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LA GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI IN LOMBARDIA E A MILANO:

DATI 2008 – FONTE: ARPA LOMBARDIA

Raccolta Differenziata:
-- Lombardia 47,03%
- Milano 32,7% può fare di più: esempio estendere la raccolta dell'umido a tutte le utenze
-Alcuni piccoli comuni lombardi in provincia di Mantova e Brescia differenziano più
dell'80% dei propri rifiuti: anche gli altri possono farlo!

Recupero e Smaltimento:

- Oltre 100 Impianti per riciclo di carta, metalli, plastica,vetro


- 76 Impianti di compostaggio per la frazione organica (pur insufficienti rispetto al
fabbisogno)
- 8 Impianti di TMB per stabilizzazione frazione secca e 13 Inceneritori (alcuni con
possibilità di recupero energetico)

La discarica è utilizzata solo per circa il 10% della frazione residuale trattata e stabilizzata.
(impianti sono 9)

LA NORMATIVA

- D.LGS. 22/97: 35% entro il 2003

- DECRETO 152/2006 (CORRETTIVO 4/2008) 65% al 2012

- DIRETTIVA 98/2008

a) Entro il 2020: Riciclare almeno il 50% dei rifiuti urbani (carta, metalli, plastica e vetro) e
il 70% degli inerti domestici (materiali edilizi)

b) Entro il 2013/2014: Stabilire piani specifici con obiettivi di riduzione della produzione di
rifiuti

- DIRETTIVA DISCARICHE

Ridurre entro il 2020 il conferimento in discarica del 65% del rifiuto urbano biodegradabile

- DECRETO RAEE 151/2005

Entro il 2008 raccolta differenziata dei Rifiuti da Apparecchiature Elettroniche ed elettriche


pari a 4 kg in media per abitante

Avviare un sistema collettivo di raccolta dei rifiuti da avviare a riciclo con responsabilità dei
produttori e con la collaborazione dei Comuni, con la possibilità di consegnare il vecchio
apparecchio presso le riciclerie o isole ecologiche oppure presso i rivenditori
Il cittadino paga da diversi anni l'eco contributo per finanziare il sistema di raccolta e
Riciclo

IL SISTEMA INTEGRATO DI GESTIONE DEI RIFIUTI

LE 4 R

La migliore strategia per la gestione dei rifiuti è quella indicata dal principio comunitario
delle 4 R (Riduci, Riusa, Ricicla, Recupera), basata su una serie di misure volte alla
prevenzione e alla creazione dei rifiuti e al prolungamento della vita del prodotto, al
sostegno e allo sviluppo della raccolta differenziata e del riciclo, ponendo il recupero di
materia come prioritario rispetto a quello energetico, e destinando una quota sempre
minore di frazione residuale allo smaltimento. Un sistema basato su questa gerarchia è
realmente in grado di portare a una gestione ecoefficiente dei rifiuti, che possono
diventare delle risorse indispensabili in un’ottica di sviluppo sostenibile della società.

-1) RIDUZIONE: ridurre la produzione e l’acquisto di materiali che si trasformano subito in


rifiuti e non sono indispensabili (packaging industriale.

2) RIUTILIZZO: regalare beni ancora funzionanti a persone a cui possono servire e


ripensare in modo creativo a nuovi usi per gli oggetti

Per ridurre la produzione dei rifiuti alla fonte, al di la della crisi economica che dovrebbe
spingere le persone a sprecare di meno, è necessario promuovere una campagna di
prevenzione rivolta all'intera società, ovvero cittadini, industrie grande distribuzione,
istituzioni pubbliche e amministrazioni locali, in modo da introdurre stili di vita più
sostenibili adeguando la produzione e il consumo di materiali e risorse ai nostri effettivi
bisogni. E’ importante che questo trend continui nel lungo periodo, raggiungendo il
disaccoppiamento tra crescita economica e produzione di rifiuti. L'associazione europea
delle città e delle regioni per il riciclaggio e la gestione sostenibile delle risorse (ACR+), a
cui aderiscono oltre 700 municipalità europee, ha lanciato un'iniziativa per ridurre di 100
kg procapite i rifiuti urbani (su una base di riferimento di 600 kg) mentre Regione
Lombardia ha elaborato un piano per la riduzione dei rifiuti, con l’adozione di specifiche
misure quantitative da attuare nei vari settori. Questi i settori su cui occorre investire le
proprie energie:

- imballaggi: promuovere il consumo di acqua del rubinetto in tutti i comuni, riducendo il


consumo e quindi la produzione di bottiglie di acqua minerale di plastica, utilizzare
dispenser per i detersivi e prodotti alla spina di beni meno deperibili o estendere buone
pratiche quali la vendita diretta del latte in fattoria sul territorio. E’ necessario inoltre
provvedere a un’etichettatura degli imballaggi più chiara rispetto a quella attuale, con
informazioni sui materiali utilizzati e sulle modalità di differenziazione.

- materiali e beni riutilizzabili come borse di cotone e juta, contenitori,pannolini lavabili,


articoli con migliori performance ambientali (contrassegnati ad esempio dall'etichetta
Ecolabel) e materiali già riciclati, evitare in generale di acquistare i prodotti usa e getta;

- riuso dei beni ancora funzionanti: apparecchi elettronici, vestiti, giocattoli, mobili,stoviglie.
Si possono attivare iniziative quali i mercatini del riuso o del libero scambio, che
consentono alle persone di portare i beni che non utilizzano più
- ciclo di vita del prodotto per individuare i settori con maggiori sprechi di risorse e
materiali, intervenendo al fine di migliorare le performance di ogni settore produttivo;

- evitare sprechi inutili: pubblicità e inserti non voluti, acquistare beni soprattutto alimenti
deperibili in misura connessa ai propri bisogni, distribuire gli alimenti in scadenza ad
associazioni come il Banco Alimentare.

- compostaggio domestico nei comuni che non lo praticano, con possibilità di ottenere
sconti su tassa e tariffa rifiuti;

- acquisti verdi nelle pubbliche amministrazioni.

Tutte queste iniziative possono essere applicate sia a livello collettivo, sia con iniziative
locali.

-3) RICICLO: produrre beni con materie prime seconde ottenute dai materiali differenziati
consente di:

a) Risparmiare materie prime;

b) Ridurre i consumi energetici di15 milioni di TEP (tonnellate di petrolio equivalente) pari
al consumo energetico di una città di oltre 5,2 milioni di abitanti e al 38% dei consumi del
settore industriale;

c) Ridurre le emissioni climalteranti di 55 milioni di tonnellate di Co2 equivalente pari al


9,5% delle emissioni lorde nazionali

Per conseguire gli obiettivi di legge della raccolta differenziata e avviare dunque sempre
più materiali al riciclo, occorre intervenire in aree critiche come ad esempio la provincia di
Pavia (ferma al 27% di RD!) e ragionare in termini di qualità della raccolta differenziata,
riducendo almeno del 2-3% la quantità di scarto, potremmo avviare a recupero un flusso
ancora maggiore di materiali differenziati, dando un forte impulso al mercato del riciclo, e
un risparmio di ulteriori rifiuti allo smaltimento, garantendo tra l'altro ai comuni
convenzionati con Conai entrate maggiori per il conferimento della frazione separata ai
relativi impianti di riciclaggio.Gli interventi più consistenti sul fronte della raccolta
differenziata e del sostegno al riciclo devono essere orientati a:

- incrementare i flussi di materiali differenziata, e nello specifico:

◦ frazione organica: interventi diretti nelle realtà in cui non viene effettuata la
raccolta , come Milano (dove è stata finalmente reintrodotta la sperimentazione
dell'umido in tre quartieri) e altri centri,garantirebbe l'intercettazione di almeno il
20% del rifiuto totale prodotto;
◦ rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (RAEE): puntare a
raggiungere o addirittura superare l'obiettivo di raccolta di almeno 4 kg per abitante
imposto dalla direttiva 2002/96 e dal relativo decreto attuativo 151/2005 per il 2008
(poi prorogato);
◦ incrementare la raccolta e l'avvio al recupero degli inerti, (pur non essendo
conteggiati nella produzione di rifiuti urbani) sia quali materiali da costruzione, così
come richiesto dall'Unione Europea (70% al 2020). Si può così intervenire su un
tipo di materiali che tradizionalmente sono destinati alla discarica, coinvolgendo sia
i privati cittadini che le imprese operanti nel settore dell'edilizia;

- adozione del sistema porta a porta per tutti i servizi, garantendo una migliore qualità
della raccolta differenziata rendendo i cittadini più consapevoli e attenti, oltre a permettere
un miglior controllo da parte delle società di igiene urbana e dei comuni;

- applicare ai comuni ancora in regime con tassa rifiuti di entrambe le province, in


particolare in quella di Monza, la tariffazione puntuale adottando per la parte variabile di
tutti i comuni il metodo di pesatura del rifiuto indifferenziato attraverso il sistema del codice
a barre sui sacchi neri oppure con il metodo del trasponder;

- incremento dei costi di smaltimento degli indifferenziati e soprattutto per il conferimento


in discarica, rendendo sempre più competitiva la raccolta differenziata;

-4) RECUPERO: recuperare materia ed energia dal trattamento separato dei materiali
(impianti di compostaggio e produzione di biogas)

Manifesto per un’energia da rifiuti senza


CO2
La digestione anaerobica
Con questo Manifesto Legambiente intende puntare l'attenzione e proporre una riflessione
a legislatori, decisori e operatori del settore circa la necessità di strategie e pratiche che
rispondano a una gestione sostenibile dei rifiuti.

Per "gestione sostenibile" intendiamo il legame fra il trattamento dei rifiuti e lo sfruttamento
delle fonti energetiche pulite, oltre alla conservazione, o ripristino, della fertilità dei suoli.

In particolare, proponiamo una gestione dei rifiuti che preveda 1) l'integrazione della
raccolta e della gestione degli scarti organici nei sistemi di gestione dei rifiuti e 2)
l'integrazione della digestione anaerobica a fianco del compostaggio, nelle filiere di
gestione degli scarti organici.

A questo scopo vorremmo che si imponesse una strategia nazionale di sostegno e


promozione fondata sulle seguenti azioni:

• produzione di strumenti di conoscenza (rassegne, studi di settore) destinati agli


operatori di settore (pubblici e privati) che specifichino opportunità, condizioni, criteri
per l’adozione della digestione anaerobica in base agli approcci tecnologici
disponibili
• conferma e consolidamento del sostegno economico alla produzione di energia da
fonti rinnovabili, da differenziare in positivo per fonti energetiche pienamente e
veramente rinnovabili, quali il biogas da digestione anaerobica
• La predisposizione di eventuali strumenti economici di sostegno ai costi di
investimento per centri integrati digestione anaerobica/compostaggio
• Lo sviluppo di indagini a livello locale, per verificare l’eventuale disponibilità di
digestori (sottoutilizzati o dimessi) presso i depuratori, e studiarne un possibile
recupero funzionale.

Le ragioni del manifesto


• Da un lato, la gestione dei rifiuti richiede la diffusione di pratiche intese alla gestione
della componente biodegradabile dei rifiuti, la cui sottrazione alla discarica è uno
degli assi tematici della sostenibilità ambientale, come richiesto con enfasi dalla
Direttiva 99/31 sulle discariche e dal Decreto 36/03, che la ha recepita
nell’ordinamento nazionale. Va anche sottolineato che la separazione all’origine
delle frazioni organiche di scarto, è uno degli elementi portanti nell’aumento delle
percentuali di raccolta differenziata, nonché nei criteri di ottimizzazione operativa ed
economica dei sistemi di gestione del rifiuto
• D’altro canto, il recupero energetico da biomasse è uno degli assi portanti della
riduzione del prelievo di fonti fossili, e può contribuire in forma determinante alla
riduzione dei gas serra ed alla lotta al cambiamento climatico, come sottolineato
dalla Direttiva 2001/77 sulle Fonti Energetiche Rinnovabili.
• Un recupero energetico delle biomasse di scarto, ed in specifico degli scarti
alimentari, mediante termoutilizzazione non è tuttavia molto sensato in
termini ambientali: in primo luogo, determina un abbassamento delle rese
energetiche della termoutilizzazione, in ragione dell’elevato tenore di umidità di tali
scarti. Inoltre, comporta una mineralizzazione completa della sostanza organica,
sottraendo preziose fonti carboniose alle strategie di ripristino od aumento della
fertilità dei suoli.
• È importante che anche il livello della fertilità organica dei suoli diventi un parametro
fondante nelle valutazioni ambientali complessive, come è sottolineato nella
Strategia Europea sui Suoli (che individua il declino della sostanza organica come
una delle sette “minacce per il suolo”). L’aumento della fertilità organica, infatti:
sostiene la produzione agricola in quantità e qualità e riduce gli input chimici
ed energetici al settore; previene i fenomeni incipienti di desertificazione (in
atto in tutta l’area mediterranea, come sottolinea la Convenzione ONU contro la
desertificazione); previene frane, alluvioni, fenomeni di erosione; contribuisce
alla lotta al cambiamento climatico, come sottolineato nel Programma
Europeo sul Cambiamento Climatico, grazie alla possibilità di “sequestrare”
carbonio, sottraendolo nel bilancio complessivo alla atmosfera, ed alla
induzione di migliore lavorabilità e migliore ritenzione idrica, alla diminuzione
del ricorso a concimi chimici e pesticidi, tutti elementi che determinano un
minore input energetico al settore primario.
• La gestione delle biomasse di scarto presenta l’opportunità di dare una risposta
congiunta a queste tre priorità, grazie alla integrazione della digestione anaerobica
nei piani e nelle pratiche di settore. Infatti la digestione anaerobica consente una
gestione ordinata degli scarti organici, trasformandoli parzialmente in una
fonte pienamente e veramente rinnovabile (il biogas) e rendendo una
componente organica (il digestato) che può essere maturata (mediante
compostaggio) e restituita al suolo per i piani di ripristino della fertilità
organica. La diffusione di colture energetiche potrebbe, inoltre, aumentare il flusso
potenziale di biomassa al sistema, contribuendo sia all’obiettivo di produzione
energetica da fonti rinnovabili, che a quello, successivo ed integrato, di restituzione
di sostanza organica ai suoli. Nel settore zootecnico, infine, l’adozione della
digestione anaerobica consente una gestione ordinata dei reflui, con
autoproduzione di energia, e può migliorare la gestione delle risorse carboniose ed
azotate grazie alla combinazione con fasi brevi di maturazione aerobica del
digestato.
• L’introduzione della digestione anaerobica a fianco del compostaggio nelle filiere di
gestione degli scarti organici, migliora dunque le prestazioni ambientali del sistema:
sostituire le fasi precoci della stabilizzazione aerobica (compostaggio) permette di
conservare l’energia biochimica degli scarti organici sotto forma di fonte rinnovabile
(mentre il compostaggio richiede un prelievo energetico netto per la gestione ed il
controllo del processo di trasformazione e “stabilizzazione” della sostanza
organica).
• A sua volta, una maturazione del digestato mediante una fase, relativamente breve,
di compostaggio, consente di migliorare le prestazioni ammendanti delle
componenti organiche residue, di ridurre il potenziale rilascio di metano e
ammoniaca dal digestato, e di ridurre la quota di azoto minerale a favore di quella
organica a lento effetto, con ciò prevenendo la perdita di azoto nella falda e dando
risposta alla necessità di una gestione ordinata delle risorse azotate.
• Il sistema combinato digestione anaerobica + maturazione aerobica (mediante
compostaggio) del digestato presenta altri vantaggi rispetto al solo compostaggio,
quali: una maggiore compattezza delle installazioni, con minore prelievo di superfici
per la loro realizzazione; e la possibilità di gestire scarti organici anche in scenari
(come le aree metropolitane) con bassa disponibilità di materiali con funzione
“strutturante”, quali gli scarti di giardino
• Nonostante il quadro delle valutazioni sopra sviluppate sia oltremodo
favorevole, allo stato le iniziative di digestione anaerobica in Italia denotano
uno sviluppo numericamente limitato, a differenza di quanto avvenuto in altri
Paesi Europei, come Spagna e Germania. Alcuni fattori condizionali rallentano,
nelle nostre situazioni, l’ulteriore sviluppo del sistema, e vale la pena di sviluppare
una riflessione per affrontare e superare tali criticità, nella pratica locale e/o con
politiche di settore
• Uno dei fattori condizionanti è il costo di investimento specifico, superiore a quello
del solo compostaggio e (in genere) soggetto a diseconomie di scala. Interventi di
sostegno in conto capitale a favore di iniziative combinate digestione/compostaggio,
a mimesi di quanto avvenuto in Spagna (ove l’uso dei fondi strutturali è risultato
decisivo nello sviluppo del settore) e/o l’accorpamento delle iniziative a livello di
bacino, possono essere determinanti.
• Un altro fattore è la necessità di prevedere sistemi e condizioni per la gestione delle
acque di processo, il che richiede una buona integrazione, logistica e possibilmente
contrattuale, con i centri di trattamento e depurazione delle acque, come spesso
avviene in Europa Centrale.
• Opportunità sono offerte anche dal possibile utilizzo di digestori presenti presso i
depuratori, ed originariamente intesi alla digestione dei fanghi, ma spesso
sottoutilizzati od inutilizzati a tale scopo. La loro conversione (adottati gli opportuni
adattamenti) a digestione delle frazioni organiche di scarto consentirebbe una
riduzione dei costi di investimento, e senz’altro una buona integrazione del ciclo
acque-rifiuto. L’ipotesi della codigestione (frazione organica dei RU – fanghi) è
parimenti perseguibile, anche se richiede una verifica preliminare (spesso negativa,
ma a volte positiva) degli indici di contaminazione dei fanghi nelle condizioni locali;
ciò allo scopo di evitare un deterioramento della qualità delle componenti organiche
da avviare, dopo digestione, alla maturazione per la produzione di ammendanti a
destinazione suolo.