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Vulcani italiani: quali sono da tenere d’occhio?

Non si è ancora diradata la nube di cenere del vulcano islandese che ha messo al tappeto il
traffico aereo di buona parte del mondo, che in Italia, in seguito a un incontro del capo
della Protezione Civile Guido Bertolaso con la stampa estera, è già polemica sui vulcani
nostrani. Sulla loro effettiva pericolosità e sull’adeguatezza dei piani di emergenza. Ma
quali sono i sorvegliati speciali della nostra penisola e cosa si fa in concreto per garantire
la sicurezza?

State pensando all’Etna, che ci ha abituato in passato a spettacolari colate laviche?


Oppure a Stromboli, che si risvegliò con un centro clamore nel 2002? E invece a quanto
pare vi sbagliate. “Il Vesuvio“, ha affermato Bertolaso “è il più grande problema di
protezione civile che c’è in Italia, perché ci sono interi paesi costruiti nella zona del
vulcano che sarebbe invasa da un’eruzione”. Nonostante al momento il vulcano sia
tranquillo, un suo risveglio prefigurerebbe una situazione “assolutamente drammatica”.

“Il vulcano che potenzialmente ha il colpo in canna peggiore di tutti”, ha dichiarato


Bertolaso - è l’isola di Ischia, dove l’ultima eruzione si è registrata nel 1.300. Non vi sono al
momento ragioni per temere che si risvegli, ma ciò può sempre avvenire e dunque va
costantemente monitorato”. In diecimi-la anni il cono vulcanico è cresciuto di 800 metri.
”Ciò significa - ha concluso - che nel ventre del monte Epomeo si sta caricando una camera
magmatica che potrebbe esplodere con conseguenze drammatiche”.

Visti i toni, naturalmente, in molti si allarmano, soprattutto tra quelli che vivono alle
pendici del Vesuvio. “Nella fascia rossa ci sono attualmente 18 comuni abitati
ufficialmente da 500mila cittadini, dunque diciamo almeno da 650- 700mila - ha spiegato il
capo della Protezione Civile - Tutti sarebbero interessati da terremoti, colate piroclastiche,
colate di cenere e fango”. A Bertolaso non basta aggiungere che questi scenari “non vanno
presi per oro colato” per tenere calmi gli animi, che infatti si infiammano.

C’è però anche chi entra nel merito di queste previsioni e mette in dubbio le dichiarazioni
di Bertolaso, come la vulcanologa Lucia Civetta, dell’Università Federico II di Napoli.
Secondo lei sono quelli dei Campi Flegrei i vulcani più pericolosi in Campania, ancora più
del Vesuvio e sicuramente di Ischia. “Ischia”, ha commentato Civetta, “è un’isola formata
da tanti vulcani e l’ultima eruzione, molto modesta, risale al 1302 e provocò una colata di
laa relativamente piccola.

“Negli ultimi decenni il complesso vulcanico non ha dato segni di ripresa e di conseguenza
non si può ipotizzare un pericolo immediato”, ha rilevato. I Campi Flegrei, al contrario,
hanno dato “segni di ripresa con due crisi bradisismiche”, avvenute nei periodi 1970-1972
e 1983-1984, ogni volta provocando un sollevamento del suolo pari a 1,70 metri.

Il day after è fatto di stupore: gli Enti locali campani si stupiscono delle parole di Bertolaso
e vogliono sapere se la Protezione Civile è pronta ad affrontare l’evacuazione immediata
di 650 mila cittadini che risiedono intorno al Vesuvio qualora questo si rendesse
necessario. La Protezione Civile si stupisce della loro reazione. Nel frattempo ci sono altri
vulcani insidiosi di cui tenere conto. Si tratta soprattutto di quelli sottomarini, e in
particolare del Marsili e del Vavilov, che si trovano nel Mar Tirreno di fronte alla costa
campana. A breve partirà il monitoraggio di 13 vulcani sommersi nei mari italiani, con
l’obiettivo di avere a disposizione una radiografia accurata della situazione e installare gli
strumenti che consentano di rilevare possibili eruzioni.

La necessità di monitorare il loro comportamento non sarebbe dovuta tanto ai possibili


danni causati da un’eruzione, quanto agli tsunami che potrebbero essere provocati dal
distacco di parte del vulcano. “A Stromboli”, ha ricordato Bertolaso, “la quantità di rocce
che finì in mare nel 2002 provocò onde alte quanto quelle che nel 2004 devastarono il sud
est asiatico e non vi furono morti solo perché era il 30 dicembre. Immaginatevi cosa
accadrebbe se a provocare uno tsunami fosse un distacco di parte del Marsili, un vulcano
che è lungo 50 km e largo 20″.

Anche in questo caso, comunque, se l’obiettivo era quello di tenere tutti tranquilli, si può
tranquillamente considerare mancato.
Volcanes italianos: ¿a cuáles vigilar?

La nube de cenizas del volcán islandés aún no se ha despejado, lo que ha llevado el tráfico
aéreo a gran parte del mundo, que en Italia, luego de una reunión del jefe de Protección
Civil Guido Bertolaso con la prensa extranjera, ya es controvertida. en los volcanes locales.
Sobre su peligro real y sobre la adecuación de los planes de emergencia. Pero, ¿cuáles son
los supervisores especiales de nuestra península y qué se está haciendo realmente para
garantizar la seguridad?

¿Estás pensando en Etna, que nos ha acostumbrado en el pasado a espectaculares flujos


de lava? ¿O en Stromboli, que se despertó con un centro publicitario en 2002? Pero
aparentemente estás equivocado. El "Vesubio", dijo Bertolaso, "es el mayor problema de
protección civil en Italia, porque hay países enteros construidos en el área del volcán que
serían invadidos por una erupción". Aunque el volcán está tranquilo en este momento, su
despertar prefiguraría una situación "absolutamente dramática".

"El volcán que potencialmente tiene el peor barril de todos", dijo Bertolaso, es la isla de
Ischia, donde ocurrió la última erupción en 1.300. Actualmente no hay razones para temer
que se despierte, pero esto siempre puede suceder y, por lo tanto, debe ser monitoreado
constantemente ". En diez años, el cono volcánico ha crecido 800 metros. "Esto significa,
concluyó, que se está cargando una cámara de magma en el vientre del monte Epomeo
que podría explotar con consecuencias dramáticas".

Dado el tono, por supuesto, muchos están alarmados, especialmente entre aquellos que
viven en las laderas del Vesubio. "En el cinturón rojo hay actualmente 18 municipios
habitados oficialmente por 500 mil ciudadanos, así que digamos que al menos 650-700 mil
- explicó el jefe de Protección Civil - Todos se verían afectados por terremotos, flujos
piroclásticos, flujos de cenizas y lodo". Para Bertolaso no es suficiente agregar que estos
escenarios "no deben tomarse al pie de la letra" para mantener la calma de los corazones,
que de hecho se inflaman.
Sin embargo, también hay quienes entienden los méritos de estos pronósticos y
cuestionan las declaraciones de Bertolaso, como la vulcanóloga Lucia Civetta, de la
Universidad Federico II de Nápoles. Según ella, los de los Campos de Flegraean son los
volcanes más peligrosos en Campania, incluso más que el Vesubio y ciertamente Ischia.
"Ischia", comentó Civetta, "es una isla formada por muchos volcanes y la última erupción
muy modesta data de 1302 y causó un flujo relativamente pequeño de laa.

"En las últimas décadas, el complejo volcánico no ha mostrado signos de recuperación y,


en consecuencia, no hay peligro inmediato", dijo. Los Campos Flegreanos, por el contrario,
han dado "signos de recuperación con dos crisis bradicaísmicas", que ocurrieron en los
períodos 1970-1972 y 1983-1984, cada vez causando una elevación del suelo de 1,70
metros.

El día siguiente está asombrado: las autoridades locales de Campania están asombradas
por las palabras de Bertolaso y quieren saber si la Protección Civil está lista para enfrentar
la evacuación inmediata de 650 mil ciudadanos que residen alrededor del Vesubio si esto
es necesario. Protección Civil está sorprendida por su reacción. Mientras tanto, hay otros
volcanes insidiosos a considerar. Estos son principalmente esos submarinos, y en
particular Marsili y Vavilov, que se encuentran en el mar Tirreno frente a la costa de
Campania. El monitoreo de 13 volcanes sumergidos en los mares italianos comenzará en
breve, con el objetivo de tener una radiografía precisa de la situación disponible e instalar
las herramientas que permitan detectar posibles erupciones.

La necesidad de monitorear su comportamiento no se debería al posible daño causado


por una erupción, sino a los tsunamis que podrían ser causados por el desprendimiento de
parte del volcán. "En Stromboli", recordó Bertolaso, "la cantidad de rocas que terminaron
en el mar en 2002 causó olas tan altas como las que devastaron el sudeste asiático en
2004 y no fueron asesinadas solo porque era el 30 de diciembre. Imagine lo que sucedería
si un tsunami causara un desprendimiento de parte de Marsili, un volcán que tiene 50 km
de largo y 20 "de ancho.
Sin embargo, incluso en este caso, si el objetivo era mantener a todos tranquilos, se puede
considerar como perdido.