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Chiamate telefoniche – 7

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May 25,
2020

di Piero Cipriano

Dopo aver fatto la notte in ospedale là dove i virus


ci ridono in faccia, si aggrappano alle nostre
mascherine e tutti insieme ridono, ridono della
nostra tragedia, ridono a crepapelle delle nostre
maschere, muoiono dal ridere (perciò la potenza
del covid sta scemando, perché ride a crepapelle)
che tutti andiamo in giro con la maschera che si
porta appiccicata addosso un’intera galassia di
virus, a volte i virus attaccati alla maschera si
spostano sul guanto blu che sistema meglio la
mascherina cosicché traslocano su un’altra
galassia virale, e restano per qualche ora sul
guanto blu, dopo un po’ però hanno nostalgia di nuovo della maschera allora quando il
guanto blu abbassa la maschera per poter inalare una sacrosanta boccata di nicotina
(dopo apro una parentesi sulla nicotina) o ingoiare un goccio di tè o un boccone di
qualcosa commestibile i virus fanno un nuovo salto quantico e ripassano sulla
mascherina ma siccome quella è abbassata e siccome ho la bocca aperta per far
scendere il tè nel gargarozzo insieme al tè un paio di esserini (un paio per dire otto
milioni) si vanno a fare un giro, alcuni sbagliano traiettoria e come in quei luna park
acquatici scivolano lungo l’esofago e però nello stomaco l’acidità è tale che si compie
l’olocausto di virus altri invece volteggiano senza lasciarsi trasportare dal fluido ricco di
teina e imboccano come degli spiritelli la trachea e lì scendono a vedere che aria tira
lungo il mio albero respiratorio e siccome sono dei grandissimi esperti valutano il muco
essere come deve le ciglia vibratili fanno il loro mestiere si fanno la loro idea, la loro
diagnosi, perfino la prognosi formulano, gli spiritelli che noialtri chiamiamo virus,
dovranno passare eoni affinché possiamo liberarci da questa superstizione (dopo urge
una digressione sulla superstizione) che è la scienza, insomma loro lo vedono
chiaramente che il mio albero respiratorio a immagine dell’axis mundi albero della vita è
un albero che non ha pressoché mai fumato in vita sua se non qualche sigaro delle volte
dopo un goccio di rum per scimmiottare Che Guevara (che era asmatico come me) mai
fumato canne mai inalato cocaina mai vissuto nella terra dei fuochi immerso nella
diossina l’unico neo è che vivo da trent’anni a Roma, nell’aria certo non malefica come
quella della pianura padana ma comunque non buonissima come quella irpina che mi ha
nutrito nei primi vent’anni (quelli che mi hanno salvato, per ora, da cancri e
broncopneumopatie, ma non dall’asma, ma ciò è chiaro, no?, l’asma è un rigetto, è una
tosse che difende dal nemico aereo) insomma valutano il mio albero respiratorio uno
stupendo albero ancora in fiore per il mio mezzo secolo, e si arrendono e se ne vanno
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perché non è il virus che ammazza, no, davvero vi siete bevuti che il virus ammazzava? È
il terreno che ammazza, il terreno di coltura ovvero l’albero respiratorio ovvero il fisico
indebolito ovvero è il vostro stesso corpo che vi ammazza non il virus ma lo ricordate
cosa disse quell’imbroglione di Pasteur (dopo suo malgrado aver riabilitato il genio
martire di Semmelweis) sul letto di morte? Disse il batterio è niente il terreno è tutto. A-
ha! Ci siete arrivati allora? Ci siete arrivati o non ci siete arrivati?

La piccola digressione che avevo promesso sul tabacco, adesso. La scrivo ora se no mi
scordo definitivamente. Ora lo so che molti fumatori si inquietano, pure gli anarchici
triestini di Germinal ebbero da dire su un pezzo perché dice che nel mio contestare il
lockdown mi scagliavo contro i tabacchi aperti e i poveri fumatori, che colpa ne hanno
loro. E io volevo dire all’anarchico del Germinal che in Amazzonia per vedere gli spiriti, i
tabaqueros devono ingerire notevoli dosi di tabacco che gli anarchici se le sognano. Però
il tabacco assunto dagli sciamani non è quello fumato aspirando le sigarette. La quantità
nicotinica del tabacco del Rio delle Amazzoni è diciotto volte di più delle sigarette
industriali. Ma non solo è più potente, è senza fertilizzanti o pesticidi. Senza un centinaio
di additivi umidificanti conservanti aromatizzanti che sono ben un decimo di ciò che si
inala dalle sigarette. Sigarette che nella combustione esalano quattromila sostanze,
quattromila!, molte delle quali tossiche e alcune perfino radioattive. Un fumatore medio,
non ricordo dove l’ho letto, si somministra per mezzo delle sigarette radiazioni
equivalenti a duecentocinquanta lastre toraciche ogni anno. Per uno sciamano
amazzonico il tabacco non è vizio o dipendenza ma farmaco, che gli serve per avere
visioni, e non ci risultano sciamani morti di tumore.

Con questi pensieri che parassitano in testa nel frattempo sono tornato a casa, sono
salito su in terrazzo il terrazzo disabitato del condominio dove da vent’anni vivo, ho
aperto il lettino da spiaggia mi sono svestito rimasto in mutande mi sono sdraiato messo
clinico a corpo morto sotto il sole per farmi rianimare dal sole e mi sono addormentato
poco prima di addormentarmi ho ripensato a Basaglia che aveva capito tutto del corpo
morto lui grandissimo esperto di corpo lo diceva sempre era un suo pallino che quando
entri in un ospedale vieni inevitabilmente messo a corpo morto ve lo siete chiesti voialtri
che temete di andare (giustamente) in ospedale perché in ospedale vieni sempre messo
a corpo morto? Si metta a letto!, ti esorta il primario col suo paternalismo da dottore. Ti
mette a corpo morto perché la medicina è debitrice del cadavere i medici hanno
imparato l’uomo vivo (malato, mai il sano, che resta ignoto) dalla dissezione dallo
squartamento dell’uomo morto cadavere che dopo esser morto si offre allo sguardo
dell’anatomopatologo per farsi ridurre in brani e vetrini di modo che si capisca di come è
morto (così gli anatomopatologi padani hanno capito che la causa del covid non era la
polmonite ma la coagulazione intravascolare disseminata: squartando i primi morti per
covid), e è così che l’ospedale trasforma l’uomo vivo in uomo allettato quasi morto e tutto
l’ospedale fateci caso è un cadavere diviso nei suoi vari organi squartati reparto del
cuore il reparto delle ossa il reparto del digerente il reparto della riproduzione il reparto
della testa sia quella che si vede in quanto cervello (neurologia) sia quella che non si vede
in quanto follia (psichiatria) il reparto del rene quello degli occhi, l’ospedale è un corpo
morto in ospedale se ti salvi è dopo essere morto è un processo (il ricovero ospedaliero)
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di morte e rinascita è un rito iniziatico il ricovero, purtroppo i poveri vecchi che sono
arrivati a febbraio a marzo e pure ad aprile (da maggio la situazione è cambiata perché il
virus si era addomesticato, impegnato com’era a ridere a crepapelle) sono stati
spaventati, sono stati allettati, messi a corpo morto e presto intubati, il nocebo è
diventato per loro insopportabile e i più sono morti di cosa sono morti i poveri vecchi
lombardi di febbraio e marzo? Sono morti di paura.

Mi ero dunque steso io pure a corpo morto ma nella morte apparente di chi dorme sotto
il sole e solo a quel punto mi ha telefonato (di nuovo) il virus ma non era quel virus il
virus sterminatore di cui ho già scritto e di cui Pierpaolo Capovilla la sua splendida voce
di Antonin Artaud ha dato voce al virus (qua), era un altro virus, credevo forse che esiste
un solo virus? Lo so che ci siamo abituati a mascherarci solo per quel virus a strofinarci le
mani solo per quel virus a non stringere più le mani solo per paura che quel virus ci si
attacchi sopra e da lì ci sprofondi dentro per toglierci l’aria.

Questo era un virus diverso dagli altri. Mi dice proprio così io non sono come gli altri lo
sai perché? Perché io non sono stato programmato dalla natura io sono stato fatto dagli
uomini al che siccome non mi va di restare passivo in ascolto come con l’altro virus va
bene che quello si qualificò come angelo sterminatore e come minimo con un virus
sterminatore ti stati zitto ma con questo mi viene subito da ribattere anche perché
telepaticamente lo sento lo avverto che è più mite di quell’altro, è un virus che seppure
non vuol darlo a vedere ride, a crepapelle ma ride, al che gli dico tu dunque non sei stato
fatto dalla natura ma dall’uomo e credi di stupirmi con quest’affermazione ingenua?
Vorresti farmi credere che sei un virus fatto in laboratorio e dunque per questo motivo
sei diverso? E l’uomo, dico, l’uomo in forma di scienziato temerario che ti ha progettato,
che avrebbe attaccato qualche sequenza in più di RNA per renderti chimerico, chi l’ha
fatto l’uomo? Non l’ha fatto sempre la natura? No, fa lui, con una smorfia sardonica tipica
del virus sarcastico (che quando non parla ride a crepapelle), se proprio vuoi fare questo
gioco l’uomo non l’ha fatto la natura, l’uomo l’ha fatto dio, ah, ecco, e rido io pure a mia
volta ma non a crepapelle, un virus che crede in dio adesso mi mancava, stiamo a posto.
Ma fammi continuare, fa lui, non ho nemmeno cominciato che già mi impedisci di
parlare, io sono un virus creato dalle forze del male, perché anche se sei del tutto digiuno
di manicheismo spero ti sia chiaro che qui il mondo degli umani si è spaccato in due, il
male e il bene, i buoni e i cattivi, o meglio, tra i sette miliardi che siete diventati sono
pochi quelli che si sono, senza anancasmi, senza tentennamenti, senza pusillanimeria,
senza ignavia, schierati coi buoni o coi cattivi, sarete un qualche migliaio di risvegliati e
quelli sono i buoni e altrettanti sono i transumani, che non credono in altra vita che
questa e vogliono provare a vivere in eterno, in mezzo ci sono tutti gli altri umani questi
poveri sciocchi che trascorrono il tempo nella quotidianità, il tempo passa, aspettano
solo di morire, poi la sorpresa, capiranno che non ci avevano capito un cazzo. Tra questi
mi riferisco a quei cazzoni dei tuoi amici intellettuali che sbraitano per dare la cicuta a
Socrate Agamben, c’è gente, tra i tuoi contatti, che si occupa di storia e crede che quella
stronzata che chiamate la storia sia una cosa seria, oppure gli psicologi, che contano
ogni giorno il numero di infetti morti e guariti, pure loro, poveri illusi, si accorgeranno,
ma solo negli ultimi istanti, che hanno sprecato una vita a occuparsi di cazzate, oppure
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gli scrittori, uh che ridere questi che tutta la vita si impegnano a comporre l’opera, la
propria opera, il proprio canone, ma se nemmeno Shakespeare ha una mezza chance di
superare il migliaio di anni, figurati ‘sti poverini che fanno la classifica italiana dello
scrittore, ma non vale la pena di continuare, penso proprio che ci siamo capiti. Le forze
del male impediscono che il numero dei risvegliati aumenti. Hanno creato un esserino
come me, che porti la paura, e la paura, si sa, fa morire.

Mi rendo conto che sto dormendo. Ora sono passato in una fase di sonno profondo, il
sole addosso mi riscalda. Lui ora si rilassa, modera la logorrea di virus logorroico e mi
snocciola la verità come grani di un rosario che si sgrana grano dopo grano.

Ecco il primo grano, fa: l’universo è una rete. Di cui voi umani conoscete nemmeno l’un
per cento. Ciò che vi appassionate a studiare è solo l’epifenomeno di un epifenomeno. Il
gran burattinaio è colui che soffia il vento un vento fatto di bosoni e biofotoni, un’energia
che viene dal cosmo una radiazione cosmica di fondo a cui si aggiunge la radiazione
solare che è più vicina e quella della luna ancora più vicina per non dire degli altri pianeti
del vostro sistema solare per milioni di anni gli animali terrestri tra cui voi umani avete
vissuto nel nutrimento di questo campo elettromagnetico stabile, questo piccolo campo
che è la risonanza di Schumann ora però, da qualche decina di anni, avete deciso di
suicidarvi, rivestire il vostro pianetino di campi magnetici che stanno indebolendo
progressivamente il vostro sistema immunitario. Ricordi Pasteur? Il terreno è tutto, il
batterio è niente. Ecco. Il vostro terreno è diventato sempre più il nostro terreno di
conquista grazie alla vostra stupidità. Avete riempito la vostra preziosa ionosfera di
satelliti inutili. Un agglomerato di ferraglia vi orbita sulla testa ogni tanto cade e vi fa un
bernoccolo ma il problema non è il bernoccolo. Adesso vi è presa la smania di sostituire
le antenne del pianeta, gli alberi, non li guardate più nemmeno in faccia gli alberi né
avete osato mai abbracciarli, ma quanto sono stupendi gli alberi ci avete mai pensato?,
quanto amore possono avere per nutrirsi dell’anidride carbonica che espirate, dandovi
in cambio l’ossigeno che a voi serve inspirare per vivere, sono i vostri respiratori, la
vostra affettuosa ventilazione assistita ma voi non ci avete mai pensato a ricambiare
questo sentimento, e adesso li sostituirete uno via l’altro con le antennine 5G che al
posto dell’ombra e dell’aria vi friggeranno la testa e i polmoni.

Siamo sempre stati simbiotici, noi e voi. Anzi, non c’è mai stato, fino a oggi, un noi e voi.
Noi siamo voi. Seicentomila miliardi di cellule compongono ogni vostro corpo umano.
Eppure, morireste senza il microbiota. Sei milioni di microrganismi di microbiota nella
vostra pancia e voi ve la prendete con uno solo?

Noi siamo voi. Il vostro corpo non lo chiuderete con una mascherina perché è un sistema
aperto, siamo già dentro, siamo già conficcati nel vostro DNA ecco perché noi siamo voi.
Centomila frammenti di DNA di retrovirus sono nel vostro DNA. Ma noi virus (chiamateci
anche virioma, se vi fa piacere) siamo ancora più spaventosamente grandi del microbiota,
siamo mille volte di più delle cellule del vostro corpo e però non siamo i nemici perché
noi siamo voi, ricorda, l’universo è una rete, l’universo è un campo, l’universo è cosciente,
ecco perché la scienza non lo comprende perché la scienza non è co-scienza. Non è

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scienza della connessione ma è scienza della solitudine, dell’isolamento, della parte senza
tutto.
La natura, o se preferisci l’universo, è frattalico, e come in alto così è in basso, come un
virus così l’uomo, siamo immersi in un rito cosmico o se vuoi un gioco, tutto si ripete, nel
piccolo di una catena di cento aminoacidi che assume proprio quella forma e non
un’altra tra miliardi di forme possibili, minerali microbi vegetali animali infine voi, gli
umani. Che, incapaci di vedere noi e voi sulla stessa barca, vi siete ingaggiati nella guerra
voi contro noi dimenticando che il terreno è tutto, guerra ai microbi vi siete detti, e
pensavate di averla fatta franca, gli antibiotici vi hanno illuso per qualche decennio poi
hanno iniziato a vacillare di fronte alla resistenza dei batteri resistenti, i batteri partigiani
li chiamiamo noi, non sono cattivi, ammazzano come al solito solo chi già è destinato a
morire. Lo stesso ora coi retrovirus, cattivissimi dite voi, guerra ai retrovirus, e continuate
a fare la guerra a voi stessi, perché noi siamo voi.

Abbiamo contagiato e portato morte, è vero. Ma perché? Abbiamo ucciso per una
credenza. Sono morti coloro che erano già morti di paura. La paura vi ha ucciso. Io, il
virus, che quando ride è innocuo ma se solo smette di ridere fiuta la paura e allora
diventa un gremlin che si attacca ai bronchi di chi ha paura, e lo uccide.

Prima ti ho seguito, sai? Guidavi. Senza maschera e col finestrino aperto. Accanto a te,
per un po’, siete stati separati da un metro al semaforo, una donna in auto con
mascherina e guanti e finestrino chiuso. Lei aveva paura. Sarà la prima a morire. Se mi
incontra. Ma non sarò io ad averla uccisa. Sarà morta di paura. Le credenze uccidono. Le
credenze guariscono. Superstizione? E cos’è mai, la superstizione. Per i cristiani erano
superstiziosi i pagani. Per i protestanti erano superstiziosi i cattolici. Per la scienza ora
sono superstizione tutte le religioni, o le credenze non scientifiche. Ma la scienza è pure
lei una superstizione che presto soccomberà. Presto, vedrai, la ragione lascerà di nuovo
il posto all’intuizione. Le persone che sono morte in questi mesi sono morte di voodoo.
Un voodoo medicalmente e massmediaticamente e politicamente indotto ma voodoo.
Vuoi mettere la responsabilità dei detentori dell’informazione? Ti pare poco martellare
ogni giorno col numero di morti di contagiati e di guariti? Perché questa strategia di
paura panico e paranoia? Perché un’informazione che non risponde al diritto di
informare ma al mercato, utilizza la paura per agganciare quell’essere umano che è il
lettore o lo spettatore o il navigante digitale. La paura lo fa restare sulla fonte di
informazione. E però, lo fa morire.

La politica ha fatto morire. Divieto di vivere non è istigazione a morire? No strada no


parco no bosco no spiaggia era dai tempi delle caverne che non c’era una tale paura di
uscire fuori. Avete abolito i riti di passaggio, in soli due mesi. Battesimi lauree matrimoni
funerali. Niente più. Vi siete dati, da soli, la vostra apocalisse.

Non sono stato io a portare la morte, è stato il vostro pessimismo.

Ma come potevo, d’altra parte, portarvi la morte, se vi ho portato la vita.


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Eoni fa, viaggiai a bordo di stelle comete e polveri cosmiche, come credete che uno sputo
di DNA sia arrivato fino a voi, come credete che quella brodaglia magmatica di pianeta,
all’improvviso abbia preso vita?

Lo vuoi proprio sapere?

Francis Crick, uno dei due biologi che comprese come funzionava l’elica del DNA, lo fece
utilizzando il metodo sciamanico, mica quello scientifico. Cioè: era sotto trip di Lsd. Ma,
non solo Crick ebbe quest’intuizione che gli valse il riconoscimento della scienza ovvero il
premio Nobel, ne ebbe un’altra: quella della panspermia diretta.

Vuoi sapere cos’è? Vuoi saperlo proprio?

Quando ormai è un biologo vincitore di premio Nobel, e non ha nulla più da temere,
immune dai pregiudizi che possono precludere la carriera a un biologo agli esordi, un po’
come adesso Montagnier, che sembra fare pipì fuori dal vasino stretto e ben igienizzato
della scienza, Crick contesta la teoria più accreditata sull’origine della vita, quella della
creazione casuale, secondo cui nel brodo primordiale, dal nulla, compare una prima
cellula, in seguito a collisioni casuali di molecole. Non può essere, dice, a ragion veduta.
Aveva senso, una teoria così stupida, così imbecille, nell’Ottocento, quando non si era a
conoscenza dell’estrema complessità di una cellula. In realtà (osserva Crick) il livello di
complessità di una cellula, e la complessità del DNA contenuto nel suo nucleo, sono
talmente straordinari, che non possono essersi creati per caso. La creazione casuale non
regge proprio. La probabilità che la vita si crei per caso, che una tecnologia così
complicata come il DNA si sia creata dal nulla, è un numero che non riesco a dirti, la
stessa probabilità che un uragano, smuovendo un deposito di ferrivecchi, riesca ad
assemblarvi un Boeing 707 (questa non è mia, è sempre di Crick).

Il virus prosegue, io sono disteso sotto il sole del cielo del Quadraro, che è un cielo da
sopra questa torre circondata di antenne per captare il segnale delle reti televisive che a
tratti somiglia a un portale per un altro mondo, tanto che mi sembra, a un certo punto
del mio sonno sognante, di essere in una sala operatoria a cielo aperto dove ricevo un
intervento chirurgico a cranio aperto, esseri intelligenti che brigano, di sicuro per
aggiustarmi la mente, e rendermi capace di capire. Riparano la mia ottusità. Mi
restituiscono la capacità di ricordare. Mi risvegliano da un’ecclissi gnostica. Il filamento
del DNA contenuto nel nucleo di una mia cellula nervosa, se lo allunghi, se lo srotoli
completamente, diventa un filo di due metri largo solo dieci atomi. Un filo così sottile che
non lo vedi neppure al microscopio. Il filamento del DNA è inscatolato nel nucleo della
cellula la cui dimensione è, più o meno, due milionesimi di una testa di spillo. Un filo
sottilissimo di due metri si avvolge all’infinito in uno spazio così piccolo. Il mio corpo di
umano medio per età per peso per altezza per intelligenza per megalomania dovrebbe
essere dotato di (circa) seicentomila miliardi di cellule, provviste di nuclei che inscatolano
filamenti di DNA avvoltolati su se stessi. Il mio corpo umano medio possiede 125 miliardi
di chilometri (per difetto) di filamento genico detto DNA con cui potrei collegare settanta
volte Saturno al Sole, o avvolgere come un gomitolo il pianeta Terra per cinque milioni di

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volte. Questi fili li vedo uscire dalla mia scatola cranica e risalire verso il sole. E’ questa la
mia scala a pioli che mi porta verso la conoscenza? Conoscenza già contenuta nella scala
stessa. La scala porta verso la conoscenza, ma è essa stessa la conoscenza.

Mentre il virus continua logorroico io non gli presto più ascolto perché penso a me
stesso fatto di un testo scritto che si chiama DNA, stipato nel nucleo di ogni mia cellula,
aggomitolato come un serpente, a bagnomaria nell’acqua salina della cellula. Un
serpente che nuota nell’acqua cellulare. Ora: visualizzate per un attimo una scala a pioli.
L’avete presente? E guardate la doppia elica del DNA. Il DNA è una lunghissima scala (a
pioli) composta da due nastri avvolti, collegati da quattro basi. O meglio, due coppie
possibili: Adenina con Timina, Guanina con Citosina. AT, GC. Non si sfugge. La molecola
DNA, che contiene l’informazione della vita, è un serpente rimasto immutato da quando
la vita è comparsa sulla terra. Immutato ma, maestro nell’arte di trasformarsi, maestro di
metamorfosi direbbe quello sciamano di Kafka, che crea, trasformando se stesso,
eppure rimanendo immutato.

Un pianeta al suo inizio, quattro miliardi e mezzo di anni fa, incompatibile con la vita.
Radioattività, altissime temperature, zero ossigeno. Poco meno di quattro miliardi di anni
fa questo ammasso si raffredda un po’ e, puf, appare questa cosa sofisticatissima che è il
DNA, questo testo geniale. E’ chiaro che questo miracolo non può essere, a meno che…
Per un paio di miliardi di anni solo batteri anaerobi, che sanno fare senza ossigeno, poi
inizia la cellula provvista di nucleo. Altro miracolo. L’ossigeno aumenta. Mezzo miliardo
di anni fa la vita esplode! Un profluvio di esseri, vegetali, animali. E però, di tutte le specie
presenti sul pianeta mezzo miliardo di anni fa, non ne è sopravvissuta una. Una, una sola
di quelle, non esiste più. La maggior parte delle specie vissute sulla Terra si sono già tutte
estinte. Ora ce ne sono, probabilmente, cinquanta milioni di varietà viventi, ma pure di
queste non ne sopravviverà una. Compreso la nostra. Il DNA invece, il codice della vita, di
tutte le forme di vita, maestro di metamorfosi, è rimasto uguale, sempre lui, mai
cambiato. Esso sì, vivrà. La divinità primordiale della creazione, secondo i popoli primitivi,
il serpente cosmico, è rimasto, pur trasformandosi di continuo, passando da una specie
estinta a una nuova, sempre uguale. Sempre DNA. Non un altro codice. Eppure, i testi
avrebbero potuto essere molti. Tanti codici. Invece no. Il testo, l’alfabeto, la scrittura del
DNA è una.

Il virus, questo virus provvisto di logos con cui sono in contatto telefonico o meglio
potremmo dire telepatico oppure ma sì diciamolo, a questo punto, giochiamo a carte
scoperta: il contatto è sciamanico, perché essere timidi?, perché continuare a
nascondersi?, il virus parla e mi dice di chiamarsi Jeremy, ma come Jeremy Narby?, penso
tra me e me ma senza dirglielo ma lui capisce e vibra i tentacoli in senso affermativo e
allora mi è più chiaro perché mi sta rimbalzando in mente il serpente cosmico delle
visioni sciamaniche, quel serpente che corrisponde alla scala sciamanica, quella scala
che corrisponde all’albero asse del mondo, l’axis mundi il mezzo con cui gli sciamani
riescono a arrivare altrove, nel luogo dei morti perché questo è il DNA, la sua ereditarietà
è il luogo dei morti, degli antenati, degli avi, dei progenitori, e però gli sciamani sono i soli
a saperci arrivare non da morti ma da vivi. Gli sciamani hanno (sempre avuto) accesso
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alle tecniche che consentono di arrivare nell’al di là dei morti, dove poter acquisire
conoscenze da riportare indietro, nel mondo dei vivi, a patto di utilizzarle per aiutare a
guarire i vivi, far vivere meglio i vivi, non per aumentare il proprio potere, prestigio, o
ricchezza. E’ chiara adesso la differenza tra uno sciamano e un medico?

Chiedo al virus dove è scritta, nel serpente che chiamiamo DNA, questa conoscenza che
gli sciamani sono in grado di vedere e lui: i geni, ovvero le parti di DNA codificante per
costruire le proteine sono circa il tre per cento del serpente DNA. Il resto del DNA, che i
genetisti non hanno capito cosa sia, lo chiamano materia genomica oscura, o DNA di
scarto. Ciò che la scienza non riesce a spiegare getta via. Dunque, in mezzo a sequenze
infinite di triplette insignificanti, all’improvviso compare CAG che codifica per
l’aminoacido glutamina, mattoncino per una proteina. Questo serpente è un libro ben
scritto con ampi frammenti indecifrabili (materiale oscuro) dove però forse è scritto il
meglio, gli chiedo: ma non è che lì dove è oscuro che c’è scritto tutto quanto è accaduto,
dall’inizio del tempo?, ciò che Jung notoriamente molto più sveglio di Freud o viceversa
molto più capace di Freud di andare in trance (lo sanno tutti che Freud non era capace di
ipnotizzare, perciò si dedicò a portare alla coscienza tutto ciò che è inconscio, perché
l’inconscio non era alla sua portata) aveva definito inconscio collettivo?, e lui risponde (il
virus ora fa il modesto) (come se non avessi capito chi è, questo spirito che si spaccia per
virus): non devi chiedere a me ma agli sciamani, solo loro, tra voi umani, posseggono la
tecnica per andare a leggere l’infinito contenuto nel libro serpente scala albero asse del
mondo detto da voialtri umani moderni acidodessossiribonucleico. Un libro il cui
linguaggio (quello codificante, il poco cioè finora che avete compreso) è composto da un
alfabeto di quattro lettere (Adenina Guanina Citosina e Timina) che si distribuisce in
triplette che rendono conto di 4x4x4 ovvero 64 parole che danno luogo a 20 possibili
aminoacidi. Accanto al tre per cento codificante (gli esoni) ci sono le parti oscure (gli
introni), ovvero il più, ed è lì che si nasconde l’informazione che gli sciamani sanno
scrutare.

Ed è lì, aggiunge, dopo una pausa a effetto (che attore, che guitto) che si nasconde
(anche) la mia coscienza di virus. Ma davvero siete così stupidi da credere che un virus
non abbia coscienza solo perché non ha un cervello? Ma davvero siete così limitati da
credere che la coscienza è scritta nel cervello?

Ma torniamo alla tua domanda iniziale, incalza il virus. Come hanno fatto, gli sciamani,
ad arrivare migliaia di anni prima della scienza? Com’è che erano già lì, attorno alla scala
a chiocciola del DNA, e sapevano scalarla fino alla fine, quell’elica che Crick solo sotto Lsd
(ovvero con la versione sintetica e moderna della claviceps purpurea ovvero il fungo del
kikeon eleusino ovvero con iniziazione misterica) riuscì, nel 1953 (l’altro ieri, in pratica) a
visualizzare?

Gli sciamani erano già lì perché avevano (e hanno) una tecnica per leggere il DNA. E non
parlo solo di sostanze psichedeliche, capiamoci. Gli psichedelici sono degli acceleratori.
Gli sciamani dispongono di una complessa tecnologia per procurarsi lo stato di coscienza
non ordinario, anche quando non hanno sottomano le piante psichedeliche: il digiuno

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prolungato, l’isolamento, il ritmo del tamburo, la danza, la deprivazione di sonno. Con
queste tecniche lo stato di coscienza cambia, e si allontana dai due stati di coscienza
ordinari che la maggior parte di voi umani conosce: il sonno e la veglia, in modo da saper
andare a prendere le informazioni direttamente nel serpente, o nel DNA, come
preferisci.

Dicevamo di alberi, prima. Prendiamo l’Amazzonia. La società più scientifica di sempre,


con tutta la sua razionalità, ha deciso di distruggerla. Non è mai capitato, con i popoli
selvaggi, quelli che sembrano rimasti all’età della pietra, una tale mancanza di rispetto
per la foresta. Ti sei mai chiesto perché, se sono capaci di accedere al serpente della
conoscenza, sono rimasti dei selvaggi? Perché non hanno, come voi moderni, i libri i
giornali la televisione il cinema internet? Perché non hanno automobili aerei camere
operatorie per trapianti di cuore la medicina che tutto guarisce (salvo ciò che non
guarisce)? Le vostre rianimazioni dove non riuscite a salvare gli intubati? Perché la loro
televisione o cinema o letteratura o poesia o musica o la loro medicina la loro religione o
tutto questo insieme senza separazione è lo stato di coscienza espanso che sanno
procurarsi, in un modo o nell’altro. Non hanno bisogno, per vivere meglio o più a lungo,
della vostra inutile medicina, della vostra chirurgia, il curaro lo conoscevano prima di voi,
la visione indotta dalle piante gli insegna il valore terapeutico di migliaia di piante di
quella foresta immensa che l’ottusità dei vostri capi di stato (ma i capi di stato siete voi,
in fin dei conti) sta mandando in fumo. La loro medicina, selvaggia e non scientifica, è più
efficace della vostra.

Non hanno bisogno né della scienza per essere più colti, più saggi, né delle religioni per
essere più buoni, più etici. Loro sanno, se ne rendono conto, lo vedono nelle visioni, che
il pianeta è circondato da una crosta di vita, che è egli stesso vivo, quando entrate in un
mare, in un fiume, perfino in una pozzanghera fangosa perfino nella merda appena
escreta da un qualunque cane portato a passeggio in una qualunque città occidentale,
quella merda brulica di vita ovvero di DNA, questo serpente della vita che si nasconde in
tutte le forme, non solo in quella sopravalutata vostra umana.

Ecco, mi pare, per sommi capi, di averti detto chi sono. Sono un piccolo essere, un
involucro portatore (come te) del serpente cosmico.

Ti dico solo anche un’altra cosa, che forse hai già intuito ma te ne voglio dare la
conferma. Solo gli sciamani, i mistici, o i pazzi, sono capaci di andare a guardare
direttamente nel DNA serpente cosmico come hai fatto tu adesso.

(Cosa sei tu, allora? Uno sciamano, un mistico o un pazzo?)

Non ci avevi pensato? Eppure, sei del mestiere. E se quelli che voi chiamate psicotici, con
le loro allucinazioni, fossero semplicemente capaci, come fanno gli sciamani, di gettare
uno sguardo nell’informazione contenuta nel DNA? Vedere cose. Soprattutto, sentire
cose. E se lo stato di coscienza che precede il delirio, la wahnstimmung come la chiamate
voialtri strizzacervelli, non fosse altro che uno stato di coscienza espanso che rende

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capaci di andare a pescare informazioni, visioni, rivelazioni, intuizioni, reminiscenze,
interpretazioni, nel materiale genetico che prende la forma del serpente cosmico che se
ne sta lì, avvoltolato nel nucleo delle nostre cellule?

E se i folli, i visionari gli allucinati i deliranti gli psicotici del mondo occidentale, quelli che
voi psichiatri vi ostinate a voler curare coi vostri inutili farmaci, fossero dotati invece delle
stesse capacità degli sciamani ma che, poveri loro, non sanno governare, da cui si
lasciano spaventare, e che consegnano ai meno competenti di tutti nel saper gestire
questi fenomeni, ovvero gli psichiatri?

Ragioniamo per ipotesi. Mettiamo che il DNA sia animato, cosciente, e che non solo, là
dentro, si nasconda l’io, ma perfino ci sia proprio quell’intelligenza o coscienza superiore
che molti di voi amano definire D-io. Perché mai gli scienziati continuano a pensare che
la natura, cioè tutto il resto che non è umano, non sia pensante, non abbia coscienza,
non possa comunicare? Perché non si stupiscono della lunghezza astronomica del DNA
ma si limitano a considerarla una bizzarria? Perché considerano il genoma non
codificante (il novantasette per cento), solo perché di significato oscuro, un materiale di
scarto? Come è possibile che non si rendano conto che il DNA non è solo una molecola
con informazioni per fare proteine ma un immenso libro dove c’è scritto tutto?

Se no, come te lo spieghi che io, un semplice virus, possa essere in grado di dirti tutto
questo?

[Chiamate telefoniche precedenti]

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