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LA FENOMENOLOGIA

Era il 1936 quando venne per la prima volta venne pubblicato un libro strepitoso dal titolo “La crisi
delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale”. In quel testo l’autore Edmund Husserl
notava bene che la scienza è pur sempre un’ideazione che l’umanità ha prodotto e che sarebbe perciò
assurdo se l’uomo decidesse di lasciarsi definitivamente giudicare da una sola delle sue ideazioni.
Quest’affermazione assume peculiare significato se per scienza si intende soprattutto l’applicazione
del metodo scientifico all’interno della psicologia. Questo non è proprio possibile, perché la psicologia
che si occupa della soggettività non può aderire a degli schemi che sono dichiaratamente, per necessità
metodologica, oggettivanti. Qui vi è una conflittualità irremovibile fra la tematica psicologica, cioè la
soggettività , e il metodo della scienza che, per disporre di un sapere unico ed universale, è
oggettivizzante.
Nel rifiutare il dualismo antropologico che, oltre ad aver profondamente caratterizzato la cultura
dell’Occidente, è ciò con cui la psicologia ha costruito se stessa, Husserl riporta in gioco il corpo che
tanto è stata trascurata perché spesso, se non sempre, soggiogata dall’anima. Ma bisogna a più riprese
sottolineare che il corpo di cui parla Husserl non è l’organismo (Kö rper) descritto dall’anatomia e
curato dalla scienza medica, ma il puro corpo vivente (Leib) che ha a che fare con la vita (Leben) e che
è anche il luogo in cui imperano le passioni come l’amore (liebe). Husserl nota acutamente che nella
riduzione del corpo a cadavere sotto l’influsso di Platone, esso ha perso il suo scenario fondamentale:
il mondo. Insomma, al tipico rapporto del dualismo antropologico tra corpo e anima, la fenomenologia
sostituisce quello tra corpo e mondo.
Il corpo vive il mondo; ma quando si dice corpo non si deve pensare ad una cosa (ding) come
l’anatomia pensa al corpo come ad un corpo-cosa (Kö rper-ding), cioè un organismo, bensì a quel corpo
che io sono. Qui Io e corpo sono due sinonimi perfettamente coincidenti esattamente come Io coincido
perfettamente con il mio corpo. Per questo dico “ho la febbre” e non, invece, “che il mio corpo ha la
febbre”. L’intento della fenomenologia è quello di instituire un discorso (λὸ γος) osservando i fenomeni
(τὰ φαινό μενα)e non anteponendo ad essi alcuna teoria.
Nel rifiutare il dualismo platonico-cartesiano e per sopperire ad esso, a fenomenologia non si
accanisce tanto sull’inesistenza dell’anima, bensì su cosa davvero è corpo, anzi (meglio), su chi è corpo.
L’analisi esistenziale [Daseins-analyse] come la chiamava Binswanger, indaga quel corpo che noi
siamo, in cui e con cui abbiamo, cioè quel corpo che non è fatto di apparati, membra ed ossa, bensì
quello che è fatto di mondo. Con ciò intendiamo semplicemente dire che, a differenza della scienza, la
fenomenologia parla del corpo a partire dall’indagine sul mondo-della vita [Lebenswelt]
presupponendo quell’essere-nel-mondo [In der Welt sein] di cui Heidegger aveva parlato.
In der Welt zu sein bedeutet, dass jeder Mensch eine Welt hat: Essere nel mondo significa che ogni
persona ha un mondo. Ciò significa che il mondo, come il corpo, non è quello stabilito dalle regole della
scienza.
Il tempo non è quello che viene scandito dalle lancette dell'orologio, ma quello che ognuno di noi
sente passare sulla propria pelle. Anche se è oggettivamente passato un modulo (di lezione), se per te
quella lezione è stata interessante il tempo sarà volato, se invece per me sempre quella lezione era
noiosa è come se fossero passati due moduli e non uno.
Nemmeno lo spazio è quello misurato e descritto dalla geometria, ma soltanto quello che io scandisco
con il mio corpo. Il gioco è ivi duplice: la mia posizione rispetto alle cose mi dice dove sono, la
posizione delle cose mi dice invece dove sono io.
Tutti ciò accade perché noi non siamo degli oggetti passivanti, ma dei soggetti che invece di subire
una realtà , la creano attivamente.
Se oggi sappiamo che la musica modifica il battito cardiaco, non sappiamo ancora perché quella
frequenza piace al mio cuore ma quella invece no. E, forse, il motivo per cui davvero ci piace così tanto
la musica è perché ci obbliga ad ascoltare noi stessi, il nostro cuore.
Non sappiamo ancora perché la mia pupilla di dilata per quella ragazza e non per quella. In queste
differenze, più che cercare delle formule chimiche che hanno a che fare con quantità di atomi e
molecole, dovremmo capire che queste fenomeni hanno dei significati senza alcun sistema oggettivi di
riferimento per essere valutati migliori o peggiori.
Anche nel dolore ciò si manifesta [φαίνω]. Essendo questo, proprio come l'amore, infinitamente
soggettivo, ognuno di noi è insostituibile nel proprio soffrire. Proprio per questo crediamo sempre di
star patendo il dolore più grande dell'universo. Il dolore ci costringe a fare i conti con noi stessi; così
da soggetti rivolti al mondo, noi ci trasformiamo ad oggetti che subiscono se stessi. L'amore, invece,
sembra più atto alla comprensione dell'essere, dell'altro da me.
Resta comunque il fatto che ognuno di noi non deve confinare il proprio corpo al mondo delle cose
[res extensae], dovremmo piuttosto allenarci con l'aiuto della fenomenologia a comprendere quanto
davvero c'è di mio, di soggettivo, in questo corpo che io sono, in questo corpo che io abito e con cui
sono al mondo.