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La gestione dei rischi

attraverso un processo PDCA

skilla
Il Preposto: la sentinella della sicurezza

OBBLIGHI DEL PREPOSTO la gestione del rischio deve:


essere parte integrante dei processi decisionali e dell’organizzazione
e contribuire a creare il valore di una azienda e a proteggendolo nel
Benvenuto! Quello che stai per intraprendere è un tempo;
modulo che vuole illustrare il miglior metodo da applicare trattare esplicitamente l’incertezza al fine di gestirla in modo
a un processo di gestione e valutazione dei rischi. sistemico, strutturato e tempestivo;
essere trasparente, dinamica, iterativa e reattiva al cambiamento.
Insieme vedremo quindi i principi esplicitati dalla
normativa ISO 31000 in relazione alla gestione del
rischio e analizzeremo le quattro fasi di quello che è La gestione del rischio e i lavoratori
considerato il miglior sistema per la sua attuazione: il
processo PDCA. In sintesi, i tre principi individuati dalla normativa stanno a significare
che la gestione del rischio non può essere una questione di esclusiva
Infine, ci soffermeremo brevemente sugli obiettivi di un competenza del datore di lavoro o del responsabile del servizio di
sistema come quello indicato, proattivo e addirittura di prevenzione e protezione o di dirigenti e preposti.
visione più ampia di quella indicata nella normativa.
La gestione del rischio deve invece essere integrata in maniera naturale
nell’organigramma aziendale, diventando interesse di tutti i responsabili
La gestione del rischio dei vari processi decisionali, che devono essere reattivi al cambiamento
e dinamici.
La gestione del rischio è un obiettivo a cui ogni impresa dovrebbe tendere.
Per standardizzarla e aiutare così le aziende e i privati a gestire in modo Non solo: non ci può essere una azienda proiettata nel futuro, che possa
efficiente i rischi associati con le proprie attività, la normativa ISO 31000, mantenere il proprio valore nel tempo, e possibilmente aumentarlo, che
tra le altre cose, definisce in maniera netta tre principi fondamentali in non abbia una gestione del rischio sistemica, strutturata, tempestiva,
relazione alla gestione del rischio. Nello specifico, secondo la normativa, iterativa, basata sulle migliori informazioni possibili.

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Il Preposto: la sentinella della sicurezza

E per quanto riguarda i lavoratori? Che ruolo hanno nella gestione dei Prima fase del PDCA
rischi?
La prima fase, la pianificazione, prevede la misurazione e la quantificazione
In un quadro di insieme come questo, è importante sottolineare come, degli obiettivi che si intendono raggiungere. Per poter indicare gli obiettivi
tra i responsabili dei processi decisionali, debbano essere considerati in modo dettagliato è necessario che la direzione abbia formulato
anche proprio i lavoratori che spesso non sono consapevoli del loro ruolo una chiara politica della organizzazione. Successivamente, per poter
o che purtroppo – e forse ancora più spesso – non sono messi nelle raggiungere gli obiettivi, la direzione deve individuare i processi necessari,
condizioni di poter esprimere il loro potenziale. standardizzare i metodi e renderli accessibili a tutti.

Il PDCA Seconda fase del PDCA


Capito che la gestione dei rischi è un’attività che deve coinvolgere tutto
La seconda fase è quella del “fare” e rappresenta l’esecuzione vera e
il personale, lavoratori compresi, una domanda può sorgere spontanea:
propria del programma appena realizzato.
come possiamo valutare, gestire e controllare al meglio i rischi? È
consigliabile seguire un iter preciso?
Fondamentale in questa fase è la formazione degli operatori che
applicheranno le procedure standard individuate nella pianificazione, e
La risposta a quest’ultima domanda è sì.
che permetterà una migliore comprensione delle stesse, la loro corretta
Il processo alla base della valutazione-gestione-controllo del rischio
applicazione, un efficace feed-back e, quindi, il costante miglioramento.
deve essere infatti un classico processo PDCA, “Plan-Do-Check-
La fase due si conclude infine con la raccolta dei dati che verranno poi
Act”, Pianificare-Fare-Verificare-Agire. Questo metodo è iterativo
utilizzati nella fase successiva.
ed è applicato nell’ottica del miglioramento continuo in tutti i processi
decisionali e gestionali, sia nella organizzazione, considerata nel suo
insieme, sia in qualsiasi suo processo.

Ma analizziamolo più nel dettaglio nelle sue diverse fasi!

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Terza fase del PDCA Obiettivi


Passiamo adesso alla terza fase, quella del check, relativa alle verifiche. Abbiamo visto quali ruoli si devono occupare della gestione dei rischi e
In questa fase ci si concentrerà sul controllo, cioè sul confronto tra i come poter controllare al meglio l’intero processo. Ma perché affidarsi a
risultati misurati nella fase del fare e i risultati attesi individuati invece un approccio come questo, proattivo, che ha addirittura un respiro più
nella pianificazione. Una volta individuate le non conformità, laddove ampio di quanto previsto dalle norme legate alla sicurezza sui luoghi di
presenti, se ne devono indagare le cause ricorrendo, per esempio, a uno lavoro?
strumento come il diagramma causa-effetto che porti alla luce i motivi
che hanno determinato il problema. Perché i suoi obiettivi non si limitano a una semplice gestione del rischio,
ma sono quelli di:
accrescere le prestazioni aziendali nell’ambito della sicurezza, con
Quarta fase del PDCA il coinvolgimento più spontaneo possibile di tutte le figure aziendali;
creare un sistema affidabile per il processo decisionale;
Il processo si conclude con la quarta e ultima fase, quella dell’azione. creare le condizioni perché nel tempo si rispettino tutti gli standard
In questa fase l’azione è intesa nel senso di reazione: è in questa fase di sicurezza.
che si intraprendono cioè le giuste azioni mirate a eliminare le cause
individuate nella fase precedente.
Infatti, non è sufficiente correggere gli errori, ma è invece necessario
risalire fino alla fonte del problema per impedire che si ripresenti:
correggere per poi prevenire!

Questa fase è solo apparentemente l’ultima. In realtà è qui che sono


gettate le basi per effettuare una nuova pianificazione modificata per
far fronte ai risultati ottenuti, diversi da quelli sperati, dando quindi il via
a un nuovo processo.

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