Sei sulla pagina 1di 23

Apra, 12 febbraio 2020

Diploma in Donne e Chiesa


Susy Zanardo

Modelli di relazioni sessuate nella tarda-modernità

La questione: quali forme di relazione fra donne e uomini troviamo


nella civiltà occidentale contemporanea? Quali le potenzialità e le
difficoltà specifiche per il dispiegarsi di tali rapporti?
Mi concentrerò soprattutto sulle relazioni di coppia (anche se il tema
delle relazioni sessuate è molto più ampio: riguarda infatti le relazioni
nei posti di lavoro e nella politica, nella cultura e nella Chiesa). Parto
dalla coppia per due ragioni: a) perché la coppia umana è ciò da cui
tutti proveniamo: luogo di scoperta della differenza sessuale e di
modellamento delle forme relazionali; b) perché, nel legame di coppia,
sono in gioco tutte le dimensioni della persona: affettività e sessualità,
bisogni psicologici ed emotivi, rapporti economici, affinità spirituale e
cura comune del mondo… In questo senso, la coppia è il luogo dove
appaiono meglio le difficoltà e le possibilità delle relazioni sessuate.
Ciò non vuol dire che, per irradiazione, il discorso non potrà riferirsi
anche ad altre forme relazionali.

Schema della relazione: la relazione si articola in quattro momenti: 1)


traccia alcune coordinate culturali del nostro tempo; si domanda cioè:
qual è l’ethos o la configurazione culturale della tarda-modernità? in
che modo favorisce o ostacola le relazioni?); 2) esplora la
contemporaneità dal punto di vista dei rapporti sociali ed economici,
chiedendosi se essi incentivino o danneggino i rapporti di coppia; 3)
rintraccia alcuni miti e modelli delle relazioni sessuate alla luce della
configurazione culturale e dei rapporti sociali odierni (miti e modelli
che ritroviamo nei film, nelle canzoni, in letteratura e nell’esperienza
comune); 4) presenta alcuni modelli di relazioni sessuate nel pensiero
femminista.

0. Introduzione

Viviamo in un tempo di rapide e profonde trasformazioni delle forme


di vita e delle pratiche relazionali. Questo tempo porta con sé risorse,
potenzialità, smarrimenti e contraddizioni.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 1


Tra le risorse: i) sono tramontate le forme rigide di controllo sociale e
morale. Il che significa che posso scegliere il mio progetto di vita
senza che esso sia dettato da un destino di nascita, di classe sociale, di
sesso. Ne viene un ampliamento nella sfera delle libertà individuali e
una preoccupazione (almeno formale) per il rispetto dei diritti umani e
per l’uguaglianza di trattamento; una sensibilità verso tutte le forme di
discriminazione, un’attenzione alla vulnerabilità, sostenibilità,
inclusione.
ii) La trasformazione in atto dei rapporti tra donne e uomini è, secondo
molti storici della contemporaneità, la più grande conquista del XX
secolo. Papa Francesco, nel discorso pronunciato il 5 ottobre 2017 alla
Pontificia Accademia per la vita, ha riconosciuto in questa
trasformazione «una vera e propria rivoluzione culturale […]
all’orizzonte della storia di questo tempo».
Ne discendono potenzialità prima impensabili: i) la possibilità di
sviluppare un libero senso di sé, nel rispetto degli altri; ii) la possibilità
dell’alleanza di due soggetti liberi (l’uomo e la donna) per la cura del
mondo. Per dirlo con papa Francesco: «L’alleanza dell’uomo e della
donna è chiamata a prendere nelle sue mani la regia dell’intera
società».
Eppure viviamo anche in un tempo di smarrimento: siamo di
fronte allo sgretolarsi di tutte le forme di vita tradizionali e in assenza
di un ethos condiviso (una carta del senso comune). In mancanza della
quale, tende a prevalere il principio di autodeterminazione, come
diritto individuale a perseguire il proprio benessere. Sembra perciò che
la libertà guadagnata finisca per contrarsi nella difesa dei diritti
individuali.
Da una parte, lo sconquasso dei vecchi modelli ha dispiegato il
potenziale di una rilettura critica della realtà; ma dall’altra, mostra la
debolezza di un discorso etico coerente e condiviso. Ci troviamo, nel
rapporto uomo-donna, in un equilibrio instabile tra forme tradizionali
che stanno tramontando e nuovi modelli che stentano ad apparire.
Per dirlo con Ulrich Beck ed Elisabeth Beck-Gernsheim:
«Noi che per la prima volta abbiamo tra le mani un lembo di
uguaglianza e di libertà [tra i sessi e dei sessi], ci troviamo di fronte
alla domanda […]: come possono trovare e conservare la comunione
due persone che si vogliono uguali e libere?» (Il normale caos
dell’amore, p. 28)
«Siamo alla fine di una civiltà, ma siamo all’inizio di una nuova?» (ivi,
p. 105).

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 2


1. L’ethos della civiltà tardo-moderna

La prima parola che utilizzo per descrivere questa configurazione


culturale è COMPLESSITA’.
Il tramonto delle cornici di senso tradizionali ci ha messo di
fronte alla moltiplicazione delle possibilità e alla compresenza di
modelli contraddittori, ciascuno dei quali si autorizza da sé 1. Per dirlo
con un’immagine, ci troviamo a un crocevia da cui si dipartono strade
molteplici e ugualmente percorribili, cioè una raggiera di possibilità e
opzioni senza la carta del senso: ovvero, manca – nell’orizzonte
culturale – l’idea di centro, fine, limite e misura (Romano Madera). È
subentrata, al suo posto, l’idea del diritto a fabbricarsi la propria carta
del senso, cioè la libertà di scegliere ogni opzione e di revocarla. A ben
vedere, però, questa carta che ognuno è invitato a fabbricarsi non è del
tutto esente da imperativi, nonostante i proclami in senso contrario.
Quali sono gli imperativi dei quali subiamo la pressione, mentre
ci viene detto di essere liberi e sovrani? Da una parte, la richiesta di
funzionalità e prestazioni; dall’altra, la pressione a cercare l’unicità,
l’autenticità, l’autorealizzazione (Alain Ehrenberg). Tramontata la
società disciplinare, centrata sull’autorità e sul sacrificio (al legame si
sacrificava anche la propria felicità), è sorta la società degli individui,
performanti, competitivi, soli nella corsa al successo e all’autentico
senso di sé (pronti a reclamare il diritto alla propria felicità, oltre e
persino contro i rapporti).

Una seconda parola per descrivere l’ethos del nostro tempo è


LIQUIDITA’. È ormai canonica la formula di Bauman della società
liquida, una società dove, secondo altri sociologi, “tutto ciò che è
solido svanisce nell’aria” (Marshall Berman), in cui le molecole sono
sempre più slegate. Essa porta con sé una generale precarietà: nelle
forme contrattuali come nei legami affettivi e in quelli sociali.

Una terza parola del nostro tempo è ACCELERAZIONE


(Hartmut Rosa). Si tratta di una triplice accelerazione: a) tecnologica,
b) delle forme sociali (pensiamo alla rapidità con cui cambiamo lavoro
o relazioni di coppia: siamo passati, per esempio, da famiglie
intergenerazionali a famiglie intragenerazionali, ovvero alla
1 Pensiamo, per esempio, alla pluralità delle esperienze familiari: possiamo
annoverare famiglie tradizionali, ricomposte, globali o transnazionali, convivenze,
famiglie omosessuali, unioni civili, single, living apart together, fino a forme di
sperimentazione di poliamore (unione di più di due partner).

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 3


monogamia seriale) e c) dei ritmi di vita: corriamo sempre di più
eppure ci sentiamo costantemente affamati di tempo.
L’accelerazione ha almeno due conseguenze: i) ciò che vale oggi
non serve per le sfide di domani; si verifica la rottura fra lo spazio di
esperienza e memoria (il sapere di oggi) e l’orizzonte delle possibilità;
di conseguenza, il futuro è avvertito come incerto, aperto,
imprevedibile, disorientante. Per la prima volta nella storia, poi,
sembra che la generazione precedente non abbia niente da insegnare
alla nuova generazione, perché l’imperativo è la trasformazione
incessante.
ii) La seconda conseguenza dell’accelerazione riguarda il modo
di vivere il tempo: Hartmut Rosa parla di contrazione del presente,
cioè cerchiamo risposte immediate ed efficaci per arginare la
complessità. Del resto, la tecnica è il medio che progetta
l’immediatezza, ovvero vuole accorciare il tempo fra l’espressione dei
bisogni e la loro soddisfazione. La psiche, poi, che rispecchia il tempo
dell’accelerazione della tecnica, tende a vivere il proprio tempo come
intervallo tra bisogno e gratificazione; diminuisce perciò la tolleranza
alla frustrazione. Ci troviamo allora in un’oscillazione costante fra, da
una parte, complessità e accelerazione, e dall’altra, semplificazione,
ricorso a ricette e soluzioni pronte all’uso. A ben vedere, al tema del
senso è subentrato il primato della procedura.

Una quarta parola è SATURAZIONE (Bernard Stiegler). La


nostra è una civiltà della saturazione: nelle strade, traboccanti di
macchine; nelle arterie, per eccesso di grassi; nelle coscienze, per
eccesso di stimoli sensoriali, cognitivi, emotivi; nella vita di relazione,
per via dell’iperconnessione e in conseguenza del fatto che, già nelle
prime ore del mattino, abbiamo incontrato più persone di quante un
nostro antenato faceva in un anno. Tuttavia, l’eccesso ha come esito
l’immobilità. Stiegler fa l’esempio di una fiammeggiante Ferrari nel
traffico all’ora di punta: la macchina, progettata per raggiungere
elevate velocità, resta bloccata. Così, l’eccesso di informazioni si
traduce in rumore e l’iperstimolazione ha come esito o l’ansia della
prestazione oppure il ritiro sociale (la fatica emotiva della relazione).
Le nostre coscienze sono sollecitate in continuazione, ma le
sollecitazioni hanno un tempo effimero (anche per effetto della loro
crescita esponenziale), tanto che la nostra età è definita anche come
l’età della distrazione (James Williams), perché il tempo
dell’attenzione viene progressivamente a contrarsi. Esiste anche una
scienza, la captologia (B.J. Fogg), che studia come catturare il tempo
disponibile delle coscienze, dirottandolo spesso su oggetti di consumo

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 4


o su dispositivi mobili, dove molti di noi naufragano. Uno dei problemi
fondamentali del nostro tempo è perciò l’eccesso e il deficit delle
relazioni: siamo iperconnessi e soli, in una società di prodotti di massa
consumati in bolle individuali.

L’ultima parola che scelgo per descrivere la nostra civiltà è


PULSIONALITA’ (Bernard Stiegler) o licitazionismo (Romano
Madera2). Siamo rapidamente passati da una società disciplinare a una
pulsionale, cioè da una civiltà nella quale la legge ordinava e
reprimeva il desiderio a una civiltà in cui il desiderio si fa legge (da
Kant al Marchese de Sade, come diceva Jacques Lacan). L’ultimo
imperativo diventa perciò il diritto a godere del mondo (delle relazioni,
dell’altro), quale specchio dei miei desideri. La realtà è perciò intesa
come un seno cui attingere per la mia gratificazione. L’esito è però la
pulsionalizzazione del desiderio, cioè la riduzione del desiderio a
pulsione.
Spendo qualche parola per spiegare questo punto. La pulsione è
l’energia che preme verso la scarica della tensione; è il regno
dell’immediatezza: è quella che, se provo una forte aggressività, mi
porta a dare un pugno, prima di cercare di capire cosa succede; è quella
che mi fa consumare il corpo dell’altro invece di scrivergli una poesia
d’amore o iniziare il corteggiamento. La pulsione vuole tutto e subito;
è insaziabile perché le manca l’elaborazione psichica. Nel nostro
mondo, siamo così di fronte all’accumulazione di vissuti sensoriali in
presenza di una passività psichica, cioè in mancanza di strumenti per
elaborare, integrare e dare parola alle sensazioni. Questo è all’origine
dell’incompetenza affettiva che crea danni innumerevoli nella
stabilizzazione identitaria e relazionale.
Gli esseri umani si umanizzano infatti attraverso il desiderio,
ovvero attraverso l’elaborazione psichica e simbolica delle pulsioni. Il
desiderio è ciò che lega e orienta le pulsioni e le rende compatibili coi
desideri e i bisogni dell’altro. Il desiderio nasce e si forma all’interno
delle relazioni, a cominciare da quella genitoriale, che ha il compito di
educare le pulsioni e di socializzarle, insegnando agli esseri umani a
differire la soddisfazione e a renderla compatibile con quella altrui. Le
difficoltà relazionali ci immettono pertanto in un circolo vizioso in cui
immaturità affettiva e insicurezza identitaria si rinforzano e alimentano
a vicenda.

2 Il filosofo milanese Romano Madera conia il termine licitazionismo ispirandosi al


verso 58 del canto V dell’Inferno: lì appare Semiramide, la quale – come dice Dante
– “libito fé licito in sua legge”: fece diventare legge il proprio desiderio.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 5


Sintetizzo come segue questo primo punto della relazione:
viviamo le contraddizioni di un’epoca della complessità e del
disorientamento, della precarietà e della prestazione, della
sovrastimolazione e della depressione; del sovraccarico di
informazioni e della perdita di attenzione, dell’ossessione per sé e
dell’incertezza identitaria, dell’iperconnessione e della solitudine.
Come si plasmano le relazioni amorose in questa configurazione
culturale? Quali miti producono? Lo vedremo nella terza parte.

2. Rapporti sociali ed economici della tarda-modernità

Secondo i sociologi Beck e Beck-Gernsheim, sono individuabili


–nella storia dell’umanità – tre epoche nelle quali si sono diversamente
modellate le relazioni di coppia e quelle familiari: i) la prima è la
civiltà pre-industriale, dagli albori della storia fino alla Rivoluzione
industriale; in essa, l’unione dell’uomo e della donna rispondeva alle
esigenze di assicurarsi le condizioni di esistenza e di riproduzione della
specie. Il legame era perciò necessario per la sopravvivenza del singolo
e della comunità. In questa fase, nessuno dei due (donna e uomo)
aveva una vita autonoma, ma era vincolato ai bisogni di una comunità
più larga. La famiglia era intergenerazionale. Nelle classi dominanti, i
matrimoni avvenivano, per lo più, per tenere uniti i patrimoni e
assicurarsi la discendenza. In quel caso, vi era una distinzione fra
matrimonio e amore. Le forme erano certamente stabilizzate, ma
prevedevano per lo più, da una parte, un matrimonio al riparo dalla
fugacità delle passioni (il legame era stabile perché si trattava di un
contratto dettato da ragioni patrimoniali e di esercizio del potere), e
dall’altra, l’amore non aveva per lo più obbligo di continuità.
ii) Il secondo momento è rappresentato dalla società industriale
che, per certi aspetti, esibisce ancora dei tratti feudali, poiché la
suddivisione del lavoro non è scelta, ma stabilita in base al sesso. Il
modello relazionale è la complementarità dell’uomo e della donna,
funzionale alla divisione dei compiti: da una parte, il lavoro retribuito
e, dall’altra, quello domestico. In questo caso, prevale la condizione
della disparità con subordinazione della donna. L’uomo può
trasformare il mondo e conquistare lo spazio esterno, può fare cultura e
politica, perché c’è una donna che si assume il lavoro di cura e la
funzione di collante e mantenimento del legame, molto spesso al
prezzo di sacrificare le proprie aspirazioni personali e professionali.
iii) Il terzo momento è la civiltà tardo-industriale, dove l’unione
dell’uomo e della donna si trova in sofferenza. La ragione può essere

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 6


così riassunta: l’uomo e la donna si trovano di fronte alla fatica di
armonizzare due biografie che hanno la professione al centro. Questa
diventerà, secondo i sociologi citati, la scommessa principale delle
nuove generazioni. C’è perciò bisogno di una contrattazione
permanente per la suddivisione dei ruoli. Chi si prende cura di chi? Chi
rinuncia a cosa? Lavoro e famiglia sono compatibili per entrambi?

2.1 Descrizione della civiltà tardo-industriale

Nella civiltà tardo-industriale è progressivamente aumentata


l’aspirazione professionale delle donne che, a seguito dell’istruzione e
dell’alta qualificazione, ritardano o rinunciano alla vita relazionale e
alla generazione. Per le donne che hanno una famiglia, il loro ingresso
nel mondo del lavoro (e l’investimento nella carriera) può avvenire
solo se cambia il comportamento degli uomini, se cioè essi partecipano
al lavoro quotidiano di cura dei figli, genitori, amministrazione
domestica. Qui però cominciano i conflitti, perché le donne vogliono
sia famiglia che lavoro e non sono disposte a rinunciare a nessuna delle
due sfere; gli uomini, da parte loro, vogliono donne indipendenti, ma si
trovano in difficoltà quando le donne rivolgono loro delle richieste. Lì
inizia lo spazio della contrattazione, non sempre facile e pacifica.
Dobbiamo però chiederci: perché il lavoro risulta difficilmente
compatibile con la vita familiare? Direi che le ragioni sono
fondamentalmente due: da una parte, il lavoro diventa sempre più
pervasivo e competitivo; dall’altra, le coppie sono sempre più sole.
Secondo Beck e Beck-Gernsheim, la società tardo-industriale non è più
costruita sulla divisione del lavoro tra i sessi, ma sull’accelerazione, la
prestazione, la concorrenza. Il mercato del lavoro vuole il singolo
mobile, flessibile, fungibile, cosciente dell’importanza della
prestazione e della carriera. Insomma, se devi essere disponibile H24
per l’azienda, è evidente che i legami ne risentono.
Per come è organizzata, la società tardo-moderna non ha più
bisogno della divisione del lavoro nella coppia, bensì della flessibilità e
mobilità dei singoli; ha bisogno che tutti producano e consumino.
Spinge perciò più sull’indifferenziazione dei ruoli che sulla loro
separazione.

Mettiamo a confronto la società industriale (dei nostri padri) e


quella tardo-industriale (la nostra):

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 7


SOCIETA’ INDUSTRIALE SOCIETA’ TARDOINDUSTRIALE

divisione fra lavoro retribuito e lavoro lotta per riunificare le due sfere, per il
domestico bilanciamento life-work

la donna sostegno per il marito e collante pressione delle donne sul mercato del lavoro,
della famiglia concorrenza per l’accesso al lavoro

stereotipi di ruolo liquefazione dei generi, indifferenziazione


dei ruoli

complementarità uomo-donna autonomia di due biografie

2.2 Le difficoltà dei legami di coppia

Nuovi problemi si affacciano. Ne indico solo alcuni: i) come


teniamo insieme l’esigenza di affermazione personale e la ricerca di
felicità di coppia? Maggiore è la complessità delle biografie, più alto è
il tasso di conflittualità. Pensiamo alle donne: al lavoro, devi essere
produttiva, efficiente, non puoi restare indietro, altrimenti rischi di
essere sostituita anche dalle macchine che non hanno preoccupazioni
per i legami; a casa, devi rispondere alle esigenze dei figli, degli
anziani, del partner; senti che i tuoi bisogni individuali (di tempo) sono
frustrati, mentre tutti ti dicono che devi pensare a te stessa. Si verifica
un cortocircuito, che rappresenta il terreno dove è combattuta
quotidianamente la battaglia tra i sessi. Essa non è necessariamente
legata all’egoismo, ma alla fatica di tenere tutto insieme: ognuno ha la
propria sfera e i propri diritti da difendere e spera nella comprensione
dell’altro.

ii) Poiché tende a scomparire la funzione di collante della donna


(si diceva un tempo che la famiglia la fa la donna), il problema diventa:
chi fa il lavoro della relazione? A volte, c’è un vuoto di questo lavoro.
Molte donne sono stanche degli sforzi e si dicono: “se la composizione
dei bisogni non riesce, allora la scelta è fra me e te, i miei bisogni o i
tuoi bisogni”. Di conseguenza, la dimensione del noi diventa più
debole. Se, da una parte, le donne si sono stancate di sacrificarsi per la
famiglia, dall’altra, molti uomini non sono ancora esercitati, anche
perché vivono dall’esterno l’emancipazione femminile. Ci tornerò.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 8


iii) La liquefazione dei generi comporta la perdita di senso della
differenza sessuale (prima sono io, agente competente, e poi sono una
donna). Ne viene l’indebolimento del legame delle donne con la
relazione, con la maternità e la cura dei figli: da ciò discende la loro
fragilità e i conflitti con gli uomini. [La liquefazioni dei generi porta
con sé anche la perdita di significato del vissuto corporeo: essere uomo
o donna sembra solo una questione di cultura, ma in fondo siamo
consapevoli che sotto tale onnipotenza vi è un senso di impotenza e
paura del nostro corpo. Tralascio questo punto che ci porterebbe
lontano.]

iv) Se, come detto, a) il clima culturale predilige


l’autoespressione e se b) il sistema economico vuole il soggetto singolo
e mobile, allora si capisce perché sono caduti o messi tra parentesi i
vincoli normativi e istituzionali. Prende forma l’ideale di una relazione
pura (Antony Giddens), ovvero di una relazione che non sopporta
limiti esterni o istituzionali. La relazione pura è, però, all’origine di
legami affettivamente carichi, ma anche drammaticamente fragili: ne
viene che la relazione rappresenta un ancoraggio e non un vincolo
(Mauro Magatti).
La mancanza di mediazioni istituzionali (congedi parentali, asili
nido, contratti di lavoro a tempo parziale…), da una parte e, dall’altra,
la mancanza di modelli di coppia credibili e all’altezza dei tempi,
scaricano tutto il peso sulla singola coppia. La relazione pura si rivela
così un’utopia, perché, senza regole esterne, siamo costretti a
contrattare continuamente fra di noi con interminabili discussioni per
stabilire lo spazio comune.
Per esempio, cosa succede se uno dei due deve trasferirsi per
lavoro? il matrimonio del fine settimana, la pendolarità oppure la
rinuncia ai propri piani? In mancanza di mediazioni sociali (per
esempio, se vuoi trasferire un componente della coppia, devi trovare il
lavoro anche per l’altro) e culturali (il messaggio è: segui la tua strada,
il primo dovere è verso te stesso), ne viene un alto tasso di
conflittualità.

v) Il senso di precarietà del legame è entrato nel sentire comune


anche di chi decide di fondare un progetto sul per sempre. Si è cioè
imposta l’idea che, quando le cose non funzionano, siamo legittimati a
rompere la relazione, perché il primo imperativo è star bene con noi
stessi. Ne viene che il legame dipende dalla decisione di due singoli
che possono sempre cambiare idea. Siamo perciò in balia dei
sentimenti (nostri e dell’altro). Ne viene o la paura del legame che

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 9


conduce al suo disinvestimento (sto sempre un passo indietro); o la
tutela dalla relazione (nella forma di sempre più rigidi contratti
prematrimoniali), oppure prendo quello che posso ora, vivo
nell’immediatezza del presente col rischio di schiacciare la relazione
sulla dimensione emozionale.

2.3 La realtà delle donne

Come vivono le donne e gli uomini questa realtà complessa e


problematica? È comprensibile che la vivano in modo differente, per
due ragioni: a) perché provengono da una storia dove hanno sempre
rivestito ruoli simmetrici e complementari; b) per le specificità
relazionali di donne e uomini (si consideri, per esempio, la maternità
che impegna le donne in modo più radicale della paternità, almeno nel
tempo della gravidanza e dello svezzamento).
Le donne, a me pare, vivono la contraddizione fra le aspettative
femminili di uguaglianza, largamente affermate, e la realtà della
disuguaglianza (il gender gap). Per esempio, in Università e nel mondo
del lavoro, le ragazze sentono ancora di dover essere più brave dei loro
colleghi maschi, perché su di esse gravano residui di pregiudizi, ma
anche perché sono scelte di meno, escluse dai ruoli di governance.
Talvolta continuano ad essere escluse dal lavoro se manifestano il
desiderio di avere figli e a poco valgono le leggi che tutelano la
maternità, quando le donne vengono bloccate in accesso. La
condizione di insicurezza e precarietà lavorativa, per i cui i giovani
entrano sempre più tardi nel mercato del lavoro e con contratti a tempo
determinato, non aiuta di certo le donne, ricattabili per tempi
prolungati, a meno che non rinuncino alla maternità.
Si trovano così di fronte a dissidi molto profondi: hanno una
formazione eccellente, capacità e determinazione, ma debbono
scegliere fra lavoro e famiglia oppure affrontare una lotta disperante
per tenere fede a entrambe. In più, rischiano di sviluppare una
particolare forma di insicurezza: l’uomo appare ancora, almeno dal
punto di vista professionale, come il modello da imitare e superare per
avere accesso al mondo del lavoro. Non c’è niente che lui faccia che
noi non possiamo fare meglio. Però poi ci accorgiamo che le sue forme
di organizzazione del lavoro non ci appartengono e non rispecchiano le
nostre aspirazioni. Da qui una fortissima e disperante frustrazione.
Detto diversamente, la difficoltà del doppio sì (al lavoro e alla
maternità) è la seguente: da una parte, l’inseguimento dei
modelli/privilegi maschili di lavoro e di organizzazione del tempo

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 10


richiede la messa tra parentesi dell’essere donne, per diventare agenti
competenti e unità di produzione; ma, dall’altro, esse non vogliono, per
lo più, perdere il legame con la cura, l’intimità, la maternità; per cui si
trovano a oscillare fra due estremi spesso incompatibili.
Una seconda difficoltà proviene dal fatto che, da una parte, le
donne hanno di fronte le dichiarazioni maschili di comunanza e
riconoscimento e, dall’altra, assistono al mantenimento di vecchi ruoli
sociali. Forse per i giovanissimi non è così, o non sarà più così nel
futuro, ma nelle altre generazioni, è la donna che si trova a dover
sfangare il lavoro della quotidianità, con tutto il carico di stanchezza,
frustrazione o dipendenza astiosa. Senza trascurare il fatto che, in casi
non isolati, le più giovani, nonostante l’emancipazione, ricadono in un
rapporto di soggezione affettiva dal maschio, come provano le
statistiche e le analisi sulla violenza contro le donne.
In sintesi: all’emancipazione professionale delle donne non è –
per lo più – corrisposta una cultura relazionale dell’alleanza con gli
uomini. Inoltre, le donne non hanno fatto in tempo a uscire dalle
mediazioni patriarcali (la loro subordinazione nella società feudo-
industriale) che sono state coartate dal mercato del lavoro e dai suoi
imperativi, quelli che domandano loro di rinunciare a essere se stesse.
Per un verso, c’è bisogno di nuove mediazioni sociali e istituzionali, un
nuovo modo di pensare al lavoro, una maggiore protezione per le
giovani donne. Dall’altra, c’è bisogno dell’alleanza di coppia, perché le
donne non siano lasciate sole in questa condizione logorante.

2.4 La realtà degli uomini

Da una parte, gli uomini si sono liberati dall’obbligo di essere la


sola fonte di sostentamento della famiglia, ma, dall’altra, vedono
indebolito il loro ruolo tradizionale. Laddove le difficoltà, per le
donne, riguardano maggiormente il bilanciamento dei compiti, quella
degli uomini è di capire qual è il loro ruolo. Il quale è oggi è sotto
attacco: penso, per esempio, ai giovani maschi: essi pagano le colpe
dei padri senza averne mai vissuto i privilegi e senza perciò capire fino
in fondo il perché del risentimento delle donne (che invece sanno bene
cosa non sono più disposte ad accettare). I più giovani, poi, si trovano
esposti a modelli identitari contraddittori, che oscillano fra miti atavici
(il maschio potente) e illusioni postmoderne (il maschio irresponsabile
e libero dagli obblighi). Di questa disorientante compresenza di miti
dirò poi.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 11


Le difficoltà relazionali degli uomini, nella coppia, dipendono
anche dal fatto che i) sono poco esercitati nelle mediazioni relazionali:
non hanno modelli a disposizione o ne hanno meno delle donne; ii) gli
impulsi al cambiamento sono stati introdotti dall’esterno, dal lavoro
delle donne, per cui quella degli uomini è un’emancipazione vuota e
trapiantata (Beck e Beck-Gernsheim). Non sono stati agenti di
trasformazione, ma l’hanno subita e perciò manca loro il linguaggio e
la riflessione sulla trasformazione del loro ruolo. Non di rado
rispondono o aggirando le difficoltà (fanno finta che non sia cambiato
niente) oppure con un’aggressività preventiva (le donne sono un
antagonista da controllare o da cui difendersi). La vendetta femminile
avviene poi nel divorzio quando gli uomini rimangono senza figli e
con l’assegno di mantenimento.
A me pare che, in questo momento storico, siano i giovani
maschi a trovarsi più in difficoltà (per loro, infatti, si tratta non solo di
trovare forme di bilanciamento fra sfere diverse, ma di trovare il senso
di sé). Le donne appaiono facilitate per due motivi. Il primo è che
l’identificazione con la maternità ha la funzione di stabilizzazione
dell’identità femminile (in un tempo di incertezza identitaria e di
instabilità di ruoli, quello femminile è naturalmente più protetto). Il
secondo motivo lo abbiamo già ricordato: sono le donne a essere
entrate da protagoniste nella riconfigurazione dei ruoli. Hanno cioè
prodotto autorità femminile. Di fronte alla quale gli uomini sono
impreparati – non tanto a livello professionale e politico, dove
detengono ancora il potere –, ma a livello relazionale e affettivo.
Quindi, le donne vengono fuori meglio da questa situazione,
nonostante le violenze di cui sono vittime (che andrebbero analizzate
alla luce di quanto abbiamo fin qui detto: l’uomo può rispondere alla
propria impotenza con la violenza sulle donne).

Sintetizzo come segue questo secondo punto della relazione:


siamo passati dalla complementarità dei sessi, con subordinazione
della donna, all’imperativo dell’individualizzazione di due biografie
con la tentazione dell’indifferenziazione dei ruoli e l’incertezza delle
relazioni.

3. Miti e modelli dell’amore di coppia

Alla luce della configurazione culturale e sociale analizzata,


distinguerò ora quattro modelli di relazioni sessuate, ovvero quattro
simboliche che ho rintracciato nella letteratura consultata: a) l’amore

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 12


libero e b) l’amore contrattuale, c) l’amore romantico e d) l’alleanza
fra l’uomo e la donna.

3.1. Amore libero

Potremmo rappresentarlo con la formula: “la mia libertà non


sopporta legami (di essere legata)”. La forma di questo “amore” è la
scissione: tra io e altri, mente-corpo, sesso-affettività, sesso-
generazione, generazione-cura dei figli. Possiamo così avere: amore
senza matrimonio, matrimonio senza convivenza o viceversa,
sessualità senza figli e figli senza sessualità (le fecondazioni artificiali),
figli senza legame di coppia (fecondazione eterologa), generazione di
figli senza cura di figli (maternità surrogata). I singoli elementi sono
isolati e combinati in diverse varianti, sottoposti a singole decisioni
dell’individuo.
Accenno di seguito a due sfere in cui si produce questa scissione:
l’una riguarda la sessualità e l’altra la generazione.

3.1a. sessualità senza affettività

Siamo passati in breve tempo da una sessualità canalizzata entro


il solo compito procreativo a una sessualità come vissuto narcisistico;
da una sessualità inibita e repressa a una ostentata e superficiale. Essa
ha perso ogni tabù e interdetto, ma rischia di restare legata alla
gestione tecnica della salute sessuale, di cui il profilattico è l’emblema:
da una parte, trasmette l’idea della sessualità come pericolo e minaccia
(di malattie sessualmente trasmissibili e gravidanze indesiderate);
dall’altra, mentre protegge l’esercizio della sessualità, la rende sterile. I
programmi di educazione sessuale, a scuola, sono per lo più costruiti
sulla gestione della salute sessuale oltre che sulla libertà di godere del
proprio corpo.
Inoltre, il tramonto della società disciplinare, dove la sessualità
era inibita e repressa, soprattutto per le donne, ha lasciato il posto a una
società pulsionale, dove la sessualità è indifferenziata e sfruttata dal
mercato come potenza di eccitazione globale del corpo; come potentia
gaudendi, indeterminata e cieca, «la più astratta e la più materiale di
tutte le forze lavoro» (Paul B. Preciado), quella che fa del corpo un
serbatoio di sensazioni e lo spinge a consumare cose e persone.
Tuttavia, la gratificazione narcisistica non appaga il bisogno della
sessualità (il bisogno di eros). Eros, infatti, è al servizio del desiderio

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 13


di unione, di fondersi con l’altro, di avere dimora nel corpo e nel
desiderio dell’altro. Dunque, se la gratificazione narcisistica non
appaga questo bisogno di eros, allora si condanna alla ripetizione del
consumo. La quale lascia perennemente insoddisfatti. Per giunta, porta
a una assuefazione, così che il bisogno si fa più forte, prepotente e
disperato. La scissione in atto – soprattutto fra adolescenti – tra ricerca
di sensazioni e investimento affettivo, (cioè la ricerca di sensazioni
senza vivere la relazione), fa del corpo il luogo di agiti pulsionali (e
non il luogo di massima risonanza col corpo dell’altro) e fa del legame
un luogo di fantasie di inglobamento o di aggressione, luogo di
angosce abbandoniche e paura di perdita di confini (Anna Maria
Nicolò, Irene Ruggiero, La mente adolescente e il corpo ripudiato).

3.1b. La scissione fra legame di coppia e filiazione

Essa riguarda le coppie più mature ed è resa possibile


dall’industria della riproduzione. Secondo Beck (La metamorfosi del
mondo), sono crollate due certezze immemorabili: i) che la vita nasca
nel corpo della madre. Oggi, la fecondazione in vitro permette di far
iniziare la vita fuori dal ventre materno, mescolando materiale genetico
di anonimi donatori. In questo contesto, la tecnica è incaricata di
rispondere al deficit della sterilità o al desiderio di figli senza partner.
Da parte della donna, viene avanti l’idea che il figlio è suo e che lei
può rendere padre chi vuole, la donna o l’uomo con cui decide di
vivere. Segue l’accessorietà del ruolo paterno e maschile (ridotto a
produzione di seme). Dalla parte degli uomini, si profila lo
sfruttamento e l’acquisto della capacità riproduttiva della donna nella
maternità surrogata.
In entrambi i casi, ha luogo la più nefasta rottura dell’alleanza tra
l’uomo e la donna. Non a caso, spezzata l’alleanza generativa, il figlio
è ridotto a oggetto di bisogno e consumo affettivo: non è generato, ma
è un’emanazione, una replicazione di sé, una produzione. Come vivrà
il senso della sua eccedenza rispetto agli oggetti fabbricati? Come si
iscrive la macchina nel processo di identificazione?
ii) L’altra certezza crollata è che chi genera si assuma anche la
cura di colui che ha generato. Cade cioè l’idea della continuità del
legame e del lavoro del legame.

In tutte le forme di scissione, a ben vedere, la vittima principale è


proprio il legame: ovvero la libertà intende liberarsi del legame. Non
si avvede però che la libertà senza legami resta vuota e illusoria,
privandosi della possibilità del suo stesso esercizio. Infatti, laddove è

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 14


«incessante revoca di qualsiasi scelta», resta «prigioniera di una
sospensione cronica della capacità di decidere» (Romano Madera).

3.2. Amore romantico

È la seconda deriva disfunzionale dei rapporti di coppia,


rappresentata dal mito di due cuori e una capanna. Lo possiamo
leggere, da un punto di vista psicologico, come l’ideale di un eterno
innamoramento (io e te in un’adolescenza infinita), oppure, da un
punto di vista sociologico, come il residuo del bisogno di comunità
nella società degli individui (una solitudine a due).
Molti sottolineano come, in un’epoca di crollo di certezze e di
fragilità dei legami sociali, l’amore resta l’ultima religione terrena,
l’ultimo ideale: di conseguenza, ci si sposa per amore e si divorzia per
amore, perché si insegue il sogno di un’unione ideale con un partner
ideale, come necessario complemento alla propria insoddisfazione.
Detto con una formula, “tu sei tutto”, con l’aggiunta “e se non tu (se
quella soddisfazione non me la dai), allora un altro”. L’altro appare
così come il contenitore emotivo delle nostre proiezioni e delle
disperazioni inconsce.
L’idea della relazione pura, cui abbiamo accennato sopra, da un
lato fa sì che abbiamo aspettative altissime verso la relazione d’amore,
ma, dall’altro, non sopportiamo che esse siano frustrate: così, se finisce
l’amore romantico, termina anche la relazione. L’idealizzazione e la
distruzione del matrimonio rappresentano pertanto due facce della
stessa medaglia. Se infatti il matrimonio è l’ultimo ideale terreno,
allora è chiaro perché aumentano i divorzi e i secondi matrimoni. Al
sogno d’amore, infatti, si può sacrificare tutto, persino il primo
matrimonio, perché l’imperativo è di obbedire a quella che è chiamata
“la verità dei sentimenti”.
L’amore romantico, da un lato, si presenta come rimedio
all’individualismo, ma, dall’altro, ne è la piena espressione: rimedio,
perché è ricerca del legame nel tempo della frammentazione dei
legami; cioè è la società di due persone dopo il crollo dei legami
sociali. Tuttavia, esso è il frutto e il riflesso dell’individualismo,
perché è solitudine a due (“io e te e il mondo fuori”); segue che è il
crollo dei legami che genera l’ideale dell’amore emotivo. Per questa
ragione, io credo, il Pontefice, nel discorso citato sopra, ha invitato
l’uomo e la donna non solo a parlarsi d’amore, ma a parlarsi con

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 15


amore del mondo3. Proprio per non tenere il mondo e la storia fuori
dalla relazione di coppia.

3.2.1 La miscela esplosiva dei due miti

L’oscillazione fra i due miti appena esplorati ha esiti distruttivi:


qui si annida, a mio parere, il germe della violenza. Da una parte, il
mito dell’amore libero dice: “faccio quello che voglio”, “sono padrone
e sovrano della mia libertà”. Dall’altra parte, il mito dell’amore
romantico dice: “ho bisogno di te. Senza di te non posso vivere. Sei la
mia anima gemella, lo specchio dei miei desideri”. In questo secondo
caso, il rischio è quello di intenzionare l’altro come la misura del
proprio bisogno; questo modello è anche all’origine
dell’indifferenziazione dei due, della fusione con l’oggetto d’amore:
non si riconosce la differenza dell’altro, ma vi è una spinta di tipo
inclusivo e confusivo. Quando però l’altro tradisce o lascia la partita,
allora l’esito può diventare la violenta soppressione dell’altro: “Se mi
lasci, ti ammazzo”.
In questo sta la miscela esplosiva dei due miti: l’eros (cioè il
desiderio dell’altro), lasciato fuori dalla sessualità narcisistica, si
prende la sua terribile vendetta nello scatenamento del possesso e
dell’appropriazione dell’altro. Da parte femminile, può esserci il
ricatto, la recriminazione, la vendetta che consiste nel “ti porto via
tutto”; da quella maschile, può assumere la forma terribile della
violenza4.
In particolare, i giovani maschi hanno una partita difficile perché,
da una parte, devono fronteggiare l’iperstimolazione, all’origine di una
insicurezza diffusa; dall’altra parte, permane il mito atavico della
potenza sessuale maschile che fa della prestazione sessuale il metro
della loro identità e quindi dell’impotenza una delle peggiori paure (gli
uomini sono spesso più preoccupati della loro potenza sessuale che del
piacere sessuale dell’atto) (Stefano Ciccone). L’esasperazione della
stimolazione e la paura dell’impotenza possono produrre due esiti
disfunzionali: o il desiderio, raggiunto il limite per accumulo di
stimoli, implode e si disattiva: in questo caso, l’esito è l’impotenza o la
3 «L’uomo e la donna non sono chiamati soltanto a parlarsi d’amore, ma a parlarsi,
con amore, di ciò che devono fare perché la convivenza umana si realizzi nella luce
dell’amore di Dio per ogni creatura».

4 Per limitarci al territorio nazionale, le statistiche ci ricordano che, in Italia, un


quinto delle donne ha subito violenza. Inoltre, nel 2018 in Italia sono state uccise 142
donne, per più dell’80% dei casi, da parte di partner attuali o passati.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 16


mancanza del desiderio sessuale (l’eros in agonia). Dall’altra, il
desiderio esplode nelle forme di manipolazione ripetuta dell’oggetto,
propria del predatore sessuale (Julia Kristeva).

3.3 Amore contrattuale

Questo modello è l’esito disfunzionale della contrattazione in


corso per armonizzare due biografie che hanno il lavoro al centro.
Così, se sale la conflittualità tra i sessi, per la gestione dello spazio
comune e la suddivisione dei compiti, occorre procurarsi un giubbotto
di salvataggio, affinché i due si proteggano dalle forme di iniquità o di
reciproca predatorietà. Questo giubbotto di salvataggio è rappresentato
da uno spazio di regolamentazione che disciplini più forme possibili
della vita comune. Il contratto prematrimoniale, per esempio, specie
nella società nordamericana, regola i diritti patrimoniali, l’educazione
dei figli, il numero dei figli, la divisione dei compiti, il modo di
condurre la sessualità. Al contratto sembra essere affidata la durata del
legame. Che cosa accade infatti se un partner non vuole più attenersi
alla vecchia formula? Il contratto si rompe e io devo essere tutelata di
fronte a questa rottura.
Nel crollo delle cornici sociali istituzionali, il contratto emerge
come garante metapsichico (che organizza lo spazio mentale e
simbolico della coppia) e come garante sociale che lega gli individui e
li protegge quando la situazione diventa ingiusta o opprimente. In
questa simbolica, «il matrimonio diventa il diritto di locazione del
vicendevole soddisfacimento dei bisogni a termine. Il contratto
matrimoniale e il divorzio si favoriscono a vicenda» (Beck e Beck-
Gernsheim, p. 202). Se infatti il contratto è teso a garantire il mutuo
vantaggio dei contraenti, al venir meno del vantaggio, il contratto non
ha più ragione di esistere.

3.4. L’amore generativo

Chiamo amore generativo l’alleanza dell’uomo e della donna che,


nella durata del legame, si rigenerano e, generandosi, si aprono al
terzo: figli, civiltà, cura del mondo. A ben vedere, la generatività è la
definizione stessa dell’amore, oltre a esserne il frutto (Pierangelo
Sequeri). Essa va oltre la logica del contratto perché si apre al dono, il
quale rappresenta il di più del contratto, l’irruzione dell’alterità, la

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 17


creatività della relazione fra due orizzonti aperti all’infinito (Carmelo
Vigna).
Nella configurazione culturale e sociale presente, siamo chiamati
a far circolare la simbolica dell’alleanza, trovando le parole per dirla,
parole che parlino all’esperienza dei più giovani, che li entusiasmino,
perché ai due, maschio e femmina, è consegnata la storia e il mondo.
Prima di dire qualcosa su questa simbolica, mi pare interessante andare
a rileggere le simboliche della relazione sessuata elaborate dalla
letteratura femminista.

4. Le simboliche femministe della relazione sessuata

Non prendo in considerazione il femminismo delle pari


opportunità, che si ferma al contratto tra i generi; e neppure considero
il femminismo di genere, che lavora al sovvertimento di tutte le forme
relazionali esperite, catturato dall’illusione di una libertà
autosufficiente. Mi confronto piuttosto col femminismo della
differenza, in alcune sue varianti.

4.1. Il pensiero della differenza sessuale italiano: Luisa Muraro

Secondo Muraro e la Libreria delle donne di Milano, i sessi sono


tra loro asimmetrici e la loro asimmetria non può essere ricomposta
nella complementarità. La complementarità viene infatti intesa a) come
unione fusionale (avremmo in questo caso, il cedimento all’amore
romantico sotto il quale, troppo spesso, si mascherano rapporti di
potere) oppure b) come l’ideale di un’armonia prestabilita tra i sessi
(basterebbe perciò trovare il modo storico di fare di due uno). Questa
asimmetria, al contrario, è salvaguardata: è tensione e slancio che
attiva le nostre energie creative.
Se c’è asimmetria e squilibrio tra l’uomo e la donna, allora
abbiamo bisogno di mediazioni simboliche fra identità e differenza: il
bisogno di mediazioni è iscritto nel fatto stesso della differenza (anche
se non va senza angoscia e conflitti). Ogni cosa può fare da medio: i
sensi, il lavoro, l’intimità, l’amore, il linguaggio, la politica, persino il
conflitto che, se non c’è inganno o reticenza, è un propulsore di
cambiamento nello scambio. Il medio è perciò lo spazio comune della
contrattazione fra semantiche e desideri asimmetrici.
Eppure, la composizione sarà fatalmente parziale, perché parti
della differenza dell’altro restano inaccessibili; in fondo, la differenza

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 18


sessuale è un mistero, un orizzonte di significazione che non smette
mai di scriversi e di generare senso. Da parte maschile, la diffidenza
verso la differenza femminile dipende forse dalla loro difficoltà a
piegarsi alle mediazioni; ma altrettanto si può dire del sogno d’amore
femminile (possiamo annullare le differenze)5.
La via della relazione fra i sessi è una via politica, è precisamente
la via della contrattazione all’interno di uno spazio comune che è il
luogo dove i due si incontrano, confliggono, cercano di far accettare le
rispettive mediazioni. L’obiettivo è la ricerca di un mondo più giusto
per tutti e tutte, dove ciascuno e ciascuna possa acquisire forza
simbolica ed esperire il senso libero di sé.
In questa simbolica della contrattazione, il conflitto ha un ruolo
importante: si tratta, però, di imparare a confliggere senza distruggersi.
Il conflitto non termina perciò nell’esterminazione o nella simbolica
del dominio, ma nell’orizzonte comune della contrattazione. La
contrattazione, poi, non va confusa con lo spazio del contratto; cioè
non lavora sulla logica della parità, delle pari opportunità, ma sulla
sproporzione del desiderio di ciascuna e di ciascuno: la relazione fra i
due non è un contratto fra simili, ma l’esperienza di una disparità come
fiducia e dinamismo.
La contrattazione richiede maturità, ovvero, nei termini delle
femministe italiane, richiede che una persona abbia la forza simbolica
per portare tutto nella contrattazione: pensiero, bisogni, corpo, parole,
lavoro, fede, inquietudini e aspirazioni, aridità e poesia (cioè per
portarvi la vita stessa), senza che ci siano vittime in questa eterna
guerra dei sessi.
Tuttavia, a mio parere, a questa simbolica dell’asimmetria e della
contrattazione fra i sessi mancano due cose: i) la logica della
donazione, che viene ascritta al piano ideale, mentre le femministe
italiane preferiscono restare al piano storico del conflitto. Ritengono
infatti che puntare sulla simbolica del dono risulti inefficace, laddove i
rapporti storici fra donne e uomini inclinano alla durezza e i rapporti
sociali sono dominati dagli imperativi di funzionalità, prestazione e
concorrenza. Non negano alcune singole realtà di dono, ma pensano
che esso non valga come progetto politico, in quanto risulta troppo
spesso ammantato da formule solenni e impraticabili. Questo il
rimprovero da parte femminista: se le parole che usi – dicono – non
hanno una rispondenza nella tua vita e nell’esperienza comune, allora
rischiano di restare vuote, meri feticci che non muovono la storia.

5 cfr. Libreria delle donne di Milano, È accaduto non per caso, “Sottosopra”,
gennaio 1996,

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 19


ii) Come acquisisco forza simbolica in quanto donna? Nel
pensiero della differenza italiano, essa proviene dalla pratica delle
relazioni tra donne, dove si esercita autorità femminile. Divento me
stessa guardando donne che ce l’hanno fatta prima di me, ricevo
autorità da altre donne. Se voglio che circolino mediazioni femminili,
devo riconoscere autorità simbolica alle altre donne: devo parlar bene
delle donne, citarle come fonti e riferimenti simbolici, appoggiarmi e
diffondere le loro mediazioni. Questo aspetto è, ai miei occhi prezioso,
tuttavia, vorrei osservare che, se in questo pensiero ci sono parole
pregnanti e persino poetiche sul rapporto con la madre e le altre donne,
mancano però parole per le relazioni sessuate. Anche lì acquisisco
forza simbolica e senso di me, a partire dal rapporto con la coppia
genitoriale e con le mediazioni paterne.
Nonostante il credito che il pensiero italiano della differenza è
disposto a riconoscere agli uomini, è come se il rapporto con l’uomo
restasse ancora sprovvisto di parole, prematuro, incapace di trovare il
ritmo e le metafore per raccontarsi. C’è come una ferita, per cui tra i
due non si dà specularità se non illusoria, reciprocità se non limitata.

4.2. Il pensiero della differenza sessuale francese: Julia Kristeva e


Luce Irigaray

Per Julia Kristeva6, il legame fra i due è un’arte: un lavoro di


armonizzazione, composizione, aggiustamento – lucido e amoroso –
fra due alterità (estraneità) intime e irriducibili. Si tratta di una
«traversata dell’impossibile». Entra qui in gioco una tensione fra il
desiderio di vicinanza e l’incommensurabilità dell’altro.
Kristeva, bulgara naturalizzata francese, per descrivere questa
composizione, usa l’immagine di due lingue (quella femminile e quella
maschile), differenti per storia, legame col corpo, dinamiche
relazionali, espressione del desiderio: ciascuno parla la propria lingua
come la lingua materna e viene a contatto con la lingua dell’altro,
come una lingua straniera. Posso imparare a parlare una lingua
straniera, posso addirittura farne la mia stessa dimora, posso
lasciarmene impregnare fin nelle profondità inconsce. Ma essa non
sarà mai la mia lingua madre, quella che ha forgiato il mio mondo
mentale e sociale. Anche in Kristeva si registra una tensione dinamica
fra i due, sì che la relazione sessuata è «un insondabile e innominabile
fra due».
6 J. Kristeva - P. Sollers, Del matrimonio considerato come un’arte, Donzelli, Roma
2015.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 20


Luce Irigaray ha dedicato molti libri a esplorare la simbolica
della condivisione del mondo da parte di uomini e donne. Tuttavia, a
parte alcune pagine molto belle, a me pare rimanga in lei
un’oscillazione irrisolta fra poli contrari, fra il già stato e il non ancora
(dove il non ancora probabilmente non arriverà mai). La tensione è: fra
l’ordine del Medesimo (storicamente l’uomo si è appropriato della
donna) e l’apertura all’alterità assoluta; fra proiezione del sé sull’altro
(il sogno d’amore e d’inglobamento) e l’inaccessibile trascendenza
dell’altro (tu non sarai mai mio); fra parole già dette e parole
impronunciabili. Il problema, a mio parere, è lo spazio vuoto fra i due
estremi dell’oscillazione.
L’altro sesso è pensato infatti come incommensurabile (è tout
autre): abitiamo realmente – lei dice – mondi diversi, per la diversa
tessitura relazionale di uomini e donne (per il diverso rapporto con la
madre, il diverso modo di incontrare l’altro nell’amore, il diverso
modo di generare in sé o fuori di sé). Ma, posto che l’altro è
irrapresentabile e assoluto (cioè sciolto da ogni legame con me), come
possiamo relazionarci fra di noi?
Irigaray, riprende lo stile oscuro dell’ultimo Heidegger: al centro
della sua proposta c’è l’immagine della dimora e della casa del
linguaggio, ma appare anche il tema della ritrazione, dell’Ereignis7.
Ciascuno, lei dice, deve lasciare la propria dimora e mettersi in
cammino verso l’altro; deve attraversare contrade ignote, benché piene
di inciampi fatti di parole e pratiche del passato; deve incamminarsi
verso un mondo comune, ancora indeterminato e sempre in divenire. Il
progetto politico e simbolico consiste pertanto nell’allestire soglie,
costruire aperture, pensare l’impensato, sapendo che il cammino non è
percorribile per intero.
Resta, anche in questo caso – come prima per Muraro e Kristeva
– una tensione centrale: da una parte, il desiderio dell’altro stabilisce
legami che liberano energia per tutto il tessuto sociale; dall’altra, non è
possibile né auspicabile fare uno di due, perché il rischio che si
intravvede nel rapporto d’amore è di smarrirsi nell’altro (storicamente,
la tentazione femminile) o di volerlo fagocitare (storicamente, la
tentazione maschile). Al posto dell’unità dei due, dobbiamo perciò
porre la dualità della differenza. Ci sono due polarità che non fanno
mai uno, o che fanno uno nell’attimo dell’estasi giubilatoria e poi si
devono confrontare con la fatica del due, la frizione dei due. Per
migliaia di pagine, percorriamo questa tensione fra l’indeterminabilità
7 L. Irigaray, Condividere il mondo, Bollati Boringhieri, Torino 2009; Ead., La via
dell’amore, Bollati Boringhieri, Torino 2008.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 21


del tra due (la relazione) e il progetto della condivisione del mondo.
Ma non usciamo mai dall’indeterminatezza del discorso.

Nelle tre proposte individuate, pur con la diversità di accenti,


resta la tensione fra individuazione e alterità. Sullo sfondo c’è
probabilmente l’affermazione di Jacques Lacan dell’impossibilità del
rapporto sessuale. Essa può essere intesa in due modi: in senso
positivo, la domanda d’amore è: “ancora e ancora amore”; ovvero, essa
è l’apertura dello spazio-tempo del legame e di un senso che non
smette mai di scriversi. In negativo, rimane una tensione desiderante
che non arriva mai a saturarsi, a toccare il proprio oggetto. Talvolta
sembra persino amore della mancanza, senza oggetto.

Conclusione: verso l’alleanza

La relazione sessuata deve superare le trappole che abbiamo fin


qui esplorato: l’oggettivazione riduttiva dell’altro (propria dell’amore
libero, come del suo complemento: l’amore contrattuale); la dualità
irrelata della differenza (Irigaray); la dualità unificata (il misticismo
sentimentale dell’amore romantico). Essa è l’unità duale di uomo e
donna (Giovanni Paolo II). Si tratta di un’unità di relazione, ovvero la
dualità originaria si incarna in una relazione generativa a beneficio dei
due e per la trasformazione del mondo.
In essa, l’amore è opera della libertà (in quanto coltivazione
libera e responsabile del rapporto), richiede l’esercizio quotidiano (di
contro ai sogni di immediatezza e spontaneità dell’amore romantico);
ha il tempo della durata (di contro al contratto); la sua virtù è la fedeltà
(perché l’amore gioca col tempo e ne è giocato) (Francesco Botturi); la
sua destinazione ultima è la generazione dell’umano.
La parola usata da papa Francesco per indicare la forma della
relazione sessuata è alleanza; egli non adopera l’espressione “reciproco
riconoscimento” né il termine “complementarità”. La complementarità
può infatti trarre in inganno o perché pensa la differenza in senso
funzionale e meccanico (il modello spina-presa: ho bisogno di te
perché tu solo mi completi, senza di te la mia umanità è mancante);
oppure perché alimenta la fantasia fusionale di due che bastano a se
stessi. Cosa vi aggiunge l’alleanza? La generatività della relazione.
Nell’alleanza ci sono due cose: 1) c’è l’arte di tessitura di un
legame in cui ciascuno diventa sempre di più se stesso nell’incontro
con l’altro; 2) l’alleanza mette nel mondo la forza generativa del
legame. Essa ci ricorda che il vero orientamento della differenza

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 22


sessuale è la destinazione ad altri, ovvero che il due è già da sempre
aperto al terzo: figlio, mondo, civiltà.
In questo senso, la relazione sessuata va oltre la logica della
contrattazione, essendo innervata dalla logica del dono, il quale non è
mai solamente uno scambio fra due, ma prevede sempre l’intervento
del terzo. Il dono, infatti, acquista senso non se io lo do a te e lì finisce,
ma se passa dal secondo al terzo anello di una catena sociale. Lo
capiamo bene se pensiamo alla trasmissione del sapere e della vita. Io
trasmetto sapere, non perché esso termini nei miei allievi e lì si trovi
rispecchiato, ma perché essi lo integrino nella loro vita e lo portino nel
mondo. Trasmetto la vita perché essa continui oltre colui o colei che ho
generato.
L’alleanza dell’uomo e della donna è certamente luogo di fatica e
speranza, di lavoro e sentimento, di incontro e resistenza, di limite e
desiderio. Non ignora la dinamica del fronteggiarsi di due libertà che
sperimentano la sproporzione fra la fragilità delle loro forze e l’infinita
apertura a Dio. Ma è qui che l’umanità può rigenerarsi e generare una
civiltà all’altezza della dignità di ogni essere umano.

MODELLI RELAZIONI AMOROSE 23