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La linea retta di Hermann Scherchen

Giardiniere della musica


“Colui che si sente spinto verso il futuro deve far suo l’amore
del giardiniere: quell’amore cresciuto in modo naturale, che sfoltisce
i propri eccessi per ridare armoniosa leggerezza, che elimina
con profonda severità l’inutile. Con ciò non pretendiamo di indicare
scopi definitivi; amiamo ogni forza di cui riconosciamo la purezza”.

H. Scherchen, Geleitwort!, in “Melos”, II, 1921, pp. 76-77

Il 12 giugno 1966 all’età di 75 an- programmi musicali Ermanno Bri- tentamente seguita dai protagoni-
ni, dopo un malore che l’aveva col- ner e di Pierre Schaeffer per stu- sti del rinnovamento musicale di
to durante la concertazione dell’Or- diare la possibilità di farne un cen- quegli anni, riferendo su semina-
feide di Malipiero, si spegneva a Fi- tro di ricerche annesso alla Socie- ri e congressi (di musica e mate-
renze Hermann Scherchen. Poco tà Svizzera di Radiodiffusione, co- matica, musica e medicina, musi-
più di un anno dopo moriva la mo- me ne esistevano allora presso le ca e televisione ecc.) organizzati
glie Pia, lasciando orfani e in mino- radio di Milano, Colonia, Parigi, in quella sede, annunciando audi-
re età cinque figli della nidiata di ecc., vi trovò solo vani vuoti: le ap- zioni di composizioni di fresco co-
Gravesano. Alla tragedia familiare parecchiature erano state vendute nio che coglievano infallibilmen-
si accompagnava immediatamente a commercianti speculatori1). te nel segno, come fu il caso del
il tramonto dello studio sperimen- In verità troppo tardi ci si era seminario intitolato Die Grundla-
tale di musica elettroacustica, cre- mossi per operare il salvataggio di gen der neuen Musik, tenutosi dal
ato nel 1954 nel villaggio ticinese e un’istituzione privata, tramontata 23 luglio al 6 agosto 1956, in cui
divenuto punto d’incontro interna- nonostante il fatto che attraverso Scherchen e Luigi Nono presen-
zionale di musicisti, ricercatori, fi- la RSI essa avesse trovato un cana- tarono la registrazione su nastro
sici impegnati ad affrontare i pro- le d’integrazione nell’ambito loca- di Le marteau sans maître di Pier-
blemi della creazione e della ripro- le (collaborazioni di tecnici, scam- re Boulez, Incontri di Luigi No-
duzione elettrica del suono. bio di registrazioni, ecc.) e che dal no e Kontra-Punkte di Karl-Heinz
Quando due anni dopo, il diret- 1955 fosse al centro dell’attenzio- Stockhausen, affrontando quin-
tore della Radio della Svizzera ita- ne, facendo apparire anche una ri- di l’analisi del florilegio delle ope-
liana, Stelio Molo, visitò lo studio vista (“Gravesaner Blätter”, pub- re più significative e dei maggiori
in compagnia del responsabile dei blicata in tedesco e in inglese) at- autori del momento2). Nel 1966, in

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proiezione assolutamente corag- ternamento come civile tedesco nalità e dodecafonia venivano date
giosa verso il nuovo per non dire in Russia durante la prima guerra per spacciate.
verso l’ignoto, avrebbe dovuto te- mondiale (il cui scoppio lo colse Dei compositori del passato gli
nersi un congresso sul rapporto mentre era impegnato con un’or- interessava l’aspetto avanguardisti-
tra arti e computer, che non ebbe chestra di Dubbeln, città balneare co, la novità che rappresentavano
luogo a causa della sopravvenuta della Lettonia), poi come esiliato per il loro tempo e che gli consenti-
morte del suo fondatore. dal nazismo in Svizzera (per la pri- va di trovare una chiave di interpre-
Fra i protagonisti della musica ma volta in Ticino a Riva San Vita- tazione in grado di ridarci a distan-
del nostro secolo (sia come inter- le dal 1933 fino al 1936). Ma liber- za di tempo la stessa forza d’impat-
prete, sia come intellettuale, sia co- tà e indipendenza anche sul pia- to. Non per niente in una pagina di
me organizzatore culturale) Scher- no estetico: Scherchen non si legò diario aveva scritto: “Con Bach ha
chen è la figura meno indagata. mai a una sola scuola. Fra i segua- inizio l’esistenza vera e propria del-
All’origine ne stanno ragioni colle- ci di Schönberg (a lui, dopo la pri- la musica […] Bach è una finestra
gate all’inconfondibile sua persona- ma esecuzione del capolavoro nel aperta su Schönberg”7).
lità, al fatto che ignorasse le pub- 1912 in cui suonava la viola sotto la Una curiosità smisurata lo porta-
bliche relazioni – come disse Dal- direzione dell’autore, il maestro af- va inoltre a superare le barriere tra
lapiccola – “così preziose per tan- fidò il Pierrot lunaire per la prima scuole e tradizioni. Diversamente
ti e tanti suoi colleghi, conscio del tournée) fu il solo a mantenerne da Ernest Ansermet, il quale cir-
fatto che queste, prima o poi, esi- le distanze e a sottrarsi alla scelta coscriveva il suo raggio d’azione al
gono come contropartita qualche esclusiva della dodecafonia. Dopo campo di cui si sentiva per tradizio-
concessione”3). Diversamente da- la sua esperienza in Russia e sot- ne depositario, Scherchen riteneva
gli altri direttori d’orchestra Scher- to l’impressione della Rivoluzione che la verità dell’opera stessa e la
chen non si preoccupò mai di cre- d’ottobre, nel 1920 scriveva nella possibilità di metterla a nudo fos-
arsi un’immagine. Ad esempio non rivista “Melos”, da lui appena fon- sero solo questione di intelligenza
si affidò mai alle grandi case disco- data e quasi in contraddizione con e sensibilità. In questo senso cer-
grafiche, preferendo i vantaggi di il suo scopo: “Non Nuova classici- tamente agiva in lui una concezio-
una piccola impresa (la Westmin- tà, non Schönberg e Béla Bartók – ne spiritualistica dell’opera d’arte,
ster) presso la quale godeva di ogni soprattutto non quest’arte raffina- il senso di un’assolutizzazione da
libertà, ma che, dopo la sua scom- ta, malata di troppa intensità cere- cui fu spronato a concepire un fu-
parsa, travolta da vari fallimenti (a brale; il futuro della musica sarà di turo legato ai mezzi di riproduzio-
cui si deve aggiungere la perdita o una nuova semplice e monumenta- ne elettrica del suono.
il danneggiamento delle matrici e le creazione, emersa dal profondo Il problema è tuttavia comples-
le complicazioni giuridiche) ha re- di un sentimento comunitario [Ge- so: una lettera del 14 luglio 1954 di
so avventurosa la ristampa di di- meinschaftsgefühl], ancorata nel Scherchen a Hans Heinz Stucken-
schi memorabili. In parte tale pa- canto popolare”5). Salutato da Stu- schmidt, comunicandogli le sue ca-
trimonio è ritornato in circolazione ckenschmidt come “homo novus” ratteristiche anecoiche, indica co-
grazie a piccole case discografiche apparso sulla scena berlinese per- me lo studio di Gravesano sia stato
(Thara e MCA), meritando inve- corso da febbrile attivismo, parte- fondato a compimento di una ma-
ce un’attenzione maggiore accan- cipò alla Novembergruppe, il movi- turazione di interessi abbozzati già
to al revival delle registrazioni sto- mento sorto in ambito espressio- negli anni Venti, nell’ambito del-
riche di Furtwängler, Bruno Wal- nista prendendo il nome dalla ‘No- le ricerche estetiche berlinesi sul-
ter, Toscanini, ecc., meglio serviti, vemberrevolution’ che segnò la la musica meccanica e sulla veri-
col risultato che la sua figura è sta- caduta della monarchia per dare vi- fica di una diversa comunicazione
ta fatalmente mantenuta ai margini ta a un’arte di ispirazione radicale sociale della musica8). D’altra parte
dell’interesse e della critica. rispondente alla situazione rivolu- le soluzioni tecnologiche promos-
A tale destino concorse cer- zionaria. Nel 1919 vi aderì con altri se da Scherchen a Gravesano, mi-
to la rudezza dei suoi modi, il ca- rappresentanti della musica (Heinz ranti ad eliminare la sorgente sono-
rattere non facile, fiero e indipen- Tiessen, Max Butting, Stefan Wol- ra puntiforme (la stereofonia dap-
dente del personaggio, quello che pe)6), venendone sensibilizzato an- prima, poi l’invenzione dell’altopar-
Dallapiccola chiamò eufemistica- che nei confronti di soluzioni mu- lante sferico rotante) si spiegano
mente “modo quasi selvaggio (di sicali precipuamente attente, attra- con la particolare visione struttu-
vivere) la sua libertà e la sua indi- verso il Neo-oggettivismo e la Ge- rale dell’opera, in cui egli cercava
pendenza”4). Libertà e indipenden- brauchsmusik, ai compiti sociali di evidenziare gli infiniti particola-
za furono i cardini della sua azione della musica. ri nascosti. In tal modo la ricerca
che ancora Dallapiccola colse esat- Il senso dell’attualità non si fer- elettroacustica perseguiva due sco-
tamente per una certa congeniali- mava però alle apparenze, per cui, pi in uno: quello della conservazio-
tà (non per niente Scherchen di- accanto alle esperienze con i co- ne del patrimonio storico musicale
resse nel 1950 la prima rappresen- ri operai e alla ricerca di una “mu- del passato e quello di aprire nuove
tazione del suo Prigioniero) e che sica applicata”, egli poteva indiffe- e radicali prospettive creative.
egli visse di persona come priva- rentemente dirigere l’Erwar tung Ad ogni grado di età Scherchen
zione della libertà, a partire dall’in- o Die glückliche Hand quando ato- seppe accettare il proprio tem-

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po e, caso unico fra i musicisti del-
la sua generazione, si trovò a poter
dialogare perfettamente con col-
leghi che potevano essere suoi fi-
gli, per non dire nipoti. “Che orro-
re per me pensare che avrei potu-
to nascere quattro secoli orsono”9):
la testimonianza di Dallapiccola ci
illumina su una personalità sospin-
ta da una fede quasi religiosa nel
valore morale rappresentato dalla
musica. In questo senso va inqua-
drata la sua incessante militanza in
favore delle forme musicali avanza-
te – al punto da essere definito “l’o-
stetrico della nuova musica”10) – e
nell’assicurare la prima esecuzio-
ne ad innumerevoli opere, almeno Hermann Scherchen (qui ritratto in una fotografia del 1964 sul podio dell’Orchestra di
150 nell’arco della sua attività diret- Filadefia, conservata presso l’Akademie der Künste di Berlino) nella giovinezza trascorse
toriale. un lungo periodo in Russia, internato come prigioniero civile durante la Grande guerra
Un’importanza particolare il ma- del ’14-18. Rientrato a Berlino – dov’era nato nel 1891 – alla fine del conflitto mondiale,
fu attivo come direttore dello Schubert-Chor e del Chor Gross-Berlin. Questo suo impe-
estro ebbe come legittimazione in- gno, più che da inquadrare nel contesto della missione pedagogica delle attività musi-
tellettuale per l’avanguardia musi- cali amatoriali, si qualifica attraverso il messaggio presente nei suoi adattamenti in lingua
cale italiana dell’immediato dopo- tedesca dei canti rivoluzionari che aveva portato con sé dall’Unione Sovietica (Unsterbli-
guerra schierata a sinistra (Nono, che Opfer, ihr sanket dahin e Brüder, zur Sonne, zur Freiheit). Oltre a comporre pro-
pri pezzi per coro, tra cui quattro Lancashire-Gedichte di Georg Weerth (definito da
Maderna, Manzoni), la quale, in Engels “il primo e più significativo poeta del proletariato”), in memoria di Karl Liebknecht
palese difficoltà con le scelte este- egli compose un Heine-Hymnus (“Ich bin das Schwert”). Era la coscienza di un svolta
tiche dell’area comunista (reali- storica, di una tappa fondamentale nel processo di emancipazione delle classi subal-
smo socialista), nell’anziano espo- terne che segnò per sempre la visione politica del musicista, fin da allora percorsa da
uno slancio ideale che non venne mai a mancare. Nonostante le differenze con la situa-
nente della cultura avanzata della zione che egli avrebbe trovato più tardi in Svizzera, ciò spiega le iniziative promosse nei
Repubblica di Weimar e nella sua riguardi del mondo del lavoro, promuovendo a Zurigo nella primavera del 1944 le ‘Arbei-
straordinaria capacità di rimettere terkulturwochen’ organizzate dal comitato culturale del Partito Socialista e dal cartello
in discussione in ogni momento la dei sindacati locali al Vokshaus di Zurigo, in cui diresse le nove sinfonie di Beethoven
propria posizione, ritrovava il rife- successive a un corso introduttivo da lui tenuto l’inverno precedente, oltre che a pre-
starsi ad inaugurare il congresso della VPOD a Berna nel 1946, introducendo e diri-
rimento necessario a proseguire il gendo la Quinta Sinfonia.
difficile itinerario di un’esperienza
musicale programmaticamente ri-
volta al progresso dell’uomo e nel- to al Partito del lavoro (com’era al- fronte della promozione della mu-
lo stesso tempo apparentemente lora denominato il partito comuni- sica contemporanea, sia per la sua
negata alla massa. sta)11). esperienza radiofonica maturata
In verità la presenza di concet- L’episodio appartiene ai risvol- nella temperie weimariana come di-
ti marxiani nell’atteggiamento in- ti vituperosi della storia culturale rettore del dipartimento musicale
tellettuale di Scherchen (senso re- della Svizzera e, nel modo in cui dell’Ostmarkenfunk di Königsberg
lativistico della storia, senso della Scherchen ne era stato all’origi- dal 1928 al 1931 dove, accanto alla
trasformazione del mondo, senso ne e ne avesse tirato le conseguen- consapevolezza di disporre di uno
dell’utopia) non bastano a ricono- ze, mette bene a fuoco il senso d’in- strumento fondamentale di forma-
scere in lui la figura organica di un dipendenza di cui egli si nutriva e zione culturale, egli aveva matu-
marxista. Ciò non gli impedì di di- che l’aveva portato ad aprire nuovi rato la convinta individuazione di
ventare vittima del “maccartismo” orizzonti nel momento dell’assun- specifiche abitudini e forme radio-
svizzero, con il forzato allontana- zione nel 1945, dopo le tormentate foniche13). In quell’ambito egli si
mento dalle funzioni detenute alla fasi della ristrutturazione delle or- era subito imposto come una figu-
Radio della Svizzera tedesca e dal chestre delle tre regioni radiofoni- ra di riferimento e di primo piano,
Musikkollegium di Winterthur nel che svizzere, della carica di diretto- a cui tanto più si guardava quanto
1950, dopo una viscerale campa- re musicale della Radio della Sviz- più lo spazio d’azione della radio-
gna di stampa montata dalla destra zera tedesca e di direttore titolare fonia veniva a corrispondere alle
nazionale a causa della sua parteci- dell’Orchestra dello Studio di Be- prospettive estetiche aperte dal li-
pazione in piena guerra fredda al- romünster12). vello di modernità allora raggiunto
la Primavera musicale di Praga e La scelta di Scherchen da par- (‘nuova oggettività’).
per aver egli accettato di prende- te dell’ente radiofonico svizzero Quanto alla problematica musi-
re la parola su questo argomento era comunque significativa sia per cale della radio, Scherchen fu co-
in un club culturale di Basilea lega- il ruolo del direttore tedesco sul lui che in Svizzera concretamen-

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te fece da tramite con la situazio- venienti dall’estero, in anni di forte duo, nell’ultimo dopoguerra Scher-
ne tedesca, sicuramente più evo- ripiegamento interno. L’orchestra chen vedeva nella radio lo stru-
luta a livello della sperimentazione di 38 elementi impegnata sul fron- mento di mediazione fra i vari livelli
ma poi frenata dall’avvento del na- te di vari repertori non era intesa e orientamenti culturali, un fattore
zismo. Non per niente egli inte- come un compromesso dettato da di coesione e integrazione sociale
se il suo insediamento a Radio Be- motivi economici, bensì come sfi- come capacità di risposta a molte-
romünster nel 1945 quale direttore da in cui il mezzo microfonico veni- plici esigenze, ritrovando a distan-
della relativa orchestra e responsa- va chiamato a compensare col suo za di anni (e dopo la tragica paren-
bile dei programmi musicali come effetto moltiplicatore la riduzione tesi del nazismo che aveva usato la
occasione da accompagnare con dell’organico. Nello studio di Zuri- radio come mezzo di livellamento
un atto fondativo. Programmatica- go Scherchen attuò fin dal princi- unidimensionale della massa) la fi-
mente denominato Bekenntnis zum pio una serie di tentativi di dispo- ducia nella dimensione fondamen-
Radio (Professione di fede nella ra- sizione degli strumenti in funzione talmente democratica della comu-
dio), esso parte dalla constatazio- della risonanza e della captazione nicazione a largo raggio.
ne secondo cui “la radio è lo scon- da parte dei microfoni, rimettendo A confronto con la filosofia, le
volgimento più importante nella vi- in discussione ogni abitudine ac- scienze e l’arte poetica, che esigo-
ta dei popoli dopo l’invenzione del- quisita. Significativo è il fatto che la no un’impegnativa attività spiritua-
la stampa”)14), ribadendo la presa ricerca non era di tipo tecnico, ben- le senza la quale rimarrebbero in-
di coscienza già affermata in gio- sì chiaramente estetico. comprensibili, la musica non chie-
ventù quando, impegnato nella di- de di essere capita, bensì ascoltata:
rezione dell’opera radiofonica Der È dunque una caratteristica tipi- “La forza elementare della materia
Lindberghflug di Ber tolt Brecht ca del microfono, valorizzare anali- musicale è così potente che le com-
con la musica di Kurt Weill e Paul ticamente la sonorità complessa di posizioni più significative non de-
Hindemith nel 1929 a Baden-Ba- una musica, il microfono è diventa- vono essere capite ma solo vissute
den, attribuiva alla radio la funzio- to possibile realizzare l’ideale di ogni nella loro bellezza sensuale”17).
ne culturale e sociale precedente- vero musicista, quello cioè di rende- Il risvolto sociale dell’ascolto
re percepibile tutto. E poiché, oggi,
mente detenuta via via dalla chie- si è giunti ad una vera perfezione
fu sempre al centro delle sue pre-
sa, dalle corti principesche e dalle nella ripresa e riproduzione di tim- occupazioni, tale da renderlo co-
società di concerti nell’Ottocento bri, possiamo dire che il microfono sciente dei contraccolpi che le nuo-
borghese15). contribuisce non poco alla diffusio- ve abitudini indotte dall’evoluzione
Per il direttore d’orchestra te- ne dell’arte nei diversi rami del suo tecnologica provocavano sul modo
desco l’attività che gli si prospet- impiego16). di accedere alla musica attraver-
tava nello studio zurighese era in- so di esso. In questo senso la deci-
fatti la continuazione dell’esperien- La congruenza tra radiofonia e sione di allestire a Gravesano uno
za di Königsberg, affrontata secon- principî dell’esperienza neo-ogget- studio di elettroacustica era anche
do lo stesso schema ideologico. tivistica attraverso Scherchen era determinata dalla constatazione di
Innanzitutto vi era esaltato il fatto- altresì evidente nel riconoscimento come le modalità d’ascolto, costi-
re del progresso sociale, della mu- della funzionalità del mezzo radio- tuendo esse un filtro, fossero de-
sica alla portata di tutti al di là del- fonico. Al di là del semplice aspetto terminanti nell’assicurare al mes-
le classi, delle generazioni, delle di- di servizio egli individuava nel gio- saggio musicale la possibilità di an-
stinzioni geografiche, e al di là del- vane strumento di comunicazio- dare o no a buon fine:
le distinzioni culturali; in secondo ne un fattore essenziale di svilup-
luogo vi si leggeva la fiducia nel po sociale e culturale, in grado so- Fino all’irruzione del jazz nelle abi-
progresso tecnico fomentatore di prattutto di abbattere i pregiudizi tudini musicali europee il materiale
sonoro delle opere orchestrali sem-
nuove condizioni estetiche. Il rap- che stabilivano all’espressione arti-
brava sì passibile di sempre nuovi
porto col “klangtrockener Raum” stica gradi di gerarchia e di esclu- miglioramenti tecnici, ma contem-
(la sala acusticamente secca) dello sione. Il suo programma d’azione poraneamente anche immune da
studio radiofonico, capace di profi- si distingueva proprio per l’apertu- tendenze che ne minassero le fon-
lare i corpi sonori nella loro plasti- ra alle sfide della comunicazione di damenta. Ma da 10-15 anni a que-
cità, assumeva una posizione privi- massa, facendosi carico del compi- sta parte la presenza del jazz – qua-
legiata in funzione dell’orientamen- to di acculturazione degli strati del si ininterrotto background alla ra-
to estetico neo-oggettivistico che vi pubblico rimasto fino allora esclu- dio, alla televisione e nei giradischi
stava alla base. so dal patrimonio storico della mu- – ha portato ad una rapida e sponta-
In verità la SSR, con il significa- sica, ma nel contempo aprendosi nea modifica delle possibilità di per-
tivo incarico a Scherchen, dimo- cezione acustica.
alle espressioni popolari.
[…] A questo punto nasce per il fu-
strava una disponibilità abbastan- Nonostante il fatto che assai pre- turo un nuovo problema per l’arte
za audace per le condizioni dell’e- sto si rendesse conto di come l’evo- dell’interprete musicale. Costui non
poca, sia per quanto riguarda le no- luzione sociale e tecnologica aves- deve più, infatti, semplicemente dar
vità organizzative sia per quanto se un risvolto problematico per forma tecnicamente perfetta al cor-
riguarda l’apertura verso le perso- quanto concerneva la capacità di po sonoro delle opere musicali, ma
nalità portatrici di nuove idee pro- attivare responsabilmente l’indivi- deve anche preoccuparsi di conferi-

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re alla sua esistenza un nuovo e più
intenso fascino sonoro. C’è la possi-
bilità che alle prossime generazioni
della fine del XX secolo tutta la mu-
sica, dalla preclassica fino all’espres-
sionistica, appaia sempre più povera
di fascino acustico18).
Non era quindi il principio dell’e-
sperimento fine a se stesso all’ori-
gine della creazione di un proprio
studio a Gravesano.
Condotto in una situazione aper-
ta democraticamente ai mezzi di
comunicazione di massa, oltre a ri-
salire alla sua militanza weimaria-
na, l’esperienza di Gravesano mo-
stra una continuità e una coerenza
d’azione a spiegare il fatto che, no-
nostante il suo statuto privato (li-
bero da obblighi di ser vizio pub-
blico), vi si sia stabilito subito un
rapporto con la Radio della Svizze-
ra italiana e vi si siano intessute fit-
te relazioni non solo con gli espo-
nenti della neoavanguardia mu-
sicale ma anche con gli operato-
ri degli enti radiotelevisivi di tutto
il mondo inevitabilmente affacciati
sul fronte dei media popolari. Esso
quindi non fu per niente arroccato,
bensì impegnato a rispondere alle
sollecitazioni di un mondo esterno
sempre più dinamizzato nell’evolu-
zione, e anche nel sovvertimento,
dei valori.
La sua presenza nel villaggio ti-
cinese è stata anche all’origine
dell’occasione del mio precoce in-
contro con lui avvenuto nel 1959
quando, diciassettenne, insieme
con alcuni compagni del Liceo can-
tonale di Lugano prendemmo l’i-
niziativa di inoltrare la richiesta di
visitare lo Studio di Gravesano. Il Prima di trasferirsi a Gravesano (1953), Hermann Scherchen fu attivo in Svizzera dal
maestro ce la dovette concedere 1945 al 1950 come responsabile dei programmi musicali e primo direttore dell’Orche-
in ragione del fatto che l’istituzio- stra di Radio Beromünster: qui è ritratto in fotografia sul podio, in una prova di quella for-
mazione (1946). Scherchen esplicitò fin da subito i suoi piani nell’articolo Probleme der
ne godeva di un sussidio del Dipar- musikalishen Programmgestaltung (“Schweizer Radio-Zeitung”, 11 agosto 1945). Inse-
timento della pubblica educazio- rita nella fascia del mezzogiorno per l’equivalente di 45 minuti (e della sera con 30 minuti)
ne del Cantone Ticino. Egli accet- trasmessa sotto il motto “Erholung durch Musik” (ricreazione attraverso la musica), la
tò, mettendosi a disposizione per musica leggera era intesa da Scherchen come elemento di traino del “Volkssinfonie-
Konzert” settimanale, col compito di gettare un ponte tra la titubanza dell’ascoltatore
un’ora – non un minuto di più – con medio di fronte alla cosiddetta “Opusmusik” e ai capolavori della musica. La relativa pro-
tanto di orologio in mano; tant’è ve- grammazione era costituita da composizioni “non problematiche”, con una caratteri-
ro che (essendo noi giunti con un stica attrattiva sonora: Divertimenti, Suites, movimenti di singoli concerti o sinfonie. Nel
ritardo di due minuti a causa del 1947, in un documento di bilancio della sua attività di direttore radiofonico, egli rendeva
conto più chiaramente dell’assetto della programmazione, articolata in fasi che preve-
lungo tratto da percorrere a piedi devano un approccio alla musica d’arte per gradi, a partire dalle trasmissioni di mezzo-
dalla stazione ferroviaria di Taver- giorno a base di marce brillanti, danze caratteristiche, estratti da opere popolari e da
ne al suo domicilio) disse, nel suo operette fino al settimanale e regolare “Sinfoniekonzert” (dalle 20 alle 21), basato su una
ben noto modo burbero, che non li sinfonia e su un capolavoro solistico del grande repertorio classico e romantico. A metà
avrebbe recuperati. Fu però genti- strada di questa “ascesa nella musica in quanto arte” si collocava il “Volkssinfoniekon-
zert” della durata di un’ora, composto di ouvertures animate e celebri, pezzi solistici
le nell’illustrare le caratteristiche famosi ed espressivi, scene di balletto, suite da opere note (“della migliore musica d’in-
delle apparecchiature e nel parlar- trattenimento in una parola”).

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ci della grandezza di Bach. Tra l’al- Una grande epoca della creazione stenti settori di pubblico, si rende-
tro fummo probabilmente fra i pri- musicale è giunta alla fine. La sua va conto che ciò dipendeva dal pre-
mi ad ascoltare un passaggio del- caratteristica essenziale era quel- annuncio di un “nuovo ordinamen-
la Grande Messe des Morts di Ber- la di comunicare “indicibili” mes- to della materia musicale”, in un
saggi. Gli esecutori – strumentisti e
lioz da lui diretta e riprodotta dalla processo evolutivo in cui, per es-
cantanti – non hanno oggi quasi più
sfera rotante con 32 altoparlanti da nessuna coscienza di tale “compito”. sere attore, l’uomo deve compren-
poco brevettato, presentata in pub- Sempre più essi si accontentano del- derne la direzione.
blico dimostrativamente solo il 27 la precisione ritmico-virtuosistica. Il
aprile 1961 nella Chiesa di S. Fran- livello tecnico si è elevato, la qualità Egli è uno di quei solitari che gri-
cesco a Locarno. Prima di conge- umana è diminuita. E lo stesso vale dano nel deserto e la cui voce tor-
na sempre solo a loro stessi, uno di
darci ricordo la sua affermazione per i compositori. L’originalità tecni-
ca sconfina sempre più nell’insolito, quegli spiriti guida fuori del tempo
secondo cui “le epoche creative so- che di se stessi possono dire, con
no finite” e che quindi l’impegno di nella stranezza – “intuizione” e idea
sono problematiche. La “magia” del le parole di Stefan George musica-
conservare al meglio le registrazio- te nel suo Secondo Quartetto: “Ich
creare artistico è andata perduta. Al
ni delle creazioni del passato veni- fühle Luft von anderen Planeten”
suo posto sono subentrati il calcolo
va ad assumere un’importanza pri- esclusivamente manipolatorio e la [sento l’aria di un altro pianeta]24).
maria. Ascoltando tali parole dalla pura sperimentazione materiale nel
bocca di colui che, più di qualsia- campo sonoro21). Benché tenuto ai margini del-
si altro, aveva sostenuto e sostene- la società e persino dileggiato, so-
va ancora la musica dei contempo- Ciò non gli impedì di continuare litario non significa separato dal-
ranei, fui grandemente stupito, per fino all’ultimo a sostenere gli sfor- la comunità degli uomini, sottrat-
non dire turbato. È accertato che zi del filone creativo proveniente to alla responsabilità di contribuire
in forma spontanea abbia fatto par- dall’esperienza di rottura attuata da al miglioramento della loro condi-
te di tale riflessione anche ad altri, Arnold Schönberg all’inizio del se- zione anche spirituale. Nel caso di
come testimoniato da Fred Prie- colo, da lui vissuta come momento Schönberg non solo Scherchen ha
berg riferendo di una sua visita a di una presa di coscienza fondati- evidenziato il suo organico ruolo
Gravesano: va del suo stesso percorso esisten- formativo nella trattatistica, ma ne
ziale. Al maestro viennese egli assi- ha richiamato l’impegno nella fun-
Da allora Scherchen ha continuato a curò il sostegno non solo eseguen- zione didattica rivalutando lo sta-
dedicarsi a questi esperimenti, per- do le sue composizioni ma anche tuto di insegnante, com’era stato
suaso in fondo che la ‘fine della mu- come pubblicista, dedicandogli un Bach e come fu Scherchen stes-
sica’ è imminente e che rimane an- posto privilegiato nei suoi scritti so, definito da Karl Amadeus Hart-
cora da fare un’unica cosa, cioè con- fin dai primi tempi, considerandolo mann che si considerava suo allie-
servare per così dire il patrimonio
delle opere musicali con una perfet-
come l’artista chiamato a compie- vo “genio pedagogico”25), perma-
ta tecnica della registrazione e della re il passo finale nello sviluppo in nentemente impegnato nella fun-
riproduzione19). cui, attraverso Bruckner e Mahler, zione di insegnante a partire dal
il processo di sviluppo della musi- suo spendersi come educatore del-
Inoltre in un’intervista rilascia- ca si dispiega. Osando concepire le orchestre e riservando una par-
ta nel 1970 a un interlocutore ame- un nuovo ordine per l’arte dei suo- te cospicua del suo tempo al com-
ricano, dopo aver riconosciuto in ni Schönberg è considerato “inat- pito di insegnante in corsi di dire-
Scherchen “il monumento vivente tuale come lo furono tutti i grandi zione d’orchestra e individuali. Ri-
della musica contemporanea”, nel solitari la cui anima ardeva di im- conoscendo in Bach il modello,
riferire sui suoi rapporti col mae- magini di lontana, futura possibili- quando l’“esercizio dell’arte e l’in-
stro, Bruno Maderna non manca- tà, di gioie di lontana, futura umani- segnamento artistico erano una co-
va di ricordare che tà”22). Apprezzato come “uomo cre- sa sola”, egli prendeva atto del fat-
ativo, non solo gravato da tutti i do- to che
Per due o tre anni Scherchen fu mol- lori del parto spirituale, ma anche
to importante per noi; poi, forse, di- braccato e posseduto dalle forze at- Oggi, dopo quasi duecento anni, ab-
ventò troppo vecchio, comunque gli tive presenti nella materia della sua biamo nuovamente un vero gran-
venne la buffa idea che la musica arte, i suoni stessi”, Schönberg si de, maestro e insegnante contem-
fosse morta con Wagner20). staglierebbe su tutti per la capaci- poraneamente, insegnante per l’in-
teriore necessità di fare chiarezza
tà di travalicare il proprio tempo
sui mezzi e le vie della propria arte
D’altra parte egli stesso era imprimendo un’accelerazione ri- (si può dire che quasi tutto ciò che
giunto a formulare tale concetto spetto “alla sua lenta crescita orga- Schönberg ha fino ad oggi espresso
in forma scritta quando, riferen- nica”23). Scherchen dunque fu tra con le parole ha a che fare con l’inse-
dosi in modo piuttosto polemico a i primi a decifrare l’esperienza di gnamento artistico)26).
Stockhausen in merito agli aggiu- Schönberg e a comprenderla al li-
stamenti rilevati nei tempi della se- vello strutturale, di linguaggio mu- In questo ar ticolo del 1924, si-
conda edizione di Kontra-Punkte ri- sicale. Ponendosi la domanda cir- gnificativamente intitolato “Profes-
spetto alla prima, apriva il suo scrit- ca la situazione di incomprensione sione di fede in Schönberg”, vi ri-
to con queste parole: delle sue opere da parte di consi- conosceva l’alto grado di responsa-

44
L’affetto che legava Hermann Scherchen al Ticino è dimostrato dai concerti che accettò ripetutamente di dirigere a Lugano, malgrado
la scelta polemica di non più tenere concerti pubblici in Svizzera e d’interrompere ogni rapporto con la SSR, dopo le critiche di cui era
stato investito a Zurigo nel 1950, che determinarono il suo allontanamento dalla Radio della Svizzera tedesca, a seguito di accuse
di simpatie marxiste. In effetti, egli accettò di salire sul podio del Teatro Apollo nell’ambito dei Giovedì musicali di Lugano il 21 giu-
gno 1956 in un concerto con l’Orchestra della RSI in cui (oltre alla mozartiana Sinfonia in si bem. magg. KV 297) accompagnò Arturo
Benedetti Michelangeli nel Concerto in la min. op. 54 di Schumann e nel Concerto in si bem. magg. KV 450 di Mozart, nonché il 24
aprile 1962 sempre al Teatro Apollo in una serata comprendente la Terza Sinfonia di Brahms e il Concerto per violoncello di Dvorak
con Pierre Fournier. Ma soprattutto nel 1965 accettò l’incarico dell’esecuzione integrale delle sinfonie beethoveniane con l’Orchestra
e il Coro della RSI in cinque concerti tenuti nell’auditorio radiofonico (8 gennaio, 12 e 26 febbraio, 12 e 19 marzo, 5 aprile) ponendo la
condizione che, in linea con i suoi audaci concetti di programmazione radiofonica, fossero aperti da esecuzioni di opere di fresca cre-
azione e addirittura in prima esecuzione: Scherzi op. 44 di Humphrey Searle (1964), Polla ta dhina di Iannis Xenakis (1962), Capriccio
per fagotto e orchestra di Albert Moeschinger (1964), Elegia di Leon Schedlowsky, Tsuv di Tona Scherchen (1964), Caroles op. 402 di
Darius Milhaud (1963). Quelle – insieme alla presentazione della sua versione orchestrata dell’Arte della fuga di Bach il 14 maggio di
quello stesso anno al Teatro Apollo di Lugano – furono le sole occasioni in cui egli accettò di salire sul podio di un’orchestra svizzera
dopo gli incresciosi fatti del 1950. Nella fotografia qui proposta il maestro è colto durante la prova di uno dei concerti beethoveniani
alla RSI del 1965, a cui si affianca la locandina della manifestazione su cui è riprodotta la celebre maschera mortuaria di Beethoven.

bilità per la prima volta identificato co in queste parole e nel profilo di Verlag), pedagogiche (corsi di di-
in campo musicale: Schönberg in cui egli proiettava al- rezione, conferenze), scientifiche
meno una parte di se stesso, poi- e tecnologiche (lo Studio di Gra-
Una caratteristica peculiare distingue ché Scherchen ha sempre mani- vesano), ecc., e dall’altra quella del
nettamente la figura di Schönberg festato una doppia personalità: da pensatore agente allo stadio elita-
dalle altre personalità creative del una parte quella dell’intellettuale rio della cultura, in una situazione
nostro tempo: per coloro che hanno calato nel presente come operato- sospesa, fuori del mondo, in cui si
potuto e saputo ascoltarlo egli è sem-
pre stato qualcosa d’altro oltre al mu-
re instancabile nei concreti rappor- riconosceva fratello di Schönberg
sicista Schönberg, ha rappresentato ti reali con i suoi simili, artista mi- nella
una sorta di coscienza spirituale che litante (direttore d’orchestra, pe-
attraverso di lui riluceva da dietro l’o- dagogo, regista teatrale) capace di […] sua superiore coscienza artisti-
pera27). dar vita ad iniziative pubblicistiche co-creativa, una coscienza che rara-
(“Melos”, “Musica viva”, “Gravesa- mente giunge a maturità e comun-
V’è qualcosa di programmati- ner Blätter”), editoriali (Ars Viva que sempre solo in quanto respon-

45
sabilità di pochi singoli, isolati nella al tardo individualismo e al disar- ‘attrezzati’ rispetto a quelli più vir-
loro epoca28). mato tecnicismo dei giorni nostri tuosisticamente dotati delle orche-
[hilflose Artistik]” –, egli lamenta- stre maggiori. Sotto l’impulso del-
Con il maestro viennese egli va il venir meno di “una comunità la pretesa al limite dell’impossibile,
condivideva l’apertura al nuovo, artistica organicamente costituita la tenuta complessiva vi si regge a
per non dire all’ignoto, e il fer vo- (con un’intima connessione, cioè, rischio percepibile di sbandamen-
re visionario con cui affrontava il fra compositore, opera d’arte, in- to, a un grado di problematicità in
compito creativo vissuto come una terprete e ascoltatore)”. In questo cui l’imperfezione pur minima che
missione. E, di fronte al dileggio e senso, in quanto direttore d’orche- la distingue dall’obiettivo mirato ri-
alle risate di scherno con cui i più stra, egli si rendeva conto di essere vela la carica che vi sta dietro. Nel-
accoglievano la sua opera, sottoli- nella posizione più esposta in ter- la registrazione conser vata delle
neando ancora la portata del Pier- mini di rapporti collettivi. Conside- prove lo si sente spiegare agli or-
rot lunaire (“È la creazione di un rando il direttore d’orchestra “il ve- chestrali che l’importante non è la
solitario, in cui divampa una fiam- ro e proprio musicista universale”, “stupida exactitudine”:
ma di inaudita intensità, che tiene come “il più recente fenomeno nel-
fede alla sua legge interiore, al de- la storia dello sviluppo dell’artista non bada all’esattezza dell’aplomb
mone che lo stimola”), egli non si interprete” (indicando in Hans von – ha osservato Piero Rattalino -, ba-
faceva intimidire, ricavandone ad- Bülow “la prima incarnazione idea- da invece molto, anzi, è su ciò im-
dirittura il senso di una predestina- placabile, alla dinamica e all’accen-
le”)31), Scherchen lo riteneva “l’ar-
to, che sono gli elementi i più vaghi
zione: tista della comunità par excellence, della grafia musicale e che perten-
colui che deve portare alla comu- gono in modo più ampio alle scelte
Pensiamo a questa sacra forza del- nità degli ascoltatori le grandi for- dell’interprete. I piano e i forte sus-
la musica e amiamola perciò con im- me artistiche, quelle che sono in surrati o gridati, e i qui che partono
mutato ardore, anche se dovesse grado di unire il pubblico, e ciò, proprio dai precordi ci dicono quan-
comportare un po’ più di sofferenza,
per di più, per mezzo di una comu- to Scherchen sia visceralmente im-
sul difficile cammino che ci sta da- pegnato nel suo compito di organiz-
vanti; ci accompagni il nostro amo- nità di molti artisti”32). Di fronte a
ciò a cui si era ridotta la forma del zatore della plasticità della massa
re, ci aiuti a collaborare attivamen- sonora34).
te a questa musica davvero ‘nuova’, “concerto, […] lontano dalla gente
a questa che sarà la musica della ge- e incurante da ogni vincolo se non
quello (nella migliore delle ipote- Ecco quindi, alla capacità ana-
nerazione che nascerà dopo questa
lunghissima epoca di crisi29). si) del gusto” e alla frammentazio- litica della realtà, subentrare co-
ne della vita musicale, egli si appel- me sempre in Scherchen la forte
V’è quasi, in queste parole, la lava quindi all’“anelito [Sehnsucht] spinta etica, l’aspirazione a un tra-
prefigurazione di quello che sareb- […] verso una nuova consapevo- guardo ideale in cui si annullino le
be stato il suo impegno ancora in lezza collettiva vitale e artistica, in contraddizioni. Uno dei primi para-
tarda età a sostenere col suo atti- altre parole verso una nuova gran- grafi del suo Manuale del direttore
vismo la generazione postweber- de arte musicale, verso una nuova d’orchestra è intitolato “La musica
niana di Darmstadt e il coraggio di grande vita comunitaria”33). come arte spirituale”, sottolinean-
dar corpo al laboratorio di Gravesa- L’anelito appunto, che lo deter- do che
no, che egli fondò non in un centro minava anche nell’esperienza di-
[…] il laccio più vivo che può unire
metropolitano bensì significativa- rettoriale, nell’esigere dagli orche- fra loro i suoni è il canto. Il canto non
mente in un villaggio anonimo, in strali quasi l’impossibile. In questo è dato che all’uomo. La rappresenta-
un certo senso fuori dal mondo per senso si spiega forse anche il fatto zione sonora ideale del direttore, la
non dire fuori del tempo. che nell’attività concertistica accet- sua audizione interna dell’opera, do-
In un suo articolo giovanile, ri- tasse volentieri di esibirsi con or- vrebbe consistere precisamente in
flettendo sulla caratteristica della chestre non di primo piano. Era in- questo: cantarla intimamente alla
musica “destinata ad essere la più fatti a quel livello che egli lasciava perfezione e intensamente. Quando
chiara e la più ricca espressione con più evidenza il segno della po- l’opera, da questa condizione, acqui-
dell’esistente” rispetto all’arte della tenza del suo stimolo. Nelle esecu- sta vita nella sua mente e risplende
nel suo fulgore originale, nella sua
parola che “crea in anticipo sui tem- zioni delle orchestre di alto rango,
primitiva purezza, non deformata né
pi in senso concettuale, delineando con le quali era più facile arrivare disturbata dalle imperfezioni ineren-
idee e sensazioni che rappresenta- al risultato artistico voluto, non è ti al modello strumentale nel quale
no il futuro”30), ne rilevava il fatto- riscontrabile ciò che risulta più evi- deve diffondersi, allora possiamo di-
re di debolezza. Riferendosi tutta- dente nelle sue registrazioni realiz- re che il direttore è degno di pratica-
via alla capacità della musica di ri- zate con le orchestre ‘provinciali’, re la magia della direzione”35).
specchiare “i momenti culminanti cioè la tensione dimostrata per ar-
della sensibilità collettiva” com’e- rivare al risultato richiesto. Nelle Perfino ricordando la sua gio-
ra avvenuto con Bach e Händel al- registrazioni delle sinfonie beetho- vanile attività di direttore del Ge-
la “secolare ascesa all’interno della veniane del 1965 con l’Orchestra mischtes Chor Gross-Berlin si van-
musica liturgico-religiosa” – rispet- della RSI è ad esempio palpabile lo tava di “avere infiammato donne
to alla sua “discesa fino a giungere sforzo profuso da orchestrali meno e uomini stanchi e spossati dal la-

46
voro trasformandoli in persone vo-
tate con fiducia a una certezza del
futuro” 36). D’altra parte, proprio in
quanto figlia, Myriam Scherchen
ha evidenziato il prevalere in lui
della dimensione pedagogica e di-
dattica, insistentemente presente
nei suoi diari: “come posso aiuta-
re l’orchestra, i miei allievi, i miei
compositori, i miei amici”37).
La musica era per lui la realizza-
zione dell’essere. Nelle righe finali
del suo libro, significativamente inti-
tolato Vom Wesen der Musik, leggia-
mo: “Esplorare l’‘essenza della mu-
sica’ significa rimettere in discussio-
ne l’‘essenza dell’uomo’”38), in una
tensione permanente tra corpo e
spirito che lo portò ad affermare:

Rendere eterno l’unico: questo è il si-


gnificato segreto che sta dietro ogni
arte […] Lo spirito dell’uomo, che
abbraccia ogni spazio e ogni tempo,
la sua fantasia, che supera ogni im-
maginazione, la sua sensibilità, che
oltrepassa ogni misura, tutto ciò che
di infinito, di illimitato, di incom-
mensurabile è nell’uomo non può
sopportare la finitezza, la limitatez-
za e la restrizione dell’apparenza39),

parole che tradiscono l’ostinazio-


ne con cui Scherchen si applicò a
superare in ogni fase della sua at-
tività i limiti posti dai dati di fat-
to. Questa tensione verso l’assolu-
to, l’“eterno” addirittura, lo accom-
pagnò per tutta la vita, anche – se
non soprattutto – laddove si tro- Con l’Italia Scherchen mantenne un rapporto privilegiato, rivelato dal fatto che, mentre
si rifiutò di rientrare in Germania per tenervi concerti durante il periodo hitleriano, nell’I-
vò impegnato, anche socialmen- talia mussoliniana fu intensamente presente, accettando inviti dalla Biennale di Vene-
te e politicamente, ad agire diret- zia e da altre istituzioni. Le relazioni si intensificarono nel dopoguerra: allacciò rapporti
tamente e in profondità nel vissu- col Teatro San Carlo di Napoli (dove tra l’altro nel 1952 diresse Von heute auf morgen di
to. Pur responsabilmente calato Schönberg e nel 1962 l’Idomeneo di Mozart curandone anche la regia), col Teatro alla
(tenendola sempre presente) nel- Scala di Milano (nel 1960 avrebbe diretto il Doktor Faust di Busoni e nel 1961 Moses
und Aron di Schönberg), con il Maggio Musicale Fiorentino e con l’Accademia musicale
la condizione immanente e collet- chigiana. Inoltre egli fu un punto fondamentale di riferimento per musicisti quali i vene-
tiva (nella comunità degli uomini), ziani Luigi Nono e Bruno Maderna, che a lui devono l’approdo e l’affermazione ai cele-
egli non mancò mai di subire l’indi- bri Ferienkurse di Darmstadt. Nella fotografia qui riprodotta il maestro è colto insieme a
viduale moto interiore che lo spin- Luigi Nono nell’agosto/settembre 1948 durante il corso tenuto da Scherchen alla Bien-
nale di Venezia (Archivio Luigi Nono, Venezia FA100T002 © Eredi Luigi Nono, per gen-
geva a farne una comunità artisti- tile concessione).
ca in grado di cogliere – attraverso
l’“eterno” presentito attraverso l’o-
pera d’arte – il suo messaggio al di me raggiungimento massimo Be- vera invenzione tecnica è un pro-
là del tempo. ethoven, paragonato a Shakespe- gresso morale”)41) Scherchen ten-
Proprio in quanto limitato nel- are capace di garantire “la forma ne fede sul fronte delle esperienze
la propria condizione fisica l’uo- più semplice ai più arditi pensieri innovative praticate alla radio e nel
mo avrebbe la capacità di oppor- e l’immagine più comprensibile al- laboratorio di Gravesano.
re “l’arte come mezzo per vincere, le più grandiose emozioni”, assicu- Per quanto avesse trascorso la
con le proprie forze metafisiche, la rando “la vittoria delle forze spiri- sua esistenza proiettato verso il
caducità e l’imperfezione dei feno- tuali dell’uomo sulla vita istintuale nuovo, al punto da essere celebra-
meni vitali trasformandole in eter- della materia artistica”40). to nel momento della scomparsa
nità e per fezione”, indicando co- Beethoven al cui motto (“Ogni con titoli quali Una vita per la nuo-

47
Nella sua dimora di Gravesano, dove si insediò a partire dal 1953, Hermann Scherchen organizzò nel corso degli anni numerosi con-
vegni di studio, che si tenevano nel laboratorio sperimentale che vi aveva installato, come documenta la fotografia conservata dall’A-
kademie der Künste di Berlino (in copia anche presso le Ricerche Musicali nella Svizzera Italiana all’Archivio di Stato di Bellinzona).
Quello del 1961 fu articolato in tre sessioni: dal 6 all’8 agosto si trattò di “Musica e televisione”; dal 9 al 10 agosto fu la volta di “Musica
e medicina”; dall’11 al 13 agosto il tema era “Musica e matematica”. Nel “Giornale del Popolo” del 9 agosto ne riferiva Don Fausto Ber-
nasconi, sacerdote-musicista ventiseienne fondatore e animatore in quel periodo della Gioventù musicale della Svizzera italiana (diret-
tore del relativo gruppo strumentale) che sarebbe prematuramente scomparso l’anno dopo: “Il dott. Molo, dopo aver porto i saluti del
direttore della SSR, ha illustrato il senso della manifestazione. Egli (che fu tra i primi nel Ticino ad appoggiare l’iniziativa dell’infaticabile
Scherchen) ha detto di provare l’impressione che il primo Convegno di Gravesano, quello tenuto nel 1954, sia già molto lontano nel
tempo. E questo, perché ciò che a Gravesano è stato fatto dopo quel Convegno ha qualcosa del prodigioso. Dalla ricerca sperimen-
tale alla produzione pratica, dal mondo del suono a quello delle immagini, Scherchen ha profuso le sue energie per approfondire sem-
pre di più i problemi della diffusione delle idee attraverso i moderni mezzi che la tecnica ha creato. L’appoggio e il patrocinio che sono
messi come a cappello della manifestazione significano la simpatia che la SSR, l’Unesco, il Governo ticinese portano a Scherchen e al
suo studio sperimentale. Di fatto tutto è basato sull’attività del Maestro, che è l’anima e l’animatore di questi studi e di queste ricerche.
Il Dottor Molo, terminando, dopo aver augurato che anche questo Convegno sia fecondo di idee e di iniziative come lo furono quelli
che lo precedettero, ha rilanciato l’idea di fondare una associazione degli amici di Gravesano, associazione già fondata nel 1954, ma
sorpassata negli intenti e negli scopi dall’impeto di Scherchen e delle sue ricerche solitarie”.

va musica (così la “Frankfurter Al- del mutare in negativo delle condi- Le grandi realizzazioni del pensiero
lgemeine”), egli trovava il più so- zioni d’ascolto: “la musica ci perse- musicale ci hanno regalato la capacità
stanzioso alimento nel patrimonio guita ovunque noi siamo. Noi non di resistere all’evoluzione tempestosa
artistico storico, soprattutto negli la ascoltiamo più, ma tutto si è tra- della materia e della conoscenza. Ec-
co perché bisognerebbe sforzarsi di
ultimi anni, tanto da lasciarsi a un sformato in un’abitudine che ha pe-
mantenere in piena attualità vitale gli
certo punto andare a una simile af- netrato i nostri sensi uditivi”43). immensi valori dello spirito che si so-
fermazione: “Per un’intera vita ho Tuttavia, lungi dall’arrendersi a no manifestati nel campo della musi-
atteso che la musica moderna final- un atteggiamento apocalittico, pren- ca, piuttosto che permettere che es-
mente mi portasse qualcosa di du- deva atto dei mutamenti sociali e si scivolino nell’oblio storico. Ed è co-
raturo; ma mi sono continuamen- culturali come una sfida che, rico- sì che una nuova possibilità d’azione
te imbattuto nello stesso vuoto”42). noscendo come nel cammino dell’u- si presenterebbe all’uomo: quella del-
Pur avendo accolto favorevolmen- manità tutto sia un passaggio, lo la vera riproduzione creativa [con ag-
te fin dall’inizio la portata dei mez- manteneva aperto verso nuove pro- giunta manoscritta a lato: “registra-
zi di comunicazione di massa che spettive, tenendo sempre presente zione delle opere antiche”]44).
avevano allargato enormemen- l’importanza dell’azione della me-
te il loro quadro d’azione musica- moria che l’evoluzione tecnologica Benché professionalmente egli
le, egli non tardò a rendersi conto poteva addirittura rinforzare: non potesse sottrarsi alla tipica

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condizione della musica che lo fa-
ceva dipendere da rapporti collet-
tivi, la serrata riflessione sulla na-
tura del fatto artistico fu condotta
principalmente ed esemplarmen-
te su di sé, nella condizione indivi-
duale.
Quanto a metafore, nei suoi con-
fronti se ne sprecarono molte, so-
prattutto (e comprensibilmente)
nel giornalismo d’attualità. In un
resoconto di una visita al suo la-
boratorio Frederic Grunfeld in-
titolava il suo articolo The Wizard
of Gravesano. A profile of Hermann
Scherchen and his legendary experi-
mental studio in the Alps45), mentre
“Newsweek” lo definiva “an age-
less Faust of music”46). Ne fu con-
tagiato persino Dallapiccola, il qua-
le, in una sua pagina di diario, te- Fra i musicisti più assiduamente presenti a Gravesano e partecipanti ai vari convegni,
stimoniava il 17 giugno 1938 l’ese- che si tenevano anche all’aperto nel vasto giardino che circondava la casa – come
cuzione a Londra della cantata Das mostra la fotografia anch’essa conservata presso l’Akademie der Künste di Berlino –, va
Augenlicht di Webern “diretta con menzionato Iannis Xenakis (1922-2001), il compositore greco che, alla morte del mae-
stro Hermann Scherchen, così lo ricordava: “Quest’uomo attraversava la sua vita da
finezza demoniaca da Hermann solitario come uno di quei cavalieri della Tavola rotonda, spietato verso se stesso e verso
Scherchen”47). la coorte di scarti, di conformisti, di imitatori, di falsari, ma generoso verso le musiche
nascenti e i suoi veri servitori. La sua fiducia, i suoi incoraggiamenti, la sua stima, le
Se non fu un mago egli fu certa- sue contraddizioni mi accompagnano sempre nel mio lavoro, anche oggi quando la
mente un profeta – come egli stes- mia musica incontra tanti amici, tanti adepti a volte più felici di me stesso dopo essere
stato per tanti anni solitario e colpito da ostracismo” (“Les lettres françaises”, 16 giu-
so disse di Mahler48) –, oltre che un gno 1966).
“apostolo”, come lo definì Malipie-
ro49).
Nel suo “pensare nell’atto di di- mediante melodie ed accordi. Non che Musicali nella Svizzera italiana, che
venire” [Denken im Werden], lo mi hanno precisato i loro sentimen- ha messo liberamente a disposizione ma-
dimostra l’ardore con cui quale ti, fidandosi unicamente dei suoni teriali documentari conservati nelle sue
e delle note. Pertanto il mio com- collezioni oggi presso l’Archivio di Stato
“uomo immanente [Mensch des pito è quello di rendere udibili que- di Bellinzona.
Augenblick]” – attuando il mot- ste note che essi mi hanno affida-
to “il cervello pensa, la mano scri- to nella maniera più pura e fedele a
ve [Das Hirn denkt, die Hand sch- quanto hanno scritto. […] La parti-   1) L’interesse di Molo per le prospet-
reibt]” – si avventurò in una defini- colarità della musica è che il vetto- tive che le ricerche nel campo del-
zione di “musica” che – al di là del- re di tutte le possibilità di creazione la musica elettronica aprivano an-
le parole che Stuckenschmidt gli e di successione delle note non è il che per la radiofonia è dimostrato
riservò in morte (“più di un mez- pensiero bensì il suono che risuo- dalla sua presenza (insieme al suo
zo secolo di musica europea non è na e che diventa percettibile attra- capodipartimento tecnico Ausilio
pensabile senza di lui”)50) – può va- verso i sensi. […] Il problema che Scerri) alla Tagung für elektronische
si pone, dunque, è di rendere per- und konkrete Musik organizzata da
lere come conclusione: cettibile ai sensi l’assoluto: lo spiri- Radio Basilea dal 19 al 21 maggio
to da solo non ne è capace, da so- 1955.
La musica è diventata per me un lo non può ricostituire la materia.  2) Cfr. “Gravesaner Blätter”, Jg. 2,
fenomeno squisitamente acustico, Ecco che entra in gioco lo scopo 1956, Heft 5, p. 27.
ossia: ho a che fare con la sua ap- dell’arte che agisce da intermedia-   3) Luigi Dallapiccola, Ricordo di Her-
parizione ossia con le note acute e ria tra questi due estremi, ossia la mann Scherchen, “Rivista Italiana di
quelle gravi. […] Tutte le influen- rappresentazione dell’essere uma- Musicologia”, a. I, 1966, n. 2, p. 299.
ze affettive e sensuali – tutti i con- no: la musica51).  4) Ibidem.
dizionamenti psicologici e cultura-  5) Hermann Scherchen, Neue Klassi-
li e dell’autore stesso, tutto ciò non Carlo Piccardi zität?, “Melos”, Jg. 1, 16 luglio 1930,
mi riguarda! Ho di fronte a me note, Heft 11, p. 243.
nient’altro che le note che il compo-   6) Hans Heinz Stuckenschmidt, Musik
sitore ha disposto una dopo l’altra Il presente contributo, così come gli und Musiker in der Novembergrup-
per creare la melodia e l’armonia. altri di seguito riportati in quest’inserto pe, “Musikblätter des Anbruch”, a.
[…] Beethoven – Bach – Wagner della rivista dedicato alla figura di Her- X, 1928, p. 293.
– Strawinski: non mi hanno lascia- mann Scherchen, è stato realizzato in  7) Hanno Parmentier, … beginnt die
to che la loro “astrazione” della vita collaborazione con l’associazione Ricer- wahre Existenz der Musik, in Her-

49
mann Scherchen Musiker 1891- 21) Hermann Scherchen, Stockhausen 38) H ermann Scherchen, Von Wesen
1966, a cura di Hansjörg Pauli e und die Zeit. Zur Geschichte einer der Musik, Winter thur, Mondial-
Dagmar Wünsche, Berlin, Hen- Geschichte, “Gravesaner Blätter”, Verlag, 1946, p. 213.
trich, 1986, p. 87. Jg. 4, 1959, n. 13, p. 29. 39) H ermann Scherchen, Beethovens
  8) “Hier ist inszwischen mein ‘schall- 22) H ermann Scherchen, Das neue Grosse Fuge opus 133, “Die Mu-
totes’ Studio fertig geworden. Da- Führer tum in der Musik, in Die sik”, XX, 1927/28, n. 1, ripubblica-
mit realisiere ich heute was ich seit Erhebung – Jahrbuch für neue to in Gerhard Schumacher (a cu-
30 Jahren, als ich 1924 zuerst für Dichtung und Wertung, a cura di ra di), Zur musikalischen Analyse,
Rundfunk arbeitete, als Wunsch in Alfred Wolfenstein, Bd. 2, Berlin Darmstadt, Wissenschaftliche Bu-
mir hielt” (pubblicata in facsimile in 1920, p. 268. chgesellschaft, 1974, pp. 161-162.
Hermann Scherchen Musiker, cit., p. 23) Ibidem. 40) Ivi, pp. 162-163.
114). 24) Ivi, p. 52. 41) Harry Goldschmidt, Hermann Scher-
 9) L. Dallapiccola, Ricordo di Hermann 25) K arl Amadeus Har tmann, Kleine chen. Gedanken und Aufzeichnungen,
Scherchen, cit., p. 3. Schriften, cit., p. 118. in Um die Sache der Musik, Leipzig,
10) Karl Amadeus Hartmann, Kleine 26) H ermann Scherchen, Bekenntnis Reclam Verlag, 1976, p. 222.
Schriften, Mainz, Schott’s Söhne, zu Schönberg, in Sonderheft der Mu- 42) Testimonianza di Ermanno Briner
1965, p. 23. sikblätter des Anbruch, VI, 1924, pp. raccolta in occasione del convegno
11) La più documentata ricostruzione 316-317. dedicato a Scherchen dell’ottobre
di questa vicenda è stata attuata da 27) Ivi, p. 314. 1984 a Lugano (cfr. Hansjörg Pau-
Konrad Rudolf Lienert, “Aufbruch, 28) Ibidem. li, Ein Leben für die neue Musik?,
Ermüdung, Kesseltreiben. Dass 29) Hermann Scherchen, Neue Musik “Neue Zürcher Zeitung”, 22/23
der Dirigent Hermann Scherchen II, “Freie deutsche Bühne”, Jg. 1, giugno 1991, p. 70).
sich zum Kommunismus bekann- 21 settembre 1919, Heft 4, p. 83. 43) Hermann Scherchen, Quelles sont
te, gab seiner schwierige Be- 30) Hermann Scherchen, Die gegewär- les possibilités que les nouveaux
ziehung zur Schweiz den Rest”, tige Situation der Musik, “Das systèmes d’expression et de divul-
in Jürg Schoch (a cura di), In den neue Frankfurt”, Monatschrift für gation des sons of frent aux compo-
Hinterzimmern des Kalten Krie- die Fragen der Grossstadtgestal- siteurs et quelle influence peuvent
ges. Die Schweiz und ihr Umgang tung, Jg. 1, 1926; ristampato in avoir sur leurs oeuvres et leurs rap-
mit prominente Ausländern 1945- Neues Bauen, neues Gestalten (das por ts avec le public?, dattiloscrit-
1960, Zürich, Orell Füssli Verlag, Neue Frankfurt, die neue Stadt: ei- to conser vato nel Fondo Scher-
2009, pp. 233-254. ne Zeitschrift zwischen 1926 und chen dell’Akademie der Künste di
12) Hansjörg Pauli, Hermann Scher- 1933), a cura di Heinz Hirdina, Berlino databile intorno al 1964
chen 1891-1966, Zürich, Hug & Berlin 1984, p. 342. (2302723), p. 3.
Co., 1993, p. 39. 31) Hermann Scherchen, Der moder- 44) Ibidem.
13) Ivi, p. 24. ne Dirigent, “Leipziger Neueste Na- 45) Frederic Grunfeld, The Wizard of
14) H ermann Scherchen, Bekenntnis chrichten”, 17 settembre 1927, p. 14. Gravesano, “Hi Fi / Stereo”, set-
zum Radio. Gedanken zu den Proble- 32) Ibidem. tembre 1961, pp. 35-40.
men der Orchestermusik im Radio, 33) H. Scherchen, Die gegewärtige Si- 46) Music’s Faust, “Newsweek”, 16 no-
Bern (9 agosto 1944), dattiloscritto tuation der Musik, cit., pp. 342-343. vembre 1964.
pubblicato in Hermann Scherchen, 34) Piero Rattalino, Colle lacrime agli 47) Luigi Dallapiccola, Parole e musi-
Werke und Briefe, Bd. 1, a cura di Jo- occhi, “Symphonia. Tesori musica- ca, a cura di Fiamma Nicolodi, Mi-
achim Lucchesi, Bern, Peter Lang, li della Radio Svizzera Italiana”, no- lano, Il Saggiatore, 1980, p. 231.
1991, p. 124. vembre 1992, n. 21, p. 5. 48) Hermann Scherchen, Gustav Mah-
15) Hermann Scherchen, Musik und 35) Hermann Scherchen, Lehrbuch des ler, der Musiker-Philosoph, “Freie
Rundfunk, “Südwestdeutsche Rund- Dirigieren, Mainz, Schott’s Söhne, Deutsche Bühne”, Jg. 1, 4 gennaio
funk-Zeitung”, Jg. 5, 21 luglio 1929, 1929 (trad. it. Manuale del direttore 1919, Heft 19, p. 449.
n. 29, p. 4, anche in H. Scherchen, d’orchestra, a cura di Gilberto De- 49) Testimonianza dattiloscritta con-
Werke und Briefe, cit., p. 57. serti, Milano, Edizioni Curci, 1979, servata nel Fondo Malipiero pres-
16) Relazione pronunciata da Hermann pp. 18-19). so la Fondazione Cini di Venezia.
Scherchen al Congresso Musicale 36) S aluto del maestro in occasione 50) H ans Heinz Stuckenschmidt, Ab-
Fiorentino il 17 maggio 1950, “Il del decimo anniversario del Ge- schied von Hermann Scherchen,
diapason”, I, 1950, p. 25. mischtes Chor Gross-Berlin, citato “Melos”, luglio-agosto 1966, p. 225.
17) Hermann Scherchen, Probleme der nell’ar ticolo Arbeitergesang: Ten- 51) A nnotazione per un simposio a
musikalischen Programmgestaltung, denzchöre von Herm. Scherchen, Strasburgo del 13 aprile 1933, ri-
“Schweizer Radio-Zeitung”, Jg. 22, firmato Durus (pubblicato in “Die proposta in M. Scherchen, Her-
11 agosto 1945, n. 32, p. 2. Rote Fahne”, Jg. 13, 14 febbraio mann Scherchen o la passione di
18) Hermann Scherchen, Die Kunst 1930, n. 38, ripor tato in Werner scoprire, cit., pp. 10, 14.
des Dirigierens, in H. Scherchen, Kaden, Signale des Aufbruchs. Mu-
Werke und Briefe, cit., pp. 225-226. sik im Spiegel der “Roten Fahne”,
19) Fred Prieberg, Musica ex machina, Berlin, Verlag Neue Musik Berlin,
Berlin, Ullstein, 1960 (trad. it. Tori- 1988, p. 311).
no, Einaudi, 1963, p. 281). 37) M yriam Scherchen, Hermann
20) Bruno Maderna, Documenti, a cu- Scherchen o la passione di scoprire,
ra di M. Baroni, R. Dalmonte, F. “Symphonia. Tesori musicali della
Magnani et al., Milano, Suvini e Radio Svizzera Italiana”, novembre
Zerboni, 1985, p. 93. 1992, n. 21, pp. 16-17.

50
Evviva l’uomo
Discorso di apertura del Dr. Hermann Scherchen al congresso della VPOD
(Berna, 24 maggio 1946)

sente. Allora egli tentò il suicidio e scrisse il proprio


L’impegno sociale e politico che segnò l’evoluzio- testamento. Ma l’arte della musica lo salvò, dandogli
ne di Hermann Scherchen fin dalla giovinezza non la possibilità di dispiegare pienamente tutta la sua for-
venne meno anche negli anni svizzeri. Significativo za spirituale e di trionfare sulle manchevolezze della
è il discorso di apertura che egli tenne il 24 maggio sua natura.
1946 a Berna al congresso del Sindacato dei servizi Ciò che qui vi ho concisamente mostrato nella sto-
pubblici e sociosanitari VPOD (Verband des Perso- ria individuale di Beethoven si ritrova negli anni suc-
nals Öffentlicher Dienste), che preludeva all’esecu- cessivi sempre in lui a livello di storia dell’umanità.
zione della Quinta sinfonia di Beethoven da lui di- Egli scrive la sua Terza Sinfonia, l’Eroica (1802-1804).
retta. Tale intervento fu pubblicato in lingua tede- Sul frontespizio della prima stesura figurava scritto:
sca in “Der öffentliche Dienst, Zeitung des Schweize- Napoleon-Bonaparte/Luigi van Beethoven: nient’altro.
rischer Verband des Personals öffentlicher Dienste”, Fino al 1803 Napoleone era ancora sembrato simbolo
1946, pp. 19-21, e qui lo proponiamo ai lettori del della Rivoluzione: tutte le guerre dal 1795 in poi erano
“Cantonetto” in traduzione italiana a cura della re- sempre apparse guerre contro le potenze interventi-
dazione. ste: Austria, Prussia, che fin dal 1792 avevano combat-
tuto la Rivoluzione francese.
Ma nel 1803 inizia la trasformazione, e Napoleone
Cari colleghi, non può più essere per nessuno esponente della Ri-
Egregi convenuti! voluzione, in quanto si fa nominare console a vita; e
poco dopo imperatore. Quando Beethoven ne viene a
Oggi avete voluto far precedere la vostra riunione conoscenza – non è un aneddoto – strappa la pagina
da un’opera d’arte. Per quale motivo? Potrebbe essere con la dedica e al suo posto scrive: alla memoria di un
per abbellire il congresso. Speriamo che sia così. Po- grand’uomo [nell’originale: “per festigiare il Souvenire
trebbe anche essere come espressione della posizione di un grand’Uomo”]. La Sinfonia Eroica era in effetti
di forza del sindacato. Sicuramente è così. nata come culto dell’eroe. Ma ora sull’Europa passano
Ma né l’una né l’altra cosa sono nuove: anche la so- nuovi avvenimenti: Napoleone, l’imperatore, si rivela
cietà borghese ha sempre fatto qualcosa di simile. Se chiaramente come esponente della borghesia imperia-
ho accettato con piacere di dirigere musica per voi, ciò lista francese: nel 1805, 1806, 1807 vengono sconfitte
è perché per me l’opera d’arte significa qualcosa di più l’una dopo l’altra Austria, Prussia e Russia, e come un
che semplice abbellimento ed espressione di posizio- “flagello divino” Napoleone attraversa l’Europa con fu-
ne di potere sociale, e cioè al tempo stesso un simbolo ria distruttrice. Ed ora anche l’adorazione dell’eroe da
del superamento delle forze della natura e un simbolo parte di Beethoven diventa esperienza del destino, e
della vera essenza umana, ossia della socialità. così dall’Eroica nasce una sinfonia del destino.
Nella natura ritroviamo di continuo sovrabbondan- Questa è appunto la Quinta Sinfonia, che voi oggi
za accanto a penuria, finalità accanto a insensatezza, ascolterete, scritta in quel periodo di grandi sconvol-
distruzione accanto a energie costruttive. Tutto ciò gimenti per l’umanità. Cioè fra il 1805 e il 1807, quan-
non può essere nell’opera d’arte: se nell’opera d’arte do l’uomo che fino ad allora aveva agito come rappre-
la sovrabbondanza sta accanto alla penuria, ciò è male; sentante della Rivoluzione, diventato improvvisamente
se nell’opera d’arte c’è finalità accanto alla mancanza imperatore e rappresentante della borghesia francese,
di senso, il risultato è inaccettabile; l’elemento distrut- vuole sottomettere l’intera Europa ai piani di quest’ul-
tivo accanto a quello positivo nell’opera d’arte non por- tima, sconfiggendo l’una dopo l’altra Austria, Prussia
ta a nessun equilibrio. L’opera d’arte è invece piena di e Russia.
equilibrio, di coerenza di significati: essa è vera crea- Ciò che proverete quando ascolterete questa sinfo-
zione umana. In altre parole: l’esistenza umana, socia- nia è all’incirca questo: nel primo tempo vive la natura
le, con l’opera d’arte – in modo più o meno inconsape- stessa, solo la natura, la forza della natura, il cui sen-
vole – diventa un’esperienza per ciascuno di noi. so non sappiamo decifrare, poiché l’uomo non può ca-
Vorrei mostrarvi, con un breve esempio riguardo pire perché l’elemento distruttivo stia accanto a quello
proprio a Beethoven, come ciò giunga a riguardare il costruttivo. È un brano di una forza e di una tecnica di
livello individuale vero e proprio. Nel 1800 egli compo- cui nell’arte non si era mai dato fino ad allora un esem-
ne la Prima Sinfonia. Voi sapete che in tale periodo ini- pio simile. È la natura nel suo accadere, con le sue for-
ziava a manifestarsi la sua inguaribile sordità: il peg- ze scatenate, ma senza la possibilità di scoprire un sen-
gior destino che possa toccare a un uomo che è mu- so in tutto ciò.
sicista. Nel 1802 non sentiva più il canto degli uccelli: Il secondo movimento introduce nella natura un
egli vede ancora gli uccelli cantare, un amico gli dice nuovo elemento: l’uomo. Questo brano è ricolmo di
dov’è un merlo che canta; egli non osa dire che non lo nostalgico anelito e di speranza; è come un sogno di

51
una sensata, migliore esistenza, tanto ardente da sem- cui solo il timpano parla sommessamente mentre l’in-
brare quasi realtà. Questo movimento ricerca un sen- tera orchestra tace in rispettoso ascolto. È come se la
so nell’insensata natura. natura stessa non osasse più respirare.
Nel terzo movimento, che trapassa immediatamen- Poi improvvisamente succede qualcosa di nuovo, di
te nel quarto – una novità di quest’opera – inizia la so- una forza irradiante, qualcosa di mai visto prima. Co-
cietà umana, si desta la creazione dotata di senso: l’uo- me la catastrofe: una ‘rivoluzione’ si verifica nella na-
mo comincia a dominare le leggi naturali e con ciò ad tura, come acqua costantemente riscaldata, che si tra-
assoggettare la natura stessa: consegue in tal modo la sforma improvvisamente in vapore, appare qualcosa di
forza di mostrare che l’insensatezza dell’esistenza de- nuovo: è iniziata un’esistenza superiore, in cui la pre-
ve acquisire un senso. cedente è completamente assorbita.
A questo punto si passa senza pausa all’ultimo movi- Quando questa sinfonia fu eseguita per la prima vol-
mento: là si impone tale senso umano, e voi potrete ve- ta a Parigi, nel 1828, in questo punto balzò in piedi un
dere nella musica, vivere con l’immediatezza dei sen- vecchio ufficiale della guardia napoleonica esclaman-
si, ciò che finora avete sempre sentito espresso nelle do “Vive l’Empereur!”. L’imperatore rappresentava an-
parole; cioè la trasformazione dialettica. Essa agisce cora per lui il nuovo, questa era la sua unica interpreta-
in quest’opera. Non a caso Beethoven è coevo di co- zione. Io spero che a voi in questo passaggio la Quinta
lui che riscoprì il metodo dialettico, di Hegel, benché Sinfonia dica il motivo per cui vi siete riuniti qui: “Ev-
la Quinta Sinfonia sia stata composta 40 anni prima viva l’uomo!”.
dell’apparizione degli scritti decisivi di Marx. Sentire-
te nel terzo movimento, come si giunga a un punto in Hermann Scherchen

“Affinché tutto sia reso udibile” sapere, se in tale battuta egli ha un


fa oppure un fa-diesis? Il materiale
Hermann Scherchen, lo sperimentatore d’orchestra presenta quasi sempre
parecchi errori di stampa, magari
presenti pure nella partitura del di-
Quella parte del mio percorso rà paradossale, ma Scherchen pro- rettore. E allora si osserva, quanto
biografico che concerne la musi- prio con tale severità interpretativa tempo occorre all’esaminando per
ca è avvenuta in gran parte sul filo riusciva a ricavare da ogni brano la dare la risposta risultante da una ra-
rosso steso inconsapevolmente da massima espressività possibile (co- pida, ma precisa analisi delle armo-
Hermann Scherchen. I ricordi lega- me lo si può verificare nei dischi nie in giuoco. Non è roba da poco,
ti all’esimio direttore d’orchestra mi superstiti). Il lavoro di approfondi- a meno che l’intera partitura sia im-
si presentano come una successio- mento delle partiture raggiungeva pressa in tutti i suoi particolari nella
ne di singoli pannelli, che compon- in Scherchen livelli impressionanti. memoria del direttore. Questo era il
gono nel loro insieme l’illustrazio- In ogni orchestra, la preparazio- caso per Scherchen, quando dirige-
ne degli aspetti di quel personaggio ne e la capacità di un nuovo mae- va a memoria anche le prove: “Per
poliedrico, affascinante nell’entusia- stro-ospite, vengono sottoposte a un favore, signore (non imparò mai ad
smo portato alla musica in tutte le feroce esame. Metodo spietato, ma usare il plurale “signori”) riprendia-
sue implicazioni (anche tecniche), quanto illustrativo! L’ostacolo vie- mo 12 battute prima della lettera G”
in tutti i suoi stili, senza frontie- ne solitamente costruito già nel pri- e allo strumentista che cercava il
re artificialmente erette da pregiu- mo servizio diretto dal malcapitato punto giusto, con impazienza: “Lei
dizi e abitudini. Il motto program- e guai a lui, se non sa superare con ha un mi”. Si divertiva anche nel sot-
matico (estratto da una lettera) “al- eleganza lo scoglio: non otterrà mai tomettersi a dure prove. Per esem-
les hörbar machen” – “affinché tut- più il rispetto occorrente alla prepa- pio chiedeva a una persona scettica
to sia reso udibile” – non significa razione proficua di un’esecuzione. di indicargli una battuta qualsiasi di
solamente una ricerca tesa allo sco- (In casi di dubbio, i colleghi di una una sinfonia di Mahler, e allora cita-
po di voler far sentire tutte le com- famosa orchestra si mettono d’ac- va tutte le note in partitura, dall’otta-
ponenti di una partitura, ma va al di cordo: “Soll er gefallen oder nicht?” vino fino giù al contrabbasso. Quan-
là: non solo interpretare la musica [“Deve cadere, oppure no?”]. Capi- do il suo allievo Francis Travis, ve-
con la massima aderenza alle inten- tò ad un musicista della stessa or- nuto dall’America per studiare con
zioni dell’autore, al fine di comuni- chestra di rispondere alla doman- Scherchen, osò esprimere un giudi-
care agli ascoltatori l’integrità dei da, cosa in concerto l’ospite avreb- zio assai riservato sul Danubio blu
contenuti, melodici, armonici e rit- be diretto: “Ich weiss es nicht, aber di Strauss, gli impose: “Per domat-
mici, ma pure e forse soprattutto wir spielen Brahms” [“Non lo so, tina lo impari a memoria”. E cono-
di chiarire e comunicare l’impianto ma noi suoniamo Brahms”]). Con scere a memoria una partitura per
formale, l’essenza dell’architettura. quale prontezza l’ospite si accorge lui significava avere presenti tutte le
Un processo da condurre senza de- di qualche nota appositamente sba- parti. E magari esigeva: “Mi canti la
formazioni alcune, con il massimo gliata o sa rispondere alla doman- parte della viola nella Kammersinfo-
rispetto del testo scritto. Sembre- da insidiosa del fagottista che vuol nie di Schönberg”. Insegnante seve-

52
rissimo, non pretendeva che gli al-
lievi avessero l’“orecchio assoluto”
(che lui stesso possedeva). Lo giu-
dicava utile solo ai capistazione, per
distinguere dal fischio le singole lo-
comotive.
Nato a Königsberg nel 1891, Her-
mann Scherchen (dottore honoris
causa di quella università), malgra-
do crudeli difficoltà materiali, era ri-
uscito a seguire la sua profonda vo-
cazione e a dedicarsi quale autodi-
datta alla musica, con disposizio-
ni talmente pronunciate, da trovare
impiego, a soli 16 anni, in orchestre
berlinesi quale violinista. Il suo vero
destino si disegnò nel 1912, quan-
do Schönberg stesso, per subi-
tanea indisposizione, diretta la pri-
ma esecuzione, non poté presenta-
re una seconda volta il suo rivolu-
zionario Pierrot lunaire: Scherchen
(che aveva par tecipato alla “pri-
ma” come violista), ebbe occasio-
ne di far notare le sue doti straor-
dinarie, subentrando per dirigere
“à pied levé” la difficilissima com-
posizione. Da allora, sempre spin-
to da un’inesauribile e ferrea auto-
disciplina, da un fuoco inestinguibi-
le, da un entusiasmo poco comune
e da un bisogno di perfezione sen-
za compromessi, egli si fece aposto-
lo di musica contemporanea, com-
presi quegli stili più avanguardisti-
ci che riteneva rappresentassero la Ermanno Briner (Zurigo, 21 febbraio 1918 - Lugano, 25 giugno 2005), qui ritratto in una
fotografia risalente al 1998. Al tempo dei suoi studi all’Università di Friburgo, dove ottenne
musica di domani. Numerosi auto- la licenza in matematica e il dottorato in fisica sperimentale, frequentò alcuni corsi tenuti
ri, tra i quali Bartók, Berg, Hinde- da Hermann Scherchen tra il 1939 e il 1944. Dopo aver ottenuto il diploma di “Tonmei-
mith, Liebermann, Fortner, Honeg- ster” presso la Nordwestdeutsche Musikakademie di Detmold fu assunto in questa fun-
ger, Roussel, Schönberg, Dallapic- zione dalla Radio della Svizzera italiana, dove, prima di diventare nel 1966 responsa-
bile dei programmi musicali, fu la personalità più interessata alle esperienze condotte da
cola e Malipiero dovettero a lui la Scherchen a Gravesano, documentate dallo scritto inedito pubblicato in queste pagine
prima esecuzione assoluta di opere proveniente dai suoi ricordi di organizzatore dei Concerti di Lugano e di membro del
diventate poi famose. Ma il maestro comitato delle Settimane musicali di Ascona, testimonianti figure di artisti quali Ernest
non trascurava gli autori del passa- Ansermet, Claudio Arrau, Wilhelm Backhaus, Clara Haskil, Otto Klemperer, Carl Schu-
richt, Nikita Magalolff, Yehudi Menuhin e altri. Autore di cicli radiofonici di introduzione
to, anzi si può affermare senza esa- alla musica, tenne corsi per adulti di storia della musica e collaborò alla fondazione e alla
gerazione che egli dominava in mo- conduzione dell’Accademia di Musica della Svizzera Italiana, dove insegnò storia della
do assoluto, grazie ala sua memoria musica e acustica. Ha pubblicato il libro Le sorgenti del suono (Locarno 1983), ampliato
prodigiosa e ad una precisa visione in versione tedesca col titolo Reclams Musikinstrumentenführer (Stuttgart 1988). Oltre a
spirituale dei valori intrinsechi delle partecipare ai convegni organizzati a Gravesano suoi articoli furono pubblicati nei “Grave-
saner Blätter” del 1957 e del 1965. (La fotografia qui riprodotta proviene dal fondo Briner
opere di ogni epoca, il più vasto re- presso le Ricerche Musicali della Svizzera italiana, ora all’Archivio di Stato di Bellinzona).
pertorio di tutti i direttori d’orche-
stra suoi contemporanei.
Di vasta erudizione, Scherchen aspetti tecnici compresi. [“Ich lese lari (comprendenti anche valzer di
non perdeva tempo per futilità. Era zwar auch Agatha Christie, aber ich Strauss, l’Arte della Fuga di Bach,
un autodidatta spinto da un fuoco darf nicht sagen, wo”] [”È vero che Stravinsky, Mahler, il contributo de-
inestinguibile e da un entusiasmo leggo anche Agatha Christie, ma cisivo alla riesumazione e ai suc-
poco comune ad arricchire e appro- non posso dire dove”]. Ma era an- cessi del tronco del Mosè e Aronne
fondire le proprie conoscenze in tut- zitutto sperimentatore innato. Tra schönberghiano), mentre incorag-
te le ramificazioni storiche e cultu- i vari aspetti delle ricerche, vi era- giava e guidava molti compositori
rali, letterarie e pittoriche, che fos- no ovviamente quelli musicali, con giovani. Però la sperimentazione si
sero legate per riflesso alla musica, la proposta di programmi partico- estendeva pure agli abbinamenti di

53
elettroacustica e musica (studi sulle to originale (di C.F. Ramuz), la sua i solisti: Dinu Lipatti. Purtroppo
disposizioni dell’orchestra a Radio traduzione tedesca di Hans Rein- Scherchen avviava troppe iniziati-
Zurigo, ricerche elettroniche a Gra- hardt (che preferisco), gli appun- ve per poterle proseguire tutte. (Nel
vesano, ecc.). ti biografici di Ramuz e le registra- 1946 uscì un libro notevolissimo:
zioni discografiche in varie inter- Vom Wesen der Musik quale volume
pretazioni (ormai completate con i primo di una serie molto prometten-
rispettivi CD). Non c’è da stupirsi, te Das moderne Musikempfinden,
Ecco, in estrema sintesi, le tap- se il fatto di aver contribuito in mo- che non ebbe più seguito). E così gli
pe dei miei contatti con Hermann do determinante alla compenetra- ultimi corsi estivi, dell’anno succes-
Scherchen. zione auditiva del messaggio musi- sivo, vennero condotti non più da
1. 1941: una fortunata ispirazio- cale (compresa retrospettivamen- Scherchen ma da Pablo Casals e da
ne mi porta a frequentare il suo te L’Arte della Fuga) ha generato in Edwin Fischer. Tutto questo avviò
corso estivo a Winterthur: “Vier me l’inizio di una incancellabile ve- Gstaad a diventare un rinomato cen-
Jahrhunderte orchestraler Musik”. nerazione per Igor Stravinsky. tro musicale e preparò il terreno al-
Una storia della musica orchestra- la permanenza di Yehudi Menuhin e
le dal barocco al ventesimo seco- alla creazione della Camerata Lysy.
lo in un ciclo di conferenze illustra-
te puntualmente con l’Orchestra di 2. La continuazione di questo ti-
Winterthur. I temi trattati non era- po di insegnamento avvenne in cor-
no strettamente limitati alla musica, si estivi a Gstaad, con un’orchestra 3. Fui due volte a casa sua, prima
poiché Scherchen faceva tesoro del ad hoc, ma costituita in gran parte a Neuchâtel, poi a Zurigo (1945) sui
suo vasto orizzonte culturale. dagli elementi più giovani di quella pendii soleggiati dello Zürichberg
Credo di poter affermare, che la di Winterthur. Conferenze ancora (sotto il giardino zoologico). Padro-
mia vera e propria iniziazione mu- più elaborate e prove ampiamente na di casa la moglie, gracile e gra-
sicale incominciò allora. La prima commentate precedevano ogni con- ziosa, Hsiao-Shusien di Pechino,
opera commentata e presentata certo dei due cicli, che si svolgeva- compositrice. Scorrazzava intorno
(nella versione orchestrale di Roger no nella grande sala del famoso Pa- una bambinetta che rividi molti an-
Vuataz), L’Arte della Fuga, mi anno- lace-Hôtel. Alloggiato in un albergo ni dopo a Donaueschingen, quan-
iò profondamente. Entusiasta come meglio proporzionato alla mia bor- do era diventata la nota compositri-
ero della musica di Chopin, non ero sa, salivo dunque più volte al gior- ce Tona Scherchen, appartenente
pronto per ricavare neanche un mi- no al Palace. Poi, nei pochi momen- all’estrema avanguardia. Nel 1945 il
nimo piacere da quelle sovrapposi- ti di libertà, mi ritiravo in un ango- padre si era trasferito a Zurigo, per-
zioni contrappuntistiche, le cui im- lino appartato, squisitamente alpe- ché gli era stata affidata la direzione
penetrabilità mi apparivano in netto stre sul bordo della ancor giovane artistica dell’Orchestra della Radio.
contrasto con l’esaltazione dei com- Sarine, tranquillamente gorgoglian- I precedenti di questa nomina ave-
menti di Scherchen. Poi, per le le- te, per trascrivere con la Hermes- vano provocato critiche, emozioni e
zioni successive, sul classicismo e il Baby, gli appunti presi, integrandoli polemiche negli ambienti musical-
romanticismo la comprensione non con quanto la memoria fresca anco- mente interessati di tutta la Svizze-
solo era meno problematica, ma mi ra ricordava. Gli argomenti dei cor- ra. Questa la breve cronistoria.
si rivelarono molti aspetti della mu- si furono: Una volta tanto, la Radio fu pre-
sica, che neppure avevo sognato in – 1943: I. Probleme der neuen Mu- sa dal periodico desiderio di ridur-
precedenza. sik’ (con la partecipazione di Hans re le spese. Come sempre la musica
Forse sembrerà strano, ma il mio Curjel), II. Beethoven, der Triumph risultò la prima vittima delle econo-
lumicino in fatto di musica dotta si der Symphonie (ricordo con partico- mie, poiché venne pianificata la ri-
accese alla fine del corso, con l’ul- lare piacere la Nona Sinfonia, ese- duzione numerica dell’Orchestra di
tima opera in programma: La sto- guita nella vicina chiesetta di Saa- “Radio Beromünster”. A nulla val-
ria del soldato di Strawinskij, con nen, con un coro risultato dalla com- sero le proteste dell’opinione pub-
rispettiva rappresentazione sce- binazione di gruppi folcloristici del- blica, degli ascoltatori e dei fedeli
nica. Fu data l’occasione di segui- la regione, e sottoposto a un seguito frequentatori dei regolari concer-
re tutte le prove e ben due volte lo di prove tanto severe da provoca- ti tenuti tanto in studio quanto in
spettacolo. Sfruttai l’occasione fi- re qualche lacrima nel settore fem- trasferta. L’Orchestra serviva infat-
no in fondo, sempre con la partitu- minile. Ad esempio un’interruzio- ti alla regione intera. Per solidarie-
ra in mano. La polifonia, qui diventa- ne di un passaggio di coro: “Zwei- tà verso i colleghi destinati a perde-
ta piuttosto sovrapposizione di par- te Reihe, dritte von links: singen Sie re l’impiego, dimissionò l’Orchestra
ti autonome, messe inoltre in rilie- einmal di Stelle allein” [“Seconda fi- intera assieme al suo Primo Mae-
vo da timbri strumentali divergenti la, terza da sinistra: canti da sola il stro Hans Haug. Questo duro at-
(“Spaltklang”), incominciò ad affa- passaggio una volta”]. Così ognuno to di protesta non produsse l’effet-
scinarmi e mi portò a raccogliere si sentiva continuamente osservato to desiderato: il datore di lavoro
tutta la documentazione concernen- con severità. Altro che gli abituali non cambiò idea, accettò le dimis-
te questo capolavoro: al di là della “O Blüemli my”, e via dicendo). sioni e proclamò la formazione di
partitura anche lo spartito, il libret- – 1944: Romantische Musik. Tra un’orchestra nuova, ridotta all’osso.

54
Cercò quindi un Direttore che fos-
se d’accordo di assumerne le redi-
ni. Si annunciò Scherchen, sempre
pronto a sfidare gli ostacoli: avreb-
be assicurato l’esecuzione di tutto
il repertorio sinfonico con l’orche-
stra tronca di soli (se non sbaglio)
38 musicisti. Scherchen avallò la si-
tuazione creata, perché al di là del-
le sue convinzioni politiche sociali-
ste, prevalse la sfida tecnica. Quan-
to alla sua ideologia, basti ricorda-
re come usasse citare l’opinione di
Schubert, secondo la quale lo Stato
dovrebbe liberare l’artista da qual-
siasi preoccupazione finanziaria, af-
finché nessun ostacolo intralci la li-
bera espansione della sua creatività.
L’aspetto attraente della nuova atti-
vità prospettata a Radio Zurigo era
quello di poter sperimentare l’idea
di compensare mediante particola-
ri tecniche microfoniche la riduzio-
ne dell’organico (soprattutto degli
archi).
Eccomi dunque in visita a Zuri-
go, prima in casa Scherchen, poi
alla Radio per assistere a una pro-
va. La disposizione dell’orchestra
era molto particolare, per soddisfa-
re un’altra esigenza del Maestro:
nessun ostacolo, compresi i colle-
ghi musicisti, doveva intralciare il
cammino diretto del suono di ogni
strumento verso il microfono. Nel-
la pausa mi sollecitò a seguirlo in
camerino (non perdeva mai tempo:
perfino sul podio, durante le pro- Hansjörg Pauli (Winterthur 1931 - Locarno 2007) è lo studioso che più ha approfon-
ve, gli capitava di tirar fuori la sua dito l’opera e l’azione di Scherchen. Residente a Orselina dal 1975, tra il 1984 e il 1985
grossa agenda, colma di annotazio- realizzò per la nostra televisione un documentario in due parti dedicato al maestro. Nel
1986 allestì un’esposizione su Scherchen per conto dell’Akademie der Künste a Ber-
ni scritte in tutte le direzioni, e di lino, ma già due anni prima aveva collaborato all’allestimento della prima mostra del
cercarvi affannosamente un ango- genere curata da Paolo Keller all’ex Studio Radio del Campo Marzio a Lugano, in mar-
lino ancora ‘vergine’, per aggiunge- gine al convegno sullo stesso tema tenuto nei giorni 15-16 settembre 1984, organiz-
re nel groviglio un’idea, un pensie- zato dall’associazione Ricerche Musicali nella Svizzera italiana a cui parteciparono
Wolf Rosenberg (Francoforte s.M.), Hans Oesch (Basilea), Luc Ferrari (Parigi), Giam-
ro, un impegno da fissare). In came- piero Taverna (Milano), Abraham A. Moles (Strasburgo), Ermanno Briner (Lugano), Fran-
rino si svestì integralmente, “Wenn cis Travis (Lugano), Kurt von Fischer (Zurigo), Gerald Bennet (Basilea), Antonio Greco
es Sie stört, brauchen Sie sich nur (Zurigo) e in cui fu data lettura di testimonianze di Iannis Xenakis (Parigi) e di Luigi Nono
umzudrehen” [“Se Le dà fastidio ba- (Venezia). In quell’occasione in un concerto dell’Orchestra della RSI (14 settembre) Fran-
cis Travis diresse L’arte della fuga di Bach nell’orchestrazione di Scherchen.
sta che si volti”] e il suo assistente
Rolf Liebermann (lo stesso compo-
sitore che venne chiamato più tardi ti all’orchestra”]. Lo stesso pensie- cerche (da assistente universitario
a risanare prima l’opera di Ambur- ro fu espresso anche da Karl Böhm a Friburgo) dall’ottica geometrica
go, poi quella di Parigi e, all’età del in modo meno ermetico: “Der Kün- della mia tesi, verso l’acustica de-
pensionamento, nuovamente richia- stler steht in seiner Interpretation gli strumenti musicali (con rispetti-
mato ad Amburgo) con un asciuga- sozusagen seelisch nackt da, sonst vo soggiorno di studi a Roma in re-
mano di spugna lo strigliò dalla te- wäre ja die ganze Kunst Schwindel” lazione alla fisica del violino). I con-
sta ai piedi. In un’altra occasione [“In certo qual modo l’artista sta tatti con Scherchen mi confermaro-
mi disse: “wenn ich nicht schamlos spiritualmente nudo nella sua inter- no l’importanza delle applicazioni
wäre, könnte ich nicht vor dem Or- pretazione, altrimenti tutta l’arte sa- tecniche alla musica, soprattutto in
chester stehen” [“se io avessi ver- rebbe un’impostura”]. relazione alle trasmissioni radiofo-
gogna, non potrei stare davan- Intanto avevo traslato le mie ri- niche e alle registrazioni fonogra-

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fiche. Quando (le strane combina- 4. Nel 1953 (avevo appena ini- mi ricevette pronto a partire: “De-
zioni del destino!) quasi contempo- ziato gli studi a Detmold) Her- vo andare a Milano per una prova,
raneamente mi furono offerti tre mann Scherchen in treno per Mila- venga con me, che parleremo in tre-
sbocchi professionali, due per catte- no, dove doveva dirigere, lesse nel- no”. E così in quel viaggio venni a
dre universitarie all’estero e un’of- la “Neue Zürcher Zeitung” l’annun- conoscenza dei suoi progetti: istitu-
ferta dalla Radio della Svizzera ita- cio della vendita di una vecchia e ire a Gravesano, con le necessarie
liana, scelsi l’ultima, dovuta al Dr. tipica casa ticinese con moltissimo estensioni dell’edificio e l’inclusione
Ing. Ausilio Scerri, capo del settore terreno situata a Gravesano. Saltò dei vasti spazi in cantina, un centro
tecnico, desideroso di professiona- un treno, la visitò e si entusiasmò al sperimentale da dedicare a ricer-
lizzare l’impiego dei microfoni e de- punto da comperarla subito. La fe- che teoriche e pratiche nell’ambi-
gli altri mezzi elettroacustici. Que- ce riattare, rispettandone scrupolo- to della tecnica discografica, radio-
sta attività non solo corrispondeva samente le antiche strutture (com- fonica e televisiva. Era già perfetta-
meglio al nuovo indirizzo dei miei presa una grandissima terrazza co- mente al corrente delle attrezzatu-
interessi, ma soprattutto mi convin- perta, la classica “lobia” che assun- re occorrenti e delle novità previste
se, in quanto collegata all’allettante se poi una storia tutta sua nei miei in materia. E infatti in poco tempo,
prospettiva di ritornare nel Ticino. ricordi), istallò una piscina ed inta- per merito di un suo tecnico stabi-
Forse non fu la decisione migliore, gliò nel pendio retrostante un’enor- le, fedele e molto volonteroso e con
poiché non intuivo neanche come me spiazzo piano quale auditorio qualche intervento di persone della
nei nostri paraggi gli agganci po- all’aperto. E così Gravesano dal mo- Radio (a tempo libero), sorse un im-
litici (dei quali non ho mai usufru- desto paesino di prima salì a fama pianto elettroacustico modernissi-
ito) fossero più importanti di qual- internazionale, mentre i suoi abi- mo, comprendente anche quelle at-
siasi preparazione specifica. Quan- tanti osservavano incuriositi, con ri- trezzature recenti che le PTT [Po-
do dunque ancora m’illudevo che spettivi commenti, tutta quella stra- ste Telefoni Telegrafi] (da cui di-
la Radio costituisse un’istituzione na gente che attraversava il paese pendeva l’intera dotazione tecnica
altamente specializzata, pensai be- per recarsi “dal tudesc” in fondo alla della RSI) non ci avevano mai con-
ne (quantunque non vi fossi costret- stradina principale, appena carroz- cesso, malgrado le richieste accura-
to) di completare la mia formazione zabile, e sentivano musiche insolite tamente motivate. Appartenevano a
con il diploma di una professione al- diffondersi nell’aria, in netto contra- questa categoria dei sogni insoddi-
lora nuova, quella del regista musi- sto con lo scampanìo consueto del- sfatti alla RSI, ma realizzati a Grave-
cale (Tonmeister), da non confonde- le chiesette attorno. Ebbi occasione sano, il possesso di uno “Zeitraffer”,
re con l’ingegnere del suono dall’at- di chiedere recentemente a giova- apparecchio dalle molteplici appli-
tività prevalentemente tecnica. Il ni e promettenti musicisti oriundi di cazioni miracolose e il magnetofono
rispettivo studio (ripartito in par- Gravesano, se avessero sentito par- multipista. (Il primo non arrivò mai,
ti uguali tra tecnica e musica) era lare di Scherchen: il nome dell’uo- il secondo con il ritardo di una ven-
stato appena impostato e istradato mo che aveva dato lustro e fama al tina d’anni). Da allora Scherchen
dal prof. Fritz Winkel alla Techni- paesello, era loro completamente investiva tutto il guadagno (e non
sche Universität Berlin. Seguirono ignoto; il che mi rattristò parecchio, pretendeva neanche onorari para-
su strada analoga Düsseldorf (Ro- “morto e sepolto”, come si suol di- gonabili a quelli attuali, astronomi-
bert Schumann Konservatorium) re (e infatti il maestro giace in quel ci) nel perfezionamento degli im-
e Detmold (Nordwestdeutsche Mu- cimitero). pianti e delle istallazioni, come pu-
sikakadamie). Senza dubbio allora Se riprendo la successione de- re per ospitare ricercatori e musici-
era da preferire Detmold, perché gli stralci di memoria legati a Her- sti che avessero precise intenzioni
non solo vi erano confluiti gli inse- mann Scherchen, eccomi dunque di ricerca. Il suo rapporto con il de-
gnanti tedeschi di musica più famo- un mattino (dell’anno in cui preve- naro era assai singolare, poiché an-
si dell’immediato dopoguerra, ma devo poi di iniziare i miei secondi che se d’una parte aveva alimenta-
soprattutto perché l’istituto per la studi a Detmold) a Gravesano, nien- to tante storielle sulla sua apparen-
formazione dei Tonmeister era di- temeno che alle 6 del mattino. Ap- te grettezza, dall’altra testimoniava
retto da Erich Thienhaus, illustre puntamenti a qualsiasi ora del gior- una generosità poco comune.
acustico di fama internazionale e re- no o della notte gli erano abituali, Per pubblicare i risultati ottenu-
sponsabile di parecchie delle presti- ma rispettare quella ‘convocazione’ ti, creò nel 1955 la rivista trimestra-
giose registrazioni, che la Deutsche non fu facile, poiché abitavo anco- le di grande successo: “Gravesaner
Grammophon Gesellschaft (DGG) ra a Friburgo e le mie finanze ne- Blätter” (in tedesco e inglese), con
pubblica con l’etichetta “Archiv- anche lontanamente permettevano una copertina disegnata addirittu-
Produktion” condotte secondo i cri- la realizzazione del sogno di pos- ra da Le Corbusier. Dato l’interesse
teri della filologia musicologica (ad sedere un’automobile. Comunque nutrito per la mia attività, allora an-
esempio l’integrale dell’opera orga- sia, tra treno e taxi (spesa enorme cora un po’ particolare, fui sollecita-
nistica di Bach con l’interprete cie- per un povero assistente rimunera- to a pubblicarvi io pure qualche ar-
co Helmut Walcha). to da un’Università in permanenti ticolo. Questo periodico rese inter-
difficoltà finanziarie, come lo era al- nazionalmente noto il nome di Gra-
lora quella di Friburgo) arrivai pun- vesano e lo portò ad assumere un
tualmente a Gravesano. Scherchen significato addirittura simbolico. La

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sua redazione implicava una mole
di lavoro crescente fino a oltrepas-
sare limiti ragionevolmente ancora
sopportabili a lato dell’attività diret-
toriale. Tutti noi commettiamo sba-
gli più o meno importanti nella no-
stra esistenza. Personalmente com-
misi quello gravissimo (a giudizio
posticipato) di non aver accolto l’of-
ferta fatta da Scherchen di assumer-
mi la redazione dei “Blätter”, tanto
più che abitando assai vicino, avrei
potuto seguire le sperimentazioni
di Gravesano. Giudicai irrealizzabi-
le la prospettiva di affiancare que-
sto enorme impegno alla mia attività
professionale. E così, dopo parecchi
anni di gloria, la rivista cessò di esi-
stere. A dire il vero, non avevo com-
preso quale carattere di aut aut rive-
stisse quella proposta di Scherchen.

5. Già l’anno successivo (vacan-


ze estive del 1954) il centro speri-
mentale di Gravesano venne inau-
gurato ufficialmente con il primo di
una serie di congressi ai quali era-
no invitati a partecipare importan-
ti personalità, la maggior parte dei
quali diventarono anche ospiti re-
golari. Appartenevano ad organiz-
zazioni musicali internazionali (ad
esempio Jack Bornoff, Presidente
del Consiglio Internazionale della Il 27 aprile 1961 Hermann Scherchen presentò per la prima volta in un’operazione
Musica presso l’UNESCO), erano dimostrativa la propria sfera rotante con 32 altoparlanti. Ciò avvenne nella Chiesa di
esponenti della musica elettronica San Francesco a Locarno con la riproduzione della Grande Messe des Morts di Ber-
lioz da lui diretta e riprodotta dal suo apparecchio da poco brevettato. Il 21 giugno ne
(Werner Meyer-Eppler, Direttore rendeva conto il “Giornale del Popolo”, in un articolo dal titolo L’irradiatore rotante di
di un importante Studio di elettro- Hermann Scherchen supera d’un balzo il sistema stereofonico. Così riferiva il giovane
acustico germanico, Pierre Schaef- sacerdote-musicista Don Fausto Bernasconi: “In fondo chi fa delle ricerche sui mezzi
fer, creatore della musique con- di trasmissione della musica incisa deve proporsi come ideale di arrivare a creare con
dei mezzi tecnici meccanici quell’ambiente sonoro che noi riscontriamo in ogni con-
crète, ecc.), o compositori d’avan- certo. In qualsiasi sala, dall’acustica appena discreta, si direbbe che tutta l’aria attorno
guardia (Iannis Xenakis, Karlheinz a noi, in qualunque posto ci troviamo, frema e partecipi direttamente a tutto quanto
Stockhausen, ecc.), oppure semio- sta avvenendo in un punto ben predeterminato del locale. Quando si cerca, per dei
logi (ad esempio Abraham Moles, concerti, una sala dall’acustica perfetta, vuol dire che si persegue il principio ideale del
suono spaziale, che trova sempre l’ascoltatore nella giusta posizione, indipendente-
professore di sociologia e di scien- mente dalla sua posizione nello spazio. Tutti gli ascoltatori devono poter afferrare l’es-
za delle informazioni). senza puramente musicale del brano eseguito senza smembramenti, senza perdere
Quando arrivai a Gravesano, re- la voce dei singoli strumenti o dei gruppi strumentali, a causa della sua posizione nella
gnava tra tutta questa gente una sala. Hermann Scherchen ha trovato la via per risolvere il difficile problema …”. Nella
fotografia qui riprodotta, risalente al 1960, Scherchen è colto nel suo studio sperimen-
grande confusione. Incrociando il tale di Gravesano, in compagnia del suo tecnico Walter Ehrler (si conserva a Berlino
padrone di casa, chiesi un’informa- all’Akademie der Künste).
zione, ed egli, visibilmente affret-
tato, mi consigliò di rivolgermi al-
la moglie. Cercai dunque tra le per- di tipo opposto alla prima, grande, l’ultimo matrimonio, sicuramente
sone sparse in casa e in giardino la spalle larghe, portamento sicuro, felice, se si giudica dalle lettere del
graziosa cinesina che avevo cono- quasi virile, la rumena Pia Androne- marito (parzialmente pubblicate da
sciuto a Neuchâtel e a Zurigo. In- scu, diplomata in matematica al Po- Hansjörg Pauli), tutte aperte con lo-
vano. Finché qualcuno, notando la litecnico di Zurigo, che il sessanta- cuzioni del tipo: “Mein süsses Pia-
mia difficoltà, me la indicò: “Ecco la treenne Scherchen aveva sposato kind”, “Meine innig geliebte Pia”,
Signora Scherchen”. C’era un’altra, quello stesso anno. Rimase anche “Geliebteste Pia”, “Geliebte liebe

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Geliebte”, “Geliebtestes Herz aller- fessione di regista musicale), Bera- to. Quello che importa è che Gra-
süsseste Pia”, “Piaherzchen”. nek (il notissimo acustico) e via di- vesano ha instaurato nuovi rappor-
In casa Scherchen nulla si svol- cendo. Ma tutto questo non esclu- ti tra tecnici e musicisti, ha creato
geva secondo gli schemi abituali, deva i problemi estetici e strutturali un nuovo modo di affrontare i pro-
borghesi. I bambini non frequenta- essenziali, insiti nel messaggio mu- blemi della musica, anche al di fuo-
vano la scuola pubblica, ma veniva- sicale. Ed ecco gli inter venti di ri degli studi tradizionali. Gravesa-
no istruiti in casa, sotto la vigile e Adorno, i riferimenti a Nietzsche, i no ha dimostrato fino a che punto
paziente sorveglianza materna. Do- rapporti con Le Corbusier (morto il fantasticare può essere estrema-
po il terzo bambino, Pia Scherchen come Scherchen nel 1965). E tutto mente positivo e costruttivo, per-
avrebbe desiderato un altro pupo, questo portava verso la complessi- ché apre l’attenzione verso vie nuo-
ma il marito la ricattava: “solo se pri- tà della musica elettronica, con Sa- ve (magari al momento solo intrav-
ma fai anche il dottorato in matema- la (creatore del Mixturtrautonium, viste). Gravesano ha dato l’esempio
tica”. In queste cose le donne vin- perfezionamento dello strumento di come sia necessario poter instau-
cono sempre, e i figli diventarono di Trautwein) e tanti altri, non per rare un colloquio, fonte di idee, al
cinque (tutti fatti nascere in Inghil- ultimo Xenakis (ospite prediletto), di fuori di finalità prettamente prati-
terra per portarli a godere di quel- il cui nome mi ricorda un episodio che, industriali e pecuniarie.
la nazionalità). In famiglia venivano illustrativo per la compenetrazione
affettuosamente chiamati con nomi- ambivalente degli aspetti tecnici e
gnoli parzialmente ricavati da diver- estetici coltivata a Gravesano. Do-
se combinazioni delle due sillabe di po un esposto di Xenakis, colmo di 7. Agosto 1956. L’inizio della mia
ognuno dei genitori, Her-mann e Pi- formule matematiche e di concetti attività alla RSI di Lugano mi portò
a: nell’ordine: Herpi, Piher, Naman, statistici, con la visione futurologi- naturalmente a trovarmi abbastan-
Manna e Hera. Altrettanto incon- ca dell’applicazione degli ordinatori za regolarmente a Gravesano per
sueta era l’abitudine di estendere non solo a scopi analitici ma anche lunghi scambi di opinioni e per se-
l’invito di partecipazione a congres- con intenti creativi, nell’auditorio guire il corso di certe sperimenta-
si e convegni alle rispettive fami- venne espressa una certa preoccu- zioni alle quali Scherchen si dedica-
glie. Eccomi dunque a Gravesano pazione di fronte a una musica det- va, in qualche caso anche con una
con mia moglie e i due figli anco- tata da procedimenti quasi automa- certa dose di ingenuità (tecnica).
ra piccolini. La Signora Scherchen, tici, basati su criteri di calcolo del- Il desiderio di affrontare e supera-
con pochi aiuti del paese, preparava le probabilità (stocastici dunque). re per esempio i problemi della dif-
pranzi succulenti per tutti: una gran- Scherchen, dopo un breve sbigot- fusione elettroacustica della musi-
de tavolata sotto la pergola per gli timento di fronte a questo scettici- ca, lo portarono a inventare due at-
adulti, mentre un’altra, in giardino, smo, tagliò corto: “Ich hätte ihn ja trezzature: Lo Stereophoner, un cir-
radunava tutti i bambini. nicht eingeladen, wenn er nicht so cuito elettronico che permetteva di
ein ausgezeichneter Musiker wäre” creare effetti stereofonici nella ri-
[“Non l’avrei invitato se non fosse produzione di registrazioni in mo-
un eccellente musicista”]. Dunque nofonia. Non sembrerebbe, ma nel
6. Negli anni successivi altri ra- tecnica sì, ma anzitutto la musica 1956 la stereofonia, costituiva anco-
duni interessantissimi, a causa del- eterna! ra un problema reale: se ne discu-
le persone di grande levatura che vi Anche se qualche esperimen- teva l’opportunità e si incominciava
partecipavano discutendo i vari pro- to condotto a Gravesano e qualche appena a introdurne l’uso, con pa-
blemi d’attualità in musica, mi offri- pubblicazione potrebbero (soprat- recchio scetticismo.
rono l’occasione di conoscere per- tutto oggigiorno) apparire abba- Infatti l’avvio alla stereofonia non
sonalmente ulteriori esponenti del stanza elementari, aiutava a istitu- si rivelò con prepotenza, come l’a-
mondo culturale. Una volta all’ul- ire nuovi contatti tra tecnici e mu- vrebbe meritato, ma solo a stento e
timo momento, venendo a manca- sicisti. Non mancavano comunque suscitando parecchie riserve e mol-
re un interprete, assunsi il compito pubblicazioni di profetica attualità, ta diffidenza presso gli addetti ai la-
di traduttore simultaneo (al micro- come l’annuncio del semicondutto- vori. E ancora una volta, senza sa-
fono) e credo di essermela cavata re quale trionfo di una tecnica ap- pere come la stereofonia avreb-
abbastanza bene, anche se dovetti pena sorgente. Le PTT non ci cre- be risolto parecchi problemi, ecco
sperimentare sulla mia pelle le dif- devano, poiché ritenevano ancora Scherchen che a Gravesano studia
ficoltà di quella funzione. troppo arrischiato percorrere le vie come compensare le insufficienze
L’“alles hörbar machen” non po- già tracciate all’estero. Il nuovo Stu- dell’ascolto monofonico. Anche se
teva ignorare gli aspetti dell’udito, i dio di Besso venne dunque conce- qualche tentativo poteva magari far
problemi dell’ascolto per le cui spe- pito ancora interamente con la tec- sorridere, tanto coraggio pionieri-
rimentazioni e pubblicazioni si suc- nica destinata a un prevedibile tra- stico fu possibile solo in una Grave-
cedevano a Gravesano nomi come monto, delle valvole termoioniche sano dove, ripeto, la ricerca non vi-
Braunmühl (l’inventore della regi- (i “tubi” di ormai lontana memoria). veva l’assillo della pressione da par-
strazione magnetica), Trautwein Non ha molta importanza quan- te di dirigenti industriali, impazien-
(l’inventore del Trautonium), Win- to a Gravesano sia effettivamen- ti di vedere rapidi risultati pratici.
ckel (già citato ideatore della pro- te stato realizzato in modo concre- Da notare in particolare, che, già

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nella prima pubblicazione sulla ste-
reofonia nei “Gravesaner Blätter”,
si profetizza la registrazione con la
“testa artificiale”, mezzo rivoluzio-
nario, apparso molti anni dopo. La
speranza di ascoltare in stereofonia
l’immensa ricchezza di dischi inci-
si dai più famosi interpreti suscita-
va quindi un grande interesse di ag-
giornamento. Ecco quindi la crea-
zione dello Stereophoner, atto a cre-
are un ascolto stereofonico di dischi
tradizionali. (Scherchen stesso con-
tinuava a registrare praticamente
tutto il repertorio classico-romanti-
co corrente, ma purtroppo si era af-
fidato interamente a una casa ingle-
se, la Westminster destinata a non
sopravvivergli. Con la liquidazione
della ditta spariranno perfino le pre-
ziose matrici di quei dischi).
Scherchen si dedicava con parti-
colare euforia ed accanimento a un
altro perfezionamento dei mezzi di
diffusione sonora. L’ascolto elettro-
acustico differisce sostanzialmente Disco allegato alla rivista “Gravesaner Blätter” su cui fu riprodotta la composizione elet-
dalle condizione di una sala da con- tronica Soleil rugueux (non “rougeux” come figura nel disco) realizzata dal compositore
certo, perché la sorgente sonora, francese François-Bernard Mâche nello studio di Scherchen nel 1965. Sempre a Gra-
vesano, nel 1959 Iannis Xenakis elaborò Analogique B, mentre nell’estate del 1961 Luc
anche di un’intera orchestra, per- Ferrari realizzò Tautologos I. Vladimir A. Ussachevsky, pioniere della Tape Music negli
de ogni spazialità, concentrata nel- Stati Uniti collaborò pure per un certo tempo con lo studio del villaggio ticinese compo-
le dimensioni quasi puntiformi della nendo un Gravesano-Etude No. 1, mentre il noto jazzista Jimmy Giuffre fu invitato a regi-
membrana di un altoparlante. L’idea strarvi una serie di improvvisazioni al clarinetto. Interessato ai fenomeni musicali a tutto
campo, Hermann Scherchen a Gravesano registrò anche un disco di musica jazz con
di partenza della nuova invenzio- l’Hermann Scherchen Gravesano Band intitolato The Garden Band (The Record Society
ne, che avrebbe dovuto rivoluziona- SKRS 11 e Discoclub DC 1016). In un’intervista rilasciata negli Stati Uniti nel 1965 il
re le condizioni d’ascolto, era quella maestro mostrava quanto fosse condizionato dalla coscienza di vivere una svolta epo-
di dare maggiore vita alla diffusio- cale: “Noi ci troviamo di fronte a una tradizione musicale in procinto di lasciarci, per por-
tarci in un futuro di cui è difficile individuare completamente i contorni. Oggi dobbiamo
ne, restituendo l’estensione spazia- accettare il fatto che la musica del passato non esprime più la nostra realtà e che una
le. Ecco quindi la ‘famosa’ sfera. Ne nuova forma di musica, più direttamente accessibile, non è ancora stata trovata. L’elet-
organizzò anche diverse dimostra- tronica non riveste unicamente solo un ruolo di diffusore della musica: essa influenza la
zioni in giro per l’Europa. Si tratta- creazione stessa del suono. Perciò uno degli aspetti più importanti della nostra epoca è
rappresentato dall’influsso della scienza sull’immaginazione creatrice” (Intervista ripor-
va di una grossa sfera ruotante, dal tata da Myriam Scherchen in Hermann Scherchen, Mes deux vies, Paris, Éditions Thara,
diametro di circa 1 metro, capace di 1992, p. 130).
girare attorno ad un asse orizzonta-
le, a sua volta inserito in un suppor-
to semicircolare, dotato di moto at- sico austriaco Christian Doppler: il girare”. Molto più tardi, con le qua-
torno all’asse verticale. Su tutta l’e- suono di una sorgente che si avvi- si illimitate possibilità della tecnica
stensione della sfera erano distri- cina all’ascoltatore viene percepito digitale, sarebbe diventato possibi-
buiti numerosi altoparlanti, sempre più alto di quello sentito in assen- le porre rimedio all’intoppo e salva-
tutti inseriti. Ecco quindi che con za di moto e viceversa, allontanan- re questa idea.
la duplice rotazione della sfera al- dosi, la stessa sorgente sonora sem- Forse non tutti conoscono il ruo-
la componente diretta dell’ascolto bra emettere un suono più basso). lo determinante dello Studio di Gra-
si sovrapponevano le riflessioni da Ecco dunque questo effetto produr- vesano sullo sviluppo del “compres-
tutte le superfici che circondano l’a- si in forma di leggera ma fastidiosa sore”, apparecchio atto a ridurre il
scoltatore, in modo non rigido e sta- stonatura tra gli altoparlanti situa- rumore di fondo di dischi o nastri.
tico, ma movimentato, vivo. ti lateralmente sulla sfera poiché, Enorme fu dunque l’interesse di
Tuttavia, lo spirito critico dell’in- mentre gli uni si avvicinano, con- Scherchen, quando quel genialis-
ventore stesso comprese e indivi- temporaneamente gli altri si allonta- simo fisico che era il Dr. Schlegel
duò subito il lato debole del dispo- nano. Scherchen desiderava che io (della Phonofilm Copenhagen, tan-
sitivo. Esso comportava gli incon- l’aiutassi a superare tale difficoltà e to noto da ricevere una volta, sen-
venienti dell’“effetto Doppler” (quel non gustò per niente la mia battuta za grande ritardo, una lettera con
fenomeno scoperto nel 1842 dal fi- di (relativo) spirito: “Basta non farla l’indirizzo tronco, incompleto e er-

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rato: Dr. Schlegel, Stockholm, Nor- ta del suono degli archi. Il risultato rens la cui lettura sarebbe caldamen-
vegen!) presentò in un congresso era prevedibile: malgrado le giuste te raccomandabile a molti, anche ac-
il nuovo, allora ancora molto volu- proporzioni ottenute, l’ascolto ren- clamati direttori d’orchestra attuali).
minoso perché non transistorizza- deva molto evidente la presenza Non posso fare a meno di nota-
to, congegno sviluppato assieme al di uno solo di ognuno degli archi, re un parallelismo con il professor
Dottor Scerri di Radio Lugano. Era mancava assolutamente l’effetto di Dessauer non certamente fisico:
stato costruito in soli 3 esempla- ‘coro’. In un gruppo di violinisti, ad Scherchen di corporatura importan-
ri, dei quali uno per Gravesano. Il esempio, impegnati nella stessa fra- te, Dessauer mingherlino, ma ap-
grande successo venne frenato uni- se musicale, il sincronismo non è parentati nella loro forma mentis e
camente dal volume considerevo- mai perfetto. Già leggere differen- nel loro ruolo, diciamo ‘storico’. An-
le. Era il predecessore dell’odierno, ze di intonazione sono inevitabili, il che Dessauer passò la vita a lancia-
notissimo Dolby, ora presente perfi- vibrato non può essere sincrono, e re idee nuove e a precedere di trop-
no nel più modesto dei magnetofoni soprattutto esistono importanti dif- pi anni futuri sviluppi, difficilmente
a cassetta. Una volta di più le PTT ferenze di fase tra le vibrazioni del- incontrando la necessaria compren-
avevano allora ostacolato Radio Lu- le singole corde. Usare un gruppo sione da parte dei collaboratori, la
gano, desiderosa di perfezionare di violinisti (in orchestra) non è in cui mente non era ancora abbastan-
l’invenzione. primo luogo una questione di inten- za progredita per cogliere l’impor-
La visione di un’orchestra nume- sità sonora, bensì mezzo per ottene- tanza di certi suoi pensieri. Poi, trop-
ricamente ridotta, nutrita da Scher- re quella ‘pienezza’ orchestrale del po tardi, quando i suoi interessi già
chen a Radio Zurigo, senza avere suono che differisce sostanzialmen- si erano rivolti verso altri, apparen-
avuto il tempo di sperimentarla fino te dall’uso solistico. Forse sarebbe temente altrettanto fantastici viaggi
in fondo, riaffiorò a Gravesano. Ec- stato possibile porre parzialmente nelle fantasie futuriste, queste idee
coci allora a tentare la registrazione rimedio all’inconveniente mediante improvvisamente trovavano dei rea-
di un brano del Sogno di una Not- una serie di pannelli riflettenti che lizzatori, ma ormai la prima fonte del
te d’Estate di Mendelssohn Barthol- facessero arrivare al microfono, do- pensiero era stata dimenticata.
dy (non è assolutamente lecito dire po il suono diretto, molte sovrappo- Mi colpirono parecchio gli atteg-
solo Mendelssohn poiché Barthol- sizioni dello stesso suono, ritardate giamenti affettuosi e pazienti usati
dy non è un’aggiunta, bensì compo- per aver percorso tragitti differenti, da Scherchen verso i suoi bambini.
nente integrante del nome di fami- determinati dagli ‘specchi acustici’. Potevano entrare nello studio prin-
glia, da non collegare con una line- Il tempo mancò per sperimentare cipale in qualsiasi momento, anche
etta), ma non ricordo se fosse l’Ou- possibili soluzioni di questo tipo, e nel bel mezzo di una discussione o
verture o lo Scherzo. Scherchen si altri interessi sbocciati nella mente di una dimostrazione a un gruppo di
era procurato tutti gli strumentisti fertile di Scherchen (ed erano sem- ospiti, papà interrompeva tutto per
voluti dalla partitura, però con un pre infiniti) impedirono di ritornare occuparsi del piccolo al quale spie-
solo rappresentante per ognuno dei sull’argomento. gava prima, in termini a lui com-
‘cori’ di archi: un primo e un secon- I molteplici interessi di Scher- prensibili, cosa si stava facendo e
do violino, una viola, un violoncel- chen lo inducevano a rivolgere l’at- solo secondariamente per chieder-
lo e un contrabbasso. Assai singo- tenzione a idee sempre nuove, pri- gli con garbo e grande rispetto della
lare un particolare: fortunato il vio- ma che quelle precedenti fossero personalità infantile, di ritornare ai
loncellista, poiché gli è indispensa- giunte anche solo a un primo sta- suoi balocchi.
bile suonare seduto, lo strumento dio di maturazione. Sintomatico il
appoggiato, mediante il punteruolo, progetto già citato della collana non
sul pavimento. Infatti per tutti gli al- maturata oltre il primo volume, Vom
tri musicisti erano stati costruiti ap- Wesen der Musik. Aveva anche fon- 8. Uno dei maggiori avvenimen-
positamente dei sedili alti e stretti, dato nel 1920 la rivista di musica ti della storia di Radio Lugano fu
come quelli da bar, ma senza traver- moderna “Melos” della quale cedet- quando, nel 1965, facendo leva sul-
sine per appoggiarvi i piedi e trop- te nel 1933 (!) la redazione a Hans la sua forza persuasiva, il Direttore
po alti per arrivare a toccare con es- Mersmann. (Il programma della ri- Stelio Molo chiese a Scherchen di
si il pavimento. Ognuno era così co- vista era: “Melos wollen diese Blät- dirigere la Radiorchestra in un ciclo
stretto, nella mente di Scherchen, a ter künden, das Gesetz im Werden di concerti pubblici con l’integrale
suonare con la massima concentra- der Musik aufzeigen” [“Queste pa- delle sinfonie di Beethoven. Gli fu
zione e la consapevolezza di trovar- gine vogliono annunciare Melos, molto difficile prendere una deci-
si in una situazione che richiede il mostrare la legge nel divenire della sione, dato che il Maestro, dopo le
massimo impegno. Furono lunghe musica”]). Dopo la guerra “Melos” disavventure di Zurigo, si era ripro-
prove condotte, fino all’esaurimen- risorse nel 1946 ma venne poi as- messo di mai più dirigere in Isviz-
to dei musicisti, per sperimentare sorbita dalla “Zeitschrift für Musik” zera e soprattutto di mai più avere
tutte le posizioni possibili e imma- (la rivista fondata da Schumann, pu- a che fare con la Società Svizzera di
ginabili dei microfoni, sempre cer- re un periodico Schott) per poi spa- Radiodiffusione. (Aveva però diret-
cando con particolare attenzione di rire definitivamente. (Per fortuna to l’Orchestra nel quadro dei “Con-
ottenere l’equilibrio fra le parti, me- Scherchen aveva portato a termine certi di Lugano” del 1962, con soli-
diante l’amplificazione appropria- nel 1929 il suo Lehrbuch des Dirigie- sta Pierre Fournier). Ne parlammo

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a lungo nell’ufficio del dott. Scer-
ri, capo del Servizio tecnico (allora
non si parlava ancora di dipartimen-
ti né di direttori settoriali), diven-
tato anche lui confidente di Scher-
chen, perché consultato frequente-
mente in rapporto agli impianti di
Gravesano (sempre da aggiornare
ed amplificare, con crescente gelo-
sia nostra, per non vederci attribui-
re con altrettanta lungimiranza cer-
te attrezzature). Per finire, Scher-
chen cedette, ma pose due con-
dizioni: che gli fosse concesso di
includere in ogni concerto un’ope-
ra in prima esecuzione e che fossi
io ad assumere la regia del suono.
Questa riconciliazione con la Ra-
dio doveva segnare, per Scherchen,
la continuazione (con me) di spe-
rimentazioni sulle disposizioni or-
chestrali nella nuova situazione del-
la registrazione stereofonica, allora
appena introdotta a Lugano (anco-
ra a titolo sperimentale), alla ricerca
di quella ideale. La prospettiva era
oltremodo allettante, perché da lui
l’orchestra avrebbe certamente ac-
cettato tutti quegli spostamenti de-
siderati che con me od altri diret-
tori avrebbero rifiutato adducendo
motivazioni sindacali. Purtroppo la
morte del Professore, sopravvenu-
ta del tutto inaspettatamente l’anno
successivo, mentre sembrava gode-
re ancora di un’energia inestingui-
bile, troncò anche questi progetti.
Seguirono settimane indimenti- Tra il 1955 e il 1966 Hermann Scherchen pubblicò 29 numeri della rivista “Gravesa-
cabili e sensazionale fu poter assi- ner Blätter”, in due lingue (tedesco e inglese), dedicata all’approfondimento dei pro-
blemi musicali, estetici ed elettroacustici. Fra i molti collaboratori si segnalano le pre-
stere (dalla regia) alle prove, carat- senze di firme quali Theodor W. Adorno, Pierre Boulez, Luigi Nono, Luigi Dallapiccola,
terizzate da una tensione musicale Iannis Xenakis, Pierre Schaeffer, Hans Werner Henze, Hans Heinz Stuckenschmidt,
assolutamente eccezionale. Scher- Willy Reich, Abraham Moles, Henri Pousseur, Werner Meyer-Eppler. Nel n. 10 (1958)
chen molto raramente interrom- Scherchen pubblicò il frammento di una lettera in cui Le Corbusier gli comunicava di
aver accettato la richiesta di Karl Amadeus Hartmann di realizzare un disegno per il pro-
peva ma preferiva, dopo aver tenu- gramma dei suoi concerti Musica viva a Monaco, manifestando la convinzione della
to un esposto sulla sinfonia in pre- necessità di unire tutte le forze della contemporaneità artistica (musicali, plastiche, let-
parazione, far suonare i tempi in- terarie, ecc.) per rinforzarne il messaggio. Contemporaneamente il grande architetto gli
teri diretti a memoria urlando, con offriva il disegno diventato da allora la copertina della rivista (che qui si riproduce). Nello
stesso anno, con l’assistenza di Xenakis, Le Corbusier realizzò il padiglione della Philips
voce decisa e penetrante, istruzio- all’Esposizione universale di Bruxelles, in cui venne presentato il Poème électronique di
ni, critiche e lodi (ogni tanto, dopo Edgar Varèse.
passaggi ben riusciti, capitava un
“grazie”). Incredibile, come sentis-
se ogni piccolezza, perfino quando tuali inflessioni espressive diventa- sto: Toscanini. Così è scritto” (e pic-
mi faceva segno di avvicinarmi per te quasi inconsciamente tradiziona- chiettava un ritmo sul leggìo) “così
dirmi qualche cosa sotto voce, men- li nelle esecuzioni di Beethoven ma si fa, niente di più”. Eppure in prati-
tre continuava imperterrito a diri- non indicate nella partitura. Quin- ca si distanziava da Toscanini, per-
gere e senza risparmiare l’orche- di già alla terza battuta della Pasto- ché malgrado il suo spirito raziona-
stra dei suoi “tempo, tempo, un-due- rale, prima della corona, eccolo in- le, non desiderava evitare emozio-
tre-quatt-cinq-sei”, e ripetutamente, sorgere: “Ma che fate, signooore: ni, pur mantenendole sempre sotto
con particolare irritazione: “nessun nessun ritardandooo”. Poi, in me- severo controllo. Alle volte occorre-
crescendo”, ‘‘pianissimooo, niente - rito al rispetto della partitura, infor- va un pizzico di fantasia per capire il
niente”. Non tollerava infatti le abi- mò: “Sapete ki ha incorniciato kve- suo italiano. “C’era una volta un ma-

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estro che aveva grande fame” signi- Ancora qualche ricordo dalla No- Naturalmente tutta la Radio era
ficava naturalmente: “che godeva di na Sinfonia. Nel finale, quando l’or- al corrente della presenza straordi-
larga fama’’ (si riferiva a Karl Muck, chestra ha ricordato il tema del- naria, e durante le prove la regìa si
sotto la cui bacchetta, da giovane, lo scherzo, contrabbassi e violon- riempiva di gente. Lasciavo natural-
aveva suonato in orchestra). celli incominciano la loro protesta mente i microfoni “aperti”. Appena
La maggior parte dei direttori per la cui accentuazione giusta bi- dopo la Quarta Sinfonia, il respon-
d’orchestra, chi più chi meno, è de- sogna pensare: “Nicht doch!”. Inve- sabile dell’informazione, Alberto
stinata a diventare, eufemisticamen- ce, dopo la timida proposta del te- Barberis, si meravigliò: “Ma pev-
te parlando, dura d’orecchio: la loro ma principale (che diventerà il fa- ché non vegistva?” Come mai non
funzione li sottopone regolarmente mosissimo e tanto strapazzato “inno ci avevo mai pensato? Sarà stata la
a intensità sonore al di là del limi- alla gioia”) dopo un inizio meditati- concentrazione rivolta a quanto ca-
te fisiologicamente ancora innocuo. vo, i bassi terminano il loro ultimo pitava in sala ad aver causato un
Otmar Nussio, ancora primo Mae- intervento con un deciso: “ja, ja!”. E blocco? Ovviamente rimediai d’allo-
stro in quell’epoca, fu una di queste allora incomincia la vera esposizio- ra in poi e così fu, che finii per di-
vittime: era diventato, come diceva ne del tema: “Ruhig, wie ein Wie- sporre delle registrazioni delle pro-
lui stesso “sordastro”. L’istruzione genlied, Bässe führen” [Tranquillo, ve dalla Quinta in poi. Lo dico in
interpretativa più frequente durante come una ninnananna, i bassi guida- prima persona, perché conservai
le sue prove, era quindi l’esortazio- no”]. Fece anche notare che la pri- in ufficio i preziosi nastri e li por-
ne rivolta ora a un gruppo di stru- ma battuta va considerata come le- tai a casa quando andai in pensione.
menti, ora ad un altro: “Di più, di vare, “Pensate a ‘Freude, schöner Avevo già fatto brutte esperienze
più”. Ecco invece Scherchen in net- Götterfunken’”. Quando l’inno ri- con nastri spariti perché consegna-
to contrasto: “pianissimooo, niente, suona nel fortissimo di orchestra e ti troppo alla leggera in nastrote-
niente”. Ma più in là, al punto giu- coro scongiurò: “heroische Hymne, ca, la quale non dipende dal settore
sto, eccolo urlare: “ad’esso” (la ti- kein Kriegsmarsch. Der Marsch musicale, bensì da quello tecnico.
pica separazione teutonica), “quiii, kommt später” [“Inno eroico, nien- Seguì poi una successione di avven-
cre’scen’doo, molto cre’scen’dooo”. te marcia guerresca. La marcia vie- ture, troppo complesse da raccon-
Annotai nelle partiturine alcuni dei ne più tardi”]. Per il subito pianissi- tare nei particolari. Fatto sta che
suoi commenti, atti a ottenere quan- mo dopo il fortissimo di “Vor Gott, quei nastri finirono per arrivare a
to desiderasse. Ecco qualche esem- vor Gott” spiegò: “Die Sonne dreht Berlino nell’Archivio Scherchen
pio dalla Pastorale. Per spiegare sich und verschwindet: ganz ruhig, ivi avviato dallo svizzero (abitante
quello strano segnale di tromba che ohne Akzente” [“Il sole gira e scom- a Orselina) Dr. h.c. Hansjörg Pau-
interrompe le danze contadine (pri- pare: molto calmo, senza accenti”]. li (studioso di Scherchen) nell’A-
ma del segno di ripetizione della pri- E per la parte delicatissima che suc- kademie der Künste. Copie digita-
ma parte nel terzo movimento), ri- cede all’altro spiegamento di forza li ritornarono poi a Lugano. Da qui
cordava la sua gioventù, quando “über Sternen muss er wohnen”, venne organizzata l’edizione su CD
suonava nelle balere. Un segnale di esortò: “Wie ein Hauch einsetzen. della Quinta e della Pastorale (con
tromba usava sospendere le danze, Ein Stern nach dem andern bis der una parte delle prove). Quest’ulti-
per facilitare ad un incaricato di cir- Himmel voll ist; Bläser keine Akzen- ma registrazione venne qualificata
colare tra i ballerini e incassare l’o- te, auch nicht in den Triolen: Ster- dalla rivista discografica “Fonofo-
bolo dovuto all’orchestrina. E ag- nengeflimmer” [“Introdurre come rum” quale “das aufregendste Be-
giungeva che Beethoven dimostrò un soffio. Una stella dopo l’altra, fin- ethoven-Erlebnis überhaupt” [“la
di avere osservato molto bene que- ché il cielo è pieno; nessun accento più emozionante esperienza bee-
ste cose. Assolutamente aborriti er- nei fiati, anche nelle terzine: scintil- thoveniana”]. Anche il CD della No-
rano gli accenti all’inizio della “Sce- lio di stelle”]. Sapeva anche essere na si meritò il diapason d’oro. Da
na al ruscello”; il fraseggio andava paternalmente cordiale come in un notare, che tutte le sinfonie venne-
appena accennato. Tutto doveva es- passaggio dello “Scherzo” della stes- ro eseguite e registrate senza rin-
sere tranquillo e scorrevole come sa sinfonia: “Das Fagott ist immer forzi, realizzando almeno parzial-
l’acqua. La melodia poi, con i suoi etwas verspätet. Bitte spielen Sie die mente l’idea di Scherchen dell’or-
brevi motivi separati da pause, “di- Stelle alleine. Darf ich mitzählen? ganico minimo, senza contare che
mostra come alla nostra epoca non Eins-zwei-drei…” [“Il fagotto è sem- era esattamente quello sognato da
si è inventato niente di nuovo” e can- pre un po’ in ritardo. Per favore suo- Beethoven stesso.
ticchiò: “taráram (pausa) taráraram ni il passaggio da solo. Devo contare Quando, alla morte di Scher-
(pausa) taráraramtamtamtamtam: insieme? Un-due-tre…”]. (Mi si rac- chen, il Servizio d’attualità mi chie-
Alexanders Ragtime-Band. Già Be- conta, che in Giappone la program- se consiglio per un servizio com-
ethoven lo ha insegnato”. In quan- mazione della Nona Sinfonia atti- memorativo, feci sentire una prova
to alla fine della sinfonia, con gli ac- ra sempre un foltissimo pubblico, il della Quinta di Beethoven. Perfino
cordi conclusivi forti, dopo il pianis- quale assorbe con faccia annoiata i quei colleghi non particolarmen-
simo decrescente degli archi, anda- primi tre tempi, in attesa dell’“Inno te vicini alla musica furono colpi-
va capito così: appena mormorando alla gioia”, al quale scattano tutti in ti dall’eccezionalità del livello risul-
“la-la-la…” e pestando bruscamente piedi e si associano con entusiasmo tante dallo straordinario confluire di
con il piede: “Fi-ni”. al canto del coro). densità, d’impegno, di vitalità e for-

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Nei suoi anni di Gravesano Scherchen poté contare come segretaria sulla collaborazione di Federica Spitzer (1911-2002), di famiglia
austriaca ebraica, scampata con i genitori alla deportazione nel lager nazista di Theresienstadt in Boemia, e trasferita a Lugano dal
1946, dove svolse attività umanitarie e culturali, oltre al suo lavoro di collaboratrice personale di personalità come il barone Thyssen-
Bornemiza e Scherchen appunto (si veda il suo libro di testimonianza Anni perduti. Dal Lager verso la libertà, Locarno 2000). Durante
la sua attività al servizio di Scherchen ebbe il merito di salvare varie lettere di personalità anche importanti inizialmente cestinate dal
maestro. Fra queste quella qui riprodotta di Gian Francesco Malipiero, scritta da Asolo (Treviso) e risalente al 28 agosto 1965, in cui il
compositore italiano si lamenta della trascuratezza del suo editore Ricordi che lascia “dormire” i suoi concerti in magazzino e richiede
la restituzione di Bonaventura guardia di notte in quanto composizione mal riuscita che non intende lasciar circolare. In realtà si trat-
tava della prima scena di Le metamorfosi di Bonaventura, opera in tre atti che sarebbe stata rappresentata al Teatro La Fenice di Vene-
zia nel 1966. Probabilmente Malipiero aveva sottoposto a Scherchen una versione non ancora messa definitivamente a punto. Vi si fa
pure menzione della composizione per coro e piccola orchestra Ave Phoebe, dum queror del 1964. La lettera è conservata alla Biblio-
teca cantonale di Lugano, Archivi letterari, Fondo Federica Spitzer, che ringraziamo per la gentile concessione.

za in quel documento, tanto che lo re l’orchestra ai soli archi. Proget- 9. L’ultima collaborazione con
misero in onda per intero, ritenen- to poco realistico, perché la sola Or- Scherchen fu per me la realizza-
do superflua e perfino inopportuna chestra esistente nel Ticino sareb- zione della sua nuovissima versio-
l’aggiunta di qualsiasi commento. be stata confinata entro un reper- ne, a testimonianza di una diffe-
L’intera serie delle nove sinfo- torio molto ristretto, senza contare renziatissima sensibilità insospetta-
nie uscì in edizione pirata, realizza- che dall’operazione non sarebbe ri- ta, dell’Arte della Fuga. Scherchen
ta non si sa come in Giappone. Tra sultata un’orchestra d’archi parago- era rimasto affascinato dalla dimo-
tutte le scritte in caratteri giappone- nabile ai complessi del genere, alta- strazione di eseguibilità di un com-
si vi appare leggibile (per noi) solo mente specializzati su piano inter- pendio che contava per avere valore
il mio nome, probabilmente non tra- nazionale, le cui registrazioni ven- puramente teorico, dovuta nel 1927
ducibile in scarabocchi dell’estre- gono diffuse regolarmente dalla allo svizzero ventunenne Wolfgang
mo Oriente. stessa Radio, facilitando pericolosi Graeser attraverso una sua orche-
È cronica la lamentela di tutte le confronti. Questa prospettiva scan- strazione. (Graeser, mente genia-
Radio in merito alle difficoltà finan- dalizzò Scherchen, perché ritene- le, pittore e musicista, studiò mate-
ziarie (ma non è forse, che spendo- va, che si sarebbe eliminata la parte matica, fisica e lingue orientali, ot-
no male ciò che hanno?). Proprio in migliore dell’Orchestra. Intervenne tenendo in soli sei anni il dottorato
quel periodo delle sinfonie di Bee- con determinazione presso il Dir. a Berlino. Fece importanti scoperte
thoven con Scherchen, una volta di Molo e lo convinse a far dimentica- strutturali nell’Arte della Fuga e ne
più, riaffiorò l’idea di realizzare dei re ai “padroni” di Berna l’intento. propagandò con tale successo i pre-
risparmi (come sempre) a scapi- gi, che l’opera divenne oggetto di
to della musica. Nel caso concreto, un supplemento speciale all’appe-
si ventilava la prospettiva di ridur- na terminata famosissima pubblica-

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do con altissima sensibilità i valori
intrinsechi delle parti, senza oppri-
merle dietro l’esteriorità di impro-
pri sfarzi coloristici.
Già dissi della peripezia vissuta
in occasione della prima esecuzio-
ne al Teatro Apollo di Lugano. Ri-
versata più tardi su CD, anche que-
sta registrazione ottenne parecchi
premi e menzioni onorifiche. Per
me rimane un ricordo commovente
e il segno significativo del mio vis-
suto musicale: il mio intimo contat-
to con la musica di alto livello era
incominciato per merito di Scher-
chen con l’Arte della Fuga (versio-
ne Vuataz a Winterthur) e l’ultimo
mio impegno importante nell’atti-
vità di regista musicale fu la regi-
strazione della stessa opera (nella
nuova veste molto più intensamen-
te sentita). Ultimamente riascoltai
quel CD e alla luce della crescen-
te commozione provata, finalmen-
te capii: quei modi un po’ burberi
di Scherchen, quel comportamen-
to a volte urtante, quell’ostentata
spudoratezza, in contrasto con il ri-
tegno nell’esprimere i propri sen-
timenti, quell’insistenza sulla “Sa-
chlichkeit” [“oggettività”] della
musica, in realtà erano tutti atteg-
giamenti destinati a mascherare e
a relegare dietro una barriera di
estrema riservatezza una ricca vi-
Locandina del concerto del 14 maggio 1965 al Teatro Apollo in cui Scherchen diresse ta interiore, una sensibilità fuori del
la prima esecuzione della sua propria versione orchestrata dell’Arte della fuga di Bach,
opera su cui accanitamente lavorò durante l’intera vita. In una lettera ad Auguste Maria comune, ma considerata esclusiva
Jansen del 1. marzo 1928 già lo testimoniava: “[La Kunst der Fuge] appartiene alle poche proprietà personale. Nella “sua” Ar-
opere assolutamente grandiose umanamente e definitivamente superiori, che hanno sta- te della Fuga il velo della discrezio-
bilmente fatto irruzione nella mia vita” (Hermann Scherchen, … alles hörbar machen, ne si era sollevato almeno parzial-
Briefe eines Dirigenten 1920-1939, a cura di E. Klemm, Berlin 1976, p. 129). La sua
importanza egli ribadì costantemente: “L’essenza del vero artista è stata sempre quella di mente. Questo ricorda Stravinsky,
porsi, contro ogni possibile pregiudizio personale-materiale, come propugnatore dei più il quale verbalmente ha sempre di-
nuovi e raffinati organi della società. Ciò ha fatto sì che Bach chiudesse la propria vita con chiarato che la musica è in grado
l’Arte della fuga, opera somma dello spirito europeo la cui efficacia sonora rimane inalte- di esprimere unicamente se stessa
rata ben 175 anni dopo la sua composizione; da lì nasce il movimento finale del Quartetto
op. 130 di Beethoven, quel miracolo sonoro che egli mantenne in vita come op. 133, e in nessun modo di esternare dei
cioè la Grande fuga in si bem. maggiore, contro il rifiuto dei suoi contemporanei e ancor sentimenti. Ma si contraddisse fre-
oggi di molti ascoltatori; per profonda necessità spirituale l’ottantacinquenne Verdi com- quentemente sul rigo musicale. Ba-
poneva l’Ave Maria dei Quattro pezzi sacri, quell’intreccio ancor oggi quasi incomprensi- sti ricordare il modello di dramma-
bile di armonie basata sulla cosiddetta scala enigmatica, assolutamente ‘innaturale’: do
re bemolle fa diesis, sol diesis, la diesis si do!” (Hermann Scherchen, Die gegenwärtige
ticità creato con la grande aria, qua-
Situation der modernen Musik, “Melos”, Jg. 16, 1949, p. 258). si verdiana, di Giocasta (“Mentita
sunt oracula”) nell’Oedipus Rex.

zione ‘completa’ delle composizioni strumentazione compiuta da Roger


di Bach, ove essa non era stata pre- Vuataz su sua richiesta, ed è in que-
sa in considerazione. Nato nel 1906 sta veste che avevo sentito il capola- 10. Qualsiasi ora nell’arco delle
a Zurigo, Graeser si suicidò a Ber- voro a Winterthur. Ma neanche ta- 24 ore giornaliere gli andava bene
lino nel 1928). Scherchen si servì le versione lo soddisfaceva piena- per fissare un appuntamento, maga-
frequentemente di questa strumen- mente, e volle darne una strumen- ri in camera matrimoniale, moglie
tazione, che però finì per apparir- tazione personale più castigata, più presente. Una volta arrivai il mat-
gli un po’ troppo romanticamente essenziale e quindi di profondissi- tino, mentre faceva ancora colazio-
carica. Preferì più tardi eseguire la mo rispetto per l’autore, percorren- ne a letto, non convenzionale nean-

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che in questo: imburrava il pane, vita abbia un senso. Volevo passare sparita ogni traccia. Cosa era capi-
ma non vi spalmava la confettura, Mozart e Beethoven alla nostra gio- tato? La vedova era venuta a trovar-
che metteva direttamente in bocca, ventù, ma loro non vogliono proprio si in difficoltà finanziarie, perché
mentre masticava, attingendo con questa musica. In seguito mi aspet- Scherchen usava investire la quasi
un cucchiaino direttamente dal va- tavo tutto il tempo che nella musi- totalità dei suoi ricavi in attrezzatu-
setto. ca moderna venisse fuori qualcosa re tecniche. Si esaltava di fronte ad
L’estremo ricordo risale a tutt’al- di significativo, ma si tratta solo di ogni novità e voleva possederla. Un
tro “tête à tête”, nella primavera del confezioni, il contenuto è sempre imbroglione approfittò dell’occasio-
1966. Trovai Scherchen solo solet- la stessa mer… In questo momen- ne per far credere alla signora Pia
to sulla terrazza davanti a una par- to ad esempio cerco di trarre qual- di poter realizzare un’entrata non
titura dal formato enorme predilet- cosa da questa partitura, ma è mol- indifferente, vendendo gli apparec-
to dall’avanguardia. Contrariamen- to difficile”]. Si riferiva alla partitura chi. Purtroppo lei si lasciò abbaglia-
te alle sue abitudini, sembrava re- che stava preparando per la prima re e lo sfruttatore tagliò semplice-
stìo a incominciare il colloquio. Ci rappresentazione al Maggio Musi- mente i collegamenti e si portò via
portammo in silenzio verso la balau- cale Fiorentino dell’Orfeide di Gian tutto quel ben di Dio. La distruzio-
stra. Guardavamo il paesaggio tici- Francesco Malipiero. Poi aggiunse, ne fu totale. Infatti va considerato
nese quasi da cartolina illustrata (e con un fil di voce: “Non mi faccio che le singole parti di un impianto
per lui sarebbe stata l’ultima volta) nessuna illusione sull’importanza valgono infinitamente meno dell’i-
quando, rompendo il silenzio me- dei miei decenni di lavoro. Quando stallazione completa e funzionan-
ditativo mi disse, con la voce som- sarò morto, ben presto più nessuno te della quale facevano parte. E co-
messa di chi stenta a confessare a parlerà di me”. Realizzò quell’ope- sì il progetto del centro svizzero (e
un confidente i risultati di un tor- ra a Firenze il 7 giugno, ma fu colpi- magari internazionale, data l’amici-
mentato bilancio interiore, quasi un to da un ictus subito dopo e ne mo- zia di Bornoff dell’UNESCO) di stu-
testamento spirituale: “Una gran- rì dopo qualche giorno, il 12 dello dio e di ricerca, che sarebbe stato di
de epoca della musica creativa è ar- stesso mese. grande utilità e avrebbe tramandato
rivata alla fine. La sua essenza era Terminò così, ancora sulla brec- ai giovani il nome del suo fondatore,
quella di trasmettere messaggi non cia, il ruolo che si era scelto: servi- cadde in acqua.
esprimibili in parole. Gli esecutori, re una causa nobile, per solo amore Circa due anni or sono, riappar-
strumentali e vocali, non conoscono dell’arte che sta al disopra del desti- ve la figlia maggiore della madre
più, oggigiorno, questa missione. Si no dei singoli. I progetti erano an- rumena: Myriam (alias Herpi). Era
accontentano sempre maggiormen- cora numerosi: intendeva, quello giunta a me attraverso l’archivio
te della precisione ritmica e virtuo- stesso anno, organizzare a Grave- di Berlino (e la registrazione del-
sistica. La tecnica è stata potenzia- sano un congresso internazionale, le prove di Beethoven). Essa si oc-
ta a scapito del fattore umano. Lo che avrebbe avuto per tema lo stu- cupa con molta energia della ricer-
stesso vale per la creatività. Le par- dio delle ripercussioni in campo ar- ca di nastri registrati del padre, ri-
ticolarità tecniche avanzano sempre tistico delle possibilità dischiuse dal masti nelle fonoteche dei vari orga-
maggiormente verso crescenti stra- cervello elettronico. nismi radiofonici del mondo intero,
nezze [era l’epoca delle ricerche so- come pure di dischi della Westmin-
nore con usi impropri degli stru- ster ancora salvabili. Lo scopo della
menti], mentre l’intuito e l’ispirazio- Fondation Internationale Hermann
ne sono diventati valori discutibili. Il Scherchen da lei costituita e presie-
Due postludi
miracolo della creazione è tramon- duta a Parigi (con la vice-presidenza
tato; al suo posto sono sopraggiun- La moglie sopravvisse pochissi- onoraria (postuma) della prima mo-
ti il calcolo, la manipolazione e la mo all’illustre marito. I figli (ancora glie Hsiao-Shusien) è quello di rac-
sperimentazione su materiali sono- minorenni) sparirono dalla circola- cogliere, con l’attivissima collabora-
ri”. Poi, trasse questa amara conclu- zione, la casa di Gravesano si vuo- zione del segretario René Trémine,
sione: “Ich weiss nicht, ob das alles tò. Venne allora a Lugano Pierre materiale biografico disperso anco-
einen Sinn hat, was ich das ganze Schaeffer per proporre un’idea me- ra reperibile, ma soprattutto di ri-
Leben getan habe. Ich wollte unse- ravigliosa: continuare con me l’atti- cuperare per la loro pubblicazione
rer Jugend Mozart und Beethoven vità dello Studio di Gravesano, con- su CD la maggior parte del reper-
weiterreichen, aber sie wollen die- servandovi il nome di Scherchen, torio ancora accessibile diretto da
se Musik gar nicht. Dann wartete condotto magari con la sua persona- Scherchen. Vorrebbe cioè colma-
ich die ganze Zeit darauf, dass in le sorveglianza, finanziata dalla SSR re la grossa lacuna lasciata dal fal-
der modernen Musik endlich etwas allo scopo di formarvi un’alta scuola limento dell’infelice casa discografi-
herauskommt, aber es ändert sich di tecniche radiofoniche e televisi- ca Westminster. E non ha torto, poi-
nur die Verpackung, der Inhalt ist ve e di proseguire le ricerche fonda- ché il nome di Scherchen sta para-
immer die gleiche Sch… Jetzt ver- mentali nell’ambito dell’elettroacu- dossalmente godendo di notevole
suche ich zum Beispiel, aus dieser stica. Pieni d’entusiasmo ci recam- fama postuma, mentre in vita egli
Partitur etwas herauszuholen, aber mo a Gravesano per un sopralluo- aveva sempre rifiutato i successi
es ist sehr schwer” [“Non so se tut- go, ma ci attendeva un’amarissima troppo mondani rincorsi da tanti al-
to ciò che ho fatto durante tutta la delusione: di tutte le istallazioni era tri: metteva in primo piano non se

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stesso, ma la musica della quale si della regia del suono e in seguito dei pro- tore tecnico delle PTT e della Radio
sentiva messaggero altamente re- grammi musicali, ha riunito i suoi ricor- Svizzera, Professor Forer, stette ad
sponsabile. di relativi alla vita musicale nella Sviz- ascoltarmi seriamente per ben tre
Ermanno Briner zera italiana. La testimonianza su Her- ore. Io gli dicevo: voglio ammortiz-
mann Scherchen, che si pubblica qui per
zare il locale appendendovi tutta una
(Breganzona, 15 gennaio 1995) la prima volta, riferisce del suo incontro
con il grande musicista tedesco, con il
serie di vasi che fungano da risona-
quale mantenne continui contatti all’epo- tori. Dato che questi vasi assorbono
ca dello studio sperimentale di Gravesa- certe frequenze, si deve poter accor-
Capitolo di una memoria inedita datti- no. La memoria oggi è parte del fondo do- dare il locale […].
loscritta intitolata Dietro le quinte dei cumentario intitolato a Ermanno Briner Ho costruito lo studio per me. Lo
concerti, in cui Ermanno Briner (Zuri- conservato dalle Ricerche Musicali nella dico con molta modestia, in quanto
go 1918 - Lugano 2005), dagli anni Cin- Svizzera italiana presso l’Archivio di Sta- considero questa avventura un’atti-
quanta attivo alla RSI come responsabile to di Bellinzona. vità immediata della mia esistenza.
Lì vivo Gravesano. Vi ho concentra-
to tutte le mie energie. […] Lo studio
venne terminato nel giro di tre mesi
Il ricordo della figlia Myriam e già otto giorni più tardi vi si svol-
se il primo congresso. Ventidue tra i
La “seconda vita” di Scherchen a Gravesano più importanti scienziati, elettrotec-
nici e musicisti provenienti da tut-
ta Europa vi si riunirono e lavora-
L’occasione e le ragioni che por- nato: in altre parole, volevo un locale rono per otto giorni. La mattina te-
tarono mio padre Hermann Scher- che non avesse linee parallele. Cercai nevamo conferenze, nel pomeriggio
chen a scegliere di stabilirsi nel di spiegarne la ragione all’architetto: e di sera discutevamo e sperimen-
1953 a Gravesano sono state da lui “Con questa struttura voglio tentare tavamo cercando di illustrare nel-
raccontate in un passo delle sue me- di smorzare le interferenze e le onde la pratica quanto avevamo discus-
morie (Aus meinem Leben, a cura di stazionarie. Per di più voglio ridurre so al mattino. […] Chiesi poi a uno
E. Klemm, Berlin 1984, pp. 60-65): quanto più possibile le caratteristiche dei conferenzieri più illustri, il Pro-
acustiche di un locale classico”. Ne fessor [Werner] Meyer-Eppler, di ri-
Gravesano è un minuscolo villag- era alla base l’idea seguente: ogni lo- unire i ventidue articoli che furono
gio ticinese di duecento abitanti. Ci cale è un individuo, piccolo o grande pubblicati in un libro intitolato Gra-
eravamo installati nella parte più po- che sia, ben riempito o nudo, e que- vesano – Klanggestaltung. Dal can-
vera del paese, per la semplice ragio- sto individuo riveste differentemente to mio fondai poco dopo il periodico
ne che diversamente non avrei mai ogni suono nello spazio. Uno spazio “Gravesaner Blätter” col programma
potuto acquistare questa casa perché dalle pareti nude crea un’eco lunga di approfondire gli aspetti di frontie-
sarebbe stata troppo cara. In un cer- e rigetta con forza le alte frequenze. ra esistenti tra arte, elettrotecnica e
to senso l’acquisto di questa proprie- In altre parole, è l’ambiente che con- scienza del suono.
tà era una pazzia perché non vi si po- ferisce a ogni musica che vi viene ese- Il ventesimo secolo è un’epoca del-
teva accedere in macchina e la stra- guita il suo colore del suono. Tutta- la massima specializzazione che per
da principale che collegava Lugano a via non esistono ambienti ideali da forza continuerà a frazionarsi an-
Bellinzona era assai lontana. Avevo un punto di vista sonoro, esistono so- cor più, mentre il disco, la radio, il
scoperto l’annuncio della vendita per lo casi particolari […]. Un ambien- cinema e la televisione costituiscono
puro caso in un giornale e mi sem- te può prestarsi perfettamente alla ormai una nuova sintesi. Ecco cosa
brava talmente strano che decisi di musica romantica, senza per questo mi ha spinto a creare Gravesano. In-
andare a vedere di che si trattava: il essere adatto alla musica dai chiari fatti, tutto questo può esistere solo a
prezzo era bassissimo per un terreno contorni [gezeichnete] perché la ar- condizione che obbedisca a una stret-
talmente vasto (due ettari di foresta, ricchirebbe di ampollosità che non ta coordinazione tra tecnologia elet-
seimila metri quadri di terreno col- esistono. In una sala adatta alla mu- troacustica, scienza del suono e cre-
tivabile e una casa di dodici stanze, sica dai chiari contorni come quel- azione artistica. […] Questa finali-
con mura di uno spessore di cinquan- la di Mozart, per esempio, la musi- tà ultima dello studio di Gravesano
ta centimetri!). Eppure ne fui imme- ca romantica con molto pedale come presenta un altro grande vantaggio:
diatamente sedotto e decisi di acqui- quella di Liszt, risulterebbe deforma- è una creazione assolutamente indi-
starla. Nel 1954 costruii nel giro di ta, ossia indebolita. In conclusione pendente, vale a dire che non obbedi-
tre mesi il mio primo studio. Per mia mi serve un ambiente nel quale possa sce a nessuna istanza superiore che
fortuna ero assistito da un gentilissi- sopprimere l’atmosfera. Ma come ri- detti quello che si può e quello che
mo architetto, Enrico Hoeschle, che uscirci? L’unica soluzione per elimi- non si può fare. Non abbiamo orari
facevo impazzire con i miei continui nare le due caratteristiche dell’atmo- d’ufficio, non ci sono limiti di tempo
cambiamenti, anche se mi attenevo sfera che sono l’eco creata e la forma- per l’utilizzo delle apparecchiature,
fedelmente alla mia prima idea. Co- zione del timbro sonoro è questa stra- non ci sono limitazioni di nazionali-
struimmo uno studio con cinque mu- na struttura asimmetrica. tà, razza o religione. Il tutto si riduce
ra anziché quattro, e il soffitto incli- Per mia grande fortuna, il diret- al mio desiderio vitale di riempire l’i-

66
Una fotografia familiare colta nel 1964 a Gravesano (proviene dal fondo presso l’Akademie der Künste a Berlino), con il capofamiglia
Hermann Scherchen seduto al tavolo di cucina attorniato, oltre che dalla moglie Pia Andronescu, dall’ultima nidiata di cinque figli: Esther
(detta Manna), David (Piher), Nathan (Naman) e Myriam (Herpi). Per come si svolgeva la vita familiare a Gravesano si potrebbe parlare
di un vero e proprio progetto educativo. Ne è testimonianza questa lettera conservata dalla famiglia spedita nel luglio 1963 da Santiago
del Cile, dove il maestro era impegnato per un giro di concerti: “Carissimi bambini, / questo mese due di voi festeggeranno il loro com-
pleanno: l’uno, oggi 4 luglio, lo stesso giorno in cui 187 anni fa, il 4 luglio 1776, gli Stati dell’America del Nord dichiararono la loro indi-
pendenza dai paesi europei, cioè dall’Inghilterra e dalla Francia che, fino ad allora, li avevano dominati con i loro eserciti e sfruttati. L’altro
festeggerà il suo compleanno il 14 luglio, lo stesso giorno in cui, 174 anni prima, gli uomini, le donne e i bambini di Francia si liberarono
dalle potenze dello Stato francese, vale a dire del re, della Chiesa e dei nobili ricchi che fino ad allora avevano considerato le ricchezze
di questo meraviglioso e affascinante paese come loro proprietà personale. Vi scrivo nel giorno della liberazione americana, mentre il
giorno della liberazione francese salirò nell’aereo per raggiungervi. Voi due, bambini festeggiati, siete come due simboli, per il fatto che
l’Uomo vuole essere indipendente (1776) e libero (1789) e vuole restarlo per poter essere un vero essere umano, e non un servitore degli
altri. A pranzo, leggete questa lettera tutti i giorni fino al 14 luglio e bevete ogni volta alla salute del vero Uomo”.

stante quanto più intensamente pos- alizzare le sue idee e ricerche e do- an Vilar che curò la regia del Mac-
sibile. […] Gravesano è un progetto ve dava le lezioni di direzione d’or- beth di Verdi alla Scala di Milano, e
al cento per cento privato, al di fuori chestra ai suoi allievi. tra i compositori ricordo in partico-
da qualsiasi propaganda. Gravesano Alcuni allievi vivevano pratica- lar modo Luigi Dallapiccola, con la
è il luogo dove si possono esprimere mente in modo stabile a Grave- sua voce metallica ma sempre sim-
coloro che vogliono e possono agire, e sano e quando c’era nostro padre paticissimo anche con noi bambi-
ciò nella massima neutralità. pranzavano spesso con noi (Robert ni, sempre pronto a fare una battu-
Kolben, un australiano mal udente, ta: nostro padre lo aveva invitato a
Gravesano era per nostro padre Bice Brown, un’americana che in scrivere diverse composizioni per la
molto più di una semplice dimora: seguito era diventata direttore d’or- sua casa editrice Ars Viva, di cui ri-
era la casa in cui vivevamo, dove riu- chestra negli Stati Uniti, Alan Mil- cordo in particolare Il Prigioniero. E
niva amici, collaboratori e ospiti, era ler, Juan Pablo Izquierdo (diretto- poi Gian Francesco Malipiero, Luigi
il suo ‘spazio benessere’ (aveva fatto re d’orchestra cileno, che studiò Nono che parlava spesso a voce bas-
costruire una piscina e d’estate si al- con nostro padre tre anni), Gianpie- sa e che emanava un’aura specia-
zava all’alba, intorno alle cinque, per ro Taverna che era diventato un ca- le come se vivesse in un altro mon-
farsi la sua nuotata quotidiana) dove ro amico di famiglia, e poi c’era il do, e Iannis Xenakis che mi impres-
rigenerava lo spirito e il corpo (ado- circolo parigino di Pierre Schaef- sionava tantissimo in quanto greco
rava salire nel giardino sovrastato fer, con Luc Ferrari, François-Ber- (adoravo la mitologia del mondo an-
da un immenso bosco di castagni nard Mâche, e tanti altri. Veniva a tico) e in quanto eroe della rivoluzio-
e fare lunghe passeggiate), mentre Gravesano per esempio l’industria- ne della Grecia da cui aveva riporta-
lo studio era diventato il luogo dove le e compositore Alberto Bruni Te- to una profonda cicatrice sulla guan-
poteva sperimentare e cercare di re- deschi con sua moglie Marisa, Je- cia: parlava pochissimo anche lui, e

67
re da sola. Lo aveva accompagnato
in Svizzera dove morì nel 1950. Era
la Ohma, e doveva essere stata una
persona molto semplice e dolce. Ci
raccontava dei suoi inizi a scuola,
quando il maestro di canto predis-
se a tutta la classe che con la sua vo-
ce, nostro padre avrebbe guadagna-
to più di tutti loro messi insieme. Ci
raccontava del padre che era morto
di diabete, del loro cane, un cane fe-
delissimo che stava con lui, del caf-
fè tenuto da suo padre e dove aveva
fatto i primi passi musicali accom-
pagnando la serva alla messa e a fa-
re il controcanto. Raccontava come,
Un’altra fotografia familiare, questa scattata nel giardino della casa di Gravesano, in occa- quando suo fratello maggiore rice-
sione della Festa nazionale svizzera del 1° di Agosto, che la moglie di Hermann Scher- vette un violino e non aveva voglia
chen Pia Andronescu curava impegnando i figli in una messinscena didascalica dell’af- di studiarlo, aveva tanto supplica-
fermazione di libertà legata alla nascita della nostra Confederazione. La figlia Myriam così to suo padre a darlo a lui che que-
ricorda questi momenti: “Per l’occasione facevano venire fuochi d’artificio ed era normal-
mente nostra madre a maneggiarli. Ma prima dei fuochi c’era tutto un cerimoniale: due sti cedette. Ci raccontava di quan-
o tre volte avevamo preparato con altri ragazzi del paese un piccolo sceneggiato attorno do suonava la notte in un locale, il
alla nascita della Svizzera grazie alla lega dei tre cantoni forestali Uri, Svitto e Untervaldo Café Kutschera, a Charlottenburg,
formatasi con il Patto del Grütli. Avevamo dovuto imparare a memoria i nostri testi in fino alle 4 o 5 del mattino per pagar-
antico Schwyzerdütsch, e nostra madre che non aveva buona memoria (impersonava
il cattivo balivo Gessler) leggeva di nascosto (ma visibilmente) il testo scritto. Bernardo si gli studi. Ci raccontava che no-
Acklin, al quale nostra madre aveva dato lezioni di matematica e che ogni tanto dava una nostante le sue insistenze, un gior-
mano nello studio, era il più grande e impersonava Guglielmo Tell. Dopo lo spettacolo, si no il proprietario non voleva pagar-
accendevano i fuochi d’artificio, e infine si cucinavano i cervelat alla griglia e i peperoni lo. Quel giorno alla scena assistette
nella brace e si rimaneva alzati fino a tardi. Questo patto originario che diede nascita alla
futura Confederazione svizzera era un altro esempio per nostro padre della volontà del
un lavoratore che sorseggiava una
‘popolo’ di liberarsi dal giogo degli oppressori”. specie di grappino prima di andare
a dormire dopo una nottata di lavo-
ro. E siccome il padrone continua-
lo imparentavo a un semidio dell’an- certo senso era un vero predicato- va a sogghignare senza voler paga-
tichità ellenica. Era venuto a Gra- re, adorava predicare di mattina, do- re nostro padre, il lavoratore gli si
vesano anche il compositore russo po colazione. Queste mattinate pote- avvicinò e lo apostrofò dicendo che
Nikolaj Nabokov di cui nostro padre vano durare anche due ore. Quando se non lo pagava avrebbe ricevuto
diresse l’opera La fine di Rasputin a man mano apparivamo nella stanza un pugno in faccia. Il padrone pagò
Catania. E ricordo con quanta gioia da pranzo, ci faceva girare sul po- nostro padre senza batter ciglio.
li ascoltammo conversare in russo, sto per vedere se ci eravamo lava-
lingua che nostro padre aveva ap- ti, pettinati e vestiti bene, insomma
preso quando era prigioniero ‘civi- se eravamo freschi. Per lui era una
le’ in Russia durante la prima guer- questione di rispetto nei confron- Raccontava tantissimo della sua
ra mondiale. Ricordo anche quanto ti di noi stessi e degli altri. Era ca- prigionia in Russia e anche del suo
ero fiera che avesse dormito nella pace di rimandarci in bagno perché viaggio in Cina, esperienze che ave-
mia stanzetta in fondo al corridoio. ci pettinassimo meglio. Non soppor- vano lasciato entrambe il segno.
E poi c’erano i congressi, su cui tor- tava la trasandatezza, nemmeno dei Infatti, quando aveva conosciu-
nerò in seguito. musicisti (ricordo come a volte apo- to nel 1936 la sua allieva di direzio-
strofava severamente un musicista ne d’orchestra a Bruxelles, la cine-
se questi si accovacciava male sul- se Hsiao Shu-sien, se ne era inna-
la sua sedia in attesa di riprendere morato e aveva intrapreso un lun-
Nostro padre aveva dei principî a suonare). go viaggio in treno fino a Pechino
che ritornano in continuazione nei Uno degli argomenti che ripren- per sposarla. Ci descriveva questo
suoi diari o nelle lettere a nostra ma- deva con insistenza era quello della viaggio, ci raccontava di come ave-
dre (quando era in viaggio era ca- Rivoluzione francese che per lui ri- va scoperto a Pechino il teatro cine-
pace di scriverle due o tre lettere vestiva una grandissima importanza se nel quale con semplici stratagem-
al giorno e poi scriveva anche a noi per l’emancipazione dell’uomo. mi ottici pochi attori riuscivano a da-
bambini, a volte individualmente). Poi ci raccontava di suo padre e re l’impressione di essere una folla
Una tematica che ricorreva qua- di sua madre, che aveva amato tan- immensa.
si con ossessione era “alles richtig tissimo e di cui era fiero: sua madre Ci raccontava anche del suo pe-
machen”, ossia fare tutto con giu- era stata un’orfana trovatella, che riodo di prigionia in Russia: la guer-
stezza, bene, correttamente. In un aveva appreso a leggere e a scrive- ra era scoppiata quando nostro pa-

68
dre si trovava a Dubbeln, dove era
stato invitato a dirigere la sua prima
stagione estiva come secondo diret-
tore dell’orchestra sinfonica di Riga.
Quando la guerra scoppiò, lui e al-
tri tedeschi, che lavoravano in quel-
la regione baltica relativamente vici-
na alla Germania, furono internati e
trattenuti come prigionieri di guerra
civili. Venivano radunati in specie di
villaggi dove i bambini ricevevano
l’insegnamento scolastico. Nostro
padre insegnava loro la musica e an-
che la disciplina attraverso la danza,
la coordinazione dei movimenti. La
sua idea – lo scrive – era appunto di
dare a questi giovani la coscienza di
se stessi, la coscienza di essere de-
gli esseri umani pensanti, degli es-
seri autonomi e in tal modo di dar
loro la libertà, la libertà di pensie-
ro e decisionale. Questo era un ve-
ro Leitmotiv della sua visione della
maturazione dell’essere umano, lo
stesso che cercava di inculcare an-
che a noi figli.

Si impone qui una piccola digres-


sione per capire meglio il seguito.
Infatti, il 1950 fu un anno cerniera
per nostro padre. Lo racconta lui
stesso, parlando del passaggio al-
la sua “seconda vita”: “Perché nel
1950 morì mia madre all’età di 88 an-
ni; perché la mia moglie cinese tor-
nò a Pechino con i nostri tre bam-
Dopo quattro precedenti matrimoni il 1. maggio 1950 Scherchen si unisce a Pia Androne-
bini; perché ruppi i miei contratti scu, giovane matematica, dalla quale ebbe cinque figli con i quali la vediamo in quest’altra
con la Società Svizzera di Radiodif- fotografia tolta dall’album familiare: qui siamo alla pista di ghiaccio alla Resega di Lugano.
fusione e perché, dopo vent’anni di Il rapporto dei Scherchen con la città fu costante. La figlia maggiore Myriam ricorda l’a-
collaborazione, mi separai dal Mu- bitudine della coppia di andare al cinema per distendersi. Il maestro denotava una vera
passione per i film western e per Marylin Monroe, ma dopo la prima parte immancabil-
sikkollegium di Winterthur [dove mente tornava a casa, per cui la moglie era costretta a farsi raccontare la fine del film
aveva goduto dell’appoggio di Wer- da un’amica. In un documentario di Felice Filippini realizzato nel 1961, Luciano Marconi
ner Reinhardt]. Ma l’evento decisi- raccolse i chiari propositi pedagogici della moglie Pia: “La cosa principale è che i bam-
vo fu la morte di mia madre, con lei bini sono come i piccoli animali. Se Lei va a vedere un film di Walt Disney sugli orsi (l’ab-
biamo visto noi recentemente) Lei vede che la mamma orsa educa i figli fino a che sono
vennero a cessare tutti i legami più diventati indipendenti. Cioè non li protegge da ogni ostacolo, ma insegna loro come sor-
o meno intimi della mia esistenza”. montarli. E così io provo con i miei piccoli ‘umani’ ad aiutarli a superare gli ostacoli, a che
Vi si aggiunse il putiferio giornalisti- diventino indipendenti (…). Devono soprattutto rispettare ogni mestiere (…). Siccome noi
co scatenato dal suo intervento su abbiamo la fortuna di abitare in paese, i bambini devono andare ad aiutare a fare la legna,
Praga che egli tenne noncurante de- a fare la vendemmia, a falciare… per rispettare il lavoro del contadino”. Quest’Omaggio a
H. Scherchen si conserva presso la Fonoteca Nazionale Svizzera (si può ascoltare anche
gli avvertimenti di amici e collabo- tramite la rete di postazioni presso le biblioteche cantonali e altre istituzioni).
ratori, tra i quali anche Rolf Lieber-
mann. Infatti, quando andai a trova-
re Liebermann a Parigi negli anni E fu sempre lui, Rolf Lieber- Timişoara, e di un’italiana, Violetta
Novanta, mi disse che, nonostante mann, a presentare a nostro padre Bondi che dopo il divorzio rimase
avesse raccomandato a mio padre di Pia Andronescu, una giovane pro- a Zurigo con nostra madre lavoran-
non intervenire in quell’incontro, lo fessoressa di matematica che in- do come traduttrice e insegnante
fece lo stesso, “quasi come se inten- segnava alla Minerva di Zurigo, fi- di italiano). Perché lezioni di mate-
desse veramente autodistruggersi”, glia di un rumeno (Plautius Andro- matica? Nostro padre sentiva il bi-
soggiunse Liebermann. nescu, direttore del Politecnico di sogno di approfondire le sue cono-

69
scenze in matematica per le sue ri- balcone di casa sua e aveva battuto rientrato entusiasta dalla rivoluzio-
cerche musicali e acustiche. E fu co- la testa. Maria era venuta in casa a ne russa che aveva vissuto sul po-
sì che nacque tra loro questa bella cercare aiuto e nostro padre era su- sto, più tardi, quando tornava in
storia d’amore che si concluse sedi- bito accorso: sollevarono Costante, Russia a dirigere assistendo alla bu-
ci anni dopo, con la morte di nostro lo portarono in casa e lui fece chia- rocratizzazione del comunismo, se
padre. Immagino che il fatto che no- mare immediatamente l’ambulan- ne distaccava disincantato. Di ritor-
stra madre fosse insegnante, e dun- za. Purtroppo tre giorni dopo Co- no da una tournée russa nel 1936,
que anche lei coinvolta nella forma- stante morì. Veniva anche lui a da- pubblicò un articolo criticando for-
zione dello spirito dei giovani, fos- re una mano in casa la sera, a riem- temente l’estrema burocratizzazio-
se un altro punto che li accomuna- pire le stufe di nafta o ad aiutarci in ne che si era messa in moto e certe
va. La nostra educazione scolastica, giardino. scelte che giudicava assolutamente
fino alla morte di nostro padre, si Questo episodio illustra come assurde.
svolse privatamente in modo da po- nostro padre non si fosse isolato a Lo stampo di comunista gli si
terlo accompagnare di tanto in tanto Gravesano. Durante i congressi, era rafforzato quando aveva sposa-
nei sui spostamenti. Ogni anno do- per esempio, cercava di alloggia- to una cittadina cinese. Durante la
vevamo sostenere degli esami pub- re gli ospiti presso privati nel villag- guerra era stato invitato a dirigere
blici, e imparavamo le lingue, la let- gio o in un alberghetto in direzione negli Stati Uniti d’America: ma sic-
teratura, la storia e il francese con di Arosio. Se il tempo lo permette- come non volevano accordare il vi-
due maestre private a Lugano, men- va, mangiavamo nella loggia, al pia- sto a sua moglie Hsiao Shu-sien, no-
tre era nostra madre ad insegnarci no superiore: era molto lunga e po- stro padre rinunciò ad andarci. Più
la matematica. Ma dava lezioni pri- teva accogliere fino a una quaranti- tardi, durante il maccartismo, un al-
vate anche ad altri ragazzi in difficol- na di persone. I nostri genitori chia- tro episodio lo fece reagire allo stes-
tà, alcuni anche di Gravesano. mavano rinforzi dal paese per dare so modo, ossia senza rinnegare nul-
Tornando a queste lunghe cola- una mano, e nostro padre propone- la e rimanendo fedele a se stesso.
zioni mattutine, esse erano l’ovvio va agli ospiti – dopo che erano stati Schönberg, che ormai viveva negli
e il naturale proseguimento di que- bevuti i vini migliori – i vini nostrani Stati Uniti, gli scrisse chiedendo-
sta logica. Nostro padre ci racconta- di Gravesano fatti in casa dagli abi- gli ufficialmente se era comunista o
va dei suoi ricordi d’infanzia, della tanti. Nostra madre raccontava con meno: nostro padre rispose che sin
guerra, dei suoi viaggi (amava mol- un certo compiacimento che mol- dalla più tenera età era sempre stato
to l’America del Sud e in particolar ti ospiti preferivano questi vini sem- un socialista convinto e che non ave-
modo il Cile). Ci spiegava le ope- plici, spumeggianti, rispetto ai ca- va MAI fatto politica e non si era mai
re che doveva dirigere, gli oratori ri vini prelibati che erano stati ordi- iscritto ad un partito – e che nemme-
di Bach, ci raccontava della bomba nati a Lugano. E ricordo anche che no ora faceva politica e non apparte-
atomica e ce la descriveva talmen- i nostri genitori ci mandavano a da- neva a nessun partito ma che viveva
te bene che una notte ebbi degli in- re una mano durante la vendemmia. in Europa da uomo pensante e libe-
cubi e mi svegliai urlando dicendo ro. Ciò non toglie che era un uomo
che avevo visto la bomba atomica. di salde convinzioni, che era sempre
Questo bisogno di insegnare, di te- pronto ad affrontare una sfida, tanto
orizzare e di formare era infatti un Si è parlato a lungo e molto del- più se si trattava di asserire la libertà
concetto che ricorreva spesso nel- la posizione politica di nostro padre: dello spirito e della coscienza.
le lettere di nostro padre ma anche per molto tempo era stato denomi- Infatti, con i Ferienkurse di Darm-
di nostra madre. Una frase che tor- nato “der rote Scherchen”, Scher- stadt nostro padre intravvide il pro-
nava spesso nelle lettere e nei dia- chen il rosso. Da un lato per dirige- prio ruolo nella mediazione storica
ri di nostro padre è: “Come posso re amava indossare camicie a scac- tra la tradizione della nuova musica
aiutarli… [i musicisti, i tecnici che chi di flanella che assorbivano il su- repressa dal nazismo (Schönberg,
venivano a lavorare nello studio, i dore (sudava moltissimo e dopo Varèse, la scuola di Vienna) e l’a-
suoi amici, i bambini (noi), nostra ogni prova o concerto doveva cam- vanguardia. Nel 1951, diresse al-
madre…]: “Wie kann ich ihnen al- biarsi interamente e, se i concer- la Staatsoper di Berlino il Lukullus
len helfen”, “come aiutare Pia? Co- ti erano lunghi, si cambiava anche di Brecht, messo in musica dal suo
me aiutare i bambini? Come aiuta- durante l’intervallo). Spesso le sce- amico Paul Dessau, dedicandosi
re i miei allievi, i miei compositori, i glieva con il rosso come colore do- anche questa volta a un’opera che
miei musicisti?”. minante. Ma è anche vero che all’i- per la sua concezione, esige una
Un episodio lo illustra bene: un nizio del Novecento era stato simpa- presa di posizione e la volontà di il-
giorno, a fine pomeriggio, rientram- tizzante del movimento degli sparta- lustrare dei punti di vista che si po-
mo da scuola con nostra madre e av- chisti (guidato da Rosa Luxemburg trebbero considerare come altret-
vistammo un’ambulanza che se ne e Karl Liebknecht), mentre al rien- tante sfide nei confronti dell’opinio-
stava andando. Nostra madre chie- tro dalla sua prigionia in Russia ave- ne pubblica. Riuscì poi a scuotere il
se che cosa fosse successo: era Co- va diretto degli Arbeiterchöre berli- pubblico in altre occasioni, con ese-
stante Baccanelli, marito della ‘no- nesi, cori di lavoratori che erano di cuzioni difficili e delicate, sia da un
stra’ Maria che veniva a dare una sinistra, ma senza partecipare ad al- punto di vista musicale (Varèse, Pa-
mano in casa, il quale era caduto dal cuna propaganda politica. E se era rigi 1954) o di una presa di coscien-

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La famiglia Scherchen al completo, fotografata alla stazione di Milano, con i figli Nathan, Myriam, David, Alexandra e Esther (da sinistra a
destra). Il rapporto di Hermann Scherchen con Milano fu inteso, grazie ai concerti tenuti al Teatro della Scala, dove fu più volte presente,
in particolare dirigendovi nel 1960 il Doktor Faust di Ferruccio Busoni e nel 1961 il Moses und Aaron di Schönberg, senza contare i con-
certi con l’Orchestra dei Pomeriggi Musicali, fra cui fin dal maggio 1949 il concerto sinfonico in margine al Primo Congresso di musica
dodecafonica organizzato da Riccardo Malipiero e Wladimir Vogel. A volte si portava appresso l’intera famiglia, come nel caso docu-
mentato dalla bella fotografia dei primi anni Sessanta qui pubblicata.

za (oltre a Das Verhör des Lukullus, capacità di memoria. La sua ultima cetto dell’azione nell’immediato:
soprattutto il Mosé e Aronne, Berli- segretaria aveva l’abitudine di fare non agiva per lasciare una traccia,
no 1959, ecc.). delle copie carbone di ogni lettera. agiva nel presente senza preoccupa-
Quando nostro padre se ne accor- zione per quel che sarebbe venuto.
se la apostrofò duramente e le inti- Per lui l’azione attuata avanzava da
mò di non farne mai più. Addirittu- sola, fine a se stessa senza curarsi di
Nostro padre era un uomo ret- ra prese le copie e le gettò nel ce- chi l’aveva creata. E infatti non diede
to, leale ma anche pieno di contrad- stino della carta. “Ho tutto in testa”. mai disposizioni su come agire dopo
dizioni: dirigeva gli oratori di Bach E quando la segretaria gli rispose: la sua morte. Nei suoi diari che so-
con una profondità quasi religiosa, “Ma è per i posteri…”, nostro pa- no una specie di specchio fedele, un
ma se parlavamo di angeli diventa- dre reagì seccamente: “Questo non sosia di sé, nel quale si rivela sen-
va furioso. Un giorno parlai di ange- è il mio problema”. Direi che questo za la minima posa, tale quale com’è,
li (per me erano semplicemente gli episodio rispecchia perfettamen- senza abbellire la propria immagi-
angeli che si ammiravano nei grandi te la sua Weltanschauung: era l’azio- ne, scrisse lapidariamente: “Il cer-
dipinti del Rinascimento, nei dipin- ne che importava, non la persona vello pensa, la mano scrive”. E l’atto
ti sacri), ma lui se la prese a male: di per sé! Aborriva il culto dell’ego. di trascrivere il pensiero è già di per
“non parlare di cose che non cono- Sono d’accordo con Paolo Keller, il sé una prima realizzazione dell’azio-
sci”, mi apostrofò severamente; ci ri- quale era stato fra i primi a indaga- ne che pensa.
masi veramente male, vivendo quel re sulla personalità di nostro padre Mai e poi mai ci avrebbe detto
rimprovero come una grande ingiu- e a chiedersi perché tanto silenzio che dovevamo seguire la sua strada,
stizia. Ma aveva reagito esattamen- avvolgeva la sua persona. Da un lato anzi, penso che sarebbe stato piut-
te così quarant’anni prima, con il egli non aveva il culto della persona. tosto contrario. Aveva deciso che
suo primo figlio John Woolford. Pa- Tornando indietro alla sua profes- io dovessi diventare giudice mino-
re che anche con lui sia andato vera- sione di fede espressa attraverso la rile, dato che essendo la maggiore
mente in collera… e perché? Anco- sua dichiarazione d’amore per Gra- mi aveva forse vista intenta a pacifi-
ra oggi non riesco a capire. vesano, per lo studio e per i “Grave- care la situazione tra fratelli. E pen-
Era molto orgoglioso della sua saner Blätter”, traspare netto il con- so che anche per gli altri aveva già

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in cui si voleva esibire anche la fa-
mosa “Kugel” – come la si chiama
–, ossia il grande altoparlante sfe-
rico che ruotava attorno al suo as-
se orizzontale che a sua volta ruota-
va su se stesso. Oggi questo tipo di
sfera con altoparlanti sembra esse-
re molto comune nelle grandi sale
da ballo, ma allora era una vera in-
novazione. E così la maggior parte
del materiale, della corrispondenza,
degli spartiti, partì al sicuro per Ber-
lino. Infatti decidemmo di farne una
donazione: ci sembrava oltraggio-
so far commercio di questo lascito,
ma eravamo felici di aver trovato un
posto dove sarebbe stato conserva-
to con cura e messo a disposizione
di studiosi. Il tutto venne finalizzato
La semplice lapide sulla tomba di Hermann Scherchen e di sua moglie Pia nel cimitero
di Gravesano, scomparsi a distanza di meno di due anni, lasciando orfani cinque figli contrattualmente nel 1992. Nemme-
in giovanissima età. Significativamente vi fu apposto il tema dell’Arte della fuga di J.S. no noi figli avevamo avuto un’istru-
Bach, l’opera che più di ogni altra ha rappresentato per il maestro l’essenza stessa della zione qualsiasi su come fare dopo la
musica. La trasmissione dell’Arte della fuga da lui diretta a Radio Zurigo nel 1947 fu morte di nostra madre: per noi l’im-
l’occasione per Scherchen di dare una definizione di musica riportata a un ascolto ver-
gine. In tale circostanza un ascoltatore gli scrisse: “Ne ho ascoltato l’esecuzione e devo portante era che tutto questo lascito
dirle, caro Dottore, che veramente non l’ho proprio capita. Ma: io devo dirle grazie, poi- rimanesse unito, formasse un tutt’u-
ché ciò che ho provato è la cosa più bella e la più meravigliosa che finora mi sia capitata no e che fosse accessibile agli stu-
nella vita”. In risposta all’umile ascoltatore, confrontando la realtà della musica con quella diosi. Il fatto che la Westminster, la
delle altre arti, il maestro gli dava ragione. Dopo aver sostenuto che nella pittura ciò che
vediamo dev’essere dapprima compreso; parimenti nella poesia, in cui la parola dev’es- casa discografica di nostro padre,
sere capita, egli concludeva: “La musica non dev’essere capita, ma la musica vuole avesse fatto fallimento creò un’al-
essere ascoltata. Nient’altro che ascoltata. […] Questo è il segreto della musica; questo tra grave lacuna che oggi abbiamo
è anche il segreto del perché migliaia di persone possono ascoltare i più alti capolavori potuto colmare insieme al mio com-
senza capirli, e malgrado ciò godere di queste opere d’arte” (H. Scherchen, Einführung
zur Sendung des 2. Teils der “Kunst der Fuge”, in Hermann Scherchen Musiker 1891-
pagno scomparso due anni fa, René
1966, a cura di H. Pauli e D. Wünsche, Berlin 1986, p. 82). Trémine, e alla nostra piccola casa
di edizioni musicali Tahra. È chiaro
che la mania di nostro padre di non
un mestiere in testa. Non parlò mai migliori, ma la sua malattia e i trat- lasciar tracce – o come osservò con
del “dopo”. E quando arrivò questo tamenti che subiva alteravano il suo giustezza Paolo Keller, addirittura di
“dopo”, a Firenze il 12 giugno 1966, giudizio. Ci lasciò ancora tutti mino- cancellarle – ha lasciato un grande
il giorno del compleanno di nostra renni. Eravamo seguiti dal fedele av- vuoto nella storia musicale. Fortu-
madre, ella – già duramente colpita vocato di nostro padre, Franco Cat- natamente sono in corso varie pub-
dal cancro che l’avrebbe portata via taneo, ma nemmeno lui aveva istru- blicazioni, che almeno in parte po-
meno di due anni dopo, la domenica zioni. Non ci fece mancare mai nien- tranno colmare questa lacuna.
di Pasqua del 14 aprile 1968 – non te, ma anch’egli non sapeva che fare Ammetto che tornare a Gravesa-
aveva ricevuto nessuna istruzione per quanto riguardava lo studio. E no è sempre un momento doloroso,
di come proseguire. Lo studio, che così nel 1973 vendemmo la casa che ma si affacciano anche tanti ricordi
aveva attirato tanti scienziati, che aveva bisogno di molte riparazioni. I belli: rivedo quel nucleo di solidarie-
aveva ospitato importanti congres- nuovi proprietari hanno mantenuto tà che si era formato attorno a noi
si, accolto studiosi e sperimentato- casa e studio così com’erano, alme- dopo la morte di nostra madre, com-
ri, nel quale si era anche registrato no nella struttura di base: le pareti posto da Vera e Gianni Frigeri, che
un disco di musica leggera (diretto non parallele sono sempre là, e pure per anni avevano funto da contatto
da nostro padre con un gruppo jazz il giardino non è cambiato, con tut- telefonico per nostro padre che non
tedesco) tra cui il Pia-Valzer dedica- te le sue palme (una per ciascun ge- voleva il telefono in casa, dalla Ma-
to a nostra madre, questo studio – nitore e una per ogni nuovo figlio) e ria Baccanelli che continuava a farci
che aveva rappresentato in un certo gli altri alberi che nostro padre ama- qualche faccenda in casa, da un’al-
senso la sintesi e il coronamento dei va tanto, e la piscina dove d’estate tra signora gentilissima (di cui non
suoi sogni, dei suoi lavori e studi – egli amava nuotare. ricordo il nome) che si era proposta
andò allo sbaraglio, come se il capi- Coincidenza o destino, nel 1973 di farci il bucato e tante altre perso-
tano della barca avesse abbandona- l’Akademie der Künste di Berlino ne… piccoli ma preziosi segni di so-
to il timone. Nostra madre non era mi contattò dietro impulso di Luigi lidarietà umana.
più in grado di prendere vere deci- Nono per ottenere materiale da de-
sioni; quelle che prese non furono le stinare a una mostra su Schönberg Myriam Scherchen

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