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PRONTO?... rego le d i
gra m m atic a

r io g r a m m atic ale
Prontua
DIFFICOLTà ORTOGRAFICHE

QU - CU - QQ - CQ
• Qu è sempre seguita da una vocale.
Avremo di conseguenza le
sillabe: qua, que, qui, quo.
Es. quadro, quercia, quindici... CQu si utilizza:
Non rispettano questa regola le parole: • nella parola acqua e i
cuore, scuola, cuoco, cuoio, circuito, suoi derivati.
proficuo, innocuo, vacuo, acuire, Es.: acquaio, acquedotto,
arcuare, cospicuo, scuotere, riscuotere, subacqueo...
percuotere, circuire, cui, taccuino. • In alcuni verbi:
• La q raddoppia solo nella parola sciacquare, risciacquare,
soqquadro. acquistare, acquietarsi,
• CU è sempre seguita da una acquattarsi, acquistare.
consonante.
Es, cubo, cucina, cugino ...

CIE - GIE
CIE e GIE si trovano in poche parole:

CIE GIE
cielo, cieco, società, socievole, effigie, igiene,
specie, superficie, coefficiente, deficienza, igienico, raggiera.
sufficiente, insufficienza, insufficiente,
arciere, artificiere, braciere, crociera,
paciere, pasticciere.

SCIE
Si scrivono con SCIE: coscienza, scienza e i loro derivati:
coscienzioso, cosciente, ...scienziato, scientifico, ... e la parola usciere.

MP - MB
Davanti a b e p si usa sempre m (es.: bambino, pompiere)
ad eccezione di benparlante e benpensante.

2
DOPPIE

Nei gruppi zio, zia,


zie Nella terminazione Nella terminazione
la z non raddoppia bile gione la g non
(es.: eccezionale). la b non raddoppia raddoppia
Fanno eccezione: (es.: amabile) (es.: regione)
razzia e razziale.

PLURALE DI CIA- GIA


Le parole che terminano in cia e gia:
• mantengono la i se la sillaba è preceduta da vocale (es: ciliegia/ciliegie),
o se la i è accentata (es: farmacìa / farmacìe);
• la perdono se preceduta da consonante (es: pioggia/piogge;
provincia/province).

SILLABE

• La vocale iniziale di parola seguita da consonante e


SI SEPARANO

vocale fa sillaba da sè: e - de - ra.


• Le consonanti doppie si separano: sas - so.
• I gruppi mp - mb si separano: bam - bi - no, cam - po.
Il gruppo cq si separa: ac- qua, ac - que - rel - lo.

• I gruppi che corrispondono a un solo suono come gl,


ch, gh, gn, sc, gli, sci restano uniti: gnoc - chi,
bi - scia, tri - fo - glio.
SEPARANO
NON SI

• Qua, que, qui, quo, restano uniti: qua - der - no.


• I gruppi di due o più consonanti come pr - br - fr - gr -
tr - dr - cr - s + consonante formano sillaba con la vocale
seguente e restano uniti: a - gru - me, fi - ne - stra.

3
Fai attenzione a quando nella parola ci sono due o più vocali:
Un gruppo di due vocali
pronunciate con una sola Un gruppo di tre vocali pronunciate
emissione di voce si chiama con una sola emissione di voce si
dittongo. chiama trittongo.
I dittonghi sono formati dall’unione I trittonghi sono formati dall’unione
delle vocali i e u con una qualsiasi delle vocali i e u o con un’altra
altra vocale per lo più accentata, vocale di solito accentata:
oppure dall’unione di i e u tra di iài - ièi
loro: uòi - uài
ià - iè - iò -iù iuò
uà - uè - uò - uì Es.: miei, tuoi, guai, aiuola ...
aì - aù
eì - èu
òi Dittonghi e trittonghi formano
Es.: chiave, bandiera, fiore, una sola sillaba e perciò
piuma, uguale, duello, buono, non sono divisibili.
daino, causa, sei, neutro ...

Lo iato è composto da due vocali che si pronunciano separatamente e


che quindi si possono dividere perchè appartengono a sillabe diverse.
Lo iato si ha quando:
• si incontrano tra loro le vocali a, e, o: po - e - ta, ma - e - stra
• le vocali u e i accentate si incontrano con le altre vocali: pa - ù - ra, vì - a.

accento
L’accento si usa in parole formate da una sola sillaba che terminano con
due vocali (es.: già; giù; può...) e nelle seguenti parole di una sola sillaba,
per distinguerle da altre di diverso significato:
dà (verbo avere) da (preposizione)
è (verbo essere) e (congiunzione)
né (avverbio) ne (pronome personale)
sì (affermazione) si (pronome personale)
sè (pronome personale) se (congiunzione)
dì (nome) di (preposizione)
là (avverbio) la (articolo)
lì (avverbio) li (pronome)
tè (nome) te (pronome)
4
apostrofo
Vogliono l’apostrofo le seguenti Non vogliono l’apostrofo
voci verbali: sta’ (stai); va’ (vai); fa’ davanti a vocale le parole:
(fai); da’ (dai); di’ (dici) nella parola po’ quale (con il verbo “essere”),
(poco) nell’articolo indeterminativo uno, alcuno, nessuno, buono.
un’ davanti a nome femminile che es.: qual è; un uomo; buon
comincia per vocale (un’amica) . uomo; nessun uomo; ciascun
aroma; alcun abito ecc.

PUNTEGGIATURA
La virgola rappresenta una pausa molto breve.
Si usa
• Negli elenchi:
es.: Mangiò pasta, bistecca, piselli e pane.
• Per separare diverse frasi:
es.: Preparò la tavola, servì la cena, portò il dolce.
• Prima di una congiunzione (ma, infatti, però, invece, quindi ...):
es.: La salutai, ma lei non mi rispose.
• Dopo le esclamazioni:
es.: Oh, che meraviglia!

Non si usa
• Tra soggetto e verbo.
• Tra verbo e complemento oggetto:
es.: Mirco scrive un racconto.
• Tra elementi della frase strettamente collegati:
es.: La tv trasmette un bel film.
• Tra frasi strettamente connesse tra loro:
es.: Mi telefonò per invitarmi a cena.
• Dopo le congiunzioni (e, o, ma, quando, perché):
es.: Tornò a casa perché era tardi.

5
Il punto e virgola rappresenta una pausa breve. Si usa:
• per separare elenchi complessi, ad es.: Il programma della serata: alle
19.00 ritrovo al ristorante; alle19.15 buffet in giardino; alle 19.30 inizio
della cena.
• per separare frasi in relazione fra loro, ad es.: Il giorno fu pieno di
lampi; ma nella sera si accesero le stelle.

Il punto rappresenta una pausa lunga.


Dopo di esso, si usa la lettera maiuscola.
Si usa per chiudere una o più frasi, cioè quando si conclude un pensiero
e se ne inizia un altro.
Es.: Partì in treno alle 7.00 del mattino. Era entusiasta di recarsi a Venezia.

I due punti hanno una funzione logica. Si usano:


• per introdurre un elenco.
Es.: Nel cestino c’erano diversi frutti: mele, pere, melagrane...
• per chiarire o ampliare ciò che è stato scritto o per concludere.
Es.: Senza dubbio la situazione migliorerà: ne sono sicuro.
• per introdurre una descrizione o una spiegazione di quanto è stato
detto prima.
Es.: Era un folletto come tutti gli altri: piccolo di statura, rotondetto, agile
e inquieto...
• per riportare una frase detta da altri o per introdurre un discorso diretto.
Es.: Gli proposi: «Esci a fare una passeggiata con me?»

Il punto esclamativo e il punto interrogativo introducono


rispettivamente un’ esclamazione o un’ interrogazione.
Dopo di essi si usa la lettera maiuscola.
Es.: Che meraviglia!
Es.: Che cosa facciamo domani?

I tre punti di sospensione indicano un’ interruzione del discorso.


• Segnalano imbarazzo, meraviglia, incertezza.
Es.: Io... ecco... vorrei dire due parole.
Poi è arrivato Luca e... lasciamo perdere...
• Indicano un elenco aperto.
Es.: Matteo pratica molti sport: nuoto, pallamano, sci ...
6
discorso diretto e indiretto
Il discorso diretto riporta esattamente le parole pronunciate da qualcuno.
È introdotto dai due punti (:), è racchiuso tra virgolette ( « » ) o lineette
(- ..................... -) e inizia con la lettera maiuscola.

Es.: La maestra chiede a Marco:


«Per cortesia puoi distribuire queste
fotocopie?».
- Per cortesia, puoi distribuire queste
fotocopie? - chiede la maestra a Marco.

Nel  discorso indiretto  si racconta ciò che i personaggi hanno detto


senza usare precisamente le loro parole e senza mettere i due punti e le
virgolette. Es.: La maestra chiede a Marco di distribuire le fotocopie.

Per trasformare il discorso diretto in indiretto sono necessari alcuni


cambiamenti:
• scompaiono i due punti e le virgolette e si usano le parole se, di, che;
• i pronomi personali e possessivi di 1a e 2a persona diventano di 3a
persona; le forme verbali di 1a e 2a persona diventano di 3a persona;
• occorre prestare attenzione al tempo dei verbi.
Es .: Laura disse: «Io aiuto mia mamma »
Laura disse che lei aiutava sua mamma.

Le lineette introducono il discorso diretto, in alternativa alle virgolette;


es.: - Come ti chiami? – chiese l’insegnante al nuovo arrivato.
Il trattino si mette solo all’inizio, mai alla fine, a meno che il discorso diretto
non continui.
Es.: - chi ha vinto la corsa? - chiede Ada - io non ho potuto partecipare.

Le virgolette (“ ”)
• Si usano nel discorso diretto quando si riporta ciò che viene pensato;
es.: Pensò: “Mi trovo in un posto davvero strano”.
• Introducono una citazione;
es.: La poesia inizia con il verso: “Settembre, andiamo”.
• Sottolineano il significato insolito di una parola o indicano termini
dialettali o stranieri; es.: Si rivolgeva a me chiamandomi “guaglione”.
7
le parti del discorso

Le parti del discorso sono 9, di cui 5 variabili e 4 invariabili:

PARTI VARIABILI
(che possiedono più forme perché variano le desinenze)

ARTICOLO Precede il nome e ne specifica il genere.

NOME Indica persone, animali, oggetti, idee astratte.

PRONOME Sostituisce il nome per evitare la ripetizione.

AGGETTIVO Accompagna il nome qualificandolo.

VERBO Indica un’azione fatta o subita dal soggetto,


uno stato o un modo di essere.

PARTI INVARIABILI
(che presentano una sola forma)

AVVERBIO Modifica il significato di un verbo, un aggettivo,


un altro avverbio.

PREPOSIZIONE Introduce i complementi indiretti.

CONGIUNZIONE Congiunge due frasi o due elementi


all’interno della frase.

ESCLAMAZIONE è una parola o un suono che esprime un


sentimento di gioia, dolore, meraviglia ...

8
articoli
DETERMINATIVI INDETERMINATIVI PARTITIVI
per indicare un per indicare un con il significato di
elemento preciso elemento generico “un po’ di” o “alcuni”

maschile femminile maschile femminile maschile femminile

il un una del della


lo la - l’ dello dell’
singolare
uno un’
l’ dell’

dei delle
plurale i - gli le
degli

L’articolo è determinativo se L’articolo è indeterminativo se


indica in modo ben definito il lascia imprecisato il nome al
nome al quale si accompagna. quale si accompagna.
Ad es.: Il cane di Marco, cioè Ad es.: Prestami una penna. Una
quel determinato cane, non uno penna qualunque, una penna
qualsiasi. imprecisata, indeterminata.
Gli articoli INDETERMINATIVI NON HANNO IL PLURALE. Quando devo
usare il plurale di un nome preceduto dall’articolo indeterminativo, utilizzo gli
aggettivi indefiniti alcuni, alcune o le preposizioni articolate dei, delle, degli...
ARTICOLO ESEMPI
Si usa davanti ai nomi maschili. Un libro
UN
UN non si apostrofa mai. Un orso
Si usa davanti ai nomi maschili che iniziano Uno zero
UNO per gn ps pn x y z s + consonante. Uno xilofono
UNA Si usa davanti ai nomi femminili. Una bambola
UNA si apostrofa davanti ai nomi che iniziano Un’anatra
UN’
per vocale.
IL Si usano davanti ai nomi maschili che iniziano Il libro
I per consonante. I libri
LO Si usano davanti ai nomi maschili che iniziano Lo zaino
GLI per gn ps pn x y z s + consonante. Gli gnomi
LO L’ Si apostrofano davanti ai nomi che iniziano L’albero
LA L’ per vocale. L’altalena
9
i nomi
I nomi sono le parole che indicano le persone, gli animali o le cose.

I NOMI COMUNI indicano una generica persona, un


generico animale, una generica cosa.
Ad es.: uomo, gatto, libro.

I NOMI PROPRI identificano precisamente persone,


animali o cose, distinguendole da altre della stessa
categoria; si scrivono con la lettera maiuscola.
Possiedono un nome proprio gli elementi geografici del
paesaggio, le squadre, le festività.
Ad es.: il fiume Po, la squadra del Torino, la festa di Natale.

I NOMI COLLETTIVI indicano un gruppo,


un insieme di persone, animali o cose della
stessa categoria.
Es.: scolaresca, mandria, pineta, gregge,
flotta.

I NOMI CONCRETI indicano persone, animali e/o cose “reali”


che possiamo vedere, toccare, sentire usando almeno uno
dei cinque sensi. Es.: osso, rosa, ape, albero, casa.

I NOMI ASTRATTI indicano sentimenti, concetti, qualità, modi di


essere, che non percepiamo con i sensi e che quindi non si possono
rappresentare con un disegno.
Es.: rabbia, nostalgia, libertà, coraggio...

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I NOMI COMPOSTI sono formati
da due parole che si scrivono unite:
nome + nome: pescecane
nome + aggettivo: terracotta
aggettivo + nome: biancospino
aggettivo + verbo: belvedere
verbo + nome: lavastoviglie
verbo + verbo: dormiveglia

NOMI ALTERATI
DIMINUTIVI VEZZEGGIATIVI ACCRESCITIVI DISPREGIATIVI
-accio, -astro,
-ino, -etto, -ello, -uccio, -acchiotto, -one, -accione -ucolo, -uncolo,
-icello, -icciolo -olo, -otto -iciattolo.
Es.:venticello, Es.: Orsacchiotto, Es.: nasone, Es.: poetucolo,
porticciolo figliolo omaccione ladruncolo,
fiumiciattolo

I nomi hanno un GENERE, che indica se un nome di persona e/o


animale è maschile o femminile. Per gli oggetti questa regola non vale. I
nomi di cosa hanno un genere “fisso” o grammaticale: o sono maschili
o femminili.

Rispetto al GENERE i nomi si distinguono in:


NOMI MOBILI:
cambiano genere modificando la desinenza;
infermier- e infermier- a dottor- e dottor- essa
lavorat- ore lavorat- rice student- e student- essa

NOMI INDIPENDENTI:
hanno forme indipendenti per il maschile e il femminile;
mamma - papà fratello - sorella genero - nuora

NOMI DI GENERE COMUNE:


presentano un’unica forma sia per il maschile che per il femminile;
il cantante - la cantante il nipote - la nipote il pianista - la pianista

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I nomi hanno un NUMERO, cioè possono essere singolari o plurali.

fiore è un nome SINGOLARE


fiori è un nome
PLURALE

Rispetto al numero i nomi si distinguono in:


NOMI VARIABILI:
formano il plurale modificando la desinenza;
ros - a ros - e tavol - o tavol - i
ATTENZIONE A QUESTI PLURALI:
cia - gia diventano ce - ge se preceduti da consonante
cia - gia diventano cie - gie se preceduti da vocale;
camicia - camicie denuncia - denunce valigia - valigie

NOMI INVARIABILI: hanno un’unica forma per il singolare e il plurale;


re, città, radio, bar, sport, goal, robot, computer, specie, film.

NOMI DIFETTIVI: mancano della forma al singolare o di quella al plurale;


difettivi del plurale: stanchezza, oro, petrolio, pepe, latte, influenza...
difettivi del singolare: forbici, pantaloni, occhiali, nozze, ferie, viveri...

NOMI SOVRABBONDANTI:
presentano due forme di plurale con significati diversi;
bracci (di un fiume) cigli (della strada)
braccio ciglio
braccia (del corpo umano) ciglia (degli occhi)

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RISPETTO ALLA FORMA E ALL’ORIGINE
I NOMI SI POSSONO CLASSIFICARE IN:
NOMI CARATTERISTICHE Esempi

Indicano esseri o cose reali che si Sedia, banco,


CONCRETI
percepiscono attraverso i sensi. quaderno

Indicano idee, concetti che non


Speranza, amore,
ASTRATTI hanno consistenza fisica e non si
rabbia
percepiscono con i sensi.

Pur essendo al singolare, indicano un


Squadra, flotta,
COLLETTIVI insieme di animali, persone, o cose
branco
della stessa specie.

Non derivano da nessun’altra parola


PRIMITIVI Libro, rosa, vaso
della lingua italiana.

Hanno preso origine da altri nomi e si


Libreria, roseto,
DERIVATI formano aggiungendo alla radice della
vasellame
parola dei prefissi o dei suffissi.

Si formano aggiungendo dei suffissi che Libretto (diminutivo)


ne modificano in parte il significato Librone
attribuendo una caratteristica: (accrescitivo)
ALTERATI - di piccolezza (diminutivo) cucciolotto
- di grandezza (accrescitivo) (vezzeggiativo)
- di affettuosità (vezzeggiativo) libraccio
- di bruttezza (dispregiativo). (dispregiativo)

Sono formati dall’unione di due o più Pescespada,


COMPOSTI
parole. cassaforte

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aggettivi qualificativi
GRADO CARATTERISTICHE ESEMPI

Esprime una qualità


POSITIVO Alice è alta.
senza confronto.

COMPARATIVO di Esprime una qualità Alice è più alta di


MAGGIORANZA stabilendo un confronto. Mary.

COMPARATIVO Esprime una qualità Alice è meno alta di


di MINORANZA stabilendo un confronto. Susy.

COMPARATIVO Esprime una qualità Alice è alta come


di UGUAGLIANZA stabilendo un confronto. Irene.

Esprime una qualità Sandra è altissima.


SUPERLATIVO posseduta ad un massimo Sandra è molto
ASSOLUTO* livello indipendentemente (assai) alta.
da ogni confronto. Sandra è alta alta.

Esprime una qualità


posseduta al massimo o
SUPERLATIVO Alice è la più alta tra
al minimo grado rispetto
RELATIVO noi.
ad un gruppo di persone
o cose.

* Il superlativo assoluto si forma nei seguenti modi:


• con il suffisso issimo, issima ... (altissimo, bellissimo...)
• mettendo davanti molto, tanto, assai, parecchio, decisamente ...
(assai alto, ...)
• con i prefissi arci, iper, ultra, maxi, stra, super (ipercalorico,
arcicontento, straricco ...)
• ripetendo due volte di seguito l’aggettivo al grado positivo (bello
bello, alto alto ...)

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PARTICOLARITÀ
BELLO si comporta come gli articoli determinativi. Es.: bel cane, bell’amico,
begli amici.
BUONO si comporta come gli articoli indeterminativi al singolare, mentre al
plurale ha forme regolari. Es.: buon amico, buono scolaro, buono scherzo,
buoni scherzi.
SANTO E GRANDE davanti ai nomi che iniziano per consonante diventano
SAN E GRAN: gran sole, san Carlo.
Davanti ai nomi che iniziano per vocale diventano SANT’ E GRAND’:
sant’Agostino, grand’uomo.

FORME SPECIALI DI COMPARATIVO E SUPERLATIVO


Alcuni aggettivi qualificativi hanno una forma autonoma “particolare” per
esprimere il grado comparativo di maggioranza e il grado superlativo
assoluto.

GRADO SUPERLATIVO
COMPARATIVO
POSITIVO ASSOLUTO
buono migliore ottimo

cattivo peggiore pessimo

grande maggiore massimo

piccolo minore minimo

basso inferiore infimo

alto superiore supremo o sommo

esterno esteriore estremo

interno interiore intimo

15
Classifichiamo gli aggettivi
Precisano a
chi appartiene
la persona Mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro,
POSSESSIVI l’animale o la proprio, altrui.
cosa indicati dal
nome.
Questo (oggetto vicino a chi parla),
Indicano la Codesto (vicino a chi ascolta),
posizione di Quello (lontano sia da chi parla, sia da
qualche cosa chi ascolta),
DIMOSTRATIVI rispetto a chi Stesso, medesimo.
parla o a chi Solo pronomi:
ascolta. costui, costei, costoro, colui, colei,
coloro, ciò.
Forniscono
precise CARDINALI: uno, due, tre...
informazioni ORDINALI: primo, secondo,...
NUMERALI
di quantità del MOLTIPLICATIVI: doppio, triplo...
nome cui si FRAZIONARI: metà, un terzo,...
riferiscono.

Poco, diverso, parecchio, alquanto,


tanto, molto, altrettanto, troppo, diverso,
Indicano più, meno, tutto, nessuno, alcuno, ogni,
in maniera qualche, tale, taluno, ciascuno, altro,
imprecisa la certo, vario, qualunque, qualsiasi.
INDEFINITI
quantità o la Sono solo aggettivi:
qualità del nome ogni, qualche, qualsiasi, qualunque.
cui si riferiscono. Hanno funzione di pronomi:
qualcuno, qualcosa, ognuno, chiunque,
niente, nulla, alcunché.

INTERROGATIVI Sono usati per


introdurre una Quale, quanto, qual, che.
ESCLAMATIVI
domanda o Solo pronome: chi.
un’esclamazione.

16
pronomi personali
Si usano per sostituire nomi di persona, di animale, di cosa.
Possono avere la funzione di soggetto o di complemento.

PERSONA SOGGETTO COMPLEMENTO


1a sing. io mi, me.
2a sing. tu ti, te.
lui, lei, egli, ella, esso, lui, lei, esso, essa, sé, si, lo, la, le,
3a sing.
essa gli
1a plur. noi noi, ci.
2a plur. voi voi, vi.
3a plur. loro, essi, esse loro, essi, esse, sé, le, li, si, gli.

pronomi RELATIVI
Sostituiscono i nomi per evitare ripetizioni e collegano le frasi.

IL QUALE CHE ( il quale, i quali, la quale, le quali)


LA QUALE CUI (preceduto da una preposizione)
I QUALI - LE QUALI CHI (sostituisce “colui il quale”)
- Il panino che ho mangiato era davvero delizioso.
- Hai pensato esattamente la stessa cosa a cui pensavo io.
- Non saprai mai chi ti ha fatto quello scherzo!
- Salutò il suo amico il quale gli disse: - Che piacere rivederti!
- Il leone stava rincorrendo la giraffa, la quale però con uno scarto
improvviso evitò il suo attacco.
- Giacomo, allo zoo, stava osservando le scimmiette le quali si stavano
spulciando allegramente tra loro.

17
aggettivi e pronomi
Precisano a chi Mio, tuo, suo, nostro, vostro, loro,
appartiene la proprio, altrui
POSSESSIVI persona o l’animale
o la cosa indicati dal
nome.
Indicano la Questo (oggetto vicino a chi parla)
posizione di qualche Codesto (vicino a chi ascolta)
cosa rispetto a chi Quello (lontano sia da chi parla che
DIMOSTRATIVI parla o a chi ascolta. da chi ascolta)
Stesso, medesimo
Solo pronomi:
costui, costei, costoro, colui, colei,
coloro, ciò
Forniscono precise Cardinali: uno, due, tre...
informazioni di Ordinali: primo, secondo...
quantità del nome Moltiplicativi: doppio, triplo...
NUMERALI cui si riferiscono. Frazionari: metà, un terzo...
Distributivi: a due a due, uno alla
volta...
Collettivi: coppia, decina, dozzina,
trimestrale, ambedue, entrambi,
duplice, duetto, terzetto...
Indicano in maniera Poco, diverso, parecchio, alquanto,
imprecisa la quantità tanto, molto, altrettanto, troppo, più,
o la qualità del nome meno, tutto, nessuno, alcuno, ogni,
INDEFINITI cui si riferiscono. qualche, tale, taluno, ciascuno, altro,
certo, vario, qualunque, qualsiasi.
Sono solo aggettivi:
ogni, qualche, qualsiasi, qualunque
Hanno funzione di pronomi:
qualcuno, qualcosa, ognuno,
chiunque, niente, nulla, alcunché
INTERROGATIVI Sono usati per Quale, quanto, qual, che
ESCLAMATIVI introdurre una Solo pronome:
domanda o chi
un’ esclamazione.

18
verbi
Il verbo è una parola che indica un’azione. Ogni verbo appartiene a una
CONIUGAZIONE, in cui troviamo il MODO, il TEMPO e la PERSONA.

I verbi hanno tre coniugazioni, a seconda della loro terminazione al modo


infinito:
1a coniugazione 2a coniugazione 3a coniugazione
verbi che terminano in verbi che terminano in verbi che terminano in
–ARE –ERE –IRE
Es.: parl-are Es.: legg-ere Es.: part-ire

I verbi ESSERE e AVERE non appartengono a nessuna delle tre


coniugazioni: essi hanno una CONIUGAZIONE PROPRIA.

Essere e avere possono avere significato proprio oppure possono essere


usati come ausiliari nella formazione dei tempi composti.

SIGNIFICATO PROPRIO AUSILIARE (accompagna il verbo)


Giacomo è in camera sua. Matteo è partito per le vacanze.
Giacomo ha un pallone. Matteo ha ricevuto un premio.

Il modo del verbo indica la qualità dell’azione: io leggo, ad esempio, è


un’azione certa, sicura, che appartiene perciò al MODO INDICATIVO, che
è il modo della certezza.
I tempi fondamentali sono 3:

presente passato futuro


Es.: Ora cant-o una Es.: Ieri cant-avo una Es.: Domani cant-erò una
canzone. canzone. canzone.

19
Le persone del verbo sono sei, tre per il singolare e tre per il plurale.

numero persona radice desinenza


1a io cant- o
SING. 2a tu cant- i
3a egli cant- a
numero persona radice desinenza
1a noi cant- iamo
PLUR. 2a voi cant- ate
3a essi cant- ano

MODO
MODI FINITI: quando è espressa la persona
Indicativo: è il modo della realtà, esprime un’azione che avviene, è avvenuta o
avverrà con certezza. Ha 8 tempi, 4 semplici (formati da una sola parola) e 4
composti (formati da più parole).
Presente io canto Passato prossimo io ho cantato
Imperfetto io cantavo Trapassato prossimo io avevo cantato
Passato remoto io cantai Trapassato remoto io ebbi cantato
Futuro semplice io canterò Futuro anteriore io avrò cantato
Congiuntivo: è il modo dell’incertezza, esprime dubbio, possibilità, desiderio.
Ha 4 tempi, 2 semplici e due composti.
Presente che io canti Passato che io abbia cantato
Imperfetto che io cantassi Trapassato che io avessi cantato

Condizionale: esprime un’azione condizionata da qualcosa.


Ha 2 tempi, uno semplice e uno composto.
Presente io canterei Passato io avrei cantato

Imperativo: esprime un comando o un’esortazione.


Ha un solo tempo e due persone (tu, voi).
Presente canta!

MODI INDEFINITI: quando la persona non è espressa


Infinito
Gerundio Participio
Ha due tempi:
Ha due tempi: Ha due tempi.
Presente: cantare
Presente: cantando Presente: cantante
Passato: avere cantato
Passato: avendo cantato Passato: cantato

20
TABELLA DEI MODI E DEI TEMPI
TEMPI TEMPI
SEMPLICI COMPOSTI

passato
prossimo
presente
io ho cantato
io canto
trapassato
imperfetto
prossimo
INDICATIVO io cantavo
io avevo cantato
azione certa passato remoto
trapassato
io cantai
remoto
futuro semplice
FINITI io ebbi cantato
io canterò
che sono futuro anteriore
completi, io avrò cantato
esprimono
cioè il passato
tempo CONGIUNTIVO presente (che) io
e anche la azione incerta, (che) io canti abbia cantato
persona. desiderata imperfetto trapassato
MODI

o temuta (che) io cantassi (che) io avessi


cantato

CONDIZIONALE presente passato


azione possibile io canterei io avrei cantato

IMPERATIVO presente
ordine, consiglio canta!

presente passato
INDEFINITI INFINITO
cantare aver cantato
che
esprimono presente passato
PARTICIPIO
il tempo, cantante cantato
ma non la
persona. presente passato
GERUNDIO
cantando avendo cantato

21
VERBI IMPERSONALI

I verbi impersonali esprimono una condizione o un’azione che non si può


attribuire a una persona o a una cosa determinata. Essi si usano alla 3a
persona singolare.
• Sono impersonali tutti i verbi che indicano fenomeni atmosferici:
nevicare, piovere, imbrunire, grandinare, tuonare, far caldo, far freddo, far
bello...
Es.: Nevica! Il paesaggio è già imbiancato!
• Sono usate impersonalmente le forme verbali “sembra, pare, occorre,
capita, succede, avviene, basta...” e le espressioni “è utile, è necessa-
rio, è bene, è chiaro...”
Es.: Sembra proprio che domani ci sia lo sciopero dei treni.
è bene che tu stia molto attento durante la lezione!
• Si può rendere impersonale un verbo usando la particella si + 3a per-
sona singolare per raccontare un fatto in generale.
Es.: Si racconta che nel castello viva un fantasma...

VERBI TRANSITIVI E INTRANSITIVI


TRANSITIVI INTRANSITIVI
Sono verbi che “lasciano passare Sono verbi che “non lasciano
l’azione” da chi la compie a chi la passare l’azione” e non possono
riceve. avere un complemento oggetto.
Possono avere un complemento Es.: Marco corre.
oggetto. Siamo tornati a casa.
Es.: Matteo legge un libro.
La mamma stira la camicia.

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FORMA ATTIVA E FORMA PASSIVA

I verbi possono essere usati nella:

FORMA ATTIVA FORMA PASSIVA


quando il soggetto del verbo quando il soggetto del verbo
compie l’azione: subisce l’azione:
Es.: Marco rompe il vetro. Es.: Il vetro è rotto da Marco.

Nel dizionario è indicata la forma attiva, mentre quella passiva deve essere
costruita:
forma attiva: (saluto, temo, investo...)
con il verbo essere
forma passiva: (sono salutato, ...)

con le voci del verbo venire + il participio passato del verbo:


vengo salutato da tutti

con le voci dei verbi andare, stare, restare, rimanere,


finire
+ il participio passato del verbo:
la casa andò distrutta nell’incendio
con la particella si davanti al verbo coniugato alla
3a persona sing. o plur.:
si sente un gradevole profumo di vaniglia

FORMA RIFLESSIVA
Nella forma riflessiva il soggetto compie l’azione e nello stesso tempo la
subisce.
Questa forma è caratterizzata dalla presenza delle particelle pronominali
mi, ti, ci, vi, si, che hanno la funzione di complemento oggetto del verbo.
Es.: io mi vesto - tu ti vesti - egli si veste - noi ci vestiamo
- voi vi vestite - essi si vestono.
Nelle forme dell’imperativo, con l’infinito, il participio e il gerundio le particelle
pronominali si uniscono al verbo.
Es.: vestiti! - non vuole vestirsi - vestendosi...

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avverbi
L’avverbio si aggiunge a un verbo, a un aggettivo, a un nome o a un altro
avverbio per spiegarne meglio il significato, completarlo o modificarlo.
Gli avverbi possono essere:

Felicemente, scherzosamente, bene, male,


di MODO
volentieri...
Ora, allora, adesso, ormai, subito, poi, sempre,
spesso, immediatamente, talora, talvolta, ancora,
di TEMPO
prima, poi, dopo, già, mai, presto, tardi, ieri, oggi,
domani, stasera ...
Qui, qua, lì, là, laggiù, lassù, quassù, quaggiù,
di LUOGO vicino, lontano, accanto, fuori, dentro, dietro,
davanti, dovunque, intorno, sotto...
Molto, poco, tanto, troppo, altrettanto, parecchio,
di QUANTITÀ quanto, abbastanza, assai, almeno, appena,
quasi...
Forse, probabilmente, eventualmente, magari,
di DUBBIO
quasi, circa...
Sì, certo, certamente, sicuramente, proprio,
di AFFERMAZIONE
davvero...
No, non, né, neppure, nemmeno, neanche,
di NEGAZIONE
affatto...

preposizioni
Le preposizioni hanno la funzione di “legare” gli elementi della frase.
Si distinguono in:

SEMPLICI (di, a, da, in, con, su, per, tra, fra)


PROPRIE:
ARTICOLATE (vedi tabella pag. 25)

IMPROPRIE: sopra, sotto, dietro, dentro, dopo, fuori, lungo, senza...


Le preposizioni improprie sono parole che funzionano da preposizione
quando sono poste prima di un nome o a un pronome con i quali
formano un complemento indiretto.
Es.: Il giardino è dietro la casa. Il canneto cresce lungo il fiume.
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PREPOSIZIONI PROPRIE
ARTICOLATE
+ il lo la i gli le
SEMPLICI di del dello della dei degli delle
di, a da, a al allo alla ai agli alle
in, con, su, da dal dallo dalla dai dagli dalle
per, tra, fra
in nel nello nella nei negli nelle
con col coi
su sul sullo sulla sui sugli sulle

congiunzioni
Le congiunzioni collegano due o più parole di una frase oppure due o più
frasi e si distinguono in:
COORDINANTI SUBORDINANTI
quando congiungono parole quando collegano tra loro due frasi,
della stessa frase o due frasi una delle quali dipende dall’altra:
indipendenti: perché, poiché, siccome, affinché, che,
e, ed, neanche, anche, inoltre, come, quando, mentre, finché, appena,
pure, o, ma, oppure, però, benché, sebbene, nonostante, visto
tuttavia, cioè, infatti, dunque, che, senza, anche se, ...
quindi, allora, pertanto... Es.: Ho preso un bel voto (frase
Es.: Aurora (soggetto) e Luisa principale) perché
(soggetto) vanno a danza. ho studiato. (frase subordinata)

esclamazioni
Le esclamazioni o interiezioni sono parti invariabili del discorso e hanno la
funzione di esprimere emozioni o stati d’animo e vengono distinte in:
• interiezioni che generalmente contengono la lettera h come: oh, ahimè, ahi...
• interiezioni che prendono a prestito parti del discorso anche molto
diverse tra loro ( avverbi, aggettivi, sostantivi, intere preposizioni...) e le
utilizzano con valore esclamativo o interrogativo come: Bene! Evviva! At-
tenzione! Povero me!
L’h va messa sempre alla fine (eh, beh, mah, toh...) tranne nel caso in cui
ci siano due vocali come per esempio in ehi!, ahi! e i loro composti come
ahinoi! e nel caso di ehm e uhm, dove si posiziona in mezzo.
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la frase
La frase è una sequenza di parole legate tra loro, organizzate in modo
ordinato e corretto e con senso compiuto. La frase può essere:
• semplice (o proposizione) quando è presente un unico verbo (predicato);
es.: Il nonno legge il giornale;
• complessa (o periodo) quando sono presenti più verbi;
es.: Andrea gioca e corre tutto il giorno.

la frase minima
La frase minima è contenuta nella frase semplice. Essa è formata da soggetto
(chi compie l’azione), che può essere anche sottinteso, e verbo (che cosa
fa il soggetto).
La frase minima ha un significato, cioè comunica qualcosa di senso compiuto.
Es. Marco scrive. Marta legge. Il cellulare squilla.

La frase minima è costituita dal soggetto e da un predicato.

soggetto verbo = azione = predicato


Il nonno passeggia
Il gatto miagola

Nelle frasi possiamo aggiungere altri particolari, ad esempio:


Il nonno passeggia nel parco.
“Nel parco”  è un’espansione aggiunta alla frase per renderla più completa.

soggetto predicato domanda espansione


Il nonno passeggia dove? nel parco
Il gatto miagola quando? di notte

Le parole che aggiungiamo alla frase minima


costituiscono l’espansione.

In alcuni casi la frase minima può essere formata solo dal verbo, come nel
caso di verbi impersonali. Es.: Nevica Piove Lampeggia

Negli altri casi, perché la frase abbia senso compiuto e quindi risulti una
frase minima, il predicato ha bisogno, oltre che del soggetto, anche di un
complemento. Ad esempio “il vento scompiglia le foglie”.
26
predicato nominale e verbale
Il verbo viene chiamato PREDICATO dal latino “predicare” che significa
“rendere noto”. Il predicato infatti dice ciò che fa o come è il soggetto.
Ci sono due tipi di predicato:

PREDICATO VERBALE PREDICATO NOMINALE


Indica che cosa fa il soggetto e Indica che cosa, che cosa è o
può essere costituito da: come è il soggetto ed è
• un verbo di senso compiuto costituito dal
che esprime un’azione (cantare, verbo essere unito ad
parlare...) un aggettivo o ad un nome.
I bambini corrono in giardino. Luigi è felice.
(essere + aggettivo)
• il verbo ESSERE con significato
Marco è un alunno.
di esistere, trovarsi, accadere, ap- (essere + nome)
partenere, provenire, stare, essere
fatto di...
Il libro è (= si trova) sul tavolo.
Il maglione è (= è fatto) di lana.

DISTINGUIAMO I PREDICATI

è nella cesta è un felino miagola


Il gatto Il gatto
è di Elena è nero beve
Il gatto
Verbo ESSERE con Verbo ESSERE corre
significato di: seguito da un nome o dorme
appartenere; essere fatto un aggettivo. Tutti i verbi.
di; stare; è un è un
esistere; provenire. PREDICATO PREDICATO
è un PREDICATO NOMINALE. VERBALE.
VERBALE.

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complementi o espansioni
Si distinguono in:

DIRETTI INDIRETTI
(COMPLEMENTO OGGETTO) I complementi indiretti completano
È un complemento che si collega le informazioni della frase minima
e si uniscono ad essa con dei
direttamente al predicato (con un
“legami”
articolo) e risponde alle domande (preposizioni semplici o articolate).
CHI? CHE COSA? Es.: Lo stormo (di che cosa?)
Es.: Il cane mangia (che cosa?) di oche
un osso. nuotava (dove?) nel fiume.

TABELLA DEI PRINCIPALI COMPLEMENTI

COMPLEMENTO DOMANDA ESEMPIO


OGGETTO Chi? Che cosa? Ho lanciato una palla

DI TERMINE A chi? A che cosa? Ho risposto alla maestra

DI LUOGO Dove? Andremo al cinema

DI TEMPO Quando? Torneremo a settembre

DI MODO Come? Mi vestirò con eleganza


Mangio un panino con il
DI UNIONE Con che cosa?
salame
DI COMPAGNIA Con chi? Gioco con Elena
Per mezzo di che
DI MEZZO Uscirò in bicicletta
cosa?
Prendo la scatola degli
DI SPECIFICAZIONE Di chi? Di che cosa?
attrezzi
Risparmio denaro per le
DI SCOPO Per quale scopo?
vacanze
Il treno è arrivato tardi per
DI CAUSA A causa di che cosa?
un guasto
Indosso una maglietta di
DI MATERIA Di quale materiale?
cotone
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LE PREPOSIZIONI CHE INTRODUCONO I COMPLEMENTI
Per riconoscere i diversi complementi ci si può aiutare con delle “domande
chiave”, prestando attenzione alle diverse preposizioni che li introducono.

COMPAGNIA (con chi?) UNIONE (con che cosa?)


Mangio un panino con la
Mara è in vacanza con i nonni.
cioccolata.
SPECIFICAZIONE (di chi?) MATERIA (di che cosa?)
Il cane di Marco. Un anello d’oro.

TERMINE (a chi?)
Consegno il quaderno a Mattia.

CAUSA (perché? per che cosa?)


Soffre di nostalgia. è pallido dalla paura. Ti premio per la tua diligenza.

MODO (come? in che modo?)


Fa sempre tutto di testa sua. Ascolta in silenzio. Impara a memoria
i verbi. Studia con buona volontà.

MEZZO (con che cosa?)


Si nutre di verdura.. Siamo arrivati in treno.. Scrivo con la matita..
Ti spedirò la lettera per posta.

LUOGO
STATO IN LUOGO MOTO A LUOGO MOTO DA LUOGO MOTO PER LUOGO

(dove?) (verso dove?) (da dove?) (per dove?)


Il libro è sul Vado in città. Rientro da Passiamo per il
tavolo. Milano. bosco.

TEMPO (quando? per quanto tempo?)


Di notte ho paura del buio. A maggio sbocciano le rose.
Ho fatto i compiti in due ore. Maria resterà a casa per dieci giorni.

AGENTE (da chi?)


La medicina è stata prescritta dal medico.

CAUSA EFFICIENTE (da che cosa?)


Il tiro in porta è stato fermato dal palo.
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mappa dei complementi
complemento oggetto: completa il predicato verbale
DIRETTI indicando l’oggetto dell’azione che esprime all’interno
sono legati della frase, direttamente e senza preposizione (es.:
direttamente al ho comprato il pane); a volte ci si avvale dell’articolo
predicato partitivo (es.: ho comprato del pane).
con un articolo
determinativo, complemento di compagnia e di unione: indica
indeterminativo l’essere vivente (c. compagnia) o inanimato (c. di
o partitivo unione) con cui il soggetto della frase si accompagna.
complemento di specificazione: specifica il
possessore di qualcosa, un autore o la provenienza.
complemento di materia: indica il materiale di cui
è costituito un oggetto.
COMPLEMENTI
complemento di termine: indica la persona,
O animale o cosa su cui l’azione termina.
ESPANSIONI
complemento di causa: indica la causa per la
quale avviene l’azione espressa con il predicato.
complemento di modo: indica la maniera in cui
l’azione è svolta.
INDIRETTI complemento di mezzo: indica il mezzo o
sono legati al strumento al quale si ricorre per effettuare un’azione.
predicato
o al soggetto complemento d’agente: indica, in una frase
con passiva, l’essere vivente autore dell’azione.
preposizioni
complemento di luogo:
- stato in luogo: indica il luogo in cui ci si trova;
- moto a luogo: indica il luogo verso il quale si va;
- moto da luogo: indica il luogo da cui ci si allontana;
- moto per luogo: indica il luogo dal quale si passa.

complemento di tempo: indica il momento o la


durata di tempo nel quale l’azione si svolge.

complemento di causa efficiente: indica in una


frase passiva l’essere inanimato che compie l’azione.
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Osservazioni, note
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