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Sino a circa venti anni fa, il termine DOPING era noto solo agli atleti professionisti ed agli esperti

del
settore; oggi questo termine, di origine anglosassone, è purtroppo noto a tutti noi, a causa dell'incalzante
ripetersi di casi che hanno coinvolto atleti famosi. Con questo terminesi intende “l’uso improprio di
sostanze o metodi atti ad aumentare artificialmente le prestazioni fisiche, attraverso l’aumento delle masse
muscolari o l’incremento della resistenza alla fatica”.
Il doping consiste nell'uso di una sostanza, di una droga o di una pratica medica a scopo non terapeutico,
ma finalizzato al miglioramento dell'efficienza psico-fisica durante una prestazione sportiva
sia agonistica che non, da parte di un atleta. II ricorso al doping avviene spesso in vista o in occasione di
una competizione agonistica ed è un'infrazione sia dell'etica dello sport, sia dei regolamenti dei Comitati
Olimpici sia della legislazione penale italiana, inoltre espone ad effetti nocivi alla salute, anche mortali. La
storia del doping inizia nell'antichità, all'epoca delle prime Olimpiadi nella Grecia classica. Le sostanze
utilizzate per il dopaggio sono varie e legate allo sviluppo della sintesi chimica, della farmacologia e della
scienza medica. Esse permettono di aumentare la massa e la forza muscolare, l'apporto di ossigeno ai
tessuti oppure di ridurre la percezione del dolore o di variare il peso corporeo, infine possono anche
consentire all'atleta che ne fa uso di risultare negativo ai controlli antidoping.
Gli ormoni steroidei provocano infatti una ipertrofia muscolare con riduzione delle masse adipose,
aumento della forza e della capacità di recupero dallo sforzo, mentre le anfetamine e gli altri stimolanti del
sistema nervoso centrale migliorano la prontezza di riflessi e la concentrazione. L'alterazione dei parametri
ematochimici, in particolare l'aumento dell'ematocrito (la percentuale di elementi corpuscolati presente
nel sangue: globuli rossi, globuli bianchi e piastrine) ha come risultato l'aumento dell'apporto di ossigeno ai
tessuti, quindi una maggiore resistenza allo sforzo. Tuttavia accanto agli effetti positivi sono ben noti effetti
negativi di ciascuna di queste situazioni, in particolare l'assunzione di ormoni steroidei risulta nella perdita
delle proprietà meccaniche ed elastiche del connettivo (tendini) con facilità di rottura, nell' aumento della
facilità alla formazione di trombi, dunque del rischio di infarto, di complicazioni cardiovascolari. Le
anfetamine, invece, possono provocare ipertensione, aritmie cardiache, crisi convulsive, vomito, dolore
addominale, emorragie cerebrali, psicosi, dipendenza e morte; mascherando la fatica fisica possono indurre
a sforzi eccessivi con conseguenti danni ai tendini, muscoli ed articolazioni.
La cocaina agisce inibendo il reuptake della dopamina a livello delle sinapsi; come effetti collaterali può
causare aritmie cardiache, infarto del miocardio, ipertensione o ipotensione, ansia, depressione, attacchi di
panico, aggressività, irritabilità, psicosi tossiche, tremori, convulsioni, alterazione dei riflessi, mancata
coordinazione motoria, paralisi muscolare, respirazione irregolare, dipendenza e morte.
Le modificazioni dell'ematocrito, in particolare l'aumento dello stesso, possono esitare nella formazione di
trombi intravascolari, con necrosi tessutale massiva ed embolia. Per gli sport di durata negli anni Settanta
era stata introdotta, nello sci di fondo e nel ciclismo, l'autoemotrasfusione. Obiettivo di tale metodica era
proprio l'aumento della massa eritrocitaria, quindi del trasporto di ossigeno verso i muscoli. Questo
razionale era alla base della prima forma di doping di tipo biotecnologico.
I regolamenti sportivi vietano il doping, regolamentando strettamente le tipologie e le dosi dei farmaci
consentiti, e prescrivono l'obbligo per gli atleti di sottoporsi ai controlli antidoping, che si effettuano
mediante l'analisi delle urine e in taluni casi anche del sangue. Gli atleti che risultano positivi alle analisi
vengono squalificati per un periodo più o meno lungo; nei casi di recidiva si può arrivare alla squalifica a
vita.
Il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) e le federazioni sportive nazionali collaborarono nel 1998 per
fondare l'Agenzia Mondiale Anti-Doping,un organismo che congiunto al CIO finanzia e collabora con le
nazioni impegnate a sviluppare dei programmi per il rilevamento e il controllo del doping atletico. L'Agenzia
Mondiale Anti-Doping svolge i suoi compiti compilando e aggiornando costantemente un elenco delle
sostanze e dei metodi che sono incompatibili con gli ideali dello sport e che dovrebbero essere vietati nella
competizione atletica. E' anche responsabile dello sviluppo e della convalida di nuovi, e scientificamente
validi, test di individuazione, nonché dell'attuazione di programmi internazionali efficaci, nelle competizioni
ufficiali e non ufficiali, per lo screening degli atleti.