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Il fascismo nacque e si sviluppò quando la democrazia entrò in difficoltà, esprimendo la ricerca di una

soluzione alternativa basata sul nazionalismo; nacquero così i fasci di combattimento, che si definivano
come un movimento, quindi non un partito, e che ebbero inizialmente delle buone idee e proposte, prima
di passare tuttavia alla violenza. Fu qui che entrò in scena Benito Mussolini, il quale, dopo aver
abbandonato il partito socialista, ritenuto ormai debole, decise di unirsi alla nuova fazione per aumentare il
suo consenso, diventando dunque l’artefice del movimento, con la creazione, nel 1921, del Partito
Nazionale Fascista, risultato dell’evoluzione del movimento in partito. Tutto a ciò ha dato origine alle due
fasi che caratterizzano il fascismo in Italia, aperte entrambi con discorsi tenuti da Mussolini.

La prima è detta fase legalitaria (1922-1925) durante la quale Mussolini, nonostante si senta capace di
guidare una camera di soli fascisti senza problemi, decide di essere a capo di un governo di coalizione,
formato da liberali, popolari e indipendenti. Molto presto cominciò a manifestarsi la natura autoritaria del
nuovo partito e del suo capo. Creerà il Gran Consiglio del fascismo, che doveva essere interpellato su ogni
questione costituzionale. Fu intanto costituita la Milizia Volontaria per la sicurezza nazionale, un corpo
armato posto direttamente agli ordini del capo del governo. Ma la posizione di Mussolini non era ancora
del tutto consolidata, perché non poteva disporre di una maggioranza parlamentare. Per ottenerla, fece
approvare una nuova legge elettorale, detta legge Acerbo, con la quale si sciolsero le camere. In seguito
viene portato avanti il Listone, un’alleanza tra fascisti, liberali, cattolici e nazionalisti che ottengono il 65 %
dei voti.

Questo successo rafforzò la posizione di Mussolini, ma il 10 giugno ’24 Matteotti (segretario del Partito
socialista unitario) fu rapito da un gruppo di squadristi perché dieci giorni prima, alla Camera, aveva
denunciato la violenza del fascismo. Infatti fu trovato morto a pochi chilometri da Roma. Il 3 gennaio 1925
Mussolini pronunciò un discorso in cui, oltre a dare inizio alla seconda fase, ovvero quella totalitaria, si
assunse le responsabilità di ciò che era successo negli ultimi anni, in particolare l’uccisione di Matteotti, e in
cui legittima l’eliminazione delle opposizioni politiche. A seguito di questo discorso destituisce il Parlamento
portando così al Regime Fascista.

Questo stato totalitario di Mussolini è riconducibile a quello di Hegel, in quanto furono aboliti i diritti dei
lavoratori, furono creati delle istituzioni per aiutare l’alta borghesia, fondamentale per Mussolini, non
curandosi delle altre classi e gli imprenditori riconoscevano solo il sindacalismo fascista. Esempio è la Carta
del lavoro emanata nel 1927 che, invece di porre fine ai contrasti tra imprenditori e lavoratori, abolì lo
sciopero da parte di quest’ultimi. Lo stato etico hegeliano è ripreso a partire dall’articolo 1 di tale carta che
rappresenta il superamento del principio secondo il quale lo Stato è considerato un mezzo regolatore e la
subordinazione dell’economia alla politica.

Lopez Manuèl, 5CL