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Cenni sulla storia dell'orchestra e della sua disposizione

Introduzione

L'etimologia del termine _Orchestra_ deriva dal greco antico ..........................e in


origine indicava lo spazio, interposto fra la scena e le gradinate, dette _Cavea_,
destinato alle danze dei coreuti durante le rappresentazioni delle tragedie.
In principio quindi la parola orchestra descriveva uno spazio delimitato e non il gruppo di orchestrali.
Per molto tempo si è ipotizzato che la forma dei teatri greci dell'antichità fosse circolare e che
l'orchestra, ossia la base, fosse posta in fondo ad un pendio e circondata dagli spettatori. In seguito si
è scoperto che la forma era prima trapezoidale e in seguito semicircolare, con l'orchestra in terra
battuta, probabilmente ricoperta da stuoie durante le rappresentazioni, circondata dalla cavea
semicircolare e con al centro l'altare di Dioniso, detto thymele .

Mentre in Grecia si coltivava una profonda attenzione per lo spettacolo, a


Roma, nei teatri lignei dell'età arcaica (VII - VI Sec. a.C.) l'orchestra probabilmente non esisteva
neppure. Soltanto con il theatrum lapideum , di forma
semicircolare, nacque uno spazio simile all'orchestra del teatro greco, a sua volta
di forma semicircolare e spesso circondato da gradini marmorei larghi e bassi
su cui venivano collocati i seggi riservati agli spettatori privilegiati.

Affinché il termine _Orchestra_ assuma l'accezione odierna, bisogna attendere


la nascità del _Teatro all'italiana_ di cui il primo esempio è considerato il
Teatro Olimpico di Vicenza del 1580 ad opera dell’architetto Andrea Palladio.
Le peculiarità architettoniche di questo genere di teatri riguardano principalmente
la sala, a forma di ferro di cavallo,l'eliminazione delle gradinate a favore della costruzione
di palchetti tra loro separati e divisi per ordini e una maggiore profondità del palcoscenico.

La nascita di questo tipo di strutture è dovuta all'opera degli architetti del


1500 che cercarono fondere la pratica del teatro di corte, svolta in cortili e stanze
di forma rettangolare, ed il teatro greco e latino, di forma semicircolare.

E' da sottolineare che gli studi degli architetti e degli scenografi si svilupparono
nel corso del 1600 grazie alla fortuna del _Melodramma_ o _Opera lirica
, che impose di riconfigurare lo spazio scenico in favore dell'inserimento
dell'orchestra, intesa come gruppo di strumentisti, e di una maggiore spettacolarit
à. Il modello del teatro all'italiana, grazie al successo del melodramma, fu
importato ed imitato in tutta Europa fino a parte del 1900, diventando di fatto
una delle principali tipologie di strutture teatrali, simbolo non solo del teatro
come edificio ma anche della concezione dell'arte teatrale e della sua fruizione.
Caratteri generali dell'orchestra

Un'orchestra è un gruppo musicale tipico della musica classica. Per iniziare a


conoscerla bisogna prima di tutto rifarsi ad un criterio di classificazione degli
strumenti che ne fanno parte e che possiamo suddividere in gruppi detti famiglie_:
La famiglia degli archi oggi comprende il violino, la viola, il violoncello ed il contrabbasso.
La famiglia dei legni oggi comprende il flauto traverso, l'oboe, il clarinetto e il fagotto, ( a questi
strumenti spesso aggiungiamo l’ottavino, il corno inglese,il clarinetto basso e il controfagotto.
La famiglia degli ottoni oggi comprende la tromba,il trombone, la tuba
Il corno negli ultimi trent’anni viene annoverato tra gli ottoni e come vedrete spesso in orchestra ha
una posizione tutta sua.

La famiglia delle percussioni oggi comprende i Timpani (almeno 3 -4), il tamburo, la cassa,
i piatti, le castagnette , la celesta , il triangolo, la frusta, lo xilofono,la marimba, il vibrafono, la
campana, le campane tubolari, il glockenspiel, le maracas, il gong e il tam-tam ,

Tradizionalmente strumenti quali l'arpa, il pianoforte, l'organo vengono


classificati come supplementari.
Tutti questi strumenti vengono utilizzati secondo diverse combinazioni che
nel tempo sono state ricondotte a forme più o meno definite.

Gli strumenti successivamente descritti sono da approfondire nel libro di Casella Mortari- la tecnica
dell’orchestra contemporanea.

La famiglia degli Archi comprende strumenti musicali di estrema sensibilità , con i quali si
possono ottenere le più delicate sfumature di fraseggi. Gli archi producono i suoni grazie alle
vibrazioni delle corde. Le corde possono venire strofinate con un archetto o pizzicate con le dita.

Per gli strumenti ad arco vale la legge fisica di Pitagora, cioè minore è la lunghezza della corda
vibrante, più alto è il suono, e viceversa, più la corda è lunga, più il suono sarà grave. L'altezza dei
suoni è determinata anche dallo spessore delle corde: se la corda è spessa il suono è più grave.

Nella scrittura delle parti per strumenti ad arco, la legatura di frase non indica necessariamente
un'unità di pensiero musicale, ma, più spesso, mostra il numero di note da suonare in una sola
arcata.La direzione del movimento dell'arco viene indicata, se necessario, con due segni:

V = in su, ∏ = in giù .La effe che si trova al centro della cassa armonica facilita l'uscita del suono
dalla cassa armonica.

Oltre al classico suono degli strumenti ad arco, ottenuto dallo strofinamento dell'archetto
sulle corde, si possono ottenere una serie di suoni diversi:

- Il pizzicato si ottiene pizzicando la corda anzichè sollecitandola con l'archetto.


- Il "tremolo" si indica aggiungendo alcune lineette trasversali lungo la coda di una nota, e questo
segno indica l'esecuzione di arcate molto veloci sulla stessa nota.

- "Col legno", significa che bisogna toccare le corde con il legno dell'archetto invece che con il
crine. L'indicazione "arco" è usata dopo un passo "col legno" per tornare a suonare coi crini.

- "Con sordino" indica che bisogna utilizzare la sordina. Questo è una piccola morsa che viene
messa sopra o vicino al ponticello in modo da impedire la piena risonanza nel corpo dello
strumento: l'intensità del suono viene cioè "messa in sordina".

- "Sul ponticello" è un'indicazione per il violinista che deve agire con l'archetto il più vicino
possibile al ponticello. Il risultato è piuttosto aspro, che tuttavia può essere impiegato in certi
contesti, originando un effetto misterioso.

- "Sul tasto" è proprio l'effetto opposto indicato da "sul ponticello". L'esecutore deve suonare
letteralmente sulla tastiera, e l'effetto è particolarmente vellutato.

IL VIOLINO

Il violino è lo strumento più piccolo della famiglia degli archi. Si tiene stringendolo fra la spalla e il
mento, quest'ultimo appoggiato su una base detta mentoniera, in modo da lasciare le mani
completamente libere. Il suono si ottiene sfregando le corde con un arco che si tiene con le dita di una
mano, mentre l'altra schiaccia le corde sulla tastiera. Le caratteristiche costruttive del violino hanno
conosciuto un grande sviluppo fra il XVII e il XVIII secolo, epoca nella quale il violino ha assunto il suo
duplice ruolo di strumento virtuosistico da assolo e di base dell'orchestra. Ancora oggi le sue
dimensioni sono pressoché immutate: la cassa del violino, costruita con un legno morbido (in genere
abete), è lunga circa 35,5 cm. La tastiera è di un legno più duro, il palissandro. L'aria che vibra
all'interno del violino comunica con quella esterna tramite due fori a forma di S. Importante è anche
la qualità della vernice tradizionalmente a base di resina sciolta nell'olio e di colori vegetali.

LA VIOLA

Il termine viola indica il capostipite della famiglia dei violini, uno strumento che si è sviluppato nel
corso del Seicento. A parte pochi interventi di effetto, prima del 1740 la viola ha avuto un ruolo molto
marginale, limitato spesso al solo accompagnamento. Nella sua forma attuale la viola ha una
lunghezza di 61 cm ed è complessivamente un po' più grande del violino. Si suona con la mano sinistra
sulla tastiera dello strumento e la destra che tiene l'arco, poggiando lo strumento tra il mento e la
spalla sinistra: questa posizione fa sì che la mano sinistra possa muoversi liberamente sul manico.
Rispetto al tono non molto grave del suo registro, la cassa armonica della viola è piuttosto grande.
Questa sproporzione fa sì che esso abbia un timbro leggermente opaco e inconfondibile.

IL VIOLONCELLO

Il violoncello è lo strumento che nella famiglia degli archi copre un registro che va dalla voce di tenore
a quella di basso. Un tempo veniva tenuto stretto fra le ginocchia, ma dalla metà dell'Ottocento lo si
poggia su un puntale. L'arco è tenuto nella mano destra con una posizione abbastanza naturale. La
lunghezza complessiva del violoncello è di 125 cm. Rispetto al violino, le fasce e il ponticello sono
particolarmente grandi, mentre il manico è in proporzione più corto. Le corde sono lunghe il doppio,
le distanze tra le singole note sono perciò maggiori in confronto al violino. Il violoncello è molto
sonoro, espressivo, pieno nella parte centrale e nei bassi, ma anche nobile nei registri acuti. Questo
strumento sostituì in orchestra la viola da gamba in età barocca, a mano a mano che l'esecuzione
musicale richiedeva sonorità più corpose e potenti. Del violoncello vennero tuttavia presto in luce
anche grandi potenzialità come strumento solista.

IL CONTRABBASSO

Il contrabbasso è il più grande strumento ad arco dell'orchestra. Di solito ha quattro corde e viene
accordato per quarte, anziché per quinte, come gli altri archi. Il contrabbasso è alto circa due metri e
viene appoggiato per terra con un puntale molto corto. Lo si suona con l'arco oppure semplicemente
pizzicandone le corde come avviene soprattutto nel jazz. In orchestra compare fin dalla seconda metà
del Cinquecento, ma allora si chiamava violone. Dal Seicento talvolta si usavano dei contrabbassi
giganteschi. Uno strumento chiamato Oktobass costruito a Parigi era alto quattro metri e veniva
suonato con un sistema di chiavi che permettevano di manovrare la tastiera. Nel 1889 venne
presentato a Cincinnati un contrabbasso alto 4,80 metri e suonato con l'aiuto di una scala! Se
inizialmente il contrabbasso veniva impiegato in orchestra solo come raddoppio della parte del
violoncello eseguita un'ottava sotto, nell'Ottocento venne sfruttato anche come strumento a sé
stante, in qualche caso anche con compiti di solista.

L'OTTAVINO

L'ottavino è un piccolo flauto traverso, cioè uno strumento a fiato che viene suonato tenendolo di
traverso rispetto all'asse del corpo. Gli ottavini un tempo erano di legno mentre oggi sono anche di
metallo come il flauto. Hanno una lunghezza di 25 cm e si compongono di due parti. Proprio come nel
flauto, anche nel caso dell'ottavino, il suono si produce soffiando in un foro ovale sul quale è
sistemato un piccolo piano liscio o una sorta di barilotto, l'imboccatura. Il suono dell'ottavino si forma
grazie al contatto della colonna d'aria con uno spigolo netto, dove l'aria si spezza creando vari vortici.
L'ottavino suona un'ottava sopra rispetto al flauto traverso. Ha un timbro tagliente e penetrante.
Grazie a queste sue caratteristiche gli vengono spesso affidati compiti solistici, e in orchestra svolge un
ruolo coloristico fondamentale.

IL FLAUTO

Il flauto è uno strumento a fiato diffuso a livello mondiale, noto almeno dall'età della pietra. Ci sono
flauti dritti e flauti traversi cosiddetti per la posizione rispetto all'asse del corpo. In Europa fin dal
medioevo il flauto preferito era quello dritto (flauto a becco o flauto dolce) che fino alla metà del
settecento era considerato il flauto tout court. Oggi con il termine flauto si intende comunemente il
flauto traverso, che ha eclissato il flauto dritto a partire dalla metà del Settecento. Per costruire i flauti
traversi un tempo si usava il legno (ebano, palissandro) oggi il flauto viene fatto principalmente di
metallo (argento, oro o platino). È lo strumento a fiato più duttile e in quanto alla produzione del
suono, anche il meno complicato. In orchestra viene impiegato spesso con compiti solistici. Il suono
del flauto si forma grazie al contatto della colonna d'aria con uno spigolo dove l'aria si spezza e forma
vari vortici che mettono in vibrazione il tubo. Per ottenere questo effetto è sufficiente un foro ovale
sul quale è sistemato un piccolo piano piatto (una specie di barilotto) l'imboccatura.

L'OBOE

L'oboe è uno strumento a fiato ad ancia doppia, della famiglia dei legni. I suoi predecessori, di origine
medio orientale, sono giunti in Europa attraverso l'Egitto, passando per la Grecia e l'Italia. Gli oboi di
oggi misurano circa 59 cm di lunghezza e sono articolati in tre sezioni di legno duro, come l'ebano, con
un diametro sottile, una forma leggermente conica, una campana poco voluminosa e con un
complicato sistema di fori e chiavi in numero elevato (fino a 23). Il bocchino ha due ance che vengono
premute una contro l'altra con le labbra, e vibrano grazie al flusso d'aria regolato dal soffio. L'oboe è
uno degli strumenti più importanti dell'orchestra, ed è quello che da il La (a 440 Herz) a tutti gli altri al
momento di accordarsi. Il suo timbro è ricco di armonici e piuttosto tagliente. Il suo nome viene dal
francese hautbois ovvero "legno acuto" o "penetrante".

IL CORNO INGLESE

Il corno inglese, come l'oboe, è uno strumento ad ancia doppia: sul bocchino infatti ci sono due ance
elastiche che con le labbra vengono premute uno contro l'altro e vibrano grazie al flusso d'aria
regolato dal soffio. Il nome corno inglese in realtà è fuorviante poiché questo strumento a fiato della
famiglia dei legni non è di origine inglese, né tantomeno è un corno. È probabilmente lo sviluppo
settecentesco del cosiddetto oboe da caccia (un oboe tenore in Fa). In origine era leggermente
ricurvo, ma solo all'inizio dell'Ottocento ha preso il suo aspetto attuale, con il tubino inclinato e la
campana a forma di pera, il cosiddetto padiglione piriforme. È il padiglione a produrre il suono
caratteristico dolce smorzato più scuro e meno nasale dell'oboe.

IL CLARINETTO

Nel primo Ottocento, grazie alla duttilità dinamica e alla sua versatilità, il clarinetto si è imposto come
uno dei principali strumenti a fiato dell'orchestra. I clarinetti sono legni ad ancia semplice e sono
formati da un tubo cilindrico a più sezioni. Il bocchino è formato da una parte immobile di plexiglas o
plastica e da un'ancia elastica che il suonatore preme con i denti e le labbra contro la parte fissa
facendola vibrare con il soffio. In orchestra sono sempre presenti clarinetti in Si bemolle e in La. Lo
sviluppo delle tecniche di costruzione ha portato un graduale miglioramento del suono e delle
possibilità di sfruttamento virtuosistico. Oggi i clarinetti hanno una notevole estensione e una varietà
timbrica decisamente unica. Brillante e significativa è la letteratura solistica del clarinetto, la più
importante fra quella destinata all'insieme di strumenti a fiato e orchestra.

IL CLARINETTO BASSO

I clarinetti fanno parte della famiglia dei legni ad ancia semplice e tubo cilindrico a più sezioni. Il
clarinetto basso ha una campana di metallo piegata verso l'alto. Il bocchino e sistemato su un tubo di
metallo a forma di S. Esso si compone di una parte fissa di ebano, plexiglas o plastica e di una ancia
elastica che vi è attaccata e che il suonatore preme con i denti e le labbra contro la parte fissa del
bocchino, facendola vibrare con l'aria che emette soffiando. Il timbro del clarinetto è pieno e dolce nei
registri gravi e scuro e cupo perché non rende percepibile gli armonici di numero pari. Dei clarinetti
bassi il più diffuso è quello in Si bemolle. Meno frequenti sono quelli in La e Do.

IL FAGOTTO

Il fagotto è uno strumento ad ancia doppia. Il nome fagotto si riferisce all'aspetto dello strumento,
simile a un insieme di tubi. Un fagotto appunto... In realtà il tubo è uno solo ma compie varie curve. Le
ritorte sviluppatesi nel corso del Seicento permettono al musicista di manovrare più agevolmente lo
strumento. I fagotti oggi in uso pesano più di tre chili e vengono tenuti a tracolla, in posizione
leggermente inclinata. Il bocchino di questo strumento conta due ance elastiche unite. Premute una
contro l'altra con le labbra, esse vibrano grazie al flusso d'aria regolato dal soffio. Il fagotto è munito di
una serie di fori e funziona tramite un complicato meccanismo di chiavi. All'inizio del Seicento il
fagotto veniva normalmente impiegato per realizzare il basso continuo, come il violoncello. Più tardi,
nel epoca romantica, lo si è impiegato spesso con intenti umoristici, affidandogli anche compiti di
solista. Nel registro acuto il fagotto ha un suono fioco, lamentoso e arcano, mentre nel registro grave
è spiritoso e anche grottesco.

IL CONTROFAGOTTO

I fagotti fanno parte della famiglia dei legni e sono fatti di un tubo di acero con tre ritorte. Il
controfagotto si regge su un puntale e sta dritto davanti e lo strumentista che lo suona con un ancia. Il
controfagotto è uno sviluppo ottocentesco del fagotto nel registro grave: il modello storico di
riferimento è quello costruito nel 1876 dalla ditta Heckel di Biebrich, in Germania. In un secondo
tempo venne aggiunta una campana di metallo, posizionato dopo una quarta ritorta, grazie alla quale
l'estensione è aumentata considerevolmente, sempre nel registro basso. Il controfagotto suona
un'ottava sotto rispetto al fagotto.

LA TROMBA

La tromba è uno strumento a fiato della famiglia degli ottoni in registro sopranile e consiste di un tubo
cilindrico e conico di ottone o di argento. È dotata di tre cilindri rotativi e di un pistone. Lo strumento
standard nelle orchestra odierne è la tromba in Do, ma spesso si usa anche quelle Si bemolle di suono
molto agile e chiaro. La presenza di pistoni fa sì che la tromba posso riprodurre qualsiasi suono della
scala posso dunque proposito orchestra come strumento melodico, e non solo come rinforzo
ormonico dei timpani, come avveniva prima dell'introduzione dei pistoni. Quando sono premuti, i
pistoni delle trombe attivano delle curve supplementari all'interno del tubo di cui ho fatto lo
strumento: la colonna d'aria all'interno della tromba, viene dunque allungata e si produce un suono
più basso. Per poter emettere dei suoni acuti e forti lo strumentista ha come unica risorsa la posizione
delle labbra, che dunque devono essere ben esercitate allo sforzo di suonare la tromba. Il suono della
tromba è ricco di armonici. L'applicazione di sordine di tagli diverso nel padiglione rende possibile un
ulteriore variazione del timbro, ma per smorzare certi suoni, si può usare direttamente la mano, come
nel jazz.

IL TROMBONE
Il trombone è il primo degli strumenti a fiato presenti oggi in orchestra ad aver assunto la forma
attuale: negli ultimi 500 anni, infatti l'aspetto la tecnica esecutiva del trombone non sono cambiati. Il
trombone è fatto di un tubo cilindrico che termina in un padiglione, in un bocchino a tazza e nella
pompa mobile a coulisse o pompa a tiro. Un tempo se ne costruivano i vari registri da quello sopra
vive a quello basso. Oggi i più diffusi sono i tromboni tenore e tenore/basso ma esigono anche il
contralto e il basso. Al contrario degli strumenti a pistoni, in cui dispositivi attivano singoli tratti del
tubo dello strumento a seconda delle esigenze, la colonna d'aria all'interno del trombone si può
variare tramite un tiro mobile. L'allungamento del tiro provoca un abbassamento del suono di sei
semitoni. Il tiro si può d'altra parte azionare senza particolari gradazioni, il che rende possibile dei
passaggi morbidi da suono a suono come il glissando. Sul trombone grazie allo sviluppo del tiro
mobile, già nel Seicento si era in grado di suonare i sette suoni principali e i suoni cromatici della scala.
Lo strumento viene tenuto con la mano sinistra vicino al bocchino, mentre la destra regola il tiro. Il
timbro può essere variato tramite diverse sordine o anche chiudendo il padiglione con la mano. La
sonorità del trombone si potrebbe definire grave e solenne.

IL CORNO

Il corno, chiamato anche corno francese, appartiene alla famiglia degli ottoni con canneggio conico e
avrebbe, se fosse srotolato, una lunghezza di quasi quattro metri. I corni vengono impiegati di solito
nel registro di contralto. Variando la tensione delle labbra sul bocchino si può suonare una scala
intera. Nel corso dell'Ottocento l'estensione dei corni è stata aumentata con l'introduzione dei pistoni
cilindri che ruotano tramite la pressione su una leva azionata dei tasti. La rotazione del pistone dà al
corno una curva aggiuntiva nei meandri del suo tubo: in questa maniera la colonna d'aria all'interno
dello strumento viene allungata in modo da ottenere una nota più grave. Il corno viene suonato con la
mano sinistra mentre la destra viene introdotta nella campana per regolare l'intonazione e il timbro.
Si parla di corno tappato se la campana viene completamente chiusa con la mano. In tal caso il suono
diventa cupo e sordo.

IL BASSO TUBA

Il basso tuba è uno strumento a fiato della famiglia degli ottoni e consiste di un tubo di una lunghezza
compresa tra i 3,6 e i 5,4 metri arrotolato ed essenzialmente conico e di un padiglione. Fin dalla sua
invenzione nell'Ottocento è stato impiegato in orchestra anche se molto raramente ricopre funzioni di
solista. Il basso tuba è accordato il Fa o in Mi bemolle e solitamente è dotato di cinque o sei pistoni
cilindri rotativi che si azionano abbassando una leva e che attivano un singolo tratto del tubo
allungando accorciando la colonna d'aria all'interno dello strumento (esistono anche tube a tre pistoni
verticali). I pistoni si azionano per metà con la mano sinistra e per metà con la destra. È caratteristico
il formato grande del bocchino del basso tuba, che per due terzi poggia sul labbro superiore arrivando
fino al naso. Lo strumento ha molte sfumature di suono grande spettro dinamico e un'estensione di
più di tre ottave.

I TIMPANI

I timpani sono fatti di una o più casse di rame a forma di paiolo con una pelle di vitello ben tesa a
chiusura, oggi sostituita da un telo di materiale sintetico. La forma dei timpani favorisce la risonanza
prodotta dalla pelle messa in vibrazione. L'altezza del suono dei timpani dipende anzitutto dalla forma
della cassa e dalla tensione della membrana: più grande è il volume della cassa, più profondo è il
suono. L'estensione dei diversi tipi di timpani supera di poco una quinta. I timpani possono essere
accordati variando la tensione della membrana, grazie a otto viti poste sui bordi. Un tempo venivano
impiegati timpani accordati in tonalità differenti. Più tardi si è sviluppato un sistema meccanico di
azionamento delle viti, fino a quando nel corso dell'Ottocento s’ imposero i timpani a pedali ancora
oggi in uso: senza dover usare le bacchette infatti l'accordatura può essere variata con precisione
grazie ai pedali.

IL TAMBURO

Il tamburo è uno strumento a percussione a intonazione indeterminata. Ce ne sono di varie


dimensioni, grandi e piccoli dalle grancasse alle casse chiare. I tamburi sono fatti come un tubo
cilindrico abbastanza stretto, la circonferenza del quale è chiamata fascia e le cui due aperture sono
coperte da una pelle, la membrana fissata mediante corde o viti. Le fasce un tempo erano di legno,
oggi sono perlopiù di metallo. Le fasce della grancassa, la cui forma deriva da quella di un tamburo
turco, hanno un'altezza compresa tra i 35 e 55 cm e il diametro della membrana è compreso tra 70 e
80 cm. Questa viene percossa con bacchette, spazzole o verghe. Il tamburo piccolo, la cassa rullante o
cassa chiara, derivata dal tamburo militare, ha delle fasce alte tra i 16 e i 18 cm e un diametro
compreso tra i 35 e i 38 cm. La sua cassa armonica è di ottone e viene percossa con piccole bacchette.
In alcuni tamburi, la parte di membrana che non viene percossa, o per così dire il fondo del tamburo,
entra in vibrazione con la membrana superiore, come un bordone dal suono squillante. Variando il
grado di tensione della membrana si può tenere un timbro più o meno scuro.

I PIATTI

I piatti sono degli strumenti a percussione e consistono solitamente di un paio di dischi in bronzo o il
lega di ottone. I piatti sono di origine asiatica ed erano noti in Europa fin dall'antichità. I dischi hanno
un diametro compreso tra i 15 e i 60 cm e uno spessore di uno o due millimetri. Nel mezzo del loro
centro, leggermente concavo e che non viene posto in vibrazione, sono attaccate delle maniglie di
cuoio. I piatti vengono percossi uno contro l'altro o con tutto il piano oppure soltanto i bordi, in modo
da ottenere una dinamica un timbro sonoro particolarmente ricco. Il suono è penetrante e ha una
frequenza compresa tra i 100 e i 9000 Hertz.

Il triangolo è uno strumento percussione ad altezza indeterminata noto in Europa fin dal Trecento. È
fatto con una bacchetta di sezione cilindrica di acciaio, con una lunghezza dei lati compresa tra i 15 e i
30 centimetri e un diametro compreso tra mezzo centimetro e 1,5 cm. La bacchetta è piegata a forma
di triangolo equilatero con un angolo aperto. Il triangolo viene tenuto in mano tramite una corda
attaccata ad un angolo, ma può anche essere appeso un supporto. Un tempo si percuotevano una
bacchetta di legno foderata mentre oggi di regola lo si suona con una barchetta diritta di metallo. Il
suono è chiaro, ricco di armonici, molto penetrante e nasce dalle vibrazioni dello strumento stesso.
Non si impiegasse per sottolineare certi ritmi, sia per ottenere effetti timbrici precisi o esaltare il cui
tipi di dinamica.

LO XILOFONO

Lo xilofono è uno strumento antichissimo nato in modo indipendente in paesi lontani fra loro: in
Africa e in Indonesia. Il primo documento che lo cita risale al 1511. A partire dal primo Ottocento è
stato usato nella musica europea anche come oggetto di curiosità e divertimento talvolta con il nome
di xyloharmonika. L'odierno xilofono si è imposto come strumento d'orchestra solo nel '900. Lo
xilofono è dotato di claves (cioè bacchette da percuotere) disposte come una tastiera dei tubi
accordati che fungono da cassa armonica e che sono a loro volta sistemati su una base di legno. Le
claves sono un legno duro, per esempio palissandro, e sono disposte degli isolatori di gomma (un
tempo si usava della paglia o del feltro) in modo da formare due file, come i tasti di un pianoforte:
quella più vicina suonatore ci sono i suoni della scala di Do maggiore nella seconda fila i semitoni. Per
suonare uno xilofono si usano bacchette di legno a forma di cucchiaio o vari tipi di bacchette con la
testa di feltro. La sonorità degli xilofoni non ha grande respiro, ma è secca e tagliente.

IL GLOCKENSPIEL

Il glockenspiel ha origini medievali: era fatto con piccole campane disposte in ordine di grandezza
appese a una cornice che veniva suonato mediante martelletti o bacchette. Il nome italiano più
corretto sarebbe dunque campanelli, ma per indicarlo si preferisce il termine tedesco, rimasto in uso
anche quando partire dal Seicento lo strumento fu dotato di una tastiera e di un meccanismo a
martelletto, con tanto di sordine che lo rende molto simile a un armonium. Il glockenspiel e suona
un'ottava sopra rispetto alla notazione. Nei glockenspiel usati in orchestra al posto delle antiche
campane ci sono dunque delle tavolette di acciaio o di metallo leggero, tutte della stessa larghezza,
ma di diversa lunghezza e disposte alla maniera di una tastiera in una cassa armonica poco profonda.
Per migliorare la sonorità le tavolette sono fissate in modo da non risuonare per simpatia con le altre
e da evitare perciò sovrapposizioni sonore indesiderate. Anche i martelletti sono di metallo, e questo
produce un suono brillante e caratteristico ma possono anche essere di legno dando in questo caso
sono più dolce e soffocato. Il glockenspiel si usa in orchestra di solito come strumento melodico.

L'ARPA

L'arpa è uno strumento le cui corde senza ponticello nè tastiera, sono tese in un telaio triangolare
posto in posizione eretta. Le corde di budello, metallo, nylon, o perlon il cui numero è compreso tra
46 e 48, sono attaccate perpendicolarmente rispetto alla cassa di risonanza sulla quale le vibrazioni
delle corde si trasmettono immediatamente. L'arpa è l'unico strumento pizzicato entrato stabilmente
in orchestra. È tra gli strumenti musicali più antichi: in una forma molto simile a quella di oggi era già
noto in Egitto nel terzo millennio a.C. ma ancor prima lo era in Asia. Grazie a un meccanismo di pedali
a doppio movimento, le corde possono essere tese in modo diverso rispetto all'accordatura di base. In
questo modo è possibile suonare in ogni tonalità. Più una corda è tesa più acuto è il suono (e
viceversa). La tecnica dei pedali funziona a due livelli, sicchè ogni corda può emettere tre suoni
diversi. L'arpa è lo strumento d'orchestra dall'estensione più grande visto che comprende quasi sette
ottave.

IL PIANOFORTE

Il pianoforte è uno strumento a tastiera con corde che vengono percosse da martelletti azionati
tramite dei tasti. A seconda della forma della cassa e della posizione della tavola armonica, i pianoforti
possono essere a coda, con le corde che sono tirate nella stessa direzione dei tasti, o verticali, con le
corde perpendicolari alla tastiera. Il pianoforte a coda può avere a sua volta vari tagli: mezza coda, tre
quarti di coda o gran coda. In concerto si usa il gran coda, che per la grandezza della tavola armonica
ha una sonorità molto più ricca e potente. Il pianoforte ha 88 tasti. Con l'azione di due pedali si può
prolungare la risonanza delle corde rispetto al momento della percussione, oppure smorzarla con un
effetto di sordina. Forma e meccanica attuali del pianoforte si sono consolidate nel corso
dell'Ottocento. La sua ideazione risale invece al secolo precedente, quando sviluppando sull'antico
clavicembalo i dispositivi in uso su un altro strumento a tastiera chiamato il clavicordo, vennero
costruiti i primi esemplari dello strumento che allora si chiamava fortepiano.

Tipologie d’orchestra

Orchestra d'archi: formata dal primo violino, secondo violino, viola,


violoncello e contrabbasso.
Se il numero degli strumenti per sezione è unitario, la formazione è detta a parti reali,
a meno che non sia presente il basso continuo. Solitamente invece lo schema è di 8
(fino a 10) violini primi, 8 violini secondi, 6 viole, 5 (oppure 4) violoncelli, 4 (oppure 3)
contrabbassi, ed esso rappresenta il prototipo dell'organico in_uso tra 1600
e 1700 e largamente sfruttato da Johann Sebastian Bach (1685 - 1750), Georg
Friedrich Händel (1685 - 1759).
Le dimensioni dell'organico erano tuttavia legate alle dimensioni dello spazio
adibito all'esibizione.
Orchestra da camera: è l'orchestra piccola o media prende il nome di
per indicare un numero limitato di esecutori, solitamente ristretto ad
un'orchestra d'archi ma che a volte comprende fiati e percussioni.

Le due formazioni, piccola e media, diventarono così la struttura ufficiale


dell'organico orchestrale del periodo classico da Franz Joseph Haydn
(1732 - 1809) fino alla prima produzione di Ludwig van Beethoven (1770
- 1827), determinando un aumento di sonorità e la richiesta di maggior
gioco timbrico.
Orchestra sinfonica: è l'orchestra grande (o anche Orchestra filarmonica
se i membri che la compongono sono i fondatori dell'orchestra stessa) e
conta normalmente 70-100 elementi (quella dacamera al massimo 50).
La formazione tipica prevede da 16 a 38 violini, da 8 a 12 viole, da 8 a 12
violoncelli, da 5 a 8 contrabbassi, 1 arpa, 1 ottavino, 2 flauti traversi, 2 oboi,
1 corno inglese, 2 clarinetti, 1 clarinetto basso, 2 fagotti, 1 controfagotto,
da 2 a 8 corni, da 2 a 5 trombe, 2 o 3 tromboni, 1 trombone basso, 1 tuba,
timpani, rullante, grancassa, piatti e triangolo.

Da Wagner al 1900
La ricerca orchestrale raggiunse il suo massimo splendore con Richard Wagner
(1813 - 1883), che creò una struttura sonora molto articolata. Egli ideò e fece
costruire nuovi strumenti come le _tube wagneriane_ e la tromba bassa che
conferivano all'insieme una sonorità cupa e ricca di significati epici.
L'orchestra di Wagner consta solitamente di 16 violini primi, 16 violini secondi,
12 viole, 12 violoncelli, 8 contrabbassi, 3 flauti, 1 ottavino (addirittura 3
nel Vascello fantasma ), 3 oboi, 1 corno inglese, 3 clarinetti, 1 clarinetto basso, 3
fagotti, 8 corni, 1 tuba, 2 tube basse, 1 tuba contrabbasso, 3 trombe, 1 tromba
bassa, 3 tromboni, 1 trombone contrabbasso, 6 arpe, 2 paia di cimbali, 1 triangolo,
1 coppia di piatti, 1 tamburo, una grancassa, 1 glockenspiel. A questa
orchestra si deve aggiungere una macchina per i tuoni (Donnermaschine ), una
batteria di 12 incudini per l'Oro del Reno e il tamburo rullante nella celeberrima
Cavalcata delle Valchirie .

L'orchestra si era riscattata pienamente dopo un lungo periodo di anonimo


accompagnamento della voce.
Fra i musicisti che riuscirono a liberarsi dall'_ingombrante_ presenza di Wagner
troviamo Claude Debussy (1862 - 1918), che cercava nell'orchestra sonorità
più intime, evitando il fragore e mantenendo tutto il discorso sonoro entro limiti
più sommessi.
Arnold Schönberg (1874-1951), abbandonò l'idea di grande orchestra per
ritornare allo stile _da camera_, più duttile e adatto a commentare le tragedie e
le contraddizioni di una società in crisi.
Béla Bartók (1881 - 1945) utilizzò il pianoforte nella Musica per archi, percussioni
e celesta (1937) dove esso fa parte integrante della compagine formata
da archi, tamburo piccolo, timpani, arpa, xilofono, tamburo grande e piatti. Da
questa mescolanza di timbri Bartók riuscì ad ottenere un impasto originale che
andava a sommarsi alla già nutrita produzione post-wagneriana.
Nei primi anni del 1900 assistiamo ad importanti cambiamenti soprattutto
negli Stati Uniti con la ricerca compiuta da Leopold Stokowski (1882 -
1977). Egli fu amante della grandiosità orchestrale e della magniloquenza sonora
che rappresentarono la sua guida della Philadelphia Orchestra nel 1932 e dell'
American Symphony Orchestra nel 1971 - 72.

Nella musica contemporanea la fantasia è divenuta irrefrenabile con l'abbinamento


di timbri lontanissimi fra loro, abbandonando le regole dettate da
Berlioz. Inoltre con l'avvento della musica elettronica la commistione fra strumenti
acustici ed elettronici ha aperto nuovi orizzonti spalancando le porte a
sonorità più o meno valide.
Numerosi sono stati i compositori che hanno dato vita ad un nuovo percorso
sonoro. Possiamo ricordare Luciano Berio (1925), Bruno Maderna (1920 - 1973),
Luigi Nono (1924 - 1990), John Cage (1912 - 1992), Giacomo Manzoni (1932),
Franco Donatoni (1927 - 2000), Armando Gentilucci (1939 - 1989), Goffredo
Petrassi (1904), Karlheinz Stockausen (1928) ed altri ancora, che con la loro
ricerca hanno contribuito e contribuiscono ad arricchire il mondo della musica
e della composizione di nuovi suoni e di strumenti alternativi e proiettati verso
il futuro.
In Figura 2 troviamo la pianta di una moderna orchestra sinfonica. La
disposizione degli archi è simile a quella adottata da Stokowski e comunque
molto simile al prototipo di orchestra americana. I contrabbassi trovano la loro
collocazione a destra, subito dietro al semicerchio composto da primi violini,
secondi violini, viole e violoncelli. Al centro sono legni, ottoni e arpe mentre le
percussioni sono sul fondo insieme ai tromboni. Tutti, tranne gli archi, sembrano
essere disposti su pedane rialzate.

Verso una disposizione standardizzata

Nell'ultimo secolo la disposizione nelle orchestre sinfoniche si è in generale un


poco consolidata, assestandosi, su tre modelli principali: quello europeo, quello
americano, e quello proposto da Fürtwangler, direttore d’orchestra e compositore tedesco che ha
diretto l'Orchestra Filarmonica di Berlino con la quale si è identificato per tutta la vita

La disposizione europea

1 La disposizione europea (in Figura 1) si consolidò prima dell'inizio della Seconda Guerra
Mondiale.

1
I primi violini sono a sinistra del direttore d'orchestra, mentre i secondi a destra. I violoncelli
sono davanti, mentre le viole sono tra i violoncelli ed i secondi violini. I contrabbassi in principio
sono in fondo a destra formando un unico gruppo; talvolta sono invece divisi in due gruppi da
quattro componenti ciascuno, disposti ai lati dei gradini delle sezioni dei legni,
mentre altre volte sono semplicemente allineati, al fondo, davanti al direttore
d'orchestra.
Questa disposizione offre diversi vantaggi: in particolare il primo violino, la
spalla dell'orchestra, è molto vicino al primo violoncello, aspetto che permette
un efficiente dialogo tra le due sezioni, in particolare durante i passaggi difficili.
Per il pubblico invece questa disposizione crea un effetto stereofonico molto
accentuato, con la netta separazione delle voci dei primi e dei secondi violini
che possono risultare poco amalgamati.

La disposizione americana
La disposizione americana (Figura 2) fu introdotta negli anni '30 da Stokowski:

2
è molto utilizzata sia dalle orchestre americane che da quelle europee.
In questo caso i violini primi sono sempre alla sinistra del direttore d'orchestra,
ed i secondi sono al loro fianco, seguiti dalle viole e dai violoncelli, a destra del direttore.
I contrabbassi sono sul fondo a destra.
Questa disposizione, ripresa da quella abitualmente utilizzata nei quartetti
di archi, divide nettamente le voci acute, posizionate a sinistra, dalle basse, a
destra. La vicinanza tra primi e secondi violini giova sicuramente all'insieme
durante i passaggi rapidi e complessi. Al contrario, per il pubblico in sala seduto
sulla destra, vi è una eccessiva predominanza delle voci basse.

La disposizione secondo Fürtwangler


In Germania Fürtwangler utilizza la disposizione illustrata in Figura 3, che
inverte le viole con i violoncelli nel tentativo di bilanciare l'emissione di basse
frequenze provenientre dal lato destro del palcoscenico.

3
La disposizione moderna

I motivi che hanno portato l'orchestra ad assumere le configurazione attuale


sono molteplici e nel corso dei secoli sono emersi quasi sempre come delle vere e
proprie necessità a livello pratico, artistico e d'innovazione. La spinta, costante,
veniva dalla ricerca di nuove sonorità, di nuove orchestrazioni, e dall'ampliamento
del numero degli strumentisti.
La disposizione americana degli archi costituisce la base per quello che ad oggi è il modello
di orchestra generalmente più in uso anche in Europa. Un delicato insieme di
equilibri fa si che vi sia un bilanciamento accettabile fra le necessità dei musicisti
e quelle dell'ascolto in sala.
Abbiamo visto come in principio le timbriche e gli organici non fossero definiti,
non c'era un vero direttore, e neanche una divisione in sezioni o per registri.
Si teneva poco in considerazione l'acustica dell'ambiente.
Mentre le necessità espressive crescevano, gli strumenti si perfezionavano e
aumentavano di numero: Gabrieli e Lully iniziarono a mettere ordine fra le
timbriche e a dividere gli strumenti in sezioni.
Finalmente, nel 1600, gli archi si raggrupparono e assunsero un ruolo portante
nella struttura orchestrale. I violini si distinsero per le loro possibilità
espressive e divennero di fatto insieme ai flauti gli strumenti melodici per eccellenza.
Tutta l'orchestra d'archi inizio lentamente a divenire indispensabile per
l'impianto sinfonico. I
violinisti suonavano e suonano tuttora con il violino poggiato sull'avambraccio
sinistro: questo fa sì che per dirigere l'emissione del proprio strumento verso il
pubblico debbano essere disposti sul lato sinistro del palcoscenico, di profilo al
pubblico. Di qui il loro posizionamento costante. La condizione di vicinanza
e di forma ad anfiteatro che notiamo poi nell'orchestra d'archi è spiegabile per
due motivi:

1. Il ruolo principale attribuito a questi strumenti dai compositori ha fatto


sì che al livello d'orchestrazione le sezioni dialogassero fra loro, come i
primi violini con i secondi, oppure i violini con i violoncelli e i contrabbassi.
Appare allora chiara la necessità di queste sezioni di comunicare, di
guardarsi, di essere vicine e compatte;

2. L'emissione degli strumenti a corde non è in grado di competere con la


potenza di quelli di metallo e quindi sarebbe infruttuoso porre per esempio
trombe e tromboni davanti ai violini.
Il fatto che frequenze gravi ed acute siano divise così nettamente fra violini a
sinistra e celli e bassi a destra potrebbe essere una conseguenza della separazione
per registri di cui abbiamo parlato sopra. Ma c'è un altro importante motivo:
la separazione fra alte e basse frequenze di tutta l'orchestra, e non solo delle
sezioni degli archi, nacque con la messa in onda mono radiofonica. La necessità
di separare i suoni quanto più possibile portò verso una divisione fisica a livello
di frequenze già in fase di ripresa.
Fin qui abbiamo parlato di amalgama timbrica, di comunicazione fra gli esecutori,
di direttività. In realtà un altro importante fattore che determinò la
disposizione ad anfiteatro dell'orchestra fu l'avvento della figura del direttore.

Egli non solo ha bisogno di vedere tutti i musicisti per dare attacchi e suggerire
dinamiche, come succedeva nella disposizione circolare con il maestro
al clavicembalo, ma anche di essere in una posizione da cui può percepire con
la maggiore precisione possibile cosa sentirà il pubblico in sala: di fronte
ed al centro. Da qui la sua posizione odierna.
Per aumentare ancora di più la visibilità degli strumentisti fra loro e con
il direttore, nell'Ottocento fecero la loro comparsa pedane rialzate che permettevano
di evitare che strumenti più avanzati smorzassero l'emissione dei
più arretrati. In principio erano pedane altissime, circa 70 cm che scollavano
la compagine orchestrale e ne distorcevano il suono piuttosto che fornirle
nitidezza. Oggi le pedane sono intorno ai 30 cm e sono molto più funzionali.
Ci sono tuttavia dei compromessi fra la possibilità di comunicazione sul palcoscenico
e la fruizione del suono da parte del pubblico. Ad esempio i violoncelli
sarebbero favoriti nella loro capacità emissiva se fossero diretti verso il pubblico:
ma questo impedirebbe loro di vedere il primo violino, di comunicare con le altre
sezioni e di vedere bene il direttore che tiene il tempo per tutti. Tuttavia la loro
tendenza all'unidirezionalità alle basse frequenze smorza in parte il problema.
Lo stesso vale per i contrabbassi che inoltre, essendo addossati al muro di fondo,
ne sfruttano le prime riflessioni per diffondere il loro suono.
Allo stesso modo, una disposizione con i primi violini all'estrema sinistra
del palco e i secondi all'estrema destra avrebbe il vantaggio di mettere il primo
violino vicino al primo cello facilitandone la comunicazione ma allo stesso tempo
potrebbe creare un effetto stereofonico troppo accentuato fra le sezioni dei
violini.
Non da ultimo si deve considerare che a volte alcune disposizioni sono frutto o dell’esecuzione di
repertori di un particolare periodo, scritti con la volontà di avere quelle posizioni degli strumenti, o
di esigenze estetiche o ancora di un’analisi acustica accurata .

Oggi sappiamo che la capacità della sala, e soprattutto


dello spazio prossimo alla scena, di diffusione del suono sono fondamentali per
un'omogenea distribuzione verso gli spettatori. Berlioz affermava che le pareti
riflettenti sono della massima importanza e aveva compreso che più sono vicine
alla sorgente sonora, più sono efficaci.
Il fatto che la disposizione sia ormai più o meno standardizzata non significa
però che sia esente da problemi.

Disposizione delle prime parti di ogni sezione

Negli archi: figura 2

Il primo violino, detto anche Spalla dell’orchestra, è il capofila dei 1 violini a sinistra del direttore.
Il primo dei 2 violini è il capofila dei 2 violini a sinistra del direttore.
La prima viola è il capofila delle viole a destra del direttore
Il primo violoncello è il capofila dei violoncelli a destra del direttore
Il primo contrabbasso è il capofila dei contrabbassi a destra del direttore

Nei legni: figura 2

Il primo flauto e il primo oboe sono seduti accanto;


il primo clarinetto e il primo fagotto sono seduti accanto

Negli ottoni: figura 2

La prima tromba e il primo trombone sono seduti accanto.


Il 1900 e l'analisi acustica

Abbiamo visto come i principali settori dell'orchestra contemporanea siano assegnati


al gruppo degli archi, dei legni, degli ottoni e delle percussioni: in certi
periodi alcuni di questi gruppi hanno rappresentato il vero impulso musicale,
offrendo una nuova coloritura orchestrale e una separatezza dal contesto del
gruppo allargato. Migliaia di strumenti sono stati costruiti per ricercare una particolare
emissione sonora da adattare al testo musicale. Altre volte i musicisti
hanno creato scritture musicali per adattarsi all'immagine orchestrale dominante.
Tutte queste varietà sono state perseguite fino ai nostri giorni creando
un arricchimento nell'elaborazione musicale.
Spesso, nel corso degli anni, le modifiche alla disposizione sono state determinate
dal numero degli strumentisti, dal tipo di ambiente, dal genere musicale
e anche dalla disposizione del pubblico.
Nel ricercare i motivi che hanno provocato tanto movimento sulla scena,
consideriamo che le esigenze di una buona diffusione acustica si sono sempre
scontrate con lo spirito musicale. Ad esempio per la corretta localizzazione dell'organo
meccanico, le disposizioni dei registri sonori all'interno o all'esterno di
appropriate casse, hanno suscitato, dal medioevo in poi, un'infinità di soluzioni,
non sempre apprezzabili, all'interno di edifici ecclesiastici, di nota complessità
acustica.
Gli strumenti musicali hanno diverse caratteristiche di emissione e di timbro
dovute a molti aspetti differenti: il materiale, il peso, la forma, il tipo di generatore
(strumenti a corde sfregate, pizzicate o percosse, a fiato, a percussione,
etc.) sono tutti aspetti che contribuiscono alla potenza sonora e alla qualità dello
strumento. Nel caso di un'orchestra disposta correttamente, le qualità sonore si
mescolano formando un insieme compatto, quasi come se fosse un unico grande
strumento. I possibili errori comprendono le direttività e le emissioni dei vari
strumenti, assorbimenti e riverberi dell'ambiente. Come già detto in precedenza
è il direttore che funge da mediatore acustico, unico in orchestra in grado di
percepire il risultato finale anche se solo in campo vicino. Egli non può rendersi
conto del reale apporto della sala e della sua propria acustica.

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