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ONCOLOGIA – SESTA LEZIONE

I FARMACI CHEMIOTERAPICI

Il primo agente chemioterapico trovato


Il 2 dicembre 1943 il porto di Bari fu bombardato da un volo di 105 bombardieri tedeschi.
Tra le 24 navi dell'alleanza, una nave chiamata SS John Harvey trasportava un carico
segreto di 100 tonnellate di senape liquida. Molti marinai delle navi circostanti,
sopravvissuti, svilupparono vesciche di superfici epiteliali, riduzione dei globuli bianchi e
soppressione profonda di linfoidi e mieloidi durante le autopsie.
Usando queste informazioni Goodman e Gilman - due farmacologi della scuola di medicina
di Yale - hanno motivato l'uso di questo agente per il trattamento del linfoma. Da questo
momento in poi vennero isolate le sostanze presenti nel linfoma.
Che cosa è la chemio terapia?
è una procedura che consiste nella somministrazione di farmaci antineoplastici o
antiblastici, medicinali che inibiscono e combattono lo sviluppo dei tumori.
Perché utilizziamo la chemioterapia?
La chemioterapia antitumorale è un trattamento sistemico in cui le modalità di terapia
antitumorale comportano la somministrazione di agenti chimici distruggere le cellule
tumorali (dopo l’uccisione viene provocato un effetto citotossico). Esistono inoltre dei
farmaci che non uccidono le cellule neoplastiche ma le stabilizzano nelle fasi di riposo del
ciclo cellulare in modo da fermare la sua replicazione dato che si duplicano in maniera
incontrollata. L'obiettivo della chemioterapia antitumorale è quello di curare dove possibile
e palliativo dove la cura è impossibile. L'uso efficace della chemioterapia richiede una
profonda comprensione dei principi della biologia dei tumori, cinetica cellulare,
farmacologia e resistenza ai farmaci.
I risultati della chemioterapia durante gli anni sono diversi, possiamo pensare:
1) Alla possibilità di curare il cancro (anche in fasi avanzate)
 Tumori germinali (cioè il cancro ai testicoli)
 Il morbo di Hodgkin
 Linfomi non Hodgkin
 carcinoma gestazionale
 Tumori pediatrici (linfomi, neuroblastoma di leucemia, sarcomi ossei)
2) Può raggiungere una considerevole sopravvivenza prolungata (in fasi avanzate)
 Cancro al seno
 Cancro alle ovaie
 Cancro al colon-retto
 Cancro ai polmoni
 Altre neoplasie ematologiche (ad es. leucemie, mieloma)
3) Può raggiungere una prolungata sopravvivenza senza progressione (come trattamento
adiuvante nel trattamento non metastatico malattia)
 Cancro al seno
 Colorettale
 Cancro alle ovaie

Descrizione del processo di mitosi


All’interno del ciclo cellulare sono presenti delle fasi, definite GAP nelle quali la cellula
non si replicano come nel caso di G0 quando la cellula esce dal ciclo cellulare e rimane
inattiva (“dormiente”) per un certo periodo di tempo, G1 dove la cellula rimane ferma,62.
Fase S e fase M dove la cellula si replica e si divide. Per i chemioterapici sono presenti dei
farmaci della fase specifiche dove i farmaci vanno ad agire su una di queste fasi presenti
all’interno del ciclo cellulare. Farmaci chemioterapici che non sono fase specifica.
Quindi quando i farmaci bloccano la fase S e la fase M, vi è un’azione di killing delle
cellule tumorali mentre quando vengono stabilizzate nelle fasi di riposo vengono
STABILIZZATE, dunque sono dormienti e non replicanti.
PROCEDURA AZIENDALE PER LA GESTIONE
DEI FARMACI CITOSTATICI
E’ indispensabile per la sicurezza dei Pazienti e per la sicurezza degli Operatori, che
ogni
Azienda predisponga una procedura per la gestione dei farmaci citostatici.
I punti principali sono :
• Stoccaggio dei farmaci presso il magazzino della Farmacia
• Caratteristiche tecniche ed igienico sanitarie dei locali di
preparazione
• Preparazione dell’operatore
LA CHEMIOTERAPIA
• Il trattamento può prevedere la somministrazione di un solo farmaco, o di più farmaci .
• La decisione su quale sia il trattamento più
indicato dipende da molti fattori, tra cui
ricordiamo :
v Tipo e stadio del tumore
v Caratteristiche istologiche del tessuto neoplastico
v Condizioni cliniche del Paziente
IL RUOLO DELL’INFERMIERE NELLA SOMMINISTRAZIONE DEI FARMACI
CHEMIOTERAPICI
Importanza del ruolo dell’Infermiere nella fase iniziale , durante la visita in cui viene
prescritta la chemioterapia. Ha un RUOLO INFORMATIVO ED EDUCATIVO.
Durante la visita iniziale in cui viene predisposta la fase terapeutica pianificata durante
l’incontro GIC, l’Infermiere si occupa di :
 Valutazione del patrimonio venoso, e in caso di somministrazione di farmaci
Vescicanti o di scarsa disponibilità, definizione con il Medico e con l’Utente del tipo
di CVC più idoneo. Ciò avviene attraverso la compilazione della scheda della Rete
Oncologica “ Valutazione del Patrimonio Venoso”
 Organizzazione impianto CVC, secondo procedura specifica
 Programmazione esecuzione esami pre-chemioterapia
 Prenotazione accesso in DH per la somministrazione della Chemioterapia
 Colloquio individuale con l’Utente per spiegare:
1. Organizzazione attività DH
2. Effetti collaterali della CT
3. Informazioni sulla vita quotidiana durante Chemioterapia
 Materiale informativo (CVC, effetti collaterali, libretto DH, …)
L’infermiere accompagna l’Utente presso il DH :
1. mostra i locali
2. presenta gli Operatori che incontrerà al suo primo accesso DH
3. Consegna ai Colleghi Infermieri del DH la scheda infermieristica CAS (compilata
durante la visita) e la cartella oncologica del Paziente

LE CATEGORIE DEI CHEMIOTERAPICI SONO:


(nb ricorda sempre per ogni categoria di farmaco: la classe a cui appartengono, il
meccanismo di azione e il farmaco nominato)
 AGENTI ALCHILANTI: producono un ponte trasversale, in cui viene legata la
guanina delle basi azotate, formano un legame covalente bloccando la
replicazione impedendo la separazione del DNA per la sintesi o la trascrizione
del farmaco.
Meccanismo d'azione: Prendere di mira il DNA, produrre alchilazione attraverso
formazione di intermediari. Nessun farmaco specifico per la fase.
TRA I FARMACI CHEMIOTERAPICI PIU’ RICORRENTI RICORDIAMO:
I DERIVATI DEL PLATANO DUNQUE
CISPLATINO,CARBOPLATINO,OXALIPLATINO CHE PUR ESSENDO SONO
SIMILI NELLA LORO STRUTTURE HANNO DELLE CARATTERISTICHE
DIFFERENTI.

Il cisplatino e il carboplatino vengono utilizzati per le stesse patologie come per esempio nel
caso del tumore del polmone, tumore del ovaio mentre oxaliplatino per ormoni intestinali.
La differenza tra questi tre farmaci è individualibile nella loro tossicità questo perché tra i
tre il cisplatino è dotato di una tossicità a livello renale (nefro-tossico), proprio per questo
motivo prima di essere somministrato il paziente è soggetto a una forte idratazione. Lo
carboplatino è un farmaco che non porta a una condizione di nefro-tossicità infatti viene
somministrato a quei pazienti che soffrono di insufficienza renale di grado moderato e
mentre l’oxaliplatino è un farmaco neurotossico, utilizzato solitamente nei tumori gastro-
intestinali, è un tipo di neurotossicità periferica che si accentua con un abbassamento della
temperatura, infatti se si dovesse incontrare dei pz che si lavano le mani o i piedi con
l’acqua gelata percepiscono una sorta di formicolio. Esso si infonde in un certo periodo di
tempo, l’infusione avviene per circa due ore perché può portare delle reazioni allergiche,
solitamente prima di somministrare questo farmaco, viene dato al paziente del cortisone ,
VIENE ESEGUITA PROFILASSI, proprio per rispondere alle reazioni allergiche che
l’oxaliplatino può portare. Viene consigliata la pompa a tempo o i farmaci a caduta.

Gli agenti alchilanti interferiscono con la sintesi del DNA. Sono analoghi strutturali di
essi inibiscono diversi enzimi. Sono farmaci fase aspecifici che vanno ad agire sulla fase S
del ciclo cellulare. Inibiscono la sintesi di purina o pirimidina nucleotide o facendo
concorrenza ad essi nella sintesi del DNA o dell'RNA. I loro effetti citotossici massimi
sono la fase S e sono quindi farmaci specifici per il ciclo cellulare. Hanno una struttura
simile alle basi puriniche e pirimidiniche. Vengono definiti metaboliti fraudolenti perché si
vanno a sostituire alle basi azotate. Esempi di farmaco è il fluoro uracile è il farmaco che
viene somministrato per via endovenosa (IN BOLO O INFUSIONE LENTA) mentre e
capacitammina è il suo profarmaco somministra per via os. Gli effetti collaterali possono
essere svariati problemi alla mucosa, mucosite , se consideriamo l’intestino abbiamo la
diarrea.

 ANTIBIOTICI Anti-tumorali antibiotici.


Farmaci specifici della fase S del ciclo cellulare. Legano il doppio filamento del DNA in
modo da prevenire la replicazione. Sono derivati da microrganismi.
Sono importanti, bisogna ricordare le anta-cicline ,doxo ribucina ha un colore rosso, questi
farmaci possono stravasare e portare dare un danno tissutale importante fino alla necrosi dei
tessuti, è importante dunque infondere in vene . Inoltre sono cardiotossici, esistono delle
formule in cui viene incapsulata in un liposoma, questo involucro veicola il farmaco nelle
sedi periferiche e evita un accumulo a livello cardiaco questo è un modo per fare in modo
che il tessuto cardiaco si difenda da questi farmaci. (Quindi valutare costantemente la
funzione cardiaca del cuore, effettuando un ecg e un ecogramma).
 FARMACI CHE AGISCONO SUL FUSO MITODICO
Questi farmaci si legano alle proteine micro-tubolari, quindi inibire l'assemblaggio
dei microtubuli con conseguente dissoluzione del struttura di montaggio mitotica.
Farmaci specifici per la fase M.

I DUE FARMACI SPECIFICI UTILIZZATI SONO:


A) ALCALOIDI DELLA VINCA legano alphatubolina e prevengono l’assemblamento
del micro- tubolo, senza formare il fuso mitodico.
B) TAXANI che agiscono sul fuso mitodico neoformato per impedirne il riassemblaggio
(non viene suddiviso). Tossicità neuropatica, sensitiva, questi farmaci una volta
infusi possono provocare una reazione allergica per questo motivo si fa una pre-
medicazione in cui al paziente viene effettuata una profilassi di cortisonici e
antistaminici.

 FARMACI INIBITORI DELLA TOPO-ISOMERASI (Ricordati cosa fanno


durante la replicazione all’interno del ciclo cellulare: evita i superavvolgimenti
dell’elica, tagliando l’elica del dna durante la fase di replicazione). I farmaci
utilizzati sono irinotecano ,utilizzati negli inibitori della topoisomerasi 1, che è un
farmaco utilizzato per i tumori intestinali che ha come tipo di tossicità la diarrea
mentre le toposite ,utilizzate per gli inibitori della topoisomerasi 2, che viene
utilizzato nei tumori polmonari associati alla somministrazione di altri farmaci.

COME VENGONO SOMMINISTRATI I CHEMIOTERAPICI:


a) Somministrazione via endovenosa( possono essere utilizzati i cateteri venosi
periferici e i cateteri venosi centrali , quest’ultimi vengono sotto suddivisi in base al
tempo previsto per l’utilizzo, a breve termine: sono accessi utilizzati nel periodo post
operatorio e vanno rimossi entro tre settimane ( catetere per succlavia, per giugulare)
mentre quello a medio termine sono quei cvc lasciati in sede)
b) Somministrazione via orale
La dosa viene scelta facendo o in accordo alla superficie corporea o al peso e in altri casi la
dose è fissa. Questi farmaci possono essere somministrati per via endovenosa e pochissimi
per os. Essendo molto irritanti e abbastanza tossici possono portare a delle flebiti perciò se
la somministrazione è più frequente si utilizzano il porth- a – cath, il picc e il groshong .
( sistemi venosi centrali). Il pic difficilmente si infetta se curato in maniera adeguata, al
contrario se non trattato in maniera corretta potrebbe infettarsi perciò quando l’infermiere
lava il picc o porth con l’ago di Huber, manda in circolo i batteri che si erano depositati e si
crea sepsi con brividi di freddo e aumento della temperatura corporea. Si fa perciò
un’emocultura sia dal picc che dal porth che dalla periferia. Questo ci da la certezza che
siano infette e capiamo la natura di questa sepsi e gestire questo picc il quale verrà rimosso
mentre il porth si cerca di tenerlo in sede, cercando di pulirlo da questa infezione. In caso di
infezione microbica del porth viene levato perché è difficilmente debellata. NB. ACCESSI
VENOSI VANNO GESTITI IN MANIERA ATTENTA.
L’igiene è FONDAMENTALE poiché la sepsi in questo tipo di pz potrebbe portare anche a
morte. I chemioterapici potrebbero essere somministrati anche per altre vie ma sono di
gestione medica (es via arteriosa,intra parenterale).
Nb. E’ Importante il ruolo dell’Infermiere nella fase di valutazione del patrimonio venoso e
«contrattazione» con il Paziente e con l’Oncologo sul tipo di CVC da applicare.
Importanza del ruolo dell’Infermiere nella gestione del CVC.
PRINCIPALI CAMBINAZIONE DEGLI AGENTI CHEMIOTERAPICI
A) Uso di farmaci per agenti singoli
B) Uso di farmaci per agenti misti in combinazione perché in questo modo vengono
evitate le resistenze. Questo avviene perché il tumore neoplastiche si moltiplicano in
maniera incontrollate, che non stanno tutte nella stessa fase ma ognuna di essa si
ritrova in una fase differente, queste cellule hanno delle resistenze non è sensibile al
farmaco, inizi il trattamento senza avere successo. È perciò un vantaggio dal punto
di vista terapeutico ma per il pz potrebbero esserci degli effetti collaterali, perché
combinando due farmaci diversi, le reazioni avverse si raddoppiano. Vengono perciò
scelta la somministrazione dei singoli farmaci perché sono meno aggressivi come
per esempio per i pz anziani in modo da evitare un aumento di tossicità.
Esempi di regimi chemioterapici combinati comuni

Ad esempio: lo schema CMF si utilizzava per il tumore della mammella, lo schema PEB si
utilizza per il tumore del testicolo, dove ci sono effetti differenti in quanto ricordiamo che il
cisplatino è un agente alchilante, l’etoposide è un inibitore topoisomerasi II, le bleomicine è
un antimetabolita , quindi si vanno ad utilizzare 3 farmaci con 3 meccanismi d’azione
differente.
I farmaci possono essere utilizzati in momenti diversi :
 La prima fase neoadiuvante: una fase preoperatoria per rendere un tumore
inoperabile operabile andando a ridurre la massa tumorale e per raggiungere una
preservazione d’organo, ad esempio quello che si attua prima dell’operazione
della mammella nel caso di un tumore che necessita di mastectomia per la sua
grandezza, allora tramite questi trattamenti il tumore si riduce e magari il
chirurgo decide di togliere solo un quadrante della mammella. Un altro esempio è
il tumore del retto soprattutto quando sono molti bassi, bisogna effettuare un
trattamento prima quando sono localmente avanzati perché se non lo si fa il
chirurgo è costretto a fare un’amputazione addomino perineale cioè: togliere tutta
la parte del retto, chiudere lo sfintere anale e fare una stomia a livello cutaneo,
per cui la funzione sfinterale anale viene abolita e il paziente ha la fuoriuscita di
feci attraverso questa stomia cutanea con una borsetta di gestione infermieristica
e questa è un’eventualità devastante per il paziente per cui se si può preservare
l’organo abbiamo migliorato la qualità di vita del paziente.
 La fase adiuvante: è una fase diversa perché interessa un trattamento che viene
fatto dopo un intervento chirurgico. Si tratta di casi in cui si asporta il tumore e il
paziente è guarito ma l’esigenza e la necessità di fare un trattamento post
operatorio è perché possono esserci delle micrometastasi, cioè qualche cellula
neoplastica che è partita dal tumore principale ed ha invaso i vasi linfatici ed
ematici, non si vedono ma sono responsabili di una recidiva quindi per evitare
questa diffusione si fa una chemioterapia post operatoria.
 La chemioterapia palliativa: si attua in pazienti con malattia metastatica che
devono fare un trattamento palliativo, il quale gli controlli i sintomi legati alla
malattia e gli prolunghi la vita. Ad esempio con un paziente con tumore del colon
con metastasi a livello epatiche o polmonari, se questo paziente non fa niente
perché non vuole fare la chemioterapia ha un’aspettativa di vita di pochi mesi ,se
invece si inizia un trattamento chemioterapico con farmaci a bersaglio
molecolare attivo questo paziente può vivere di circa 30 mesi in più, non si è
guarito il paziente ma si ha dato un’aspettativa di vita più lunga oltre che palliare
i sintomi e i vari dolori. Il paziente in fase terminale è un paziente in fase
metastatica che ha terminato tutti i trattamenti attivi e generalmente è destinato
all’hospice o al domicilio con infermiere di famiglia e con questi pazienti si
utilizzano dei farmaci per il dolore. Ma non bisogna confonderlo con quello
precedente (ovvero con il paziente metastatico ma non terminale) perché quello
metastatico non è quello sempre terminale ,terminale è solo colui che ha poche
settimane di vita, ad esempio una donna con metastasi al seno riesce a vivere
anche 10 anni in più. Il tumore del polmone è un esempio dove si possono
utilizzare diversi farmaci, abbiamo i chemioterapici , quelli a bersaglio
molecolare quando ci sono le mutazioni del recettore, o ancora l’immunoterapia.
Il melanoma invece è stato la “tomba dell’oncologo” perché fino a qualche anno
fa non era trattabile perché resistente a tutti i farmaci chemioterapici a
disposizione, oggi invece il melanoma si cura con farmaci a bersaglio molecolare
e immunoterapia, non più la chemioterapia, ed è stato molto attivo a sperimentare
questi farmaci per il melanoma il professore Ascierto. Nello stomaco invece si
utilizzano i farmaci chemioterapici.
Quindi ricapitolando il trattamento neo adiuvante si inizia nei 3 mesi prima dell’operazione,
poi si attua quello post operazione nei 3 mesi successivi e quindi tutto questo trattamento
adiuvante dura 6 mesi e poi il paziente è guarito ed inizia un follow up, ovvero il paziente
farà :dopo 3 mesi torna in ambulatorio con i marcatori tumorali e vari esami come: la tac 1
volta all’anno, poi ovviamente si varia in base alla patologia, se si tratta di mammella si
porta l’ecografia e la radiografia ogni 3 mesi, la tac e la mammografia 1 volta all’anno, tutti
questi sono esami in follow up per verificare che la malattia non ritorni e perché è
importante trattarle sempre in modo precoce.
Tutto questo vale per il paziente con cancro controllato, nel paziente con malattia
metastatica dobbiamo fare una valutazione più stretta ovvero capire se il paziente sta
rispondendo al trattamento perché se non risponde deve cambiare schema. Nel paziente
metastatico si possono avere 4 possibilità: il paziente risponde talmente bene che
scompaiono completamente le metastasi, oppure si riducono che vuol dire che il paziente sta
rispondendo ma le metastasi piccole ma ci sono ancora, oppure dalla tac vediamo che è tutto
uguale all’inizio (tempo 0 e dopo 2 mesi) che è un aspetto non del tutto negativo perché
vuol dire che abbiamo stabilizzato il paziente, non le abbiamo uccise ma le abbiamo
fermate e quindi abbiamo stabilizzato la malattia, oppure nel peggiore dei casi può
succedere che facendo una tac si nota che le metastasi aumentano e ne compaiono di nuove
in altre sedi e allora dobbiamo cambiare immediatamente il trattamento.

LA PRESCRIZIONE DELLA CHEMIOTERAPIA


La prescrizione della chemioterapia è un atto medico e viene effettuato dopo aver:
a) Visitato il pz;
b) Rilevato il peso corporeo e altezza;
c) Rilevato i parametri vitali;
d) Preso visione degli esami ematochimici;
e) Effettuato colloquio colpz;
Prima di fare la chemioterapia si valutano gli esami di laboratorio e si visita il paziente. Nei
vari esami di laboratorio si va a valutare:
 Emocromo, quindi la funzione midollare, andando a valutare l’emoglobina, i
globuli bianchi (valutando in particolare la percentuale dei neutrofili, data dal
numero dei globuli bianchi per la percentuale dei neutrofili, che devono avere il
valore assoluto dei neutrofili superiore a 1500 altrimenti non si può iniziare la
terapia) e le piastrine;
 La funzione renale;
 La funzione epatica;
 Le condizioni cliniche del paziente valutate attraverso la scala ECOG, il
“performance status”, è una scala che viene fatta valutando l’attività quotidiana
del paziente e valuta lo stato generale del paziente, i valori vanno da 0 a 5 dove :
0 rappresenta un paziente in ottime condizioni e 5 rappresenta un paziente morto.

Bisogna fare questa valutazione attenta perché i farmaci chemioterapici presentano delle
tossicità. Quella più comune di tutti è la tossicità midollare per questo motivo dobbiamo
avere un emocromo accettabile prima di poter fare un farmaco chemioterapico.
Successivamente abbiamo la nausea, che può presentarsi in forma acuta se il paziente ha
queste sensazioni durante l’infusione dei chemioterapici, oppure una nausea un poco
ritardata che il paziente lamenta a casa, oltre che portare il vero e proprio vomito ;
 La nausea e il vomito sono dei sintomi indotti dalla serotonina che interagisce con
i recettori 5Ht3 e induce questa tossicità. Ad oggi è possibile bloccare questo
fenomeno, grazie a una premedicazione effettuata prima della somministrazione del
farmaco chemioterapico. Questa premedicazione viene effettuata dall’infermiere
mediante l’utilizzo di antistaminici e di farmaci che bloccano l’emesi (dunque blocca
i recettori 5HT3 che inducono il vomito e la nausea). Può presentarsi la nausea
anticipatoria in cui il pz inizia a vomitare già nel momento in cui accede al reparto,
perché è una sensazione che viene scaturita dal ricordo che il paziente ha dell’ultima
volta che si è recato in reparto per effettuare una chemioterapia. In questi casi
vengono assunti degli ansiolitici la sera prima o precedentemente alla
somministrazione di farmaci chemioterapici.
 L’alopecia (diminuzione della quantità e della qualità dei proprio cuoio capelluto)
:un effetto collaterale che si presenta quando i farmaci chemioterapici portano alla
caduta del capello ,è un effetto che appartiene soprattutto alle antraciclini taxani , un
effetto che dal punto di vista medico non spaventa ma può condizionare molto
psicologicamente i pazienti, soprattutto le donne, ( ad oggi non esistono rimedi a
questo effetto collaterale.)
 la tossicità polmonare, alcuni farmaci danno origine ad una fibrosi polmonare,
alcuni sono nefrotossici, altri neurotossici, altri ancora danneggiano le gonadi, cosa
irrilevante per i pazienti di una 60ina di anni, ma molto rilevante nei giovani infatti
l’oncologo deve spiegare bene che un danno alle gonadi potrebbe essere uno delle
tossicità riportate e bisogna fare delle accortezze , per esempio la donna fa una
raccolta di ovuli e l’uomo di sperma e queste possono essere conservate e utilizzate
in futuro per il paziente che ha presentato danno grave delle gonadi.
Tutti questi effetti collaterali sono riportati nel consenso informato, perché il paziente
deve firmarlo prima di iniziare il trattamento e ogni volta che si fa un farmaco nuovo.
A volte la dolorabilità di mani e piedi è un effetto legato alla somministrazione a
lungo termine di alcuni chemioterapici. Il palmo e le dita delle mani e e le piante dei
piedi son dolenti e arrossati (sindrome palmo- plantare). Si può accusare formicolio o
quella sensazione descritta come puntura di aghi.
L’immagine riportata è un esempio di sindrome mano piede in cui si ha un ispessimento
delle piante dei piedi e dei palmi della mano che può essere provocato a causa della
somministrazione dei farmaci chemioterapici come ad esempio il fluorouracile
.Chiaramente con queste tossicità, ma come in generale, non si interrompe il trattamento
(influenzato dal grado di tossicità del farmaco perché se è un livello di tossicità grave
siamo costretti a cambiare farmaco) mentre se il farmaco ha un livello di tossicità di grado
lieve si può ridurre il dosaggio e trattare il dosaggio del farmaco in modo tale che questo
effetto non si ripresenti.
Quando parliamo di somministrazione dei farmaci è essenziale dosare la quantità da
somministrare al paziente. Ai i farmaci orali viene eseguito un dosaggio in base al peso
corporeo , mentre nei chemioterapici viene effettuato il calcolo della superficie corporea
tra l’altezza e il peso corporeo.
Ad esempio 400mg in un paziente che pesa 50 kg avrà un dosaggio finale, in uno che pesa
200 kg avrà un dosaggio diverso. In altri casi ancora, come con i farmaci a bersaglio
molecolare, c’è un dosaggio fisso a prescindere dal peso.

PREPARAZIONE DEI FARMACI CHEMIOTERAPICI


I chemioterapici si preparano all’ UMACA (unità farmaci antiblastici). Questa unità
consiste in un insieme di edifici che sono dedicate alla preparazione dei farmaci.
Il preparatore che è un farmacista o un infermiere, entra all’interno di questa stanza che è
composta da una zona in cui ci sono i farmaci , una zona in cui il preparatore si veste (il
vestiario è simile a quello del COVID, perché questi farmaci mentre sono preparati si
possono espandere in aria ed essere assorbiti dalle mucose umane del preparatore e
apportare gravi effetti collaterali ). Si vestono utilizzando una tuta monouso, un sopra
camice impermeabile che copre dal collo fino alla caviglia, calzari, una cuffia, una
maschera FPP2 o FPP3, occhiali. Una volta che è stato completata la procedura di
vestimento, l’operatore entra nella camera di preparazione vera e propria che ha la
particolarità di avere una pressione negativa, in modo che l’aria non fuoriesca all’esterno
ma venga sempre filtrata e riciclata all’interno. E presente una cappa che ha flusso laminare
con protezione di vetro; il flusso ha la particolarità di aspirare e filtrare tutto ciò che è
lavorato sotto cappa ( l’operatore lavora sotto cappa).
È importante non sbagliare i dosaggi e identificare il paziente.
LA RESISTENZA ALLA CHEMIOTERAPIA PUO’ ESSERE:
a) Resistenza primaria
Quando il cancro non risponde agli standard chemioterapia fin dalla prima esposizione
b) Resistenza acquisita
Quando il tumore una volta che è stata somministrata la terapia non riesce più a
risponderne.
MECCANISMI DI RESISTENZA ALLA CHEMIOTERAPIA

Le cellule tumorali possono mutare e sviluppare vie che indipendente da quelle


bloccate da farmaci citotossici.
• L'amplificazione genica può portare alla sovrapproduzione di proteine che sono
bloccate dai farmaci antitumorali

Le cellule tumorali possono sviluppare meccanismi che inattivano farmaci


antitumorali.
• Essi possono imparare a riparare il DNA e danni alle proteine
indotta da farmaci antitumorali.
• Possono svilupparsi cloni resistenti di cellule tumorali.