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CAPITOLO III “La trasformazione del mondo romano.

3.1 La crisi dell’impero romano (secoli III-V):

- A tenere insieme l’organismo generatosi dalla pax romana vi era l’unità dei gruppi dirigenti dell’impero:

un’aristocrazia culturalmente omogenea, urbana ma dotata di grandi patrimoni fondiari, fortemente

alfabetizzata, e raccolta dal senato.

CAUSE DELLA CRISI:

• Terminate le guerre di espansione l’economia cominciò a ristagnare.

• La fine delle conquiste romane determinò un rapido calo della disponibilità della manodopera

schiavistica.

• I costi del mantenimento degli apparati statali determinarono un inasprimento del prelievo fiscale.

• Superamento della spesa pubblica rispetto alle entrate.

• L’ANARCHIA MILITARE del III secolo comportò alla successione di ben ventotto imperatori tra il 235 e

il 284.

• Carestie, epidemie e saccheggi compiuti dagli stessi soldati provocarono rivolte tra i contadini.

DIOCLEZIANO [284 – 305] :

Primo imperatore dopo l’anarchia militare ad applicare delle riforme aventi riscontri postivi.

Creazione delle capitali amministrative = Nicomedia in Asia Minore e Milano in Italia. (Che va a sostituirsi a

Roma nel 286.)

Trasformazione del governo in TETRARCHIA (Governo dei quattro) nel 293.

AUGUSTI = Diocleziano (Oriente) – Massimiano (Occidente)

CESARI = Galerio (Illirico) - Costanzo Cloro (Gallia e Britannia).


297 = Le province furono rese più piccole (per un totale di 101) e riunite in 12 grandi diocesi -> Riunite in 4
prefetture.

- Una più razionale amministrazione del fisco, attraverso un più equo sistema di esazione della tassa

fondiaria fondato sul catasto. (Lista dei beni degli immobili)

- Per i coltivatori che avevano preso in locazione lotti di terreno appartenenti ai latifondi del ceto

senatorio, le tasse giunsero però a superare il costo degli affitti: per frenare la fuga dalle terre i

coloni furono costretti a risiedervi.

- Ogni provincia guidata da un governatore, ogni diocesi da un vicario ogni prefettura da un

prefetto.

COSTANTINO [307 – 337]:

28 Ottobre 312 = Battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio.

Dopo una lunga serie di conflitti che l’opposero, tra il 306 e il 324 (Sconfitta di Licinio), agli altri
pretendenti,

il figlio di Costanzo Cloro, Costantino rimase l’unico imperatore fino alla morte nel 337, portando così a suo

compimento l’evoluzione del principato in senso monarchico.

Conia inoltre il solidus aureus mediante la fusione dell’oro sequestrato ai templi pagani, usata solamente

all’ingrosso. L’inflazione e la svalutazione sono in crescita.

Egli prese atto che il baricentro politico, economico e culturale dell’impero era andato progressivamente

spostandosi verso Oriente: per questo trasformando l’antica città di Bisanzio sul Bosforo, in una <nuova

Roma>, che da lui prese il nome di Costantinopoli nel 330. (Segna la netta divaricazione tra Pars Orientis e

Pars Occidentis, causata da differenze economiche, sociale e ambientali che si accentueranno nel secolo IV
e

V).

337 = Costantino muore e lascia i tre figli Costantino, Costanzo e Costante che si divisero i territori.

337 – 350 = Due dei tre eredi muoiono e sale al potere Costanzo II che associò il trono a Giuliano l’Apostata.
359 – 363 = Dopo la morte di Costanzo, Giuliano guida da solo l’Impero. Governo politicamente positivo.

363 = Valentiniano sale al potere e designa come augusto il fratello Valente che, dal 375, governerà da solo.

Teodosio dispone la suddivisione dell’impero alla sua morte tra i due figli, affidando ad Arcadio l’Oriente e

Onorio l’Occidente.

402 = La capitale della Pars Occidentis si muove a Ravenna.

3.2 La diffusione del cristianesimo:

• Nel corso del I secolo il cristianesimo si diffonde in Siria, Asia Minore e in Grecia.

• Tra il II e III secolo, in Africa settentrionale, in Italia, nella Gallia e nella penisola iberica, restando

circoscritto prevalentemente alle città.

La religione politeista viene a fondersi con i culti influenzati dai riti solari (ex. Culto di Mitra.)

Persecuzioni nei confronti dei Cristiani:

249 = Decio. / 258 = Valeriano. / 303 = Diocleziano (La più sanguinosa.)

313 = Editto di Milano (Concessione di libertà di culto.)

Costantino adottò le misure in favore dei cristiani continuando ad agire come pontifex maximus, cioè come

capo della religione di stato romana, ed arrogandosi il diritto di intervenire nelle questioni ecclesiastiche.

325 = Concilio di Nicea. (Indetto da Costantino) Si afferma il cattolicesimo, vale a dire la dimensione

universale della Chiesa, custode della <retta fede> in contrapposizione ai gruppi settari, definiti eretici per

l’ostinata negazione della verità.

381 = Concilio di Costantinopoli. Assieme al concilio di Nicea, sancisce le caratteristiche della Chiesa: una,

santa, cattolica, apostolica. (Katholikòs = indica la <retta fede> in contrapposizione degli eretici o
scismatici).

ARIANESIMO = Dottrina cristiana elaborata da un prete egiziano, Ario, che negava la natura divina a Gesù,

sostenendo la sua inferiorità rispetto al Padre; pur condannato come eretica nel concilio di Nicea continuò
ad essere seguita da molte chiese in Oriente e da alcuni popoli barbarici, per i quali costituì a lungo un

elemento di identità.

380 = Editto di Tessalonica. (Emanato da Teodosio) Il cristianesimo diviene religione ufficiale dell’Impero.

Il cristianesimo diviene una religione prevalentemente urbana, con difficoltà penetra nell’area rurale. Fu
per

questo che i cristiani estesero a tutti coloro che rifiutavano il messaggio di salvezza il termine < pagano>,

derivante dal latino <pagus> (villaggio rurale).

Quando i popoli germanici invasero la parte occidentale dell’impero, alla confortante unità dei tempi di

Costantino e Teodosio, centrata sul modello di una <Chiesa Imperiale>, fece seguito un lungo e difficile

periodo di confrontare sul piano religioso. L’opera di conversione fu promossa soprattutto dai vescovati

cattolici che in seguito al crollo delle strutture imperiali erano rimasti la sola autorità capace di inquadrare
la

società romana e di trattare con i barbari.

Clodoveo = Primo re barbaro a battezzarsi nel 496. (Seguito da Sigismondo e Recaredo, nel 596 fu avviata

anche la conversione degli angli e dei sassoni, per ultimi si convertirono anche i Longobardi.)

V – VI secolo = Conversione della Gallia e l’Irlanda, seguita dalla Britannia.

VI e VII secolo = Il papa Gregorio Magno investì il continente con un flusso di missionari e la fondazione di

monasteri importanti.

VII e VIII secolo = L’empito missionario raggiunge le regioni più orientali (Frisia, Turingia e Sassonia) grazie

alle campagne militari dei franchi sotto il coordinamento della Chiesa di Roma.

3.3 Le invasioni barbariche:

Accanto alla diffusione del cristianesimo, l’altro grande fenomeno che trasformò il mondo romano fu

l’incontro di civiltà determinato dalle migrazioni dei popoli barbarici all’interno dell’impero tra il IV e VI

secolo.

I romani le percepivano come <invasioni> ma si trattava di <migrazioni>.


Ostrogoti = (Goti dell’est. Tra il Don e il Dniestr.) Visigoti = (Goti dell’ovest. Tra il Don e il Danubio.)

Per il probabile peggioramento delle condizioni climatiche, su di essa cominciarono a premere dalle steppe

euroasiatiche anche altre tribù seminomadi alla ricerca di nuovi spazi verso ovest. (Determinante fu la

formazione tra la fine del IV e la metà del V secolo di un impero da parte degli unni centrato sulla Pannonia,

che diede avvio a un colossale processo di spostamenti a catena, che portarono alla disgregazione

dell’ordinamento politico e imperiale.).

La popolazioni barbariche si formarono in un clima di forte contaminazione: in origine le varie tribù nona

avevano un’identità etnica o culturale precisa, ma erano gruppi eterogenei in continua ridefinizione che

vennero formandosi come popoli proprio attraverso l’esperienza delle migrazioni.

Le popolazioni germaniche confinanti ai confini del Reno e del Danubio, cominciarono a entrare nell’orbita

del sistema imperiale, costituendone una sorte di periferia.

Incursioni sempre più frequenti si susseguirono dal III secolo, ma fu lo spostamento dei visigoti alla ricerca
di uno stanziamento definitivo l’elemento che destabilizzò l’equilibrio politico dell’impero tra la fine del IV e

l’inizio del V secolo. Aggrediti dagli unni, essi erano stati accolti in Tracia nel 375, ma la loro presenza si

risolse in rapine e saccheggi fino allo scontro con l’esercito romano, che fu clamorosamente sconfitto
presso Adrianopoli nel 378 dove trovò la morte lo stesso imperatore Valente.

Da lì in poi i Visigoti si spostarono in Grecia, Macedonia, nell’Illirico nella Pianura Padana, dove nel 401

saccheggiarono Aquileia e minacciarono Milano, prima di essere respinti dall’esercito di Stilicone.

Guidati da Alarico tornarono in Italia puntando direttamente su Roma, che saccheggiarono nel 410.

Risalita la penisola ottennero di potersi stanziare nella Gallia meridionale, dove, combattendo come alleati

contro altre popolazioni, misero sotto controllo l’intera Aquitania, costituendo di fatto nel 418 il primo

regno barbarico all’interno del territorio imperiale.

Mentre in Oriente si sviluppo un sentimento xenofobo nei confronti dei popoli barbari, in Occidente,
invece,

sentimenti di chiusura si alternarono a tentativi di integrare le popolazioni barbariche che vi affluivano con
ondate migratorie sempre più intense.

FOEDERATIO = Truppe barbare sottoposte al comando dei capi tribali vennero inquadrate in veste di
alleate,

ricevendo un compenso: la soluzione si rivelò efficace, per esempio, con i franchi.

HOSPITALITAS = Prevedeva invece la concessione di un terzo delle tasse sulle terre di una determinata

regione a gruppi etnici di rilevanti dimensioni che insediandovisi, dichiaravano fedeltà all’impero e si

impegnavano a fornire un appoggio militare pur rimanendo indipendenti.

Inizio V secolo = Cedono i confini dell’Impero.

Teodosio [379 – 395] = Ultimo Imperatore a regnare da solo su tutto l’impero. (Arcadio Oriente, Onorio

Occidente 395 )

396 = Gli unni arrivano in Tracia e la devastano. I Visigoti, guidati da Alarico magister militum per l’Illirico, si

ribellano ad Arcadio; decidono dunque di dirigersi verso l’Italia dove onorio, molto giovane ma anche

incapace, poteva contare soltanto su Stilicone (La capitale era stata spostata a Ravenna).

402 – 406 = Alarico e i Visigoti, entrati in Italia dalla valle del veneto sono sconfitti da Stilicone, che adotta

con loro la politica conciliante assunta da Teodosio dopo Adrianopoli, ciò viene fatto apparire agli occhi di

Onorio come un tradimento, che ordina l’uccisione del generale nel 408.

406 = Abbandono della Britannia, favorendo l’insediamento come foederati degli angli e dei sassoni,

provenienti dalle coste continentali settentrionali, che indussero le popolazioni britanniche a ritirarsi

nell’attuale Galles (welsh = <Non germanici> ) e oltre la Manica, nella regione che da loro prese il nome di

Bretagna.

Il limes del Reno fu attraversato nell’inverno del 406 – 407 da diversi gruppi barbarici (Alani, Burgundi,
Suebi

e Vandali) che dilagarono nella Gallia fino a incontrare la resistenza dei federati franchi nel 409, questi li

spinsero a stanziarsi oltre i Pirenei nella penisola iberica, anch’essa in grave crisi demografica e non più

presidiata dall’esercito. Su incarico dell’impero, tra 415 e 418 i visgoti vi dispersero gli alani, stringendo i

vandali nell’estremo sud, che prese il nome di Vandaluisia (l’odierna Andalusia).


La morte di Stilicone appare agli occhi di Alarico come un tradimento e inizia la discesa in Italia alla volta di

Roma. 408 – 410 assedio di Roma e duro saccheggio (Dal IV secolo a.C. Roma non subiva un saccheggio.). I

visigoti si dirigono prima verso il sud Italia, dove vengono decimati da un’epidemia, dove Alarico morì. Il

successore fu il cognato Ataulfo che decise di risalire l’Italia dirigendosi ancora più a ovest fino ad ottenere
il controllo del sud della Gallia per mano di Onorio (fermando il passaggio di Vandali, Alani e Suebi).

Sotto Valentiniano III, figlio di Galla Placida e Costanzo) (425 – 455) l’Impero seppe reagire con diverse
azioni

militari in Gallia che dimostrarono la debole coerenza delle etnie barbariche. Il generale Ezio ebbe un ruolo

decisivo alla guida di un esercito innervato da contingenti barbarici: contenne le pressioni dei visigoti a sud

e dei franchi sul Reno, stanziò i burgundi nella Sapaudia; soprattutto in alleanza con i franchi e visigoti

respinse l’invasione degli unni guidati da Attila.

20 giugno 451 = BATTAGLIA DEI CAMPI CATALAUNICI

Gli unni, dopo le sconfitte, si ritirarono anche dall’Italia nel 452, probabilmente sazi dalle razzie compiute

nelle città padane.

Ezio viene fatto uccidere dall’imperatore nel 454, che subì analoga sorte l’anno dopo.

I vandali si erano spostati in Africa del nord e le isole di Sardegna, Corsica e Baleari. (Cartagine viene

conquistata nel 439 e saccheggiano Roma nel 455).

Quando le migrazioni sembrarono finalmente cessate, i rinnovati contrasti ai vertici dello stato, ove si

succedettero una serie di imperatori privi di reale potere, ne indebolirono le capacità di controllo, ormai

limitate all’Italia e a una parte della Gallia.

476 = Il generale sciro Odoacre depose il giovane Romolo Augustolo e restituì le insegne imperiali, dando

vita a un dominio personale che non fu però riconosciuto dall’imperatore d’Oriente Zenone; quest’ultimo

affidò invece l’amministrazione della prefettura dell’Italia a Teodorico, che nel 488 aveva guidato gli

ostrogoti al saccheggio di Costantinopoli. Sconfitto Odoacre nel 493, Teodorico diede vita a un regno che

avrebbe governato la penisola fino al 553.


CAPITOLO IV “L’Occidente post imperiale.”

4.1 I Regni romano – barbarici:

Lo stanziamento dei barbari entro i confini dell’Impero d’Occidente promosse la formazione di una serie di

regni nel corso del V secolo. Ciò non significò la fine dell’impero romano, perché esso continuò ad esistere

nella parte orientale.

Non a caso i regni vengono chiamati romano – barbarici proprio a sottolineare la natura mista sul piano

etnico ed istituzionale.

Al crescente abbandono delle città corrispose la sempre maggiore importanza del mondo rurale, dove le

grandi proprietà fondiarie divennero il luogo primario dell’organizzazione dell’economia sociale.

La conversione al cristianesimo dell’aristocrazia romana si accentuò anche per effetto della diffusa

sensazione d’angosciosa fine di un epoca.

Nelle campagne, i monasteri si offrirono come nuclei importanti di coesione sociale e culturale. Nelle città

abbandonate dai funzionari imperiali, i vescovi si fecero carico dell’assistenza degli abitanti, svolgendo

compiti amministrativi e giudiziari, provvedendo alla difesa e al rifornimento alimentare. Furono loro a

trattare con i barbari, contrastandoli anche militarmente, più speso patteggiando il loro insediamento.

I re barbari erano innanzitutto capi militari eletti dagli uomini armati e riuniti in assemblea. Nel corso del

tempo la loro funzione dovette tramutarsi dalla semplice abilità di comandare sugli uomini alla più

complessa capacità di governare il territorio. Nei fatti, crollata con l’impero anche ogni capacità di imporre

tasse, le risorse di cui i re potevano disporre provenivano soprattutto dal fisco regio.

Mentre i romani continuavano a vivere secondo le regole del diritto romano, i barbari conservarono le

proprie consuetudini giuridiche, che privilegiavano la personalità del diritto, ed erano prive di elementi di

diritto pubblico. Solo quando i regni cominciarono a stabilizzarsi, le popolazioni si preoccuparono di


redigere

per iscritto le consuetudini fino ad allora tramandate oralmente dagli anziani. Queste compilazioni, redatte

in lingua latina, erano il segno del processo di acculturazione che era in atto tra le popolazioni barbariche.
Le leggi barbariche subirono l’influsso del diritto romano e di quello canonico, e con l’andare del tempo

finirono con l’assumere una validità tendenzialmente territoriale, estesa a tutti i sudditi del regno.

(Ex. VISIGOTI = Lex Visgothorum 453 – 466 -> -> -> -> -> Liber Iudiciorum 654. )

Furono pochi i regni che durarono nel tempo.

VANDALI.

L’assetto più fragile fu quello dei Vandali nell’Africa del Nord.

• Erano fautori di un duro dominio militare.

• Sfruttamento economico e repressione religiosa nei confronti delle popolazioni romane. (Erano

ariani)

• Rifiutarono il sistema dell’hospitalitas e procedettero ad una spoliazione sistematica dei grandi

proprietari latini.

La conflittualità permanente del regno offrì all’imperatore Giustiniano il pretesto per intervenire nel 533.

Giustiniano sale al trono nel 527 ereditando il titolo dallo zio Giustino. Il suo programma consiste nella

riconquista dei territori occidentali e la supremazia nel mediterraneo.

533 – 534 = L’esercito di Giustiniano guidato da Belisario sconfigge i Vandali e si riappropria della provincia

romana d’Africa.

VISIGOTI.

Il regno dei Visigoti durò a lungo nel tempo fino all’avanzata degli arabi nel 711 – 716, a testimonianza della

solidità della loro esperienza di convivenza con le popolazioni romane. L’integrazione fu progressiva

muovendo dall’hospitalitas e dall’inziale distinzione di ruoli, militari per i goti e civili per i latini. Il dominio

era giunto a estendersi tra la Spagna e la Gallia, consolidarono il regno nella penisola difendendolo anche

dall’avanzata bizantina nel 553 – 554.


VI e VII secolo = Momento di spicco per la cultura del popolo visigoto.

FRANCHI.

Una piena integrazione fu invece realizzata nel regno dei franchi. Più che una popolazione etnicamente

definita essi costituivano un insieme eterogeneo di tribù sparse, tra le quali emergevano i salii stanziati

all’interno del confine sin dal IV secolo sul basso Reno e i ripuarii insediati tra Treviri e Colonia.

Fu Colodoveo [481 – 511], preteso discendente del leggendario Meroveo (da qui il nome “Merovingi”), a

superare il frazionamento tribale e ad affermare la sua autorità sugli altri capi militari, ponendo le basi per

la costruzione del regno ed estendendolo a nuovi territori.

Clodoveo comprese l’importanza di stabilire dei rapporti stretti con l’episcopato cattolico: nel 496 si fece

battezzare dal vescovo come protettore delle chiese. La conversione diretta dal politeismo al cristianesimo

niceno senza passare per l’arianesimo agevolò il rapporto con il clero e la popolazione di fede nicena, che

riconobbe l’autorità del re, legittimandone l’azione politica.

Nella grande potenza territoriale venivano formandosi due regioni:

1. AUSTRASIA = <La terra dell’est> che restò la zona più germanizzata.

2. NEUSTRIA = <La nuova terra dell’ovest> dove più profonda fu la compenetrazione tra le due civiltà.

Dalle famiglie aristocratiche locali erano reclutati anche gli ufficiali pubblici: i conti ( comites), che perlopiù

risiedevano nelle città con compiti giudiziari e militari, e i duchi, a capo di più ampie circoscrizioni

territoriali.

Approfittando della debolezza dei re nel corso del VII secolo l’amministrazione dei vari regni fu sempre più

controllata dai maestri di palazzo, i massimi funzionari di corte, che usarono il patrimonio regio per crearsi

delle clientele militari attraverso la distribuzioni di terre. Una grande famiglia dell’aristocrazia austrasiana,

quella dei Pipinidi, riuscì a rendere ereditaria tale carica e, con Pipino II di Herstal, a riunire nelle sue mani

nel 687 i ruoli di maggiordomo dei regni di Austrasia Neustria e Burgundia. Il figluio Carlo Martello (cioè

piccolo Marte) avviò una forte espansione contro alamanni, bavari, turingi e sassoni, e nel 732 condusse
l’esercito franco nella vittoria di Poitiers contro una spedizione islamica.

OSTROGOTI.

Re Teodorico, un barbaro vissuto a Bisanzio presso la corte imperiale e a contatto con la civiltà greco –

latina, attuò inizialmente una politica di convivenza, con un governo rispettoso delle istituzioni romane e
dei

cristiani di nicena. La soluzione fu quella di tenere separate le popolazioni, ciascuna con proprie leggi,
lingua

e religione.

L’amministrazione civile fu appannaggio della popolazione latina, mentre il comando militare delle

guarnigioni fu assunto dai goti. ( Ostrogoti = Custodia Civiltatis ; Romani = Templum Civiltatis). Ravenna è

confermata capitale.

Teodorico ha molte peculiarità rispetto agli altri sovrani suoi contemporanei:

1. Conosceva il greco il latino ed il diritto.

2. Inviato in Italia da Zenone come suo rappresentante, quindi con un incarico ufficiale diretto

dall’imperatore.

3. È console, patrizio e magister militum quindi è insignito di una serie di titoli che gli danno una

posizione più familiare per i Romani.

4. Mantiene completamente inalterate e integre le strutture romane.

5. Il suo più stretto collaboratore e cancelliere è il senatore Aurelio Cassiodoro.

Sia con Zenone che con il successore Anastasio le relazioni diplomatiche sono ottime, grazie anche alla

tolleranza che i due imperatori avevano dimostrato verso le fazioni eretiche del cristianesimo.

618 = Dopo la morte di Anastasio sale al trono Giustino I; cattolico, deciso a ristabilire la dottrina di Nicea e

a non tollerare ulteriormente la pratica di confessioni già condannate nei concili del V secolo.

• Il primo errore di Teodorico è la scelta del personaggio da inviare presso Giustino I per trarre la

salvezza degli ariani


• Il secondo errore è la sua reazione al parziale svolgimento della missione.

• Il suo terzo errore è di rispondere con violenza al disagio e al dissenso manifestato dal ceto

senatorio per le sue azioni precedenti.

526 = Quando muore Teodorico i rapporti tra Ostrogoti e Romani sono definitivamente compromessi. Uno

dei pochi a rimanergli leale è Cassiodoro. Morendo senza eredi maschi, nomina suo successore il nipote,

Atalarico, figlio di Amalasunta e di Eutarico. La minore età di Atalarico fa di Amalasunta la reggente. Il

comportamento di questa però scontenta sia gli Ostrogoti che i Romani e il dissenso si polarizza intorno ai

due maggiori centri di potere. A Ravenna prevale l’atteggiamento antiromano, a Roma prevale

l’atteggiamento antiostrogoto e antiariano.

LA POLITICA DI AMALASUNTA.

1. Intesa con l’impero.

2. Mantenimento delle prerogative per i senatori e rispetto per le loro proprietà.

3. Rinnovo dell’amicizia con il popolo romano e rispetto reciproco fra le due componenti.

La politica di Amalasunta ottiene inizialmente i risultati sperati.

534 = Muore Atalarico e la regina è costretta a risposarsi per mantenere il potere. Il secondo marito è il

cugino Teodato.

535 = Una volta celebrato il matrimonio, Teodato riunisce intorno a sé tutti gli Ostrogoti contrari alla
politica

conciliante e ordina di arrestare la regina confinandola su una delle isole del lago di Bolsena. L’imperatore,

venuto a conoscenza della prigionia di Amalasunta, invia un rappresentante per portarle la promessa del

sostegno imperiale. Tuttavia dopo pochi giorni di prigionia, Amalasunta è strangolata dai sicari di Teodato.
È
guerra, l’imperatore Giustiniano non aspettava altro.

GUERRA GRECO – GOTICA [535 -553]

• Giustiniano applica una politica di isolamento.

1. A est riconquista l’Illirico annesso al regno ostrogoto da Teodorico all’inizio del secolo.

2. A ovest stipula un patto di non aggressione con i Franchi.

3. A sud l’annessione del regno vandalo aveva significato anche la riconquista della Sicilia e della

altre isole mediterranee e la disponibilità di basi portuali prossime all’Italia.

4. Da nord nessuna popolazione era in grado di opporsi alle truppe imperiali, né era legata da

vincoli cogenti verso gli Ostrogoti.

10 dicembre 536 = Belisario e il suo esercito sono alle porte di Roma e la conquistano con facilità.

• 536 – 538 = Vitige assedia a sua volta Roma senza riuscire a conquistarla.

• 538 – 540 =Vitige si rinchiude a Ravenna ma l’esercito Bizantino lo raggiunge. Dopo un Biennio di

resistenza si arrende a Belisario concedendogli il controllo della capitale ostrogota.

• 541 = Belisario e il suo esercito sono richiamati a Bisanzio da Giustiniano (Geloso dei successi di

Belisario) e manda il suo miglior generale in Perisa. Totila viene eletto dagli Ostrogoti come nuovo

re.

• 543 = Totila riconquista Napoli.

• 544 - 546 = Totila assedia Roma e la espugna.

• 547 = Roma viene nuovamente conquistata dai Bizantini.


• 553 = Narsete affronta in Umbria l’esercito ostrogoto, lo sconfigge e Totila muore in battaglia.

• 553= Lo scontro finale ha luogo in Campania: Teia, il nuovo re barbaro, viene sconfitto e muore in

battaglia. L’Italia torna sotto il dominio Imperiale.

L’AMMINISTRAZIONE DELL’ITALIA.

L’Italia torna ad osservare il diritto romano. Le condizioni sociali e amministrative sono messe in crisi dal

tracollo del sistema peninsulare in seguito a venti anni di guerra. La capitale rimane Ravenna, lì si insedia

l’esarca rappresentante dell’imperatore. Con la Prammatica sanzione del 554 egli estese la legislazione

bizantina all’Italia.

Iudices = Funzionari preposti all’amministrazione civile.

Duces = Funzionari preposti all’esercizio dell’autorità militare.

Un grande ruolo è stato affidato alle autorità ecclesiastiche per le opere di mediazione tra le due fazioni, è

da qui che l’autorità del vescovo viene vista dai diocesani come l’unica autorità di riferimento e la figura che

meglio dei magistrati forestieri può assicurare la continuità amministrativa.

565 = Muore Giustiniano.

Ma il paese era ormai allo stremo: ne fu prova la pressoché inesistente resistenza opposta all’invasione dei

longobardi.

4.3 L’Italia fra Longobardi e Bizantini:

I longobardi si erano trasferiti dalle foci dell’Elba in Pannonia alla fine del V secolo. Entrarono in Friuli nel

569 guidati da re Alboino, e si insediarono in modo disomogeneo, senza un piano preciso, in tre aree

principali: la Pianura Padana, la Toscana e i territori intorno a Spoleto e Benevento. Le coste rimasero
invece

in mano ai bizantini, insieme con l’Istria, Ravenna e il suo entroterra, la Pentapoli, il territorio di Roma,

collegato a nord da una serie di castelli appenninici, Napoli e il suo entroterra, la Puglia la Calabria e le isole

maggiori. Questa frattura che avrebbe segnato a lungo la storia politica della penisola e che si sarebbe
ricomposta solo nel XIX secolo.

La cultura longobarda era ferocemente estranea a quella romana ed ebbe un impatto violento sulla società

italica. Le terre furono confiscate e distribuite tra membri dell’esercito longobardo, i quali si trasformarono

in proprietari fondiari, pur mantenendo la caratteristica di uomini in (arimanni) distinti giuridicamente dai

servi, cui erano affidati ai lavori agricoli, e dai semiliberi (aldii). I longobardi si distribuirono sul territorio in

raggruppamenti familiari con funzioni militari (fare), sottoposti all’autorità dei capi guerrieri, i duchi, che li

avevano guidati in Italia.

572 = Alboino è ucciso, il suo successore è Clefi. (La dignità longobarda è elettiva).

574 – 575 = Anche Clefi è assassinato

584 = Viene eletto Autari al quale i duchi mettono a disposizione la metà dei propri patrimoni per la

ricostruzione del tesoro reale.

Il nuovo sovrano compie molti passi in direzione dei romani. Pur essendo e rimanendo ariano sceglie come

sposa la figlia del duca dei Bavari, Teodolinda, cattolica e di stirpe materna longobarda.

Un graduale superamento della contrapposizione fra i longobardi ariani e i romani cattolici fu avviato,
grazie

anche alla mediazione della regina Teodolinda, con papa Gregorio Magno [590 – 604] preoccupato di

salvare Roma.

Autari imposta anche un nuovo sistema di prelievo fiscale basato su differenti scaglioni di imposte calibrati

sulla ricchezza disponibile. È un colpo molto duro per il latifondisti romani, ma la scelta di Autari è

apprezzata dal resto della popolazione. (Sposta la capitale a Pavia). Si attribuisce il titolo di Flavio per porsi

nella sica della tradizione imperiale romana.

590 = Fronteggia un’alleanza tra Bizantini, Franchi e alcuni duchi longobardi insoddisfatti per il ripristino

dell’autorità regia. Perde dunque molte posizioni nell’Emilia ma vengono aiutati dal caldo estivo che

provoca epidemie e decimazioni soprattutto nel campo franco.


5 settembre 590 = Autari muore improvvisamente. (Da Teodolinda non ha avuto figli).

590 = Teodolinda si sposa con Agilulfo [590 – 615].

Agilulfo non era cattolico, ma non sembrava avesse salde convinzioni religiose di alcun tipo. Ciò nonostante

avvia rapporti di stretta collaborazione con la Chiesa di Roma.

I longobardi cominciano ad assumere modi di vita tipici della romanità.

L’esperienza dei suoi predecessori aveva mostrato ad Agilulfo la mancanza di coesione dell’aristocrazia

longobarda e l’assenza di una chiara idea di collaborazione con la monarchia.

L’avvicinamento al clero diventa un modo per servirsi di sacerdoti e vescovi come mediatori tra dominatori
e

la popolazione maggiormente cattolica.

Per mostrarsi come un re adattabile alla tradizione romana comincia a definirsi <Rex Totius Italie).

Il progetto politico di Agilulfo guardava ai regni dei Franchi e dei Visigoti dove la creazione di un’entità

statale in uno spazio che era stato romano era passata attraverso l’organizzazione di una società bipartita il

cui fondamento era la collaborazione fra l’elite locale e i dominatori.

Il progetto fallisce perché si è creata una sorta di assuefazione ai cambi di dominatori che ha reso

l’aristocrazia indifferente verso nuovi soggetti politici e la popolazione incapace di avere un ruolo

determinante. Nessuna posizione politicamente attiva, soltanto la dipendenza dal sovrano del momento.

616 = Muore Agilulfo e comincia la reggenza di Adaloaldo da parte di Teodolinda

Nel 634 viene sancita la promulgazione di un editto che raccolse in forma scritta le norme relative alla vita

civile, ai rapporti patrimoniali, alla disciplina militare.

636 = Viene eletto re Rotari, convintamente ariano.


643 = EDITTO DI ROTARI per la prima volta un sovrano longobardo riunisce in un codice di diritto le

consuetudini del proprio popolo, un elenco dei sovrani longobardi conosciuti e le modifiche apportate alle

leggi tradizionali.

L’editto non possiede alcun riferimento ai romani (tre ipotesi del perché):

1. Per l’asservimento dei Romani ai Longobardi e alla perdita dei diritti civili.

2. All’applicazione della personalità del diritto.

3. (Paolo Delogu) Basandosi su alcune considerazioni relative all’esercizio della regalità longobarda.

• La disunione politica tra corona e ducati.

• La politica autonoma esercitata da alcuni di questi nei confronti di Bisanzio.

• Mancanza di una cultura sociale longobarda che desse origini a legami sulla comune

appartenenza

Secondo Delogu, l’Editto testimonia il tentativo di Rotari di sanare tutti i motivi di disunione interna.

652 = Muore Rotari e gli succede il figlio che, dopo un regno durato circa un anno, fu ucciso.

653 = Viene eletto re Ariperto, cattolico e figlio di un fratello di Teodolinda che era stato insignito del
ducato

di Asti.

698 = L’arianesimo è ufficialmente bandito e il cattolicesimo diventa la religione del regno longobardo.

Per la debolezza dei bizantini, impegnati dall’avanzata degli arabi, il dominio longobardo fu esteso alla

Liguria e all’entroterra veneto.


L’insieme dei territori rimasto sotto il controllo Imperiale era stato riorganizzato alla fine del VI secolo e

affidato a un funzionario, l’esarca, che risiedeva a Ravenna e riuniva le funzioni civili e militari.

Lo stato di guerra costante rese indipendenti i vari ducati, sui quali l’autorità imperiale finì con l’essere

spesso solo nominale: solo la Sicilia era governata direttamente da Bisanzio. Crebbero anche i patrimoni

ecclesiastici, a cominciare da quelli dei vescovi di Ravenna e di Roma. Al primo imperatore concesse nel 666

l’<autocefalia>, cioè l’indipendenza disciplinare dal vescovo di Roma. Ampia autonomia vennero

acquistando anche le comunità formate nelle isole delle lagune venete dai rifugiati dell’entroterra, e nucleo

della futura Venezia.

Approfittando dell’indebolimento dell’autorità bizantina, dilaniata dalle crisi iconoclastica e oggetto di una

vasta sollevazione delle popolazioni italiche nel 727, Lituprando puntò alla conquista dell’esarcato e dei

territori bizantini sino al ducato di Roma. Il progetto suscitò la reazione del papato che sollecitò una vasta

mobilitazione internazionale contro i Longobardi. I re Astoflo [749 – 756] e Desiderio [756 – 774], che

occuparono ripetutamente Ravenna, subirono le spedizioni dei Franchi sollecitate dai papi, che
culminarono

nella conquista del regno nel 774 da parte di Carlo Magno.

Carlo unì al titolo di <re dei franchi> quello di <re dei longobardi>. Il regno longobardo mantenne cioè la

propria identità anche dopo la conquista franca.

Solo l’avvento dei normanni nella seconda metà del XI secolo mise fine alla autonomia politica longobarda:

Salerno fu l’ultima città a cadere nel 1076.

Nell’eclissi del potere bizantino, il papato aveva assunto maggiori poteri su Roma e sul suo ducato

sostituendovi progressivamente una propria amministrazione e puntando a tutelare gli immensi patrimoni

fondiari che la Chiesa aveva accumulato. I rapporti con l’Impero si interruppero quando il papa non seguì gli

ordinamenti iconoclastici sostenuti da Leone III nel 726, che per rappresagli staccò da Roma le diocesi

dell’Italia meridionale e ne confiscò i patrimoni. Minacciati dai Longobardi, i papi decisero di rivolgersi alla

nuova, potente e cattolica, dinastia franca dei Pipinidi, che nel 756 donò <ai beati apostoli Pietro e Paolo>

numerosi territori presi ai Longobardi compresi tra Ravenna e la Pentapoli. Essi andarono ad aggiungersi a

vari castelli laziali. Attorno a questi nuclei prese corpo nel cuore della penisola il dominio territoriale del
papato, destinato a durare per oltre un millennio.