Sei sulla pagina 1di 12

Luigi Rigazzi

IL PROFETISMO IN ISRAELE E NEL VICINO MEDIO ORIENTE

Michelangelo Buonarroti
Il Profeta Isaia
Cappella Sistina

Tutte le grandi religioni dell’antichità


hanno avuto uomini che si interrogavano
sulla volontà di Dio, per ricevere indicazioni
sulla via da seguire, e parlavano a nome
della loro divinità. Il profetismo in
particolare è stato conosciuto e praticato
non solo in Israele, ma presso tutti i popoli
del vicino Medio Oriente.
Questo si deduce dai testi che ci sono
pervenuti dall'antico Egitto, dalla
Mesopotamia, ed in particolare
dall'archivio reale della città di Mari,
l’odierna Tell Hariri (XVIII secolo a.e.v., in
alta Mesopotamia, al confine della Siria con
l'Iraq attuali), dove nel 1933 sono venute
alla luce circa 20.000 tavolette di cui moltissime trattano di oracoli profetici. I testi
delle tavolette sono scritti in lingua accadica con parti in un dialetto semitico del
nord-ovest della Siria. Questa importante scoperta, per gli studiosi, è servita ad
illustrare la profezia extrabiblica. Quanto alla profezia di Israele, oltre ai testi biblici
se ne ha notizia da alcuni frammenti di vasellame (óstraka), rinvenuti nel 1930 nel
sito di Tel ed-Duweir (Lachish), dove sono menzionati i profeti Osea (Hoshaiah),
Geremia (Yirmeyahu) e compare il termine ebraico navi per indicare il profeta.1
Un’altra grande testimonianza extrabiblica, venne dalla scoperta fatta nel 1967 a
Deir‘Alla in Giordania a nord del fiume Iabbok, durante gli scavi di un grande
santuario risalente all’età del bronzo, di un’iscrizione ad inchiostro in aramaico -
cananeo, che è stata datata all’ottavo secolo a.e.v., dove viene menzionato Balaam
figlio di Beor (cfr Nm 22 – 24) e si leggono i termini Shaddaj e Elohim.2 Le
testimonianze archeologiche, come quelle di Mari, ci dicono che questo fenomeno era
ben conosciuto già prima della metà del secondo millennio a.e.v.. Rispetto al
profetismo di altre civiltà, la differenza sostanziale di quello biblico sta nella sua
ampiezza, nella fede in JHWH, Dio Uno, autore di tutto il creato e Signore della
Storia, che ha scelto e deciso di guidare il suo Popolo. Un'altra differenza di rilievo
sta nel richiamarsi sempre all'esperienza dell'Alleanza, di cui tutti i profeti hanno
dato testimonianza come paradigma delle relazioni tra Dio e il suo Popolo. Esistono
però anche fra la profezia in Israele e quella della città di Mari e della Mesopotamia
(come vedremo più avanti confrontando le due tradizioni) notevoli somiglianze, sia
1
Joseph Blenkinsopp, Storia della profezia in Israele, Queriniana, Brescia, 1997, p, 16.
2
Cristiano Grottanelli, Profeti biblici, Morcelliana, Brescia 2003, pp, 37, 48.

1
sul piano formale sia strutturale. Infatti, il grande biblista ed esegeta tedesco Martin
North3 considera le profezie di Mari, sia i profeti che il contenuto dei loro oracoli
appartenenti alla preistoria della profezia biblica. Anche per il mondo islamico è
stato importante il fenomeno della profezia, realizzatosi oltre mille anni dopo quello
biblico. Maometto, come Mosè, è stato ritenuto il fondatore della religione, il
legislatore, lo statista, il condottiero, il profeta. Ma non l’unico profeta, bensì uno di
tanti personaggi biblici come leggiamo: “E rammenta quando stringemmo il Patto con
i Profeti, con te con Noè, con Abramo, con Mosè, con Gesù figlio di Maria, stringemmo
con loro un patto solenne, affinché Iddio possa chieder conto ai sinceri della loro
sincerità; e ai Negatori ha preparato castigo cocente” 4 Il Corano in altri passi
riconosce la qualifica di Profeta a anche ad Adamo, Enoc, Ismaele, Isacco, Lot,
Giacobbe, Giuseppe, Aronne, Elia e a molti altri. Di questi Maometto è stato
l’ultimo inviato e gli viene attribuito pertanto il titolo di Suggello dei profeti - Khatim
al - nabiyyin, come leggiamo nel Corano: Mahammad non è padre di nessuno fra i
vostri uomini, bensì è il Messaggero di Dio e il Suggello dei profeti 5 C’è da notare che
non sono menzionati tutti quelli che la tradizione biblica cita come Profeti scrittori.
La tradizione islamica per ribadire che l’avvento del profeta Mahammad era stato
annunciato già dalla Bibbia, fa una lettura tipologica di alcuni passi
veterotestamentari, in Dt 18,18ss: “io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli
e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quando io gli comanderò”, identifica
ne i fratelli loro (= degli ebrei) il ramo di Ismaele, con riferimento al passo di Gen 21
che parla dei due figli di Abramo, Isacco e Ismaele suo fratello: dunque il profeta è
tratto non dagli ebrei ma dagli ismaeliti. Inoltre nella profezia di Is 42,1ss sul servo
di Dio, l’eletto che stabilirà la legge, interpreta che il profeta uscirà da Kedar ovvero
dalla discendenza di Ismaele (secondo Gen 25,13 Kedar è il secondogenito di
Ismaele), e che questo profeta parlerà una lingua nuova, collegando questo passo a Is
28,11: “Con labbra balbettanti e lingua straniera parlerà a questo popolo”.6 La
profezia islamica, non ci sono dubbi, ha ricevuto un forte condizionamento da quella
biblica, visti i contatti che Maometto ha avuto con ebrei e cristiani.
A Mari gli oracoli o le comunicazioni delle varie divinità (Abba, Addu, Annutinum,
Asumum, Belet-biri, Belet-ekallim, Dagam, Diritum, Ea, Estar (Istar), Hanat,
Hisamitum, Ikrub (Iakrub), El, Istaram, Itur, Mer, Nergal, Narum (Fiume),
Ninnhursanga, Samas) erano indirizzati sempre al re Zimrilim (ultimo re della città
1730 - 1697 a.e.v. circa)7.
In Israele JHWH si rivolge sempre al re o al popolo.
L'uomo antico del vicino Medio Oriente, per conoscere la volontà di Dio, usava
diverse tecniche divinatorie, come gli oracoli divini, la magia, la oniromanzia8 e la
negromanzia,9 tutte conosciute anche dalla Bibbia. Quanto ai sogni, essi erano
considerati dagli antichi come premonitori della realtà. La loro interpretazione era
tenuta in grande considerazione in Egitto e a Babilonia, ove era venerata una dea dei
sogni; anche il mondo ellenico ci ha tramandato testimonianze sui sogni inviati dalle
varie divinità. A Babilonia i sogni erano considerati espressione della natura
diabolica e si suggeriva di inciderne il resoconto su una tavoletta di argilla fresca e di
3
Luigi Cagni, Le profezie di Mari, Paideia Editrice, Brescia, 1995, p, 17, 18.
4
Il Corano (traduzione di Alessandro Bausani), Sansoni, Firenze, 1978, Sura XXXIII,7, P, 306.
5
Il Corano (traduzione di Alessandro Bausani), op, cit, Sura XXXIII,40, p, 309, 310.
6
www.islam-guide.com. (Profezie bibliche sull'avvento di Mohammed il profeta dell'Islam).
7
Luigi Cagni, Le profezie di Mari, op. cit, p, 31.
8
Oniromanzia: viene dal greco e significa letteralmente divinazione del sogno.
9
Necromanzia: viene dai vocaboli greci che significano morto e predizione. Arte divinatoria che
comprende diverse pratiche occulte di magia, prima fra tutte l'evocazione degli spiriti e delle anime di
persone morte

2
metterla a sciogliere nell'acqua, così che anche il sogno si dissolvesse. In Israele si
riteneva che i sogni venissero direttamente da Dio, che attraverso di loro manifestava
la sua volontà; per questa ragione i sogni assumevano un valore profetico, e a causa
della loro origine sacra venne condannata ogni oniromanzia laica. L'oniromanzia fu
la sola arte divinatoria ammessa dall'Islam. Lo scrittore arabo Al Mas’adi (871 / 957
E.v.), sostiene che il sogno è la preoccupazione dell’anima, mentre per il Profeta
Mahammad, i sogni sono una conversazione fra l’uomo e il suo Dio 10. A tal fine presso
questi popoli sono sorti gli interpreti dei sogni. Conosciamo i baru a Babilonia e i
magi in Persia; nella Bibbia il più importante interprete di sogni è Giuseppe, che
interpreta il sogno del faraone. La negromanzia è una forma di divinazione per cui si
evocano le anime dei morti, per consultarle; questa tecnica era praticata sin
dall'antichità sia a Babilonia sia presso gli Ebrei, sia presso i Greci, i quali sin
dall'antichità conoscevano il rito negromantico di Tiresia,11 la Profezia di Tiresia,
come apprendiamo dal capitolo XI dell'Odissea. Presso i popoli del Medio Oriente
oltre alle tecniche sopra descritte erano conosciute altre esperienze profetiche: quella
dei profeti mesopotamici e quella degli estatici Siro - fenici.
In Mesopotamia erano conosciuti:
 Il barum,12 cioè il veggente, collaboratore del profeta, incaricato di verificare
l'autenticità di certi sogni divini. Non è un profeta, ma la sua funzione è quella
di indovino, di divinatore; vive e lavora presso il tempio; nella Bibbia il più
noto è Balaam, (cfr Nm 22,24);
 Il muhhum o estatico dotato di visione, che usava la tecnica dell'estasi.13
Dallo studio della letteratura profetica di Mari si è appreso che la profezia poteva
essere provocata o indotta dall'uso di bevande inebrianti, senza per questo essere
considerata una mistificazione.14 Tale pratica era conosciuta ed in uso anche in
Israele, poi venne combattuta (come apprendiamo leggendo Is 28,7; e Mi 2,11). In
Siria – Fenicia - Canaan si ha qualcosa che sembra simile ma è invece
profondamente diverso, con l'introduzione della musica e l'uso di strumenti musicali.
La Bibbia ci descrive la presenza di questi profeti convulsionari in alcuni testi,
specialmente nel ciclo di Elia (cfr 1Re 18,20 - 40) e in Isaia (cfr Is 28,7 - 8). Inoltre,
dalla Bibbia apprendiamo che il popolo ebraico utilizzava anche altre tecniche
divinatorie come la consultazione dei terafim, cioè di idoli domestici, forse statuette
molto piccole alle quali si chiedevano responsi (come si deduce da Gn 31,19 - 34-35;
1Sam 18,13; Ez 21,26;Zc10,2).
Urim e tummim sono termini dal significato molto incerto, indicano una pratica
divinatoria che si riferisce alle 21 lettere dell'alfabeto ebraico, che, estratte a sorte
dall'efod, costituivano delle parole che avevano un senso.15 L'efod era un indumento
sacerdotale che conteneva in una tasca gli oggetti sacri, ad esempio gli urim e i
tummim, come deduciamo da Es 28,6 - 30. Secondo la nota della Bibbia di
Gerusalemme:16 Efod: l'ebraico biblico applica questo nome (dall’etimologia incerta) a
tre realtà diverse:1, l'efod strumento divinatorio, che serviva a consultare Jhvh (cfr 1
Sam 2,28ss); 2 l'efod bad, < perizoma di lino>, che portavano i ministri del culto (cfr 1
10
Julia e Derek Parker, Il libro completo dei sogni, Gremese Editore Srl, Roma 1996, p, 11.
11
Tiresia è una figura della mitologia greca. Il celebre indovino era figlio di Evero, della stirpe degli Sparti, e
della ninfa Cariclo. Tiresia ebbe una figlia,Manto, anche lei indovina. WikipediA.
12
Luigi Cagni, Le profezie di Mari, op, cit, p, 24.
13
Luigi Cagni, Le profezie di Mari, op, cit, p, 22.
14
Luigi Cagni, Le profezie di Mari, op, cit, p, 25.
15
Gianni Cappelletto – Marcello Milani, In ascolto dei Profeti e dei Sapienti. Introduzione all’Antico
Testamento – II, Edizioni Messaggero, Padova, 2001, p, 17.
16
Aa:Vv, La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna, 2005, p, 182.

3
Sam 2,18ss); 3 l'efod del sommo sacerdote, specie di grembiule sostenuto da una
cintura e da bretelle. A questo grembiule è attaccato il < pettorale del giudizio > e il
pettorale porta le sorti sacre, Urim e Tummim (cfr Es 30ss; Lv 8,7 - 8; 1Sam 14,41ss.)
L'efod del sommo sacerdote è così messo in rapporto con l'efod divinatorio, come il suo
nome richiama l'antico vestito dei sacerdoti. Ma questi accostamenti sono artificiali;
questa descrizione del vestito del sommo sacerdote vale solo per l'epoca postesilica e
l'uso dell'efod divinatorio, con le sorti sacre, non è più attestato dopo Davide (cfr Gdc
8,27ss ).
La Bibbia ci dice che queste tecniche divinatorie incontrano una crescente
opposizione, come si deduce da Osea, che nell'efod e nei terafim denuncia una fonte
di corruzione (cfr. Os 3,4). Giosia, con la sua riforma, attacca e condanna la
necromanzia, gli indovini, i terafim e tutte le forme di idolatria che erano praticate nel
Regno di Giuda e a Gerusalemme che ne era la capitale, come leggiamo in 2 Re
23,34. Notiamo che anche il Deuteronomio condanna in blocco tutte queste tecniche
divinatorie e si scaglia in particolar modo contro la necromanzia.
Il messaggio oracolare, si poteva ricevere in trance, tecnica indotta da esperti del
tempio del dio di turno, in sogno (di cui diversi esempi ricorrono nella Bibbia),
oppure per incubazione, cioè chi doveva ricevere un sogno rivelatore si recava presso
il santuario del proprio clan per averlo. Come risulta dall'archivio reale di Mari, gli
oracoli furono messi per iscritto subito dopo che essi erano stati pronunciati dai
proclamatori o rivelatori e catalogati in collezioni in base alla divinità che li aveva
inviati o dal nome del profeta che li aveva proclamati. Questo metodo assomiglia a
quello che in seguito si sarebbe usato in Israele con i suoi profeti canonici.
Generalmente quasi tutto il materiale profetico che ci è pervenuto dall'area
mesopotamica tratta di affari del re e della corte, della guerra, delle rivolte, delle
congiure, dell'opportunità di intraprendere campagne militari contro questo o quello
stato, contro questa o quella città. Molti trattano di maledizioni contro questo o quel
sovrano. Dall'esame dei testi si evince che il contenuto dei messaggi profetici sono
prevalentemente di carattere politico, militare e sociale. A volte sono le divinità che si
lamentano per qualche dimenticanza fatta nei loro confronti, come apprendiamo da
un oracolo pervenutoci dall'archivio reale di Mari, simile a quello che troviamo in 2
Sam 7,8ss, dove il profeta Natan profetizza a Davide il sostegno che JHWH gli ha
dato e gli darà. Confrontiamo i due oracoli:

Non sono io Adad il Signore di Kallassu che l'ho sollevato tra le mie cosce(*)
e l'ho ristabilito sul trono della casa di suo padre?Dopo averlo ristabilito sul
trono della casa di suo padre, gli ho dato ancora un luogo dove abitare. Ora,
poiché io l'ho ristabilito sul trono della casa di suo padre, dovrò ricevere da
lui una proprietà ereditaria per un tempio). Se egli non la darà, io sono il
padrone del trono, del territorio e della città, e ciò che ho dato toglierò. Se,
invece, soddisferà la mia richiesta, io gli darò trono su trono, casa su casa,
territorio su territorio, città su città; anche la terra da Est ad Ovest gli darò.
(ANET 625)17

Ora dunque riferirai al mio servo Davide: Così dice il Signore degli Eserciti
: Io ti presi dai pascoli, mentre seguivi il gregge, perché tu fossi il capo d'Israele
mio popolo; sono stato con te dovunque sei andato; anche per il futuro distruggerò
davanti a te tutti i tuoi nemici e renderò il tuo nome grande come quello dei
grandi che sono sulla terra. Fisserò un luogo a Israele mio popolo e ve lo pianterò
perché abiti in casa sua e non sia più agitato e gli iniqui non lo opprimano
17
J.B. Pritchard, Ancient Near Eastern Texts, Relating to Old Testament, Princeton, 1969.

4
come in passato, al tempo in cui avevo stabilito i Giudici sul mio popolo Israele,
e gli darò riposo liberandolo da tutti i suoi nemici. Te poi il Signore farà grande,
poiché una casa farà a te il Signore. Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu
giacerai con i tuoi padri,io assicurerò dopo di te la discendenza uscita dalle tue viscere,
e renderò stabile il tuo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò
stabile per sempre il trono del suo regno. Io gli sarò padre ed egli mi sarà figlio.
Se farà il male, lo castigherò con verga d'uomo e con i colpi che danno i figli d'uomo,
ma non ritirerò da lui il mio favore, come l'ho ritirato da Saul, che ho rimosso dal
trono dinanzi a te. La tua casa e il tuo regno saranno solidi per sempre davanti a me
e il tuo regno sarà reso stabile per sempre". Natan parlò a Davide con tutte queste
parole e secondo questa visione. (2 Sam 7,8ss)

(*) L’espressione Sollevato tra le mie cosce si riferisce alla prassi in uso presso i popoli
cananei e della Mesopotamia. Secondo il Codice di Hammurabi, quando una schiava
partoriva tra le ginocchia della sua padrona, il nato era figlio della padrona. Perciò in
questo caso la divinità applica a se stessa questo principio, e si dichiara padre del re. Se
guardiamo bene i due oracoli, che sono distanti tra loro quasi sette secoli, ci accorgiamo
subito che hanno una grande somiglianza, perciò come già detto, si può dedurre che la
profezia in Israele avesse familiarità con quella del vicino Medio Oriente.
La Bibbia ebraica usa diversi termini per indicare quelli che noi chiamiamo profeti. Il
più comune è navi, che i LXX tradussero comunemente con prophétes, termine composto
dalla radice del verbo greco phemi che significa dire / parlare e dalla preposizione pro
che può indicare un concetto di sostituzione, cioè al posto di; o di luogo, cioè davanti a, o
anche di tempo, cioè prima che. Il significato di prophetes è dunque molteplice: è chi
parla in anticipo, parla di fronte, parla al posto di qualcuno18. Non è colui che pre-dice il
futuro, ma chi pro-dice, cioè parla in nome di qualcun altro. Perciò possiamo dire che il
profeta biblico è un portavoce. Questo appellativo è stato applicato ai profeti d'Israele in
epoca tarda, dopo l'esilio di Babilonia. In ebraico invece navi può significare il chiamato
o il messaggero. Poiché lo stesso termine si trova nei testi di Mari per indicare i profeti,
la storiografia più moderna è propensa a farlo derivare dall'accadico, la lingua parlata
nell'area mesopotamica, e precisamente dalla radice nabu, che significa chiamare, da cui
nella forma passiva il significato di chiamato da Dio, perché il profeta era considerato e
si considerava persona chiamata o inviata dalla sua divinità.19
Vediamo un esempio dal testo 26,7 della città di Mari:20
Al mio Signore (Zimri Lim) annuncia: Così (dice) Tebi-gerisu, tuo servo: Il giorno in cui
sono arrivato (dal capo haneo) Asmad, (ho atteso) l'indomani e ho radunato i profeti
(nabum) dei Hanei e ho richiesto un oracolo circa il benessere del mio Signore in questi
termini: Tornerà il mio Signore sano e salvo in città, dopo aver fatto le sue ablazioni, dal
momento che egli si deve trattenere per sette giorni fuori le mura.
Oltre a navi, la Bibbia attesta diversi altri termini: chozeh - visionario, ro’e - veggente
che si riferiscono ad altre qualità che il profeta poteva avere; mal’ak - messaggero, ’ish
ha’ elohim - uomo di Dio, ed altri ancora.
I profeti raramente hanno proclamato i loro oracoli con imparzialità, con calma o con
distacco. Quasi sempre lo hanno fatto in stato di profonda eccitazione o esaltazione. Lo
stesso termine ebraico navi nella Bibbia ebraica non è esente da ambiguità. Viene infatti
usato in modo indiscriminato sia quando è riferito ai profeti del Signore, sia ai 450
18
Gianni Cappelletto – Marcello Milani, In ascolto dei Profeti e dei Sapienti. Introduzione all’Antico
Testamento II, op, cit, p, 21.
19
Gianni Cappelletto – Marcello Milani, In ascolto dei Profeti e dei Sapienti. Introduzione all’Antico
Testamento, op, cit, p, 21.
20
Luigi Cagni, Profezie di Mari, Paideia, Brescia, 1985, p, 81.

5
profeti del dio Baal, sia ai profeti della dea Aschera, sia ai falsi profeti. Per la Bibbia il
fenomeno della profezia è centrato nella sezione dei quindici libri attribuiti agli stessi
profeti, ma pervade tutti i libri. Il profeta, è stato sempre un uomo di relazione, perché
ha sempre dovuto tenere legati due poli, la fedeltà al suo Dio, che gli consegnava la
Parola da dire / proclamare e la solidarietà con il popolo. Per questi motivi il profeta vive
il dramma del rifiuto, alle volte è disprezzato (cfr Ez 33,30 – 33), deriso (cfr Ger 217,15;
19), disprezzato e rifiutato (cfr Am 7,10 – 17; Ger 18,18 – 23). 21 Come scrive Ambrogio
Spreafico:22 La parola si radica nella vita del profeta e diviene forza interiore che si
espande, e come leggiamo in Ez 3,1ss, la parola di JHWH è cibo che nutre il profeta,
prima di essere proclamata al popolo: Figlio dell’uomo, mangia ciò che hai davanti,
mangia questo rotolo, poi và e parla alla casa d’Israele. Sappiamo che i quindici libri
attribuiti ai profeti non esauriscono in nessun modo tutto il fenomeno profetico biblico.
Da un detto rabbinico si ricava che in Israele ci furono quarantotto profeti e sette
profetesse:23 E il re si tolse l’anello (Est 3,10). Ha detto rabbi Abba bar Kahana: Il
rimuovere l’anello fu più grande dei 48 profeti e delle 7 profetesse, i quali profetarono ad
Israele e tutti loro non riuscirono a fare ritornare i figli d’Israele sulla giusta via, mentre la
rimozione dell’anello (da parte di Assuero) li fece ritornare sulla giusta via. Come dice
Alberto Mello,24 la vocazione profetica in Israele ha avuto quattro tipi di esperienza
spirituale. Il primo modello vocazionale è quello di ufficiale - soldato, cioè il modello
militare: Dio con un comando perentorio Va" o Vattene ordina al profeta quello che
deve dire o quello che deve fare (cfr. Am 7,14-15; Gen 12,1). Il secondo modello è quello
di padrone - servo, forse il più generalizzato in tutta la Bibbia: è il modello vocazionale
che pervade quasi tutti i profeti, da Abramo a Mosè sino Geremia ed Ezechiele. Questo
secondo modello non deve far pensare che il profeta agisca passivamente, dal momento
che egli ha una grande libertà ed alcune volte ha obbiettato e discusso con il suo Dio (cfr
Es 3 - 4). Il terzo modello vocazionale è quello del re - consigliere o amico del re, in cui la
libertà del profeta forse è massima, perché qui Dio non si impone, non dà un ordine
perentorio, ma fa richiesta di un volontario, come possiamo leggere in Is.6,8 - 9: Poi io
udii la voce del Signore che diceva: Chi manderò e chi andrà per noi?. E io risposi:
Eccomi, manda me!. Egli disse: Va e riferisci a questo popolo. In questo terzo schema
notiamo che il profeta, il chiamato, ha la massima libertà e sta a lui decidere se farsi
avanti o no; qui è Dio che cerca la collaborazione degli uomini. Il quarto modello
vocazionale è quello di maestro – discepolo: in questo caso la vocazione passa dal maestro
al discepolo, è il maestro che chiama e il discepolo segue il maestro, come vediamo tra
Elia ed Eliseo (cfr I Re 19,19 -20 ss). I profeti parlavano ed agivano perché erano dei
carismatici, cioè erano investiti dello Spirito di Dio - Ruach Elohim. Nella tradizione
ebraica i carismatici in ordine di importanza sono: al primo posto i capi politici e militari,
al secondo posto i profeti, al terzo i sapienti e, come fa notare Alberto Mello,25 i sacerdoti
non hanno nulla a che fare con lo Spirito di Dio. La tradizione cristiana mette al primo
posto gli apostoli, al secondo i profeti e al terzo i dottori o maestri. Un episodio che ci fa
comprendere molto bene l’importanza del carisma del profeta in rapporto con l’autorità
regale è quello che leggiamo in 2 Sam 12,1ss, dove il profeta Natan accusa il suo re
Davide di essere un omicida, e Davide, pentito, riconosce la sua colpa. Scrive a tal
proposito Paolo De Benedetti: 26 A noi, dopo tremila anni continui e non finiti di culto
della personalità regale e sacerdotale, il gesto di Natan (come quello di Giona) può ancora
21
Gianni Cappelletto – Marcello Milani, In ascolto dei Profeti e dei Sapienti, op, cit, , 2001, pp, 24,25.
22
Ambrogio Spreafico, La voce di Dio, EDB, Bologna, 1998, p, 5.
23
bMeghillàh 14°.
24
Alberto Mello, La passione dei profeti, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose, Magnano (BI), 2000, p, 103,116.
25
Alberto Mello, La passione dei profeti, op.cit, p, 51.
26
Paolo De Benedetti, La morte di Mosè e altri esempi, Morcelliana, Brescia 2005, p, 74.

6
insegnare molto: per esempio che il carisma non ha destinatari permessi (come la plebs
cristiana o il “mondo”) e altri vietati (come le “autorità”); e che la disponibilità da parte di
<chi sta sopra> ad ascoltare l’accusa dei profeti è inversa al suo grado di divinizzazione,
sicché il rapporto tra carisma e gerarchia è sempre possibile, anche nelle sue forme più
acute, quando non si sacralizzi la funzione del potere, quando cioè non si compia quella
sintesi di hieros e di arché di cui si compone, infelicemente, la parola <gerarchia>. Il
carisma non era permanente, era provvisorio e improvviso: nella Bibbia leggiamo che lo
Spirito di Dio sopravviene, che investe dall'alto, che invade, che viene su, che irrompe. Chi
è investito dallo Spirito di Dio subisce una trasformazione spirituale, acquistando una
forza soprannaturale. Nel periodo dei profeti classici, da Geremia in avanti non troviamo
più l’espressione e irruppe lo Spirito su, ma e venne la Parola del Signore a...27.
Amos ed Osea, due fra i più antichi profeti del canone, vissuti tra l'VIII e il VII secolo
a.e.v., ci dicono che conobbero alcuni dei loro predecessori e che si collocarono entro
quella tradizione profetica (cfr Am 2,11 - 12): Ho fatto sorgere profeti tra i vostri figli e
nazirei28 fra i vostri giovani. Non è forse così, o Israeliti?. Oracolo del Signore. Ma voi
avete fatto bere vino ai nazirei e ai profeti avete ordinato: Non profetate!” (Am 2,11 – 12);
“Eppure io sono il Signore tuo Dio fin dal paese d'Egitto. Ti farò ancora abitare sotto le
tende come ai giorni del convegno. Io parlerò ai profeti, moltiplicherò le visioni e per
mezzo dei profeti parlerò con parabole. Se Gàlaad è una colpa, essi non sono che
menzogna; in Gàlgala si sacrifica ai tori, perciò i loro altari saranno come mucchi di pietre
nei solchi dei campi. (Os 12,10 – 13).
I profeti del canone quasi tutti rifiutarono il termine di navi, anzi ne parlarono quasi
sempre con disprezzo. Amos sembra quasi rinnegarlo: Amos rispose ad Amasia: Non ero
profeta, né figlio di profeta; ero un pastore e raccoglitore di sicomori (Am 7,14). In Israele
la profezia era una istituzione praticata sia presso il tempio sia a corte. Il Profeta è colui
che intercede per qualcuno, sia esso il suo re o il popolo, e questo si deduce sin dalle
prime pagine della Bibbia. La prima volta che compare il termine navi è in Genesi 20,7,
ed è Dio a pronunciarlo: Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi
egli per te e tu vivrai. E' Dio che si rivolge in sogno al re di Gerar, Abimelech,
suggerendogli di restituire Sara ad Abramo se vuole salva la vita, e assicurandogli che il
profeta Abramo pregherà per lui. Il testo ci dice poi che grazie a quelle preghiere il re
guarì, e le donne della sua casa ritornarono fertili. Il profeta nella Bibbia sarà poi
sempre, un intercessore, a partire da Mosè sino alla fine del fenomeno profetico. Come
abbiamo visto, i redattori finali hanno fatto risalire la linea dei profeti sin dall'inizio,
cioè a partire da Abramo, per dimostrare quanto la profezia sia stata essenziale ed abbia
accompagnato tutta la Storia della Salvezza. Per trovare il termine navi - profeta riferito
a Mosè dobbiamo leggere un passo dell'Esodo: Questo avvenne quando il Signore parlò a
Mosè nel paese d'Egitto: Il Signore disse a Mosè: Io sono il Signore ! Riferisci al faraone,
re d'Egitto, quanto io dico, Mosè disse alla presenza del Signore:Ecco ho la parola
impacciata e come il faraone vorrà ascoltarmi?. Il Signore disse a Mosè:Vedi, io ti ho
posto a far le veci di Dio per il faraone: Aronne, tuo fratello,sarà tuo profeta (Es 6,28 - 30 /
7,1ss). Come si deduce dal testo, è Dio stesso a risolvere il problema avanzato da Mosè
riguardo alla sua balbuzie, nominando Aronne profeta e Mosè a fare le veci di Dio. Dal
passo si deduce pure che al profeta è riconosciuta la capacità di formulare ed enunciare
un discorso, che deve essere compreso da tutti. Egli deve tradurre i contenuti del
27
Alberto Mello, La passione dei profeti, op, cit, pp, 54,55
28
Nazireo viene dall'ebraico nazir , consacrato, secondo una prassi codificata in Num 6,1 - 21, colui o colei che
ha fatto un particolare voto di consacrazione al Signore (nazireato), impegnandosi per un periodo determinato o
per tutta la vita ad astenersi dalle bevande alcoliche e dall'uva, dal tagliarsi i capelli e dal contatto fisico con i
cadaveri. I più famosi sono Sansone e Samuele. E' possibile che avessero fatto questo voto Giovanni il Battista
(Lc 1,15) e Paolo (At 18,18). Il termine non va confuso con nazareno o nazareo, abitante di Nazaret. Aa.Vv,
Vademecum per il lettore della Bibbia, op, cit, p, 52.

7
messaggio di Dio e renderli in un linguaggio chiaro e convincente. Come scrive Abram J.
Heschel:29 I profeti non avevano né teorie né idee di Dio. Ciò che avevano era una
comprensione. La loro comprensione di Dio non era il risultato di uno studio teorico, di un
andare a tentoni tra alternative sull'esistenza e gli attributi di Dio. Per i profeti Dio era
reale in maniera travolgente e la sua presenza era schiacciante. Non parlarono mai di lui
con distacco. Vissero come testimoni, colpiti dalle parole di Dio, più che come investigatori
impegnati ad accertare la natura di Dio; i loro discorsi costituivano una liberazione da un
peso più che barlumi percepiti nella nebbia dell'incertezza. […..] Essi non offrirono
un'interpretazione della natura di Dio, bensì un'interpretazione della presenza di Dio
nell'uomo, della sua sollecitudine per l'uomo. Essi svelarono atteggiamenti di Dio più che
idee su Dio. Nel testo della Bibbia ebraica, quasi sempre nei profeti o letteratura
profetica, troviamo citato per quaranta volte l'avverbio ulaj - forse, quasi assente nei
LXX, che tradussero perifrasticamente con la congiunzione affinché. Come dice Alberto
Mello30, ulaj - forse, è la parola più importante di tutto il linguaggio profetico, perché il
forse dei profeti sta ad indicare una ignoranza, e equivale a un chissà? In effetti essi non
erano indovini, ma esortavano soltanto a compiere il volere di Dio nel loro presente,
senza aspettare di vedere gli esiti futuri, anche con una punta di incertezza.
Nella tradizione Ebraica la funzione dei profeti fu quella di colmare la distanza dalla
Rivelazione del Sinai all'affermarsi del Giudaismo Rabbinico. Essi furono cioè i custodi
della Torà come si deduce dal trattato dei Pirke Avot (I detti dei Padri): 31 Mosè ricevette
la Torà dal Sinai e la trasmise a Giosuè, Giosuè agli anziani, gli anziani ai profeti, e i
profeti la trasmisero agli uomini della grande assemblea. Questi dicevano tre cose: Siate
misurati nel giudicare, suscitate molti discepoli e fate una siepe attorno alla Torà.
I Profeti d'Israele si sono distinti dai loro colleghi del vicino Medio Oriente per la loro
indipendenza. Poiché essi annunciavano la Parola di Dio non scesero mai a
compromessi, ed erano svincolati dal potere, sia della corte sia del tempio.Vediamo un
esempio di indipendenza dal potere e di asservimento ad esso. Leggiamo nel libro dei Re,
1Re22,5ss:
Giòsafat disse al re di Israele: Consulta oggi stesso la parola del Signore Il re di Israele
radunò i profeti, in numero di circa quattrocento, e domandò loro: Devo muovere
contro Ramot di Gàlaad oppure devo rinunziarvi?. Risposero: Attacca; il Signore la
metterà nelle mani del re. Giòsafat disse: Non c'è più nessuno altro profeta del Signore
da consultare?. Il re di Israele rispose a Giòsafat: Ci sarebbe ancora un uomo,
attraverso il quale si potrebbe consultare il Signore, ma io lo detesto perché non mi
predice altro che male, mai qualcosa di buono. Si tratta di Michea, figlio di Imla,
Giòsafat disse :Il re non parli così!. Il re di Israele, chiamato un eunuco, gli ordinò:
Convoca subito Michea, figlio di Imla [……..] Il messaggero, che era andato a chiamare
Michea, gli disse: Ecco le parole dei profeti. Sono concordi nel predire il successo del re;
ora la tua parola sia identica alla loro; preannunzia il successo. Michea rispose Per la
vita del Signore, comunicherò quanto il Signore mi dirà. Si presentò al re che gli
domandò: Michea, dobbiamo muovere contro Ramot di Gàlaad oppure dobbiamo
rinunciarvi?. Gli rispose: Attacca, vi riuscirai; il Signore la metterà nelle mani del re. Il
re gli disse: Quante volte ti devo scongiurare di non dirmi se non la verità nel nome del
Signore? Quegli disse: Vedo tutti gli Israeliti vagare sui monti come pecore senza
pastore. Il Signore dice:Non hanno padroni; ognuno torni a casa in pace. Come dice
Paolo De Benedetti:32 E’ questa una delle tante pagine bibliche in cui appare un conflitto
tra veri e falsi profeti: gli uni, di solito, avversati dal sovrano, gli altri graditi e favoriti.

29
Abram J. Heschel , Il Messaggio dei Profeti, Borla, Roma 1993, pp, 5,6.
30
Alberto Mello, La passione dei profeti, op, cit, p, 15,18.
31
Alberto Mello, (traduzione), Detti di Rabbini, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose,1993, p, 49.
32
Paolo De Benedetti, La chiamata di Samuele e altre letture bibliche, Morcelliana, Brescia 1976, p, 48.

8
La storia di Elia ne è il caso più noto, e non per nulla coinvolge lo stesso re Achab;
altrettanto nota è la vicenda di Geremia. Quanto abbiamo letto ci fa capire che il
profeta, che parla per bocca di Dio, si può permettere un'autonomia dal potere ed
acquisisce uno status sacrale agli occhi del popolo, per cui il suo sostentamento non
dipende dai poteri costituiti, ma dal popolo, come è avvenuto per quasi tutti i profeti
della Bibbia. E’ per questo che essi, di volta in volta, hanno potuto essere i fustigatori del
re, del popolo, o della classe sacerdotale. Ora tratteremo i profeti dell'Antico
Testamento.
La Bibbia Ebraica ci presenta i profeti anteriori, attestati dalla fondazione dello Stato e
durano sino alla fine dell'VIII secolo; i profeti posteriori, dall’VIII secolo e terminano
nel 587/86 - 539 e i profeti minori, che datano dalla fine dell'esilio sino all'esaurimento
del fenomeno profetico, cioè attorno al III secolo a.e.v. Dal III secolo a.e.v. sino alle
distruzioni di Gerusalemme del 70 e del 134 e.v., si conoscono una serie di movimenti
indicati generalmente come apocalittici, movimenti che hanno molto in comune con la
profezia, ma se ne distaccano in modo consistente. Il Cristianesimo, sin dall’inizio ha
riconosciuto come propri i profeti dell’Antico Testamento, e non ha avuto suoi profeti,
perché, come si evince dalle lettere di Paolo o da alcuni passi degli Atti degli Apostoli, sin
dall’inizio nella Chiesa Primitiva, tutti i battezzati in Cristo erano considerati profeti:
Ricercate la carità. Aspirate pure ai doni dello Spirito, soprattutto alla profezia. Chi infatti
parla con il dono delle lingue non parla agli uomini, ma a Dio, giacché nessuno
comprende, mentre egli dice per ispirazione cose misteriose. Chi profetizza, invece, parla
agli uomini per loro edificazione, esortazione e conforto (1Cor 14,1ss); I profeti parlino in
due o tre e gli altri giudichino. Se uno di quelli che sono seduti riceve una rivelazione, il
primo taccia: tutti infatti potete profetare, uno alla volta, perché tutti possano imparare ed
essere esortati. Ma le ispirazioni dei profeti devono essere sottomesse ai profeti, perché Dio
non è un Dio di disordine, ma di pace.(1Cor 1429ss); Accadde invece quello che predisse
il profeta Gioele: Negli ultimi giorni, dice il Signore. Io effonderò il mio Spirito sopra ogni
persona; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i
vostri anziani faranno sei sogni [….] in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi
profeteranno (Att 2,16ss). Il Concilio Vaticano II in epoca moderna ha sancito con la
Lumen Gentium al paragrafo 31, che tutti i battezzati in Cristo sono profeti, e lo
testimoniano con la fede e la carità per mezzo dello Spirito Santo: Col nome di laici si
intende qui l'insieme dei cristiani ad esclusione dei membri dell'ordine sacro e dello stato
religioso sancito nella Chiesa, i fedeli cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col
battesimo e costituiti popolo di Dio e, nella loro misura, resi partecipi dell'ufficio
sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel
mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano. Dal Medio Evo in poi, la comparsa
di profeti nel cristianesimo ha sempre segnato l’inizio di movimenti ereticali. La
predicazione di alcuni di loro ha dato vita al mormonismo,33 all’avventismo34 e al
kimbanguismo.35 Il Canone Cattolico presenta i profeti dell'A.T. suddivisi in maggiori e
minori. Gli studi più recenti seguono un'altra classificazione, di carattere storico -

33
Mormonismo è una confessione religiosa cristiana che si rifà all'operato di Joseph Smith. La componente
maggioritaria è la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni Il termine mormonismo (e derivati: il
sostantivo e aggettivo mormone derivano da Mormon, nome del profeta a cui viene attribuito il Libro di
Mormon, testo che Joseph Smith pubblicò nel marzo del 1830 dichiarando di averlo tradotto in inglese da una
antica e sconosciuta lingua. WikipediA.

34
Avventiamo, con il termine avventismo si identificano un insieme di Chiese e gruppi religiosi che si rifanno
ad un filone specifico del mondo protestante, la Chiesa Cristiana Avventista del Settimo Giorno si pone come
esponente di spicco, ma non l'unico, all'interno del «protestantesimo avventista». Uno dei principali esponenti
delle origini dell'avventismo contemporaneo è certamente William Miller. WikipediA.

9
letterario, che suddivide i profeti in profeti preclassici o profezia orale, cioè quei profeti
dei cui scritti non ci è giunta nessuna testimonianza, e in profeti classici o profezia
scritta, cioè quei profeti di cui ci sono giunti i testi, suddivisione condivisa pienamente
dal sottoscritto. Profeti preclassici sono coloro che hanno svolto la loro missione prima
dell'istituzione della monarchia e nelle prime fasi della monarchia stessa, cioè dall’ XI al
IX secolo a.e.v.. Da parte loro non ci è pervenuto nessun testo scritto. Ne siamo
informati da 1 - 2 Sam e da 1 - 2 Re. La profezia vera e propria in Israele inizia con
Samuele, personaggio importantissimo perché ha svolto una triplice funzione: è stato
Giudice di Israele (cfr 1 Sam 7,6); Sacerdote, (cfr 1 Sam 7,10 - 13), ed infine Profeta (cfr
1Sam 3,19 -21). Samuele all'inizio si oppose con tutte le sue forze all'istituzione della
monarchia (cfr 1Sam 8-12).
All’avvento dei Re sono legati i cosiddetti profeti di corte:
Gad, profeta di Davide (1Sam 22,5;2 Sam 24,11);
Natan, profeta di Davide (2 Sam 7,2 - 12,1 - 1Re 1,11ss);
Achia, profeta sotto Geroboano (1 Re 11,29ss - 14,2ss);
Ieu, sotto Basa (1 Re 16,7);
Elia ed Eliseo, sotto Acab ed i suoi successori, (1 Re 13 ss);
Giona, sotto Geroboano II (2 Re 14,25 );
Culda la profetessa, sotto Giosia (2 Re 22,14 ss);
Uria, sotto Ioiakim (Ger 26,20);
Semaia, sotto Roboamo (2Cr 12,15 - 13,22);
Azaria, sotto Asa (2 Cr 15,1 ss);
Oded, sotto Acaz (2 Cr28,9 ss).
Molti sono stati consiglieri del loro re, ma, nonostante ciò, sono stati molto critici sulle
sue scelte sia in campo sociale e politico che religioso, ed hanno dimostrato la loro
indipendenza, denunciandone i peccati e le azioni sbagliate compiute contro la volontà di
Dio. Si sono scagliati con veemenza contro la pratica dell'idolatria ed hanno difeso
l'unicità di JHWH.
Profeti classici sono quei profeti che hanno svolto la loro missione dal VII al III secolo
a.e.v.. Essi hanno parlarono in nome di Dio e messo per iscritto i loro oracoli, per questo
vengono chiamati profeti scrittori. In base al periodo della loro professione, si
suddividono a loro volta in:
pre-esilici (dal 760 al 587 a.e.v.);
esilici (dalla prima deportazione del 597 al 538);
post-esilici (dal 538 al III secolo a.e.v.).
I profeti pre - esilici operarono sia nel regno di Israele sia nel regno di Giuda. Questo è il
periodo in cui avvengono dei grandi mutamenti. Israele, da popolo nomade del deserto,
si trasforma in seminomade. Da popolo dedito alla pastorizia, si dedica allo sviluppo
dell'agricoltura e del commercio, con conseguente urbanizzazione, costituzione delle
classi sociali e suddivisione in ricchi e poveri. In ambito politico, avviene il passaggio dal
governo dei Giudici (che governavano le dodici tribù con una sorta di governo arcaico e
soggetto ai poteri dei clan), all'istituzione del potere centralizzato nella figura del re e
della corte. Intanto i due regni vivono la politica internazionale del tempo, dipendendo
di volta in volta dalla forza degli imperi vicini, assiro prima, babilonese dopo, persiano, e
35
Kimbanguismo o Chiesa di Gesù Cristo sulla terra secondo il profeta Simon Kimbangu (E.J.C.S.K.) è una
Chiesa cristiana nata in Congo, dove fu fondata dal profeta Simon Kimbangu (1889 – 1951). Il kimbanguismo,
con i suoi 17 milioni di fedeli, è uno dei più importanti fra i 6000 movimenti afrocristiani ed è, dal 1969,
membro del Consiglio Ecumenico delle Chiese. WikipediA.

10
spesso da quello egiziano. Nel campo religioso, Israele si deve difendere dall'idolatria,
dal culto delle divinità limitrofe ed in particolar modo da Baal, il dio cananeo. Si è già
molto lontani dall'esperienza salvifica dell'Esodo e dalla Rivelazione del Sinai,
dall'esperienza di un Popolo che camminava alla presenza del proprio Dio. La
costruzione del Tempio aveva reso il culto a Dio simile a quello degli altri popoli,
facendo diventare JHWH un Dio atemporale chiuso nel suo sacello, e non il Dio della
Storia, che si muove con il suo Popolo. A questi problemi i profeti pre-esilici tentano di
dare delle risposte, ponendo attenzione ai diversi fattori. Così noi troviamo nel Regno
del Nord, Amos (760 - 750 a.e.v.) e Osea (750 - 725 a.e.v.), che fustigano e invitano sia il
re sia il popolo a far ritorno al loro Dio ed abbandonare il culto delle divinità cananee.
Nel Regno del Sud, troviamo Isaia (740 - 701 a.e.v.), che denuncia gli abusi del potere e
la scarsa fede del re, e Michea (730 - 680 a.e.v.), che annuncia un tremendo castigo per
coloro che praticano l'idolatria e che calpestano i diritti dei più deboli. Ci saranno in
seguito Sofonia (660 - 630 a.e.v.), Naum (630 - 612 a.e.v.) e Abacuc (612 - 598 a.e.v.), che
si troveranno a gestire forse la fase più travagliata del regno, sia dal punto di vista
religioso, che politico e sociale. Geremia (627 - 585 a.e.v.) svolgerà la sua missione nel
periodo più tremendo per il Regno del Sud, quello della diaspora a Babilonia.
I profeti esilici operarono durante il periodo della cattività babilonese. In esilio erano
state tradotte soprattutto le autorità e le personalità più influenti di Gerusalemme. Gli
Ebrei in esilio corsero il gravissimo problema dell'assimilazione: adottarono il
calendario babilonese; assunsero nomi babilonesi, e la lontananza da Gerusalemme e la
distruzione del tempio misero in crisi tutto l'impianto religioso, che ad esso faceva
riferimento. A questo declino che sembrava senza ritorno pose fine la presenza dei
profeti e l'avvento della nuova classe dei Dottori della Legge, quelli che sarebbero stati i
futuri Rabbini. Durante questo periodo operarono Ezechiele (593 - 587 a.e.v.) e il
Deuteroisaia (555 - 539 a.e.v.).
I profeti post - esilici operarono dopo il ritorno in patria avvenuto per opera di Ciro. Gli
esiliati, rientrati a Gerusalemme, si trovarono ad affrontare moltissime difficoltà, sia di
carattere religioso sia sociale (cfr Ne 5). Dovettero fronteggiare la ripresa dell'idolatria
(cfr Is 57 - 65) e confrontarsi con altri gruppi etnici (cfr Esd 9 - 10). Fu molto forte il
contrasto con quelli che non erano stati in esilio, nonché con la comunità dei Samaritani
(cfr Esd 4 - Ne 2,4 -6 ). Questo è il periodo durante il quale il movimento profetico perde
progressivamente d’importanza, fino ad esaurirsi. La predicazione profetica è quasi
tutta volta a far comprendere il ruolo e la centralità del tempio, difatti questo periodo è
denominato della profezia del tempio, come riscontriamo in Aggeo, Zaccaria e Malachia.
Dal III secolo a.e.v. assistiamo all'affermarsi della profezia escatologica, che annuncerà
l'avvento della profezia apocalittica. I profeti di questo periodo furono: Aggeo (520 - 519
a.e.v.); Zaccaria (520 - 518 a, e.v.); Abdia (510 circa); Gioele (V- III secolo); Malachia
(520 - 400); Giona (V - IV secolo).
Concludendo, possiamo affermare, che la profezia in Israele ha rivestito un’importanza
socio-religiosa superiore che nelle civiltà limitrofe, innanzi tutto per la massa di
materiale prodotto, e per l’importanza teologica che il messaggio profetico ha rivestito
per tutta la Bibbia. D’altro canto - come scrive Joseph Blenkinsopp: 36 nessun altro testo
della Scrittura più di questi ci mette così direttamente a confronto con la realtà di Dio, o ci
costringe così inevitabilmente a mettere in questione le percezioni mondane e anche
religiose che tendono a controllare le nostre vite.

36
Joseph Blenkinsopp, Storia della profezia in Israele, op, cit, p, 12.

11
BREVE BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE :

Aa.Vv, Vademecum per il lettore della Bibbia, Morcelliana, Brescia 1996;


Abram J. Heschel, Il Messaggio dei Profeti, Borla, Roma 1993;
Alberto Mello, La Passione dei Profeti, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 2000;
Alberto Mello (traduzione), Detti di Rabbini, Edizioni Qiqajon, Comunità di Bose 1993;
Ambrogio Spreafico, La voce di Dio, EDB, Bologna 1998;
Il Corano, introduzione, traduzione e commento di Alessandro Bausani, Sansoni,
Firenze 1978;
Cristiano Grottanelli, Profeti Biblici, Morcelliana, Brescia 2003;
Elia Kopciowski, I libri dei Profeti e la Torah oggi, Marietti, Genova 1992;
Gianni Cappelletto – Marcello Milani, In ascolto dei Profeti e dei Sapienti, Edizioni
Messaggero Padova 2001;
Josep Abella, Profeti perché il popolo viva, EDB, Bologna 1998;
Joseph Blenkinsopp, Storia della profezia in Israele, Queriniana, Brescia 1997;
J.B. Pritchard, Ancient Near Eastern Texts - Relating to Old Testament, Princeton 1969;
Julia e Derek Parker, Il libro completo dei sogni, Gremese Editore Srl, Roma 1996;
La Bibbia di Gerusalemme, EDB, Bologna 2005;
Luigi Cagni, Profezie di Mari, Paideia, Brescia 1985;
Paolo De Benedetti, La chiamata di Samuele e altre letture bibliche, Morcelliana, Brescia
1976;
Paolo De Benedetti, La morte di Mosè e altri esempi, Morcelliana, Brescia 2005;
Romeo Cavedo, Profeti, storia e teologia del profetismo nell’Antico Testamento, San
Paolo, Cinisello Balsamo (MI) 1995.

12