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Onde cerebrali

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Simulazione di onde cerebrali a 10 Hz: il pannello in alto mostra l'attività dei singoli neuroni, quello in basso
la loro attività complessiva. Si può dunque notare come dei potenziali d'azione sincronizzati possono
generare delle onde misurabili a livello macroscopico.

Il termine onde cerebrali si riferisce all'attività elettrica ritmica o ripetitiva del tessuto nervoso nel sistema
nervoso centrale. L'importanza delle onde cerebrali nei processi cognitivi e nella neuropatologia è diventata
sempre più rilevante. Esse sono individuabili con tracciati grafici che evidenziano l'attività elettrica del
cervello tramite la registrazione poligrafica dell'elettroencefalogramma.

A seconda della frequenza, si dividono in:

onde Delta: sono caratterizzate da una frequenza che va da 0,1 a 3,9 hertz. Sono le onde che caratterizzano
gli stadi di sonno profondo.

onde Theta: vanno dai 4 ai 7,9 hertz, caratterizzano gli stadi 1 e 2 del sonno NREM e il sonno REM.

onde Alfa: sono caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 13,9 hertz, sono tipiche della veglia ad
occhi chiusi e degli istanti precedenti l'addormentamento.

attività Beta: vanno dai 14 ai 30 hertz, si registrano in un soggetto in stato di veglia, nel corso di una intensa
attività mentale (ad es. durante calcoli matematici) e soprattutto da aree cerebrali frontali. [nota bene: per
quanto riguarda questo tipo di oscillazione manca il requisito della periodicità. Si riscontra, invece, nella
rappresentazione encefalografica, una desincronizzazione; per cui non si parla di "onde" ma di "attività"]

onde Gamma: vanno dai 30 ai 42 hertz, caratterizzano gli stati di particolare tensione.

Il principio della decodifica delle onde cerebrali è stato utilizzato anche per lo sviluppo di diverse BCI (Brain
Computer Interface).

Indice

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Cenni storici

Note

Altri progetti

Collegamenti esterni

Cenni storici[modifica | modifica wikitesto]

Il primo elettroencefalogramma umano pubblicato nel 1929 da Hans Berger.

Nel 1877 Richard Caton fu il primo ad osservare delle oscillazioni nel cervello dei ratti durante il sonno.[1]
Queste vennero registrate solo nel 1925, quando Prawditz-Neminski pubblicarono dei tracciati ottenuti
attraverso un galvanometro a corda che mostravano la presenza di spontanee oscillazioni di potenziale nel
cervello, suscitando tuttavia scarso interesse nella comunità scientifica.[2] Nel 1929 Hans Berger, grazie
all'invenzione dell'elettroencefalogramma, poté tracciare delle curve dalla regolarità sinusoidale
sorprendente, il cosiddetto ritmo Alfa o ritmo di Berger; ciononostante i suoi tentativi di descrivere questo
strano fenomeno furono accolti con generale scetticismo.[3] Solo nel 1934, grazie agli studi di Edgar
Douglas Adrian e Bryan Matthews che confermarono tutte le osservazioni fatte da Berger, iniziò a
diffondersi un certo interesse in tale campo, al fine di scoprire quale fosse la causa di queste misteriose
onde cerebrali.[2][4][5]

Nel 1935 degli esperimenti condotti da Durup e Fessard mostrarono l'implicazione psicofisiologica del
fenomeno. Essi analizzarono la variazione delle onde alfa in risposta a stimoli visivi e uditivi: il solo stimolo
uditivo non causava alcuna variazione del ritmo alfa mentre una forte luce lo faceva cessare del tutto.
Tuttavia, se lo stimolo uditivo veniva accompagnato dallo stimolo visivo, dopo poche ripetizioni, il solo
suono era sufficiente alla cessazione dell'attività alfa. Reversibilmente, dopo alcuni suoni non accompagnati
dalla forte luce, il ritmo alfa tornava ad esserne indisturbato.[6] Nel 1937 Loomis, Harvey e Hobart, sulla
base degli studi precedenti, analizzarono il fenomeno delle onde cerebrali durante il sonno, notando che
con esso si hanno delle variazioni nella frequenza delle oscillazioni.[7]