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Lingua spagnola 2 el español

coloquial
Lingua Spagnola
Università degli Studi di Roma La Sapienza
7 pag.

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1 El estudio del lenguaje coloquial
Sino agli anni 80’ si disponeva solo di un manuale di riferimento per lo studio dello spagnolo
colloquiale, il testo di Beinhauer intitolato El espanol coloquial, i cui esempi, risalivano al 1930. Il
resto erano articoli nei quali si realizzavano studi di aspetti specifici di alcune aree e fenomeni.
Parte di questi furono compilati da Cortés Rodriguez nel suo lavoro Los estudios del espanol
hablado tra il 1950 e il 1999. Giornali, discipline e correnti: a partire dagli anni 70’ crebbe
l’interesse per quest’argomento; una parte importante fu opera di Criado de Val, anche se la prima
definizione sistematica del colloquiale gliela dobbiamo a Lorenzo (1977).

Lo spagnolo colloquiale è l’unione di usi linguistici registrabili tra 2 o più parlanti hispanoparlanti,
coscienti della competenza dell’interlocutore nella situazione normale della vita quotidiana, con
l’utilizzo dei mezzi paralinguistici o extralinguistici accettati y capiti, ma non necessariamente
condivisi dalla comunità nella quale si producono.

A partire dagli anni 80’ si introduce lo studio del fenomeno da una prospettiva pragmatica, con
differenti analisi e approcci di grande utilità:

Ana María Vigara Tauste, Aspectos del español hablado (Aportaciones al estudio del español
coloquial), 1980.
A. Narbona, “¿Es sistematizable la sintaxis coloquial?”,1990.
Ana María Vigara Tauste, Morfosintaxis del español coloquial. Esbozo estilístico, 1992.
Antonio Briz y el grupo Val.Es.Co. El español coloquial: situación y uso, 1997; El español
coloquial en la conversación, 1998; Corpus de conversaciones coloquiales, 2002.

Vigara Tauste, nel primo lavoro citato, definisce il colloquiale davanti a concetti limite, come lingua
conversazionale, linguaggio popolare o lingua parlata. En Morfosintaxis del español
coloquial specifica le principali caratteristiche del linguaggio colloquiale:

è il più correttamente usato dalle persone nelle situazioni normali di comunicazione quotidiana y,
per questo, quello che gli è più familiare e più esteso in tutti gli strati sociali. Inoltre, per
l’immediatezza del colloquio, il parlante tende nella conversazione a esprimersi con abbastanza
spontaneità e con uno stile informale, impiegato con una certa libertà e non poche restrizioni del
codice della lingua, indipendentemente dalla sua capacità personale di cambiare il suo registro.

Questo linguaggio è caratterizzato da 3 princìpi:

1. Espressività o riflesso spontaneo dell’affettività del parlante, intesa nel senso ampio.
2. Comodità o tendenza spontanea del parlante al minor sforzo, che non sempre coincide con
l’economia per ottenere la conversazione.
3. Adeguatezza o adattamento spontaneo, da parte del parlante del suo linguaggio alle condizioni
mutabili della comunicazione: interazione, livellamento, mantenimento della tensione.

Da parte sua Antonio Narbona rimediò la necessità di affrontare in forma separata lo studio della
sintassi colloquiale rispetto alla normale o formale, a causa del suo alto livello di autonomia e gli
evidenti valori pragmatici che confluiscono.

Antonio Briz lavorò anche sui limiti tra colloquiale e formale, rimediando nei connettori
pragmatici.

Successivamente si procedette alla creazione del corpus. Esistono tanti esempio, come i seguenti:

• El habla de la ciudad de Madrid: materiales para su estudio (1981, recopilado por M.


Esqueva y M. Cantarero)

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• Corpus de conversaciones coloquiales (2002, recopilado por A. Briz y el grupo Val.Es.Co.
–Valencia, Español Coloquial–)
• C-ORAL-ROM C-ORAL-ROM è un corpus multilingue di lingua spontanea nelle 4
lingue romanze principali: italiano, spagnolo, francese, e portoghese. Il progetto fu
finalizzato dalla UE sotto il V Framework Programme. La caratteristica più significativa
de C-ORAL-ROM è la sua spontaneità: i testi sono stati registrati nel contesto reale e
senza guida.
• CREA oral: EI corpus orale costituisce il 10% degli ultimi periodi del CREA.constituye
aproximadamente un 10 % de los últimos períodos del CREA.

Per Tauste lo spagnolo colloquiale è ‘l’utilizzo comune che i parlanti fanno di un determinato
sistema linguistico di una determinata società (quella spagnola) nei suoi atti quotidiani di
comunicazione’. Integra tutti gli elementi fonetici, morfosintattici, lessico-semantici e pragmatici
propri dello spagnolo che i parlanti usano in contesti diversi. È importante dire che lo spagnolo
colloquiale si differenzia dal resto dei registri per la specificità di 4 fattori (campo, tono, modo e
tenor) che determinano l’adeguatezza della lingua dipendendo dal contesto che si utilizza.
Campo= temi che si usano con frequenza con questo registro;
Modo=scarsa pianificazione dei messaggi lo situano nell’oralità e spontaneità;
Tenor=è l’atto interattivo;
Tono=è informale, dato che il controllo degli interlocutori dei loro messaggi è scarso.

Livello fonetico= in questo ambito troviamo caratteristiche che marcano l’uso della lingua in un
contesto colloquiale. L’intonazione è uno dei fattori più rilevanti in questo livello, dato che il modo
in cui esprimiamo qualcosa può variare il significato dei messaggi prodotti. Es vaya ninato estàs
hecho può mostrare ironia o arrabbiatura. La velocità è un altro elemento importante in questo
registro (bicicleta=bici); anche addizione di suoni e la pronuncia marcata sono altri fattori
importanti.

Livello morfosintattico= Qui è importante la dislocazione sintattica e la comodità linguistica, come


2 degli elementi chiave, come l’alterazione degli elementi (S+P+OD+OI+CCs) possono essere
alterati secondo una strategia del parlante per enfatizzare o enfatizzare quello che dice; oppure
l’elisione di elementi determinativi, come le preposizioni o le abbreviazioni morfologiche

Livello lessico-semantico= è uno degli ambiti dove i tratti della colloquialità sono più abbondanti. Il
segno gergale, l’uso di formalità, frequenti lessici e metafore quotidiane mettono in rilievo la
specificità di questo livello dello spagnolo colloquiale.

Livello pragmatico= Alcuni dei tratti pragmatici più abbondanti nella produzione colloquiale sono
la presenza di intensificatori e attenuanti per aumentare o minimizzare il carico significativo dei
messaggi prodotti dai parlanti: deissi, che situano gli elementi che partecipano negli enunciati; la
gesticolazione etc.

Il Dizionario della lingua spagnola ha incorporato grande quantità di vocaboli pertinenti ai registri
colloquiali, gergali e giovanili. Normalmente, in una tradizione linguistica possono confermarsi 4
tipi di varianti interne: diacroniche= sono le storiche o temporali, diatopiche=sono quelle che si
producono a causa della diversità della sua estensione geografica; diastratiche=relative al livello
socioculturale dei parlanti; diafasiche=che sono fenomeni di lingua dovuti ai differenti registri
linguistici.
Le diacroniche e diatopiche più evidenti delle altre; la dialettologia tradizionale e la geografia
linguistica si concentrano principalmente nello studio delle parlate popolari e rurali.
La sociolinguistica studia la lingua in relazione con gli aspetti sociali dell’individuo (sesso, età,
professione, livello economico, culturale). Le varietà diastratiche o socioculturali che esistono nelle
differenti idiomi si denominano socioletto o dialetto sociale. L’esistenza di determinati dialetti
sociali è condizionata da differenti fattori che storicamente hanno determinato la sua apparizione:

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età= L’influenza della tv è la causa per il quale i giovani tendono ad abbandonare alcuni tratti
dialettali che utilizzano gli adulti (usano un linguaggio più informale, gli anziani più arcaico);
il sesso= anche se nella società di oggi vi è la parità di sesso, vi sono usi educativi differenti a
livello familiare che fanno si che la parlata tra uomo e donna sia differente;
ambiente =l’ambiente rurale o urbano condiziona l’uso della lingua, al punto di distinguere gerghi
di città da quelli di campagna;
attività lavorativa=è motivo di diversità, soprattutto sul piano lessico-semantico;
i gerghi di determinati gruppi sociali che perseguono la diversificazione premeditata;
livello sociale del parlante= non si può affermare che abbia un gergo di classe sociale, a meno che
l’individuo non dichiari attraverso la parola il suo livello di cultura superiore, medio o infimo.

Possiamo raggrupparli in 3 varietà socioculturali o livelli di linguaggio: culto, colloquiale e volgare,


in quanto siano percettibili sia nella lingua scritta che in quella orale.

El registro linguistico= I registri linguistici dipendono dalle condizioni nelle quali si produce la
comunicazione, dalla situazione e il contesto in cui si realizza. Dialetti e socioletti sono fenomeni
condizionati dalla condizione geografica o sociale del parlante. Non ci esprimiamo nella stessa
maniera in un bar con amici che quando siamo davanti ad un giudice.
Non esistono limiti precisi nell’uso dei registri; in una stessa conversazione possono esserci
spostamenti di registro. Il registro formale potrebbe definirsi con le seguenti caratteristiche:
1. Mantiene un gran livello di correzione grammaticale;
2. I componenti paratestuali (gestualità soprattutto) sono più contenuti;
3. I discorsi pianificati, si fa uso di costruzioni sintattiche accurate, coerenti e complete;
4. Si seleziona un lessico allo stesso modo vario e preciso, evitando le ridondanze.
Il registro colloquiale è determinato dalla maggior espressività, il carattere spontaneo e
l’interazione con l’interlocutore, mentre non enfatizza nella precisione e la chiarezza.

Permeabilidad de los registros, oralidad y escrituridad= numerosi neologismi, tecnicismi,


saltano fuori nella lingua parlata; è il caso di alcuni calchi lessicali dell’inglese, che fecero parte
della parola attraverso le guerre. Lo scritto e l’orale vanno a velocità distinte; l’orale domina
nella pressione e imposizione della maggioranza di cambi che si hanno in una lingua, mentre lo
scritto suppone certi limiti avanzati dall’orale.

Livello colto= Si caratterizza per essere quello più che si avvicina alla norma e la rispetta:
pronuncia curata, uso di frasi e costruzioni sintattiche ordinate e correttamente unite,
vocabolario ampio, preciso. Ricchezza di mezzi morfosintattici (elementi di unione,
congiunzioni varie e precise). È il livello che abilita il parlante per stabilire comunicazioni
formalizzate, ufficiali.

Livello colloquiale= obbedisce ad una forma di esprimersi semplice, spontanea e familiare


propria della conversazione. Le sue principali caratteristiche sono le seguenti:
1. Abbondanza di esclamazioni, interrogazioni e interiezioni che favoriscono la funzione
espressiva o fàtica della comunicazione;
2. Frasi che presentano un ordine di parole soggettivo o alterato o incompiuto;
3. Vocabolario colloquiale che il parlante sente inappropriato per situazioni più formali;
4. Modismi, espressioni che conferiscono maggiore espressività al linguaggio: ‘yo te claro’;
5. Imprecisione lessicale: si usano parole di significato molto generale (parole jolly): ‘lìo’,
‘chisme’;
6. Utilizzo di diminutivi e accrescitivi che sottolineano il valore affettivo dell’espressione:
‘partidazo’;
7. Comparazioni, metafore e iperbole colloquiale: ‘ se puso como una fiera’;
8. Parole, particelle o espressioni non informative che attuano come formule di apertura –
inizio- (bueno, es que, pues, oye) o conclusione (conque ya sabes, no te parece, eh?, no?);

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9. Particelle o espressioni di riempimento, frasi fatte, frasi clichè, intercalari: ‘el caso es que’
10. Ellissi, vacillazioni: ‘no sé’, ‘ya sabes’;
11. Espressioni enfatiche che intensificano la quantità o qualità: ‘la tira de gente’.

Livello volgare= Il linguaggio volgare è condizionato dai differenti gradi di conoscenza della
cultura, l’espressività e il livello d’integrazione sociale del parlante. Si caratterizza da:
1. Limitazione del numero dei vocaboli, scarso impiego di parole sinonimiche;
2. Orazioni corte, grammaticalmente semplici, sintassi povera;
3. Impiego semplice e ripetitivo delle congiunzioni o delle locuzioni congiuntive (o sea, y,
entonces, porque, asì es);
4. Utilizzo di proverbi (più per i giovani);
5. Apparizione di molti volgarismi nei distinti livelli della lingua=fonetico, morfologico,
sintattico e semantico;
6. Perdita o apocope della parte finale di una parola;
7. Perdita della d/g intervocalica;
8. Sviluppo della g davanti al dittongo ue;
9. Contrazioni, es dei pronomi o preposizione+articolo (pal pueblo).

I principali volgarismi morfologici sono: volgarismi sintattici, addizione della -s alla seconda
persona singolare (dijistes), uso di costruzioni sintattiche disordinate, dequeìsmo, laìsmo,
loìsmo, leìsmo, distorsione nelle coniugazioni del verbo.

I principali volgarismo lessicali sono: uso o espressioni con significato o forma erronea, uso di
parole, interiezioni o espressioni di bassa considerazione sociale (mierda).

Las jergas= I gerghi sono forme del parlare di gruppi quali membri condividono uno status
sociale. Le utilizzano quando parlano in un gruppo e risultano inaccessibili per gli altri. A volte
i parlanti si comunicano con parole che non appaiono nel dizionario e che appartengono a
lingue speciali usade per gruppi emarginati socialmente e culturalmente: linguaggio della droga,
della prigione e di delinquenti. Questi vocaboli speciali di settori marginali sono i gerghi o
argot. Sin dall’inizio le parole argot o gergo si sono considerate sinonimiche nelel loro distinte
accezioni; la parola gergo ha un valore dispregiativo. D’altra parte la parola argot è molto
diffusa più accettata che jerga ed il suo significato è compreso con maggior rapidità per un
pubblico più esteso. È una parola usata a livello mondiale.
Il gergo della delinquenza (chiamata caliente) deriva dall’antica lingua di germanìa usata dalal
gente della malavita dei secoli XVI e XVII e combinata nei carceri con la lingua gitana. L’uso
della jerga serve per mostrare appartenenza ad un gruppo e permettere la comunicazione
segreta. Ogni lavoro o mestiere ha vocaboli speciali chiamati linguaggi, parole o gerghi
professionali. Si tratta di repertori lessicali tipici di quel mestiere: medico, meccanico,
scientifico etc.
Speciale vitalità nella nostra lingua lo hanno parole caratteristiche del linguaggio giovanile,
ripetute, effimere, che spesso si usano come segno d’identità o integrazione.
Il cheli (linguaggio giovanile) è un argot che combina parole del calò, del caliente e dei gerghi
giovanili con termini di intonazione propri della lingua urbana e autentica di Madrid.

La Germanìa= Il termine Germanìa viene dal valenziano germà, fratello, usato nel XVI secolo
col significato di fratellanza. Sorge con la corporazione a Valenzia e Maiorca nella guerra
contro i nobili. Le Germanìas si formarono come difesa alla giustizia, ma la protezione era
anche un metodo per preservare le idee o le intenzioni dei ladri, picari e ruffiani spagnoli dei
secoli XVI e XVII. Il termine si alternò con la jacara e, nella letteratura dei suddetti secoli,
appare come sinonimo la parola jerigonza, che significa linguaggio di mal gusto complicato e
difficile da capire. In passato significava anche confraternita di ladroni.

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La Germanìa (associazione delinquente) = Il linguaggio gergale usato per i delinquenti spagnoli
è il linguaggio di un’associazione picaresca. Il Aragona si chiamano germanìas certe
associazioni municipali e, dopo le assemblee formate all’inizio del regno di Carlo I, si
elevarono nel regno di Valencia e Maiorca. In Aragona il popolo conosce ed utilizza i termini
‘agermanado’ e ‘agermanarse’ per riferirsi a certi matrimoni, che stabiliscono contratti di
comunità di beni. In questo modo, la germanìa ha un primo significato di società, che si intende
alla qualificazione di un determinato modo economico della società coniugale e determinati
modi dell’associazione politica. Se la società delinquente si chiama germanìa, la parentela di
questa denominazione sembra caratterizzato coi nomi del ruffiano e della prostituta, germano e
germana. La germanìa fonde il concetto di convivenza con quello della comunità di beni.
1° Germanìa= società coniugale;
2° germanìa= convivenza=associazione politica per determinati fini, risulta derivato da un
gruppo illegale che, a loro volta, si divide in germanìa, intesa come associazioni municipali e
corporali, germanìa come associazione di ruffiani e ladri;
3° Germanìa= prostituzione (società ruffianesca).

Capitolo 2= caratteristiche della conversazione

La conversazione, secondo Briz, si caratterizza da un’interlocuzione in presenza, conversazione


faccia a faccia, immediata, attuale (qui e adesso), con presa di turno non predeterminata,
dinamica, con alternanza di turni immediata, che favorisce la maggior o minor tensione
dialogica (relazione parlante-ascoltatore è simultanea e/o successiva), cooperativa in relazione
col tema della conversazione.
Lo spagnolo colloquiale si presenta nelle sue principali realizzazioni come conversazione
spontanea. Gli elementi più caratteristici della sintassi spagnola colloquiale sono:
1. Tagliata e cumulativa= le sequenze che si aggregano si presentano alla mente del parlante;
2. Ripetizioni, riformulazioni, rielaborazioni;
3. Sospensioni, ellissi;
4. Con un ordine degli elementi che l’ascoltatore le assegna.

Covalàn indica che quando l’enunciato comunica un’informazione senza altre connotazioni, i
costituenti proposizionali si ordinano in modo che le entità conosciute precedono le nuove: L1
LLevo once anos trabajando=L2once anos llevas ya trabajando! Questo contrasto si oppone a
un numero limitato di alternative che sono chiaramente identificabili come elementi di uno
stesso insieme semantico.
Un tono basso quando si tratta del topico, un tono iniziale con una caduta graduale se si tratta di
un’informazione contraria a quella sperata, un calo di tono brusco nel caso se si tratta di
un’informazione nuova focalizzata.

Capitolo 2
Importanza delle strategie di carattere soprasegmentale= Nello spagnolo colloquiale, le pause,
l’intonazione e il ritmo, insieme all’ordine di parole e l’uso di marcatori discorsivi, organizzano
il discorso d’accordo con l’informazione che si vuole trasmettere. Questi procedimenti
realizzano la funzione che in un testo scritto svolgono i segni di punteggiatura. Nella sintassi
colloquiale, la maggior parte degli enunciati presenta un’intonazione marcata rinforzata dal
paralinguaggio. La sintassi colloquiale rimane determinata dalle necessità comunicative, per i
quali sono molto importanti i processi di focalizzazione e tematizzazione: El nino! Que se cae el
nino!
L’intonazione marcata permette sottolineare determinati elementi e, inoltre, li dota di capacità
per costruire enunciati per sé stesso, mentre con un’intonazione non marcata non avranno
indipendenza sintattica. Nella sintassi colloquiale sono presenti le frasi che funzionano come
enunciati: A tu habitaciòn!/ Dos cervezas.

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I tratti prosodici facilitano la comprensione; l’intonazione è indispensabile per la corretta
comprensione dell’enunciato; aiuta a capire il significato esatto che si vuole trasmettere e
permette percepire i tratti/elementi affettivi del parlante.

Fenomeni prosodici in relazione con la sintassi= L’esistenza dell’accento sintattico o della


frase è differente dall’accento del lessico o della parola; distacca una sillaba nel gruppo fonico
tra virgole. In spagnolo, in un contesto neutro, ricade nella sillaba situata alla destra del gruppo
o nell’altra sillaba in funzione dell’informazione che vogliamo trasmettere. L’accento enfatico,
espressivo o d’insistenza, ricalca un contrasto e segnala la parola più nota o precisa altri
contenuti significativi.
Pause piene=pause sonore che si realizzano con la risonanza umm, eh.
L’intonazione, insieme ad altri elementi prosodici, serve per strutturare, contrastare, mettere in
rilievo e opporre significati.

Enunciati sospesi= terminano con un tonema ascendente o un allargamento delle ultime sillabe:
es como no te acabesa esa comida…
Costituiscono unità comunicative e appaiono spesso come enunciati sospesi aforismi e proverbi.
Strutture ponderative (di lode) = sono costruzioni esclamative con tonema di sospensione, dove
la non espressione della seconda parte della struttura costituisce l’intensificazione.
Strutture condizionali= prescinde dalla conclusione, dove costituisce un meccanismo di
attenuazione: si se lo dices… in questo caso si attenua l’atto illocutivo. Di solito vi è anche la
costruzione como+congiuntivo che si riferisce a qualcosa che il parlante considera improbabile:
como vuelvas a beber…, mentre como+indicativo introduce una giustificazione.

Costruzioni-eco= ripetono in forma esatta o con leggeri cambi e riflettono le nuove condizioni
dell’enunciato. Appaiono nei dialoghi, in forma esclamativa o interrogativa, ma non sono domande,
non esigono una risposta, indicano sorpresa o reazione (rifiuto, ammirazione, ironia, scherzo) = es
1 domani vado a giocare a golf. 2 Vai a giocare a golf? 1 Quest’anno mi sposo. 2 Ti sposi?

Orazioni causali ed espressioni di causa= nello spagnolo colloquiale, sono frequenti le orazioni che
non indicano la causa di ciò che esprime l’orazione principale. In tutti questi casi vi è un tonema di
ritmo e pausa, come Portala al cinema, perché glielo hai promesso, oppure Sono a casa, perché c’è
luce, sono esempi dove si giustifica il fatto di dire qualcosa. Tutte introdotte da Perché, ma si usano
anche Como, che può introdurre causali anteposte o posposte, spiegazioni= Como no se lo habrà
dicho?
Como por aquì?
Como que introduce una reazione emotiva, conseguenza del parlante che presenta l’idea che è
naturale o logico ciò che ha detto: Como quel levo 3 dìas sin dormir.

Principali strutture causali= AL+infinito = al quedarse sin ganas, no pudo estudiar.


A fuerza de+infinito, de tanto+infinito, es que, si es que, gracias a+sostantivo oppure orazione
introdotta da verbo indicativo (gracias a su ayuda, he podido aprobar), por culpa de.

Orazioni finali= Indicano l’obiettivo che si cerca con le premesse nell’orazione principale. Si
possono classificare:
• Esprimendo un obiettivo non realizzato=sono andato alla piscina per non bagnarmi;
• Esprimendo un obiettivo non previsto= è andato a Madrid per terminare l’università;
• Provando a influire sul destinatario= Para que aprendas!
• Para+infinito (valore concessivo) = per lavorare tante ore, guadagna pochissimo;
• Significato condizionale= Per andare a Valencia, meglio se andiamo a Madrid.

I marcatori discorsivi= Essi non formano una categoria sintattica di parole. La maggior parte dei
connettori discorsivi sono avverbi (encima, ademàs), congiunzioni coordinanti o subordinative,

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preposizioni, interiezioni (claro, bueno, por fin) o locuzioni formate con classi di parole come sin
embargo, por si fuera poco.
Mentre le congiunzioni possono determinare proprietà formali delle orazioni che introducono, come
il modo o il tempo verbale, i connettori discorsivi non possiedono questa capacità. Dal punto di
vista formale, i connettori si caratterizzano per la loro relativa indipendenza fonica e sintattica
rispetto all’orazione. Quando si usano come parentesi possono separare il soggetto dal predicato o i
componenti del gruppo verbale, ma non da quello nominale.
Gli avverbi informano sugli aspetti relativi della stessa orazione o il comportamento del parlante in
relazione con essa, i connettori discorsivi avverbiali la relazionano col discorso in cui è inserita.
I marcatori discorsivi costituiscono un gruppo eterogeneo integrato da unità che nella sintassi
proposizionale funzionano come congiunzioni (y, pues, pero), avverbi (encima, entonces),
interiezioni (ah, eh, caramba), forme appellative (hombre, mujer) o verbali (mira, oye, vale) etc.

Classificazione dei marcatori discorsivi= Esistono diverse classificazioni dei connettori discorsivi
avverbiali; i gruppi fondamentali sono:
• Addizionali e di precisione: a decir verdad, ademàs, anàlogamente, aparte, asimismo, de
hecho, encima, en el fondo, en realidad, es màs, por anadidura, por otro lado, por si fuera
poco, sobre todo.
• Avversativi e controargomentativi: ahora bien, (antes) el contrario, antes bien, después de
todo, empero, en cambio, eso sì, no obstante, por el contrario, sin embargo, todo lo
contrario.
• Concessivi: asì y todo, aun asì, con todo, de cualquier manera, de todas (formas), de todos
modos, en cualquier caso.
• Consecutivi e illativi: asì pues, consiguientemente, de (este, ese) modo, en consecuencia,
entonces, por consiguiente, por ende, por lo tanto, por tanto, pues.
• Esplicativi: a saber, es decir, esto es, o sea.
• Riformulatori: dicho en otra palabras, en otros terminos, de otra manera, de otro modo, màs
claramente, màs llanamente, hablando en plata.
• Esemplificativi: asì, asì por ejemplo, asì tenemos, por ejemplo, verbigracia.
• Rettificativi: màs bien, mejor dicho, por mejor decir.
• Ricapitolativi: a fin de cuentas, al fin y al cabo, en conclusiòn, en definitiva, en fin, en
resumen, en resumidas cuentas, en sìntesis, en suma, en una palabra, resumiendo, total.
• Di ordine: a continuaciòn, antes de/que nada, de una/otra parte, en primer/segundo lugar,
término, finalmente, para empezar, para terminar, primeramente.
• Di appoggio argomentativo: asì las cosas, dicho esto, en vista de ello, pues bien.
• Di digressione: a propòsito, a todo esto, dicho sea de paso, entre paréntesis, por cierto.

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