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Testi per Ma più amato ancora è l'altro

Io portavo le pecore fino al sagrato


e sapevo d'essere uomo vero
I Concorso Internazionale fiume che dentro mi attraversa, del tuo regale presepio.
di Composizione corale fiume di sicure acque lustrali,
dalle cui rive attendo, o Padre, O mia terra
“p. David Maria Turoldo” che la tua voce mi chiami (“O sensi miei”, op. cit., p. 291)
2020 e dica: "O figlio!"
Ancora rondini saettano
E' questo il mio Giordano di sotto i tetti e lungo il fiume.
fiume del mio esilio Un mare di verde è il bosco;
Abbiamo occhi
e della mia sete più vera: cantano fanciulle
(“O sensi miei”, Rizzoli, fiume percorso da segrete e vanno per i campi
Milano, 1991, p. 593) acque, come il fiume a festa d’amore.
Abbiamo occhi ma non vediamo
della mia infanzia. Tutta d’oro è la vigna sul colle;
Abbiamo orecchi e non udiamo: il vento scuote dolcemente il grano
E se da un fiume d'infiniti e profumo spande
possibile memoria ma non tutti ricordiamo.
desideri e pianti del cuore, da ferire ogni senso.
una vita può sentirsi fiorire,
Intanto ragazzi,
allora anche di me si canti O infinito silenzio
adolescenti (la tenera
«come d'un albero alto (“O sensi miei”, op. cit., p. 167)
carne del mondo) gridano
piantato sul fiume...»
-ammaestrati da noi adulti! –
«Viva la morte!» Signore, per Te solo io canto
Natale onde ascendere lassù
I capi brindano (“O sensi miei”, op. cit., p. 300) dove solo Tu sei,
allo splendido avvenire. gioia infinita.
Ma quando facevo il pastore
Ma non c’è avvenire. allora ero certo del tuo Natale. In gioia si muta il mio pianto
I campi bianchi di brina, Quando incomincio a invocarTi
i campi rotti dal gracidio dei corvi e solo di Te godo,
Il mio fiume nel mio Friuli sotto la montagna, paurosa vertigine.
(Da “O sensi miei”, op. cit., p. 620) erano il giusto spazio alla calata
delle genti favolose. Io sono la Tua ombra,
Fiume del mio Friuli, povero
I tronchi degli alberi parevano sono il profondo disordine
fiume, vasto, di ghiaia
ove appena qualche incavo di acque
creature piene di ferite; e la mia mente è l’oscura lucciola
accoglieva, nell'estate, i nostri
mia madre era parente nell’alto buio,
della Vergine,
bianchi corpi di fanciulli
simile ad un selvaggio battistero!
tutta in faccende, che cerca di Te, l’inaccessibile Luce;
finalmente serena.
di Te si affanna questo cuore che mi accarezzino il volto, Ieri all'ora nona.
conchiglia ripiena della Tua Eco, (duro è l'ufficio (“Canti Ultimi” Op. cit., pag. 57)
o infinito Silenzio. di queste parole che non conoscono amori)
non so le dolcezze Ieri all’ora nona mi dissero:
Introito dei vostri abbandoni: il Drago è certo, insediato nel centro
(“O sensi miei”, op. cit., p. 212) ho dovuto essere del ventre come un re sul trono.
custode E calmo risposi: bene! Mettiamoci
Spuntino quali fiori le parole della vostra solitudine: in orbita: prendiamo finalmente
sulle labbra finalmente gaudiose. Sono la giusta misura davanti alle cose;
Eri vento impetuoso sulle prime scogliere salvatore con serenità facciamo l’elenco:
del mondo. Eri colomba di ore perdute. e l’elenco è veramente breve.
uscita dalla nube eterna.
Mi baci con i baci della tua bocca. Appena udibile, nel silenzio,
Voglio dispiegare laudi (“Canti Ultimi”, ed. Garzanti, Milano, il fruscio delle nostre passioncelle
al davanzale, tra cielo e mare. del quotidiano, uguale
1992, p. 189)
Luce creante, luce a un crepitare di foglie
sostanza delle piante «Mi baci con i baci della tua bocca»: sull’erba disseccata.
degli uccelli in volo così esplode il Cantico, o Qoelet:
festa del nostro pensare attesa vendetta al tuo libro del Nulla? Lasciamo la notte alle spalle
del nostro guardare ("Il canto della rana". Musica e Teologia
le cose ogni giorno nuove. Tu sai, o Donna, che alla tua voce nella Bibbia. Ed. Piemme, Casale
verdeggiano i deserti: Monferrato (AL), 1990, p. 26)
Nel cuore riversa le gioie di valle in valle il vento la propaga
celate nelle ali dei colombi e anche dalle tombe la eco risponde. Lasciamo dunque la notte alle spalle:
nella impaziente gola delle rondini canti di gloria salutino l’alba,
quando fiorisce il giorno. Ma se il bacio è il segno dell’unica Fame, mentre la terra si dona alla luce
che lo stesso Amato incendia, e ogni cosa ritorna alla vita.
Fammi piena la bocca di profumo allora scampo non v’è per nessuno.
che io possa intrecciare Così la grazia ci inondi e ristori,
parole soavi, o Spirito consolatore, Voluttà di distruzione è il bacio, ricolmi i cuori di canti e speranza:
sconosciuta anima del mondo desiderio di essere consumato la sua Parola ci riapra la strada
librata sugli abissi dell’origine. senza che nulla avanzi: nella foresta di vie e di case.

Io non ho mani e dal fondo del gioco, Così la gloria di Dio si effonda
(“O sensi miei”, op. cit., p. 34) come la luce sorgente all’origine:
il Nulla riappare. così gli uomini godano insieme
Io non ho mani di questo crescere di Dio sul mondo.