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Open day

Costruzione del gruppo

Iniziamo camminando nello spazio (centrarsi e arrivare qui)


Mentre cammino mi accorgo della presenza dell’altro (lo spazio è uno spazio coniviso e me ne
accorgo)
Incontro l’altro con il respiro e con lo sguardo

1 esp
(dopo un paio di incontri) mi fermo e guardo l’altro come se fosse l’opera più bella che avessi mai
visto, la più perfetta, quella che mi arriva dritta al cuore. (5 minuti di contemplazione e poi
condivisione 2 minuti a testa(quando ti guardo sento.. e scopro di me che..)

entriamo nel corpo

scioglimento con la musica (1 brano faccciamo un poco di terra, 2 brano sciogliamo le giunture, 3
brano sciogliamo il cuore, il petto e in generale la parte alta).

Contatto con tematiche personali

2 esp
..Adesso che ci siamo sciolti un po’, lasciamo che sia il nostro interno a sciorsi verso l’esterno.
Proviamo a seguire il filo del nostro corpo, a seguire invece di guidare. Che cosa racconta,
lasciamoci andare e semplicemente osserviamo.. cosa racconta di noi.. quali sono i suoi
movimenti, come sono, cercano o evitano l’altro.. quale è la storia che racconta questo corpo che
si muove.. ci fermiamo ci ascoltiamo, portiamo attnzione alle risposte che ci vengono (un giro per
chiedere a qualcuno una parola).. fissiamo il filo su cui vogliamo lavorare e con una seconda
musica ci entriamo un po’ di più lasciandolo dispiegare e lasciando cadere il superfluo.. seguiamo
solo un filo. (condividiamo a coppie 5 minuti)

entriamo nella relazione d’aiuto

3 esp
Faccio una scultura con l’altro di che cosa gli manca per essere una persona più completa, per
completare il percorso tracciato dal suo filo. La scultura può essere in qualsiasi posizione. La
domanda è cosa gli manca a questa persona? (musica)
Invochi l’artista interno. Poi modelli l’altro. Vedi che ogni dettaglio sia proprio come tu vuoi.
Quando hai finito vai a fare un giro per questa galleria. Quando è finito il primo a parlare è la
scultura (cosa hai sentito in questa posizione?) poi parla lo scultore dicendo cosa voleva
rappresentare (può essere lo stesso che ha sentito la scultura o qualcosa di diverso).

Da qui possiamo lavorare con ciò che io scultore ho proiettato sull’altro e continuare con il lavoro
musicale e performativo.