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LA NOTIZIA DI REATO

La notizia del reato, nell’ordinamento penale, deve giungere al magistrato del Pubblico
Ministero il quale, titolare delle indagini, ha il compito di verificare la sussistenza del
reato, di identificare gli eventuali responsabili e quindi di presentare al Giudice i
risultati delle sue attività.
Il P.M. dunque esercita l’azione penale quando non sussistono i presupposti per la
richiesta di archiviazione. Per questo motivo il P.M. e la Polizia Giudiziaria prendono
notizia dei reati di propria iniziativa e ricevono le notizie di reato presentate o
trasmesse (art. 330 c.p.).
 
Il referto è quell’atto con cui gli esercenti una professione sanitaria segnalano
all’Autorità giudiziaria di avere prestato la propria assistenza od opera in casi che
possano presentare caratteri di un delitto perseguibile d’Ufficio.
 
Art. 365 c.p.: chiunque, avendo nell'esercizio di una professione sanitaria prestato la
propria assistenza od opera in casi che possono presentare i caratteri di un delitto
per il quale si debba procedere d'ufficio, omette o ritarda di riferirne all'autorità
indicata nell'articolo 361 è punito con la multa fino a euro 516.
Questa disposizione non si applica quando il referto esporrebbe la persona assistita a
procedimento penale.
Con professione sanitaria si intende il medico chirurgo, l’odontoiatra, il farmacista, il
veterinario, l’infermiere professionale, l’ostetrica, assistente sanitaria vigilatrice,
professioni sanitarie dell’area della riabilitazione e dell’area tecnico-diagnostica e
tecnico assistenziale.
Con assistenza si intende una prestazione sanitaria di carattere continuativo mentre
con prestazione di opera si intende qualsiasi intervento singolo anche occasionale o
transitorio.
 
Art. 334 c.p.p.:  Chi ha l'obbligo del referto deve farlo pervenire entro quarantotto
ore o, se vi è pericolo nel ritardo, immediatamente al pubblico ministero o a qualsiasi
ufficiale di polizia giudiziaria del luogo in cui ha prestato la propria opera o assistenza
ovvero, in loro mancanza, all'ufficiale di polizia giudiziaria più vicino.
Il referto indica la persona alla quale è stata prestata assistenza e, se è possibile, le
sue generalità, il luogo dove si trova attualmente e quanto altro valga a identificarla
nonché il luogo, il tempo e le altre circostanze dell'intervento; dà inoltre le notizie che
servono a stabilire le circostanze del fatto, i mezzi con i quali è stato commesso e gli
effetti che ha causato o può causare.
Se più persone hanno prestato la loro assistenza nella medesima occasione, sono tutte
obbligate al referto, con facoltà di redigere e sottoscrivere un unico atto.
L’obbligo di referto sussiste dunque nei casi che possono presentare i caratteri di
delitto perseguibile d’Ufficio e ciò anche quando l’autore sia persona non imputabile.
Sono pertanto esclusi i casi nei quali si procede solo a querela della persona offesa.
 
I delitti di più frequente riscontro nell’esercizio della professione sanitaria per i quali
sussiste l’obbligo di referto sono rappresentati dai delitti contro la vita, da alcuni
delitti contro l’incolumità individuale (lesioni), dai delitti contro l’incolumità pubblica
(epidemia, intossicazioni, danni da alimenti, bevande, medicinali), da alcuni casi di
violenza sessuale, dall’aborto, da delitti contro l’assistenza familiare, da delitti contro
la pietà per i defunti, da delitti contro la libertà individuale (violenza privata,
sequestro di persona, minaccia).
 
È necessario un contro referto, cioè una nuova comunicazione, nei casi in cui si
verifichino fatti nuovi successivamente all’inoltro del referto, rappresentati da un
peggioramento delle condizioni del soggetto o dalla morte dello stesso o da mutamenti
che comportino una diversa configurabilità del reato.