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Argomento a piacere

EMOGLOBINA
L'emoglobina è una proteina che si trova all'interno dell'eritrocita a cui si lega l'ossigeno, che può
venir così trasportato a tutto il corpo. È costituita da quattro subunità globulari:
• due unità dette alfa, codificate da 2 geni (4 alleli) sul cromosoma 16
• due unità beta codificate da un gene (2 alleli) sul cromosoma 11.
Il numero di geni coinvolti e il livello della loro delezione definisce la variante talassemica.
Qualunque sia l'alterazione, si ha una riduzione della sintesi dell'emoglobina α2β2, con
conseguente anemia ipocromica, cioè con globuli rossi poco colorati.
GENE DELL'EMOGLOBINA
Noi durante il corso della vita abbiamo tre tipi di emoglobine diverse: le emoglobine formate da
catene α e β nell'adulto; nel periodo embrionale e fetale abbiamo degli analoghi di α e di β. Il gene
delle emoglobine fa parte di una famiglia genica, per cui i
geni per le catene α e le catene β si trovano su due cromosomi diversi (tutta la serie α si trova sul
cromosoma 16, tutta la serie β si trova sul cromosoma 11). Sul locus preso in esame abbiamo il
gene per la β e δ globina che sono i due geni espressi nell'adulto.
Perché l'emoglobina β viene espressa in quantità maggiori rispetto alla δ? Il gene δ ha un
promotore debole ed è espresso a bassi livelli rispetto al β che possiede un promotore forte.
Questi geni sono controllati da un unica zona regolativa a monte ovvero la zona LCR. Questa
zona di controllo nel periodo embrionale “attacca” i suoi fattori di trascrizione e il ripiegamento
avviene fra la zona regolativa e il promotore “attivo” nei vari stadi dello sviluppo. Come si vede
nell'immagine nel periodo embrionale si ha la sintesi con forte affinità di due catene ε ed in misura
minore della γ e della β; nel periodo fetale si ha una forte affinità per le catene γ e minore per le β;
nell'adulto si ha una forte affinità per le β e minore per le δ. La trascrizione avviene quindi
solamente nel tratto genico del ripiegamento: nell'adulto si hanno quindi β e δ; ma dato che il
legame per le emoglobine δ è instabile avremo la sintesi di poche molecole.
Nell'adulto i geni per le emoglobine fetali (le γ) vengono inibiti tramite metilazione in modo tale da
evitare la sintesi delle stesse nel fegato. La metilazione in altri tessuti non è necessaria poiché non
sono presenti i fattori di trascrizione.
EMOGLOBINOPATIE
Le emoglobinopatie sono situazioni di emoglobine difettose dovute alla scarsa produzione di
proteine da parte dei geni o alla totale inoperosità di questi ultimi. Esistono diversi tipi di
emoglobine, che andremo ora a conoscere:
• Emoglobina A ‐ E’ il nome della normale emoglobina in persone sane
• Emoglobina S ‐ Prodotta da geni che sono stati colpiti da una mutazione definiti “falciformi”, è
di fatto una mutazione della precedente emoglobina.
• Emoglobina C ‐ Altra forma di anomalia dell’emoglobina A, è piuttosto diffusa nelle popolazioni
di discendenza Africana.
• Emoglobina E ‐ Questa varietà di emoglobina comune in popolazioni di discendenza Asiatica
crea rari e leggeri problemi. Un’eccezione importante è il caso in cui si sia ereditato
l’emoglobina in questione e la talassemia BETA
• Emoglobina F ‐ Questa è l’emoglobina prodotta dal feto prima della nascita e proviene da un
gene completamente diverso da quelli che la producono dopo la nascita I geni dell’emoglobina
F sono comunque in stretta relazione con quelli dell’emoglobina A poiché dopo la nascita i geni

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F spariscono completamente, anche se può succedere che alcune persone continuino a
produrre piccole quantità di emoglobina F per il loro fabbisogno organico.
Esistono 2 tipi di emoglobinopatie:
1. variazioni della sequenza amminoacidica della globina ANEMIA FALCIFORME
2. squilibrio nella produzione delle globine TALASSEMIE

ANEMIA FALCIFORME
MIM# 603903, Autosomica recessiva
Frequenza:
• Africani-Europei 1:50.000
• Afro-Amercani 1:500
• Africani 1:200
L’anemia falciforme è una malattia gravissima dovuta alla sostituzione del sesto amminoacido
della proteina (la βglobina ha in tutto 146 amminoacidi): nel GAG viene sostituita la seconda base
diventando così GTG; questo porta al cambiamento dell’acido glutammico con la valina. Si ha
quindi un mutazione dissenso non conservativa che da una malattia molto grave.
L’emoglobina normale è chiamata HbA, mentre l’emoglobina GAG è mutato in GTG viene
chiamata HbS. Un altra variante emoglobinica presenta la lisina AAG invece dell’acido glutammico
per mutazione in prima base. Questa sostituzione di amminoacido nella stessa proteina mi
determina un’anemia molto leggera (nel codice genetico la base che può cambiare, dando una
mutazione SILENTE è la terza base perché le triplette che codificano per lo stesso amminoacido
di solito differiscono per l’ultima base es. leucina codificata da CTT ma anche da CTC, ci può
essere anche una mutazione una mutazione in prima base, per esempio la leucina la leucina è
codificata da TTA e da CTA, ma mai due triplette che codificano per lo stesso amminoacido
differiscono per la seconda base, che quindi è la più importante e specifica).
Dominanza e recessività non sono concetti assoluti, ma relativi al fenotipo esaminato
• L’espressione è codominante

• Il fenotipo eritrocitario è dominante = espresso sia dall’eterozigote che dall’omozigote

• L’anemia è recessiva incompleta = espressione e gravità diverse nell’eterozigote rispetto
all’omozigote

• La patologia è recessiva = espressa solo dall’omozigote
Il gene per l'emoglobina ce l'abbiamo dappertutto ma è espresso solo nei globuli rossi. Nel caso di
malattie dovute a difetti dell'emoglobina in realtà apparentemente abbiamo un effetto pleiotropico:
ad esempio nel caso dell'anemia falciforme, che dipende da un certo tipo di emoglobina. Nel caso
dell'emoglobina S (quella dell'anemia falciforme) i globuli rossi, soprattutto in assenza di ossigeno,
diventano rigidi e vanno ad ostruire tutti i capillari di tutti i distretti periferici, provocando danni al
fegato, danni ai polmoni, danni al cervello, danni dappertutto, che non sono però il frutto di una
pleiotropia ma sono dovuti proprio al comportamento dei globuli rossi. 


L'anemia falciforme è la sostituzione di una amminoacido nella catena β dell'emoglobina; tuttavia


non si intende la mutazione di uno qualunque degli amminoacidi, ma precisamente la sostituzione
del 6° amminoacido della proteina, il quale, invece di essere un acido glutammico, è una valina.
Nel caso dell’anemia falciforme, dunque, non si potrà avere eterogeneità allelica, in quanto la
mutazione può essere di un solo tipo (per questo la diagnostica è molto semplice); mutazioni di
altro tipo riguardanti la catena della β-globina porteranno ad altri stati patologici, ad anemie di tipo
diverso, ma non all’anemia falciforme. Ci si può chiedere il perché esistano pochi casi di mutazioni
alla catena α dell’emoglobina. L’emoglobina è formata da due molecole β e due molecola α. Le
alterazioni della catena α sono molto rare perché in questa molecola sono presenti due geni
identici nel nostro genoma, uno di seguito all’altro; esistendo questi due geni in doppia copia (per
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un totale di quattro geni identici), sono necessarie almeno tre mutazioni in 3 dei 4 geni per
presentare un fenotipo patologico e la forme grave si avrebbe solo in caso di 4 mutazioni. Invece
per la β-globina, come per la grande maggioranza dei geni, possediamo una sola copia per
cromosoma e ciò rende questa molto più suscettibile a mutazioni di quanto lo sia l’α-globina.
E' naturale che le mutazioni al promotore hanno un effetto quantitativo perché la proteina o non
viene prodotta per niente o ne viene prodotta poca. Per esempio una mutazione al TATA-box
potrebbe essere una mutazione che annulla completamente la possibilità di trascrivere un gene:
se un promotore è alterato e non permette l'attacco di alcuni fattori di trascrizione, l'RNA
polimerasi non può essere attaccata e quindi non verrà prodotto per niente l'mRNA di quel gene
oppure ne verrà prodotto una quantità inferiore. Questo è il caso delle talassemie che possono
essere β+ o β0: β0 vuol dire che non si producono per niente catene β dell'emoglobina, β+ vuol
dire che se ne produce una quantità inferiore rispetto al normale. Invece l'anemia falciforme, che è
sempre un'alterazione del gene per l'emoglobina, ha un effetto qualitativo: la proteina ha un
amminoacido diverso.
L'anemia falciforme (malattia gravissima) è dovuta alla sostituzione del sesto amminoacido della
proteina (la βglobina ha in tutto 146 amminoacidi): nel GAG viene sostituita la seconda base
diventando così GTG: questo porta al cambiamento dell'acido glutammico con la valina. Questa
mutazione missenso non conservativa dà una malattia molto grave. L'emoglobina normale è
chiamata HbA, mentre l'emoglobina dove GAG è mutato in GTG viene chiamata HbS. C'è un'altra
variante emoglobinica chiamata HbC che presenta la lisina al posto dell'acido glutammico per
mutazione in prima base, cioè GAG viene modificata in AAG. Si è visto che questa sostituzione di
amminoacido nella stessa proteina, a livello dello stesso amminoacido, mi determina un'anemia
molto leggera. Evidentemente questo amminoacido ha un effetto meno dannoso su quella
proteina, ha delle caratteristiche simili all'amminoacido originario. E' stata anche trovata un altro
tipo di emoglobina chiamata Makassar, una variante in cui in quella stessa posizione c'è l'alanina
al posto dell'acido glutammico, ma non si sono trovati effetti sull'individuo.
La sostituzione dell'amminoacido nell'emoglobina non fa si che l'emoglobina non funzioni:
l'emoglobina funziona lo stesso ma in zone carenti di ossigeno (a livello capillare) la mutazione fa
si che l'emoglobina precipiti nel globulo rosso rendendolo rigido; alla fine questi globuli rossi
intasano i capillari e impediscono l'ossigenazione dei tessuti: questa patologia determina
alterazione a livello dei reni, del fegato e del sistema nervoso.
[Nel gene per la βglobina la tripletta AUG viene numerata come zero perchè questa tripletta, che
codifica per la metionina, in realtà poi non sarà il primo amminoacido della βglobina perchè la
βglobina perde la metionina.]
Le varianti emoglobiniche sono delle emoglobine che hanno degli amminoacidi diversi. Per
esempio quella dell'anemia falciforme ha un amminoacido diverso che è appunto la valina al posto
dell'acido glutammico. Sono state trovate 700-800 varianti emoglobiniche che sono dovute a
mutazioni che hanno un effetto qualitativo (le talassemie sono invece dovute a mutazioni che
determinano un effetto quantitativo). La maggior parte delle varianti emoglobiniche sono state
trovate nella catena β dell'emoglobina (di meno nelle catene γ, δ e α). Ma di tutte queste varianti
si è visto che solo una piccola percentuale determina la patologia: quindi le varianti emoglobiniche
di solito non danno patologia, possono dare una leggera anemia ma la maggior parte sono a effetti
sconosciuti, la maggior parte sono quindi determinate da mutazioni conservative, mutazioni che
non hanno effetto di alterazione notevole all'interno della proteina.
L’espressività variabile nella anemia falciforme non c’è perché in quella mutazione non abbiamo la
possibilità di avere espressi diversi.
Il problema delle talassemie è come quello dell’anemia falciforme perché anche qui i globuli rossi
che contengono le emoglobine mutate vengono riconosciuti come “vecchi” e distrutti in
continuazione. L’accumulo di ferro è un altro problema perché più globuli rossi vengono distrutti
più ferro viene accumulato.

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TALASSEMIA
- Sono un gruppo di anemie ereditarie caratterizzate da un difetto quantitativo di produzione delle
catene proteiche (globine) che formano l’emoglobina. Il termine talassemia deriva dal greco
thalassa = mare, perché diffusa particolarmente nei Paesi bagnati dal Mar Mediterraneo (Italia e
Grecia in particolare). Per questo è anche nota come anemia mediterranea.
- La forma di talassemia più diffusa in Italia è la β-talassemia, nella quale si ha un difetto della
produzione delle catene beta, geneticamente trasmesso come carattere autosomico recessivo.
- L'α-talassemia è molto frequente nel sud-est asiatico (1/2500) mentre in alcune zone del mondo
questa malattia non esiste proprio. La Thay Sachs, patologia molto rara, ha una frequenza di
1/3000 (frequenza molto alta per una malattia genetica) nella popolazione degli ebrei
Ashkenazi. Anche la β-talassemia è abbastanza frequente nel Mediterraneo e in particolare
nella nostra penisola è molto frequente in Sardegna (1/30 portatori) e nel ferrarese. Come mai
queste patologie in alcune zone sono diventate più frequenti? Perché la selezione naturale ha
operato sulle mutazioni grazie anche a meccanismi quali il vantaggio dell'eterozigote, la deriva
genica e l'effetto del fondatore, facendo in modo che l'allele mutato per caso, ad un certo punto
in una certa popolazione diventi più frequente.
- Le mutazioni possono avere effetti positivi? Oggigiorno con il fatto che l’ambiente è molto
controllato gli effetti positivi di una mutazione non li vediamo; quelli che vediamo sono
soprattutto gli effetti negativi. Perché gli effetti positivi non li vediamo? Abbiamo un esempio di
effetto positivo delle mutazioni: il vantaggio dell’eterozigote. La talassemia e la fibrosi cistica
sono delle patologie recessive che hanno una frequenza molto alta in alcune zone dell’Europa e
anche del mondo rispetto ad altre zone, quindi la frequenza di queste malattie non è uguale in
tutto il nostro mondo. Questo perché in certe situazioni l’eterozigote per la mutazione ha avuto
un vantaggio selettivo che ha fatto sì che quella mutazione in quelle popolazioni sia più
frequente e quindi è più frequente la malattia.
• LA TALASSEMIA E LA MALARIA: la talassemia può essere di tipo α o di tipo β. È un difetto
della quantità delle molecole α o β dell’emoglobina: nel caso della talassemia α le molecole α
sono poche o assenti, nel caso della talassemia β sono le molecole β ad essere poche o
assenti. La talassemia α è molto rara perché nel cromosoma 16 ci sono due copie del gene α,
invece del gene β ce n’è una sola copia quindi è più frequente la talassemia β rispetto alla
talassemia α. La talassemia β è molto frequente nel bacino del Mediterraneo. In Italia la
talassemia è molto più frequente in Sardegna e nel ferrarese perché queste erano zone
paludose dove c’era la malaria come malattia endemica. In queste zone gli omozigoti
talassemici morivano di talassemia, gli omozigoti normali morivano di malaria, mentre gli
eterozigoti erano gli unici che sopravvivevano. Ciò accadeva perché al plasmodio della
malaria non piaceva la loro emoglobina. Quindi in queste zone quelli che sopravvivevano
erano solo gli eterozigoti. Gli eterozigoti si incrociavano tra loro e avevano un quarto dei figli
omozigote di un tipo, un quarto dei figli omozigote dell’altro tipo e la restante metà
eterozigote. Di conseguenza in queste zone si è avuto un aumento della percentuale della
popolazione con l’allele mutato; quella mutazione nell’eterozigote portava un vantaggio quindi
è classificata come mutazione vantaggiosa.
- MUTAZIONI AL PROMOTORE Possiamo avere una mutazione nelle zone codificanti o nelle
zone regolative. La mutazione può avere un effetto quantitativo o qualitativo.
• L'EFFETTO QUANTITATIVO è quando la proteina è prodotta poco o per niente (a seconda
della gravità della mutazione) e può essere determinato per esempio da qualche tipo di
alterazione alle zone esoniche perché la proteina che viene prodotta è completamente
diversa quindi non abbiamo una proteina che qualitativamente è diversa da quella originaria,
abbiamo una proteina completamente diversa è come se fosse un effetto quantitativo. la
proteina è o completamente diversa da quella originale e non si produce oppure alla proteina
manca un pezzo. Per esempio è tronca, talmente tronca da avere un effetto sul fenotipo
determinato da un effetto qualitativo. Infatti le proteine tronche non si riscontrano nelle varianti
emoglobiniche ma nelle talassemie.

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• L'EFFETTO QUALITATIVO è quello in cui la proteina presenta delle differenze non troppo
grandi rispetto a quella originaria (differenze di 4, 5 o 10 amminoacidi).
- E' naturale che le mutazioni al promotore hanno un effetto quantitativo perché la proteina o non
viene prodotta per niente o ne viene prodotta poca. Per esempio una mutazione al TATA-box
potrebbe essere una mutazione che annulla completamente la possibilità di trascrivere un gene:
se un promotore è alterato e non permette l'attacco di alcuni fattori di trascrizione, l'RNA
polimerasi non può essere attaccata e quindi non verrà prodotto per niente l'mRNA di quel gene
oppure ne verrà prodotto una quantità inferiore. Questo è il caso delle talassemie che possono
essere β+ o β0: β0 vuol dire che non si producono per niente catene β dell'emoglobina, β+ vuol
dire che se ne produce una quantità inferiore rispetto al normale. Invece l'anemia falciforme, che
è sempre un'alterazione del gene per l'emoglobina, ha un effetto qualitativo: la proteina ha un
amminoacido diverso.
- MUTAZIONI NELLE SEQUENZE CODIFICANTI Le mutazioni nelle zone codificanti (negli esoni)
possono avere effetti diversi, i primi 3 che vedremo sono dovuti ad una sostituzione di base, il
quarto è determinato da un'inserzione o da una delezione di base.
• MUTAZIONE NONSENSO: è quella che fa si che la tripletta che codifica per un amminoacido
diventi una tripletta di stop. Il sistema di traduzione riconoscerà quindi un codone di stop
prima del reale codone di stop che avrebbe l'mRNA del gene non mutato quindi si blocca la
sintesi proteica, si formano cioè delle proteine tronche. Le proteine tronche possono essere
molto tronche o poco tronche a seconda di dove avviene la mutazione. Se la mutazione
avviene nell'ultima tripletta codificante (o comunque nelle ultime) può anche non avere effetto
o avere un effetto qualitativo perché avremo la proteina a cui mancheranno 1,2 o 3
amminoacidi. Ma se la mutazione avviene in una zona molto più a monte nel gene, in uno dei
primi esoni e viene a mancare alla proteina un grosso pezzo, non possiamo ritenerlo un
effetto qualitativo ma lo riterremo un effetto quantitativo. Infatti se questo lo ritroviamo nel
gene per la βglobina noi diciamo che l'individuo che ha quella delezione (che ha una proteina
di 100 amminoacidi invece di 146) ha una talassemia perché manca la proteina capace di
svolgere la funzione, è considerato un effetto quantitativo. Quindi diciamo che le mutazioni
non senso, le mutazioni che trasformano un codone per un amminoacido in una tripletta di
stop, possono avere effetto qualitativo o quantitativo. Per esempio nel caso dell'emoglobina è
stata trovata una variante dove la tripletta 145 UAU (che quindi era TAT nel DNA) subisce una
mutazione che trasforma la timina in adenina facendola diventare TAA, poi a livello dell'mRNA
avremo UAA che è un codone di stop: ma siccome è nel 145esimo codone e di codoni
codificanti ne ha 146, la proteina mancherà solo di 2 amminoacidi. Questa è una variante
emoglobinica che non ha nessun effetto.
• MUTAZIONE FRAMESHIFT: sono quelle determinate dall'inserzione o dalla delezione di basi.
Cosa vuol dire effetto frameshift? Se un DNA perde una base l'RNA corrispondente avrà una
base in meno. Quando l'apparato di traduzione, cominciando dall'AUG, comincerà a tradurre
di tre in tre, in un certo punto mancherà una base, ma il sistema di traduzione non sa che
manca una base e quindi nel tradurre prenderà la prima base della tripletta successiva, poi
avanzeranno 2 basi che verranno utilizzate insieme alla prima base della tripletta successiva
e così via. Quindi l'effetto frameshift è che a livello della mutazione in poi la lettura dell'mRNA
sarà completamente sfalsata quindi avremo una proteina, a valle della mutazione,
completamente diversa. L'inserzione è la stessa cosa perché se il DNA (e di conseguenza
l'mRNA) ha una base in più ci sarà lo stesso uno sfasamento dal punto in cui c'è la base
inserita in poi. Abbiamo un effetto qualitativo o quantitativo? E' come nel caso della nonsenso:
se la mutazione avviene nelle ultime basi potremo avere un effetto qualitativo ma se non è
all'inizio avremo che un pezzo di proteina sarà quella originaria mentre tutto il restante sarà
diverso quindi avremo un effetto quantitativo. Inoltre quando abbiamo questo scorrimento può
succedere che tre basi azotate di seguito, che non facevano originariamente parte della
stessa tripletta ma che sono state messe insieme a causa della mutazione, vadano a formare
una tripletta di stop prematura. Può anche succedere che sia un codone di stop a subire una
mutazione e diventare codificante per un amminoacido. Per esempio è stato scoperto questo
nella α talassemia: in questi individui è stata trovata un'α globina che presentava un numero
di amminoacidi molto più alto perchè la traduzione continuava fino al codone di stop

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successivo (che può essere anche molto dopo la vera fine). Le delezioni non danno sempre
effetto frameshift in quanto, se le basi a essere delete o inserite sono tre o multipli di tre,
abbiamo che l’alterazione riguarda gli amminoacidi codificati dalla tripletta persa o un’aggiunta
di un amminoacido codificato dalla nuova tripletta. La proteina sintetizzata differirà in questo
caso per pochi amminoacidi e l’effetto sarà qualitativo perché la differenza rispetto all’originale
non è molto grande (anche se non è detto che l’effetto di questo cambiamento non si
importante).
- Le varianti emoglobiniche sono delle emoglobine che hanno degli amminoacidi diversi. Per
esempio quella dell'anemia falciforme ha un amminoacido diverso che è appunto la valina al
posto dell'acido glutammico. Sono state trovate 700-800 varianti emoglobiniche che sono
dovute a mutazioni che hanno un effetto qualitativo (le talassemie sono invece dovute a
mutazioni che determinano un effetto quantitativo). La maggior parte delle varianti
emoglobiniche sono state trovate nella catena β dell'emoglobina (di meno nelle catene γ, δ e α).
Ma di tutte queste varianti si è visto che solo una piccola percentuale determina la patologia:
quindi le varianti emoglobiniche di solito non danno patologia, possono dare una leggera
anemia ma la maggior parte sono a effetti sconosciuti, la maggior parte sono quindi determinate
da mutazioni conservative, mutazioni che non hanno effetto di alterazione notevole all'interno
della proteina.
- TALASSEMIE: rifacendoci agli effetti quantitativi della mutazione della β globina avevamo visto
che le talassemie sono malattie dovute all’alterazione della β globina e che possono essere β0
(assenza di produzione) o β+ (produzione di poche molecole). Gli splicing per trascrizioni di
zone importantissime come GT o AG determinano la β0 (parlando di omozigosi perché la
talassemia è una malattia recessiva) o mutazioni in zone meno importanti ma che riducono
l’efficienza dello splicing danno una β+ (lo splicing è quindi poco efficiente ma viene comunque
fatto). Nella talassemia c’è espressività variabile perché la patologia dipende dal tipo di
mutazione che può determinare la forma β0 o β+. La β+ infatti può essere variabile nel senso
che la quantità di proteina sintetizzata non sempre la stessa.
- MUTAZIONI RESPONSABILI DELLA TALASSEMIA Le talassemie sono dovute a un effetto
quantitativo. Possiamo avere α o β talassemia. Le talassemie α sono quelle dove c’è assenza o
carenza di catene α, quelle β quelle in cui c’è carenza o assenza delle catene β. Si potrebbe
pensare che un individuo sprovvisto di catene α o β non potrebbe neanche vivere perché non si
dovrebbe formare l’emoglobina ma in realtà si forma un’emoglobina con tetrameri della sola
molecola presente (quindi tetrameri β o α). Il problema non è quello del trasporto dell’ossigeno
(altrimenti l’embrione verrebbe abortito) ma è che l’emoglobina che si forma non è solubile e
forma delle precipitazioni o corpi inclusi (la proteina forma degli aggregati) che determinano la
patologia. La β talassemia è molto grave però se non si formassero per niente i tetrameri
sarebbe ben più grave perché non porterebbe neanche alla nascita. Il problema delle
talassemie è come quello dell’anemia falciforme perché anche qui i globuli rossi che contengono
le emoglobine mutate vengono riconosciuti come “vecchi” e distrutti in continuazione.
L’accumulo di ferro è un altro problema perché più globuli rossi vengono distrutti più ferro viene
accumulato. Le mutazioni che portano alla talassemia sono tutte le mutazioni viste finora perché
tutte le mutazioni a livello quantitativo possono essere responsabili di questa patologia.
• TRASCRIZIONE: abbiamo un difetto di trascrizione cioè il promotore del gene presenta delle
alterazioni che gli impediscono di essere trascritto. Se un individuo è omozigote per questo
tipo di mutazione è affetta da β talassemia di tipo 0, mentre se presenta in una copia del gene
questa mutazione e in un’altra copia del gene un’altra mutazione avrà una forma meno grave
avendo una piccola produzione di β globine. L’eterozigote che ha una mutazione con un allele
che porta alla scarsa produzione di β globine e uno che porta a non produrre β globine avrà
una forma intermedia di β talassemia.
• SITO CAP: sono anche state trovate mutazioni al sito CAP (nucleotide che contiene guanina
modificata che si attacca all’mRNA nella sequenza UTR5’). Per attaccare il CAP c’è un
meccanismo particolare e se avviene una mutazione che riguarda il sito dove deve attaccarsi
il CAP si ha che esso non viene tradotto.

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• CODONE INIZIATORE: se subisce una mutazione il primo ATG che corrisponde all’AUG la
traduzione non inizia dal punto giusto ma comincerà più a valle rispetto al normale
determinando un effetto quantitativo. Se andassimo a veder il primo AUG che si trova nella
sequenza di DNA della β globina vedremmo che l’AUG successivo non è in FRAME ma è un
AUG dove una base fa parte di una tripletta e le altre due fanno parte di un’altra tripletta. Non
è una proteina quindi tronca solo a monte ma è completamente diversa ed è una mutazione
al codone iniziatore.
• NON SENSO: danno le proteine tronche.
• DI SPLICING: non si trovano solo nelle zone introniche ma anche in quelle esoniche perché si
formano dei siti di splicing nuovi che sono casa di talassemie.
• INSERZIONE
• DELEZIONE: sono a cavalo degli esoni e degli introni. DELEZIONI FRAMESHIFT: mutazioni
di una, due o quattro basi.
• SITO DI POLIADENILAZIONE In tutte le patologie determinate da assenza della proteina il
gene ha una mutazione di questo tipo e non ha mutazioni missenso perché questa darebbe
un effetto qualitativo e non quantitativo come sono invece le talassemie.
- La talassemia è prevalentemente la β mentre l’α è molto rara perché mentre per la β c’è un solo
gene che codifica la proteina, l’α ha due copie dello stesso gene una di seguito all’altra e quindi
4 alleli. Il sud-est asiatico è l’unica zona dove questa patologia (α talassemia) è frequente. Nel
resto del mondo l'α talassemia è quasi completamente assente. La β talassemia interessa
anche gli italiani perché è molto frequente in Sardegna, nel ferrarese e in tutto il bacino del
Mediterraneo.
- Nella β talassemia vi sono diverse situazioni patologiche che differiscono per gravità.
• TALASSEMIA MINOR:
- allele normale e allele che non codifica la proteina. L’individuo non ha la malattia ma è
microcitemico cioè ha i globuli rossi piccoli (si distinguono bene dall’analisi del sangue).
L’individuo è portatore della talassemia β0.
- allele normale e allele che esprime una scarsa produzione di proteina. L’individuo in
questione è asintomatico ed è eterozigote β+.
• TALASSEMIA INTERMEDIA:
- due alleli che fanno produrre poca proteina (due mutazioni lievi): gli individui si possono
identificare come talassemici ma non hanno bisogno di nessuna cura e possono anche non
presentare sintomi.
- un allele che produce una quantità quasi normale di proteina e un allele che non codifica la
proteina. L’individuo è sintomatico (vi è un’anomala distruzione di globuli rossi e
un’eccessiva quantità di ferro) ma non richiede trasfusioni. Ai pazienti vengono
somministrati dei chelanti del ferro per eliminare il ferro in eccesso
• TALASSEMIA MAIOR:
- entrambi gli alleli non codificano per la proteina. Talassemia β0.
- un allele produce poca proteina e uno non ne produce affatto. Talassemia β+. Entrambe
queste forme richiedono trasfusioni di sangue e trapianto di midollo che è l’unica soluzione
possibile. Le due forme sono molto simili anche per gravità anche se ovviamente la prima lo
è di più.
- Ciascuna delle tre mutazioni ha un effetto quantitativo diverso.
- MUTAZIONI NEL PROMOTORE DEL GENE β GLOBINICO RESPONSABILI DI TALASSEMIA
β+ Queste mutazioni sono:
• CAbox mutato
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• Sequenza ottamerica mutata
• TAbox mutato
- Le talassemie, che sono malattie dovute a un'alterazione dell'emoglobina, sono dovute a un
difetto quantitativo dell'emoglobina: se ne produce poca o niente. Uno dei motivi potrebbe
essere proprio un promotore che ha subito una grossa mutazione, che non può più attaccare i
fattori di trascrizione e che quindi non dà il prodotto del gene.
- La differenza fra un promotore forte e un promotore debole sta nella capacità di formare questo
complesso molto stabile. Le mutazioni di zone che comprendono una di queste sequenze
possono determinare l'instabilità del promotore e una minore efficienza di trascrizione. Se per
esempio abbiamo una patologia dovuta alla riduzione della produzione di una proteina, noi
abbiamo la malattia (per esempio la talassemia è dovuta anche a mutazioni al promotore poiché
questo deve produrre emoglobina con una certa efficienza che può essere compromessa a
causa delle mutazioni su queste zone regolative). I fattori di trascrizione riconoscono sequenze
ben precise, sul promotore che sono i:
• TATA-box: TATAAAA
• GC box: GGGCGG
• CAAT box: GGCCAATCT
• Box ottamerica: ATTTGCAT
- Queste sequenze sul promotore sono riconosciute da specifici fattori di trascrizione: ogni fattore
di trascrizione riconosce una di quelle sequenze, quella specifica.

FIBBROSI CISTICA
La FIBROSI CISTICA è la patologia più frequente nella nostra popolazione: i portatori sono 1 su
25. La patologia è dovuta all'assenza o alla disfunzione della proteina di membrana per il trasporto
del cloro. Tale proteina viene esposta a livello delle cellule epiteliali, infatti sono gli epiteli che
risentono di questo problema, in particolare l'epitelio polmonare; il polmone, nell’individuo malato,
viene rivestito da un muco particolarmente denso ed è facilmente sede di infezioni batteriche che
portano a continue malattie, quindi a continuo uso di antibiotici. La fibrosi cistica può portare, nelle
forme più gravi, anche all'insufficienza polmonare. Un altro problema derivante dalla fibrosi cistica
è, nella maggior parte dei maschi, la sterilità. La mutazione interessa il cromosoma 7, più
precisamente il gene CFTR, comprendente 27 esoni.
[Gli esoni sono indicati con un numero, ma spesso troviamo accanto al numero anche una lettera;
questo perché inizialmente si pensava che gli esoni nel gene CFTR fossero 24, ma
successivamente si è scoperto che il vero numero era 27; da qui la necessità di inserire le lettere
a, b, c ecc.]
La diagnostica di questa patologia può essere di vario tipo: si può fare una diagnostica per sapere
se si è portatori, oppure si può fare una diagnostica prenatale nel caso che due portatori decidano
di avere un figlio, correndo il rischio del 25% di avere un figlio malato, se si tratta di una mutazione
a trasmissione recessiva. Infatti la fibrosi cistica è caratterizzata da una grande eterogeneità
allelica.
Nella fibrosi cistica si ha invece una grande variabilità allelica. Tale eterogeneità allelica complica
la diagnostica perché un individuo potrebbe essere malato per una mutazione in un certo punto
del gene, un altro per un altro punto del gene (anche se è naturale che all'interno della famiglia si
ha la stessa mutazione). La proteina che nella fibrosi cistica è alterata contiene 180 amminoacidi,
quindi sono possibili moltissime mutazioni. Fino ad oggi sono stati trovati più di 1500 tipi di
mutazioni diverse responsabili della patologia.
In stato non patologico la proteina viene prodotta nel reticolo endoplasmatico, passa attraverso
l’apparato del Golgi per poi infine venire esposta sulla membrana plasmatica. L'effetto della
mutazione sulla proteina può assumere in generale cinque forme diverse

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1. La proteina non viene prodotta.
2. La proteina viene prodotta ma ha dei difetti strutturali, quindi rimane all’interno del
RE dove viene degradata.
3. La proteina viene prodotta, viene esposta sulla membrana, ma non sa svolgere la
sua funzione di trasporto del cloro.
4. La proteina viene prodotta e esposta, ma non funziona efficientemente.
5. La proteina, funzionante, viene esposta sull'epitelio, ma ne viene prodotta una
quantità minore della norma.
Possiamo dedurre che le prime tre forme, in quanto a gravità, sono più importanti delle ultime due;
si distinguono, in generale, tre fenotipi: gravissimo (casi 1,2 e 3), grave (4) e meno grave (5). Va
sottolineato però che all’interno di una stessa classe fenotipica si potranno avere differenze: infatti,
per esempio, nel caso in cui la proteina non svolge bene la sua funzione, si potranno avere forme
più o meno gravi di disfunzione. Lo stesso vale per la 5° classe: la proteina viene prodotta in
quantità minore, ma vi possono essere individui in cui la produzione è di poco inferiore a quella
normale e altri individui in cui invece la proteina viene prodotta in quantità molto ristrette. Siamo di
fronte dunque a una patologia ad espressività molto variabile. Le classi fenotipiche aumentano di
numero se consideriamo poi il fatto che, essendo la patologia recessiva, un individuo dovrà essere
in omozigosi per manifestarla, dovrà cioè avere un allele mutato su ciascuna delle due copie del
gene; visto che è si possono avere 5 diversi tipi di fenotipi a seconda della mutazione, gli individui
che avranno due mutazioni diverse nei due geni omologhi manifesteranno un grado patologico
ulteriore, intermedio tra i due fenotipi che sono causati dalle due diverse mutazioni. Chi è in questa
situazione viene definito “eterozigote composto”, perché è detto “eterozigote” l’individuo che ha un
allele normale e una allele mutato, mentre l'eterozigote composto è quello che ha entrambi gli
alleli mutati, ma uno per un tipo di mutazione e l’altro per un altro. Se due cugini, appartenenti a
una famiglia in cui c'è la fibrosi cistica, si incrociano e hanno un figlio, questo non potrà essere
eterozigote composto perché all'interno della famiglia, se qualcuno è portatore, è portatore della
stessa mutazione e quindi, quando due cugini, portatori della stessa mutazione, si incrociano
daranno un figlio omozigote non solo per mutazione, ma omozigote anche per tipo di mutazione.
Nella nostra popolazione la mutazione più frequente (50% dei casi di fibrosi cistica) prende il nome
di ΔF508 (= delezione della fenilalanina in posizione 508). La proteina manca di un solo
amminoacido, la fenilalanina, ma ciò le è sufficiente per non assumere la struttura particolare che
le permette di superare quella sorta di “controllo di qualità” che viene effettuato a livello del RE.
Nelle cellule di individui affetti da questa forma di fibrosi cistica la proteina in questione è presente,
ma solo all’interno, non esposta sulla membrana (caso 2). La fibrosi cistica negli spagnoli e negli
italiani ha frequenza del 50%; lo stesso vale per i francesi; in altre popolazioni come gli americani
africani e gli ebrei Ashkenazi è una mutazione meno frequente rispetto alla nostra popolazione.
Questa differenza di frequenza tra le varie popolazioni è dovuta all’effetto del fondatore.

MAPPAGGIO GENICO
- Serve ad identificare la posizione cromosomica di un locus genico
- Possono essere “mappati”:
• marcatori genetici anonimi, quali brevi sequenze di DNA (dette STS), DNA microsatelliti, ecc.
• loci associati a malattie con trasmissione mendeliana
• loci associati a predisposizione a malattie con trasmissione nonmendeliana
- a cosa serve il mappaggio in genetica medica?
• per identificare la localizzazione dei geni malattia
• per identificare i geni responsabili della suscettibilità a malattie non mendeliane

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• per fare diagnosi indiretta in una famiglia in cui la mutazione responsabile di una malattia
genetica mendeliana non è stata ancora identificata
- Identificazione di un gene malattia
• Identificazione di mutazioni Diagnosi molecolare
• Espressione genica Terapia genica
• Funzione proteica (proteomica) Terapia Farmacologica
LINKAGE = tendenza di geni vicini su uno stesso cromosoma (sintenici) ad essere trasmessi
(ereditati) insieme durante la meiosi. Consente di mappare un gene sulla base dello studio della
sua vicinanza ad un altro locus sullo stesso cromosoma. Bisogna valutare la frequenza di
ricombinazione alla meiosi tra il gene malattia ed un gene marcatore in posizione nota. E’ un
metodo statistico; si basa sull’analisi di un numero elevato di famiglie affette dalla malattia.
si segue la segregazione della patologia nei pedigrees utilizzando marcatori genetici a posizione
nota si correla la segregazione della patologia e dei marcatori in più famiglie. quanto più spesso la
patologia e un marcatore co-segregano tanto più sono vicini
Quando si parte da 0, in completa mancanza di informazioni, si deve innanzitutto capire su quale
cromosoma si trova il gene ricercato: si procede quindi ad un'analisi di linkage con alcuni
marcatori polimorfici che si trovano su tutti i cromosomi utilizzandone 4 o 5 per ciascuno.
Naturalmente la malattia segregherà con molte eccezioni dal momento che abbiamo scelto pochi
marcatori per ogni cromosoma e oltretutto distanti tra loro. Ciononostante in questo modo si può
restringere il campo di ricerca a pochi cromosomi o addirittura a uno solo se si è fortunati.
Una volta individuato il cromosoma si utilizzeranno solo marcatori di quel cromosoma per capire
se il gene mappa nel braccio p o in quello q. Le eccezioni ci saranno sempre ma ciò che importa è
vedere quale situazione si presenterà più frequentemente. Quindi man mano si arriva a marcatori
sempre più vicini al gene fino alla precisa determinazione di quest'ultimo.
Una volta individuata tramite un polimorfismo una certa zona e identificati i geni che mappano in
essa, per determinare quale sia il gene-malattia ed escludere gli altri si va a verificare quali dei
geni trovati codificano per una proteina la cui mutazione può essere compatibile con il fenotipo
patologico. Mediante delle banche dati si può tradurre un gene in proteina e capire anche quali
funzioni essa svolge (se è una proteina di membrana, nucleare, muscolare, ecc.).
Il passo successivo è verificare se i malati di quella patologia presentano la mutazione di quel
gene e questo rappresenta la conferma che si è trovato il gene-malattia.
Dopo aver individuato il gene, se le cellule messe in coltura hanno determinate caratteristiche, si
può tentare di ripristinare una situazione di normalità con la terapia genica. Se la terapia ha
successo le cellule dovranno comportarsi esattamente allo stesso modo di quelle normali.
Esiste anche la possibilità di produzione di modelli murini. Il sequenziamento del genoma di esseri
di specie diverse ci ha mostrato che abbiamo comunque molti geni in comune. Quindi si può
andare a verificare se mutando il gene omologo, o ortologo, ad esempio nel topo, si stabilisca un
fenotipo simile a quello umano: anche questa equivale a una conferma dell'identificazione di un
gene-malattia.

TERAPIA GENICA
- VANTAGGI DELLA TERAPIA GENICA
• Correzione radicale dei difetti per malattia pericolosa per la vita, ma dagli effetti
potenzialmente reversibili
• Possibilità di agire su meccanismi molecolari per i quali risulta estremamente difficile
sviluppare farmaci specifici
• Vantaggi economici (se fosse permanente eviterebbe la necessità di trattamenti ripetuti)

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- LIMITAZIONI DELLA TERAPIA GENICA
• Rischio troppo elevato in presenza di terapie alternative
• Mancanza di efficacia dovuta a problemi tecnici (inefficiente trasferimento genico,
inattivazione del gene terapeutico)
• Costi elevati
• Alto rischio di effetti indesiderati (espressione non regolata, mutagenesi inserzionale,
passaggio delle modifiche alla linea germinale)
- LE STRATEGIE MOLECOLARI La terapia genica si basa su 4 strategie:
1. la dose di un gene deficitario

– introduzione di copie aggiuntive di quel gene sano (patologie autosomiche)
2. Uccidere in modo mirato le cellule patologiche
- terapia genica contro il cancro per uccisione delle cellule tumorali
• diretta
- geni che codificano per
• tossina letale (suicida)
• pro-farmaco
• indiretta
- geni immunostimolatori
3. Inibire selettivamente l'espressione di un gene
- bloccare il DNA, l'RNA o la proteina della molecola alterata o aberrante espressi dalle
cellule malate
- L’UTILITÀ DEL VEICOLO DIPENDE DA NUMEROSI FATTORI
• Efficienza di trasferimento alla cellula bersaglio
• Tropismo per la cellula bersaglio
• Stato della cellula bersaglio (in divisione o no)
• Eventuale risposta immunitaria
• Dimensioni del DNA che deve essere trasportato
• Stabilità e longevità del gene nella cellula
• Espressione del gene introdotto

ANEUPLOIDIE
Le aneuploidie (alterazione di numero di singoli cromosomi) invece sono più compatibili con la
vita. Possono essere: 46+1 o 46+2 oppure 46-1 cromosomi. L’individuo ha tutte le cellule che
presentano la stessa alterazione. Se è a mosaico presenterà cellule normali e cellule con quella
alterazione precisa. Nelle cellule tumorali invece si troveranno tante cellule con situazioni diverse
sia si numero che di struttura che di cromosomi. Nella cellula tumorale vanno in tilt tutti i sistemi di
riparo del DNA che causano un’instabilità genomica della cellula che porta a rotture, a perdita e
acquisizione di cromosomi, le mitosi avvengono in modo veramente alterato.
Cause delle aneuploidie

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- Non disgiunzione meiotica: due cromosomi omologhi o due cromatidi fratelli non si staccano e
migrano allo stesso polo. Una cellula presenterà un cromosoma in meno e l’altra uno in più. Ciò
sarà la causa delle trisomie (2n+1) o delle monosomie (2n- 1).
- Ritardo anafasico: i cromosomi omologhi o i cromatidi fratelli si sono separati solo che uno dei
due è un po’ lento nel raggiungere il polo a cui è destinato perciò la membrana nucleare si
richiuderà senza aver incluso quel cromosoma o cromatide. È come se ci fosse un difetto della
fibra a cui è legato al fuso. Questo porta ad una monosomia.
L’errore quindi può avvenire indifferentemente nella prima o nella seconda divisione meiotica. Se
avviene nella prima darà tutte cellule alterate se è nella seconda darà metà cellule normali e metà
alterate. La non disgiunzione può essere mitotica e questa porta a mosaicismo. Solo le
discendenti da quella sbagliata presenteranno l’errore. Di solito la cellula che presenta un
cromosoma autosomico in meno viene persa quindi quando avremo il mosaico questo sarà solo
formato da cellule normali e cellule con un cromosoma in più. Più precocemente avviene questo
errore e più cellule avremo alterate. Se riguardasse cromosomi sessuali l’individuo sarebbe un
mosaico di cellule normali a tre cromosomi X e un cromosoma X. Più tardivamente avviene
l’errore meno
cellule alterate si avranno. Una cellula con un solo cromosoma X può sopravvivere mentre quella
con un solo cromosoma autosomico no. Si è fatto uno studio: hanno analizzato delle madri con
figli con trisomia 21 (sindrome di Down). Per vedere se la madre è un mosaico innanzitutto si
devono fare più analisi a diversi tessuti non solo ai linfociti ma si deve fare un prelievo anche a
livello di fibroblasti per vedere se ha qualche piastra a 47 cromosomi. Da studi pubblicati si è visto
che il mosaicismo del cromosoma 21 è più frequente rispetto alle donne che non hanno figli Down.
Quelle che arrivano alla nascita di solito sono le alterazioni di numero di cromosomi più piccole,
quelle più importanti raramente arrivano alla nascita, più spesso sono abortite. La gravità dipende
dalla quantità di materiale interessato nell’alterazione.

TRIPLOIDIE E TETRAPLOIDIE
Le triploidie e le tetraploidie non sono un aumento di singoli cromosomi ma un aumento per assetti
cromosomici: le nostre cellule (diploidi) sono 2n, le cellule aploidi (i gameti) sono n, le cellule
triploidi sono 3n. Se 2n corrisponde a 46 come nella nostra specie, 3n vuol dire 69 cromosomi, 3
copie di ciascun cromosoma. Tetraploidia invece vuol dire avere 4 copie di ciascun cromosoma ed
è uno sbilanciamento ancora più grosso rispetto alle alterazioni del numero di singoli cromosomi e
quindi abbiamo un aborto spontaneo e queste due alterazioni non le possiamo ritrovare nei nati
vivi (ndFo: il libro dice di sì, almeno per la triploidia). 

Lo 0,6% dei nati vivi presenta un’alterazione del numero dei cromosomi mentre il 41,52% degli
aborti spontanei presenta alterazioni cromosomiche. I numeri sono ancora più impressionanti se si
considerano gli aborti spontanei entro i primi 2 mesi e mezzo di gravidanza e la percentuale sale
fino al 60% per gli aborti prima del terzo mese. Quindi queste alterazioni del numero di cromosomi
sono frequentissime ma la maggior parte delle volte portano ad una impossibilità a progredire
nello sviluppo.

LE TRISOMIE AUTOSOMICHE
Sono state compiute analisi citogenetiche da tre laboratori su nati vivi e su materiale abortivo
spontaneo. L’ 11,81% degli aborti spontanei avevano un’alterazione di numero dei cromosomi
autosomici.
Sono state trovate quattro tipi di alterazioni sia negli abortiti che nei nati vivi:
• Trisomia 13: è compatibile con la vita ma su un campione di 31521 analisi effettuate su nati
vivi da questi 3 laboratori, essa presenta una percentuale dello 0,01% (3,15 casi).
• Trisomia 16: è stata riscontrata nel 5,58% dei casi negli aborti spontanei e in nessun nato
vivo.

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• Trisomia 18: le percentuali sono dello 0,84% negli aborti contro lo 0,02% nei nati vivi.
• Trisomia 21: la più compatibile con la vita, presente nel 2% degli aborti e nello 0,11% dei nati
vivi.
Risulta evidente quindi che le alterazioni cromosomiche sono molto più frequenti negli aborti
spontanei che nei nati vivi. Inoltre,nell'11% dei casi sono state trovate alterazioni degli altri 18
cromosomi. 

Da tutto ciò si deduce che lo sbilanciamento cromosomico determina l’impossibilità per il feto di
andare avanti nella gravidanza, a meno che non siano dei cromosomi piccoli che contengono
pochi geni. Il cromosoma 21 è il cromosoma più piccolo di tutti quindi i trisomici 21, pur essendo
presenti anche tra i casi di aborto spontaneo, possono arrivare alla nascita ed avere una vita
piuttosto lunga.

DISOMIA UNIPARENTALE
L’individuo ha 46 cromosomi normali però una delle coppie di cromosomi deriva da un solo
genitore (es. una coppia solo di cromosomi paterni). Il caso estremo è la DIPLOIDIA
UNIPARENTALE cioè un cariotipo che è formato da tutti i cromosomi di un’origine piuttosto che
un’altra.
Come è stata scoperta la disomia uni parentale? C’era un bambino con la fibrosi cistica la cui
causa era la delezione F508 (quella più frequente nella nostra popolazione). Lui era omozigote
però solo la madre era portatrice della mutazione mentre il padre non era portatore della
mutazione.
Il bambino oltre ad avere la fibrosi cistica aveva anche la Russell-Silver che è una sindrome che fa
si che l’individuo sia particolarmente basso. Allora si è scoperto che il bambino presentava due
cromosomi 7 della madre: ecco perché il figlio era omozigote per la fibrosi cistica anche se il padre
non aveva la mutazione del gene per la fibrosi cistica, perché in realtà i due cromosomi 7 li aveva
ereditati tutti e due dalla madre.
Si è visto che la sindrome di Russell-Silver è dovuta nel 10% dei casi alla disomia uniparentale del
cromosoma 7 della madre. Quindi si è capito che sul cromosoma 7 c’erano dei geni imprinted cioè
dei geni con delle caratteristiche particolari. Il fatto di avere due cromosomi 7 di un’origine voleva
dire che c’era un qualche cosa sul cromosoma 7 che faceva sì che il cromosoma 7 della madre e il
cromosoma 7 del padre non fossero proprio identici. Difatti si è visto che su questo cromosoma ci
sono dei geni imprinted che controllano la crescita dell’individuo infatti questi individui sono
piuttosto bassi.
Come è possibile che un individuo abbia due cromosomi della stessa origine? Ciò in pratica è
dovuto a una sorta di correzione di uno zigote alterato in cui è avvenuta una non disgiunzione che
porterebbe a una monosomia o a una trisomia. Nel primo caso la correzione va a duplicare l’unico
cromosoma della coppia che c’è nel gamete e in questo modo avremo due cromosomi non solo
della stessa origine ma anche identici → isodisomia. Nel secondo caso per correggere l’eventuale
trisomia si andrà a perdere il cromosoma di origine diversa, lasciando quindi i due cromosomi con
la stessa origine che però sono diversi tra loro → eterodisomia.
Quindi si tratta di una sorta di correzione di un errore che viene riparato ma portando così a una
situazione di disomia uniparentale.
La disomia uni parentale può portare a delle PATOLOGIE se quei cromosomi hanno dei geni
imprinted. Ad esempio:
- la disomia uni parentale del cromosoma 2 materno porta a un ritardo di crescita e
all’ipertiroidismo.
- la disomia uni parentale del cromosoma 14 porta a situazioni differenti a seconda se è paterna o
materna. Quella paterna dà una particolare sindrome caratterizzata da bassa statura,
dimorfismi, ritardo nello sviluppo Idrocefalo, ipercolesterolemia; invece quella materna dà deficit
nella visione dei colori.

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- anche la disomia materna del 15 e la paterna del 15 portano a due patologie che sono diverse,
la Prader-Willi e la Angelman .

DNA RIPETUTO IN TANDEM


Satellite Unità >64 bp Segmenti lunghi fino a qualche centinaio di chilobasi (es. DNA satellite
centromerico) tipico delle sequenze centromeriche (a-satellite: monomero di 171 bp, polimorfico e
organizzato in modo distinto nei diversi cromosomi o gruppi di essi in blocchi lunghi mediamente
2Mb )
Minisatelliti Unità 6-64 bp Segmenti lunghi fino a 25 kb (es. DNA telomerico - TTAGGG DNA minis.
ipervariabile ->DNA fingerprint)
Microsatelliti Unità 1-6bp Segmenti lunghi fino150 5’-CACACACACACA-3’ Costituiscono circa il
2% del genoma. Espansioni di triplette sono responsabili di alcune patologie

SCREENING
Gli screening sono esami condotti a tappeto su una fascia più o meno ampia della popolazione
allo scopo di individuare una malattia o i suoi precursori (quelle anomalie da cui la malattia si
sviluppa) prima che si manifesti con sintomi.
In particolare gli screening oncologici servono a individuare precocemente i tumori o i loro
precursori, quando non hanno ancora dato segno di sé.
Mentre la prevenzione primaria cerca di evitare l'insorgenza del cancro, per esempio attraverso
interventi sugli stili di vita o sull'ambiente, gli screening rientrano nella cosiddetta prevenzione
secondaria, che mira a individuare la malattia quando è più facilmente curabile.

ETEROGENEITA’
L’eterogeneità genetica, ossia il fatto che ci siano delle possibili differenze che determinano
fenotipi particolari, diversi. L’eterogeneità genetica viene distinta in eterogeneità di locus e
eterogeneità allelica.
ETEROGENEITA' DI LOCUS
L’eterogeneità di locus è quella della sordità: possono esserci geni diversi responsabili dello
stesso fenotipo e questo perché tutto quello che succede nel nostro organismo è dovuto a dei
passaggi metabolici; quindi, se noi interrompiamo, per la mancanza di un gene (e quindi la
mancanza del prodotto di quel gene), il meccanismo a un certo punto e tutti questi punti sono
controllati da proteine, che sono a loro volta sotto il controllo genetico, le relative mutazioni
faranno sì che ci siano dei blocchi in punti diversi, ma il risultato finale sul fenotipo è lo stesso. Il
fatto che un individuo sia sordo perché è mutato un gene A o sia sordo perché è mutato un gene
B, è dovuto a quella che noi definiamo eterogeneità di locus: mutazioni di geni diversi che danno
lo stesso fenotipo. La modalità di trasmissione può essere diversa, nel senso che un gene mutato
può dare una patologia dominante, un altro gene mutato può dare una patologia recessiva e
questo a seconda della loro funzione. Quindi lo stesso fenotipo, la stessa patologia, è dovuta a
geni diversi e si trasmette con modalità diverse. Nel caso della sordità nella maggior parte dei casi
si ha una modalità di trasmissione recessiva (80%) e in alcuni casi dominante (20%). È naturale
che quando definiamo tutte queste modalità parliamo naturalmente di geni diversi, di difetti diversi
del meccanismo, quindi evidentemente per la funzione uditiva occorrono i prodotti di un numero
elevato di geni; tant'è vero che sono stati trovati almeno un centinaio di geni o, meglio, di prodotti
di un centinaio di geni.
ETEROGENEITA' ALLELICA
Un gene non polimorfico è un gene che si presenta in una sola situazione. Un esempio di gene
polimorfico è il sistema ABO, perché presenta l’allele A, l'allele 0 e l'allele B. Geni monomorfici
sono ad esempio il gene dell'emoglobina e il gene della distrofina: in caso di mutazione l’allele che

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verrà a crearsi sarà necessariamente un allele patologico. Tuttavia la mutazione può riguardare
punti molto diversi del gene; in questo caso si parla di eterogeneità allelica. In una certa famiglia la
mutazione può riguardare un certo punto del gene, che può essere un esone, un introne, un
promotore ecc, mentre in un’altra famiglia la mutazione può riguardare un altro punto del gene, ma
entrambe le mutazioni portano all'alterazione dello stesso gene e quindi alla stessa
malattia .Mutazioni diverse allo stesso gene possono dare lo stesso fenotipo patologico, un
fenotipo che però potrebbe avere un'espressività diversa: una mutazione potrebbe essere più
grave, più importante, e quindi alterare di più il prodotto del gene in questione, un'altra mutazione
potrebbe essere invece meno importante e quindi alterare meno il gene, alterare meno il prodotto
del gene e quindi dare lo stesso fenotipo patologico, ma con una forma di malattia meno grave.
Quindi l'eterogeneità allelica può essere responsabile dell'espressività variabile nelle patologie.
- Il TRASPORTO DEL COLESTEEROLO: per circolare nel sangue il colesterolo è attaccato alle
lipoproteine; per entrare nelle cellule esso si lega a lipoproteine, in quanto le cellule non sono in
grado di riconoscere il colesterolo, ma possiedono il recettore per le lipoproteine a cui esso si
lega. Questo recettore è una proteina trans-membrana che ha una piccolissima coda
citoplasmatica ma la maggior parte della sua struttura è extracellulare; la parte codificata
dall'esone 1 all'esone 7 è la zona di legame con le lipoproteine. La proteina tuttavia possiede
altri siti di legame importanti, come ad esempio quello che lega gli zuccheri; infatti, come quasi
tutte le proteine di membrana, anche il recettore del colesterolo è glicosilato. Se una mutazione
interessa il gene che codifica questa proteina, in particolare la zona di glicosilazione, come
prodotto si ha una proteina non glicosilata, la quale non viene portata sulla membrana e quindi
non è funzionante. Un’altra mutazione potrebbe invece interessare il gene in misura diversa, a
seconda di quale amminoacido venga cambiato e in che punto della catena; di conseguenza si
possono avere disfunzioni più o meno gravi (o addirittura completa assenza della proteina) e
quindi manifestazioni patologiche di entità diversa.

X-FRAGILE
Le patologie X-linked hanno la ripetizione in tandem al 5’ del gene, altre patologie la presentano,
come detto prima, al promotore. 

È naturale che ogni tipo di ripetizione sovra numerica porti ad una patologia per motivi diversi: nel
caso della patologia denominata X-fragile, due geni sul cromosoma X hanno la stessa tripletta
nella zona UTR5’. Studiando uno dei due si è visto che il range di normalità va da 6 a 50 ripetizioni
mentre sono portatori gli individui che hanno da 50-59 a 200 ripetizioni. Coloro che hanno tra 50 e
59 ripetizioni sono al limite, a volte risultano patologici e a volte no. Ad ogni modo ciò che è certo è
che chi ha da 59 a 200 ripetizioni è un portatore cioè presenta una premutazione. 

Nel range di normalità le ripetizioni sono stabili da una generazione all’altra cioè non c’è possibilità
di amplificarle notevolmente; sono invece instabili a livello della popolazione perché c’è un alto
polimorfismo: basti pensare che un individuo può avere da 6 a 50 ripetizioni quindi da 18 a 150
nucleotidi, una variabilità notevole.
Nei portatori il numero delle ripetizioni è instabile nella famiglia ma stabile nell'individuo: non può
aumentare con le mitosi ma in ambito meiotico si possono formare dei gameti che presentino un
numero di ripetizioni superiori, cosa che fa avvicinare alla situazione patologica.
Infine al di sopra di 250 ripetizioni si ha la patologia: infatti la ripetizione della tripletta in questione
porta alla formazione di un’isola CpG, la cui estensione richiama una metilazione e questo
provoca la non espressione di quel gene. La "full-mutation" è la mutazione associata alla
metilazione.
La mutazione può essere anche instabile nell’individuo, nel caso in cui esso derivi da uno zigote
che presentava un numero di ripetizioni patologico: man mano che le sue cellule si dividono, in
alcune di esse aumenterà il numero di ripetizioni quindi l’individuo sarà un mosaico di cellule che
presenteranno numeri di ripetizioni diversi.
La proteina prodotta dal gene studiato è importante per il tessuto nervoso, lega l’RNA, è espressa
nei neuroni e regola la traduzione degli mRNA che si trovano nei dendriti, ne impedisce

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opportunamente la traduzione: una sua assenza provoca quindi un’alterazione di segnali
trasmessi dal sistema nervoso. Questa patologia dà un ritardo mentale piuttosto importante.
Nella sindrome del X-fragile c’è una ripetizione sul cromosoma X che lo fa apparire con una certa
fragilità cromosomica. La situazione normale è da 6 a 52 ripetizioni, non in una zona esonica ma
al promotore del gene. La ripetizione patologica è da 230 a 2000: il gap è molto più alto e include
gli individui che hanno la mutazione e che possono dare malati. Un individuo con 52 mutazioni
non può dare individui con 230 mutazioni ma passa per situazione intermedia.

SINDROME DI MARFAN
La Sindrome di Marfan, patologia dominante che determina difetti a carico dello scheletro, del
cuore, degli occhi: è determinata da una mutazione del gene della fibrillina, proteina espressa in
tanti distretti diversi (quindi se la fibrillina non funziona non funziona né nel cuore, né negli occhi,
né nello scheletro). Questa patologia è pleiotropica ad espressività variabile perché gli individui
possono presentare forme più o meno gravi della patologia. Il malato ha delle mani molto lunghe
(Aracnodattilia), ma questo è il problema minore perché i sintomi gravi sono la dissecazione
dell'aorta, il prolasso della valvola mitralica, problemi cardiaci, articolazioni molto lasse, deformità
della gabbia toracica, dislocazione (rottura) del cristallino. E' una patologia pleiotropica perché la
mutazione ad un singolo gene porta a tanti aspetti fenotipici alterati.

RETINOBLASTOMA
Nel caso del retinoblastoma il soggetto, se subisce una prima mutazione a uno dei due alleli in
una cellula, sarà sempre più predisposto ad accumulare mutazioni che porteranno il tumore a
progredire di stadio. Il periodo che trascorre prima che avvenga la prima mutazione è sempre il più
lungo, a seguire la seconda che richiede un tempo più breve del primo ma comunque molto lungo,
poi dalla
terza mutazione in poi i tempo sono sempre più ridotti (i passaggi dal terzo al quarto e dal quarto
al quinto sono sempre più brevi).
Un malato se ha ereditato la mutazione e sviluppa il tumore (quindi è una mutazione a livello
familiare), a parte nelle zona dove si è sviluppato il tumore, in tutte le altre cellule la mutazione
sarà in eterozigosi. Quindi prendendo ad esempio il caso del retinoblastoma l'individuo eredita la
prima mutazione del gene RB: tutte le cellule dell'organismo avranno questa mutazione ma sarà
solo la retina a svilupparla mentre tutte le altre cellule (compresi i gameti) presenteranno la
mutazione in eterozigosi. Per avere un riscontro si va ad analizzare la mutazione nel tumore che
sicuramente sarà in omozigosi e si va ad analizzare poi la mutazione del sangue periferico e nel
linfociti: si va a vedere se è presente anche lì la mutazione in eterozigosi.
Un individuo che ha la malattia e ha ereditato la predisposizione da un suo genitore avrà il 50% di
gameti normali e di gameti predisponenti: di conseguenza i figli possono essere sia predisposti
che non. Se non ci sono altre mutazioni l'individuo rimano soltanto predisposto.
Il retinoblastoma è una forma tumorale che può essere sporadica o ereditaria. La forma ereditaria
può essere dovuta a mutazioni di geni:
- oncosoppressori, trasmesse come caratteri dominanti a penetranza incompleta;
- per il riparo del DNA, trasmesse come caratteri recessivi.
La mutazione responsabile del retinoblastoma è quella del gene RB, chiamato così proprio perché
legato alla comparsa di questo tipo di tumore. La proteina RB è molto importante nel passaggio
dalla fase G1 alla fase S: si tratta di un oncosoppressore che impedisce la progressione nel ciclo
cellulare se sono presenti delle aberrazioni. 

Il gene è formato da 27 esoni e nei malati sono state trovate delle mutazioni in tantissime parti di
esso. 

Nella massa tumorale la mutazione è in omozigosi; nelle forme sporadiche la si trova solo li
mentre in quelle ereditarie in cui un individuo ha ereditato la prima mutazione oltre alla suddetta

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omozigosi si riscontra anche l’eterozigosi negli altri tessuti. 

Sono state trovate grosse delezioni nel gene RB

(20% dei casi) ma anche tutti gli altri tipi possibili di mutazioni come ad esempio piccole delezioni
e sostituzioni di basi sia negli esoni che nella parte regolativa del promotore. 

Il retinoblastoma può essere dovuto a una mutazione “de novo” nel gamete o direttamente nella
retina. Il riscontro di un solo caso nella famiglia non permette di fare previsioni, occorre andare ad
analizzare quell’individuo. Facendo l’analisi dei cromosomi della massa tumorale sicuramente si
trova la mutazione del gene RB perché la manifestazione di questa malattia necessita della
mutazione di entrambi gli alleli. Si va poi a verificare se il paziente ha nel sangue periferico e nelle
altre cellule la mutazione in eterozigosi. Va tenuto presente che le due mutazioni potrebbero
anche essere diverse tra loro. Si può così capire se lui aveva già una mutazione. La cosa rafforza
l'ipotesi che si sia in presenza di una forma ereditaria. Per quanto riguarda il retinoblastoma, nel
40% dei casi si ha la forma ereditaria e nel 60% quella sporadica.
Trasfettazione delle cellule, terapia genica per la SCID, terapia genica per la fibrosi cistica
La patologia è a trasmissione dominante ma al livello cellulare si considera recessiva. Questa
apparente incongruenza si spiega col fatto che al livello cellulare perché la malattia insorga
occorre la perdita dell’eterozigosi cioè che entrambi gli alleli siano mutati.
La malattia tumorale sporadica è parzialmente multifattoriale perché l'individuo non nasce con la
predisposizione ma è l'ambiente il responsabile delle mutazioni.
Si nota però che anche nelle forme ereditarie non tutti i portatori di mutazione sviluppano la
malattia: ci devono quindi essere delle cause scatenanti. Inoltre gli individui rispondono in modo
diverso anche all’ambiente: non tutti i fumatori sviluppano un tumore ma chi ha il tumore del
polmone è sicuramente un fumatore (attivo o passivo). Perciò ci dev'essere qualcosa di genetico
che protegge o no da questo tipo di insulto. Per esempio i sistemi di detossificazione: se un
individuo ne ha uno molto efficiente è normale che l’effetto di un mutageno su di lui sarà minore
rispetto a quello su un altro. Da ciò si deduce che anche nella risposta all’ambiente la genetica è
importante, ci sono degli individui che si proteggono meglio e quelli che invece lo fanno in maniera
meno efficiente.

MUTAZIONI GENICHE E PATOLOGIE DOMINANTI O RECESSIVE


- PERDITA DI FUNZIONE: o errato o parziale funzionamento della proteina. Causa patologie
recessive. Quindi in questo caso ci sarà la perdita della funzione o parziale o totale.
- ACQUISIZIONE DI FUNZIONE: causa patologie generalmente dominanti. Nel caso del nanismo
acondroplastico la mutazione determina che il prodotto di quell’allele mutato è sempre attivo.
Anche se l’altro allele è normale ed è capace di passare dallo stato attivo a quello inattivo
siccome c’è metà del prodotto genico sempre attivo la patologia dominante si presenta. Un altro
caso di patologia dominante è quello dell’ipercolesterolemia familiare dove la mutazione di un
allele che porta a non produrre un recettore mentre l’altro allele lo produce determina la
patologia per aploinsufficienza cioè metà del prodotto non è sufficiente. La patologia dominante
è quindi determinata se la mutazioni mi dà l’acquisizione di una funzione o se la mutazione
determina la produzione di metà della normale quantità di prodotto che non è sufficiente per
svolgere la funzione. Può anche avvenire che in seguito a mutazione la proteina prodotta ha un
effetto tossico. La malattia è dominante perché mentre un allele produce una proteina normale,
l’altro produce una proteina che ha un effetto tossico per la cellula e questo effetto si accumula
determinando la patologia.
- PERDITA DI REGOLAZIONE: la mutazione a un promotore o ai siti di splicing generalmente
comporta una patologia recessiva come la perdita di funzione. Non in tutti casi perché ci sono
mutazioni come quelle che determinano l’ipercolesterolemia. La mutazione al promotore del
gene mi dà questa patologia che è dominante.

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REGOLAZIONE FERRO
Il ferro libero è tossico per le cellule (possono creare radicali superossido) quindi all'interno della
cellula è sempre legato alla ferritina che serve ad immagazzinare e legare il ferro. Le cellule
necessitano di ioni ferro per alcuni enzimi particolari che possono compiere il loro lavoro solo in
presenza di questi. La proteina ferritina ha come carrier la proteina transferrina che solitamente si
trova situata sulle membrane cellulari. I recettori delle due proteine vengono prodotti in base alle
necessità della cellula ovvero contingentati alla presenza di ioni ferro. I geni per i recettori della
ferritina hanno la zona regolativa all’UTR 5’ mentre quelli per i recettori della transferrina all’UTR
3’.
L’aconitasi è una proteina sensibile alla quantità di ferro cellulare.
In assenza di ferro libero nella cellula la proteina aconitasi si lega alle strutture a forcina che si
formano agli UTR 3’ e agli UTR 5’ per la formazione di legami intramolecolari tra le varie zone di
complementarità.
L’aconitasi si lega al sito regolativo in 5’ dell’mRNA per il recettore della ferritina, impedendo la
traduzione della proteina. Mentre legandosi al sito in 3’ dell’mRNA per il recettore della transferrina
l’mRNA risulta essere stabilizzato e ciò causa la traduzione del recettore della transferrina.
In presenza di ferro libero nella cellula non si formano i legami intramolecolari fra le zone di
complementarità e la proteina regolatrice non si lega alle strutture presenti sui siti regolativi.
Avviene la traduzione per l'mRNA della ferritina mentre l'mRNA della transferrina viene degradato
non avendo più la protezione dell'aconitasi in 3'.

BANDEGGIO DEI CROMOSOMI


I cromosomi sono formati da DNA e da istoni: il colorante che viene usato una volta fatto il
preparato sui vetrini colora in modo omogeneo DNA e proteine.
Se invece si utilizza una sostanza che colora solo il DNA, i cromosomi appaiono a bande, bande
caratteristiche: questa colorazione viene fatta per capire quale alterazione il cromosoma presenti.
Esistono diversi tipi di bande e quando si fa l’analisi cromosomica si procede così:
1. si fa la colorazione in modo omogeneo;
2. si fa poi una conta dei cromosomi;
3. si montano i cromosomi secondo lo schema di Denver partendo dal cromosoma più
grande.
Tanti anni fa si facevano le fotografie al microscopio dei cromosomi per poi ritagliare a mano con
le forbici i singoli cromosomi e ordinarli secondo lo schema di Denver. Oggigiorno con l’analisi
d’immagine c’è un programma che fa tutto: l’operatore sceglie la piastra da fotografare, acquisisce
l’immagine con una telecamera e poi il lavoro viene fatto al computer con un programma di analisi
che sistema i cromosomi automaticamente. Il sistema può anche sbagliare ma in tal caso basterà
che l'operatore intervenga con il mouse per correggere l'errore.
Fatta l'analisi con la colorazione omogenea e riscontrate delle anomalie, si passa all'analisi con
bandeggio: ogni cromosoma ha il suo bandeggio particolare quindi si riesce a discriminare l’uno
dall’altro.
Se si trattano i vetrini con la tripsina, in grado di degradare le proteine comprese quelle istoniche,
pur colorando con il colorante omogeneo si ottiene comunque un bandeggio poichè, eliminate le
proteine, anche in questo caso viene colorato solo il DNA.
Pur essendo in metafase, ossia nel momento di massima condensazione dei cromosomi, esistono
comunque delle differenze: le zone scure sono più condensate, quelle chiare meno. Il DNA meno
compatto assorbe infatti meno colorante.

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Molto più recente, risalente cioè a una ventina d'anni fa, è la tecnica della colorazione a
fluorescenza. Questa tecnica è applicabile tuttavia solo a singoli cromosomi. Ad esempio tutti i
cromosomi saranno fluorescenti ma solo due appariranno rossi.

TRISOMIA 21
La trisomia 21 è la più compatibile con la vita ma non tutti arrivano alla nascita anzi la maggior
parte dei trisomici 21 li si ritrova negli aborti. Il prof. Dallapiccola (uno dei più grandi genetisti clinici
italiani) ha fatto la tesi di laurea sui dermatoglifi nelle patologie. Studiò molti pazienti con trisomie
21, 13 (arriva a 1 o 2 anni di vita) e legate all’X. I dermatoglifi hanno forme particolari: ad ansa, a
vortice, a vortice doppio, ecc. Quelli dei gemelli MZ ad esempio sono molto simili ma hanno un
numero di creste un po’ diverso tra loro. Il professore ha notato che gli individui con alterazione di
numero di cromosomi hanno dermatoglifi di forme particolarissime. Negli individui normali sotto il
piede abbiamo una figura molto particolare, in quelli che hanno la sindrome di Down si può notare
una figura molto meno complessa. Altra caratteristica molto evidente nella sindrome di Down è la
riga unica delle quattro dita che può essere trovata anche nella popolazione normale con una
frequenza bassissima; nei Down però la riga unica delle quattro dita è sempre associata ad una
mano molto tozza. I Down oltre al ritardo mentale presentano cardiopatie, un sistema immunitario
che funziona male e ipotonicità muscolare.
Nei figli con mutazione de novo dominante è più probabile che la mutazione sia avvenuta in un
gamete maschile perché la gametogenesi maschile prevede moltissime mitosi. La gametogenesi
femminile invece non prevede tante mitosi ma con l’avanzare dell’età aumenta il rischio di fare figli
con aneuploidie. Fino ad una certa età il rischio è uguale per entrambi. Ciò è stato dimostrato con
alcuni marker cromosomici che ci dicevano che effettivamente i due cromosomi 21 venivano
entrambi dalle madre. Ciò è possibile mediante lo studio delle ripetizioni in tandem sul cromosoma
21. L’origine parentale delle aneuploidie quindi è più frequentemente materna. Per la monosomia
45,X però, l’errore è più di frequente di origine paterna. Il ritardo anafasico determina la
monosomia X ed è più frequente nella gametogenesi maschile. La donna di solito fa l’errore nella
prima divisione meiotica perché è la fase che rimane più ferma rispetto alle altre. Nella sindrome di
Down non tutti arrivano alla nascita. L’aborto spontaneo può avvenire anche oltre la 4° settimana
di gravidanza (nelle altre gli aborti sono molto più precoci perché sono malattie più sbilanciate).
Più precoce è l’aborto più si può pensare che l’alterazione si trovasse in cromosomi grandi.
Le altre due sindromi che arrivano alla nascita sono la sindrome di Patau e quella di Edwards.
Sono malattie molto gravi e solo il 5% dei concepiti arrivano alla nascita. La sindrome di Patau è la
trisomia del cromosoma 13, quella di Edwards è la trisomia del cromosoma 18.

SINDROME DI TURNER
La sindrome di Turner è l’unica monosomia compatibile con la vita perché normalmente delle due
X solo una è attiva. L’individuo presenta molte alterazioni e il problema più grande riguarda il fatto
che è sterile. L’ovaio infatti è composto da solo tessuto connettivo, non ha oociti, i caratteri
sessuali sono poco sviluppati, gli individui sono molto bassi, presentano lassità della pelle del collo
(pterigium colli) e cardiopatie. Il fenotipo Turner non è sempre dovuto a monosomie ma anche ad
alterazioni del secondo cromosoma X. Nel 50% dei casi è dovuto a monosomia X (nei 2/3 di
questa al ritardo anafasico nel maschio), nel 25% a mosaico (avviene dopo la fecondazione come
non disgiunzione mitotica), 25% ad alterazioni del cromosoma X che possono essere:
isocromosoma (il cromosoma normale è formato da braccia corte e braccia lunghe,
l’isocromosoma è formato o solo da braccia corte o solo lunghe: ciò è possibile perché quando i
cromatidi fratelli vengono portati uno da una parte e uno dall’altra avviene una rottura
longitudinale) oppure cromosoma con grosse rotture o cromosoma ad anello (cromosoma X che
subisce due rotture alle estremità, perde le parti estreme e le estremità si legano insieme).

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SINDROME DI KLINEFELTER
La trisomia dei cromosomi sessuali non crea grossissimi problemi all’individuo a parte la sterilità:
questa patologia si chiama sindrome di Klinefelter. Il maschio presenta un cariotipo a 47
cromosomi ed ha un cromosoma sessuale in più. Essendoci l’Y il fenotipo è maschile però ha
delle caratteristiche particolari: un po’ di ginecomastia, distribuzione del grasso di tipo femminile, è
molto alto con arti più lunghi del tronco ma in generale non si notano differenze. Di solito scoprono
di avere questo tipo di situazione quando sposati non riescono ad avere figli perché il malato è
azospermico: non produce spermatozoi. Ci sono diversi motivi per cui un individuo è azospermico
ma nel 10% dei casi lo si è a causa della sindrome di Klinefelter.
Ci sono casi anche in cui i cromosomi sessuali sono più numerosi: XXX (non è una patologia, la
donna è fertile e non ha problemi, ha due corpi di Barr; ha il 50% di probabilità di fare figli che
presentano la sindrome di Klinefelter o la situazione di triplo X), XXXX (la donna diventa sterile ma
fenotipicamente non ha problemi), i Superklinefelter (XXXY, XXXXY hanno problemi psicosomatici:
ritardo mentale, ritardo motorio, problemi cardiaci, ecc).

NEOMENDELISMO
Ci sono delle eccezioni al mendelismo: il neomendelismo, e cioè ciò che si è scoperto dopo
Mendel.
- Le nuove mutazioni: si ha una mutazione a livello germinale che si trasmetterà poi con
modalità diverse (è naturale che se la trasmissione è recessiva la patologia potrebbe anche non
derivare da una nuova mutazione ma dal fatto che l'allele mutato non si era manifestato prima).
Un caso di nuova mutazione è il Nanismo acondroplastico. Il nanismo può essere di due tipi: il
nanismo ipofisario, dovuto ad un malfunzionamento dell'ipofisi, che dà individui molto piccoli ma
proporzionati; il nanismo acondroplastico dà coloro che noi definiamo “nani da circo”. Si è visto
che la maggior parte (85%) di questi individui nasce da una nuova mutazione; solo il 15% nasce
da due genitori con la patologia non perché il nano sia sterile ma perché psicologicamente non
si sente di procreare essendo la sua una patologia dominante con un rischio di trasmissione del
50%. Voi sapete che esiste la diagnosi pre-natale e cioè è possibile sapere se l'individuo che
nascerà sarà o meno affetto. Una volta che la diagnosi è stata fatta e la malattia è stata
accertata però che cosa si fa?! Nella maggior parte dei casi questi nani nascono da coppie di
una certa età: in realtà il rischio di avere un figlio con una patologia dominante aumenta con
l'età paterna, infatti i maschi con età elevata hanno un rischio superiore alle femmine della
stessa età di fare figli con malattie dominanti dovute ad una nuova mutazione. Infatti il maschio,
per assicurare tutta la grande quantità di spermatozoi che produce, ha i precursori degli
spermatozoi in continua divisione mitotica ed è proprio durante le mitosi che si instaurano la
maggior parte delle mutazioni. Quindi con l'aumentare dell'età e delle divisioni per portare alla
formazione di gameti, la probabilità di avere una mutazione è più alta. La femmina invece finisce
le mitosi nel periodo embrionale: quando una femmina nasce ha già nelle ovaie tutti i precursori,
ciascuno pronto a dare un gamete e non fa più altre mitosi. A questo punto però iniziano le
meiosi, che si fermano nella profase della prima divisione meiotica. Aumentando l'età ci sarà la
possibilità di fare un errore completando la prima divisione meiotica (l'errore più probabile è
l'aumento di cromosomi con conseguente sindrome di Down). Quindi con l'età nelle femmine
aumenta il rischio di un'alterazione nel numero di cromosomi, mentre nei maschi aumenta il
rischio di avere figli con malattie dominanti (questo proprio per la diversa gametogenesi che
hanno maschi e femmine).
- Il mosaicismo germinale: è il fatto che le cellule germinali presentano alcune una situazione e
altre un'altra situazione. Ci può essere anche mosaicismo in una mutazione di un gene. Se per
esempio in una femmina c'è mosaicismo germinale, cioè le cellule dei gameti possono essere o
normali o mutate, questo potrebbe dare il ripetersi della malattia nei figli. E' naturale che il
mosaicismo potrebbe essere che tutte le cellule siano mutate e quindi i figli potranno essere
solamente malati; oppure potrebbero essere un po' mutati e un po' no, con una probabilità
minore di avere figli malati; se invece non ci fosse mosaicismo è come se fosse portatore solo a
livello germinale (il portatore che di solito si intende è quello che la mutazione ce l'ha
dappertutto). Può succedere che un maschio abbia un'intera linea gametica che presenti la
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mutazione: per esempio ammettiamo che il primo precursore degli spermatozoi sia normale,
dividendosi in due dà cellule normali, poi uno di questi si divide dando una cellula alterata e una
normale, l'altro si divide e dà cellule normali, però sarà sempre presente un numero di
spermatozoi con la mutazione. 

L'Osteogenesi imperfetta è una patologia dovuta alla mutazione delle cellule del collagene e
siccome il collagene è la proteina più diffusa nel nostro organismo e si trova in diverse parti del
corpo, la patologia interessa vari distretti.
- La penetranza ridotta: la penetranza è la probabilità che il genotipo si esprima nel fenotipo.
Penetranza del 100% vuol dire che se c'è la mutazione questa si manifesta. E' naturale che
dobbiamo considerare il tipo di eredità del carattere perché se siamo di fronte ad un carattere
dominante, la penetranza del 100% noi l'abbiamo in tutti gli individui che hanno anche una sola
mutazione. Se invece il carattere è recessivo con due alleli mutati, la penetranza completa è
quando tutti quegli individui che hanno entrambe quelle mutazioni manifestano la patologia. La
penetranza incompleta la troviamo più nelle patologie dominanti che in quelle recessive. Questa
avviene quando in certi individui che hanno la mutazione nel genotipo (o in omozigosi, o in
eterozigosi) questa mutazione non si manifesta nel fenotipo. Quindi è un valore percentuale. Ad
esempio il nanismo acondroplastico ha penetranza del 100%: tutti quelli che hanno una
mutazione la manifestano; questo è anche il caso del gruppo sanguigno: chi ha un certo allele
con un certo gruppo sanguigno o A, o B, o 0, sicuramente lo manifesta. Facciamo un esempio:
un individuo ha una malattia dominante a penetranza completa: che probabilità ha di
trasmettere l'allele mutato? Il 50%. E che probabilità avrà di avere un figlio che manifesterà
quella patologia? Il 50%. Un individuo che ha una patologia dominante a penetranza
incompleta, che probabilità avrà di trasmettere l'allele mutato? Sempre il 50%. E che probabilità
avrà di avere un figlio che manifesterà la patologia? Una probabilità ridotta dalla penetranza
incompleta (meno del 50%). Quindi se noi avessimo una penetranza dell'80%, dovremmo
moltiplicare quel 50% per 0.8, ottenendo una probabilità del 40%. Nell'albero genealogico la
penetranza incompleta la vediamo come salto di generazione. 

Questo non avviene solo per le patologie, ma ci sono anche caratteri dominanti che presentano
queste caratteristiche, per esempio la capacità di arrotolare la lingua. Chi non ne è capace
significa che è omozigote recessivo, mentre chi ha questa capacità può essere sia omozigote
dominante che eterozigote (può accadere anche che chi non lo sa fare sia figlio di due individui
che lo sanno fare). Un altro carattere dominante è la fossetta del mento. E' possibile che gli
alberi genealogici relativi a questi caratteri presentino dei salti di generazione (non è però la
situazione più frequente). Per sapere la penetranza della malattia si contano tutti quelli che
hanno il carattere fratto tutti quelli che dovrebbero avere la mutazione.
• Penetranza = numero delle persone che presentano un certo carattere / numero delle
persone che hanno la mutazione
- L'espressività variabile: il gene è penetrato, la mutazione si manifesta ma non tutti gli individui
lo presentano con la stessa gravità, lo esprimono con diversi gradi. Possiamo portare l'esempio
della Fibrosi cistica (problemi respiratori). I portatori sono 1:25 però ognuno è portatore della
sua mutazione (anche se poi nella nostra popolazione ci sono certe mutazioni più frequenti). Un
esempio più visibile è quello della Brachidattilia, che consiste nell'avere le dita più corte del
normale, un carattere dominante che può essere espresso con modalità variabili
(l'accorciamento può essere più o meno evidente). Un'altra patologia evidente è la Polidattilia
(caratterizzata da dita in sovrannumero), patologia dominante a penetranza incompleta (non tutti
quelli che hanno la mutazione la manifestano) e a espressività variabile (possono essere o delle
mani o dei piedi, o appena abbozzate o dita propriamente formate, o 1 o 2 dita in più).
- La pleiotropia: avviene se un gene si manifesta in una varietà di effetti fenotipici. Dà anomalie
morfologiche, biochimiche, fisiologiche o cliniche multiple. Un esempio è la Sindrome di Marfan,
patologia dominante che determina difetti a carico dello scheletro, del cuore, degli occhi: è
determinata da una mutazione del gene della fibrillina, proteina espressa in tanti distretti diversi
(quindi se la fibrillina non funziona non funziona né nel cuore, né negli occhi, né nello scheletro).
Questa patologia è pleiotropica ad espressività variabile perché gli individui possono presentare
forme più o meno gravi della patologia. Il malato ha delle mani molto lunghe (Aracnodattilia), ma
questo è il problema minore perché i sintomi gravi sono la dissecazione dell'aorta, il prolasso

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della valvola mitralica, problemi cardiaci, articolazioni molto lasse, deformità della gabbia
toracica, dislocazione (rottura) del cristallino. E' una patologia pleiotropica perché la mutazione
ad un singolo gene porta a tanti aspetti fenotipici alterati. Anche l'osteogenesi imperfetta è
pleiotropica: sordità, dentinogenesi difettosa (problemi di denti), sclere blu (dovute al fatto che la
mancanza di quella determinata proteina non provoca problemi di vista, bensì un particolare
colore blu del bianco dell'occhio e altri problemi). Questa patologia è dovuta ad un difetto del
collagene, che si trova in moltissimi distretti. Questo succede perché alcuni geni sono necessari
ovunque (come per esempio quello per la formazione di ATP); ci sono invece dei geni tessuto-
specifici (geni che esprimono proteine necessarie solo ad un certo distretto). Il gene per
l'emoglobina ce l'abbiamo dappertutto ma è espresso solo nei globuli rossi. Nel caso di malattie
dovute a difetti dell'emoglobina in realtà apparentemente abbiamo un effetto pleiotropico: ad
esempio nel caso dell'anemia falciforme, che dipende da un certo tipo di emoglobina. Nel caso
dell'emoglobina S (quella dell'anemia falciforme) i globuli rossi, soprattutto in assenza di
ossigeno, diventano rigidi e vanno ad ostruire tutti i capillari di tutti i distretti periferici,
provocando danni al fegato, danni ai polmoni, danni al cervello, danni dappertutto, che non sono
però il frutto di una pleiotropia ma sono dovuti proprio al comportamento dei globuli rossi.
- L'eterogeneità di locus: la stessa patologia è determinata da mutazioni a geni diversi. Voi
sapete che la produzione di tutto ciò che abbiamo nel nostro organismo dipende dall'azione di
più proteine e quindi dall'efficienza di più geni. Per esempio: mettiamo caso che per avere una
funzione è necessario concludere una determinata catena di eventi (è necessario per esempio
arrivare al prodotto E passando dal prodotto A, al prodotto B, al prodotto C, al prodotto D, al
prodotto E). Questa catena è possibile grazie alla presenza di determinate proteine. Ma il blocco
della catena di eventi può avvenire in punti diversi: per esempio possiamo avere la mutazione al
gene D, che non permette l'azione dell'enzima D sul substrato prodotto da C e il passaggio alla
situazione E; il blocco potrebbe anche essere alla fase precedente: il gene D funzionante
produce il suo enzima D, ma siccome non ha il substrato prodotto da C su cui agire, non crea il
prodotto.
• Un esempio riguarda la Sordità congenita recessiva (vedi albero genealogico). Facciamo
l'esempio che i genitori portatori fanno figli sani e figli malati; un figlio malato si incrocia con la
figlia di due genitori sordi, generando tutti figli sordi. Da un altra famiglia di genitori portatori
nascono figli sani e figli sordi; una figlia sorda si incrocia con il figlio dell'altra famiglia di sordi
e nascono tutti i figli sani. Com'è possibile? Per poter sentire naturalmente ci sono tante
proteine necessarie. Se viene alterata una delle proteine necessarie a sentire, come effetto si
avrà sordità. Per semplificare ammettiamo che sono necessarie solo due proteine per sentire:
la proteina prodotta dal gene A e quella prodotta dal gene B. Gli individui delle prime due
famiglie sono sordi i primi perché manca loro la proteina del gene A e i secondi perché manca
loro la proteina del gene B (il risultato finale, la sordità, è però lo stesso). Incrociandosi tra di
loro avremo questa situazione:
• Famiglia 1: aaBB Famiglia 2: AAbb Figli: aABb
Quindi tutti i figli saranno portatori di entrambe le mutazioni, ma nessuno di loro
manifesterà la sordità. [La sindrome è una malattia in cui noi abbiamo tanti sintomi diversi,
la malattia invece dà un singolo sintomo.] In realtà la sordità può essere sia dominante che
recessiva: l'80% sono recessive, il 20% sono dominanti (le altre lasciamole stare perché
rappresentano solo una piccolissima percentuale); vi sono 50 locus (dire gene o dire locus
è la stessa cosa: i locus sono le posizioni del gene sui cromosomi) la cui alterazione può
dare una sordità recessiva. La sordità recessiva viene chiamata DFNB, mentre quella
dominante DFNA, mentre quelle X-linked DFN; poi c'è la DFNB1, la DFNB2, tutte
numerate e dovute a mutazione di geni diversi. Vi sono anche dei kit per l'analisi delle
mutazioni per la sordità. Il gene che si va a studiare in questo caso è quello più
frequentemente mutato in quella determinata popolazione (nella nostra popolazione
mediterranea la malattia della sordità recessiva è dovuta alla mutazione del gene DFNB1,
che mappa sul cromosoma 13. Il gene è quello della connessina, che è una proteina, e la
mutazione avviene perché c'è una perdita di una base azotata, la guanina).
- L'eterogeneità allelica: mutazioni allo stesso gene ma in punti diversi determinano
l'espressività variabile (forme patologiche più o meno gravi).
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• L'ipercolesterolemia familiare è un esempio di eterogeneità allelica. Come avviene l'entrata
del colesterolo all'interno delle cellule? La membrana cellulare è una membrana
semipermeabile che lascia passare delle sostanze o spontaneamente (nel caso delle
molecole semplici quali ossigeno, anidride carbonica, molecole non cariche) o abbastanza
facilmente (ma devono essere aiutate da proteine di membrana senza consumo di energia);
poi c'è la pompa sodio-potassio, nella quale occorre l'aiuto di energia. Le molecole possono
però entrare anche per endocitosi, cioè attraverso il meccanismo per cui la superficie della
membrana cellulare si invagina portando dentro la sostanza grazie alla formazione di una
vescicola. Sulla membrana ci sono dei recettori che attaccano la molecola che viene portata
dentro. L'endocitosi è il modo in cui il colesterolo entra nelle cellule. Per entrare nelle cellule
ha dunque bisogno di recettori. Il colesterolo nel sangue viaggia attaccato alle lipoproiteine. I
recettori attaccano la parte di lipoproteina col colesterolo, la membrana si invagina porta
dentro la lipoproteina. L'ipercolesterolemia familiare è una patologia piuttosto grave di
ipercolesterolemia, in cui funzionano male o mancano i recettori per le lipoproteine. Però
anche qui abbiamo una patologia che può essere più o meno grave: la lipoproteina presenta
una parte extracellulare ed una piccola coda citoplasmatica. Se la mutazione avviene a livello
del sito di legame col colesterolo, la patologia sarà molto grave. I recettori sono tutti
accumulati in una zona della membrana, dal momento in cui devono portar dentro il
colesterolo. La responsabile di questa concentrazione di recettori è un'altra proteina, la
clatrina, responsabile del legame delle codine del recettore e dell'avvicinamento delle stesse.
Il fenomeno dell'invaginazione è permesso solo quando c'è il legame di questi recettori e c'è
la clatrina legata alle codine citoplasmatiche. Se a causa di una mutazione la clatrina non può
legarsi, si avrà una forma gravissima di ipercolesterolemia. Un altro esempio di mutazione
grave: le proteine di membrana vengono sintetizzate dai ribosomi legati al reticolo
endoplasmatico, per poi passare all'apparato di Golgi dopo aver subito alcune modifiche (la
proteina assume la sua forma tridimensionale): se c'è una mutazione che impedisce alla
proteina di acquistare la forma giusta, questa non viene indirizzata a livello della membrana,
ma la ritroviamo solamente a livello del reticolo, dove viene degradata.

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