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SIMON: LA RAZIONALITA’ IN ECONOMIA

Per quanto riguarda Simon, bisogna sottolineare che Simon (non è un NEOCLASSICO) ritiene che il
COMPITO della RAZIONALITA’ è quello di allocare le risorse, che per natura sono scarse, e nello
specifico pone l’ attenzione sulla COMPONENTE ARTIFICIALE (ovvero tutte le organizzazioni sociali
che in natura non esistono sono il risultato della volontà degli uomini che liberi decidono di
accettare o modificare un insieme di regole) del comportamento umano attraverso 3 livelli, ov:
1) a livello di AGENTE ECONOMICO; 2) a livello di MERCATI; 3) a livello di un’INTERA ECONOMICA.
A tal proposito bisogna sottolineare che in ciascun livello L’AMBIENTE ESTERNO viene definito
dalle tecnologie disponibile e dal comportamento degli altri agenti economici, degli altri mercati e
delle altre economie, invece L’AMBIENTE INTERNO viene definito dagli OBIETTIVI del sistema e
dalla sua capacità di adottare un COMPORTAMENTO di adattamento RAZIONALE.

Per quanto riguardo il 1° livello ovvero l’AGENTE ECONOMICO, bisogna sottolineare che l’AGENTE
ECONOMICO ha come obiettivo quello di “MASSIMIZZARE I PROFITTI” e ciò definisce l’AMBIENTE
INTERNO dell’impresa, a differenza dell’AMBIENTE ESTERNO che viene rappresentato dalle CURVE
DI COSTO E DI RICAVO, e da ciò si deduce che L’IMPRENDITORE RAZIONALE sceglierà la quantità di
produzione che massimizza la differenza tra ricavi e costi totali.
Nello specifico cmq TUTTI QUESTI ELEMENTI definiscono il c.d. SISTEMA ARTIFICIALE, ossia un
sistema che si adatta ad un ambiente esterno con il solo vincolo dell’obiettivo definito dal suo
ambiente interno, e a tale sistema si applica il concetto di RAZIONALITA’ SOSTANTIVA, che serve
per il calcolo della quantità ottimale e del giusto corso dell’azione, che si contrappone alla
RAZIONALITA’ PROCEDURALE che è necessaria invece quando il processo di adattamento è incerto.
In generale cmq la teoria d’impresa IN SENSO POSITIVO descrive il comportamento delle imprese,
mentre IN SENSO NORMATIVO la teoria prescrive le indicazioni da dare alle imprese su come
massimizzare i profitti.
Nello specifico cmq il PROBLEMA NORMATIVO, secondo Simon, è quello di INDIVIDUARE la
quantità che massimizza il profitto, poiché nell’impresa al massimo si può stimare soltanto una
distribuzione delle probabilità dei profitti per ogni prezzo e quantità, e a sua volta l’imprenditore
potrebbe non sapere se massimizzare i valori attesi delle vendite o cercare un compromesso fra la
massimizzazione del profitto e la minimizzazione del rischio.
In realtà però nella vita reale, l’impresa non deve scegliere soltanto la QUANTITA’ del suo
prodotto, ma anche la qualità, l’assortimento, l’allocazione, e ovviamente nel muovere questi passi
verso il realismo, il problema normativo si sposta dalla RICERCA del giusto corso dell’azione ovvero
la razionalità sostantiva, alla RICERCA del modo per calcolare quale sia quel giusto corso ovvero la
RAZIONALITA’ PROCEDURALE. A tal proposito cmq bisogna sottolineare che la RAZIONALITA’
PROCEDURALE permette alle imprese reali di trattare problemi diversi caratterizzati da incertezza,
e per questo motivo la TEORIA NORMATIVA dell’impresa si trasforma in una TEORIA DELLA STIMA
in condizioni di incertezza ed in una TEORIA DELLA COMPUTAZIONE. Nello
specifico cmq per raggiungere tale RAZIONALITA’ PROCEDURALE, la scienza applicata ha fornito
alcuni strumenti, tra cui la RICERCA OPERATIVA e la TEORIA DELLE ORGANIZZAZIONI, da cui
derivano degli algoritmi che ci permettono di risolvere dei problemi, usando spesso ipotesi
semplificatrici, quali la LINEARITA’.
A tal proposito cmq è ovvio che una volta accettati i limiti di calcolo, si può ottenere solo una
quantità ottimale, ma non massimizzante, in quanto l’obiettivo di massimizzazione è inadatto e
utopistico, e quindi di conseguenza la TEORIA NORMATIVA dimostra che l’agente economico è in
realtà un soggetto che SI SODDISFA, cioè una persona che accetta alternative abbastanza buone,
non perché si accontenta, ma perché non ha altra scelta, o meglio il soggetto economico sceglie la
soluzione migliore tra quelle a disposizione.

Per quanto riguarda il 2° livello ovvero i MERCATI, bisogna sottolineare che la “FUNZIONE SOCIALE
DEI MERCATI è quella di coordinare le decisioni ed il comportamento di molti agenti economici, o
meglio garantire che la quantità di prodotti immessa sul mercato è in rapporto con la quantità che
i consumatori compreranno e che il prezzo al quale saranno venduti è in rapporto con il loro costo
di produzione”. Nello specifico cmq la FUNZIONE DI COORDINAMENTO dei diversi agenti
economici può avvenire attraverso diversi meccanismi, come ad es. la STATISTICA, i processi di
MERCANTEGGIAMENTO e di NEGOZIAZIONE, organizzazioni gerarchiche, o procedure di
ballottaggio. (es. il coordinamento nei paesi capitalisti è esercitato dai mercati, mentre nei paesi
socialisti dalle organizzazioni gerarchiche).

A tal proposito bisogna sottolineare che nell’esaminare i processi di coordinamento sociale la


SCIENZA ECONOMICA ha dato importanza al “MECCANISMO DI MERCATO (MANO INVISIBILE), che
è appunto un meccanismo che in molte circostanze può far si che il COMPORTAMENTO DELLE
PERSONE nel produrre, consumare, comprare e vendere, esclusivamente soddisfando i propri
interessi, conduca ad un’allocazione delle risorse che sgombra il mercato che bilancia
effettivamente la produzione ed il consumo”. Nello specifico cmq per produrre tale EQUILIBRIO, si
richiedere che i PREZZI cadano di fronte ad un eccesso di offerta e che le QUANTITA’ PRODOTTE ed
OFFERTE diminuiscano quando i prezzi vengono abbassati.
In tal caso ovviamente il VANTAGGIO DEI PROCESSI DI MERCATO è quello di conservare le
informazioni ed i calcoli facendo sì che le decisioni possano essere prese da agenti economici che
hanno maggiori probabilità di possedere le informazioni attinenti a quelle decisioni.

In realtà nessuno ha caratterizzato i MECCANISMI DI MERCATO meglio di F. VON HAYEK, che ha


affrontato il PROBLEMA DELLA CONOSCENZA, o meglio secondo VON HAYEK il “PROBLEMA
ECONOMICO della società non è quello di allocare le RISORSE DATE, ma bensì quello di assicurare
l’uso migliore di tali risorse a ciascun membro della società, e quindi si tratta del problema
dell’utilizzazione della conoscenza che nessuno possiede nella sua totalità”.
In generale cmq HAYEK si occupa anche del SISTEMA DEI PREZZI, o meglio “secondo HAYEK per
comprendere la FUNZIONE DI MERCATO, si deve considerare il sistema dei prezzi come un
MECCANISMO PER COMUNICARE INFORMAZIONI, dove in pratica vengono trasmesse soltanto le
informazioni essenziali a chi ne ha interesse tramite simboli” (ECONOMIA DELLA CONOSCENZA), e
quindi secondo VON HAYEK la caratteristica del sistema dei prezzi è il modo in cui esso riduce e
localizza la necessità di informazioni.
Quindi in definitiva possiamo affermare che esistono 2 meccanismi di mercato, ovvero:
1) il MERCATO IDEALE (neoclassico) che unisce le scelte ottimizzanti di molti agenti economici in
una decisione collettiva che è “pareto ottimale” per la società;
2) ed ancora il MERCATO PRAGMATICO (Hayek) che cerca di raggiungere una certa misura di
razionalità procedurale attraverso la capacità di calcolo e le informazioni localizzate.

In generale cmq nonostante le semplificazioni adottate per effettuare delle scelte, rimangono delle
difficoltà che andremo ad analizzare, ovvero: 1)
la 1° difficoltà è l’INCERTEZZA, e a tal proposito bisogna sottolineare che le conseguenze di molte
azioni si riflettono nel futuro, e quindi per una loro corretta previsione è indispensabile essere
informati sull’ambiente naturale (tempo per il raccolto), sull’ambiente sociale, politico e
economico, e sui comportamenti degli altri agenti economici. Nello specifico l’incertezza che sorge
da eventi esogeni può essere stimata o attraverso le probabilità che questi eventi hanno di
verificarsi (compagnie assicurative), o attraverso la retroazione (feedback) per apportare
correzione nel caso di errori. Quindi in definitiva ricercare la sopravvivenza in condizioni di
incertezza vuol dire tendere ad ADATTARSI anche attraverso l’ imitazione che a volte può portare
all’innovazione;
2) la 2° difficoltà invece è l’ASPETTATIVA, e a tal proposito bisogna sottolineare che di solito un
sistema può essere meglio manovrato se esso impiega insieme FEEDFORWARD e FEEDBACK, il
primo sulla base delle previsioni avanzate sul futuro, il secondo per correggere gli errori del
passato. In tal caso cmq trattare l’INCERTEZZA formando delle aspettative crea problemi o meglio
degli EFFETTI DESTABILIZZANTI se ogni agente cerca di anticipare le azioni/aspettative degli altri,
come ad es. la BOLLA DI SAPONE speculativa. (es. non convinzione che il prezzo effettivo tornerà in
equilibrio dopo un periodo di aumento o diminuzione). In generale cmq le difficoltà sollevate dalle
aspettative sorgono ogni volta che ci troviamo di fronte a mercati non perfettamente concorrenzi.

Nello specifico possiamo analizzare anche il modello di COURNOUT che intraprese la costruzione
di una teoria razionale in cui sono presenti 2 imprese in mercati imperfetti e con una
INTELLIGENZA LIMITATA, e in particolare egli assunse che ogni impresa formasse una propria
aspettativa della reazione del concorrente in conseguenza alla sua azione, ma considerando una
mossa per volta; cmq seguendo la teoria di Cournot potremmo finire in un regresso infinito di
congetture. Un passo in avanti verso la risoluzione di tale problema è stato fatto con la TEORIA DEI
GIOCHI (Neumann e Morgenstern), e con il DILEMMA DEL PRIGIONIERO all’interno del quale vi
sono 2 concorrenti ognuno dei quali può scegliere tra 2 mosse, una di cooperazione ed una di
aggressione. In realtà cmq non esiste una STRATEGIA DOMINANTE, poiché ogni giocatore
guadagnerà dalla cooperazione purché l’altro non aggredisca, ma guadagnerà ancor di più
dall’aggressione se può contare sulla volontà di cooperare dell’altro. In definitiva cmq bisogna
sottolineare che le strategie di reciproco vantaggio sono instabili. (il tradimento paga, a meno che
non si scontri con l’aggressione).( A tal proposito cmq la teoria neoclassica non assumeva
aspettative e reazioni. )
(ASPETTATIVE RAZIONALI: l’agente economico è razionale ossia conosce le leggi che governano il
sistema, e i soggetti conoscono il mercato e fanno congetture esatte)
In generale bisogna sottolineare che il PROBLEMA DELL’ESTERNALITÀ sorge perché il meccanismo
dei prezzi funziona nel modo in cui viene reclamizzato soltanto quando sono sottoposti alla
fissazione dei prezzi di mercato tutti gli input e output di un’attività, e quindi si deve prendere in
considerazione nel calcolo del sistema dei prezzi le conseguenze di cui non si è tenuto conto (es.
emissioni di fumo). Nello specifico cmq l’ASSORBIMENTO DELL’INCERTEZZA crea problemi che
fanno si che i sistemi sociali preferiscano l’utilizzazione della gerarchia piuttosto che i mercati;
tuttavia asserire che l’incertezza porta a sostituire la gerarchia e i mercati può sembrare
paradossale dato che l’incertezza richiede la flessibilità che è ottenibile con i processi dei mercati e
non con quelli delle gerarchie. In definitiva cmq possiamo affermare che con l’uso combinato dei
mercati e delle gerarchie amministrative, la specie umana ha ampliato enormemente la propria
capacità di specializzazione e suddivisione del lavoro.

Per quanto riguarda invece MERCATI e le ORGANIZZAZIONI, bisogna sottolineare che i MERCATI
sono soltanto uno dei meccanismi utilizzati dalle persone per avere un comportamento razionale,
e a questo scopo il principale concorrente del mercato è l’ORGANIZZAZIONE GERARCHICA.
Nello specifico cmq IL SISTEMA GERARCHICO prevede che le funzioni devono essere decentrate,
tuttavia alcune restano al vertice (funzioni di investment banking, scelta del personale dirigenziale,
pianificazione a lungo termine dei fondi di capitale). Cmq esistono 2 meccanismi distinti per
distribuire le FUNZIONI COMPUTAZIONALI, ovvero il MECCANISMO DEI MERCATI e il
MECCANISMO DELLA GERARCHIA, tuttavia gli effetti di questi sistemi non si equivalgono, infatti
nessun teorema dell’ottimalità nell’allocazione delle risorse può essere dimostrato per i processi
decisionali gerarchici, e addirittura a volte le gerarchie, per avvinarsi alla OTTIMALITA’
ALLOCATIVA ricorrono ai mercati interni o a schemi di “prezzi d’ombra”.