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Sacco di Roma (1527)

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Il sacco di Roma avvenne il 6 maggio 1527 da parte delle


Sacco di Roma
truppe dei lanzichenecchi, i soldati mercenari tedeschi arruolati
nell'esercito del Sacro Romano Impero Germanico. I parte della Guerra della Lega di
lanzichenecchi erano di stanza in Italia per combattere contro le Cognac
truppe della Francia, alleata con una serie di stati Italiani ed in
guerra contro Carlo V d'Asburgo. Di fede protestante e
sottopagati, decisero di discendere su Roma e saccheggiarla
violentemente. Il sacco è ultimo in ordine cronologico dopo
quello del 1084.

Il sacco di Roma ebbe tragico bilancio: 20 000 cittadini furono


uccisi, 10 000 fuggirono, 30 000 morirono per la peste portata
dai lanzichenecchi. Papa Clemente VII dovette arrendersi e Il sacco di Roma, dipinto di Johannes
pagare 400 000 ducati. L'evento segnò un momento importante Lingelbach
delle lunghe guerre per il predominio in Europa tra il Sacro Data 6 maggio 1527
Romano Impero e il Regno di Francia, alleato con lo Stato della Luogo Roma
Chiesa. La devastazione e l'occupazione della città di Roma
sembrarono confermare simbolicamente il declino dell'Italia in Schieramenti
balia degli eserciti stranieri e l'umiliazione della Chiesa Sacro Romano Stato Pontificio
cattolica impegnata a contrastare anche il movimento della Impero
Riforma luterana sviluppatosi in Germania. Regno di
Impero
Francia
Spagnolo
Ducato di
Indice Ferrara

Le premesse Comandanti
La calata dei Lanzichenecchi Ferrante I Kaspar Röist †
Gonzaga
L'assalto a Roma Sigismondo
Alessandro I
Effetti sulla popolazione di Roma Gonzaga Malatesta
Cause dello scempio Carlo III di
Ranuccio
Borbone-
Conseguenze Montpensier † Farnese
Religione Filiberto di Stefano
Politica Chalons Colonna
Arte Pier Luigi
Camillo Orsini
Farnese
Alcuni vandalismi
Georg von Giulio Colonna
Note Frundsberg
Kaspar von Giambattista
Bibliografia
Frundsberg Savelli
Voci correlate Konrad von Pompeo
Altri progetti Boyneburg-
Colonna
Collegamenti esterni Bemelberg Tommaso De
Ludovico
Vio
Lodron
Le premesse Fabrizio Renzo degli
Maramaldo Anguillara
Sciarra
La vicenda si inquadra nella più Orazio Baglioni
Colonna
ampia cornice dei conflitti per la
Camillo Antonio Altieri
supremazia in Europa, tra gli
Colonna
Asburgo e i Valois, ovverosia tra Giuliano
Prosperetto
Francesco I di Valois, Re di
Colonna Massimo
Francia e Carlo V d'Asburgo,
Giulio Colonna Luca Massimo
Imperatore del Sacro Romano
Giovanni
Impero nonché Re di Spagna. Più Bonifacio
Girolamo Colonna
precisamente si inserisce nel
Federico Caetani
secondo conflitto che vide
Carafa Giovanbattista
impegnati i due sovrani dal 1526
Achille
al 1529. Borghese
Clemente VII Borromeo
Luigi Gonzaga Benvenuto
Il primo conflitto si era concluso
con la sconfitta di Francesco I a Francesco De Cellini
Pavia e la sottoscrizione del trattato di Madrid, avvenuta nel Marchi Michele
mese di gennaio del 1526, a seguito della quale il sovrano Giambattista Antonio del Vasto,
francese dovette rinunciare, tra l'altro, a ogni suo diritto Castaldo marchese di
sull'Italia e restituire la Borgogna agli Asburgo. Girolamo Saluzzo
Morone
Nel maggio successivo, però, papa Clemente VII (al secolo Carlo di
Giulio de' Medici), sfruttando l'insoddisfazione del Valois per Lannoy
aver dovuto sottoscrivere un trattato contenente clausole Francisco de
estremamente mortificanti per la Francia, si rese promotore di Carvajal
una Lega anti-imperiale, la cosiddetta Santa Lega di Cognac. Hernando de
Alarcón
In sostanza papa Clemente col re di Francia aveva condiviso il Francisco de
timore che il sovrano asburgico, una volta impossessatosi Aguirre
dell'Italia settentrionale e avendo già nelle sue mani l'intera Ugo di
Italia meridionale come eredità spagnola, potesse essere indotto Moncada
a unificare tutti gli Stati della penisola sotto un unico scettro, a Pedro de
danno dello Stato Pontificio, che rischiava di rimanere isolato e Valdivia
venire fagocitato.
Effettivi
La Lega era composta oltre che dal papa e dal re di Francia, 20 000 5 000 e 500
anche dal Ducato di Milano, Repubblica di Venezia, guardie svizzere
Repubblica di Genova oltre che dalla Firenze dei Medici.
Vennero iniziate le ostilità nel 1526 attaccando la Repubblica di Perdite
Siena, ma l'impresa si rivelò fallimentare e rivelò la debolezza Sconosciute ma sconosciute ma
delle truppe a disposizione del Papa. non leggere pesanti

L'imperatore, intenzionato a controllare momentaneamente 45 000 civili morti, feriti o esiliati


l'Italia settentrionale, tentò di riconquistare il favore del Voci di battaglie presenti su Wikipedia
pontefice; ma non avendo avuto successo, decise di intervenire
militarmente. Solo che le sue forze erano impegnate altrove: sul
fronte interno contro i luterani e su quello esterno contro l'Impero Ottomano, che premeva alle porte
orientali dell'Impero, così fece in modo di fomentare una rivolta interna allo Stato Pontificio, tramite la
potente famiglia romana dei Colonna, da sempre nemica dei Medici.
La rivolta dei Colonna produsse i suoi effetti. Il cardinale Pompeo Colonna
sguinzagliò nella città pontificia i suoi soldati che la saccheggiarono. Clemente
VII, assediato a Roma, fu costretto a chiedere aiuto all'imperatore con la
promessa di cambiare la propria alleanza ai danni del re di Francia, rompendo
la Lega Santa. Pompeo Colonna si ritirò con calma a Napoli. Clemente VII, una
volta libero, non mantenne il patto stipulato comunque, e chiamò in suo aiuto
proprio Francesco I.

A questo punto l'imperatore dispose l'intervento armato contro lo Stato


Pontificio (che nella città di Roma era allora rappresentato dal Governatore
Bernardo de' Rossi[1]) mediante l'invio di un contingente di lanzichenecchi, al
comando del duca Carlo III di Borbone-Montpensier, uno dei più grandi
condottieri francesi, inviso al re Francesco. Francesco I

Le truppe sul campo erano comunque comandate dal generale Georg von
Frundsberg, esperto condottiero tirolese dei lanzichenecchi imperiali, famoso
per il suo odio verso la Chiesa di Roma e verso il papa; secondo il suo
segretario personale Adam Reusner, egli avrebbe espresso apertamente il suo
fermo proposito di impiccare Clemente VII dopo aver occupato la città[2].
L'esercito lanzichenecco radunato da Frundsberg, sarebbe stato guidato da
alcuni esperti condottieri tedeschi, veterani delle guerre precedenti; tra i quali il
figlio di Georg von Frundsberg, Melchiorre, Konrad von Boyneburg-
Bemelberg, Sebastian Schertlin, Corrado Hess e Ludovico Lodron[3]

La calata dei Lanzichenecchi


I Lanzichenecchi di Frundsberg, circa 12 000 miliziani mercenari arruolati
principalmente a Bolzano e Merano, lasciarono Trento il 12 novembre 1526 e
marciarono inizialmente in direzione di Brescia e Milano; tuttavia, dopo aver Carlo V cinque anni dopo
percorso difficili strade di montagna ed essere giunti nella valle di Gavardo, le (1532)
milizie tedesche non riuscirono a superare lo sbarramento delle truppe della
Lega che erano costituite in totale nel milanese da circa 35 000
soldati. Frundsberg ritenne impossibile sfondare verso Brescia e
quindi deviò la marcia dei suoi lanzichenecchi in direzione di
Mantova dove intendeva attraversare il Po[4].

Le milizie imperiali superarono alcune deboli resistenze a Goito,


Lonato e Solferino e quindi raggiunsero Rivalta; il 25 novembre
1526, i lanzichenecchi di Frundsberg, anche grazie al tradimento dei
Signori di Ferrara e di Mantova (di cui sotto), sconfissero nella Lanzichenecchi in parata (circa
battaglia di Governolo le truppe di Giovanni dalle Bande Nere che 1530)
tentavano di sbarrare loro il passo nei pressi di un ponte sul Mincio;
lo stesso condottiero italiano, che nei giorni precedenti aveva cercato
di rallentare l'avanzata nemica con una serie di incursioni di disturbo della sua cavalleria leggera, venne
gravemente ferito da un colpo di falconetto[5], morendo dopo alcuni giorni per le conseguenze della ferita[5].
Le milizie tedesche quindi poterono passare il Po il 28 novembre 1526 vicino a Ostiglia e proseguirono
l'avanzata; nei giorni seguenti vennero rinforzati da duecento uomini condotti da Filiberto di Chalons
principe d'Orange e da cinquecento archibugieri italiani al comando di Niccolò Gonzaga[5].

Le truppe della Lega di Cognac dimostrarono scarsa coesione e mediocre efficienza militare; inoltre alcuni
principi italiani favorirono l'avanzata dell'esercito imperiale; Alfonso I d'Este, duca di Ferrara, che dopo
alcune incertezze si era alleato con Carlo V, fornì i suoi moderni pezzi d'artiglieria che rinforzarono
l'esercito lanzichenecco prima della battaglia di
Governolo, mentre a Mantova il marchese
Federico II Gonzaga, pur formalmente alleato
del papa, rifiutò di prendere parte attivamente
alla guerra[6]. In queste condizioni gli eserciti
della Lega presenti in Italia non furono in grado
di fermare le truppe imperiali di Frundsberg che
il 14 dicembre 1526 attraversarono il Taro e
occuparono Fiorenzuola mentre le forze
pontificie guidate da Francesco Guicciardini e
Guido Rangoni ripiegavano da Parma e Piacenza
in direzione di Bologna[7]. Contemporaneamente
Francesco Maria della Rovere, duca di Urbino e
comandante dell'esercito veneziano, dalle
Georg von Frundsberg, il regione di Mantova si tenne prudentemente a
Carlo III di Borbone,
comandante dei distanza dall'esercito imperiale e rimase
comandante in capo del
lanzichenecchi imperiali cautamente sulla difensiva; egli riteneva
corpo di spedizione
all'inizio della campagna imperiale
imbattibile in campo aperto l'esercito
lanzichenecco e preferiva soprattutto coprire il
territorio di Venezia[8].

In realtà anche i lanzichenecchi, nonostante la loro avanzata apparentemente inarrestabile, erano in difficoltà
a causa dei continui attacchi di disturbo e soprattutto per le gravi carenze di vettovagliamento; marciando
nel fango e nel freddo con scorte di cibo insufficienti, le truppe erano in condizioni deplorevoli e Georg von
Frundsberg era seriamente preoccupato[9]. Il 14 dicembre da Fiorenzuola il condottiero imperiale inviò una
pressante richiesta di aiuto a Carlo di Borbone che si trovava a Milano con le truppe spagnole che secondo i
piani avrebbero dovuto congiungersi con i lanzichenecchi. Carlo di Borbone decise di muovere rapidamente
in soccorso con le sue truppe che peraltro davano prova di scarsa disciplina e di insofferenza a causa del
mancato pagamento del soldo[9]. Con alcuni espedienti il condottiero imperiale riuscì a convincere i suoi
soldati a obbedire agli ordini e il 30 gennaio 1527 si mise in marcia da Milano, le truppe spagnole, 6 000
uomini, raggiunsero l'esercito lanzichenecco a Pontenure, vicino a Piacenza, il 7 febbraio 1527[9]. Il 7 marzo
l'esercito imperiale riunito, ulteriormente rafforzato dall'arrivo di contingenti di truppe italiane filo-imperiali,
arrivò a San Giovanni in territorio bolognese.

Il 16 marzo 1527 peraltro si verificarono nuove, gravi


manifestazioni di indisciplina e sedizione tra le truppe
imperiali a causa delle condizioni di vita estremamente
disagiate e soprattutto del mancato versamento del soldo
spettante alle truppe; dopo i tumulti incominciati tra i
reparti spagnoli, anche i lanzichenecchi tedeschi si
unirono alle proteste e il tentativo personale di Frundsberg
di sedare la rivolta non ebbe successo. Le milizie
invocarono il pagamento del soldo e il condottiero
tedesco, mentre parlava alle truppe, ebbe un grave
malore[10]. Colpito da ictus, Frundsberg, dopo inutili Giovanni delle Bande Francesco Maria della
tentativi di cura, dovette cedere il comando e il 22 marzo Nere, comandante Rovere comandante in
venne evacuato, ormai infermo, nel suo castello di delle truppe capo dell'esercito
pontificie. veneziano.
Mindelheim[10]. Il comando del corpo di spedizione
imperiale venne assunto da Carlo di Borbone che ebbe
grande difficoltà a ristabilire la disciplina[10].
Proprio durante i giorni della sedizione tra le truppe imperiali, giunsero nel campo gli inviati del viceré di
Napoli Carlo di Lannoy per informare Carlo di Borbone che una tregua era stata stabilita con il papa
Clemente VII sulla base di un versamento di sessantamila ducati all'esercito imperiale[11]. Il papa,
estremamente preoccupato per l'invasione, aveva deciso di intavolare trattative e rompere la solidarietà tra le
potenze della Lega di Cognac. Le notizie dell'accordo tuttavia provocarono violente proteste tra le truppe
imperiali desiderose di rivalersi delle fatiche della guerra con un devastante saccheggio del territorio
nemico; la tregua venne quindi respinta e Carlo di Borbone decise autonomamente di riprendere l'avanzata
dopo aver comunicato al viceré che egli non poteva opporsi al volere delle truppe[12].

Gli imperiali, circa 35 000 soldati spagnoli, tedeschi e italiani, superata Forlì, dove circa 500 di loro ebbero
la peggio in una scaramuccia con le truppe di Michele Antonio di Saluzzo, oltrepassarono l'Appennino e si
portarono ad Arezzo, seguendo, quindi, la via Romea Germanica. Da qui, il 20 aprile 1527, ripartirono,
approfittando delle precarie situazioni in cui si trovavano i veneziani e i loro alleati a causa dell'insurrezione
di Firenze contro i Medici. Le truppe a difesa di Roma erano poco numerose (non più di cinquemila), ma
avevano dalla loro parte le solide mura e l'artiglieria, di cui gli assedianti erano sprovvisti. Borbone doveva
prendere la città in fretta, per evitare di essere intrappolato a sua volta dall'esercito della Lega.

L'assalto a Roma
La mattina del 6 maggio gli Imperiali cominciarono l'attacco. Vi
erano 14 000 Lanzichenecchi e 6 000 spagnoli. A essi si
aggiungevano le fanterie italiane di Fabrizio Maramaldo, di Sciarra
Colonna e di Luigi Gonzaga "Rodomonte"; molti cavalieri si erano
posti sotto il comando di Ferrante I Gonzaga e del principe d'Orange
Filiberto di Chalons; inoltre si erano accodati anche molti disertori
della Lega, i soldati licenziati dal papa e numerosi banditi attratti
dalla speranza di rapine.
Sacco di Roma, Francisco J.
L'assalto si concentrò tra il Gianicolo e il Vaticano. Per essere di Amérigo, 1884.
esempio ai suoi, Carlo di Borbone fu tra i primi ad attaccare, ma
mentre saliva su una scala fu ferito gravemente da una palla
d'archibugio, che sembra sia stata tirata da Benvenuto Cellini (secondo l'autobiografia dello stesso).[13]
Ricoverato nella chiesa di Sant'Onofrio, il Borbone morì nel pomeriggio. Ciò accrebbe l'impeto degli
assalitori, che, a prezzo di gravi perdite, riuscirono a entrare nel quartiere del Borgo. Il successore del
Borbone fu il principe d'Orange.

Mentre le truppe spagnole assaltavano le mura comprese Porta Torrione e Porta Fornaci, i lanzichenecchi,
guidati dal luogotenente di Frundsberg, il condottiero Konrad von Boyneburg-Bemelberg, incominciarono la
scalata ai bastioni compresi tra Porta Torrione e Porta Santo Spirito. I tedeschi riuscirono dopo strenui sforzi
a superare il muro di cinta nel settore di Porta Santo Spirito; i capitani Nicola Seidenstuecker e Michele
Hartmann raggiunsero con i loro lanzichenecchi gli spalti, conquistarono i cannoni e costrinsero alla fuga i
difensori[14].

Mentre i lanzichenecchi tedeschi moltiplicavano gli sforzi per ampliare la breccia e valicare in massa le
mura a Porta San Pietro, un reparto di soldati spagnoli riuscì fortunosamente a individuare una finestra
malamente mimetizzata di una cantina del palazzo Armellini a ridosso delle mura che era apparentemente
indifesa; attraverso questa finestra gli spagnoli imboccarono uno stretto cunicolo che li condusse all'interno
del palazzo Armellini dove non incontrarono alcuna resistenza. I soldati ritornarono quindi indietro e
ampliarono l'apertura; le truppe poterono così riversarsi, invadere il quartiere e avanzare verso San Pietro[15].
Contemporaneamente i lanzichenecchi tedeschi, coperti dal fuoco degli archibugi, conquistarono gran parte
delle mura e, mentre le truppe pontificie ripiegavano in rotta, si diressero a loro volta verso la basilica
avanzando sulla destra degli spagnoli[16].
Il papa, che era in preghiera nella chiesa, fu condotto attraverso il passetto al Castel Sant'Angelo mentre 189
Guardie svizzere (anch'esse mercenarie ma fedeli al papa) si fecero trucidare per difendere la sua fuga.

Privi di comando, i lanzichenecchi, fino ad allora frustrati da una campagna militare deludente, si diedero al
saccheggio e alla violenza sugli abitanti della città partendo da Borgo Vecchio e dall'ospedale di Santo
Spirito, con una brutalità inaudita e anche gratuita. Furono profanate tutte le chiese, furono rubati i tesori e
furono distrutti gli arredi sacri. Le monache furono violentate, così come le donne che venivano strappate
dalle loro case. Furono devastati tutti i palazzi dei prelati e dei nobili (come gli esponenti della famiglia
Massimo), con l'eccezione di quelli fedeli all'imperatore. La popolazione fu sottoposta a ogni tipo di
violenza e di angheria. Le strade erano disseminate di cadaveri e percorse da bande di soldati ubriachi che si
trascinavano dietro donne di ogni condizione, e da saccheggiatori che trasportavano oggetti rapinati.

Papa Clemente VII si trovò


rifugiato nell'imprendibile Castel
Sant'Angelo. Il 5 giugno, dopo
aver accettato il pagamento di una
forte somma per il ritiro degli
occupanti, si arrese e fu
imprigionato in un palazzo del
quartiere Prati in attesa che
versasse il pattuito. La resa del
papa era però uno stratagemma
per uscire da Castel Sant'Angelo
Sebastian Schertlin Konrad von Boyneburg- Ludovico Lodron e, grazie agli accordi segretamente
Bemelberg presi, fuggire dalla Città eterna
alla prima occasione. Il 7
dicembre una trentina di cavalieri
e un forte reparto di archibugieri agli ordini di Luigi Gonzaga "Rodomonte", assaltarono il palazzo liberando
Clemente VII che venne travestito da ortolano per superare le mura della città e, poi, scortato a Orvieto.
Nell'iconografia pittorica, Clemente VII a partire dal 1527 verrà dipinto con una barba bianca, pare divenuta
tale in tre giorni, a seguito del dolore causatogli dal sacco.

Avendo saccheggiato il saccheggiabile e perduta la possibilità di ottenere il riscatto, nonché decimati dalla
peste e dalle diserzioni (assimilati nella popolazione), gli Imperiali si ritirarono da Roma tra il 16 e il 18
febbraio 1528.

Il sacco causò danni incalcolabili sul patrimonio artistico della città. Anche i lavori nella fabbrica di san
Pietro si interruppero e ripresero solo nel 1534 con il pontificato di Paolo III:

«Tutte le cose sacre, i sacramenti e le reliquie de' santi, delle quali erano piene tutte le
chiese, spogliate de' loro ornamenti, erano gittate per terra; aggiugnendovi la barbarie
tedesca infiniti vilipendi. E quello che avanzò alla preda de' soldati (che furono le cose più
vili) tolseno poi i villani de' Colonnesi, che venneno dentro. Pure il cardinale Colonna, che
arrivò (credo) il dí seguente, salvò molte donne fuggite in casa sua. Ed era fama che, tra
denari, oro, argento e gioie, fusse asceso il sacco a più di uno milione di ducati, ma che di
taglie avessino cavata ancora quantità molto maggiore.»

(Francesco Guicciardini, Storia d'Italia, 18,8)

Oltre alla forte somma per il ritiro degli occupanti, il papa a garanzia dovette consegnare come statichi
(ostaggi) Giovanni Maria del Monte (futuro papa Giulio III), arcivescovo Sipontino; Onofrio Bartolini,
arcivescovo di Pisa; Antonio Pucci, vescovo di Pistoia: Gian Matteo Giberti, vescovo di Verona.[17]
Il giorno stesso in cui cedettero le difese di Roma, il capitano pontificio Guido II Rangoni, si spinse fino al
ponte Salario con una schiera di cavalli e di archibugieri, ma, vista la situazione, si ritirò a Otricoli.
Francesco Maria della Rovere, che si era riunito alle truppe del marchese di Saluzzo, si accampò a
Monterosi in attesa di novità. Dopo tre giorni il principe d'Orange ordinò che si cessasse il saccheggio; ma i
lanzichenecchi non ubbidirono e Roma continuò a essere violata, finché vi rimase qualcosa di cui
impossessarsi.[18]

Alcune famiglie romane, dalla parte dei lanzichenecchi, riuscirono a salvare i loro beni. Tra queste, oltre ai
Colonna, i Gonzaga e la famiglia Farnese. Infatti mentre uno dei figli di Alessandro (il successivo papa
Paolo III), Ranuccio Farnese, era schierato con il papa Clemente VII, l'altro figlio Pier Luigi era comandante
tra i lanzichenecchi. Entrando in Roma, Pier Luigi si acquartierò a palazzo Farnese salvando così i beni della
famiglia.[19]

Il saccheggio vero e proprio durò otto giorni, al termine dei quali la città rimase occupata dalla truppe, che
cercarono anche in seguito di sfruttare la situazione esigendo riscatti per i prigionieri. Il ritiro vero e proprio
si ebbe solo nel febbraio dell'anno successivo.

Effetti sulla popolazione di Roma


Al tempo del "Sacco", la città di Roma contava, secondo il
censimento pontificio realizzato tra la fine del 1526 e l'inizio del
1527, 55.035 abitanti[20], prevalentemente composti da colonie
provenienti da varie città italiane, a maggioranza fiorentina.

Una tale esigua popolazione era difesa da circa 4 000 uomini in armi
e dai 189 mercenari svizzeri che formavano la guardia del pontefice.

Le secolari carenze manutentive all'antica rete fognaria avevano


trasformato Roma in una città insalubre, infestata dalla malaria e
dalla peste bubbonica. L'improvviso affollamento causato dalle
Sacco di Roma, incisione di Maarten decine di migliaia di lanzichenecchi aggravò pesantemente la
van Heemskerck. situazione igienica, favorendo oltre misura il diffondersi di malattie
contagiose che decimarono tanto la popolazione, quanto gli
occupanti.

Alla fine di quell'anno tremendo, la cittadinanza di Roma fu ridotta quasi alla metà dalle circa 20 000 morti
causate dalle violenze o dalle malattie. Tra le vittime si annoverano anche alti prelati, come il cardinale
Cristoforo Numai da Forlì, che morì pochi mesi dopo per le sofferenze patite durante il saccheggio. Come in
molti altri luoghi dell'Europa a causa delle guerre di religione, si determinò un periodo di povertà nella
Roma del XVI secolo.

Cause dello scempio


Le ragioni che indussero i mercenari germanici ad abbandonarsi a un saccheggio così efferato e per così
lungo tempo, cioè per circa dieci mesi, risiedono nella frustrazione per una campagna militare fino ad allora
deludente e, soprattutto, nell'acceso odio che la maggior parte di essi, luterani, nutrivano per la Chiesa
cattolica.

Inoltre, a quei tempi i soldati venivano pagati ogni cinque giorni, cioè per "cinquine". Quando però il
comandante delle truppe non disponeva di denaro sufficiente per la retribuzione delle soldatesche,
autorizzava il cosiddetto "sacco" della città, che non durava, in genere, più di una giornata. Il tempo
sufficiente, cioè, affinché la truppa si rifacesse della mancata retribuzione.
Nel caso specifico, i lanzichenecchi non solo erano rimasti senza
paga, ma erano rimasti anche senza il comandante. Infatti il
Frundsberg era rientrato precipitosamente in Germania per motivi di
salute e il Borbone era rimasto vittima sul campo.

Senza paga, senza comandante e senza ordini, in preda a


un'avversione rabbiosa per il cattolicesimo, fu facile per
abbandonarsi al saccheggio per un così lungo tempo della non più
eterna Roma.

Conseguenze
Oltre che per la storia della città di Roma, il sacco del 1527 ha avuto Allegoria delle sofferenze di Roma
una valenza epocale tanto che Bertrand Russell e altri studiosi (Francesco Xanto Avelli, 1528-1531
indicano il 6 maggio 1527 come la data simbolica in cui porre la fine circa).
del Rinascimento.

Religione

A partire dal sacco, incomincerà una svolta per l'intero mondo cattolico. Le logiche di potere delle famiglie
e i discutibili costumi che avevano dominato il papato avevano dato luogo alla critica luterana e alla nascita
del Luteranesimo. Il sacco della cattolica Roma da parte di un astioso e disprezzante esercito protestante,
appena dieci anni dopo la pubblicazione delle tesi di Lutero (1517), è uno degli elementi che obbligarono la
Chiesa (e le famiglie) a reagire. Paolo III Farnese successore di Clemente VII Medici, nel 1545 indisse il
Concilio di Trento, con la conseguente nascita della Controriforma.

Politica

Il sacco di Roma, voluto da Carlo V d'Asburgo e avvenuto all'interno della Guerra della Lega di Cognac
(1526-30), si inquadra come evento clamoroso all'interno di uno dei conflitti del XVI secolo che porteranno
poi alla spartizione dell'Europa tra Asburgo e Francia culminati poi, nel 1559, con la Pace di Cateau-
Cambrésis.

Arte

Prima del sacco Roma era la principale meta per qualsiasi artista europeo desideroso di fama e ricchezza,
per le prestigiose commissioni della corte papale. Il sacco generò una vera e propria diaspora, che portò,
prima nelle corti italiane e poi europee, lo stile della "grande maniera" degli allievi di Raffaello e di
Michelangelo.

Negli anni seguenti al sacco, la controriforma segnò però un nuovo stile più didascalico e comprensibile,
talora venato di gravità e imponenza celebrativa verso la Chiesa cattolica. Ne è un chiaro esempio
l'evoluzione dello stesso Michelangelo Buonarroti, che nel 1508-1512 aveva dipinto la volta della Cappella
Sistina con raffigurazioni bibliche, e che tornò nello stesso luogo nel 1536-1541 con l'ammonitorio Giudizio
Universale.

Alcuni vandalismi
Distruzione di una delle numerose reliquie note con il nome di Velo della Veronica, custodita a
Roma.
Iscrizioni vandaliche e sfregi al primo piano di Villa Farnesina, nella Sala delle prospettive, e in
Vaticano nella Stanza della Segnatura.
Abbattimento del convento annesso alla basilica di Santa Maria del Popolo.
Incendio e danneggiamento del primo Palazzo Massimo alle Colonne, edificato nel
Quattrocento.
Abbattimento della tomba di Vannozza Cattanei nella basilica di Santa Maria del Popolo.

Note
1. ^ in carica - per la seconda volta - dal 22 novembre 1523 e sino ai giorni del "Sacco", spesso
confuso con Giovan Girolamo de' Rossi, che invece sarà Governatore, con Papa Giulio III,
soltanto dal 22 novembre 1551 al 21 gennaio 1555
2. ^ Di Pierro, 2003, p. 6.
3. ^ Di Pierro, 2003, p. 51.
4. ^ Di Pierro, 2003, pp. 6, 7.
5. Di Pierro, 2003, p. 7.
6. ^ Di Pierro, 2003, pp. 83, 84.
7. ^ Di Pierro, 2003, pp. 8, 85.
8. ^ Di Pierro, 2003, pp. 84-85.
9. Di Pierro, 2003, p. 8.
10. Di Pierro, 2003, p. 9.
11. ^ Di Pierro, 2003, p. 86.
12. ^ Di Pierro, 2003, p. 87.
13. ^ Si consultino le seguenti fonti:
Benvenuto Cellini, La Vita (PDF), Torino, Giunti, 1973 [1728].
Costantino Porcu, Cellini, Milano, RCS, 2005, ISBN non esistente.
14. ^ Di Pierro, 2003, pp. 61-81.
15. ^ Di Pierro, 2003, pp. 81-82, 92.
16. ^ Di Pierro, 2003, pp. 91, 92.
17. ^ Ragguaglio storico di tutto l'occorso giorno per giorno nel sacco di Roma dell'anno 1527.
Scritto da Jacopo Buonaparte gentiluomo samminiatese che vi si trovò presente. Trascritto
dall'autografo di esso, ed ora per la prima volta dato in luce, Biblioteca Nazionale Centrale di
Firenze, 1756, p. 131.
18. ^ Cesare Marchi nel suo saggio Grandi peccatori grandi cattedrali (Bur Rizzoli, 2014, pag. 19)
fornisce alcune particolari informazioni sulle violenze commesse dai Lanzichenecchi: cittadini
derubati di ogni avere, preti uccisi o mozzati nel naso, suore portate nelle case di malaffare o
vendute come schiave, bambini gettati dalle finestre da soldati ubriachi, cittadini incatenati o
lasciati morire di fame poiché non avevano i soldi per ricomprare la libertà. Un cardinale
ammalato fu messo nella bara, portato in chiesa dove gli cantarono la parodia delle esequie,
minacciando di seppellirlo vivo se non sborsava un lauto riscatto. Un asino fu vestito da
vescovo, portato in chiesa, fu ordinato a un prete di dargli la comunione, si rifiutò, fu ucciso sul
posto. Per sottrarre le proprie figlie agli stupri, alcuni genitori preferirono ucciderle.
19. ^ Giampiero Brunelli, PIER LUIGI Farnese, duca di Parma e di Piacenza, su treccani.it, vol. 83,
2015.
20. ^ Di Pierro, 2003, pp. 11, 12.
Bibliografia
Antonio Di Pierro, Il sacco di Roma, Mondadori, 2003, ISBN 978-8804517795.
Marco Pellegrini, Le guerre d'Italia: 1494-1530, Bologna, Il mulino, 2009, ISBN 978-88-15-
13046-4.

Voci correlate
Carlo III di Borbone
Carlo V d'Asburgo
Lanzichenecchi
Georg von Frundsberg
Guardia Svizzera Pontificia
Guerre d'Italia del XVI secolo
Povertà nella Roma del XVI secolo

Altri progetti
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Collegamenti esterni

Sacco di Roma (1527), in Dizionario di storia, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2010.


(EN) Sacco di Roma (1527), su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
Il sacco di Roma (http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=dcmnt&url=/tc/storia/percorsi/DP/Sac
coRoma/Home_Sacco.jsp) su Sapere.it
Antonio Pinelli, 6 maggio 1527: il Sacco di Roma (http://www.laterza.it/index.php?option=com_
laterza&Itemid=97&task=schedalibro&isbn=9788849100143), AudioLibri Laterza, 2007 (free)
Il sacco di Roma (http://www.sapere.it/tca/MainApp?srvc=dcmnt&url=/tc/storia/percorsi/DP/Sac
coRoma/Home_Sacco.jsp) su Sapere.it
IL SACCO DI ROMA: La tempesta si avvicina (http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma-pu
ntate/il-sacco-di-roma-%E2%80%93-la-tempesta-si-avvicina/40686/default.aspx) La tempesta
si scatena (http://www.raistoria.rai.it/articoli-programma-puntate/il-sacco-di-roma-la-tempesta-s
i-scatena/40892/default.aspx) su Rai.it
Thesaurus BNCF 39489 (https://thes.bncf.firenze.sbn.it/termine.php?id=39489) · LCCN
(EN) sh95002163 (http://id.loc.gov/authorities/subjects/sh95002163) · GND
(DE) 4178819-9 (https://d-nb.info/gnd/4178819-9) · BNF (FR) cb119573201 (https://catal
Controllo di autorità
ogue.bnf.fr/ark:/12148/cb119573201) (data) (https://data.bnf.fr/ark:/12148/cb11957320
1) · BNE (ES) XX489880 (http://catalogo.bne.es/uhtbin/authoritybrowse.cgi?action=displ
ay&authority_id=XX489880) (data) (http://datos.bne.es/resource/XX489880)

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