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STORIA UNIVERSALE

ItF.I.I.A

CHIESA CATTOLICA

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STORIA IIMYERSALE
DELIA

CHIESA CATTOLICA
OSI L ABATK

RENATO-FRANCESCO RHORBACHER
BOTToftì I* Tantr»«i*
•eit'riiiTintiTi ctrroiicà di
»c. tt «i

nuova traduzione
FATTA tCLL’ ULTIMO OAtOIKALB, >IVKDCTO, roRBLTTO M> ACCRFACIIIU ntLL ALI OBI

StftlG *T*

* »t A ICeKlLKait «ATAISADIAIia*

MONSIGNORE ALESSANDRO FRANCHI


«CIttKIIVO M T' 9 l«tUIIIC*
PRELATO DUMESTtCU IH SI A SANTITÀ

VOL. VI.

FIRENZE
Pe» ALCIDE PAnENTI EftITUM

1861

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L’Edilore di questa TraduziODe intende valersi
del diritto di proprietà che gli accorda la legge.

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LIBRO SESSAMLSIMONONO
—»
LA CHIESA 1)1 DIO, COL COSSERVAItE LA LIBERTÀ E INDIPENDENZA SI A CONTRO COLORO
CHE SOVRASTAR FANNO LA FORZA ALLA VERITÀ E ALLA GII STIZIA , CONSERVA IN

DNO LA LIBERTÀ E L'INDIPENDENZA DI TUTTI I POPOLI CRISTIANI.

r>%lLA Motte DI Ià5 tKNKAnDO, 1153, A Qt ELLA Di P\r\ ALe»*>A'>irMiO ni . n«t.

MomiaiMrlo.

^ I. Pontificato d‘/inattaiio e d'Adriaao /f'. - I. Si to^ea <lfl vanaLoie e dd metodo teoìmtieo. Qiial »ia
metodo c che %Ì pona peoA«re delle aeen«e che eR apponenti^. Q'i»u«hi abbia avolo ptinripio qoeftn meto<lo nella

teolo|;ia, c che aatorith facciano i doliori della leanla. In rbe differentland i «ofiiti dai doiinri della Cbietn. Pier
Looibardo, detto U Maeiiro delle «eniente. Sua eirtii. Suo eorTto di trolo|>:a ed altre opere, («li toeeede uri ve<euvaJ»

dì Paripi MaoHsio di Snlljr. 3. tlratiaDO e il enn Decreto o corpo di diritto eaannìrn. I. t'be pìuiliear delibali delle
qaerele del Fleurj (o le falle decretali e le nuore pretrniiooi della corte romana. S’epti o Gratiaoo eonoica meglio o
aepua eoa plh fedeltà la dottrina dei primi etto icenli rirea l'aoinrltà della Cbieia e II capo di qoeila. 5. Elesinnc di

Maddeburpn. Lettere di papa Eoreuìo IH a tal propo.ito. \ttre facente di Germania 6. M^rto AnaAtaiin IV, ricne
eletto Adriano IV. Storia corìota di quello. 7. Diicorii mliiinai tenuti da Arnaldo da Bre.eia io Roma. 8. Lettera

del re d* Inrfailierra al onoro poutellee, di nascila iosteie. 9. Pieim Ble*en«e o dì RIoÌa. Suoi primi aTrenimenti. IO. GÌo*
anni di Saliibury • Tcicoro poi di Cbarlrei. Snoì itodi. Colbxini da lai arati eoa t>a|>a Adriano IV. 11. Il re !' lo-
ghitterra chiede al papa la faroltà di cocw|ni«tare ritlamU e riencli enneeua. IS. Qual diritti a quei tempi ti ri<-ono-

aceiaero noiverialmeote ori ca|>o della t'.biera. 13. Storia di Gilberto Berket e di tua moglie. Primi fatti di Tomma»<>
Vecket loro Sgllnnlo. li. Atteoence aui ebe no lingolari Ira le corti d’Inghilterra e di Pranria 15 Cou<litìooe della

caia del eaneeUiere Tommaso Beeket. Giovanni di Salisbnry gli inillrina il tuo P>4icrotÌc<t o corti-

giani. Che opera eia quella. Sua dottrina sul liranuieidio. M^lalogica, altra opera di Ginranoi iodiri/rata a Tom-
maio. 16. Morte di Pietro il Venerabile. 17. Prime arreaiorci merito e leritti di Pier dalle Olle. 18. Operosità hi-

telletlaalr de'criitiani in que’ieeali . ebe passa aueo negli ebrei. I BOn-Erta, Mainionlde.
raiibini Larebi , ('.bimehi ,

Recente leoperta intorno a quello nltimo. FdosoS musnlmani. Arerroe, Arleebron, Atgairl, Ariemua Alfarabi». A ,

che ci riduca il emlor merito. 19. Solo il eriitianeiima i vera Kieosa. fO. Conditione dell’ Italia. Prima ipettÌtiort<* di

Federigo Barbarmsa in questa contrada. Si mostra poco generoso reno la città di Tortona. Parola espretiìra d’Ottoiie
Friiiiigense ini pemiero di Federigo. 11. Arnaldo da Breicia t ginitiiiato. !lt. Federigo tratta eoi pontelee rispetto
alla propria incorixuiiione come imperatore. Arringa de* Ronuoi a Federigo , alla quale è da costui risposto. Incorona-
lioue di Federigo. legaiU da una battaglia eo* Romani. Affare di spir'di Tìrolì. Federigo tornasene In Gemtauia.
slopo roTinata Spoleto. E' >' inganna credendo poter domare gl’ Italiani con disumani rigori. i3. Guglielmo 11 Malva-
gio re di Sicilia. Soe rcUiionl rei papa. II. Adriano IV l’adopera per rinnire alla n>maua Chiesa Costantinopoli. Ri-
•posta favorevole sleU'arcirescovo di Tectalnnien, che «1 tiene jser congiunto ad esia ehicia. t5. Giovanni Zonara.
36. Diversi coocUi celebrati a Costantinopoli. 97. Potenia della repubblica di Venetia. 98. Contesa tra’veerovt di

Palestina e gli Ospitalieri. 19. Caaligo «ingoiare inlitto da Federigo imperatore ad alami «ignori. Il Barbaroiea ii

lagna a torlo con papa Adriano IV proposito d’una lettera. Che cma asreblser dorato Mpere o rammealarsi
i veicovi e 1 prlaeipi tedeicbi. Tendenu di Federigo alla lignoria univenale. Dà fuori un manifesto contro del
papa. Il papa scrìve su tal proposito a' veacovl di Germania. Ri«|io«ta di spieiti. Che cola loro maiiraise. Federigo
•cenile la »ecnnda volta io Italia. 1 legati ponUBct spiegano ai Tedetehi la parola da «pieiti lioiitramenie interpretala.
:i0. Muore Ottone dì Frisiaga. Saa opera. SI. Cmaggio de*UilanesÌ. Ordinamento di Federigo sulla diteiplioa mili-

tare. 1 Milanesi ateediati da Ceeare. ’Trattato ooncbinso tra le due parti. Federigo raccoglie la dieta dì RnocagUaper
far valere io ena il ano tìbdn di pailrooe del mondo eoo gU argomeoH de’ legìiti e della «pada. Usa barbaramente dei
leeleso suo diritto verso la cittAdi Crema. 39. Lettere Isestlali scrìtte dall' imperatore al pootelce. Tentativi >1el vescovo
di Bamberga per calmare gli animi. Continua la lite tra il Ba^baroasa e Adriano IV. Lettera di qaest'altimo » degna
d’ esser notata. 33. Gorrispondeiua affeUttasa dei papa con Luigi 11 Giovine re di Francia. 31. Nuovi ordini mllllars

llOBnOiCUER. Voi- VI. <

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2 STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

ùtiloil» in l'papna , cioè Ri CalatraTa , R Aieao»ara. d'E»ora e J’Atì* ,


Ri S«u Michele , Ri San Giacim'>. 35. Papa
%<lriano pifflia »otlo tpecial proteiinnc il conte iH BarcolL’oa . re d'Arajfon». Morte dì e\%o AJriauo. 3tì. Studienti

Uiati da Federigo per arerc un papa Reeolo a Ini. - §. II. Pontìfi'-ato Hi Ait^uandro III. 37. Eletìonr di Ale«sau*

dro III fatta da tatti I eardinali ,


erretto trej due de* quali errano del terio un antipapa. ParlicoUri «Il qarsto arre-

nimeato Feilcrigo entra coinè giodice «li *pie»to affare


f.er ,
ebe non ammetterà giu>lisin. Dichiarali l'antipapa eletto

da due cardinali c ricnnoicluto da «ili «{Oatlm, contro Aleiiandro IH, «lato detto pH primo quasi ad unanimità di roti
di qneati. 38. Lettera iiolalMÌe di ArnnI lo retcorn di Liitenx a
e rironcrtrìnto da rentidoe rardiiiali. Sarìo proeedere
{>apa Alemndro IH- Questi «pediice legati in ogni parte: buon esito che sortono in Francia. 39. Disposiiìone io che

trorasi T lu‘'hilteiTa. iO. I rcKori di Palestina rìconoseooo Alessandro III e gl’ ÌB>ilrÌttano lor lettere. 41. Amalricu
patriarca di Gerusalemme. Muore il re Baldovinn III. 4Ì. Conciliabolo imperiale di Paria. .Suoi atti leppi di aperte

mrnzci(.'ne. Lettere di Cesare e del suo concìlìabolu a farnre deU'antìpapa che comanda sotto pena del bando, renga , .

ricoooseiutn. 43. Alessandro IH scomunica l'Imperatore scismatico iu un col «uo anti{>apa e ne scioglie i ludditi dal
giuramento di fedeltà. 41. Virtù di EI»erardo arcirescoro di Salisburgo e sua fenneiia nel riconoscere per lecìttimo
pa(ia Alessandro IH. 4&. Virtù e miraeoli dì San Pietro areirescoro di Taratitasia. Riconosce, come Eberardo, Alet-
«audro HI unitameolc a tutto l'ordioe rìstereiense , contro il roler dell' imperatore. 4C. .Alessandra « pure riconosciuto
da Sant' Anseimo , rescoro di Bellcr e daU’ordine «le’ Certosini. Virtù dri detto rescoro. 47. Lettere di due car«liaaii
contro il eoneiliaboln di Paria. 48. Lettera di papa AJessandro al rescoro di Lisieux Aruoldo , degna di consideraiiooe-
Questi Bcrlre ai vescori d’inghillcrra , faceudo nella sua lettera uii bell'elogio delia chiesa sii Francia. 40. Il coocilla-

bolo di Paria giudirato di Uioraimi di .Salisburì. SO. Zelo delt'.'ibbate Filippo a prò della buona causa. SI. L' Inibii'
terra si dichiara definitirameotc per Alessandro HI. Inghilterra e Frauda ricosmscono più solennemente ancora Ales-

sandro nel concilio di Tolosa. Si. Conciliabolo im{>eriaie congregato in Lmli. 53. Il B.irl>aro*sa fa crudele reodetta
sopra Milano. SI. Alessandro IH ginnge a Mompellieri in Francia. 55 Morte dì Tebaldo, arcirescoro di Cantorberi.
Gli succede Tommaso Rc'-ket. .Marariglhsso mutamento operatosi nel onoro arcirescoro. 5B. Oodrieo celebre eremita
in Ingbìlterri. 57. .Ssn Ro|»erto ahh.ite di Neominster. 58. San Lorento arcirescoro di Dublino. 59. Aitniie di Fede-
rigo per trarre al suo «cisma it re di FraDCÌa andate a ruoto. 60. I re di Francia e d' Inghilterra onorano in persona

allumente j«apa Alessandro. 61. Concilio cimgregato dal papa a Tours. 6i. San Tommaso di fantorb«Ì presso il pi>n-
reice. 63. I reseori «lì Germania serìrono a papa Alessandro. Mo.lcraiioue e speranza del ponicfit-e riq>eUo a Federigo.
64. Il Danimarca. 65. Couciliabolo deirantipapa intorno e contro ì re prorinciali , cioè «pie’ di Fran-
re V.'iIflemAro di
cia e d' InHiilterra. 6C. Valdemaeo <lom.snda a papa Alcuandn» sia ascritto fra' santi Canato suo patire. Cauoiiiziaiione
di Sant' Eleiia martire in l»eot«a. Per cura di esso Valdemaro è conrertila l‘ isola di Rogen. Che fosse
1' ì««jla S-intorit.

67. Folco rescoro d’ E»hmia. Lettera «lei pap.i In faroro dì esso. 08. Il p-spa lerire all'arcirescoro d' Upsaia etl a’suf-

fraganei di lui all'uopo di togliere parecchi abnsi. Altre lellere del pontefice pei reami «IH Nord , che gli sì serbano
obbedienti a malgrado di Federigo. 69. Emanuele imperatore dì Costantinopoli rkooosee egli pure Alessandro qual
papa legittimo. 70. C<mrìtio raccolto a Costantinopoli contro gU errori di nn certo Di‘m«trin. 71. Conferenza di Teo-
riano co'rcscovi d'Armenia sui punti pei quali gli .Armeni differiscono da’ Greci uscita a buon fine. 7Ì. Concilio tenuto
.

a Tarso sullo stesso snbietto da Narscte p.striarca degli .Armeni. Condiiinoe politica degli Armeni. L' imperator greco
manda per ambasciatori a offerire al papa il suo aiuto contro di Fetlerìgo. 73. Morte «leiranlipapa Ottariano. Federigo ,

prosegnemlo lo seisma, riconosce per successore uuo de’<1oe cardinali ancora mperstiti.‘74. P.q>a .AI«*ssaodro richiamato dai
Romani. Lega de’Lsmbardi contro Federigo. Papa Alessandro si restitnisec a Roma. 75. Mibiuo è restaurata da' Lom-
bardi: da che vi foiscro indotti. 76. San Caldino arcirescoTo di Milano. Saot' Ubaldo vescovo dì Gobbio. 77. 11 Bar-
l>ar<Kia lenta di prentler Roma e introdurvi il suo antipapa. Mentre si crede trìoufare è rtsstretto dalla peste a fare
ignominiosa ritìrita. Per trarsi fuori da' Lombardi ,
finge di voler ri'^onoscere papa Atessan«lro. I T.x>fnbardi fon-

•laoo una nuova citt.ì in onore «li papa Alessandro e la denominano H.i lui stesso Alessamlria. 78. Cootesa tra 51an
Tommaso Cantuarìense e Arrigo 11 re d' Inghilterra sulle consuetudini regie. Vere o pretese che fossero . est# tornavano
ambigue e iiericolose. Viltà della maggior parte dei resenvi mostrata nciravlananza dì Cl.tren«lon. San Tommaso «li

Lantorheri rimesso in sai retto sentiero dal suo crocifero- Lettere scrìttegli dal papa in tal profiosito. 79. Indole' violenta
e astuta del re Arrigo II. 80. L’arcivescovo eaotuariens# sottopone TafTare al giudizio del pontefice. Come questi si

contenga in tal congiuntura. SI. Il re Ca citare rareivearovo a Northampton. Bassezza dei più Je'vescovi , «li quello di
fomdra porlicoUrmente. L’arcivescoro si comporta da vero pontefice e ripara in Francia. 8t. Egregio proeedare di
Luigi «1 Gtoviue re di Francia, I messi dell'arcivescovo e del re al cospetto del papa a Seni. 83. San Tomnuao an-
eh'csio dinanzi a| pontefice , a cui rassegna l'anello pastorale; il papa gli ordina di ripigliarlo e gli astegna per asilo
l’abbazia di Pnaligny. 84. Il r# d’ Inghilterra piglia a pcrseguiiare tutti i congiunti e gli amici del santo arcivescovo.
85. San Gilberto di Simpringbam. 86. Qual vita fneesae San Tomnuso a Pontignv. 87. Modi violeati e astati del re
inglese per metter paura al («apa ; ÌI quale anzi diviene più fermo. Lettere del santo arcivescoro al re. Il re, che area
proibito i’ap)>cllarsi al papa , s'a|>peUa ci mcileslmo «^manica un a «pmto contro rarcivescovo. Il santo areivesenro
messo del re per aver |)reso parte allo teiona. ed esorta il re medesimo a penitenza. A Londra parecchi vescovi inter-
pongrmn apf«cllazionc al papa contro l'areivescovo. 88. L’ ordine eì«tefcien«e, sgomentato dalle minacce del re d’ Inghil-
terra. non ardisce dar più oltre ospitalità al santo arcivescovo. 89- Lnigi il Giovine , al contrario, daasi a ve<Iere vero
re e vero cristiano. Sau Tommaso prertNle il suo martirio. Il papa spedÌKC due legati per trattare la rlcoociliazione tra

il re e rarcivescovo. Gtmiìrio fatto da questo sul lor modo «l'operare. 90. Colloquio de* re d'Inghilterra e dì Francia e
«iel moto arcivescovo Cantuariense nel Maiiie. Il re di Francia rtconosce la prudenza e il diritto dcirarcl vescovo. 01. San
'f«>mma»o scomunica segnatamente parecchi che avversavano co’fotti la Chiesa. Mene del re d' Inghillerra a danno di
lui presso alcuui Italiam. Lettere del sant» a tale proposito, line nunzi del papa al re inglese, e loro lodevole contegno.

Oi. Guglielmo arcivescovo dì Sens. Atti violenti del re d' Inghilterra. Fermezza di assai veacovì. II re Enrico affetta

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UDRÒ SESSANTESISIONONO 3
dnidcrio ili rAppaltoixurti eoU’ftreiveteoT». Il pa;»4 «cmpre pìà s*KI® a »lfio?ere tl re percbè allenirà »ae promeite.
93. Arri|p> fa cQiuacrare 11 proprio 0(llac>l9 daU'arciTeieovn <H York contro il dìrìlio deirareirucoTo di Cautorberi c
IMW Oftaate II dìrielodrl papa. Leltcra «lei >aiito a tal proposito. Il re »t riconcilia coirarcirocoro. 94. San Totnmaso
di Cantorberi faritoroo io In^bìltcrra. Pr«Kc«!er« poco nnoremlc JrirarciTctroro dì Yoik e degli tifGtiali del re. Il

popolo il contiene tutt’altrimcnti. 95. San Tonannso predice la eiclna saa fine, è assaiiiiiatn «la .ilcuni cortigiani nella
propria rbie^. Parole di Bocniet sul martirio di lui. Contrgueuie dell'uccitione di San Tonim.i»». li re fa «li tutto per
iteaglonarfeDe. Il papa aflìttÌMimo «iella morte di San Tommaso. Riceve una drputaiioiir d'ugni («arie. 9ft. Il resrovo
di Wineesler io termine dì morte pre«lice gravi sciagure al re, il quale va in Irlanda , ove ii tiene on concilio.
9B. Arrigo 11 viene assolto da'legali del papa c giura iniietne col figliuolo di tener da quello il reame d* liiglidterra.
97. Concilio di Mormandia. 99. Canouitiaiinne di San Tommaso di Cantorberi. I suoi assassini eapiiau male. Gli ioc>
cede Riccardo priore di Douvres. 109. 1 figli «li .Arrigo II si ribellano al |«adre, il «|uale scrive su ciò al papa c«me a
suo signore sovrano. 101 Legatione di San Pietr«i di Taraiitasla a fio Jl ricomporre tra loro i re d'Ingbnterra e di
Francia. Ultimi prodigi da lai operati ;
muore. lOi. Rìccarilo, nuovo arcivescovo ranto-iriense, è consacrato «lai
papa. 103. Peniteora di Arrigo 11 al sepolcro di 8ao Tommaso Caiittiarìcnse ,
«Iella quale vìen mirabilmente rime*
ritato. 104. Pellegrìnaggio di Luigi il Giovine re di Francia a San Tommaso «li Cantorlteri. Ollìene il rÌs.mameato
«H Filippo Aagnsto suo figlinolo, cui al sao ritorno fa cingere la corona. 105. Guglielmo di Srìampagna, arcivescovo
di Retms. 106- 5Ulo dell’Alemagoa , ove papa Alessandro i riconosciuto «la una parte de'veseovi. Il corpo di fasrlo
magno levato per «acr canooisiato dairantìpapa. M«»rtr dì Corra«!o arcivescovo di Salisburgo. Cose risgnard.-«nti il

saceeaeore. 107. Chiesa di Liegi. Zelo «lei prete Lamberto. I.tiliiiione «Ielle beghine. I0«- Eroica «lifesa «le* cittadini
d'Anentìa asae«liati da una fiotta d’inglesi. 109 Fe<lertgo I i obbligalo a sclorre l’ assedio d’ \lrswndria. Duranti le
trattative per la |mc« vnol torpreodcre i .Milanesi, <la’({ua|Ì è eompiiilameole «lisfalto Pensa seriamente a ri«'oiicÌliarsi

con papa Alew aodro. Ragguaglio di c]uesla riconciliasiouc fattasi in Veiietia. Circostauic favolose inseritevi. HO. Papa
Aloasandro ritorna a Roma . pregatone dal po|mIo e «lai senato. L’aiili|>.-ipa Giovanni «la Sturtnio . «letto C.slislo, si

sottomette al vero pontefice. 11 |. Stato ambiguo dc’Grcei di Costantinopoli rispetto alla Chiesa romana. Opera J Ugo
Eterìo ni questo argomento. Hi. Istruiione apostolica di pa|ki Alessainiro 111 al sullauo d'Icoain sulla dottrina cri-
rtiaaa. 1i8. Origine della setla musnlma».i degli assassini Un •Ir’rnUnro priiKipi inclinato al cristùnesimo. Proce-
dere atroce de* Tempieri in tal congiuntura. .Muore Amalrìco re di Gerusalemme. 1 1 4. Relationi amichevoli di papa
A lmian dru IH col gran kan dc'T.irtari il re, il prete Gianni . ch’era eriiliano e chioleva e olleono una rhiesa a Gc-
,

nsaleoune e a Roma. 115- SlcCino Ut re «rUngherìn, a«l esortazione del legato |HHitificin. dà fuori un ordina-
mento per riformare gli abusi invaUt nel regno. Lo >te*so fa Casimirro di Polonia e ne aiIJiman la la conferma al
pontefice. Ufi. EKbilio arcivescovo dì Lua<1eu in Danimarca rinunzia alla propria digolià per ritirarsi a morir monaco

pretto al sepolcro di San Bernardo. Gli i sodltaìtn \^sa]onne vescovo «li Roscblld che viene obbligato dal papa ad ,

accettar quella sede. 117. San Gtiglielmo abbate in D.mì marra. 1 18. Ultimi momenti di vita «Il .Santa lldegar«la. Sge
opere. 119. Sant' BlisabetH di Srhoenaogh e sue rivel.'izìoni II preposto Geroèdi Reieher«|>ergu. (fcrlacco en*mita nella
Bdgiea Il beain Federigo abbate di Mariengarten in Frisia. B.irtolommeo eremita nell’ iml.i «li Farn. »ant‘.\elredo
in Itcoaia. Suoi scatti. L’abbate Vallea nello stesso paese. I SO. Legati «la papa Ale^^ndro spoliti iu «lìrerse contraile.
tXt. Giovanni di Solisbnri, detto vescovo dt «ibartres. Hi. Diversi rami «li manichei, sopratutlo nel Tolissano. Lor»
dottrine distnttìve di ogni società. I principi implorano routr’essi il braccio delia Chiesa. Ii3. Terzo coneilin generale
di Latcrano , nndeeimo tra gli ecumcoìri. Diversi canoni in es>o fatti, spocialmeute intorno reiezione «le’papi. Imliil-
gonza osata dai papa verso gli ordinati da scismatici. Romina suo legato in Irlanda San Loreuzo arrlve«a;ovo di Du-

blino. Ultime latìche e morte del santo. IS4. Fermezza, carità, morte di Sant’.Anselmo vescovo «li Bellejr. 125. Muoio-
no II re Laigi n Giovine, Giovanni di Salisbori. l’imperatore Emamiele Amalrico patriarca di Gerusalemme. ,

1t6. Trista condizione della crislianilà in Palestina. Papa Alessandro si volge a porvi ripara e muore.

5 I Ponliflrato rt'Anasiasio IV r d’Adrizno IV.

ON pochi fra i doni degli gresso nella scienza ,


ne accagionano la ico-

ullimi due o tre secoli vau- lastica. Vediamo se questa parola è così rea
00 ai secoli del medio evo, come altri suppone.
e specialmente duode- al I vocabolari c’insegnano che sco/oifica vico
,
cimo ,
rimproverando un dal latino tchola : e che metodo tcolattko vuol
grossissimo errore ,
il quale ,
a parer loro, fu dir metodo che si usa nella scuola metodo
sorgente tristissima di mali incalcolabili ,
e per insegnar quello che uno sa a scolari che
vogliono dir la sco/oiticn. Da due o trecento noi sanno.
anni questa sola parola è per molti a cosi ,
Or quali sono caratteri essenziali d’uii i

dire,
un orrendo spettro appo vari di essi il : buca metodo d’insegnamento ?
metodo scofiislica ,
filosofìa teoUatica sono si- Avere e dare un concetto chiaro e preciso
nonimi di metodo assurda, di filosofia ridico- di ciò che s’ insegna ; quindi stabilire principj
la;
e se per molti secoli non si è fatto pro- certi ,
dedurne le conseguenze con giusti ra-

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i storia l'NlVERSaE DELLA CHIESA CATTifUCA

gionarncntt ,
usar non altri termini che chiari modo da presentare al lellore un sunto csallo

0 chiaramente defìnìli, evitare le digressioni di ciò che oggi


si sa. Una gloria immortalo
inolili, le idee vaghe ^
le parole ambigue ^
e nspetla quest'uomo; una gloria tanto pili
porre in lutto il corpo del discorso un ordine granile quanto più grande ò la difBcollìi che
che rischiari l'nna per mezio deirallra le qui- egli avrà da vincere. .Nei secoli del medio evo
stioni. i dotti avevano lutti la stessa lingua e per
Tale è il moioflo geometrico ,
nft altro è lutto le scienze, la lingua di Cicerone, di
il metodo scolastico. Plinio, di Boezio e di Cassiodoro. A’ dì nostri
Il qual metodo scolastico ò contrario del ciascun dotto e in ciascuna scienza formasi una
metodo oratorio. Infatti ,
se un geometra lingua sua propria, che non è propriamente
stemperasse i suoi teoremi in arringhe cice- d’alctina lingua, ma un miscuglio informe, una
roniane ,
farelilìe ridere, a quel modo che barbara confusione di parole o frammenli di
rider farebbe quciravvocalo che riducesse la parole greche, latine, arabe, italiane, inglesi,
sua disputa in formole algebriche. Ogni me- francesi, tedesche.
toiio è buono, applicalo dove e come esser Ma, dicono, il metodo scolastico non ha
deve. inventalo nulla: rimprovero questo che mostra
Esempigrazia; la religione cattolica com- una ben poco chiara cognizione di quel che
prende lutti i secoli, tulli pnpoli , tutte le i dicono. Il metodo scolastico è un metodo d in-

verilh. l padri della Chiesa che ne Iralta- segnamento, e non altrimenti un metodo d’ in-
rono le «liverso parli in modo oratorio ,
for- venzione. Per bene insegnare ò d’uopo dare
mano più di cento volumi in foglio; gli autori idee chiare e precise di quanto s’ insegna ; e
più recenti formano intere biblioteche; col per darle è d’uopo averle. Prima d’ insegnare
metodo scolastico Tommaso d'Aquino ridusse agli altri devi sapere tu stesso. Insegnare
il tulio in un volume ,
e più tardi quello quel che non sai ,
insegnar bene quel che sai
volume fu ridotto in un lihricciuolo chiamalo male, è un secreto che nei secoli dell'ignoranza
catechismo, che da diciannove secoli trovasi non sì sapeva; forse fu scoperlo dappoi, come
esso pure ristrello in una brevissima prece tanti altri forse questo è altresì il secreto di
;

che chiamasi Credo. tanti corsi dì filosofia che si stampano, nei

È a desiderarsi ed a farsi un simil ristrello quali concetti vaghi, confusi, spesso contra-
delle allro umane cognizioni. Per quelle del dtUorii, sono diluiti in uno stile da retore o
tempo suo lo fece Arislolile ,
il quale, fon- da poeta; forse ancora è desso il segreto di
quisialore e legislatore insieme delle ragioni quella confusione d' idee c di favelle onde ab-
rie) sapere . le divise in provincie, in distretti, biamo pur troppo a dolerci persino nelle bigon-
in comuni, a ciascuna scienza e spesso a ce legislative, dove anzi più d’ una volta ne
ciascuna parola assegnando i suoi naturali vien dato I’ esempio.
conlìni. Ma, dicono pure , il metodo scolastico è
Quando nei .secoli del medio evo i Goti, i morte deil’ eloquenza e della poesia. Altra
Franchi, i Longobardi, i Sassoni, falli crislianit poco chiara nozione, siccome quella che sup-
cominciarono a pigliar gusto alle scienze il ,
pone apparlenersi al metodo scolastico o geo-
maggiore desiderio fu quello naturalmente metrico il formare gli oratori o poeti. Il i

d’apprendere innanzi tulio quel che sa|>evasi metodo geometrico è allo a fondare dei geome-
prima di loro: quindi rEnciclopcdia d’Arislo- tri, deile menti esatte che ragionano giusto su

lile fu un immenso benefìzio, massime in Oc- quello che sanno; ma voler ch esso insegni loro
cidente , dove Ire filosofi cattolici, che furono nel medesimo tempo a vestire tulio questo
Hoezio e Cas«:iodoro ,
amondue consoli romani, cogli ornamenti dell’eloquenza o della poesia,
e SanlMsidoro vescovo di Siviizlia ,
n'aveano è come voler che la nolomia c’ insegni a ve-
fatto ini compendio ancora più siringalo io stirci con eleganza ed a presentarci con gra-

lingua latina. zia. Che se alcuni scolastici tanto si arroga-

Ma dopo quel tempo le scienze speculative rono, non ne debbono essere accagionati essi
«articolarmente fecero notabili progressi ;
e nò il loro metodo e se un geometra , dopo
:

però ci sarebbe bisogno ai d\ nostri d’un se- aver udita una l>ella tragedia di Bacine, ebbe
eondo Arislolile che restringesse colla chiarezza a dire Che cosa prova tutto questo? gli ò il
:

! roba precisione del primo, in un linguaggio fatto del geometra c non della geometria.
iti’lHgibiic alla comune Jìegli uomini, tulle Ma. aggiungono, quando regnava il metodo

.e scienze uUuali, e le coordinasse fra loro in scolastico non ora pernsesso il far nuove sco-

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LIBRO SFSSANTESIIK Xi'NO

perle. Davvero? Eppure, appunto nei secoli Chiesa, e il rislretlo di quest' insegnamento
del medio evo, appunto nei secoli e nei paesi più popolare, al pari che dell' ìnsegnumenlo
dove regnava In scolaslica, inventossi la solfa più scientifico, il Irovinma nel simbolo degli
nnusìcale, l'uso della bussola, la polvere, i Apostoli , che i fedeli imparavano a memoria
molini a vento e ad acqua , T
applicaiione del e rhc i pastori insegnavano loro, sia in islrii-

vapore, il telescopio, Parte di dipiiipcre sul zioni chiamate catechismi, sia in


familiari

vetro e a olio gli orologi a rota ;


eppure istruzioni più oratorie chiamale sermoni od
,

appunto nei secoli e fra i popoli nei quali omelie. Se alcun articolo delia fede comune
regnava la scolastica si scoperse e il nuovo veniva intaccato da eretici, ecco tosto l dot-

mondo, e la via mmittima alle Indie, e la tori della Chiesa difenderne la verilò e per le

rotonditi! della terra; eppure appunto nei se- sacre Scritture e per la tradizione cristiana e

coli e fra i popoli nei quali regnava la scola- por la medesima ragione, con una logica ed
stica si trovano le più eccellenti opere della una dialettica si stringente che all' errore non
pittura, scultura, deirarchiletlura cristiana. rimaneva più via da scappare siccome ab- :

Vedete come metodo scolastico impedisce le


il biamo goperalmcnle veduto in lutti Pailri i

nuove scoperte Ma supponiamo lutto il con-


!
delia Chiesa e segnatamente in Tertulliano ed

trario: la colpa sarebb' ella del metodo o di in Sant' Atanasio. Fin da quel tempo taluni

coloro che ne abusavano ? Dall’ essere questo cominciarono a presentare in iscorcìo tulio il
metodo atto a bene insegnare quel che sap corpo della dottrina cristiana diviso nelle sue ,

piamo, dedurne che noi sappiamo lutto e che verilò principali, ciascuna di questo ap^>og-

non ci è permesso imparare di più, se simil giata dalle sue principali prove tratte dalla

cosa fu mai delta da qualcuno, certo non è Scrittura c dalla tradizione. Ne abbiamo vedn
colpa d'Arìslolile nò del suo metodo. Al con- 10 imo schizzo San Ci[>rìano c un lavoro
in .

trario il miglior meazo a scoprire ciò che an- assai più lungo in San Giovanni Damasceno .

cora non si sa, non è forse Tavere un'idea che alle prove delia Scrittura o della tradi-

chiara di ciò che gih si sa? zione aggiugno i sussidi della filosofia natura-

Ma, per ultimo, gli scolastici trattarono le. I dottori del medio evo, quelli specialmente
una quaniUh di questioni oziose c ridicole. Sia del secolo duodecimo, altro non fecero che
pure quanto agii scolastici , ma non quanto compier l’opera dei Patlri, ai quali succedet-
alla scolastica.Oltre di che le quislioni che tero nell’ insegnamento scientifico della dot-

più alTaticano ì pensatori degli ultimi tempi trina cristiana, per difenderla più implicita-
sono propriamente di quelle colali oziose qul- mente e vigorosamente contro tulle le astuzie

slioni che altri rimprovera agli scolastici d’aver c le sottigliezze dell'eresia.

trattato, e cui forse da loro si dò nome di Cosi raulorilò della scuola è grandissima.

oziose e ridicole solo perchè vi si tengono a Dove sono divisi i dottori scolastici lo sole

galla e nel vuoto, c nulla cercano a fondo. ragioni possono far pendere dalfuna parte o
che tempo che nell’ insegnamento daU’allraia bilancia. Ma quando c’ sono gene-
Fallo è ila!

della filosofìa 0 delle verilò generali dell' ordi- ralmente d’accordo, lemeritò ò l'andar contro
ne naturale più non si segue il metodo scola- 11 loro sentimento comune. In terzo luogo, il

stico,quel metodo che innanzi lutto richiede conlrnildire l'unanime sentimento di tutti i

la chiarezza nelle idee, la precisione nella lin- teologi circa la fede , se non è eresia è per lo

gua, una rigorosa coerenza in tutto l'insieme, meco andarvi presso. Tali sono te tre conclu-

(ia quel te-mpo ,


l’anarchia delle idee, la con- sioni di Melchior Cano ,
teologo che godo in

fusione medesima della lingua è giunta a tale tutta la Chiesa di grande e giusta riputazione.
che li credi alla torre di Babele, e che le societh Egli stesso conferma la terza colle seguenti

politiche sono ndnacciate di ricadere nel caos. considerazioni. Se in una qiiistiooe intorno
Quanto alla teologia, scienza di Dio o delle alta fede ,
in cui tulli i teologi sono d'accordo,
cose divino, scienza della dottrina cristiana, c’ s'inganassero ,
esporrebliero la Chiesa al pe-
cominciò essa ad essere insegnala in modo ricolo d’errare ; e se Dio non discoprisse il loro

scolastico, in mo<lo conveniente alle scuole, errore ,


egli farebbe difTatia al popolo cristiano
come tosto vi furono scuole speciali di teolo- nelle coso necessarie;imperocché, da trecento
gia; il che avvenne principalmente nel secolo anni , ogni volta che la Chiesa ha condannalo
duodecimo. qualche eresia o pronunzialo qualche decreto
L' insegnamento, sia familiare sta oratorio, sulla fede c sui costumi, ella s'è grandemente
della dottrina crtsliona non cessò mai nella appoggiata sugli aiuti degli scolastici. Final-

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,,, ,

r, STORIA L’NlVKRSAlE DELLA CHIESA CATTOLICA

incQlc il disprezzo per la scuola e la peste loro sono nel senso della Chiesa. Ma uel tempo
dcireresie vanuo sempre insieme [< Conoexae stesso menti inquiete e temerarie, le quali
suoi ac fuere semper, post natam scholam con una cogniziono incompiuta su|>erfìciale ,

scholae contcmplus et liaeresum pestes t del dogma o della


pretendevano tradizione ,

{,Ve/cAior Canta, De loc. theolog.^ i 8, c. 8)]. dì edificare una teologia compiuta, nou tanto
Kd infatti vediamo Lutero e gli altri ere- sulPaulorìlò bene intesa della Scrittura , dei
tici del secolo decimoscsto dire il peggio che concili e dei Padri, quanto sulle arguzie d’una
si può contro la teologia scolastica ,
e vedremo filosofia piò pagana che cristiana. Di questa
pure certi cattolici piò o meno ambigui piU ,
falla era Abelardo.
o meno inconsiderati, farsi piò o men segui- Una delle cagioni fu questa. Meravigliali
tatorì detl’eresia. Tale fra gli altri è quel Ric- del poter della logica, della dialettica, in una
cardo Simon ,
contro il quale Bossuet si vide parola del metodo aristotelico, a classificare e
obbligato a scrivere in questi termini: « Quan- far valere ciò che si sa, certi ingegni s’im-
to alla scolastica ed a San Tommaso ,
che il maginavano la sostanza stessa della scienza
signor Simon vorrebl)o screditare a cagione del in altro non consistere che nel metodo; il che
secolo barbaro in cui visse, io gli dirò breve, sarebbo il medesimo che conchiudere che
che da considerarsi negli scolastici è o la so- l'aritmetica ,
perchè serve a contare gli scudi,
stanza 0 il metodo. La sostanza , cioè i decre- fa gli scudi stessi.Alcuni abbagliati dalla ,

ti ,
i dogmi e le massime costanti delle scuole, fama di Platone o d’Arìslotile sMmmagina- ,

non è altro che il puro spirito della tradizione vano che nulla di piò saper si potesse, nè
c de' Padri: il metodo, che consiste nella ma- meglio, simili a scolaretti che, per saliere i

niera contenziosa e didattica di trattar le qui- primi elementi della grammatica s’immaginano
stioni, avrò rutilili sua, purché sia dato non di saper tutto. In queste puerili allucinazioni
come r intento della scienza, ma come un mai non diedero i veri dottori.
mezzo di farvi andare innanzi i principianti ; Questi ultimi avevano in pregio il metodo
il che è pure il disegno di San Tommaso dal dialettico qual metodo della scienza non come ,

bel principio della Sommo e dee pure esser ,


ne fosse la sostanza. Aveano cari ed iimmira-
quello di coloro che seguono il suo metodo. vano Platone ed Aristotile come i rappresen-
Vediamo altresì per esperienza che quanti di tanti piò onorandi della umana inlelligonza
qui non principiarono e posero ogni potere abbandonata piò o meno a sè stessa; ma Fam-
loro nella critica ,
sono soggetti a sgarrare mirazionc pel buono non impediva lor di ve-
d’assai quandVi si gettano sulle materie teo- dere il cattivo 0 il difettoso ; perchè ben so-
logiche. Erasmo nel secolo scorso Grozio e , ,
pra Platone ed Aristotile essi aveano l’inse-
il signor Simon nel nostro ne sono un gran- gnamento diretto e sempre vivo di Dio, del
d’esempio. Per quanto si appartiene ai Padri suo Cristo , della sua Chiesa ;
la parola dei
un San Basilio, un San Cirillo d’Alcssandrìa patriarchi ,
dei profeti, degli apostoli, dei mar-
un Sant’Agostino, {'autorità de' quali mai non tiri ,
dei santi Padri ,
e de’doUori ; la defini-
mi ristarò daH’opporre al signor Simon od ai zione de’ponU’fici e dei concili dettala dallo
critici checché dir possano per non parlare
, ,
Spirilo divino, che è sempre con la Chiesa
d'uQ San Giovanni Damasceno e degli altri di Dio.
Padri greci e latini anziché aver mai spre- ,
2. Il signifero ,
il crocifero di questa nuova
giata la dialettica ,
si sono spesso ed utilmente serio, di questa nuova processione di dottori,
giovali delle sue definizioni, delle sue divi- che continua la successione dei Padri ,
degli
sioni, de’suoi sillogismi e, per tutto diro in Apostoli ,
dei Profeti, dei Patriarchi, è un po-
una parola del suo metodo che altro nou è
, ,
vero fìglìuol dei Lombardi ,
di quella feroce
se non la scolastica in sostanza. Taccia dun- nazione che papa San Gregorio Magno ed i

que il crìtico e piò non s'avventi sulle ma-


,
suoi successori tanto penarono a mansuefare.
terie teologiche o non mai vi penetrerò oltre,
Pietro soprannominato Lombardo dalla sua
,

le scorza * [Bossuet , Défense de la tradition patria nacque in Lombardia , vicino a No-


,

et dei Saints Pèret , 3 ,


c. SO ]. vara di povera ed oscura famiglia. Le ottime
,

Per tornare al duodecimo secolo ,


piò d'un sue disposizioni gli meritarono un protettore ;
laudabile autore si accinse in esso a compilare fu mandato a fare suoi primi studi a Bolo- ì

un corso di teologia come dir Ugo, canonico ,


gna donde a compierli, si condusse in Fran-
, ,

regolare di San Vittore, e lldeberto vescovo cia con una lettera commendatizia del vescovo
del Maos entrambi dotti e pii e però l'opere di Lucca a San Bernardo il quale lo mandò
, , ,

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,, ,,

LIBRO SESSANTESIUONONO 7

alla scuola di Reims, dove forse in quo' giorni miei panni e mi riconoscerò. Infatti, ripiglialo
insegnava Lutulfo, che novarese esso pure,
«
le sue vesti da contadina, tornò al figlio, che
dovette pigliarsi particolar cura del suo con* vedendola in qucH'arnese : Ah ! ecco mia ma-
cittadino.La riootnania de' professori di Parigi dre, proruppe, ecco quella madre povera che
tirolio iodi inquesta cilt^ , deliberato di non m'ha posto al mondo, allattato e allevato. E
farvi lunga dimora. Indi San Bernardo spedi- levatosi dalla sua sedia ,
l'abbracciò tenera-
vaio a Gildoìno abbate di San Vittore con mente e se la fece sedere accanto (
(ìallia

una lettera, nella quale pregatalo di provve- chriitiana ,


t. 7, p. 68).
dere per qualche mese al mantenimento del Ma quello che rendè principalmente famoso
suo raccomandalo. Ma il piacere che questi Pietro Lombardo si fu il suo Corpo di teolo-
provava nel convivere in compagnia di con- gia. Esso è diviso in quattro libri ciascun ,

discepoli animati dal medesimo ardore per lo libro in diverse distinzioni, e ciascuna distin-

studio ,
non gli consenti dì piti abbandonare zione in diverse quislioni. Nei primo libro
il primo soggiorno ,
e vuoisi che fosse il primo tratta di Dio ,
nel secondo della creazione ,

a ricevere grado di dottore neiruniversilh


il nel terzo della incarnazione, e nel quarto dtd

di Parigi, dove poi fu provveduto duna cat- sacramenti. L'autore risolvo ogni quisliono
tedra di teologia , ch'egli occupò per p^irecchi coiraulorilò della ScriUura e dei Padri ,
se-
anni con molta fortuna. Ed ecco che una di* gnatamente di Sanl'Agoslino; non cita Ari.sio-
slìozione ancor più gloriosa era riservata al tile non abbandonasi aH'umano raziocinio,
,

suo merito. ma intende a riferire le dottrine dei Padri


Morto nel 4457 Ìl vescovo di Parigi, que- chiudendo in un picciol volume le loro testi-
sta sede fu unanimemente oOerla a Filippo monianze allin di risparmiare al lettore la

fratello del re Luigi il giovine ,


che era arci- noia di scartabellare un monto di volumi
diacono della chiesa di Parigi. Virtuoso e mo- come spiega egli stesso nella sua prefazione,
desto come egli era , tenne che il carico di dove dice intento suo esser quello di com-
l'

primo pastore fosse saperiore alle sue forze battere coloro che si afialicano di sostenere
e rivolse i suOragi su Pietro Lombardo ,
che i propri loro pensamenti a pregiudizio deila
era stalo suo maestro. Divenuto quindi ,
nel verilò.
detto anno ,
vescovo di Parigi ,
Lom-
Pietro Nella distinzione o sezione prima partita ,

bardo mori a di 20 Luglio 4 46i, come porta in nove quislioni Pietro Lombardo osserva ,

repiiaflio scrìtto sul sepolcro di luì nella chiesa con Sani' Agostino , ebo tutta la dottrina del-
di San Marcello. Ma sembra che fin dall'an- l'antico e del nuovo Testamento ha per og-
no 4460 egli avesse rinunziato il vescovado, getto le cose ed i segni. Le cose si dividono
dappoiché appunto di queU'auno abbiamo un in tali che godere si denno , siccome quelle
allo del suo successore Maurizio di Suiti. Ma, che sono il sommo bene ed in lati di che ,

qualunque si fosse la durala del suo episco- usar' si dee per riuscire alla prima la qual :

pato certo è che ei si mostrò degno di eser-


,
prima è Dio , le altre sono lo creature. Ci ha
citarlo. Un antico autore narra di lui il se- cose che godono ed usano e sono l'angelo e ,

guente fatto. l'uomo ; fra quelle di cui si può usare ne son


Mentre Pietro Lombanlo era vescovo di di quelle per le quali si gode , come dir le
Parigi, alcuni nobili uomini del suo luogo na- virlii 0 le potenze deH'anima. I segni sono
tale si condussero colò per complimentarlo egualmente di due sorto :
gli uni si limitano
seco menando la madre sua ;
e perchè era a significare ,
senza conferire ciò che ei signi-

povera ,
la vestirono di panni quali convenire ficano ,
come sono i sacramenti dell’antica
credettero alla madre d'un si gran prelato; legge; gii altri lo conferiscono, come i sacra-
e la buona donna lasciandoli fare dicea loro:
, menti della nuova leggo. Tali sono le quattro
Lo conosco io mio figlio ,
e questa gala non parli principali della teologia di Pietro Lom-
gli presentarono dun-
piacerò. Giunti a Parigi ,
bardo.
que vescovo la madre sua ed egli, squa-
al ; La prima parte od primo libro dividesi il

dratalaprima da ca|K> a piè Questa non è : in quarantotto Le cose delle quali


sezioni.
mia madre, disse, perché io son figlio d’una dobbiamo godere son quelle che ci fanno felici.
povera donna. E rivolse altrove gli occhi. Godere è affezionarsi per amore alla cosa di
Ahimè! non vel diceva io, diss’ella ai suoi cui sì gode e amarla per sé stessa. Altra non
compagni che io conosceva mio figlio e la
, ve q' ha fuori di Dio Padre del Figliuolo e ,

maniera sua di pensare? Rendetemi rozzi i dello Spirito Santo donde viene che gli an- :

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8 STORU rMVKRSAl.E DELLA CHIESA CATrOLlCA

geli y
i quali gih godono di Dio ,
sono beati : Padri ed eziandio dei Greci che lo Spirito
, ,

in questa vita noi non abbiamo se non il de- Santo procede dall’uno e dall’altro senza al-
siderio dì goderne ;
o , se ne godiamo, questo cuna priorìlb dì tempo ,
convenendo tuttavia
avviene solo come a vederlo in uno specchio potersi dire in un .senso che lo Spirito Santo
o in eoimina. procede propriamente
dal Padre , |>erchè il
Questa Trìoilb è un solo e vero Dio ,
di Figliuolo, da cui egualmente procede, riceve
una medesima sostanza od essenza, il
sola e dal Padre e la sua propria natura e l’essere
sommo bene, che non è veduto se non dalle il principio dello Spìrito Santo laddove il ,

anime purilkatissime. Greci danno a questa 1 Padre ha l’uno e l’altro da sè stesso. Osserva
unith d’essenza il nome dì consustanziale; che Greci nel convenire con esso noi che lo
i

lK*rch6, quantunque, personalmente, il Padre Spirilo Santo è dal Figliuolo, ancorché dir
sia distinto dal Figliuolo, ed il Figliuolo dallo non vogliano che ei ne procede con noi si ,

Spirito Santo, questo tre persone hanno la accordano quanto ni senso , benché dilTeri-
medesima sostanza e sono un solo Dio. scano quanto alle parole 11).
Le grandezze invisibili di Dio, Tolerna Dopo avere nel suo primo libro sposta in
sua poteslb c la divmilb sua ci si fanno compendio la dottrina della Scrittura e dei
come sensibili, col farsi conoscere perle opere Padri intorno a Dio, e quanto alla Trinitb delle
sue dalla creazione del mondo. Nelle opere si persone, e quauto aU’uoilb di natura, Pietro
vede Peccellenza dellarlefice , e noi ci ve- Lombardo esamina uel secondo ciò che Dio
diamo pure alcune immagini della Trioilb sa- mezzo della
fece per creazione.
crosanta. Sebbene l'anima non sìa Dio, essa Alcuni supposero che il mondo avesse di-
n' è tuttavia T immagine, e si può in essa versi principj. Platone tre gliene suppose: Dio,
trovare una immagine della Trinitb. Neirani- l'idea e la materia. La Scrittura c’insegna
ma è la memoria V intelletto , l'amore ; le
,
non v’ essere io ogni cosa che un princìpio
quali tre cose sono distinte e nondimeno non ,
solo, ch’è Dio; aver egli creato il tulio dal
sono che una medesima cosa cniranima od nulla ,
cosi le cose celesti come le terrene.
un’anima sola; se non che non si vuol troppo Sommameiile buono, Egli volle far p^rte della
incalzare questa comparazione, nè pib altre sua eterna beatitudine a due delle sue crea-
che si traggono dalle creature. Solo in qual- ture, all'angelo ed all’ uomo; c però li creò
che cosa l’anima è somigliante alla santa ragionevoli; allìnchè conoscessero il sommo
Trinità: poiché, quantunque l'animasi ricordi, Padre, lo amassero, ed amandolo il possedes-
conosca ed ami, la memoria non è l’anima, sero. L’angelo è d una sostanza incorporea ,

ma si una delle sue facoltà come riutelletto


,
l'uomo è composto d’un corpo o d’ un’anima
e l’amore. ragionevole. Sono entrambi creali per lodare
Sul punto della generazione eterna del e servire Dio ; non gib perchè Dio abbia bi-
Verbo ,
Pietro Lombardo viene disaminando sogno della serviUi loro, ma perchè serven-
varie quìslioni che alcuni critici moderni dis- dolo abbiano a godere di Luì il servir Lui ,

sero male a proposito mosse dagli


frivole c essendo regnare. A quel modo che l'uomo fu
scolastici. I quali crìtici cosi parlando mostrano creato per Dio, cosiil mondo fu crealo per
di non aver letto attentamente nè Padri Ì l'uomo; anzi in alcuni lunghi della Scrittura
delia Chiesa , nè Pietro Lombardo. Cotestc è detto che gli angeli stessi servono gli uo-
quistioni erano ,
gib molti secoli prima, state mini, cioè che sono talvolta inviali per servi-
mosse dalle diverse sètte ariane, e ris|>oslovi gio deir uomo. Ma quando è detto che l'uomo
4Ìa piò secoli dai Padri della Chiesa : di che fu crealo in luogo degli angeli infedeli non ,

una prova semplicissima si ha nel citar che si vuol pensare che l'uomo uou sarebbe stalo

fa Pietro la risposta e le soluzioni dei mede* crealo se gli angeli non fossero caduti la è ;

.simi.Tu diresti che sempre che trattasi degli una delle cause sì della creazione dell' uo-
scolasticidel medio evo i critici abbiano il ,
mo, ma non la sola. Dio ha ccngìnnlo un’anima
privilegio di parlare a sproposito. ai corpo dell’uomo, affinché servendolo in que-
Della terza persona della Trinitb cosi parla ste due sostanze, no ricevesse una pUi degna
Pietro Lombardo: Lo Spìnto Santo è l’amore corona. Tale si è, in sunto, la doUriua contenuta
scambievole del Padre e del Figliuolo e però ;
nella prima distinzione o seziono del secondo
Kgli procede non dal Padre solo nè dal solo ,
libro che ne comprende quaranta quattro.
Figliuolo ,
ma da entrambi. Egli prova iodi Nelle dieci seguenti sezioni Pietro Lom-
coirauloritb della Scrittura ,
dei concili e dei '

bardo tratta di quanto concerne gli angeli.

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, ,

LIHRU SESSANTESIHONONO 9

Dalla distioiione duodecima alla dociinaquiola il Verbo prese dalla Vergtno era eitenlc dalla
parla della creazione e si traltiene sull'opera corruzione del peccato: la Vergine anch'essa
delle sei giornate, intorno alle quali fa una n'era esente per una grazia singolare ond'era
specie di commealario da mettere insieme con stala prevenuta. Il Verbo non uni già a sè la

quelli di Sant’ Ambrogio, di Sant' Agostino ed persona, ma la natura umana; tale si è la

altri antichi. Nel rimanente del libro tratta dottrina ed il linguaggio dei Padri e dei con-
dell’uomo. Quanto a quelle parole della Scrit- cili ;
siccome non v'ebbe intervallo alcuno tra
tura; Facciamo V uomo a notira immagine e la concezione dell' umanità e la sua unione eoi

timililudine egli prova ivi che l'operasione


,
Verbo, si può dire che il Verbo siasi
cosi non
delle tre persone è uni, una ed eguale la unita la poiché la persona non c'era.
persona ,

.sostanza o natura loro che l'uomo non essen- ,


Il Lombardo esaminando se dir si possa che
,

do fatto so non ad immagine della Trìnith Gesti Cristo, inquanto uomo, è una persona,
ne consegue non essere a lei punto eguale risponde negativamente. Esaminando poi se
ma solo somigliante in no certo senso cioè ,
si può dire che Gesù Cristo, io quanto nomo,

secondo l’anima sua che è ragionevole e spi- ,


sia qualche cosa, adduoe le ragioni in favore

rituale. e contro e par che inclini per la negativa


,

L'anima non è gii) una parte della sostan- la quale fu in appresso condannata (L 3, Di-

za di Dio, altrimenti ella sarebbe incapace di tlinei. tO).

peccare e di soffrire è quel solEo col quale


;
la Il quarto libro, diviso in cinquanta distin-
Dio animi il corpo d'Adamo l’anima è creata : zioni, abbraccia i sacramenti dell'antica e
dal nulla e nel momento stesso che Dio la della nuova legge, il giudizio finale, la risur-
coogiunge al corpo per animarlo. Dio formi reizione dei morti, la beatitudine dei santi
la donna non gii di una parte della testa ni io cielo e le pene dei dannali nell' inferno.
de’ piedi di Adamo ma ,
del suo fianco ,
per Quanto al sacramento dell'altare, Pietro
significare ch'ella esser non dovrebbe nè sua Lombardo dice fra l'altro cose; La manna di
signora ,
nè sua serva ,
ma sua compagna. cui gl'israeliti furono pasciuti nel deserto, il

L’autore confuta qui coloro che affermano cosi pane ed il da Uelchisedech erano
vino offerti

l'anima come il corpo comunicarsi per mezzo la figura da Gesù


dell'eucaristia, che fu poi
della propagazione, e coloro altresi che inse- Cristo istituita nel giorno dell'ultima cena. Le
gnano tutte le anime essere state fin da prin- parale Quello è il mio corpo e quello è il mio
:

cipio create. languì, son le medesime per le quali si fa la


Nel terzo libro, diviso in quaranta sezio- trasmutazione del pane e del vino nel corpo
ni, tratta dell' incarnazione, delle tre virtìi e noi sangue di Gesù Cristo per mezzo de|
teologali ,
delle quattro virth cardinali ,
dei ministero del sacerdote esse sono quindi la :

dieci comandamenti e della differenza delle forma di questo sacramento ; il pane e il vino
due alleanze. ne son la materia. Egli combatte iodi forte-
Era cosa pib conveniente che il Figliuolo mente l'eresia di coloro che dicono il corpo
di Dio si facesse carne, che non il Padre c di Gesù Cristo non essere sull'altare che in
lo Spirito Santo perchè avendo Dio colla sua
;
figura; poi prova ch’egli vi è presente in
sapienza tutto creato, dovea pure colla sua sa- realtà, e che il pane ed il vino sono veramento
pienza riparare la perdita fatta dall’uomo trasmutati nel corpo e nel sangue di Gesù
dell'innocenza sua. Conveniva parimente che Cristo, e reca in proposito le autorità di Santo
quegli eh’ era il Figliuolo di Dio per natura Ambrogio, di Santo Agostino e d’ Eusebio di
fosse ancora figliuolo dell'uomo Dio ed uomo Emesa, che dice: Il sacerdote invisibile tra-
insieme per l' Union personale delle due natu- smuta colla sua segreta parola e potestà le
re ; nendimeno era in poter del Padre e dello creature visibili nella sostanza del suo corpo
Spirito Santo, come ancora è, d’incarnarsi. e del suo sangue. Dalle quali testimonianze,
Tutta la natura umana era corrotta dal 0 da più altre ch'egli avrebbe potuto citare,
peccato, cosi l'anima come il corpo, ed il Fi- conchiude essere costante che il vero corpo di
gliuolo di Dio ha unito a sè l’uno e l’altra Gesù Cristo ed il suo vero sangue son sull’al-
per sanarli e santificarli. La quale unione si tare, ed altresì cho Gesù Cristo vi è tutto
fece nel momento stesso che la carne fu con- intero sotto ciascuna delle due specie, e
cetta ed unita l'anima al corpo, l'unione dei ebe la sostanza del pane è trasmutata nel
Figliuolo di Dio all’ umanità fatta non essen- corpo e quella del vino nel sangue (L 4 , Di-
dosi che per mezzo dell’ anima. La carne che timcl. IO).

nouMtenza. Voi. VI.


,

10 STOftlA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

AQìq (li spiegarsi ancor pili cbiaramcntc vedremo San Tommaso d’Aquìnoe
inenlalori
intorno alla presenza reale ,
egli esamina di San Bonaventura.
<Iiial natura sia la conversione della sostanza Oltre i quattro libri delle Sentenze f
Pietro
del pane c del vino sella sia formale o so- ^
Lombanlo è autore d'un commentario sui sal-
stanziale ed asserisce la conversione sostan-
*, mi e sui cantici ,
nel quale fa uno ,
amplian-
ziale e dice che dopo la consacrazione il pane
y
dola ,
della glossa interlineare di Anseimo di
ed il vino sono siffattamente mutali nel corpo Laon. Codesto commentario dice Alberigo ,

0 nel sangue di Gesti Cristo che non resta ,


delle Tre Fontane, è quello cui le scuole chia-
pili sull'altare nè la sostanza del pane nè quella mano oggi la gran glossa o glossa maggiore.
del vino, ma si soltanto la specie, come diro iìgli compose altresì un commentario sulla
il sapore ,
di modo che si vede una cosa e concordia degli evangeli; e per ultimo abbiamo
se ne concepisce un’altra (/. 4, Distinct. 11 ). di suo un commentario sulfepistola di San
Essendoché in questi quattro libri di teo- I
Paolo, tratto in gran parte da’sarìli Padri, e
logia Pietro Lombardo risolve tulle le quislioui particolarmente da San Girolamo, da Sant’Am-
colle sentenze della Scrittura e de Padri brogio e da Saot'Agoslino ,
opera lucida e me-
all’opera sua fu generalmente dato il titolo di todica che, oltre ai pensieri de’ Padri, rac-
quattro libri Delle SfìUenze, ed a lui medesimo chiude ottime osservazioni di ragion deU’au-
quello di maestro delle sentenze. Vi sono tut- lore. Tulle e tre queste opere furono stampate;

tavia sedici articoli sui quali Li sua opinione ma altre ve n’ba di Pietro Lombardo che an-
non è generalmente seguila ;
ed cccone due : cora non vider la luce, e sono : 1
* Glosse su
1.* Gli scismatici, gli eretici, gli scomunicali Giobbe; 2.® Sermoni sulle domeniche e feste
c gli sconsacratipunto non consacrano il corpo Due lettere a Filippo arcivescovo
dell’anno-, 3.“

di Gesù Cristo; 2.® vescovi che sono nel me- 1 di Hcims,ed una ad Arnolfo proposto della
desimo caso non hanno facollh di conferir gii chiesa di Metz ;
4.* Metodo di teologia pratica
ordini. Gli rimproverano inollrc alcune impor- {Hist. littér. de France, L 12),
tanti omissioni ,
come dir sulla sacra Scrittu- Pietro Lombardo ebbe a successore nella
ra ,
sulla Chiesa, sul primato de’ Papi, sui sede arcivescovile di Parigi un uomo al pari
concili: tuttematerie ch’egli neppure accenna. di lui nato povero, che innalzò nella capitale

Non ostanti queste mende, dicon gli au- della Francia quella chiesa cattedrale che an-
tori della Sforia letteraria di Francia^ Pietro cor vi si ammira; dir vogliamo di Maurizio
I.ombardo fu sempre nè mai ccsserh d’essere ,
di Sulll, nato da parenti poverissimi nel vil-
riputato come il capo ed il modello della scuola. laggio di Sulll ,
sulla riva della Loira , non
Ed infatti egli merita doppiamente questo ti- attinente per nulla all’illustre famiglia di cui
tolo sia per Peccellcnza del suo metodo ,
il portava il nome. Alcuni fra gli scrittori suoi
migliore, per non dir il solo, che seguir si contemporanei riferiscono che ,
ridotto negli
possa ;
sia per la giustezza e sagacith della anni sui giovanili a mendicare il pane, rihulò
sua mente, che si manifestano in quasi tulio una elemosina cui si 'ponea por condizione
io sue decisioni ,
sia per la vasta ed eletta sua ch’ei rinunziasse a diventar mai vescovo In

erudizione ,
dì cui si veggono segui evidenti vita sua. Venne a studiare ed in breve ad
in quel prodigioso numero di passi della Scrit- insegnare a Parigi dove predicava con ma- ,

tura 0 de’ Padri ch'egli usa ordinariameiile con raviglioso successo quando fu eletto canonico ,

gusto e con discernimento ne' suoi libri ;


sia di Bourges. So non che pochi anni dopo ritornò
finalmente per Io perspicuità del suo stile, alta capitale dove ottenne un canonicato e
,

che ,
salvo alcuni pochi luoghi ,
è il meglio la dignità d’arcidiacono. Intanto alla morte od
acconcio alle materie da lui trattale {ilist. alla rinunzia di Pietro Lombardo, il clero pa-
littér. de Frauce^ t. 12). rigino, non polendosi accordare sulla scelta di

L’opera di Pietro Lombardo ebbe grandis- un successore si convenne di rimetterla in


,

sima fortuna e diventò il manuale di lutti i un de’ quali fu Maurizio di Sulll;


tre delegati,
teologi ,
il testo di lutti i professori di teolo- ma neppur questi avendo potuto inleoderseia
gia. Baldino, dottore, ne fece sin da principio sulla scelta da fare, concentrarono i loro po-
un estratto, ed esistono manoscritti in cui i teri in un solo di loro, o questi fu Maurizio,
quattro libri delle Sentenze son posti in versi. il quale tenne a’ suoi colleghi questo parole:
Quanto ai commentari che se ne fecero sono lidover mio è di scegliere un soggetto di cui
innumerabili ,
contandosene ben cento sessan- abbia Intera conoscenza ; p benché io voglia
ta composti dai soli inglesi; e fra i suoi ooeb- supporre che fra i candidati vo n'abbia di
, ,,

LIURO SESSANTESIMONONO 4t

degnissimi nondimeno non saprei farmene


,
date 0 false attribuzioni. Poco dopo Carìoma-

mallevadore. Io non posso scrutare lo loro gno, diverse raccolte apparvero di capitolari
cosciente; io non leggo appieno se non nella tratti questi pure dai canoni dai concili o ,

mia e per non correrò nessun rischio


,
io ^
dallo decretali dei papi. Verso il tempo di Carlo
nomino Maurizio di Sull), proponendomi, se il Calvo
,
la raccolta anonima del pseudo Isi-

Dio m'aiuli di governar questa diocesi in modo


,
doro, in cui sono attribuite ai papi dei tre
irreprensibile. £ tenne infatti la parola, per- primi secoli parecchie decretali autentiche in
ch'egli fu un prelato di santa vita un padre . sè stesse, ma pertinenti ai papi dei tre secoli
ilei poveri , che fece gran bene cosi coi detti seguenti. Verso la fino del nono la raccolta
come coli'csempio. Tale si è la relazione d'un di Reginone abbate di Prum. Verso la fino
autor contemporaneo (Gaf/ia christ.^ L 7,p. 70). del decimo quella dì Burcardo vescovo di ,

Nel H65, il vescovo Maurizio battezzò Filippo Vormaiia in venti libri. Poi nel .secolo unde-
Augusto , Bgliuolo e successore di Luigi il Gio- cimo t’allra di Sant’Anselmo di Lucca in tre
vine ;
ma il fatto principale del suo episco- dici libri ; l'altra di Bonizznne vescovo di Sutri
pato ,
che durò trentasei anni ,
si ò la catle- in dieci; Taltra de! cardinale Deus<lcdit In
dralc di Parigi ,
della quale egli fece porre la quattro; una quarta pure senza nome d'au-
prima pietra da papa Alessandro 111, nel H63. tore, ma dedicata a .sant'Anselmo di Lucca ;

consacrando poi ne'trenUtre anni seguenti od una quinta detta tHpartita perchè divisa in
tutte le sue cure a questo edilizio. Ire parli, ed una sesta intitolata Policarpo^ ma
3. Pietro Lombardo raccolse sotto una forma che è fattura de! prete Gregorio ;
o finalmente
scientifica tulio che la Chiesa di Dio insegna quattro o cinque altre, ma prive di un ca-
da credere; e Graziano ,
uno contem-
do’ suoi rattere distintivo. Nel principio del secolo duo-
poranei c compatriotti ,
avea raccolto sotto una docimo ,
la Panormia d’ Ivonc di Chartres
forma scìentificja tutte le regolo sotto le quali con ambo le suo edizioni accresciute, ma di-
la Chiesa si governa. Questo Graziano nasceva verse ; una delle quali falla da Idelberlo ar-
a Chiusi, piccola cilth di Toscana nel Senese, civescovo di Thours ,
ed il decreto allribuito
ed aveva, secondo l'opinion più comune, al>- allo stesso Ivone, o di cui si fecero in breve
bi'acciala la vita religiosa in Bologna ne! mo- due compendi da due scrittori di Chalons
nastero de'Sanli Felice e Nabore, dove com- solla Marna. Graziano approfittò delle loro fa-
pose lopera nota sotto il nome di Decreto^ alla tiche ed evitando prìncipalmento nella sua
;

quale andò debitore della celebrili sua. Essa raccolta la confusione da che non avean sa-
comparve in pubblico nell'anno e dicesi
'

saputo far esenti le loro la distribuì per .

che gli costasse veQtiqualtr’anni di fatica. È ordino di materie e la divise in tre partì.
una raccolta metodica che consiste in alcuni Nella prima di esse aduna tultociò che ri-
testi della sacra Scrittura ,
nei canoni detti guarda il diritto ed ministri delia Chiesa;, i

degli apostoli ed in quelli di circa centocin- nella seconda tratta dei giudizi ;
c nella terza
que concili, i primi nove de'quali sono ecu- tulio ciò che concerne i sacramenti e le ceri-

menici ; nelle decretali de* papi ; in estratti di monie.


santi Padri , come sono San Gregorio, San Gi- La prima parte racchiude cento cd una
rolamo, Sanl'Agoslino ed altri; cd in simili distinzioni o sezioni. Lo prime venti stabili-
estraili degli autori ecclesiastici, dei libri pon- scono innanzi trailo l'orìgine, rautorilh e lo
tificali
,
dei Codice teodosiano^ de' capitolari diverse specie di diritto. Addita indi le fonti
dei re di Francia, ec. Graziano l'aveva inti- principali del diritto ecclesiastico, sullo quali
tolata Concordia dei canoni ditcordanti ,
per- Sì estende dalla decimaquinla distinzione sino
chè intendo ad ivi conciliare, sia coU'aulori allavigesima; dalla vigesirna alla nonngesima
Ih , sia colta ragione ,
i canoni che sembrano seconda traila deU’ordinnzione dei chierici o
discordare fra loro. dei vescovi , e nell'allre distinzioni ,
sino alla
Altri scrillori avean primo di lui tolto a fine, parla della gerarchia c dei diversi gradì
fare altre analoghe compilazioni , c giò sin dal di giurisdizione.
sesto secolo vedemmo un monaco scita, Dio- La seconda parte comprende trentasei cau-
nigi il piccolo , compor la sua raccolta di ca- se, cosi chiamate dall'essere altreUaote cause
noni e decretali in Boma stessa. Nel secolo particolari, nelle quali Graziano promuovo va-
seguente ,
Sant' Isidoro di Siviglia fece la Col- rie quistioni ,
le quali cgH discute ordinaria-
lezione ispanica^ non d'altro composta che di mente allegando ì canoni in favore e contro
documenti autentici ,
senza mistura di falso 0 terroiua coll'esposizione del suo parere. Que-

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,,

12 STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

slR parie si aggira (ulta sulla msleria e sulla sieno sfuggile pib assai; tanto pib che nessun
forma dei giudizi. moderno seppe approfittar degli scorsi di Gra-
La terza parie è divisa in cinque distin- ziano e dei molti vantai che avea su di lui

zioni,
cd è intitolala ìk contacratione. Nella : per far meglio.
prima trattasi della consacrazione delle chiese i. Ha un errore ben pib notabile che al-
e degli altari; nella seconda del sacramento cuni autori gallicani a lui riufacciano, quello si

dcireucarislia ;
nella terza delle feste solenni ; ò d'aver citate le false decretali , d'aver cosi
nella quarta del sacramento del baltosimo, e favorito le nuove pretensioni della corto di
nell'ultima di quello della confermazione, della Boma d'aver mutato il diritto antico in
,
e
celebrazione del servizio divino ,
dell' osser- un diritto nuovo, abusivo o ignoto ne'primi
vanza dei digiuni ,
e da ultimo della SS. Tri- secoli della Chiesa. Cosiffatte son le doglianze

nità. di cui il Fleury fra gli altri non rifina di


, ,

L'opera di Graziano ecclissò al sno com- riempiere la sua storia ed i suoi discorsi ,
e
parire le raccolte che l'avean preceduta non meno la sua InsUlution» al diritto cecie-

quella eziandio d’ Ivone di Chartres, la quale tiatlico.

avea goduto grande autorità ; e vuoisi di Il punto capitale per quest'autore sono le

senz'addurne tuttavia prove sufBcienti , che nuove pretensioni della corte di Roma , sullo
fosse approvala da papa Eugenio ili. Certo è quali ritorna ben mille e mille volte. E si, in
nondimeno che il Decreto fu accollo con una buona logica ed in buena coscienza, egli avrebbe
specie d'entusiasmo nella scuola di Bologna dovuto, almeno una volta per tutte, stabilire
in seno alla quale in certo qual modo era in modo chiaro e preciso , secondo la Scrittura ,

nato , e che da questa scuola , una tra le pib la tradizione e la natura delle cose quali ,

famose di quel tempo ,


passò in Francia e fu sono le prerogative legittime , antiche e vere
insegnato a Parigi ad Orleans o nelle altre
, del capo della Chiesa cattolica e provare ,

università ;
nè guari andò ch'ei divenne il solo dipoi in modo incontrastabile che quelle cui
testo ,
cui i professori di diritto canonico egli chiama le nuove pretensioni non sono real-
commentarono nelle loro lezioni e nei loro mente se non pretensioni nuove, illegittime e
scritti. false. A far la qual cosa presentavasi natu-
Trent'anni appena erano passali quando ralmente l'occasione nella sua storia , e nei
l’opera di Graziano fu rifusa con un altro or- suoi discorsi
, e nella sua Intlituoione al di-
dine dal Cardinal fiorentino soprannominato , ruto canom'eo, e pure non la fece in luc^o
Lnboram, cioè il lavoratore, a cagione della alcuno. Nel suo discorso sui primi sei se-
indefessa sua applicazione allo studio. L'opera coli v’è un paragrafo che porta per titolo : Go-
tuttora inedita , fu da lui incominciata nel- verno delta Chiesa ,
e non v’ è pur parola del
l’anno 4153, terminata nel 4482, e divisa in papa, come se nel governo della Chiesa cattoli-
cinque libri ; ma la non fece perder l'amore ca il capo ,
la testa non v'entrasse per nulla.
dei giureconsulti a Graziano (Theiner, Dùgui- Nella sua Institusione al diritto ecclesiattico , i

tilionei criticoe ,
eie.). semplici tonsurali hanno un capitolo tutto per
Non pertanto sfuggi a Graziano pih d'un loro ,
ed il capo della Chiesa non ha pure una
errore ,
e gli si trovarono diverse false cita- riga. Nella sua storia riprendo Pietro Lom-
zioni ; come quella di attribuire a San Gio- bardo d'aver passato sotto silenzio il primato
vanni Grisostomo una sentenza di Sant'Am- del papa , laddove questa riprensione cade
brogio ;
a San Martino papa un canone di direttamente su lui medesimo. Tu lo diresti
Martino di Braga ;
al concilio di Cartagine ciò un cattivo avvocalo , che, invece d’andare
che apparteneva al concilia di Calcedonia ed , al fondo della causa e di schiarir la qui-
altrettali come ancora il fallo di fondere in uno
; stione, si perde in vane recriminazioni contro
diversi passi d'un medesimo autore. Ma queste la parte avversaria ;
cosa tanto pib grave in
inesattezze per nulla mutano la sostanza ({uanto che la parte avversaria del Fleury è la

(Ielle cose. D'altra parte quando si pensa che ,


santa Chiesa romana ,
e quindi tutta la Chiesa
prima dell’ invenzione della stampa Graziano ,
di Dio.
non poteva come moderai consultare ad
, i
,
Quanto natura ed all' influenza delle
alla
agio suo l'edizioiii corrette dei Padri, dei con- false decretali , il Fleur y non è pur bene
cili ,
degli autori cosi ecclesiastici come se- d'accordo con sè stesso ed ecco in che modo. .-

colari ,
meraviglia si è non già che gli sieno Dopo avere nel primo capi tolo della sua Insti-
corse poche Inesattezze ,
ma si che non gliene tuaione al diritto eeeleiiaslico ,
parlato del co-

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, ,,

LIBRO SESSANTBSIIIONONO U
dice dei Crdodì della Cbiesa d'Orieote ,
sog- quali regnava il diritto antico ,
e la Chiesa
giunge < Queste poche leggi baslarcuo per
; romana osservava cd osservar faceva io tutta

oUocent’anoi a tolta la Chiesa cattolica. Gli la purezza sua la disciplina degli apostoli ;

occidentali ne aveano meno degli orientali oppure sono essi d'epoca più recente ? Il Fleury
ed altresì n’aveano presa da questi la mag- stesso c' insegna che queste decretali sono
gior parte; ma una sola non ve n'era fatta composto di lunghi passi di jiapa San Leone,
per la Chiesa romana in particolare, la quale di papa San Gregorio e di piò altri che , a

aveva Hno a quel tempo si costantemente dir vero vissero dopo i tre primi secoli , ma
,

conservala la tradiiione della diciplina apo- lutti avanti la fin dell’ottavo. Cosi dunque
stolica da non avere quasi avuto mai biso- cotesti lunghi passi coi quali si fabbricarono
gno alcun canone per riformare sé
di fare le false decretali sono appunto di quel felice

stessa , e ciò che papi n’avevano scritto


i periodo di ottocento anni ,
in cui regnava
era per istrusione dell'altro chiese. Il diritto l’antico diritto ecclesiastico ,
cd in cui la

ch'ebbe corso per quegli oltocenl’anni può Chiesa romana conservava si costantemenlo
chiamarsi l'antico diritto rcdttiaslico » {Ftmry, la tradizione della disciplina ecclesiastica che
Imlit. du droU eecltsiattique /. I, c. 1). non aveva quasi avuto bisogno di faro alcun
Ecco dunque la Chiesa romana essere per canone o statuto per riformare sè stessa. Que-
otto secoli il perfetto modello di tutte le sti lunghi passi sono ,
alla fio fine ,
preziosi
chiese per la fedeltò sua nell'osservare e faro frammenti dell’antico diritto ecclesiastico, e,
osservare l’antico diritto, la disciplina degli cosa strana ! ne consegue il diritto antico avero
apostoli. Inche modo adunque ciò posto , distrutto il diritto antico. Se Graziano o Pie-
quglle che chiamansi false decretali ebbero tro Lombardo si fossero fatto lecito di ragio-
potere di fare in questa medesima Chiesa nare in tal modo nel secolo duodecimo sa- ,

romana adottare un diritto nuovo, abusivo rebbero stati due barbari ed ignoranti scola-
e al lutto diRereole da (|uello degli otto pri- stici. Il Fleury in tal modo ragiona nel secolo

mi secoli ? Che cosa sono dunque in fatto decimosettimo ,


nè lascia perciò stesso d’es-
codeste sì meravigliose decretali ? Ascoltiamo sere presso alcuni uno scrittore giudizioso
il Fleury che nei medesimo capitolo dice : che altri ammira sulla parola sua. Ed ecco
( Conobbesi nel passato secolo che queste perchè il secalo di Graziano e di Pietro Lom-
decretali ,
da San Clemente fino a papa Si- bardo è un secolo d’ignoranza e di barbarie.
ricio ,
non appartengono altrimenti a coloro Per le quali cose tutte ci sembra che di-
di cui portano il nome. Le son tutte d'un sadatte non sarebbero queste definizioni ; i
medesimo stile , e assai lontano dalla nobile secoli d'ignoranza essere quelli che noi igno-
sempliciU di que'primi secoli ; sono composte riamo ed i secoli di tenebre quelli essere
,

di lunghi passi de'Padri che vissero luogo nei quali noi non vediamo chiaro.
tempo dopo, come a dire di San Leone , di Ha insomma, qual dei due, tra il Fleury
San Gregorio e d'altri più moderni ; vi si e Graziano , meglio sa e segue pih fedelmente
veggono leggi degl’imperatori cristiani; le co.se la dottrina degli otto primi secoli circa l’au-
di coi parlano punto non si confanno ai tempi toritè della Chiesa e del suo capo 7 A trovare
ne'qnali si riferiscono; le date son false. Es- la risposta è d'uopo restriogere questa dot-
sendo queste decretali state tenute per buone trina in poche parole.
nel durar di piti secoli grandi mutazioni re- , Il Figliuol di Dio fatto uomo disse a’suoi
carono nella disciplina ecclesiastica princi- ,
apostolicon Pietro per capo , ai vescovi col
palmente per le appellazioni al papa che esse , successore di San Pietro per capo É stata ;

stabiliscono essere state ordinarie ne'primi data a me tutta la poleslè in cielo ed in terra.
secoli , e pe'giudizi de' vescovi mirando esse
, Andate dunque, istruite tutte le genti, inso-
a renderli piò difficili ;
cd Isidoro non dissi- gnando loro di osservare tutto quello che vi ho
mula averle egli pubblicate con questo dise- comandato. Ed ecco eh' io sono con voi per
gno > (i6td.j. tutti i giorni sino alla consumazione de’secoli
Cosi le decretali io qnistione sono false [Math .
, 28, 1 8-20). E disse loro ancora : E io
per la data e pel nome che portano ; ma son pregherò il Padre, e vi darò un altro avvocata,
elleno false ancora per la sostanza delle cose affinchè resti con voi eternamente lo Spirito

stesse? Qui sta il punto capitale. Quei lun- di verilè {Jo., tè, t6). Molte cose ho a dirvi
ghi passi di coi si compongono lo dette de- aucora: ma non ne siete capaci adesso. Ma
cretali son essi degli otto primi secoli ,
nei venuto quella Spirilo di verità ,
v’ insegnerò
,

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

egli tutte le veritli {Jo, 46, 49 e 43). E altrove Pietro telo ricevette le chiavi per comunicarle

il Figliuolo deiruomo soggiungeva : Il cielo e agli altri ». [< Dono unilalis H. Petrus.... et
la terra passeranno (l/al/i., 21 , 35). Sopra di praeferrì apostolis omnibus meruit et claves ,

che il monaco Graziano , il vescovo Anseimo regni coelorum communicandas cacteris solus
di Avelberga e gli allrì cristiani del medio accepit » (L 7, Coni. Parm.y n. 3)]. San Ci-
evo credeano fermamente Gesù Cristo essere priano, riferite prima quelle parole: Tu sei
tutti i giorni colla sua Chiesa, lo Spirito Pietro, ec. ,
soggiunge: < Indi derivano l’or-
Santo, lo Spirito di verilh dimorare con essa dinazione de’ vescovi e la forma della Chiesa ».

eternamente ,
per insegnarle a tempo e luogo [a Inde.... episcoporum ordinatio et ecclesiae
ogni verith ,
per essere il principio sempre ratio decurrit a {Cypr., epist. 33* a/wi 27)].
vivo del suo insegnare o del suo procedere : E meno chtBramento non si spiega Sant'Ago-
0 ne conchiudevano che se la Chiesa muta siino nell’ istruire il suo popolo, e con lui
pur qualche cosa nella sua disciplina ciò non ,
tutta la Chiesa. « Il Signore , egli dice, vi ha
avviene per un elTetlo dell* ignoranza o della confidale le sue agn eli e, percòé le ha confidale
corruzione ma per l’ispirazione di Gesù Cri-
,
a Pietro ». |t Commcndavii nobis Dominus
sto e dello Spirito Santo cho amendue soo ,
oves suas, ^uia Petro commendavii » (Ser-
sempre con essa. Il Fleury conviene questo mo 296, n. 44)]. San Gregorio Nisseno professa
esser vero quanto agli otto primi secoli; ma lamedesima dottrina in cospetto dell’ Oriente:
dopo quel tempo malgrado le promesse del ,
« Gesù Cristo egli dice diede ni vesco- , ,

Figliuolo di Dio la Chiesa essere per igno- ,


vi per mezzo di Pietro, le chiavi dol re-
,

ranza e per manco di critica caduta in una gno tic" cieli ». [« A:i Uirftw 1$uki -roif iiRw4iro«« tW
moltitudine d’errori c d’abusi pravissimi che aù*iJa Tùv in&upavtMU tìjkì* Qreg. SySS
» ( , f.
. 3 ,
sconvolsero la dottrina e la disciplina degli p. 34 4 ,
edìt. Paris.)]. E non fa in questo che
apostoli a tale che la dottrina antica restò a professare la fede della sedia apostolica, la

dottori le più volle meno pii e meno esem- quale ,


per bocca di San Leone ,
alTerma che
plari nei loro costumi di quelli che insegnano lutto quanto Gesù Cristo diede agli allrì ve-
la nuova. Qualche volta pure quei che resi- scovi il diede loro per mezzo di Pietro, [w Si
ster .«eppero alla noviih furono giureconsulti quid cum eo communc caeleris voluil esse
0 politici profani e libertini. Le sono parole principibus. numquam nisi per ìpsum dedit
del Fleury ,
il quale aggiunge Meraviglia è : quidquid aids non negavit » (Sermo 4, m Ann.
che l’anlica e sana dottrina siasi conservala A«um. ,
c. 2, f. 2, col. 46, edit. BalUrin.]]. Ed

in mezzo a tanti ostacoli [\ouv. opusc* de ancora : « Il Signore volle che il ministero
Fleury^ p. 155). (della predicazione] appartenesse a tutti gli
Il Figliuolo di Dio disse a San Pietro: Tu apostoli ;
ma nondimeno lo confidò princi-
sci Pietro ,
c su questa pietra edifìeberò la palmente primo degli apo-
a San Pietro ,
il

mia Chiesa, e le porle dell' Inferno non prevar- stoli ,


atTìnchè da lui
dal capo, i suoi come
ranno contro di lei. Ed a te darò le chiavi del doni si diflbndessero in tutto il corpo ». [« Huius
regno de’cieli, e tutto ciò che tu legherai in terra muncris sacrameolum ila Dominus ad omnium
sar^ legato ne'cieli; c lutto ciò che scioglierai in apostolorum oHìcium pertinere voluil, ut in
terra sarà sciolto ne’cieli 46, 47, 49). beatissimo Peiro, apostolorum omnium sum-
Ho pregato per te atlincbè non li manchi la ino ,
principaliter collocavcrit ;
et ab ipso , quasi
fede; quando adunque sarai convertilo, con- quodam capile, dona sua vclil in corpus omne
feruta i tuoi fratelli (Lue., 22, 32). E final- manare » {ih., col. 633, cp. 40, ad ep. prov.
mente gli disse l)en tre volte : Pasci le mie Vienn.)]. Prima di San Leone, Innocenzo I scri-
agnelle (7o. , 21, 45, 47). veva ai vescovi dell’AfTrica : « Voi sapete quel
Dalle quali parole del Figliuol di Dio I che si debba alla sede apostolica ,
dalia quale
dottori del medio evo trassero la medesima deriva l’episcopato e tutta Fautorilà sua ».

conclusione che i dottori dei primi secoli. Ter- [o Scienles quid apostolicae sedi.... dobeatur ,

tulliano ,
tanto vicino alla tradizione aposto- a quo jpse episcopatus et tota auclorilas no-
lica c, prima della caduta ,
lauto sollecito in minis emersit » (/nn. /, epist, 29: Constant,
raccoglierla ,
diceva : « 11 Siguorc ba dato le col. 888)]. Ed un po’ più sotto: « Quando trat-

chiavi a Pietro ,
e per mezzo di Ini alla Chie- tasi delle materie che concernono alla fede
sa >. [« Memento claves Doroinum Pclro, et io credo che i fratelli nostri e coepiscopi non

per eum Ecclesiae reliquisse » {TcrL, Scorpiac.y debbano riferirsene ad altri che a Pietro ;
ciò

e. 40)]. Sant’ Olialo di Milevi ripeto t San : è dire aH’aQtorc del nome nostro c della dignità

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, ,

Liuno sessahtesimonono 15

loro >. [« Quolies fide! ratio ventilatiir ,


arbi- «lostiirw 'PòfiTìT E®v©vi5ltv T«T òocliwwT ». (5oCrflf.
Iror omiics fraires et coepiscopos noslros non /. 2. C. 17)]. « n*ai yip vifiov itwoa
nisi ad Petrum ,
id est sui nominis et honoris 7Ì R-ipi pufinv nparriftiMa ni ’FujMhwv intaitóiw* »

auctorem. referre deliere » 'i6 ,


ep. 30, col. 896)]. zom. I. 3, c. 10). < Synodus antiochena irrita
,

K in un’altra lettera indirizzala a Vittricio di fuil, quia neque Julius et inlerfuil ncque in ,

Rouen : darò principio cull’aiuta dell'apo-


a lo locum suum aliquem dcsiinavit; cum uliquo
stolo Pietro, dal quale ebbero principio in regala ecclesiastica iubeat non 0 |x>rtere prae- ,

Gesù Cristo l'apostolato e l'episcopato», [et In- ler senteiiliam romani pontificis concilia ccle-
cipiamus igitur, adiuvantc apostolo Pelro, per brari • {Hat. tripartita, l. t, c. 9)]. Cosi
queni et apostolatus et episcopatus in Clirìsto parlano Socrate, Sozomeno ed Epifania nella
coepit exordium » (i6., epist. 2, col. 7i7)]. storia tripartita.
Ecco adunque i più antichi e più illustri Quest'auro avvenimento sotto lo stesso
fra i Padri della Chiesa concordemente inse- papa conferma la regola col fatto. » Nel me-
gnare, insieme colla sede apostolica , che, desimo tempo, dice Socrate, Paolo di Costan-
dopo Gesù Cristo ed in virtù della sua insti- ,
tinopoli, Asclepa di Gaza, Marcello d’Ancira
tuzione, l'episcopato, l'autorith ecclesiastica e Lucio d'Adrianopoli ,
gravali ciascuno ili

tutta ,
risiede principalmente io San Pietro varie accuse e cacciali dalle loro Chiese ,
si
cioè nel papa ,
e che da lui essa deriva. Ora condussero a Roma ,
dove avuto ricorso a
al dir del Fleury. la è codesta una novità Giulio, questi, in virtù della prerogativa della
introdotta dalle false decretali ;
ond’egli ributta Chiesa romana , li munì di lettere nelle quali
specialmente questa proposizione ; Tutta l'au- spiegavasi con grande autorith ,
e li rimandò
torìth ecclesiastica risiede principalmente nel in Oriente ,
dopo avere a ciascun di loro re-
papa ,
da coi essa deriva (
.Vouu. opute .
, p. 90). stituita la sua cattedra e fortemente biasimali
L’episcopato o l'autorith ecclesiastica rise- coloro che aveano avuta la temerità di deporli.
dendo cosi principalmente nel pontefice ro- Partitisi dunque da Roma e appoggiatisi sui
mano ,
fino dai primi secoli se no dedusse a rescritti del vescovo Giulio ,
presero di nuovo
lui appartenere il giudizio definitivo delle possesso delle loro chiese e S|^irono le lettere
cause maggiori, quello soprattutto de’ vescovi: a coloro cui erano indirizzate {Socrate, I. 2,
o Non sapete ,
scrivev.a ,
l'anno 312 papa San C. 15). Sozomeno, confermando pienamente il
Giulio ai vescovi d'Oriente ,
che aveano con- racconto di Socrate aggiugne che il papa ,

dannato parecchi de' loro colleghi , fra' quali restituì quei vescovi nelle loro sedi < Perchè :

Sant'Atanasio , non sapete esser costume che a lui si appartiene la cura della Chiesa uni-
prima scrivasi a noi ,
e che qui abbiasi a de- versale ,
in virtù della dignità del suo trono >

cidere il giusto?... Vi fo sapere il mandato (Sozom. , 3 ,


c. 8). Cosi dunque ,
per con-
che ricevemmo dal beato apostolo Pietro ;
nè fessione dei Greci ,
il papa depone e ristabili-
scrìtto ve l’avrei
pensando che a tutti fosse ,
sce i vescovi io virtù del suo primato.
noto se quanto coslh s' è fatto non ci avesse
,
In conseguenza ,
tin dall'anno 347, il con-
mossi a grande stupore ». [• An ignoratis hanc cilio di Sardica acH'llllria, scriveva a papa
esse consuetudinem , ut primum nobis scri- San Giulio: • £ cosa ottima e convenientis-
batur et bine quod iustum est decernatur?... sima che i pontefici del Signore da tutte le
Quae accepimus a bealo Pelro apostolo , ea provinole riferiscano al capo ,
vale a dire alla
vobis significo non scripturus tamen , quod
,
cattedra di Pietro apostolo > {Maral, t. 3,
nota apud omnes ea esse existimen , nisi quae p. 40). E papa San Leone scriveva ,
l'an-
gesta sunt nos conlurbassent > {Jul.,epitt. 1, no 446 ,
all'arcivescovo Anastasio di Tcssalo-
apud lAbbe; Maral Couslant et S. Àtlian.j. nica ; • Fra i beati apostoli v'ebbe in una
Gli storici greci, Socrate e Sozomeno, con- parità d'onore una disp.irità di potere ;
e ben-
fessano che papa Giulio giustamente dolevasi ché l'elezione di tutti fosse uguale ,
pure ad
che non gli fosse stato deferito il giudizio di un solo fu data la preminenza sugli altri.
Sant'Atanasio , e non esitano a dichiarare Donde nacque la distinzione fra vescovi; o i

nullo tutto ciò che avea fatto il concilio di fu per una gran deliberazione provveduto che
Antiochia; e questo: < Perchè la regala ec- non tutti tutto sì attribuissero ,
ma che in
clesiastica vieta di nulla decidere
,
di adunarsi ciascuna provìncia ci fosse alcuno la cui sen-
in concilio e di fare alcun canone senza il tenza fossa prevalente fra i suoi fratelli ,
e
consentimento del vescovo di Roma ». [• t»’ inoltre che alcuni ,
residenti nelle città più
)iam7tit^anù MXtùoyroT , ftì] dtiv napi rMir.v Tvl ragguardevoli ,
avessero un ufliiio più esteso,

r -j ‘- 0-3 by
,

<6 SrUIIIA l'NIVERSAI.E DELLA CHIESA CATIOLICA

e cb« ,
per meno di questi ,
la cura della ei conosceva ,
il ministro protestante Blondel
Chiesa universale confluisse alla cattedra unica non solo confessava , ma positivamente di-
di Pietro, e che non vi fosse mai per alcuna mostrava le decretali di cui parla Niccolò I
cosa discordia col suo capo (Sm Leo, «pud non essere altrimenti le false decretali d' Isi-
Labbe, ( 3, epitt. Si; i4puif .Vansi et Battermi, doro ,
ma s) quelle vere dei papi precedenti
epiet. li). Nella stessa lettera egli dicea pure [Blondel, Pteudo-ftidor., Prolog., e. 19).
allo stesso : • Essendoché ti era libero di so- Il Fleury é anche mollo adirato con Gra-
spendere la decisione degli aHari piti gravi e ziano perchè disse la Chiesa Romana essere
delle cause piìi difficili per aspettare la nostra superiore ai canoni [l. 70. n. 28). Ha, per dir
sentenza ,
non v’era per sé nè motivo nè ne- vero, lanon 6 questa che una quistione di
ccssité d'oltrepassare le tue facolth ;
molto piti parole. Non è , dice il dotto Tomassino se ,

che se l'accusato meritava una pena di tal non una contraddizione apparente il dire che
sorta (la deposizione), tu attendere dovevi il p.ipa è superiore ai canoni o che egli vi è

alla tua consulta la nostra risposta. Quando soggetto ,


che egli è o non è il padrone dei
pure egli avesse commesso qualche fallo gra- canoni. Quelli che lo fanno superiore ai ca-
vissimo era da aspettare la nostra censura e
,
noni ne lo fanno padrone ,
pretendendo sola-
non decidere nulla senza il nostro parere > (l'i ), mente che egli possa dispensarne ,
e quelli
Papa San Gelasio scriveva ai vescovi di Darda che negano essere egli superiore ai canoni o
nia, l'anno I9i: • Non vogliamo passare al tutto che egli ne sia padrone vogliono solamente ,

sotto silenzio cié che la Chiesa sa insieme con dire non avere egli podesth di dispensarne
tutto il mondo, ed è che la cattedra del beato so non per l'utiliU e nei bisogni della Chiesa
apostolo Pietro ha il diritto di sciogliere ciò che [Tomait., Ditcipl. de Végl., part. 2, l. 3, c. 28).
fu legato dalle sentenze de' vescovi ,
sieno essi Ed altrove , sempre saviamente ,
aggiugne ;

quali si vogliano ,
attesoché questa cattedra ha Nulla è piò conforme ai canoni che l'infra-
il potere di giudicare tutta la Chiesa, e non è zione dei canoni la qual si faccia per un ,

lecito a giudicare del suo giudicio ;


nessuno di maggior bene che non farebbesi coll’osser.
e i canoni vollero che a
lei si appellasse da vaiiza dei medesimi (L 70 , n. 5). Anche il
tutte le parli mondo , e nessuno ha di-
del Bossuet dice non v'esser cosa che il papa non
,

ritto di appellare ad altri da lei > [Gelatii , possa in diritto ecclesiastico, quando la neces-
epitt. <3). Nell'anno 863 papa San Niccolò I ,
silé 0 una evidente utilité lo richiegga [Dé-
cita e ricorda queste antiche regole ai vescovi fente, L ì, c. 20).
delle Gallio che aveano ingiustamente condan- Nè men delle cose notate il Fleury fa rim-
nalo uno fra loro [Labbe, t. 8, p. 797-804); e provero a papa San Niccolò, a Graziano ed a
nel 4150, Graziano compendia nel suo Decreto tutta la Chiesa del medio evo di tre massime,
la lettera di papa Niccolò , non inoslrare che per lui al tutto nuove ; la prima delle quali
le decretali dei pontefici hanno nella Chiesa è non doversi ubbidienza fuorché al principe
forza di legge [Decreti pari prima, dittinclio 1 9). avente diritto di comandare ;
la seconda, non
Ora, che cosa dice il Fleury a questo pro- doversi a lui questa ubbidienza fuorché nelle
posito 7 Baccogliendo in breve la lettera di cose che non sono contro Dio ; la tersa , stare
papa San Niccolò, passa sotto silenzio le cita- al papa ed ai vescovi il decidere ciò che è
zioni del concilio di Sardica ,
e quelle dei contrario o no alla legga divina (j.Vi'cof.

passi di San Leone e San Gelasio ,


che ricor- ep. 4; Labbe, t. 8, p. 487; Fleury, l. 50, n. 3V).
dano chiaramente la regola della Chiesa di
s) Ma per liia.simare queste massimo di tutti i

riferire al papa tutte le cause maggiori , e secoli cristiani bisogna necessariamente sup-
spezialmente quelle dei vescovi, pel giudizio porre : 4.* che ubbidire si deve cosi all'usur-
definitivo; poi sostiene arditamente che le de- patore come al principe legittimo; 2.’ che si
cretali su cui s'appoggiano il pontefice Niccolò deve ubbidirgli ancho nelle cose che son coD-
e il monaco Graziano per istabilire queste tro Dio; 3.° non appartenersi al papa nè ai
nuove pretensioni sono le false decretali d' Isi- vescovi lo spiegare la legge divina. Insomma,
doro , del quale l’ ignoranza in che viveano per biasimare queste massime ,
conviene stra-
della critica non consentiva loro vedere l' im- volgere e il vangelo e il buon senso.
postura (f feury ,
I. 50 , n. ; 70 , n. 28).
.'47 Giè fin dai tempi di Salomone gli empi
Eccojn che modo il Fleury fa prova di dottrina dicevano ; La forza nostra sia la legge della
e di accuratezza. In che tanto pih è inescusabile giustizia [Sap. 2, 44). L' imperator Caligola di-
quaulo al suo tempo gié, o in un'opera che ceva esso pure all'avola sua : Ricordali che

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,

I.IUHU SCi^SÀNTIvSIlluNONn (7

tulio mi è lucilo e coulru lutti [Sveìoa ii. 29) , ;


li.sbona, Ottone di Frisinga, Corrado di Passavia,

eguardaudo la donna aua, era uso dire: Que- D.iniele di Praga, .\nsclmo d’Avelbcrga e Hur-
sta bella testa cadrb tosto che io lo comandi cardo d’EichstadI ,
salute ed apioslolica bene-
(li., n. 33}. Queste massime, altrettanto anli dizione. Le lettere a noi dalla prudenza vostra
che quanto la prima ribellione contro Dio, indirizzate per l'alT.iro dell.t chiesa di .Maihlc-
non sono fra polenti i della terra ancora di- burgo furono da noi accolte con (piolla beni-
menticale cbè nei contrasti dell’ imperatore
: gnitè che dee; ma, fattane lettura e cogni-
si

teutonico Enrico V col capo della Chiesa di zione, grandissima fu la m,iraviglia e lo stupore
Dio, verso l’anno 1181), l’avvocalo dell’Impe- che ci prette al vedervi entro coso assai diverse
ratore diceva: L.' imperatore è la legge viva da quelle che il ponlilicalo per dovere v' im-
che comanda ai re. Sotto questa legge viva pone. Voi siete dalla divina Provvidenza
stanno lutti i diritti possibili; essa li castiga, stabiliti incima alla Chiesa, per cacciare dal
essa li li lega.
scioglie L’ imperatore è
,
essa mezzo di quella ciò che a lei nuoce ed accu-
l'autor della nè a questa è tenuto se
legge ,
ratamente conservarvi ciè che le giova. Ora
non in quanto vuole ; il libilo suo essendo la in questo negozio, come abbiam veduto dalle

regola del diritto [ < Caesar lex viva stai regi- vostro lettere, voi foste solleciti non per quello
bus imperativa legeque sub viva suoi omnia ,
che è speiliente alla Chiesa di Dio, non per ,

iura dativa. Lex ea castigai, solvit, et ipsa (]uelIo che accordasi cogli ordinamenti dei

ligai. Condilor est legis, nequo debel lege te- sacri canoni e quindi meritevole di esser dal
neri; sed sibi complacuit sub lege libenler, ciclo approvalo ma .s) a quel che pì.ice ai
,

haberi ,
quidquid ei placuit iuris ad instar principi della terra; e voi, che rilrar dovevate
crii • [GoUfr. Yilerb. Chron., pari. 17, apud,
gli animi dalle loro men rrllo intenzioni , e
Aaron, an. 1HI}]. Queste massime troviamo mostrar loro la via del Signore , ad essi non
negl’ imperatori di Costantinopoli ed in quelli avete insinuala la rettitudine nè a loro vi ,

di Germania ,
e nei Normanni d’ Inghilterra : siete opposti come un muro per la casa d’israe-
nei Greci,
con maggiore ipocrisia ; nei Ger- 10 ;
anzi, edificando gli altri esso muro, l’avete
mani, con maggior brulalitè, e nei Normanni, intonacato di fango misura , giusta la
senza
con maggior cavillasione. comparazione del profeta (Eiech. 13.),chenon
5. Era in Germania vacaute la sede di senza profondo dolore ricordiamo. Cosi non la
Maddeburgo per la morte di Federigo arcive- pensava il principe degli apostoli, il quale por
scovo, avvenuta il 15 Gennaio 1158, o v’eblm la sua confessione della fede meritò il’ essere
discordia uell’eleiione, gli uni volando pel 11 fondamento di tutta la Chiesa. E benché i

proposto Gerardo, gli altri pel decano. A ter- figliuoli del secolo minacciassero gli apostoli
minare lo scisma, ricorsero al re Federigo deH’ullimo supplizio, pur seguitavano a pre-
Barbarossa, a que’ giorni in Sassonia, il quale, dicare in nome di Gesti; e Pietro, fidando
non avendo potuto porli d’accordo ,
persuase nella virlb del Signore, rispose: Bisogna ub-
il decano ed i suoi partigiani ad eleggere Guic bidire a Dio piuttosto che agli uomini (Ad. 5) ;

mano, vescovo di Zciiz. giovine ancora, ma ma voi, per non mostrar di pensare altra-
nobile; ed avendolo latto venire, gii diede mente dai principi della terra, favorite una
r iniestilura dell’arcivescovado di Maddebur- causa ,
certamente avuta per con-
benché sia
go seni’ aspettare la confermazione del papa; traria alla costituzione della Chiesa ed alla
ed una cronaca soggiugne che Guicmano o volontè divina. La legge di Dio non permetto
Vicniano, dal canto suo, acquistossi co’ suoi le traslazioni dei vescovi senza una ulilith
regali alcuni suffragi (Chron. moni. Ser.]. In- manifesta ed anche senza necessitò; oltre ciò,
tanto i vescovi principali e gli arcivescovi esse traslazioni esser debbono precedute da
della Germania per compiacere al re , scris-
,
una concordia fra clero o popolo, assai più
sero a papa Eugenio III in favor di Guicnia- grande che- nell’ altre elezioni: ora, niente di
00 ;
ma quegli, informalo gib dal proposta lutto questo nella traslazione del venerabile
Gerardo come le cose erano avvenute, rispose nostro confratello, il vescovo di Zeili: la sola
loro con la lettera segucule: cosa che vi si ravvisa si è il favore del prin-

t Eugenio vescovo , servo dei servi di Dio, cipe ,


e senza riguardo alla necessitò di quella
ai suoi venerabili fratelli ,
gli arcivescovi Ebe- chiesa nò all' utililò della persona ;
e senza
,
rardo di Salisburgo, Arvico di Brema ed 11 far che il clero lo voglia ;
ed anzi, a quel che
lino di Trevcri ,e i vescovi Eberardo di Barn- si dice, non ostante che la maggior parte so
berga, Ermanno di Costanza, Enrico di Ra- ne, richiami, voi dite ohe oonvien trasportarlo
RoBaascata. Tol. VI. 3

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,

18 STORIA I NIVERSALE della CHIESA CATTOLICA

nella chiesa di Moddeburgo. E tanto pib grande scrisse loro in suo favore, pregandoti, per
è il nostro stupore che non ignoriamo di quanto la giustìzia il concedesse, di non ispio-
quanta graviti c dottrina sia la persona e grre agli estremi questo infelice prelato e di
«jiianl’ella possa esser utile a quella chiesa. avere riguardo alla sua sempliciU,' della quale
Altri trasportar si lascino pure qua e Ih dal era voce aver alcuni falsi fratelli abusalo per
sodio del favor temporale; ma noi^ stabiliti ingannarlo {Bern.^ ep. 302}. Nondimeno fu de-
sulla saldezza di questa pietra, che meritò po.slo ne! consiglio che il re tenne a Vorma-
d’esser fondamento dello Chiesa,
posta per ed esso re
zia la Pentecoste dell’anno stesso,
non vogliamo nè dobbiamo lasciarci traspor- por fece, in luogo di quello, nella sede di
tare a ogni vento di dottrina nò discostare .Magonza, Arnoldo suo cancelliere per elezio-
dalla rellilodine dei sacri canoni ;
quindi è che ne di pochi deputati del clero e del popolo ,
con le preseuli vi comandiaino di piò non ch’erano intervenuti a questo giudizio. I le-
favorir questa causa ,
ma <li fare in guisa, con gali vi deposero altresì con licenza del ro , ,

le vostre esortazioni al carissimo nostro fìgliuo> i


Burcardo vescovo d’Eichstadl, oramai decre-
lo Federigo
,
che fu da Dio ai d\ nostri pro- pito, come inetto alPufTì^io: ma quando pro-
mosso al principato per conservare la liborlh nunciar vollero il giudizio loro anchè contro
della Chiesa , ch'egli desista da quest’ impresa l’arcivescovo di Maddeburgo ed alcuni altri,
e cessi di favorir questa causa contro Dio, il non consentì loro e rimandoìli a casa.
re
contro I sacri canoni e contro il suo dovere Enrico deposto dalla sede di Magonza , riti-
,

di re, e lasci cos^ alla chiesa di Maddeburgo rossi in Sassonia, in un monastero di cister-

come alle altre chiese del regno a luì da Dio ciensi, dove morì piamente il primo giorno di
commesse la libera facollh di eleggere ,
con Settembre del medesimo anno (Offon., l. 2, c. 9;
la grazia di Dio, colui che più vogliano, e di Barati., an. 1153}.
sostenere indi questa elezione col favor suo Essendo a^dì 9 Luglio 1153 succeduto
come alla regia maesth si conviene. Quanto ad Eugenio IH il pooleGco Anastasio IV
a noi ,
so vedessimo il voler suo, circa il sud- l’arcivescovo Vicmano di Maddeburgo sì con-
detto nostro fratello ,
fondato sulla ragione, ci dus.se a Roma cogli ambasciatori del re Fede-
guarderemmo bene dnH'opporci nè al dello suo rigo, nè prcsentandovìsi accusatori, il nuovo
volere nè alla vostra dimanda; ma a nessuna papa non gli negò il pallio ma neppure glielo ,

domanda contraria a Dio od ai sacri canoni noi concesse, e ponendolo sull'altar di San Pietro
possiamo in alcun modo accondiscendere b gli disse Se tu sei certo che reiezione tua
:

(O/ fon. Fri*., L 2. c. 8, apud Baron an. 1152). .


, fu canonica, togliti dal santo altare le insegne
In questa
,
in data del 17 Ago-
lettera arcivescovili. Vicmano esitava ;
ma un cano-
sto 1152, rimprovero appunto ai
il papa fa nico che accompagnavalo, avvicinatosi all’ al-

vescovi di Laniagoa del non avero a lui si- tare, ne levò il pallio e Io consegnò al suo
gniGcato nessun canonico motivo per la tra- arcivescovo {flaumer 2 p. 16). ,
t.
,

slazione del vescovo di Zcilz a Maddeburgo, 6. Il pontefice Anastasio IV morì l’anno 1154

e dì noD avere in ciò operato se non per a’ 2 Dicembre dopo aver occupata la santa
compiacenza verso il re; in che Ottone di sedo un anno ,
quattro mesi e ventiquattro
Frisinga ingenuamente conviene (/. 2, c. 8). giorni. Il giorno appresso, 3 Dicembre, fu a
La quale umana compiacenza dei vescovi voce unanime eletto papa il cardinale Niccolò

vorrò pur essere per la Chiesa e per l’ impero vescovo d’AIbano, che prese il nome d’Adria-
una fonte di mali incalcolabili. no IV, il quale tenne la santa sede per quat-
L'anno 1153, papa Eugenio spedì due tro anni e nove mesi. Questo papa era nativo
legali in Germania per giudicar la causa dì inglese ,
il solo fino a’ dì nostri di quella na-
Enrico arcivescovo di Magonza, accusato da zione che sia pervenuto al soglio pontificio;
lungo tempo di mandare a malo 4 beni delia pel solo suo merito ascendendo così da una
sua chiesa e d’aver fatto il sordo, senza delle più vili condizioni della vila al più alto
punto correggersi, allo reiterate riprensioni grado della cristianità. Cbiamavasi Niccolò
della curia romana. due legali si trovarono
I Breck-Spere o Spezzalancìa , e il padre suo
col re Federigo a Bamberga, dove quest’ulti- era un povero sanlese , che si fe’ monaco a
mo pasqua, lo quali, nel
celebrò le feste di Sant’.Mbano, lasciando questo figliuolo in le-
presente anno 1153, caddero ai 19 d’ Aprile. nera età con pochissime sostanze; sicché, fatto
San Bernardo, avendo saputo che l’arcive- grandicello e non avendo di che mantenersi
scovo di Magonza era citato dinanzi a* legati, I alle scuoio ,
viveva dello limosino del pona-
,, ,,,

Lluno SESSANTESmONONO 19

Siero ,
dove faceva capo tulli i giorai , con 7. Intanto Arnaldo da Urescia Irovavasi a
vergogna del padre suo , il quale , ripresolo Roma , dov’egli continuava a tener pubblica-
della sua poca coofìdenAa in sè stessa , cac- mente discorsi sediziosi, sostenuto da alcuni
ciollo bruscamente di 1^. Il giovine allora , potenti cittadini o principalmente da senatori.
costretto da necessiti)
,
passi il mare e non ,
Alcuni di quelli ch'egli aveva sedotti assali-
trovando suo prò in Francia , an<lò Gno in rono Gerardo, Cardinal proto del titolo di Santa
Provenza dove fcrmossi al monastero di San
, Pudenziana ,
in quella ch’ei passava per la
nufo , vicin d'Avignonc , ivi adoperato da al- via saci'a nell’andare a visitare il papa e lo ,

cuni canonici regolari , de’quali sludiavasi ferirono gravemente, benché no guarisse; mulo
acquistare il favore con lutti que' servigi cbe papa Adriano [losc la cilt.’i di Roma in inter-
ad essi render poteva ; e perch’egli era ben detto ,
e si cessaron gli uHìci divini .sino al
fatto della persona, prudente nel parlare e mercoledì della settimana santa del I15.’>, abi-
prontissimo ad eseguire le commissioni ,
fu tando frattanto il papa a San Pietro nella
presto caro a tutta la comunilh, tanto che il cittb Leonina. Allora i senatori ,
stretti dal
pregarono anche di prender l'abito con loro ; clero e dal popolo, si presentarono al papa o

e presolo ,
visse parecchi anni in lor compa- gli giurarono sul vangelo che avrebbero cac-
gnia ,
zelantissimo sempre per la regola. Ivi cialoda Roma e dal suo territorio Arnaldo
egli applìcossi allo studio e alla lettura ,
c non tornassero all ubbidicnza
co’ settari suoi so
di mente acuta e facii parlatore com'era del papa.Furono in fatto cacciati l’inteidetto ;

fece in breve grandi progressi cosi nella scien- venne levato e il popolo ne rese grazie a Dio.
za come nell’eloquenza. Finalmente si fece in Il giorno appresso, cb'cra il giovedì santo,
modo stimare che, morto l’abbate Gugliel- v’ebbe gran concorso ,
secondo il solilo ,
da
mo II fu eletto a succeilergli.
,
tutte le parti ,
per ricevere l’assoluziene dei
Se non che , pochi anni dopo , pentitisi peccali ,
e ci venne altresì una gran moltitu-
d’aver preposto a sè stessi uno slrat>iero, fab- dine di pellegrini accompa-
;
e allora il pa|>a ,

bricarono contro di lui diverse calunnie e gnato da vescovi c cardinali o da una gran
l’accusarono dinanzi a papa Eugenio; il quale, comitiva di nobili , usci dalla citth Leonina ,
udite lo loro querele e veduto con che pru- dov’era dal di della sua esaltazione, e altra-
ilenza e modestia Niccolò difendevasi ,
cercò ver.sando Roma fra le acclamazioni di tutto il

paternamente di por d’accordo lo parli ,


ed po|)olo, giunse al palazzo di l.aterano, c quivi
avendole infatti riconciliate lo ,
licenziò con- celebrò solcnucmcnto la festa di Pasqua che ,

tente. Ma di breve durala fu questa pace ;


in quell’anno cadeva a di il di Marzo (baron.,
cbè, sorta indi a poco una tempesta pili vio- an. tl54 et tIS5).
lenta di prima i canonici di San Rufo tor-
,
8. Enrico II o Enrico Plantagcnelo ,
re
narono a portar loro richiami a papa Eugenio, d’Inghilterra, intanto scriveva al papa una
il quale concbiuse con dir loro So donde : lettera del seguente tenore : Una grata novella
viene questa procella; però andate, ed eleg- ci é giunta aH’orecchio ,
quella della tua re-
gete alcuno con cui possiate vivere in pace : cente esaltazione, che ha, come una raggiante
cbè questo non vi darò più impaccio, nomi- aurora, dissipato il tetro lutto della Chiesa
nandolo io da ora cardinale vescovo di Albana. romana. La cattedra apostolica si rallegra
Il nuovo cardinale fu quindi spedilo, nella consolala della sua vedovanza ; lutto le chiese
qualith di legalo apostolico nei regni setten- si rallegran pure al veder sorgere una nuova
trionali dellaDanimarca della Svezia e della , luce as|)etlando ch’ella si faccia grande fino
,

Norvegia dove amico di Sant’ Enrico


, ,
ve- , al giorno compiuto. .Ma il nostro Occidente so-
scovo d’Upsala, e d’ Esitilo, arcivescovo di pra ogni altra parlo rallegrasi per aver meri-
Lunden , isirusso con zelo nella legge di Dio talo di dare al mondo questa nuova luco
quelle nazioni ancor barbare. Egli era buono, questo solo della cristianitè. Noi dunque o ,

mansueto paziente dollissimo nella lingua


, , santo padre , ci congratuliamo assaissimo della
greca e nella latina, elorjuente, perito nel tua dlgnitè , e benedicendo alla maestè di-
,

canto ecclesiastica ,
eccellente predicatore vina manifestiamo
,
alla tua paternitii i voti
lento a sdegnarsi ,
presto a perdonare ,
lieto che con devozione filiale facciamo per lei

0 generoso indonare stimabile in ogni cosa : , perché se un figlio carnale scopro con confi-
laonde non è maraviglia se, dotato di tante denza carnali sentimenti al padre suo con ,

viriti ,
fu ad unaniniitii eletto papa [apud quanta piii confidenza il figliuolo spirituale
Baron. Il Si). non può scoprirgli spirituali desideri ? Noi

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,,,

2 ') STOItIA tNlVF.RSALE DEI.U CHIESA CATTOLICA

desideriamo, fra l'altrc cose, ebo siccome la lascerai dopo morte tale un odore di sanlllh
, ,

man di Dio dalia noslra terra trapianti in che la terra tua nativa ,
la quale ora si ral-
mezzo al suo paradiso la tua reverendissima legra della tua felice origino
,
possa più feli-
persona ,
quale un albero di vita ,
cosi tu li cemente ancora gloriarsi nel Signore della tua
ap|>tirhi a bene tutte le chiese dei
nutrir si .santa line. Da ultimo,
supplichiamo la noi
tuoi frutti salutari le buone opere e le buone , palernilé tua di volersi dinanzi a Dio e agli
dottrino che tutte le nazioni abbiano a chia-
,
uombii ricordar di noi , dei nostri amici e del
mare avventurosa la nazione di tua beatitu- nostro regno (Apud Barai., anno H54; Inler
dine. Ni men vivamente de.sideriaino che il Epist, Pel. Bltsens., epiit. <68).
vento delle lempeste ,
uso assalir le dignilh Per questa lettera sì vede qual concetto i
supreme, non giammai dallamorti svolga re della terra si avessero del papa foss'egli ,

della santith per tema Dio non voglia che , , anco de'pih bassi natali. Egli era il capo della
una dignith pih sublime non conduca a<l un crislianilé ,
il paiire dei re e dei popoli , il

pib profondo precipizio. Kd altresì dal fondo mediatore fra l'Oriente e l'Occidente ;
debito
del no.slro ctioro desideriamo che, l’ordina- suo era provvedere fuori la cristianilé contro
mento di tutto appartenendo
le cliii se a le gl'infedeli, edificarli dentro coll’esempio di
tu crear voglia .senza indugio tai cardinali che tulle le virili ,
colla scelta dei vescovi o dei
sappiano e vogliano o possano aiutarti a por- prelati degni del loro aito grado i suoi con-
;

tar il tuo carico, senza alcun riguardo al pa- siglieri ,


i cardinali, esser doveano altrellanlo
rentado ,
alla nobiltà, alla potenza, ma timo- eminenti per le buone qualilh loro che pel
rati di Dìo, abborrenti daH'avarizia, sitibondi loro posto.
della giustizia e ardenti di zelo per la saluto Adriano IV, quel fanciullo ridotto ad ac-
delle anime. Pi il che siccome rindegnilh dei
,
cattare il pane pervenuto alla dignilé supre-
,

ministri nuoce grandemente allo chiese , tu ma ,


.si mostrò grande al pari della dignité
abbi con somma snileciludìno a vigilare sua : non abbagliato punto né dalle ricchezzo
quando alcuno si rivolgo alla tua provvidenza né dagli onori ,
non n'approfittò pure nè per
per la collazione delle dignith e delle preben sé né per la famiglia sua; c quando venne a
de ,
afiinchh nessuno indegno si cacei nel pa- morte, l'anno f 1.59, dopo ch'ebbe arricchita la
trimonio del Crocifisso. Poi , essendoché la Chiesa romana ,
la madre di lui viveva tut-
terra .santa, che fu consacrala dalla nascita, tavia nella poverté di prima ed egli altro
,

dalla vita o dal sangue del Redentore o che ,


non fece per lei che raccomandarla alla carilh
tulli i cristiani venerar debbono con devo- della chiesa di Canlorberl {Baron., an. fl59).
zione speciale ,
é continuamente' lurtiala dalle Essendoché la lettera del re d' Inghil-
9.
incursioni degl'infedeli e prof, mala ddio laro lerra al papa è compresa fra quello di Pietro
abbominazioni ,
come tu vedesti cogli octdii di Blois, creder si può che fosse do lui del-
tuoi ,
vivamente desideriamo che tu adopri tota. Questo Pietro dello di BloTs dai lungo ,

tutta la forza della tua sollecitudine per la della sua nascila , era uomo rinomato noi
sua Quanto all'impero di Co-
liberazione. mondo e nella Chiosa pel suo sapere e per la
stantinopoli, un tempo si illustre, ora si de- virtft sua. -Non si tosto fu in elé d'applicarsi
solato, chi è che desiderare non debba che agli sludi venne a Parigi per erudirsi nello
,

per le curo della prudenza tua non ot- arti liberali o nelle belle lettere. Si senti qn.d-
,

tenga qualche opportuna consolazione? Im- ohe genio per la poesia, ma abusò in questa
perciocché , e per l'onor tuo e per la comune dell’ingegno suo, finché Dio, colla grazia sua
ulililé , noi desiderar dobbiamo che tu lo trasse da questa mal passo
,
il
; e Pietro no
quale, per divina promozione, presiedi alla lo ringrazia in una delle sue lettere. Riuscì
Chiesa universale , intenda assiduamente alla pure nell’arte oratoria e nella giuri.sprudenza,
buona di.sciplina ed alla riforma di tulle le ond’ è che trovandosi a Bologna facea spes.so,
chiese. Noi speriamo dal Signore che come ,
pregalo dai suoi discepoli , eloquenti dicerin
per lo passalo, innalzalo dalla man di Dio, in presenza dei giovani giureconsulti. Appli-
da virlii da onoro in onore, splen-
in viriti e cossiancora alla medicina e alle matemati-
desti d'un lume sempre maggiore, cosi ora, che. Da Bologna ritornò a Parigi, dove, ri.
ginnlo al sommo dell'altezza apostolica, avrai nunziando per sempre alle arti belle, fece
cura di rischiarare e riscaldar si bone le unico suo studia la teologia e colla mente ,

chiese a te commesso che iiiuno sottrae si solida di cui era dotato, divenne in (lochi anni
possa al tuo lume ed al tuo caloie c che uno dei buoni teologi del suo
, tempo; e dai suoi

(Jooglc
UDRÒ SESSaNTESIMOKONO SI

scrìll) si vede ch’egli avea pnoripalmenle fallo paragone, una dolcezza ed unft beatitùdine.
prandi progressi nello sludio della sarra Scrìi- Egli avrebbe amalo mi'gUo dì non essere mai
lura. Non per vanità ma unicamenle per dar
,
uscito d’Inghilterra, o d’essere perpeltiamfnle
prova della pronlezza sua, gli accadde di do- rimasto nascosto n« I chiostro di San Rufo, che

ver dire alla presenza di parecchie persine, (Paversi tirale addosso tante brighe; ma non
o nominatamento deirarcivescovo di Conlor aveva osalo resistere alla Provvidenza c a :

l>er^ ,
essergli avvennlo d'aver ucl medesimo mostrar che col svilire non era divenuto piò
lempo a dellare Ire lettere su diversi nrpo- felice, diceva: il Signore m'ha sempre fallo

fnenli a tre diversi scrivani speditissimi [Vrg- crescere fra il marlello e I’ incudine, ed ora
gasi C«7/ier, f. 23 p. 206 ; Biblioth. Patrum,
,
porrà, se gli piace, la siia mano .sotto il ca
t. 24.9H). p. rico di cui m’ha gravato, perché io noi posso
La lettera del re d'Inghillerra fu recata
10. portare.
a papa Adriano da un altro dotto che Pietro Il papa chio.se un giorno familiarmente a
aveva avuto a maestro voglìam dire Giovanni .
Giovanni di Salisburi quel elio si dicesso <li

di Salishurì ,
celebre dottore, che poi fu ve- 0 della Chiesa romana: o Giovanni gli ri-

scovo di Chartres. Egli er.i nativo d’Inphtl- spose in questi termini: Molti dicono che la

Icrra nella città di Salisburì ond’ebbe il nome Chiesa romana ,


anziché essere la madre rii

Giovane ancora venne a sludio, l'anno 1137, tutte r altro, se no mostra matrigna: cho vi
a Parigi, dove apprese i primi elcmcr»li della sì veggono scribi e farisei por sulle spalle
dialettica sotto Abelardo, che teneva in quei degli altri pesi eccessivi, mentre essi non vi
giorni la sua scuola sul monte di Santa Ge- mettono pure un dito a snllevaili: cho costoro
noveffa con grandissima riputazione. Ritira- signoreggiano il clero senza farsi eglino stes,<ì

tosi di poi .\helardo, Giovanni si fece uilitore e.sempìo al ammassano preziose sup-
gregge, e
d’Alborico di Reims ,
gran dialettico, e di Ro pellettili e cancan loro mense d’oro e d’ar-
berlo di .Welun, inglese, in appresso vescovo gento, avari tuttavia per sé stessi; che non
di Erford. Dopo di cho studiò grammatica danno accesso ai poveri, salvo alcuna volta
nella scuola di Guglielmo di Conques, c rei [ier vanità; che fan concessioni a danno delle
lorica sotto Riccardo vescovo. A meglio for- chiese, e promuovono lìti, e Commetlono male
liRcarsiin Hiitlt i suol studi si pose ad in- ,
fra clero e popolo, credendo che tutta la re-
segnare egli sle.sso ad alcuni nobili giovinetti, ligione consista nell’ arricchire; che lutto fra
cho in contraccambio gli provvedevano il costoro é vendereccio ,
perfino la giustizia ,

villo; poi nuovo studiò


di logica e teologia .somiglianti aidemoni in questo die par loro
sotto Gilberto dalla PorrcUa , e la sola teolo- di far bene quando lasciano di far male, ec-
gia sotto Roberto Pullo e Giovanni di Poissy. cettuatine quei pochissimi che adempiono il
Il Salisburt attese a tulli questi diversi stmli nome e ì’ ufficio di pastore: che il romano
per quasi dodici anni, vale a dire fino nel 1140, pontefice stesso è in uggia a tulli e poco
che ritornò in Inghilterra dove Tebaldo, ar- ,
meno cho intollerabile; cho si l.ignano del-
civesc-ovo di CaulorbcrI
, suo coppel- lo fece rahìtarc egli in palagi mentre le chiese ca-
,

lano e segretario, come appare dalle venlidue scano in isfasciumi ;


dell' andar egli ornalo
prime lettere e da più altre ch'egli scrisse, in d'oro e di porpora, intanto che gli altari sono
nome di Tebaldo, a papa Adriano IV, che negletti. I p.ìlazzi do' pontefici sono magnifici,
tenne la santa sede dall'anno 1 15i sino al 1 1SO. mcnlre la Chiesa viene insozzandosi. Spo-
Giovanni di Salisburi aveva già fatto il viag gliano le provincie come so rinnovar si vo-
pio di Roma e papa Eugenio IH avevnio ono- lessero i tesori di Creso, Ma TAllissimo sa
,

ralo della sua stima. Quindi è che egli ebbe bene dappoiché furono eglino .stessi
arrivarli,
rincarico, l’anno 1154, di recar la lettera di dati in b dia ad altri e spesso ai più vili fra ,

Inghilterra a papa Adriano amico e compa- gli nomini. Ed 6 da credere che fino a tanto
Iriotto suo. che travieranno cosi fuori della buona strada ,

Egli irovollo a Benevento ,


e rimase con su di loro non cesserà mai la verga del Si-
osso quasi tre mesi in tanta intimità che il gnore; perché, secondo le sue parole, saranno
f)onteRco ammettevalo alla sua mensa (.IfeM- avranno giudicato gli altri,
giudicati coin'essi
logieta).Nei loro domestici parlari, il papa, e si userà verso di loro la stessa misura die
aprendogli il cuor suo, gli confessò aver tro- essi avranno verso gli altri usala. Ecco o ,

vale nella santa sede tante miserie che le santo padre ciò che dice il popolo
,
poiché ,

pone da lui io passato sofferte gli pnreano, al voi volete ch’io fedclm'ento vel maoifcsli.
, ,

n STORIA CNlVEASAie DELLA CUIESA CATTOLICA

E tu, disse il paps ,


che ne pensi ? lo sono I li papa lodò Giovanni di Salisburl della
imbrogliatissimo, risposa Giovanni; perchè te* libertò colla quale gli parlava, ordinandogli
mo d’essere avuto in concetto di adulatore se pure di tosto rapportargli quel che udisse dir
solo m’oppongo a quel che dice il popolo, e di male
sul conto suo. Soggiunse ancora più
se no temo di mancare di rispetto. Nondime- cose, quali per giustificarsi e quali per accu-
no, poiché Guido Clemente, cardinale di Santa sarsi , col seguente apologo. Un
6 terminò
Potenxiana p<irla come il pubblico, io non
,
giorno tutti
i membri del corpo si ribellarono
oso contraddirlo, sostenendo egli esservi nella contro stomaco, siccome quello che solo
lo

Chiesa romana un fondo di fallacia o d’ava- crapulava con le fatiche di tulli gli altri.
rizia donde derivano tutti i mali; e lo disse L’occhio non si stanca di vedere, l'orecchio di
un giorno pubblicamente nelTassemblea dui udire, le mani di lavorare ,
i piedi di cam-
cardinali, alta quale presedeva il santo papa minare ,
la lingua essa pure di parlare o di
Eugenio. Dirò tuttavia arditamente, e secondo tacere; tutti i membri provvedono all’ iole-
la mia coscienza eh’ io non vidi in alcun
,
rosse comune; ed in questa gran cura e fatica
lungo ecclesiastici più virtuosi e più nemici di tulli, lo stomaco solo poltrisce; quando
dell'avarizia di quelli delta Chiesa romana. ogni cosa è preparala da questo molteplice
Chi non ammirerò il dispregio delle ricchezze lavoro, egli solo tutto divora e consuma. Che
in Bernardo di Rennes, Cardinal diacono dei dirò io di più? Tutti convennero di non più
Santi Cosimo e Damiano? Ancor da nascere è lavorare c di rovinare colla faine quello scio-
colui dal quale egli abbia ricevuto un regalo. perato, quel pubblico nemico. Cosi passò il

Chi non ammirerò lo scrupolo del vescovo di primo giorno; il secondo fu più penoso; il

PrenestejChc aslenevasi anche da ciò che ri- terzo fu si funesto che i membri tutti furono
CCVO.SÌ in comune? Parecchi hanno la gravitò per mancare. Costretti quindi dalla necessitò,
e la moderazione di Fabrizio, col vantaggio ì fratcllt si raccolsero per deliberare intorno
della vera religione. Poiché tu mi fai forza alla salute comune ed alla sorto del pubblico
dichiaro doversi fare quel che tu insegni ,
Ixm- nemico. Quando si trovarono adunali, gli occhi
chè non sia da imitare in ogni cosa ciò che tu languivano, i piedi non potevano sostenere il

fai; perchè chi s’allontana dalla tua dottrina poso del corpo, le braccia erano spossate; la

è 0 eretico o scismatico. Ma ,
grazio a Dio, ve lingua stessa, confitta al palalo .ardente di
ne ha pur di quelli che non imitano le opero sete, non uvea pur forza di muovere una pa-
di voi lutti: e però è il mal esempio di pochi rola ad esporre la causa comune. Ogni cosa
che imprime una macchia ai più virtuosi ed fu dunque rimessa al consiglio del cuore;
alla Chiesa universale. Ond' è ch’ei muoiono dove aperta la deliberazione la ragione mo- ,

frequentemente, per tema che non corrom- strò lutti questi mali proceder da colui me-
pano tutta la Chiesa. V’ha pure qualche volta desimo eh’ era come nemico pubblico denun-
de’buoni che son tolti dal mondo per tema ziato, il quale, poiché gli negarono i tributi,
cb’ei non sieno guasti dalla malizia, e perchè anche come pubblico dispensiere non polca
Roma, corroUa innanzi a Dio, è indegna di dar gii alimenti agli altri; in quella guisa che
loro. Tu dunque, che n'hai debito, fa’d’in-. niuno può far la guerra senza paga, come to-
trodurvi uomini umili ,
alieni dalla vanaglo- sto il soldato non tocca più la paga infiac- ,

ria , uomini che disprczzino il denaro ; ma chisce e cade. E la colpa non è del dispen-
oramai temo che, col cercare quel che brami siere ; perocché dar non può agli altri quel
di sapere, tu non senta da un imprudente ch'egli non ha ricevuto. Assai meglio è dunque
amico quel che tu non vorresti. Perchè, pa- per Id comune salvezza ,
dargli di che distri-
dre santo, scrutar la vita degli altri quando buire agli altri che affamar tutte le membra
tu non esamini te stesso? Tutti ti dan lode col lasciarlo vuoto. E cosi fu fatto; per con-
e ti adulano e li chiamano padre e signore. siglio delia ragione, lo stomaco fu ripieno,
Se tu sei padre, perchè attendi tu donativi ristorato ogni membro, e la pace in ogni luogo

da’tuoi fìglìuoli? Se tu sci signore, perchè non ristabilita. Lo stomaco fu dunque assolto
ti fai temere dai Romani tuoi sudditi? .Ma tu perchè quantunque ghiottone ed avido del
vuoi conservar Roma alla Chiesa co' tuoi pre- bene altrui, egli no) chiede giò per sé stesso,
senti; San Silvestro acquistava forse in que- ma per gli altri ,
che reggere non possono
sto modo? Tu sei, padre santo, fuor del l'elio s'egli è ridotto a sfiuimenlo. Tal si è, fralel
sentiero. Quello, che tu gratuitamente riceve- mio ,
se ben guardi ,
nel corpo della repub-
sti ,
donalo nella stessa guisa. blica il magistrato supremo, il quale so mollo

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LIPRO SF.S9AN1ESIMUNONO 23

chiede, non è allrìmenti per »è ma per f;li istruzioni venule da lloma (i6. ,
f. 3, c. 3);
altri ch'egli accumula, essendoché, s'egli è c rinuiineiile avendosi una lettera di un ve-
vuoto ,
niente ha da compartire agli altri covo irlandese, il quale l'anno 630 scriveva
membri. L' ufTliio dello stomaco nei corpo è ad un amico suo che, per ottenere il giudizio
r ulCiio del principe nella repubblica ,
se- nella cattedra apostolica, vi uvea mandate
condo anche quelle parole del poeta Sereno : savie persone ,
come figliuoli alla madre loro
Sembra che ben si appongano coloro che vo- (Viser. Sgl . ,
epist . ,
p. 34).

gliono lo stomaco sia il re- di tutto il corpo : Unacosa impediva che la gerarchia vi
perché uno stomaco sano fortiSca tutte le fosse compiutamente e fermamente ordinata,
membra laddove s’ egli è infermo tutte le
,
ed era lo sparlimenlo dell' Irlanda in un gran
membra ne solTrono ed anche medicandolo ;
numero di principali e di regni. Ciascuna tri-

si afferma che il cervello ii’ è danneggiato ed bù, e molte ve n'erauo, avea il suo capo, alte

indeboliti i sensi. Non voler dunque più solo bene spesso dava il titolo di re, e fra questi
si

guardare alla nostra protervia u a quella del uno ve n era che assumeva
regoli 0 priiicipolti
principe, ma st aH'utilith comune di tutti {Jo. il titolo di re supremo. Queste piccole e nu-

Salùb., Polycraticits , l. 6,c. 24; Bibliót. Pa merose monarchie non erano altrimenti ere-
tnan, I. 23). ditarie ma elettive , il che era sovente cagione
In questo modo papa Adriano IV familiar- di guerre civili e manteneva nei costumi una
mente spiegavasi coll'amico e compatriotto suo certa barbarie. La sede episcopale d'Armagh,
Giovanni di SalisburI, il quale se ne mostrava illustrata da San Patrizio, l'apostolo dell'lrlan
soddisfatto ,
e non a torto, chè vedemmo gih da, era bensì la metropoli ecclesiastica di tutta
dalla lettera del re d' Inghilterra che al papa r isola e manteneva cosi I' unith religiosa e
chiedevasi da ogni parte di che difendere e nazionale fra tutte le tribù ;
ma pel durare
fortificarla cristianith tutta, il mondo tutto e d' oltre due secoli, fino a San Malachia, que-
temporalmente e spiritualmente, cosi di den- sta sedo era divenuta come vii retaggio di
tro come di fuori e per questo gli occorrevano ,
una famiglia. L'anno 4IS2 un legalo della sede
forte non che spirituali eiiandlo temporali. apostolica ebbe a stabilirvi i quattro arcive-
Difensore supremo e dispensiere della cristia- scovadi d'Armagh, di Dublino, di Cassel e di
nith, era ben d' uopo che questa cristianith gli Tnamo; ma le discordie e le gare di tanti
fornisse di che difenderla e dentro e fuori, regoletti, vi attraversavano che faceva gli sforzi

perchè chi vuole il Rne dee volere anche i la Chiesa per la costumi o
riformazione dei
metti. La cosa è si semplice che molti storici della disciplina. Le matrimonio sante leggi del
non vi posero pur mente. non v' erano bene osservale, frequenti erano
4 4. Giovanni di SalisburI aveva pur com- i divorzi e le nozze incestuose. Il desiderio di
missione d' un trattalo segreto con Adriano rimediare a questi c ad altri somiglianti di-
edera che il re d'Inghilterra, disegnando di sordini, fu la ragione od il pretesta cho il re
impadronirsi dell' Irlanda ,
per estirparne, di- d'Inghilterra pose innanzi per ottenere da
ceva egli ,
certi gravissimi disordini e secon- papa Adriana l’autorizzazione ail insignorirsi
darvi i progressi della civilth cristiana, instava Irlanda , a quel modo che Guglielmo il
dell’
per avere a questo disegno suo l'approvationc Conquistatore avea ottenuto da papti Alessan-
del papa. Al quale proposito , non pochi mo- dro II l'autorizzaione ad insignorirsi della
derni autori ripetono che i primi cristiani del- stessa Inghilterra.
l' Irlanda noa riconoscevano punto il primato Il re Enrico II fece dunque sapere a papa

del pontefice romano (


Fra gli altri ,
Aug. Adriano , per mezzo di Giovanni di SalisburI,
Thitrry ,
llistoire de la conquéte de t Angle- com’egli avesse intenzione di conquistare
terre, f. 40): il che prova solamente che sif- r Irlanda , affla di corroborarvi l'azion della
fatti autori bene non sanno di quello cb'ei Chiesa, provvedervi all’ istruzione di un po-
parlano, trovandosi nella Stona eccletiattica polo iguoranle, diradicarne i vizi ed estendere
della naaione Inglese ,
del ven. Seda ,
fino in quel paese il pagamento del denaro di San
dall'anno 640, una risposta della Chiesa ro- Pietro ; ma che siccome tutte le isole cristiane
mana alla consulta di cinque vescovi, cinque eran proprietà della Chiesa romana , egli non
preti e parecchi dottori ed abbati d' Irlanda avrebbe intrapresa tale spedizione senza il
{Beda, llitt., f. 2, c. 49); poi poco dopo, veden- consenso del successor di San Pietro. Accon-
dosi una gran parte dell’ Isola aver rettificata discese il papa alla domanda del re colle pro-
la sua maniera di celebrare la pasqua sulle poste condizioni , ed insieme con la bolla gli

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, ,
,,

24 STOUIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOl ICA

inviò un nnollo d’oro ornalo d'uno smeraldo, a'suoi compagni di catlivilò ; e più ancora ne
in segno d' investitura ,
in quella guisa che f icea loro s<‘grctamente la 6glia delTemiro
Alessandro 11 avca mandato a Guglielmo il che avea preso Gilberto in amore. Un giorno,
Conquistatore uno stendardo di San Pietro. avendo essa trovala occasione di parlargli
42. Tutti ricOQOsceauo a quei tempi nel gli chiese di che paese egli fosse ,
ed in che
poutetice romano un diritto speciale sopra le consistesse la religione cristiana ;
ed egli ri-
isole. I Greci erano d'accordo su questo coi spose esser lui inglese della cillò di Londra
Latini. Teodoro Balsamono, patriarca d'Àntio- e gli spiegò il meglio che seppe la detta reli-
cbia, slava in quei giorni componendo il suo gione. Dopo di che ella gli domandò se avrebbe
corpo di diritto canonico, nel quale inserì la di buon grado palilo anche la morte pel suo
donasione di Costantino, per la quale tulle le Dio 0 per la fede di Cristo; al che rispose
isolo spn donate alla Chiesa romana, e Giovan- avrebbe data di lutto cuore la vita pel suo
ni di Salishurì allega quesl'atlo {Metalogiau Dio. Udito questo , la giovine musulmana pro-

c. ti/L), di cui abbìam veduto altrove qu.di testò volersi fare cristiana per lui, purché sul-
sono il senso ed il valore. Del resto il papa in la sua fede le promettesse di farla sua sposa.
quei giorni, era per tutta la crìsiianìtò, quel Gilberto, molto intricalo, si tacque ed andò

che oggidì sarebbe un congresso dì tulli i di giorno in giorno differendo la sua risposta.
princìpi per provvedere ai modi di estendere Intanto trovò modo di fuggire dal carcere in-
la civillè per tutta la terra. Ma quello che sieme co’suoi e di ritornare in Ingbdlerra ed
ai dì nostri farò piti maraviglia ancora si è
che a Londra, bld ecco che alcun tempo dopo
,

Tanno 4 473 vedremo lo stesso re Enrico li anche la giovino musulmana, fìglia unica del-
scrivere a papa Alessandro III in questi ter- Temiro, fugge cguabuente dalla casa paterna,
mini 11 regno d' Inghilterra è di tua giurisdi'
: imbarcasi con alcuni pellegrini delTEuropa
sione; e per l’obbligo del diritto feudale io settentrionale , che in passando , la depongono
non mi riconosco soggetto ad altri che a le. in Inghilterra. Per guida in questa nuova
L' Inghilterraapprenda dunque il potere del contrada ella non avea e non sapea che queste
pontefice romano; e poich'egli non usa armi due parole Londra e Gilberto. Giunta con sì
:

materiali, difenda colla spada spirituale il pa- (K)co Gio in qucsTultima citlò , non faceva per
trimouio di San Pietro. (Ifaron. ann. 4 473 ).
le vie che ripetere il nome di Gilberto, quando
,

Enrico II non potè sì tosto (>orre ad effetto Riccardo, lo scudiero, la riconobbe e corse a
la concessione del papa circa T Irlanda e noi ,
darne avviso all'amico e signor suo; il quale,
vedremo gli Irlandesi farlo indi a non molto fra stupefatto e contento, allogolla io casa
tempo egliuo stessi. d'una vedova lispeltabile; poi andatone al
43. Il detto Enrico aveva io que'giorni per vescovo di Londra , gli raccontò tutta la sto-
amico e per cancelliere un uomo, i cui na- ria e gii chiese consiglio. Sei vescovi si tro-
tali ebbero alcun che di singolare. Un nobile vavano adunali colò per le coso del regno e
cittadino di Londra . poiché aveu titolo di vi- della Chiesa, e tulli rimasero meravigliati di
sconte ,
Gilberto di nome, prese giuvioetlo un'avventura lauto singolare , e vi riconob-
la croce, e fece il pellegrinaggio di Terra santa bero uno speciale inlervenimento delia Prov-
con un parente suo chiamalo Riccardo, che videnza sì che per consiglio loro, la giovine
, ,

gli serviva di scudiero: e mentre visitavano musulmana fu solennemente battezzata nella


i luoghi santi caddero con piti altri in un
,
cattedrale di San Paolo, col nome di Matilde,
agguato di Saraceni fnrono fatti prigioni e ,
ed indi maritala a Gilberto Becket, al quale
donali ad un emiro o capo degTìnfedcH. Rima- il 24 Dicembre 4147 giorno di San Tommaso,
,

sero- così per un anno e messo in ischiavìlh, porse un figliuolo, ch’ebbe alla sacra fonte il

durante la quale Gilberto , soprannominalo nome di quell'aposlolo.


Becket, siccome colui che era tenero pel piti Poco prima della nascita di questo Rgliuolo,
ragguardevole dei captivi ed era d'assai bella , Gilberto avea di nuovo presa la croce ed era
presensa veniva dall'emiro comecché non
, ,
tornalo in Oriente , dove rimase tre anni e
gli togliesse i ferri, trattalo con molta urna- mezzo. Al suo ritorno io Inghilterra fu eletto
nitò ,
0 so lo faceva venire , intanto che se- sceriffo0 visconte di Londra. Egli non pose
deva a mensa ,
per ragionare con lui delio mai ad usura il suo denaro , non si diede ad
stalo, dei costumi e degli usi delle varie na- alcuna maniera di trallico, ma contenlossi
sioui e contrade. Allettalo dal suo conversare, deifannua rendila che gli davano i suoi
femiro fece non poche concessioni e larghesse poderi , 6qo alla sua morte ,
che avvenne Tan-

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LIIIRO SESSANTESIUONONO 25

no lasciando il proprio Hglio esposto a originari com'erano entrambi di Normanilia e


lutti i pericoli che corro nel mondo la gio- riel medesimo distretto. L’arcivescovo, cui
ventù seni'espcrienn. Tommaso fugli olTersc un posto
raeeomandato,
Per buona ventura del giovane Tommaso, in casa sua, ed egli andò adunirsi con lui
la madre sua gl' ispirò da bambino il timore grande di statura,
nel villaggio di llarrow. T.ra
•li Dio ed una alTetluosa divozione per Maria ben sembianze che prevenivano a suo
fatto, di
Vergine, avvezzandola nel medesimo tem|)o favore, parlava con grazia e con facilitò, ed
alla pratica deU'ubbidicnza e dell'annegazione crasi dedicato allo stato ecclesiastico poco pri-
Sapeva egli le massime del van-
di sè stesso. ma del tempo di cui parliamo. rcbalJo cono- ,

gelo tantoda staro in guardia o nulla intra- sciuto tosto potersi da lui promettere più i

prendere senza consigliarsi prima con persone eminenti servigi ,


gli concedè di far un viag-
illuminale e virtuose; e cominciati ch'ebbe i gia in Italia e di studiar per un anno il diritto
suoi studi in un monastero di canonici rego- canonico a flologna. Passò anche Tommaso
lari , andò a continuarli a Londra. Lo tre qualche tempo ad Auxerre; poi, fatto ritor-

chiese principali di questa cittò aveano in no in Inghilterra . ricevè il diaconato ; indi


que'giorni una grande scuola , dove piibbli- l'arcivescovo gli diede successivamente la pro-
ehe recitazioni e questioni letterarie tcncano positura di Bcverley o due canonicati l'nno ,

viva una grande emulazione fra maestri e a Lincoln e T altro a San Paolo di Londra
discepoli. Tommaso frequentò codeste scuole finché nominollo arcidiacono di Cantorberl ,

sino all'elò di ventun anno ; ma ,


perduta la ch'era la prima dignitò ecclesiastica dell'In-
madre, fu obbligato a interrompere i suoi studi ghilterra ,
tanto che chi n'era investito sedeva
non senza tuttavia prometterà a sò .stesso di nella corte deijordi, dopo i vescovile gli abbati
ripigliarli, affìn di ovviare ai pericoli che seco {Fitz-Slfplwit ou Slephanidet , p. 121. Tebal-
trae una vita oziosa e scioperata. Si condusse do a lui confidava gli affari più dillìcili ,
e
dunque ad Oxford, poi a Parigi , dove si per- nulla faceva
senza prendere innanzi il suo
fezionò nella scienza del diritto canonica e consiglio. Lo spedi pure più volto a Roma por
nelle diverse parti della letteratura. importanti negoziazioni e non ebbe a pen- ,

Ritornata a Londra si pose , in qualith tirsi mai d'avergli data la sua confidenza.
,

di scrivano o segretario ,
nel tribunale della Il contrasto sorto fra il re Stefano e l'im-
ritti) ,
e fece mostra di grande capacitò negli peratrice Matilde, madre d'Enrico II, temer
alTari ;
poi entrò nella famiglia d'un giovine faceva per l' Inghilterra le più sinistre cnn.se-
signore che vivrà in villa ,
appassionatissimo guenze; ma le coso acconciaronsi amichevol-
per la caccia , ed ivi prese a poco a poco le mente ,
e tutto il reame ratificò il trattato ,

medesime inclinazioni ,
e l'amor del piacere nel quale fu stipulato che Stefano regnasse
lo rese più negligente nel servigio di Dio. Un per tutta la vita sua ,
ma che alla morte di
di ch'egli cacciava al volo suo falcone calò ,
il lui la corona scadesse ad Enrico II. Se non
sur un'anitra ed affondò con essa nel fiume; che, a dispetto del trattato, Stefano fece ogni
temendo egli di penlerlo ,
vi si precipita e il trono ad Eustachio
poter suo per assicurare
vien per bene un miglio trascinato dalla cor- suo che non volendo Tebaldo ade-
figlia ;
al

rente ,
e giò nel passar sotto la ruota d'un rire ,
fu sbandito dal
regno per essere poco ,

molino egli ò presso a lasciarvi la vita ,


quan- tempo dopo onorevolmente richiamata. L’ar-
d'ecco fermarsi tutto ad un tratta la ruota. civescovo non operò in tutto questo alfare ,

Tommaso, penetrato di gratitudine verso il se non dietro il consiglia di Tommaso Recket,


Signore ,
fece proposito di condurre una vita per modo che a lui dovette Enrico l'assicura-
più cristiana , o ritornossene a Londra dove ,
zione della sua corona.
le sue virtù e l'ingegno suo gli acquistarono Il quale 20 Dicembre 4154,
sali al trono il

gran riputazione ;
stimato particolarmente da c Tebiildo gli parlò tosto del suo arcidiacono
tutti per l'integritò e per la rettitudine ad e glielo presentò come uomo di molla espe-
ogni prova che lo caratterizzavano. Sin da rienza e di pari abilitò , superiore a tutti i

quando era fanciullo avrebb'egli tutto patito riguardi quando trattavasi del sno dovere, di
prima di dir cosa contro il vero nè mai gli ,
straordinaria prudenza nel maneggio degli af-
avvenne d'incorrere nella più lieve menzogna. fari, a tal che sostenere potea splendidamente
Tebaldo, che fu sollevato alla sedo arcive- le cariche più eminenti dello stalo. Dopo tanta
scovile di Cantorberl nell'anno fl3S, aveva testimonianza Enrico nominò nel 1157 Tom-
avuta intima amicizia col padre di Tommaso, maso cancelliere d'Inghilterra. L’integritò, la

RonaRAcnsa Voi. VI. i


, ,

2G STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATIOLICA

licnignilb, e l'nllre belle doli del nuovo cancel- I


signor fondale, il re di Francia. Dopo la par^
licre amar lo fecero c slininro da UiUo il regno, lenza d' Eleonora
Luigi il Giovino sposò, ,

e il re gU renden coi sudditi In stessa giusti- l’anno H5Ì, Costanza, figlia


la principessa
zia ,
e mijdva con lui conversare, e Irallavalo d'.VIfonso VII re diLeone e di Castiglia, che
con una lai quale faiiiìliarilh. Gli aflidò puro facevasi chiamare imperatore delle Spagne, o
IVducaziouo del principe Enrico sud figlio ,
cho accolse con gran pompa il genero suo
aflinchè lo istruisse nella grand’arte del re- quand’egli andò pochi mesi dopo in pellegri-
gnare ,
c grinspirasse ,
soprattutto, Tamore naggio a San Giacomo di Composlella. Co-
della virtù; o lo spedi in l'rancia per nego- stanza morì l'anno 1 !fiO dopo aver dato alla ,

ziarvi un Irallalo fra le duo corone e per luce una figliuola per nome Margherita, quella
islabilirvi lenozze del dello Enrico suo tìglio raedo.sima che il re d'Inghilterra fece diman-
con Marghoriln di Francia , figliuola di Luigi dare in i.sposa pel figlio suo da Tommaso
il Giovane. Beckel suo cancelliere ; e perebò Luigi il Gio-
<4. Singolari erano le altencnzo di fami- vane non avea figli maschi sposò nello stesso ,

glia tra queste duo corti. Eleonora di Gulcn- anno la principessa Adelaide, figliuola dì Te-
na prima tnoglio del re di Francia, era di-
,
baldo conte (li Sciampagna la quale solo cin- ,

venuta moglie del re d' Inghilterra ; ed ecco que anni appresso, nel mese (l'Agosto del 116.5,
in qual modo. Avemlo Eleonora accompagnalo il fece padre d’un figliuolo, cui fu imposto il
suo marito Luigi il Giovane alla seconda Cro> nome di Filippo, ed il soprannome di Diodato^

cinta , ebbe in essa luU’altra corulotU che perchè si credette cho Dio il concedesse a
quella conveniente ad una sposa fidele e mi forza di preghiere e limosine : le gesta immor-
una gran regina, e gih vedemmo gli storici tali poi di questo prìnci|)e gli acquistarono fra
di quel tempo accusarla di gravi infcdelih. i posteri il titolo dMri^t4Slo, e fu l'avolo di
Il malcontento quindi fra duo sposi andava i I.uigi I.X 0 di San Luigi ,
i cui discendenti
l'un di più che Fallro crescendo quando ,
regnano ancora sopra diversi troni della cri-

l’anno 1152, dopo la morie di Sugerlo, ad un stianith.


concilio adunalo a Bcaugcncy fu presentata Nel H59 il re d’ Inghillerra venne, corno
una denunzia d.i parte d’alcuni parenti d'FJeo- duca d'.\quitania ad assediare Tolosa sotto , ,

nora, che dichiararono con giuramento due i pretesto che questa città appartenesse per ,

coniugi esser parenti in un grmlo vietalo dalla diritto di successione ad Eleonora sua mo- ,

Chiesa cosa gih notala da San Bernardo in


,
glie. Ma il conte di Tolosa che avea sposala ,

alcuna delle sue lettere. Luigi non cercò di la sorella del re di Francia non intendeva ,

confermare nè distruggerò una simile aficr- altrimenti di lasciarsene spogliare ed ebbe ,

mazionc, ma contcntossi di dichiarare che ci ricorso allo stesso re .signor sovrano dell'uno ,

soUoporrebbesi alla sentenza della Chiesa, c c dell'altro ,


il quale alloggio.sst di fallo entro
farebbe quei che i vescovi adunali a Beau- la cillb por meglio difenderla. L’assedio fu
gency giudicassero convenire al caso; e que- levato dopo tre mesi, c la pace rìsUbilila per
sti a di 18 .Marzo pronunziarono la niil- interposizione della Chiesa, ed Enrico li lasciò
lilh del matrimonio. Giusta la regola del in Aquitanin il suo cancelliere Tommaso Be-
diritto canonico , essendo questa una cau.sa cket per terminar la conquista di alcuno for-
maggiore, che importava a tutto un regno, tezze e regolare definitivamente gli affari.

la decisione finale doveva essere riservala al 15. Tale era in quei giorni modo di vi- il

pontefice romano. Ma i vescovi noi fecero; o fe- vere del cancelliere d'Inghilterra. Compagno
cero male, chè non è da credere il papa non il più intimo ed assiduo del ro Enrico, con
avrebbe accomodali tulli questi disgusti di lui accomunava i divertimenti suol più mon-
famiglia, o conceduta tutta la dispensa ne- dani e più frivoli. Levalo in dignità sopra
cessaria , molto più che lontana era la paren- tutti i signori ,
ostentava di SDpernili anche
tela risparmiando cos\ alla Francia un fune-
, in lusjo ed in pompa baronale. Teneva ai
sto smembramento c guerre più fiincslc an- suoi stipendi selleccnlo cavalieri armali di
cora. Nel ripudiare Eleonora , Luigi lo restituì lutto punto avea i fmimenli dei cavalli tulli
;

Guienna
la sua dote ed ella pochi mesi
, ; coperti d oro c d’argento ;
magnifico era il suo
dopo rimaritossi ad Enrico Plnnlagenelo va.sellame ,
e lenea tavola senìpro per lo per-
duca di Normandia e conte d'Angiò, che, di- sone di allo stato ,
a servire la quale i suoi
venuto così duca d'Aquilanin, divenne altresì provveditori faccaoo la lunge a gran dispen*
ro d’ Inghilterra c più potente cho il suo
,
dio venire le più peregrine e delicate vivando.

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, ,

LIBRO SKSSANTLSIMONONO 97

1 coDli recavansi ad onoro di ren-


,
i baroai dirizzò la sua grand’opera intitolata: Poìicra-
dergli visita nè alcun ospite tornava dal suo
,
tico 0 I diletti dei cortigiani, divisa in otto
palatzo senza qualcbc presento sia di cani , libri, nella (pialo l'milore cita indistintamente

0 di uccelli da caccia sia di cavalli o di vesti ,


gli scrillori sacri ,
gli ecclesiastici ,
i profani
preziose. I signori gli mandavano i figli loro cosi poeti come prosatori, prova continua della
per servire od essere allevati in casa sua, ed sua profonda erudizione , c principalmente
egli li serbava per alcun tempo presso di sè, del posseder che ci faceva in sommo grado
poi li provvedeva di tutti gli arnesi neces- l'amena letteratura. Cita eziandio parecchi de-
sari agli uomini, da guerra {Vita. 11. Thomne gli antichi che non vennero sino a noi, c fra

gmdriparlita, l. t, c. i el 5; ÌFill. filìi Slepham, gli altri Trogo l’ompeo. I.' intento suo è di
Vita San. Tliomae ,
p. ti, apwJ lliit. aiiglic . trattar delle occupazioni o dei diletti dei grandi
edil. Sparkt}. del mondo, d'entrar a discorrere dei doveri
Quanto al modo suo di viaggiare in Fran- appartenenti a fpiella condizione, dei vizi loro.

cia ,
uno dei suoi contemporanei che scrisse Si propone altresì di cornb.ittero l'ambizione
la vita di lui ce ne fa la seguente pittura. degli ecclesiastici troppo avidi di benefizi ,
o
.All’entrare in qualehe cittè, il corteo era pre- la facilità con la quale eoncedevansi a Roma
ceduto da dugento cinipianta giovani che can- l'cscnzioni ai monaci ed agli altri religiosi. Il

tavano arie del paese ; poi venivano le mute Policratico forma diiinpicun complesso d'una
dei suoi cani , i quali orano seguiti da otto infinità di materie la cui lettura esser non
carri tirati ciascuno da cinque palafrenieri in può se non gradevolissima. Se non che di
abito nuovo. Ogni carro era coperto di pelli alcuno mende appuntasi l'autore la prima :
,

e guardato da due guardili o da un mastino che la sua erudiziono non è abbastanza bene

ora sciolto ed ora incatenato. Due portavano ordinata : la seconda ,


che i suoi ragionamenti
botti di birra da distribuire al popolazzo un ;
mancano alcune volte di giustezza ; la terza,
altro traeva tutte le cose necessarie alla cap- essere nel suo stile troppa afTettazionc; e la

pella del cancelliere; un altro ancora gli ar- quarta , non guardar egli alla diversità dei
redi della sua camera da letto; un terzo an- costumi e dei tempi ,
per modo che parla
cora quelli della sua cucina; un quarto recava della disciplina militare e deH'nrdinc giudizia-
il suo vasellame d'argeuto e la sua guarda- riocome se fosse vissuto al tempo degli anti-
roba; i due altri erano destinati all'uso delle chi Uomani o il mondo non avesse mutato.
,

suo genti. Dopo questi venivano dodici cavalli Supponendo egli nel primo libro che , ,

da soma su ciascuno dc'quali era una sciin-


,
ognuno viver debba .secondo la sua condizione
iiiia con un valletto dietro; poi comparivano e cooperare al bene della repubblica, accin-
scudieri che portavano gli scudi c conduce- gesi a mostrare ehe i vani diletti a cui alten-
vano i cavalli di battaglia dei loro cavalieri: (lono i principi e gli altri grandi del secolo li

poi ancora altri scudieri ,


o figli di gentiluo- alienano dai loro doveri ;
e fra questi diletti
mini e falconieri e gli ufllziali della casa
, , , ripone il giuoco, la caccia, la musica ,
i giul-
ed cavalieri, e gli ecclesiastici, a duo a due
i lari ,
la magia ,
l'astrologia ,
lo indovinaglie ,

ed a cavallo; ed ultimo di tutti veniva lo i prestigi ,


dello quali coso tratta in partico-
stesso caucclliere conversando con ((ualche lare. Mostra nel seconda libro non doversi
amico, e nel passare che ei faceva s'udivano aver in non cale i segni naturali che qual-
gli abitanti del paese sciamare : Che cosa poi che volta la Provvidenza ci porge per farci
esser deve il re d' Inghilterra se il suo can- , conoscere le cose avvenire e riferisco a que- ,

celliere viaggia con tanta corte [Stephanidet ! sto proposito quelli che procedettero ed an-
ou Fila-Stephent, 20, 2). nunziarono la distruzione di Gerusalemme ;

Se non che, in mezzo alle delizie ed alle 0 citando il passo di Giuseppe intorno a Gesti
vaoith il cancelliere
,
seppe conservarsi sem- Cristo ,
accenna di credere che l’ imperatore
pre puro in fatto di costumi. Molto eblw a Vespasiano guarisse realmente lo storpio ed
patir dalla parte dei cortigiani sì che egli , il cieco che gli furono presentati. Benché nel
dicea s|>esso con lagrime aU'arcivescovo di libro terzo dimostri come gli adulatori sieno
Cantorfaerì ed agli intimi suoi, nulla desiderar quanto di peggio trovar si possa nella repub-
egli piti che di poter senza disonoro uscire blica e nemici di Dio e degli uomini ,
non
dalla corte [Vita quadrin., l. 5, e. 5). lascia tuttavia d’ insegnare esser lecito di adu-
Nel tempo che Tommaso trovavasi all’as- lare i tiranni ,
lecito essendo eziandio ,
egli

sedio di Tolosa, Giovanni di Salisburt gl' in- dice ,


di ammazzarli ;
ma per tiranno intendo

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sniRlA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

colui che ha usurpala c noa ricevuta da Dio principe ,


liberò con le sue preghiere Tanima
la polesth della spada, c vuol che un silTatlo di lui dalle pene dell’ inferno.
uomo sia tenuto [>er pubblico nemico, di cui Il sesto libro tratta della guerra c della
nessuno vendicar debba la morte. disciplina militare. Ivi notar sì può come pri-
Nel quarto libro inscj'na che ogni pole- ma del secolo duodecimo della Chiesa era uso
sini legìuinia viene da Dio; che il principe che il giorno medesimo in cui il soldato rice-
temporale esercita la giustizia solo in nome di veva il cingolo andasse solennemente alla chie-
Lui ,
che egli riceve (Lillà Chiesa la spada e sa, ed ivi, ponendo la sua spada sull’ aliare

la potesti coattiva ;
che quantunque rubliia |
ed offrendola ,
s'«bb!igasse al servizio ed alla

essa ,
non può servirsene da sè ,
ma solo pel difesa dell’altare medesimo; uso questo che
ministero del principe ,
cui essa concede que* !
più non sussisteva al tempo di Giovanni di

sta potestà sui corpi ,


riserbando ai vescovi SalisburL .VI settimo si parla dei hlosofì c
|

quella sulle anime e sulle cose spirituali. delle loro diverse opinioni, dell'utilità della
Giovanni di Salisbuil tieno dunque il prin- lettura dei buoni libri ,
delia sacra Scrittura
cipe temporale pel ministero dei sacerdoti : principalmeiile, che è come il tesoro dello
donde conchiude esser lui a questi inferio- Spirilo Santo, in cui stanno rinchiusi misteri
re, e conferma la sua sentenza coll’ esem- infìnìti. Parla indi il Salisburi della sincera
pio del gran Costantino ,
che nel concilio di pietà 0 del disinteresso dì cui facean profes-
Nicea cedò il primo luogo ai vescovi ed accolse sione i Certosini e gli abitatori del Gran Mon-
i decreti loro come oracoli di Dio ;
poi sog- te; ma biasimava Tardar dei Templari ad ot-
giunge che i sacerdoti, come hanno il potere tener esenzioni e privilegi dalla santa sede.
di dar l'autorità ai principi cosi per conse- , L’ollavo libro è degli altri più svarialo.
guenza hanno quello di toglierla loro, a quel La vera e la falsa gloria, l'avarizia e la li-
modo che Samuele pronunciò una sentenza di beralità, l'amore di ciò che ò giusto in oppo-
deposizione contro Saul, e gli surrogò il lìglìo, sizione alT amore dì ciò che ò a noi più
d’ Isai ,
cioè Davide. Dopo di che I autore comodo, d’onde Taulore fa nascere e ripone
tratta delle virtù e dei doveri dei principi ; ugualmente in opposizione Tatnor del comando
ai quali dà pure ottimi consigli, o raccomanda 0 quello della libertà, la gola eia temperan-
d’e^sserc soggetti alla legge ,
benché possano za, la continenza e la lussuria le vario ma- ,

sciogliercene; d’essere costanti amici della giu- niere di voluttà, il lusso, le leggi suntuario,
stizia, ma col ricordare che la giustìzia loro 10 regole della civiltà, i doveri del m.itriino-
esser dee ({uella di Dio ;
di fuggire la lussu- nio, il praticar coi buoni , il fuggire i cattivi,
ria 0 l’avarizia d'amar le lettere e di cercare
, la tirannia, l’uso leginimo della potestà so-
i lumi di coloro cho lo coltivano; di leggero vrana , i principii sui quali un buon governo
continuamente i libri divini ; d’avere tale deve essere stabilito, il procedere da tenersi
umiltà ebe non scenda sino alla debolezza o verso coloro che contendono senza diritto il pon-
all’abbandono del loro potere di non esser ; tificato supremo; soli modi di viver beato e
ì

clementi a pregiudizio dello stalo ;


d'essere tranquillo; tali sono le materie principali che
timorati di Dio, e di rammentarsi sempre che ivi tratta lo scrittore.
l’arroganza e l' ingiustizia sono le cause ne- Vi espone altresì la differenza che passa
cessarie della caduta degl’ imperi. fra re o tiranno. Giusta la defìoiziono de’fìlo-
Nel quinto libro trascrivo la lettera di sofì, quegli è un tiranno che cou una signoria
Traiano che va sotto il nome di Plutarco, e violenta opprime il popolo, e re quegli cho
l’ammaestramento che ci diede, dicono, a con leggi governa. Il re combatte per lo leggi o

quel prìncipe intorno alle massime del gover- perla libertà del popolo; laddove ogni azione
nare; cita parimente le leggi degli imperatori del tiranno è a distrugger le leggi ed a ridurre
contro coloro che mancavano di rispetto ai 11 popolo in servitù. Il re è un’ immagine di
minislri dcU’altare, ai luoghi santi ed alle Dio, il tiranno di Lucifero, imitando egli co-
coso sante, o dopo aver mostrato qual' è la lui che volle farsi uguale alT Altissimo fuor-
forza deUVscmpio dei princìpi sia pel bene ché nella bontà. Immagine com’ò di Dio il ,

sia pel male ,


dimostra ,
col racconto della re dev’essere amalo, veneralo e servito;
vita di Traiano ,
potersi preferire questo im- immagine deli’ iniquità, il tiranno dee sovente
peratore a tutti gli altri ; il che gli porge oc- anche esser messo a morte. La tirannide è
casiono di riferire quel che dicesi di San Gre- l’abuso del principato. Ci ha tiranni non solo
gorio Magno, che, tocco dallo virtù dì quel fra i re, ma eziandio fra i privati, non solo

: -
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• Coogle
,
.

LlimO Si;SSA!<TE>IMONONO 20

nel mondo, ma eziandio nella Chiesa; perchè parte dellafilosofia fosse al suo tempo assai

tiranno è chiunque abusa della forza per fare cercata non era tullavia studiata secondo le
,

il malo (f. 8, c. 17). buone regole, che l' insegnar dei maestri eia
Poi fautore si fa ad osservare che Giulio lutto ostentazione e vanità, c che nelle turo
Cesare fu tenuto per tiranno, ma ch’ef>1i non scuole altro non imparavasi che a .«ollilizzaro
ne avea fodiosìth nò le qualith pHi che non sulle parole cd a risolvere qiiislioui ai tutto
te avesse Augusto medesimo; eh eglino erano inutili. Kglì fa grande stima di Aristotile ma ,

amati e degni di regno. R appresso viene pur non crede clic.sì debba ciecórneiilc seguir-
spiegandosi intorno a ciascuno de' lor succe.s- lo ;
anzi nota [orecchi ilei suoi errori. K (wì-
sori nell’ imperio a seconda dei meriti loro chò in (]uel secolo medesimo eniiisi pubblicate
come regnanti, e di nuovo alTerma esliKliasi varie traduzioni di (pieslo filosofo, (|iiali dal

di provare, cogli esempi d’Aod, Giade e dì di greco e (piali dall' arabo. Giovanni di Sali-
Giuditta , esser lecito d'ainmaziarc un pub sburi si duole del poco merito loro ,
c dello
blico tiranno, purché chi voglia far questo studiare che tullavia facevasi non altrove iho
non gli sia legalo per giuramento n por onn< in (pielle i ('Oncelli del filosofo, i'ra coloro cui
re. Tuttavia, comecché i pagani abbiano in Cornificio. il sofista. IrovavM che dire, o elio

pih d*un siniil caso adoperalo il veleno, eg>i (finvaiini crede ali' incotilro dover lodare, sono
non vede massima in diritto che Io conseiil.i. Alielardo ,
Lodovico 1‘ Armortc.iuo, .Vnselino o
Non gih, egli dice, ch'io creala non esser Ilnllo di Laon ,
Gilberto della l’orrclla ,
AII)c-

dovere il toglier dal mon«lo tiranni ma solo i


rigo di Keini.s, Siinnne di f.irigi c (ìugliclmo
,

perché io penso che si debba farlo .senza pre- di Cliampeaiix ,


siccome gli uomini più f.imnsi
giudizio della religione e della probilh. Co-\ del secolo, tuttavia dopo San Heruardo e Ibc
Davide, avendo avuto pib volle occasione di Irò il Venerabile [Ceillitr ,
t. i3 Uìit. liti, lU
;

uccidere 5^ul, insopporiabii tiranno, nondi- F rance , /. 1 4).

méno noi fece, pur confidando udia miseri- 16. Quest’ ultimo usci di vita a Cluni nel
cordia di Dio, che potea, senza colpa libe- giorno di Natale dell’anno 1150, che, secondo
,

ramelo. Ondo il migliore o più sicuro moilo r uso del paese tenevasi pel primo giorno ,

di sterminare i tiranni si é che oppressi da dell’anno seguente, dopo avere per trenta-
loro si prostrino dipanzl a Dio, invochino la eimpie anni con gran prudenza governato
sua clemenza, ed a Luì levando le pure loro (|iiel monastero c lutto l’ ordine, c fu Sepolto
mani, distolgano con fervide preci il flagello in fondo (iella cleesa maggiore da Lnrico ve-

che H oflliggo; perché la forza dei tiranni sta scovo di Winchester. Questo prelato era .stato

nei peccali di quelli che maio adoprano {/. 8 monaco di Cluni, c, dopo la tnorle del re
c. 20 . lìibt. Patrum
L 23 Cci7ù>r, tom. 23;, ;
Stefano suo fratello, riparossi segrelamcnie
Ilist. Fra«ce,f. 14].
litt. <ie in Inghilterra e venne a Cluni dove nvea
Le quali ultime riflessioni di Giovanni di prima spedito il suo tesoro ,
c dove fece gran
Salisburì, che I moderni autori non si curano donativi e fu annoveralo fra ì benefattori del
di mcnlovoro , d’ assai correggono la scabrosa, monastero. Al tempo che Pietro reggeva co-
sua dottrina sulla tirannide, da lui attinia me abbate il monastero, v’erano a Cluni circa
dai filosofi. Ne! seguente capitolo dimostra (|uallrocento monaci, la religione deirordinc
eoo la storia alta mano, che anche allorquan- era stabilita in più di trecento case e due-
,

do i tiranni souo lasciali stare dagli uomini, mila circa ve n erano nella sua dipendenza ,

b giustizia divina non li perdon.i ,


e sempre sparsi ne'paesi più lontani ,
come dir vicino
riserva loro una fine infelice. a Gerusalemme la badia della valle di Gio
Nel 1159, ed in tempo che ancor durava la safatle, dov’era il sepolcro di Maria Vergine,
guerra di Tolosa, Giovanni di Salìsburì indi- ed un altro monastero sul monte Tabor. Pie-
rizzò un'altra opera sua al cancelliere Tom- tro il Venerabile é l’ultimo uomo di C(‘lebrità
maso sotto il titolo di MetalogicOf che é una
, fra gli abbati di Cluni, e dopo di lui (|ucl-
apologia della buona dialettica c (Iella vera l’ordinc cadde in grande o.«curilh. Morto lui ,

elo(|uenza contro un tristo sofista cui egli i monaci dtdia ca.sa elessero tumultuaria-
,

accenna col nome di Cornificio. L*oj>era stessa mente HoIhtIo il Grosso parente dei conte ,
é divisa in quattro libri , c 1*
autore ingegno- di Fiandra, mezzo laico; ina deposlo e pas-
samente vi tratta le millerie filosofiche e tutto salo all'altra vita, fu eletto nel 1158 Ugo,
che appartiene alla logica od all* arte di bene terzo di tal nome, priore claustrale, che fu
ragionare ,
ed osserva che quantunque una tal il decimo abbate di Cluni {Chron. clun ). Tor-

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,

30 STORIA universale DELLA CUIKSA CATTOLICA

Dando a Pietro, la purilh dc’suoi costumi c


I
testimonio avergli lui Icnulo luogo di padre
Taltrc virtù sue dare gli fecero il liloìo di i quando penava nel bisogno, averlo fallo co-
santo, poco oltre il momento delln sua (norie, I
noscere nel mondo, ed a lui dovere tulli i

da Pietro di Cella, persouajjgio giustamente ^


beni dc’quali godeva nella sua patria {Jo. Sa-
celebralo di quella niedesima eth: e ueTasli /ìsb., epist. 85 ).
della Chiesa egli è conosciuto sotto il nome 11 notorio merito suo lo fecc, ranuo HG2,
di Pietro il Venerabile [^^abill., l. 80 ;
Amai^ chiamare a governare il monastero di San llc-
tu fOG). jiiigio a Reiras, che avea bisogno di riforma,

17. Pietro di Cella ,


cos^ chiamato dal tì- e ncir abbandonare la pHfna sua dimora,
tolo della sua prima abbazia . apparteneva ad seco si condusse alcuni de'suoi migliori al-
una delle più illustri famiglie della Sciampa- lievi afiìnchè l'aiutassero in q\iell’ Ini presa
;
e
gna c quelTAgneso di Braine che sposò in
,
fra gli altri uno di nome Folco , che fu poco
prime nozze Milone , conte di Bar alla Senna, dopo consacralo vescovo di Fstonia perché
ed io seconde Bol>erto di Francia conte di ,
recasse la fedo nella Livonìa. 11 suo zelo uon

Dreux fratello di Luigi il fìiovine era cugina


,
fu in alcun (nodo attraversalo da parte dei
di Pietro {Inter Fp. S. Ihomae Cani., L 1 , .suoinuovi tnonaci, e la comunìlh di buon
•7). S<). Kgli fu da fanciullo collocalo nel mo- grado assoggellossi a quegli esercizi che gli
nastero di San Martino del Campì ,
pres.so piacque stabilirvi. Nè il temporale medesimo
Parigi, per ricevervi la prima sua educazione; andò senza utile per la vigilanza ed abilitli
indi passò alla badia di Monlier la Cella nei sua nel maneggio degli aR'ari ;
c poiché i

dintorni di Troyes ,
dove abbracciò la vita luoghi de’regolari erano stali da Ugo suo pre-
religiosa c compiè il corso de’suoì studi. Lo- dece.ssorc ristorati ,
egli attese ad abbellire
devoiissimo era i! metodo ch'egli osservava la chiesa ,
della quale fece costruire la porla
nello studiare e tale che nierita d'essere ri- maggiore cd il coro : ma tutto questo sul
ferito colle sue proprie parole. Io aveva ,
egli verso la fine della sua prelatura {Ga///o Cbrist.,
dice, un dc.siderio insaziabile d’ imparare e f. 9, co/. 234).
,

gli occhi miei non mai si stancavano di ve- In mezzo a tante cure egli era accalcalo
dere libri, nè le orecchie mie d’udirli leg- da visite e da messaggi di persone cl»e da
gere ;
ma in questo grandissimo ardore Dio tutte le parli lo consultavano ;
l'aniucnza era
era sempre il principio ,
il mezzo ed il fine tale che spesso, egli dice, non avea più
de’mìei studi. .Aveano questi più d'un oggetto, lenqio dì scrivere due sillabe l'una dopo Tal-
ed anche nTapplicai alla scienza delle leggi Ira senza essere inteiTOUo. InfaUì sappiamo
ma senza pregiudizio dei doveri del mio stalo, che, in un viaggio che fece a Roma, l’an-
deirassiduilàairuflizio divino e delle mie no H6G ,
Enrico arcivescovo di Reims, alFab-
consuete orazioni {Fetr. Cellens.^ , 7 f
ep. 7; baie di San Remigio fu commesso il governo
ffibi Patrum, t. 23). durante Fassenza del prelato , o
della diocesi
Con tali disposizioni rapidi furono i suoi che papa Alessandro 111, nello spazio d'uno
progressi i’ ingegno e le virtù sue non
; tar- 0 di due anni solamente, gli delegò cinquan-
darono a manifestarsi , lalcliè in breve fu lasei cause.
eletto non solo per indirizzare gli studi degli Di Bietro Cellcosc abbiamo una gran quan-
altri , ma sì pure per occupare la sede abba- tilh di lettere, divise in nove libri, tra le
zialo , divenuta vacante verso l’anno M47. quali una ai monaci dì .Molème , sulla rilas-
La prudenza del suo governo e la superio satezza ch’erosi introdotta tu questa casa,
filò dc'suoi lumi gli conciliarono la stima gih sì famosa, d’onde era uscita la riforma
delle persone più ragguardevoli nella Chiesa di Cislello, contiene un belTclogio della pro-
San Bernardo antmise con sè
0 nel secolo. fessione monastica ,
c prova quanto l’abbate
in comunione di orazioni lui ed il suo ordi- Pietro fosse di proposito religioso (L 7, epist. 14 ).
ne la sua riputazione si dirfnsc al di lò dei
;
Rappresenta egli a quelli del monastero di
monti e dei mari; godette dì grandissima Cluni i grandi beni die il loro ordine ,
si-

considerazione presso i papi ed in InghiI mile ad un astro raggiaulo ,


avea procuralo
terra ,
in Danimarca ed in Svezia ,
come alla crislianitò ;
indi, ricordando i fatti di
soorgesi dalle suo lettere. Il suo monastero cui era stalo egli stesso testimonio quando
fu rasilo degli ingegni perseguitali dalla po- nella sua giovinezza veniva allevalo a San
verth , e per non citarne se non un esem- Martino dei campi, muovendo grandi querelo
pio, lo stesso Giovanni di Salisburì gli rende sul decadimento di qucIFordiuo. Non deggio io,
IJKRO SESSAN1E«I!UUNONO 31

egli dicef essere penetrato di dolore sino al oliavo del giovedì santo si serve del termine
midollo dell’ossa nel vedere la mina delta transiislanziazinne ,
transsuhstanlhbìtur. Nel
madre delle figliuole di Sion ,
voMire della primo de’nove sermoni snirassunzione di Ma-
casa di Clun\? Non è dessa In nostra cilth ria vergine dice cre«lersi piamente ,
benché
forte, d’onde giè uscivano migliaia d’uomini non sin cosa sicura ,
eh’eiia .sia stata rorpo-
acconci pe'vescovadi ,
per te abbazie, f>er i rdlincnlc assunta in cielo. Nel quarto de'novo
palagi dei re e dei grandi ? Ed ora non ha sermoni pe’ sinodi ammonisce i preti ad ap-
pili che un numero picciolissimo d’abitatori. plicarsi piuttosto alla pietà che al liiigio , e
Non è desso quel gran corpo di luce che dis* a non piantare vicino aH'nltare una selva
.sipòin più d'una contrada le tenebre ond’era d’inutili quisUoni ,
essendo l>en più sicuro,
coperta la faccia della religione col ristabilir soggiugne ,
il procurar la quiete delfaninìn
fordinc ,
coll* insegnare l'onesth dei costumi, dopo aver adorato il Signore che l’nfTannarsi
col rinnovare gli altri doveri della pietà ? Ma a voler penetrare la profondità dei misteri.
ora ahimè un st gran fervore s’è rattiepi-
! Nel nono posa per principio che Oc^ù Cristo
dito, ad esso è succeduto il gelo della vec- volle formar la sua Chiesa a simigiinnza d’un
chiezza e questa casa
,
un ih sì famosa , ,
nuovo ciclo c di una nuova terra, sul modello
volgo al suo fine. Li esorta dunque a rifor- dei cori angelici coi diversi ordini c ministeri
mare gli abusi, e particolarmente quello di ch'egli v'ha stabilito. Il papa o l'apostolico vi
abbandonarsi ai piaceri della tavola dopo presiede e rtapprcsenla Dio; poi, discendendo
l'ora di compieta (i6., epitt. 23). di grado in grado da questo capo ,
vengono i

S’è vero che gli uomini dipingono per so- patriarchi ,


i uiclmpolitani, i vescovi , i preti,
lito sè stessi nelle loro ietterò ,
quelle che ci i diaconi, i sollodiaconi ,
sino ai semplici
restano di Pietro rivelano un’ indole schietta, chierici.
nemica deirartihzio e della simulazione ; un Ad un monaco di San Berlino, che avoalo
cuor tenero, generoso e compassioncvotn ; pregalo di comunicargli i suoi sermoni ,
Pie-
una mente giudiziosa, coltrata da buoni tro gli ri.sponde con una modestia senza esem-
studi; un’anima nobile, islruUa delle buone pio: Tu mi domandi i mici sermoni, (juando
discipline e zelante per l’osservanza loro. i quattro venti del ciclo se han li già portati
Quanto allo stilo, sarebbe a desiderarsi ch'ei come piume inulili c vane. Se tu già li hai
fosse più naturale, meno zeppo di allegorie letti, devi averli trovali spogli di pensieri,
che abbuiano spesso il pensiero ;
ma tale era deboli c languidi per la Irivialilà dello siile.
il genio e il difetto del suo secolo, profonda- Se non li hai letti, chi li ha persuaso a cer-
mente cristiano ,
da non sapere nulla scrivere care si ardentemente cosa che generai via per
senza fare allusione a questo o quel passo dispetto appena tu l'abbi trovala ? E fur.se
della Scrittura bene o male applicalo , e il curiosità 0 amor dello studio che ti spinge a
più esperto era colui che meglio sapeva ap- mendicar ferbe e le insipide scorze dcH uUimo
propriarsi, non che i concetti ,
lo parole della dei poveri mentre siedi alla mensa del lauto
,

Bibbia. Agostino, deU’ollimo Gregorio, del dovizioso


Di Pietro Cellense abbiamo ancora quat- Girolamo ,
del glorio.so Ambrogio ,
di Beda si

tro trattati ascetici, il primo dei quali, inti- ricco d’ogni genere di monete, d’ Mario pro-
tolato De pani è indirizzato aH’amico suo
,
fondo come il mare , d' Origene dalla dolco
Giovanni di Salisburl allora vescovo di Cbar- loquela , e d'altri senza numero, de'quali non
tres
,
ed è una spiegazione mistica di lutto son pur degno di raccogliere le briciole soUo la
le sorta di pani di cui è parola nella sacra tavola? Hai tu caro il nuovo? Ercoli gli scritti

Scrillora ;
il secondo ha per titolo Etposnione ili maestro Ugo, eccoti quelli di San Bernardo,
fnistiea e maraie del tabernacolo di ^osi; il di maestro Gilberto, di maestro Pietro.
terzo Trattato della coteienza ,
composta ai Le quali ultime parole si riferiscono ad
priegbi d’Alcherio, monaco di Chiaravallc; Ugo di San Vittore, c probabilmente a Gilberto
il quarto Trattato della disciplina clamtrale ^
d’Aiixerre, che pel sapere suo fu fatto vescovo
dedicato ad Enrico conte di Sciampagna. di Londra ,
e n Pietro Comeslore ,
cancelliero
pure del medesimo autore no-
Ci restano della chiesa di Parigi ,
f.imoso po’suoi sermoni
vantasei sermoni , la maggior parlo brevissi- e per una specie dì storia universale ad uso
mi. In quello sulla festa della purificazione delle scuole.
si vede che fin da quel tempo era uso di Quanto agli scrìtti nostri ,
prosegue Pietro
portar dei ceri io processione. Nel sermone CellcDSc nella sua lettera al monaco di San

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,,

32 STORIA LNIVERSAI.E DF.U.A CIJIEìIa CATTOLICA

Berlino ,
essi non hanno niente di profondo nè duodecimo. NelTundecimo parecchi de’più il-
di sublime; sono parole aride e forse sterili. lustri ve.scovi quali Fulborlo di Chartres ,
,

Il motivo piti fropiciile del mio scrivere si è Nngero e Vasone ili Liegi, Gdberlo di Lisieux
che nelle vigilie delle feste .solenni in ileside 0 altri
l si pregiavano di regger eglino stessi
,

rava pur di applicarmi, almeno per una mez- le scuole delle loro cattedrali. Altri aveano
z'ora f
alla contemplazione delle gioie del di dogli scolastici 0 teo!ng«ili che insegnavano in
appresso, e involarmi alla moltitudine delle luogo loro ; e quand'essì erano esjierli o pri-
cure secolari che continuamente m'opprimcva- meggiavano nclTarie dell’ insegnare ,
le scuole
no. Tu troverai dunque molti de’miei sermoni n’acquistavano celebrili , e traevano anche
incompiuti ,
perchè assai delle volte, colpa la da paesi lontani grande afTluonza di stranieri
mia negligenza o qualche ingrata faccenda . (he venivano ad approfittar delle loro lezioni.
io partorivaInforme eil imperfetto quel che Le scuole più rinomale eran quelle di Ucims,
10aveva appena da un’ora concepito e dopo .
(li Uaon, di Toiirs del Mans, d’Angers e di
,

non terminava , come Torso a forza di lecca- Liegi {lUst. Hit. de Frnnce t. 9, p. 1-30 ; l/ar- ,

la forma convenevole. Or ecco fi


re, di dargli tene, IW. Scripit, t. 9,/). I0G9; Mabill.y Annoi ^

qual contrassegno tu conoscerai i mici sermoni, t.S,p 330, 331).


se mai vengono alla mano: so incompiuti «
li 18. Ma in p.irle nessuna le scuole erano
mal vestili, e'.sono
.sordidi, ru.slici ,
nostri. i in maggior numero ed in più fiore che a Pa-
Tuttavia non averli in uggia perchè hanno , rigi dove un rapido e gagliardo impulso orasi
,

essi stessi vergogna di presentarsi e non ,


comunicalo a tulle le mentì ; nè quelTuniver-
compariscono io pubblico se non contro voglia silh era forse mai siala più fiorente e per la
loro [l. 7 , episi. i 9). qiiantith de’discepnli e per la ripglazionc dei
In generale, dopo il ri.sorgimento delle maestri. Da tulle le regioni d’Europa veni-
scienze sotto l'impero di Carlomagno, la lettera- vano a .studiare a Parigi, per guisa che, sotto
tura non ebbe in Francia un secolo ^iìi felice, il regno Giovane, o per lo meno
di Luigi il

più luminoso ,
più fertilo di belli ingegni del al principio del regno .seguente, gl’inglesi e
secolo duodecimo. Gli uomini di lettore vi .sì i Danesi vi ehliero collegi fondali per comodo
moltiplicarono quasi alTinfìnilo, e^sì vide venire loro. Varie lettere .si conservano indirizzate

in luce un prodigioso numero di scritti su tutte al re stesso da principi o magistrati d'Italia


le sorta di materie , spesso importantissimi. per raccomandar giovani che venivano a stu-
Dato n'avcano Timpulso fino dal secolo dio a Parigi, dappoiché la Francia era fin da
precedente le .scuole di Beims, di Char- que'giorni in concetto della più gentile e colla
Ires, del Bcc, dì Liegi, di Tournni e altre . fra le nazioni. I.o stesso Tommaso Beckel
meno famose. Un motivo fra gli altri che (Cancelliere d’ Inghilterra, le rende in una delle
indusse Francesi a studiare si fu la gran-
i
sue lettere quest’omaggio ,
c altri stranieri
de moltiplicazione delle case claustrali , ad confermano questi
scrittori le elogi ,
e la pro-
entrar nelle quali era ordinariamente ne- clamano madre della filosofia e delle scienze.
cessario che gli aspiranti avessero
qualche In tanto numero orano gli sludianli ,
e tanta
tintura di lettere. Ciascun monastero diven- cura ponrvasi a sempre più accrescerlo, che
tava cosi lina scuola di letteratura; oltre di le leggi son piene dì di.sposizioni in loro fa-
che cì aveano che erano
le .scuole episcopali, vore ilfist. liti, de Frante L 9 p. C e 9 ;
, ,

nel medesimo tempo altrettanti seminari dove ili, po^. 43).


i parenti ponevano fanciulli ancora i loro Questa iulcllctluale «'ittivilh de’crìstiani
per esservi ammaestrali nelle lettere
figliuoli comunicossi anche agli ebrei; i quali se dopo
ed informali ai buoni costumi; poi, secondo il secolo quinto s’erano poco curali degli stu-
11 progresso ch’ci vi facevano, la Chiesa li di , nel secolo dodicesimo alT incontro ebbero
chiedeva per promuoverli agli ordini sacri. Di accademie o scuole rinomale a Nnrbona, a
inano in mano ch’eglino avanzavano negli anni Bèziers, a Mompellieri a Marsiglia, a Lu-
,

formavano difTereiiti clas.si , e sempre v'era nelio nella diocesi di Maghelonn cd altrove,
,

un maestro che invigilava suH'oducazione dei e di quei secolo sono t loro più famosi rab-
più giovani ;
ma per solilo il vescovo stesso bini 0 dottori. Rabbi Salomone larchi ,
più
assumevasi d’istruire i men teneri, e inse- conosciuto sotto i! nome di Baschi, composto
gnava loro per fino il canto e le cerimonie dalle iniziali di questi tre nomi uno fra essi
,

della Chiesa. Questo almeno facevasi ancora rabbini nacque secondo alcuni a
, Lunello
nella chiesa del Mans ne’primi anni del .secolo ma più probabilmente a Troyos in Scinmpn-

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LIBRO SESSANTESIHONONO 33

gna. Dotato comVgti era di feiìcì disposizioni eque secondo la comune opinione a Tilodo
allo studio ,
appreso le lingue antiche ,
In ftlo nel 1H9, c fu insieme astronomo, filosofo, me-
sofia ,
la medicina e rastronomia , sì fece dot- dico, filologo c grammatico, posseditore am-
tissimo nella sacra Scrittura, e nella giurispru- plissimo (li tutte le lingue dotte c vcrs<ilissimo
denza ebraica ,
e nell* interpretazione dei libri nella leUcralurn araba. Gli altri ebrei lo esal-
sacri e del Talmud ;
sì rapidi furono i suoi tano altresì come vaiente cabalista ed uno dei
progressi che i suoi contemporanei l'ebltcro piU famosi interpreti della sacra Scrittura.
per una meraviglia e il chiamarono per eccel- Infatti Aben-Kzra abbracciò tulle le cogni-
lenza r interprete delta legge c il principe dei zioni c le perfezioni con lunghi viaggi in In-
commenlnlori. Non contento d*avor udito gli ghilterra in Italia ed in Grecia. Il suo intero
,

nomini piti dotti che possedesse a qu'd giorni eontmentario sui libri sacri fu stampato a
la Francia ,
volle approfilUr do* lumi degli Venezia l’anno 1.526, c più che alle cabali-
stranieri, e con questo disegno viaggiò in stiche allegorie dei rabbini ivi egli si allicno
Italia ,
in Grecia, in Palestina ,
in Egitto, in al selìso grammaticale delle parole.
Persia, io Germania, visitò lutto lo cittì) Ma il più celebre rabbino che si avessero
ov'erano accademie ebraiche e fiorenti gli gli ebrei ò Mairnonide o Mosè ,
figlio di Mai-
studi. In Spagna ebbe per maestro Aben-Ezra. mone spesso additato sotto il nome di Ram-
,

Di Raschi et restano commentari sul Penta- bam, composto dalle sue iniziali. Nacque a
teuco, sulla Cantica, suli'Ecciesiasle, su Ruth, Coniova secondo il calcolo più probabile l’an-
su Ester, su. Daniele, su Esdra, su Neemìa no lf30, c studiò la filosofia c la medicina
e sul Talmud. Nè slassi egli contento a rac- sotto il famoso Averroe che il prese a ben ,

cogliere le storiello degli antichi rabbini c le volere por l'acume dell’ ingegno suo c per lo
allegorìe de* talmudisti ,
ma si applica princi- sue buone disposizioni ed Dllon|uando il mae- ;

palmente alle spiegazioni letterali degli autori stro incorse nella disgrazia del re di Cordova
piu accreditali ,
de’quali riferisce le medesime e sì tenne celato per mettere in salvo la vita,

parole. Il suo siile è conciso , oscuro , enigma- nessuno, fuorché .Maimonidc sapeva il luogo ,

tico, e il continuo miscuglio de' termini tolti del suo nascondiglio , e per tema di cadere
A diverse lingue ,
airebratca alla caldaica , .
nella tentazione di rivelarlo, se ne fuggì in
alla rabbinica ,
alla francese di que* tempi re- Egitto donde ebbe il soprannome di Egizia-
,

moti ne accresce l'oscurìlè e la dilTìcoltà d* in- no. Dopo aver ivi per alcun tempo Irallicato
tenderlo. Egli fu spesso spogliato da Nicolò di di pietre preziose ,
sì diede all'esercizio della
Lira, da Simeone di Muìs e da parecchi altri medicina con tanta riputazione che fu chia-
oe'loro scrìtti. malo alla corte del sultano Saladino in qua-
Tre altri rabbini dì nome Kimchì , origi- litè di primo suo medico ,
carica ch'egli del
nari di Nurbona tempi , ed
,
viveano a quei pari sostenne sotto ì due sus.scguenti succes-
erano Giuseppe ed due figli Mosè e t suoi sori dìquesto principe. Ma la professione della
Davide. Ereditario era raccanimenlo contro medicina non gli tolse di coltivare le altre
il cristianesimo. Giuseppe e Mosè scrissero scienze: fu eccellente nella filosofia, profondo
sulla lingua ebraica , e alcuni commentari su nella teologia e nella giurisprudenza de'Giudci;
certe parli delia Bibbia ; ma Davide ebbe a sapeva le matematiche ,
intendeva più lìngue
superare di gran lunga in sapere il padre e c scriveva benissimo l’arabo e l'ebraico. Morì
il fratello ; e abbiamo di opero sue una gram- nell'anno 1209 ,e fu sepolto a Tiberiade con-
matica ebraica, intitolata .l/ic/o/ o perfezione, formemente agli ultimi suol voleri. Fu com-
che servì di esemplare a tutte quelle che usci- pianto da tulli suol compalrioUi ed anche
I ,

rono in appresso, così pel metodo che vi regna dai musulmani che aveano spesso ricorso ai
come per la limpidezza dello stile e fu an- ,
suoi lumi e lo consultavano nelle lor malattie.
che tradotta a servigio dei crìsliani e degli La sinagoga ordinò un lutto e un digiuno di
stessiebrei; ed un lessico ebraico, intitolalo tre giorni , e l'anno della sua morte fu negli
Sepher Sorasain^ o libro delle radici , cho non annali ebraici dcDominalo un anno di lamen-
è tenuto in minor pregio della grammatica, e tazioni.

servì egualmente di modello ai susseguenti Le opere principali che abbiamo dì Mai-


dizionari. monide, sono: 1.* Perusch^ffa-MUchna o ^

Aben-Ezra famoso rabbino spagnuolo ed


,
commentario sulla Mischila. Esso è scritto in
a cagioQ del moltiplice suo sapere sopranno- arabo ma fu tradotto in ebraico da altri rab-
,

minalo il Savio, il Grande, l'Ammirabile, na- bini. 2.* lad chasakahf o la mano forte, cho

RonnBAcuin. Yol. VI.


, ,

31 storia INlVKhSALK DELLA CHIESA CATTOLICA

è un buon compendio del Talmud diviso in Un principe almoado ,


difQdando di questi
qualiro partì ,
scritto in ebraico in islìto pu- ebrei apostati ,
ordinò che portassero un abito
rissimo ,
chiarissimo e sciolto da lutto le rab- particolare ,
cioè vestì gialle c turbanti dello
biuìche Liiilaslicherie. Tulli i più accorti fra sU'sso colore. Se io fossi certo, diceva egli,
gli ebrei l'accolsero con trasporto: ma i su che SOI) veri musulmani , io concederei loro di
perslìziosi lo riguardarono come la ruinn dello mescolarsi con questi per mezzo dei matri-
tradizioni più santo, ed occnsaron l'autore di moni e delle altre pralicho ; so al contrario
temeritìi e d’ irreligione. 3.« Moreh Sfvokim ,
fossi certo cb’ ei sono altrettanti infedeli ,
fa-

0 il Dottore dei Perplessi ^


opera che fu da rci ammazzar gli uomini ,
ridurrei i loro fan-
Maimonidc composta a prò d’uno dei suoi di* ciulli in servitù e confischerei i loro beni a
seep<tli per insognargli come intender si deb- profitto dei musulmani; ma sto, sul conto di
bano le locuzioni della sacra Scrittura che si costoro, fra duo. Le cose duravano ancora in

allontanano dall'uso ordinario c sottoporre non questo stalo l'anno 1224, e questa fu, secon-
si possono al senso letterale. La scris.se in do gli storici arabi cd altri indizi , la cagione
lingua araba e la divise in tre libri, iie'quali che indusse Maìrnonide a lasciare l'Occidente
si trovano bellissime cose; se non che un por r Egitto, c non altrimenti la sua devo-
poco oscurate dalle idee dei pitagorici dei ,
zione per Averroe il quale, siccome pare, ,

platonici c dei cabalisti. Tradotto in ebraico ebbe piuttosto a condiscepolo che a maestro
sotto gli occhi e l'approvazione dciraulore, il [foumal asiatique de Pani, 3.* serie, n. 78,
Dottore dei Perplessi fu recato in Francia Juillet 1842).
dove i rabbini di Monipelliori lo condannarono Averroe è il primo e l'ultimo dei cinque
cd arder ne fecero tulli gli esemplari che po 0 sei maoincllani ai quali dar sì può il nome

leroiio procacciarsi. I rabbini, all’ incontro, di filosofi, il primo per rinomanza, F ultimo
di Narbona e che avevano appro-
di Beziers, per ordine di tempo. Nacque a Cordova ,
nel
vala Topera gridarono altamente contro gli
,
secolo duodecimo, non si sa io quale anno,
avversari li fulminaron «ranatema , e in poco
,
ed uscì di vita a .Marocco l’anno 1198. Si
tempo il fuoco della discordia s’accese tra le remlè famoso come filosofo e come medico, e
sinagoghe di Francia ,
nè lo sci.sma fu spento la sua maggiore riputazione viene dall'essere

se non quaranta anni dopo per la mediazione stalo il primo a tradurre in arabico tutte lo
delle sinagoghe di Spagna e di David Kitnchi. ojwre di Aristotile. Fu supposto per lungo tem-
NeU’anno 1520, il Giustiniani vescovo di Neb- po che i dottori cristiani del medio evo, c
bie, fece stampare a Parigi una traduzione parlicolalmenie San Tommaso d’ Aquino, non
latina del Moreh Xevokim ^Veg;^ansi i di/ferenli conoscessero Aristotile se non per una tradu-
articoli wlla Biogr. univer.]. zione latina della traduzione araba d’Averroe;
Meirallo in cui stiamo scrivendo queste ma ora è noto essere un errore, o che San
ullimc parole, ci giunge il fascicolo d’un gior- Tommaso aveva a sua disposizione, non che
nale asiatico, in cui si leggono curiosissimi alcune versioni latine falle dal greco, ma il
particolari intorno a ed al suo
Maìrnonide lesto greco medesimo.
Icmpo, dai quali sarebbe alquanto variato Avicebron è un filosofo arabo non per al-
quello che dianzi abbiamo detto. La dinastia tro conosciuto che per alcune citazioni che ne
musulmana degli almoadi, che s’impadronì fanno tre dottori cristiani: Alberto Maguo
del Magreb o del .Marocco V anno ì UG, e di San Tommaso e Guglielmo di Parigi. Algazcl,
Coniova in Ispagna nel 1148, costrinse in che nacque l'anno 1058 e morì nel 1111 la- ,

suirallo gli ebrei ed


ad abbracciare i cristiani sciò una filosofia che fu confutata da Averroe.
il maomellismo od a sgombrare il paese; c,
Avicenna ,
che visse nel decimo secolo, è più
quelli clic non fecer nè 1' una cosa nè l’altra nolo, ma non tanto come medico quanto co-
furono trucidali, c allcrratc le sinagoghe e me filosofo. Alfarahi ,
che morì nel 955 ,
era
le chiese. Quasi tutti crisliaoi ricoverarono ì turco di origino ,
c lasciò varie opere filosofi-
in Ispagna, c pochissimi apostatarono. Così non che ,
alcune delle quali furono stampate. Que-
fecero gli el)rei, i più dei (|ua!i abbracciarono sti sono lutti i maomcUani che acquìslaronsi
esternamente la religione di Maometto, c di un nome non
nelle scienze. Passalo Averroe,
questo numero fu la famiglia di Maimonidc o v’è più nicnzione anche il primo di altri; cd
Maimonidc stesso. Maomettani in pubblico, impulso a' venne lor
maomettani per gli studi
frequentando le moschee o leggendovi il Co- dai cristiani , e particolarmente da San Gio-
rano, continuarono ad essere ebrei in segreto. vanni Damasceno. Gl'incoraggiamenti di pa-
LIBRO SKSSANTESIMONO.no

rocchi caltiTi non valsero a frullar cosa che regno d’Enrico IV, per circa oll.inl'anni ,

sia passata alla posterità ;


chè fra la scienza essa era stata lasciala poco men che in balla
ctl il Corano v' è una naturale cd insanabile di s*'* stesso, d'onde era risultato, natural-
avversione. Tutto il sapere ,
del pari che tutta mente, un Online novello di cose. SoUo la

la religione di Maoinctlo, sta in punta della sovranitJi o In signoria femlale ,


ofTelliva o
spada, e rintetleUo non v'ha niente che nominale d' un iinprrnlorc even-
elio fosse ,

fare. Di fatto i cinque o sci musulmaoi che tuale Germania, quasi sempre lontano,
di

attesero alle scienze inlolletltiali non ne trat- orasi venuto formando naturalmente, e però
tarono punto DÒ il fondo nò il complesso, che legillimamenle, un gran numero di citlh piti
sono Dio e la sua Provvidenza considerati ,
0 meno indipendenti ,
che faceano la guerra
nel complesso delle sue opere c dei secoli. 0 la pace, senza che nò l'una parlo nò l'altra

Tutto il merito loro consiste nell* essersi gio- crede.s.se esser necessario l’a.ssenso dell’ im-
vali della metafìsica e della logica di Aristo- peratore, appunto in quella guisa che i Ger-
tile ,
Deli'averno ancor più souilizzalo le sot- mani eleggevano il re loro senza consultar
tigliezze non tanto col fine d'alcuna reale
,
gl'italiani. Milano era la più potente fra le

ulilitè quanto per un vano o spesso faticoso detto cittì), e giò d.a qunraiilaltie anni nven
trastullo della mente. sottomesso al dominio suo quella di Lodi.
19. Solo il cristianesimo è di natura sua Ora avvenne che nel mese di marzo dell'an-
.

una scienza, ma una scienza viva o indefi no 1f53, due cittadini di qiiest'ullima citlh
cienle. Infinito ò loggetlo suo. che ò Dio e le si trovarono a caso alla dieta che teneva in
opere sue, cosi nell’ ordine della natura come Costanza il re di Germania Federigo I ,
o Fe-
nelfordìne della grazia c della gloria .sia nel derigo Earbarossa ,
c ohe ,
senza mandato
tempo aia neireternith Kd in questo infinito
, alcuno de’ lorocompalrìotti, nntlarono in chiesa,
v'ha una moltitudine di verith certe, espresse vi presero due grandi croci e presentatisi ,

in termini precisi cd«autcntici ,


verith che con lagrime innanzi a Fe<Ierìgo si dolsero dei ,

iliuminano, sublimano, ingrandiscono gl' inlel- Milanesi, eil supplicarono d'aver pielh della
lelli ,
purificano accendono, allargano cuori;
, i patria loro, oramai annientala. Quindi tosto
cuori ed intelletti che possono senza timore Federigo spedir fere un ordine ai Milanesi
aprirsi alta scienza ed aH'amorc, con sempre, di rimeilerc i l.ndigiani nei loro antichi pri-

per non traviare, uno regola vivente e divi- vilegi e di rinunziare alla giurisdizione cli’ei

na nella Chiesa di Dio ; Chiesa di Dio , disce- s’erano arrogata sopra loro, e commise a
polato di scienza o d'amore divino pel cielo ;
Sicherio d’Aspramonte, ufTìiiale della sua corte,
Chiesa di Dio, nella quale il pastore supremo di recar senza indugio qtiesl’online ai consoli
è sempre un sapiente eletto da sapienti, che ed al popolo di Milano.
anche egli elegge da tutte le parti delfuma- Quelli di Lodi entrarono in gran pena per
nilh cristiana. Sotto questo vedeva il dodice- quello che fallo avevano i due loro concitta-

simo secolo nella persona di Adriano IV, quel dini ,


perchè intanto che aspettar doveano il

giovine mendico di un tempo, che pel suo lontano aiuto del re di Germania si vedevano
sapere e la virtù sua si vede unanimemente esposti alla vicina vendetta dei Milanesi . o
stabilito per padre dei re e dei popoli ,
per però supplicarono l'uiGziale di non rendere
capo e dottore del mondo crisliano. In gene pel momento palesi gii ordini del suo signore;
rate, nella Chiesa cattolica, il sapere e la ma egli, nonostante le loro preghiere, si con-
virtù hanno il primo grado; ed anzi la virtù dusse a Milano o con.segnò ni magistrati
ha la preminenza sul sapere; perchè la Chie- la lellera di Federigo. Nè si tosto l’cbbero
sa onora di culto pubblico, molti e molti uo- letta in pieno popolo, che essa fu lacerata e
mini virtuosi che non eran sapienti , mentre calpestala, e l'ufììiiale ebbe a gran lenlura
non onora pure un sapiente che non sia stato di salvarsi colla fuga. Tuttavia .Milanesi non i

ad un grado eroico virtuoso. La cosa è diversa si vendicarono sopra i Lodigiani, anzi manda-
nel mondo ;
chè per esso tutto il sommo sta rono a Federigo, insieme cogli altri Lombardi,
nella forra o Delfarte ,
ma aopratuilo nella ilpresente che le cilth erano uso di ofìcrirc
fortuna. ad ogni nuovo sovrano. Solo avendo saputo
20. Correvano giù due secoli, dopo il re^no che quelli di Pavia o di Cremona avevan loro
d'Ollooe, che l' Italia seUciitrionale o la Lom- alla corte germanica resi cattivi ufllei ten- ,

bardia più non sentiva in durabile modo la tarono nell’anno 4154 di vendicarsene con
aziono della potenza imperiale ;
anzi dopo il correrie su! loro territorio.

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36 STORIA UNIVERSALE DELU CHIESA CATTOLICA

Questo novelle fecero a Federigo affrettare Queste cose avvenivano il di 13 Febbraio del-

la sua spedizione in Italia , giti ordinata nella l'anno 1t55.


dieta di Costanza; e verso il mese di Novembre L’assedio durò due mesi, o gli abitanti si

dell’anno anzidetto venne, in capo ad oste for- difesero bravamente contro lutto l'esercilo di

midabile, ad accamparsi nelle pianure di Ronca- Federigo. Ma


maggior loro travaglio era la
il

glia,vicino a Piacenza, e vi tenne l’assemblea sete , non essendovi che uba sola fonte da cui
generale del regno di Lombardia. Principiò egli potessero attigner acqua ed essa era presso ,

dal privar de’ loro feudi quelli tra i feudatari alle mura, si cho ogni giorno assediali ed
che non si trovarono alla rivista ,
indi pub- assedianti combattevano per assicurarsene il
blicò essere pronto a render ragione a’suoi possesso. AH’uUimo , Federigo per guastare ,

sudditi italiani e ad ascoltar le doglianze loro. l’acqua in modo che più ber non si potesse ,

Guglielmo marchese di Monferrato fu il primo vi fece giUar cadaveri d’uomini e d’animali ;

a dimandar giustizia ,
ponendo accuse contro nò questo ancora bastando ,
scagliare vi fece
la cilth di Asti o il borgo del Cairo ,
l'uno e zolfo e pece ardente, onde si amara divenne
l’altro dei quali si reggevano a comune ; e che non era più possibile il farne uso. Appres-
non avendo potuto costrìngere il marchese a savasi ormai la festa di pasqiia che in ,

mettersi sotto la loro dipendenza, facenno la quell’anno H55 CJìdeva il 10 d' Aprile, e
guerra a’suoi vassalli. Il vescovo d’Asli si uni fu convenuta una tregua per la celebrazione
al marchese stes.so per accusare il suo gregge; dì essa festa dal giovedì santo fino al vegnente
e però cho tulle codeste nuove repubbliche lunedi ,
quand’ecco lult'a un trailo , nel ve-
desiavano i sospetti e gli sdegni di Federigo, nerdì santo, le porle della cilth si aprono,

promise al prelalo ed al marchese di trarre i preti e i frali, vestili de’.sacri ornamenti,


esemplare vendetta dei popoli che li aveano s’avanzano con le croci e co’lurribolì, e s'av-
offesi. I Comaschi e i Lodigiani rinnovarono viano verso la tenda del re, il quale manda
onch’essi i loro richiami contro i Milanesi . c loro incontro alcuni i^escovi per sapere il mo-
questi erano parati a rispondere ed aveano tivo della loro venula. Risposero: Parte sven-
collegate con loro Crema ,
Brescia ,
Piacenza ,
turata del Tortonesi ,
noi desideravamo di ve-
Asti c Tortona ;
avverse Pavia ,
Cremona e nire ai piedi della reale eccellenza a piangere
Novara. Federigo, prima di nulla decidere, le iminerilale calamità che noi soffriamo. Ma
volle dai consoli di Milano esser condotto at- poiché non ci ò dato d’essere ammessi alla
traverso del loro territorio, e via facendo, presenza del principe , almeno ci sia conce-
accusatili di lasciar mancare i viveri alle sue duto di prosternarci ai piedi della vostra carith
genti ,
ordinò loro di allontanarsi dal suo campo c di supplicarvi a nome deirumanith che ci
e di far prima evacuare il loro castello di Rosate, è comune. Noi non veniamo a pregare per
che egli por fece a sacco da’suoi soldati e radere una cilth proscritta, per uonoini rei di maesth.
al suolo. Entralo nelle fertili campagne del Oh! fosse piaciuto a Dioche noi non avessimo
Milanese, le lasciò in balla de’suoi saccomanni, pur mai veduta una ciith dove innocenti siam
e attraversali ch'egli ebbe due ponti che i travagliati insieme co’rei e il minimo rumor ,

Milanesi aveano piantati sul Ticino, vi appic- ci spaventa in mezzo agli esercizi della pielh,

cò il fuoco. PUi innanzi prese due delle loro ,


e i dardi dei nemici vengono a trafiggere i

castella ,
e dopo averle date in preda al sac- servi di Dìo appiè dell’altare. Qual colpa è la
cheggio, le distrusse fino alle fondamenta, nostra? Di che siamo noi castigali? Abbiamo
indi fece ardere il borgo del Cairo o la citt/t forse noi portalo l’armi contro Pavia? No, chè
d'Aslì , i cui abitanti fuggiti n'erano ai suo si stringono te leghe c si pigliano Tarmi , o
,

Avendo poi quelli di Pavia che


appressarsi. ,
si fa la guerra senza cercare il parer nostro.

accompagnavano Federigo in quella crudele I magistrati son quelli che ordinano siffatte
spedizione rappresentalo che la cillh
,
a lui cose e i grandi
, è voce quelli che le pro-
, ,

di Tortona era più formidabile ancora dì Mi- muovono. Quanto a noi non facciamo che pre-
lano, egli, avvicinatosi a quella , intimai* le gar Dio tuttodì per la pace e per la concordia
fece di rinunziare alla lega co'Milanesi e di dei re e dei princìpi. Essendo noi in compagnia
stringerla co'Pavesì ;
od avendo magistrati i do’colpevoli, voi direte, dobbiamo anche ac-
di Tortona risposto non essere costume loro comunarne il gastigo. Ma è forse la necessitò
di abbondonnre gli amici nella sventura ,
pose che fa il dclillo o la voloutò ? È forse pel
tosto la ciltò, come la formalo sentenza diceva, nostro libero arbìtrio che noi dimoriamo cogli
al bando deW impero o la strinse d'assedio. ,
abitanti di questa cilth, o non piuttosto per

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,

UDRÒ SDSSINTESIMONONO 37

(]i<poRlstone della Provvidenza ? il Dio d' Israe in somiglianti occasioni, Attila stesso, il

le,dice Davide, è buono verso ^li uomini di pili feroce degli Unni, era uso mostrarsi umano
reno cuore; e però voi salverete ii popolo, e placabile, e risp.armiare una citth od ancho
che è umile ed umilierete i superbi (Pi. 73). ima provincia intera ma tedesco Federico : il

Re della terra, imilote il Re del cielo, e se non si lasciò commiiovcro nè dall’ innocenza
trovale nella stessa cilth un uomo umile con dei supplici , nè dalia sanlith del giorno; anzi,
un superbo ,
non castigate l’uno insieme con scherzando sui)’ infortunio di quella cilth co-

raUro. strinse i servi di Dio a ritornarvi , a guisa di

Ma ahimè 1 tal' è la sorte dei mortali. Tor- rei che aspettar debbano in carcere il di ilei

tona soffre lapena, non mica delle sue colpe, supplizio. La cilth si difeso ancora por Irò
ma dei rigiri di Pavia , la quale accusa Tor- settimane; ma finalmente, forzata dalla sete,
tona d'aver male operalo , mentre essa operò dalla peste o dalla fame, dovette pure arren-
mille volte peggio. Ma voi direte Tortona , . dersi. I principi 0 vescovi a grande stento i

siccome quella che s'è collegala con una cìtih ottennero da Federigo che gli abitanti aves-
iniqua e ribelle, che opprime i suoi vicini, sero salva la vita, con tutto che portar pò-
dee sotto un principe giusto pagarne giusta- lessero sulle spalle \Tnulumfjue reìs prò m«-
mente il fio. Sia puro: Tortona s’è collegala n^e summo. Mqnr. vir prorerum predhts miti-
con Milano ;
ma perchè ? Non gih per amore hrpie roffotu, Ent conmsn sahts. ICunlhcr. Li-

a Milano, ma per timor di P.ivia non eih : gurmus, fib. 3'1 . e furono veduti uscir dalla
per dominare colla potenza di quella ma per . cilth pallidi e disfalli, come morti che uscis-

sottrarsi ,
coll’aiuto di lei . alla violenza di sero dai sepolcri. Rlcoveraronsi a Milano ,

questa. Poi conohl»e Tortona il destino che a flovp furono accolli come altrettanti assertori
lei sovrastava quando il vicino I.iinello fu dato flella liherlh e dell* indipendenz.a italiana, in-
in preda aVe fiamme. Tu condanni Milano tanlochè Tortona patria loro era da Federigo
perchè distrusse Como per legittima cagione; messa a sacco o a fuoco poi rasa al sU'»lo. ,

ma tu ,
0 Pavia ,
non poni mente a quel che Piò umano crasi mostrato il goto Alarico nel
tu stessa facesti a Lnnello ,
luogo imperiale, sacco di Roma 'Ott. Frft. ,
De pcst. Fredcr.
occupalo da numerosa cavalleria . illuctr.'ìfo l. 2. r.

dalla stanza d’un conte palatino; tu ne chia- In questo mezzo Federigo affrettavasi per
masti con inganno gli abitanti ad un parla- ottener l.a Roma o
corona della monarchia di
mento sotto pretesto di pace (u li faresti
, ; del mondo [Aohrlahont rnim ad ncripiendnm
fraudolenlemente prigioni, e non ti trattenesti orhiit et urbis mfìnnrchiae roronnm. {(Vton Fris ,

dalPstterrar sino ai fondamenti la citth loro. L 2 c IB p 417]\ Tali sono le significative


. ,

Colui quindi che era il piti nobile fra baroni i parole dello storico Ottone, ve.scovo dì Frisin-
d'Italia ,
colui che doveva essere tuo signore, ga. zio dello stesso Federigo, f>er lo quali .si

è divenuto tuo vassallo, e ti pagò tributo co- vede che i re te<lcscht. nel ricevere la corona
lai al quale tu eri usa a pagarlo siccome luo- imperiale, pretendevano dì ricevere l'impero
gotenente del tuo principe. Ora vegga il prin- del mondo, c di ridurre alla condizione di sem-
cipe se stia bene alt’onor della sua persona plici vassalli i re di Francia ,
di Spagna o
e dell* impero suo, che un siffatto giudice segga d’ Inghilterra.
con lui per giudicare gITtaliani ! Vegga il tuo 21. Dopo avere dunque solennemente fatto
tributario se stia bene che la scure che colpir sfoggio ,
portandola ,
della corona reale In Pa-
deve i felloni sia portala innanzi a colui che via , la terza domenica dopo pasqiia ,
mosse
milita sotto le tue insegne ! Orsti ,
giudichisi verso Roma. P.apa Adriano IV era a Vi-
prima Pavia ,
c dietro Tesempio suo si correg- terbo quando seppe del pro.ssimo arrivo di
gano gli eccessi dell’altre citih. Ma conviensi Federigo: e perocché quest’ ultimo s’era sol
egli parlare di queste cose? Ritorniamo
a noi fatto conoscere in Italia per V incendio o la
piuttosto a noi , povero popolo, devoto unica- distruzione delle citth ,
ebbe di lui paura , o
mente al servigio dì Dio. Noi di nulla siamo adunato il suo concistoro, mandò ad incon-
rei , e siamo puniti dei falli altrui. Deh ! la trare il principe tre cardinali con \ar’ articoli,
pielh del principe faccia grazia a noi; se non giusta i quali dovessero trattare con lui. Lo
vuol farl<i alla infelìco citU e conceda di . trovarono a San Quirico in Toscana, dove egli
uscirne a noi che armi non portiamo nè usia- li accolse onorevolmcnlo e li condusse nella
mo. R poi che ebbero detto, si prosternarono sua tenda. Quivi gli esposero gli ordini che
piangendo appiò dei vescovi. aveano dal papa, e gli chiesero fra Faltro coso

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,

38 STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

(he ci volesse consegnare loro Arnaldo da a Giuli di Castello. Il papa ,


benché impac-
Broscia ;
perchè è da sapore che questi era ciatissimo aoch'esso per questo accidente, non
stato preso (fa Gerardo, Cardinal diacono di lasciò per qne.slo di scendere da cavallo e
San Niccolò, ad quale Taveano tolto i viceco- ailagiarsi nella sedia che gli era stata appa-
miti della Campania, e cosi era caduto nelle recchiata; e allora il re venne a prostrarsi
mani del re. .
dinanzi a lui ,
e ,
dopo avergli baciato piedi i

Federigo, cedendo ai desideri del papa, accostossi per ricevere il bacio di pace. Ma il

consegnò immantinente Arnaldo, il quale fu papa gli disse che non ve l'avrebbe ammesso
condotto a Roma dove gih per sentenza del ,
prima ch'eì gli avesse reso l'onore che tulli
clero era stalo giudicalo eretico : in conse- gli imperatori ortodossi reso aveano ai suoi
guenza dì che il prefetto della cillè Io fece predecessori in venerazione dei santi 8{)OStoIi.
attaccare ad un palo e pubblicamente abbru- Il re all'incontro sostenne non essere a que-

ciare; poi lo sue ceneri furono scagiiale nel sto tenuto ,


e lutto quel giorno passò in ra-
Tevere. E tal fu la fine di questo sedizioso gionari su questo proposito, finché il re avendo
{OttoH. Frit., l. 2, c. 20; Ligurin ,
l. 3). Interrogato i vecchi baroni cho aveano accom-
22. Re Fcilcrlgo anche esso aveva, dal canto pagnato r imperatore Loiario all'abboccamento
suo, .spedito al papa Arnoldo arcivescovo di con papa Innocenzo ed informatosi diligen- ,

Colonia ed Anseimo vescovo di Avel!)erga ,


,
temente tanto per le loro relazioni quanto
uliimamenle eletto arcivescovo di Ravenna , per gli antichi documenti della consuetudine,

por convenire con lui delle condi/ioni della fu deliberalo ch’egli farebbe al papa l'utlìzio

sua incoronazione ; onde è che ei non volle di .scudiere, lufalti ,


il dì dopo, egli tenne,
dare risposta ai cardinali prima che gli arci- in vista di tutto l'esercilo ,
di buon grado la

vescovi fossero ritornati. Ma il papa, che dif- slatTa pel tratto di una gittata di pietra ,
ed
fidava ,
e non senza ragione, di Federigo, il papa indi Fammisc al bacio di pace {Act.
tenne lo stesso modo, e non volle dare rispo- Adr., opud Baron. H35).
sta agli arcivescovi sino al ritorno dei cardi- Frattonlo i Romani ,
avendo saputo l'ar-

, nati. Intanto teneva.si chiuso in Cilth di Ca- rivo del ro ,


gli sptnlirono deputati, persone
stello, fama d'inespugnabile. I
fortezza in capaci e IcUerale, che ottenuto salvacondotto,
deputali intanto, rimandali cosi da una parte a lui si presentarono fra Roma c Sutri, e gli

0 (lairallra, inconlraronsi e di comune accordo fecero un’arringa nella qu.ile in sostanza di-
andarono a trovare il re vicino a Viterbo dove cevano : Noi veniamo, o gran re, per parte
era attendato, e dove sì convenne di dare al del senato e del popolo romano, ad offrirvi

papa le franchigie che chiedeva ;


indi col con- la corona imperiale nella speranza che ci sol-

siglio d<» l)aroiii e cavalieri del suo seguito, leverete dal giogo ingiusto dei preti ,
e che
preso in numerosa adunanza ,
furono portalo restituir vorrete a Roma l’ impero del mondo
in presenza dei cardinali lo reliquie, la croce 0 rnntico suo splendore, col ristabilire il se-
0 il vangelo, sopra i quali un cavaliere eletto nato 0 l’ordino de'cavalicri. Noi da estraneo
fra gli altri giurò sull'anima sua e su quella che eravate v’abbìnm fatlo cittadino e prin-
del re di conservare a papa Adriano ed ai cipe nostro, e voi dovete dal canto vostro
cardinali la vita, le membra, la libcHè, l'onore prometterci la conferma delle antiche nostre
c tutti i beni e i diritti; di opporsi a chi va- consuetudini e dello leggi concedute dai vostri
lesse nuocer loro e dì riparare ogni torto che predecessori; contare ai nostri ullìciuli, che
loro venisse fallo. Indi avendo i due cardi- vi riceveranno in Campidoglio, la somma di

nali riferita la cosa al ponteHce questi pro- ,


cinquemila libbre d’argento, c difenderci da
mise di dare al re la corona imi)eriale, e con- ogni insulto anche col sangue vostro. Sovra
vennero del giorno e dell'ora del loro abboc- di che lutto V! domandiamo le vostro patenti
camento. cd il vostro giuramento.
11 re st.ivasi accampato a Sutri
,
c il papa, E piti avrebbero detto ; ma il re,alU)DÌto
venutovi dopo due giorni da Nepi fu accollo ,
e sdegnato , rispose loro Roma non è piti :

da molli dei princìpi tedeschi con gran mol- quello di una volta: la potenza sua passò
titudine di laici e di chierici, e lo condussero, prima ne’ Greci, poi ne’ Franchi. Non è vero
insieme coi cardinali e coi vescovi del suo se- che voi m'abbiate chiamato, nè fatto cittadino
guilo, alla tenda del re: ma non essendosi e principe vo.stro; bensì i nostri re Carlo ed
qitcsCnUimo fatto incontro a tenere la slafTa Ottone conquistarono col loro valore Roma e
al pontelice, i cardinali sdegnati si ritrassero r Italia contro i Greci ed i Lombardi, senz’aver-

Digiti..
,

Libro sessantesiuononu 3‘)

ne obblillgo ad alouoo, e la riunirono all* im- papa a ricever dalle sue mani la spada ,
io

pero dei Franchi. Vero è che voi avete implo- sccllro c da ultimo la corona iiii|)eriule: al

rato il nostro aiuto contro a nemici dai quali quale alto i Tedeschi rintronar fecero il tempio
non potevate liberarvi ,
nò da voi stessi ,
nò delle, loro grida di gioia. In questa forma Fe-
coiraiuto de* troppo ammollili Greci. Insomma derigo I fu coronalo imf>eratore il giorno di
io sono vostro signore per legittimo possesso; sabbaio 18 Giugno t!o5, neU'dimo qiiaiio del
ed il Siciliano
,
nel quale avete ri|)osla la vo- suo regno. La cerimonia ebbe pacifico adein-
stra fiducia non vi scioglierò dal mio potere.
t
pimcnto prima dell'ora nona, c l’imperatore
Quanto al giuramento che chiedete non islò ,
rilirossi nel suo accampamento sotto le mura
ai sudditi il dettar la legge al principe. Ben della cilth ,
inlanlochè
il papa pigliava stanza
so che io vi debbo giusliiia e protezione senza nel palagio vicino n San Pietro.
che sia d'uopo obbligarmivl con giuramento; Ma i Homaiii, adirali perch'egli non avesso
e quanto al denaro io non son vostro pri-, aspettalo ad incoronare Federigo il consenti-
gioniero, perchè abbiate a taglieggiarmi ed io ;
mento loro nsciron dal caslel Snnl'Angelo
,

son uso a fare le mie larghezze nel modo che che avevano in mano si scagliarono a furia .

meglio a me piace. sopra parecchi scudieri dell’ iin|>eralore che


E avendo alcuno degli astanti dimatulalo erano rima.sti a San Piclro, e ne fccer ma-
ai deputati se avevano altro da soggiugnerc cello ivi nella chiesa mede.sima. Accorso quindi
poiché si furono alquanto consigliali fra loro l’imperatore colle sue soldatesche, si cum-
risposero voler prima riferire le coso udite ai batlè dalle qualtr’ore circa dopo il mezzogiorno
loro concittadini f
e sarebbero poi ritornali al fin verso le otto ,
colla peggio de'Roniani ,
dei
re secondo la loro deliberazione. Cosi dello, se quali intorno ad un migliaio restarono sul
nc andarono ,
e il re ,
sospettando di qualche campo e duecento furono presi se non che ;

loro artifizio ,
papa che gli disse
consultò il
,
: il papa tanto si adoperò co' prieghi che ot-
Figituoi mio » tu conoscerai ancor meglio per tenne la loro liberazione [Ada Unron., H55).
esperienza gli artifizi de'ltomanì. i quali nnn Dopo il qual fatto il papa e iinperaUire l'

son venuti e andati che per meglio ingan- si allontanarono da Roma, c fermaronsi a
narli. Però ti convien prevenirli, e mandar Ponte Lucano, vicino a Tivoli, per solenniz-
prontamente una mano delle lue migliori sol* zarvi la festa di San Pietro; c durante la
datcsche ad impadronirsi della cilU Leonina celebrazione della messa, il primo diede Fas-
e della chiesa di San Pietro , che li farò con- soluzione a tulli coloro che aveano spar.so il
segnare. Cosi fu fatto , ed i) re spedi a que- sangue nella mischia co'Romani, perchè sparso
stVffeito mille cavalieri nella notte medesima. in giusta guerra {Ott., l. 2, c. 23\
La mattina dopo, papa Adriano parli pel In questo mezzo quei di Tivoli vennero a
primo coi cardinali e col clero por andare ad recare le chiavi della cillb loro all’imperatore,
aspettare a San Pietro il re , il quale ve lo dichiarando che ei si davano a lui; ma ciò
segui prima deH'ora di terza accompagnato da ,
seppe assai malo al papa cd al clero romano,

una gran moltitudine delie sue genti armale, da cui era accompagnalo, i quali rimostra-
che procedevano in ordinanza. Giunto colà rono a Cesare quella cillb appartenere alla
depose gli abiti ordinari per indossarne altri Chiesa romana, ed suoi abitanti aver pre- i

di cerimonia, dopo di che passato alla chiesa stato giuramento a papa Adriano ; si che Fe-
di Santa Maria delia Torre, dove il papa aspct- derigo ,
avendone trattalo in consiglio co'suoi
lavalo appiè delPallare ,
ivi fatto il solito giu* baroni ,
e riconosciuta la verilb del fatto,
ramenlo portato dal cerimoniale per la sicu- restituì anche subito la città. Al che fu al-
rezza del papa , quesl'uUimo il precedette tresì per avventura indotto dalla considera-
airailare di San Pietro, al quale lo segui Tal* zione che ,
avendo già i Romani contro di
Irò insieme colla processione ;
nò si tosto fu lui non gli conveniva ioìniicarsi anche il
,

entralo nella chiesa il primo dei cardinali ve- papa che poteva rendergli ostiti il princi|>o
,

scovi disse sopra di lui la prima orazione : di Capua ii duca di Puglia


,
cd eziandio ,

due vescovi dissero la seconda ed un terzo ,


trattare a danno suo col re di Sicilia. Resti-
la terza e io unse dinanzi alla confessione tuì dunque Tivoli al pontefice con Ietterò ,

dell’altare di San Pietro. Compiute que.sie ce- patenti ,


nelle quali oondinicno fu inserita la
rimonie, fu celebrala la messa della Madonna, clausola ,
salvo il diritto imperiale [Acta Ba^
essendo quello il giorno di sabbaio a Lei dedi- roti. come imperatore d’Oo
1155) chè infatti,
cato. Cantato il graduale ;
il re accoslossi ai cidcnle, Federigo era difensore titolare cd

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,

40 STORIA universale DELLA CliiESA CATTOLICA

armalo della Chiesa romana e come ,


tale avca dei Pavesi; ricostrussero ed afforzarono i ponti
certi diriui e prìvilef^i. arsi da Federigo , presero un venti ca-
giè
Intanto deHeslato e le malattie
gii artlori siciti elionveano parteggialo per l'imperatore,
che si misero nelTosle (lelT imperatore rob- costrinsero i Pavesi ad una pace umiliante per
bligarono a sgombrare dall’ Italia ,• c via fa* loro, 0 ruppero il marchese di Monferrato ,

cendo prese e pose in iiammc la cilth di inlanlochè ad esempio loro tutta la Lombar- ,

Spoleto a Ciigione d'avere usalo inganno nel dia insorgeva contro i Tedeschi , e Federigo
ptigamenlo de’ tributi e soprattutto d’avere ,
ben presto avvedevasi ebo , anziché avergli
arrestato uno de'suoi ambasciatori che veniva la sua prima spedizione assicurata in capo la

per unirsi con lui ,


e ricusalo di metterlo in corona d'Italia, non uvea giovalo se non a
iiberth. Giunto indi ad Ancona, ricevè due renderlo più odioso e meno rispettato di qua-
legati di Emanuele Comneno imperatore di ,
lun(|uc altro de'suoi predecessori (5i^on., D$
Costantinopoli ,
che indur io volevano a pas- regn. Hai., l. f2.; Sir 7?au/. ,
De gett. Freder.;
sare in Puglia per muover guerra a Gu- Trinali. Calchus ,
/. 8).

glielmo re di Sicilia: ed anche il papa ve lo 23. Intanto neH'ltalia meridionale, Rug-


stimolava ,
ma non glielo consenti lo stalo gieri primo re di Sicilia
,
era morto fino ,

deH'esercilo suo ,
c contentatosi di spedire dal 27 febbraio del precedente anno 4154,
a Costantinopoli Guibaldo abbate di Gorbia e dopo aver regnato veniiduo anni c fatto,
di Stavelo ,
se oc ritornò in Gcrmattia {OUon, <iue anni prima delta sua morte, incorooaro
i. S, c. 24). il tìglio suo Guglielmo, che gli succedette e
Un gran pericolo corsero le sue genti a regnò dodici anni ancora, conosciuto sotto il
Verona. Era uso dei Veronesi di non conce- nome di Guglielmo il Malvagio , che gli me-
dere il passo nella cillò loro agli eserciti im- ritarono la mollezza e la dappocaggine sua ,
periali ;
e per esimersene e mettersi al sicuro lutto abbandonato come fu a'suoi favoriti.
dal sacco dei Tedeschi ,
costruivano loro un Alla morte del padre costui domandò a papa
ponte sull’Adige fuori delie mura. Ma poiché Adriano di essere confermalo nel regno, c
Federigo e le suo genti avevano da Asti fino non oUcnuloio , assaltò le terre della Chiesa
a Spoleto segnato col fuoco e col sangue il romana , pose l'assedio a Deneveulo, e s' im-
loro cammino ,
i Veronesi vendicar vollero padronì di molle castella nella Campania ;
la causa dei Lombardi ed il ponte suU'Adigc ,
onde il papa lo scomunicò; il che, unito ad
doveva essere un-trabocchello le barche che ,
altre cagioni, lo rendè spregevole appresso i
il componevano essendo appena tanto legato baroni di Puglia, i quali spedirono legati al
fra loro da resistere alla corrente e da rom- ,
|K)Qlefìce, come a loro supremo signore, invi-
persi poi nel. tragittare dcllosle alemanna,
,
tandolo ad andare a ricevere i loro omaggi.
all’urto di grossissime masse di travi che si Egli passò quindi in Campania verso il di di
sarebbero calale pel fìume. Ma Tedeschi pas- i San Michele dell'anno 1155 con un esercito ,
sarono pib presto e pib in fretta che non e si foce riconoscere per principe temporale
credevasi , ed il ponte non essendosi rollo se in tutta la contrada sino a Benevento, e nel
non dopo che lutti furono passati, la trap- medesimo tempo ricevè lettere dell'imperatore
pola riuscì anzi a danno dei Veronesi, molti Manuelto, colle quali gli chiedea tre ciltò ma-
de’quali, inseguendo i Tedeschi ,
lasciarono la rittime in Puglia ,
offerendogli aiuto di gciiU
vita [ib.
,
c. 25). e di denaro per fare la guerra a Guglielmo e
Federigo era uomo fermo e vigoroso, e cacciarlo di Sicilia.
dove avesse avuta maggiore conoscenza del- 11 re Guglielmo , vedendo il perìcolo che
l’uflìzio provvidenziale d'un imperatore d’Oc- gli sovrastava , spedi al papa il vescovo di

cidenle e maggiore prudenza nella scelta dei Catania con mandalo di trattare la pace
,

mezzi, sarebbe stato un secondo Carlomagno. chiedendo prima di lutto d'essere assolto dalla
Ma, difettando di questa conoscenza c di que- scomunica , poi offrendo al papa fede ed omag-
sta prudenza, egli non diò a divedere mai gio, di render franche tulle le chiese de'suoi
che un vigore duro e spesso brutale. Crede- dominii, di cedere tre fortezze in proprietà
va coi sanguinosi suoi rigori d'aver domato della Chiesa romana ,
d'aiularlo a sottomettere
gli Italiani , ed ingannavasi. Non si tosto ebbe i Romani e per uUinr.o dì dargli aUrellanlo
,

lascialo Pavia per andare a Roma, i Milanesi denaro quanto dar gliene volessero i Greci. Il
riedificarono le caso e lo mura di Tortona ,
papa , vedendosi far si utili profferte, spedi a
poi quelle di Lunello ,
non ostante l'opporsi Salerno, dov'erano i legati del ro, IJraldo

Dio
,,

LIBRO SESSANTLSIMONONU il

Cardinal vescovo d'Ostia ,


per assicurarsene ;
vandosi libero e sicuro a Benevento, e darvi
e verificaio che leeran falle da senno, avrebbe ilpieno assenso suo. In appresso il re venne
valuto accettarle; ma la maiigior parie dei alla chiesa di San .Marciano poco fuori della
rardinali pieni di vano speranze non furono delta cillè, ed ivi
,
prostratosi a'piedi del papa
, ,

del suo parere , nè volendo egli andar contro gli prestò omaggio alla presenza di molti ve-
a quello dei pili , le condizioni furono ribut- scovi, cardinali, conti, baroni ed altri. Ul-
tate [Acla Adr,, Baron., Il SS), di che |>oi ebbe lonc Frangipane fu quello che giurò pel re , e
a pentirsi. fu dal papa ammesso al bacio di pace ; dopo
Nell'anno vegnente HS6, il re Guglielmo di che esso re fece grandi presenti in oro ,

venne di Sicilia con un esercito ,


col quale in argento ed in drappi di seta al pontefice ,

sconfisse i Greci vicino a Brindisi ,


prese e ai cardinali, ed a tutta la corte romana. I due
rase al suolo la cittè di Bari e venne da contraenti indi si separarono l'uno contento
,

ultimo intorno a Benevento ad assediare il dell'altro ;


ma i cardinali aderenti all'impera-
papa ;
il quale non vedendosi in condizione tore Federigo furono mal soddisfatti di questo
di resistere ,
fu costretto ad accettare la pace irallato come a lui pregiudizievole e vergo-
a palli svantaggiosi in luogo di quelli che gnoso alla Chiesa romana , ed erano quegliuo
avea rifiutato l'anno innanzi. 1 quali patti va- stessi che avevano distolto il papa d'accettare
riavano per le terre d' Italia e per la Sicilia. le piò profittevoli condizioni dell'anno prece-
Quanto alla Puglia , alla Calabria ed agli dente (Acla Baron. 1 156 ;
Adriam., epi». 8; Ila-
altri paesi circonvicini, fu convenuto; Quando devio, l. 2, c. 52;.
un chierico abbia lite con un altro chierico Le pro|iosizioni dell'imperatore Ma-
24.
in materia ecclesiastica e non possa essere nuello a papa Adriano ed a Federigo contro
terminata dal capitolo , dal vescovo o da altro il re di Sicilia furono un appicco pel papa di
ecclesiastico nella provincia , polrè appellare adoperarsi per la riunione della chiesa di Co-
al papa. Nelle stesse provinole si polrè pure stantinopoli. Egli ne scrisse pertanto a Basilio
in caso di necessilè, fare, con licenza del papa, d’Acrida, arcivescovo di Tessalonica, per mezzo
traslazione da una chiesa all'altra ;
ed egli vi dei due nunzi che inviava all' imperator greco,
polrè consacrare le chiese e visitarle ,
salvo esortandolo a cooperare questa riunione.
a
quella io cui si trovasse il re in persona. Una sola Chiesa vi ho ,
diceva il papa a Basi-
Polrè parimente mandarvi suoi legali a patto .
lio ,
un'arca sola di santificazione, nella qualo
che non saccheggino le terre ecclesiastiche. ogni fedele entrar dee per salvarsi dal diluvio
Quanto alla Sicilia , la Chiesa romana avrh sotto la guida di San Pietro. Tu sai che, se-
diritto di sacrarvi e visitarvi le chiese; e se condo la dottrina de'sanli Padri la Chiesa ,

il papa ne chiami qualche persona ecclesia- romana tiene primato su tulle le altre, o
il

stica, il re potrS ritener quelle ch'egli stimasse che cosi fu ordinato per levare qualunque
a proposito, sia pel .servigio della chiesa, sia per divisione fra loro. Fa'dunquo tu primo di tor-

incoronar lui medesimo. La Chiesa romana nare all'unilò ,


poi di ridurre il tuo po|>olo
avrh in Sicilia I medesimi diritti che nel resto colla tua chiesa, e fa' che tutti quelli cui è
del reame , salva l'appellazione e la legazione, commessa cura delle agnello del Signore
la

le quali non avverranno se non a priego del re. ritornino gregge di San Pietro, al qualo
al

Quanto aH’elezioni , il clero le lerrh segrete ne fu da Dio, insieme cogli altri, confidata
fino a tanto che le abbia manifestale al re ,
la custodia [ttansl ,
Conci!., e. 21 ,p. 795-799).
il quale vi darh l'assenso suo, purché non Risposo l'arcivescovo di Tessalonica nei
abbia qualche potente motivo d'escludere la termini seguenti; Papa santissimo, abbiamo
persona eletta. lette le lue lettere e scortavi la sublirailò
A tali condizioni il re si obbligò di pre- dell' ingegno tuo,
profonda tua umiliò o la la
stare al papa omaggio del regno di Sicilia grande tua dilezione verso Dio. Quindi il cuor
del ducato di Puglia ,
del principato di Capua tuo apostolico ,
anziché restringersi ,
ama di
e di tutte le loro dipendenze ,
e di pagare il allargarsi ed accòglierò e racquistare i cristiani
tributo annuo come I suoi predecessori con-
, ,
di tulle le chiese. Per mezzo de'tuoi caratteri
fermando tutto questo con sua bolla d'oro noi abbiamo udita la tua voce parlarci allo
data dinanzi a Benevento il mese di Giugno orecchio e all'anima ;
parlarci come padre e
dell'anno 1156; e papa Adriano dando anche come pastore ,
o piuttosto come arcipastoro
esso la sua bolla ,
colla stessa data ,
per la (IfKOùoate» XaZoOm lutrfOt, in mviivoc, fiiULor SI ùs
quale dichiara avere fatto questo accordo tro- Come padre tu raccogli nel paterno
Kouuiacuer. Voi. VI. s

Digilized by Coogit
,
, y ,

42 STORIA UNIVERSALK DELLA CHIESA CATTOLICA

tuo seno quelli fra’looi fìgliuoli che mostrano i ha essa (ulto il potere per levare ogni cagion
allontanarsi da le, e non lasci d'avcrne cura; di dissensione e per restituire alla Chiesa una
come pastore tu li richiami quasi erranti pe-
|
solida unione ;
in che lu sarai inlcramenlo
coreflc ;
come pastore dei p.aslori lb;|ifv«y .fecondalo dal nostro pio e polente imperatore,
lu consegni la scienza pastorale che apprcn- al cui volere noi ci affrcUercmo di ubbidire
desli dii Dio ,
ed a non trascurare il gregge, [Mansi Conci/., t. 21 , p. 800-802; Baron.,
ma s\ a vigilarlo con ogni potere nostro, ed an. 1155).
a risanar loneramenle le ognclle inferme. Noi Quindi, nella seconda melò del secolo
^abbinino udito richiamarci a le , ed alla tua duodecimo, per testimonianza deU'arcivesco^o
\oce ci siamo rivolli. Che se noi ci fossimo di Tessalonìca i Greci non s’erano ancora for-
,

tenuti per figli stranieri alla Sanlilb tua cd ,


malmente divisi dalla Chiesa Romana, ricono-
avessimo voluto separarci dalla pastoral tua scevano pur tuttavia il romano pontefice per
sollecitudine, non ne avremmo allrimculi ri- padre loro per loro pastore anzi per paslor
, ,

conosciuta la voce come voce di padre, nè del pastori , ed vescovi stessi chianiavansi
i

rivolti ci saremmo come alla chiamata del ancora suoi fìgliuoli e sue pecorelle. Il che
pastore, perchè, giusta la parola del Signore, tanto è più vero e noiabilo quanto questo
nessuno riconosceih mai la voce degli strani, duo lettore si trovano nel codice del dirillo
anzi fuggirà da quella. In che dunque, bea- greco c nel commentario di Zonata sui canoni
tissimo padre, può a noi confarsi la parabola «lei concili.

dalla pecora smarrita o la similitudine della 25. Giovanni Zonata, storico e canonista
dramma perduta? Perchè noi non conveniamo greco del secolo dodicesimo, fu, per la oobìUè

gih d essero usciti dal tuo seno nè rinneghia- dei suoi natali e pel suo merito, promosso
iiiO la nè rautorith
qualith di tuoi figliuoli ,
alla carica di segretario di stato sotto Gio-
tua pastorale da meritarci questo rimprovero. vanni e Manuello Comneno; ma per la morte
Per la Dìo grazia noi sìam fermi nella confes- di sua moglie, noialo del mondo, si ritirò in

sione del beato Pietro e confessiamo c pre- ,


un'isola rimota per pigliarvi l’abito monacale.
dichiamo Colui clic fu da esso confessato e Le opere che di lui ci rimangono provano
predicato; nè ìnnoviam cosa contro i decreti aver egli saputo mettere a profitto gli ozi che
dei padri, nè Ironchiam parola da quelle del la vita solitaria gli procacciava. Son desse
vangelo e deirepislole degli apostoli. Predi- quesi'operc: l.°gli Annali ^ che van dal prin-
chiamo cd insegniamo le stesse cose che voi cipio del mondo sino alla morte d'Alessio
predicale cd insegnale, cosi io come tutti Cotmieno, a\ venula Tanno 4118, e men dif
coloro che appartengono alla sede dì Costan- fuso conTegli è di molli altri storici della sua
tinopoli: e con voi abbiam, sul punto della nazione ,
protesta di non aver voluto scrivere
fede ,
Io stesso linguaggio ; cd il sacrifizio che se non un compendio; 2.” alcuni commentari
noi offriamo nelle chiese d'Orienle è il mede- apprezzati sui canoni degli apostoli, dei con-
desimo che si offre nelle chiese d’Occidcnle ,
cili ,
e sulTepislolo canoniche dei papi; diversi
alle quali l\\ presiedi. Chè se qualche piccol trattati o discorsi ;
3.” finalmente parecchie
soggetto di scandalo venne ad allontanarci opere manoscritte.
gli uni dagli altri, alla Santith tua .si appar- 26. .Morto essendo da qualche tempo Basi-
tiene il levarlo di mezzo ed il render perfetta lio arcivescovo di Tessalonica, alcuni chierici,
l'unione delle chiese alla Santilè tua, si che, ad per un abuso che regnava in Oriente, corno
esempio dì Cristo, ella guarda come dallalio abbiam veduto qualche volta seguire in Oc-
del ciclo , ed ha la volonUi c la potestè insieme cidente ,
manomisero i suoi beni di che do-
;

d'unir ciò che è diviso. Quanto n noi, piccioli lutosi Costantino ,


suo successore dinanzi ad ,

siamo, piccolo è il gregge a cui presediamo un concilio tenutosi nel mese Marzo deb
di
non abbiamo che un poco di scienza ,
una l'anno 1156, sotto il patriarca Luca Griso*
gocciolclta di sapienza, con nessuna virili ;
e so bergo, successore di Costantino Chiarooe, il
la Sanliih tua si formò di noi qualche gran concilio in vigore e rinnovò i
stesso rimise
concetto ,
si è perch'ella fu ingannata dalla canoni della le leggi imperiali che
Chiesa e
caritè di qualche pellegrino ch'ebbe a par- vietavano manomissioni [Mansi, ConciLf
siffatte
lare con noi; ma quanto alla tua perfezione, t. 21, p. 839-8Ì2). Giù nelTaano precedente
che ,
e pel trono c per la sapienza c per la e nel mese di Settembre, riiiiperalor Manuello
cospicuilh della vita, un'immagine ed ima aveva fallo una costituzione sullo stesso ar-
simigliunza di Cristo infinitamente perfetto gomento ,
ma contro i laici priocipalmcuto

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,, ,

LIBRO SESSANTESIMONONO 43

nella quale dioeva Ci venne airorecchio che, : nel palazzo patriarcilc nella chiesa o cappclLi
alla morie dei vescovi, e qualche volta ancora iliS.in Tommaso i vescovi cho si trovavano
prima che siano sepolti, pii uHitiali dei lunphi a Costantinopoli ,
insieme coi princip.di sena-
entrano nelle loro case, ne portano via tutto tori ,
fra i qu.ili Niccolj Zonara ,
e fu propo-
quel che »i trovano e si mettono in possessione sta la seguente questione K vero che il sa- :

degli stabili appartenenti alle chiese loro. crifizio del suo corpo e del suo sangue cho
Laonde noi facciamo divieto ai duchi ed agli il Verbo incarnalo offre nel tempo della sua
altri ulVtiali qualunque si.ano di procedere in passione e che sacerdoti offrono ogni giorno
, i

questo modo. Ma se il vescovo abbia fallo te- in memoria di lui ,


non fu nè è offerto al
slamento, questo verrh eseguito quanto ai Figliuolo, ma solo al P.idre'? Il metropolita di
mobili che si trovano in casa sua ; se non Russia ,
che alava in procinto di ritornarscno
l'abbia fatto, tutto sari regolalo seconda i alla sua provincia ,
dichiarò come aveva gih
canoni e le leggi. Quanto agl' immobili della fatto innanzi ,
che il sacrifizio vi\ificanle of-
chiesa vacante , duchi e gli altri uftìziali i ferto in origine dal Salvator nostro
Gesù Cri-
non porranno il piede, e nulla ne terranno;
vi sto ed in appresso non fu fino a'dt nostri,
ma ogni cosa sarh amministrata secondo i nò è solamente offerto al P.rdrc, ma st puro
canoni , sino a tanto che il successore ne al Figliuolo ed allo Spirito Santo insomma ,

prenda il governo. Il tutto sotto pena di ca- alla divinilh unica , connaturalo c coelerna
stigo corporale ,
ed eziandio di mutilazione nella Irinilh delle persone. Questo è quanto
d'alcun membro ,
di lungo esilio e di doppia io fermamente credo ;
questo è ipianto incon-
restituzione {Comi. ,
Jut graeeo-rom. ,
f. 2 trastabilmente vien dimostralo dallo divine
p. 154). Scritture, questo il domma pel quale sono
Qualche tempo innanzi ,
vivente ancora il pronto a morire. L’arcivescovo d' Efeso, senza
patriarca Costiintino Chiarene aveasi preso
,
che venisse la volta sua
a.sjiettar levossi di ,

ad esame, in un altro concilio costantinopoli- tratto e dichiarò lui pensarla con quel di
tano ,
il caso di coloro che uccidessero un Russia ed esser paralo ad incontrare la morto
ladro; e dopo avere ricordato le leggi civili per una tal confessione. I ve.scovi lutti pro-
e le ecolesiasliche in proposito ,
fu risoluto che fessavano la stessa dottrina, Niccolò patriarca
chi uccidesse un ladro per difesa di sh mede di Gerusalemme principalmente. I senatori an-
simo, facesse la stessa penitenza di chi uc- che essi ed i ministri inferiori opinarono come
cide in guerra, ma
che chi l’uccidesse pntenilo i vescovi; e Michele, primo dei difensori, disso
senza questa salvarsi , fosse piti severamente avere un tempo dubitato ,
ma che d’ ora in-
punito. Tutto questo pei laici; quanto ai chie- nanzi seguirebbo la sentenza del concìlio.
rici chiunque fra loro
,
uccide qualcuno in ,
L'arcivescovo di Durazzo chiese tempo per
qualunque siasi modo ,
sia deposlo (.Vansi erudirsi più fondatamente della materia. Si
Cena/., t. 21 ,
p. 833-836). diè principio dunque a h’ggere le aulorilh dei
Nel mesa di Gennaio deH'anno USO se- Padri, nè aveasi ancora finito , quando l'arci-
guiva in Costantinopoli un altro concilio, in- vescovo si fece in mezzo al concilio e disse :

torno al quale solo s'aveano sin qui avute Io son convinto da quello che ho inteso nè ,

alcune incompiute notizie, quando il canlinal più mi rimane alcun dubbio; onde io mi con-
Mai venne a scoprirne gli Alti (tfoi, Spicil. formo alla sentenza dei miei fratelli. Confesso
rem., L IO, p. 1-93). L’oggetto di queirasscra- dunque francamente non essere solo al Padre,
btea era una quistione di dottrina. Nella litur- ina si ancora al Figliuolo ed a tutta la Santa
gia greca è detto a Gesti Cristo: Tu sei in Trinilh che fu offerto il corpo ed il sangue
uno l'offerente e l'offerto, e quegli che riceve del Salvatore al tempo della sua passione; c
l’offerta. Ma verso la meth del secolo duode-
, parimente i sacri misteri offerti ogni giorno
cimo un diacono di Costantinopoli di nome
,
dai sacerdoti essere offerti alla divinilh in tre
Soterico ,
eletto patriarca d'Antiochia, sosten- |>ersone. Allora tulli i vescovi coi patriarchi
ne ,
insieme con tre altri ecclesiastici ,
il sa- di Costantinopoli e di Gerusalemme in capo
crifizio della messa essere offerto al Padre ed decisero che gli autori della nuova eresia, se
allo Spirito Santo ma non al ,
Figliuolo ,
e in questa persistessero ,
fossero sottoposti ai-
pubblicò, per dar credila a questa opinione, l'anatema.
un suo dialogo. Questa novith fece gran ru. Aulorilh 0 lesti de’ Padri letti in quel con-
more, e a di 26 di Gennaio, il patriarca Co- cilio per istabilirc che ogni giorno è immolalo
slanlino, che asci di vita poco dopo, radunò l’agnello di Dio, il Figliuolo del Padre, cho

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,

4i STOMA UNIVEASAU DEUA CHIESA CATTOLICA

toglie i peccali del mondo, come dicono a voce Gerusalemme e Sant' Atanasio parlano nella
sommessa coloro che ogni giorno compiono il stessa guisa. Il concilio cita eziandio 1' arcive-
mistico sacrifizio: Andrea dì nel suo
Creta scovo di Bulgaria, Fozio, Eusirale di Nioea
sermone sulla festa delie palme, Leone di Bui- Cosma Irulicopleuito ,
San Giovanni UamaKe-
garia nella sua lettera sugli azimi , Teodoreto, no ed il libro sinodico di Costantinopoli.
San Basilio, San Giovanni Damasceno, San Nella qual raccolta si lessero i seguenti
Giovanni Crisostomo in nove luoghi, San Gre- anatemi: Anatema a chi dice che nostro Si-
gorio Nazianzeno, San Massimo, Fozio, San- gnor Gesù Cristo, al tempo della sua passione,
l* Atanasio c San Cirillo d’Alessandria. essendo in uno sacrificalore e vittima offerso ,

AutoriDi deTadri Ielle nello stesso concilio bensì a Dio Padre il sacrifizio del suo corpo
per islabilire essere uno stesso colui che offre e del suo sangue prezioso, ma eh' Egli non li

come pontefice ,
colui ch'è offerto come vittima, ricevette come Dio Figliuolo unigenito, e nè
c Colui che riceve come Dio ,
cioè nostro Si- tampoco lo Spirito Santo 1 Anatema a chi non
gnore Gesb Cristo; e prima di tutto la seguente confessa il sacrihzio offerto tutti i giorni dai
preghiera di San Basilio nella sua liturgia: sacerdoti di Cristo essere offerto alla Santa
Degnatevi permettere che questi doni vi sic- Trìnitè ,
e così contraddicono ai Santi Padri
no offerti da un peccatore ed indegno vostro Basilio e Crisostomo, coi quali tutti gli altri

servo. Perchè voi siete l'offerente e l'offerto, s'accordano.Anatema a chi, non bene inten-
cd insieme V accellanle ed il dispensalore dendo quelle parole di nostro Signore Fate :

nostro Dio. Poi San Cirillo Alessandrino che questo in mia commemorasione osa dire che i ^

insegna la stessa cosa in quattro diversi luo- sacerdoti, offerendo l'ostia quotidiana nella
ghi. Beviamo il suo sangue adorabile, egli dice forma prescritta dal Salvatore ,
rinnovano
a proposito della cena mistica, por la remis- fantasticamente cd immaginariamente il sa-
sione dei nostri peccali e per partecipare in suo corpo e del suo sangue prezio-
crifizio del
esso air immoralith ,
credendo esser lui sacer- so da Lui stesso offerto sulla croce, e che per
dote e vittima in tino, lo stesso che offre ed questo mudo il sacrifìsio quotidiano differiso
è offerto, che ricevo o dispensa. Ond’ è che dall'altro, intantochè il santo Grisostomo ben
noi punto non dividiamo in due persone la mitlo volte afferma essere un solo e ;medesi-
divina ed inseparabile cd ioconfusa unione mo sacrifizio {ih .
, p. 55-58).
dell'uno della Trinilìi. Quand’ F.gli fu fallo A12 del seguente Maggio, sotto la

uomo, dice a Teodoreto, adempiè pure T uf- presidenza dell'imperatore Maouello Comneuo,
ficio di sacerdote, non gih come offerente circoudato da' suoi grandi uffiziali e dal sena-
questo sacrifizio ad un Dio maggiore ma pre- ,
to, il concilio aduDosst nel palazzo di Blacher-
sentando a sè stesso ed al Padre la confessio- ne , non più per decidere della dottrina ,
ma
ne della nostra fede^ \^oi vi sentite salire il della sorte delle persone. Si fece ricordo che
ros.sore iil volto nell’ udirvi dire ch’Ri fu sa- secondo la Scrittura ed Padri il sacrifizio i
,

cerdote in quanto uomo? E perchè non ma- delia messa, pari a quel della croco, è offerto
ravigliarvi allora del non sacrificar Egli come alla Triniti tutta ;
in secondo luogo), che il sa-
gli altri sacerdoti, ma piuttosto a sé sto.sso ed crifizio della messa è un solo e medesimo sacri-
al Padre? E altrove; Lo stesso dunque fu fizio con quel della croce. Soterico , interrogalo
sacerdote in quanto uomo bench’ egli ricevesse in proposito dal concìlio ,
domandò tempo a
ì sacrifizi di tutti in quanto Dio; Egli la vit- rispondere usò sotterfugi, ebbe ricorso a sillo-
,

tima secondo la carne. Egli perdonante i no- gismi. Lo stesso imperatore vi prese parte afBn
stri peccati secondo la divina sua podesth. E al- di persuaderlo ad aderire alla dottrina dei
trove ancora : Considerate in che modo ,
in santi Padri ,
finché , all' ultimo ,
accordossi a
quanto uomo, egli adempie ruflSzio di .sacer- dir col concilio il sacrificio della messa 'essere
dote e diviene mediatore di Dìo c degli uomi- 10 stesso che il sacrifìcio della croce, ma non
ni. Imperciocché ogni sacerdote è mediatore, già essere stato offerto alla Trinità tutta. Di
ma quanto al modo del sacrifizio Egli non che proposta e.ssendosi la quistione se un uo-
ì’offrc gih servilmente come gli altri sacerdoti, mo simile potesse ancora esser promosso alla
come non v'avesse alcuna partecipazione; sede d' Antiochia, per la quale era stato eletto,

che Egli l'offre a sè ste.sso e per Lui ed in Lui 11 patriarca di Costantinopoli o quello di Geru-
a Dio cd al Padre. Così bench'egli sagrifìchi raicmme furono pel no, e dietro a loro gli ar-
etnie uomo, accoglie come Dio, essendo Dio civescovi di Bulgaria, di Cipro di Cesarea, di,

in 'ino ed uomo fi6., p. 41-1 i). San Cirillo di Corinto, d' Atene, di Larissa, d'AdrtanopoU.

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LIBRO SKSSANTESIMONONO $5

Se non che parecchi dimandarono che non greco nativo di Corffi. che fu da papa Paolo HI
se in quel giorno pronunziata una sentenza ricompensalo della .«ua fatica con un impiego
definitiva, ma si tentasse ancor qualche modo nella biblioteca vaticana. Sapevasi pure aver
per convertire il colpevole. Nel giorno apprrs Rustazio composte altre opere, ma non se no
so, 43 di Maggio, il concilio adunossi nel me- conoscevano che alcuni pochi frammenti
desimo luogo per leggere gli aiti che non v'ebhe quando nel 1844, ivi a Roma stessa, il car*
tempo di leggere il dì primo; e perocché Sole- dinal .Mai scoperse e pubblicò neirinlcrciza

rico era assente, gli furono inviati tre vescovi sua una di quelle opere clic assegna ad Ru-
a significargli che avesse a comparire; ma egli slazio di Tessalonica un seggio fra Padri i

se ne scusò adducendo d'avere In febbre, e<l della Chiesa. Gli é un commentario sugli inni
aggiunse potere il concilio, anche in assenza che i Greci cantano in onore dello Spirito
di lui , decretare quel che piti giudicasse a prò Santo nelle feste della Pentecoste o che cor- ,

posito. Gli atti furono quindi letti e sottoscritti ron sotto il nome di San Giovanni Damasce-
dai due patriarchi e da trenintro fra arcivesco- no. Secondo il Cardinal Mai buon giudice in
,

vi e vescovi. Il patriarca di Costantinopoli ohe sifTaMc materie, ki chiesa greca, dopo i Padri
segnò quegli attinon era pii) Costantino Chia- dei primi secoli . non ha forse altro interprete
rene, ma s) Luca Grisobcrgo suo successore rompambilo ad Rustazio per la copia del di-
(lò.. p. 58-93). re. per la varielh delle cognizioni e partico-
Un illustre letterato occupò In sede di Tea- larmente per sapere in teologia (Adrian . ,
epi~
saloniea celia seconda melò del secolo dodi* st. 3fi . 37, 38. 39).
cesimo in anni che non si san per T appunto. 97. In quel tempo la repubblica di VVnezia
Chiamavasi Eusiaiio.'e fu pinna referentlHrio’in era glò potente ed avea sotto il suo dominio
Costantinopoli e capo degli oratori o predica- la ciltò di Zara in Dalmazia , ed oltre qiiesia
tori, uniti entrambi eccle.siasiici: gli oratori molle altre possessioni a Costantinopoli e nel
avean carico di spiegare al popolo la sacra resto dell’Impero greco. Nel 4154, la detta
Scrittura. Verso quel tempo Rustazio scrisse un citiò di Zara era stata soltratla alla giurisdi-
commentario su Dionigi Periegele, autore d'un zione deirarcivescovado ili Spalalro ed eretta
Vioifgio intorno al mondo in
,
versi greci , nel essa pure, da papa Anastasio IV, in arcive-
quale descrìve la terra come al tempo di An- scovado. Ma la cillò di Grado, nella Wnezia
gusto la conoscevano. Ma quelli che 'resero era stata giò da un secolo innalzata a chiosa
sopra ogni altra opera famoso il nome d’Kiisin- patriarcale da papa San Leone IX. e Vene- I

zio di Tessalonica nella letteraria repubblica ziani divenuti padroni di Zara


, deputarono ,

furono i suoi commenti su i due poemi d’Omc- a Roma Enrico Dandolo nobile della Repub- ,

ro, r Iliade e T Odissea, tesoro immenso d'eru- blica patriarca di Grado fin dall'anno 4130
.

dizione letteraria e grammaticale, in cui egli e durato ben cinquanl'anni in questa dignilò,
giudiziosamente raccolse quanto di meglio al quale papa A'irìano. .supplicando esso,
avean detto gli scolastici anteriori, A pione. accordò varie bolle, e fra l’alirc una in cui
Erodoro , Demostene di Tracia, Porfirio ed al- conferma tutti privilegi della chiesa di Gradoi

cuni allrt. Quest’ampia od importante compi- ed a lei .sottomette l’arcivescovado di Zara cd


lazione gli fece una grandissima rinomanza, i vescovadi da esso dipendenti , con facoltà di
sicché, proposto prima al vescovado di Mira con.sacTaro quest’arcivescovo ,
salvo che dovea
in Licia, fu poco dopo Hello arcivescovo di ricevere il pallio dal papa. La qual l>oIla ,
sollo-
Tessalonica, e nell'alto uffizio suo spiegò il piìi scrilta da tredici cardinali, del 13 Giugno 4 457,
nobile e venerabii carattere che in lui deside fu .susseguita da un'altra colla medesima data
rare si poles^. L*anno delia sua morte non ò con la quale papa concede al patriarca la
il

noto, ma egli ancora viveva net 4 49t; e quel facoltò di ordinare un vescovo a Costantinopoli
che di certo si sa è ch'egli ebbe lunga vita . cd in tutte l'altro ciliò dell’ impero greco
poiché egli stesso nelle sue note sui canoni di
, dove i Veneziani aveano mollo chiese (/Irfnan.,
San Giovanni Damasceno paria deU'avRnznla .
Epist. 36, 37, 38. 39).
sua vecchiezza. commenti sull* Iliade e sul
I 28. In quel torno di tempo Fiioherio pa- ,

l'Odisseaeran poco meno che ignoti in Occi- triarca di Gerusalemme, in compagnia di duo
dente quand' e' furono per la prima voll.i
, arcivescovi, Pietro di Tiro e Raldovino di
stampati a Roma dal 4542 al 4550 , in quattro Cesarea, e di cinque vescovi , Federigo d’.\crì
volumi in foglio, con una eccellente tavola Amalrico di Sidone, Costantino di Lidda Rc- ,

composta da Matteo Devarìs, il quale era un nierì di Sebaste o Samaria , ed Eberto di Tl-

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,
, ,

4^ STORIA UNIVERSALE DBLI.A CniRSA CATTOLICA

beriade, Vflnne dinnnxi a papa Adriano a né risposta nè soddisfazione {Pogì, an. 4 457,
querelarsi deirabnsare che i cavalieri di San w. 3 ). Un altro negozio veniva ad accompa-
Giovanni facevano dei privilegi della sede apo- gnarsi a questo. Adelaide la prima moglie di
stolica ai medesimi conceduti. I cavalieri so Feilerigo era storile ,
ed egli la ripudiò addii
stenevano il contrario ^
e la causa fu disputata cendone il motivo od il pretesto che era sua
per pih giorni avanti il pontefice, senz'esser parente. Ne lo riprese lorlemcnte papa Adria-
giudicala ;
sì che
vedendo di non il patriarca ,
no; ma, non ostante questo, Federigo sposò,
profittare a nulla, se ne andò mal contento. l’anno 4456 ,
Beatrice reditiera di Borgogna
Di tutti cardinali due soli ebbe a trovarne
i an. 1456, n. 8; Oodeehin^ nn. 4456 ef 4 459).
(i6.,

dalla sua; Tuno de'quali era stato suo arcidia- Questi due fatti furono le due principali ca-
cono nel tempo ch’egli era arcivescovo di Tiro, gioni dei gravi avvenimenli che vedremo qui
r.ìllro erai) cardinale Ottaviano, che fu poi appresso succedere.
antipapa il che troppo non prova in prò della
; A mezzo ottobre dell’anno 4 457 , l’ impe-
causa del patriarca Fucherio [GuilL de Tyr., ratore Federigo venne a Besantone a raccò-
l, 48, c. 3 et 8). glierò la ricca ereditò della .sua seconda mo-
49. Intanto T imperatore Federigo, pìIop- glie che comprendeva lutto ranllco reame di
,

nato in Germania vi spiegava Pauloritò sua ,


Borgogna e, fra l’altre terre, Lione, Vienna,
per togliere una infiniti di disordini. L’arci- Valenza , Arlcs ed Avignone, Ambasciadori di
vescovo Arnoldo di Magonza cd Ermanno, vario nazioni, e fra essi della Francia, della
conte palatino ,
sì facean fra loro una guerra Fpagna e dell’Inghilterra, Irovaronsi colò,
crudele, senza rispetto alle ammonizioni di G specialmente due legati di papa Adriano,
Federigo; finché al ritorno di quest’ultimo i cardinali preti Rolando del titolo di San

cessarono le ostilìth, affine di far valere di- Marco ,


e Bernardo del titolo di San Clemente,
nanzi a lui le singole loro pretensioni. Ma egli nmendue riguardevolì per la loro ricchezza ,

altro io tutto questo non vedendo che tra- il per la loro ctò e per la pru«4enta ed autoritò
scorm d’essersi fatta giustizia da sé stessi, li loro ;
onde si può dire che avessero la premi-
condannò entrambi insieme ce’ baroni loro ,
nenza su tutti gli altri. Un giorno che l’ im-
aderenti ad un singolare castigo che usavasì
.
,
peratore si era quasi solo ritrailo In una cap-
anticamente ma da tempo immemorabile di-
,
pella privata ,
gli furon condotti dinanzi ;
ed
susato consistente nel portare un cane ad
,
avutane onorevole ed affabile accoglienza , i
una certa distanza ; c la sentenza fu eseguita due legati gli dissero: Il nostro beatissimo
per lutti, salvo Tarcivescovo, che trovò grazia padre papa Adriano ti saluta e con esso tutti ,

così per la dignilé sua come per la sua vec- I cardinali della santa romana Chiesa ,
egli
chiezza. Il conte palatino ,
ch'era stato con- qual padre ed essi come fratelli. Poi gli pre-
dannato a portare il cane pel tratto d’una Ioga, sentarono una lettera del papa ,
che era det-
se ne trovò sì umiliato che sì fe’ monaco e tala in questi termini :

morì poco tempo dopo {iMtomut, 502; ruerman, Adriano, vescovo, servo de’servi di Dio,
fpiicop Wurzburg 4 350 lìaumer, t. 2, , , ; p. 54). al nostro diletto figliuolo Federigo, illustre
Tutto questo avveniva nelFanno 4 456. imperatore de' Romani, salute ed apostolica
Un siffallo vigoroso proceilere pote.i dare benedizione. Ci ricorda d’avere, poco tempo
a sperare che gli stranieri non fossero ornai é, scritto alla maestò tua imperiale per ram-
più, almeno impunemente, insultali in tìer- mentarle l'orribile ed esecrando delitto com-
inania; ma pure un esempio de) conlrario se messo al nostro tempo, e primo, crediamo,
ne vide in qucH’anno stesso. Eskito arcive- inaudito in Germania ,
al vedere con tslupor
scovo di Lunden, uno de’ personaggi più rispet- nostro non lieve che tu lasciavi fin qui pas-
tabili Ji quel tempo , ritornava da Roma sare un sì reo misfatto, senza punirlo colla
dove papa Adriano, sua vecchio amico, ave- meritata scvcrilò. Imperciocché nolo esser
vaio istituito legalo apostolico in Danimarca deve aH'altezza tua serenissima, sondo giò la
ed in Isvczia ,
quando ,
arrivalo in Germania, fama di questo delitto pervenuta alle regioni
si vide preso, maltrattato insieme co’suoi più remoto e lontane, in che modo il vene-
spoglialo d’ogni cosa ed imprigionalo; o Fe- rabile nostro fratello Eskilo, arcivescovo di
derigo, anziché punire questa sacrilega sopraf- Lunden ,
nel partirsi dalla sede apostolica
fazione ,
di cui presto corse il grillo por lutto fu ,
cosa che non sappiamo dire »*nza grave
il mondo, saperne, ed al
s'infinse di nulla cordoglio ,
fatto prigioniero in quello parli da
papa ,
che gliene scrisse una volta , nou diede alcuni empi e scellerati che tuttora lo tengooo

c l'v C'.oo^^Ic
,

LIUHO SE^SaNTKSIMuNONO 47

prigioDe ,
e ìd qual modo quella genie iniqua, 0 contro noi medesimi
,
per suggestione di
quella razza perversa ,
quei tigli della colpa, qualche iniquo seminatore di zizzania.
nel farlo prigioniero ,
si scagliarono violcnle- Il p.npa comhiude indi la lettera dicendo
mente addosso a lui ed a'suoi colla spada alla che ,
pur questo negozio c per lutti gli altri
mano ,
e tulli li trattarono indegnanienle che pendevano ,
gli invia i duo cardinali legali,
dopo punire un
averli spogliati d'ogni cosa. A e glieli raccomanda (fladeui'c., /. I, c. IO; l/ansi,
si clamoroso siccome li
misfatto ,
tu amico ,
ep. i , p. 789).
stimiauio, del bene e nemico dei male, avresti Chi ricordi che papa Adriano avea confo-
con più costanza dovuto levarti , trattare la rilo la corona imperiale a Federigo malgrado

spada che la divina Provvidenza ti ha confi- del senato c del popolo Ilomano, chi pcn.si
data (ler castigo de'msifaltori e per difesa dei non chiedergli egli so non la punizione dei

buoni , giovartene per esercitare la severità malanilrini che aveano maltrattato, spoglialo,
della giustizia contro quegli empi e per ab- incarcerato un arcivescovo ,
un legalo ajm-
battere l'audacia loro. E nondimeno si dice slolico non poliè non convenire che la bri-
,

avere tu sidaltamenle dissimulato si atroce ga mussa gli dai Tedeschi per una lettera .si
caso e siffattamente trascurata la giustizia, prutlenle e si moderala non fosse affatto
che i rei non hanno motivo di pentirsi , certi irragionevole. Ecco in qual modo avvenne la
gih d'aver trovala l'impunilh del sacrilegio cosa.
loro. Della qual qualdissimulazione o della Diceva il pontefice all'imperatore: « Tut-
irascuraoza noi non sappiamo assolutamente tavia noi non ci pentiamo di avere in lutto
la cagione ,
essendoché la coscienz.i nostra appagati tuoi desideri e voleri
i chè anzi ;

non ci rimprovera d'avere in cosa nessuna dove l'eccellenza tua ricevuto avc.sse dalla no-
olTesa la gloriosa serenilh tua ;
laddove anzi stra mano ,
se possìbile fosse ,
maggiori bene-
sempre ti abbiamo amato con sincera caritè fizi ancora ,
noi ne godremmo ». Ur bene,
e trattato con queiraffettuosa benevolenza che queste parole si amorevoli irritarono all'ultimo
li si dee ,
come nostro dilettissimo e parlicolar segno i Tedeschi. E perché ? perchè nel latino
figliuolo e come principe crisliani.ssimo , Il dei Tedeschi la parola beneficia ,
benefizi ,

quale noi non dubitiamo essere stalo da Dio significava qualche volta fetidi benefizi
raffermalo colla sua grazia sulla pietra della feudali ,
o il cancelliere im|>eri<de che tra-
confessione apostolica ;
perchè tu devi ram- duceva in tedesco la lettera del papa lo voltò
mentarti ,
0 gloriosissimo figliuolo ,
quanto in modo da far loro intendere che ,
nel con-
lietamente fosti accollo l'anno scorso dalla cetto di esso papa, l'imperio era un feudo
santa Chiesa romana tua madre, con qual delia Chiesa romana ;
quindi lo strano ri.scal-

cordiale affezione fosti da essa trattalo, qual damenlo dello lor fantasie. Un altro equivoco
pienezza di dignità e d'onore essa li volle accese vieppiù i loro sdegni. Non avendo i

impartire ,
con che allegrezza di cuore li con- Tedeschi altro che un vocabulo a significare
ferì r insegna della corona imperiale ,
favoreg- regno ed impero immaginarono che il papa, ,

giandoti sua tenerezza e nulla


con tutta la nel diro d'aver data a Federigo la corona
facendo che sapesse poterli pur menemamente dell'impero, dir volesse altresì avergli data
dispiacere. Tuttavia noi non ci pentiamo di ,
la corona del regno d'Italia o anche di (ìer-
avere in tutto appagati i tuoi desideri e vo- uiania ,
e un dipinto veune ad aggiungere
leri: che anzi dove l'eccellenza tua ricevuto esca a questa fuoco. Avessi nel palazzo di
avesse dalla nostra mano ,
se possibii fosse Lalerano, in Roma, rappresentalo l'impera-
maggiori benefizi ancora ,
noi ne godremmo tore Lotario II in atto di ricevere ,
in ginoc»
in considerazione dei beni infiniti che tu pro- chio ,
la corona per mano del papa ,
con una
curar puoi alla divina Chiesa ed a noi stessi. iscrizione in questi termini : Il re fermasi alla
Ora dunque ,
poiché sembra che tu ponga in porla e, dopo aver giuralo i privilegi di Roma,
non cale e dissimuli quosl'cuormc misfatto, diviene uomo del papa ,
dal quale riceve la

commcs.so ad ingiuria delia Chiesa universale corona (/lei farei iwant priutvtnit ante ,

e del tuo impero , noi sospettiamo e temiamo urbit honoret homo fil papae tumil quo
; Poti ,

che l'animo tuo non aia trascorso a questa dante coronam). Tulle (|uestecose mossero come
dissimulazione e a questo non calere per qual- un violento incendio. La discussione fu tem-
che sdegno concetto , che Dio non vaglia o I pestosissima e il legalo Rolando, come trovasi
,

per qualcbo.mala cooteutezza contro la clemen- scritto avendo dimandalo da chi Federigo
,

tissima madre tua, la santa Chiesa romana, avea l'impero, so non l’avea dal papa, Ottono

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, ,

4S STORIA universaliì: delu chiesa caitolica

di WiUeIsbach,
palatino di Baviera trasse ,
non dice giè che la dignità imperiale fosse a
j

quasi spada per ironcarf;!i ia testa. Se non


la |
Carlo Magno accordala dai Romani , e ch'ella
che rimperatore attutò con Tautoril^ sua il passasse a'suoi discendenti per dirillo di suc-
tumulto; ma fatti condurre con buona guar- cessione ,
ma si attribuisce giustamente l'ori-

dia i legali al loro alloggio iatimò di partire gine e la continuazione di quesl'oaore nei
il d) appresso al sorgere dell’alba ,
e di tor- principi Franchi alla sede apostolica; e par^
nare difilato a lionia ,
sema punto fermarsi landò di sé stesso dice ch’egli era riconosciuto
in alcun luogo per le terre dei vescovi o dai re suoi zii ,
non perchè fosse stato eletto
degli abbati {Hadevic.^ i 1, c. 10]. da suo padre, o perchè questa dignità gli
Questo è quanto ci vien riferito da un au- appartenesse per diritto di successione; ma
tore Tedesco di quel tempo , dir vogliamo <)a si perchè egli era stalo innalzalo alla impe-
Uadevico ,
canonico di Frisinga ,
continuatore riale dignilè dal romono pontefice [EpÌML Lu-
della storia di Federigo 1 del vescovo Ottone dov. 11 ,
ad Basii, imp., apud. Baron, an- 1171,
della stessa cittì). n. 58). Rispondendo poi a quanto gli oppo-
La cosa poi che in tutto questo appare neva Basilio, cioè che questo titolo d’impera-
più chiara si è l’ ignoranza dei Tedeschi e la tore era nuovo in lui, dice cb'esso non era
violenza loro. 11 saulO imperatore Enrico ,
pri- punto nuovo nella famiglia sua averlo già ;

ma di ricever, l'anno 1014 ,


da papa Bene- avuto Carlo Magno non per usurpazione , ,

detto Vili la corona imperiale nella basilica ma per auloritè del sommo pontefice c per
di San Pietro ,
promise devotamente d'essere giudizio della Chiesa (.ffaron., an. 1H71, n. 60).
il fcdel protettore e difensore della Chiesa ro- Quanto fìnalmenio alla meraviglia che Ba-
, ,

mana e di serbare al papa ed a’suoi succes- siliomostrava del chiamarsi Lodovico impera-
sori fedellò iu ogni cosa. Tali sono le parole tore de Romani e non de' Franchi, rispondeva
d’un personaggio contemporaneo ,
che fu Di- che col chiamarsi imperatore non polea dirsi
tmaro, dei conti di Waldeck e vescovo di che imperator de' Romani, perchè questo
Merseburgo {Baron., an. 1014, n. 1). 1 prin- nome avea avuto Romani dei
principio fra i
,

cipi ed i vescovi tedeschi non avrebbero (|uali egli governava il popolo e la città ed
fatto male a ricordarsi questa testimonianza erosi assunto di difendere la Chiesa, madre
d'un principe c d'uu vescovo della loro na- di tulle le altre , e della quale la tua famiglia
zione. Neiroccasione appunto dell’ incorona- avea prima ricevuta la dignttà regia, poi la
ziouc di Sant’ Enrico,
lo storico borgognone imperatoria (tò., n. 63).
Glaber esce in quesl'aUre parole t Ci sem- ; Se i vescovi cd i prìncipi di Federigo si

bra molto conveniente ed ottimo a mantenere fossero ricordati questi antichi fatti e queste
la pace quel decreto che nessun principe si parole avrebber naturalissima trovata la let-
,

arroghi di portare lo scettro dell' imperio ro- tera di papa Adriano e la pittura del palazzo
mano e di chiamarsi nè essere imperatore laleraiiese. Ma per vero dire , il fondo della
eccetto quello che il papa della sede romana quistione era questo; Federigo e t Tedeschi
avrà pel suo merito eletto por adatto alla re- vedendosi o credendosi i più forti aveano ,

pubblica ed a cui egli avrò dato le insegne per massima non v'essere altra legge che la

dell’impero [Glaber. l. 1 fin. Bar., an. ^ ,


m forza, 0 quindi il loro imperatore essere la
1013 n. 5) ». 1 baroni e i vescovi di Borgo-
, legge vivente ,
giusta la quale tutto dovesse
gna radunali a Besanzone
, avrebbero an- ,
ordinarsi e per lutto. Federigo ste.sso avea
eli 'essi fatto bene a rammentarsi nell’anno 1157 pur dianzi scritto, nel precedente anno 1156,
quello che l'autore borgognone scriveva un a suo zio il vescovo Oiloiie di Frìsinga : Poi-
secolo prima. ché per bontà della divina Provvidensa noi
Nè questo è tutto : e Tedeschi e Borgo- abbiamo in mano il freno delta città e del
gnoni e vescovi e principi avrebbero fatto mondo, dobbiamo provvedere al sacro impero
bene a ricordarsi quanto l'imperatore Lodo- ed alla divina repubblica a seconda degli
vico II scrìveva fino dalfanno 871 , a Basi-
, aventi e de’tcmpi [Otton. Fris., De gttt. Frid.,
lio imperatoi'6 di Costantinopoli ,
il quale t. 2, c. 30). 11 quale pensiero era ben fermo
aveagli dimandalo con quale diritto et portasse in capo a Federigo, nò era sfuggito a Giovanni
il titolo d'imperatore. Nella sua risposta , spie- di Salisburl quando scrisse alcun tempo dopo
gando la ragione per la quale così egli come in Francia ad uno dei suoi amici Beno io so :

1 suoi antenati da Cèrlomagno in qua chia- quel che va meditando il teutooo


;
era a Ro-
mavausi Icgillimamentc imperatori ,
Lodovico ma soUo il pontificalo d'Eugenio, quando una

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UDRÒ SE.«SANTK8IUONONO 49

liti{*ua tmpruilenle svolò i suoi superbi disegni. mo lutti quanti di sentire con esso noi l'enor-
Non chiedeva, per mutar la faccia deirim* me oltraggio a noi fallo ed airimpcro, per-
pero, sottomettere a Roma Puniverso, ridurre .<(uasi che la sincera e infrangibile feilclth vo-
il mondo sotto la sua legge, altro che la coope- stra non comporlerh che Tonore dell'impero,
raziono del papa ,
vale a dire che questui- il quale fin dalla fondazione dì Roma e ilai-
limo colpir volesse con la spada spirituale rinstituzionc della religione cristiana è giunto
tutti coloro contro i quali fosse tratta la spada sino a’vuslri tempi glorioso ed intatto, sia
mnlerialo dell* imperatore. Ma pontefice nessu- punto scemalo per una novilh tanto inaudita,
no ,
fin qui ,
annuir volle ad una simile ini- e per una si prosuntuosa oltracolanza dal
quilli {Jo. Salith; epist. 59}. Questo è quanto canto vostro sapendo voi che meglio ame-
;

afferma Giovanni di Salisburi , aggiungendo remmo noi incontrare la morte che patire ai
che tale si era lacagion vera del l'opposizione di nostri un simile obbrobrio [fìndevic ,
1. I,

di Federigo contro i papi legittimi. c. Tale era


40). il parlare di Federigo nel suo
La quale opposizione scoppiò per la prima manifesto contro il papa.
volta nei negozio di Besanzone. Avea Federigo Uno sfogo si indegno ,
per una frase in sé
spellilo per lutto il suo dominio lettere nelle slos.sa benevola , anche malgrado la mulila-
quali ,
gloriandosi del suo zelo per la pace zione sofferta , da sé sola dimostra da (|ual
delle chiese, accusava il papa di seminare la parte fosse la ragione c la buona fede non ;

discordia tra il sacerdozio e Timpcro, o ne certamente dalla parte di Federigo. Il papa


adducea in prova il procedere dei legali n gii nvea inviati due legali per chiedergli la

Uesanxone e papa , il cui tenore,


le lettere del scircerazionc dell'arcivescovo di Lundeii c la
diceva egli, era questo Dover noi aver sempre : punizione dei masnadieri che lo aveano ma-
innanzi al pensiero in che modo messere lo papa nomesso spoglialo e lenevanlo prigione; Fe-
,

cf confen le insegne della corona imperiale , e ilerigonon ne dice pur mollo ma in rispo- ;

che tutlavia non sipentirebbe se teccellenza nth sta, con un' impudente calunnia, accusa pub-
tira avesse da lui ricevuto anche maggiori be- blicamente il papa di seminar la discordia
nefizi. esecrande e false parole non
Alle quali tra il sacenlozio o F impero lo accusa di ;

solo Timperiale nostra maeslh s'è giustamente un'esecranda oltracolanza ,


perchè seraplice-
sdegnala, ma eziandio tulli i principi che ivi inenlu c lienignamcnlc gli ricorda il booclìzio
erano ne furono sifTaltamcnle irritati che fattogli e l'alTeziono lesliricalagli Fanno pre

avrebbero dannato a morie i duo pretacci, cedente chiama iniqui due canlinaii
; viuc .

se la presenza nostra non ne li avesse Impe- aiiih.isciadori del capo della Chiesa non ap- ,

diti. Ollredichò ,
oostoro furono scoperti ap- poggianiiosi a fallo o prova di sorta , m i solo
portatori di diverse lettere sigillale in bianco, ad eventuali intenzioni che egli loro attribui-
per iscrivervi quel che meglio volessero e gio- sce; vantasi d’avere svelta alla servitù di
varsene, secondo il loro costume, a spogliare Egitto la libcrlh delle chiese, nel tempo me-
le chiese del regno teutonico, a spargervi il desimo che ei procacciava di toglier loro la

veleno delle iniquilh loro e portarne via i vasi liU'rlh delle elezioni ,
e giurar faceva al clero
sacri e Toro delle croci ,
si che furono da noi di Magonza di non procedere all'elezione S4>
rimandali per la stessa via onde erano venuti. non lui presente [Dodechin^ an. 1158} c si ;

Ora, perocché per reiezioni dei baroui noi vanta del suo zelo per la paco della Chiesa .

lenghiumo il regno e i* impero da Dio solo ,


mentre il vedremo lacerar la Chiesa o Firn
che, nella passione del Figliuolo suo, sottopose {>ero con uno scisma per tre volle ritmovnio.

il mondo al necessario governo delle due spade, c quando fin da quei giorni pensava di fardo
e perocché t’aposlolo San Pietro disse gih porre Adriano IV (
/nnocenso IV, Hegist. tm-
;

Temete Dio o onorate il re; chiunque dice per. 29).


avere noi ricevuto da messere papa la co- lo Intanto i due legati Rolando e Bernardo .

rona imperiale come


oppone uii l>cnofìzio, si essendo ritornati a Roma, raccontarono i mali
air ioslituziono divina ed è reo dì menzogna. Iraltamenli da essi paliti e il pericolo oorso.
Quindi , siccome fino a questo giorno ci siamo Intorno a che il clero dì Roma dividevasi in
affaticati di sveller dalla mauo degli Egiziani due parli : alcuui stavano por rim(>cratore ai
lonoree la ìibcrth delle chiese, libertè oppressa accusavano d' ignoranza e d’ imprudenza i le-

da lungo tempo sotto il giogo d'iina ingiusta ser- gali, 6 certo erano dessi i tre cardinali che
vitù, e ci adoperiamo per conservare ad esse vedremo appresso diventare antipapi ; gli
in

lutti ì diritti ifelle dignith loro; cosi vi preghia- altri stavano por Adi^no c fier la Chiesa.
RoaRBicnKa. Voi. VI. 7

. / •

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,, ,

50 STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA

11 papa scrisse io propesilo ai vescovi di Chiosa, dalla mano di Dio fondata sopra fin-

Germania io questi termini: Ogni volta che crotlabil pietra, a dispetto di tutte le tempe-
nella Chiesa commeltesi qualche fatto contro ste che assalire la possano ,
starb senza scuo-

l’oQor di Dio e contro la salute dei fedeli, i tersi ,


mercè il divino patrocinio, fino nei
fratelli c coepiscopi nostri ,
quelli principal- secoli dei secoli. Del resto ,
voi lo sapete, egli

mente che sono animali dallo Spirilo Divino, non avrebbe dovuto tentar una sì diflìcile
far debbono che il mal fatto sia corretto impresa senza il consiglio vostro: e però sti-
in modo accetto a Dio. Ora, ai tempi nostri miamo che le vostre ammonizioni possano
cosa che non diciamo senza estremo cordo- facilmente ricondurlo a piò savio partito ,

glio,
il carissimo nostro figliuolo Federigo, uomo assennato come egli è ed imperaloru
imperatore dei Komani, ha fatto cosa che non cattolico {tìadevic.y /. 1, c. 15 .

leggiamo fosse mai falla da veruno dei suoi I prelati della Germania, dopo essersi in-

predecessori. Avendogli noi inviali due dei sieme consigliati ,


risposero al papa in questa*
nostri migliori fratelli, il primo giorno parve parole: Benché noi sappiamo e siamo certi

riceverli amorevolmente ,
quando il di appres- che la Chiusa di Dio, fondala sulla salda pie
so, mentre gli si leggevano lo nostro lellcro, tra non può essere atterrala nè per venti
,

a quello parole: :Voi li abbiam conferito C in- nè per tempeste, nondimeno, deboli e pusil-
signe benefizio della corona. montò silTcìUameale lanimi come siamo, ogni volta che una pro-
in ira, che la sarebbe cosa da far piangere il cella sorge di questa specie, siamo scossi o

ripelero le ingiurie che dicesì scagliasse con- tremiamo. Onde è che fummo assai turbati
tro di noi 0 contro i nostri legati , c la ma- anzi spaventati, per le cose che mostrano do-
niera oltraggiosa onde ci li costrinse ad uscir ver essere origine di grandi scissure fra tua
prontamente dalla sua presenza c dalle suo santitb e il devotissimo tuo figliuolo 6 signor
terre. Diccsi ancora che, mentre se ne an- nostro, r imperatore': imperciocché le parole
davano dalla presenza sua egli abbia fatto ,
contenute nelle lettere tue ,
recate dai tuoi
un editto por vietar che nessuno venga di legati Bernardo c Rolando, tutta commossero
cosa vostra a Roma per ricever Taposiolica la repubblica del nostro impero ,
uè le orec-
benedizione, e abbia a quest'uopo messe guar- chio della mnestb imperiale ascoltar le po-

die a tulli i confini del regno. Su non che, terono, nè quelle dei principi comportarle ;
inquesto increscevole fatto noi abbiam pure a tale che ,
salva la grazia della tua san-
una gran consolazione cd è che V imperatore ,
tissima palornitb ,
noi non osiamo, nc possia-
non si è condotto a tanto col vostro consi- mo difenderle a cagione della sinistra inter-
glio,
nò con quello tampoco del principi. prclaziono d'un senso ambiguo, nè approvarle
Laonde, trattandosi qui di cosa mia non solo, con qualche consentimento, insolite cd inau-
ma 0 si vostra e di tutte le chiese , ammo- dite fin qui come sono. Quanto alle IcUcro
niamo cd esortiamo la carilh vostra di opporvi che tu ci hai spedite ,
le abbiamo accolte o
come antemurali por la casa del Signore e di baciale col dovuto rispetto, o, secondo i tuoi
adoperarvi a ricondurre più presto che si possa consigli, abbiamo ammonito il tuo figliuolo c
tl dello nostro figliuolo sulla diritta via , e signor nostro l’imperatore, il quale, la Dio
principalmente a far si ch’egli obblighi Rai- mercè, ci ha risposto come si addiceva ad
naldo suo cancelliere o il conte palatino a faro un principe cattolico in questo modo:
una riparazione equivalente allo ingiurie che <r Due regole ci sono con le quali devees-
aniiron di vomitare contro i nostri legali c scro governalo il nostro impero, le leggi si-
contro madre vostra (a santa Chiesa ro-
la ero degli imperatori, c buone consuetudini lo
mana. Non aderisca il figliuolo nostro ai con- <lui nostri padri c dei nostri predecessori. Sono

sigli dei malvagi ,


consideri Tavvenirc e il i limili della Chiesa che noi non vogliamo no
passalo ,
0 cammini per la via degl’ imperatori possiamo passare nè ammuUinmo cosa qua! ,

cattolici; il modo ò questo di conseguir l’onore si voglia che punto se ne allontani. Di buon
,

in terra ,
cil in uno la felicilb in cielo. E voi, grado rcodiainu al padre nostro la riverenza
se ottenete di raddurlo sul buon sentiero che gli è dovuta; ma riferiamo la libera co-
renderete grato servigio al principe degli apo- rona del nostro impero ni solo benefizio dì Dio.
stoli ,
c conserverete liberi voi stessi e le vo- Ricoiiosciàmo nell'arcivescovo di Magonza il

stro chiese. Altrimenti, il detto nostro figliuolo diritto d’esser primo a dar il volo nelTelezio-
sappia per vostro ammonimento, sappia per ne , e dopo di luì negli altri baroni, secondo
la promessa del vangelo ,
che la santa romana il gpoflo loro; riceviamo ruiizlono di re dal

Dir:'*', ed by
.

LIDRO SESSANTCSIMO.VONO S<


pontetìce di Coloaia ,
e l'anzioDo suprema gio. anch'essi il confc.<ìsano, quanto all'acume,
che è quella d' imperatore, dal sommo poulo- la lettera loro il dh a divedere. Kssi alTerinano
Gce; e tatto ciò che viea d'altronde viene da cho Federigo parlò da principe cattolico; e
mala via. Noi non costringemmo giò in di- Federigo conosce per unica regola del suo
spregio del nostro diletto e reverendissimo governo, non giò la legge di Dio interpretata
padre e consacratore i cardinaliad uscir tlallaChiesa di Dio ma le leggi e le consue- ,

dalle nostro terre ,


ma st non abbiamo loro tmlini degl'imperatori precedenti; tali sono i

conceduta di passare piò avanti , atteso ciò limiti ch'ei pone alla Chiesa stessa. F. questi
che aveano scritto, e che scriver dovevano suoi predecessori neH'impero salir li fa, come
a scandalo del nostro impero. L'editto nostro abbiam veduto, sino fondazione di Roma. alla
non ò per chiuder l'entrata e l’uscita d'Italia, D'ondo restava a conchiudero che oramai, io
DÒ intendiamo di chiuderla ai pellegrini e quella guisa cho sotto a Romolo o a Numa o
agli altri che vanno a Roma per ragionevoli a Cesare o a Merono la religione, la Chiosa,
motivi ,
colla testimoniania dei loro vescovi il sommo pontefìcc ,
servir doveano di stru-
e snperiori ;
ma intendiamo bensì di opporci mento alla politica temporale a dominar l'uni-
agli abusi , dai quali tutte le chiese del nostro verso colla forza. Cho tal fosse il pensiero di
impero sono danneggiate ed impoverite , $ la Federigo, noi lo- verremo innanzi sempre più
disciplina dei chiostri quasi, distrutta. Dio si a vedere.
servi dell' impera per sollevare la Chiesa in Fra gli altri suoi Fini quello era della se-
capo aU’universo, e la Chiesa in capo all'uni- conda s|>edizioao che avvenne l’an-iu Italia,
verso vuol di presente distruggere l' im- no 1158. Poso egli il suo accampamento vicino
pero; cosa questa che a creder nostra non ad Augusta dove le suo milizie si raccoglie-
,

viene da Dio. Si diè principio con un dipinta, vano, o spedi avanti Rainaldo, suo cancellie-
poi dal dipinto si passò allo scritto ,
e lo re ,
ed Ottone, conto palatino di Ravicra, che
scritto vorrebbe passare in autorilè. No ,
noi s'inoltrarono in Lombardia facendolo in ogni
noi comporteremo, e deporremmo piuttosto la luogo riconoscere. Informatone il papa , inviò
corona che acconsentire cho il serto Imperiale a -piesto principe , dietro consiglio di Arrigo
sia cosi svilito insieme cen esse noi. Si can- duca di Baviera e di .Sassonia , due nuovi
cellino i dipinti , si ritrattino gli scritti, allin- legati nelle persone di Knrico ,
prete cardi-
chè non restino monumenti eterni di nimistà nale del titolo di San Nereo ,
c Gi.ocinto Car-
fra il regno e il sacerdozio >. dinal diacono di
Santa .Maria nella scuola
Questo ed altre cose, che non osiamo ri- greca. Gitimi a Trento .si presero a compa- ,

ferire sul trattato con Ruggieri e Guglielmo di gno per maggior sicurezza il vescovo di que-
Sicilia cd airi trattati fatti in Italia, abbiamo sta oittb, perchè, .sapendosi che l' imperatore
intese noi dal labbro stesso del signor nostro non era contento del papa molti coglier vo- ,

l'imperatore. Quanto al conte palatina ,


egli ò levano un tale pretesto per isvaligiare i legati
lontano ed intento a far gli apparecchi per la al varco dei monti. Infatti due poderosi baroni

spedizione d'Italia; c quanto al cancelliere, di quelle parti presero i cardinali cd il vesco-


ch'era presente, non ci disse cosa da cui non vo, li spogliarono e posero in ferri, finché un
ispiri r umiliò e la pace, assicurando avere nobile romano ,
fratello del cardinale Giacinta,
egli con lutto il poter suo difesa legali con- i venne a liberarli dando in ostaggio sè stessa;
tro popolo , che voleva ucciderli , di che
il senon che Arrigo duca di Baviera e di Sas- ,

tolti quelli che si Irovavano presenti rendono sonia fece poco tempo dopo vendetta di que-
,

testimonianza. Del resto noi supplichiamo in- sto sopruso.


staotemente la Sanlitè tua di perdonare alla Arrivati dunque i legati al campo dell' ini

nostra debolezza, e, come un buon pastore, peratore nei contorni d'Augusta ,


furono am-
di calmare la magnanimitè del figliuol tuo messi al suo cospetto ,
cd eglino riverente
con iscritti che con la melata soavith loro mente il salutarono per parte del papa e dei
raddolciscano l'amarezza dei primi, alTincbè la cardinali ,
come signore ed imperatore iti Ro-
Chiesa di Dio goda d'una tranquilla devozione, ma e del mondo cosi almeno afferma il
;
te-

e r impero della gloriosa allcìiza sua, per l' in- desco Radevico, e si vede quanto a Federigo
terposizione e la grazia di Gesb Cristo, media- stosse a cuore codesto titolo di signore del
tore fra Dìo uomini (Rodeuic, l. I,c. 46).
e gli mondo e imperatore dell'universo. Poi gli si-
Quei buoni vescovi d'altro non mancavano gnificarono il dispiacere che il. papa sentiva
che di coraggio e di acume ; quanto al corag- d'aver incorsa la dì lui indignazione ,
benché

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52 STORIA UNIVKRSALE DELLA CniEPA CAITOLICA

non credesse averla meriiola, c preseniarono figliuolo in Gesù Cri.sto ,


come la sia scon-
una lettera cbe fu lotta e interpretata da venevole perchè se tu avessi pure .qual-
;

Ottone di Frisinga, al quale questa discordia che amarezza contro di noi, conveniva per
tra l’impero e il sacerdoiio cagionava, sicco- tue lettere o messi notidcarlo, c noi avremmo
me afferma Radevico, suo discepolo, un dolor avuto cura di provvedere all'onor tuo, sicco-
grandissimo. Era la lettera concepita in que- me a quello d'un dilettissimo figliuolo. Or.i

sii termini : dunque che, dietro il consiglio del nostro di-


Dal d) cbe per divina volontà avemmo il letto figliuolo Arrigo ,
duca di Baviera c di
governo della Chiosa universale, sempre fu Sassonia, noi t’inviamo due dei nostri fra-

nostra cura di onorare in ogni cosa la magni- telli


,
i cardinali diaconi Enrico e Giacinto, ti
ficenza tua, io modo d'accrescere l'un di più preghiamo nel Signore a far loro onorevole c
che l'altro famor tuo verso di noi c la tua benigna accoglienza e ad ascoltarli eoo fede ,

venerazione verso la sede apostolica. Avendo intera come se noi stessi ti parlassimo dal
tuttavia udito che, per suggestione di taluno, fondo del nostro cuore, cd a fare in modo .

l'animo tuo era un poco sollevato contro di di concerto con essi c col duca antedetto .

noi', t’inviammo duo dei nostri migliori ed che non resti più alcun seme di discordia fra

illustri fratelli, cardinali Rolando c Demordo,


i te e tua madre la santa Chiesa romana {Ita-

che sempre diedero a divedere grande zelo per fUvic., /. t, c. 22).


l’onore di tua maeslh, per sapere da te me- Essendo questa Icllora stata letta e inter-
<iesimo le lue intenzioni ;
e fummo grande- pretala in modo benevolo, f imperatore pose
mente meravigliati cd afflitti airudìrc cbe oi giù gli sdegni, e, fallo più trattabile, spose ai
furono trattati ben altramente che non si legali alcuni altri articoli che avrebbero po-
addicesse alla maesth tua imperiale, a cagione, tuto esser cagione di discordia dove non fos-
come è fama, che l’animo tuo si commovosse sero stali corretti. I legati gii risposero su tutto
per una certa parola la parola beneficium , , io modo soddisfacente ,
assicurandolo che il

benefizio, che nulla ha in sè di cui adontarsi, papa non dctrarrcbl^e in alcuna cosa alla digni*
non puro un si gran personaggio come tu sei, th reale c conserverebbe in lutto diritti e i

ma nò eziandio l'uomo il più comune. Ed l’onor deir impero. Dopo di che f iinperaloro
invero, benché questo vocabolo riceva presso dichiarò restituir egli al sommo pontofìcc ed a
alcuni un signilicato diverso dalla sua etimo- lutto il romano clero 1’ amicizia sua ; in con-
logia conveniva tuttavia prenderlo nel senso
, trassegno di che diede ai legati il bacio di pace,
in che noi puroil prendiamo , e che aver si Unto per loro quanto per gli assenti, lì regalò
sa di natura sua , essendo questo vocabolo e rimandolli lutti conienti (i6. ,
e. 23).
composto di bene e di fatto e chiamandosi ,
30. Ottime, vescovo di Frisinga, cho aveà
fra noi benefizio ^ henefìzium^ non mica un reso si buon servigio all' imperatore .suo nipote
feuilo, ma un bene fatto ^ bonnm factum. In ed a tutta la Chiesa col riconciliarli fra loro,
siimi senso esso è preso in tutta la sacra seguir dovea l’imperatore stesso in Italia, ulì-
Scriilura.Ora la maestà tua sa che noi ab- ,
lissimo come gli era negli affari deirimperio ;

biamo posta sulla tua fronte l’ insegna della ma lo pregò di dispensarlo da questo viaggio, c
corona si bene e si onorevolmente che que-
, nel lasciarlo gli raccomandò gl’ interessi della
sto può bene indicarsi da lutti un bene fatto. sua chiesa, e pariicolarmente la libertà del-
Adunque se alcuni conversero ad altro senso l'elezione dopo la sua morte, ch'egli credoa vi-
(|uesla parola o quelle altre: iVot t'abbiamo cina. Ritornato indi a casa sua, ne pani (>er
I

ronfcrita l' insegm della corona imperiate;, noi condursi al capitolo di Cistercio ,
e giunse am-
I

fecero secondo ragione , ma secondo il toro '

malato a Morirnondo, dov'era .stalo abbate.


proprio volere e per suggestione di chi punto I
Fermossi colò c crescendo il mole, dopo aver
,

non ha cara la concordia fra il regno e la ricevuto l’estrema unzione, e fatto testamento,
f'.hiesa;perché con quella frase; iVoi fi aó- i si fece recar il volume della .storia dcll’impe-
biamo conferita la corona, non intendemmo ralor Federigo da lui composta, c lo confidò ad
j

di dire se non quello che abbiamo dello alcuni nomini dotti e pii allìnehé vi corregges-
pur ora .Voi t'abbiamo posta sulla fronte.
; sero quel che pote.sse over detto in favore della
Quanlo poi all' impetliro cho tu fai lo per- opinione di («ilberto della Porrctla, non volendo
enne ecclesiastiche di visitare, come è dover dare scandolo a veruno, dichiarando voler egli
loro, la sanUi romana Chiesa, se la cosa è sostenere la fede cattolica secondo la regola
tomo la dicono, tu stesso vedi, dilettissimo '

della Chiosa romana 0 . piuttosto della Chiesa

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, .

unno SESSiNTESIMONONO .'il

universcilr. La cagione di sua ansici^ era per trare da parte loro alcuna resistenza. Spir.ito
avventura modo con che parlata avea di San
il poscia indi a due giorni ultimo Irrinino loro
l'

Bernardo, come se questi fosse stato male pre- accordatOj di nuovo si presentarono dinanzi ai
occupalo contro Gilberto. Dopo la della dichia- borghi di Lodi, ma tulli gli abitanti, uomini,

rasione, Ottone ricevè il viatico o mori in donne, fanciulli, avean lasciate le case loro cd
meno ad un circolo di vescovi e di abbati , il cransi ritirati più lontano; sicché i Milanesi,
di 81 Settembre 1158, dopo avere per venti dopo averle spogliale, le diedero alle fininmo
anni governato la chietia di Frisinga. Abbiamo {Ution, Morena, llist. Laudens., p. 993 e I003;

di suo due opere isloriche ,


pregevolissime Muratori Script, rerum ilatic , t. 61
,
.

amendue: la prima è una Cronaca ^


o storia I Bresciani, ch'eran collegati coi .Milanesi,
universale, divisa in selle libri, che principia furono assalili i primi dall'esercito imperiale,
dalla creazione del mondo e^finisce all'anno 1146, cd rapo a quindici giorni , spaventati della
in

ed alla quale aggiunse un oliavo libro, che è loro condizione diedero stalichi ed una gros-
,

un trattato teologico della Fine del mondo, per sa somma di denaro per comperare la pace
guisa che porge cosi il principia,
il mezzo ed [Kadevic., l. c. 25).
il fine di tutta la storia umana. Dopo questa si Federigo tenne sul loro territorio, in mezzo
accinse alla storia dell' imperator Federigo, al .suo caiiqjo, una sorta di dieta in cui pnli-

della quale compose duo libri , principiando blicò una legge sulla disciplini militare, i-lie

dall' anno 1076 ed allo scisma di Guiberto fu confermala dagli arcivescovi, dai vescovi u
contro papa Gregorio VII, e terminando all’an- dagli abbati anche con promes.>..i digastigarne
no 1156. Quest’istoria fu poi continuala da gl’infrattori collo censure ecciesiasliclie. Ne re-

Hadevico, suo discepolo o canonico della sua chiamo qui oppresso gli articoli piii curiosi
chiesa {lìadtvic ,
/. S ,
c. 1 1 )• Ordiniamo che nè cavalieri nè sergenti
31. La spedizione di Federigo imperatore istighino a contese. Che se uno contende col-
era rivolta contro la cilth o comune di Milano. l'altro, nessuno di loro manderè il grido di
Al suo arrivo io Italia noverava nel suo escr-- guerra per non indurre suoi a combattere i

cito piti di quindicimila cavalli, e piti di cento- Se insorga qualcbo rissa nessuno vi accor ,

mila fanti. Ma i Milanesi non si scorarono, c, relè con armi cioè colla spada
,
colla lancia ,

avuto innanzi avvisa della vicina mossa di que- o con frecce ma, coperto della corazza, dello
;

st’oste formidabile ,
non aveano omessa di- scudo e dell'elmctlo altro non vi porterh che ,

ligenza per metterai io condizioni di oppoile un bastone per metter fine alla rissa. Nessuno
una valida resistenza ,
cercando soprattutto di si allontanerè dalla bandiera del campo se non

assicurarsi della fedelth e dell’ubbidienza dei per trovare il suo alloggio. Se un soldato
l.odigiani ,
dei quali a ragiono dilfldavano. allontananilosi dalla bandiera muova una ri< .

Le precauzioni da essi usate a questo fine s,a, gli sari) levalo ogni suo arnese e sarè cal-

rendono testimonio in favore dei costumi e ciato dall’esercito. S’ egli è un servo, gli si

della buona fede degli Italiani del secolo duo- taglieranno i capelli, sari» balliilo colle verghe
ilecimo ,
poiché non dimandarono loro ostaggi, e scollato alla mascella, se pure il padrone
uè posero presidio nei lor castelli : ma ,
reca- non lo riscatti con tutti gli arnesi suol.
tisi i consoli Milanesi in quella cittè nel mese Chi ferisco un altro, se ne sia convinto d.i

di Gennaio dell’anno 1158, si contentarono duo validi testimoni avrh la mano tagliata
.

che gli abitanti della provincia, nessuno ec- Se non vi sono testimoni, e l'accusato voglia
cettualo ,
giurassero dinanzi a loro di obbedire purgarsi col giuramento, l’accusalorc può op
in ogni cosa agli ordini del comune di Milano. porvisi e disfidarlo a duello. Chi commette un
8e non che i Lodigiani, gih determinati a ri- omicidio, s'egli ne sia convinto da due legil-
liellarsi
,
nonmai acconsentire a pre-
vollero tiini testimoni, .soggiacerè alla pena capitale,
stare un giur,imento che loro ne avrebbe chiuso se non ci sono Icslimoni. e l'omicida vogli.i
le. vie, protestando non v'essero inserita la purgarsi con giuramento, il parente del mori
clausola talva la fedeltà dovuta all imperatore può oppnrvisi c provocarlo a duello. .Se alcuno
la qualediceano necessaria ad acchetare la olTendc o ferisce un .soldato estraneo che si
loro coscienza, legali com'erano a questo mo- avvicini pacificamente al campo, .sediiìo sul
narca ila un giuramento anteriore. Fid con- i suo palafreno seiiga scudo nè armi
,
s.irii ,

soli. per costringerli all ubbidicnza , mossero giudicato violalor della pace. Ma se l' estranee
contro di lum colie milizie milanesi o ad essi abbia imbracciala lo scudo e la lancia in pn'
,

tolsero quanto avsan di mobile senza incon- 1


gno, colui che l'olTendc non avrò violato lo pace.

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.

sroRU universat.e della chiesa cvrroLiGA

Il soldato che spoglia im mercanto resti- var può con due validi testimoni che fra loro
luirìi il (loppio e giurerh che non sapeva fosso era giuratalo pace, il tedesco sarò castigato

un mercanto. Se un servo, lo spof^lialoro sia {ftadevic., 1. i . c. iQ \ et Gwuker. Ligurin , L 7.


avrh la^tliati i ma*
capelli, sarìi scollalo alla In questa medesimo dieta t Milanesi furo-
scella, ed il padrone di lui rifarb il danno no citaticomparire |>er difendersi dall'ac-
a
recato. Chiunque vede un altro svaligiare una cusa di ribellione e non avendo essi scosso il ,

chiesa od una boUega^, devo impedirgliela, ma giogo dell’impero per modo che non ricono-
senza per questo far rissa e se noi può ; . scessero ancora lo toro dipendenza verso il suo
deve accusarlo in corte. Niuno terrò donna capo, ubbidirono alla citazione, ed i loro de-
entro al suo alloggiamento ;
e se ardisca Icncr- putali, dopo aver difesa la condotta loro,
venc alcuna, gli sarò tolto ogni suo arnese, profTersero per forma di riscatto una ragguar-
sarò scomunicato, e la donna avrò taglialo devol somma di denaro, che fu dall’ impera-
il naso. tore rifiutata. La dieta ditdiiarò indi i Milanesi
Un servo che commetta latrocinio, per la nemici dell’ impero, e Tesorcito ebbe ordine di
prima volta non sarò impiccalo, ma gli si apparecchiarsi all’ assedio di Milano.
laglicranno i capelli, sarò scottato alia mascel- Venuto l’imperatore ad accamparsi vicino
la, battuto converghe o caccialo dall'cser-
lo alle ruine di Lodi vecchio, i Lodigiani sì pre-
rcilo, quando pure il padrone non lo riscatti sentarono a lui collo croci io mano, contras-
con lutti I suoi arnesi. Se abbia innanzi altra segno dei supplichevoli., chiedendo un nuovo
velia rubato, sia impiccato. Il servo accusato .spazio di terra per riedificarsi la cittò loro
di furto, che non sia stato collo sul fatto, si distrutta dai .Milanesi; e Federigo ne asscguò
purgherò con un ferro rovcnie, ed il suo pa- loro uno all' Adda, e por vi fece in sua
in riva
drone farò giuramento per lui. L’accusatore, presenza prima pietra del nuovo Lodi, che
la

dal canto suo, giurerò non accusarlo egli di sussiste ancora [Olhvn. à/orrnu, p. 1009}.
furto se non perchè lo crede colpevole. Se 1 Milanesi si videro addi 5 Luglio dell’an-
alcuno trovi il cavallo d’un altro, non lo to- no 115S assediali da tutto l’esercito imperiale,
serò, nè Io renderò tale che sia difllcile rico- sidifesero valorosamente, fecero varie sortite,
noscerlo, ma ne informerà il maresciallo, nè ebbero qualche vantaggio; ma più frequenti
lo terrò nascosto, nè lo caricherò delle sue furono gli svantaggi, fra’quali il più grande

bagaglie. Se colui che l’ha perduto lo trovi fu quello di vedersi abbandonali dai loro al-
carico per via, non getterò in terra il suo leali, molti dei quali anche militavano nel
carico per via ,
ma lo seguirò airalloggio e campo nemico. 1 Cremonesi od i Pavesi abu- ,

ricupererò il suo cavallo. Se alcuno arda una sando del sostegno dell’ imperatore per dare il
casa in città od in campagna, sarà frustalo, guasto alle campagne ,
strappavano o ardeva-
londulo c scottalo alla mascella. no le vili, i fichi, gli ulivi, atterravano le ca-
Se un mercante teutonico rivenda piò caro se ,
scannavano i prigioni, faccano la guerra
al campo che nòn comperasse alla città, giu- il insomma con quella barbarie cui si danno
sua mercanzia,
stiziere lo spoglierò di tutta la sovente t del>oii quando sono inaspriti da uni
lo ballerò colle verghe,mozzerò i capelli gli lunga oppressione'edinebbri ali dalla vittoria
e lo scotterò alla mascella. Nessun tedesco [lìadevic., l. i, c. 39J.
avrà per compagno un latino, tranne che que- Finalmente^ per interposìcione del conte di
sti sappia il teutono; c se n'abbia ,
gii sia tolta Oiandrate, uno dei più polenti signori del Mi-
ogni roba sua. Se un soldato dica ingiurio ad lanese ,
che godeva la stima o la confidenza
un altro, egli può negarlo con giuramento ; delle due parli ,
fu conchiuso il giorno 7 Set-
ma non negandolo gli pagherò dicci lire di ,
tembre, fra la ciltÒ di Milano c Fedrigo im-
moneta corrente nel campo. Se alcuno trovi peratore, un trattato che principia in questi
qualche vaso pien di vino, prendo di questo termini: In nome di nostro Signor Gesù Cri-
cautamente senza rompere il vaso nè spez-
,
sto. Questo è t'accordo pel quale i Milanesi
zare cerchi della botte, affinchè il vino non
i ritorneranno e rimarranno nella grazia dell'im-
si versi e spanda con donno dell' esercito. peralore. Seguono indi le condizioni che furono
Quando poi questo s’impadronisca d’un ca- tuttavia tanto vantaggiose da potervisi Mila- i

stello, ì soldati nc torranno lutto che esso nesi sottoporre senza vergogna. S'obbtigaronn

^
contenga, ma non gli ap|»iccheranno il fuoco essi a lasciar libero Como e Lodi, a prestar
senz'ordine del maresciallo Quando un tede- giuramento di fedeltò all’imperatore, a crii*
sco ferisca un italiano, se quest’ultimo pro- iicargli un palagio a loro speso c pagargli in

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, .

unno SP.SSANTEMMUNONO 1)5

Ire volte entro Tanno novemila marche dar- che Geimauia, lutto il mondt*
l’Italia e la

genio ,
per la qual somma doveano dare ostag- cristiano.Quallro fiimosi dottori insegnavano
gi, e da ultimo a rinuoxtare alle regalie che in que’gìorni a Bologna il diritto romano
possedevano. LMmpcratoro promise dal canto Bulgaro Martino, Iacopo ed Ugooe, discepoli
,

suo di non entrare coll* esercito in Milano e di lutti e quattro d* Irncrio che avea fatto ri- ,

allODlanarlo dalle sue mura tre giorni dopo ebo Borir quello Studio. Federigo li chiamò lutti
gli fossero daU in mano gli ostaggi. Nel trat- c quattro alla dieta di Roncaglia perchè vi
talo furono compresi gli alleali dei Milanesi primeggiassero.
i Tortonesi ,
i Gremasebi e gl' isolani del lago Un giorno che Timpcralore cavalcava fra
di Como: fu sancita dall’ imperatore la con- il dottore Bulgaro cd il dottoro Martino . di-

tinuazione delia lega loro, confermalo ai Mi- mandò loro s’ci fosso giuridicaiiienle il pa-
lanesi il da sè loro con-
diritto d'eleggersi i drone del mondo. Risposo Bulgaro cho non
soli in assemblea popolare se non che volle ,
era quanto alla proprietà ; ma Martino ri *
I consoli gli prestassero giuramento di fedel- spose che si. Smontato allora Timperalore
tà, e che deputali tolti fra
i nuovi eleni i dal suo cavallo , ne fece un presente a Mar-
venissero da Febbraio
lui ,
nello caleude di tino stesso onde poi Bulgaro ebbe ad uscire
,

a rinnovare quest’obbligo. Finalmente promise In questo bisticcio di parole: Amisi cquum .

d’interporsi per conchiudere la pace tra Mi- quia (lixi aequum quod uou fuit atqnum .

lano e suoi collegati da una parto , o lo ciub Terdei un cavallo, per aver detto il giusto,
di Cremona, Pavia, Navarn Como, Lodi c , il che non è giusto [Othon. Morena . fhst.

Vercelli dalTaltra sotto condiziono che si ri- , ÌAud.\ Muratori^ Scnpf.rer. p. lOlH,.
laKfassero du questa e da quella i prigioni, Questa isloriella è riferita da Ottone Morena,
solo consentendo che , dove Topera sua per autore contemporaneo ,
magistrato di Lodi eJ
la pace riuscisse a vuoto gl* Italiani te- , amico e conli<lcntc di Federigo. Si vede qui
nere potessero i prigioni che scambievol- che t giureconsulti erano concordi a sostenere
mente si fossero fatti ,
ammeUendo cb* egli che Federigo era il padrone del mondo quanto
stesso non avrebbe diritto di dolersene [liade- alla sovranità ; solo diflferivano nel punto di
vie ,
l. t, c. if). sapere s'egli tal fosse anche quoulo alla prò
Sottoscritta da una parte e dalTaltra que- priclà. Insomma, che T imperatore germanico

sta coovenzioDO il clero ed


,
i magistrati di fosse l’unico signore del mondo e che quindi
Milano vennero n piè nudi alla tciidu del- i re di Francia d’ Inghilterra di Spagna ,
.

Timperalore ;
il clèro, condotto dalTarcive- gT imperatori de'Greci cd anche de'Cinesi, non
seovo Uberto, -era preceduto dalla croce, cil fossero che suoi vassalli od allrclianli usur-
i magistrati portavano la spada nuda in patori, era cosa die appo i giureconsulti di

mano. Letti colà o ratificali gli articoli dei Bologna non s’ammetteva per dubbio ma ;

trattato , T imperatore porse la destra ai de- cb’ei fosso Tunico proprietario d'ogni casa,
putali di Milano e li riammise nella sua gra- d'ogni podere, era cosa sulla quale vera
zia (i6. , c. a 43). tuttavia qualche disparere.
Addi 23 dello stesso anno Federigo tenne Avendo dunque Federigo fatto venire io

un'assemblea generale o dieta in Roncaglia. Roncaglia i quattro dottori bolognesi ,


impose
proclamare il suo titolo
rolT intento di farvi loro dj annoverargli sinceramente tulle le re-
di signore del mondo. Al qual uopo avea galie ohe gli apporteuesscTD in Lombardia

latto assognantento sui giureconsulti di Bo- nella qualità sua d'imperatore; cd essi si scu
logna, quali, tenerissimi come erano del sarono dal farlosenza il consiglio d'altri giu
i

diritto romano , non vedevano in ogni cosa dici onde Federigo ne aggiunse loro altri
;

che imperatore; laddove Arnaldo da Brescia, ventoUo due d’ogni città di Lombardia. Fs-
,

tenerissimo delia storia romana, in ogni cosa sendosi ì trentadue giureconsulti raccolti a

non vedeva ebe senato e popolo romano; consiglio fra loro, dichiararono nIT impera.lo-

onde cosi per gii uni come per Tallro le mu- re ,


presenti i signori ed i consoli delle città,

uzioni pel corso di diciotlo secoli avvenute a lui solo appartenersi tutte le regalie, c

nel mondo, nei regni, nella religiooe ,


nei sotto il nome dì regalie doversi intendere i

cosluuìi, nelle pratiche degli individui e dei ducati, i marchesati, tc contee, i consolali,

popoli erano nulla. Una sola idea, T impera- il diritto di coniar moneta ,
i pedaggi , i dazi,

tore, era la fcrroa regola alla quale legisti i i tributi ,


i porti ,
i niolini ,
lo pescagioni e

di Bologna ricondurre c ridur volevano, non tutte le rendite che venir potevano dai

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!iG STOBIA l'NIVEHSALt OrU-A CHIEDA CaiTOLICa

fìiimi [Othon. Morena, p. \0\7-\0i0; Radevic., professore , o al vescovo della cillh , con com-
f. 2, cap. 5'. minatoria a ohi volesse tratlurli dinanzi ud
Essendoché gli argomenti dei legisti erano un altro giudice di perdere la sua causa
nppdggiati da centomila spade, non si trovò {Hadevic. , 2 ,
c. 7 ;
Authent .
,
ad iit. ne fU.
null.i a ridire ; anzi tulli facevano a gara a propat. 4, cod, 13),
chi meglio lodasse raccondiscenza de! prin- Poiché la dieta di Boncaglia avea ammesso
cipe. L’arcivescovo di Milano nella sua dice- per massima che il volere del principe facea
ria lo qudiifìcó unico imperatore di Boma legge ,
Federigo pensò da senno a trarne le
«• del mondo. La inaesU tua, soggiungeva conseguenze. La cillè di Piacenza ,
per essere
fH)i , ho degnalo consuUare noi suoi fedeli, stata in lega con Milano ,
ebbe per ordtuo suo
<‘d il popolo suo intorno alle leggi e alla giu- rase al suolo le mura, colmalo le fosse ed
stizia del che suH'onore
pari dell' impero ; atterralo le torri, c Tambizione sua crescendo
or b*»nc sappia ella che lutto il diritto del colla fortuna , rivendicò lo isole di Corsica e
,

|K)polo per istabilire nuove leggi fu a lei con- di Sardegna, e spedi ai Pisani ed ai Genovesi
ccdulo. Il voler suo è il dirillo giusta il ,
commissari imperiali con ordino di trasportarli
dello; che quanto piace al principe ha forza in queirisole. Avendo questi voluto scusarse-
di legge allesochò a lui ed in lui il popolo ne ,
Federigo si adontò, o minacciò di tutta
,

ha commesso lutto rinqwro e la poteslò l’ira sua Genovesi {Radevic., i 2, c. 9), i


i

sua; imperciocché lulló ciò che rìinperalorc <|uall sì fecero scudo contro di lui della legge
costituisco decreta o comanda con una let-
,
promulgala alta dieta sulle regalie, allegando
tera con una sentenza, con un editto, si antichi privilegi degli imperatori pei qurili
,

converte in legge subito. Infatti naturalis- erano esenti da ogni imposta e da ogni ser-
simo è che alla fatica consegua il premio, vigio, attesa la |>overth delle loro montagne
e che gravato come tu sei del carico di e la cura che ei si davano di difendere la
,

tulli proteggere, tu altresì possa a lutti co- costa contro gli infedeli. Intanto, non .«i tosto
mafnJarc [ìiadevic. ,
/. 2, c. 4). si seppero a Genova le mìnaccie di Federigo,
Dietro la sentenza dei giurecwjsulli , l*ar- si videro uomini, donue, e fanciulli lavorar
rivescovo ed i consoli di Milano ,
c lutti gli di e notte con assiduo ardore a ri.'dznre e
altri vescovi c signori di Lombardia, riiiun- fortificar le mura della citlé ed a munirle ,

ziarono pubblicamente nelle mani dell' impe- di macchine da guerra. Nel medesimo tempo
ratore n lutti que’dirilli ch’orano stali giu- iiiviavansi deputati all’imperatore, lo storico
dicati regalie, se non che !’1mperalorc ne t^iffaro 0 vari m.igistrali ,
i quali ,
adoperando
confermò il possesso a lutti quelli che mo- ora la destrezza, ed ora la ragione, ora l’ar-
strare poterono di legittimamente possederli; dire ed ora la sommessione sep|>ero placar ,

e nondimeno gli usurpati furono tanti da ren- l’ira sua e indurlo a contentarsi d’una som-
dere la somma di trentamila marche d'ar- ma di mille e dugenlo marche d’argento, che
gento all’anno (iò. ,
c. 5 . anche gli sborsarono [Caffaro, druia/. genum
In qiiesl’assendilea di Uoncaglia Federigo l. \ p 270 c 27! ; Muratori, Script, rer.
,

fece molle leggi per istabilire la pace e la si- dal . , t. 6;.

curezza pubblica. Una particolarmente ne Quando il volere del principe é la regola


fece per gli studenti, certamente alFuopo della sua giustizia, egli può .inche dispensarsi
delia scuola di Bologna, famosa in quo’lcmpi, dal mantenere la sua parola ogni volta che
la qual legge recava : Che gii scolari viag- gli piaccia; Feilorigo quindi usò ampiamente
gianti » cagione dei loro studi ,
c principal- di questo privilegio per isciogliersi dagli ob-
mente i professori delle leggi divino ed im- blighi che gli orano imposti dal suo trattato
periali pr»lessero essi ed loro messaggeri,,
i coi Milanesi, sottraendo Monza alla loro giu-
sicuramente ventre ad abitare nei luoghi* do- risdizione, benché con quel trattato li avesse
ve si esercitassero gli studi ; che Jiiutio fosse espressamente confermati nella possessione
tauio ardilo di far loro ingiuria né usare , dol loro territorio , cccetluatene Lotli e Como.
rappresaglie contro di loro per delitti o per Poi, poco dopo, lol.se loro egualmente le «lue
debili fatti in altre provincia, di che malle- contee dello Mariesana e del Seprio di cui ,

vadori fossero i singoli governatori dei luoghi, diede l’investitura ad un nuovo signore; poi
e che se alcuno intentasse alcuna lite contro ancora mise presidio tedesco nel castello di
di loro, avessero libero dVleggere tra il di- Trczio; c finalmenie, per eompìncere ai Cre-
fendersi dinanzi al loro signore o al loro monesi, diede ordine di dislniggeie quello di

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LIBRO fES?*NTESIllONONO !i7

Croma. Verso il medesimo tempo avca spedilo cillh ,


intantocliò gli assediati si sforz.avann

il suo cancelliere a Milano, per insliluirvi in- con nuove catapulto ili respingerla. I padri di
vece dei consoli un fpudice imperiale o po- quello vittime infelici stavano armati sullo
desU , il che era conlrario pure alla leltera mura mandando grida dolorose, ma non ces-

del trattato di pace (Sir ttaul, p. 1181-1182; savano però di coinballcro e di voltare lo ca-

Ollon. .Voreno, p. 4021 ;


fiadevic., l. 2, c. 24; tapulte contro la torre che veniva innanzi
Muratori, I. 6) ; ma il popolo, sopportar non ed uno di essi ,
alzò quanto più potò la voce,
potendo questo nuovo sopru.so pigliò hirenle ai suoi Ggliuoli gridando : flcali (|uelli che
,

le armi e costrinse il cancelliere ad uscire in muoiono per la patria o per