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Studio TRIARTIS
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Testi per i gruppi di studio online


25 Marzo 2020 (http://www.triartis.it/testi-per-i-gruppi-di-studio-online/) in antroposo!a
(http://www.triartis.it/category/antroposo!a/), letture
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Qui di seguito trovate i testi che studieremo nei gruppi di studio online
di questa settimana:

SCIENZA OCCULTA

Potete scaricare il testo sul sito di LIBERA CONOSCENZA cliccando su


questo link
https://www.liberaconoscenza.it/download/steiner/download-oo13-
scienza-occulta.html
(https://www.liberaconoscenza.it/download/steiner/download-oo13-
scienza-occulta.html)

COME SI CONSEGUONO CONOSCENZE DEI MONDI SUPERIORI?

CONTROLLO DI PENSIERI E SENTIMENTI

Quando qualcuno cerca le vie alla scienza occulta nel modo descritto
nel capitolo precedente, non deve trascurare di forti!carsi durante
tutto il lavoro per mezzo della costante azione di un pensiero. Deve
cioè tener sempre presente che dopo qualche tempo può avere già
fatto progressi molto importanti, senza che questi gli si mostrino così
come egli forse si aspettava. Chi non ri"etta su questo perderà
facilmente la costanza e rinuncerà dopo poco tempo ad ogni tentativo.
Le forze e le facoltà che si devono sviluppare sono all’inizio di una
specie molto delicata. E la loro essenza è qualcosa del tutto diverso da
ciò di cui l’uomo prima si è fatto delle rappresentazioni. Egli era infatti
solo abituato ad occuparsi del mondo !sico. Quello spirituale e quello
animico si sottraevano ai suoi sguardi ed anche ai suoi concetti. Non c’è
perciò da meravigliarsi se egli, ora che si sviluppano in lui forze
spirituali ed animiche, non si accorge subito di esse. – In questo fatto
risiede la possibilità di un errore per chi, senza attenersi alle esperienze
accumulate da ricercatori esperti, si avvia sul sentiero dell’occultismo.
L’occultista conosce i progressi che fa il discepolo molto prima che
questi ne diventi a sua volta consapevole. Egli sa come i delicati occhi
spirituali si stiano formando, prima che lo sappia il discepolo. E gran
parte delle indicazioni di questo occultista consiste appunto nel portare
ad espressione ciò che fa sì che il discepolo non perda la !ducia, la
pazienza, la perseveranza, prima di arrivare alla conoscenza diretta del
proprio progresso. L’occultista [der Geheimkundige] non può veramente
dare al suo allievo niente che non risieda già – in modo nascosto – in
lui. Può solo guidarlo verso lo sviluppo di facoltà latenti. Ma ciò che egli
comunica delle sue esperienze sarà un appoggio a chi dall’oscurità vuol
farsi strada verso la luce.

Molti abbandonano il sentiero verso la scienza occulta poco tempo


dopo esservi entrati, perché i loro progressi non diventano loro subito
evidenti. Ed anche quando compaiono le prime esperienze superiori
percepibili per l’allievo, egli spesso le considera illusioni, perché si era
fatto delle rappresentazioni del tutto diverse di ciò che avrebbe dovuto
sperimentare. Egli si perde d’animo, o perché considera prive di valore
le prime esperienze, o perché gli sembrano così poco appariscenti da
non credere che possano condurlo in un tempo prevedibile ad un
qualsiasi risultato rilevante. Ma coraggioe !ducia in se stessisono due
!accole che non si devono spegnere sulla via verso la scienza occulta.
Chi non può risolversi a ripetere sempre di nuovo con pazienza un
esercizio che apparentemente è fallito innumerevoli volte, non può
arrivare lontano.

Molto prima della percezione chiara dei progressi fatti, sorge l’oscuro
sentimento di trovarsi sulla via giusta. E questo sentimento deve essere
custodito e coltivato. Esso può infatti diventare una guida sicura. Si
deve soprattutto eliminare la convinzione che debbano essere pratiche
strane e misteriose quelle grazie alle quali si arriva a conoscenze
superiori. Ci si deve chiarire che si deve partire da sentimenti e pensieri
con i quali l’uomo vive di continuo, e che si deve solo dare a questi
sentimenti e a questi pensieri una direzione diversa da quella abituale.
Ci si dica anzitutto: nel mio mondo di sentimenti e di pensieri si
nascondono i misteri più alti: solo che !nora non li ho ancora percepiti.
In ultima analisi tutto si risolve nel fatto che l’uomo porta con sé
continuamente corpo, anima e spirito, ma è chiaramente cosciente solo
del proprio corpo, non della sua anima e del suo spirito. E il discepolo
dell’occultismo diventa cosciente dell’anima e dello spirito, come
l’uomo comune è cosciente del proprio corpo.
Perciò importa dare a sentimenti e a pensieri la giusta direzione. Allora
si sviluppano le percezioni per l’elemento invisibile nella vita ordinaria.
Qui deve venire indicata una delle vie per raggiungere quello scopo. Si
tratta di nuovo di una cosa semplice, come quasi tutto ciò che !nora è
stato comunicato. Ma essa produce i più grandi e#etti se viene messa
in pratica con costanza, e se l’uomo è capace di dedicarsi ad essa con il
necessario atteggiamento interiore.

Ci si ponga di fronte il piccolo seme di una pianta. Si tratta, di fronte a


questo oggetto insigni!cante, di formarsi con intensità i giusti pensieri
e, per mezzo di questi pensieri, di sviluppare determinati sentimenti.
Anzitutto ci si chiarisca ciò che in realtà si vede con gli occhi. Si descriva
la forma, il colore e tutte le altre caratteristiche del seme. Poi si ri"etta
su quanto segue. Da questo seme, se viene piantato nella terra,
sorgerà una pianta multiforme. Ci si rappresenti questa pianta. La si
costruisca nella propria fantasia. E poi si pensi: le forze della terra e
della luce più tardi faranno realmente scaturire dal seme ciò che io ora
mi rappresento nella mia fantasia. Se io avessi di fronte a me un
oggetto arti!ciale che imitasse il seme con tale perfezione che i miei
occhi non fossero capaci di distinguerlo da uno vero, nessuna forza
della terra e della luce ne farebbe scaturire una pianta. Chi si chiarisce
del tutto questo pensiero, chi lo sperimenta interiormente si potrà
formare anche con il giusto sentimento il seguente. Egli si dirà: nel
seme già riposa nascostamente – come forza dell’intera pianta – ciò che
più tardi crescerà da esso. Nell’imitazione arti!ciale questa forza non
c’è. E tuttavia per i miei occhisono entrambi uguali. Nel seme vero
dunque c’è qualcosa di invisibileche nell’imitazione non c’è. Su questo
invisibile si dirigano ora sentimento e pensieri.[4] Ci si rappresenti
quanto segue: questo elemento invisibile si trasformerà più tardi nella
pianta visibile che io avrò di fronte in forma e colore. Ci si concentri su
questo pensiero: l’invisibile diventerà visibile. Se io non potessi
pensare, non mi si potrebbe neppure annunciare !n d’ora ciò che
diventerà visibile solo più tardi.
Va sottolineato in modo particolarmente chiaro che ciò che così si
pensa lo si deve anche intensamente sentire. Nella calma, senza le
intromissioni perturbatrici di altri pensieri, si deve sperimentare in sé il
pensiero sopra accennato. E ci si deve dare il tempo necessario perché
il pensiero e il sentimento che ad esso si ricollega in certo modo
facciano breccia nell’anima. – Se si realizza ciò nel giusto modo, allora
dopo qualche tempo – magari solo dopo molti tentativi – si sentirà in sé
una forza. E questa forza creerà una nuova percezione [Anschauung]. Il
seme apparirà come racchiuso in una piccola nube luminosa. Ciò verrà
sentito in modo spirituale-sensibile come una specie di !amma. In
relazione al centro di questa !amma si sente qualcosa di simile
all’impressione che ci fa il colore lilla;in relazione all’orlo si sente quello
che si sente di fronte al colore azzurrognolo. – Appare così ciò che
prima non si vedeva e che la forza del pensiero e dei sentimenti destati
in sé ha creato. Ciò che era invisibile ai sensi, cioè la pianta che
diventerà visibile solo più tardi, si rivela qui in modo spiritualmente
visibile.

È comprensibile che molte persone considereranno tutto ciò illusione.


Molti diranno: “Che me ne faccio di tali visioni, di tali fantasmi?” E molti
rinunceranno e non proseguiranno il cammino. Ma si tratta proprio di
questo: di non confondere fra loro, in questi punti di$cili
dell’evoluzione umana, fantasia e realtà spirituale. E inoltre di avere il
coraggio di spingersi avanti e di non diventare timidi e paurosi. D’altra
parte però deve essere comunque sottolineato che deve
continuamente venire coltivato il sanocriterio che distingue la verità
dall’illusione. Durante tutti questi esercizi l’uomo non deve mai perdere
il pieno dominio cosciente di se stesso. Egli deve anche qui pensare con
la stessa sicurezza con la quale pensa sulle cose e sui processi della vita
quotidiana. Sarebbe male se si abbandonasse a fantasticherie. Egli
deve mantenere in ogni istante un intelletto chiaro, per non dire
freddo. E si commetterebbe il più grande errore se, per mezzo di questi
esercizi, l’uomo perdesse il suo equilibrio, se non fosse più capace di
giudicare delle cose della vita quotidiana in modo sano e con chiarezza
come faceva prima. Il discepolo dell’occultismo deve perciò sempre di
nuovo esaminarsi per veri!care se non ha perso il suo equilibrio, se è
rimasto lo stessoall’interno delle condizioni di vita in cui si trova. Saldo
poggiare in se stesso, chiara comprensione per tutto, questo egli deve
conservarsi. Ad ogni modo bisogna tenere severamente conto del fatto
che non ci si deve dedicare ad ogni fantasticheria arbitraria, né si deve
seguire ogni possibile esercizio. Le direttive di pensiero che vengono
date qui sono state veri!cate e praticate nelle scuole occulte da tempi
antichissimi. E solo simili direttive vengono qui comunicate. Chi volesse
applicarne altre di diverso genere, da lui stesso ideate o di cui legge e
sente parlare qui o là, dovrà cadere in errore e si troverà presto su un
cammino di fantasticherie senza !ne.

Un esercizio ulteriore che si ricollega a quello descritto è il seguente. Ci


si ponga di fronte ad una pianta che si trovi in stato di completo
sviluppo. Ci si compenetri del pensiero che verrà un tempo in cui la
pianta morirà. Non ci sarà più niente di ciò che io ora vedo davanti a
me. Ma questa pianta avrà allora sviluppato da sé dei semi che a loro
volta diventeranno nuove piante. Anche qui mi accorgo che in ciò che
vedo riposa qualcosa di nascosto che io non vedo. Io mi compenetro
del tutto col pensiero che questa !gura di pianta con i suoi colori in
futuro non ci sarà più. Ma la rappresentazione che essa formi dei semi
mi insegna che non sparirà nel nulla. Io non posso vedere con gli occhi
ciò che la salva dall’annientamento, così come prima non potevo
vedere la pianta nel seme. C’è dunque in essa qualcosa che non posso
vedere con gli occhi. Se faccio vivere in me questo pensiero, e ad esso
si unisce in me il sentimentocorrispondente, allora si sviluppa a sua
volta nella mia anima, dopo un determinato tempo, una forza che
diventa una nuova percezione[Anschauung]. Dalla pianta scaturisce di
nuovo una specie di !gura spirituale di !amma. Questa naturalmente è
più grande di quella descritta prima. La !amma può essere sentita
nella sua parte centrale come azzurro-verde, e sull’orlo esterno come
rosso-gialla.

Deve essere sottolineato esplicitamente che quanto viene qui indicato


come «colori» nonsivede nel modo in cui gli occhi !sici vedono i colori,
ma che per mezzo della percezione spirituale si sente qualcosa di
simile a quando si ha un’impressione !sica di colore. Percepire
spiritualmente il «blu» signi!ca avere una sensazione o sentire
qualcosa di simile alla sensazione che si ha quando lo sguardo
dell’occhio !sico si posa sul colore «blu». Chi vuole realmente sollevarsi
via via alle percezioni spirituali deve tenere conto di questo fatto.
Altrimenti si aspetta di trovare nello spirituale solo una ripetizione del
!sico. Questo dovrebbe ingannarlo nel modo peggiore.

Chi è arrivato a vedere spiritualmente questi fenomeni si è conquistato


molto, perché le cose gli si rivelano non solo nel loro attuale essere, ma
anche nel loro sorgere e scomparire. Egli comincia a vedere ovunque lo
spirito di cui gli occhi !sici non possono sapere nulla. E in tal modo egli
ha fatto i primi passi per arrivare gradualmente per mezzo della visione
propria al di là del segreto di nascita e morte. Per i sensi esteriori un
essere viene generato con la nascita; scompare con la morte. Ma
questo succede solo perché quei sensi non percepiscono lo spirito
nascosto di quell’essere. Per lo spirito nascita e morte sono solo una
trasformazione, come lo spuntare del !ore dal boccio è una
trasformazione che si svolge davanti agli occhi !sici. Se però si vuole
imparare a conoscere ciò per visione propria, si deve prima risvegliare
nel modo indicato il senso spirituale adatto.

Per togliere subito di mezzo un’obiezione che potrebbero fare alcune


persone che hanno una qualche esperienza animica (psichica), sia
detto quanto segue. Non deve a#atto essere messo in dubbio che ci
sono vie più brevi e più semplici, che alcuni imparano a conoscere per
visione diretta i fenomeni della nascita e della morte senza aver prima
fatto tutto quello che viene qui descritto. Ci sono appunto persone
dotate di speciali disposizioni psichiche che hanno solo bisogno di un
piccolo impulso per svilupparsi. Ma queste sono eccezioni. La via qui
indicata è invece valida in generale e sicura. Si possono anche
acquistare per via eccezionale alcune conoscenze di chimica; se però si
vuole diventare chimici, si deve seguire la via sicura e accessibile a tutti.

Cadrebbe in un errore gravido di conseguenze chi volesse credere, per


arrivare alla meta più comodamente, di potersi soltanto rappresentare
il seme o la pianta sopracitati, soltanto ra$gurarselo nella fantasia. Chi
lo facesse può magari anche arrivare alla meta, ma non in modo così
sicuro come seguendo la via indicata. La visione alla quale si arriva sarà
nella maggior parte dei casi solo un’illusione della fantasia. In questo
caso allora si dovrà aspettare prima che essa si trasformi in visione
spirituale, perché ciò che importa non è che io mi crei con un semplice
arbitrio delle visioni, ma che la realtà le crei in me. La verità deve
scaturire dalle profondità della mia propria anima; ma non il mio io
abituale deve essere il mago che vuole evocare la verità, bensì devono
esserlo gli esseri di cui voglio vedere la realtà spirituale.

Se l’uomo per mezzo di simili esercizi ha sviluppato in sé i primi inizi


che portano alle visioni spirituali, allora può elevarsi all’osservazione
dell’uomo stesso. Inizialmente devono venir scelte manifestazioni
semplici della vita umana. – Prima però di procedere in questa
direzione è necessario lavorare in modo particolarmente serio alla
completa puri!cazione del proprio carattere morale. Si deve
allontanare qualsiasi pensiero relativo all’applicazione a proprio
vantaggio personale delle conoscenze acquistate in quel modo. Ci si
deve accordare con se stessi riguardo al fatto di non servirsi mai a !n di
male del potere che si potrebbe acquistare sui propri simili. Perciò
chiunque cerchi di penetrare per visione diretta i segreti della natura
umana, deve servirsi della regola aurea della vera scienza occulta. E
questa regola aurea dice: se tu cerchi di fare unpasso avanti nella
conoscenza delle verità occulte, fanne al tempo stesso tre nel
perfezionamento del tuo carattere verso il bene. Chi segue questa
regola può fare esercizi simili a quello che deve ora venir descritto.

Ci si rappresenti un uomo del quale si sia una volta osservato come


abbia desiderato una qualsiasi cosa. L’attenzione si deve dirigere sul
desiderio. È meglio rievocare nel ricordo il momento in cui il desiderio
era più intenso e in cui era ancora piuttosto incerto se l’uomo avrebbe
ottenuto ciò che desiderava oppure no. E poi ci si abbandoni
completamente alla rappresentazione di ciò che si osserva nel ricordo.
Si realizzi la più grande calma interiore pensabile nella propria anima.
Si cerchi per quanto è possibile di essere ciechi e sordi per tutto ciò che
si svolge attorno a noi. E si faccia speciale attenzione a come la
rappresentazione evocata risvegli nell’ani-ma un sentimento. Si lasci
salire questo sentimento dentro di sé come una nube che sale
sull’orizzonte completamente sereno. È naturale che di solito
l’osservazione rimanga interrotta per il fatto che non si è osservato
abbastanza a lungo l’uomo sul quale si dirige la nostra attenzione nello
stato d’animo descritto. Probabilmente si faranno centinaia e centinaia
di tentativi inutili. Ma non si deve perdere la pazienza. Dopo molti
tentativi si arriverà a sperimentare nella propria anima un sentimento
che corrisponde allo stato d’animo dell’uomo osservato. Allora però si
osserverà anche che dopo qualche tempo per mezzo di questo
sentimento si risveglia nella propria anima una forza che si trasforma
in visione spirituale dello stato d’animo dell’altro. Nel campo visivo
sorgerà un’immagine che si sente come qualcosa di luminoso. E questa
immagine spiritualmente luminosa è la cosiddetta manifestazione
astrale dello stato d’animo di desiderio osservato. Questa immagine a
sua volta può essere descritta come simile a una !amma. Nel centro
sarà come rosso-giallognola e il bordo verrà sentito come blu-rosso o
lilla. Molto dipende dal fatto che si tratti con tale visione spirituale
delicatamente. Si fa la cosa migliore se non se ne parla dapprima a
nessuno fuorché al proprio maestro, se se ne ha uno. Se infatti si cerca
di descrivere un tale fenomeno con parole inadatte, ci si abbandona
per lo più a gravi errori. Si adoperano le parole comuni, che però non
sono destinate a tali cose e perciò sono per esse troppo grossolane e
maldestre. La conseguenza allora è che col proprio tentativo di rivestire
con parole la cosa si viene spinti a mescolare alle vere visioni ogni
specie di illusioni della fantasia. Ecco di nuovo una regola importante
per il discepolo dell’occul-tismo: impara a taceredelle tue visioni
spirituali. È bene anzi che tu taccia anche con te stesso. Non cercare di
rivestire di parole ciò che vedi nello spirito o di arzigogolarci su con
l’intelletto inadeguato. Dedicati in modo spregiudicato alla tua visione
spirituale e non disturbarla con troppe ri"essioni, perché devi
considerare che all’inizio le tue ri"essioni non sono a#atto all’altezza
della tua visione. Questa capacità di ri"ettere te la sei conquistata nella
vita che hai condotto !no ad ora, limitata solo al mondo !sico sensibile:
e quanto tu ora ti conquisti trascende tutto ciò. Non cercare perciò di
applicare la misura del vecchio a questa nuova realtà superiore. Solo
chi ha già una certa sicurezza nell’osservazione delle esperienze
interiori può parlarne, per stimolare gli altri con le proprie parole.

All’esercizio descritto se ne può aggiungere uno complementare. Si


osservi nel modo già detto come un uomo venga raggiunto dal
soddisfacimento di un qualsiasi desiderio, dal-l’appagamento di
un’aspettativa. Se si osservano qui le stesse regole e precauzioni che
sono state indicate nel caso precedente, si arriverà anche qui ad una
visione spirituale. Si noterà una forma di una !amma spirituale, che nel
centro si sentirà come gialla con un margine verdognolo.

Mediante una tale osservazione sui suoi simili l’uomo può facilmente
cadere in un errore morale. Può diventare incapace di amore. Perché
ciò non avvenga si devono mettere in opera tutti i mezzi immaginabili.
Se si osserva così, allora ci si deve assolutamente già trovare al livello in
cui è per noi una completa certezza che i pensieri siano cose reali. Qui
non ci si può più permettere di pensare sui nostri simili, così che i
pensieri non si accordino con il più alto rispetto della dignità e della
libertà umana. Il pensiero che l’uomo possa essere per noi solo un
oggetto di osservazione non deve vivere in noi neppure un istante. Di
pari passo con ogni osservazione occulta sulla natura umana,
l’autoeducazione deve condurre ad apprezzare incondizionatamente il
pieno valore di ogni singolo individuo e a considerare ciò che risiede
nell’uomo – anche in pensieri e sentimenti – come qualcosa di sacro, di
intangibile. Un sentimento di sacro timore di fronte a tutto ciò che è
umano, anche se viene pensato solo come ricordo, deve riempirci.

Per il momento deve venir mostrato qui solo con questi due esempi
come si giunga all’illuminazione sulla natura umana. Ma con essi si è
potuto almeno indicare la via da seguire. Chi trova la necessaria
tranquillità e calma interiori indispensabili per tale osservazione, avrà
con ciò già operato una grande trasformazione nella sua anima.
Questo fatto si spingerà presto tanto in là da far sì che l’arricchimento
interiore che il suo essere sperimenta gli dia sicurezza e calma anche
nel suo comportamento esteriore. E questo comportamento esteriore
così trasformato reagirà a sua volta sulla sua anima. E così egli se ne
gioverà ulteriormente. Egli troverà mezzi e vie per scoprire sempre più i
segreti della natura umana nascosti ai sensi esteriori; e diventerà allora
maturo per gettare uno sguardo nei nessi misteriosi fra la natura
umana e tutto ciò che oltre ad essa è ancora presente nell’universo. – E
su questa via l’uomo si avvicina sempre più al momento in cui può
compiere i primi passi dell’iniziazione. Prima che ciò si veri!chi però è
necessaria ancora una cosa. Si tratta di qualcosa la cui necessità in un
primo tempo verrà forse vista dal discepolo dell’occultismo meno di
qualsiasi altra. Più tardi però egli la comprenderà.

Ciò che l’iniziando deve avere è sotto un certo aspetto un coraggioe


un’impaviditàspecialmente sviluppati. Il discepolo dell’occultismo deve
appunto cercare le opportunità grazie alle quali vengano sviluppate
queste virtù. Nella disciplina occulta esse devono venire coltivate in
modo del tutto sistematico. Ma anche la vita stessa, specialmente a
questo riguardo, è una buona scuola occulta; forse la migliore.
Guardare tranquillamente negli occhi un pericolo, voler superare le
di$coltà senza esitazione; di questo deve essere capace il discepolo
dell’occultismo. Egli deve per esempio di fronte ad un pericolo
sviluppare immediatamente il sentimento: la mia paura non serve in
alcun modo; non devo a#atto averla, devo solo pensare a ciò che c’è da
fare. E deve arrivare al punto che nelle occasioni nelle quali prima
aveva paura, «aver paura» o «perdere il coraggio» diventino, almeno
come sentimento interiore, cose impossibili. Grazie all’autoeducazione
in questa direzione l’uomo sviluppa in sé forze ben determinate di cui
ha bisogno, se deve essere iniziato nei misteri superiori. Come l’uomo
!sico ha bisogno della forza nervosa per utilizzare i suoi sensi !sici, così
l’uomo animico ha bisogno della forza che si sviluppa solo in nature
coraggiose e impavide. Chi penetra nei segreti superiori vede di fatto
cose che grazie alle illusioni dei sensi rimangono nascoste all’uomo
ordinario. Difatti, anche i sensi !sici non ci lasciano vedere la verità
superiore, sono appunto per questo anche i benefattori dell’uomo.
Grazie ad essi gli si nascondono cose che lo dovrebbero sconcertare
moltissimo e la cui vista egli non potrebbe sopportare, se non ne fosse
preparato. Il discepolo deve essere educato a tale vista. Egli perde
determinati punti d’appoggio nel mondo esteriore che doveva appunto
alla circostanza di trovarsi imprigionato nell’illusione. È veramente e
letteralmente come se si richiamasse l’atten-zione di qualcuno su di un
pericolo al quale già da molto tempo egli era esposto, ma del quale non
sapeva niente. Prima egli non aveva paura; ora però che sa viene
assalito dalla paura, anche se il pericolo non è diventato più grande per
il fatto di esserne a conoscenza.

Le forze del mondo sono distruttrici e costruttrici: il destino degli esseri


esteriori è di nascere e di morire. Il sapiente deve guardare nell’operare
di queste forze, nel corso di questo destino. Il velo che si stende nella
vita ordinaria davanti all’occhio spirituale deve essere allontanato.
L’uomo stesso è però intessuto con queste forze, con questo destino.
Nella sua propria natura ci sono forze distruttrici e costruttrici. Come le
altre cose appaiono senza veli all’occhio veggente di colui che sa, così
gli si mostra senza veli la sua propria anima. Di fronte a tale
autoconoscenza il discepolo dell’occultismo non deve perdere la forza.
Ed essa non gli mancherà solo se egli ne ha in eccedenza. Perché ciò
avvenga egli deve imparare a conservare la calma e la sicurezza
interiori nelle condizioni di$cili della vita; deve coltivare in sé una
ferma !ducia nelle potenze buone dell’esistenza. Egli deve essere
preparato al fatto che molti impulsi che lo hanno guidato !no a quel
momento non lo guideranno più. Dovrà rendersi conto che !no a quel
momento ha fatto e pensato diverse cose solo perché era prigioniero
dell’ignoranza. Le ragioni che ha avuto !no a quel momento non
avranno più valore. Se ha fatto qualcosa per vanità, vedrà quanto la
vanità sia indicibilmente priva di qualsiasi valore per colui che sa. Se ha
fatto qualcosa per avidità, si accorgerà come qualsiasi avidità eserciti
un’azione distruttrice. Egli dovrà sviluppare impulsi completamente
nuovi per l’agire e il pensare. E appunto per questo occorrono coraggio
e impavidità.

Si tratta soprattutto di coltivare questo coraggio e questa impavidità


nell’interiorità più profonda della vita del pensiero. Il discepolo
dell’occultismo deve imparare a non perdersi d’animo per un
insuccesso. Deve essere capace di pensare: “Voglio dimenticare che
questa cosa di nuovo non mi è riuscita e provarci ancora una volta
come se niente fosse successo”. Egli si conquista così la convinzione
che le fonti di forza nel mondo alle quali può attingere sono
inesauribili. Egli aspira sempre di nuovo allo spirituale che lo solleverà e
lo sosterrà, per quanto !acca e debole la sua parte terrena si sia potuta
dimostrare. Deve essere capace di andare incontro al futuro senza
lasciarsi disturbare in questo anelito da nessuna esperienza del
passato. – Se l’uomo possiede !no a un certo grado le caratteristiche
descritte, allora è maturo per conoscere i veri nomi delle cose che sono
la chiave del sapere superiore. L’iniziazioneconsiste appunto
nell’imparare a chiamare le cose del mondo con i nomi che esse hanno
nello spirito dei loro arte!ci divini. In questi loro nomi si trovano i
segreti delle cose. Perciò gli iniziati parlano una lingua diversa dai non
iniziati, perché i primi pronunciano i nomi degli esseri per mezzo dei
quali quegli stessi esseri sono stati creati. – Quanto può essere detto
dell’iniziazione stessa, deve seguire nel prossimo capitolo.

[1] Si deve notare che la sensibilità artistica, associata ad una natura


calma, concentrata in se stessa, è la migliore premessa per lo sviluppo
delle capacità spirituali. Questa sensibilità penetra attraverso la
super!cie delle cose e raggiunge in tal modo i segreti di esse.

[2] Le entità superiori di cui parla la scienza occulta possono parlare


solo a chi, per mezzo di un ascolto imparziale, sia capace davvero di
accogliere interiormente le loro comunicazioni con calma, senza l’emo-
zione di un’opinione personale o di un sentimento personale. Finché si
oppone un’opinione o un sentimento qualsiasi a ciò che va ascoltato, le
entità del mondo spirituale tacciono.

[3] Il fatto a cui qui si allude, in quanto si riferisce all’osservazione dei


cristalli, è stato travisato in vari modi da chi ne ha inteso parlare solo in
modo esteriore (exoterico), e ha dato perciò origine a delle pratiche,
come per esempio quella della «lettura dei cristalli». Simili
manipolazioni poggiano su malintesi. Sono state descritte in molti libri;
ma non formano mai parte del vero (esoterico) insegnamento dell’oc-
cultismo.

[4] Chi volesse obiettare che ad un esame microscopico più esatto si


distinguerebbe l’imitazione dal seme vero, dimostrerebbe solo di non
avere compreso di che cosa si tratta. Non ha importanza che cosa
precisamente cada sotto i nostri sensi, bensì il fatto di servirsi di questi
ultimi per sviluppare forze animico-spirituali.

LA FILOSOFIA DELLA LIBERTÀ

PREFAZIONE ALLA NUOVA EDIZIONE (1918)


Sono due le questioni fondamentali riguardanti la vita dell’anima
umana secondo le quali è ordinato tutto ciò che deve venire
considerato in questo libro. Una è se ci sia la possibilità di considerare
l’entità umana in modo che ciò si dimostri di sostegno a tutto quello
che altrimenti si avvicina all’uomo attraverso esperienza e scienza, di
cui egli abbia la sensazione che non possa reggersi su se stesso. Esso
potrebbe venire spinto dal dubbio e dal giudizio critico nel campo
dell’incertezza. L’altra questione è se all’uomo, in quanto essere che
vuole, possa ascriversi la libertà, o se essa sia una semplice illusione
che sorge in lui perché non vede le !la della necessità alle quali è legato
il suo volere, così come qualsiasi evento di natura. Questa domanda
non sorge da un’arti!ciosa trama di pensieri. Essa, in una determinata
disposizione dell’anima, si presenta naturalmente a quest’ultima. E si
può sentire come l’anima perderebbe una parte di ciò che essa deve
essere se non si ponesse una volta con la massima serietà possibile
l’interrogativo relativo alle due possibilità della libertà o della necessità
del volere. In questo scritto deve venire mostrato come le esperienze
dell’anima che l’uomo deve fare in relazione alla seconda questione
dipendano dal punto di vista che egli è in grado di assumere in
relazione alla prima. Si tenterà di dimostrare come esista una
concezione dell’entità umana che può sostenere il resto della
conoscenza e di indicare come, con questa concezione, ci si conquisti
una prima giusti!cazione dell’idea della libertà del volere, se solo si sia
trovata quella sfera della vita dell’anima nella quale il libero volere
possa svilupparsi.

La concezione di cui qui si parla in relazione a queste due


questioni si presenta in modo tale da poter divenire, una volta
conquistata, parte della stessa viva vita dell’anima. Non si darà una
risposta teorica che si possa semplicemente portare con sé come una
convinzione conservata nella memoria. Per il modo di pensare che sta
alla base di questo libro una simile risposta sarebbe solo apparente.
Non verrà data una simile risposta !nita, compiuta, ma s’indicherà un
campo di esperienze dell’a-nima nel quale, attraverso la stessa
interiore attività dell’ani-ma, la questione possa trovare risposta in
modo vivo e rinnovato in ogni momento in cui l’uomo ne senta il
bisogno. A chi abbia una volta trovato il terreno dell’anima sul quale si
sviluppano tali domande, la reale visione di tale terreno dà ciò di cui
egli ha bisogno riguardo a questi due enigmi della vita per procedere,
con quel che ha conquistato, nelle ampiezze e nelle profondità della
vita problematica nelle quali i bisogni e il destino lo spingono. – Con ciò
sembra indicata una conoscenza, la cui giusti!cazione e validità sono
dimostrate per mezzo della sua vita propria e della parentela di questa
vita propria con l’intera vita dell’anima umana.

Così pensavo circa il contenuto di questo libro quando lo scrissi


venticinque anni fa. Anche oggi devo scrivere simili frasi se voglio
caratterizzarne le !nalità. Nella stesura originale mi sono proposto di
non scrivere niente di più di quel che avesse in senso stretto un
rapporto con le due questioni fondamentali sopra citate. Se qualcuno
dovesse stupirsi del fatto che in questo libro non si trovi alcun accenno
a ciò che, del mondo di esperienze spirituali, è stato da me presentato
in scritti successivi, consideri come allora io non volessi dare una
descrizione di risultati di indagine spirituale, ma volessi porre i
fondamenti sui quali tali risultati possono poggiare. Questa Filoso!a
della libertà non contiene tali risultati, così come non contiene speciali
risultati di scienze naturali; ma a mio avviso essa contiene ciò a cui non
potrà rinunciare colui che anela alla sicurezza in tali conoscenze. Quello
che viene detto in questo libro può essere accolto anche da quegli
uomini che per qualche motivo per loro valido non vogliano avere nulla
a che fare con i risultati della mia indagine scienti!co-spirituale. Ma per
chi può considerare tali risultati scienti!co-spirituali come qualcosa
verso cui egli è attirato potrà anche essere importante ciò che qui viene
tentato, vale a dire di dimostrare come un’osservazione spregiudicata
estesa solo alle due questioni caratterizzate, fondamentali per ogni
conoscere, porti alla concezione secondo cui l’uomo vive in un mondo
spirituale reale. In questo libro si vuole giusti!care una conoscenza
dell’ambito spirituale prima di penetrare nell’esperienza spirituale. E
questa giusti!cazione è cercata in modo che in queste considerazioni
non sia mai necessario riferirsi alle esperienze di cui ho parlato
successivamente per trovare ammissibile quel che viene detto qui,
sempre che si possa o si voglia entrare nel merito di ciò che costituisce
il carattere delle considerazioni stesse.

Perciò mi pare che questo libro abbia da un lato una


collocazione del tutto separata dai miei veri e propri scritti scienti!co-
spirituali, d’altro lato mi pare invece che sia nel più stretto rapporto con
essi. Tutto ciò mi ha spinto ora, dopo venticinque anni, a ripubblicare il
contenuto del libro essenzialmente quasi del tutto invariato. Ho solo
fatto delle lunghe aggiunte a molti passi. Tali dettagliati ampliamenti mi
sono parsi necessari in seguito alle esperienze avute circa le
interpretazioni equivoche di quel che ho detto. Ho modi!cato solo là
dove oggi mi sembrava detto impropriamente quel che ho voluto dire
un quarto di secolo fa. (Solo una persona maldisposta troverà da dire
che quel che ho modi!cato indica come io abbia cambiato la mia
fondamentale convinzione).

Il libro è esaurito da molti anni. Nonostante mi sembri come


emerge da ciò che è stato appena detto che oggi debba ancora venire
esposto allo stesso modo quel che ho espresso venticinque anni fa
circa le questioni indicate, ho esitato a lungo nel portare a termine
questa nuova edizione. Mi domandavo sempre di nuovo se non mi
sarei dovuto confrontare in questo o quel passo con le numerose
concezioni !loso!che apparse dopo la prima edizione di questo libro.
Ma il fare ciò nel modo desiderato mi era impedito dall’impegno degli
ultimi tempi in indagini di carattere puramente scienti!co-spirituale.
Tuttavia dopo aver considerato nel modo più approfondito possibile il
pensiero !loso!co contemporaneo mi sono convinto che per quanto
stimolante possa essere un simile confronto esso, per ciò che deve
venire detto nel mio libro, non vada inserito in quest’ultimo. Ciò che a
partire dal punto di vista esposto nella Filoso!a della libertà mi pareva
necessario dire sulle più recenti correnti !loso!che si trova nel secondo
volume del mio libro Gli enigmi della !loso!a.

Aprile 1918 Rudolf Steiner

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