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H. A. Simon - La razionalitá in economia (1955)

Economia del mercato e politica industriale (Università degli Studi di Foggia)

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H. A. SIMON – La razionalità in economia (1955)

Simon non è un neoclassico e ritiene che il compito della razionalità è quello di

allocare le risorse (terra, denaro, tempo, attenzione), che sono scarse in rapporto

agli usi che ne facciamo.

Fra tutte le scienze sociali, l’economia è quella che esibisce nella sua forma più pura

la componente artificiale del comportamento umano (ovvero tutte le

organizzazioni sociali che in natura non esistono sono il risultato della volontà degli

uomini che liberi decidono di accettare o modificare un insieme di regole),

attraverso 3 o più livelli:

1. A livello di agente economico (uomo economico o impresa);

2. A livello di mercati;

3. A livello di un’intera economia.

A ciascun livello l’ambiente esterno viene definito dalle tecnologie disponibili e dal

comportamento degli altri agenti economici, degli altri mercati e delle altre

economie, mentre l’ambiente interno viene definito dagli obiettivi del sistema e

dalla sua capacità di adottare un comportamento di adattamento razionale.

L’economia servirà ad illustrare l’interazione fra ambiente esterno e ambiente

interno e il modo in cui l’adattamento di un sistema intelligente al suo ambiente

esterno (cioè la sua razionalità sostantiva) è condizionato dalla sua abilità nel

trovare un comportamento di adattamento adeguato (cioè dalla sua razionalità

procedurale).
1) L’agente economico

Nella teoria dell’impresa, un’impresa gestita da un <<imprenditore>> mira a

massimizzare i proprio profitti, ma in circostanze così semplici da non far sorgere

dubbi sulle proprie capacità di calcolo. L’obiettivo (massimizzare il profitto)

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definisce completamente l’ambiente interno dell’impresa, e le curve di costo e di

ricavo definiscono l’ambiente esterno a cui l’impresa si deve adattare. Da ciò si

deduce che l’imprenditore razionale sceglierà quella quantità di produzione che

massimizza la differenza tra ricavi totali e costi totali.

Tutti questi elementi definiscono il c.d. sistema artificiale, ossia un sistema che si

adatta ad un ambiente esterno con il solo vincolo dell’obiettivo definito dal suo

ambiente interno.

A tale sistema si applica il concetto di razionalità sostantiva, che serve per il calcolo

della quantità ottimale e del giusto corso dell’azione, che si contrappone alla

razionalità procedurale che è necessaria invece quando il processo di adattamento è

incerto.

Possiamo ampliare la teoria dell’impresa interpretandola sia in senso positivo

(comportamento delle imprese) che in senso normativo (prescrizione di

indicazioni da dare alle imprese su come massimizzare i profitti).

• La teoria normativa

Il problema normativo diventa interessante quando chiediamo in che modo l’impresa

cerca di scoprire quella quantità massimizzante. È probabile che sia più difficile

determinare a quale prezzo una determinata quantità prodotta potrà essere venduta.

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Si può al massimo stimare soltanto una distribuzione delle probabilità dei profitti per

ogni prezzo e quantità, e a sua volta l’imprenditore potrebbe non sapere se


massimizzare i valori attesi delle vendite o cercare un compromesso fra la

massimizzazione del profitto e la minimizzazione del rischio.

Nella vita reale, l’impresa non deve scegliere soltanto la quantità del suo prodotto,

ma anche la qualità, o l’assortimento dei diversi tipi di aggeggi producibile con le

comuni strutture di fabbrica. A questo punto deve decidere come allocare le

attrezzature di fabbrica che ha a disposizione per produrre la combinazione di

aggeggi più profittevole. Così procediamo dal modello di impresa alle complessità

delle imprese reali nel mondo reale. Il problema normativo si sposta gradualmente

dalla ricerca del giusto corso dell’azione (razionalità sostantiva) alla ricerca del

modo per calcolare quale sia quel giusto corso (razionalità procedurale).

• La razionalità procedurale

La razionalità procedurale permette alle imprese reali di trattare problemi diversi

caratterizzati da incertezza, e per questo motivo la teoria normativa dell’impresa si

trasforma in una teoria della stima in condizioni di incertezza ed in una teoria della

computazione.

Nuove branche della scienza applicata aiutano l’impresa a raggiungere la razionalità

procedurale, tra cui la ricerca operativa (anche scienza manageriale) e la teoria

delle organizzazioni, da cui derivano degli algoritmi che ci permettono di risolvere

dei problemi, usando spesso ipotesi semplificatrici, quali la linearità.

• Soddisfare e ottimizzare

L’economia normativa ha mostrato che soluzioni esatte a problemi di

ottimizzazione del mondo reale superiori a questi non sono né a portata di mano

né in vista.

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Di fronte a questa complessità l’impresa del mondo reale si volge a procedure che

trovano risposte abbastanza buone a domande di cui non si possono conoscere le


risposte migliori.

(è ovvio che una volta accettati i limiti di calcolo, si può ottenere solo una quantità

ottimale, ma non massimizzante, in quanto l’obiettivo di massimizzazione è

inadatto e utopistico).

Così la microeconomia normativa dimostra che l’uomo economico (agente

economico) è in realtà un soggetto che si “soddisfa”, una persona che accetta

alternative “abbastanza buone”, non perché si accontenta del poco, ma perché non

ha altra scelta, o meglio il soggetto economico sceglie la soluzione migliore tra

quelle a disposizione.

2) I mercati e l’economia

Oggetti primari della scienza economica sono sempre stati i sistemi artificiali più

grandi: i mercati e l’economia. La funzione sociale dei mercati è quella di

coordinare le decisioni ed il comportamento di moltitudini di agenti economici

individuali, o meglio garantire che la quantità di prodotti immessa sul mercato è in

rapporto con la quantità che i consumatori compreranno e che il prezzo al quale

saranno venduti è in rapporto con il loro costo di produzione.

Qualsiasi società che non sia un’economia di sussistenza ha bisogno di meccanismi

che esercitino la funzione di coordinamento. Tuttavia i mercati non sono gli unici

metodi di coordinamento.

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Ad esempio, per alcuni fini, la statistica fornisce una base adeguata per coordinare i

modelli di comportamento (es. nella progettazione dell’autostrade si stima l’uso delle

strade). Per altri fini, si possono usare processi di mercanteggiamento e di

negoziazione (es. accordi salariali fra datori di lavoro e sindacati). Per altre funzioni di

coordinamento le società impiegano le organizzazioni gerarchiche percorse da linee

di autorità formale. In ultimo si utilizzano anche procedure di ballottaggio (es.


selezionare persone per posizioni di autorità di vasta gamma).

Per fare un esempio: mentre nei paesi capitalisti il coordinamento delle attività

economiche appare esercitato soprattutto dai mercati, nei paesi socialisti sono le

organizzazioni gerarchiche a ricoprire il ruolo principale.

• La mano invisibile

Nell’esaminare i processi di coordinamento sociale la scienza economica ha dato

importanza al meccanismo del mercato (mano invisibile), che in molte circostanze

può far si che il comportamento nel produrre, consumare, comprare e vendere di

molte persone, ognuna delle quali rispondente soltanto ai propri egoistici interessi,

conduca ad un’allocazione delle risorse che sgombra il mercato: che bilancia

effettivamente la produzione ed il consumo.

Per produrre un tale equilibrio, basta soddisfare condizioni relativamente semplici.

Ciò che si richiedere soprattutto è che i prezzi cadano di fronte ad un eccesso di

offerta e che le

quantità prodotte ed offerte diminuiscano quando i prezzi vengono abbassati.

Nell’economia neoclassica contemporanea si pretende che il meccanismo dei prezzi

faccia molto di più che sgombrare semplicemente il mercato. Garantite alcune

assunzioni si può mostrare rigorosamente che l’equilibrio prodotto dal mercato

sarà ottimale nel senso che non potrà essere modificato in modo da far migliorare

simultaneamente la condizione di tutti.

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Il vantaggio principale dei processi di mercato è che essi evitano di porre un

meccanismo centrale di pianificazione. I processi conservano le informazioni ed i

calcoli facendo sì che le decisioni possano essere prese da quegli agenti economici

che hanno maggiori probabilità di possedere le informazioni attinenti a quelle

decisioni.
Nessuno ha caratterizzato i meccanismi di mercato meglio di F. von Hayek, che ha

affrontato il problema della conoscenza, o meglio secondo Hayek il problema

economico della società non è semplicemente il problema di come allocare le

risorse “date”, ma bensì è quello di come assicurare l’uso migliore delle risorse note

a ciascun membro della società, a fini la cui importanza relativa è nota soltanto a

questi individui. O, per dirla in poche parole, è il problema dell’utilizzazione della

conoscenza che a nessuno è dato di possedere nella sua totalità.

• Del sistema dei prezzi come soluzione al problema dice Hayek:

Se vogliamo comprendere la sua vera funzione, dobbiamo considerare il sistema

dei prezzi come un meccanismo per comunicare informazioni, dove vengono

trasmesse soltanto le informazioni essenziali, e soltanto a chi ne ha interesse, in

forma abbreviata, tramite una specie di simboli.

Secondo Hayek, la caratteristica del sistema dei prezzi è il modo in cui esso riduce e

localizza la necessità di informazioni e di calcoli.

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Perciò nella letteratura dell’economia moderna non esiste un solo meccanismo di

mercato, ma 2:

1. Il meccanismo di mercato ideale (neoclassico) dell’equilibrio generale, fonde

le scelte ottimizzanti di una moltitudine di agenti economici in una decisione

collettiva che è “Pareto ottimale” per la società;

2. Il meccanismo pragmatico (Hayek) è uno strumento molto più modesto

(credibile) che cerca di raggiungere una certa misura di razionalità

procedurale ritagliando i compiti decisionali sulle capacità di calcolo e

sulle informazioni localizzate.

• L’incertezza e le aspettative

Nonostante le semplificazioni adottate per effettuare delle scelte, rimangono delle


difficoltà:

1. L’incertezza degli eventi esterni. Poiché le conseguenze di molte azioni si

riflettono a lungo nel futuro, una loro corretta previsione è indispensabile per una

scelta che voglia essere obiettivamente razionale. Alcune delle cose che dobbiamo

sapere sul futuro riguardano l’ambiente naturale (tempo per il raccolto), altre

l’ambiente sociale, politico ed economico, i quali possono venire influenzati dal

nostro stesso comportamento.

L’incertezza che sorge da eventi esogeni può essere stimata o attraverso le

probabilità che questi eventi hanno di verificarsi (così come fanno le compagnie

assicurative) (ma ciò richiede calcoli complessi e grandi informazioni), o attraverso

la retroazione (o feedback) per apportare correzione nel caso di eventi inattesi o

non correttamente previsti.

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L’incertezza non rende impossibile una scelta intelligente, ma incoraggia robuste

procedure di adattamento piuttosto che strategie che funzionano bene soltanto se

accuratamente intonate ad ambienti perfettamente noti.

2. Le aspettative reciproche. Di solito un sistema può essere meglio manovrato

se esso impiega insieme feedforward e feedback, il primo sulla base delle previsioni

avanzate sul futuro, il secondo per correggere gli errori del passato. Tuttavia,

trattare l’incertezza formando delle aspettative crea problemi. L’uso del

feedforward in un sistema di controllo può avere indesiderati effetti

destabilizzanti, poiché il tentativo da parte del sistema di guardare avanti può far sì

che esso diventi superreattivo e finisca per oscillare in modo instabile. In un sistema

di mercato il feedforward può diventare particolarmente destabilizzante quando

ogni agente cerca di anticipare le azioni (e quindi le aspettative) degli altri.

L’esempio economico standard che illustra il carattere destabilizzante che le


aspettative possono avere è la “bolla di sapone” speculativa. (es. mancanza di

convinzione che il prezzo effettivo tornerà entro breve tempo al suo equilibrio di

lungo periodo, dopo un periodo di aumento o diminuzione).

Ma le difficoltà sollevate dalle aspettative reciproche non riguardano soltanto il

sistema monetario e il ciclo. Esse sorgono ogni volta che ci troviamo di fronte a

mercati non perfettamente concorrenziali.

Nel meccanismo della concorrenza perfetta, le imprese prendono i prezzi di mercato

come “dati”, non influenzabili dalle loro azioni, facenti parte dell’ambiente esterno

delle decisioni. Nel mondo dei mercati imperfettamente concorrenziali le imprese

non hanno bisogno di tale assunzione.

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A. Cournot intraprese la costruzione di una teoria della scelta razionale in mercati

imperfetti comprendenti 2 imprese; lo fece assumendo un’intelligenza limitata.

Egli assunse che ogni impresa formasse una propria aspettativa della reazione del

concorrente in conseguenza alla sua azione, ma che ognuna conducesse l’analisi

una mossa per volta. Ma cosa succede se le imprese tenessero conto delle reazioni

alle reazioni? Seguendo la teoria di Cournot potremmo finire in un regresso infinito

di congetture.

Un passo in avanti verso una formulazione corretta del problema fu la teoria dei

giochi (Neumann e Morgenstern). Tale teoria, lungi dal risolvere il problema, ha

dimostrato quanto sia intrattabile il problema della prescrizione di un’azione

razionale in una situazione multipersonale dove gli interessi sono opposti. Nel gioco

cosiddetto il dilemma del prigioniero vi sono 2 concorrenti ognuno dei quali può

scegliere tra 2 mosse, una di cooperazione ed una di aggressione. Se tutti e due

scelgono la mossa della cooperazione, ricevono entrambi una modesta ricompensa,

se uno sceglie cooperazione e l’altro l’aggressione, l’aggressore vede aumentare


notevolmente la propria ricompensa, mentre il cooperatore riceve una severa

punizione, se infine aggrediscono entrambi, incorreranno in punizioni un po’ meno

severe che nel secondo caso.

Non esiste una strategia dominante: ogni giocatore guadagnerà dalla cooperazione

purché l’altro non aggredisca, ma guadagnerà ancor di più dall’aggressione se può

contare sulla volontà di cooperare dell’altro. Il tradimento paga, a meno che non si

scontri con l’aggressione. Le strategie di reciproco vantaggio sono instabili.

Il gioco del dilemma del prigioniero è solo uno dei giochi che illustrano i paradossi

della razionalità quando questa viene esercitata in situazioni dove gli obiettivi sono

in conflitto. La teoria economica neoclassica evitava questi paradossi scegliendo per

l’analisi primaria le due situazioni (monopolio e concorrenza perfetta) in cui le

aspettative reciproche non hanno alcun peso.

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3. Le aspettative razionali. Piuttosto recentemente si è fatta strada in

economia l’idea che il problema delle congetture reciproche andrebbe risolto

assumendo una formazione “razionale” delle aspettative da parte degli agenti

economici; assumendo cioè che essi conoscano le leggi che governano il sistema

economico e che le loro previsioni della posizione futura del sistema siano stime

corrette dell’equilibrio effettivo.

Ciò che crea disagio di fronte alle assunzioni che stanno alla base delle ipotesi

razionali è il fatto che, sebbene siano assunzioni empiriche quasi nessuna prova

empirica le sostiene.

Effettivamente la nostra conoscenza dei limiti ristrettissimi della razionalità umana

deve farci dubitare che le imprese, gli investitori, o i consumatori possiedano sia la

conoscenza che le capacità computazionali per attuare la strategia delle aspettative

razionali.
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3) I mercati e le organizzazioni

I mercati sono soltanto uno dei meccanismi utilizzati dalle persone per avere un

comportamento razionale al di sopra del livello individuale. A questo scopo il

principale concorrente del mercato è l’organizzazione gerarchica. In una società

come le nostre, tutte le organizzazioni, eccetto una, sono piccoli acini di uva passa

inseriti nella grande torta della struttura del mercato. L’eccezione è costituita dal

governo centrale. Infatti nelle democrazie il ruolo del governo centrale è misto, ma si

pensa che sia più quello di stabilire le regole e di fungere da arbitro (cioè di definire il

gioco) che non di agire da pianificatore centrale.

• La decentralizzazione nelle organizzazioni

Le organizzazioni vengono spesso considerate come l’antitesi dei mercati: cioè come

strutture altamente centralizzate, al centro delle quali spettano tutte le decisioni

importanti.

Questo è un equivoco. Le organizzazioni che operassero in modo centralizzato

rinuncerebbero a molti vantaggi che derivano dall’uso dell’autorità gerarchica. Una

persona esercita autorità quando fornisce alcune premesse per le decisioni di

un’altra/e persona/e e impone l’utilizzo di tali premesse. Ai livelli più alti

dell’organizzazione vi sono essenzialmente poche funzioni:

1. Investment Banking: allocazione dei fondi tra le diverse divisioni per la

realizzazione di progetti di investimento;

2. Scelta del personale dirigenziale da assegnare alle divisioni e della

valutazione del suo operato;

3. Pianificazione a lungo termine dei fondi del capitale e di possibili nuove

attività che esulino dal raggio d’azione delle divisioni già esistenti.

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Esistono 2 meccanismi distinti per distribuire in un sistema sociale le funzioni

computazionali:

1. Il meccanismo dei mercati

2. Il meccanismo della gerarchia

Gli effetti di questi 2 meccanismi non si equivalgono perfettamente. Ad esempio,

nessuno dei teorema dell’ottimalità nell’allocazione delle risorse, dimostrabile per

mercati concorrenziali ideali, può essere dimostrato per i processi decisionali

gerarchici. Ne deriva che a volte le gerarchie, per avvinarsi maggiormente

all’ottimalità allocativa, ricorrano ai mercati interni o a schemi di “prezzi ombra”.

Le esternalità. Qual è la tesi a sostegno delle organizzazioni in contrapposizione ai

mercati? Gli economisti tenderebbero a formulare la questione in termini di

esternalità, ma uguale attenzione va prestata all’incertezza. Il problema

dell’esternalità sorge perché il meccanismo dei prezzi funziona nel modo in cui

viene reclamizzato soltanto quando sono sottoposti alla fissazione dei prezzi di

mercato tutti gli input e tutti gli output di un’attività. Il rimedio preferito dagli

economisti per le esternalità è riportare nel calcolo del sistema dei prezzi le

conseguenze di cui non si è tenuto conto (es. tassare l’emissione di fumo, ma dato

che non esiste un mercato del fumo (o meglio della sua assenza) sorge il problema

di come stabilirne il prezzo. Sebbene sia possibile rispondere al problema ricorrendo

alle tecniche dell’analisi costi-benefici, le risposte che se ne hanno sono

amministrative e non derivate da un meccanismo di mercato automatico).

L’assorbimento dell’incertezza. L’incertezza crea un secondo insieme di problemi

che talvolta fa sì che, nel prendere determinate decisioni, i sistemi sociali

preferiscano utilizzare la gerarchia

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piuttosto che i mercati. Asserire che l’incertezza porta a sostituire la gerarchia ai


mercati può sembrare in un certo senso paradossale, dato che l’incertezza

sembrerebbe richiedere il massimo grado di flessibilità, che è più facilmente

ottenibile con i processi decisionali decentralizzati dei mercati che non con quelli

centralizzati delle gerarchie. Tutto dipende da quali sono le fonti dell’incertezza: se è

incerto una moltitudine di fatti, allora sembrerebbe più invitante la fissazione dei

prezzi decentralizzata; se l’incertezza è invece globale, allora può essere più

vantaggioso centralizzare la formazione delle assunzioni sul futuro e dare istruzioni

alle unità decentralizzate. Con l’uso combinato dei mercati e delle gerarchie

amministrative, la specie umana ha ampliato enormemente la propria capacità di

specializzazione e suddivisione del lavoro.