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Elettroni nel nucleo?

Dopo l'esperimento di Rutherford era abbastanza evidente che gli elettroni non potessero trovarsi
all'interno del nucleo. Si può, però, pensare ad una dimostrazione per assurdo: si supponga, per un
momento, l'esistenza degli elettroni nel nucleo. Il suo raggio può essere stimato nell'ordine dei 5 fm.

L'impulso dell'elettrone, nell'atomo, allora sarà:

p = 2 π ℏ λ = 2 π 193 , 7 M e V f m λ c {\displaystyle p={\frac {2\pi \hbar }{\lambda }}={\frac {2\pi


193,7MeVfm}{\lambda c}}}

dove c è la velocità della luce e λ la lunghezza d'onda di de Broglie dell'elettrone.

A questo punto si fissa una lunghezza d'onda massima in 10 fm e si può così calcolare il valore minimo per
l'impulso, che alla fine risulta essere di circa 124 MeV/c. Ora, poiché la massa dell'elettrone è pari a 0,5
MeV/c2, da un semplice conto relativistico risulta evidente che l'energia totale dell'elettrone è pari a:

E2 = p2c2 + m2c4 = 125 MeV

Quindi, se ci fossero elettroni nel nucleo, la loro energia sarebbe 250 volte maggiore rispetto alla loro intera
massa: elettroni così energetici, però, non sono mai stati emessi da alcun nucleo. L'unico indiziato,
l'elettrone emesso nel decadimento beta dei nuclei, ha un intervallo di energia che va da pochi MeV ad un
massimo di 20 MeV.

Bohr e la meccanica ondulatoria: l'atomo oggi[modifica | modifica wikitesto]

Lo stesso argomento in dettaglio: Modello atomico di Bohr, Orbitale atomico ed Equazione di Schrödinger.

Nel modello di Bohr dell'atomo di idrogeno, un elettrone può percorrere solamente alcune determinate
traiettorie classiche. Queste traiettorie sono stabili e discrete, indicate con un numero intero progressivo

n = 1 , 2 , 3 , … {\displaystyle n=1,2,3,\dots }

. Ogni qual volta l'elettrone scende ad una orbita inferiore emette radiazione elettromagnetica, sotto forma
di un fotone, di energia corrispondente all'energia persa in accordo con le evidenze sperimentali dello
spettro dell'atomo di idrogeno)

Nel 1913 Niels Bohr propose una modifica concettuale al modello di Rutherford. Pur accettandone l'idea di
modello planetario, postulò che gli elettroni avessero a disposizione orbite fisse, dette anche "orbite
quantizzate", queste orbite possedevano un'energia quantizzata (ossia un'energia già prestabilita
identificata da un numero detto numero quantico principale N) nelle quali gli elettroni non emettevano né
assorbivano energia (questa infatti rimaneva costante): in particolare, un elettrone emetteva o assorbiva
energia sotto forma di onde elettromagnetiche solo se effettuava una transizione da un'orbita all'altra, e
quindi passava ad uno stato a energia minore o maggiore.

Questa idea, non compatibile con le leggi della fisica classica di Newton, si fondava sulle idee dell'allora
nascente meccanica quantistica. Il modello di Bohr spiegava molto bene l'atomo di idrogeno, ma non quelli
più complessi. Sommerfeld propose allora una correzione al modello di Bohr, secondo cui si aveva una
buona corrispondenza fra la teoria e le osservazioni degli spettri della radiazione emessa o assorbita degli
atomi.

Ciò nonostante, il modello di Bohr-Sommerfeld si basava ancora su postulati e soprattutto funzionava bene
solo per l'idrogeno: tutto ciò, alla luce anche del principio di indeterminazione introdotto da Werner Karl
Heisenberg nel 1927, convinse la comunità scientifica che fosse impossibile descrivere esattamente il moto
degli elettroni attorno al nucleo, motivo per cui ai modelli deterministici fino ad allora proposti si preferì
ricercare un modello probabilistico, che descrivesse con buona approssimazione qualsiasi atomo. Ciò fu
reso possibile grazie ai successivi risultati della meccanica ondulatoria.

Nel 1932 fu scoperto il neutrone, per cui si pervenne presto ad un modello dell'atomo pressoché completo,
in cui al centro vi è il nucleo, composto di protoni (elettricamente positivi) e neutroni (elettricamente
neutri) ed attorno ruotano gli elettroni (elettricamente negativi).

Fu abbandonato il concetto di orbita e fu introdotto il concetto di orbitale. Secondo la meccanica


quantistica non ha più senso infatti parlare di traiettoria di una particella: da ciò discende che non si può
neanche definire con certezza dove un elettrone si trova in un dato momento. Ciò che è possibile conoscere
è la probabilità di trovare l'elettrone in un certo punto dello spazio in un dato istante di tempo. Un orbitale
quindi non è una traiettoria su cui un elettrone (secondo le idee della fisica classica) può muoversi, bensì
una porzione di spazio intorno al nucleo definita da una superficie di equiprobabilità, ossia entro la quale
c'è il 95% della probabilità che un elettrone vi si trovi.

In termini più rigorosi, un orbitale è definito da una particolare funzione d'onda, soluzione dell'equazione di
Schrödinger, caratterizzata da tre numeri quantici associati rispettivamente all'energia, alla forma e
all'orientamento nello spazio dell'orbitale.

Lo studio del nucleo atomico e dei suoi componenti è legato allo sviluppo della fisica delle particelle; è stato
possibile determinare in modo più completo la struttura del nucleo, ad esempio tramite esperimenti con
acceleratori di particelle. Secondo il Modello Standard delle particelle, i protoni e i neutroni sono a loro
volta formati da quark. La composizione del nucleo e l'interazione di protoni e neutroni all'interno di esso
sono descritti da diversi modelli nucleari.

Componenti[modifica | modifica wikitesto]

L'atomo è composto principalmente da tre tipologie di particelle subatomiche (cioè di dimensioni minori
dell'atomo): i protoni, i neutroni e gli elettroni.

In particolare:

i protoni (carichi positivamente[9]) e i neutroni (privi di carica[10]) formano il "nucleo" (carico


positivamente); protoni e neutroni sono detti quindi "nucleoni";[11] esiste anche la possibilità che un
atomo non contenga neutroni[12] (è questo il caso del prozio, che è l'isotopo più stabile dell'idrogeno);

gli elettroni (carichi negativamente[13]) sono presenti nello stesso numero dei protoni[14] e ruotano
attorno al nucleo senza seguire un'orbita precisa (l'elettrone si dice quindi "delocalizzato"), rimanendo
confinati all'interno degli orbitali (o "livelli energetici"). Se il numero di elettroni presenti nell'atomo è
differente dal numero di protoni, l'atomo perde la sua neutralità e si parla di "ione".[12]

Esistono in realtà anche atomi costituiti da particelle differenti, detti "atomi esotici". Tali atomi hanno
comunque una vita molto breve.

In proporzione, se il nucleo atomico fosse grande quanto una mela, gli elettroni gli ruoterebbero attorno ad
una distanza pari a circa un chilometro; un nucleone ha massa quasi 1800 volte superiore a quella di un
elettrone.
Avendo la stessa carica positiva, i protoni si dovrebbero respingere tra loro; ciò non avviene perché sono
tenuti insieme dalla cosiddetta forza nucleare forte.

La tabella seguente riassume alcune caratteristiche delle tre particelle subatomiche anzidette:[15]

Particella

Simbolo

Carica

Massa

Note

Elettrone

e−

−1,6 × 10−19 C

9,109 382 6 × 10−31 kg (0,51099 891 MeV/C²)

Scoperto da Thomson in base alle esperienze sui raggi catodici di William Crookes. Con l'esperimento della
goccia d'olio Millikan ne determinò la carica.

Protone

1,6 × 10−19 C

1,672 623 1 × 10−27 kg (9,3828 × 102 MeV/C²)

Scoperto da Ernest Rutherford con l'esperimento dei raggi alfa, la sua esistenza fu ipotizzata già da Eugen
Goldstein, lavorando con i raggi catodici.

Neutrone

0C

1,674 927 29 × 10−27 kg (9,39565 × 102 MeV/C²)

Scoperto da James Chadwick, la sua esistenza fu desunta a partire da contraddizioni studiate prima da
Walther Bothe, poi da Irène Joliot-Curie e Frédéric Joliot.

Rappresentazione schematica di un atomo di elio.

Attorno al nucleo, composto da due neutroni (in verde) e due protoni (in rosso), ruotano gli elettroni (in
giallo).

Si definiscono due quantità per identificare ogni atomo:

Numero di massa (A): la somma del numero di neutroni e protoni nel nucleo.[16]
Numero atomico (Z): il numero dei protoni nel nucleo,[17] che, allo stato neutro, corrisponde al numero di
elettroni esterni ad esso.[18]

Per ricavare il numero dei neutroni si sottrae al numero di massa il numero atomico.

Esiste una grandezza che ne quantifica la massa, definita massa atomica, espressa in unità di massa atomica
(o u), dove una unità di massa atomica equivale alla dodicesima parte della massa di un atomo di carbonio-
12 (12C).[19] Il numero degli elettroni che ruotano attorno al nucleo è uguale al numero dei protoni nel
nucleo: essendo le predette cariche di valore assoluto uguale, un atomo è normalmente elettricamente
neutro e pertanto la materia è normalmente elettricamente neutra. Tuttavia esistono atomi o aggregati di
atomi elettricamente carichi, chiamati ioni,[20] che possono essere generati ad esempio da una
dissociazione di entità molecolari inizialmente neutre; gli ioni possono essere quindi di carica positiva o
negativa.

Gli atomi aventi lo stesso numero atomico hanno le stesse proprietà chimiche: si è dunque convenuto a
definirli appartenenti allo stesso elemento.[21]

Due atomi possono differire anche nell'avere numero atomico uguale ma diverso numero di massa (cioè
uguale numero di protoni ma differente numero di neutroni): simili atomi sono detti isotopi[22] ed hanno
medesime proprietà chimiche. Ad esempio l'atomo di idrogeno ha più isotopi: in natura infatti esso è
presente in grande maggioranza come 1H (o Prozio, formato da un protone ed un elettrone) e in minore
quantità da 2H (o deuterio[23], che è formato da un protone, un neutrone ed un elettrone) e 3H (o trizio,
estremamente raro, formato da un protone, due neutroni ed un elettrone). Dal punto di vista chimico,
idrogeno, deuterio e trizio presentano identiche proprietà.