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pagina 6 L’OSSERVATORE ROMANO sabato 8 ottobre 2016

Per il dialogo teologico fra cattolici e ortodossi

«Quello che abbiamo veduto e udito, noi


lo annunciamo anche a voi, perché anche
voi siate in comunione con noi. E la no-
Sinodalità e primato è fatto vescovo senza il consenso del me-
tropolita, questo grande sinodo stabilisce
che costui non debba esser vescovo».
stra comunione è con il Padre e con il fi-
glio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scri- 8. Quarto concilio ecumenico (Calcedo-
viamo, perché la nostra gioia sia piena» (1 re le divergenze teologiche, ha esaminato 451) ricordò di nuovo i diritti (díkaia) del un vescovo che era stato condannato pote- nia, 451), canone XII: «Quelle città, però,
Giovanni, 1, 3-4). il rapporto tra sinodalità e primato nella metropolita — insistendo sul fatto che que- va fare appello al vescovo di Roma e che che già avessero ricevuto con lettere impe-
vita della Chiesa. Le diverse comprensioni sto ufficio fosse ecclesiale e non politico8 quest’ultimo, se lo riteneva opportuno, riali l’onorifico titolo di metropoli godran-
1. La comunione ecclesiale nasce diretta- di queste realtà hanno svolto un ruolo im- — proprio come il settimo concilio ecume- poteva ordinare un nuovo processo, che no del solo onore, così pure il vescovo che
mente dall’incarnazione del Verbo eterno portante nella divisione tra ortodossi e nico (Nicea II, 787)9. doveva essere svolto dai vescovi nella pro- governa quella Chiesa, salvi, naturalmente,
di Dio, secondo la benevolenza (eudokía) cattolici. Pertanto, è essenziale cercare di 13. Il Canone apostolico 34 propone vincia limitrofa a quella del vescovo stes- i privilegi della vera [katà alétheian] metro-
del Padre, per mezzo dello Spirito santo. giungere a una comprensione comune di una descrizione canonica della correlazio- so. Appelli in materia disciplinare furono poli».
Cristo, venuto sulla terra, ha fondato la queste realtà interrelate, complementari e ne tra il prótos e gli altri vescovi di ogni rivolti anche alla sede di Costantinopoli16 9. Settimo concilio ecumenico (Nicea II,
Chiesa come suo corpo (cfr. 1 Corinzi, 12, inscindibili. regione [éthnos]: «I vescovi di ciascuna na- e ad altre sedi. Tali appelli alle sedi mag- 787): il canone XI concede ai metropoliti il
12-27). L’unità esistente tra le persone del- 6. Al fine di giungere a questa com- zione debbono riconoscere colui che è il giori furono sempre trattati in modo sino- diritto di nominare gli economi delle loro
la Trinità si riflette nella comunione (koi- prensione comune di primato e sinodalità, primo [prótos] tra di loro, e considerarlo il dico. Gli appelli al vescovo di Roma diocesi suffraganee se i vescovi non prov-
nonía) dei membri della Chiesa tra loro. è necessario riflettere sulla storia. Dio si loro capo [kephalé], e non fare nulla di im- dall’Oriente esprimevano la comunione vedono a farlo.
rivela nella storia. È particolarmente im- portante senza il suo consenso [gnóme]; della Chiesa, ma il vescovo di Roma non
portante compiere insieme una lettura teo- ciascun vescovo può soltanto fare ciò che esercitava un’autorità canonica sulle Chie- 10. Cfr. concilio di Antiochia (327), cano-
logica della storia della liturgia della Chie- riguarda la sua diocesi [paroikía] e i terri- se d’O riente. ne IX: «È appropriato che i vescovi in
sa, della spiritualità, delle istituzioni e dei tori che dipendono da essa. Ma il primo ogni provincia [eparchía] sottostiano al ve-
canoni, che hanno sempre una dimensione [prótos] non può fare nulla senza il con- scovo che presiede la metropoli».
Il documento di Chieti teologica.
7. La storia della Chiesa nel primo mil-
senso di tutti. Poiché in questo modo la
concordia [homónoia] prevarrà, e Dio sarà
Conclusione
11. Cfr. primo concilio ecumenico (Nicea,
20. Per tutto il primo millennio, la 325), canone VI: «In Egitto, nella Libia e
lennio è fondamentale. Malgrado alcune lodato per mezzo del Signore nello Spiri- Chiesa in Oriente e in Occidente fu unita nella Pentapoli siano mantenute le antiche
fratture temporanee, all’epoca i cristiani to santo»10. nel preservare la fede apostolica, mantene- consuetudini per cui il vescovo di Alessan-
Dal 16 al 21 settembre si è tenuto a Francavilla al d’Oriente e d’Occidente vivevano in co- 14. L’istituzione della metropoli è una re la successione apostolica dei vescovi, dria abbia autorità su tutte queste provin-
Mare (Chieti) il quattordicesimo incontro della munione e, in quel contesto, furono costi- forma di comunione regionale tra Chiese sviluppare strutture di sinodalità inscindi- ce; anche al vescovo di Roma infatti è ri-
Commissione mista internazionale per il dialogo tuite le strutture essenziali della Chiesa. Il locali. In seguito si svilupparono altre for- bilmente legate al primato, e nella com- conosciuta una simile autorità. Ugualmen-
teologico fra la Chiesa cattolica e la Chiesa rapporto tra sinodalità e primato assunse me, vale a dire i patriarcati comprendenti prensione dell’autorità come servizio (dia- te ad Antiochia e nelle altre province sia-
ortodossa. Al termine l’assemblea ha approvato un diverse forme, che possono offrire agli or- diverse metropoli. Sia il metropolita sia il
documento, intitolato Sinodalità e primato nel todossi e ai cattolici una guida fondamen- patriarca erano vescovi diocesani con pieni
primo millennio. Verso una comune comprensione nel poteri episcopali nelle loro diocesi. Nelle
tale nei loro sforzi per ripristinare oggi la
servizio all’unità della Chiesa, del quale questioni legate alle loro rispettive metro-
piena comunione.
pubblichiamo una nostra traduzione dall’inglese. poli o nei patriarcati, però, dovevano agire
in accordo con gli altri vescovi. Questo
La Chiesa locale modo di agire è alla radice delle istituzio-
8. La Chiesa una, santa cattolica e apo- ni sinodiche nel senso stretto del termine,
stolica della quale Cristo è il capo è pre- come il sinodo regionale dei vescovi. Que-
sente oggi nella sinassi eucaristica di una sti sinodi venivano convocati e presieduti
Così, come ha affermato san Massimo il
Chiesa locale sotto il suo vescovo. È lui dal metropolita o dal patriarca. Lui e gli
Confessore, la Chiesa è un éikon della san-
che presiede (proestós). Nella sinassi litur- altri vescovi agivano in mutua comple-
tissima Trinità1. Durante l’ultima cena Ge-
gica, il vescovo rende visibile la presenza mentarità ed erano responsabili dinanzi al
sù Cristo ha pregato il Padre: «Custodi-
di Gesù Cristo. Nella Chiesa locale (vale a sinodo.
scili nel tuo nome, quello che mi hai dato,
perché siano una sola cosa, come noi» dire nella diocesi), i molti fedeli e il clero
(Giovanni, 17, 11). Questa unità trinitaria è sotto l’unico vescovo sono uniti tra di loro La Chiesa a livello universale
manifestata nella santa Eucaristia, dove la in Cristo e sono in comunione con lui in
ogni aspetto della vita della Chiesa, spe- 15. Tra il quarto e il settimo secolo, si
Chiesa prega Dio Padre per Gesù Cristo
cialmente nella celebrazione dell’Eucari- iniziò a riconoscere l’ordine (táxis) delle
nello Spirito santo.
stia. Come insegnava sant’Ignazio di An- cinque sedi patriarcali, basato sui concili
2. Sin dai primordi, la Chiesa una esi-
tiochia, «dove compare il vescovo, là sia la ecumenici e da essi sancito, con la sede di
steva come molte Chiese locali. La comu- Roma al primo posto, esercitando un pri-
nione (koinonía) dello Spirito santo (cfr. 2 comunità, come là dove c’è Gesù Cristo
ivi è la Chiesa cattolica [katholiké ekkle- mato d’onore (presbéia tes timés), seguita
Corinzi, 13, 13) era vissuta sia in seno a da quella di Costantinopoli, Alessandria,
ogni Chiesa locale sia nelle relazioni tra di sía]»4. Ogni Chiesa locale celebra in co-
munione con tutte le altre Chiese locali Antiochia e Gerusalemme, in questo ordi-
loro come unità nella diversità. Sotto la ne preciso, secondo la tradizione canoni-
guida dello Spirito (cfr. Giovanni, 16, 13) che confessano la vera fede e celebrano la
stessa Eucaristia. Quando un presbitero ca11.
la Chiesa sviluppò modelli d’ordine e pra- 16. In Occidente, il primato della sede
tiche varie, conformemente alla sua natura presiede l’Eucaristia, il vescovo locale vie-
ne sempre ricordato in segno di unità del- di Roma fu compreso, specialmente a par-
di «popolo che fonda la sua unità tire dal quarto secolo, con riferimento al
nell’unità del Padre, del Figlio e dello la Chiesa locale. Nell’Eucaristia, il proestós
e la comunità sono interdipendenti: la co- ruolo di Pietro tra gli apostoli. Il primato
Spirito santo»2. del vescovo di Roma tra i vescovi fu man
munità non può celebrare l’Eucaristia sen-
za un proestós, e il proestós, a sua volta, de- mano interpretato come una prerogativa
ve celebrare con una comunità. che gli apparteneva in quanto era succes-
sore di Pietro, primo tra gli apostoli12.
9. Questa interrelazione di proestós o ve-
Questa comprensione non fu adottata in
scovo e comunità è un elemento costituti-
Oriente, che aveva su questo punto un’in-
vo della vita della Chiesa locale. Insieme
terpretazione diversa delle Scritture e dei
al clero, che collabora al suo ministero, il
Padri. Il nostro dialogo potrà ritornare su
vescovo locale agisce in mezzo ai fedeli,
tale questione in futuro.
che sono il gregge di Cristo, quale garante
17. Quando veniva eletto un nuovo pa- Icona nel monastero greco Mégalo Metéoron raffigurante il primo concilio ecumenico di Nicea
e servitore dell’unità. Quale successore de-
triarca in una delle cinque sedi della táxis,
gli apostoli, egli esercita la sua missione
era prassi comune che inviasse una lettera
come impegno di servizio e di amore, cu-
a tutti gli altri patriarchi, annunciando la
stodendo la sua comunità e guidandola, konía) d’amore. Sebbene l’unità tra Orien- no conservati alle chiese gli antichi privile-
sua elezione e includendo una professione
come suo capo, verso un’unità sempre più te e Occidente sia a volte stata complicata, gi [presbéia]»; secondo concilio ecumenico
di fede. Tali “lettere di comunione” erano
profonda con Cristo nella verità, conser- i vescovi di Oriente e Occidente erano (Costantinopoli, 381), canone III: «Il ve-
un’espressione profonda del vincolo cano-
vando la fede apostolica attraverso la pre- consapevoli di appartenere alla Chiesa scovo di Costantinopoli avrà il primato
nico di comunione tra i patriarchi. Inclu-
dicazione del Vangelo e la celebrazione una. d’onore [presbéia tes timés] dopo il vescovo
dendo il nome del nuovo patriarca, secon-
dei sacramenti. do il giusto ordine, nei dittici delle loro 21. Questa eredità comune di principi di Roma, perché tale città è la nuova Ro-
10. Poiché il vescovo è il capo della sua chiese, letti durante la liturgia, gli altri pa- teologici, disposizioni canoniche e prati- ma»; quarto concilio ecumenico (Calcedo-
Chiesa locale, egli rappresenta la sua triarchi riconoscevano la sua elezione. La che liturgiche del primo millennio rappre- nia, 451), canone XXVIII: «Giustamente i
Chiesa dinanzi alle altre Chiese locali e táxis delle sedi patriarcali trovava la sua senta un punto di riferimento necessario e padri concessero privilegi [presbéia] alla se-
nella comunione di tutte le Chiese. Allo massima espressione nella celebrazione una potente fonte di ispirazione sia per i de dell’antica Roma, perché la città era
stesso modo rende questa comunione pre- della santa Eucaristia. Ogni volta che due cattolici sia per gli ortodossi mentre cerca- città imperiale. Per lo stesso motivo i cen-
Vasilij Ivanovič Surikov, «Il concilio ecumenico sente nella sua Chiesa. È questo un princi- no di curare la ferita della loro divisione
di Calcedonia» (1876)
o più patriarchi si riunivano per celebrare tocinquanta vescovi diletti da Dio conces-
pio fondamentale di sinodalità. l’Eucaristia, si ponevano secondo la táxis. all’inizio del terzo millennio. Sulla base di sero alla sede della santissima nuova Ro-
Questa prassi manifestava la natura euca- questa eredità comune, entrambi devono ma, onorata di avere l’imperatore e il se-
ristica della loro comunione. riflettere su come il primato, la sinodalità nato, e che gode di privilegi uguali a
La comunione regionale delle Chiese
3. La sinodalità è una qualità fonda- 18. A partire dal primo concilio ecume- e l’interrelazione che esiste tra loro posso- quelli dell’antica città imperiale di Roma,
mentale della Chiesa nel suo insieme. Co- 11. Ci sono prove in abbondanza che i nico (Nicea, 325), le questioni rilevanti ri- no essere concepiti ed esercitati oggi e in eguali privilegi anche nel campo ecclesia-
me ha detto san Giovanni Crisostomo: vescovi nella Chiesa dei primordi erano guardanti la fede e l’ordine canonico nella futuro. stico e che fosse seconda dopo di quella»
«“Chiesa” significa sia assemblea [sýstema] consapevoli di avere una responsabilità Chiesa furono discusse e risolte dai concili (questo canone non fu mai recepito in
sia sinodo [sýnodos]»3. L’espressione deriva comune per la Chiesa nel suo insieme. ecumenici. Anche se il vescovo di Roma Occidente); cfr. concilio in Trullo (692),
Come ha detto san Cipriano, c’è «un solo Note
dalla parola “concilio” (sýnodos in greco, non partecipò di persona a nessuno di canone XXXVI: «Rinnovando le disposizio-
concilium in latino), che denota in primo episcopato, diffuso in una moltitudine ar- quei concili, ogni volta fu rappresentato ni dei centocinquanta Padri riuniti nella
1. Cfr. san Massimo il Confessore, Mysta-
luogo un’assemblea di vescovi, sotto la monica di molti vescovi»5. Questo vincolo dai suoi legati o approvò le conclusioni città imperiale protetta da Dio, e quelle
gogia (PG 91, 663D).
guida dello Spirito santo, per la delibera- di unità era espresso nel requisito che al- conciliari post factum. La comprensione dei seicentotrenta che si sono riuniti a
zione e l’azione comuni nella cura della meno tre vescovi partecipassero all’ordina- della Chiesa dei criteri per la recezione di 2. San Cipriano, De oratione dominica, 23
Calcedonia, decretiamo che la sede di Co-
Chiesa. In senso lato, si riferisce alla par- zione (cheirotonía) di un nuovo vescovo6; un concilio come ecumenico si sviluppò (PL 4, 536).
stantinopoli abbia uguali privilegi [pre-
tecipazione attiva di tutti i fedeli alla vita era anche evidente negli incontri multipli nel corso del primo millennio. Per esem- 3. Cfr. san Giovanni Crisostomo, Explica- sbéia] della sede dell’antica Roma, e sia te-
e alla missione della Chiesa. di vescovi in concili o sinodi per discutere pio, spinto da circostanze storiche, il setti- tio in psalmum 149 (PG 55, 493). nuta in alto conto nelle questioni ecclesiali
4. Il termine primato si riferisce all’esse- di questioni comuni di dottrina (dógma, mo concilio ecumenico (Nicea II, 787) de-
4. Sant’Ignazio, Lettera agli smirnesi, VIII.
poiché questa sede è e deve essere seconda
re primo (primus, prótos). Nella Chiesa il didaskalía) e di prassi, nonché nei loro fre- scrisse in modo dettagliato i criteri così a essa. Dopo Costantinopoli viene la sede
primato appartiene al suo Capo, Gesù quenti scambi epistolari e nelle visite reci- come erano intesi allora: la concordia 5. San Cipriano, Epistulae, 55, 24, 2; si ve- di Alessandria, poi quella di Antiochia e
Cristo, «principio, primogenito di quelli proche. (symphonía) dei capi delle Chiese, la coo- da anche De unitate, 5: episcopatus unus est quindi la sede di Gerusalemme».
che risorgono dai morti, perché sia lui ad 12. Già durante i primi quattro secoli si perazione (synérgheia) del vescovo di Ro- cuius a singulis in solidum pars tenetur.
avere il primato [protéuon] su tutte le co- formarono diversi raggruppamenti di dio- ma, e l’accordo degli altri patriarchi (sym- 12. Cfr. Girolamo, In Isaiam, 14, 53; Leo-
cesi in regioni particolari. Il prótos, il pri- phronúntes). Un concilio ecumenico deve 6. Primo concilio ecumenico (Nicea, 325), ne, Sermo 96, 2-3.
se» (Colossesi, 1, 18). La tradizione cristia-
mo tra i vescovi della regione, era il vesco- avere il proprio numero appropriato nella canone IV: «Si abbia la massima cura che
na mostra chiaramente che, nell’ambito 13. Cfr. settimo concilio ecumenico (Nicea
vo della prima sede, la metropoli, e il suo sequenza dei concili ecumenici e il suo in- un vescovo sia istituito da tutti i vescovi
della vita sinodale della Chiesa a vari li- II, 787): J. D. Mansi, Sacrorum conciliorum
ufficio di metropolita era sempre legato segnamento deve essere in sintonia con della provincia. Ma se ciò fosse difficile o
velli, un vescovo è stato riconosciuto come nova et amplissima collectio, XIII, 208D-
alla sua sede. I concili ecumenici attribui- quello dei concili precedenti13. La recezio- per sopravvenute difficoltà, o per la di-
il “primo”. Gesù Cristo associa questo es- 209C.
rono alcune prerogative (presbéia, prono- ne da parte della Chiesa nel suo insieme è stanza, almeno tre, radunandosi nello stes-
sere “primo” con il servizio (diakonía): «Se
mía, díkaia) al metropolita, sempre nel sempre stato l’ultimo criterio dell’ecumeni- so luogo, e non senza aver avuto prima 14. Cfr. sinodo di Sardica (343), canoni
uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di III
quadro della sinodalità. Così, il primo cità di un concilio. per iscritto il consenso degli assenti, cele- e V.
tutti e il servitore di tutti» (Marco, 9, 35).
concilio ecumenico (Nicea, 325), pur chie- 19. Nei secoli sono stati rivolti numerosi brino la consacrazione. La conferma
5. Nel secondo millennio, la comunione 15. Cfr. concilio in Trullo, canone II. Simil-
dendo a tutti i vescovi di una provincia la appelli al vescovo di Roma, anche [kýros] di quanto è stato compiuto è riser-
è stata spezzata tra Oriente e Occidente. mente, il concilio di Fozio dell’861 accettò
loro partecipazione personale o il consen- dall’Oriente, su questioni disciplinari, co- vata in ciascuna provincia al vescovo me-
Sono stati compiuti molti sforzi per ripri- i canoni di Sardica come riconoscenti il
so scritto a una elezione e consacrazione tropolita». Cfr. anche Canone apostolico, 1:
stinare la comunione tra cattolici e orto- me la deposizione di un vescovo. Al sino-
«Un vescovo deve essere consacrato da diritto di cassazione del vescovo di Roma
dossi, ma senza successo. La Commissione episcopale — atto sinodico per eccellenza do di Sardica (343) fu fatto un tentativo
due o tre vescovi». su casi già giudicati a Costantinopoli.
mista internazionale per il dialogo teologi- — attribuiva al metropolita la convalida di stabilire regole per questa procedura14.
co tra la Chiesa cattolica e la Chiesa orto- (kýros) dell’elezione di un nuovo vescovo7. Sardica fu recepita al concilio in Trullo 7. Primo concilio ecumenico (Nicea, 325), 16. Cfr. quarto concilio ecumenico (Calce-
dossa, nel suo lavoro costante per supera- Il quarto concilio ecumenico (Calcedonia, (692)15. I canoni di Sardica stabilivano che canone IV; anche canone VI: «Se qualcuno donia, 451), canoni IX e XVII.

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