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L’asindeto in Menandro

I Greci furono sempre consapevoli degli effetti fortemente


espressivi che si possono ottenere tramite l’asindeto. La lingua
greca è estremamente ricca di congiunzioni e particelle, mediante
le quali si esprimono i più sottili rapporti tra le singole frasi; e
l’accostamento delle proposizioni senza alcun connettivo (άσυν-
δέτως) costituisce una struttura relativamente eccezionale rispet­
to a questa tendenza. L’asindeto appare dunque un fenomeno
particolarmente riie^Shte nello stile di un autore; e sull’incidenza
di tale mezzo espressivo nel linguaggio di Menandro ha richia­
mato recentemente il'attenzione F. H. Sandbach 0).
In Menandro l'asindeto compare con una frequenza che diffi­
cilmente trova paragone in altri sorittori greci, e con tale varietà
di forme e di funzioni espressive da costituire uno degli aspetti
più appariscenti e direi quasi l’elemento catalizzatore del suo
linguaggio poetico. Ne considereremo dunque le ricorrenze ed i
caratteri, prendendo in esame cinque commedie, e precisamente
Dyscolos, Perikeiromene, Samia, Aspis, Epitrepontes. Tali com­
medie infatti, essendo le più complete tra quelle giunte a noi,
meglio si prestano ad un'analisi degli asindeti in esse contenuti
non solo dal punto drivi sta farmale-strutturale, ma anche, e so­
prattutto, dal punto di vista stilistico-espressivo, per il quale è
assolutamente necessario tenere presente il cpntesto in cui l’asin­
deto compare.
1. - Secondo la classificazione operata da J. D. Denniston (12),

(1) F. H. Sandtoadh: Menander’s Manipulation of Language for Dra-


matic Purposes, in «Entretìens su r ΓΑη-tliquiité Glassique 16. Ménandre
Genève-Vandoeuvres 1970, pag. 138.
(2) J. D. Denniston: Greek Prose Style, Oxford 1960, pag. 99 sgg.;
ofr. anche: The Greek Particles, Oxford 1952, .pag. XLIII sgg.

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gli asindeti si dividono in due tipi fondamentali: « half asyn-
deton » o « asyndeton at thè comma, between words and clauses »,
e « full asyndeton » o « asyndeton at thè colon or full stop ». A
questa distinzione mi atterrò in seguito (abbreviando i due ter­
mini « half asyndeton » e « full asyndeton » in HA e FA); e per
quanto riguarda il computo delle ricorrenze considererò le serie
di HA come un solo asindeto, mentre computerò singolarmente
ogni caso di FA.
Sulla schedatura completa delle ricorrenze di asindeto pre­
senti nelle cinque commedie suddette si possono fare tre consi­
derazioni preliminari:
1) Γaltissimo numero di asindeti ricorrenti in ciascuna com­
media: basti dire che nei 969 versi superstiti del Dyscolos ne com­
paiono 342 circa (3), e circa 300 nei 737 versi della Samia;
2) l'estrema varietà di asindeti dal punto di vista formale:
vi compaiono infatti tutti i tipi menzionati da Denniston, oltre
ad alcuni tipi che dobbiamo considerare caratteristici dello stile
di Menandro, ad esempio l’asindeto bimembre con parola inter­
posta (efr. a pag. 39);
3) infine, in alcuni passi l'identificazione di una struttura
asindetica incide sulla critica testuale, a seconda che si accettino
o meno le implicazioni stilistiche che da essa derivano. Ad esem­
pio, nei versi 38-39 dell’Aspis (κ]αταλιπείν ταΰτα, προς εαυτόν πάλιν
| ...... ά] ναστρέφειν) secondo la lezione di P. Bodm. compare un
asindeto bimembre tra proposizioni infinitive (4). Questo è stato
corretto da R. Kassel in προς θ’αΰτόν(5); e in effetti si tratta di un
caso non testimoniato altrove; poiché l'asindeto sostituirebbe
un rapporto temporale («e dopo ») in modo inconsueto, inoltre

(3) L’approssimazione è m otivata dalla presenza di lacune nel testo, e


dàl fatto che in alcuni casi l'identificazione di una stru ttu ra asindetica
dipende dall’interpretazione data al passo e dalla punteggiatura adottata
di conseguenza.
(4) Tale lezione è difesa da F. Sistd, Menandro. Aspis, Roma 1971,
pag. 76, e da C. Gallavotti, Noticina sul trimetro comico e sull'Aspis di Me­
nandro, «Boll. Accad. Lincei, N. S.» 18, 1970, pag. 94.
(5) Ofr. C. Austin, Menandri Aspis et Samia I, Berlin 1969, pag. 6,
inoltre F. H. Sandbach, Menandri R d iquìae Selectae, Oxford 1972,
ad toc.

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questo sarebbe, mi pare, l’unico esempio in cui risultano accosta­
te asindeticamente due sole frasi infinitive, anziché una serie. Il
caso opposto ricorre ai w . 21 ss. della Samia·. Σαμίας εταίρας εις
επιθυμίαν τινά | ελθεΐν εκείνον, πράγμ’ ίσως δ'· ανθρώπινον, | εκρυπτε
τοΰτ’, ήσχυνετ’. Questa è la lezione tràdita da P. Bodm. e accettata
da E. W. Handley e da altri (6). C. Austin invece, sul confronto con
altri autori, espunge δέ introducendo così un asindeto e conside­
rando la frase πράγμ’ ίσως ανθρώπινον come apposizione rispetto a
Σαμίας εταίρας... ελθεΐν εκείνον (7). A mio parere i paralleli ci­
tati da Austin e da Jacques sembrano costituire un elemento suf­
ficientemente probante per l’abolizione di δέ ; ma soprattutto la
serie asindetica così derivante risulta conforme allo stile menan-
dreo.

2. - Passiamo ora-ad esporre alcune osservazioni sulle par­


ticolari funzioni stilistico-espressive rivestite dagli HA costituiti
da serie di sostantivi, di aggettivi, di sostantivi o aggettivi misti
a participi, di verbi, di proposizioni. L'incidenza stilistica di que­
sto tipo di asindeti è in genere evidente, e può venire accentuata
da alcuni artifici complementari, come l ’anafora, o l’accostamen­
to di due termini antitetici nell’ambito di una enumerazione, o
il collegamento, mediante congiunzione, di due termini entro la
serie.
Le funzioni che una serie asindetica siffatta può avere si ri­
ducono essenzialmente a tre:
1) funzione enumera#va;
2) funzioneidi « accumulo » (più forte di quella puramente
enumerativa); N
3) funzione narrativo-descrittiva. .

(6) E. W. Handley, Menander’s Aspis and Samia: Some Textual No­


tes, «BICS» 16, 1969, pag. 104: «thè πράγμα ανθρώπινον is not fellin g in love
w ith a Sam ian hetaira, but concealing it, as Dentea did». Cfr. anche A. Ba­
rigazzi, Sulla vecchia e nuova Samia di Monandro, RFIC 98, 1970,
pag. 154.
(7) C. A ustin, Metiandri Aspis et Samia II, Berlin 1970, .pag. 51. Ofr.
anche Sandbach e J. IM. Jacques, La Samienne, Paris 1971, ad toc., che
raffronta Terenzio, Ad. 470 sgg: «pensuasit nox am or vim ini adiulescentia:
humanumst».

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Naturalmente il valore di una serie può essere di tipo inter­
medio fra quelli sopra citati; inoltre ogni singolo caso presenta
una diversa sfumatura espressiva, che si sovrappone alla funzio­
ne fondamentale cui la serie assolve. Ma esaminiamo concreta­
mente qualche esempio.
Una funzione puramente enumerativa ha la serie asindetica
di sostantivi nel racconto di Davo in Asp. 61: ιππείς, ΰπασπισταί,
στρατιώται. In Som. 227: αλευρ3, ύδωρ, ελαιον άποδος, άνθρακας
la serie, anch’essa con valore enumerativo, presenta ima struttura
anomala, costituita dalla posizione del verbo reggente fra il terzo
e il quarto membro: è probabile che questa libertà riveli una for­
mulazione di tipo parlato, che ben si addice al linguaggio delle
donne intente ai preparativi delle nozze. Probabilmente, inoltre,
Demea nel suo racconto concentra in un'unica serie i vari oggetti
che nella realtà erano stati invece richiesti alcuni da una donna,
altri da un'altra.
Che la serie asindetica potesse accentuare un tono di comica
autoironia dimostra la considerazione di Sostrato sul suo disa­
stroso stato fisico dopo il duro e per lui inconsueto lavoro, a cui
si è sottoposto per amore della figlia di Cnemone: ω τρισκακοδαί-
μων, ως έ'χω | όσφϋν, μετάψρενον, τον τράχηλον, Ivi λόγφ | ολον το σώμα
(Dysc. 523-25). Da notare, in questo caso, la variazione costituita
dall'ar ticolo che precede il terzo membro, e il valore riassuntivo
dell'ul timo termine della serie. Un altro caso in cui l'asindeto,
con l'effetto di accumulo che produce, ha un forte valore espressi­
vo, questa volta non comico ma patetico, si ha nella descrizione
di Davo in Asp. 56-57: άκοΰω θόρυβον, οΐμογήν, δρόμον, | δδυρμόν,
άνακαλοΰντας αυτούς δνόματι. Qui i sostantivi si sostituiscono alle
corrispondenti determinazioni verbali, conferendo alla narrazione
maggior efficacia; e l'improvvisa variazione dell'ultimo membro ne
intensifica l'evidenza e la drammaticità. Ancora una serie asin­
detica formata dalla successione di sostantivi che si sostituiscono
ai verbi corrispondenti, con effetto fortemente patetico, si ha in
Ep. 573 (8): βρυχηθμός ένδον, τιλμός, εκστασις συχνή. Si potrebbe

(8) Per gli Epitrepontes, colme pure per la Perikeiramene, m i attengo


alila num erazione tradizionale, anziché a quella adottata nell'edizione
oxoniense.

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stabilire un confronto fra questo passo e la serie di proposizioni
che compare in Dysc. 673-74: τάς τρίχας | έτιλλ3, έ'κλα3, έτυπτε το
στήθος, dove Sostrato espone le manifestazioni di dolore della fi­
glia di Cnemone alla vista del padre caduto nel pozzo; ma la suc­
cessione dei verbi all'imperfetto conferisce a questo passo un
tono più disteso, meno violentemente concitato di quello pro­
dotto nell'altro dalla serie di sostantivi: ed in effetti quando So­
strato espone il suo racconto la vicenda ha già trovato una so­
luzione.
Serie asindetiche di questo tipo talvolta presentano un'anafo­
ra; è il caso di Dysc. 330-331: ουκ ο’ικέτην οίκεΐον, ουκ εκ τοϋ
τόπου | μισθωτόν, ούχΐ γείτον3. Qui l’asindeto in gradazione ha fun­
zione accentuativa; e l'insistente ripetizione della negazione da­
vanti ad ogni termine della serie mira a rendere l’isolamento to­
tale in cui vive il misantropo-Cnemone.
Nelle commedie menandree le serie asindetiche di aggettivi
non sono molto frequenti: un esempio è offerto dal v. 550 della
Samia, in cui Demea, rivolto a Nicerato, esclama: τραχύς άνθρω­
πος, σκατοςράγος, αύθέκαστος τφ τρόπω. Effetto burlesco di accu­
mulo ha la serie λέμφος, άπόπληκτος, ούδαμώς προνοητικός | τα τοιαΰτα
in Ερ. 385-86, in quanto gli aggettivi sono riferiti a se stesso dal
personaggio che parla, il servo Onesimo. Per le serie di aggettivi
con significato denigratorio in prima persona, si veda anche il
frammento 11 Kòrte, dagli Adelphoi II: εγώ δ’ αγροίκος, εργάτης,
σκυθρός, πικρός, | φειδωλός, tradotto da Terenzio (Ad. 866) ego ille
agrestis, saevus, tristis, parcus, iruculentus, tenax; e una serie
analoga si riscontra in-^Ter., tieaut. 877: caudex stipes asinus
plumbeus. Qui il tono è ancora diverso, ma è notevole rilevare
che in più di un caso la serie asindetica di aggettivi implica un'iro­
nica rivolta, quasi, contro se stessi.
Per quanto riguarda le successioni di verbi, l’asindeto può
efficacemente rendere lo stato di grande agitazione in cui si trova
un personaggio, ed anche, con ima sorta di implicita notazione
registica, la concitazione dell’azione scenica. Un esempio è offerto
dalla serie di imperativi in Dysc. 81: πάρες, φυλάττου, πας άπελθ3...,
come pure dall’espressione μαίνεθ3 ó διώκων, μαίνεται, con ana­
fora del verbo, al verso successivo: il servo Pirria si rivolge con
queste parole a Sostrato e a Cherea mentre fugge inseguito da

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Cnemone. Tutto il passo è dotato di notevole efficacia mimetica:
affannato per la corsa e inoltre per guadagnare tempo, Pirria si
esprime con formule asindetiche.
Le serie di frasi allineate asindeticamente si trovano con no­
tevole frequenza in Menandro, sia che si tratti di proposizioni con
verbo di modo finito, oppure di proposizioni infinitive o parti­
cipiali. Alcune di esse, inserite di solito in un contesto narrativo,
hanno funzione prevalentemente descrittiva: è questo il caso del­
la serie τάς κώμας έπόρθουν, τούς αγρούς | έκοπτον, αίχμάλωτ’ έπόλουν,
in Asp. 31-32. Il medesimo valore ha, ad esempio, Sam. 45-46:
κήπους γάρ άνέφερόν τινας, ] ωρχο]ϋντ’, έπαννύχιζον έσκεδασμέναι*
in cui Moschione descrive la festa notturna delle donne, nel corso
della quale egli ha sedotto Plangone.
Una funzione particolare, che potremmo definire esemplifi­
cativa, ha l'enumerazione in Ep. 166-67: γαμών αδελφήν τις διά γνω­
ρίσματα | έπέσχε, μητέρα εντυχών έρρύσατο, | ε'σωσ’ αδελφόν, inserita
nel discorso appassionato con cui il carbonaio Siro si improvvisa
oratore per ottenere da Smicrine un giudizio favorevole alla resti­
tuzione dei « crepundia » al bimbo da lui adottato. Qui l’asin­
deto rappresenta casi diversi, ma rispondenti tutti ad un mede­
simo fine di esemplificazione, con chiaro intento parenetico. Sem­
pre nella medesima perorazione di Siro si trova un’altra serie
asindetica di frasi, infinitive questa volta, dal tono spiccatamente
coloristico: nell'enfasi retorica con cui il carbonaio si sforza di
rendere il suo discorso il più convincente possibile, egli giunge a
prospettare la possibilità che il bimbo, una volta cresciuto, com­
pirà azioni magnanime, quali θηράν λέοντας, όπλα βαστάζειν, τρέ-
χειν | έν άγωσι (Ερ. 148-9). L'asindeto è dello stesso tipo del pre­
cedente: si tratta di una serie di azioni diverse, « accumulate »
ad esprimere una gamma plurima di possibilità.
Un effetto irresistibilmente comico è prodotto dall’accumulo
di ben sette frasi interrogative indirette in Sam. 287 sgg.: πόσας
τραπέζας μέλλετε | ποειν, πόσαι γυναίκες εισι, πηνίκα | εσται το δεΐπ-
νον, ε! δεήσει προσλαβεΐν | τραπεζοποιόν, εΐ κέραμός έστ’ ένδοθεν [
ύμΐν Ικανός, εΐ τούπτάνιον κατάστεγον, | εί τάλλ’ υπάρχει πάντα.
Tutto il passo rende con grandissima efficacia rinesauribile lo­
quacità del cuoco, che non si arresterebbe nemmeno dopo questa
tirata da togliere il respiro — e proprio questo effetto intende

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rendere mimeticamente la paratassi asindetica — se Parmenone
non lo interrompesse bruscamente.
Tra le serie asindetiche di frasi participiali, un tono forte­
mente patetico ha l’enumerazione che passa, con incisiva varia­
zione, dal participio all'enunciato relativo, in Sam. 210-12: εγώ J ó
τούς γόμους ποών, ó θύων τοίς θεοις, | φ πάντα κατά νοϋν άρτίως έγίγνετο,
nel monologo in cui Demea narra come gli è nato il sospetto della
colpevolezza di Moschione.
Un esempio che dimostra chiaramente come l’accostamento
di participi aoristi indichi azioni successive, si ha in Asp. 288-90:
ερωτι περιπεσών..., ούδεν ποήσας προπετές..., inserito nel soliloquio
in cui Cherea, rivolgendosi a Sostrato creduto morto, si lamenta
per la sua triste situazione e per l’ingiustizia delle leggi che gli
impediscono di sposare la fanciulla amata. In questo caso il
secondo membro aggiunge-una determinazione fondamentale al
primo, quasi con un’accezione awersativo-correttiva. Al con­
trario, stretta contemporaneità di azione è indicata dal participi
presenti φυλακ]ήν των χρημάτων ποούμενος... περίπατων (Asp. 54-55),
nel racconto di Davo, dove il secondo membro aggiunge solo una
precisazione circostanziale; e κλειδιά | εχων, έπιβάλλων... σημεΓ (Asp.
358-59), in cui Davo immagina con gustosa vivacità quello che
sarà il comportamento di Smicrine alla falsa notizia della morte
del fratello (9).
L'HA bimembre, con o senza anafora, è un tipo generalmente
piuttosto raro in greco, che ricorre invece con notevolissima fre­
quenza in Menandro. Si tratta dell’asindeto che produce l'effetto
maggiore, perchè spezza inaspettatamente il discorso: in quello
(

(9) Talvolta le serie dii frasi participiali presentano difficoltà di valuta­


zione: in fatti alcuni esem pi si rivelano asindeti soltanto apparenti, in quan­
to la funzione sintattica d ei partidipi è diversa. Uno d i questi ca si si ri­
scontra in Perik 17 sgg., nel prologo recitato da Agnoia .... προνουμένη τι
των ανθρωπίνων, | εΐ ποτέ δεηθείη βοήθειας τινός, | όροισα τούτον δντ ’ άναγ-
καΐον μόνον j αύτή φυλακήν τε λαμβάνουσα μή ποτέ | δι ’ έμέ τι τήν "Αγνοιαν
αύτοΐς συμπέσχ) | Ακούσιον, πλουτοϋντα καί μεθύοντ’ άεί | όρώσ’ εκείνον....
Qui i partidpd collegati in asindeto non sono su llo -stesso piano, in
quanto i due δρώσα dipendono in funzione causale rispettivam ente da προ-
νοουμενη e da φυλακήν τε λαμβάνουσα.

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a tre membri invece si ha una naturale e pacifica conclusione (101).
Un caso di asindeto bimembre fra sostantivi, in cui la man­
canza di correlazione è particolarmente sorprendente, si ha in
Sam. 373: έχεις | tò παιδίον, την γραΰν. L’effetto di durezza che
l’asindeto conferisce all’espressione esprime pateticamente lo
stato di turbamento e di commozione in cui Demea si trova, e
che tuttavia egli cerca in tutti i modi di mascherare. Appartiene
alla categoria degli asindeti bimembri formati da sostantivi la
maggior parte di quelli che si possono definire « asindeti bimem­
bri con parole interposte ». Affatto rari altrimenti, questi costi­
tuiscono ima caratteristica specifica dello stile menandreo. Un
tipico esempio è costituito da χρυσίον | έχων τοσοΰτο, παϊδας in Asp.
239-40; altri casi analoghi si riscontrano in Sam. 14-15: κύνας
παρέτρεφέ μοι, | ΐππο]υς, in Dysc. 448: κοίτας φέροντες, σταμνί’...
e in Dysc. 963: εκδότω [ στεφάνους τις ήμίν, δφδα. Forte intento
spregiativo hanno gli asindeti bimembri formati da aggettivi in
Asp. 249: οΰδέν Ιερόν, άνδρόγυνος e in Perik. 66: παράνομοί | ά-
παντες, οΰδέν πιστόν, in questo, di tono è intensificato dalla con­
trapposizione άπαντες - οΰδέν e dalla struttura chiastica, che ac­
centuano il carattere gnomico dell'espressione. Fra gli asindeti
bimembri formati da participi si osserva inoltre un tipo parti­
colare, in cui il secondo termine dell'asindeto specifica o rafforza
il primo: questo avviene, ad esempio, in Ep. 121: δεόμενος, ίκετεΰ-
ων (cfr. Dysc. 676-17'. έδεόμην... ίκέτευον), in Sam. 717-18: μοιχόν δντ’
είλημμένον, | όμολογοϋντ’, in Dysc. 657-58: βεβαμμένου, | τρέμοντος.
E' qui il caso di accennare ad un altro tipo particolare di
asindeti bimembri composti da proposizioni, nei quali viene ri­
petuta la medesima frase, talvolta anche invertendo in tutto o
in parte l’ordine delle parole, vedi ad esempio Sam. 326-27: ti,
Δημέα, βοόίς; ) τί βοας, ανόητε; 465: Μοσχίων έα μ’, έα με, Μοσχίων,
470-71: τούς γάμους έα ποεΐν, | τούς γαμους έα με ποιεΐν, Perik. 256:
Γλυκερά με καταλέλοιπε, καταλελοιπέ με | Γλυκερά. Si è ritenuto
che con questo espediente si volesse conferire all'espressione un
tono di particolare pathos (u); ma si può anche pensare che

(10) Cfr. R. Kiiliner - B. Geriti, Ausfiihrliche Grammaiik d&r Griechi-


schen Sprache, Hannover - Leipzig 1904, <11 2, pag. 341.
(11) A questo .proposito IC. Austin, op. cit., H pag. 82, osserva: «veriba
inverso ordine iterata oratìom m agnani gravitatela addim i ».

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queste espressioni, dotate comunque di grande efficacia, rivelino
piuttosto un modulo tipico del parlato.

3. - Il « full asyndeton » in genere non comporta effetti stili­


stici pronunciati quanto l'« half asyndeton », e di conseguenza
mi limiterò ad accennare alle principali categorie di FA (sempre
secondo Denniston), menzionando tuttavia alcuni casi partico­
larmente significativi.
1) Una prima categoria è costituita da quelli che Denniston
definisce « isolated asyndeta ». Nella maggioranza di questi casi
l'asindeto si sostituisce a particelle connessive di tipo causale,
conclusivo, deduttivo, avversativo. Tali fatti, che si riscontrano
con estrema frequenza in Menandro, conferiscono all’espressione
un'efficacia ed un'incisività, che risulterebbero senz’altro atte­
nuate dalla presenza della particella connessiva. Un caso parti­
colarmente significativo si ha, ad esempio, in Perik. 219-20: κά-
ΰευδ’ άπελθών, ώ μακάριε, τάς μάχας Ηταύτας ε«σας ' ούχ υγιαίνεις (con
omissione di γάρ nella seconda frase).
2) Maggior forza espressiva hanno i cosiddetti « accumulated
asyndeta », le cui funzioni stilistiche sono prossime a quelle dei
corrispondenti HA. Un caso particolarmente interessante è costi­
tuito dal discorso di Davo, ai w. 299-305 dell’Aspis: Χαιρέστρατ’,
ούκ όρϋώς ποεϊς ' άνίστασο' | οΰκ εστ’ άΟυμεΐν ουδέ κείσθαι . Χαι-
ρέα<ν> | έλθών παραμυθοϋ . μή ’πίτρεπε ' τα πράγματα | ήμΐν άπα-
σίν έστιν έν ταύτφ σχεδόν. | μάλλον ' δ’άνοιγε τάς Ουράς * φανερόν
πόει | σαυτόν. προήσει τούς φίλους, Χαιρέστερατε, ούτως άγεννώς ;
Qui l'accumulo di ben nove proposizioni accostate asindetica­
mente (tranne la settima coordinata con δέ) ha la funzione di
seguire puntualmente l’azione che siesta svolgendo sulla scena,
caratterizzata dai concitati sforzi di Dayo per risollevare moral­
mente, e fors’anche fisicamente, il padrone (12).
3) FA propri della narrazione sono quelli usati all’inizio di

(12) Interpreto tutta la scena seconda la ricostruzione proposta da


D. Del Conio, Noie all’Aspis di Menandro «ZPEx 6, 1970, pag. 216 sgg;
ibid. 8, 1971 pag. 29 segg.. Per la tendenza di Davo a pronunciare discorsi
formati da frasi brevi, di carattere sentenzioso e in asindeto, cfr. ai w .
206-209.

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un racconto, oppure nel suo punto culminante (13); e di essi fa
frequente uso Menandro. Ad esempio, in Ep. 66 s. l’espressione
έν τω δάσει... έποίμαινον, in asindeto con quanto precede, intro­
duce il racconto di Davo durante 'la scena dell'arbitrato; così
pure in Asp. 23 la frase ποταμός τις εστί... è posta all'inizio della
narrazione di Davo a Smicrine. Invece in Dysc. 19: θυγάτριον
αύτφ γίνεται..., notiamo ohe il FA mira a sottolineare un momento
di particolare importanza nel racconto di Pan, e quindi lo si po­
trebbe definire asindeto « at climax ».
4) Sempre relativamente alla funzione narrativa, la quarta
classe di FA è costituita dagli asindeti « at dose of speech ». Un
esempio è offerto da εΐρηκα τόν γ5 έμόν λόγον, in Ep. 116, posto a
chiusura del discorso di Davo, con forte carattere conclusivo.
5) In alcuni casi si trovano accostate asindeticamente due
proposizioni, di cui la prima espone una circostanza, la seconda
ne esprime il risultato o le conseguenze. Un esempio assai evi­
dente di questo tipo è in Dysc. 58 sgg.: παραλαμβάνει τις... | έρών
εταίρας; ευθύς άρπάσας φέρω, | μεθΰω, κατακάω, λόγον όλως ούκ ανέχομαι.
6) Infine, un tipo del tutto particolare di FA che Denniston,
non occupandosi di autori teatrali, non menziona ma che ricorre
frequentissimamente in Menandro è l'asindeto in scambio di
battuta. Naturalmente la funzione di questi asindeti è molto
varia, e muta a seconda delle opportunità. Ndl’ambito di questa
classe un caso particolare si ha quando l’asindeto, oltre che all’ini­
zio di battuta, si trova in apertura di scena. Ad esempio, in Perik.
52 sgg. l'espressione ó σοβαρός ήμίν άρτίως καί πολεμικός,... intro­
duce il monologo in cui Sosia, comparendo sulla scena, si rivolge
al pubblico per descrivere le manifestazioni di dolore del padro­
ne Polemone. Se, al contrario, all’inizio di scena non c'è asindeto,
si presuppone che il personaggio continui un discorso, o un mo­
nologo, iniziato aH’interno. Questo caso si riscontra, ad esempio,
nel terzo atto della Samia·, infatti il breve monologo del cuoco
con cui si apre la scena terza è introdotta dalla particella con­
nessiva αλλά (v. 357: άλλ° αρα πρόσθε τών θυρών έστ’ ενθάδε) ;
Piuttosto interessanti sono pure alcune serie di battute mol-

(13) Cfr. J. D. Denniston, Greek Prose Style, pag. 116: «asyndeton at


baginning or climax».

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1
to brevi in asindeto, che riproducono in modo assai vivace .il lin­
guaggio parlato ed anche la tensione psicologica dei personaggi.
Un esempio è offerto dallo scambio a botta e risposta fra Mo-
schione e Nicerato in Som. 437: olov εΐρηκας. - το γεγονός. - διά
τί ; - διά τό παιδίον., oppure da quello fra Sostrato e Pirria
in Dysc. 82-83: τί τοντο, παΐ ; j - φεύγετε. - τί έστι ; -, in cui la ter­
za battuta riprende la prima in quanto il servo, nella sua fretta,
non aveva risposto alla domanda.

4. - A proposito del v. 74 sg. degli Epitrepontes: άνειλόμην,


άπηλύ-ον οΐκαδ’..., | τρέφειν εμελλον, E. Capps dichiara: « asynde-
ton is oharacteristic of Menander's style, especia'lly in narrative
passages » (I4). Mi è parso quindi opportuno condurre un'inda­
gine di tipo statistico al fine di determinare le occasioni di mag­
giore o minore ricorrenza—daU’asindeto, a seconda del tipo di
esposizione in cui esso compare. I tipi che meglio si prestano
ad un'esame di questo genere sono essenzialmente cinque:
1) prologhi;
2) racconti e descrizioni (tra questi non è sempre possibile
una distinzione netta);
3) monologhi di tipo riflessivo;
4) sentenze;
5) scene dialogate.
Prologhi. Sebbene i prologhi abbiano sostanzialmente forma
di racconto, sembra preferibile trattarli a parte. Infatti gli avve­
nimenti in essi esposti, per lag^aggior parte dei casi, non pote­
vano essere conosciuti dai personaggi del dramma, pena il dis­
solvimento dell’intreccio stesso; per questo motivo; dei quattro
prologhi menandrei conservati, tre sono pronunciati da perso­
naggi divini, e soltanto la Samia ha inizio con un racconto nar­
rato da imo dei protagonisti della commedia, Moschione, che
tuttavia ha caratteristiche in parte simili a quelle di un vero e
proprio prologo. L’indagine sulle frequenze comparate dell’asin-

(14) Ofr. E. Caipps, Pour Plays oj Menander: thè Hero, Epitrepontes,


Perikeiromene and Samia, B oston 1910, pag. 54.

92
deto nei vari tipi di esposizione può quindi portare un contributo
al fine di stabilire se il linguaggio dei personaggi-prologo si di­
stingua, anche a livello stilistico, da quello dei protagonisti. In
effetti le risultanze statistiche danno conferma a quest'ipotesi:
nei prologhi si riscontra una notevole scarsità di asindeti. Essi
sono caratterizzati da una spiccata tendenza a strutture sin­
tatticamente articolate, in cui le varie proposizioni sono general­
mente connesse le une alle altre da congiunzioni o da particelle
aventi forza connessiva. Più precisamente notiamo una quasi
totale mancanza di asindeti nei prologhi deH’Aspzs (v. 97-148:
3 soli asindeti in 52 versi) e della Perikeiromene (v. 1-51: 3 asin­
deti). Nel prologo del Dyscolos (v. 1-49) abbiamo 8 asindeti, men­
tre in quello della Samia (v. 1-56), significativamente esposto da
un personaggio della commedia, ne compaiono 16, un numero ab­
bastanza elevato, quindi, con predominanza di asindeti « accu­
mulati » propri della narrativa (ad esempio ai w . 15-18: έφυλσρ-
χησα λαμπρώς ' των φίλων | το:ς δεομένοις τα μέτρι’ έπαρκείν έδυνά-
μην. | δι” εκείνον ήν άνθρωπος . άστείαν δ’ όμως | τούτων χάριν τιν*
άπεδίδουν - ήν κόσμιος.
In conclusione, abbiamo 30 asindeti su un complesso di 208
versi di prologhi (compresi i versi parzialmente mutili) con un
rapporto, quindi, di 1 a 6,9, un rapporto che diviene più alto se
si esclude dal computo il discorso di Moschione, che, almeno per
quanto riguarda la natura del personaggio che lo pronunzia, non
è un prologo vero e proprio.
Racconti e descrizioni (1S). Nell’analizzare la frequenza con
cui si riscontrano strutture asindetiche neU'ambito dei racconti,
bisogna tener presente 'l’incidenza di vari fattori interni. Colui

(15) Al fine d i una m aggiore concisione, qui e in seguito darò in nota


l’elenco com pleto d ei passi considerati, e m i lim iterò ad esporre per este­
so soltan to le osservazioni p iù significative risp etto ai num ero e alle fun­
zioni espressive degli asindeti riscontrati in tali passi. Per g li asindeti pre­
senti nei racconti, ho preso in esam e p er il Dyscolos il racconto d i Pirria
(w . 87-124), i due racconti d i Sostrato (w . 522-545 e 666-690), la descrizione
d i Sidone (w . 940-53); per IYAspis e la Samia rispettivam ente i lunghi rac.
conti d i Davo (v. 23-82) e d i Damea (v. 206-282); per gli Epitrepontes i di­
scorsi contrapposti di Davo (v. 64-116) e di S iro (v. 118-176); per la Perikei-
romene, infine, di racconto d i M oschione (v. 282-300).

93
che in un dato momento della commedia pronuncia un racconto,
è sempre un personaggio della commedia stessa (e nont come nel
caso dei tre prologhi divini, una figura estranea all’intreccio), il
quale espone avvenimenti di cui è stato partecipe o che comun­
que lo riguardano da vicino. Ne consegue che la frequenza degli
asindeti può dipendere dal carattere e dalla psicologia del perso­
naggio stesso, dalla situazione in cui si trova, e di conseguenza
dal suo stato emotivo. 'Dopo questa premessa, appare del tutto
naturale che il racconto di Pirria, il servo inseguito da Cnemone
nel Dyscolos, che si estende complessivamente per circa 36 versi
(pur essendo ripetutamente interrotto dalle domande e dalle escla­
mazioni di Sostrato e di Cherea), contenga un numero molto
alto di asindeti, circa 13 (ma compresi quelli in scambio di
battuta).
I due racconti di Sostrato (v. 522^45 e 666-90), molto affini
per tono e per stile, considerati complessivamente contengono
11 asindeti in 49 versi. Ca percentuale di asindeti, come notiamo,
non è alta, in rapporto al passo precedente; è peFÒ importante
rilevare come compaiano qui alcuni fra gli asindeti più tipici
della narrazione in generale, ad esempio le serie di azioni espres­
se con verbi aH’imperfetto (ai vv. 673-74: τάς τρίχας | ετιλΓ, έκλα’,
έτυπτε το στήθος) ο i FA « isolati » di « ripresa narrativa » o « at
climax » (al v. 528 επεκείμην φιλοπόνως,, al V. 534 δυδείς έρχετο).
Un racconto molto prolungato, che si estende senza interru­
zione per 77 versi (dal v. 206 al v. 282) nella Samia, è quello in
cui Demea rivela agli spettatori come gli sia nato il sospetto del­
l'adulterio tra la sua amante Criside e Moschione. Stilisticamente
è interessante soprattutto per la notevole vivacità conferita dalla
inserzione di frasi in discorso diretto. Ma gli asindeti sono qui
singolarmente scarsi, 12 in tqtto; e nell’insieme il discorso pre­
senta una ■struttura elaborata e sintatticamente articolata.
Negli Epitrepontes abbiamo una coppia di discorsi contrap­
posti, ossia quelli di Davo e di Siro nella scena dell’arbitrato. Il
racconto di Davo comprende circa 51 versi (dal v. 64 al v. 116,
senza contare gli interventi degli intenlocutori) e contiene circa
20 asindeti: in questo discorso notiamo la spiccata tendenza a
serie asindetiche di proposizioni « accumulate » a fine narrativo-
descrittivo, ad esempio quella già notata al v. 74, e al v. 94 sgg.
la serie asindetica: δλην την ημέραν | κατέτριψε . λιπαρούντι καί

94
πείθοντί με | ύπεσχόμην. εδωκ’. απήλθεν μυρία | εόχόμενος αγαθά '
λαμβάνων μοϋ κατεφίλει | τάς χεΐρας. Tale tendenza risponde all'im­
plicito proposito di concisione di Davo e forse anche alla scarsa
cultura del personaggio, intenzionalmente caratterizzata, dun­
que, anche a livello formale.
Il successivo discorso di Siro non si può definire propria­
mente un racconto, ma piuttosto un’appassionata orazione in
favore del trovatello; tuttavia ne accenno in questa sede, in quan­
to mi sembra opportuno considerare questo passo in rapporto
alla precedente narrazione di Davo, alla quale si oppone. Esso
contiene circa 19 asindeti (più o meno lo stesso numero, quindi)
in un complesso di 59 versi (dal v. 118 al v. 176). I tipi più si­
gnificativi sono costituiti da serie di proposizioni « accumulate »
in HA, espresse in tono enfatico e in un linguaggio particolar­
mente colorito, e aventi fine parenetico-esemplificatorio (cfr. pag.
37). Il carattere intrinseco degli asindeti pare dunque diverso ri­
spetto a quelli contenuti nel racconto di Davo: qui si tratta, prin­
cipalmente, di colorazione retorica. Frequenti, e conformi a que­
sta stilizzazione retorica, sono pure le gnomai, sempre in asin­
deto rispetto a quanto precede: cfr. al v. 141 sgg. μηδέ εν j εύρι-
σχ’ δπου προσεστι σώμ’ άδικοΰμενον ‘ | ούχ εύρεσις τοϋτ ’εστιν άλλ’
άφαίρεσις, e al V. 167 sgg.: δντ’ επισφαλή φύσει | τον βίον απάντων
τή προνοία δει, πάτερ, | τηρείν.
Nel racconto di Onesimo ai w . 558-87 degli Epitrepontes è
presente un numero piuttosto elevato di asindeti: 10 in 30 versi.
Ciò è spiegabile considerando lo stato di estrema agitazione psi­
cologica in cui si trova il personaggio, come rivelano alcune se-
<rie asindetiche particolarmente espressive: ΰπομαίνεθ** ουτος, νή
τον Άπόλλω, μαίνεται, | μεμάνητ’ αληθώς, μαίνεται, νή τους θεούς,
(ν. 558-59); βρυχηθμός ένδον, τιλμός, εκστασις συχνή (ν. 573) ; οΐχο-
μαι, άπόλωλα (ν. 585-86).
In totale nei 393 versi esaminati in questa sezione si riscon­
trano 108 asindeti, con un rapporto approssimativo di 1 a 3,6.
Monologhi riflessivi (16). In questa definizione comprendo i

(16) Ho preso in esame p er il Dyscolos i tre soliloqui di Cnemone ai w .


153-168, 442-455, 708-747, i due di Sostrato ai vv. 179-188 e 797-812, infine i
•monologhi di Davo (v. 218-232) e di Gorgia (v. 271-287); p er la Samia i soli­
loqui di Dentea (v. 325-356), di Moschione (v. 616-640) e d i Parmenone (v.

95
media, stabilendo un rapporto tra quelle introdotte in asindeto e
quelle che, al contrario, sono legate al contesto precedente da
una congiunzione o da una particella connessiva.
Nel Dyscolos compaiono 17 sentenze in tutto, di cui solo 6
in asindeto. Anche nella Samia le gnomai legate al contesto pre­
cedente da congiunzioni sono le più numerose, ossia 5 contro
una soltanto asindetica. Nella Perikeiromene e negli Epitrepontes,
invece, il rapporto risulta invertito: nella prima, infatti, si riscon­
trano 4 sentenze in tutto, di cui tre asindetiche; mentre nella se­
conda abbiamo 6 sentenze asindetiche contro 5 legate da con­
giunzione. Fra le gnomai contenute nell’Aspzs, 10 in tutto, 6 sono
di un tipo particolare, in quanto sono costituite da sentenze e
citazioni tratte dalla tragedia, che Davo pronuncia nella scena
in cui annunzia a Smicrine ila malattia simulata del fratello Che-
restrato: fra queste, 4 compaiono in asindeto. Delle 4 gnomai
rimanenti, 2 sono asindetiche e 2 no; in tutto, quindi, nell'Aspzs
abbiamo 6 gnomai asindetiche-e-4 legate da congiunzione.
Considerando ora complessivamente le sentenze contenute
nelle cinque commèdie (48 in tutto), rileviamo che le gnomai
asindetiche sono numericamente di poco inferiori a quelle le­
gate da congiunzione, ossia 22 contro 26.
Scene dialogate (19). Come naturale, nella commedia le scene
dialogate sono molto più numerose dei passi di ima certa esten­
sione recitati da un unico personaggio, e le commedie menandree
non fanno eccezione a questa norma. Nel Dyscolos, ad esempio, il
dialogo occupa più dei due terzi dell'intera opera; infatti sui 969
versi di cui conta questa commedia, solo 300 circa sono quelli
occupati da monologhi dell'estensione di almeno 10 versi.
Le scene dialogate contengoàq^ un numero elevatissimo di
asindeti; anzi possiamo fin d’ora affermare che esse costituiscono
la categoria in cui gli asindeti si riscontrano con la maggior
frequenza: questo è dovuto al fatto che nel dramma l’asindeto
trova il suo più naturale impiego in inizio di battuta.

(19) Ho considerato le serie asindetiche ricorrenti nelle scene dialogate


ai w . 401426, 465486, 499-521, 821-865, 890-964, del Dyscolos; 164-215,
250283, 299-390 dell’Aspù; 283-324- 369-398, 451-520 della Samia; 42-63, 288-380
degli Epdtreipontes; 217-275 della Perikeiromene.

98
Un numero straordinariamente elevato di asindeti, circa 72
su un complesso di 75 versi (dal v. 890 al v. 964) si riscontra nelle
ultime due scene del Dyscolos, in cui Sicone e Geta, i due perso­
naggi più propriamente « comici » dell'opera e forse di tutta la
produzione menandrea giunta fino a noi, riescono a vendicarsi
del misantropo Cnemone. Assai significativi in tale contesto sono,
ad esempio, gli asindeti costituiti dalle serie κόπτωμεν οΰτω τάς
θυρας, αΐτώμεν, επιφλέγωμεν (ν. 899) e φεύγεις όχλον, γυναίκα
μισείς, ούκ εας κομίζειν (ν. 932). Molto efficaci riescono pure gli
asindeti bimembri χόρευε, συνεπίβαινε (ν. 954); αίρεσθε τούτον,
εισφέρετε (ν. 960), oppure la serie di tre brevissime proposizioni
accostate in FA e inframmezzate da esclamazioni ai w . 909-10:
... θές αΰτοϋ , νϋν ό καιρός . ειεν . εγώ προάξω πρότερος . ήν.
Una tendenza opposta rivela invece la terza scena dell'Aspzs
esaminata (v. 299-390), nella quale Davo, dopo aver esortato Che­
rea e Cherestrato a non perdersi d’animo, escogita un piano per
impedire il matrimonio fra Smicrine e la giovane sorella di Cleo-
strato. Tale scena, infatti, comprende in 92 versi solo 28 asindeti,
tra i quali i più significativi sono quelli costituiti dalla serie di
proposizioni accostate per FA, con cui Davo esorta ed incoraggia
il padrone Cherestrato (v. 299-305) (20). Da notare è anche la com­
pleta mancanza di asindeti nella sezione compresa fra il v. 320
e il v. 342, dove ha luogo la progettazione del piano di Davo.
Questa singolare scarsità di asindeti dipende anche dalla struttura
formale di tale scena: in essa, infatti, molte battute compren­
dono ciascuna dai tre fino ai quattordici versi, mentre, al con­
trario, sono piuttosto rari i versi suddivisi ciascuno in più bat­
tute; ne consegue che gli asindeti in scambio di battuta risultano
molto ridotti di numero. Questo discorso vale anche per le altre
due scene dell’Aspzs da me esaminate e, in generale, per -tutta la
parte superstite della commedia.
Un certo interesse presenta infine ima scena appartenente
al IV atto della Samia (atto costituito unicamente da scene dia­
logate), ossia quella, molto estesa (v. 451-520), che costituisce il
punto centrale di tutta la commedia. Tale scena, che comprende
complessivamente 70 versi « lunghi » (tetrametri trocaici), con-

(20) Gfr. a pag. 40.

'99
tiene circa 48 asindeti: essa rappresenta dunque, in un certo
senso, la situazione media fra i due tipi sopra esposti. Tra gli
asindeti in essa ricorrenti, è notevole la serie di cinque interro­
gazioni accostate in FA (tranne la quarta collegata da καί) al
v. 481 sgg., δ τι βοώ, κάθαρμα συ ; | τοΰτ’ έρωτας ; είς σεαυτόν άνα-
δέχει την αΙτίαν, [ είπέ μοι ; καί τοΰτο τολμάς Ιμβλέπων έμοί λέγειν;
|παντελώς ούτως άπεγνωκώς με τυγχάνεις; esprimenti l’irato stupore
di Demea di fronte alle parole di Moschione. Da notare, al con­
trario, la totale mancanza di asindeti nel breve discorso di Ni-
cerato ai w . 507-13 (vd. a pag. 52).
Complessivamente su 685 versi di scene dialogate prese in
esame si riscontrano 388 asindeti circa, con un rapporto, quindi,
di 1,8 a l .
Ecco dunque il quadro riassuntivo delle frequenze comparate
degli asindeti, che ricorrono nei vari tipi di esposizione presi in
esame: la più alta percentuale si riscontra nelle scene dialogate,
in cui gli asindeti si trovano, rispetto ai versi, in un rapporto
di 1 a 1,8; seguono le sentenze, con un rapporto di 1 a 2 circa,
rispetto ai casi esaminati. Nei racconti e nei monologhi riflessivi
il rapporto risulta rispettivamente di 1 a 3,6 versi in totale e di
1 a 4,2. I prologhi infine contengono il rapporto più basso, ossia
di 1 a 6,9.

5. - In un famoso e controverso (21) passo di Plutarco (Ari-


stophanis et Menandri Comparhtio 253 BF), sembra possibile
riconoscere un accenno alla capacità di Monandro didndividuare
attraverso gli elementi dello stile i suoi personaggi, per mezzo di
caratteristiche attinenti alla loro età e alla loro condizione sia
sociale che culturale. Appare dunque opportuno investigare, ri­
correndo ad una indagine-campione, se anche la frequenza nel­
l’uso delTasindeto rientri fra le componenti di tale caratterizza­
zione stilistica.
Iniziamo con l'esaminare la frequenza delTasindeto nel lin­
guaggio di tre personaggi « vecchi », ossia Smicrine e Cherestrato
nelTAspis e Nicerato nella Samia. Per quanto riguarda Smicrine,

(21) D iscusso e interpretato in m odo convincente da F. H. Sandbach,


art. cit., alle pagg. 113-114-115.

100
notiamo una completa assenza di asindeti nel monologo ai w.
149-163, ed anche altrove la tendenza a non ricorrere a questa
struttura ,con la quale concorre una singolare preferenza per il
polisindeto (cfr, al V. 150 sgg. ούκ εξετάσας πόσον έστίν δ φέρει χρυ-
σίον | οόδ’ δπόσα τάργυρώματή ούδ’ αριθμόν λαβών ούδενός e ai w .
168-70: ώφελε μέν οΰν εκείνος... | ζήν καί διοικεϊν ταϋτα καί... | γε-
νέσθαι.
In totale abbiamo 14 asindeti in circa 60 versi da lui pro­
nunciati, con un rapporto di 1 a 4,2 i22).
Il fratello di Smicrine, Cherestrato, non ha una parte molto
rilevante nei tre atti rimasti dell'Aspis: si può comunque affer­
mare che la sua dizione è nel complesso sintatticamente artico­
lata, ed egli pure non usa asindeti con frequenza. Essi tuttavia
sono usati con sensibile aderenza alla situazione del personaggio:
ad esempio, nella scena in cui Davo espone il suo piano per im­
pedire a Smicrine di sposare la giovane ereditiera, le sue prime
parole presentano una struttura asindetica, quasi ad indicare
mimeticamente l'affanno e lo scoraggiamento del personaggio:
Δάε, παϊ, κακώς έχω . | μελαγχολώ τοίς πράγμασιν . μά τους θεούς, |
ούκ εΐμ’ έν εμαυτοϋ, μαίνομαι δ’ άκαρής πάνυ , | ό καλός αδελφός
είς τοσαύτην έκστασιν | ήδη καθίστησίν με τή πονηρίφ- | (ν. 305 sgg.).
In seguito, rincuorato dal piano di Davo, egli riprende a parlare
usando uno stile maggiormente connesso (vd. ai w . 384-86), più
conforme alla sua dizione abituale. Per Cherestrato si riscontrano
neH’insieme 12 asindeti in un totale di 35 versi da lui pronunciati,
con un rapporto di 1 a 3.
Se dall'esame del linguaggio di questi due personaggi sembra
di poter dedurre che i vecchi menandrei si esprimano con di­
scorsi nel complesso elaborati dal punto di vista sintattico, l'ana­
lisi dello stile di Nicerato porta ad un risultato del tutto apposto.
Nell’eloquio di Nicerato, infatti, si riscontra la tendenza ad espri­
mersi sempre con frasi molto brevi, spesso in asindeto. Sand-
bach (23) cita come esempi paradigmatici del suo stile i due brevi
discorsi ai vv. 410-13 e 416-20: qui in soli 8 versi si nota la pre-

(22) Qui, come in seguito, ho preso in considerazione sialo d casi fa cui


il .personaggio pronuncia almeno due versi· consecutivi.
(23) F. H. Sandibach, art. cit. pag. 120.
senza di ben 9 asindeti (tutti FA). La medesima struttura preva­
lentemente asindetica si riscontra anche nei due monologhi ai
vv. 399-407 e 421-428. Ancora nelle due scene finali della commedia
(v. 713-737) Nicerato pronuncia circa 10 versi, in cui si contano
11 asindeti. Una eccezione rappresentano i w . 507-13 ove, in un
discorso continuato in cui non si riscontrano asindeti, egli di­
chiara che cosa avrebbe fatto a suo figlio e alla sua donna se lo
avessero offeso come è stato offeso Demea. Con ogni probabilità,
come osserva Sandbach (24), l’effetto prodotto da questa eccezio­
ne è previsto e voluto da Monandro: l’indignazione di Nicerato
di fronte alla presunta colpa di Moschione e di Criside è tale che
gli dà un insolito potere di esprimersi con un discorso sostenuto.
Complessivamente si riscontrano 39 asindeti in circa 54 versi
pronunciati da Nicerato, con un rapporto di 1 a 1,3 C25).
Passiamo ora all'esame del linguaggio di tre giovani, ossia
Moschione nella Samia, e Gorgia e Sostrato nel Dyscolos.
In Moschione notiamo la Tendenza a pronunciare discorsi
formalmente connessi, in cui solo raramente compaiono struttu­
re asindetiche. Un esempio tipico è costituito dal monologo ai
w . 616-640 in cui si riscontra una sola serie asindetica (ai
vv. 624-625), e non particolarmente significativa. Nel racconto di
Moschione che funge da prologo si riscontra un numero mag­
giore di asindeti, 16 in 56 versi, nella grande maggioranza dei casi
di tipo narrativo, mentre 7 asindeti compaiono nei 7 versi, pur­
troppo mutili (dal v. 122 al v. 128), in cui il giovane enumera le
azioni rituali che egli già immaginava di compiere nell'imminen-
za del matrimonio. Questi ultimi 7 asindeti sono di tipo descrit­
tivo, caratterizzati da una certa connotazione umoristica. Nel­
l’eloquio di Moschione, duhgue, la struttura asindetica è posta
quasi sempre in stretto rapporto con i moduli narrativi, sia che
gli avvenimenti narrati siano realmente accaduti (vd. ai vv. 13-18,
45-46, 49-54) sia che si tratti, come nell’ultimo caso, di azioni sol­
tanto immaginate. Complessivamente, per Moschione abbiamo 35

(24) F. H. Sandbach, art. cit., pag. 121.


(25) Ovviamente, questo risultato induce a consentire alla discussa
proposta avanzata da Sandlbach, che attribuisce a Nicerato anziché a De-
■mea i w . 98-101 della Scintia. .

102
asindeti su un totale di 102 versi esaminati, con un rapporto di
1 a 2,9. ·■ ;
Il linguaggio di Gorgia è stato acutamente analizzato da
Sandbach e da Arnott (χ ), tuttavia mi è parso opportuno accen­
nare a questo personaggio perchè esso, come Nicerato, sebbene
per un motivo opposto, costituisce quasi un caso limite per la
straordinaria scarsità di asindeti, riscontrabili nel suo eloquio.
Sandbach, infatti, ha messo in luce la tendenza del giovane con­
tadino ad imprimere ai suoi discorsi una forma antitetica, di un
tipo proprio deH'orataria, cosicché il suo pensiero è già deter­
minato ed intuibile prima ancora che venga espresso (vd. ai vv.
250-54, 271-87, 823-26). Naturalmente questo tipo di struttura an­
titetica esclude l'asindeto, o almeno, ne limita molto l’impiego.
L'asindeto, infatti .tranne in determinati casi dove viene usato
in funzione « espressiva », normalmente è indice di un linguaggio
sciolto, spontaneo, e non di un tipo di discorso « precostruito »,
come è quello con cui Gorgia si esprime a causa della sua ormai
inveterata abitudine alla riflessione solitaria e non al dialogo. Nel
discorso in cui egli rimprovera a Davo di non essersi preso abba­
stanza cura della sorella, ad esempio, il turbamento e la collera
del personaggio sono denunciati a livello stilistico non da un an­
damento spezzato del periodare di tipo asindetico, come accade
altrove per altri personaggi, ma dalla tendenza a un iperbato
particolarmente accentuato (cfr. ai vv. 234-38). Per Gorgia abbia­
mo dunque 10 asindeti in 57 versi presi in esame, con un rap­
porto di 1 a 5,7.
Contrariamente a quanto si è notato per Gorgia, l’eloquio di
Sostrato è agile, scorrevole, flessibile, sì che difficilmente si può
immaginare ciò che verrà detto in seguito; non vi sono in esso
strutture stereotipe, ma il discorso sembra prendere forma man
mano che viene pronunciato, in modo del tutto naturale e confor­
me alla spontaneità dimostrata da Sostrato in ogni suo atteggia­
mento. Questa caratteristica del suo stile espressivo potrebbe far
; pensare che Sostrato tenda ad esprimersi con strutture prevalen-
; temente asindetiche; ma tale ipotesi risulta sorprendentemente
I

t
1 ------------
l (26) F. H. Sandbach, art. cit., pag. 116 sgg.; W. G. Arnott, art. cit.,
pag. 115 sgg.

103
smentita dal rilevamento statistico, che dà un numero di asin­
deti solo di poco superiore a quelli impiegati da Gorgia. Comples­
sivamente, infatti, Sostrato pronuncia solo 21 asindeti in circa
97 versi, con un rapporto di 1 a 4,6. E' comunque interessante
notare come in generale nell'eloquio di Sostraito gli asindeti, pur
non essendo molto numerosi, sono però dotati di notevole forza
espressiva: in particolare nei due racconti ai w. 522-45 e 666-90 (27),
le serie asindetiche presentano un colorito lievemente umoristico,
mettendo in risalto la sottile arguzia con cui il giovane, nel nar­
rare le sue avventure, riesce a vedere la propria situazione dal-
l'estemo, dal punto di visto dello spettatore.
Analizziamo infine la parlata di due personaggi di condizione
servile, ossia lo schiavo Onesimo negli Epitrepontes e il cuoco
Sicone nel Dyscolos. Per quanto riguarda Onesimo, notiamo un
asindeto (all'inizio del discorso) e 5 asindeti rispettivamente nei
due soliloqui ai w . 243-53 e 381-406. Un terzo monologo, più
esteso (30 versi, dal v. 558 al v. 587), in cui il servo, ancora tur­
bato per quanto ha- visto,,^descrive le manifestazioni di dolore
del padroncino Carisio, comprende un numerojnaggiore di asin­
deti, ossia 10, la maggior parte dei quali ha la funzione di accen­
tuare lo stato di grande agitazione in cui si trova il personaggio.
In totale si riscontrano’29 asindeti in 116 versi pronunciati da
Onesimo, con un rapporto di 1 a 4.
Mentre Onesimo, come abbiamo osservato, si esprime con
uno stile nel complesso sintatticamente articolato, in cui gli asin­
deti sono piuttosto rari (quando nel suo eloquio all’abituale con­
nessione sintattica subentra una struttura asindetica, questa è
quasi sempre indice di una forte concitazione psicologica), il
cuoco Sicone appare caratterizzato da una spiccata tendenza a
pronunciare discorsi formati da frasi molto brevi, spesso in asin­
deto. Questa sua caratteristica espressiva compare subito alla
sua prima apparizione stalla scena, nel monologo che egli pro­
nuncia ai vv. 393-401, mentre trascina faticosamente il montone
al luogo destinato al sacrificio. Qui, infatti, in 10 versi com­
paiono ben 6 asindeti. Un numero straordinariamente elevato di
asindeti, ossia 13 su 13 versi (di cui 4 mancanti della parte finale),

(27) Gfr. pag. 44.

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si nota nel soliloquio in cui il cuoco, prima di affrontare Cnemone,
vanta la sua abilità neH'ottenere... oggetti in prestito (v. 487-499).
Particolarmente significativa, all'inizio del suddetto monologo, è
la successione di 5 brevi frasi eterogenee, tutte in asindeto, con
variazione di prospettiva, in modo conforme allo stile espressivo
a lui abituale: κάκιστ ’ άπόλοι ’. έλοιδορείτό σοι ‘ τυχόν | τρεις σκα-
τοφάγως . ούκ επίστανταί τινες | ποιεΐν το τοιοϋθ' · εΰρηκ * εγώ
τοΰτου τέχνην. Nella terza proposizione l'asindeto si sostituisce ad
una particella di tipo esplicativo, mentre nell’ultima frase la
struttura asindetica, sebbene attenuata dal pronome dimostrativo
conferisce un notevole rilievo espressivo, accentuato dal tono
pieno di iattanza di quell’εΰρηκ 5εγώ, posto all'inizio della frase
stessa. In totale per Sicone abbiamo 42 asindeti in circa 64 versi,
con un rapporto di 1 a 1,5.
Da questa indagine risulta evidente come, almeno per quanto
riguarda la struttura asindetica, non vi sia un criterio fisso che
regoli il tipo di linguaggio in rapporto alla categoria cui ciascun
personaggio appartiene, in quanto nella medesima classe com­
paiono dati assolutamente contrastanti. In altre parole, se Gorgia
un contadino, si esprime con discorsi antitetici, in cui il numero
degli asindeti è irrilevante, questo non significa che tutti i conta­
dini menandrei debbano necessariamente esprimersi in tal modo.
Onesimo, imo schiavo, ha un eloquio articolato ed elaborato, sti­
listicamente del tutto contrastante rispetto al linguaggio di Si­
cone o di altri personaggi di condizione servile. Da ciò si può de­
durre che una differenza intenzionale di stile esiste sì, ed anche
abbastanza evidente, ma non tra categoria e categoria, bensì tra
individuo e individuo.6*
6. - Per concludere, vorrei riportare i risultati di una rileva­
zione ancora di tipo statistico, rivòlta a determinare il numero
degli asindeti ricorrenti in ciascuna delle commedie trattate. Di
ogni commedia si sono considerate, per questa indagine, solo le
: parti occupate da discorsi continuati, ossia i passi rientranti nei
seguenti tre tipi di esposizione: prologhi, racconti o descrizioni,
monologhi riflessivi. Questa ricerca mirava a stabilire se la mag-
: giore o minore frequenza dell’asindeto nelle varie commedie po­
tesse trovarsi in rapporto con la cronologia delle commedie stesse,
sebbene qualunque risultato debba necessariamente venire accet-

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tato sotto cauzione, dato che non si conosce la data esatta di com­
posizione delle opere menandree, ad eccezione del Dyscolos (317-
316 a. C.).
Nel Dyscolos, dunque, abbiamo 76 asindeti circa su 297 versi
presi in esame, con un rapporto di 1 a 3,9; nella Perikeiromene,
11 asindeti in 82 versi: il rapporto è di 1 a 7,4; né&’Aspis, 21 asin­
deti su 149 versi, con rapporto 1 a 7; nella Samia, 68 asindeti su
237 versi, con rapporto 1 a 3,4; negli Epitrepontes, infine, 58 asin­
deti su 193 versi, con rapporto 1 a 3,3. Da questi dati risulte­
rebbero certe allarmanti conseguenze intorno alle ipotesi comu­
nemente accettate sulla successione cronologica delle cinque com­
medie. Infatti, la percentuale di asindeti contenuti nel Dyscolos,
opera sicuramente giovanile, risulta solo di poco inferiore a quella
degli asindeti ricorrenti negli Epitrepontes, una commedia che i
critici sono soliti attribuire alla piena maturità artistica del poeta.
Al contrario, si nota un considerevole divario tra gli asindeti con­
tenuti nella Samia e nella Perikeiromene, due opere che si riten­
gono entrambe giovani#; d’altra lato, colpisce l’accostamento del­
la Samia, che indubbiamente presenta altri aspetti foraiali ar­
caici (28), al Dyscolos.
Evidentemente queste risultanze statistiche meritano di ve­
nire sottoposte, per questo aspetto, ad un ulteriore vaglio critico,
che supera le prospettive di questa ricerca. Ciò che forse più im­
porta notare è che gli Epitrepontes, universalmente riconosciuta
la più « menandrea » tra le opere menandree e quella in cui il
poeta raggiunse la perfezione della sua arte, è anche l’opera in
cui il rapporto fra i versi considerati e gli asindeti in essi conte­
nuti è più basso: in sostanza, ciò prova e conferma quanto affer­
mato all’inizio, ossia che una delle caratteristiche fondamentali
dello stile menandreo coesiste nella struttura asindetica, da cui
appunto scaturisce tanta*1^arte della sua realistica mimesi:
ώ Μένανδρε καί βίε, πόχερος αρ ’ υμών πότερον απεμιμήσατο ;
Maria Giovanna Ferrerò

(28) Cfr. J. M. Jacques, op. cit., pag. LV sgg.

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