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Come l’uso di mezzi di informazione diversi

cambi il modo di far propaganda

La propaganda politica è sempre stata argomento di discussioni per quanto riguarda


la moralità e l’eticità dietro di essa, dietro i suoi metodi e soprattutto dietro i suoi
mezzi. È chiaro che con l’evolversi dei mezzi di comunicazione di massa la
propaganda politica si sia evoluta di pari passo, adeguandosi alle nuove forme di
comunicazione, in modo tale da raggiungere la maggior parte della popolazione
avente diritto al voto tramite i canali di diffusione d’informazione più utilizzati da
questa. Così, se una volta i giornali, o in epoca ancora più moderna i televisori,
venivano tappezzati di banner pubblicitari di propaganda, adesso i politici fanno
riferimento a canali di diffusione più fruibili da tutte le età e soprattutto più
frequentati, quali Youtube e i maggior social media come Facebook o Instagram.
Una cosa certa che si può dire non esser cambiata durante gli anni è che l’unico modo
per ottenere una propaganda adeguata, tramite qualsiasi mezzo, è il ricorso a ingenti
quantità di denaro da investirci. Ciò è evidente quando si guardano le norme
legislative che limitano le somme per spese elettorali spendibili da ogni candidato,
che per esempio nelle recenti elezioni in Abruzzo ammontavano a circa €39.000,
secondo l’articolo 5 della legge 23 febbraio 1995 n.43. Provvedimenti del genere
sono rimedi posti a metodi di propaganda subdoli, che negli anni hanno portato a
compravendita di voti e a truffe elettorali gigantesche.

La propaganda del Partito Fascista


La domanda che però viene da porsi è: un secolo fa, la propaganda di Benito
Mussolini avrebbe dovuto far ricorso a tali somme di denaro per convincere
l’elettorato? La risposta è incerta.
Una cosa sicura è che la propaganda di quel tempo era diversa. In un periodo post-
bellico, in cui il fervore per il socialismo nel Biennio Rosso si era perso e aveva
creato delusione nel popolo intero, la propaganda di un nuovo partito venuto dal
nulla, come quello dei fasci di combattimento, mirava a convincere il popolo negli
ideali. Il Partito Fascista prometteva un Italia più forte che mai, ai vertici tra le
potenze mondiali e che tutti avrebbero avuto paura di sfidare.
Pur affermando certamente che i metodi di presa del potere furono violenti, immorali
e illegali, e con metodi dello stesso tipo lo mantenne, il Partito Fascista, grazie alle
sue promesse, riuscì a convincere in qualche modo il popolo nel supportarlo. Storico
è il discorso dell’entrata in guerra dell’Italia nella Seconda Guerra Mondiale del 10
giugno 1940 in piazza Venezia, in cui la sapienza mediatica di Mussolini e il
successo riscontrato con la folla sono due elementi evidenti.
Quelli però erano altri tempi, non paragonabili a quelli odierni, in cui il governo era
dittatura e la potenza mediatica non era così devastante, ma era sapientemente
governata dal Partito. Mussolini manipolò il popolo con il suo carisma e con la
persecuzione politica; un mondo diverso da quello attuale.

La propaganda mediatica oggi


Oggi la situazione è diversa. La situazione si presenta come ho descritto
nell’introduzione del testo e sono i social media ad avere la meglio. Non è più tempo
di dittatura ormai, è solo tempo di manipolazione del popolo.
Esemplare in questo discorso è il caso Cambridge Analytica. La storia di una
reporter, Carole Cadwalladr, che tramite alcune investigazioni è venuta a conoscenza
di uno dei casi più evidenti di manipolazione dell’opinione politica tramite social
media mai vista, è uno dei casi correlati allo scandalo più esemplari. La sua ricerca
era inizialmente volta a scoprire le motivazioni dietro la vittoria del “Leave” nel
referendum per la Brexit, scoprì poi in seguito che molte persone avevano votato tale
scelta a causa di false informazioni con le quali erano venuti a contatto su Facebook.
La società che dà il nome al caso è una società che investiga sui profili psicologici,
sulle preferenze, sulle opinioni delle persone, per fornire banner pubblicitari e
annunci mirati, in base all’ente che pagava e ai suoi scopi. Così si venne a scoprire
che molti elettori avevano votato “Leave” perché erano convinti che l’Europa non li
aiutasse, non contribuisse economicamente e non facesse altro che inviare migliaia di
immigrati in Gran Bretagna senza consenso. Tutti gli annunci, che ogni cittadino si
ritrovava sul proprio Facebook o su altri social, contribuivano a formare l’idea
politica di questo e a indirizzarlo verso una determinata scelta piuttosto che un’altra.
Il caso suscitò scalpore perché fu in un certo senso “smascherato”, anche se casi di
manipolazione come questa non sono certo unici. La stessa reporter ha poi anche
ipotizzato che manipolazioni del genere possano essere state impiegate nella
propaganda per la candidatura di Trump, a cui si attribuisce un altro caso scandalo
tanto conosciuto.
È il caso del Pizzagate. Questa storia riguarda un fenomeno mediatico che avvenne
nel 2016, in cui l’account email di John Podesta, il manager di campagna elettorale di
Hillary Clinton, venne presumibilmente hackerato e alcune sue email furono
pubblicate. Queste email mostravano che Podesta e tutto il team di Hillary Clinton
fosse legato, assieme ad alcuni ristoranti di New York, in particolare la pizzeria
“Comet Ping Pong”, a casi di pedofilia e traffico di umani e bambini. La notizia ebbe
un riscontro considerevole e molti sostenitori della destra di Trump diedero seguito,
alimentando lo scandalo con ulteriori notizie false. Le accuse spaziarono dalla
pedofilia, al traffico umano, allo spaccio e fino al satanismo e furono di certo
determinanti nella popolarità riscontrata in seguito da Hillary Clinton. A seguito delle
elezioni infatti quasi la metà dei sostenitori di Trump e persino alcuni sostenitori della
Clinton, nonostante le numerose smentite avute da fonti giornalistiche affidabili,
come “The Huffington Post”, “The New York Times”, “Fox News” e “CNN”,
credevano ancora che le accuse fossero veritiere e che Hillary Clinton fosse almeno
in parte responsabile.
La notizia rappresenta un caso incredibile di come le notizie possano essere storpiate
e manipolate a proprio piacimento, da parte di grandi organizzazioni di propaganda o
inconsapevolmente dai cittadini stessi. Non c’è da stupirsi infatti che i lavoratori dei
locali coinvolti nello scandalo, locali che erano considerati i centri di organizzazione
di questi traffici, abbiano poi dovuto subire dalle minacce telefoniche fino a
sparatorie vere e proprie.

Per concludere possiamo riassumere con una domanda: una volta la propaganda
veniva svolta con altri mezzi, era più sentita dal popolo e certamente necessitava di
una buona dose di carisma per convincere i cittadini; ma giunti ai tempi odierni, in
cui oltre a fenomeni come quelli descritti ci sono team di esperti che gestiscono i
discorsi, i comizi e ogni singola risposta di un candidato politico, è davvero
necessario saper parlare per convincere le persone?
Riccardo Legnini