Sei sulla pagina 1di 144

Competizione

Anno Accademico 2010/2011

I principali temi oggetto dell’economia industriale


Quando parliamo di industria facciamo riferimento al settore manifatturiero, in particolare questo
termine viene usato come sinonimo d’impresa. Il concetto inglese di industry è differente, in
quanto con tale termine si identifica un settore produttivo e in particolare il mercato collegato
(consumatori). Arriviamo così al concetto di economia industriale, la quale si occupa delle forme
di mercato intermedie( oligopolio) a differenza della microeconomia che si focalizza sulla
concorrenza perfetta e sul monopolio. Oltretutto l’economia industriale pone la sua enfasi sul come
le imprese competono sul prezzo, sulla differenziazione del prodotto, ecc….
Facciamo un semplice esempio sull’oggetto di studio dell’ Economia Industriale:
La Glaxo Wellcome( impresa farmaceutica) produce Zantac( farmaco più venduto al mondo). Al
riguardo possiamo identificare un costo unitario di produzione basso( 10 € ) e un prezzo di vendita
elevato( 50 €). La Galxo riesce a fare ciò per 4 motivi:
1. Per un certo periodo di tempo non sono esistiti prodotti alternativi  ELEVATO POTERE
DI MERCATO: Capacità di un’impresa di fissare un prezzo di vendita superiore dato un
costo unitario di produzione
2. A causa dei brevetti le altre imprese non sono potute entrare nella commercializzazione 
LA GLAXO ERA MONOPOLISTA
3. Quando il brevetto della Zantac scadde, si creò la possibilità di creare il farmaco generico
con gli stessi effetti dello Zantac. In questo modo iniziò la guerra dei prezzi. La Glaxo cercò
così di ammortizzare la competizione dei prezzi cercando di fare intense campagne
pubblicitarie in modo da differenziare il prodotto e fidelizzare così il cliente 
MANTENIMENTO DEL POTERE DI MERCATO
4. Un altro tema rilevante è quello delle FUSIONI & ACQUISIZIONI, in quanto la Glaxo si
fuse con la Wellcome.
Quindi possiamo vedere che i concetti emersi da questo esempio sono:
 Potere di mercato  CONCETTO CENTRALE INTORNO AL QUALE RUOTA TUTTO
 Fusioni & Acquisizioni
 Innovazione & Brevetti
 Attenuazione della competizione dei prezzi
Con riferimento al POTERE DI MERCATO dobbiamo dire che questo è condizionato dal settore in
cui si opera. Nello studiare tale potere nelle imprese americane, è emerso il concetto di saggio
di profitto(π) :

1
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

RT- CT (P *Q) – (Cu * Q)


π= =
CT Cu * Q

(P- CMA) * Q (P- CMA)


= =
CMA * Q CMA

Facciamo alcune considerazioni riguardo la formula:


 Se P > CMA, allora abbiamo il potere il mercato;
 In concorrenza perfetta( C.P.) il π è uguale a 0 , e di conseguenza l’impresa in C.P. NON ha
potere di mercato.
Questo studio, e in particolar modo questo secondo punto, ci porta a dire che in media il potere di
mercato delle imprese è basso, questo perché le imprese esterne hanno la possibilità di entrare nel
mercato e di esercitare una libera concorrenza. Quindi la struttura del settore ha un ruolo
fondamentale nella creazione di potere di mercato.
Lo schema logico di analisi è il seguente:

STRUTTURA
Data una struttura posso sviluppare certe strategie(

condotta) che mi portano ad avere certi risultati(


CONDOTTA
performance). Le performance rappresentano il potere

PERFORMANCE di mercato

Andiamo ad analizzare due casi completamenti opposti, ovvero la concorrenza perfetta e il


monopolio.
CONCORRENZA PERFETTA
STRUTTURA : Tutti gli attori esterni possono entrare e abbiamo un prodotto omogeneo
CONDOTTA : Le imprese hanno la necessità di adeguarsi al prezzo fissato dal mercato, ovvero
P = CMA
PERFORMANCE : Il potere di mercato in questo caso è nullo, in quanto per quanto detto in
precedenza solo se P > CMA abbiamo potere di mercato.
MONOPOLIO
STRUTTURA : In questo caso sono presenti delle barriere all’entrata.
CONDOTTA : L’impresa presente nel mercato opera liberamente facendo quello che vuole.
PERFORMANCE : In questo caso P > CMA, quindi l’impresa realizza la migliore performance
possibile e di conseguenza ha elevato potere di mercato
2
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Gli aspetti di struttura che vengono considerati in questo corso sono 5:
1. Caratteristiche della domanda e della sua elasticità( sensibilità della domanda alla variazione
di prezzo) : Più la domanda è rigida, più l’impresa crea potere di mercato;
2. Barriere strutturali all’entrata[brevetti(legali) ed economie di scala(economiche)]: Se sono
presenti elevate barriere all’entrata, per le imprese esterne è più difficile entrare nel settore, e
chi opera al suo interno ha potere di mercato;
3. Grado di integrazione verticale(vantaggio nell’acquisire fornitori e produttori): Se c’è
integrazione verticale è più difficile entrare nel settore e che opera all’interno di questo ha
potere di mercato;
4. Grado di differenziazione del prodotto: Se posso creare un prodotto diverso dal mio
concorrente ho potere di mercato
5. Concentrazione del settore: Se il settore è concentrato, con poche è grandi imprese, allora
posso avere un potere di mercato.
Ma la domanda che ci dobbiamo porre ora è: COME FA UN’IMPRESA AD ACQUISIRE
POTERE DI MERCATO?
Per acquisire tale potere bisogna essere sostanzialmente più bravi degli altri nel :
 Fare innovazione del prodotto;
 Creare nuovi metodi per la produzione di prodotti già esistenti, e proteggere tali metodi con i
brevetti.
Questi due punti riguardano la maggior bravura nel saper produrre
 Sviluppare strategie di marketing migliori
Questo punto si riferisce alla maggior bravura nell’arte del vendere
Una volta acquisito il potere di mercato il problema è mantenerlo: Andiamo ad analizzare l’esempio
del caso COCA - COLA, la quale ha fronteggiato la concorrenza( specie della Pepsi in due modi):
 Anche senza brevettare ha mantenuto il “segreto industriale”;
 Con l’avvento della Pepsi, la Coca – Cola ha adottato dei prezzi minori per i grossisti che
acquistavano grandi quantità; di conseguenza la Pepsi non ha acquisito potere di mercato.
Un altro caso interessante da andare ad analizzare è quello dell’ITAL CEMENTI, la quale, per
fronteggiare la concorrenza degli importatori di cemento che adottavano prezzi minori, ha dato
inizio ad una guerra di prezzo nel settore del calcestruzzo. Così facendo i produttori di
calcestruzzo decisero di comprare cemento dalla stessa ITAL CEMENTI a patto che
quest’ultimi abbandonassero il settore del calcestruzzo.
 Un ultimo modo per poter colludere è il mantenimento di prezzi alti attraverso degli accordi.

3
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Una seconda domanda è: QUALI SONO LE CONSEGUENZA DEL POTERE DI MERCATO,
OVVERE LE PERFORMANCE?
Possiamo sicuramente dire che dal punto di vista della collettività il potere di mercato è
NEGATIVO, questo perché:
1. Tale potere comporta un trasferimento di reddito dei consumatori alle imprese;
2. Il potere di mercato tende a determinare una non efficace allocazione delle risorse, come si
può vedere dal seguente schema:

Per massimizzare il profitto si eguaglia CMA e RMA

CONSUMATORI
P*

CMA
k

DOM = P

Q
Q* RMA Q1
Dal seguente schema possiamo vedere come i consumatori non comprano sul mercato in quanto
il prodotto costa troppo. La situazione la troviamo invece in k, dove P = CMA. Quindi abbiamo
un’inefficienza di allocazione perché c’è una parte di consumatori disposti a comprare ad un
P > CMA ( Quadrante CONSUMATORI), ma non al P* ; il risultato finale è che perdo dei
consumatori;
3. Più elevato è il potere di mercato, minore sarà la concorrenza  Questo mi porta ad essere
meno efficiente, abbiamo il fenomeno della cosiddetta INEFFICIENZA PREDUTTIVA;
4. Si creano le attività di RENT SEEKING, ovvero le imprese tendono a sprecare risorse per
ottenere favori dallo Stato riguardo l’acquisizione e il mantenimento del potere di mercato.
Di contro però è anche vero che esiste un aspetto importante per cui il potere di mercato è
POSITIVO averlo: ovvero l’esistenza di tale potere è la condizione indispensabile perché l’impresa
faccia attività di ricerca e sviluppo per poter così innovare, questo porta al fenomeno della
cosiddetta EFFICIENZA SINAMICA( difficile da misurare).

4
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Prima di andare a studiare la struttura di monopolio puro e di concorrenza perfetta, è necessario
analizzare nel dettaglio le funzioni di domanda e di costo.

Funzione di domanda
Partiamo col considerare la domanda di mercato( inclinata negativamente) che rappresenta la
quantità domandata al variare del prezzo:

Px

DOM
Qx

Tale domanda è inclinata negativamente per due ragioni:


1. Se P ; Px (Prezzo relativo) ; Il prodotto è più conveniente, di conseguenza il
Py

consumatore lo preferisce agli altri prodotti ; Q x DOM


2. Se Px ; R (Reddito) ; Potere d’acquisto dei consumatori ; Q x DOM
Px
Noi però lavoreremo sulla funzione inversa della domanda, ovvero: Px = a – b * Qx . E’
interessante poi notare che la curva di offerta si può ricavare solo per i mercati di concorrenza
perfetta.

Elasticità della curva di domanda


Tale concetto è stato introdotto in quanto, nello studiare la domanda di mercato, non è sufficiente
sapere solo che la curva di domanda è inclinata negativamente, ma devo anche conoscere quanto la
mia domanda è sensibile, ovvero come reagisce alle variazioni di prezzo.

5
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

P
P0

P1

Q
X1 1 X2 X3 2 3

Osservando questo grafico potrei dire che le pendenza è più che sufficiente per analizzare la
sensibilità si una curva di domanda, potrei dedurre che la curva 3, essendo la più “piatta”, è la curva
più sensibile alle variazioni di prezzo. Ma non è così in quanto la pendenza non è rappresentazione
di numeri puri, e quindi non posso usare l’inclinazione come misura di sensibilità , in quanto questa
dipende dalle unità di misura. Quindi è necessario calcolare la variazione percentuale, ovvero la
variazione % della Q domandata, dovuta dalla variazione % del prezzo; calcolata nel seguente
modo:

ΔQx
* 100
Qx
ΔQx Px
= ---
= --- *
ΔPx Qx ΔPx
* 100
Px

ΔQx Px 1 Px
= --- * = --- *
ΔPx Qx Pendenza curva di Qx
domanda

6
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Da qui possiamo concludere che:

 Se > 1 : La domanda è ELASTICA

DOMANDA PERFETTAMENTE ELASTICA

Px

DOM

Qx

 Se < 1 : La domanda è RIGIDA

DOMANDA PERFETTAMENTE RIGIDA

Px
DOM

Qx

È anche importante notare che settori produttivi diversi e prodotti diversi hanno diverse. I fattori
che influenzano l’elasticità sono 3, ovvero:
1. Maggiore è la presenza di prodotti sostitutivi, più la domanda è elastica;
2. Tanto più è alta la quota di reddito che il consumatore è disposto a spendere per un prodotto,
tanto più la domanda è elastica;
3. Fattore tempo: la domanda è tanto più elastica nel lungo periodo.

Elasticità incrociata
Tale concetto diventa importante per determinare il settore con il mercato rilevante. L’elasticità
incrociata è definita come la sensibilità di variazione della domanda di un bene alla variazione %
del prezzo di un altro bene, calcolata nel seguente modo:

ΔQx ΔPy ΔQx Py


x,y = : = *
Qx Py ΔPy Qx

7
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Da questa formula possiamo trarre alcune conclusioni:
 Se le imprese sono concorrenti, ovvero i prodotti x e y sono sostitutivi : Py ; Qx ;
ΔQx
> 0 ; x,y > 0.
ΔPy
ΔQx
 Se i prodotti sono complementari: Py ; Qx ; <0; x,y < 0.
ΔPy
Quindi per la definizione del mercato rilevante e dei suoi confini, cioè il “ chi compete con chi”, è
importa tante determinare quali prodotti sono effettivamente concorrenti.

Funzione di costo
Tale concetto è la rappresentazione della struttura di costo dell’impresa, ovvero la sua tecnologia.
Nel definire la funzione di costo possiamo distinguere tra COSTI FISSI, COSTI VARIABILI,
COSTI TOTALI, COSTO MEDIO (AC) e COSTO MARGINALE ( MC) .
 COSTO FISSO(CF) di produzione: Rappresenta l’acquisto di fattori fissi di produzione, e non
varia al variare della quantità(q) prodotta. Tale costo si riferisce all’arco temporale del breve
periodo;
 COSTO VARIABILE( CV(Q)): Rappresenta l’acquisto di fattori produttivi variabili di
produzione, e varia al variare della quantità(q) prodotta
 COSTO TOTALE(CT): Il costo totale può essere semplicemente rappresentato dalla seguente
formula  CT = CF + CV(Q); di conseguenza CT = CT(Q)
 COSTO MEDIO(AC) Se MC < AC : AC
 COSTO MARGINALE(MC) Se MC > AC : AC
In merito a quest’ultima considerazione del costo medio e del costo marginale, possiamo andare a
costruire graficamente la struttura di costo del lungo periodo e del breve periodo, nel seguente
modo:

8
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Struttura di costo di LUNGO PERIODO

MC
AC
MC
AC

Struttura di costo di BREVE PERIODO

AC MC
MC
ACT( costo medio totale)

ACV ( costo medio variabile)

ACF( costo medio fisso)

9
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Economia di scala
E’ il caso in cui il costo totale medio( ACT ) diminuisce all’aumentare della quantità ( Q ) prodotta ,
questa è una condizione tipica del lungo periodo.

MC
AC
MC
AC

AC / MC <1 AC / MC >1

Q
Q*

Economie di scala Diseconomie di scala

Scale minima efficiente( SME)


Rappresenta il livello minimo di output con il quale si minimizzano i costi di produzione. Tale
indice è calcolato in rapporto alla dimensione del mercato. Tanto più la SME è grande, maggiore è
la presenza di economie di scala, quindi tanto più ci saranno poche grandi imprese.
Il tutto si può vedere dal seguente schema:

AC
Q
SME

10
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Indicatore dell’economia di scala( AC/MC)
 Se AC / MC > 1 : Ho economie di scala
 Se AC / MC < 1 : Ho diseconomie di scala

Economie di scopo o varietà


Tali economie rappresentano i risparmi in termini di costo, che si possono ottenere producendo
congiuntamente due o più prodotti. Matematicamente otteniamo la seguente relazione:
C(Q 1 ; Q 2 ) < C( 0; Q 1 ) + C( 0; Q 2 )
Tale fenomeno lo troviamo ad esempio nel settore del trasporto aereo.

Concludendo questo introduzione quindi possiamo dire che: L’OBIETTIVO DI UN’IMPRESA E’

LA MASSIMIZZAZIONE DEL PROFITTO( π).


Matematicamente:
π = RT – CT  π(Q) = RT(Q) – CT(Q)
Per trovare il valore massimo del profitto devo quindi fare la derivata del profitto stesso rispetto a
Q, e porla uguale a zero:
d π / dQ = 0  dRT/dQ – dCT/dQ = 0
Dove:
dRT/dQ: Ricavo marginale(MR)
dCT/dQ: Costo marginale(MC)
Quindi ho che: MR – MC = 0  MR = MC Questa è la condizione di massimo profitto.
Perché se MR > MC, mi conviene produrre una unità in più, in quanto questo vuole dire
incrementare i ricavi in misura maggiore rispetto ai miei costi, e quindi se MR > MC vuol dire che

NON STO MASSIMIZZANDO IL MIO PROFITTO(π).

11
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Monopolio puro
Ipotesi
Le ipotesi del modello del monopolio pure sono le seguenti: :
1. Presenza di una sola impresa che detiene il 100% della quota di mercato( Q. M.)  Il settore ha
la massima concentrazione
2. Esistono delle barriere all’entrata , queste barriere possono essere legali( Brevetti è licenze) o
economiche( Economie di scala e di scopo)  Costi all’entrata elevati
3. Il prodotto è omogeneo
4. L’obiettivo è la massimizzazione del profitto( π ); ed essendo l’unica impresa, la domanda per
l’impresa è la domanda del mercato( inclinata negativamente):

P0
DOM mkt = DOM imp.

Q
Q0

In questo caso è indifferente dire : “ scelgo il Prezzo(P), e lascio che sia il mercato a decidere la

Quantità da produrre(Q)” ; o dire : “ scelgo la Quantità(Q), e lascio che sia il mercato a fissare il

Prezzo(P)”. E’ anche vero che nella prassi, il monopolista sceglie la quantità da produrre, ponendo

MR = MC.

 Matematicamente:

Quindi se abbiamo: P = a – b* Q

CT = c * Q

π = RT – CT = P(Q) * Q – CT(Q) = (a – b * Q) * Q – c * Q

In base a quanto detto prima per la massimizzazione del profitto, calcoliamo la derivata rispetto

a Q, che è uguale a : (a – 2bQ) – c = 0

12
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Dove:

( a – 2bQ) : Ricavo margina( MR)

c : Costo marginale(MC)

Quindi abbiamo che : a – 2bQ = c

Ribaltiamo e otteniamo che : a – c = 2bQ  Q* = ( a – c) / 2b

Trovata la Q ottimale, possiamo riportare tale relazione nella prima formula, per ricavare il P

ottimale, ottenuto nel seguente modo:


a-c a-c
P* = a – b =a-
2 b 2
*
Il risultato finale è: P = (a + c) / 2

Concludendo : πM = ( P –c)Q = ( a+c -c) a-c  πM = (a – c)2 / 2b


2 2b

 Graficamente:
P
P = a – bQ
MR= a – 2bQ

P*
π

MC = AC
CT
AC DOM

Q
Q*

a
MR
CT
AC * Q = * Q = CT
Q

13
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Considerazioni
In merito al modello del monopolio puro, è possibile fare anche delle considerazioni molto
interessanti:
1. Il ricavo marginale è minore del prezzo : MR < P
Andiamo ad analizzare questa considerazione prima dal punto di vista matematico, e poi
grafico.
 Matematicamente

Se RT = P(Q) * Q
dRT dP
MR = = P(Q) + Q *
Q dQ

NEGATIVO

Visto che il rapporto dP/dQ è negativo, il risultato del ricavo margina sarà minore del
prezzo( P ) ; in quanto sarà P meno un qualche cosa.

 Graficamente

P Incasso il prezzo, ma perdo sempre e


comunque qualcosa

P( Q )
P0

PERDITA

P1
DOM
INCASSO

Q
Q0 Q1

La logica è : fino a Q 0 posso vendere a un determinato prezzo P 0 ; ma se decido di vendere


una unità in più, devo diminuire il prezzo (P 1 ).

14
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
2. Il prezzo di monopolio ( PM) è maggiore del costo marginale (c), infatti:
a+c a+c–c+c a-c
PM =  = c+
2 2 2

Costo Intercetta
marginale

3. Relazione tra MR , MC ed elasticità della domanda:

RT = P(Q) * Q
dRT dP
MR = = * Q + P(Q)
dQ dQ

MR = P(Q) dP * Q +1
dQ P

dQ P
E’ l’inversa di , in quanto = --- *
dP Q

Di conseguenza MR = P(Q) - 1/ +1

Inoltre dalla condizione di massimizzazione del profitto sappiamo che MC=MR, e quindi si
ottiene: MC= p (1 – 1/ )

4. Calcoliamo ora il mark-up, ossia il rapporto tra la differenza del p e del MC ed il prezzo stesso:
(p-MC)/p
Sostituendo l’espressione del MC ottenuta poco sopra abbiamo ora:
(p-MC)/p = 1/
Questa è detta: REGOLA DELL’ELASTICITA’ o PRICE-COST MARGIN o INDICE DI
LERNER DEL POTERE DI MONOPOLIO. Facciamo alcune considerazioni in relazione

15
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
all’indice di l’indice di Lernern(L), che indica il potere di mercato, mostrando la capacità
dell’impresa di fissare P > MC. In pratica ci indica la politica ottimale di prezzo del
monopolista(cioè: il monopolista fissa un prezzo tanto più alto quanto più bassa è l’elasticità
della domanda), e misura la DISTORSIONE del prezzo del monopolista oltre il livello del costo
marginale (E QUINDI RAPPRESENTA UN INDICE DI POTERE DI MERCATO!): il
monopolista ha potere di mercato!!! . Tale indice è calcolato nel seguente modo:
L= P- MC . In merito possiamo osservare che il monopolista ha potere di mercato in
quanto P >P MC, quindi P > MR = MC, di conseguenza il monopolista ha la capacità di fissare
un P > MC.
Ma andiamo a fare un’analisi matematica di tutto ciò :
P- MC = P- MR P- MC = P - P( - 1/ +1)
P P P P

P- MC 1
=
P

Tale formula è la formula per misurare il potere di mercato del monopolista. Da questa formula
possiamo evincere che minore è , quindi più rigida è la domanda, maggiore è il potere di
mercato del monopolista.

Impresa dominante
Definiamo impresa dominante, quell’impresa che detiene almeno il 50% della quantità di mercato
(Qmkt) del settore e praticamente non ha rivali. Tale impresa è dominante in quanto ha un
vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti. Possiamo quindi dire che l’impresa dominante ha una
leadership di prezzo, in quanto fissa il P e i piccoli concorrenti si adeguano fissando un P pari o
leggermente inferiore.
Il consumatore sceglie il prodotto con P inferiore, e la capacità produttiva dei concorrenti è limitata
( k )

16
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

P La domanda per l’impresa dominante è data da


DT OT – k

π
MC = c

DT OT

Q
DRESIDUALE
MR
Quindi l’impresa dominante si comporta come una monopolista sulla domanda residuale. La
domanda che ci dobbiamo porre ora è: MA COSA SUCCEDE SE K AUMENTA? La domanda
residuale diminuisce e quindi i profitti(π) scendono, e il potere di mercato diminuisce di
conseguenza. Questa è una delle situazioni più diffuse( Es: Microsoft).

Concorrenza perfetta (C . P.)


Ipotesi
Le ipotesi del modello di concorrenza perfetta sono le seguenti:
1. Prodotto omogeneo
2. Non ci sono barriere all’entrata e all’uscita  non ci sono economie di scala
3. Le imprese sono tanta e di piccole dimensioni
4. Abbiamo un’informazione completa sui prezzi
5. Abbiamo una simmetria tecnologica  stesse strutture di costo
Le imprese in questo modello sono imprese PRICE TAKER, cioè assumono come dato il P fissato
dal mercato. Questa non è un’ipotesi del modello di c.p. ma una conseguenza delle ipotesi; infatti le
imprese sono talmente piccole da non riuscire a influenzare il mercato, inoltre non ne hanno la
convenienza, in quanto il prodotto è omogeneo.
Quindi abbiamo che : πCP = P * Qi – c * Qi
Applicando sempre la solita regola per la massimizzazione del profitto troviamo che:
dπ =0 P – c = 0  P = c  MR = MC
dQ

17
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Facendo un’analisi grafica possiamo notare che:

MERCATO SINGOLA IMPRESA

P OFF P MC
Solo nel BP
OFFCP
P P = MR
Extra π
AC
PCP
D
P = MC = AC
Q Q
Q*T OT Q*i

È anche la domanda della


singola impresa in c.p.

 Nel breve periodo, essendoci extra profitti(π), nuove imprese entreranno nel mercato e
quindi l’offerta si sposta verso destra e tale aggiustamento continuerà fino al raggiungimento
del COSTO MEDIO(AC). Al di sotto di questo infatti le imprese devono sempre
massimizzare il π, eguagliando P = MC.

 MAX π P = MC

 π =0 P * Q - CT(Q) = 0

P * Q = CT
CT CT
P=  = AC  P = AC
Q Q

Quindi il prezzo deve essere uguale ad AC e MC : PCP = AC = MC

Da cui si ricava la quantità totale prodotta in un mercato perfettamente concorrenziale :

Q CP = (a - c) / b

Essendo PCP = MC, i profitti di ogni singola impresa i sono nulli: πCP = (p - c)q = 0

 Nel lungo periodo nessuna impresa realizza extra π


18
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Considerazioni
1. In relazione all’indice di Lerner, otteniamo che l’Indice è nullo! Ciò significa che L’IMPRESA
IN CONCORRENZA PERFETTA NON HA POTERE DI MERCATO! ( L = P- MC =0)
P

 siccome in c.p. P = MC, l’indice di Lerner é uguale a 0. Da qui si conclude che le imprese di
c.p. non hanno potere di mercato
Questo risultato è coerente col fatto che la curva di domanda fronteggiata dalla singola impresa
in concorrenza perfetta HA ELASTICITA’ INFINITA, ossia E’ ORIZZONTALE (in
corrispondenza del punto in cui il prezzo è uguale al minimo della curva dei costi medi).
2. Essendo la domanda di c.p. una retta orizzontale, l’elasticità della D in c.p. è .

1/ =0; =∞ L= P- MC =1/ =0
P
3. Dal punto di vista dell’EFFICIENZA siamo nella migliore situazione possibile  c’è
EFFICIENZA PRODUTTIVA.
C’è efficienza allocativa in quanto l’ultima unità è venduta a un CM = P, cioè il costo è uguale
al valore che la collettività gli dà. In monopolio questo non si verifica perché P > CM.
Ma vediamo GRAFICAMENTE la DIFFERENZA DI EFFICIENZA tra MONOPOLIO e C.P.

P
Surplus consumatore in monopolio

PMON
In monopolio perdo questo triangolo di benessere
(parte del surplus del consumatore)

PCP
MC = AC

D = P(Q)

Q
QMON QCP
MR
Surplus del produttore in monopolio

P = a – bQ
MC = c
P = MC
a – bQ = c
19
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
a-c
Quantità totale di mercato in c.p.: Q T OT CP =
b
Quindi la concorrenza perfetta mostra che per esserci efficienza allocativa e produttiva è

necessario che ci sia COMPETIZIONE.

Limiti del modello di c.p.

1. Nel lungo periodo non ci sono profitti(π) positivi;


2. Nel modello c’è solo entrata o uscita, e non c’è la possibilità di entrare e uscire dal settore
simultaneamente.
3. Le imprese hanno tutte le stesse dimensioni.

É IMPORTARE DIRE CHE NELLA REALTA’ NON SI VERIFICANO QUESTE


CONDIZIONI!!! E la domanda che ci dobbiamo porre è: “ Come si possono superare questi
limiti?” Nella storia dell’economia sono state tentate due strade:
1. MODELLO DI CONCORRENZA MONOPOLISTICA: Abbiamo le stesse ipotesi del modello
di c.p. , ma il prodotto non è omogeneo, bensì differenziato; questo garantisce la possibilità di
avere potere di mercato;
2. MODELLO DI SELEZIONE COMPETITIVA: Si prendono le stesse ipotesi del modello di
c.p., ma si apportano delle modifiche in tre punti:
 Chi entra nel settore deve sostenere un costo fisso(C.F.);
 C’è asimmetria tecnologica, questo fa si che nel settore ci siano imprese più e meno
efficienti;
 C’è incertezza sull’efficienza.

20
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Concentrazione e potere di mercato


Partiamo col fare una distinzione tra concorrenza perfetta e monopoli:
 CONCORRENZA PERFETTA : In questo caso abbiamo una minima concentrazione, in quanto
le imprese sono tante e piccole. Il POTERE DI MERCSTO E’ MINIMO.
 MONOPOLIO : In questo caso abbiamo una massima concentrazione e di conseguenza il
POTERE DI MERCATO E’ MASSIMO.
Possiamo notare come all’aumentare della concentrazione, il potere di mercato aumenta. Per
dimostrare questa semplice affermazione prendiamo in esame una struttura intermedia,
l’OLIGOPOLIO. In particolare andiamo ad analizzare il modello di COURNOT( Modello di
oligopolio generale) con N imprese simmetriche.
Ipotesi
Le ipotesi del modello sono le seguenti:
1. Il prodotto è omogeneo
2. Presenza di n imprese identiche
3. Abbiamo una competizione nelle quantità  MAX PROFITTO RISPETTO A Q
4a. La quantità prodotta dalle rivali è supposta costante
Punto 4a. sostituito dal 4b.
4b. Le imprese scelgono le Q da produrre non potendo vedere quanto producono le avversarie.
Siamo quindi in presenza di una scelta SIMULTANEA GIOCO SIMULTANEO che ha come
equilibrio, l’equilibrio di NASH.
Struttura analitica

 La curva di domanda è: P = a –bQ , dove Q = ∑ni=1 qi


 La singola impresa ha un costo totale pari a : CTi = c* qi
 Il profitto della generica impresa è pari a : πi = p* qi – c* qi = (a – b ∑ qi ) * qi - c* qi . In questo
caso abbiamo un’indipendenza del profitto dalle n imprese e dalle quote distribuite, ma il
profitto dipende unicamente dalle quantità prodotte. Quindi abbiamo che :
πi = (a – b qi - b ∑J ≠ i qJ) * qi - c* qi

Imprese diverse da: ∑j ≠i qJ = Q-i

Quindi : πi = (a – bqi - bQ-i ) * qi - c* qi

21
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
In base a quest’ultima uguaglianza, andiamo a calcolare la FUNZIONE DI REAZIONE nel
seguente modo:

d πi
= a – 2b qi – bQ-i – c = 0
d qi

Ricaviamo ora la qi : 2b qi = a-c - b Q -i


2b 2b 2b
a-c Q-i
Otteniamo quindi la FUNZIONE DI REAZIONE che è: qi = -
2b 2b

La domanda che ci poniamo ora è: “ come si comporta tale funzione?”. Ebbene possiamo notare

che:
a-c
 Quando Q -i = 0  qi = = Q MONOPOLIO
2b

 Quando qi = 0 Q-i = a-c = Q CONCORRENZA PERFETTA


b

In conclusione la funzione di reazione indica la quantità ottimale al variare delle q prodotte


complessivamente dalle altre imprese.
Ma vediamo cosa succede graficamente:

qNC = qi
Q -i = * qNC ( n=2)
n-1
Q MON ( n=3)

q*NC
q*NC ( n=4)
q*NC
Q -i
QCP

La cosa interessante da notare in questo schema è il fatto che se la n (numero delle imprese)
aumenta, la q*NC diminuisce.

Andiamo ora a ricavare l’equilibrio di Nash – Cournot, prima matematicamente e poi graficamente:

22
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
MATEMATICAMENTE NASH - COURNOT
Per ricavare l’equilibrio matematicamente sfrutto l’effetto simmetria : qi = qJ = qNC
Abbiamo la seguente relazione : Q-i = ∑ n J ≠ i = 1 qJ = (n – 1)* qNC

Somma quantità Quantità


prodotte da tutte le identiche
imprese tranne l’impresa
i

Quindi somma ( n – 1)

Dalle relazioni ricavate in precedenza, e sostituendole in tale formula ricaviamo che:


a-c 1
qNC = - * (n – 1) qNC
2b 2

qNC = a-c - 1 nqNC + 1 nqNC


2b 2 2
a-c 1 1
2bqNC = 2b - 2b ( nqNC ) + 2b( nqNC )
2b 2 2

2bqNC = a – c – nbqNC + bqNC


2bqNC – bqNC + nbqNC = a – c
bqNC + nbqNC = a – c
bqNC ( 1 + n ) = a – c
qNC = a-c Q D’EQUILIBRIO DI NASH – COURNOT
b( 1 + n) MATEMATICO

GRAFICAMENTE

Per ottenere l’equilibrio dal punto di vista grafico, sfruttiamo ancora una volta l’effetto simmetria:
Abbiamo la seguente relazione : Q-i = ∑ n J ≠ i = 1 qJ = (n – 1)* qNC

 Quindi abbiamo che: qi = qNC ; e qNC = 1 * Q -i ( linea tratteggiata rossa nel grafico)
n-1

 Per la qNC : Matematicamente, se n aumenta ; n


Graficamente, se n aumenta  la curva si sposta basso e qNC diminuisce

23
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
n a-c
 Per la Q NC : Sappiamo che Q = n * qNC = *
n+1 b
QUANTITA’ TOTALE DI COURNOT

Quindi: Se n = 1  MONOPOLIO
Se n =  CONCORRENZA PERFETTA
Di conseguenza possiamo notare come la Q T OT ALE si posiziona tra il monopolio
e la c.p. Se n aumenta, la QT OT di COURNOT aumenta e si sposta verso la
concorrenza perfetta.
Quindi: lim n ∞ qNC = 0
lim n ∞ QNC = QCP

Ma andiamo ad analizzare meglio tutto ciò graficamente:


qNC = qi
1 Q-i
qNC = *
n-1

QMON
Ec1

qNC se n
Ec2

Q-i
Q CP

In questo grafico vengono rappresentate le curve di livello di COURNOT( Tratteggiata rossa) , di


MONOPOLIO ( Verde) e di CONCORRENZA PERFETTA( Blu).
Facciamo alcune considerazioni sul grafico:
 Per ricavare le curve di livello abbiamo : Q T OT = qi - Q-i , da qui ricaviamo che:qi = QT OT -Q-i
dove qi è la retta , QT OT è l’intercetta verticale e Q -i rappresenta la pendenza
 La curva di livello di Cournot è maggiore della curva di livello di monopolio, ma è minore
della curva di livello di concorrenza perfetta ( c.l. monopolio< c.l. cournot < c.l. c.p.)
 Se n , passiamo da E1 a E2 , e la Q di Cournot si sposta verso la Q di concorrenza perfetta.
 Bastano 15 imprese perché in oligopolio ci siano glie effetti della concorrenza perfetta 
n=15.

24
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Come si misura il potere di mercato e la concentrazione?

P- MC P-c
Il Potere di mercato lo misuriamo con l’indice di Lerner : L = =
P P

Il Grado di concentrazione è dato dall’inverso del numero di imprese: CONC = 1 / n. Possiamo


quindi notare che:
 CONCORRENZA PERFETTA : Se n  ∞ ; la Concentrazione = 0
 MONOPOLIO : Se n = 1 ; la Concentrazione = 1
Questi risultati di potere di mercato e di grado di concentrazione, li otteniamo se le imprese son
SIMMETRICHE.
Ma se le imprese NON sono SIMMETRICHE, siamo in presenza di costi marginali( MC) diversi,

ciò mi porta ad avere anche quote di mercato( i = qi / Q T OT ). La quota media di mercato sarà :
∑ i 1
= = .
n n
P - ci
Quindi per le imprese non simmetriche il Potere di mercato è: L = ∑n i=1 i
P
Per il Gado di concentrazione abbiamo 2 coefficienti :
1. Cm : somma delle quote di mercato delle m imprese più grandi. Solitamente si prende m =
4 . m = 4  C4  0 < C4 < 1
2. Indice di HERFINDHAL : somma dei quadrati delle quote di mercato di tutte le imprese. In
tale indice possiamo individuare un difetto e un pregio, il difetto risiede nel fatto che è un
indice difficile da calcolare, in quanto è difficile avere le q.m. di tutte le imprese. Il pregio
consiste nel fatto che considerare tutte le imprese e considerare i quadrati, “ pesa di più” per
le imprese più grandi. Quindi l’indice di Herfindhal è calcolato nel seguente modo:
H = ∑n i=1 i2
Supponiamo di avere n imprese SIMMETRICHE, quindi i = ( q / Q ), avrò :
H = ∑n i=1 ( q / Q )2 = n * ( q / Q )2 = n * ( q / nq ) 2 = n * 1 / n 2 = 1 / n

Sempre in relazione all’indice di Herfindhal, consideriamolo ora in relazione alla Varianza:

∑( i- )2
σ =
2
n

n σ2 = ∑ ( i - )2 =∑ i2 - ∑ 2
–2∑ i*
25
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Quindi avrò : n σ2 = H + ∑ ( 1 / n )2 – 2 * ∑ i
n σ2 = H + n * 1 / n 2 – 2 * 1 / n * 1
n σ2 = H + 1/n - 2/n
n σ2 = H – 1/n
H = 1/n + n σ2

Dimostrare che all’aumentare della concentrazione, aumenta il potere di mercato(


mark –up)
Partiamo dal presupposto che il mark – up è inversamente correlato all’elasticità( ) e direttamente
correlato alla concentrazione( i). Quindi abbiamo che: P - ci = i
P

Facendo la sommatoria ricaviamo che:


∑n i=1 i * P - ci = ∑n i=1 i2 L=H/
P

Media ponderata
dei mark – up
delle singole
imprese

Da questa formula si evince che L , quanto più H ; quindi quanto più abbiamo concentrazione.
Si è però dimostrato che nella realtà questa relazione non è statisticamente rilevante, questo perché
se POT mkt ;P ;π ; n ; CONCENTRAZIONE

Tendenze empiriche del processo di concentrazione


Abbiamo una regolarità nei pattern di concentrazione:

 il grado di concentrazione di un’industria sembra essere inversamente legato alla dimensione del

mercato…..

 ….in alcuni settori industriali (es. birra, cibi congelati) il livello di concentrazione sembra essere

indipendente dalla dimensione del mercato

26
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

INTERAZIONE STRATEGICA: LA COMPETIZIONE


DI PREZZO E IL PARADOSSO DI BERTRAND
La premessa allo studio del paradosso di Bertrand è rappresentata dall’analisi del comportamento
delle imprese oligopolistiche, e partiamo con l’analizzare la teoria dei giochi.
La caratteristica del mercato oligopolistico è l’interdipendenza strategica delle imprese, dove
un’impresa nel compiere una scelta deve tener conto delle reazioni dei concorrenti. Quindi
πi( i ; S-i). Un problema decisionale, in questa situazione di interdipendenza, viene chiamato
GIOCO non – cooperativo( decisioni prese per avvantaggiarsi sui concorrenti). Facciamo alcune
precisazioni in merito:
 Il GIOCO è identificato dal numero di giocatori, dalle mosse e dalle strategie;
 Il GIOCO può essere rappresentato o attraverso una matrice( pay – off) o attraverso un
albero( estesa)
 I GIOCHI possono essere statici(simultanei) o dinamici(sequenziali)
 Risolvere il GIOCO significa trovare L’EQUILIBRIO( data la scelta dell’avversario io non
devo cambiare). In questo caso dobbiamo distinguere tra giochi statici e ssequenziali.
Per i giochi Simultanei abbiamo:
o STRATEGIA DOMINANTE : L’equilibrio deriva da una coppia di strategie
dominanti
o EQUILIBRIO DI NASH : Il giocatore sceglie la sua strategia migliore rispetto alle
strategie migliori dell’avversario
Per i giochi Sequenziali abbiamo:
o EQUILIBRIO DI NASH PERFETTO : In questo tipo di gioco sequenziale sono
importanti i concetti di minaccia credibile( la minaccia è credibile quando risulta
conveniente metterla in atto) e si impegno vincolante( iniziativa mediate la quale
un’impresa modifica in modo irrevocabile i pay – off futuri, in modo che sia conveniente
attuare una minaccia).
o GIOCO RIPETUTO(Dilemma del prigioniero): Abbiamo 2 giocatori e andiamo a
costruire la seguente matrice

27
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

NON CONFESSARE CONFESSARE

NON -1 ; -1 -6 ; 0
CONFESSARE

CONFESSARE 0 ; -6 -3 ; -3

EQUILIBRIO DI NASH

Prima di tutto notiamo che abbiamo un equilibrio di NASH, quindi il gioco è un


gioco simultaneo.
Possiamo vedere come la scelta ottima è CONFESSARE – CONFESSARE , anche
se in verità la scelta NON CONFESSARE – NON CONFESSARE sarebbe la
soluzione migliore( PARETO EFFICIENTE), ma non ci si arriva mai a tale scelta.
Nell’ipotesi che il gioco venga giocato un numero infinito di volte , per raggiungere
il risultato ( -1 ; -1) devo mettere in atto la TRIGGER STRATEGY, dove nel primo
periodo colludo, e nel periodo successivo verifico ciò che è stato fatto dall’altro
giocatore, aprendomi così due strade:
 Se l’altro giocatore non ha “tradito” continuo a collaborare
 Se l’altro giocatore ha “ tradito” , lo “punisco”
Attuando questa strategia si riescono a raggiungere esiti collusivi( cioè entrambi i
giocatori non confessano). Notiamo che se il gioco, al contrario, viene giocato un
numero finito di volte, la TRIGGER STRATEGY non vale perché in questo caso si
può attuare una “punizione”.
È stato importante focalizzarsi su questi concetti, in quanto nel proseguo del discorso, nello studio
del modello di Bertrand, emergeranno i concetti di Equilibrio di Nash , Equilibrio di Nash perfetto e
Gioco ripetuto.

28
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

INTERDIPENDENZA STRATEGICA CHE INFLUENZA IL


PREZZO NEL MERCATO OLIGOPOLISTICO
Modello di Bertrand
Ipotesi
1. Presenza di 2 imprese
2. Prodotto omogeneo
3. Dimensione dell’impresa( capacità dell’impresa di soddisfare la domanda di mercato) : Le
imprese hanno una capacità produttiva illimitata ki > Q CP T OT
c *q1 +F se 0 ≤ q1 ≤ k1
4. Imprese simmetriche CT 1=2
∞ se q1 > k1
5. Competizione di prezzo : le imprese massimizzano il profitto(π) decidendo il
prezzo(variabile strategica)
6. Timing : SCELTE SIMULTANEE
7. La domanda di mercato è lineare : P = a - bQT OT , dove Q T OT = D(P)

Domanda di mercato per le singole imprese in Bertrand


Indichiamo con q la quantità di domanda delle singole imprese; e con Q la quantità totale di
domanda del mercato.
Quindi abbiamo che:
D(P1 ) Se P1 < P2  Con D intendiamo la domanda di mercato, quindi
l’impresa 1 si prende tutto il mercato.
q1 DOM (P1 , P2 ) = ½ D(P1 ) Se P1 = P2  Le 2 imprese si spartiscono il mercato

0 Se P1 > P2

Funzione di profitto lordo per l’impresa 1


( P1 – c) * Q( P1 ) Se c ≤ P1 ≤ P2 -

π1 (P1 , P2 ) = ( P1 – c) * Q( P1 ) / 2 Se P1 = P2

0 Se P1 ≥ P2 -
La funzione obiettivo per l’impresa è la massimizzazione del profitto  MAX π(P1 , P2 )

29
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Ma allora la domanda che ci dobbiamo porre è: “Quale è la strategia ottimale per
l’impresa?…ovvero qual è il prezzo ottimale per massimizzare il profitto(π)?”. Per rispondere a tale
domanda dobbiamo costruire la FUNZIONE DI REAZIONE, che rappresenta il prezzo (la scelta)
ottimale dell’impresa i per ciascun livello di prezzo dell’impresa j. La funzione è sotto
rappresentata:
PM(prezzo di monopolio) Se P2 > PM

P1 =REAZIONE (P2 ) P2 - (appena sotto) Se c(costo marginale) < P2 ≤ PM

c Se P2 ≤ c

La FUNZIONE DI REAZIONE dell’impresa 2 sarà a uguale alla funzione di reazione dell’impresa


1. Riportando tali risultati matematici in un grafico otteniamo il seguente risultato:

P1 P2 = R(P1 ) 45°( P1 = P2 )

PM P1 = R(P2 )

c
ENB

P2
c PM

30
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Cosa succede in Bertrand se le imprese sono asimmetriche
Ciò significa sostanzialmente che abbiamo costi marginali diversi( c 1 ≠ c2 ), in particolare vediamo
cosa succede se c1 < c2 .

P1 P2 = R(P1 ) 45°( P1 = P2 )

PMON
P1 = R(P2 )

c1

1 2

P2
c2 PM

In questo caso possiamo vedere come abbiamo 2 equilibri, contrassegnati appunto dai due numeri:
1 : P1 = c2 - Se c2 < PMON
P*
2 : P1 = PMON Se c2 < PMON  sono monopolista sostanziale, prendo i π di
monopolio
In conclusione l’impresa con costi marginali più bassi “ butta fuori” l’impresa concorrente  logica
secondo la quale sopravvive una sola impresa, la più efficiente.

Equilibrio
Equilibrio di Nash-Bertrand: coppia di strategie (ossia i prezzi) tale che nessuna impresa ha
incentivo (ossia nessuna può aumentare i propri profitti) a modificare unilateralmente la propria
scelta (ossia il proprio prezzo).
Quindi l’equilibrio è dato graficamentedall’intersezione delle funzioni di reazione delle due
imprese ENB : P1 = P2 = c. Possiamo anche notare come non è possibile che P> CMA sia
l’equilibrio, perché tale situazione ci porta a fare ancora meglio, in quanto io impresa 1 posso
abbassare ancora il P rispetto all’impresa 2.

31
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
In conclusione possiamo dire che, i tre punti sotto elencati ci portano a considerare il cosiddetto
PARADOSSO DI BERTRAND:
 bastano 2 imprese per poter avere un risultato di CONCORRENZA PERFETTA
 Le imprese realizzano profitti economici nulli, e se ci sono costi fissi i profitti contabili possono
anche essere negativi
 E’ anche vero che in un mercato oligopolistico, quando entra una nuova impresa, i P si
abbassano e in Bertrand questa opportunità non esiste ; possiamo affermare che quello di
Bertrand è un modello irrealistico e paradossale….ma perché?
La risposta risiede nel fatto che alcune delle ipotesi di Bertrand sono troppo forti, quindi la
soluzione al problema del paradosso sono:
1. DIFFERENZIARE IL PRODOTTO: In questo modo non c’è più un incentivo a tagliare il
prezzo sotto all’avversario quindi in equilibrio posso avere P > CMA
2. CONCORRENZA DINAMICA : Tengo conto della possibile “guerra” dopo che avviene il
cosiddetto taglio del prezzo(gioco ripetuto e dinamico), che è quello che non fa Bertrand.
Allora in questo caso esistono gli equilibri collusivi dove P > CMA
3. VINCOLI ALLA CAPACITA’ PRODUTTIVA: Cournot.

32
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Vincoli alla capacità produttiva  Cournot


( superamento paradosso di Bertrand)
La competizione alla Cournot rappresenta il metodo per il superamento del terzo punto del
paradosso di Bertrand : ovvero la capacità illimitata. Partiamo dal presupposto che le ipotesi di
Bertrand ci dicevano che Ki ≥ Q(c), questo implica imprese grandi (Hp poco realistica). Che cosa
accade se rimuoviamo questa ipotesi? Abbiamo un modello di competizione di prezzo con vincoli
alla capacità produttiva; questo rappresenta il primo passo verso un modello più generale in cui le
imprese scelgono la capacità produttiva e il prezzo Quindi in Cournot andiamo ad analizzare cosa
succede se le imprese hanno la CAPACITA’ PRODUTTIVA LIMITATA: accade che ki< Q CP ,
dove ki rappresenta la capacità produttiva, e Q CP rappresenta la quantità in concorrenza perfetta; per
il resto manteniamo le stesse ipotesi di Bertrand.

Modello con vincoli alla capacità produttiva


Supponiamo che P1 < P2 , e che la capacità produttiva sia limitata, ciò vuole dire che
DMKT (P1 ) > K 1 ( l’impresa non può servire l’intero mercato) ; allora abbiamo che
D2 = DMKT (P2 ) - K1 , dove D2 è la domanda residuale, tale relazione non è necessariamente pari a 0
o negativa , quindi D2 > 0 . Per andare a costruire il grafico sotto rappresentato teniamo anche conto
del fatto che non ci sono costi fissi( CF = 0) e che il costo marginale è pari a zero(CMA = 0).

P2
P* =
P(k1 + k2 )
Domanda residuale 2
k1 (DMKT + k1 )

α DMKT
D2
CMA = 0
k1 Q2 k2 k1 + k2 Q

Curva ricavo marginale(RMA) 2

33
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Qual è l’equilibrio della competizione di prezzo? In EQUILIBRIO si ha che le imprese fissano un
prezzo tale che la domanda uguagli la capacità produttiva totale K1+K2, ossia il prezzo di equilibrio
è dato da: P(K1+K2)
Il prezzo di equilibrio, maggiore del CMA , prevede che entrambe le imprese fissino lo stesso
prezzo, in modo tale che la capacità produttiva totale (k1 + k2 ) eguagli la domanda totale. Ma perché
tale prezzo è prezzo d’equilibrio?...e come facciamo a dimostrarlo? Per dimostrarlo dobbiamo
vedere se le imprese hanno incentivo a fissare un prezzo diverso( più alto o più basso).
IMPRESA 2 : 1. P2 < P (k1 ; k2 ) Fissare un prezzo inferiore NON ha convenienza. Infatti nel
rispondere alla domanda : “ l’impresa può appropriarsi di tutto il mercato?” la
risposta è NO, in quanto tale impresa ha la capacità produttiva vincolata(k 2 ), quindi
se P ;π
2. P2 >P (k1 ; k2 )  Fissare un prezzo superiore NON ha convenienza. L’impresa 2
ha una domanda residuale positiva (D2 ); su questa domanda massimizza il π. Se
fissasse un prezzo P2 superiore a P1 , venderebbe una certa quantità Q 2 < k2 , che può
essere comunque positiva. Ma si avrebbe che MR > MC! Quindi alzare il prezzo
(ossia ridurre la quantità) fa ridurre i profitti  la riduzione nei ricavi è superiore
alla riduzione nei costi (infatti se MR>MC allora all’impresa conviene aumentare la
quantità prodotta, il che è in contrasto con quanto appena scelto dall’impresa).
Questo ovviamente non le conviene perché per ogni Q2 < k2 , RMA > CMA, quindi
rinuncio a produrre delle quantità (α ), che mi darebbero profitti maggiori.
Lo stesso ragionamento vale per l’IMPRESA 1.
In conclusione fissare una capacità produttiva limitata ci permette di “scappare” dalla trappola di
Bertrand e dall’incentivo di tagliare il prezzo. Se le imprese hanno capacità produttive limitate
rispetto al mercato, i prezzi di equilibrio sono superiori ai costi marginali

Torniamo ai vincoli della capacità produttiva(MODELLO DI COURNOT)


Supponiamo che le imprese hanno la possibilità di scegliere la capacità produttiva da installare, in
questo modo si finisce nel MODELLO DI COURNOT COURNOT( modello di competizione di
prezzo con vincoli alla capacità produttiva).
 Ipotesi :
 Stesse ipotesi di Bertrand, cambia solamente la variabile strategica ( qi = ki)
 Gioco simultaneo, quindi l’equilibrio è l’equilibrio di NASH.
 La domanda è data da : P = a – bQ , dove Q = q1 + q2  ne ricaviamo che P = a – b(q1 + q2 )
 Non ci sono costi fissi
34
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Il costo marginale(CMA) è costante
 Andiamo quindi a vedere come si comportano le imprese :
L’IMPRESA 1 fa delle congetture su q 2 e ( quantità prodotta dalla rivale). Quindi l’impresa farà la
sua scelta di q ottima che massimizzi il π.
P

D RES = DMKT - q2 e
q2 e

P* q1 * q2 *

C = CMA

DMKT

Q
q1 e Q T OT
D RES 1  sceglie la q che
RMA gli permette di max π

NB: In Cournot il prezzo si fissa in modo da “ liberare” il mercato, ovvero in modo tale che la
DOMANDA T OT = PRODUZIONE T OT .
Analizziamo ora 2 casi estremi:
1. Se q2 e = 0  q1 è MONOPOLISTA

q*

DMKT = DRES1

QMKT = q1 *

35
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
2. Se q2 e = QC.P .

q1 *=0 C = CMA

DMKT

q2 e
D1
RMA
Andiamo quindi a fare un’analisi conclusiva prima grafica e poi matematica.
Graficamente :

q1

qMON
Rappresenta la mia scelta ottimale che
q1 = R( q2 e ) massimizza il profitto, data la scelta
dell’impresa 2.

q2
qC.P.

Matematicamente :
π1 = P q1 - c q1 = ( a - b QT OT )q1 - c q1 = ( a - b q1 - b q2 e) q1 - c q1
La condizione essenziale è la massimizzazione del profitto, quindi andiamo a calcolare la derivata

di questo rispetto a q1 , e poniamo tale derivata uguale a 0.


d π1 = 0  a - 2b q1 - b q2 e - c = 0
d q1
a - b q2 e - c = 2b q1

q1 = a-c - b * q2 e
2b 2b

a-c
q1 = - 1 / 2 q2 e q1 = R(q2 e)
2b

36
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
In maniera simmetrica si ricava la funzione di reazione dell’avversaria :
a-c
q2 = - 1 / 2 q1 e q2 = R(q1 e)
2b

Riassumendo abbiamo:
a-c
q1 = R(q2 e) = - 1 / 2 q2 e
2b

q2 = R(q1 e) = a-c - 1 / 2 q1 e
2b

 Andiamo ora a vedere come si trova l’equilibrio :


Notiamo subito che questo è un gioco simultaneo, quindi l’equilibrio sarà un equilibrio di Nash.
Anche in questo caso andiamo a fare un’analisi prima grafica e poi matematica.
Graficamente :
Le CONDIZIONI PER L’EQUILIBRIO SONO LE SEGUENTI:
o Le imprese stanno sulla stessa funzione di reazione: entrambe devono fare la loro scelta
ottima
o Le congetture delle imprese si realizzano

q1
qC.P. R2
qMON
EQUILIBRIO di NASH - COURNOT
1
q N.C

R1

q2
q2 N.C qMON qC.P.

Matematicamente :
Abbiamo 2 condizioni

1° CONDIZIONE 2° CONDIZIONE
q1 = R(q2 e) q2 e = qN.C
+
q2 = R(q1 e) q1 e = qN.C

qN.C1 = R1 (qN.C2 )
qN.C2 = R2 (qN.C1 )
37
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
qN.C = R(qN.C) = a-c - 1 / 2 qN.C
2b
qN.C = a-c - 1 / 2 qN.C
2b

3 / 2qN.C = a-c
2b
a-c a-c
qN.C = 2 / 3 * qN.C =  Quantità per la singola impresa.
2b 3b

a-c
Quantità totale : Q T OT NC = 2 / 3
b

 Dimostriamo che il prezzo è maggiore del costo marginale( c)

PN.C = a – bQT OT NC = a – b * 2 / 3 a-c = 3a – 2a + 2c = a + 2c


b 3 3

Ora dobbiamo dimostrare che


questo risultato è maggiore di c 
per farlo aggiungo e tolgo c
a + 2c + c - c
Quindi : =
3

= a + 3c - c
3

a-c
=c+ Da ciò si evince che il prezzo è uguale a c( costo marginale)
3
più un qualche cosa rappresentato da ( a – c) /3

38
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Andiamo a vedere come si comportano i profitti
πN.C = ( PN.C - a )* qN.C = ( a + 2c -c)* a-c = a + 2c – 3c * a-c
3 3b 3 3b
a-c a-c (a – c) 2
= * =
3 3b 9b

Facciamo alcune considerazioni al riguardo:


 Le imprese in Nash – Cournot realizzano extraprofitti ( > 0);
 Le imprese imparano a convivere attenuando la competizione di prezzo , in quanto
un’eccessiva competizione le porterebbe alla trappola di Bertrand, quindi ha extraprofitti
uguali a 0;
 Discussione dei risultati ottenuti
1. IN EQUILIBRIO LE CONGETTURE SONO REALIZZATE  L’equilibrio è stabile( self
reniforcing)
2. In equilibrio, il prezzo è superiore al costo marginale e le imprese realizzano profitti positivi,
anche se inferiori a quelli di un monopolista  P > CMA & π > 0
3. Nell’equilibrio di Cournot si produce di più rispetto alla situazione di Monopolio ma meno
che in Concorrenza Perfetta  Q T OTMON < QT OTNC < QT OTCP
4. Il prezzo in Cournot invece è minore del prezzo di Monopolio e maggiore del prezzo
concorrenziale  PCP < PNC < PMON
 Dimostrazione grafica dei punti 3 e 4
Punto 3:

q1
45°
Q T CP

R2
T
Q M

QNC
ß

R1
α

q2
QT OTMON Q T OTCP

39
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Analizzando le curve di livello notiamo che :
 QT OTMON = q1 + q2  q1 = QT OT MON - q2 (α)
 QT OTCP = q1 + q2  q1 = QT OTCP - q2 (ß)
 Graficamente possiamo notare come ß > α  QCP > QMON mentre la QNC sta nel mezzo.

Punto 4:

PMON

PNC
DOM : P(Q)

Q
Q T OTMON QT OTNC QT OTCP

RMA

Modello di Cournot asimmetrico


Ciò significa sostanzialmente che abbiamo costi marginali diversi( c 1 ≠ c2 ). Quindi abbiamo che:
π1 = P(Q) * q1 - c1 q1
 Dove P(Q) = a - b q1 - b q2 e
Quindi otteniamo :
π1 = ( a - b q1 - b q2 e )* q1 - c1 q1
Calcoliamo la derivata e poniamola uguale a 0( funzioni di risposta ottima):
d π1 / d q1 = 0  a - b q1 - b q2 e - b q1 - c1 = 0
a - c1 - 2 b q1 - b q2 e = 0

a - c1 1
q1 = R1 (q2 e ) = - q2 e
2b 2

Quindi : q1 = R1 (q2 e ; c1 ) , dove d q1 / d c1 < 0 se c1 ; q1


40
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

a – c2 1 qe
Per simmetria avremo che : q1 = R2 (q1 e ) = - 2
2b 2

Quindi : q2 = R2 (q1 e ; c2 )

In questo caso abbiamo 2 condizioni per l’equilibrio:


1. Ogni impresa compie la sua scelta ottima
2. Le congetture devono essere corrette
Graficamente possiamo vedere come l’equilibrio non si trova più sulla bisettrice:

q1
45°
R2

R1
q2

La quantità ottimale per l’impresa 1 e 2 saranno quindi calcolata nel seguente modo( tramite la
regola della sostituzione):

a - c1
q1 NC = - 1 / 2 q2 NC
2b
q2 NC = a – c2 - 1 / 2 q1 NC
2b
a - c1
q1 NC = - 1 / 2 * ( a – c2 - 1 / 2 q1 NC )
2b
2b
a - c1 a - c2
q1 NC = - + 1 / 4 q1 NC
2b 4b

3 / 4 q1 NC = 2a - 2c1 - a + c2
4b

a - 2c1 + c2
q1 NC = Quantità ottimale dell’impresa 1
3b

41
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Quindi q1 NC = f (c1 ; c2 ) :
 d q1 NC / d c2 > 0 (c2 ha segno positivo) Se c2 ; q1 NC

 d q1 NC / d c1 < 0 (c1 ha segno negativo) Se c1 ; q1 NC

a + c1 -2c2
Analogamente avremo che : q2 NC = Quantità ottimale
3b
dell’impresa 2

Dato che le imprese sono assi metriche avremo q1 NC ≠ q2 NC ; di conseguenza la Quantità totale sarà
a + c2 -2c1 + a + c1 - 2c2
uguale a : Q T OT NC = q1 NC + q2 NC =
3b

QT OTNC = 2a - c2 -c1
3b

Concludendo possiamo vedere che q1 NC > q2 NC , Se : a + c2 - 2c1 > a + c1 - 2c2


3 c2 > 3 c1
c2 > c1  ovvero c1 < c2
Quindi se c1 < c2 ; abbiamo le seguenti considerazioni da fare:
 L’impresa che ha un costo marginale ( c) più basso, produrrà una q maggiore  q1 NC > q2 NC.
 Per ciò che concerne la stessa quota di mercato abbiamo che :
1= q NC / Q NC = a - 2c1 + c2
1 T OT
2a - c2 -c1
a + c1 -2c2
2= q2 NC / QT OTNC =
3b
 Avrà quote di mercato( q.m.) maggiori Possiamo notare che : 1> 2

In generale, l’impresa con costi minori, produce di più, ha una quota di mercato e profitti più

elevati rispetto all’impresa con costi più alti

42
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Considerazioni generali
Facciamo ora due semplici esempi dove applichiamo la teoria alla pratica per capire meglio quanto
detto finora:
ESEMPIO 1 :
 Supponiamo di considerare la produzione in due paesi:
Impresa 1 . Europa
Impresa 2 . Stati Uniti
 La vendita viene effettuata nello stesso mercato, gli Stati Uniti e la moneta utilizzata è il $
 La domanda che ci poniamo è : “ Cosa succede se l’Euro si svaluta?”. Ebbene per l’impresa
1 il costo marginale ( CMA) scende supponiamo che all’inizio il CMA1 fosse 2 €, il
cambio € / $ 1.50, quindi il costo marginale era 3 $. Se il cambio € / $ dovesse scendere a
1.25, il costo marginale scenderebbe a 2.50$. Ma cosa succede alle curve di reazione?
Vediamo l’effetto di questo fenomeno dal punto di vista grafico:

q1

q1 1 E1

R1 ’

q1 0 E0

R1 (c1 )
q2
q2 1 q2 0

Dal grafico possiamo vedere come se c1 diminuisce riesco a produrre di più, e di conseguenza R1 si
sposta verso l’alto( linea rossa). Così si va a creare un nuovo equilibrio in E1 , quindi l’impresa 1
produce di più a di conseguenza l’impresa 2 produrrà di meno. Quindi per l’impresa 1, la
svalutazione dell’Euro può essere considerata un VANTAGGIO.

43
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
ESEMPIO 2 :
 Nel secondo esempio andiamo a considerare a supporre il fatto che l’impresa 2 realizzi
un’innovazione tecnologica di processo che riduce c2 . Graficamente si verifica il seguente
fenomeno:

q1

R2 (c2 )

R2 ’

q1 0 E0
R1 (c1 )

E1
q1 1
q2
q2 0 q2 1

Dal grafico possiamo notare come se c1 diminuisce , l’impresa 2 produce di più e di conseguenza
l’impresa 1 produrrà di meno; quindi R2 si sposta verso l’esterno( linea rossa).

CHIEDIAMOCI ORA CHE LEGAME ESISTE TRA IL COSTO DELL’INPUT e IL PREZZO


DELL’OUTPUT
Ebbene andiamo a considerare per esempio il settore del trasporto aereo, e analizziamo il caso
dell’Alitalia e della British Airwais, possiamo notare che:
 Entrambe hanno lo stesso costo marginale, che dipende per metà dal costo del carburante e
per metà dal costo del personale;
 Supponiamo che il costo del petrolio aumenti del 60% , questo fa si che il COSTO
MARGINALE aumenti del 30% ( per entrambe le compagnie). Graficamente accade che:

44
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

qA
45°
RB

RB’
RA

RA’

qB

Dal grafico notiamo che : Se qA ; qB ; QT OT ; P .

P1

P0

DOM

Q
QT OT 1 QT OT 0

In questo secondo grafico possiamo notare come il prezzo aumenta , però dobbiamo chiedere di
quanto. Per rispondere a questo quesito noi sappiamo che P NC = a + 2c .
3
Quindi abbiamo che PNC = a / 3 + (2 / 3) *c.
Facendo la derivata rispetto a c, otteniamo che: d P/ dc = 2 / 3  Δ P = 2 / 3 Δc ; dove Δc = 30%.
Quindi Δ P = 2 / 3 * 30%  Δ P = 20%

45
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Conclusioni Cournot e Bertrand
Nel concludere il nostro discorso su Cournot e Bertrand ci andiamo a domandare quale dei due
modelli è il più realistico. Possiamo sostanzialmente dire che non c’è una risposta universale, in
quanto questa dipende dal mercato che stiamo trattando. Possiamo vedere che:
 Se la scelta riguardante la capacità produttiva ( LP) è più difficile da modificare del prezzo
( BP), è meglio utilizzare il MODELLO DI COURNOT. Esempi di settori meglio spiegati :
Siderurgico, automobilistico, ecc…
 Nei mercati in cui la scelta della capacità produttiva è più facile da modificare ( BP), mentre
il prezzo è più difficile da modificare( BP), è meglio utilizzare il MODELLO DI
BERTRAND. Esempi di mercati meglio spiegati : Bancario
Riassumendo possiamo quindi affermare schematicamente che:
 Se capacità / output FLESSIBILI  BERTRAND
 Se capacità / output RIGIDI  COURNOT
Nella realtà però le imprese scelgono sia la capacità produttiva che il prezzo, quindi ho un gioco a 2
stadi:
1. Nel PRIMO STADIO scelgo la Capacità produttiva( Lungo periodo)
2. Nel SECONDO STADIO scelgo il Prezzo (Breve periodo)
Questo modello dei due stadi è noto come il MODELLO CAPACITA’ – PREZZO KREPS( si
risolve all’indietro)
 Intuizione : le imprese nel 1° stadio si “vincolano” a capacità produttive limitate per evitare
nel secondo stadio di incorrere in guerre di prezzo, e poter invece fissare un prezzo superiore
al costo marginale (come in Bertrand con vincoli di capacità)
 Risultato : Identico a quello di Cournot.

46
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

La differenziazione del prodotto


( superamento paradosso di Bertrand)
La differenziazione del prodotto rappresenta il metodo per il superamento del primo punto del
paradosso di Bertrand : ovvero il prodotto omogeneo.
Si dicono PRODOTTO DIFFERENZIATI, quei prodotti offerti dalle diverse imprese e percepiti
diversi l’uno dall’altro dai vari consumatori, quindi i prodotti differiscono per una o più
caratteristiche e i consumatori percepiscono queste differenze, la differenza può essere oggettiva o
soggettiva.
Nel valutare questo fenomento ci poniamo 2 domande:
 “ Cosa cambia nella performance dei risultati del mercato oligopolistico se i prodotti sono
differenziati?”  Le imprese scelgono le caratteristiche del prodotto e quindi gli aspetti
strategici rilevanti.
 “ Perché insorge la differenziazione del prodotto?”  In questo caso abbiamo 3 ragioni:
1. I prodotti sono sostanzialmente identici ma i consumatori devono sostenere dei costi di
trasporto, questi sono diversi da consumatore a consumatore, e ciò porta il cliente a
scegliere un determinato prodotto piuttosto che un altro;
2. I prodotti sono sostanzialmente omogenei ma il consumatore deve sostenere dei costi di
cambiamento(SWITCHING COST). Esempio: Il mercato delle assicurazioni contro il
furto e l’incendio offre dei prodotti sostanzialmente omogenei. La concorrenza però è
molto intensa e non abbiamo collusione. Il cliente quindi, nel decidere di cambiare da
una polizza all’altra, deve sostenere dei costi informativi , amministrativi e altri costi di
cambiamento. Questi costi non sono uguali per tutti i contratti, e ciò fa si che le stesse
polizze vengano percepite in maniera differente;
3. I prodotti sono effettivamente differenti per una o più caratteristiche.
La teoria economica ci dice che abbiamo 2 tipo di differenziazioni:
1. DIFFERENZIAZIONE ORIZZONTALE : I prodotti differiscono per una o più
caratteristiche e i consumatori, con esigenze e gusti diversi, valutano differentemente queste
caratteristiche( uno preferirà un determinato prodotto, e un altro ne preferirà uno diverso). In
questo caso non abbiamo una classificazione dei prodotti, in quanto non ci sarà un bene di
qualità superiore, ma la qualità dipenderà solamente dai gusti.
2. DIFFERENZIAZIONE VERTICALE : In questo caso identifico la caratteristica che è
univocamente migliore per tutti. Esempio: Nel mercato automobilistico una caratteristica di

47
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
eccellenza potrebbe essere quella di una macchina che consuma poco. Abbiamo quindi un
prodotto di qualità superiore rispetto agli altri, e tutti preferiranno quel prodotto.
Nella realtà possiamo notare come abbiamo sia una differenziazione orizzontale che verticale, e il
METODO DEL’APPROCCIO DELLE CARATTERISTICHE( Lancaster 1977) è il metodo
per analizzare la differenziazione del prodotto, tenendo conto sia della differenziazione orizzontale
che verticale. Questo criterio nasce da un’analisi la quale dice che la domanda del consumatore è
una domanda non per il prodotto in quanto tale, ma per le caratteristiche che lo stesso bene
possiede. Quindi quando si fa una scelte di acquisto si valuta il prodotto, e la scelta è data dalla
somma delle singole valutazioni delle caratteristiche che il bene possiede, questo metodologia
rappresenta un’estensione della teoria della domanda.
Facciamo un semplice Esempio per capire meglio:
 Andiamo a valutare l’acquisto di un’automobile e consideriamo 5 caratteristiche rilevanti per la
scelta:
1. Rapporto peso / potenza  prestazioni
2. Consumo
3. Dimensioni
4. Optional
5. Prezzo
 Esistono 2 tipi di auto:
1. Panda
2. BMW
Costruendo una matrice andiamo a vedere le caratteristiche per ogni singola vettura:
Peso / Potenza Consumo Dimensioni Optional Prezzo
Panda 0,3 25 0,8 0 10
BMW 1 10 1,2 1 60
 Esistono 2 tipi di consumatori:
1. Neo laureato
2. Professionista affermato
Costruendo una matrice andiamo a vedere quanto il consumatore è disposto a pagare per ogni
singola caratteristica:
Peso / Potenza Consumo Dimensioni Optional Prezzo
Neo laureato 5 0,8 1 0,5 -1
Professionista affermato 40 0 20 25 -1

48
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Facendo ora le nostre considerazioni possiamo notare come prima cosa che le singole caratteristiche
vanno a creare una differenziazione verticale, mentre tali qualità considerate nel loro insieme vanno
a creare una differenziazione orizzontale. Il consumatore è razionale, quindi andrà a scegliere il
prod0tto che gli darà un’utilità netta maggiore, vediamo come:
Per il NEO LAUREATO
 UTILITA’ NETTA PANDA = (5 * 0,3) + ( 0,8 * 25) + ( 1 * 0,8) + (0,5 * 0) + ( -1 * 10) = 12,3
 UTILITA’ NETTA BMW = (5 * 1) + ( 0,8 * 10) + ( 1 * 1,2) + (0,5 * 1) + ( -1 * 60) = - 55,3

Analizzando i due risultati è evidente che il neo- laureato sceglierà la Panda

Per il PROFESSIONISTA AFFERMATO:


 UTILITA’ NETTA PANDA = (40 * 0,3) + ( 0 * 25) + ( 20 * 0,8) + (25 * 0) + ( -1 * 10) = 18
 UTILITA’ NETTA BMW = (40 * 1) + ( 0 * 10) + ( 20 * 1,2) + (25 * 1) + ( -1 * 60) = 29

Analizzando i due risultati è evidente che il professionista affermato sceglierà la BMW

Facciamo 2 considerazioni finali:


1. Possiamo quindi notare che per il neo- laureato le singole caratteristiche tecniche del
prodotto non pesano molto, ma la caratteristica maggiormente rilevante è quella PREZZO.
2. Al contrario per il professionista affermato, il peso della scelta è maggiormente incentrato
sulle caratteristiche tecniche.

Andiamo ora a considerare un modello in base al quale si va a decidere il posizionamento del


prodotto e il prezzo di vendita :
MODELLO DI HOTELLING o DELLA CITTA’ LINEARE( 1927).
In tale modello possiamo vedere come la differenziazione è esogena(le imprese non possono
scegliere il grado di differenziazione) e orizzontale.
Tale modello è stato rivista negli anni ’90, nel momento in cui la teoria dei giochi si è affermata.
Le ipotesi del modello sono:
 Differenziazione spaziale del prodotto
 I prodotti sono omogenei
I consumatori faranno le loro scelte in base alla loro collocazione (Costo di trasporto). Facendo
questo semplice schema osserviamo che x preferirà 1, mentre x2 preferirà 2.

1 x x2 2

1/2
49
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Questa situazione si applica in tutti quei casi in cui i venditori e i consumatori sono collocati in posti
diversi, cosi che il consumatore è costretto a sostenere i cosiddetti costi di trasporto.
Nel modello di Hotelling rivisitato, questi concetti vengono applicati non solo nel caso di
differenziazione spaziale, ma anche nelle situazioni di differenziazione orizzontale.
Ma in che modo?...Andiamo a considerare i seguenti punti:
 Abbiamo un’unica caratteristica di differenziazione misurabile tra 0 e 1( Es: dolcezza dei
biscotti, piccantezza dei peperoncini, ecc…)
 Abbiamo 2 venditori identici, con una stessa struttura di costo e collocati ai due estremi
 I consumatori sono diversi e sono distribuiti uniformemente lungo questa scala
 Ogni consumatore compra una sola unità
 I consumatori si differenziano in quanto hanno gusti diversi, e questo determina la loro
collocazione sulla scala( Es: chi preferisce il peperoncino più piccante si collocherà in
prossimità dal punto 2)
 Per chi invece ha dei gusti di piccantezza diversi da quelli offerti dal mercato deve
accontentarsi di ciò che viene proposto e sostenere così un costo di disutilità, il che equivale
a sostenere un costo di trasporto X & X – 1: distanza da percorrere
 Abbiamo quindi un costo di trasporto t per unità di distanza
 Di conseguenza i prezzi sono diversi P 1 ≠ P2

Vende peperoncino Vende peperoncino


meno piccante  0 più piccante  1

1 2
X

1/2

X distanza 1 - X distanza

Concludendo questa semplice analisi, possiamo quindi notare che:


1. Il costo d’acquisto da 1 è uguale a P 1 + t * X
2. Il costo d’acquisto da 2 è uguale a P 2 + t *( 1 – X)
Quindi l’importante è determinare non quanto i consumatore consuma, ma è importante andare a
vedere da chi acquista, ed è intuitivo pensare che il cliente acquisterà da chi propone un prezzo più
basso.

50
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Secondo tale ottica le imprese dovranno quindi scegliere il prezzo( simultaneamente)  questo ci
riporta al modello di Bertrand con prodotti differenziati. Avremo quindi un equilibrio di Nash, e
dovremo trovare:
1. La singola domanda per la singola impresa;
2. π della singola impresa;
3. La funzione di reazione
Dopo aver effettuato questi 3 passaggi troverò l’equilibrio di NASH. Ma andiamo quindi ad
analizzare punto per punto:
PUNTO 1 (singola domanda):
In questo primo punto dobbiamo trovare il consumatore indifferente, ovvero il consumatore
indifferente ai prezzi nel momento delle decisioni d’acquisto.
x’ : P1 ’ + tx’ = P2 ’ + t *( 1 – x’)

P1 P2

P2 ’ + t P1 ’ + t

t
P1 ’
t
P2 ’

DOMANDA PER 1( D1) DOMANDA PER 2( D2)


1 2
X’
(consumatore indifferente)

51
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Per x < x’  COMPRO DA 1
Per x > x’  COMPRO DA 2
Quindi abbiamo che :
D1 = x’ = 1 / 2 + P2 ’ - P1 ’
2t
P 1 ’ - P2 ’
D2 = 1- x’ = 1 / 2 +
2t

LA DOMANDA DELLA 1° IMPRESA SARA’ QUINDI DATA DA:


P1 ’ + tx’ = P2 ’ + t – tx’
tx’ + tx’ = t + P2 ’ - P1 ’
2tx’ = t + P2 ’ - P1 ’

P2 ’ - P1 ’ DOMANDA PER L’IMPRESA 1  Dipende


x’= 1 / 2 +
2t positivamente dal prezzo dell’impresa 2 e
negativamente dal proprio

LA DOMANDA DELLA 2° IMPRESA SARA’ QUINDI DATA DA:


Analogamente otteniamo

P1 ’ – P2 ’ DOMANDA PER L’IMPRESA 2  Dipende


x’= 1 / 2 +
2t positivamente dal prezzo dell’impresa 1 e
negativamente dal proprio

52
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Analizzando un grafico analogo possiamo fare le seguenti precisazioni:

P1 P2
P1 ’ + tx’
P1 ’’

t P1
P1 ’
t
P2
P2 ’
( D1) ( D2)

D1 ( P1 ; P2 )
P1 ’’’
2
1 x’ X’ 1- x’
(consumatore indifferente)

Precisazioni sul grafico:


 t rappresenta il grado di differenziazione
o Se t = 0  non c’è disutilità a consumare un prodotto rispetto ad un altro, in quanto i
prodotti vengono percepiti come omogenei.
o Più alto è t , più i prodotti vengono percepiti come differenti.
 X’ rappresenta il consumatore indifferente
 x’ rappresenta i consumatori che preferiranno acquistare il bene 1 in quanto costa meno( D1)
 1 – x’ rappresenta i consumatori che preferiranno acquistare il bene 2 ( D2)
 La curva di domanda del bene 1, dato il prezzo del bene 2, sarà inclinata negativamente, la
curva di domanda è D1 ( P1 ; P2 )
o Con P1 ’’ : la domanda è 0
o Con P1 ’’’ : la domanda è massima
 Se t diminuisce il tutto si appiattisce, anche D1 che diventa più sensibile al prezzo e si arriva
così alla situazione di Bertrand
 Se t = 0 il tutto si appiattisce( linea verde) e la domanda va tutta a P2 , in quanto questa ha un
prezzo più basso( trappola di Bertrand).
 Se t > 0 non è detto che chi ha un prezzo più basso si accaparra tutta la domanda, in quanto
dobbiamo considerare anche i costi di trasporto ( t)  DIFFERENZIAZIONE DEL
PRODOTTO.

53
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

PUNTO 2 (π della singola impresa):


π1 (P’1 ; P’2 ) = P’1 x’ – cx’
π2 (P’2 ; P’1 ) = P’2 ( 1 - x’) – c( 1- x’)
Quindi otteniamo:
π1 = P’1 ( 1 / 2 + P2 ’ - P1 ’ )–c( 1/2+ P 2 ’ - P1 ’ )
2t 2t

π2 = P’2 ( 1 / 2 + P1 ’ – P2 ’ ) – c ( 1 / 2 + P 1 ’ – P2 ’ )
2t 2t

PUNTO 3 (funzione di reazione):


Ricaviamo la funzione di reazione sell’impresa 1 derivando il π rispetto a P :
d π1 / d P1 = 0
=1*(1/2+ P2 ’ - P 1 ’ )– 1 * P1 ’ + c * 1
2t 2 t t 2

= 1/2+ P2 ’ - 1/2* P1 ’ - 1/2 * P1 ’ +1/2* c


2t t t t

=1/2 + P2 ’ - P1 ’ + c =0
2t t 2t

Ricaviamo la funzione di reazione sell’impresa 2 derivando il π rispetto a P :


d π2 / d P2 = 0  per simmetria otteniamo :

1/2 + P1 ’ - P2 ’ + c =0
2t t 2t

A questo punto dopo aver risolto tutti e tre i punti possiamo trovare l’EQUILIBRIO DI NASH :

P1 ’ P2 ’ c
=1/2+ +
t 2t 2t

P2 ’ P1 ’ c
=1/2+ +
t 2t 2t

54
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
P2 ’
P1 ’ = t / 2 + + c/2
2

P2 ’ = t / 2 + P1 ’ +c/2
2
A questo punto posso trovare i Prezzi di equilibrio di Nash (P*NH) :
P1 *NH = c + t
P2 *NH = c + t
Posso trovare anche il Profitto di equilibrio di Nash (π*1 ) :
π*1 = t / 2 > 0
π*2 = t / 2 > 0
Facciamo ora lacune considerazioni:
 Il prezzo di equilibrio è maggiore dal costo marginale;
 Il profitto è maggiore di 0, ed aumenta al crescere di t( grado di differenziazione).
Questi due punti ci portano a dire che sia P che π aumentano all’aumentare di t.
Quindi differenziare il prodotto serve perché attenua la competizione di prezzo: fisso P
maggiore di c e così avrò extra π > 0, uscendo così dalla trappola di Bertrand. In sostanza si
attenua l’incentivo a tagliare il prezzo sotto quello dell’avversario, in quanto il prodotto è
differenziato, e il solo taglio del prezzo non mi basterebbe a conquistare l’intero mercato.
Prima abbiamo supposto che la differenziazione era esogena, ora vediamo cosa succede se la
differenziazione è endogena. In questo caso abbiamo la scelta di diversi aspetti strategici:
 Tenere conto di come si posizionano le rivali
 La scelta della mia collocazione influenza la competizione di prezzo.
Quindi abbiamo un gioco a 2 stadi : Il problema è decidere la variabile di Lungo Periodo ( la più
difficile da modificare) , e riguarderà la scelta di posizionamento del prodotto.
Modello di Hotelling come un “Gioco a due stadi”:
1. t0: scelta di localizzazione (x1, x2)
2. t1: scelta del prezzo (p1, p2)
Nel scegliere la localizzazione nel primo stadio si verificano 2 effetti:
 EFFETTO DIRETTO DI POSIZIONAMENTO(Poca differenziazione): Dati i Prezzi ( P)
di vendita mi conviene collocarmi vicino al mio rivale, in quanto avrò un aumento della mia
domanda e del mio π .

X’ X’
IO1 IO2 RIVALE
55
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Dal disegno posso vedere che se mi sposto da 1 a 2, la domanda X’ aumenta spostandosi in


X’. L’avversario di conseguenza farà uguale, quindi il risultato finale è che ci collocheremo
vicini e in prossimità del centro. A questo punto sorge un problema : Se siamo vicini la
competizione di prezzo aumenta( scelta del secondo stadio).
 EFFETTO STRATEGICO DI POSIZIONAMENTO( Molta differenziazione): In questo
caso i Prezzi non sono dati e di conseguenza la competizione è più intensa e i profitti
diminuiscono ( π ).
Possiamo notare come i due effeti son opposti e quindi formalmente il modello di Hotelling NON
ha equilibrio. Distinguiamo 2 casi nella realtà:
 Se la competizione di prezzo è intensa prevarrà l’aspetto strategico: Le imprese tendono a
differenziarsi al massimo grado
 Se la competizione di prezzo è assente prevarrà l’aspetto diretto: Le imprese tenderanno a
non differenziarsi.( Es : partiti politici, televisione, ecc…)
o Nella competizione politica i partiti si collocano al centro perché non ho prezzi
o Nei programmi televisivi, questi si collocano anche loro al centro( sono sostanzialmente
identici) perché non ho un prezzo per guardare la televisione.
Concludendo su questa parte riassumiamo i due fenomeni emersi:
1. Se la competizione di Prezzo è intensa  ES > ED  DIFFERENZIAZIONE
2. Se la competizione di Prezzo non è intensa  ED > ES  NON ABBIAMO
DIFFERENZIAZIONE

56
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Concorrenza dinamica
( superamento paradosso di Bertrand)
La concorrenza dinamica rappresenta il metodo per il superamento del secondo punto del
paradosso di Bertrand, ossia l’interazione non ripetuta.
Partiamo dal presupposto che nell’ equilibrio di Bertrand (prezzo) abbiamo:
 due imprese,
 due prodotti identici
Le imprese procedono con la scelta del Prezzo, e chi stabilisce il prezzo più basso prende tutto. La
logica di analisi è la seguente : Prezzo = costo marginale = concorrenza perfetta.
La risposta ottimale dell’impresa 1 ad ogni possibile scelta dell’impresa 2 è un equilibrio di Nash
(Un equilibrio di Nash è una situazione -di equilibrio, ma sub-ottimale - in cui i soggetti economici
si trovano in modo stabile, a seguito dell’azione propria e dell’interazione con l’azione degli altri):
entrambe fissano il Prezzo = Costo Marginale.
Consideriamo che sia il prezzo la decisione strategica più importante per l’impresa; quindi il
modello di Bertrand è un modello statico  (concorrenza statica)
Secondo questa logica il gioco (competizione) avviene in un solo periodo: il prezzo è scelto una
volta per tutte, e quindi non possono esistere le rappresaglie
Infatti una delle ipotesi che portano al paradosso di Bertrand è che la competizione di prezzo duri
un solo periodo (one- shot).
Nella realtà, la competizione di prezzo fra imprese è un gioco ripetuto nel tempo e a cadenza spesso
frequente. Ma allora cosa cambia nel modello di competizione di prezzo, il fatto che le imprese
interagiscano ripetutamente?
Introduciamo i concetti di:
1. collusione,
2. fattore di sconto,
3. punizione,
4. coordinamento tacito,
5. guerre di prezzo.

57
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Collusione
La collusione nasce dal capitalismo, ed è vista da molti come la forma più grave di danno al
funzionamento della concorrenza. Ci sono varie forme di accordi collusivi:
 Accordi sui prezzi
 Accordi per spartirsi il mercato
 Accordi su quote produttive
Ma che cos’è la collusione per la teoria economica?....Ebbene è l’equilibrio dove i prezzi sono più
elevati rispetto al gioco non – cooperativo uni- periodale(Bertrand), e vi è quindi un’interazione
ripetuta. Questo coincide con un risultato (prezzi più elevati) e non con le modalità con cui il
risultato si ottiene
NOTA : Non è facile raggiungere un accordo collusivo.
E’ anche vero però che la tentazione di deviare unilateralmente è forte, in quanto deviando
dall’accordo collusivo un’impresa incrementa i suoi profitti!!!
Ci sono 2 elementi necessari perché ci sia collusione :
1. I partecipanti devono riuscire a scoprire tempestivamente se si è verificata una deviazione
2. Alla scoperta di una deviazione deve seguire una punizione credibile che riduce i profitti
dell’impresa deviante
Abbiamo due forme di collusione:
 Collusione esplicita : Le imprese possono comunicare e si coordinano esplicitamente(
tramite un accordo) su un equilibrio congiuntamente ottimale. Fichè l’accordo viene
mantenuto le imprese sanno come comportarsi.
 Collusione tacita: Nella maggior parte dei casi la collusione è segreta o tacita. Le imprese
colludono sulla base di veri e propri accordi segreti oppure adottano tacitamente, cioè senza
un vero e proprio accordo, comportamenti che limitano il livello di concorrenza nel mercato
e consentono di aumentare i profitti congiunti. I rischi di tale collusione sono i seguenti :
difficile , possibilità di errori
La collusione segreta o tacita rende quindi ancora più difficile il ruolo di controllo e
intervento delle autorità antitrust.
Nel secondo tipo di collusione abbiamo quindi un problema di coordinamento : Qual è il prezzo
collusivo?
È importante poi notare che solo la prima forma di collusione può essere punita esplicitamente; la
seconda dovrebbe essere resa preventivamente più difficile. Il risultato di 1 e 2 è lo stesso ed è
punibile, a causa di un’ abuso di posizione dominante.

58
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Abbiamo quindi tre tipi di collusione:
1. CARTELLI : Gruppi di imprese che si accordano in modo esplicito per coordinare l’attività
(prezzi – quantità)
2. ACCORDI SEGRETI : Gruppi di imprese che si accordano in modo segreto per coordinare
l’attività (prezzi – quantità)
3. ACCORDI TACITI : Gruppi di imprese che si accordano in modo tacito per coordinare
l’attività (prezzi – quantità)
L’elemento comune è il tentativo di riuscire a sopprimere la concorrenza ed aumentare così il potere
di mercato delle imprese
Andiamo quindi a considerare il gioco di Bertrand in una serie infinita di periodi) 
gioco ripetuto, dove:
 il tempo è suddiviso in periodi t = 1,2,3,…, ∞
 le imprese fissano simultaneamente il prezzo
Gli Equilibri possibili di questo gioco dinamico sono:
1. Bertrand-Nash: in ciascun periodo l’impresa fissa p = c (costo marginale) ignorando la
storia precedente dell’industria (se infatti le due imprese ignorano la storia precedente, si
comportano sempre allo stesso modo). Quindi non c’è collusione.
2. Strategia del grilletto (Trigger strategy) dove :
 Nel primo periodo entrambe le imprese fissano il prezzo a livello di monopolio e
avranno ciascuna i π = 1/2 π M .
Quindi per l’impresa 1 : p1t = pM Se t = 0
 Nei periodi successivi vi sono 2 possibilità:
o 1° possibilità : entrambe le imprese hanno rispettato l’accordo collusivo mantenendo
nel passato il prezzo di monopolio che pertanto viene mantenuto.
Quindi per l’impresa 1 : p1t = pM Se t > 0 ; p2S = pM Se s = 0, 1 , 2 , ….., t-1
o 2° possibilità : se l’ impresa 2 non ha rispettato l’accordo di collusione fissando
precedentemente il prezzo a livello del costo marginale, allora l’impresa 1 “la
punisce” e lo fisserà a sua volta uguale a c  Bertrand-Nash.
Quindi per l’impresa 1 : p1t = c Se t > 0 ; p2S < pM Se s = 0, 1 , 2 , ….., t-1

59
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Competizione di prezzo (quantità) dinamica
La collusione può divenire un equilibrio sostenibile se la competizione di prezzo (quantità) viene
ripetuta un numero infinito (incerto) di volte – Folk theorem
Abbiamo la cosiddetta Trigger strategy:
p1t = pM Se t = 0
σ1 p1t = pM Se t > 0 p2S = pM s = 0, 1 , 2 , ….., t-1
p1t = c Se t > 0 p2S < pM s = 0, 1 , 2 , ….., t-1
Dove : σ = Strategia dell’impresa
M = monopolio ; C = concorrenza
Ma La coppia di strategie (σ1, σ2) può essere un equilibrio del gioco ripetuto un numero infinito di
volte? Per rispondere a tale domanda occorre attualizzare i profitti futuri!!!
1. L’ATTUALIZZAZIONE
€ 1.000 oggi equivalgono a : € 1.000 X (1+ 0,1) = € 1.100 tra un anno.
In termini generali, con un tasso di preferenza del 10%, un individuo è indifferente tra ricevere una
unità nel periodo 0 (cioè oggi) e una unità nel periodo 1 (tra un anno) moltiplicata per (1+0,1).
Così nel periodo 1 (tra due anni) la stessa unità avrà un valore pari a: 1x (1+0,1)(1+0,1), cioè
1x(1+0,1)2
Quindi il valore oggi è: 1/(1+0,1)2
Il valore oggi (valore attualizzato) di, ad esempio , un flusso di profitti è: π = ∑ n T = 0 πN / (1 + i) t
Definiamo:
 i il tasso di sconto
 il fattore di sconto
Avremo che : = 1 / (1+i ) 2
= 1 / (1 + i)2
Dove : k
è il valore di €1 tra k+1 periodi (partendo da k=0)
2. SERIE GEOMETRICHE
Teniamo sempre presente che il fattora di sconto è dato da : = 1 / (1+i) . Se x < 1 la somma
delle serie esiste e vale : ∑ ∞ k = 0 xk = lim n  ∞∑ n k = 0 xk = lim n  ∞ (1 – x n+1 ) / (1- x) = 1 / (1 – x)
Possiamo trarre le seguenti conclusioni:
1. Se diamo “oggi” molto valore al futuro (profitti, anni di vita, ecc.), vorremo essere poco
compensati per l’attesa (preferenza per il futuro), quindi ci accontenteremo di un i basso 
δ alto  i profitti futuri valgono molto

60
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
2. Se invece diamo più valore all’ “oggi” rispetto al futuro, vorremo essere molto compensati
dall’attesa, quindi chiederemo un i grande cioè un δ piccolo  i profitti futuri valgono
poco.
Ma allora GENERICAMENTE: La coppia di strategie (σ 1 , σ 2 ) può essere un equilibrio del
gioco ripetuto un numero infinito di volte?
Definiamo genericamente (cioè sia per la competizione di prezzo che per la competizione sulle
quantità):
 πCO = profitto di collusione
 πD = profitto di deviazione
 πNC = profitto di NON- Collusione, ossia i corrispondenti dell’equilibrio di Nash.
Poniamoci ora alcune domande:
1. Assumendo che impresa 2 segua σ 2 , qual è il payoff per l’impresa 1 seguendo σ 1 ?
V1 CO = πCO ( 1 + + 2
+ …) = πCO * 1 / (1 – )
Dove V = Valore attuale del profitto
2. Assumendo che impresa 2 segua σ 2 , qual è il payoff per l’impresa 1 se devia da σ 1 ?
V1 D = πD + πNC ( + 2
+ …) = πD + [ πNC / (1 – )]

1 -1
1–

Quando conviene la collusione?


La strategia σ 1 è risposta ottima a σ 2 (e viceversa) se: V1 CO ≥ V1 D
Verifichiamo quando vale questa condizione, ossia quando la collusione è sostenibile!
Confrontando le due opzioni, abbiamo che:
πCO * 1 / (1 – ) ≥ πD + [ πNC / (1 – )]
πCO * 1 / (1 – ) - πD - [ πNC / (1 – )] ≥ 0
[πCO * - (1 – ) πD - πNC ] / (1 – ) ≥ 0 dato che < 1  (1 – ) > 0
(πD - πNC) ≥ πD - πCO

≥ (πD - πCO) / (πD - πNC) = *

Essendo πD > πCO > πNC ; avremo che ≥ (πD - πCO) / (πD - πNC) = * < 1
Tale la condizione è soddisfatta per ‘grande’. Quindi la possibilità di un equilibrio collusivo
dipende dal fattore di sconto.

61
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Bertrand
Nella competizione di prezzo (modello di Bertrand) la precedente condizione diventa:
≥ (πD - πCO) / (πD - πNC) = (πM - πM/2) / (πM - 0) = 1 / 2 = *
Cournot
Nella competizione di quantità (modello di Cournot) la precedente condizione diventa:
≥ (πD - πCO) / (πD - πNC) = 9 / 17 = *
Concludendo possiamo vedere come è relativamente più difficile colludere nel modello di Cournot,
causa il fatto che la punizione è meno severa (più elevati i profitti di NC) (9/17 > 1/2 ). Per
colludere i profitti futuri devono essere valutati molto  δ alto
3. NOTA SUL FATTORE DI SCONTO
Nell’analisi precedente: = 1 / (1+ r).
Il tasso di interesse rilevante è quello corrispondente al periodo che passa fra due successive
decisioni. Supponiamo che r sia tasso di interesse annuale, ma che le imprese cambino il prezzo f=5
volte all’anno, ossia ogni 365/5=73 giorni: = 1 / [1+ (r/f )]. Questo è il fattore di sconto rilevante
nelle decisioni delle imprese.
In realtà, le imprese sono incerte sul fatto che la competizione prosegua nel futuro: la probabilità h
di avere profitti nel futuro entra nel calcolo di : = [1 / (1+ r)] * h
In modo analogo, si può pensare alla possibilità che il mercato cresca, ad un tasso g (pertanto i
profitti al tempo t+1 sono maggiori di quelli a t di un fattore (1+g): = [1 / (1+ r)] * h( 1 + g) .
Quindi cresce al crescere di f, h, g.
Da questa analisi possiamo concludere che la collusione è più facile da attuare quanto maggiore
sono:
 l’interazione fra le imprese ( f ),
 la probabilità che vi siano profitti futuri (continuazione della competizione) ( h ),
 il tasso di crescita del mercato ( g )
4. DISCUSSIONE
Dalla nostra analisi sono emersi i seguenti punti:
1. La collusione può essere un equilibrio sostenibile a patto che le imprese siano pazienti ( alto)
2. La minaccia (credibile) di essere puniti frena ciascuna impresa dal deviare
3. Se imprese percepiscono forte interdipendenza, accordi taciti (es. parallelismo prezzi) possono
essere risultato di comportamenti spontanei
Ma allora la domanda che ci poniamo è : se la collusione è un esito possibile della competizione,
perchè non si osserva spesso?

62
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Quindi abbiamo :
 Paradosso di Bertrand: 2 imprese, gioco non ripetitivo  concorrenza perfetta
 Paradosso opposto: gioco ripetitivo le 2 imprese possono quasi sempre colludere
Le imprese non colludono per i seguenti motivi:
1. Politiche antitrust
2. Mercati con alto turnover: se l’impresa pensa di uscire dal mercato con elevata probabilità, gli
incentivi a deviare sono alti  δ piccolo ( potrebbe essere grande a sufficienza per la
collusione solo con i troppo basso)
3. Non sempre i prezzi sono osservabili con precisione (riduzioni segrete)
Il modello presentato spiega come l’impresa debba confrontare i vantaggi di breve periodo
(deviando) con le perdite di lungo periodo.

Il cartello dei diamanti

DeBeers ha una quota limitata nel settore estrattivo dei diamanti, ma controlla la CSO (Central
Selling Organization) con sede a Londra.
La CSO funge da intermediaria tra gli estrattori e chi si occupa del taglio e della pulizia dei
diamanti, ottenendo margini molto elevati.
Ma se DeBeers ha così alti margini di guadagno perché le altre compagnie non “saltano”
l’intermediazione della CSO?
1. Perché la CSO controllando le scorte regola il mercato e permette di raggiungere la stabilità dei
prezzi.
2. Perché DeBeers è capace di ritorsioni se si esce dal cartello

Fattori che influenzano la collusione


1. Struttura di Mercato : Numero di imprese e Simmetria fra imprese (costi, varietà prodotte)
2. Interazione fra imprese in più mercati
3. Ritardi di Informazione (e Frequenza delle Interazioni)
4. Domanda Fluttuante

Struttura mercato e collusione


VCO ≥ VD ; VCO = πCO * 1 / (1 – ) ; πCO= πM/2
Competizione di prezzo con n imprese:
V1 CO = (πM/n) * 1 / (1 – ) > V1 D = πM Chi devia ottiene il profitto di monopolio.
63
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
(πM/n) * 1 / (1 – ) > πM
(1 – )* [(πM/n) * 1 / (1 – )] > πM* (1 – )
πM/n > πM* (1 – )
1/n>1–
che implica:
> 1 – 1/n = *
Il limite inferiore del fattore di sconto necessario per sostenere la collusione cresce, al crescere di n
(collusione più difficile al crescere di n).
Quindi la Collusione più facile in mercati concentrati

Inoltre:
 Più facile il controllo reciproco e più veloce la scoperta delle deviazioni
 Più facile coordinare il comportamento
1. VELOCITA’ DI REAZIONE
E’ più facile sostenere un accordo collusivo se, in caso di deviazione, la punizione scatta
rapidamente. Ma quali fattori influenzano la velocità di reazione?
1. Discontinuità degli ordini : Se gli ordini sono discontinui (le vendite si verificano in modo
concentrato e per grandi lotti, invece di essere distribuite uniformemente durante l’anno),
l’interazione è meno frequente, è più difficile sostenere un accordo collusivo . Esempio :
Produzione di aerei.
Esempio: il mercato dei motori per TIR
 Minaccia di entrata: non significativa.
 Potere dei fornitori: limitato.
 Nonostante questo, la profittabilità è estremamente bassa. Perché?
1. Gli acquirenti sono molto sensibili al prezzo:300 grandi imprese di trasporto su strada.
2. Selezionano il produttore di camion e poi specificano alcune componenti cruciali che il
camion deve possedere (tra cui il motore è la più costosa).
3. Poiché la concorrenza nel mercato del trasporto su strada è molto intensa, gli acquirenti
sono molto sensibili al prezzo.
4. Ciò accentua il guadagno ottenibile con una deviazione.
5. Gli ordini sono discontinui: gli acquirenti ordinano commesse per centinaia di motori
alla volta.
6. Un motore ha una vita media di 8/10 anni.
7. Ciò amplifica ulteriormente l’incentivo a deviare e rende la punizione meno efficace.

64
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Simmetria tra le imprese
Se un’impresa ha un vantaggio rispetto all’altra (asimmetria): CMA1 < CMA2 ; allora l’impresa 1
ha incentivo a ridurre il prezzo: la punizione di 2 sarà al massimo ad un prezzo = CMA2 , quindi
l’impresa 1 realizza comunque profitti.

Questo ci porta a dire che la Collusione meno facile in mercati dove le imprese sono asimmetriche
(diverse dimensioni)

Per indurre l’impresa a basso costo ad aderire all’accordo collusivo, le si possono attribuire
maggiori quote di mercato.
1. QUOTE DI MERCATO
La collusione è più difficile, più asimmetriche sono le quote di mercato delle imprese: l’impresa più
piccola ha l’incentivo più forte a deviare.
Si considerino 2 imprese, una con quota di mercato pari a 1 / 4 (l’altra 3 / 4).
L’impresa devia: L’impresa non devia
π M
+ 0 + 0 +…+ 0 3 / 4π M + 3 / 4π M +…+ n
3 / 4π M = 3 / 4π M + [ / (1- )] 3 / 4π M
Quindi abbiamo che
Per la grande impresa:
π M – 3 / 4 π M < [ / (1- )] 3 / 4π M > 1/4

Per la piccola impresa:


π M – 1 / 4 π M < [ / (1- )] 1 / 4π M > 3/4

Capacità produttiva
Se abbiamo un’Asimmetria nelle capacità, la collusione è più difficile da sostenere, infatti:
 L’impresa con capacità maggiore ottiene un guadagno maggiore dalla deviazione
 Il costo della deviazione è minore per l’impresa con capacità maggiore (l’impresa piccola è
meno efficace nel punire l’altra) (esempio Nestlè-Perrier)
 Per indurre l’impresa con capacità maggiore a mantenere l’accordo collusivo (o ad aderirvi),
può essere necessario assegnarle una quota di mercato maggiore.
 Minore il fattore di sconto, più forte l’incentivo a deviare. Difficoltà finanziarie  fattore di
sconto basso (difficile attribuire un alto valore ai profitti futuri…)

65
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Facendo un Esempio possiamo vedere come nell’industria aerea: la causa principale delle guerre di
prezzo in questo settore sono le difficoltà finanziarie delle singole compagnie!
1. INTERAZIONE IN DIVERSI MERCATI
E’ più facile sostenere la collusione se le stesse imprese si fronteggiamo su diversi mercati:
 Se ciò attenua le asimmetrie presenti su ciascun mercato.
 Se ciò rende l’interazione più frequente.
EVIDENZA EMPIRICA:
Nel trasporto aereo, il collegamento tra due diverse città può essere visto come un particolare
mercato. Le stesse compagnie competono su diversi mercati.
Evans e Kessides (1994) ha mostrato che le tariffe sono più alte nelle tratte in cui operano imprese
che hanno contatti anche in altri mercati.

Ritardi di Informazione
Competizione di prezzo. Prezzi osservabili con 2 periodi di ritardo:
V1 CO = (πM/2) * 1 / (1 – ) > V1 D = πM * (1 + )
che implica:
1 / 2 ≥ (1 + ) * (1 – )
1/2≥1– + – 2
≥ 1 / √ 2 >1 / 2

Collusione meno facile in mercati con interazioni infrequenti (ingrosso, forniture industriali,
grandi commesse)

Fluttuazioni della domanda


Supponiamo che la domanda cambi nel tempo. Se le imprese colludono, come varierà il p al variare
di D?
Supponiamo che gli schock di D siano indipendenti da un periodo all’altro (la D corrente non
fornisce informazioni sulla D futura). I profitti correnti dipendono da Dt oggi: è tanto più
conveniente deviare dagli accordi quanto più Dt è grande.
Si avranno così π alti in relazione alla Dt (avendo abbassato il prezzo), mentre i π attesi dalla
punizione rimangono indipendenti da Dt.
 Informazione perfetta: le imprese osservano lo shock di domanda prima di fissare il prezzo
 L’ incentivo a deviare cresce nei periodi di domanda alta (profitto futuro è una media di

66
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
profitti buoni e cattivi): prezzi si muovono in modo anti-ciclico (sono più bassi in periodi di
domanda alta).
 Informazione imperfetta: le imprese non osservano lo shock di domanda prima di fissare il
prezzo  Le guerre di prezzo in presenza di domanda decrescente: prezzi si muovono in
modo pro-ciclico
Quindi le fluttuazioni della domanda rendono difficile sostenere la piena collusione.
Possiamo così arrivare alle seguenti conclusioni:

Se l’informazione è perfetta:
1. Guerre di prezzo più probabili nelle fasi alte del ciclo.
2. I prezzi si muovono in modo anticiclico
3. Incentivo a deviare maggiore quando domanda alta
4. Per impedire deviazione e mantenere equilibrio collusivo, tutte le imprese abbassano il
prezzo

1. RIDUZIONE SEGRETA DEI PREZZI


Ipotesi:
 Informazione imperfetta: l’impresa non osserva lo stato della domanda e dei prezzi dei
concorrenti
 Impresa osserva solo se la domanda che riceve è alta o bassa
 Domanda di mercato fluttua in modo casuale
Scenario:
 Domanda dell’impresa si riduce in modo inatteso
 Come dovrebbe reagire l’impresa?

Fasi collusive e guerre di prezzo si possono alternare quando comportamento concorrenti non è
osservabile. Prezzi si muovono prociclicamente.

Vi sono mercati sufficientemente grandi in cui i prezzi sono negoziati caso per caso (es.
calcestruzzo). Quindi diventa difficile controllare gli accordi di collusione  tentazione di riduzione
segreta di prezzo
Supponiamo: la domanda fluttua ma l’impresa osserva solo la propria  le vendite sono scarse
perché
A. il mercato decresce?
B. l’altra impresa ha ridotto il prezzo?
1. L’impresa x non punisce mai la y perché crede A disequilibrio perché y ridurrebbe
sistematicamente il prezzo

67
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
2. L’impresa x punisce y perché crede B  guerra infinita di prezzo  y non riduce
segretamente, ma quando arriva un calo del mercato si scatena la guerra di prezzo (senza
violazione di accordi).
Situazione intermedia:
3. Quando l’impresa x o l’impresa y osserva un calo del mercato, entrambe le imprese fanno
guerra di prezzo per un tempo finito T, dopo il quale tornano all’accordo. Se T è
sufficientemente grande nessuna impresa avrà interesse a ridurre il prezzo. Ma in realtà
esisterà sempre un T per il quale sia sufficientemente basso da scatenare la guerra di prezzo
Nella realtà si assiste dunque all’alternanza di guerre di prezzo e di accordi collusivi

Pratiche facilitanti
1. Scambio di informazioni su prezzi e quantità presenti o passate : Questo facilita
l’individuazione delle deviazioni .Esempii.: Esperienza danese nel mercato del cemento a
presa rapida ; Caso italiano della RCA (assicurazioni). Le autorità anti-trust trattano in modo
severo gli scambi di informazioni relativi a prezzi e quantità individuali (tanto più
severamente quanto più sono recenti e dettagliati).
2. Annunci di prezzi e quantità futuri: Facilitano coordinamento su un particolare equilibrio
tra tutti quelli possibili.
 Annunci privati(diretti solo ai concorrenti): pro-collusivi e senza ragioni di efficienza.
Ex.: Caso ATP in US. Ex.: Comunicazione nelle aste simultanee ascendenti (in cui
diversi oggetti sono in vendita simultaneamente).
 Annunci pubblici (rivolti anche ai clienti):
Potenzialmente pro-collusivi ma anche pro-competitivi.Ex.: Pubblicità sui giornali.
Tipicamente, il secondo effetto è considerato dominante.
3. Most Favoured Customer Clause (MFC): Clausola contrattuale che impegna un venditore
ad applicare ad un cliente le stesse condizioni offerte (dallo stesso venditore) agli altri
acquirenti.
 Retroattiva: se verranno concessi sconti ad acquirenti futuri, l’acquirente attuale riceverà
lo stesso trattamento.
 Contemporanea: impegno ad offrire il bene allo stesso prezzo praticato agli altri
acquirenti (tipicamente nella stessa area).
Effetto sulla sostenibilità della collusione  Riduzione del guadagno immediato di una
deviazione (chi abbassa il prezzo lo deve fare per tutti i clienti).

68
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Giustificazioni di efficienza  Assicurazione contro i rischi che derivano dal mercato.
Tuttavia ciò può comportare prezzi più alti (svantaggio per il consumatore)

Leggi antitrust
Le leggi antitrust rendono illegali le restrizioni dello scambio o i tentativi di monopolizzare il
mercato :
 Sherman Antitrust Act del 1890
 Clayton Act del 1914
Vengono quindi vietate le attività collusive

Le normative antitrust nei confronti degli accordi collusivi


 STATI UNITI:
Le prime norme relative alla formazione dei cartelli risalgono già nel Sherman Act del 1890. I
principi che guidano l’atteggiamento dell’autorità americana sono due:
1. per se rule: rappresenta una applicazione da un punto di vista strettamente giuridico delle
norme antitrust contenute nello Sherman Act e nel successivo Clayton Act (1914). In base a
questo principio, un accordo sui prezzi costituisce di fatto una limitazione sleale del grado di
concorrenza e va quindi perseguito.
2. rule of reason (regola della ragionevolezza) : pone delle deroghe alla per se rule basate su
una dettagliata analisi economica dei singoli casi. In base a questo principio, è necessario
dimostrare che le imprese in questione hanno un elevato potere di mercato e l’hanno
acquisito e gestito in modo tale da alterare lo sviluppo “normale” del settore industriale in
esame. La rule of reason trova la propria motivazione nel fatto che vi possono essere
accordi collusivi intrapresi a scopo di migliorare l’efficienza produttiva tra imprese che non
detengono un alto potere di mercato Ovviamente, però, l’applicazione della rule of reason ha
dei costi molto più elevati rispetto alla diretta applicazione della per se rule.
Inoltre, il compito delle autorità antitrust è reso molto difficile dal fatto che, come abbiamo visto,
nella maggior parte dei casi gli accordi collusivi sono di natura implicita. In relazione a questo
punto, vige il principio generale del cosiddetto parallelismo consapevole, ovvero il fatto che la
semplice osservazione di identiche variazioni parallele dei prezzi può essere considerata come una
prova sufficiente di collusione. Tuttavia, ciò non è sempre vero. Variazioni parallele dei prezzi
possono essere generate da variazioni simili nella struttura dei costi o della domanda, oppure essere
la risposta razionale di una impresa che opera in modo non cooperativo (es.: duopolio di Bertrand
con beni differenziati).
69
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 UNIONE EUROPEA:
La normativa dell’UE contiene, già dal Trattato di Roma del 1957, norme simili a quelle della
regolamentazione americana. In particolare, l’art. 85 del Trattato può essere considerato il parallelo
della per se rule contenuta nel Sherman Act. Il 3° Comma della stesso articolo, tuttavia, introduce la
regola della ragionevolezza anche nella normativa europea, consentendo alla Commissione di
derogare alla per se rule nel caso in cui gli accordi collusivi migliorino la produzione o la
distribuzione e facilitino l’innovazione, se i benefici che possono derivare ai consumatori sono
sufficientemente ampi
 GIAPPONE:
Come abbiamo visto nel caso delle fusioni orizzontali, anche in materia di cartelli e accordi
collusivi l’atteggiamento dell’autorità giapponese è molto più permissiva rispetto a quelle
occidentali. Anche se inizialmente la prima normativa (1947) conteneva un principio simile alla per
se rule americana, tale norma fu in seguito largamente emendata fino a consentire o addirittura
promuovere accordi di cartello, in particolare in periodi di recessione economica.

Polemiche sulla politica antitrust


Altri aspetti della normativa antitrust sono più controversi
1. Prezzo di vendita imposto: fornitore vende a 100 e impone al dettagliante di vendere a 120:
limitazione concorrenza?Forse no. Prezzo imposto obbliga il dettagliante a mantenere
elevata qualità del servizio
2. Prezzi predatorî: Vendere sottocosto è comportamento anti-concorrenziale?
3. Vendite a pacchetto : Offerta parallela di due beni - Windows e Internet Explorer – per
aumentare domanda per Explorer (a danno di Netscape, Internet browser concorrente). Caso
Microsoft: multa €280 mln antitrust UE
La collusione fra imprese concorrenti può essere conveniente, in quanto permette di vendere a
prezzi più elevati.
Il numero di imprese che vendono pasta è elevato, quindi cooperare è difficile . L’indagine
Antitrust ha mostrato che alcune società (in particolare Amato, Barilla, e Zara) hanno “coordinato”
l'intesa, in stretta connessione con Unipi (L'Unione Industriale Pastai Italiani ), attraverso riunioni
ristrette sui listini e sulla ‘tenuta’ dell'intesa.

70
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Conclusione
Un oligopolista può assomigliare più a un monopolio o a un mercato concorrenziale a seconda del
numero di imprese presenti sul mercato. Gli oligopolisti possono tentare di cooperare ma sono
limitati dalla legge.

71
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

La pubblicità
La pubblicità è importante da esaminare perché le spese pubblicitarie hanno un ruolo importante in
molti settori oligopolistici, dato che le imprese tendono a competere di più sulla pubblicità che sui
prezzi. La campagna pubblicitari può essere quindi considerata una variabile strategica a
disposizione delle aziende( scelta che prendono le imprese). La domanda che ci poniamo è : “ Cosa
succede quando le imprese competono sia sui prezzi che sulla pubblicità?”. Ebbene gli economisti
classificano i beni in 2 categorie, a cui vengono associate diverse forme di pubblicità:
1. BENI DI RICERCA: Beni le cui caratteristiche possono essere accertate dal consumatore
prima dell’acquisto
2. BENI DI ESPERIENZA : Beni le cui caratteristiche possono essere accertate dal
consumatore dopo l’acquisto( beni di alimentazione).
A questa distinzione si fa corrispondere una distinzione tra le diverse pubblicità:
 PUBBLICITA’ INFORMATIVA( Beni ricerca) : Pubblicità che descrive l’esistenza del
prodotto e le sue caratteristiche  Tipica di quando si lancia un nuovo prodotto
 PUBBLIVITA’ PERSUASIVA( Beni di esperienza) : Pubblicità che ha come unico
obiettivo il modificare le preferenze del consumatore
Il PROBLEMA che si pone è capire qual è il valore sociale della pubblicità. In sostanza la
pubblicità è utile o è uno spreco?
Possiamo affermare che la pubblicità informativa è utile , mentre trovare un’utilità per la pubblicità
persuasiva è difficile.
Man mano che il prodotto è conosciuto la pubblicità informativa esaurisce il suo effetto, ed entra in
gioco la pubblicità persuasiva, con lo scopo di aumentare la quota di mercato dell’ impresa.
È anche vero che la pubblicità persuasiva è tre volte maggiore dell’ informativa, e questo ci porta
quindi a dire che la PUBBLICITA’ HA POCA UTILITA’ SOCIALE. Ma tale affermazione non è
del tutto vera, in quanto l’argomentazione volta a dimostrare che la pubblicità persuasiva è una
forma di pubblicità informativa , fornendo così indirettamente un’informazione sulla qualità del
prodotto, vuole dimostra che la PUBBLICITA’ HA UN’UTULITA’ SOCIALE.
Facciamo un semplice esempio per capire meglio:
 Bene : VINO
 2 Periodi : PRESENTE e FUTURO
 L’impresa vuole lanciare una nuova varietà di vino
 I consumatori avranno un problema informativo, in quanto non conoscono ancora questa nuova
varietà .
72
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Nel porsi la domanda : “ Quale vino è di buona qualità e quale no?”, bisogna fare quindi una
distinzione
o Prodotto di buona qualità : Attrae i consumatori sia nel presente che nel futuro
o Prodotto di bassa qualità : Attrae i consumatori solo nel tempo presente
 Questa distinzione ci porta a dire che le spese pubblicitarie saranno disposte a sostenerle solo le
imprese che hanno un prodotto di alta qualità, in quanto riuscendo a vendere il loro prodotto
anche nel futuro, riusciranno ad ammortizzare tali spese e a generare profitti. Al contrario le
imprese con un prodotto di bassa qualità, sapendo che il loro prodotto sarà probabilmente
venduta solo nel presente, saranno scoraggiate nel sostenere spese pubblicitarie.

RIUSLTATO: Se le imprese fanno molta pubblicità , danno un’informazione indiretta sulla


qualità del prodotto

Ma questo vuole dire che possiamo rivedere il giudizio secondo il quale la pubblicità è uno spreco?
Si , perché:
 In assenza di pubblicità i consumatori non possono conoscere la qualità del prodotto e così
offrono un prezzo medio per l’acquisto del bene stesso; tale prezzo sarà accettato solo dai
produttori di bassa qualità  Si va quindi a creare un mercato con prodotti di bassa qualità.
 Con la pubblicità avrò sul mercato anche i prodotti di alta qualità, quindi ho un equilibrio
pareto efficiente, più efficiente rispetto al caso di mancanza si pubblicità, in quanto il
beneficio informativo indiretto è superiore del suo costo  Il BENESSERE DELLA
COLLETIVITA’ AUMENTA.
Intensità della pubblicità
Le spese pubblicitarie in alcuni settori è maggiore rispetto ad altri, in quanto in alcuni settori
possiamo avere un maggiore incentivo a spendere in campagne pubblicitarie.
L’intensità della pubblicità può essere calcolata come :
a / R = SPESE PUBBLICITARIE / RICAVO TOTALE
Tanto più è alto il rapporto, tanto maggiore saranno le spese pubblicitarie. La stessa spesa
pubblicitaria ha come effetto quello di aumentare, per ogni livello di prezzo, la quantità domandata.

73
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Fattori che influenza l’intensità
PRIMO FATTORE:
Andiamo subito a vedere 2 grafici :

P
P

P0

Q Q
Q0 Q1 Q0 Q1
MERCARO A : Domanda poco
sensibile ad a (anelastica) MERCARO B : Domanda sensibile
ad a (elastica)

L’elasticità della domanda rispetto alla pubblicità, emersa dal grafico, è data da:
η = Δ% derivante da una variazione di a dell’1%
ΔQ DOM
Quindi : η = QDOM
Δa
a

Da ciò si deduce che : Più la domanda è elastica, maggiore sarà i beneficio derivante dalla spesa
pubblicitaria; quindi maggiore sarà l’incentivo a spendere in pubblicità.
Riassumendo : η ; Beneficio a perche maggiore è l’aumento della Q DOM

Quindi il primo fattore è : a / R Se η

74
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
SECONDO FATTORE:
In questo caso andiamo ad analizzare l’elasticità della domanda legata al suo prezzo( elasticità
diretta). Anche in questo caso prendiamo in esame 2 grafici:

P
P

ΔQDOMA = ΔQ DOMB

ΔQDOMA ΔQ DOMB
P0

D1
D1
D0 D0

MERCARO A : Domanda poco


sensibile a P MERCARO B : Domanda molto
sensibile a P

In questo caso possiamo vedere come l’elasticità diretta ( ) sia uguale a :

ΔQ XDOM
= Q XDOM E’ utile anche dire che il MARK UP (
P - MC
) è uguale a 1 / :
ΔPX P
: P - MC = 1/
PX
P

Nel caso in cui ; P - MC ; Guadagno derivante da a ; Investirò meno in pubblicità (a )


P

Ciò detto mi porta a concludere che c’è un maggiore incentivo a investire in pubblicità, per
aumentare la domanda e quindi i profitti , dove la DOMANDA E’ RIGIDA ( Se ).

Quindi il secondo fattore è : a/R ; Se

75
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
La formula di DORFAMANN – STEINER riassume questi due fattori dicendo che :

P - MC
a/ R= *η=η/
P

Quindi : a / R = f (η , ) = η /

Dipende positivamente Dipende negativamente

In che modo la struttura del mercato( concentrazione) varia l’intensità della


pubblicità?
Se N ; Concentrazione ; A questo punto cosa succede all’intensità? ( a / R = ? ). Ebbene
possiamo vedere come avremo un risultato ambiguo. Tale risultato dipende da come N influenza η e
. Distinguiamo due casi :
1. Se N , cosa succede a ? . C’è più concorrenza e la domanda è più sensibile al prezzo(P).

Quindi ; P - MC
;a
P
2. Se N , cosa succede a η? . Andiamo a considerare due casi estremi:
I. L’effetto pubblicità aumenta la domanda totale, che si ripartisce in modo uguale tra tutte
le imprese. Quindi se N ; Si( quota di mercato) in quanto divido il mercato con più
imprese ; ho un incremento di Di derivante da a . In conclusione ho un minor incentivo
a investire in pubblicità, in quanto ho meno guadagni.
II. La pubblicità non ha effetto sulla Domanda Totale , ma sottrae Si(quota di mercarto) ai
rivali; quindi ho un incentivo a investire in pubblicità. Questo ci porta anche a dire che,
nel caso del monopolio, il monopolista non ha incentivo a investire in pubblicità.
Quindi l’incentivo a investire aumenta se il livello di concentrazione ( N) è alto , mentre
diminuisce se il livello di concentrazione è basso EFFETTO A CAMPANA:
Inizialmente se N ; a
Riassumendo il tutto:
1. N a
Effetti contrari senza soluzione
2. I . η N Si a
II η N INCENTIVO a

76
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
La realtà dei dati mostra questo andamento:

La competizione in pubblicità
Nell’analizzare la competizione dobbiamo tenere conto di vari aspetti:
1. LE SPESE PUBBLICITARIE COME INFLUENZANO LA COMPETIZIONE?
Le imprese scelgono le spese pubblicitarie al fine di massimizzare i profitti. Quindi queste
aziende si trovano nella condizione del dilemma del prigioniero; in quanto le imprese starebbero
meglio se non investissero in pubblicità ma, date le spese pubblicitarie delle avversarie,
vogliono investire più delle avversarie con la possibilità di accaparrarsi tutto il profitto.
Quindi la pubblicità ha l’effetto di spostare la domanda da un’impresa all’altra.
Nella realtà invece possiamo notare come le imprese investono i pubblicità di più rispetto al
livello ottimale, in questo caso abbiamo uno spreco.
2. IN CHE MODO CONCORRENZA DI PREZZO E PUBBLICITA’ INTERAGISCONO?
a. La pubblicità attenua la competizione di prezzo e permette alle imprese di fissare P più alti e
aumentare di conseguenza i π. Per dimostrare ciò si usa il seguente modello : MODELLO DI
HOTELLING CON UN GRADO DI INCERTEZZA DEL CONSUMATORE.
Ipotesi:
 2 imprese( A e B)
 producono vino( Secco e Dolce)
 Consumatori distribuiti uniformemente sul segmento
A  SECCO
B  DOLCE A B
In questa caso potremmo essere di fronte a una differenziazione orizzontale, ma non è così
in quanto ho un certo grado di incertezza, ossia i consumatori non sanno qual è la varietà
dolce e secca; di conseguenza i consumatori osservano il prezzo, non considerando le

77
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
caratteristiche, non conoscendole ( prodotti considerati identici). Andiamo quindi a vedere
cosa succede senza pubblicità e con la pubblicità:
 SENZA PUBBLICITA’ : I prodotti vengono considerati identici, in quanto i
consumatori non conoscono le caratteristiche( già detto in precedenza). Quindi:
o Se PA < PB  Vende solo A
BERTRAND
o Se PB > PA  Vende solo B
Si va quindi a creare una situazione alla BERTRAND , e quindi avrò un equilibrio con
P=c
 LE IMPRESE FANNO PUBBLICITA’ : In questo caso le imprese informano i
consumatori circa le caratteristiche dei prodotti. Si va così a creare una differenziazione
di prodotto, quindi passiamo dal modello di Bertrand al modello di Hotelling. In
equilibrio si avrà : P > c & π > 0.
In conclusione possiamo osservare come la pubblicità che informa sul prodotto attenua la
competizione di prezzo  avremo P più alti e di conseguenza aumenteranno i π.
b. La pubblicità accentua la competizione nei prezzi, in particolare la stessa PUBBLICITA’
SUI PREZZI. Facciamo un semplice esempio per capire meglio. Ipotesi:
 2 imprese
 Prodotti omogenei
 100 consumatori
 Consumatori disposti a pagare al massimo U ( prezzo di riserva dei consumatori)
I consumatori non osservano i prezzi dei 2 prodotti e non hanno nemmeno il tempo di
informarsi sugli stessi prezzi in entrambi i negozi, ma in uno solo di questi. La strategia
migliore quindi è scegliere a caso il negozio e se P < U allora i consumatori comprano,
altrimenti no.
Le imprese dal canto loro fissano il prezzo più alto possibile : P A = PB = U ( si garantiscono
in parti uguali i consumatori). Se le stesse imprese decidessero di attuare una
PUBBLICITA’ SUI PREZZI( informano i consumatori), il prodotto è omogeneo e quindi
finiremmo in una competizione alla Bertrand ( intensificazione della competizione di
prezzo) . Nella realtà abbiamo un ampio riscontro di questo fenomeno, verificatosi
particolarmente in alcuni stati degli U.S.A.
Ma perché le imprese decidono di attuare una pubblicità sui prezzi? Sono due le spiegazioni:
1. Anche in questa situazione le imprese si trovano nel caso del dilemma del prigioniero,
perché in assenza di pubblicità i consumatori sanno che le stesse imprese fissano P = U,
78
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
quindi l’impresa ha incentivo ad abbassare il P poco sotto U e prendersi così tutti i
consumatori con l’adozione della pubblicità, ma è anche vero che tutte le imprese
attueranno questa strategia.
2. In realtà i prezzi, anche con questa pubblicità, rimangono alti perché questi sono
sostanzialmente imposti. Quindi ho un incentivo ad investire in pubblicità perché per
ogni consumatore che porto da me, avrò un MARK –UP maggiore e quindi margini di π
più alti.

79
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Struttura del Mercato e Costi d’Entrata


Andiamo quindi ad analizzare le implicazioni di una caratteristica strutturale: barriere
(entrata/uscita) e di conseguenza le Dimensioni e Costi.

Indici di concentrazione
Data un’industria composta da 1 … N imprese, ordinate per le quote di mercato in modo
decrescente, abbiamo Si = la quota di mercato in percentuale dell’impresa i :
C1=S1
C2=S1 + S2
C3=S1 + S2 + S3
C10=S1 + S2 + … + S10
Cn=S1 + S2 + … + Sn

80
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Barriere all’entrata
Citazione : “costo che deve essere sopportato da un’impresa che vorrebbe entrare in un dato settore,
ma che non è sopportato dalle imprese già operanti all’interno del settore” (J. Stigler)

Concentrazione, costi d’entrata e dimensione del mercato


 Fino a questo momento la struttura del mercato è stata determinata ESOGENAMENTE; e nel
modello di concorrenza perfetta, il numero di imprese, distribuzione delle stesse e le
dimensioni delle impresa, non sono soggette a particolari obblighi purché le imprese siano
price-taker.
Dovremmo quindi aspettarci una distribuzione casuale rispetto a C4 , ad esempio confrontando
due paesi, ma la realtà è diversa!!.
Con il termine indice di concentrazione C 4 intendiamo la somma delle quote di mercato(o share)
delle 4 più grandi imprese del settore, ossia è pari a :
C4 = ∑4 i=1 Si
Dove Si indica la quota di mercato dell’impresa i-esima
Andiamo ora a considerare la concentrazione di alcune industrie a titolo esemplificativo:
 In Francia e Germania: La distribuzione è addensata sulla retta a 45°: per ciascun valore di
C4 in Germania ve ne è uno simile in Francia.
 In Francia e Belgio: La distribuzione è addensata sopra la retta a 45°: il valore di C 4 in
Belgio tende ad essere più grande rispetto a quello in Francia
Quindi riassumendo: Francia = Germania & Belgio > Francia
Ma la Francia ha un mercato 5 volte più grande , e le dimensioni del mercato sono un fattore
importante per la determinazione della struttura del mercato.

 Vedremo ora la determinazione ENDOGENA della struttura di mercato. In particolare vedremo


il ruolo dei costi di entrata e la distinzione fra C di entrata esogeni e C di entrata esogeni. Le
ipotesi di tale struttura sono:
1. La struttura di mercato (concentrazione) dipende dall’ entità dei costi fissi (direttamente) e
dimensione del mercato (inversamente)
2. La struttura di mercato si mantiene concentrata anche quando la dimensione (la domanda)
cresce indefinitamente.

81
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
1. INIZIAMO COL RISULTATO DEL MODELLO DI COURNOT CON
LIBERTA’ D’ENTRATA
Assumiamo che tutte le imprese hanno la stessa dimensione: Ad esempio C4 = 4 / n è la quota delle
4 imprese più grandi, e C4 varia al variare del numero n di imprese.

Q
Assumiamo una Funzione di domanda: Q(P) = (a - P)S P(Q) = a -
S

dove S è una misura della dimensione del mercato. Se S raddoppia, Q raddoppia per un dato P
La Funzione di costo totale della generica impresa i: TCi (qi ) = F + cqi
dove F è un costo irrecuperabile di entrata e C è il costo marginale.
Il profitto per l’impresa i ,sostituendo P(Q) = a-Q/S, e considerando che qi + Q-i = Q, sarà :

Q qi + Q-i
πi = P(Q) qi –F –cqi = ( a - - c)qi – F = ( a - - c) qi – F
S S

Poniamo la derivata del profitto rispetto a q uguale a 0:

d πi / dqi =0 ossia a - 2qi - Q -i -c=0


S S

In equilibrio, per simmetria (cioè qi = q per tutti i=1,…,n) : Q = nq  qi = Q / n = q*

Quantità di equilibrio
Sostituendo avremo :

a- 2q* - (n – 1 )q* -c=0


S S

quindi : aS – 2q* - nq* + q* - cS = 0


a-c
(a – c) S = 2q* + nq* - q* q* = S
( n + 1)

Possiamo anche notare come il Prezzo di equilibrio non dipende da S: infatti sostituendo Q = nq*

in P(Q) = a-Q/S otteniamo che : P* = a - n q* =a–n (a – c)S = a + nc


S ( n + 1)S n+1

82
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Il Profitto della genrica impresa i , sostituendo P* = (a+nc) / (n+1) e q* =S(a-c) / (n+1), è dato da:
πi (n) = ( P – c) qi – F = ( a – n a–c -c)S( a–c )–F=( a–c ) S( a–c ) -F
n+1 n+1 n+1 n+1

πi (n, S) = S (a – c)2 -F
(n + 1)2

Da tutto ciò possiamo trarre due conclusioni:


1. Il prezzo di equilibrio non dipende da S
2. Il profitto di ogni impresa dipenda da S

2. EQUILIBRIO DI LUNGO PERIODO CON LIBERTA’ DI ENTRARE


In questo caso possiamo notare che:
1. Nessuna impresa attiva desidera uscire dal mercato
2. Nessuna impresa fuori dal mercato desidera entrare nel mercato
Il numero di imprese in equilibrio n* deve essere tale che:
 π (n*) ≥ 0 cioè nessuna impresa desidera uscire
 π (n*+1) ≤ 0 cioè nessuna impresa desidera entrare
Numero di imprese in equilibrio di lungo periodo:
Troviamo n* tale che : πi = 0

Quindi n* : πi (n) = S (a – c)2 - F = 0


(n + 1)2
S(a - c) = F(n + 1)2
2

1)2 = S (a – c)
2
(n +
F
n + 1 = √S / F ( a – c) n* = [( a – c) √S / F - 1]

Facciamo ora alcune considerazioni al riguardo:


 I Costi fissi irrecuperabili di entrata (F) e la dimensione del mercato (S) son considerati
come determinanti essenziali della concentrazione
 Il numero delle imprese ↑ quando S ↑
 Il numero delle imprese ↓ quando F ↑ e quando c ↑
 La relazione fra S e n* è approssimativamente quadratica
 Per valori elevati di n, se il mercato raddoppia, n cresce solo del 40%(√2 - 1 = 0,4)

83
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Detto ciò possiamo quindi vedere come il numero di imprese in equilibrio :


 Cresce meno che proporzionalmente nella dimensione del mercato S;
 Diminuisce meno che proporzionalmente nei costi di entrata F
La ragione di ciò risiede nel fatto che quando il numero delle imprese aumenta, il mercato
diventa più competitivo, il margine di profitto unitario diminuisce e di conseguenza diminuisce
anche il numero delle imprese che possono entrare.
Allo stesso modo la Concentrazione di un’industria tende a :
 Aumentare nei costi fissi legati alle economie di scala( Aerospazio vs armadietti da cucina)
 Diminuisce nella dimensione del mercato ( Belgio vs Francia)

Quindi possiamo dire che i costi fissi costituiscono una barriera all’entrata

3. SCALA MINIMA EFFICIENTE E CONCENTRAZIONE


Consideriamo la curva dei costi medi a U:
 Un’impresa che opera sul tratto decrescente della curva a U
 Ha costo medio decrescente al crescere della produzione
 Opera in condizioni di rendimenti di scala crescenti
Un Esempio classico di costi medi crescenti/rendimenti di scala crescenti è rappresentato da :
F + cqi
Le domande che ci dobbiamo porre ora sono:
 Qual è la relazione tra rendimenti di scala crescenti e la struttura di mercato?
 Come misurare quanto crescenti sono i rendimenti di scala?
Scala minima efficiente
In questo caso cerchiamo la scala minima alla quale il costo medio dell’impresa è sufficientemente
vicino al suo livello minimo: Ad esempio, non superiore al 10% del costo minimo.
Questa scala minima è la scala minima efficiente (SME).
Facciamo un semplice esempio:
Immaginiamo che il costo totale dell’impresa ha la seguente funzione : F + cq
Da qui possiamo ricavare il costo medio dato da : AC = F +c
q

Il costo medio minimo di questa funzione di costi è dunque quello che annulla l’impatto dei costi
fissi : cioè c

84
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Definiamo adesso la scala minima efficiente , come la scala minima tale per cui il costo medio sia:
 non superiore a un valore c’ ;
 un valore non distante da c ;
 il costo medio minimo
Ad esempio : c’ = c +/- 0,1c
A questo punto mettendo AC = c’ , e risolvendo per q otteniamo:
 c’ = AC

F
 c ‘= +c
q
F
 q* =
c’ – c
Possiamo così trovare la scala minima efficiente. Le variazioni della scala minima equivalgono a
variazioni dei costi dello stesso fattore e tra F e q* c’è un sostanziale parallelismo. È anche vero che
un aumento dei costi fissi F di λ implica un aumento della SME di λ.
Si può interpretare così la condizione del numero di imprese in equilibrio di lungo periodo:
n* = (a – c) √ S / F – 1 , anche come una relazione che mi dice come varia la struttura del mercato al
variare della scala minima efficiente, sostituendo a F l’espressione : F = q*(c’ – c) otteniamo che :
n* = (a – c) √ S / q*(c’ – c) – 1 . Da tale formula possiamo così trarre le seguenti conclusioni :
 Se la scala minima efficiente aumenta approssimativamente di un fattore pari a 2, allora il
numero delle imprese diminuisce approssimativamente di un fattore √ 2
 Se sia la dimensione del mercato S, che la scala minima efficiente q* aumentano nella stessa
proporzione, il numero di imprese di equilibrio rimane costante!
 Questo spiega perché quando si confrontano strutture di diversi mercati, si considera
solitamente come variabile esplicativa la dimensione del mercato divisa per la scala minima:
S/q*
4. ECONOMIE DI SCCALA E CONCENTRAZIONE
È un modo alternativo di misurare quanto crescenti sono i rendimenti di scala, è attraverso il
coefficiente di economie di scala.
Si ricorda che il costo medio AC è maggiore del costo marginale MC se e solo se il costo medio è
decrescente! (e viceversa).
Ma analizziamo i lseguente grafico:

85
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

CMG( costo marginale)

CME( costo medio )

CVME ( costo medio variabile)

CFME( costo medio fisso)

Dal grafico possiamo notare che il costo medio CME > costo marginale CMG il quando costo
medio è decrescente.
Quindi il coefficiente di economia di scala è dato dal rapporto: ρ = AC / MC
 Se ρ > 1  AC > MC : ECONOMIE DI SCALA
 Se ρ < 1  AC < MC : DISECONOMIE DI SCALA
Il quanto possono essere forti le economie o diseconomie di scala , viene letto da quanto più alto
( o basso) di a è il valore di ρ.
Possiamo anche ricavare la seguente relazione: Economie di scala ≡ rendimenti di scala crescenti
Nel caso della funzione di economie di costo F + cq , il coefficiente di economia di scala è :
F +c
ρ = AC = q =1+ F . Quindi In un mercato dove F è maggiore vi saranno
MC c cq

maggiori economie di scala ρ.


Allora variazioni della scala minima equivalgono a variazioni dei costi fissi dello stesso fattore, e
tra F e ρ c’è sostanziale parallelismo. Quindi p ossiamo anche interpretare la condizione:
n* = (a – c) √ S / F - 1, anche come una relazione che mi dice come varia la struttura del mercato
al variare della scala minima efficiente; sostituendo a F l’espressione F =(ρ −1)cq , otteniamo :
n* = (a – c) √ S / F(ρ −1)cq - 1
Quindi mercati con maggiori economie di scala sono più concentrati

Possiamo concludere che sia la scala minima efficiente che le economie di scala sono esempi di
barriere all’entrata. Quindi, la concentrazione è tanto più alta quanto più alte sono le barriere
all’entrata

86
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Analisi storica a titolo informativo


Fin qui abbiamo assuntoche :
1. Le imprese hanno accesso alla stessa tecnologia (stessa funzione di costi TC = F +cq)
2. Le imprese hanno perfetta informazione (funzione di domanda)
3. Il processo di entrata è coordinato (entrano oppure no in modo sequenziale)
Si può pertanto prevedere il numero delle imprese sulla base dei parametri visti che caratterizzano il
mercato (a, c , F, q). L’equilibrio così ottenuto è simmetrico: tutte le imprese hanno la stessa
dimensione.
Ma la realtà è divera, vediamo il perchè analizzando i lseguente settore a titolo esemplificativo:
 Mercato minestre liofilizzate: Il mercato USA e mercato UK hanno differenti dimensioni,
con parametri simili (maturità del prodotto, composizione della domanda, costi ecc.), ma
con una struttura diversa:
o Campbell prima entrante, dominante: 63% mercato USA
o Heinz prima entrante, dominante: 43% mercato UK
L’anilisi di questa stori è stata utili perché ci permette di dire nella realtà :
1. Non tutte le imprese hanno accesso alla stessa tecnologia (brevetti)
2. Anche con la scadenza dei brevetti: abbiamo le curve di apprendimento (il vantaggio della
prima mossa si può trasformare in un vantaggio durevole)
3. Anche a parità di accesso alle tech, vi possono essere scelte diverse (acciaio: impianti normali
ad alto F e basso c, miniimpianti a basso F e alto c; nessuna delle due sembrava dominare
l’altra)
4. Informazione imperfetta data da errori di previsione: grandi impianti di raffinazione costruiti
prima dello shock petrolifero, il che ha portato ad uneccesso di capacità produttiva.
Possiamo anche analizzare la struttura dei costi:
 Costo di entrata endogeno: è determinato dalla strategia delle imprese e dalle dimensioni del
mercato (endogeno alla competizione)
 Costo di entrata esogeno: è strutturale, non dipende dalla competizione, ma dal tipo di industria

87
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

INDUSTRIE CON COSTI INDUSTRIE CON COSTI


ESOGENI ENDOGENI

Possiamo vedere come non emerge una tendenza chiara, tuttavia il valore minimo della
concentrazione diminuisce in modo meno marcato al crescere delle dimensioni quando i costi di
entrata sono endogeni (industrie ad alta pubblicità).

1. COSTI DI ENTRATA ENDOGENI


L’industria della birra e la pubblicità
Ipotesi:
 2 paesi: USA e PORTOGALLO
 USA : 3 imprese
 Portogallo : 2 imprese.
Però è anche vero che il mercato USA è 30-50 volte più grande, quindi ci saremmo aspettati
almeno 15 imprese in USA: Se S=30  n*= √ 30 , cioè la relazione fra S e n* dovrebbe essere di
circa un fattore 5, quindi 3x5 = 15 imprese
Perché la differenza nel numero di imprese non è così pronunciata?Per la presenza della pubblicità!
Le spese pubblicitarie sono cruciali nel settore della birra. Le spese pubblicitarie possono
rappresentare un costo di entrata, che non è strutturale, esogeno, ma al contrario è determinato dalle
stesse strategie delle imprese, cioè endogeno alla competizione tra imprese (dipende cioè dalla
struttura del mercato)!
Infatti, il valore delle spese pubblicitarie in percentuale del fatturato è simile in USA e Portogallo;
ma poiché il volume del fatturato è molto più alto in USA, anche le spese pubblicitarie sono molto
più alte. Questo si traduce in un costo di entrata endogeno per il mercato USA che è molto più alto,

88
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
quindi per entrare nel mercato della birra USA e competere con marchi come Budweiser, Miller e
Coors, un entrante deve sostenere un costo di entrata in pubblicità molto più grande di quello che
dovrebbe sostenere per entrare nel mercato portoghese e competere con Sagres e Superbock.
Quindi, quando costi di entrata sono endogeni, questi possono essere legati alla dimensione del
mercato  Mercati più grandi = più alti costi di entrata
S / F = const

n* = ( a – c) √ S / F = ( a – c) √ const

Se i costi di entrata sono in parte endogeni e sono legati positivamente alla dimensione del
mercato, il numero delle imprese n* in equilibrio è meno sensibile a variazioni nella dimensione
del mercato: varia ancor meno che proporzionalmente! Infatti:
 Un mercato più grande spinge le imprese a realizzare maggiori investimenti.
 Poiché questi investimenti sono costosi, i profitti che le imprese si possono dividere cresce
meno che proporzionalmente rispetto alla dimensione del mercato.
 Dunque l’entrata è profittevole per un minor numero di imprese entranti.
 Quindi, anche se l’intensità della competizione resta costante, il numero delle imprese cresce
meno che proporzionalmente rispetto alla dimensione del mercato.

89
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Deterrenza all’Entrata, Predazio e Proliferazione dei


prodotti : Il caso dei Cereali per la prima colazione
Torniamo ai possibili comportamenti che si possono tenere i: tenere fuori o buttare fuori i
concorrenti.
Si può adottare un comportamento strategico se vi sono barriere (e.g. costi fissi all’entrata) :
 Deterrenza all’entrata
 Assunzione di un costo fisso (minaccia credibile solo se aumenta l’efficienza e.g. la
proliferazione dei prodotti)
Entrata, uscita e comportamento strategico
 Facciamo l’ esempio della Marinzulich( Trasporto marittimo)  Tirrenia( rivale) reagisce
intensificando le corse, facendole coincidere con quelle di M e applicando degli sconti: antitrust
ha impedito l’uscita dal mercato di Marinzulich
 Un altro esempio simile potrebbe essere quello di Alitalia - AirOne Lamezia Terme
Quindi le decisioni di entrata e/o uscita dal mercato sono più sottili di quella viste fino a qui, e ove
la decisione non era presa in modo strategico: l’impresa confrontava solamente i π attesi con i costi
attesi.
Nella realtà possiamo notare che:
1. L’impresa che entra deve tenere conto delle reazioni delle imprese già presenti nel mercato
2. Le imprese già operanti reagiscono alla minaccia di entrata

Esempio: DuPont e l’industria del diossido di titanio


DuPont ha il vantaggio di produrre al 22% (cresciuta al 44%) in meno dei 6 concorrenti; questo
perché la Dupont utilizza minerale di ilmenite, mentre i concorrenti utilizzano minerale di rutile
che ha subito un brusco aumento di prezzo.
Il vantaggio di DP risiede nel fatto che il minerale utilizzato è meno costoso e meno inquinante 
vantaggio finanziario
La decisione presa dalla DP fu quindi quella di espandere la capacità produttiva per coprire
l’intera crescita futura del mercato.
Analizzando i seguenti grafici possiamo vedere come questi rappresentano:

90
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Dove il primo grafico rappresenta la capacità produttiva senza la strategia.


Mentre il secondo grafico rappresenta la capacità produttiva con la strategia.
La DP non raggiunse questi livelli di quote di mercato, ma si avvicinò al 60%. Nel frattempo dei 6
concorrenti 5 erano scomparsi, e la strategia di espansione della capacità produttiva era riuscita.

91
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Quali sono le condizioni per una strategia ottimale della espansione della capacità
produttiva?
1. ESPANSIONE DELLA CAPACITA’ PRODUTTIVA
Ipotesi :
 Mercato: impresa 1 (monopolista)
 Potenziale entrante: impresa 2
 per semplicità la produzione effettiva ≡ capacità produttiva
 Prima che l’impresa 2 decida, è l’impresa 1 che sceglie il suo livello di produzione
 L’impresa 2, prima di decidere di entrare, osserva il livello di produzione dell’impresa 1

92
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Possiamo quindi fare le seguenti considerazioni:
 Se la 1 è sicura che la 2 non entra : q1 M  π1 M
 In caso di entrata di 2, i profitti di 1 si riducono a: π1 S < π1 M , e i profitti di 2 sono positivi :
π2 (q1 ) > 0
 Se la 1 è sicura che la 2 entra  q1 S  π1 S < π1 M
 Se invece la 1 sceglie un livello di q1 ≥ q1 D  π1 S < 0 , quindi la 2 non entra! L’entrata è
scoraggiata
Analizziamo due casi:
1. E’ anche vero che non sempre conviene scoraggiare l’entrata all’impresa 2, infatti : Se il costo di
entrata è molto basso, i π attesi di 2 sono più grandi a parità di q (la curva π 2 si sposta a destra),
pertanto per scoraggiare’entrata l’impresa 1 dovrà produrre una grande quantità di q 1 D con
corrispondenti profitti molto bassi. Quindi il profitto massimo ottenibile scoraggiando
l’entrata di 2 è inferiore al profitto massimo che si può ottenere lasciando entrare 2. In conclusione,
in questo caso, la strategia ottima è di lasciare spazio all’entrante.
Analizziamo quindi il seguente grafico, dove il monopolista lascia spazio all’entrante:

93
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
2. All’ opposto se il costo di entrata è molto alto, i π attesi di 2 sono più piccoli a parità di q (la
curva π 2 si sposta a sinistra), al punto che l’impresa 1 può mantenere la produzione a livello di
monopolio e l’impresa 2 non entrerà. Quindi l’entrata è bloccata. Analizziamo quindi il seguente
grafico, dove il monopolista blocca l’entrata:

Quindi riassumendo:

Quindi riassumendo:
1. Se costo di entrata molto alto  output di monopolio e entrata bloccata
2. Se costo di entrata molto basso  output scelto lungo la funzione di reazione dell’entrante
3. Se costi di entrata intermedi  output appena sufficientemente grande da scoraggiare
l’entrata

Quindi, dopo l’analisi dei grafici, possiamo formulare nuove ipotesi :


 L’impresa 1 decide la propria capacità produttiva in qualsiasi momento.
 Assumiamo che il costo di aumentare la capacità produttiva sia nullo e possa essere
aumentata in qualsiasi momento.
94
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 In questo caso l’impresa 1 può modificare il suo output in qualsiasi momento dopo che
l’impresa 2 è entrata. Si tratta quindi di un annuncio.
 Di fatto l’impresa 1 annuncia l’intenzione di produrre q1 D : Ma l’annuncio è credibile?
Vediamo se lo è o non lo è:
Impresa 1 annuncia q1 D
In questo caso l’impresa 2 trascura l’annuncio, entra e fissa la produzione a livello di equilibrio di
Cournot q1 N(l’intersezione delle due curve di reazione). Per l’impresa 1 la strategia migliore sarebbe
di dimenticare il suo annuncio e di scegliere anch’essal’output di Cournot . Ma q1 N < q1 D, e quindi a
maggior ragione minore dell’output annunciato q1 D :
q1 N< q1 M< q1 D
Pertanto l’impresa 2 dovrà prevedere che entrando e scegliendo un livello Cournot (ignorando
l’annuncio di 1) otterrà profitti positivi e superiori al costo di entrata e quindi entrerà. Pertanto
l’annuncio di 1 non è credibile.

L’impresa 1 deve decidere la propria capacità produttiva prima della decisione dell’impresa 2
(di entrare o non entrare)
 Assumiamo il costo di aumento della capacità produttiva alto e irrecuperabile.
 Assumiamo i costi di produzione aggiuntiva nulli, ovvero una volta sostenuti i costi
dell’aumento della capacità produttiva, non c’è nessun altro costo addizionale per produrre.
Avremo il seguente grafico :

95
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

In questo caso l’equilibrio dipende ovviamente dalla curve di reazione: l’impresa 2 se entra non può
assestarsi al livello di equilibrio di Cournot in quanto non può recuperare i costi sostenuti per
l’aumento della capacità produttiva ed è quindi spinta al livello deciso dalla 1.

Possiamo concludere che : L’espansione della capacità produttiva è una strategia di deterrenza
credibile solo se i costi relativi sono elevati e irrecuperabili.

2. PROLIFERAZIONE DEI PRODOTTI


Facciamo anche in questo caso un semplice esempio : Consideriamo il mercato dei cereali da
colazione in USA(Schmalensee, Bell Journal 1978). Ipotesi :
 economie di scala: basse
 progresso tecnico: trascurabile
 Queste due ipotesi ci farebbero pensare che l’entrata dovrebbe essere facile!
Ma in realtà non è così, infatti:
 nessuna nuova impresa entrata
 profitti elevati delle maggiori imprese del settore
 …aumento dei prodotti offerti (proliferazione): da 25 a 80 e ancora cresce.
Le domande che ci poniamo sono allora le seguenti:
1. perché nessuna entrata?
2. perché è aumentato sensibilmente il numero di prodotti?
Per rispondere a queste domande partiamo da un mercato alla Hotelling, dove la domanda è data da
consumatori eterogenei di massa, e il prodotto è differenziato per una caratteristica: la dolcezza.

Poco dolce Tanto dolce

Quindi abbiamo 2 imprese: incumbent1 e entrant2


L’ Incumbent decide la sua varietà prima della entrant. Le ipotesi sono 3:
1. Niente concorrenza di prezzo: p1= p2= p*
2. Dati i prezzi p*, il costo fisso di entrata F (per produrre una nuova varietà) è tale che
1/4p*<F<1/2p*
3. Ciascuna decide la sua unica varietà
96
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
A questo punto sorgono altre due domande, ovvero;
1. Dove si posiziona l’incumbent?
2. Quando entra l’entrant?
Rispondendo a queste due domanda possiamo ricavare diversi punti d’analisi:
 Se 1 può produrre solo una varietà di cereali, sceglierà di collocarsi a ½ , come nel seguente
schema:

1/2

 Se si mettesse a destra di 1/2, l’impresa 2 si metterebbe alla sua sinistra, e viceversa.


Rimanendo invece a ½ prende la metà dei consumatori
 Quindi il risultato finale sarà : La 1 (incumbent) vicino a ½, l’entrante vicino a ½
A questo punto possiamo trarre una quarta ipotesi:
4. Sempre dati i prezzi (p*), ora l’incumbent può lanciare più varietà (in questo caso 2 varietà):

1/4 1/2 3/4

Posizione ottimale dell’


impresa Incumbent

Se anche l’entrante si ponesse in 1 / 2 ,


avrebbe solo 1 / 4 del mercato  Troppo poco  Non Entra

La massima quota di mercato che potrà avere l’entrante è pari a 1 / 4 : collocandosi a 1 / 2

infatti venderà ai consumatori nell’intervallo 3/8 e 5/8 (cioè 5/8 – 3/8 = 2/8 = 1 / 4).

Se F> 1 / 4p* : il profitto dell’entrante sarebbe negativo.Quindi la 2 non entra, così la 1

ottiene π 1 = p*-2F

Se F < 1 / 2p* : π 1 > del π 1 con una sola varietà:

 una varietà π 1 = ½ p*- F

97
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 due varietà π 1 = p*- 2F = 2(1 / 2 p*-F)
Conclusione: nessuno entra ed è la proliferazione dei prodotti a scoraggiare
l’entrata
2.1 STRATEGIA AGGRESSIVIA DI ENTRATA
Se il prezzo non è dato, l’entrant può ragionare così:
 Entro con un prodotto posto in ¼
 Quindi la concorrenza nei prezzi porterà il prezzo di questo prodotto al costo marginale
 Questo sottrae profitti anche alla seconda varietà dell’incumbent (cannibalizzazione).

L’incumbent ha due alternative:


1. resta sul mercato, accetta il profitto nullo sul primo prodotto, e la riduzione dei profitti sul
secondo prodotto
2. ritira il primo prodotto dal mercato:
Conseguenze?
 sul primo prodotto i profitti restano nulli
 sul secondo prodotto i profitti aumentano

Conclusione: la proliferazione può non essere credibile

2.2 CONTRATTI DI LUNGO PERIODO


Monsanto:brevetto aspartame acquistato nel 1985, scadenza 1992. Previene gli effetti della
scadenza del brevetto con contratti di fornitura di lungo periodo con Coca - Cola e Pepsi Cola.

2.3 COMPORTAMENTI PREDATORI


Se un’impresa non riesce a prevenire l’ingresso, può comunque favorire/indurre l’uscita di rivali
I prezzi predatori
Analizziamo il caso Italcementi: vendita a prezzi stracciati (< costi) di calcestruzzo che mise alle
corde le rivali produttrici di calcestruzzo le quali dovettero tornare a comprare il cemento da
Italcementi. Sappiamo che se abbiamo una concorrenza alla Bertrand: p=CMA ,con due imprese e
prodotti omogenei.
Ma la domanda che ci dobbiam oporre è : Quando prezzi bassi sono segno di predazione e
quando di accesa concorrenza?....Come distingure la predazione?
Ebbene è difficile distinguere fra tra predazione e comportamento pro-competitivo.

98
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Critiche all’ipotesi di comportamenti predatori


In tal senso la scuola di Chicago muove una critica radicale ai prezzi predatori, secondo tale
pensiero:
1. Un’impresa non dovrebbe mai uscire dal mercato quando subisce un attacco predatorio.
2. Dunque un’impresa razionale non dovrebbe mai iniziare un attacco.
Abbiamo 2 periodi e 2 imprese:
 Tempo = 1: incumbent decide se fissare prezzi bassi
o Se fissa prezzi bassi (predatore), entrambi hanno perdite L
o Se non fissa prezzi bassi, entrambi hanno πD (duopolio)
 Tempo = 2: entrant deve decidere se restare o no
o Se resta, si ripete la stessa situazione
o Se esce, entrant ha 0, incumbent profitti πM (monopolio)

All’entrant quindi conviene restare e all’incumbent conviene non minacciare


(ridurre il p): non c’è predazione

Ma allora perché si osservano pratiche predatorie?  Per resistere alla minaccia, l’entrant deve
essere in grado di finanziare le sue perdite L
Ma l ’impresa Entrante può avere risorse finanziarie limitate: può non ricevere fondi da un banca
con una certa probabilità ρ.
In tal caso il comportamento predatorio può avere successo
Teoria finanziaria dei prezzi predatori:
Imprese dispongono di risorse finanziarie limitate.
 Entrant: resta se la perdita è inferiore al π atteso, il quale dipende dalla probabilità di
ottenere il finanziamento (1-ρ) : (1- ρ) πD> L
 Incumbent:
1. Se non è predatore  πt1 D+ πt2 D (profitti di duopolio)
2. Se è predatore
o In t1 : perdita L
o In t2 : ρ πt2 M & (1- ρ) πD

Quindi l’incumbent è predatore se :ρ πM > L + (1- ρ) πD

99
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Altre spiegazioni dei prezzi predatori


Oggi: vendite sotto costo
Domani: quando i rivali lasciano il mercato, alzo i prezzi
Abbiamo quindi 2 condizioni necessarie
a) Esistenza di perdita nel breve periodo
b) Esistenza di potere di mercato in capo all’incumbent, tale da far prevedere la sua capacità di
aumentare i prezzi e ottenere profitti nel lungo periodo, quando i rivali sono stati spinti fuori dal
mercato
Pratiche di Prezzi Predatori possono osservarsi per vari motivi:
1. Segnalazione :
o Incumbent può voler segnalare di avere costi bassi
o Non c’è spazio per altra impresa (American Tobacco)
2. Reputazione:
o Incumbent pratica PP per crearsi una reputazione di essere un “duro” e di reagire sempre in
modo aggressivo a minacce di imprese rivali ( Es. Italcementi)
3. Mercati in crescita:
o La domanda di mercato cresce nel tempo ed è cruciale ottenere una quota minima di vendite
oggi per poter vendere domani .Ad esempio i Software, prodotti High Tech con
interconnessione e standard applicativi (controllando quote significative di mercato fin
dall’inizio, i programmatori terzi troveranno conveniente fare programmi compatibili)

In sintesi: La strategia dei prezzi predatori (PP) può essere vincente quando:
1. La preda non ha risorse finanziarie sufficienti
2. I prezzi bassi sono un segnale: efficienza produttiva o durezza del predatore
3. Controllo di una quota di mercato per sopravvivere nel lungo periodo
Predazione ed industrie a rete
Effetti di rete
 Diretti (es.: telefono, chat; suite per ufficio)
o Il valore del bene per ciascun utente aumenta col numero degli utenti connessi
 Indiretti (sistemi operativi; console per giochi)

100
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
o Il valore del bene per ciascun utente aumenta col numero di beni complementari
disponibili
o Il numero di beni complementari disponibili aumenta all’aumentare degli utenti

Nella fase di crescita del mercato, prezzi anche minori dei costi marginali possono essere razionali:
 vero “costo marginale” tiene conto del “valore di ogni cliente in più” in termini di effetti di rete
Sconti fidelizzanti

Sono sconti visti con favore negli USA, in quanto costituiscono necessaria prova degli effetti
anticompetitivi.
Quindi possono ssere considerati Sconti che creano o favoriscono un rapporto di “esclusiva”:
condannati per se nella UE
 impegno a non approvvigionarsi presso concorrenti
 sconti target (es.: confronto con anno precedente)
 sconti quantitativi leciti (se non “di fatto fidelizzanti”)
o non eccessivamente progressivi
o non calcolati su periodi di tempo molto lunghi
o basati su criteri trasparenti
Analisi Antitrust della Predazione
Anzitutto dobbiamo chiederci : “esiste davvero la predazione?”  Non è sempre chiaro se una
impresa stia praticando PP, infatti: Se Incumbent riduce P può essere dovuto a mutate condizioni
competitive del mercato
La seconda domanda che ci dobbiamo fare è : “La predazione è davvero un male per i
consumatori?”  P minore = Welfare maggiore?
Quindi dobbiamo considerare 2 elementi fondamentali:
1. Rinuncia ai profitti di breve periodo
2. Capacità di guadagnare profitti maggiori nel lungo periodo
Questo ci porta ad effettuare un doppio test:
1. Analisi dell’industria: se incumbent non ha potere di mercato e posizione dominante, possibilità
di prezzi predatori è esclusa! Se no, si passa a secondo test
2. Analisi della relazione tra prezzi e costi: In USA: PP se P<CMA (criterio di Areeda and Turner,
Harvard Law Review, 1975 ). Ma spesso difficile è misurare il CMA.
Possiamo anche vedere che se l’impresa è dominante:
o p > costo medio totale (CMT)  no abuso

101
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
o p < costo medio variabile (CMV)  si “presume” unabuso
o CMV < p < CMT  si “presume” no abuso

Fusioni e acquisizioni
Prima di parlare delle Fusioni e Acquisizioni in senso stretto, andiamo ad inserire questo concetto
nella polita economica, suddividendo il tempo in due periodi:
 Tempo1: le imprese imparano a convivere, cioè a sfuggire dalla trappola di Bertrand
(imprese tutte uguali, π = 0). Le conseguenze sono:
o Non sempre c’è quiete:
o Si buttano fuori le imprese,
o Se ne impedisce l’entrata ad altre,
o Si fanno fusioni e acquisizioni (M&A)
 Tempo 2: competizione tecnologica, dove abbiamo una ricerca dell’asimmetria, cioè del
vantaggio attraverso R&S. Se un’impresa prende il sopravvento, le altre la imitano; in
questo caso il brevetto ha lo scopo di protegge, ma poi si torna alla simmetria.
Fusioni e Acquisizioni
Le ragioni delle M&A (Merger & Acquisitions) sono le seguenti :
1. Risparmio di costi : Si evitano costi per lanciare nuovi prodotti (pipeline Pharma)
2. Sfruttamento di sinergie : Questo sfruttamento avviene nel caso delle imprese
complementari (Sony e Columbia: hardware + Software M&A verticale)
3. Aumento forza contrattuale: Esempio Philipps Morris + Kraft  potere verso i supermercati
4. Miglioramento servizio al cliente
5. Vantaggi finanziari/fiscali
Possiamo avere anche un M&A tra imprese del medesimo settore industriale, ad esempio:
 Banche
 Farmaceutica
 Auto
 Compagnie petrolifere
 Compagnie telefoniche
Il paradosso della fusione (merger paradox): è difficile costruire un modello economico in cui gli
extra profitti siano ragguardevoli se la fusione non porta al monopolio.

102
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

1. ESEMPIO MODELLO( MODELLO DI COURNOT)


Assumiamo 3 imprese identiche; ciascuna impresa con costi marginali
di $20. Comportamento alla Cournot:
Domanda: P = 140 - Q  (P(Q) = a – bQ)
Applicando le equazioni di Cournot, la quantità di equilibrio q N:
qN = (a-c)/2b – qN /2
 Con 2 imprese : q1 N= q2 N = qN
qN = (a-c)/2b – qN /2
3 qN /2 = (a-c)/2b  qN = (a-c)/3b
 Con 3 imprese :
q(3) = (a-c)/3b – q(3)/2  q(3) = (a-c)/4
sostituendo:
q(3) = (140-20)/4
q(3) = 30
1.1 ESEMPIO ( CONT.)
Ogni impresa produce q(3) = 30
Il prezzo è P(3) = 140 – 3 x 30 = $50
Il profitto di ciascuna è π(3) = (50 - 20) x 30 = $900
 Supponiamo che due imprese si fondano : Si avranno due imprese indipendenti:
L’ Output è : q(2) = (140 - 20)/3 = 40 ;
Il prezzo è : P(2) = 140 – 2 x 40 = $60
Il profitto è : π(2) = (60 - 20) x 40 = $1.600
Conclusioni : Prima della fusione le due imprese avevano un profitto aggregato di $1.800 
Quindi la fusione non è profittevole
 Supponiamo che le tre imprese si fondano: Si crea un monopolio:
L’ Output è : q(1) = (140 - 20) / 2 = 60
Il Prezzo è : P(1) = (140 - 60) = $80
Il Profitto è : π(1) = (80 - 20) x 60 = $3.600
Conclusioni : Prima della fusione il profitto aggregato era 3 x $900 = $2.700  Quindi
fondersi in un monopolio è sempre profittevole
103
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

2. UNA GENERALIZZAZIONE
Prendiamo Cournot con N imprese identiche .
 La domanda è P = A - BQ e i costi marginali di ogni impresa sono c.

 Da Cournot il profitto di ogni impresa è: πCi = ( A – c)2


B( N +1 )2

Supponiamo ora che le imprese 1, 2,… M(L’ordine delle imprese non importa) si fondano. Il
mercato sarà ora dato da N - M + 1 imprese indipendenti

La nuova impresa frutto della fusione sceglie q m per massimizzare il profitto, dato da:
πm (qm , Q-m ) = qm [A - B(qm + Q-m ) - c] ; dove Q -m = qm+ 1 + qm+ 2 + …. + qN è l’output aggregato
delle N – M imprese che non si sono fuse.
Ciascuna delle imprese non fuse sceglie l’output q i per massimizzare il profitto:
πi (qi , Q-i ) = qi (A - B[qi + Q-i ) - c] ; dove Q-i è l’output aggregato delle N - M firms esclusa
l’impresa i più l’output delle imprese fuse qm.
Quindi, confrontando le due equazioni del profitto, possiamo trarre due conclusioni:
1. L’impresa fusa diventa come ogni altra impresa del mercato
2. Tutte le N - M + 1 imprese post fusione sono identiche e producono lo stesso output e
hanno lo stesso proffitto
( A – c)2
Il profitto di ciascuna delle imprese fuse e non fuse è quindi: πCm = πCnm=
B( N – M + 2 )2

Il profitto di ogni impresa


sopravvissuta aumenta
al crescere di M

Il profitto aggregato delle imprese fuse prima della fusione è: M.πCi = M.( A – c)2
B( N +1 )2

( A – c)2 M.( A – c)2


Quinsi Affinché la fusione sia profittevole occorre che: ≥
B( N – M + 2 )2 B( N +1 )2
104
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Semplificando : (N + 1)2 > M(N - M + 2)2
In conclusione : L’ineguaglianza è soddisfatta per M > 0.8N
Possiamo così vedere che in un mercato con 3 imprese nessuna fusione fra due imprese è redditizia,
infatti :
 N= 3 e M=2
 Sostituiamo in (N + 1)2 > M(N - M + 2)2
 (3+1)2 > 2(3-2+ 2)2
 16 < 18
Sostituiamo M = aN (percentuale di fuse) nell’equazione: (N + 1)2 > aN(N - aN + 2)2
Risolvendo per a > a(N) ci dice che una fusione è profittevole per le imprese fuse se e solo se:
a > a(N) ; Dove a(N) = 3 + 2N - √ 5 + 4N
2N

Tipici esempi di a(N) sono:


N 5 10 15 20 25
a(N) 80% 81,5% 83,1% 84,5% 85,5%
M 4 9 13 17 22

La percentuale delle imprese che si fondono è almeno l’80%


Ritornando al paradosso della fusione (merger paradox): se la fusione non porta al monopolio,
potrebbe essere non profittevole.
A meno che:
1. Si fonde un N di imprese sufficientemente grande (almeno l’80%)
2. Con costi e domanda lineari
Tuttavia queste condizioni di M&A difficilmente sono presenti, e in ogni caso una fusione di questa
portata non sarebbe consentita dall’antitrust.

3. IL PARADOSSO DELLE FUSIONI


Perché abbiamo il paradosso?
1. L’impresa fusa non riesce ad impegnarsi per le più grandi dimensioni potenziali
2. L’impresa fusa è semplicemente come tutte le altre imprese del mercato
3. La fusione causa una perdita di quota di mercato all’impresa
4. La fusione fa chiudere alcune attività del mercato

105
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

4. FUSIONI E LEADERSHIP DI MERCATO


Una fusione di due imprese che porti a un leader di mercato è profittevole se ci sono tre o più
imprese nel mercato stesso. Inoltre questa fusione:
 Aumenta le quote di mercato delle imprese fuse
 Riduce i profitti e le quote di mercato per ciascuna impresa non fusa
 Porta benefici ai consumatori riducendo il prezzo
Ma allora anche le altre imprese cercheranno a loro volta la fusione?

5. FUSIONE E DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO


Fin qui abbiamo assunto i prodotti identici .E’ importante anche notare che una fusione permette di
coordinare la produzione di prodotti differenti ; ma la fusione non porta all’eliminazione di un
prodotto.
5.1 DIFFERENZIAZIONE DEL PRODOTTO
Questa si può spiegare con il modello spaziale di differenziazione del prodotto:
Supponiamo che le imprese offrano differenti varietà di prodotti. Per analogia è come se avessero
differenti localizzazioni ; la fusione tra alcune di esse evita alcuni problemi del paradosso della
fusione:
1. Non vengono chiuse particolari localizzazioni
2. Invece si possono coordinare prezzi e forse le localizzazioni
Molte fusioni assomigliano a questo : Linee di prodotto che competono tra loro senza
sovrapposizione perfetta.

6. ONDATE DI FUSIONI
Quando parliamo di ondate di fusioni, c riferiamo a:
1. Eventi esogeni (e.g. deregolamentazione  caso delle compagnie aeree
2. Eventi endogeni (e.g. una fusione iniziale fra due imprese scatena altre fusioni)
3. Fattori endogeni all’industria (e.g. costo della R&D nel farmaceutico)
Conclusioni
1. In genere le fusioni implicano un aumento dei prezzi e una riduzione dei costi
2. Le imprese che non si fondono possono trarre vantaggi: il numero dei concorrenti si è ridotto, P
è maggiore, è aumentata la quota di produzione a disposizione

106
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
3. Talvolta li imprese fuse diventando più efficienti (cioè costo marginale decresce) e quindi non
conviene ridurre la produzione (il punto 2 non si verifica)

Innovazione e R&S
Partiamo sempre dal solito concetto e andiamo ad inserire il concetto dell’innovazione e della
ricerca & sviluppo nella polita economica, suddividendo il tempo in due periodi:
 Tempo1: le imprese imparano a convivere, cioè a sfuggire dalla trappola di Bertrand
(imprese tutte uguali, π = 0). Le conseguenze sono:
o Non sempre c’è quiete:
o Si buttano fuori le imprese,
o Se ne impedisce l’entrata ad altre,
o Si fanno fusioni e acquisizioni (M&A)
Tempo 2: competizione tecnologica, dove abbiamo una ricerca dell’asimmetria, cioè del vantaggio
attraverso R&S. Se un’impresa prende il sopravvento, le altre la imitano; in questo caso il brevetto
ha lo scopo di protegge, ma poi si torna alla simmetria
Tecnologia ed economia
Partiamo dal concetto di Kuznets (Modern Economic Growth: Rate, Structure, and Spread, 1966), il
quale afferma : caratteristica distintiva della crescita economica moderna è la sistematica
applicazione della scienza per fini economici. Comprendere come scienza e tecnologia vengono
prodotte e applicate per scopi economici è la chiave per capire la crescita economica.
Il di innovazione, o progresso tecnico, quale fattore rilevante per lo sviluppo economico, era gia
stato introdotto da:
 Robert Solow: 1909-1949 negli Stati Uniti, crescita della produzione oraria pro-capite per
l’87% dovuta al progresso tecnico
 Edward Denison: 1929-1982, crescita 1,58%, l’1,02% da progresso tecnico.
L’innovazione tecnologica è poi influenzata dalla struttura del mercato :
 Schumpeter (Teoria dello sviluppo economico, 1934): più il settore è concorrenziale e più è
innovativo.
 Schumpeter (Capitalismo, socialismo e democrazia, 1942): i settori maggiormente
concentrati offrono il massimo del progresso tecnico in un’economia
 Contraddizione apparente: l’incentivo a innovare è maggiore se c’è concorrenza perché
l’impresa si aspetterà profitti da monopolista (con la protezione brevettuale) e ciò può
modificare la struttura del mercato, ma d’altra parte, se non c’è concorrenza l’impresa non
ha incentivi ad investire nell’innovazione (R&D) (efficienza statica vs. efficienza dinamica)
107
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
L’innovazione può modificare la struttura del mercato e allo stesso tempo la struttura del
mercato, attraverso i suoi incentivi (barriere, potere dominante, tasso di concentrazione, ecc.),
promuove l’innovazione.
I cambiamenti che possono avvenire nella struttura di mercato sono :
1. Risultato del processo di entrata e uscita delle imprese
2. Risultato dell’introduzione di nuovi prodotti (o processi)  frutto della R&D
Quindi il progresso tecnico è un fattore cruciale della crescita economica, in quanto:
 Le imprese introducono continuamente nuovi prodotti e nuovi processi produttivi, risultato
di attività di R&D
 Le Invenzioni portano alle Innovazioni.

1. CARATTERISTICHE DELLA TECNOLOGIA


Partiamo dal concetto secondo il quale la conoscenza tecnologica può essere tacita (incorporata nel
personale e nelle routine di produzione, difficilmente trasmissibile). Spesso però ha carattere di
bene pubblico, o comunque forti esternalità (+ / -). La sua natura di experience good complica le
transazioni che hanno per oggetto la tecnologia.
Innovazione e impresa
La creazione nel ‘900 di laboratori di R&D all’interno delle imprese risponde alla necessità di
controllare la variabile strategica innovazione. L’applicazione della scienza ha luogo nello spazio
organizzato dell’impresa, dove avvengono gli investimenti complementari in ricerca, produzione,
marketing.

2. CREAZIONE INTERNA ALL’IMPRESA


Nelson-Winter (1982): l’innovazione è un processo cumulativo, basato su conoscenze tacite ed
esperienza, che richiede intensa interazione tra soggetti coinvolti
Questa è più efficiente se la stretta interazione ha luogo tra i membri di una stessa organizzazione:
la riduzione dei costi di transazione controbilancia i possibili guadagni di efficienza della divisione
del lavoro.

108
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
3. SVILUPPI RECENTI : DA META’ ANNI ‘80
Abbiamo avuto un’integrazione verticale tra creazione e uso della tecnologia non sembra più
indispensabile.
Accanto alla ricerca nei laboratori interni, abbiamo avuto un ricorso crescente a scambi di
tecnologia tra imprese, mediante:
 R&D joint ventures
 Vendite di licenze + licenze incrociate
 Contratti di R&D

4. TECHNOLOGY TRADE
Riguarda la gestione di portafoglio dei brevetti nelle grandi imprese, per fare fruttare i brevetti,
anche al di fuori dell’impresa . I brevetti sono indispensabili non per l’innovazione in sé (ci sarebbe
comunque, tacita o segreta), ma per lo sviluppo di un mercato dove scambiare diritti di proprietà
intellettuale, per lo sfruttamento economico della conoscenza.
Lo scambio di tecnologia solitamente non ha le caratteristiche di impersonalità - standardizzazione
comunemente associate al mercato, si attua infatti attraverso contratti dettagliati ad hoc, relazioni
personali, di fiducia e continuative, collaborazioni.
Ma vi sono anche fusioni e acquisizioni di imprese tecnologiche, per impadronirsi di know how
(soprattutto se tacito, non codificato) . Le licenze sono in vendita anche on line.
Le technology trade possono essere :
 Orizzontali: tra produttori  spesso grandi imprese consolidate, anche in concorrenza
 Verticali : tra imprese specializzate, anche piccole, che non competono tra loro  settore a
monte offre tecnologia ad altro settore a valle:
o Divisione del lavoro (rendimenti crescenti)
o General purpose technology (GPT) (e.g. internet
4.1 VANTAGGI DELLA DIVISIONE DEL LAVORO
1. Specializzazione secondo vantaggio comparato (ricerca / produzione - commercializzazione)
2. Rendimenti crescenti per gli elevati costi fissi, e la elevata domanda da parte di imprese
diverse: GPT
3. Oltre ad evitare duplicazione di costi fissi, si stimola la diffusione della tecnologia
Facciamo un Esempio di GPT:
Le imprese biotech sviluppano GPT per:
o lo screening dei composti chimici,

109
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
o per la formulazione combinatoria dei composti,
o per lo studio della relazione geni-malattie
o ecc…
Questo porta a costi fissi distribuiti sulle numerose imprese utilizzatrici, e massima applicazione
(maggiore diffusione dello strumento).

Poniamo ora alcune domanda a carattere generale:


1. Perché gli investimenti in R&D variano in modo così rilevante da settore a settore?
2. C’è una relazione fra R&D e struttura industriale?
3. Le imprese leader in R&D sono destinate a rimanerlo in futuro?
4. Che impatto ha R&D sulla struttura di mercato?
Facciamo quindi alcune classificazioni:
Prima di tutto nel rispondere a queste domande abbiamo 2 visioni alternative :
1. Schumpeteriana: solo le grandi imprese, dominanti, hanno incentivo ad investire in R&D
Esempi abbondano: AT&T, Microsoft, Intel, IBM....
2. Visione alternativa: è nei mercati competitivi (dove le imprese sono di piccole dimensioni)
che ciascuna impresa trova i maggiori stimoli ad innovare Esempi abbondano: Netscape,
Google, Open source sw...
Allo stesso tempo R&D è una attività volta a produrre innovazione; i particolare abbiamo 2
tipologie di innovazione:
1. Innovazione di processo: volta a creare nuove tecnologia di produzione più efficienti (che
riducano i costi di produzione)
2. Innovazione di prodotto: volta a creare nuovi prodotti
Ma allora Quale è la struttura di mercato induce le imprese ad innovare di più? Ad investire di più
in R&D?
Un’ulteriore classificazione prevede:
1. L’innovazione drastica : “un’innovazione che, introducendo un nuovo prodotto nel mercato,
rende del tutto obsoleto il prodotto esistente si dice drastica”
2. L’innovazione non drastica : “un’innovazione che non sostituisce completamente il prodotto
esistente si dice non drastica”.
Continuiamo a confrontare l’innovazione drastica con l’innovazione non drastica, in modo più
pratico ora :
 Primo caso  INNOVAZIONE DRASTICA
 Supponiamo la domanda sia : P = 120 – Q;
110
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Tutte le imprese hanno costo marginale costante pari a c = $80
 Un’impresa ha un’innovazione che abbassa il costo a cM = $20
Questa è un’innovazione drastica. Perché?
1. Ricavo marginale del monopolista: MR = 120 – 2Q
2. Se cM = $20, la produzione di monopolio è: MR= cM cioè : QM = 50 e PM = $70
Quindi L’innovatore può fissare il prezzo ottimo di monopolio ($70) mentre i concorrenti
rimarranno con un prezzo a $80.
 Secondo caso  INNOVAZIONE NON - DRASTICA
 Supponiamo che il costo si riduca solamente a $60:
Questa è un’innovazione è non-drastica.Perchè?
1. Il ricavo marginale è ancora: MR = 120 - 2Q
2. Quantità ottima e prezzo di monopolio: QM = 30; PM = $90
3. L’innovatore non può fissare il prezzo a $90 perché i concorrenti con un CM di $80
potrebbero fissarlo più basso ($80)
4. L’innovatore non si comporta come un monopolista senza vincoli
5. L’innovatore può al massimo fissare P M = $80 (o un po’ al di sotto) e offrire tutte le 40 unità
domandate (80=120- Q  Q=40).
Confrontiamo graficamente L’INNOVAZIONE DRASTICA con L’INNOVAZIONE NON –
DRASTICA:
P P

c PM
c
PM
c’

c’

MR MR

Q Q
QC QM QM QC

Innovazione drastica: Q M > Q C Innovazione non - drastica:


l’innovatore fissa il prezzo di QM < QC
monopolio PM senza vincoli l’innovatore non può fissare PM
perché i concorrenti lo possono
abbassare
111
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
5. INNOVAZIONE E STRUTTURA DI MERCATO
Analizziamo la teoria di Arrow (Economic Welfare and the Allocation of Resources for Invention,
1962), il quale dice:
 L’attività di innovazione può essere piccola perchè gli innovatori considerano solamente il
profitto monopolistico che l’innovazione comporta e non il surplus del consumatore in più
 Il monopolio fornisce meno incentivo ad innovare rispetto alla concorrenza a causa
dell’effetto di rimpiazzo (Replacement Effect): l’impresa con potere di mercato ha già
profitti, quindi è meno incentivata di quella con poco potere (profitti nulli o piccoli)
Vediamo cosa succede a livello pratico, con l’aiuto dell’analisi del grafico:
Assumiamo:
 P = 120 – Q
 MC= $80.
 Q è inizialmente 40.
 L’innovatore abbassa il costo a $60 e può vendere 40 unità a P = $80.
 Il guadagno del profitto ($800) è inferiore al guadagno sociale

P
120

C
80

A
60 B

Q
40 60 120
Il surplus iniziale è l’area contraddistinta dalla lettera C. Il guadagno sociale
dell’innovazione è A($800) + B($200). Ma l’innovatore prende in considerazione solamente
il profitto A ($800)

112
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Consideriamo ora l’inovazione con la struttura di mercato del monopolio :

120

100
90 C
80
A
60
MR

Q
20 30 60 120
Il monopolista all’inizio guadagna C. Con l’innovazione guadagna A. Il profitto netto è
A - C, minore del guadagno per un’impresa concorrente (cioè A)

Quindi :
 Inizialmente il monopolista produce a MC = MR = $80 Q = 20 e P = $100, con profitti
(Area C) di $400
 L’innovazione gli permette di produrre a MC = MR = $60 ; con Q = 30 e P = $90 e con
profitti di $900
 Ma rispetto ai profitti iniziali in monopolio guadagna solo $500 in più a causa dell’effetto di
rimpiazzo: I nuovi profitti distruggono I vecchi profitti

Mettendo a confronto le teorie di Schumpeter e Arrow possiamo notare :

J.A. SCHUMPETER : K.J. Arrow :


L’innovazione è favorita in mercati Sia concorrenza che monopolio inducono
caratterizzati da elevato grado di un livello socialmente subottimale di
concentrazione: investimento in innovazione, ma il livello
 vi sono innovazioni tecnologiche che garantito dalla concorrenza e comunque
richiedono ingenti investimenti in R&S superiore, in quanto:
(a causa dell’incertezza sull’esito della  l’incremento dei profitti derivanti
ricerca, dei rendimenti di scala dall’innovazione è maggiore se il punto
crescenti della R&S); di partenza è una condizione di
 solo in presenza di potere di mercato si profitti nulli rispetto al monopolio in
potrà sfruttare il vantaggio di costo cui l’impresa percepisce già un profitto
derivante dall’innovazione. positivo.

113
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Così, riassumendo:
1. L’effetto rimpiazzo(Arrow), ci dice : le imprese con più potere di mercato hanno meno incentivi
ad innovare
2. Mentre Schumpeter ci dice che : le imprese con più potere innovano.
Queste due visioni non sono necessariamente incompatibili: In sostanza le grandi imprese innovano
perché hanno più risorse finanziarie i mercati dei capitali non sono perfetti  la
piccola impresa costretta a rivolgersi al venture capitalist
Questo ci fa capire che la R&D dovrebbe essere più intensa nei mercati competitivi perché maggiori
sono gli incentivi.
E’ cruciale distinguere fra:
1. Capacità ad innovare: grandi imprese (hanno più risorse)
2. Incentivi ad innovare: più forti in piccole imprese competitive (hanno più da guadagnare in
termini relativi)
In questa analisi manca un aspetto cruciale: la dinamica dell’innovazione.
La Concorrenza Perfetta implica un uso efficiente delle risorse ma in un’ottica statica, quindi
l’ottimalità della CP cade quando gli aspetti dinamici vengono presi in considerazione.
In altre parole: quando si prende in considerazione l’aspetto dinamico il sistema ottimale diventa
quello di una concorrenza dinamica ove nel breve periodo c’è un certo grado di mercato, ma solo
temporaneamente, per incentivare l’innovazione.

6. ASPETTI DINAMICI DELLA R&D : TRE SCENARI


Partiamo dal presupposto che ci sono due imprese: un monopolista incumbent (M) ed una
potenziale rivale (R); un laboratorio di R&D ha scoperto e brevettato una innovazione (invenzione)
ma, poiché non è in grado di sfruttarla, il laboratorio decide di metterla in vendita.
Il modello è dinamico ci dice che sono due stadi :
1. preinnovazione (monopolio)
2. post-innovazione;
Quindi R entra solo se compra l’innovazione.
Ma la domanda che ci poniamo è : Quale impresa è disposta a pagare di più l’innovazione?

6.1. PRIMO SCENARIO


M sta ottenendo πM:
 Se compra l’innovazione continua a ricevere πM (al lordo del pagamento al laboratorio per
l’innovazione).

114
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Se il rivale R acquista l’innovazione, c’è ingresso e le imprese ottengono πD(duopolio)(il
monopolista M sta sul mercato anche se non innova).
Quindi gli incentivi ad investire in R&D (disponibilità a pagare per l’innovazione), sono :
1) M è disposto a pagare fino a πM – πD per il brevetto
2) R fino a πD – 0
M è disposto a pagare di più se: πM – πD > πD  πM > 2 πD
Cioè se i profitti complessivi sono più alti in monopolio che in duopolio. A meno che la rivale non
produca un prodotto assai differenziato, la condizione sopra vale sempre (2 πD è il totale dei profitti
di duopolio, sempre inferiori a quello del monopolio) :
Il monopolista ha maggior incentivo ad investire in R&D che l’impresa rivale.
Conclusione: M ha da perdere dal non vincere la gara per l’innovazione (ottenimento del
brevetto) più di quanto R abbia da guadagnare in caso di ingresso con innovazione

6.2. SECONDO SCENARIO

Variazioni dello scenario 1 :


 Supponiamo che ci sia incertezza sull’offerta di R: con probabilità ρ, R non fa alcuna offerta
per l’innovazione
 E’ uno scenario realistico: spesso è difficile capire quanto è credibile il rivale potenziale
Ricalcoliamo quindi gli incentivi delle imprese a investire in R&D:
 R è disposto ad offrire ancora fino a πD e la probabilità di ottenere il brevetto è pari a (1-ρ)
(cioè la probabilità di fare l’offerta);
 M sta ottenendo πM . Se fa un’offerta ed acquista l’innovazione (brevetto), continua a
ricevere πM ;
 M se non fa alcuna offerta per l’innovazione ha profitti attesi pari a: (1- ρ) πD + ρ πM
Dunque gli incentivi ad investire in R&D sono:
1) M può offrire fino a πM – [(1- ρ) πD + ρ πM] =(1- ρ) (πM - πD)
2) R può offrire fino a πD
R è disponibile a pagare di più di M se:
πD > (1- ρ) (πM - πD )  ρ -1 > - πD / (πM - πD )  ρ > 1- πD / (πM - πD )
 ρ > (πM - 2 πD ) / (πM - πD ) ;
Con 1>ρ>0 : πD > (1- ρ) (πM - πD ) quanto più ρ si avvicina a 1
Nel caso di significativa incertezza rispetto alla presenza della rivale (ρ elevato) M è disposto a
pagare meno di R per l’innovazione:

115
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Effetto rimpiazzo : ρ è la probabilità che R non rappresenti una minaccia per M 
maggiore è ρ , più M avrà meno incentivo ad innovare (acquisto del brevetto).
Quindi fino ad ora abbiamo visto l’Innovazione graduale: innovazione che non “cancella” i prodotti
esistenti dal mercato. Se la rivale entra, il monopolista ottiene ancora profitti  l’innovazione non
elimina il monopolio.
6.3. TERZO SCENARIO
In questo caso andiamo a vedere l’ Innovazione drastica: innovazione che rende obsoleto il prodotto
esistente  se avviene l’ingresso di R (innovatore), M è costretto a uscire dal mercato.
In questo caso: i profitti attesi di M nel caso non facesse alcuna offerta per l’innovazione sono:
(1- ρ)0 + ρ πM
Dunque gli incentivi ad investire in R&D diventano:
1) M può offrire fino a : πM - [(1- ρ) 0 + ρ πM ] =(1- ρ) πM
2) R può offrire fino a: πM (n.b. R diviene monopolio)
Quindi M è disposto a pagare meno della rivale R per una innovazione drastica.

Quindi introdurre aspetti dinamici (ancorché semplici) rende l’analisi più complessa; in
sintesi:
1. Imprese incumbent hanno più incentividelle entranti a fare R&D per innovazioni
graduali.
2. Se c’è incertezza rispetto alla minaccia di ingresso e/o l’innovazione è drastica,
outsiders possono essere più incentivati dell’ incumbent a fare R&D.

7. LA TASSONOMIA DI PAVITT
7.1. SETTORI DOMINATI DAI FORNITORI
Ne fanno parte il settore tessile, della stampa, delle calzature e degli alimentari, più altri settori
non manifatturieri (agricoltura, edilizia, servizi). In questo caso abbiamo diverse caratteristiche del
settore:
 Fonte dell’innovazione esterna all’impresa
 Dimensione di impresa piccola, e più basse barriere all’entrata
 Innovazione mirata alla riduzione dei costi
 Il learning by doing e by using sono le modalità principali di apprendimento
 Scarsa appropriabilità e più basso uso di brevetti

116
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
7.2. SETTORI AD INTENSITA’ DI SCALA
Ne fanno parte il settore siderurgico e dei beni di consumo durevoli. Le caratteristiche di questi
settori sono:
 Fonte dell’innovazione esterna e interna all’impresa
 Dimensione di impresa grande e più alte barriere all’entrata
 Innovazione mirata alla riduzione dei costi e maggiore modifica dei processi e dei prodotti
 Media appropriabilità e maggior presenza di brevetti per prodotti e segretezza dei processi
7.3. SETTORI CARATERIZZATI DA FORNITORI SPECIALIZZATI
Ne fanno parte il settore della meccanica strumentale e dei macchinari. Le caratteristiche di questi
settori sono:
 Fonte dell’innovazione esterna e interna all’impresa
 Dimensione di impresa piccola e specializzata maggior presenza di medie barriere
all’entrata
 Innovazione mirata al miglioramento della performance, affidabilità, customizzazione dei
prodotti
 Alta appropriabilità delle conoscenze tacite
7.4. SETTORI BASATI SULLA SCIENZA
Ne fanno parte il settore dell’ elettronica e della farmaceutica. Le caratteristiche di questi settori
sono:
 Fonte dell’innovazione interna all’impresa (attività di R&D), e maggior collaborazioni con
centri di ricerca esterni
 Dimensione di impresa piccola, media e grande e maggior presenza di alte barriere
all’entrata (economie di apprendimento), con la presenza anche di mercati di nicchia
 Innovazione mirata al miglioramento di processo e di prodotto
 Alta appropriabilità  brevetti, segretezza, lead time, innovazione continua

117
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
I brevetti
1. POLITICHE PUBBLICHE
Come un governo può stimolare R&D?
1. Intervento Diretto :
 Università e centri di ricerca pubblici
 Sussidi a imprese che effettuano ricerca
2. Intervento Indiretto :
 Brevetti
 Politiche a sostegno di accordi fra imprese (dimensione e rischio dei progetti e.g. nuovo
aereo)
2. BREVETTI
Il brevetto è un documento legale, garantito dal governo ad un inventore, che fornisce all’inventore
il diritto esclusivo di sfruttamento dell’invenzione per un certo numero di anni
Il trade-off di base: I brevetti sono stati introdotti per incoraggiare la Ricerca e Sviluppo, ma hanno
anche lo scopo di garantire al detentore del brevetto il diritto di monopolio implica inefficienza
(perdita di benessere sociale di monopolio)
Per ottenere il brevetto, una innovazione deve soddisfare due requisiti:
 novità
 non ovvietà
Un brevetto può garantire una protezione più debole o più forte a seconda di:
 Durata del brevetto: il numero di anni di esclusiva per l’innovatore
 Ampiezza del brevetto: ampiezza limitata se è solo l’innovazione ad essere protetta, più
estesa se copre anche prodotti/processi/applicazioni connesse all’innovazione.
L’informazione è un bene pubblico, infatti ha lo scopo di garantire:
 Non rivalità nel consumo
– Se Eli Lilly dice alla Merck come produrre il farmaco X l’informazione rimane
anche a Eli Lilly
– Il costo marginale di condividere l’informazione è zero
– Prezzo efficiente = costo marginale = 0
 Non escludibilità di chi non paga per l’informazione
– Facilità di copiare un prodotto
– I segreti sono difficili da mantenere
– Il prezzo effettivo è zero
118
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Se il prezzo dell’informazione è zero, non c’è incentivo a produrre informazione o a sviluppare
nuovi prodotti: non c’è efficienza dinamica ; pertanto: la politica dei brevetti deve bilanciare
l’efficienza allocativa e quella dinamica

3. DURATA OTTIMALE DEI BREVETTI


I brevetti hanno lo scopo di protezione degli innovatori, quindi sono volti a garantire più efficienza
dinamica nell’economia
 Si crea un monopolio temporale (male)
 Si incoraggia la creazione di nuovi prodotti (bene)
Due aspetti sono centrali nel considerare i brevetti :
 Quanto a lungo deve durare la protezione
 Quanto ampia deve essere la copertura nei confronti di beni sostituti
Quindi la durata ottimale del brevetto :
 Non c’è una risposta semplice come 14, 17 o 21 anni
 Il modello di Nordhaus (1969) illustra i fattori chiave
Facciamo un semplice esempio:
Industria competitiva con costi costanti c
 L’impresa può fare R&D di intensità x ad un costo r(x) crescente in x
 Il successo della R&D abbassa I costi a c – x

A
B
c-x

Q
C C
Q0 QT

Assumiamo che il brevetto duri T anni:


Durante la vita del brevetto l’innovatore guadagna un profitto area A . Quando il brevetto scade
dopo T anni, il consumatore guadagna una surplus pari a (A+B). La difficoltà è trovare una durata T

119
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
che permetta A al produttore abbastanza a lungo da incoraggiare l’intensità x di R&D e dunque il
risparmio c – x, ma non troppo a lungo da ritardare la realizzazione di B
Gli Incentivi per i produttori sono :
 Dimensioni di A (surplus produttore) e intensità della ricerca x
 Il valore attuale di A per T anni è V(x,T)
 Il costo dell’attività di ricerca è r(x)
 Il guadagno netto della R&D se il brevetto dura T anni è: V(x,T) – r(x)
 Le imprese sceglieranno x che massimizza il guadagno x*(T)
L’ufficio Brevetti sa che per ogni valore di T, le imprese sceglieranno x(T) (intensità della ricerca).
Quando il brevetto scade dopo T anni, A e B diventeranno un surplus del consumatore per sempre.
Il valore attuale di questo surplus che comincia dopo T anni è CS(x,T). Quindi l’obiettivo della
politica brevettale è di max il surplus totale netto sapendo che la scelta di T determina l’intensità di
R&D x*(T). La politica brevettale tenderà a max: V[x*(T) ,T] – r[x(T)] + CS[x*(T)]
 Si massimizza per T
Quindi possiamo dire che :
1. La durata ottimale del brevetto è positiva ma finita, infatti :
 Se T = 0, le imprese non faranno alcuna R&D
 Più T è grande: Le imprese fanno più R&D, ma l’effetto diminuisce perchè il costo
dell’intensità della ricerca cresce r(x) e perchè gli extra profitti negli utlimi anni del
brevetto si abbassano al crescere di T , la società deve aspettare più a lungo per ottenere B.
Ad un certo punto questo costo domina l’incremento di x e T è dunque di lunghezza finita.
2. La durata ottimale è più breve quanto più elastica è la domanda, infatti :
 Più elastica è la domanda e maggiore è la perdita statica di benessere B
3. La durata ottimale è più breve quanto più basso è il costo di R&D, r(x), infatti :
 Il profitto aumenta linearmente con la dimensione della riduzione di costo, ma la perdita di
benessere cresce in maniera quadratica
 L’aumento della riduzione di costo di equilibrio va nella stessa direzione della perdita legata
ad un T più grande

120
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
4. DURATA ED AMPIEZZA DEL BREVETTO
La durata ottimale del brevetto può dipendere dall’ampiezza della protezione :
 Se la protezione è ampia la durata potrebbe essere limitata poiché un durata lunga ed
un’ampia protezione conferirebbero un potere di monopolio eccessivo .Ma allora come può
la politica brevettale bilanciare la durata con l’ampiezza ?
 Obiettivo generale: poiché il monopolio provoca perdite di benessere, occorre scegliere uno
schema che min la perdita di benessere per euro di profitto monopolistico, ma consenta un
profitto che assicuri il giusto sforzo innovativo
Gilbert and Shapiro (1990) ci dice che : la scelta ottimale è lunga durata e ampiezza ristretta.
Klemperer (1990) sostiene grande ampiezza ma breve durata
 Prodotti sulla linea di hotelling: l’ampiezza è una frazione di linea coperta dal brevetto
 Tutti e dieci i consumatori sono posizionati nel punto del prodotto brevettato ad un prezzo di
$10, con costo marginale=0
 Se nessun sostituto è disponibile al prezzo $10, nessun surplus del consumatore, bensì il
surplus di $100 va al monopolista con il brevetto
 Benchè i consumatori siano nello stesso punto, assumiamo che qualcuno possa spostarsi per
$1, qualcuno per $2, ecc.
 Al prezzo $10, il monopolista col brevetto perderà tutti i consumatori ai prezzi sostitutivi
 Ma assumiamo che i costi di trasporto assommino a $45 così il surplus totale scenderebbe a
$55
 L’estensione della copertura non renderebbe conveniente per consumatori cercare il bene
sostituto (aumenterebbero i costi di trasporto) e quindi aumenterebbe il surplus
 Ciò evita uno spreco di risorse reali per viaggiare cercando beni che si desiderano di meno
Inoltre Gallini( 1992) affermava che l’ampiezza grande e la durata breve scoraggia gli sforzi per
inventare un prodotto simile (una duplicazione: e-g- farmaco me too) perchè scadrà rapidamente
Secondo Denicolo (1996) durata e ampiezza dipendono dalle condizioni del mercato
 Durata lunga e ampiezza piccola per industrie competitive
 Durata breve e ampiezza grande per industrie oligopolistiche e mopolistiche
 In pratica però è difficile attuare una politica che non tratti le imprese tutte allo stesso modo
(infatti la durata è fissat a 20 anni per tutti)

121
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
5. CORSA AI BREVETTI
Le domande che ci dibbiamo porre soso:
 Chi arriva per primo a brevettare un particolare prodotto (il Prozac, il Blackberry) ottiene
condizioni di monopolio per….6 mesi? Un anno?....
 Quali sono le implicazioni di tale gara (arrivare per primi ad aprire una classe di prodotti)?
Facciamo un semplice esempio per capire meglio:
 Due imprese, BMI and ECN
 Sviluppano un prodotto con domanda: P = 100 – 2Q.
 Il prodotto avrà costi marginali di produzione : c = 50
 Lo sviluppo richiede un laboratorio con probabilità di successo 0.8
 Costo del lab è K
Abbiamo 3 possibili situazioni:
1. Nessuna impresa investe nel lab  profitti 0
2. Una impresa investe, l’altra no 
o se ha successo guadagnerà un profitto di $312,50
o Data la prob di successo 0.8, i profitti attesi condizionati a spendere K nel lab sono :
0.8 * $312.50 – K = $250 – K
3. Entrambe investonoPer la BMI ci sono 3 possibilità :
a. Non ha successo e guadagna quindi 0 profitti; Prob = 0,2
b. Ha successo e ECN no. Sarà quindi monopolista guadgnando il profitto $312.50;
Prob = 0,8*0,2 = 0,16  I profitti attesi sono $50 (cioè $312,5X0,16)
c. BMI ECN hanno successo. Duopolio con profitti di $138.89. Prob = 0.8*0.8 = 0.64. I
profitti atteso sono $88.89.
 Mettendo i tre risultati insieme il profitto atteso al netto, dei costi di lab quando
entrambe investono in un lab è $138.89 – K
Il tutto è riassunto dalla seguente matrice :

BMI

NO R&D Lab R&D Lab

NO R&D Lab (0;0) ( 0 ; 250 – k )


ECN
R&D Lab ( 250 – k ; 0 ) ( 138, 89 – k ; 138,89 – k )

122
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
La corsa ai brevetti aumenta la possibilità che gli investimenti in R&SD siano eccessivi o
insufficienti :
 Eccessivi quando entrambe investono: (prob = 0.04) nessun sviluppo;
(prob = 0.32) monopolio; (0.64)duopolio
 Il profitto atteso totale è quindi: 0.32 * $312,50 + 0.64 * $277,56 = $277,64.
 Il surplus atteso del consumatore: 0.32*156,25 + 0.64*277,78 = $227,28.
 Al netto del costo del laboratorio: $277.64+227.28 – 2K  $505 – 2K.
 Il surplus atteso con un solo lab è 0.8($312.50 + $156.25) – K = $375 – K.
 Due laboratori sono eccessivi se $375 – K > $505 – 2K, cioé se K > $130

6. BREVETTI DORMIENTI
Molte imprese hanno brevetti che non sfruttano. Il motivo è per proteggersi dall’entrata del
potenziale rivale.
In un Mercato con domanda: P = 100 – Q .
 Monopolista con costi unitari costanti cI = $20 basati su una unica tecnologia
 C’è una tecnologia con costi costanti cA = $30
Il monopolista ha il brevetto della tecnologia alternativa. Potrebbe venderlo al rivale o tenerlo
dormiente. Che cosa farà?
 Con la tecnologia a basso costo [cI = $20], il monopolista fissa il prezzo a $60, vende 40
unità con un profitto di $1,600 π= (100-Q)Q-20Q
max 100-2Q-20=0 Q=40
P=60  π = 2400-800  1.600
 Considerando una Concorrenza alla Bertrand:
 Se il rivale ottiene il brevetto e produce a cA = $30, non avrà profitti perchè compete con
cI = $20
 Ma la presenza del rivale costringerà il monopolista a fissare il P ≤ $30 e il profitto scenderà
a $700 30=100-Q Q=70Π= (100-Q)Q-20Q 2.100-1.400=700
Conclusione: Il rivale non pagherà per il brevetto e per il monopolista ci sarà un margine aggiuntivo
di $1,600 - $700 = $900 nei profitti. Quindi il monopolista lascia il brevetto dormiente
 Considerando una Concorrenza alla Cournot :
 Incumbent con cI = $20; Rivale con cA = $30
 Risultato del duopolio:
o Incumbent P=100-(QI-QA)

123
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
MRIPQI= [100-(QI-QA)] QI MRI=100-2QI-QA
MRI = cI  100-2QI- QA=20
MRA= cA  100-2QA- QI=30
 Risolvendo per QA e QI:
o Incumbent produce 30; Rivale produce 20
o Profitto dell’Incumbent $900; profitto del Rivale $400
– Se il rivale ha accesso alla tecnologia alternativa ,l’incumbent perde $1600 – $900 =
$700 di profitto
– Il rivale guadagna $400
Conclusione: Il monopolista lascia il brevetto dormiente

7. BREVETTI IN LICENZA
Ci sono casi nei quali le imprese offrono in licenza la tecnologia migliore , quella con i costi bassi..
Ma perché?.......Qual è la differenza fra brevetti dormienti e licenze?
La profittabilità del dare in licenza il brevetto dipende da:
1. Natura della concorrenza
2. Innovazione drastica vs. innovazione non drastica
Facciamo anche in questo caso un semplice esempio:
 Domanda: P = 100 – Q
 Abbiamo 2 imprese ciascuna con costo marginale cA = 30
 Equilibrio di Cournot: ciascuna impresa produce Q=23,33
o Output totale Q = 46.67
o Prezzo è P = 53.333
o Profitto per ciascuna impresa è 272.222
 Un’impresa sviluppa nuova tecnologia con cI = 20
o Nuovo equilibrio P = 50
o L’impresa low-cost produce 30 con profitti di 900
o L’impresa high-cost produce 20 con profitti 400
 Che cosa succede se la low-cost da in licenza la tecnologia alla high-cost per un costo di 10
per unità (costo della licenza)?
o La quantità di equilibrio rimane la stessa
o La high cost ora produce a 20 per unità, ma paga 10 per la licenza.
o Di fatto la the high-cost ha ancora costi unitari per 30

124
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
o La low cost firm ha ancora profitti per 900 …MA: Guadagna anche 10x20=200 dalla
licenza. Quindi il brevetto in licenza conviene

Dare un brevetto in licenza conviene in una concorrenza alla Cournot,ma non conviene in
una concorrenza alla Bertrand
Vediamo il perchè:
 Dare in licenza alla Bertrand
 Se entrambe le imprese hanno cA = $30, P = $30, Q = 70
 Se una impresa ottiene cA = $20, la strategia migliore è vendere 70 unità a 30 con un
profitto di 700
 Dare in licenza la tecnologia con cA = $20 non può migliorare la situazione
 Non c’è incentivo a concedere licenze se la concorrenza è alla Bertrand
 Non si da in licenza se l’innovazione è drastica, in quanto :
o L’innovazione drastica permette all’impresa una condizione di monopolio
o Non concedere la licenza porta il profitto al massimo possibile (monopolista)
 Non c’è incentivo a concedere licenze se l’innovazione è drastica

La struttura del brevetto e i requisiti di brevettabilità


1. LE PROPRIETA’ INTELLETTUALI
Le proprietà intellettuali (PI) sono :
 Idee, conoscenze e informazione
 Risultati della ricerca
I diritti legali sulla proprietà intellettuale proteggono l’inventore ed il proprietario delle PI e sono:
 Brevetti
 Marchi
 Informazione confidenziale
 Diritti d’autore
 Modelli e disegni

2. PERCHE’ BREVETTARE?
1. Per promuovere la divulgazione scientifica
2. Per proteggere i diritti degli inventori
3. Per creare nuovi mercati , Nuove aziende e nuovi prodotti

125
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Il brevetto è un titolo che garantisce un diritto di proprietà dell’invenzione. Oltretutto garantisce un
monopolio di sfruttamento temporaneo e conferisce il diritto di escludere altri.
Durata :
 20 anni dalla data di priorità
 I diritti esclusivi sono conferiti dalla concessione del brevetto
 L’onere di difendere il brevetto è in capo all’intestatario
Territorio:
 Paese di deposito
 Estensioni territoriali
o Convenzioni internazionali (PCT-Patent Cooperation Treaty , Convenzione Europea)
o Eccezioni : Paesi che non aderiscono ; Il caso dei farmaci per l’AIDS
Tasse:
 Di domanda
 Di esame
 Annualità
Pubblicazione :
 18 mesi dalla priorità salvo richiesta di anticipazione

3. DIRITTI CONCESSI AL BREVETTO


Facciamo una distinzione tra brevetto di prodotto e brevetto di procedimento
 Brevetto di prodotto: vietare a terzi, salvo consenso del titolare, di produrre, usare, mettere
in commercio, vendere, importare o dare in licenza ad altri per lo sviluppo il prodotto
 Brevetto di procedimento: vietare a terzi di applicare il procedimento, nonchè di usare,
mettere in commercio, vendere o importare a tali fini il prodotto ottenuto con tale
procedimento
Quindi il diritto di brevetto NON si estende
 Agli atti compiuti in ambito privato
 Alla sperimentazione
 Alla preparazione di medicinali nelle farmacie su ricetta medica, o alle preparazioni
medicinali per unità
Per ciò che riguarda il Pre-uso: chiunque nel corso dei 12 mesi anteriori alla data di deposito di una
domanda abbia fatto uso dell’invenzione nella sua azienda, può continuare ad usarla anche dopo la
domanda di brevetto di un terzo, nei limiti del pre-uso dimostrato

126
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
4. CERTIFICATO COMPLEMENTARE DI PROTEZIONE
È Il titolo in forza al quale si prolunga la durata dell’esclusività brevettuale, per prodotti medicinali,
al fine di recuperare il tempo tra la domanda di brevetto e la concessione dell’autorizzazione
all’immissione al commercio.
Questo decorre dalla scadenza del brevetto, per non più di 5 anni, e si ottiene con la sottrazione di 5
anni dagli anni trascorsi tra la domanda e l’AIC . Le istanze devono essere presentate entro 6 mesi
dall’AIC.

5. TIPI DI BREVETTO
Possiamo avere :
 Invenzioni industriali (utility patents) : Prodotto e Procedimento
 Modelli di utilità
 Modello ornamentale
 Nuove varietà vegetali
 Topografia di prodotto a semiconduttori

6. TIPI DI INVENZIONE
Possiamo avere :
 Prodotto : Nuova molecola o nuovo uso per la molecola
 Procedimento
 Invenzioni principali
 Invenzioni derivate :
o Di perfezionamento
o Di traslazione
o Di combinazione

7. REQUISITI DI BREVETTIBITA’
In questo caso l’invenzione deve essere :
 Lecita : L’ attuazione dell’invenzione non è contraria all’ordine pubblico o al buon costume.
Quindi non sono brevettabili le razze animali e non si applica a procedimenti microbiologici
e prodotti ottenuti tramite di essi

127
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 Idonea ad un applicazione industriale : L’oggetto dell’invenzione può essere fabbricato o
utilizzato in qualsiasi genere di industria. Quindi non sono brevettabili le idee, i pensieri, i
procedimenti matematici…
 Nuova : Un invenzione è considerata nuova se non è compresa nello stato della tecnica.
Costituiscono lo stato della tecnica : Pubblicazioni, comunicazioni pubbliche, brevetti con
data di PUBBLICAZIONE precendente e che abbiano come oggetto l’invenzione in
questione
 Inventiva (non ovvia) : L’invenzione è non ovvia se PER UNA PERSONA ESPERTA NEL
RAMO essa non risulta in modo evidente dallo stato della tecnica . Deve quindi comportare
un apporto evolutivo di progresso, miglioramento, di nuova utilità ; e deve risolvere un
problema tecnico
É importante anche dire che la scoperta non è brevettabile. Ma cosa NON è brevettabile? :
 Scoperte, teorie scientifiche, metodi matematici e programmi per gli elaboratori
 Piani, principi e metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciali
 Presentazioni di informazioni
 Invenzioni contrarie all’ordine pubblico
Per ciò ce concerne delle Invenzioni biotecnologiche ci dobbiamo domandare : Sono brevettabili
geni o gruppi di geni? Topi transgenici? Linee cellulari? Metodi chirurgici o terapeutici?. Ebbene :
 La descrizione sufficiente: L’invenzione deve essere riproducibile da un esperto medio del
settore. Esempio: le rivendicazioni per una proteina possono essere basate sulla:
o Sequenza aminoacidica
o Sequenza del DNA che la codifica
o Procedimento di produzione
o Parametri o proprietà
 Deposito del materiale: In assenza di descrizione adeguata si può depositare il materiale
biologico propagabile :
o Entro la data di deposito del brevetto
o In banche biologiche associate all’EPO (European Patent Office)
 Le rivendicazioni nel brevetto biotecnologico : Le rivendicazioni devono essere supportate
da dati scientifici. Ma bisogna fare attenzione perchè il brevetto non è peer reviewed!

128
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
8. STRUTTURA DEL BREVETTO
Il brevetto è strutturato nel seguente modo:
1. Titolo : Identifica il brevetto . Si usa per la ricerca in database pubblici e per avere una
maggiore segretezza si può utilizzare un titolo generico (ie. ‘A method’, ‘Protein’)
2. Numeri e date : Patent Number and Date of Patent indicano la concessione del brevetto
nella sua forma definitiva . Mentre le Application Number and filing date indicano i
termini da cui decorre la protezione
3. Inventori e intestatari : Hanno contribuito al processo inventivo. Non sono necessariamente
gli autori dell’articolo scientifico, quindi abbiamo una distinzione tra inventorship e
authorship
4. Referenze citate(intestatari) : I titolari del brevetto. Si tratta di diritti di sfruttamento
commerciale e di dare in licenza . Possono essere gli inventori o Aziende o Università
assegnatari delle PI degli inventori
5. Abstract e Descrizione : L’Abstract I dentifica l’invenzione. La Descrizione è costituita da:
field, background, summary, detailed description, examples and figures . Il dettaglio deve
consentire la ripoducibilità da parte di un esperto medio nel settore , ha anche l’obbiettivo si
supportare le rivendicazioni
6. Claims(rivendicazioni) : Sono il cuore del brevetto in quanto definiscono i confini di
protezione della domanda . Costituiscono anche il termine contro cui si attua l’infringement

L’iter brevettuale : Regole pratiche per valutare la brevettabilità di un invenzione


1. IL BREVETTO AMERICANO
La struttura della prima pagina è simile al PCT, contiene le stesse informazioni. Viene depositato
all’USPTO .I requisiti di brevettabilità sono gli stessi e l’applicant ha un dovere di rendere noto lo
stato della tecnica all’esaminatore. Gli stessi inventori sono anche applicants.

2. LA PREVISIONAL APPLICATION
Questa dal 1995, non ha bisogno di claims, assicura la data di priorità, assicura 1 anno in più di
protezione e costa poco.

129
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
3. TAPPE DELL’ITER BREVETTUALE
Abbiamo le seguenti tappe:
1. Domanda nazionale o provisional US: Assicura la data di priorità
2. Domanda internazionale o PCT:
 Estende il brevetto a tutti i Paesi che sottoscrivono il PCT
 Comporta una ricerca preliminare (obbligatoria)
 Comporta un esame preliminare (facoltativo)
3. Estensione alle fasi nazionali (NPE) :
 Quali paesi scegliere?
 Esame ed emendamenti delle rivendicazioni
 Continuations in part (negli USA)
4. Concessione

4. I COSTI DELL’ITER BREVETTUALE


Abbiamo i seguenti costi:
 Domanda nazionale: circa 2500 €
 Domanda PCT: circa 6000 €
 Fasi nazionali (National Phase Entry): circa 25.000 € per i ‘big five’ (USA, Europa,
Giappone, Canada, Australia)
 Annualità ed esami: dipendono da quanti Paesi vengono designati e vanno da un minimo di
qualche migliaio di € all’anno fino a centinaia di migliaia

5. I TEMPI DELL’ITER BREVETTUALE


Abbiamo i seguenti tempi:
 PCT: 12 mesi dalla data di priorità
 NPE: 30 mesi dalla data di priorità (in alcuni Paesi, tra cui il Brasile, se l’esame preliminare
non viene richiesto le fasi nazionali avvengono al 20 mesi)
 ESAMI: a tempo variabile a cominciare dopo circa 1 anno dal deposito NPE
 CONCESSIONE: a tempo variabile dopo circa almeno 3 anni dal deposito NPE

130
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
6. CONCLUSIONI DELL’ITER BREVETTUALE
In sostanza il processo di prosecution è lungo e costoso. Il costo per arrivare alla concessione del
brevetto in diversi Paesi è al di fuori della portata del budget dell’ufficio di trasferimento
tecnologico. Questo richiede quindi una valutazione del valore residuo del brevetto ad ogni stadio
della prosecution, per decidere se continuare o abbandonae la domanda di brevetto.
Il valore residuo del brevetto dipende da:
 Solidità della domanda di brevetto in sede d’esame
 Progresso nello sviluppo del prodotto
o Presenza di contratti di sfruttamento (licenza, opzioni di licenza)
o Sviluppo del prodotto all’interno dell’Istituto
 Progresso di eventuali prodotti competitori o sostituti
Il consulente brevettuale/patent attorney :
 Partecipa alle discussioni con l’inventore
 Valuta la prior art
 Valuta la brevettabilità
 Stila le rivendicazioni
 Deposita il brevetto nazionale ed internazionale
 Compila le risposte all’esaminatore e le ammende alle rivendicazioni

A titolo informativo ci sono altre forme di protezione dell’IP, quali:


 Marchi (trademarks): La registrazione del marchio (all’USPTO) assicura l’esclusività d’uso
per un periodo illimitato (salvo rinnovo dopo 20 anni). Può essere una parola, un simbolo,
un disegno o la combinazione di questi. Impedisce l’uso (anche l’importazione) a terzi
dello stesso marchio e dà diritto al titolare di perseguire gli ‘infringers’
 Copyright : Il copyright dà diritto di impedire ad altri la stampa, la copia o la pubblicazione
di lavori originali di un autore . Protegge il testo della pubblicazione, non l’idea. Utilizzato
soprattutto per i programmi di software, ma anche per: libri, articoli, canzoni, board games,
sculture, poesie etc. Dura per la vita dell’autore+50 anni, oppure per 75 anni se l’applicante
è un’istituzione (USPTO)
 Trade secrets : La protezione di informazioni confidenziali che riguardano il core business o
la strategia di un azienda. Possono essere rivelate inavvertitamente da dipendenti (per
esempio quando cambiano lavoro), in press releases, in interviste etc.. Si proteggono con un

131
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
Trade Secret Non Disclosure Agreement e informando i dipendenti dei rischi di un breach di
tale contratto
 Confidentiality agreements : Contratti che obbligano alla segretezza, unilaterale o reciproca.
Consentono di trasferire informazioni, anche ai competitori

CONCLUDENDO possiamo quindi dire che Brevetti, Trademarks, Copyrights,


Confidentiality agreements, Trade secret Agreements sono misure per
1. assicurarsi contro la perdita di informazioni sensibili
2. Creare ‘barriers to entry’ per i competitori
3. Creare il vantaggio competitivo di un azienda, specialmente in una knowledge
driven economy
Vanno quindi usati in combinazione.

132
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

I fattori dell’innovazione tecnologica nel settore


farmaceutico

Forze dell’innovazione
Le forze che spingono l’impresa ad innovare (Achilladelis,2001) sono:
1. progresso scientifico e tecnologico: La dipendenza dell’industria farmaceutica da una serie
di discipline scientifiche (fisiologia, chimica organica, batteriologia, enzimologia, biologia
molecolare ecc.) ha fatto sì che la creazione di imprese innovative avvenisse solo in paesi
caratterizzati da università e centri di ricerca con solide tradizioni nei suddetti ambiti
disciplinari.;
2. materie prime : L’accesso, nell’Ottocento, a fonti di piante medicinali tropicali, nonché la
disponibilità di composti organici derivati dal catrame di carbone determinò il vantaggio
competitivo dell’industria francese,britannica e tedesca. Oggi non vale più ;
3. domanda del mercato : Nonostante un forte mercato interno possa creare vantaggi
competitivi per le produzioni nazionali, nel caso dell’industria farmaceutica ciò si è
verificato soltanto nel caso statunitense. Data l’importanza, per le imprese, di competere su
scala mondiale, l’accesso ai mercati stranieri si è, storicamente, rivelato essenziale non solo
per paesi piccoli o scarsamente popolati, come la Svizzera, l’Olanda, la Danimarca, il Belgio
o la Svezia, bensì anche per stati più vasti e popolosi;
4. competizione tra imprese responsabili di progressi scientifici, tecnologici e commerciali :
Nonostante il settore farmaceutico di un paese industrializzato possa comprendere centinaia
di aziende,quelle che mostrano forti vantaggi competitivi appartengono a un esiguo numero
di grandi imprese a intensa attività di R&S, che sono responsabili dell’ingresso sul mercato
della maggior parte dei farmaci innovativi. I vantaggi di cui gode l’impresa che per prima
presenta un prodotto sul mercato (first mover) e un’intensa competizione da parte dei
generici dopo la scadenza del brevetto incentivano l’industria a portare rapidamente sul
mercato nuovi prodotti farmaceutici ;
5. bisogni della collettività : L’emergenza sanitaria creata dalla diffusione di malattie
contagiose e mortali causate da sovrappopolazione, malnutrizione, mancanza di acqua
corrente e di strutture sanitarie ha stimolato la ricerca pubblica e industriale. Durante la
Seconda guerra mondiale, i governi dei paesi coinvolti nel conflitto sostennero attivamente

133
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
l’innovazione e la produzione di nuovi farmaci per provvedere ai bisogni delle forze armate
e della popolazione civile;
6. disciplina normativa (ovvero la normativa di origine governativa che disciplina la R&S e il
contesto competitivo di un settore industriale) : Nell’ambito dell’industria manifatturiera, il
settore farmaceutico è quello più regolamentato, non solo per il significato che i farmaci
rivestono per la salute pubblica, ma anche per il fatto che, nella maggior parte dei paesi, il
settore pubblico rappresenta il principale cliente dell’industria farmaceutica (monopsonio);
7. specializzazione scientifica, tecnologica e commerciale acquisita dall’impresa

1. LA DINAMICA DELL’INNOVAZIONE TECNOLOGICA: ANALISI


EMPIRICA E MODELLI TEORICI
L’industria farmaceutica, almeno in termini quantitativi, sembra seguire un modello di evoluzione
del processo innovativo caratterizzato da pochi prodotti innovativi. Infatti modificare farmaci
esistenti è meno costoso, richiede meno tempo e meno rischi rispetto ad un farmaco realmente
innovativo, ed è una attività che garantisce l’introduzione di farmaci sicuri ed efficaci, in quanto
largamente sovrapponibili a quelli la cui sicurezza ed efficacia è stata confermata da anni di
prescrizioni sul mercato. Oltretutto la nuova versione di un farmaco gode dell’accettazione
del marchio da parte sia dei medici sia dei pazienti, questo porta ad aumenti delle vendite con costi
marginali relativamente bassi. Anche gli sviluppi tecnologici favoriscono questo comportamento in
quanto diventa più facile sviluppare la nuova versione di un vecchio farmaco riducendone gli effetti
collaterali, migliorando la facilità e comodità di somministrazione, rendendo più rapida la sua
azione.
Il processo di innovazione dell’industria farmaceutica ha tuttavia conosciuto periodi diversi a partire
dalla sua nascita più di 150 anni fa :
 Il modello lineare
 Il modello evolutivo
 Il ruolo della ricerca pubblica nell’innovazione
 La produttività della R&S

134
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
1.1. MODELLO LINEARE
Nel settore farmaceutico, e non solo in questo, la tecnologia può essere definita come la conoscenza
necessaria per produrre determinati beni, questo porta informazione e di conseguenza la crescita
delle imprese. L’importanza dell’innovazione tecnologica per il progresso economico è stata
evidenziata da tempo dagli economisti:
 Nelson (1959) la rilevanza del livello ottimale di ricerca di base,
 Arrow (1962) livello sub ottimale di ricerca a causa dei fallimenti del mercato:
l’indivisibilità, l’inappropriatezza e, soprattutto, l’incertezza.
E’ Utile notare però che c’è sempre stato difficile stabilire la relazione tra progresso scientifico e
miglioramento tecnologico
Quindi il progresso scientifico ha portato ad un miglioramento tecnologico.
Il primo e più semplice modello di processo della ricerca scientifica è quello proposto da Francis
Bacon (1561-1626), ed è ancora dominante nel dibattito contemporaneo. Il modello prevede
passaggi lineari dalla ricerca di base alla ricerca applicata, e da questa allo sviluppo.
Il volume ottimale di spesa per la ricerca di base di un’impresa può essere rappresentato dalla
seguente funzione: RB = f [C, R(A)]
Dove
RB = spesa per la ricerca di base
C = costo unitario della ricerca
R = ritorno atteso (utilità) aggiustato per il rischio
A = una misura del grado di appropriatezza delle scoperte
Come in ogni funzione di produzione classica, avremo
f’ (C) < 0, f’ (R) > 0 e R’ (A) > 0
Se ad esempio l’impresa A ha un farmaco innovativo per una patologia in cui è già presente il
farmaco dell’impresa B, ma il primo è più efficace a parità di costo del secondo, il farmaco
dell’impresa A prenderà gran parte della domanda lasciando al farmaco di B una quota residuale (in
alcuni sistemi si potrebbe immaginare l’uscita di del farmaco di B dal mercato, o almeno
l’esclusione dalla rimborsabilità). Il ritorno sociale sarà rappresentato dal valore del miglioramento
dell’efficacia per i pazienti ottenuto con il nuovo farmaco, mentre per l’impresa A il ritorno sarà
rappresentato dal valore totale del nuovo farmaco (prezzo unitario per volume delle vendite)
piuttosto che dal suo valore marginale, in quanto la disponibilità a pagare dei pazienti (o più
esattamente del terzo pagante, cioè il servizio sanitario o le assicurazioni sanitarie) si baserà sul
beneficio totale ricevuto, e non su quello marginale. Tuttavia, nella maggior parte dei casi si può
assumere che il ritorno per l’impresa sia inferiore al ritorno sociale: anche nel caso dell’impresa
135
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
temporaneamente monopolista è difficile discriminare in base al prezzo in modo perfetto,
soprattutto in un sistema sanitario a prevalenza di spesa pubblica, e pertanto vi sarà un’elevata
utilità per i consumatori.

In conclusione, data l’incertezza propria dell’attività di ricerca, si è voluto qui sottolineare


come l’impresa farmaceutica in equilibrio potrebbe fornire un livello di innovazione, in
termini di spesa per R&S, sotto ottimale, soprattutto nella ricerca di base. Una soluzione a
questo problema potrebbe essere il finanziamento pubblico alla ricerca di base, sperando che
le imprese farmaceutiche sulla spinta dei risultati di base aumentino gli investimenti nella
ricerca applicata. Rimane tuttavia la possibilità della sostituzione della ricerca di base privata
con quella pubblica, cioè uno spiazzamento (crowding out), non determinando così un
aumento nella ricerca di base totale

1.2. MODELLO EVOLUTIVO


L’innovazione nel settore farmaceutico può essere spiegata ricorrendo alla teoria evolutiva
dell’impresa (Nelson e Winter, 1982), nata e applicata originariamente ad altri settori dell’industria,
e più recentemente anche all’industria farmaceutica.
la realtà è dinamica  dinamica significa cambiamento  la principale fonte di cambiamento è
l’innovazione  l’innovazione è informazione e conoscenza.
In questo modello sono presenti i seguenti elementi :
 INCERTEZZA E CASUALITA’: l’innovazione e’ incerta ed è quindi necessario introdurre
componenti stocastiche e strutture condizionali di adattamento
 INTERDIPENDENZA E COMPLESSITA’: il processo innovativo ha un certo grado di
interdipendenza con numerose altre variabili c’è quindi la necessità di introdurre il concetto
di coevoluzione
 CUMULATIVITA’: i processi di innovazione sono altamente cumulativi
Andando ad analizzare l’evoluzione dell’industria farmaceutica, possiamo suddividere i seguenti
periodi :
 1850-1945 : corrisponde quasi ad un secolo di bassosviluppo di nuovi farmaci e a metodi di
ricerca abbastanza primitivi;
 Con lo sviluppo su larga scala della penicillina inizia il secondo periodo che si estende fino
agli anni ’70 : durante il quale la R&S produce un discreto numero di nuovi farmaci,
inizialmente col metodo del random screening (selezione casuale da un grande numero di
molecole sintetizzate in laboratorio).
 Anni ’80-presente: metodo del drug development design, grazie agli sviluppi della
biochimica molecolare e della farmacologia. Successivamente vi è un passaggio intermedio

136
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
da questa fase al terzo periodo, arrivando fino agli anni più vicini al presente, caratterizzati
dall’ingegneria genetica e dal suo diffuso impiego per la scoperta di nuovi farmaci.
La stessa dinamica dell’industria farmaceutica viene
spiegata da tre fattori:
1. La natura del processo di scoperta del nuovo farmaco, cioè la proprietà delle opportunità
tecnologiche;
2. La frammentarietà dei mercati, cioè il fatto che l’innovazione in una categoria terapeutica ha
scarse probabilità di successo in un’altra area terapeutica;
3. Il ruolo dei brevetti e il tipo di concorrenza.
Il modello, alla luce di quanto fin qui descritto, spiega l’evoluzione dell’industria farmaceutica
attraverso i seguenti passaggi chiave:
1. Un grande numero di imprese entra in concorrenza in un mercato rappresentato da un
elevato numero di opportunità terapeutiche fino ad allora inesplorate.
2. Inizia la ricerca casuale delle nuove molecole, quindi con uno scarso apporto scientifico.
3. Una volta scoperta la nuova molecola, lo sviluppo del nuovo farmaco avviene con scarse
conoscenze dei tempi e dei costi del processo di R&S che porterà il farmaco sul mercato, ed
anche con insufficienti conoscenze della sua efficacia attesa.
4. Il lancio sul mercato avviene in relazione al numero di pazienti potenziali.
5. In questo contesto, le spese di marketing promuovono l’aumento dei pazienti che accedono
al consumo del nuovo farmaco.
6. Altre imprese imitano il nuovo farmaco appena lanciato sul mercato: le imprese hanno
quindi sia la propensione all’innovazione sia la propensione all’imitazione.
7. L’impresa innovatrice si trova così ad affrontare l’erosione del mercato prodotta dalle
imprese “copiatrici”.
I risultati empirici del modello portano a formulare le seguenti cause dello sviluppo dell’impresa:
 il numero di farmaci scoperti;
 le dimensioni e la crescita dei mercati in cui è presente;
 il numero di imprese concorrenti in quei mercati;
 la qualità e il prezzo dei nuovi farmaci in relazione al prezzo e alla qualità dei
farmaci concorrenti
Questo schema di evoluzione viene cambiato dalla biologia molecolare. Nuove imprese
specializzate in biotecnologie entrano nel mercato, poche fra loro con successo, mentre le grandi
imprese esistenti, grazie alle elevate risorse finanziarie, riescono a trarre benefici dalle conoscenze

137
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
sviluppate da queste nuove imprese. Si genera così una rete di alleanze tra le grandi imprese e le
nuove imprese di biotecnologie.
In questa fase che arriva al presente, il modello individua quattro fattori cruciali per descrivere
l’evoluzione delle imprese farmaceutiche:
1. il livello dei costi per la R&S e le economie di scala;
2. la domanda e i suoi effetti sulla concentrazione;
3. le condizioni di opportunità: una forte protezione brevettuale nel tempo tende a ridurre il
processo di diversificazione;
4. la discontinuità nel processo di ricerca.

Si può concludere che i vantaggi di una scoperta in una determinata classe terapeutica non
si trasferiscono in altre classi, a parte i profitti reinvestiti in R&S.

1.3. IL RUOLO DELLA RICERCA PUBBLICA NELL’INNOVAZIONE


Cockburn e Henderson (1997) hanno mostrato che la scoperta di un nuovo farmaco è caratterizzata
da un alto livello di interazione fra la ricerca pubblica e quella privata. Toole (2000) presenta un
modello in cui proprio le caratteristiche peculiari del settore farmaceutico, cioè l’elevato grado di
regolamentazione (autorità registrative/regolatorie) e la condivisione del processo di ricerca da parte
delle imprese (si pensi alla cadenza imposta dalle fasi di ricerca e sviluppo), permettono di meglio
articolare l’interazione tra ricerca privata e ricerca pubblica.
La produzione di innovazione è rappresentata da una funzione di produzione Cobb-Douglas
opportunamente modificata, in cui sono inserite le esternalità di cui godrebbero tutti i ricercatori che
lavorano in una stessa area di ricerca, ma per imprese diverse: i ricercatori nell’area della
cardiologia costruiscono il loro percorso sulla letteratura esistente in quella specifica area,
riducendo così la distanza fra i ricercatori.
Nel modello si tiene anche conto del fatto che le opportunità di nuove tecnologie che possono
influenzare il settore farmaceutico provengono anche da altre due fonti, come è stato suggerito da
Nelson et al. (1997), non solo cioè dalla conoscenza scientifica.
Gli investimenti propri dell’impresa possono creare delle opportunità, suddividibili in due
componenti:
 l’investimento in sé, cioè il suo ammontare di cui il modello tiene conto;
 gli investimenti preesistenti, i quali includono la distribuzione del personale scientifico, le
capacità organizzative, le differenze fra le diverse arre di ricerca. Inoltre, le opportunità
possono essere influenzate da cambiamenti che si verifichino al di fuori dell’industria
farmaceutica. Ad esempio, i progressi tecnologici che avvengono in altri settori

138
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
industriali(nelle tecnologie dell’informazione e nella strumentazione da laboratorio, nonché
nella grafica dei computer e nelle tecniche di simulazione) influenzano positivamente il
processo di R&S nel farmaceutico aumentando le possibilità di nuove scoperte.
Ritardi nell’approvazione dei nuovo farmaci da parte della FDA portano ad una riduzione nel
numero di NCE: un aumento dell’1% nel ritardo della FDA ridurrebbe dello 0,18% il numero di
molecole approvate.
Una crescita dei costi da sostenere nel processo di approvazione del nuovo farmaco accompagnata
dal ritardo nell’approvazione renderebbe meno profittevole la R&S.
Il periodo entro il quale l’impresa mediamente decide se proseguire o meno nelle costose fasi della
ricerca clinica èstimato in otto anni prima dell’eventuale approvazione registrativa.
La ricerca pubblica di base rimane confermata quale variabile importante per la scoperta di nuovi
farmaci. Il modello ha stimato una elasticità del numero di NCE al variare dello stock di ricerca di
base tale per cui ad un aumento dell’1% di quest’ultimo corrisponderebbe un aumento del 2-2,4%
nel numero di NCE commercializzabili dopo il ritardo temporale qui descritto. Questo modello non
indaga i canali attraverso i quali la produzione si propaga la conoscenza della ricerca di base tra le
istituzioni pubbliche e quelle private, individuandoli soltanto nei congressi scientifici e nella
mobilità del lavoro.

Le traiettorie tecnologiche
Dicesi traiettoria tecnologica : la velocità di diffusione di una tecnologia nel tempo. Abbiamo
quindi 4 stadi di traettoria:
1. stadio giovanile : Tale stadio è in genere di breve durata e comprende poche innovazioni,
solitamente di tipo radicale. Questo stadio termina con l’introduzione sul mercato di
un’innovazione radicale che ha successo commerciale e innesca il processo imitativo da
parte di concorrenti
2. stadio di crescita : Incremento nel numero di imprese innovatrici e di innovazioni, molte
delle quali, quando il paradigma tecnologico sia sufficientemente versatile,hanno carattere
radicale e non soltanto incrementale. In questo stadio, le imprese concorrenti tentano di
migliorare l’efficacia terapeutica del farmaco originale, di eliminarne gli effetti collaterali,
di migliorare i processi di produzione e di aggirare i brevetti.
3. stadio di maturità: Molte delle innovazioni hanno carattere incrementale, poiché il
potenziale della tecnologia si è ormai esaurito. In molti casi, la scadenza dei brevetti delle
innovazioni originali è avvenuta durante questo stadio, il che ha ulteriormente facilitato

139
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
l’ingresso di imprese meno esperte, che si sono semplicemente aggregate ai “vincitori” del
momento (bandwagon effect).
4. stadio di declino : Drastica riduzione nel numero di innovazioni e dall’assenza sia di
innovazioni radicali sia di successi commerciali. In molti casi, l’inizio dello stadio di declino
è coinciso con l’introduzione di un nuovo paradigma tecnologico, che ha reso obsoleta la
precedente tecnologia.
Nell’ambito delle società che svolgono attività correlate alle biotecnologie,si possono poi
distinguere:
 dedicated biotechnology firm (Dfb), ovvero imprese a vocazione biotecnologica,
solitamente spin off di laboratori universitari, altamente specializzate nella biologia
molecolare, nella genomica e, soprattutto nell’indagine dei meccanismi patologici a livello
molecolare;
 grandi società farmaceutiche tradizionali che sviluppano e commercializzano farmaci
candidati scoperti, selezionati e avviati allo sviluppo clinico da aziende biotech;
 società specializzate (platform company), che forniscono all’industria farmaceutica e
biotech piattaforme tecnologiche in grado di accelerare il processo di drug discovery o di
migliorare il rilascio di principi attivi (drug delivery).

Caratteristiche del biotech (dfb)


Abbiamo 6 caratteristiche strutturali, che, indipendentemente dal contesto geografico di
appartenenza, connotano le imprese biotech specializzate o Dbf :
1. Science based : Come molte società farmaceutiche tradizionali, le Dbf hanno vocazione
scientifica e sono caratterizzate da un’intensa attività di R&S. A differenze delle prime, che
hanno sinora mantenuto la loro posizione dominante nel campo delle piccole molecole
organiche, le seconde focalizzano la loro attività di R&S nel campo delle macromolecole
biologiche.
2. Finanziamento basato sul venture capital : La principale fonte di finanziamento delle
società biotech è rappresentato dal capitale di rischio. Il rapporto tra venture capitalism e
società biotech è simbiotico. I venture capitalist effettuano i loro investimenti a stadi,
riservandosi il diritto di abbandonare i progetti che non hanno successo. Quando raggiunge
una sufficiente massa critica e redditività, la società può ottenere un’Ipo (initial public
offering), ed essere quotata in borsa. Come molte società farmaceutiche tradizionali, le Dbf
hanno vocazione scientifica e sono caratterizzate da un’intensa attività di R&S. A differenze

140
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
delle prime, che hanno sinora mantenuto la loro posizione dominante nel campo delle
piccole molecole organiche, le seconde focalizzano la loro attività di R&S nel campo delle
macromolecole biologiche.
3. Bassa concentrazione industriale : Contrariamente ad altri settori high tech, quali quello
farmaceutico, il biotech conta un elevato numero di piccole e medie società specializzate,
che sono all’avanguardia nell’attività di ricerca. Negli Stati Uniti, un consistente numero di
progetti di R&S di farmaci è stato avviato da start up biotecnologiche, mentre, in Europa, le
grandi società farmaceutiche hanno giocato un ruolo decisivo.
4. Figura dello scienziato-imprenditore : Molti imprenditori operantinelle Dbf sono scienziati
provenienti dall’università. Il connubio scienziato-biotech è stato indagato in un’analisi
econometrica, i cui risultati hanno dimostrato che, negli Stati Uniti, la localizzazione delle
start up biotech è fortemente influenzata dalla localizzazione di star scientist, che tendono a
operare nei centri di ricerca più prestigiosi come Stanford, Harvard, Boston.
5. Agglomerazione geografica (geografical clustering) : Le attività in ambito biotecnologico
tendono a concentrarsi, e ad agglomerarsi in determinate aree geografiche.
6. Brevetti : Nell’ambito dei settori industriali a intensa attività di R&S, il settore biotech,
detiene, accanto al settore farmaceutico, un numero di brevetti superiore alla media.

141
Competizione
Anno Accademico 2010/2011

Il mercato farmaceutico
I brevetti
Il brevetto è particolarmente importante per l’industria farmaceutica sia per le dimensioni delle
spese in R&S necessarie a portare un farmaco sul mercato, sia per la facilità con cui i farmaci
possono essere copiati.
Il brevetto è uno dei meccanismi a disposizione dello Stato per favorire l’innovazione. Il sistema dei
brevetti fornisce scarsi incentivi per la R&S di farmaci i cui benefici potrebbero anche essere ampi
per la società, ma di scarso interesse per l’industria produttrice (si veda il caso dei farmaci per le
malattie neglette) Il brevetto ha scarsa capacità di promuovere la R&S per farmaci il cui mercato
previsto sia troppo piccolo (ad esempio i farmaci per le malattie rare).
Vi è un trade-off tra i vantaggi per l’industria e quindi per la R&S e i vantaggi per i consumatori:
 più a lungo rimane l’esclusività concessa dal brevetto, più ampi saranno gli incentivi per
investire in R&S, e idealmente si avrebbe il massimo dell’incentivo concedendo uno
sfruttamento del brevetto senza scadenza nel tempo, all’infinito
 più a lungo dura la protezione brevettuale, più a lungo i consumatori dovranno attendere
l’entrata nel mercato dei concorrenti a prezzo più basso (i farmaci generici).

1. BREVVETI E INNOVAZIONE
Dal punto di vista della teoria economica, la R&S è vista come contributo alla crescita:
 L’aumento di spesa in R&S comporta un aumento delle invenzioni.
 L’aumento delle invenzioni ha un effetto positivo sulla crescita della produttività;
 L’aumento della produttività è un elemento importante per la crescita economica.

1.1. LA STIMA DEI COSTI DI R&S


L’importanza di analizzare i costi della R&S sostenuti per scoprire e sviluppare un nuovo farmaco
(New Chemical Entity) è data dai seguenti fattori:
 consente l’analisi del ritorno dell’investimento;
 rivela come viene organizzato lo sviluppo: ad esempio le fusioni tra imprese sono spesso
dovute ai costi crescenti della R&S;
 influenza l’allocazione delle risorse tra le varie aziende di una impresa multinazionale;

142
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
 è importante sia per le politiche di regolamentazione sia per la performance dell’industria
farmaceutica, nel senso che spesso entra nel dibattito sulla legittimità di prezzi elevati che
contribuiscono ad aumentare la spesa sanitaria pubblica.
Il costo atteso delle fasi cliniche di una molecola analizzata nello studio è dato da:
C = E(c) = pI µI/e + pII µII/e + pIII µIII/e + pA µA/e
dove
1 ) pI , pII , pIII : sono le probabilità che una molecola scelta casualmente (nel campione dello studio)
passi nelle fasi I, II e III;
2 ) pA è la probabilità che test di lungo periodo vengano effettuati sugli animali durante il periodo
delle sperimentazioni cliniche;
3 ) µ sono le aspettative condizionate (ad esempio è il costo medio per la popolazione di farmaci
che passano alla fase I).
Poiché dal momento della scoperta di una molecola fino all’arrivo del farmaco sul mercato passano
molti anni, diviene necessario aggiungere ai costi realmente sostenuti anche i costi attribuibili al
deprezzamento del capitale investito (il costo opportunità del capitale).
E’ difficile stabilire se i costi di R&S continueranno a crescere con questo andamento, ma se ciò
accadesse, la R&S iniziata nel 2001 porterebbe 12 anni dopo, nel 2013, al momento
dell’approvazione del farmaco, ad un costo diretto di $970 milioni e capitalizzato di $1.900 milioni!
Alcuni elementi per verificare la validità dei dati di costo della R&S sono:
1. Lo sviluppo di un farmaco è un processo ad alto rischio (si veda l’analisi delle probabilità di
transizione dalla fase pre-clinica alla fase III fino all’approvazione/ registrazione del
farmaco).
2. Solamente il 21,5% dei farmaci che iniziano la fase I raggiungono il mercato.
3. Il processo di sviluppo richiede molto tempo: circa 90,3 mesi in media dall’inizio dei test
clinici alla approvazione per la commercializzazione (tale periodo si è accorciato nel tempo
grazie ad una maggiore rapidità dei tempi di approvazione delle autorità regolatorie (FDA)
passati da 30,3 mesi a 18,2 (DiMasi 1991).
4. Dei 98 farmaci approvati dall’FDA nel 2000, 27 erano New Molecular Entities, gli altri
erano nuove formulazione o nuovi processi di produzione e sono esclusi dall’analisi di
DiMasi. Tuttavia questi farmaci non completamente nuovi rappresentano quote importanti
dei fatturati, e per la R&D si stima che possa rappresentare il 30% del totale (CMR
International, 2002) (secondo PhRMA 2001 sarebbe solo il 18%,).
5. Prendendo l’intera spesa in R&S e dividendola soltanto per i NCE (come fa DiMasi) si
ottiene un valore più alto di quello che si otterrebbe includendo anche i farmaci della
143
Competizione
Anno Accademico 2010/2011
categoria meno nuovi (cioè le estensioni terapeutiche, le nuove formulazioni, i nuovi
processi produttivi). Oppure bisognerebbe togliere dalla spesa in R&S la quota imputabile ai
non NCE.
OTA (U.S. Congress, Office of Technology Assessment, 1993): auspicava una crescente
concorrenza sul prezzo dei farmaci simili sul piano terapeutico, prevedendo di conseguenza un
declino della spesa totale in R&S. I dati qui presentati dimostrano come questa previsione fosse
profondamente errata. Occorre quindi chiedersi: è stato un bene o un male? I costi crescenti della
R&S sono ripagati dai benefici che la società riceve dai nuovi farmaci, cioè i costi rappresentati
dagli alti prezzi dei farmaci sostenuti dalla società sono inferiori ai benefici ottenuti dalla società?

144

Potrebbero piacerti anche