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 Nick sul forum: VasherFenn

 Note: //
 Numero PG:2
 Nome: Elias Fynch
 Nome (2ª alternativa): Morgan Fynch
 Nome (3ª alternativa): Gavin Fynch
 Razza: Umano
 Classe: Chierico
 Allineamento: Neutrale Puro
 Divinita: Kossuth

Descrizione fisica: Un uomo sulla quarantina, alto un metro e ottanta e dal fisico imponente. La sua pelle è
pallida, i lineamenti sono duri e coperti da una folta barba nera. I suoi occhi sono castani e i capelli sono
raccolti in parte da una coda, dietro la nuca. Dietro la schiena, presenta diverse bruciature con simboli
legati a Kossuth, mentre è visibile un tatuaggio sul braccio destro, raffigurante la fiamma del Dio.

Descrizione caratteriale: Può preferire il male come preferire il bene, a patto che questo abbia un impatto
sulla prosperità del suo credo. Disdegna fortemente i fedeli di altre religioni e spesso è restio a invocare
l'aiuto di Kossuth per favorire chi non lo segue. Autoritario, severo e rigido, questo è un chierico di Kossuth.

Sfondo:

"Che il fuoco regni ovunque, allietando dalle sofferenze",

con queste parole, il maestro di Elias si premurava di segnare la schiena con ferri roventi, lasciando che il
suo giovane apprendista imparasse la lezione. Elias nacque a Saerloon, dove vivevano perlopiù pescatori e
devoti del dio Shaundakul. Elias apparteneva alla famiglia dei Fynch e lavorava con il padre e i tre fratelli su
un piccolo peschereccio, con cui si guadagnavano da vivere. Quando aveva solo dodici anni, la barca si
ribaltò a largo della costa e questo non diede scampo a una buona parte dell'equipaggio, tra cui il padre e
due fratelli. Quando Elias si svegliò, in preda al terrore più cieco del mare e dell'acqua, raccontò
dell'accaduto e abbandonò l'idea di proseguire la sua attività da pescatore. Il fratello rimasto, letterato e
abile incantatore, propose al giovane Elias di abbandonare la città e dimenticare quanto fosse accaduto,
ricordandogli che ormai erano rimasti solo loro due; la madre, infatti, era morta molti anni prima in seguito
a un malanno. I due fratelli partirono da Saerloon e si lasciarono alle spalle la sofferenza che li aveva
segnati, ma il giovane Elias non avrebbe mai dimenticato la tremenda paura e l'odio nei confronti del mare.

Durante i loro viaggi, Elias crebbe e divenne un discreto guerriero e protettore del fratello; era abile nell'uso
della mazza chiodata e usava spesso uno scudo incantato dal fratello, proteggendolo da ogni male fisico.
Arrivati poco fuori le porte di Baldur's Gate, i due vennero attaccati da un gruppo di briganti capitanati da
un incantatore, che vennero tuttavia uccisi con non troppa difficoltà dal fratello, scatenando dei dardi
elettrici dalle dita. Elias si avvicinò ai corpi e trovò alcune pergamene del mago, scovando tra quelle un
cartiglio diverso dagli altri, sigillato da un simbolo raffigurante una fiamma. Il fratello gli ordinò di prendere
tutto e seguirlo fino a Baldur's Gate, dove avrebbero pernottato. Quando fu notte, Elias si alzò dal letto e
riprese in mano il cartiglio che aveva trovato, curioso del perché una pergamena magica fosse stata sigillata
in quel modo. Quando ruppe il sigillo, la pergamena prese fuoco sul tavolo e per poco le roventi lingue non
gli artigliarono il volto. Sul tavolo restò solo cenere, ma quando Elias la spinse via con un soffio, vide sul
tavolo il disegno di una fiamma, simile a quello che aveva trovato sulla ceralacca: era il simbolo di Kossuth,
ma questo lui non poteva saperlo. Quando sfiorò il simbolo inciso da poco sul tavolo, questo emise un
bagliore rossastro e, poco dopo, avvertì un forte bruciore al braccio destro. Guardandolo, scoprì che era
stato marchiato da quello stesso simbolo, che ora era sparito dal tavolo. Lo nascose al fratello, ripartendo il
giorno dopo.

La loro destinazione doveva essere quella di Waterdeep, dove il fratello avrebbe incontrato un gruppo di
mercanti interessati a oggetti incantati e pergamene magiche. Elias e il fratello avevano in effetti raccolto
diversi oggetti e la tentazione di rivenderli al miglior offerente era l'occasione per rimettersi in pari con una
vita passata a vagabondare. Elias, tuttavia, cominciò a sentire sempre più spesso una voce che gli suggeriva
di spingersi a nord, dove le fiamme sovrastavano il freddo. Cominciò a pensare che l'influenza del fratello gli
avesse fritto il cervello, ma la voce si faceva sempre più insistente. Raccontò la cosa al fratello, che ignorò la
cosa perché troppo desideroso di raggiungere Waterdeep. Quando arrivarono all'abitazione dove si
sarebbe tenuto lo scambio, i due incontrarono i tre mercanti, ma erano ben protetti da cinque guardie
armate. Fu troppo tardi quando scoprirono che i mercanti non avrebbero pagato i due, aizzando la guardia
armata contro di loro. Elias cercò di proteggere il fratello, ma venne stordito e il fratello ucciso. Trovato a
terra, uno dei falsi mercanti cominciò a recitare quello che doveva essere l'incantesimo per finirlo, un altro
lo fermò e gli indicò il simbolo sul braccio. "No, lui no." La sua voce si confuse con quella che Elias aveva
sentito più volte durante il viaggio da Baldur's Gate a Waterdeep: "Gli Zulkir non vorrebbero la morte di un
fedele di Kossuth".

Risvegliatosi poco fuori Waterdeep, Elias si ritrovò da solo e senza il suo scudo, probabilmente preso dai
maghi rossi che li avevano imbrogliati. Il ragazzo si sentì spaesato per diversi minuti, fino a quando la voce
non gli suggerì di proseguire fino a nord, verso il valico ghiacciato. Il viaggio lo condusse fino al tempio di
Kossuth, dove il ragazzo venne riconosciuto da un uomo dalle vesti rosse, gobbo e dalla barba lunga. Si
presentò a lui come il Gran Maestro Darion, che si aspettava il suo arrivo. Elias capì così che la voce nelle
sue orecchie era proprio quella del Dio, che lo guidò fino al tempio solo per poterlo far diventare un suo
discepolo. Ormai senza uno scopo, sicuro che non avrebbe potuto essere più che un guerriero di scarse
abilità, decise di lasciarsi trasportare dal fuoco sacro di Kossuth, accettando così gli insegnamenti del
maestro Darion.

In vent'anni, Elias crebbe tra le mura del tempio e accolse ogni insegnamento impartitogli, credendo che
quel tatuaggio sul braccio fosse un chiaro segno del destino: sarebbe stato lui a condurre i fedeli verso il Dio
del fuoco e della luce. Diventato abile in combattimento, la voce del Dio diventò perlopiù una sensazione
che il chierico avvertiva solo quando fosse strettamente necessario, divenendo quindi un misto di
sensazioni piuttosto che una vera e propria voce. Fu lì che cominciò a dedicarsi allo studio dei domini del
fuoco e della sofferenza, convinto che il fuoco avrebbe purificato i corrotti con la sofferenza. Il suo maestro
glielo ripeté più volte, poco prima di arrostirgli la schiena in segno di penitenza.

Il chierico - che si lasciò traviare dal suo soprannome "Il crociato" - partì alla volta di Suzail, lasciando il
tempio e con la missione di attirare nuovi postulanti tra le schiere del Dio, favorito anche dal senso di
vendetta che avrebbe scatenato sugli uomini che uccisero il fratello. Non sapeva dove trovarli, ma avrebbe
fatto in modo di scoprirlo.

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