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DIPARTIMENTO DEI VIGILI DEL FUOCO

DEL SOCCORSO PUBBLICO E DELLA DIFESA CIVILE

ORDINE ARCHITETTI DI ROMA

CORSO DI SPECIALIZZAZIONE IN
PREVENZIONE INCENDI

DIRETTIVE E REGOLAMENTI COMUNITARI


Il Regolamento Prodotti da Costruzione UE 305/11
L’impatto sulla normativa nazionale ed indicazioni sulla sua
implementazione a livello comunitario

)
DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 1° 1° agosto 2011 , n. 151
Regolamento recante semplificazione della disciplina dei procedimenti relativi
alla prevenzione degli incendi

Da un Sistema di tipo autorizzativo (Controlli ex ante)

A un Sistema di tipo autocertificativo (Controlli ex post)

(Titolare attività, certificati di professionisti abilitati, dichiarazioni di


conformità dei prodotti, certificati d’installazione secondo la regola
dell’arte)

RILEVANZA DELLA PRECISIONE ED AFFIDABILITA’


DELLE INFORMAZIONI SULLE PRESTAZIONI DEI
PRODOTTI
PRODOTTO PER USO ANTINCENDIO

materiale, componente, dispositivo, apparecchio

per il quale,

è prevista una caratterizzazione delle prestazioni antincendio,

in base alla valutazione del rischio connesso al suo impiego.


PRODOTTI PER USO ANTINCENDIO
devono essere:

identificati univocamente sotto la responsabilità del

produttore, secondo le procedure applicabili;

qualificati in relazione alle prestazioni richieste;

accettati dal responsabile dell’attività, ovvero dell’esecuzione

dei lavori mediante acquisizione e verifica della

documentazione di identificazione e qualificazione.


QUADRO LEGISLATIVO NAZIONALE

DECRETO MINISTERIALE 31 LUGLIO 1934

DECRETO MINISTERO DELL’INTERNO 20 dicembre 1982

DECRETO MINISTERO DELL’INTERNO 6 MARZO 1992

DECRETO MINISTERO DELL’INTERNO 26 giugno 1984

DECRETO MINISTERO DELL’INTERNO 21 giugno 2004

DECRETO MINISTERO DELL’INTERNO 7 Gennaio 2005

DECRETO MINISTERO DELL’INTERNO 26 MARZO 1985


Procedure e requisiti per l’autorizzazione e l’iscrizione di enti e laboratori
negli elenchi del Ministero dell’interno di cui alla L. 7.12.1984 n. 818
Omologazione :

Per «Omologazione» si intende l’atto conclusivo


attestante il positivo espletamento della procedura
tecnico-amministrativa finalizzata al riconoscimento dei
requisiti previsti dalle disposizioni di settore. Con tale
riconoscimento è autorizzata la riproduzione del
prototipo omologato e la connessa commercializzazione
sul territorio nazionale secondo le procedure
regolamentate dall’Autorità competente;
QUADRO LEGISLATIVO COMUNITARIO

DECISIONE n. 768/2008/CE sistemi per la valutazione della conformità

Regolamento (CE) n. 765/2008 norme in materia di accreditamento e


vigilanza del mercato per la commercializzazione dei prodotti
Regolamento (CE) n. 764/2008 Regolamento sul "reciproco riconoscimento“

DIRETTIVA 89/106/CEE PRODOTTI DA COSTRUZIONE


PROCEDURE PER LA MARCATURA CE

REGOLAMENTO (UE) N. 305/2011 FISSA CONDIZIONI ARMONIZZATE PER


LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI DA COSTRUZIONE
IL REGOLAMENTO (UE) N. 305/2011 DEL
PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

FISSA CONDIZIONI ARMONIZZATE PER LA


COMMERCIALIZZAZIONE DEI PRODOTTI DA COSTRUZIONE
E ABROGA LA DIRETTIVA 89/106/CEE

STABILISCE DISPOSIZIONI ARMONIZZATE PER LA DESCRIZIONE


DELLA PRESTAZIONE DI TALI PRODOTTI IN RELAZIONE ALLE
LORO CARATTERISTICHE ESSENZIALI E PER L'USO DELLA
MARCATURA CE
CAMPO DI APPLICAZIONE

«prodotto
prodotto da costruzione»,
costruzione qualsiasi prodotto o kit fabbricato
e immesso sul mercato per essere incorporato in modo
permanente in opere di costruzione o in parti di esse e la cui
prestazione incide sulla prestazione delle opere di
costruzione rispetto ai requisiti di base delle opere stesse

«opere
opere di costruzione»,
costruzione gli edifici e le opere di ingegneria
civile
Articolo 1:
fissa le condizioni per l'immissione sul mercato
stabilisce disposizioni armonizzate per la descrizione della prestazione in
relazione alle caratteristiche essenziali e per l'uso della marcatura CE

La marcatura CE non attesta più la conformità del prodotto ad una


specificazione tecnica
Rappresenta conclusione di un iter armonizzato con cui si
valuta, accerta e garantisce,
con procedure di prova o di calcolo e di controllo della produzione
ed infine si dichiara la prestazione di un prodotto da costruzione

marcatura CE = valutazione e verifica della costanza della


prestazione del prodotto
secondo specifiche tecniche armonizzate
Le specifiche tecniche armonizzate

- le Norme Armonizzate (hEN) adottate dal CEN/CENELEC a


seguito di mandato della Commissione

- i Documenti per la Valutazione Europea (EAD) adottati


dall'organizzazione dei TAB ai fini del rilascio delle
valutazioni tecniche europee ETA (per i prodotti non coperti o
non interamente coperti da norma armonizzata)
I requisiti di base delle opere di costruzione
costituiscono la base per la preparazione:
• dei mandati di normalizzazione
• delle specifiche tecniche armonizzate.

Le caratteristiche essenziali dei prodotti da costruzione


sono stabilite nelle specifiche tecniche armonizzate in
funzione dei requisiti di base delle opere di costruzione.
I requisiti di base delle opere

1. Resistenza meccanica e stabilità

2. Sicurezza in caso d’incendio

3. Igiene, salute e ambiente

4. Sicurezza e accessibilità nell’uso

5. Protezione contro il rumore

6. Risparmio energetico e isolamento termico

7. Uso sostenibile delle risorse naturali


REQUISITO di BASE n. 2 SICUREZZA IN CASO D’INCENDIO
OBIETTIVI GENERALI

GARANTIRE PER UN PERIODO DI TEMPO


DETERMINATO LA CAPACITA’ PORTANTE DELL’OPERA
LIMITARE LA PRODUZIONE E LA PROPAGAZIONE DEL
FUOCO E DEL FUMO ALL’INTERNO DELL’OPERA
LIMITARE LA PROPAGAZIONE DEL FUOCO ALLE
OPERE VICINE
PERMETTERE AGLI OCCUPANTI DI LASCIARE L’OPERA
OPPURE DI ESSERE SOCCORSI
PRENDERE IN CONSIDERAZIONE LA SICUREZZA
DELLE SQUADRE DI SOCCORSO
MANDATO
Nei mandati agli Enti di normalizzazione si individuano
precisamente:
Tutte le caratteristiche del prodotto connesse ai Requisiti
di Base per le quali almeno uno Stato membro abbia
regolamentazioni o altre disposizioni in termini di
prestazione

Mandati orizzontali al CEN per


Reazione al fuoco
Resistenza al fuoco
Sistema Europeo di Classificazione della prestazione al fuoco
dei prodotti da costruzione

EUROCLASSI

REAZIONE AL FUOCO
RESISTENZA AL FUOCO
RESISTENZA AL FUOCO DALL’ESTERNO dei tetti

I sistemi di euroclassificazione
adottati a livello comunitario tramite Decisioni CE
sostituiscono tutti i sistemi nazionali
CLASSI DI REAZIONE AL FUOCO EUROPEE

TUTTI I PRODOTTI PAVIMENTI ISOLANTI LINEARI CAVI ELETTRICI

CLASSE AGGIUNTIVA CLASSE AGGIUNTIVA CLASSE AGGIUNTIVA CLASSE AGGIUNTIVA

A1 - A1FL - A1L - A CA -
PRODUZIONE
A2 PRODUZIONE A2FL PRODUZION A2L PRODUZION B1 CA FUMO
FUMO E FUMO E FUMO (S1,S2,S3)

B (S1,S2,S3)
BFL (S1,S2,S3)
BL (S1,S2,S3)
B2 CA GOCCIOLAMENTO

GOCCIOLAMENTO GOCCIOLAMENTO (d0, d1,d2)

C (d0, d1,d2) CFL CL (d0, d1,d2) C CA


ACIDITA’
(a1, a2, a3)
D DFL DL D CA

GOCCIOLAMENTO GOCCIOLAMENTO

E (d0, d1,d2) EFL EL (d0, d1,d2) E CA -


NPD NPD NPD NPD
F FFL FL F CA

DECISIONE 2000/147/CE DECISIONE 2003/632/CE DECISIONE 2006/751/CE


CARATTERISTICHE CLASSI DI RESISTENZA AL FUOCO EUROPEE

R Capacità portante P o PH Continuità di corrente o


capacità di segnalazione
E Tenuta G Resistenza all’incendio
della fuliggine
I Isolamento K Capacità di protezione
al fuoco
W Irraggiamento D Durata della stabilità a
temperatura costante
M Azione meccanica DH Durata della stabilità
lungo la curva standard
C Dispositivo automatico F Funzionalità degli
di chiusura evacuatori motorizzati di
fumo e calore
S Tenuta al fumo B Funzionalità degli
evacuatori naturali di
fumo e calore
La valutazione e verifica della costanza della prestazione

L’attestazione della conformità ad una specificazione tecnica


armonizzata (nella CPD), è sostituita dalla valutazione e verifica della
costanza della prestazione del prodotto

I sistemi della CPD vengono semplificati e ridotti

1+/1 certificazione di prodotto

2+ certificazione fpc con sorveglianza Non più Sistema 2

3 prove iniziali di tipo

4 solo compiti del fabbricante nessun intervento di parte terza

Si introducono criteri nuovi e più rigorosi per la notifica degli organismi


(regolamento CE n. 765/2008)
Quando un prodotto da costruzione rientra nell'ambito di
applicazione di una norma armonizzata o è conforme a
una valutazione tecnica europea, il fabbricante redige
una dichiarazione di prestazione all'atto
dell'immissione di tale prodotto sul mercato.

Le informazioni, sotto qualsiasi forma,


forma, sulla sua
prestazione in relazione alle caratteristiche essenziali,
possono essere fornite solo se comprese e specificate
nella dichiarazione di prestazione
La marcatura CE è apposta solo sui prodotti da
costruzione per i quali il fabbricante ha redatto una
dichiarazione di prestazione

La Dichiarazione di Prestazione (DoP


DoP) diventa il
documento fondamentale senza il quale non può essere
apposta la marcatura CE

Dichiarazione di prestazione e marcatura CE


obbligatorie
accompagnano sempre il prodotto
Contenuto della dichiarazione di prestazione (Articolo
Articolo 6)
6

• il riferimento al prodotto-tipo;
• il sistema di valutazione e verifica della costanza della prestazione applicato;
• il numero di riferimento e la data di pubblicazione della hEN o ETA usata per la
valutazione di ciascuna caratteristica essenziale;
• l'uso o gli usi previsti del prodotto;
• l'elenco delle caratteristiche essenziali secondo quanto stabilito nella specifica
tecnica armonizzata per l'uso o gli usi previsti dichiarati;
• la prestazione di almeno una delle caratteristiche essenziali pertinenti all'uso o agli
usi previsti dichiarati, se del caso espressa in livelli o classi, o in una descrizione;
• la prestazione delle caratteristiche essenziali del prodotto concernenti l'uso o gli usi
previsti, tenendo conto delle disposizioni relative all'uso o agli usi previsti nel luogo
in cui il fabbricante intenda immettere il prodotto da costruzione sul mercato;
• per le caratteristiche essenziali elencate, per le quali non sia dichiarata la
prestazione, le lettere «NPD» (nessuna prestazione determinata);
• la prestazione relativa a tutte le caratteristiche essenziali contenute nella
corrispondente ETA.
Formato della dichiarazione di prestazione (Allegato
Allegato 3)
3

Richiamata in CE
ESEMPI

Arch. SERGIO SCHIAROLI


L’obiettivo fondamentale della Commissione europea è stato
quello di garantire che, riguardo alle prestazioni dei prodotti da
costruzione, siano fornite informazioni precise ed affidabili

La marcatura CE non attesta direttamente alcuna idoneità


all’uso del prodotto da costruzione

L’idoneità dovrà essere valutata dall’utilizzatore e/o dall’autorità


di controllo sulla base delle prestazioni dichiarate in confronto a
quelle richieste
MARCATURA CE

La marcatura CE deve essere apposta in forma visibile,


leggibile ed indelebile sul prodotto stesso, su un etichetta
ad esso attaccata, sul suo imballaggio, o nei documenti di
accompagnamento

MARCHI VOLONTARI

Un prodotto può recare marcature aggiuntive a carattere volontario se:


se:
Soddisfano funzioni differenti da quelle della marcatura CE
Non ingenerano confusione con la marcatura CE
Non riducono leggibilità e visibilità della marcatura CE
27
MARCATURA CE

Apponendo la marcatura CE, i fabbricanti dichiarano di assumersi la


responsabilità della conformità del prodotto da costruzione alla
dichiarazione di prestazione e della conformità a tutti i requisiti applicabili
stabiliti nel regolamento e nella pertinente normativa di armonizzazione
dell'Unione che prevedono la suddetta apposizione

I fabbricanti assicurano che i loro prodotti rechino un numero di tipo,


lotto, serie o qualsiasi altro elemento che ne consenta l'identificazione

I fabbricanti conservano la documentazione tecnica e la dichiarazione di


prestazione per un periodo di dieci anni a decorrere dall'immissione del
prodotto da costruzione sul mercato.
MARCATURA CE

OBBLIGHI DEGLI ALTRI OPERATORI ECONOMICI

Mandatari:
Un mandatario esegue i compiti specificati nel mandato ricevuto dal fabbricante
provvedendo almeno a:
a) Tenere la dichiarazione di prestazione e la documentazione tecnica a
disposizione delle autorità nazionali di vigilanza
b) fornire a detta autorità tutte le informazioni e la documentazione necessarie
per dimostrare la conformità del prodotto da costruzione alla dichiarazione di
prestazione
c) cooperare con le autorità nazionali competenti, su loro richiesta, a qualsiasi
azione intrapresa per eliminare i rischi presentati dal prodotto
MARCATURA CE
OBBLIGHI DEGLI ALTRI OPERATORI ECONOMICI

Importatori:
Importatori
- immettono sul mercato dell'Unione solo i prodotti da costruzione conformi ai requisiti
applicabili del Regolamento
- si assicurano che il fabbricante abbia valutato e verificato la costanza della prestazione
- assicurano che il prodotto rechi la marcatura CE e sia accompagnato dai documenti richiesti
- indicano sul prodotto o sul suo imballaggio o sul documento di accompagnamento nome
denominazione commerciale o marchio registrati e indirizzo
- assicurano che il prodotto sia accompagnato da istruzioni e informazioni sulla
sicurezza redatte nella lingua stabilita dallo Stato membro interessato
- adottano le misure correttive necessarie per rendere conforme il prodotto da costruzione che
non sia conforme alla dichiarazione di prestazione o, se del caso, ritirarlo o richiamarlo
- conservano la documentazione tecnica e la dichiarazione di prestazione per un periodo di
dieci anni a decorrere dall'immissione del prodotto da costruzione sul mercato
MARCATURA CE

OBBLIGHI DEGLI ALTRI OPERATORI ECONOMICI

Distributori:
Distributori
prima di mettere un prodotto da costruzione a disposizione sul mercato,
assicurano che il prodotto rechi la marcatura CE e sia accompagnato dai
documenti richiesti dal regolamento;
garantiscono che, finché un prodotto da costruzione è sotto la propria
responsabilità, le condizioni di conservazione o di trasporto non ne
compromettano la conformità alla dichiarazione di prestazione
MARCATURA CE

E’ APPLICABILE IN FUNZIONE DELLA DISPONIBILITA’DELLE


SPECIFICAZIONI TECNICHE EMANATE DAGLI ENTI EUROPEI
DI NORMALIZZAZIONE (CEN/CENELEC - EOTA)

NORME ARMONIZZATE - EAD:


RELATIVE AI SINGOLI PRODOTTI O FAMIGLIE DI PRODOTTI
e delle

NORME DI SUPPORTO:
A CARATTERE ORIZZONTALE (CLASSIFICAZIONE, PROVA)
Sono richiamate nelle norme armonizzate
http://ec.europa.eu/enterprise/newapproach/nando/index.cfm?fuseaction=cpd.hs
OMOLOGAZIONE E MARCATURA CE

NORMA NAZIONALE NON PIU’


VALIDA
OMOLOGAZIONE
MARCATURA CE
Classe Italiana
Classe Europea
DECADENZA
DELL’OMOLOGAZIONE
Norme Tecniche
di prevenzione incendi
“Il Nuovo Codice”
Il Decreto
Struttura del provvedimento

Il provvedimento è costituito, oltre al preambolo, da:


− Parte dispositiva costituita da 5 articoli.

Art. 1: Approvazione e modalità applicative delle norme


tecniche di prevenzione incendi;
Art. 2: Campo di applicazione;
Art. 3: Impiego dei prodotti per uso antincendio;
Art. 4: Monitoraggio;
Art. 5: Disposizioni finali;

− Un allegato (Codice di prevenzione incendi) diviso in 4


Sezioni.
Il Codice di PI si applica a...
• Attività elencate nel decreto quali:

1° agosto 2011, n. 151


attività di cui all'allegato I del DPR 1°
• individuate con i numeri: 9; 14; officine
• da 27 a 40 compresi; stabilimenti depositi
• da 42 a 47 compresi; stabilimenti depositi
• da 50 a 54 compresi; stabilimenti, grandi officine
• 56; 57; 63; 64; stabilimenti, CED
• 70; 75, limitatamente ai depositi di mezzi rotabili;
rotabili;
• 76 Tipografie.

svolte all'interno
all'interno di opere da costruzione
con presenza anche occasionale e di breve durata di occupanti
Il Codice di PI è alternativo
alternativo...
...
... ai criteri generali di PI:
• es. DM 10 marzo 1998
• es. DM 30.11.83
... alle seguenti regole tecniche:
tecniche:
• DM 15 marzo 2005
“Requisiti di reazione al fuoco”
• DM 9 marzo 2007
“Prestazioni di resistenza al fuoco”
• DM 16 febbraio 2007,
“Classificazione di resistenza al fuoco”
• DM 20 dicembre 2012
“Impianti di protezione attiva”
• DM 15 settembre 2005,
“Vani degli impianti di sollevamento”
Il Codice costituisce criterio di
riferimento per la progettazione, la
realizzazione e l’esercizio delle
attività escluse dall’allegato I del
decreto del Presidente della
Repubblica 1° agosto 2011, n. 151.
Il Codice di PI non si applica a...
Attività 1-
58-
58-62
1-8, 10
10--12, 15
Attività normate
15--19, 20
20--26,

Stabilimenti, impianti, reti di


Attività 65:
*
Locali di pubblico spettacolo,
impianti sportivi
in questa fase!!!

trasporto con sostanze Attività 66: Alberghi e simili


infiammabili, esplodenti,
Attività 67: Scuole
comburenti, radioattive, o altri
pericolosi Attività 68: Strutture sanitarie
Attività 13: Attività 69: Attività commerciali
Distributori carburante
Attività 71: Uffici >300 pp
Attività 48-
48-49
Centrali termoelettriche, Attività 72: Edifici tutelati
macchine elettriche fisse, gruppi Attività 73: Edifici promiscui
elettrogeni
Attività 75: Autorimesse (mezzi rotabili sì)
Attività 74:
Centrali termiche Attività 77: Edifici civile abitazione
Attività 55: Attività 78-79:
Demolizione veicoli Stazioni, metropolitane, interporti
Attività 41 Attività 80: Gallerie stradali e ferroviarie
Teatri di posa
esclusione delle attività di “energia”
Altre indicazioni
Le norme tecniche si possono applicare alle attività nuove e
a quelle esistenti in caso siano oggetto di interventi
comportanti la loro completa ristrutturazione.

Le stesse norme, inoltre, si possono applicare alle attività


esistenti in caso di interventi di ristrutturazione parziale
ovvero di ampliamento, a condizione che le parti
dell’attività interessate dall’intervento siano dotate di
indipendenza funzionale.
funzionale.

Tale indipendenza funzionale deve assicurare, per le parti


interessate dall’intervento, l’applicazione integrale delle
medesime norme tecniche e che le misure di sicurezza
antincendio esistenti della restante parte di attività, non
interessato dall’intervento, siano compatibili con gli
interventi da realizzare. Qualora non sia così, le norme
devono essere applicate all’intera attività esistente
Altre indicazioni
La DCPST monitora
l'applicazione per il futuro
superamento della
compresenza tra vecchie e
nuove norme (art. 4)
Nulla cambia per:
• Procedimenti di
prevenzione incendi
(art. 5)
• Uso dei prodotti
(libero scambio EU)
(art. 3)
Non vi sono adempimenti
per le attività in possesso
del certificato di
prevenzione incendi
ovvero SCIA
PRODOTTI PER USO ANTINCENDIO

devono essere:
identificati univocamente sotto la
responsabilità del produttore, secondo le
procedure applicabili;
qualificati in relazione alle prestazioni
richieste;
accettati dal responsabile dell’attività,
ovvero dell’esecuzione dei lavori mediante
acquisizione e verifica della documentazione
di identificazione e qualificazione.
Norme tecniche
di prevenzione incendi
“Il nuovo Codice”

GENERALITA’
•Il “Codice” riporta le metodologie di progettazione della
sicurezza antincendio finalizzate al raggiungimento degli
obiettivi primari della prevenzione incendi che,
ricordiamo, sono (art. 13 D.Lgs. 139/2006):
-sicurezza della vita umana;
-incolumità delle persone;
-tutela dei beni e dell'ambiente.

•Le soluzioni progettuali previste dalle metodologie di


progettazione della sicurezza antincendio del “Codice”
allineano il panorama normativo italiano ai principi di
prevenzione incendi internazionalmente riconosciuti.
Struttura del documento
Il "Codice di prevenzione incendi", suddiviso in 4 Sezioni:
G Generalità (termini, definizioni; progettazione antincendio;
determinazione profili di rischio); “RTO”
S Strategia antincendio (misure antincendio, da reazione al
fuoco a sicurezza impianti tecnologici); “RTO”
V Regole tecniche verticali (Aree a rischio specifico,
atmosfere esplosive; vani ascensori); “RTV”
M Metodi (ingegneria sicurezza antincendio, scenari per
progettazione prestazionale, salvaguardia della vita).
“FSE”
Struttura del documento
Norme tecniche
di prevenzione incendi
“Il nuovo Codice”
G1 TERMINI, DEFINIZIONI E SIMBOLI GRAFICI
Prevenzione incendi:
Funzione di interesse pubblico che consegue
obiettivi di sicurezza della vita umana, tutela
dei beni e dell’ambiente attraverso
promozione, studio, predisposizione di
norme, misure, provvedimenti, ecc. intesi ad
evitare l’insorgenza di un incendio e eventi
connessi o a limitarne le conseguenze.

La definizione presente nel codice è simile a quella di cui all'art. 13 co. 1 del
D.Lgs 8 marzo 2006, n. 139.
Regola tecnica di prevenzione incendi (o regola tecnica):
disposizione normativa cogente in materia di
prevenzione incendi.
Regola tecnica orizzontale (RTO): regola tecnica
applicabile a tutte le attività.(3)
3 Nel Codice sono considerate regole tecniche orizzontali i
capitoli compresi nelle sezioni G: Generalità e S: Stra-
tegia antincendio.
Regola tecnica verticale (RTV): regola tecnica applicabile
ad una specifica attività.
Profilo di rischio: indicatore speditivo della gravità di
rischio di incendio associata all'esercizio ordinario di
un’attività.
Strategia antincendio: combinazione delle misure
antincendio finalizzate al raggiungimento degli obiettivi
di sicurezza antincendio.
3) Nel Codice sono considerate regole tecniche orizzontali i capitoli compresi nelle
sezioni G: Generalità e S: Stra-tegia antincendio.
Misura antincendio: categoria omogenea di strumenti di
prevenzione, protezione e gestionali per la riduzione del
rischio di incendio (es. resistenza al fuoco, reazione al
fuoco, esodo, ...).
Livello di prestazione: specificazione oggettiva della
prestazione richiesta all'attività per realizzare la misura
antincendio.
Soluzione conforme:(4) Soluzione di immediata
applicazione, che garantisce il raggiungimento del livello
di prestazione.
Soluzione alternativa:(5) Il progettista è tenuto a
dimostrare il raggiungimento del livello di prestazione.
Soluzione in deroga: È richiesta l'attivazione del
procedimento di deroga secondo la normativa vigente.
4 Soluzioni progettuali prescrittive che non richiedono ulteriori valutazioni (es. “distanza di
protezione = 5 m”).
5 Soluzioni progettuali prestazionali che richiedono ulteriori valutazioni (es. “distanza di
separazione calcolata con irraggiamento max sull'obiettivo = 12,6 kW/m2”).
ATTIVITÀ
Attività soggetta (o attività): attività soggetta ai
controlli VVF.
Attività con valutazione del progetto:(6) attività
soggetta il cui progetto è valutato, anche in deroga,
dai VVF.
Attività senza valutazione del progetto:(7) attività
soggetta il cui progetto non è valutato, neanche in
deroga, dai VVF.
Attività non normata: attività sprovvista di RTV di P.I.
Attività normata: attività provvista di RTV di P.I.
Attività esistente: attività già in esercizio alla data di
entrata in vigore della regola tecnica di riferimento.
6 Le attività di cat. B/C del DPR n. 151/2011 (e cat. A in caso di richiesta di deroga).
7 Le attività soggette di cat. A (esclusi i casi di richiesta di deroga).
GEOMETRIA
Sono fornite varie definizioni come:
Piano, Piano di riferimento del compartimento,
Quota di piano, Altezza antincendio, Quota del
compartimento, Superficie lorda, Altezza
media, Distanze, ecc.
Alcune di queste cambiano definizione rispetto
alla stessa definizione attualmente utilizzata
(Es. Altezza antincendio).
Altre definizioni sono introdotte per la prima
volta (Es. Quota del compartimento).
Altezza antincendio:
massima quota dei piani
dell'attività.
Esclusi i piani con
presenza occasionale e di
breve durata di personale
(es. vani tecnici).

Quota del compartimento:


dislivello tra il piano del compartimento ed il relativo
piano di riferimento.
In caso di compartimento multipiano si assume il
dislivello maggiore in valore assoluto. (es. per il piano
più elevato di compartimento fuori terra, per il piano
più profondo di compartimento interrato).
Distanza di sicurezza esterna: distanza minima misurata in
pianta tra il perimetro di ciascun elemento pericoloso di
un'attività ed i seguenti elementi esterni al confine
dell'attività e da preservare: a. confini di aree edificabili,
b. perimetro del più vicino fabbricato, c. perimetro di
altre opere pubbliche o private.
Distanza di sicurezza interna: distanza minima misurata in
pianta tra i perimetri dei vari elementi pericolosi di
un'attività.
Distanza di protezione: distanza minima misurata in
pianta tra il perimetro di ciascun elemento pericoloso di
un'attività ed il confine dell'area su cui sorge l'attività
stessa.
Distanza di separazione: distanza di sicurezza interna,
esterna o di protezione, a seconda dei casi.
COMPARTIMENTAZIONE
Sono fornite varie definizioni come:
Spazio a cielo libero, Spazio scoperto,
Compartimento antincendio, Filtri …, Scale …,
Intercapedine antincendio, ecc.
Filtro
Il filtro è un compartimento antincendio
avente:
- Resistenza al fuoco ≥ REI 30;
- 2 o più porte almeno E 30-Sa munite di
congegni di autochiusura;
- Carico di incendio specifico qf ≤ 50
MJ/mq.

(È consentita la presenza di quantita-tivi minimi di materiale


combustibili)
Filtro a prova di fumo
Filtro con una delle seguenti caratteristiche
aggiuntive di aerazione:
-. Direttamente all’esterno con aperture di superficie
≥ 1 m2, permanentemente aperte o dotate di
chiusura facilmente apribile in caso di incendio in
modo automatico o mauale. È escluso l'impiego di
condotti;

- Camino di ventilazione sfociante sopra la co-


pertura dell’edificio di sezione ≥ 0.10 m2;

- Sistema di sovrapressione ≥ 0.3 mbar


anche in emergenza
ESODO
Sono fornite varie definizioni come:
Sistema d'esodo, Luogo sicuro, Spazio calmo,
Affollamento, Via d'esodo (o via d'emergenza),
Lunghezza d'esodo, Corridoio cieco (o cul-de-sac)
OPERATIVITÀ ANTINCENDIO

Colonna a secco:
dispositivo di lotta contro l'incendio ad uso dei
Vigili del fuoco, comprendente una tubazione
rigida metallica che percorre verticalmente le
opere da costruzione, di norma all'interno di
ciascuna via d'esodo verticale.
TOLLERANZE
Tolleranza: differenza in valore assoluto tra la
misurazione effettuata in sito e la corrispondente
misura progettuale.
SIMBOLI GRAFICI

La tabella dei simboli


grafici è simile, con
qualche lieve modifica,
a quella del DM
30/11/1983.
USO DEL LINGUAGGIO

Prescrizioni cogenti: deve essere realizzato..., sia installato...


Indicazioni non obbligatorie: il progettista può scegliere
modalità tecniche diverse, ma le deve dimostrare nella
documentazione pro-gettuale: dovrebbe essere realizzato...,
gli avverbi “generalmente” e “di norma” descrivono
indicazioni non obbligatorie.
Suggerimenti: può essere installato...
Congiunzione “e”: la collega condizioni che devono essere
contempo-raneamente valide: sia una che l'altra... (Operatore
AND)
Congiunzione “o”: collega condizioni alternative o anche
contempo-ranee: l'una, l'altra, entrambi le condizioni...
(Operatore OR)
Operatore XOR: una condizione esclude necessariamente altre
(es. “o l'una o l'altra”), ciò viene esplicitamente segnalato nel
testo.
Norme tecniche
di prevenzione incendi
“Il nuovo Codice”
G2 Progettazione per la sicurezza antincendio
Metodologia generale di progettazione [1/5]
Progettare la sicurezza antincendio significa
significa::
individuare le soluzioni tecniche finalizzate al raggiungimento degli obiettivi primari della
prevenzione incendi, in relazione al rischio incendio dell’attività
dell’attività..
Gli obiettivi della prevenzione incendi , ricordiamo, sono
sono::
a. sicurezza della vita umana,
b. incolumità delle persone,
c. tutela dei beni e dell'ambiente.
Gli obiettivi primari della prevenzione incendi si intendono raggiunti se le attività sono
progettate, realizzate e gestite in modo da: da:
a. minimizzare le cause di incendio o di esplosione;
b. garantire la stabilità delle strutture portanti per un periodo di tempo determinato;
c. limitare la produzione e la propagazione di un incendio all'interno dell'attività;
d. limitare la propagazione di un incendio ad attività contigue;
e. limitare gli effetti di un'esplosione;
f. garantire la possibilità che gli occupanti lascino l'attività autonomamente o siano
soccorsi in altro modo;
g. garantire la possibilità per le squadre di soccorso di operare in condizioni sicurezza;
h. tutelare gli edifici pregevoli per arte e storia;
i. garantire la continuità d'esercizio per le opere strategiche;
j. prevenire il danno ambientale e limitare la compromissione dell'ambiente in caso
d'incendio.
Metodologia generale di progettazione [2/5]
Per le attività deve essere effettuata la valutazione del rischio di incendio seguendo la
seguente metodologia ( v.di all.I°
all.I° DM 7.8.2012):

a) individuazione dei pericoli di incendio attraverso l’indicazione degli elementi che


permettono di determinare i pericoli presenti nell'attività;
Si indicano ad esempio:
destinazione d'uso generale e particolare dell’attività; sostanze pericolose e loro modalità di
stoccaggio, lavorazione o movimentazione;
carico di incendio nei vari compartimenti;
impianti di processo; lavorazioni; macchine, apparecchiature ed attrezzi;
movimentazioni interne; impianti tecnologici di servizio; aree a rischio specifico.
b) descrizione delle condizioni ambientali nelle quali i pericoli sono inseriti;
Si indicano ad esempio:
condizioni di accessibilità e viabilità;
layout aziendale (distanziamenti, separazioni, isolamento);
caratteristiche degli edifici (tipologia edilizia, geometria, volumetria, superfici, altezza, piani
interrati, articolazione planovolumetrica, compartimentazione, ecc.);
aerazione, ventilazione e superfici utili allo smaltimento di fumi e di calore;
affollamento degli ambienti, con particolare riferimento alla presenza di persone con ridotte
od impedite capacità motorie o sensoriali; vie di esodo.
Metodologia generale di progettazione [3/5]

c) identificazione e descrizione del rischio di incendio, caratteristico


della attività specifica, con l’attribuzione dei seguenti tre profili di rischio:

• Rvita, profilo di rischio relativo alla salvaguardia della vita umana;

• Rbeni, profilo di rischio relativo alla salvaguardia dei beni economici;

• Rambiente, profilo di rischio relativo alla tutela dell'ambiente dagli effetti


dell'incendio.

seguendo le indicazioni fornite nel codice

La progettazione della sicurezza antincendio prosegue secondo la metodologia


che segue
Metodologia generale di progettazione [5/5]
Strategia antincendio per la mitigazione del rischio

3. Per ciascuna misura antincendio sono previsti diversi livelli di


prestazione, graduati in funzione della complessità crescente delle
prestazioni da realizzare per quella misura ed identificati da
numero romano (es. I, II, III,...)

4. Il progettista applica all'attività tutte le misure antincendio,


attribuendo, a ciascuna di queste, in funzione degli obiettivi di
sicurezza da raggiungere e degli esiti della valutazione del rischio
dell’attività, i pertinenti livelli di prestazione.

5. La corretta selezione, per ciascuna misura antincendio, dei


pertinenti livelli di prestazione conduce alla riduzione del rischio
di incendio dell'attività ad una soglia considerata accettabile!!!
Metodologia generale di progettazione [4/5]
Strategia antincendio per la mitigazione del rischio

1. Il progettista mitiga il rischio di incendio con l’applicazione delle misure


antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali , così come definite
nel documento, realizzando la “strategia antincendio” per la mitigazione del
rischio di incendio dell’attività specifica.
2. Le misure antincendio di prevenzione, di protezione e gestionali sono
esplicitate nella sezione Strategia antincendio, del codice e sono:

Resistenza al fuoco Controllo e spegnimento


Reazione al fuoco Controllo di fumi e calore
Compartimentazione Rilevazione e allarme
Separazione Gestione della sicurezza antincendio
Esodo Operatività antincendio
Sicurezza degli impianti
Riassumendo [1/4]
Strategia antincendio per la mitigazione del rischio
1. Effettuata la valutazione del rischio di incendio per l'attività e stabiliti i
profili di rischio Rvita, Rbeni ed Rambiente, il progettista attribuisce alle singole
misure antincendio i relativi livelli di prestazione .

2. Per ciascuna misura antincendio sono forniti, al progettista, i criteri per


l’attribuzione dei relativi livelli di prestazione

3. Il progettista può attribuire livelli di prestazione differenti da quelli


proposti nel codice;
in tal caso è tenuto a dimostrare il raggiungimento degli obiettivi di
sicurezza antincendio impiegando uno dei metodi “ORDINARI” di
progettazione della sicurezza antincendio indicati nel codice (per consentire
la valutazione di tale dimostrazione da parte del CNVVF è ammessa
l'attribuzione di livelli di prestazione differenti da quelli proposti solo nelle
attività con valutazione del progetto!)
Riassumendo [2/4]

Strategia antincendio per la mitigazione del rischio

4. Per ogni livello di prestazione, di ciascuna misura antincendio, sono


previste diverse soluzioni progettuali che garantiscono il raggiungimento
del livello di prestazione richiesto.

5. Le soluzioni progettuali sono distinte in tre tipologie:

a) soluzioni conformi per tutte le attività

b) soluzioni alternative solo per le attività con valutazione del progetto

a) soluzioni in deroga secondo il procedimento di deroga di cui al DPR 151/11


Riassumendo [3/4]
Strategia antincendio per la mitigazione del rischio

SOLUZIONI CONFORMI

SOLUZIONI ALTERNATIVE

SOLUZIONI IN DEROGA
Schema riassuntivo della metodologia [4/4]

Il progettista applica tutte le misure antincendio


Adempimenti del progettista
Applicazione di soluzioni conformi
Il progettista che sceglie le soluzioni conformi non è obbligato a dettagliare con ulteriori
valutazioni tecniche.

Applicazione di soluzioni alternative


Il progettista che sceglie le soluzioni alternative è tenuto a dimostrare il raggiungimento del
collegato livello di prestazione, impiegando uno dei metodi “ORDINARI” di progettazione della
sicurezza antincendio ammessi per ciascuna misura antincendio.
Al fine di consentire la valutazione di tale dimostrazione da parte del C.N.VV.F. è ammesso l'impiego di
soluzioni alternative solo nelle attività con valutazione del progetto.

Applicazione di soluzioni in deroga


Se non possono essere efficacemente applicate né le soluzioni conformi, né le soluzioni
alternative, il progettista può ricorrere al procedimento di deroga come previsto dalla
normativa vigente.
Il progettista che sceglie le soluzioni in deroga è tenuto a dimostrare il raggiungimento dei
pertinenti obiettivi di prevenzione incendi impiegando uno dei metodi “AVANZATI” di
progettazione della sicurezza antincendio indicati nel codice.
Tutte le disposizioni del “Codice” possono diventare oggetto di procedimento di deroga.
Metodi ordinari di progettazione della sicurezza antincendio
Soluzione alternativa o diverso livello di prestazione.
Metodi avanzati di progettazione della sicurezza antincendio
Soluzione in deroga.
Progettazione di attività priva di regola tecnica verticale
( attività non normata) [1/2]

Si applicano le sez. G-S-M


del documento

VALUTAZIONE DEL RISCHIO INCENDIO


•Individuazione dei pericoli di incendio
attraverso l’indicazione di elementi che
permettono di individuare i pericoli stessi
presenti nell'attività.
•Descrizione delle condizioni ambientali
nelle quali i pericoli sono inseriti.
•Identificazione e descrizione del rischio di
incendio caratteristico della specifica attività
tramite attribuzione dei profili di rischio Rvita,
Rbeni ed Rambiente

In esito alla valutazione del rischio si


adottano tutte le misure antincendio che
compongono la strategia antincendio per
contrastare il rischio di incendio

Selezione delle soluzioni progettuali più


adatte alla natura ed alla tipologia
d’attività
Progettazione di attività priva di regola tecnica verticale
( attività normata) [2/2]

Per le attività normate, la valutazione del


rischio di incendio è implicitamente
effettuata dal normatore, attraverso la
definizione dei profili di rischio (Rvita,
Rbeni ed Rambiente) caratteristici
dell’attività e dei livelli di prestazione
per ciascuna misura antincendio ( liv I,
II,) che sono definiti in funzione di
parametri oggettivi (es. numero degli
occupanti, quota dei piani, quantità
di sostanze e miscele pericolose,.

Il progettista è comunque tenuto a svolgere la


valutazione del rischio, limitatamente agli aspetti
peculiari e specifici dell'attività che non sono
indicati nella RTV, ricavandoli dalla RTO

Nelle RTV possono essere descritte


eventuali soluzioni progettuali aggiuntive o
sostitutive di quelle dettagliate nella
sezione Strategia antincendio, oppure
semplici prescrizioni aggiuntive, specifiche
per la tipologia di attività.
Valutazione del progetto antincendio
Ai fini della valutazione del progetto da parte del CNVVF, il progettista
deve garantire, tramite la documentazione progettuale:

L’appropriatezza
- degli obiettivi di sicurezza antincendio perseguiti;
- delle ipotesi di base e dei dati di ingresso;
- dei modelli, degli strumenti normativi selezionati ed impiegati a supporto
della progettazione antincendio;
Ad esempio: appropriata applicazione delle soluzioni conformi, ...

La corrispondenza
delle misure di prevenzione incendi adottate agli obiettivi di sicurezza
perseguiti secondo le indicazioni date dal codice
Ad esempio: previsione di adeguato sistema di vie d'esodo per soddisfare
l'obiettivo di sicurezza della vita umana, ...

La correttezza
nell'applicazione dei metodi, dei modelli e degli strumenti normativi adottati
nella progettazione
Ad esempio: assenza di grossolani errori di calcolo, corrispondenza tra i
risultati numerici dei calcoli e le effettive misure antincendio, ...
G3 Determinazione dei profili di rischio

Come fare???
Definizione dei profili di rischio [1/2]
Cosa sono?
Indicatori semplificati per valutare il rischio di incendio
dell'attività
Perché?
secondo Dlgs 139/2006, la prevenzione incendi è la
funzione di preminente interesse pubblico diretta a
conseguire, secondo criteri applicativi uniformi sul
territorio nazionale, gli obiettivi di sicurezza della vita
umana,, di incolumità delle persone e di tutela dei beni e
umana
dell'ambiente
dell'ambiente
A che servono?
attribuire livelli di prestazione,
prestazione, calibrare le misure
antincendio
Definizione dei profili di rischio [2/2]
Quali?
Rvita : salvaguardia della vita umana
da ISO/TR 16738:2009 e BS 9999:2008 Section 2,
2,
determinato per compartimento

Rbeni : salvaguardia dei beni economici, specifico


italiano, determinato per l'intera attività

Rambiente : tutela dell'ambiente, specifico italiano,


determinato per l'intera attività
Profilo di rischio Rvita
Dipende dai seguenti fattori:
δocc: caratteristiche prevalenti degli occupanti
che si trovano nel compartimento
δα: velocità caratteristica prevalente di crescita
dell'incendio riferita al tempo tα in secondi
impiegato dalla potenza termica per raggiungere
il valore di 1000 kW
kW..
Profilo di rischio Rvita
δocc caratteristiche prevalenti degli occupanti
Profilo di rischio Rvita
δα velocità di crescita dell'incendio

tα, tempo necessario per raggiungere il tasso di rilascio termico pari a 1 MW.
Profilo di rischio Rvita
δα velocità di crescita dell'incendio
Per le attività senza valutazione del progetto (es:
attività di categoria A, All. I, DPR 151/11) la scelta
non è libera:
Devono essere obbligatoriamente impiegati i valori
minimi di δα prestabiliti.
δα = 2 o 3 come riportato di seguito …
Il valore di δα può essere ridotto di un livello se
l'attività è servita da misure di controllo
dell'incendio di livello di prestazione V.
Profilo di rischio Rvita
δα velocità di crescita dell'incendio
Profilo di rischio Rvita
Il valore di Rvita è determinato come combinazione
di δocc e δα
δocc caratteristiche prevalenti degli occupanti
Profilo di rischio Rvita
Esempi per alcune tipologie di destinazioni d’uso (occupacy)

Qualora il progettista scelga valori diversi da quelli proposti, è tenuto a


indicare le motivazioni nella scelta dei documenti progettuali
Profilo di rischio Rbeni
Determinazione: 1, 2, 3, 4
Rbeni : salvaguardia dei beni economici, specifico italiano,
determinato per l'intera attività
un'opera da costruzione si considera vincolata per arte o storia
se essa stessa o i beni in essa contenuti sono tali a norma di
legge;
un'opera da costruzione risulta strategica se è tale a norma di
legge o in considerazione di pianificazioni di soccorso pubblico e
difesa civile o su indicazione del responsabile dell'attività.
Profilo di rischio R ambiente
Novità, determinazione
R ambiente : salvaguardia dell'ambiente determinato per
l'intera attività
Il rischio di danno ambientale in condizioni d'esercizio ordinario
è già ampiamente considerato dalla normativa e non di
competenza VVF.
La novità consiste nella valutazione del rischio di danno
ambientale a seguito di incendio ed eventi ad esso connessi,
anche in relazione alla gestione dell’emergenza
Le operazioni di soccorso condotte dal Corpo nazionale dei
Vigili del fuoco sono escluse dalla valutazione del rischio di
danno ambientale
La valutazione non è guidata, ma ove necessario è effettuata
caso per caso.
caso.
Profilo di rischio Rambiente
Misure antincendio
Rambiente : salvaguardia dell'ambiente, specifico italiano,
determinato per l'intera attività

Il rischio di danno ambientale a seguito di incendio


nelle attività civili,
civili, ove non siano presenti sostanze o
miscele pericolose in quantità significative,
significative, può
essere considerato trascurabile
trascurabile..
Il rischio di danno ambientale si intende mitigato
dalle misure antincendio connesse ai profili di rischio
Rvita ed Rbeni
RIASSUMENDO …
I profili di rischio sono indicatori semplificati per
valutare il rischio di incendio dell'attività.
Servono per attribuire livelli di prestazione e
individuare le misure antincendio.
- Rvita = f(δocc, δα), per ciascun compartimento
- Rbeni = f(ed. vincolato, strategico), per intera
attività
- Rambiente = valutazione (se occorre), per
intera attività
RIASSUMENDO …
Norme tecniche
di prevenzione incendi
“Il nuovo Codice”
S3 COMPARTIMENTAZIONE
Distanza di separazione
Norme tecniche
di prevenzione incendi
“Il nuovo Codice”
S4 ESODO
Sistema d'esodo: insieme delle misure antincendio di
salvaguardia della vita che consentono agli
occupanti di raggiungere un luogo sicuro in caso
d'incendio (a prescindere dall'intervento dei Vigili
del Fuoco).
Procedure per l'esodo ammesse:
Esodo simultaneo;
Esodo per fasi;
Esodo orizzontale progressivo;
Protezione sul posto.
ESODO SIMULTANEO
Prevede lo spostamento contemporaneo degli
occupanti fino a luogo sicuro.
L’attivazione della procedura di esodo segue immediatamente la
rivelazione dell'incendio oppure è differita dopo verifica da parte
degli occupanti dell'effettivo innesco dell'incendio.
ESODO PER FASI
In una struttura organizzata con più
compartimenti, dopo la rivelazione e l'attivazione
dell'allarme incendio, l’evacuazione degli occu-
panti fino a luogo sicuro avviene in successione
dopo l'evacuazione del compartimento di primo
innesco.
Si attua con l'ausilio di misure antincendio di
protezione attiva, passiva e gestionali.

ad esempio in: edifici di grande altezza, ospedali,


multisale, centri commerciali, grandi uffici, ecc.
ESODO ORIZZONTALE PROGRESSIVO
Prevede lo spostamento degli occupanti dal
compartimento di primo innesco in un
compartimento adiacente capace di contenerli e
proteggerli fino a quando l'incendio non sia
estinto o fino a che non si proceda ad una
successiva evacuazione verso luogo sicuro.
Si attua ad esempio nelle strutture ospedaliere,
asili nido, ecc.
Caratteristiche:
dimensioni adeguate dei compartimenti (+
(+ 50%);
50%);
vie di esodo adeguate e ridondanti
PROTEZIONE SUL POSTO

Prevede la protezione degli occupanti nel


compartimento di primo innesco
dell'incendio.

Si attua ad esempio in: centri commerciali,


mall, aerostazioni, ecc.
LIVELLI DI PRESTAZIONE - CRITERI DI
ATTRIBUZIONE - SOLUZIONI
SOLUZIONI CONFORMI
CARATTERISTICHE GENERALI DEL SISTEMA D'ESODO

LUOGO SICURO
- Luogo ove non esiste pericolo per gli occupanti che vi sta-
zionano o transitano in caso di incendio, idoneo a conte-
nere gli occupanti (Superficie ≥ 0,70 o ≥ 2,25 m2/pers ri-
spettivamente per deambulanti o non):
- Pubblica via;
- Spazio scoperto esterno, collegato alla pubblica via, non
investito dagli effetti dell'incendio (es. irraggiamento,
fumo, crollo, ...).
Irraggiamento su occupanti ≤ 2,5 kW/m2.
CARATTERISTICHE GENERALI DEL SISTEMA D'ESODO

LUOGO SICURO TEMPORANEO


- Luogo interno o esterno nel quale non esiste pericolo
imminente per gli occupanti che vi stazionano o transitano
in caso di incendio, idoneo a contenere gli occupanti
analogamente al luogo sicuro.
Es. Un compartimento adiacente a quelli da cui avviene
l'esodo o uno spazio scoperto.
Da un luogo sicuro temporaneo gli occupanti devono poter
raggiungere un luogo sicuro in ogni condizione d’incendio.
CARATTERISTICHE GENERALI DEL SISTEMA DI ESODO

VIE DI ESODO
Altezza ≥ 2 m.
Non ammessi: scale portatili e alla marinara; ascensori;
rampe > 8%.
Ammesse altezze inferiori per brevi tratti e scale alla
marinara per locali con presenza breve e occasionale di
addetti (es. locali impianti).
Tenere conto che in caso di emergenza, gli occupanti che
non hanno familiarità tendono a uscire dalle vie di entrata.
Le superfici di calpestio devono essere non sdrucciolevoli.
Fumo e calore dell'incendio non devono interferire con il
sistema delle vie d'esodo.
CARATTERISTICHE GENERALI DEL SISTEMA DI ESODO

PORTE LUNGO LE VIE D'ESODO


Le porte delle uscite di sicurezza devono
essere facilmente identificabili e apribili
da parte di tutti gli occupanti.
L'apertura delle porte non deve ostacolare il deflusso de-
gli occupanti lungo le vie d'esodo.
Le porte devono aprirsi su aree di profondità almeno pari
alla larghezza complessiva del varco.
Caratteristiche delle porte lungo le vie d'esodo
Caratteristiche delle porte lungo le vie d'esodo

Sono ammesse porte apribili nel verso dell'esodo non


conformi UNI EN 1125 o UNI EN 179, a condizione che
l'apertura avvenga a semplice spinta sull'intera
superficie della porta.
Per esigenze di sicurezza antintrusione sono consentiti
sistemi di controllo ed apertura delle porte, con
modalità certe, indicate nella gestione della sicurezza
antincendio.
Sono ammesse porte ad azionamento automatico, con
apertura senza intralcio, anche in assenza di ali-
mentazione elettrica.
È consentito installare tornelli per il controllo degli
accessi lungo le vie d'esodo a varie condizioni.
SCALE D'ESODO

Devono condurre in luogo sicuro (anche con percorso protetto).


Se h>54 m almeno una deve addurre in copertura (se praticabile).
Eventuale pendenza del pavimento deve interrompersi a una
distanza almeno pari alla larghezza della scala.
Devono essere dotate di corrimano laterale. Per larghezza > 2,4 m
dovrebbero essere dotate di corrimano centrale.
Devono consentire l'esodo senza inciampo degli occupanti. A tal
fine:
- i gradini devono avere alzata e pedata costanti;
- devono essere interrotte da pianerottoli di sosta.

Dovrebbero essere evitati gradini singoli; se non eliminabili,


devono essere opportunamente segnalati.
ILLUMINAZIONE DI SICUREZZA

Deve essere installato impianto di illuminazione di


sicurezza lungo tutto il sistema delle vie d'esodo
fino a luogo sicuro qualora l'illuminazione possa
risultare anche occasionalmente insufficiente a
garantire l'esodo degli occupanti (es. attività esercite
in orari pomeridiani e notturni, locali con scarsa
illuminazione naturale, ...).
L'impianto di illuminazione di sicurezza deve
assicurare un livello di illuminamento sufficiente a
garantire l'esodo degli occupanti, conformemente
alle indicazioni della norma UNI EN 1838.
Illuminazione di sicurezza per l’esodo:

Per vie di esodo di larghezza ≤ 2 m, l'illuminamento orizzontale al


suolo lungo la linea centrale della via di esodo, deve essere ≥ 1 lx

Le attuali regole tecniche italiane prevedono, di norma, un livello di


illuminamento ≥ 5 lx misurato ad 1 m dal suolo, lungo le vie di uscita,
e ≥ 2 lx negli altri ambienti accessibili al pubblico.
Sono ammesse singole lampade con alimentazione autonoma purché
assicurino il funzionamento per almeno 1 ora.

L’alimentazione di sicurezza deve essere automatica a interruzione


breve (≤ 0,5 s) per gli impianti di rivelazione, allarme e illuminazione;
ad interruzione media (≤ 15 s) per ascensori antincendio e impianti
idrici antincendio.
SOLUZIONI CONFORMI
DATI DI INGRESSO PER LA PROGETTAZIONE DEL SISTEMA D'ESODO

Profilo di rischio Rvita più gravoso dei compartimenti serviti;

Affollamento (19) di ciascun compartimento in base a:


− Tabella (riportata di seguito)
− Regola tecnica verVcale (anche da norme o documenti
tecnici di organismi riconosciuti)
− Dichiarazione del responsabile dell'attività, impegnandosi
al rispetto in ogni condizione di esercizio.

(19)È determinato moltiplicando la densità di affollamento per la


superficie lorda del compartimento.
Densità di affollamento
PROGETTAZIONE DELL’ESODO
NUMERO MINIMO VIE INDIPENDENTI: USCITE, SCALE, ...
LUNGHEZZE D'ESODO E CORRIDOI CIECHI
LARGHEZZA MINIMA VIE D'ESODO VERTICALI
Larghezza vie d'esodo verticali: L = LU・n minimo L ≥ 1,20 m
Esodo simultaneo: occupanti = somma occupanti di tutti i piani
Esodo per fasi: occupanti = somma occupanti di 2 piani anche non
consecutivi
VERIFICA DI RIDONDANZA VIE D'ESODO
VERTICALI

Se un edificio ha più di una via d'esodo verticale


si deve supporre che l'incendio possa renderne
indisponibile una alla volta (ad eccezione delle
scale d'esodo a prova di fumo e delle scale
esterne che possono invece essere considerate
sempre disponibili) e verificare che le restanti
siano sufficienti a garantire l'esodo.
MISURE ANTINCENDIO AGGIUNTIVE
Se nel compartimento sono previste le misure
antincendio aggiuntive allora è possibile
incrementare le lunghezze.
ESODO IN PRESENZA DI DISABILITÀ
In tutti i piani dell'attività nei quali vi può essere
presenza di occupanti che non abbiano
sufficienti abilità per raggiungere
autonomamente un luogo sicuro tramite vie
d'esodo verticali, devono essere previsti
alternativamente:
– spazi calmi;
– esodo orizzontale progressivo.
SPAZIO CALMO
Luogo sicuro temporaneo ove
gli occupanti possono
attendere assistenza per
comple-tare l'esodo verso luogo
sicuro;
Se lo spazio calmo è contiguo e
comunicante con una via
d'esodo, non deve costituire
intralcio alla fruibilità delle vie
di esodo e deve garantire la
permanenza in sicurezza degli
occupanti in attesa dei soccorsi.
ESODO ORIZZONTALE PROGRESSIVO
Prevede lo spostamento degli occupanti dal compartimento di
primo innesco in un compartimento adiacente capace di
contenerli e proteggerli fino a quando l'incendio non sia estinto o
fino a che non si proceda ad una successiva evacuazione verso
luogo sicuro.

È una modalità attualmente prevista per:


OSPEDALI: prevede lo spostamento dei degenti in un compartimento
adiacente capace di contenerli e proteggerli fino a quando
l’incendio non sia stato domato o fino a che non diventi necessario
procedere ad una successiva evacuazione verso luogo sicuro.
ASILI NIDO: ciascun piano deve essere suddiviso in almeno 2
compartimenti idonei a contenere, in emergenza, oltre ai propri
normali occupanti, il numero di bambini previsti per il
compartimento adiacente con la capienza più alta.
Grazie per l’attenzione !

Arch. SERGIO SCHIAROLI Vice Dirigente Area Normazione Notifica e Controllo


sergio.schiaroli@vigilfuoco.it

Ministero dell’Interno
Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
Direzione Centrale per la Prevenzione e la Sicurezza Tecnica