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Walter Montanari

Abiti sciamanici

Edizioni Nuova Cultura


Walter Montanari
Abiti sciamanici

Quaderni di simbologia del vestire - 11


Direzione:
Alessandro Saggioro
Redazione:
Sergio Botta, Marta Rivaroli

In copertina: Sciamano in costume rituale durante una kamlanie (seduta sciamanica)


davanti alla jurta.

Copyright © 2010 Edizione Nuova Cultura – Roma


ISBN: 9788861345362
Composizione grafica a cura della redazione dei Quaderni

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Indice

Introduzione ..................................................................................................7

1. Lo sciamanismo
1.1 La "terra" dello sciamano .....................................................................13
1.2 I tentativi di una definizione ...............................................................20
1.3 Geografie e popoli di un cosmo tripartito ........................................30
1.4 Spiriti guida e spiriti adiutori ..............................................................34
1.5 La topografia soprannaturale ..............................................................37

2. Lo sciamano
2.1 La chiamata ............................................................................................39
2.2 L’iniziazione...........................................................................................42
2.3 L’addestramento ...................................................................................45
2.4 Le funzioni .............................................................................................48
2.5 La seduta sciamanica ............................................................................55

3. Il costume e i paraphernalia dello sciamano enet, nganasan


e yakut
3.1 Il costume ...............................................................................................61
3.2 Il tamburo ............................................................................................. 105
3.3 Il copricapo .......................................................................................... 124
3.4 Il pettorale ............................................................................................ 132
3.5 I guanti.................................................................................................. 141
3.6 Gli stivali .............................................................................................. 144
3.7 Il bastone cerimoniale ......................................................................... 150
8

Conclusioni .......................................................................................... 155

Bibliografia .......................................................................................... 159


Introduzione

Nel 1997, Massimo Introvigne pubblicava sulla rivista “Cristianità”1


un articolo dal titolo Stephen King: uno "sciamano moderno"? Il quesito,
posto dal fondatore del CESNUR (Centro Studi sulle Nuove
Religioni), scaturiva dalle riflessioni contenute in un saggio critico
dedicato al noto romanziere americano. Nel suo libro, l’autore, Edwin
F. Casebeer, assimilava lo scrittore ad uno «sciamano moderno»:2
attraverso romanzi che pongono al centro dell’attenzione la morte,
egli accompagna i lettori al suo cospetto, insegna loro ad
«addomesticarla attraverso semplici rituali».3 Uno sciamano che lo
studioso italiano non si attardava perciò a definire minimalista. Uno
sciamano che, non essendo in grado di fornire nei confronti della
morte una risposta idonea, «suggerisce, al massimo, l’efficacia dei
piccoli riti del quotidiano. Ogni epoca, del resto, ha gli sciamani che si
merita».4
La riflessione su Stephen King offre lo spunto per alcune
osservazioni introduttive. Innanzitutto, l’accostamento romanziere-
sciamano, oltre ad essere uno dei tanti possibili tipi d’assimilazione, è
sintomatico di un’operazione generalizzante della “categoria
sciamano” operata in molti campi della cultura, più o meno

1
Introvigne 1997.
2
Casebeer 1996, cit. 47.
3
Introvigne 1997.
4
Ibidem.
8

intellettuale, e del sapere in generale. In Occidente, ogni ambito


sembra ormai poter essere immaginato come pervaso da un senso di
“sciamanità”. Spersonalizzato e decontestualizzato, il ruolo di questo
operatore sacrale è stato accomunato tanto allo psicoanalista5 quanto
al cartomante,6 mentre la biotransenergetica diviene ulteriore passo
verso uno sciamanesimo ancora una volta moderno.7 Non solo.
Chiunque voglia, oggi, può diventare sciamano. Lo può fare
comodamente da casa propria o partecipando in prima persona ad
uno degli innumerevoli corsi e seminari diffusamente pubblicizzati;
mentre per i più audaci e intraprendenti è possibile usufruire di
appositi viaggi all inclusive verso remote regioni “incontaminate” dove
vivono le ultime culture sciamaniche.
Il vasto patrimonio storico-culturale e religioso dello sciamanismo
tradizionale diviene, insomma, mero catalogo esoterico dal quale
attingere solo particolari elementi ritenuti capaci di soddisfare precise
esigenze e bisogni dell’uomo occidentale. La guarigione fisica,
mentale e spirituale, insieme con il ricollocamento dell’individuo
all’interno di un’armonia cosmica ormai perduta sono solo i più
rilevanti. In realtà, lo sciamanismo continua a fornire il proprio
modello, è proprio il caso di dire, anche a quegli aspetti particolari

5
Di Salvo 1996. Nel libro, l’Autore tenta di individuare nell’apparato simbolico
sotteso ai processi iniziatici vissuti dallo sciamano i precedenti di quell’analogo
sistema su cui elaborarono le proprie teorie i moderni psicanalisti junghiani.
6
Filadoro - Ariganello 2010. Gli Autori propongono al loro lettore, attraverso
78 carte, la possibilità di esplorare i mondi spirituali dello sciamanismo, così da
poter ritrovare quella perduta armonia con le forze della natura e della vita.
Strumento mantico, i tarocchi, che, per quanto c’è dato di sapere, sono
assolutamente estranei all’originario armamentario sacrale dello sciamano
tradizionale.
7
Lattuada 1997. Secondo l’Autore, la biotransenergetica è una nuova disciplina
psicospirituale di natura olistica che affonda le proprie radici nella tradizione
sciamanica e condivide i saperi medici delle antiche culture tradizionali.
9

della cultura occidentale meno interessati all’essere e più orientati


all’apparire dell’individuo, come il mondo della moda.
Alla donna sciamano si è infatti espressamente richiamata la
collezione ideata da Stretch Couture,8 presentata a luglio 2005 durante
la sfilata organizzata da Alta Roma Alta Moda. Il brand, dai dichiarati
intenti antropologici, ha portato sulle passerelle dell’haute couture
«capi che si propongono sempre come specchi di riflessione
sull'umanità».9
Nonostante questa diffusa presenza di elementi esogeni dia
l’impressione di una vera e propria invasione culturale, in realtà ciò
che l’Occidente molto spesso ha accolto, e continua ad accogliere, è
solo la parte esteriore di un più vasto complesso materiale,
concettuale e ideologico intimamente integrato sul quale si struttura la
visione sciamanica tradizionale. Senza la conoscenza e comprensione
di questa struttura si rischia di perdere il senso vero e profondo di
quanto viene preso in prestito da altre società.
L’abito rituale è qualcosa di più di un semplice modello estetico cui
guardare e trarre ispirazione per una creazione di moda. Dotato di
una più diversa e complessa profondità semantica, il valore e il senso
dei suoi significati si sono fatti così oggetto d’indagine di questo
quaderno. Questo obbiettivo verrà perseguito attraverso l’assunzione
della prospettiva d’analisi storico-religiosa. Lo studio dell’abito
sciamanico sarà effettuato, dunque, tenendo conto di una casistica
minima, in ogni caso elaborata e storicizzata, in rapporto all’ambiente

8
La griffe nasce nel 1988 dall’incontro tra Augusto Vespasiani e Laura Nesi. La
stilista, va sottolineato, porta nell’ambito della moda la sua preparazione da
antropologa, per mezzo della quale guarda alle culture altre non solo in maniera
creativa ma, come afferma in un’intervista rilasciata durante una sfilata del 2008,
anche in modo scientifico. L’intervista è visionabile alla pagina
http://www.youtube.com/watch?v=oryG6P-Un4M&feature=player_embedded#. Il
sito web della maison è raggiungibile all’indirizzo http://www.stretchcouture.net
/aboutus_17.html.
9
Lucchetti 2005.
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storico-culturale di riferimento e servendosi del metodo storico


comparativo.
In particolare, nel primo capitolo verrà presentata una
un’introduttiva illustrazione, sia dal punto di vista della distribuzione
umana sia dei suoi diversi ecosistemi, della vasta regione del
continente asiatico comunemente considerata la “culla dello
sciamanismo”: la Siberia. Area geografica ove il fenomeno non solo è
ritenuto presente nella sua forma più completa, ma dalla quale si
sarebbero in seguito diffusi, in diverse parti del globo, alcuni suoi
particolari elementi. Saranno poi considerate alcune interpretazioni
dello sciamanesimo susseguitesi nel tempo, elaborate allo scopo di
definire la natura e l’essenza del fenomeno; e verrà analizzato il
particolare sistema di credenze e l’annesso apparato mitico-rituale che
pongono al loro centro il mondo sovrumano e l’operatore umano.
Proprio allo sciamano sarà dedicato l’intero secondo capitolo. Qui
saranno presentate le peculiarità che lo caratterizzano rispetto ad altri
operatori del sacro e le specifiche modalità attraverso cui interagisce
sia con la sfera extraumana che con la propria collettività. Verranno
inoltre considerate le circostanze del suo “reclutamento”,
dell’assegnazione dell’abito rituale con annessi strumenti e della
consacrazione al suo ruolo da parte della comunità d’appartenenza;
saranno poi analizzate le competenze e le funzioni attribuitegli,
principalmente quelle assolte per mezzo della seduta sciamanica.
Al costume e ai paraphernalia sarà invece riservato lo spazio del
terzo capitolo, il più cospicuo. In particolare, dopo una preliminare
lettura di alcuni miti in grado di chiarire la particolare concezione
simbolica sottesa all’intero complesso vestimentario, di questo
saranno specificate le singole parti che lo costituiscono. Si procederà
quindi alla presentazione dell’analisi di tre abiti sciamanici in uso
presso tre distinte popolazioni siberiane, gli Enet, gli Nganasan e gli
Yakut. La presentazione sarà di tipo verticale anziché orizzontale. I
costumi, cioè, non saranno presentati uno a uno nella loro interezza,
ma ogni loro singola parte verrà giustapposta a quella degli altri due.
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Ciò darà maggior risalto ai valori simbolici e sacrali di cui sono


investiti non solo gli abiti nel loro insieme, ma anche i loro singoli
elementi. Se ne potranno cogliere analogie e dissomiglianze in
relazione alla cultura di riferimento, nonché le implicazioni sociali ed
esistenziali. E dove risulterà impossibile fornire precise informazioni
circa gli aspetti rappresentativi e semantici di alcuni di loro, si
cercherà di avanzare ipotesi analitiche mediante il metodo
comparativo.
In definitiva, ciò che si tenterà di porre in luce attraverso il
linguaggio simbolico del costume sciamanico è l’origine dei rispettivi
significati sacrali; di come questi siano indissolubilmente connessi ai
relativi significanti materialmente determinati dall’ambiente e dalle
condizioni esistenziali del gruppo; e di come questo linguaggio, per
essere compreso, necessiti di un comune referente concettuale
socialmente condiviso. D’altronde, come ben sintetizza Alessandro
Saggioro, «il symbolon da solo è un oggetto su cui è caricato un
significato culturale, che consiste nel rimandare a qualcosa d’altro; da
solo è insufficiente a significare, la sua completezza è data da una
convenzione sociale condivisa».10 E il rischio di una “pedissequa
appropriazione” di qualsiasi elemento culturale altro, del costume
sciamanico in questo caso, vuol dire la perdita del suo senso originale
e la sua trasformazione in un mero contenitore assolutamente vuoto.

10
Saggioro 2007, 51-52.
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