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PIRANDELLO

Luigi Pirandello nacque il 28 giugno 1867 a Girgenti da una


famiglia di condizione borghese. Dopo gli studi liceali si iscrisse
all’università di Palermo, poi all’università di Roma e
successivamente nel 1891 si laurea in Filologia romanza presso
l’università di Bonn. Nel 1892 si trasferì a Roma e scrisse il suo
primo romanzo “L’esclusa”, nel 1904 diede alle stampe il suo
primo successo “Il fu Mattia Pascal”, 4 anni dopo illustro la sua
poetica dell’umorismo”. Nel 1934 vinse il premio nobel per la
letteratura, due anni dopo morì. In quegli anni in Italia ci furono
dei cambiamenti, in cui si metteva tutto in discussione dalla
società, dalla famiglia, l’identità stessa dell’uomo. Da un punto
di vista artistico questa messa in discussione viene chiamata
“AVANGUARDIA” che mettono in crisi tutte le precedenti
estetiche, poetiche, inoltre c’è un evento storico che distrugge
la società umana: LA GUERRA, però nel dopoguerra in Italia
troviamo il fascismo. In questo periodo l’uomo vedere cadere
alcuni principi fondamentali della propria realtà, ma non è solo
questo a rendere l’uomo più incerto, ma anche per questi
grandi cambiamenti storici, estetici. In questo contesto fecero
la loro apparizione le masse, che per noi oggi è una realtà
scontata, ma in quel periodo era una grande novità, anche le
città stesse che diventano metropoli, ma sopratutto l’industria,
che proprio a partire dai cambiamenti economici cambia il
volto della città, quindi la città industrializzata. Pirandello
riguardo a questi cambiamenti elabora una concezione
vitalistica: "tutta la realtà è vita” ed è inteso come un eterno
divenire, quindi un flusso continuo e indistinto, e tutto ciò che
si distacca da questo flusso assume una forma distinta che si
irrigidisce e comincia a morire, quindi come se nella forma la
vita diventa morte, Pirandello parla di ciò nella “Trappola”,
infatti dice “ci sentiamo vivi, ma siamo tanti morti”. Quindi la
vita chiusa in una forma, questa forma diventa anche
maschera, cioè ciascuna di queste forme è una costruzione
fittizia appunto una “maschera” che gli impone la società,
quindi sotto questa maschera non c’è nessuno, ma c’è un fluire
indistinto e incoerente di stati che cambiano.

Queste maschere sono sentite come una trappola di cui l’uomo


cerca di liberarsi se se ne rendo contro perchè l’uomo
normalmente vive in queste trappole senza rendersene conto,
però chi lo capisce può rendersene conto anche con un evento
banale per esempio nella novella “il treno ha fischiato” che dice
“ basta ascoltare il treno che fischia”, in quest’istante diventa
“EPIFANIA” (in questo caso l’apparizione del fondo della
realtà, cioè che siamo in una trappola), c’è con Pirandello "non
solo il vivere, ma il vedersi vivere”e che quindi ha capito il
gioco.

Queste trappole sono: la prima trappola in assoluto è il nome,


tant’è che ci sarà un personaggio che dirà “nessun nome” il
protagonista del treno ha fischiato si chiama Belluca, i nomi
che da Pirandello ai suoi personaggi sono dei nomi significativi
che stanno ad identificare qualcosa , la seconda trappola è: la
famiglia , il lavoro e in generale la società, l’unica via d’uscita
da queste trappole è la “fuga dell’irrazionale”,quindi
nell’immaginazione, la follia, e il teatro dei miti. L’arte che
prende atto di ciò che quindi la vita è una trappola, le forme, è
l’arte umoristica. L’umorismo risale al 1908 è uno dei testi
chiave per entrare nella produzione di Pirandello, si divide in
due parti: la parte storica in cui Pirandello esamina le
manifestazione dell’arte umoristica, quindi i vari scrittori che
hanno usato questa poetica; poi la parte teoria in cui viene
definito il concetto di umorismo . In questo saggio afferma che
quando l’artista crea la riflessione resta nascosta, però
nell’umorismo questa riflessione emerge in maniera evidente.
Lui fa l’esempio della vecchia signora che si veste e si trucca
come una ragazza, avverto che è il contrario di ciò che una
vecchia signora dovrebbe essere, questa relazione viene
definita l’’avvertimento del contrario” ed è ciò che da il
comico, ma se interviene la riflessione proviamo compatimento
da chi guarda, e di sofferenza da parte di questa persona che
si concia in quel modo perché magari ha un marito più giovane
e lei pensa di non piacergli più perché magari non sembra
giovane anche lei, a questo punto grazie alla riflessione
l’’avvertimento del contrario’’ diventa “sentimento del
contrario”. Da un punto di vista teatrale l’umorismo da vita al
TEATRO DEL GROTTESCO.

La produzione teatro di Pirandello la possiamo dividere in 4


fasi:

-IL TEATRO DIALETTALE: che per certe tematiche può


sembrare ambienti sociali vicino al verismo, però mentre nel
teatro verista si sottolineava la condizione economica dei
personaggi, Pirandello punta sullo scavo psicologico dei
personaggi
-IL TEATRO DEL GROTTESCO: ricordiamo il "piacere
dell’onesta” e il “gioco delle parti” e “Enrico IV "
la particolarità di questo teatro è che miscela il comico con il
tragico e quindi rivoluziona quello che era il teatro drammatico
tradizionale e arriverà al METATEATRO in cui ci saranno dei
conflitti tra personaggi e attori, o attori e registi
-IL TEATRO NEL TEATRO O METATEATRO: nel metateatro
Pirandello mette in scena i meccanismo del teatro, quindi un
teatro che parla del teatro, quindi i protagonisti sono i
personaggi, gli attori che recitano gli attori, o attori che fanno il
pubblico, inoltre Pirandello dice che il” teatro è vita” cioè è
più vero della vita perché quando l’attore recita è consapevole
che indossa la maschera, invece nella vita non c’è questa
consapevolezza. Le opere sono: Sei personaggi in cerca
d’autore, Ciascuno a suo modo e Questa sera si recita a
soggetto.

-IL TEATRO DEL MITI:

Il vitalismo lo troviamo nel romanzo “uno,nessuni,centomila”


nella pagina “in nessun nome”. L’ultimo romanzo scritto da
Pirandello e racconta quello che è il suo pensiero cardine della
sua produzione e parla di un personaggio che si sente diverso
da come si vedeva e ha rifiutato la sua condizione sociale
tant’è che ha dato tutti i suoi bene, infatti vive in un ospizio, alla
fine rifiuta le maschere, inoltra la rinuncia il NOME stesso è la
negazione delle proprie identità

Le novelle siciliane: sembrano richiamare gli ambienti tipici del


verismo con protagonisti appartenenti al mondo popolare, ma
all’autore interessa l’introspezione psicologica piuttosto che
l’analisi delle condizioni economico sociali; inoltre Pirandello
attua il rovesciamento umoristico dei luoghi comuni e dei
modelli culturali che dominano la società siciliana.
Le novelle romane o piccolo borghesi (così chiamate per la
classe sociale rappresentata) delineano una borghesia in crisi,
dedita ad un’esistenza grigia, monotona; i protagonisti sono
anti-eroi soffocati da una realtà assurda, per cui costante è il
tema della trappola.
Le novelle surreali: presentano caratteri vicini al teatro dei miti,
più lirici e più intensi delle altre novelle; in particolare si ha una
fusione di tratti espressionistici e surrealisti con momenti di
spietata denunzia delle convenzioni sociali.