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ARCO DI TRAIANO

Per la sua monumentalità e imponenza , l'arco di Traiano rappresenta uno dei migliori esempi
dell'arte romana. Colpisce lo stato di conservazione, testimonianza di un'opera che ha resistito
meglio di altre all'usura del tempo e alle vicende della storia. Pertanto al visitatore attento appare
come il più caratteristico dei monumenti della città e ancor più, il suo simbolo.
L'impostazione architettonica ricorda l'arco di Tito a Roma; ad un solo fornice, poggia su un
basamento liscio da cui partono quattro semicolonne scanalate per ciascuna fronte, sormontate da
capitelli corinzi.
Entrambe le facciate ospitano sugli stilobati quattro pannelli riccamente scolpiti alternati a fasce con
formazioni decorative. Al di sopra dell'architrave corre un fregio anch'esso figurato, per tutto il
perimetro dell'arco. Infine, completa l'impianto un alto attico, coronato da cornice, che riporta su
ciascuna facciata l'iscrizione dedicatoria del Senato e del popolo affiancata da due pannelli istoriati.
Fu costruito tra il 114 e il 117 d.C. per commemorare l'apertura, avvenuta nel 109, della nuova via
Traiana che raccordava Roma a Brindisi. Abbreviando sensibilmente il vecchio tracciato della via
Appia, il nuovo asse di percorsi rappresentava la risposta più soddisfacente all'espansione di
commerci con l'oriente oltre a sancire lo spostamento del centro urbano, sede del potere politico e
amministrativo verso la parte alta della città in una zona circostante l'Arco chiamata poi "Regio viae
novae".
Ma all'edificazione dell'arco che segnò l'importanza politica ed economica raggiunta della città tra il
I e il II secolo d.C., si lega ancor più strettamente il felice momento che l'impero viveva sotto la
guida saggia di Traiano imperatore dalla morte di Nerva nel 98 d.C. al 117 anno della sua morte. A
lui si rivolge l'iscrizione che leggiamo sull'attico; "ALL'IMPERATORE CESARE FIGLIO DEL
DIVINO NERVA / A NERVA TRAIANO OTTIMO AUGUSTO GERMANICO DACICO
PONTEFICE MASSIMO / AL FORTISSIMO PRINCIPE IL SENATO E IL POPOLO ROMANO
DEDICA".

Ma a parte l'iscrizione che rappresenta il momento culminante di un solenne rito di celebrazione,


tutto l'arco, attraverso il ciclo di decorazioni plastiche che arricchiscono i pannelli delle facciate e
del fornice fino al fregio su cui è superbamente impressa l'apoteosi dell'imperatore, ricostruisce
cronologicamente le tappe di un destino folgorante.
A memoria dei posteri, questo grandioso monumento ci ricorda i meriti e le imprese eccellenti
compiute da Traiano nel corso di 10 - 11 anni circa di governo accorto e illuminato: rafforzamento
delle frontiere, ampliamento dei territori sottoposti a Roma, riforme di grande significato sociale,
sostegno all'economia, riordinamento amministrativo.
E' interessante notare che della vasta opera riformatrice dell'imperatore fu pienamente investita la
stessa città di Benevento. In questo senso i rilievi forniscono indicazioni povere. E' nota, infatti, una
schematica ma valida tripartizione secondo cui i pannelli disposti sulla fronte rivolta verso la
campagna (attuale via S. Pasquale) ospitano scene che ricordano i rapporti di Traiano con la
provincia; quelli rivolti verso la città i suoi rapporti con Roma; infine i pannelli collocati sotto il
fornice riguardano proprio la città di Benevento. La lettura dei rilievi va fatta seguendo una linea
orizzontale da sinistra a destra con andamento a spirale da una facciata all'altra e passando poi sotto
il fornice. In tal modo è possibile seguire la successione cronologica degli eventi celebrati che
comincia dal 98 d.C., anno in cui Traiano raggiunto in Germania dalla notizia della morte di Nerva
suo predecessore apprende la notifica della sua successione, e termina nel 109 quando in occasione
dell'inaugurazione della nuova via Traiana alla presenza dell'imperatore stesso, il Senato decreta a
Benevento la costruzione dell'arco stesso.
Partiamo dal primo pannello in basso a sinistra dalla parte di via S. Pasquale: Traiano alla presenza
di Giove stringe il patto di pace con il capo dei germani. L'episodio, che esclude alla prima
conquista bellica del principe, risale al 98 quando eletto imperatore a Roma, decide di rimanere in
Germania per assicurarsi della stabilità dei nuovi territori.
Nel corrispondente pannello di destra si ricorda l'ispezione da lui fatta alle regioni danubiane per
verificarne l'efficienza. Al centro della scena, Traiano incontra Ercole vestito con pelle di leone,
accompagnato da due uomini che recano un cavallo e un cane. Siamo alla vigilia del suo rientro a
Roma.
Nei due pannelli in basso a destra e a sinistra del lato città che costituiscono un'unica scena si
celebra il ritorno di Traiano a Roma nell'estate del 99. Si trattò di un corteo privo di pasto secondo
una volontà dell'imperatore. A destra il Praefectus Urbis invita Traiano ad entrare in città; a sinistra
i Geni del popolo romano lo attendono innanzi al Tempio di Vespasiano. Si ritorna sulla fronte
rivolta verso via S. Pasquale. Al secondo livello il pannello a sinistra raffigura il riordinamento
dell'esercito nelle province. Honos presenta a Traiano una recluta affiancata dall'ufficiale addetto
alla leva alla presenza della dea Roma.
Nel pannello corrispondente di destra è ricordato un importante provvedimento promosso già da
Nerva ma diffuso in tutta Italia da Traiano dopo il 100; "l'Istitutio alimentaria" Essa permetteva di
aiutare fanciulli bisognosi attraverso i proventi ricavati da mutui a basso interesse concessi dallo
Stato ai proprietari terrieri. Sulla scena, l'imperatore che stende la mano su due fanciulli con gesto
di protezione. A lato la dea Roma con l'aratro accompagnata da Marte.
I due pannelli del lato città ricordano due benefiche iniziative di Traiano. A sinistra si celebrano le
benemerenze verso i veterani. Una matrona, personificazione della Virtus recante un'insegna con 5
aquile raccomanda a Traiano i rappresentanti dei veterani delle 5 legioni a cui furono affidate le
colonie delle regioni del Reno e del Danubio.
Nel pannello di destra si ricordano le provvidenze di Traiano per il commercio; tre rappresentanti
dei mercanti ringraziano il sovrano alla presenza di Portunus, Ercole e Apollo.
Si arriva alla celebrazione delle imprese più importanti dell'arco di tempo istorato sul monumento;
le vittoriose guerre daciche.
Il riquadro a sinistra sull'attico con fronte rivolta verso la campagna con figure mutile, ci mostra le
divinità protettrici della Dacia, Liber pater, Cerere, Diana e Silvano in atto a ricevere Traiano
scortato dai littori. La scena allude alla prima vittoriosa campagna del 102.
Nel pannello corrispondente a destra, Traiano riceve l'omaggio della Dacia simboleggiata da una
donna coronata che si inginocchia ai suoi piedi. Si allude alla permanenza dell'imperatore nella
nuova provincia fino al 107 con il compimento della definitiva pacificazione e il riordinamento
amministrativo. Gli ultimi due pannelli del lato opposto sull'attico costituiscono un'unica grandiosa
scena che evoca il secondo trionfo dacico celebrato a Roma nel 107. A destra Traiano, alla presenza
della dea Roma e probabilmente di Adriano, suo successore, si accinge a varcare al soglia da
trionfatore; a sinistra è atteso nel tempio di Giove sul Campidoglio dalla Triade Capitolina, Giove ,
Giunone e Minerva. A esaltare la gloria dell'imperatore contribuisce ulteriormente il corteo trionfale
scolpito sul fregio. Infine leggiamo gli ultimi due pannelli situati sotto il fornice che riguardano più
direttamente la città; nel pannello a sinistra guardando verso via S. Pasquale, e raffigurato Traiano
in atto di compiere un sacrificio. Si ricorda nella scena la solenne inaugurazione della via Traiana
nel 109.
Al lato opposto, si celebra l'Istitutio alimentaria promossa a Benevento nel 101. Traiano con tunica
e paludamentum assiste alla distribuzione degli alimenti.
Ricordiamo, infine che oltre ai riquadri di significato storico, l'Arco presenta rilievi con funzione
decorativa e allegorica. Le immagini femminili delle serraglie sono state ritenute personificazioni
della dea Roma. Nei pennacchi sono state riconosciute le personificazioni del fiume Tisia e del
Danubio sul lato verso la campagna con i Geni dell'Autunno e dell'Inverno ai loro piedi. Sul lato
città si scorgono le vittorie alate con i Geni della Primavera e dell'Estate.
Per ciò che riguarda l'esecuzione dell'Arco, sconosciuto è il nome dell'autore. Nel mondo romano
gli artisti non potevano firmare le opere fatte a spese dello stato ma secondo alcuni l'autore dell'arco
ha voluto lasciare sull'opera la propria "firma". Essa si troverebbe nel pannello che raffigura,
sull'attico, la sottomissione della Dacia. Compare, infatti, una piccola testa di aquila che non sembra
avere nessun nesso logico con la scena; apparirebbe dunque come una "griffe".
Secondo altri, l'esecuzione dell'opera, pur mancando testimonianza certa, andrebbe attribuita ad
officine imperiali se non addirittura al "Maestro delle imprese di Traiano" indicando con tale nome,
l'autore o gli autori delle più grandi opere del periodo come la Colonna Traiana a Roma e il fregio
traiano dell'Arco di Costantino.
Un'ultima cosa da ricordare riguarda la funzione dell'Arco in età medievale. Inserito nella cinta
muraria, divenne la più bella porta della città, come indica il suo nome: Porta Aurea.
Fu papa Pio IX a volerne l' isolamento nel 1849 e a promuoverne un primo restauro.

Bibliografia
-
Bencardino Filippo
"Benevento. Funzioni urbane e trasformazioni territoriali tra il XI e il XX secolo"
Edizioni Scientifiche Italiane 1991

Rossi S. - Zevi B.
"Piano del centro stor ico di Benevento"
Gangemi Editore 1989

Petroccia D.
Evoluzione storica dell'urbanistica beneventana (a cura di F. Romano)
"Benevento cerniera di sviluppo interregionale. Una politica urbanistica per il Sannio"
Filo Rosso Editore 1968

Rotili M.
"Traiano a Benevento"
Società editrice napoletana 1982

Galasso E.
"Il museo del Sannio a Benevento"
CO. BE. CAM. Napoli 1991

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