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IL PREROMANTICISMO

Un fenomeno apparentemente opposto al gusto neoclassico è il cosiddetto preromanticismo. I suoi


caratteri principali sono:

- la moda delle "visioni" dell'aldilà (Friedrich Gottlieb Klopstock, 1724-1803, soprattutto con Il
Messia, 1748).

- la diffusione della poesia "notturna" e sepolcrale (con un forte gusto macabro: Pensieri notturni,
1742-45 di Edward Young, 1683-1765; l'Elegia scritta in un cimitero campestre, 1750, di Thomas
Gray, 1716-1771).

- l'esplosione dei romanzi "gotici", ambientati tra fantasmi e leggende antiche (Il castello di
Otranto, 1764, di Horace Walpole, 1717-1797).

- la nascita di un gusto "primitivo", alla ricerca delle leggende segrete dei celti e dei germani,
come nel caso fortunatissimo dei Canti di Ossian (1760), scritti da James Macpherson, il quale
finse di aver trovato e poi tradotto frammenti di antichi canti epici celtici, opera del bardo Ossian.

Il gusto preromantico è portatore anche di un nuovo sentimento della natura: i contenuti fantastici
preromantici finiscono per trovare punti in comune anche con un maestro illuministico
dell'"individualità" e del "sentimentale", Jean-Jacques Rousseau (1712-1778). Il preromanticismo
ha la sua più forte espressione nel movimento tedesco dello Sturm und Drang (tempesta e
assalto), che rivendica lo spirito come la forza naturale del "popolo", e che ha avuto in Johann
Gottfried Herder (1744-1803) il suo maggiore esponente. In questo clima Wolfgang Goethe
(1749-1832) scrive il suo capolavoro di sintesi sentimentale e preromantica I dolori del giovane
Werther (1774), base poi di altre opere su cui Goethe fonderà una nuova visione classica e
insieme romantica della letteratura.

Il preromanticismo italiano

In Italia l'esempio più alto di "mediazione" culturale è offerto dal lavoro di Melchiorre Cesarotti
(1730-1808). Notevole la sua traduzione delle Poesie di Ossian figlio di Fingal, antico poeta celtico
(1763, 1772). Nella traduzione, Cesarotti si avvale d'un linguaggio poetico che recupera modelli
della poesia latina insieme a cadenze della poesia popolare, creando una versificazione mossa e
vibrante, al di là degli schemi dell'ancora dominante petrarchismo e delle soluzioni linguistiche
puriste.

Nel 1772 tradusse l'Elegia del cimitero campestre di Thomas Gray e l'Iliade, di cui fece una
versione in prosa. Entrato nel 1785 nell'Accademia dell'Arcadia, pubblicò due opere sull'estetica e
sul problema della lingua, che rappresentano il risultato più significativo dell'illuminismo italiano
d'ispirazione sensistica: il Saggio sulla filosofia del gusto (1785) e il Saggio sopra la lingua italiana
(1785). Anche Alessandro Verri, dopo la prima stagione illuministica, offrì un esempio di
mediazione.

Trasferitosi a Roma (1767), comincia a scrivere romanzi neoclassici, pur con un forte gusto delle
"rovine" e del mistero (Le avventure di Saffo poetessa di Mitilene, 1782; Notti romane al sepolcro
degli Scipioni, 1792 e 1804; La vita di Erostrato, 1815). Un altro scrittore come Aurelio Bertola De'
Giorgi (1753-1798) scrive "notturni", pur se in un luminoso gusto neoclassico (Viaggio nel Reno e
ne' suoi contorni, 1795; le Notti Clementine, 1775). Anche Alfonso Varano (1705-1788) riprende i
toni biblici e danteschi delle "visioni" (soprattutto con le Visioni morali e sacre, 1749-66), offrendo
in tono minore l'idea di piccolo laboratorio delle forme tipico della poesia italiana di fine Settecento.