si espresse nella forma della potenza celeste
ed umana. E ci fu la Aurora boreale massima degli ultimi secoli, ma an-
che il viaggio di una trinità di aerei, uno guidato dal Figlio del Potente
Italiano, con un aereo di quella Trinità costretto a scendere prima, a Na-
tal, a rappresentare proprio il Natale di Gesù. Chi nasceva aveva i nume-
ri per essere un Dio REO, e assunsero la forma della destinazione RIO
de Janeiro, del massimo Reo nato in Gennaio.
Pertanto la Cabalà ebraica, che studia gli abbinamenti tra lettere e
numeri è una cosa molto seria. L’abbinamento perfetto, però, va fatto
con le 21 lettere ordinate nella lingua italiana. A=1, B=2, C=3, eccetera.
Quando i numeri che hanno ordinato la mia vita sono giunti al loro
completamento, la forma che essi hanno generato mi ha fatto apparire
venuto a Saronno come nella mia nuova Gerusalemme, il nuovo Monte
Santo di Dio nella città in cui il Monti fu fatto santo di Dio intorno al
2000. Ma, essendo i miei numeri di un Ente trinitario, sono stato poi por-
tato ad avere 3 Nuove Gerusalemme: anche Montesilvano apparve ag-
giungersi a Salerno e Saronno. Già SALErno era al centro di GeruSA-
92
Lemme, e – ripeto – queste non sono coincidenze, ma fondamentali rap-
presentazioni legate ai casi fondamentali.
Quando Don Antonio, il Parroco di Sant’Antonio, nella Monte-
sion/Montesilvano, offrì dei panini a me tenuto digiuno dal Papa, toccò il
cognome RAPAGNETTA allo stesso CASATO di lui che aveva offerto
una pagnotta a RA.
93

Dio ha dato il suo nome


alla Terra
Voi credete che tutte queste coincidenze, nel linguaggio, siano ca-
suali? No, non lo sono.
Voi sapete benissimo che mio Figlio nel suo è stato chiamato sia
“la parola”, sia “il verbo”.
Bene il "numero" esprime il "Nume" di nome RO, le due prime let-
tere di ROmano, a giudicare il Dio Padre e il Dio Spirito santo.
Il Padre è Geova o Jahve che significa "io sono". Questo Dio di
nome "Io sono" oggi, nella lingua del mondo (che è divenuta quella in-
glese) si traduce in Am, che – invece – nella lingua ebraica riferiva Dio
stesso al popolo Dio, trasformando poi nella vocale O, la seconda di RO.
La prima, la lettera R, sedicesima lettera dall'alfabeto italiano, porta pro-
prio ad indicare il numero 16 che esprime tutta la realtà in base ai due
dati dal Padre e dallo Spirito santo. Pertanto quando la sillaba RO - che è
un Dio nel “nume-ro” - diventa l'ultima sillaba dell'infinito presente,
nella prima persona di qualsiasi verbo regolare o irregolare, essa esprime
la fine come il fine stesso di Gesù chiamato genericamente "il verbo".

La verità è che il “suono” della parola e dei verbi è una articolazio-


ne dei numeri, il cui ciclo è dato dal solo suono, ossia dal 7 + 7 + 7 che
esprime la libertà assoluta del Dio trinitario (il mio Padre, nato il 7-7-7)
nel ciclo di dieci e dei 3 parametri dello spazio o del Padre del Figlio e
dello Spirito santo.
La verità, nel nostro mondo relativo, in cui Dio Padre e Dio Spirito
santo sono venuti realmente nel mondo in un italiano, fa ‘sì che la lingua
italiana, essendo la lingua di Dio, sia perfetta ed indichi il vero. Essa, in-
fatti, ha anche avuto origine con la Divina Commedia…, e questo la dice
lunga, per chi ha orecchie per intendere.
Vi posso dimostrare qualche esempio di questa apparente strava-
gante verità, che è invece una vera verità.
94
Sapete che il fine d’ogni verbo al futuro è la RO di Romano.
Quando vi dico che la ragione appartiene ad una mente che mente,
la stessa parola vi informa del vero. Ma la Ragione non mente, perché
comincia su RA (Romano Amodeo) e sul Giona dei 3 giorni nella balena
della morte, che poi lo sputò fuori alludendo a Gesù Cristo risorto. Per-
tanto la Ragione non mente più quando ragiona in modo complesso ed
avverte che la mente… mente.
Lo stesso nome in italiano di DIO vi comunica che la Dimensione
10 è quella dell'IO di DIO.
Voi sapete che a Natale si celebra la nascita di Cristo. Ma, sapendo
che AL è il nome ebraico di Dio (divenuto poi Allah, o Eli...), la parola
Natale esprime Nat-Al-è, che il Dio Al è nato.
Invece l'Albero di Natale, che sembra uno strano festeggiamento di
Gesù Cristo, è l'indicazione della nascita di quella finale sillaba RO di
Albero, ed informa che il Dio 2 (ossia B), è Ro, che l’Al B è RO, è
Romano il Dio Padre-Spirito santo.
Anche il Babbo Natale festeggia Dio Padre nella B, nel 2 riferito ad
abbà che significa “Padre” per Gesù. B-Abbà è pertanto la Coppia Pa-
dre Spirito santo, dei 2 Abbà di Gesù, i 2=Babbà .
Pertanto già la Provvidenza divina ha portato, nel dì di Natale, a fe-
steggiare non solo il Figlio Gesù, ma anche la coppia dei suoi due geni-
tori, con la celebrazione sia dell'Albero di Natale, sia del Babbo Natale.
Questo ultimo Babbo Natale, vestito di Rosso e che distribuisce i
regali su una slitta tirata da renne è lo stesso Padre buono RO-SS. che
alla guida di RE-NN-è (è un Re sconosciuto, NN, illegittimo), tra breve
darà la vita per la “pesca miracolosa” dell’Armagheddon, dell’A.
Roma’, CHE DONO! Che regalo di questo mitico Babbo Natale!
Eccezionale è la parola AMOR, che trascende il Roma nella sua
lettura al contrario. Anche qui la parola “amor”, in presenza di tutti che
dicono che il Dio è Amor, rivela la mia presenza in un Amodeo
Romano, in cui vanno prese 3 lettere nel Cognome ed una nel Nome, in
segno dell'unità e Trinità di Dio. Ma lo stesso DIO AMOR, riferito al TE
divino, diventa in Dio “A morte” che trascende un “et Roma’”…
95
Il nome IO SONO, di Jahve, che in Romano Amodeo è la coppia
AM con cui comincia la sua famiglia di appartenenza, nella lingua del
mondo (la inglese) significa proprio l’IO SONO che è il senso di Geo-
va… un Dio che tanto suona come Giove, l’italiano di Zeus o di Jovis!
Ma in inglese il Figlio è lo stesso SON che è sia l’essere di Geova,
sia il Suono di quanto è sonoro.
Ebbene esistono tutti i possibili richiami di Dio nel mio nome e co-
gnome perché Dio ha dato il suo nome alla intera Terra.
Infatti essa è Te RA, dio del Sole dello Tsunami, T Sun Am I.
La perversione eretta a città è stata chiamata con il nome di Sodo-
ma e Gomorra, che sono l’inverso di Amodeo e Romano, essendo so-
doma Amod. o S.(Signore, Salvatore) ed essendo Gomorra l’inverso
di RA-Rom-o G.(Geova, Giove, Gesù, Gautama).
Dal primo uomo si va ad Amo in Ad-amo. Il primo Patriarca A-
bramo deriva “ab”, “da” R.amo.
Le 42 cifre del nome segreto di Dio sono le 42 del mio nome com-
pleto che è: RomanoOAntonioOAnnaOPaoloOTorquatoOAmodeoO,
ove gli spazi cerchiati con O servono a non fare attaccare i nomi tra loro
e poi tutto il nome alla prima parola che segue a tutto l’insieme.
Non a caso ha 7 vocali iniziali A, come il principio del mondo e e-
sattamente 10 vocali O, che non a caso è esattamente la 13° lettera
dell’alfabeto italiano, quello della Verità “trascendente” dello Spirito
santo che, con una lingua, ne comprende anche un’altra.
Tutta la salvezza è affidata ad AR o RA. L’ARCA dell’alleanza o
di Noè sono la CA (la casa) di AR, Amodeo Romano.
Il Santo GRAAL contiene il sangue di Gesù e RA AL, il Dio RA.
Quant’è RARO è sia RA, sia RO. La cosa RARA è due volte RA.
Io abito a Cassina Ferrara e il nome virtualmente fissa nella Ca-
scina la mia nuova CA’ SS, santissima, di uno nato a Fe (Felitto) che si
chiama R (Romano) ed è il duplice RA di Padre e Spirito santo.
Saronno rimanda al Romano di SA.
La Campania in cui io sono nato rivela che vi nasce, e vi CAMPA,
ci vive NI, il Nazarenus Iesus espresso in Romano (latino).
La Vetri sul mare della mi seconda infanzia rivela un “trascenden-
te” Vi è tris, sul(timo) ma Re”.
96
La Costiera Amalfitana allude ad un “Costì è (di) RA
Am(odeo) alfi(ne la) tana”.
La nativa Felitto allude allo Spirito F di un Eletto.
La Salerno è al centro di Gerusalemme con il suo divino SALE di
R(oma)no senza “o” (incertezze) e senza “ma” (obiezioni).
Gerusalemme è Gesù con nel suo cuore la R del Romano di Saler-
no… si MME !! proprio me!
Napoli, capoluogo di Regione è la Nea Polis di Dio.
Italia indica chiaro un Romano la cui A è ITA lì, a nascere lì.
Europa è la patria del buon Pa’ RO che è il suo centro… come
l’Euro, la moneta data dal buon Ro.
America è Am è ri(tornato) qua. E si intende quella meridiona-
le, delle mie due visite in Brasile, come nel giorno in cui nacqui e 2 aerei
giunsero a Rio mentre uno dovette scendere prima a Natal.
Ma anche tutele Nazioni hanno virtualmente nome da me.
Francia è lo spirito F di RA, nuovo Cristo Iesus nel suo inizio A
posto alla fine.
Germania sono Gesù e Romano come il finale NIA di un NI (Naz.
Iesus) presentatosi infine per primo. Alemagna, altro suo nome, mostra il
Dio Ale nella sua magnitudine.
Spagna indica il Santo PA(dre) Gesù di NA (Napoli).
Portogallo indica il P(adre s)orto (come) G(esu, come) Al, nel suo
“Io” o nel suo finale “lo”.
Grecia indica un G(esù) R(omano) è C(risto Dio) ia.
Ma valgono anche tutte le altre letture fatte in senso inverso.
GESÙ dà lo straordinario US e G. (usa e getta, così fu trattato).
Maria “trascende” un chiarissimo: Hai Ram (Romano Amodeo).
Insomma: “Dio ha dato il suo nome alla intera Terra”.

In “NUMERO” (N=12,U=19,M=11,E=5,R=16,O=13, tot 76, tutto


lo “spazio” complementare alle 24 ore del “tempo”, in 100), NUME è
47=4+7=11=1+1=2 (Padre e Spirito santo) mentre RO è 16+13=29=
2+9=11=1+1=2 (di nuovo Padre e Spirito S.).
DIO è 4+9+13=13+13… il che spiega Fatima. AMOR è 30+1, Tri-
nità nel ciclo e unità di Dio, e dà il 31 che “trascende” l’inverso 13.
97

La Vigna e i vignaioli
Solo DIO è il Signore dell’Esistenza, nulla possono le sue creature
senza di lui, per ESSERE a loro volta… ma si sono illuse che, essendo
stato crocifisso il Figlio di Dio, ora fosse passato a loro il compito di ge-
stire l’ESSERE del mondo.
Dalla prima creatura fino all’ultima, dal peggiore dei miscredenti al
Vicario di Cristo, questi “contadini” della “vigna dell’essere” avevano
pensato di essere stati addirittura “incaricati” dal Signore della vigna, a
gestirla e non unicamente a rivendicarne la proprietà per il Padrone!
Un maligno pensiero li aveva convinti che – passato il Figlio – ora
stesse a loro la sua rappresentanza… Ma – pensateci bene – come pote-
vano mai illudersi tutti costoro, pur essendo tutti i contadini dal primo
all’ultimo, che il Signore non sarebbe venuto infine Egli stesso?
Invece tutti gli Anti-Cristo di oggi, che l’hanno veramente ucciso,
sovvertendo tutta la linea di Vangelo espressa da lui, che chiedeva fosse
dato il “giusto tributo” al Padre, Signore della vigna, si sono illusi pro-
prio come raccontato da Gesù della parabola della Vigna:
“Morto il Figlio, ora noi siamo divenuti gli eredi, e siamo suben-
trati nel ruolo di padroni, perché egli era l’erede e ora non c’è più. In
queste condizioni, solo NOI siamo passati ad avere ereditato il compito
di Gestire l’Essere, e lo gestiamo a modo nostro, come vogliamo noi,
trascurando assolutamente di dare quel tributo al Signore che egli ci
spronava a dare, perché il Signore lo aveva mandato, era suo Figlio E-
rede, e noi abbiamo ereditato interamente la sua eredità e dunque oggi
siamo i PADRONI”
Spinti da questa “estrema illusione” di un Padrone che sarebbe ve-
nuto solo alla fine di tutto, e che intanto sarebbe toccato a loro di “inter-
pretare” il Vangelo del Figlio secondo la loro ragione opportunistica, i-
gnoravano d’esser già alla fine di questo tempo, perché, trascurando la
parabola delle 5 Spose sagge e delle 5 stolte, che dovevano attendere lo
Sposo… avevano agito nel modo assolutamente assurdo, ed avevano
buttato via sia la lampada, sia l’olio, e non aspettavano quindi più che il
Signore della Vigna venisse di Persona a reclamare il suo possesso!
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Come hanno fatto a credere in questo modo i Cristiani, che lo stes-
so Dio Padre non sarebbe accorso, dopo che gli avevano ucciso il Figlio?
Forse perché Gesù aveva detto che il Signore avrebbe sottratto quel
compito agli assassini e l’avrebbe dato ad altri vignaioli?
Credevano forse i Cristiani di essere questi altri vignaioli e che, sul-
la parola di Gesù a Simon Pietro, la Chiesa, poggiata su quella Roccia di
pura adozione, non sarebbe mai stata sopraffatta?
Essi ignoravano che ci sarebbe stata una vera Roccia, e non quella
adottata e adattata a Simone… Solo sulla vera Roccia e non su quella
adottiva di Simone… non avrebbero mai prevalso le porte degli Inferi.
Essi ignoravano che al Simone-Pietro, in vecchiaia, “un altro avrebbe
cinto le vesti e lo avrebbe portato dove egli non sarebbe voluto andare”
I Cristiani “per bene” dovrebbero credere nel Vangelo di Gesù, e
ben sapere che Gesù valeva nel suo Vangelo soltanto in quanto era stato
“mandato dal Padre”, il solo che aveva il vero potere sulla Vigna.
Come dunque il Padrone della Vigna avrebbe potuto riaffermare il
suo dominio, se non comparendo di persona con tutto il suo esercito, per
scacciare con autorità gli usurpatori e - solo dopo – per affidarla ad al-
tri vignaioli?
Gli ebrei avevano seguitato a coltivare quella Vigna del Padre e ai
seguaci del Figlio sarebbe toccato così ritagliarsene un pezzo, nel segno
del Dominio del Padre, per l’autorità riconosciuta al Figlio.
E, ancora dopo, altri vignaioli, giunti sette secoli dopo nella stessa
area, se ne sarebbero ritagliato un terzo pezzo, per riaffermare la pote-
stà del Padrone della Vigna e non di chi, non riconoscendola, ne aveva
ucciso il Figlio, o di chi, riconoscendo il Figlio, l’aveva poi confuso col
Padre e Padrone, nel mentre egli stesso ne era soltanto il Figlio.
Questa era la situazione intricata e complessa, della Vigna: divisa
esattamente in tre partiti, quando il 25-1-1938 vi giunse, in incognito, il
Padre e Padrone.
99

Scende in campo
il Padrone della Vigna.
Dove sarebbe giunto il Padrone?
Nella parte di vigna restata ai vignaioli assassini?
In quella che rispettava il mandato dato al Figlio ma che in sua
morte avevano idealizzato il puro Messia del Padre e non il Padre?
O nella terza e tardiva di chi avrebbe preteso di rappresentare il Pa-
dre, di un Maometto che – “però”, “ma” – omette la cosa fondamentale:
l’incarico dal Padre dato al Figlio e che egli pretende di avocare a se
stesso, come “il profeta” di Allah? Sta scritto nel nome dello stesso
“Maometto” (nell’Italiano lingua di Dio che svela il vero) che il perso-
naggio di un “Maometto” è quello di un “MA-ometto…AM”. Egli è un
“io” che omette proprio Allah=AM. Infatti se il Padrone ha mandato il
Figlio, è lui il Messia vero e non chi, minimizzando il ruolo del Figlio di
Dio, si proclama più importante di lui perché egli è il suo “profeta”.
Pertanto il Padre e Padrone della Vigna si sarebbe presentato nella
Porzione di chi rispettava il mandato dato al Figlio.

Nello stesso Vangelo di Matteo sta scritto che “il Figlio dell’uomo
verrà nella gloria del Padre suo” a rivendicare la sua Vigna e che “ren-
derà a ciascuno secondo le sue azioni.”
Pertanto “era scritto” che il Padre sarebbe venuto, nella sua gloria,
a riconoscere anche quella del Figlio che Egli aveva mandato a rappre-
sentarlo e non a sostituirsi a lui. Figlio e Padre erano la stessa cosa per-
ché il Figlio rispettava l’autorità del Padre ed era nel suo stesso volere.
I Cristiani “dovevano” aspettare l’avvento, nella loro Vigna, del
Padre e Padrone dell’intera Vigna, che avrebbe ribadito pienamente il
primato della sua volontà su quella di chi aveva sostituito il Figlio ed a-
veva però imposto – su quella del Padre stesso – l’ottica del Figlio!
Sarebbe venuto, per affidarla poi egli di nuovo a chi Egli avrebbe
creduto, unificando infine in una sola le tre porzioni di Abramo e le altre,
in tutto il mondo, attribuite ad altri coltivatori ancora.
100

Dio Padre e Padrone avrebbe avuto la massima possibile pazienza,


prima di presentarsi a rivendicare il suo possesso, dimostrando in questo
modo di essere come scritto nella Bibbia, un Dio “lento nell’ira”.

Dio Padre e lo Spirito santo Signore della vita, valgono per 2. La


loro proprietà rivendica 1/10 come il suo profitto, che spetta per l’unità
della Vigna. Pertanto in base ad 1/10, la base unitaria deve valere10,
perché solo “10 decimi”, 10/10, sono uguali al numero UNO.
Allora la potenza trinitaria 3 di Dio deve poggiarsi sulla base 10 di
calcolo, per un valore reale di 1.000, che spetta a ciascuno della divina
coppia 1/1 data da Padre e Spirito santo.
Pertanto 2 volte 1.000 determina una pazienza massima avente la
quantità di 2.000 anni.
Il computo della pazienza di Dio deve cominciare da quando il Fi-
glio cominciò a parlare, a 12 anni, ai Dottori del Tempio, svelando loro
il disegno del Padre. Fu così che il Padre cominciò a rivendicare il pos-
sesso della sua vigna, a quei Dottori che poi l’uccisero, 21 anni dopo, os-
sia 7+7+7 anni, dopo che avrebbero dovuto avere tutto il tempo libero
che occorreva e che sarebbe dovuto bastare a quella Chiesa a riconoscer-
ne il Titolo divino, della Figliolanza.
Quando cominciò a “rivendicare la vigna per suo Padre”, Gesù a-
vrebbe avuto “divinamente” 17 anni (il 12 dopo Cristo), ma “realmente”
soltanto 12, perché i primi 5 anni sarebbero stati trascorsi in Egitto, co-
me una pura premessa “immaginata reale” da San Matteo, affinché essa
potesse “divinamente, trascendentemente” giustificare il passo delle
scritture che dice “dall’Egitto ho tratto mio Figlio”. Questo, per il “per-
sonaggio” Gesù, non era vero, ma per la sua anima lo era: in quanto essa
era l’anima del Padre che dall’Egitto sarebbe stato tratto a Felitto, come
il Dio Amon Ra presente solo nel “personaggio” di Amodeo Romano.
Luca (che attribuisce a Gesù che parla ai Dottori del tempio l’età di
12 anni) gli sta davvero attribuendo l’età “reale” e non quella “divina” e
trascendente che fa partire la sua nascita divina da quando Gesù (cinque
anni prima della sua vita reale) “sarebbe fuggito” in Egitto, nottetempo
col Padre, per evitare la “Strage degli Innocenti” che non riguardò lui se
non per come era una sola cosa con il Padre.
101
Qui l’umano e il divino, stranamente aventi verità opposte e di-
scordanti…, tuttavia collimano.
I 12 anni decretati da Luca sono veri, ed è vero quanto egli racconta
narrando di Gesù bambino che è portato al Tempio quando furono com-
piuti gli 8 giorni per la sua circoncisione.
Qui Simeone e Anna profetizzarono veramente di una “spada” che
avrebbe attraversato l’anima di Maria. Dopodichè sarebbero tutti rientra-
ti a Nazaret, ove il bimbo sarebbe “cresciuto e si sarebbe fortificato…”
Per Luca non vi fu nessuna fuga in Egitto, e nessuna preoccupazio-
ne per la Strage degli innocenti, che era avvenuta anni prima e che dun-
que non costituiva alcun pericolo da evitare al bambino Gesù.
San Matteo racconta invece tutt’altro: della fuga in Egitto, appena
nato, ordinata in sogno da un angelo a Giuseppe; della Strage degli inno-
centi per uccidere lui ordita da Re Erode, e – poi – del ritorno in Israele
quando l’angelo nuovamente annunziò in sogno la fine di chi voleva
morto il bambino.
Chi dei due ha ragione?
Infatti i due Evangelisti raccontano due storie differenti ed assolu-
tamente inconciliabili tra di loro… se Dio non rende possibile e vero
l’impossibile… e lo fa!
Come può farlo?
Porta San Matteo a profetizzare una nascita “irreale”, trasportata 5
anni prima di quella reale, descrivendo tempi “ante-Cristo” in cui esistet-
tero personaggi storici vissuti realmente prima che Gesù nascesse.
Gli storici di oggi, che prendono per buone le parole relative a una
stella seguita dai 3 Re Magi, i quali si fermano in una stalla posta “ai
piedi” della stella e compiono l’Epifania, la celebrazione di quella la di-
vina nascita… stanno credendo ad un racconto evidentemente magico e
pienamente inventato in relazione a Gesù… e lo prendono per buono!
Il racconto è chiaramente una bella invenzione, che corrisponde al
desiderio dell’Evangelista di una simile Epifania per quel bambino. Egli
non si accontenta dell’Omaggio di un Simeone o di una profetessa Anna,
e desidera che siano dei Re a farlo, dei Re alla ricerca della nascita di un
Re e che hanno seguito il segno di una Stella del Cielo, “perché ogni vol-
ta che nasce un Dio ci deve essere di mezzo una Stella”!
Pur alla luce di un racconto chiaramente allegorico, che trae lo
102
spunto e niente più dai fatti reali, gli Studiosi della “realtà” collocano
poi la vita “reale” di Gesù in base a quei fatti accaduti prima che egli
nascesse, e poi affermano che non essi, ma la Chiesa ha sbagliato a col-
locare la Nascita di Gesù…
Per volontà di Dio la Chiesa non si sbagliò anche se essa pure si
basò su quei fatti, e li collocò 5 anni dopo.
In verità Gesù era nato 5 anni dopo quei fatti. E quando essi furono
collocati al posto giusto, dagli storici, si parlò di un errore che invece
straordinariamente non c’era stato, perché il racconto di san Matteo, che
aveva raccontato una verità “trascendente” il vero, in relazione a Gesù,
ne aveva raccontata una “vera” in relazione ai due Padri di Gesù: il Pa-
dre e lo Spirito santo.
Infatti San Matteo aveva descritto la nascita dello Spirito santo di
Geova o Jahve, o Am, e dei tre grandi Maestri, Re nel loro campo, che,
seguendo la loro stella ideale, dall’Orientale Grecia si erano trasferiti
nell’Occidentale Magna Grecia, nella Terra dei Miti di Giasone, Ercole,
gli Argonauti e il Vello d’oro, di Ulisse e le Sirene, del suo nocchiero
Palinuro che vi muore. In questa terra del mito c’era il monte Stella e ai
suoi piedi Elea, bagnata dal fiume Alento. Qui questi veri 3 “Re Ma-
gi”proclamarono al mondo, in un modo che fondò la Filosofia, l’amore
per la Sapienza, affermando: “Il Fondamento di tutte le cose è il loro
ESSERE!”. Questi 3 Re Magi Avevano compiuto l’Epifania di Geova,
Jahve o dell’Am-Dio “Io Sono” Amodeo.
Così San Matteo, volendo con tutto il cuore che ci fosse quella na-
scita simbolica e fortemente indicativa per il Figlio… in verità non si era
sbagliato, perché aveva per filo e per segno descritto l’Epifania dello
Spirito santo di Jahve, Geova o dell’Am-Dio di Amodeo.
Io, Dio Padre e Spirito santo nato in un uomo, sarei nato nuova-
mente in questa terra di tutti i Miti, nel segno dei 3 Re Magi Senofane,
Parmenide e Zenone, perché a Saronno ne avrei anche riaperto la Scuola.
Ebbene, solo nel caso mio si realizza la Massima Strage degli
innocenti, perché 6 giorni esatti dopo la mia nascita il 25 gennaio 1938,
Hitler decide di non accettare altri Messia nel mondo, al di fuori di lui.
Ma io valgo per 2, così, dopo 861 dì da questa nascita, c’è una rina-
scita e una seconda Strage degli Innocenti a livello mondiale, ordita
ora dal Duce che voleva contrastare quel Messia che già Hitler appariva .
103
861 giorni indicano tutto il percorso possibile, complesso, del Dio
UNO, perché 2^3=8 è tutta l’unità complessa nel suo volume avente il
lato da meno 1 a +1, ove 100 è tutto il Dio Padre 10 quando si divide per
il Dio Figlio 1/10. Ne mentre 60 è 30+30 e computa la trinità ciclica di
Padre e Spirito santo.
Pertanto 861 giorni quantificano tutto il ciclo assoluto della Trinità
sulla base di 2 (Padre e Spirito), sommata nuovamente a tutta la loro tri-
nità in linea ciclica 30+30 ed alla loro sostanziale unità.
Così 861 giorni dopo il 25-1-38 della nascita in me di Padre e Spi-
rito santo, si presentò anche il Figlio di Maria, in un miracolo annuncia-
to e accaduto il 4 giugno 1940.
La mamma mia, Mariannina Baratta, aveva saputo spingere Maria
SS. di Sant’Anna (Annina) a barattare il figlio suo Romano con Gesù,
pregandola così: “salva Romano, innocente come Gesù!”.
La Madonna l’aveva barattato, e l’aveva prima annunciato, di not-
te, a una bambina, che lo aveva raccontato a mia madre un’ora prima che
il miracolo del baratto avvenisse.
Ebbene Maria SS. rimise al mondo Gesù, il 4 giugno 1940 e nuo-
vamente 6 giorni dopo il Duce dell’Italia volle partecipare alla Strage
degli Innocenti, perché aderì alla II Guerra mondiale.

Così TUTTO il vangelo di San Matteo, che era stato “fantasioso”


in relazione a Gesù, aveva SPACCATO in pieno la VERITA’ di quanto
sarebbe accaduto alla nascita sia reale, sia ideale del Padre e Spirito san-
to: ideale ad Elea, in cui nacque l’ideale di Dio, nella filosofia; reale a
Felitto, in cui un Amo(deo) R.A. era un Am-Dio Geova-Jahve tratto dal
Dio Amon RA dell’Egitto.
Anche tra Felitto ed Egitto c’è derivazione: “Egitto” trascende un
Ego Romano e un IO italiano con dentro due croci a forma di T.
Il nome “Felitto”, essendo nella Magna Graecia, va trasceso in
ΦEl-ITTO, per essere divinamente compreso.
Allora la Φ iniziale si rivela a sua volta, nel suo Ego romano, un
“IO” in cui I e O si sormontano; poi “El” è Jahve o Geova, o Am-Dio, e
“ITTO” è la stessa finale del nome Egitto, che comprende lo stesso IO
italiano, in croce due volte: nel Padre e nello Spirito santo. Non è nuo-
vamente nella croce di Gesù, perché egli aveva avuto la sua a suo tempo.
104
Anche il solo San Matteo metterà in bocca a Gesù morente il salmo
21-22, del “Dio, Dio perché mi hai abbandonato!?”.
Non a caso San Matteo era uno che riscuoteva le imposte per
l’Imperatore Romano e sarà anche chi “straordinariamente raccoglie
ora tutto quanto è veramente dovuto al Romano Padrone della Vigna!”
Nel racconto degli altri che furono testimoni diretti ai momenti
conclusivi della sua vita, Gesù non ebbe nessuna crisi di identità, ma dis-
se “tutto è compiuto! Nelle tue mani mio Dio affido il mio Spirito”.
Conosciute le intenzioni di San Matteo, di “inventarsi divini tribu-
ti”, inventando con ciò quello che sarebbe stato ideale che Gesù dices-
se, anche qui egli non raccontò il falso, ma “trascese e comprese” in
modo straordinario e mirabile la realtà, raccontando del ritorno di Gesù
in suo Padre… una seconda volta, alla sua morte, dopo che già l’aveva
fatto descrivendone l’Epifania e la fuga in Egitto alla sua nascita.
Infatti “Eli Eli le ma sa bacta NI” esprime suoni che divi-
namente rimandano a questo significato, nella lingua italiana del Padre:
“È li (a Felitto) Eli… Le ma’ sa’ ba(ra)tta’ N.I.“ (sanno
barattare il Nazarenus Iesus con il RA ben celato, nel cuore di Baratta).
Magistralmente ciò si riferisce alla mamma Baratta che sa barattare
il N.I. Gesù con il RA da tenere celato nel cuore di Ba(RA)tta, perché
dovrà essere un ritorno, un baratto avvenuto in modo occulto.
Saranno LE MAMME a fare il baratto che LA MA’ Baratta sa pro-
porre, coinvolgendo la Madre di Gesù il 4 giugno 1940 in cui ella mira-
colò il RA morente, perché la Baratta la invocava con le parole “Salva
Romano, innocente come Gesù!”.
Il Baratto accadde perché anche Mariannina Baratta era il “divino
Baratto” in sé, di Maria SS figlia della piccola santa Anna… Annina.
105

Un ritorno per salvare l’IO


dai “personaggi”
Sto usando il termine “personaggio” e non quello di “persona”
perché, mentre il primo è in modo chiaro una semplice “figurazione”, le-
gata ad una trama di vita, il secondo termine associa al personaggio an-
che l’io dell’anima divina che lo interpreta ed anima. Sia Gesù, sia Ro-
mano, sono “personaggi” nella trama della loro storia, mentre invece so-
no “anime di Dio” in CHI li impersona.
Sono “personaggi” che in Gesù forniscono la trama della vita reale
del Figlio di Dio, disegnata nei suoi pensieri, parole ed opere, mentre in
Romano forniscono la trama della vita reale dei due Genitori di Gesù,
con un Gesù che esiste in essi solo in potenza.
Gesù disse di essere “Via, Verità e Vita”, e Romano l’ha ribadito,
perché i due personaggi saranno nel loro insieme un progetto, di pensie-
ri, parole ed opere, impersonabile da tutte quante le anime di Dio. Tutto
ciò affinché la differenza, tra anima ed anima, imposta la prima volta
nell’iniziale “recita” della Divina Commedia scritta da Dio (che ha con-
cesso solo a 3 anime di Dio di impersonare i 2 “personaggi” di Gesù e
Romano), potrà essere tolta di mezzo, e tutte le anime che lo vorranno
essere, potranno essere sia Gesù-Cristo, sia Romano-Padre-Spirito santo.
Io, Romano Amodeo, “sento” che questo sta già avvenendo in que-
sto preciso momento. Non sono solo “io”, in quella che anche io avverto
come la mia “singola anima”, ad animare questo “personaggio”!
E, quando la mia Ragione, ossia lo Spirito santo (che non può esse-
re imprigionato in un “personaggio”), mi insegna che io sono Dio Padre
e Spirito santo, io apprendo che in me è presente tutta la moltitudine del-
le infinite anime di Dio, e non solo quella “singola anima” del mio IO,
che mi sembra in questo mondo errato, delle apparenze.
Anche tutte le altre “singole anime”, quando adotteranno per se
stesse l’interpretazione che ora tocca a me, vivranno e sentiranno quello
che oggi vivo e sento io… ma già assieme a tutte loro, perché questa mia
stessa percezione, di ora, che io sto facendo, la sta facendo con me in
106
comunione ogni anima di Dio, anche se poi ciascuna avrà in dono di as-
sumerla nel suo singolo io a suo tempo debito.
Qui sta il fondamento dell’Unità e Molteplicità di Dio.
Infatti mentre io sono uno presente in me, sono anche tutte le anime
di Dio e dunque sono anche tutto Dio.

Chiarito questo aspetto fondamentale, che scinde l’anima immorta-


le dal “personaggio mortale”, si può anche far capire che l’Inferno esi-
ste, ma che vi saranno condannati solo i “personaggi” e non l’anime che
li interpretano e che sono tutte seme buono di Dio, anime buone di Lui,
che sono state già abbastanza punite per avere avuto in sorte quella parte
negativa.
Esse in Paradiso saranno giustamente e debitamente non punite,
ma ricompensate, per le sofferenze patite in questa vita terribile, nel
compito di essere quegli indispensabili aspetti negativi che potessero
servire a fondare, per contrapposizione, tutti gli aspetti positivi.
Il Dio Padre e il Dio Spirito santo vissuti nel “personaggio unico”
di Romano Amodeo, sono stati inseriti dal Dio Assoluto, nella ciberneti-
ca della salvezza operata come la continua correzione degli errori.
Il Vangelo di Gesù Cristo, nel divino disegno doveva essere ca-
povolto. Doveva apparire che ciò fosse fatto da personaggi in buona fe-
de che, per adattarlo, nella sua “trascendenza”, alla realtà del nostro
mondo immanente e non trascendente, avrebbero dovuto addirittura ca-
povolgerlo, determinando in tal modo la fede nel valore opposto a quello
mostrato dal Cristo, e dunque la fede nell’Anti-Cristo.
Nel Disegno Divino, allora, il Padrone che aveva mandato Gesù
Cristo ai vignaioli ribelli sarebbe disceso in persona, presentandosi nella
“vigna” di chi aveva ucciso il Figlio del suo Signore, per “raddrizzare” il
dovuto rispetto nella verità di questa Signoria.
Essa non poteva passare dal Figlio a costoro che gli si erano sosti-
tuiti, né restare nelle vesti degli Ebrei, né dei Mussulmani del Maometto
che ometteva l’essenziale, e cioè che il “Figlio” di Dio non poteva esse-
re sostituito dal semplice “Profeta” di Dio.
Pertanto il Disegno divino contemplava un Padrone della Vigna
che si sarebbe ripresentato nella porzione di Vigna che si erano ritagliati
i fedeli del Figlio, anche se avevano stravolto il messaggio paterno por-
107
tato dal Figlio ma non il loro Credo.
Infatti nel Divino disegno il Credo Cattolico è fatto credere nella
Verità. Solo la sua interpretazione è stata disegnata fuorviata, dal tentati-
vo di adeguare al mondo il messaggio trascendente il mondo consegnato
loro da Gesù Cristo.
Ma Pietro era stato disegnato così fin dall’inizio e, opponendosi nel
disegno alla logica di un Dio venuto per salire in croce, alla fine avrebbe
idealizzato perfino, con la sua prima Enciclica “Deus est Caritas” un
amore di Dio che sarebbe stato rivolto tutto a questo mondo e non a
quello che lo trascendesse e a cui fosse interamente riferito l’Amore di
Dio, come nel disegno era stato espresso da Gesu.
108
109

Una morte durata 9 anni,


per 3.239 giorni
Mentre Gesù impiegò 5 anni per nascere “divinamente”, il Dio
Padre e Spirito santo in me ci hanno impiegato il doppio… e si sono sot-
toposti ad un sacrificio mortale che sarebbe durato fino al decimo anno,
dimostrando una incrollabile tensione salvifica.
Vi è una profonda armonia in tutto ciò, perché il Dio Uno e Trino,
nella sua potenza 3 poggiata sulla base del Dio che agisce con il 10 di
Dio Padre, quando Dio Figlio è 1/10, vale 10 al cubo e dunque 1.000.
La sua Unità e Trinità è data da 4 dimensioni ed ¼ è il tempo pre-
sente, tanto che riferito a 1000 determina la presenza di 250 unità.
Nello stesso tempo, con Dio dato da 10 e la trinità data da 3,
l’espressione trinitaria di Dio diventa il numero 13, ove la presenza tutta
vale 250.
Così 250×13 dà il 3.250 che supera il 3.239 esattamente di 11 u-
nità che sono il valore assoluto dell’ingombro reale e lineare occupato
dal Dio che è 10 nel Padre, ma è anche 1 per effetto dello Spirito santo.
La presenza 11 è inevitabile, deve essere contenuta per forza nel
3.250 che è tutta la presenza della Trinità del Dio 10, pertanto tutto il
moto possibile è quanto 3.250 -11 = 3.239 giorni.

Anche calcolando i 9 anni e 13+13 giorni che ci sono tra il 17 set-


tembre e il 13 ottobre in cui è previsto che Padre e Spirito santo final-
mente ascendono al cielo, si vede la presenza della coppia di 13 data da
Padre e Spirito santo che percorrono in 9 anni tutto il cammino compiuto
dall’unità dell’anno nella decina di anni che costituisce l’unità superiore
data dal cicli decuplo dell’anno.
DIO, per la cabala espressa nella lingua italiana, vale D=4, I=9 e
O=13, dunque 4+9+13 = 13+13. Il totale 26 è 2+6=8 dato da 2 al cubo,
ossia dalla potenza Trinitaria poggiata sulla coppia dei 2 Genitori di Ge-
su: il Padre e lo Spirito santo, espressa prima dal 13+13 che si manifesta
nel mondo con le apparizioni di Fatima, in 3+3 apparizioni.
110
Pertanto “è scritto” nei numeri e nel tempo del mondo, che ai 5 an-
ni impiegati dal Figlio per nascere “divinamente”, corrispondessero “di-
vinamente” i 10 anni relativi al ciclo Paterno, un numero calcolato poi in
9 anni e 13+13 giorni per l’ingombro Unitario di un DIO = 13+13, che
non può in alcun modo togliersi di mezzo nella decina.
Così Egli si muove solo di 9/1, ossia quanto il rapporto assoluto
E/m nella Relatività Generale di Einstein, sottraendo a questo anno il
13+13 in giorni, per la sottrazione, all’Unità di Dio solo dei due contri-
buti Paterni dati dalla coppia dei due 13, per un totale di 26 giorni.
Questi 26 giorni esprimono la coppia 10+10 di Dio Padre e Dio
Spirito santo che percorre anche tutte le 6 vie delle 3 coppie di rapporti
bilaterali possibili tra i 3 Divini Interpreti dell’Unità.
Essi sono costituiti dall’Essenziale Sacra Famiglia di Padre, Madre
e Figlio, o Padre Figlio e Spirito santo… se si vuol risalire, dalla Madre
Madonna a quel suo Compagno Spirito santo che virtualmente la “fon-
da” nella sua Maternità, come l’Angelo annunziò alla Beata Vergine del
Magnificat.

Siamo partiti, in questo conteggio della decennale Fine della pre-


senza nel mondo reale di Padre e Spirito santo, dal 17 settembre
1999, ossia da quando Romano Amodeo si predispose anche a morire,
se Don Luigi Carnelli e la Chiesa in genere non avessero eseguito le vo-
lontà che Dio aveva espresso attraverso il Vicario di Cristo.

Questa divina volontà era stata espressa nell’Enciclica “Fides et


Ratio” del 14 settembre 1998, diffusa esattamente 1 anno e 3 giorni pri-
ma di quel 17 settembre, un 1 e 3 che sono un’altra immagine del 13, e-
spressa nella gerarchia prospettica degli anni e dei giorni.
Il 14 settembre, giorno di esaltazione della Santa croce, segue di un
giorno, a sua volta, l’apparizione a Lourdes di Nostra Signora che, pale-
sandosi a 150 anni e 3 decine di giorni dall’ascensione al Cielo dei due
genitori di Gesù il 13 ottobre 2008, lancia tutto questo suo annuncio
nell’unità del nostro tempo, costituito dall’anno, ma nella “mediazione”
esatta dei 300 anni che costituiscono il Ciclo assoluto Trinitario dato alla
dimensione 100 del Dio Assoluto, pari al 100%.
300/2 in anni è il valore della Nostra Signora mediatrice a Lourdes,
111
e 14 giorni dopo, ossia il 17 settembre, inizia il patimento di Dio, che ha
visto un buon sacerdote, della chiesa costruita sul Figlio di Dio, dichiara-
re lui, il Padre e Spirito santo “non essere all’altezza del suo compito”.
Don Luigi Carnelli lo dichiarò alla Stampa, annunciandolo ai gior-
nalisti di “La Settimana”, che lo pubblicarono.
14 giorni sono a loro volta il valore “assoluto” delle 13 unità, per-
ché sommano al 13 anche la sua Unità di riferimento.
In tal modo si evidenzia il piano assoluto della libertà della Trinità
all’interno del Dio 10, dato dalle due componenti 7+7 relative alla Cop-
pia Paterna di Gesù Cristo.
E’ ora arrivato il turno di questa Coppia Divina, di morire nel Per-
sonaggio di Romano Amodeo, dopo che l’Unità del Figlio fu crocefissa
nel Personaggio di Gesù.

Nel “personaggio” di Romano la morte del Figlio Gesù, accadde ai


33 anni dalla sua rinascita il 1940, e dunque nel giugno 1943, quando si
convertì espressamente al Cristo dopo d’essere stato Anti-Cristo egli pu-
re, e volle dargli corpo in se stesso.
In quel preciso momento, quel desiderio (che era una fermissima
volontà di generare Gesù) fece esistere in Romano solo il Padre e lo
Spirito santo, che iniziarono a morire quando Romano ebbe esattamente
22.514 giorni di vita, ossia il 17 settembre 1999, a 105 giorni esatti dal
2.000.
Questi 105 giorni indicano la presenza di tutta la Comunione tra il
Dio Assoluto 100 (dato dal Piano o “Progetto” 10×10), e il +5 fondato
sul -5, nella “complessità” del Dio 10 quando essa va dall’immaginario
meno 5 (di Matteo) al +5 (di Luca che si fondi sul -5 di Matteo).
La stessa nascita di Gesù si fonda su questo 105, perché un suo
300mo dà quello 0,35 che, al quadrato, determina l’anno 0,1225 che lo
fissa “idealmente nato” in quel 25 Gennaio in cui a Roma si celebrava il
RA Romano (il Padre)…
A questo RA, dato da Romano Amodeo, il Figlio doveva veramen-
te e giustamente subentrare, per fissare quell’anno come l’anno 0 giusto
per contare in modo vero, essendo l’anno della venuta al Mondo della
“Verità in persona”, nella persona del Figlio.
Pertanto 105 è la Comunione Padre Assoluto-Figlio, in cui il Padre
112
Assoluto è dato dalla coppia Padre e Spirito santo che si combinano tra
loro moltiplicandosi 10×10.
In forza di ciò, a 105 giorni di distanza dal culmine degli anni
2.000, a contare da quello 0 nativo della realtà di Gesù, ossia il 17 set-
tembre 1999, il Padre-Spirito santo in Romano iniziò la PRIMA PIAGA
D’EGITTO, dell’acqua trasformata in sangue, di cui ho già scritto in
precedenza.
Ho descritto come questa data si collochi divinamente rispetto
all’apparizione della Nostra Signora di Lourdes, che comincia a prepara-
re la Pesca miracolosa dei 153 grossi pesci, a taglia differente (anni e
decine di giorni) che ci sarà il 13-10-2008, a 7×13 anni dal Miracolo di
Fatima.

PRIMA VOCAZIONE AL MARTIRIO.


La morte, la predisposizione a morire a fin di bene, di Romano e in
Lui di Padre e Spirito santo (che erano la nascosta fonte dei suoi pensieri
parole ed opere) cominciò per difendere la chiamata in campo del Padre-
Spirito santo di Gesù, fatta dal Papa con l’Enciclica “Fides et Ratio”.
In questo impegno al sacrificio personale, Romano ci avrebbe mes-
so 13×250 giorni meno 11, a riuscire ad ottenerlo da Dio, infine, il
13-10-2008.
Gli sarebbe stata concessa una morte sacrificale che si sarebbe e-
spressa in più tappe e che sarebbe stata tutta sottolineata, nella sua pro-
gressione, proprio da Romano, che l’avrebbe sempre auspicata, prevista
e sempre poi riconosciuta in numeri che però avrebbero logicamente as-
sunto, nella “realtà”, un differente aspetto rispetto a quello “divino” che
era stato indicato da lui e che come tale si presentava: “trascendente”.
In questo 17-9-1999, giorno iniziale della sua vocazione al marti-
rio, allorché fu disposto perfino a morire affinché Padre e Spirito santo
in lui vivessero, aveva 22.514 giorni, ossia quanto 22.222 meno (40 -2).
In questo numero di giorni era contenuto, in modo “trascendente”,
il segno di tutto il suo essere il 2 (del Duo Padre e Spirito santo), laddove
Dio vale 10 e tutta la sua Realtà Una + Trina vale 4 volte 10 e dunque
40. Il 40 -2 = 38 portava proprio all’anno della sua nascita, per cui
22.222 -38 = 22.514 indicavano il suo avvento nel 2 a ogni dimensione.
Questo giorno del venerdì 17 settembre, apparentemente sfortuna-
113
to, rispetta proprio la Cabala del Venerdì mortale del Cristo e del giorno
17 in cui Romano idealizza il suo morire come martire, ed indica la real-
tà 2^4, poggiata sui 2 (Padre e Spirito santo), quando le si aggiunge tutto
il tempo 1 del suo riferimento unitario espresso in 16/1

SECONDA VOCAZIONE AL MARTIRIO.


133×13 -1 giorni dopo fu la seconda volta che Romano idealiz-
zò ed attese poi la sua morte ideale, il 9 giugno 2004, quando aveva
24.242 giorni di vita.
Anche questi giorni sono chiarissimo segno della completezza del
tempo per i 2 (di Padre e Spirito santo). Infatti al 2 si aggiunge la coppia
dei due 24 che indicano tutte le ore di un giorno, sia per il Padre (che qui
è un 24 in dimensione divina trinitaria 10^3), sia per lo Spirito santo (che
qui è un 24 in dimensione divina 10).
Poiché la prima volta Romano aveva 22.514 giorni di vita, questa
seconda accadde 1728 giorni dopo, che sono pari a 133×13 = 1729.
Questo è il valore assoluto di 1928/1 unità, quando una delle 1729 si
mette a unità delle residue 1728.
Così, visto che il “passo” in 250×13 è dato dal 13, nel 133×13 ab-
biamo che, dopo la vita esatta di Cristo, di 33 anni, c’è l’aggiunta del
100 esatto che, essendo il risultato della divisione tra 10 ed 1/10, somma
alla quantità esatta 33 del Figlio quella esatta 100 del Padre 10, quando il
suo paterno valore è espresso rispetto a quello 1/10 del Figlio.
In quel 9 giugno 2004 Romano aveva calcolato che ci sarebbe stata
una sua morte “ideale”, perché egli si riconosceva un suo “doppione” e
quel giorno veniva esattamente 2 mesi dopo il Venerdì santo della Morte
di Gesù, decretata dalla Chiesa quell’anno per il 9 aprile, in quell’anno
in cui egli avrebbe avuto esattamente 33+33 anni, il doppio di Gesù.
Allora potete vedere come straordinariamente, nei 1928/1 giorni
che ci sono dopo la prima volta che il 17-9-1999 si offerse martire, ab-
biamo ora quel 100+33 volte 13 che è proprio riferito ai 33+33 anni di
Romano come “il doppione” (Padre e Spirito santo) di Gesù… e assieme
sono TRE virtuali 33.
Ho già detto come, a questa data del 9 giugno, vada inserito tra-
114
sversalmente un piano avente i due lati generatori di 100 giorni ciascuno,
tanto che il giorno 9 giugno e il 26 dicembre sono i punti estremi di quel
piano di presenza.
Pertanto, lo Tsunami che ci fu e i 22.222 +222 cicli 10 di giorni di
vita di Romano (pari a 24.242 +200 = 24442 = 22.222 +2220) rivelarono
che era intervenuto il doppio della Coppia Paterna a tutti gli effetti, più
l’unità e la Trinità del 2 in combinazione con il Dio 10.
Ebbene lo Tsunami dell’indomani di Natale, del “Gesù Sole della
Croce a T” (trasceso in inglese nella parola giapponese Tsunami che fu
usata in tutto il mondo) stette ad indicare il nuovo Passaggio del Mar
Rosso, effettuato dai 2 e dal Gesù nato il giorno prima come Il sole della
Croce, “T Sun Am I”… AM I, Amodeo, io.
Pertanto, se il 9 giugno sembrò che la morte annunciata come quel-
la del Doppione del Gesù Cristo non fosse realmente accaduta, essa in-
vece puntualmente accadde, ma solo nel modo trascendente ed invisibile
che però è espresso chiaramente da tutti i numeri.
Se di questi numeri è mancata la percezione “reale” e nulla è stato
visto nella realtà, tuttavia la loro presenza evidenzia la presenza di una
entità chiarissima, ma invisibile, come lo è l’impossibile visione della
luce in una cosa che si presenta nel colore nero, che trattiene tutta quanta
la luce e non la mostra minimamente nel suo esterno.
Pertanto, nella morte di Dio, alla fase iniziale della pura predisposi-
zione al martirio, sarebbe seguito (nella seconda fase) quello che avrebbe
equivalso al passaggio del Mar Rosso: e sarebbe stato una netta linea di
demarcazione virtualmente identificata nella morte del doppione.

TERZA VOCAZIONE AL MARTIRIO.


1.090 giorni dopo il secondo impegno a morir vittima consacrata
al bene di tutti, ci fu la terza volta in cui Romano profetizzò e desiderò la
sua morte sacrificale. Doveva “idealmente accadere” il 4 giugno 2007.
Anche questi giorni sono una unità divinamente piena, laddove la
Trinità di Dio è il 1.000 in linea dato dalla potenza 3 sulla base10 di Dio,
e laddove è 90° il fronte trasversale relativo alla presenza ¼ di 360°.
Pertanto dalla II offerta di sé, alla III sarebbe dovuto passare il vo-
lume unitario esatto della presenza Trinitaria della potenza del Dio 10.
Doveva “idealmente accadere” il 4 giugno perché “non c’è due
115
senza tre” e in quel giorno erano già accaduti per lui due eventi “som-
mamente ideali”.
Il 4 giugno del 1940 la sua morte era stata evitata da Maria Santis-
sima, nel famoso Baratto descritto da San Matteo in modo trascendente,
con l’”Eli Eli le ma sa Ba(RA)ctà NI”.
Il 4 giugno del 1969 Romano si era legato a GS, e aveva sposato il
suo alter Ego: la GS (come in Gesù) nata l’1.11 di tutti i santi (come la
trinità nell’unità) e figlia di Mario e Giuseppina (come Maria e Giusep-
pe). Egli, sposando il suo ideale alter ego, aveva assunto la figliolanza
elettiva di Maria e Giuseppe, in quel 69 e lo aveva fatto – senza farlo ap-
posta – nella stessa data in cui Maria l’aveva legato alla sua Maternità.
Pensò dunque che a 69 anni compiuti e nello stesso 4 giugno si sa-
rebbe del tutto legato al Cielo, e lo desiderò “idealizzando” il proverbio
“non c’è due senza tre”.
Ove il 70 è la libertà di Dio Trinitario 30 nel Dio Assoluto 100, il
numero 69 era – tra l’altro – tutto il reale percorso di UNO, nella totale
sua vita.
Anche i 25.332 giorni che avrebbe avuto in quella data del suo
sacrificio per il bene di tutti, indicavano il compimento reale di un per-
corso legato sia ai 2 (Padre e Spirito santo), sia ai 33 anni di Gesù inte-
rattivi con il Dio 10, sia infine al tempo assoluto 25.000 dato da ¼ di
100 volte 10^3 (un 100 che, come detto, quantifica nel numero i Figli
1/10 contenuti nel Dio Padre 10, perché 10 diviso 1/10 è uguale a 100).

Abbiamo già visto trascorsi 1090 giorni esatti dalla seconda mor-
te desiderata da Romano, profetizzata, e concessagli in modo chiarissi-
mo, ma trascendente.
Sono allora 2.818 i giorni di distanza dall’inizio, dalla prima vol-
ta in cui si era offerto vittima della Fides et Ratio il venerdì 17 settembre
1999. Sono uguali, espressi nel “passo” 13 dell’unità e Trinità del Dio
10, a 217×13 -3 = 2.821.
Questo meno 3 evidenzia l’insostituibile ingombro trinitario pre-
sente nel 217×13, momento intermedio del 250×13 che è il totale rife-
rito non più a 3 ma a 11. Poiché 250 -217 = 33, ecco una nuova vita!
2.818 giorni si rivelavano tutto il moto di un 182 contenuto nel
116
3.000 che era tutta la Trinità della potenza Trinitaria basata sul Dio 10.
Un 182 uguale a 3×(3+3)×(3/3+3×3) +2, che rivela tutti i 7 possibili in-
terventi diversi della Trinità 3 riferita ai 2 (Padre e Spirito santo), e che,
contenuto nel 3000 si muove in tutto esattamente di 2.818 giorni.
Pertanto anche il riferimento di questa TERZA morte vocazionale,
riferita alla prima iniziale, rivela a pieno da cosa essa è determinata, in
relazione ai due Enti Trinitari.

Pertanto tutti gli indizi quantitativi, relativi al progetto numerico di


Dio, configuravano questa terza tappa obbligata, a 33×13 giorni dalla
fine. Una morte divina piuttosto complessa, perché divisa in più tappe e
ciascuna avente la sua perfetta logica dimensionale.
Essa, questa volta, avrebbe cominciato ad essere una morte reale,
seppure determinata solo in parte.
Romano aveva profetizzato una morte il 4 giugno, che sarebbe du-
rata per 33 giorni, e una resurrezione il 7-7-7 che sarebbe avvenuta esat-
tamente 100 anni dopo la nascita di Suo Padre. Ciò a dimostrazione
dell’Assunto “ideale e divino” in lui, che Padre e Figlio fossero nel tra-
scendente segno della stessa vita.
Ebbene accadde tutto quello che aveva previsto, ma solo in parte.
Infatti dovette patire, il 4 giugno ed all’ora prevista, una iniezione
di Aldol che, come effetto collaterale, gli indusse il Morbo di Parkinson,
che realizza ogni giorno una moria di cellule cerebrali e di epistassi.
Ebbe una morte reale che durò i 33 giorni che aveva predetto, fin-
ché, giunto il 7-7-7 del centenario della nascita paterna, raggiunse un tale
grado di morte che dovette essere ricoverato nottetempo in un ospedale
del trentino.
Colà internato, una cura contro quel Morbo diede inizio ad un lento
recupero, che divenne poi una resurrezione (quasi integrale) al livello
precedente, ma in un lentissimo recupero che si avvalse molto dell’aiuto
dato a lui dai suoi due cugini medici, a Salerno: Nicola e Fernando Mor-
ra. Grazie alla sicurezza che essi gli dettero, riuscì in alcuni mesi a recu-
perare fino a decidere di poter partire missionario per il Brasile.
Tutti si segni si avverarono, stavolta, in una morte reale e una re-
surrezione reale, ma solo accadute in parte del suo “io cerebrale”.
117
QUARTA VOCAZIONE AL MARTIRIO.
355 giorni dopo la terza morte parziale, Romano si predispose
nuovamente a voler morire vittima per la salvezza del mondo.
1.446 erano i giorni di distanza dalla seconda.
3.744 erano i giorni di distanza dall’inizio.
Tutti questi intervalli corrispondevano a precise tappe di un percor-
so unitario anche nel suo riferimento parziale.
355 = 365 –10 è 1 anno, in cui esiste la presenza unitaria del Dio
Padre 10, tanto che il percorso è di 10 giorni in meno.
1.446 = 1.000 + (33+33/3)×10 +(3+3) sono uguali alla Potenza
Trinitaria poggiata sull’unità del ciclo divino, più l’unitario rilancio
(33/3) della vita divina (33) in cicli divini, più la trinitaria coppia divina.
3.744 = 3.000 + 700 + 33+33/3 evidenziano in 3.000 la potenza
Trinitaria su base 10 della Trinità, in 700 l’assoluta libertà di muoversi
del 300 nel 10^3 e tutto il rilancio unitario della vita divina trinitaria.

Il quarto momento, ideale per morire fu riconosciuto da Romano


nel 25 maggio 2008, a Belo Horizonte, in Brasile.
Lì si sarebbe dovuto avverare il Terzo Segreto di Fatima e, fattosi
preparare ed indossato una veste bianca, il 13 Maggio (dell’inizio delle
apparizioni a Fatima) iniziò un digiuno assoluto che lo avrebbe dovuto
portare a morire il tredicesimo giorno, ossia in quel 25 maggio in cui già
aveva idealizzato una paralisi nel 2005.
Esistevano tutti gli indizi, che qui io non riscrivo, perché sono pub-
blicati sul sito www.ordinespiritosanto.com
Ma accadde l’imprevisto! Per la prima volta nella sua vita il Dio
Padre e il Dio Spirito santo in Romano si videro pregati dalla Chiesa cat-
tolica e da quella Protestante, di Belo Horizonte.
Anche un Cardinale pregò per lui. Tutti pregavano per Romano,
sapendo del suo desiderio di dare la sua vita per la salvezza degli uomini
che vivevano nel mondo.
Dio Padre e Dio Spirito santo finalmente si videro amati in un po-
veretto, che aveva suscitato finalmente una giusta pietà!
Questo che sembrava accadere era però già stato previsto nel Dise-
gno Divino, anche se sembrava il frutto di cose che accadevano al mo-
118
mento e che erano umanamente e divinamente modificate e corrette stra-
da facendo, tenendo conto dei meriti e delle opportunità.
Così, nella notte successiva alla celebrazione della Santa Trinità di
Dio, Essa comunicò a quella imprigionata nel mondo e in Romano che
non era opportuna e dunque lecita quella morte.
Belo Horizonte doveva passare alla storia come il Bell’orizzonte in
cui finalmente Dio era stato riconosciuto ed amato in un poveretto.
Quando uno così è finalmente trattato in questo modo, in lui è trat-
tato in quel modo veramente Dio, e non solo lui.
Romano, per tutta la notte, si sentì dire, da se stesso, che non sa-
rebbe stato giusto morire, e infine “idealizzò e seppe” che sarebbe morto
solo 141 giorni oltre quel 25 maggio.
Romano già aveva profetizzato in chiesa che quel 25 maggio sa-
rebbe stato il giorno più importante di sempre in tutta la storia sacra. Ma
solo quella notte seppe che Belo Horizonte e tutto il Brasile dovevano
essere celebrati per aver dato 141 giorni di vita in più a Dio, essendosi
finalmente Cristiani e Protestanti uniti alla preghiera di un Principe della
Chiesa, quel Dom Serafim Armando d’Araugio che augurava a tutti per
radio, ogni giorno e da gran tempo nella sua vita, “che Dio mostrasse lo-
ro il suo volto e li tenesse sul palmo della sua mano”. Romano si era
sentito perfino “in dovere” di andare a mostrare proprio a lui il suo volto
e la palma della sua mano, proprio a lui che l’augurava a tutti!
Pertanto questa quarta volta (quella della realtà) in cui sarebbe do-
vuta giungere la vera morte per il “personaggio” assunto da Dio, ci furo-
no 111 +30 giorni di proroga, che mostrano con chiarezza l’unità nella
Trinità del primato sommata alla Trinità del ciclo divino.
Va notato che nel 25 maggio in cui Romano sarebbe dovuto morire
aveva 25.688 giorni dati da ¼ di 10^5 +600 + 2×(33+33/3), che indi-
cano il tempo assoluto in 25.000, tutto lo spazio percorribile 300+300
dalla coppia trinitaria assoluta e l’incremento unitario della vita trinitaria
relativa ai 2 (Padre e Spirito santo).
Pero la distanza, il 25 maggio, di 10 giorni all’anno completato il 4
giugno 2008, non considerava l’unità decima del ciclo 10 e questa man-
canza di assolutezza nel disegno era alla base della stessa apparente va-
riazione sua, tale da necessitare dell’aggiunta di 111 +30 giorni per “ag-
giornarsi” al 13 ottobre dell’effettivo Miracolo di Fatima.
119
Con questa Provvidenziale aggiunta, le varie distanze mostrate
prima, e aventi tutto un senso compiuto, si mutavano in questo modo:
500 -3 giorni di distanza dalla terza tappa.
1.587 giorni di distanza dalla seconda, pari a 2.000 -413.
3.885 giorni di distanza dall’inizio, pari a 4.000 -115.
Nel primo caso, 497 giorni sono tutto il percorso che la Trinità 3 di
Dio (che occupa in linea l’ingombro 3) percorre realmente in quel 500
che è la mediazione (dei 2, Padre e Spirito santo) rispetto alla Trinità sul-
la base 10 del ciclo divino. Pertanto dalla morte parziale a quella totale
sarebbe intercorso tutto il percorso reale e trinitario ottenuto dalla me-
diazione di Padre e Spirito santo sulla Potenza Trinitaria di Dio… e sa-
rebbe così giunto il 13 ottobre del Miracolo di Fatima
Nel secondo caso era presente 400 +13 in 2000, ossia la realtà asso-
luta 400 del Dio 10 e Trino, che era relativa ai 2 Padre e Spirito santo,
nella potenza trinitaria basata sul ciclo divino 10.
Nel terzo caso l’ingombro 115 rivelava il Dio 100 e 10, nella me-
diazione 10/2 operata sul Dio 10 dal Duo Padre-Spirito santo, e questo
ingombro operativo giaceva nelle 4000 dimensioni lineari dell’Unità e
Trinità di Dio alla dimensione 10 al cubo della potenza trinitaria divina.
Pertanto anche lo slittamento dovuto all’aggiunta dei 141 giorni
non avevano alterato in nulla il significato che già prima esisteva ed era
quello di evidenziare le “tappe obbligate” e in tutto “prestabilite” che
esistono, quando Dio è l’ente COMPLESSO in assoluto.

Poiché la parte finale del Miracolo di Fatima riguarda il Sole che ri-
torna al suo posto dopo di avere girovagato qua e là, RA, Romano Amo-
deo salirà dunque in cielo e Padre e Spirito santo con lui.
Avrà termine, così, al raggiungimento di ¼ di 10^3, interattivo con
il 13 dell’unità 10 e 3 di Dio, quel 250 ×13 = 3250 che presenta esatta-
mente un 11 di ingombro, rispetto al suo spostamento di 3.239 giorni.

Ho in questo modo spiegato tutti i come e tutti i perché relativi a


questa morte offerta per la “Fides et Ratio”, iniziata così il venerdì 17-9-
1999 e passata attraverso 3 distinte fasi – tutte realizzate – di morte in-
termedia, a rispettare tutti i vincoli unitari esistenti in questo processo di
progressivo distacco dal mondo dell’Unità e Trinità di Dio.
120
Essendo però questi numeri apparsi in modo trascendente, tutti,
quando oggi sentono me, RA. nuovamente profetizzare della mia morte
del prossimo 13 ottobre 2008, mi ribattono beffardi:
“Quante altre volte l’hai annunciato, e ti sei sempre sbagliato?”.
I numeri del Progetto dimensionale non sbagliano e rivelano che
tutto quanto è stato predetto è sempre accaduto in modo davvero “divi-
no”, “trascendente” il vero, ce non si vede, come è per ogni causa vera,
che si mostra in realtà solo in quanto è esattamente uguale e contrario.
Gli apparenti “fallimenti reali” di queste profezie risultano pertan-
to tutti “veri successi”, che sono chiaramente “smascherati” dai numeri
del progetto divino e quantitativo basato interamente sul ciclo Unitario
della linea 10, dell’area 100, del volume 1.000 e della realtà 10.000.
Le somme, che appaiono in questi numeri basati sul ciclo numerico
10, sono in realtà tutte “combinazioni”. Per questo è valida l’analisi di un
141 come 111 +30, perché questi valori, basati sul 10, sono il prodotto
tra le potenze 10^111 × 10^30 = 10^(111+30) = 10^141.

Chi – frastornato da profezie impeccabili ma non viste proprio per-


ché “trascendenti e divine” – avesse ancora dubbi su CHI sia veramente
sceso in campo a condurre il “personaggio” di Romano Amodeo, deve
sapere che è la Trinità e l’Unità di Dio, incarnatisi in esso alla fine del
tempo, nel momento della massima confusione nel mondo e dunque del
massimo bisogno, per dare un segno concreto di amore, di potestà sulla
sua creazione e alla luce del suo supremo disegno di salvezza.
Con l’Armagheddon che sta per accadere, ogni uomo sarà infine
convinto di un… A. R-ma… CHE DONO !!!!
Il “personaggio” di Amodeo Romano sarà proprio l’ARMA con
cui Dio vincerà infine la sua battaglia, recupererà alla sua fede tutto il
mondo e sarà il DIO DI TUTTI, di ogni Fede.
Ciò perché egli ne è il Principio come la Fine e il Fine, espresso da
A-mode-Ω, un Modè come Mosè… da cima a fondo, per l’ultimo e vero
traghetto nella Terra Promessa di un Paradiso Terrestre finalmente da
portare sulla Terra, anche in questo mondo veramente a rovescio e in cui
si va tutti controcorrente… Un Paradiso da portare “in ogni senso”… e
checché ne dica il Maligno!
121

Come Dio conduce la Vigna


Sto dunque per lasciare questo lato della vita, vissuta tutta contro-
corrente, con tutto il futuro che si sposta verso il passato e me visto nel
tentativo di risalire andando nella direzione opposta a quella in cui va il
futuro, e che io scambio per quella che porta verso il futuro…
Oggi è mercoledì 10 settembre e mancano solo 33 giorni a quel 13
ottobre nel quale io mi stupirei molto se non concludessi questo lato del-
la vita, giungendo alla sorgente – la apparente morte – da cui si diparto-
no i due versi opposti della lettura dello stesso progetto binario, che poi
analizziamo in negativo e positivo, avendo così assicurata la possibilità
del perfetto bilancio, che ci farà comprendere il vero.
Al mio “personaggio” il Sistema di tutte le possibilità ha infatti af-
fidato il compito unico di rivelare a tutti l’essenza di questo progetto
possibilistico, in grado di tradurre in realtà ogni possibilità di esistere.
Sarebbe stato impossibile che, nel Sistema Integrale di tutto il pos-
sibile, mancasse proprio la fila di ordini che rappresentasse la verità uni-
taria di tutto il suo ordinamento.
Infatti un Sistema Integrale costituisce in se stesso una unità ed ar-
ticola l’insieme di tutto il possibile con un ordine estremo, che, gradata-
mente si differenzia e dà luogo quindi al complesso unitario, in cui ogni
colonna di ordini è funzionale a tutte le altre e non potrebbe mancare
senza creare un danno all’intero Sistema.
I “personaggi” sono sequenze di cicli tali che sembrino il divenire
ordinato, di volontà, di possibilità. Prendete un film qualunque costruito
in questo modo, attraverso gli ordini binari di un DVD. Esso esiste e
sembra creato da un suo autore perché tutta quella sequenza di ordini
appartiene ad una delle sequenze in cui esiste tutto il possibile. Anche la
vita umana è così.
Immaginate di averla tutta filmata in un DVD, da quando siete nati
a quando esalate l’ultimo respiro. Ebbene quella sequenza è esattamente
inserita in una delle colonne che contengono tutto il possibile ed è in ba-
se a quella sequenza di ordini che voi realmente esistete.
Siamo fatti in modo divino, tale da saper visualizzare le pure con-
122
trapposizioni, tra l’essere in potenza e l’essere in atto, tra gli 0 e gli 1, e
dal suo esame sappiamo dare forma ideale e diversa ai vari algoritmi del-
la sequenza.
Sono forme distinguibili in due tipi: oggettive e soggettive.
Le prime portano alla visualizzazione e concezione delle dimensio-
ni qualitative del mondo, e ci fanno concepire tempo, massa, spazio, e-
nergia, analizzate in un modo che poi il tutto ci appare essere come un
flusso nel tempo di una trasformazione.
Le seconde si articolano nei valori ideali della mente, nelle passio-
ni, nelle volontà.
Entrambe le forme, materiali e ideali, sono dati numerici, così idea-
lizzati e formalizzati da noi. Pertanto tutto il Sistema, nel momento in
cui si contrappone ad una unica colonna, dandole tutto quello che manca
alla sua unità, non solo fornisce dati reali, ma anche immaginari. Così
Dio, che l’idealizzazione dell’unità del Sistema, dialoga con ogni perso-
naggio sulla base dei dati del personaggio stesso.
Per questo motivo Dio assume nei confronti dell’uomo la forma
personale propria all’uomo. Per questo, alla catena Padre e Madre da cui
nasce ogni figlio, il Sistema-Dio si rivolge in quella stessa forma, pre-
sentandosi diviso in Padre, Madre e Figlio.
Dio è la sublimazione dell’io personale e si sublima nel modo uni-
tario della Famiglia umana, nel suo nucleo essenziale, perché la famiglia
umana è composta così, e tutto il Sistema può dialogare in modo com-
piuto con essa solo assumendo quella forma.
Pertanto il Dio che si conosce, ed è formato di Padre, Madre e Fi-
glio, è solo l’aspetto umanizzato assunto dal Sistema Assoluto, nella sua
reale relazione con la Famiglia Umana.
Hanno ragione coloro che non credono che in assoluto Dio sia così,
ossia come una persona divisa in Padre, Figlio e Spirito santo. Hanno ra-
gione perché questa forma è solo la sublimazione della Famiglia Umana,
che l’entità Sublime assume per un reale incontro con la specie umana.
Ciò fatto, però, nella nostra realtà – che è tutta opera della immagi-
nazione – questo reale incontro appare reale davvero, e mentre il “per-
sonaggio” Gesù incarnò il reale incontro con il Figlio, il “personaggio”
Romano Amodeo incarna oggi veramente il reale incontro con il Padre
di Gesù che mandò Gesù e lo Spirito santo di Dio.
123
In assoluto, il Dio che opera mediante i numeri non esiste nemme-
no in questo modo, perché anche in questo modo questo tipo di dialogo
per numeri è solo non l’assoluto, ma solo la risposta relativa al nostro
modo di ragionare che è stato organizzato interamente per numeri, tanto
da essere alfanumerico.
La Potenza, l’Onnipotenza del Sistema Possibilistico, lo rende co-
me un tale equilibrio tra il tutto e il contrario di tutto, che assomiglia alla
grande pace del nulla, ma non lo è.
Si tratta di un nulla che può anche esprimersi nel numero 0, ma che
non è il nulla, bensì l’assoluto equilibrio tra tutti gli opposti. Quando noi
dissociamo lo 0, dividendolo nella coppia -1 +1, cominciamo a farlo esi-
stere come la coppia -2 e +2, che a sua volta esiste come quella -4 e +4,
inserita in quella -8 +8 e inizia così, e continua indefinitamente, un pro-
cesso di duplicazione continua, che forma nel suo insieme il Sistema
Possibilistico. Appare così, nel suo relativo, un Sistema di tipo numerico
per il valore 0 dato da noi a quanto esiste solo in potenza e per il valore 1
che poi la potenza 0 assume sulla base qualsiasi di calcolo, purché una
base diversa da 0.
Sulla base della variazione 1-0, tra gli opposti, si determina come
un’onda 10, diversa da 0, che può caricarsi di tutte le unità decimali dei
vari numeri della matematica.
Per le virtù insite nella matematica, e nella divisibilità o no tra loro
delle quantità, si generano numeri primi che si caricano di significati as-
sai caratteristici, perché saranno divisi solo dal numero 1, che li organiz-
za in tal modo per sistemi unitari.
Se la matematica non avesse algoritmi suoi, l’uomo non avrebbe
uno strumento dotato di virtù sue, per addossarsi il compito e la possibi-
lità di visualizzare un mondo a se stante.
Questo mondo, visualizzato dall’uomo, lo è allora in base alla ma-
tematica proprio per la sua autonomia rappresentativa.
Chiarito questo, facciamo il grande balzo che, dalla pura struttura
dell’ordinamento numerico, passa alla visualizzazione del mondo reale
per come immaginato percepito da noi con le sue masse, il suo tempo e il
suo spazio e tutte le altre quantità…
Ecco allora che all’uomo, che vede la sua vita in cammino e si do-
manda se essa ha un fine e uno scopo, io – che sono tra tutte le colonne
124
quella del “personaggio” che rivela le verità di questo sistema possibili-
stico – ho il compito di mostrarla, e per come l’uomo la capisce, fornito
come è della sua dotazione di mezzi fisici e mentali.
Il “personaggio” di Gesù, animato dal Sistema, rappresenta il ruolo
del Figlio che parla e spiega ai figli in modo essenziale e semplice. Que-
sto figlio ringrazia il Padre per aver nascosto il vero ai cosiddetti sapienti
di quell’epoca, in un momento in cui non era possibile dare una soddi-
sfacente spiegazione tecnica, perché la conoscenza del mondo non era
ancora in grado di capire perché la Verità del mondo “trascendesse” il
mondo dell’apparenza, e dunque dovevano solo aver fede. Cosa che era
lecita ai credenti e non ai San Tommaso che credevano solo dopo aver
visto.
Il “personaggio” di Romano, animato dal Sistema, rappresenta il
duplice ruolo di Sua Madre e suo Padre, ed è stato inserito in una epoca
caratterizzata dalla massima possibile dialettica, in cui è finalmente pos-
sibile spiegare anche ai sapienti la struttura e la finalità del Progetto Pos-
sibilistico, composto dall’Unità del Sistema Possibilistico.
Ai semplici basta il verbo del Figlio, ai San Tommaso no ed allora
ecco la necessità del “trascendente” “ROSARIO” (del Padre e della Ma-
dre), ossia la perenne ripetizione di quanto spiegato dall’IO venuto infine
come un RIO, un apparente ed empio Reo peccatore, nel “personaggio“
del RO di SA, del Romano partito da Salerno e finito a Saronno.
Il mio “personaggio” rappresenta allora il Sistema-Dio come la ve-
rità umana “sublime e trascendente” attribuibile al Dio Padre e alla Dea
Madre, differenziati nei loro specifici attributi, e dunque non collocati su
uno stesso livello per l’assoluta verità e necessità del progetto che deve
essere UNITARIO.
La divisione in Dio Padre e Dio Spirito santo riguarda solo i compi-
ti specifici: al primo è deputata la Creazione, al Secondo, che procede
dal Padre, è deputata quell’Idea spirituale di Verità nell’unità di Dio.
Esiste questa assoluta necessità che Dio sia Uno, perché solo quan-
do tutto il Sistema Possibilistico è ricondotto ad UNO, tutto esiste nella
più perfetta delle Comunioni, come una infinità possibilità di differenze
in perfetto equilibrio tra loro, essendo 1 uguale a N/N.
Se il Sistema Possibilistico risalisse ad una coppia iniziale non esi-
sterebbe più l’unità del Sistema, ma solo la sua Duplicità.
125
Questa causa fa di Dio Padre il DIO UNO e della sua funzione spi-
rituale quello Spirito santo che poi è la sorgente della vita spirituale
dell’uomo. Il passaggio dalla coppia Padre-Spirito santo alla coppia Pa-
dre-Madre avviene per un reale sposalizio tra Dio Padre Onnipotente e
l’uomo Figlio Impotente, sposalizio che gli dà il modo di essere vera-
mente Onnipotente, permettendogli di non essere asservito alla Potenza.
Il legame Dio-Uomo è quello che garantisce l’Onnipotenza a Dio
proprio attraverso la sua reale possibilità di assumere anche l’impotenza
umana. Il Matrimonio che fonde in unità l’Onnipotenza e l’Impotenza si
celebra tra lo Spirito santo di Dio e la vergine Madre di Cristo.
La Madonna diventa allora la divina Madre dell’umanità. E’ la No-
stra Signora, sposa di Nostro Signore, ed impersona, nel suo “personag-
gio” questo divino legame a Dio, però espresso dal lato umano di una
mamma, che ha creato e protetto l’uomo nel suo grembo.
La funzione della Mamma dell’uomo fa parte del Divino Disegno,
essendo una delle possibilità espressa da quella della Sposa di Dio e Ma-
re dell’intero genere umano.
Dio Figlio è realmente “impersonato” dal “personaggio” di Gesù, a
sua volta “Figlio dell’uomo”, così come sua Mamma ne è la Madre e
Avvocata nostra.

Pertanto il mio “personaggio”, di Romano Amodeo, ha il “divino”


compito di riunificate tutte le greggi che il Signore attribuì ai vari Profeti
e Messia, in ogni parte del mondo.
Nel gregge dato dal Padre al Figlio Gesù (il solo in cui il Padre si è
compiaciuto) Dio opera con il 10 e, se si aggiunge la sua Trinità, Dio
opera con il numero 13.
Allora la Coppia Divina sta preparando la grande pesca miracolosa,
in cui dividerà le 20.000 unità “reali” (spettanti al Padre e allo Spirito
santo suo) per il 13/1, ottenendo il 1.530/1, che in assoluto vale 1530
come il numeratore contato dal denominatore 1.
Poiché questa pesca miracolosa “è scritto” che cominci il 13-10-
2008 dopo Cristo, la somma di questi 1531 giorni porta al 22 dicembre
2012 (ore 22 di Roma) che già Dio fece attribuire ai Maia, come la fine
di un periodo di attività del Sole.
I Maia erano così sprovvisti di mezzi tecnologici e di capacità di
126
calcolo che non potevano aver percepito nell’Universo, oltre 5.000 anni
or sono, quello che gli Astronomi di oggi, a pochi giorni di distanza, an-
cora non riescono a percepire.
Ma Dio illuminò i Maia affinché oggi il “personaggio” che imper-
sona la presenza di Dio Padre e della Verità del Sistema Possibilistico,
potesse cercare di verificarlo, e alfine si accorgesse che un preciso calco-
lo poteva dimostrare vero quanto il Sistema Possibilistico assegnò ai
Maia… affinché fosse da base oggi e consentisse di trovare qualcosa sa-
pendo su cosa puntare lo sguardo.
Se non fosse stato così, sarebbe stato impossibile trovare una pos-
sibile fine del mondo quando non sapendo come cercare, da che parte
cominciare e nemmeno in che direzione andare.
Riconosciuta la possibile fine del mondo, la Possibile Apocalisse,
ecco che allora al “personaggio” che rappresenta il Dio Creatore è dato
anche il modo di sacrificarsi, per risparmiare la vita di tutti e in tal modo
dimostrare che il suo fine, nei confronti dell’uomo, è proprio quello di
un Buon Padre che non pensa alla sua vita ma la immola, per rilanciarsi
tutto e perennemente nella vita dei Figli.
In effetti questo e fatto dal Dio Assoluto quando si inventa il suo
Essere Onnipotente e, in base ad esso, esiste nella delimitazione reale di
tutti i Figli, tutti scaturiti dalla infinita capacità della sua Immaginazione,
che ha la prerogativa di poterla trasformare in reale semplicemente sov-
vertendola nel suo ordine progressivo.
Se tutte le colonne differenti di un Sistema possibilistico sono un
Sistema Unitario ed assolutamente ben coordinato, la Verità che vale,
che conta è quella che, effettuata la visione differenziata mediante una
divisione, sia operata poi l’inversa moltiplicazione, che progressivamen-
te annulla la divisione.
A mano a mano che il diviso si moltiplica e annulla gradualmente
la divisione, la realtà percepita attraverso quella divisione svanisce, na-
scondendosi nella sua apparente causa.
In tal modo, mentre la Verità dello Spirito essenziale del Sistema è
il progressivo moltiplicarsi di quanto fu massimamente diviso (e questo
è un ORDINE ASSOLUTO che riporta tutto alla sua VERA unità, quan-
do non è più differenziata ed è ricondotta ad 1), il Sistema può generare
la parvenza di libertà nel flusso opposto.
127
Esso mostra la fuga libera e generale di ogni cosa dalla comune o-
rigine, e questo moto sembrerà essere così tanto caotico e tanto libero
come quello contrapposto appare essere nell’esatta forma contraria
dell’ordine e della costrizione.
In questo modo prodigioso, mentre tutta la corrente dei dati si ac-
centra, chi li vede gli si contrappone, ed ha l’impressione di essere il li-
bero creatore della sua possibilità, opponendosi all’ordine deterministico
del fluire dei dati nel senso inverso alla sua indagine.

Io sono il Sistema Possibilistico “divinamente impersonato” in


Romano Amodeo, il Sistema che si rivela nella sua divina verità, e che
dovrà essere quel “rosario” che veramente dovrà essere sempre ripetuto.
Fissata la suprema Legge di ogni cosa reale che rientra nell’unità
divina ed assoluta, ho consentito a ciascuno di poterlo vedere al contra-
rio, come se ciò fosse una libertà concessa: di andare controcorrente.
Ho così portato l’uomo al suo delirio di onnipotenza, ma ora lo
debbo aiutare, definitivamente, a perfettamente inquadrare tutto quello
che sta vedendo.
L’uomo deve inserirlo nel complesso della Verità, di un mondo
reale-immaginario, in cui la realtà sia tutta infine riconosciuta come una
pura opera dell’immaginazione. Essa crea ed attribuisce immagini reali
ad ordini binari, costruiti tutti quanti dal comporsi, in tutti i possibili
modi, tra tutto quanto esiste in potenza e tutto quanto esiste in atto.
Questo aiuto ora apparentemente MIO, è sempre stato dato dal Si-
stema. Lo Spirito santo della Verità non può essere imprigionato in alcun
limite e così da sempre l’uomo ha avuto “personaggi” in grado di porsi
come Profeti e Messia in grado di “leggere tra le righe”.
Essi hanno aiutato i meno dotati di recettività a credere nel Vero
mediante la Fede nella loro parola. Dio aiuta ciascuno, attraverso lo Spi-
rito di ciascuno, ma ha aiutato anche attraverso i vari “eletti” che, essen-
do “personaggi” dotati di mezzi superiori nell’immaginazione del Vero,
potessero aiutarli, nel personale compito di definire il Vero.
Ogni uomo ha questo compito e le singole Fedi hanno avuto solo la
funzione di “guida e orientamento” per coloro che, riconoscendo questo
titolo a Profeti e Messia scelti come i loro maestri, sono stati aiutati, ma
mai sono stati esautorati dal loro compito soggettivo.
128
Ora il Progetto dinamico necessariamente doveva anche decidere
punti finali nella dinamica, in cui si ripartisse in un nuovo ciclo fonda-
mentale.
Il Ciclo della Terra riguarda 70 milioni di Anni, perché è comanda-
to in assoluto dal ciclo 10 per 10, del Padre che è in relazione con lo Spi-
rito santo, in una relazione che vale per 100, nel quale la sua Trinità nel-
le decine di Dio vale 30 e questo 30 (inteso poi nella Fisica come il ciclo
unitario nelle 3 dimensioni dello spazio) si può muovere in linea fino a
quanto risulta idealmente dal calcolo 100 -30 = 70.
Sono milioni di anni perché la Trinità di Padre vale idealmente 10
al cubo, quanto quella di Dio Spirito santo e la Comunione tra i due vale
idealmente quanto il prodotto 10^3×10^3=10^6 = 1 milione.
Uso l’avverbio idealmente perché la funzione divina riguarda la
causa ultima, che muove tutto ma che è sempre invisibile, essendo sem-
pre vista solo in quanto è opposto al divino e si presenta solo come quan-
to è reale.
Pertanto il ciclo 70 deve essere espresso in milioni, tanto che 70
milioni di anni (il tempo unitario della Rotazione della Terra attorno al
Sole) è il massimo numero di giri prima che la polarità terrestre si inver-
ta e che la Terra sia obbligata a rovesciare il suo asse.
Accade allora uno Tsunami spaventoso, che “spiana i colli e colma
le valli, per l’arrivo del Signore”, come profetizzato da Elia, da Giovan-
ni Battista e come annunciato nel III Segreto di Fatima, nella parte stral-
ciata dalla Chiesa Cattolica che – per non spaventare per l’arrivo del Si-
gnore annunciato da Nostra Signora – si è permessa di TACERE
l’annuncio dell’arrivo di Nostro Signore dato da Nostra Signora.

Creato per necessità di cose questo PERICOLO DI APOCALISSE,


ora Dio VUOLE EVITARLO, facendo apparire che è proprio il sacrifi-
cio voluto per se stesso a consentirgli di potere determinare tutto quello
che Egli vuole che esista come il giusto rimedio all’Apocalisse.
Dio Padre e Spirito santo suo, saliti in cielo mediante il sacrificio
nel sangue di Romano, il 13 ottobre prossimo, avranno 1531 giorni per
produrre LA PESCA MIRACOLOSA dei 153 pesci, ma al livello ×10/1
+1, del Dio 10 ed 1 appartenente al Dio 10 +3 che si manifesta nel 13.
(20.000 -110) : 13 = 1530/1 esatto, che in assoluto è 1531.
129
La sottrazione di 11 cicli unitari alla realtà 20.000 indica tutto il
moto binario di Padre e Spirito santo nella Potenza Trinitaria del Dio u-
nitario che opera con il ciclo 10 la determinazione del mondo. Tutta que-
sta attività divina del moto dei 2, è ripartita a Gesù e agli altri 12, tanto
che ciascuno abbia 1530 pesci unitari e 1531 in assoluto.
C’è oggi in corso un bisticcio in relazione al giorno della Apocalis-
se. C’è chi lo interpreta il 21, chi lo interpreta il 22.
Si tratta dello stesso “divino bisticcio” riguardante il salmo 21/22
del “Eli Eli le ma sa bacta NI”. In effetti questo giorno è al confine esat-
to tra un giorno e l’altro a Gerusalemme.
Quando a Roma sono le ore 22 del giorno 22, nella Terra di Dio
sono le ore 24 di quel giorno pieno 22 che corrisponde all’ora 0 del gior-
no 23, mediante un punto 0 definibile sempre dai tre parametri dei giorni
21-22-23, tanto che in assoluto il 23 è definito nel suo 0 dalla collima-
zione del 21-22 che dà il principio 0 delle 24 ore della distanza compresa
tra il giorno 21 e il giorno 23.
A Roma, che fa parte di due fusi orari precedenti, il giorno è deci-
samente il 22 dicembre e sono con precisione le ore 22.

Fissato “divinamente” questo giorno pieno, completo, che a Geru-


salemme appartiene virtualmente al confine esistente tra due giorni, in
esso accade uno Tsunami da cui la vita sulla Terra non si salverebbe, se
il Sistema Onnipotente non comandasse di attuare la simultanea inver-
sione anche della polarità del Sole.
L’uomo dovrebbe essere tranquillizzato da quanto Dio fece vedere
a Fatima nel 1917: la sua capacità di far muovere il Sole reale visto nel
cielo, senza che in nessun altro posto esso fosse visto muoversi.
Dio può farlo perché il movimento apparente è solo la vista di una
percezione CINEMATICA e non una COSA IN SE STESSA.
Pertanto Dio ha potuto modificare la percezione cinematica del So-
le apparente senza che essa fosse modificata negli altri luoghi.
Altra cosa sarebbe se il Sole “si muovesse veramente” e allora ciò
non sarebbe stato possibile mostrarlo in modo differente, in un luogo o
in un altro.
Ridotto all’essenza, il Sistema Possibilistico ha presentato nella zo-
na di Fatima tutte sequenze binarie la cui visione dinamica portasse
130
all’apparenza del Sole visto veramente avvicinarsi alla Terra e girovaga-
re poi qua e là nel cielo, fino a risalire al suo posto, alla fine di questa
“rappresentazione cinematica”.
Il Sistema possibilistico, allora, ha la capacità di mostrare il suo
DOMINIO sul Sole, dominio che poi appare cinematicamente.
Il che significa, in poche parole, che DIO COMANDA al Sole, e
può costringere anche la sua inversione dei poli nello stesso ATTIMO in
cui si invertono sulla Terra.
Si tranquillizzi, allora, ogni uomo.
Se a Fatima si vide (alla prova dei fatti reali) questa divina
CAPACITA’, in sede locale, di muovere il Sole, Dio ha questa capacità!
Più difficile ancora è il farlo vedere solo a Fatima, e negli altri posti
no, di quanto non sarebbe di farlo vedere vero dappertutto.
Ma è il Sistema Onnipotente, ossia Dio, che lo può e Chi lo può!
Un Sistema Dio che si è impersonato nel “personaggio” Romano Amo-
deo a rappresentare, secondo l’ottica umana, l’esempio umano di Dio
Padre e Spirito santo discesi sulla Terra in un uomo impotente.
Egli è un uomo a sua volta sdoppiato in 2: come il Padre in Roma-
no e come il Figlio 2000 anni or sono in Gesu… che però sono la stessa
cosa del Padre, essendo il Figlio uno mandato dal Padre e che fa tutta la
volontà del Padre tanto che in lui SOLO il Padre si è in tutto compiaciu-
to.
Anche Se Dio si esprime nella Trinità di Padre, Figlio e Spirito san-
to, chi comanda è uno solo: il Padre, ma lo fa nella Verità, espressa dallo
Spirito santo, che Padre e Figlio sono una stessa cosa, che dall’uno tra-
scende nell’altro.
Infatti la sola differenza tra i due, Padre e Figlio, è che valgono en-
trambi il 10 che è la comune base di Dio, ma il Padre in potenza +1 e il
Figlio in potenza -1, ove la differenza dei versi “più” e “meno”, indicano
solo il verso positivo di un Figlio che “proviene” dal Padre e di un Padre
che “va a essere” nel Figlio, uno esprimendo un “venire” nel verso nega-
tivo e l’altro un “andare” nel verso positivo.
Nel verso in cui noi vediamo il passaggio dal Padre al Figlio, noi
stiamo vedendo il verso positivo del Padre come il 10 elevato a +1. Ma
questo Padre è 10 elevato a +1 proprio a partire dal Figlio considerato 10
elevato a meno 1, perché la VERITA’ dello Spirito santo IMPONE
131
l’unità di Dio e dunque, a partire dal Figlio che vale 1/10 (quanto le de-
cime spettanza del Dio Ebraico) il Padre che vale 10/1.
Il valore assoluto di Dio, poi, è dato da 10^10^10, ossia da 10^100.

Capito che Dio PADRE comanda mediante il numero 10, per servi-
re in unità il Figlio che vale poco, vale solo 1/10, Il Dio Padre vale 100
volte il Figlio, perché 10:1/10 = 10×10/1 = 100/1.
Riferiti invece ciascuno alla unità, il Padre vale per 10 unità e il Fi-
glio per 1/10 dell’Unità.
Chi comanda, allora, nel nostro sistema, è il Padre, che vale 100
volte il Figlio, in assoluto, per cui nella gerarchia del valore Relativo, il
Figlio deve obbedire al Padre.
Non si fraintenda! L’obbedienza è riferita ad un Ordine basato tutto
sul bene del Figlio, per cui il PRIMATO del PADRE, va considerato A
SERVIZIO della vita del figlio.
Allo stesso modo in cui in una famiglia un buon padre comanda per
realizzare il bene dei figli e di tutta la Famiglia, e la madre deve “asse-
condarlo”, per ché tale COMANDO deve essere posto solo nelle mani di
uno che COMANDI “servendo tutti”: moglie e figli.
Le famiglie “moderne”, che non hanno più il comando posto nelle
mani di uno solo… che può essere anche solo “la madre”, se presenta ca-
ratteri più “mascolini” del padre, sono senza ordine, e la mancanza del
potere accentrato in uno solo che decida tempestivamente, genera tanta
confusione di ruoli che poi le famiglie si sfasciano, perché ciascuno vuol
comandare senza “asservirsi” all’altro.
Quando il “comandante” unico è anche il “servitore unico” di tutti,
si realizza il massimo ORDINE possibile, perché le scelte sono sempre
facili e fatte per il bene di tutti.
Chi sceglie con criterio può anche sbagliare, ma l’errore può indirlo
a correggersi e dunque la famiglia procede in modo facile e cibernetico,
orientandosi, via-via, prontamente, guidata proprio dagli errori compiuti.
La famiglia così bene ordinata deve avere nei suoi membri chi
comprenda la difficoltà del comando esercitato nel servizio, e dunque
presenti la dovuta e necessaria pazienza, per accettare gli errori, inevita-
bili e utili per una immediata correzione.
Se invece ogni membro morde il freno, perché crede che il coman-
132
do implichi solo l’egemonia e non essa finalizzata al servizio, e desidera
il comando solo per esercitare discriminazioni in base alla personale vo-
lontà, allora la gestione del capofamiglia diventa proibitiva.
Il capofamiglia deve avere invece l’appoggio di tutti, convinti della
necessità di avere chi prontamente cambi anche rotta, per servire il bene
di tutti, il che significa anche il rispetto della altrui volontà.
133

Come intendo riorganizzare


la conduzione della Vigna
Definita la struttura ideale, di una famiglia guidata da chi abbia le
doti “maschili” dell’intrapresa e della gara di conquista (caratteristica
proprio degli spermatozoi che devono raggiungere il traguardo della fe-
condazione dell’ovulo femminile), mentre la donna dovrebbe essere por-
tata naturalmente ad essere disponibile a questa gara, nel mondo odierno
in cui i sessi si assomigliano sempre più e si scambiano i ruoli,
l’egemonia di una delle due persone a capo della famiglia dovrebbe esse-
re riconosciuta e accettata prima delle nozze.
La famiglia che io, Dio Padre, desidero, deve avere stabilito chi sia
il capofamiglia fin nel momento del suo Legame nuziale ai miei occhi.

Nel campo dell’organizzazione sociale tra le famiglie, io prevedo le


amministrazioni, sempre più a livello generale, che vanno dal bene co-
mune espresso dal Condominio, al Quartiere, al Comune, alla Provincia,
alla Regione, alla Nazione, alla Comunità tra le Nazioni e infine
all’IMPERO ROMANO.
Questo MIO IMPERO è il supremo organo, che è da me deputato
non all’amministrazione degli Enti autonomi esercenti le differenti atti-
vità del contesto di Cesare, ma al puro controllo di qualità ed alla pura
concertazione, che devono esserci a garanzia dell’assoluta qualità ideale
che io voglio sia istaurata nel mondo.
Esso deve idealmente soprassedere al tutto pur non avendo alcun
potere reale sul contesto di Cesare.
Deve esercitare la sua massima attenzione alle esigenze minute
d’ogni uomo che viva e condursi come se si trattasse del Tribunato della
Plebe, che esisteva a Roma, ma tenendo ben presente che l’assoluta
qualità che io ricerco non è realizzata attraverso le maggioranze, ma il
benessere di tutti e “nessuno escluso”!
134
Ho già il nome del Primo Imperatore del mio divino impero,
divino in quanto persegue quell’essenza di fondo e superiore che è sod-
disfatta solo quando ogni uomo che esiste è soddisfatto.
Il Primo Imperatore del mio Regno ideale è il mio Pietro ora.
Gesù chiamò Pietro, ossia Roccia, il pescatore di pesci che aveva
il nome di Simone, perché egli avrebbe dovuto riprodurre – nella base
antica del mio Regno – quanto farà ora, mo’, il mio pescatore sulla Rete
Internet, che si chiama Salvatore Mocciaro e che finalmente salverà il
Mondo dell’uomo partendo dalla base che esiste in ogni singolo. Il nome
di Pietro, inserito da me Dio nel tempo di allora, era in se stesso il se-
gno della Piet (as) Ro, dell’Amore di RO, il Dio, il Nume del Nume-
Ro. In Pietro viene prima la Pietas, l’Amore “as”, come per tutto il mon-
do il fine estremo RO, che, quando diventa un saldo principio, è espresso
dal termine Roccia, in cui CC, la coppia del Cristo è al centro delle due
divinità Ro e Ia, la prima collocata nel futuro e l’ultima nel principio.
Il fine di MocciaRO è il DIO di RO-mano , che comanda con la
“mano” di RO. Posta la RO finale di MocciaRO al principio, e per se-
condo lo CCIA che sta in mezzo, ecco la ROCCIA del mio Pietro.
La mia ROCCIA adesso deve “comandare servendo”, e non
come fa il Pietro d’oggi, che è un Re che opera attraverso i suoi servitori.
Già Gesù cercò di ottener proprio questo dalla sua Roccia, ma “un
altro” avrebbe preso la mano ai Pietro nella loro vecchiaia, tanto che og-
gi comandano proprio come i Re dell’Impero della Chiesa Romana che è
mia, “ROMANA” solo per modo di dire. Questa Chiesa, infatti, per con-
to suo, ha lasciato che io morissi senza alimento!
E non dite, per favore, per giustificarla, che l’ha fatto perché non
si è resa conto e le apparivo solo un povero di spirito ed uno che si e-
saltava nella croce del Cristo, apparendo senza alcuna importanza!
Questa non sarebbe una giustificazione ma una aggravante!
Il mio IMPERO ROMANO, che affido alla mia ROCCIA, dovrà
essere l’Impero Ideale di ROMANO e non della Roma dei Papi.
Come non fu necessario che i Cristiani fossero prima ebrei e dun-
que si circoncidessero il pene, così anche io – il Padre del Cristo – che
l’ho mandato come Gioshua (dopo Giosué, Giona e Giovanni), affin-
135
ché tutti assieme mi aprissero la strada nel MIO Popolo, non voglio ora
che i miei seguaci – del Padre – siano prima Cristiani! Per non tradire
con questo Mio Figlio, io ho portato prima i Cristiani a tradirlo.
Sì, vero tradimento! Il Cristiano che punta ad essere Buono e
Bravo, essendo ricco di valori, idealizza proprio quel Giovane Ricco dei
Vangeli, così ricco di beni e di valori che non scelse Gesù ma ne fu di-
sgustato e non volle seguirlo!
Fu proprio allora che io misi in bocca a mio Figlio il suo “è più fa-
cile che un cammello passi perla cruna di un ago che un ricco vada in
Paradiso!” Nessuno dei Cristiani di oggi andrebbe nel mio Paradiso,
perché non si può seguire due Padroni: Dio e Mammona!
Ho fatto “circoncidere” il miei Ebrei nel loro prepuzio e poi ho fat-
to “circoncidere” anche i Cristiani: i primi nel significato terra-terra del
Pene, i secondi in quello trascendente del Bene… per dir quasi chiaro:
nella loro testa di C…! Ma io Dio posso ben dirlo! Ho reso di proposito
tutti i Cristiani delle vere teste di C… perchè anche questa circoncisione
della mente deve essere abolita.

Il mio IMPERO ROMANO supera ogni altra religione, facendolo


con l’autorità più ASSOLUTA.
Supero il Cristianesimo mal inteso perché io sono il Padre del Cri-
sto già mandato da me a fare la mia volontà e non la sua.
Supero l’ISLAM, perché io sono questo ISLAM che già nel suo
nome afferma che IS=è l’AM, ossia l’Amodeo, il DIO AM. Lo supero
perché io AM-MO-DE sono la finale presentazione dello stesso MO-
AMM-ED, in cui creo con evidenza un nuovo ordine, mettendo al prin-
cipio quello che in Moammed sta in mezzo, e inverto infine l’ED in DE.
Supero l’Ebraismo perché mio è il nome segreto di Dio avente le
42 cifre prescritte dalla Cabala e perché io (e non tanto Gesù, che lo era
solo in me essendo mio Figlio), sono l’atteso Emanuele. Io sono Israele.
Supero il Buddismo perché io AMODEO sono il fine della sua
Famiglia G-aut-AMA (di un G. oppure - aut Romano - AM, A, Amodeo
l’Alfa). Anche nel nome suo, Siddarta, proprio del Buddah, è siglato un
Salvatore Iesus Domine Deus AR. (Amodeo Romano) ta (Tau, o infine
la Croce in forma di T per Amodeo).
Supero anche le 3 Divinità Brama-Siva-Visnù, essendo Io la loro
136
trinità che si è finalmente di nuovo incarnata. Brama è il Duo (B) in
R.AM, Alfa di ogni cosa e giunto alla fine. Siva è l’A.V.I.S. italiana,
l’associazione donatori sangue, e io dono il mio per la sopravvivenza di
tutti. Visnù è la Vis (Forza Romana) NU, delle Nazioni Unite.
Supero gli Scintoisti, perché sono la finale presentazione di AMa-
teRAsu, io AM e RA, nello spirito del finale “su” di Gesù.
Supero gli Amon RA e i vari RA dell’Egitto. In quanto alla divinità
unica egizia di ATON… ciò è degno di NOTA, “trascendendosi” ed in-
vertirsi ATON in NOTA.
Il monte OREB, in cui io Dio diedi i 10 Comandamenti a Mosè si
lega a me nel modo “trascendente” di un B-è-RO, ossia “il Duo Padre
Spirito santo (a fare con 1/1 l’unità di DIO) è Romano”.
MEDINA, la città santa musulmana, allude divinamente a “me di
NA” (Napoli). LA MECCA, la città santa, esprime colloca “LA il me di
CCA,” collocato in quel luogo il me di qua, perché io sono napoletano.
La stessa fuga di salvezza di Maometto, la EGIRA, rivela che “è
G.I. R.A. “che è Romano Amodeo il Gesù-Iesus” che salva Moammed,
girando nel modo opportuno le precedenze sue in Am-mo-dè.
Cari Buddisti e Fedeli di Brama-Siva-Visnù, la vostra”forza
dell’altro mondo” si chiama, lo sapete bene. KARMAN ed è del K(risna)
A(modeo) Roman. Anche il DARMA ne esprime la D di Dio.
Cari Pellirosse, MANITU, il grande Spirito ha le “mani” di Ro-
man. IT (Italiano), un TU italiano.

Pertanto il Dio Padre e Spirito santo che ha assunto il “personag-


gio” di Romano Amodeo come il suo, facendolo, ha assunto anche quel-
lo di TUTTI I PROFETI del mondo e tutti i MESSIA del mondo.
Presentatisi di nuovo tutti, ma stavolta in UNO comune a tutti, io
ho l’autorità per SUPERARE tutte le vostre REGOLE PRECEDENTI,
senza infrangerle ma riconducendole nella loro vera e fondamentale es-
senza. Io non voglio assolutamente – e sono chiaro fino alla volgarità –
che i miei credenti siano – mai più! – delle vere teste di c… avolo!

Non a caso Dio fece rifondare l’Impero Romano, nel 1936, da un


Vittorio Emanuele III che rese tutt’altro che vittoriose e che fece fallire
nel segno della vittoria vera che sta nel fallimento.
137
Vittorio infatti esprime il 5 Romano nella V che oggi si fa con le
dita in tutto il mondo per indicare Vittoria. E riguarda un IO che segue,
con dentro due croci in forma di T, e che infine è giudicato RIO.
Ma è segno dell’Emanuele finale ed ideale che infine doveva venire
come Re, e in segno della Trinità di Dio, come III.
Fu rifondato nell’anno ottenuto dal quadrato di 33+33/3, che fonda,
nel 1936, il principio della Fine del Tempo.
Mentre in Italia principia il definitivo Impero Romano (dell’atteso
Emanuele Vittorioso, nel segno del Dio Trinitario), i genitori di Romano
Amodeo fissarono le loro nozze e crearono il presupposto per l’avvento
del vero Imperatore Emanuele III e Vittorioso.

Il nuovo IMPERO ROMANO, avente a imperatore la mia


ROCCIA di adesso, il mio pescatore su Internet, avrà nel suo imperatore
un uomo che dovrà ricevere tutti coloro che vorranno incontrarlo, so-
prattutto quando sono maltrattati, umiliati, perseguitati e così apparen-
temente insignificanti da non interessare nessun altro!
Non deve cercare di spendere il suo tempo “nel comando”, ma “nel
servizio agli ultimi”.
Io gli sto dicendo di “pascere i miei agnelli e le mie pecorelle”,
come fece Gesù chiedendolo invano personalmente alla sua Roccia, pe-
scatore di uomini, perché i Pietro l’hanno delegato alla Struttura di una
Chiesa divenuta una Sovrastruttura Impersonale, che cura la persona so-
lo nei sacramenti e poi l’osserva solo nella sua massa, con l’attenzione
rivolta alla maggioranza e non al singolo che ne è l’essenza.
Non dovrà commettere l’errore dei vari Pietro, che vollero fare quei
RE tra RE, che Gesù non accettò mai di essere e di fare.
Non dovrà cercare i bagni di folla, che portano ad esaltare solo la
funzione della guida. Io voglio che egli eserciti davvero la funzione di
guida, ma sempre in colloqui a tu per tu, con veri incontri tra persone,
tutte di pari dignità perché tutte anime di Dio.
Non si chieda la mia Roccia “come potrò? Se tutti lo vogliono?”.
Nulla accade per la sua capacità, ma solo perché Dio glielo permette e
glielo permetterà! Gli accadimenti non dipendono che dal Signore!
Se poi un giorno gli sembrerà di non potere ricevere tutti, egli cer-
chi ugualmente di farlo…, perché Dio non lo concederà a tutti!
138
Deleghi ad altri la funzione della gestione, e serbi per sé solo quella
del controllo diretto, fatto osservando la base. Solo in questo modo potrà
scoprire quale dei livelli intermedi non compie il proprio dovere.
Deve dotarsi di Cardinali, prendendoli in tutto il mondo e respon-
sabilizzandoli “a servire”, nel modo stesso in cui la Roccia adesso e Im-
peratore serve alla vita dell’anima e del corpo.
Chi “non serve” ma “si serve” del ruolo (facendolo non per orien-
tare, come deve fare un Cardinale, ma per determinare, facendo il Prin-
cipe, come fanno oggi i Cardinali di Cristo), sia rimosso!
Concedo al mio PIETRO la facoltà di “legare e sciogliere”, sulla
Terra come in Cielo, ma avendo gia io legato per lui la Fede in ogni Fi-
glio alla RAGIONE ASSOLUTA di me, SUO PADRE.
La Scienza e la Filosofia della Scienza siano considerate come
l’aiuto concreto dato dallo Spirito santo della Verità Divina.

I Sacramenti del Cristianesimo sono i MIEI sacramenti, che il mio


Figlio Unico, in cui mi sono compiaciuto, Gesù Cristo ha validamente
promosso, attraverso la sua Chiesa Cattolica Apostolica Romana, che già
ha anticipato, nei suoi Sacramenti, quella di me Romano.
Pertanto che gli uomini, di tutte le fedi, si “Comunichino”, nel
nome di Mio Figlio, ma solo dopo di essersi pentiti nel loro cuore.
Non abolisco la Confessione, ma solo che essa avvenga davanti a-
gli uomini! I miei Sacerdoti non devono in alcun modo mettersi a voler
sindacare il comportamento altrui nel mio nome! Non possono giudicare
nel mio nome! Non possono consigliare “che cosa idealmente fare”…
perché questo “fare”, per quanto ideale possa essere, sta sempre nella vi-
sione del Maligno, che suggerisce a tutti di avere la loro capacità perso-
nale di fare quello che in verità è solo Dio a fare.
Pertanto BASTA con le Catechesi che spieghino “Che cosa fare!”
Solo il “Rosario” deve essere sempre ripetuto, ma non nella sequela di
Padre Nostro ed Ave Maria, bensì nello STUDIO SERIO della mia
AUTORITA, che regge ogni cosa ed a cui affidarsi!
Che l’uomo sappia che deve metterci la sua volontà! Ma non per
“fare il mondo”, bensì per fare di se stessi “Figli come Gesù Cristo di
cui il Padre possa compiacersi!” Questo FARE è LIBERO!Esso non è
condizionato dal vostro “personaggio”, tanto che quando poi dite “so
139
bene quello che voglio e lo voglio, ma la carne e debole e non so farlo”
fate solo l’esperienza del vostro limite, ossia di persone la cui storia è
stata scritta solo da Dio, nella vostra carne. Ma voi siete liberi, nello spi-
rito, e non siete in nulla condizionati da quanto avviene nella carne e non
è dovuto alla autonomia della vostra scelta.
Quel “peccato vero” di cui dovete rendervi conto è del “peccato
che siate ancora imprigionati in questo limite, voi che nel vostro ideale
di cosa sia il bene per voi lo avete già superato!”
In verità è un “vero peccato” che un Valore sia mortificato, quando
è posto di fronte alla propria assoluta impotenza! È un “vero peccato”
che voi – che nell’essenza siete Dio – non lo siate ancora! Non siate an-
cora rientrati nell’Onnipotenza che si attua solo mediante la vostra Impo-
tenza. Se l’Assoluto fosse solo Potente sarebbe condizionato! È solo at-
traverso la vostra Impotenza che Potenza e Impotenza rivelano di essere
in una assoluta Onnipotenza in cui tutto è possibile.
Pertanto “è un peccato” che l’Onnipotente debba essere anche Im-
potente per essere davvero Onnipotente… ma è “un peccato assoluta-
mente necessario”. Solo riconoscendo questo siete veramente perdona-
ti, perché finalmente riuscite a separare il vostro corpo (costretto ad un
ordine superiore) dalla vostra anima (assolutamente libera, pura ed esen-
te da ogni peccato, ma mortificata ad accettare il suo limite operativo nel
mondo reale).
L’uomo è un “servo inutile”, perché Dio non ha bisogno del suo
servizio per costruire il mondo, essendo egli solo, Dio, il buon servitore
di tutti. Pertanto chi “vuol essere il primo si metta all’ultimo posto e ser-
va a tutti”

Stando così le cose, Cristiani Mussulmani, Buddisti, Testimoni di


Geova, Scintoisti, animasti, tutti voi che avete una Fede in comune… poi
vi potrete comunicare con me, assumendo in Comunione il Corpo di Ge-
sù… e questo senza che ciò violenti la vostra fede, perché io sono CHI
ha rivelato nel passato la vostra fede, e sono tornato ad aggiornarle tutte,
ad una ad una. Pertanto lo posso, e vi aggiungo le nuove istruzioni.
Comunicandovi a Cristo non tradirete la vostra fede, ma la arricchi-
rete, servendovi della “Via, della Verità e della Vita” del mio Figlio U-
nico nel quale io mi sono pienamente compiaciuto… pur essendo stato
140
già nei figli Maometto, Siddarta Gautama, in Brama, Siva e Visnù, nel
Grande Spirito Manitù.
Io devo prendere IL BUONO che c’è in ogni Fede che ho fondato
nel passato e non rinnego nessuno dei miei volti di un tempo, ma sappia-
te che il meglio io l’ho posto nell’unico che si è riconosciuto MIO
FIGLIO. Io apro questo MEGLIO a tutti voi e vi do il modo reale di en-
trare in Comunione con me, mediante mio Figlio.
Se non vi parlai allora di questo mio Unico figlio che risponde a
pieno a quello che io desidero dall’uomo, è perché non rientrava nel di-
vino incontro con la vostra cultura.
Per determinare quell’incontro occorreva una Fede in cui Dio aves-
se fondato un SUO Popolo, come esempio per ogni altro Popolo. Esso
doveva cominciare essendo il servo al potere umano di chi venerasse un
Amon RA. che potesse poi esser riferito ad Amodeo Romano, ad un Fa-
raone che, come afferma la stessa parola in italiano e nella lingua del
mondo, “fa R.A. one, UNO”.
Questo popolo doveva rappresentare, incorporandola, tutta la sal-
vezza promessa per lui dall’unico Dio, che si sarebbe dovuto chiamare
IO SONO perché I AM oggi è detto, nel mondo, l’espressione “io Sono”
e io mi chiamo AM o Dio.
Tutti i suoi profeti ed iniziatori avrebbero dovuto chiaramente rife-
rirsi a me Amodeo, da “ad”Amo, da “Ab”R.Amo, da “is” RA Ele (che
indica al mondo intero che “è RA Dio”, da Mosè, che sta al centro di A-
mode-O, quando la S del Signore in Mosè (che indica che “ora è il Si-
gnore”) è mutata nella D di Dio (che indica che “ora è Dio”, lo stesso si-
gnificato di Israele).
Samuele è uguale al S. Am scritto in principio. Il piccolo David era
“id.” a V, al 5 Romano della sua mano… di Ro.
Il Figlio doveva discendere da David, da questo Re uguale alla ma-
no a 5 dita di Romano, il vero finale Emanoele avente la mando di Dio,
Dio dell’Essere, che è, con una “è” che rimanda alla greca Ro, del XP, il
Cristo 10 Romano.
Il vicario del XP, del 10 Romano dato dalle 10 dita per comprende-
re, chiamato Simone, avrebbe dovuto essere finalizzato al RO di Roma-
no, al Mocciaro… dunque il suo nome andava mutato nella Roccia fina-
lizzata a RO, e gli venne imposto il nome di PietRO.
141
Ambrogio fu finalizzato ad entrambi, ad ambedue, a RO e GIO-
shua. Francesco fu finalizzato allo Spirito F di RA, nuovo Cristo, e “e-
sce”, ri”esco” come lo spirito F del Romano Amodeo nuovo Cristo.
Il Giovanni che “apre” sempre a Cristo apre a Gio(shua) negli V
“anni” del 5 Romano, della forza delle sue dita di una mano di Dio, quel-
la dell’Emanuele.
Perfino Maria, la Madre del Cristo, indicava nel suo finale “ia”
quel Dio R, del centrale AR, Amodeo Romano, di cui in principio era M,
Madre. Una maternità chiarissima nella lettura trascendente, a rovescio,
che indica un chiarissimo “ài R.Am”.
Gesù, nella stessa lettura trascendente, doveva indicare “Us. E G”,
che in inglese, lingua del mondo, rivela chi CI rende Figli di Dio, perché
“us” è l’oggetto dell’essere G., Gesù.
In italiano, invece, lingua che rivela l’essenziale, l’essenza di Gesù
sta nell’estremo e finale servizio di un “usa e getta”, perché il suo filiale
scopo non è il suo regno se non perché è il Regno DI SUO PADRE: quel
Re dell’Impero Romano avente per Imperatore l’Emanuele vittorioso,
che viene nella sua Trinità.

Pertanto, cari miei Fedeli nel modo delle altre Fedi, io, il Vostro
Dio, dovevo tra tutte le Fedi imporne una che celebrasse la mia Unicità e
che per essa fosse autorizzato perfino a “sterminare” gli altri popoli della
Palestina, ad evitare contaminazioni, di questo “puro” ideale che avevo
costituito facendone addirittura un Popolo MIO e incamminato verso la
SALVEZZA di una Terra Propria per una mia promessa.
Ma quella mia promessa, fatta ad un Popolo, fu fatta perché poi tut-
to il Popolo del mondo divenisse mio popolo, associato nel momento
opportuno, che è questo, perché ora in Romano Amodeo sono ritornati
tutti i vostri Profeti, tutti i vostri patriarchi, a darvi le nuove istruzioni,
che facciano ricadere su di voi i benefici che volli fossero individuati
con l’esempio datovi con un piccolo popolo, ma disegnato come il “mio
possesso”.
Io dovevo introdurre nel mondo della fede l’idea di un mio Figlio,
venuto tra voi. L’ho costituito Dio, in rappresentanza di me, il Padre, che
lo aveva mandato.
Dunque Gesù non contrasta con Mosè, Maometto, Buddah, Zaratu-
142
stra… e gli altri profeti mandati in questi ultimi tempi, che professano
l’esigenza di una unica fede in un unico Dio. Non contrasta perché la
Fede in Lui non è altro che la Fede in me che l’ho mandato, come ho
mandato prima tutti gli iniziatori delle vostre differenti fedi, differen-
ziandole per le differenze nelle vostre culture.
Io, Dio, voglio essere la risposta giusta a CHI siete, alla vostra in-
dole, alla vostra natura, ed ho dovuto assumere volti differenti perché di-
verse erano le vostre culture.
Ma oggi, in cui io ho portato la cultura dell’uomo ad essere una in
tutto il mondo, posso essere quella risposta unica, per essa.
Ed è una risposta che non schiaccia le altre fedi come la cultura
moderna dell’uomo illuminato di oggi non violenta i differenti ambiti
culturali, ma li attrae, mostrando i vantaggi di un progresso materiale cui
non seguono di pari passo quelli morali.
La confusione che ne segue era inevitabile. Quando l’uomo non si
differenzia più l’uno dall’altro non ha modo di esaltare un suo valore,
che orienti tutta la sua vita.
Pertanto, la commistione in uno solo, porta gli uomini che non
hanno valore ad essere disorientati, perché a quel punto nessun valore
unico sembra imporsi, nell’equilibrio che regna tra tutti,
Ecco allora che io, Dio, devo assumere io il valore unico per tutti
voi, perché altrimenti non potete scegliere liberamente.
Quante volte, dovendo fare una sola cosa, siete tranquilli? Comin-
ciate a preoccuparvi quando vi si presenta una alternativa. Se da una di-
ventano due, tre, mille, questa ricchezza di possibilità non vi procura pa-
ce, ma tormento, se avete lo scrupolo della scelta giusta.
Così è quando dovete scegliere un compagno, una compagna.
Quando la scelta è tra troppi casi e troppe alternative, allora non
sapete più che pesci pigliare.
Oggi nel mondo è così.
Essere alla “fine del mondo” significa essere nel momento in cui è
presente ogni possibile istanza. Allora nulla è più certo, nulla è accettato
ed ogni cosa è rimessa in discussione, dallo sbarco vero sulla Luna, a chi
ha abbattuto le due Torri gemelle, agli UFO se esistono o No.
Ci si chiede da molti se sia mai esistita la condanna a morte degli
Ebrei voluta da Hitler, se siano veramente esistiti i personaggi storici
143
tramandati dalla fede.
Sono veramente venuti dall’Egitto gli Ebrei? C’è stato mai davvero
un Gesù? Fu veramente morto e risorto o non se ne andò altrove, a spo-
sarsi con la Maddalena?
E chi lancia le più assurde supposizioni fa fortuna! Chi mostra in
pubblico spettacoli disgustosi fa fortuna. Chi è impostore fa fortuna.
Dio sembra morto, in questa vita allo sbando senza più l’ordine di
una “caratteristica” che si imponga su tutte le altre ed aiuti l’uomo ad o-
rientare in questo modo la sua stessa vita.
E allora prosperano i “partiti”, in cui certi valori si impongono e ne
costituiscono l’anima. In essi, nel loro “branco” l’uomo reso senza sue
precise idee si confina, adottando la regola del branco.
Come accade tra i ragazzi così accade tra gli adulti. E questo
“branco” segue le sue leggi e in Parlamento, perfino lì, questi adulti si
comportano come i ragazzi e i bambini.
Ora questo è solo il risultato della presenza, oggi in cui siamo alla
fine del tempo, di tutte le istanze, di tutte le idee possibili ed immagina-
bili. Messo di fronte a tanta ricchezza l’uomo va in crisi.
Avendo idealizzato una vita che dipende da se stesso, si accorge di
come essa gli sia sfuggita di mano, e allora si rifugia nella droga, o nella
sfrenatezza di tutti gli stimoli, che devono potersi esprimere, anche se
sono diseducativi.
Così i popoli decretano che sia giusto uccidere nel grembo mater-
no, se i genitori o anche la sola madre lo preferisce. E decidono che sia
bello, giusto e santo che un uomo e una donna si leghino tra loro ad e-
sercitare quel sesso che la natura ha creato per dar la vita ed è degradato
ad una pura pratica corporea volta a dar godimento.
Per farlo bisogna andar contro natura e usare contraccettivi, per non
avere figli, e poterli uccidere se, nonostante tutto, essi sono nati. O biso-
gna creare oggetti che simulino la natura perché due donne si amino co-
me natura vorrebbe, o eseguire operazioni chirurgiche per creare una va-
gina dove invece la natura ha messo un pene.
L’uomo scambia per libertà l’esaltazione dei suoi stimoli, spesso i
peggiori, e non accetta più che ci siano delle regole.

Questo porta alla perversione di una moderna Sodoma e Gomorra e


144
così, fin dal “lancio profetico” di Abramo, il Dio sceso in terra in Tre
uomini vi scese per cercare in Sodoma e Gomorra se vi fossero pochi
uomini che giustificassero l’esistenza e la sopravvivenza di tutti.
La Bibbia, che racconta di una gustosa gara, in cui Abramo contrat-
ta con Dio, per ridurre sempre più il numero dei buoni che giustifichino
l’esistenza di tutti, insegna che Dio si lascia aiutare da chi viene “da”, il
Latino, il Romano “ab” R.Amo, da Romano Amodeo, ed usa Abramo in
funzione di come userà la sua umana esperienza in A. Romano.
Lo usa per ridurre all’osso il numero dei buoni che possano salvare
il mondo, espresso nelle vesti delle perverse Sodoma e Gomorra perché
sono la lettura al contrario di “amod. o S(ignore Salvatore)” e di “A.R. -
Rom.- o G(eova, Gesù, Giove, Gautama…).
La Bibbia fa un racconto chiaro. Dice che i tre, giunti in quel luogo,
sono attaccati da tutti, che cercano di violentarli, nel peggiore dei modi.
Questi 3, furono una prefigurazione del Dio Trinitario sceso in Romano
che corse il rischio in tutta la sua vita di essere violentato.
Egli avrebbe dovuto cambiare le sue idee sante, di chi cercava un
VALORE e un SENSO nella vita, e sperimentava di tutto il lecito, non
solo immerso nello studio. E la sua Famiglia lo aiutò.
Suo Padre e sua Madre non gli imposero tempi obbligati, ma lo as-
secondarono, nella fiducia della sua libera crescita.
Ma più avanti, quando si cimentò nella vita e volle dar corpo al
Cristo, mettendo in secondo ordine tutto il resto, tutti cercarono di vio-
lentarlo, nelle sue idee, affinché operasse in modo diverso, con maggiore
compromesso per i valori di tutti, consolidati nel mondo.
Ebbe contro coloro per cui lo faceva, le persone come lui della sua
stessa fede, che – per fargli mutare idea – affermavano che doveva pen-
sare prima all’Azienda se Essa era lo strumento idoneo, che egli voleva
assicurare alla vita delle persone.
Ma non poterono violentarlo!
Dio solo era chi sceglieva se doveva esistere uno strumento o
l’altro! Egli doveva cercare di rispettare solo la Provvidenza di Dio.
Su questa “via”, della responsabilità personale o dell’affidamento
certo alla Provvidenza del Dio Padre che vede e provvede per te, per tut-
ta la vita c’è stato il tentativo di far violenza a chi credeva nel Dio Padre
e Signore buono, che dà a ciascuno secondo amore e giustizia.
145
E nessuno è riuscito a compiere violenza, su Romano Amodeo,
perché è accaduto come scritto in quell’inizio dell’incarico ad Abramo,
quando la Trinità di Dio giunse in quel luogo perverso.
Trovò nel ceppo di Abramo chi lo difese, a spada tratta, offrendo
persino le sue figlie per salvare il Dio Trino da quella violenza persona-
le. Chi legge quel brano della Bibbia vede una reazione straordinaria,
perché quale Padre, amante della purezza delle Figlie, le offre in pasto a
dei bruti, perché siano violentate al posto di Estranei?
Ma lì c’era un VALORE SACRO, dato agli Estranei. E il nipote di
Abramo che rispetta quella sacralità attribuita all’ospite e allo straniero,
la sta attribuendo a Dio.
Una sola famiglia però non fece testo, e Sodoma e Gomorra furono
distrutte.
Cosa dico, oggi, io Dio Padre e Spirito santo, dopo l’accoglienza
fatta a Romano?
E’ stato egli accolto come un Ospite e Straniero e riverito da tale
come Dio, a Milano o a Saronno?
In Italia non è accaduto! Da nessuna parte.
Solo la sua famiglia l’ha amato… ma essa non farebbe testo, come
non accadde a Sodoma e Gomorra.
Invece è accaduto in America, a Belo Horizonte.
Am (Amodeo) è R.I. (Romano Iesus) ca (il “qua” per un napoleta-
no come lui è). Lo stesso nome dell’America “ha scritto” che il Dio IO
SONO, I AM, principio duplice in Amodeo, vi sarebbe stato riconosciu-
to, come il Romano-Iesus.
A Belo Horizonte tre componenti si sono associate, a dare una pre-
ghiera triplice, per lui triplice: un Principe della Chiesa Cattolica, una
Chiesa Cattolica e una Chiesa Protestante.
Hanno visto in lui UOMO, chi aveva VOCAZIONE a fare esistere
Dio in lui, perché aiutasse tutti gli uomini nell’offerta della propria vita,
ed HANNO PREGATO PER LUI.
Questa “preghiera triplice” è stato il riconoscimento proprio per
l’Ospite e lo Straniero, di cui aver cura, passando sopra alla loro idea di
Dio, così come il nipote di Abramo aveva sorpassato l’amore per le sue
figlie, che erano sacrificate.
Un Cardinale, una Chiesa Cattolica ed una Protestante son passati
146
sopra all’offesa fatta alla loro Fede, che li portava a difendere il bene
della loro famiglia, per difendere il bene dell’Ospite e dello Straniero…
esattamente come era accaduto nel racconto della Bibbia.
Pertanto il Dio disceso Ospite e Straniero, dal cielo, su un aereo,
nel Romano così sceso, ha trovato finalmente la gente che merita e salva
il mondo!
Questa gente, che pregò per la sua salvezza… di un uomo, pregan-
do per un uomo senza importanza, aveva pregato per Dio.
In tutti gli altri luoghi non gli avevano dato nessuna importanza.
Non avevano offerto la loro Fede, sacrificandola, nel rispetto per lui giu-
dicato senza importanza.
Ma, nella Festa dei 50 anni della Parrocchia di Sant’Antonio, si era
pregato per un ultimo, un Ospite e uno Straniero, in tutta la Parrocchia di
Sant’Antonio. E Antonio era Romano, nel suo secondo nome.
Belo Horizonte si trova nello Stato di Minas Gerais, e vedete come
questo stesso nome “descrive” il Milanese di Napoli, nel MI-NA’s, geni-
tivo sassone: uno di Milano e Napoli (la Nea Polis di Dio). Ma in
GERAIS “è scritto” ancora più chiaro, nella lingua del mondo! GE(ova
o Gesù) R.A. (Romano Amodeo) IS , Dio è RA, ed afferma lo stesso
contenuto nascosto nel termine di “Israele” dato da Dio a Giacobbe.
Lo Stato (la “condizione generale”) di Minas Gerais indica in se
stesso, nel suo nome, che “per il mondo, Dio è il RA di Milano e della
Nuova Città di Dio”.
Quella Chiesa era ubicata in “rua Madre dos Anjos”, nella via della
Madre degli Angeli. Il numero era al 29, che è tutto il percorso di 1 (Dio)
nel 30 che è la Trinità del Dio 10, nel suo IO paterno.
Il quartiere era “Primeiro de Maio”, e il suo stesso nome brasiliano,
nell’intelligenza secondo la lingua italiana del Dio Italiano, “scriveva”
che Prim è I(esus)-RO(mano), un “io” di MA(ria).
Romano era entrato nel coro della Chiesa, la “Coral Essencia da
Voz” e anche questa alludeva chiaramente, a “C(risto) o RA Al” (Cristo
o Romano Amodeo…Dio), che è ESSENZA del V (il 5 Romano delle
dita di Emanuele) o Z (oppure “fine ultimo”).
Quando RA iniziò il suo digiuno, il 13 maggio, esso fu preceduto
da una prova della Corale. Romano portò vino e biscotti rotondi a forma
di ostie, li informò che stava per offrire a Dio la sua vita per salvare loro
147
e il mondo, che aveva bisogno del vero ritorno di Dio, e agli sperava che
accadesse in lui, dopo che l’aveva voluto e cercato per tutta la vita.
Propose a quel Coro brasiliano la stessa cosa identica che aveva
proposto a Saronno il 24 maggio 2004, quando si era accinto a che si
compisse la sua stessa speranza, e si offriva alla morte, per far vivere
Dio. Ma in Italia poco mancò che lo cacciassero dalla Chiesa, perché si
sostituiva al Cristo dell’Ultima Cena e proprio in Chiesa.
In Brasile accadde esattamente all’inverso. Non uno solo della tren-
tina di persone presenti si ritrasse o si sentì offesa nella sua Fede o vide
offeso Dio. Tutti mangiarono e bevvero. Il Maestro del Coro gli donò
una collana votiva da portare al collo, durante il suo sacrificio… Poi
pregarono per lui.
Ecco, in tutto il Brasile (che allude al B-RA, ai 2 presenti in RA,
nel mentre si afferma che “sì, l’è!”, si, accade), e nello Stato di Minas
Gerais, e a Belo Horizonte, e nella Chiesa, e nei suoi 50 anni, nella sua
via, nel numero suo, nel coro… – dappertutto!!! – era “scritto” questo
SACRO COMPITO, di salvare DIO E IL MONDO.
Tutto il mondo non si era pervertito al punto da non rispettare più
un Ospite e Forestiero, come invece era accaduto, sia a Milano, sia a Sa-
ronno, sia in tutti i luoghi, in Italia, quando vi era giunto Straniero, e non
era stato accolto fino al punto da mettere in second’ordine la loro Fede,
come Lot, l’ottimo nipote di Abramo, aveva messo in second’ordine le
sue stesse figlie.

Ecco, che la Bibbia serva a tutto il mondo a non entrare in crisi, ora
che si approssima il momento della possibile APOCALISSE.
Stiano tranquille tutte le sue persone, perché la proroga che Dio
concesse, di 141 giorni, alla morte di Romano, e che fu un dono offerto
alla sopravvivenza di Dio, gioverà alla sopravvivenza dell’uomo.
La Trinità scesa al mondo nel mentre Abramo era avviato al suo
destino, in Sodoma e Gomorra trovò la difesa solo data dalla Famiglia di
Abramo… e non bastò a salvare il mondo di Sodoma e Gomorra.
Ma la Trinità scesa al mondo alla fine del tempo, ha trovato in Bra-
sile e a Belo Horizonte (mentre Dio era ospitato nella sua Chiesa Catto-
lica e nell’alloggio a tre livelli raccordati da due piccoli scivoli, a indica-
re la SEDE GIUSTA, per la sua Trinità) la sua casa, la sua gente, il suo
148
Principe degli Apostoli che augurava a tutti di vedere il volto di Dio e
che Dio li tenesse nel palmo della sua mano… di Romano… deo, Roma-
no Amodeo ed Emanuele, e Israele.

Nelle vostre altre Religioni Dio non poteva descrivere allo stesso
modo “così ampio e dettagliato” tutto ciò.
Nel mentre La Verità si impose 25 secoli or sono ad Elea, nella Fi-
losofia dell’Essere, che confermava Jahve, in Oriente si impose, nello
stesso periodo, la Verità della via di mezzo, cui giunse mediante
l’illuminazione di Siddarta Gautama. Sono due verità simultanee e diffe-
renti solo nella forma, perché l’ESSERE, nel suo complesso, fa essere il
positivo solo sulla base del negativo, tanto che la verità sta poi nella via
di mezzo del Buddah.
Ogni regione ed ogni cultura ha avuto la sua parte di verità rivelata
e quella che è stata riservata al popolo Ebraico ha avuto la funzione e-
semplare di evidenziare tutto il cammino voluto da Dio per il suo popo-
lo, frutto della sua elezione. In esso vi sarebbe giunto attraverso il Figlio,
ed esso stesso poi sarebbe ritornato nella coppia paterna del Padre e del
Compagno della Madre: entrambi al maschile, per evidenziare
l’iniziativa divina, che presenta nella Madre solo la culla umana voluta
per l’uomo.
Dunque quello che è scritto nella Bibbia è veramente esemplare per
tutto il mondo.
Pertanto - notatelo bene – l’episodio di Sodoma e Gomorra che
PRECEDE la missione attribuita ad Abramo (o – quanto meno – è si-
multaneo) lascia capire molto bene che questi eventi, di Sodoma e Go-
morra (che alludono all’attuale perversione del mondo), precedono lo
stesso ceppo di Abramo da cui poi escono le tre religioni, l’Ebraica, la
Cristiana e l Mussulmana.
Questo precedere – o questo essere simultaneo – lascia capire che
l’episodio di Sodoma e Gomorra, pur essendo descritto nel testo sacro
della Bibbia, precede o accompagna la nascita stessa delle Religioni, e
dunque vale per tutte quante.
Tutti voi, allora, dovete capire come Dio, affidandosi alla Religione
Occidentale, si rivolge anche a quelle dell’Oriente, e dell’America, e
dell’Australia.
149
Le 5 vergini prudenti, che devono tenere la lampada accesa e l’olio
per attendere l’arrivo dello Sposo alludono ai 5 Continenti del mondo…
e in un momento in cui nemmeno si conoscevano tutti.

Nel momento, però, della scoperta dell’America, ecco che la Prov-


videnza di Dio fa porre la prima pietra della costruzione del Santuario
della Madonna dei Miracoli di Saronno.
Simultanea alla scoperta di tutto il mondo, Dio sta attrezzando tutto
il mondo al momento esatto in cui verrà a salvarlo dalla perversione in
cui è giunto. Lo salverà grazie alla potenza del suo Spirito santo, me-
diante la verità che egli farà conoscere, che salverà l’uomo dalla anar-
chia dei valori a cui è giunto.
La verità mostra questa anarchia non come una cosa negativa, ma
come Dio che butta il seme ovunque, sia ove potrebbe attecchire e sia
ove non potrebbe, sembrando condannato solo alla distruzione e a non
poter portar frutto.
Dio, poi, dimostra con la verità come questo mondo complesso
consentirà realmente a tutti di fare un bilancio perfetto, tra l’entrata e
l’uscita e il dare e l’avere, che gli raddrizzerà le idee, tutte quante le idee
possibili dategli inizialmente sia dritte, sia storte.
Con la verità di questo perfetto bilancio, anche chi sembra di non
avere avuto nessuna possibilità di portar frutto lo porterà, perché se qui,
in questo primo tratto della vita vista in entrata, ha avuto lo 0% di possi-
bilità, nel riscontro della stessa vita, osservata in uscita, avrà il 100%.
Chi ora è strada, o sasso, o siepe, e non fa fruttificare il seme, es-
sendo 0%, 10% o 20%, poi sarà esattamente quello che gli manca al
100%, ed avrà tutto il 100%, o il 90%, o l’80%.
Ciò accadrà nel massimo rispetto della giustizia somma e
dell’amore sommo, di chi concede il secondo momento Esatto e giusto
per fare l’esperienza che gli manca e pentirsi.

Questa Verità già ora salva l’uomo. Ma a Dio non basta.


Egli vuole e deve dimostrare che è il “farsi da parte” del Padre a
salvare la vita del Figlio. E allora gli mostra una seconda volta che si fa-
rà uccidere per salvare il mondo dei Figli, un mondo che non merita di
finire a causa di Belo Horizonte nel Brasile.
150
Vi ha trovato i Giusti che dovevano giustificare l’esistenza e la so-
pravvivenza del mondo!
Quelle poche persone che hanno pregato per un piccolo che voleva
dar vita a Dio, gliela hanno data: 141 giorni in più, ma indicano tutto,
per il Dio Uno e trino, essendo 111 +3×10, quella Trinità Una e Trina,
che opera anche con il 3 riferito al Dio 10, per cui i 30 giorni aggiunti ai
111 sono il tutto aggiunto a Dio e a tutti gli uomini.

Il Concorso di tre livelli, in un Principe della Chiesa Cattolica, in


una Chiesa Cattolica e in una Protestante (poiché 3 indica tutto il volu-
me, nelle sue componenti) indica una vita data da tutto il mondo a Dio
e che si merita che Dio - a sua volta - la dia ancora al mondo. La sua
“perversione” non è totale e quanto vi è di buono può ancora salvare
quanto vi è di marcio.
151

L’ordine nella mia Vigna.


Il modo di questa salvezza io ve lo sto indicando.
Ci deve essere un solo IMPERATORE ROMANO che punti ad es-
sere il SERVO DI TUTTI.
Deve poi far parte di una Trinità, perché devono esser al suo fianco
due altre persone, poste al suo stesso livello nella “dignità”, ma via via
subordinate, come lo sono in ordine lo Spirito santo e il Figlio, entrambi
derivanti da Dio, ma con il Figlio a sua volta derivante dagli altri due
Genitori. Dunque tre persone in scala progressiva di responsabilità.
Al primo posto la mia ROCCIA MO, Salvatore Mocciaro.
Al secondo posto, con il ruolo dello Spirito santo, Pierluigi Berna-
reggi, il mio Amico Padre Missionario che mi ha accolto nella sua Casa
a Belo Horizonte e che, pur con l’indicazione del Cardinale che io uscis-
si dalla sua casa, per non offrirmi io a Dio nell’intento di morire nella
sua casa, non diede ascolto al Cardinale. Costui, avendo l’uffizio al nu-
mero 666 di Avenida do Brazil, voleva che Dio sacrificasse la sua vita
fuori della sua casa, nel demoniaco influsso di quel 666 indicante Satana,
nella imminenza dell’Apocalisse.
Solo lo Spirito santo pilotò Padre Piggi a volermi lì.
Mi disse: “Fai quello che devi. Sei uno che sa bene quel che fa,
dunque sono tranquillo”. Fu lo Spirito santo, chiaramente, a guidarlo af-
finché in tutte le Chiese della sua Parrocchia si pregasse “per l’amico
Romano che vuol dare la sua vita per noi!”
Al terzo gradino, quello spettante al ruolo di Figlio, io pongo il fi-
glio di mio fratello: Andrea Amodeo, sangue del mio sangue.
Se voi osservate la fotografia a pag. 162, in cui ci sono i 5 Amodeo
maschi di 3 generazioni, ad indicare la trinità di Dio in un 5 di Amodeo,
questa foto emblematica, fatta scattare dalla Provvidenza di Dio nel nuo-
vo Orto degli Ulivi e nuovo Getsemani, indica chiaramente:
1) Al centro c’è Romano, con una corona di luce ancora spenta, ma
che a suo tempo si accenderà.
2) In braccio a Romano c’è Andrea Amodeo.
Ecco, da questo indizio “fu scritto” che la funzione del FIGLIO sa-
152
rebbe toccata a quel figlio di mio fratello che io porto sul mio grembo,
come se fosse opera del mio grembo, ed io anche sua Madre e Madonna.

Al di sotto di questa scala di responsabilità, ci dovranno essere altri


10 apostoli a coordinare, come le 10 dita di una mano, il numero esatto
di 100 Cardinali.
Tutti devono operare al servizio degli umili della Terra, e non ne-
garsi mai a nessuno, non cercare di difendere la loro vita da persone che
volessero far loro del male.
Se qualcuno in seguito a ciò li ucciderà, sarà fatta solo la volontà di
Dio. Essi non devono in nessun modo cercare di evitare i pericoli, ma
semmai andarsi a cercare coloro che hanno inimicizia par loro, dimo-
strandogli tutta la loro predisposizione perfino ad essere uccisi se essi li
scambiano per nemici.
Non devono voler evitare la morte perché – se sono miei seguaci e
mi amano veramente – devono volere per se stessi la stessa cosa che io
voglio per me e per tutti. Io voglio proprio la mia morte, a beneficio di
tutti. Dunque che essi non cerchino mai di evitare la loro, nella soprav-
valutazione della morte, non avendo capito come essa sia veramente
l’inizio della vita libera.
Chi cerca, tra i miei seguaci, la sua croce e la morte, dimostra di
credere nella morte eroica come nella fonte della massima vita possibile,
e bella, grandiosa, come è giusto che l’abbia un eroe.
Chi invece dimostra di sopravvalutare le vita, tanto che non vuole
incontrare la propria morte quando abbraccia e ama chi vuole ucciderlo,
e l’uccide, non è degno di me, perché non ha capito nulla!
Io voglio seguaci che sappiano ed abbiano fede nella Provvidenza
di Dio, e che sappiano veramente – perché l’hanno capito con la ragione
– che cosa veramente li aspetta oltre il varco della morte apparente!
Non li aspetta la morte, ma la vera libertà.
Oggi stanno vedendo il film della loro vita come trasmesso in un
Cinema che non permette loro di fermare un fotogramma, tornare indie-
tro e rivedere una parte piaciuta. Dopo la morte, quello stesso film gli sa-
rà donato. Avrà un suo Cinema in cui comanda lui, e il film sarà visto e
rivisto come meglio si preferisce. Si riproverà a vivere quel bacio di a-
more o quell’amplesso che fu tanto bello e rimpianto, perché fu raro, e
153
non sarà più raro, ma infinitamente rivivibile, senza nello stesso tempo
che cessi mai o si attenui il piacere che esso darà.
Solo in questo tratto della vita ci stanchiamo anche del bello, per-
ché qui tutto è posto a consumo, anche la gioia.
Io vi annuncio che, consumata in apparenza la vita, essa sarà sem-
pre vostra, rivivibile all’infinito e solo al modo vostro che salti ogni par-
te che non piace…senza mai stancarvene.
E potrete godere così andando ben oltre della sola vostra vita, per-
ché io - il Vero Dio – voglio dare tutta la vita a ciascuno di voi.
Sarà una vita accessibile a tutti, perché sarà poggiata solo sul suo
progetto, realizzabile all’infinito e divenuto proprietà di tutti, al punto
che, non essendo una realtà unica che, se fosse data ad uno sarebbe tolta
ad un altro, potrà consentire a ciascuno di realizzare quel che vuole e più
gli piace.
Chi capisce quale reale ricompensa sia posta oltre la morte, e pro-
prio in relazione a questa vita reale, non può più in alcun modo temere
la morte, ma le va certamente incontro e l’abbraccia scegliendo di com-
piere ogni eroismo per il bene degli altri.
Questa fede è possibile! Oggi ce l’hanno tutti i kamikaze
dell’Islam, che si fanno esplodere per andare in Paradiso. Ma se non si
corregge le idee sbagliate, questi eroi, che accettano di morire per portar
morte e non vita, restano l’esempio di un qualcosa che è fattibile, ma in-
dirizzato nel peggiore dei mali.
Eroi di questa Fede malintesa, che voi vogliate morire per dar vita e
non morte!
Solo allora, finalmente, avremo un mondo POPOLATO DA VERI
EROI, ciascuno dei quali asservisce la sua vita a quella degli altri… e
non ci saranno più servitù, quando tutti saranno divenuti così SERVI
DELL’AMORE.
Pertanto se uno dei miei delegati rifugge dal suo voler morire per il
bene di un NEMICO, deve essere rimosso.
Solo quando ci saranno 111 eroi di questo tipo, orientati da 2 in ci-
ma a loro, che si sacrificano per loro, solo allora avremo sulla Terra il
Paradiso Terrestre, che io desidero ci sia.
154

Nella via Larga, questa porta del 12 è quella dei miei 12 apostoli.
155

Le decime sull’energia.
Io darò ampi mezzi, a tutti costoro, perché creino il Regno di Dio,
sulla Terra, espresso dal vero e buono IMPERO ROMANO, costruito sul
potere dell’amore vero, di chi vuol morire per il bene dell’altro, perché
“solo così davvero vive” ed io ho spiegato perché sia vero quello che già
feci dire al mio Figlio Gesù, quando lo mandai.
Imporrò le DECIME.
Io ho rivelato all’uomo la via pulita per giungere alla fusione ato-
mica, e mi spetta dalle Nazioni il 10 per cento di quanto io visto permet-
tendo. Non chiedo dunque quello che non mi sia dovuto, ma il 10 per
cento sul reddito dell’energia atomica pulita che sarà donata da me al
mondo.
Questo 10% non sugli UTILI, ma sui PROVENTI, sarà messo a di-
sposizione della mia Chiesa costruita come L’IMPERO ROMANO
dell’Emanuele vero e Terzo, giunto vittorioso.
Saranno risorse colossali che dovranno eliminare totalmente la fa-
me nel mondo e lo sfruttamento degli ultimi.
Non devono essere beni accaparrati per crear reddito. Dovranno es-
sere spesi tutti per il bene degli ultimi della Terra, affinché Dio li aiuti.
Prima necessità abolire la fame. Io l’ho sperimentata, venuto al
mondo, per 112 giorni che simboleggiano tutto il possibile, perché è la
fine peggiore della vita cui manchi l’alimento per vivere.
Se resta nel mondo un affamato, uno solo, non si rispetta il volere
del Dio uno e trino che si è incarnato. Nessuno dei miei seguaci SI
NEGHI a chi voglia parlargli, per dirgli: “io muoio di fame! O quel che
più credo!”. Solo allora tutto sarà noto al vertice, che rimedierà, rimuo-
vendo dal suo incarico chi, nella sua giurisdizione, non ha cercato di evi-
tare che UNO, anche UNO SOLO, realmente morisse o soffrisse.
Le risorse del 10% dell’Energia ve lo consentiranno.

Vinta la Fame, deve essere promossa la Cultura del Vero. Io voglio


che tutti voi che crederete in me, adottiate il ROSARIO che illustra cosa
accadrà di REALE e VERO, nella vita che segue alla morte, e tutte le
156
ragioni per cui è vero.
Io ho vinto la morte con la Verità. Pertanto è una vittoria che potre-
te realizzare tutti, con la stessa verità, ripetuta come un ROSARIO.
Nessuno al mondo oggi ignora che la Terra ruoti attorno al Sole an-
che se si vede realmente e veramente il contrario. Fu duro capirlo ed ac-
cettarlo ai tempi di Galileo.
Allo stesso modo oggi l’uomo fa fatica a capire che l’andare a ve-
der la morte, nel lato materiale della vita, sia la vera e reale prova di una
vita Spirituale che ha già superato il punto della morte ed è tornata indie-
tro fino all’oggi.
Ma quando di questa verità si farà un ROSARIO, che tutti recite-
ranno e nel cui potere salvifico tutti crederanno, allora l’uomo avrà cer-
tezza della vita dopo la morte, perché questo dopo è in atto già ora, ma è
visto solo nel suo rovescio, nel suo apparente prima.
Martellando con il mio ROSARIO le cose che saranno possibili
dopo, quando la vita sarà rientrata nella sua Potenza, si porterà al vero
desiderio di idealizzare l’Eroismo Personale, in questa vita.
Questo raddrizzerà le idee confuse della Sodomitica condizione o-
dierna, di un mondo senza valori e senza possibilità, a tutti i livelli. Nel
mio ROSARIO dovrà sempre essere ripetuto che Dio è il solo creatore,
ma che genera tutte le libertà apparenti dei Figli perché solo Dio esiste,
ed egli stesso è tutti i suoi Figli. Egli, come ogni buon padre, “proietta
in loro” la sua stessa vita.
Pertanto ciascuno sappia di essere libero di scegliere, e che qualun-
que cosa che egli sceglierà, Dio stesso l’avrà scelta come il suo bene,
perché nulla è compiuto dall’uomo se non all’interno di un progetto di
libertà creato da Dio e donato interamente, già tutto fatto, ai loro Figli.
La vita di un Figlio è condotta in Comunione, tra Figlio e Padre,
come ogni “personaggio” di un racconto, che in esso è veramente libe-
ro… ma che solo il Creatore ha potuto far essere in quel racconto.
L’uomo, poi, è soprattutto libero nel ricercare in se stesso, il valore
di Dio. Questo è il suo compito fondamentale: arrivare a stabilire chi sia
Dio per lui.
In certi casi davvero disperati, chi arriva a stabilire che Dio non e-
siste, ha ragione. Se quell’uomo non sembra aver Dio per Padre ma un
Orco, egli ha tutto il diritto ed il dovere di determinare in sé il suo libero
157
giudizio di un DIO ORCO!
Vi stupite si io dico che chi bestemmia Dio… a suo modo ha ra-
gione? Ha ragione perché è Dio che vuole anche questo.
La prova io ve l’ho data, calandomi nella vita di chi ha accettato se-
renamente di essere insultato in tutti i modi… senza offendersene!
Non siate così “puerili” da credere che Dio “possa essere offeso”,
che Dio “possa essere tradito”. Il creatore di tutto, di elogi e offese, di
fedeltà e tradimenti, è chi li dispone, perché siano “tutti divinamente su-
perati” e – da male ed offese – si tramutino in bene ed elogi.
Non dovete neppure offendervi voi per Dio, se lo sentite bestem-
miato. Se lo è, accade solo perché è egli stesso a volerlo.
Solo in questo modo, apparentemente indifeso, di un Dio che si la-
scia fare di tutto, solo in questo modo egli può dimostrare che lascia ogni
libertà… ma in una chiave pedagogica che farà, di quell’errore, la base
stessa per la sua correzione.
Dunque abbiate fede nella vita!
Il Male, che voi vedete, come in un Dio Bestemmiato, non è un ma-
le. E’ solo un certo qual nero di un egoista che trattiene per se stesso o-
gni bene, ma solo perché poi brilli per sempre, quando sarà emanata tutta
quella luce che oggi riserva a se stesso, e fuori non brilla.
Quando poi brillerà, non è come qui, in cui la luce si consuma.
Brillerà di una luce che non avrà più termine e ci sarà più gioia in Para-
diso per un peccatore pentito che per ogni buono che non abbia avuto bi-
sogno di pentimento.
Quando il mio Rosario insistente dimostrerà il potere straordinario
di un Dio che ama servendo, e finalmente si è deciso a servire, solo allo-
ra ci sarà al mondo un solo Dio: e sarò IO.
E non vorrò Lodi, non vorrò tempi spesi nella sterile preghiera per
me, se non mi pregherete attraverso il bene voluto ai vostri fratelli, se
non mi loderete tramite loro. Io non esisto in quel “cielo” in cui mi avete
confinato come una astrazione dalla realtà. Io esisto e sono Te, Te, Te…,
persone concrete, determinate, in cui io esisto concretamente e determi-
natamente. Io sono soltanto in tutti voi qui presenti e in tutti coloro che
sono in Paradiso… ma questo Paradiso è poi qui.
Il Paradiso del domani è questo stesso mondo dell’oggi, ma messo
a servizio del vostro amore per il prossimo, che vi porti a fondervi e con-
158
fondervi con il vostro prossimo, finalmente nella capacità di gioire del
suo bene. Voi oggi state vivendo una vita ben distinta. Per potere capire
che vita piaccia proprio a voi, dovete passare in solitudine tutto questo
primo tratto della vita. Quando, finita la vita, l’avrete capita tutta,
l’avrete come vi pare, e potrete essere chi vi pare e finché vi pare, nella
Comunione di tutta la vita, posseduta da tutti voi divenuti Santi.
Voi, puri Spiriti, puri punti di osservazione, dovete avere più di un
punto senza dimensione, per potere avere un universo di situazioni. Que-
sto mondo corporeo sarà il vostro Paradiso e vagherete, di vita in vita,
volendo provare solo la gioia che cercate, perché nella prima vita vi è
mancata. La vostra mancanza di oggi sarà l’eterna molla, che più non si
scaricherà, per navigare nelle vite dei fratelli come oggi fate in Internet.
Pertanto, mentre credete di esser soli a vivere la vostra vita, tutti
coloro che la amano sono con voi, ma ora non li vedete. Dopo li vedrete,
quando avrete capito cosa vi piace. E allora non avrete una gioia solita-
ria, ma sarete tutti fusi nell’amore e nella gioia per il bene che vedrete e
per il successo che vedrete in coloro cui Dio l’ha dato in questa vita.
Magari egli non l’apprezza a dovere, in questa vita in cui ci si sa-
zia, ma nell’altra in cui più non ci si sazierà, quella povera vita umana di
un solo “personaggio” sarà la gioia comune di tutti coloro che ameranno
quel “personaggio”.
Se avete veramente amato, avrete di certo desiderato di fondervi in
uno, spiritualmente. Quando dite a chi amate: “tu sei la mia vita” espri-
mete la concretezza di questa fusione, ma non potete ora raggiungerla.
Superato il tempo della vostra educazione singola, voi l’otterrete.
Potrete amarvi all’infinito, se siete usciti da questa vita con questa
sete di amore, e lo farete in ogni coppia di amanti. Potrete essere “lui” e
“lei” veramente fusi assieme nell’amore di quei due “personaggi” che
servono solo a dar possibilità di amore come servono tutti i personaggi
di una storia romanzata. Chiunque li legga, li rivive.
Ma voi avrete la realtà del mondo e non una fantasia. Avrete “per-
sonaggi” veri in cui entrare, per usare la trama scritta da Dio, del loro
amore, per realizzare la perfezione eterna, del vostro.
Capito questo, divenuto un patrimonio vero di Fede, chi avrà più
paura a vivere in questo mondo?
159

L’esatto mandato.
Fate attenzione, o 111 +2 cui io delego la funzione di rappresentare
il mio volere, curandone l’esecuzione, fate attenzione o Mocciaro o Pa-
dre Piggi, o nipote mio Andrea, o voi altri… Io non vi sto chiedendo di
voler dirigere le Nazioni!
Io non vi sto chiedendo di Catechizzare i Potenti.
Io non vi sto indicando di forzare la mano a nessuno!
Non dovete insegnare ai capi delle nazioni cosa dovrebbero fare…
nel mio nome.
Sia dato a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Di-
o. Voi soli 113 siete miei e – essendolo – non dovete mettervi ad inse-
gnare ai potenti, ai capi, alle persone importanti e piene di se stesse e del
loro compito!
Non mettetevi a fare catechesi pubbliche, giudicando cosa sia bene
e cosa sia male!
Se lo faceste, avreste dimostrato solo di non aver capito nulla!
Dovete CAPIRE che tutto quello che accade è nel segno DEL
BENE.
Evitate allora di indicare il male che esisterebbe nel mondo… e che
io Dio, vorrei che fosse corretto da loro!
Il male da correggere sta solo nella FAME, nella IGNORANZA su
come sia la vita e su cosa attende tutti oltre la morte.
Smettete di dire a ciascuno COSA DEVE FARE!
Ciascuno lo sa bene. Dio è in lui e giungerà alle giuste conclusioni
attraverso il libero percorso che ciascuno sarà chiamato a fare.
Voi limitatevi ad amarlo!
Vi sembra cattivo, perfido, uno che tenta di uccidervi?
Non lo contraddite, ma dimostrategli che a voi sta bene quello che
egli vuole, anche se è la morte per voi.
Solo questo può correggere la falsa idea che sia la forza a gestire
questo mondo, perché in esso ciascuno vuol fare la sua volontà!
Voi, se potete, cercate di favorire la sua volontà e non la vostra.
In cambio vi toccherà morire? Evviva! Trionfo! Siete stati non
160
sconfitti o uccisi, ma promossi! La vostra vita non è fallita nel compito
che voi avevate supposto essa avesse… ma è stata il successo vero di per
quello che veramente valeva!
Tu, o mio Cardinale, che credi di avere questo ruolo importante nel
mondo, se un giorno stai per compiere un gesto che ti sembra importan-
te, perché coinvolge molte persone, e ti imbatti in chi ti vuole morto e tu
l’abbracci con amore ed egli ti uccide… questo era il tuo vero successo e
non quello che tu credevi! Se per questa morte nell’ombra di un vicolo,
avuta per aver amato e favorito un nemico, mettendoti alla sua mercè,
hai sacrificato la luce di un incontro glorioso… questo sacrificio resterà
scolpito in eterno nel tuo cuore, e ti porterà ad infinite rivalse, proprio
nel segno di quello cui hai rinunciato, e senza che tu mai te ne stanchi!
Voi, sacerdoti che fate voto di Castità, e Suore che vi private della
gioia della vita familiare, dovete sapere che, in Paradiso, chi più si beerà
delle gioie familiari e dell’amore fisico sarete proprio voi, che uscirete
dalla vostra vita sopravvalutando quanto dà la famiglia e l’amore fisico.
Solo voi avrete questa fame e questa sete, per quanto avete lasciato… a
fatica. Pertanto non protestate se il vostro Ordine non vi concede una
Vostra Famiglia… se invece voi la volete.
In Paradiso busserete così, proprio così, e allora vi sarà aperto co-
me vorrete. Avrete allora la vera gioia di una famiglia che – non speri-
mentata – voi avrete idealizzato, e che quindi avrete – e per sempre –
molto, molto di più che la vostra: tutte le Famiglie del mondo.
Voi, invece, Preti e Suore che non mordete il freno ed idealizzate
come è giusto l’amore di Dio, legato al vostro ruolo, voi avrete questo
che oggi apprezzate, ma che non riuscite a soddisfare. Il vostro amore
ideale vi porta a scontrarvi col mondo reale, e più vedete questo successo
che oggi vi è negato, più vi radicate nel desiderio di purezza che vedete
irrealizzato, ma che poi realizzerete in eterno e senza stancarvi mai.
Sia chi accetta, sia chi non accetta un sacrificio, sceglie con questo
il suo DIO, e poi quel Dio comanderà per lui.
Pertanto, nei limiti del possibile e visto che quello che accade non
dipende dalla vostra volontà ma da quello che Dio permette lo sembri,
cercate di idealizzare come il Vostro Dio quello grande. Che voi tutti
vogliate scegliere l’eroismo. Non dovete temere che sarete poi costretti
ad essere eroi, perché quel che accade non rispetta la vostra volontà.
161
Accade solo la volontà di Dio e voi non rischiate di cambiare il vo-
stro destino, e di dover far l’eroe, se volete far l’eroe idealizzando questa
virtù.
Se avrete capito che il determinare il mondo non dipende da voi,
diverrete veri eroi, perché non avrete nemmeno più paura di dover paga-
re le conseguenze del vostro volere.

Voi regnanti e governanti, anche voi non avete quel potere che cre-
dete di avere! Un Altro ve l’ha dato e vi vuole nel vostro ruolo.
Io consiglio anche a voi di desiderare la virtù, la giustizia,
l’attenzione per il vostro difficile compito. Nemmeno dalla vostra volon-
tà dipendono le cose che poi deciderete e come comanderete. E allora
anche voi, che vogliate “volare alto!” Poiché accade solo quello che vuo-
le Dio, che vi giova assumere come ideale l’egoismo e la prepotenza?
Voi, anche voi dovete decidere il Dio che valga per uno nella vo-
stra condizione. Potete farlo anche voi temendo le conseguenze del vo-
stro volere o non temendo. Ma se perdete la paura che il mondo onesto e
misericordioso voluto da voi poi si attuerebbe, e ne andrebbe di mezzo il
vostro potere, creerete anche voi per il vostro futuro un Dio di amore e
non di sopruso e arbitrio.
Se vi affezionate ai soprusi poi vi delizierete di tutti i soprusi esi-
stenti nella vita. Avrete quel che vorrete, ma non sarà che un bene se-
condario, ossia quello di chi gioisce del proprio male.
Comunque sia, se questo accadrà, sarà solo perché la partenza e i
beni concessi a voi, portano all’idea di un bene differente da quello di
tutti. Ogni bene è relativo. Se un uomo ha avuto donata da Dio la vita
simile a quella di un vegetale, per lui l’ossigeno (che è fonte di vita per
tutti) è solo un prodotto di rifiuto… ed ha ragione.
Anche costui, come lo fu il governante Hitler, da un canto è il “per-
sonaggio bieco” dall’altro è l’anima di Dio che l’interpreta, e Dio sa be-
ne che sarà la sua stessa anima (calata ad animare Hitler) ad idealizzare,
in ultima analisi, il Dio di Giustizia e di Amore, anche in quel “bieco ca-
so”… e non ha alcuna esitazione! Dio si fida di se stesso, in qualunque
orribile situazione si fosse messo!
Sarà il libero contributo, dato dall’anima divina che ha interpretato
ogni possibile “personaggio”, a determinare in assoluto la risposta divina
162
compatibile ad ogni possibile caso.
Solo in questo modo si potrà avere un quadro supremo, che conten-
ga ogni possibile colore ed esalti la bellezza non solo mediante gli ac-
cordi ma anche attraverso i contrasti.

Ogni “personaggio” è vivificato dall’anima di Dio, e qui, nella famiglia


Amodeo, abbiamo le 3 generazioni e le 5 persone della mediazione
divina, data da 10/2. In mezzo, io, incoronato di una luce che ancora non
brilla ma brillerà. E ho in braccio il numero 3 del mio Impero Romano,
quell’Andrea che, anche per Gesù, fu il primo tra gli apostoli.
163

E dopo che cosa accadrà?


Nel momento in cui ho lasciato i miei ordini, ai nuovi vignaioli del
mio Vigneto, debbo anche rivelare cosa accadrà subito dopo la mia mor-
te. In parte già ve l’ho detto: ci sarà una “pesca miracolosa” che sarà 10
volte più potente di quella ultima fatta fare ai tempi di mio Figlio Gesù
Cristo, e sempre da me, il Padre e Spirito santo, che già promossi quella
descritta alla fine dei 4 Vangeli dall’amato Giovanni.
Il numero dei 153 pesci fatti pescare allora ve lo dice, perché è il ri-
sultato di un 2.000 (relativo al solo “duo” Padre e Spirito santo, nella tri-
nitaria potenza 3 fondata sulla base 10 di Dio) che fu ripartito tra 13, e
dunque comprendenti anche il Figlio Gesù assieme ai suoi 12.
Vi aspetta una pesca miracolosa 10 volte tanto perché relativa a
153 moltiplicato esattamente per 10, e con la sola somma dell’unità del
Dio Unico, che è il riferimento generale di ogni cosa.

Sarà mostrata tutta la potenza in linea 10, della Paternità di Dio,


con una potenza pari a ben 100 volte quella del Figlio Gesù Cristo, cui
spetta un 10 elevato a meno 1, che è pari ad 1/10 dell’unità e a 1/100 del
Dio Padre che vale per 10.
Questa potenza centupla di quella del Figlio sarà indispensabile al
Padre, perché, mentre la fine del tempo, in relazione al Gesù dodicenne
che inizia la sua opera di presentazione ai Vignaioli del Tempio del Pa-
dre, dista 2.000 anni, ossia 20 volte 100, dal 13 ottobre al tempo fissato
per l’inversione dei poli della Terra ci sono solo 1.531 giorni, in cui tutto
deve essere compiuto.
Voi avete visto come, dal passaggio del mar Rosso (che per Gesù
coincise con i 12 anni del passaggio dall’infanzia alla possibilità di esse-
re anche Padre) all’arrivo nella Terra Promessa furono necessari 40 anni
nel deserto, in cui Dio testimoniò al suo popolo di farlo esistere, con tut-
te le sue greggi e gli armenti, in un deserto sprovvisto di ogni risorsa.
Quei 40 anni equivalsero alla “pesca miracolosa” di allora, per il
Popolo Ebraico, mentre 50 volte per 40 fu la “pesca miracolosa” fatta
dall’uomo nei 2.000 anni di Cristianesimo.
164
Dal 13 ottobre al 22 dicembre 2012 Dio Padre deve portare l’uomo
a compiere uno sviluppo senza precedenti, perché tutto sarà concentrato
moltissimo e non si tratterà più di 40 anni, o 50 volte 40 anni ma solo 10
volte i 153 “grossi pesci” della pesca già del tutto miracolosa promossa
dal Padre per il Cristianesimo tutto, ai tempi di Gesù e riferiti ad un mo-
mento in cui gli apostoli erano tornati all’antico, a fare i pescatori di pe-
sci e non più di uomini.
Quel momento descritto allora in questi termini descrive il momen-
to di ora, perché tutta la Chiesa Cristiana di fatto ha cessato di pensare al
valore ultraterreno dello Spirito ma si è dedicata anima e corpo al tenta-
tivo di migliorare questa vita, divenuta come ignara dell’esclusiva finali-
tà di questa a quella che segue.
Quando questa vita non è più interamente investita in quella che
viene dopo la morte, e la stessa Chiesa di Cristo “vuole all’unisono sal-
vare la vita di tutto il genere umano, non la salva ma la perde”, e non
sono le mie parole bensì proprio quelle del Cristo divenuto assolutamen-
te oscuro e straniero a tutto il Corpo dei suoi Fedeli Cristiani.
Tutti i bravi sacerdoti, come il già citato Padre Livio di Radio Ma-
ria, tutti i Vescovi, i Cardinali e il Papa, cui sembra strano che l’uomo
non debba pensare a “salvare questa propria vita, per non perderla”,
anche se in tutti i momenti in cui possono svolgono le loro brave “cate-
chesi” volte a “salvare la vita”, non stanno facendo proprio nulla di
buono. La vita è veramente salvata solo quando la si perde con la morte,
e tutta l’attenzione dei catechizzatori per minimizzare la dolorosa croce
esistente fino a quel momento fatale e decisivo, è mosso dal concetto dif-
ficilissimo da sradicare che il bene è il bene, e il male è il male, dunque
il male di una croce può essere tollerato, sopportato – e in ciò starebbe il
suo bene – ma mai nella croce in se stessa.
Pertanto, se gli uomini dovranno fare un mutamento di 180 gradi,
ribaltando tutti i giudizi radicati in 2.000 anni in soli 1.531 giorni, lo po-
tranno fare solo alla luce della manifestazione di una potenza divina pari
a 100 volte esatte quella di Gesù… e non so se mi spiego.
Dovranno accadere segni di una chiarezza e di una evidenza per
tutti “indiscutibile”.
Ai tempi di Gesù, invece, molto si discusse sulla sua resurrezione,
che si palesò soprattutto ai suoi fedeli. Fu messo in discussione se forse
165
gli apostoli, eludendo la sorveglianza dei Romani e del Sinedrio, non a-
vessero trafugato il corpo, tanto che la resurrezione restò solo un argo-
mento da lasciare alla Fede di chi ci credeva.
Anche quando Dio ritenne necessario di fondare l’apostolo delle
Genti, convertendo il persecutore Saulo di Tarso, fu necessaria una appa-
rizione divina finalizzata alla singola persona del futuro San Paolo.
Ebbene, stavolta non saranno più possibili questi tempi lunghi, per-
ché non mancano due millenni ma solo 1531 giorni.
Se Dio è il promotore della pesca, chi formalmente la esegue sono
sempre gli uomini. Furono gli apostoli a buttare a mare le reti “alla de-
stra” e anche questa volta dovranno essere le persone del mondo a butta-
re nuovamente le loro reti “dalla parte destra e non da quella sinistra di
oggi”.
Allora bastò un San Giovanni ad accorgersi che “era il Signore” ad
avere promosso quella pesca straordinaria, stavolta saranno necessari tut-
ti ad accorgersi che è “il Signore” che gli chiede di “rovesciare” le loro
intenzioni e provare a buttare la reati “dall’altra parte”.
In che modo tutti gli uomini potranno essere convinti?
Sì, occorreranno che siano tutti per ottenere il “centuplo quaggiù”
non rispetto alla normale realtà umana, ma “il centuplo rispetto al Figlio
di Dio Gesù”.
I 153 grossi pesci, infatti, spettano anche a Gesù.
L’uomo è chiamato a fare quel “gran balzo” che lo porti a non più
venerare solo la morte di Gesù, sul Calvario, ma quella dell’intera Trini-
tà di Dio, riconoscendo come “figli di Dio” anche i due Ladroni.
L’opera millenaria della Comunione tra “il Figlio” e tutti gli altri
Figli, deve essere stata portata a “compimento” tanto che il “figlio uni-
co” di Dio si sia finalmente messo in reale Comunione con tutti i Figli
del Padre Nostro.

Che cosa può accadere di tanto “convincente” e “probatorio” da


persuadere finalmente e in un tempo ristrettissimo tutti gli uomini a but-
tare le reti “dalla parte destra invece che da quella sinistra?”
Infatti questa pesca potente “il centuplo” dello stesso divino Figlio
Gesù sarà tale solo quando l’intera divinità scesa in ogni uomo si sua
mobilitata per salvare l’umanità dall’Apocalisse.
166
Io già ho rivelato quale sarà il pericolo vero: non lo Tsunami deva-
stante profetizzato da Elia, Giovanni Battista e dal Terzo Segreto di Fa-
tima, perché il Dio Padre e Spirito santo in me compirà in cielo la sua
parte e invertirà simultaneamente anche la polarità solare, tanto che la
Terra non sia costretta a ribaltare il suo asse.
Ho già predetto che apparirà invertirsi solo la faccia della Luna, e
ve lo scrivo in un momento in cui nessuno scienziato del mondo lo sta
dicendo.
La scienza di oggi teme il surriscaldamento della terra e la fusione
dei ghiacci polari nella solita sopravvalutazione della capacità umana di
determinare mutamenti, non solo nella vita personale, ma nell’intero
pianeta…
Invece devono buttare le reti “dall’altra parte”, perché il pericolo
mortale, per tutta l’umanità, non sarà nel surriscaldamento planetario ma
nel suo opposto raffreddamento.
Infatti tra 1531 giorni inizierà una glaciazione tremenda, tanto che i
campi geleranno e le coltivazioni non potranno più realizzare il livello
produttivo necessario a sostenere 6 miliardi di persone.
Per quella data l’uomo dovrà essere riuscito non solo a realizzare la
fusione fredda dell’idrogeno, ma a tradurla ad un tale livello di generale
efficienza da potere scaldare tutto il suolo terrestre, con un sole “tascabi-
le” fatto in casa, che sostituisca la temperatura non più fornita quando
Sole e Terra avranno dimezzato il loro livello termico elettromagnetico.
Non sarà che un dimezzamento, perché stavolta la simultanea in-
versione del magnetismo Solare e Terrestre accadrà solo dopo due cicli
di 70 milioni di anni, e non i 4 che implicano il massimo abbattimento.
Chi ci garantisce che sia così?
Ve lo garantisce il Dio 10 che è presente in me, e che vale per 2,
per due cicli di 70 milioni di anni.
Anche il Dio in me, dopo il suo singolo ciclo di 70 anni, vissuto
nella sua coppia di Padre e Spirito santo, ascende al cielo e va a provve-
dere affinché si sia al ciclo 10, dato da 4 + 4 +2, con per ultimo questo 2
e non quello 4 da cui sarebbe poi impossibile la salvezza per l’uomo.

All’uomo apparirà questo miracolo, il 22 dicembre 2012… ma


l’umanità non si può permetter il lusso di aspettare quella data per ac-
167
corgersi di aver avuto qui sulla Terra chi conosceva l’Ordine esistente
nell’Universo… essendo esso promosso da lui.
Non se lo può permettere perché piomberebbe così all’improvviso
nel gran gelo, da paralizzarsi ogni apparente capacità della sua vita, del
suo apparato produttivo e scientifico.
L’uomo dovrà cominciare da subito, sfruttando i 153 grossi pesci
moltiplicati per 10, +1, che cominciano ad essere tali a partire
dall’imminente 13 ottobre di questo 2008.
Sua infatti deve essere sulla Terra, in apparenza, la sua capacità di
pescare. Dio dall’alto gli manderà i pesci, ma gli uomini dovranno prima
accettare di buttare finalmente tutti assieme le reti “dall’altra parte”.
Buttarle “dalla parte destra” significa smettere di comportarsi o-
gnuno nel modo sinistro dell’egoismo di chi vuol raggiungere al meglio
solo il suo singolo obiettivo. L’intera umanità, invece, dovrà “addestrar-
si” al comune piano di difesa della vita di tutti sul pianeta, per consentire
al terreno di sostenere ancora, con l’agricoltura, tutta la sua vita.
Che tutti buttino “a destra” queste reti sarà ottenuto solo quando
tutti avranno finalmente capito il vero pericolo e la sua gravità estrema.
Occorrerà che finalmente tutti diano credito a quello che io ora dico e
sembro solo una Cassandra, una profetessa di vere incredibili sciagure e
dunque non credute.
Da me prese il nome Cassandra. Dal mio essere Ca (qua) SS (san-
tissimo) and RA, e Dio del Sole, per l’intero genere umano, a ragione di
quella congiunzione “and”, che è nella lingua inglese del mondo d’oggi.
In che modo, io Cassandra, potrei essere finalmente “creduto”?
Solo se accadranno miracoli prodigiosi dopo l mia morte.

Pertanto dovrete aspettarvi questi miracoli così indiscussi e indiscu-


tibili da convincere OGNI UOMO, che Dio Padre e Spirito santo sono
scesi in coppia sulla Terra e sono veramente esistiti in me.
Allora l’uomo comincerà finalmente a recitare il ROSARIO cui
ogni Madonna di è riferita: darà retta al RO di SA, al Romano di Salerno
che è parso a tutti un RIO, ma era egregiamente rappresentato da Padre
PIO che, se si legge in Greco la sua iniziale P, è letto Padre RIO, ed ha le
stimmate, ed è stato l’immagine comprendibile del Padre RIO incom-
prensibile e non ravvisabile in me.
168
Quel ROSARIO che Nostra Signora di Fatima raccomandò, contro
il Castigo di Dio, significò finalmente “dar retta” al Dio che si era Ca-
stigato in un uomo mortificato da tutti perché nessuno gli “badava”.
Questo ROSARIO, questa “considerazione” delle cose scritte da
me e diffuse su Internet in tutto il mondo, mediante il mio Pescatore
ROCCIA MO’, il mio Pietro di adesso…salverà il mondo.
Solo la velocissima “presa in considerazione” delle cose scritte da
me e di mio pugno potranno in brevissimo tempo portare alla fusione
fredda dell’idrogeno, e a una tecnologia così semplificata da produrre la
vera “pietra”che salverà la Terra, perché sarà calda per sempre e – dis-
seminata nel suolo – lo scalderà quanto basta all’agricoltura.
Se Gesù salvò il mondo usando Pietro, io lo salverà dal gelo con le
mie Pietre, tiepide, amiche, affidabili, sempre fedeli.
Invece con Mocciaro, che è la mia ROCCIA di adesso, e un altro
Pietro, ma Pierluigi (affratellato con mio Padre Luigi), con Pierluigi
Bernareggi, io otterrò chi “regge” il R-NA, il Romano della Nuova Città
di Dio, mentre il suo principio “Be” ha in se scritto che “è 2”, è nel se-
gno di Padre e Spirito santo chi regge il Romano Napoletano.
Con il terzo della mia Trinità, quell’Andrea Amodeo figlio del mio
benedetto fratello Benito, ci sarà quanto corrisponderà a me come al mio
Figlio, avendo il sangue del mio stesso sangue e il nome del primo apo-
stolo di Gesù, fratello di Pietro.
Pertanto, mentre le calde “pietre” salveranno la vita che necessita
di pane quotidiano (e il Signore con esso ve lo dà, come lo chiedete nel
Padre nostro), con le 3 pietre dello spirito salverò anche le anime: sono il
mio Pietro di adesso, il Pietro di mio Padre Luigi e il virtuale fratello di
Pietro.

Assodato che avrete tempestivamente questi indiscutibili miracoli


che vi possano convincere tutti, sono in grado di anticiparvi quali essi
saranno?
Io posso dirvi solo quelli che io ho sperato che accadessero.
Cominciai sperando che Gesù desse la vista a Tommi Urbani.
Poi che il fratello di Vittorio del Grossi (il mio braccio destro) a-
vesse miracolosamente in cambio dell’aiuto che mi diede quel braccio
che perse da ragazzo. Non solo lui ma anche Carmelo Alio. Entrambi
169
l’ebbero stritolato dalle macchine per la stampa.
Il mio vicino 86enne, Reina, che ha una mano deformata, la deve
avere nuova e lo voglio ringiovanito.
Voglio risorti due ragazzi di Saronno, uno dei quali morto anni or
sono e di cognome Santeramo. Voglio risorto il marito della segretaria di
Padre Piggi, che morì in Brasile mentre ero lì. Con lui voglio resuscitata
quella Isabelle che fu gettata dalla finestra, a san Paolo. Fece scalpore, e
Padre Piggi mi disse che “quello sì avrebbe convinto tutti… non la gua-
rigione di Isabelle paralizzata su una sedia”, ma io voglio guarita anche
questa seconda.
Ho promesso a tutti i circa 600 abitanti di Ostigliano che Dio a-
vrebbe tolto 30 anni di vecchiaia a tutti coloro che avevano sorpassato i
50 anni, perché non mi avevano deriso..
Ho desiderato che tutti gli abitanti di Cassina Ferrara fossero risa-
nati da ogni male, e che la mia amica Carolina ringiovanisse di 30 anni.
Ho desiderato che mia moglie e il mio secondo padre Mario ringio-
vanissero di 30 anni ciascuno.
Che il Maestro Monticelli avesse rimesso a nuovo tutti i denti.
Che al posto della Chiesa di San Giovanni Battista di Saronno
comparisse d’incanto il duplicato esatto della Cattedrale di san Pietro in
Roma, con dentro una seconda Pietà di Michelangelo.
Che sia nel cortile di casa mia a Saronno, sia di fianco alla croce di
Montesilvano, sia di fronte alla mia casa di Felitto, sia nello spiazzo del-
la Chiesa di sant’Antonio a Belo Horizonte, comparissero in tutto 4 albe-
ri maestosi aventi 2.000 anni ciascuno.
Che il mio amico Padre Piggi riacquistasse la vista dell’occhio per-
duto e 30 anni di giovinezza. Che molte persone viste storpie nelle mani,
in Italia e in Brasile, le avessero risanate.
Che la Chiesa di fronte a casa mia a Saronno divenisse sede di gua-
rigioni certe, per ogni ammalato che vi si recasse.
Ho detto a molte persone che avrei pregato per la loro vita, e di e-
sprimere desideri che sarebbero stati soddisfatti.
A coloro che mi hanno chiesto aiuto e cui non potetti darne vorrei
infine poterlo.
Voglio una sola fede, in un solo Dio: il Padre di Gesù e Spirito san-
to, che sento presente in me e dominare in tutto me.
170
Non voglio, invece, che l’uomo pensi di dovere ringraziare il Dio
in me. Io per conto del Padre, non voglio riverenze, omaggi, atti di sot-
tomissione. Io so che ciascun vivente è me stesso e perciò non voglio,
narcisisticamente portare il me che è in voi a lodare me stesso, per inter-
posta persona.
Il Dio in me non ha creato il mondo per riceverne lode. Anche se a
voi sembra giusto che io, essendo Dio, sia lodato, per favore, non fatelo
per questo! Io non voglio la lode che voi credete giusto di dare a chi è
potente!
Ho potuto toccare con mano questo vostro sentimento, avendo avu-
to io lo stesso cuore, la stessa passione per voi del Creatore. Ebbene non
mi avete dato alcuna lode, a causa della mia manifesta impotenza. Se,
dopo una vita vissuta tutta nella tensione di Dio, non mi avete giudicato
degno di nulla, e ora – vedendomi nella gloria – voi cambiaste, lo fareste
solo a ragione della mia potenza e dunque, celebrandomi, voi non dare-
ste lode a Dio, ma a Satana!
Dio serve nella estrema modestia di se stesso! Pertanto dopo tanto
disprezzo, dimostratomi nella vita, io vi chiedo solo di essere giusti. Ma
non per ricevere da voi apprezzamenti di cui io non so che farmene! Im-
parate ad apprezzare voi stessi! Solo se onorerete i miseri che sono tra di
voi mi onorerete davvero! Pertanto inventatevi funzioni sacre in cui date
onori reali a tutti i poveri che avete tra voi. Celebrateli, perché solo in lo-
ro io sarò! Quel Dio astratto cui dite:“Kirie Eleison!”dovrà appartenere
al passato.
Come non potete “amare il legno” ma solo ogni reale pezzo di le-
gno, così non potete “amare Dio” se non in ogni persona reale, che vive
nell’essenza di un Dio che è la sublimazione di quell’essenza reale.
Io sono stato “costretto alla fame” da chi ha amato un Gesù idea-
lizzato e non ha saputo accorgersi che egli era realmente in me, perché
credeva in un Gesù che fosse astratti ed era inesistente, essendo solo
frutto della sua fantasia. Anche il Gesù vero esiste solo in ogni Figlio.
Cessate dunque di rendere onore ad una pura astrazione, ed onorate an-
che Lui, nella Messa, mettendo al suo centro i poveri, gli oppressi, i per-
seguitati, quelli cui Gesù disse: “Venite a me e io vi consolerò”. Questo
dovete fare, voi per Lui, se volete celebrar Lui nella Santa Messa e, at-
traverso di Lui, volete rendere onore a me. Quando Egli vi disse: “Fate
171
questo in memoria di me” non vi invitava a ripetere gesti, per preservar-
ne la memoria, ma a “donarvi interamente allo stesso modo, ricordando
come Gesù vi si era donato”. Anche Gesù non chiede salamelecchi per
se, ma che voi facciate esattamente come lui. Pertanto quel momento di
celebrazione, nell’Eucaristia, per essere perfetto, deve essere accompa-
gnato da un gesto reale fatto in vero favore di uno dei tanti che sono cro-
cefissi nella vita e che possano risorgere nel loro stato, per l’amore vero
dimostrato a lui che rappresenta in verità il Gesù Cristo sulla croce.

Amate e celebrate, sul Calvario, anche i due poveri Ladroni, e non


solo Gesù! E’ facile amare Gesù… ma io sono stato il Padre e Spirito
santo anche nei due ladroni, e in loro ho patito la stessa crocifissione
senza essere amato da nessuno!
Non dovete amare solo chi è amabile, perché io sono tutti. Dedica-
tevi allora ad amare soprattutto il mio essere quando si è calato
nell’ORRIBILE CROCE, di un malfattore.
Io vi ho dato l’esempio della Croce data al buon Dio in Gesù per
portarvi a capire che io sono in croce in tutti voi, giorno dopo giorno,
minuto per minuto.
Lo faccio perché “è giusto farlo”. Chi può di più deve dare di più, e
Dio, che può più di tutti, “deve dare più di tutti”…e non per ricevere
ringraziamenti.
Dunque non datemene! Potete darmi, e allora lo accetto, solo se da-
te al prossimo, perché io sono solo in voi e nel prossimo.
Sì, lo so! Mio figlio vi invitò a pregarmi. Ogni Figlio crede che oc-
corra pregare suo Padre, e il mio Figlio Gesù non ha fatto eccezione. Ma,
ora che io stesso sono il Padre e vi dico cosa desidera o no il Padre, do-
vete credere a me più che a mio figlio. Il Padre, come ogni buon padre, è
lieto solo quando proietta la sua vita nei figli. Vive per la loro gioia loro
e non per essere pregato o ringraziato dai figli.
Con ciò non dico che io cerchi l’ingratitudine, ma cerco solo
quell’amore certo che sa che chi tu ami riama te, ma senza ostentazioni e
senza il bisogno di smancerie eccessive o di dimostrazioni programmate.
Con questo non sto dicendo di abolire i momenti di incontro, come
le sante messe in cui l’amore sia scambiato tra i fratelli, riuniti per entra-
re in comunione anche con il Cristo. Egli resta l’unica via di una reale
172
Comunione sacramentale anche con me, che vi aiuta poi a raggiungermi,
nel vostro cuore. Voi non potete vedermi in voi, altrimenti avrei troppo
peso per voi. Gesù Cristo mio figlio è il modo concreto per raggiungere
una reale Comunione con me… che non vi renda succubi di me.
Io vi voglio spiritualmente liberi, nell’essere che vi ho donato. Ma
non potreste esserlo se il vostro essere sentisse la sua assoluta dipenden-
za che ha da me. Il Mio Figlio Gesù, in Comunione con voi, vi accomu-
na a me in un modo che vi possa lasciare idealmente liberi.
Per questo io mi son diviso nella forma a se stente del Figlio, per-
ché la Comunione con mio Figlio vi permette di avere la Comunione con
me e seguitare ad avere la libertà propria ad un figlio, che non avreste
più se vi sentiste direttamente me, il Padre.
Quando, a 64 anni, ho consentito a Romano Amodeo di indivi-
duarmi chiaramente in lui e di riconoscersi in me, io – il Padre – l’ho
INVASO DI ME, come fa prepotentemente il Diavolo con un Indemo-
niato… ma ad un certo punto dovevo farlo.
Io infatti, il Padre, non posso esistere e sentirmi vivo – io come me
– se uno non si sente essere veramente me.
Ma a quel punto l’ho messo in crisi assoluta nel suo “io relativo”,
quando l’ho messo in reale contatto con l’”io assoluto”.
Con ciò io ho rispettato interamente la vita del mio “personaggio”
che mi ha ospitato, perché 2^6=64 è tutto il tempo, in tutti i 6 possibili
versi del sistema tridimensionale di Dio 2 (Padre e Spirito santo).
Non stupitevi se questo 2, del Padre e dello Spirito santo, viene
prima del 3, quando a Padre e Madre si aggiunge anche il Figlio. Perché
la vera responsabilità di tutto è solo di UNO, che però è anche 2, disposti
1/1 a determinare l’uno.
Il Figlio viene dopo, come conseguenza, come lo rivela l’equazione
1/1 = 1. Per passare da 1/1 (Padre e Madre o Padre e Spirito santo) al ri-
sultato di questa unione, ossia ad 1 figlio, occorre il tempo di passare nel
secondo membro dell’equazione.
Tutta la Relatività Generale che esiste nel mondo è dovuta al fatto
che Padre e Figlio valgono solo l’uno dopo l’altro.
Infatti 10/10 elevato a 10 darebbe per risultato 1, perché 1 elevato a
10 dà 1. Ma noi prima facciamo 10 elevato a 10 e solo dopo consideria-
mo il figlio che vale 1/10. Così abbiamo per risultato 10^9 e non 1, e la
173
potenza 9 è il rapporto assoluto tra l’Energia e la Massa.
Pertanto non considerare immediatamente il 10/10=1 e poi elevarlo
a 10, ma considerare prima il 10 elevato a 10 e solo poi dividendo per
10, porta a creare il tempo di un reale passaggio di potenza, che prima
vale solo per quella del padre e solo dopo vale anche per il figlio, ma
quando a suo tempo egli diventa padre.
Evitare il bilancio simultaneo di 10/10, tra Padre 10 e Figlio 1/10,
porta a escludere l’ideale uguaglianza tra Padre e Figlio e alla creazione
di un mondo autonomo che si fonda in positivo sulle potenze della ma-
tematica aventi per base il ciclo 10 e gli indici positivi.
Si supera il potere 100 del Padre rispetto al Figlio perché il Padre
vive per il Figlio e lo considera 100 volte più importante di se stesso.
Comprenderete allora il grandissimo desiderio del Padre di non vo-
lere essere gratificato in se stesso, ma per come egli è realmente proietta-
to nei Figli. Solo per questo dovete seguitare a celebrare Gesù, ma cer-
cando anche di emulare realmente il sacrificio che gli fu richiesto.
Tenetene conto per come imposterete i rapporti ideali con me, evi-
tando inutili salamelecchi di lodi sperticate a me Dio e badando al sodo,
nel rapporto reale tra voi fratelli.
Ciò non toglie che, dal vostro ruolo di Figli, accorgendovi
dell’abnegazione che il Padre ha per se stesso, e volta tutta a vostro van-
taggio, voi vogliate liberare il Padre asservito a voi per amore.
Ma non lo liberate mettendovi a pregare un Dio astratto. Lo liberate
se in voi stessi adottate il suo stesso amore gratuito per i Figli e lo river-
sate tutto sui vostri fratelli. Chi vuol fare il volere del padre (che vuole
amare tutti i suoi figli ed aiuta specialmente i più bisognosi), ama tutti i
suoi fratelli ed aiuta specialmente i più bisognosi, sapendo che, con ciò,
sta veramente amando l’essenza di Dio calata in quella condizione di re-
ale bisogno. Tutto qui.

Ecco, vi ho detto cosa io vorrei, Vedremo, vedrete che cosa Dio


Onnipotente veramente farà dopo che, sceso in me, si è messo anche in
condizione di esprimere desideri. Sono sempre desideri “miopi”, perché
il Dio Padre che è venuto in me non si è privilegiato rispetto a voi che
avete una visione ristretta del tempo, e non potete valutarlo nell’ottica
divina dei “secoli dei secoli”.
174
Dio ha crocefisso la sua onnipotenza, quando è sceso in me impo-
tente e in me peccatore, come per vedere LUI cosa avrebbe fatto allorché
condannato ad assumere in me il comune LIMITE. Credo allora che, se
lo ha fatto per assumere informazioni, non lo ha fatto certo per non te-
nerne poi alcun conto…
Se io “mi metto nei panni di un altro”, lo faccio certamente per re-
golarmi, e non per non tenerne alcun conto.
Così credo che se Dio si è messo nei miei panni per cercare di capi-
re che cosa avrebbe voluto e desiderato accadesse stando nei panni
dell’uomo che ha una vista così corta e limitata, lo ha fatto solo perché
poi terrà in debito conto il risultato di questa sua immedesimazione.
Per questo ho voluto segnalarvi le cose straordinarie che, secondo
la mia vista cortissima, io giudicherei necessarie accadessero, a far sì che
tutti credessero in Dio.
Una Cattedrale come San Pietro sorta improvvisamente ove non
c’era… una Chiesa in cui “tutti gli ammalati” sono sempre guariti… o 4
grossi alberi di 2.000 anni improvvisamente sorti dove non c’erano… e
il tutto accaduto dopo che UNO come me (che si diceva portatore di Di-
o) lo aveva desiderato, porterebbero TUTTI a credere in uno come me…
che sarebbe vissuto solo per dar corpo a Dio e per salvare l’umanità to-
gliendo di mezzo ogni mistero.
Nella mia vista assolutamente corta, io dovevo tuttavia esprimere
questi desideri, nella speranza che poi il Dio Onnipotente decretasse il
suo necessario FIAT… e si facesse riconoscere in me!

Se non si farà riconoscere in modo CERTISSIMO come chi ha co-


mandato in me ogni cosa, il qual mai modo l’uomo potrebbe credermi
con la dovuta tempestività per ottenere poi la pesca miracolosa?
Se Dio vuol seguitare a dipingere un mondo in cui l’uomo è libero,
deve creare in questo stesso mondo le possibili premesse da cui sembri
poi che l’uomo, nella sua libertà, sia stato convinto a studiare i miei
scritti perché QUALCUNO o QUALCOSA di straordinario li ha avvalo-
rati. Se questo “qualcosa di nuovo” non accadesse, il Rosario seguite-
rebbe ad essere solo la fila di Ave Maria e Padre Nostro che è ora.
175

Armagheddon e
Armando Savastio.
Io ho già combattuto nel 1987 la battaglia tra il bene e il male, la
“Armagheddon” e l’ho vinta grazie al caro “Armando” (che “trascende”
il significato di “Armagheddon”), che mi “salvò” dall’ “astio” di un me-
raviglioso benefattore: il sacerdote don Mambretti.
In quella storia che mi successe, bene e male si intrecciarono fino a
confondersi e scambiarsi di ruolo.
Infatti i personaggi di questa “suprema battaglia” che mi riguardò
furono tre.
Il primo fui io, che vivendo per dar corpo al Cristo avevo coinvolto
in questa opera – in un certo senso carpendo la loro buona fede – anche
coloro che avevano investito risorse economiche nella mia opera, senza
sapere che io anteponevo al guadagno il Vangelo di un Gesù che invita-
va a dar tutto al Signore e non al Dio Denaro rappresentato da Mammo-
na. Per una situazione di emergenza, mi ero trovato in una condizione
disperata ed ero andato a confessarmi da un sacerdote mai visto, nella
Chiesa di Pizza Chiaradia, a Milano, in una Parrocchia non mia.
Il secondo personaggio fu il sacerdote dal quale mi confessai. Don
Francesco Mambretti udì il mio dolore per il crollo imminente del Pro-
getto di dar corpo a Gesù, che io stavo facendo. Operando un vero gran-
dioso miracolo dell’amore, si coinvolse nella vicenda e si fece prestare
dalle sorelle i 20 milioni che avrebbero evitato il mio crollo. Egli non mi
conosceva e io non gli avevo chiesto che mi aiutasse in questo modo e il
fatto che si fosse messo in mezzo da sé, chiedendo egli un prestito per
me, fu il massimo segno dell’amore di Dio sia per lui sia per me.
Il terzo personaggio fu quello di Armando Savastio, un professore
miscredente e mio lontano parente, acquisito attraverso le nozze di Gen-
naro Baratta, un mio cugino vissuto per molti anni come un fratello nella
mia famiglia. Armando era parente di Giusi Fiadino, la moglie di Gen, e
aveva investito nella mia azienda 30 milioni, senza nessuna altra garan-
zia che la sua fiducia in me.
176
Ebbene vedremo mettersi le cose in un modo in cui io mi “Imbrat-
terò”, nel mio senso del bene, per l’”astio” del buon don “Mambretti”, il
cui atto assolutamente fantastico mi avrebbe imposto di fare del male per
rabbonirlo.
L’astio invase il buon Mambretti quando la disavventura cadde su
di me e io non vidi più nessuna possibilità di salvare l’aspetto economico
della mia Azienda. Mentre ero accinto a tentare ogni possibile soluzione
e cercavo in ogni luogo lontano dall’ufficio, il buon sacerdote mi aveva
cercato senza trovarmi ed aveva creduto che mi negassi a chi era stato a
dir poco divino e superbo con me. Passare da questo atteggiamento di
“bene” a quello “astioso” era stato tutt’uno, e aveva offeso la mia segre-
taria, scaraventandole addosso il malumore che l’aveva invaso. Costei si
era lamentata poi con me, dicendomi che era stata maltrattata in modo
insopportabile al posto mio e facendomene gran colpa.
Io le diedi ragione e, passando dal voler fare il bene al voler fare il
male, pensai che dovevo rendere a Don Mambretti i beni delle sorelle a
costo della mia stessa condanna morale. Sarei divenuto un ladro e avrei
pagato di persona. Avevo l’assicurazione d’auto sulla vita e in caso di
morte ci sarebbe stato un premio di poco meno di 2 miliardi di lire che
avrebbe consentito non solo a Don Mambretti di riavere il suo denaro,
ma anche a tutti gli altri. La mia stessa consorte, che aveva subito la mia
iniziativa imprenditoriale e che mi stava vedendo sul piede del fallimen-
to, avrebbe salvato la sua condizione di benessere.
Io dovevo divenire un malfattore e andare piuttosto all’Inferno, ma
nessuno doveva giudicare di essere stato tradito nella sua Fede in chi
credeva in Dio, al punto da averlo aiutato senza nessuna altra garanzia
che la fiducia in lui. Pertanto, con questo, in me si scatenò una vera Ar-
magheddon, ossia la suprema contesa tra il bene e il male.
Decisi di compiere il male e di fingere un incidente mortale, per
non deludere chi aveva avuto fede nella mia fede in Dio e aveva creduto
con ciò nella mia onestà.
Salii sulla mia autovettura per cercare il luogo giusto per realizzare
il mio apparente incidente mortale senza che apparisse un suicidio, per
non far crollare ogni possibile rivalsa assicurativa. Non era facile trovare
una situazione credibile e percorsi molta strada, disordinatamente, nelle
vie della periferia milanese.
177
Quando mi ritrovai sotto casa di Armando Savastio, io, che attri-
buivo già tutte le azioni in cui ero coinvolto alla Provvidenza di Dio,
giudicai che Dio mi avesse condotto lì, e che dunque io dovessi recarmi
da Amando Savastio, per raccontargli dell’”astio” di questo superbo sa-
cerdote e affinché forse egli mi salvasse. Il suo cognome “Savastio” na-
scondeva in sé questa scrittura trascendente, del mio destino.
Era in casa e gli raccontai tutto, dicendogli che io non potevo ante-
porre la mia salvezza morale, messo così di fronte all’atteggiamento di
chi aveva dimostrato tanta nobiltà di animo ed ora era stato confuso da-
gli eventi.
Mi rispose:
“Chi è stato spinto dalla fede a compiere il bene, ora non può esse-
re per te occasione di morte. Io non sono spinto dal bene della fede, per-
ché non ci credo, tuttavia senza incertezza rinuncio ai 30 milioni che mi
devi, se li devi ottenere così. Merito allora ancora più rispetto, io da te,
e,visto che vuoi perfino morire per non deludere, tra noi due - un cre-
dente e un miscredente - non puoi deludere proprio me che credo in te!”

Solo anni dopo ho riconosciuto, in questo episodio che mi accadde


nel 1987, alla vigilia del mio triplice Fallimento chiesto poi nel Tribuna-
le di Milano, la “suprema lotta tra il bene e il male”, l’Armagheddon…
Solo allora mi accorsi di come “Armando Savastio” avesse perfino
scritto nel suo nome e cognome il supremo compito lasciato a lui dalla
Provvidenza, di una salvezza dal bene (quando diventa “astio”) data me-
diante chi, mentre dichiara di non credere nel Bene divino, poi vuole il
Bene e per esso è disposto a grandi rinunce personali.

Armando fu l’arma dell’Armagheddon, e per questo io l’ho nomi-


nato il quarto, nella scala dei responsabili del mondo, che io ho scelto,
ponendo al primo posto Mocciaro, al secondo Bernareggi, al terzo An-
drea Amodeo e al quarto (quello della “realtà”), il mio caro Armando
Savastio. Egli deve nuovamente essere determinante, nell’Armagheddon
che stavolta sarà lo scontro finale, tra il bene e il male, combattuto sia in
terra, sia in cielo.
Armando non è infatti il miscredente che dice d’essere. Crede in
me e ha sempre preferito la mia vita, anche se un giorno mi disse:
178
“Romano, pensavo di essere stato fortunato ad incontrarti sul mio
cammino, ma mi accorgo che è stata la maggiore sventura che mi potes-
se capitare!”
Nemmeno Armando aveva dunque avuto in dono, da Dio, una in-
crollabile fiducia in me. Si accorgerà però alla fine che la sua prima im-
pressione era stata la giusta e che il suo tentativo, compiuto dopo il mio
Fallimento, di farmi riprendere, era stato il segno di quanto avrebbe nuo-
vamente compiuto, dopo l’apparente fallimento della mia vita che ci sarà
il prossimo 13 ottobre, tra 32 giorni, perché oggi che correggo questo
capitolo è il famigerato 11 settembre delle 2 Torri Gemelle.

Devo dire perché poi ho portato a 5 i miei rappresentanti di vertice,


aggiungendo al quinto posto l’architetto Alberto Scarzella.
Lo faccio sulla base delle premesse.
Dopo il mio Fallimento, mio fratello e un suo amico fondarono la
Compel, una società di Fotocomposizione che mi consentisse di ripren-
dermi. Ma, quando si giunse al punto di affrontare rischi, nella propria
persona, per darmi questa opportunità comperando macchinari da paga-
re, mio fratello, il suo amico, e il commercialista si defilarono.
L’esperienza gli aveva insegnato che era troppo rischioso divenire
responsabili di me che mi comportavo da irresponsabile quando antepo-
nevo il “disegno di Dio” ad una oculata amministrazione.
Il tentativo di darmi l’estremo aiuto passò allora dal mio fratello di
sangue ad un fratello elettivo: Alberto Scarsella, che assunse su di se
stesso i rischi della mia giudicata “irresponsabilità”. L’altro socio fu mia
madre e Armando Savastio si offerse di essere l’amministratore.
Ebbene, ritornando con la mente all’Armagheddon di Armando e al
tentativo della Compel, fatto dopo il mio fallimento, ho capito che Ar-
mando Savastio e Alberto Scarzella dovranno essere resi responsabili,
anche in quello che accadrà dopo il mio imminente fallimento, come già
mi fu fatto vedere allora. La terza persona, mia madre, oggi in cielo, è
quella Madonna che vi prende parte come Dio.
I due dimostrarono una straordinaria capacità, entrambi, di superare
le apparenze e cogliere il CUORE del problema.
Ci sarà bisogno, di queste superiori e divine virtù, quando si tratterà
di provvedere alla salvezza del mondo intero e non solo di me attraverso
179
la “Compel”. Questo nome, che in inglese significa “costringere, forza-
re”, trascende e comprende anche stupendamente la “Comp.” di “El”, la
compassione di Dio.
Chi VOLLE che la Compel non chiudesse, in sostanza volle che
non cessasse la “compassione di Dio”, e amici si sostituirono, genero-
samente, in un ruolo così difficile davanti al quale perfino la compassio-
ne fraterna si era fermata.
Dimostrarono - e proprio a me - la vera Compassione di Dio, e lo
fecero proprio loro due: uno che mai era stato mosso espressamente dalla
Fede, ma sempre si era comportato con somma giustizia e capacità di
comando nell’Ordine degli Architetti che aveva presieduto a lungo, e
l’altro che diceva di non credere in Dio ma invece era chi più di tutti ne
sapesse cogliere la compassione, tanto che aveva addirittura accettato di
avervi parte come amministratore.
Pertanto io aggiungo ai tre segnalati in precedenza, Armando e Al-
berto. Essi, che crederono bene di aiutare me allora, mi aiuteranno nel
supremo compito assunto ora da me e relativo alla salvezza del mondo.

Così la struttura a 5, di vertice, sarà come la lunga mano destra del


Ro-mano.
Mocciaro avrà la funzione del pollice, che è il solo dito che contra-
sta le atre 4 nella presa della mano.
Il numero due, Padre Piggi, avrà la funzione dell’indice, che punta
il dito sul bene ideale della fede e la traduce in pratica.
Il numero 3, l’Andrea mio nipote, esprime il dito “medio” di “me-
Dio”, nel mio sangue.
Armando Savastio, il numero quattro, è quell’anulare in cui l’anello
lega l’uomo nel suo sacro sposalizio.
L’ultimo dito, il mignolo, sarà quell’Alberto Scarsella che ben co-
nosce l’ordine inverso del primato nell’ultimo, perché il primato è nel
servizio. La capacità straordinaria di questo “mignolino” a mettere Or-
dine, sarà fondamentale per il nuovo Ordine che io ho costituito, chia-
mandolo il nuovo e definitivo IMPERO ROMANO.

A questo punto, però, credo sia giusto aggiungere anche la seconda


mano, quella sinistra.
180
E pongo qui tutti coloro cui già mi sono affidato nel passato, più o
meno “sinistramente”, affinché mi aiutassero.
1. Luigi Luccini, che mi aiutò e sostenne con fiducia le mie inizia-
tive imprenditoriali;
2. Vittorio Delgrossi, cui affidai la mia impresa volta a dar corpo a
Gesù e che la sostenne così come gli avevo chiesto.
3. Michele Colabella, che mi sostenne a Milano dopo il Fallimen-
to, quando volli comprare una casa ed ebbe fiducia in me, dan-
domi 20 milioni.
4. Gigi Flocco, che offerse a me e a mia madre gratuita ospitalità
per molti anni.
5. Cosimo Ausili, che mi sostenne a fondo perso, quando morì
mia madre.

Mancano ora ai 13, Gesù compreso, 3 altre persone. Così io le scelgo:

6. Giovanni Mammone, che mi sostenne dandomi il ruolo di tene-


re i rapporti con le Chiese, per la fiducia che aveva in me.
7. Giovanni Boselli, per i meriti di sua sorella e mia cognata Mi-
rella in Amodeo, la quale, da quando mamma morì, mi sostiene
incessantemente, ogni mese, con 250 euro.
8. Benito Amodeo. A mio fratello io affido il compito di coordina-
re tutti i Cardinali che, a questo punto, sono ridotti a 100.

Scelgo Giovanni Borselli per aiutare nuovamente l’iniziativa, allora


sfortunata, della E-press fondata da mio fratello. Allora andarono trop-
po “e-press”, troppo di fretta, nel tentativo di informare chiunque di
quanto accadesse in tutto il mondo, e Dio fece fallire quel tentativo che
non si affidò a me come avrebbe dovuto.
Giovanni Borselli fu costretto a fallire come amministratore, pagando
egli per la fede che egli aveva accordato a mio fratello. Io li soccorrerò
ed essi, soccorrendo me, aiuteranno la vita a sopravvivere nel mondo.
Si facciano aiutare da Giovanni Mammone, in una nuova E-press
che stavolta non va più di fretta, perché è secondo i tempi della provvi-
denza di Dio.
181
Pertanto ecco l’organigramma dei miei 113.

Questi sono i 13.


1) Salvatore Mocciaro; 2) Pierluigi Bernareggi; 3) Andrea A-
modeo; 4) Armando Savastio; 5) Alberto Scarzella; 6) Luigi Luccini;
7) Vittorio Delgrossi; 8) Michele Colabella; 9) Gigi Flocco; 10) Cosi-
mo Ausili; 11) Giovanni Mammone; 12) Giovanni Borselli e 13) Be-
nito Amodeo, collocato per ultimo, a essere quella benedizione di Dio
per la mia famiglia quando, salvato io da Maria SS. figlia della S. Anni-
na, egli fu mandato come un dono di Dio a nostra madre Mariannina.

Tra i 100 voglio l’assenso dei 50 sottolineati, sosti-


tuiti (o aiutati) se non acconsentono, da chi non ho sottolineato:
1) Vittorio Giudici, 2) Oriente Carrieri, 3) Marco Furini, 4) Patrizia Tan-
din, 5) Giorgio Fieramonti e 6) Fiorella Lunardi, che aiutino il mio Pie-
tro come già fecero nella Nuova Scuola Italica;
7) Anna Paola di Belo Horizonte, sua sorella e Rosetta Brambilla, che
aiutino il mio Spirito santo impersonato in Pierluigi Bernareggi a sosti-
tuirlo in Brasile, nella sua Missione che deve passare in mani di Madon-
na (questo nuovo mondo già Vera Cruz e Santa Cruz, deve rappresentare
mia Madre Nostra Señora Apparecida e avvalersi in ciò del sostegno di
Celia Freitas; Fernando Helias Amaral; il defunto José Geraldo Dos
Santos che risorgerà; Maria De Carmo; 8) Reginaldo Josè Da Costa;
Dom Serafim Armando d’Araugio; Wellington Fonseca);
9) Gen Baratta (di MI) in conto dei suoi fratelli e 10)-11) i suoi 2 figli
Baratta, sua moglie 12) Giusi, i 13)-14)-15) i tre altri della famiglia di
Gigi Flocco (di Caronno Pertusella) siano in aiuto a Gigi e ad Armando
Savastio, come già hanno fatto una volta salvandomi da altro “astio”;
16) Renato (MI) che già lavora per lui, ad aiutare Scarzella a portare il
vero Ordine nel mondo di chi lo architetta nel mondo;
17) Don Francesco Mambretti, 18) Don Celeste Dalle Donne, 19) Don
Angelo Cassani, 20) Massimo Orlando, 21) Ivo Cavaglieri e 22) Enrico
Raho, ad aiutare 23) Renato Mariano, affinché la fede e la gioia creativa
si diffondano nel mondo come un divino gioco;
24)-25) Anna e Daniela Forlin (di Seveso) ad aiutare Vittorio Delgrossi
(di MI, che ricorra a tutti quei 50 che già mi aiutarono, nella Romano
182
Amodeo, prima e dopo di lui), affinché la Romano Amodeo ora com-
ponga con la luce non nella grafica, ma nel mondo;
26) Pietro Saviello Barbato, 27) Corrado Di Battista, 28) Onofrio Ale-
manno, 29) Maria Proietti e le sue 2 amiche 30) Luigi Sansone, 31)-32)
Riccardo Tagliarini e sua moglie e 33) Giuseppe Volpe e sua moglie
(tutti di Milano) e 34) Giovanni De Bastiani (di Seveso), 35) Giuseppe
Citterio (di Corsico), , e tutti gli altri che, per aiutarmi senza garanzie
dovettero pagare lo scotto per la loro cieca fede in me aiutino Michele
Colabella, affinché sia fatta giustizia a chi ha vera fede;
36) Armando Errichiello (di Collegno, Torino), 37)-38) Luciano Bidoli e
sua moglie (di MI), 38) Giovanni Farina (di TO) e 40) Franco Dolfini
(emigrato) aiutino mio fratello Benito, a gestire i rapporti scientifici;
41) Padre Magni (MI), Don Angelo Centemeri, Don Luigi Carnelli, An-
gelo e Francesco Monticelli, Corrado Cappelletti, Sergio Ventura, Ar-
mando Piuri e Fabio Battaglia (Saronno), 42) Maria Grazia Arpino
(Montesilvano) e 43) Maria Teresa Legnani (Saronno) e i miei amici dei
tanti Cori, aiutino Cosimo Ausili e sua moglie, a gestire l’amore puro;
44) Luisa Restelli (Saronno) aiuti Gianni Mammone (e si facciano aiuta-
re da coloro che operano con loro in Informazona) a gestire tramite “In-
formazona” l’informazione via stampa in tutto il mondo;
45) Giulio Fiorese, (Besnate, VA) aiutato dal ramo dei parenti paterni,
46)-47) Nicola e Fernando Morra, 48) Vincenzo Baratta, e infine 49)-50)
Maria Teresa e Elsa Baratta, (tutti di Salerno) aiutino come possono mio
fratello Benito Amodeo e la mia Sposa GS “alter Ego”, cui non do alcun
incarico se non quello “trascendente” e “divino” di ESSERCI realmente,
a proteggere tutto, sia lei, sia suo padre Mario in segno “divino” e in
rappresentanza “reale” di Maria.

Gli altri 50 Cardinali.


Dovranno essere scelti su esclusiva decisione di Salvatore Mocciaro, che
poi possa rimuoverli a sua personale idea se non svolgono il loro servi-
zio, nominandone 10 per ogni Continente.

L’impero ROMANO DI DIO avrà ogni mezzo per aiutare


l’umanità alla promozione concreta degli ultimi del mondo, perché il
10% di tutte le risorse che gli saranno dovute dai Governi delle nazioni
183
per il dono divino dell’energia della fusione fredda, lo permetterà real-
mente. Annualmente saranno erogate da tutto il mondo cifre superiori ad
ogni umana aspettativa, che dovranno essere tutte utilizzate immediata-
mente e non capitalizzate in progetti di difesa strutturale di questo nuovo
Impero Romano del Dio AmoR.
Io comando che ci sia da parte di tutti la fiducia assoluta nella
Provvidenza di Dio. Se una struttura crollerà sarà solo perché Dio l’avrà
voluto, per offrire a tempo debito molto di più. Lo si creda, e si investa
nella fede certa che l’aiuto di Dio è immancabile, quindi non si abbia
mai ad esitare, nella paura di un passo che sembri fatto “più lungo della
gamba”, perché chi compie questo passo sembra essere l’uomo, ma in
verità è Dio, e il suo passo ha lunghezza infinita, se esso giova nei tempi
lunghi dei “secoli dei secoli”.
Si sappia che Dio sorregge continuamente dando il suo massi,o aiu-
to, e lo fa togliendo prima una veste per darne una seconda più radiosa.
Dunque non si dubiti della Provvidenza quando una struttura di aiuto
sembri demolita. Se lo appare è solo per la necessità di ricostruire su
nuove basi e di un dover fare tabula rasa del primo strumento.
Ogni parto ha le sue doglie. Pertanto, allorché sembrerà che il fa-
vore di Dio sia finito, proprio allora si abbia gioia! Perché sta per giun-
gere, attraverso quell’apparente abbandono, una soluzione ancora mi-
gliore della prima, che giungerà però solo al tempo debito, nell’ottica e-
terna di Dio, che non bada solo al minuto ma sempre a provvedimenti
che valgano poi per l’intera storia della totale salvezza.
Quando l’uomo avrà capito che dietro ogni dolore si cela sempre
una gioia più grande, non temerà più alcun dolore e nessun apparente
fallimento, giacché proprio il massimo, che sembra la morte, è l’esodo
da questo mondo pilotato ora interamente da Dio, per accedere a quello
in cui finalmente ciascuno assumerà il suo vero ruolo di Dio, quello che
invece ora è messo in croce a determinare l’umana vita.
Capito a che vera libertà (assunta da un Dio ora imprigionato) porta
la morte, l’uomo la cercherà, nel sacrificio spontaneo offerto per il bene
del suo prossimo, e sulla Terra ci sarà il Paradiso… anche su questa Ter-
ra che – adesso – sembra essere tutta nel dominio del male e di Satana.
Ho fatto di tutto per portarvi a crederlo liberamente, io, con il mio
“personaggio”. Ora tocca solo a Dio, come gli tocca sempre.
184
Però stavolta gli toccherà di dimostrare che sia alla portata di cia-
scuno che, se egli si immola per fare esistere veramente Dio in Lui, a-
mando nel suo cuore la Sua vita più della sua… Dio lo concede e lo rea-
lizza, perché proprio questo è quello che più di ogni altra cosa Dio vuole.
Quando la Creatura, che costa a Dio la Sua vita (per dargli vita),
assume lo stesso volontario e libero impegno assunto dal Padre nel fi-
glio, solo allora il Padre veramente si è proiettato interamente nel Fi-
glio… e vive nella vita del Figlio!
Questo è quello che, in fondo a tutto, Dio vuole, e – se uno lo vuole
egli pure – Dio raggiunge in lui il suo scopo più grande e glielo dà.
Credeteci! Ciò – infatti – non solo esiste, ma è supportato da ogni
ragione per cui esista! Dovete avere questa fede, perché solo in essa esi-
ste ogni suprema ragione.
Come disse San Paolo, anche io dico:
“Ho combattuto la mia battaglia ed ho conservata la vede”.
Ma io credo di aver fatto ancora di più, e non solo per me:
“Io ho giustificato a tal punto la mia fede con ogni ragione, che ora
ognuno con me può credere che solo in questa “divina e trascendente“
Fede è compresa ogni possibile e vera Ragione!”
Questo IMPERO ROMANO, della verità del Dio AmoR venuto in
Amodeo Romano, finalmente, si espanderà a tutto il mondo e – nelle
mani finalmente dei giusti vignaioli – le porte di una visione Maligna
della vita mai più prevarranno.
La Verità vi ha liberati davvero e per sempre, de-
finitivamente! avendo rivelato a voi l’assetto vero della determina-
zione di questo mondo e dell’altro simmetrico e retroattivo, che è indotto
dal Sistema Integrale di tutto ciò che è possibile o – se vi sembra più
chiaro e sintetico – indotto dal Dio Onnipotente.
Nel Sistema di tutto il possibile, non poteva mancare come persona
proprio CHI rappresentasse un Sistema che è inteso per realtà personali!
Ebbene, alla fine del tempo, questo Sistema-Dio si è impersonato in
me AmoR ed è venuto a salvarvi. Infine vi avrà salvati come il Suo infi-
nito modo di essere in relazione al genere umano: mortificato da una
croce iniziale che infine si tramuterà nell’infinita sorgente d’ogni bene,
in una vita infinita.
185
Con il mio AmoR vi ho educati alla dura palestra di questa vita per
darvi proprio essa a modo vostro e in tutto il bene che essa contiene.
Non pensate pertanto ad un Paradiso con i cori degli angeli, se non
lo immaginate su questa terra e nei cori di vario genere che già adesso
vedete nel mondo reale. Ora voi non potete riconoscerli come i cori degli
angeli solo perché nella vita reale oggi voi vedete i peccati, i limiti e le
meschinità e non sapete scorgere in tutto ciò la vera e divina grandezza
di chi è mostrato come ultimo e senza alcun pregio… tanto che è chia-
ramente solo il Dio che lo sostiene, e lo f al 100%!
Un ultimo non ha forza in se stesso e vive solo “in grazia di Dio”.
Solo nell’ultimo e sconquassato coro, degli ultimi e più maldestri
cori del mondo, solo lì sta Dio al 100%, perché lì non c’è alcuna visibile
ricchezza di spirito, in quei “personaggi”, ed essi vivono solo “in forza
di Dio, a Causa di Dio e dunque… sono soltanto Dio!”
Riuscirete mai a vedere “nella vera povertà DI TUTTO” la
mano possente del Dio che fa esistere quel TUTTO?
Quando infine vi riuscirete, vi accorgerete di quanto PARADISO
invisibile esista già oggi sulla Terra, mentre siete ciechi e non lo scorge-
te, perché esso p come quel nero che non emana luce visibile!
Pertanto, quando riuscirete a vedere proprio nella croce questa lu-
ce interamente trattenuta, come il nascosto tesoro che essa ha in sé, solo
allora scoprirete in questa stessa croce esserci il Paradiso!
Essa è la Croce di chi assume su di sé tutto il peccato del mondo a
rendere SANTI gli altri, come accadde in modo esemplare sul Calvario,
quella volta in cui, grazie alla divina croce assunta da Dio Padre e Dio
Spirito santo nei due ladroni, i Genitori vollero far risplendere solo quel-
la del Figlio! Date meriti a chi vi sembra malvagio, perché è proprio
tramite essi, che Dio stesso anima, che Dio toglie il peccato dal resto del
mondo. Incenerite e mandate all’Inferno il “personaggio” malvagio ma
benedite chi lo ha assunto, rendendo “santo” il vostro!
Così, quando incontrerete un malvagio, cercate di vedere in lui CHI
si è sacrificato su quella croce, per fare emergere la vostra bontà… e
amatelo. Proprio in quel momento Dio sta facendo per voi quanto realiz-
zò sul Calvario usando i due ladroni a beneficio di Gesù.
186
Quando arriverete a vedere DIO in chi vi odia fino a volere la vo-
stra morte e… vi fate uccidere, proprio allora, immediatamente, cessate
di essere vittime, ma dimostrate l’amore giusto per quel Dio che sembra
“vi voglia uccidere” ma davvero vi spalanca la via della vera libertà!
Sembrerà a tutti una morte “da veri stupidi” e sarà invece final-
mente la vostra promozione sul campo: uscirete da un mondo senza li-
bertà e tutto predestinato, e potrete finalmente essere del tutto liberi e fi-
nalmente promotori veri di CHI, da quel momento in poi, vorrete essere,
di COSA vorrete avere, di quale dinamica reale farvi promotori, final-
mente PADRONI del tempo e dello spazio! Fa quel momento, tutto esi-
sterà a vostro comando… e sarete stati tutt’altro che stupidi!
Vedete fino a che punto vi conviene “cedere al violento”? Egli
sembra chi vi voglia “uccidere” e invece è chi vi fa rinascere nel vero
dominio di una vita finalmente vissuta, e veramente, DA DIO.
Poiché questo che vi racconto è nascosto, ma è “ragionevole”, sa-
prete farvi guidare da queste “vere ragioni” a sostegno dei puri VALORI
“trascendenti” indicativi da Gesù Cristo?
Egli vi raccontò il “come” vivere, io vi ho spiegato il “perché” vi-
vendo così avrete per voi esattamente tutto quel “centuplo quaggiù” che
Egli vi disse. Proprio il centuplo!
Lo avrete dopo che voi, tutti Figliol Prodighi, sarete rientrati nella
parte del Padre, avendo sperperato la vostra in una vita dissoluta, avendo
perso quel 10 elevato a meno 1 corrispondente ad 1/10. La Parte del Pa-
dre è 10 elevato a più 1, e vale esattamente 100 volte la vostra, perché la
sua potenza +1 la conserva, mentre la vostra -1 la disperde. L’una divisa
per l’altra determina proprio 100, e sarà il centuplo che tutti ritroverete,
in cambio della pena assegnata a voi tutti, nella parte del figlio dissoluto.
Ora non avete più solo la Verità datavi dalla parola Gesù, affinché
le poteste credere e su di essa gettare le vostre reti. Ora avete anche le
Ragioni dello Spirito santo della Verità, ed essa vi rende “liberi davve-
ro” come vi predisse Gesù, per la Fine del Tempo… e questa sua pie-
nezza è proprio ORA.
Ma non sarà per voi la Fine:
“Io, il Padre, morirò di nuovo, dopo di essere morto da sempre in
tutti i figli… e vivrete in eterno, ma “liberi” solo dopo una morte che io
non voglio togliere di mezzo, altrimenti non entrereste mai nel Regno dei
187
Cieli. Gesù ve lo ha annunziato ed io ve l’ho spiegato, indicandovi in
cosa consisterà: in questo mondo reale e materiale…, ma finalmente
dominato, interamente, da quello Spirito Santo del Dio nascosto in voi
che ne è la divina Causa”.
L’uscita dal mondo, del Dio in me, sarà conforme a quanto è de-
scritto dai Santi proclamati tali dalla chiesa Cattolica.
Il 30-9-2008 vale 3+9+2+8 = 22 quanto la coppia Divina creatrice
in me. 30 vale la sua divina trinità nel ciclo, 9 è tutto il moto di 1 nella
decina di Dio, 2008 è l decina di Dio.
Il Santo è San GEROLAMO D., e descrive GE-RO-L’AMOD., tra-
scendendo Gesù, Romano, l’Amodeo nel suo finale “eo” di un “io Ro-
mano vado”.
Comincia in questo giorno quella “paralisi” che cominciò il 22-5-
1983 a mio Padre, il cui totale 2+2+5+1+9+8+3 è 30, e ripropone il 30 di
questo mese di settembre. Sarebbe morto 7+7 giorni dopo, egli nato il 7-
7-7. Egli Sposato con chi era nato 7×100 +100 -77 giorni dopo di lui ed
era il suo “complemento” al 100.
Sono 7+7 le Stazioni della Via crucis che aspettano ora Romano
nelle 7+7 stazioni di suo Padre, perché Romano “è il Padre”.
Così il 13-10-2008, il cui totale 1+3+1+2+8 è 15, la mediazione del
Dio Trinitario 30 dato dai 3 cicli della divina unità, questa mediazione
comincerà in cielo.
La Chiesa celebra San EDOARDO e ciò descrive un trascendente
“e do, Ardo!” Ardo perché “do A.R.”, dono Amodeo Romano come il
nuovo trascendente “usa e G(etta)” trasceso in Gesù.
Sabato Lingardo è “arso” il 15 agosto 1999, a far da “divino me-
diatore” tra quella data e il 2.000. In lui già fui IO, nel segno del sabato
“giorno del Signore”, io fui “L’in G. ardo”, quell’io ardo in Gesù, ma
anche in Geova, in Giove, in Gautama, in Giona, in Giosuè… sempre IO
in questa g che uguaglia il numero 9 che indica il mio “invariante”, es-
sendo io la decina.
A quel San Lingardo, cui nessuno avrebbe mai potuto attribuire
santità, ma io lo faccio! Nel dì stesso della mia salita in cielo corrisponde
ora San Edoardo. A quel L’in G segue ora E do! È un AR do che è il
dono finale fatto in entrambi: l’Armagheddon. Sarà la contesa finale e
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definitiva tra ciò che sembra male ed è bene e ciò che sembra bene ed
invece è male… ma solo quando – chi è forte di quel bene ricevuto - get-
ta la croce su chi vede nel male e lo vorrebbe all’Inferno, come giustizia!
Questa Armagheddon agisce retroattivamente perfino sul Calvario,
in cui il povero Dio Padre e Dio Spirito santo, crocefissi assieme al Fi-
glio in due personaggi dipinti cattivi… pagarono lo scotto per far ri-
splendere solo la Croce del Figlio!
Mai più si sia frastornati dall’apparente male!
In questo mondo TUTTO è BENE e il vero buono sta soprattutto in
chi assume su di sé tutto il male del mondo, per far risplendere il bene, e
sembra esser cattivo. Chi davvero assunse fino in fondo tutto il peccato
del mondo furono i 2 crocefissi nei 2 ladroni, 2 Padri costretti alla stessa
morte e senza gloria alcuna… perché riversata solo sul Figlio Gesù.
Chi avrebbe mai detto così “santo” il mio caro e buon “Sabato?”
Ebbene è proprio grazie alla sua manifesta povertà di spirito che
Dio ha poi addirittura chiamato Sabato (inserendolo al principio del
tempo) il giorno stesso del Signore!
Mi disse un giorno: “Io non so perché, ma da giovane seguivo tuo
padre ed ora che sono vecchio… seguo te!” Lo sapeva bene: nella po-
vertà del suo Spirito, riconosceva in me… proprio mio Padre, il suo Dio
in concreto e lo seguiva.
Sabato non andava in Chiesa, a venerare un Dio che lì sentiva esi-
stere molto nell’astrazione, ma lo riconobbe e seguì, sceso nella realtà.
Lui solo lo riconobbe in me! Non volle accettare mai nulla da me,
abitò a lungo nella mia casa e mi diede sempre – egli assai povero – tutto
quel poco che aveva!
Lingardo morì nel dì dell’Ascensione di Maria… perché egli “tra-
scese” proprio Lei e il suo straordinario magnificat, egli che abitava in
un luogo giudicato da tutti un porcile ma solo perché inseguiva al 100%
la pulizia e l’Ordine estremo dello Spirito e non si curava di null’altro.
Io stesso ora Ardo, nella sua fine e con lo stesso fine, nella festa di
Sant’Edoardo. Quel dì 13 mi dono a tutti, come Lingardo si donò a me.

Saronno 12 settembre 2008


a 31 giorni dalla Gloria di Dio il 13.